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Jacopo Fo srl
Loc. S.Cristina, 53
06020 Gubbio (PG)
Iscritta presso il registro delle imprese di Perugia con numero di iscrizione 01956540544
Capitale sociale interamente versato: Euro 119.000,00;
A New York un gruppo di attivisti ha dipinto una pista ciclabile sulla strada Bedford Avenue a Brooklyn.
La pista era stata recentemente cancellata dall'amministrazione cittadina per fare posto a nuovi parcheggi.
Rischiano una denuncia ma hanno fatto un magnifico lavoro in una sola notte, ottimo requisito per vincere le gare d'appalto pubbliche. (Fonte: Yeslife) fonte immagine
Il primo passo verso il miglioramento della condizione di una persona e' una valutazione realistica dei fatti.
Prendiamo le relazioni con gli altri esseri umani.
Ci sono dei problemi di relazione con gli altri.
Ma, diciamoci la verita', a volte non e' che hai problemi di relazione con gli altri esseri umani.
E’ che non vuoi nessuna relazione con gli esseri umani.
Conoscere la gente comporta il rischio di affezionarsi. Si diventa amici, magari amanti, poi si fanno male, muoiono o diventano dei sabotatori della tua perfetta esistenza. E tu soffri.
Percheccazzo devo avere rapporti sociali? Fottetevi.
Lo stesso vale per tutte le teorie spiritualiste e le scuole di psicologia e psicanalisi, pensiero positivo e mantra tibetani.
Mica me l’ha ordinato il medico di LAVORARE SU DI ME.
Perche' devo stare li' a migliore il mio stile di vita?
Non sarebbe meglio ammettere che vivere e' una gran rottura di coglioni e l’anestesia totale e' meglio?
Quello dice: “Allora suicidati!” e perche' mai? Suicidarsi e' sgradevole e doloroso. E io sono fedele al principio: non far tu quel che puoi lasciar fare a qualcun altro.
Ci sono dei giorni che io preferisco semplicemente praticare l’anestesia totale. Mi immergo in un videogame, in un lavoro vorticoso, ammazzo il tempo anziche' viverlo. Prima lo inganno e poi l’ammazzo. E’ una bella rivincita anche. Non vivo, senza la scomodita' di uccidermi. Frego la vita.
Diciamoci la verita', tanto non ci sente nessuno…
Ogni tanto io mi sento proprio cosi'. Non sempre ma ogni tanto si'.
A volte sono RISENTITO con il mondo che non mi vuol dare quello che e' giusto. Il mio diritto.
Sono risentito.
Incazzato, avvilito.
Ma tendo a far finta di niente. A non vedere che cerco una specie di vendetta contro tutto negandomi alla vita.
Me ne vado. Scappo. Mi nascondo.
Me ne sto per conto mio. Con la mia rabbia.
Un breve suicidio.
Poi mi tocca tornare a vivere.
IO PRATICO L’ANESTESIA
Come forma di protesta. Il mondo e' ingiusto? E io lo punisco smettendo di vivere attivamente. Mi infilo in un videogame e ci resto 6 ore di seguito senza respirare mai.
Anche tu pratichi l’anestesia ogni tanto?
Come fai?
Che tecnica usi?
Forse fai un uso compulsivo della politica?
Preferisci le donne nude?
Oppure lavori fino ad azzerarti la testa?
Giochi d’azzardo?
Rimugini?
Ti fai le seghe mentali?
Odi qualcuno?
Ti droghi?
Ti ubriachi?
Stai dentro la tua routine?
Prendi gli psicofarmaci?
Usi il Grande Fratello (bovinizza in poche puntate!)
Dai la caccia ai batteri sulle piastrelle del bagno? (li scovi col microscopio e poi li uccidi uno per uno con un un nanomartello, miracoli moderni delle nanotecnologie).
La societa' moderna ha inventato mirabolanti sistemi per uscire di scena. Puoi vivere passando da un Ipod a un PC a un Tv al plasma senza dover pensare o ascoltare le sensazioni del tuo corpo neppure un istante in tutta la giornata.
Il parametro dell’anestesia e' proprio questo: quanto tempo passo senza sentire quella scassacavoli della sensazione di vivere?
Sensazioni fisiche.
Sensazioni emotive.
Le sensazioni sono il nostro problema. Il bersaglio dell’anestesia.
Sono deluso, non ho voglia di niente. E soprattutto non voglio sentire quella sensazione sgradevole che mi attanaglia alla pancia, alla gola, alle ginocchia, all’inguine. Che mi attacca alle spalle, mi sorprende. NON VOGLIO.
Chiudo i contatti.
Base Terra, Base Terra addio, avete rotto le palle.
Addio.
Io me ne vado.
Astronave 317 adieu!
Me ne vo'.
Cuccatevi voi il Mare della Sfiga.
La Noia delle Muffe Mentali.
I Biechi Blu.
I Cucu' a molla.
Le donne con la colla.
La gente Pappa Molla.
L’Ingiustizia esistenziale.
Di essere nato maiale e morire sotto Natale.
Va tutto cosi' in fretta.
E sembra che non si muova niente.
Allora dico.
Sono proprio incazzato.
E ho tutte le mie ragioni.
E anche tu le tue.
Allora resto staccato dal mondo.
Pero' ogni tanto mi viene la voglia.
Una cosa pericolosa.
Mi dico: ma vaffanculo Jacopo, tanto sei vivo, non sei bravo a fare finta di essere morto.
Ce ne sono che ci riescono. Diciottenni lobotomizzati, ottantenni sclerotizzati, quarantenni impomatati con l’appretto nell’anima e il gel sui sentimenti.
Io invece, a volte, mi sembra quasi che potrei anche vivere.
Ascoltare fiumi di sensazioni, conoscere persone anche se so che non si tratta di immortali.
Creature transitorie.
Brevi sprazzi di individualita' nella misura esagerata del tempo. Devi conoscerli subito, domani chi lo sa se ci sono ancora.
Piuttosto che piangere i morti e sfuggire i vivi sarebbe meglio il contrario. Fiori di campo. Non durano quanto le piramidi.
Ma i giorni se li vivi tutti sono immensi. Dall’alba al tramonto, e anche un po’ di notte. E puoi trasformare ogni giorno in una vita intera. E vivere migliaia di vite.
Quel che 'sti stronzi non c’hanno detto a scuola e' che possiamo scegliere. Ogni mattina: vita o anestesia totale rimuginante.
Per anni ho pensato che mi alzavo di un certo umore o di un altro.
Una roba tipo che hai gli occhi azzurri o non li hai; non ci puoi fare niente. E anzi pensavo che fosse ingiusto agire contro il proprio umore. La propria fenomenologia interiore ha un diritto. La meteorologia dei sentimenti va rispettata, tu sei i tuoi sentimenti.
Partivo dalla constatazione che negare i propri sentimenti sia nascondersi qualche cosa. Fa male non ascoltare le sensazioni emotive.
Giusto.
Lo penso ancora.
Ma sto parlando di un altro aspetto della questione.
Mi alzo, sto male, ne prendo atto, dedico un quarto d’ora a osservare quanto sto male e a dirmi: ma quanto sto male. Magari posso cercare di comprendere sommariamente anche perche' sto cosi' male e fare un bell’elenco dei motivi. Se sto veramente male e ho veramente molti motivi di dolore da elencare posso anche passare 45 minuti a crogiolarmi nella contemplazione zen del mio dolore cosmico e della mia anima bambina schiaffeggiata dai marines.
Ma poi tocca decidere di alzarsi dal proprio brodo di merda. Sorridere. Anche se non ne hai voglia, dopo un po’ che sorridi il tuo cervello (che e' ‘nu poco fesso) si convince che tutto va bene e inizia a produrre ENDORFINE, meravigliose sostanze naturali che provocano un intenso rafforzamento di tutte le funzioni vitali organiche e danno una sensazione oserei dire piacevole.
Endorfine, dopamine, endocannabinoidi eccetera.
C’abbiamo tutta una farmacia dentro, fantastica.
Sto male?
Mi curo!
Piglio la pasticca.
Come faccio?
Mi metto a fare qualche cosa. Corro, rompo gli zebedei al mondo con un articolo, organizzo un gruppo d’acquisto, una festa, faccio sesso.
Poi sto meglio. Il difficile e' alzarsi. Riuscire a immaginare che nel giro di mezz’ora potresti stare gia' meglio, molto meglio.
Mi viene una specie di rabbia, perche' lo so che se mi muovo poi smetto di rimuginare, mi si alza il tasso di ossigeno nel sangue e la pelle diventa piu' luminosa. Mi fa rabbia di essere cosi' debole, che basta niente che subito mi sento quasi bene. E tutta l’indignazione, tutto il livore, tutto il malanimo, la delusione, la frustrazione puo' svanire da un momento all’altro come se non avesse nessuna importanza, nessuna sostanza.
Una parte di me vorrebbe lottare per proteggere il mio sacrosanto cattivo umore. Il mio livido disprezzo per la vita. Ho diritto di soffrire per questo mondo di cacca quanto voglio!
Vero.
Ma chi me lo fa fare?
E’ semplice stare un po’ meglio. Ci riesci subito. E appena stai un po’ meglio poi stai ancora meglio. Sei incazzato con lei, poi lei fa una certa cosa, che magari ti piace tanto, e passa tutto in un attimo. Ci vuol poco. E tu pero' sei un po’ arrabbiato constatando come lei abbia il potere assoluto sul tuo stato d’animo.
Mi viene voglia invece di usare questa fragilita' del mio malumore, questa evanescenza della musonita'.
Ho voglia di esplorare TERRITORI DELLA MIA ANIMA DOVE LE INCROSTAZIONI DI RABBIA FRANANO.
Questa e' la mia idea per il 2010.
Non farmi piu' fregare neanche un giorno dall’ANESTESIA TOTALE.
Oltrepassata la soglia dei 50 mi capita sempre di piu' di riflettere sulle persone e sui rapporti umani.
Al di la' del razionale, poi, ci sono frasi che buttate li' da emeriti sconosciuti mi fanno venire la pelle d’oca.
“Io voglio bene a tutti” per esempio, “Io amo l’umanita'”. Beh… io no. Io non voglio bene a tutti, voglio bene a qualcuno, che conosco, che fa parte della mia vita. E ne fa parte per mille motivi: perche' ho condiviso con questa persona pezzetti importanti del mio cammino, perche' mi ha detto una frase che ci stava proprio rispetto a quello che stavo vivendo e per mille altri motivi. Queste persone sono dentro la mia vita. A vari livelli, mica tutti nello stesso modo. Nel tronco del mio esistere, che conta tanti cerchi, il primo e' composto di coloro che chiamo “schiridu'” perche' definirli amici e' riduttivo: gli schiridu' sono i pezzi di te senza i quali la tua vita non ha piu' senso e per cui daresti tutto, esistenza compresa, sono l’Amore, quello che crea i legami, sono i Piccoli Principi che mi hanno addomesticato, e se uno schiridu' uccide una persona io penso a come salvarlo, a dove fuggire. Non mi importa della vittima, non la conoscevo. Io, poi, son fortunata, ho molti schiridu', piu' della maggioranza delle persone. Ma per tanti che siano si contano sulle dita di una mano.
Poi il secondo cerchio e' composto dagli amici, e cosi' via.
Ogni cerchio aggrega: persone che stimo, a cui voglio bene, con cui esco volentieri e passo del tempo piacevolmente.
Gli altri? Non mi interessano, non so chi siano, non li frequento. Non e' detto che alcuni di loro, che occasionalmente posso incontrare, non entrino nel mio tronco ma non li cerco, non ne sento il bisogno. Non mi gratifica piu' essere amata da tutti. Specie se questo “amore” lo devo poi pagare in tempo prezioso, discorsi che mi annoiano o ricatti morali.
Non voglio bene al primo stronzo, se e' vivo o morto non mi fa alcuna differenza, non voglio bene al cane dei vicini che abbaia giorno e notte, se muore mi fa un favore. Poi non uccido, che son pacifista, ma se posso ogni tanto caccio un urlo cosi' mi sfogo.
Non sopporto quelli che hanno figli piccoli e li fanno diventare i padroni della loro vita, che sarebbero poi cavoli loro se non fosse che quando vengono a trovarmi pensano che il piccolo mostro debba anche essere padrone della mia.
Trovo di una noia mortale chiunque pensi che perche' sei una persona gentile ti puo' raccontare tutta la sua vita partendo dalla mamma incinta, o quelli che iniziano il discorso dicendo “Tu mi capisci…”. No, io non capisco un cazzo, mi devi spiegare bene e comunque non e' detto che mi interessino i tuoi problemi di coppia, a meno che non mi paghi per ascoltarli.
Detesto cordialmente chiunque non faccia domande chiare e precise: “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi” e' una canzone di Battisti, nel quotidiano questi arzigogoli mentali mi danno l’orticaria.
Provo una sana antipatia per chiunque pensi che visto che mi occupo di ecologia e sono di sinistra ogni problema o tiramento di culo di un gruppo di squinternati debba essere di mio interesse: “Ma come!!! Non fai una campagna per la salvaguardia del panda gigante?!?!” No, ho altro a cui pensare e se te ne occupi tu perche' me ne devo occupare pure io? “Ma come? Ma non sei ecologista?” Si', ok, ma posso fregarmene altamente del panda gigante, sono in tutto sei al mondo e si spende piu' per farli scopare che per dar da mangiare ai senzatetto.
Nel 1999 tenemmo ad Alcatraz un festival della comicoterapia, tra gli ospiti anche i bambini di strada di Bucarest, al tempo 6.000, che vivevano nel Canal, una sorta di sotterraneo della citta', sniffando colla per non sentire i morsi della fame. Pochi giorni dopo la fine del festival mi telefonarono da un’associazione: “Noi ci occupiamo dei cani randagi di Bucarest… e' un problema enorme, sa? Queste povere bestie sono abbandonate a se stesse…, non puo' non interessarle questo problema!!!” Grrrrrr.
Oppure quelli che ti dicono: “Ti mando due righe sul mio progetto” e ti inviano 1.253 pagine scritte a corpo 2 dove ti spiegano per filo e per segno una cosa che non ha niente a che fare con la tua attivita' e il tuo impegno, e l’hai pure gia' detto, ma insistono dicendo: “Cosi' ti fai un’idea…” e dopo 20 minuti ti richiamano per sapere se hai letto tutto e sei disposta a partecipare a un evento che coinvolgera' 12 persone in un paese dell’avellinese che ci metti sei giorni per arrivarci e non e' previsto il rimborso spese e se lo chiedi si offendono pure, perche' per la causa questo ed altro.
Ma alla causa ci dedico l’intera giornata, e' il mio lavoro! Mica come te che lavori alla Nestle' e poi per pulirti la coscienza fai il volontario dei miei santissimi.
E non sopporto, in assoluto, quelli che accampano scuse per qualsiasi cosa. Specie in ambito lavorativo. Non ci sono scuse. Ma mai. Se devi fare un lavoro o rispettare un impegno, le scuse stanno semplicemente a zero. Se abbiamo un appuntamento e arrivi in ritardo senza avvisarmi non ci sono scuse, e anche se mi avvisi deve essere successo che a casa tua c’e' stata un’invasione di extraterrestri altrimenti, anche in quel caso, non ci sono scuse.
Ho lavorato per un periodo in una casa editrice a Bologna e traducevamo testi. Per trovare i traduttori facevamo dei test, mandavamo un brano inglese e ci tornava tradotto in italiano. Molti erano decisamente da buttare e un giorno in cui ero particolarmente in vena di fare la “buona maestra” decisi di chiamare due ragazze che avevano fatto delle traduzioni tremende per spiegare loro che cosi' no, in cosa avevano sbagliato. La prima mi rispose: “Sai ho solo 27 anni e non sono esperta, poi mi pare che alcuni paragrafi andassero bene…” e la seconda “Si', hai ragione ma sai… ho fatto la traduzione senza vocabolario”. Senza vocabolario?!?!?! Ma perche' senza vocabolario? Te l’aveva mangiato il gatto? E poi a 27 anni c’e' chi ha scalato le montagne… e c’era qualche paragrafo giusto? Ma si presuppone che un traduttore faccia tutto bene!
Da allora decisi che le spiegazioni per le traduzioni non accettate me le tenevo per me.
Un amico mi raccontava dell’infanzia in un paese dell’Africa. Mi diceva che i bimbi iniziano a occuparsi di pecore a 3 anni, e devono stare molto attenti a non perderle perche' producono il latte per tutti, fanno la differenza tra la vita e la morte di una famiglia.
Mi raccontava che quando si perdeva una pecora il bimbo non tornava a casa fino a che non l’avesse trovata, non importa che ora fosse, doveva riportare a casa tutte le pecore. Quando arrivava a casa la madre senza dire una parola contava le pecore e, se c’erano tutte, metteva davanti al bimbo il piatto con la cena. Semplice: il bimbo aveva fatto il suo lavoro e la madre aveva cucinato il cibo. Il rapporto e' chiaro, trasparente, privo di ogni pastoia emotiva.
Cosa succede se il bimbo perde la pecora e proprio non la ritrova? chiesi. La deve ricomprare, mi rispose, e andra' in giro per il villaggio a cercare mille lavoretti che fara' dopo avere accudito al gregge, per raggranellare i soldi per la pecora. E quando sara' riuscito a ricomprarla arrivera' a casa, la madre contera' le pecore e senza dire una parola mettera' davanti al bimbo il piatto con la cena,
E il bimbo non si aspetta parole di elogio dalla madre, perche' lui ha risolto il proprio problema, SUO di lui, non era di nessun altro e nessun altro poteva e doveva risolverglielo. Cosi' impara che i problemi hanno sempre una soluzione. E che lui e' in grado di risolvere i propri problemi.
Lo stesso amico mi raccontava che in questo paese cosi' povero un giorno arrivarono alcuni bianchi che facevano parte di un’organizzazione umanitaria. Chiesero ai bambini di partecipare a classi in cambio di cibo e altre cose. Quando i bimbi arrivavano al centro una signora dell’organizzazione faceva ampi sorrisi dicendo: “Ma che bello! Ma bravo!” e i bambini la guardavano molto perplessi: lo facevano per loro, per ricevere quanto promesso, e sembrava lo facessero per lei… questo li mandava in confusione… perche' questa donna li ringraziava per avere svolto il loro lavoro? Dare e avere, una regola chiara, perdeva di senso e cosi' creava una grande confusione.
La gratificazione… che parola assurda quando viene richiesta ad altri. La gratificazione ognuno la trova dentro se stesso, perche' in quel momento, per quella cosa, abbiamo fatto quello che dovevamo fare, quella che era la nostra responsabilita', e abbiamo risolto i problemi che ci si presentavano. A che eta' si smette di chiedere alla mamma: “Sono stato bravo?”
Vi posso assicurare che a quei bambini una frase del genere non passa neanche per l’anticamera del cervello: che va tutto bene lo capiscono da soli quando contando le pecore vedono che ci sono tutte.
Boh, ripeto, sara' l’eta' e la saggezza che ne consegue ma ormai ho capito da tempo che amare tutti significa semplicemente amare nessuno e i cuoricini e le dichiarazioni mielose mi mandano in travaso il serbatoio della retorica.
Questo non significa che vada in giro con il kalashnikov, sono una persona gentile e sorrido spesso, anche se devo ammettere che, prima del caffe' della mattina, non sono esattamente cordialissima.
Scusatemi, ma a me il buonismo fa venire la congiuntivite, e nel 2010 ci voglio vedere chiaro.
Riflettendo a lungo e mobilitando a fondo i miei vispi neuroni mi son chiesto cosa chiedere a Gesu' Bambino a Natale.
Di cosa avremmo bisogno?
Cioe', dovendo scegliere un solo desiderio, come nelle favole, cosa sceglieresti?
Beh, oggi mi sento molto umanista, forse perche' siamo sotto la neve, e mi sono impegnato a pensare a qualche cosa di utilita' per tutti.
Cosa vorrei?
UN PO’ DI METODO!
Mi sono persuaso che il problema non sono i signori calvi con un grande pisello che non sta mai tranquillo.
Non sono i complotti planetari degli illuminati e neanche l’inquinamento.
Quel che ancora non si e' affermato e' un metodo sensato per affrontare i problemi.
Da anni ormai esimi scienziati e filosofi battono su questo punto: l’umanita' vive molti drammi per un errore metodologico profondamente radicato.
Cosa fai se tuo figlio ti crea dei problemi?
Lo sgridi? Gli fai la predica?
Lo punisci?
Perche' lo fai? Hai avuto anche tu 14 anni e sai benissimo che nessuna di queste azioni e' utile. “Mio padre mi puniva, io invece saro' democratico e spieghero' gentilmente a mio figlio che sbaglia.”
Non ti viene in mente che non basta migliorare un metodo che e' completamente sbagliato.
Una relazione, qualunque relazione, si misura in termini di ESPERIENZA COMUNE. Le persone si amano, coltivano sentimenti di amicizia e di solidarieta' se nella relazione vivono esperienze comuni.
Ora quanta esperienza comune c’e' tra genitori e figli?
Quanto tempo si gioca insieme? Quanto tempo si chiacchiera (fare le prediche e criticare sono due cose diverse dal chiacchierare amichevole), che avventure si vivono assieme?
Gli adolescenti hanno bisogno di esperienze intense per crescere, per sognare positivamente la loro vita futura.
Hanno bisogno di dare un senso alla loro vita.
Compito dei genitori dovrebbe essere quello di condividere esperienze positive e emozionanti con i figli. Passare una notte nella foresta, dipingere una grande parete, curare i fiori, riparare la moto, andare a un concerto.
Se ci sono problemi con un adolescente, si dovrebbe dedicare un minuto a dire cosa non va. Poi bisognerebbe dedicare molte ore a qualche cosa di appassionante.
Ma quanti genitori hanno tempo di farlo?
Quanti sono disposti a credere che e' meglio NON occuparsi del figlio che va male a scuola, minacciandolo, e dedicarsi invece a vivere con lui esperienze appassionanti?
Gia' sento qualcuno che dice: “Ma cosa c’entra portarlo di notte nel bosco se non studia.”
Posso citare un esempio. Ho lavorato per anni con i tossicodipendenti e ho visto i metodi usati dai genitori per far ragionare i figli. Metodi autoritari, metodi gentili, violenti, colpevolizzanti. Nessuno di questi metodi aveva dato qualche risultato. I figli si bucavano e le famiglie erano distrutte. A volte anche economicamente.
So solo di una madre che ha ottenuto un risultato stabile e immediato.
Ha scoperto alla mattina che lui si faceva le pere e alla sera erano sopra un aereo diretto in Amazzonia. Hanno passato 4 anni insieme a girare deserti, giungle e vette di montagne. Tutti posti dove se il ragazzo dice: “mi faccio un giro” puoi stare sereno che il primo spacciatore e' a 500 chilometri.
La madre ha affittato l’appartamento che avevano a Milano e con quei soldi hanno vissuto alla grande. Anche perche' nella foresta e' difficile spendere piu' di un paio di euro al giorno per mangiare e dormire e' gratis.
Quando sono tornati dopo 4 anni il ragazzo non aveva piu' nessuna intenzione di drogarsi. Aveva combattuto contro i coccodrilli bianchi del Sahara e aveva visto i piranha mangiarsi un toro. L’eroina non gli sembrava piu' tanto interessante.
Credo che lo stesso ragionamento lo si possa fare in politica.
Le manifestazioni, le chiacchiere sui capelli del mostro di Milano2, le sue donne, le loro tette e i suoi processi, sono senz’altro giuste. Ma sono utili quanto una predica: poco.
La situazione italiana non cambia se le persone non cambiano modo di ragionare e questo puo' succedere solo se ci sono cambiamenti nel loro modo di vivere.
In questo momento solo una parte minima del movimento progressista ha capito che non servono le prediche ma ESPERIENZE COMUNI.
I gruppi di acquisto solidali, i negozi equi, le cooperative sociali, le imprese ecologiche che permettono ai cittadini di produrre la loro elettricita' stanno cambiando gli italiani perche' coinvolgono direttamente le persone in modalita' di vita diversa, di economia diversa, fanno sperimentare prodotti migliori, sapori piu' intensi e un modo di spendere e consumare che ruota intorno alla convivialita', alla socializzazione e induce naturalmente a stili di vita e di pensiero diversi, antagonisti al sistema del dolore, dello shopping e della solitudine.
Un’altra questione metodologica essenziale riguarda il modo di organizzarsi. E’ chiaro che se vuoi concludere qualche cosa devi creare un sistema di coesione e coordinamento nazionale delle iniziative. Ma e' anche chiaro che il “sistema partito” genera spontaneamente ogni sorta di gruppi di potere che fisiologicamente sono portati a competere e farsi guerra invece che a collaborare.
Inoltre il “sistema partito” e' strutturalmente indirizzato a creare un sistema leaderistico e al contempo incoraggia i militanti a fidarsi dei capi e a delegare la fatica di trovare le soluzioni ai problemi.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Ma come e' possibile organizzarsi senza creare leader, militanti che delegano e linee politiche confezionate dai vertici e approvate dalla base?
Anche in questo caso in realta' gli esempi non mancano.
La manifestazione del B-Day del 5 dicembre e' stata un successo.
Ma anche l’esperienza dei gruppi di acquisto ci insegna che e' possibile organizzare azioni molto complesse praticando un tipo di organizzazione orizzontale. Linux, il programma per gestire i computer, e' stato realizzato da migliaia di volontari che hanno lavorato insieme utilizzando sistemi avanzati di gestione di community.
E, modestamente, anche la nostra esperienza di costruzione di 200 impianti fotovoltaici, diffusione di centinaia di migliaia di riduttori del flusso dell’acqua e altri aggeggi ecologici, e' un esempio funzionante di organizzazione orizzontale, con piu' di 50 aziende che collaborano con decine di professionisti e associazioni, in modo paritario.
Forse ti sei accorto che in certi momenti fai qualche cosa di preciso per tirarti su di morale.
Un ragionamento, un’immagine, ricordarsi di un certo stato d’animo. C’e' chi pensa “ce la posso fare”, chi si rassicura con un “non mi prenderanno mai”.
Non so cosa ma anche tu probabilmente fai qualche cosa per galleggiare quando la merda esistenziale ti travolge provocandoti dolori intestinali, sciatalgie, crampi, emicranie cistiti ed emorroidi esplosive, sulle quali ho esperienze che potrei raccontarti provocandoti visioni raccapriccianti (spero che apprezzi il fatto che evito di entrare in particolari).
Ognuno si inventa sistemi diversi per fronteggiare la caduta dei tassi di vivibilita', quando scoppiano le bolle speculative durante le quali le tue quotazioni salgono inspiegabilmente (e poi crollano altrettanto misteriosamente).
Anche tu suppongo avrai il tuo sistema anche se magari non ci hai fatto caso… Sono cose di cui non si parla a scuola e generalmente neppure altrove.
Cosa fai?
Non ti viene in mente niente?
Qualcosa, credo, tu la faccia sicuramente per innalzare il tuo personale vessillo della voglia di vivere. A meno che tu non sia un depresso totale. Ma sospetto che anche i depressi totali facciano qualche cosa per non suicidarsi senno' sarebbero tutti morti e sepolti da un pezzo.
Alcune persone custodiscono ricordi dolcissimi che tirano fuori quando si sentono a terra. Altri si mettono a scrivere, vanno in palestra, corrono, dipingono, curano l’orto, si fanno una passeggiata con il cane, giocano con i bambini, vanno a ballare oppure si guardano un film comico. Oppure fanno sesso con la nazionale di calcio congolese.
Altri si mettono d’impegno a parlare male di qualcuno, a volte di tutti, a volte solo di Berlusconi, oppure si lanciano a elencare nei dettagli tutti i momenti piu' dolorosi della loro esperienza terrena arricchendoli con dovizia di particolari terribilmente lancinanti di modo da far star male, fisicamente, i loro interlocutori. Questi ultimi due sistemi hanno parecchie controindicazioni per via che elencando le brutture degli altri e i propri momenti piu' terribili si ottiene una visione del mondo sempre piu' nera e senza speranze. Il che alla lunga scogliona il sistema immunitario che dice: “Va beh, ma allora se la vita e' cosi' una merda e sono tutti cosi' stronzi cosa ti tengo vivo a fare?”
Ma anche se questi sistemi hanno notevoli controindicazioni sono comunque modalita' efficienti utilizzabili allo scopo di anestetizzare la sensazione che la vita non abbia alcun senso e che non sia un’esperienza capace di galvanizzare le ghiandole del divertimento.
In questo articolo vorrei portare la tua attenzione su alcune modalita' semplici per trovare il modo migliore per te di tirarti su il morale.
Credo che diventare coscienti di questo particolare aspetto della propria personalita' sia un passaggio epocale per la nostra esperienza terrestre.
Circa 3 ore fa questa coscienza, la particolare coscienza del mio particolare modo perfetto per tirarmi su il morale, e' esplosa nella mia mente apparendomi finalmente chiara in modo cristallino.
Eureka! disse qualcuno (Aristide? Aristotele? Archimede Pitagorico? Pitagora? Paperoga?).
A volte la differenza tra successo e insuccesso sta nelle informazioni. Non è una novità che sapere è potere. www.adomandarisponde.it è un sito che offre informazioni strane e curiose sugli argomenti più svariati. Ma mette a disposizione anche un servizio essenziale che ancora nessuno offriva in Italia: un gruppo di specialisti e esperti capace di fornire consulenze affidabili a prezzi onesti.
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Oltre a quesiti legali e tecnici adomandarisponde.it offre anche ricerche giornalistiche.
Ma il servizio è disponibile in vari settori, ad esempio puoi avvalertene per trovare la migliore occasione disponibile in rete per un'auto o un elettrodomestico, oppure avere l'indirizzo di uno specialista in geotermia che sappia fare il suo lavoro.
In questi casi il meccanismo è completamente diverso dai servizi classici che vendono informazioni, come il 12.40 o il 12.88. Quando telefoni e chiedi a questa gente il telefono di un ristorante o di un idraulico in una certa zona ti segnalano solo le ditte che hanno pagato per essere segnalate. Adomandarisponde.it invece ti segnala tutte le aziende e quando è in grado di farlo ti fornisce anche precise referenze sulla qualità dei professionisti.
Insomma da oggi se devi assolutamente sapere qualche cosa sai a chi rivolgerti.
Ieri sera ho partecipato a una riunione con 16 rappresentanti di diversi gruppi e associazioni, erano presenti (in teleconferenza) alcuni Amici di Grillo, ex comunisti, ecologisti e gente etica che vuol cambiare il mondo. Argomento: come si fa a unirsi nel movimento? Dopo 3 ore di discussione ho dovuto dire: ragazzi io mi ritiro così non si va da nessuna parte. Un bel disastro che mi ha fatto capire che l’idea di realizzare un PATTO alla francese da noi è molto lontana. Mancano proprio i presupposti. Questa riunione è stata molto utile proprio per misurare la distanza iniziale che ci separa. La cosa divertente è che condividiamo perfettamente gli obiettivi del nostro fare politico. Siamo d’accordo su tutto. Ma unirsi risulta impossibile. Ne ho tratto un breve manuale di come riuscire a restare divisi facendo un grande regalo a Berlusconi e alla casta politica. 1.Disprezzare le persone con le quali si vuole unirsi. Una persona ha iniziato il suo intervento dicendo che Grillo è un manipolatore e che il suo braccio destro Casaleggio è interessato solo ai soldi (“Me lo ha detto uno che lo conosce”). Io credo al contrario che Beppe Grillo sia un eroe. Uno che ha avuto un coraggio che è rarissimo e una capacità straordinaria di creare un movimento. E credo che Casaleggio sia un genio che ha saputo inventarsi con quattro soldi un sistema di comunicazione che raggiunge milioni di persone e fa cultura; e che se era interessato ai soldi, con la testa che ha, poteva fare ben altro, guadagnarci 100 volte di più e avere meno rotture di coglioni. Io stimo enormemente Grillo, credo che lui abbia una sua straordinaria specificità. Io non voglio cambiare Grillo. Io penso che lui abbia creato una grande comunità, diversa da quella che si riconosce in Banca Etica, nei Verdi, nelle Liste Civiche, nel Movimento della Decrescita Felice, nel Movimento di Transizione, nella Repubblica di Alcatraz e nei mille gruppi locali o che si occupano di questioni specifiche. Io amo tutta questa gente. Io credo in loro. Io voglio unirli perché penso che sia necessario mettere insieme tutte le nostre tribù per far nascere un grande popolo ribelle. 2. Iniziare con un bel discorso politico. Pare incredibile ma c’è ancora gente che crede sia necessario spiegarti che il capitalismo è malvagio e i politici corrotti quando ci si incontra in 17, in un posto privato come una teleconferenza, solo tra persone che fanno politica attiva nel Movimento da anni. A sentire un bel pippone rivoluzionario di dieci minuti ti viene da metterti a soppesare le parole una per una tipo: un bel modo per dedicarsi a spaccare il capello in 4 invece di parlare di quello che vogliamo fare. E poi che senso ha? Ancora non si è capito che le ragioni politiche e emotive del nostro impegno sono diverse e piene di sfaccettature? Ancora si pensa che dobbiamo essere d’accordo sui punti e sulle virgole prima di metterci a lavorare insieme? 3. Partire dal programma. Ieri sera una persona ha prima di tutto presentato un programma in 4 punti: Togliere alle banche il potere di stampare denaro, libertà economica e di informazione, democrazia diretta, una vera class action. Cioè quattro punti di programma strategici. Li condivido. Ma la mia sensibilità mi suggerisce che in un programma vorrei anche l’abolizione del segreto bancario internazionale e un po’ di ecologia. Il mio amico Paolo, che è bellissimo e gay, dice che vorrebbe anche un accenno alla liberazione sessuale. Anche quella è essenziale. E Giovanna, ne sono certo, chiederebbe un drastico cambiamento nel modo di partorire delle donne imposto dalle Asl e nei programmi educativi degli asili e delle scuole. Se si vuole unirsi NON BISOGNA PARTIRE DAL PROGRAMMA PER CAMBIARE IL MONDO! Bisogna trovare obiettivi concreti, realizzabili in tempi brevissimi comprensibili e condivisibili dal 99% degli italiani. Partire dal programma strategico è devastante. (Dei 4 punti di programma proposti ieri sera solo la Class Action è un reale obiettivo potenzialmente realizzabile subito.) 4. Partire dal metodo. Ieri sera una persona ha detto una cosa che condivido: il problema non è Grillo o non Grillo, il problema è quello di costruire un metodo democratico, un modo di far funzionare il dibattito in modo condiviso. Bellissimo. Poi ha detto: abbiamo un professore universitario che ha sintetizzato questo metodo democratico e bisogna che tutto il Movimento lo adotti, facciamo una serie di corsi per tutti, quando tutti avranno imparato a discutere in modo democratico avremo la democrazia interna al Movimento e potremo cambiare l’Italia. Sbagliato. Perché se si inizia a discutere su come discutere in modo democratico vengono fuori subito 12 idee diverse su come fare. E’ un meccanismo insito nella democrazia: l’essere umano differenzia le sue idee. Neanche sul metodo di discussione funziona il pensiero unico. Se il metodo democratico di tipo A diventa la discriminante per unirsi avremo alle prossime elezioni lo schieramento che pratica al suo interno il metodo democratico A e lo schieramento che pratica il metodo B. 5. Partire dalla formazione. E’ giustissimo. La formazione è essenziale. Ma se dopo 40 anni che faccio politica un compagno si rivolge a me dicendomi: “Devo incontrarti di persona per spiegarti perché la democrazia diretta è tutto.” Mi viene da pensare che mi trovo davanti a un maniaco della scuola quadri. Quella che ho frequentato dal 71 al 74. Una cosa bestiale. E tutta la mia anima ribelle mi dice di fuggire perché sono di fronte a un uomo capace di leggermi tutto il Capitale di Carl Marx senza cambiare neppure per un istante il tono della voce. E non ho voglia di fare nessun Patto Unitario con lui. 6. Fregarsene dei risultati. Ieri sera una persona ha detto: “Non mi importa se alla fine raggiungiamo il 16% oppure il 3%, l’importante e che siamo coerenti.” Anche io voglio essere coerente. Ma voglio anche cambiare l’Italia. Non mi interessa se il giorno della mia morte posso dire: “C’ho provato ma gli altri erano tanto cattivi… Solo io avevo capito tutto ma non mi hanno ascoltato.” Io voglio morire potendo dire: “Questo mondo è migliore di come l’ho trovato”. Quindi la prima domanda che mi faccio è: cosa è possibile ottenere realmente oggi? Su quale obiettivo positivo posso trovare milioni di persone d’accordo? Non parto da quel che è teoricamente più giusto. La lotta politica è come il gioco delle bacchette cinesi: devi togliere prima la bacchetta che sta sopra, anche se vale poco. Io parto cercando di realizzare il primo risultato utile realmente ottenibile. Un piccolo successo, una piccola gratificazione, ti viene voglia di andare avanti e ti poni obiettivi più ambiziosi. E coltivi l’unità! 7. Decidere adesso che il PD non cambierà mai. Io non penso che il Partito Democratico sia una ghenga di venduti, ladri e traditori. Io conosco gente di grande valore e onestà che milita nel PD. Io voglio permettermi di immaginare che sia in corso un processo di crescita della società civile italiana; credo che si stia lentamente colmando un divario rispetto a paesi come la Danimarca, dove politici ladri come in Italia non se ne trovano. Quindi amo la parte sana del PD, e voglio dialogare. Voglio favorire il suo rinnovamento per avere domani un alleato migliore. Quindi lavoro per l’unità. Credo che se esistesse un movimento grande, unito su pochi obiettivi essenziali di buon senso, realmente realizzabili subito e condivisi, anche il PD dovrebbe fare i conti con questi obiettivi. E spero che un giorno sapremo esprimere una volontà di collaborazione e cooperazione anche con il PD. Ovviamente questo non sarà possibile fino a quando il PD non rinuncerà a candidare personaggi inquisiti, fino a quando non rinuncerà alle sue aree grige di rapporti con faccendieri, inciucisti, collusi e magnaccia. Ma io credo che il PD dovrà fare grandi scelte alla svelta se vuole esistere ancora fra 12 mesi. E credo che prima o poi ci sarà di nuovo una coalizione progressista al governo in Italia. Io lavoro per questo. Battere le destre e togliere dal potere chi è direttamente parte di un colossale malaffare e conflitto d’interessi che ci avvelena. Io, comunque non credo che Prodi e Berlusconi siano uguali precisi identici. Io comunque preferivo Prodi di gran lunga. E lo preferivano anche le migliaia di famiglie che ora stanno assaggiando gli effetti di uno stile di governo demenziale, tragico e strafottente. 8. Non avere nessuna fiducia nel Movimento. Io credo nel progresso. Come Marx credo che esista una forza positiva, oggettiva, che spinge la storia verso il meglio. L’intelligenza dei popoli. Credo che ora l’unità non sia matura. Ma credo che il percorso sia irrinunciabile. Abbiamo internet, abbiamo la voglia di unirci, abbiamo la necessità di farlo. Troveremo 100 modi di collaborare, 100 modi di creare democrazia e partecipazione diretta, pochi obiettivi semplici e la volontà di realizzarli. Noi vinceremo. Se non siamo completamente pirla vinceremo perché abbiamo la storia dalla nostra parte. Il mondo migliora costantemente e gli stronzi sono una specie in via di estinzione
Rompiamo gli indugi! Salviamo il pianeta! Agitiamo l’acqua quieta. Dipingiamo la pineta. Chi siamo? Siam la teppaglia pezzente, che con i sogni si diverte. La più grande confraternita d’Europa di artisti visionari si sta costituendo, il 13-15 novembre ci raduneremo nella Libera Repubblica di Alcatraz e sposteremo il pianeta Terra di 15 centimetri in direzione di Andromeda. Così miglioreremo l’arieggiamento e scongiureremo il rischio che nel 2012 ci scoppi il pianeta sotto il culo. Un lavoro duro ma necessario! La Battaglia per l’Arte è la battaglia decisiva, l’unica che sia veramente importante. L’unica che cambia le carte in tavola perché è l’unica capace di convertire gli stati d’animo, presupposto per far scivolare via i vecchi punti di vista che ci incatenano le orecchie ai lati della testa, mentre potrebbero benissimo volare felici (le orecchie, sì, le orecchie!) e trasmetterci conversazioni relativamente lontane grazie a un semplice blu tut (che tra parentesi non è per niente blu e neanche tut). Siamo i volontari dello stupore, i congiurati dell’ironia. Non ci trovate nelle gallerie d’arte perché non siamo ancora morti. LA BATTAGLIA PER L’ARTE è una fabbrica creativa, un laboratorio onirico, un incidente di percorso. LA BATTAGLIA PER L’ARTE è un’ispirazione avvincente, un percorso sinuoso, un modo elegante per diminuire il peso delle bruttezze del mondo. Noi ci occupiamo di aumentare la parte bella, amorevole e emozionante. La tristezza è la malattia. Noi siamo la cura. L’ha detto Swarzeneger ma nessuno gli ha creduto perché non c’aveva il fisico. Stiamo realizzando Il Giardino Incantato, a Alcatraz. Abbiamo già costruito grandi statue dipinte, giardini di pietre affrescate, un’auto coperta di carta pesta, 23 sedie decorate appese agli alberi nel bosco, cataste di sassi inquietanti, grandi dipinti sulle pareti esterne delle case, la pista per biglie in cemento armato più grande d’Europa e abbiamo dipinto con lo smalto e pennellini molto sottili 20 mila formiche nere. Una cosa molto concettuale: versetti della Bibbia in calligrafia gotica. Elegante e sobrio. Ora lanciamo una grande proposta. Costituire un gruppo permanente di artisti morbidamente pericolosi. Un gruppo virtuale. Stiamo costruendo un percorso di immagini, si passa da una foto all’altra ciccando sul lato della foto. Un mondo BIDIMENSIONALE. Così offriamo un tour digitale dentro Alcatraz, ma poi da una foto della Torre, clicchi e finisci ad esempio tra le sculture all’aperto che Rolf ha messo insieme a Galgata (http://www.galgata.net/), vicino a Gubbio, e di lì zompi magari nel museo all’aperto di val di Sella. Ogni sito diventa un ingresso a questo museo informatico. Una cosa da far perdere il controllo a un pubblicitario! Così concettuale che i critici d’arte se ne vengono nei pantaloni senza neanche toccarsi. Si crea un mondo artistico virtuale interconnesso, come se fosse un solo luogo. D’altra parte vogliamo sviluppare il lavoro di gruppo. Ci piace. Vogliamo trovare valenti professionisti e divertirci insieme a inventare macchine, carri allegorici, sculture, moquettes, magliette, tazze, piastrelle, mosaici, maglioni, credenze, scrivanie, metasedie, torri babilonesi in kit di montaggio. Cerchiamo artisti del legno, del ferro, della cucitrice, del katerpillar. Abbiamo già creato una fabbrica concreta, che produce, che vende, che accetta commissioni da realizzare, che gestisce il lavoro come un’insieme di botteghe medioevali. Una rete di professionisti che vogliono giocare alla creatività ma anche realizzare oggetti solidi e economicamente plausibili. Adesso vogliamo trasformare il nostro LABORATORIO, in un orda di KILLER DELLA NOIA. LA BATTAGLIA PER L’ARTE è cominciata. Niente è più importante. (quest’ultima frase la dobbiamo a Friedl Dikers-Brandeis, pittrice che venne deportata a Therensiestadt, perché ebrea. Una donna strana che prima di passare attraverso la camera a gas, ottenne dal direttore del campo di sterminio carta, colori e pennelli per poter insegnare ai bambini condannati a morte a dipingere. Due sue allieve sopravvissero diventando eccellenti pittrici.) http://www.artnet.com/magazine/news/ntm4/Images/ntm9-1-9.jpg Friedl Dicker-Brandeis Untitled (Anti Capitalist Poster) ca. 1931-35 photo collage (reproduction) Collection of The Simon Wiesenthal Center, Los Angeles
Ecco il video della presentazione del libro scritto con Michele Dotti e edito dalla EMI (edizioni missionarie).
La percezione del peggioramento della società è un espediente demagogico e un effetto del catastrofismo che fa vendere i giornali.
I dati reali ci dicono che stiamo riuscendo a migliorare il mondo, costantemente da millenni.
Ascesso paradontale. Merda! Un male cane e una settimana ad antidolorifici chimici rincoglionenti (che Dio li benedica!).
Vado dal mio dentista che è un ex fascista riumanizzato ma non mi ha mai fatto male (che Dio lo benedica!) e mi dice: “Cazzi acidi, qui la radice del dente ricoperto e' andata, tocca fare una bella implantologia ossea!”
(Da un certo punto di vista resta fascista e ha la sensibilita' psicologica di un elefante, pero' ha un cuore d’oro e la mano che non gli trema, il che, se devi scegliere un dentista, e' meglio. Per inciso, per la masturbazione la mano tremante ha i suoi pregi)
E mi casca addosso una depressione avvilente tipo “mondo che cade giu'” (e tu stai sotto). Cazzo, ho 54 anni, se vivevo nel 1800 statisticamente ero gia' morto da 10 anni. Miracoli della modernita', adesso ho davanti (statisticamente) una trentina di annate di straziante decadimento del mio meraviglioso corpaccione.
Mi viene quella tremenda sensazione da contemplazione della tua fine ineluttabile. Niente piu' seni di donne, abbracci, fare il cretino sotto la pioggia.
Ma chiccazzo aveva il diritto di farmi uno scherzo cosi'?
Cazzo, lo so che non e' educato parlarti della mia morte futura, che poi ti viene in mente la tua morte futura, e magari ti deprimi anche tu. Pero', porco qui, porco la', tocca parlarne. E’ un gesto eroico che dobbiamo compiere, cazzo. La sinistra e' nella merda perche' non te ne parla mai. Dicono che fa perdere voti… Invece Veltroni…
Perche' non si deve mai parlare della morte?
Perche' secondo me c’e' un filo nero e puzzolente che lega il tabu' della morte al fatto che dopo la puntata sulla D’Addario di Annozero gli italiani non sono insorti, i vescovi non si sono incatenati davanti a Palazzo Grazioli e la sinistra e' ancora in coma (coi suoi furbetti che trafficano con le protesi a Bari, non fanno una gara d’appalto dal 2001 e trombano ragazzine con il seno, le labbra e gli zigomi gonfiati e poi vengono incriminati, e l’assessore Tedesco, incriminato, si dimette ma poi finisce in Parlamento (http://www.jacopofo.com/addario_anno_zero_santoro_travaglio_bocchino_rai).
Invece bisognerebbe ammettere che, nonostante che pensare alla morte sia decisamente fastidioso e rivoltante, e' anche utile. Ti da' una misura della grandiosita' della vita. Un istante per vedere l’energia cosmica materializzarti in un posto pieno di montagne, oceani e discariche, umane, mentali e pattumistiche. E dire: cazzo, ma ti rendi conto che son qua, forse solo fino a domani e posso perfino vedere Raffaella Carra' e scrivere su Facebook che la mia vicina di casa e' una stronza? Poi o ti deprimi oppure ti viene una voglia selvaggia di fare qualche cosa di grandioso.
La vita non ha senso. Tocca a te darglielo.
Un lavoro difficile e puzzolente. Penso ai miei ponti dentali che crollano, penso che ho davanti a me solo un certo tempo da vivere su questo cazzo di pianeta.
Comunque vedro' tramonti incendiati, amori travolgenti, ululati di tenerezza, piatti succulenti, musiche commoventi, colori assurdi, eventi impossibili.
E se sei fortunato vedi pure un nero diventare Presidente degli Stati Uniti d’America.
Che ancora nel 1999 era tra le 5 cose piu' impossibili del mondo insieme a una traversata di massa del Giordano a piedi, il Casa del Diavolo Football Club in serie A e la conversione del papa al Cristianesimo. Ma l’impossibile succede tutti i giorni.
Per questo vale comunque la pena di vivere.
Per questo e' cosi' scocciante morire.
E comunque c’e' una consolazione.
Neanche gli stronzi sono immortali!
Bene. Ho scritto un bel discorso. Adesso cerco di convincermi che e' proprio vero.
Fanculo.
Nessuno mi convincera' mai che morire e' una cosa da persone intelligenti.
Per fortuna siamo tutti un po’ stupidi.
Forse riusciremo a farlo.
Cosa?
Indovina
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