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Aggiornato: 2 ore 7 min fa

Risolto il mistero della galassia senza materia oscura

Mer, 06/05/2019 - 13:04

Era infatti stata classificata come una galassia senza materia oscura. Ma com’è possibile? Gli scienziati oggi hanno ricontrollato i dati del 2018 e sono riusciti a risolvere il mistero. Vediamo insieme perché una galassia ‘non può’ non avere materia oscura e cosa hanno scoperto.

Un gruppo di ricercatori dell’Instituto de Astrofísica de Canarias (IAC) ha chiarito un mistero del 2018 nel campo dell’astrofisica extragalattica che aveva sconvolto gli scienziati: la presunta esistenza di una galassia senza materia oscura. Ma com’è possibile? Vediamo insieme come gli scienziati abbiamo risolto il mistero della galassia senza materia oscura.

Perché la notizia fu uno choc. Per comprendere perché la notizia risulta sconvolgente dobbiamo fare un passo indietro. Le galassie prive di materia oscura sono impossibili da comprendere nel quadro dell’attuale teoria della formazione delle galassie, perché il ruolo della materia oscura è fondamentale nel causare il collasso del gas per formare le stelle, questo spiega perché la scoperta di una galassia senza materia oscura aveva sorpreso la scienza nel 2018.

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Elena Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo

Mer, 06/05/2019 - 12:15

Nacque il 5 giugno del 1646 a Venezia: ottenne una laurea in filosofia, nonostante all’epoca fosse proibito alle donne.

Elena Cornaro Piscopia è considerata la prima donna laureata al mondo, ed è celebrata oggi da un doodle di Google che ne ricorda la nascita, avvenuta il 5 giugno del 1646.

Elena Cornaro Piscopia nacque a Venezia da Giovan Battista Cornaro e Zanetta Boni. Fin da giovane mostrò doti notevoli per lo studio e la ricerca, che il padre cercò di indirizzare affidandola a insegnati prestigiosi: i teologi Giovanni Battista Fabris e Felice Rotondi, il latinista Giovanni Valier, il grecista Alvise Gradenigo e il rabbino Shemel Aboaf. Studiò anche lo spagnolo, il francese, l’arabo, l’aramaico, la matematica e l’astronomia, e imparò a suonare clavicembalo, clavicordo, arpa e violino. Prese inoltre lezioni di filosofia da Carlo Rinaldini, professore all’università di Padova e amico del padre.

Nonostante il padre la volesse far sposare, nel 1665 Elena Cornaro Piscopia decise di seguire la sua vocazione religiosa e farsi oblata benedettina: in questo modo, pur dovendo seguire la regola benedettina, riuscì a evitare la reclusione monastica e proseguire i propri studi.

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Fonte immagine copertina ILPOST.IT

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Chi dorme non piglia pesci! (Ma è in salute)

Mer, 06/05/2019 - 10:53

Quante ore è necessario dormire ogni notte per riposare bene? E i pisolini sono utili? Buon riposo con questa infografica!

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L’eutanasia a Noa, la 17enne olandese, riaccende i riflettori sul diritto di morire

Mer, 06/05/2019 - 10:28

EUTANASIA A 17 ANNI DOPO LO STUPRO, LA MORTE DI NOA POTHOVEN SCUOTE L’OLANDA. Dopo anni di sofferenze psichiche, la ragazza chiede e ottiene il suicidio assistito. È morta domenica nella sua casa. Su Instagram l’ultimo post: “Non cercate di convincermi che sto sbagliando, questa è la mia decisione ed è definitiva”. Una ragazza olandese di 17 anni, Noa Pothoven, ha chiesto e ottenuto l’eutanasia, legale nei Paesi Bassi, dopo anni di sofferenze psichiche seguite a diverse violenze sessuali subite a partire dall’età di 11 anni. La giovane è morta domenica in casa, ad Arnhem, con l’assistenza medica fornita da una clinica specializzata. […] Una testimonianza che rompe i codici del social network e costituisce un caso, considerata la giovane età e la natura della malattia di Noa. Il post si conclude con un appello: “Sono molto debole, non inviatemi messaggi perché non posso gestirli e non cercate di convincermi che sto sbagliando, questa è la mia decisione ed è definitiva”.[…]

Nel 2002 l’Olanda è stato il primo paese europeo ad avere una legge sul tema dell’eutanasia diretta e del suicidio assistito e, due anni più tardi, ad approvare il “protocollo di Groningen” sull’eutanasia infantile. Il testo prevede che la morte possa essere accordata a partire dai 12 anni di età, ma solo dopo che un medico abbia certificato che la sofferenza del paziente è insopportabile e senza via di uscita. Tra i 12 e i 16 anni è previsto il consenso dei genitori, quindi nel caso della 17enne Noa non era richiesto. Nel 2017, circa 6.585 persone hanno chiesto e ottenuto l’eutanasia in Olanda, circa il 4,4 per cento dei decessi totali nel Paese, secondo un comitato che si occupa di monitorare il fenomeno.  Continua a leggere [REPUBBLICA.IT – Benedetta Perilli ]

Cosa succede in Italia e nel mondo

  • EUTANASIA, COME FUNZIONA IN OLANDA E NEL RESTO D’EUROPA. La storia della 17enne Noa, che in Olandaha chiesto e ottenuto l’eutanasia, riaccende il dibattito sul fine vita. […]

Segue l’esempio dell’Olanda il Belgio, che nel 2003 introduce il suicidio assistito e nel 2016 lo estende ai minori. Più soft la legislazione del Lussemburgo che dal 2009 contempla l’eutanasia ma solo per gli adulti e solo per pazienti affetti da patologie considerate “senza via d’uscita”. 

– La vicina Svizzera prevede sia l’eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito. E’ il Paese a cui più frequentemente si appellano gli italiani in condizioni disperate che scelgono di essere aiutati a morire: la storia di Fabiano Antoniani – conosciuto da tutti come dj Fabo – è una delle tante ma forse la più nota per il clamore mediatico che ha suscitato. 

– Nel Regno Unito lo stop alle cure a certe condizioni è autorizzata dal 2002. Più recentemente è stato introdotto anche il concetto dell’aiuto al suicidio “per compassione” e dal 2010 le sanzioni sono meno dure che in passato. 

– La Svezia ha legalizzato l’eutanasia passiva nel 2010, che è tollerata anche in GermaniaFinlandia Austria su richiesta del paziente. Continua a leggere [QUOTIDIANO.NET]

  • EUTANASIA E TESTAMENTO BIOLOGICO: COSA PREVEDE IL NOSTRO ORDINAMENTO GIURIDICO. […]Come testimoniano vari casi avvenuti nel nostro Paese, l’eutanasia non è considerata una pratica legale dalla legge italiana. L’ordinamento giuridico, infatti, l’assimila all’omicidio volontario (perseguibile dall’art.575 del codice penale). Se c’è invece il consenso del soggetto affetto da malattia, si rientra nella fattispecie prevista dall’art.549, che disciplina l’omicidio del consenziente. Non è previsto nemmeno il suicidio assistito. La conseguenza per questi atti, sono diversi anni di carcere.

Solo nel caso in cui una persona sia tenuta in vita artificialmente da macchinari (e riversi in stato vegetativo), è prevista la possibilità che il giudice decida d’interrompere il presidio sanitario. Nel caso in cui l’individuo, in vita, non avrebbe mai acconsentito alla sospensione, non è possibile procedere. La conditio sine qua non, infatti, è sempre e comunque la volontà dell’interessato. Questo caso, ovviamente, non rientra nella definizione di eutanasia.

Il testamento biologico: Per meglio regolare quest’ultimo aspetto, il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva la legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Molti la conoscono come “testamento biologico”, e sancisce il diritto della persona a stabilire anticipatamente le sue volontà nel caso in cui si trovi nella posizione di non poterlo fare. Continua a leggere [QUIFINANZA.IT]

  • EUTANASIA: GLI ITALIANI CHE VANNO A MORIRE ALL’ESTERO. “Il trend sta aumentando vertiginosamente e ne siamo preoccupati: riceviamo una media di 90 telefonate settimanali di gente disperata. Nel 2015 in 50 sono partiti per la Svizzera senza fare ritorno, nel 2016 in 49, ma dal 1° gennaio del 2017 sono già in 67 spiega a Donna Moderna Emilio Coveri, presidente dell’associazione Exit Italiacon sede a Torino, che si batte per una legge che regolamenti la materia “altrimenti sempre più persone saranno costrette a partire per andare a morire in esilio lontano dagli affetti più cari”. 

Analoga situazione per l’Associazione Luca Coscioni, che riceve in media 2 contatti al giorno: “Dal 15 marzo sono 454 le richieste di informazioni non anonime che ci sono arrivate e che abbiamo inoltrato a Marco Cappato, perché metta in contatto i malati con le strutture in Svizzera” spiega a Donna Moderna Filomena Gallo, Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Solo i casi più eclatanti finiscono sotto i riflettori della cronaca, come quello di Irene o di Dj Fabo, per la cui morte ora proprio Marco Cappato è sotto processo per istigazione al suicidio. Un altro protagonista, suo malgrado, è stato Piergiorgio Welby, ricordato dal consiglio generale dell’Associazioneil 20 dicembre a Roma, a 11 anni esatti di distanza, con la campagna #LiberiFinoAllaFine. Continua a leggere [DONNAMODERNA.COM – Eleonora Lorusso]

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I fisici hanno trovato (finalmente) il modo per salvare il gatto di Schrödinger

Mer, 06/05/2019 - 09:57

Erwin Schrödinger, per spiegare una delle complicate caratteristiche della meccanica quantistica, la sovrapposizione quantistica, si inventò nel 1935 uno dei più famosi, e citati, paradossi della fisica.

Lo scenario, per chi non lo conoscesse, colloca un gatto dentro una scatola chiusa. All’interno di questa scatola c’è una fonte di decadimento radioattivo, un contatore Geiger e una fiala sigillata di veleno. Qualora il contatore geiger rilevi il decadimento radioattivo di un singolo atomo, un meccanismo frantuma la fiala di veleno ed uccide il gatto.

Non c’è alcun modo di vedere dentro la scatola, e non si potrà mai sapere se il gatto è vivo o morto. Esiste in entrambi gli stati finché non si aprirà la scatola, e nel momento in cui si osserverà l’esito dell’esperimento può essere solamente o vivo o morto, non più entrambe le cose contemporaneamente.

Tornando nel mondo reale, o per meglio dire, nel mondo quantistico, il gatto di Schrödinger è una metafora per descrivere la sovrapposizione quantistica, in cui una particella (un atomo, un elettrone o un fotone) può esistere in più stati di energia contemporaneamente fino a quando si osserva.

Una volta osservata la particella (o il gatto), il fenomeno è chiamato salto quantico. Dei ricercatori hanno dimostrato che è possibile prevedere, conoscere e modificare l’esito di questo salto quantico.

Il team ha infatti progettato un esperimento per osservare indirettamente un qubit superconduttore di un computer quantistico. Per farlo, sono stati utilizzati tre generatori a microonde per irradiare il qubit in una custodia 3D sigillata in alluminio.

Questa radiazione permette di osservare indirettamente gli stati del qubit. Quando l’atomo si trova in uno stato fondamentale il fascio di microonde produce fotoni, quando invece l’atomo sta per attuare il salto quantico, il fascio di “spegne”.

I fisici hanno poi osservato che un impulso di radiazione perfettamente sincronizzato può invertire il salto quantico dopo che è stato rilevato, rimandando il qubit al suo stato fondamentale. In poche parole, si impedisce al gatto di Schrödinger di morire. Rimane ancora un’imprevedibilità: i ricercatori non sanno ancora quando avverrà il salto quantico.

Il team ha osservato 6,8 milioni di salti, dimostrando che il loro modello era coerente. “I salti quantici di un atomo sono in qualche modo analoghi all’eruzione di un vulcano“, ha detto il fisico Zlatko Minev della Yale University. “Sono completamente imprevedibili a lungo termine“.

Tuttavia, con il monitoraggio corretto possiamo con certezza rilevare un preavviso di un disastro imminente e agire su di esso prima che si sia verificato.” Questa loro scoperta potrebbe migliorare la tecnologia alla base dei computer quantistici, dispositivi in grado di osservare il futuro e simulare le proprietà dei materiali.

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L’intelligenza artificiale che capisce se il compito è stato copiato

Mer, 06/05/2019 - 08:00

Ghostwriter sa distinguere se il testo non è farina del sacco dello studente.

Trovare uno studente che, almeno in un’occasione, non abbia imbrogliato in un compito o in un compito in classe è cosa rara: un recente studio condotto negli Stati Uniti ha per esempio rivelato che il 95% degli studenti delle superiori ha ceduto alla tentazione, una volta o l’altra.

Con l’avanzare della tecnologia, l’altro lato della barricata s’è attrezzato se non per prevenire quantomeno per individuare i frutti dell’imbroglio: così in Danimarca è stata adottata la piattaforma Lectio, che fornisce un supporto in questo senso agli insegnanti.

Lectio è utile, ma ha dei limiti: è in grado di rilevare somiglianze tanto sospette (tra gli elaborati di due studenti diversi, per esempio) da essere praticamente un plagio, ma non può far nulla se un compito viene scritto non da chi dovrebbe eseguirlo, ma da un’altra persona (o magari viene pescato da un sito web).

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Eccellenze sanitarie: ecco gli ospedali in cui partorire

Mer, 06/05/2019 - 06:00

Quando una futura mamma in attesa di un bambino si avvicina al termine della gravidanza scatta subito il toto-ospedale su quale sia la struttura migliore alla quale affidarsi per partorire. L’area medica dedicata a gravidanza e parto è al suo interno piuttosto complessa: se l’area specialistica principale è l’ostetricia – che si occupa della salute della mamma prima della nascita del neonato – ci sono poi la neonatologia e la pediatria, che si occupano della cura di neonati e bambini, e la terapia intensiva neonatale, indispensabile in caso di nascita prematura o di problemi alla nascita. Infine fa parte dell’area terapeutica della gravidanza anche l’area specialistica di fisiopatologia della riproduzione che si occupa delle coppie con problemi di infertilità.

Valutazioni istituzionali e parametri dettagliati

Quali sono in Italia i migliori ospedali dove partorire? A rispondere alla domanda è il portale www.doveecomemicuro.it, attivo dal 2016, motore di ricerca sulla salute che nello stilare le classifiche delle strutture sanitarie d’eccellenza incrocia diverse informazioni (più di 800 mila) e si basa su valutazioni istituzionali (come quelle effettuate dal Programma nazionale valutazione esiti realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute), di certificazioni provenienti da fonti scientificamente accreditate (tra cui il Centro Nazionale Trapianti e il Breast Center Certification), e su parametri dettagliati (numero dei ricoveri, tassi di mortalità, casi in cui è stato necessario un secondo intervento, ecc).

La classifica delle migliori strutture ostetriche

La classifica degli otto ospedali migliori nel campo dell’ostetricia che vi proponiamo tiene conto: delle valutazioni effettuate dal Programma Nazionale Esiti (PNE) realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute; del numero di bollini rosa ottenuti dalle strutture (il riconoscimento che l’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere attribuisce dal 2007 agli ospedali italiani che offrono prevenzione, diagnosi e cura delle patologie femminili); delle valutazioni degli utenti.

1. Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

2. Ospedale Policlinico San Matteo, IRCCS fondazione

3. Ospedale Maggiore Policlinico – Clinica Mangiagalli, IRCCS fondazione

4. Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, Azienda Ospedaliera integrata con l’Università

5. Ospedale Civile di Ivrea, Ospedale a gestione diretta

6. Ospedale San Filippo Neri, Azienda Ospedaliera

7. Ospedale Valduce Ospedale privato equiparato pubblico

8. Ospedale Santa Maria Goretti, Azienda Ospedaliera

Gli ospedali “Amici dei bambini” dell’Unicef

Alcuni ospedali – attualmente nel nostro Paese sono 28 – hanno intrapreso con successo una trasformazione nell’assistenza a neomamme e neonati applicando i Dieci passi per la promozione, la protezione e il sostegno dell’allattamento materno promossi dall’Unicef (il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) e dall’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità), ricevendo così la qualifica di “Ospedale Amico dei bambini“. Queste strutture si impegnano inoltre a non accettare campioni gratuiti o a basso prezzo di surrogati del latte materno, biberon o tettarelle (argomento di cui abbiamo parlato in questa nostra inchiesta).

“Il percorso per diventare Ospedale Amico dei Bambini – si legge sul sito dell’Unicef – richiede la conquista da parte di tutto il personale sanitario di una mentalità che pone al centro della propria attenzione la coppia mamma-bambino, i padri, la famiglia intorno a loro, nel segno della concreta applicazione dei diritti dell’infanzia promossi dall’Unicef”.  

Ecco allora che l’elenco degli Ospedali Amici dei bambini diventa un prezioso alleato per le future mamme per scegliere la struttura in cui dare alla luce il proprio bambino (alcune strutture sono in fase di rivalutazione: al termine di questo processo la loro qualifica di “Ospedale amico dei bambini” sarà confermata oppure cancellata).     

Ospedale di Bassano del Grappa

Ospedale G. Fracastoro di San Bonifacio

Ospedale Aziendale di Merano

Ospedali Riuniti della Valdichiana Senese – Montepulciano

Ospedale Aziendale di Bressanone

Ospedale Galliera

Presidio Ospedaliero di San Vito al Tagliamento (PN)

Azienda Ospedaliera “Santa Maria degli Angeli” di Pordenone

Ospedale Belcolle – Viterbo (in fase di rivalutazione)

Presidio Ospedaliero del Mugello Borgo San Lorenzo (FI)

Presidio Ospedaliero di Pistoia USL3  (in fase di rivalutazione) 

Ospedali Riuniti dell’Alta Val d’Elsa (Poggibonsi) 

Ospedale S. Maria Annunziata di Firenze

Presidio Ospedaliero di Lucca

Ospedale Sacra Famiglia Fatebenefratelli di Erba (CO)

Ospedale Beauregard di Aosta

Ospedale di Civitanova Marche (in fase di rivalutazione) 

Ospedale Pediatrico Apuano di Massa Carrara

Ospedale “Castelli” di Verbania

Ospedale “Orlandi” di Bussolengo

Presidio Ospedaliero Santa Chiara Trento

Ospedale di Feltre

Ospedale di Brunico

AOU Careggi

Ospedale dell’Angelo

Ospedale San Giovanni di Dio

Ospedale Alto Vicentino di Santorso

Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Il cammino di Barbara per Mediterranea: da Bologna a Lampedusa facendo l’autostop

Mar, 06/04/2019 - 21:30

C’è chi macina chilometri in pellegrinaggio verso Santiago de Compostela, confine Ovest d’Europa e chi, invece, s’inventa un cammino tutto suo, puntando all’altro confine, quello più a Sud, Lampedusa, per ricordare i migranti morti nel mar Mediterraneo. Barbara Cassioli, 32 anni, assistente sociale bolognese, è partita il 21 marzo, “giorno simbolo della Primavera” come sottolinea lei stessa, da Livergnano (Bo) e ha raggiunto l’isola il 2 giugno.

Un viaggio rigorosamente in autostop e senza soldi perché lo scopo è ben preciso: tutto ciò che non spende e quello che le offrono durante il tragitto lo destina mensilmente alla ong Mediterranea, tramite bonifici sulla piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso e raccontando il viaggio sul suo blog. “Grazie a tutte le persone che mi hanno ospitato, pagato cene, autobus o traghetti – racconta – finora ho donato circa 850 euro e conto di arrivare intorno a 1200 euro entro la fine di questa bellissima avventura”. L’abbiamo incontrata in Calabria dove abbiamo viaggiato con lei da Gioiosa Jonica a Rosarno.

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Il doodle di Google in onore del Gay Pride

Mar, 06/04/2019 - 15:15

Ormai da molti anni giugno è, tra le altre cose, il mese del Pride: cioè il mese nel quale in tantissimi paesi del mondo si ricordano le rivolte di Stonewall del 1969 e si celebrano le persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender, i loro diritti e il loro contributo alla società e al mondo. “In onore del Pride”, dice per questo motivo il testo associato da Google al doodle presente oggi sulla homepage del motore di ricerca, al posto del solito logo. Lo stesso doodle di Google racconta una storia che comincia con Stonewall e i fatti del 1969.

Oggi lo Stonewall Inn è il primo monumento nazionale americano legato alla comunità LGBT, per decisione di Barack Obama, ma concretamente è un locale di New York, nel quartiere di Greenwich, storicamente frequentato soprattutto da uomini gay, oltre ad alcuni transgender e alcune donne lesbiche. Nelle prime ore del 28 giugno 1969 alcuni poliziotti fecero irruzione con un pretesto, come spesso accadeva in quegli anni, e cominciarono a maltrattare i clienti e distruggere gli oggetti in giro; i clienti però per la prima volta si opposero insieme, reagirono alle minacce e all’arresto e misero in difficoltà gli agenti, sorpresi dalla reazione. Nel frattempo una folla si radunò fuori dal locale: dopo aver visto la polizia che picchiava alcuni clienti, ci furono urla e le urla diventarono scontri. Le rivolte e gli scontri proseguirono per cinque notti, tra migliaia di persone. Quando terminarono, in breve tempo prese slancio un movimento per i diritti dei gay la cui manifestazione più ricorrente, festosa e visibile sarebbero state le parate note come Pride o Gay Pride.

Sono passati cinquant’anni dal giugno del 1969, e il riconoscimento dei diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender ha fatto nel frattempo grandissimi progressi in tantissimi paesi del mondo. Anche per questo molte persone cominciano in questo periodo a chiedersi se abbia (ancora) senso l’organizzazione di parate come i Pride, soprattutto nei paesi dove teoricamente sono stati riconosciuti pari diritti a tutti e a tutte le persone a prescindere dal loro orientamento sessuale: e si sentono anche frasi come “è solo una carnevalata”, “siete voi che vi ghettizzate”, “allora facciamo anche l’etero Pride”, “avete tutto”. Negli ultimi anni molti hanno espresso disappunto anche per le modalità dei Pride, che si sono evoluti in spettacoli, anche con importanti sponsorizzazioni commerciali. Queste critiche provengono molto spesso da persone che non capiscono che cosa sia tutta questa faccenda del “Pride”, a cominciare dal significato della parola in inglese: l’Orgoglio.

Non si fa solo per sé
La prima e più banale risposta sull’opportunità di organizzare oggi il Pride ha a che fare con il semplice fatto che un diritto non è mai conquistato per sempre, e che comunque con la legge si può arrivare solo fino a un certo punto. Il Pride, dunque, conta ancora perché resta molto lavoro da fare: se in Italia per esempio oggi le persone omosessuali si possono unire civilmente con diritti simili a quelli del matrimonio (ma non si chiama matrimonio e non permette le adozioni, né è stata approvata una legge contro l’omofobia), l’espressione sessuale delle soggettività cosiddette non conformi è ancora molto attaccata. Il Pride non riguarda solo diritti e libertà legislative, ma anche libertà sociali e culturali che spesso non vanno alla pari con la legge.

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La dittatura delle recensioni sul web: giudizi senza appello

Mar, 06/04/2019 - 15:00

Al Web degli ultimi anni va sicuramente riconosciuto il merito di aver concesso a tutti la possibilità di condividere informazioni, pareri, suggerimenti. Esistono ormai commenti e recensioni su qualsiasi cosa, dai corsi di yoga alle creme spalmabili, ma con il tempo il meccanismo ha generato ad alcune distorsioni evidenti. Oggi i colossi che ospitano recensioni sono multinazionali da milioni di dollari, i cui contenuti figurano immancabilmente ai primi posti nei risultati della ricerca organica che Google ci restituisce. L’utente medio del Web – per quanto non consideri le recensioni come verità assoluta – tende a farsi influenzare. È impossibile non dare un’occhiata a Tripadvisor prima di scegliere un albergo o un ristorante, chi nega di farlo mente.

Cos’è una recensione?

Le recensioni sono opinioni soggettive per definizione, basate su gusti e sensazioni. Ma non sono un problema in sé. Il problema è il valore che viene loro attribuito. Non possiamo pensare che tutti gli utenti sappiano distinguere la qualità del servizio che fruiscono o dell’arrosto che mangiano. Quindi non tutti i pareri e non tutte le recensioni hanno pari autorevolezza. Lo sanno gli stessi utenti. Il punto è allora un altro. Chi sono questi utenti recensori? Piattaforme come Tripadvisor consentono l’anonimato. Va da sé che utenti privi di competenze minime possono bocciare chef stellati e le aziende possano recensire negativamente i competitor senza uscire allo scoperto. Ma questo è il minimo. Dagli esempi raccolti, emerge che non esiste una verifica severissima sull’effettiva fruizione del servizio: in alcune recensioni gli utenti ammettano candidamente di non aver mai messo piede nel locale che recensiscono, altri recensiscono strutture inesistenti o chiuse da anni, qualcuno critica il Pantheon perché ha un buco sulla cupola. È evidente che qualcosa è andato storto…

Se tutti possono recensire, una delle conseguenze è che, insieme a piattaforme di questo tipo, si sono moltiplicati i pacchetti promozionali di sedicenti agenzie di Web marketing. Blocchi di recensioni positive a prezzi tutto sommato abbordabili che vengono venduti come soluzione promozionale: recensioni scritte da persone che mai si sono recate a testare alcun servizio ma che sono apparse come medicina provvidenziale a ristoranti e hotel terrorizzati dai danni alla propria immagine. Già, perché sulla base di questo minestrone di opinioni si ricevono i famigerati certificati di eccellenza e simili riconoscimenti, si perdono posti in classifica e si subiscono penalizzazioni.

«Sono riusciti a far passare come universale il concetto di ‘buono’, che per definizione è soggettivo», ci spiega Roberto Peschiera, oggi consulente F&B ma con un passato di 22 anni tra le fila degli illustri ispettori della Guida Michelin. Non di rado, in queste classifiche le osterie storiche compaiono dietro ai fast food delle catene più note. De gustibus? Alcuni esempi eclatanti delle aberrazioni generate dal sistema sono oggetto di discussione da anni nel gruppo Facebook  “Gufo? No grazie!”, aperto qualche anno fa proprio da Peschiera. A lui, che è stato recensore per mestiere, che saprebbe motivare meglio di chiunque la propria opinione su una pietanza e il cui giudizio non è come quello del recensore medio, chiediamo di chiarirci le idee.

Le recensioni sono il male assoluto? Oppure la colpa è delle piattaforme che le ospitano? È corretto affidare a utenti anonimi un giudizio che tanto condiziona altri potenziali clienti e, alla lunga, le sorti di un’azienda?

Roberto Peschiera

No, le recensioni in sé non sono il male assoluto. Il male assoluto è la mancanza di controlli sistematici, di verifiche su quanto viene scritto; il male assoluto è che le recensioni sono compravendibili, lo è l’anonimato; il male assoluto è anche che vengano tutte spacciate per valide, attendibili, facendo riferimento ad algoritmi e filtri che a monte le vagliano. Una recensione onesta e veritiera, anche negativa, aiuta un’azienda a crescere e a migliorarsi. Bisogna fare tesoro delle opinioni, ma occorre essere certi che siano realistiche.

Non è possibile impedire a qualcuno di scrivere la propria opinione, ma la libertà dell’utente non può essere lesiva di quella delle strutture recensite. E poi occorre distinguere il professionista della recensione dal dilettante, una distinzione che l’anonimato permesso da Tripadvisor e da piattaforme simili impedisce. Chi c’è dietro una recensione?

Dopo una serie di esperienze personali con il meccanismo di Tripadvisor ha deciso di aprire su Facebook il gruppo “Gufo? No, grazie!”, a cui aderiscono ormai oltre 5 mila membri, quasi tutti operatori del settore turistico-alberghiero con le recensioni non verificate come nemico da combattere. Recentemente l’abbiamo vista consegnare gli adesivi del gruppo al ministro del Turismo, Gian Marco Centinaio, alcune note trasmissioni tv hanno realizzato servizi sulle anomalie del sistema. Qualcosa si muove…

Ho deciso di creare il gruppo a seguito di una mia esperienza surreale nel 2012, quando cercavo un posto in cui portare mia moglie per festeggiare il nostro anniversario di matrimonio. Di solito portavo con me la mia cara vecchia “guida rossa” (la Guida Michelin, ndr), ma il caso ha voluto che la dimenticassi. L’idea era di andare in Costa Azzurra, ho dato un’occhiata alle strutture recensite sul “Gufo” e ne ho scelta una che aveva ben 5 pallini, il massimo. Ebbene, si è rivelata terribile! Carta da parati che si scollava dalle pareti, la moquette azzurra ormai grigia da quanto era vecchia, cucina da incubo (e non ironicamente come nel programma tv)… insomma, stavo per festeggiare il divorzio! Al ritorno ho deciso di scrivere a Tripadvisor per capire come potesse esserci tanta discrepanza tra quei 5 pallini e la realtà. Non mi hanno mai risposto. In compenso, qualche settimana dopo mi capitò di essere invitato a una convention vicino Mantova. Ci portarono a mangiare in un ottimo ristorante, così decisi di scrivere una recensione gratificante, pubblicata nel giro di pochissimo tempo, al contrario di quella precedente che invece non fu mai pubblicata. Ho scritto ancora a Tripadvisor, ma nessuna risposta anche in questo caso. Non solo. Mi è anche capitato che un amico mi chiamasse lamentandosi perché non sono passato a trovarlo pur essendo stato pochi giorni prima in posti vicino casa sua, nella fattispecie un parco acquatico ed un ristorante. Aveva visto una recensione a mio nome – con nome e foto, era proprio il mio profilo! – ma chiaramente non ero stato io a pubblicarla, né conosco minimamente quei posti. Per anni non ho potuto accedere a TA, ma ancora oggi nessuno mi ha spiegato chi abbia pubblicato quelle opinioni spacciandosi per me…

La domanda sorge spontanea: se un hotel o un ristorante si sente bersaglio continuo di recensioni non veritiere, che danneggiano la propria immagine e il proprio lavoro, non può semplicemente uscire dal meccanismo? Non basta cancellare il proprio profilo?

Magari fosse così semplice! Sembra incredibile, eppure è facilissimo creare profili di aziende inesistenti. Io stesso qualche anno fa insieme ad alcuni “complici” ho creato il profilo di un hotel in Costa d’Avorio chiamandolo ironicamente “Kashabal” (“cacciaballe”, ndr), ovviamente del tutto inesistente. Abbiamo inserito un bel po’ di recensioni create ad hoc per testare i famigerati filtri che il Gufo indica come affidabili e abbiamo raggiunto un risultato notevolissimo: il nostro hotel è stato per un paio di settimane addirittura primo in classifica! Tutto questo – è importante sottolinearlo bene – grazie alle nostre false recensioni, recensioni del tutto folli. E cosa dire del famoso ristorante di Londra arrivato in cima alla classifica ma mai esistito? (il profilo è stato creato da un ex scrittore di recensioni false, pagato per farlo, che ha aperto il profilo del The Shed at Dulwich, sempre troppo pieno per essere prenotato, e il relativo sito Web inserendo descrizioni di piatti apparentemente raffinatissimi ma in realtà preparati nella cucina di casa, ndr).

Se mi chiedi la strada per uscire da questo meccanismo perverso ti rispondo che il sistema non la fornisce. Una delle soluzioni attuate da qualche azienda è comunicare la chiusura. Ma anche questo alla fine è un danno: i potenziali clienti, volenti o nolenti, quando cercano un ristorante o un hotel passano da Tripadvisor, meglio posizionato delle singole aziende su Google proprio grazie al continuo flusso di contenuti. Una struttura che compare come chiusa chi potrebbe attirare? Sta di fatto che non viene chiesta una prova di tale chiusura. Il problema a monte è che i profili sono creati non dalle aziende ma dal primo che recensisce, che quindi inserisce anche le informazioni. Le aziende che non rivendicano il profilo – pagando – non hanno diritto ad agire su quel profilo e quelle informazioni. È assurdo.

Alcune aziende sono passate alle vie legali, Tripadvisor era anche stato multato. Una sentenza recente però sancisce che non esiste diritto all’oblio: una recensione è per sempre, dunque? In generale, lei evidenzia la morbidezza – chiamiamola così – dei filtri che dovrebbero verificare le recensioni.

Siamo ai paradossi: Tripadvisor ha scritto a un albergatore di non usare le recensioni presenti sulla piattaforma perché sono proprietà di Tripadvisor. Viene un dubbio: e se avesse riscattato il proprio profilo? Non sarà mica che chi non ha un profilo a pagamento viene penalizzato?

Ma il vero problema per le aziende è che alcune recensioni evidentemente false passano e vengono pubblicate senza alcuna censura. Questi filtri cosa filtrano? Si parla di 25 filtri e 300 verificatori esperti ma poi non si sa dove siano né cosa facciano per evitare danni alle aziende… Ad esempio, si possono recensire alberghi e ristoranti fino ad un anno di distanza dal momento in cui si è stati in quei luoghi. Ma voi cosa ricordate dopo un anno per poter recensire il servizio in maniera obiettiva? Noi recensori della Guida Michelin prendevamo nota di ogni dettaglio in tempi rapidissimi per paura di dimenticare qualsiasi elemento che potesse influenzare il giudizio. E avevamo comunque dei parametri di riferimento, eravamo recensori professionisti…

È vero che Tripavisor è stato multato dall’Agcom per mancanza di controlli sulle recensioni ma poi la sanzione è stata annullata dal Tar dopo un ricorso. Anche qui emerge un paradosso. Per il singolo hotel o ristorante è faticosissimo denunciarli o comunque agire per vie legali perché queste piattaforme sono soggette a leggi estere. Loro però fanno ricorso qui in maniera agevole… Qualche azienda ha vinto ma è complicato: bisogna risalire a chi ha recensito, ci si ritrova a perseguire il singolo utente facendo denunce, ricerche che peraltro il solito anonimato non agevola… ma in tutti i casi la piattaforma non si assume alcuna responsabilità dei contenuti postati dagli utenti e si trincera dietro la legge Usa.

Di che filtri parliamo se è stato recensito persino Auschwitz dicendo che non è il caso di aspettarsi qualcosa di eccezionale? Sicuramente di filtri non ispirati al buon senso…

La battaglia sembra lunga. Cosa si sente di consigliare ad albergatori e ristoratori, oltre che di aderire subito al gruppo “Gufo? No grazie!” e a non incentivare i clienti a lasciare recensioni?

Io personalmente consiglio di rispondere comunque alle recensioni, per quanto alcune siano insulti belli e buoni. Rispondete in maniera intelligente, usate le risposte per argomentare la vostra posizione, usando un linguaggio che metta in ridicolo chi scrive falsità. Ma non dimentichiamo che è gravissimo ritrovarsi praticamente costretti a rispondere senza aver cercato pareri e sentendosi costretti soprattutto a rientrare in un meccanismo dal quale non esiste possibilità di uscita.

Abbiamo contattato l’ufficio stampa di Tripadvisor per ottenere una dichiarazione relativa a false recensioni e filtri utilizzati dalla piattaforma, e… ci hanno risposto! Nella prossima “puntata” vi racconteremo tutto. Rimanete connessi!

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Ue sotto accusa alla Corte dell’Aia per crimini contro l’umanità

Mar, 06/04/2019 - 14:59

“Siamo governati da persone che non hanno alcuna considerazione per la vita umana. Persone che dovrebbero essere portate davanti al tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità’”, aveva detto Gino Strada ospite in una trasmissione televisiva giusto lo scorso 14 marzo. E così è stato.

Dal The Guardian a El Pais la notizia ha fatto scalpore: “Crimini contro l’umanità”, questo il capo d’accusa presentata alla Corte penale internazionale dell’Aia (Cpi) da un gruppo internazionale di avvocati dove figurano Juan Branco, che ha lavorato in passato alla Cpi e al ministero degli esteri francese, e Omer Shatz, avvocato israeliano che insegna all’università Sciences Po di Parigi. La denuncia è rivolta all’Unione Europea e agli Stati membri che hanno svolto un ruolo di primo piano nella crisi dei rifugiati, Francia, Germania e Italia. Il documento, che conta 245 pagine, chiede un’azione punitiva sulla politica migratoria dell’Ue basata sulla deterrenza nei centri di prigionia in Libia.

“Per arginare i flussi migratori dalla Libia” si legge nel documento, “al posto di operazioni di salvataggio e sbarco sicure come prescrive la legge, l’Ue sta orchestrando una politica di trasferimento forzato nei campi di concentramento, come le strutture di detenzione dove vengono commessi crimini atroci”. Strutture finanziate dagli stessi Stati Ue, tra i quali l’Italia, la più interessata dagli sbarchi.

Gli Stati interessati dagli sbarchi devono accogliere i migranti in strutture apposite, devono curarli nel caso siano malati o disidratati, devono sottoporre controlli, devono affidarsi a vari ingranaggi della giustizia per stabilire chi ha il diritto all’asilo e chi no. Tutto ciò costituisce un costo economico per le casse dello Stato. Quindi, anziché implementare un sistema di accoglienza obiettivamente costoso e lungo, conviene finanziare i libici. E qui si annida il fulcro della questione. Il problema della politica migratoria di Salvini non è tanto che abbia fermato una nave, azioni che sono più che altro slogan e messaggi, ma che continua la linea di Minniti, finanziando i campi di concentramento.

Altro aspetto piuttosto controverso è quello legato alla posizione della Lega sulla riforma dei trattati di Dublino, approvata il 16 novembre 2017, che ridistribuirebbe i migranti in tutta Europa, migliorando nettamente il testo ricevuto dalla Commissione europea.

Riforma per giunta approvata con una maggioranza dei due terzi: 390 sì, 175 no e 44 astenuti. Uno schieramento massiccio, che andava dai socialdemocratici ai verdi, ai popolari, ai liberali. Perché si attivi la riforma, il procedimento legislativo richiede che la riforma passi poi dal Parlamento al vaglio del Consiglio dell’Unione europea, dove siedono i governi, che nei quattordici mesi dal varo si sono ben guardati dal ratificarla, anzi l’hanno boicottata. Come mai il governo gialloverde non ha ratificato la riforma che risolverebbe i problemi di cui si sta lamentando Salvini ogni giorno? E che vuol fare Salvini? Non è chiaro.

“Rinegoziare i trattati”, dice, ma il suo consenso elettorale è in gran parte debitore alla percezione di insicurezza legata alla paura delle “invasioni”, nonostante i primi mesi del 2018 abbiano mostrato segnali in direzione opposta. I migranti sbarcati in Italia nei primi sei mesi del 2018, secondo i dati forniti dallo stesso ministero dell’Interno, sono 13.430: -77,2% rispetto al 2017 e -71,4% sul 2016.

Fonti:

https://www.lastampa.it/2019/06/03/esteri/gravi-colpe-nella-gestione-dei-migranti-lue-denunciata-per-crimini-contro-lumanit-allaia-TN1LdB7Uofjrqffmrz4EsN/pagina.html

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-06-04/il-regolamento-dublino-cos-e-e-perche-riforma-non-piace-salvini-114327.shtml?uuid=AE5RzwzE

https://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2018-06-04/il-regolamento-dublino-cos-e-e-perche-riforma-non-piace-salvini-114327.shtml?uuid=AE5RzwzE

Fonte immagine: foto di 3D Animation Production Company da Pixabay

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Obesità, le prese in giro per i chili di troppo fanno ingrassare

Mar, 06/04/2019 - 13:14

Essere presi in giro per il proprio peso, tra i ragazzi, non fa proprio bene. Infatti, quelli che vengono ridicolizzati per i chili di troppo hanno aumentato il loro indice di massa corporea del 33% in più ogni anno, rispetto ad un gruppo con le stesse caratteristiche che, invece, non ha ricevuto alcun sfottò. È il risultato di un lavoro del National Institutes of Health che sfata il luogo comune secondo il quale la presa in giro possa motivare i giovani a cambiare il loro comportamento alimentare per arrivare, così, a perdere peso. Lo studio ha coinvolto 110 giovani in sovrappeso con un’età media di 11,8 anni al momento dell’avvio dell’analisi. I ricercatori si sono basati su un questionario di sei domande che riguardava l’atteggiamento che gli altri avevano nei confronti dei giovani con i chili di troppo. Nel corso del lavoro durato 15 anni, hanno scoperto che i giovani che subivano molti sfottò guadagnavano in media 0,20 kg/m2 all’anno in più rispetto a quelli che non avevano le prese in giro. Gli autori teorizzano che lo stigma associato al peso potrebbe aver reso i giovani più propensi a intraprendere comportamenti non salutari come il binge eating, cioè le abbuffate compulsive. Un’altra possibile spiegazione data dai ricercatori è che lo stress derivato potrebbe stimolare il rilascio dell’ormone cortisolo, che può portare a un aumento di peso. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Pediatric Obesity.

FONTE: CORRIEREADRIATICO.IT

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30 anni fa il massacro di Piazza Tienanmen

Mar, 06/04/2019 - 12:15

La foto simbolo della protesta è quella di uno studente che da solo e completamente disarmato si para davanti a una colonna di carri armati per fermarli, passato alla storia come il Rivoltoso sconosciuto

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989 i carri armati dell’Esercito di Liberazione Popolare cinese uccisero a Piazza Tienanmen centinaia di persone, mettendo fine alle proteste degli studenti che reclamavano la democrazia. La protesta a piazza Tienanmen era iniziata un mese e mezzo prima, il 15 aprile. In quell’anno, quello della caduta del Muro, molti regimi comunisti furono rovesciati in Europa. Studenti provenienti da più di 40 università marciarono su piazza Tienanmen il 27 Aprile, dove furono raggiunti da operai, intellettuali e funzionari pubblici. A maggio più di un milione di persone riempì la piazza, luogo in cui nel 1949 Mao Zedong aveva dichiarato la nascita della Repubblica Popolare Cinese. Il 20 Maggio il governo impose la legge marziale a Pechino. Truppe corazzate furono inviate per disperdere i manifestanti. Le forze governative di fronte all’immensa folla presente si ritirarono, poi Deng Xiaoping all’epoca capo della Commissione militare, uno dei maggiori leader del paese, diede ordine di fare fuoco. Il risultato fu un massacro il cui “bilancio ufficiale” riporta 319 vittime, ma che, secondo la Croce Rossa, le organizzazioni internazionali, i media stranieri e i testimoni furono molti, molti di più.

La foto simbolo della protesta è quella di uno studente che da solo e completamente disarmato si para davanti a una colonna di carri armati per fermarli, passato alla storia come il Rivoltoso sconosciuto. 

30 anni dopo – Trent’anni dopo, il ministero della Difesa parla di quei giorni definendo quanto accadde “disordini politici”, non “repressione”. Il portavoce del ministero, Wu Qian, ha detto: “Non sono d’accordo con l’uso del termine ‘repressione'”. “Negli ultimi 30 anni, le riforme, lo sviluppo e la stabilità, e i successi raggiunti in Cina rispondono da sé”. “Si trattò di una turbolenza politica, il governo centrale prese le misure decisive e i militari presero le misure per fermarla e calmare il tumulto”, precisa il ministro della Difesa, il generale Wei Fenghe.

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Rivolta nello stabilimento Ferrero più grande del mondo: «Aumentateci lo stipendio»

Mar, 06/04/2019 - 11:44

È quanto sta accadendo nello stabilimento della Ferrero a Villers-Ecalles, in Francia. L’impianto produce 600mila vasetti di Nutella al giorno, ovvero un quarto della produzione mondiale. I dipendenti – che sono circa 400 – stanno protestando perché vogliono un aumento salariale.

Il braccio di ferro tra direzione e dipendenti, però, non sembra sul punto di risolversi. E anzi, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, in una mail inviata ai dipendenti si avverte che il blocco dell’accesso al sito è completamente illegale e che saranno applicate sanzioni.

Centosessanta lavoratori sono in sciopero dalla notte fra lunedì e martedì scorso, nessun camion entra o esce dal sito da allora”, ha dichiarato Fabrice Canchel, segretario della fabbrica Force Ouvriere.

“La produzione di Kinder Bueno è ferma da martedì. Su quattro linee di produzione della Nutella, solo una funziona ancora al 20% della sua capacità”, ha detto il sindacalista spiegando che “le materie prime stanno iniziando a mancare”. E ha aggiunto: “Nel quadro dei negoziati annuali obbligatori, chiediamo un aumento generale salariale annuale di circa il 4,5% e il pagamento di un premio Macron di 900 euro”. Canchel ha denunciato anche “un deterioramento delle condizioni di lavoro”.[Fonte ILGIORNALE.IT – Sciopero della Nutella: lavoratori della Ferrero protestano da 6 giorni di Aurora Vigne]

La Nutella: controversie, storia e rivali

  • CON UN PATRIMONIO DI 22,4 MILIARDI GIOVANNI FERRERO È IL PIÙ RICCO D’ITALIA. Alba, è il trentanovesimo al mondo nella classifica della rivista americana “Forbes”. Ha 54 anni, due figli e anche quest’anno, per la rivista americana «Forbes», è l’uomo più ricco d’Italia. Giovanni Ferrero si è posizionato al 39° posto nella classifica mondiale guidata da Jeff Bezos, con un patrimonio valutato attorno ai 22,4 miliardi di dollari e che evidentemente non ha sofferto la recente acquisizione dei dolci della Nestlé negli Stati Uniti per 2,8 miliardi di euro. Continua a leggere [LASTAMPA.IT – Roberto Fiori]
  • NUTELLA: LA FELICITÀ IN UN VASETTO? Quando il marketing decide il palato. Nutella mon amour. Per lei gli altezzosi francesi si sono presi a cazzotti fra le corsie dei supermercati della catena Intermarché della Loira. Vasetti da 950 grammi scontati al 70% sono stati in grado di riportare in un lampo il fronte franco-italico ai tempi del Sacro Romano Impero a dispetto della lista di ingredienti del contenuto al loro interno, dove primeggia lo zucchero seguito dall’olio di palma

La chiamano crema di nocciole ma di nocciole è fatta solo al 13%.  L’impatto che ha sull’ambiente l’olio di palma, la pericolosità dello zucchero trattato per la salute, i dubbi mai stanati circa i conservanti, tutte cose già dette, ripetute, assimilate, tutte cose inutili. A nulla valgono le oltre 60 creme spalmabili, il cui valore commerciale, dati Nielsen relativi al 2018 alla mano, si attesta sui 363 milioni di euro con risultati notevoli in termini di qualità e genuinità, come rileva Il Fatto Alimentare.

A niente valgono gli sforzi di queste sfortunate e però volenterose creme, 1000% di nocciole se potessero, niente, l’italico palato e quello internazionale mondiale hanno deciso diversamente. Sic transit gloria mundi sospira la Nutella dall’alto del podio che in media assicura alla Ferrero un fatturato di 1,7 miliardi, pari a circa il 20% dei ricavi totali dell’azienda partita dal laboratorio di una pasticceria delle Langhe, in Piemonte. Continua a leggere [PEOPLEFORPLANET.IT – Stela Xhunga]

  • PERCHÉ MICHELE FERRERÒ IDEO IL NOME “NUTELLA”. Era il 1964 quando Michele Ferrero, patron dell’omonima azienda alimentare, “battezzò” la Nutella. Era a Francoforte, dove aveva da poco inaugurato una sede della ditta, quando in piena notte disse alla moglie: “Che ne dici di Nutella? Suona bene”. A ricordarlo è il Corriere della Sera: la pasta di nocciole in realtà venne inventata da suo padre, Pietro, nel 1946 e si chiamava Giandujot. Michele ebbe l’intuizione di darle un nome che sarebbe passato alla storia da un capo all’altro del mondo e il cui ingrediente principale sono le nocciole: per far sì che la materia prima non scarseggiasse mai nel 1980 Ferrero ebbe un’idea, che espose ai suoi agronomi: “Perché non piantiamo nocciole nel Sud del mondo? Le raccogliamo a marzo e avremo sempre un ingrediente fresco”. Detto fatto: negli anni la Ferrero ha piantato 6,6 milioni di alberi tra Argentina, Australia, Cile e Sudafrica: sono quelli che in gran parte forniscono nocciole per preparare la Nutella. E pensare che all’inizio della sua carriera imprenditoriale in Ferrero erano pochi a crederci, tanto che Motta – re dell’industria dolciaria – un giorno avrebbe detto esplicitamente: “I Ferrero hanno trovato il modo di farsi del male, falliranno”. Continua a leggere[FANPAGE.IT – Davide Falcioni]
  • LA RIVALE DELLA NUTELLA NASCE A POCHI CHILOMETRI DALLA FERRERO. Nutkao” ha ampliato il suo stabilimento di Govone dove produrrà anche la crema spalmabile “Pan di Stelle” per Barilla. Investimento da 30 milioni di euro alle porte di Alba.

Ci vuole una buona dose di coraggio per mettersi a produrre una crema da spalmare a base di cacao e nocciole a pochi chilometri dalla casa madre della Nutella. È quella che ha avuto 38 anni fa Giuseppe Braida, fondando la Nutkao.Una scommessa vinta: oggi l’azienda, passata sotto il controllo della holding di partecipazioni italiana White Bridge Investments Spa (che un anno fa ha comprato dalla famiglia Braida una quota pari all’80% del capitale), può vantare una posizione di leadership internazionale nel segmento «private label» e nella produzione di semilavorati per l’industria dolciaria con due stabilimenti produttivi a Canove di Govone, poco distante da Alba, e a Battleboro, nel Nord Carolina statunitense.

E proprio da Govone arriva l’annuncio che Nutkao il 21 giugno inaugurerà il nuovo stabilimento, frutto di due anni di intenso lavoro e di un investimento pari a 30 milioni di euro. «Sarà un’inaugurazione a porte chiuse, dedicata principalmente ai nostri clienti e agli azionisti» dicono dall’azienda. Fra questi clienti c’è anche Barilla: l’azienda di Parma, infatti, ha scelto di servirsi della collaborazione della Nutkao per produrre la crema spalmabile «Pan di Stelle», messa sul mercato a fine 2018 andando a sfidare un’icona come la Nutella Ferrero. Continua a leggere [LASTAMPA.IT – Roberto Fiori]

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I giovani italiani sono ubriaconi?

Mar, 06/04/2019 - 10:02

All’interno del volume “La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2019” dice che i 18-35enni bevono almeno 5 drink ogni settimana e preferiscono consumare superalcolici lontano dai pasti e in grande velocità. Spiega il Messaggero:

Il testo che è appena arrivato in tutte le librerie dello Stivale, evidenzia come solo un giovane su 10 non sia solito bere nel corso di una settimana tipo mentre addirittura l’87,6%, consumi in media 5,3 drink alla settimana (con i maschi che tendono a bere più delle femmine, rispettivamente 6,1 contro 4,5 drink a settimana). Ma soprattutto la ricerca curata da Elena Marta, professore di psicologia sociale e comunità all’università Cattolica di Milano, delinea un profilo piuttosto preoccupante per quanto riguarda la sempre maggiore diffusione del fenomeno del binge drinking.

Vale a dire del consumo smodato di bevande alcoliche – principalmente drink realizzati con superalcolici e amari – concentrato in brevissimi periodi di tempo. Un’abitudine ormai consolidata per i weekend di almeno il 20% dei ragazzi italiani che, liberi da impegni scolastici e lavorativi, si lasciano andare in particolare il sabato(81,6%).

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Qatar 2022. Per i mondiali di calcio nel deserto uno stadio climatizzato

Mar, 06/04/2019 - 08:00

Il Qatar ha deciso di climatizzare lo stadio al-Wakrah, in vista dei mondiali del 2022. Una scelta difficilmente difendibile da un punto di vista ecologico.

mondiali di calcio del 2022, che saranno ospitati dal Qatar, si stanno trasformando in un’aberrazione ambientale. Come noto, la competizione si terrà eccezionalmente tra i mesi di novembre e dicembre. La ragione: consentire agli atleti di non dover affrontare le temperature estive, in alcuni casi estreme, dell’emirato.

Nel deserto le temperature possono arrivare fino a 50 gradi centigradi

Ma gli stadi che sono stati costruiti dovranno, teoricamente, funzionare anche dopo l’evento sportivo. E nel caso dell’impianto al-Wakrah– uno di quelli che accoglieranno la coppa del mondo – la soluzione immaginata appare come una follia dal punto di vista energetico. Lo stadio sarà infatti il primo interamente climatizzato.

La struttura è stata inaugurata il 16 maggio scorso, e potrebbe essere utilizzata anche per i mondiali di atletica, previsti per quest’anno. È stato edificato nei dintorni di Doha, in una zona coperta di sabbia e sassi. Qui, in estate, la temperatura può arrivare anche a 50 gradi. Per questo, da un punto di vista sportivo, la climatizzazione risulta indispensabile. Ma ecologicamente, gli interrogativi sono giganteschi.

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Sarri o Guardiola? Sull’allenatore della Juve si gioca la sfida del giornalismo

Mar, 06/04/2019 - 04:43

Comunque vada, sarà un film. O, secondo alcuni, anche un’inchiesta della magistratura. E’ incredibile tutto quel che si è scatenato giornalisticamente sul futuro allenatore della Juventus. Con una spaccatura profonda tra i media tradizionali – giornali e tv nazionali – che hanno da sempre accreditato Maurizio Sarri come successore di Massimiliano Allegri. E quelli che potremmo definire i nuovi media. In sostanza un giornalista molto informato sulla Juventus, Luca Fausto Momblano, ma anche un’agenzia di stampa tradizionale: l’Agi. E non solo.

Perché ad aprire le danze è stato un giornalista di Radio Sportiva, Federico Gennarelli, che ha annunciato il futuro arrivo in bianconero dell’uomo che ha reso grande il Barcellona. Il giorno dopo, il colpo definitivo lo ha assestato l’Agi con una notizia secca datata 23 maggio: Pep Guardiola sarà il prossimo allenatore della Juventus. Sarà annunciato il 4 giugno. E presentato allo Stadium venerdì 14. Evidentemente alla Juve non sono superstiziosi: di venere e di marte non si sposa e non si parte.

Da quel momento, le strade si sono biforcate. Sui giornali e in tv, i soliti esperti di calciomercato hanno raccontato la marcia di avvicinamento di Maurizio Sarri alla Juventus. Senza mai prendere in considerazione l’ipotesi Guardiola. Sui social, invece, soprattutto su Twitter, ha imperversato Momblano (e non solo) che ha fornito non pochi dettagli sul corteggiamento e sulla trattativa. Con tanto di coinvolgimento della signora Guardiola.

La conseguenza – e qui saremmo all’aspetto giudiziario – è stato l’incredibile saliscendi del titolo Juventus in Borsa, che è cresciuto anche del 5% in una giornata. Italo Cucci sul Corriere dello Sport ha scritto: “Qualcuno dovrà pagare”.

A nulla sono valse le smentite di Paratici – uomo mercato della Juventus. Sui social – che qui non intendiamo sminuire – è stato definito poco credibile. La conferenza di addio di Allegri ha fornito indizi buoni per entrambi gli schieramenti: si è presentato rapato a zero alla Guardiola, ma allo stesso tempo ha lanciato una frecciata a Sarri.

Guardiola andrebbe via dal City perché il club sarebbe squalificato dalla Champions per irregolarità finanziarie.

Ovviamente noi non sappiamo come andrà a finire. Ma sappiamo che se alla Juventus dovesse finire Guardiola. sarebbe l’anno zero del giornalismo. La Waterloo del giornalismo tradizionale. Tutto sarebbe messo in discussione.

Se invece il successore di Allegri dovesse essere Sarri, a parte la figuraccia dell’Agi, sarebbe una mazzata per quelli che vengono definiti il webbe, da sempre considerati inattendibili e poco professionali.

La panchina della Juventus non sembra essere l’aspetto più importante in questa vicenda.

Immagine copertina: Armando Tondo

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Tre giorni di vacanza in più a chi non prende l’aereo

Lun, 06/03/2019 - 21:30

Un’impresa di Berlino regala ai dipendenti riposo aggiuntivo, a condizione che per un anno non prenotino voli: «Così insegniamo a proteggere il clima». La nuova frontiera del turismo ecologico si chiama «flight shame»

Tre giorni di vacanza in più fanno comodo a tutti. Da attaccare al «viaggione» estivo dall’altra parte del mondo, o da spendere per rilassarsi dopo un periodo di stress. A insistere per mandare i dipendenti in ferie tre giorni in più di quel che prevede il loro contratto è una piccola azienda di Berlino, la WeiberWirtschaft, che ha deciso di concedere ai lavoratori un bonus-riposo, ma a una condizione. Che i vacanzieri, per un anno, non prendano mai l’aereo. «Ci sono tanti altri mezzi per spostarsi – dicono -, a cominciare dal treno. Si può fare».

La proposta, propagandata anche sul sito, vuole essere di incentivo per i dipendenti a cambiare mentalità: «Vogliamo promuovere opzioni di viaggio più rispettose del clima», ha dichiarato Katja von der Bey, direttrice della cooperativa tutta al femminile, una start-up che sostiene progetti di impresa. L’effetto Greta Thunberg, la rivoluzionaria adolescente svedese che ha scatenato le proteste dei giovani in difesa dell’ambiente in tutto il mondo, inizia a fare capolino nella società civile. Anche se, va detto, le istanze ambientaliste, nella Germania che ha appena portato i Verdi al 20% alle europee, incoronandoli come secondo partito più votato dietro la coalizione di Merkel Cdu-Csu, sono da tempo sentite. A Berlino, i Die Grünen hanno trionfato, diventando addirittura il primo partito. La nuova frontiera dell’ecologismo, dunque, quella dei viaggi a minor impatto ambientale, mettendo al bando gli aerei, passa anche da qui.

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10 cose che (forse) non sai sui tuoi piedi

Lun, 06/03/2019 - 19:00

I piedi sono un’esclusiva di noi umani? Come hanno dato origine a un’unità di misura? Perché per alcune persone sono un richiamo erotico? E, soprattutto, perché puzzano?

Con il suo grande tallone, le dita corte e l’arco lungo e rigido, il nostro piede umano è un tratto distintivo della specie umana perché ha permesso la locomozione su due gambe. I piedi ci hanno reso grandi camminatori su lunghe distanze mentre i nostri arti superiori erano liberi di creare e usare strumenti, incluse le armi. Insomma, se siamo diventati gli animali dominanti della Terra, è anche per merito dei nostri piedi. E non è l’unica curiosità…

1. PIEDI COMPLICATI: I NUMERI. I piedi possono sembrare semplici, ma in realtà sono piuttosto complessi visti da una prospettiva anatomica. il nostro piede ha 26 ossa, 33 articolazioni, 19 muscoli e 107 legamenti.

2. I PIEDI DEI BAMBINI.L’arco nel piede non si sviluppa fino a quando non compiamo 2 o 3 anni; fino a quell’età in quella zona i bambini hanno semplicemente grasso (che è ciò che rende i loro piedi paffuti).

3. PIEDI BESTIALI. Noi umani non siamo gli unici ad avere i piedi. Si tratta di una caratteristica condiviso con altre specie animali. Il primo “piede” potrebbe essere appartenuto addirittura a un mollusco, visto che i  molluschi sono in giro da circa 540 milioni di anni e molte specie hanno parti inferiori simili ai piedi, che permettono loro di muoversi.

4. PIEDI BESTIALI/2. Tra i vertebrati terrestri, tutti abbiamo ereditato lo stesso corredo-base di ossa dei piedi, dai primi vertebrati a quattro zampe (o tetrapodi). La forma e la posizione di queste ossa si sono diversificate con l’evoluzione delle diverse posture del piede. Così possiamo distinguere tra plantigradi (piede intero a terra, come umani e topi), digitigradi (solo dita a terra, come cani e gatti) e unguligradi (solo le ultime falangi a terra, come cavalli e giraffe).

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Presto un’eco birra tutta italiana

Lun, 06/03/2019 - 15:30

La coltivazione iproponica produce il quadruplo e dimezza il consumo di acqua. Due raccolti raccolti all’anno. Da una startup di Terracina

La birra del futuro avrà meno impatto ambientale e sarà più redditizia per i coltivatori che forniscono l’ingrediente numero 1: il luppolo. E soprattutto parlerà italiano, mentre ora il 97% del luppolo utilizzato dai birrifici nazionali è importato. Con acquisti concentrati su tre varietà Usa e una tedesca per un valore complessivo stimato a 300 milioni di euro l’anno. A Terracina, nel basso Lazio, una startup di giovani – nel team un laureato in ingegneria e un ricercatore in agraria  – ha avviato una coltura sperimentale idroponica (fuori suolo) di luppolo. “Una coltura che non richiede terra perché – come spiega il ceo di Idroluppolo, Alessio Saccocciola pianta cresce quattro volte di più nel suo substrato e ci permette di produrre quattro volte di più, dimezzando il consumo di acqua. I raccolti inoltre sono due l’anno, assicurando maggiore redditività anche alla filiera agricola. E l’uso delle serre consente di mettere da parte gran parte dei timori per il maltempo”.

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