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Aggiornato: 1 ora 4 min fa

Bici: ecco le ruote che non si sgonfiano e non si bucano

Mar, 04/06/2021 - 11:00

Immagina una bici che non si sgonfia e non si buca. Ma soprattutto immagina se anche i mezzi a motore avessero pneumatici che non si deteriorano e non si bucano, risparmiando all’ambiente sia l’immissione di microplastiche (metà dell’inquinamento di un’auto si calcola derivi da freni e pneumatici) sia gli infiniti depositi di gomme usurate e che non si sa bene come smaltire.

Ruote eterne

Il futuro degli pneumatici sostenibili arriva dalla Nasa. Grazie a una start up –  Smart Tyre Company – arriveranno il prossimo anno sul mercato pneumatici a base di NiTinol+ “quasi indistruttibili” della Nasa, utilizzati per i veicoli dell’agenzia spaziale, per ora dedicati al più sostenibile dei mezzi: la bici. Secondo la Smart Tyre Company, i nuovi pneumatici Metl saranno disponibili per gli appassionati di ciclismo all’inizio del 2022, anche se i prezzi di listino non sono stati ancora definiti.

Caratteristiche uniche

L’azienda sta collaborando con gli scienziati dell’agenzia spaziale americana per adattare la tecnologia “Shape Memory Alloy Radial Technology” alle biciclette. Secondo le anticipazioni dell’azienda, se tutto procederà come programmato, le “gomme” delle bici saranno al riparo da forature e usura (sono senza aria). Si chiameranno “Martensite Elasticized Tubular Loading” (Metl). Allo studio, ma ci vorrà più tempo, anche applicazioni per altri veicoli a motore: il nuovo pneumatico sarà anche in grado di garantire una maggiore trazione su tutti i tipi di terreno e con tutte le condizioni atmosferiche: quindi basta anche al cambio pneumatici stagionale.

Una lega futuristica

Il pneumatico Smart, sviluppato originariamente per l’uso nelle missioni Rover lunari e su Marte, è composto da spirali interconnesse di NiTinol+, una lega leggera di nichel e titanio. La sua caratteristica principale è che dopo un impatto – un sasso, una buca – ritorna alla sua forma originale a livello molecolare senza perdere integrità strutturale.

Dalle bici alle auto ai monopattini

Ma il veicolo che più di tutti troverebbe giovamento da un super pneumatico come questo è il monopattino elettrico. Ad oggi le possibilità sono due: o si scelgono pneumatici ad aria e si fora in continuazione, oppure si opta per un pneumatico “Pieno” e si soffre infinitamente di vibrazioni. A questo sta lavorando Spin, società nell’orbita della Ford Motor Company.

Le altre innovazioni in campo

Ci sono almeno altri due fattori che influiscono in maniera importante sull’inquinamento da pneumatici. Il primo riguarda il materiale di cui sono fatti e la filiera da cui provengono. A questo proposito, i principali produttori di gomme stanno già da anni sviluppando nuove tecniche meno impattanti: Michelin punta ad avere, entro il 2024, l’80% di componenti sostenibili (realizzando gomme termoplastiche da legno, paglia o barbabietola); Pirelli lavora da tempo a una catena di approvvigionamento sostenibile in gomma naturale; Continental ha presentato di recente pneumatici alternativi provenienti dalla pianta di tarassaco, mentre Directa plus ha brevettato degli pneumatici al grafene, che dovrebbero ridurre di molto la resistenza al rotolamento (e quindi i consumi). Si spera che le tante innovazioni in campo contribuiscano a rendere accessibili i prezzi di queste vere e proprie rivoluzioni del trasporto.

Cosa possiamo fare intanto

Considerando le emissioni di CO2 degli pneumatici, una classificazione europea, dalla lettera A alla G, vede una differenza che va da 120 grammi di anidride carbonica emessi al chilometro (pneumatici A) a un massimo di 225 g/km (G). Se hai un veicolo che percorre mediamente in un anno 15mila chilometri e fa 14-15 chilometri con un litro, passando da classe G a classe A si può risparmiare circa 90 litri di carburante all’anno. Un risparmio in denaro e in salute pubblica. In generale, sarebbe meglio non scendere sotto la classe B, anche perché la differenza di prezzo non è molta.

Un’altra cosa da tener presente è la pressione delle gomme (e lo sanno bene i ciclisti): se viaggi con la pressione delle gomme troppo bassa, l’attrito aumenta, insieme ai consumi e all’erosione degli pneumatici. Secondo alcune stime, se viaggi con la pressione delle gomme inferiore di anche solo 0,6 bar rispetto a quella raccomandata (2 bar), il consumo di carburante cresce del 4%, la durata degli pneumatici viene quasi dimezzata e aumenta anche il rischio di incidenti. La raccomandazione dunque è controllare almeno una volta al mese che la pressione sia perfetta: generalmente si aggira intorno ai 2 bar appunto, ma varia da macchina a macchina: meglio verificarla sul manuale d’uso dell’auto).

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Il ciclo (e riciclo) di vita di carta e cartone

Mar, 04/06/2021 - 08:00

Ma solo all’inizio del ciclo, poi dalla carta, gettata nella raccolta differenziata e avviata al riciclo, si può ottenere altra carta.
Ogni anno vengono immesse al consumo 4,7 milioni di tonnellate di carta e cartone (imballaggi cellulosici). L’80% viene avviato al riciclo. C’è ancora molto da fare!

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Immagini della gallery: foto di Armando Tondo scattate all’edizione 2017 di Ecomondo a Rimini (5-7- novembre 2017)

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Chicago, la polizia uccide un 13enne | Olimpiadi a rischio per variante Covid | Putin, può restare al potere fino al 2036

Mar, 04/06/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Chicago, la polizia uccide un 13enne ispanico. Chiesta la diffusione dei video;

Il Giornale: ‘Niente immunità entro luglio’ Così l’Ue manca gli obiettivi;

Il Manifesto: Senza reddito, la lunga fila in Italia per il pasto di Pasqua;

Il Mattino: Putin potrà essere eletto fino al 2036;

Il Messaggero: Vaccino low cost in arrivo dall’America, primi test sull’uomo in Brasile e Messico;

Ilsole24ore: Per AstraZeneca gli esami non finiscono mai. Ecco cosa sta succedendo in Europa – In Italia altri 10.680 casi e 296 morti. Positività balza al 10,4% – La mappa – Vaccini in tempo reale;

Il Fatto Quotidiano: Gran Bretagna, Boris Johnson: “Dal 12 aprile riaprono bar, palestre e negozi. Anche io andrò al pub. Viaggi all’estero? È troppo presto”;

La Repubblica: Una nuova variante del Covid mette a rischio le Olimpiadi;

Leggo: Ipotesi zona rossa a Palermo. In Sicilia casi sotto quota mille, ma oltre metà sono nel capoluogo;

Tgcom24: Regioni in pressing su Draghi: “Road map per avere parziali riaperture dal 20 aprile”;

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Come farsi il compost in casa in 24 ore

Lun, 04/05/2021 - 17:00

Grazie a questa macchina è possibile compostare i rifiuti organici direttamente in casa. Geniale!

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A Berlino nascerà un luogo di culto unico per cristiani, musulmani ed ebrei

Lun, 04/05/2021 - 12:00

Il sogno di un dialogo tra culture e religioni diverse sta per diventare realtà.

Sul sito di una chiesa demolita dai governanti comunisti della Germania dell’Est, sta per sorgere un nuovo luogo di culto che riunirà cristiani, ebrei e musulmani sotto lo stesso tetto – ed è già stato soprannominato un “churmosquagogue“.
Un luogo ibrido, spazio di inter-relazioni e dialogo.

Il progetto

La prima pietra della House of One a Berlino sarà posta durante una cerimonia il 27 maggio, che segnerà la fine di 10 anni di pianificazione e l’inizio di circa quattro anni di costruzione, e simboleggerà una nuova avventura nella cooperazione e nel dialogo interreligiosi.

L’edificio da 47 milioni di euro, progettato dallo studio di architettura Kuehn Malvezzi, incorporerà una chiesa, una moschea e una sinagoga collegati a uno spazio centrale per riunioni. Persone di altre fedi e denominazioni, e coloro senza fede, saranno invitate a eventi e discussioni nella grande sala.

L’idea è piuttosto semplice”, ha dichiarato Roland Stolte, un teologo cristiano che ha contribuito all’avvio del progetto. “Volevamo costruire una casa di preghiera e apprendimento, dove queste tre religioni potessero coesistere mantenendo ciascuna la propria identità“.

Andreas Nachama, il rabbino che sta trasformando questa visione in realtà in collaborazione con un pastore e un imam, ha detto: “Ci sono molti modi diversi per raggiungere Dio, e ognuno è un buon modo“. Nella House of One, cristiani, musulmani ed ebrei pregheranno separatamente, ma si incontreranno durante festività religiose, commemorazioni e celebrazioni, ha aggiunto.

L’inizio di una nuova era

Per il rabbino Andreas Nachama la House of One “è più di un simbolo. È l’inizio di una nuova era in cui dimostriamo che non c’è odio tra di noi“.

La House of One sarà costruita sul sito della chiesa di San Pietro a Petriplatz, danneggiata durante la seconda guerra mondiale e demolita nel 1964 dalle autorità della RDT e diventerà uno spazio rappresentativo della città di Berlino oggi, in cui si mescolano tantissime culture.

Il progetto è stato generalmente sostenuto dalle comunità di fede e dal pubblico, ha detto Stolte, anche se “nei primi anni si temeva che stessimo mescolando religioni o cercando di creare una nuova religione“.

L’inclusione nella pianificazione di persone senza fede è stato un aspetto molto importante del progetto House of One, ha detto. “Berlino Est è un luogo molto secolare. Le istituzioni religiose devono trovare nuovi linguaggi e modi per essere rilevanti e per creare collegamenti tra le persone”.

Un nuovo mondo è possibile.

Fonte: The Guardian

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Sbriciolata al cioccolato: come riciclare le uova di cioccolato!

Lun, 04/05/2021 - 10:00

Dal canale YouTube Fanpage.it: “Un’idea geniale e gustosa per riciclare le uova di Pasqua! Cose serve:

  • Per la frolla: 2 uova sale 150g burro 150g zucchero 400g farina 1/2 cucchiaio di lievito in polvere;
  • Per il ripieno: uova di cioccolata.

PREPARAZIONE:

  1. Preparate la frolla unendo le uova al burro, aggiungendo poi lo zucchero, la farina e il lievito. Formate un panetto e lasciate in frigo per 30 minuti;
  2. Sbriciolate l’impasto in una tortiera di 26cm, aggiunte il cioccolato spezzettato e ricoprite con altra frolla;
  3. Infornate a 180° per 35-40 minuti. 4. Lasciate raffreddare e servite con lo zucchero a velo.

Buona visione!

Fanpage.it

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La Casa di Luce di Bisceglie

Lun, 04/05/2021 - 08:00

Ha ottenuto la certificazione CasaClima Oro, ha vinto il premio Green Awards Building 2016 ed è un edificio NZEB: Nearly Zero Energy Building: si tratta del progetto Case di Luce, sviluppato dallo studio PS Architetture e realizzato da Pedone Working di Bisceglie.

Obiettivo? Lo dichiarano direttamente i progettisti: “rigenerare un’area dismessa con criticità ambientali. Sviluppare una riqualificazione urbana sostenibile che evita il consumo di suolo, bonificando un’area compromessa; un sistema di spazi pubblici accresce la qualità urbana, integrando edifici residenziali NZEB con nuove infrastrutture a verde. In sintesi: rigenerare con la natura”.

Si tratta di un intervento residenziale d’avanguardia, che racchiude una serie di soluzioni studiate per contenere i consumi energetici e garantire il comfort residenziale; “l’edificio è caratterizzato da un bassissimo fabbisogno energetico in quanto utilizza tutti gli accorgimenti inerenti al risparmio energetico: eliminazione dei ponti termici, infissi altamente termoisolanti, riscaldamento mediante pompa di calore e un involucro altamente performante dal punto di vista termico, acustico ed igrometrico in quanto 100% naturale in canapa e calce. Il composto in canapa e calce utilizzato, sia per Biomattone che per Natural Beton, prodotto certificato LEED, è un composto costituito da truciolato vegetale di canapa con un legante a base di calce in rapporto variabile a seconda delle prestazioni termiche e meccaniche richieste”, continuano i progettisti.

Fra le soluzioni più interessanti per raggiungere l’equilibrio energetico, le serre solari, inserite come elementi di captazione passiva dell’energia solare termica e come elemento di mediazione fra interno ed esterno, e la copertura a vela, inclinata in direzione Sud/Sud-Est e studiata per accogliere gli impianti per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili. Cambiando di scala e passando dalla copertura e dalla stratigrafia delle pareti agli elementi di dimensioni minori, anche le porte blindate, di Dierre, collaborano nel raggiungimento dell’obiettivo, grazie ai loro valori di isolamento termico, tenuta all’aria e tenuta all’acqua.

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Sileri: a maggio 16 milioni di dosi | Immuni, incompiuta e abbandonata | Pasqua, città semideserte

Lun, 04/05/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Sileri: ad aprile 8 milioni di dosi, 16 a maggio. In Liguria controlli anche sulle spiagge;

Il Giornale: AstraZeneca, cinque domande. Cosa c’è da sapere sul vaccino;

Il Manifesto: Mosca: «È il confine russo, con le truppe Nato in Ucraina noi risponderemo»;

Il Mattino: La Cina verso l’immunità di gregge: uova e buoni spesa per gli scettici;

Il Messaggero: LA SCOMPARSA Denise Pipitone, i risultati del Dna annunciati in diretta alla tv russa: ecco quando;

Ilsole24ore: Come funziona il certificato verde della Ue e perché non è un «passaporto vaccinale»;

Il Fatto Quotidiano: Immuni, un’incompiuta abbandonata dalla politica: dalle promesse all’oblio – I grafici;

La Repubblica: Pasqua tutta in rosso, più di 110 mila controlli: multe da 400 euro a chi prendeva la tintarella;

Leggo: Giordania, l’accusa contro il principe Hamzah bin Hussein: «Ha attentato alla sicurezza nazionale»;

Tgcom24: Città semideserte nel giorno di Pasqua: qualche runner e molte pattuglie | Foto | L’Italia in lockdown vista dall’alto: video;

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Miracolo in Sicilia!

Dom, 04/04/2021 - 20:47

Ho conosciuto Andrea Bartoli e Florinda Saieva a Gela, lo scorso dicembre, e mi hanno raccontato la loro storia straordinaria. A Favara, un luogo nel quale nessun turista arrivava, neanche per sbaglio, hanno restaurato alcune case del fatiscente centro storico e hanno iniziato a invitare artisti di tutte le discipline, allestire mostre, installazioni, decorare i muri esterni delle case dal marciapiede al tetto, inventare cartelli stradali, oggetti, giochi visivi e sonori. Una festa. Ma anche una capacità titanica di far arrivare da tutto il mondo artisti disposti a passare dieci giorni a Favara per scoprirla. Scoprire che? Non c’era niente! Fattostà che nasce il Farm Cultural park.

E con la loro elegante cortesia e ospitalità sono riusciti poi a far arrivare anche un’orda di giornalisti fin dal Giappone, che chissà come si erano convinti che non potevano assolutamente perdere l’occasione di raccontare l’incredibile stupore che ti coglie quando arrivi a Favara. Miracoli dell’immaginazione al potere.

Non so quale stupenda dote di fascinazione possiedano queste due persone. E c’è gente che prende tre aerei e poi si fa un pezzo in macchina, per arrivare lì a chiacchierare con loro, gustando delizie siciliane. Non un successo. Di più. Una cosa da 120mila persone all’anno. Più del Teatro Greco di Taormina.

Florinda e Andrea hanno finanziato l’impresa di tasca loro. Hanno anche creato una teoria che spiega che l’arte può essere il motore della rinascita culturale ed economica, fondare una socialità solidale, creare armonia e passione. L’arte come medicina per i territori, come arco di volta di una diversa idea di sviluppo. E hanno vinto la scommessa perché intorno alla loro iniziativa si sono mossi altri, aprendo spazi per l’ospitalità, negozi, ristoranti. Hanno mosso un indotto che un recente studio conteggia in 20 milioni di euro di aumento del Pil locale. Roba che Gentiloni dovrebbe andarli a trovare e dargli 4 o 5 titoli da cavaliere e da commendatore. A testa. Invece, recentemente si sono trovati di fronte ad accuse di abusi edilizi, per una tensostruttura e alla richiesta di demolire alcune installazioni artistiche.

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Baby Miss e Baby Mister: l’ambizione dei genitori moderni

Dom, 04/04/2021 - 17:00

Quanto conta la bellezza in una donna? Tanto, troppo forse, in questo mondo in cui conta più l’apparenza della consistenza.

E quanto conta la bellezza in una bambina?

Nei concorsi di baby Miss e baby Mister la bellezza è tutto!

Negli Usa i concorsi di bellezza per bambini sono un vero e proprio business da milioni di euro. Il primo concorso fu Little Miss America negli anni 60 ed era dai 13 ai 17 anni, ma nel tempo quest’età si è drasticamente abbassata, oggi possono partecipare anche bambini di 4 anni. Questo trend spesso sostenuto anche dalle case di abbigliamento per bambini ha preso progressivamente piede anche in Europa e in Italia.

Molti genitori che iscrivono i propri figli a questi concorsi lo descrivono semplicemente come un gioco divertente al quale il bambino partecipa. Siamo proprio sicuri che il “gioco” di premiare la bellezza sia sano e senza conseguenze psicologiche?

L‘infanzia è un periodo nel quale la fragile personalità del bambino fiorisce e prende forma a poco a poco, e come un fiore delicato può essere nutrito dal sole oppure schiacciato dal vento troppo forte. Vuol dire che i messaggi e gli insegnamenti ricevuti nei primi tempi dello sviluppo possono essere il sole ma possono rappresentare anche un vento distruttivo; sono determinanti nel processo di maturazione dell’autostima e del senso di identità personale.

La risposta alla domanda “chi sono io?” si inizia a formulare già da piccolissimi e comprende il nome, l’identità sessuale e la provenienza anagrafica, ma anche le caratteristiche che ci differenziano dagli altri, come il carattere, i tratti somatici e i valori in cui si crede.

La trasmissione dei valori avviene principalmente ad opera di mamma e papà attraverso l’educazione e il comportamento. Mediante una comunicazione più o meno esplicita il bambino comprende ciò che è importante per i suoi genitori e ciò che lo rende apprezzato e apprezzabile ai loro occhi. Sulla base di quanto elaborato il bambino si muoverà in futuro, camminando nel mondo e costruendo relazioni sociali.

Lo psicanalista inglese D. Winnicott già negli anni 70 descrive come il neonato si rispecchi negli occhi della mamma che appunto come uno specchio gli rimanda un’immagine di sé stesso. Il concetto è elaborato, ma volendo semplificarlo si potrebbe tradurre che se mamma mi guarda con occhi pieni di amore e di ammirazione io penserò di me che valgo che sono in grado di dare amore e di riceverlo. Al contrario se mamma mi guarda con occhi vuoti, distrattamente o non mi guarda affatto questo mi fa sentire poco importante e di poco valore.

Alla luce di quanto detto proviamo a chiederci: “Come si sviluppa l’autostima e il senso d’identità personale di quella bambina che negli occhi della mamma vede rispecchiata unicamente la propria bellezza e che per questo viene incoronata baby Miss?”

Uno studio pubblicato sul Journal of American Academy of Child and Adolescent Psychiatry mostra come l’esaltazione della bellezza come unico valore da premiare danneggi l’autostima del bambino e il rapporto che esso avrà con il suo corpo.

Le gare di bellezza inevitabilmente incoronano una bambina per le caratteristiche estetiche e la capacità di valorizzarle sorridendo, camminando e salutando. La bellezza diventa quindi l’unica cosa importante in quel momento.

Questi concorsi prevedono un’elaborata preparazione per trasformare il bambino in una piccola donna e in un uomo in miniatura. Trucchi, pennelli, paillettes, bigodini, lacca per capelli e vestiti costosi sono i giochi nelle ore di attesa della competizione. A quel punto il bellissimo sorriso naturale del bambino è incorniciato da un pesante make-up e da sfavillanti pettinature.

La più bella e il più bello vengono eletti e incoronati esattamente come tutti i principi e le principesse delle favole, ma in più si potrebbe anche vincere una parte su un set televisivo, un cucciolo, una quota in denaro e ancora meglio se si riesce a fare colpo su talent scout di una casa di moda.

Poco di tutto questo appartiene veramente al mondo dell’infanzia, probabilmente è un gioco solo la parte in cui ci si traveste da principesse, ma nel gioco vero del mascherarsi nessuno viene eletto vincitore e soprattutto l’unico trucco veramente utilizzato è la fantasia.

I rischi per i piccoli concorrenti al gioco della bellezza sono molteplici, in primo luogo un’autostima traballante.

“l’io valgo” rischia di ruotare unicamente intorno al valore estetico, alla bellezza del proprio viso e del proprio corpo. Cosa che può rendere estremamente insicuri dato che la bellezza riconosciuta universalmente non esiste e soprattutto é estremamente mutevole nel tempo.

Al contrario è molto importante per un bambino maturare la consapevolezza sulle proprie capacità quindi sul fare e sull’essere.

Dire a un bambino “come sei stato bravo a costruire questa tenda” lo rende orgoglioso e fiero di sé, esattamente come dirgli “sei un bambino gentile e coraggioso”. Questi sono valori molto più duraturi rispetto all’effimera bellezza e soprattutto si possono coltivare senza essere minacciati dal tempo che passa.

Ci si potrebbe chiedere cosa ci sta di male a dire un bambino che è bello e a lodarlo per questo? Niente. Non c’è niente di più bello di una mamma che guarda il proprio figlio con amore e che guardandolo negli occhi gli dice “sei la cosa più bella del mondo!”, “quanto sei bello”.

Ma cosa ben diversa è complimentarsi principalmente e ripetutamente con il bambino per la sua bellezza. Le bambine con un senso di identità costruito intorno all’estetica possono sviluppare nel tempo un’eccessiva attenzione a tutto quello che è cura del corpo e alimentazione. Che nel migliore dei casi porta a coltivare con costanza attività sportive e una sana alimentazione, ma altresì alterazioni dell’immagine corporea e disturbi alimentari.

Le conseguenze per le femminucce possono essere più gravose rispetto a quelle dei maschietti proprio perché le gare per Baby Miss vanno a confermare lo stereotipo di identità di genere nel quale una donna per essere apprezzata deve essere bella e mansueta.

Un altro importante rischio da prendere in considerazione riguarda la precoce erotizzazione dei bambini.

Probabilmente Sarà capitato a tutti navigando sul web o sfogliando una rivista di moda di trovare una bella bambina, truccata con rossetto e mascara, distesa su un divano che indossa un bel vestito, magari con le piume o addirittura di seta; guarda dritto nell’obiettivo della fotocamera con un fare suadente, se non addirittura ammiccante tanto che l’osservatore potrebbe avere il serio dubbio se raffigurata vi sia un’adolescente o una donna fatta e finita.

È difficile per la mente far combaciare nella stessa immagine due mondi così lontani: quello dell‘infanzia e quello della provocatorietà erotico sessuale.

Un bambino ha bisogno di viversi il suo corpo senza malizia il più a lungo possibile, gli anni che precedono lo sviluppo sessuale permettono un’esplorazione del corpo libera, attraverso i giochi di movimento, come il correre, l’arrampicarsi, lo sport, tutte attività che permettono al bambino di testare la sua resistenza e le sue abilità. Secondo S. Freud tra i 5 /6 anni e l’adolescenza il bambino vive una fase di sviluppo definita di latenza sessuale, in cui l’interesse sessuale rimane appunto latente almeno fino alla comparsa del menarca e della polluzione notturna. In questa fase di sviluppo quindi il corpo non esprime impulsi sessuali e le effusioni di affetto come abbracci e carezze sono caratterizzate unicamente da sentimenti di tenerezza.

Anticipare le tappe dello sviluppo sessuale è estremamente rischioso. Sarebbe come armare un bambino di una pistola che non sa usare e con cui ci si può fare molto male. La sessualità sana è qualcosa che si matura gradualmente nel corso dello sviluppo. Rimarcare con il trucco e l’abbigliamento i tratti di genere femminile induce una pubertà precoce e incentiva l’interesse erotico per il corpo.

La sessualità ha un impatto emotivo importante, incentivare questo aspetto nelle bambine può portarle a maturare condotte inadeguate per la loro età e soprattutto può esporle ha un maggior pericolo di abusi sessuali.

L’infanzia è un periodo della vita con un valore psico-emotivo determinante per lo sviluppo dell’identità adulta. I bambini vanno accompagnati nel loro percorso di crescita, favorendo un’esplorazione graduale e sana di sé stessi e del mondo. Aiutandoli a superare gli ostacoli e le paure senza porgli dinanzi sfide troppo grandi per la loro età.

Dr.ssa Ilaria Fontana – Psicologa clinica, psicoterapeuta. www.ilariafontana.com

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Prime: perché dovete guardare “La Donna Elettrica” (su Prime)

Dom, 04/04/2021 - 16:00

La donna elettrica, o meglio La donna in guerra (Woman at war), è un film superbo e delicato che mette insieme i due temi principali di questo tempo, le due sfide più aspre e necessarie: l’ambiente e la questione femminile. Di contorno alla storia, tutto il resto che dell’umanità ci colpisce: l’amicizia, la solidarietà, la passione, la forza, le tradizioni. E poi la maternità, il potere mediatico, l’indifferenza, la politica, l’arguzia. Regia di Benedikt Erlingsson, già noto per Horses and Men, il film è da qualche giorno disponibile su Amazon Prime.

La passione

Apriamo in mezzo alla bellezza mozzafiato dell’Islanda rurale, catturata in modo spettacolare dal direttore della fotografia Bergsteinn Björgúlfsson. Qui, un’eco-guerriera combatte contro le grandi industrie con le sue sole mani. Scocca una freccia su una linea elettrica, provoca interruzioni dell’elettricità e blocca i piani del governo per costruire una nuova fonderia di alluminio. Lei è Halla, guerrigliera in bicicletta, magnificamente interpretata da Halldóra Geirharðsdóttir, di una bellezza imbarazzante e tranquilla, serena, atletica, profonda e caleidoscopica. Forte e oltremodo coraggiosa, armonica quando – nella sua doppia vita – dirige il coro locale del paese.

La maternità

All’apice del suo attivismo, Halla riceve il più inaspettato dei regali, tanto fuori tempo da risultare scomodo. La richiesta di adottare un bambino, avanzata 4 anni prima, ha improvvisamente successo, e lei capisce che adesso no, adesso mal si fonde con la sua vita segreta di ribelle, ricercata dalla polizia di mezzo mondo, con ogni mezzo. Prova ad avanzare dei dubbi, ma vede una fotografia della bambina ucraina che l’aspetta, e quando sente che è orfana di guerra, piccola e minuta eppure già tanto forte, capisce che quella è già figlia sua. “Ti somiglia”, le dicono tutti. E lei sorride: sarà l’erede perfetta. Ma può, Halla, continuare a fare la guerra mentre assume il manto sacro di madre amorevole? La sua nuova responsabilità deve fermarla?

I legami

Chiede aiuto alla sorella gemella, che la ignora, concentrata com’è su se stessa. Intanto il cerchio intorno a Hella si stringe, si indaga sulla lettera che ha scritto come rivendicazione, e la scena del testa a testa tra un poliziotto donna e un poliziotto uomo, che fanno a gara per leggere il testo al capo poliziotto, riassume con ironia il confronto eterno – e mai così contemporaneo – tra maschile e femminile. Intorno, il limite delle relazioni sociali, il sistema islandese e universale dei legami famigliari, che si scioglie quando l’unico uomo che l’aiuta e la salva, un anziano allevatore, si lega a lei per la stima e l’affetto che li rende infine parenti: “Tu per me sei mio cugino”.

La musica

Benedikt Erlingsson cita ambientalisti reali come Berta Cáceres e Yolanda Maturana, come madri ispiratrici di Halla; ma la sua storia ha un aspetto ancora più mitologico, e disegna Halla come un’Artemide sorretta da favole canore, fatte di musici presentati come un coro greco, che media tra l’azione e il pubblico. Una banda zigana che segue Halla nella sua ricerca: batteria, fisarmonica e sousafono. Strumenti e voci (rispettivamente maschile e femminile) drammatizzano gli elementi dell’anima divisa della nostra eroina, che alla fine non rinuncia alla passione per essere madre e, inaspettatamente, riesce ad essere entrambe le cose (ma solo con l’aiuto di tutti).

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1000 modi di avere una relazione amorosa

Dom, 04/04/2021 - 15:00

Come è cambiato il modo di amarsi negli ultimi anni? Da dove nasce il bisogno di cercare altre formule d’amore che non siano la classica coppia? È possibile amare realmente più persone?

Approfondiamo questo tema sempre più attuale con Jacopo Fo in compagnia della Dott.ssa psicologa e psicoterapeuta Ilaria Fontana e la Dott.ssa psicologa ed esperta di problematiche delle relazioni Ameya Gabriella Canovi (www.ditroppoamore.it)

Regia di Doris Corsini.

Jacopo Fo

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I pesci d’allevamento soffrono di dolore e stress: lo studio

Dom, 04/04/2021 - 12:00

Coloro che hanno a cuore il benessere dei pesci e dei frutti di mare dovrebbero optare per vongole, cozze o alghe, secondo un nuovo report, che afferma che i pesci popolari, tra cui il salmone atlantico e la trota d’allevamento, hanno esigenze di benessere più complesse e hanno maggiori probabilità di provare dolore e sofferenza.

L’assenza di prove scientifiche delle esigenze comportamentali e ambientali di quasi l’80% delle specie acquatiche, “si traduce in estrema sofferenza per i singoli animali“, ha detto la coautrice del rapporto Becca Franks, ricercatrice presso la New York University.

Lo studio

Il report, pubblicato sulla rivista Science Advances, ha rilevato che la mancata fornitura del giusto ambiente e la corretta gestione degli animali acquatici può portare a difetti alla nascita, mobilità ridotta, comportamento aggressivo e dolore estremo durante la macellazione.

Per evitare ulteriori sofferenze alle specie acquatiche, il report raccomanda che l’industria dell’acquacoltura si debba concentrare sulla coltivazione di specie più semplici con minori rischi per il benessere e l’ambiente: alghe e bivalvi come ostriche, cozze e vongole.

Basta allevamenti intensivi

Gli animali altamente intelligenti come il polpo non dovrebbero essere allevati affatto, ha detto Franks.

L’industria dell’acquacoltura globale, del valore di 250 miliardi di dollari, è esplosa negli ultimi decenni. Sebbene sia stata inquadrata come una risposta allo sfruttamento delle popolazioni di pesci selvatici, l’acquacoltura è stata criticata per gli impatti negativi tra cui inquinamento, dipendenza dai pesci selvatici per l’alimentazione e uso eccessivo di antibiotici.

Anche i pesci soffrono

Lo studio afferma che anche il benessere dei pesci dovrebbe essere preso in considerazione.

I pesci, infatti, hanno una memoria a lungo termine, possono risolvere problemi, cooperare tra le specie e provare dolore. I cefalopodi, come i polpi, possono risolvere enigmi, esplorare labirinti e aprire barattoli. Le aragoste hanno abilità di navigazione sofisticate e i gamberi mostrano un comportamento emotivo, tra cui ansia e stress.

Sebbene esistano delle leggi che sanciscono il benessere degli animali allevati a terra, non si tiene affatto in considerazione la salute degli animali acquatici. Molte delle specie allevate, infatti, spesso non sono biologicamente adatte alla vita in cattività.

Questi animali sono esseri senzienti“, ha dichiarato Lynne Sneddon, biologa dell’Università di Göteborg sono in grado di provare dolore, paura, stress e tuttavia li alleviamo in condizioni che non sarebbero accettabili per mammiferi o uccelli“.

Fonte: The Guardian

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3 dolci con il cioccolato avanzato da Pasqua!

Dom, 04/04/2021 - 10:00

Buone idee in cucina con Vivi con Letizia!

Nel video vedremo come realizzare: dei dolcetti ripieni di cocco, brownies e degli ottimi tartufi colorati!

Vivi con Letizia

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quando una donna dice no, in realtà vuole dire…”

Dom, 04/04/2021 - 08:00

Mettiamola così: è un colorito residuo del passato. Di quando a casa, la mattina, restavano effettivamente solo donne e bambini; e si arrotavano davvero “forbici, forbici da seta e coltelli da prosiuttooo”. Vogliamo dare in mano ai bambini forbici, forbici da seta e coltelli da prosiutto? Arrotàti, per giunta? Appunto. E quindi: “Donne!”.

Ma oggi è tutto diverso. “Oggi le donne sanno quello che vogliono!” recita infatti un adagio di moda. Come se prima fossero degli inconsapevoli oggetti di arredo, estensione di elettrodomestici e poi – con un salto darwiniano inimmaginabile – avessero improvvisamente posato l’aspirapolvere e conquistato la posizione eretta, diventando esseri senzienti.

Ma l’evoluzione culturale, si sa, ha i suoi tempi: opera tra mille resistenze, facendo la gimcana tra una serie di “simpatici” luoghi comuni e vuote espressioni semantiche.
La più in voga, sia nella collezione Primavera-Estate che in quella Autunno-Inverno, oggi sembra essere: “Io non sono maschilista, anzi: per me il mondo è delle donne”. A cui si abbina, come uno spolverino leggero, da indossare o portare con due dita, in spalla, “ma non levateci il piacere di pagare il conto a cena”.

Ok. E’ il momento di parlar del conto a cena.
Diciamolo subito: in sé non c’è nulla di spiacevole. E’ una cura, ok.
Ma c’è un ma. Un ma figlio dei tempi, che si può essere liberi di bypassare, ma non si può non considerare.

Un tempo, gli uomini pagavano il conto a cena anche per le signore, perché quest’ultime erano quelle di cui sopra: destinatarie dei richiami di arrotini e ombrellai, tra le mura domestiche. Le donne non lavoravano.
Oggi le donne lavorano – se Dio e una sensata politica per l’occupazione vogliono – dunque la donna oggi sarebbe in grado di pagare il conto essa stessa. Se non fosse, certo, che per il medesimo lavoro, magari, una donna guadagna la metà di un uomo.

Insomma, perdonate l’espressione tagliata con l’accetta (affilata in una cucina a gas senza fumo, peraltro, donne): noi non vogliamo che ci si paghi la cena, vogliamo che ci si paghi il lavoro.
Poi, solo poi, si può parlare della cena.
Pago io, paghi tu, pari, patta e tutti a casa. Da me… da te. O anche da entrambi: io da me e tu da te.
Ma comunque senza troppi debiti di riconoscenza.

A tale proposito – già che ci troviamo – ci sarebbe da sfatare anche un ultimo mito: quello della donna che dice no, ma che invece alluderebbe a un sì.
Bambine, non provate a rifarlo a casa: no è no. Sì è sì.
Già gli uomini ci capiscono poco, di noi, già noi siamo complesse di nostro, se ci mettiamo anche a fare i giochetti è la fine.

Se io dico no, vorrei che il sottotesto inteso fosse “no”.
Non “dai, lanciati nel meraviglioso teatrino del corteggiamento”. Che non è meraviglioso per niente, se una davvero con no voleva intendere no.
Risposte tipo “ma io non mi arrendo”, quindi, non sono romantiche. Sono un grande rompimento di balle.
Arrendetevi! Anzi, meno: rispettate ciò che abbiamo detto. Nessuna resa. Nessuna ritirata disonorevole. Nessuna cena pagata inutilmente. Nessun “…e le ho anche pagato la cena!!!” condiviso con gli amici.

Da evitare anche questa conversazione tipo:
“Usciamo?”
“Preferirei di no, guarda, per me non è davvero il momento”
“Ma è solo una cena, magari un aperitivo”
“Davvero, no, ti ringrazio”
“Vabbeh, ma almeno un caffè? Mica te la tirerai così tanto?”
“Preferirei di no, veramente”
“Ma sei fidanzata?”
“Sì”
[Donne! – ora ci vuole – dite sì pure se non è vero, in quei casi]
“Ah, ok”… [Sottotesto: “Se sei di un altro”, ok]
“E’ per rispetto”, aggiungono, allora.

Se non vi scoccia, magari, oltre a “rispettarvi tra voi”, vorremmo essere rispettate anche noi. #PureSeViScoccia

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Vaccino, le trombosi restano rarissime | Olanda sospende AstraZeneca | Sindrome post covid sui bimbi: è la Mis-C

Dom, 04/04/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Giordania, arresti e purghe alla corte del re: la notte che fa tremare Abdallah;

Il Giornale: Ancora caos su AstraZeneca. L’Olanda: “Sospeso per tutti”;

Il Manifesto: Terapie intensive piene a Trento e in tredici regioni;

Il Mattino: Kamikaze a Mogadiscio: un bimbo tra i sei morti;

Il Messaggero: Coppie gay, si compattano le associazioni femminili cattoliche in Germania contro il Vaticano;

Ilsole24ore: Fondo perduto, corsa agli aiuti. In 3 giorni 677.876 domande. L’8 aprile i primi bonifici – Partite Iva tra fatturato e perdite: ecco quanto valgono gli aiuti;

Il Fatto Quotidiano: Tamponi in farmacia, regione che vai prezzo che trovi: nel Lazio il costo è fissato a 22 euro, 15 euro in Emilia. Lombardia? Niente tetto, così si spende anche il triplo;

La Repubblica: Un caso ogni 100mila iniezioni sotto ai 60 anni. Le trombosi di AstraZeneca restano rarissime. Ma l’Olanda decide lo stop;

Leggo: Sindrome post covid sui bimbi: è la Mis-C, più aggressiva della malattia di Kawasaki;

Tgcom24: Brescia, lanciate molotov contro centro vaccinale |  Il sindaco a Tgcom24: “Siamo sbigottiti”;

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Filastrocca di Pasqua: L’uovo arcobaleno

Sab, 04/03/2021 - 19:00

L’uovo arcobaleno

La mattina di Pasqua nel mio prato
un uovo arcobaleno ho trovato,
era un uovo profumato e strano
non più grande di una mano.

Quando l’ho aperto, con stupore
ho trovato sorprese d’ogni colore:
giallo il sorriso d’un cinesino,
rosso il canto di un algerino,

azzurro il sorriso di uno svedese,
verde la capriola di un portoghese,
violetta la danza di mille bambine,
indaco i suoni di mille ocarine.

E arancione rotondo e paffuto
un sole caldo di benvenuto,
un sole caldo paffuto e rotondo
uguale per tutti i bimbi del mondo.

Foto di Benjamin Catapano: murale di The Hyppo Gourmet, Sarasota, Florida

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Le bombe fanno ridere!

Sab, 04/03/2021 - 17:00

Si chiama Al-Mohammad il papà di Selva, 4 anni, ed entrambi vivono in Siria vicino a Idlib. E lì le bombe cadono, eccome, sia quelle dei caccia che arrivano da Mosca che quelle dei cannoni del regime di Damasco. E Selva ne è terrorizzata, come è naturale che sia.

E allora il suo papà ci pensa e alla fine decide di trasformare l’orrore, la paura in un gioco.

Pistole di carta

«Le faccio credere che sono armi finte, e che chi spara lo fa solo per divertirci» racconta Abdullah: «Non capisce cosa sia la guerra e io le faccio credere che i rumori provengano da armi-giocattolo. Ho deciso di insegnare a Selva questo gioco per prevenire il collasso del suo stato psicologico. Cerco di evitare che venga colpita da malattie legate alla paura.»

E funziona, nel video Selva ha il visino teso mentre aspetta il botto e poi scoppia in una fragorosa risata. Il gioco è riuscito ancora una volta.

Intervistato da Pietro Del Re per Repubblica Abdullah ha raccontato:

«In questi ultimi anni, ho visto troppi bambini traumatizzati da quello che accade in Siria. Sto parlando di bimbi che hanno assistito a scene così atroci, che neanche un adulto dovrebbe mai vedere.
Faccio in modo che mia figlia trascorra gran parte del tempo dentro casa, ma neanche qui siamo al sicuro. Un mese fa, un razzo ha centrato una casa a non più di duecento metri dalla nostra.
L’esplosione è stata potentissima e sotto le macerie sono rimaste due famiglie. Selva è subito scoppiata a piangere. Ho prima cercato di consolarla, stringendola tra le mie braccia, ma lei non si placava. Era spaventatissima perché non riusciva a capire che fosse successo. Finalmente m’è venuta in mente l’idea d’inventarmi un gioco per distrarla. E poiché di bombe ne esplodono in continuazione, sia pure non tutte così vicine, ho pensato di farle credere che conoscevo benissimo la persona che aveva fatto tutto quel rumore. E che l’aveva fatto per noi, soltanto per farci ridere.
Le ho detto che tutte le pistole di quel signore sono di carta. Sono così riuscito a esorcizzare la sua paura delle bombe evitando che le crei dei problemi psicologici».

Un gioco con le sue regole

«Appena sentiamo il sibilo di un razzo o l’esplosione di una bomba dobbiamo subito dire: “Ma questo è il rumore di un aereo o di un missile?”. Al primo che risponde, e può pronunciare la parola che vuole, l’altro dice: “Hai ragione, e rideremo quando ci colpirà”. Spesso non facciamo in tempo a dire “aereo” o “missile” che Selva è già piegata in due dalle risate. In quel momento so di avere raggiunto il mio obiettivo, soprattutto quando la sua risata coincide con la deflagrazione di una bomba».

Un film che diventa realtà

A noi italiani tutto questo ricorda il film di Benigni: La vita è bella, quando l’attore fa credere a suo figlio che le regole del campo di sterminio sono quelle di un grande gioco che coinvolge tutti.

Al-Mohammad non ha visto il film e questa, malgrado la genialità della trovata e la risata di Selva è una storia triste.

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Affamati di spreco

Sab, 04/03/2021 - 12:00

Fatevi un regalo di consapevolezza, guardate il lungometraggio “Affamati di spreco” prodotto da Rai Storia. Non lo trovate su RaiPlay ovviamente, noi non siamo riusciti a trovarlo, ma per fortuna c’è Youtube, anche se non è in un canale ufficiale.

E’ un documentario tosto, a tratti angosciante… la regista spagnola Maite Carpio traccia due mondi: uno “sviluppato” che produce cibo in abbondanza per tutti ma lo getta nella spazzatura e uno sottosviluppato, scusate, “in via di sviluppo”, dove le persone muoiono di fame.

Il tutto intervallato da un’intervista a Tristram Stuart, storico inglese, divenuto famoso per il “freeganism”. Da anni Tristram, vegetariano, si nutre esclusivamente di avanzi recuperati dalla spazzatura: prodotti appena scaduti gettati, l’invenduto dei supermercati, tutti alimenti sani e perfettamente commestibili.

Sì, perché noi, gente del mondo “sviluppato”, buttiamo via enormi quantità di cibo. Non solo a casa nostra.
Avete mai visto una carota bitorzoluta in vendita al supermercato? E l’insalata? Nasce così, sempre perfetta fino alla punta della foglia?
No. Gli agricoltori scartano e gettano tra il 20% e il 40% del raccolto perché, esteticamente, non è adatto alla vendita al pubblico.
E in effetti chi di noi prenderebbe dal banco del supermercato una carota tutta storta?
Moltiplicate il nostro comportamento per milioni, miliardi di persone e il risultato è che oggi produciamo cibo sufficiente a sfamare tutti ma in 800 milioni soffrono la fame per via degli sprechi alimentari.

Secondo le stime nel 2050 nel mondo ci saranno 9 miliardi di persone. Come faremo a dar da mangiare a tutti?

Ebbene, già oggi produciamo cibo per 9 miliardi di persone ma lo gettiamo nei rifiuti. Perché noi siamo il mondo “sviluppato”.
Nel documentario, del 2015 non 100 anni fa, si vede cosa mangia invece una famiglia del Ciad, Stato dell’Africa centrale.
Ne consigliamo la visione a stomaco vuoto.

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A Napoli l’arte si sposta al supermercato

Sab, 04/03/2021 - 10:00

Aggiungi al Carrello: si chiama così l’incursione d’arte organizzata a Napoli dal gallerista Luigi Solito, insieme alla curatrice Carla Travierso e Antonella Polito, socia del food store Gourmeet, che accoglie l’evento.  Una tacita condivisione di spazi tra opere d’arte e categorie merceologiche quotidiane, e soprattutto sempre aperte e disponibili, anche in zona rossa, anche nei week end.

Il messaggio è chiaro: l’arte ci nutre

Così Napoli risponde alla voglia d’arte e alla voglia di vita, fino al 18 aprile, con un evento a tempo che pare però un’esposizione permanente. Le opere si mimetizzano perfettamente nel contesto e non stonano mai, anzi, sembrano esserci sempre state. Emma with marshmallows di Ryan Mendoza è alle casse: il posto delle ultime tentazioni. Il Valentino Zeichen in pietra e bubblegum, di Maurizio Savini, spunta come carne viva tra i ghiacci del banco pescheria.  Le fusioni “antroporganiche” di Laura Niola reagiscono d’osmosi sul ritmo formale dell’ortofrutta.

L’arte nelle epidemie

Treno deraglia, tutti salvi grazie all’arte (naturalista)

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