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Portogallo: gli immigrati equiparati ai residenti finché dura l’emergenza pandemia

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 21:00
Immigrato uguale residente

Il governo portoghese, come riferisce l’agenzia Reuters, ha deciso che tutti i migranti e i richiedenti asilo che attualmente vivono nel paese saranno trattati come residenti permanenti durante la pandemia di Covid-19 per potere così accedere all’assistenza sanitaria, alle prestazioni sociali e agli altri servizi.

Per qualificarsi per il servizio sanitario nazionale, le prestazioni sociali, i conti bancari nonché i contratti di lavoro e affitto del paese, i richiedenti dovranno solo fornire prove di una richiesta di residenza in corso.

Secondo le stime del governo portoghese, nel paese si trovano circa 600.000 immigrati.

“Le persone non dovrebbero essere private dei loro diritti alla salute e al servizio pubblico solo perché la loro domanda non è stata ancora elaborata”, ha detto Claudia Veloso, portavoce del Ministero degli affari interni. “In questi tempi eccezionali i diritti dei migranti devono essere garantiti”.

Riduzione del rischio di contagio

Secondo le autorità, la misura mira anche a ridurre il rischio di contagio, consentendo agli immigrati di accedere alla prevenzione e alle cure come tutti i cittadini.

Secondo la Johns Hopkins University, il Portogallo ha riportato circa 6.000 casi confermati di Covid-19 e circa 120 morti, molto meno della vicina Spagna, dove oltre 80.000 persone sono infette e quasi 7.000 sono morte, anche se bisogna considerare che il Portogallo ha comunque una popolazione numericamente inferiore.

In Portogallo al momento non sono previste restrizione come quelle adottate in Italia e in Spagna, le persone hanno libertà di movimento anche se è raccomandato il rispetto della distanza sociale. Solo per il periodo pasquale sono previste limitazioni per evitare il rischio di assembramenti.

Nel frattempo, in Italia

Molte associazioni, tra cui Asgi, Naga, Magistratura Democratica, Fondazione Migrantes, hanno pubblicato una dichiarazione congiunta che esorta il governo italiano ad adottare misure per proteggere i migranti, i richiedenti asilo e i senzatetto durante l’emergenza Covid-19.

Le associazioni sostengono che tutte le persone vadano ugualmente protette, indipendentemente da genere, razza, lingua, religione e affermano che le misure da loro proposte andrebbero a beneficio della salute pubblica in generale.

Propongono queste misure:

  • chiudere i grandi centri di accoglienza dei migranti (CPR) e riorganizzare il sistema per distribuire i migranti in modo più uniforme in tutto il paese
  • consentire l’accesso al sistema di protezione internazionale per i minori stranieri, anche per quelli esclusi dal decreto di sicurezza
  • accettare i senzatetto e coloro che vivono in insediamenti rurali improvvisati in strutture adeguate
  • bloccare nuove ammissioni alla RCP e agli hotspot, creare alternative alla detenzione data l’attuale impossibilità di rimpatriare i migranti nei loro paesi di origine

Attualmente l’unica misura adottata dal governo italiano tramite il ministero degli interni è che “certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni che scadono tra il 31 gennaio e il 15 aprile” rimangano validi fino al 15 giugno.    

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Immagine: Portogallo, di Diego Garcia

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Con l’esodo biblico in India si rischia una crisi umanitaria

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 19:49

Un fiume umano composto da centinaia di migliaia di persone che, rimaste senza lavoro a causa del maxi lock down totale indetto in India dal premier Narendra Modi il 25 marzo e per almeno 21 giorni, tornano nei villaggi di origine. In quello che è stato descritto come “un esodo senza paragoni nella storia dell’India contemporanea” i protagonisti sono i lavoratori giornalieri rimasti ormai senza occupazione.

Nel quinto giorno di quello che sarebbe dovuto essere un blocco totale della città, compresi quindi i mezzi di trasporto, i migranti non hanno alternativa che tornare a casa a piedi, anche a costo di percorrere centinaia di chilometri camminando.

Le immagini fanno il giro del mondo tra stupore e preoccupazione, immagini che parlano di un’emergenza di un’emergenza: la prima legata alla povertà e la seconda che riguarda la sanità.  Nel paese più popoloso del mondo, il rischio che si corre è di una vera crisi umanitaria, il reale timore è che l’esodo possa portare ad una rapida diffusione del Coronavirus in tutto il Paese, partendo dalle fasce della popolazione più povera e diffondendo il virus anche nelle piccole città e villaggi, dove l’accesso alle cure mediche risulta essere più problematico.  

Con una popolazione di 1,3 miliardi di persone l’India ha superato i mille casi accertati di Covid-19, mentre i decessi sono 29. Gli esperti, però, ritengono che i numeri reali siano ben superiori, perché si stanno facendo pochi tamponi.

Per arginare la possibile diffusione del virus, il governo del premier Narendra Modi ha richiesto ai singoli Stati di chiudere i confini, mettere in quarantena per 14 giorni i lavoratori rientrati e applicare sanzioni per chi viola le misure di contenimento. Ha creato non pochi dissensi la decisione dello Stato di Uttar Pradesh di lasciare aperte le frontiere stipando migliaia di migranti su autobus messi a disposizione per il rientro. Solo da Ghaziabad, fuori Delhi, sono circa 90 mila le persone che sono state trasportate in bus.

Fonte immagine copertina: Open

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Ecco come fare la spesa a domicilio a Milano

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 19:00

Il supermercato non vi fa accedere alla consegna a domicilio? Non c’è problema. Molte aziende agricole e cascine intorno a Milano si sono organizzate in GAS (Gruppi di acquisto solidale: io ho appena ordinato all’Alveare), ma anche singolarmente, per farvi prenotare la spesa online o via telefono, quasi sempre in tempi brevi. Entro una settimana è possibile così, sostenendo tra l’altro i piccoli commercianti anziché la grande distribuzione, avere tutto, ma proprio tutto quello che ci serve, a domicilio, nella città di Milano.

La mappa del Comune

A questo indirizzo il “Food Policy” di Milano ha mappato molte di queste aziende agricole, per sapere dove sono, i servizi offerti, i prodotti disponibili, i contatti e le modalità di consegna. Tra queste alcune sono state raccolte da Coldiretti e Campagna Amica e da Slow Food Milano con il #mercatodellaterra.

Le informazioni sono in aggiornamento e per nuove segnalazioni o per iscrivere una nuova attività si può scrivere a: foodpolicy@comune.milano.it

Come aggirare il supermercato

Il Comune di Milano ha poi realizzato una mappa degli esercizi commerciali che effettuano consegne a domicilio di beni di prima necessità e la trovate a questo indirizzo: è comodissima, basta cliccare su un’icona, e vi compare la scheda con il numero da chiamare o la mai dove mandare la richiesta. Ci sono edicole, tabacchi, negozi di ottica, erboristerie, latterie, enoteche, ristoranti e pizzerie, macellerie e frutta e verdura: si dovrà spendere forse un po’ di più, ma stando attenti è possibile senza grossi sacrifici evitare la spesa al supermercato dando forza e respiro ai piccoli negozianti. Abbondano gli alimentari, completano il quadro le erboristerie, con prodotti per la pulizia della casa e della persona, perfezionano il tiro tabacchi, ottici ed edicole, ma anche negozi di piante e fiori e qualche cartoleria. Anche qui, se sei un negoziante e vuoi aggiungerti alla lista, basta informarti e iscriverti qui.

I gruppi Facebook

Praticamente ogni pagina di quartiere ha organizzato su Facebook un file (vai nella sezione file, nell’elenco in alto a sinistra della foto) che elenca i negozi vicini a te che consegnano a domicilio. Consultala di frequente, e rimani in contatto virtuale con il tuo quartiere. Avvengono puntualmente anche segnalazioni delle farmacie che, ad esempio, sono state rifornite di mascherine, ci sono offerte d’aiuto per chi ha bisogno, e mille segnalazioni utili per aiutarsi, sostenersi e fare squadra.

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L’economia circolare può creare 500 mila posti di lavoro in Italia in 10 anni

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 18:03

Oltre «500mila posti di lavoro» in soli 10 anni, ovvero entro il 2030: è la previsione occupazionale legata allo sviluppo dell’economia circolare nel nostro Paese del III rapporto elaborato da Federmanager insieme all’Aiee (l’Associazione italiana economisti dell’energia) dal titolo ”Transizione verde e sviluppo. Può l’economia circolare contribuire al rilancio del sistema Italia?”.

A patto però, specifica il rapporto, che vengano colmate in tempi rapidi alcune lacune: una legislazione ancora stratificata e poco omogenea, carenza di competenze specialistiche, eccesso di burocrazia, difficoltà di accesso al credito.

Il trend di crescita è molto simile in ogni rapporto

Stimolare e sviluppare l’economia circolare italiana sosterrebbe le sfide climatiche, ecologiche e sociali proposte dalla “Green Economy”, accrescendo la competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali. Da un lato perché il “Cash from trash”, ovvero rendere il rifiuto una risorsa utilizzando gli strumenti di economia circolare, potrà realmente ridurre i costi, e lo può fare in maniera significativa. Dall’altro perché aumenteranno i cosiddetti “nuovi rifiuti”, quelli per esempio derivanti dallo sviluppo di fonti rinnovabili, secondo i principi della green economy. Rifiuti spesso destinati alle discariche, provenienti da turbine, moduli fotovoltaici, pompe di calore e batterie, per esempio, e anche per questi si dovranno sviluppare sistemi di riuso o di smaltimento innovativi ed efficienti.

Ma questo rapporto non è l’unico, è solo il più recente, anche secondo le stime di Enea in questo ambito i posti di lavoro aggiuntivi che potrebbero essere creati dai settori impattati da un’economia circolare ambiziosa (rifabbricazione, riparazione, riciclo, terziarizzazione e bioeconomia) sono notevoli. Il loro modello stima, infatti, che nello scenario di Trasformazione (il più aggressivo) i posti di lavoro previsti nel 2030 incrementerebbero di 540 mila unità. Continuando, invece, con le politiche attuali si limiterebbe l’incremento del tasso di occupazione a soli 35.000 posti di lavoro.

La Commissione Europea si sa, ha da tempo fatto dell’economia circolare un pilastro dello sviluppo economico. Il Pacchetto CE e la Circular Economy Action Plan (Piano di azione per l’economia circolare) della Commissione Europea mostrano come anche gli investimenti e i fondi strutturali e di sviluppo (Horizon2020 e LIFE) siano sempre più orientati in favore di progetti circular. Banche, investitori, imprese, governi hanno tutti gli occhi puntati su questo nuovo, importantissimo trend.  

E anche Bruxelles stima che l’economia circolare creerà 580.000 posti di lavoro entro il 2030; e la completa implementazione delle misure EU per la gestione dei rifiuti potrebbe aggiungere 170.000 posti di lavoro entro il 2035.

Il Report GreenItaly 2019, realizzato dalla Fondazione Symbola, racconta come questo impatto sta giovando e può ancor più giovare anche all’economia nostrana. Infatti l’occupazione nell’economia circolare cresce anche in Italia, che oggi può contare circa 3 milioni di occupati in green jobs, 100mila in più rispetto allo scorso anno. Tanto spazio nel settore del riciclo, ma anche numerose professioni altamente specializzate, dalla finanza al management industriale. Secondo queste analisi di Fondazione Symbola e Unioncamere, nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%). L’occupazione green nel 2018 è cresciuta rispetto al 2017 di oltre 100mila unità, con un incremento del +3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali. Per cui il trend è in crescita e le potenzialità sono notevoli.

Come arrivare a questi trend a livello di Sistema Paese

La gestione efficace dei rifiuti, considerati risorse in un’ottica circolare, è per ogni fonte, per ogni rapporto analizzato, un punto chiave per lo sviluppo di nuovi posti di lavoro e aumento di competitività. Per cogliere queste opportunità c’è però molto da fare, le istituzioni dovrebbero indirizzarsi verso interventi coerenti con i principi dell’azione ambientale in tema di rifiuti, utilizzando una regolazione chiara, snella ed efficiente, che induca gli operatori a investire in tecnologie di gestione dei rifiuti già presenti e in Ricerca e Sviluppo al fine di trovare nuove soluzioni tecnologiche specificatamente impegnate nel green business. Altro punto debole, evidenziato sempre dal rapporto Federmanager- Aiee, è la carenza di competenze specialistiche, il know how dentro le aziende.

Il rapporto cita inoltre le recenti rilevazioni dell’Eurobarometro (2017), secondo cui il 60% delle piccole e medie imprese italiane ha deciso di puntare sulla riduzione dei rifiuti attraverso processi di economia circolare. «Le imprese italiane stanno esprimendo una crescente consapevolezza delle opportunità e dei rischi legati alla questione ambientale – sottolinea  Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager – ma non è pensabile che l’imprenditore possa, da solo, far fronte alle nuove necessità».

In quest’ottica, un volano di sviluppo decisivo dovrà essere colto in campo europeo. La Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen ha infatti proposto un piano di investimenti da 1.000 miliardi in 10 anni per rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050, un Green deal all’interno del quale anche l’economia circolare dovrà rivestire un ruolo primario; di fronte a questo piano, lo studio Federmanager-Aiee calcola che rimuovendo i già citati fattori che bloccano lo sviluppo dell’economia circolare italiana e investendo in competenze manageriali adeguate si potrebbe aumentare la produttività del 6,5% in termini di valore aggiunto e aumentare l’occupazione nel settore green portandola all’11,4%.

Secondo la Ellen Mc Arthur Foundationpresa a riferimento dallo studio, la transizione verso un’economia circolare in tutti i settori consentirà all’Ue un risparmio netto annuo fino a 640 miliardi di dollari sul costo di approvvigionamento dei materiali per il sistema manifatturiero dei beni durevoli (circa il 20% del costo attualmente sostenuto), del quale non potrà che trarre giovamento anche un Paese storicamente povero di materie prime seconde (ottenute riutilizzando gli scarti delle materie prime) come l’Italia.

Tanti nuovi lavori dall’economia circolare, rimpiazzeranno anche quelli persi dell’economia lineare

È sempre però consigliabile vedere la bilancia occupazionale netta perché se tanti nuovi lavori saranno creati dall’economia circolare, ci sarà anche chi avrà perso un lavoro legato all’economia lineare. In particolare il settore estrattivo e quello del packaging potranno subire una forte inflessione occupazionale, con picchi particolarmente rilevanti nel settore plastiche, in questi mesi al centro di una vera campagna globale per limitarne il consumo nel packaging. Secondo Henning Wilts, capo dell’unità di ricerca sull’economia circolare al Wuppertal Institute for Climate, Environment and Energy, una fetta dei lavoratori nei settori dell’estrazione di materie prime e della loro lavorazione sarà ricollocata nella gestione dei rifiuti e nei servizi. «Se si ricicla di più, per esempio, ci saranno meno posti di lavoro nei settori delle materie prime», commenta Wilts. «Tante persone dovranno trovare un nuovo lavoro e dovranno passare dal settore primario a modelli più circolari».

In ogni caso tanti lavori nuovi nasceranno nei prossimi anni o richiederanno a professioni esistenti di trasformarsi. Il “Circular Economy Manager” è di fatto una nuova figura manageriale nata per gestire i processi di transizione circolare all’interno di grandi imprese. Oltre questa neo-professione sono emerse varie nuove tipologie occupazionali. Più volte è stato menzionato il ruolo del “Progettista di prodotti e imballaggi circolare” che si deve occupare di riprogettare beni e servizi impiegati ogni giorno per facilitare il riciclo, rendere più durevoli i prodotti o disegnarli per essere adatti alla sharing economy e a business model come il PaaS, il prodotto come servizio. Per questo la Ellen MacArthur Foundation insieme alla società di progettazione newyorkese IDEO hanno lavorato alla prima “Guida per la progettazione circolare” per ispirare e informare la comunità del design. Seconda figura, questa volta di stampo più amministrativo, è lo “Specialista di investimenti circolari”. Questi nuovi esperti finanziari dovranno essere in grado di attivare le giuste risorse finanziarie per accelerare la transizione circular. Esperti del settore retail – al dettaglio – e la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) segnalano la necessità di creare addetti al “Servizio clienti post-acquisto”. Con il boom di prodotti venduti come servizio, la corretta formazione e informazione dell’acquirente e il supporto affinché possa impiegare il prodotto (che di fatto rimane proprietà dell’azienda) nella maniera più consona sono sempre più importanti.

Infine, chi si occupa di B2C (Business to Consumer) sottolinea come immancabile l’esperto Responsabile della logistica inversa. Oggi il 20 percento delle merci ordinate online e restituite costano ai rivenditori circa 500 miliardi di euro l’anno. Tonnellate di prodotti tornano rovinati o vengono persi, con gravi impatti ambientali ed economici. Non solo, la difficile previsione di quando verrà restituito un prodotto come servizio rende complessa la gestione di magazzino e della catena di rifornimento.

Secondo Marco Gisotti, autore del nuovissimo libro “100 Green Jobs per trovare lavoro” (Edizioni Ambiente 2019) «un settore che in Italia creerà numerosi posti di lavoro sarà il chimico verde. Ma ci sono anche tante professioni che ancora non esistono e che saranno create man mano che l’economia si trasformerà e diventerà sempre più circolare».

Per approfondire:
https://www.corriere.it/economia/lavoro/20_febbraio_18/sostenibilita-senza-competenze-non-ci-sara-alcuna-svolta-verde-4c2ea5a0-5251-11ea-ac26-d47429c3b2e0.shtml
https://changes.unipol.it/environment/Pagine/occupazione-circolare.aspx

Leggi anche:
Imprese oltre la crisi anche grazie alla green economy e all’economia circolare
Modelli di economia circolare per arrivare a “Zero waste”
Economia circolare: diamo i numeri! (Infografica)

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Coronavirus: potrebbe servire requisire cliniche private e alberghi vuoti?

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 18:00

Ci sono cose che si potrebbero fare subito e allevierebbero la situazione che stiamo vivendo? In particolare:

1) Si possono requisire provvisoriamente le cliniche private per aiutare gli ospedali pubblici?

In Spagna già lo hanno fatto e giungono notizie che si accingono a farlo anche Svezia e Irlanda. Le cliniche private potrebbero diventare il luogo di ricovero di tutti i degenti affetti dalle altre patologie, liberando i reparti degli ospedali pubblici che si potrebbero dedicare con più respiro alla questione coronavirus. Inoltre si separerebbero i contagiati da covid-19 dagli altri malati e si ridurrebbe il problema del contagio negli ospedali (vedi tra gli altri il reportage del NYT da Bergamo)

2) Si possono requisire gli alberghi vuoti per ospitare gli anziani delle casa di riposo?

È ormai noto purtroppo che le case di riposo sono diventati dei luoghi di mattanza degli anziani ricoverati, si sentono appelli perché le famiglie li riportino a casa ma ovviamente questo spesso non è possibile, inoltre non sembra dal punto di vista della diffusione del virus una grande idea. Perché non utilizzare gli alberghi vuoti in questo periodo? Perché non utilizzarli anche per gli homeless, costretti per strada con il rischio di infettare sé e gli altri?

E inoltre:

3) Si possono avere informazioni più chiare dalle autorità che ci aiutino a conoscere la situazione?

Non si tratta di soddisfare una curiosità ma di rispondere al diritto/dovere di ogni cittadino, in questa fase, di essere informato per poter partecipare attivamente alla gestione della crisi con numeri affidabili e analisi non abborracciate. Ascoltiamo con stupore il Presidente della Regione Lombardia Fontana dichiarare un giorno “sono molto preoccupato” dopo aver detto il giorno prima “la situazione sta migliorando” e il giorno dopo ripetere che sta andando meglio. Affidare queste valutazioni a chi ne capisce non sarebbe meglio? Siamo sorpresi che il Comune di Milano non comunichi il numero dei morti in città (ripeto, non sappiamo quante persone siano morte per coronavirus a Milano) e che il Sindaco Sala suggerisca di fornire i numeri del contagio non una volta al giorno ma ogni 3 o 4, quindi meno informazione non di più.
Esattamente l’opposto di quello che serve, non siamo mica incapaci a cui nascondere la realtà: si può avere una informazione accurata e di qualità?

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Covid19, pieni poteri a Orbán: ecco l’autoritarismo che temevamo

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 16:11

Alla fine ci è riuscito, con un colpo di mano e la scusa del Covid 19 il premier ungherese Viktor Orbán avrà pieni poteri. Con 157 sì, 53 no e zero astenuti, il parlamento ha approvato la legge che consentirà al primo ministro di governare a colpi di decreto senza alcun controllo significativo. A favore, hanno votato i deputati di Fidesz e alcuni dell’estrema destra.

Cosa significa pieni poteri a Orbán?

D’ora in avanti, senza limiti di tempo, Orbán potrà governare sulla base di decreti, chiudere il Parlamento, cambiare o sospendere leggi esistenti e bloccare le elezioni.

Per quanto tempo avrà pieni poteri?

Sarà Orbán a decidere quando finirà lo stato di emergenza, dunque sarà lui stesso a decidere quando smettere di godere di pieni poteri. L’opposizione ha cercato di far inserire nel testo una limitazione temporale di 90 giorni garantendo il proprio appoggio, ma Orbán ha rifiutato.

Da 1 a 5 anni di carcere per chi diffonderà “false notizie”

Una formula dietro la quale non è difficile intravvedere la volontà di mettere il bavaglio a ogni forma di critica e opposizione. Già a proposito dei contagi c’è chi parla di cifre spaventosamente maggiori di quelle ufficiali, e per quanto riguarda i tamponi, dall’inizio dell’epidemia, ne sono stati fatti 13.300.

Il sistema sanitario ungherese è un misto di pubblico e privato, con scarsità di personale medico a causa delle migrazioni economiche verso Austria e Germania da parte di medici e infermieri. Ad oggi, negli ospedali mancano tute, guanti e mascherine protettive, e in tutto il Paese ci sono soltanto 2560 apparecchi di respirazione.

Ad oggi, 30 aprile, ufficialmente in Ungheria si registrano 447 casi, 34 guariti, 15 morti e 73 in quarantena ospedaliera.

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Il gesto dell’Albania: ecco cosa significa civiltà mediterranea

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 15:20

“È vero che tutti sono chiusi nelle loro frontiere, e che anche paesi ricchissimi hanno voltato le spalle ad altri. Ma forse esattamente perché non siamo ricchi, e nemmeno privi di memoria, noi non possiamo non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà”.

Le parole del premier albanese Edi Rama del partito socialista ieri hanno fatto il giro del mondo, inutile ripetere quanto è stato già detto al riguardo.

Il legame stretto tra l’Albania e l’Italia non nasce oggi, né è figlio della gratitudine che il popolo albanese prova nei confronti di quello Italiano, che l’ha accolto, anche quando il suo governo – al tempo presieduto da Romano Prodi – ordinava di respingere le navi e i gommoni. 

La tragedia del 1997

Era il 1997 quando avvenne la tragedia di Otranto. La corvetta della Marina militare italiana fece ribaltare una nave carica di albanesi con una “azione cinetica di disturbo”. Troppo cinetica: morirono 104 persone. Ventiquattro corpi non furono mai ritrovati. Trentuno di loro avevano meno di 16 anni. Nella trascrizione delle comunicazioni a bordo della corvetta della Marina militare italiana, la nave albanese viene chiamata “bersaglio”. 

Mare Nostrum

Dicevamo, il legame tra Italia e Albania è sempre stato stretto, al di là delle azioni dei rispettivi governi, perché è antecedente all’esistenza stessa dei governi: risale al Mediterraneo. A dividere l’Italia dall’Albania c’è solo una striscia di mare. Certe mattine i pugliesi vedono le coste albanesi, e così gli albanesi con le coste pugliesi. 

Oggi il Mediterraneo è un mare segnato dalle fratture, un mare “sarcofago”, lontanissimo dal Mare Nostrum di cui siamo figli. Da quel Mare Nostrum quasi tutto è cambiato, a partire dalle città. Solo le città portuali sembrano avere conservato una propria fisionomia sociale e culturale aperta, pensiamo a Livorno, Napoli, Trieste, Venezia, o Marsiglia, Algeri, Dubrovnik, Brindisi, Cipro, Durazzo.

Napoli è davvero la pizza? Venezia è solo le gondole?

Certo che no, anche se la globalizzazione ha portato inspiegabilmente alcune città a rinchiudersi in una propria caricatura per volontà, forza, e interessi talvolta altrui, a unire queste città c’è qualcosa che trascende il cornicione delle pizze e i canti dei gondolieri.

Una nazione che non ha bisogno di eroi

I 30 medici e operatori sanitari lavoreranno qui stipendiati dall’Albania, tremila euro al mese per i medici e 2500 per gli infermieri. Retribuzioni dignitose, come si confà in una nazione che non ha bisogno di eroi perché riconosce il valore dei suoi lavoratori. Retribuzioni per le quali il governo ha subito stanziato un fondo speciale, nonostante esca da un periodo che definire complicato è poco: Prima manifestazioni violente, con tanto di attentati pianificati contro il Parlamento, aizzate da una piccola fetta che che vorrebbe il ritorno di Sali Berisha. Poi un terremoto, nemmeno 3 mesi fa. Senza dimenticare il Pil del 30% inferiore all’Italia, e il sistema sanitario non attrezzato per le emergenze.

Ce n’erano di scuse per barricarsi al grido di “prima gli albanesi”.

Invece sono arrivati 30 medici, 30 Madeleine de Proust atterrate a Bergamo Orio al Serio. Dice Wikipedia: 

“Madeleine de Proust è un termine francese che può designare una parte della vita quotidiana, un oggetto, un gesto, un colore e in particolare un sapore o un profumo, che evocano in noi ricordi del passato”. 

Al di là delle retoriche (antieuropeiste, proalbanesi, eccetera) quei 30 medici hanno commosso tutti perché hanno evocato un ricordo collettivo e però dimenticato, cacciato in fondo, chissà dove: siamo figli della civiltà mediterranea.

Chissà se riusciremo a ricordarcene anche senza madeleine.

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Covid-19, Harward: «La Lombardia ha sbagliato»

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 15:07

«È ormai chiaro: una risposta efficace al virus deve essere orchestrata come un sistema coerente di azioni intraprese contemporaneamente». Come hanno fatto Cina e Corea, ma non noi, che, visti da fuori, sembriamo schizofrenici nelle decisioni, quasi casuali da regione a regione. Lo sostiene un gruppo di ricercatori di Harvard, che ha pubblicato qui una lunga analisi dei nostri errori, affinché altri Paesi e altre regioni italiane non li replichino.

«La Lombardia, una delle aree più ricche e produttive d’Europa, è stata colpita in modo sproporzionato da Covid-19. Detiene il triste record di contagi e morti, su una popolazione di 10 milioni di persone. Il Veneto, al contrario, è andato molto meglio», sebbene concentri una popolazione di 5 milioni. Le due gestioni vengono messe a confronto, per quanto riguarda le diverse scelte di salute pubblica fatte all’inizio del ciclo della pandemia.

Il Veneto ha protetto i suoi medici e i suoi cassieri

In particolare, a fronte di approcci simili per quanto riguarda il distanziamento sociale e le chiusure dei negozi, il Veneto ha adottato un approccio molto più articolato. «Ha messo in campo test approfonditi su casi sintomatici e asintomatici. Ha tracciato tutti i potenziali positivi. Se qualcuno è risultato positivo, sono stati testati tutti nella sua casa e anche il vicinato. Se i kit di test non erano disponibili, tutti sono stati messi in quarantena. È stata data forte enfasi alla diagnosi e all’assistenza domiciliare. Ove possibile, i campioni sono stati raccolti direttamente dalla casa di un paziente e quindi elaborati nei laboratori universitari regionali e locali. Sforzi mirati sono stati fatti per monitorare e proteggere medici e infermieri, compresi gli operatori sanitari nelle case di cura i e lavoratori esposti al pubblico, ad esempio i cassieri dei supermercati, i farmacisti e il personale dei servizi pubblici operanti.»
La Lombardia – invece – ha scelto un approccio più conservativo ai test. Ha finora condotto la metà dei test del Veneto, sebbene abbia una popolazione più vasta e un contagio più esteso, e si è concentrata praticamente «solo sui casi sintomatici, facendo investimenti limitati in tracciabilità, assistenza domiciliare e monitoraggio e protezione dell’assistenza sanitaria dei lavoratori». Si ritiene – conclude quindi il team – che l’insieme delle politiche attuate in Veneto abbia ridotto considerevolmente l’onere per gli ospedali e minimizzato il rischio di diffusione di Covid-19 nelle strutture mediche, un problema che ha avuto un grande impatto sugli ospedali in Lombardia.

Ritardo nel riconoscere gli errori

«Il fatto che politiche diverse abbiano prodotto risultati diversi in regioni altrimenti simili avrebbe dovuto essere riconosciuto fin dall’inizio come una potente opportunità di apprendimento. I risultati emersi dal Veneto avrebbero potuto essere utilizzati per rivedere velocemente le politiche regionali e centrali. Tuttavia, è solo negli ultimi giorni, un mese intero dopo lo scoppio in Italia, che la Lombardia e altre regioni stanno prendendo provvedimenti per emulare alcuni degli aspetti dell’ “approccio veneto”, che includono fare pressione sul governo centrale per rafforzare la capacità diagnostica.»

Inadatti ad affrontare una pandemia

Per quanto riguarda la problematica della clamorosa gestione del paziente 1, che non era stato correttamente diagnosticato e isolato, la rivista di Harvard scrive: «Parlando con i media, il primo ministro italiano ha riferito di questo incidente come prova di inadeguatezza manageriale di uno specifico ospedale. Tuttavia, un mese dopo è diventato più chiaro che l’episodio avrebbe potuto essere emblematico di un problema più profondo: gli ospedali italiani sono mal equipaggiati per fornire il tipo di assistenza necessaria durante una pandemia».

La cattiva gestione dei dati

All’inizio della pandemia, il problema era la scarsità di dati. «Più specificamente, è stato suggerito che la diffusione silente del virus nei primi mesi del 2020 potrebbe essere stata facilitata dalla mancanza di capacità epidemiologiche e dall’incapacità di registrare sistematicamente picchi di infezione anomala in alcuni ospedali».

Più recentemente, il problema sembra essere la precisione dei dati. In particolare, nonostante il notevole sforzo del governo italiano, «alcuni commentatori hanno avanzato l’ipotesi che la notevole discrepanza nei tassi di mortalità tra l’Italia e altri paesi e tra regioni italiane possa essere conseguenza di approcci diversi. In assenza di dati realmente comparabili (all’interno e tra i paesi) è più difficile allocare risorse e comprendere cosa sta funzionando dove», e agire per promuovere le strategie vincenti ovunque.

«La necessità di dati a livello micro non può essere sottovalutata». Invece di nascondere differenze di fondo tra sistemi sanitari regionali, «dovremmo esserne pienamente consapevoli e pianificare di conseguenza l’allocazione delle nostre risorse limitate. Solo disponendo di buoni dati al giusto livello di analisi, i politici e gli operatori sanitari possono trarre le giuste conclusioni su quali approcci stanno funzionando e quali no».

Quale sia la strada migliore è ancora incerto

«C’è ancora un’enorme incertezza su cosa debba essere fatto esattamente per fermare il virus. Diversi aspetti chiave del virus sono ancora sconosciuti e oggetto di accesi dibattiti e probabilmente rimarranno tali per un considerevole periodo di tempo. Inoltre, si verificano ritardi significativi tra il tempo di azione (o, in molti casi, l’inazione) e gli esiti (sia infezioni, che mortalità). Dobbiamo accettare che una comprensione inequivocabile di quali soluzioni funzioneranno probabilmente richiederà diversi mesi, se non anni».

Agire come nei blitz di guerra

«Tuttavia, due aspetti di questa crisi sembrano essere chiari dall’esperienza italiana“. Innanzitutto: non c’è tempo da perdere, vista la progressione esponenziale del virus. In secondo luogo, un approccio efficace nei confronti di Covid-19 richiederà una mobilitazione simile a quella necessaria in guerra – sia in termini di entità delle risorse umane che economiche che dovranno essere impiegate, nonché l’estremo coordinamento che sarà richiesto in diverse parti del sistema di assistenza (strutture per la quarantena, ospedali, medici di base, ecc.), tra entità diverse sia nel settore pubblico e privato, e la società in generale.

«Si doveva bloccare l’esodo»

«L’Italia si è mossa tardi – conferma ai nostri microfoni Francesca Polverino, napoletana, ma da 15 anni pneumologa e docente di medicina presso l’Universita dell’Arizona (Tucson, Arizona, USA) e Harvard University (Boston, USA) – ma prevalentemente per indole degli italiani. Rispetto ai cinesi, che tra l’altro avevano l’esercito davanti alla porta, noi siamo più socievoli e per noi è più difficile limitarci e rispettare regole tanto limitanti. All’inizio tutti la prendevamo sotto gamba. In Cina il regime dittatoriale ha potuto stabilire il confinamento della popolazione in tempi rapidi. Nel nostro caso è troppo facile puntare il dito. È una situazione nuova e inaspettata. Si poteva bloccare – questo sì – l’esodo delle persone al Sud, che credo si rivelerà qualcosa di disastroso. Ma il grosso della responsabilità resta al singolo”.

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Covid-19: Attenti a truffe, fake news e Trump

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 12:02

Per fortuna ne hanno parlato in tanti: sono falsi li avvisi con intestazione “Ministero dell’Interno– Dipartimento della Pubblica Sicurezza” apparsi negli androni di alcuni condomini di Napoli.

Nell’avviso si dichiarava che chi era domiciliato nel palazzo doveva raggiungere il luogo di residenza e che ci sarebbero stati dei controlli casa per casa.

Si tratta di tentativo di truffa per entrare in casa delle persone, soprattutto anziani e la Questura ha prontamente ricordato di non aprire la porta agli sconosciuti e, in caso di dubbio, si invita a contattare subito i numeri di emergenza delle forze dell’ordine.

Le truffe via Web

Se l’avviso di carta ci fa tornare ai tempi in cui non esisteva Internet anche attacchi informatici, contraffazione di prodotti sanitari e truffe sono in rapido aumento in tutta l’Ue. L’Europol ha comunicato che «I criminali stanno adattando i loro modelli di business per trarre profitto dalla diffusione del coronavirus e capitalizzare le ansie e i timori delle persone».

Arrivano false email da un centro medico giapponese con un allegato che dice di contenere aggiornamenti sul coronavirus? Non apritela, si tratta di un malware che trafuga dati personali e bancari.

Vi arriva un file .zip con all’interno un file exel? O un file .pdf? Si tratta di virus sì, ma informatici e vi intercettano il computer.

Stesso discorso vale per email che sembrano arrivare dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Anche in questo caso si tratta di virus che infettano il computer (d’altra parte perché l’OMS dovrebbe scrivere proprio a noi?)

Il Codacons mette in guardia dalle truffe

“Ad esempio – spiega l’ associazione – “ci viene segnalato un ossigenatore pubblicizzato su un sito web come ‘kit di prevenzione‘ per contrastare il Covid-19, venduto alla modica cifra di 995,70 euro. Un prodotto presentato in modo ingannevole, perché lascerebbe intendere che il suo utilizzo possa evitare di essere contagiati dal virus. Sui social network, invece, sono nati negli ultimi giorni gruppi chiusi all’ interno dei quali soggetti privati vendono e spediscono in tutta Italia mascherine a prezzi astronomici, fino a 20 euro l’ una, speculando sulle paure dei cittadini e sulle limitazioni agli spostamenti. Oltre alle truffe sul Web, si moltiplicano anche quelle porta a porta, con sciacalli che con la scusa di finti tamponi si introducono nelle case degli anziani per commettere furti o chiedere denaro.”

Aggiornamento antivirus

Se vi arriva una mail dalla vostra banca con oggetto: “Covid – 19. Importante aggiornamento!” che vi chiede di aggiornare l’antivirus del Pc, non fatelo. Anche in questo caso si tratta di truffa, o meglio di phishing – truffa informatica.

Le email mirano a indurre la vittima di turno, a cliccare sul link presente nel testo, con la scusa di leggere una comunicazione urgente, relativa all’ emergenza per il Covid – 19. Una volta digitate le proprie credenziali per l’ home banking, si rischia, eccome, di trovarsi il conto in banca, alleggerito, se non addirittura prosciugato.

Pure Trump è una fake news

Alcune delle principali emittenti radio degli Stati Uniti hanno deciso di non trasmettere in diretta la conferenza stampa quotidiana del Presidente Trump in quanto sembra che quello che dice il presidente siano notizie totalmente antiscientifiche e quindi rischiano di ispirare comportamenti sbagliati nell’opinione pubblica. Insomma, prima di pubblicare quanto dichiara Trump ne andrebbe verificata la veridicità.

Scrive Riccardo Luna su Repubblica: “Influisce anche l’imminente campagna elettorale (si vota a novembre): quel punto stampa per Trump è diventato una facile occasione per entrare nelle case degli americani in diretta per un tempo molto lungo, fino a due ore al giorno; d’altro canto, per molti giornalisti, le contraddizioni e le sottovalutazioni del presidente hanno già creato seri problemi di salute pubblica. A mandare in diretta le conferenze stampa è rimasta Fox News”.

Facchinetti e la canzone su You Tube

Gira di Whatsapp la richiesta di cliccare su You Tube la canzone di Roby Facchinetti e Stefano D’Orazio “Rinascerò, rinascerai”. I proventi delle visualizzazioni andranno all’Ospedale di Bergamo.

Facchinetti ha smentito su Facebook che basti un clic: “L’unico modo per essere d’aiuto è acquistare il brano sulle piattaforme digitali autorizzate” ha dichiarato ma non è esattamente così.

Nel comunicato stampa di lancio del brano si afferma che “tutti i proventi dei download e dei diritti d’autore ed editoriali saranno totalmente devoluti – rispettivamente da SonyMusic e dalla Siae – a favore dell’ospedale”. Quindi valgono anche le visualizzazioni su YouTube in quanto per monetizzare un brano su questo sito basta che il canale abbia oltre 1000 iscritti. Quello di Facchinetti ne ha 30mila, con oltre 3 milioni di visualizzazioni del brano. Quindi anche solo ascoltando il brano su You Tube in questo caso si raccolgono fondi per l’Ospedale.

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Foto di Muhammad Ribkhan da Pixabay

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MES o Euro(corona)bond?

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 11:25

Io credo che agli italiani, sempre poco attenti alle dinamiche finanziarie,  interessi poco. È importante che quei soldi arrivino. E in fretta. Il resto non conta.

Ma siccome il direttore di questo giornale me lo chiede, mi sforzerò, con simpatia e piacere, di rendere quanto più semplici, se non semplicistici, questi concetti.

Volendo esasperare il pensiero, possiamo dire che la differenza tra le due forme di assistenza è quella che passa tra i soldi prestati da tuo suocero e quelli che ti regala tuo padre.

Il MES (o Fondo Salva Stati)

Ad ogni modo il Mes (Meccanismo Europeo di Salvaguardia)  nasce nel 2010-2011 quando alcuni paesi Ue si trovarono sull’orlo del fallimento finanziario. All’epoca ci si scontrava con l’art. 123 dei Trattati Europei che vieta agli stati membri (e alla BCE) di salvare “paesi in difficoltà’” basandosi sulla logica che gli stati membri non devono essere incentivati a indebitarsi,  nella convinzione che altri paesi correranno in loro soccorso.
Ma il momento era critico, alcuni paesi rischiavano il default.

Da qui l’aggiramento dell’art. 123, prima con un fondo temporaneo (l’EFSF che aveva già concesso 175 miliardi di euro di prestiti a Irlanda, Portogallo e Grecia) e poi con uno permanente, il MES, appunto.

Tra l’altro, ricordiamolo, il MES nasce dietro forte pressione dell’Italia che rischiava di non avere ancore di salvezza europee nel caso i suoi titoli del debito pubblico (BOT, Btp, Cct) non venissero più sottoscritti.

Il MES (o Fondo Salva Stati) ha un capitale di 700 miliardi di euro a cui gli stati membri contribuiscono pro-quota con la Germania come primo contributore (quasi il 27%) e l’Italia con il 18%. Il MES può concedere prestiti ai paesi in difficoltà – e lo ha fatto finora con Cipro (€6,3 miliardi), Grecia (€61,9 miliardi) e Spagna (€41,3 miliardi) – ma a fronte di una rigida condizionalità. In pratica chi riceve i prestiti si obbliga ad approvare un memorandum d’intesa (MoU) che definisce con precisione e rigore quali misure si impegna a prendere in termini di tagli al deficit/debito e di riforme strutturali.

Chi prende i soldi diventa schiavo. Soprattutto della Germania, azionista di maggioranza del Fondo.

Gli Eurobond (o Coronabond)

Gli Eurobond o Coronabond sono, invece, un ipotetico (perché ancora mai attuato) meccanismo solidale di distribuzione dei debiti tra gli Stati dell’eurozona, attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi stessi. In parole povere, uno Stato membro chiede soldi in prestito per poter finanziare le proprie opere di intervento — quelle ordinarie  (sanità, infrastrutture, spese militari, ecc) e quelle straordinarie, non programmate, com’è appunto il caso dell’emergenza coronavirus – e il debito viene spartito tra tutti gli Stati membri.

Guaio in comune, mezzo gaudio

Ed è per questo che la Germania, che è considerata virtuosa, per via dei suoi conti in ordine, rispetto a Paesi come l’Italia e più in generale i Paesi del Sud dell’Europa, ancora una volta non ci sta.

Secondo voi come andrà a finire ?

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Il fantastico gioco delle 16 carte (facilissimo)

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 11:00

Jack Nobile ci porta nel mondo della magia insegnandoci un semplice gioco per divertirci e intrattenere amici e parenti in ogni momento!

Fonte: Jack Nobile

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Covid-19: Politici, basta, non chiamatela più guerra!

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 09:00

Questa non è una guerra. Non va definita guerra, non va bene. Se la chiami così e hai anche un ruolo politico o un ruolo direttivo nella sanità, a noi cittadini arriva un messaggio dissonante, un messaggio in cui si trova qualcosa che non va, che stona.

Le nostre risorse più importanti

Ad andarci a fondo, potrebbe sembrare un modo per esternare responsabilità, per attribuirle a un nemico incontrollabile, per giustificare ritardi e inefficienze. Perché a pensarci bene, se fosse una guerra sarebbe una follia mandare come fanti di prima linea le nostre risorse più preziose ora: i nostri medici e infermieri, a combatterla, senza le adeguate protezioni, senza “armi”.  Le nostre risorse insostituibili, perché per sostituirle, non è che puoi proprio mandare il primo che capita, devono passare almeno cinque anni di studio e altri due di specializzazione.

E allo stesso modo, sarebbe un follia mandare altre risorse importantissime, definite dalla legge come essenziali, commessi, farmacisti, impiegati, benzinai, giornalisti, autotrasportatori, operai, e non solo, come fanti di seconda linea, anch’esse allo sbaraglio. Senza aver definito per loro procedure, aver fornito dispositivi e attrezzature di protezione, aver dato la possibilità di riposare tra i turni.

Figure che leggiamo tutti, troppo spesso, vengono lasciate disarmate e vulnerabili, figure cosi ovviamente necessarie che non è pensabile lasciarle lavorare, per tutti noi, nel rischio. Se loro cadono non è perché sono in guerra, ma perché chi doveva proteggerli non li ha valutati cosi indispensabili, non ha dato loro quanto necessario, non li ha protetti.

Fateli lavorare in sicurezza

Non dovete parlare di guerra, e non comunicate neppure i bollettini serali di caduti e feriti, in continuo aumento in queste file. Sono dispacci che fanno stringere il cuore, e fanno capire ancora di più l’urgenza l’impellenza, di proteggerli. Date invece le divise, i dispositivi, le attrezzature, fate i tamponi, date turni più umani, le corrette procedure da seguire, date tutto quello che serve a proteggerli. Fateli lavorare in assoluta sicurezza.

Perché qui, contro il Covid-19, non c’è da uccidere nessun nemico, non bisogna neppure scomodare nei discorsi condottieri famosi o comandanti in capo, capi di stato della storia, perché non è una guerra quella dei politici, non è una guerra per noi chiusi in casa. È semmai una guerra per tutti i nostri lavoratori più a rischio, sono loro a tremare se non hanno le giuste difese e protezioni, se non possono lavorare con la dovuta tranquillità, con la massima sicurezza. E allora quello che hanno davanti diventa davvero il nemico che può uccidere, che può colpire. Un nemico, perché quello che è invece impensabile è essere arrivati cosi impreparati.

È un nemico che non colpisce subdolo alle spalle

Non c’è nessun nemico che subdolamente colpisce alle spalle: si sapeva, si doveva, e si deve ancora, proteggere tutti loro da un nemico che sarà anche insidioso (contagioso e pericoloso), ma di certo non ha cervello.

Ecco perché non siamo in guerra, ecco perché chi ha un ruolo politico non può e né deve dirlo.

Lasciamolo dire ai medici, in ospedale e di base, agli infermieri, agli operatori delle ambulanze, ai farmacisti, ai commessi, ai trasportatori, ai tabaccai, agli operai, ai tecnici, ai professionisti, agli impiegati, agli operatori funebri, ai benzinai, a tutti, tutti coloro che oggi ci sono così essenziali e dobbiamo proteggere, perché per loro finora è stata una guerra. E speriamo che non debbano più dirlo.

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«Non permettere a nessuno di chiamarti “eroe”»

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Italia: “il Sud si prepari al peggio” – USA: contagio rapidissimo – Germania: si suicida Thomas Schäfer

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 08:13

Il Giornale: Una fusione tra due genomi: l’ultima teoria sul Covid-19;

Corriere della Sera: Disastro mascherine: ecco perché non si trovano;

Repubblica: Coronavirus, l’Albania invia medici e infermieri: “Non dimentichiamo l’Italia che ci ha aiutato”;

Il Mattino: Coronavirus, il trend dei contagi è costante: «Forse siamo vicini al picco»;

Il Manifesto: Covid 19, l’emergenza sociale esplosiva dell’Italia diseguale;

Leggo:Il virologo Pregliasco: «Il Sud si prepari al peggio, è la nuova frontiera dell’epidemia»;

Il Messaggero: Reddito di emergenza a 6 milioni: assegno si alza a 800 euro al mese. E sul lavoro nero è braccio di ferro;

Il Fatto Quotidiano: La truffa – Falsi volantini del Viminale fuori dai palazzi. La Polizia: “Non fate come dicono”;

Il Sole 24 Ore: In Germania, Usa e Spagna il contagio è rapidissimo: bruciati giorni di vantaggio sull’Italia;

Tgcom24: In Germania suicida Thomas Schäfer, ministro delle Finanze dell’Assia: “Angosciato per epidemia”.

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Il pulcino che balla!

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 07:30
L’indovinello di oggi

Uffa! Non mi prude niente ma tutti mi grattano.

La soluzione dell’indovinello di ieri

Tu mi pianti ma io non cresco.
(Soluzione: il Chiodo)

Filastrocca del piccolo gesto importante

Un piccolo gesto è una pietra preziosa
Cela un segreto che è molto potente
Qualcosa accade, se tu fai qualcosa
E niente accade, se tu non fai niente
Basta un secchiello a vuotare il mare?
Basta una scopa a pulir la città?
Forse non basta, ma devi provare
Se provi, forse, qualcosa accadrà
È un gesto inutile, ma non importa
Piccoli gesti hanno forza infinita
Se ognuno spazza davanti alla porta
La città intera sarà pulita.
(Bruno Tognolini)

Cantiamo insieme

Il pulcino ballerino

Per vedere i post dei giorni precedenti clicca qui

Foto di PixEasy da Pixabay

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Iorestoacasa: cosa fanno gli italiani?

People For Planet - Lun, 03/30/2020 - 04:50

Mandaci o taggaci un video a redazione@peopleforplanet.it o via WhatsApp al numero 3914799964. Lo inseriremo nella prossima puntata di “Un giorno nella vita degli italiani”.

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Guarda qui la prima parte

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La Spagna chiude tutte le attività non essenziali

People For Planet - Dom, 03/29/2020 - 20:00
Cessazione delle attività non essenziali

Il governo spagnolo, come riporta il quotidiano El Mundo, ha approvato questa domenica la cessazione di tutte le attività non essenziali a partire da lunedì.

L’annuncio è stato dato dal presidente Pedro Sánchez in una conferenza stampa convocata all’ultimo minuto e senza preavviso. La misura comporta, tra l’altro, l’approvazione di un congedo retribuito recuperabile che consentirà ai lavoratori non essenziali di rimanere a casa dal 30 marzo al 9 aprile e continuare a ricevere i loro salari come prima. In cambio, una volta che l’economia riprenderà, i dipendenti dovranno negoziare con le loro aziende come restituire quelle ore non lavorate.

Critiche dagli imprenditori

La decisione del governo spagnolo ha causato confusione e critiche da parte degli imprenditori. Davanti a loro, il Ministro del Lavoro, Yolanda Díaz, ha difeso l’aumento delle restrizioni: “Non accetteremo pressioni di alcun tipo. Stiamo difendendo l’interesse generale e non c’è modo migliore di difenderlo se non di rispettare questa decisione. Sono convinta che le parti sociali nel nostro paese si comporteranno in maniera responsabile.” E ha continuato: “Né accetteremo rivendicazioni da parte delle comunità autonome, che in casi come quello dei Paesi Baschi o della Galizia hanno proposto di decidere a livello regionale le attività che sono considerate essenziali o meno. Non ha senso che ogni comunità faccia una cosa diversa”.

Le indicazioni del Comitato tecnico-scientifico

La decisione è stata presa a seguito delle indicazioni ricevute ieri dal Comitato tecnico-scientifico nominato dal governo per assisterlo in questa crisi. Il piano mira a ridurre la mobilità quotidiana per frenare le infezioni e prevenire il collasso degli ospedali, che sono già al limite delle loro capacità.

Nei giorni scorsi, i sindacati e vari leader municipali e regionali avevano aumentato la pressione per l’interruzione delle attività al di là di quanto stabilito dal primo decreto sullo stato di allarme e quella decisione è arrivata ieri.

A livello economico, questa riduzione porterà l’economia a un periodo di “letargo”, secondo le parole del ministro delle finanze Montero.

Congedi retribuiti e recupero

I datori di lavoro e i lavoratori dovranno negoziare in particolare in che modo verrà effettuato il recupero del tempo retribuito e non lavorato. Entrambe le parti avranno tempo fino a dicembre di quest’anno per regolare il calendario dei recuperi.

“È un congedo retribuito in cui tutte le parti cedono. I datori di lavoro devono garantire la riscossione di tutti i salari e gli operai devono restituire loro le ore che abbiamo trascorso oggi senza lavorare”, ha dichiarato Yolanda Díaz.

Appello all’Europa

I rappresentanti del governo hanno approfittato dell’apparizione di questa domenica per ribadire la richiesta di attenzione da parte dell’Europa. “Abbiamo bisogno di molta e migliore Europa. Abbiamo bisogno di misure che ci consentano di accompagnare i nostri modelli di produzione e che ci consentano di recuperare il percorso di crescita che questo paese e l’Europa hanno sviluppato negli ultimi anni”, ha affermato María Jesús Montero.

Díaz, da parte sua, ha nuovamente chiesto un piano “guidato dai paesi europei in cui i diritti dei lavoratori sono rafforzati. In caso contrario, il progetto europeo sarà danneggiato”, ha detto.

Morti e contagiati in Spagna

La Spagna è il secondo Paese più colpito dal coronavirus in Europa dopo l’Italia.  La Spagna ha registrato 838 decessi da coronavirus in 24 ore, un nuovo record giornaliero dopo gli 832 del giorno prima, portando il totale a 6.528 morti, secondo i dati pubblicati domenica dal Ministero della Salute. Il numero di casi confermati ha raggiunto 78.797, con un aumento del 9% in un giorno. 

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Bolsonaro: «la stampa sul coronavirus è isterica»

People For Planet - Dom, 03/29/2020 - 19:11
Bolsonaro: «Sono così sano che se avessi il virus non me ne accorgerei»

Secondo quanto riferisce il Guardian.com, il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, in un discorso ha affermato che la pandemia è una “fantasia” dei media, ha chiesto ai governatori degli regioni brasiliane di porre fine alla quarantena e alle misure di isolamento che hanno adottato e si è vantato di essere così sano che se si infettasse non se ne accorgerebbe nemmeno.

Nel suo indirizzo, Bolsonaro ha affermato che “Il virus è arrivato e lo stiamo combattendo e presto passerà.” Ha detto che i media sono stati responsabili di infliggere “isteria” e un “sentimento di terrore” alla popolazione.

Bolsonaro ha sostenuto che è tempo che tutto funzioni come al solito in un momento in cui gli esperti sanitari avvertono che la crisi si sta intensificando : “Le nostre vite devono continuare. I lavori devono essere mantenuti … dobbiamo, sì, tornare alla normalità. “

Il ministro della salute brasiliano sospetta che il sistema sanitario crollerà

Questa non è la prima crisi che Bolsonaro ha cercato di interpretare come una banale assurdità creata dai media bugiardi; ricordiamo che lo scorso anno tra l’altro aveva affermato che i grandi incendi nella foresta pluviale amazzonica erano in realtà il risultato di iniziative criminali di gruppi ambientalisti che commettevano crimini. 

Secondo l’Associated Press al momento ci sono circa 2.500 casi di covid-19 in Brasile. Si prevede che questo numero cresca rapidamente nelle prossime settimane, proprio come in altre nazioni, e il ministro della salute di Bolsonaro, Luiz Henrique Mandetta, ha detto che si aspetta che il sistema sanitario crolli

San Paolo e Rio chiudono

San Paolo è ora entrato in quarantena, con solo le attività essenziali consentite aperte, mentre Rio de Janeiro ha fermato indefinitamente le scuole e il commercio.

Bolsonaro ha detto al suo pubblico che dal momento che il “90 percento” della popolazione non sarà infettata, non vale la pena applicare tali restrizioni. Non sembra essere una coincidenza il fatto che Bolsonaro  abbia una faida aperta con i governatori di entrambi gli stati, che secondo il Los Angeles Times sono ex sostenitori del Bolsonaro che ora stanno facendo una campagna contro di lui.

“Le autorità statali e municipali devono abbandonare le idee di fare terra bruciata contro il virus attraverso il divieto di trasporto pubblico, la chiusura del commercio e il confinamento di massa”, ha detto Bolsonaro, secondo il Guardian. “Ciò che sta accadendo in tutto il mondo ha dimostrato che il gruppo a rischio ha più di 60 anni. Quindi perché chiudere le scuole? … Il 90% di noi non mostrerà alcun segno [di infezione] anche se fossimo infetti. “

“Nel mio caso particolare, a causa del mio passato di atleta, non avrei bisogno di preoccuparmi se fossi stato infettato dal virus”, ha aggiunto Bolsonaro. “Non proverei nulla o nel peggiore dei casi sarebbe come un po’ di influenza o un po’ di raffreddore.”

Il virus tra i funzionari governativi

Il modo in cui Bolsonaro ha gestito la situazione del coronavirus ha provocato effetti potenzialmente letali anche tra suoi sostenitori, secondo il Los Angeles Times. Il 15 marzo Bolsonaro ha toccato oltre 270 persone durante una manifestazione elettorale nonostante fosse entrato in contatto con numerosi altri funzionari governativi che si sono dimostrati positivi al virus, compresi i membri del suo entourage durante una recente visita negli Stati Uniti. Bolsonaro ha rifiutato di rilasciare i risultati dei suoi test.

#Bolsonarogenocida

Nel frattempo buona parte dell’opinione pubblica brasiliana contesta l’atteggiamento del presidente brasiliano di fronte alla pandemia di Covid-19. Sta avendo molto seguito su Twitter l’hashtag #Bolsonarogenocida.

Le bande dei trafficanti impongono il coprifuoco contro il virus

I trafficanti di droga in una delle favelas più famose di Rio de Janeiro hanno imposto il coprifuoco di coronavirus, tra timori crescenti sull’impatto che il virus potrebbe avere su alcuni dei cittadini più poveri del Brasile.

Nei giorni scorsi, i membri della banda hanno circolato nella favela della Cidade de Deus (Città di Dio) nella parte occidentale di Rio ordinando ai residenti di rimanere in casa dopo le 20:00.

E in un apparente tentativo di prevenire ulteriori infezioni, i capi delle bande del comando rosso che controllano la favela hanno ordinato ai residenti di rimanere a casa.

Il giornale di Rio Extra afferma che membri della banda con megafoni si sono mossi per Cidade de Deus dicendo ai suoi 40.000 residenti: “Stiamo imponendo un coprifuoco perché nessuno prende sul serio il coronavirus. È meglio stare a casa e rilassarsi. Vi abbiamo avvertito. “

I gangster di Cidade de Deus non sono gli unici fuorilegge a imporre restrizioni causa il coronavirus nelle favelas di Rio, che ospitano circa 2 dei 7 milioni di residenti della città. Nel Morro dos Prazeres i membri della banda hanno detto ai residenti di circolare solo in gruppi di due mentre a Rocinha, una delle più grandi favelas dell’America Latina, i trafficanti hanno anche decretato un coprifuoco. “I gangster hanno detto che dopo le 20.30 tutti devono rimanere in casa così non ci saranno rappresaglie”, ha detto un venditore ambulante che vive lì. 

A Santa Marta, una favela che si trova all’ombra della statua del Cristo Redentore di Rio, i trafficanti hanno distribuito sapone e hanno messo un cartello vicino a una fontana pubblica all’ingresso della comunità che dice: “Per favore, lavati le mani prima di entrare nella favela. ”

“Penso che abbiano scritto questo per i tossicodipendenti che vengono qui per comprare droga perché non introducano il virus”, ha detto un abitante. “Ma non funzionerà. Le persone che vivono proprio in cima alla favela a volte trascorrono due settimane senza acqua corrente. Come potrebbero rimanere pulite?”

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Coronavirus, c’è anche chi ci guadagna

People For Planet - Dom, 03/29/2020 - 15:29
«Le cose vanno bene»

Il presidente di RCS e del Torino, all’anagrafe Urbano Roberto Agostino Cairo, in un video pubblicato su YouTube e indirizzato ai venditori del suo gruppo editoriale – che potete vedere in questa pagina – si dice “scatenato” come nel ’96 quando lanciò Cairo Pubblicità.

Racconta che i suoi «tv, giornali, web vanno bene», commenta che le persone facoltose si annoiano e vogliono fare shopping: «una signora in farmacia ha acquistato 300 euro di cosmetici e il marito l’ha voluta accontentare».

È anche prodigo di numeri: racconta che Conad ha un incremento di fatturato del 20% e poi snocciola i ricavi in pubblicità che lui personalmente ha portato a casa in pochi giorni: Beretta Salumi 235.000 euro, Enel 1.100.000, Intesa San Paolo 250.000, Unicredit 200.000 e incoraggia i suoi venditori a raddoppiare il loro impegno perché, dice «le cose vanno bene» e abbiamo «una grande opportunità».

In Polinesia

Non tutti sono costretti a casa in questo periodo. Racconta di aver sentito Zanetti, il proprietario di Segafredo che «si trova in Polinesia».

Nel frattempo al Corriere della Sera…

Nel frattempo il CdR del Corriere della Sera, la testata ammiraglia di Rcs, denunciava la cura lacrime e sangue a cui sono sottoposti, mentre Rcs decideva di pagare un dividendo di 15 milioni di euro agli azionisti.

Nella foto: Milano, Piazza Affari

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Altri 7 giorni di ordinaria pandemia

People For Planet - Dom, 03/29/2020 - 14:00

Altro giro, altra corsa.
Altra settimana di “quarantena” terminata, altra che inizia.

Se i primi giorni c’era l’effetto novità – che ci faceva sentire grandi eroi contemporanei – oggi subentra la routine, che ci vede meno resistenti e più prigionieri.

Ecco, dunque, i momenti più significativi degli ultimi sette giorni:

  1. Il Premier Conte interviene alle 23.30 a sorpresa su Rai Uno, tranciando il monologo finale di Spencer Tracy in “Indovina chi viene a cena”. Criticatissimo.
    #NonSiInterromponoGliAnziani
    #ARegazzìTooBucoStoPallone
  2. I Challenge su Twitter. Sono il nuovo “gioco del telefono”: inizi elencando i giocatori di calcio più forti di sempre e ti ritrovi a litigare con uno sconosciuto sull’annosa questione “Ma Oliver Hutton era Juventino?” E “Benji Price era il figlioccio ricco del Sig. Fisher Price?”.
    #AndràTuttoBene
    #PerMeEraDellaRomaComunque
  3. Ho pronunciato 6.723 volte la frase “quando sarà finito tutto, prendiamoci una birra”. Considerato anche che l’espressione “una birra” è una sineddoche – e individua una quantità che va dalle 3 pinte alla tinozza – gli alcolisti anonimi aggiungano una sedia col mio nome sopra.
    #AValèSoAnonimi
    #AhScusate
  4. Sono le 18.00 Il Papa interrompe il Commissario Arcuri e la conferenza della Protezione Civile. Ma a schiaffo, alle 19.00, irrompe Mattarella, con un discorso alla Nazione.
    Nella morra cinese delle autorità politiche e morali, i fuori onda del Capo dello Stato battono l’Indulgenza plenaria papale? #AutocertificazioneBatteSassoCheBatteForbice
  5. Il corriere che consegna la spesa a casa al citofono non dice più “Signora, è Amazon!” ma direttamente “Vale’, so’ Gianluca!”
    #ScusaSeStoInPigiama
    #TranquillaIlCorriereÈComeIlConfessore
  6. La colpa è dei Cinesi. No, la colpa è dei Pipistrelli. La colpa è dei Pipistrelli Cinesi. I Cinesi sono Pipistrelli. I Pipistrelli parlano cinese. Dopo l’indulgenza papale nessuno ha più colpa. Neanche i pipistrelli. Restano dubbi sui Cinesi.
    #ICinesiNonSonoCattolici
    #IPipistrelliChissà
    #LaMorraÈCinese
    #LaPipistrellaChissà
  7. Per la serie “non perdiamo le buone abitudini”.
    Mamma: «mandami un messaggio, quando sei a casa». Ma sono a casa dall’11 marzo. «Non importa, fallo lo stesso». #SonoACasaSonoACasaSonoACasa
  8. Tutta Italia sa fare il pane, io ancora non riesco manco a tagliare il casereccio senza ottenere un’ostia o una fiorentina.
    #BreveStoriaTriste
  9. Ascolta la musica in 8D, quella con la gente che ti canta nel cervello, e mandala a tutti i tuoi amici. Palleggia con la carta igienica e tagga altre 18 persone. Le difficoltà sono opportunità: ne usciremo migliori.
    #Infatti
    #ScriviAmenECondividi
  10. Ma, in definitiva, dobbiamo delle scuse ai Cinesi o ai Pipistrelli?

Immagine: Colosseo – Wikipedia

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