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Solidarietà: a Chicago il fiume si tinge di giallo

People For Planet - Lun, 08/12/2019 - 10:00

Come ogni anno il fiume Chicago nell’omonima città dell’Illinois negli Stati Uniti, si tinge di giallo per qualche ora. Il colpo d’occhi lo regala una montagna di paperelle gialle di gomma che vengono scaricate da due tir. Il Chicago Ducky Derby è un’iniziativa benefica per la raccolta fondi destinata alla Special Olympics Illinois. Chiunque voglia ‘adottare’ una papera può farlo investendo 5 dollari, o acquistare pacchetti e donare di più. Una volta lasciate cadere in acqua, le papere vengono incanalate in una corsia finché non raggiungono il traguardo. Si tratta di una vera e propria gara. Al proprietario della vincitrice va un’automobile, una somma in denaro e una vacanza. Tutte le paperelle vengono recuperate a fine gara da un esercito di volontari per essere utilizzate nelle prossime edizioni dell’evento.

Fonte: Repubblica.it

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Gli animali del futuro? Topi e piccoli roditori

People For Planet - Lun, 08/12/2019 - 07:00

Topi e gerbillini saranno gli animali protagonisti del nostro futuro. Niente di eccitante, ma è questo ciò che prospetta la ricerca con uno studio che ha stimato come reagiranno le varie specie animali al restringimento degli habitat, dovuto all’intensificarsi dell’urbanizzazione, ma soprattutto alla crescita dell’industria agricola e degli allevamenti.

I piccoli animali sono quelli più capaci ad adattarsi ai cambiamenti, i più resilienti all’innalzamento delle temperature e alla scomparsa o alla strutturale modifica degli ecosistemi. Si calcola che mediamente la popolazione animale sarà più piccola del 25%, perché perderemo le specie più grandi, e meno adattabili, come i rinoceronti o le aquile. Tutti i roditori prevarranno, anche a seguito della perdita dei loro grandi predatori, mentre tra gli uccelli prevarranno gli uccellini di minori dimensioni. Lo studio è stato condotto dall’Università del Southampton e pubblicato sulla rivista Nature Communications. La previsione si riferisce ai prossimi 100 anni, se le condizioni attuali rimarranno immutate.

«Gli ecosistemi subiranno una sorta di collasso, a meno che non si intervenga radicalmente contro deforestazione, urbanizzazione e allevamenti intensivi», ha spiegato il relatore, Rob Cooke. «La sostanziale scomparsa delle specie più grandi porterebbe poi ulteriori conseguenze, perché, come noto, ogni specie contribuisce a sostenere l’ecosistema globale, e dunque il venir meno di diversi tasselli potrebbe con ogni probabilità accelerare altri cambiamenti».

Ma non tutto è perso. Mentre i Paesi emergenti mostrano spesso scarsa sensibilità verso l’ambiente e la biodiversità (Perché è importante la biodiversità? Leggi la spiegazione semplice dell’Onu) «in realtà in Europa e in Italia molti grandi mammiferi sono in ripresa, basti pensare al lupo, allo sciacallo, ai cinghiali e ai cervi», spiega Spartaco Gippoliti, esperto di conservazione della biodiversità e membro del Conservation Committee dell’International Primatological Society (IPS).

«È vero inoltre che alcune specie di piccole dimensioni, come l’arvicola acquatica, sono sicuramente in declino in Italia, anche se troppi pochi studi si occupano di monitorare la variazione di questi animali, ed è dunque difficile avere un quadro chiaro delle specie in via di recupero e di quelle a rischio, almeno a livello nazionale», conclude Gippoliti.

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Vacanze: 3 consigli preziosi per l’estate dei nostri amici animali

People For Planet - Lun, 08/12/2019 - 02:55

Se state organizzando le vostre vacanze e ancora non avete trovato una soluzione per cani e gatti, le nuove risorse a disposizione sono molte, con qualche accortezza…e una dritta: trasportarli con noi non è mai stato così facile.

Regola numero uno: non lasciate i gatti in un gattile, salvo non ci sia proprio alcuna altra possibilità. I gatti sono territoriali, e aggiungere all’assenza dei “padroni” il cambiamento di scenario è uno stress per loro ancor maggiore che per un cane. I gatti non hanno bisogno di uscire, quindi senza troppa fatica si dovrebbe riuscire a trovare qualcuno disposto a passare a trovarlo, nutrirlo e ripulire la sabbietta una volta al giorno.
Anche un vicino di casa, un parente o un amico, vanno bene: qualcuno a cui poter ricambiare il favore, risparmiando, e che il gatto conosce, anche se magari superficialmente.
In alternativa, le risorse – anche online – sono molte: oggi le pagine facebook di quartiere, le cosiddette social street, offrono mille possibilità a chi cerca e offre lavoretti di questo tipo, specie nelle città medio-grandi: uno studente o un pensionato troverà vantaggioso arrotondare i guadagni rimanendo nella propria zona e facendo un lavoro poco impegnativo e super flessibile. Ancora, siti di riferimento come petme restano una certezza per le vacanze ma anche per la vita di tutti i giorni, quando non sappiamo a chi lasciarli.

Regola numero due: anche se il cane soffre meno la pensione, si può pensare anche per lui a un amico-vicino che venga a casa. Questa scelta è certamente più impegnativa, visto che il cane deve uscire almeno 2 volte al giorno, meglio se 3, e almeno una volta deve potersi sfogare e correre liberamente giocando all’aria aperta. Per questo, una buona struttura può rivelarsi la soluzione più facile. Ma quali caratteristiche deve avere?
La spesa minima per una struttura seria è di 10 euro a notte per un gatto, e intorno ai 20-25 per un cane. Come per l’ingresso di un bambino all’asilo, ci vogliono due o tre giorni per l’inserimento nell’ambiente nuovo: il proprietario dell’animale deve accompagnarlo e stare con lui, e nel frattempo verificare le caratteristiche del posto: che ci siano pasti personalizzati (ogni cambiamento aggiuntivo, come il cambio di crocchette, può essere un ulteriore stress) che siano garantite, e dove, le corse mattutine e serali, che gli spazi chiusi siano adeguati e protetti da sole o pioggia, che la struttura sia pulita e non ci siano odori sgradevoli.
Non abbiate timore di controllare che ci siano le autorizzazioni sanitarie e del Comune, che i dipendenti abbiano i requisiti professionali, e che la pensione sia convenzionata con un veterinario. Come in tutte le cose che riguardano gli animali domestici (e gli esseri umani) il segreto del successo sta in una soluzione al “problema estate” al quale i nostri amici siano abituati sin dall’infanzia. Quindi se siete indecisi, sappiate che un cane anziano che non ha mai fatto questa esperienza soffrirà di più.
Per quanto riguarda i rimedi anti-stress, aiuta molto una maglietta con il vostro odore, la cuccia dell’animale trasportata fino alla pensione, e naturalmente i suoi giochi preferiti.

Regola numero tre: forse riuscite a organizzarvi per portare con voi i vostri animali! Sappiate che le cose negli ultimi anni sono parecchio cambiate: quest’anno addirittura sui treni ad alta velocità di Italo, a luglio e agosto, il biglietto è offerto dall’Editore Pizzardi (quello dei mitici Amici Cucciolotti); se gli animali di taglia piccola sono ammessi gratuitamente tutto l’anno, chiusi nel loro trasportino, questa opzione apre gratuitamente in estate anche ai cani che superano i 10 chili, per i quali sarà previsto uno spazio a fianco dei padroni (in tutte le categorie di viaggio), con un kit speciale che include un tappetino monouso per accucciarsi e una ciotola per il cibo o per l’acqua (prenotazioni allo 06.0708).

Trenitalia ammette gratis trasportini di dimensioni non superiori a 70x30x50 nella prima e nella seconda classe di tutte le categorie di treni (solo uno per passeggero però!). Per cani extra large la tariffa fissa di Trenitalia è 5 euro. Accettabile.

In aereo, Easyjet e Ryanair restano ostili al trasporto di animali domestici, mentre Vueling accoglie a bordo cani, gatti, ma anche uccelli, pesci e tartarughe. Per viaggiare in cabina con il proprietario (come noto la stiva degli aerei è un’opzione molto pericolosa, per possibili problemi di pressurizzazione che possono risultare mortali) il trasportino con l’amico dentro non deve superare gli 8 chili, e le misure 45x39x21, al costo di 40 euro a tratta sui voli interni, 50 sugli internazionali e per le Canarie. Con Alitalia, il trasportino può pesare fino a 10 chili (ma le dimensioni richieste sono molto rigide e si fermano a 40x20x24) per tariffe che variano da 40 euro, in Italia, a 75 per Europa e Nord Africa (fino a 200-250 per i voli transoceanici). Un po’ più economici Air France e Tap. Occorre prenotare in anticipo, in genere per telefono.

Per quanto riguarda i traghetti: Moby, Tirrenia e Toremar mettono a disposizione cabine per ospitarli con i proprietari (con l’aggiunta di 50 euro), fino a un massimo di tre animali per cabina. Ulteriori dettagli su TraghettiWeb.

Immagine di copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelli che in macchina…”

People For Planet - Dom, 08/11/2019 - 10:00

Del suo modo di collocarsi nello spazio, di aggredirlo, subirlo, disegnarlo o anche, solo, assecondarlo. E del rapporto con il prossimo; che, in altri abitacoli, è contemporaneamente troppo vicino e irrimediabilmente (provvidenzialmente?) lontano.

Il traffico cittadino e lo scorrere autostradale amplificano ed estremizzano tendenze caratteriali e tipologie umane, fino a consentirci di stilare un elenco quasi esaustivo – ed esasperante – di fenomeni. Tale termine è qui da intendersi in un doppio significato: accadimenti ricorrenti e personaggi improponibili.
Vediamone alcuni:

Quelli che, avvicinandosi al semaforo, rallentano col giallo e poi, presi da un improvviso brivido di iniziativa, invece passano. Lasciandoti lì, al rosso, come un cretino.
#TantoTiRipiglio
#AncheMenoCarattere
#SecondoMeHaiIlCappello

Quelli che mettono la freccia a destra ma, prima di svoltare, allargano tantissimo a sinistra.
#AQuestoPuntoMettiLaDoppiaFreccia
#DannatiPassaggiNoLook

Quelli che prima vanno lentissimi ma, mentre li stai superando, rosicano e accelerano alla tua destra per non farti passare.
#FattiUnaVita
#SeiMaschioAncheSeTiSupero

Quelli che inveiscono attraverso i finestrini chiusi, senza farti capire con quale generazione di tuoi cari se la stiano prendendo. #LApprossimazioneNonGiovaAllEfficaciaDellaComunicazione

In tal caso, comunque, si suggerisce di rispondere con due o tre rudimenti base di linguaggio LIS (Lingua dei Segni).
#StimolareSensiDiColpaUnaTantum
#GneGneGne

Quelli a piedi che ti devono dire come parcheggiare («vieniii, vieniiii, ancora un po’…») e poi, dopo averti trattata come un’imbecille,  vogliono pure essere ringraziati.
#CompratiUnaMacchinaEVediamoComeParcheggi #SoTuttiCapaciColSuvDegliAltri

Quelli in doppia fila. Che arrivano, dopo che suonavi da 10 minuti, con aria sorpresa: «che ce l’ha con me?» 
#CieloMioMarito

Quelli col motorino, parcheggiati in doppia fila dietro una macchina. #@fhgydowq@tkgh

Quelli che guidano i motorini al centro della carreggiata come se fossero macchine e quelli che guidano le macchine zigzagando come se fossero motorini.
#LeDimensioniContano

Quelli che ti si appiccicano dietro (nel traffico) e ti fanno i fari. #LaTuaMacchinaStaFischiandoAlDiDietroDellaMia #TantoLaMiaNunGlielaDà

Quelli che ritengono che la corsia sulla destra sia disdicevole e vanno a 80/h in quella di sorpasso in autostrada.
#PoiDiceCheUnoSiButtaASinistra 

Quelli che ti superano rombando e poi ti si piazzano davanti a 20/h facendoti “tappo”
#LaTuaMacchinaÈBipolare
#MrMagooGuidaMeglio

Quelli che, mentre superano, si girano come a dire: «voglio vedere che faccia hai». A cui rispondono – con intensità uguale e contraria – i «cazzo guardi». Inutile dire che tutti noi siamo soggetti attivi di entrambe le manifestazioni. #AnchePassiviMaPoiCertiUominiSiSpaventanoASentirloDire

Quelli davanti che vanno più lenti di noi.
Tutti quelli dietro che vorrebbero andare più veloci di noi.
Eh. Ah. Ops. Ok. Forse tutti quanti abbiamo bisogno di più serenità, alla guida.
Andiamo in ferie con il proposito di assecondare la strada e sorriderci dagli abitacoli, allora? Dai!

Buone vacanze, buoni viaggi, buona permanenza… buoni, insomma: buoni.

#WhyNot
#PontiNoMuri
#AbitacoliAmici
#BoooniiiStateBoniiii

Photo by Yogi Purnama on Unsplash

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Fairbnb, l’alternativa etica ad Airbnb

People For Planet - Dom, 08/11/2019 - 07:00

Se dovessimo descrivere in poche parole Fairbnb, basterebbe dire che si pone come un’opzione più sostenibile rispetto a piattaforme come Airbnb, che offrono un servizio simile per i viaggiatori alla ricerca di una sistemazione temporanea. La differenza che salta immediatamente all’occhio è che, in questo caso e secondo le promesse, al territorio rimangono metà dei profitti.

Resta però una questione aperta: la sharing economy porta indubbi vantaggi ma a volte sa anche mietere vittime: gli alberghi lamentano di essere stati colpiti duramente da questi nuovi competitor che si muovono su un terreno normativo più agevole. Di sicuro al cliente non dispiace questa nuova forma di ospitalità.

Fairbnb.coop nasce nel 2016. Tre anni fa era un movimento con l’obiettivo di creare un’alternativa alle piattaforme di home sharing esistenti che fosse equa.

Le città di partenza sono state Venezia, Amsterdam e Bologna, poi hanno iniziato ad aderire altri gruppi da tutta Europa che hanno contribuito a sviluppare il modello finale che ad oggi è in fase di attuazione.

Alla fine dello scorso anno è stata creata una cooperativa che agisse da entità legale di supporto al progetto, un’organizzazione aperta in cui si pensa di accogliere altri aderenti.

Fairbnb.coop si definisce come “una comunità di cittadini attivi, ricercatori e persone provenienti dalle più varie esperienze professionali che mirano a riportare la parola share (condivisione) nella sharing economy”.

L’idea alla base è che la comunità ospitante va posta al centro e che vanno privilegiate le persone prima che il profitto. Allo stesso tempo, l’offerta ai turisti è di esperienze di viaggio autentiche e sostenibili, con ricadute positive a livello sociale.

Secondo il progetto, metà dei ricavi vanno investiti in progetti di sostenibilità locali che mirano a contrastare gli effetti negativi del turismo. Se i profitti restano il più possibile all’interno delle comunità e dei territori la piattaforma si pone anche come mezzo di supporto e miglioramento attraverso iniziative che spaziano dal social housing ai giardini comunitari.

Quel “fair” che compare nel nome della piattaforma è frutto di più fattori, tra cui l’intenzione di condividere, con la massima trasparenza, i propri dati con le amministrazioni locali perché possano analizzare il reale impatto del turismo; inoltre, si applica la regola “1 casa – 1 host” per evitare l’ingresso di multi-proprietari nella piattaforma e poter identificare un tipo di host sostenibile con il mercato immobiliare per i residenti. Fin qui nessuna obiezione. Ma le anche idee tanto sostenibili possono avere ripercussioni.

Abbiamo già affrontato il problema di come la sharing economy e la sua degenerazione, soprattutto in città d’arte e mete turistiche, abbia portato ad una trasformazione sregolata del patrimonio immobiliare e della sua destinazione d’uso, sottratto ai residenti a favore del turista mordi e fuggi. Venezia è l’esempio più citato: l’overtourism sta soffocando la città e la maggior parte degli annunci immobiliari  sono ormai transitori e per non residenti. Conviene affittare per periodi brevi, con ricavi anche fino a mille euro alla settimana, piuttosto che ai residenti. Nel caso di Venezia abbiamo documentato il paradosso per cui mancano alloggi di edilizia residenziale pubblica per i veneziani, case che in realtà esisterebbero ma restano sfitte e non recuperate né recuperabili per anni: i residenti che vogliono riappropriarsi della propria città non trovano spazi e si ritrovano “costretti” a occupare quelle case sfitte, a rimetterle in sesto a proprie spese, nell’illegalità di fatto, ma ripopolando giorno dopo giorno un territorio privato dell’autenticità che soltanto un residente sa conferire. Tutto questo mentre le strade sono invase selvaggiamente da turisti per lo più ignari della situazione, che alloggiano in appartamenti affittati a caro prezzo o edifici interi anche di pregio trasformati in hotel di lusso.

Ma il problema è molto più ampio. Parallelamente all’affermarsi di Airbnb e simili c’è una categoria particolare che si è sentita minacciata e lamenta la carenza di regole ferree applicate agli host. Gli albergatori si sentono minacciati. L’associazione che li rappresenta, Federalberghi, ha denunciato più volte, l’ultima proprio recentemente, il fenomeno: si moltiplicano gli alloggi su Airbnb così come le attività extralberghiere, con un conseguente aumento di servizi fai-da-te che producono una concorrenza sleale senza precedenti. Un far west, in cui gli annunci online non sono affatto una forma integrativa del reddito ma una vera attività, spesso con soggetti che gestiscono più alloggi, peraltro messi a disposizione ben oltre i sei mesi all’anno fissati come regola.  I dati confermano i timori: si registra un notevole calo di presenze e di fatturato per gli hotel. Solo a Roma, nel 2018 i numeri parlano di un -7,3% dei ricavi rispetto al 2017 nonostante l’aumento del prezzo delle stanze. Airbnb ha replicato più volte alle accuse, intanto varie città nel mondo sono corse ai ripari. A Barcellona  si possono affittare al massimo due stanze per appartamento, per non oltre 4 mesi all’anno e a patto che il proprietario vi risieda. Stessa regola della residenza del proprietario anche a New York, non è possibile affittare appartamenti interi. A Parigi si può affittare non oltre i 120 giorni all’anno, i proprietari devono iscriversi in un registro pubblico e l’amministrazione comunale ha dichiarato di voler vietare l’affitto nei primi quattro arrondissement per evitare uno spopolamento ulteriore del centro cittadino.

Fonte foto: https://fairbnb.coop/it/

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La storia di Inanna (Seconda parte)

People For Planet - Sab, 08/10/2019 - 07:58

Un brano che inizialmente non venne inserito perché i rabbini dissero che non era il caso di mettere un brano del genere in un libro sacro.

Ci fu una rissa e 150 anni dopo ci fu un’insurrezione femminile perché quel pezzo veniva cantato nei matrimoni. La sacralità del matrimonio per il popolo veniva celebrata con questo canto d’amore delicatissimo per cui le donne volevano che fosse inserito nella Bibbia e costrinsero i rabbini a fare l’unica modifica che sia mai stata fatta sul Vecchio testamento.
Questa canzone è bellissima e c’è una stranezza per quanto riguarda il colore della pelle, infatti inizia con la fanciulla che parla e dice:
“Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar, (che erano nere, NdR)
come i padiglioni di Salma.
Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole”.
E’ un inizio stranissimo, sembra che sia di colore, non semplicemente abbronzata. Però il ritmo di questa poesia nella struttura è molto simile al precedente.
In un altro brano lei dice: tu sei dolce come lattuga cresciuta sul bordo del fiume, c’è questo gusto per i paragoni che è meraviglioso.
Tornando a Inanna, la cosa curiosa è che nel Gilgamesh, scritto 500 anni dopo, Inanna non è più una dea, non è più la donna meravigliosa che ha dato ricchezza e conoscenza all’umanità. E’ una poco di buono.
Che cosa è successo nel frattempo? La prima ondata di guerrieri allevatori si è civilizzata ma la società matriarcale si è diluita perché i conquistatori hanno portato la loro cultura, poi è arrivata un’altra ondata e un’altra ancora… il Gilgamesh viene scritto quando la cultura è completamente cambiata.
I meccanismi della storia si vedono in trasparenza negli scritti. Gilgamesh è questo grande eroe, un semidio, compie grandi imprese. Inanna lo vede e se ne innamora perché è bellissimo e fortissimo e gli chiede di stare con lui, colma di desiderio. Gilgamesh le risponde che non ci pensa nemmeno, qualunque cosa facesse per lei, da portarle il miele la mattina e i datteri la sera, lei lo avrebbe distrutto, come aveva fatto con tutti gli altri uomini che aveva avuto.
E la accusa addirittura di aver ucciso l’amante Dumuzi, quando invece lei era scesa nel mondo dei morti per andare a liberarlo.
Insomma, viene riletta la storia, Gilgamesh la accusa di essere una prostituta perché ha sedotto il povero dio delle acque rubandogli i suoi segreti, omette di dire che poi li ha regalati all’umanità.
Un chiaro esempio di fake news, di mistificazione, di distruzione dell’identità della dea perché non è più importante, ora c’è un dio, la società matriarcale è stata abbattuta. Ora abbiamo la società patriarcale che deve affermare che la dea, la Grande Madre, non conta niente. Quindi viene riscritta la storia e tutte le grandi imprese di Inanna i suoi sacrifici, i doni meravigliosi in favore dell’umanità le vengono rovesciate addosso.

Quante balle ci hanno raccontato su tutto.

Vedi la prima parte: La storia di Inanna

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La Juventus e il problema dell’eredità

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 15:00

Nel delirio della decisione della dirigenza della Juventus di vietare la trasferta del Napoli a Torino a tutti i nati in Campania – e nel successivo senso di impune sopraffazione che c’è nel dichiarare mendacemente che questo provvedimento fosse stato concordato con la Questura – abitano molti temi del nostro tempo. Di certo molti se ne discuteranno, più o meno sportivi. Qui, in poche righe, vorremmo toccarne uno generalmente poco affrontato circa il peso gigante e incompreso dell’eredità.

Nota della società
Precisazione circa la vendita dei biglietti per Juventus-Napoli del 31 agostohttps://t.co/gSkakHrLkh pic.twitter.com/1RLQpAPJrL

— JuventusFC (@juventusfc) August 8, 2019

I nostri tempi sono infatti, per certi versi più di altri, tempi di eredi. Di discendenze forti che resistono al tempo, di padri e della loro auctoritas che investono figli, di discendenti che vivono tale investitura con la meccanica che segue l’acquisizione di un ramo d’azienda piuttosto che col senso di chi si iscrive in un cammino, un movimento. Da questo mero passaggio di beni, gli eredi decidono piuttosto di ottenere un porto franco, una rassicurazione per il futuro. In questo la dirigenza della più blasonata e potente squadra di calcio italiana, impersonata dal suo presidente Andrea Agnelli, è uno specchio fedele e sofisticato di questa dinamica complessa e, specie nel nostro paese, banalizzata.

Comprendere cosa significhi ereditare il passato è infatti un lavoro titanico, un movimento costante che possiede una intrinseca tragicità che specie oggi si tende a svilire con qualche tema frivolo da rotocalco – nei tempi recenti in cui l’Italia si divideva tra anti e pro berlusconani, un tema così gigante fu relegato ad una misera e maldestra battaglia sulle tasse di successione. Il termine erede, come ricorda bene Massimo Cacciari, deriva dal latino heres, che ha in comune la sua radice con la parola greca kheros che significa deserto. L’erede è sostanzialmente colui che è spoglio. Più precisamente ancora, colui che dovrà lottare e gestire una mancanza, un lutto, una assenza – l’assenza del padre.

Aldilà di qualunque lagnoso rigurgito passatista – non si è mai stati meglio quando si stava peggio, con buona pace dei benpensanti – la Juventus, nella sua potente forza evocativa dei tempi che viviamo, mostra anche questo autentico vulnus che affligge una società che ha deciso di non fare i conti col passato: i figli ereditano, le schiatte si conservano nel tempo, eterne e apparentemente immutabili e la figliolanza si illude di poter accedere solo ai libri contabili ottenendo così una garanzia di stabilità per il futuro, un tetto sulla testa ben assestato, una posizione statica e certa. Decidere, rendendo quasi propria succursale la Questura, di scegliere una misura inutile prima ancora che evidentemente discriminatoria, è il tentativo di raccogliere ed aumentare la auctoritas paterna, di cui quella societaria della “casa Juventus” è simbolo, senza comprenderne il senso, ovvero senza abbracciarne l’angoscia che essa porta con sé.

I figli ereditano, dunque, ma immaginano di farlo più su Instagram che sui teatri shakespeariani. Le foglie degli alberi genealogici si improvvisano autoritari, magari col beneplacito dei consueti cortigiani che si affrettano a spiegare che vietare una partita sulla base del luogo di nascita è profondamente discriminatorio solo per le anime belle. Ma il delirio di queste misure è proprio la misura del delirio. I giovani rampanti, che hanno ottenuto dai padri per divino diritto di discendenza, non si domandano. E l’assenza di domande che l’erede, nel suo deserto, deve porsi, conduce ad un buio che va compreso e affrontato per evitare che esso ci inghiotta.

Se i campani potranno o meno comprare quei biglietti per una partita di calcio è quasi un tema secondario. Ma sarebbe sbagliato non capirne la portata. Non si tratta solo di undici ragazzi in mutande su di un prato erboso. Il calcio, come infatti dice qualcuno, rimane la più importante delle cose meno importanti. Da queste cose, che sono semi, nascono storie secolari – a volte luminose, a volte atroci.

Ultimora delle h. 14,00 del 09/08/19

Juventus-Napoli non sarà vietata ai nati in Campania.
Il club bianconero ha comunicato da poco le modalità per la vendita libera dei biglietti del big match di campionato del 31 agosto, decise in base alle disposizioni del gruppo operativo di sicurezza (Gos) riunitosi in data odierna.
Dopo le polemiche la restrizione riguardante i nati in Campania non appare più. (Adn Kronos)

Foto di Christian B. da Pixabay

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Perché lo scioglimento dell’Artico è un guaio anche per noi

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 09:52

Prima la buona notizia: l’ondata di calore che nelle scorse settimane ha soffocato l’Europa se n’è andata a cercare un po’ di fresco più a nord, concedendoci una tregua. Evviva. La cattiva notizia, tuttavia, è che ora è l’Artico a squagliarsi – letteralmente – per il caldo record di questi mesi.

In Groenlandia si registrano temperature fino a 10°C sopra la media stagionale, e nel solo mese di luglio si stima che siano andate perdute quasi 200 miliardi di tonnellate di ghiaccio, sufficienti a far alzare il livello dei mari di oltre mezzo millimetro. Da settimane in Alaska e in Siberia divampano invece violenti incendi che l’Organizzazione meteorologica mondiale ha definito “senza precedenti”. Secondo Greenpeace, le fiamme hanno mandato in fumo 4,3 milioni di ettari della foresta siberiana (un’area grande come Lombardia e Piemonte messi insieme), liberando nell’atmosfera terrestre 166 milioni di tonnellate di CO2.

Nel frattempo in Canada ha persino cominciato a scongelarsi il permafrost, il terreno ghiacciato dove da millenni sono intrappolate enormi riserve di gas metano, un potente gas serra che ora rischia di finire nell’atmosfera.

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La Costituzione Italiana, murales ad Aielli (AQ)

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 09:04

E’ collocata in modo che, leggendo il testo, la voce risulta naturalmente amplificata. Per farla sentire anche a chi non vuole ascoltarla…

La Costituzione Italiana, murales ad Aielli (AQ)

Qui sotto il video dell’inaugurazione

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Classici al Festival di Venezia: Tutto quello che si può vedere nella sezione restauri

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 07:00

Sono infatti sette anni che il direttore Alberto Barbera ha lanciato, curandone personalmente la scelta, “Venezia Classici”, sezione che presenta in anteprima mondiale una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. Una vera cuccagna per cinefili anziani e giovani. E sul versante under risulta azzeccata la formula che vede assegnare il premio per il miglior restauro da una giuria di 22 studenti, ognuno indicato dai docenti dei diversi corsi di cinema delle università italiane e dei Dams e presieduta da un senior che in questa edizione sarà la regista siciliana Costanza Quatriglio.

Che film giudicheranno in questa edizione? 

Partono le celebrazioni del centenario della nascita di Federico Fellini (la ricorrenza è nel prossimo gennaio) con il primo film del maestro “Lo sceicco bianco” e si annunciano anche preziose chicche provenienti dall’archivio del regista sulla sua presenza al Lido nel corso del tempo. Omaggio anche a Bernardo Bertolucci (due anni fa venne qui presentato il prezioso restauro di “Novecento” alla presenza di Gerard Depardieu) con la visione de “La comare secca”, suo esordio alla Mostra veneziana nel 1962, e “Strategia del ragno” tratto da un racconto di Borges e che affermò il pregio del regista emiliano nel 1970. Altro notevole esordio italiano scoperto alla Mostro del 1961 è “Tiro al piccione” che permetterà di ammirare il giovanile talento di Giuliano Montaldo. Da cultori invece la miniserie di Vittorio Cottafavi trasmessa nel 1981 dalla sperimentale Raitre e recitata in dialetto friulano sottotitolato. 

Omaggio anche per il più celebre regista portoghese di tutti i tempi: Manuel De Oliveira. Nessuno ha avuto il coraggio di restaurare le nove ore de “La scarpetta di raso”, film che a Venezia negli anni Ottanta mise in fuga anche i recensionisti per la sua lunghezza, sarà proiettato il più celebre “Manuela”. Ben altro ritmo e spettacolo con “Out of The Blue”, magnifica storia di drop out di Dennis Hopper che abbiamo ammirato nelle rassegne d’essai degli anni Ottanta. Grande evento per sua maestà Martin Scorsese, regista che si spende molto per il restauro di film, di cui si potrà godere “New York, New York” in una nuova copia 35mm appositamente stampata per la Mostra in occasione del centenario della United Artists. Al termine della proiezione di quest’intramontabile film, seguirà una master class del celebre produttore Irvin Winkler

Agli amanti di fantascienza segnaliamo il bianco e nero di uno dei cult del genere, “Radiazione Bx: distruzione uomo” di Jack Arnold, cui si deve il “Mostro della laguna nera” tornato in auge grazie ai successi de “La forma dell’acqua”.  Condivide bianco e nero anni Cinquanta anche “Estasi di un delitto” del periodo messicano di don Luis Buñuel. Vinse il Leone d’oro a Venezia nel 1960 il francese Cayatte di cui si potrà vedere il dimenticato “Passaggio sul Reno” .

Ben più nitido il ricordo e lo scandalo del film “Crash” del canadese David Cronenberg che ha personalmente curato il restauro di un film rimasto nell’immaginario collettivo del vecchio secolo. Per i cinefili appassionati di film iraniani da mettere crocetta ai cortometraggi anni Sessanta “La casa è nera” e “Le colline di Marlik” restaurati con la collaborazione della sempre meritoria Cineteca di Bologna. 

Per i film in bianco e nero completano la sezione Classici l’ungherese “Nella corrente” , il cubano “Morte di un burocrate” e dagli archivi anni Trenta della Cineteca di Praga un invitante “Estasi”. Per il colore invece il neozelandese “Mauri” restaurato dalla locale film commission e il sovietico “Viburno rosso”.

L’ultima perla è per gli appassionati del regista Jacques Tournier. Ma non è un noir. “L’ultimo Gaucho” è un western girato e ambientato nella Pampa Argentina.

Buona visione. I film classici sono sempre un usato sicuro

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Vita lunga e cuore in salute? Gli integratori alimentari non servono a nulla

People For Planet - Gio, 08/08/2019 - 15:00

È quanto emerge da uno nuovo studio della Johns Hopkins Medicine, che ha incrociato i dati di 277 ricerche. Gli autori consigliano: “Risparmiate i vostri soldi!”

La maggior parte degli integratori di minerali e vitamine in commercio non protegge da malattie cardiache e non sortisce effetti benefici sulla longevità. È questo l’esito a cui è giunto uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins Medicine (Baltimora, Maryland) e pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Poco sale aiuta davvero

Per raggiungere i loro risultati gli studiosi hanno esaminato 277 studi clinici per un totale di quasi un milione di persone coinvolte. E hanno scoperto che, sebbene l’assunzione della maggior parte dei supplementi di vitamine e minerali non risulti associata a danni per la salute, benefici effettivi per l’uomo sembrerebbero dipendere solo da diete a basso contenuto di sale, che ridurrebbero il rischio di mortalità per tutte le cause nelle persone senza problemi di pressione e per problematiche cardiache nei soggetti ipertesi (con un livello di certezza delle evidenze riscontrate “moderato”, scrivono gli autori). Un piccolo aiuto per il cuore potrebbe derivare anche dall’assunzione di supplementi a base di acido folico e omega 3, rispettivamente contro l’ictus e contro infarto del miocardio e malattia coronarica (con livelli di certezza delle evidenze riscontrate definiti “scarsi” dagli stessi ricercatori),  mentre i supplementi che combinano calcio e vitamina D sembrano addirittura essere collegati a un aumentato rischio di ictus. Altri integratori alimentari, come la vitamina B6, la vitamina A, i multivitaminici, gli antiossidanti, i supplementi contenenti ferro e quelli dietetici (come quelli brucia-grassi) non hanno avuto effetti significativi sulla mortalità o sulle malattie cardiovascolari.

Safi Khan della West Virginia University, primo autore dello studio, precisa che «La nostra analisi veicola un semplice messaggio, ovvero che sebbene in alcuni casi l’assunzione di certi integratori possa avere un impatto sulla mortalità e sulla salute cardiovascolare, la stragrande maggioranza di multivitaminici, supplementi di minerali e simili non ha effetti misurabili sulla sopravvivenza o sulla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari».

La grande illusione

Lo studio, sebbene sia stato condotto sulle abitudini degli statunitensi (il 52% degli americani prende quotidianamente almeno una vitamina o un altro integratore dietetico/nutrizionale), risulta molto interessante anche per noi: nel nostro Paese infatti il mercato degli integratori è in crescita: in Italia assumono integratori alimentari abitualmente più di 18 milioni di persone (tutti i giorni o qualche volta alla settimana) e più di 4 milioni qualche volta al mese, e il consumo risulta trasversale rispetto a genere, età, livello di scolarità, territorio di residenza, condizione economica (dati del Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali). Tutto questo nonostante siano sempre di più le ricerche, inclusa quest’ultima della Johns Hopkins, che non riescono a dimostrare benefici per la salute derivanti dall’assunzione della maggior parte di questi prodotti (leggi anche “Gli integratori alimentari: la grande illusione”).  

A fare la differenza è l’alimentazione

«La panacea come rimedio a tutti i mali che le persone continuano a cercare negli integratori alimentari non esiste», spiega l’autrice senior dello studio Erin Michos, cardiologa e professoressa associata di Medicina alla Johns Hopkins University School of Medicine. «Le persone dovrebbero concentrarsi sull’ottenere i giusti nutrienti per un cuore sano attraverso l’alimentazione, perché i dati mostrano sempre di più che la maggior parte degli adulti in salute non ha bisogno di assumere integratori».

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Giappone, in due anni pianta migliaia di fiori per la moglie cieca

People For Planet - Gio, 08/08/2019 - 11:09

Lo chiamano il ‘giardino dell’amore‘ e durante la fioritura attira oltre settemila visitatori al giorno. Una distesa di petali rosa che raccontano la storia dei signori Kuroki. Quando lei perse la vista, lui decise che se non avesse più potuto vedere il mondo, almeno ne avrebbe sentito il profumo, e ascoltato le voci.

Sposi dal 1956, la coppia ha vissuto tutta la vita nella propria fattoria a Shintomi, in Giappone, la stessa dove era stata celebrata trent’anni prima la semplice cerimonia di nozze. Dopo aver avuto due figli e aver lavorato duramente nei campi, a un passo dalla pensione e dai viaggi che da sempre sognavano, la signora Kuroki ha perso la vista a causa del diabete. A 52 anni si è chiusa dentro casa, depressa, spaventata.

Kuroki ha deciso che avrebbe combattuto contro la sua tristezza. L’idea gli è venuta dopo aver notato che alcune persone si fermavano per guardare il suo piccolo giardino di fiori rosa shibazakura, petali di muschio rosa. Se sua moglie non poteva vedere più il mondo, allora ne avrebbe sentito il profumo. Di fiori ne ha piantati altri, migliaia. Li ha innaffiati per anni, con cura, ogni giorno.

Il Giappone è famoso per la fioritura dei ciliegi in primavera ma nella prefettura di Miyazaki ora le persone accorrono per assistere a uno spettacolo floreale diverso, anche grazie alla storia d’amore che si nasconde dietro i petali. In due anni i visitatori sono aumentati, le loro voci, le visite, le domande. Gli odori si sono mischiati e la fattoria è diventata una delle attrazioni turistiche più frequentate della zona.

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Non solo Greta Thunberg ma anche Malala Yousafzai, Amika George e Emma González

People For Planet - Gio, 08/08/2019 - 07:00

Giovani donne, ragazze che talvolta non hanno ancora raggiunto la maggiore età ma che hanno ben chiaro l’obiettivo: essere protagoniste di un cambiamento a sostegno di tutti, a partire dagli ultimi. Sono le ragazze le vere protagoniste dell’impegno civile mondiale; spesso minorenni, diversissime per provenienza, estrazione sociale e mentalità, hanno in comune almeno due aspetti: la giovane età e lo spirito libero.

Malala Yousafzai

Classe 1997, nel 2014 Malala ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. È stata la persona più giovane a riceverlo. Per i talebani era invece “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”, a causa del diario scritto all’età di 11 anni e fatto pubblicare anonimamente in cui la ragazza racconta la vita in Pakistan fra orrori e soprusi del regime talebano. Un giorno del 2012, tornando da scuola, un gruppo di uomini armati inviato dal regime sale sullo scuolabus che la stava riportando a casa e la colpisce alla testa. Tenace, sopravvive. Nel 2013 è invitata a tenere un discorso all’Onu. Si presenta con lo scialle di Benazir Bhutto (la prima donna a essere eletta primo ministro in un Paese islamico, il Pakistan) e incanta tutti parlando dell’importanza dell’istruzione quale veicolo di tutela e di riscatto per le bambine e i bambini nel mondo.

Amika George

Amika ha 20 anni quando nel 2018 legge un articolo che racconta di un’associazione benefica impegnata a fornire alle donne di diversi Paesi dell’Africa prodotti per il ciclo mestruale ma poi costretta a rientrare nel Regno Unito (dove Amika vive) a causa delle impossibilità economiche delle stesse donne ad acquistare i prodotti, sia pure a prezzi agevolati. È così che Amika avvia una petizione rivolta al Primo Ministro Theresa May in cui chiede di distribuire gratuitamente prodotti per il ciclo mestruale e pasti nelle mense delle scuole a tutte le ragazze che non se li possono permettere. In poche settimane la petizione raccoglie circa duecentomila dollari e dà vita al movimento #FreePeriods, protagonista di numerose proteste oltre che iniziative, come quella tenuta fuori da Downing Street, dove duemila persone hanno manifestato vestite di rosso.

Emma González

Nel febbraio 2018 un uomo armato entra in una scuola superiore della Florida nella città di Parkland e fredda 17 persone. Alcuni studenti riescono a salvarsi, tra loro c’è Emma González. Appena diciottenne, insieme ai suoi compagni, si fa promotrice della campagna contro la violenza legata alla diffusione delle armi Never Again MSD. Le occasioni di sensibilizzazione si moltiplicano e a marzo 2018, a Washington, a chiusa del suo discorso, Emma elenca i nomi dei compagni di scuola uccisi e sta in silenzio per quattro minuti, il tempo impiegato dall’attentatore per compiere la carneficina. Nello stesso mese, pochi giorni dopo il discorso, la Florida approva il Marjory Stoneman Douglas High School Public Safety Act che restringe i criteri e alza l’età consentita per entrare in possesso di un’arma dai 18 ai 21 anni.

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Olga, arrestata perché legge la Costituzione: è uno schiaffo a Putin

People For Planet - Mer, 08/07/2019 - 15:00

Simbolo delle proteste in Russia, il 27 luglio, durante l’ennesima manifestazione anti-Putin, l’attivista diciassettenne Olga Misik è stata arrestata per avere recitato in luogo pubblico gli articoli 3, 27 e 32 della carta costituzionale russa. L’articolo 31 prevede la libertà di assemblea, il 29 tutela libertà di parola, e l’articolo 3 definisce la sovranità del popolo.  

Con lei, stando all’ong Ovd-Info, la polizia avrebbe fermato almeno mille delle circa 3.500 persone che hanno partecipato alle manifestazioni organizzate dall’oppositore Alexei Navalny in vista del rinnovo del consiglio comunale moscovita fissato a settembre. «Se perdiamo ora, le elezioni cesseranno di esistere come strumento politico», ha dichiarato uno degli esponenti dell’opposizione arrestati Dmitry Gudkov. «Ciò di cui stiamo parlando è se è legale partecipare alla politica oggi in Russia, stiamo parlando del paese in cui vivremo». 

La stessa Olga, a un notiziario web di Riga, ha dichiarato di volere «solo ricordare alla polizia che siamo qui a scopo pacifico e senza armi, a differenza loro». «Non mi è venuto in mente prima che qualcuno al di fuori di loro potesse notarmi. Mi sono seduta a terra e ho iniziato a leggere i nostri diritti costituzionali, specificando che quello che sta succedendo qui è illegale», ha detto ancora la ragazza, che prima di essere arrestata ha aggiunto «Voglio una Russia libera, nella quale non avvengano azioni illegali. Nessuno deve avere paura della polizia e dei tribunali».

Un desiderio, quello di Olga e dei manifestanti, evidentemente intollerabile per un Paese illiberale come la Russia, dove i brogli elettorali avvengono talmente alla luce del sole che nel 2012 il conteggio finale dei votanti moscoviti era addirittura superiore degli aventi diritto. Proprio in vista del rinnovo del consiglio comunale di Mosca, le autorità hanno bloccato le sei liste indipendenti e arrestato tutti i candidati indipendenti per motivi che definire oscuri è un eufemismo. Come confermato anche dai cronisti dell’Afp, la polizia russa prima ha arrestato sul posto diverse decine di manifestanti poi ha fatto irruzione nelle case e nei quartieri generali dei cittadini sospetti di avere organizzato le proteste. L’intelletuale dissidente Alexej Navalny è stato incarcerato per 30 giorni con l’accusa di convocazione di «manifestazione illegale». 

Da ormai vent’anni in Russia ogni tentativo di opposizione deve scontrarsi con ostruzionismi, repressioni, processi sommari, avvelenamenti e uccisioni nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica e dei governi europei, alle prese con le politiche clientelari che Putin tiene con alcuni, tra cui l’Italia. Durante la visita istituzionale a Roma lo scorso 3 luglio, una ventina di giorni prima delle manifestazioni a Mosca, il Presidente della Russia Vladimir Putin ha incontrato Papa Francesco, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e i due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Un’agenda piuttosto fitta di impegni che lascia pensare che Putin stia cercando nell’Italia – soprattutto in Salvini – un alleato europeo contro le sanzioni e, forse, un mediatore con gli Usa di Trump. 

È ormai nota la registrazione delle trattative che il collaboratore leghista Savoini teneva con gli oligarchi russi vicino a Putin: Savoini avrebbe promesso appalti petroliferi, in cambio i russi avrebbero offerto tangenti con le quali si presume che la Lega abbia finanziato la propria campagna elettorale. Soldi sporchi da parte di russi che «non sono ancora sulla lista rossa dell’Interpol, quindi non c’è da preoccuparsi», come ha detto Savoini in una intercettazione. Da una parte oligarchi sfuggiti all’Interpol che finanziano il partito oggi maggioritario in Italia, dall’altra cittadini comuni che inseguono la democrazia leggendo la costituzione nelle piazze, distribuendo giornali, volantini e adesivi e comunicando via Telegram. Davide contro il gigante Golia, ma stavolta Davide è una giovane ragazza che vive a 100 km di distanza dalla capitale e che da poco si è avvicinata alla politica, nonostante il padre, come molti russi, veda in Putin il fautore di una stabilità che dopo gli anni Novanta sembrava impossibile da raggiungere. Sul concetto di “possibilità” la generazione di Olga Misik, Greta Thunberg, Malala Yousafszai e Emma González ha però molto da dire. 

E un primo schiaffo di “possibilità” Putin se lo è preso.

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Aria più pulita in Italia: successo per le norme anti-inquinamento degli ultimi 40 anni

People For Planet - Mer, 08/07/2019 - 12:00

Le norme anti-inquinamento applicate in Italia negli ultimi 40 anni hanno reso il cielo più limpido, soprattutto nelle aree storicamente più inquinate, come le grandi città e la Pianura padana. In tempi di allarme sul cambiamento climatico, sullo scioglimento dei ghiacciai e sul consumo di plastica che ha già danneggiato oceani e fauna, uno studio dell’Università Statale di Milano e del Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr) fa emergere un risultato di segno positivo per il nostro Paese. Per la prima volta è stata analizzata la visibilità orizzontale dell’atmosfera, scoprendo che la frequenza dei giorni con visibilità sopra i 10 o i 20 chilometri è aumentata negli ultimi quattro decenni in tutto il territorio, e in particolare nelle aree più popolate e inquinate. Qui “i giorni con visibilità superiore ai 10 chilometri sono cresciuti fino all’80%, mentre negli anni ’80 erano meno del 50%”, sottolinea Maurizio Maugeri, docente di fisica dell’atmosfera all’Università di Milano.

Lo studio ha analizzato i dati raccolti tra il 1951 e il 2017 relativi a una variabile meteorologica che non era mai stata studiata in modo esaustivo in Italia, cioè la visibilità orizzontale in atmosfera, molto condizionata dall’inquinamento atmosferico e cruciale in diversi ambiti, come il traffico aereo. I risultati, pubblicati sulla rivista Atmospheric Environment, “confermano una trasformazione che è sotto gli occhi di tutti, ed è già evidente a chi presta un minimo di attenzione alla natura -, commenta Maugeri -. Faccio l’esempio della mia città, Saronno, che si trova a 30 chilometri dalle montagne: negli anni ’80 vedere le loro cime era considerato un evento, mentre oggi capita sempre più spesso”. Questi numeri secondo l’esperto rivelano “il grande successo che si è avuto in Italia sul fronte della lotta all’inquinamento atmosferico. Tuttavia, non dobbiamo scordare che si può e si deve fare di più per completare il percorso di risanamento”.

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