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Aggiornato: 2 ore 56 min fa

Covid-19: dimenticati i disabili e le loro famiglie

Ven, 05/22/2020 - 10:00

E il carico di lavoro dovuto all’accudimento della persona con handicap, già di per sé importante nella vita “normale”, è diventato più gravoso per il 90% dei caregiver familiari

Nelle famiglie con persone con disabilità grave più di otto caregiver familiari su 10 hanno subito un danno fisico o emotivo e un importante aumento di stress e ansia a causa dell’accumulo del carico di lavoro dovuto all’accudimento della persona non autosufficiente, diventato più gravoso nel 90% dei casi durante il lockdown. I dati arrivano dall’indagine “Rilevazione condizioni di vita dei caregiver familiari in fase 1 Covid-19” realizzata dal Confad, il Coordinamento nazionale famiglie in cui vivono persone con disabilità gravi.

Scarsi i contatti dalle strutture dedicate all’assistenza

Dalle risposte ai questionari somministrati ai caregiver familiari di persone con disabilità gravi emerge che in seguito alle misure restrittive emanate durante l’emergenza Covid-19, un caregiver su due ha dichiarato di non essere stato contattato né dagli assistenti sociali, né dai centri diurni, né dalla scuola, e il 65% non ha avuto nessun contatto con le strutture e le figure di riferimento – fisioterapisti, logopedisti, infermieri, operatori socio sanitari, educatori – che prima dell’emergenza Covid-19 si occupavano della persona non autosufficiente. Tutto questo ha comportato che durante il lockdown il carico di lavoro per l’accudimento della persona con disabilità, già di per sé importante nella vita “normale”, è diventato più gravoso per il 90% dei caregiver familiari.

Quanto ai provvedimenti previsti per i caregiver familiari dai vari Decreti emanati per far fronte all’emergenza Covid-19, sono stati giudicati “sufficienti” solo dal 2% dei caregiver familiari lavoratori, e tra i caregiver familiari non lavoratori solo il 3% ha dichiarato di aver ricevuto sostegni economici come pacchi spesa e buoni spesa.

Assente anche la scuola

E nel caso di persone con disabilità gravi frequentanti la scuola, i caregiver familiari hanno dichiarato nel 45% dei casi di non aver ricevuto nessuna assistenza scolastica in remoto e nel 35% dei casi solo da una a tre volte la settimana. Il 94% degli alunni con disabilità è riuscito a partecipare alla didattica a distanza solo grazie all’impegno del caregiver familiare, che ha prestato – e presta tuttora – assistenza per facilitare le operazioni di collegamento e si sostituisce all’insegnante di sostegno per la facilitazione e la semplificazione delle attività didattiche. Ed è probabilmente per questo che il 78% degli intervistati la didattica a distanza è risultata – e risulta ancora – inadeguata e non individualizzata.

Per approfondire guarda il video

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Chi era Mister Chocolat?

Ven, 05/22/2020 - 09:00

Lo trovate su On Demand ed è un film del 2016, regia di Roschdy Zem e interpretato da un bravissimo Omar Sy. “Mister Chocolat” racconta la storia di Rafael Padilla, in arte “Chocolat”, il primo clown di colore della storia. Il film è ambientato a cavallo tra la fine dell’800 e i primi del 900, per farvi capire il livello di razzismo che c’era a quei tempi sui manifesti del circo parigino dove Chocolat va a lavorare lui viene rappresentato con la faccia di una scimmia.

Va in scena con un clown bianco, George Footit, e tutte le scenette si basano su schiaffi e pedate, ovviamente date dal bianco al nero, ma per la prima volta si vede un duo clown comico acrobatico e a “Chocolat” va il merito di aver rivoluzionato il modo di fare clownerie.

La celebrità di “Chocolat” dura due decenni, poi la sua carriera finisce male quando tenta di fare teatro interpretando Otello di Shakespeare. Un Otello nero era impensabile, veniva interpretato solo da attori bianchi che si dipingevano il volto di nero…

Mister Chocolat è uno di quei film che ti fa sorridere facendoti salire il “magone” al tempo stesso, si ride per le capriole e ci si arrabbia per la naturalezza con cui il bianco deride il nero.
Da vedere assolutamente.

La vera storia di Chocolat

Non si sa molto della vera storia di Rafael Padilla. Pare fosse nato a Cuba più o meno nel 1865 da genitori africani schiavi. Venduto a un uomo di Bilbao, fugge prima in Spagna e poi in Francia, dove a Parigi dove incontra Footit. Pare che nella realtà il suo fallimentare debutto teatrale non fosse con Otello ma con Mosè.
Muore di tubercolosi nel 1917 a Bordeaux.

Una recensione di Repubblica distrugge il film

“…indebolita e anzi annullata la sua forza comica deviata a favore di un pesante melodramma ottocentesco, ne risulta una pseudo biografia patetica e più o meno edificante priva di reale scavo, di approfondimento. E che, se l’intenzione era quella di restituire identità a una vicenda umana e artistica caduta nell’oblio, non fa neanche un gran favore alla memoria di Chocolat.”
Come avrete capito non sono d’accordo, a voi l’ardua sentenza…

Trailer del film Questo invece dovrebbe essere un video originale del tempo
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Covid-19, Svezia senza lockdown. Un esperimento che ha funzionato?

Ven, 05/22/2020 - 08:00

Forse sarà una tragedia, forse no. La verità è che non si può ancora dire se la strategia della Svezia, l’unico Paese al mondo ad aver escluso il lockdown, lasciando aperte le attività commerciali e puntando tutto sul buon senso dei suoi cittadini scegliendo la strada di una presunta, futura, immunità di gregge, sarà vincente o no. I pareri – e i dati! – sembrano discordanti. Il Corriere della Sera è molto critico della scelta e parla di un numero esageratamente elevato dei morti (ma considerato che nessuno sa i dati reali di nessun Paese europeo, difficile mostrare certezze). Al contrario, secondo uno studio pubblicato di recente dall’agenzia sanitaria pubblica svedese, il Paese sarebbe riuscito comunque ad abbassare l’indice R0 al di sotto di quota uno. Proprio come abbiamo fatto noi devastando però tutta la nostra ricchezza. Sotto il grafico elaborato da Wikipedia.

Fase 2 stressata?

In Italia si è data la caccia all’untore, soprattutto nella prima fase 2: dai Navigli di Milano fino a Bari passando per Pescara, fatichiamo moltissimo a comportarci in modo responsabile. Anche a Londra si ironizzava che l’ora d’aria fosse quella trascorsa in casa, e tutta Europa ha esaurito la pazienza di resistere confinati in casa, ma anche di uscire rispettando le regole. Ora come ora, stressati come siamo, sarebbe estremante difficile per tutti i Paesi europei imporre un altro giro di restrizioni qualora ci fosse una seconda ondata e un ritorno ai lockdown. Stoccolma può sempre farlo con facilità.

Vantaggi che noi non abbiamo

Poi ci sono le caratteristiche svedesi, che solo loro hanno (o quasi) e che rendono la possibilità della loro scelta (quasi) irripetibile. La piccola popolazione svedese è fortemente informatizzata. Vanta un’infrastruttura digitale altamente avanzata unita a un sistema di welfare che è il migliore al mondo. Gli svedesi amano socializzare a casa, e le uscite al pub o al bar sono culturalmente meno diffuse che altrove. In più, e soprattutto, gli svedesi rispettano al massimo livello le regole e hanno un’altissima stima delle autorità.

Norvegia e Danimarca hanno scelto approcci diversi per via di una mentalità diversa, modellata da diverse esperienze storiche e appartenenze istituzionali. E questo si può annoverare tra gli aspetti positivi di Covid-19: ci ha insegnato molto di noi stessi e degli altri. Addirittura, ci sta insegnando che il “Nord Europa” non è un Paese unico.

Stoccolma caput mundi

Se Stoccolma dovesse riuscire a contenere il virus senza fermare la sua economia e la sua vita sociale, la Svezia entrerà nella recessione economica mondiale con un netto vantaggio. Date le stime sulla durata della pandemia, non vi è dubbio che molti Paesi in tutto il mondo cercherebbero di studiare ed emularne il modello. Una simile prospettiva, a sua volta, costituirebbe una formidabile fonte di soft power per un piccolo stato consapevole del potere delle immagini e desideroso di assumere un certo peso – anche culturale e normativo – sulla scena globale. Sarebbe un po’ la rivincita dei piccoli, e la rivincita dell’individualismo libertario responsabilizzato (qualcosa che per dire, da noi, non si potrebbe mai realizzare per colpa di evidenti limiti culturali)

Gli elogi e i dubbi

Mike Ryan, capo del Programma di emergenze sanitarie dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha parlato del caso della Svezia: “Se dobbiamo arrivare a un nuovo modello di vita di ritorno alla società senza nuovi lockdown, penso che la Svezia possa essere un esempio da seguire”.

Occhio al modello svedese, hanno invece commentato sul New York Times Ian Bremmer, Cliff Kupchan e Scott Rosenstein. Non perché sbagliato, ma perché cucito su un popolo tutto particolare. “È pericoloso presumere che – scrivono -, se la strategia funziona in Svezia, funzionerà anche altrove”. Gli svedesi sono individualisti, ma hanno anche una cieca fiducia nelle autorità, unita a una bassa – bassissima – tendenza a criticare. Il che rende la vita più semplice, meno confusa dal vortice dei pareri che affossano ad esempio le energie di un italiano, chiamato a schierarsi su qualsiasi argomento e a combattere per esso.

Le critiche: “È un governo bugiardo”

Le critiche alla scelta svedese sono tantissime e la responsabilità del governo per una scelta così difficile molte. Vi racconto l’esperienza e il parere della mia amica Charlotte, inglese, che vive e lavora in Svezia da 15 anni. Qui la prima lettera che mi aveva scritto. Il suo punto di vista sembra spietatamente contrario alla scelta svedese, ma più nel modo che nel metodo. “Sto lavorando in una scuola come insegnante ed è davvero un po’ folle. Tutti devono tenersi a 2 metri di distanza nei supermercati, ma vanno al lavoro su treni affollati ogni mattina. Un annuncio ci dice di tenerci a distanza gli uni dagli altri, ma ovviamente questo è impossibile. A scuola, non mi è permesso stringere la mano a nuovi colleghi, ma poi ci passiamo l’un l’altro libri e penne, ci appoggiamo tutti sugli stessi tavoli e ci respiriamo addosso. È chiaro che la scelta del governo è solo economica. Ad esempio, sta dicendo alle persone che solo chi ha sintomi è contagioso, anche se questo – come tutti sappiamo – non è vero. Quando vengono poste domande sul perché così tante persone muoiono nelle case di cura, danno risposte vaghe e dicono di non essere sicuri. La risposta invece – cioè che il personale asintomatico ha contagiati i residenti – è ovvia. Non penso nemmeno che la loro politica sia necessariamente sbagliata. Forse è vero che chiudere l’economia spazzerebbe via il futuro di una generazione e che questo è un prezzo più elevato da pagare rispetto a un moderato aumento delle morti. Ma è la disonestà che trovo irritante. E la conformità dei giornalisti che non lo mettono in discussione”.

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Inps: “le vittime sono 20mila in più” |Salvini: “Mi venga garantito un processo giusto” | Covid “divora” le pensioni

Ven, 05/22/2020 - 06:25

Tgcom24: Crisanti: in Veneto siamo a zero contagi | In tutta Italia meno di 10mila ricoverati: mai così da marzo, il picco fu 33mila  ;

Il Mattino: Spagna, Sanchez fa slittare la Fase 2: «Non vogliamo rischiare come l’Italia»Svolta Wuhan: la città del contagio vieta la caccia e il consumo di carne di animali Coronavirus, il fallimento della Svezia senza lockdown: ora il tasso di mortalità è il più alto del mondo Centinaia di contagi nella miniera oro russa, i lavoratori: «Circondati come una prigione»;

Leggo: «Le vittime di coronavirus sono 20mila in più»: l’Inps boccia i numeri della Protezione Civile;

Il Messaggero: Svezia, mortalità alle stelle: la Finlandia chiuderà le frontiere;

Il Sole 24 Ore: Alitalia torna a volare con metà dei posti. Ecco le rotte che ripartono – Dallo Stato 3 miliardi, come agli ospedali – Come voleremo nell’era del coronavirus;

La Repubblica: Ad aprile 835,2 milioni di ore di cassa integrazione, come nell’anno nero della crisi del 2009. Tra oggi e lunedì il bonus di 600 euro dell’Inps;

Corriere della Sera: Per le Università niente esami in aula. Avanti con lezioni online fino a gennaio 2021. Celebrare processi? Otto chili di linee guida;

Il Giornale: Il Covid “divora” le pensioni: quanto si perde sugli assegni;

Il Fatto Quotidiano: Salvini scrive a Mattarella usando gli attacchi di Palamara per prendersela con tutti i pm: “Mi venga garantito un processo giusto;

Il Manifesto: Il ministro Provenzano: «Riscrivere lo Statuto, per i lavoratori servono nuovi diritti».

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La Commissione UE ha presentato il Green New Deal europeo

Gio, 05/21/2020 - 19:00

La Commissione europea ha presentato due pilastri della sua “politica di crescita sostenibile”, il Green New Deal in versione europea, dedicati all’agricoltura e alla biosostenibilità.

Il piano prevede l’investimento di almeno 20 miliardi di euro all’anno per “spese legate alla natura”.

Le proposte devono ora ottenere il sostegno del Parlamento europeo e del Consiglio degli Stati membri.

Nell’analisi di queste proposte ci facciamo guidare da Aude Massiot, giornalista francese esperta di ambiente e clima, che ne ha scritto su Liberation.

Riduzione del 50% dei pesticidi chimici

Il piano della Commissione, prevede “una riduzione del 50% nell’uso dei pesticidi chimici, nonché una riduzione del 50% nell’uso dei pesticidi più pericolosi” entro dieci anni.

Come era facile immaginare, i produttori di prodotti fitosanitari non accolgono con favore questa proposta. “Una riduzione del 50% non è realistica e non avrà gli effetti desiderati”, afferma Géraldine Kutas, direttore generale dell’Associazione europea per la protezione delle colture, il gruppo principale che rappresenta gli interessi del settore fitosanitario, come riporta Liberation. “Cerchiamo di essere chiari, non siamo contrari agli obiettivi quantificati. Tuttavia, queste ambizioni devono essere stabilite in accordo con tutte le parti interessate e supportate da studi di impatto”.

Contro queste critiche il commissario per l’Ambiente Virginijus Sinkevičius ha tenuto ferme le sue posizioni in una conferenza stampa mercoledì, ricordando che “La graduale scomparsa di impollinatori, come le api, mette in pericolo il sistema di produzione agricola. I pesticidi hanno anche effetti dannosi sulla salute umana e sull’acqua”. In Europa gli esperti sostengono che il 76% della produzione alimentare dipenda dall’impollinazione.

Il 25% dei terreni agricoli da dedicare al biologico

Il progetto è senza dubbio ambizioso. Significherebbe passare da poco più del 7,5% dei terreni agricoli oggi coltivati a agricoltura biologica al 25% in dieci anni. Un salto che implicherebbe un forte aumento degli aiuti alla conversione, in particolare attraverso la futura politica agricola comune, i cui negoziati dovrebbero concludersi molto presto. Bruxelles prevede inoltre di ridurre l’uso di fertilizzanti di almeno il 20%.

I produttori biologici accolgono con favore questo obiettivo. “È possibile produrre abbastanza alimenti di buona qualità, a prezzi convenienti, per nutrire l’Europa, senza utilizzare pesticidi o sostanze chimiche“, afferma Eric Gall, vicedirettore della Federazione europea delle organizzazioni che promuovono il coltivazione biologica. ”La politica agricola comune rappresenta il 40% del bilancio europeo. Se vengono introdotte le giuste direttive, abbiamo gli strumenti per rendere questa transizione un successo. “

Viceversa il gruppo europeo dei sindacati agricoli tradizionali, una forte lobby all’interno dell’Unione, non è della stessa opinione. “Questa proposta mette in pericolo la sicurezza alimentare europea”, denuncia Pekka Pesonen, segretario generale del Copa-Cogeca. ”La Commissione fissa obiettivi senza fornire agli agricoltori gli strumenti per raggiungerli. Sosteniamo lo sviluppo dell’agricoltura biologica, ma dobbiamo essere sicuri che i consumatori siano pronti a pagare di più per il loro cibo, soprattutto nell’attuale contesto di crisi economica in cui molti europei rischiano di perdere il lavoro”.

Per facilitare queste trasformazioni la Commissione ha messo sul tavolo una riforma dell’IVA, ora in discussione al Consiglio europeo. “Ciò consentirebbe agli stati di stabilire tariffe più mirate, a sostegno, ad esempio, di frutta e verdura biologiche”, è scritto nel documento. ”I sistemi fiscali dovrebbero anche cercare di garantire che i prezzi dei prodotti alimentari riflettano il loro costo reale, in termini di utilizzo di risorse naturali, inquinamento ed emissioni di gas serra”.

Bruxelles incoraggia inoltre gli stati a remunerare gli agricoltori che partecipano alla corretta manutenzione del suolo.

Arrivare a proteggere un terzo delle terre e dei mari europei

Attualmente, il 10,8% delle aree marine e il 21% delle terre sono protette nell’Unione. La Commissione prevede di aumentare questi livelli al 30% entro dieci anni. Un obiettivo che l’UE sta anche difendendo nei negoziati in corso su un accordo globale sulla biodiversità.

Secondo la Commissione il destino della biodiversità è fondamentale per l’economia europea. Tra i 9,6 milioni di posti di lavoro in agricoltura, 1,3 milioni sono collegati direttamente o indirettamente al successo dei programmi europei Natura 2000. Altrettanto per 3,1 milioni di persone che lavorano nel settore turistico. In totale, i vantaggi della rete Natura 2000 ammonterebbero a 200 o addirittura a 300 miliardi di euro all’anno.

25.000 km di fiumi da salvaguardare e 3 miliardi di alberi da piantare

Un’altra questione cruciale che la Commissione sta affrontando riguarda la conservazione del suolo. Il suo deterioramento riduce l’apporto nutrizionale di alimenti coltivati e limita la capacità della terra di immagazzinare carbonio, una leva essenziale per combattere i cambiamenti climatici. Per questo l’esecutivo europeo annuncia un “vasto piano di ripristino naturale” supportato da un nuovo quadro giuridico che prevede obiettivi vincolanti. Almeno 25.000 km di fiumi devono riguadagnare il loro flusso libero. Entro il 2030 inoltre dovranno essere piantati 3 miliardi di alberi

Una dieta con meno carne

Per la prima volta la Commissione europea ha affrontato la spinosa questione dell’agricoltura intensiva. “Il passaggio a una dieta più vegetale con meno carne rossa e trasformata e più frutta e verdura non solo ridurrà il rischio di malattie letali ma anche l’impatto dell’ambiente sul sistema cibo” è scritto nel capitolo «Dalla fattoria alla tavola».

La Commissione chiede inoltre che le vendite di antibiotici per bestiame e acquacoltura vengano dimezzate entro dieci anni. Un problema ambientale e di salute pubblica. Si stima che la resistenza agli antibiotici sia responsabile di circa 33.000 decessi all’anno nell’Unione. È inoltre in corso una revisione della legislazione sul benessere degli animali, con la possibile creazione di un’etichettatura dei prodotti che rispettano questo criterio.

Il testo integrale in francese di Aude Massiot si può leggere qui.

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Ripartenza: le opportunità della crisi, investimenti e politiche dopo il Covid-19
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Meno esperimenti sugli animali grazie ai software informatici

Gio, 05/21/2020 - 17:50

Per sviluppare un nuovo farmaco, un antitumorale ad esempio, servono mediamente fino a 14 anni, con un costo economico molto elevato, 1 miliardo e 200 milioni di dollari. Il processo prevede, ad un certo punto, la sperimentazione su animali.
Si potrebbe rendere il tutto meno dispendioso e più sostenibile utilizzando simulazioni al computer del comportamento del farmaco e delle reazioni dell’organismo.
Non si eliminano completamente gli esperimenti su animali ma si riducono sensibilmente.

Per maggiori informazioni http://www.softmining.it/

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Covid-19, siamo alla Fase “Comiche igienistiche”

Gio, 05/21/2020 - 17:00

Qui il testo completo pubblicato da Quotidiano Sanità.

Quale rischio dalle superfici?

Paura del contagio da superfici, oggetti, tastiere di computer, borse della spesa, abiti… Una certa giustificazione c’è: ottimi lavori scientifici dimostrano che, in condizioni sperimentali controllate, il maledetto SARS-CoV-2 riesce a sopravvivere per un certo tempo [1-2-3]. E tuttavia, la probabilità di infettarsi toccando superfici, tastiere, maniglie, sedili è infinitamente piccola, risibile nella vita reale.

Anche una certa logica scientifica c’è: SARS-CoV-2 è un virus a trasmissione respiratoria e col suo respiro un infetto, anche asintomatico, emette miliardi di quegli ormai famosissimi droplets, le microgoccioline di vapore acqueo che possono anche veicolare cellule epiteliali del nostro apparato boccale, cioè un epitelio in continuo rinnovamento. Queste goccioline restano sospese nell’aria per un certo tempo per poi cadere a terra o sulle superfici che circondano l’infetto. Alcune di queste goccioline contengono anche cellule dove è attiva la replicazione del virus.

Come avviene il contagio?

Così, un malcapitato può avere la sfortuna di raccogliere con le mani queste goccioline fresche, prima che si disidratino con la conseguente morte del loro contenuto. E tuttavia, raccoglierle con le mani ancora non garantisce l’infezione al malcapitato, nemmeno se si mette le mani in bocca: infatti il virus non si trasmette per via cutanea né per via orale, basta la saliva a farlo fuori! Tuttavia il nostro sfortunato cittadino potrebbe creare inavvertitamente un aerosol sbattendo le mani (o in altro modo a me sconosciuto) o, meglio ancora, potrebbe sfregarsi gli occhi, allora sì permettendo l’introduzione nel suo organismo di cellule ancora vive (ma quante?). Insomma infettarsi raccogliendo il virus da una superficie richiede una sequenza di improbabili eccessive, sfortunatissime, rare combinazioni.

Nessuna prova di contagio da superfici

Infatti la sopravvivenza di SARS-CoV-2 in queste condizioni è stata dimostrata in situazioni sperimentali per tracce di RNA virale, ma non per virus intero con la sua capsula essenziale per contagiare: non c’è ancora alcuna prova pubblicata che persone si siano infettate semplicemente toccando superfici o oggetti.

L’Organizzazione mondiale della sanità, nella sua ultima guida riconosce: “Al momento di questa pubblicazione, la trasmissione del virus per COVID-19 non è stata definitivamente collegata a superfici ambientali contaminate negli studi disponibili” [2].
E quanto è invece efficace il meccanismo dell’infezione diretta: una nuvola continua di microgoccioline lanciate a una o due metri di distanza da starnuti e colpi di tosse di una persona infetta, per due o tre settimane! Centinaia di ore di effusione di contagio diretto; altro che superfici, maniglie, borse, sedili…

Un esempio: Napoli

Andiamocene a Napoli. Qual è la probabilità che ci sia un infetto sul mio autobus in Campania? I dati di incidenza settimanale del 4-10 maggio 2020 la valutano in 1,33 casi per centomila abitanti [1], cioè 80 persone in tutta la regione. Queste, essendo state identificate, stanno in ospedale o isolate a casa, non vanno in giro sugli autobus.

Tuttavia possiamo ritenere ragionevole che altrettante persone siano infette asintomatiche o abbiano l’infezione in incubazione: quindi altre 80 persone che diffondono il virus in giro nella Regione. Un quinto si trova a Napoli: 20 “untori” a spasso per Napoli in una settimana. Se io prendo un autobus a Napoli nella stessa settimana che probabilità avrò di incontrare un infetto? Assumendo che il 10% degli abitanti di Napoli prenda il bus ogni giorno, 20 su centomila, cioè 1 su 5.000. Una vera sfortuna. Ma solo se i 20 untori prendono il mio stesso autobus, cosa altrettanto improbabile. Se mantengo sui mezzi pubblici il previsto distanziamento sociale, anche questa remota probabilità diminuisce sensibilmente.

Ma se prendo un autobus sul quale è salito un infetto untore che poi è sceso, che mi succede? L’untore avrebbe potuto diffondere (con la mascherina?) un po’ di droplets su sedili, maniglie, reggi persona? Per carità: sedersi sul bus dove un precedente potenziale untore potrebbe aver rilasciato (sedendosi a sua volta?) fomiti infetti? Allora bisogna sanificare i sedili. Non basta lavare il bus ogni sera al rientro in deposito come si dovrebbe fare sempre? Sembra di no: bisogna lavare, e inondare il bus con spray disinfettante. Eppure dovremmo sapere che il fattore di rischio sui mezzi pubblici è solo quello del sovraffollamento. Stesso discorso per i negozi, per gli artigiani, per gli uffici. Le regole emesse dal governo italiano sono abbondantemente coerenti con quelle dell’OMS e dei CDC europei e americani, ma sono anche abbondantemente iperinterpretate.

Siamo alle comiche igienistiche?

Abbiamo visto il ricorso agli spray di disinfettante ambientale all’aperto, in barba alle indicazioni: “Le aree esterne richiedono generalmente una normale pulizia ordinaria e non richiedono disinfezione. Spruzzare il disinfettante sui marciapiedi e nei parchi non è un uso efficiente delle forniture di disinfettante e non è stato dimostrato che riduca il rischio di COVID-19 per il pubblico. È necessario mantenere le pratiche di pulizia e igiene esistenti per le aree esterne” [4].

Si usano pratiche escluse da tempo

Vediamo invece il ritorno di pratiche che avevamo escluso da tempo nella prevenzione delle infezioni ospedaliere: l’ozonizzazione, le lampade all’ultravioletto, gli inefficaci ammoni quaternari, tutte pratiche ampiamente condannate dall’Evidence Based Public Health. Cioè dalle pratiche di prevenzione basate sulle dimostrazioni di efficacia.

I guanti sono ridicoli

I guanti di lattice sono imposti nei negozi? L’uso dei guanti è consigliato negli ambienti sanitari, non per il pubblico, e al posto del lavarsi le mani. La manipolazione di disinfettanti in luoghi non sanitari richiede l’uso dei guanti soprattutto per proteggere le mani: usare i guanti per portare a spasso il cane o per comprare un giocattolo al nipotino è ridicolo (anche l’Iss lo aveva dichiarato a People for Planet di recente, ndr).

Anche il distanziamento sociale deve essere messo in pratica con un pochino di intelligenza: obbligarlo tra conviventi e familiari nei luoghi pubblici, che senso ha? Sono stato fermato da uno zelante carabiniere perché sul sedile posteriore del mio motorino c’era la mia adorata moglie, con cui convivo da cinquant’anni!

A casa si lava, in ospedale si disinfetta

Il lavaggio con acqua e sapone è sostituito da un potente e costoso macchinario nebulizzatore di micidiali aerosol disinfettanti. Non abbiamo mai smesso di dimostrare che quello che serve è lavare, la disinfezione è utile solo dopo il lavaggio accurato ed è destinata agli ambienti ad alto rischio come gli ospedali.

Schiviamo le pratiche inutili: la sanificazione degli uffici lo è

Finalmente arrivano un po’ di soldi a negozianti, piccole imprese, commercianti, ma davvero li vogliamo obbligare a comprare costose macchine nebulizzanti e gran quantità di presidi di protezione individuale? Finora, tutte le sere e con diligenza ogni piccolo imprenditore di ufficio, bar, negozio di parrucchiere, ristorante, lavava per terra, i tavoli, le sedie, le scrivanie. L’Oms ci dice che è sufficiente continuare così, lavando ogni giorno tavoli, sedie e scrivanie come si faceva prima [4]; non serve acquistare costosi macchinari di disinfezione o contrattare ditte specializzate con le loro vistose tute bianche.

Bene le mascherine, la distanza, il lavaggio delle mani, ma che ce ne facciamo dei disinfettanti, delle sanificazioni a tutto spiano? Riusciamo a distinguere l’ambiente sanitario, l’ospedale, dalla nostra casa, dal luogo di lavoro, dai parchi giochi dei bambini? Le regole necessarie non sono le stesse.

No alla paura, sì alla responsabilità

Eppure potevamo prevedere che tante persone si sarebbero fatte trascinare a “proteggere la propria persona“ andando ben oltre le regole dimostrate scientificamente: invece della responsabilità intelligente si è risvegliata la diffidenza verso il prossimo, l’idea che il vicino è un potenziale untore, l’arroccamento nel proprio ambiente personale, nell’intimità della famiglia, nel proprio spazio definito: l’altro diventa un potenziale nemico. Così prende spazio una politica della paura invece di una politica della responsabilità, le persone trattate come bambini che necessitano del poliziotto con la multa facile, piuttosto che essere informate e coinvolte nel mettere in atto comportamenti responsabili.

Certo “e grida ci sono” (di manzoniana memoria), ma anche le libere interpretazioni, diverse per regione e per comune. Siamo arrivati alle indicazioni estreme: dal parrucchiere la signora deposita la borsa e la giacca in due buste di plastica,  che si vede riconsegnare dopo la messa in piega. Sarà poi la cliente a dover smaltire in proprio le buste [5].

Fase tre: riattiviamo i neuroni migliori

Insomma, almeno nella fase tre possiamo rimettere in funzione i neuroni migliori? Possiamo promuovere l’intelligence degli studi epidemiologici analitici rapidi che rispondano alle sacrosante domande dei cittadini? I dati ci sono, sono stati raccolti centralmente, casomai sarebbe il caso di costruire una sacrosanta struttura di open data, pubblica e accessibile, permettendo il contributo scientifico dai tanti bravi epidemiologi del nostro paese.

Cosa serve? Servizi territoriali

Da tempo sappiamo che la nostra sicurezza non dipende dall’odore di alcol o varechina, e nemmeno dalla corsa ad analisi immunologiche o speranze vaccinali, ma dalla pronta risposta dei servizi territoriali, su cui dobbiamo investire per identificare, isolare e tracciare i contati della persona sospetta infetta. Insomma, la nostra sicurezza dipende dalla dimenticata epidemiologia di campo che pure tanto ha contributo alla nostra migliore qualità di vita.

Referenze
[1] Rapporto settimanale ISS monitoraggio fase 2 settimana 4-10 maggio 2020 http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato8140198.pdf
[2] Cleaning and disinfection of environmental surfaces in the context of COVID-19 WHO Interim guidance 15 May 2020  
[3] ECDC TECHNICAL REPORT Disinfection of environments in healthcare and nonhealthcare settings potentially contaminated with SARS-CoV-2  March 2020
[4] CDC GUIDANCE FOR CLEANING AND DISINFECTING PUBLIC SPACES, WORKPLACES, BUSINESSES, SCHOOLS, AND HOMES may 7 2020 
[5] INAIL ISS: Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della cura della persona: servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici, Roma maggio 2020.

PER APPROFONDIRE
Anziani: “Continuare il lockdown e non vedere i nipoti”
La fine di Covid-19? A metà agosto
Covid-19, Iss: “I guanti sono inutili”
Covid-19, Iss: “Mai la mascherina per la corsa o in bici”

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Con la mascherina divento un super-eroe e proteggo gli altri dal virus

Gio, 05/21/2020 - 15:15

L’utilizzo delle mascherine chirurgiche o di comunità da parte dei bambini, se ci si trova al chiuso o all’aperto in situazioni in cui non si riesce a mantenere la distanza sociale di almeno un metro, secondo le società scientifiche è raccomandato nei piccoli a partire dai 2 anni di età (sebbene in base all’ultimo Decreto del presidente del Consiglio dei Ministri sia obbligatorio a partire dai 6 anni).

Ma, come ormai tutti sappiamo, indossare una mascherina può essere piuttosto fastidioso, dalla sensazione di costrizione su naso e bocca, fino ad arrivare alla sensazione di mancanza d’aria, accentuata dal caldo arrivato in questi giorni. Come fare dunque per far accettare di buon grado la mascherina ai più piccoli?

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“Sono un super-eroe”

Secondo Stefania Manetti, pediatra di famiglia e membro dell’Associazione culturale pediatri (Acp) della regione Campania i bambini, anche piccoli, risultano molto sensibili se si spiega loro “che con la mascherina diventano come dei super-eroi e proteggono gli altri dal virus”.

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Videochiamare gli amichetti con la mascherina

Dal punto di vista pratico, consiglia l’esperta, si può aiutare i più piccoli ad accettare di buon grado questo dispositivo “giocando a guardarsi tutti insieme in famiglia allo specchio con la mascherina, oppure costruendo una mascherina personalizzata con il proprio personaggio preferito. Ma anche conversare in video chiamata per tempi brevi con l’amichetto indossando entrambi la mascherina prima di incontrarsi per giocare insieme può aiutare”.

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La Fase 2 dei bimbi: all’aperto e a distanza di sicurezza sì può giocare con un amichetto

Gio, 05/21/2020 - 14:57

Nelle indicazioni per la “riapertura” del Paese non si parla – ancora una volta – dei bambini. Per capire cosa possono fare e cosa no abbiamo chiesto a una pediatra di famiglia.

Con l’effettivo inizio della fase 2 da lunedì scorso si parla di un lento ritorno alla normalità. Il governo italiano, però, ha esposto le regole da rispettare descrivendo ciò che è ammesso o non ammesso fare in sostanza per una sola categoria di persone: gli adulti in salute.

Altre importanti categorie di individui, come anziani bambini, non hanno avuto indicazioni pensate appositamente per loro. E se dei nonni Peopleforplanet ha parlato due giorni fa, spiegando che per loro il lockdown deve continuare e devono ancora astenersi dal vedere i nipoti, di bambini si occupa oggi.

Ritornare a giocare con i coetanei è importante per garantire ai bambini un sano sviluppo psico-emotivo: “I bambini per diversi motivi, alcuni dei quali ancora sconosciuti, si ammalano poco e meno. Il ritorno alla normalità è doveroso per cercare di dare loro nuovamente la routine quotidiana, le relazioni e, nei tempi più rapidi possibili, anche il rientro a scuola”, spiega Stefania Manetti, pediatra di famiglia e membro dell’Associazione culturale pediatri (Acp) della regione Campania.

Possibile giocare con un amichetto

L’esperta spiega che, come sta accadendo per gli adulti, anche i bambini in questa fase 2 possono finalmente tornare a godere di un lento ritorno alla normalità. Però a piccoli – piccolissimi – passi: se, infatti, è possibile giocare con un amichetto, è bene farlo all’aperto e a distanza di sicurezza. E gli assembramenti rimangono assolutamente da evitare, sia all’aperto che al chiuso.

Lavare le mani, indossare la mascherina, stare distanti

Il nuovo coronavirus sta ancora circolando nel nostro Paese e, sebbene in alcune regioni sia maggiormente presente che in altre, i comportamenti preventivi da adottare per evitare il contagio sono sempre quelli che abbiamo imparato a mettere in pratica durante il lockdown: il lavaggio frequente delle mani, l’utilizzo delle mascherine (chirurgiche o di comunità) e il distanziamento fisico di almeno un metro, “in questo ordine”, precisa la pediatra. Non c’è quindi da rilassarsi troppo: se da un lato si può iniziare a pensare a un lento ritorno alla normalità, dall’altro è necessario mantenere ancora tutte le regole per evitare il diffondersi dell’infezione.

L’esempio dei genitori è fondamentale

La condivisione in famiglia delle regole necessarie per evitare il contagio è importante: “Spiegare e raccontare ai bambini che in questo modo possono vedere gli amichetti e proteggere tutti dal virus è un modo per renderli responsabili e consapevoli. I bambini imparano molto dai comportamenti dei propri genitori, sono generalmente molto rispettosi delle regole se osservano gli altri che le rispettano”, afferma l’esperta.

Sì a gruppi di 2-3 bambini. Vietati gli assembramenti

Per quanto riguarda tornare a giocare con i coetanei, in questa fase 2 è ora possibile far assaporare ai giovanissimi qualche spiraglio di normalità: è infatti possibile vedersi con l’amichetto/amichetta del cuore, in modo da formare piccoli gruppi che non superino i 2-3 elementi. Divieto assoluto invece per gli assembramenti, sia al chiuso che all’aperto.

Meglio all’aperto e sempre a distanza

Vanno prediletti i giochi all’aria aperta e non bisogna dimenticare di rispettare le regole di sicurezza: “I giochi all’aria aperta sono preferibili, andiamo incontro alla bella stagione e questo sarà di aiuto. Se si sta all’aperto con 2-3 bambini e rispettando le norme del lavaggio delle mani e del distanziamento sociale, la mascherina si può anche evitare“.

Mascherine per i bimbi dai 2 anni in su

Se, invece, “si sta in ambienti chiusi, o anche all’aperto ma non si riesce a osservare la distanza di sicurezza, è buona norma che tutti i bambini con più di 2 anni indossino la mascherina protettiva per bocca e naso (chirurgica o di comunità)”, spiega Manetti. Sebbene in base all’ultimo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) l’uso delle mascherine nella popolazione pediatrica sia obbligatorio sopra i 6 anni, “le società scientifiche lo raccomandano invece a partire dai 2 anni di età”, precisa l’esperta.

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Da evitare assolutamente

Se il bambino ha febbre, tosse o raffreddore è bene che stia in casa e che eviti di frequentare altre persone (sia altri bambini che adulti). Devono in particolare essere evitati i contatti tra bambini con sintomi e soggetti fragili e vulnerabili (anziani, persone anche giovani con altre patologie).

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Tutti al mare da sabato 23 maggio: la Romagna anticipa, ecco i protocolli

Gio, 05/21/2020 - 12:08

L’Emilia-Romagna gioca d’anticipo e apre le sue spiagge già sabato, due giorni prima della riapertura ufficiale della stagione balneare in riviera, prevista per lunedì 25 e solo per un turismo infraregionale, come stabilito dal Governo. “I protocolli erano già pronti, perché aspettare?” dicono dalla Regione. Vediamoli, nei punti essenziali che riguardano i bagnanti: 

  • “Dimenticatevi della mascherina”: L’assessore al turismo Andrea Corsini e il presidente del sindacato degli operatori balneari in Emilia Romagna, Simone Battistoni, insistono molto su questo punto: arrivate in spiaggia con la mascherina, poi, all’ombrellone e sulla battigia, ve la togliete. 
  • Steward all’ingresso: rigorosamente con la mascherina: sarà lui a misurare la febbre e a condurre i clienti evitando assembramenti e caos.
  • Distanze: ogni ombrellone dovrà stare “isolato” in una superficie minima a ombrellone di 12 metri quadrati (ma qualcuno dice anche 10) e indicativamente 4 e 3 metri tra paletti degli ombrelloni e delle file; tra le attrezzature di spiaggia, come lettini e sdrai sulla battigia, ci saranno 1,5 mt di distanza e tutto, postazioni e ombrelloni assegnati, sarà numerato.
  • Giochi per bambini: saranno previste attività per bambini divisi in gruppi.
  • Sport in spiaggia: sì a spinning, canoa, e racchettoni.  
  • Mangiare in spiaggia: pasti ordinati attraverso un servizio di delivery con consegna per la consumazione all’ombrellone-lettino, oppure, con consumazione in aree ristorazione (bar etc.) all’aperto in grado di garantire il distanziamento sociale dove non sarà obbligatoria la mascherina. 
  • Servizi igienici: docce e cabine pulite e disinfettate ogni giorno e a ogni cambio di clientela. 
«Noi non siamo pronti»

A Rimini, che vanta 16 chilometri di spiaggia, c’è però chi ammette di non essere pronto a riaprire. “Non siamo assolutamente pronti per riaprire. Saremo in pari con il lavoro ai primi di giugno ma non prima. Facciamocene una ragione. Lavoreremo 2 – 3 mesi”, spiega Mauro Vanni presidente della cooperativa bagnini Rimini sud.

E il rincaro prezzi?

“Abbiamo raccomandato ai rappresentanti di categoria di non aumentare i prezzi”, assicurano, ma già c’è chi, senza rincari, questa estate non potrà permettersi la spiaggia privata. Molto dubbiosa la Codacons, che, in assenza di controlli o tutele chiare a favore del consumatore, promette vigilanza.

Che ne sarà delle spiagge libere? 

Manca una normativa chiara per le spiagge libere, e forse non è un caso, l’incentivo è quello di spingere a investire nella “tutela” dei protocolli delle spiagge private. Molto potere avranno i Comuni: starà a loro prevedere accessi contingentati tramite controllori all’ingresso, oppure, cedere in concessione lotti di spiaggia libera agli stabilimenti privati. In tal caso, quest’anno il mare sarà un lusso per ricchi, a meno che si possa accedere al bonus vacanze, di cui abbiamo parlato qui.

Intanto, ancora si attende il “tecnico alto profilo”, il supercommissario per la qualità delle acque dei mari e dei fiumi promesso entro maggio dal Ministro per l’ambiente Sergio Costa.

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Leonardo DiCaprio in prima linea per proteggere i gorilla di montagna

Gio, 05/21/2020 - 11:45

Il Parco nazionale di Virunga, situato nella Repubblica Democratica del Congo e dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, è una famosa attrazione turistica che ospita il gorilla di montagna, una specie a rischio estinzione. Ma non solo: il parco è una delle aree più ricche di biodiversità al mondo ed ospita diverse centinaia di specie di uccelli, rettili e mammiferi.

Questa riserva naturale, però, è in grande pericolo, in quanto è minacciata sia dalla diffusione del coronavirus che potrebbe colpire i gorilla di montagna (che condividono il 98% del loro DNA con gli esseri umani) ma anche dal bracconaggio e dai gruppi terroristi locali.

Per questo motivo Leonardo DiCaprio, da sempre impegnato nella protezione di flora e fauna, ha stanziato un fondo di circa 2 milioni di dollari per la salvaguardia del Parco. Il fondo è stato istituito dall’organizzazione ambientalista Earth Alliance, di cui l’attore è co-fondatore, insieme all’Emerson collective, alla Global wildlife conservation e all’Unione europea. Tuttavia, ognuno di noi può dare il proprio contributo.

Perché la situazione è preoccupante?

La situazione Nel Parco nazionale di Virunga è alquanto preoccupante, in quanto si stanno affrontando una “serie di minacce senza precedenti“.

Come si legge sulla pagina Instagram di DiCaprio, “Tre settimane fa, dodici guardie forestali e il loro autista hanno tragicamente perso la vita proteggendo i civili da un attacco armato di un gruppo di miliziani. Il futuro di Virunga è in bilico poiché affronta gli impatti di Ebola e COVID-19, e ora questo recente attacco”.

Oltre al recente attacco ai ranger, quindi, l’epidemia di coronavirus ha costretto il parco a chiudere le porte ai turisti fino al primo giugno, con una conseguente significativa perdita di entrate.

Leonardo DiCaprio, quindi, fa un appello all’unione e alla collaborazione collettiva, al fine di “proteggere la popolazione di gorilla di montagna in via di estinzione, per fornire supporto ai ranger e alle loro famiglie e per dare un contributo nella prevenzione delle malattie”.

Mai come in questo momento di crisi globale c’è bisogno dello sforzo di tutti per proteggere e aiutare chi è in maggiore difficoltà.

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Come si diffonde un virus? (Video)

Gio, 05/21/2020 - 11:00

Questo esperimento mostra come un virus può diffondersi in pubblico. Il test è stato condotto dall’emittente pubblica giapponese NHK.

Sulle mani delle persone è stata applicata vernice fluorescente invisibile. A quel punto 10 partecipanti si sono serviti al buffet, e hanno mangiato per 30 minuti. Poi, una luce UV ha mostrato quanto in lungo e in largo fosse andata la vernice.

People For Planet

Il programma “MythBusters” condusse un test simile nel 2010, quando il conduttore Adam Savage sgocciolò per un’ora 60ml di muco finto, (più o meno la quantità di muco di una persona raffreddata), per verificare quanto lontano finissero le secrezioni nasali e su quante persone potessero depositarsi.

Test come questi sono illuminanti soprattutto ora che diversi paesi nel mondo stanno revocando le totali misure di lockdown.

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Sciopero dei braccianti, non comperiamo frutta e verdura

Gio, 05/21/2020 - 10:23

Contro il Decreto Rilancio oggi, giovedì 21 maggio, sciopero dei braccianti.
Il sindacalista dell’Usb Aboubakar Soumahoro ha pubblicato un video sui social e denuncia i partiti che si sono scontrati sulla proposta della ministra Teresa Bellanova di dare il permesso a 600mila persone impegnate nei campi: «Subordinare la nostra regolarizzazione alla verdura e alla frutta che marciscono è cinismo. Strumentalizzare la nostra miseria sociale e lavorativa seduti nelle stanze del potere, solo per convenienza politica, è cinismo disumano».

L’appello al Governo: «Regolarizzate tutti gli essere umani, non per convenienza ma per dovere di Stato. E liberate tutti i braccianti, italiani e non, dallo strapotere della grande distribuzione se volete davvero combattere lo sfruttamento e il caporalato

Nel video Soumahoro chiede l’appoggio di tutti

«Cara consumatrice e caro consumatore, il vostro sostegno è linfa per le nostre battaglie, speranza per le nostre disperazioni, vitalità per il nostro affanno, anche voi incrociate le braccia come noi non comprando verdura né frutta. Fate anche voi lo sciopero della spesa per riconoscerci quella dignità di esseri umani che qualcuno si ostina a considerare solo braccia.

Cara consumatrice  e caro consumatore lottiamo insieme e uniamoci per affermare l’umanità, lottiamo insieme, uniamoci per fermare la disumanità. Uniamoci e lottiamo insieme perché dobbiamo mettere fine a questa ingiustizia. Grazie per la vostra solidarietà».

#nonsonoinvisibile #fermiamoicarrelli

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Detersivo lavatrice fai da te ecologico con foglie di edera

Gio, 05/21/2020 - 10:00

Abbiamo tutti presente l’edera vero? Quell’albero rampicante e infestante… ma quanti sapevano che, grazie alle sue proprietà, possiamo utilizzarla per realizzare un detersivo ecologico per il nostro bucato?

L’edera è un’ottima soluzione se state cercando un detergente per la lavatrice che sia naturale e a zero impatto ambientale, le sue proprietà infatti sono simili a quelle della pianta del sapone: il risultato sarà un bucato perfetto e profumato. Cosa serve:

  • Edera circa 200 foglie di media grandezza;
  • 1 cucchiaino di bicarbonato;
  • 1 litro di acqua bollente.
Fonte: Per Davvero

Suggerimento: al composto di edera potete aggiungere dell’aceto bianco al posto dell’ammorbidente. Utilizzate il composto nel corso di un mese di tempo e conservatelo in frigorifero o in un luogo fresco. 

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Conservare il cibo? E se pensassimo alla cera?

Gio, 05/21/2020 - 08:09

Molti degli oggetti di plastica che inquinano il nostro pianeta sono imballaggi, sacchetti e film plastici. I più virtuosi stanno imparando a farne sempre più a meno, ma se per gli imballaggi è più facile, a volte la cosiddetta “pellicola” per conservare i cibi è difficile da sostituire. Da qualche anno a questa parte si stanno però ideando alternative sostenibili alla classica “pellicola”, che solitamente è in pvc (ma anche in polietilene, ne abbiamo parlato qui). Una delle alternative naturali più gettonate è la cera d’api, che aiuta a creare dei “film” con i quali proteggere il cibo.

La prima realtà italiana ad essersi lanciata nella produzione di involucri per il cibo in cera d’api è quella di Apepak, un prodotto creato da  Massimo Massarotto e la moglie Molly.

L’idea nasce in California

Massimo è italiano e si occupa di marketing e Molly è americana e viene da una famiglia di ristoratori. Vivono nel nord della California e Massimo racconta che in quelle zone degli Stati Uniti “sono molto attenti alla questione ecologica anche nella vita di tutti i giorni e prodotti del genere, per imballare il cibo da tenere in casa, in frigorifero o da portare al lavoro senza usare la plastica, erano già in circolazione. Il nostro interesse personale per questi temi, unito a quello della cucina, ci ha spinto nel Natale del 2017 a tentare di provare a creare noi questi involucri. Inizialmente era una cosa home-made per fare regali agli amici, poi abbiamo visto che l’idea era buona e che sarebbe stato bello portarla in Italia, così abbiamo cercato il modo di certificarla e di produrla in maniera più sistematica”.

Si sono rivolti ad una cooperativa sociale veneta e hanno cominciato a fare i primi prototipi, che hanno testato grazie alla collaborazione di 200 famiglie che hanno dato feedback e suggerimenti. Il prodotto, una volta affinato, è stato “lanciato” sul mercato ed oggi vendono attraverso il loro sito web, ai gruppi d’acquisto e ai negozi specializzati.

Perché la cera d’api?

Massimo spiega che la cera d’api è un prodotto particolare: in natura è difficile trovare elementi con proprietà simili. Sciogliendola sui tessuti in cotone si crea quella che loro definiscono “pelle”, che protegge i cibi permettendone comunque una leggera traspirazione.

“L’abbiamo scelta prima di tutto perché ha proprietà antimicrobiche naturali”, spiega Massimo, “permette la protezione del cibo e rende ‘malleabile’ l’involucro, adattandosi al contenitore o all’oggetto da coprire grazie al calore delle mani. Scegliere la cera d’api poi, da un punto di vista etico, permette di sostenere gli apicoltori e contribuire salvare le api che sono alla base della nostra esistenza e che sono in grande rischio”.

La cooperativa sociale

Apepak è prodotto da L’Incontro, una cooperativa sociale di Vedelago (Treviso) che offre servizi socio-sanitari, educativi, formativi, e promuove l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate in contesti produttivi di diversa natura.

La cera proviene da apicoltori italiani e il team di Apepak accetta nuove collaborazioni (c’è un form dedicato sul sito).

Come funziona

Massimo spiega: “l’involucro in cotone e cera d’api permette ai cibi di respirare, li protegge e diminuisce la condensa che spesso si crea nei sacchetti di plastica in frigorifero e che fa marcire presto la verdura ad esempio. Secondo la nostra esperienza si allunga di circa il 30% la vita del pane, formaggi, funghi e insalata rispetto all’uso della plastica.”

Rispetto al film plastico il cibo non è sigillato in maniera ermetica, ma è comunque protetto per il tempo che starà in frigorifero o in casa e si può usare anche in freezer. Massimo spiega che per adesso il prodotto non è consigliabile per uso industriale (per conservare il cibo a lungo tempo nei supermercati ad esempio) ma in futuro è confidente che si troverà un metodo per renderlo presto tale.

L’igiene e il riutilizzo

Sul sito di Apepak si spiega che il cotone scelto è cotone biologico (con la certificazione biologica Gots dei tessuti) e anche la cera, l’olio di jojoba e la resina di pino usati nella produzione sono biologici. Dal punto di vista dell’igiene, i produttori di Apepak garantiscono che il prodotto poi è stato “certificato per il contatto con il cibo secondo la normativa MOCA e HACCP”.

Massimo spiega come pulirla dopo averla usata: “la cera d’api è idrorepellente, si può lavare con acqua e strofinarla con un sapone naturale o con aceto, si risciacqua, si fa asciugare e si può riutilizzare. L’unico accorgimento è evitare acqua molto calda (non più di 30 gradi) per non sciogliere la cera. Con questi accorgimenti un foglio dura parecchio tempo, circa un anno. Se si usa magari per lo stesso prodotto (ad esempio per avvolgere pane o formaggio grana) dura anche molto di più, fino a 3 o 4 anni. Noi lo garantiamo al 100% per 60 giorni, che secondo noi è il tempo in cui l’investimento è valido. Da 60 utilizzi in poi il prodotto diventa ancora più conveniente della plastica”. E ogni centimetro di plastica risparmiato è un centimetro in meno da smaltire.

Ci sono prodotti da evitare? “In generale su questi prodotti si sconsiglia l’uso con carne e pesce perché sangue e succhi sono difficili da togliere e tendono ad intaccare la cera d’api, noi abbiamo fatto diverse prove ma abbiamo visto che performa abbastanza bene. Se però si vuole che il prodotto duri di più e non si macchi meglio evitare”.

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Spostamenti solo tra regioni “non a rischio” | Cambia il dl imprese | Zingaretti: ” test sierologici gratuiti”

Gio, 05/21/2020 - 06:25

Tgcom24: L’OPPOSIZIONE AL PIANO MERKEL-MACRON. L’Austria e altri tre Paesi: ok prestiti, no contributi  a fondo perduto | Conte: “Non compresa la sfida storica per l’Unione“;

Il Fatto Quotidiano: Elkann tira dritto sul dividendo della fusione Fca-Psa: “Gli accordi per i 5,5 miliardi sono scritti nella pietra”. E Autostrade chiede 1,2 miliardi garantiti dallo Stato;

Il Sole 24 Ore: Cambia il decreto imprese: prestiti garantiti fino a 800mila euro in 30 anni;

Il Mattino: Reddito d’emergenza, Cig, bonus e aiuti: la guida alla maxi-manovra da 55 miliardi;

Leggo: Sfiducia a Bonafede, il Senato boccia entrambe le mozioni: il ministro è salvo. «Ora al lavoro» Video;

Corriere della Sera: Spostamenti tra Regioni, il 3 giugno via solo a quelle «non a rischio»: ecco la data chiave;

La Repubblica: Zingaretti: “Chiedo al governo di rendere i test sierologici gratuiti“;

Il Giornale: Suicida sulla nave quarantena, Ong all’assalto: ‘Una prigione’ ;

Il Manifesto: I braccianti scioperano: «Nelle campagne marciscono i diritti»;

Il Messaggero: «Arrestato Qardash, il successore di Al Baghdadi alla guida dell’Isis»: l’annuncio dei Servizi iracheni.

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Dove andremo in vacanza nell’estate del Covid-19

Mer, 05/20/2020 - 18:30

L’estate 2020 si preannuncia molto particolare e abbastanza complicata anche per le persone che vorranno e potranno andare in vacanza.

Di sicuro ci saranno limitazioni dovute per alcuni alla scarsità di soldi, per molti a ragioni di prudenza (il timore di esporsi al covid-19), per tutti perché non sarà possibile andare ovunque e di sicuro non con la stessa densità di persone a cui eravamo abituati nelle località più frequentate.

Il crollo della domanda per ragioni economiche

Molti italiani abituati ad andare in vacanza quest’anno non se lo potranno permettere per scarsità di denaro o perché preoccupati dalle future condizioni economiche. Gli esperti stimano che, per questa ragione, rinuncerà alle vacanze il 30% delle famiglie e un altro 30% ne ridurrà la durata.
Anche se il bonus vacanze, riservato alle famiglie italiane con ISEE più basso che scelgano l’Italia come meta, potrebbe alleviare la tendenza.

Attenzione ai prezzi

Secondo le associazioni degli operatori turistici i prezzi questa estate di alberghi, campeggi, stabilimenti balneari… non dovrebbero aumentare.

È importante tuttavia informarsi prima di organizzare la propria vacanza, anche se magari in luoghi che già si conoscono, su quali siano i prezzi applicati. Non si può escludere che alcuni operatori, per ovviare alla riduzione dei clienti, chiedano di più di quanto chiedevano prima.

Si potrà andare all’estero?

Al momento è ancora una incognita in quali paesi stranieri potremo andare in vacanza quest’anno. Per ora in Europa pochi paesi (Slovenia, Spagna) hanno riaperto o stanno riaprendo al turismo dall’Italia. Per la maggior parte degli altri paesi la situazione è da definire e molto dipenderà dall’evoluzione delle curve di contagio in Italia nelle prossime settimane.

Lunedì 18, durante la riunione in videoconferenza dei ministri degli esteri di una decina di Paesi UE è stata decisa almeno formalmente la cancellazione delle cosiddette “liste di sconsiglio”, liste cioè di paesi indicati come mete sconsigliate e da cui non accettare turisti in ingresso. I ministri degli esteri dell’UE hanno stabilito che per la prossima stagione estiva non ci saranno “corridoi turistici” che il ministro degli esteri tedesco, Heiko Maas, ha definito contrari allo “spirito europeo”.

“Ci sarà una stagione turistica in Europa con il virus. Faremo il massimo affinché le cose vadano per il meglio”, ha dichiarato il presidente francese Macron, chiarendo che al termine della prossima settimana sarà possibile prevedere con più precisione quello che succederà questa estate.

Insomma, ufficialmente niente liste di sconsigli, niente corridoi turistici ma resta fermo che ogni paese potrà decidere se e a quali condizioni accettare turisti provenienti dall’Italia.

Seguiremo gli sviluppi.

Le mete più “sicure” in Italia

Comunque, a prescindere dalle decisioni degli altri paesi le previsioni dicono che

  • il turismo italiano 2020 si orienterà in prevalenza verso mete possibilmente vicine ai luoghi di residenza, vacanze a corto raggio,
  • privilegiando l’uso dell’auto per evitare i contatti interpersonali sui trasporti pubblici. Preannunciato un piccolo boom per i camper, già molto prenotati quelli a noleggio;
  • montagna e campagna saranno scelte di più perché facilitano il “distanziamento” mentre ci sarà una maggiore contrazione delle vacanze al mare e nelle città d’arte;
  • chi può utilizzerà anche più del solito la seconda casa;
  • chi non ha o non vuole utilizzare la seconda casa sceglierà alberghi, pensioni… che diano forti garanzie di igiene, magari perché già conosciute in passato o frequentate da amici;
  • tra i più giovani dovrebbero segnare il passo soluzioni tipo AirB&B e avere maggiore successo i campeggi
  • Almeno in teoria le regioni che hanno avuto o hanno il minor tasso di epidemia si candidano ad essere mete più appetibili di altre.

L’indicazione della data stimata dell’uscita dal coronavirus regione per regione la trovate a questa pagina

Verranno gli stranieri?

Verranno anche molti meno stranieri in Italia, di questo sono convinti tutti gli operatori.

L’Italia come è noto riaprirà le frontiere in ingresso a partire da inizio giugno ma non è detto che questa misura funzioni. L’effetto Covid-19, con l’Italia tra i paesi più colpiti al mondo, certo non aiuterà. Anche se la pandemia non ha avuto una diffusione omogenea nel territorio e larga parte del centro-sud l’ha subita meno, nella percezione globale degli stranieri sarà difficile che attecchisca questo distinguo.

Preoccupa in particolare il flusso dalla Germania. I tedeschi rappresentano ben il 27% dei turisti stranieri e non è un caso che il ministro degli esteri Di Maio si sia rivolto proprio ai tedeschi per invitarli a non rinunciare all’Italia.

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Covid-19, Roma chiude le aree gioco e fa benissimo

Mer, 05/20/2020 - 17:30

Virginia Raggi ha deciso di non riaprire i parchi gioco o le aree gioco dei bambini perché “non è possibile sanificare tutto nell’immediato”. Scattano furibonde le proteste dei genitori che promettono di vigilare e pulire con i propri mezzi tutto quanto, pur di riportare i pargoli sullo scivolo. Ma la sindaca della capitale sta solo rispettando le regole che, invece, ad esempio, il sindaco di Milano Beppe Sala, a sua stessa voce, rimanda. Tutte le aree gioco milanesi sono infatti aperte e fruibili da lunedì scorso, nonostante il decreto avesse ammesso questa possibilità solo previa sanificazione e controlli quotidiani.

Lo spiega lo stesso Beppe Sala nell’ultimo video “facciamo chiarezza” indirizzato ai milanesi.

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A post shared by Beppe Sala (@beppesala) on May 18, 2020 at 1:34am PDT

In un’area ben più esposta al rischio contagi covid-19 rispetto a Roma, ovvero Milano, città che se tutto dovesse procedere benissimo uscirà dall’incubo covid solo a metà agosto, ultima d’Italia, Sala dice: “Di aree gioco ce ne seno centinaia. Il Dpcm ce ne chiede la sanificazione quotidiana e una supervisione costante: non è semplice e su questo tutti i sindaci concordano”.

La soluzione? Tenerli aperti senza sanificarli, ma facendo anche un po’ di polemica con il governo.

Continua infatti Sala: “E poi, la sanificazione quotidiana: perché per le aree gioco e non per le panchine per esempio?” Mah, forse perché nelle aree gioco si concentra la massa di quei bambini che i virologi hanno indicato da più parte come feroce e silente mezzo di contagio con i nonni? Poi Sala rincara la lagna che, se si devono rispettare regole così stringenti, “sono molto preoccupato per la summer school”, ovvero il progetto di riapertura estiva delle scuole. Come faranno le mamme e i papà milanesi, con queste regole severe, a tornare finalmente in ufficio?

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Pane e risate: le Brigate Volontarie di Milano portano il teatro dalla gente

Mer, 05/20/2020 - 16:30

Perché non si vive di solo pane: da venerdì 22 maggio alle case popolari di Milano ci sarà anche la Brigata Brighella, un gruppo teatrale composto da una decina di ragazzi che racconterà le fiabe italiane rivedute, corrette e aggiornate dopo la supervisione artistica di Paolo Rossi.

Nate con l’aiuto di Emergency sono 14 le Brigate che portano ogni giorno da quando è iniziato il lockdown cibo e generi di prima necessità alle persone sole o in difficoltà economiche.

«Abbiamo capito subito l’emergenza che stava nascendo» racconta il coordinatore Valerio Ferrandi «Dovevamo fare qualcosa, ma ci serviva bisogno di aiuto, di formazione. Ed è stato spontaneo rivolgerci a Emergency, che ci ha fornito una supervisione medica e un’istruzione concreta su come affrontare il coronavirus, senza contare un appoggio logistico e pratico».

Oggi le Brigate contano 500 volontari e finora sono state distribuite 80 tonnellate di cibo, farmaci e prodotti vari a 5000 famiglie, quindi almeno 15mila milanesi.

«Siamo partiti con anziani, immunodepressi e gente in quarantena, adesso siamo passati a persone fragili in generale, il nome del progetto, “Nessuno è escluso“, è anche il nostro slogan».
La solidarietà di chi ha aiutato le Brigate con fondi e generi alimentari raccolti fuori dai supermercati è stata tanta.

Impostato il lavoro sull’emergenza, il pane, appunto ci si è resi conto che ci voleva anche altro, quindi è nata la Brigata Basaglia composta da psicologi e ora la Brigata Brighella per ridere un po’.

E per addestrare i ragazzi chi meglio di Paolo Rossi? Racconta a Luigi Bolognini in un’intervista pubblica su Repubblica: «Io sono il loro mister ma ho poco tempo per insegnare loro a salvare la pelle artisticamente parlando. Gli devo insegnare l’improvvisazione, o meglio il saper uscire da problemi che arrivano di colpo. Uno spettatore che ti contesta, un cane che abbaia, una moto che scorrazza: tutto può essere ribaltato e usato a proprio favore, sono tecniche che si usano da secoli nella recitazione.

Sono le situazioni esterne quelle che contano più di tutto in questo spettacolo. In fondo un po’ come la vita, dove bisogna recitare a soggetto».

Il teatro di strada ha una tradizione antichissima, bentornati cantastorie.  

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Foto di Dorinel Nedelcu da Pixabay 

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Bonus babysitting, a chi spetta, quanto ammonta e come richiederlo

Mer, 05/20/2020 - 16:00

L’8 marzo scorso è stato il giorno della chiusura di tutte le scuole italiane in lockdown; da allora tutti i bambini sono rimasti a casa, chi poteva accudirli lo ha fatto, magari tra riunioni e mail da scrivere se in modalità smart working. Chi lavorava in un servizio essenziale ha invece dovuto continuare a portarli dai nonni, oppure utilizzare la soluzione dei babysitter. La ripresa graduale delle attività, e in questi giorni a maggior ragione con la riapertura di tutte, pone più che mai la questione e, in considerazione che le categorie più fragili erano e restano i nonni, la soluzione per tanti ricadrà nuovamente sul babysitting.

Si tratta di una soluzione, in questo momento, probabilmente ben accetta, se non sperata, anche da parte dei bambini che possono vivere positivamente l’arrivo di una/un babysitter: una persona diversa dai genitori, da frequentare dopo tanta reclusione, finalmente un/una nuova compagno/a di giochi e chiacchiere.

Risorse ad hoc per accedere a queste soluzioni erano quantomai necessarie, e un modo per avere sollievo da tante spese, senza troppe difficoltà per accedervi, speriamo che sia dunque il nuovo bonus baby sitting, già istituito con il “Cura Italia” e ora ampliato come tetto (raddoppiato) e modificato in alcuni contenuti dal Decreto “Rilancio“. Chi ha già beneficiato dei fondi istituiti con il Cura Italia, i 600 € previsti, però ne avrà a disposizione ancora 600 € e non oltre, lo stesso vale per chi lavora nel comparto sanità, se avrà già beneficiato dei mille euro non potrà averne che altri 1.000 e non 2.000 €.

Le novità

L’assegno sarà spendibile anche per usufruire di servizi educativi territoriali, servizi della prima infanzia e nei centri ricreativi e può essere usato per pagare i nonni, o altri parenti, che aiutano nella gestione dei figli: l’importante è che si segua la procedura del Libretto Famiglia. Di seguito i contenuti principali e le istruzioni per richiederlo.

A chi spetta

Ai genitori o affidatari per i servizi di assistenza e sorveglianza dei minori:

  • fino a 12 anni (alla data del 5 marzo);
  • senza limiti di età, se disabili gravi.
Da quando e quanto

Per servizi resi dal 5 marzo nei periodi di chiusura dei servizi scolastici.

Fino a 1.200 euro se:

  • dipendenti del settore privato;
  • iscritti in via esclusiva alla Gestione separata (art. 2, c. 26, l. 335/1995);
  • autonomi iscritti all’INPS (Artigiani, Commercianti e Coltivatori diretti, coloni e mezzadri);
  • autonomi iscritti alle casse professionali.

Fino a 2.000 euro, per:

  • medici;
  • infermieri;
  • tecnici di laboratorio biomedico, di radiologia medica;
  • operatori sociosanitari;
  • personale dei comparti sicurezza, difesa, soccorso pubblico.

L’altro genitore non deve essere beneficiario di altre forme di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa (ad esempio, NASPI, CIGO, indennità di mobilità, ecc.), non deve essere disoccupato o non lavoratore ma può essere in Smart Working (Lavoro Agile).

Quando inviare la domanda

La domanda si può inviare dal 1 aprile 2020, per servizi resi dal 5 marzo nei periodi di chiusura dei servizi scolastici.  Il Bonus per servizi di Baby sitting è però alternativo al congedo parentale previsto dal D.L. 18/2020.

Come accedere

Dalla Home page del portale Inps www.inps.it, per inserire la domanda occorre autenticarsi inserendo Codice fiscale e in alternativa:

  • SPID
  • PIN dispositivo o CNS o Cie
  • PIN semplificato (primi 8 caratteri del PIN – Messaggio n. 1381 del 26/3/2020)

In caso di invio domanda con PIN semplificato, per procedere alla definizione della domanda e all’appropriazione telematica del Bonus nel servizio Libretto-Famiglia, è necessario acquisire il PIN dispositivo.

Invio della domanda

Sono richiesti:

  • i dati anagrafici del genitore richiedente, del figlio e dell’altro genitore;
  • l’indicazione dell’attività svolta dal genitore richiedente e dell’importo richiesto (multipli di 10 euro).

In caso di affido del minore e in caso di figlio disabile vanno inseriti i relativi allegati (Provvedimento o sentenza di affido, Verbale sanitario ante 2010 o Sentenza che riconosce la disabilità).

L’esito della domanda è comunicato via sms/email/PEC con assegnazione del bonus richiesto tramite il servizio Prestazioni di lavoro occasionale – Libretto – Famiglia.

Per fruire del Bonus l’utilizzatore dovrà effettuare i seguenti passaggi del servizio online Libretto – Famiglia:

  1. registrazione del genitore come utilizzatore del Libretto famiglia e della persona incaricata come prestatore del servizio;
  2. appropriazione del Bonus Baby sitting
  3. inserimento delle comunicazioni delle prestazioni lavorative svolte per l’attività di baby sitting.
Appropriazione telematica del bonus, cosa significa

Una volta ottenuto, si dovrà procedere all’appropriazione telematica del bonus per l’acquisto dei servizi di baby-sitting entro e “non oltre 15 giorni solari dalla ricevuta comunicazione di accoglimento della domanda” (ovvero, tramite sms, e-mail o Pec). In sostanza, il genitore che ha superato tutti gli ostacoli, prima ha fatto la domanda, poi ha aspettato che venisse accettata, poi ha aperto il portafoglio elettronico, deve infine appropriarsi dei soldi. Da ricordare bene perchè: questi infatti non arrivano in automatico ma il genitore deve cliccare su “appropriazione” nel proprio “libretto di famiglia” entro 15 giorni altrimenti rischia di perderlo.  

A questo link il Tutorial guidato, messo a punto da INPS, per accedere ai fondi (la procedura è la stessa del Cura Italia ma le cifre vanno considerate raddoppiate).

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