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Tunisia nuova terra dei fuochi: Così esportiamo il Made in Italy peggiore

People For Planet - Mer, 03/17/2021 - 09:00

Paese che vai, terra dei fuochi che trovi. Migliaia di rifiuti speciali spediti dalla Campania alla Tunisia come rifiuti normali di plastica con codice 191212. Un’inchiesta che vede imputate la società privata italiana SRA di Polla, nel Vallo di Diano campano in provincia di Salerno, operante nello stoccaggio di rifiuti e la società tunisina iSOREPLAST, titolare di licenza di attività di selezione, recupero e riciclaggio dei rifiuti di plastica. Un lotto di rifiuti sequestrato per il quale la parte tunisina avrebbe dovuto ricevere 150 dinari, circa 45 euro, per tonnellata. Le tonnellate previste: 120mila, per un fatturato complessivo di quasi 5 milioni di euro, in sfregio alla legislazione tunisina, alle convenzioni internazionali – Accordo di Basilea e Convenzione di Bamako in testa – e alla salute dell’ambiente, che non conosce nazionalità né dogana ma è di tutti.

Durante l’estate, nell’ambito di un’ispezione nel magazzino della società fornitrice, è stata riscontrata la prima infrazione in relazione a un errore di attribuzione del codice di identificazione. Nonostante ciò, la SOREPLAST ha continuato a importare rifiuti speciali spacciati per rifiuti di plastica, facendo recapitare nel porto di Sousse altri 212 nuovi container.

Un’attività malavitosa non di poco conto che ha già portato all’arresto preventivo del ministro dell’ambiente tunisino, Mustafa Aroui, e all’arresto 12 persone operanti nel suo gabinetto e nelle dogane tunisine, tutti soggetti definiti “pericolosi” per il paese.

Ad oggi i rifiuti sequestrati sono rimasti in Tunisia e il problema dello smaltimento rimane: come, chi si sbarazzerà dei rifiuti? perché se da un lato dovrebbero tornare in Italia, dall’altro è necessario che qualcuno, dall’Italia, si faccia carico della questione, a partire dalla modifica del codice di attribuzione, errato. Ma nel “belpaese”, tanto a livello ministeriale, quanto a livello regionale, la politica tace, fatta eccezione per la consigliera regionale in quota M5S Marì Muscarà, che durante un evento online ha detto:

“Quello che faccio io dovrebbe essere la normalità, e per cambiare le cose è necessario che nessuno sia lasciato solo: finché è un solo giornalista, un solo politico, un solo individuo a occuparsene e non la collettività, il problema non si risolve e chi agisce rischia. Non deve essere una questione di coraggio, ma di normalità”.

Come smaltire legalmente e velocemente i rifiuti tossici bloccati in Tunisia e fermare il business delle ecomafie in Africa, nuova terra dei fuochi, è un impegno che riguarda non soltanto la Regione e il Governo ma l’Europa intera, anche e soprattutto alla luce degli impegni “green” che si è data in relazione al Recovery Fund e al Green New Deal europeo.

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Life Agricolture: patti green tra agricoltori e istituzioni contro il cambiamento climatico

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I grandi classici del giallo (Infografica)

People For Planet - Mer, 03/17/2021 - 08:00

Da Edgar Allan Poe a George Simenon, passando, ovviamente, per Agatha Christie. Chi sono i più grandi autori che hanno fatto la storia di questo genere letterario?

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Omosex contro il Papa | Reddito emergenza, fino a 840 euro | “Quarantena anche per chi è vaccinato”

People For Planet - Mer, 03/17/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Telefonata Draghi-Macron: ripartire subito con AstraZeneca se c’è l’ok di Ema;

Il Giornale: Omosex contro il Papa: “Siamo allibiti per scelta di Bergoglio con i gay”;

Il Manifesto: Colombia, crimini di Stato: nel 2020 uccisi più di 300 leader sociali;

Il Mattino: La Cina riapre ai turisti solo col vaccino cinese;

Il Messaggero: Reddito emergenza, fino a 840 euro a famiglia per tre mesi RdC: «Possibile norma per lavoro ai percettori»;

Ilsole24ore: Alitalia: Ue, incontro tra Vestager e ministri costruttivo – Giovannini: «Si dovrà ragionare su interazione con Fs»;

Il Fatto Quotidiano: In Parlamento nasce la coalizione per il Ponte sullo Stretto: i renziani si alleano a Lega e Berlusconi;

La Repubblica: Nuove raccomandazioni delle autorità sanitarie: “Due metri di distanza mentre si mangia. Quarantena anche per chi è vaccinato”;

Leggo: Instagram, nuove funzioni per bloccare i messaggi degli adulti ai più giovani;

Tgcom24: Viminale ai prefetti: più controlli contro gli assembramenti | P.Chigi: sospensione di Astrazeneca sarà riassorbita;

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Le Mura Timoleontee in un video esclusivo di Visit Sicily

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 03/16/2021 - 22:52

Statue bianche raffiguranti gli dei dell’Olimpo,ninfe e guerrieri ai prendono vita nel parco archeologico di Gela per raccontarci una parte della Magna Grecia. Si tratta del nuovo video intitolato “La grande pietra – Le Mura Timoleontee: rivelazione di una Sicilia unica e misteriosa”, prodotto da Casa Del Musical per le piattaforme social di Visit Sicily. Il girato, scritto e diretto da Marco Savatteri, in 9 minuti racconta la storia del ritrovamento delle antiche fortificazioni, avvenuto casualmente grazie agli scavi di un contadino, ma ripercorre anche le tappe della storia del governo di Timoleonte. Ad arricchire la narrazione una componente mistica e mitologica.

Il progetto è stato realizzato dall’Assessorato Regionale al turismo, allo sport e allo spettacolo, in collaborazione con il Parco Archeologico di Gela e con il patrocinio del Comune di Gela. Questo è il primo risultato raggiunto dalle convenzioni stipulate lo scorso 23 dicembre tra questi tre enti, alla prensenza del direttore del Parco arch. Luigi Gattuso e del dott. Giuseppe Cigna, dirigente del Dipartimento Regionale. Il tutto ha visto la partecipazione attiva del sindaco di Gela Lucio Greco e dell’assessore Cristian Malluzzo.

“Grazie alla volontà, alla tenacia e alla lungimiranza di questa amministrazione, – proseguono Greco e Malluzzo – che ha subito voluto scommettere sugli eventi all’interno dei siti archeologici, e grazie, naturalmente, alla collaborazione col Parco Archeologico di Gela e il suo direttore, siamo riusciti a fare una cosa inedita in città. Mai nessuno aveva pensato di girare un video promozionale alle Mura, l’idea e l’ispirazione sono nate proprio dopo aver acceso i riflettori sul prestigioso sito. Siamo rimasti davvero incantati dalle clip, e siamo sicuri che emozioneranno anche i nostri concittadini. Pertanto,chiediamo loro di condividere sia il trailer che il video per intero, in modo che chiunque possa vederli, in qualunque parte del mondo, e innamorarsene, scegliendo Gela come meta per le proprie vacanze, quando potremo finalmente tornare a viaggiare. Non abbiamo davvero nulla da invidiare a nessun’altra realtà. La nostra terra – concludono gli amministratori – parla una lingua tutta sua, e ci racconta un’avventura straordinaria in cui, per millenni, acqua, aria, terra e fuoco si sono fusi insieme per dar vita a questo angolo di Paradiso”.

Nella clip, la vasta area naturale è sia protagonista che cornice delle rappresentazioni. Gli abitanti di Gela vanno molto orgogliosi di questo sito archeologico, che costituisce una grande attrattiva turistica, sebbene sia poco conosciuta al di fuori della città. Nel corso della scorsa stagione estiva, diversi gli artisti di grande fama ne sono rimasti incantanti, invitando i gelesi a promuovere maggiormente il loro territorio.



L'articolo Le Mura Timoleontee in un video esclusivo di Visit Sicily proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Una strana storia d’amore… in un pollaio!

People For Planet - Mar, 03/16/2021 - 18:00

Il video di SbobTv è esattamente quella tipologia di contenuto capace di commuovere il web. Quando si dice che la natura non conosce limiti è proprio vero, ed è proprio quello che “#MammoGallo” ci racconta.

Un breve documentario narrato da Daniele Ercolani, e con l’intervento dei genitori Danilo e Tiziana, nel quale si racconta una storia decisamente straordinaria: la storia di Mammo Gallo, il gallo che, sopravvissuto a una strage compiuta da una volpe all’interno del pollaio, si fa chioccia, prendendosi cura di alcuni pulcini rimasti orfani.

SbobTV

Un’istinto del tutto naturale che ci porta a riflettere sulle nostre grandi domande inerenti al dibattutissimo tema della famiglia naturale.

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Diventare sostenibili si può: l’esempio di bonprix

People For Planet - Mar, 03/16/2021 - 16:00

Diventare sostenibili per una multinazionale entro il 2050 si deve, entro il 2030 si dovrebbe, anzi si può. Ma per farlo è necessario fissare traguardi ambiziosi e sviluppare un piano dettagliato per raggiungerli.

100% prodotti sostenibili

Un buon esempio lo dà bonprix, multinazionale tedesca parte del gruppo Otto, che ha reso noti i prossimi obiettivi nel segno della trasformazione sostenibile. Innanzitutto rendere sostenibili il 70% dei propri prodotti entro il 2025 e il 100% entro il 2030

La nuova collezione sostenibile di bonprix Neutralità dal CO2 entro il 2030

Per adeguarsi in tempi record agli standard ambientali imposti dalla Commissione Europea nel dicembre 2019 con il “Green Deal europeo”, bonprix intende diventare “CO2 neutrale” entro il 2030. Bearing Point, società di consulenza specializzata in questo settore, ha messo a punto per il gruppo bonprix Italia una soluzione volta a misurare l’impronta aziendale di carbonio nell’ambiente. Nello specifico, verranno tracciate, in modo accurato e conforme alle normative vigenti, le emissioni in CO2 e di altri agenti inquinanti, determinando l’impronta di carbonio a livello di processo, prodotto e azienda. Il processo stimolerà la produzione di scenari di simulazione e ottimizzazione per attuare piani di riduzione delle emissioni fino a giungere gradualmente alla neutralità, con un approccio interamente basato sulla trasparenza dei dati rilevati. 

Vogliamo essere sostenibili non solo per quello che vendiamo, ma anche per come lo vendiamo. L’Unione Europea ci impone di diventare neutrali entro il 2050, ma per noi di bonprix questo è un obiettivo più urgente, su cui avevamo deciso di investire tempo e risorse già da tempo e quindi partiremo a breve con il progetto pilota in Italia, di cui sono particolarmente orgoglioso. – afferma Stephan Elsner, Direttore Generale bonprix Italia – Stile, innovazione, etica: sono queste le parole che da sempre guidano l’operato di bonprix e Otto Group, verso un futuro e un commercio sostenibile”.

Stephan Elsner guida il gruppo bonprix Italia, cui fanno capo le filiali di Italia, Spagna, Grecia, Slovenia, Austria e Svizzera Materiali vegani e sostenibili

Recentemente il 75% dell’assortimento di scarpe e il 95% delle borse a marchio bonprix sono stati certificati come vegani – contrassegnati quindi dall’apposita etichetta {PETA-Approved-Vegan} – dalla PETA, la più grande organizzazione internazionale per i diritti degli animali con oltre 6,5 milioni di sostenitori in tutto il mondo. 

Già da qualche anno bonprix impiega materiali vegetali, come LyocellTencel o Modal, per i propri prodotti, e da tempo realizza collezioni sostenibili con capi realizzati in cotone organicobottiglie in PETpoliestere riciclatoLenzing e Ecovero, attualmente la fibra di viscosa più ecologica sul mercato. Materiali riciclati vengono spesso utilizzati anche per realizzare accessori e altre componenti: bottoni e cerniere contengono poliestere riciclato, che aiuta a risparmiare acqua, energia e prodotti chimici durante la produzione. Nel 2021 inoltre, si aggiungono all’intera gamma di prodotti con il bollino verde anche 160 articoli per neonati.

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Covid-19, le novità su congedi parentali e bonus baby sitter

People For Planet - Mar, 03/16/2021 - 15:10

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge covid del 13 marzo prevede la possibilità di richiedere congedi parentali e bonus baby sitter se i genitori hanno figli in dad, la didattica a distanza.

Chi lo può richiedere

Il bonus baby sitting spetta solo a determinate categoria di lavoratori, e non ad esempio al personale della scuola.

Possono invece richiederlo i lavoratori iscritti alla gestione separata INPS, i lavoratori autonomi, il personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, anche impiegato per le esigenze connesse all’emergenza pandemica, i lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alla categoria dei medici, degli infermieri, dei tecnici di laboratorio biomedico, dei tecnici di radiologia medica e degli operatori socio-sanitari. Lo si può richiedere per i figli conviventi minori di 14 anni, per servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 100 euro settimanali. Il bonus è riconosciuto anche ai lavoratori autonomi non iscritti all’INPS, subordinatamente alla comunicazione da parte delle rispettive casse previdenziali del numero dei beneficiari. La fruizione del bonus per servizi integrativi per l’infanzia di cui al terzo periodo è incompatibile con la fruizione del bonus asilo nido.

Il bonus può essere fruito solo se l’altro genitore non accede ad altre tutele o al congedo parentale, e comunque in alternativa ad altre misure di sostegno (commi 1, 2, 3 e 4).

Ancora, il bonus può essere richiesto per tutta la dad o per parte di essa, ma anche nel caso in cui il figlio si ammali di covid-19 o sia costretto a un periodo di quarantena dal Dipartimento di prevenzione della azienda sanitaria locale (ASL).

Come viene erogato

Come si legge nel decreto, il bonus viene erogato tramite il libretto famiglia oppure, in alternativa, viene elargito direttamente al richiedente, anche per la comprovata iscrizione ai centri estivi, ai servizi integrativi per l’infanzia (articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65), ai servizi socio-educativi territoriali, ai centri con funzione educativa e ricreativa e ai servizi integrativi o innovativi per la prima infanzia.

Congedi parentali

Il nuovo decreto covid porta nuove misure per le famiglie anche in fatto di congedo parentale. I genitori lavoratori di figli minori e dipendenti, hanno diritto ai congedi parentali nel seguente modo.

C’è prima di tutto il diritto allo smart working fino al 30 giugno 2021 per i lavoratori dipendenti con figli minori di 16 anni, in caso di dad o quarantena del singolo e/o delle classi. Se i genitori non possono lavorare in smart working, o lavoro agile, solo uno dei due genitori può astenersi dal lavoro (sempre se il figlio o i figli hanno meno di 14 anni)  e sempre per un periodo corrispondente in tutto o in parte alla durata della dad o di una eventuale quarantena. Lo stesso beneficio è riconosciuto anche ai genitori di figli con disabilità in situazione di gravità accertata.

Divieto di licenziamento

Per questi periodi di astensione verrà riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione stessa e divieto di licenziamento. Per i lavoratori i cui figli anno tra i 14 e i 16 non è previsto alcun aiuto economico.

Il beneficio, inoltre, ha effetto retroattivo: una volta accolta la domanda viene riconosciuto per i tutti i periodi di interruzione della scuola dal 1° gennaio 2021.

Covid-19, vaccini: chiamate last minute per usare anche le dosi rifiutate

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Come si può stirare una camicia in 5 minuti?

People For Planet - Mar, 03/16/2021 - 10:00

Dal canale YouTube di Barbara Mugnai poche mosse in pochissimi minuti per un risultato assicurato!

Barbara Mugnai

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Una cisterna è per sempre (Video)

People For Planet - Mar, 03/16/2021 - 08:00

E’ possibile utilizzare oggi le vecchie cisterne greche e romane per immagazzinare l’acqua?
In fin dei conti siamo la civiltà dell’acqua, che si è sviluppata andando a intercettare ogni singola goccia disponibile. Seconda puntata del nostro viaggio nell’acqua

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Guarda qui la prima parte Guarda qui la terza parte
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Immunità di gregge a settembre | Sarah Everard, cosa sta accadendo | “Letta propone lo Ius Soli?”

People For Planet - Mar, 03/16/2021 - 06:25

Corriere della Sera: I dati dell’azienda anglo-svedese sulla sicurezza: 15 trombosi su 17 milioni;

Il Giornale: Ora il caos vaccini spacca l’Ue Von der Leyen sotto accusa;

Il Manifesto: Il piano del Generale sui vaccini: immunità di gregge a settembre;

Il Mattino: Papa Francesco vieta benedizioni coppie gay;

Il Messaggero: Sarah Everard, cosa sta accadendo: la battaglia delle donne e le accuse a Scotland Yard;

Ilsole24ore: ACCELERARE SU SVILUPPO SOSTENIBILE – Coronavirus, Giovannini: «Dobbiamo lavorare per far nascere imprese di giovani»;

Il Fatto Quotidiano: Il ministro Orlando: “Serve un rafforzamento del reddito di cittadinanza e di emergenza. Evitata la crisi sociale, ora tutelare ceto medio”;

La Repubblica: Italia, Germania, Francia e Spagna sospendono per precauzione AstraZeneca. Figliuolo firma l’ordinanza: “Dosi residue a soggetti disponibili”. L’Aifa: “Vaccino sicuro, chi l’ha fatto stia tranquillo” Video;

Leggo: Variante inglese, più contagiosa e più letale. Lo conferma uno studio: «Mortalità aumentata di oltre il 50%»;

Tgcom24: Salvini: “Letta propone lo Ius Soli? Comincia male, forse vuol far cadere il governo”;

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Troviamo un “vaccino” per il traffico!

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 17:00

Il Coronavirus negli ultimi tempi è stato il primo pensiero per ogni essere umano, in qualsiasi parte del mondo. Qualcuno però utilizza le informazioni sul Covid-19 in maniera particolarmente originale nel proprio lavoro: opere d’arte ma anche studi scientifici che promettono di migliorare il mondo in cui vivremo nel prossimo futuro, un mondo che necessita di profonde trasformazioni.

Prima che il Coronavirus ci chiudesse tra le pareti domestiche, il traffico era uno dei problemi cruciali da risolvere nelle principali città del mondo: eliminare il traffico sarebbe un grandissimo contributo nella lotta contro i cambiamenti climatici, ma da dentro le nostre case quasi ci siamo dimenticati del surriscaldamento globale e della necessità assoluta di contenere l’innalzamento della temperatura media.

Il traffico si propaga come un virus

Alcuni ricercatori hanno notato che il Coronavirus si propaga da persona a persona in maniera simile a come gli ingorghi stradali si propagano nelle città, causando blocchi e traffico. Da un singolo incidente stradale il traffico può interessare un intero quartiere e, se non viene ripristinata in fretta la viabilità normale, la città intera si paralizza. I ricercatori hanno ora un modello per provarlo, frutto di una modifica al modello di mappatura dell’insorgere delle epidemie. Questo modello è stato applicato per descrivere la propagazione dei “traffic jams”: le auto infettano le altre auto con la congestione del traffico così come le persone infettano le altre con un virus. Il test ha preso in esame 6 città molto diverse – Chicago, Londra, Melbourne, Montréal, Parigi e Sydney – in cui il traffico si è propagato con le medesime modalità.

Siamo in grado di calcolare la velocità alla quale una congestione si propaga in una rete stradale, indipendentemente dalla conformazione della rete stessa o dalle caratteristiche della città”, sostiene Meead Saberi, ingegnere alla University of New South Wales, che ha scritto lo studio comparso su Nature Communications.

Trattare il traffico come un’epidemia

Facciamo un passo indietro e concentriamoci sul virus e sui modelli di infezione. Alcuni individui che non l’avevano contratto prima sono suscettibili di infezione, alcuni sono malati al momento, altri sono guariti; questi ultimi tendono a essere immuni, quindi il virus ha sempre meno soggetti potenziali da infettare. I ricercatori hanno adattato al traffico questo modello, immaginando “link” al posto degli individui. Per intenderci: un incrocio a 4 bracci è l’intersezione di 2 strade, ma i link considerati sono 4. Al posto di studiare i sintomi biologici come la tosse sono state considerate le congestioni, vale a dire i punti in cui le auto rallentano e formano una massa. Quindi esistono link che potrebbero congestionarsi, link già congestionati e link che lo sono stati in cui la circolazione sta tornando a defluire. In effetti, le analogie con i virus sembrano molte.

Le dinamiche del traffico non sono certo un segreto. In caso di incidenti, le persone rallentano perché sono curiose di osservarne cause e conseguenze, quindi il traffico aumenta. Superato il luogo dell’incidente, la loro velocità aumenta. Sono azioni prevedibili. Questo stop-and-go è immaginabile come un contagio tra auto e la guarigione avviene una volta che l’incidente sparisce dalla vista.

Significa, secondo i ricercatori, che sarebbe possibile gestire il traffico trattandolo come un’epidemia e cercando di frenare i contagi. Bob Pishue, un analista del settore trasporti coinvolto nello studio, ha fatto notare anche che in aree congestionate si spreca carburante, quindi i guidatori deviano su strade alternative; i costi salgono mentre il contagio si diffonde, le città rischiano di diventare improduttive e malate.
Serve allora un vaccino per prevenire il diffondersi incontrollato della malattia.

I limiti dello studio

Le strade si infettano con il traffico, ma non hanno ancora sviluppato un’immunità. Anzi, il contagio torna e ritorna senza tregua. Uno dei limiti del modello è che è applicabile solo alla situazione delle strade all’ora di punta. Inoltre, il modello è macroscopico, mostra esattamente quale strada è congestionata e a quale velocità si propaga la congestione e può svelare quale parte della rete viaria di una città in un determinato arco di tempo sarà bloccata. Il passo successivo, che per ora è un limite, è creare un modello che offra una soluzione per ogni singola strada: quale via sarà la prossima a congestionarsi e in quale tratto?
La cura per il traffico, così descritta, potrebbe sembrare relativamente semplice, più o meno quanto la regolazione dell’illuminazione stradale in funzione della quantità di auto che transitano: un “vaccino” per prevenire gli ingorghi.

Fonti:
https://www.nature.com/articles/s41467-020-15353-2
https://www.wired.com/story/traffic-spreads-like-disease/

Articolo scritto il 14 aprile 2020

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Immagine copertina: disegno di Armando Tondo

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Birra e Ketchup a ridotto impatto glicemico grazie a un rifiuto

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 16:00

Viziamoci, ma responsabilmente. Al via l’e-shop di prodotti che aiutano a perdere peso, a stare in forma, a migliorare la performance sportiva e veri alleati per chi soffre di diabete e problemi metabolici, con una tecnologia innovativa che sfrutta gli scarti alimentari.

Una fibra che aiuta

JAXplus lancia un e-commerce della sua selezione di fibre solubili, brevettata da Heallo srl, che può essere acquistata anche da sola per contrastare gli effetti negativi dello zucchero: abbinata ai cibi, come quelli presenti nello store virtuale su jaxplus.it, permette di ridurre l’innalzamento glicemico dopo i pasti. Innalzamento dovuto al fatto che assumiamo troppi zuccheri, semplici o complessi, che tra gli altri danni provocano un’immissione repentina di insulina che abbassa sì il livello glicemico, ma troppo velocemente, causando così attacchi di fame “falsati”.

Birra e Ketchup

Gli alimenti Powered by JAXplus disponibili sugli scaffali online, al momento, sono:

  • la birra Fravort, che può abbattere l’impatto glicemico del 42% rispetto al prodotto originale. Si tratta di una birra artigianale dal profumo di cereali e gusto morbido, prodotta in Valsugana;
  • il ketchup, un condimento che nell’immaginario collettivo si sposa alle patatine fritte e ad altri “comfort food” non sempre propriamente salutistici, ma che può essere abbinato anche a cibi più sani.

A breve il negozio si arricchirà di altri prodotti alimentari, come il cioccolato a basso impatto glicemico.

Tutti i prodotti sono testati dall’Università di Pavia (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Lazzaro Spallanzani”).

I destinatari

Questi alimenti sono quindi particolarmente indicati per persone con problemi di diabete di tipo 1 e 2, insufficienza renale, neuropatie, malattie cardiovascolari, persone con esigenze di controllo del peso, sportivi (atleti professionisti e dilettanti), bambini e, più in generale, per tutti coloro che seguono una dieta sana e salutare ma non vogliono rinunciare al piacere dei carboidrati. Per tutti loro è pensato il brevetto JAXplus di Heallo, start up nata a dicembre 2018 dalla ventennale esperienza di Francesca Varvello, tecnologa alimentare, e dalla competenza imprenditoriale in ambito cerealicolo di Franco Varvello, imprenditore e marketer, nel mondo dell’alimentazione.

Il progetto si basa su salute, scientificità, economia circolare, tracciabilità: strategia di business e sostenibilità ambientale e sociale si fondono in Heallo, che grazie all’ingrediente brevettato, è entrata nella top ten del programma Kickstarter 2019 e tra le 9 selezionate da Deloitte per il progetto Food Tech Accelerator.

Il principio che riduce gli zuccheri

JAXplus può essere applicato a cibi e bevande: il brevetto consente di selezionare gli arabinoxilani particolarmente efficaci nel ridurre il picco glicemico successivo alla digestione e nel diminuire la stimolazione insulinica, con evidenti vantaggi per il profilo metabolico, nel breve e soprattutto nel lungo periodo.

Si presenta come un ingrediente in polvere di colore beige e può essere utilizzato in tutti i cibi e le bevande che contengono carboidrati per ridurre l’indice glicemico: sapore e consistenza degli alimenti non vengono modificati, il vantaggio è nell’aumento dell’apporto di fibra solubile, base per una dieta sana ed equilibrata.

La tecnologia JAXplus può essere applicata a filiere alimentari che generano scarti valorizzabili, dai quali estrarre elementi nutritivi interessanti: birra (trebbie), riso (pula), mais (crusche) e barbabietola (polpa e fettucce).

Attenzione all’ambiente

Nella sua produzione è stato lasciato spazio alla valorizzazione del malto dell’orzo e al recupero delle sue trebbie nel rispetto dell’economia ecosostenibile: attraverso la valorizzazione degli scarti e degli avanzi di lavorazione di cereali o di altri vegetali (trebbie di orzo, crusca di avena, polpe di barbabietola) JAXplus è una vera innovazione nella ricerca di soluzioni nutrizionali sane, in un’ottica di economia circolare e di sostenibilità ambientale.

Arriva la birra che abbassa il picco glicemico grazie a un rifiuto

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Buone notizie per chi ancora cerca verità sul delitto Borsellino

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 15:00

Condividiamo il post Facebook di Enrico Deaglio nella speranza che, una volta per tutte, si riesca a fare luce su una vicenda che ci riguarda tutti. Di seguito:

Buone notizie per chi è interessato alla ricerca di verità sull’omicidio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta (domenica 19 luglio 1992). La Commissione Antimafia della Regione Sicilia, presieduta dall’onorevole Claudio Fava, ha iniziato il 2 marzo scorso un lavoro di indagine non solo sul depistaggio (su cui ha già pubblicato una approfondita relazione), quanto sulle implicazioni nazionali di quell’episodio.

L’indagine

La decisione è stata presa dopo l’archiviazione, da parte del GIP di Messina, delle accuse contro due magistrati all’epoca in servizio alla procura di Caltanissetta e indagati per la vicenda. L’archiviazione, destinata a stendere l’oblio sulla vicenda, ha trovato dunque un dissenso, da parte della Commissione Antimafia siciliana, che ha deciso di usare i suoi poteri per continuare le indagini e allargarle allo scenario generale in cui avvenne il “più grande depistaggio della storia d’Italia”. Credo che la Commissione sia oggi l’unica (ultima?) sede che si propone di cercare verità e di non far cadere i crimini di quel periodo nella dimenticanza. Nessun’altra istituzione, che io sappia – né il CSM, né il parlamento, né il ministero di Giustizia, né un qualsiasi partito politico, né un qualsiasi gruppo di pressione, nemmeno una delle tante voci che operano sui social media – è interessato a sapere di più dello scempio che è stato fatto di Paolo Borsellino – in vita e in morte.

Si è giunti al punto che Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso, nella sua richiesta di verità trovi poche voci amiche, e di converso molte intimidazioni. E’ quindi con molto piacere, e con altrettanta riconoscenza, che ho appreso di essere stato indicato per l’audizione della Commissione che ha aperto i nuovi lavori, il 2 marzo scorso.

Il presidente Fava mi ha convocato per le notizie pubblicate in due libri, “Il vile agguato” (Feltrinelli 2012) e “Patria 2010-2020” (Feltrinelli 2020), inizio e proseguimento di un lungo lavoro d’inchiesta sul caso. Gli argomenti su cui sono stato richiesto di riferire sono stati:

  • I giochi di potere che permisero al semi sconosciuto commissario Arnaldo La Barbera di assumere i pieni poteri nell’indagine sull’omicidio, di estromettere voci critiche e di avviare il depistaggio fin dall’inizio. Una posizione di potere alla quale la magistratura sembra essersi più o meno volontariamente sottomessa.
  • I legami di La Barbera con i servizi segreti e, nel contempo, con i vertici di Cosa Nostra, datati da parecchio tempo. La sua conoscenza diretta di Nino Gioè, uno degli autori materiali della strage di Capaci, ben prima del 1992. La frettolosa archiviazione della morte per impiccagione di Nino Gioè nel carcere di Rebibbia (giugno 1993).
  • La circostanziata – tanto clamorosa quanto pochissimo nota – segnalazione da parte dell’ambasciatore Fulci (rappresentante dell’Italia alle Nazioni Unite) di un concreto coinvolgimento di uomini del Sismi negli attentati della primavera estate 1993 (Firenze, Milano, Roma) e il drammatico appello che portò – sulla base di quelle notizie – il presidente della Repubblica Scalfaro a rivolgersi alla nazione a reti unificate (novembre 93).
  • Il Falso di Stato che ha circondato la cattura di Salvatore Riina e i suoi postumi.
  • La protezione offerta dallo Stato durante tutto il periodo delle stragi al clan dei fratelli Graviano, protagonisti di tutta la scena criminale del 92-93-94; e tenuti per decenni al riparo dalle inchieste giudiziarie.
  • La scandalosa “mancanza di coscienza” che ha coinvolto tutta la magistratura nella vicenda della costruzione del “falso pentitoVincenzo Scarantino, la cui presenza sulla scena ha di fatto protetto per più di 15 anni i veri colpevoli; e lasciato in cella una dozzina di innocenti per altrettanti anni.

Sono stato ascoltato con molta attenzione, mi sono state rivolte domande molto pertinenti, ho consegnato documentazione che mi era stata richiesta, e indicato altre persone “informate sui fatti”, che possono essere utili all’inchiesta.

La Commissione ha in programma di lavorare per i prossimi mesi, rendendo pubbliche le sue acquisizioni e naturalmente rendendo note alle competenti procure le notizie di reato di cui è venuta a conoscenza. Questa comunicazione è per dire che, anche se siamo quasi arrivati a 30 anni di distanza da quegli eventi – che peraltro cambiarono la natura della democrazia in Italia – c’è ancora qualcuno, animato da buone intenzioni e non rassegnato, che ci tiene a capire che cosa successe.

Tenetevi informati e, se potete, date una mano. Grazie, Enrico Deaglio

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Covid-19, vaccini: chiamate last minute per usare anche le dosi rifiutate

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 14:30

“Voglio approfondire la questione delle dosi buttate. Bisogna utilizzare il buonsenso: se ci sono le classi prioritarie che possono utilizzarlo bene. Sennò, chiunque passa va vaccinato“, lo aveva detto il generale Francesco Paolo Figliuolo, intervistato per la prima volta in diretta tv da quando ha assunto il ruolo di commissario straordinario all’emergenza Covid, da Fabio Fazio, dettagliando il piano vaccinale che il governo ha pubblicato sabato, e che prevede che “entro fine settembre almeno l’80 per cento degli italiani sia vaccinato”.

Nasceranno liste di riserva

Per questo, sarà fornita a breve un’indicazione da parte della struttura Commissariale per l’Emergenza Covid per “evitare il rischio dello spreco di dosi”. L’ipotesi è di chiedere alle Regioni liste di riserva in caso di rinuncia alla somministrazione da parte di singoli cittadini. In quei casi le dosi, già scongelate, andavano perse.

Quindi altri pazienti in lista saranno contattati all’ultimo minuto, per l’inoculazione sostitutiva anticipata. Il sistema sarà comunque valutato caso per caso in ogni regione.

A che punto siamo

Sono 2.003.391 gli italiani vaccinati con il richiamo delle due dosi, come risulta dai dati del ministero della Salute. Mentre sono 6.715.732 i vaccini somministrati in tutta Italia, pari all’85,1% delle 7.891.990 dosi finora distribuite a tutte le regioni.

Covid-19, vaccino ai giornalisti e agli psicologi. E i cassieri dei supermercati?

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Realizzare in casa gli assorbenti lavabili

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 10:00

Come si legge dal canale YouTube di SFUSO Diffuso: anche se una buona parte dei prodotti usa e getta in commercio può essere tranquillamente riciclata, ci sono due tipi di rifiuti invece che sono molto difficili da smaltire: i pannolini per bambini e gli assorbenti per il ciclo mestruale.

Gli assorbenti lavabili rappresentano un’alternativa economica ed ecologica agli assorbenti usa e getta. In commercio ne trovate molti, di varie forme e prezzi, ma se avete un po’ di tempo, una macchina da cucire e degli scampoli avanzati vi spieghiamo come farli!

SFUSO Diffuso

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Londra, violenza durante la veglia per l’omicidio di Sarah Everard

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 09:00

Stuprata, uccisa e rinchiusa dentro un sacco, martoriata, al punto che per riconoscerla si è dovuto ricorrere all’analisi dei denti.

Sarah Everard, viveva a Londra, aveva solo 33 anni, di professione era manager nel settore marketing, la sera del 3 marzo, alle ore 21, rientrava a casa dopo una cena da amici, tra i quartieri di Clapham e Brixton. Da lì in poi è svanita nel nulla, fino al macabro ritrovamento del suo corpo, mercoledì scorso, in un bosco del Kent, a a circa 78 km dall’ultima immagine di una telecamera che la ritrae ancora in vita.

Per il suo omicidio è stato fin da subito indagato un agente di polizia di Scotland Yard, oggi reo confesso. Non un poliziotto qualsiasi, ma un agente dei corpi speciali per la protezione diplomatica e parlamentare, dotato di porto d’armi. Con lui è imputata anche una donna che sempre secondo gli inquirenti lo avrebbe aiutato a occultare il cadavere. L’omicidio di Sarah Everard è un incubo nell’incubo della pandemia. Un incubo che ha indignato il Regno Unito e raccolto sabato sera donne e uomini a Londra per una veglia organizzata a Clapham Common al grido di “Reclaim these Streets, Reclaim these streets!“. Reclamare le strade per poter tornare a percorrerle senza paura e in sicurezza, di giorno come di sera.

La veglia era stata dapprima organizzata e poi cancellata perché non si era trovato un accordo sul rispetto delle norme anti-Covid, dunque il raduno di sabato sera non era stato approvato. Raduno che ha iniziato a raccogliere persone fin dalla mattina, infatti per tutta la giornata la polizia è stata presente a controllare che non ci fossero assembramenti, i quali, verso sera, hanno iniziato a formarsi. Ci sono stati assembramenti e molte delle persone presenti hanno violato la tutela della salute pubblica, fortemente compromessa in UK, indubitabilmente vero.

Dacché dovevano riprendersi le strade e sottrarle dalla violenza, le tante donne scese in piazza però ne sono state vittime, sotto agenti che le hanno caricate, trascinate, aggredite, come dimostrano le fotografie e i video in circolazione. Una repressione indegna di un paese civile, di un Occidente “liberale” e di un mondo già abbastanza dilaniato dalla morte, bollata dallo stesso sindaco di Londra, Sadiq Khan, il quale via Facebook ha scritto:

Le scene scaturite dalla polizia della veglia di Sarah Everard tenutasi su Clapham Common ieri sera sono state del tutto inaccettabili. I miei pensieri restano alla famiglia di Sarah in questo momento terribile. Capisco perfettamente perché le donne, le ragazze e i manifestanti volessero tenere una veglia per ricordare Sarah e tutte le donne che sono state sottoposte a violenza o hanno perso la vita per mano degli uomini, e per reclamare gli spazi pubblici (…) Ho chiesto al commissario e vice commissario di venire in Municipio oggi per darmi una spiegazione degli eventi di ieri e dei giorni che li precedono. Non sono soddisfatto della spiegazione che hanno fornito. Ora chiederò all’ispettorato di Constabulary di Sua Maestà [HMIC] di condurre un’indagine completa indipendente sui fatti ieri sera e nei giorni precedenti. Chiedo anche all’Ufficio indipendente di condotta di polizia [IOPC] di indagare sulle azioni dei poliziotti ieri sera (…) Non c’è fiducia e fiducia adeguata da parte di donne e ragazze negli agenti e nel sistema giudiziario penale. Ora si devono fare ulteriori passi per affrontare questo problema.

Strade feroci, mai del tutto sicure per le donne.

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Oggi non si può viaggiare? Lonely Planet insegna a farlo restando a casa: con la fantasia

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 08:00

Non torneremo a viaggiare prestissimo, nonostante la speranza di farlo ci porti costantemente a immaginare il prossimo tour e a costruire il prossimo itinerario. Il Covid-19 ci ha costretti a osservare il mondo a distanza, ci ha portato a conoscere posti nuovi attraverso documentari, film, immagini, tour virtuali. Musei, città, videomaker e fotografi ci hanno aiutato a viaggiare con la fantasia… ma l’altro lato della medaglia è il tracollo di buona parte del comparto turistico-alberghiero di tutto il mondo, non possiamo ignorarlo.
In un’atmosfera di speranza generale in cui i viaggiatori non vedono l’ora di fare le valigie e le aziende di rialzarsi, qualcuno mostra esempi di resilienza da manuale. Anzi, da guida turistica.
Chi non ha mai acquistato una Lonely Planet o non ne ha mai sentito parlare alzi la mano!
Ma come si fa a vendere guide turistiche in questo periodo? Non si cambia pelle, ma soprattutto si lavora ad una strategia di comunicazione che vada oltre le foto di panorami e monumenti. Che vada oltre il concetto di viaggiare così come lo abbiamo concepito finora.

Viaggiare con la mente non basta più

Appena scattato il lockdown, uno dei fil rouge più gettonati dagli storytellers aziendali è stato quello del “viaggiare con la mente e con la fantasia, senza muoverci da casa” (prendete nota e ricordatevelo tra qualche minuto). Interessante, ma alla lunga può generare malinconia e frustrazione in chi prova una costante smania di fare la valigia e partire alla scoperta di nuovi posti. Le aziende del comparto si sono ritrovate a dover parlare dell’argomento viaggio senza poter offrire la certezza di una “riapertura del mondo”. E poi, una volta riaperto il mondo, quante persone si sentiranno sicure da subito nel prendere un treno, un aereo, o nel riversarsi in massa nelle spiagge o nei punti d’interesse più acclamati? La comunicazione ha dovuto cambiare registro per non risultare monotona e identica a quella dei competitor. Ha dovuto parlare di viaggio senza parlare di viaggio.

Lonely Planet: resilienza è avere il prodotto vincente nel cassetto

Un’impresa ardua, continuare a mostrare luoghi da sogno che chissà quando rivedremo. Arduo anche vendere prodotti legati al viaggiare in tempi in cui non si vendono più da sé. Arduo (e fuori luogo) continuare imperterriti a seguire la narrazione tradizionale imperniata sulle immagini di mete da sogno che oggi, domani e magari anche tra un anno saranno ancora inaccessibili.
Siamo franchi: perché dovremmo comprare una guida turistica se non abbiamo alcuna garanzia di partire a breve? Una guida è un faro che serve a farci orientare, ha un’utilità pratica. Può aiutarci a fantasticare, ma non è un romanzo né un documentario, né una stampa da appendere alla parete.
Ad un certo punto, sul profilo Instagram di Lonely Planet compare un invito: “È ora di godervi un luogo magico come non avete mai fatto prima: è ora di stare a casa”.

Visualizza questo post su Instagram

Arrampicatevi sulle Divano Mountains, tuffatevi nell’impetuosa Doccia Gelata e provate lo street food di Quelcherestainfrigo. È ora di godervi un luogo magico come non avete mai fatto prima: è ora di stare a casa. #iorestoacasa

Un post condiviso da Lonely Planet Italia (@lonelyplanet_it) in data: 11 Mar 2020 alle ore 9:35 PDT

La stanza utilizzata nell’immagine è minimal e vagamente retrò: una candela, una pagnotta a fette che sembra affettata da poco. È il focolare, sono le mura domestiche, calde e rassicuranti. Sul tavolo, una guida, “Casa”, la cui cover riprende proprio la stessa stanza. È tempo di riscoprire casa nostra, l’avevamo capito, dopo tutto, ma fa riflettere.
Fin qui tutto abbastanza regolare. Un messaggio interessante, empatico, ma nessun picco di creatività memorabile.
È il post successivo a rendere la comunicazione di Lonely Planet qualcosa di resiliente in maniera diversa rispetto a quella di molti altri competitor: “Vola a Parigi ascoltando Jacques Brel o in Islanda con Björk mentre fissi il soffitto di casa; avventurati (in pantofole) nella giungla amazzonica riguardando Fitzcarraldo. ‘Viaggiare in poltrona’ ti stuzzicherà la fantasia con 500 film, libri e musiche per fare il giro del mondo seduto in poltrona”.

La guida in pdf è scaricabile online (questo è il link) e, di fatto, è una vera e propria guida turistica, ma che porta a spasso per il mondo attraverso itinerari tematici e svela informazioni sui luoghi set di grandi classici del cinema, o di film meno acclamati ma da rivedere con uno sguardo diverso. Si procede sia per tema – ad esempio, “I castelli nel cinema” – con capitoli che non includono luoghi tra loro vicini, che per località – ad esempio “New York a caratteri cubitali” – con capitoli che portano alla scoperta di un luogo attraverso i riferimenti contenuti in film, dischi e libri.

Perché ci piace “Viaggiare in poltrona”

Ci piace perché è un volume assolutamente godibile, una guida che fa venire voglia di avere tra le mani la versione cartacea da tenere a portata di mano ogni volta che siamo a caccia di spunti per progettare il prossimo viaggio. L’intento è proprio questo, scritto nell’ultima pagina: “Per sognare ad occhi aperti e poi, magari, partire davvero”.
Ci piace perché, in un certo senso, più che una guida ci ricorda quando da bambini sfogliavamo l’atlante: non con l’intento di fissare la meta di un viaggio, ma con l’intento di scoprire il mondo per il puro piacere di scoprirlo.

Forse vi chiederete come si fa, in pochi giorni, a confezionare una guida così evergreen e così interessante per questo periodo di transizione. Semplice, non è stata affatto realizzata adesso. Ma parlare di viaggi, d’altra parte, significa anche parlare di “viaggiare con la mente e con la fantasia, senza muoverci da casa”… Chi l’ha capito da tempo, adesso sa meglio come farlo senza scadere nella noia.

(La versione cartacea della guida, naturalmente, esisteva già e nemmeno adesso è gratuita. Lonely Planet vi vende un prodotto anche adesso che non potete viaggiare, ma il prodotto giusto.
Lo trovate qui.

Articolo scritto il 16 aprile 2020

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Volkswagen: verso taglio 5.000 posti di lavoro | Bonino lascia +Europa | Sospensione dei brevetti

People For Planet - Lun, 03/15/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Burioni: «Draghi obblighi i sanitari a vaccinarsi, è come il casco per gli operai» Perché anche i vaccinati devono stare a casa?;

Il Giornale: Più strutture, velocità e dosi. Così Draghi cancella Arcuri;

Il Manifesto: Sospensione dei brevetti, pressing su Draghi per dire no a Big Pharma;;

Il Mattino: Bonino e Della Vedova lasciano +Europa. La senatrice: «Via a testa alta» | Video;

Il Messaggero: Pensioni pagamento aprile alle Poste anticipato per l’emergenza Covid: ecco le date;

Ilsole24ore: Volkswagen: verso taglio 5.000 posti di lavoro in Germania – Auto, così la sfida dei software si gioca tra Germania e California;

Il Fatto Quotidiano: La Cina disegna il suo futuro dei prossimi 5 anni: dalla prosperità all’indipendenza tecnologica;

La Repubblica: Vaccini, Figliuolo chiude le polemiche sui furbetti: “Basta buttare le dosi, vaccinare chi passa. Ora la svolta o perderemo tutto”;

Leggo: Covid, l’esperto: «Non ci sono dubbi su nuova ondata di contagi in autunno» FOTO;

Tgcom24: AstraZeneca: niente aumenti rischio embolia o trombosi nel vaccino | “Nei lotti ‘sospetti’, nessun problema riscontrato”;

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I 10 migliori film sul terrorismo di sinistra

People For Planet - Dom, 03/14/2021 - 17:00

Le parole sono importanti. I diretti protagonisti delle insorgenze dei gruppi armati di sinistra nell’Europa occidentale non hanno mai accettato la definizione di terroristi. Ma la Storia, che è scritta dai vincitori in larga parte, ha assegnato malgrado loro questa scomoda patente. Certo di terrore e vittime ne provocarono, con il loro assalto al cielo praticando lotta armata contro il sistema e i governi. Furono sospese molte libertà e non mancarono anche le torture ai prigionieri e il fenomeno determinò la sconfitta dei movimenti di massa.

Nella classifica di questa settimana ho scelto i migliori dieci film che abbiano meglio saputo affrontare dal punto di vista estetico questa controversa, e oggi anche poco conosciuta dalle giovani generazioni, pagina del Novecento. Il fenomeno della lotta armata in Europa ha avuto una larga rilevanza in Irlanda e nei Paesi Baschi come irredentismo nazionalista anche se venato da istanze sociali, ma da un punto di vista politico la questione è stata molto rilevante nella Germania Ovest e in Italia.

Nel nostro Paese il cinema fu incapace di raccontare un sommovimento così enorme realizzando film in ordine sparso e affidandolo a singoli autori che nel corso di quattro decenni hanno colto l’attimo per fornire chiavi di lettura di quanto fosse accaduto in Italia. Nella filmografia, ben studiata da Christian Uva nel suo “Schermi di Piombo. Il terrorismo nel cinema italiano” non mancarono film brutti, complottisti e spesso girati con poche risorse anche se animati da buone intenzioni. Meglio seppe fare il cinema tedesco che attorno al problema fece nascere una delle sue più felici stagioni. Ma anche il cinema italiano, se pur a molta distanza dagli avvenimenti, se non per numero complessivo ma per qualità, attraverso alcuni suoi registi ha saputo lasciare una valida traccia su una delle stagioni più intense della storia repubblicana.  

BUONGIORNO, NOTTE di Marco Bellocchio, 2001

Dopo 23 anni dal rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana e architrave della politica del compromesso storico con il Partito Comunista Italiano, il cinema riesce a compiere una riflessione cinematografica di altissimo livello  che fornisce chiavi di lettura adeguate del più drammatico episodio della storia repubblicana, che di fatto determinò l’inizio della fine della cosiddetta Prima Repubblica.
Bellocchio, che pur era caduto sull’argomento realizzando l’opaco “Gli occhi, la bocca” sullo stesso argomento (non il caso Moro ma la lotta armata marxista), si poggia molto liberamente sulla biografia romanzata scritta dalla brigatista Anna Laura Braghetti, che fu carceriera di Moro, e dalla giornalista Paola Tavella, per raccontare i drammatici giorni del rapimento e molte tensioni esistenziali che ne determinarono l’esito. Decisiva la scelta finale non realista dove uno straordinario Roberto Herlitzka nei panni di Moro viene liberato dai brigatisti andando libero per le strade di Roma. Un “se” su come poteva andare e non andò per le rigidità del Partito armato e della fermezza istituzionale sorda a ogni trattativa per liberare il prigioniero. Tutte le ragioni e i torti sono in campo, infatti il film è stato apprezzato con ragioni diverse sia dai parenti di Moro che dai brigatisti coinvolti. La carceriera nel film è figlia di partigiani emiliani e in contatto con un giovane che scrive una sceneggiatura che porta lo stesso titolo del film tratto da una poesia di Emily Dickinson. Ottimi tutti gli attori, soprattutto Maya Sansa e Luigi Lo Cascio. Indovinate musiche di Pink Floyd e Verdi. Riferimenti filologici al leninismo e alla lotta armata resistenziale ben strutturati. Eccellente utilizzo dei filmati d’epoca. A Venezia premiato solo per la sceneggiatura con furibonde polemiche per la mancata assegnazione del Leone d’Oro. Aldo Moro continuava a far da scandalo anche da morto. 

ANNI DI PIOMBO di Margarethe Von Trotta, 1981

“Un film di formazione  che spiega come il piombo della colpa potè condurre a quello dei proietti”. Il cinema tedesco attraverso la sensibilità femminile di una delle sue migliori registe riesce, a pochi anni dagli avvenimenti, a fornire degli occhiali di decodificazione di quanto fosse avvenuto in una guerra civile generazionale che si stentava a riconoscere nel suo drammatico svolgimento. Non è un caso che il fortunato film con il suo titolo ribattezzerà a futura memoria quella stagione anche in Italia. La Von Trotta si affida alla vera storia delle sorelle Esslin, figlie di un pastore protestante, che prendono vie diverse: Juliene nel movimento femminista, Marianne nella lotta armata della Raf. Un rapporto-conflitto che si sposterà nel carcere speciale con la sospetta e drammatica morte della sorella militante e su cui la giornalista femminista si mette a indagare. Il film fa emergere in modo riuscito il peso della colpa storica del nazismo che si rifletterà su chi in Germania scelse la lotta armata. Stupenda la scena della visione delle due sorelle che guardando il documentario “Notte e nebbia” di Resnais e scoprendo l’orrore dei campi di concentramento vanno nei bagni del cinema a vomitare. Molto realista la rappresentaIone dell’annullamento della persona nella carcerazione speciale. Bravissime le due interpreti. Leone d’Oro a Venezia 

LA MEGLIO GIOVENTÙ di Marco Tullio Giordana, 2003

Un regista che si era destreggiato bene con l’argomento (meglio con “Maledetti vi amerò”, meno con “La Caduta  degli Angeli Ribelli”) nella sua opera meglio compiuta sulle poche vittorie e molte sconfitte della generazione del Sessantotto racconta una riuscita storia corale polifonica affidando il segmento della lotta armata al personaggio di Sonia Bergamasco, compagna femminista del protagonista psichiatra basagliano (un ottimo Lo Cascio) che abbandona figlia e famiglia per abbracciare le ragioni del partito armato. Un Io diviso dal percorso politico pacifista del marito “motivata da una nevrosi personale che sembra derivare più da un malessere individuale che da un’ideologica insofferenza per i torti sociali diffusi”. Ammirevole lavoro di sceneggiatura di Rulli e Petraglia. Premiato a Cannes, pioggia di David e di Nastri, e amatissimo dal pubblico, nonostante che la Rai, che lo produsse, ne abbia limitato la distribuzione al cinema e la messa in onda in televisione. 

COLPIRE AL CUORE di Gianni Amelio, 1982

Grazie al suo impianto estetico contestuale che vede sempre la ricerca di un padre che ha abbandonato il figlio, Gianni Amelio costruisce un raffinato lavoro negli anni Ottanta che sembrano voler rimuovere tutto quello che era accaduto. Film non ispirato alla cronaca ma ben costruito nella sceneggiatura scritta con Vincenzo Cerami. Perfetto il gioco filmico che vede il padre professore universitario ex partigiano fiancheggiare la lotta armata ospitando in casa un ragazzo che viene ucciso dalla polizia. Il figlio quindicenne inizia a indagare, pedina e fotografa per capirne le motivazioni morali e politiche che si mostreranno molto lontane dalle sue. Alla fine lo denuncia alla polizia. Per la prima volta i terroristi sono mostrati per quello che sono senza giustificarli. Il preciso ambiente borghese milanese è rappresentato con maestria grazie anche agli ottimi attori protagonisti. Film povero di risorse ma ricco di tecnica e inventiva figurativa. Anche per questo film la Rai produttrice del film ne ostacolò la diffusione rallentando l’uscita nelle sale, non sfruttando il clamore mediatico del Festival di Venezia e programmandolo in televisione cinque anni dopo. 

LA SECONDA VOLTA di Mimmo Calopresti, 1995

Riuscita opera prima che rivela l’enorme talento di Mimmo Calopresti, ex militante di Lotta Continua, sceneggiatore insieme a Francesco Bruni, nella sua Torina asettica e con la Fiat in ristrutturazione: qui ambienta la storia di un professore universitario che a distanza di 12 anni incontra la donna che lo ha ferito in un attentato. Lei non lo riconosce, lui finge di corteggiarla per incrociare il destino umano della sua carnefice in semilibertà, donna ormai cambiata, forse anche troppo. Ma il confronto è impossibile. Prodotto e interpretato da Nanni Moretti, che assegna una sorta di marchio di fabbrica a un film tutto al presente che ha il merito di riprendere un discorso sulla lotta armata senza flashback eroici e urla ideologiche ma, come ben riflette Mereghetti, “solo con due personaggi che incarnano con dolore e intensità il dramma più sospeso e inafferrabile della recente storia d’Italia”. Segnante la protagonista Valeria Bruni Tedeschi che diventerà la compagna del regista. 

LA MIA GENERAZIONE di Wilma Labate, 1992

Una brava regista ex militante di Potere Operaio, ha il merito di lavorare con due suoi ex compagni che avevano aderito alla lotta armata scegliendo le Unità Combattenti Comuniste, per trarne una sceneggiatura che sa ben riflettere su quanto accaduto in Italia negli anni Settanta portando un punto di vista fazioso mai espresso prima. Si racconta un on the road emergenziale in un cellulare occupato da un militante, interpretato da Claudio Amendola, e un ufficiale dei carabinieri, uno smagliante Silvio Orlando, che vorrebbe indurlo con l’inganno a prendere la via della collaborazione con la Giustizia per motivi premiali. Il film fa i conti con un’incomunicabile Storia condivisa, lontana ancora oggi e di distanza siderale negli anni Novanta, che riconoscendo l’inoppugnabile sconfitta si arroga il diritto di rivendicare le ragioni dei vinti che a volte hanno maggiore dignità dei vincitori. 

GERMANIA IN AUTUNNO di Autori vari, 1978

Un manifesto programmatico del Nuovo Cinema Tedesco che vede 13 registi (tra i tanti Fassbinder e Reitz) sporcarsi sartrianamente le mani con un film collettivo che interviene sui drammatici fatti tedeschi che pochi mesi prima avevano registrato il sequestro e l’uccisione del capo degli industriali tedeschi, il dirottamento di un aereo tedesco a Mogadiscio con il riuscito intervento delle teste di cuoio, e la morte mai ben chiarita in un supercarcere dei principali esponenti della Rote Armee Fraktion. Vi si alternano filmati documentari, interviste, riprese d’archivio ed episodi di finzione. Molto belle le sequenze che mettono a confronto i funerali di Stato di Schleyer con quelli che non si vogliano concedere ai tre terroristi morti in carcere con richiami all’Antigone di Sofocle. Un punto di vista molto di parte da chi non stava né con lo Stato né con la Raf ma guardava a  quest’ultima con un’ampia benevolenza considerato che alcuni militanti si erano molto incrociati sulle strade della creatività alternativa. I gauchistes italiani omologhi guardarono interessati, rammaricandosi di non sapere aver agito come i cineasti tedeschi. 

LA PRIMA LINEA di Renato De Maria, 2009

Uno dei registi più pop italiani si cimenta con la storia di Prima Linea, gruppo armato ben diverso per costituzione antropologica e politica dalle più celebri Brigate Rosse, attingendo alle memorie di un suo capo, Sergio Segio, che aveva affidato al libro “Miccia Corta” la sua esperienza nella lotta armata. Il leader piellino si dissocerà dalla lettura che viene data dal film che lo vede incarnato sullo schermo da Riccardo Scamarcio e che con Giovanna Mezzogiorno nei panni della sua compagna Susanna Ronconi vengono rappresentati nel momento crepuscolare della loro sconfitta politica e militare. Polemiche da parte dei parenti delle vittime anche sui finanziamenti di Stato concessi per l’interesse culturale e che il produttore Andrea Occhipinti rifiuterà per mantenere il dibattito solo sull’opera. Sostanzialmente è un film su due terroristi innamorati come dice uno dei fratelli Dardenne anch’essi produttori. Per Morandini è un film che “ha il merito innegabile di rendere l’idea dell’assurdità e della lucida follia del pensiero, delle scelte e delle azioni di molti giovani nell’incubo degli anni ’70 e ’80”.

GLI INVISIBILI di Pasquale Squitieri, 1988

Film povero di mezzi ed eretico per contenuto, tratto dal romanzo di Nanni Balestrini, scrittore per mestiere ritrovatosi coinvolto in quell’operazione “7 aprile” che manda in carcere tutta l’area intellettuale e militante dell’Autonomia Operaia in nome di molti teoremi e poche prove. Un regista mutevole dal punto di vista ideologico ma anarcoide per vocazione si appassiona alla vicenda e realizza un film che attraverso il ruolo del Professore evoca la figura di Toni Negri e il suo percorso carcerario insieme ai brigatisti che considerano gli autonomi dei nemici del popolo. Nella sua estetica naïf ma spettacolare tipica del cinema di Squitieri un film carcerario poco visto e molto avversato, che ha il merito di portare un punto di vista completamente assente nel cinema italiano. Film rimasto invisibile non solo nel nome. Si può vederlo solo su Vimeo

ITALIA ULTIMO ATTO di Massimo Pirri, 1977

Film stracult amato dalla rivista Nocturno e degli appassionati di “poliziottesco” all’italiana, più che un instant movie è una sorta di film profezia. Un anno prima del caso Moro tre estremisti di sinistra preparano e mettono in opera un’azione per uccidere il ministro degli Interni al fine di scatenare una reazione che inneschi una guerra civile. Luc Merenda che di solito era il commissario fa il capo, la terrorista si chiama Mara come la  Cagol, Lou Castel richiama lo scontro interno che veramente arriverà nelle BR e su un muro compare un orologio con la data del 16 marzo che l’anno successivo scandirà la storia italiana. Uno degli sceneggiatori, figlio del celebre critico Morando Morandini, qualche anno dopo farà parte del gruppo eversivo che uccise il giornalista Walter Tobagi composto in larga parte da giovani della borghesia rossa milanese. Un mestierante film vintage di genere che restituisce tensioni storiche meglio di alcuni pretenziosi titoli d’autore sullo stesso argomento. Su YouTube circola una versione doppiata in inglese. 

Foto di Alexander Antropov

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Life Agricolture: patti green tra agricoltori e istituzioni contro il cambiamento climatico

People For Planet - Dom, 03/14/2021 - 15:00
Life agricolture promotori

Il progetto Life agriCOlture «Livestock farming against climate change problems posed by soil degradationin the Emilian Apennines», promosso dai Consorzi di Bonifica dell’Emilia Centrale, Burana, Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano e Centro Ricerche produzioni animali, ha l’obiettivo di applicare e testare protocolli di utilizzazione di buone pratiche, indicate dalla ricerca scientifica quali utili nella salvaguardia del carbonio organico del suolo e strumenti di management sostenibile della risorsa suolo (modelli organizzativi e di governance).

Al fine di rendere più sostenibile le forti pratiche agricole del versante nord del territorio appenninico e di stimolarne l’adozione in altri territori europei e favorirne la continuità di uso. È stato proposto e finanziato dal programma Life UE. LIFE è il programma dell’Unione europea mirato alla protezione dell’ambiente, intesa come habitat, specie e biodiversità, come utilizzo efficiente e sostenibile delle risorse naturali, protezione ambientale e governance ambientale a salvaguardia della salute, lotta alle emissioni inquinanti e al cambiamento climatico, miglioramento delle politiche, della governance e introduzione di sistemi più efficaci in ambito ambientale.

Life Agricolture Semina su Sodo

Aronne Ruffini, dirigente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ha lanciato una innovativa proposta green per il mondo rurale, presentata, nell’ambito del progetto Life AgriCOlture.

Possiamo utilizzare i suoli per contribuire a contenere le emissioni di gas clima alteranti. Nel concreto proponiamo – ha spiegato Ruffini – un patto fra agricoltori e istituzioni per una agricoltura conservativa del suolo nell’Appennino tosco emiliano”.

Mantenendo la sostanza organica il più possibile nel terreno potremo stoccare di fatto il carbonio e non immetterlo in atmosfera – ha aggiunto Giuseppe Vignali, direttore del Parco nazionale dell’Appennino tosco emiliano -. Questo progetto va nella direzione di una nuova governance dei servizi agro-ambientali-climatici: l’idea di protocolli firmati tra i diversi attori è estremamente importante”.

Luca Filippi e Aronne Ruffini a Bruxelles

“Col progetto Life AgriCOlture avviato a settembre 2019 in Appennino – ha commentato Luca Filippi, coordinatore dello stesso – ci impegniamo in questa direzione. Oggi ci troviamo in un contesto nel quale, a differenza di 50 anni fa, si perde costantemente suolo e sostanza organica anche a seguito di erosioni o rimboschimento. Intendiamo promuovere la riduzione delle lavorazioni del suolo con tecniche di agricoltura conservativa. Da qui i protocolli agronomici di buona gestione del suo agrario che stiamo adottando in 15 aziende dimostrative di Reggio, Parma e Modena. Esse prevedono, inoltre, di migliorare la gestione dei reflui zootecnici, di attuare un miglioramento fondiario con drenaggi, la sistemazione di strade sterrate, la rimozione di massi, la pulizia e il rimodellamento dei fossi di scolo, i tagli selettivi per il contenimento della vegetazione”.

Saranno i ‘protocolli applicativi di buone pratiche per la gestione del suolo e degli strumenti di contabilizzazione’ la base per una nuova proposta di governace. Un patto tra istituzioni e agricoltori che prenderanno parte al progetto. L’obiettivo è prevedere una remunerazione – ad esempio con contratti di filiera – per gli stessi agricoltori che operano per la mitigazione del cambiamento. La strategia prevede di estendere a nuove aziende, oltre ai 15 agricoltori di partenza dell’Appennino, le pratiche che si stanno adottando, grazie proprio ai patti. “È chiaro che dovremo prima di tutto dimostrare che il sistema funziona – ha aggiunto Filippi -, che già c’è disponibilità di operatori specializzati e, quindi, la stessa Unione Europea condivide il progetto”.

Appena la pandemia lo consentirà si faranno nuovi incontri con gli agricoltori, tavoli con istituzioni e associazioni. Prevedendo l’istituzione di un fondo di sussidiarietà che andrà a contabilizzare i diversi impegni: cosa si impegnano a fare gli agricoltori, i partner del progetto attuale (con interventi sulle viabilità e dissesti), e le istituzioni, con possibili sgravi. Saranno comprese nel patto le risorse di imprese già impegnate a ridurre le emissioni. Si stanno organizzando per il prossimo anno due giornate internazionali a Reggio Emilia per la stipula dei patti.

Intanto proseguono in questi giorni gli studi sui campi prova montani sugli effetti dell’agricoltura conservativa.

IL PROGETTO LIFE IN PILLOLE
  • 4 anni di progetto (2019 – 2023)
  • 1.515.000 euro di budget (di cui 833.000 euro dall’UE)
  • 15 aziende coinvolte
  • 3 le province in cui si svolge: Reggio Emilia, Parma, Modena
  • 15 i campi prova
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