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Aggiornato: 2 ore 20 min fa

Un consiglio per gli investimenti dei propri risparmi? Se vi rispondono in 20 minuti scappate

Lun, 06/17/2019 - 14:00

Non vi dirò chi mi ha posto questa domanda, vi dirò che la persona in questione è un operatore del settore, uno che mastica finanza ed economia per lavoro. Ma e’ anche la solita domanda che, sistematicamente, mi fanno tutti quelli che mi interfacciano.

“Oltre ai risparmi, hai anche 4 ore da investire?”. La mia risposta.

Ecco il motivo per il quale ho scritto il mio ultimo libro “Soldi Gratis” (Sperling&Kupfer). Per rispondere alle domande più diffuse, per spiegare cosa evitare, su cosa investire e, soprattutto, per allenare l’intelligenza finanziaria dei risparmiatori, per dargli consapevolezza finanziaria.

Chi mi chiede su cosa investire e si aspetta una risposta al fulmicotone, probabilmente, non ha la giusta consapevolezza finanziaria, e se qualcuno (anche fosse un grande maestro dell’economia) oserebbe rispondergli in quattro e quattro otto potrebbe mandarlo in pasto ai leoni. Lo sta truffando o quantomeno gli sta fornendo una risposta sbagliata.

Sapete perché gli ho chiesto d’investire quattro ore? Perché questo è il tempo che mi è necessario per compilare un profilo di rischio della persona in questione. Se i cittadini prestassero attenzione al profilo di rischio potrebbero evitare gran parte dei loro problemi in tema di finanza. La cronaca degli ultimi anni lo ha confermato: la manipolazione del profilo di rischio è stata ed è la madre di tutte le truffe bancarie.

Il profilo di rischio è una fotografia dell’investitore, attraverso una serie di dati raccolti si riesce ad inquadrare quali possano essere i titoli in linea con le caratteristiche, le aspettative e l’attitudine a rischio del cittadino.

Con quanta frequenza vi dedicate alla gestione del vostro portafoglio investimenti? Vi sentite esperti o meno? Seguite le informazioni finanziarie? Insomma avete tempo da dedicare ai vostri investimenti? Siete propensi ad accettare una variabilità elevate dei rendimenti? È un punto fondamentale, riuscirete a controllare le vostre emozioni nei momenti negativi del mercato?
Quanti anni avete? Se siete molto giovani è bene che ci sia una certa tutela, avete poca esperienza e avete accumulato poca esperienza. Qual è la vostra professione? Se siete vicini al mondo del trading, magari ne masticate. Livello d’istruzione? Di solito si presuppone che maggiore livello d’istruzione coincide con maggiore livello di consapevolezza finanziaria. Fonte di reddito? Da dove deriva il vostro reddito farà capire la vostra elasticità nella gestione delle risorse.

Solo per rispondere a queste domande credo che occorra almeno un’ora.

Dopodiché ci sono due passaggi importanti.

Il primo riguarda l’analisi della propria situazione finanziaria e la predisposizione di un budget familiare. Il vostro reddito riesce a coprire i consumi e assicurarvi un risparmio? Che aspettative avete riguardo ai redditi futuri? Se immaginate di avere in futuro un redito in declino capirete che bisognerà essere conservativi. Nei prossimi anni in che percentuale pensate di impiegare il vostro portafoglio per spese importanti (case, automobili, terreni)?

Il secondo passaggio attiene alla fissazione degli obiettivi d’investimento. Qual è il vostro obiettivo? Volete comprare un sbarca tra 2 anni ? Volete assicurarvi una pensione dignitosa tra 15 anni? E allora dovete decidere quanto volete guadagnare in quell’arco temporale ?
Se proprio volete pensarci poco, non dimenticate queste due equazioni basiche: alto rischio alto rendimento, basso rischio basso rendimento.
Se volete correre rischi potete aspirare a grossi rendimenti, al contrario limitate le vostre aspettative.

E tutto questo può avvenire nei canonici 20 minuti che, al massimo, vi dedica un consulente finanziario prima di proporvi “l’affare del secolo”?

Se volete correre rischi, dovete conoscere i prodotti e i mercati. E il mercato non è un gioco.

Adesso riuscite a giustificare la mia risposta? Le 4 ore che ho chiesto per rispondere alla domanda di partenza?

“Ho dei risparmi da investire, su quale prodotto mi consiglia di puntare?”

Vi consiglio di investire i vostri risparmi nella “consapevolezza” e solo dopo avere le giuste informazioni e aver parlato con dei consulenti di fiducia, scegliendo insieme i prodotti su cui puntare dopo “un’intervista” fondamentale per la tutela del vostro risparmio.

Fate attenzione.

Foto di 3D Animation Production Company da Pixabay

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Francia: governo accelera sull’ecologia

Lun, 06/17/2019 - 12:35

“I prossimi 12 mesi saranno quelli dell’accelerazione ecologica“: lo ha detto il primo ministro francese, Edouard Philippe, nel suo discorso di politica generale a metà mandato davanti all’Assemblea nazionale.
Insistendo sull'”emergenza ecologica”, Philippe ha affermato che le proposte “più potenti” che usciranno dalla Convenzione cittadina per la transizione ecologica, assemblea da poco istituita e composta da 150 cittadini, potranno essere sottoposte a referendum.

Il premier ha annunciato un azzeramento delle sovvenzioni esistenti per il rinnovamento ecologico e la loro trasformazione “in un sostegno più massiccio in favore di chi ha più bisogno”. La legge contro gli sprechi conterrà la possibilità per i Comuni di imporre l’incorporazione di plastica riciclata in tutte le bottiglie di plastica. “Tutti i prodotti in plastica usa e getta saranno banditi” a partire dal 2020. La centrale di Fessenhei, la più vetusta dell’intero parco nucleare francese, sarà chiusa “entro la fine del 2020”

Fonte articolo ANSA.IT

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Razzismo, xenofobia, odio, ostilità…qual è la situazione in Italia oggi?

Lun, 06/17/2019 - 11:13

Ieri notte verso le 4 del mattino quattro ragazzi ventenni sono stati aggrediti da una decina di individui di circa trent’anni all’urlo di “Hai la maglietta del Cinema America, sei antifascista, levati subito sta maglietta, te ne devi andare via da qua!”.

Bottigliate, pugni, insulti e testate con minacce affinché uno dei ragazzi levasse la maglietta. A denunciare il tutto David Habib ricoverato d’urgenza al Fatebenefratelli, che indossava la maglietta bordeaux ora piena di sangue per via di una tumefazione e trauma con fattura scomposta alla piramide nasale. Ad un altro degli aggrediti, inoltre, tre punti sul sopracciglio destro, anche lui medicato in ospedale nella notte.

“Eravamo a San Francesco a Ripa, all’inizio erano in due, hanno iniziato a insultarci – racconta David – e in pochi minuti da 2 sono diventati 4 e dopo una decina, non siamo riusciti a scappare né a difenderci, non ci hanno lasciato liberi nemmeno di andare via. È stato un assalto pieno di violenza, che non riusciamo a comprendere, noi non abbiamo nemmeno risposto alle loro provocazioni. Io non ho acconsentito a togliere la maglietta e la conseguenza è stata una testata sul naso, che domani devo operare d’urgenza. È evidente che avessero già deciso di aggredirci. Abbiamo avuto la sensazione che ci avessero seguito da Trilussa fino a piazza San Calisto.

Trastevere è un punto di riferimento e luogo di aggregazione per tutti, dove molti ragazzi persino più giovani di noi passano le loro serate, anche in occasione delle proiezioni del Cinema America. Non smetteremo di frequentare i territori di questa città liberamente e di rivendicare le nostre idee, come non smetteremo di partecipare alle proiezioni a San Cosimato e di indossare la maglietta del Cinema America.”

Noi ragazzi del Cinema America denunciamo questo atto gravissimo in una città e paese allo sbando dove la violenza non viene più condannata, ma anzi difesa e sdoganata da chi ci governa come strumento di giustizia. Ci costituiremo parte civile e sosterremo le spese legali. Non smetteremo mai di indossare le nostre magliette e lanciamo un appello a affinché si indossi tutti insieme una maglia bordeaux.

Un abbraccio a David e a tutti gli altri ragazzi aggrediti!

[Fonte – Pagina Facebook I ragazzi del Cinema America]

>> Visita al sito ufficiale deI RAGAZZI DEL CINEMA AMERICA

Approfondiamo con la stampa nazionale:

  • ROMA, RAGAZZI AGGREDITI: JEREMY IRONS INDOSSA LA MAGLIA DEL CINEMA AMERICA: “È SOLO VIOLENZA”
[Fonte: Canape YouTube La Repubblica]
  • C’È UN AUMENTO DEGLI ATTACCHI RAZZISTI IN ITALIA? Nell’ultimo anno gli episodi di razzismo, i crimini di odio, le azioni di ostilità verso gli stranieri, le aggressioni a sfondo xenofobo sembrano essere aumentati in maniera preoccupante. […] Dall’estate 2018 i mezzi d’informazione italiani parlano di “un’emergenza razzismo” nel paese, assumendo toni allarmistici che sono ridimensionati dal ministro dell’interno Matteo Salvini e dal suo governo. Chi ha ragione? C’è un’emergenza razzismo in Italia? Sono davvero aumentati gli attacchi razzisti nel nostro paese?

In Italia come nella maggior parte dei paesi occidentali i crimini di odio, motivati da ragioni etniche, religiose e razziali sono in aumento da anni, anche se le cause di questo incremento sono difficili da stabilire. Il problema principale è che in Italia non esiste una banca dati ufficiale che raccolga e pubblichi ciclicamente le statistiche su questo tipo di aggressioni, come avviene invece in altri paesi europei.

Tra tutte le discriminazioni, quelle per motivi etnico-razziali hanno la percentuale più alta

Esistono diverse agenzie che raccolgono questo tipo di dati, ma non c’è un coordinamento centralizzato di quest’attività. Nel 2010 è stato creato l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad), un’agenzia del ministero dell’interno che raccoglie le segnalazioni alla polizia di crimini di odio. Ma i dati di questa agenzia non sono molto aggiornati: le denunce del 2018 non sono state ancora pubblicate, nel 2017 i crimini di odio registrati sono stati 1.048, un aumento netto rispetto ai 736 del 2016. Continua a leggere [Fonte: INTERNAZIONALEDi Annalisa Camilli

  • I TANTI CASI KOULIBALY SUI CAMPETTI DI PROVINCIA. Gli eroi per caso che non derogano dai valori dello sport e del rispetto dell’altro, e si ritrovano premiati al Quirinale. Donato Trotta, Marco Giazzi, Igor Trocchia. Sono tre eroi per caso. In Italia si diventa eroe con poco. Basta essere appassionato di sport e non dimenticare l’abc dell’educazione e del rispetto nei confronti dell’altro. Siamo messi talmente male che se non ti adegui a quella che sembra una deriva razzista e di maleducazione, ti ritrovi persino premiato al Quirinale.

È quel che è accaduto a Igor Trocchia allenatore del Pontisola. È stato tra i 35 premiati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per essersi distinto come esempio civile. Ritirò la sua squadra perché, in una partita contro il Rozzano, un avversario insultò un suo giocatore nero di tredici anni. Non è un professionista dello sport, ha un altro lavoro: è ambulante nei mercati. Ha la passione del calcio e coniuga lo sport con determinati valori; altrimenti lo sport non ha senso.

La piaga non è soltanto il razzismo. È la violenza verbale che accompagna qualsiasi manifestazione agonistica dei più piccoli. La settimana scorsa la Gazzetta dello Sport ha dedicato un’intera pagina a Marco Giazzi allenatore dell’Amico Basket Carpenedolo, in provincia di Brescia. La sua squadra under 13 stava affrontando i pari età del Quistello quando dagli spalti alcuni genitori hanno cominciato a partecipare con troppa esuberanza (e maleducazione). A un fallo non fischiato sono partite parolacce nei confronti dell’arbitro. La situazione non accennava a calmarsi. E Giazzi a questo punto ha deciso di intervenire. Il suo racconto mette, ahinoi, tanta tristezza:
Ho chiamato un time out e ho provato a calmare i genitori. Ho detto: vi state rendendo conto di cosa sta succedendo? Noi stiamo giocando a basket tutti insieme, ci lasciate fare ciò che ci piace in pace? Potete smettere di protestare e insultarci? Sono arrivati altri insulti. Eravamo in vantaggio, ma al terzo quarto ho deciso di ritirare la squadra, di chiedere la sconfitta a tavolino per 20 a zero. Quando ho chiesto ai ragazzi se si stavano divertendo, in un clima sempre più nervoso, con sempre più falli e proteste, mi hanno detto di no. Continua a leggere [Fonte PEOPLEFORPLANETDi Massimiliano Gallo]

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L’Etiopia pianterà 4 miliardi di alberi: il piano contro la deforestazione

Lun, 06/17/2019 - 08:00

 L’Etiopia pianterà 4 miliardi di alberi per far fronte alla desertificazione del paese. A dare l’annuncio è stato il primo ministro Abiy Ahmed Ali, che ha spiegato come l’obiettivo di questo piano nazionale sia quello di “trasformare i nostri ambienti degradati in ecosistemi funzionali”.

Il paese africano secoli fa era molto più verde di come appare adesso: nel solo Ventunesimo secolo la copertura forestale è scesa drammaticamente dal 40 al 4,6 per cento.

A causare il drastico aumento della deforestazione è stato in primo luogo l’incremento della popolazione, che ha comportato l’espansione delle città, lo sfruttamento del terreno per pascoli intensivi e l’abbattimento di alberi per ricavarne legna da ardere.

La deforestazione massiccia dell’Etiopia ha reso il paese africano vulnerabile a fenomeni come la desertificazione, la siccità e le alluvioni.

La decisione di ripiantare 4 milioni di alberi fa parte del programma di sviluppo verde nazionale che prenderà il via durante la stagione delle piogge.

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Perché è importante la biodiversità?

Lun, 06/17/2019 - 07:21

Salvare metà pianeta è l’obiettivo più ambizioso che ci siamo posti fino a questo momento. Ma la responsabile del piano Onu post-2020 è scettica: potrà bastare?

Cristiana Pașca Palmer ha una responsabilità enorme: pianificare la Convention sulla Biodiversità in programma a Pechino per il 2020. La segretaria esecutiva della convenzione CBD (Convention on Biological Diversity) deciderà in sostanza quali saranno i prossimi obiettivi di tutti i governi del mondo per quanto riguarda la natura, una volta giunti al giro di boa del 2020 (data entro la quale si conclude il lavoro pianificato precedentemente a Parigi, nel 2015). Al momento la fa da padrone la proposta di salvare metà pianeta: con l’ambizioso obiettivo di fermare, o almeno frenare, l’estinzione di massa in corso, si vorrebbe preservare metà del pianeta, formare una sorta di isola protetta per ben il 50% di mari e terre. Salvare la metà della terra potrebbe forse sembrarvi poco. Ma messi come siamo è invece un traguardo oltremodo ambizioso.

Il concetto è stato ideato dal celebre biologo E.O Wilson e ha subito aperto un vivace dibattito. Ovviamente l’obiettivo a cui tutti si appellano, compresa Mrs Palmer, è di rendere sostenibile il 100% della terra, ma questo ad oggi sembra onestamente ingenuo. Le ultime foreste pluviali di Sumatra, l’Amazzonia in Brasile, le zone intatte dell’India: tutto sta scomparendo assieme alla preziosa biodiversità che racchiudono. Ma come chiedere a quei Paesi emergenti, che grazie allo sfruttamento di quelle risorse sono riusciti a uscire dalla povertà, di non fare ciò che noi abbiamo invece ampiamente fatto in Europa, o negli Stati Uniti o in ogni altro Paese sviluppato/industrializzato?

«Eppure la diversità biologica, o biodiversità, è l’infrastruttura, la casa, che sostiene ogni forma di vita nel pianeta; – ha spiegato Cristiana Pașca Palmer – quando una specie si estingue, la rete che ci sorregge si buca. Questo indebolisce la resilienza dell’intero ecosistema, che diventa più debole di fronte a cambiamenti epocali come quelli climatici, e tutto l’insieme di sfide che comporta. La nostra capacità planetaria di adattarci e modificarci di volta in volta, in base alle sfide che sopravvengono, sta quindi svanendo assieme alle specie estinte». Cosa significa? Detto con parole più semplici significa che «sono a rischio il cibo per nutrirci, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo come pure quei beati momenti di pace tra la natura che siamo abituati a goderci». Per non parlare dell’importanza della biodiversità per la ricerca scientifica, che si nutre da sempre di scoperte regalate dall’ampio mosaico che è la natura, ancora solo in minima parte esplorata nelle sue potenziali utilità per l’uomo.

Conclude la Palmer: «È necessario comprendere che il sistema Terra è interconnesso in ogni suo elemento, e il sistema economico e sociale degli esseri umani non è un’eccezione. È cucito nella rete assieme al sistema naturale, si basa su di esso, e modificare il modo in cui consumiamo, produciamo, e, in generale, interagiamo con esso è una condizione non ulteriormente procrastinabile per la nostra sopravvivenza su questo pianeta, nel medio termine».

Immagine di copertina: foto di Kirsty Fletcher da Pixabay
Seconda immagine: fonte https://vimeo.com/connect4climate

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Il mostro di Loch Ness, la storia di Nessie tra verità e leggenda

Dom, 06/16/2019 - 21:30

Avvistato per la prima volta più di mille anni fa, il mostro di Loch Ness ha attraversato la storia per arrivare fino ai giorni nostri: ma quanto di quello che sappiamo su di lui è realtà e quanto è finzione?

Noi esseri umani siamo da sempre affascinati dai misteri. Da un lato leggende e miti ci disturbano a tal punto da spingerci a trovare una spiegazione scientifica, a risolvere con la razionalità ogni componente irrazionale. Dall’altro l’eccesso di conoscenza sembra limitarci, tarpare le nostre ali, confinare la nostra componente creativa e fantasiosa. Ed è in questi frangenti che cerchiamo l’inspiegabile, alimentiamo miti e leggende, li trasformiamo in qualcosa a cui possiamo e vogliamo credere. Da un lato la razionale certezza sull’impossibilità che nei nostri oceani esista ancora un pesce preistorico come il Megalodonte, dall’altra il romantico dubbio che nella più caratteristica Scozia, tra le gelide profondità di un suggestivo lago, possa sopravvivere un vero e proprio dinosauro.

Siamo parlando ovviamente del lago di Loch Ness e di Nessie, il suo preistorico abitante. 

Il mistero del mostro di Loch Ness

Siamo nelle Highlands scozzesi, una delle più suggestive regioni dell’intero pianeta oltre che una terra magica, con una storia ricca e piena di tradizioni. La città di Inverness, capitale amministrativa di questa regione (oltre che una delle location del mitologico numero uno di Dylan Dog, L’Alba dei Morti Viventi), sorge sulla foce del fiume Ness ed è proprio seguendo il corso del fiume per una decina di chilometri che si arriva a Loch Ness.

Il lago di Loch Ness è uno specchio d’acqua dalla forma sottile, lungo circa trentasette chilometri e largo poco meno di due, che raggiunge la notevole profondità di quasi duecentotrenta metri. È da queste profondità, dagli abissi del lago, dalle grotte sommerse, dalle cavità prive di luce che emerge la leggenda senza tempo di Nessie, il mostro del lago. 

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Come preparare la valigia. Regole generali

Dom, 06/16/2019 - 12:35

Gli elenchi sono utili per ricordare cosa portare in viaggio, prevedi con anticipo ciò di cui avrai bisogno.

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Le 10 migliori insalatone estive

Dom, 06/16/2019 - 12:30

Quando il caldo asfissiante dell’estate sale e i gli anticicloni africani prendono d’assedio l’Italia, la cucina perde l’aspetto accogliente che ha durante l’inverno. L’idea di accendere il forno pesa quanto una minaccia quindi, mettete da parte sughetti e intingoli perché è arrivato il momento delle fresche insalatone estive.

Mix di verdure invitanti e colorate che danno il pieno di vitamine e sali minerali per superare la giornata. Aggiungendo poi tonno, uova o formaggio e accompagnando il tutto con una fetta di pane, ecco pronto un pasto gradevole ma completo ed equilibrato.

Qui di seguito 10 idee veloci per realizzare le vostre insalate estive lightfrescheveloci.

  1. Insalata caprese: storia, ingredienti e varianti di un piatto tutto italiano

Pomodoro e mozzarella (e basilico), detto e conosciuto anche come capreseinsalata caprese, è un abbinamento tradizionale e diffusissimo nella dieta mediterranea. Due prodotti che formano un incontro di sapori unico.

Che sia classicarivisitata o alternativa, l’insalata caprese ha sempre riscontrato il medesimo successo negli anni, costituendo un piatto onnipresente nei menù delle famiglie italiane, non solo in estate.

2) Insalata champignon: Un’insalata molto semplice da preparare in cui l’ingrediente principale è rappresentato dai funghi champignon. Light e adatta ai vegetariani.

Insalatone per estate – Per il meglio del web di People For Planet

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Gli strani casi dell’animo umano: gli haters e i commentatori anonimi

Dom, 06/16/2019 - 12:00

Cara Fronzolina78,
ti scrivo per dirti che non sei sola.
C’è, infatti, una pletora di persone come te, a questo mondo. Che – proprio come te – nascondono la propria identità; ma ritengono fondamentale vomitare le proprie verità assolute in faccia agli altri. Perché la faccia – e il nome – gli altri ce li mettono davvero.
Ma vediamo, cara Fronzolina, quali possono essere i motivi che ti spingono a vergognarti di chi sei ma non di cosa pensi. Il primo passo per uscirne, infatti, è la consapevolezza.

Ecco un decalogo in 7 punti, assolutamente privo di alcun fondamento:

  1. Fronzolina78 ha tanto da dire. E tanto tempo per dirlo. Troppo. Ma ha più da dire di quanto tempo per dirlo. Quindi scrive, ma non rilegge. Se rileggesse, si renderebbe conto di quanto sia antipatica e saccente. Purtroppo, ha già da dire altrove: non è più qui. #fronzolinaintour #fronzolinaincielointerraeinogniluogo
  2. Fronzolina non ha nulla da dire. E tanto tempo per dirlo. Troppo. Allora compensa e punta sulle tinte forti, sui toni alti. #questannovannoicoloripastellofronzolì #neroemarroneperfettocafone 
  3. Fronzolina è del ’78. Dovrebbe cambiare nickname #fronzolona78 #purìosonodel78cmq
  4. Fronzolina si chiama davvero Fronzolina. Allora ha ragione lei. #unaderogaperfronzolina #scusatantofronzolina #jesuisfronzolina 
  5. Fronzolina vorrebbe ma non può. Infatti la sua immagine e il suo nome reale non possono essere impressi su carta: fisica né virtuale. Fronzolina, infatti, è un vampiro. Sicuramente un vampiro energetico. Ignorarla è la chiave migliore. #bastanoninvitarlaacasa #boicottafronzolina
  6. Fronzolina in realtà “è internet”. E produce traffico dati fomentando inutili dibattiti a puro scopo di guadagno economico. Il tutto mentre semina scie chimiche, nutre i coccodrilli delle fogne di New York e ruba a noi 35 euro al giorno per ingrassare un immigrato #lateoriadelcomplotto #fronzolinakaisersoze #ilfronzolinonero
  7. Fronzolina non ha scusanti. Che sia triste, sola, addirittura nel giusto o solo frustrata, Fronzolina è affetta da una brutta dipendenza. Ha bisogno dell’adrenalina del sentirsi più forte, di nutrirsi del suono della propria voce e i quell’effimero istante in cui – tronfia – si considera migliore di tutti gli altri. Può essere compresa e sostenuta, solo se decide di smettere. Fronzolina: fa’ la brava, a mamma. #piantala #senzafronzolini

“Ciao, sono Fronzolina78. E non commento un post, con insulti, da ben 72 ore”
#forzafronzolina #siamotutticonte

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Ebola: in Congo sta diventando un’emergenza internazionale

Dom, 06/16/2019 - 07:30

L’epidemia è arrivata in Uganda e potrebbe raggiungere anche il Ruanda: l’Organizzazione Mondiale della Sanità deve decidere cosa fare.

Da agosto 2018 una grave epidemia di ebola ha causato quasi 1.400 morti nella Repubblica Democratica del Congo: ora i governi dei confinanti Uganda e Ruanda temono che possa diffondersi nei loro Paesi e stanno prendendo misure per evitarlo.

Martedì 11 giugno l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha detto che l’epidemia è arrivata in Uganda, dove ha provocato martedì la morte di un bambino di 5 anni e mercoledì quella della nonna, di 50. Il bambino, di madre congolese e padre ugandese, era stato con la famiglia nella Repubblica Democratica del Congo dove aveva assistito al funerale di un parente morto di ebola, e poi era rientrato in Uganda lunedì. Il ministro della Sanità ugandese ha detto che dalle analisi del sangue risulta contagiato anche il fratello di tre anni; mostra anche i primi sintomi della malattia, come dolori muscolari, mal di testa, vomito, e si trova in isolamento nell’ospedale di Bwera. Charles Olaro, direttore dei servizi clinici, ha detto che sono tenute sotto osservazione otto persone venute in contatto con la famiglia.

Il dipartimento dell’OMS in Uganda ha detto che lungo il confine «c’è molto movimento per varie ragioni, dagli affari alla ricerca di servizi medici e sociali», cosa che potrebbe contribuire al diffondersi del virus; il governo ha detto che tutte le persone che arriveranno dal Congo saranno controllate. Nel frattempo, ha già vaccinato 4.700 medici e infermieri di 165 diverse strutture sanitarie; circa 3.500 dosi di vaccino sono state spedite nel Paese. L’Uganda era già stata interessata da un’epidemia di ebola nel 2000 e poi di nuovo nel 2012.

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A scuola di biodiversità con due scienziati

Sab, 06/15/2019 - 21:30

Un naturalista e un ricercatore saranno in sala Lucio Fontana lunedì 17 giugno per discutere sulla biodiversità e perché sia così importante per l’uomo.

Aumento delle temperature, siccità e innalzamento del livello del mare sono solo alcuni degli effetti che gli scienziati associano al cambiamento climatico. Tra questi rientra anche l’estinzione di massa di molte specie animali e vegetali.

Lo spettacolo della biodiversità trasforma molti luoghi in località mozzafiato, ma la sua funzione si limita soltanto a questo? Un ricercatore e uno zoologo saranno a Comabbio proprio per spiegare come la varietà delle specie non sia solo bella da vedere, ma sia in realtà un fattore fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano.

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La cannuccia commestibile marchigiana per dire no alla plastica monouso

Sab, 06/15/2019 - 16:30

L’Europa ha finalmente dichiarato guerra alla plastica. Entro il 2021 quella monouso scomparirà per sempre; non si vedranno più in circolazione diversi oggetti che finora sono stati parte della nostra quotidianità quali piatti, posate, cannucce, bastoncini cotonati, mescolatori per bevande. 

UNA COOPERATIVA MARCHIGIANA HA PENSATO ALLA CANNUCCIA COMMESTIBILE. Il processo di addio è già cominciato: la Puglia, ad esempio, è la prima regione italiana a vietare l’utilizzo della plastica in spiaggia. Si tratta di una rivoluzione in piena regola, decisamente necessaria. Ma ovviamente ci si sta ponendo il problema delle alternative. In che modo saranno sostituiti tutti i prodotti messi al bando? Servono risposte. E la Cooperativa Campo di Fossombrone nelle Marche, che opera nel settore dell’agricoltura biologica e commercializza soprattutto pasta, ha già dato la sua: una cannuccia commestibile.

La cannuccia da mangiare marchigiana si chiama Canù ed è a base di riso e mais, gluten free e quindi adatta anche ai celiaci. È inoltre priva di OGM nonché completamente biodegradabile. 

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Il mare ci fa bene, ci rende belli e più felici

Sab, 06/15/2019 - 12:35

Lʼaria, il sole e il colore blu sono un vero toccasana per il corpo e per lo spirito. Lo abbiamo sperimentato tutti, soprattutto se viviamo in una grande città: basta trascorrere un breve weekend in riva al mare per tornare a casa con un bel colorito, un aspetto più sano e più tonico, e l’umore disteso e sollevato. Non è solo merito del riposo: la luce solare ha effetti positivi sull’umore e il mare è una fonte immensa di benessere e di virtù positive. Lo dice anche la scienza.

FELICI NEL BLU – Un libro pubblicato qualche anno fa, intitolato Blue Mind – Mente e acqua, di Wallace J. Nichols, ha raccolto i risultati di numerosi studi scientifici realizzati nell’arco di un decennio, in base ai quali la vicinanza all’acqua favorisce il rilascio nel cervello di dopamina, serotonina e ossitocina, universalmente considerati come i neurotrasmettitori della felicità e del benessere. L’acqua ci riporta al nostro stato naturale, come eravamo nel grembo materno: anche semplicemente osservare un paesaggio marino in fotografia favorisce il rilassamento a livello subconscio; il fatto di trovarsi vicino all’acqua (e ancora meglio immersi in essa) migliora la capacità di attenzione; il colore blu, infine, genera serenità e sollievo ed è indicato dalla maggioranza di persone come il proprio colore preferito.

IL MARE RIGENERA – Una bella nuotata tra le onde, una passeggiata sulla battigia o con l’acqua che arriva alle caviglie, o anche semplicemente stare immersi fino alla vita lasciandosi massaggiare dal movimento dei flutti: sono le cose che facciamo di abitudine in una giornata in spiaggia, ma in pratica abbiamo ripercorso tutti i passaggi di una sessione in palestra e in centro benessere: lo sport, un’attività a basso impatto, l’idromassaggio. Con in più la possibilità di godere dei benefici del sale marino, assorbito dalla nostra pelle. Insomma, la spiaggia può diventare una fantastica spa a cielo aperto, all’insegna della natura.

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Bambini e smartphone, i consigli dei pediatri: fate sport all’aria aperta

Sab, 06/15/2019 - 09:00

Il tema bambini e smartphone è a dir poco cruciale ed è importante conoscere i consigli dei pediatri per conoscere i rischi a cui si va incontro con l’uso non controllato di telefonino e tablet nei piccoli.

 La SIPPS (Società Italiana Pediatria Preventiva e Sociale) si è soffermata sul tema e ha diramato una nota che aiuta a gestire meglio l’uso dei dispositivi elettronici nei bambini. Una giuda pratica in 5 punti che ogni genitore dovrebbe tenere presente. Si tratta di indicazioni che possono prevenire la dipendenza da smartphone e alcune patologie che si possono sviluppare in età più avanzata, oltre ai rischi più estremi come l’autoreclusione in casa (il fenomeno dell’hikikomori). Sono consigli che hanno molto a che fare con lo stile di vita di cui parliamo spesso: non a caso i primi due riguardano l’importanza dello sport (del gioco e del movimento) e del fatto di stare all’aria aperta, cosa che porta benefici immensi su molti aspetti, dallo sviluppo di nuove competenze, affinamento della mobilità, del problem solving e un generale miglioramento della salute. […]

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale suggerisce cinque semplici ma efficaci regole per il periodo estivo, ma che in realtà, adattandole stagione per stagione, sono valide per tutto l’anno.

1. Sport, gioco e movimento
Sin dai primi anni d’età e ancor più negli adolescenti, favorire il più possibile il movimento, la socializzazione e le attività di gioco che prevedono un’interazione diretta e non virtuale: utile, per esempio, l’iscrizione a un centro estivo o a un corso sportivo;

2. Stare all’aria aperta
Incentivare la permanenza all’aria aperta, naturalmente con la necessaria protezione nei confronti dell’esposizione al sole e con gli opportuni accorgimenti di sicurezza in relazione al luogo e alle attività

3. Dare un ritmo alle giornate
Impostare le giornate in maniera regolare: la mancanza di impegni consente certamente di alzarsi più tardi del solito, ma non giustifica un’anarchia dei ritmi, e la durata fisiologica del sonno va assolutamente rispettata

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La rivincita di Francesco Di Stefano su Mediaset

Sab, 06/15/2019 - 07:39

La notizia è che dal primo settembre debutterà Fly Hd, una nuova tv pay per view di proprietà di Francesco Di Stefano, meglio noto per Europa7 e la ventennale battaglia legale contro Mediaset. Al tempo, primi anni 2000, Jacopo Fo lo ribattezzò “l’uomo che faceva dormire Berlusconi”.

La storia in breve

Siamo nel 1999, il governo D’Alema mette sul mercato otto frequenze televisive nazionali. Alla gara partecipano Mediaset, Telemontecarlo e le sconosciute Europa7 ed Europa7 Plus, di proprietà dell’imprenditore abruzzese Francesco Di Stefano. Che ne vince 2. Purtroppo però le frequenze sono occupate da due reti Mediaset “eccedenti”.
Scrive Business Insider: “Lo spazio non venne mai assegnato dal governo che ribaltando il risultato della gara pubblica, permise la prosecuzione delle trasmissioni analogiche da parte delle ‘reti eccedenti’ Rete4 e Tele+Nero”.
Seguono anni di battaglie legali, Di Stefano vince i processi ma le sentenze rimangono lettere morte ed Europa7 non riesce mai ad andare in onda.
Nel 2003 Franca Rame, Dario Fo e Jacopo Fo iniziano a raccontare questa storia: qui un articolo di Jacopo sul Fatto Quotidiano.
Nel 2012 l’epilogo: Di Stefano ottiene dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo un risarcimento danni di una decina di milioni di euro, a fronte di investimenti di centinaia di milioni e, al tempo, 13 anni di lavoro buttati.

Ora che l’Antitrust è recentemente intervenuta sul tema della “concorrenza sul mercato della pay-tv” allargando il mercato delle tv a pagamento, Fly Hd di Francesco di Stefano potrà finalmente andare in onda.
Otto canali, si legge in un comunicato, saranno dedicati ai film in prima visione tv delle più importanti major internazionali, mentre un canale musicale verrà riservato ai grandi Eventi nazionali ed internazionali.
I film “current”, cioè usciti al cinema da almeno 3 mesi, saranno fruibili in Pay per View senza l’obbligo di abbonamento mensile.
Chi vorrà vedere Fly Hd da smartphone e tablet avrà a disposizione un nuovo sistema che non utilizza la connessione dati a internet e riduce al minimo il consumo della batteria (tecnicamente si chiama Dongle).

Ironia della sorte: la piattaforma Fly Hd sfrutterà l’infrastruttura tecnica di trasmissione R2 di Mediaset.

http://www.flyhd.it/

Fonti:

https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2019-05-23/di-stefano-europa-7-punta-sua-pay-tv-r2-rivale-mediaset-184512.shtml?uuid=ACCctwH&refresh_ce=1

https://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/22/europa7-pagheranno-tutto/389480/

Di Stefano si prende la rivincita su Mediaset: 20 anni dopo la battaglia con Rete 4, l’Antitrust lo manda in onda sul Biscione

Foto copertina: ©MARCO MARIANELLA, 05/02/2008

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Perché sulla corrispondenza tra carceri italiane e detenuti stranieri si danno i numeri

Sab, 06/15/2019 - 02:46

La popolazione carceraria in Italia è di 58.745 persone. 19.860 sono stranieri, il 33% del totale. Gli italiani sono 55.445.550, quindi c’è un detenuto italiano ogni 1425.  Gli stranieri sono 5.144.440, quindi c’è un detenuto straniero ogni 259. Periodicamente circolano statistiche a sostegno della tesi che a delinquere, in Italia, siano in netta maggioranza gli stranieri. “I numeri non sono razzisti”, spiega con il dito alzato il giornalista e il politico di turno. Perché le statistiche abbiano senso, occorre disporre di basi decenti per comprendere la statistica, così si scoprirebbe che la popolazione carceraria è composta in grande maggioranza da determinate fasce anagrafiche e di reddito. Tutti gli immigrati rientrano in queste fasce, gli italiani, ovviamente, no.
Chiunque non sia in malafede dovrebbe sapere che è piuttosto sciocco confrontare un campione omogeneo con uno disomogeneo. Se si usano i dati in questo modo, allora è lecito dire che gli stranieri ci rendono ricchi perché nonostante siano l’8% della popolazione producono il 9% del Pil, e pagano le pensioni agli italiani, perché versano in contributi 5 miliardi in più di quanto non ne prendano come pensioni. Discorsi sciocchi sulla base di un utilizzo sciocco delle statistiche. La premessa necessaria per cercare di chiarire se c’è un rapporto tra criminalità, carcere e immigrazione è campionare gli italiani nello stesso modo con cui si campionano gli stranieri.  

In uno studio assai approfondito e pubblicato nel 2016, Francesco Palazzo, docente di Diritto penale all’università di Firenze, sottolinea che la maggiore concentrazione di detenuti stranieri si spiega anzitutto col fatto che i condannati stranieri «hanno una maggiore difficoltà ad accedere alle misure alternative al carcere», sia perché non possono permettersi una difesa diversa da quella d’ufficio, sia perché talvolta non dispongono nemmeno delle condizioni necessarie per ottenere tali misure, dal momento che condizioni necessarie affinché un condannato ottenga libertà vigilata, arresti domiciliari, eccetera, sono l’avere una casa e un lavoro stabile. Inutile sottolineare quanti, di questi immigrati, non dispongano né dell’una né dell’altra.

C’è poi un altro distinguo da fare. Stando a uno studio di Confcommercio, il 70% dei reati commessi dagli stranieri si attribuisce a persone che si trovano irregolarmente sul territorio italiano, ovvero senza regolare documento. L’ultima volta che il Ministero degli Interni ha fornito in ambito giuridico-penale dati scorporati, suddividendo tra immigrati regolari e irregolari, è stato nel 2005. Se incrociamo i dati di Confcommercio con quelli divulgati nel 2007 dal ministero degli Interni (visionabili qui) per cui l’80% degli stranieri arrestati per reati gravi era composto da persone irregolari in Italia, e quelli relativi allo studio condotto nel 2013 dalla Rodolfo Debenedetti Foundation, per cui il 90% degli stranieri che si trovavano nelle carceri italiane erano degli irregolari, capiamo la direzione, intuiamo la tendenza. Non possiamo, però, definire la correlazione tra l’essere stranieri e il compiere reati, né tantomeno possiamo indicare una preciso un metodo di classificazione  tra la condizione di irregolarità, o clandestinità, che dir si voglia, e la probabilità di commettere reati, anche perché conosciamo i numeri degli stranieri irregolari arrestati, incriminati e denunciati, ma ignoriamo quanti siano gli irregolari in totale. Si era detto 600mila, poi 90mila.  Al termine della riunione su sicurezza, terrorismo e immigrazione tenutasi in aprile al Viminale, il ministro dell’Interno ha detto che il numero di migranti irregolari stimati nel nostro paese è di circa 90mila:

“Dal combinato dei dati degli ultimi 4 anni e mezzo emerge che in Italia si ha una clandestinità di 90mila soggetti massimo, essendo pessimisti. Il numero di irregolari che si stima siano presenti sul nostro territorio è molto più basso anche rispetto a quanto potessi presumere”.

C’è infine uno studio piuttosto autorevole e condotto nel 2009 dal Centro Studi e Ricerche Idos insieme a Redattore Sociale. Emerge che fra le 550.590 denunce a persone note presentate nel 2005 e alle quali sono seguite azioni giudiziarie, soltanto 37.709 erano rivolte contro stranieri regolarmente residenti.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Al via la Campagna “Io accolgo”

Ven, 06/14/2019 - 19:00

La Campagna “Io accolgo”, promossa da 42 organizzazioni sociali italiane ed internazionali, vuole dare la visibilità che meritano a tutte quelle esperienze diffuse di solidarietà che contraddistinguono il nostro Paese: dalle famiglie che ospitano stranieri che non hanno più un ricovero alle associazioni che organizzano corridoi umanitari per entrare nel nostro Paese, dai tanti sportelli legali e associazioni di giuristi che forniscono gratuitamente informazioni e assistenza ai migranti, a chi apre ambulatori in cui ricevere assistenza sanitaria gratuita, a chi coopera a livello internazionale per accompagnare le migrazioni forzate e ridurre l’insicurezza umana nei paesi di origine e transito. Centinaia di esperienze diverse che la Campagna vuole mettere in rete, perché vengano condivise e riprodotte, perché finalmente vengano conosciute, se ne dia notizia, l’opinione pubblica ne prenda consapevolezza.

È quella parte grande del nostro Paese – singoli cittadini e cittadine, nuclei familiari, enti locali, studenti, insegnanti, organizzazioni nazionali e territoriali, laiche e religiose – che non si arrende alla barbarie di un mondo fondato sull’odio e sulla paura, che crede nei principi della Costituzione, dei diritti uguali per tutti, della solidarietà. Soggetti che quotidianamente agiscono per mitigare i danni di una legislazione, di politiche e di comportamenti istituzionali che condannano i migranti a morire in mare, che chiudono i porti, che cancellano esperienze di accoglienza, come gli Sprar, gettando per strada migliaia di richiedenti asilo e rifugiati, anche vulnerabili, privati così della loro dignità e del diritto ad accedere ai servizi sociali.

La Campagna prevede anche iniziative di mobilitazione, per aprire vertenzeche inducano le Istituzioni ad assumersi la responsabilità dell’accoglienza e dell’integrazione, cancellando le scelte discriminatorie e contrastando gli effetti perversi del Decreto sicurezza bis, ancora più repressivo del precedente, sia sul fronte dei salvataggi in mare che della persecuzione dei migranti, dando il via libera a intercettazioni e utilizzo di agenti sotto copertura per impedirne l’arrivo e controllarli se nel Paese.

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EcoFuturo Tv: ottava puntata

Ven, 06/14/2019 - 15:56

In questo episodio Licia Colò ci parla di mobilità sostenibile; il professor Valerio Rossi Albertini ci presenta i vantaggi del freno magnetico; un servizio sul progetto Restart che in Sicilia punta al recupero delle persone svantaggiate attraverso il recupero delle terre; Jacopo Fo ci parla, illustrandolo con la sua penna, di risparmio energetico nell’illuminazione pubblica; un estratto del film “Sogni Comuni” realizzato dall’Associazione Comuni Virtuosi; Lucia Cuffaro ci spiega come autoprodurre una pizza senza glutine dalla farine di ceci; un servizio di Italia Che Cambia su Exe, il primo Data Center ecologico in Italia; Michele Dotti ci invita a riflettere sull’informazione, risolvendo il cubo di Rubik bendato in soli 10 secondi; un servizio su PEF, fornitore di energia da fonti rinnovabili; Sergio Ferraris ci accompagna in una riflessione sulla mobilità sostenibile; Fabio Roggiolani analizza i vantaggi delle ecotecnologie presentate in questa puntata.

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Feeling Felt

Ven, 06/14/2019 - 15:55

Feeling Felt è il brand di design ecosostenibile che unisce la qualità Made in Italy all’ecosostenibilità dei materiali innovativi a basso impatto ambientale, riciclati e riciclabili.

Dopo un anno di sperimentazioni e di ricerche, la startup ha lanciato la sua prima linea urban, che comprende zaini, custodie per laptop e portachiavi. Le 5 varianti colore dei modelli sono ispirate a 5 razze animali a rischio di estinzione a causa dell’inquinamento da plastica.

Una volta giunti a fine vita, i prodotti Feeling Felt vengono raccolti dalla stessa azienda, per essere riciclati e rigenerati in nuovi tessuti”, ha affermato Francesca Cruañes Rossini, CEO di Feeling Felt, in occasione del loro intervento sulla Circular Economy durante la Milano Design Week.

Feeling Felt nasce da una passione per il design e la creatività, ma soprattutto dalla voglia di prendere parte attivamente alla lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento da plastica.

L’obiettivo di Feeling Felt è quello di creare una valida alternativa d’acquisto, nel pieno rispetto del Pianeta, affrontando proattivamente un problema che non è più possibile ignorare. La prima collezione di prodotti è realizzata con feltro ricavato al 100% dal riciclo di bottiglie di plastica ed ecopelle vegetale riciclabile. Ogni zaino prodotto rimette in circolo circa 10 bottiglie di plastica. Ogni custodia, sette.

La collezione è già disponibile su Kickstarter.

DISCLAIMER
La sezione “Consigli per gli acquisti” ospita tramite il metodo dell’affiliazione prodotti ritenuti validi da People For Planet e che pensiamo possano risultare interessanti anche per i nostri utenti. Per questo servizio People For Planet riceve un compenso in denaro dalle imprese presenti nella sezione senza che questo comporti maggiorazioni di prezzo per l’utente che acquisti.

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I mozziconi di sigaretta sono la più grande fonte di inquinamento degli oceani

Ven, 06/14/2019 - 15:30

Quando si parla di lotta all’inquinamento si sentono spesso nominare bottiglie di plastica, cannucce, buste per la spesa… ma sapete qual è il rifiuto che vanta più unità disperse in natura? Si tratta dei mozziconi di sigaretta, derivanti dai 5,5 miliardi di sigarette che gli uomini fumano ogni anno nel mondo.

Consideriamo, per avere un’idea, che una singola associazione di volontari, la Ocean Conservancyha raccolto negli ultimi 30 anni circa 60 milioni di mozziconi sulle spiagge di tutto il mondo. Ma cosa succede ai filtri che non abbiamo la fortuna di raccogliere?

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