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Lettera aperta alla (presunta) “mamma di Bibbiano”

Mar, 09/17/2019 - 15:00

Cara mamma (forse non) di Bibbiano ti scrivo, 
così mi distraggo un po’. 

“Parlateci di Bibbiano”, dicevano dal pubblico a cui ti sei rivolta domenica dal palco di Pontida durante il raduno annuale del partito della Lega. Bene, parlacene tu, madre di Greta. Tu che, stando a quanto è emerso, non sei un genitore vittima del sistema degli affidi andato in scena per anni a Bibbiano, sei semplicemente una attivista organizzatrice della manifestazione che lo scorso luglio ha protestato davanti Montecitorio contro il sistema nazionale degli affidi dei minori e ha cavalcato il fatto di cronaca, l’inchiesta sul Comune di Bibbiano.

Non sappiamo se tu e tua figlia siate state coinvolte in altre vicende simili, legate ad affidi illeciti, non sappiamo nemmeno se tua figlia si chiami davvero Greta.

E comunque con questo nome l’ha accolta Matteo Salvini, domenica, sul palco a Pontida prima di abbracciarla durante i saluti finali. Così l’ha apostrofata via Twitter nei giorni seguenti: «Ringrazio questa mamma e questa bimba, che hanno avuto coraggio: Greta è una delle tante, troppe bambine (decine di migliaia) portate via alla mamma e al papà, a Bibbiano e in altri Comuni Italiani. Greta per fortuna è tornata a casa, altri ancora no». 

Perché non ci parli tu, mamma di Greta, di Bibbiano? 

Noi, di Bibbiano sappiamo quello che è emerso dalle 277 pagine di ordinanza di custodia cautelare scritte dai magistrati. Sappiamo che dei presunti responsabili, 29 in tutto, alcuni sono stati arrestati, altri indagati, altri ancora verranno processati. Sappiamo che nulla si sta facendo per nascondere il presunto (fino a prova contraria l’Italia è ancora un Paese garantista) e orribile sistema criminale a danno di decine di famiglie e bambini. Per tutta l’estate non è passato giorno senza che trasmissioni di approfondimento come Mattino 5 non abbiano raccolto e diffuso novità, inchieste e scoop, finti o presunti, sul caso di Bibbiano. Se il Tg per una sera non diffonde un servizio su Bibbiano non significa che le indagini si arrestino o non vadano avanti. Sembra incredibile, mamma (forse non) di Bibbiano, ma è così. 

Se tu, però, hai ritenuto necessario prestare l’immagine tua e di tua figlia alla propaganda di chi strepita che il Pd sapeva tutto, che ha sempre saputo tutto e ha sempre taciuto, che invischiato in traffici illeciti, che è al soldo delle lobby omosessuali, forse sai qualcosa in più, tu.

Diccelo, per favore. Vogliamo sapere tutto, anche quello che ci sfugge ma che con ogni evidenza tu sai. Noi sappiamo che il sindaco, iscritto al Pd di Bibbiano, è stato arrestato per non aver seguito “la procedura amministrativa corretta per l’affidamento dei servizi e di un immobile”. Che lo stesso Procuratore Mescolini ha dichiarato che il sindaco «Non è coinvolto nei crimini contro minori». Testuali parole. Che il sindaco di Bibbiano sia del Pd, lo troviamo insignificante. Fosse stato della Lega avremmo pensato lo stesso, e cioè che, in questa vicenda, l’appartenenza partitica del sindaco di un paesetto coinvolto solo di striscio sia insignificante. Ovviamente, l’abuso di ufficio, quando di mezzo ci sono i bambini, risulta particolarmente odioso. Ma il Pd, come partito, non c’entra, come non c’entrerebbe nessun altro partito. C’era un passaggio, nel d.d.l. di Simone Pillon firmato da Lega e approvato da 3 Senatori su 5 del Movimento 5 stelle (contrari solo Giarrusso e Piarulli, Di Maio ha letto solo i tempi paritetici dell’affidamento senza leggere il resto) che forse ti è sfuggito, mamma presunta di Bibbiano. 

“Il giudice, nei casi di cui all’articolo 342-bis, può in ogni caso disporre l’inversione della residenza abituale del figlio minore presso l’altro genitore oppure limitare i tempi di permanenza del minore presso il genitore inadempiente, ovvero disporre il collocamento provvisorio del minore presso apposita struttura specializzata, previa redazione da parte di servizi sociali o degli operatori della struttura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità del minore”. 

Il d.d.l. di Pillon prevedeva l’eventualità che un giudice potesse stabilire di togliere l’affidamento a uno dei due coniugi (separati) sulla base del sospetto che l’altro ex partner potesse avere “convinto” il figlio ad “alienare” il padre o la madre. Se ritenuto plagiato, il figlio sarebbe stato affidato al genitore “rifiutato”. Una manovra pericolosa, vischiosa, che avrebbe aperto la strada a forzature a danno dei minori. Proprio come è successo a Bibbiano. La politica, però, non c’entra niente, lo sappiamo, e mai ci sogneremmo di strumentalizzare il d.d.l. di Pillon con l’inchiesta di Bibbiano. Stiamo a Bibbiano, non nei partiti politici, non su un palco e neppure su Twitter.

Se hai portato tua figlia, spacciandola per una bambina coinvolta nei fatti di Bibbiano, è perché tu, mamma di Greta, sai qualcosa che i magistrati non sanno e che noi ignoriamo. Perché taci sui fatti di Bibbiano? Il comizio a Pontida è finito. Corri, mamma (forse non) di Bibbiano e denuncia tutto ai magistrati. Poi dicci tutto quello che sai.

Oppure taci. E comunque tua figlia portala al mare anziché a Pontida.

Immagine di copertina: Madame Le Brun – Autoritratto (1789)

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Continua la mattanza delle tigri nel mondo

Mar, 09/17/2019 - 10:50
(Fonte: Natura Tv)

Dalla stampa nazionale:

Oltre metà delle 147 tigri sottratte tre anni fa da un tempio in Thailandia accusato di sfruttarle a scopi turistici sono morte. Lo hanno rivelato oggi le autorità di Bangkok, specificando che le 86 tigri decedute dopo il tentativo di salvataggio avevano problemi respiratori dovuti a una paralisi alla laringe, e altre malattie causate dalla riproduzione per endogamia nella ristretta comunità nei due siti dove erano allevate. Il caso riaprirà con ogni probabilità le polemiche sul trattamento dei maestosi animali selvatici salvati nel 2016 dal famoso Tiger Temple nella provincia di Kanchanaburi, che attirava decine di migliaia di turisti all’anno che si facevano fotografare con le docili tigri. Il tempio era sospettato di traffico di animali selvatici, maltrattamenti e uso di narcotizzanti, oltre che di allevare tigri allo scopo di guadagnare dalla vendita di prodotti da loro derivanti. (Fonte: ANSA –Thailandia, 86 tigri morte di stenti)

Oltre 2.300 tigri sono state uccise e trafficate illegalmente dal 2000 a oggi. È il gruppo ambientalista esperto in traffico illegale di animali, Traffic a lanciare l’allarme: in media sono più di 120 gli esemplari sequestrati dai bracconieri ogni anno, circa 2 alla settimana.

L’autrice del rapporto Kanitha Krishnasamy, a capo delle operazioni di Traffic nel Sud-est asiatico, ha espresso la sua preoccupazione parlando con Afp: “Sembra che stiamo perdendo questa lotta”. “Il tempo per parlare è finito: le parole devono essere trasformate in azioni per prevenire ulteriori perdite”. Continua a leggere  (Fonte:REPUBBLICA.IT)

GIRAFFE, ELEFANTI E LEONI: LI VEDI OVUNQUE MA QUELLI VERI SPARIRANNO A BREVE. Giraffe, elefanti e leoni (e molti altri animali “famosi”) sono condannati all’estinzione in natura, anche perché Donald Trump non ha l’hobby del trophy hunting e dunque, in poche parole, chissenefrega.

Il trophy hunting è quell’attività regolamentata che consente a ricchi stranieri di andare in Africa a uccidere esemplari selezionati, magari anziani o malati, al fine di rimpinguare le casse dei parchi che ospitano gli ultimi animali-simbolo (detti anche big 5: leone, leopardo, giraffa, bufalo ed elefante). È una pratica tristemente fondamentale per la loro sopravvivenza, e presidenti Usa molto poco ambientalisti, ma pur sempre amanti del trophy hunting, hanno in passato agito al fine di evitare l’estinzione dei big 5. Il tema è fondamentale quando si parla di protezionismo. L’errore più grande che potremmo fare, da occidentali, è quello di disprezzare i bracconieri e accusarli di essere il male. Si tratta spesso di uomini e donne che semplicemente vedono nella caccia illegale l’unica possibile risorsa per sopravvivere. In Kenya, Mozambico e Zambia, nulla ha aiutato a fermare il bracconaggio come dare loro un’alternativa, ad esempio – paradossalmente – arruolarli come guardie forestali nei parchi: questo ha ridotto del 90% il numero degli animali uccisi (fonte: Earth.com). In fondo il turismo da safari fotografico è attualmente una delle poche ricchezze di quelle terre.

Per capire quanto poco manchi all’estinzione basta aprire la versione americana di Amazon, Ebay o Etsy: comprare un oggetto decorato con ossa di giraffa costa circa 200 dollari, visto che nessuna legge lo vieta, sebbene la popolazione delle giraffe sia diminuita del 40% negli ultimi 30 anni. Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Michela Dell’Amico)

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Sindaco iscrive 15 pecore a scuola per riempire la classi

Mar, 09/17/2019 - 10:00

Francia, mancano alunni, iscrivono le pecore. È il curioso caso in un paesino montano non lontano dall’Italia

Niente alunni, niente lezioni. A seguito del numero sempre minori di studenti nella sua scuola elementare del paese il sindaco Jean-Louis Marais è stato costretta a chiedere la diminuzione delle ore scolastiche.

Una notizia che ha scatenato l’ira delle famiglie di Crêts-en-Belledonne, piccolo borgo montano nella regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi, Sud-Est transalpino.

Continua a leggere su TPI.IT di Francesca Ceccarelli

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Mobilitazione contro le microplastiche

Mar, 09/17/2019 - 09:28

Riceviamo dalla nostra Mamma Chimica questo appello alla mobilitazione, lanciato dal portale EcoBioControl di Fabrizio Zago, Chimico industriale, esperto di chimica amica dell’ambiente e creatore del Biodizionario.

La ECHA (l’agenzia chimica europea) non sembra impegnarsi troppo: ha elaborato una proposta che è molto indulgente nei confronti dell’approvvigionamento e delle tecnologie di produzione di particelle solide solubili e insolubili per cosmetici e detergenti. Le soluzioni ci sono, dovrebbero essere più drastici. Inoltre molti metodi di analisi per valutare la biodegradabilità di un certo prodotto sono adatti alle microplastiche, così sfuggenti dai filtri e spesso insolubili. Altra richiesta importante presente nel testo è di evitare il più possibile l’uso e quindi l’emissione in ambiente di queste sostanze ma che ci sia grande chiarezza sui prodotti nello scaffale, per esempio scrivendo in etichetta se un prodotto si avvale di queste sostanze non sostenibili. Mancano pochi giorni e poi ECHA trasmetterà una posizione comune al Parlamento Europeo.

Se volete farvi sentire e supportare questa posizione potete inviare una segnalazione da questo link echa.europa.eu/it/contact/other

Il testo potrebbe essere questo:
“Buongiorno, io supporto il contenuto e le finalità del documento sulle microplastiche: https://www.ecobiocontrol.bio/media/1206/posizione-microplastiche-italiano.pdf
Firmato: la Comunità di EcoBioControl”

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È presto per criticare Sarri e Giampaolo (e ricordatevi di Sacchi)

Mar, 09/17/2019 - 07:00

Sembra esserci anche una vena di sadismo nella critica che media (soprattutto) e tifosi (loro, però, con sofferenza più che con sadismo) nei confronti delle prime uscite non brillanti di Juventus e Milan. Critica anche comprensibile considerato che il gioco del calcio, e soprattutto una modalità di applicazione e di concezione del gioco del calcio, è negli ultimi anni assurta a una sorta di religione. Di cui Arrigo Sacchi è l’indiscusso leader nonché guru che viaggia ormai al ritmo di quasi una settimana al giorno. I suoi discepoli parlano di calcio come se stessero parlando di qualcosa da cui dipendono i destini del mondo e talvolta – più Giampaolo di Sarri – utilizzano termini che sembrano più adatti a un convegno di filosofia che a interviste calcistiche.

Esaurita questa fondamentale premessa, è del tutto naturale che qualsiasi allenatore abbia bisogno di tempo per riuscire a infondere le proprie idee alla nuova squadra. A maggior ragione se queste idee sono totalmente (come nel caso di Sarri-Allegri) o parzialmente (per Giampaolo-Gattuso) diverse da quelle del proprio predecessore.

Altre notizie di Sport

È come se il calcio – e la narrazione del calcio – avvertisse una urgenza che potremmo definire impropria. Non c’è nulla di male nel pareggio della Juventus a Firenze. È un risultato che potremmo definire possibile. Sembra che non lo sia più. È vero che la Juventus non perdeva la testa della classifica da 560 giorni. Ma prima o poi doveva succedere. E se la società, dopo otto campionati consecutivi vinti, di cui cinque con Allegri, ha deciso che fosse giunto il momento di cambiare, vuol dire che ha messo in conto un periodo di metamorfosi. Poi, il trapianto potrebbe non riuscire. È difficile fare previsioni. Ma anche chi è scettico sull’innesto – e chi scrive è tra questi – sa bene che non è dopo tre partite che si può alzare la mano e cominciare a criticare. Bisogna concedere a Sarri il tempo fisiologico. Lo stesso tempo che trent’anni fa il Milan concesse ad Arrigo Sacchi. Se Berlusconi avesse ascoltato la critica dell’epoca (densa di “non mangia il panettone”), la storia calcistica avrebbe preso un’altra piega e molto probabilmente oggi il Milan non avrebbe sette Coppe dei Campioni in bacheca. 

È un discorso che vale per Sarri come per Giampaolo. Che ovviamente è un allenatore che sulla carta scalda di meno. Il suo curriculum è meno pretenzioso. Non ha raggiunto secondi posti in Serie A, non ha mai vinto in Europa, non ha mai allenato in Premier. Ma in questo periodo, in cui un certo modo di giocare al calcio (diciamo “alla Guardiola”), è un tecnico che gode di una discreta fama e che si è guadagnato una panchina gloriosa come quella del Milan. Anche se, effettivamente, fin qui il gioco espresso è stato piuttosto deprimente. 

È un periodo poco favorevole ai cosiddetti guardiolisti. Il City del maestro Pep è stato battuto in Premier dal Norwich. Ma non è stato solo il risultato a destare scalpore. È stato soprattutto il modo in cui il City ha subito il terzo gol, con una palla rubata in area mentre la difesa era intenta a palleggiare. Può capitare anche a loro che hanno vinto gli ultimi due campionati inglesi. E che sono al quarto anno di Guardiola allenatore. Figuriamoci se la Juventus di Sarri non può pareggiare contro la Fiorentina del simpatico e intelligente Commisso.

Leggi anche:

Sarri è l’8 settembre della Juventus

Nel calcio italiano non esistono tifosi contenti

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Il Governo “Conte 2” e il silenzio sulle banche

Lun, 09/16/2019 - 15:00

Ho aspettato e ascoltato il discorso del premier Conte alle Camere per chiederne la fiducia. Volevo capire se eventualmente ci fosse stata l’opportunità di conoscere qualcosa in più del programma del nuovo governo. Ma niente, solo silenzio sul tema. E tre indizi fanno una prova.

Veniamo ai fatti.

Ho letto e riletto i 29 punti del programma del nascente governo giallo-rosso, sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito democratico e ho fatto fatica a trovare la parola “banca” e suoi derivati. Qualcosa che faccia riferimento alla riforma del sistema bancario malato.

Per la precisione ho trovato al punto 19 una generica indicazione al lancio di  “un piano straordinario di investimenti per la crescita e il lavoro al Sud, anche attraverso il rafforzamento dell’azione della banca pubblica per gli investimenti, che aiuti le imprese in tutta Italia e che si dedichi a colmare il divario territoriale del nostro Paese” che dovrebbe presupporre il miraggio della nascita di una banca pubblica degli investimenti; e al punto 21 un contraddittorio e vago riferimento alla “necessità di porre in essere, in armonia con il diritto dell’Unione europea (lo stesso diritto, ricordiamo che ha generato la disciplina del bail-in), politiche per la tutela dei risparmiatori e del risparmio, anche agendo sul sistema bancario”.

Poi nulla altro!

Molto ma molto meno di quanto dichiarato, ma mai realizzato, dal precedente governo gialloverde sul tema della riforma della finanza malata.

Sicuramente più coerente e meno bugiardo ma l’attuale governo conferma l’inclinazione europeista al problema della malafinanza: tutelare lo status quo e la lobby finanziaria.

Mettiamoci l’anima in pace e aspettiamo il prossimo giro (elettorale) perché, lo dico con largo anticipo, questo governo non realizzerà neppure quelle poche (ma quali?) cose promesse.

Ma ciò che più mi turba è che non ricordo (o mi sarà sfuggito) giornale o media che abbia fatto questa semplice analisi. Nessuno che si sia chiesto dove siano finiti i propositi pre-elettorali del M5S sui temi della malafinanza. Nessuno che abbia accennato ai pericoli imminenti (Banca Popolare di Bari, Carige, ecc) per migliaia di italiani e alla necessità di riformare un sistema malato.

Ricordino Di Maio &Co che tra i sei milioni (!!!) di elettori persi alle ultime elezioni dal M5S ci sono i truffati dalle banche, ci sono quelli che credevano finalmente di vedere facce pulite negli organi di controllo, c’è chi ci aveva sperato. Queste erano le premesse e le promesse. Ma mentre i risultati del precedente governo sono stati deludenti, peggio ancora è successo con il piano programmatico del nuovo esecutivo: i proclami del contratto di governo del M5S sono completamente scomparsi dai radar mediatici.

Sul tema della malafinanza l’unico strumento finora utilizzato per calmierare la delusione dei cittadini è stata la dilazione.

La tutela dei risparmiatori è stata rafforzata? Chiedetelo ai rappresentati delle associazioni dei truffati dalle banche fallite.

Riforma delle banche di credito cooperativo, cosa è cambiato? Nulla.

Per quanto riguarda una maggiore responsabilizzazione del management bancario e delle autorità di controllo? Niente.

Nulla di fatto anche per la revisione dei parametri dei protocolli di rating di Basilea.

Nessun inasprimento delle pene per i fallimenti dolosi, nessuna revisione della normativa antiriciclaggio e dei processi interni delle banche che occultano ingenti patrimoni derivanti dall’evasione fiscale del clero, dei commercianti cinesi e degli speculatori immobiliari.

Si tratta delle promesse fatte agli italiani dal M5S nella ultima campagna elettorale. E ora sono alleati con quel PD, nel frattempo sicuramente cambiato nei nomi, che ha prodotto i governi più bancocentrici dell’ultimo ventennio

Non hanno rispettato le premesse e le promesse. Non hanno rispettato gli italiani.

Si affrettino a rimediare.

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Francia, il caldo estremo ha ucciso 1.500 persone durante l’estate

Lun, 09/16/2019 - 15:00

Il ministero della Salute francese ha indicato in quasi 1.500 il totale delle vittime del caldo estremo che ha colpito la nazione europea durante l’estate

Un’autentica strage. Il bilancio delle vittime delle due ondate di caldo estremo che hanno colpito la Francia dapprima alla fine di giugno, quindi durante il mese di luglio, è agghiacciante. Secondo quanto comunicato dal ministro della Salute di Parigi, Agnès Buzyn, sono quasi 1.500 le persone che hanno perso la vita a causa della canicola.

567 morti per il caldo a giugno, altri 868 a luglio – Il governo francese ha quindi specificato nel dettaglio che “1.435 morti” sono considerati “in eccesso” rispetto alla media. Dunque imputabili, secondo le autorità di Parigi, al caldo eccessivo. In particolare, “567 nel corso della prima ondata, e 868 durante la seconda, il che equivale ad una sovra-mortalità del 9,1 per cento”. 

Continua a leggere su LIFEGATE.IT di Andrea Barolini

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Consigli per gli acquisti

Lun, 09/16/2019 - 14:06

La sezione “Consigli per gli acquisti” su People For Planet è uno spazio dedicato a una selezione di prodotti e servizi corrispondenti alla filosofia del nostro magazine da consigliare ai nostri lettori.
Ambiente, ecologia, sostenibilità: ogni giorno i nostri lettori cercano sulle nostre pagine informazioni utili per avere un modello di vita più sostenibile e una condotta migliore nel rispetto dell’ambiente.

Abbiamo quindi deciso di andare incontro alle esigenze delle migliaia di persone che manifestano la volontà di contribuire a cambiare le cose, anche nel proprio piccolo. Non sempre ci si rende conto delle possibilità che abbiamo per portare un cambiamento significativo nella nostra quotidianità, e proprio per far fronte a questa lacuna abbiamo pensato a una sezione del sito aperta ad aziende e produttori indipendenti che funga da collante tra il venditore e il fruitore.

Vuoi proporre i tuoi prodotti? Aderire è semplice!

Mandaci una email a consigli@peopleforplanet.it indicandoci il sito e/o i social su cui trovare i prodotti che vuoi pubblicizzare e noi ci metteremo in contatto con te.

Il lavoro di squadra è la capacità di lavorare insieme verso una visione comune. La capacità di dirigere la realizzazione individuale verso degli obiettivi organizzati. È il carburante che permette a persone comuni di raggiungere risultati non comuni.

[Andrew Carnegie]
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Reborn Ideas: upcycling nella moda e nel design

Lun, 09/16/2019 - 14:06
Reborn Ideas: ecodesign e moda sostenibile Made in Italy Reborn Ideas è il primo ecommerce italiano di ecodesign e moda sostenibile Made in Italy. I prodotti che troverete sul sito sono realizzati tramite upcycling, recycling, e materiali innovativi ecosostenibili.

Questa Start-Up è il principale punto d’incontro dove consumatori consapevoli trovano la risposta alle loro esigenze di consumo selettivo, facendoli incontrare con la variegata offerta di prodotti Made in Italy da designer, makers e artigiani della qualità e della sostenibilità.

Reborn Ideas vuole dimostrare che tramite il principio dell’upcycling e del recycling è possibile generare articoli di qualità elevata con un ridotto impatto ambientale. Recuperare materia prima o prodotti lavorati, lavorarli per dare una nuova vita tramite upcycling, usare materiali innovativi ed ecologici sono azioni fondamentali per ridurre gli sprechi e l’impatto sull’ecosistema.

Le scelte di acquisto che compiamo tutti i giorni raccontano chi siamo e siamo convinti che sia possibile esprimere il proprio impegno verso il cambiamento anche attraverso l’acquisto di prodotti belli e originali, pezzi unici e distintivi che uniscono qualità, estetica e sostenibilità.

Su Reborn Ideas troverete borse prodotte con il PVC dei cartelloni pubblicitari, cuscini per bicicletta realizzati con scampoli di jeans e imbottiture dei divani, tappeti e cuscini creati con avanzi di pellame dell’industria calzaturiera, costumi da mare in Econyl, occhiali di carta riciclata e borse con vele delle barche, sedie e tavolini con sughero recuperato dai tappi usati, lampade in bioplastica, copertine per l’infanzia di cashmere e seta di fine rocca, mobili di cartone, fasce da donna con avanzi di tessuto, borse create con mute da sub e tanti prodotti ancora.

Sono pezzi unici belli ed originali, che dimostrano come sprecare sia sbagliato e che tramite l’upcycling è possibile creare qualcosa di nuovo e migliorato.

La sostenibilità e l’economia circolare passa anche tramite i prodotti che decidiamo di acquistare!

Hanno parlato di Reborn Ideas i principali giornali italiani come Il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Il Resto del Carlino, Donna Moderna e Q.

Visita il sito per scoprire fra oltre 300 idee regalo ecosostenibili da scegliere o approfondisci alcuni di questi prodotti direttamente da questa pagina.

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Scampia: il 13enne con treccine blu che non può entrare a scuola

Lun, 09/16/2019 - 11:42

Si presenta a scuola con la testa rasata e le treccine blu elettrico e la preside non lo fa entrare. A Scampia, nell’istituto comprensivo Ilaria Alpi-Carlo Levi, un ragazzino di 13 anni si è visto negare l’accesso in classe per i suoi capelli. “Abbiamo un dress code, delle regole che vanno rispettate da tutti – afferma la dirigente scolastica Rosalba Rotondoquei capelli sono un capriccio”.

Nessuna porta in faccia – assicura la preside – tutti i genitori firmano, ogni anno, un Patto di corresponsabilità’. Ci sono regole che valgono per tutti, alunni e docenti, e i genitori le conoscono”. Regole che non valgono solo per le treccine: messe al bando anche creste, shatush o altre acconciature carnevalesche. E ancora: no a bermuda, pantaloni stracciati, sandali, trucco pesante, ombelico scoperto, maglie e felpe con simboli che inneggiano alla violenza o a modelli sbagliati. Al bando anche i cellulari: sono vietati. E sia chiaro: “Sono regole che faccio rispettare anche ai docenti. Io per prima le rispetto”.

Imparano oggi quello che servirà loro domani – sottolinea Rotondo, da 36 anni alla guida dell’istituto comprensivo Alpi-Levi di Scampia – Immagino i miei alunni come i dirigenti di domani. Potranno mai andare a lavorare in bermuda o con l’ombelico scoperto o con treccine blu elettrico? Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT )

Dalla stampa nazionale:

(…) La famiglia del ragazzo con le treccine blu, però, ha deciso di proseguire nella battaglia che stanno portando avanti contro la scuola che ha discriminato il figlio. “Abbiamo contattato le forze dell’ordine, appena possibile sporgeremo querela”, ha spiegato la nonna sempre su Facebook.

Nemmeno la dirigente Rotondo ha intenzione di arretrare, anche se sui social è partito il linciaggio. Anzi. Ha annunciato che scriverà al ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, per spiegare il suo gesto e dimostrare che “dietro ogni regola c’è un valore formativo”. (…)

Il consigliere dei Verdi in difesa del ragazzo con le treccine blu – “Qualora quanto raccontato dalla signora (la nonna del ragazzo, ndr) dovesse essere confermato dalle evidenze – affermano il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, e il conduttore de “La Radiazza” su Radio Marte Gianni Simioli – saremmo di fronte ad un fatto di una gravità senza precedenti, una vicenda ai limiti dell’assurdo”.

“L’atto di escludere un ragazzo a causa delle treccine blu è discriminatorio e ingiustificabile. Tra l’altro stiamo parlando di un minorenne, un ragazzo di 13 anni, lasciato in strada mentre i genitori pensano che si trovi a scuola”, proseguono. “Abbiamo inviato una nota all’Ufficio scolastico regionale e al Miur evidenziando quanto raccontato dalla signora. Occorre appurare le responsabilità della dirigente scolastica in questa stucchevole vicenda”, concludono. Continua a leggere (Fonte: TPI.IT di Maria Teresa Camarda)

LE REGOLE DEL VESTIRE, UNA LEZIONE ANCHE A SCUOLA –  Insegnare i modi della civiltà, anche attraverso l’abbigliamento corretto in classe, non è una «ipocrisia anacronistica», come hanno scritto alcuni studenti. Ma un dovere della scuola. È una materia strana, che sta tra la filosofia e la storia dell’arte, e si chiama «Stile» (e non staremo a tenere una lezione sullo stretto rapporto tra Estetica ed Etica, ciò su come la Bellezza sia generatrice di virtù, e il brutto del Male). Così come dettare delle regole di comportamento, anche in fatto di guardaroba, non lede alcun diritto costituzionale. È solo un altro modo per preparare i ragazzi alla vita adulta, fatta di rapporti di lavoro, obblighi, relazioni sociali e soprattutto – sempre – buon gusto. E sapere come vestirsi, come stare a tavola, come parlare, non è un regolamento da college, semmai una carta vincente (rimane solo un parere di chi scrive: ma tra un inglese «fluente» e il saper abbinare abito e pochette alle diverse situazioni, continuerei a scegliere la seconda dote: mi è servita molto di più nella vita, ndr). Comunque…

Qualcuno a Schio – addirittura – ha porta in aula autorevoli riviste di moda che spiegano come bermuda e t-shirt, in estate, possano essere un dress code consono e rispettoso. «La volgarità e la maleducazione sono un’altra cosa» rispetto a un paio di jeans tagliati male, è vero. Ma il rispetto per sé e per gli altri (colleghi, compagni, professori), che vale qualcosa in più della semplice moda e dei freddi regolamenti, inizia sempre dallo stile. Continua a leggere  (Fonte:ILGIORNALE.IT di Luigi Mascheroni)

Fonte immagine: REPUBBLICA

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10 viaggi in treno da fare assolutamente

Lun, 09/16/2019 - 07:00

Da quello tra le Alpi a bordo del Trenino Rosso del Bernina al velocissimo Transrapid di Shanghai: ecco una serie di proposte per esperienze indimenticabili sui binari

viaggi in treno riescono a conservare ancora oggi un’incredibile dose di fascino. Sarà per il loro tragitto obbligato dai binari, sarà per l’atmosfera che si respira sui vagoni, o forse per la possibilità di incollare gli occhi sul finestrino e perdersi davanti al panorama che scorre veloce. Fatto sta che ancora oggi è possibile percorrere tratte inaugurate addirittura nell’Ottocento.

Come per esempio la linea ferroviaria Oslo-Bergen, che consente di immergersi nella natura più caratteristica del Nord Europa, tra lande di ghiaccio, canyon e fiumi, in un viaggio di 500 chilometri tra le meraviglie della Norvegia.

Continua a leggere su WIRED.IT di Filippo Piva

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I nostri chili di troppo pesano troppo sull’ambiente

Dom, 09/15/2019 - 16:00

Obesità e sovrappeso hanno un alto impatto ecologico: i cibi più calorici alzano le emissioni di CO2, per via delle maggiori risorse che richiedono.

Le cifre della (mal)nutrizione mondiale sono incredibili: se da una parte 820 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza, dall’altra 2 miliardi ne hanno anche troppo. Pare impossibile trovare il giusto mezzo (e raggiungere l’utopico obiettivo #Famezero entro il 2030), e mentre denutriti e obesi aumentano di anno in anno la scienza scopre che i nostri eccessi hanno anche conseguenze ecologiche: secondo una ricerca italiana pubblicata su Frontiers in Nutrition, i cibi ad alto contenuto calorico sono anche quelli che utilizzano più terreno, più acqua ed emettono più gas a effetto serra.

MILIARDI DI TONNELLATE DI TROPPO. Lo studio ha preso in analisi le sette regioni della FAO (Food and Agriculture Organization), tra cui è compresa l’Europa, e ha stimato l’eccesso di peso corporeo della popolazione sulla base di alcuni parametri, come l’indice di massa corporea (BMI) e l’altezza, e spalmando l’equivalente calorico tra i diversi gruppi di alimenti disponibili in ogni nazione. Il risultato è lo spreco metabolico di cibo, ossia l’indicatore della quantità di alimenti extra ingeriti e del loro impatto ambientale – com’è stato definito da Mauro Serafini, ricercatore all’Università di Teramo e coordinatore dello studio. L’Europa si aggiudica la medaglia d’oro degli eccessi, con oltre 39.000 miliardi di tonnellate, seguita da Nord America e Oceania, con oltre 32.000 miliardi di tonnellate.

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Il ritorno in città di libellule e cicale

Dom, 09/15/2019 - 10:00

Si vedono e si sentono sempre più spesso. L’etologo: «È dovuto al caldo e al calo dei pesticidi. Mangiano le zanzare, ci fanno sentire in vacanza»

Cicale e libellule abitano sempre di più in città. Di notte le prime, soprattutto gli esemplari maschi, non si vedono ma si ascoltano con il loro caratteristico suono frinire nei parchetti e nei giardini, come già avviene da un po’ di tempo anche nel centro di Milano. Le libellule azzurrine l’altro ieri sono sciamate a migliaia nel quartiere di Borgo San Paolo a Torino occupando per alcune ore balconi e stendibiancheria. Libellule e cicale sono parte del nostro immaginario collettivo, popolano canzoni e favole, ma sono anche indicatori della bontà del nostro ambiente. Il loro incremento e l’arrivo nei centri abitati segnala il miglioramento dell’ecosistema che ci circonda oppure è una spia della rottura di un equilibrio precario?

Il ritorno – «La loro presenza è indubbiamente da classificare come un evento positivo sotto molti aspetti, anche se è giusto fare alcune precisazioni», risponde Diego Fontaneto, scienziato dell’Istituto di ricerca sulle acque (Irsa-Cnr). «Si tratta di insetti che generalmente prediligono il caldo. Le cicale, poi, sono tipiche degli ambienti mediterranei con estati bollenti e secche. La loro proliferazione in ultima analisi è l’ennesima conferma dell’aumento delle temperature alle nostre latitudini». 

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Lo strano caso dell’animo umano: “I seminatori di zizzania e le sliding doors dell’agire quotidiano”

Dom, 09/15/2019 - 07:00

Fatto sta che ci sono micro o macro atteggiamenti che hanno il potere di cambiare l’aria che si respira, rendendola più leggera o più soffocante per tutti. 

Se, per la “teoria delle finestre rotte” di Wilson e Kelling, il bene chiama il bene e il degrado moltiplica il degrado, allora le nostre singole reazioni agli eventi quotidiani possono rappresentare una serie di sliding doors collettive.

Vediamone una manciata:

1) Al supermercato 
Quando apre un’altra cassa a fianco alla vostra, evitate di ingaggiare una lotta da centometrista con la vecchietta claudicante che era in fila ben più avanti di voi. Non è un volo low cost. E, anche lì: i posti oramai sono assegnati, ma che diamine vi correte?  

2) Al cinema, in un bar, in luoghi pubblici, insomma
Provate una nuova ebbrezza: bussate alla porta del bagno prima (e non dopo!) aver provato a sfondarla con tutta la vostra forza, per entrare. Magari per voi è uguale. Ma poi non vi lamentate delle condizioni in cui trovate il water, se avete fatto sobbalzare il povero cristo che era dentro. 

3) Per strada 
Si può sorridere a chi si incontra. E, no, non è una segnale di disponibilità sessuale: è allegria. Coloro i quali interpretano una donna che sorride agli sconosciuti come una poco seria hanno un problema. Loro. Non lei. Loro. Hanno un problema. E, a volte, diventano un gran problema. 

4) In giro 
Baciatevi per strada, camminate mano nella mano. Chiunque voi siate. Esprimono molta più fiducia nell’universo due uomini che si amano, rispetto a un lui e una lei che battibeccano sul nulla, per l’ennesima, banale sciocchezza quotidiana. Chi si ama ce lo faccia sapere. Chi non si ama più rinunci alla propria rassicurante infelicità. O almeno risparmi quell’angoscia a noi.  

5) Ovunque
Meno autocitazioni, meno “te l’avevo detto”. Più “avevi ragione”, più “mi piace questo di te”. Tra abbracciare gli alberi e mandare a fanculo le persone c’è tutto il possibile umano. Scegliamo chi essere, dove collocarci e perché. 

Alla fine, postate sui social video “l’orango mannaro rivede chi lo salvò dalla decapitazione da piccolo, la reazione è commovente” e poi non riuscite a gioire delle fortune del vicino? Non abdicate all’empatia. 
E non rinunciate ai gesti buffi. Come disse Sant’Alfonso Liguori: «È peccato mortale non ridere ogni volta che è possibile».

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Riapre la Pellico, la prima scuola a impatto 0 della Lombardia

Sab, 09/14/2019 - 19:00

Dopo 335 giorni di cantiere e per una spesa di oltre due milioni di euro, le medie varesine sono energeticamente autosufficienti e sicure

Sulle note di “We will rock you” dei Queen , gli alunni di seconda e terza della media Pellico di Varese hanno accolto i compagni di prima. Un momento trionfale, in un giorno importante per questa scuola che riapre dopo un anno di lavori che hanno trasformato completamente il vecchio edificio.

«La nostra è una scuola rock ma anche smart» ha commentato la dirigente Anna Politi. «La nostra accoglienza calorosa è per dire che questa è una scuola amica, che non vi lascerà mai soli. Siete campioni e, come campioni, dovrete impegnarvi per raggiungere grandi risultati».

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Fiamme in Congo e in Angola: gli incendi di cui nessuno parla

Sab, 09/14/2019 - 16:00

Se i roghi divampati nella Foresta Amazzonica hanno guadagnato le prime pagine di tutto il mondo, ci sono altri incendi – non meno pericolosi – di cui nessuno parla.

Anche i polmoni verdi dell’Africa sono in fiamme: dal 21 agosto, sono stati contati 6.902 incendi in Angola e 3.395 nella Repubblica Democratica del Congo.

«Le aree interessate sono principalmente quelle coperte dalla savana, un bioma che si trova in molte zone di transizione tra la foresta pluviale e il deserto o la steppa» spiega Legambiente.

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Creati due embrioni, si spera di salvare il rinoceronte bianco dall’estinzione

Sab, 09/14/2019 - 10:00

Sono due e in futuro saranno trasferiti in una madre surrogata. Successo del consorzio internazionale di scienziati, del quale fa parte anche l’italiano Cesare Galli

Un nuovo passo importante è stato compiuto per salvare il rinoceronte bianco settentrionale dall’estinzione: dagli ovociti prelevati e fecondati dalle ultime due femmine rimaste, è stato possibile ricavare due embrioni. Si tratta dei primi embrioni in vitro in assoluto mai realizzati per questa specie, e che possono segnare una svolta per salvarla dall’estinzione. Il risultato è stato presentato questa mattina in una conferenza stampa da Cesare Galli, regista dell’operazione.

Gli embrioni sono ora conservati in azoto liquido, pronti per essere trasferiti in una madre surrogata in un prossimo futuro. Il gruppo guidato da Galli è riuscito a portare a maturazione e fecondare gli ovuli raccolti il 22 agosto scorso da Najin e Fatu, le due femmine che vivono a Ol Pejeta Conservancy in Kenya, con sperma dei maschi Suni e Saut, ormai morti.

“Abbiamo riportato dieci ovociti dal Kenya, cinque per ogni femmina. Dopo l’incubazione, sette sono maturati ed erano adatti alla fecondazione (quattro da Fatu e tre da Najin)”, dice Galli.

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L’amore è essenziale. Ma l’amicizia?

Sab, 09/14/2019 - 08:00

Le difficoltà nel coltivare le amicizie fanno meno notizia dei drammi sentimentali.
E sembra quasi che l’amicizia sia meno importante dell’amore.
E se è vero che i drammi di coppia fanno stragi mentali e fisiche è un peccato non accorgersi che gran parte del nostro benessere dipende dall’amicizia.
Si tratta di una forma di amore meno dirompente di quello sessuale ma non meno fondamentale.
L’amore per gli amici, uno per uno ma anche in gruppo: il senso di appartenenza a una comunità che ti sostiene, ti protegge, si prende cura di te e che ti induce a qualunque sforzo solidale, non per costrizione morale ma perché tu ami quella persona, è parte della tua vita.
Quando un amore sensuale finisce fa un gran rumore, quando si rompe un’amicizia meno. Esistono consulenti matrimoniali, non consulenti amicali.
E se per recuperare un amore una persona è disposta a compiere azioni mirabolanti meno si è disposti a impegnarsi per salvare un’amicizia.
Abbiamo dati statistici sui divorzi, nessuna informazione sul numero di amicizie che ogni anno finiscono. E quanti una volta trovato l’amore lasciano perdere gli amici? Come se avere amici non fosse essenziale per far fiorire la propria vita e quindi anche per far durare un amore…
E qui vorrei scrivere a proposito dei motivi che minano le amicizie, proprio perché se ne parla troppo poco.
La causa prima delle rotture è il tradimento della fiducia e del rispetto che sono i fondamenti dell’amicizia.
In amore tenere il punteggio come fosse una partita di calcio è deleterio: quante cose ho fatto io per te, quante tu me. Ugualmente è distruttivo conservare per anni, decenni a volte, la lista dei peccati compiuti dall’amante.
Ma nell’amore passionale c’è il sesso che a volte aiuta a superare la delusione di scoprire che lui non è il perfetto principe azzurro e lei non è l’infinitamente pura principessa. Con gli amici invece è più difficile superare gli scorni.
La nostra cultura è malata di vendetta: occhio per occhio. E se l’amico ti fa uno sgarro difficilmente c’è il perdono.
Ora lo so che a parlare di perdono si rischia di provocare rigetti perché si tratta di un’azione melensa e ti viene subito in mente la noia del catechismo sulla vita di San Francesco. A noi italiani, vendicativi con l’hobby della faida, il porgi l’altra guancia non è mai andato giù. Noi siamo tendenzialmente per la proliferazione moltiplicativa dell’azione deterrente nucleare: “Se mi cacci un dito nell’occhio, ti taglio la testa così impari!!!”
Credo che ti puoi ricordare parecchie storie di amici che si sono persi perché: “Mi ha detto Caio che tu gli hai detto che io sono un maiale putrido!”
Raramente viene in mente che se qualcuno ti racconta che qualcun altro ha detto, chi ti parla non è un amico.
La domanda che mi sono fatto un giorno è stata risolutiva: ma questa persona che mi riferisce queste parole, ben sapendo che mi fanno male, mentre Caio gliele diceva cosa ha fatto? Gli ha strappato il cuore a morsi oppure era lì che gongolava già pregustando il piacere di venirmi a spifferare quanto il mio amico sia traditore e falso e doppiogiochista ben sapendo in che misura ciò mi avrebbe fatto soffrire?

Quindi ho deciso che se una persona mi viene a riferire cattiverie dette su di me da un amico senza avermi portato anche il cuore ancora caldo del traditore, allora lo fa per farmi soffrire. E ho deciso di cancellare queste persone dalla mia personale lista dei viventi. E c’è da aggiungere che chi crede alle parole riportate apre infinite possibilità di sbagliare e soffrire inutilmente. Perché il senso delle parole è determinato dal contesto. Riportare una frase detta con tono scherzoso come se fosse pronunciata in tono malevolo è un crimine. Dar retta sciocco.
Da quando mi son detto “basta ascoltare i pettegoli” ho ridotto drasticamente i dissidi amicali.
Un altro progresso l’ho compiuto quando ho guardato con sagacia un’altra causa di stragi di amicizie. Tu dici una cosa e l’amico capisce Roma per Toma, lui ti accusa, tu neghi: “Ma non ho detto questo!”
“Sì, l’hai detto benissimo! Non sono sordo!” E via il sangue che scorre!
Qui c’è un grande problema. Le persone raramente si rendono conto che sono intelligenti solo a sprazzi, che comprendono una frase elementare solo a volte, che c’hanno la testa da un’altra parte e dosi troppo alte di paranoia nel sangue.
I veneti dicono che c’abbiamo tutti i 5 minuti di mona ogni giorno.
Hai la convinzione che la tua mente sia eccelsa? E come lo spieghi che a volte cerchi in tasca le chiavi di casa e non le senti nonostante siano proprio nella tua tasca e riesci ad accorgerti che ci sono solo al terzo tentativo? Comprendere che siamo intelligenti a volte e a volte rintronati fa crescere la pietà verso noi stessi e gli altri e diminuisce anche l’ansia da perfezionismo. La pietà verso i propri limiti induce alla comprensione e alla tolleranza verso gli altri. È una cosa importante che ti cambia la vita.
Io ho affrontato la questione in modo salomonico: “Caro amico, forse mi sono espresso male forse tu non hai capito nulla, comunque non ho mai pensato quel che ti è arrivato”.
È un ottimo modo per disinnescare la deflagrazione di un’amicizia.
Bisogna poi considerare anche la strana magia satirica che pervade il concatenarsi della vita.
A volte le apparenze si mettono d’accordo per dimostrarti che chi ritenevi un amico è un cane rognoso. Le prove sono indiscutibili. Cosa fai: pronunci la pena di morte oppure stai a guardare cosa succede nella seconda puntata?

(continua)

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“Piantiamo un albero per ogni italiano”, il progetto per contrastare il cambiamento climatico

Ven, 09/13/2019 - 15:00

Lʼiniziativa, portata avanti dal fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, e da altre personalità, a nome delle Comunità Laudato Sì, ha lʼobiettivo di contrastare il riscaldamento globale

Il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, e altre personalità, a nome delle Comunità Laudato Sì, lanciano un appello a “piantare 60 milioni di alberi, uno per ogni italiano, per combattere la crisi climatica”. Secondo i promotori dell’iniziativa “Un albero in più”, “piantare alberi è la principale soluzione che abbiamo per far fronte al riscaldamento globale. Non risolve il problema, ma ci aiuta prendere tempo nell’attesa di cambiare stili di vita”.

La “crisi climatica” è sotto gli occhi di tutti. Il tempo per porre rimedio è poco, e allora un’idea semplice quanto rivoluzionaria: piantare alberi. Ogni persona può farlo, subito, perché “se vogliamo arrivare al 2030 in condizioni atmosferiche non irreversibili, il momento di agire è adesso”.

L’appello è rivolto a tutti, per fare qualcosa subito per salvare l’ambiente e contrastare i cambiamenti climatici ed è nato dallo scienziato Stefano Mancuso, Direttore Linv, International laboratory for plant neurobiology, dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili, a nome delle Comunità Laudato sì, e da Carlo Petrini, presidente Slow Food. All’iniziativa ha aderito subito anche il Wwf.

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Legalizzare la cannabis nuoce al mercato nero (seconda puntata): l’esperimento nello stato di Washington

Ven, 09/13/2019 - 15:00

Legalizzare la cannabis nuoce al mercato illegale, che si vede soppiantato da quello legale. È questa la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato sulla rivista Addiction dai ricercatori dell’Università di Puget Sound di Tacoma e dell’Università di Washington (Stati Uniti), secondo cui nello stato di Washington la legalizzazione della cannabis avvenuta nel 2012 ha comportato una diminuzione dell’acquisto della sostanza dal mercato nero.

Studio su duecentomila persone

Guidato dal chimico Dan Burgard, direttore del dipartimento di Chimica dell’Università di Puget Sound, il team di ricerca ha analizzato i campioni di acque di scarico di due impianti fognari che servono una comunità di duecentomila persone nello stato di Washington raccolti tra il 2013 e il 2016, ovvero dopo la legalizzazione della cannabis.

Leggi la nostra inchiesta: Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

I dati dalle acque di scarico

I dati raccolti dai campioni di acque reflue, scrivono i ricercatori, possono essere molto utili nello studio del consumo di sostanze utilizzate, sia legali che illegali: in alcuni casi addirittura la concentrazione dei metaboliti (i composti prodotti dall’organismo nel corso dei processi metabolici che vengono espulsi tramite l’urina o le feci) rilevati può essere utilizzata per calcolare a posteriori il numero effettivo di dosi di un farmaco utilizzato in una particolare area.

Cresce il consumo di cannabis legale

Finanziata in parte dal National Institute on Drug Abuse, l’ente di ricerca governativo degli Stati Uniti sul consumo di droghe, la ricerca sull’assunzione di cannabis legale nello Stato di Washington si è basata sulle analisi di 387 campioni di acque reflue raccolti in altrettanti giorni nell’arco di tre anni, dalle quali è emerso che il THC-COOH (il metabolita del THC, il principio psicoattivo della cannabis) presente nelle acque di scarico aumentava del 9% ogni trimestre. I ricercatori spiegano che, se da una parte le persone consumavano più cannabis, dall’altra preferivano acquistarla dai rivenditori legali: durante lo stesso periodo infatti le vendite della canapa legale hanno conosciuto un incremento di vendite del 60-70% ogni tre mesi. «Questi risultati – spiega Burgard – suggeriscono che molti utenti sono passati dal mercato illegale a quello legale».

La lotta al mercato nero

Secondo i ricercatori i risultati da loro ottenuti suggeriscono che la legalizzazione ha raggiunto uno dei suoi obiettivi principali, ovvero ridurre gli approvvigionamenti dal mercato nero. «Questo progetto è stato ideato per aiutare a comprendere come le vendite di cannabis per uso ricreativo per adulti influiscano sul consumo totale all’interno di una popolazione – afferma Caleb Banta-Green, ricercatore dell’Università di Washington e coautore dello studio – Riteniamo che questo potrebbe rappresentare uno strumento prezioso per i responsabili delle politiche locali, statali, nazionali e internazionali che si porranno il problema della legalizzazione della cannabis».

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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