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La cannabis migliora la fertilità?

Sab, 02/09/2019 - 13:00

L’esposizione a un moderato livello di fumo di cannabis potrebbe comportare un miglioramento della fertilità. E’ questa la conclusione, in controtendenza con le attuali conoscenze sull’argomento, a cui è giunto uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori guidati da Feiby Nassan del Dipartimento di salute ambientale della Harvard T. H. Chan School of Public Health di Boston (Stati Uniti) e pubblicato sulla rivista Human Reproduction.

Lo studio

Gli studiosi hanno raccolto più di mille campioni di sperma appartenenti a 662 uomini (36 anni di media e con un livello di istruzione universitaria) con problemi di fertilità in cura al Massachusetts General Hospital Fertility Center tra il 2000 e il 2017. Tra gli uomini reclutati per lo studio, 317 hanno anche fornito campioni di sangue in cui i ricercatori hanno potuto misurare la presenza e il livello degli ormoni riproduttivi. Tutti i partecipanti hanno inoltre compilato questionari in cui descrivevano il loro consumo di cannabis, da cui è emerso che circa il 55% aveva fumato cannabis (di questi, il 44% non fumava più mentre l’11% fumava ancora al momento dello studio).

Conta spermatica migliore

Dalla ricerca è emerso che l’esposizione a un basso livello di cannabis nel corso della vita potrebbe migliorare la produzione di sperma, incrementando di conseguenza la fertilità maschile. L’analisi dei campioni di sperma ha infatti messo in evidenza che gli uomini che avevano fumato avevano una concentrazione media di 62,7 milioni di spermatozoi per millilitro, contro i 45,4 milioni di spermatozoi per millilitro di chi non aveva mai fumato. Non solo: tra i consumatori di cannabis, solo il 5% aveva una conta spermatica inferiore a 15 milioni per millilitro, ovvero la soglia minima di “normalità” indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità, mentre tra chi non aveva mai fumato era sotto questa soglia il 12% degli uomini. Infine, un maggiore uso di cannabis è risultato collegato a livelli più alti di testosterone

Necessari ulteriori studi 

Un risultato che ha sorpreso gli studiosi perché in completa controtendenza con le attuali conoscenze scientifiche secondo le quali fumare cannabis avrebbe effetti dannosi sulla salute riproduttiva maschile. I ricercatori spiegano che gli esiti di questo studio devono essere presi con molta cautela, e che sarà necessario effettuare nuove ricerche per capirci di più. Ad esempio, spiegano gli stessi autori dello studio, per quanto riguarda l’aumento dei livelli di testosterone nei fumatori di cannabis un’interpretazione plausibile “è che gli uomini con livelli di testosterone più elevati siano più propensi a intraprendere comportamenti di ricerca del rischio, tra cui fumare cannabis”. E che, quindi, fumare cannabis non sia la causa dell’aumento del testosterone, ma un comportamento che viene attuato di conseguenza. Non solo: gli stessi ricercatori precisano poi che, essendo stata la ricerca condotta esclusivamente su uomini con problemi di fertilità, i risultati non possono essere estesi alla popolazione maschile in generale.

Risultati da prendere con cautela

Lo scetticismo degli studiosi è alto anche perché studi condotti recentemente hanno ottenuto risultati opposti. Come spiega la studiosa Sheen Lewis della Queen’s University di Belfast (Regno Unito), “nei nostri laboratori abbiamo trovato esattamente gli effetti opposti“: uomini che ogni giorno fumavano la stessa dose moderata di marijuana hanno visto crollare sia la quantità che la motilità degli spermatozoi, indicatori fondamentali della salute riproduttiva maschile.

Photo by Get Budding on Unsplash

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Rischio di contaminazione: richiamati lotti di gorgonzola dolce Dop

Sab, 02/09/2019 - 08:00

Il ministero della Salute ha richiamato diversi lotti di gorgonzola Dop dolce per rischio microbiologico legato alla presenza di Listeria monocytogens, batterio responsabile della listeriosi, infezione che può colpire sia gli uomini che gli animali. Il richiamo riguarda lotti di diversi marchi di gorgonzola – Bella Italia, Igor Blu, Casa Leonardi, Novarì, Colle Maggio – prodotti nello stabilimento di Cameri (Strada statale Leonardi 21, provincia di Novara). Per maggiori informazioni sui lotti interessati e le scadenze si può cliccare qui.

La Listeria

Il batterio Listeria monocytogens è molto diffuso nell’ambiente e si trova comunemente nel suolo, nell’acqua, nella vegetazione e nelle feci di molte specie animali senza che questi mostrino sintomi apparenti. Può contaminare qualunque livello della catena di produzione e consumo degli alimenti. Può crescere e riprodursi a temperature variabili da 0 a 45°C, tende a persistere nell’ambiente e quindi essere presente anche in alimenti trasformati, conservati e refrigerati.

Poiché la listeriosi generalmente è dovuta all’ingestione di cibo o mangime contaminato viene classificata, sia per l’uomo che per gli animali, fra le malattie trasmesse attraverso gli alimenti  (tossinfezione alimentare). Più raramente le infezioni possono verificarsi attraverso il contatto diretto con animali, persone o l’ambiente contaminato.

Gli alimenti a rischio

Gli alimenti principalmente associati all’infezione da listeriosi sono pesce, carne e verdure crude, latte non pastorizzato e latticini come formaggi molli e burro, cibi trasformati e preparati (pronti all’uso) inclusi hot dog, carni fredde tipiche delle gastronomie, insalate preconfezionate, panini, pesce affumicato.

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Governo vs case farmaceutiche: riusciremo a risparmiare 2 miliardi?

Sab, 02/09/2019 - 01:36

Cosa sono i farmaci fotocopia? In America chiamano lo stesso concetto “me-too” (termine poi divenuto famoso in un altro contesto): ovvero la creazione e la messa in vendita di farmaci identici a quelli esistenti, solo per entrare in un mercato redditizio senza fare sforzi di ricerca scientifica. In altre parole: il mercato c’è e anche io (casa farmaceutica) ci voglio guadagnare (me-too). Peccato che ogni farmaco abbia anche un costo pubblico, se il farmaco è di fascia A, e che alcuni farmaci fotocopia abbiano prezzi molto maggiori rispetto a un’efficacia identica agli altri: un costo inutile per il governo che “li passa” al cittadino, e un costo inutile per tutti noi. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano ne fa da anni una guerra personale.

Il progetto è di frenare questo assalto al banco farmaceutico e vietare i doppioni in fascia A, arrivando a un risparmio di 2 miliardi di euro: ovvero 40 volte di più rispetto al risparmio previsto dall’eliminazione delle pensioni d’oro, tanto per capirci, che si ferma a 50 milioni di euro. Una torta preziosissima per un Paese indebitato come il nostro, ma anche un frutto da difendere con le unghie e con i denti per le case farmaceutiche (e in alcuni casi anche per i farmacisti o i medici che già in passato hanno remato contro il cambiamento).

Dottor Garattini, quali sono le medicine gemelle in fascia A di cui parliamo? Che tipo di farmaci, in altre parole, più spesso soffrono di questo immane spreco?

“Potremmo prendere molti esempi per classi di farmaci. Ad esempio ci sono, a parità di efficacia, costi molto diversi tra farmaci del gruppo degli antidepressivi, o tra i sartani (farmaci antipertensivi), gli ACE inibitori (contro l’ipertensione), i bifosfonati (contro l’osteoporosi), gli anti-ipertensivi e i polmonari. I farmaci non sono beni di consumo, ma strumenti di salute. Bisogna razionalizzarne l’uso, per ridurre la spesa: il mercato ha troppi doppioni. Non possiamo avere in Italia 21 farmaci antidepressivi e non sapere se ce n’è uno che funziona meglio degli altri – spiega Garattini – Stesso discorso per gli antidolorifici o i gastroprotettori. E non è accettabile che il Ssn spenda 280 milioni l’anno solo per la vitamina D, che ormai è noto non cambia il numero di fratture negli anziani”.

“Le analisi ci dicono che appena il 6-8% dei farmaci varati in questi ultimi anni presenta qualche vantaggio. Sono medicinali approvati spesso attraverso studi clinici controllati, che avevano come termine di confronto il placebo, anziché il miglior farmaco disponibile. Farmaci che proliferano a ritmo esponenziale sono ad esempio gli antitumorali, che però non offrono alcun vantaggio terapeutico. Tra il 2002 e il 2014 sono stati approvati farmaci antitumorali per 71 indicazioni, rivolte a vari tumori ma, come rileva uno studio, il vantaggio di sopravvivenza è di 2,1 mesi, e quasi sempre con una cattiva qualità di vita (a causa degli effetti tossici di questi stessi prodotti). Purtroppo tali approvazioni rendono ricchi i produttori e sempre più povero il Servizio sanitario, perché i prezzi sono stratosferici e largamente sproporzionati rispetto ai vantaggi promessi. Un altro esempio: i farmaci contro l’epatite C, che neppure il Ssn italiano può acquistare per tutti i malati. Insomma, va rivisto il Prontuario Terapeutico Nazionale, che non è stato sottoposto ad analisi sistematiche da oltre 20 anni e che registra attualmente disparità di prezzi fra prodotti che non sono differenti fra loro. Ed è necessario anche che chi approva i farmaci chieda di più all’industria farmaceutica. Che fa bene alla società solo se orientata a produrre strumenti di salute anziché beni di consumo”.

Come potremmo avere una classifica indipendente dei farmaci più efficaci? “Attraverso la ricerca! E comunque se ne potrebbero scegliere solo alcuni sulla base delle evidenze disponibili”.

Il progetto sembra molto ambizioso, e davvero utile. Ma la strategia da mettere in atto non è ancora nota… lei magari sa qualche novità? “Si attende che AIFA, l’Agenzia italiana del farmaco, prenda in considerazione le proposte del nostro documento”.

Onestamente… crede che si realizzerà? Riusciremo a superare l’unione di lobby così potenti (farmacisti, industrie, medici hano già fatto quadrato contro questo cambiamento…) “Noi dobbiamo fare tutto il possibile. È chiaro che vi sono molte lobby, ma lo Stato dovrebbe avere come obiettivo quello di proteggere il SSN dal mercato della medicina”.

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I polli non erano poi così felici

Ven, 02/08/2019 - 18:00

Uno dei temi cari a People for Planet per la tutela dei consumatori, per non essere beffati noi tutti, sono le pubblicità ingannevoli: in questo caso specifico si tratta di animali di allevamento per particolari tipologie di prodotto che, secondo l’Enpa (Ente nazionale protezione animali) e non solo,  sono stati rappresentati diversamente dalla realtà.

A seguito della denuncia presentata dall’Enpa nel 2016  verso Gesco, azienda del Gruppo Amadori, proprio per difformità tra quanto affermato nella comunicazione  e reali condizioni, è arrivato – da pochi giorni – l’esito del procedimento di AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato, di seguito anche Autorità o Garante) e, all’interno di questo, gli impegni di Amadori.

Secondo l’Enpa, la Società Cooperativa Agricola Gesco, azienda del Gruppo Amadori che si occupa della produzione e commercializzazione di carni avicole e suine, sarebbe stata costretta a cambiare parti di immagini e testi della pubblicità sulla filiera di pollo diffuse attraverso il sito internet aziendale, perché di fatto ingannevole. Su brochure e sito web sarebbe quindi inziata la ‘pulizia’ dei contenuti dove si mostrava una realtà per i polli allevati non corrispondente a quella esistente, secondo quanto sancito dall’AGCM la società sembrava suggerire che tutti i polli allevati godessero delle “migliori condizioni di benessere animale”. Ma per Amadori non è così e, in un comunicato, asserisce che si tratta di una notizia strumentale, in quanto “nessuna infrazione è stata accertata dall’Autorità Garante”.

E, specifica, che l’azienda ha comunque avviato un confronto costruttivo con le istituzioni «con l’obiettivo di migliorare ulteriormente la chiarezza dei messaggi del proprio sito internet aziendale sul benessere animale e, pur ritenendo di aver già adempiuto ad ogni dovere di chiarezza di informazioni verso il consumatore, ha accolto le indicazioni di AGCM e fatto integrazioni alla pubblicazione online».

Cronologia delle iniziative giudiziarie Enpa
  • 29 maggio 2016: Report trasmette su Rai Tre un servizio che mostra un allevamento Amadori. Qui il video, dal minuto 24:00 (https://www.raiplay.it/video/2016/05/Report-del-29052016-3838cc8f-782b-4487-8f5e-1899ab872776.html).
  • 3 agosto 2016:  Enpa presenta una denuncia contro Amadori alla Procura della Repubblica di Forlì. La Procura iscrive la denuncia sul registro delle notizie di reato.
  • 3 agosto 2016:  Enpa presenta una denuncia all’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato per l’apertura di un procedimento contro Amadori per pubblicità ingannevole.
  • 21 ottobre 2017: Il Garante archivia il procedimento.
    17 novembre 2017: Enpa si oppone al provvedimento di archiviazione dell’Autorità.
  • 31 gennaio 2018: a seguito di un nuovo video realizzato da Animal Equality (organizzazione internazionale no profit per la Protezione Animale fondata nel 2006) Enpa integra la denuncia del 2016.
  • 6 settembre 2018: L’Autorità apre il procedimento contro Amadori per pubblicità ingannevole.
  • 14 gennaio 2019:  L’Autorità emette un esito sul proprio Bollettino n. 2 del 14 Gennaio 2019 di cui si riporta il contenuto nell’estratto disponibile qui
Conclusioni

Quanto riportato nel parere, ovviamente, non cambia nulla per i polli, ma, come sostiene Matteo Cupi direttore esecutivo di Animal Equality Italia, ha comunque un valore perché «dimostra l’importanza delle investigazioni che riescono a mettere in luce queste discrepanze notevoli», che sicuramente influenzano le abitudini e le scelte dei consumatori attraverso una sempre maggiore informazione e consapevolezza.

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Creiamo la giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici

Ven, 02/08/2019 - 14:30

(Madonna ha contribuito alla vittoria di Trump promettendo un pompino a chi avesse votato per Hillary Clinton?)

Mi ha colpito quel che ha detto al giornalista di “L’aria che tira” un anziano milanese, vestito molto elegante, intervistato di fronte a un gazebo leghista in piazza San Babila, a Milano: “Quei vermi che scappano dall’Africa, lasciando mogli e figli in mezzo alla guerra civile per venire da noi a mangiare a sbafo!”
La mia prima reazione è stata di rabbia e sconcerto.
Ma è un fatto che abbiamo a che fare con milioni di italiani che la pensano grossomodo così.
E pare proprio che più o meno siano la metà dei nostri connazionali.
Una situazione gravissima ed estremamente pericolosa.
E non devo spiegarti io cosa può succedere: la storia ce lo insegna molto chiaramente.
Ma la questione è aggravata dal fatto che la maggioranza dei progressisti, che non sono razzisti, omofobi, e sono invece solidali e accoglienti, reagisce ai deliri leghisti con stolida aggressività. Il web è pieno di antirazzisti che insultano i razzisti.
Non interessa a loro che questi sproloqui non riescano in nessun modo a incidere sulle idee altrui e che anzi spingono queste persone a convincersi sempre di più della giustezza della loro visione.

Io credo che sia possibile migliorare la situazione soltanto se ci si ricorda delle parole e dei fatti di Gandhi, Martin Luther King e Mandela. La loro grandezza è stata quella di contrastare l’aggressività razzista in modo risoluto ma mite.
Rifiutare la rabbia che impedisce il dialogo è stato il metodo che ha determinato i risultati epocali che essi hanno ottenuto.
Il concetto essenziale è che la forma è il contenuto e che diffondere idee solidali e inclusive con l’aggressività è come cercare di spegnere un incendio con la benzina.
Al contrario la mansuetudine ha la qualità straordinaria di essere infettiva.
Quando in Cile si fissò la data del referendum che doveva confermare il regime dittatoriale fascista o scegliere di tornare alla democrazia, ci fu un grande scontro all’interno del movimento progressista.
C’era chi voleva incentrare la campagna elettorale sulla denuncia dei crimini di Pinochet e chi voleva parlare in positivo. Vinsero i mansueti. C’è un film che dovremmo far vedere a tanti compagni: “No – i giorni dell’arcobaleno”.
Ad un certo punto si vede un poliziotto che prende a manganellate un manifestante che è caduto a terra. La sequenza si interrompe e appare una freccia che indica il poliziotto e una voce recita: “Quest’uomo è convinto di fare la cosa giusta per i propri figli. Poi una seconda freccia indica il manifestante e la voce dice: “Quest’uomo è convinto di fare la cosa giusta per i propri figli” (ho citato a memoria).
La loro comunicazione si incentrò su due temi: il riconoscimento del valore delle motivazioni dell’avversario (anche se queste avevano portato a massacri, torture e orrori di ogni tipo) e una predizione: “la gioia sta arrivando!”.
Come si sa i progressisti vinsero il referendum. Il nostro obiettivo è insultare i nostri avversari oppure migliorare la situazione?
Madonna ha ottenuto per sé una pubblicità mondiale promettendo durante un concerto con decine di migliaia di spettatori di premiare oralmente chi avesse votato contro Trump. È stata molto esplicita spiegando che l’avrebbe fatto in ginocchio, guardando negli occhi e che poi avrebbe deglutito.
Il video di questo messaggio è stato visto da milioni di persone ma è ovvio che sulla mente dei reazionari ha ottenuto soltanto l’effetto di convincerli ancor di più che la decenza è allo sfascio e che solo stringendo le cinghie della moralità è possibile impedire che il demonio conquisti la supremazia sul mondo.
Mi pare che la maggioranza dei progressisti sia impregnata più a far colpo sui chi già la pensa come loro che a mettere in crisi le idee razziste.

Da tempo abbiamo lanciato una serie flashmob e video che vanno nella direzione opposta: i Pink Bloc, ballerini in tutù rosa, che danzano Chopin di fronte a Unilever e Ferrovie, il salvataggio delle povere profughe extracomunitarie norvegesi, le infermiere sexy che alla stazione di Bologna offrono sedie ai viaggiatori stanchi.
Sono iniziative che hanno avuto successo ma crediamo sia possibile e necessario fare di più.
Per questo vogliamo aprire un dibattito sulla possibilità di dar vita a “La giornata nazionale della gentilezza verso gli avversari politici”.
Ho accennato l’idea su Facebook chiedendo che almeno 100 persone aderissero per rendere possibile iniziare. Hanno espresso parere favorevole più di 300 lettori.

Per allargare la discussione ti propongo un esempio di quello che secondo me sarebbe utile dire ai reazionari.
È un lungo articolo nel quale mi rivolgo a Oriana Fallaci, visto che le sue idee sono l’humus teorico di tutto l’attuale revanshismo anti immigrati.
Innanzi tutto dichiaro quali sono i motivi per i quali stimo la Fallaci.
Poi elenco tutte le sue affermazioni che condivido.
Poi spiego quali sono i punti nei quali sbaglia, non attaccandola mai ma cercando di dimostrare che quel che le fa paura (l’Islam) in realtà non è il vero pericolo.
Vedi qui l’articol
o.

Che ne pensi?
Ti interessa partecipare all’organizzazione di questa giornata della gentilezza?
Come dovrebbe funzionare questa giornata della gentilezza?
Cosa facciamo succedere?
Posta il tuo contributo nello spazio per i commenti a questa pagina.

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Basta Buonisti!

Ven, 02/08/2019 - 14:30
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Elogio di Nancy Pelosi

Ven, 02/08/2019 - 12:00

L’eleganza della donna è nota. Che fosse poi tosta, non se lo aspettavano né gli elettori né il Presidente Usa, messo all’angolo sullo scontro per il muro durante lo shutdown. Ma la sua arte migliore è riuscire a esprimere disprezzo senza perdere di vista le buone maniere.

Chi poteva sapere che fosse possibile esprimere disprezzo, sdegno e minacce di vendetta con un semplice applauso? È quello che riesce a fare la presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America Nancy Pelosi soltanto battendo le mani al presidente Usa Donald Trump durante un passaggio del suo discorso sullo Stato dell’Unione.

Gli elettori dem sono andati in deliquio. L’elegante Pelosi, del resto, nelle ultime settimane si era fatta notare per aver tenuto testa al presidente Usa nel corso della trattativa sui finanziamenti del muro. Le prolungate discussioni, con tanto di letterine pubblicate a mezzo social, hanno indebolito la mitologica abilità di Donald Trump nella negoziazione costringendolo a un inedito passo indietro. Al tempo stesso hanno dimostrato che fare opposizione si può, anche senza perdere l’eleganza o chiedere tasse al 70% per i ricchi (proprio al quantità affossata dai dem, in passato) come fa Alexandria Ocasio-Cortez.

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Ue: gli elettrodomestici vivranno di più (anche grazie ai Repair Café)

Ven, 02/08/2019 - 11:30

Con ogni probabilità dal 2021 ogni elettrodomestico, ogni nuovo modello di lavatrice, televisore, frigorifero, lavastoviglie, schermo, lampada, dovrà avere per almeno 7 anni (10 per le lavatrici) dalla messa in commercio i pezzi di ricambio disponibili, per garantire la loro riparabilità. Lo ha deciso il Consiglio dell’Unione europea, che sta revisionando i requisiti di ecodesign per questo gruppo di prodotti. Ora si attende solo il voto del Parlamento: poi le misure dovranno essere adottate da tutti i Paesi membri. Inoltre, i pezzi potranno essere sostituiti usando strumenti che sono normalmente a disposizione di chi fa le riparazioni, e non con attrezzi specifici per un singolo produttore.

Ma questa attesa decisione ha anche altre implicazioni. D’ora in poi i produttori dovranno tenerne conto in fase di progettazione, prevedendo un design che permetta di aprire e riparare gli oggetti (cosa oggi non più scontata), con l’obiettivo di allungarne la vita.

È ancora possibile firmare la petizione che proprio a questo obiettivo puntava, e che ha ottenuto già oltre centomila firme. Il diritto di poter riparare le cose è stato particolarmente ignorato nel nostro Paese, che ha ostacolato “alcune misure chiave del Pacchetto sull’Economia circolare”, adottate dalla Commissione europea “per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile”. Qualcosa di giusto, logico e importantissimo, ma che pareva l’Italia non fosse interessata a pretendere. Poi la petizione, lanciata da Donatella Pavan, fondatrice di Giacimenti Urbani, insieme a Restarters Milano, ha lanciato la raccolta firme a settembre 2018.  “Il 5 dicembre l’abbiamo letta pubblicamente al ministero dell’Ambiente, ha dichiarato, nell’ambito della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, e l’abbiamo consegnata al ministro Sergio Costa perché la sostenesse”.

Del resto, un’inchiesta realizzata da Eurobarometer rivela che il 77% dei cittadini europei è a favore di prodotti più riparabili: come non esserlo? È qualcosa che permette di evitare spreco di denaro a tutti, mentre riduce di molto l’inquinamento. A livello globale, questo è l’anno in cui, secondo le stime, produrremo circa 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, l’equivalente di quasi mille Titanic.

Anche da noi la sensibilità aumenta. Dopo il recente incendio a Roma, la sindaca Virginia Raggi ha promesso l’apertura di un Repair Café (cosa sono i Repair Café? lo abbiamo spiegato in questo video) al posto dell’impianto di trattamento rifiuti andato in fumo. Di recente ne è stato aperto uno a Udine, mentre in tutta l’Italia per il momento siamo a 12, di cui 3 in Alto Adige. Ma ci sono anche realtà, come il Rusko di Bologna, che hanno preso ispirazione per poi chiamarsi in altro modo. I numeri spiegano bene che la situazione italiana dei Repair Café è ancora “embrionale”, ma l’iniziativa sta riscuotendo sempre più interesse. Chiunque sente parlare di RC trova l’idea geniale (perché lo è!) e valuta di aprirne uno. Beh, se ne avete la possibilità il Repair Caffè non è solo un modo per cambiare il mondo. I suoi obiettivi sono, certo, quello di riportare tra noi la bella arte di aggiustare, e di diffondere il suo know how. Ma anche di promuovere la coesione sociale, connettendo vicini di casa di diverse estrazioni sociali – tutti hanno qualcosa da riparare, prima o poi – con tutte le migliori conseguenze: condividere e inspirarsi, conoscersi, capirsi, farsi compagnia e tenere in allenamento la mente, imparando tecniche e gestualità che servono per aprire e maneggiare un meccanismo elettronico. Cosa di meglio, mentre si protegge il futuro del pianeta?

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Il fungo magico dell’economia circolare

Ven, 02/08/2019 - 09:29

Grazie a uno speciale kit inventato e commercializzato dalla cooperativa sociale il Giardinone, dai fondi di caffè nasce un prodotto ricchissimo di minerali e vitamine. Ecco come

Basta prenderla in mano, per capire subito che la scatola di Fungo Box è magica. I diversi packaging, con sagome di mostri, stelle e colori accesi, fanno presagire che da lì può uscire qualcosa di fantastico. Ed ecco che, con un po’ di pazienza, la magia succede davvero: da un cartone che contiene dei fondi di caffè, spuntano funghi gustosissimi da cucinare in padella.

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Telefono azzurro: al via raccolta fondi per potenziare il Centro nazionale ascolto

Ven, 02/08/2019 - 01:00

Una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi mirata a potenziare il Centro nazionale di ascolto del Telefono Azzurro, onlus che in oltre 30 anni di attività ha dato ascolto a quasi 75 mila bambini e adolescenti attraverso la linea telefonica gratuita 1.96.96, attiva 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno, e gestito oltre 20 mila casi attraverso il numero 114 dedicato alle emergenze.

Per sostenere il progetto e aiutare Telefono Azzurro a potenziare il servizio di ascolto e gestione delle richieste di aiuto di bambini e adolescenti, dal 10 al 23 febbraio sarà possibile donare, attraverso un sms o una chiamata da rete fissa al 45592, la cifra di due, cinque o dieci euro.

Il vero ascolto

Il nuovo progetto di Telefono Azzurro si chiama “Il vero ascolto” e ha l’obiettivo di aiutare i bambini e gli adolescenti vittime di abusi e violenze intercettando le loro richieste di aiuto non solo telefonicamente, ma anche attraverso nuovi canali tecnologici, come la chat, per offrire alle nuove generazioni risposte con strumenti al passo coi tempi.

Cyberbullismo in aumento

In occasione della campagna solidale “Il vero ascolto”, Telefono Azzurro ha analizzato i casi gestiti nel corso del 2018 e scattato una fotografia del cambiamento delle motivazioni per cui i giovani chiedono aiuto, rilevando un aumento di richieste per cyberbullismo. Se la maggior parte delle segnalazioni che arriva al telefono Azzurro riguarda casi di abuso e violenza – nel 2018 sono stati gestiti 2794 casi attraverso la linea telefonica 1.96.96 e 1416 casi attraverso la linea per le emergenze 114 – la onlus ha messo in evidenza che negli ultimi anni stanno emergendo in maniera sempre più insistente problematiche legate al mondo di internet: l’anno scorso attraverso l’1.96.96 sono stati seguiti oltre 250 casi di richieste d’aiuto relative a comportamenti lesivi attuati tramite il web, che hanno visto coinvolte principalmente pre-adolescenti e adolescenti di sesso femminile.

Linea dedicata anche agli adulti e ai bambini scomparsi

In oltre 30 anni di attività Telefono Azzurro attraverso la linea gratuita 1.96.96 ha dato ascolto a quasi 75mila bambini e adolescenti e gestito oltre 20mila casi attraverso il numero 114, dedicato alle emergenze. Telefono Azzurro nasce nel giugno del 1987 a Bologna per dare un punto di ascolto e di accesso alle richieste di aiuto dei bambini. Nel 1990 viene attivata la prima linea telefonica gratuita per i bambini fino ai 14 anni, l’1.96.96, oggi aperta anche agli adulti e attiva su tutto il territorio nazionale 24 ore su 24, 365 giorni all’anno. Nel febbraio 2003 a Telefono Azzurro è affidata la gestione per la fase sperimentale del Servizio Emergenza Infanzia 114, frutto dell’accordo tra i ministeri di Comunicazioni, Pari Opportunità e Lavoro e Politiche Sociali. In seguito alla firma di un protocollo di intesa con il ministero dell’Interno, dal maggio 2009 Telefono Azzurro gestisce il numero 116.000, linea diretta per i bambini scomparsi.

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Scenario energetico europeo: accelera il declino del carbone

Gio, 02/07/2019 - 10:03

Con le rinnovabili emergenti come eolico e fotovoltaico che per la prima volta raggiungono la parità dei costi con gli impianti a carbone e a gas ed un calo del 5% delle emissioni del settore energetico, appare sempre più accelerato ed irreversibile il declino dei carboni nella produzione energetica del Vecchio Continente.

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Le ricette di Angela Labellarte: Panzerotti mozzarella e pomodoro

Gio, 02/07/2019 - 07:43

Ingredienti

Per l’impasto:
Farina di grano duro rimacinata 50 gr
Farina “0” 500 gr
Lievito di birra 10 gr
Acqua tiepida q.b.
Sale q.b.
Miele 1 cucchiaino
Olio extravergine di oliva 2 cucchiai

Per il ripieno:
Mozzarella 500 gr
Polpa di pomodoro 300 gr
Parmigiano 2 cucchiai
Olio extravergine di oliva 3 cucchiai
Sale q.b.
Origano q.b.
Olio extravergine di oliva per friggere

 

Preparazione
Formate una fontana con le farine e al centro mettete il lievito, l’olio, il sale e il miele.
Aggiungete man mano l’acqua tiepida, incorporando la farina. L’impasto deve risultare senza grumi, morbido ed elastico come il lobo di un orecchio.
Formate delle palline, coprite e lasciate lievitare per circa un’ora.
Intanto che l’impasto lievita preparate il ripieno. Tagliate la mozzarella a dadini e mettetela in un terrina insieme al parmigiano, al pomodoro, e all’origano, aggiungete l’olio e il sale e mescolate.
Aiutandovi con un po’ di farina schiacciate le palline lievitate fino a formare dei dischi e mettete al centro di ogni disco un cucchiaio di ripieno.
Chiudete i dischi a mezzaluna, premendo bene sui bordi da entrambi i lati. Friggete i panzerotti in una padella con abbondante olio o in una friggitrice a fuoco medio, girandoli e rigirandoli fino a quando saranno dorati. Toglieteli dall’olio, asciugateli nella carta assorbente e serviteli caldi.

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Il contenitore plastic-free che sparisce

Gio, 02/07/2019 - 01:56

Suvi Haimi e Laura Kyllönen sono due giovani biochimiche finlandesi che nel 2016 hanno trovato la formula giusta per creare contenitori e altri accessori senza usare plastica ma sfruttando le fibre di sughero e legno, tenute insieme da collanti naturali.  Non male, se si pensa che ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani.

È nata così la start up Sulapac, già vincitrice di numerosi premi, tra cui il prestigioso Green Alley Award. I contenitori Sulapac ® sono resistenti come quelli di plastica tradizionale ma sono compostabili e biodegradabili. Tre settimane se viene buttato nel compost, un anno se l’oggetto finisce in mare (e per di più non crea microplastiche).

Dovrebbero arrivare in commercio nel 2019 e si spera possano rivoluzionare l’intero mercato del packaging, un giro d’affari di 800 miliardi di euro all’anno, mica bruscolini!

“Dobbiamo anche pensare alla produzione: usare le vecchie fabbriche per la plastica e trasformarle, a basso costo, in industrie che stampino barattoli biodegradabili al 100% e con lo 0% di microplastiche” spiega Suvi Haimi.

Non si rischia però di aumentare la  deforestazione? “Al momento la quantità degli scarti della filiera del legno finlandese, proveniente da foreste certificate, è sufficiente. Ma in futuro si potrebbe pensare anche ad altri scarti naturali”.

Pare abbiano già un accordo firmato con Chanel per il packaging dei profumi.

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Le auto più vendute in Italia nel 2018 (Infografica)

Gio, 02/07/2019 - 01:56

Scopriamo insieme quali sono le auto che piacciono di più agli italiani, suddivise per tipologia di alimentazione.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

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Raffaele Cantone: «La corruzione in Italia? C’è chi pensa che il problema sia la lotta alla corruzione»

Gio, 02/07/2019 - 00:56

Raffaele Cantone, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera (5 febbraio), fa intravedere il suo possibile abbandono della presidenza dell’Authority Anticorruzione (ANAC). Abbandono poi smentito dallo stesso Cantone: «Non mi dimetto»; anche se è filtrato dal Consiglio Superiore della Magistratura la notizia che abbia fatto domanda per tornare a fare il giudice a Perugia, Frosinone o Torre Annunziata.

Nell’intervista al Corriere tra l’altro Cantone dice: «Questa esperienza è ormai finita.  «Sembra che il problema del Paese sia diventato l’anticorruzione».  «Mi sono sentito sopportato e siccome non sono un uomo per tutte le stagioni ho meditato a lungo e poi ho capito che era arrivato il momento di tornare a fare il mio mestiere [di giudice]».

Alla base della sua decisione sarebbe una diversa visione di come portare avanti la lotta alla corruzione rispetto a quella del Governo.

In una intervista rilasciata alla fine dello scorso anno al Fatto Quotidiano (28 dicembre) aveva segnalato il suo dissenso su alcune modifiche della normativa sugli appalti introdotte nella legge di Bilancio perché, diceva, «aumentano i rischi di corruzione». In particolare criticava la norma che alza a 150mila euro il tetto per l’affidamento degli appalti con procedura diretta, perché sotto quella soglia «non è richiesta neanche la certificazione antimafia e la gara non sarà pubblica d’ora in poi. C’è il rischio che imprese legate alla criminalità organizzata, al Nord come al Sud, ricevano appalti senza controlli». Secondo Cantone c’è la volontà, affermata dal Governo, di «strappare e riscrivere il codice degli appalti» con una visione meno garantista dell’attuale al fine, secondo il Governo, di rendere più rapide e snelle le procedure di assegnazione.

Secondo il corriere.it (6 febbraio) il primo ad attaccarlo fu Giuseppe Conte che il 7 giugno, appena nominato presidente del Consiglio, ci tenne a dire che «dall’Anac non abbiamo avuto i risultati che speravamo». Qualche giorno dopo ci fu una retromarcia, ma ormai il segnale era stato inviato e infatti Cantone non ha mai avuto «la sensazione che ci fosse la volontà di marciare insieme». Ancor più freddi i rapporti con Luigi Di Maio, tanto che più volte ha detto di non aver capito «se sono davvero interessati alla materia». Un quadro che in meno di un anno lo ha dunque convinto sulla necessità «di fermarmi, perché questa esperienza è ormai finita».

Tra le iniziative più recenti dell’Anac presieduta da Cantone:

– la denuncia all’Autorità Giudiziaria dell’assegnazione dei subappalti per la realizzazione di case antisismiche per i terremotati (poi marcite alle prime nevicate) nelle Marche e nel Lazio ad imprese con forti pendenze con il fisco e con certificati antimafia irregolari (la Repubblica, 4 febbraio)

– la segnalazione alla Corte dei Conti di opere pubbliche nei nuovi quartieri di Roma del valore di decine di milioni di euro bloccate e quindi non utilizzate anche per mancanza di collaudo da parte del Comune (Corriere della Sera, 19 gennaio).

Chi è Raffaele Cantone. Nato a Napoli nel 1963, è presidente dell’Anac dal 2014.

È stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli, dove si è occupato principalmente di criminalità economica, poi è entrato nella Direzione Distrettuale Antimafia. Si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, riferite anche nel libro di Roberto SavianoGomorra, riuscendo ad ottenere la condanna all’ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo fra cui Francesco Schiavone, detto Sandokan e Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e Mezzanott. Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni nel settore dei rifiuti e delle infiltrazioni dei clan casertani all’estero, in particolare in Scozia, in GermaniaRomania ed Ungheria,

Vive sotto scorta dal 2003 dopo che gli investigatori scoprirono il progetto di un attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi.

Dopo la costituzione dell’Anac, l’Italia è risalita in cinque anni dal sessantanovesimo al cinquantatreesimo posto nel Corruption Perception Index, il rapporto annuale sulla corruzione percepita in tutti i Paesi del mondo che si basa su 13 sondaggi e valutazioni di esperti sulla corruzione nel settore pubblico.

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Polo nord magnetico si sposta di 55 km l’anno, ecco le conseguenze

Mer, 02/06/2019 - 14:40

Roma, 5 febbraio 2019 – Il polo nord magneticoterrestre viaggia verso Est. Non è una notizia, diranno coloro che conoscono il fenomeno della ‘migrazione di poli’. Ma la novità sta nella velocità di questo spostamento. Negli ultimi anni il moto del Nord magnetico – che segue una traiettoria che va dal’Artico canadese alla Siberia – ha subito un’accelerazione notevole, raggiungendo i 55 km l’anno. La stima è del Noaa (l’ente americano per le ricerche sull’atmosfera e gli oceani), che ha pubblicato con un anno in anticipo il nuovo Modello magnetico della Terra per consentire di aggiornare gli strumenti per la navigazione via mare e terra.

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“L’isola che non c’era” potrebbe sparire

Mer, 02/06/2019 - 12:00

Nata appena 4 anni fa, l’isola di Hunga Tonga potrebbe presto sparire. Era emersa nel 2015 al largo dell’Oceano Pacifico. Nata tra due isole già esistenti (da cui ha preso il nome), è costituito prevalentemente da rocce vulcaniche appuntite, e si è rivelata un habitat favorevole per alghe, fiori, organismi minuscoli e persino uccelli marini. Ma presto tutto questo potrebbe essere di nuovo inghiottito dal mare. Il gruppo di ricerca guidato dallo scienziato della Nasa Dan Slayback (il primo e unico team a essere approdato sull’isola) spiega che la forza del mare sta velocemente erodendo le coste dell’isola. L’obiettivo dei ricercatori è tornare il prima possibile su Hunga Tonga per raccogliere informazioni preziose

DA REPUBBLICA.IT

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Gli oceani cambiano colore: colpa del global warming

Mer, 02/06/2019 - 10:10

Gli oceani stanno cambiando colore per colpa del global warming. A concluderlo è uno studio a cura del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, secondo cui l’aumento delle temperature sta modificando la composizione del fitoplancton, facendo diventare l’acqua molto più verde o molto più blu

CHE COS’È IL FITOPLANCTON
È sostanzialmente l’insieme dei microrganismi vegetali alla base della catena alimentare negli ecosistemi marini. Comprende alghe e creature microscopiche che fanno la fotosintesi, ossia che sfruttano l’energia solare per produrre sostanze organiche. La capacità del fitoplancton di assorbire e riflettere la luce in modo diverso influisce sulla tonalità assunte dalle distese acquatiche. 

RISCALDAMENTO GLOBALE E FITOPLANCTON
Il team guidato dalla dottoressa Stephanie Dutkiewicz ha creato un modello matematico per prevedere come cambierà la distribuzione del fitoplancton in relazione all’attuale trend climatico. Le simulazioni hanno evidenziato che, entro il 2100, le alterazioni a carico dei microrganismi acquatici determineranno un notevole cambiamento di colore nel 50% degli oceani

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Tutti stressati, anche i cavalli

Mer, 02/06/2019 - 01:48

Che un cavallo possa essere traumatizzato è noto a tutti. Ce lo ha raccontato Robert Redford nel film L’uomo che sussurrava ai cavalli.

E, molto più semplicemente, il nostro equino può anche stressarsi per colpa di un cavaliere nervoso o per uno spavento o anche per una doma un po’ rude.

E visto che un cavallo non può andare dallo psicanalista o assumere i fiori di Bach, visto che dorme in piedi e non può andare in una spa, come si rilassa?

Se lo sono chiesti all’università di Pisa e Padova un gruppo di etologi e veterinari che, guidati da Paolo Baragli del Dipartimento di Scienze Veterinarie di Pisa, hanno compiuto uno studio su 33 cavalli provenienti da 4 scuderie italiane. Inducevano lo stress facendo scoppiare un palloncino nel box della povera bestia e monitorando poi il battito cardiaco, oltre a registrare un video.

Gli studiosi si sono accorti che per alleviare lo stress causato dallo spavento, gli animali masticavano a vuoto (il vacuum chewing) e respiravano profondamente (una funzione chiamata snore). Questi atteggiamenti erano molto meno frequenti nel gruppo di controllo che era stato lasciato in totale relax.

Lo studio è stato pubblicato nella rivista Nature e secondo Baragli: “Può fare da apripista per realizzare linee guide comportamentali utili a chi è a contatto con i cavalli, tra i più diffusi animali domestici, spesso utilizzati in attività ricreative e nelle terapie assistite”.

“I comportamenti messi in atto dai cavalli per ritrovare la calma sono una strategia per affrontare meglio situazioni vissute negativamente – ha spiegato Chiara Scopa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie a Repubblica. – Sono azioni inconsapevoli che hanno un effetto sul sistema nervoso autonomo, che permette al soggetto di bilanciare lo stress e provare a ristabilire l’equilibrio interno del proprio organismo. Lo facciamo anche noi umani in alcune situazioni, ad esempio dondolando le gambe, gesticolando, strusciando le mani o arricciandoci i capelli”.

E visto che un cavallo non può arricciarsi la criniera, fa finta di masticare un chewing gum e probabilmente impreca sottovoce.

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La nuova vita del Pneumatico Fuori Uso

Mer, 02/06/2019 - 01:37

Lo sapevate che gli asfalti per le strade miscelati con gomma riciclata dai pneumatici fuori uso (PFU) sono più durevoli degli asfalti tradizionali? Tre volte più durevoli!
Pavimentazioni, campi da gioco, piste ciclabili, la gomma riciclata dai pneumatici ha tantissime applicazioni possibili.
Siamo andati a conoscere un’azienda italiana leader nel settore molto innovativa, Ecopneus.

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