People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 9 sec fa

Perché possiamo fermare l’apocalisse del clima

Ven, 04/09/2021 - 08:00

Tempeste, tornadi, innalzamento dei mari, sono una minaccia epocale; ogni anno migliaia di persone muoiono a causa dei queste calamità innaturali.

Nessuno può dire con certezza che riusciremo a diminuire drasticamente l’inquinamento atmosferico ma nessuno può dire con certezza neppure che non ci riusciremo.

Quindi sbaglia chi sostiene che ormai non c’è più niente da fare. La storia ci insegna che l’umanità è capace di grandi balzi in avanti.
Ho due buone notizie per te: abbiamo le tecnologie che possono fermare l’apocalisse ambientale e le stiamo usando per riuscirci!
I grafici che mostrano il veloce avanzare del cambiamento climatico e il non abbastanza veloce sviluppo delle tecnologie ambientali traggono in inganno.

Nel 2000 l’uso dei computer era ormai esploso da anni ma le più ottimistiche previsioni di crescita furono sbagliate alla grande. La diffusione degli smartphone fu enorme raggiungendo miliardi di persone e arrivando persino nelle aree economicamente più povere.

Nessuno lo aveva previsto

Le valutazioni sullo sviluppo delle ecotecnologie sono altrettanto sbagliate, perché fotografano lo stato attuale senza tener conto del ritmo di crescita possibile.

I grafici che mostrano l’aumento delle metodologie verdi negli ultimi anni, ci mostrano una curva talmente verticale che pare impossibile che questo ritmo di crescita vertiginoso possa aumentare ulteriormente.

Sfugge il fatto che si è ormai completata la preparazione del terreno che rende possibile un salto di qualità.

Mi spiego: perché una tecnologia possa imporsi su larga scala è necessario che si creino tutti quegli elementi di supporto necessari. Le auto elettriche non avranno vero successo fino a che non ci sarà una rete diffusa di colonnine per la ricarica, magari semplici da usare.

Perché milioni di proprietari di case decidano di isolare termicamente la loro abitazione è necessario che la convinzione che si possa risparmiare il 60% del calore prodotto, evitando che fugga su per il tetto; e i proprietari di case devono essere sicuri che realizzare questo obiettivo sia facile, il risparmio sia finanziato in modo conveniente da una banca, l’azienda che esegue il lavoro offra garanzie certificate da un ente terzo e assicurate, ci siano incentivi pubblici sostanziosi e il costo dell’intervento di isolamento termico sia basso. Solo quando ci sono questi prerequisiti culturali e organizzativi l’isolamento termico raggiungerà alti livelli di diffusione; e solo allora verrà prodotto su grande scala, con conseguenti risparmi grazie alla quantità e così diventerà ancor più vantaggioso.

Nel 2007 lo Stato italiano offrì incentivi ventennali per chi metteva impianti fotovoltaici talmente convenienti che tre quarti dell’energia prodotta ripagavano l’investimento (spalmato su 20 anni) e il 25% restante ti restava in tasca, dal primo giorno, come guadagno.

Ci vollero due anni perché le banche e le assicurazioni si attrezzassero per finanziare con mutui ventennali gli impianti di privati rendendoli così veramente vantaggiosi,; in pratica l’impianto non ti costava nulla. E servirono due anni perché le prime centomila famiglie e piccole imprese capissero la convenienza enorme e realizzassero il loro impianto.

Quando il finanziamento non fu prorogato scattò la corsa dei ritardatari. E decine di migliaia di famiglie restarono escluse.

Gli esseri umani sono malfidenti, prima di convincersi a volte devono vedere che un altro lo fa e funziona e poi che anche un altro lo realizza e funziona…

Sono processi che all’inizio si sviluppano lentamente e poi esplodono sul mercato quando tutti gli elementi, culturali e materiali, di supporto, sono sufficientemente diffusi.

Oggi, anche grazie al grande movimento scatenato da Greta, lo slogan: “efficienza energetica per salvare il pianeta” è condiviso da una gran parte della popolazione e anche le aziende ci tengono a far vedere che sono verdi in maniera pazzesca.

Ecotecnologie sempre più disponibili

Contemporaneamente gran parte delle tecnologie già disponibili da dieci anni hanno fatto un salto di qualità nella produzione e nella distribuzione.
Nel 2007 un impianto fotovoltaico veniva venduto a più di 7mila euro per ogni kilowatt  di corrente prodotta all’ora. Oggi la vendita di pannelli fotovoltaici in tutto il mondo è cresciuta talmente che le fabbriche sono state automatizzate, la quantità di silicio necessario per ogni pannello ridotte del 90%, e tutto il sistema che circonda la produzione è stato reso sempre più efficiente, inventando forni progressivi lunghi centinaia di metri che permettono di risparmiare gran parte del calore per fondere la sabbia e produrre silicio…

E sono state trovate soluzioni per garantire lo smaltimento dei pannelli dopo 50 anni. Tutto questo insieme di progressi tecnici e organizzativi ha reso più semplice e sicuro comprare un impianto fotovoltaico e contemporaneamente il costo è precipitato dai 7.000 euro a kilowatt di 12 anni fa a meno di mille euro oggi; e contemporaneamente la qualità e la produttività di questi impianti è migliorata notevolmente.

Oggi più che mai mettere un impianto fotovoltaico sul tetto è conveniente. E il mercato è immenso: milioni di case, uffici pubblici, aziende, avrebbero convenienza a montare un impianto. Parliamo di milioni e milioni di tetti.

Solo grazie all’insieme di questi risultati siamo arrivati a far sì che il prezzo dell’energia elettrica prodotta nei paesi caldi con il fotovoltaico e sul mare con le pale eoliche sia arrivato a essere più basso dell’energia prodotta dal carbone. Questo è uno scollinamento epocale!

Lo stesso discorso vale per tutte le altre tecnologie ecologiche. In questi anni sono state realizzate invenzioni straordinarie ma soprattutto si è riusciti a costruire il sistema di vendita, finanziamento, installazione e assistenza che è necessario perché milioni di persone approfittino della rivoluzione ambientale.

Ma non solo: in questi anni si sono delineati anche sistemi complessi che potremmo definire di “economia energetica circolare”.

La rivoluzione del biogas: elettricità senza bruciare niente

Il gas metano, quello che ti arriva in casa con la tubatura, lo usiamo per produrre elettricità, cucinare e riscaldarci ed è un prodotto fossile come il petrolio.  La combustione del gas inquina molto meno di quella di benzina e diesel e costa meno.

Per questo da anni sosteniamo la diffusione di auto a metano o gpl.  E sosteniamo l’alimentazione dei mezzi pesanti e delle navi a gas liquido, che può alimentare i motori diesel con piccole modifiche. La conversione a gpl abbasserebbe drasticamente l’inquinamento delle metropoli, dei mari e dei porti.

Ma non esiste solo il gas fossile; da decenni si produce biogas grazie alla fermentazione da qualunque materia organica umida.

Posso produrre biogas dagli scarti agricoli e dai fiumi di liquami che gli italiani e le loro bestie producono quotidianamente; e questo è un primo vantaggio accessorio: lo smaltimento è piuttosto caro e contribuisce a creare problemi ambientali come l’eutrofizzazione dell’Adriatico e le invasioni di alghe rosse che trasformano il mare in una pozza disgustosa color mattone.

Anche il biogas lo posso usare per produrre elettricità oppure per riscaldare le case e far muovere i mezzi di trasporto e lo posso anche liquefare portandolo a bassa temperatura e ottenere gnl.

Ma oggi non è più necessario bruciarlo, posso scinderlo con un sistema elettrolitico. Produco energia senza bruciare nulla! Scissione molecolare. Assolutamente innocua.

E per giunta, siccome si tratta di un sistema “ordinato”, si produce più energia che bruciando. La combustione inquina sempre. Ma la scissione molecolare è molto meglio non solo perché ha ZERO emissioni ma anche perché produce più elettricità. La combustione disperde energia, proprio perché il fuoco è un fenomeno caotico (e il prodotto del caos poi finisce nei nostri polmoni). Inoltre per produrre elettricità devo trasformare il calore in moto per azionare un generatore meccanico, e in questo passaggio si perde energia. Scindere e produrre energia direttamente da questo processo, è quindi è meglio: rende di più. E risparmi pure sulla sanità perché l’aria non è inquinata e i nostri polmoni gioiscono come bambini il giorno di Natale. E questo è il secondo risparmio collaterale.

Macchine che scindono il gas e producono energia esistono da tempo ma erano enormi. Ora le producono grandi come una lavatrice. Dopodomani le faranno tanto piccole da entrare nel vano motore di un’auto; produrremo energia elettrica scindendo le molecole di gas nel cofano dell’auto e alimentando così un motore elettrico. E risolviamo anche il problema delle ricariche veloci.

Ci serve un sacco di biogas

Ma a questo punto nasce un problema: ci servirà molto, molto, gas. Ma si mormora che qualcuno, ancora una volta degli italiani, abbiano trovato il modo di aumentare la produzione di gas in modo esagerato. Prima di far mangiare le schifezze immonde ai batteri anaerobici che produco il biogas scoreggiando, ci fanno pascolare su altri batteri scoreggioni ma diversi; e questi producono idrogeno! Che può essere bruciato senza rilascio di inquinanti (esce acqua che puoi bere) ma può anche diventare biogas da scindere, mischiandolo con l’anidride carbonica.

Infine, il materiale di scarto della produzione del biogas, defecato dai batteri, è un fantastico concime capace di moltiplicare la percentuale di humus dei terreni agricoli impoveriti da decenni di agricoltura intensiva chimica. Le aziende agricole autoproducono il loro concime, il terreno migliora, i raccolti aumentano e sono pure necessari meno fitofarmaci, quindi  noi mangiamo cibo migliore, più naturale. Infine il terreno trattato con digestato da biogas non ha necessità di essere arato in profondità e si ottiene così un notevole aumento dell’anidride carbonica che resta sottoterra; e quindi quest’agricoltura è un potente mezzo per contrastare l’inquinamento dell’atmosfera. Si è calcolato che se questo sistema agricolo si diffondesse potremmo addirittura azzerare l’aumento dell’anidride carbonica.

Beh ho fatto un riassunto brutale, mi scuso con gli esperti, ma credo di aver dato l’idea.

L’esempio del biogas dimostra che le tecnologie ecologiche possono superare in convenienza economica immediata i combustibili fossili solo se si utilizzano in modo sistemico, olistico, globale. Non funziona se costruisci solo un pezzetto del sistema devi completarlo fino all’ultimo tassello; solo allora ottieni l’effetto “massa critica” e il salto di qualità di efficienza e convenienza.

Il salto quantico

Ecco: ci siamo! Sta per succedere, fra poco assisteremo a un CLICK del sistema. Un salto quantico.

Certamente nei prossimi anni altre innovazioni si connetteranno al sistema così come il mondo delle app si è integrato nel sistema smartphone, ne ha tratto vantaggio e ha ricambiato diventando a sua volta un moltiplicatore del successo.
Cioè esiste un “prima che la ferrovia arrivasse in California” e un “dopo che la ferrovia è arrivata”. Quando c’è la ferrovia il numero di viaggiatori e merci che la usano cresce di giorno in giorno.

Quindi non passare le notti in bianco tremando per il terrore climatico.

Cerca invece come puoi approfittare di questa rivoluzione energetica. Oggi almeno mezzo milione di famiglie italiane non pagano in tutto o in parte la corrente elettrica che consumano.

Domani molte più famiglie taglieranno del 60% i loro consumi di acqua e calore, carburante per l’auto e manutenzione.
Sarà una specie di “reddito energetico”.
E sono convinto che quando la gente si produce l’energia che consuma diventa anche più cosciente del potere che deriva da un uso fruttuoso delle nuove tecnologie.
Insomma una cosa buona.
Lo vuoi il reddito energetico?
Informati!

Indice molto succinto dei settori di punta della seconda rivoluzione energetica

Possiamo sostituire la plastica con le bioplastiche ricavate dagli scarti alimentari e agricoli.
Possiamo liberare le strade da migliaia di camion inquinanti facendo viaggiare i container per mare.
Possiamo moltiplicare la merce che viaggia sulle ferrovie attrezzando punti di carico e scarico lungo tutta la linea ferroviaria adottando vagoni che possono trasbordare i camion direttamente su una strada che sia entro pochi metri dal vagone stesso (il pianale del vagone merci bascula lateralmente e scarica la motrice e il container).
Possiamo tagliare i costi del riscaldamento e del raffrescamento isolando meglio le case.
Possiamo assorbire l’anidride carbonica che sta distruggendo l’equilibrio climatico con nuovi sistemi agricoli più sani e convenienti.
Possiamo ricavare calore ed energia dal sole, dal vento, dai fiumi, dal mare e sfruttando il calore della terra tramite la tecnologia delle pompe di calore ormai giunta anch’essa alla produzione su vasta scala.
In particolare l’energia prodotta dall’incessante movimento delle maree e delle onde dovrebbe crescere parecchio perché al momento è molto poco impiegata. Le tecnologie ci sono e sono da tempo sperimentate con successo ma il mare evidentemente fa paura più del sole.

Possiamo produrre biogas per i mezzi di trasporto dagli scarti agricoli.
Possiamo convertire i mezzi di trasporto a benzina e diesel in elettrici. Possiamo alimentare con il gas liquido (gnl) tutti i grandi diesel (camion, trattori, navi).

Possiamo sviluppare i sistemi di cooperazione tra cittadini che costruiscono sistemi di teleriscaldamento, trigenerazione, basati su fonti rinnovabili. Queste cooperative energetiche diffuse rappresentano un enorme risparmio di scala: l’energia elettrica viaggiando lungo le linee dell’alta tensione per centinaia di chilometri, soffre di una notevole dispersione; cioè parte della corrente si perde lungo la strada. Quindi i piccoli impianti che riforniscono i consumatori del vicinato sono particolarmente vantaggiosi per i produttori locali e per la rete nel suo complesso. I cittadini che producono la propria energia e rivendono le eccedenze, possono ridurre l’inquinamento e contemporaneamente avere in reddito energetico.

Possiamo ridurre drasticamente l’inquinamento delle grandi città che fa 70mila morti all’anno, tagliare i costi energetici, rilanciare l’economia, creare nuovi posti di lavoro.

Le soluzioni per risparmiare denaro e non danneggiare la natura ci sono già.

Fonti e ulteriori approfondimenti:
Aumento investimenti nelle energie rinnovabili 1
Aumento investimenti nelle energie rinnovabili 2
Quota di energia elettrica da fonti rinnovabili Europa 1
Quota di energia elettrica da fonti rinnovabili Europa 2
Quota di energia elettrica da fonti rinnovabili Europa 3
Quota di energia elettrica da fonti rinnovabili Europa 4
Le rinnovabili superano il carbone!

Pompe di calore:

EHPA: Pompe di calore in Europa in continua crescita

Foto di cocoparisienne da Pixabay

Categorie: Altri blog

Come sarà il futuro dei vaccini | Declino industriale al Sud | Figliuolo: « A fine mese 500mila dosi al giorno»

Ven, 04/09/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Draghi: «Vaccinare prima gli over 75, con che coscienza la gente salta le file? Sì alle riaperture, ma non ho data»;

Il Giornale: Chip, smart-patch, spray nasali. Come sarà il futuro dei vaccini;

Il Manifesto: Scontri ovunque. Macron si gioca il «suo» Libano;

Il Mattino: Maxi operazione Antimafia: in carcere anche la vedova del petroliere Di Cesare;

Il Messaggero: La capitana della Juventus diventa un cartone contro le diversità;

Ilsole24ore: Draghi: «Smettere di vaccinare chi ha meno di 60 anni. Pensiamo a riaprire» – «Erdogan dittatore», caso diplomatico con la Turchia – Live / Francia: dopo AstraZeneca, seconda dose con vaccino mRna;

Il Fatto Quotidiano: Autostrade, il gruppo spagnolo Acs offre 10 miliardi ad Atlantia: un miliardo in più di Cdp. Benetton, dall’ipotesi revoca al maxi assegno;

La Repubblica: Declino industriale al Sud: da Ilva a Whirlpool, sale la tensione sociale per le crisi senza fine;

Leggo: Figliuolo: «Se ci vacciniamo ne usciamo. Piano non cambia, a fine mese 500mila dosi al giorno»;

Tgcom24: Miss Mondo arrestata dopo l’assalto a Miss Sri Lanka;

Categorie: Altri blog

Come riusare le buste di Amazon

Gio, 04/08/2021 - 19:00

Dal canale YouTube Tati’s Things: “Nel video di oggi vi racconto COME RIUTILIZZO E TRASFORMO LE BUSTE DI CARTONE DI AMAZON, per realizzare due progetti FAI DA TE DI RICICLO, perfetti per la scuola, per l’ufficio o semplicemente per la scrivania di casa! Spero che le idee vi piaceranno e che potranno darvi un po’ di ispirazione!”

Tati’s Things

Leggi anche:
Realizzare in casa gli assorbenti lavabili
Riuso & riciclo: da cravatta a… mascherina!
I cibi più ricchi di Vitamina D

Categorie: Altri blog

Le pitture per la casa 100% ecocompatibili ricavate dagli scarti alimentari

Gio, 04/08/2021 - 17:00

Vernici 100% ecocompatibili, ma anche detergenti, lucidanti e antimuffa. Sono tanti i prodotti per colorare e fare manutenzione alla casa a base vegetale. Non solo, quindi, atossici per gli ambienti interni e dunque ideali per la salute, ma anche virtuosi per l’ambiente perché recuperano scarti altrimenti destinati allo smaltimento.

Pitture per la casa 100% ecocompatibili: Boero Group e l’Istituto Tecnologia di Genova

Le “Green Paints” sono pitture ecosostenibili al 100% ricavate dagli scarti di cacao, mais e arance che consentono di creare pitture per la casa in maniera naturale e garantire un reimpiego di prodotti di scarto che altrimenti sarebbero solo un costo per le aziende e un carico inquinante per l’ambiente.

Alla base di questi prodotti ci sono delle bioplastiche che permettono di sostituire i pigmenti tradizionali delle vernici per interni. Sono state messe a punto da una collaborazione tra l’Istituto di Tecnologia di Genova e Boero Group, leader nella produzione di vernici per Edilizia e Yachting.

Le micropraticelle di bioplastica derivanti dall’amido di mais, di colore bianco, sono state studiate come alternativa al classico pigmento chiaro e opacizzante per la realizzazione di pitture neutre, poi tinteggiate con diverse colorazioni con la tradizionale tintometria. Con le bioplastiche provenienti da scarti di arancia e cacao sono invece state create pitture colorate come giallo e marrone, sfruttando i pigmenti naturali dello scarto vegetale di partenza.

Per dare un’idea di ciò che si recupera: per realizzare 1 kg di prodotto verniciante occorrono 100 grammi di bioplastica derivata da residui vegetali essiccati: dunque, per ottenere 1 kg di prodotto a base di buccia di arancia serviranno gli scarti di tre arance. Un processo produttivo virtuoso che impatta in modo minimo sull’ambiente, che genera prodotti non tossici per chi li usa e abita negli ambienti che vengono ritinteggiati e che annulla i costi – economici ed ambientali – dello smaltimento dei rifiuti.

I prodotti a base vegetale di Durga

Era l’anno 1994 quando nacque la Durga, che produce impregnanti e vernici naturali ad Acciaiolo, in provincia di Pisa. Il suo responsabile, Marco Susini, sul sito aziendale afferma: «Volevo creare una serie di prodotti esenti da: derivati del petrolio, sostanze allergeniche, prodotti pericolosi per l’ambiente e l’uomo». Vernici, pitture, detergenti petrol-free in un mondo dominato dalle multinazionali, che all’epoca non era ancora pronto per questa innovazione. «Ma il problema è che ancora oggi si nascondono gli effetti negativi delle sostanze inquinanti, dei processi di produzione che non tengono conto dell’ambiente in cui viviamo», continua Susini.

Durga fa quindi una scelta tecnica che è anche una scelta etica, decide di seguire i cicli della natura: «Scegliamo ingredienti naturali che nella loro applicazione non inquinano l’ambiente, non creiamo né utilizziamo molecole che non conosciamo, perché in questi ultimi 20 anni tutte le problematiche inizialmente sottovalutate sono venute pian piano fuori. Pensiamo alle allergie, un fenomeno che purtroppo sta aumentando: i mobili di casa, i parquet ma anche le pareti sono diventate una minaccia. Sono ormai numerosi gli studi sull’inquinamento indoor, negli USA, in Europa e anche in Toscana. L’inquinamento indoor è superiore a quello outdoor. Ovvero la casa, a volte, può essere più pericolosa di alcuni ambienti esterni». «Una conseguenza di questi problemi portati dalla chimica di sintesi nelle case è, per esempio, l’asma. Si continuano ad utilizzare prodotti come le vernici all’acqua pensando che siano atossici» spiega Susini. «È urgente cambiare passo: la natura è il laboratorio di sintesi ideale, capace di dare ciò che è necessario mantenendo l’equilibrio nell’ambiente».

La produzione di Durga spazia dalle vernici, agli impregnanti per parquet e legno in genere, alle pitture murali bianche e colorate, alle vernici per metalli, ai prodotti per la cura e manutenzione di legno e pavimenti (cere), ai detergenti per la casa. Tutti prodotti di origine naturale, e non sono gli unici con queste caratteristiche (per cui è difficile oggi dire che un prodotto naturale non si trova sul mercato).

Normative e costi

Negli ultimi anni la situazione è un po’ migliorata anche dal punto di vista legislativo: ci sono nuove norme sull’uso dei biocidi nelle vernici e nelle colle per mobili e si punta a basse emissioni di formaldeide. «Anche se in realtà», spiega Susini, «il problema della formaldeide non è l’unico, bensì si tratta solo dell’emissione a rilascio più lungo. Quando acquistiamo bisogna ricordarsi anche che con la vernice restiamo a contatto per molte ore al giorno e soprattutto di notte, quando siamo anche a finestre chiuse».

L’altro tema quando si parla di bioedilizia è il costo maggiore. I prezzi, afferma Susini, «sono in linea con molti prodotti convenzionali di alta/media qualità». Non sono dei costi improponibili, ma Susini ribadisce che i confronti si devono fare, ovviamente, a parità di qualità: «Quando si scelgono prodotti molto economici bisogna mettere in conto che ci possono essere degli ingredienti anche nocivi per la salute del consumatore. Noi nell’etichetta riserviamo uno spazio per tutti i componenti. Facile dire o scrivere che si tratta di un prodotto naturale: bisogna dichiarare tutti gli elementi che vengono utilizzati».

Con i prodotti naturali ora si possono contrastare tanti fenomeni, anche combattere la muffa: nel mondo convenzionale si cerca di utilizzare il cloro che decolora la muffa, ma non risolve il problema. Per i laboratori Durga, invece, il problema è per esempio risolvibile usando dei sali con una caratteristica fondamentale: si cristallizzano e rimangono inalterati, e quindi l’azione rimane negli anni e senza esalazioni nocive nell’ambiente.

Leggi anche https://www.peopleforplanet.it/guida-alle-etichette-ambientali-per-unedilizia-ecocompatibile/

Leggi anche https://www.peopleforplanet.it/ristrutturare-green-soluzioni-materiali-risparmi/

Categorie: Altri blog

Cosangeles, storie noir e picaresche

Gio, 04/08/2021 - 15:00

Cosenza è la mia città.

Ci sono nato. Qui ho studiato dalle elementari all’Università di Arcavacata, negli anni Settanta dipinta come un covo di terroristi, ma non era proprio così.

In questa città del Sud, con un po’ di spocchia definita l’Atene di Calabria per aver dato i natali a Telesio e a molti intellettuali eretici, ho incontrato l’amore per il calcio e la squadra locale, le culture alternative. Qui ho iniziato il mio mestiere da giornalista. Sono spesso partito. Per viaggiare, seguire concerti, andare a conoscere il mondo. 

Nel corso del tempo ne ho raccontato sulle pagine dei giornali e sui social le storie non illustri, le donne e gli uomini, la cronaca nera e quella di costume.

Sono diventato un narratore di questa città anche dalla Basilicata dove vivo da un decennio, così vicino, così lontano dalla mia Cosenza.

Attraverso Facebook sono entrato in contatto con Giuseppe Picciotto, esiliato volontario in Olanda, ad Alkmar, città in cui gestisce il ristorante italiano “Mamma Peppino”. Molte vite quelle di Peppino: attore di cinema e teatro off, pubblicitario, commerciante, playboy che si è accompagnato ad aristocratiche romane, gestore di locali, biscazziere, cartaro di tarocchi e di cartine, antieroe bruzio per eccellenza.

Riprendiamo i contatti a distanza e viene naturale organizzare la rimpatriata. Vent’anni dopo, come in un libro di Dumas, con la mia famiglia, mia moglie Lucia e i miei due figli Tullio e Rosa andiamo a trovare Peppino.

In una serata indimenticabile nel ristorante che gestisce con la compagna le bottiglie di vino che accompagnano le pietanze non si contano. Non ci vedevamo da una vita e i ricordi si addensano nelle chiacchiere e Peppino non riusce a credere che io conoscessi tanti aneddoti della sua vita che si aggiungevano a sue inedite narrazioni. La più celebre quella di aver inventato su un set di un film con Ornella Muti e Paolo Villaggio il termine Cosangeles, oggi molto adoperato anche dai più giovani.  Lucia, mia moglie, a fine serata mi ha detto ma perché non scrivi un libro? In effetti la biografia di Jo Pinter era degna di un romanzo.

Al ritorno ci aspettava il lockdown. Quale migliore occasione per mettersi al computer. Sono nati undici racconti che formano un romanzo. Picciotto è Jo Pinter, Ciccio Paradiso il mio alter ego, sono i due protagonisti che si rincorrono in storie noir e picaresche che ricordano i fumetti di Pazienza.  Jo Pinter è per me quello che Neal Cassady rappresentò per Jack Kerouac quando scrisse “Sulla Strada”. Senza i racconti di Cassady allo scrittore non ci sarebbe stato “On the road”. Senza Peppino non ci sarebbe stato “Cosangeles”.

Ho mandato il manoscritto alla casa editrice ed è molto piaciuto. Ora il libro è stato pubblicato. Piace.

“Cosenza era la sua città, e lo sarebbe sempre stata. Sì, come quella di Isac Allen nel film Manhattan. Non si sceglie dove si nasce, scegli, se sei fortunato, dove morire”.

Questo è l’incipit. Il resto sta nelle altre 170 pagine. 

“Cosangeles” di Paride Leporace Pellegrini Edizioni. Disponibile su tutte le piattaforme e nelle librerie. 

Categorie: Altri blog

Carceri: quelle italiane le più sovraffollate dell’Ue

Gio, 04/08/2021 - 12:30

Una questione di rispetto dei diritti umani negati e una questione pratica, perché rende quasi impossibile il diritto costituzionale alla “rieducazione” in carcere. Le nostre galere sono le più sovraffollate dell’Unione europea, fatto che pone a grave rischio anche la salute pubblica, in questo momento di pandemia. Lo dice il rapporto del Consiglio d’Europa ‘Space’ che fotografa ogni anno la situazione dei sistemi penitenziari nei paesi membri dell’organizzazione paneuropea. 

120 detenuti ogni 100 posti

A fine gennaio 2020 in Italia c’erano 120 detenuti per ogni 100 posti. Siamo vicini al record negativo assoluto, che spetta alla Turchia, con 127 carcerati per ogni 100 posti. Nella media di detenuti per cella, ce la passiamo per fortuna molto meglio: sono 11 detenuti per ogni cella in Turchia, 1,9 in Italia. Nello stesso periodo, in Belgio c’erano 117 detenuti per ogni 100 posti, in Francia e Cipro 116, in Ungheria e Romania 113, in Grecia e Slovenia 109.

L’approccio italiano

Secondo Marcelo Aebi, professore responsabile per il rapporto Space, se si osservano i trend della popolazione carceraria in Italia dal 2000, il Paese sembra avere due strade per risolvere la questione del sovraffollamento. La prima è “ridurre la durata delle pene“, e la seconda è “di costruire più prigioni“, anche perché, afferma Aebi, “le amnistie, come quella del 2006, non risolvono il problema”.    

LEGGI ANCHE:

Verità dal carcere

Riselda partecipa: il progetto di riciclo nato dal carcere di Milano

Categorie: Altri blog

Reward-based crowdfunding: sfruttiamo i nostri punti di forza per finanziarci

Gio, 04/08/2021 - 10:00

La maggior parte delle piccole aziende italiane affonda le proprie radici nella grande competenza artigiana. L’abilità nella realizzazione del prodotto, il saper fare che non teme confronti sono la cifra che contraddistingue tutto un modello imprenditoriale. Sappiamo fare bene il prodotto, ma, lo ripeto da tempo, temi come il controllo sul ritorno del capitale investito, la valutazione dei processi aziendali, la gestione delle risorse umane, il controllo della soddisfazione del cliente sono considerati da sempre con grande distrazione. Questa è una prima ragione della debolezza della nostra piccola imprenditoria. Manca una visione del mercato, siamo troppo attenti a guardarci allo specchio e dirci quanto siamo bravi. E se le cose non vanno è sempre colpa del mondo esterno.

Ma se sappiamo fare bene il prodotto, e questo ce lo può dire solo il cliente, allora sfruttiamo questa opportunità per finanziare il resto, quello che ci manca.

Come?

Con il reward- based crowdfunding, un metodo di raccolta di denaro tramite piattaforme web specializzate in cui gli utenti offrono denaro non in cambio di quote di capitale delle aziende presentate (come nel caso dell’equity crowdfunding), bensì in cambio di una ricompensa (reward), che può essere il prodotto o il servizio (fornito in questo caso a prezzo scontato o in una forma esclusiva rispetto alla normale produzione) per il quale si chiede il finanziamento. In sostanza in questo modo le aziende decidono di rivolgersi al popolo di internet sostanzialmente per vendere in anticipo il proprio prodotto o servizio e testarlo con il pubblico. Il reward crowdfunding è un modello di finanziamento dal basso che viene spesso assimilato ad una prevendita (pre-selling o pre-ordine) di un prodotto o di un servizio. È insomma un modo per finanziare la produzione di un prodotto o un servizio che ancora non c’è oppure, in caso di magazzino già pieno, per sostenere la crescita in altri aspetti della gestione aziendale.

I progetti di reward-based crowdfunding in Italia sono stati più spesso legati a iniziative benefiche, ma via via le aziende stanno capendo che in realtà si tratta di uno strumento alternativo di finanziamento del business. E ovviamente le prime aziende a capirlo sono state quelle più tech.

Oggi la raccolta media per progetto è di poco superiore ai 15 mila euro con una percentuale di successo delle campagne del 54%,

In base alla natura della piattaforma scelta per la campagna, il meccanismo della ricompensa segue, in sostanza, due modelli:

1) All or nothing

Secondo questo schema (tutto o niente), il progettista riceve i fondi donati dai sostenitori SOLO al raggiungimento dell’obiettivo economico della raccolta. Stessa cosa vale per la percentuale di commissione rilasciata alla piattaforma, che incassa la commissione – appunto – SOLO a obiettivo raggiungo.

2) Keep it all

Secondo questo schema (tieni tutto), il progettista incassa i fondi donati dai sostenitori attraverso la campagna, anche nel caso in cui l’obiettivo economico non sia raggiunto. Anche la piattaforma, quindi, incassa la percentuale di commissione anche qualora l’obiettivo della campagna non sia raggiunto. In questo caso, la percentuale di commissione corrisposta alla piattaforma è più alta.

E’ chiaro quindi che il rapporto tra il crowd e il progettista si basa sulla fiducia: il denaro inviato dai sostenitori finisce direttamente sul conto del progettista.

Ma, e qui bisogna stare attenti, occorre verificare che poi il progettista utilizzi il denaro ricevuto per lo scopo dichiarato perché questo aspetto non è garantito dalla piattaforma.

Anche in Italia il modello funzionava. Almeno fino al 2016.

Infatti,  le piattaforme di reward crowdfunding , secondo l’ultimo report dell’Università di Cambridge sulla finanza alternativa e relativo agli ultimi dati aggregati disponibili (2017),  avevano raccolto nel 2016 in Italia per il reward-based crowdfunding, circa 20 milion. Nel 2017 la raccolta  ha subito un drastico calo (- 46%)  rispetto all’anno precedente, passando a circa 11 milioni di euro, soprattutto per effetto della confusione legislativa in merito alla applicazione dell’IVA sulle operazioni in oggetto.

In sintesi si tratta di una pre-vendita, nel qual caso l’Iva va pagata dal progettista, oppure di una donazione, esente dalla imposta?

Forse è il caso che anche il legislatore si preoccupi della crescita del nostro tessuto imprenditoriale.

Soprattutto per uscire da questa fase di crisi.

Categorie: Altri blog

La scomparsa degli insetti: “Solo il biologico ci può aiutare”

Gio, 04/08/2021 - 08:00

Diversi allarmi stanno gettando luce negli ultimi anni, e nelle ultime settimane, sul vasto e complesso problema della scomparsa di insetti: le api sono tra le categorie maggiormente a rischio, ma non sono la sola specie in forte e costante declino. «Il principale problema riguardo agli insetti è che ne sappiamo poco, si pensa che siano numerosi e non rischino. Invece non è così. Un primo fondamentale lavoro è stato quello degli entomologi tedeschi che, dall’89 al 2013, hanno monitorato la quantità, la massa di insetti presente in certe aree protette del Paese. Ebbene in 24 anni, e sottolineo che si trattava di aree protette, la diminuzione registrata è stata del 78%, il che significa un disastro nella rete ecologica alimentare, perché gli insetti sono la base della catena alimentare, garantiscono la sopravvivenza di talpe, pipistrelli, uccelli e via dicendo». Stefano Mazzotti è il direttore del Museo civico di Storia Naturale di Ferrara, è un entomologo e studia da anni questi fenomeni.

Dopo questo primo imponente lavoro, racconta, ne sono arrivati altri. «Su Plos One uno studio su 60 aree protette in Germania ha confermato la prima analisi, registrando diminuzioni variabili dal 76 all’82% in 27 anni».

Ancora: l’anno scorso un lavoro simile, portato avanti in Costa Rica, ha trovato una perdita paragonabile, sempre nel medio termine, parlando della sesta estinzione di massa per quanto riguarda gli insetti. 

Una review di quest’anno, pubblicata su Biological Conservation, ha sancito nuovamente l’estinzione delle prime specie e perdite ingentissime: la massa di insetti si è ridotta dal 60 al 90 per cento. 

Insomma, la gravità di questi fenomeni sta emergendo solo adesso, e rimediare sembra molto difficile. «Questi dati sono una novità, anche perché solo adesso stiamo iniziando a studiare il fenomeno» continua il Direttore. «Scarabeidi, farfalle e farfalle notturne, carabidi, cioè insetti del suolo, dove inevitabilmente si concentrano le sostanze tossiche, insetti acquatici e api sono ad oggi le specie più a rischio, molte delle quali già estinte. Le api selvatiche sono a forte rischio, alcune specie sono ormai estinte: ed è un processo irreversibile». 

Eppure, nonostante questi primi studi, stiamo parlando ancora di ambiti molto poco noti. «Mentre sappiamo molto dei vertebrati, abbiamo liste precise ad esempio sui mammiferi a rischio di estinzione, conosciamo i numeri e le stime, non sappiamo quasi nulla degli insetti e non facciamo nulla per cambiare, né per investire in ricerca, né per bloccare i sistemi che sappiamo che generano questo collasso. Devo dire ad esempio che la polemica in atto nel governo riguardo il biologico (si discute in Senato sull’utilità di promuovere o meno l’agricoltura biologica, considerata da molti politici e alcuni esperti troppo poco produttiva, n.d.r.) si basa su questa ignoranza. Ci sono sì ricercatori contrari al biologico, ma le loro tesi si basano sull’assenza di dati storici e sulla gravissima scarsità di dati recenti». 

«Il biologico andrebbe certamente incentivato, e non sono solo io a dirlo» sottolinea Mazzotti. « Sul sito dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) si parla del declino di varie specie di insetti e si spiega chiaramente che il principale responsabile è l’agricoltura intensiva chimico industriale, che è anche una delle principali cause dell’alterazione climatica in atto, oltre che dell’avvelenamento di acque e suolo. Le alternative ci sono. Se la biodinamica è una pratica religiosa ed esoterica che va sicuramente circoscritta tra i fenomeni dell’antropologia culturale, è invece fondamentale sapere e valutare le sostanze chimiche ammesse nel biologico (il rame) e il peso del loro impatto rispetto ad esempio ai glifosati. In questo momento stiamo facendo regredire la realtà delle cose, in natura, a una sola specie, come facciamo per le monocoltura… ma il mondo, la natura… non funzionano così: non posso semplicemente cancellare dalla faccia della terra le cosiddette erbacce disperdendo veleni nel suolo. Visto il collasso di insetti e il loro ruolo fondamentale per l’impollinazione, ci sono stime dei danni già oggi portati all’agricoltura da questo fenomeno (cioè la mancata impollinazione, n.d.r.). Questi processi sono molto complessi e articolati, e in gran parte sconosciuti, ed è dunque difficile stabilire una linearità di causa ed effetto. Ma da quel che sappiamo è lampante che l’agricoltura intensiva deve prendere altre strade, e rivolgersi al biologico». 

Categorie: Altri blog

L’Italia vuole ricostruire la Libia | Ddl Zan, altro rinvio | Si potrà fare anche il pic nic al Buckingham Palace

Gio, 04/08/2021 - 06:25

Corriere della Sera: La reazione «inattesa» del muone: così una particella può cambiare le leggi della fisica;

Il Giornale: Il dispenser, i capelli, la porta: “Perché Stasi resta colpevole”;

Il Manifesto: Energia, aeroporti e sanità: l’Italia vuole ricostruire la Libia;

Il Mattino: Gli imprenditori in piazza con le croci: «Vogliamo solo lavorare» | Video;

Il Messaggero: IL CASO Olesya non è Denise, l’avvocato di Piera Maggio: «Gruppo sanguigno non corrisponde» Foto;

Ilsole24ore: L’Italia raccomanda AstraZeneca per gli over 60. Seconda dose «non in discussione» – Ema: legami con forme rare di trombosi – I vaccini in tempo reale;

Il Fatto Quotidiano: Ddl Zan, la Lega ottiene altro rinvio. La legge contro l’omotransfobia è ancora in ostaggio del centrodestra;

La Repubblica: L’ultimo Caravaggio: ritrovato a Madrid l’Ecce homo. Doveva andare all’asta a 1500 euro. Ma lo Stato lo ha bloccato;

Leggo: Buckingham Palace apre i propri giardini ai sudditi, si potrà fare anche il pic nic;

Tgcom24: Covid, Istat: metà delle imprese è strutturalmente a rischio | Nel 2020 fatturato dell’industria a picco;

Categorie: Altri blog

E se mi facessi la casa in paglia? (VIDEO)

Mer, 04/07/2021 - 20:00

elm = $("#player_75"); flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; p = flowplayer(elm, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/75/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/75/output/ediliziapaglia_sigla_1.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/75/ediliziapaglia_sigla_1.mp4' } ] } })

Categorie: Altri blog

Che ci vai a fare dallo psicologo?

Mer, 04/07/2021 - 17:00

Parliamo del senso che c’è a frequentare psicologi e psicoterapeuti. Che cosa succede quando si va in terapia? Di sofferenza ce n’è tanta in giro, ma sono pochissime le persone che chiedono aiuto per superarla. Perché?

  • Perché non si è ancora capito lo psicologo e lo psicoterapeuta che lavoro fanno.
  • Perché viviamo nell’era del super uomo e della super donna.
  • Perché chiedere aiuto per molti equivale a un fallimento personale.
  • E molti altri dubbi e paure…
Jacopo Fo

Lo psicologo non da soluzioni, ma ti aiuta vedere quali sono le emozioni che provocano determinati stati d’animo e quali sono i meccanismi che stanno dietro. L’obiettivo è quello di vedere chiaramente, di fare luce, rispetto a quello che si sta vivendo o si è vissuto.

Approfondiamo questo delicato tema in una diretta per sfatare i luoghi comuni e la paura di informarsi con Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli e Jacopo Fo. Regia di Doris Corsini.

Categorie: Altri blog

La Tribù che ride e che cura

Mer, 04/07/2021 - 16:00
Jacopo Fo

Lanciamo una campagna di risate! Fateci sapere le vostre idee per un mondo con più sorriso!

Categorie: Altri blog

Malato, sacca dell’ossigeno in spalla e pedalare: la protesta di Achille per i vaccini

Mer, 04/07/2021 - 14:27

Pedala con la sacca dell’ossigeno in spalla per tutti i suoi amici malati sparsi per l’Italia. Quelli fragili davvero, come lui, Achille Abbondanza, 48 anni, affetto da fibrosi polmonare idiopatica (IPF), Vice Presidente della Federazione Italia IPF e Malattie Rare Polmonari. La sua prima dose di vaccino l’ha ricevuta il 25 marzo, ma molti, troppi sono ancora in attesa.

“Si può vivere ancora abbastanza bene con un solo polmone però se mi dovesse colpire il Covid non penso che riuscirei a farcela. Continuerò a pedalare finché non ci sarà chiarezza in tutte le regioni in merito alle procedure per le vaccinazioni dei più fragili”.

I suoi percorsi in bicicletta disegnano polmoni, segnali di fumo per chi guarda dall’alto, SOS per chi sta ai piani alti.

Sarebbe bello se fossero disegnati altri polmoni in giro per l’Italia dice, a voler sostenere questa campagna che ho voluto intitolare #Iomivaccinerei contro le disparità nelle vaccinazioni”.

Il silenzio delle Istituzioni e l’appello ai media

Dopo avere scritto alle varie Istituzioni a nome della Federazione che presiede, talvolta senza nemmeno ricevere risposta, dal 12 marzo scorso Achille Abbondanza sta pedalando ogni giorno nella zona di Cervia con la sua bici a pedalata assistita, l’ossigeno e una bandiera che reca la scritta “Vaccino subito ai più fragili”.

In una lettera a People for Planet, scrive:

“Le mie pedalate spero possano aiutare ad avere risposte concrete. Sono convinto che un po’ di attenzione da parte dei media forse aiuterebbe a sbloccare questa cosa in parecchie regioni…. Ormai ho percorso più di 550 km con la mia bandiera e sono 24 giorni che lo faccio”.

Quando hanno visto che le malattie polmonari erano state inserite per prime nelle liste delle malattie fragili cui dare priorità nella vaccinazione Achille e tutte le associazioni simili alla sua hanno tirato un sospiro di sollievo. Poi sono dovuti atterrare nella realtà.

“Ho perso un amico e ho amici con patologie polmonari che non sono stati ancora chiamati o addirittura nemmeno programmati per la vaccinazione. Questa emergenza ci ha reso ancora più diseguali, fortunati o sfortunati a seconda della regione in cui si risiede”.

Malattie polmonari e Covid-19: i dati del Ministero

Come lo stesso Achille ricorda, dati ministeriali alla mano, le complicanze di Covid-19 che portano al decesso sono principalmente l’insufficienza respiratoria (94,0%), il danno renale acuto (24,4%), le sovrainfezioni (19,6%) e il danno miocardico acuto (10,8%).

Cos’è la Fibrosi Polmonare Idiopatica

Il primo limite delle malattie è farsi capire da chi è in salute. “La Fibrosi Polmonare provoca una formazione anormale di tessuto fibrotico negli alveoli polmonari – spiega Achille – questo tessuto cicatriziale impedisce un efficiente scambio ossigeno anidride carbonica. La letteratura scientifica riporta un’aspettativa di vita media dal momento della diagnosi di circa 3-5 anni. Non esiste ancora una cura per la malattia, esistono solo due terapie che rallentano la formazione di questo tessuto senza però bloccarne definitivamente la crescita. L’unica cura definitiva è il trapianto polmonare ma non tutti possono arrivare a farlo”.

Hai una storia da raccontarci? Scrivici a redazione@peoplefoplanet.it

Leggi anche: Io invalida accudita da mio padre (84 anni) e scavalcata dai “panchinari” del vaccino

Categorie: Altri blog

Erdogan nega la sedia (e la dignità) alla presidente della Commissione Europea

Mer, 04/07/2021 - 11:10

Brussels Playbook definitely worth a read this morning … @florianeder has you covered on #sofagate https://t.co/NBLc4StCkJ

— Annabelle Dickson (@NewsAnnabelle) April 7, 2021

La prima cosa che ho pensato guardando il video della ingiustificabile offesa che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha fatto a Ursula von der Leyen, all’Europa e all’umanità tutta è: io non ce l’ho con te, ce l’ho con Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, che ti sta accanto e che si è seduto. Ammettendo, di fatto, l’affronto.

Un segnale di disprezzo

Avrebbe dovuto rifiutarsi, Michel, e almeno offrire la seduta alla von der Leyen. Non certo per cavalleria, ma per rispetto dei protocolli, per rispetto verso la persona e il ruolo della presidente del Consiglio europeo, la più alta carica politica dell’Unione Europea. Oltreché per educazione.

Il triste episodio, un affronto ad ogni genere di civiltà, un attacco ai diritti umani, ha visto Ursula von der Leyen rimanere senza sedia mentre, ad Ankara, veniva ricevuta in una sala riccamente decorata. Lì, c’erano solo due sedie predisposte, e lei è rimasta in piedi: si sono seduti i due uomini e a lei è toccato un divanetto laterale, che ha raggiunto dopo aver esternato un gesto di stizzo con la mano.

Le giustificazioni vuote di Michel

Al ritorno, Michel si è difeso dalle critiche – popolari su Twitter al grido di #sofagate – dicendo che l’incontro era tra lui e il presidente Erdogan. Qualcosa di completamente privo di senso: sicuramente non sufficiente a mettere nell’angolo una presenza così forte politicamente e diplomaticamente, posizionata di fronte al ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ben al di sotto di lei nel protocollo diplomatico.

Perché è successo?

Il pesantissimo affronto, che evidentemente Ursula von der Leyen ha scelto di lasciar cadere, è avvenuto a ridosso dell’uscita della Turchia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Una decisione criticata dall’Unione Europea a dal mondo intero. Non si può dunque non leggere in questo affronto un messaggio ben chiaro di allontanamento, dall’Europa e dal mondo.


Categorie: Altri blog

3 cose che non sai sull’amore

Mer, 04/07/2021 - 10:00

La prima è fondamentale: esistono due tipi di amore differenti, proprio dal punto di vista chimico.

  1. La “cotta iniziale” che ha come obiettivo l’unione fisica;
  2. e c’è poi “l’innamoramento profondo” che è pensato più lungo termine.

Seconda questione fondamentale, meno conosciuta, è che ci sono comportamenti distruttivi nei rapporti di coppia. A volte, quello che ci sembra un gioco, uno scherzo, una cosa di poca importanza in realtà può nascondere una sofferenza pericolosa. L’errore di interpretazione è più comune di quello che crediamo.

In ultimo, cosa cerca “il maschio” e qual è il desiderio della “femmina“? Indaghiamo di più anche su questo…

Jacopo Fo

Da qui l’idea di un corso per scoprire come ci innamoriamo e in che modo si trasforma in amore duraturo. In compagnia degli esperti e ricercatori per capire le nostre emozioni e quelle della persona amata. Un viaggio alla scoperta delle emozioni e della fisiologia dei sentimenti.

APPROFITTA dell’offerta! Iscrizione a soli 35€ (invece di 88€) solo fino all’11 Aprile.

Per iscriverti clicca qui https://bit.ly/3fLymp6

Questo corso comprende:
  • Lezioni tenute da 6 docenti (psicoterapeuti, psicologi e sessuologi);
  • 12 video lezioni + la presentazione;
  • Incontri via Zoom per domande e risposte;
  • Un gruppo Facebook privato per scambiarsi esperienze e chiacchiere.
Le lezioni sono tenute da:
  • Dottoressa Maria Ernestina Fabrizio, psicologa e psicoterapeuta;
  • Dottoressa Ilaria Fontana, psicoterapeuta e sessuologa;
  • Professor Vezio Ruggeri, medico ricercatore e fondatore di A.E.P.I.C.S.
  • Jacopo Fo (docente di Yoga Demenziale);
  • Professor Fabrizio Quattrini, sessuologo clinico;
  • Dottor Andrea Pagani, psicologo e psicoterapeuta in EFT.
Categorie: Altri blog

La mia casa? E’ fatta di carciofi. E pomodori. E funghi. E riso!

Mer, 04/07/2021 - 08:00

E’ possibile creare una filiera virtuosa che sfrutti prodotti agricoli no-food (non destinati all’uso alimentare) e scarti delle aziende e delle industrie agroalimentari per creare materiali sostenibili per la bioedilizia e il design?
Si parla molto del legno, sono ormai note le potenzialità della paglia e della canapa, ma in pochi sanno che anche gli scarti dei carciofi, dei pomodori e dei funghi potrebbero costituire una grande risorsa!

Dal micelio dei funghi, le radici, si può ottenere un ottimo isolante termico ignifugo per coibentare le strutture. E siccome la Natura è circolare, questo materiale offre le sue performance migliori a contatto con pareti in legno.

Dagli scarti del carciofo, di cui si consuma principalmente il cuore gettando via a volte anche il 70/80% del vegetale, si possono ricavare fibre che mischiate a bioresine danno vita a un materiale simile alla “vetroresina” ma di origine completamente vegetale. Ad oggi non avrebbe ancora la stessa resistenza della vetroresina tradizionale (fatta di resina e fibra di vetro) ma la ricerca in questo settore sta facendo molti progressi.

Similmente dagli scarti della lavorazione del pomodoro, bucce, semi e pomodori non utilizzabili per il consumo umano (mediamente il 5% del totale lavorato), si potrebbero ottenere bioplastiche da utilizzare, ad esempio, nelle automobili, come materiale da costruzione secondario (canaline, supporti, staffe) o come risorsa per l’arredamento interno (vasi e ciotole). Si tratterebbe di un settore molto interessante per l’Italia, che è leader in Europa nella lavorazione del pomodoro e solo seconda a livello mondiale.

Conoscete la famosa lampada da comodino Miss Sissi di Philippe Starck? Ne è stata creata una versione in biopolimero Minerv PHA ottenuto dagli scarti della lavorazione delle barbabietole da zucchero. E’ completamente biodegradabile sia in terra che in acqua.

E avrete sicuramente già sentito parlare del MaterBi, che si ottiene dagli scarti del mais: è proprio sulle bioplastiche e polimeri ottenibili dal mais che si concentra gran parte del lavoro di ricerca e sviluppo.

Addirittura dall’odiosa ortica si può ottenere un materiale composito 100% biodegradabile con proprietà simili alla fibra di carbonio e di vetro. Durante la sua coltivazione l’ortica è anche in grado di depurare terreni inquinati.

Un altro esempio è la pula di riso, una pellicola che ricopre i chicchi di riso quando sono sulla pianta ma che in fase di lavorazione costituisce uno scarto. Dalla pula di riso si può ottenere un isolante termico biologico e un particolare tipo di cemento sostenibile. La lolla, o pula di riso, è infatti ricca di ossido di silicio, fondamentale nella preparazione del calcestruzzo.

Le vinacce: scarto della lavorazione del vino (12% sul totale di uva pigiata) possono diventare combustibile per centrali termoelettriche ma anche un colorante naturale per pareti, arredi, tessuti, filati, carta. L’Acido Tartarico Naturale, presente in molti frutti e in quantità notevoli nell’uva, può essere utilizzato nel settore dei gessi e dei cementi come ritardante di presa e nel settore ceramico come fluidificante.

Il bambù: dal legno materiali per l’edilizia, dalle fibre filati, tessuti e carta, dalle foglie prodotti alimentari e cosmetici, dagli scarti biomassa. Del bambù non si butta via niente e infatti, insieme alla canapa, viene chiamato “il maiale vegetale”.
La pianta del bambù cresce velocemente, è un materiale flessibile e resistente (lo chiamano anche l’acciaio verde), può essere usato per i pavimenti, per gli arredamenti esterni, per fare pilastri, travi, pannelli lamellari.

Visto che l’abbiamo citata parliamo della canapa, la fibra naturale più resistente al mondo! In edilizia può essere usata per l’isolamento termico, per farne blocchi da costruzione (mischiata con la calce) e pannelli rigidi per la fabbricazione di mobili. La canapa si usa anche nel settore alimentare, nell’industria cosmetica, come biomassa e come carburante.
Da non dimenticare l’uso terapeutico.

Mai sentito parlare della fibra di latte? Si ricava dalla caseina, la principale proteina del latte, con la quale si può ottenere una fibra artificiale molto simile alla lana, morbida e impalpabile al tatto, ottima per arredi, filati e addirittura carta.

E dell’amido? Dall’amido del mais lavorato si ottiene il Mater Bi, già citato, mentre forse pochi conoscono il polimero PLA, una plastica vegetale che si ottiene dall’amido estratto dal granoturco. Può essere utilizzata per fare oggetti per la casa e pannelli per l’edilizia.

La paglia: grande punto di forza della paglia nell’edilizia è la sua straordinaria capacità di legarsi con calce, argilla, legno e paglia. Contrariamente a quanto si possa pensare la paglia non teme muffe né parassiti e compattata in balle si presta molto bene all’autocostruzione.

Le informazioni presenti in questo articolo sono tratte dallo straordinario lavoro sulla Agritettura (Agricoltura e Architettura) realizzato dall’Ordine degli Architetti di Firenze in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali.
Il loro slogan è “Nutrire il cantiere” che riprende lo slogan “Nutrire il Pianeta” di Expo 2015.

In copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo 2018

Categorie: Altri blog

La Bce investe su industria “sporca” e fossili | Ambulanti e ristoratori, proteste in tutta Italia | La 20enne russa è la Pipitone?

Mer, 04/07/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Ambulanti e ristoratori, proteste in tutta Italia: tensioni a Roma, feriti 2 agenti| Video;

Il Giornale: La 20enne russa è la Pipitone? Così slitta ancora il “verdetto”;

Il Manifesto: All’ex Ilva esplode la «colata continua», tragedia sfiorata;

Il Mattino: Variante giapponese, cosa sappiamo: più contagiosità e resistenza al vaccino;

Il Messaggero: Turismo, quando riapriranno gli hotel? Garavaglia: «Viaggeremo con il lasciapassare Covid»;

Ilsole24ore: Bonus temporanei o crediti d’imposta? Come sarà il riordino degli sconti fiscali – Recovery, Def e scostamento di bilancio: i 30 giorni chiave del governo Draghi;

Il Fatto Quotidiano: Transizione ecologica? La Bce investe su industria “sporca” e società che usano i fossili;

La Repubblica: Inchiesta sulle Ong e giornalisti intercettati, la ministra Cartabia invia gli ispettori a Trapani;

Leggo: PA, Carfagna: «Pubblicato bando per 2.800 assunzioni: una grande opportunità per il Sud»;

Tgcom24: Egitto, altri 45 giorni di carcere per Zaki e no al cambio dei giudici;

Categorie: Altri blog

E se mi facessi la casa in bambù? (VIDEO)

Mar, 04/06/2021 - 17:00
flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_76"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/76/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/76/output/ediliziabambu_sigla.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/76/ediliziabambu_sigla.mp4' } ] } })

Il sito di Poliedra

Categorie: Altri blog

Enrico Deaglio e Jacopo Fo (VIDEO)

Mar, 04/06/2021 - 15:00

C’è stato un tempo in cui noi comunisti eravamo convinti che fosse stato il compagno Ivan a salvare il maggior numero di ebrei dalle camere a gas.

Poi arriva Deaglio con il suo libro “La banalità del bene”, e ci racconta la storia di un fascista che riesce a evitare che migliaia di ebrei vengano deportati. E lo fa dimostrando un’incredibile capacità di inventiva: nel 1944 si trova a Budapest e spacciandosi per un funzionario spagnolo e imbrogliando i nazisti tedeschi e ungheresi riesce a strappare loro persone che già si trovano sui treni della morte.

(…) Non so se rendo l’idea dello shock che ebbe il libro di Deaglio su gente come me: ma come, i fascisti non sono tutti cattivi? Non sono tutti marci? Scoprire che le qualità migliori dell’essere umano possono trovarsi anche in un fascista era per noi inconcepibile! Ma come potevamo non credere a quello che aveva scritto il compagno Deaglio? (Leggi l’articolo completo AL LINK)

L’intervista di Jacopo Fo a Enrico Deaglio

Jacopo Fo
Categorie: Altri blog

Mozambico: i profughi in fuga dai terroristi (Video)

Mar, 04/06/2021 - 13:00
Emergenza sfollati a Cabo Delgado, Mozambico

Campo rifugiati di Ntocota, a Cabo Delgado, Mozambico. Mettersi a servizio dei più poveri e disperati. Poveri e rifugiati che aiutano altri, ancora più poveri e costretti a fuggire dalle loro case. Il Cuamm è presente con personale locale per provvedere ai servizi di base, per le mamme e i bambini, per sensibilizzare sul Covid19, per dare una risposta al diffondersi di diarrea e colera, per creare un sistema di riferimento verso i centri di salute.

Medici con l’Africa Cuamm Cabo Delgado, tra i profughi nel campo di Metuge

Campo di Metuge, Cabo Delgado, Mozambico. Le persone che vivono nel campo profughi di Metuge non hanno acqua pulita, casa, cibo. Su tutto questo, incombe il Covid-19. Gli attivisti formati dal Cuamm, rifugiati anche loro, controllano che le persone mantengano le distanze, che bevano acqua pulita. Un sostegno fatto di piccoli gesti, nel calvario di questa gente.

Medici con l’Africa Cuamm Cabo Delgado, in fuga a Pemba

Nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, oltre 600.000 persone hanno lasciato le loro case per fuggire a gruppi di ribelli radicalizzati. Tra loro, la storia commovente di una famiglia scappata dal Nord che ha trovato un rifugio a Pemba, 250 km più a sud. Qui è nato il loro ultimo figlio. La Vita che vince ogni difficoltà e dolore.

Medici con l’Africa Cuamm Come possiamo aiutare

Noi al Mozambico e a Cabo Delgado in particolare siamo profondamente legati. E’ anche per questo che ti chiediamo, se puoi, di aiutare la popolazione, in particolare le mamme e i bambini.

Per esempio, bastano 15 euro per offrire una visita neonatale, 30 euro per acqua e cibo per 2 settimane per una mamma in attesa, 40 euro per assicurare un parto sicuro.

Trovi tutto spiegato qui

Foto copertina Bruno Patierno

Categorie: Altri blog