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Aggiornato: 1 ora 43 min fa

Covid-19 e lockdown, rischio aumento consumo di alcol. Al via sondaggio

Lun, 05/25/2020 - 09:15

Potenziamento delle vendite online e a domicilio. Aumento di stati come nervosismo, ansia, stress, noia e depressione. Incremento della voglia di evadere da una situazione “stretta” come quella indotta dalla quarantena, caratterizzata dalla cassa integrazione per molti lavoratori, dalla perdita del lavoro per altri, dall’ormai noto lavoro da casa (smartworking) per altri ancora, oltre che dalle importanti limitazioni alla libertà di movimento, fino ad arrivare alla chiusura delle scuole e alla conseguente didattica a distanza dei figli, che in molti casi per tanti genitori ha costituito (e sta costituendo) un impegno quotidiano non da poco: secondo gli esperti tutti questi elementi hanno provocato disagi di diverso tipo e favorito di conseguenza l’aumento del consumo di bevande alcoliche.

Hai bevuto alcol? Quanto? Al via l’indagine

Per approfondire l’argomento e avere una stima del consumo di alcol nella popolazione l’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto superiore di sanità, centro di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità per le tematiche alcol-correlate, epidemiologiche e di salute pubblica (World Health Organization – collaborating centre), ha dato il via a un sondaggio online in collaborazione con altri istituti di ricerca e organizzazioni per la tutela della salute pubblica europei. Per partecipare basta collegarsi a questo link, da dove in circa 10 minuti sarà possibile rispondere alle domande in modo gratuito e in forma anonima.

Mappare le opinioni dei consumatori

L’indagine sarà attiva fino al 30 giugno. Lo scopo – scrive l’Istituto superiore di sanità in una nota, è “‘mappare‘ le opinioni dei consumatori, i modelli di consumo e gli esiti di salute durante i periodi di pandemia che comportano restrizioni e quarantene, così da favorire un modello decisionale di tipo “bottom-up” (dal basso verso l’alto) che porterà a scelte informate”, e produrre così “indicazioni da proporre ai decisori politici al fine di garantire risposte specifiche e quanto più possibile aderenti alle esigenze di prevenzione di breve, medio e lungo termine”.

L’alcol riduce le difese immunitarie

La questione del consumo di alcol risulta essere di grande attualità, spiegano dall’Iss, soprattutto a causa di diverse fake news sul consumo di vino e simili diffuse nelle ultime settimane che hanno lasciato credere ai consumatori che l’alcol possa agire da igienizzante o disinfettante del cavo orale o dell’organismo. È vero piuttosto il contrario: in momenti come questo dall’alcol si dovrebbe stare lontani poiché il consumo di bevande alcoliche fa tutt’altro che disinfettare l’organismo, ma può anzi indurre un calo dell’efficienza del sistema immunitario, riducendo la capacità dell’organismo di difendersi dall’infezione.

Per approfondire:
Assunzione di bevande alcoliche e COVID-19: le cose da sapere le fake news da sfatare

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Il coronavirus e le intimidazioni mafiose non fermano “Libera Terra”

Lun, 05/25/2020 - 08:08
Come nasce una liberazione

Pio La Torre e Rosario Di Salvo venivano uccisi in un agguato mafioso il 30 aprile 1982. Pio è l’ispiratore della legge che ha introdotto in Italia il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso (Legge Rognoni – La Torre del 1982) e delle conseguenti misure volte a colpire il patrimonio delle mafie, tra cui la confisca (il riutilizzo sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata fu poi introdotto, grazie alla campagna di Libera, dalla legge 109 del 1996). Rosario, autista, scorta, amico fidato del segretario regionale del PCI Pio La Torre, anche quella mattina era al suo fianco. Nata con loro, Pio e Rosario, Libera Terra non si è mai più fermata.

Rete, produttività, legalità, tenacia

La loro morte non ha fermato la lotta della Cooperativa Libera Terra, così come il coronavirus, e il pericoloso ritorno delle mafie nei territori più a rischio povertà, non stanno fermando le centinaia di persone che ogni giorno, dallo scoppio dell’epidemia, conservano la dignità, il valore, la bellezza e la produttività dei terreni liberati dalle mafie.

La rete di Libera Terra comprende in totale circa 70 soci lavoratori e 170 dipendenti che lavorano i terreni sequestrati e confiscati tra Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, circa 1300 ettari complessivi. “Sono circa i 90 prodotti realizzati, che vengono venduti in Italia e all’estero, anche attraverso l’e-commerce, per un totale superiore ai 7 milioni di euro di fatturato”, conferma Francesca Rispoli dall’ufficio di presidenza dell’associazione nazionale.

L’ultimo atto intimidatorio della ‘ndrangheta

L’ultima volta che la mafia è tornata a intimidire quelli di Libera Terra è stato il primo di marzo, quando ignoti hanno fatto irruzione nei capannoni della Cooperativa siti in via Pio La Torre a Polistena, di notte, come da prassi, ovviamente. “Siamo nati quindici anni fa, ma ciclicamente siamo ancora oggetto di atti criminosi, che mirano a metterci in difficoltà” spiega Antonio Napoli, vicepresidente e socio fondatore della Cooperativa della Valle del Marro. I loro progetti, che fanno parte della rete di Libera, nascono sui terreni confiscati alla ‘ndrangheta, nella Piana di Rosarno, a poca distanza dalla baraccopoli di San Ferdinando, a Polistena, in Calabria.

Lavorare è un diritto, la salute e la legalità, pure

A tutelare e a battersi per la cooperativa della Valle del Marro, anche in questo caso, come spesso capita nei territori del Sud, un prete, Don Pino De Masi, il parroco della comunità Santa Marina Vergine di Polistena. “Attualmente siamo 6 soci, con 11 lavoratori assunti a tempo indeterminato. Con i lavoratori stagionali arriviamo a più di 40 addetti. Per tutti è scattato il piano di prevenzione e sicurezza aziendale. È fondamentale. Il nostro capitale sociale sono le persone”.

Ora tocca a noi consumatori

Cosa può fare il consumatore apparentemente lontano dai tentacoli della mafia, che non rischia quotidianamente? Consumare consapevolmente. Scegliere prodotti che certifichino l’assenza di mafie, sfruttamento, caporalato. Basta affidarsi ai bollini (di Libera ma non solo), delle certificazioni (tutti i prodotti che provengono dai beni confiscati alla mafia sono ad agricoltura biologica) e dal naso. Bisogna avere fiuto: il profumo di un’arancia coltivata in un campo libero, da persone libere, non profuma solo di agrumi, profuma di libertà. Ripartiamo dalla terra.

Photo credit: Libera Terra

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Come usare bene l’aria condizionata | Da nord a sud tutti fuori, poche multe | Di Maio: serve riforma fiscale

Lun, 05/25/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Prestito a Fca – L’economista Giavazzi: “Se il problema è la liquidità gliela dia la casa madre. Se è la solvibilità lo Stato entri nel capitale”;

Il Giornale: I prestiti alle imprese? Banche si tengono soldi;

Il Mattino: Scuola, ora si accelera sull’intesa: Conte convoca un vertice notturno. Fase 2, lo Stato recluta 60 mila assistenti civici per vigilare sulle norme anticontagio. Chi sono Di Maio: serve riforma fiscale, meno tasse a imprese e famiglie Terremoto toghe Bonafede: «Subito la risposta delle istituzioni»;

Il Manifesto: Concorsi, intesa difficile nella maggioranza. Pd e Leu: «A rischio l’avvio dell’anno»;

Il Messaggero: Da nord a sud tutti fuori, poche multe. Sindaci: pronti a una nuova stretta. Ostia presa d’assalto, dal mare alla pineta: controlli e divieti violati Montecastrilli, bar chiude in anticipo sull’orario. «Non voglio multe per colpa dei clienti irresponsabili».;

La Repubblica: Lo spot contro l’aperitivo: “Così tutto si fermerà”;

Il Sole 24 Ore: Proteste a Hong Kong, la polizia lancia lacrimogeni: 40 arresti ;

Corriere della Sera: Pulire gli impianti e garantire il ricircolo: le regole per usare bene l’aria condizionata;

Tgcom24: Anm, Bonafede: “Ora la riforma del Csm” | Zingaretti: “Necessaria in tempi rapidissimi” ;

Leggo: Burioni a Che Tempo che Fa sulle parole di Gallera: «R con zero è solo un numero statistico, il contagio non è cambiato».

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Dovremmo concedere un prestito di 6 miliardi alla Fiat?

Dom, 05/24/2020 - 14:00

In difficoltà, Fiat Chrysler Automobile (FCA) ha chiesto un prestito garantito dallo stato per 6,3 miliardi di euro “per salvare posti di lavoro”.

In pratica il prestito verrebbe fatto dalle banche e lo stato italiano (cioè noi) “firmerebbe” una garanzia per cui se per qualsiasi ragione FCA non fosse in grado di restituire i soldi sarebbe lo stato (cioè noi) a restituirli alle banche creditrici. Da più parti sono state sollevate obiezioni perché gli aiuti andrebbero a un gruppo la cui sede principale è in Olanda e la sede fiscale nel Regno Unito.

Lo dovremmo concedere? L’ex Fiat impiega direttamente circa 50.000 persone in Italia, è possibile ignorare la richiesta? E quali condizioni dovrebbe richiedere lo stato italiano?

Troppo grande per fallire

Il giornale online wired.it ricorda che l’importanza della Fiat per l’economia italiana è semplicemente troppo grande: “La Fiat – che secondo alcune stime genera il 6% del PIL italiano e riunisce il 7% dei dipendenti nel settore manifatturiero – è semplicemente troppo grande per fallire. Quando si è trovato in difficoltà, storicamente, il gruppo si è sempre rivolto ai vari governi a causa della sua centralità nel sistema produttivo e industriale italiano. La Fiat è semplicemente in una posizione di forza.”

La richiesta FCA

Sabato 16 maggio, con un comunicato stampa, il gruppo Fiat Chrysler Automobile  ha annunciato di aver avviato “una procedura con il governo italiano per ottenere una linea di credito destinata esclusivamente al supporto del settore automobilistico in Italia, fino a 6,3 miliardi di euro” Concretamente, il costruttore ha fatto affidamento sui decreti del governo di marzo e aprile di sostegno alle imprese colpite dall’emergenza covid-19 per richiedere un prestito da parte dello stato.

I decreti mettono a disposizione delle imprese garanzie finanziarie per ottenere più facilmente prestiti bancari. Lo Stato si impegna a rimborsare questi prestiti nel caso in cui l’impresa in questione non sia in grado di farlo.

Conte favorevole, Repubblica e La Stampa anche

FCA è quindi legalmente autorizzata a richiedere questo aiuto senza che questo peraltro comporti un obbligo da parte dello stato a rispondere affermativamente.

Le prime dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che ha commentato la richiesta parlando di “una società italiana che impiega molti lavoratori” suggeriscono che il prestito sarà concesso. A sostegno della richiesta di FCA si sono schierati anche Repubblica e La Stampa, non casualmente: i 2 giornali sono controllati da FCA.

Ma molte voci si sono sollevate per denunciare questa ipotesi o comunque per chiedere condizioni.

La questione delle tasse non pagate in Italia

Il prestito è stato richiesto per la controllata FCA Italia ma, ricorda il settimanale Internazionale: “FCA Italia è solo la filiale italiana della multinazionale FCA che, come molte altre, ha scelto di avere una sede legale e una sede fiscale nei paesi che offrono regimi più favorevoli. FCA Italia paga le tasse sulla produzione e sulle vendite in Italia ma i profitti derivanti da queste attività vanno all’estero e vengono distribuiti sotto forma di dividendi agli azionisti che beneficiano quindi di una tassazione più favorevole, quella inglese. Lo stato italiano pertanto non riscuote entrate da utili derivanti da attività che si svolgono in Italia”.

“Condizioni insufficienti”

Molti vorrebbero che il governo ponesse una serie di condizioni a FCA in cambio di questo aiuto: per il momento per FCA si tratterebbe solo di non distribuire dividendi nel 2020.

Il giornale online Open evidenzia un problema in questo “divieto” limitato a un anno. “FCA ha promesso un dividendo massimo di 5,5 miliardi ai suoi azionisti nel 2021, quando dovrebbe essere completata la fusione con il gruppo automobilistico francese PSA. Pertanto, il prestito statale diventerebbe la garanzia per questi dividendi che sarebbero inoltre tassati all’estero”.

Il ministro Gualtieri: “È solo un prestito”

Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha provato a chiarire i contorni dell’operazione: “È un prestito, non un regalo. Abbiamo chiesto a FCA impegni aggiuntivi rispetto a quelli esistenti tra cui rafforzare e confermare tutti gli investimenti in Italia. Abbiamo anche detto no a delocalizzazioni. La garanzia dello Stato è legata a queste condizioni. Anche perché stiamo parlando di una grande multinazionale globale che sta negoziando una fusione con Psa in Francia e che noi abbiamo il dovere, come governo, di tenere ancorata in Italia”.

Potremo controllare a cosa servirà il prestito?

Ma viene da osservare che FCA ha sede in Olanda e ha i conti lì. Riuscirà lo stato italiano a mettere il naso nei conti olandesi per verificare, se dovesse servire, che utilizzo sarà fatto del prestito che ha garantito? Soprattutto quando tra qualche mese il controllo della società, dopo la fusione con PSA, passerà in Francia? Ci sono molti dubbi al riguardo.

“FCA deve riportare la propria sede in Italia”

L’ex ministro della Giustizia e numero 2 del Partito Democratico, Andrea Orlando, con un tweet: “Senza iniziare discussioni su cosa sia veramente un paradiso fiscale, penso che possiamo dire una cosa: una società che richiede finanziamenti significativi dallo Stato deve rimpatriare la propria sede in Italia”.

Anche l’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha chiesto, tra gli altri, che “la sede fiscale della Fiat ritorni a Torino dove è nata la Fiat“.

La questione è aperta

La questione è aperta. Chi volesse inviarci il suo punto di vista può mandarlo via mail a redazione@peopleforplanet.it, li raccoglieremo e pubblicheremo.

Immagine di Karim Manjra

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Confesso: ho trasgredito

Dom, 05/24/2020 - 10:00

«Qual è la prima cosa che farai, una volta finito il lockdown?», ci domandavamo pronti a lanciarci in immagini poetiche e nella versione più scintillante di noi stessi.

«Andrò a vedere il mare», scrivevano i più semplici.
«Abbraccerò gli sconosciuti», i più entusiasti.
«Farò volontariato, perché ho compreso il vero senso della vita»
«Sarò una persona migliore».

Ora che il futuro è oggi, quanti degli ottimi propositi preventivati hanno trovato effettiva realizzazione pratica?

La prima cosa

Personalmente, la prima cosa che ho fatto appena aperte le gabbie, il 18 maggio, è stato trasgredire.

Trasgredire rispetto a me stessa: sono andata al ristorante – a pranzo: cliente n. 1 della fase 2 – mi sono seduta e ho ordinato una carbonara.

Non mangio carne, solitamente. Per convinzioni di salute ed etiche (non la faccio lunga, qui, ognuno mangia e vive come ritiene). Ma la prima cosa che ho fatto, post covid, è stato sbugiardare me stessa.

Già vi sento dire «Vabbeh, è una volta, un piccolo piacere: non succede niente!».

Lo riassume straordinariamente Veronesi nel suo libro La scelta vegetariana: chiesero a un cannibale come fosse possibile che nella sua tribù ci si cibasse dei figli delle tribù nemiche. «Sono bambini come i vostri», era l’osservazione dello studioso esterrefatto. «Sì, è vero, ma non sapete quanto sono buoni!», era la risposta. 

Il punto è che lì il divorare con piacere la carne dell’avversario è ammesso, è a sistema. Non è trasgressione: è prassi.

Insomma, in questo simpatico quadretto, il cannibale ha seguito le regole; la fuorilegge sono io.

Una marachella!

Quanti di noi, come prima cosa post covid, si sono sorpresi a non recuperare antichi piaceri semplici ma, anzi, a fare una eccezione, quasi una “marachella”?
Ecco, allora, l’effetto Navigli. O la piazza di Brescia – Brescia! – gremita di gente. 

Ci eravamo detti che usciti dall’emergenza saremmo stati migliori. Che avremmo cambiato il mondo e noi stessi in meglio.

Eppure il primo istinto – per me almeno – è stato chiedere un rimborso per quanto di sano, giusto e corretto ho fatto nei due mesi di emergenza.

«Ho fatto ciò che dovevo, ora datemi un attimo per far ciò che non si può»

Forse è stata una reazione personale, forse invece è un comune istinto umanissimo. Ma nel caso fosse la seconda ipotesi, vi prego: “trasgredite responsabilmente”. Senza farci ripiombare in pieno lockdown, con le vostre eccezioni.

Eravamo così romantici, mentre ci immaginavamo a passeggiare al tramonto con i piedi nella sabbia, recitando “One day I wrote her name” di Edmund Spencer.
Magari tra questo e lanciarci ubriachi in una entusiastica gara di sputi, scegliamo una via intermedia, realistica ma sana.

Perché ognuno vive come ritiene, eh, ma l’estate chiusi tra le mura domestiche – vi prego – no!

NdR. Nessun bambino è stato divorato per scrivere questo pezzo. Si chiede invece scusa alla famiglia del maiale per quel colpevole atto di debolezza. Nessuna collettività è stata maltrattata attraverso l’espressione “La famiglia del maiale”. Se qualcuno si sentisse toccato dall’espressione in questione, si precisa che il riferimento a fatti e persone è, davvero, puramente casuale.

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Foto: Image by bridgesward from Pixabay 

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Aceto bianco: 5 usi per pulire casa in modo ecologico

Dom, 05/24/2020 - 10:00

Forse non tutti sanno che…l’aceto bianco, conosciuto per i suoi impieghi culinari può anche essere un prezioso alleato nelle pulizie ecologiche.

Grazie all’acido acetico, è efficace nel togliere gli odori sgradevoli, sgrassare e disinfettare oggetti e ambienti. Lo possiamo usare in tutti gli ambienti della casa: in cucina, per esempio, per far brillare le stoviglie, oppure per eliminare l’unto dalla superficie della bottiglia usata per l’olio… e anche in bagno, perfetto per togliere il calcare da doccia e sanitari.

Economico e facilmente reperibile, l’aceto bianco, da il meglio di se in molti campi come ottima alternativa ai prodotti chimici comunemente venduti. Dal canale YouTube Soluzioni di Casa di Titty & Flavia ecco alcuni usi tipici per le pulizie di casa

Fonte: Soluzioni di Casa di Titty & Flavia

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Mascherine. Non ci sono solo le usa e getta: quali scegliere e come smaltirle

Dom, 05/24/2020 - 08:08

Io e il professor Mario Malinconico ci siamo conosciuti grazie a People for Planet. Un anno fa mi ricevette nel suo studio per parlare di plastiche biodegradabili e compostabili e questo è quello che ne uscì.

Il professore è ricercatore del CNR dal 1983, dal 2004 è direttore di ricerca dell’Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli ed è rappresentante italiano del Consiglio Mondiale delle Scienze. È uno dei maggiori ricercatori mondiali nel campo delle materie plastiche biodegradabili.

Mario Malinconico ha compreso subito il problema legato allo smaltimento dei materiali in plastica dovuti all’emergenza Covid-19 come guanti, tute e mascherine. Ricordiamo che si tratta di oggetti dal grande impatto ambientale, sia in produzione che in smaltimento. Al di là della legge che vieta di abbandonare i rifiuti per strada – soprattutto se ospedalieri -, occorre avere uno sguardo critico e una maggiore attenzione nella gestione di questi materiali, che purtroppo ci accompagneranno ancora per chissà quanto tempo. Se la plastica era già un grosso problema per il mare e i suoi abitanti, figuriamoci ora che se ne è moltiplicato il fabbisogno. Insomma, quest’emergenza non può essere un “liberi tutti” sulle questioni ambientali.

L’intervista

Quali sono le previsioni di consumo per le mascherine e i guanti in questa fase due?

“Si parla di centinaia di milioni di pezzi al giorno, se si usa la logica dell’usa e getta.”

Qual è l’alternativa alle mascherine usa e getta che avete trovato?

Sono quelle lavabili e riutilizzabili, da usare più volte secondo le indicazioni che devono dare i produttori. Anche importante sarà l’indicazione del numero di ore di uso: una mascherina usata per un’ora al giorno avrà una vita utile sicuramente maggiore. Non è importante se siano di plastica o di cotone, l’importante è che abbiano le caratteristiche di resistenza meccanica idonee al riuso. In questo modo si genera sia un risparmio economico che ambientale, riducendo il numero che va a smaltimento per unità di tempo, ma anche sanitario. Il detentore dovrà sanificarle tramite lavaggio anche prima di gettarle nell’indifferenziato, quando ci siano evidenti segni di deterioramento, o quando il numero di cicli ha raggiunto quello indicato dal produttore.
Le mascherine usa e getta vanno bene per gli utilizzi industriali o in genere aziendali, sono già considerati rifiuti sanitari speciali e quindi hanno già un codice e un circuito di gestione, che è quello della termodistruzione.”

La vostra ricerca su un materiale per produrre mascherine che possano durare nel tempo è caduta sulla canapa. Come mai avete scelto questa pianta?

“Non è stata una scelta certamente di natura economica, al momento la fibra di canapa non può competere con quella di cotone sul prezzo. Ma la canapa ha intrinseche proprietà anti batteriche ed è in linea di principio una coltivazione più sostenibile del cotone.”

Quali sono i partner di questa nuova ricerca e come avete cominciato a lavorare insieme?

“Abbiamo più collaborazioni in corso con Assocanapa in progetti della regione Campania a cavallo tra CNR, CREA, UNINA Agraria, Aziende agricole e di trasformazione (tra cui anche le seterie di San Leucio).”

Quando saranno pronte e sul mercato?

“Al momento sono in fase di verifica funzionale e di certificazione.”

Per adesso quale tipo di mascherina consiglia per proteggerci e ridurre al minimo l’inquinamento?

“In questo momento, per gli usi civili, ribadisco che il materiale di cui sono fatte le mascherine è meno importante dell’efficienza e della gestione del fine vita. Un tessuto-non-tessuto in poliestere, in polipropilene o in cotone è ugualmente performante se ben fatto, e può essere lavato più volte senza perdere efficienza. Il concetto di usa e getta è da evitare per usi civili.”

Qual è la maniera corretta di smaltire le mascherine usa e getta?

“Non vedo altra soluzione che la raccolta in singola o meglio doppia busta di polietilene e il conferimento nell’indifferenziato con invio a termodistruzione. Per quelle Regioni dove si fa il trattamento meccanico-biologico dei rifiuti indifferenziati, il rischio per gli operatori agli impianti deve essere la linea guida.”

Negli ospedali si comincia a pensare al problema dello smaltimento di questi rifiuti?

“Sicuramente, vengono assimilati ai rifiuti ospedalieri con gli stessi codici CER e inviati a termodistruzione.”

Secondo lei come si è mossa la medicina o, se preferisce, la scienza in questa emergenza?

“La scienza si muove sulla base di una reputazione acquisita in anni di ricerca e verificabile dalle pubblicazioni scientifiche di chi parla. Tranne rare eccezioni, questo meccanismo ha sempre funzionato. Emergenza o non emergenza, devono sempre essere ascoltati gli esperti con curriculum verificabile. Temo che questa logica non sia stata sempre usata dai decisori politici, anch’essi a volte sensibili a logiche di consenso sociale e “social”.”

State lavorando all’IPCB a qualche progetto che riguarda direttamente o indirettamente il coronavirus?

“L’attuale lockdown di tutti gli istituti CNR non consente lo svolgimento di attività di ricerca in laboratorio. Sono stati presentati molti progetti ma siamo in attesa del rientro. I progetti sono centrati sui trattamenti superficiali dei polimeri TNT (Tessuto Non Tessuto) per esaltarne le caratteristiche di idrofobicità e per il rilascio di molecole attive antibatteriche. Un progetto specifico su questo tema è stato da qualche giorno approvato dal MUR su elettrofilatura (RECOVER-COVID19).”

Avete altri progetti in cantiere?

“Abbiamo in programma uno studio sul riciclo delle mascherine in polipropilene o in tessuto naturale, con particolare riferimento agli sfridi di lavorazione, che spesso rappresentano il 30 % del tessuto che va a buon fine. Questo è un annoso problema di tutta la filiera tessile. Il progetto ci darà anche indicazioni sull’importanza dell’utilizzo di un monomateriale per tutta la componentistica. Altro progetto sarà quello dell’utilizzo di plastiche riciclate provenienti dal settore packaging (ad es. dalle bottiglie di PET) per la realizzazione dei TNT per mascherine.”

Perché è importante non abbassare la guardia rispetto ai problemi ambientali che ci troviamo di fronte, come quello della produzione di plastica non biodegradabile?

“Spingere sul riutilizzo delle mascherine, sull’impiego di plastiche riciclate, sul riciclo delle plastiche non biodegradabili: queste sono le parole d’ordine da usare in modo martellante! In giro per il mondo ci sono già centinaia di milioni di tonnellate di plastiche da imballaggio che ancora non intercettiamo e che vanno a incenerimento o in discarica o nel mare. Questa è la nostra miniera di materie prime. L’idea delle plastiche biodegradabili e compostabili (biodegradazione da sola non significa niente se non legata ad una filiera) per fare mascherine non mi sembra abbia senso, considerando che nessun impianto di compostaggio le accetterebbe miscelate al rifiuto organico. Meglio puntare sulle fonti rinnovabili (plastiche biobased per produrre PET, PE, PP) ma temo che il crollo del valore del petrolio renda totalmente antieconomiche le plastiche da fonte rinnovabile”.

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Spunta la tassa Covid |Usa, Cina, Russia: torna l’incubo nucleare | Dove sarà il debito pubblico nel 2030?

Dom, 05/24/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Recovery fund – Controproposta dei ‘frugali’: “No debito in comune, solo prestiti e riforme”. L’Italia replica: “Ipotesi difensiva e inadatta”;

Il Sole 24 Ore: Quando arriverà il Rilancio? Decreti legge tra norme “fantasma” e approvazioni “salvo intese” – La guida completa alle novità fiscali – Dove sarà il debito pubblico nel 2030?;

Il Manifesto: Più morti sul lavoro, si prepara lo sconto-Confindustria;

Corriere della Sera: Centri estivi, no accompagnatori over 60 per i bambini. Le regole in campeggio e nei rifugi;

Tgcom24: Il Codacons denuncia: sugli scontrini spunta la tassa Covid da 2 a 4 euro;

Il Mattino: Stop ai mutui prima casa: «Così il giudice tutela i diritti dei cittadini in crisi»;

Il Messaggero: «A settembre tutti a scuola»: sit-in in 16 città. Il “sì” di Azzolina: «È una priorità». Fase 2, Arcuri: «Mascherine alle scuole già per la maturità» Scuola, Azzolina: «Le mie sono scelte condivise, alle provocazioni dico basta» Azzolina sotto attacco: dopo Bonafede si apre il fronte scuola;

La Repubblica: Giustizia, giunta Anm a rischio scioglimento dopo dimissioni correnti Area e Unicost. I gruppi esprimevano il presidente Poniz e il segretario Caputo. Da ricondursi allo scandalo intercettazioni che ha coinvolto il pm Palamara. Lunedì si riunirà il consiglio direttivo;

Il Giornale: Trump spaventa Cina e Russia. Si riaccende l’incubo nucleare;

Leggo: Mega incendio al famoso Fisherman’s Wharf di San Francisco.

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Covid-19. I dati mondiali e italiani al 23 maggio. Diminuisce ancora il tasso di letalità

Sab, 05/23/2020 - 19:00

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati e morti per coronavirus in tutti i paesi. Secondo i dati al 23 maggio sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia è sesta per numero di casi (sorpassata questa settimana dal Brasile) e terza per numero di morti.

Complessivamente nel mondo si registrano 5.226.000 casi (656.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in aumento rispetto alla settimana precedente) e 338.000 morti (30.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in contrazione).

Decresce il tasso di letalità

Per la seconda settimana consecutiva il confronto tra incremento di casi e di morti a livello mondiale sembrerebbe confermare l’ipotesi che, mentre il virus continua a diffondersi, la sua letalità starebbe diminuendo. Il tasso di letalità dall’inizio della pandemia fino al 9 maggio è stato del 6,5% sui casi accertati, nell’ultima settimana è sceso al 4,6%.

Negli Usa ancora circa 160.000 casi in più nell’ultima settimana

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da 1.444.000 a 1.601.000. Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 88.000 a 96.000.

Lo stato di New York da solo conta ad oggi oltre 29.000 morti.

La pandemia rallenta in Europa, esplode in Brasile

Mentre nei principali paesi europei (Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna) si registra un rallentamento della diffusione del virus, purtroppo esplode in Brasile.

In Brasile solo nell’ultima settimana si sono registrati 111.000 nuovi casi mentre il presidente brasiliano Bolsonaro continua a minimizzare la questione.

Lo strano caso della Russia

Molti dubbi sul sistema di attribuzione delle morti al covid19 adottato in Russia. Secondo i dati ufficiali i morti sarebbero 3.400 contro 336.000 casi accertati, con un tasso di letalità quindi di circa l’1%, un’anomalia assoluta a livello mondiale.

Italia: rallenta la diffusione. Tasso di letalità al 14,4%?

In Italia la diffusione del virus tende a rallentare, si è passati dai 7.000 casi accertati la settimana precedente ai 5.000 degli ultimi 7 giorni.

Dalle statistiche tuttavia si conferma l’apparente anomalia dell’Italia che avrebbe un tasso di letalità molto superiore rispetto alla media mondiale. Confrontando casi accertati e numero di morti dichiarati da ciascun paese in Italia il tasso di letalità sarebbe del 14,4%.

Anzi, mentre a livello mondiale il tasso di letalità tende a diminuire, in Italia, in base ai dati ufficiali, nell’ultima settimana è peggiorato, passando da 14,3% al 14,4%

I numeri della Lombardia non tornano

L’anomalia italiana è in realtà tutta concentrata in Lombardia, dove secondo le statistiche ufficiali con circa 86.000 casi confermati e circa 16.000 morti il tasso di letalità sarebbe addirittura del 18,3%, con un ulteriore incremento rispetto alla scorsa settimana quando era al 17,9%!

Mentre infuriano le polemiche sul “modello sanitario lombardo” e sulla gestione della pandemia da parte della regione Lombardia è facile pensare che i casi presenti nella regione siano stati molti di più di quelli ufficiali comunicati dal governo regionale e questo spiegherebbe un tasso di letalità altrimenti incomprensibilmente così elevato.

È anche da segnalare che, sempre secondo i dati ufficiali, dei 5.000 nuovi casi di positività al covid-19 in Italia nell’ultima settimana, circa il 40% sono stati riscontrati nella sola Lombardia.

I dati ufficiali per paese: casi accertati e morti

Di seguito i dati ufficiali dei 10 paesi con più casi accertati e più morti per covid19 in base alle statistiche ufficiali.

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nel ranking rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati

  • 1.601.000 Stati Uniti
  • 336.000 Russia
  • 331.000 Brasile (+)
  • 255.000 Regno Unito (-)
  • 235.000 Spagna (-)
  • 229.000 Italia (-)
  • 182.000 Francia
  • 180.000 Germania
  • 155.000 Turchia
  • 133.000 Iran

Morti

  • 96.000 Stati Uniti
  • 36.000 Regno Unito
  • 33.000 Italia
  • 29.000 Spagna
  • 28.000 Francia
  • 21.000 Brasile
  • 9.000 Belgio
  • 8.000 Germania
  • 7.000 Iran
  • 7.000 Messico (+)

Immagine di Jerry Zhang

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DeLucaRun il videogioco dedicato a Vincenzo De Luca

Sab, 05/23/2020 - 18:00

Il Presidente della Regione Campania in un videogioco stile Mario Bros

La Digilab Software ha ideato un videogioco con protagonista Vincenzo De Luca, il Presidente della Regione Campania, che si avventura sul lungomare di Napoli saltando tra pizze a domicilio e mascherine.

Fonte: YouTube La Stampa

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Prima i no-vax, ora i no-mask: pediatri presi di mira

Sab, 05/23/2020 - 14:49

Una pioggia di insulti, un crescendo di violenza verbale che ha costretto la Federazione Italiana dei Medici Pediatri a un comunicato ufficiale, con allegato l’annuncio di denuncia penale da inoltrare alla Polizia Postale:

“Da ieri pomeriggio la nostra Pagina è dentro il mirino dei no vax, che hanno condiviso alcuni nostri post nei loro gruppi e nelle loro bacheche in una deprimente “chiamata alle armi”. Per Facebook ovviamente è tutto regolare, e suggerisce al massimo di cancellare i nostri post. No, non lo faremo. Noi non ci arrendiamo ai leoni da tastiera laureati su YouTube o indottrinati sui forum. Noi lavoriamo nella vita reale e nella più grande emergenza sanitaria nella Storia siamo in prima linea per la salute dei bambini. Chi nello stesso tempo impiega le sue ore a sabotarci merita la sola attenzione del nostro avvocato. E della nostra squadra social, che lentamente sta ripulendo dall’immondizia la Pagina. Ci scusiamo con chi ci segue per lo spettacolo al quale deve assistere, presto tutto tornerà alla normalità”.

Sono moltissimi i siti no mask che si trovano nel web, pescandone uno, il “Movimento 3 V, libertà di scelta”, leggiamo:

L’obbligo di indossare le mascherine è ingiustificato, pericolosofuorviante. Ingiustificato in quanto ha un ruolo completamente marginale nel contenimento del contagio, pericoloso perché può portare una serie di effetti collaterali significativi, fuorviante perché induce a pensare i cittadini in buona fede che sia questo presidio a proteggerli, cosa quanto mai lontana dalla realtà dei fatti.

Un esercito di no-mask assai battagliero, spesso offensivo, a giudicare dai commenti piovuti sulla pagina Facebook della Federazione Italiana dei Medici Pediatri, dove basta scorrere i commenti al post riguardante l’invito a far indossare in classe le mascherine agli scolari dai sei anni in su per farsi un’idea: “Le mascherine sono pericolose, lasciate tranquilli i bambini”, “non farete del male ai nostri bambini”, “I bambini non si toccano”, “Chi vi paga per dire queste stron****?”, etc. 

Già difficile di per sé, la fase 2 si prospetta ricca di problemi. E no, non derivanti dal virus.

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Siamo soli?

Sab, 05/23/2020 - 11:30

Tutto quello che c’è all’interno dell’involucro di pelle e peli che mi delimita sono io, tutto quello che è fuori non sono io.
Quando gli scienziati hanno iniziato a usare microscopi potentissimi si sono accorti che non è così.

Innanzi tutto ognuno di noi è un pianeta abitato da miliardi di microrganismi. Chiunque abbia visto la pubblicità dello yogurt con i fermenti lattici vivi dentro dovrebbe sapere che è così.
Quel che è poco noto è che questi microorganismi ci tengono in vita. In gran parte sono il nostro primo livello di difesa contro gli attacchi esterni. 

Se dentro la nostra pancia non ci fossero miliardi di batteri non saremmo in grado di digerire. Senza i batteri che ci abitano non potremmo fare molte cose fondamentali per restare vivi. 
Non sono i batteri che vivono grazie a noi perché gli diamo una casa morbida e riscaldata. Siamo noi che viviamo grazie a loro.
Ma non solo. Si è scoperto che il fatto che i depressi tendano a lavarsi poco dipende dal fatto che così facendo provocano il proliferare di alcuni tipi di batteri porconi che sguazzano nella zella e godono immensamente e producono una speciale tipo di cacca che è una droga che ci dà una sensazione di benessere. Cioè ci curiamo dalla tristezza aumentando la dose di cibo disponibile sul nostro corpo per i batteri che vivendo ci rendono contenti.

E non finisce qui

Sarebbe logico che almeno le cellule fossero una parte di noi stessi. Cioè, io sono ogni piccola parte del mio dito. Almeno quello. Ma neanche questo funziona così.
Da piu’ di 20 anni si è dimostrato che dentro ogni mia cellula ci sono dei lavoratori extracomunitari.
Delle creature che non sono io. La cellula cioè non è un’entità unitaria. Non è una individua, è una cooperativa di individui. Dentro c’abbiamo della gente che esiste per conto proprio, fuori dagli esseri umani, nel mondo.

Creature indipendenti che troviamo a miliardi nell’acqua del mare e che troviamo precise identiche anche nella cellula. 
Abitano lì, si riproducono per i fatti loro, svolgono alcune mansioni che le cellule non sono in grado di svolgere. E se traslocano la cellula muore. Istantaneamente.

E mi chiedo: io sono io (cioè sono la parte delle cellule umane che mi compongono) o sono anche un po’ questa orda di creature ospiti che vivono ovunque dentro e fuori di me?
E quando prendo una decisione chi decide in realtà?
Io-io o io-batteri o io-simbiotici-dentro-la-cellula?

Trovo che tutto questo ragionamento sia una grande pillola contro l’ansia di morire

Se mi metto pensare che in fondo io non sono poi neanche tanto io, visto che non c’è la materia solida e io in realtà sono miliardi di esseri viventi che bivaccano gli uni sugli altri, dentro gli altri, all’interno di me e di ogni mia cellula è diverso che pensare di essere un essere unico e indipendente, che vive solitario su questo mondo ostile.
Se sono una cooperativa di individui ed entità che non sanno neanche di far parte di me e che esistono poco e in maniera discontinua potrei anche incazzarmi di meno all’idea di perdere la mia idea di me stesso e fondermi completamente con il tutto.

Cosa vediamo del mondo?

Gli occhi trasmettono al cervello tutto ciò che vedono. Il cervello lavora febbrilmente per capire che cosa vogliono dire quelle immagini. Come fa?
Solo recentemente l’umanità sta studiando veramente questo problema. Infatti, ci siamo accorti che è veramente difficilissimo insegnare a un computer a identificare quello che vede. Piaget fu uno dei primi a porsi il problema. Come fa il bambino a riconoscere la sedia?
La cosa magica è che non riconosce UNA SEDIA, ma qualsiasi sedia. Ci sono centinaia di tipi di sedie, possono essere colorate in modo diverso, possono essere viste da decine di angolazioni, ma il cervello umano riesce istantaneamente a decifrare che si tratta di una sedia.

Questo accade attraverso un complesso sistema di filtri. Le immagini vengono analizzate sulla base di schemi che derivano dall’esperienza.
Piaget spiegò che prima che il bambino possa riconoscere la sedia deve aver visto, toccato, leccato, spostato, usato, esplorato, un certo numero di sedie.
Ha così creato una griglia di lettura. Se un oggetto ha una serie di caratteristiche particolari è una sedia.

Ma cosa succede se io non ho mai visto una sedia?

Che succede se costruisco una stanza piena di oggetti noti, disposti in modo non abituale e dipinti in modo che le macchie di colore non siano coerenti con la sua forma?
Incredibile ma vero, io vedo nulla. Quello che mi appare è una massa informe.
Anche l’attenzione può fare strani scherzi.

Se durante una partita di pallacanestro chiedo agli spettatori di contare il numero di passaggi effettuati dalla squadra rossa otterrò che nessuno vedrà lo scimpanzé che si aggira tra i giocatori.
Le illusioni ottiche sono un’altra dimostrazione del fatto che il cervello legge la realtà sulla base di schemi prefissati arrivando addirittura a “aggiustare quello che vede”.

Ad esempio, se disegno tre alberi uguali lungo una strada in prospettiva, il cervello cambierà quello che gli occhi vedono e l’albero in fondo alla strada mi apparirà più grande di quello in primo piano. Insomma, per riuscire a superare l’ardua prova di capire cosa succede nel mondo, il cervello usa delle scorciatoie che FUNZIONANO ABBASTANZA BENE ma che a volte danno risultati sbagliati.

Un altro aspetto interessante del processo di interpretazione della realtà è che l’attività principale della mente è quella di buttare via informazioni. I sensi ci mandano tutto quel che registrano ma ai fini pratici solo una percentuale piccolissima di queste informazioni viene utilizzata per capire il mondo. Il resto viene scartato.

Se proviamo a mettere insieme quello che abbiamo detto sull’inesistenza della materia e dell’individualità e sui sistemi di decodificazione del cervello possiamo capire se quel che pensiamo della realtà ha senso. E magari aggiustare un paio di particolari ottenendo vantaggi immensi.

Innanzi tutto scopro che il mio modello del mondo è pieno di approssimazioni e quindi sono autorizzato a giocarci, a prendere in giro la mia concezione della vita. Una persona può rendersi conto che è veramente comico soffrire perché un soffio di energia che con te condivide l’appartenenza a un tutt’uno inscindibile ti ha detto che non vuole più vederti.

Già capire che quel che vedi è vero relativamente e in parte è strutturalmente un abbaglio dovrebbe metterti di buon umore.
Puoi  preoccuparti veramente di quel che penserà la gente di te quando scoprirà che hai subito uno sfrontato, umiliante tradimento?

Guardando l’insieme possiamo scoprire un altro aspetto comico del mondo

Quell’IO che tanto soffre e tanto si preoccupa non ha un corpo fisico cosciente e delimitato. È solo una sensazione. È uno strano fenomeno per cui, grazie a raffinati sistemi percettivi basati su illusioni e approssimazioni sensoriali, si forma l’idea dell’essere un individuo e questa idea da un senso collettivo a un semplice ammasso gelatinoso e semovente e chiama se stesso ESSERE UMANO.

Non ci vuole un grande filosofo per pensare che allora IO sono veramente un fenomeno incredibile. Un sublime desiderio di essere che, attraverso miliardi di anni di tentativi è riuscito a creare un livello nuovo dell’esistente.

Le particelle interagiscono e inconsapevolmente creano le sostanze chimiche, che a loro volta creano cellule le quali si trovano a volte accidentalmente a far parte di agglomerati di cellule e microrganismi che in alcuni casi arrivano a sviluppare coscienza di sé e addirittura creare pensieri, incazzature, emozioni, sensazioni uniche e stupefacenti.

Ne discende che in questo grande casino è però evidente che noi siamo dalla parte di questa rivoluzionaria, recente invenzione. Abbiamo la rara fortuna di godere di questa strana percezione di noi come di entità e di poter peraltro controllare enormi possibilità di muoversi e ballare e stupefacenti facoltà di immaginare, costruire, parlare, sentirsi vivi.

Lo scopo di vivere, di sentirsi un’entità unilocale, sensibile e semovente è quantomeno sperimentare il più possibile il gusto di essere. Se per miliardi di anni ci siamo dati da fare per arrivare a inventare la sensazione di essere un bipede sessualmente eccitabile probabilmente era il nostro scopo riuscirci. Quindi lo scopo della vita è quello di sperimentare il maggior numero possibile di modi per essere IO, provvisoria capacità di affermarmi come unicità, di pensarmi e osservarmi vivere. quindi viviamo per esplorare tutte le opportunità che questa continuità mi offre.

Capisci che vista così la scelta di vivere da depressi è una stronzata pazzesca. 
E quando capisci che il tuo malumore è provocato da modelli di lettura della realtà che sono illusori inizi a sospettare che potresti cambiarli e vedere tutto in maniera diversa.

I nostri modelli di lettura sono frutto di tentativi, stratificazioni di esperienze. L’evoluzione umana è passata per orribili esperienze di guerre e crimini spietati.
Il modello del mondo che abbiamo ereditato e che usiamo per leggere la realtà è impregnato di sangue, dolore e paura.
Ogni giorno le nostre abitudini mentali sono rafforzate dai messaggi che ci arrivano dall’esterno.

C’è una forte spinta a ripetere queste strutture mentali. Queste chiavi di lettura. Proprio perché la nostra sensazione di esistere è frutto solo della capacità di continuare a considerarci un essere vivente abbiamo paura a cambiare il nostro modo di pensare… Temiamo di danneggiare il nostro fragile equilibrio e sparire.

Spero che questo mio gioco sui punti di vista sulla vita ti abbia divertito. Ma probabilmente ti chiedi anche: «Ma in pratica come faccio a sciogliere il mio malumore e le idee negative?»
Non ho una risposta. Ma ho un’ipotesi, ne parliamo la settimana prossima

(continua)

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Foto di Free-Photos da Pixabay

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Energia e crisi Covid-19

Sab, 05/23/2020 - 08:19

La crisi epidemica è la prima nella storia dell’era moderna dove vanno in deficit sia la domanda sia l’offerta e ciò ha rotto l’equilibrio in molte convenzioni economiche, anche quelle dell’energia. Il lockdown di oltre tre miliardi di persone ha buttato a picco i consumi petroliferi, con l’industria dell’oro nero che si era “tarata” su un flusso di consumi costante. Questo crollo ha fatto sì che ci fosse un eccesso di offerta di petrolio, cosa che ha ingolfato l’hardware dell’oro nero, ossia i depositi, al punto che pur di non fermare l’attività estrattiva, che avrebbe portato allo stop dei pozzi per mesi visto che non si possono fermare come se avessero dei rubinetti, c’è stato un prezzo negativo il petrolio per la prima volta nella storia. Tradotto: in alcuni giorni del mese di aprile le aziende estrattive hanno pagato ben 40 dollari al barile a chi si portava via l’ormai ex oro nero. Ovviamente questa inversione di prezzo non si è riflettuta sul costo del carburante che del resto oggi in Italia è composto del 90% da tasse.

Non solo petrolio

Ma l’energia ai tempi del Covid-19 non è solo petrolio. La mutazione degli stili di vita, infatti, avrà effetti non banali sul fronte economico anche e soprattutto per le famiglie. Vediamoli. Con la diminuzione degli spostamenti diminuisce anche il consumo, e quindi la spesa, per il carburante, ma i costi fissi delle nostre auto rimangono uguali visto che non dipendono dal chilometraggio. E poiché l’alternativa del mezzo pubblico difficilmente sarà proponibile in sicurezza, molti pendolari saranno costretti a usare l’auto privata, mentre il car sharing sarà possibile solo per chi usa l’auto occasionalmente. Le alternative per recarsi al lavoro sono quelle delle biciclette e degli scooter elettrici, mentre chi può potrebbe usare lo smart working in maniera massiccia. Tutto molto bello ma bisogna tenere d’occhio una serie di questioni. La prima è legata alla connettività e al suo costo, come infrastruttura. Uno smart working efficiente ha bisogno di una connessione in fibra che garantisca almeno 3-400 Mps e la connessione a valle del modem deve essere fatta con una rete Lan visto che il Wi-Fi oggi è utilizzato da tutti i membri della casa. Per cui bisogna arrivare al personal computer con il cavo dal modem. E ciò pone un problema importante. La maggior parte delle abitazioni, a eccezione di quelle delle partite Iva come chi scrive, non sono attrezzate con aree esclusivamente dedicate al lavoro, con il risultato che il working in presenza di bambini o altri familiari può diventare molto poco smart.

Costi poco smart

E inoltre il luogo di lavoro “smart” deve essere climatizzato in orari nei quali di solito la casa era deserta, mantenuto e pulito. Insomma è un costo che dal datore di lavoro si sposta sul dipendente. La cifra? Complicato dirlo ma sappiate che nei business plan delle aziende un posto di lavoro nel terziario avanzato, esclusa ovviamente la retribuzione, costa circa 300 euro. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano l’utilizzo dello smart working porta per l’azienda a un risparmio del 30% sui costi gestionali degli spazi fisici, un incremento del 15% di produttività e una riduzione dell’assenteismo del 20%.

E per il lavoratore?

A fronte dell’azzeramento dei costi e dei tempi di spostamento, per il resto i costi aumentano con la retribuzione che rimane invariata. I costi gestionali degli spazi, tra i quali quelli energetici sono importanti, sia aggirano intorno ai 100 euro/mese. Cifra che viene decurtata dal reddito in maniera secca. Certo c’è almeno un’ora relativa ai trasporti ogni giorno che viene liberata ma che difficilmente un dipendente può trasformare in un’attività redditizia. Per cui abbiamo con lo smart working una perdita di liquidità secca che però può essere limitata con un approccio pragmatico all’energia. Su questo punto è necessario essere dettagliati e puntuali. Il nostro posto di lavoro domestico infatti può essere messo a punto per consumare meno energia possibile. E ora con il nuovo decreto che incentiva l’efficienza al 110% lo si può fare a costo zero. I costi della climatizzazione invernale si possono ridurre fino al 70%, quelli di quella estiva del 50% e quelli d’illuminazione del 90%. Sul fronte delle attrezzature è necessario richiedere alle aziende – visto che le devono fornire loro – , a meno esigenze specifiche, computer portatili che consumano anche l’80% in meno rispetto a quelli fissi. Oltre a ciò bisogna attrezzarsi per ridurre anche i costi delle bollette che rimangono come carico, anche se ridotto. La ricetta per fare ciò è a base di flessibilità e rinnovabili. Flessibilità per considerare di cambiare forniture, almeno ogni anno, energetiche con quelle più convenienti, mentre le rinnovabili domestiche, anche esse incentivate, possono dare il colpo di grazia alle nostre bollette. Un sistema fotovoltaico con accumulo per l’energia elettrica, una pompa di calore, magari geotermica, per la climatizzazione e il solare termico per l’acqua calda sanitaria sono ottimi alleati per ridurre ulteriormente, non solo i costi energetici dello smart working, ma anche quello dell’abitare in generale. Facendo del bene al nostro portafogli, alla ripresa economica sostenibile e, non dimentichiamolo, al clima.

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Fujisawa, Giappone: la città più ecologica del mondo? (Video)

Sab, 05/23/2020 - 07:22

19 ettari di superficie, può ospitare fino a 3000 persone. Fujisawa è un laboratorio per testare la città intelligente del futuro, alimentata da energie rinnovabili, caratterizzata da una mobilità sostenibile e bassissimi livelli di inquinamento.

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Sud America è il nuovo epicentro Covid | Virus: i ricchi sempre più ricchi | Il flop di Impresa sicura

Sab, 05/23/2020 - 06:25

Tgcom24: Karachi, aereo cade su una zona residenziale: a bordo 107 persone | Due sopravvissuti?;

Il Mattino: Niente distanziamento, sull’aereo come sardine: la denuncia dei passeggeri;

Il Messaggero: Oms: «Il Sud America è il nuovo epicentro della pandemia»;

La Repubblica: Regno Unito, le regole severissime per chi entra nel Paese: quarantena obbligatoria e multe salate ;

Leggo: Asili e centri estivi, da lunedì 25 maggio si può riaprire. Vale per l’intera fascia 0-17 anni. Fase 2 in Campania, De Luca dà il via libera a spiagge e nautica da diporto con sbarco sulle isole: riaprono i lidi Riaperture, si teme primo weekend post-lockdown. A Roma mille agenti anti-movida;

Corriere della Sera: Rimborsi per mascherine per le aziende finiti in un secondo: il flop di Impresa sicura;

Il Giornale: Il vaccino anti-influenza per bimbi fino a 6 anni e per le persone over 60;

Il Fatto Quotidiano: Case di riposo – Assessore Gallera: “In Lombardia 30% degli ospiti positivo al Covid”. Trivulzio, protestano i parenti delle vittime;

Il Manifesto: Virus diseguale: miliardari sempre più ricchi. E quasi esentasse;

Il Sole 24 Ore: Atlantia congela investimenti di Autostrade, braccio di ferro con il Governo sui prestiti – La richiesta dei 2 miliardi allo Stato – In 10 anni meno investimenti e più dividendi.

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La Grecia riaprirà ai turisti il 15 giugno

Ven, 05/22/2020 - 19:00

La Grecia ha acceso i motori della sua industria turistica, annunciando che i turisti potranno tornare sulle sue spiagge in poche settimane.

In un discorso alla nazione, il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, come riporta il Guardian, ha affermato che il 15 giugno sarà la data di inizio ufficiale di una stagione turistica ritardata dalla pandemia globale di coronavirus e che i collegamenti internazionali diretti verso le destinazioni turistiche del paese riprenderanno gradualmente dall’inizio di luglio.

Niente quarantena per i turisti ma test a campione

I turisti provenienti da altri paesi non saranno messi in quarantena ma dovranno sottoporsi a test del coronavirus a campione, ha detto Mitsotakis.

L’annuncio da parte di Mitsotakis di “test a campione” porrà fine alla necessità per i viaggiatori di esami del sangue pre-volo o di produrre certificati di immunità al coronavirus.

In precedenza il primo ministro aveva affermato che “nel migliore dei casi”, la Grecia avrebbe accettato i turisti dal 1° luglio, ma – cercando di capitalizzare la gestione riuscita della pandemia nel paese – ha annunciato l’apertura degli hotel stagionali dal 15 giugno.

I primi turisti stranieri dovrebbero entrare nel paese in auto dai vicini stati balcanici che hanno anche loro registrato bassi tassi di infezione e mortalità.

Tagli alle tasse per ridurre i costi per i turisti

Con la Grecia desiderosa di attrarre turisti sono stati anche annunciati tagli alle tasse.

Nel tentativo di rendere la Grecia più competitiva anche per i tour operator che vogliano siglare pacchetti nei prossimi giorni, Mitsotakis ha affermato che i dazi di trasporto saranno abbassati dal 24% al 13% per i prossimi cinque mesi, rendendo i biglietti per navi, aerei e autobus più economici durante il stagione turistica. Saranno ridotte anche le imposte su alcuni generi come il caffè o le bibite analcoliche.

In Grecia in totale meno di 3.000 casi di covid-19

La Grecia, che ha attuato un blocco precoce e rigoroso per evitare di stressare il suo sistema sanitario colpito dall’austerità, ha registrato cifre sorprendentemente basse per Covid-19.

Fino al 20 maggio le autorità sanitarie del paese avevano registrato 2.850 casi confermati e 166 decessi.

Le isole greche praticamente immuni dal coronavirus

Nei vasti arcipelaghi di isole della Grecia – che sono rimasti tutti straordinariamente immuni dal coronavirus – le sfide sono state particolarmente acute. Alcune isole, quasi disabitate durante l’inverno ma molto frequentate durante i mesi estivi, erano poco attrezzate e avrebbero avuto seri problemi per affrontare focolai che fortunatamente non ci sono stati.

L’industria turistica greca costretta a reimmaginarsi

Il piano turistico avvia anche un salto senza precedenti verso l’ignoto per l’industria turistica greca, costretta a reimmaginarsi a causa delle restrizioni della crisi sanitaria globale.

Il ministro del turismo, Harry Theoharis, ha riconosciuto che riaccendere la macchina turistica sarà un “esercizio molto complicato”.

L’intero settore – dall’uso obbligatorio delle mascherine sui voli al modo in cui gli hotel opereranno ogni giorno per rispettare le regole di distanza fisica – ha dovuto essere rielaborato nei minimi dettagli in nome della tutela della salute.

“Il giusto equilibrio tra protezione e piacevolezza della vacanza”

Consentire il ritorno del turismo è chiaramente un rischio calcolato, afferma Theoharis. “Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra la protezione della salute e la piacevolezza dell’esperienza della vacanza perché ovviamente le persone vanno in vacanza per essere libere, spensierate, per pensare al relax” ha detto. “E possiamo farlo mantenendo bassi i nostri numeri di infezione e la forza del nostro sistema sanitario così che se serve possa curare non solo i cittadini ma anche i turisti.”

Quest’anno si prevede la riduzione dei turisti a un terzo dell’anno scorso

Per un paese che aveva appena iniziato a emergere da una crisi del debito lunga quasi un decennio, le entrate del turismo sono fondamentali. L’anno scorso la Grecia ha attirato un record di 33 milioni di turisti, l’equivalente di tre volte la sua popolazione.

Quest’anno le previsioni del settore dicono che sarà già tanto se la Grecia attirerà un terzo di quel numero.

Mitsotakis ha affermato che sebbene la Grecia sia stata da esempio nella gestione della malattia, i greci potrebbero essere particolarmente colpiti dalla recessione causata dalla pandemia.

L’unica strada da percorrere, ha detto, è far partire la stagione turistica e preparare il terreno per un anno di successo nel 2021, quando – si spera – il coronavirus farà parte del passato.

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In volo su Matera

Ven, 05/22/2020 - 19:00

Matera come non l’avete mai vista: volandoci sopra con un drone

Un’altra impresa del collettivo di videomaker Dirty Seagulls che ci fa vedere Matera come se fossimo degli uccelli in volo

Fonte: Youtube Dirty Seagulls

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Agricoltura urbana a Napoli

Ven, 05/22/2020 - 17:45

Nel cuore del quartiere Sanità, a Napoli, un gruppo di persone, insieme all’associazione Pro Natura ha recuperato uno spazio adibito a discarica e ne ha fatto uno splendido orto urbano!
Inclusione sociale, autogestione e educazione alimentare e ambientale sono i cardini di questa iniziativa.

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Covid-19: alcuni ospedali hanno sospeso l’aborto

Ven, 05/22/2020 - 15:00

Solo l’Associazione Luca Coscioni ha ricevuto 33 richieste di informazioni/aiuto al giorno durante il lockdown, 3mila in totale. Secondo un’indagine SWG, il 33% degli italiani chiede più tutele in fatto di diritto all’aborto; il 31% ritiene che la legge vada cambiata, per raggiungere una più larga applicabilità; il 50% degli intervistati chiede di migliorare l’Ivg farmacologica, consentendo il regime ambulatoriale o a casa come avviene in altri Paesi, mentre il 27% reclama la gratuità della contraccezione. “Dati in controtendenza rispetto all’inerzia politica sul tema”, scrive in un comunicato l’Associazione Coscioni, che rivela questi dati nel giorno del 42esimo compleanno della legge che regola il diritto all’aborto. Ma soprattutto questi dati sono in controtendenza rispetto a una realtà dominata dalle lobby ultra-cattoliche che non solo di fatto impongono l’obiezione di coscienza ai medici che vogliono fare carriera (leggi qui la lettera di una studentessa di ostetricia e ginecologia per capire come funziona la cosa), ma anche agiscono impuniti al di fuori di ogni ospedale – perfino ospedali pubblici e eccellenti come la Mangiagalli di Milano – per fare pressione psicologica contro le donne che vogliono abortire. Per non parlare poi dell’obbligo di seppellire i feti abortiti, abolito un anno fa in Lombardia dopo una lunghissima battaglia.

I dati dell’obiezione

L’obiezione di coscienza, nel nostro Paese, supera il 70 per cento tra medici, anestesisti e paramedici. Secondo una relazione diffusa dal Ministero della Salute nel 2018, di più non è dato sapere, i ginecologi che rifiutano di supportare l’interruzione volontaria di gravidanza sono il 68,4%, gli anestesisti il 45,6% e il personale non medico il 38,9%. Facile capire come Covid-19 possa essere stato strumentalizzato per sospendere un diritto così fortemente politicizzato.

La denuncia di medici e associazioni

“Da testimonianze dirette apprendiamo che, troppo spesso, l’accesso all’IVG è negato o reso difficile da percorsi ad ostacoli – ricordano Filomena Gallo e Mirella Parachini dell’Ass. Luca Coscioni, Anna Pompili (dell’associazione di medici AMICA) e Sara Martelli (coordinatrice di Aborto al Sicuro) -. A ogni anniversario della legge che disciplina il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, emerge la mancanza di volontà politica nell’applicazione di questa norma che ha avuto il merito di evitare gravi danni alla salute delle donne. Sembra che la salute della donna e il Principio di uguaglianza non rientrino tra le tutele previste dagli Art. 32 e 3 della nostra costituzione, nei fatti. Anche quest’anno non è possibile commentare i dati dell’anno precedente sull’applicazione della 194/78 ai sensi dell’art. 16 della stessa, perché il ministro della Salute Roberto Speranza non ha ancora depositato la relazione al parlamento sulla 194, siamo fermi ai dati relativi al 2017, e neppure il Ministro di Grazia e Giustizia ha inteso presentare una relazione prevista dalla stessa legge 194, in questo caso siamo fermi al 2016”. In altre parole, le disposizioni di legge vengono bellamente ignorate, e questo al fine presumibile di coprire un servizio che piano piano sta scomparendo.

“Molti ospedali hanno sospeso o ridotto l’aborto”

“L’interruzione di gravidanza ha sempre un carattere d’urgenza, e rientra nelle prestazioni inderogabili anche secondo il decreto del Ministro della Salute. Tuttavia, la pandemia di COVID-19, ha colpito in particolare la possibilità di fruire di questo diritto, sancito dalla legge. Alcuni ospedali stanno riducendo, altri addirittura hanno sospeso, gli accessi alle pratiche per l’aborto, senza fornire chiare informazioni a riguardo, con enormi differenze da regione a regione. Le associazioni attive in questo ambito hanno proposto, con altre associazioni di medici non obiettori e la rete pro-choice, di prevedere l’aborto farmacologico ambulatoriale in combinazione con la somministrazione autonoma (come richiesto già da tempo anche dai medici ginecologi)”.

La proposta delle Associazioni e dei medici

In particolare, si chiede di:

· Estendere l’applicazione del metodo farmacologico dell’interruzione di gravidanza fino al 63°giorno di amenorrea e in regime di day hospital e ambulatoriale e arrivare alla contraccezione gratuita;

· Creare un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;

· Elaborare una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza anche con servizio alternativo;

· Istituzione di concorsi pubblici riservati al 50% a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;

· Utilizzare medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;

· Offrire la deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

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Thailandia: peluches di panda per mantenere il distanziamento sociale

Ven, 05/22/2020 - 14:00

Un ristorante di cucina vietnamita situato a Bangkok, in Thailandia, ha trovato un’idea creativa e simpatica per aiutare i propri clienti a mantenere il distanziamento sociale e sentirsi meno soli.

Maison Saigon ha pensato a tutto per assicurare alla clientela la massima sicurezza: oltre ai classici separatori in plexiglass, le persone possono accomodarsi al tavolo al fianco di teneri peluches di panda sorridenti.

Mangiare da soli non sarà più un problema. Ma non solo: i panda rappresentano un’attrazione anche per i più piccini. Non a caso, alcuni peluches indossano il tipico cappello vietnamita rosso, ispirato a Po, il protagonista di Kung Fu Panda.

La scelta dei panda non è casuale: questi teneri animali a rischio estinzione tendono all’isolamento e, per natura, mantengono il distanziamento sociale, in quanto molto solitari, oltre che seriali sgranocchiatori di bamboo.

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