People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 2 ore 35 min fa

Il costo etico, ambientale e umano dietro il cibo “conveniente”

Ven, 05/10/2019 - 18:00

Il cibo a basso prezzo è uno dei pilastri della nostra economia. L’impulso a riempirsi la pancia spendendo il meno possibile è antico e irresistibile e, girando tra i banchi del supermercato o passando davanti a un fast food, la tentazione di cedervi è forte. Ma se è vero che un prezzo salato non è necessariamente sinonimo di alta qualità e maggiori garanzie, è assai più probabile che i prodotti a pochi euro siano di pessima categoria. Se non in termini qualitativi, probabilmente non rispettano gli standard etici – quando non sono scadenti da entrambi i punti di vista.

Per sostenere un prezzo stracciato infatti deve essere inevitabilmente sacrificata almeno una delle variabili che fanno il prezzo finale di un prodotto: la materia prima, il tempo, l’energia o i mezzi impiegati nella produzione e nella lavorazione, oppure, non ultima, la manodopera. Se nell’immediato ci sembra di risparmiare qualche euro sulla spesa, è quindi scontato che, come ci avverte il giornalista Michael Pollan, in realtà ci perdiamo sul medio e lungo periodo. Prima di tutto in termini di tasse – che vanno ad esempio perse in sussidi agli agricoltori o nella sanità per sopperire i danni di un’alimentazione sbagliata – e poi in salute.

La prima variabile che compone il prezzo finale è la materia prima. Se parliamo di carne di pollo ad esempio – secondo il giornalista britannico Raj Patel uno degli esempi più lampanti per spiegare come funziona questo meccanismo – potremo essere sicuri che provenga da allevamento intensivo. Quella che comunemente si trova al supermercato e in rosticceria è una delle carni più a buon mercato e meno sostenibili in assoluto: selezionato per crescere in pochi giorni e sviluppare principalmente petto e cosce, imbottito di antibiotici in allevamenti sovraffollati, il bestiame conduce una vita indegna e arriva sulle nostre tavole sotto forma di carne poco nutriente e poco saporita. 

Continua a leggere su THEVISION.COM

Categorie: Altri blog

L’11 maggio si celebra il primo Disconnect Day d’Italia

Ven, 05/10/2019 - 15:00

Si terrà nelle Marche, a Corinaldo, uno dei Borghi più belli d’Italia, l’11 maggio prossimo, il primo Disconnect Day nazionale, l’iniziativa per farci capire quanto siamo dipendenti da smartphone e tablet.

L’evento promosso dall’associazione nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo) prevede incontri, attività e laboratori per adulti e bambini, ma ogni partecipante dovrà spegnere il proprio telefono o dispositivo e sigillarlo in un’apposita busta consegnata presso uno degli infopoint sparsi in città, in modo da passare almeno tre ore senza interferenze o distrazioni tecnologiche. Un modo per staccare la spina, per lavorare a stretto contatto con emozioni e sensazioni, per comprendere meglio se stessi e gli altri.

Smartphone, tablet e qualsiasi altro dispositivo ipertecnologico, come risulta dall’ultima ricerca dell’associazione Di.Te. in collaborazione con il portale per gli studenti Skuola.net, tengono incollati sugli schermi tra le 4 e le 6 ore 3 ragazzi su 10, tra gli 11 e i 26 anni. Il 13% del campione intervistato, addirittura, è connesso on line per oltre 10 ore.

Continua a leggere su REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

L’anarchia, la tempesta e l’impeto

Ven, 05/10/2019 - 15:00

“È fantastico. È ciò di cui abbiamo bisogno di questi tempi: giovani pieni di gioia, pieni di amore, pieni di amicizia, in un mondo in cui tutti noi facciamo fatica a capire quanto ci sta attorno”. È la frase che Jürgen Klopp – l’allenatore del Liverpool, tra le protagoniste in questi giorni, assieme al Barcellona, di una tra le semifinali più epiche che la Champions League ricordi – affida al giornalista di Channel4.

L’intervistatore allarga la prospettiva, sente di poterlo fare con l’uomo che ha di fronte, che pare aver quasi fatto del suo stesso eroismo sportivo un proprio tratto distintivo. Gli chiede perché egli abbia fatto sapere di ritenere la Brexit un errore e abbia appoggiato l’idea di un secondo referendum in Gran Bretagna. Klopp risponde senza sfruttare un centesimo del suo credito, forse perché lo sport ha insegnato a questa ultima incarnazione dello Sturm und Drang su prato il senso del ridicolo e della misura. “Non sono la persona adatta a rispondere, non sono la persona più informata al mondo” dice, “Ma la gente le presta ascolto” incalza il giornalista, “Forse questo è il problema” chiosa il tecnico tedesco.

Il tramonto dei classici nella nostra civiltà a favore dell’ascolto del caos più mediocre è certamente un problema, ma l’abuso delle posizioni di potere che si tramutano in pulpiti e dei blog che si trasformano in partiti è forse un pericolo ancora più grande. Jurgen ha battuto in rimonta e per quattro reti a zero la squadra del calciatore più forte al mondo. Lo ha fatto in una gara in cui ogni previsione tecnica, qualunque approccio metodico a questo sport, ciascuna opinione è stata dissolta nel presente, nella densità mitologica di un evento che diveniva classico nel suo stesso svolgimento. Klopp ha poche parole: “Cosa volete? Vivere una situazione imperfetta da soli o viverne una imperfetta da partner forti in una unione forte? È buon senso. La storia ci ha insegnato che se siamo soli siamo più deboli”.

Forse il nostro buon senso è svanito anche a causa del nostro impegno salottiero, quello che ci ha fatto derubricare a attività ludica una storia drammatica ed esaltante come la Champions League, lasciando che a raccontarcela fossero frotte di grigi ragionieri del calcio. L’allenatore tedesco ha usato la parola “amore” per descrivere i ragazzi che vi partecipano, un termine che difficilmente abbiamo ascoltato da un qualunque leader politico negli ultimi quarant’anni – bisogna tornare indietro a Errico Malatesta e ai suoi anarchici che scrivevano “noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza”. È il caso di smetterla di considerarli ventidue giovanotti in mutande che corrono dietro ad un pallone, o figli di una disciplina troppo complessa perché chiunque possa avvicinarvisi senza aver studiato milioni di pagine di moduli tattici sofisticatissimi. Jürgen Klopp non gioca solo e banalmente in Europa. Jürgen Klopp vi gioca perché questo continente, prima di tutto, lo ama.

Fonti:
Youtube.com
Channel4.com

Immagine: South China Mornin Post

Categorie: Altri blog

Pioggia di dazi dall’America, a rischio export Made in Italy.

Ven, 05/10/2019 - 14:10

Preoccupazione per i dazi voluti dal presidente Trump, a rischio i prodotti alimentari made in Italy. Su tutti vino e olio, allarme di Coldiretti

La pioggia dei dazi minacciati dal presidente americano Donald Trump si sta per abbattere sull’Europa colpendo, tra gli altri, i prodotti alimentari made in Italy. Una procedura avviata dall’amministrazione americana in seguito alla disputa con l’Unione Europea per l’industria aeronautica e che si abbatte con un lungo strascico sull’export della filiera agroalimentare e vinicola italiana, con termine ultimo il 28 maggio prossimo, come si legge sul registro Federale dal Dipartimento del Commercio statunitense.
Una voce però si è levata per salvaguardare l’olio d’oliva europeo, arriva dalla North American Olive Oil Association che ha avviato la petizione “Non tassare la nostra salute”. L’iniziativa è sottoscrivibile on line (qui), ed è resa nota da Coldiretti che esprime la propria preoccupazione nelle parole del presidente Ettore Prandini: “Ci sono le condizioni per evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna”.
La petizione fa leva sul fattore salutare dell’olio d’oliva nella dieta mediterranea. La Food and Drug Administration ha infatti riconosciuto l’olio d’oliva come alimento benefico per la salute cardiovascolare, inteso come sostitutivo di trattamenti per malattie cardiache, cancro, diabete e demenza. I numeri della petizione parlano di un consumo annuo di 300.000 tonnellate d’olio d’oliva negli USA, a fronte di una produzione totale di soli 10.000 tonnellate, nel 2018-19. 
Un valore complessivo di 11 miliardi di euro. Questo è quanto valgono le esportazioni alimentari europee negli USA, con prodotti che includono, oltre l’olio d’oliva, vino, formaggi, agrumi, uva, marmellate, succhi di frutta, acqua e superalcolici.
I dazi colpiranno, secondo Coldiretti, il 50% degli alimentari e delle bevande Made in Italy esportate negli Stati Uniti, che rappresentano un valore complessivo di mercato di 4,2 miliardi di euro. Un dato di mercato che rappresenta un record raggiunto nel corso del 2018 segnando una crescita del +2% rispetto all’anno precedente.
La preoccupazione per la drastica manovra del presidente americano riguarda anche il vino che rappresenta la fetta più grande del mercato alimentare italiano, con un totale di 1,5 miliardi di euro (2018), seguito dai 436 milioni dell’olio d’oliva e i formaggi per 273 milioni di euro.

FONTE: WINENEWS.IT

Categorie: Altri blog

Il pane dei detenuti di Opera è più buono

Ven, 05/10/2019 - 12:00

Oggi scambiamo due parole con la cooperativa IN_OPERA che coinvolge i detenuti del carcere di Opera, e con l’associazione Antigone, che dei detenuti monitora i diritti.

«I luoghi li fanno le persone». A dirlo è Pierluigi Mapelli, che insieme alla figlia Elisa fa parte del comitato operativo di IN_OPERA, cooperativa sociale che coinvolge i detenuti del carcere di Opera in provincia di Milano nella lavorazione del pane, che a detta di tutti è buono, molto. Cristian, Beppe, Davide, Antonio, Armando, Angelo, Maurizio, Bishoy, Sebastiano, Aksel, Massimiliano, Andrea, questi alcuni dei nomi degli uomini che fanno del carcere di Opera un luogo in cui le persone scontano la pena senza perdere la dignità di persone. «Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa», scriveva nel Settecento Cesare Beccaria. Da quando è nata, la cooperativa IN_OPERA ha formato e dato un lavoro a 27 persone, 27 detenuti, alcuni tornati liberi, altri in affidamento, altri ancora in semi-libertà. 

«Lasciatemi riposare, sono appena entrato in pensione» ha risposto Pierluigi agli amici che nel 2013 gli hanno proposto di dare vita al progetto IN_OPERA; poi però ci ha ripensato, ed è stato un bene. Da 7 anni, al fianco della figlia, lavora e rifornisce il territorio milanese di pan tranvai, filoni rustici e ciambelle di altissima qualità, grazie anche alla lungimiranza del direttore del carcere, Silvio di Gregorio, che crede che far riscoprire alle persone detenute la propria autostima sia “determinante”.

«Chi lavora, nel 90% non delinque più» ci dice Pierluigi, e ribadisce quanto valore abbia per un detenuto potere uscire dalla struttura per mantenere saldo il legame con la società nella quale un giorno dovrà reinserirsi. «Se un detenuto esce e mi accompagna in panetteria sono felice, perché se ascolta da sé la signora Maria che si lamenta della bruciatura della crosta, realizza a pieno il lavoro che sta facendo e capisce che il pane che produce non è qualcosa di astratto, ma di concreto, che piace o non piace alla signora Maria».

E dalla Regione c’è supporto?

«Non manca; certo, la nostra ambizione sarebbe riuscire a dare delle soluzioni di continuità ai detenuti anche dopo che escono dal carcere, in Regione ci sono persone sensibili al tema, vedremo».

Il percorso dell’individuo ‘socialmente pericoloso’ è spesso una via di non ritorno nella società, che, per quanto modernamente cattolica, anziché porgere l’altra guancia spesso trova più facile avere un Caino a disposizione.

I dati forniti dal Ministero della Giustizia e aggiornati al 31 dicembre 2017 offrono un quadro complessivo dei detenuti divisi per tipologia di reato: 7.106 detenuti per ‘Associazione di stampo mafioso’ (416bis), 19.793 per ‘TU stupefacenti’, 9.951 per ‘Legge armi’, 3.061 per ‘Ordine pubblico’, 32,336 ‘Contro il patrimonio’, 703 per ‘Prostituzione’, 8.027 ‘Contro la Pubblica amministrazione’, 1.514 per ‘Incolumità pubblica’, 4.646 per ‘Fede pubblica’, 104 per ‘Moralità pubblica’, 2.624 ‘Contro la famiglia’, 23.000 ‘Contro la persona’, 145 ‘Contro la personalità dello Stato’, 6.795 ‘Contro l’amministrazione della giustizia’, 849 per ‘Economia pubblica’, 3.961 per ‘Contravvenzioni’, 1.668 per TU immigrazione, 1.065 ‘Contro il sentimento e la pietà dei defunti’, 2.705 per ‘Altri reati’.

Le formulazioni delle misure alternative non possono prescindere dalla messa in circolo dei dati del Ministero della Giustizia, tuttavia, dice il dott. Claudio Sarzotti dell’Associazione Antigone, «bisogna prendere con cautela tutti i numeri e piuttosto interpretarli come indicazioni tendenziali nella consapevolezza dei limiti metodologici che ci sono rispetto allo studio delle carceri e in particolare dei fenomeni di recidiva. Nessuno studio prende in conto delle variabili, i dati si limitano a fotografare la realtà».

L’associazione Antigone è nata alla fine degli anni Ottanta nel solco della omonima rivista voluta, tra gli altri, da figure come Stefano Rodotà, Rossana Rossanda e Massimo Cacciari. In fasi storiche di populismo penale e di tolleranza zero esibita in ogni dove, associazioni come Antigone fungono a osservatori, spazi di denuncia, corpi intermedi che promuovono piccoli e grandi progetti volti a tutelare l’individuo dentro il carcere e ad aiutarlo, una volta fuori, a districarsi nei cavilli burocratici e nelle difficoltà che una detenzione irrimediabilmente porta con sé, come spiegato in una comoda guida, consultabile qui.

Se valutare la recidiva è difficile (in carcere ci finiscono persone che hanno commesso più reati, il reingresso non è necessariamente conseguenza della recidiva, i casi sono a centinaia) valutare la dignità dell’individuo è semplice: è sempre, in ogni caso, inviolabile.

Categorie: Altri blog

Diva Tommei, l’inventrice romana che illumina le case con il Sole

Ven, 05/10/2019 - 12:00

Ultimo appuntamento con le Innovatrici italiane, donne ingegnere e scienziate capaci di fare la differenza. In Italia e all’estero. Incontro con la bioingegnera di 34 anni che ha creato Caia, specchio robotico capace di portare la luce naturale nelle stanze dove non arriva da sola.

Ricercatrice, inventrice, imprenditrice. Tre parole al femminile che di solito leggiamo in una declinazione di genere differente. E che riassumono la nostra Innovatrice di oggi, Diva Tommei, che malgrado i 34 anni è ed è già stata tutte queste cose. E anche altro, come abbiamo imparato andando a casa sua per vedere il primo prototipo funzionante di Caia, lo specchio robotico – non chiamatela lampada – inventato appunto da Diva. Che anche un passato di concertista per piano.

Persona vulcanica con più di una punta di timidezza, figlia di un papà a sua volta imprenditore-inventore. Una mela che non è caduta lontana dall’albero. Ma che ha meriti tutti suoi, come si può intuire anche dal solo curriculum di studi: laureata in bioingegneria alla Sapienza di Roma, si sposta a Cambridge per fare un dottorato in bioinformatica e da qui viene chiamata dalla Singularity University, ateneo-incubatore di idee che cresce all’interno di un campus della Nasa.

È in Gran Bretagna che è scattata la prima scintilla, figlia di un’esigenza personale: l’assenza del sole della Capitale legata al molto studio in stanze buie, hanno fatto scattare una depressione che spesso viene definita “invernale”.

Ma è poi in California, con il contatto con il mondo imprenditoriale – la vera funzione svolta dall’istituzione for profit di Peter Diamandis e Raymond Kurzweil -, che a Diva scatta l’interruttore per creare qualcosa che prima non c’era. Uno specchio che segue il Sole per riflettere la sua luce dentro le varie stanze della casa.

Continua a leggere e scopri le storie delle altre donne innovatrici su CORRIERE.IT

Categorie: Altri blog

A Macerata chiusi 3 cannabis shop mentre il Comune di Torino la coltiverà a uso terapeutico

Ven, 05/10/2019 - 11:21

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nel corso di una conferenza stampa al Viminale, ha parlato dei negozi che vendono cannabis, annununciando di aver dato ordine di “controllarli uno per uno con l’intento di chiuderli”. “Lo stesso accadrà per tutte le feste e le sagre della cannabis” ha aggiunto Salvini. Per il ministro, i ‘cannabis shop’ che si trovano attualmente in Italia “rappresentano esempi di diseducazione” per i giovani.

[Fonte: REPUBBLICA.IT ]

Potenziati subito i controlli, a Macerata, chiudono tre negozi di Cannabis Legale, ma forse non è una conseguenza di quell’input del Viminale. E in un’Italia sempre più caratterizzata da contrasti e controversie, oggi la notizia: Cannabis, a Torino la coltiverà il Comune sui propri terreni.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Salvini contro la cannabis light. Ma si può fare? Cosa dice la legge (e la Cassazione). Ma davvero i negozi di cannabis light chiuderanno in seguito a una direttiva di Salvini? E i primi tre stop imposti dalla questura di Macerata sono conseguenza di quell’input del Viminale? E in definitiva quali sono i limiti di legge per commercializzare i prodotti a base di canapa? Il rischio di fare confusione e di sovrapporre notizie di natura diversa è facile. Tutto parte dalle dichiarazioni odierne del ministro dell’Interno il quale ha dichiarato che farà chiudere «a uno a uno» tutti i punti di vendita di derivati della marijuana in quanto centri di spaccio. Aggiungendo che le prime tre chiusure sono già state decise in provincia di Macerata. Un fatto vero ma di sicuro non diretta conseguenza delle parole di Salvini. Vediamo perché.

La legge del 2016 e limite dello 0,6

Innanzitutto la vendita della cosiddetta cannabis light è regolata da una legge del 2016 e si basa su un principio base: è ammesso il commercio di prodotti a base di canapa purché il loro contenuto di Thc (vale a dire la sostanza che dà effetti psicotropi) sia inferiore allo 0,6%. Discorso a parte riguarda la marijuana terapeutica, che può essere venduta solo dietro prescrizione medica. Per fare un paragone, uno spinello contiene all’incirca il 5-8% di Thc. Ma se esiste una legge che regola un intero settore commerciale, appare difficile che un ministro possa «disapplicarla» firmando una lettera a prefetti e questori. Continua a leggere… [Fonte: CORRIERE.IT – Claudio Del Frate]

Cannabis light, Cappato a TPI: “Il proibizionismo ha fallito, contro la droga l’unica via è la legalizzazione”  TPI ha intervistato Marco Cappato, leader dell’Associazione Luca Coscioni e da sempre in prima linea per la lotta al proibizionismo.

[…] Che effetto le hanno fatto le dichiarazioni di Matteo Salvini sulla cannabis legale?

È un significativo segnale di impotenza, nel senso che la quasi totalità della cannabis consumata è di provenienza illegale e quindi prendersela con quella minima frazione di cannabis venduta legalmente – che peraltro ha quantità di Thc sotto le soglie di legge – è un segnale manifesto di impotenza rispetto alla lotta alle droghe.

Pensare di prendersela con i negozietti di cannabis mi sembra veramente un modo per fare il “forte con i deboli” e il “debole con i forti”, dove i forti sono le mafie e il narcotraffico. Salvini sbandiera posizioni contro “lo Stato spacciatore”, del “rafforziamo le pene e gli arresti”, ma dovrebbe però anche spiegare come intende far funzionare queste politiche proibizioniste che si sono rivelate fallimentari per 60 anni.

E questo è un problema mondiale, visto che in tutto il mondo – e ci sono Paesi che hanno politiche che prevedono pene molto più altre rispetto al nostro – una soluzione non è stata trovata da nessuno, Salvini dovrebbe spiegare come intende procedere affinché questa sua lotta alla droga possa avere successo diversamente che in tutto il mondo. Quelle proibizioniste sono invece politiche che rafforzano le mafie e il narcotraffico. Continua e leggere…  [Fonte: TPI.IT – Charlotte Matteini ]

Come agiscono i principi attivi della Cannabis Sativa. Il delta-9-tetraidrocannabinolo o Thc (detto anche delta-9-Thc o tetraidrocannabinolo) e il cannabidiolo o Cbd sono due sostanze presenti nella Cannabis. Il loro funzionamento è spiegato nell’ Allegato tecnico per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis” al Decreto ministeriale 9 novembre 2015, in cui si legge che le azioni farmacologiche del Thc – presente nelle estremità portanti fiori e frutti delle piante di Cannabis sativa – risultano dal suo legame con i recettori cannabinoidi CB1 e CB2, che si trovano principalmente nel sistema nervoso centrale, e nel sistema immunitario. Il Thc risulta quindi essere un agonista parziale di entrambi i recettori CB e in particolare per la sua azione sul recettore CB1 è il responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis, procurando la conosciuta sensazione di “sballo”. Inoltre allo stesso tempo agisce anche su altri recettori e su altri target (canali ionici ed enzimi) sortendo diversi potenziali effetti antidolorifici, antinausea, antiemetici e stimolanti l’appetito.

Il cannabidiolo (Cbd), invece, non ha effetti psicoattivi poiché sembra non legarsi in concentrazioni apprezzabili né ai recettori CB1 né ai recettori CB2, ma influenza l’attività di altri recettori e altri target (quali canali ionici ed enzimi) con un potenziale effetto antinfiammatorio, analgesico, anti nausea, antiemetico, antipsicotico, anti ischemico, ansiolitico e antiepilettico. Continua a leggere… [Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT – Miriam Cesta]

Categorie: Altri blog

Gli organi stampati 3D prendono una boccata d’aria fresca

Ven, 05/10/2019 - 09:09

Da diversi anni i bioingegneri hanno rivoluzionato il concetto di organo artificiale servendosi di tecniche innovative come il bioprinting 3D. Un team della Rice University ha di recente superato uno dei maggiori ostacoli dell’ingegneria tissutale, cimentandosi nella  riproduzione dei complessi network vascolari che consentono a tessuti ed organi di ricevere i nutrienti necessari.

Per riuscire nell’intento, i ricercatori hanno adottato una tecnica stereolitografica che ha permesso loro di produrre in pochi minuti degli idrogel morbidi e biocompatibili dotati di un’ architettura interna estremamente complessa.

Il bioprinting 3D ha suscitato un forte interesse negli ultimi dieci anni, dal momento che in futuro potrebbe risolvere il problema della mancanza di organi per il trapianto e del rigetto di tali organi da parte dell’organismo del paziente. I risultati raggiunti sin ora raggiunti dai ricercatori sono decisamente promettenti, basti pensare al sorprendete mini-cuore ingegnerizzato dai ricercatori dell’Università di Tel Aviv. Tuttavia, allo stato attuale, il biorpinting non è sicuramente esente da aspetti critici. Una delle principali sfide da affrontare è quella di riprodurre la complessa morfologia del sistema circolatorio e di quello polmonare, che presentano network vascolari che si intrecciano l’uno con l’altro senza intersecarsi.

CONTINUA SU BIOMEDICALCUE.IT

Categorie: Altri blog

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Ven, 05/10/2019 - 09:05

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_150"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/150/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/150/output/sketch-canapa-legale-panchina.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/150/sketch-canapa-legale-panchina.mp4' } ] } })

 

INDICE INCHIESTA CANAPA

Cannabis per uso ricreativo, il Canada dice sì

Ma quindi non ti sballa?!?

Cannabis “legale” e “terapeutica”: facciamo chiarezza

Cannabis light “bocciata” dal Consiglio superiore di sanità

Ma questa è marijuana?!? Sì ma senza THC! (VIDEO)

Cannabis per uso terapeutico: realtà dal 2006. Ma serve la prescrizione medica

Tetraidrocannabinolo e cannabidiolo: come agiscono

Lo giuro, non è una canna vera! (VIDEO)

Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

Canapa legale: cosa dice la circolare del Ministero sulla cannabis

Le proprietà nutritive della canapa (VIDEO)

Le stupefacenti proprietà nutritive della canapa nell’alimentazione quotidiana

 

 

Categorie: Altri blog

Bandiere Blu 2019: quali e quante sono le spiagge più belle d’Italia

Ven, 05/10/2019 - 08:00

Sono 385 le spiagge italiane che hanno ottenuto il riconoscimento della Bandiera Blu assegnato dalla Fee(Foundation for Environmental Education) quest’anno e 183 i Comuni d’Italia e 72 gli approdi turistici premiati, otto in più rispetto ai 175 dello scorso anno.

Le 12 new entry del 2019 sono: Villalago (L’Aquila) sul lago di Scanno, Pisticci (Matera), San Nicola Arcella (Cosenza), Villapiana (Cosenza), Anzio (Roma), Imperia, Riva Ligure (Imperia), Sanremo (Imperia), Gabicce (Pesaro Urbino), Maruggio (Taranto), Sant’Antioco (Carbonia Iglesias), Pozzallo (Ragusa). Escono, invece, Porto San Giorgio, Porto Sant’Elpidio, Rodi Garganico e Melendugno,la regina del Salento.

La Liguria è in testa con 30 Bandiere Blu, segue la Toscana con 19 località. Nessuna delle due Regioni ha ottenuto nuove Bandiere però. La Campania mantiene le sue 18 Bandiere. Seguono con 15 località Bandiera Blu le Marche, che ne perdono due ma hanno un nuovo ingresso (Gabicce). La Sardegna ha 14 località, con la novità dell’isola di Sant’Antioco, mentre la Puglia conquista una nuova Bandiera, Maruggio e raggiunge 13 Bandiere perdendone però due. La Calabria va a quota 11 con due new entry – San Nicola Arcella e Villapiana – mentre l’Abruzzo sale a dieci con l’ingresso di Villalago, sul Lago di Scanno.

Il Lazio arriva a 9, con la nuova Bandiera assegnata ad Anzio, il Veneto conferma i suoi 8 riconoscimenti, l’Emilia Romagnaconferma le sue 7 località e la Sicilia ne guadagna una (Pozzallo) passando a 7 Bandiere Blu totali. La Basilicata va a 5 con un nuovo ingresso (Pisticci) e il Friuli Venezia Giulia conferma le due Bandiere dell’anno precedente. Chiude il Molise con una Bandiera.

Continua a leggere e guarda la classifica con gallery su SIVIAGGIA.IT

Categorie: Altri blog

Guarire a colpi di Kung Fu

Ven, 05/10/2019 - 06:51

Aggressività, paura, ansia, i cosiddetti disturbi del comportamento e dell’apprendimento, si possono curare con le arti marziali? Sì, aiutano a percepire se stessi e gli altri, a socializzare, insegnano a placarsi, ordinarsi, calmarsi

Intervista a Tania Lucchesi, insegnante di kung-fu shaolin, difesa personale, tai chi chuan.

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_296"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/296/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/296/output/ArtiMarzialiTerapeutiche-kung-fu.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/296/ArtiMarzialiTerapeutiche-kung-fu.mp4' } ] } })

Categorie: Altri blog

Fai germogliare i tuoi auguri: growing greetings

Ven, 05/10/2019 - 05:44

Da Milano, Fa’ la cosa giusta 2019, un’idea di economia circolare bellissima che arriva dalla Danimarca: Growing Greetings, biglietti degli auguri che diventano germogli di piante.
“Con le nostre cartoline si può avere sul proprio davanzale un mini giardino, basterà una settimana per far crescere i germogli e poi utilizzarli nelle vostre ricette di cucina”.
L’azienda https://growinggreeting.dk/ propone anche kit per produrre in casa colori partendo dalle piante.

Categorie: Altri blog

Stefano Mancuso: “Ci stiamo giocando il futuro: la deforestazione è un crimine contro l’umanità”

Gio, 05/09/2019 - 21:00

Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale di fama mondiale, spiega ne “La Nazione delle Piante” perché non possiamo fare a meno della vegetazione: “Dobbiamo mettere piante ovunque: nei muri, sui tetti, nelle facciate. La deforestazione dovrebbe essere un crimine contro l’umanità”.

Sono gli abitanti della nazione più potente e popolosa sulla Terra. Da essa dipendono tutte le altre. Almeno una volta abbiamo giocato con loro, li abbiamo guardati o toccati (dappertutto) senza chiedere mai il permesso. Alcuni di questi cittadini sono tra gli esseri viventi più vecchi al mondo, ma non li rispettiamo. Gli tagliamo i capelli, le braccia e addirittura gli togliamo la vita, solo per la nostra comodità. Superano i 300 miliardi ma non ci tolgono spazio, anzi. Se ce ne fossero di più salveremmo il pianeta dalle conseguenze del cambiamento climatico. Perché senza di loro la Terra sarebbe una sterile palla di roccia. Sono le piante, gli esseri viventi più intelligenti al mondo, ma l’uomo non sembra capirlo. Per questo Stefano Mancuso,neurobiologo vegetale di fama mondiale, spiega ne La Nazione delle Piante, perché non possiamo farne a meno. «Ogni giorno decine di specie vegetali si estinguono e nessuno dice nulla. È incredibile, la nostra vita dipende da loro e non se ne parla mai».

Mancuso, perché ignoriamo le piante? 
Per una questione culturale. Come animali capiamo solo ciò che ci è simile. Mentre le piante hanno seguito un’evoluzione così divergente rispetto alla nostra specie che per noi sono incomprensibili. E invece potrebbero insegnarci tanto perché rappresentano l’85% della vita sulla Terra mentre gli animali solo un misero 0,3%. Questo ci fa capire che le decisioni prese dalle piante forse sono state molto più sagge e fruttuose rispetto a quelle prese dagli uomini. Ma il nostro problema con le piante nasce nel nostro cervello.

Siamo stupidi? 
No, o meglio non tutti. L’uomo da sempre ha una specie di mal funzionamento cognitivo studiato dalla neurologia. Si chiama Plant Blindness, cecità alle piante, ed è legata alla bassa capacità di calcolo del nostro cervello. Non riusciamo a processare tanti dati e invece le informazioni che ci arrivano attraverso i nostri sensi sono in numero incredibile. Soltanto attraverso i nostri occhi entrano un miliardo e mezzo di byte al secondo. E invece noi possiamo processarne qualche centinaio. Perciò filtriamo via tutto quello che pensiamo non sia rilevante per noi.

Perché?
Perché all’inizio della storia dell’umanità ci siamo evoluti in un ambiente con tanta vegetazione. Questo verde era dappertutto e sovraccaricava i nostri sensi. Per questo abbiamo imparato a isolarlo e a focalizzarci sull’arrivo di altri animali o esseri umani. Al tempo concentrarsi su di loro e non sulle piante era vitale per la nostra sopravvivenza. Questo meccanismo che ci ha aiutato agli inizi della nostra evoluzione oggi è un vero e proprio svantaggio perché ci impedisce di capire qual è il vero motore invece della vita sulla Terra.

Continua a leggere su LINKIESTA.IT

Categorie: Altri blog

Case sugli alberi sulle Dolomiti: un’esperienza unica, immersi nella natura

Gio, 05/09/2019 - 19:00

Sulle Dolomiti italiane verranno presto realizzate una serie di abitazioni sugli alberi pensate come strumento per favorire il turismo sostenibile.

Lo studio di architettura Peter Pichler Architecture ha rivelato il suo concept per le case sull’albero da realizzare nelle foreste dolomitiche. Progettate come un’estensione di un albergo già esistente, anche se distanti dall’idea convenzionale di turismo, le case promettono di regalare un’esperienza unica di vita nei boschi, immersi nella natura, a stretto contatto con le foreste delle Dolomiti, patrimonio Unesco.

Lo studio di architettura, noto per la sua sensibilità nei confronti dell’ambiente e per il design sostenibile, ha puntato sul legno naturale per creare interni caldi e accoglienti.

Il progetto è concepito come una forma di turismo ‘slow down’, in cui la natura e l’integrazione dell’architettura al suo interno giocano il ruolo principale” affermano gli architetti. “Crediamo che il futuro del turismo si basi sulla relazione tra l’essere umano e la natura. Un’architettura sostenibile e ben integrata può amplificare questa relazione senza aggiungere nient’altro”.

Continua a leggere su INFOBUILDENERGIA.IT

Fonte immagine copertina INFOBUILDENERGIA.IT

Categorie: Altri blog

50 anni di Mistero Buffo

Gio, 05/09/2019 - 18:18

La Compagnia Teatrale Fo Rame e l’Università Statale di Milano presentano:

“Quando nel 1969 abbiamo messo in scena per la prima volta Mistero Buffo a Milano all’Università Statale davanti a 3000 ragazzi alla fine ci fu un’esplosione festosa veramente sconvolgente ma i più felici eravamo io e Franca, insieme avevamo rovesciato un luogo comune invalicabile, volevamo dimostrare che nel nostro paese non esistono soltanto la poesia e la cultura aristocratica ma c’è anche quella popolare e testimonia un’autonoma e straordinaria vitalità.”

Con queste parole Dario Fo, nel 2016, apre la messa in scena del suo ultimo Mistero Buffo.

E noi il 21 maggio vogliamo festeggiare proprio quell’esplosione festosa che provocano le giullarate di Mistero Buffo e la straordinaria vitalità della cultura popolare che ha regalato a questo spettacolo il successo mondiale che oggi ci permette di celebrare i suoi primi 50 anni di carriera.

Riproposto ad oggi in oltre 5000 allestimenti, in Italia e all’estero, nelle piazze, nelle scuole, nelle fabbriche, nei teatri, e anche nelle chiese! Arricchito di volta in volta da nuove e diverse giullarate, Mistero Buffo è uno straordinario impasto comico-drammatico le cui radici affondano nel teatro popolare, quello delle sacre rappresentazioni medievali (chiamate misteri), dei giullari e della commedia dell’arte.

Era il 30 maggio 1969 quando Dario Fo entrò, con Franca Rame, nell’Aula Magna della Statale di Milano durante una assemblea organizzata dagli studenti, oggi dopo esattamente cinquant’anni la Compagnia Teatrale Fo Rame, in collaborazione con l’Università degli studi di Milano e Corvino Produzioni, e con il Patrocinio del Comune di Milano, organizza una giornata per ricordare quell’esordio sperimentale che portò alla ribalta un archivio di cronache e storie attinte da testi sacri e profani riletti in chiave satirico-grottesca.

Per l’occasione Jacopo Fo, figlio di Dario Fo e Franca Rame e direttore della Compagnia Teatrale di famiglia, racconterà alcuni aneddoti sulla nascita di Mistero Buffo e su come quest’opera di importanza internazionale è “entrata” in casa Fo-Rame.
L’attore Mario Pirovano, che da anni porta in scena in Italia e all’estero gli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame, reciterà alcune giullarate tra quelle che hanno reso famoso questo spettacolo in tutto il mondo, mentre l’attrice Lucia Vasini reciterà “Maria sotto la Croce”, monologo che veniva rappresentato da Franca Rame.
Interverrà all’evento anche il regista Felice Cappa, che ha lavorato negli ultimi vent’anni con Fo e Rame, che racconterà il rapporto di Mistero Buffo con le immagini, in tutte le declinazioni, dalle fonti iconografiche ala documentazione fotografica fino alle numerose reinterpretazioni per il cinema e la tv. Non mancheranno i saluti del Rettore Elio Franzini e la partecipazione del Professore Alberto Bentoglio del dipartimento di Beni Culturali e Ambientali che con la sua maestria farà da trait d’union a questa speciale giornata.

Il 21 maggio sarà anche l’occasione per la Compagnia Teatrale di presentare i numerosi eventi che sta organizzando per festeggiare l’importante ricorrenza tra cui il debutto di “Mistero Buffo 50” con Mario Pirovano, nuovo allestimento in programmazione al Piccolo Teatro Grassi dall’8 al 20 ottobre 2019 dove ogni serata sarà introdotta da protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo vicini a Dario Fo e Franca Rame.

Ingresso Libero fino ad esaurimento posti

Compagnia Teatrale Fo Rame – Ufficio Stampa e maggiori informazioni
Email: info@francarame.it Tel. Segreteria: +39 345 6308663
Social: #MisteroBuffo50

50 anni di Mistero Buffo – Info evento

Quando: 21 Maggio ore 17.00
Dove: Aula Magna dell’Università Statale, Via Festa del Perdono n°7 – Milano
Maggiori Informazioni: info@francarame.it
Link Eventbrite

Categorie: Altri blog

A Venezia l’installazione di Christian Holstad dedicata alla protezione dei mari

Gio, 05/09/2019 - 16:00

Da giovedì 9 maggio fino a sabato 11 Consider yourself as a guest (Cornucopia), l’opera di oltre 4 metri realizzata con rifiuti plastici dall’artista statunitense Christian Holstad, è visibile sul Canal Grande, davanti all’università Ca’ Foscari. L’esposizione continuerà poi nel cortile dell’ateneo fino al 12 giugno.

L’installazione è un invito a riflettere sull’urgenza di affrontare il tema dell’inquinamento dai rifiuti dei mari e degli oceani di tutto il mondo, letteralmente “portando a galla” un problema di assoluta attualità e non lasciandolo nascosto nei fondali del mare.

Un mio vicino di casa aveva appeso alla porta un cartello con scritto ‘Considerati un ospite’. Per anni ho visto ogni giorno quella frase, che è diventata per me come un mantra inconsapevole”, racconta Christian Holstad. “La nostra dipendenza dalla plastica non è sostenibile. I suoi effetti si stanno espandendo nei nostri continenti e nelle nostre acque. Consider yourself as a guest (Cornucopia) è una riflessione sull’impatto che abbiamo sul pianeta e sul nostro ruolo di consumatori che alimentano questa crescente massa di plastica”.

Continua a leggere su OGGIGREEN.IT

Categorie: Altri blog

EcoFuturo Tv: quarta puntata

Gio, 05/09/2019 - 15:37

Chi dice che per il Pianeta e per gli umani riconvertire l’economia lineare dello spreco all’economia circolare è un solo un costo, afferma una cosa inesatta e fa proprio il punto di vista dei cementificatori, dei produttori di usa e getta e di molti altri che hanno prosperato nell’economia dell’eccesso e dello sfruttamento. Noi di Ecofuturo vi dimostreremo – nelle otto puntate – che per tutti gli altri, ovvero per il 99% della popolazione, passare all’era delle rinnovabili, del riuso, del rispetto per l’ecosistema è un guadagno.

In onda ogni SABATO e DOMENICA dal 13/4 al 2/6/2019 su ilfattoquotidiano.it e il circuito di emittenti di Fox Production & Music.

Scarica qui l’elenco delle emittenti del circuito con gli orari di messa in onda della trasmissione

Categorie: Altri blog

Oms: prevenire le infezioni antibiotico resistenti lavandosi le mani

Gio, 05/09/2019 - 14:45

Non solo una prevenzione contro infezioni comuni com’era raffreddori e influenza: lavare (bene) le mani è molto importante anche per prevenire le più pericolose infezioni ospedaliere e per mettere un argine al crescente – e sempre più preoccupante – fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria sono infatti sempre più spesso, purtroppo, causate da batteri in grado di resistere all’azione degli antibiotici (ricordiamo che in Europa ogni anno ci sono circa 33 mila morti a causa della resistenza agli antibiotici, di cui un terzo solo nel nostro Paese). E poiché le infezioni causate da questi batteri particolarmente aggressivi sono sempre più difficili da curare, è molto importante prevenirle. E un accurato lavaggio delle mani è un metodo valido, oltre che semplice ed economico.

La campagna dell’Oms “Save lives”

L’Organizzazione mondiale della sanità lo ripete da anni, e a questo argomento ha dedicato diverse  iniziative.  L’ultima è “SAVE LIVES: Clean Your Hands”, indagine lanciata pochi giorni fa in occasione della Giornata mondiale dell’igiene delle mani edizione 2019, che mira proprio a fare il punto sullo stato di attuazione nelle strutture ospedaliere dei programmi di prevenzione e di controllo delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria e delle attività di promozione dell’igiene delle mani. L’indagine sarà attiva fino al 16 luglio 2019 e possono partecipare – attraverso la compilazione di due questionari online – tutte le strutture sanitarie a livello mondiale.

“Nell’ambito del Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza (PNCAR) 2017-2020 – si legge sul sito del ministero della Salute italiano – l’indagine rappresenta un’opportunità per delineare lo stato attuale del Paese in relazione alle attività correlate al controllo delle infezioni correlate all’assistenza , nonché per descrivere eventuali e auspicabili futuri progressi, anche a livello di singola struttura, attraverso la sua ripetizione, servendosene quindi come strumento di monitoraggio a livello locale”.

Quando lavarle

Per quanto riguarda l’ambiente ospedaliero l’Oms ricorda che è bene che il personale medico e paramedico e tutte le persone che si occupano dei malati si lavino accuratamente le mani in particolare in alcuni momenti: prima e dopo il contatto con un paziente, prima di preparare e somministrare un’ iniezione, prima di medicare o toccare una ferita, se si è entrati in contatto con fluidi corporei e dopo aver toccato oggetti posti nelle vicinanze del paziente. 

Per quanto riguarda la vita di tutti i giorni lavare le mani è importante soprattutto quando si trascorre molto tempo fuori casa e in luoghi pubblici. In particolare è bene lavarle prima di: mangiare, maneggiare o consumare alimenti, applicare o rimuovere le lenti a contatto, usare il bagno, cambiare un pannolino, somministrare farmaci; e dopo: aver tossito, starnutito o soffiato il naso, essere stati a contatto con animali, aver usato il bagno, aver cambiato un pannolino, aver toccato cibo crudo (in particolare carne, pesce e uova), aver maneggiato spazzatura, aver usato un telefono pubblico o maneggiato soldi, aver usato un mezzo di trasporto (bus, taxi, auto ecc.), aver soggiornato in luoghi molto affollati (palestre, sale da aspetto di ferrovie, aeroporti, cinema).

Le regole per farlo bene

Lavare le mani ha lo scopo di rimuovere i germi patogeni presenti sulla cute attraverso un’azione meccanica. Non basta, però, aprire il rubinetto e passare le mani sotto il getto dell’acqua per eliminare il problema. Un buon lavaggio, infatti, per essere tale, deve prevedere l’utilizzo di una generosa dose di sapone e della distribuzione uniforme di questa su tutta la superficie delle mani. E il processo, in tutto, deve durare almeno 40-60 secondi.

Ecco le regole, riportate dal ministero della Salute, da seguire per un corretto lavaggio delle mani:

  • Utilizza sapone (meglio quello liquido della saponetta) e acqua corrente, preferibilmente calda. Il sapone liquido non è esposto all’aria e quindi non permette ai germi di proliferare, come invece può accadere sulla superficie della saponetta
  • Applica il sapone su entrambi i palmi delle mani e strofina sul dorso, tra le dita e nello spazio al di sotto delle unghie (dove si annidano più facilmente i germi), per almeno 40-60 secondi
  • Risciacqua abbondantemente con acqua corrente
  • Asciuga le mani possibilmente con carta usa e getta o con un asciugamano personale pulito o con un dispositivo ad aria calda
  • Non toccare rubinetti o maniglie con le mani appena lavate. Per chiudere il rubinetto usa una salviettina pulita, meglio se monouso.
  • Applica, eventualmente, una crema o lozione idratante per prevenire le irritazioni, in caso di detergenti troppo aggressivi o dopo lavaggi prolungati.

Foto di jacqueline macou da Pixabay

Categorie: Altri blog

Il cuore risvegliato con un micro-gene

Gio, 05/09/2019 - 13:53

Oggi un gruppo italiano pubblica su Nature i suoi risultati positivi, ottenuti per il momento su dei maiali iniettando un minuscolo frammento di Dna. L’ispirazione da salamandre e pesci

Come risvegliare un cuore ferito? Un gruppo di ricercatori italiani è riuscito a riparare la cicatrice di un infarto (sulle cavie, per il momento) ispirandosi alla capacità di salamandre e pesci di rigenerare i loro organi perduti. “Per ora gli esperimenti sono solo su roditori e maiali. Questi ultimi hanno un cuore quasi identico all’uomo” spiega Mauro Giacca, coordinatore di una pubblicazione su Nature con Fabio Recchia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Giacca è direttore generale dell’Icgeb (Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologia), un ente di ricerca delle Nazioni Unite con laboratori a Trieste, in India e Sudafrica. “Analizzando molte specie animali diverse, abbiamo trovato un piccolo frammento genetico che spinge le cellule del cuore a dividersi. Lo abbiamo somministrato ad alcuni maiali dopo un infarto e abbiamo notato un ritorno alla normalità, almeno temporaneamente” spiega Giacca. Le salamandre sono famose per la loro capacità di far ricrescere gli organi perduti. “Una specie di pesci detta zebrafish, dopo un danno cardiaco, resta immobile per alcuni giorni. Poi riprende a nuotare normalmente. Il suo cuore nel frattempo si è rigenerato” racconta il ricercatore.

In media, si stima che un infarto uccida fra 1 e 4 miliardi di cellule cardiache, circa un quinto del totale. Il frammento genetico ripara-muscolo si chiama microRna-199. E’ una piccola molecola che viaggia attorno alla doppia elica del Dna, accendendo e spegnendo geni, indicando quali e quante proteine devono essere prodotte per il buon funzionamento delle cellule. “E’ presente in moltissime specie animali, segno che l’evoluzione lo considera uno strumento importante” spiega Giacca. “Ma non si trova nel cuore. Noi lo abbiamo inserito nell’organo dei maiali con un intervento chirurgico, usando dei virus per recapitarlo all’interno delle cellule”. Se l’infarto aveva danneggiato una certa porzione del muscolo cardiaco, la somministrazione del micro-Rna riparatore è avvenuta nella regione che circondava questo danno: una zona grigia in cui si alternano cellule morte e ancora vive. “Sappiamo che le cellule del cuore sono restie a dividersi, ma dopo il nostro intervento abbiamo visto che quelle rimaste vive si sono moltiplicate, rigenerando l’organo danneggiato”.

FONTE: REPUBBLICA.IT
FOTO: In basso, in verde, le cellule del cuore rigenerate. Immagine di Mauro Giacca 

Categorie: Altri blog

11 maggio. Trasite, favorite

Gio, 05/09/2019 - 12:00

di Rete dei Comuni solidali – Da mesi raccogliamo molti segnali di attenzione e di vicinanza all’esperienza di Riace; fra esse le numerose adesioni al manifesto Artisti per Riace.

Abbiamo così deciso di rilanciare un appuntamento – sabato 11 maggio dalle ore 11 – un invito ad essere presenti, ognuno con le proprie idee e il suo talento. Non un evento tradizionale, non un concerto con spettatori da un lato ed artisti dall’altro ma semplicemente uno stare insieme e un mescolarsi tra persone famose e meno famose, per riempire i vicoli e le piazze di Riace, per testimoniare con la propria presenza l’importanza che Riace continui a rappresentare la possibilità di un’accoglienza, di una convivenza e di una solidarietà che cambia in meglio il nostro Paese, per tutti. Trasite e favorite*(entrate e condividete) sarà dunque la parola d’ordine di una Calabria che intende passare alla Storia non solo per le tristi vicende della malavita organizzata ma per la sua capacità di produrre cambiamento e di ridare speranza ad un’Italia che pare avviata sulla china del declino sociale, culturale ed economico.

Sarà presentata la Fondazione di partecipazione “È Stato il Vento” che prende vita dalle parole del sindaco di Riace Domenico Lucano:

“È stato Il vento che ha spinto quel veliero carico di curdi sulla spiaggia ionica del piccolo paese. Da lì è cominciato tutto”.

La Fondazione sarà dunque uno strumento per rilanciare l’esperienza di Riace con il turismo solidale, l’artigianato locale, l’accoglienza solidale dei rifugiati. Una scommessa ed un obiettivo possibile per il quale abbiamo bisogno dell’energia, della passione e della competenza di tutti.

Vi aspettiamo www.estatoilvento.it per informazioni  fondazioneriaceestatoilvento@gmail.com

Fonte articolo COMUNE-INFO.NET

Fonte immagine copertina COMUNE-INFO.NET

Categorie: Altri blog