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Cos’è la desertificazione e come combatterla

Mer, 05/09/2018 - 04:23
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Polli bruciati per “arte”

Mer, 05/09/2018 - 04:13

In occasione di una mostra personale di Adel Abdessemed presso il Museo d’arte contemporanea di Lyon è stato proiettato un video intitolato “Primavera” in cui si vedono dei polli appesi a una parete e bruciati vivi, presumibilmente dall’artista stesso.

La video-installazione ha indignato l’opinione pubblica, sollevando le proteste delle associazioni animaliste e delle istituzioni museali francesi, una fra tutte Expo in the city, che dallo scorso febbraio porta avanti una campagna volta a fermare l’utilizzo, lo sfruttamento e  l’uccisione degli animali nell’arte contemporanea. Il video “Primavera”, che già durante una precedente proiezione avvenuta nel 2013 in Qatar aveva innestato un dibattito pubblico, non è un unicum nella carriera di Adel Abdessemed. Nel 2008 realizzò “Don’t trust me”, un video che ritrae in loop l’esecuzione di sei animali da fattoria a colpi di bastone. L’intento, spiegò in seguito, era quello di simboleggiare la violenza dello sviluppo economico della Cina. Simboleggiare.

Al di là delle emozioni che una notizia del genere è in grado di suscitare, è bene precisare che chiudere il caso dando ad Adel Abdessemed della “bestia” o augurandogli una fine pari a quella di cui si è reso responsabile per fini “artistici” è  un’azione, nel migliore dei casi, semplicistica. Perché nel mondo animale nessuna “bestia” dà della “bestia” a un suo simile, e men che meno gli augura la morte. Semmai gliela arreca. Per nutrirsi, difendersi, eccetera.

Il caso di Adel Abdessemed rappresenta l’estremizzazione di un fenomeno che sta investendo ormai da decenni l’arte contemporanea e che vede l’utilizzo degli animali da parte degli artisti come meri mezzi simbolici. Damien Hirst, Marina Abramović, Huang Yong Ping, la lista degli artisti contemporanei che si sono serviti di animali è più lunga di quanto si immagini, ma l’origine del fenomeno non è imputabile a una improvvisa degenerazione dell’arte, ma all’inossidabile tendenza dell’uomo a definirsi come essere non animale e non vegetale. La questione, ancor prima che artistica, è antropologica, e ha a che fare con un antropocentrismo erede di un pensiero romantico duro a morire. Poche cose hanno rincretinito l’uomo come il romanticismo. La tendenza a considerare la natura, sia pure sublimata, come un’entità staccata dall’uomo è infatti una tara ottocentesca che ancora oggi rimarca il confine invalicabile tra sé e gli altri, specie quando gli altri sono animali. Ma l’idea che la voce (la phoné) sia di tutti gli esseri viventi e che la coscienza (il Logos) sia invece un’esclusiva degli uomini risale già al secolo precedente. Come scrisse Adorno nella Dialettica all’Illuminismo, “l’idea dell’uomo, nella storia europea, trova espressione nella distinzione dall’animale. Con l’irragionevolezza dell’animale si dimostra la dignità dell’uomo”.

Eppure, anche fra i più accaniti sostenitori della superiorità dell’uomo su qualsiasi altra forma di vita, resta il dubbio: come spiegare il senso di vergogna che assale, nudi, davanti allo sguardo di un gatto?

In copertina: Opera del pittore e compositore Giuseppe Chiari

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Solidarietà al Tappeto di Iqbal

Mar, 05/08/2018 - 18:43

Abbiamo chiesto a Giovanni Savino, fondatore del Tappeto di Iqbal, di raccontarci cosa è successo, di seguito le sue parole e alcune fotografie che ci ha inviato.

Domenica notte alcuni idioti si sono introdotti nel luogo dove lavoriamo con i bambini di Barra. Per me sono degli idioti! Hanno sporcato un luogo bello, sano, pulito, vissuto dai bambini del popolo. Hanno rubato video proiettore, cellulari, computer e rotto porte e armadi. Ma soprattutto hanno rubato la serenità. Questa è la cosa che più ci sta dando fastidio.
Siamo felici del fatto che il POPOLO di BARRA tutto si è stretto intorno a noi. Gli adolescenti, quelli che stupidamente generalizzano come babygang, sono venuti a ripulire e sistemare dicendoci: “quella è casa nostra e la facciamo ripartire subito!”.
Mi viene da essere grato a questi idioti perché mi hanno permesso di sapere quanto siamo amati dal popolo. Da tutta Europa, Italia, istituzioni è arrivata pronta la solidarietà. Ma non basta! Tanti vogliono inviarci soldi ma abbiamo detto di no, perché sarebbe assurdo ricomprare le cose per farle derubare ancora. Abbiamo bisogno che la scuola riesca ad avere un cancello automatico funzionante, un sistema di video sorveglianza, un sistema di allarme, citofoni funzionanti. E’ una scuola di frontiera con una Preside, la Dottoressa Sasso, eccezionale, che permette ai ragazzi e bambini di Barra di poter vivere la scuola ogni giorno fino alle 19 compreso il sabato. Noi non avevamo una sede e oggi, grazie alla Rodinò, ce l’abbiamo.
Per questo vogliamo aiutare la scuola a dotarsi di queste cose che dovrebbero essere la normalità. Sappiamo che Napoli sta vivendo un momento difficile e i fondi sono pochi e per questo noi vogliamo muoverci, come facciamo da sempre, insieme alle istituzioni. Vogliamo mettere a disposizione quello che tanta gente sta cercando di inviarci per la scuola perché siamo convinti che una scuola di Comunità come la Rodinò debba essere abbracciata da tutti.
Noi potremo un giorno non esserci più ma quello che dovrà restare è un “tempio sacro” come dice la Preside e che dobbiamo proteggere tutti insieme nel proprio piccolo.
All’ingresso della scuola c’è questa frase di Italo Calvino: “Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere. ”

Noi continuiamo a raccoglierne i frutti “non perché tutti siano artisti ma perché nessuno sia schiavo!”

Qui potete vedere un video sull’accaduto

Qui il video che People For Planet ha realizzato sul Tappeto di Iqbal

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La Co2 in atmosfera è sopra al picco storico da un mese

Mar, 05/08/2018 - 04:34

La Co2,  l’anidride carbonica, ha superato la concentrazione nell’atmosfera terrestre di 410 parti per milione, arrivando a un valore medio di 411,24, per tutto il mese di aprile. Un articolo sulla pagina web dell’Ansa  spiega il picco era già stato superato nel 2017, ma è la prima volta che la concentrazione resta sopra questo valore per un intero mese.

Leggi qui tutto l’articolo

Anche noi possiamo fare qualcosa per diminuire la Co2 nel nostro piccolo, leggi qui

 

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Detrazioni fiscali in campo energetico-edilizio per il 2018: tutto quello che occorre sapere

Mar, 05/08/2018 - 04:25

Altre, sono state introdotte, come il Bonus verde: per la sistemazione di aree verdi, giardini pensili, coperture a verde su aree abitative. Analizziamo i vari tipi di detrazione e agevolazione previsti, le condizioni e i requisiti necessari.

Punti comuni

Le detrazioni:

  • non valgono per  le spese sostenute per la costruzione di un nuovo immobile, ma solo per l’esistente;
  • non sono in generale cumulabili;
  • spettano ai contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile o il condominio sul quale sono effettuati gli interventi e che hanno sostenuto le relative spese (es. i proprietari dell’immobile, gli inquilini in affitto, gli usufruttuari, i nudi proprietari);
  • i pagamenti devono essere effettuati comunque con sistemi tracciabili  (es. bonifico parlante,  bonifico o carta di credito/di debito);
  • chi usufruisce del bonus per le ristrutturazioni edilizie, analogamente a quanto avviene per l’ecobonus e per il sismabonus, dovrà inviare all’ENEA, per via telematica, alcune informazioni sugli interventi effettuati (sito attivato dal 1 aprile 2018). La comunicazione all’Enea degli interventi di ristrutturazione edilizia non riguarderà tutti i lavori, ma solo quelli in grado di produrre un risparmio energetico.

Bonus ristrutturazione edilizia (detrazione 50%)

È prevista la proroga a tutto il 2018 della detrazione fiscale in misura del 50% per le spese sostenute per interventi di riqualificazione edilizia che ricadano negli ambiti: della manutenzione straordinaria, della ristrutturazione edilizia, del restauro e risanamento conservativo, della manutenzione ordinaria sulle parti comuni dell’edificio. Ricadono in questo ambito inoltre i lavori finalizzati all’eliminazione di barriere architettoniche, gli interventi per la sicurezza nella propria abitazione, la bonifica dell’amianto, il contenimento inquinamento acustico, il conseguimento di risparmio energetico con produzione– per il proprio fabbisogno- da fonti rinnovabili (es. impianti fotovoltaici). In quest’ultimo caso l’agevolazione è prevista anche senza l’effettuazione di opere edilizie propriamente dette.
I contribuenti possono detrarre dall’Irpef il 50% delle spese sostenute per gli interventi su immobili adibiti a uso residenziale, fino ad un limite di spesa pari a 96.000 euro per unità immobiliare. Le detrazioni devono essere ripartite in 10 rate annuali.

Ecobonus riqualificazione energetica (detrazione 65%, 70% e 75%)

L’incentivo, detto Ecobonus, per la riqualificazione energetica degli edifici consiste anche in questo caso in una detrazione dall’Irpef o dall’Ires ed è concessa quando si eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti.
L’Ecobonus è stato confermato per il 2018 con un orizzonte temporale che ora arriva fino al 2021, consentendo di programmare le manutenzioni delle case con tutta calma. La norma prevede la detrazione del 65% del costo.
Per i condomini, la percentuale sale al 70% se gli interventi riguardano il “cappotto”, ovvero l’involucro dell’edificio e al 75% se viene comprovato con certificazione il miglioramento della prestazione energetica invernale ed estiva. La detrazione viene spalmata, come di consueto, su dieci anni.
Gli interventi ammissibili sono quelli che conducono a: riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento; miglioramento termico dell’edificio (isolamento termico, pavimenti, infissi); installazione di pannelli solari; sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale; interventi di domotica, cioè installazione di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento (qui sono compresi i materiali relativi, le spese per le prestazioni professionali e  per l’installazione).
Ci sono però delle novità, a  partire dal 2018 gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione hanno una detrazione pari al  65% delle spese sostenute solo nel caso in cui:

  • il nuovo impianto sia dotato di caldaia a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto e siano contestualmente installati, sistemi di termoregolazione evoluti;
  • oppure, il nuovo impianto sia dotato di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro.

Mentre la detrazione scende al  50% per le spese sostenute dal 1º gennaio 2018 per:

  • l’acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi e di schermature solari;
  • la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto (sono esclusi dalla detrazione gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A di prodotto);
  • l’acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili, fino a un valore massimo della detrazione di 30.000 euro.

Sono detraibili le spese relative sia ai costi per lavori edili sia quelli relativi a prestazioni professionali; l’unico requisito fondamentale è che rientrino tra quelle effettuate con l’obiettivo di migliorare le prestazioni energetiche dell’immobile.
L’importo massimo di spesa ammessa all’Ecobonus nel 2018 e utile a determinare l’ammontare della detrazione è così determinato:
100.000 euro per gli interventi di riqualificazione energetica;
60.000 euro per gli interventi sull’involucro dell’edificio;
30.000 euro per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale, ovvero installazione di impianti dotati di caldaie a condensazione, pompe di calore ad alta efficienza e impianti geotermici a bassa entalpia;
60.000 euro per l’installazione di pannelli solari utili alla produzione di acqua calda per usi domestici o industriali.

Interventi condominiali
La detrazione del 65% si applica anche alle spese per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari del condominio, mentre sale al 70% per gli interventi sull’involucro con un’incidenza superiore al 25% della superficie dell’edificio ed è del 75% nel caso di miglioramento della prestazione energetica invernale e estiva. L’importo complessivo della spesa non deve essere superiore a 40.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio.

Interventi condominiali nelle zone sismiche
Se le spese sono sostenute per interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e  finalizzati congiuntamente alla riduzione del rischio sismico e alla riqualificazione energetica spetta una detrazione maggiorata all’80%, se i lavori determinano il passaggio a 1 classe di rischio inferiore, oppure dell’85%, se gli interventi determinano il passaggio a 2 classi di rischio inferiori. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo e si applica su un ammontare delle spese non superiore a 136.000 euro, moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio.

Sismabonus per interventi antisismici (detrazioni 50%, 70%, 75%, 80%, 85%)

Ha un’orizzonte di ulteriori 4 anni per il recupero, anche il “sismabonus”, ovvero la detrazione che parte dal 50% per interventi antisismici su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1, 2 e 3), ma sale al 70% della spesa sostenuta, se dalla realizzazione degli interventi deriva una riduzione del rischio sismico che determina il passaggio a una classe di rischio inferiore e aumenta all’80% se dall’intervento deriva il passaggio a due classi di rischio inferiori, secondo le linee guida che metterà a punto il Ministero delle Infrastrutture.
Se le spese sono sostenute per interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali le detrazioni sono ancora più elevate. In particolare, spettano nelle seguenti misure:

  • 75%, nel caso di passaggio a una classe di rischio inferiore,
  • 85%, quando si passa a due classi di rischio inferiori.

Le detrazioni si applicano su un ammontare delle spese non superiore a 96.000 euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio e vanno ripartite in 5 quote annuali di pari importo.
Tra le spese detraibili per la realizzazione degli interventi antisismici rientrano anche quelle effettuate per la classificazione e verifica sismica degli immobili. Il “sismabonus” è esteso anche alle seconde case e alle attività produttive che si trovano nelle zone sismiche 1 e 2 (ad alta pericolosità), ma anche nella zona 3.

Bonus mobili

La Legge di Bilancio 2018 ha prorogato fino al 31 dicembre 2018 anche il bonus per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, l’incentivo è però sempre legato ai lavori di ristrutturazione.
La detrazione è pari al 50% per le spese relative all’acquisto di mobili e di elettrodomestici di classe non inferiore ad A+ (A per i forni) che rientrino nel limite di spesa di 10.000 euro.
La detrazione spetta solo in connessione agli interventi di ristrutturazione edilizia iniziati a decorrere dal 1° gennaio 2017. Per avere l’agevolazione è necessario quindi realizzare una ristrutturazione edilizia (e usufruire della relativa detrazione), sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali.
Gli interventi che offrono la possibilità di accedere al bonus mobili sono i seguenti: manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia su singoli appartamenti, manutenzione ordinaria su parti comuni.
La detrazione spetta per: l’acquisto di mobili nuovi, ed elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni). Per quanto riguarda i mobili sono ammessi: letti, armadi, cassettiere, librerie,scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, materassi, apparecchi di illuminazione. E’ escluso l’acquisto di porte, pavimentazioni (per esempio, il parquet), tende e tendaggi, altri complementi di arredo.
Rientrano nei grandi elettrodomestici, per esempio: frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi per la cottura, stufe elettriche, forni a microonde, piastre riscaldanti elettriche, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.

E’ importante notare che gli interventi per i quali si usufruisce per esempio della detrazione del 65%, finalizzati al risparmio energetico, l’Ecobonus, per esempio l’installazione di pannelli solari, non consentono di ottenere la detrazione per acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Mentre se si sostituisce la caldaia, per ottenere effettivamente un risparmio energetico, rientrando questa negli interventi di manutenzione straordinaria, si po’ usufruire dell’agevolazione del bonus mobili.

Bonus Verde

Sempre la Legge di Bilancio 2018 ha introdotto per l’anno in corso una nuova agevolazione fiscale legata ad interventi di sistemazione a verde degli immobili: una detrazione dall’Irpef lorda pari al 36% delle spese sostenute, nel limite massimo di 5.000 euro, per la sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni, impianti di irrigazione e realizzazione pozzi; per la realizzazione di coperture a verde e di giardini pensili. Gli interventi devono essere eseguiti su unità immobiliari a uso abitativo.
Anche in questo caso la detrazione – ripartita in dieci quote annuali costanti e di pari importo nell’anno di sostenimento delle spese e in quelli successivi.
Il cosiddetto bonus verde spetta anche per le spese sostenute per interventi eseguiti sulle parti comuni esterne degli edifici condominiali, fino a un importo massimo complessivo di 5.000 euro per unità immobiliare a uso abitativo.

Agevolazione IVA

Altre  agevolazioni  sono state introdotte negli anni: tra queste, per esempio, la possibilità di pagare l’Iva in misura ridotta e quella di portare in detrazione gli interessi passivi pagati sui mutui stipulati per ristrutturare l’abitazione principale.

Per quanto riguarda l’IVA, per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, a seconda del tipo di intervento, l’agevolazione si applica sulle prestazioni dei servizi resi dall’impresa che esegue i lavori e, in alcuni casi, anche sulla cessione dei beni. Sulle prestazioni di servizi relativi a interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati sulle unità immobiliari abitative, è prevista l’Iva ridotta al 10%. Sui beni, invece, l’aliquota agevolata si applica solo se ceduti nell’ambito del contratto di appalto.

Tuttavia, quando l’appaltatore fornisce beni “di valore significativo”, l’Iva ridotta si applica ai predetti beni soltanto fino a concorrenza del valore della prestazione considerato al netto del valore dei beni stessi. Sui beni significativi (esplicitati dal Decreto 29/12/99: ascensori e montacarichi, infissi esterni ed interni, caldaie, video citofoni, sanitari e rubinetteria, impianti di sicurezza) quindi, l’aliquota agevolata del 10% si applica solo sulla differenza tra il valore complessivo della prestazione e quello dei beni stessi.

Non si può applicare l’Iva agevolata al 10% ai materiali o ai beni forniti/acquistati da un soggetto diverso da quello che esegue i lavori o direttamente dal committente, né alle prestazioni professionali, anche se effettuate nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero edilizio.

L’aliquota Iva del 10% si applica, inoltre, alle forniture dei cosiddetti beni finiti, vale a dire quei beni che, benché incorporati nella costruzione, conservano la propria individualità (per esempio: porte, infissi esterni, sanitari, caldaie, eccetera). L’agevolazione, in questo caso, spetta sia quando l’acquisto è fatto direttamente dal committente dei lavori sia quando ad acquistare i beni è la ditta o il prestatore d’opera che li esegue.

 

Fonti:

https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2016/10/17/121185-legge-di-stabilita-2017-casa-le-agevolazioni-per-gli-immobili-della-nuova

http://biblus.acca.it/bonus-edilizia-2017-quadro-dei-nuovi-incentivi-previsti-settore-edile/https://www.guidafisco.it/legge-stabilita-ecobonus-65-spese-detrazione-come-funziona-1185

https://www.informazionefiscale.it/ecobonus-2018-novita-come-funziona-spese-ammesse-detrazione#

Iva agevolata 10% per spese ristrutturazione casa di abitazione e benefici fiscali per il recupero del patrimonio edilizio

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/schede/agevolazioni/detrazione+riqualificazione+energetica+55+2016/cosa+riqualificazione+55+2016

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Olio di palma e deforestazione: il triste primato dell’Indonesia

Mar, 05/08/2018 - 04:07

Come riportato nell’ultima inchiesta di Greenpeace i numeri sono impressionanti: 4mila gli ettari di foresta pluviale in Papua West (Indonesia) distrutti fra il maggio 2015 e lo scorso aprile per produrre olio di palma: così il Paese con la terza foresta tropicale più grande al mondo supera il Brasile e ottiene un nuovo primato, quello per deforestazione.

A finire sotto accusa è un’azienda produttrice di olio di palma dalla quale si riforniscono marchi di fama mondiale come Mars, Nestlé, PepsiCo e Unilever. Brands nel mirino delle associazioni ambientaliste da tempo e che, nonostante le promesse e gli obiettivi di rendere più sostenibile la filiera di approvvigionamento dell’olio di palma, sembrerebbero non rispettare gli accordi presi.

Se pensiamo che attorno al business dell’olio di palma ruota un giro d’affari da 40 miliardi di dollari, ci viene facile comprendere il disinteresse di queste multinazionali nei confronti dell’ambiente e fauna presente in (ormai ex) paradisi come l’Indonesia. L’uso ed abuso dell’olio di palma risiede nelle sue caratteristiche che lo rendono apparentemente indispensabile per le industrie dolciarie e del biodiesel. 

La denuncia arriva tramite i social. Foto e video pubblicati tra marzo e aprile 2018 testimoniano come la deforestazione massiva dei territori inclusi nella concessione di olio di palma controllata dalla Hayel Saeed Anam Group sia ormai a livelli critici e non più ignorabili. Inoltre, sembrerebbe che la concessione includa anche aree protette dal governo indonesiano in risposta ai devastanti incendi del 2015, zone in cui sarebbe proibito lo sviluppo commerciale. Gli attivisti ambientali sono convinti che politici corrotti abbiano svenduto enormi distese di foresta pluviale a scopo di lucro e chiedono un maggiore controllo per arginare il fenomeno.

“Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente indonesiano, tra il 1990 e il 2015 l’Indonesia ha perso circa 24 milioni di ettari di foresta tropicale: più di ogni altro paese al mondo. Dopo aver distrutto gran parte delle foreste pluviali di Sumatra e Kalimantan, l’industria dell’olio di palma sta ora avanzando verso nuove frontiere vergini, come Papua” commenta Martina Borghi, responsabile della campagna Foreste di Greenpeace Italia.

Guarda il VIDEO di Greenpeace con le immagini della deforestazione in Indonesia.

Il problema degli incendi.
Ad  aggravare la situazione subentra la costante problematica legata agli incendi dolosi, sia per fare spazio alle colture sia per renderle produttive. I terreni colonizzati dalle monocolture di palme da olio muoiono nel giro di due anni, divenendo incapaci di ospitare e generare vita. Di conseguenza, terreni destinati a monocolture intensive sono periodicamente dati alle fiamme nel tentativo di ottenere ancora un po’ di fertilità  e poterli quindi sfruttare.

A farne le spese sono in primis gli animali.
Oranghi, tigri, elefanti, se non rimangono soffocati o arsi vivi, sono costretti a migrazioni verso luoghi dove spesso non ritrovano il loro habitat naturale e che li rendono facili prede dei bracconieri. Anche l’uomo ne paga le conseguenze in termini di salute: nel 2015 sono stati stimati più di 100 mila incendi che hanno provocato altissimi livelli d’inquinamento e la conseguente morte di diverse persone. I soli incendi del 2015 hanno prodotto più CO2 dell’intera Germania in un anno.

«I brand  parlano di  ripulire il loro olio di palma da oltre un decennio. Compagnie come Unilever e Nestlé pretendono di essere leader del settore. Allora perché stanno ancora comprando da distruttori delle foreste  come il gruppo HSA? Cosa dovrebbero pensare i loro clienti? Cosa ci vorrà per convincerli ad agire?» Richard George, forest campaigner di Greenpeace UK.

La prossima volta che fate la spesa pensateci.

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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un cacciatore

Mar, 05/08/2018 - 04:06

L’Ente Produttori Selvaggina ci ha contattato sostenendo di avere gli stessi interessi ambientalisti di People for Planet. Ma come? Un cacciatore vicino all’ambientalismo?

“I cacciatori sono stati i primi ambientalisti: lo era Fulco Pratesi, fondatore del Wwf, o Reinhold Messner, parlamentare europeo nei verdi”, mi dice Marco Franco Franolich, direttore nazionale dell’Ente. “La nostra associazione fu fondata nel 1936 per classificare gli utenti delle riserve reali di caccia. Tuteliamo il territorio anche per poter cacciare. Ci basiamo su ricerche scientifiche, con stime sempre accertate per poter pianificare piani di abbattimento. Abbiamo un conflitto di interesse? No, la nostra è passione, è cultura: è nel nostro interesse che la popolazione sia sana e si conservi”.
“Noi vorremmo mettere in piedi progetti relativi ad aziende agricole multifunzione, e cerchiamo l’aiuto e il sostegno dell’ambientalismo. Il nostro obiettivo è dare agli agricoltori una parte dei soldi ricavati dalla licenza dei cacciatori: questo li renderebbe meno nervosi di fronte alla crescita della fauna, per loro un grosso problema”, afferma Franolich.

Oggi in Italia 580mila cacciatori pagano una media di 425 euro l’anno per la licenza di caccia e le relative tasse. La somma – 255 milioni di euro l’anno – va dritta nelle casse delle Regioni o dello Stato e non viene investita in conservazione. “Noi siamo gli unici a impegnarci nel recupero dei territori, a fare bonifiche, a recuperare gli habitat anche applicando i metodi dell’agricoltura a perdere, e rimboschendo zone prima quasi desertiche e oggi rigogliose”, continua Franolich “Contiamo un totale di 42.779,68 ettari recuperati nell’ultimo triennio, recuperati dall’abbandono e dalla quasi assenza di fauna, operiamo in tutte le Regioni, con una concentrazione maggiore soprattutto nel nord e nel centro Italia. Il nostro lavoro ha portato all’aumento di ungulati, cinghiale, cervo e capriolo. Di conseguenza, lupo e cervo sono arrivati con le loro gambe”. Un risultato che anche gli ambientalisti ammettono, come pure l’impegno generale “di alcuni cacciatori” verso il recupero degli habitat, ma che non cambia l’idea generale che la caccia – e tutto il potenziale economico che porta con sé – non debba essere ammessa. La loro, è la prossima risposta che siamo pronti ad ascoltare.

Clicca qui per leggere tutti gli articoli dell’inchiesta

Prossima puntata giovedì 10 maggio 2018

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Karl Marx e il comunismo: il più grande scherzo della storia umana? Apriamo il dibattito.

Lun, 05/07/2018 - 10:19

All’indomani dell’invasione della Cecoslovacchia fui minacciato da un vecchio militante comunista perché durante una riunione del PCI avevo affermato che il dittatore Stalin era stato sostituito da altri non meno spregevoli dittatori.
Avevo 13 anni e riportavo quel che avevo sentito dire da mio padre, che all’indomani dei massacri di Praga aveva ritirato l’autorizzazione a rappresentare i suoi spettacoli nei paesi dell’Est.
Il vecchio compagno mi disse in comasco stretto: “Te adesso potrai uscire da questa riunione, ma guarda che una volta non saresti uscito.” La frase sottintendeva che non sarei uscito vivo.
Il Libro Nero del Comunismo quantifica in più di 100 milioni i morti causati dai comunisti.
In questo numero sono compresi le decine di milioni di morti provocati dalle carestie che colpirono Russia e Cina dopo la rivoluzione.
I morti assassinati direttamente sono, secondo questi calcoli, “solo” alcuni milioni.

Per condannare i regimi comunisti non ha importanza il calcolo esatto. Come ebbi occasione di dire a un giovane nazista, per me Hitler sarebbe stato un criminale anche se avesse ucciso un solo bambino russo, ebreo, serbo o zingaro.
Interessante però notare che la maggioranza delle vittime dei regimi comunisti erano comunisti anch’essi.
Il che fa sospettare che la grande vergogna del comunismo reale fu quella di aver portato al potere criminali che poco o nulla avevano a che fare con l’ideologia fondata da Marx ed Engels tanto che per prima cosa dovettero ammazzare chi all’interno del partito si opponeva alla loro ascesa.
Ma neppure questo può sminuire il fatto che la teoria comunista è stata incapace di fare argine alla presa del potere di assassini. È evidente che l’ideologia stessa ha in sé i germi mortali che permisero a questi criminali di prendere il potere.
Se vogliamo dare un giudizio corretto dell’esperienza comunista non possiamo porci una domanda essenziale: quanti morti ha causato il capitalismo?
Il numero è spaventoso.
Le guerre imperialiste e la repressione delle lotte dei popoli hanno causato più di un miliardo e mezzo di morti.
Dovendo equiparare questo calcolo a quello effettuato rispetto al comunismo, dovremmo aggiungere le morti sul lavoro e le morti per fame e mancanza di medicine e arriveremmo, probabilmente, a superare alla grande i 3 miliardi.

Venti anni fa con Laura Malucelli ci siamo dedicati alla realizzazione de Il Libro Nero del Cristianesimo e anche qui i numeri sono spaventosi. Basti pensare che la colonizzazione delle Americhe, benedetta dal Papa, portò da sola all’olocausto di un centinaio di milioni di morti, la tratta degli schiavi un altro centinaio di milioni di vittime… A queste dovremmo aggiungere i milioni uccisi perché eretici, e i milioni uccisi dalle guerre papali e dalle crociate, per lo più donne e bambini… I crociati narrarono che dopo la “liberazione” di Gerusalemme la popolazione venne quasi sterminata: “Si camminava per le strade con il sangue che raggiungeva le ginocchia” e questo scritto come vanto…
Però a nessuno viene in mente di dare la colpa di tutto questo sangue a Gesù e a San Francesco. Non si capisce quindi perché Karl Marx dovrebbe essere giudicato soltanto per quello che altri, usando le sue parole, hanno perpetrato dopo la sua morte.

Chiarito questo possiamo allora dedicarci ad analizzare quel che effettivamente dissero Marx ed Engels, dei quali sappiamo peraltro che certamente non comprarono mai una pistola.
La loro teoria, riassunta brutalmente, sostiene che l’umanità sta percorrendo un costante miglioramento determinato dall’evoluzione darviniana dei sistemi di produzione che dalla società comunista primitiva dei cacciatori raccoglitori portò alla nascita degli imperi schiavisti, quindi del capitalismo, che per le sue stesse caratteristiche materiali, potrà solo mutarsi in una società socialista la quale a sua volta, si muterà in società comunista. Ogni sistema produttivo, sociale ed economico, evolvendosi crea spontaneamente le strutture e le forze sociali che sono destinate a soppiantarlo.
Io credo che in questa idea ci sia del vero e credo di intravvedere nella situazione attuale i segni del progressivo superamento del capitalismo.
Internet non incarna forse l’idea che il capitalismo debba forzatamente produrre l’organizzazione dei lavoratori, la loro coesione, in modo tale che la funzione storica della borghesia, come forza propulsiva della società, diviene superata e quindi solo un intralcio alla successiva evoluzione della società?
Su questo tema ho scritto ormai 40 anni fa Come fare il comunismo senza farsi male.
In questo testo affermavo però un altro concetto: nessuno può dimostrare che Marx ed Engels credessero veramente a quel che scrivevano.

Prova a immaginare di essere nel 1848, e di vedere in quale condizione spaventosa vivessero la maggioranza degli esseri umani, stritolati dallo sfruttamento industriale e dal colonialismo. Quella era un’epoca di orrore totale. Marx stesso dovette soffrire la morte di un figlio piccolo e ci sono arrivate le sue parole disperate di fronte al fatto che non aveva neppure il denaro per comprare una piccola bara.
Questa riflessione mi porta a ipotizzare che in realtà egli abbia concepito l’idea del comunismo e della ineluttabilità storica del crollo del capitalismo nel tentativo di spaventare a morte i borghesi e costringerli a diminuire la loro protervia criminale.
In effetti c’è da chiedersi quanto dolore in più e quanti morti avrebbe sofferto l’Umanità se i capitalisti non avessero avuto tanta paura della punizione comunista in questa vita e dell’Inferno dopo la morte.
Quindi Marx e Gesù potrebbero essere visti come grandi inventori di colossali Babau, mostri ideologici che in effetti sono riusciti nei secoli a mitigare la crudeltà umana, ponendo un freno alla follia.
Anche per questo, mi dico ancora oggi comunista. Ogni volta che lo dichiaro, ogni volta che alzo il pugno chiuso in una piazza so di schierarmi ad argine della mostruosità umana nello stesso modo in cui ogni volta che un prete recita un’Ave Maria dà una scossa di terrore ai mercanti di armi, ai fabbricanti di mine anti bambino, ai distruttori di nazioni, agli speculatori finanziari e a tutti quegli scaracchi di cammello putrido che ammorbano l’umanità rubando il diritto alla vita, all’amore e alla felicità di miliardi di esseri umani.
Facciamoli cagare sotto! Gesù, Giuseppe e Maria o Marx e Engels, scegli tu. Di fronte all’orrore non possiamo restare indifferenti!

Ps
Trovi Il Manifesto del Partito Comunista! Qui. È terrore puro per i malvagi.

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Bombe italiane in Yemen?

Lun, 05/07/2018 - 08:43

In Yemen c’è un conflitto che prosegue da anni e spesso ha pochi onori nelle cronache. E forse chi commercia in armi e bombe ne sta approfittando, forse anche in Italia.

Un articolo de la Repubblica racconta che l’associazione Rete Italiana per il Disarmo e il berlinese Centro europeo per i diritti umani e costituzionali Ecchr hanno chiesto alla Procura di Roma accertamenti sulle responsabilità penali dell’Autorità italiana che autorizza le esportazioni di armamenti e degli amministratori di Rwm Italia, società produttrice degli ordigni con sede in Italia e proprietà tedesca.

Alcune bombe che hanno colpito abitazioni comuni e ucciso civili sarebbero riconducibili alle produzioni italiane. Le leggi europee vieterebbero di esportare armi in Paesi con rischio di violazione dei diritti umani, le Convenzioni di Ginevra proibiscono in modo esplicito gli attacchi ai civili, ma gli interessi in gioco sono molti, gli scrupoli di chi è in guerra pochi e l’opinione pubblica occidentale è distratta da altre faccende. Non si può dimenticare però che secondo recenti stime dell’Onu il conflitto in Yemen ha fatto più di 10 mila vittime dal 2015.

 

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Animali: componenti della famiglia?

Lun, 05/07/2018 - 08:32

Gli animali che vivono con noi sono solo “domestici” o li percepiamo come membri della famiglia? Il Corriere della Sera fa un lungo excursus sul nostro rapporto con gli animali di casa e sulle ricerche recenti su quanto ci fanno stare bene e quanto spendiamo per loro. Come recita una strofa di una recente canzone di Cesare Cremonini:”E poi dormiamo coi cani…”.

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Ripartiamo dal basso

Lun, 05/07/2018 - 02:32

Basta navigare su Italian Crowdfounding, sito di informazione sul mondo del crowdfounding o comunque sul web per rendersi conto che il fenomeno e’ in pieno sviluppo.
 Letteralmente si tratta di un modo per reperire finanziamenti tramite la gente (crowd, folla in inglese), una sorta di campagna di raccolta fondi che parte dal basso.
 La veloce diffusione del crowdfunding è dovuta essenzialmente alla crescente espansione dei social media e alla globalizzazione geopolitica. 
Oggi basta saper utilizzare il web e conoscere un po’ di lingua inglese per tentare di racimolare soldi senza limiti territoriali, da gruppi di persone con interessi comuni al fine di finanziare un progetto o un’iniziativa.
 Proprio per questo è particolarmente indicato per incentivare le start up.
Grazie al crowdfunding, per esempio, la scuderia di Formula 1 Caterham F1 Team, ha trovato il denaro per partecipare al Gran premio del 2015 ad Abu Dhabi, dopo averne saltati due per mancanza di capitale.
 Questo strumento ha passato una fase iniziale in sordina, ma ora sembra finalmente essere sulla bocca di tutti.
Quella a cui stiamo assistendo ora è un’ampia sperimentazione di soluzioni innovative e alternative che spiega la vasta gamma di piattaforme presenti sul mercato.
 Secondo il più recente report globale sullo stato del crowdfunding pubblicato su Crowdsourcing.org, ce ne sono circa 500 attive nel mondo di cui il 50% con base in Europa.
 In Italia se ne possono contare circa 80, quasi tutte nate dopo il 2011, a parte Kapipal e Produzioni dal Basso avviate nel «lontano» 2005.

Secondo il report annuale sul crowdfounding in Italia fornito da Starteed, piattaforma web che fornisce soluzioni digitali per creare campagne di crowdfunding senza commissioni direttamente sul proprio sito, il totale raccolto in Italia finora dal crowdfounding e’ di € 133.197.153,17 per un totale di 15.915 progetti finanziati. Nel solo 2017 sono stati raccolti € 41.406.243,66 con una crescita del 45% rispetto al 2016.

In linea generale possiamo classificare le piattaforme in base al tipo di ritorno che le persone ottengono una volta che hanno donato del denaro per un progetto. 
Secondo il report citato, più dei due terzi di quelle presenti al mondo sono reward-based crowdfunding: quando qualcuno effettua una donazione riceve in cambio una ricompensa o un premio, siano essi materiali – per esempio il pre-ordine del prodotto non ancora sul mercato – o più intangibili, anche un semplice «grazie» sul sito.
Alcune piattaforme sono, invece, dei veri tramiti di investimento finanziario come, nel caso della musica, SellaBand e Bandstocks.
Gli iniziatori del progetto e i loro partner generalmente definiscono una scadenza entro la quale reperire una somma.
Quest’ultima viene divisa in migliaia di parti uguali offerte in forma di azioni a prezzo fisso.
 Una volta raggiunto l’obiettivo inizia una fase di investimento.
 Si tratta, però, di una modalità diffusa soprattutto all’estero.
 In Italia i limiti imposti dalla legislazione hanno rallentato non poco lo sviluppo di piattaforme equity-based, come SiamoSoci, che comunque può già vantare alcuni successi importanti.
 Anche il microcredito è una forma di crowdfunding molto utile per fare a meno delle banche.
Si tratta di una fornitura di servizi finanziari a clienti con bassi redditi, inclusi semplici consumatori e lavoratori in proprio che tradizionalmente non hanno accesso a servizi bancari.
Il denaro è raccolto da un gruppo di persone ed è gestito da un intermediario locale.
 Questo è il modello seguito, per esempio, dalla popolare piattaforma Kiva.
 Ricordiamo che il microcredito ha permesso all’economista bengalese Muhammad Yunus di vincere il premio Nobel per la pace nel 2006. La sua Grameen Bank ha dato dignità e speranza a milioni di poveri oltre che uno schiaffo morale alla Banca mondiale.
Yunus, noto come «il banchiere dei poveri», ha istituzionalizzato i piccoli prestiti che hanno consentito, come dice la motivazione del premio, «di creare sviluppo economico e sociale dal basso».
Come racconta Cristina Nadotti su la Repubblica, «Yunus e i suoi collaboratori hanno cominciato battendo a piedi centinaia di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per avviare progetti imprenditoriali. Un’azione che ha avviato anche un circolo virtuoso, con ricadute sull’emancipazione femminile, poiché Yunus ha fatto leva sulle donne per creare cooperative e promuovere il coinvolgimento di ampi strati della popolazione».
La Grameen Bank oggi ha oltre mille filiali e ci lavorano 12.500 persone. I clienti in 37 mila villaggi sono 2 milioni e 100 mila, per il 94% donne.
Il sistema non è in perdita: il 98% dei prestiti viene restituito. E allora vuol dire che funziona.

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Quali frutti e verdure sono di stagione in Primavera?

Dom, 05/06/2018 - 04:26

Oltre al vox populi abbiamo anche intervistato un agronomo che ci spiega come funziona la stagionalità degli ortaggi.

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Emergenza ungulati: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Dom, 05/06/2018 - 03:50

Diverse regioni italiane lamentano da anni un problema più serio e complesso di quel che si possa pensare: la crescita smisurata degli ungulati, gli animali selvatici che dal bosco invadono i centri abitati, letteralmente, distruggono le colture e sono anche un pericolo per la sicurezza, come nel caso del cinghiale, un animale potenzialmente pericoloso, specie se sotto stress. Ma che soprattutto spazzola tutto ciò che trova, creando desertificazione e danni alla biodiversità. La sua presenza è ambigua dal punto di vista ambientalista perché appunto crea danni ingenti alla flora e al resto della fauna, oltreché alle colture, ma è anche una preziosa risorsa per il lupo, che non a caso negli ultimi anni si è moltiplicato felicemente nel nostro Paese, molto felicemente.

Nel frattempo, il cinghiale – un animale che non si esita a definire infestante – ha pensato bene di rifugiarsi tranquillo nelle aree protette, aumentando la sua sicurezza e i nostri grattacapo. Resta il fatto che le associazioni e le popolazioni sono in subbuglio, con gli agricoltori furiosi. In Basilicata ci sono state recenti manifestazioni e fortissime polemiche. In Abruzzo e nelle Marche si tenta di risolvere armando i cacciatori in braccata – cioè con l’ausilio di branchi di cani, metodo notoriamente dannoso per gli altri ungulati e vietato dall’Ispra nei Parchi – e organizzando “macelli” extra per vendere poi a ristoranti e alla grande distribuzione.
In Liguria, al contrario, la Regione ammette la caccia solo come estrema ratio, in casi di emergenza e pericolo diretto per le vite umane.

Dove sta la giusta reazione all’emergenza? Da cosa deriva questo caos dove ogni risposta sembra quella sbagliata? Se facciamo un confronto con il resto d’Europa, o del mondo, la caccia spesso non è solo una risposta a problemi simili a questo, ma una risorsa economica ingente, versata a favore dell’ambiente. Eppure i cacciatori da noi non suscitano la stessa fiducia, almeno tra gli ambientalisti, e non a torto. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente, l’80% di chi imbraccia il fucile lo fa anche contro la legge. Come è regolata la caccia, e perché, da noi, non riesce a diventare un’alleata dell’ambientalismo? E noi cosa ne pensiamo? L’opinione pubblica sarebbe favorevole allo sdoganamento del fucile? Per rispondere, e capire cosa non va nei nostri cacciatori, ci siamo fatti un viaggio nel mondo dell’ambientalismo e della conservazione, ma soprattutto in quello della caccia. Scoprendo un mondo fatto di mille facce, ma che ha in comune un aspetto fondamentale: la mancanza di un coordinamento e una gestione razionale.

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Le infezioni correlate all’assistenza sanitaria (VIDEO)

Dom, 05/06/2018 - 03:28

Per contrastare le infezioni correlate all’assistenza sanitaria l’equipe della Dottoressa Caselli dell’Università di Ferrara sta lavorando a nuovi sistemi di sanificazione ambientale basati sulla competizione batterica. Batteri buoni che distruggono i batteri cattivi.

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Igienizzano e sono eco-friendly: i nuovi detersivi sono a base di batteri buoni

Dom, 05/06/2018 - 03:11

Disinfettanti, quindi, con un potere pulente innovativo e sconosciuto agli attuali prodotti chimici (che, dopo aver igienizzato una superficie, non sono in grado di prevenire la ricolonizzazione batterica della medesima superficie). E che, inoltre, sono anche biocompatibili e rispettosi dell’ambiente.

Il “Probiotic Clean Hygiene System”
Il sistema di igienizzazione a base di batteri probiotici si chiama PCHS (Probiotic Cleaning Hygien System). E’ un sistema di pulizia che si basa sull’azione dei batteri probiotici del genere Bacillus: se con i tradizionali sistemi di pulizie la carica batterica – di ogni specie – viene rimossa nel momento in cui si effettua la pulizia, per poi riprendere a crescere dopo pochi minuti, con il sistema PCHS si mantiene invece bassa nel tempo (fino a oltre il 90% in meno rispetto ai detergenti chimici) rendendo l’ambiente igienicamente stabile e più sicuro. Questo accade perché il nuovo sistema di pulizia a base di batteri probiotici non solo è in grado di detergere le superfici dai microrganismi presenti, ma anche di inibire nel tempo la ricontaminazione da parte di nuovi patogeni (grazie all’azione di enzimi che vengono prodotti dai batteri probiotici e che contribuiscono all’eliminazione dello sporco).

Rischio di infezioni ospedaliere dimezzato
Una sanificazione di tipo biologico che, oltre a comportare un livello di igiene maggiore e più stabile nel tempo rispetto ai prodotti chimici tradizionali, ha anche in sé il vantaggio di essere “eco-friendly”, e quindi rispettosa dell’ambiente. Una caratteristica non da poco se si considera che, come spiega Elisabetta Caselli, docente e ricercatore di Microbiologia clinica all’Università di Ferrara, in un video realizzato da People for Planet, “l’uso di disinfettanti tradizionali per l’igienizzazione delle superfici negli ambienti ospedalieri è uno dei fattori che contribuisce maggiormente allo sviluppo dell’aggressività dei microrganismi patogeni e che favorisce la selezione di specie batteriche resistenti” perché gli agenti patogeni, a furia di aggrediti, possono mutare dando luogo a ceppi ultra-resistenti difficili da debellare. La studiosa precisa che i prodotti igienizzanti a base di probiotici oltre a comportare un effettivo abbattimento della presenza dei patogeni sulle superfici determina anche una diminuzione dell’antibioticoresistenza, inducendo una riduzione del 50% del rischio di contrarre infezioni a livello ospedaliero.

L’antibioticoresistenza
I fattori che favoriscono lo sviluppo dell’antibioticoresistenza sono diversi. Tra questi oltre all’uso (e a volte all’abuso, anche in ambito di pulizie casalinghe) di detergenti chimici tradizionali, c’è un uso non corretto delle medicine, in particolar modo degli antibiotici. Negli ultimi anni si parla molto, ad esempio, dell’eccessiva assunzione di questa tipologia di farmaci soprattutto tra i bambini (ma non solo) per trattare malanni invernali come raffreddore, laringite e tracheite, che sono spesso di origine virale, così come troppo frequentemente si interviene con l’assunzione di antibiotici in caso di influenza, anche questa di origine virale.

No a cure fai-da- te
Nello sviluppo di specie batteriche super-resistenti un posto di riguardo occupa il fenomeno dell’auto-prescrizione di trattamenti antibiotici mediante l’assunzione di farmaci avanzati da terapie precedenti e stipati nell’armadietto dei medicinali di casa. Spesso infatti le confezioni degli antibiotici contengono più compresse di quelle necessarie per la terapia prescritta dal medico e le compresse avanzate rimangono a disposizione, spingendo al loro consumo anche quando non necessario.

La campagna di People for planet per i farmaci sfusi
Per evitare questa situazione si sta valutando nel nostro Paese, come già accade in altre nazioni, la possibilità di vendere i farmaci sfusi – anziché confezioni che contengono una quantità prestabilita di compresse o bustine – così da avere a disposizione il preciso numero di dosi che consenta di portare a termine la cura (antibiotica e non solo) in base alla prescrizione medica, riducendo in questo modo anche la spesa economica. Un argomento molto sentito anche da People for planet, che per informare e sensibilizzare sull’argomento ha attivato una campagna per i farmaci sfusi.

Cosa dicono i produttori di igienizzanti?
People for planet ha rivolto alcune domande sui prodotti igienizzanti di uso comune nelle case a Napisan, uno dei brand più noti in questo settore, per capire come funzionano i loro prodotti e che valore aggiunto hanno rispetto ad altri che non presentano le stesse caratteristiche, e chiedendo loro di esprimere un parere in merito alle problematiche legate all’iper-igiene. La loro risposta è stata che dopo un confronto interno per policy aziendale non è stato possibile rispondere alle domande, suggerendoci di consultare i loro siti che trattano ampiamente dei loro brand e prodotti e del tema dell’igiene in generale.

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Workshop di Teatro con Jacopo Fo e Mario Pirovano

Sab, 05/05/2018 - 08:53

OFFERTA #PRENOTAPRIMA: 10% DI SCONTO SE PRENOTI ENTRO IL 30 GIUGNO!

Link diretto Alcatraz.it

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La tempesta di sabbia in India

Sab, 05/05/2018 - 04:29

Altro che maltempo: negli ultimi giorni gli Stati a nord ovest dell’India sono stati colpiti da forti tempeste di polvere e sabbia, che hanno provocato più di 100 morti e almeno il doppio dei feriti. Molte persone sono rimaste intrappolate nelle case che hanno collassato a causa dei venti molto forti – fino a 145 km orari –  o sotto il peso di altri crolli e cadute. In molte zone del Rajasthan e dell’Uttar Pradesh si sono interrotti i collegamenti elettrici, manca l’acqua e anche molti animali sono rimasti uccisi, come racconta la CNN. Molto colpito il distretto di Agra, la località che ospita il Taj Mahal.

Capita che in queste regioni la stagione dei monsoni sia anticipata da tempeste, a volte anche di sabbia, ma mai di questa intensità e con temporali e venti così forti, tanto che i media indiani e di lingua inglese la stanno definendo una “Freak Storm”, una tempesta anomala, bizzarra.

Il quotidiano di lingua inglese Hindustan Times ha cercato di spiegare cosa abbia dato tutta questa forza ai venti e all’aria umida, creando un mix di turbolenze continue la cui potenza andava crescendo. La causa principale sembra essere la temperatura eccezionalmente alta rispetto al periodo. “Se non è stato il motivo scatenante, ha aggravato la situazione rendendo l’atmosfera instabile”, ha spiegato al giornale Roxy Mathew Koll, uno scienziato del clima all’Indian Institute of Tropical Meteorology. Nel Nord dell’India si era arrivati ad avere 40 gradi in questi giorni e gli scienziati indiani prevedono temperature sempre più alte e fenomeni sempre più imprevedibili per quelle regioni in futuro.

La spiegazione finale per questi fenomeni è ancora una volta il riscaldamento globale, che porta un’instabilità di cui ci stiamo accorgendo anche noi in Italia, anche se siamo fortunati a non avere per il momento queste terribili esperienze.

Le conseguenze del riscaldamento globale stanno spesso colpendo le popolazioni più povere. Questi sono anni cruciali per metterci tutte le forze, se non per fermare un cambiamento che ormai è in atto, almeno per mitigarne le conseguenze ed evitare che si aggravi.

Fonte immagine: LaPresse/Reuters

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Quale Bike Sharing scelgo a Milano?

Sab, 05/05/2018 - 04:09

Cosa significa “free floating” o senza rastrelliere?
La nuova frontiera del bike sharing anche in Italia è il “free floating”, il flusso libero, senza stazioni di prelievo o di parcheggio. Puoi lasciare la bicicletta dove vuoi, basta che non intralci il traffico.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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