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Le ricette di Angela Labellarte: Panzerotti mozzarella e pomodoro

People For Planet - Gio, 02/07/2019 - 07:43

Ingredienti

Per l’impasto:
Farina di grano duro rimacinata 50 gr
Farina “0” 500 gr
Lievito di birra 10 gr
Acqua tiepida q.b.
Sale q.b.
Miele 1 cucchiaino
Olio extravergine di oliva 2 cucchiai

Per il ripieno:
Mozzarella 500 gr
Polpa di pomodoro 300 gr
Parmigiano 2 cucchiai
Olio extravergine di oliva 3 cucchiai
Sale q.b.
Origano q.b.
Olio extravergine di oliva per friggere

 

Preparazione
Formate una fontana con le farine e al centro mettete il lievito, l’olio, il sale e il miele.
Aggiungete man mano l’acqua tiepida, incorporando la farina. L’impasto deve risultare senza grumi, morbido ed elastico come il lobo di un orecchio.
Formate delle palline, coprite e lasciate lievitare per circa un’ora.
Intanto che l’impasto lievita preparate il ripieno. Tagliate la mozzarella a dadini e mettetela in un terrina insieme al parmigiano, al pomodoro, e all’origano, aggiungete l’olio e il sale e mescolate.
Aiutandovi con un po’ di farina schiacciate le palline lievitate fino a formare dei dischi e mettete al centro di ogni disco un cucchiaio di ripieno.
Chiudete i dischi a mezzaluna, premendo bene sui bordi da entrambi i lati. Friggete i panzerotti in una padella con abbondante olio o in una friggitrice a fuoco medio, girandoli e rigirandoli fino a quando saranno dorati. Toglieteli dall’olio, asciugateli nella carta assorbente e serviteli caldi.

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Il contenitore plastic-free che sparisce

People For Planet - Gio, 02/07/2019 - 01:56

Suvi Haimi e Laura Kyllönen sono due giovani biochimiche finlandesi che nel 2016 hanno trovato la formula giusta per creare contenitori e altri accessori senza usare plastica ma sfruttando le fibre di sughero e legno, tenute insieme da collanti naturali.  Non male, se si pensa che ogni anno otto milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani.

È nata così la start up Sulapac, già vincitrice di numerosi premi, tra cui il prestigioso Green Alley Award. I contenitori Sulapac ® sono resistenti come quelli di plastica tradizionale ma sono compostabili e biodegradabili. Tre settimane se viene buttato nel compost, un anno se l’oggetto finisce in mare (e per di più non crea microplastiche).

Dovrebbero arrivare in commercio nel 2019 e si spera possano rivoluzionare l’intero mercato del packaging, un giro d’affari di 800 miliardi di euro all’anno, mica bruscolini!

“Dobbiamo anche pensare alla produzione: usare le vecchie fabbriche per la plastica e trasformarle, a basso costo, in industrie che stampino barattoli biodegradabili al 100% e con lo 0% di microplastiche” spiega Suvi Haimi.

Non si rischia però di aumentare la  deforestazione? “Al momento la quantità degli scarti della filiera del legno finlandese, proveniente da foreste certificate, è sufficiente. Ma in futuro si potrebbe pensare anche ad altri scarti naturali”.

Pare abbiano già un accordo firmato con Chanel per il packaging dei profumi.

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Le auto più vendute in Italia nel 2018 (Infografica)

People For Planet - Gio, 02/07/2019 - 01:56

Scopriamo insieme quali sono le auto che piacciono di più agli italiani, suddivise per tipologia di alimentazione.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

 

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Raffaele Cantone: «La corruzione in Italia? C’è chi pensa che il problema sia la lotta alla corruzione»

People For Planet - Gio, 02/07/2019 - 00:56

Raffaele Cantone, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera (5 febbraio), fa intravedere il suo possibile abbandono della presidenza dell’Authority Anticorruzione (ANAC). Abbandono poi smentito dallo stesso Cantone: «Non mi dimetto»; anche se è filtrato dal Consiglio Superiore della Magistratura la notizia che abbia fatto domanda per tornare a fare il giudice a Perugia, Frosinone o Torre Annunziata.

Nell’intervista al Corriere tra l’altro Cantone dice: «Questa esperienza è ormai finita.  «Sembra che il problema del Paese sia diventato l’anticorruzione».  «Mi sono sentito sopportato e siccome non sono un uomo per tutte le stagioni ho meditato a lungo e poi ho capito che era arrivato il momento di tornare a fare il mio mestiere [di giudice]».

Alla base della sua decisione sarebbe una diversa visione di come portare avanti la lotta alla corruzione rispetto a quella del Governo.

In una intervista rilasciata alla fine dello scorso anno al Fatto Quotidiano (28 dicembre) aveva segnalato il suo dissenso su alcune modifiche della normativa sugli appalti introdotte nella legge di Bilancio perché, diceva, «aumentano i rischi di corruzione». In particolare criticava la norma che alza a 150mila euro il tetto per l’affidamento degli appalti con procedura diretta, perché sotto quella soglia «non è richiesta neanche la certificazione antimafia e la gara non sarà pubblica d’ora in poi. C’è il rischio che imprese legate alla criminalità organizzata, al Nord come al Sud, ricevano appalti senza controlli». Secondo Cantone c’è la volontà, affermata dal Governo, di «strappare e riscrivere il codice degli appalti» con una visione meno garantista dell’attuale al fine, secondo il Governo, di rendere più rapide e snelle le procedure di assegnazione.

Secondo il corriere.it (6 febbraio) il primo ad attaccarlo fu Giuseppe Conte che il 7 giugno, appena nominato presidente del Consiglio, ci tenne a dire che «dall’Anac non abbiamo avuto i risultati che speravamo». Qualche giorno dopo ci fu una retromarcia, ma ormai il segnale era stato inviato e infatti Cantone non ha mai avuto «la sensazione che ci fosse la volontà di marciare insieme». Ancor più freddi i rapporti con Luigi Di Maio, tanto che più volte ha detto di non aver capito «se sono davvero interessati alla materia». Un quadro che in meno di un anno lo ha dunque convinto sulla necessità «di fermarmi, perché questa esperienza è ormai finita».

Tra le iniziative più recenti dell’Anac presieduta da Cantone:

– la denuncia all’Autorità Giudiziaria dell’assegnazione dei subappalti per la realizzazione di case antisismiche per i terremotati (poi marcite alle prime nevicate) nelle Marche e nel Lazio ad imprese con forti pendenze con il fisco e con certificati antimafia irregolari (la Repubblica, 4 febbraio)

– la segnalazione alla Corte dei Conti di opere pubbliche nei nuovi quartieri di Roma del valore di decine di milioni di euro bloccate e quindi non utilizzate anche per mancanza di collaudo da parte del Comune (Corriere della Sera, 19 gennaio).

Chi è Raffaele Cantone. Nato a Napoli nel 1963, è presidente dell’Anac dal 2014.

È stato sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli, dove si è occupato principalmente di criminalità economica, poi è entrato nella Direzione Distrettuale Antimafia. Si è occupato delle indagini sul clan camorristico dei Casalesi, riferite anche nel libro di Roberto SavianoGomorra, riuscendo ad ottenere la condanna all’ergastolo dei più importanti capi di quel gruppo fra cui Francesco Schiavone, detto Sandokan e Francesco Bidognetti, detto Cicciotto ‘e Mezzanott. Si è occupato anche delle indagini sulle infiltrazioni nel settore dei rifiuti e delle infiltrazioni dei clan casertani all’estero, in particolare in Scozia, in GermaniaRomania ed Ungheria,

Vive sotto scorta dal 2003 dopo che gli investigatori scoprirono il progetto di un attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi.

Dopo la costituzione dell’Anac, l’Italia è risalita in cinque anni dal sessantanovesimo al cinquantatreesimo posto nel Corruption Perception Index, il rapporto annuale sulla corruzione percepita in tutti i Paesi del mondo che si basa su 13 sondaggi e valutazioni di esperti sulla corruzione nel settore pubblico.

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La leggenda del mostro del Lago Biviere: A BIDDINA

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 02/06/2019 - 15:57

Prefazione:

Ad ogni luogo sono legate storie fantastiche e incredibili, di quelle che un tempo venivano tramandate oralmente tra i contadini, di generazione in generazione e che una volta erano raccontate dai nostri nonni per ingannare il tempo.

E’ per questo che nasce la rubrica “Miti e Leggende”: una raccolta di favole, storie, miti e leggende dei più particolari e suggestivi luoghi di Gela, con lo scopo di mantenere viva la memoria di quei racconti popolari gelesi che resistono al tempo e alle usanze…Nella speranza di solleticare la curiosità e la fantasia di grandi e piccini, come un tempo…

Tra le tante creature straordinarie che popolano il Lago Biviere di Gela, si narra che le acque del Lago fossero frequentate da una presenza inquietante: un gigantesco serpente le cui sembianze ricorderebbero un rettile estinto del Paleocene, capace di ipnotizzare chiunque passava di lí per poi divorarlo.

La leggenda narra che alcuni cacciatori, durante una battuta di caccia, appostati tra i canneti del lago Biviere, in attesa che le folaghe si levassero in volo, furono attratti dal síbilo e dall’apparizione improvvisa di un grosso rettile tutto ricoperto di scaglie dalla testa alla coda.

Veniva dalla terraferma ed era diretta verso il lago.

Era la “biddina”, una bestia leggendaria, un mostruoso rettile dalla circonferenza di un “vuttazzeddu di una sarma di vino” e dalle dimensioni titaniche.

Lungo più di 10 metri, coperto di squame corazzate, questo serpente dagli occhi rossi paralizzò i cacciatori. Alcuni di loro riuscirono a scappare e raggiunto il paese urlarono “a biddina scappau”.

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La pasta ‘co nivuru ì sicci

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 02/06/2019 - 15:44

Oggi propongo spaghetti “co nivuru di sicci”, una ricetta tipica della cucina siciliana.

E’ un piatto che si prepara a casa, non spesso, in determinate occasioni, ma è proposto abitualmente nei ristoranti stellati e nelle trattorie a base di pesce.

È un primo veramente squisito, dal gusto particolare e intenso di mare.

Merita veramente di essere gustato e appezzato!

Ingredienti per quattro persone:

-300g di spaghetti

-2 seppie di media grandezza

-200g di passata di pomodoro

-100g di polpa di pomodoro

-mezzo bicchiere di vino bianco

-prezzemolo fresco q.b.

-aglio q.b.

-peperoncino q.b.

-olio extra vergine di oliva

-sale q.b.

Procedimento:

Lavare accuratamente le seppie, eliminando le interiora, l’osso ed estrare con cura la vescichetta contenente il nero.

Quest’ultima operazione la potete far eseguire dal vostro pescivendolo di fiducia.

Staccare i tentacoli e tagliarli in piccoli pezzetti.

In un tegame, rosolate l’aglio con l’olio extra vergine di oliva e non appena sarà dorato, versarvi i tentacoli.

Dopo un paio di minuti di cottura, aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e lasciarlo sfumare

A questo punto, aggiungete la passata e la polpa di pomodoro.

Nel frattempo, prepariamo il “nero”, versandolo in una ciotolina e aggiungendo un po’ d’acqua calda.

Unite adesso il “nero” nel tegame con la salsa.

Aggiungete se occorre ulteriore “nero” fino a ottenere la classica colorazione aggiustando di sale e pepe.

Cuocere gli spaghetti al dente

Non appena saranno pronti, scolarli e versarli nella salsa ‘co nivuru ì sicci e mescolateli in modo che gli spaghetti si colorino per bene.

Servire con una spolverata di prezzemolo tritato, e gustatevi questa prelibatezza.

Buon appetito!

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I cacoccili chini

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 02/06/2019 - 15:22

I cacoccili, sono ortaggi molto coltivati nel nostro territorio e quindi facilmente reperibili.

Sono anche molto versatili poiché si prestano alla preparazione di svariate pietanze, dai semplici contorni alle preparazioni più elaborate.

La ricetta dei cacoccili chini rappresenta un nostro piatto tipico che può essere utilizzato a scelta sia come secondo ma anche come un valido e appetitoso contorno.

Ingredienti per quattro persone:

-4 carciofi

-2/3 filetti di acciuga

-100g di pecorino

-100g di pangrattato

-2 spicchi d’aglio

-prezzemolo q.b.

-olio extra vergine d’oliva q.b.

-sale e pepe q.b.

Procedimento:

Tagliare il gambo ai carciofi e lavarli accuratamente mettendoli capovolti per farli sgocciolare.

Nel frattempo in un tegame aggiungere l’olio e far rosolare l’aglio e i filetti d’acciuga.

Unire quindi il pangrattato e farlo tostare rigirandolo continuamente.

Quando risulterà dorato e croccante, toglietelo da fuoco.

Aggiungete adesso il formaggio e un trito di prezzemolo, aggiustando di sale e pepe.

Il ripieno dei nostri carciofi è pronto.

Riprendete i carciofi e per poterli riempire con facilità, sbatteteli capovolti su un ripiano.

Eseguite questa operazione per tutti e quattro i carciofi e versare un po’ di sale e pepe tra le foglie.

Riempite con il composto preparato i carciofi.

Trasferite i carciofi in un tegame avendo l’accortezza di sceglierlo in base alla quantità dei carciofi, che devono stare ben diritti uno accanto all’altro.

Aggiungere un bel bicchiere di acqua al tegame, in modo tale che ricopra per più della metà i carciofi.

Irrorate i carciofi con un filo d’olio.

Cuocere per circa 30 minuti a fuoco moderato.

Per verificare che siano cotti, fate la prova della foglia, che si deve staccare con facilità.

Servire ben caldi.

Buon appetito!

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“I sicci chini”

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 02/06/2019 - 14:47

I “sicci chini” rappresentano un ricco e nutriente secondo piatto di pesce; vi suggerisco di utilizzare il suo condimento per condire anche la pasta, realizzando così, un pranzetto completo gustoso e al profumo di mare.

Ideale da portare in tavola nei giorni di festa, si presta anche per una cenetta tra commensali appassionati di pesce!

Le seppie vengono farcite con un composto a base di tentacoli delle stesse seppie, mollica di pane raffermo, mescolata con del pecorino, delle uova e infine cotte poi in padella con un gustoso sugo di pomodoro.

Ingredienti per 4 persone:

-4 seppie

-100g pecorino

-1 uovo

-400g di passata di pomodoro

-vino bianco q.b.

-250g mollica di pane raffermo

-prezzemolo fresco q.b.

-1 cipolla

– 3 spicchi d’aglio

-olio extra vergine di oliva q.b.

-sale e pepe q.b.

-peperoncino rosso q.b.

Procedimento:

Pulire per bene le seppie, sciacquarle bene sotto il getto dell’acqua corrente e metterle a scolare.

Staccate i tentacoli e sminuzzateli con l’aiuto di una lama ben affilata.

Non appena li avrete sminuzzati, rosolateli in padella con un cucchiaio d’olio e uno spicchio d’aglio.

Trasferiteli, quindi, in una ciotola e aggiungete dell’olio extra vergine di oliva.

Unitevi la mollica di pane raffermo (precedentemente bagnata con dell’acqua e strizzata) e il pecorino.

Aggiungere del prezzemolo fresco tritato finemente, il sale, un pizzico di peperoncino e l’uovo per legare il composto.

Riempite le sacche delle seppie con il composto appena ottenuto

Procedete a questo punto a chiudere “i sicci” con degli stecchini oppure, per maggiore sicurezza, vi consiglio di cucirle con ago e filo.

Fate imbiondire in un tegame, uno spicchio d’aglio e un cipollotto tritato con abbondante olio, e aggiungete successivamente le seppie.

Fate soffriggere per qualche minuto a fiamma bassa, aggiungere del vino bianco e farlo sfumare

Unire adesso anche la passata di pomodoro e poca acqua.

Portare a cottura regolando di sale e pepe e aggiungere del prezzemolo.

Non appena pronte, disponete le seppie ripiene in un piatto da portata spolverizzandole con ulteriore prezzemolo tritato.

Buon appetito!

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Polo nord magnetico si sposta di 55 km l’anno, ecco le conseguenze

People For Planet - Mer, 02/06/2019 - 14:40

Roma, 5 febbraio 2019 – Il polo nord magneticoterrestre viaggia verso Est. Non è una notizia, diranno coloro che conoscono il fenomeno della ‘migrazione di poli’. Ma la novità sta nella velocità di questo spostamento. Negli ultimi anni il moto del Nord magnetico – che segue una traiettoria che va dal’Artico canadese alla Siberia – ha subito un’accelerazione notevole, raggiungendo i 55 km l’anno. La stima è del Noaa (l’ente americano per le ricerche sull’atmosfera e gli oceani), che ha pubblicato con un anno in anticipo il nuovo Modello magnetico della Terra per consentire di aggiornare gli strumenti per la navigazione via mare e terra.

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“L’isola che non c’era” potrebbe sparire

People For Planet - Mer, 02/06/2019 - 12:00

Nata appena 4 anni fa, l’isola di Hunga Tonga potrebbe presto sparire. Era emersa nel 2015 al largo dell’Oceano Pacifico. Nata tra due isole già esistenti (da cui ha preso il nome), è costituito prevalentemente da rocce vulcaniche appuntite, e si è rivelata un habitat favorevole per alghe, fiori, organismi minuscoli e persino uccelli marini. Ma presto tutto questo potrebbe essere di nuovo inghiottito dal mare. Il gruppo di ricerca guidato dallo scienziato della Nasa Dan Slayback (il primo e unico team a essere approdato sull’isola) spiega che la forza del mare sta velocemente erodendo le coste dell’isola. L’obiettivo dei ricercatori è tornare il prima possibile su Hunga Tonga per raccogliere informazioni preziose

DA REPUBBLICA.IT

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Gli oceani cambiano colore: colpa del global warming

People For Planet - Mer, 02/06/2019 - 10:10

Gli oceani stanno cambiando colore per colpa del global warming. A concluderlo è uno studio a cura del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, secondo cui l’aumento delle temperature sta modificando la composizione del fitoplancton, facendo diventare l’acqua molto più verde o molto più blu

CHE COS’È IL FITOPLANCTON
È sostanzialmente l’insieme dei microrganismi vegetali alla base della catena alimentare negli ecosistemi marini. Comprende alghe e creature microscopiche che fanno la fotosintesi, ossia che sfruttano l’energia solare per produrre sostanze organiche. La capacità del fitoplancton di assorbire e riflettere la luce in modo diverso influisce sulla tonalità assunte dalle distese acquatiche. 

RISCALDAMENTO GLOBALE E FITOPLANCTON
Il team guidato dalla dottoressa Stephanie Dutkiewicz ha creato un modello matematico per prevedere come cambierà la distribuzione del fitoplancton in relazione all’attuale trend climatico. Le simulazioni hanno evidenziato che, entro il 2100, le alterazioni a carico dei microrganismi acquatici determineranno un notevole cambiamento di colore nel 50% degli oceani

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Tutti stressati, anche i cavalli

People For Planet - Mer, 02/06/2019 - 01:48

Che un cavallo possa essere traumatizzato è noto a tutti. Ce lo ha raccontato Robert Redford nel film L’uomo che sussurrava ai cavalli.

E, molto più semplicemente, il nostro equino può anche stressarsi per colpa di un cavaliere nervoso o per uno spavento o anche per una doma un po’ rude.

E visto che un cavallo non può andare dallo psicanalista o assumere i fiori di Bach, visto che dorme in piedi e non può andare in una spa, come si rilassa?

Se lo sono chiesti all’università di Pisa e Padova un gruppo di etologi e veterinari che, guidati da Paolo Baragli del Dipartimento di Scienze Veterinarie di Pisa, hanno compiuto uno studio su 33 cavalli provenienti da 4 scuderie italiane. Inducevano lo stress facendo scoppiare un palloncino nel box della povera bestia e monitorando poi il battito cardiaco, oltre a registrare un video.

Gli studiosi si sono accorti che per alleviare lo stress causato dallo spavento, gli animali masticavano a vuoto (il vacuum chewing) e respiravano profondamente (una funzione chiamata snore). Questi atteggiamenti erano molto meno frequenti nel gruppo di controllo che era stato lasciato in totale relax.

Lo studio è stato pubblicato nella rivista Nature e secondo Baragli: “Può fare da apripista per realizzare linee guide comportamentali utili a chi è a contatto con i cavalli, tra i più diffusi animali domestici, spesso utilizzati in attività ricreative e nelle terapie assistite”.

“I comportamenti messi in atto dai cavalli per ritrovare la calma sono una strategia per affrontare meglio situazioni vissute negativamente – ha spiegato Chiara Scopa dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie a Repubblica. – Sono azioni inconsapevoli che hanno un effetto sul sistema nervoso autonomo, che permette al soggetto di bilanciare lo stress e provare a ristabilire l’equilibrio interno del proprio organismo. Lo facciamo anche noi umani in alcune situazioni, ad esempio dondolando le gambe, gesticolando, strusciando le mani o arricciandoci i capelli”.

E visto che un cavallo non può arricciarsi la criniera, fa finta di masticare un chewing gum e probabilmente impreca sottovoce.

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La nuova vita del Pneumatico Fuori Uso

People For Planet - Mer, 02/06/2019 - 01:37

Lo sapevate che gli asfalti per le strade miscelati con gomma riciclata dai pneumatici fuori uso (PFU) sono più durevoli degli asfalti tradizionali? Tre volte più durevoli!
Pavimentazioni, campi da gioco, piste ciclabili, la gomma riciclata dai pneumatici ha tantissime applicazioni possibili.
Siamo andati a conoscere un’azienda italiana leader nel settore molto innovativa, Ecopneus.

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Nutella: la felicità in un vasetto?

People For Planet - Mer, 02/06/2019 - 00:17

Nutella mon amour. Per lei gli altezzosi francesi si sono presi a cazzotti fra le corsie dei supermercati della catena Intermarché della Loira. Vasetti da 950 grammi scontati al 70% sono stati in grado di riportare in un lampo il fronte franco-italico ai tempi del Sacro Romano Impero a dispetto della lista di ingredienti del contenuto al loro interno, dove primeggia lo zucchero seguito dall’olio di palma

La chiamano crema di nocciole ma di nocciole è fatta solo al 13%.  L’impatto che ha sull’ambiente l’olio di palma, la pericolosità dello zucchero trattato per la salute, i dubbi mai stanati circa i conservanti, tutte cose già dette, ripetute, assimilate, tutte cose inutili. A nulla valgono le oltre 60 creme spalmabili, il cui valore commerciale, dati Nielsen relativi al 2018 alla mano, si attesta sui 363 milioni di euro con risultati notevoli in termini di qualità e genuinità, come rileva Il Fatto Alimentare.

A niente valgono gli sforzi di queste sfortunate e però volenterose creme, 1000% di nocciole se potessero, niente, l’italico palato e quello internazionale mondiale hanno deciso diversamente. 

Sic transit gloria mundi sospira la Nutella dall’alto del podio che in media assicura alla Ferrero un fatturato di 1,7 miliardi, pari a circa il 20% dei ricavi totali dell’azienda partita dal laboratorio di una pasticceria delle Langhe, in Piemonte. 

72 anni fa Pietro Ferrero vendette il suo primo panetto di Pasta Giandujot,  300 kg di nocciole, zucchero e poco cacao, ché ai tempi ne circolava poco. Il nome nasceva come omaggio alla celebre maschera di carnevale torinese e il prodotto era pensato per essere tagliato alla stregua del pane. Un prodotto dal senso domestico, dunque, fin dalla sua comparsa, ribadito poi nel 1951, quando fece il suo ingresso la Supercrema, la conserva vegetale che, a dispetto del nome altisonante, come del resto ogni cosa negli anni Cinquanta, compariva sugli scaffali in un modesto e tradizionale vasetto di vetro, al pari delle conserve della nonna. E qui si annida forse una delle malìe meglio riuscite nella storia del marketing alimentare. L’idea che la gioia possa stare in un modesto vasetto, di volta in volta rinnovato, colorato, ornato, customizzato, certo, ma pur sempre vasetto. E che il vasetto sia alla portata di chiunque, chiunque, perché poche cose sono trasversali rispetto a tutte le possibili distinzioni sociali, culturali ed economiche come quel vasetto. 

E il naufragar m’è dolce in questo vasetto canta la casalinga di Voghera, l’imprenditore, il giapponese in visita o meno in Italia.

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Un’intervista ad Alex Zanotelli

People For Planet - Mar, 02/05/2019 - 12:58

L’intervista è stata rilasciata a Giorgio Simonetti il 27 gennaio presso il  centro culturale Aldo Moro di Cordenons.

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Viva i corridoi umanitari

People For Planet - Mar, 02/05/2019 - 09:55

Consentendo l’ingresso di rifugiati umanitari in Italia, contribuiscono all’integrazione e a togliere persone vulnerabili dai viaggi sui barconi. Ma i numeri contenuti non consentono di implementare il modello su larga scala. Ecco perché servono soluzioni alternative.

Si è detto, a sinistra come a destra, che siano i canali migliori per consentire l’immigrazione regolare. Lo stesso Matteo Salvini ha dichiarato di approvarli e di ritenerli la strada da percorrere per accogliere rifugiati in maniera sicura e legale nel nostro paese, contrariamente ai barconi in partenza dalla Libia.

Sono i corridoi umanitari, quei protocolli che consentono ai rifugiati di entrare in Italia in maniera protetta, a bordo di regolari voli di linea, evitando di mettersi nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Rivolti specificatamente a persone che soffrono di particolari vulnerabilità politiche, fisiche o sociali (a differenza dei programmi Onu, che prevedono un ricollocamento di gruppi consistenti di rifugiati in un paese terzo – di solito confinante – senza particolare selezione), costituiscono un canale sicuro di accesso in Italia e di integrazione controllata e assistita sul territorio.

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Il calcio e le pay-tv, tra i pirati e Alessandro Bonan

People For Planet - Mar, 02/05/2019 - 01:19
Quattro milioni di pirati

Non sono tempi felici per il calcio a pagamento in tv. Ormai hanno raggiunto cadenza settimanale gli articoli giornalistici sul livello di pirateria del nostro Paese. L’ultimo, in ordine di tempo, a parlarne è stato Matteo Mammì intervistato da Repubblica. Ci sono diversi livelli di lettura per comprendere chi è Mammì. È ex direttore sport della programmazione produzione Sky. È il fidanzato di Diletta Leotta. E, soprattutto diremmo noi, è il nipote di cotanto ministro delle Poste e Telecomunicazioni, l’autore della legge televisiva più discussa della Repubblica italiana. Prima Repubblica in purezza.

Matteo Mammì, come altri, si è lamentato del numero di persone che ormai guarda il calcio senza pagare. I cosiddetti pirati. Qualche settimana fa il Sole 24 Ore sdoganò il termine pezzotto che a Napoli – ma a questo punto anche altrove – viene usato per indicare il modo per essere abbonato alle Pay tv senza pagare le Pay tv. «Più di due milioni di case hanno abbonamenti irregolari, in tutto più di 4 milioni di italiani usufruiscono live di uno spettacolo a cui non hanno diritto. È una cifra al ribasso».

Il mistero Dazn

Gli utenti, in questo caso anche lettori, ribattono che Sky ha ridotto il proprio parco partite senza ridurre il costo dell’abbonamento. Non trasmette più tutte le partite della Serie A. Non trasmette più il campionato spagnolo. In compenso, ha l’esclusiva della Europa League. Sono due mondi che non si incontreranno mai. Da un lato gli imprenditori del settore e dall’altro i consumatori che usufruiscono del prodotto senza pagarlo. In taluni casi adducendo come motivazione il prezzo spropositato dell’abbonamento; in altri lo scarso servizio offerto, come nel caso di Dazn cui gli italiani si sono rapidamente arresi. Guardare una partita su Dazn equivale a entrare in una dimensione spazio-temporale diversa e soprattutto differente per ciascuno. In un’abitazione la partita è al 60esimo, in un’altra al 62esimo, in un’altra ancora è al 57esimo. Nessuno sa nulla. Nessuno protesta. È tutto normale.

Mammì ha detto anche altro. Ha detto che il tempo delle vacche grasse dei diritti tv sta finendo: «Ci sono nuovi equilibri, diversi modi e piattaforme per accedere al calcio. Dallo streaming ai cellulari, il business va differenziato, la banda larga è in espansione. Nessuno sta più 3-4 ore davanti alla tv, la vita offre molto altro». “La vita offre molto altro” è una frase su cui varrebbe la pena organizzare un convegno. Andrebbe aggiunto che il campionato italiano di calcio viene vinto da sette anni, quasi otto, sempre dalla stessa squadra. È diventato un campionato assimilabile a quello della Croazia dove la Dinamo Zagabria ha vinto undici edizioni consecutive. E, prima della dodicesima, ha concesso un giro al Rijeka. Al momento, la lotta scudetto sembra non esistere. Così come quella per il secondo posto. Il campionato italiano è un film di cui sai già il finale, non ti resta che valutare la fotografia, i costumi, quella roba lì.

Difficile risultare più antipatici di Ilaria

Un motivo per guardare le pay-tv che si occupano di calcio in questo spazio, però, vogliamo trovarlo. E lo abbiamo trovato in Alessandro Bonan, volto televisivo di Sky Sport. È vero che Bonan è partito da un considerevole vantaggio: è l’uomo scelto per sostituire Ilaria D’Amico che risultava simpatica come quei pizzicotti che le signore di un tempo amavano dare ai bambini delle loro amiche. Sorvoliamo per carità di Patria sull’imparzialità.

Ma Bonan è riuscito a fare qualcosa in più. Ha il raro dono della leggerezza in un mondo che si prende tremendamente sul serio. Leggero – ma non frivolo – eppure sul pezzo. Si capisce che di calcio ne sa, ha seguito, ha studiato, ricorda. E cerca sempre il lato umano della vicenda, che sia una polemica oppure un elogio per un gol fantastico. Riesce da anni a portare avanti una trasmissione fondamentalmente senza contenitore: “Calciomercato”. Sì, aggiornano lo spettatore sulle trattative ma col tono di chi vuole trasmetterti sempre lo stesso concetto: “state calmi che sempre di pallone si tratta”. Non ci sono quei toni gravi, quelle considerazioni profonde, come se si stesse discutendo dei destini del mondo. E in fondo ci piace pensare che quando socchiude gli occhi, Bonan non stia facendo esercizio di miopia ma guardi lì, nell’infinito, qualcosa di molto lontano: un mondo dove il pallone non c’è.

 

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Paniere Istat 2019: come sono cambiati i consumi degli italiani

People For Planet - Mar, 02/05/2019 - 01:09

Ogni anno l’IstatIstituto Nazionale di Statistica rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere, strumento aggiornato annualmente e costituito da un elenco di beni e servizi, divisi per categoria merceologica, che rappresentano quelli prevalentemente acquistati dal complesso delle famiglie. Per quanto concerne l’anno corrente si contano 1524 prodotti (+18 rispetto al 2018) raggruppati in 914 prodotti e 411 aggregati.

Il paniere in sostanza rispecchia le abitudini delle famiglie italiane e il suo aggiornamento tiene conto dei cambiamenti emersi nelle abitudini di spesa delle famiglie, dell’evoluzione di norme e classificazioni e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Cos’è cambiato nel 2019: gli ingressi

Come si legge sul sito ufficiale, per quanto riguarda l’ingresso di prodotti che hanno acquisito maggiore rilevanza nella spesa delle famiglie, sono da segnalare: tra i beni alimentari, Frutti di bosco e Zenzero; nei trasporti, Bicicletta elettrica e Scooter sharing. Entra inoltre nel paniere la Cuffia con microfono (tra gli apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici), l’Hoverboard (tra gli articoli sportivi) e la web TV (nell’ambito degli abbonamenti alla pay tv).

Ad arricchire la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati, entrano nel paniere Tavolo, Sedia e Mobile da esterno (tra i mobili da giardino), Pannoloni e Traversa salvaletto (tra gli altri prodotti medicali); i prezzi dell’Energia elettrica del mercato libero affiancano quelli del regime di maggior tutela nel contribuire alla stima dell’inflazione.

Le uscite

La tecnologia è in continuo sviluppo ed è sempre più diffusa, a conferma di questo trend è sufficiente considerare le uscite dal paniere 2019. Troviamo infatti elementi che appartengono ormai al passato, come il Supporto digitale da registrare (cd e dvd vergini) “i cui valori di spesa si sono fortemente ridotti così da renderlo non più rappresentativo dei consumi degli Italiani“ spiega lo stesso Istituto di statistica. Fuori anche la Lampadina a risparmio energetico che risulta sostituita nelle decisioni di acquisto delle famiglie dalla più moderna lampadina a led, già presente nel paniere dei prezzi al consumo.

 Qui l’infografica

Rilevamento dei prezzi, le fonti

Nel complesso, le quotazioni di prezzo usate ogni mese per stimare l’inflazione sono circa 6.000.000 e hanno una pluralità di fonti: 458.000 sono raccolte sul territorio dagli uffici comunali di statistica e 238.000 direttamente dall’Istat; oltre 5.200.000 tramite scanner data; più di 86.000 arrivano dalla base dati dei prezzi dei carburanti del ministero dello sviluppo economico.

Nel 2019, 79 comuni contribuiscono alla stima dell’inflazione per il paniere completo (come nel 2018); la copertura territoriale dell’indagine è pari all’83,2% in termini di popolazione provinciale. La copertura territoriale sale al 92,3% se si considera un sottoinsieme di prodotti (tariffe locali e alcuni servizi), il cui peso sul paniere nic è del 6,3%, per i quali altri 15 comuni effettuano la rilevazione dei prezzi.

 

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Caregiver è donna

People For Planet - Mar, 02/05/2019 - 01:04

Sono infatti nove su dieci le italiane impegnate quotidianamente nel prendersi cura dei familiari con problemi di salute. Figli, partner, genitori e suoceri anziani, anche con disabilità, sia fisiche che mentali: una su tre se ne occupa senza alcun aiuto, circa la metà fa affidamento solo su collaborazioni saltuarie in famiglia e solo nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. E per le donne lavoratrici la situazione si complica ulteriormente, poiché solo una su quattro è agevolata dal punto di vista lavorativo con accesso a modalità flessibili come il part-time o il telelavoro.

Equilibrismo tra diversi ruoli

Il profilo dei caregivers italiani – o, meglio, delle caregivers italiane – arriva dall’indagine “Soprattutto donna! Valore e tutela del caregiver familiare” realizzata da Ipsos per Farmindustria, l’Associazione delle Imprese del farmaco aderente a Confindustria. Dall’indagine condotta su un campione di 800 donne italiane con più di 18 anni emerge che solo per il 14% delle intervistate il coinvolgimento come caregiver è nullo o quasi: per il restante 86% l’equilibrismo tra troppi ruoli e compiti – con diversi gradi di intensità – è una realtà quotidiana. Le necessità familiari che ruotano attorno alla sfera della salute risultano di competenza delle donne, che sono presenti al momento della prevenzione (66%), vegliano sul percorso terapeutico (65%), sono l’interlocutore privilegiato del medico nella fase della diagnosi (58%) e della terapia (59%).

Stress e stanchezza

Dell’impatto che l’impegno costante dell’essere caregiver può avere sulla qualità della vita e sulla salute delle si è occupata l’edizione 2018 del Libro Bianco “La salute della donna. Caregiving, salute e qualità della vita“, realizzato da Onda (l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) in collaborazione con Farmindustria. In cui si precisa e si spiega che, tra i molteplici impegni cui le donne devono già ottemperare tra la cura dei figli e della casa, ricoprire il ruolo di caregiver comporta un ulteriore carico di incombenze che può costituire una fonte importante di stress psicofisico. E che – semmai ci fosse necessità di specificarlo – per le donne che lavorano la situazione si complica ulteriormente, poiché tre su quattro non possono fare affidamento su alcuna facilitazione. “Il carico di lavoro che il caregiver si trova ad affrontare quotidianamente ha un forte impatto sulla salute psicofisica e sullo stile di vita”, si legge nel Libro Bianco. Chi assume questo ruolo si trova infatti a dover gestire la persona non più autonoma sotto ogni aspetto: da quello proprio dell’accudimento generale, a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e somministrare farmaci, intervenendo anche sui dosaggi dietro indicazioni del medico, fino a mansioni più specificatamente burocratiche. Mansioni che, spesso, si ripetono per tutto l’arco della giornata. E così accade – e sono casi tutt’altro che isolati – che, assorbito dal carico di impegni, il caregiver finisca per “trascurare la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono, rinunciando a sottoporsi a visite mediche, controlli ed esami e a seguire un’alimentazione corretta, e privandosi del giusto riposo notturno e di una regolare attività fisica”.

Rischio isolamento

Chi si occupa di un familiare malato, soprattutto se lo fa senza aiuto, rischia inoltre l’isolamento. “Il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano poi le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento, che si aggrava nei casi in cui il paziente accudito è affetto da patologie come demenze e disturbi psichici su cui a tutt’oggi pesa uno stigma sociale”.

Sindrome da burnout

Il carico di stress e di preoccupazioni continue possono inoltre agire come attivatori di diverse malattie, tra cui la depressione, e portare a un logoramento psicologico che, legato a un carico eccessivo di lavoro e agli altri problemi quotidiani e familiari, può sfociare nella sindrome da burnout (dall’inglese “bruciare completamente”), uno stato patologico di esaurimento emotivo, mentale e fisico che, se non gestito, può evolvere fino al suicidio.

Una risorsa per il sistema sanitario

“Il caregiving è donna. È la donna a tenere le fila del corretto stile di vita della famiglia e delle condizioni di salute di marito, figli e genitori. E ricopre un ruolo da ‘manager familiare’ fondamentale per il benessere e la cura di tutti  – afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -. Basti pensare al dialogo con il medico di famiglia o con gli specialisti, al corretto uso dei farmaci, all’aderenza terapeutica. Spesso le persone anziane non assumono farmaci come dovrebbero e questo porta a maggiori spese per il sistema sanitario nazionale per via delle maggiori ospedalizzazioni”. Un ruolo “grazie al quale abbiamo delle persone più in salute e meno ricoveri ospedalieri”, conclude Scaccabarozzi, che dovrebbe venire valorizzato con il giusto riconoscimento.

Italia indietro

Dello stesso avviso è Francesca Merzagora, presidente di Onda: “La donna è al centro del sistema salute, ma anche del processo di cura dei soggetti più fragili e ciò determina un carico assistenziale che impatta notevolmente sulla sua salute e sulla sua qualità della vita. Si tratta di un esercito di persone che attende un riconoscimento non solo economico, ma anche ‘affettivo’ per il ruolo che ricoprono. Il nostro Paese ad oggi è infatti uno dei pochi in cui questa figura non gode di sufficiente tutela”. “Il ruolo della caregiver nella nostra società è importante nell’ambito della famiglia e del lavoro ed è un ruolo che deve essere riconosciuto in qualche modo – precisa Adriana Bonifacino, presidente dell’associazione IncontraDonna e responsabile dell’Unità diagnostico-terapeutica di senologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma -. Essere caregiver comporta tempo, fatica e stress, come dimostrato da diverse pubblicazioni scientifiche, e quindi il supporto della società e delle istituzioni alla donna attraverso il welfare credo che oggi sia proprio dovuto, la donna lo merita”.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Stampe d’Arte di Dario Fo

People For Planet - Lun, 02/04/2019 - 15:58

La vendita di queste stampe di Dario Fo, ispirate alla sua carriera artistica e teatrale, finanzia il “Comitato Un Nobel per i disabili”, una Onlus fondata da Dario Fo e Franca Rame il 28 settembre 1998 per devolvere a favore del mondo della disabilità il denaro del premio Nobel per la letteratura vinto nel 1997 (1.650.000.000 di lire).
Pur trattandosi di una cifra considerevole ci si accorse fin da subito che sarebbe servito di più, molto di più. In Italia i disabili sono più di sette milioni e spesso le Istituzioni non sono in grado di garantire loro una assistenza adeguata.
La vendita di queste stampe permette al Comitato di continuare il suo lavoro: fino ad oggi sono stati donati 39 pulmini Volkswagen attrezzati, ad altrettante associazioni, oltre a medicine, computer, carrozzine e ausili necessari per affrontare la vita di tutti i giorni.

Clicca qui per vedere tutte le stampe d’arte in vendita

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