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Oms: contro il Covid-19 no ai guanti usa e getta. Meglio lavarsi (bene) le mani

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 10:03

“Quando fai spesa al supermercato proteggiti dal rischio di infezione da Covid-19 assicurandoti che le tue mani siano pulite e mantenendo la distanza fisica di almeno un metro dalle altre persone”. Sono questi i due consigli divulgati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Fao (Food agricolture organization, l’agenzia delle Nazione Unite per l’accrescimento dei livelli di produttività agricola e il miglioramento della vita delle popolazioni rurali), in occasione della World food safety day 2020 che si è celebrata venerdì scorso (guarda qui). Dall’infografica pubblicata emerge che per proteggersi dal Covid-19 nei luoghi pubblici come i supermercati oltre al distanziamento fisico è raccomandabile l’installazione di distributori di gel igienizzanti per le mani, proprio per garantire un buon livello di pulizia.

L’uso dei guanti non viene citato

Dell’uso dei guanti usa e getta come misura precauzionale anti-Covid-19 neanche l’ombra. Già da tempo l’Oms aveva evidenziato in un apposito poster datato 9 marzo 2020 come indossare guanti monouso nella vita di tutti i giorni non sia una misura efficace di prevenzione contro il nuovo coronavirus, ma che lo sia invece “lavare regolarmente le mani”. L’igiene delle mani offre infatti “una protezione migliore dal contagio da Covid-19 rispetto all’indossare i guanti, poiché questi ultimi possono contaminarsi con il virus e se mentre vengono indossati ci si tocca il viso (naso, occhi, bocca), la contaminazione può passare dai guanti al viso, infettandoci”.

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Il problema non sono i guanti, ma l’uso scorretto che se ne fa

Il problema non è indossare i guanti in sé, che potrebbero costituire se ben utilizzati una barriera in più tra il nostro corpo e l’eventuale contatto con il virus. Il problema è l’uso che si fa dei guanti monouso – che siano in lattice, vinile o nitrile – spesso scorretto soprattutto quando affidato ai “non addetti ai lavori”, ovvero a individui comuni (e non sono pochi neanche i casi di utilizzo sbagliato da parte di personale esperto, come mostrano alcuni video comparsi nel web durante le settimane dell’epidemia da cui emerge che anche in ospedale medici e paramedici possano incappare in errori nell’utilizzarli e nel toglierli).

Falso senso di sicurezza

Diversi virologi ed infettivologi lo ripetono da settimane: indossare guanti monouso può indurre le persone a pensare che sia sufficiente per proteggersi dal virus infondendo un falso senso di sicurezza che porta a comportarsi in modo poco accorto. Chi porta i guanti spesso usa infatti le mani in modo meno oculato di quanto farebbe se non li indossasse, aumentando il rischio di esposizione alla contaminazione. Piuttosto costosi e in questo periodo di difficile reperibilità, i guanti usa e getta vengono poi spesso utilizzati in modo ripetuto, anche per più giorni, facendo sì che questi dispositivi di protezione diventino dei veri e propri ricettacoli di sporcizia.

I guanti monouso non sostituiscono l’igiene delle mani

A chi dei guanti usa e getta non vuole proprio farne a meno, gli esperti spiegano che anche indossando questi dispositivi è importante continuare a eseguire una frequente igienizzazione delle mani, lavandole con acqua e sapone o – quando non è possibile – con le soluzioni disinfettanti apposite (preparati idroalcolici, ad esempio) attualmente in commercio.

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Ricetta fai da te: spray per il corpo super rinfrescante

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 10:00

Un ottimo rimedio naturale da potarsi sempre nella borsa per difendersi dalla calura dei mesi estivi. Dal canale YouTube Natural Remedies, ecco come realizzare facilmente uno spray super rinfrescante 100% naturale. Cosa serve:

  • 4/5 foglie di basilico;
  • 1 cucchiaio di foglie di te verde;
  • Olio essenziale di menta piperita (in alternativa possiamo usare altre essenze rinfrescanti come per esempio la lavanda);
  • Olio di semi di vinacciolo (in alternativa, i migliori sostituti dell’olio di vinaccioli sono: l’olio d’oliva, l’olio di canola, l’olio di cocco, l’olio di mais, l’olio di sesamo, l’olio di cartamo e l’olio di girasole, che hanno un alto punto di fumo simile);
  • Contenitore spray.

Per un effetto antizanzare puoi aggiungere aggiungere due gocce di olio essenziali di eucalipto o geranio. (Due rimedi naturali fai da te contro le zanzare).

Fonte: Natural Remedies

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Si chiama Jackfruit e sa di porchetta, giubilo tra i vegani

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 08:00

Arriva dall’India ed è già molto diffuso in tutto il sudest asiatico, l’Australia, il Brasile e in alcuni paesi dell’Africa.

L’Artocarpus heterophyllus Lam – questo il nome scientifico – è il frutto più grande che cresce sugli alberi in natura, in italiano si chiama “giaca” e appartiene ad una pianta tropicale della famiglia delle Moracee.

Di forma ovale, pesa in media 30 chili con un diametro di 40 centimetri ma può arrivare anche a pesare 50 chili per una lunghezza di oltre un metro. La buccia è verde e la polpa gialla, ha semi grossi e carnosi che possono essere consumati solo se cotti mentre la polpa si può mangiare sia cotta che cruda.

La polpa cruda ha il sapore di un misto tra ananas, mela e mango, dolce e fresca e se la si cuoce ha un inconfondibile sapere di porchetta.

Oltre alle molte proteine contiene vitamina C, potassio, ferro e calcio, si può lavorare come il tofu o ridurlo in farina. Potete immaginare i molteplici usi che se ne può fare in cucina ma non solo: può essere utilizzato anche come tintura per capelli e come colla naturale.

In Italia è ancora di difficile reperibilità perché il prodotto fresco tende a marcire velocemente, lo si trova in scatola oppure in chips.

Non ci sono controindicazioni al suo consumo, però magari state lontano dagli alberi dove cresce, se vi cade un frutto in testa vi fa malissimo.

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Foto di Liliane Mey da Pixabay

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Biden supera Trump |Fase3, task force di Colao: turismo, cultura e tecnologia… e sanatoria per soldi in nero

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Il piano della task force di Colao consegnato a Conte. “Digitalizzazione dello Stato, rivoluzione verde e parità di genere i tre assi per trasformare l’Italia”;

Tgcom24: Ecco l’Italia 2.0 della task force di Colao “Puntare su turismo, cultura e hi-tech”  Sanatorie per evasori e una “mano” al 5g;

Il Sole 24 Ore: L’economia italiana vista dall’Istat: stima Pil 2020 -8,3%, nel 2021 +4,6%;

Il Mattino: Reddito di emergenza, quanto vale l’assegno: per 8 su 10 è di 640 euro. Fisco, giù terza aliquota Irpef e nuove detrazioni: la riforma allo studio Reddito di cittadinanza, chi sono i beneficiari che possono chiedere l’integrazione;

Corriere della Sera: Più di 3.000 italiani non possono sbarcare per colpa della pandemia Videoappello; 

La Repubblica: Coronavirus nel mondo, Oms: “Bene in Europa, ma a livello globale la situazione si aggrava“. Austria: a breve riapertura con l’Italia;

Il Giornale: Il flop della nave-quarantena;

Leggo: Azzolina, il videomessaggio per l’ultimo giorno di scuola: «Mai pensato a ragazzi chiusi in gabbie»;

Il Messaggero: Biden surclassa Trump nei sondaggi: il presidente Usa abbandonato dalle elettrici donne Riapre New York – Floyd, Minneapolis smantella il dipartimento di polizia Floyd, chi c’è dietro alle proteste? Le fake news (e qualche verità) su Soros, i russi e Trump;

Il Manifesto: In Libano torna la protesta, con scontri. E nel mirino ora c’è Hezbollah.

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L’omicidio di Floyd farà perdere le elezioni a Trump?

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 18:00

Alla CNN Colin Powell, l’ex generale ed ex segretario di Stato repubblicano, ha annunciato che voterà per Joe Biden, il candidato democratico alla presidenza, a novembre.

Powell e altri militari contro Trump

Non necessariamente una sorpresa per un repubblicano che ha scelto Hillary Clinton nel 2016, ma è un’altra figura dell’esercito americano che parla pubblicamente contro il presidente degli Stati Uniti in carica nell’arco di pochi giorni.

Con questa intervista “sconvolgente”, osserva il Washington Post, l’ex capo dello staff militare della Casa Bianca aggiunge la sua voce a una serie di generali in pensione, ammiragli e leader del Pentagono che hanno denunciato Trump da quando ha minacciato di chiamare i militari per controllare le proteste contro la violenza della polizia che sta colpendo il paese”. Mercoledì scorso era stato il generale Jim Mattis, un ex membro dell’amministrazione Trump a criticare il 45.   presidente americano su The Atlantic, come abbiamo raccontato qui.

“La gente scrive libri sulle bugie preferite di Trump”

Colin Powell va giù pesante contro Trump. Accusa in particolare l’inquilino della Casa Bianca “di essersi allontanato dalla Costituzione” e di non essere stato un “presidente effettivo” “La gente scrive libri sulle sue bugie preferite”. L’atteggiamento di Donald Trump nel suo insieme gli sembra “pericoloso per la nostra democrazia” e “pericoloso per il nostro paese”.

Aumenta il consenso attorno al movimento “Black Lives Matter

Il movimento “Black Lives Matter” rappresenta “il movimento più massiccio” che gli Usa abbiano mai visto. Il giornale online Politico analizza questo fenomeno come “un segno” che il paese comprende meglio “la retorica” del milionario Trump e ciò rappresenta “una svolta” nel periodo precedente alle elezioni.

“Quanti topi lasceranno la nave che affonda?”

Il magazine Vox ricorda che altri importanti esponenti tra i repubblicani “potrebbero seguire le orme di Powell”.

The Daily Beast pone una questione simile ma con altre parole: “Quanti topi lasceranno davvero la nave che affonda?”

Mettersi contro il presidente è pericoloso

Anche il New York Times ha affrontato l’argomento. Secondo il quotidiano, l’ex presidente degli Stati Uniti George W. Bush, suo fratello Jeb Bush, Mitt Romney e Cindy McCain, la vedova del senatore John McCain, non sarebbero disposti a sostenere la rielezione del rappresentante del loro partito.

Il quotidiano ricorda, tuttavia, quali rischi comporti schierarsi contro la scelta del partito: “Opporsi a un presidente in carica dal proprio partito significa mettere in pericolo politiche prioritarie come la nomina di giudici conservatori, il mantenimento di norme favorevoli alle imprese o alle riduzioni fiscali, oltre a fronteggiare la rabbia vulcanica di Mr. Trump.”

Donald Trump risponde su Twitter

Trump ha attaccato Colin Powell in un tweet, accusandolo di aver portato gli Stati Uniti “in disastrose guerre in Medio Oriente” sostenendo che l’Iraq possedesse armi di distruzione di massa. Il Wall Street Journal, tuttavia, ricorda una intervista di Trump rilasciata in un programma radiofonico nel 2002 in cui sosteneva di essere anche lui favorevole all’“invasione dell’Iraq”.

Ci sono anche repubblicani che sostengono Trump

Ci sono ovviamente anche repubblicani che continuano a sostenere il presidente. Mike Huckabee, ex governatore dell’Arkansas, ha detto a Fox News che è necessario fare “la scelta giusta” per i repubblicani. Ha elogiato il presidente e le sue politiche pro-Israele anti-aborto e a sostegno della deregolamentazione economica. “Non è una questione di personalità, non è Hollywood, è il mondo duro e tumultuoso della politica”, ha detto.

Nei sondaggi al momento Biden è davanti a Trump

Trump è 7 punti dietro Joe Biden, il candidato democratico alla presidenza, secondo un sondaggio commissionato dalla tv NBC News. Ma NBC ricorda anche che nell’estate 2016 Trump era in ritardo su Hillary Clinton nei sondaggi e questo non gli impedì di vincere le elezioni in autunno.

Immagine di Samantha Sofia

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Covid-19, situazione “molto sotto controllo”. Ora convivenza col virus

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 17:38

L’attuale situazione in relazione all’epidemia da Covid-19 è “molto sotto controllo” grazie alle misure igieniche e di contenimento adottate finora. I pazienti “non arrivano più in ospedale o non in forma grave” e il virus sta “circolando meno” rispetto alle settimane passate. A dirlo è il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri a SkyTg24. Che ha precisato: “Siamo usciti dalla fase acuta. Quella come l’abbiamo vissuta fino ai primi di maggio non c’è”. Ora, spiega, è il momento della “fase di convivenza con Covid-19″. 

“Problema Lombardia” non esiste

Per quanto riguarda la Lombardia che sin dall’inizio dell’epidemia ha mostrato di avere un numero di contagi molto più alto rispetto alle altre regioni, numeri che tuttora rimangono i più elevati, Sileri ha dichiarato: “Non vedo un ‘problema Lombardia‘, anzi vedo numeri in calo con terapie intensive vuote. L’Italia è aperta. I focolai possono essere ovunque e, nel caso, andranno prese misure di contenimento mirate“.

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Il mondo ama Chiara Ferragni (e anche io)

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 16:37

Twitter impazzisce perché l’influencer Chiara Ferragni ha da oggi tra i suoi follower Jennifer Aniston. Da notare che quest’ultima è trending topic in Italia solo per aver fatto la scelta giusta. La coppia più bella del mondo, i novelli Sandra e Raimondo dell’immaginario tricolore, hanno ovviamente messo in atto un siparietto niente male per comunicare l’evento al mondo. L’attrice americana aveva messo like ai post Instagram di Fedez nei giorni scorsi e lui se ne era giustamente vantato con la moglie, a suon di post. Oggi la rivincita di Chiara che usa come simbolo del ricomposto potere domestico il microfono giocattolo del piccolo Leone Lucia Ferragni (ricordiamo a tutti che Leone è il nome del bambino, Lucia il cognome di Fedez e Ferragni in cognome della madre Chiara).

"Jennifer Aniston":
Perché ha iniziato a seguire Chiara Ferragni su Instagram pic.twitter.com/A2iHDEbJez

— Perché è in tendenza? (@ETendenza) June 8, 2020 La coppia perfetta

Già dalla scelta del doppio cognome si intuisce la direzione progressista ed egalitaria che la coppia di influencer più famosa del mondo regala al proprio Paese. Adorata e stimata, spesso criticata – ma bisogna dire quasi sempre platealmente a torto -, la coppia riesce a mettersi nella giusta luce ad ogni occasione e, se proprio qualcuno dovrà perderci, saranno sempre i loro detrattori.

Nella manifestazione contro l’uccisione di George Floyd, ieri, molti hanno criticato Ferragni per i suoi guadagni (ma sfuggiva il nesso). Aspre critiche su di lui, di recente, per aver messo lo smalto. “Fai l’uomo”, gli è stato detto, ancora una volta, a sproposito. Durante il lockdown la coppia non ha solo gestito la raccolta fondi internazionale che ha portato 4 milioni di euro agli ospedali della Lombardia, donandone 100mila di tasca propria, ma ha anche attivamente partecipato a numerose iniziative di solidarietà, condotte spesso in bicicletta. Inoltre Chiara ha svolto un notevole sforzo, nello stesso periodo, a sostegno delle donne vittime di violenza domestica durante il lockdown.

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Vieste, l’appello del WWF: non abbattete quegli alberi

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 15:32

La natura è linfa vitale per l’intero Pianeta ed è ormai cosa nota che il contatto col verde, soprattutto nelle città di cemento che attraversiamo ogni giorno, ha affetti benefici sulla salute fisica e mentale.

Un ritorno alla sostenibilità è necessario per costruire spazi urbani più vivibili e paesaggi più belli.

Tuttavia, nonostante gli sforzi fatti nel corso degli anni da associazioni e organizzazioni impegnate nella tutela dell’ambiente e la necessità di tornare a un contesto urbano dominato dalla presenza del verde, ci sono ancora molte amministrazioni comunali che preferiscono abbattere gli alberi in nome di una riqualificazione urbanistica che sembra ormai anacronistica e volta al passato.

“Preferirei del verde tutt’intorno”

Così, qualche giorno fa, alcuni cittadini di Vieste hanno segnalato ai rappresentanti del WWF di Foggia che il Comune ha in programma l’abbattimento di 50 alberi di pino domestico presenti da almeno 35 anni.

Questo provvedimento, oltre a essere in contrasto con qualsiasi politica ed etica sostenibile, andrebbe ad intaccare non solo l’estetica del paesaggio urbano, ma anche la vita di alcune specie di uccelli per i quali questi pini rappresentano una vera e propria casa.

Nella nota diffusa dai volontari del WWF si legge che questa scelta:

“E’ ingiustificabile. Si tratta dell’ennesimo episodio che manifesta la scarsa sensibilità ambientale comunale e degli addetti ai lavori, con evidente incapacità di trovare semplici soluzioni tecniche alternative a problematiche relative al verde pubblico. E così con azioni sbrigative di abbattimento si sceglie di deturpare il verde pubblico, in nome di una riqualificazione urbanistica.
Si rammenta che l’abbattimento è una pratica che nel 2020 non può essere accettata se non per motivi legati alla sicurezza pubblica, peraltro un Comune ricadente nel Parco Nazionale del Gargano ha il dovere morale verso i cittadini, di oggi e di domani, di trovare sempre una soluzione sostenibile e meno drastica del taglio di esemplari di almeno 35 anni.”

Sembra proprio che nemmeno una pandemia e un lockdown durato più di due mesi ci abbia insegnato il rispetto per tutte le creature libere che popolano questo mondo.

Al grigio smog sceglieremo sempre i colori che Madre Terra gentilmente ci ha regalato.

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Alunni “in scatola”, no grazie!

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 15:00

Le scatole di plexiglas a scuola, la soluzione ipotizzata dal ministero per “distanziare” i ragazzi, sono un’idea orribile e inutile.

Quegli iperattivi dei nostri alunni hanno corpi talmente flessibili ed estensibili quando sono costretti tra i banchi che le scatole risulterebbero inutili. A meno che non si pensi di costringere adolescenti frenetici all’immobilismo per cinque ore consecutive.

Le scatole di plexiglas, soluzione opposta a ciò che la scuola tenta di costruire

La scuola espleta socialità tattile a ogni trillo di campanella, alla ricreazione, quando il docente tarda ad arrivare in classe…

Da qui l’inutilità di porre gli alunni in scatola. Le perplessità sul plexiglas non sono legate tout court a una smaccata forma di ambientalismo (plastic free), ma a una soluzione che allude alla costrizione, alla separazione, al muro, all’ostacolo, alle barriere, tutto ciò che la scuola tenta di decostruire.

Sistemare le aule esistenti

Una soluzione efficace invece non può che viaggiare su due fronti. Interventi di sistemazione aule, senza escludere opere di edilizia scolastica necessarie, mai come in questo momento, e didattica a distanza potenziata. Il tesoretto europeo che il Ministero dell’Istruzione destinerà alla scuola dovrebbe essere impiegato per distanziare i banchi o acquistarne di nuovi, visto che l’80% dei banchi della scuola italiana è biposto.

Aumentare il numero delle aule

Aumentare il numero delle aule per disporre non più di venti alunni per classe, cosa che renderebbe il distanziamento molto più agevole.

Dotare le scuole dei mezzi di protezione e igiene

Si potrebbero munire le aule di armadietti per le mascherine o visiere di ricambio e disinfettante personale per la secondaria di secondo grado.

Dotare ogni ingresso dei diversi ambienti scolastici di erogatori automatici di disinfettante.

Utilizzare gli spazi come biblioteche, sale consiliari…

I Comuni e le Province dovrebbero poi mettere a disposizione ambienti come biblioteche, sale consiliari, musei e tutti i luoghi utili a un processo di insegnamento e apprendimento umano e libero. Creare le condizioni perché i ragazzi si possano muovere agevolmente in spazi ampi.

Linee guide comuni per la zone UE

Sarebbe davvero utile se a livello europeo si stabilissero delle linee guida comuni sulle norme di adeguamento degli istituti scolastici di tutta la zona UE. Nei prossimi due mesi sarebbe opportuno pianificare la sistematizzazione della Didattica a Distanza (Dad) potenziata, qualora si dovesse far fronte a una nuova ondata epidemica.

Reti internet e tablet per gli allievi di famiglie svantaggiate

Quindi meglio sarebbe convertire i costi per le gabbie di plexiglas in dotazioni di reti internet e tablet per tutte le famiglie svantaggiate, per tutti quegli alunni ai margini che la Dad in emergenza ha escluso.

Siamo nell’era della rivoluzione digitale: usiamola

L’alternanza lezioni in presenza e web deve diventare una realtà. L’emergenza ha fatto sì che tutti gli attori scolastici convergessero sull’innovazione e le nuove tecnologie. L’utilizzo dei manuali nella versione digitale è aumentata del 33% tra i docenti e la didattica in generale è stata investita da un processo di vivacizzazione dell’insegnamento-apprendimento non indifferente grazie alle straordinarie opportunità che offre la rete. Siamo nell’era della rivoluzione digitale o no!

Insegnante lucana impegnata da anni nel mondo dell’associazionismo. Responsabile per le scuole dell’Istituto Internazionale dei diritti umani Jacques Maritain, con il quale collabora per la realizzazione di progetti sulla pace, la tolleranza, l’integrazione e lo sviluppo culturale.

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Covid-19, Oms rivede linee guida mascherine: sì a uso da parte della popolazione

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 12:26

Le mascherine potrebbero fornire “una barriera per le goccioline potenzialmente infettive” rispetto al nuovo coronavirus Sars-Cov-2, il virus responsabile dell’ormai nota infezione Covid-19, ed è per questo che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato nuove linee guida all’uso di questi dispositivi di protezione nelle quali precisa che dovrebbero essere indossate dalla popolazione in salute nei posti in cui non è possibile mantenere il distanziamento sociale, come sui mezzi di trasporto pubblico e nei negozi.

Mentre diversi Paesi – tra cui l’Italia – hanno ormai da diverse settimane dato ai propri cittadini disposizione di indossare le mascherine in tutti i luoghi chiusi  (quando a contatto con persone diverse dai propri conviventi) e anche nei luoghi all’aperto quando non è possibile evitare assembramenti, l’Oms fino a pochi giorni fa aveva invece sostenuto che non c’erano prove sufficienti per sostenere che le persone sane debbano indossare le mascherine, raccomandandone sin dall’inizio della pandemia l’uso esclusivamente al personale medico e paramedico, ai malati e a chi si prende cura di questi ultimi.

Leggi anche: Covid-19: Oms potrebbe rivedere indicazioni su uso mascherine                                                 Oms: “Le mascherine per il viso non possono impedire alle persone sane di contrarre il Covid-19”

Le nuove linee guida dell’Oms

L’Oms spiega che le nuove linee guida sono state redatte sulla base di studi realizzati in queste ultime settimane, da cui emerge che le persone possono essere altamente infettive nei giorni che precedono la manifestazione dei sintomi, e quindi indossare le mascherine ridurrebbe il rischio di contagio. “Alla luce di ricerche recentemente condotte – ha spiegato il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus – l’Oms consiglia ai governi di incoraggiare le popolazioni a indossare mascherine in situazioni in cui l’allontanamento fisico è difficile, come nel caso dei trasporti pubblici, nei negozi o in altri ambienti affollati“.

Mascherine chirurgiche e di comunità: chi deve indossarle

Secondo i dati della statunitense Johns Hopkins University a livello globale ci sono stati 6,7 milioni di casi confermati di nuovo coronavirus e quasi 400 mila morti. Maria Van Kerkhove, esperta per l’Oms sul Covid-19, ha detto all’agenzia di stampa Reuters che le nuove raccomandazioni indicano alle persone in salute di indossare le cosiddette “mascherine di comunità”, ovvero le “mascherine di tessuto, cioè non mediche”, che per essere efficaci secondo l’Oms dovrebbero essere costituite da “almeno tre strati di materiale diverso“. Le indicazioni cambiano per le persone con età superiore a 60 anni e con problemi di salute, che dovrebbero invece indossare le mascherine che ha in uso il personale medico (quelle chirurgiche, ad esempio).

Attenzione al falso senso di protezione

L’Organizzazione precisa anche che le mascherine, siano esse dispositivi medici o le semplici mascherine di comunità, sono solo uno dei tanti strumenti che possono essere utilizzati per ridurre il rischio di trasmissione, e che indossarle non deve però dare alle persone un falso senso di protezione. “Le mascherine, da sole, non proteggono dal Covid-19”, ha precisato il direttore generale dell’Oms. Tutti gli altri comportamenti già conosciuti per ridurre al minimo il rischio di contagio devono continuare a essere messi in pratica: lavaggio frequente e approfondito delle mani; distanziamento sociale; non toccare occhi, naso e bocca con le mani quando non si è sicuri di averle pulite.

Leggi anche: Mascherine “di comunità”: cosa sono, come si usano Mascherine di comunità: come sceglierle, come sanificarle

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Usa: aumentano i casi di avvelenamento per aver ingerito disinfettanti e candeggina

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 11:29

Il covid-19 negli Usa sta facendo danni enormi, ormai siamo a due milioni di contagi, con 110mila morti e la curva è ancora in aumento. Si stimano 20mila nuovi casi al giorno e le sacrosante proteste per la morte di George Floyd non aiutano certo il distanziamento sociale.

Ora arriva anche l’allarme dei Cdc, centri di controllo e la prevenzione delle malattie Usa che dopo aver compiuto un’inchiesta afferma che un terzo del campione, composto da 502 persone adulte, ha cercato di prevenire il coronavirus tramite pratiche a dir poco pericolose.

Alcuni hanno affermato di aver usato la candeggina per disinfettare il cibo, altri hanno fatto dei gargarismi con disinfettanti per la casa o li hanno usati come shampoo e sapone sotto la doccia.

“Queste pratiche possono provocare gravi danni ai tessuti e ferite corrosive e devono essere assolutamente evitate”, si legge nel rapporto. E non a caso in questo periodo sono aumentate le chiamate ai centri antiveleno, come ha reso noto la Cnn.

Insomma, un po’ di persone hanno dato retta al presidente Trump che a fine aprile aveva suggerito che il Covid-19 poteva essere curato con un’iniezione di disinfettante e con la luce solare.

Le reazione era stata immediata: il numero verde per le emergenze del Maryland, a seguito delle affermazioni di Trump, ha ricevuto più di 100 chiamate riguardanti l’ingestione di disinfettante. Tanto che la Maryland Emergency Management Agency ha dovuto twittare: «Questo è un promemoria per ricordare che in nessun caso qualsiasi prodotto disinfettante deve essere somministrato nel corpo attraverso l’iniezione, l’ingestione o qualsiasi altra via».

Malgrado la pioggia di comunicati che smentivano le affermazioni di Trump e le critiche feroci alle sue deliranti affermazioni, qualcuno ci ha creduto e i risultati hanno ulteriormente aggravato la situazione.

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Foto di Mediamodifier da Pixabay

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Idea riciclo: da vecchio pneumatico a sgabello

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 10:00

Perché buttare via qualcosa che possiamo ancora riutilizzare? Ridare vita a vecchi oggetti che ormai non sono più utilizzabili non è mai stato così facile!

Dal canale YouTube Pneusmart Italia ecco un modo originale e alternativo per arredare casa con un vecchio pneumatico, della corda e tanta creatività!

Fonte: Pneusmart Italia

Consiglio: con vecchi pneumatici si possono fare moltissime creazioni. Tra le più gettonate e semplici da realizzare sicuramente troviamo le altalene, ma avete mai pensato di utilizzare le vecchie ruote anche come vasi di fiori per arredare il giardino?

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Le banche non sanno chiedere scusa

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 09:23

A volte dire “abbiamo commesso un casino, scusateci” risulta molto più efficiente, in termini di customer satisfaction, del formale rimpallo di responsabilità. Lo fece Mark Zuckenberg nel 2006 quando gli utenti di Facebook rimasero scioccati dalla introduzione del News Feed.

Comunicare il pentimento produsse meno risentimenti di quanto avrebbe dovuto generare l’errore.

Le banche non lo hanno mai fatto e, in queste settimane, stanno addirittura vestendo gli abiti delle vittime di una potenziale reazione popolare.

Dite scusa e i cittadini si calmeranno

E ditelo soprattutto quando l’errore o la violazione è totalmente incoerente rispetto alla vostra mission (solo teorica) o alle promesse che fate ai clienti come quelle spassose apparse nei ridicoli spot televisivi degli ultimi tempi tipo “…in questo momento vi siamo vicini per risolvere i vostri problemi…”.

Neppure dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Conte della settimana scorsa (“le banche possono e devono fare di più”) che evidenziavano, sebbene tacendo sulle gravi responsabilità della politica, chiaramente le inefficienze procedurali e relazionali dimostrate nella gestione del processo di erogazione dei finanziamenti previsti dal decreto liquidità, le banche si sono soffermate su un aspetto della gestione del loro rapporto con il cliente che rappresenta una delle cause fondamentali della perdita del capitale di fiducia negli ultimi 10 anni: le banche non sanno chiedere scusa.

Nella dinamica di una vita di impresa arriva sempre un momento in cui ogni azienda commette un errore che richiede delle scuse: a una persona, a un gruppo di persone, dipendenti o partner, oppure alla sua clientela in genere. E’ un fatto fisiologico

Per quanto riguarda le banche, nella maggior parte dei casi, organizzazioni e leader non riescono a scusarsi in modo efficace (quando lo fanno) e questo ha contribuito ad inficiare i loro rapporti con gli stakeholder e la reputazione di cui godono, soprattutto se gli incidenti diventano di pubblico dominio (e, come tali, vengono diffusi).

Vediamo di identificare due ordini di problemi che intervengono fin da subito quando le banche si devono scusare per qualcosa.

Come prima cosa, sono psicologicamente predisposte a trovare tutta una serie di motivi (o di pretesti) per temporeggiare o evitare di esprimere dispiacere.

Scusarsi le fa sentire a disagio e vulnerabili. Nel processo rischiano di perdere un po’ del loro potere (o la faccia) perché il fatto di scusarsi viene vissuto come un momento in cui si riorganizza la gerarchia sociale e le fa sentire in debito nei confronti della controparte, almeno in via temporanea.

Quando va bene si limitano a sbrigativi “mi dispiace” che non risolvono le preoccupazioni delle vittime.

In secondo luogo, le banche hanno la tendenza a valutare le situazioni sempre attraverso una lente legale. I consulenti degli uffici audit o compliance, sistematicamente interpellati di fronte a qualsiasi situazione difficile e sempre pronti a concentrarsi sulla possibilità che sia stata effettivamente infranta qualche legge, sono soliti avvertire i manager (e tutti i dipendenti in genere) che le scuse potrebbero essere interpretate come un’ammissione di responsabilità (esponendo anche l’azienda a contenziosi) piuttosto che come il tentativo di manifestare empatia nei confronti della parte offesa.

Si tratta di una distinzione importante, in quanto le scuse efficaci sono quelle che parlano ai sentimenti di chi le riceve e non servono a dimostrare chi ha ragione e chi no.

Sfortunatamente, la prospettiva di un contenzioso legale fa ormai parte della cultura di molte banche, al punto che persino i manager  (che dovrebbero assumersi le responsabilità)  che non sono assistiti in modo attivo da un consulente delle funzioni Audit o Compliance  si preoccupano solo del fatto che delle scuse possano creare problemi legali.

Le banche devono smetterla di ragionare in questo modo. La maggior parte delle scuse costa poco, mentre molte sono in grado di generare un valore sostanziale, contribuendo a stemperare una situazione di tensione, senza contare che spesso la paura di conseguenze legali è del tutto infondata.

Iniziare a scusarsi potrebbe essere il primo segnale verso quel cambiamento che incontra forti resistenze e che dovrebbe mettere una certa distanza fra il “vecchio sé”  e  un “nuovo sé” che non si comporterà più alla stessa maniera.

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Vivisezione o non vivisezione: questo è il problema

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 08:11

La sperimentazione animale è talmente radicata nella nostra cultura da rappresentare quasi un valore, un punto fermo, un dogma per molti, specie in ambito biomedico e farmacologico. Anche se a conti fatti solo una minoranza, quella più informata e consapevole, dispone delle nozioni necessarie per poter esprimere un parere originale e non omologato sull’argomento.

Può essere utile, allora, cercare di tracciare una sintetica visione d’insieme di un fenomeno complesso come quello della vivisezione, per stimolare nel lettore un pensiero critico sull’impiego degli animali nella ricerca.

Terminologia

Le ricerche compiute sugli animali a fini scientifici vengono definite “sperimentazione animale” o “vivisezione”.
Solitamente i ricercatori, gli uomini (e le donne) di scienza, prediligono il termine “sperimentazione”, più neutrale e meno cruento, motivando tale propensione lessicale con il fatto che non tutte le ricerche sugli animali richiedono la loro dissezione da vivi. Chi ama gli animali, al contrario, reputa il termine “vivisezione” più realistico e centrato, poiché ritiene che ogni indagine realizzata sulla pelle degli animali provochi in loro sofferenza, umiliazioni, stress, danni anche permanenti e un dolore fisico-spirituale molto simile a quello che si avverte quando un bisturi sventra le carni vive. Superfluo aggiungere che ricercatori e scienziati reputano talmente diffamatorio l’appellativo “vivisettore” da aver fatto ricorso in Corte di Cassazione per ottenere giustizia.

La ricerca di base analizza “i processi biologici e i meccanismi alla base delle malattie”. La ricerca applicata ha, invece, il compito di trasferire le conoscenze mutuate dalla ricerca di base alla “diagnosi, prevenzione e cura delle malattie” dall’animale all’uomo.

Cenni storici

La sperimentazione sugli animali parte da molto lontano, come spiegano gli autori Ray e Jean Swingle Greek nel testo “Sacred cows and golden geese” (Mucche sacre e oche d’oro).
Il primo vivisettore della storia si chiamava Galeno Claudio di Pergamo (129-200 d.c.). Galeno era un medico molto famoso nella Grecia e nella Roma antiche. Ad un certo punto della sua carriera, non potendo più effettuare le autopsie sui corpi umani, messe al bando dalla Chiesa in quanto immorali e non pago di incidere animali morti in privato, iniziò a dissezionare animali vivi in pubblico. Di fatto, giungendo a più di una conclusione scientifica errata.
Successivamente, la sperimentazione animale è passata in secondo piano, dal momento che si è scelto di approfondire i meccanismi dell’anatomia umana. Finché, verso la metà del XIX secolo, il fisiologo francese Claude Bernard (1813-1878) non l’ha rispolverata, traendo ispirazione proprio dall’eredità galenica.

Nel 1859, il naturalista inglese Charles Darwin (1809-1892), con la modernissima teoria sull’evoluzione della specie, ha dimostrato che “gli animali non sono brutte copie degli umani” e, di conseguenza, non rappresentano per loro un buon modello di studio.

Ma la vivisezione, malgrado le critiche, dal XIX secolo in poi, è tornata in auge. Fino a quando, a inizio ‘900, è stata accettata dalla comunità scientifica per i test sui nuovi farmaci. Nel 1938, tale pratica è divenuta obbligatoria negli Stati Uniti prima. In seguito, nel resto del mondo.

Campi di applicazione

Come già accennato, la sperimentazione animale vanta innumerevoli campi di applicazione. Infatti, non riguarda soltanto la sfera farmacologica (che, fino a qualche anno fa, rappresentava meno del 50% del totale dei settori coinvolti). Gli animali vengono impiegati per la ricerca di base, per lo studio delle malattie negli umani, per sviluppare apparecchiature, per la didattica. Per testare il grado di tossicità di sostanze chimiche (plastica, vernici, etc.), prodotti che riguardano l’igiene della casa, cosmetici, additivi alimentari, pesticidi in agricoltura. Persino per il pet-food, cioè il cibo per gli animali domestici, e per implementare l’industria bellica.

Normativa recente

L’Unione Europea, negli ultimi anni, ha varato una serie di leggi a favore del benessere degli animali e, in determinate aree di intervento, sono venuti meno l’obbligo e la necessità di utilizzarli.

La Direttiva n. 15/2013 sulla libera circolazione delle merci ha imposto il divieto totale nella UE di testare, sugli animali, cosmetici (prodotti finiti), singoli ingredienti, combinazioni di ingredienti e di commercializzare cosmetici, singoli ingredienti o combinazioni di ingredienti già testati su animali in paesi extra-UE. Ma poiché alcune sostanze chimiche sono presenti anche in merci non cosmetiche e altre cosmetiche sono assoggettate al regime dei farmaci, è possibile che i prodotti di bellezza continuino comunque ad essere inquinati dagli effetti della sperimentazione animale. Allo stesso modo, le aziende in regola nella UE, oltre i confini dell’Unione possono continuare a sperimentare e a vendere.

La Direttiva n. 63/2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, da una parte ha impostato pericolosamente al ribasso alcune procedure comuni riferite alla ricerca tradizionale, dall’altra ha spalancato le porte alle “misure per evitare duplicazioni” e agli “approcci alternativi”. Ovvero ha incoraggiato la ricerca non animale, promosso lo sviluppo e la validazione di approcci alternativi efficaci, prescritto che venga impiegato il minor numero possibile di animali e che le procedure siano poco dolorose.

In Italia, il DL 26/2014 ha recepito in senso restrittivo la Direttiva Europea, nella parte delle procedure comuni per la ricerca tradizionale. Le modifiche sono notevoli, almeno sulla carta. Per quanto riguarda i campi di applicazione, ad es, viene fatto divieto di utilizzare nel nostro Paese gli animali in ambito bellico e nella didattica, per testare sostanze che inducono dipendenza (droghe, alcool, tabacco), così come vengono interdetti gli xenotrapianti, ovvero i trapianti di organi di specie diverse. Ma ancor oggi l’attuazione di queste modifiche è soggetta alla sospensione delle deroghe (ultima scadenza 31/12/2020) e, soprattutto, risente di forti pressioni: Unione Europea – che vorrebbe multarci per lo sgarro – politica e una parte del mondo accademico e scientifico.

Statistiche

Per valutare i risultati raggiunti dall’applicazione della Direttiva n. 63/2020, lo scorso 5 febbraio la Commissione Europea ha pubblicato la Relazione 2019 sulle statistiche relative all’uso degli animali a fini scientifici negli Stati membri dell’UE nel periodo 2015-2017.

In base a quanto emerso, sembra che l’utilizzo degli animali da laboratorio sia in lieve flessione. Ma le cifre sono da capogiro. Come riporta l’ANSA, abbiamo “quasi 10 milioni di animali utilizzati ogni anno nella ricerca di base e applicata, nei test e per la didattica, con oltre un milione di procedure (circa l’11% del totale) con un livello di sofferenza animale “grave”, il più alto e non alleviabile. E altri 12,6 milioni di animali allevati per mantenere le colonie di animali geneticamente modificati e/o soppressi per esubero e fornitura di tessuti”. Per un totale di circa 22 milioni. L’Italia è al 5° posto per il numero di animali impiegati (dopo Inghilterra, Germania, Francia, Spagna). In 5 Stati membri non vengono eseguite ispezioni senza preavviso, in 9 non si raggiungono neanche i requisiti minimi richiesti.

I contro del dibattito

I fautori del metodo tradizionale, che sostengono la validità della ricerca animale, non sono disposti a rinunciare alla segretezza dei laboratori, ai bisturi, alle gabbie, agli animali e al loro sacrificio, poiché considerano tutto ciò indispensabile per il benessere della collettività. Forti di un passato storico costellato di esperimenti, pubblici riconoscimenti, onori e glorie. Anche i più moderati affermano che, in ogni caso, la ricerca tradizionale potrà avvalersi di metodi integrativi e alternativi, ma non sarà mai del tutto rimpiazzata dai modelli sostitutivi.

Il dibattito, in corso da anni, tra sostenitori e nemici della vivisezione, si fonda su 3 elementi portanti: etico, scientifico ed economico.
Dal punto di vista etico, l’obiezione principale alla ricerca tradizionale riguarda la condizione degli animali negli stabulari (i luoghi in cui vengono tenuti gli animali utilizzati per gli esperimenti), gli usi e gli abusi che subiscono ogni giorno. Se le cavie fossero oggetti, ovviamente, nessuno porrebbe limiti al lavoro dei ricercatori. Ma gli animali non sono oggetti. Lo sa bene chi li ama e desidera proteggerli. Erano al corrente di questa verità anche i firmatari del Trattato di Lisbona, quando il 13 dicembre 2007 li hanno riconosciuti, dal punto di vista giuridico, “esseri senzienti”. Non ci sono controlli e protocolli, motivi di reddito e profitto, che tengano. Pertanto, la sperimentazione non animale sembra l’unica soluzione possibile.

Dal punto di vista scientifico, l’obiezione chiave riguarda la scarsa predittività dei modelli animali utilizzati e riversati sull’uomo, dal momento che il corredo genetico è unico e irripetibile per ogni specie. Le reazioni sono variabili. Il margine di errore è alto. I rischi per l’uomo rilevanti, anche se non abbastanza pubblicizzati. Come dimostra una ricerca LAV del 2016, nella prima fase di sperimentazione (quella sugli animali, a cui seguono i retest sull’uomo) “su 100 sostanze sicure negli animali, 92 non passano le prove cliniche e 4 vengono ritirate per gravi reazioni avverse e di 3000 trattamenti medici solo l’11% si è dimostrato efficace e il 98% è una copia di quelli vecchi”.

Dal punto di vista economico, la ricerca tradizionale è certamente più lunga e costosa di quella non animale e smuove un giro d’affari ragguardevole. Già nel 2014 il prof. Thomas Hartung, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, tra il 2002 e il 2008 a capo dell’Ecvam, Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi della Commissione Europea, affermava che i metodi alternativi, appunto, sono più convenienti, più efficaci in termini di risultati e più veloci.

“Basterebbe un dato – spiegava Hartung al “Corriere.it” – fra il 2005 e il 2008 in tutta l’UE il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Ogni volta che le aziende possono passare ai metodi alternativi, semplicemente lo fanno”.

Il giro d’affari, dunque, potrebbe riguardare non solo il mercato della vivisezione, ma il mercato dello sfruttamento degli animali in genere, Qualora venga espugnato il baluardo della ricerca scientifica, in un planetario effetto domino, è ipotizzabile che possa crollare la fortezza economica che sopravvive grazie alla sperimentazione, al commercio della carne e dei prodotti di origine animale e a tutto ciò che, in qualche modo, si ricollega agli animali in termini di profitto non etico.

Metodi di ricerca sostitutivi e alternativi

La sperimentazione alternativa si fonda sul principio delle 3R: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione), Replacement (Rimpiazzamento). Il Raffinamento riguarda il perfezionamento delle tecniche sperimentali, eseguite sugli animali, per limitare le loro sofferenze. La Riduzione riguarda la riduzione, appunto, del numero degli animali impiegati e l’incremento delle informazioni ottenute. Il Rimpiazzamento si riferisce alla totale assenza di animali e all’esclusivo utilizzo della ricerca non animale.

I modelli di ricerca sostitutivi si suddividono in 2 macroaree: ricostruzione di organi in laboratorio partendo da cellule isolate e uso dei computer.

Nella prima macroarea confluiscono: colture di cellule e di tessuti umani, microcircuiti con cellule umane, realizzazione di organi bioartificiali.

Nella seconda: modelli informatici, modelli matematici computerizzati, tecniche non invasive per immagini, simulazioni computerizzate.

Oltre all’utilizzo di microchip a DNA, microorganismi, analisi chimiche, indagini statistiche (quali ad es. l’epidemiologia e la metanalisi) e altro ancora. Ai test in vitro è richiesto un iter validazione, di durata variabile.

Lo strano caso dei macachi di Parma

Il caso dei 6 macachi di Parma, contestato dalle associazioni animaliste, oggetto sia di disputa legale che di negoziati tra le stesse e il Ministero della Salute, è emblematico. Racchiude in sé tutte le contraddizioni e i punti salienti del dibattito in corso. Descrive gli interessi in gioco e mostra le violenze che subiscono gli animali trascinati, contro la propria volontà, nell’arena della vivisezione.

Lo scorso anno, il progetto di ricerca “Lightup-Turning the cortically blind brain to see”, ha ottenuto un finanziamento di quasi 2 milioni di euro dall’European Research Council, per la metà provenienti da fondi UE. Il protocollo del progetto, a cura dell’Università di Torino in collaborazione con l’Università di Parma (che, per inciso, ha messo a disposizione gli stabulari) dispone che 6 macachi Rhesus (forse parenti di quelli che anni fa prestarono il nome al gruppo sanguigno umano Rh), vengano accecati in laboratorio. Per testare chirurgicamente tecniche di ripristino del nervo ottico. Le fasi sono distinte: un periodo di addestramento, che ha già avuto luogo. L’impianto di una corona di pesanti viti sulla testa dei macachi (non sappiamo con certezza se sia già stato eseguito). L’asportazione chirurgica del nervo ottico. Cecità clinica indotta. Al termine, soppressione obbligatoria.

Supplizio infernale, cinque anni di esperimenti e di reclusione all’interno di gabbie asettiche e claustrofobiche per le vittime. Un bel gruzzolo di stipendi per il personale coinvolto. Punteggi di merito per i ricercatori, i quali, a detta delle associazioni animaliste che seguono il caso, non sembrano possedere neanche adeguate competenze tecniche.

Obiettivo dell’impresa: trasferire le conoscenze acquisite, dal modello animale dei macachi a soggetti umani affetti da “blindsight” e che, dunque, hanno già perso la vista per cause naturali (ictus, danni cerebrali). Mentre, in contemporanea, volontari umani affetti dallo stesso tipo di cecità, si prestano a testare in prima persona tecniche di indagine non invasive. Ecco, credere che tra le pieghe di questa vicenda si celi il principio di necessità, è un atto di fede, un dogma.

Un gioco di sguardi

La nostra breve panoramica sulla sperimentazione animale e sulla vivisezione si conclude qui. Con un gioco di sguardi.
Lo sguardo del ricercatore tradizionale che vede riflesso nell’animale da laboratorio il progresso dell’umanità, della scienza e, forse, della propria carriera accademica. Lo sguardo del ricercatore che sperimenta modelli alternativi, proiettato verso un futuro etico e consapevole. Lo sguardo dell’animalista, che scorge nel ricercatore tradizionale il riflesso della ferocia umana e negli animali l’alito divino. Lo sguardo degli animali rinchiusi negli stabulari e di milioni di animali sfruttati, sofferenti, sanguinanti, traditi, umiliati, violentati, uccisi, che supplicano e chiedono aiuto al mondo.

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Contagi: Olanda abbatte 1.500 visoni | Il Brasile oscura dati dei morti | Bonus baby sitter: chi può chiederlo

People For Planet - Lun, 06/08/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: App Immuni sul telefono di due milioni di persone. Dati – I nuovi casi sono 197, 10 Regioni senza vittime;

Leggo: Focolaio alla Pisana di Roma. D’Amato: «Situazione sotto controllo». In provincia 11 contagi, zero nel resto del Lazio;

Tgcom24: ALLEVAMENTI RITENUTI FOCOLAI DI COVID-19. Olanda, iniziato l’abbattimento di 1.500 visoni: è polemica;

Il Messaggero: Fisco, giù la terza aliquota Irpef e nuove detrazioni: la riforma allo studio Ruffini (Agenzia Entrate): «I fondi alle imprese erogati entro giugno, poi riforma del fisco» Fisco, cartelle sospese fino ad agosto ma 6 cittadini su 10 pagano lo stesso;

Il Manifesto: In piazza con Black Lives Matter. Geografia del dissenso, senza confini;

Corriere della Sera: Bonus baby sitter: disponibili ora le domande per i centri estivi. Cosa serve per chiederlo. A chi spetta l’assegno da 1.200 euro: la guida;

Il Giornale: Fatto-Report contro Fontana .Le balle pure sulle donazioni, il governatore nel mirino per una fornitura di camici (a titolo gratuito). Ira della Lega: “Chi attacca sa leggere le carte?;

Il Sole 24 Ore: Computer, controlli e «rotazioni»: così sarà lo smart working dopo il 31 luglio – Anche se in sw il datore di lavoro può “richiamare” in sede il dipendente;

Il Mattino: Coronavirus, oltre 400mila morti nel mondo. Brasile, Bolsonaro oscura i dati. Virus, Sileri: «Usciti da fase acuta, ora convivenza con Covid19. Non vedo problema Lombardia, Italia è aperta» Crisanti: «Il caso di Roma ci fa capire che siamo in grado di vigilare»;

La Repubblica: Elezioni Usa 2020 – Fronda repubblicana contro Trump. Bush, Romney e Powell non lo voteranno.

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Parte l’app Immuni. E ha tutti i presupposti per essere un flop

People For Planet - Dom, 06/07/2020 - 18:00

Dopo un lungo periodo di attesa (era annunciata per i primi di maggio) l’app Immuni è pronta a partire in via sperimentale in 4 regioni italiane: Liguria, Marche, Abruzzo e Puglia dall’8 giugno.

E’ già possibile scaricarla da qualche giorno negli store di Apple e Android e, secondo quanto comunicato dal commissario Domenico Arcuri, è già sul telefonino di 1.150.000 italiani. Sempre secondo Arcuri, l’operatività di Immuni dovrebbe essere diffusa a tutto il territorio italiano dopo altri 15 giorni.

Di Immuni e come si utilizza, ci siamo già occupati qui. Della sua genesi ci siamo occupati qui.

Una app, tanti problemi

Ma quali chance ha Immuni di dimostrarsi utile? Poche, temiamo. Ecco perché

Perché Immuni possa funzionare bisogna sapere chi ha il covid-19. Ovvio, peccato che una campagna sistematica di test di massa non sia mai partita in Italia, per cui Immuni non potrà segnalare chi abbia il virus e non sia stato testato (e molti stimano che i casi non accertati in Italia siano molti ma molti di più di quelli accertati)

Immuni senza tamponi non serve. Immuni in teoria dovrebbe essere parte di un sistema che, oltre alla segnalazione del contatto che io potrei avere avuto con una persona positiva al virus, dovrebbe anche mettermi in grado di verificare se io a mia volta sono stato infettato, altrimenti questa informazione è inutile. Ora come è ben noto la possibilità di farsi fare un tampone in varie parti d’Italia è tutt’altro che scontata, meno ancora sono scontati i tempi per farlo.

Oltre al fatto che in Lombardia, ad esempio, i costi del test e del tampone sono a carico del cittadino che voglia farlo e la regione promette un rimborso solo a chi risulti positivo, come se fare i test fosse un affare di interesse privato!

Non tutti possono scaricare Immuni. Immuni funziona sugli smartphone Android e Ios, NON funziona su quelli Huawey, NON funziona su quelli che hanno sistemi operativi “vecchi”, NON può funzionare ovviamente se non hai uno smartphone.

I conti sono presto fatti: si stima che il 20-25% dei possessori di smartphone in Italia abbiano Huawey, il 10-15% degli smartphone Android o Ios hanno sistemi operativi non sufficientemente aggiornati, il 15% delle persone (soprattutto anziani, i più esposti al coronavirus) non hanno uno smartphone.

In sintesi: Immuni può essere utilizzato (che è diverso dal poter essere scaricato) forse dal 50-60% degli over 14 (età minima indispensabile per poter utilizzare l’app) e questa percentuale è pericolosamente vicina a quella che secondo gli esperti è quella minima necessaria di utilizzatori perché l’app possa servire a qualcosa. Insomma, perché Immuni possa avere una qualche utilità la dovrebbero scaricare e utilizzare quasi tutti quelli che possono.

Le segnalazioni di Immuni sono condizionate dalla scelta individuale

Facciamo l’ipotesi che io abbia fatto un test e sia emerso che io abbia il coronavirus, in questo caso sarò io a dover segnalare tramite Immuni la mia positività, se non lo faccio non lo saprà nessuno dei miei contatti

Poi mettiamo che io autorizzi Immuni a trasferire questa informazione ai miei contatti, ciascuno di loro dovrà a propria cura avvertire il medico di base che potrebbe essere stato infettato e aspettare di fare i tamponi (almeno 2 negativi, tempi di realizzazione non definiti) prima di poter uscire dall’isolamento. Quelli tra i miei contatti che non lo faranno terranno per sé questa segnalazione senza darle alcun seguito.

Mentre invece in altri Paesi…

Proprio perché un’app (come è il caso di Immuni) da sola non può risolvere la questione degli accertamenti limitandosi alla buona volontà degli individui, in altri Paesi come abbiamo già raccontato (per esempio in Corea del Sud, in Irlanda e Regno Unito) affiancano all’app team di persone che contattano gli infetti, determinano con loro quali sono state le altre persone che potrebbero essere state esposte al virus, contattano queste persone e i loro medici di base, fanno tutto un lavoro che si è rivelato indispensabile per far funzionare il meccanismo e senza il quale una app, purtroppo, rischia di servire a poco.

Da chi potrebbero essere composti questi team in Itlia? Per esempio da persone sotto contratto con lo stato ma poco o per nulla impegnate. Per esempio i Navigator.

Attenti alla falsa sensazione di sicurezza

Ho la app Immuni, non ho segnali di allarme dall’app, vuol dire che non ho avuto contatti pericolosi e posso stare tranquillo.

NO! Immuni non rende immuni.

Foto di Daria Nepriakhina

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Proteste per George Floyd, anche Roma è da brividi

People For Planet - Dom, 06/07/2020 - 15:38

Anche Roma sta protestando per l’omicidio di George Floyd, a Minneapolis, e la conseguente ondata di indignazione antirazzista propagatasi dagli Usa a mezzo mondo. Dopo le iniziative di ieri in tante città italiane ed europee, oggi piazza del Popolo è piena di migliaia di persone, soprattutto ragazzi e famiglie, riuniti dopo un appello giunto dai social. Gli organizzatori spaziano dai Giovani Europeisti Verdi, ai Fridaysforfuture-Roma, alla rete Nibi, ovvero Neri italiani – Black italians, ma anche 6000 sardine, Extinction Rebellion Rome International, American Expats for Positive Change e Women’s March Rome.

Protesta in sicurezza anti-covid

Distanziati e tutti con la mascherina, i manifestanti hanno cartelli con le parole d’ordine della campagna internazionale contro ogni razzismo: “No justice, no peace”, “I can’t breathe”, “Defund the police”, “fuck racism”. Si notano anche cartelli che rilanciano il diritto allo “ius soli” e in generale chiedono più diritti per i migranti. Nessun palco, ma un microfono che passa di mano in mano e dal quale parlano gli organizzatori, anche in inglese.

Tanta la rabbia

Brividi tra le 12.03 e le 12.11 quando tutti i manifestanti si sono inginocchiati con il pugno alzato: per 8 minuti e 46 secondi. Il tempo esatto – registrato in un ormai famoso video – in cui Floyd è lentamente morto, soffocato davanti agli occhi dei numerosi presenti, schiacciato dal ginocchio dell’agente di polizia. L’urlo della piazza “I can’t breathe” ha ricordato l’inutile preghiera della vittima, mentre moriva. Presidi e manifestazioni simili si stanno svolgendo in tutto il mondo, molto partecipate soprattutto negli Stati Uniti e in Canada.

Foto di Renato Ferrantini, Twitter

Leggi anche: L’immagine del giorno: Banksy per George Floyd Morte di George Floyd: adesso l’accusa per gli agenti è “omicidio volontario”

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Il water inclinato | Le scarpe n. 75 | La Freccia della ‘nduja

People For Planet - Dom, 06/07/2020 - 14:00

I giornali vi sembrano tutti uguali? I titoloni attirano l’attenzione solo su alcune notizie? È l’agenda setting, baby. Ma noi di People for Planet scartabelliamo nelle pieghe dei quotidiani. E questo è ciò che abbiamo trovato per voi:

1) “Scoperta in Israele: gli Ebrei facevano uso di Cannabis già 2700 anni fa” (Repubblica)
Quindi è per questo che stanno ancora aspettando il Messia, voi dite?
#LaVitaÈQuellaCosaCheSuccedeMentreTiStaiFacendoUnaCanna

2) “Lutto per Mel Gibson, muore a 101 anni il padre antisemita e complottista” (TgCom)
…smentendo in un colpo solo il detto “chi si fa gli affari suoi campa cent’anni” e ogni prova dell’esistenza di Dio.
#Boh

3) “Nasce il Water inclinato, per far sprecare meno tempo al bagno” (NotizieDalMondo)
Il nuovo design ideato dall’ingegnere inglese Mahabir Gill è inclinato verso il basso, costringendo la persona seduta a utilizzare i muscoli delle gambe per rimanere in posizione. Secondo il suo creatore, si può rimanere seduti su questo tipo di water fino a 5 -7 minuti.
Attendiamo a breve il letto chiodato per non buttare tempo a dormire e l’eiaculatore istantaneo per non sprecare minuti a far l’amore.
#NonLevateciIlBagno
#SaveToilet
#DirittiUmaniInalienabiliEDoveTutelarli

4) Salvini: “Berlusconi parla come Renzi, non lo capisco”. (Repubblica)
C’è una felpa in sala?
#QuandoLAllievoSuperaIlMaestro
#ÈLaProprietàInvariantivaBaby  

5) “Biglietti falsi, migliaia di fan di Vasco Rossi truffati” (Corriere)
Pensavano fosse un cantante.
#FcuFate
#BruttaGiornalistaCattivaGiornalista

6) “Coronavirus: Scarpe n. 75 per il distanziamento sociale” (TgCom)
100 euro per camminare come Pippo.
#SeMuoriMuoriInPiediSiDiceARoma

7) “Assiste all’omicidio della padrona, pappagallo chiamato a testimoniare” (Mirror)
Durante le indagini un agente avrebbe sentito ripetere dal pappagallo della donna la frase: “Ay, no, Por favour, soltame!” (“No, per favore, lasciatemi andare”)
#
#che dire

8) “Parte il primo treno veloce Torino-Reggio Calabria. È la Freccia della ‘nduja” (Repubblica)
#FaGiàRidereCosì
#ÈArrivatoUnBastimentoCaricoCaricoDi

9) “Troppi soldi sul Conto Corrente? Ecco perché è una scelta sbagliata” (TgCom)
Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha!
#Ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahah

10) Concludiamo con un sogno che diventa realtà:
Essere pagati per leggere: l’offerta di lavoro per gli amanti dei libri” (Repubblica)

E già tutto sembra più bello.

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I 10 titoli più assurdi della settimana
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Image by Gerd Altmann

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“Non sono un eroe”: il video degli infermieri di Bologna

People For Planet - Dom, 06/07/2020 - 13:00

Antonio Capodieci e i colleghi infermieri dell’Ospedale Maggiore di Bologna hanno creato questo video polemico per ricordare che la loro professione non è mai cambiata e che quelli che oggi chiamiamo “eroi” sono gli stessi che fino a pochi mesi fa dovevano difendersi da denunce, aggressioni verbali e fisiche.

Fonte: YouTube Antonio Capodieci

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Il lockdown ha peggiorato l’obesità di giovani e bambini: lo studio

People For Planet - Dom, 06/07/2020 - 11:07

Lo studio arriva da un team internazionale guidato da scienziati del Pennington Biomedical Research Center e dell’Università Statale di New York di Buffalo, che hanno coinvolto i colleghi del Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Odontoiatria, Ginecologia e Pediatria presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Verona, e gli esperti del Dipartimento di Scienze della salute pubblica dell’Università Clemson.

Una vera e propria ricerca multidisciplinare a 360°, condotta su 41 bambini e adolescenti affetti da obesità a Verona, raccogliendo informazioni su dieta, attività fisica e comportamenti del sonno dei giovani partecipanti durante il lockdown. In sole 3 settimane, dai dati, è emerso: l’aumento delle bevande zuccherate, l’assunzione di un pasto quotidiano in più, la predilezione per cibi elaborati, l’aumento delle ore davanti a tv e pc, fino a 5 ore, e la riduzione delle ore di sonno, con una media di meno 30 minuti a notte. L’unico aspetto positivo è legato al consumo di frutta, aumentato durante il lockdown.

Per consultare i dati della ricerca (Effects of COVID‐19 Lockdown on Lifestyle Behaviors in Children with Obesity Living in Verona, Italy: A Longitudinal Study) pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Obesity, clicca qui.

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