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Aggiornato: 1 ora 57 min fa

Carola Rackete è stata scagionata: “La situazione è chiara. Il porto più vicino era Lampedusa”

Gio, 07/18/2019 - 15:59
Fonte: LAREPUBBLICA

Dalla stampa nazionale:

CAROLA RACKETE INTERROGATA DAI GIUDICI: “SALVINI? NULLA DA DIRE”

“Sono stata molto contenta di avere avuto l’opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno. Spero che la nuova Commissione europea faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni”. Lo ha detto l’ex capitana della “Sea Watch3“, all’uscita dal palazzo di giustizia di Agrigento dove è stata interrogata dai pm. All’uscita le è stato chiesto un commento su Salvini: “Non ho nulla da dire”, ha risposto.

“Spero che la Commissione europea dopo l’elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili”, ha aggiunto la giovane tedesca che è stata ascoltata per quasi quattro ore dai magistrati di Agrigento. Rackete è stata sentita nell’ambito del primo fascicolo di inchiesta aperto a suo carico: quello in cui viene ipotizzato il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la disobbedienza a nave da guerra.

Rackete, all’uscita dal Palazzo di giustizia di Agrigento, è stata accolta una applausi e slogan, come “Brava Carola, brava”, da attivisti che per tutta la mattinata hanno atteso, lungo via Mazzini, l’uscita della giovane tedesca. Continua a leggere (Fonte: TGCOM24)

  • MIGRANTI IN CALO MA “SBARCHI FANTASMA” IN AUMENTO, ECCO IL VERO PROBLEMA

Fonti ufficiali del Ministero degli Interni riportano i seguenti dati a proposito dei migranti sbarcati in Italia: 85.207 sbarchi nel 2017, 16.935 nel 2018, e 3.073 nel 2019. A scanso di equivoci, al di là delle strumentalizzazioni politiche e della distanza, legittima, tra la realtà dei fatti e la percezione dei cittadini, il calo degli sbarchi in Italia è incontestabile. In particolare a Lampedusa, si è passati dagli 11000 del 2017 ai 3900 del 2018 ma oggi, a inizio estate, nel 2019 sono già 1084, segno evidente che “i porti chiusi” pubblicizzati dall’attuale governo non sono affatto chiusi.

L’audizione in commissione antimafia portata dal procuratore della Repubblica di Agrigento dott. Patronaggio mette sul banco fatti molto distanti dalla narrazione della propaganda di Salvini. Se è vero che gli sbarchi registrati nella provincia di Agrigento, in particolare a Lampedusa, sono crollati, il procuratore mostra preoccupazione per i cosiddetti sbarchi fantasma: imbarcazioni di piccole dimensioni, che giungono soprattutto dalla Tunisia, non dalla Libia, con a bordo poche decine di persone, delle quali si sa poco o nulla. Sugli “sbarchi fantasma” a inizio anno il Sole 24 Ore scriveva che ogni anno arrivano in Italia fra le 3.500 e le 5.000 persone, ma in realtà quanti siano nessuno lo sa esattamente, i dati in possesso non sono certi.

Persone che sbarcano senza che si sappia chi sono, cosa portano con sé e dove sono dirette, perché i riflettori sono tutti puntati sulle Ong, responsabili di trarre in salvo e accompagnare soltanto il 10% dei migranti che giungono in Italia. Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Stela Xhunga)

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Perché non ci parliamo più? La paralisi del linguaggio (e delle emozioni) ai tempi di WhatsApp

Gio, 07/18/2019 - 12:15

Oggi comunichiamo solo tramite sms, WhatsApp e note vocali. E non parliamo più. I dialoghi, anche quelli più profondi e importanti, avvengono incredibilmente perlopiù in forma scritta. Tramite codici che corrispondono a parole. Col risultato, però, che il linguaggio si è appiattito, il nostro vocabolario impoverito e il modo di esprimere i nostri sentimenti gravemente limitato. E che noi umani ci capiamo sempre meno

Nel giorno della morte di Andrea Camilleri, ho letto una frase che mi ha colpito. Questa: “Gli innamorati non perdono tempo a scrivere ‘ti voglio bene’, mandano una sigla, tvb. E se si vuole far partecipi gli amici di un dolore o di una gioia, basta inviare loro il disegnino che mostra un faccino triste o sorridente. L’omologazione assoluta. Spero che i poeti, gli scrittori, gli artisti, gli scienziati continuino a scrivere lunghe lettere agli amici, ai colleghi, alle loro donne. Altrimenti i nostri posteri non capiranno nulla dei nostri sentimenti, di com’eravamo” (da Segnali di fumo).

Mi ha fatto venire in mente una cosa. E cioè che oggi dai 13-18enni, nati tra il 2006 e il 2001, ai 35-40enni nati tra il 1984 e il 1980 c’è un’intera generazione che comunica in larghissima parte non più con le parole ma tramite una serie di codici che digita su una tastiera e che corrispondono a parole. Non più parlate, ma scritte. Quasi esclusivamente scritte.

Non più parole scritte per intero, non più concetti argomentati, ma la loro sterilizzazione. Col risultato che il linguaggio di tutti si è appiattito in modo considerevole, il nostro vocabolario fortemente impoverito e il modo di esprimere i nostri sentimenti gravemente limitato. Di lì una serie di abbreviazioni, stravolgimenti e forzature. Tutte in nome della brevità e della sintesi estrema, che spesso sfocia in privazione del significato stesso di ciò che scriviamo o, peggio, nel totale stravolgimento di ciò che intendiamo.

E quindi giù di incomprensioni che da lì scaturiscono, visto e considerato che chi legge non interpreta quella stessa serie di codici così come noi magari li interpretiamo. È la crisi della comunicazione allo stato brado.

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Violenza sulle donne: il Codice Rosso è legge. Il revenge porn diventa reato

Gio, 07/18/2019 - 11:00

Nella serata di ieri il Senato ha approvato con 197 voti favorevoli il cosiddetto “Codice rosso”, il ddl che prevede pene più severe e tempistiche di giustizia più rapide per le donne vittime di violenza. Non solo, la tutela si esprime anche con l’introduzione di nuovi reati come il revenge porn e lo sfregio al volto.

Il Codice rosso è diventato legge dello stato, manca soltanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Astenuti soltanto gli esponenti di Leu e Pd, 47 in totale, che contestano la mancata approvazione di alcuni emendamenti e mettono in dubbio gli effetti positivi invece ribaditi dalla maggioranza, oltre al fatto che si tratti di una legge a costo zero che non stanzia risorse. Contraria anche Lucia Annibali, vittima di due uomini inviati dall’ex che le sfregiarono il volto con l’acido e oggi deputata Dem.

Polemiche e scontri politici a parte, ecco cosa contiene il decreto.

Perché “Codice rosso?

Il nome Codice rosso evoca proprio il codice che viene registrato al pronto soccorso in presenza di situazioni critiche. Significa che le donne possono avere la precedenza in presenza di pericolo, di reati gravi, per i quali occorre agire in fretta. Codice rosso significa che se una donna denuncia un pericolo e chiede aiuto avrà di fronte alla legge una corsia preferenziale, un contatto immediato con un magistrato che possa fissare eventuali misure di tutela una volta accertato un pericolo.

Codice rosso significa non lasciare mai le donne da sole a seguito di una denuncia. Maltrattamento, stalking, violenza sessuale, lesioni aggravate in contesti familiari: è chiaro che, a seguito di una denuncia, occorre un’azione tempestiva per evitare conseguenze ancora peggiori. Il tempo che passa, come hanno dimostrato casi concreti, può portare a un aggravarsi della situazione e delle violenze.

Azione immediata dopo la denucia

La polizia giudiziaria è tenuta a comunicare immediatamente al pm le notizie di reato, anche in forma orale, perché si attivi subito senza una valutazione ulteriore dell’effettiva urgenza, che viene quindi presunta. Come dicevamo, il fine ultimo è evitare che trascorra altro tempo e che le conseguenze diventino ancora più gravi. La vittima di reato avrà il diritto di essere ascoltata dal magistrato entro 3 giorni dalla iscrizione della notizia di reato. Si allunga poi a un anno – oggi è di 6 mesi – l’arco di tempo concesso ad una donna per la denuncia di una violenza sessuale.

Nuovi reati: sfregio del volto

Anche alla luce dei numerosi episodi degli ultimi anni, viene introdotto nel codice penale il nuovo reato di sfregio del volto. Chi provoca una deformazione del volto, e quindi dei tratti, utilizzando acido viene punito conreclusione da 8 a 14 anni. Se la vittima muore la pena prevista è l’ergastolo.

Pene più severe

Inasprimento della pena in caso di reati di maltrattamenti contro familiari o conviventi. Si passa da 3 a 7 anni di reclusione (finora la pena prevista variava da 2 a 6 anni). Inoltre, la pena aumenta fino alla metà nel caso in cui il reato viene commesso in presenza o danno di un minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità, o se il reato è commesso tramite utilizzo di armi.
Pena più severa anche per chi commette il reato di stalking: si passa da una pena che va dai 6 mesi ai 5 anni di reclusione ad una pena da 1 anno a 6 anni e 6 mesi.
Carcere da 6 a 12 anni per chi commette violenza sessuale, con pena aggravata se la vittima è un soggetto con meno di 14 anni e si accerta la promessa di denaro o altra utilità (anche solo promessa, dunque).
Nel caso di condanna per reati sessuali la pena può essere sospesa a fronte della partecipazione da parte del condannato a percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per reati sessuali. Ma sarà il condannato stesso a doversi fare carico economicamente della frequenza a percorsi di recupero, in mancanza di una convenzione dell’ente con lo stato.

Revenge porn

Per revenge porn si intende la condivisione pubblica di immagini o video intimi a mezzo Internet senza il consenso dei protagonisti (consenzienti o meno alla realizzazione degli scatti o dei video).

Il reato di revenge porn prevede come pena la reclusione da 1 a 6 anni e multe da 5 mila a 15 mila euro per la diffusione di contenuti a sfondo sessuale come vendetta sul partner a seguito della fine del rapporto. Stessa pena per chi ha ricevuto contenuti di questo tipo e li diffonde senza il consenso dei protagonisti. Si configurano come aggravanti il fatto che il reato sia commesso dal partner o da un ex che utilizza i social come canali di diffusione. Tutelate in maniera particolare disabili e donne in gravidanza.

Foto di copertina: il progetto “Scarpette rosse in ceramica” delle Città italiane della Ceramica

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Salute: primo studio su coppette mestruali, sono sicure

Gio, 07/18/2019 - 10:12

Salute: primo studio su coppette mestruali, sono sicure

Roma, 17 lug. (AdnKronos Salute) – Coppetta batte assorbente e tampone? Sembrerebbe di sì, almeno secondo la prima metanalisi sull’uso internazionale di coppette mestruali, che ha incluso 43 studi e dati relativi a 3.300 donne. I risultati appaiono su ‘The Lancet Public Health’ e suggeriscono che si tratta di dispositivi riutilizzabili sicuri, che oltretutto producono perdite ematiche simili o inferiori rispetto ai prodotti usa e getta. Quattro fra gli studi considerati, per un totale di 293 partecipanti, hanno infatti approfondito proprio questo aspetto, che preoccupa molte donne scettiche nei confronti delle coppette.

Le coppette mestruali raccolgono il flusso sanguigno, invece di assorbirlo. Come i tamponi, vengono inseriti nella vagina, e devono essere svuotati ogni 4-12 ore. Ne esistono due tipi: una coppa vaginale, a forma di campana, e una coppa cervicale, che viene posizionata intorno alla cervice uterina come un diaframma anticoncezionale. I materiali utilizzati per realizzarle sono silicone, gomma, lattice o elastomero medicale, e possono durare fino a 10 anni.

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Foto di PatriciaMoraleda da Pixabay 

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 3

Gio, 07/18/2019 - 09:16

La fiction delle telestreet. Di Claudio Metallo e Carlo Reposo.

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Inquinamento da microplastiche, e se bastasse la luce per eliminarlo?

Gio, 07/18/2019 - 08:00

Da un team di scienziati svedesi arriva una nuova tecnologia economica per ripulire l’ambiente marino dai minuscoli frammenti di polietilene a bassa densità

Le microplastiche rappresentano una minaccia globale per la biosfera. Le piccole dimensioni e la lunga persistenza nell’ambiente, unitamente ad una diffusione capillare e alle ancora poche conoscenze scientifiche in materia, rendono questi contaminati un serio problema (leggi anche Un’abbuffata di microplastica: trovata per la prima volta nell’uomo). E cercare di arginare a valle l’inquinamento di queste minuscole particelle non è facile. Gli attuali metodi di bonifica per contrastarle – tra cui filtrazione, incenerimento o processi di ossidazione avanzati come l’ozonizzazione – richiedono tutti un elevato consumo energetico o rilasciano sottoprodotti indesiderati.

Un team di scienziati svedesi è convinto, tuttavia, di aver trovato una soluzione più semplice, economica e sostenibile per rimuovere queste particelle contaminanti dall’ambiente. L’inovazione messa a punto dai ricercatori del KTH Royal Institute of Technology consistete in tecnologia di nanocoating, letteralmente rivestimento su scala nanometrica. Lo studio, pubblicato su Environmental Chemistry Letters (testo in inglese), ha testato la degradazione dei residui di polietilene a bassa densità (LDPE) mediante catalisi indotta dalla luce visibile. L’elemento clou del processo sono dei minuscoli bastoncini (nanorods) in ossido di zinco, un composto chimico inorganico in grado di accelerare diverse reazioni chimiche quando attivato dalla luce.

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Il made in Italy. Anche in guerra

Gio, 07/18/2019 - 07:00
In Yemen la guerra dura da oltre 4 anni e ancora non si vede una fine.

nostri ricercatori si sono recati nelle zone bombardate diverse volte per raccogliere prove e testimonianze. Per denunciare che in Yemen non vengono colpiti solo obiettivi militari, ma anche bambini, ospedali, scuole, case.

E poi sono riusciti a provare una verità ancora più atroce: alcune delle bombe che usa la coalizione guidata dall’Arabia Saudita per colpire obiettivi civili sono prodotte in Italia.

Abbiamo più volte chiesto al governo italiano di bloccare questo commercio illegale e immorale. 

Finalmente, pochi giorni fa, il Parlamento ha votato per fermare queste vendite. Si tratta di un primo passo importante, ma non ci fermeremo: dobbiamo essere sicuri che il voto venga rispettato, che non arrivino più armi italiane in Yemen.

Stiamo presidiando i porti come Genova, Livorno, Cagliari per bloccare le operazioni di carico delle armi sulle navi saudite. Ci siamo riusciti per diverse volte: le navi sono andate via vuote. Ma torneranno.

Con il tuo aiuto possiamo continuare questa battaglia.

Grazie

Laura Perrotta – Direzione raccolta fondi – Amnesty International Italia

Per sostenere Amnesty International segui questo link

Foto di pixel2013 da Pixabay

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Famiglia italiana in causa con la Ue per il clima, “proteggiamo i figli”

Mer, 07/17/2019 - 21:10

“Sto cercando di proteggere il futuro dei miei figli, come farebbe qualsiasi genitore”. A parlare è Giorgio Elter, agricoltore e proprietario di un albergo in Val d’Aosta, che si prepara a far ricorso alla Corte di giustizia Ue contro la stessa Unione per la crisi climatica.

E presto potrebbe farlo anche contro lo Stato italiano. La famiglia di Elter e altre nove provenienti da 4 Paesi europei, ma anche dal Kenya e dalle Fiji, si considerano parte lesa perché i cambiamenti climatici stanno sconvolgendo le loro vite e l’Unione non fa abbastanza per contrastarli.

In particolare, i ricorrenti – sostenuti dalla Ong Climate Action Network che raccoglie 160 organizzazioni di 35 Paesi – chiedono di rivedere al rialzo gli obiettivi Ue di riduzione delle emissioni al 2030. L’iniziativa è la seconda tappa di una battaglia legale che ha già visto la Corte di giustizia respingere un primo ricorso.

Speriamo la Corte interpreti i trattati Ue in modo da proteggere i cittadini dalla crisi climatica”, spiega l’avvocato Roda Verheyen. “Le ondate di caldo seguite da forti piogge, grandinate e tempeste stanno distruggendo i nostri raccolti – racconta Elter -. Lo scioglimento dei ghiacciai colpisce tutte le attività turistiche e gli ostelli della mia regione. 

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Francia, costretti a dimettersi per aver pubblicato foto di caccia in Africa

Mer, 07/17/2019 - 17:00

I coniugi, che gestivano un supermercato, si sono dimessi dopo le polemiche scatenate dalle foto divenute virali.

Se un tempo uccidere fauna selvatica e mostrare pubblicamente le foto dei propri trofei di caccia era socialmente accettato, oggi lo è sempre meno. Lo hanno imparato a loro spese due coniugi francesi, costretti a dimettersi dal proprio posto di lavoro dopo che le foto che li ritraggono sorridenti davanti a numerosi animali morti, pubblicate sui social, sono diventate virali

Rischio boicottaggio

L’uomo e la donna gestivano un supermercato della catena Super U, che fa parte della società cooperativa Système U, nella città di L’Arbresle, piccolo comune della regione Alvernia-Rodano-Alpi. In seguito alle forti proteste scaturite dalle foto, risalenti al 2015, ma diventate virali su Twitter solo nei giorni scorsi, e alle numerose minacce di boicottare i punti vendita della catena, il gruppo ha annunciato che la coppia avrebbe lasciato il proprio posto di lavoro con effetto immediato. “Queste immagini sono completamente contrarie ai valori difesi dalla cooperativa – ha annunciato in una nota il gruppo che gestisce i supermercati Super U. – Condanniamo fermamente queste attività anche se si tratta di attività private dei proprietari del supermercato”. Data “la gravità della situazione”, ha spiegato un portavoce della società francese, il proprietario del negozio e sua moglie hanno deciso, d’accordo con il gruppo, di dimettersi.  

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I gatti di Andrea Camilleri

Mer, 07/17/2019 - 16:00

L’amicizia con Camilleri è nata all’inizio di questo millennio, ero andata a intervistarlo per Il Fatto, il programma di Enzo Biagi per cui lavoravo. Così scoprii due questioni fondamentali: Camilleri abitava nello stesso palazzo della mia redazione romana e avevamo una grande passione in comune per i gatti.

Da allora per un lungo periodo abbiamo preso l’abitudine di passeggiare insieme tutte le mattine, parlavamo di famiglia, di politica, di libri e di gatti ovviamente.

Lo riempivo anche di richieste dettate da amici pazzi di lui, che mi consegnavano copie dei suoi romanzi per ricevere dediche. Camilleri era sempre disponibile, «Raccontami qualcosa in più di questa persona», poi annotava qualcosa e firmava.

L’aver ottenuto successo in età avanzata aveva contribuito, insieme a un’indole serena e rilassata, a non fargli mai montare la testa. Sembrava piuttosto divertito e stupito dalla grande attenzione nei suoi confronti.

Ci sono diversi tipi di scrittori. Quelli che vanno veloci, quelli per cui ogni riga è impegno e sofferenza, quelli stitici e quelli prolifici, quelli che se la tirano per aver pubblicato un libretto, quelli che dissimulano su un capolavoro. Quelli che per una pagina restano concentrati un giorno intero, quelli che ne redigono dieci in breve tempo.  

Camilleri è semplicemente uno a cui scrivere viene facile.

Confesso che prima di conoscerlo non ero una sua fan letteraria, lo sono diventata dopo, perché l’essere umano Camilleri mi ha conquistata. Simpatico, gioviale, con una bella famiglia; nel frequentare la sua casa ho avuto anche conferma che le famose sigarette accese contemporaneamente erano realtà e non leggenda, «faccio solo qualche tiro, non la fumo mai tutta, quindi sono meno di quanto sembri».

Oggi voglio ricordarlo con le storie dei nostri amati gatti,  ce ne sono tanti ad aspettarlo lassù…

«Non siamo noi a scegliere il gatto, è il gatto che sceglie noi. Ho sempre avuto gatti che sono entrati in casa e si sono rifiutati di andarsene. Quindi in realtà mi hanno scelto, hanno sentito che potevamo andare d’accordo e sono venuti ad abitare con me».

«Un gatto è una gran cosa. La compagnia che dà un gatto è quasi umana, a differenza della compagnia che può dare un cane che pende dalle tue labbra e vuole adeguarsi alla tua volontà. Il gatto è sempre in una posizione dialettica; può condividere quello che stai dicendo, ma può anche non condividerlo. Ha quella sorta di piccola autonomia che può avere un amico nei tuoi riguardi. Certe volte il gatto ti dice: non sono d’accordo con quello che stai facendo, e te lo dimostra in mille modi, voltandoti le spalle ad esempio. La bontà estrema e la posizione dialettica fanno la differenza tra cane e gatto».

In particolare Camilleri amava i gatti guerrieri.

«Mi piacciono i gatti guerrieri che lottano per la sopravvivenza, senza un occhio, con mezzo orecchio. A questi gatti bisognerebbe concedere il riposo del guerriero appunto. Trovare un modo. In genere le persone adottano micini piccoli, perché sono graziosi, simpatici. Però avere un gatto guerriero accanto, che con le sue ferite ti dimostra quanto è difficile l’esistenza e quanto è dura la sopravvivenza, credo sarebbe un esempio per chi cerca la vita facile».

Negli ultimi anni della sua vita Camilleri aveva scelto di non tenere gatti in casa. «Non voglio più averne dopo che ho avuto un gatto per diciotto anni», mi aveva confidato con la voce incrinata. «Quando non c’è stato più ho sofferto maledettamente; allora, per egoismo, mi rifiuto di affezionarmi ancora. Però usufruisco dei gatti delle mie figlie, ogni tanto telefono e chiedo: “portatemi un gatto!”. I gatti lo sanno, le mie figlie dicono: “andiamo dal nonno”, loro entrano subito nella gabbietta, mi raggiungono, restano da me tre o quattro giorni felici e beati».

Amavo ascoltare i racconti su Gatto Barone, indimenticabile compagno di avventure.

«Gatto Barone fa parte della mia vita, è stato anche un ottimo consigliere in momenti difficili, era estremamente intelligente. Lo raccolsi in un paese della Toscana. Vidi dei bambini che giocavano a palla, dopo un attimo mi resi conto con orrore che la palla che stavano adoperando era un gattino vivo. Allora presi il gattino – dopo aver un po’ ecceduto su quei bambini, lo confesso. Lo curammo con un amore infinito, e lui si legò a noi di altrettanto amore. Guarì e credo che non si rese mai conto di essere un gatto. Partecipò attivamente alla vita della famiglia, non piangeva mai, per nessuna ragione al mondo. Era una presenza attiva, non passiva, della casa. L’abbiamo molto amato».

Il paradiso dei gatti sarà sicuramente un posto bellissimo.

Immagine: Andrea Camilleri con Ugo Gregoretti nello show “Pinocchio (mal)visto dal Gatto e la Volpe” – Fonte: Raicultura.it

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World Emoji Day

Mer, 07/17/2019 - 13:25

Secondo l’indagine condotta da Top Doctors in occasione del World Emoji Day che cade il 17 luglio, una persona su 2 ritiene che le emoticon rivestano un ruolo fondamentale nella creazione di connessione intellettuale e vicinanza emotiva tra due interlocutori.

Ogni anno il 17 luglio si festeggia il World Emoji Day, la giornata dedicata alle “faccine” che ogni giorno colorano le nostre conversazioni virtuali. In occasione della ricorrenza, Top Doctors ha condotto un’indagine per capire quanto gli italiani utilizzano le emoji e che importanza le stesse assumono nell’interazione digitale.

Stando ai risultati, la diffusione delle emoticon è massima: l’83% del campione le utilizza spesso o in ogni conversazione virtuale. Nonostante ci sia ancora qualche scettico, le emojii sono quindi ormai parte integrante delle interazioni online, al punto che, per buona parte degli interpellati, è consuetudine usarle anche nelle mail di lavoro.

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Foto di Pixaline da Pixabay 

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Addio ad Andrea Camilleri: successo, vita ed entusiasmo

Mer, 07/17/2019 - 13:00
Fonte: Fanpage.it

Dalla stampa nazionale:

ANDREA CAMILLERI, 1925-2019. Dialetto e umanità: così lo hanno capito tutti. Andrea Camilleri, il successo arrivato a 67 anni e i libri in 120 lingue: “dialetto per diletto” e umanità, così si è fatto capire in tutto il mondo.

Con lo scrittore siciliano se ne va una delle stelle di riferimento della letteratura contemporanea che da direttore di produzione in Rai fu “scoperto” all’età della pensione da Sellerio, arrivando a vendere oltre 10 milioni di copie. Con il suo “vigatese” (lingua pittoresca e standardizzata) è riuscito a farsi capire da chiunque, con il suo eloquio ipnotico ha vissuto una terza giovinezza nel suo agire pubblico e politico, da uomo di sinistra Camilleri sono.

Andrea Camilleri è morto. Avrebbe compiuto 94 anni il prossimo settembre. Se ne va una delle più popolari e maestose stelle della letteratura contemporanea, tradotta in 120 lingue, venduta in oltre 30 milioni di copie. Uno scrittore che con quel “dialetto per diletto” usato per il suo commissario Montalbano è diventato una pietra miliare della scrittura italiana. La lingua della propria regione trasformata in passepartout nazionale.

Il “vigatese”, dialetto standardizzato e italianizzato, proverbiale, pittoresco e continuamente spiegato. Con quei verbi appuntiti, gli aggettivi e sostantivi irruviditi, il miracolo linguistico Camilleri – il suo “italiano bastardo”, quel “flusso di un suono” – si è fatto case-study espressivo unico, prepotente e innegabile. Ben oltre la Ferrante-mania o le radicali genialità stilistiche di un Gadda. Camilleri si è fatto capire da chiunque. E parafrasando clandestinamente Alberto Moravia “abbiamo perso prima di tutto un romanziere, e di romanzieri ne nascono solo tre o quattro in un secolo”. Poi c’è l’invenzione del personaggio letterario. E qui forse c’è un pizzico in più di casualità nel successo che di furbesca premeditazione. Salvo Montalbano, commissario come Maigret, con una “o” aggiunta in omaggio al grande Manuel Vazquez Montalban e al suo Pepe Carvalho, omo di ciriveddro e d’intuito, è una figura cesellata a tutto tondo, alquanto burbero e spigoloso, con un passato che i lettori hanno imparato a scoprire pagina dopo pagina. Nulla di eccezionale, ma tutto di superlativo. Complice il faccione calvo di Luca Zingaretti in tv, e la regolarità con cui Camilleri e la sua saga edita da Sellerio hanno trascinato verso i piani alti delle vendite il giallo, Montalbano ha assunto il valore di archetipo letterario in mezzo ad un profluvio di epigoni più o meno maldestri, più o meno scopiazzati. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO.IT di Davide Turrini)

  • LE DUE GRANDI LEZIONI CHE ANDREA CAMILLERI RICEVETTE IN VITA. La prima grande lezione che Camilleri ha ricevuto nella sua vita risale al 1949, precisamente quando stava sostenendo l’esame di ingresso per entrare come allievo regista all’Accademia di Arte Drammatica di Roma. Lo scrittore racconta la storia con la sua voce calda e da fumatore accanito, spiegandoci e raccontandoci, parola dopo parola, la situazione. Dopo le due ore e mezza previste dalla prova, il giovane Camilleri consegna il compito e il maestro di regia Orazio Costa, dandogli la mano gli dice “Sappia che io non condivido nulla di ciò che ha scritto e detto in queste due ore. Arrivederla.

Di conseguenza, lo scrittore convinto di non essere stato ammesso, lascia l’alberguccio in cui alloggiava per andare a casa di un suo amico e girare Roma.

Quando giunge il giorno della partenza, passa da quell’alberguccio per controllare se fosse arrivata della corrispondenza per lui: due sono le missive, la prima da parte di suo padre per avvertirlo che fosse stato ammesso all’Accademia e la seconda che lo avvisa del fatto che le lezioni erano cominciate da sei giorni. Così quando Andrea Camilleri si presenta a scuola il professore di regia Orazio Costa gli domanda perché fosse arrivato solo quel giorno e lo scrittore: “Perché pensavo che non sarei mai entrato dato che lei mi disse che non condivideva”. “Alt” interrompe il professore: non condividere non significa che le opinioni o le idee dell’altro sono sciocche. Ed ecco la prima grande lezione: ascoltare sempre fino in fondo le ragioni dell’altro, anche se non le si condivide. Continua a leggere (Fonte: LIBRERIAMO.IT)

  • CAMILLERI ATTRAVERSO LE SUE FRASI. Andrea Camilleri non c’è più. Lo ricordiamo attraverso 10 sue frasi, testimonianza di impegno civile e di senso dell’humour.

«Era tradizioni ’n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ’na quistioni di corna.»

«Che paìsi era quello indove un deputato regionali, connannato in primo grado per aviri aiutato mafiosi, viniva promosso senatori?»

«I tri quarti di quelli che accattano i giornali, si leggino sulo i titoli che spisso, e questa è ’na bella usanza tutta taliàna, dicino ’na cosa opposta a quello che dici l’articolo.»

«L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà.»

«L’esecuzione dell’inno fascista significava, per gli avventori, l’obbligo di smettere di mangiare e di alzarsi in piedi.»

«Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.»Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Bruno Patierno)

Fonte immagine STYLE24.IT

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Stop alle botticelle in città, solo nei parchi

Mer, 07/17/2019 - 12:30

Grazie a un nostro emendamento non sarà più consentito il servizio di piazza con animali, le cosiddette botticelle, se non all’interno di parchi o riserve naturali, o in caso di manifestazioni pubbliche di carattere religioso culturale, storico e di tradizione popolare. In questi casi resta in capo al Comune la facoltà di rilasciare la licenza. Potranno continuare a prestare servizio di piazza le slitte nelle località e nei periodi di tempo in cui ne è consentito l’uso”. Lo afferma il M5S in commissione Trasporti.

Ovviamente i Comuni – spiegano i deputati e le deputate M5S – che hanno una conoscenza specifica del territorio, tramite deliberazione di giunta, potranno riconvertire le licenze in altri titoli autorizzativi per servizi taxi e di noleggio con conducente. Tuteliamo così la sicurezza e il benessere degli animali utilizzati per il trasporto di piazza, ma anche l’incolumità delle persone e la sicurezza della circolazione stradale, garantendo al tempo stesso l’occupazione per gli operatori del settore. Il provvedimento, richiesto a gran voce da tanti cittadini e associazioni di settore, sarà in Aula già la prossima settimana per l’approvazione in prima lettura”.

Fonte “Stop alle botticelle in città, solo nei parchi” di ANSA.IT

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Dai microchip al gore-tex: ecco come la “corsa alla Luna” ha generato una rivoluzione tecnologica

Mer, 07/17/2019 - 10:24

Potremmo definirla la “tecnologia arrivata dalla Luna” o meglio “grazie alla corsa alla Luna”. Sono almeno 30.000 i materiali e gli oggetti nati dagli studi e le applicazioni ideati per il programma Apollo nella lunga corsa allo Spazio. Molti sono ormai di uso comune nella vita quotidiana, come il gore-tex delle tute degli astronauti oggi utilizzato per le giacche a vento, il velcro che sostituisce bottoni e chiusure lampo, o ancora le gomme da masticare al fluoro e il rivestimento in teflon che rende le pentole antiaderenti.

L’impatto rivoluzionario dei microchip

Si calcola che per ogni dollaro dei circa 25 miliardi spesi negli anni Sessanta per il programma Apollo, le ricadute tecnologiche ne abbiano prodotti tre. Delle tecnologie nate dalla corsa alla Luna, alcune hanno avuto un impatto rivoluzionario, come quella alla base dei circuiti elettronici miniaturizzati: i microchip che hanno permesso di costruire i personal computer e che oggi sono alla base degli smartphone sono stati derivati direttamente dai computer di bordoutilizzati sia nel modulo lunare che nel modulo di comando delle missioni Apollo.

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Foto di Wilfried Pohnke da Pixabay 

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Camilleri attraverso le sue frasi

Mer, 07/17/2019 - 10:06

«Era tradizioni ’n Sicilia che ogni delitto di mafia vinissi, in primisi, fatto passari come originato da ’na quistioni di corna.»

«Che paìsi era quello indove un deputato regionali, connannato in primo grado per aviri aiutato mafiosi, viniva promosso senatori?»

«I tri quarti di quelli che accattano i giornali, si leggino sulo i titoli che spisso, e questa è ’na bella usanza tutta taliàna, dicino ’na cosa opposta a quello che dici l’articolo.»

«L’artista è colui che ha una costante percezione alterata della realtà.»

«L’esecuzione dell’inno fascista significava, per gli avventori, l’obbligo di smettere di mangiare e di alzarsi in piedi.»

«Fin quando un personaggio non è in grado di alzarsi dalla pagina e cominciare a camminarmi per la stanza, quel personaggio, secondo me, ancora non è risolto.»

«Che paìsi era quello indove uno che era stato ministro e presidenti del consiglio ’na gran quantità di vote, aviva avuto riconosciuto in via definitiva, ma prescritto, il reato di collusione con la mafia e continuava a fari il senatore a vita?»

«Un autentico cretino, difficile a trovarsi in questi tempi in cui i cretini si camuffano da intelligenti.»

«In gioventù percepisci il tempo come un’entità astratta, nella maturità acquisti la nozione di un tempo in qualche modo collegato concretamente al tuo esistere, nella vecchiaia… Nella vecchiaia raggiungi la consapevolezza che il tempo è un flusso continuo che scorre al di fuori di te.»

«È il pensiero della morte che aiuta a vivere.»

Fonte immagine: www.flickr.com/

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 2

Mer, 07/17/2019 - 09:02

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Milano sarà calda come Dallas Il clima e le città nel 2050

Mer, 07/17/2019 - 08:00

Fra trent’anni cammineremo su marciapiedi infuocati. L’asfalto di Corso Sempione a Milano o Piazza Castello a Torino in estate sarà incandescente quanto oggi le strade di Dallas, città del profondo Sud americano, dove si circola solo in auto con l’aria condizionata ai massimi. Il clima sarà subtropicale, caldo e umido. A Città del Vaticano, e nella circostante urbe romana, il termometro salirà anche di più ma la brezza marina allevierà la calura, proprio come avviene ora ad Adana, nella Turchia meridionale.

È il verdetto di uno studio pubblicato su Plos One che analizza quali impatti avrà la crisi climatica su 520 città del mondo da qui al 2050, creando paralleli allarmanti. Londra somiglierà meteorologicamente all’attuale Barcellona, Monaco di Baviera a Milano, Stoccolma a Budapest, Seattle a San Francisco, Madrid a Marrakech ed Edinburgo a Parigi.

Oltre tre quarti delle principali città del pianeta subiranno cambiamenti «sorprendenti» per temperatura e piovosità, avvertono i ricercatori dell’Università ETH di Zurigo. Ancor più grave, il 22 per cento delle metropoli, tra cui Singapore e Giakarta, soffriranno condizioni climatiche estreme, mai sperimentate prima al mondo. E tutto questo, avverte il professor Tom Crowther, in base a modelli di previsione che considerano un riscaldamento terrestre «moderato». Ovvero che le emissioni di CO2 si stabilizzino entro la metà del secolo.

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Il caso e la sfortuna non c’entrano. A causare i tumori è l’ambiente

Mer, 07/17/2019 - 07:00

La sfortuna non c’entra: l’insorgenza di un tumore non dipende dalla malasorte o dal caso. Un gruppo di studiosi dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) e dell’Università Statale di Milano guidati da Piergiuseppe Pelicci, direttore della Ricerca Ieo e professore di Patologia generale all’Università Statale di Milano, e Gaetano Ivan Dellino,  ricercatore, in collaborazione con i colleghi dell’Università Federico II di Napoli, ha scoperto che dietro a una delle alterazioni del Dna più frequenti e importanti per lo sviluppo del cancro, le traslocazioni cromosomiche, non ci sono il caso o la sfortuna, come ipotizzato fino a oggi, ma degli specifici input che le cellule ricevono dall’ambiente esterno, quest’ultimo condizionato a sua volta dall’ambiente in cui viviamo e dal nostro stile di vita.

Il cancro non si sviluppa per caso o sfortuna

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Nature Genetics, sembrerebbero dunque rappresentare un primo colpo inferto al mito della casualità del cancro lanciato da Bert Vogelstein della Johns Hopkins Medical School (Baltimora, Stati Uniti), uno degli scienziati contemporanei più autorevoli, quando sulla rivista Science in tre studi pubblicati nel 2016, 2017 e 2018 sostenne come due mutazioni su tre nei tumori fossero dovute a errori casuali effettuati durante i meccanismi di replicazione del Dna delle cellule, e quindi inevitabili. Siccome queste mutazioni venivano considerate del tutto casuali, Vogelstein ha concluso i suoi studi sostenendo che avverrebbero in ogni caso, anche se il nostro pianeta fosse perfetto e i nostri stili di vita irreprensibili. Quindi non possiamo fare nulla per evitare di ammalarci di cancro: possiamo solo sperare che non tocchi a noi, contando sulla fortuna.

Le traslocazioni cromosomiche

Un tumore si sviluppa quando una singola cellula accumula 6 o 7 alterazioni del Dna a carico di particolari geni, detti “geni del cancro” o “oncogeni”. Gli autori dello studio pubblicato su Nature Genetics spiegano che possono essere di due tipi le alterazioni presenti nei geni del cancro: le mutazioni, che causano piccoli cambiamenti della struttura di un gene, e le traslocazioni cromosomiche, che causano la fusione di due geni. «Le traslocazioni sono la conseguenza di un particolare tipo di danno a carico del DNA, ossia la rottura della doppia elica», spiega Dellino. Come per le mutazioni, gli studiosi pensavano che questo tipo di danno avvenisse casualmente nel genoma, ad esempio durante la divisione cellulare, come ipotizzato da Vogelstein. «Al contrario il nostro lavoro mette in discussione la casualità delle traslocazioni cromosomiche. Studiando le cellule normali e tumorali del seno, abbiamo scoperto che né il danno al Dna né le traslocazioni avvengono casualmente nel genoma: possiamo prevedere quali geni si romperanno con una precisione superiore all’85%. Tuttavia solo una piccola parte di questi darà poi origine alle traslocazioni, cioè alla fusione di due geni rotti. La questione centrale, che cambia la prospettiva della casualità del cancro, è che l’attività di quei geni è controllata da segnali specifici che provengono dall’ambiente nel quale si trovano le nostre cellule, e che a sua volta è influenzato dall’ambiente in cui viviamo e dai nostri comportamenti, per esempio dal tipo di microbi con cui conviviamo, dalle sostanze che ingeriamo, ecc., non certo dalla sfortuna».

Non allentare sulla prevenzione

Le traslocazioni forse in futuro potranno essere usate come marcatore per identificare il rischio di sviluppare neoplasie o come bersaglio per mettere a punto farmaci che aiutino a prevenire il cancro. «Per ora non abbiamo capito esattamente quale sia il segnale che induce la formazione delle traslocazioni, ma abbiamo capito che proviene dall’ambiente. Ci stiamo lavorando», afferma Piergiuseppe Pelicci, coordinatore  dello studio dello Ieo e della Statale. Che spiega che, anche grazie a questo studio, la prevenzione in campo oncologico torna ad assumere un’importanza centrale: «Abbiamo dimostrato che non esiste una base scientifica che ci autorizzi a sperare nella fortuna per evitare di ammalarci di tumore. Anzi: ora abbiamo un motivo in più per non allentare la presa sulla prevenzione riguardo allo stile di vita, al tipo di mondo che vogliamo, ai programmi di salute che chiediamo al nostro servizio sanitario. E anche al tipo di ricerca scientifica che vogliamo promuovere».

Foto di Darwin Laganzon da Pixabay

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Ecco i potenziali tormentoni dell’estate 2019

Mar, 07/16/2019 - 21:20

Anche quest’anno li sentirete ovunque: sono quei motivetti che escono apposta d’estate per non darvi tregua, per poi svanire a settembre: le canzoni tormentone. Vediamo cosa ci riserva la musica estiva quest’anno

Qualcuno di voi è già al mare, lo capiamo dal fatto che sui social network le foto cominciano ad arrivare. Qualcun altro sta per partire, qualcuno lo farà tra qualche settimana o non lo farà proprio. In ogni caso, accesa la radio non avrete scampo: sarete stalkerizzati da quei motivetti che escono apposta d’estate per non darvi tregua, per poi svanire alle prime impressioni di settembre. Non è un caso che sia così, sono realizzati con questo scopo. Parliamo dei tormentoni estivi, le canzoni che vengono costruite appositamente per fare da colonna sonora delle vostre vacanze: che poi questa colonna sonora vi piaccia o no, ve la dovrete comunque sorbire (a meno di non cambiare stazione, spegnere la radio o saltare il brano in streaming).

Squadra che vince non si cambia, e in tanti, che hanno vinto l’estate scorsa, tornano a sfidarsi nell’agone del tormentone estivo. A volte, e perché non farlo, ripetendo la stessa formula. Ci sono dei veri specialisti, che sono ovunque, e partecipano alla sfida in più squadre. Nel mondo del tormentone tutto è collegato. Chi vincerà lo sapremo, come ogni anno, intorno a Ferragosto.

Come nei mondiali di calcio di una volta, in cui la partita inaugurale era appannaggio dei campioni in carica, iniziamo la nostra carrellata partendo dai vincitori della scorsa estate, che oggi sperano di rifare il colpaccio…

Jambo, Takagi & Ketra, Omi e Giusy Ferreri

House Music, elettronica e un pizzico di musica etnica ed esotismo. Più la voce roca e graffiante di Giusy Ferreri che, vi piaccia o no, è inconfondibile. Era la ricetta di Amore & Capoeira, il tormentone dell’estate scorsa, cantato a squarciagola anche dei bambini, ignari di cosa significasse quel “non dirmi buonanotte, almeno questa sera”. Takagi & Ketra ci riprovano, cambiando un ingrediente e aggiungendone un altro: in squadra entra anche Omi, che apre il pezzo con un rap, e, al posto del Brasile, c’è l’Africa. Che è solo lo sfondo della solita storia d’amore in terra esotica (“tra il cielo e la Savana tutto girava, Jambo Bwana dicevi tu guardando me”).

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Veterinario gratis per chi adotta animali nei canili

Mar, 07/16/2019 - 17:10

L’Umbria è la prima regione italiana in cui sarà possibile adottare un cane o un gatto ottenendo il rimborso delle spese medico veterinarie.

L’Umbria è la prima regione italiana in cui sarà possibile adottare un cane o un gatto ottenendo il rimborso delle spese medico veterinarie. La proposta – primo firmatario Marco Squarta (Fdi) seconda firmataria Carla Casciari (Pd) – è diventata legge: “In questa maniera – dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia – gli umbri che vivono in condizioni di fragilità potranno prendersi cura di un animale e allo stesso tempo si svuoteranno gradualmente le strutture che rappresentano un costo per le casse pubbliche e un impegno per i gestori. 

E’ un provvedimento di grande civiltà e dovrebbe essere esteso a livello nazionale”.  Il testo della legge prevede “l’erogazione delle prestazioni veterinarie gratuite, compresa la microchippatura e la sterilizzazione” degli animali, per i loro nuovi padroni “in situazione di svantaggio economico” oppure disabili. Nelle nuove disposizioni in materia di sanità e servizi sociali rientrano anche i cani e i gatti “impiegati negli interventi assistiti con animali” ossia quelli utilizzati per la pet therapy.“

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