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Dante poeta dell’ignoto

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 12:00

Fra le opere Immortali, intarsio della letteratura mondiale, la “Divina Commedia” non è facilmente riproducibile in figurazioni cinematografiche o teatrali. Lavori suggestivi sono stati eseguiti e raffinate iniziative ripopolano l’offerta culturale per i Settecento anni della morte di Dante, ma si tratta di attività che non affrontano l’intera rielaborazione delle pagine del Divino Poeta, pur traendone ispirazione, per le difficoltà oggettive di uno sforzo che risulterebbe ciclopico. L’annunciatore del sublime, l’incoronato di alloro e italiano Alighieri, va “cantato” per addentrarsi totalmente nel cuore di un’epopea sempiterna.

La “Divina Commedia” così intitolata, come riferiva anche lo studioso dantista Vittorio Sermonti, da un tipografo veneziano due secoli e mezzo dopo la scomparsa del sommo autore, fa erompere il suo invito maestoso ad essere interpretata, letta, evocata, per dischiudere, terzina per terzina, i sipari di un proscenio “umano troppo umano” (Dante l’aveva chiamata solo “Commedia”), i dubbi dilemmatici della ragione e della fede, l’imponenza dell’impronta lirica sbaragliata verso l’ignoto.

Claudio Carini, editore di “Recitar Leggendo” (www.recitarleggendo.it) dà voce al poema dantesco in un magistrale audiolibro che raccoglie integralmente le tre Cantiche dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Questa produzione dell’Editrice è giunta alla terza edizione ed è corredata di un Cd e dell’e-book. Romanzo teologico, visione estatica, manifesto allegorico, sacra scrittura, eresia, la Divina Commedia, appellata nei secoli come se si trattasse di un unico suono in due parole, mostra l’attitudine all’unione degli opposti in sintesi ineffabili: l’esegesi e l’ermeneutica più complesse ed erudite e i sedimenti spontanei di diffuse memorie popolari. Chi, infatti, non ha assaporato il favoloso inizio: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura….”?. L’audiolibro sa dare risalto al carattere più radicale di Dante, quello di essere voce della società umana, e stringe la consonanza patetica fra l’ascoltatore, che l’Alighieri fiorentino avrebbe voluto fosse tirocinante di verità, ed il testo.  

Le Celebrazioni Ravennati

Il Museo D’arte della città di Ravenna nell’allestimento della mostra dedicata ai Settecento anni di Dante, che si protrarrà fino al 9 gennaio 2022, fa ascoltare brani della “Divina Commedia” edita da “Recitar Leggendo” e Claudio Carini ha impresso le vibrazioni del vigore e dell’elegia danteschi nelle letture svolte all’Istituto Italiano di Cultura di Londra e nella Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga. “Sono un attore da lungo tempo – spiega Carini che è stato socio fondatore del Teatro Stabile di innovazione Fontemaggiore di Perugia – e mi son sempre sentito i piedi saldamente appoggiati alle tavole del palcoscenico, anche nell’emissione della voce che doveva arrivare lontano fra gli spettatori.

Nel 2005, per la prima edizione della Divina Commedia in audiolibro, la lettura risentiva ancora di questa impostazione, ma nel corso degli anni la mia tecnica è mutata anche se, a mio parere, non c’è un modo “giusto” di leggere la Divina Commedia, che è materia estremamente difficile e delicata, ma un modo che può piacere o non piacere. Nell’ultima edizione, l’intonazione è sommessa, i volumi più bassi, per costituire un rapporto fra me, il microfono e l’ascoltatore che crei i circuiti di una percezione confidenziale. Una maggiore energia interpretativa è richiesta in alcuni punti, ad esempio il Canto XIX dell’Inferno in cui Dante condanna i Simoniaci e la corruzione del clero, mentre le sonorità si distendono nelle morbidezze auliche del Canto XXXIII del Paradiso quando la coscienza porta a compimento il suo pellegrinaggio giungendo nell’empireo dinanzi alla Mente di Dio. Dal punto di vista della musicalità, inoltre, i primi otto canti del Purgatorio sono considerati da molti critici i più belli”.

Dante e le donne

È coinvolgente immergersi, anche tramite l’ascolto in audiolibro, nella sensibilità fine e possente di Dante verso il genere femminile che diviene essenza trasfigurata di compassione e di grazia. Persino nella bufera infernale che scuote i lussuriosi del Canto V, suscita commozione il celeberrimo episodio di Francesca Malatesta, la sola a parlare con il Poeta, mentre l’amato Paolo, che le è accanto,tace. Dolcissima ed accorata è la figura di Pia Dè Tolomei nel Canto V del Purgatorio, ricordata in pochissimi versi impregnati di dolente nostalgia della condizione umana. Dama senese fu uccisa in Maremma dal marito, secondo gli antichi commentari, o per vendicare un’infedeltà o per la volontà di lui di passare ad altre nozze. Tale fatto di amore e di sangue ha ispirato anche i “Bruscelli” dei cantastorie toscani, rappresentazioni cantate della tradizione popolare e prevalentemente itineranti. Nel Canto III del Paradiso si staglia l’elevatissimo profilo di Piccarda Donati, nobile giovinetta strappata alla devozione del Convento dal fratello per motivi di convenienza politica ed obbligata a nozze forzate. È lei che spiega a Dante il grado delle beatitudini delle anime, precisando che ciascuno Spirito gode di ciò che è non conoscendo animosità e invidie terrene.

L’incontro con Piccarda avviene mentre Dante è in compagnia di Beatrice, la Bice Portinari che in gioventù lo ha infiammato d’amore, celebrata nella “Vita Nuova”, prima raccolta di liriche e prosa in cui il racconto autobiografico, il sogno, la visione si confondono per essere definitivamente trascesi nella “Commedia”. Beatrice è più della creatura amata, più dell’incarnazione suprema della poesia e di lei l’Aligheri si propone di dire “Quello che mai non fue detto d’alcuna” poiché l’amore non è soltanto frutto di nobiltà e rinnovamento interiore, ma è un sentire assoluto che si apre alla conoscenza di Dio. Laura Pierantoni, che collabora sul piano artistico ed organizzativo con “Recitar Leggendo”, aggiunge che “L’endecasillabo dantesco non è fatto per restarsene silenzioso, ma per vibrare sonoro e potente facendo risuonare le voci dei dannati dell’Inferno, dei penitenti del Purgatorio, delle anime beate del Paradiso, dando vita a quello che non è soltanto viaggio nell’aldilà ma un autentico percorso nell’animo umano”.

Dante poeta civile e l’Italia dei poeti

Nell’Ottocento Dante divenne un vessillo di ideali patriottici, basti pensare al “Discorso sul testo della Divina Commedia” di Ugo Foscolo in cui il poeta di Zante afferma che Alighieri gli è maestro “Non solo di lingua e poesia, ma di amore di patria senza adularla; di fortezza nell’esiglio perpetuo; di longanimità nelle imprese”. Foscolo insieme a Leopardi, Manzoni, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, compare nell’audiolibro “L’Italia dei Poeti” pubblicato da “Recitar Leggendo” nel 2011, anno della celebrazione del 150° anniversario dell’unità d’Italia. L’opera, letta da Claudio Carini, contiene una scelta di testi curata da Margherita Rossi Cittadini che include brani delle Georgiche di Virgilio (la guida dantesca simbolica della ragione contrapposta alla fede) e la canzone politica “Italia mia” d Francesco Petrarca. L’ intento, che potrebbe sollecitare interesse didattico da parte degli insegnanti, è orientato a rivestire la poesia dell’espressione di valori civili. Il senso dell’Italia, presente molto prima della sua unità politica, attraversa i secoli e giunge fino ad oggi: la voce dei poeti, come documento e come testimonianza, costituisce un filo rosso dal mondo romano fino al Novecento.

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Alle Galápagos torna la tartaruga gigante.

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 09:19

L’Ecuador ha confermato che la tartaruga gigante, considerata estinta un secolo fa, è tornata. L’esemplare è stato trovato nel 2019 nelle isole Galápagos.

Il parco nazionale delle Galápagos sta preparando una spedizione per cercare altre tartarughe giganti nel tentativo di salvare la specie.

La tartaruga è stata trovata due anni fa sull’isola di Fernandina, una delle più giovani e incontaminate dell’arcipelago, durante una spedizione congiunta tra il Parco nazionale delle Galápagos e la Riserva delle Galápagos.

Gli scienziati dell’Università di Yale la hanno poi identificata come la specie Chelonoidis phantasticus, considerata estinta più di un secolo fa.

L’Università di Yale ha rivelato i risultati degli studi genetici e il rispettivo confronto del DNA che è stato effettuato con un campione estratto nel 1906“, ha affermato il Parco delle Galápagos in una nota.

Nelle isole Galápagos, che sono servite come base per la teoria dell’evoluzione delle specie dello scienziato britannico Charles Darwin nel XIX secolo, molte varietà di tartarughe convivono con fenicotteri, sule, albatri e cormorani.

Ospitano anche una grande quantità di flora e fauna in via di estinzione.

Si credeva si fosse estinto più di 100 anni fa! Ne abbiamo riconfermato l’esistenza”, ha scritto sul suo account Twitter il ministro dell’ambiente, Gustavo Manrique.

L’attuale popolazione di tartarughe giganti di varie specie è stimata in 60.000 esemplari, secondo i dati del parco nazionale delle Galápagos.

L’ultimo conosciuto della specie si chiamava “Lonesome George“, un maschio di tartaruga dell’isola Pinta, morto nel 2012 senza lasciare prole.

E oggi finalmente la buona notizia. Le tartarughe giganti sono tornate!

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Gaiola, l’ultimo paradiso sommerso (VIDEO)

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 08:00

Un’area marina protetta di circa 42 ettari che si estende dal Borgo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi. E’ stata istituita nel 2002 per proteggere la biodiversità e i reperti archeologici della zona.
https://www.areamarinaprotettagaiola.it/
Intervista alla Dott.ssa Paola Masucci del Centro Studi “Gaiola” Onlus.

Video del 22 marzo 2018

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Chef Rubio contro Totti | Recovery, saltano le 350 assunzioni per la governance | Pavia, operai soffocati dal gas

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Benno: «Quando ho ucciso i miei genitori ero fuori dalla realtà». La zia: colpo basso;

Il Giornale: Chef Rubio contro Totti: ”Una carriera da capitano per poi finire camerata…”;

Il Manifesto: Più poveri e senza diritti, le macerie del lavoro in Iraq;

Il Mattino: Manager arrestato per violenza, la moglie denuncia: «Ha narcotizzato pure me»;

Il Messaggero: Måneskin nella top 20 britannica con “Zitti e Buoni”: primo brano italiano 30 anni dopo “Miserere”;

Ilsole24ore: Biden, un budget record da 6mila miliardi per «reinventare» l’economia – Il piano;

Il Fatto Quotidiano: Recovery, saltano le 350 assunzioni per la governance. Sul subappalto una soluzione-ponte: sale al 50% con più tutele per i lavoratori. Da novembre via i limiti;

La Repubblica: Incidente a Pavia, operai soffocati dal gas: “Non avevano la maschera di sicurezza”;

Leggo: Denise Pipitone, la svolta improvvisa a Pomeriggio 5: «Ha fatto nomi e cognomi. Potrebbero scattare gli arresti»;

Tgcom24: Strage Mottarone, il manovratore pronto ad ammettere al gip: “Ho corso il rischio ma non pensavo che il cavo si rompesse;

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Gaza: il prezzo della guerra | Piano per i vaccini nelle discoteche | Louvre, la prima direttrice donna

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Piano per i vaccini nelle discoteche, ma resta il no alle seconde dosi in vacanza. Dal 10 giugno prenotazione libera per tutti;

Il Giornale: Morte David Rossi, FdI ai margini dell’inchiesta: “Pronti a lasciare”;

Il Manifesto: Ogni giorno a Gaza il prezzo della guerra;

Il Mattino: Morte Maradona, divieto di espatrio per i 7 indagati: «C’è pericolo di fuga»;

Il Messaggero: Louvre, la prima donna nel tempio dell’arte: ​Laurence des Cars è la nuova direttrice;

Ilsole24ore: Con la flat tax al 15% in fuga dall’Irpef oltre 700mila contribuenti;

Il Fatto Quotidiano: Cassa depositi, cabina di regia e ministeri chiave: Draghi dà ai tecnici il controllo totale sulla gestione dei fondi europei. E i partiti stanno a guardare;

La Repubblica: I pm: “Arrestati in carcere perché pericolo di fuga”. Presto altri indagati | Eitan cosciente e parla con la zia;

Leggo: Cucchi, un carabiniere rivela: «Il comandante di Tor Sapienza conservava gli atti del processo»;

Tgcom24: Alitalia, Giorgetti: “Operatività in estate, poi il decollo di Ita” | Landini replica alle fonti Ue: “Licenziamenti? Inaccettabile”;

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Se incontrate un orso, parlategli con calma!

People For Planet - Ven, 05/28/2021 - 17:00

Durante le scampagnate estive può capitare di incontrare un orso. Il Wwf, sulla sua pagina Facebook, pubblica un importante decalogo su come comportarsi. Tra i tanti consigli utili ne spuntano alcuni che…

6. Se vi imbattete casualmente in un orso a distanza ridotta e l’orso si allontana, non seguitelo.
Sempre un ottimo consiglio. Tipo: “Tanto va la gatta al lardo…”

7. Se l’orso vi nota e rimane fermo, allontanatevi parlando con voce calma.
Ma se riuscite a stare zitti è ancora meglio!

8. Se l’orso vi nota e si alza sulle zampe posteriori per studiare la situazione, fermatevi e parlate con calma.

9. Se l’orso dovesse seguirvi o avvicinarsi, mantenete la vostra posizione parlando con calma.

E’ chiaro che al Wwf ci tengono molto al fatto di parlare all’orso con calma. Il rischio, probabilmente, è di essere fraintesi o di dire cose che in realtà non pensi.
Orso… ma io e te, che cazzo se dovemo dì! (Grazie Corrado Guzzanti!)

Anche parlandogli con calma in alcuni casi l’orso attacca:

10. Nel caso in cui l’orso dovesse attaccarvi, stendetevi a terra a faccia in giù coprendovi il collo con le mani. Rialzatevi solo quando l’orso non sarà più nei paraggi.
A questo punto potete anche parlare nervosamente.

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Nascono in natura 7 diavoli della Tasmania. Non succedeva da 3mila anni

People For Planet - Ven, 05/28/2021 - 15:38

Dopo oltre 3mila anni il Diavolo della Tasmania (Sarcophilus harrisii Boitard) torna in Australia, dove sono nati 7 cuccioli. Il marsupiale era stato inserito tra gli animali “in pericolo” nella Lista Rossa delle Nazioni Unite nel 2008.

Un progetto iniziato un anno fa

Adesso un progetto conservazionista lo vuole reintrodurre in natura, in Australia, e la nascita di questi nuovi esemplari a Barrington, a nord di Sydney, lascia ben sperare. Solo un anno fa, l’inizio del progetto, con 26 esemplari trasportati in un’area di 400 ettari proprio con la speranza che si riproducessero.

Perché è scomparso

Secondo gli esperti di Aussie Ark, una delle ong che hanno partecipato al progetto, i piccoli sono in buone condizioni e, nelle prossime settimane, saranno monitorati costantemente. In totale sarebbero circa 25mila gli esemplari della specie che vivono in Tasmania. Un tempo, questi marsupiali carnivori erano presenti anche in molte altre aree del continente, ma a cusarne la drastica diminuzione fu l’arrivo degli uomini e dei dingo, oltre a una particolare forma di cancro nota come Devil Facial Tumor Disease (DFTD) che ne avrebbe ucciso circa il 90 per cento della popolazione da quando è stata scoperta nel 1996.La nascita dei cuccioli è stata definitiva un successo storico da Tim Faulkner, presidente di Aussie Ark.

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L’inquinamento secondo nonna

People For Planet - Ven, 05/28/2021 - 15:00

Per una volta non è mai per una volta. Il video di YouTube di Casa Surace

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Scuola: “Alte concentrazioni di fluoro nei piatti della mensa”. Cosa significa?

People For Planet - Ven, 05/28/2021 - 12:45

Come ricorda Foodinsider, la presenza di fluoro in piatti e stoviglie compostabili utilizzate in mensa crea molta preoccupazione, perché è un possibile indicatore della presenza di Pfas. L’indagine de Il Salvagente, pubblicata venerdì 28 maggio, ha rinvenuto una “quantità di fluoro in queste stoviglie che è molto alta e merita attenzione”, ha commentato Alberto Ritieni, docente di Chimica degli Alimenti alla facoltà di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli. Nel frattempo, il Ministero della Salute, insieme al Ministero per le pari opportunità e famiglia, pubblica le Linee guida per i centri estivi imponendone l’impiego: ‘si devono sempre utilizzare posate, bicchieri e stoviglie monouso ‘possibilmente biodegradabili’ anche al di fuori dei pasti’.

Cosa sono i Pfas

Le sostanze perfluoroalchiliche (PFASs) sono composti chimici utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi. I PFAS vengono impiegati dagli anni ’50 per tessuti (ad esempio i tessuti tecnici come il Gore-Tex), tappeti, insetticidi, schiume antincendio, vernici, rivestimenti dei contenitori per il cibo (ad esempio il teflon), cera per pavimenti e detersivi. Oggi queste sostanze sono conosciute per la contaminazione ambientale che hanno prodotto negli anni proprio a causa della loro stabilità termica e chimica, che le rendono resistenti ai processi di degradazione. Come si accumulano nell’ambiente, i PFAS vengono trattenuti nel corpo umano, dove risultano tossici ad alte concentrazioni. L’esposizione dell’uomo ai PFAS avviene principalmente per via alimentare, per inalazione e ingestione di polveri, una volta che queste sostanze entrano nell’ambiente per contaminazione dell’acqua entrano nella catena alimentare attraverso il suolo, la vegetazione e le coltivazioni, gli animali e quindi gli alimenti.

Causano tumori e diverse malattie

È stato dimostrato, che PFOA e PFOS sono in grado di causare un’ampia gamma di effetti avversi, fatto che desta ancor più preoccupazione considerando la loro proprietà di accumularsi nell’organismo.
Si tratta di interferenti endocrini, in grado quindi di alterare tutti i processi dell’organismo che coinvolgono gli ormoni, responsabili dello sviluppo e dunque pericolosi in particolar modo per i bambini; del comportamento; della fertilità e di altre funzioni cellulari essenziali.
Le patologie maggiormente riscontrate, la cui causa è attribuita all’esposizione prolungata a queste sostanze, sono il tumore ai reni; il cancro ai testicoli; malattie della tiroide; ipertensione in gravidanza; colite ulcerosa; aumento del colesterolo e molte altre.

“Questa non è prevenzione covid”

“La parola su cui si gioca la partita delle stoviglie compostabili, così come dei lunchbox, è ‘sicurezza’”, spiega Claudia Paltrinieri, fondatrice e presidente di Foodinsider, il barometro delle mense scolastiche che ogni anno le valuta e le mette in classifica. Inoltre, non esiste la minima prova che si possa contrarre il nuovo coronavirus da una stoviglia lavata male, né dal cibo (OMS). “Anzi il paradosso è che per un ingiustificato principio di prudenza (evitare la diffusione del covid 19) si espongono i bambini a un potenziale maggior rischio: i Pfas sono classificati dalla Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) come potenziali cancerogeni (Pfoa, Gruppo 2B), e interferenti endocrini (ormonali)”.

Il covid-19 – insomma – non si può trasmettere da un piatto, o dal cibo, o da una forchetta toccata da altri: lo aveva ben spiegato a People for Planet anche Donato Greco, epidemiologo e consulente dell’Oms.

Basta stoviglie usa e getta, ma soprattutto basta compostabile

“Chiediamo al Ministero della Salute e al Ministero delle pari opportunità e famiglia, di intervenire al fine di promuovere l’impiego di stoviglie in ceramica e, in via transitoria, là dove il modello organizzativo non lo consenta ancora, di utilizzare piatti di plastica da riciclare in maniera opportuna, al posto delle stoviglie compostabili”, continua Paltrinieri. Passare a stoviglie e posate tradizionali non significherebbe solo sopperire al rischio Pfas, ma anche eliminare una fonte enorme di rifiuti, la cui produzione e smaltimento ha una forte incidenza sulle emissioni inquinanti.

Infine, l’invito è anche quello di seguire l’esempio della Danimarca che già da luglio 2020 ha vietato l’impiego di sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche (PFAS) in imballaggi e nei materiali a contatto con gli alimenti in carta e cartone. Come dichiara il Ministero dell’Ambiente danese ‘Fortunatamente, la carta può essere resa unta e idrorepellente anche senza l’uso di fluoruri’.

Esiste una normativa, ma non si applica

“In via definitiva basterebbe applicare la normativa che è in vigore dall’agosto dello scorso anno (CAM, Criteri ambientali minimi per il servizio di ristorazione collettiva e fornitura di derrate alimentari [20A01905] GU Serie Generale n.90 del 04-04-2020) che prevede che i pasti siano somministrati e consumati in stoviglie riutilizzabili:  bicchieri in vetro o in plastica dura non colorati, stoviglie, anche nelle scuole di infanzia, in ceramica o porcellana bianca e posate in acciaio inossidabile”, conclude Paltrinieri.

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Moliterno: II edizione dell’iniziativa “Cheesetrek”

CuoreBasilicata - Ven, 05/28/2021 - 10:25
la tua esperienza di #benessere è anche sul #sentieroitalia!

“Un’estate carica di emozioni si avvicina, vivila con l’animo libero che la montagna regala ad ogni passo, ad ogni respiro, ad ogni sguardo che trapassa l’orizzonte”. Con questo leit – motiv che la Pro loco Campus di Moliterno, per il secondo anno consecutivo, ha organizzato la splendida manifestazione “Cheesetrek” – il percorso da Moliterno a Castelsaraceno.

L’evento si svolgerà il 20 giugno prossimo e i biglietti sono acquistabili presso l’ente di promozione turistica e culturale di Moliterno.

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Caccia, Lipu: “Mai d’accordo, neppure se finanzia la protezione dell’ambiente”

People For Planet - Ven, 05/28/2021 - 08:00

La situazione caccia è complessa, e per questo, per tentare di sbrogliarla, abbiamo ascoltato più voci. Siamo partiti da un dato di fatto, in questa inchiesta a puntate: l’emergenza cinghiali (cresciuti a dismisura soprattutto in alcune regioni d’Italia) ha avuto un’enorme impatto negli ultimi anni, portando novità positive – la consequenziale crescita del loro predatore naturale, il lupo – e negative: gli ingenti danni all’agricoltura, che nella puntata precedente Confagricoltura ha valutato in svariati milioni l’anno, ma anche un non trascurabile problema sicurezza, soprattutto quando, d’estate, la siccità li spinge ovunque. Abbiamo capito che alla base del problema ci sono i cacciatori, che hanno anche illegalmente introdotto e foraggiato specie aliene di cinghiali, per poterli cacciare più agilmente (e con maggior profitto: un cinghiale vale alcune migliaia di euro e l’indotto, e il mercato “nero”, è ghiotto). Ma anche gli stessi agricoltori, che pigiano sull’acceleratore della protesta per chiedere una riduzione rilevante di tutte le specie selvatiche, contribuendo allo scontro. La categoria inoltre fa lobby e ha probabilmente in parte ragione, anche se non danno loro merito i casi di truffe allo Stato per aver gonfiato le pratiche, dichiarando danni inesistenti causati dai cinghiali.

Ma come si è arrivati all’attuale, e pare irrisolvibile, emergenza cinghiali?
Come abbiamo scoperto nel corso della nostra indagine, le cause sembrano diverse. Tutti d’accordo nel dire che la legge sulla caccia è vecchia e inadeguata, e soprattutto che è troppo spesso elusa. Servirebbero nuove regole e soprattutto molti più controlli, e dopo – finalmente – potremmo utilizzare la caccia, come già proficuamente avviene in altri Paesi europei, per raccogliere i soldi delle licenze e usarli a favore della conservazione?

Nel resto del mondo, anche negli Stati Uniti e in Canada, la caccia viene ammessa e regolata in modo che serva a razionalizzare il numero di esemplari di una specie in eccesso, mentre il prezzo delle licenze va a coprire i costi di gestione dei parchi, combatte il bracconaggio, finanzia progetti di reinserimento delle specie a rischio. Perché noi non riusciamo a farlo? Sembrerebbe esserci, nell’ambientalismo italiano, una chiusura ideologica verso questa possibilità: come già ci ha detto Isabella Pratesi del Wwf, non possono essere i cacciatori a risolvere un problema da loro creato (il sovrapopolamento di cinghiali).  Ma nessuno tra gli ambientalisti ascoltati, devo dire, ha proposto soluzione alternative.

Del resto, quale altro mezzo abbiamo per ridurre oggi il numero degli ungulati, dei cinghiali in special modo, che come ha messo in luce un esperto in conservazione nel corso della nostra inchiesta, desertificano il suolo e sono non solo un danno per l’economia, ma anche per la biodiversità?

Lo abbiamo chiesto al direttore generale della Lipu, Danilo Selvaggi.
“E’ bene puntualizzare che il problema ungulati riguarda solo una parte del mondo della caccia, una parte problematica. Noi, della caccia – per storia e tradizione e cultura – non siamo certamente innamorati. Per noi gli uccelli sono una meraviglia, compiono imprese meravigliose, migrano, attraversano i mari e devono combattere con già gravissimi problemi di carenza di habitat e inquinamento. Aggiungere i fucili non è bello. Poteva essere discutibile in passato, oggi no. Noi siamo culturalmente contrari”.

Anche per quanto riguarda il tema ungulati e cinghiali?

“Limiterei prima di tutto il discorso ai cinghiali, che sono il 70-80 % degli ungulati che fanno danni. Il problema è oggettivo e innegabile. Ma è altrettanto chiaro che difficilmente i cinghialai (i cacciatori dediti alla caccia al cinghiale, in contrapposizione con i migratoristi, che cacciano uccelli) abbiano un reale obiettivo di ridurre la densità dei cinghiali: il business che ci gira attorno è troppo florido. Come già ricordato, i cacciatori hanno portato l’attuale emergenza, e sono un parte in gioco troppo coinvolta per ammetterli a sanare il problema”

E quindi?

“Negli ultimi anni, almeno dal 2006, la normativa a favore della caccia al cinghiale e agli ungulati ha seguito un’evoluzione permissiva, sempre più permissiva. In Toscana la caccia al cinghiale è stata potenziata da decenni. Eppure fino a 3, 4 anni fa la caccia non funzionava e i cinghiali aumentavano. Negli ultimissimi anni, con la nuova legge toscana, sono stati probabilmente abbattuti 230mila cinghiali, eppure le denunce da parte degli agricoltori sono costantemente aumentate. Ci sono state evidenze di perizie gonfiate solo per avere rimborsi. Siamo di fronte a una malattia che, curata con l’aiuto dei cacciatori, si aggrava. Ed è logico perché c’è tutto l’interesse a lasciare alto il numero dei cinghiali. E’ un business: cacciano e vendono la carne, che vale anche 20 o 30 euro al chilo”.

Quindi siete in totale disaccordo con l’ipotesi di recuperare i soldi delle licenze di caccia a favore dell’ambiente?

“Sì, e non è una questione ideologica ma culturale. Il prelievo venatorio comporta la riduzione di un bene comune. I cacciatori pagano le licenze perché sfruttano un patrimonio collettivo. Questi soldi devono essere utilizzati per interventi ambientali, come è già previsto. Se questo non accade (come denunciano cacciatori e agricoltori) e le regioni incamerano i soldi per altri scopi, è un problema da risolvere”.

Ma se ci fosse maggiore vigilanza e migliori leggi, dareste l’ok alla caccia al cinghiale?

“No, non cambia la sostanza. L’attività venatoria non è una buona pratica di gestione dell’ambiente. Presenta troppi problemi, ambientali ed etici“.

Anche se significherebbe avere maggiori fondi per proteggere l’ambiente?

“La protezione dell’ambiente è un ambito dello Stato. Se servono fondi per proteggere una specie, ad esempio, lo Stato deve stanziarli senza bisogno di sfruttare gli introiti della caccia”.

Sembra un po’ ingenuo pensare che lo Stato debba stanziare fondi, quando i soldi non ci sono…

“La conservazione della biodiversità spetta allo Stato, che deve trovare i soldi per aiutare le specie in sofferenza”.

Ma lei crede ci sia un problema ideologico? Voglio dire: l’ambientalismo vede il cacciatore come un male peggiore di chi consuma carne comprata dalla grande distribuzione. Eppure, in fondo, cacciare specie in soprannumero è un modo per avere carne molto più sostenibile rispetto a comprare carne proveniente da allevamenti intensivi.

“La carne della grande distribuzione è un grave problema in termini di deforestazione, consumo di acqua e suolo, emissioni di gas serra. Il consumo va ridotto. Ma noi crediamo che ancora oggi chi compra è inconsapevole del problema che alimenta. Le persone dovrebbero porsi il problema e informarsi. Quanto al mondo della caccia, in gran parte i cacciatori non cacciano per mangiare: lo fanno per passione, per amore delle armi e per tradizione”.

Che i cacciatori mangino la carne che cacciano, che la mangi la loro famiglia, o che la vendano, sembra comunque a tutti gli effetti e paradossalmente un modo più “ambientalista” di vivere rispetto a chi compra dai supermercati. D’altra parte, non è affatto detto che chi mangia la carne della grande distribuzione ignori la propria impronta, vista la sensibilità mostrata dalla stampa sul tema negli ultimi anni, ma più probabilmente che semplicemente se ne freghi.

Sembra la solita battaglia che divide l’Italia in fazioni: guelfi e ghibellini, vegani e carnivori, ambientalisti e cacciatori. Nessuna possibilità di dialogo, nessuna risposta ai problemi.

Articolo del 16 Giugno 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

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LifeGate Plasticless, ecco dove sono tutti i Seabin d’Italia

People For Planet - Gio, 05/27/2021 - 17:30

Seabin è un cestino acquatico, capace di raccogliere i rifiuti che galleggiano in acqua. Ne trattiene circa 1,5 kg al giorno, ovvero oltre 500 Kg di rifiuti all’anno (a seconda del meteo e dei volumi dei detriti), comprese le microplastiche da 5 a 2 mm di diametro e le microfibre da 0,3 mm. Seabin può catturare molti rifiuti comuni che finiscono nei mari come i mozziconi di sigaretta.

A quanti Seabin stiamo?

La loro diffusione nel Mar Mediterraneo procede spedita grazie al progetto LifeGate PlasticLess, attivato nelle aree portuali di Santa Margherita Ligure (GE), nell’Area Marina Protetta di Portofino (GE), nel Porto delle Grazie Roccella Ionica (RC), nel Venezia Certosa Marina (VE) e nel Marina Genova, il polo turistico e nautico situato a Sestri Ponente (GE). A settembre 2018, grazie a Volvo Car Italia, main partner dell’iniziativa, sono stati installati tre nuovi Seabin a Marina di Cattolica (RN), Marina di Varazze (SV) e un secondo dispositivo per il Venezia Certosa Marina (VE).

A maggio 2019 i concessionari della rete Volvo, su esempio della casa madre, hanno posizionato nuovi dispositivi nel  Porto Turistico di Riccione (RN),  nel Porto Turistico di Capri (NA), nel Porto Turistico di Pescara, nel il porto turistico Cala Ponte Marina a Polignano (BA), nel Porto Lotti nel Golfo della Spezia, a Rimini presso il molo di Levante accanto al Rock Island , a Como nei pressi del Centro di didattica ambientale e divulgazione scientifica ProteusLab, nel Circolo nautico Cesenatico, nel Polo Nautico di Viareggio, presso il Ravenna Yacht Club, nel Porto San. Nicolò di Riva del Garda, nel Marina di Cagliari e a Poto Gaio di Gallipoli.

Nei porti di mare, ma anche nei navigli di Milano

Con il sostegno di Whirlpool EMEA, sono stati installati tredici Seabin: dalla Puglia a Sasasari alla Darsena di Milano. Grazie a Coop, in accordo con l’associazione nazionale ANCC Coop, un Seabin è stato installato a Sestri Ponente, presso il Marina Genova.

KLM Italia e Armata di Mare con  la campagna #perunmarepulito installano un dispositivo nel  Porticciolo del Molosiglio, sede della Lega Navale a Napoli, un dispositivo nel Porto Antico di Genova, uno presso il Diporto Velico Veneziano a Venezia e uno in Darsena Milano con l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia.

Grazie a NN Investment Partners, un altro Seabin si aggiunge ai dispositivi già operanti sulle coste italiane: è attivo presso il porto Marina Cala de’ Medici, tra Rosignano e Castiglioncello in provincia di Livorno. Con Werner & Merzt  un altro dispositivo è stato installato nel Porto Turistico di Capri (NA).

Fino al Lago di Lugano e in Uk

Un Seabin è arrivato anche sul Lago di Lugano, uno dei più inquinati di nord Italia e Svizzera, e per la precisione a Porto Ceresio grazie alla collaborazione con il partner tecnico Poralu Marine e F&B Nautica, azienda nel settore nautico del territorio varesino.

Grazie a Winni’s è stato installato un cestino nel Porto turistico di Cervia (RA). Ma LifeGate PlasticLess è arrivato anche nel Regno Unito con il primo cestino installato presso la Portishead Quays Marina grazie a Whirlpool Corporation. Con il supporto di doValue, un Seabin è stato posizionato nel Porto Turistico di Roma. Le Terrazze ha  installato un Seabin a Portovenere.

Grazie all’iniziativa StayPlasticLess, Best Western Italia e i loro clienti riducono la plastica e la rimuovono dai mari installando nuovi dispositivi a Santa Margherita Ligure, nell’area dei Cantieri Sant’Orsola, a Palermo presso l’area del Porticciolo della Cala, nel Porto Turistico di Pescara e a Venezia nel Venezia Certosa Marina.

Anche l’azienda dell’omonimo gioco per bambini, Geomagworld, aderisce al progetto per la tutela dei nostri mari con un nuovo Seabin a Marina degli Aregai (IM). I gelati GROHE consegna al Porto Antico di Genova il secondo Seabin per contribuire alla divulgazione di una cultura plastic free. Procter & Gamble in occasione dell’annuncio degli obiettivi green “Ambition 2030” ha inaugurato l’installazione di un dispositivo a Fiumicino, al Circolo Nautico Tecnomar e adotta il Seabin installato nel porto di Scario a San Giovanni a Piro (SA).

Scarpamondo partecipa adottando il Seabin del Porto di San Marco di Castellabate (SA). Anche l’Ambasciata britannica è orgogliosa di annunciare la partecipazione al progetto per un anno nel Porto di Tropea, in Calabria.

Il fiume Arno ha il suo spazzino

Con Coop, un primo Seabin è anche lungo le rive dell’Arno, presso il Circolo Canottieri sotto il Ponte Vecchio, e nel Porto Turistico di Pescara. Findus nell’ambito del percorso di sostenibilità promosso da Capitan Findus, partecipa a LifeGate PlasticLess® con un Seabin installato nelle acque del porto di Cosimo De’ Medici a Portoferraio (Livorno). Colgate-Palmolive sostiene  LifeGate PlasticLess® nell’ambito dell’operazione mare pulito ed installa un Seabin in Liguria a Sanremo nelle acque di PortoSole.

Nel 2021 Findus, in collaborazione con Coop Italia, permetterà di togliere in un anno fino a 5.000 Kg di rifiuti, incluse le plastiche e microplastiche, grazie al funzionamento di 10 Seabin posizionati in 10 località di mare, dalla Liguria alla Puglia. 

I primi tre Seabin in Emilia Romagna sono posizionati nel Ravenna Yacht Club, Marina di Cattolica, e nel Circolo Nautico Cesenatico. Abaco Group ha aderito al progetto LifeGate Plasticless®, per la salvaguardia dell’ambiente contro l’inquinamento da plastica nei mari, installando un Seabin nelle acque del Cantiere Valdettaro nella baia Le Grazie di Portovenere a La Spezia.

Nivea ne metterà 3

Ultima arrivata, anche l’azienda NIVEA, che installerà, in alcuni porti italiani, dei primi 3 Seabin. Il primo già inaugurato nel porto di Marina del Fezzano a Portovenere. Altre due installazioni sono previste nei porti di Riccione Procida, prossima Capitale italiana della Cultura, con l’obiettivo di raccogliere circa 1 tonnellata e mezza di rifiuti galleggianti, incluse plastiche e microplastiche, in un solo anno.

Tra gli altri progetti dell’azienda tedesca, al via anche BOSCO NIVEA, all’interno del Parco del Ticino e della Riserva Naturale dell’Aniene, con la piantumazione di 6.000 metri quadrati di alberi. Obiettivo, la riduzione delle emissioni della catena del valore del 30% entro il 2025, per arrivare all’ impatto zero entro il 2030

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Caccia e Agricoltura: diventare bracconieri per necessità?

People For Planet - Gio, 05/27/2021 - 17:00

Qualche decina di milioni di euro di danni all’agricoltura ogni anno. Questa la denuncia degli agricoltori a fronte dell’emergenza cinghiali. E finora un’unica soluzione: aprire il fuoco da bracconieri.

Cosa c’entrano gli agricoltori con la caccia? Molto: gli agricoltori vengono incolpati dagli ambientalisti e dai cacciatori di fare pressioni politiche per diminuire la fauna selvatica.

E nei fatti è così: sono gli agricoltori a organizzare sit-in e proteste di piazza per chiedere di ridimensionare gli ungulati (cioè gli animali dotati di zoccoli: cinghiali, caprioli e quant’altro) perché danneggiano le colture e tendono a impoverire il suolo.

Non hanno tutti i torti, ed è il punto di partenza di questa inchiesta: la sovrapopolazione di ungulati in certe zone d’Italia, alcune delle quali storicamente libere da questi animali, portano danni e pericoli non indifferenti. La legge prevederebbe un rimborso: che però in molti casi pare non arrivi. Su una cosa gli agricoltori sono d’accordo con tutte le altre parti in causa: i soldi che i cacciatori pagano alle regioni devono essere investiti in questo senso, per rimborsare le perdite ingenti.

Abbiamo chiesto dettagli a Landolfo di Napoli, Responsabile settore Caccia di Confagricoltura, a partire dalla proposta fatta agli agricoltori, nel corso di questa inchiesta, dal Wwf. Isabella Pratesi ha ipotizzato di risolvere il sovrappopolamento degli ungulati dando a voi il compito di catturarli, rinchiuderli, allevarli e macellarli.

“Un discorso totalmente assurdo. Se li devo macellare, piuttosto gli sparo subito – risponde di Napoli -. Evitandomi così i costi aggiuntivi. Si tratta tra l’altro di specie che portano malattie pericolose, sarebbero da vaccinare volendoli allevare, e servirebbe tutta una serie di controlli. Un grosso pericolo legato alla presenza dei cinghiali è la peste suina, di cui non si parla ma è alle porte: in Slovenia, Ungheria, Polonia. Se arriva la peste saltano tutti allevamenti di suini italiani. Salta un’economia. Forse il discorso andrebbe affrontato in modo meno superficiale. Nessuno dice che i cinghiali debbano essere sterminati, ma riportati alla giusta consistenza sì, e in aree vocate. Si deve poi affrontare anche la questione dei parchi, dove i cinghiali e gli altri ungulati vanno a rifugiarsi e non possono più essere toccati. Tornando alla proposta del Wwf: non serve alzare barricate ideologiche contro la categoria dei cacciatori per fare realmente del bene all’ambiente. Si devono sentire tutte le parti in causa e agire nel modo più razionale dal punto di vista pratico ed economico, oltre che ambientalista”.

Parlando allora seriamente di biodiversità: una ricchezza in reale pericolo… gli ambientalisti vi accusano di fare pressioni politiche per eliminare gli animali selvatici e di impoverire il suolo e inquinarlo per via dei metodi intensivi usati per coltivare. “Questo vale per le zone a monocultura e sono d’accordo che sarebbe giusto favorire la rotazione. Il periodo della monocultura spinta è passato, perché tutti abbiamo capito che impoverisce il territorio danneggiando noi prima di tutto. Non abbiamo interesse a impoverire il suolo che ci sfama, e oggi le monoculture sono diminuite, sono molto molto meno di un tempo. Si fa anche maggiore attenzione ai prodotti che si utilizzano, proprio per non impoverire e per non danneggiare gli insetti impollinatori. L’impollinazione serve all’agricoltore: il 90% dei prodotti che vendiamo è il risultato di impollinazione”.

Come si potrebbe favorire la rotazione? “Dando aiuti economici agli agricoltori che lo fanno”.

Dovrebbe essere favorito e incentivato il biologico? “Il vero biologico sì. Purtroppo passa per bio tanta roba che non lo è. Non sempre ci sono controlli”.

Come si può scegliere bene? “E’ difficilissimo: non tutte le certificazioni sono reali. Il ministero dovrebbe controllare contro le frodi, controllare gli enti di controllo: spesso purtroppo – ad esempio – si fa uso di pesticidi non ammessi o si eccede nei limiti. Molto spesso”.

Torniamo all’emergenza cinghiali e ungulati. Siete d’accordo con un intervento dei cacciatori? “Siamo d’accordo che l’emergenza vada affrontata, e che la colpa sia diffusa. Quasi tutte le categorie hanno colpe in questa situazione: l’amministrazione che ignora il problema, i cacciatori che hanno foraggiato e foraggiano gli ungulati. E poi la cattiva gestione degli atc, gli ambiti territoriali di caccia, nei quali gli agricoltori dovrebbero rientrare a pieno titolo e che invece di fatto sono gestiti – contrariamente alla legge – solo dai cacciatori”.

Quale è l’entità dei danni che l’eccesso di ungulati sta causando all’agricoltura? “Qualche decina di milioni all’anno. Le statistiche ufficiali non sono attendibili, e questo dipende dal fatto che i danni della fauna non vengono rimborsati, come invece dovrebbero, agli agricoltori. Di conseguenza gli agricoltori non denunciano neanche più. Se sono fortunatissimo e rientro nei rimborsi, nei regimi de minimis sono previsti in tre anni non più di 15mila euro. Ma le aziende agricole li superano di molto, e in genere appunto non prendono nulla. Sto facendo una statistica: secondo i miei dati, il 90% dei danneggiati non fa denuncia, perché sa che è inutile. Peggio: ci sono dei costi per fare denuncia. Tra i più attivi a protestare contro questo stato delle cose ci sono stati l’anno scorso gli agricoltori del Chianti. È un problema reale. L’anno scorso la grave siccità ha spinto cinghiali e caprioli a entrare nelle vigne per mangiare l’uva come risorsa idrica: la vendemmia l’hanno fatta loro. Servono abbattimenti mirati, serve affrontare la questione”.

Altrimenti va a finire che gli agricoltori “sistemano” le cose da soli… “Ecco, vogliamo evitare il bracconaggio? Allora risolviamo, perché chiaramente va a finire cosi. Si spara senza controllo perché ci sono troppi animali. In più, la legge 842 permette di cacciare nel fondo degli altri: è una legge da cambiare. In Austria, per fare un esempio, nelle grandi aziende si creano delle riserve di caccia, le piccole si consorziano e fanno lo stesso, e quindi si ha la possibilità di gestire la caccia, considerando anche l’interesse dell’agricoltore, per il quale è un’entrata aggiuntiva che in più permette un controllo delle popolazioni di animali. In Italia c’è solo un gran casino che svantaggia tutti, compresi gli animali. Il buonismo è un falso ecologismo: troppa pressione di animali significa prima di tutto un pericolo per le altre specie e per la flora”.

Cosa ne pensa della proposta che Marco Franolich, presidente dell’Ente produttori Selvaggina, ha avanzato sul nostro giornale? Ovvero: convogliare i soldi delle licenze dei cacciatori, o almeno una parte, nelle mani degli agricoltori, al fine di rimborsarli? Sarebbe un’opzione tampone?

“Non si può essere in disaccordo, tenendo presente che i cacciatori pagano nelle licenze una parte di tasse che dovrebbero andare alle Regioni, che a loro volta dovrebbero girali agli atc per pagare i danni all’agricoltura. Le Regioni invece, alle quali sono stati tagliati i fondi, se li incamerano e li usano per fare le rotonde in strada. Sono fondi non destinati, li incamerano nel bilancio e spariscono. La proposta di Franolich sarebbe un grosso aiuto, se applicata: un primo passo”.

Articolo del 3 Giugno 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

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Guida pratica per preparare qualsiasi frullato

People For Planet - Gio, 05/27/2021 - 16:00

Un breve video con pochi e semplici consigli per un risultato assicurato! Dal canale YouTube Cucina Botanica ecco una guida per una merenda o colazione sana e sempre di stagione.

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Ambientalista, attivista, contraria alla secessione della Lega Nord: chi era Carla Fracci

People For Planet - Gio, 05/27/2021 - 14:04

Figlia di un tranviere socialista, ambientalista, meneghina in tutto, anche nell’attivismo pragmatico ma discreto, sempre in prima fila quando si trattava di presidiare la democrazia e la Costituzione, come nel lontano 1997, quando partecipò alla manifestazione contro la Lega Nord e il proposito secessionista. Ora tutti la piangono, eppure quante delusioni ha ricevuto dalla politica e dalle istituzioni ogni volta che chiedeva finanziamenti e tutele per i giovani. Nessuno l’ha mai ascoltata. Carla Fracci ha calcato i teatri del mondo, comprese le piazze, incantando tutti.

La sua fama è mondiale, insuperate le interpretazioni di ruoli romantici come Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini e soprattutto Giselle, cui ha dato una moderna impronta personale Celeberrima la Giselle accanto a Erik Bruhn, esibizione da cui nacque poi un film nel 1969.

Particolarmente impegnata sul fronte socio-ambientale, la signora Fracci è stata Ambasciatrice FAO e già dal lontano 1995 ricoprì il ruolo di presidentessa onoraria dell’Associazione Altritalia Ambiente onlus. In un’occasione disse:

“È mia convinzione che occorra operare affinche’ il valore ”ambiente” divenga patrimonio culturale della societa’ civile. E perche’ cio’ si realizzi e’ necessario il coinvolgimento e l’impegno personale di tutti i cittadini. Nessuno, dunque, dovrebbe sottrarsi a questo dovere civile. Personalmente ritengo di poter dare, in tal senso, il mio contributo a questo progetto complessivo anche accettando la designazione a presidente dell’associazione l’altritalia ambiente“.

Il prossimo 20 agosto avrebbe compiuto 85 anni, si è spenta nella sua casa dopo una lunga malattia, vissuta con riserbo. Lascia il compagno di una vita, Beppe Menegatti, sposato nel 1964, e il figlio Francesco.

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CONCORSO LETTERARIO DI POESIA “VERSI SOTTO LE STELLE” 2021 – II edizione

CuoreBasilicata - Gio, 05/27/2021 - 12:41

All’obiettivo primario della manifestazione, a cura di Associazione Teatrale Culturale Marsicana, è stimolare la persona ad esprimere in versi i propri sentimenti per condividerli con gli altri, se ne aggiunge un altro altrettanto importante e impegnativo: far apprezzare e far scoprire ad un pubblico sempre più numeroso il piacere, le sensazioni, le emozioni che possono suscitare in ognuno di noi versi e suoni di parole che raccontano e descrivono immagini, sentimenti, esperienze, mondi reali e immaginari, paesaggi meravigliosi e straordinari. Capire, così, che poesia non è sinonimo di anacronismo, come alcuni vogliono credere, ma essa è viva, reale, attuale, parte complementare del nostro vivere.

Per partecipare al concorso è necessario inviare la propria opera entro e non oltre il 15 luglio 2021.

REGOLAMENTO
  • Gli autori potranno partecipare con un massimo di due poesie di lunghezza non superiore ai 30 versi, titolo ed eventuali dediche escluse.
  • Il costo di iscrizione è di €5 per ogni poesia da inviare, tramite bonifico, entro il 15/07/2021 all’IBAN IT 58 J08 78 44 207 001 00000 13 298 intestato a ASS. TEATRALE CULTURALE MARSICANA con causale QUOTA ISCRIZIONE VERSI SOTTO LE STELLE NOME DELLA POESIA.
  • Ogni componimento dovrà essere tassativamente digitato al computer, su foglio in formato A4 (una sola poesia per foglio), inviato in copia anonima (il nome dell’autore non dovrà comparire sul foglio della poesia) in formato PDF.
  • Per evitare qualsiasi tratto distintivo le opere dovranno essere redatte seguendo le seguenti caratteristiche:- formato New Romance;
    – dimensione carattere 12pt; – interlinea 1.5pt;
    – colore carattere nero.
  • Sul foglio non dovrà comparire alcun tratto che potrebbe essere distintivo (disegni, ghirigori, ecc.).
  • Le opere dialettali dovranno essere accompagnate da una traduzione.
  • Le opere che non rispetteranno questi parametri non verranno prese in considerazione.
  • I dati dell’autore e i titoli delle opere dovranno essere inseriti nell’apposito modulo allegato al bando.
  • Le opere, il modulo compilato e firmato e la ricevuta di bonifico effettuato dovranno essere inviati in una sola mail.
  • Le opere dovranno essere inviate entro e non oltre il 15/07/2021 all’indirizzo e- mail versisottolestelle@gmail.com.
  • Le opere saranno valutate da una giuria esterna i cui membri si sono distinti negli anni per competenza e professionalità.
  • I componenti di giuria valuteranno individualmente tutte le opere attribuendo un punteggio da 1 a 10, sulla base dei seguenti fattori di valutazione:
  1. Forma – Competenza linguistica e correttezza formale (uso corretto della lingua);
  2. Contenuto – Originalità del contenuto;
  3. Comunicazione – Capacità di trasmettere emozioni ed originalità espressiva;
  4. Analisi Stilistica -Lessico e figure retoriche.
  • Le 12 poesie che avranno ottenuto punteggio più alto avranno accesso alla finale che si terrà il giorno 08/08/2021 a Marsico Nuovo.
  • I concorrenti potranno accedere alla finale con una sola poesia, in caso che entrambe le opere presentate dovessero rientrare tra le prima dodici verrà selezionata quella con il punteggio maggiore e si procederà alla selezione dei finalisti per scorrimento di graduatoria.
  • In caso di ex aequo sarà la giuria a selezionare il finalista.
  • La sera della finale opere finaliste saranno declamate da attori locali.
  • I finalisti verranno contattati telefonicamente e/o tramite mail.
  • La graduatoria sarà resa nota la sera del 08/08/2021 alla cerimonia di premiazione.
  • Per poter garantire una maggiore imparzialità le opere verranno consegnate ai giurati in forma anonima.
  • I nominativi dei componenti della Giuria saranno resi noti la sera della finale.
  • Il verdetto della Giuria è incontestabile, insindacabile e inappellabile.
  • I materiali non verranno restituiti.
  • L’organizzazione acquisisce preventivamente il diritto di pubblicare liberamente i componimenti ritenuti di particolare pregio artistico, senza dover richiedere agli autori ulteriori autorizzazioni e senza dover corrispondere alcuna somma a qualsiasi titolo.
  • La partecipazione al concorso implica la piena accettazione del presente bando.
PREMI
  • 1° CLASSIFICATA/O: 400€ e pergamena;
  • 2° CLASSIFICATA/O: 300€ e pergamena;
  • 3° CLASSIFICTA/O: 200€ e pergamena;
  • TUTTI I FINALISTI: pergamena.
FINALE E PREMIAZIONE

La finale e la premiazione avrà luogo il 08/08/2021 presso Largo Santa Caterina a Marsico Nuovo (PZ). Saranno contattati in tempo utile solo gli autori i cui componimenti abbiano superato la preselezione. Tutti gli autori partecipanti sono invitati alla manifestazione. Eventuali e motivate richieste di deroga dovranno essere tempestivamente segnalate all’organizzazione del Premio.

Non sono previsti rimborsi per spese di viaggio.

QUI il modulo per partecipare 
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Lombardia, fanghi contaminati nei terreni agricoli del Nord: “Ogni tanto penso a quei bambini che ne mangiano i frutti”

People For Planet - Gio, 05/27/2021 - 12:30

“Io ogni tanto ci penso. Chissà il bambino che mangia la pannocchia di mais cresciuta sui fanghi. Sono consapevolmente un delinquente”. È solo una delle tante intercettazioni, riportate dal Corriere della sera di Brescia, nell’ambito dell’inchiesta dello smaltimento abusivo di fanghi contaminati da metalli pesanti, condotta dalla Procura di Brescia, e che secondo gli inquirenti sarebbero finiti in diversi terreni agricoli tra Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.

12 milioni di euro il giro d’affari

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la gravissima truffa è partita da un’azienda bresciana – la Wte srl che ritirava fanghi fortemente inquinati derivati da numerosi impianti – pubblici e privati – di depurazione delle acque delle zone industriali, e prima di sbarazzarsene come fertilizzanti nei campi di aziende agricole compiacenti, aggiungeva ulteriori agenti inquinanti. Un business da circa 12 milioni di euro.

Arresti e materiale sequestrato

Al momento sono 15 gli indagati e 5 gli arresti. Decine i conti correnti sotto sequestro, assieme a fabbricati, terreni, autovetture e mezzi agricoli. Tra le altre cose, gli indagati sono accusati anche di molestie olfattive, discarica abusiva e traffico di sostanze illecite. La forte puzza prodotta è stata alla base delle lamentele dei residenti, che hanno dato impulso all’indagine.

Cosa è successo

L’azienda in questione ritirava i fanghi prodotti da numerosi impianti pubblici e privati di depurazione delle acque reflue, urbane e industriali, e veniva pagata per trattarli mediante un procedimento che ne garantisse la trasformazione in sostanze fertilizzanti. La ditta non solo ometteva il trattamento previsto, ma anzi aggiungeva altri pesanti inquinanti, come l’acido solforico derivante dal recupero di batterie esauste. Infine, li classificava come “gessi di defecazione” e li smaltiva su terreni destinati a coltivazioni agricole nelle provincie di Brescia, Mantova, Cremona, Milano, Pavia, Lodi, Como, Varese, Verona, Novara, Vercelli e Piacenza, retribuendo a questo scopo sei aziende agricole compiacenti.

A mali estremi, estremi rimedi: la soluzione per salvare le vostre case

Basta teli di plastica tra le colture

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A mali estremi, estremi rimedi: la soluzione per salvare le vostre case

People For Planet - Gio, 05/27/2021 - 10:00

Premessa: ho non più di seimila battute (mi perdoni la redazione) a disposizione per fornire un consiglio che nel mio ultimo libro “Salviamoci!” e’ spiegato invece in un capitolo di 20 pagine!

Si tratta di un suggerimento atipico che nessun professore di economia o di diritto si curerebbe di fornirvi e di fronte al quale probabilmente arriccerebbe il naso, infastidito dalla semplificazione espositiva.

Un consiglio che, in oltre dieci anni, ha salvato comunque tante famiglie e tante aziende dal rischio di perdere gli immobili posti a garanzia dei mutui ricevuti.

Si tratta di una strategia di difesa che si basa sul combinato disposto “magistratura lenta + calendar provisioning” che fornisce ai tanti debitori uno strumento utile per affrontare una situazione di criticità, soprattutto in relazione a quelle condizioni limite in cui, ignari delle vessazioni subite, si sentono come stritolati dalle spire di un sistema che non lascia respiro.

Andiamo con ordine

Con delle regole definite in sede europea tra il 2016 e il 2018, ma entrate in vigore solo recentemente, il 1° gennaio 2021, dopo un deciso e lungo ostruzionismo degli istituti di credito, la Banca centrale europea (Bce) ha obbligato le banche a «svalutare completamente» in tre anni i crediti deteriorati non assistiti da garanzia ipotecaria e in sette/nove anni quelli coperti da ipotech. Tutto questo per una sorta di operazione trasparenza rispetto ai bilanci degli istituti. Stiamo parlando del cosiddetto calendar provisioning, le nuove norme della Bce sulle coperture dei crediti deteriorati che hanno fatto scattare l’allarme dell’intero mondo bancario. Ma capiamo di che si tratta. Che cosa significa «svalutare completamente»? Vuol dire essere obbligati a iscrivere in bilancio l’intera cifra del prestito malato come una perdita (che ricordiamo è un costo e riduce gli utili) se dopo n anni il debitore non e’ riuscito a sanare la posizione. Da molti anni, infatti, nei loro bilanci le banche (e l’ultimo esempio di MPS conferma cio’ che ripeto da oltre 8 anni) non valutavano come avrebbero dovuto i cosiddetti crediti deteriorati ma continuavano a iscriverli come poste sane.

La Bce non ha più potuto far finta di non vedere ed ha stabilito un obbligo di accantonamenti annuali cosi come indicati nella tabella sottostante

Ora mettiamoci un momento dalla parte dei soggetti più deboli, cioè coloro che non riescono a restituire i soldi di un prestito, e spostiamo l’attenzione sulla lentezza della giustizia italiana.

Come tutti sanno una causa civile impiega almeno sette anni per arrivare a sentenza definitiva. La banca sa che, in caso di contenzioso su un credito che viene contestato dal debitore, passerà molto tempo prima di raggiungere una risoluzione in tribunale. Ma sa anche che la legge la obbliga a iscrivere in bilancio l’intera cifra come una perdita. Converrà dunque prima di tutto all’istituto di credito tentare una transazione con il debitore.

Diciamolo con estrema schiettezza: mai come in questo caso la tanto vituperata lentezza della nostra giustizia civile per arrivare a una sentenza definitiva è manna caduta dal cielo per chi avvia un’azione giudiziaria contro la banca al fine di vedersi riconosciuto l’indebito percepito e fare una transazione.

Perché alla banca si possono (e in molti casi si devono) contestare diverse irregolarità formali. Nell’immaginario collettivo si è ormai consolidata l’idea che i loro abusi siano solo l’usura e l’anatocismo, ma, cosi come confermatomi da una statistica fornitami fonte interna ad una banca di sistema, nella contrattualistica relativa al finanziamento concesso sono presenti tante altre irregolarità:

Le irregolarità formali messe in atto dalle banche nei contratti di finanziamento sono una grande opportunità per i debitori, che potrebbero utilizzare tali anomalie per trasformare un debito in credito. È uno strumento estremo per difendersi e non perdere tutto.

Ma proviamo a fare maggiore chiarezza con un esempio. Un imprenditore ha ricevuto un prestito di 100.000 euro da una banca, ne ha restituito una parte (20.000 euro) e ora non riesce più a rimborsare quanto ancora dovuto (80.000 euro). Inizia un contenzioso con la banca, che da quel momento avrà un periodo massimo dai tre ai nove anni per recuperare almeno una parte di quegli 80.000 euro. Nel frattempo, in base a una perizia econometrica sui rapporti di finanziamento, il debitore riscontra alcune irregolarità della banca e avvia un’azione giudiziale per accertamento negativo del debito. L’istituto, indipendentemente dai tempi e dall’esito della vertenza, ha l’obbligo di iscrivere ogni anno in bilancio il«costo dell’accantonamento», cioè della previsione di perdita,che potrebbe essere – a puro titolo di esempio, perchéle percentuali sono quelle indicate in tabella– il15 per cento di 80.000 euro (cioè di quanto deve ancorarestituire): circa 12.000 euro. Ogni anno l’istituto, avendogià spesato quella perdita, si accontenterebbe di arrivare auna transazione: 68.000 dopo il primo anno, 54.000 dopoil secondo, 42.000 dopo il terzo, 30.000 dopo il quarto ecosì via, fino ad azzerare il valore dell’importo recuperabile.

Per non lasciarsi coinvolgere in questo stillicidio di ulteriori costi (legali, professionali e di immagine), la banca ha la possibilità di offrire il credito a una società di recupero (infatti ormai lo fanno tutte), che mediamente lo compra a un prezzo pari all’11-12 per cento della cifra complessiva.

Quest’ultima società potrà poi proporre al debitore una transazione a «saldo e stralcio» tra il 25 e il 40 per cento della debitoria.

In sintesi, se al termine del quarto anno il debitore offrisse 30.000 euro alla banca o alla società di recupero, queste quasi certamente accetterebbero la proposta.

Le armi per difendersi ci sono, basta muoversi.

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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo l’ambientalista-cacciatore

People For Planet - Gio, 05/27/2021 - 08:00

Franco Perco – già direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini (2010-2016) – ambientalista da una vita, ha cofondato il WWF di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. A lui si deve ad esempio la reintroduzione dei caprioli e cervi nel parco nazionale D’Abruzzo. E’ un cacciatore.

“La caccia ha senso nel momento in cui non distrugge tutto – dice – ma conserva le specie cacciate. La legge però non è adeguata a questo scopo. La legge ‘cornice’ 157 è un compromesso del 1992 tra ambientalisti e cacciatori, dove i cacciatori hanno perseguito soprattutto l’obiettivo di avere molte specie da cacciare e poche regole, mentre gli ambientalisti quello di limitare i periodi e le specie di caccia. Risultato: una legge inadeguata che non prevede, come sarebbe d’obbligo, di conoscere l’entità del patrimonio faunistico: non c’è obbligo di censimenti ed è un errore clamoroso. Inoltre, il numero di cacciatori ammessi è troppo alto, e non corrispondente alla fauna prelevabile”. La legge pone un tetto al numero animali uccelli migratori cacciabili, ma non al numero di cacciatori: questo crea un evidente frustrazione, in qualche modo invogliando a infrangere le regole.

Un altro grosso problema sono le zone di caccia, i cosiddetti ATC, o Ambiti Territoriali di Caccia. Sono proprietà private o pubbliche che dovrebbero essere gestite insieme da cacciatori e agricoltori (60%) ambientalisti (20%) e rappresentanti dei Comuni coinvolti (20%). Ma sono nei fatti composti da soli cacciatori (o quasi), che lavorano per l’esclusivo bene della categoria e senza controlli: “Hanno estensioni a volte enormi e questo non consente una loro gestione efficace – continua Perco – I cacciatori dovrebbero essere organizzati in piccoli gruppi, e gestire un piccolo ATC che possano sentir loro e rispettare”.
Oggi in definitiva lo Stato ha lasciato le briglie sciolte alle Regioni, che a loro volta hanno passato la palla agli ATC e la situazione ha tecnicamente milioni di difetti. “Per dirne un altro: secondo l’articolo 842 del codice civile, un proprietario terriero non può impedire a un cacciatore con i documenti in regola di entrare nel suo fondo per cacciare. La proprietà del fondo è insomma svincolata dai diritti di caccia, e questo è contrario a tutto il resto d’Europa”.

Arriviamo al dunque: come si controlla, oggi, il sovrappopolamento, ad esempio l’attuale emergenza di cinghiali? “Come tendenza non si fa nulla per rimediare al problema sovrappopolamento – risponde Perco -. I cacciatori sono felici dell’abbondanza di selvaggina, gli ambientalisti preferiscono invece aspettare che il sistema imploda sperando che porti con sé tutti i cacciatori, mentre lo Stato, o le Regioni, come detto, spesso non controllano neppure che gli ATC siano almeno due per provincia, cosa che nei fatti non sempre succede, e che è contro la legge”.

Perco è un cacciatore, ma non difende affatto la categoria: “Le valli venete sono un caso clamoroso. Sono zone da pesca con un livello dell’acqua ottimale per l’allevamento del pesce. Ma ormai ci si pesca di meno: molto più proficuo affittare ai cacciatori le botti che usano come appostamenti per sparare alle anatre, attirate da anatre domestiche o da ‘stampi’ (finte anatre in plastica)”. Una botte affittata può rendere fino a 50mila euro all’anno e comportare abbattimenti mostruosi di anatre selvatiche, fino a 200 esemplari al giorno per cacciatore. Senza un reale controllo, si possono abbattere anche specie protette, e si continuano a usare munizioni che spargono sostanze tossiche – il piombo – che va a disperdersi nelle acque, entrando nella catena alimentare. Ecco chiarito perché l’ambientalismo preferisce far catturare i cinghiali con trappole e recinti, e tende a favorire addirittura l’agricoltura, e gli allevamenti, piuttosto che ammettere la caccia, anche selettiva.

Tuttavia, alcune Aziende Faunistico Venatorie fanno spesso un lavoro prezioso. “Le parlo di Miemo, in Toscana, una tenuta che conosco bene. Era una zona abbandonata, in cui la zootecnia aveva distrutto tutto il bosco -, racconta Perco – Poi per motivi economici la gente era scappata. La proprietà venne rilevata da un privato (Ugo Baldacci) che partì con l’idea di riqualificare faunisticamente zone marginali producendo selvaggina, ungulati per la precisione. Iniziò a ripiantare il bosco, fece coltivazioni a perdere, aprì la macchia, piantò essenze con frutti e introdusse anche alcune specie: il muflone, il capriolo e il cinghiale. Poi il lupo e il cervo sono arrivati da soli. Oggi il territorio è mantenuto anche paesaggisticamente e contiene felicemente questi ungulati, oltre a molte altre specie, comprese alcune protette”.

Articolo del 14 Maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

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