People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet
Aggiornato: 1 ora 7 min fa

La Casa Bioenergetica (Infografica)

Ven, 03/09/2018 - 03:41

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

@font-face { font-family: 'bebasregular'; src: url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/Infografica_Casa_Bioenergetica.hyperesources/BEBAS___-webfont.eot'); src: url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/Infografica_Casa_Bioenergetica.hyperesources/BEBAS___-webfont.eot?#iefix') format('embedded-opentype'), url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/Infografica_Casa_Bioenergetica.hyperesources/BEBAS___-webfont.woff2') format('woff2'), url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/Infografica_Casa_Bioenergetica.hyperesources/BEBAS___-webfont.woff') format('woff'), url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/Infografica_Casa_Bioenergetica.hyperesources/BEBAS___-webfont.ttf') format('truetype'), url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/Infografica_Casa_Bioenergetica.hyperesources/BEBAS___-webfont.svg#bebasregular') format('svg'); font-weight: normal; font-style: normal;

} @import url("//fast.fonts.net/t/1.css?apiType=ad&projectid=babe312a-f3c9-11e4-a0e7-005056a60fc6&fontids=th3rqHPjPw&campaignid=8073CAE0-8AAF-4103-A22B-484AA8BF008F-19851-00001E4C2C3ACA61"); @font-face { font-family: "Amasis MT W02 Light"; src: url("https://apiadn.fonts.com/v2/fonts/subset?x=m14kub6eEOZ7hjVPpl0Hq67kgt9fPP77%2bmbqKNs%2f%2bx%2fvfY1v3hPBRuvBOYnWP4i69PpB78YDIGt7Alwiq2Zd6IgddSpSD0T7Ejp8YZS3X5cbpED2FvFa%2fZjaLT%2fFW3dmttroGnIMiFcxB43bJKLEKq%2fAjkwJzWMEnRZFwB1jWgAvF52jZa8abdGBZAHIR57BqsG%2bnynykBiRN%2bAo86WkLJWNufiv12WEEtwtYyxSORAq3khnrRtb%2bNOF%2bd9VXy%2fsgtRubrQ7ZWBPKpfbH17xq4IZN9U1JMwYuArhMp3ODC8yEw3rJkgxYQIfoWKtfrvGddPStlXOe2xct2fP3B2WX5YEBmniFbBIkeiMejH75rdVE5qYHfYiOBkU7KyAvK1BctobUIfejcqvZhT2UVV%2fjLJ6mHQseyekU2xoaQAPCMTt%2fTKZL0qkyHxdjQlWu5fyIApjgerRMwHiFxvkbYdostMay%2f6rmwAWoTC0f%2b3anODRfO0zXsch46JunFWbmL585Izhwh93yFPCifOj3fe4VmN%2bznOa34eKZJ4PyI6cy%2fuAOCvaHycmJQZ8AQdhPjcvmCsRsVMr0nHBAmrCYLcCJA%3d%3d"); src: url("https://apiadn.fonts.com/v2/fonts/subset?x=m14kub6eEOZ7hjVPpl0Hq67kgt9fPP77%2bmbqKNs%2f%2bx%2fvfY1v3hPBRuvBOYnWP4i69PpB78YDIGt7Alwiq2Zd6IgddSpSD0T7Ejp8YZS3X5cbpED2FvFa%2fZjaLT%2fFW3dmttroGnIMiFcxB43bJKLEKq%2fAjkwJzWMEnRZFwB1jWgAvF52jZa8abdGBZAHIR57BqsG%2bnynykBiRN%2bAo86WkLJWNufiv12WEEtwtYyxSORAq3khnrRtb%2bNOF%2bd9VXy%2fsgtRubrQ7ZWBPKpfbH17xq4IZN9U1JMwYuArhMp3ODC8yEw3rJkgxYQIfoWKtfrvGddPStlXOe2xct2fP3B2WX5YEBmniFbBIkeiMejH75rdVE5qYHfYiOBkU7KyAvK1BctobUIfejcqvZhT2UVV%2fjLJ6mHQseyekU2xoaQAPCMTt%2fTKZL0qkyHxdjQlWu5fyIApjgerRMwHiFxvkbYdostMay%2f6rmwAWoTC0f%2b3anODRfO0zXsch46JunFWbmL585Izhwh93yFPCifOj3fe4VmN%2bznOa34eKZJ4PyI6cy%2fuAOCvaHycmJQZ8AQdhPjcvmCsRsVMr0nHBAmrCYLcCJA%3d%3d#iefix") format("eot"), url("https://apiadn.fonts.com/v2/fonts/subset?x=lDtpTuQjZY2hwjpukHXapPozD0ervh55OKchhwiung3TPkjRHIiO0TEJSHyAaB9JcPo63RbLPd88pVLBDj7GdwF6VOOY1qtmg%2bAz%2fRruWS7SU3CeUiY7NWiarU7kuxRJmo3yW4ljuQxgbSJKqfRTG1zhAQYQ6q3Mv9LfoGyRY1E5GND9U0iH6LBhpuXcYiTvS21NblkxhBj%2bfByWyQTcEjl4WssylYVDY2iKyjdc%2fw7t8CinM17rZjWScsJkTXBzmbAhPCLRlIy1AtqtAMr9FttvWnIN5YpyfmnIUUY3mxLu%2f%2baN5OCMfMYo2AE4pmFv6tFgfva5VOUzGcsjuwZCqyiLjwyON920kUznv3wZijdH55ChbexQKpGq9UV3fUe903P3U%2fog7Ld5vD3NcHLzcaiQIrl4qigLJyVyTK9WdpmxA11YSDVj3ivhsxE18e58Rj9%2fgCrU9Ucw6ycqsm9PziiLzXihu1f2ZztQrAEi17ZXEcRaeVLOKAVNV8aknyzdL3NMhJ10WIDnlDoahszBMaRGBvxFfLLBsTPkCtUzHOaFvEHSlSa7cYryWnxrgGXy7yMJv3Th8V6BXrZzEDR0tA%3d%3d") format("woff2"), url("https://apiadn.fonts.com/v2/fonts/subset?x=7%2bLse3Y5dDiFkapEOb7zNrMMQqMbZcgvIMUWDn9uBCGctL%2fjEMx2dSX73awY8B%2bKUzmROFd0qOyT1i5v5rwk276KX%2bc%2b4ZwGZk5Rivu9pzEPd5JnRMXNInEw14vx0IeRTjOfJZgKJWX30NPcSofysD3vB7r0ghiAJBM3BL3h%2bDVIS9eRUxzyhBVjy3Eb8C%2f13GNIbuFpI1DHpvY8zrqkZTfiBXefVPdHoNe9sUlf1YxyjO4fJdGfcTnGVa7sDvc%2fmvHSvseJVzgZBndaTwr%2bmAfcCmohxAC1d1cALHZN2Vtsx76rsa%2fpBaTyS%2f%2f8o4rujNJ9NpurnyPkj7LZWRx3n1PXua0ieh1e4jw96ADZFCDYqOQMtIQzllyomgYB1PMvwUnY7I9CGrvDZcF1%2bfXrDTOOTnlqSgqUKXjQXUwlRB1kaDhNoIy97mW8BCMmv5Lm%2bDFq0g3P%2fi6GUKdloCd%2bSWhqi0ysWE%2fquAeL9S5hBvwHuztcXZk7XOeRBQUs4VRl3MrIhMRb0WCxsZXC9AvYGTDCDJkz%2fSkw%2fG1nmw1k5Wozy6wi4AxynufqqnU%2fCejt2%2fIBKTuxP9%2b66QkS3kg5Ng%3d%3d") format("woff"), url("https://apiadn.fonts.com/v2/fonts/subset?x=KnED1%2bj9GDK7%2bIjbk99qanLBYWiyQ%2bZoL4ape1duIZ2PtEH7LpCkYNi1qquzDJ6wJFpjnilpuOzsNQZGTu9VrUhrMkmNR96bkOFmEP5dLhUZ6Du5sg9dxfU8Z73KHOVrxEAFKS%2frxc0bpjaM4I%2bxOFeoqxrJJAObQ1ZQYLwjNFu2u89oK6HQsn%2bx0JAzsyNJ6Kw6M3%2bLtwhcacqweMdWNpX0CwUktf37YBYBzzyawDiHnEbwRedV5DJPXlr%2bkjRvfGUhWLSi%2fqTrUBrQjaK2kadRNofuiu9v%2frt4VCUryRe8biPUjuZ0ATA2nL3JUyKVvoaxmz62dDIbyDyDgMMbg75GXhjfD6hISHMmffUsZ5RXvIlpeDWBU6Y%2bCD99BH08WB7RSRF%2bWNLyPI23txC3pSpB2oiRWRHl%2f2Bg%2bOOOYCaNdHuIPK0%2b4pLsW9jD%2b%2fjptcV4zQRuaqn5T%2fIr%2fGM8y9EO15R%2bAc9O3HPbbW4iDsm662pKfTX3wPtYIGeIvm%2fFI0yEsR81rJgyi7Kd6%2fXf%2bmlYYQGIkJ5mduo%2fGflzL6bh%2bDWc8SQHIzUhuwjlnuaPBJwAiRvjVb%2bQb%2f3wnA4Kvg%3d%3d") format("truetype"); }

L’impianto produce acqua calda grazie al calore del sole.I pannelli vengono collegati a un boiler dove si accumula l’acqua calda, che in tal modo è a disposizione anche di notte e nelle giornate di brutto tempo. Con vetri semplici le dispersioni di una casa possono arrivare fino al 40%!Grazie a infissi in legno con tripli vetri ad alto isolamento, dove le intercapedini sono riempite con gas inerte si migliora notevolemente l’isolamento termico.

Spesso irrighiamo fiori e giardini con acqua potabile dell’acquedotto. Una follia!
Un sistema che recuperi l’acqua piovana raccolta dalle grondaie e la convogli in una cisterna potrebbe essere una soluzione semplice ed economica.
L’acqua piovana può essere usata anche per lavare l’auto o per gli scarichi dei WC.
Non contiene calcare! Una serra a vetri addossata alla parete sud della casa permette di concentrare il calore del sole diffondendolo in casa.
Piante rampicanti garantiscono una piacevole frescura nelle ore estive più calde. Fonte: La Casa BioEnergetica di Jacopo Fo Un impianto geotermico opportunatamente dimensionato e integrato con altri generatori di calore ad alta efficienza è in grado di riscaldare e raffrescare un edificio rendendo l’ambiente confortevole in inverno e in estate. La Casa BioEnergetica Per ottenere un kWp sono necessari dai 5 agli 8 metri quadrati di pannelli.Per coprire il fabbisogno di una famiglia media servono circa 3 kWp.Costo di un impianto da 3 KW: intorno ai 6.000€ PANNELLO
SOLARE
FOTOVOLTAICO PANNELLO
SOLARE
TERMICO SERRA
BIOCLIMATICA GEOTERMIA RECUPERO
ACQUA PIOVANA DOPPI/TRIPLI
VETRI
COIBENTANTI

The post La Casa Bioenergetica (Infografica) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Partorire è un atto naturale

Mer, 03/07/2018 - 23:03

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato il mese scorso le nuove raccomandazioni sulle procedure per il parto.
Si chiede maggior rispetto per i tempi che per ogni donna possono essere diversi. Per esempio ritenere che per tutte la dilatazione debba essere di un centimetro al minuto non va bene e tanto meno va bene accelerare la dilatazione coi farmaci qualora non sia strettamente necessario.

Inoltre le direttive raccomandano rispetto delle scelte della donna sulle posizioni da assumere per agevolare il parto, sull’uso degli antidolorifici e soprattutto si raccomanda una comunicazione chiara ed efficace: “Anche quando un intervento medico si renda necessario, includere la donna nelle decisioni relative alla cura è molto importante per centrare l’obiettivo di un’esperienza positiva del parto” ha sottolineato in un comunicato stampa Ian Askew, direttore del dipartimento di salute riproduttiva dell’Oms.
“Vogliamo che le donne partoriscano in un ambiente sicuro con ostetrici esperti in strutture ben attrezzate. Tuttavia, la crescente medicalizzazione dei normali processi di parto sta minando la capacità di una donna di dare alla luce e influisce negativamente sulla sua esperienza di nascita “, afferma Nothemba Simelela, Assistente direttore generale dell’OMS per la famiglia, le donne, i bambini e gli adolescenti.
Se il lavoro procede normalmente, e la donna e il suo bambino sono in buone condizioni, non hanno bisogno di ricevere ulteriori interventi per accelerare il travaglio“, afferma.

Piano con il cesareo
Secondo la comunità medica internazionale il tasso ideale di cesarei dovrebbe essere compreso tra il 10 e il 15% dei parti.
In Italia nel 2015 la percentuale è stata del 34,1%. In Campania si arriva al 60%, seguita da Sicilia e Puglia. La regione più “virtuosa” è il Trentino Alto Adige con il 10%. Si tratta di una cifra enorme: 160mila interventi non necessari.
Come mai?
Le motivazioni sono varie, non ultima quella di carattere economico, un parto naturale è pagato dal SSN alle cliniche convenzionate 1.318,64 euro mentre la cifra per un cesareo è di 2.457,72 euro.
E non solo: molto spesso il ricorso a quella che di fatto è un’operazione chirurgica solleva i medici da eventuali responsabilità se qualcosa dovesse andar male nel parto naturale. Altre volte è la stessa paziente a chiederlo e in questo caso forse manca una corretta informazione sui rischi che ogni intervento chirurgico comporta. In questo caso, ad esempio, la necessità di un periodo di convalescenza più lungo per la mamma e un aumento del rischio di complicazioni nel caso di successive gravidanze. Niente di grave, il parto cesareo è un’operazione di routine e quando è necessario deve essere effettuata. Quando è necessario però…

La madre ha diritto a un buon parto e il bambino ha diritto a una buona nascita
Frédérick Leboyer

Il parto dolce
Il termine è stato usato per la prima volta da Frédérick Leboyer, ginecologo francese nato nel 1918 e scomparso l’anno scorso. Il suo famoso libro Per una nascita senza violenza è del 1975.
Indicazioni semplici e di grande buon senso, quelle del medico francese: eppure erano, e probabilmente sono tutt’ora, rivoluzionarie.
Loboyer raccomandava, prima di recidere il cordone ombelicale, di attendere che lo stesso smetta di pulsare. Il neonato ha respirato fino a un secondo prima di nascere tramite il cordone, tagliarlo troppo in fretta è come mozzargli il respiro.
Inoltre il medico francese dopo il parto metteva il bimbo sull’addome della madre così da permettergli di riprendersi dallo stress della nascita, dargli il tempo di “conoscere” la madre. Per il bagnetto e le pratiche mediche c’era tempo…
Le pazienti di Leboyer partorivano nella posizione che preferivano e dove preferivano: in acqua, accucciate, in camere confortevoli, senza rumori troppo forti o luci troppo intense.
E mai nella posizione classica ginecologica, comoda per il medico ma innaturale per la madre e per il piccolo, costretto ad “arrampicarsi” lungo il canale del parto. Le madri africane partoriscono aggrappandosi al ramo di un albero, quello sì aiuta la legge di gravità!

In Italia sono molti gli ospedali che hanno accolto le indicazioni di Leboyer.
Uno dei primi è stato quello di Poggibonsi dove la dottoressa Barbara Grandi ha aperto una Stanza del parto naturale già dal 1984. Affermava al tempo: “Se si vuole permettere alla complessa cascata di ormoni del travaglio di svolgere il suo compito, la donna non va disturbata e la sua intimità deve essere rispettata! Deve poter ascoltare il suo istinto, essere libera di muoversi e di scegliere la sua posizione, insomma deve essere aiutata a dare il meglio di sé! Per questo è fondamentale che siano le ostetriche ad assistere il travaglio e il parto, i ginecologi sono più abituati a gestire la patologia e intervengono anche oltre il necessario”.
E come non essere d’accordo?

Alcuni reparti ospedalieri dove potete trovare la stanza per il parto dolce sono: il Centro Nascita Alternativo dell’ospedale San Martino di Genova, il Centro Nascita Margherita dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze, la Casa del Parto Naturale “Acqualuce” dell’Ospedale G.B. Grassi di Ostia, Stanza del parto dolce-La Cicogna dell’Azienda Ospedaliera Fondazione Macchi Presidio del Verbano Ospedale di Cittiglio (Varese), la stanza della Cicogna dell’Ospedale Valduce di Como.
E senz’altro ce ne sono molti altri, basta telefonare al reparto ostetricia dell’ospedale a voi più vicino e chiedere!
Donne, riprendiamoci la naturalità della nascita!

Altre fonti: per vedere più in specifico i dati sui parti cesarei potete vedere qui una serie di grafici e tabelle molto interessante.

The post Partorire è un atto naturale appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Elogio di 6 luoghi comuni sulle donne (Parte 1)

Mer, 03/07/2018 - 23:02

STREGHE
La madre di Giacomo Stuart fu la celebre Maria di Scozia, morta decapitata dopo vent’anni trascorsi in carcere. In un’ottica freudiana basterebbe questo trauma familiare a giustificare l’ossessione che il re di Scozia e d’Inghilterra ebbe per le streghe.
E sia… passi pure l’ossessione; anche se la psicoanalisi, per dirla con Josif Brodiskij, «con il suo indice accusatore gira a 360 gradi in cerca di qualcuno da incolpare», onestamente ha parecchio stufato. Ciò che non perdoniamo a Giacomo Stuart è il disprezzo per le streghe.
Nel 1597 fece pubblicare Demonologia, un’opera che scrisse in tre libri in forma di dialogo, dove l’argomento predominante è la stregoneria in ogni sua variante e pratica. Laddove ai negromanti, e in generale agli uomini che si interessavano all’occulto, egli riconosceva l’ardore della hybris o addirittura il nobile proposito di spingere la propria conoscenza oltre i limiti comuni, nel libro le streghe sono trattate come soggetti del tutto passivi nelle mani del Diavolo. Streghe per passività, non per scelta, o per allucinazioni da droga, come aveva invece suggerito una ventina di anni prima Joahnn Weir, autore del De praestigiis daemonium et incantionibus.
Fortunatamente uno dei privilegi della letteratura è quello di rendere utili anche gli errori degli uomini: infatti Demonologia finì per influenzare l’estro di Shakespeare e del suo rivale, Christopher Marlowe, ai quali dobbiamo le più conturbanti e affascinanti figure femminili mai state scritte. Thank you, Jack.

FACCENDE DOMESTICHE
Nata da una violenza sessuale e rifiutata dalla madre, maltrattata dai fratelli, epilettica, bullizzata a scuola a causa dell’aspetto mascolino, Leonarda Cianciulli, prima di passare alle cronache come la Saponificatrice di Correggio, sopravvisse al terremoto d’Irpinia, emigrò dalla provincia di Avellino a Correggio, rimase incinta 17 volte, divenne madre 4 volte, si sposò, allontanò il marito, collezionò amanti, fu fascista per tutta la vita. Assassina seriale e intimamente votata al risparmio, delle proprie vittime non buttava via niente: come Mrs Lovett del film Sweeney Tood, essiccava e macinava il loro sangue, per poi impastarlo con zucchero, spezie, farine e farne croccanti biscotti; come Tyrell Durden di Fight Club, miscelava il grasso umano con la soda caustica per produrre saponi, che poi regalava a vicini e amici.
In un delirio di lucida violenza, la vita della saponificatrice di Correggio dà la misura di quanto la realtà riesca a superare la fantasia, addirittura anticipandola, fa decadere la reticenza che prima abbiamo espresso nei confronti della psicoanalisi, e testimonia come i mestieri domestici, talvolta, possono diventare una faccenda maledettamente seria.

RISO (AMARO)
Se dovessimo prendere per vero il detto per cui “Il riso abbonda sulla bocca degli stolti” avremmo una rivelazione: la storia, per lo meno quella di cui abbiamo testimonianza, è fatta da donne intelligentissime. Già, perché di donne sorridenti la storia, quella con la S maiuscola, quella iconografica e istituzionale tanto per intenderci, ne ha conservate pochissime. A pensarci bene la pratica del riso è una conquista femminile piuttosto recente.
In poesia il candore delle perle con cui Petrarca paragonava il sorriso della donna amata era direttamente proporzionale all’innocenza dell’eloquio di Laura, e con ogni probabilità inversamente proporzionale alla frequenza con cui ella mostrava i denti in pubblico.
In pittura le bocche delle donne presero a schiudersi addirittura più tardi, nel Seicento; basti pensare alla celebre Ragazza col turbante di Veermer, ritenuta scandalosa dall’allora protestantissima Olanda a causa del sorriso ammiccante, sia pure soltanto accennato, che lascia intravvedere l’interno della bocca.
Nel cinema si dovette assistere alle smorfie malinconiche di Lilian Gish e alle labbra serrate di Louise Brooks – dalla quale non a caso la Valentina di Crepax ereditò il caschetto anziché il sorriso – prima di potere ammirare le esplosioni piene di denti e pathos di Gloria Swanson o di godere delle risate di Greta Garbo. Proseguendo sul crinale della semplificazione non sarebbe in fondo scorretto concludere che il riso è stato appannaggio esclusivo di stolti e prostitute praticamente fino all’altro ieri.
Vincitrice di un meritatissimo Oscar come Miglior Attrice Protagonista per la pellicola “Tre manifesti a Ebbing, in Missouri”, Frances MacDormand ha attirato l’attenzione dei media presentandosi alla premiazione struccata e invitando tutte le donne candidate presenti in sala a alzarsi in piedi per condividere simbolicamente la vittoria. Stupisce che nessuno abbia dato troppa importanza alla sua vitale, sgraziata e incurante risata, perché, se è vero che tecnicamente l’attrice ha rilasciato endorfine e ha aumentato il numero delle proprie cellule produttrici degli anticorpi (sì, fra i giovamenti del riso c’è anche questo), noi sappiamo che Frances MacDorman, con quella fragorosa risata, ha fatto molto di più.

Leggi qui la parte 2


Bibliografia:

Iosif Brodiskij, Conversazioni, a cura di C. L. Haven, traduzione di M. Campagnoli, Milano, Adelphi 2015.
Rosa Luxemburg, Lettere 1893-1919, a cura di L. Basso e G. Bonacchi
John Berger, Confabulazioni, a cura e traduzione di M. Nadotti, Vicenza, Neri Pozza, 2017.

 

The post Elogio di 6 luoghi comuni sulle donne (Parte 1) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Elogio di 6 luoghi comuni sulle donne (Parte 2)

Mer, 03/07/2018 - 23:01

Leggi qui la parte 1

ROSA
È vero, vediamo il mondo a tinte Rosa Luxemburg. La nostra passione per Rosa è seconda forse solo a quella che John Berger nutrì per la donna nata il 5 marzo del 1871 in Polonia e naturalizzata in Germania, dove il 15 gennaio del 1919 venne rapita, martoriata, assassinata e gettata in un canale dai Freikorps, i paramilitari agli ordini del governo del socialdemocratico Friedrich Ebert e del suo Ministro della Difesa, Noske.
A 88 anni compiuti, John Berger scrisse una lettera a Rosa Luxemburg, dandole da subito del tu: «Spesso esci dalla pagina che sto leggendo, e qualche volta dalla pagina che sto cercando di scrivere. Ne esci per unirti a me scuotendo la testa con un sorriso. Nessuna pagina, così come nessuna delle tante celle in cui ti hanno ripetutamente rinchiusa, è mai riuscita a contenerti». Una lettera che idealmente è al contempo a Rosa e con Rosa Luxemburg, della quale sentiamo riecheggiare la voce attraverso alcuni stralci di lettere, come quella spedita a un amico particolarmente lamentoso in cui leggiamo: «Restare un essere umano […] è veramente questo l’essenziale. E ciò significa essere fermi, lucidi e allegri, sì, allegri nonostante tutto […] restare un essere umano significa, se necessario, gettare gioiosamente tutta la propria vita sulla grande bilancia del destino, ma allo stesso tempo rallegrarsi per ogni giornata di sole, per ogni nuvola».
Dalla sua casa nel sobborgo parigino di Antony dove trascorse gli ultimi anni, John Berger volle regalare a Rosa Luxemburg una preziosa raccolta di scatole di fiammiferi, una raccolta «di cartone sottile, della misura di un foglio A4 piegato».
A noi, da una piccola biblioteca in un’Italia sempre più intollerante e con simpatie a destra, piacerebbe regalarle un bel vestito, magari quella «piccola giacca lilla per due marchi e 45», una giacchetta, che, come ella stessa confidò in una lettera del 4 agosto 1913 all’amica Gertrud Zlottko, «è l’indumento più indispensabile che si possa avere».

“VOGLIO UNA DONNA DONNA DONNA DONNA, DONNA CON LA GONNA GONNA GONNA”
Billy Lee Tipton fu un compositore e musicista jazz che riuscì a farsi notare a partire dagli anni Trenta.
Billy Lee Tipton nacque in Oklahoma City come Dorothy Lucille Tipton e per tutta la vita indossò i pantaloni, imbottendo le parti inguinali, perché nel mondo del jazz di quegli anni le donne potevano esibirsi come cantanti o tutt’al più nel ruolo di pianiste e cantanti. Abbiamo adorato e continueremo ad adorare David Bowie per l’eleganza con cui si fletteva camminando su tacchi altissimi e fasciato in splendidi tubini in organza. Siamo grate a Giorgio Armani per i suoi tailleurs. Gonna o pantalone, davvero, non ci è mai importato.

ALLA FESTA DELLA DONNA DIAMO LETTERALMENTE I NUMERI
L’8 marzo è soltanto una data fra le tante, e non è nemmeno legata al rogo che divampò in una fabbrica di cotone a New York dove morirono centinaia di operaie. Ci fu, sì, una fabbrica che prese fuoco a New York, la Triangle di Greene Street, ma bruciò il 25 marzo 1911, non l’8 marzo del 1908.
Di lì a poco effettivamente durante un 8 marzo qualcosa di portentoso accadde davvero e fu quando le donne russe guidarono a San Pietroburgo un’incredibile manifestazione, che da un lato sancì la fine della guerra, dall’altro inaugurò l’inizio della Rivoluzione. Una proto-rivoluzione, nientemeno. Prima dell’8 marzo 1917, a cadenza irregolare, era però già stata celebrata la Giornata Internazionale della Donna. La 1° celebrazione si ebbe infatti nel 28 febbraio del 1909 e tuttavia non cadde sempre il 28 febbraio, ma si tenne in giorni variabili a seconda delle nazioni, ognuna con i suoi affanni, le sue ricorrenze, le sue idiosincrasie numerologiche, eccetera.
Inutile nasconderlo, con la festa della donna si è dato letteralmente dato i numeri. Ma proprio perché in passato lo hanno fatto le persone a cui dobbiamo oggi l’esistenza di questa tanto agognata e degradata festa, non c’è motivo di ammassarci tutti in un stesso giorno, facendo la fortuna dei fiorai e affollando le strade di gente che tiene in mano un mazzo di fiori con la stessa naturalezza con cui terrebbe una gallina per il collo.
Ognuno si prenda un giorno, il proprio giorno.
Siamo in molti, con un po’ di fortuna dovremmo riuscire a coprire tutti i giorni dell’anno. Una celebrazione a rotazione, come si faceva una volta con i campi per renderli ricettivi, generosi. A partire da oggi.

The post Elogio di 6 luoghi comuni sulle donne (Parte 2) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Elezioni: “danzando in tutù di fronte all’incendio della politica”

Mer, 03/07/2018 - 04:59

Credo che lo spazio per l’azione diretta fuori dal Parlamento e per la creazione di una lobby del buon senso dentro il Parlamento siano oggi ancor più importanti.
Da anni sosteniamo queste due modalità di azione e abbiamo dimostrato che funzionano. Alla grande.

Che cos’è l’AZIONE DIRETTA
La diffusione di ospedali dove è possibile partorire in modo naturale e la modifica del regolamento ospedaliero che vietava l’accesso ai clown dottori nei reparti di pediatria, non sono cambiamenti ottenuti grazie a una votazione in Parlamento.
Sono cambiamenti che abbiamo ottenuto grazie alla nascita di reti spontanee e di molte esperienze e iniziative locali. Cambiamenti che nel piccolo ottenevano immediatamente un risultato (fare ridere e giocare i bambini di quel reparto oncologico; rendere possibile in quel reparto maternità il parto dolce).
Grazie alle esperienze positive realizzate si è poi scatenato un meccanismo di diffusione della coscienza dei problemi e di imitazione. Oggi il parto dolce e i medici con il naso rosso sono presenti nella stragrande maggioranza degli ospedali italiani.
Un grande cambiamento nella qualità della vita per decine di migliaia di persone, ottenuto senza risse politiche, senza cortei, senza votazioni fuori o dentro il Parlamento. È un rovesciamento della logica dell’impegno politico e sociale che fa il paio con i tantissimi gruppi che oggi sono impegnati sul fronte della solidarietà e che quotidianamente portano soccorso, sostegno e aiuto alle persone che vivono situazioni difficilissime. Intanto che cerchiamo di vincere la battaglia per ottenere leggi per il contrasto alla povertà e all’ignoranza, vediamo cosa possiamo fare con l’azione diretta, senza aspettare.
Se aumentasse il numero di individui di buona volontà che iniziano a credere che parallelamente alle battaglie elettorali bisogna rimboccarsi le maniche e cambiare le cose direttamente, laddove è possibile, il progresso in Italia andrebbe più veloce.
Lo stesso modo di pensare lo abbiamo messo in pratica con le campagne per la diffusione dei riduttori del flusso dell’acqua dei rubinetti, la sostituzione dell’illuminazione pubblica con lampadine ad alto rendimento (realizzammo il primo intervento in una grande città, Padova, con il professor Maurizio Fauri, addirittura nel 2005).
Nel 1996 scoprimmo che la polverina che si grattava via dai Gratta e Vinci era cancerogena. Andammo da un magistrato e ottenemmo il ritiro immediato su tutto il territorio nazionale.
Nello stesso anno, sempre grazie a un’azione extraparlamentare, ottenemmo che le lattine delle bibite fossero dotate di un tappo igienico di protezione.

In questi anni una piccola parte del movimento ambientalista si è impegnata in azioni con obiettivi concreti, praticabili da subito e ha ottenuto molte piccole vittorie attraverso questa capacità di iniziativa diretta.

Se vuoi qualche cosa di nuovo per prima cosa dimostra con la pratica che funziona e poi inizia a urlare che hai avuto successo, qualcuno capirà e inizierà a imitarti. Le esperienze che funzionano hanno questa capacità: si diffondono.
Ovviamente si diffondono più rapidamente se cresce la rete di persone disposte a fare da megafono e a far rimbalzare le notizie.

In questo momento ci stiamo organizzando per lanciare una campagna contro l’uso dei disinfettanti per la casa che sterminano i batteri. Dobbiamo informare gli italiani che è un abominio la pubblicità che dice alle mamme che per proteggere i loro bimbi devono sterminare i microorganismi domestici. Ci sono moltissime prove scientifiche che noi siamo esseri simbiotici e che viviamo in salute anche grazie a miliardi di miliardi di batteri buoni che ci proteggono dai virus e dai batteri patogeni! (Vedi qui il primo articolo su questo tema).
Questa campagna sarà rivolta principalmente ai consumatori e alle reti commerciali. Cerchiamo “teppisti teatrali” disposti ad organizzare flashmob di fronte agli ipermercati e alle sedi delle aziende produttrici. E cerchiamo soci Coop e Conad che presentino, alle assemblee locali dei soci, mozioni contro la vendita degli stermina batteri. Ma cercheremo anche di ottenere che il Ministero della Sanità lanci una campagna di informazione sulle malattie causate dall’eccesso di disinfettanti aggressivi. Il costo della campagna sarebbe abbondantemente ripagato dalla diminuzione delle malattie che questi disinfettanti domestici causano.
Infine appoggeremo quei medici che sono impegnati nella diffusione dell’uso di batteri eubiotici negli ospedali al posto dei disinfettanti. A questo proposito abbiamo realizzato un’intervista alla dottoressa Elisabetta Caselli dell’Università di Ferrara che fa parte di una équipe che ha realizzato sperimentazioni di grande efficacia. La pubblicheremo prossimamente.

Cosa fa una lobby parlamentare del buon senso
In alcuni casi l’azione diretta non si basa solo sulla diffusione di comportamenti e di conoscenze ma anche sulla pressione sui parlamentari più sensibili che poi inducono il Parlamento a varare leggi di buon senso, come è successo per le lampadine a incandescenza, i finanziamenti per l’efficienza energetica, la legge che permette (finalmente) la possibilità di trasformare un’auto a benzina in una elettrica, un diesel ad alimentazione a gas, e la possibilità di usare il biogas prodotto dagli scarti agricoli per la trazione. Siamo riusciti a ottenere anche il finanziamento della trasformazione dei mezzi pesanti da diesel a gas liquido, una possibilità concreta ed economicamente vantaggiosa per gli autotrasportatori di diminuire l’inquinamento urbano e lungo le grandi arterie. E siamo riusciti anche a trasformare in legge la possibilità per i comuni di non conferire in discarica gli sfalci e le potature di giardini e bordi stradali (che è un costo) ma di venderli come biomassa (200 milioni di euro di differenza tra i costi dello smaltimento in discarica e il ricavo dalla vendita come biomassa).
È stato un lavoro lungo, che ha portato a vari incontri organizzati da Ecofuturo alla Camera, al Senato e anche presso il Parlamento Europeo. Un’attività di connessione che ha visto la partecipazione di parlamentari alfaniani, del Pd, dell’attuale LeU e del M5S.
E anche la recentissima decisione dell’Unione Europea su 4,7 miliardi di euro di investimenti per la diffusione di impianti di biogas agricolo è frutto di un lavoro di lobbying che ci ha visto attivi insieme ad altri gruppi di pressione europei.
Tutti questi risultati dimostrano che questo sistema funziona. E in una fase come questa di assenza di una maggioranza parlamentare questa metodologia diventa ancora più preziosa: se in Parlamento non si riesce a trovare i numeri per grandi riforme cerchiamo di portare a casa tanti risultati piccoli.
E già su People for Planet è iniziata la campagna “3 leggi facili” per ottenere la distribuzione di medicine sfuse (2 miliardi di euro di risparmio per lo Stato) filtri anti micro fibre sintetiche sulle nuove lavatrici e un ente di controllo sui contratti standard di massa (assicurazioni, telefonia, banche, ecc) in questo modo il cittadino non si troverebbe da solo a fronteggiare clausole capestro (300 mila cause legali evitate!).

Questo è il nostro progetto ai tempi dell’instabilità politica
L’idea che sia sufficiente mandare al potere il partito giusto per cambiare l’Italia è, per ora, tramontata. Non vogliamo creare un’altra organizzazione, movimento, partito. Vogliamo lavorare con modalità anche organizzative completamente diverse. Vogliamo sviluppare al massimo le potenzialità del fare rete. Una modalità di lavoro che a parole tutti auspicano ma che nei fatti pochi utilizzano veramente. Per riuscirci non ci servono leader salvatori della patria e non ci servono infiniti documenti programmatici, assemblee e votazioni. Se un progetto ti piace lo sostieni. Se ti piace molto ti connetti e collabori. Se nessun progetto ti convince ne proponi un altro tu. Usiamo la biodiversità, aborriamo l’omologazione. Anche quella buona.
Seguiamo la filosofia Shangai: iniziamo dalle questioni più facili, usiamo azioni stupefacenti, miriamo a risultati piccoli ma veloci.
Un grande cambiamento è la somma di tanti cambiamenti piccoli. Solo così il risultato è solido e duraturo.

The post Elezioni: “danzando in tutù di fronte all’incendio della politica” appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Fare detersivi naturali in casa (Infografica)

Mer, 03/07/2018 - 03:34

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

@font-face { font-family: 'cocogoose_letterpressregular'; src: url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/detersivi_fai_da_te_infografica.hyperesources/cocogooseletterpress_trial-webfont.woff2') format('woff2'), url('http://cdn.peopleforplanet.it/wp-content/uploads/infografiche/detersivi_fai_da_te_infografica.hyperesources/cocogooseletterpress_trial-webfont.woff') format('woff'); font-weight: normal; font-style: normal;

}


Fonte: www.mammachimica.it Ciao!
Che piacere vederti!
Oggi realizzeremo insieme 4 diversi detersivi fai da te!
Sei pronto?

DETERSIVO IN POLVERE PER LAVATRICE Per un bucato a pieno carico:
2 cucchiai di sapone di marsiglia grattugiato
2 cucchiai di detersivo piatti ecolabel
1 cucchiaio di soda solvay
50 ml di citrato di sodio

Adatto a temperature superiori ai 40° e tessuti resistenti.
Poco impattante e molto lavante!

La composizione è variabile a seconda dello sporco, della quantità e del tipo di panni da lavare.

Per detergere e sgrassare pavimenti e superfici dure:
120 gr di Soda Solvay
30 gr di detersivo piatti Ecolabel
850 gr di acqua Versare 40-50 ml di prodotto in 5L di acqua per lavare i pavimenti (marmo, gress, pietre vere) oppure puro su di una spugnetta per le superfici dure!

Non occorre risciacquare!

DETERGENTE PAVIMENTI E SUPERFICI DURE Mettere un bicchiere di prodotto nella vaschetta della candeggina tradizionale.

Non mettere assieme al detersivo, la decomporrebbe subito.
Maneggiare con cura l’acqua ossigenata.
Attenzione anche ai colorati, potrebbero scolorire.

Per igienizzare il bucato anche a basse temperature o per fare la manutenzione alla lavatrice o lavastoviglie:
100 gr di acqua ossigenata a 130 volumi
400 gr di acqua distillata o demineralizzata
1 cucchiaino di acido citrico anidro CANDEGGINA DELICATA Per lavare sotto i 40° e per i colorati:
400 gr di detersivo piatti Ecolabel
100 gr di citrato di sodio liquido
30 gr di Soda Solvay
20 gr di sapone di marsiglia grattugiato
450 gr di acqua DETERSIVO LIQUIDO PER LAVATRICE Ideale a basse temperature, da 40° in giù, e per i colorati.

Agitare bene il flacone prima dell’uso.

1- Detersivo in polvere per lavatrice 2- Detersivo liquido per lavatrice 3- Detergente pavimenti e superfici dure 4- Candeggina delicata Ideale a basse temperature, da 40° in giù, e per i colorati.

Agitare bene il flacone prima dell’uso.

Per detergere e sgrassare pavimenti e superfici dure:
120 gr di Soda Solvay
30 gr di detersivo piatti Ecolabel
850 gr di acqua CANDEGGINA DELICATA Per igienizzare il bucato anche a basse temperature o per fare la manutenzione alla lavatrice o lavastoviglie:
100 gr di acqua ossigenata a 130 volumi
400 gr di acqua distillata o demineralizzata
1 cucchiaino di acido citrico anidro Per igienizzare il bucato anche a basse temperature o per fare la manutenzione alla lavatrice o lavastoviglie:
100 gr di acqua ossigenata a 130 volumi
400 gr di acqua distillata o demineralizzata
1 cucchiaino di acido citrico

The post Fare detersivi naturali in casa (Infografica) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

In Italia c’è un museo dedicato all’Ambiente (VIDEO)

Mer, 03/07/2018 - 03:23

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_82', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/82/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/82/output/museo-ambiente-acqua.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/82/museo-ambiente-acqua.mp4' } ] } })
Il sito internet del Museo A come Ambiente

The post In Italia c’è un museo dedicato all’Ambiente (VIDEO) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Come fare il Biogas in casa

Mar, 03/06/2018 - 11:15

Girando per la rete abbiamo scovato questo prodotto: è un biodigestore domestico che produce biogas in grado di essere bruciato in un barbecue a gas ad esempio, o in una cucina a gas. Si tratta di un sistema “off-grid”, che non può essere collegato alla normale rete del gas. Il biogas prodotto esce da un tubo apposito che va collegato direttamente a una cucina. Si tratta di una tecnologia molto interessante che permette di riciclare i rifiuti della cucina trasformandoli in gas per la cucina stessa, un esempio di economia circolare.
Non è chiaro quanti rifiuti servano, si parla genericamente di 2-3 ore di fiamma da biogas con i rifiuti organici giornalieri di una famiglia.

Il prodotto descritto nel video è la prima versione di Homebiogas ma oggi l’azienda israeliana vende Homebiogas 2.0 (https://homebiogas.com/), più leggero e maneggevole del primo.

E’ in vendita a 790 dollari, nel momento in cui scriviamo è in offerta speciale a 520.

Qui come funziona

Qualcuno lo ha provato? Funziona? Conoscete altri prodotti simili?

The post Come fare il Biogas in casa appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Per colazione? Marmellata gusto Gin!

Mar, 03/06/2018 - 09:54

L’emozionante storia di Tian.
Tian, bimbo di quasi tre anni, grazie ad una sofisticata tecnologia e a seguito di un delicatissimo intervento chirurgico  può, per la prima, volta ascoltare la voce dei suoi genitori. La gioia vissuta nell’ospedale Gutiérrez, Buenos Aires, ha raggiunto il cuore di migliaia di persone.
– Vai all’articolo completo > Nene recibió implante y escuchó a sus papás por primera vez 

 

Spargilo, mangialo, bevilo, infornalo o divoralo direttamente dal barattolo!
Per quelle mattine che hai bisogno di una carica in più e la colazione dei campioni non ha gli effetti desiderati, arriva una nuova marmellata che prende spunto da uno dei cocktail più amati, parliamo del Gin Tonic!
– Vai all’articolo completo > Spreadable gin and tonic marmalade is a thing

 

Palestra digitale.
Direttamente dalla Grande Mela: da un nuovo studio sembrerebbe emergere che, quando le persone pubblicano foto delle loro attività di fitness sui social media influenzano, nel bene o nel male, anche la salute dei loro amici e followers!
Vai all’articolo completo >  Fitness post on social media may impact others too

 

Ansia.
Considerando che, il disturbo d’ansia, è uno dei problemi di salute mentale più diffuso al mondo viene spesso sottovalutato. Oggi, L’American Psychiatric Association fa una classifica dei sintomi e segni più comuni di questo disagio che possono manifestarsi in modo anche sorprendentemente fisico.
– Vai all’articolo completo > 5 Physical Manifestations Of Anxiety Disorders

  

Quanto spesso ti lavi i denti?
Da un nuovo studio emergono risultati piuttosto sconvolgenti, sembrerebbe infatti che le nuove generazioni, composte da chi identifichiamo come i Millennials per intenderci.. nella media passi due o più giorni senza lavarsi i denti, per non  parlare della  pulizia professionale
– Vai al video > Study: Millennials going days without brushing their teeth

The post Per colazione? Marmellata gusto Gin! appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Dona i capelli per farne parrucche per chi è in chemioterapia

Mar, 03/06/2018 - 09:43

Sta facendo il giro della rete la storia di Jessica Busenello, psicologa di Motta di Livenza (Treviso), che per il suo 29.mo compleanno si è tagliata i lunghi capelli e li ha donati a un’associazione romana che li utilizza per farne parrucche per donne in chemioterapia.
“Conosco diverse persone che sono state o sono sottoposte alla chemioterapia. E ho scoperto che le parrucche hanno costi davvero proibitivi. Ho deciso di mettermi a disposizione e di donare i miei capelli a chi può realizzarle per cercare di dare un sorriso con un piccolo gesto”.
Jessica ha iniziato a farsi crescere i capelli un anno e mezzo fa, poi li ha spediti alla Fondazione Prometeus Onlus di Roma che grazie a queste donazioni riesce ad abbattere i costi delle parrucche.

The post Dona i capelli per farne parrucche per chi è in chemioterapia appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Il primo supermercato plastic-free

Mar, 03/06/2018 - 09:12

E’ stato inaugurato ad Amsterdam il primo supermercato Ekoplaza (catena di negozi di alimentari biologici con 74 punti vendita) con un intero settore dedicato ai prodotti plastic-free, cioè con imballaggi esclusivamente in vetro, metallo e materiali completamente biodegradabili. Come sottolinea Hans Van Mierlo, marketing manager di Ekoplaza: “Ogni materiale è altamente riciclato, non solo riciclabile”.
“Sappiamo che i nostri clienti sono stanchi di prodotti carichi di strati di plastica. Le corsie prive di plastica sono un modo davvero innovativo di testare i biomateriali compostabili che offrono un’alternativa più rispettosa dell’ambiente ai soliti imballaggi” continua l’amministratore delegato Erik Does.
680 i prodotti disponibili e c’è di tutto: carne, riso, salse, latticini, frutta e verdura.
Entro la fine del 2018 l’iniziativa dovrebbe essere estesa anche agli altri negozi della catena in tutti i Paesi Bassi.

The post Il primo supermercato plastic-free appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

La forza del vento è inarrestabile: l’eolico tra critiche, record e sperimentazione continua

Mar, 03/06/2018 - 04:08

Oggi il mondo si interroga sulle soluzioni più efficaci per ridurre – e, si spera, azzerare – la dipendenza dalle fonti fossili nella produzione di energia, ma fonti come l’eolico hanno una storia lunghissima e nascono in contesti molto diversi da quello attuale, quando turbine e pannelli solari non erano nemmeno immaginabili.

Tecnicamente, l’energia eolica è quella ricavata dalla conversione della forza cinetica del vento in energia meccanica o elettrica. E’ grazie all’energia eolica che le imbarcazioni sfruttano le vele per spostarsi; è energia eolica anche quella che muove le pale dei mulini a vento.
E’ nel secolo scorso che abbiamo assistito al boom delle tecnologie che sfruttano le fonti rinnovabili come alternativa alle fonti fossili e ai loro costi elevati, costi economici ed ambientali.
Quelle che comunemente chiamiamo “turbine” sono aerogeneratori composti appunto da una turbina posizionata su un asse verticale. Il motivo per cui vengono installati su rilievi o zone collinari è di facile comprensione: sono aree dove il vento spira più forte. In base alla potenza e alla dimensione delle componenti (altezza dell’asse verticale, numero e grandezza delle pale) si può distinguere tra eolico, minieolico e microeolico: quando si parla di parchi eolici ci si riferisce a torri di 50 metri o anche più, con pale di decine di metri e potenza di centinaia di KW, in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di intere comunità; quando parliamo di “eolico da giardino” ci riferiamo a soluzioni di dimensioni ridotte (aerogeneratori con pale da 50 cm), utili ad alimentare ad esempio i dispositivi elettronici delle nostre case.

I vantaggi dell’eolico rispetto alle fonti fossili sono in parte gli stessi che accomunano tutte le fonti rinnovabili: consentono una riduzione dell’inquinamento, presentano costi di smantellamento relativamente bassi e i materiali con cui vengono realizzati gli aerogeneratori sono per la maggior parte riciclabili. Allo stesso tempo, un altro fattore non positivo che accomuna le rinnovabili è l’intermittenza: nel caso dell’eolico, se il vento non soffia abbastanza è chiaramente impossibile produrre energia e averla a disposizione quando occorre (sebbene questo problema cronico potrebbe essere aggirato grazie ai nuovi sistemi di storage, batterie evolute in grado di immagazzinare grandi quantitativi di energia e di rilasciarla in rete nei momenti di picco della domanda).

L’intermittenza non è che una delle critiche avanzate nei confronti dell’eolico.
La più comune riguarda l’impatto visivo delle turbine, elementi che deturperebbero il paesaggio, strutture alte decine di metri, impossibili da occultare, che svettano all’orizzonte. E’ anche vero, però, che con il tempo ci siamo abituati a vedere paesaggi meravigliosi attraversati da autostrade, ponti, tralicci, al punto che nemmeno ci accorgiamo più della loro presenza “ingombrante” e più inquinante delle turbine.
La realizzazione di un parco eolico deve comunque avvenire in aree individuate come idonee ad ospitarlo. Una valutazione accurata su questo tipo di idoneità è una richiesta ricorrente che le associazioni ambientaliste – in genere a favore delle energie pulite – avanzano alle amministrazioni locali per far sì che il patrimonio paesaggistico e i siti di maggior pregio vengano tutelati.
Recentemente il Tar della Campania (sentenza n. 04878/2017 del 18/10/2017) ha decretato legittimi i provvedimenti adottati dalla Giunta Regionale, la quale – sulla base della normativa vigente – ha individuato criteri e aree non idonee ad ospitare impianti eolici di potenza superiore a 20 KW. Interessante la motivazione: esigenze di tutela dell’ambiente, del paesaggio e dei tratti identitari del territorio, in contrasto al cosiddetto “effetto selva”, la concentrazione spropositata di pale eoliche in aree ristrette. “Il territorio è una risorsa limitata e non riproducibile: sicché, se in tali zone è già stato realizzato un considerevole numero di impianti non può essere ritenuto irragionevole un divieto di ulteriori installazioni”, dice il Tar.

Altra critica ricorrente, quella secondo cui gli impianti eolici metterebbero in pericolo la vita degli uccelli, soprattutto dei migratori le cui rotte passano per i siti di parchi e turbine. Il rischio che i volatili finiscano la loro vita tra le pale è realistico, ma forse accentuato. Uno studio del 2009 ha dimostrato che – considerando il numero dei decessi per unità di potenza generata – negli Usa nel 2006 le turbine hanno causato la morte di 7 mila uccelli; le centrali alimentate da fonti fossili 14,5 milioni, le nucleari di 327 mila. Un’altra indagine datata 2013 mostrava che in Canada la morte di un volatile su 14.275 è causata da turbine e una ogni 3,4 da gatti domestici.

Conclusione diversa quella dei ricercatori delle università di Exeter, Leeds e Glasgow, che hanno indagato sugli impianti offshore al largo delle coste scozzesi: qui l’eolico mette a repentaglio la sopravvivenza delle sule. Si pensava che questi uccelli marini volassero a meno di 22 metri di altitudine, quindi al di sotto delle pale eoliche, invece pare che volino in cerca di cibo ad una media di 27 metri sopra il livello del mare. A rischio, in particolare, almeno 1.500 sule all’anno, quelle che popolano l’isola di Bass Rock e che formano la più grande colonia al mondo con circa 70 mila esemplari. Soluzioni? Una è semplice e praticabile: aumentare la distanza tra le pale e il mare.

Gli studi a supporto dei vantaggi e degli svantaggi delle rinnovabili – e dell’eolico, in particolare – sono molteplici, ma una conclusione univoca non sembra esistere. Greenpeace ha elencato una serie di falsi miti includendo ad esempio i danni causati dal rumore prodotto dalle turbine: pare che diventi più sopportabile al crescere dei benefici economici che le comunità locali percepiscono grazie agli impianti, sempre ammesso che le turbine lontane dai centri abitati producano un rumore paragonabile a quello degli impianti alimentati da fonti fossili. In ogni caso, esistono esperimenti che mirano proprio a silenziare le turbine, basti pensare agli studi sulla conformazione delle ali dei gufi, silenziosissimi mentre volano in cerca di cibo, una conformazione che ha ispirato la realizzazione di componenti innovative da applicare alle pale.
Nello stesso elenco compare un’altra critica alquanto gettonata: l’eolico sottrae terreno che potrebbe essere utilizzato per coltivare o portare gli animali al pascolo. In realtà non ci sono prove schiaccianti dell’impatto negativo dei parchi eolici sulla vita degli esseri viventi che si muovono sui terreni attorno alle turbine. Lo dice anche la National Wind Watch (NWW), una coalizione di gruppi e individui nata proprio per difendere ambiente e paesaggi dal proliferare dell’eolico, che evidenzia sì il fatto che l’eolico porti alla trasformazione del territorio e induca gli animali a stare alla larga dagli impianti, ma evidenzia anche la mancanza di quelle prove schiaccianti.
Tuttavia, in Francia, un allevatore ha citato in giudizio la CSO Energy accusandola dei cambiamenti di comportamento del bestiame. Le sue mucche, da quando sono comparse 24 turbine eoliche nei pressi della fattoria, hanno iniziato a bere di meno, con una conseguente diminuzione della produzione di latte; questo ha portato alla vendita del bestiame e alla conversione dei terreni per potervi coltivare. Secondo gli esperti che hanno supportato Yann Joly, l’errore è stato sottovalutare l’amplificazione delle onde elettromagnetiche da parte delle rocce attorno al sito che ospita le turbine.

Al di là di ogni critica, l’eolico macina record. E’ stato da poco inaugurato il primo parco eolico offshore galleggiante da 30 MW in Scozia, a 25 km al largo di Peterhead, un progetto che dimostra come questo tipo di tecnologia abbia ormai superato la fase di test: secondo il Ceo di WindEurope, Giles Dickson, il potenziale dell’eolico galleggiante nella sola Europa è di 4 mila GW.

Secondo la stessa WindEurope, nel quadriennio 2017-2020, con una media di 12,6 GW installati ogni anno, verranno installati oltre 50 GW aggiuntivi, fino ad una capacità cumulata di 204 GW. La crescita continuerà anche nel decennio successivo, portando la potenza a 323 GW (253 GW onshore e 70 GW offshore) nel 2030, oltre il doppio di quella registrata a fine 2016 (160 GW). WindEurope sostiene che l’eolico potrà arrivare a soddisfare nel 2020 il 16,5% della domanda elettrica europea, superando l’idroelettrico e divenendo la prima fonte rinnovabile; al 2030 gli 888 TWh generati dal vento potranno soddisfare il 29,6% dei consumi dell’Ue.
In Italia va peggio rispetto alla media europea: al 2020 non saranno installati più di 1,6 GW e il problema è tutto normativo, racchiuso nel ritardo nell’adozione della Strategia Energetica Nazionale e del decreto per le nuove aste.

L’eolico è anche una grande fonte di guadagni, basti pensare che il colosso danese Vestas ha dichiarato per il 2016 un fatturato di 10,2 mld di euro, con ordini di turbine sempre in aumento: 8.943 MW nel 2015, 10.494 MW nel 2016.

The post La forza del vento è inarrestabile: l’eolico tra critiche, record e sperimentazione continua appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Le pillole di Mamma Chimica: la chimica per i piccoli (VIDEO)

Mar, 03/06/2018 - 03:51

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_52', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/52/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/52/output/mamma-chimica-per-piccoli.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/52/mamma-chimica-per-piccoli.mp4' } ] } })

The post Le pillole di Mamma Chimica: la chimica per i piccoli (VIDEO) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Elezioni: ma l’ambiente ha vinto o ha perso?

Mar, 03/06/2018 - 03:02

Le cose stanno cambiando. A differenza del passato, assieme a chi ha vinto c’è anche chi riconosce di aver perso.
E l’ambiente? Non è stato certo tra i temi centrali della campagna elettorale (anzi, in pratica non se ne è quasi parlato) ma nei programmi in un modo o nell’altro era comunque presente. Vediamo allora, simulando che ci si possa fidare dei programmi, cosa ci possiamo aspettare, andando a sbirciare in quello che hanno scritto i partiti, i vincitori e gli sconfitti. E’ un tema che prima delle elezioni avevamo già affrontato e che qui in parte riprendiamo ma che adesso possiamo guardare con occhi diversi, ora che sappiamo quali partiti entreranno in Parlamento e quali, almeno sulla carta, si possono candidare a governare il Paese.

I vincitori.

Il centrodestra. Il centrodestra non sembra appassionarsi molto al tema. Lo testimonia già la collocazione nel programma: la tutela dell’ambiente è al decimo e ultimo punto. E francamente non si dice molto: si parla genericamente solo di “sostegno alle energie rinnovabili” e “risparmio energetico ed efficientamento della rete”.
I 5 stelle. Hanno preparato un documento di 180 pagine sull’ambiente. Innanzi tutto le bonifiche con la promessa di accelerarle, e una sezione a parte per la “terra dei fuochi”. Poi i rifiuti: si va dalla detassazione dei prodotti riciclati al blocco della costruzione di nuovi inceneritori. Al punto successivo troviamo l’acqua: un fondo da 500 milioni per ridurre le perdite della rete idrica. Dove si affronta il dissesto del territorio si prevede un censimento del patrimonio edilizio, mentre nel capitolo mobilità si annunciano investimenti per favorire gli spostamenti in bici. No alle trivellazioni e in particolare al fracking, la tecnica della fratturazione idraulica che preoccupa gli ambientalisti. Ultima segnalazione sui cambiamenti climatici: il Movimento 5 Stelle parla di formazione nelle scuole, oltre che di fondi alle Università che si occupano del problema e di impegno per il riconoscimento dei rifugiati ambientali che scappano da zone diventate inabitabili.

Gli sconfitti.

Il PD. Per il Partito Democratico, in un manifesto presentato in assemblea nazionale, la “sostenibilità ecologica dello sviluppo e della società” è la quarta di otto “idee fondamentali” elencate nel testo. Il PD parla di diminuzione delle tasse sui prodotti riciclati, e poi di de-carbonizzazione del Paese entro il 2050, di potenziamento dell’ecobonus e di obiettivi di sostegno alla mobilità elettrica e lotta al dissesto idrogeologico. Gli altri partiti della coalizione del centrosinistra (tra cui Insieme in cui erano presenti anche i Verdi e +Europa) non hanno raggiunto il quorum e quindi le loro proposte sono rinviate alla prossima tornata elettorale.
Liberi e Uguali. Il programma di questo partito prometteva due milioni e 700mila posti di lavoro grazie a investimenti nelle energie rinnovabili. Le linee programmatiche presentate da Rossella Muroni (ex presidente di Legambiente) comprendono un “grande piano verde”, secondo punto dei sette contenuti nel documento. All’interno l’impegno a rilanciare il sistema dei parchi, combattere il consumo di suolo e costruire un’Italia carbon-free entro il 2030.

Fin qui i partiti che hanno raggiunto il quorum come coalizione o come lista. Tutti gli altri (oltre ai già citati, per esempio Potere al Popolo) non hanno superato la soglia di sbarramento del proporzionale.

I partiti e le “3 leggi facili” proposte da People For Planet.

Il 29 gennaio, in occasione del lancio del magazine online, abbiamo proposto un Manifesto con “3 leggi facili”: sul controllo ex ante dei contratti al pubblico; sui filtri per le microfibre che inquinano l’ambiente; sulla vendita dei farmaci sfusi. Queste tre ipotesi di legge, oltre ad essere state sottoscritte spontaneamente tra gli altri anche da alcuni candidati alle elezioni, sono state proposte anche ai partiti perché le sostenessero nel prossimo Parlamento. Tra quelli che l’hanno sottoscritto uno, Liberi e Uguali, sarà presente nelle future Camere.
E’ già un inizio. A Camere insediate cominceremo la caccia ai parlamentari perché lo sostengano. L’ambiente ha bisogno di chi faccia lobbying nel suo interesse!

FONTI:
http://www.forzaitalia.it/speciali/Programma_centrodestra_condiviso_10_PUNTI.pdf
https://www.movimento5stelle.it/programma/ambiente.html
https://www.partitodemocratico.it/news/manifesto-italia-2020-costruiamola-insieme/
http://liberieuguali.it/relazione_rossella.pdf

The post Elezioni: ma l’ambiente ha vinto o ha perso? appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Come districarsi nella giungla dei conti correnti

Lun, 03/05/2018 - 04:31

Soprattutto il cittadino medio che si rifiuta di assumere consapevolezza anche di piccole, semplici, basiche informazioni perché nel suo immaginario si è consolidata (o gli e’ stata imposta, ma di questo parleremo nelle prossime puntate di bancomatto) la convinzione che la finanza e’ una materia troppo complessa per poter essere metabolizzata attraverso la lettura di poche righe in poche settimane.

Si, è’ vero! La finanza e’ una materia complessa ma non bisogna fare l’errore di confondere la competenza professionale con l’informazione. Perché essere informati non trasforma il Sig. Rossi in George Soros ma sicuramente lo fa diventare un cittadino con maggiore potere negoziale.

Quello che serve per esempio per districarsi nella giungla della scelta del conto corrente.

Nell’ultimo anno i costi per i servizi sui conti correnti bancari, compresi quelli on-line (comunque piu economici), dei 10 principali istituti di credito sono cresciuti in media del 20%. Si tratta di un groviglio in cui diventa difficile, per il cittadino comune (e non solo), districarsi perche’, contrariamente a quanto si possa immaginare, c’e’ un eccesso di trasparenza e di informazione !!!

Si, proprio cosi, tutto cio’ che paghiamo quando entriamo in banca o utilizziamo da casa il conto corrente e’ indicato nelle 13-15 pagine (!!!) del documento di sintesi allegato all’estratto conto di fine anno. Domiciliazione delle bollette, bonifici, pagamento dei pedaggi, invio delle comunicazioni da parte della banca, carta bancomat, carta di credito e in ogni caso qualsiasi registrazione (scrittura) relativa a qualunque movimento (in entrata ed in uscita) sul vostro conto corrente(forse finanche il buongiorno che rivolgiamo al cassiere appena varchiamo la porta della filiale) ha un prezzo che e’ ben riportato sul documento sopra citato.

Non esistono quindi costi occulti per il correntista ma tanti ed incomprensibili oneri di difficile analisi se si prendono in considerazione singolarmente. Oneri che spesso variano (ovviamente in aumento per il cittadino) in corso d’anno, anche attraverso subdole manovre.

Come possiamo difenderci? Esiste un percorso molto piu’ semplice per avere un quadro immediato della situazione, un tracciato che abbiamo tentato di sintetizzare attraverso alcune domande:

Le banche possono cambiare le condizioni dei conti?

Sì, la facoltà delle banche di cambiare le condizioni economiche dei conti correnti è prevista dalla legge, purché venga specificato un giustificato motivo e che questo venga indicato sulla comunicazione (anche estratto conto) inviata al cliente. Inoltre Bankitalia puntualizza che è necessario sempre un legame diretto tra la causa dell’aumento e l’importo della modifica. Per tale motivo Banca d’Italia ha inviato nel 2017 una lettera alle banche in cui specifica quando le modifiche unilaterali non sono efficaci (anomali) perché le banche non hanno rispettato le regole di cui sopra. In altri termini se la banca ti aumenta le spese perche’ vuole riversare sui correntisti i costi della sua inefficienza oppure le spese che ha sostenuto per salvare le sue consorelle, il correntista ha il diritto di reclamare.

Come puo’ il correntista reclamare per l’aumento ingiustificato dei costi del conto corrente?

Per verificare se il tuo caso è uno di quelli indicati come “anomali” da Banca d’Italia si puo’ fare un reclamo alla banca (una semplice mail, meglio se con posta certificata) e poi se non arriva risposta entro 30 gg o ne arriva una non soddisfacente si può fare ricorso all’Arbitro bancario e finanziario, un organo di composizione stragiudiziale delle controversie tra consumatori e banche. Pochi euro per una raccomandata AR e si ottiene una risposta.
Ad ogni modo, se il comportamento della banca non vi e’ piaciuto a prescindere ed avete perso fiducia, e’ venuto il momento di cambiare istituto di credito!!

Come orientarsi nella giungla dei conti correnti?

Fino a quando non saranno deliberate disposizioni che semplifichino la trasparenza delle comunicazioni ai consumatori, per orientarsi nella giungla dei conti correnti occorre armarsi di un minimo di pazienza per:

1° passo
Individuare il proprio “profilo di operatività”.
I profili di operativita’ definiti da Banca d’Italia sono il risultato di un’indagine statistica effettuata nel 2009 e che ha visto, tra l’altro, il coinvolgimento del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU) e dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI). L’obiettivo di tale studio è stato quello di individuare gli utilizzi più comuni dei prodotti di conto corrente su particolari e definiti target di clientela. Ciascun “profilo” si caratterizza pertanto per il numero e la tipologia di operazioni svolte annualmente, giacenze medie di conto e per la presenza (o meno) di prodotti e/o servizi aggiuntivi (per esempio la carta di credito).

La Banca d’Italia ha individuato:
a) 6 profili per il cosiddetto “conto a pacchetto” – il tipo di conto oggi più utilizzato – che a fronte di un canone o forfait periodico offre agevolazioni e sconti su alcuni servizi, e talvolta un numero illimitato di operazioni;
b) 1 profilo per il conto corrente “a consumo”, quel tipo di conto il cui costo è direttamente collegato al numero di operazioni effettuate. (operativita’ molto bassa)

Per capire qual è il profilo di operatività più simile al proprio è necessario porsi una serie di domande, quali:
• apro il conto per esigenze della famiglia o solo per esigenze personali?
• intendo operare allo sportello oppure su internet?
• quante operazioni penso di effettuare al mese?
• ho la necessità di una carta bancomat, carta di credito e/o una carta prepagata?
• ho la necessità di domiciliare le bollette?
• quanti pagamenti faccio mediamente all’anno tramite assegno? Quanti bonifici?
• ho necessità di un deposito amministrato da appoggiare sul conto?
• addebiterò sul conto le rate del mutuo o del prestito?
• mantengo in conto una giacenza media mensile superiore a 5.000 euro?

2° passo
Una volta individuato detto profilo, l’ISC costituisce l’indicatore di costo sulla base del quale effettuare la scelta del conto corrente. L’Isc, l’indicatore sintetico di costo, anche chiamato Taeg (tasso annuo effettivo globale) e’ un valore che fornisce un’indicazione del costo complessivo del conto, considerando tutte (anche quelle non “comprensibili” per il correntista) le spese e le commissioni addebitabili al cliente nel corso dell’anno, esclusi oneri fiscali e interessi. In sintesi, invece di leggervi (se ci riuscite) le 13-15 pagine del documento di sintesi, basta dare un occhiata a questo numero.

Tale indicatore viene comunicato dalle banche:
• nel Foglio Informativo rilevabile sui siti web delle banche. In questo caso l’ISC rappresenta uno strumento di confronto, in fase di apertura del conto, dei costi delle diverse offerte della banca e della concorrenza, calcolato sulla base di profili di operatività definiti da Banca d’Italia;
• nel documento di sintesi dell’estratto conto di fine anno. In questo caso il Cliente può confrontare il totale delle spese sostenute nell’anno evidenziate nell’Estratto Conto al 31 dicembre con i costi orientativi per i profili di operatività riportati nel riquadro “Quanto costa il conto corrente”. Una differenza significativa può voler dire che la tipologia di conto del cliente probabilmente non è la più adatta alle sue esigenze; i motivi possono essere molti. In ogni caso, il cliente può andare in banca o su internet per verificare se ci sono offerte più convenienti.

3° passo
In ultima analisi e’ possibile attivare un «conto di base». Lo prevede una specifica convenzione tra Mef, Banca d’Italia e Abi e tutte le banche dovrebbero averlo. Si tratta di un conto rivolto a consumatori con limitate esigenze di operatività, che ha un canone ridotto e fisso, appena 2 euro al mese, ed offre gratuitamente un pacchetto di servizi (bancomat, prelievi allo sportello, bonifici, domiciliazione utenze, ecc.) sufficiente a soddisfare molte esigenze. Per i redditi più bassi, sotto gli 8 mila euro di Isee e i pensionati sotto i 18mila euro lordi è addirittura gratis!. Chiedete e se vi dicono che non posseggono questo tipo di prodotto spendete altri pochi euro per un’altra raccomandata AR all’arbitro bancario e finanziario.

The post Come districarsi nella giungla dei conti correnti appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Le pillole di Mamma Chimica: deodorante e dentifricio con bicarbonato (VIDEO)

Lun, 03/05/2018 - 03:50

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_51', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/51/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/51/output/mamma-chimica-deodorante-bicarbonato.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/51/mamma-chimica-deodorante-bicarbonato.mp4' } ] } })

The post Le pillole di Mamma Chimica: deodorante e dentifricio con bicarbonato (VIDEO) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Microplastiche: una seria minaccia ambientale

Lun, 03/05/2018 - 03:19

Viene stimato che ogni anno finiscano nel mare e negli oceani 8 milioni di tonnellate di plastica e, secondo le Nazioni Unite, se non si interviene subito nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci.

Le microplastiche (di dimensione inferiore a 5 millimetri) si dividono in primarie e secondarie, le prime sono direttamente rilasciate nell’ambiente sotto forma di piccoli frammenti derivanti da attività umane di tipo domestico o industriale, possono essere aggiunte ai prodotti come nel caso dei cosmetici oppure possono originarsi nell’uso o nel mantenimento di altri prodotti come nel caso degli pneumatici o dal lavaggio dei tessuti sintetici. Le microplastiche secondarie si originano invece dalla degradazione di oggetti di plastica più grandi in frammenti sempre più piccoli una volta che sono esposti all’azione marina. La busta di plastica abbandonata in mare, per esempio.

Il Rapporto “Primary microplastics in the oceans: a global evaluation of sources”, presentato dall’Iucn Global Marine and Polar Programme nel 2017 è arrivato a concludere che tra il 15% e il 31% di tutta la plastica negli oceani, stimata intorno ai 9.5 milioni di tonnellate annue, ha origine da fonti primarie. E’ una percentuale significativa che fino ad ora non era stata stimata. Nei Paesi dove le strutture per il trattamento dei rifiuti sono più avanzate, le microplastiche primarie superano addirittura quelle delle microplastiche secondarie.

Il Rapporto ha ipotizzato tre tipi di scenari sui quantitativi rilasciati negli oceani per quanto riguarda le microplastiche primarie: ottimistico, pessimistico e intermedio per un range  che va dagli 0.8 milioni di tonnellate all’anno ai 2.5 milioni di tonnellate all’anno.

Sempre secondo il Rapporto Iucn, le minuscole particelle di plastica di derivazione primaria sono per lo più originate dai lavaggi dei tessuti sintetici e dall’erosione degli pneumatici. Guardando ai numeri, in uno scenario intermedio di 1.5 milioni di tonnellate per anno di microplastiche che arrivano al mare, ha stimato che oltre il 63% delle fonti di microplastiche primarie sono rappresentate dai lavaggi dei tessuti tessili e dall’abrasione dei pneumatici durante la guida (34% e 28% rispettivamente). Un terzo importante contributo è dato dalle polveri urbane (24%), mentre i prodotti per l’igiene personale e i cosmetici rappresentano il 2% circa delle fonti di microplastiche primarie negli oceani di tutto il mondo e i pellets di plastica lo 0,3%. Per rendersi conto, 1.5 milioni di tonnellate all’anno, tradotti in termini pro capite sarebbe a dire l’abbandono a cadenza settimanale nelle acque, da parte di ciascun abitante della Terra, di 212 grammi di plastica.

L’Iucn dice che i recenti appelli a vietare l’uso delle microsfere in cosmetica sono una buona iniziativa, ma fa notare che, essendo questa fonte responsabile solo per il 2% delle microplastiche primarie, gli effetti di un divieto, comunque necessario, sarebbero più limitati di altri interventi necessari per ridurre la presenza di microplastiche.

Fonti:
“UNEP FRONTIERS 2016 REPORT– Emerging Issues of Environmental Concern
“Primary microplastics in the oceans: a global evaluation of sources”, Iucn Global Marine and Polar Programme

* * *

Nel Manifesto di People For Planet  si propongono 3 leggi: la terza riguarda la limitazione delle microfibre rilasciate nei lavaggi e propone di rendere obbligatorio il montaggio, sulle lavatrici, di un filtro che trattenga le microfibre;  non è solo di buon senso, utile e discretamente facile da realizzare, è anche urgente!

Firma qui il manifesto!

* * *

In copertina:
Una parte del problema delle microplastiche nei mari deriva dai pneumatici. Fotomontaggio di Armando Tondo

The post Microplastiche: una seria minaccia ambientale appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Le pillole di Mamma Chimica: 6 detergenti con l’acido citrico (VIDEO)

Dom, 03/04/2018 - 03:51

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer('#player_50', { splash: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/50/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/50/output/mamma-chimica-acido-citrico.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'http://cdn.peopleforplanet.it/v/video/50/mamma-chimica-acido-citrico.mp4' } ] } })

The post Le pillole di Mamma Chimica: 6 detergenti con l’acido citrico (VIDEO) appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Autoproduzione sostenibile e a basso impatto ambientale con Mamma Chimica

Dom, 03/04/2018 - 03:42

Spopolano in tv e sul web i tutorial per farsi in casa detergenti, cosmetici, conserve e chi più ne ha più ne metta.

Noi abbiamo Mamma Chimica!
Sara Alberghini, mamma e blogger, è laureata in Chimica (indirizzo analitico-ambientale) e proprio da quando è diventata mamma ha iniziato a usare le proprie conoscenze per produrre da sé, in casa, cosmetici e detergenti per le superfici e per il corpo, utilizzando solo ingredienti base a basso impatto ambientale e di nessun impatto sull’organismo.

“Mi diverte, risparmio e ho abbandonato un sacco di detergenti puzzosi e non sempre salutari” scrive sul suo blog.
Dosando un po’ di acqua distillata e semplice acido citrico in polvere si possono fare tantissimi prodotti: brillantante, anticalcare, balsamo per capelli. Aggiungi un po’ di detersivo naturale per i piatti e hai anche uno sgrassatore.

Un po’ di bicarbonato di sodio puro tamponato sotto le ascelle è un ottimo antiodorante perché il bicarbonato impedisce la proliferazione batterica. Aggiungendo un po’ di menta piperita secca sbriciolata si ottiene un dentifricio aromatizzato che modifica il Ph della bocca e aiuta così a ridurre la formazione della placca, il resto del lavoro lo fa lo spazzolino.

Nei video che seguono, Mamma Chimica ci spiega alcune semplici ricette per preparare davvero in pochissimi minuti tanti prodotti da utilizzare in casa. Sono più che sicuri perché composti solo di acqua e additivi alimentari.

Fonte: http://www.mammachimica.it

The post Autoproduzione sostenibile e a basso impatto ambientale con Mamma Chimica appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog

Ecologia, arte e solidarietà in Brasile

Dom, 03/04/2018 - 03:40

Sono in viaggio in Brasile per motivi di lavoro; per adattarmi al fuso orario e al cambio di clima ho anticipato la partenza e trascorro qualche giorno nei pressi di Salvador de Bahia. Questa zona sembra un pezzo d’Africa per clima, vegetazione e popolazione, solo il 10% è di pelle bianca, il 30% nera discendente dagli schiavi deportati e la maggioranza tocca tutte le sfumature possibili: color cannella, caffelatte, cioccolato, ebano.

Passeggiando, vedo un ragazzino sui 10 anni con un grosso sacco di lattine vuote sulle spalle, si china, ne raccoglie una, la scuote vigrosamente per svuotare il liquido residuo, la schiaccia con i piedi nudi e la mette nel sacco. La fiera che visiterò due giorni dopo è incentrata sull’alluminio, decido di conoscere anche questo aspetto. Per avvicinarlo compro una bibita di guaranà e gliela offro. Mi guarda stupito e un po’ dubbioso (penso con un brivido alle avvertenze che avrà ricevuto di diffidare di turisti potenziali pedofili),  ma fa caldo e la bottiglia è freschissima, il bambino controlla che sia sigillata, la stappa, mi ringrazia con un sorriso di un bianco abbagliante, la beve di un fiato e butta la bottiglia di plastica vuota per terra. Mi chino e la raccolgo. Si mette a ridere, con la risata fragorosa dei Neri, e senza smettere di ridere mi dice che la bottiglia di plastica non vale nulla, sono le lattine di alluminio che hanno un valore. La sua risata così fresca e piena, è irresistibilmente contagiosa, rido anch’io, poi gli prometto una mancia se risponde a qualche mia domanda: smette immediatamente di ridere e gli occhi gli brillano di curiosità.

Si chiama João, ha 11 anni ed è il più grande di 5 fratelli. D’estate (corrispondente al nostro inverno) esce al mattino presto, fa meno caldo e ci sono più lattine grazie alle bisbocce notturne dei turisti. Lavora 3 ore e poi altre 2 ore prima del tramonto, tutti i giorni meno la domenica. Mi dice che ogni due-tre sere passa un uomo nella sua strada con un furgoncino azzurro e una bilancia e tutti gli portano le lattine. Lui le pesa e paga 4 reais al kg. Gli chiedo se prima scuoteva cosi’ forte la lattina perchè l’uomo che paga le vuole assolutamente vuote, mi risponde di no, le svuota per accertarsi che non ci siano finiti dentro ragni o scorpioni che potrebbero uscire quando le schiaccia con i piedi nudi, o peggio mentre le sta trasportando. João mi guarda negli occhi, lo rassicuro che avrà la sua mancia, gli faccio vedere il biglietto da 10 reais ma lo tengo ancora in mano, ho ancora un paio di domande, a cui risponde impaziente di ricevere il premio. Imparo così che per fare 1 kg servono 40 lattine, nella stagione turistica ne raccoglie  100, a volte 150 al giorno, nella bassa stagione meno della metà, perché ce ne sono meno in giro e poi la mattina va a scuola (meno male!). L’ aspetto è quello di un ragazzino sano e ben nutrito, e l’espressione non ha perso l’aria dell’infantilità, anche se sembra cosciente ed orgoglioso di dare una mano in famiglia.

Mi rendo conto che in Brasile il riciclaggio dell’alluminio è affidato alla povertà: infatti non solo non si vedono lattine di alluminio abbandonate nelle spiagge, nei boschi o lungo il ciglio della strada, ma spariscono perfino dai cestini e dai bidoni dei rifiuti. Una forma di raccolta differenziata spontanea, incentivata da un guadagno minimo, ma comunque importante in un’economia di sopravvivenza. Purtroppo non funziona con gli altri tipi di rifiuti, per la raccolta dei quali manca la ricompensa economica.

João mi chiede se ho l’auto. Gli rispondo di sì e gli chiedo se vuole che lo accompagni a casa. Mi risponde che a casa ci va più tardi a piedi, ma mi chiede di passare con le ruote sul sacco di lattine per schiacciarle bene, cosi ce ne stanno di più.  Gli do la mancia promessa, poi gli dico che gli darò altrettanto se riprende la bottiglia di plastica vuota e mi promette che d’ora in avanti le butterà sempre nei bidoni della spazzatura. Giura di farlo, ma si sta sforzando per non scoppiare a ridere, so che stasera in famiglia rideranno tutti delle stravaganze dei bianchi.  Salgo in auto e passo coscienziosamente avanti e indietro sul sacco di lattine fino a lasciarlo spianato come se fosse di carta stagnola, mentre João ride a tutto spiano, e anch’io rido contagiata dalla sua allegria. Lo saluto, vedo nello specchietto che mi sta salutando ancora, felice dell’insperato guadagno, e mentre rientro faccio mentalmente un po’ di conti.

Per praticità considero una raccolta di 120 lattine al giorno, fanno 3 kg di alluminio quindi 12 reais per chi le raccoglie; in 25 giorni fanno 300 reais per 5 ore di lavoro al giorno, somma tutt’altro che disprezzabile visto che a Bahia il salario minimo è di 800 reais, pari a circa 250 euro, sarebbe quasi corretto se non fosse in nero e se a fare il lavoro non fosse un bambino.

Dopo aver fatto i conti in tasca a João, voglio farli anche nei confronti dell’industria. La fabbrica di alluminio sta pagando 4 reais al kg, pari a 1,2 euro. So che il prezzo dell’alluminio di prima fusione, cioè non riciclato è di 3 euro e sono favorevolmente stupita, mi sembra che l’industria stia pagando un prezzo onesto, considerando che non riceve fattura dal raccoglitore di lattine, lo paga in contanti, ha comunque dei costi per fare la fusione e la qualità risulterà inferiore all’alluminio non riciclato, per lo meno dal punto di vista estetico, aspetto importante sia per il settore dell’automobile che della costruzione. Nel ricco suolo del Brasile non manca l’alluminio, o meglio la bauxite da cui si ricava, quindi il riciclaggio non avviene per scarsezza di materiale. Evidentemente rimane comunque un guadagno che, su grandi volumi, raccolti da un piccolo esercito di tanti João di tutte le età, arriva a cifre importanti, quindi l’industria ha interesse a pagare un prezzo ragionevole a chi fa la raccolta per assicurarsi che continuino a farlo, e magari questo aiuta la fabbrica anche a mantenere buoni rapporti sul territorio.

Accendo il computer e confermo la mia ipotesi: il Brasile è leader mondiale nel riciclaggio dell’alluminio.

Ed ecco i grandi numeri del Paese: a livello annuale si riciclano quasi 300.000 tonnellate di lattine e la cifra di recupero è sugli 850 milioni di reais, circa 250 milioni di euro di cui una buona parte va all’economia semi-sommersa di migliaia di raccoglitori.  Si è calcolato che il ciclo è in media di 30 giorni durante i quali una lattina viene prodotta, acquistata, consumata, raccolta e riciclata.

Ora mi è chiaro anche da dove nasce il vantaggio economico: riciclare richiede il 5% di energia rispetto al processo di produzione dell’alluminio primario. In termini sia economici che ambientali significa un risparmio di 4.250 GWh/anno, una cifra pari al consumo residenziale annuale di 6,6 milioni di persone in 2 milioni di case. Sotto tutti i punti di vista vale la pena di incentivare al massimo il riciclaggio

Se c’è qualcosa che i Brasiliani prendono molto sul serio sono le feste e la ABAL, associazione delle industrie dell’alluminio, ha perciò proclamato il 28 ottobre come giorno nazionale del riciclaggio di alluminio per promuoverne i vantaggi economici, sociali ed ambientali.

Tutto questo dimostra che, se ben motivato, il riciclaggio funziona anche in un Paese che, se guardassimo i numeri per carta, plastica o vetro, scommetterei che sarebbe in fondo e non in cima alla classifica.

Il giorno dopo il mio incontro con João prendo un volo interno e arrivo a Sao Paulo, uno scenario completamente differente, la proporzione bianco/nero del colore della pelle è inversa rispetto a Bahia, d’altra parte non sto visitando una favela ma una fiera, simile a quelle di altre città europee con managers in giacca e cravatta che passeggiano per i corridoi, si scambiano biglietti da visita, consultano i cellulari.  

Fra gli stand, vedo qualcosa di insolito: un artista, con alcuni ragazzi e un mini-laboratorio di scultura. Sul banco piccole sculture nel colore naturale dell’alluminio, mentre dal soffitto pendono sculture più grandi di pesci coloratissimi. Guardo meglio, e riconosco nelle squame i colori e le marche delle bibite, il color oro per la birra, rosso Coca-Cola, verde Sprite: il materiale è ottenuto dalle lattine!

Parlo con l’artista, si chiama Osni Branco, un uomo di quasi 70 anni ben portati, che ha iniziato come autodidatta, poi ha frequentato corsi di studio in Brasile e in Giappone, unendo armoniosamente aspetti culturali occidentali e orientali. http://osnibranco.com.br/ .

Ma più che di sé mi vuole parlare del suo lavoro sociale, di come cerca di insegnare ai “meninos da rua” a dare un valore aggiunto alla raccolta delle lattine. Osni insegna loro a ritagliare coperchio e fondo e a dare solo questi all’industria (tra l’altro sono le parti che questa preferisce, fondo e coperchio pesano di più e l’alluminio non verniciato dà un risultato migliore). La parte che forma il cilindro della lattina, quella verniciata, è molto sottile e si ritaglia con le forbici quasi come se fosse di carta, inoltre è facile modellarla con le dita o con l’aiuto di strumenti molto rudimentali. Inoltre i colori brillanti delle lattine si prestano molto bene per rappresentare la variopinta fauna del Brasile. Gli chiedo qual è la cosa più difficile, mi risponde che non è insegnare il lavoro manuale, ma insegnare a vedere lontano. “Quando i bambini consegnano le lattine raccolte ricevono denaro subito, mentre per fare una scultura occorrono dalle 2 alle 4 settimane e poi bisogna venderla. Anche se il guadagno è molto maggiore, è difficile insegnare a un povero a guardare al domani, il suo orizzonte è limitato all’oggi e proprio per questo non riesce ad uscire dalla povertà. Quello che io voglio insegnare è proprio a crescere personalmente, ad aumentare l’autostima attraverso la soddisfazione per la realizzazione di piccole opere ed anche con il premio del maggiore guadagno, ma è difficile lottare contro il senso di precarietà di chi quando si alza non sa se mangerà a mezzogiorno. Per fortuna “commenta Osni “gli anni in Giappone oltre a nuove forme di arte, mi hanno insegnato soprattutto l’arte della pazienza, con qualcuno dei ragazzi delle favelas ce ne vuole tanta.” Osni mi conferma che l’industria dell’alluminio è attenta anche al sociale, e ha appoggiato diverse iniziative, qualcuna anche sua. Gli compro la scultura di un pesce variopinto per appenderla nel mio stand e spero che un giorno anche il piccolo João incontri qualcuno come lui.

 

The post Ecologia, arte e solidarietà in Brasile appeared first on PeopleForPlanet.

Categorie: Altri blog