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Il Ministero della Cultura sottopone a tutela la “Civita” di Marsicovetere, riconosciuta di interesse culturale

CuoreBasilicata - Ven, 06/04/2021 - 18:47

La località individuata con il toponimo di “Civita” di Marsicovetere è stata proposta da storici ed eruditi quale bene da sottoporre a tutela per le importanti rilevanze storiche ed archeologiche. Una notizia più che positiva che l’amministrazione comunale ha commentato con grande entusiasmo e contentezza. “Con grande soddisfazione l’amministrazione comunale di Marsicovetere – ha riferito il primo cittadino, Marco Zipparri –  ha recepito il decreto del Segretariato Regionale del Ministero della Cultura (MIC) emanato lo scorso 01 aprile, con il quale la località “Civita” è stata riconosciuta di interesse culturale, particolarmente importante per i rilevanti aspetti archeologici, ai sensi degli articoli 10 comma 3 a), 13 e 14 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004 n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio)”.

Con il decreto, l’immobile è stato sottoposto, infatti, a tutela da parte del Mic (Ministero della Cultura). “Ringrazio – ha evidenziato ancora il sindaco –  il Ministero della Cultura ed il Segretariato regionale per la Basilicata, da esso dipendente, per la grande attenzione data al mio territorio”. Per il sindaco “si aggiungono tasselli importanti e preziosi nel percorso di valorizzazione e di promozione utili allo sviluppo del turismo, settore strategico per il futuro dei nostri comuni”. Lo scrittore, Giuseppe Antonini nella sua opera “La Lucania. Discorsi di Giuseppe Antonini Barone di S. Biase”, riporta la Civita come luogo dove sorgeva la “Vertina”, citata da Strabone tra i piccoli centri lucani insieme a “Grumentum” e “Calasarna”. Mentre Dinu Adamesteanu, fondatore dell’archeologia lucana, segnala le sue vestigia come possibile abitato fortificato indigeno lucano, ipotizzando un insediamento antico e medievale, in seguito spostatosi a Marsicovetere.

Le tracce del fossato hanno fatto ipotizzare i resti di un castello di vetta che trova confronti nei siti di Torre di Satriano e Santa Maria d’Irsi. Inoltre, la presenza nei dintorni dell’altura di una rete di evidenze archeologiche di IV-III secolo avanti Cristo, individuate dalla Soprintendenza durante le attività di archeologia preventiva, fa supporre che l’abitato fortificato della “Civita” fosse un vero e proprio central place durante l’età del ferro e in particolare nella fase ellenistico-lucana.  E ancora, sono presenti i ruderi di una chiesetta, forse a navata unica, con abside sul lato corto orientale, che i cittadini del luogo dicono dedicata a San Nicola per via del toponimo popolare dell’altura, ancora riconosciuta come Tuppo San Nicola, e la cui fondazione, secondo storici locali, sarebbe connessa alla presenza dei monaci italo-greci nel territorio. La chiesa doveva risultare presente già ai tempi dello storico Pacichelli, che menziona i resti di una chiesa sulla “Civita”, detta Santa Maria della “Civita”. Tradizionalmente in quest’area viene collocato il primo nucleo medievale di Marsicovetere, insediato in seguito all’abbandono della Villa romana, che poi si spostò presso l’odierno centro storico di Marsicovetere già nel X-XI secolo.

 

 

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Cina: Gli elefanti invadono una metropoli (Video)

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 15:45

Quindici pachidermi sono scesi nella metropoli di Kunming, 7 milioni di abitanti. La mandria selvatica ha percorso 500 chilometri dall’anno scorso, dopo aver lasciato una riserva nel Sud-Ovest del Paese. 

Non sono chiari i motivi per cui il gruppo composto da sei femmine, tre maschi, tre giovani e tre cuccioli, ha lasciato le foreste dirigendosi verso Nord. Forse la perdita dell’habitat, come suggerisce questo video di una emittente locale, che mostra anche come si è cercato di riportarli nella giusta direzione attirandoli con frutti di ananas.

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Disastro Rinnovabili: Italia affossata da schermaglie politiche e da un certo ambientalismo

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 13:45

Mentre a parole tutti vogliono le fonti rinnovabili d’energia, il settore va sempre peggio (e allontana i nuovi, potenziali, investitori). Andiamo addirittura malissimo se confrontati agli altri Paesi europei. L’Italia nel 2020 ha una potenza installata che è diminuita del 35%, mentre a livello globale il mercato delle rinnovabili è in grandissima espansione. Sono i dati del Renewable Energy Report 2021, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management Politecnico di Milano: “La nuova potenza da rinnovabili installata nel nostro Paese nel 2020 è stata di 784 MW, il 35,4% in meno (427 MW) rispetto al 2019, a causa soprattutto del calo dei nuovi impianti eolici, precipitati del 79% dai 413 MW del 2019 agli appena 85 MW del 2020. Come sempre, lo scorso anno è stato il fotovoltaico a guidare la classifica delle installazioni con 625 MW, mentre l’idroelettrico si è fermato a 66 MW e le biomasse a 8 MW”.

Siamo il fanalino d’Europa

In Europa, spiega il rapporto, il fotovoltaico e l’eolico hanno superato la soglia rispettivamente dei 160 e 200 GW in poco più di un decennio in un percorso verso la decarbonizzazione al 2050 che sta catalizzando l’interesse del mondo industriale e finanziario. Non si può dire lo stesso per l’Italia, andata in stallo nel 2018. “Il calo del mercato nel nostro Paese è stato più forte che altrove, dimostrando le fragilità del sistema” commenta Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy&Strategy Group.

Troppa burocrazia, troppo “Nimby”

Sono due “i nodi” che, secondo il rapporto, frenano la crescita in Italia e sono connessi al quadro normativo e regolatorio che oltre a rallentare lo sviluppo del mercato hanno un impatto di costo non trascurabile, perché le lungaggini autorizzative spingono ad avere meno impianti concorrenti nelle aste, e porta con sé difficoltà di pianificazione, valutazione e monitoraggio. E poco e male hanno fatto le modifiche introdotto a questo scopo, spiegano dal Politecnico.

Guarda un po’, il quinto bando del Gse (Gestore dei servizi energetici), lo scorso maggio, per assegnare incentivi a centrali elettriche pulite per 2.461 megawatt di potenza, è andato praticamente deserto. Svanito l’88% delle offerte per incentivi alle rinnovabili, mentre il bando precedente aveva allocato un già modesto 25% di offerte di incentivi a solare, eolico e altre tecnologie rinnovabili. Peggio perfino del drammatico bando precedente, attribuendo aiuti ad appena 297,7 megawatt di richieste.

Il problema – scrive Jacopo Giliberto su Il Sole 24 Ore – è che “le autorizzazioni per gli impianti alimentati da energie rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico, biometano e così via) sono lentissime e spesso non arrivano, contestate dai comitati di ambientalisti per la tutela del paesaggio e dell’habitat”.

Il caso Sicilia

Prendiamo un caso che in questi giorni sta infuocando i media siciliani. La Regione ha dato parere favorevole a un mega impianto fotovoltaico di 67,421 MWp, che dovrebbe sorgere nei pressi del comune di Canicattini Bagni e comprendere anche parte del territorio di Siracusa e Noto. Lo ha fatto perché le società proponenti hanno risposto a tutti i severi requisiti in fatto di tutela paesaggistica e archeologica, di rispetto ambientale della flora e della fauna. Del resto, si tratta di un impianto solare – dunque orizzontale e invisibile – che sorgerebbe in terreni privati, circondati dal verde, dentro ai quali si manterrebbe, tra l’altro, pastorizia e piccoli allevamenti di api, con infrastrutture infisse nel terreno per solo un metro, senza nessun tipo di cementificazione, tranquillamente asportabili senza danno alcuno, e con una licenza di 25 anni.

Il parere favorevole rispetto dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente all’impatto ambientale era stato pubblicato lo scorso 21 maggio sulla Gazzetta Ufficiale della Regione. Ma la ferma contrarietà manifestata dai tre Comuni nel cui territorio dovrebbe sorgere il mega-impianto non si placa: comuni, guarda caso, con amministrazioni politiche differenti dall’amministrazione regionale. Del resto, siamo specialisti nel prendere di pancia l’elettorato, sfruttando il fatto che si tratta di una novità per il territorio e i suoi abitanti.

Schermaglie locali, effetto nazionale

“Se il presidente della Regione, Musumeci, ritiene di dover decidere lui da Palermo, il modello di sviluppo dei territori se ne assuma la responsabilità davanti ai cittadini”, ha commentato il vice presidente di AnciSicilia, Paolo Amenta.

Ai sindaci, si sono accodate alcune associazioni: Legambiente Siracusa e Slow food. Che riconoscono l’importanza delle rinnovabili nel tentativo di transizione in atto, ma poco importa: “Nella fase di transizione energetica a cui andiamo incontro la diffusione sempre maggiore delle energie rinnovabili è la condizione principale per decarbonizzare l’economia e per lottare contro la crisi climatica in atto. Per dismettere le fonti fossili e raggiungere gli obiettivi stabiliti dagli accordi internazionali previsti entro il 2030, abbiamo bisogno di attuare misure coraggiose e praticabili in tutti i settori, in modo da ridurre i fabbisogni di energie fossili, attraverso l’efficienza energetica e lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili in ogni territorio. Il mega impianto fotovoltaico a terra che dovrebbe sorgere in località Cavadonna, alle porte del comune di Canicattini Bagni, per il quale l’assessorato regionale al Territorio e ambiente ha espresso parere positivo sulla valutazione di impatto ambientale e sulla valutazione di incidenza ambientale, non c’entra nulla con tutto questo”, hanno fatto sapere in una nota congiunta. Anche Europa Verde è contraria.

La risposta degli investitori

Arriva oggi la risposta di GIS – Gruppo Impianti Solari – Associazione nata per iniziativa di un gruppo di aziende attive negli impianti di energia fotovoltaica, compreso Lindo srl, alla base del progetto siciliano. ”La preoccupazione per qualcosa di nuovo nel proprio territorio è legittima – scrive GIS – e per questo riteniamo utile fornire elementi tecnici, per comprendere il progetto, la sua etica e il suo ruolo per l’interesse pubblico.

Le accuse di “speculare”

“L’investimento, quando proviene da fondi istituzionali regolati da organi di vigilanza del tutto trasparenti come in questo caso, non è speculativo, ma volto a realizzare iniziative di economia reale a beneficio dei territori coinvolti”. Significa, in poche parole, che non si tratta di una speculazione finanziaria, per esempio su azioni di borsa, che farebbe comunque nulla di male, ma di un investimento concreto, infrastrutturale, creando posti di lavoro e indotto nel territorio.   

“Per quanto riguarda l’altro aspetto fondamentale – prosegue la nota di GIS -, ovvero l’impatto sul territorio, è giusto far notare che il progetto coinvolge terreni privati, totalmente privi di vincoli archeologici, paesaggistici, urbanistici ai sensi del vigente PTPR. Si tratta di terreni non coltivati da anni, classificati come di basso valore agricolo in quanto ricchi di materiale roccioso e inadatti a forme di coltivazione ordinaria o di eccellenza, o a utilizzo a fini turistici. Pertanto, sono terreni sui quali la legge nazionale e regionale autorizza l’installazione di impianti FER”.

Comunque sia, il lavoro burocratico per chi vuole investire in sostenibilità è stato lungo e faticoso: “Esaminato il progetto, gli Enti hanno indicato le modifiche, misure di mitigazione e prescrizioni rigidissime (tutte consultabili all’interno della documentazione progettuale e autorizzativa), in modo che l’impatto sia sostanzialmente annullato”. Infine, “oltre ai pareri favorevoli dell’Area Valutazione Impatto Ambientale, della Commissione Tecnica, della Regione, della Soprintendenza e di numerose altre amministrazioni territoriali e nazionali, anche il Comune di Noto ha dato parere positivo e un Sindaco ha dato formale apprezzamento al progetto una volta che ha avuto modo di studiarne l’effettivo contenuto”.

Un documentato miglioramento

“Nel progetto in analisi, tra gli interventi di mitigazione è previsto che l’intero perimetro venga circondato da alberi e piante autoctone, rendendo l’impianto invisibile dai punti di osservazione pubblica e rimboscando un’area al momento povera di vegetazione.

Inoltre, come in molti lavori delle nostre associate, il progetto Lindo prevede accordi con pastori locali, affinché le aree del progetto vengano usate come pascolo, e con apicoltori, per creare isole ecologicamente protette per le arnie. Questi impieghi migliorano la fertilità e la biodiversità dell’ambiente circostante e mantengono un forte legame con le attività tipiche della zona.

Infine, quando un impianto giunge al termine del ciclo vita, deve essere dismesso con l’obbligo di riportare l’area allo stato naturale precedente, cosa garantita da fideiussione”.

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