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«Rubate 120 opere d’arte» | Alfredino, 40 anni fa la tragedia | Cybersicurezza, oggi 300 dipendenti

People For Planet - Ven, 06/11/2021 - 06:25

Corriere della Sera: SI AL DECRETO LEGGE. Cybersicurezza, Draghi crea l’agenzia. Ora 300 dipendenti (possono salire a 800);

Il Giornale: Astrazeneca, morta la 18enne colpita da trombosi dopo il vaccino;

Il Manifesto: Biden l’europeo: alla ricerca di un’alleanza contro la Cina;

Il Mattino: Castellammare, l’ombra della camorra sul voto: 6 politici nel mirino della Dda;

Il Messaggero: Guttuso, Monet, De Chirico, il grande sacco della Rai: «Rubate 120 opere d’arte»;

Ilsole24ore: Inflazione «transitoria» e «mano ferma» Bce: così i mercati evitano il testacoda – Inflazione Usa record;

La Repubblica: Covid, la variante Delta blocca tre porti cinesi. Migliaia di container non possono partire. “Stallo più grave di Suez”;

Il Fatto Quotidiano: Il cda Atlantia accetta l’offerta di Cdp per Aspi. Lo Stato dovrà pagare parte degli eventuali risarcimenti danni per il crollo del Morandi;

Leggo: Olivia e Anna, rapite dal papà per vendetta contro la ex: ritrovato in mare il corpo di una delle due bambine;

Tgcom24: Angelo Licheri, il soccorritore che rischiò la vita per tentare di salvare Alfredino: “Non dimentico, penso a lui in ogni momento” | Quaranta anni fa la tragedia;

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Il Bisfenolo-A fa male. “Ma anche le sue alternative”

People For Planet - Gio, 06/10/2021 - 17:00

Sul mercato ci sono almeno 50 alternative prive di BPA, con nomi come bisfenolo S e bisfenolo F. Si sa così poco sul loro uso che persino gli scienziati non possono davvero dire quanti siano i tipi di plastica “Senza Bisfenolo-A” in circolazione. Quello che i ricercatori sanno è che queste sostanze chimiche sono analoghi strutturali del BPA. E le loro somiglianze non si fermano alla loro struttura chimica: interrompono anche il funzionamento delle cellule in molti modi e causano effetti tossici simili sul corpo umano. Lo sostiene la biologa riproduttiva della Washington State University Patricia Hunt.

“È come un cane che si morde la coda”, afferma Hunt. “Ci sono più tipi di nuove plastiche messe in commercio in sostituzione del Bisfenolo A di quante possiamo testarne rapidamente.”

Come abbiamo scoperto i danni del Bisfenolo A

Circa 20 anni fa, Hunt e i suoi colleghi stavano usando topi di laboratorio per capire il modo in cui anche lievi cambiamenti ormonali possono influire sulla capacità di una donna di sviluppare un uovo sano. Inizialmente, il loro esperimento sembrava funzionare bene, restituendo risultati alla pari con quello che si aspettavano. Poi improvvisamente “siamo passati a dati completamente anormali“, ricorda Hunt. Alla fine, hanno capito il motivo: gli addetti alle pulizie avevano usato un detergente aggressivo su tutte le gabbie dei topi di plastica. Ciò aveva danneggiato la plastica diffondendola nell’ambiente dove i topi vivevano e mangiavano, finché è penetrata nei loro corpi.

Quali danni per la salute

Che plastiche e BPA avessero un ruolo negativo sulla salute si sapeva bene o male dagli anni ’70, ma la ricerca e il lavoro successivo del gruppo di ricerca hanno fornito prove schiaccianti che i topi – e i loro piccoli – esposti al BPA avevano cromosomi anomali.

“Il BPA non interferisce solo con i recettori degli estrogeni – spiega la ricercatrice – può anche interferire con i recettori dell’ormone tiroideo e i recettori degli androgeni, inclusi il testosterone, l’ormone sessuale maschile primario”.

Mai in lavastoviglie o nel microonde

Per Hunt le prove sono abbastanza chiare da rendere evidente che la plastica va eliminata quando possibile: “Non entra mai nel mio microonde e mai nella mia lavastoviglie, perché sono sconosciuti gli effetti del calore su gran parte delle plastiche. Il mio cibo lo conservo nel vetro”.

Un altro grande diffusore di micro-plastiche sono le ricevute di carta “stampate a pressione”. Lo strato ceroso sulla ricevuta (è il motivo per cui gli scontrini non si riciclano: contengono carta e plastica) è spesso costituito da uno strato che include BPA, nonché sostanze chimiche alternative prive di BPA. Quindi commessi, addetti al fast food, cassieri al dettaglio e molti altri sono esposti ogni giorno a dosi significative di questi prodotti chimici. In numerosi studi, i ricercatori hanno prelevato campioni di sangue e di urina dai cassieri prima e dopo i loro turni: i livelli chimici aumentarono quando i composti tossici penetrarono nei corpi dei lavoratori.

Articolo del 27 Giugno 2020

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Covid-19, “Vaccinare gli adolescenti, ma con giudizio”

People For Planet - Gio, 06/10/2021 - 15:35

Riportiamo l’approfondimento apparso ieri su ScienzainRete “Vaccinare gli adolescenti, ma con giudizio”, ad opera di Eva Benelli e Maurizio Bonati, Capo Dipartimento di Salute Pubblica al Mario Negri di Milano.

Nei giorni in cui si sono ormai superate le 600mila dosi quotidiane e l’invito per tutti è a vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi, c’è poco spazio per chiedersi se sia questo, davvero, l’approccio più corretto. Eppure, uno sforzo di riflessione potrebbe essere utile, se non altro perché, lo sappiamo, la campagna vaccinale non finirà con l’estate e criteri condivisi sull’offerta dei vaccini nei prossimi mesi potrebbero (dovrebbero?) aiutarci a navigare verso l’auspicabile condizione di endemia (malattia molto frequente, ndr) che sembra l’esito più favorevole della lotta contro covid-19.

Il rapporto rischi/benefici

Ogni vaccino che viene messo in commercio per un uso massivo verso ampie popolazioni e l’intera collettività mondiale, è caratterizzato da un’elevata efficacia e rare reazioni avverse. Queste ultime evidenziate non tanto dagli studi clinici di fase 2 e 3 necessari all’ottenimento dell’autorizzazione, ma soprattutto nella fase quattro, ovvero quella della sorveglianza dopo l’immissione in commercio. La valutazione del rapporto tra benefici e rischi è possibile solo nel tempo con un appropriato monitoraggio dei rischi attribuibili al vaccino o ad altre cause cliniche. La stima di questo rapporto durante un’emergenza sanitaria come quella che stiamo vivendo, in cui è necessario far fronte rapidamente a un’infezione globale dagli esiti drammatici, è estremamente complessa e cambia nel tempo al variare delle condizioni epidemiologiche e delle informazioni che via via vengono raccolte sul campo. Diventano quindi cruciali i criteri d’uso del vaccino: l’identificazione della popolazione target, delle priorità, le caratteristiche e la disponibilità stessa dei diversi vaccini.

Studio in fieri

È sull’insieme di questi aspetti che si stabiliscono le strategie vaccinali e perciò è importante rivalutare i criteri man mano che la campagna di vaccinazione prosegue, per ottimizzarne l’efficacia e garantirne la sicurezza. Perché questo possa accadere è fondamentale monitorare l’effetto della vaccinazione valutando il numero di nuove infezioni osservate e confrontandolo con quelle attese sulla base dei dati di efficacia dei vaccini, il numero di sintomatici e di deceduti, le reazioni avverse e il valore e la durata nel tempo dei titoli anticorpali sviluppati dai vaccinati. Solo alcune nazioni, come Israele, Regno Unito e Australia, o la stessa (vituperata) Cina, hanno pianificato e predisposto per tempo questi sistemi di valutazione. In Italia, quello che sembra essere successo è piuttosto l’adattarsi ai dati disponibili, anche se non sempre (o non più) utili a progettare la prevenzione.

L’Italia non ha un piano condiviso

Mentre tutti i paesi sono stati concordi su quali fossero le popolazioni a cui dare massima priorità, anziani e personale sanitario, sule altre popolazioni i criteri sono stati molto disomogenei. Spesso, anche all’interno delle singole nazioni, si è faticato a convergere su una strategia comune, come è successo in Italia, con le Regioni sparpagliate su criteri organizzativi e di offerta diversi che sfiorano e a volte superano il confine della diseguaglianza. Inoltre, l’effetto della campagna vaccinale non è stato sempre ottimale, come è facile capire se si considera il fatto che in alcune Regioni manca alla vaccinazione fino il 20% della popolazione anziana e solo la metà ha completato il ciclo.

Pfizer approvato dai 12 anni

In questo scenario, è stato recentemente approvato l’uso del vaccino di Pfizer/BioNTech anche per la popolazione tra 12 e 17 anni di età, prima dall’agenzia americana FDA e poi dall’europea EMA (seguita subito dopo dall’italiana AIFA). La decisione è arrivata a seguito dei risultati di uno studio clinico di fase 3 condotto con 2260 adolescenti (1131 vaccinati secondo gli stessi criteri applicati agli adulti) . Tra breve si concluderanno altri studi sulla stessa popolazione per il vaccino di Moderna, mentre sono in corso sperimentazioni di fase 3 a partire dai sei mesi d’età anche con altri vaccini. Tuttavia, l’autorizzazione all’uso rimane solo il primo passo, mentre la decisione su se, come e quando utilizzare il vaccino rimane di competenza dei responsabili della campagna vaccinale. Una scelta.

Vaccinare gli adolescenti?

Gli adolescenti e i bambini raramente si ammalano di covid-19, la sintomatologia è nella maggioranza dei casi lieve, gli esiti a distanza, come per gli adulti, da monitorare nel tempo. In alcuni rari casi è stata osservata una malattia infiammatoria sistemica simile alla sindrome Kawasaki, la Mis-C (Multi Organ Inflammatory Syndrome Covid), in grado di manifestare una grave sintomatologia, ma che sinora è stata curata con successo. Circa la trasmissibilità dell’infezione tra coetanei, conviventi e contatti, i limiti del tracciamento e le diverse strategie di contrasto, sia a livello nazionale che locale, lasciano ancora molte incertezze.

Quali benefici?

Sulla base di queste conoscenze, devono essere valutati i benefici della vaccinazione per questa classe di età, che possono essere distinti in: diretti individuali, diretti complessivi e indiretti verso la popolazione generale. I benefici diretti complessivi dipenderanno principalmente dall’incidenza dell’infezione da SARS-CoV-2, come accade per il resto della popolazione, insieme alla prevalenza di condizioni sottostanti che aumentano il rischio di Covid-19 grave in questa fascia di età. I benefici diretti individuali dovrebbero essere limitati rispetto ai gruppi di età più avanzata. Il beneficio complessivo per la popolazione generale degli adolescenti vaccinati sarà proporzionale alla trasmissione di SARS-CoV-2 all’interno di questa fascia di età e tra le altre fasce. Nel complesso, i benefici sembrano essere inferiori rispetto a quelli stimati per adulti e anziani.

Quali rischi?

Circa i rischi che il vaccino causi eventi avversi, in Israele sono stati segnalati 257 casi di miocardite in 5 milioni di ragazzi 12-17enni vaccinati, 50 casi per milione, molti, quindi, rispetto ai casi di trombocitopenia segnalati negli adulti dopo la vaccinazione con vettore virale (1 per milione) che tanta ansia hanno scatenato nelle scorse settimane. Tuttavia, si tratta di un tasso prossimo all’atteso nella popolazione generale pediatrica e l’infezione è comunque curabile e con un buon esito. In sostanza, quindi, il denominatore del rapporto tra rischi e benefici per il vaccino, è nullo perché l’incidenza delle reazioni gravi è prossima a quella attesa nella popolazione non vaccinata, come del resto accade anche per le altre fasce d’età. La vaccinazione anti-Covid-19 negli adolescenti sembra quindi essere sinora valutabile solo in termini di benefici nel ridurre o evitare i sintomi e le sequele gravi e, in qualche misura ancora non facile da quantificare, nel limitare la trasmissione nella comunità, in particolare verso le fasce di popolazione a rischio (circa l’efficacia verso le nuove varianti e la durata della copertura nel tempo c’è invece ancora bisogno di evidenze).

Ma vale lo stesso principio…

Come conseguenza, il rapporto tra benefici e rischi previsto dalla vaccinazione contro il Covid-19 degli adolescenti è ridotto rispetto ai gruppi di età più avanzata. Per questo prima di pianificare la vaccinazione di massa di questo gruppo di età dovrebbe essere attentamente valutata la situazione epidemiologica e il suo possibile trend, così come la copertura vaccinale nei gruppi di età più avanzata. Sono questi i criteri che hanno guidato finora la definizione delle priorità nell’offerta vaccinale.

Come si legge nel recente rapporto dello European Center for Disease Prevention and Control (ECDC):

come per altri gruppi di età anche gli adolescenti ad alto rischio di forme gravi di Covid-19 devono essere vaccinati. La vaccinazione anti-Covid-19 verso tutti gli adolescenti dovrebbe essere contemplata nel contesto più ampio della strategia di prevenzione per l’intera popolazione, la situazione epidemiologica dell’infezione e delle sue varianti, lo stato di copertura della popolazione e le priorità. Estendere la vaccinazione Covid-19 a gruppi di popolazione con un rischio individuale inferiore di malattia grave implica che la disponibilità e l’accesso dei vaccini sia tale da garantire equità nel loro uso.

Che l’accento non sia solo sul vaccino

Più in generale l’opportunità di vaccinare gli adolescenti, e tra breve anche i bambini, pone alcune riflessioni circa le modalità di comunicazione in questi mesi e sulla cronica disattenzione posta verso questa particolare popolazione nel nostro paese.

I bambini in età scolare e gli adolescenti rappresentano una delle categorie più colpite da disturbi psicologici causati dalla pandemia. Le scuole sono state le prime a chiudere e tra le ultime a riaprire: l’attività scolastica e il percorso educativo non sono stati considerati attività essenziali. Giustificare oggi la vaccinazione dei giovani per garantire una riapertura del prossimo anno scolastico in sicurezza dovrebbe prevedere quanto meno un maggior coinvolgimento degli stessi studenti, per esempio vaccinandoli in questi mesi estivi a scuola e accompagnando le sedute vaccinali con brevi approfondimenti sui temi della prevenzione.

Più attenzione ai giovani

Nei mesi della pandemia troppo spesso i più giovani sono stati indicati come responsabili di comportamenti a rischio e si è completamente trascurato qualsiasi tentativo di attivarli come modelli di comportamenti virtuosi, quando è noto da tempo che nella promozione della salute il gruppo dei “pari” può giocare un ruolo determinante. Perché non investire, ora su questo? Coinvolgere i giovani a cui si propone una vaccinazione dal profilo rischio/beneficio quanto meno in divenire, informandoli correttamente e puntando ad averli alleati e non passivi, sarebbe davvero qualcosa di nuovo.

Dopo l’isolamento a cui anche gli adolescenti sono stati costretti e l’esasperata dipendenza dagli strumenti della comunicazione digitale, sarebbero necessari interventi di ricostruzione del vissuto che aiutino a contrastare ansia e i disturbi del sonno e dell’alimentazione e l’aumento degli episodi di autolesionismo. Dopo il distanziamento subito, l’avvicinamento non dovrebbe essere additato come il rischio di contrarre o trasferire un’infezione, perché “i ragazzi sono naturalmente dei diffusori di contagio”, come capita ancora di leggere. Al contrario, l’offerta vaccinale verso gli adolescenti, se davvero la si considera prioritaria, dovrebbe costituire l’elemento essenziale di un piano sociale di welfare per i giovani in cui la vaccinazione (non solo anti-Covid-19, ma anche, per esempio, l’anti-HPV che da anni registra una copertura ancora lontana dal target previsto) può essere parte della voce prevenzione. Lasciare che i ragazzi affrontino la deprivazione del proprio quotidiano, relazionale e affettivo, nel periodo cruciale di transizione dall’infanzia alla vita adulta, prospettare il recupero della scuola solo come spazio fisico e non come spazio di pensiero critico per l’emancipazione dalle idee degli adulti, attribuire alla vaccinazione anti-Covid-19 verso i più giovani effetti ed efficacia nel contrasto alla pandemia ancora da dimostrare, si traduce nei fatti in incapacità, disattenzione e inerzia nel garantire i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. E tutto questo si riflette, purtroppo, nella logica che sembra emergere dall’attuale evoluzione della campagna vaccinale. Al contrario, operare per aiutare davvero i più giovani e non solo per metterli in sicurezza, come si va dicendo, implica attivare processi di socializzazione e di interazione sociale a tutt’oggi inesistenti (anche) nei piani vaccinali.

Io invalida accudita da mio padre (84 anni) e scavalcata dai “panchinari” del vaccino

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5 cose di cui non hai bisogno nel tuo armadio

People For Planet - Gio, 06/10/2021 - 15:00

Nel breve video dal canale YouTube di Elena Tee dei semplici consigli da cui partire se vogliamo liberarci di tutte quelle cose inutili che non utilizziamo più o che non abbiamo mai usato!

Possiamo cominciare a liberare spazio nel momento in cui facciamo il cambio stagionale dell’armadio, oppure, in un pomeriggio qualsiasi che abbiamo a disposizione.

Fonte: Elena Tee

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Alle banche non piacciono i ricchi (stupidi)

People For Planet - Gio, 06/10/2021 - 10:00

Sembra assurdo ma questa paradossale situazione si può verificare solo nel mondo delle banche dove i risparmiatori, fornitori della materia prima (danaro) dell’attività, devono pure pagare per consentire agli istituti di credito di fare ricavi (e talvolta profitti) prestando a terzi i loro risparmi.

Attenzione, gli squali hanno la capacità di attaccare le loro prede individuando una goccia di sangue a chilometri di distanza

Cosa sta succedendo ai nostri risparmi? E cosa accadrà dopo la pandemia?

Questo tema, affrontato nel mio ultimo libro “Salviamoci!”, consente di esplorare l’altra faccia della medaglia della crisi senza precedenti che stiamo attraversando.

Nellannus horribilis 2020, infatti, i risparmi degli italiani sono aumentati come non mai. Sembrerà un paradosso ma è la verità. Secondo i dati Abi (Associazione bancaria italiana), a novembre 2020 la sola liquidità sui conti correnti ammontava a 1715 miliardi di euro, registrando un aumento del 32,5 per cento circa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una montagna di soldi, pari ai livelli del Pil del nostro paese. Poiché la nuova impennata di diffusione del virus si è verificata a partire da inizio ottobre 2020 (la cosiddetta seconda ondata), e solo tra poche settimane si ritornerà alla (quasi) normalità, si stima che la massa di liquidità possa arrivare alla cifra record di 2000 miliardi di euro alla fine delle misure restrittive e agevolative.

Un analogo boom ha riguardato in questi mesi le società che si occupano di gestione del risparmio: Anima +88 per cento, Azimut +16 per cento, Banca Mediolanum +39 per cento, Generali +21 per cento, Fineco Bank +31 per cento, solo per citarne alcune.1 Questo proprio perché nel 2020 il risparmio delle famiglie è cresciuto in maniera consistente rispetto al 2019: meno viaggi, meno cene al ristorante, uscite ridotte al minimo, corsi per i figli fuorisede pressoché sospesi. Questo e molto altro ha contribuito a un arricchimento dei conti correnti per 126 miliardi di euro. C’è inoltre la comprensibile prudenza di chi oggi considera precario il proprio posto di lavoro.

La propensione al risparmio, una delle medaglie al petto degli italiani, è un indicatore che misura il rapporto tra ciò che una famiglia accantona e il reddito che detiene complessivamente. Il rischio incombente dopo il coronavirus è che, con il naturale aumento dei consumi, questa massa enorme di liquidità creatasi nel sistema possa ridursi sensibilmente generando una spinta inflattiva. Occorre dunque chiedersi fin da ora quali saranno i nostri comportamenti quando l’emergenza sarà terminata. Correremo a spendere tutto ciò che abbiamo risparmiato dimenticando le scadenze sospese (mutui, tasse, cartelle esattoriali, consumi ordinari)?

In secondo luogo, ecco il punto, tanta liquidità sui conti correnti è manna caduta dal cielo per le banche. È come aver messo un topo in un deposito di formaggio. Non si lasceranno sfuggire l’occasione di canalizzare questo flusso di denaro su prodotti per loro più redditizi. E la storia ci ha dimostrato che quando le banche hanno fame, occorre prepararsi a difendersi bene.

I primi segnali sono già arrivati. Fineco Bank ha aperto la strada. In uno scenario di tassi negativi, la maxiliquidità lasciata improduttiva in banca non è più gradita. A tutti i correntisti inattivi (privi cioè di contratti di finanziamento o investimento) con oltre 100.000 euro sul conto, Fineco ha inviato una mail con cui ha preannunciato la rescissione del contratto qualora, entro due mesi, non effettuino operazioni di investimento su prodotti diversi dai conti correnti.

Ma soprattutto tante banche, tra cui grandi istituti come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bnl, Bper, Banco Bpm, stanno applicando, con modifiche unilaterali dei contratti, delle commissioni di giacenza per disponibilità liquide inutilizzate sui conti correnti. Si tratta delle suggestive e geniali commissioni di excess liquidity, pari mediamente allo 0,5% annuo, che le banche stanno iniziando ad applicare sui saldi di conto corrente eccedenti una certa cifra (normalmente 100.000 euro).

La motivazione ufficiale, altrettanto bizzarra e fantasiosa, fornita ai correntisti che verranno  contattati con campagne ad hoc (attenzione!), sarà una favoletta che punterà a spiegare loro che tenere i soldi fermi non conviene a nessuno e che sarà meglio canalizzare quei risparmi su prodotti che li tuteleranno dall’inflazione che erode gradualmente il valore del denaro e dalle mancate opportunità di investimento. Il suggerimento sarà quindi quello di impiegare il denaro, per esempio in fondi comuni, fondi pensione, azioni o magari obbligazioni.

Tante sciocchezze.

In primis perché l’inflazione non è mai stata così bassa. L’inflazione acquisita per il 2021 e’ stimata a +1,2% per l’indice generale e a +0,6% per la componente di fondo.

In secondo luogo perché per passare da risparmiatore ad investitore occorre seguire un modello di comportamento simile a quello utilizzato dalle nostre nonne di cui abbiamo ampiamente parlato su queste colonne. https://www.peopleforplanet.it/il-tuo-modello-di-investimento-e-corretto/

Indossate il giubbotto antiproiettile e preparatevi alla battaglia. Gli eserciti (delle banche) sono già schierati

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Vacanze into the wild: sulle montagne svizzere c’è un albergo con le stanze open-air

People For Planet - Gio, 06/10/2021 - 08:00

Dopo un anno difficile e anomalo come quello appena trascorso, tra lo stress dovuto alla vita frenetica e al lavoro in uffico e in seguito al lockdown che ci ha visti costretti a rimanere chiusi tra le quattro mura domestiche, molti di voi sentiranno il bisogno di spazi aperti, per ristabilire il contatto con la natura e respirare aria pulita.

Magari quest’estate avrete l’esigenza di trascorrere una vacanza alternativa, lontana dagli assembramenti tipici delle località marittime e nel totale relax e silenzio che solo la natura selvaggia e incontaminata è in grado di offrire.

Hotel a zero stelle

Sulle montagne della Svizzera orientale e del Liechtenstein c’è una soluzione che fa per voi!
Due artisti e gemelli, Frank e Patrik Riklin, e il loro partner Daniel Charbonnier, hanno ideato un progetto davvero promettente, che sembra essere stato creato a pennello per il periodo post-coronavirus: il progetto si chiama Zero Real Estate e si tratta di un hotel con un concept completamente nuovo e innovativo, un passo in avanti  nel settore dell’ospitalità, un vero e proprio mix tra innovazione e creatività.

Con circa 295 franchi svizzeri (circa 273 euro) potrete prenotare un letto matrimoniale in una stanza “immaginaria”, senza pareti né soffitti, e trascorrere una notte avvolti dalla luce delle stelle e circondati dal verde assoluto.

Le stanze open-air sono in tutto sette, distribuite tra le vigne e i boschi della Svizzera orientale e del Liechtenstein, e sono formate da un letto matrimoniale su una pedana in mezzo alla vegetazione e alle terre selvagge.

Il servizio comprende il pernottamento per un massimo di due persone, e include tutte le spese extra, tra cui parcheggio, tasse di soggiorno, colazione a letto e addirittura un maggiordomo personale che potrà esaudire tutti i vostri desideri.

In caso di maltempo non sono previsti rimborsi, ma, in cambio, viene offerta un’alternativa definita “eccitante”, che potrebbe essere una casetta tra le vigne o una camera di legno sopra la stalla di una capra.

L’estate 2020 sarà davvero unica, come questo anno appena trascorso che si è dimostrato assolutamente irripetibile, nel bene e nel male.

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La depressione Covid avviliva gli italiani. Tristezza, apatia, rabbia.

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 19:00

Tocca vaccinarsi anche contro il grigiore mentale. Sento il bisogno di giocare, di fantasticare, di ridere per sciocchezze, esagerate, strafare, avere visioni oniriche, recitare filastrocche, reagire alla salamoia di angoscia, immaginare di essere altrove, trovare antidoti per la cura di paura che ci siamo sciroppati.

Recuperare anche gli abbracci mentali, le suggestioni infantili… Anche questa è resistenza? Anche questa è medicina? Dopo la comicoterapia abbiamo bisogno di sciocchezzaterapia? Ho dedicato un numero spaventoso di ore a questo disegno.

Guarda anche Da migliaia di anni mostri orribili ammorbavano la vita umana

Acquerello su carta, 21 x 29,7 poi rielaborato in digitale realizzato da Jacopo Fo in vendita per finanziare le iniziative umanitarie e culturali del “Nobel per i Disabili”. – Scrivi a info@alcatraz.it

Sostienici!!! Grazie! Dona il tuo 5×1000 al Nuovo Comitato Il Nobel per i Disabili Onlus.

Insieme miglioriamo il mondo di un millimetro per te e per me, per tutti. Un millimetro al giorno. Codice Fiscale 92014460544

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Clima, la CO2 in atmosfera segna un record assoluto

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 17:30

Mai prima d’ora, nella storia dell’umanità, la concentrazione di anidride carbonica ha raggiunto livelli così alti: bisogna tornare indietro a quasi 4 milioni di anni fa per osservare picchi tanto elevati. 

A maggio 2021 il valore medio di anidride carbonica nell’atmosfera ha raggiunto 419 parti per milione (ppm), il più alto mai registrato in 63 anni, da quando nel 1958 sono cominciate le osservazioni scientifiche. Nel maggio 2020 il valore medio della CO2 era stato di 417 ppm. Lo rendono noto l’agenzia meteorologica e climatica statunitense, la Noaa, e l’Istituto Scripps di Oceanografia di San Diego, California. La rilevazione è stata effettuata all’Osservatorio di Mauna Loa alle Hawaai.

“Così sarà una catastrofe”

“Stiamo aggiungendo grosso modo 40 miliardi di tonnellate di CO2 all’atmosfera ogni anno – commenta il ricercatore Pieter Tans sul sito della Noaa -. È una montagna di carbonio che tiriamo fuori dalla Terra, bruciamo e rilasciamo in atmosfera come CO2, anno dopo anno. Se vogliamo evitare un cambiamento climatico catastrofico, la massima priorità deve essere ridurre a zero l’inquinamento da CO2 al più presto possibile”. Dai dati non emerge un dato rilevabile della crisi economica causata dalla pandemia di coronavirus.

Come 4 milioni di anni fa

La quantità di CO2 nell’atmosfera oggi è paragonabile a quella dell’Ottimo Climatico del Pliocene, fra 4,1 e 4,5 milioni di anni fa, quando l’anidride carbonica era intorno a 400 parti per milione. A quell’epoca, il livello del mare era di circa 24 metri più alto di oggi e la temperatura media era quasi 4 gradi più alta di quella dell’epoca pre-industriale. Ricerche indicano che allora ampie foreste occupavano zone dell’Artico che ora sono tundra.

In Italia +0,3% emissioni nel 2021

In Italia per il 2021 è atteso un incremento delle emissioni di gas serra dello 0,3% rispetto al 2020, a fronte di una previsione di incremento del Pil dell’1,9%. A dirlo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) in base ai primi dati disponibili sull’andamento di quest’anno. La stima è dovuta – viene spiegato – alla riduzione delle emissioni per la produzione di energia elettrica (meno 1,4%), all’incremento della produzione idroelettrica a fronte di un aumento della domanda di energia e alla riduzione dei consumi energetici nei trasporti (meno 0,9%); ma a un incremento delle emissioni negli altri settori come nell’industria (più 2,7%) e nel riscaldamento (più 1,5%).

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Dalla nascita allo svezzamento: cosa sapere sui cuccioli di cane

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 17:00

Sapevate che la gravidanza di una femmina di cane dura in media 63 giorni? E che i cuccioli aprono gli occhi tra i dieci e i quattordici giorni di età? Alcune informazioni utili su come comportarsi quando la cana sta per partorire.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Ricetta fai da te: scrub corpo Arancia & Limone

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 15:00

Come preparare uno scrub per il corpo 100% con prodotti naturali! Un metodo alternativo per uno stile di vita zero wast che ci consente di sostituire i prodotti in commercio con una ricetta semplicissima e super veloce con ingredienti che troviamo in casa. Un’alternativa buona per l’ambiente e per la nostra pelle. Cosa serve:

  • Sale fino;
  • Sale grosso;
  • 1 arancia;
  • 1 limone;
  • Olio di oliva (possiamo sostituire con altri a piacere);
  • Barattolo vuoto;
  • Frullatore

Dal canale YouTube #DIYbySelena ecco come realizzare questo prodotto per concederci un momento di vero relax:

Fonte: #DIYbySelena

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Amazzonia: i popoli indigeni hanno vissuto in maniera sostenibile per 5000 anni

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 13:00

Ci sono uomini che creano e uomini che distruggono. Per millenni, le popolazioni indigene hanno vissuto nella foresta pluviale dell’Amazzonia senza distruggere gli equilibri esistenti in natura e anzi creandone di nuovi.

Lo studio “A 5,000-year vegetation and fire history for tierra firme forests in the Medio Putumayo-Algodón watersheds, northeastern Peru”, pubblicato il 7 giugno su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un team internazionale di ricercatori guidato dall’antropologa Dolores Piperno dello Smithsonian National Museum of Natural History, ha fatto emergere nuove prove che attestano come le biodiversità, oggi in minacciate da uomini come il presidente brasiliano Bolsonaro, siano in realtà frutto anche dell’azione dell’uomo e del suo vivere in maniera sostenibile.

I popoli indigeni preistorici, oltre a non avere alterato significativamente gli ecosistemi forestali nell’Amazzonia occidentale, preservando efficacemente le foreste pluviali, hanno utilizzato le risorse naturali a disposizione senza modificarne la composizione.

Una notizia non banale, perché dalla capacità do vivere in maniera sostenibile di queste popolazioni sono dipesi non soltanto la ricca biodiversità della regione ma il sistema climatico globale, quello con cui anche l’Occidente deve fare i conti.

Dallo Shitsonian fanno sapere:

Negli ultimi anni, la comprensione della foresta pluviale amazzonica da parte degli scienziati è stata sempre più informata da un corpus di ricerche che suggerisce che il territorio sia stato attivamente, intensamente modellato dalle popolazioni indigene prima dell’arrivo degli europei. Alcuni studi attribuiscono le specie arboree che ora dominano la foresta alla gestione umana preistorica e all’ingegneria del paesaggio. Altri lavori postulano che quando i colonizzatori europei causarono enormi perdite agli indigeni amazzonici, con malattie, schiavitù e guerra, l’improvvisa interruzione della manipolazione su scala territoriale portò a così tanta ricrescita forestale che causò un calo globale dell’anidride carbonica atmosferica che portò a un cambiamento culminante in quella nota come Piccola era glaciale”.

E l’antropologa Piperno, in merito all’impatto antropico emerso dagli studi, ha poi aggiunto:

“Non dovremmo presumere che le foreste una volta fossero resistenti di fronte a significativi disturbi del passato. Questo ha importanti implicazioni per un buon uso sostenibile del suolo e per le politiche di conservazione, perché tali politiche richiedono un’adeguata conoscenza degli impatti antropici e naturali del passato sull’ecosistema amazzonico, insieme alle sue risposte”.

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Covid-19, dal 1 luglio avremo il Gree Pass: ecco cos’è

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 11:45

Sarà rilasciato (gratuitamente) dalle autorità nazionali, e sarà disponibile in formato digitale o cartaceo, con un codice QR. Serve per attestare tre distinte condizioni: se una persona è vaccinata contro il covid, se ha fatto un tampone recente con esito negativo, o se è guarita dall’infezione. I certificati saranno compatibili e verificabili in tutta l’Unione europea, oltre a prevenire frodi e falsificazioni. Il sistema si applicherà dal primo luglio 2021 e resterà in vigore per 12 mesi. Obiettivo: facilitare gli spostamenti all’interno dell’Unione e contribuire alla ripresa economica. Il testo, approvato con ampia maggioranza (546 voti a favore, 93 contrari e 51 astenuti), dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio, convertito in legge e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue.

L’accordo

L’accordo prevede che gli Stati dell’Unione non potranno imporre ulteriori restrizioni di viaggio ai titolari di certificati – come quarantena, autoisolamento o test – “a meno che non siano necessarie e proporzionate per salvaguardare la salute pubblica”. Si dovrà tenere conto delle prove scientifiche, “compresi i dati epidemiologici pubblicati dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)”. Le misure dovranno essere notificate, se possibile, con 48 ore di anticipo agli altri Stati membri e alla Commissione, mentre il pubblico dovrà ricevere un preavviso di 24 ore. I Paesi dell’Ue sono incoraggiati a garantire che i test abbiano prezzi abbordabili e siano ampiamente disponibili. Su richiesta del Parlamento, la Commissione si è impegnata a mobilitare 100 milioni di euro dallo strumento per il sostegno di emergenza per consentire agli Stati membri di acquistare test per il rilascio di certificati di test digitali Covid dell’Ue.

Vaccinati first

I primi ad aver diritto al certificato digitale Covid sono senza dubbio i vaccinati. Il “pass” durerà 9 mesi a partire dal quattordicesimo giorno dall’iniezione che immunizza. Anche i guariti dal Covid hanno diritto al certificato, ma per loro la durata è inferiore: sei mesi. Chi invece si è sottoposto a tampone ed è risultato negativo, avrà libertà di circolazione per 48 ore.

La tecnologia

Per avere una certificazione univoca la Ue ha puntato sul Qr code, nel quale è registrato il certificato da caricare sullo smartphone (in versione cartacea per chi non ha un telefonino adatto) e sulla firma digitale, rilasciata dall’autorità nazionale, che attesta la validità della vaccinazione o del test. Quindi i Green pass emessi dal singolo Paese verranno inseriti nel Gateway, la piattaforma comunitaria che raccoglie i dati di tutti i certificati. Intanto, perché ogni Paese possa produrre test sicuri e a basso costo la Commissione ha stanziato 100 milioni di euro. Le persone potranno tornare così a varcare i confini, ma i dati sanitari resteranno conservati e protetti nel Paese d’origine. Salva quindi la privacy e non ci sarà un data-base europeo. Nel Qr code, leggibile automaticamente ai varchi di frontiera o degli aereoporti, sarà possibile leggere solo il codice identificativo della vaccinazione o del test negativo, oltre al nome e cognome del titolare del certificato e la sua data di nascita.

Italia avvantaggiata

Intanto, l’Italia, dove è già attivo il green pass nazionale, ha già superato i test tecnici. Sarà tra i primi Paesi, assicurano a Bruxelles, pronti a rilasciare il certificato che permetterà a chi è vaccinato, testato negativo o confermato guarito dal Covid 19, di viaggiare nell’area Schengen, evitando le quarantene.

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Gela città del dono e terza tappa del periplo della Sicilia

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 06/09/2021 - 11:19

Un evento entusiasmante per Gela e per le associazioni di volontariato che operano per salvare vite umane. Gela, “città del dono”, è stata la terza tappa del periplo della Sicilia, promosso dalle associazioni AIDO, ADOCES Sicilia ODV e FIDAS Gela in collaborazione con EDC Services, per promuovere la donazione di organi, cellule e tessuti. A svolgere il tour per la regione è il ciclista Michail Speciale che ha incontrato associazionisti e amministratori comunali presso il lungomare Federico II di Svevia.

Prima di arrivare in città, vi è stato un commovente incontro tra Speciale e i bikers dell’associazione ASD Velo Club in contrada Manfria, dove ad attenderlo vi è stato anche il presidente di AIDO Sicilia, Paolo Pasciotta. Insieme hanno percorso in bici il tragitto che li ha condotti al lungomare della nostra città.

La conferenza si è tenuta dinanzi all’istallazione Attrazione repulsiva, raffigurante due uomini nell’atto di tirare una fune. Nello specifico, vi hanno assistito il vicesindaco Terenziano Di Stefano, Giacomo Giurato, Presidente regionale di ADOCES Sicilia ODV, l’associazione regionale che si occupa della donazione di cellule staminali emopoietiche e sangue cordonale, gli amici della FIDAS GELA del Presidente Enzo Emmanuello, che si occupa della donazione di sangue.  In rappresentanza del personale medico-sanitario, presenti anche il dott. Toti Damante, referente AIDO di GELA, primario di Terapia Intensiva dell’Ospedale V.E. di Gela, la dott.ssa Valentina Fiorica, psicologa che assiste i familiari dei donatori di organi, e Giuseppe Provinzano, coordinatore Infermieristico del reparto di rianimazione.

Momenti importanti della conferenza sono stati la consegna da parte del vicesindaco di una pergamena, recitante: “Al biker del dono, Michail Speciale perché possa testimoniare l’amore per la vita attraverso lo sport”. Altro momento, il dono di un piatto con la riproduzione di un’antica moneta d Gela, donato dall’artigiano Roberto Tascone e la consegna del libro di Giacomo Giurato Io voglio vivere come auspicio per tutti i pazienti in attesa di trapianto.

Un momento indimenticabile per la città e per le associazioni di volontariato, con la promessa di organizzare presto una giornata dedicata alle adesioni come donatori di organi.

 

L'articolo Gela città del dono e terza tappa del periplo della Sicilia proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Moliterno CheeseTrek – Il cammino del Canestrato

CuoreBasilicata - Mer, 06/09/2021 - 10:00

COMUNICATO  STAMPA

Quale stagione è più fausta per aprire alla libertà, pura essenza del camminare per di più su un sentiero antico e spettacolare, se non l’estate scegliendo il nascere del periodo più luminoso e accogliente dell’anno?

Gli organizzatori della seconda edizione del “CHEESETREK – Il Cammino del Canestrato”, l’Associazione Turismo Moliterno, la Società Cooperativa Castrum 2019, la Pro Loco Campus Moliterno e la Pro Loco di Castelsaraceno, hanno scelto una data simbolo, domenica 20 giugno 2021, per percorrere la via sterrata che collega i lembi più orientali del territorio di Moliterno al paese di Castelsaraceno, lungo un tracciato dove pellegrini, commercianti e contadini si incrociavano ai passi di Tempa Pagliera alla fontana del Sambuco, al casino Padula ritrovo di pastori narranti, accompagnati sempre dalla sagoma rotante ed inconfondibile di Sirino laggiù verso occidente e tenendo affianco, come nume protettore, Raparo, in tutta la sua interezza fino all’apparizione della piramide poderosa di Alpi che preannunciava, alla contrada Falapato, che era prossimo l’arrivo.

Dunque, trekking, per amanti della natura e di paesaggi di cresta mozzafiato con in più la consapevolezza di solcare un tratto bellissimo del Sentiero Italia: e il formaggio? Il fil rouge è lui, il “Canestrato di Moliterno” I.G.P. che trae la sua sostanza dall’attività millenaria dei pastori che con le greggi transitavano sul cammino, sui pascoli di erbe saporite ed aromatiche. Il meritato premio del traguardo sarà la degustazione del prezioso formaggio, offerto dal Consorzio di Tutela del Canestrato di Moliterno IGP presso il Museo della Pastorizia di Castelsaraceno. Il rientro al punto di partenza sarà assicurato con bus navetta.

Per l’ospite amante del fare lento che vorrà soggiornare a Moliterno e trovarsi fresco alla partenza del Cheesetrek è riservato un programma speciale già dal pomeriggio di sabato 19 giugno dove il soggiorno si tinge di arte con la proposta del MAM (Musei Aiello Moliterno) di apertura e visita gratuita di due dei musei del circuito museale, a partire dalle ore 17,00. Un’immersione piacevole e inaspettata nel Borgo medievale dove sarà possibile entrare in un Palazzo e rientrare in una casa tipica moliternese, in un gioco a sorpresa di quadri ed oggetti preziosi.

 

 

Per informazioni e prenotazione:

  • Turismo Moliterno 3270522660;
  • Pro Loco Campus Moliterno 3395725077;
  • Pro Loco Castelsaraceno 3403908828;
  • Castrum 2019 Società Cooperativa 3923579934.

 

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Lettera aperta di Michelle Desilets, Orangutan Land Trust

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 08:00

Sabato si è celebrata la Giornata Mondiale dell’Ambiente durante la quale istituzioni, ong, imprese e opinione pubblica si sono interrogati sui grandi temi e problematiche che minacciano la salvaguardia della foreste e della biodiversità e sulla necessità di prevenire, arrestare e invertire il degrado degli ecosistemi.

Michelle Desilets, Direttore Esecutivo dell’ong Orangutan Land Trust, che si occupa di conservazione degli oranghi, e membro sostenitore dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, in questa lettera aperta esprime il suo punto di vista.

“Lavorando nel campo della conservazione degli oranghi e delle foreste da oltre un quarto di secolo, sono stata testimone della distruzione associata alla produzione convenzionale di legname, cellulosa e palma da olio, provando sentimenti di indignazione.

Ma ci sono segnali incoraggianti che rafforzano la mia determinazione ad andare avanti nel mio lavoro. Proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, (FAO) hanno lanciato il Decennio per il Ripristino dell’Ecosistema (2021-2030). L’obiettivo estremamente ambizioso e assolutamente essenziale di questa iniziativa è quello di prevenire, arrestare e invertire il degrado degli ecosistemi in tutto il mondo, affrontando gli errori del passato e intraprendendo azioni proiettate al futuro.

La risposta a questa call to action per l’organizzazione che dirigo, l’Orangutan Land Trust, si traduce nella promozione di catene di approvvigionamento sostenibili di olio di palma, un obiettivo che mi piacerebbe fosse condiviso da tutti gli stakeholder.

Gli impatti sulla biodiversità dell’olio di palma convenzionale negli ultimi decenni sono stati certamente catastrofici. E’ evidente che non possiamo cancellare ciò che è accaduto ma è altrettanto chiaro quello che invece possiamo e dobbiamo fare: arrestare le azioni che oggi continuano a provocare deforestazione, adottare idonee misure di prevenzione ed intervenire con azioni significative e di scala per ripristinare ciò che è stato danneggiato. Sposare questa posizione non significa porsi come apologeti dell’industria quanto piuttosto diventare “crociati” a favore del cambiamento.

 Sono in molti a condividere questa posizione, comprese le principali ONG ambientali e sociali impegnate da anni sul campo. La Tavola Rotonda sull’Olio di Palma Sostenibile (RSPO) vanta oggi più di 5.000 membri provenienti da 100 paesi, tutti determinati a rendere l’olio di palma sostenibile la norma. Nonostante sia una rete molto ampia, il suo impatto positivo è ancora limitato, non solo a causa di alcuni membri non ancora totalmente in linea con gli impegni assunti (come gli acquirenti che non si riforniscono ancora al 100% di olio di palma sostenibile certificato), ma anche, e soprattutto, a causa di coloro che operano al fuori dei sistemi di certificazione, che non hanno intrapreso alcuna azione per rendere sostenibili le proprie catene di approvvigionamento.  Prendiamo ad esempio quei marchi e distributori che utilizzano il claim “senza olio di palma”, non, come sostengono, per “salvare foreste pluviali e oranghi”, ma semplicemente per ragioni di marketing. Allontanarsi da un problema non equivale a contribuire alla sua soluzione, soprattutto se allontanarsi significa optare per oli alternativi meno sostenibili generando un problema più grave!”

Il boicottaggio non è la soluzione

“Spesso l’olio di palma viene attaccato con motivazioni approssimative e distorte. In realtà, ciò che accomuna veramente questo tipo di comunicazioni è l’assenza totale di proposte alternative concrete per risolvere il problema sollevato. Tanti inneggiano al boicottaggio, ma certamente questo non cambierà il modo in cui l’olio di palma viene prodotto, non incoraggerà il necessario e progressivo miglioramento dei sistemi di certificazione come RSPO, delle procedure di verifica e della trasparenza delle filiere. Ancor meno servirà a correggere o rimediare agli errori del passato. 

Quindi, cosa propongo in alternativa? Suggerisco di chiedere ai coltivatori di palma da olio di porre fine alle pratiche distruttive associate alla produzione convenzionale, di adottare tutte le misure necessarie per prevenire futuri impatti negativi e di investire in soluzioni che siano in armonia con la natura al fine di contribuire al ripristino degli ecosistemi. Propongo di chiedere ai commercianti e agli acquirenti di olio di palma, inclusi produttori e catene della distribuzione, di approvvigionarsi immediatamente ed esclusivamente di olio di palma certificato sostenibile secondo una delle catene di custodia RSPO e di investire in progetti di ripristino degli ecosistemi. Propongo di chiedere ai governi dei paesi produttori e consumatori di sostenere le catene di approvvigionamento sostenibili e di contribuire essi stessi al ripristino dell’ecosistema.

E infine, come consumatori, noi tutti possiamo fare la nostra parte sostenendo le aziende virtuose e chiedendo a quelle che oggi non lo sono di porre fine alla distruzione degli ecosistemi, mettere in atto misure per prevenire il degrado e rimediare agli errori del passato, per il nostro futuro.”

Michelle Desilets, Direttore Esecutivo Orangutan Land Trust

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Chico Forti, l’appello dello zio: “E’ stremato” | Feste private sì o no? | Roma finisce sott’acqua | Meno tasse per la fascia di 55 mila euro

People For Planet - Mer, 06/09/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Meno tasse per la fascia di 55 mila euro: il nuovo Fisco secondo i partiti | Le proposte;

Il Giornale: “Vi spiego perché adesso il virus è in letargo”;

Il Manifesto: La riformulazione soft del muro di Trump;

Il Mattino: Mladic, confermato in appello l’ergastolo;

Il Messaggero: Roma finisce sott’acqua, paura all’asilo Foto Video Salvati 26 bambini al nido: «Potevano morire» Le auto galleggiano a corso Francia Case allagate;

Ilsole24ore: Case, boom di compravendite nei primi tre mesi del 2021 – Mutui, dal ko al rimbalzo;

La Repubblica: Feste private sì o no?In zona bianca a fare la differenza non sarà solo il numero degli invitati | Discoteche, verso un protocollo per la ripartenza all’aperto;

Il Fatto Quotidiano: Arrestato Amara, obbligo dimora per Capristo. “Favori ad amici, per altri la legge”: le accuse. Le nomine e l’azione di lobbying su Casellati;

Leggo: Entro il 2030 due missioni su Venere per studiare origini ed evoluzione del pianeta. La Nasa sceglie un team di ricerca italiano;

Tgcom24: Chico Forti, l’appello dello zio: “E’ stremato, l’Italia solleciti gli Usa”;

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Anoressia e bulimia: l’emergenza Covid-19 non deve fermare la lotta ai disturbi alimentari

People For Planet - Mar, 06/08/2021 - 17:00

L’esperta: rete assistenziale da migliorare “perché di anoressia e bulimia non si muore. Si muore per non aver avuto accesso alle cure”

Anoressia, bulimia, ma anche disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating) e ortoressia (ossessione per i cibi sani). L’epidemia dovuta alla diffusione del Covid-19 ha reso ancora più difficili le condizioni di vita e la possibilità di essere curati delle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare.

A spiegarlo è Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, direttore della Rete Disturbi comportamento alimentare Usl 1 dell’Umbria: “In questi ultimi due mesi abbiamo visto il Sistema sanitario nazionale concentrato sull’emergenza della pandemia da Covid-19 e interi ospedali hanno interrotto qualsiasi tipo di attività per essere dedicati esclusivamente all’epidemia. Gli ambulatori sono stati chiusi e molti trattamenti sospesi”. Questo significa che persone che magari hanno impiegato mesi per trovare il coraggio di chiedere aiuto e intraprendere un percorso di cura, o hanno aspettato mesi per un ricovero, “si sono trovate improvvisamente a dover interrompere il trattamento o a non poterlo iniziare, aumentando il rischio di aggravamento, cronicizzazione o ricaduta del disturbo”, afferma Dalla Ragione, che è anche presidente della Siridap, la Società italiana riabilitazione disturbi del comportamento alimentare e del peso.  

Passione per la cucina diventa incubo

Le persone che soffrono di problematiche legate alla nutrizione hanno dovuto fronteggiare poi, durante la quarantena, anche altri problemi oltre al mancato supporto ricevuto dalla rete assistenziale territoriale e ospedaliera. La riscoperta per molti italiani della passione per la buona cucina – pane e pizza fatti in casa, pasta all’uovo, dolci di tutti i tipi – che ha caratterizzato le settimane di isolamento forzato tra le mura domestiche “può essere stato l’inizio o il peggioramento di un incubo” per le persone con problematiche legate al consumo del cibo, spiega Dalla Ragione.

Purtroppo non è possibile, per ora, quantificare l’incremento dell’incidenza dei disturbi del comportamento alimentare causato dalla pandemia dovuta al Covid-19, “ma il dato – spiega la studiosa – è molto atteso dagli specialisti”.

Dca in aumento, età insorgenza sempre più bassa

Attualmente il ministero della Salute conta nel nostro Paese 3,2 milioni di persone con disturbi del comportamento alimentare (Dca), diffuse in modo omogeneo in tutte le regioni. Dall’analisi preliminare dei dati raccolti negli ultimi 5 anni (dal 2014 al 2019), su cui si sta ancora lavorando, emerge – considerando tutte le diagnosi per Dca nel loro complesso – un aumento di queste patologie costante nel tempo, l’abbassamento dell’età di insorgenza e una loro maggiore diffusione nella popolazione maschile rispetto al passato.

Leggi anche: L’anoressia è anche maschile. E spesso più insidiosa

L’offerta assistenziale varia (troppo) da regione a regione

Analizzando la variabilità dei tassi di ospedalizzazione nelle diverse regioni italiane emergono forti differenze: nonostante molti sforzi compiuti negli ultimi anni molte regioni non si sono infatti ancora adeguate alle indicazioni del ministero della Salute rispetto alla costituzione di reti assistenziali dedicate.

Nelle regioni dove sono presenti reti di servizi diffuse e specializzate nel trattamento dei Dca il tasso di ospedalizzazione (che il più delle volte riguarda ricoveri salvavita) è molto più basso, mettendo in evidenza come un intervento precoce a livello ospedaliero e territoriale (tramite le aziende sanitarie locali e i medici di medicina generale) possa evitare l’aggravarsi dei quadri clinici e migliorare la prognosi.

Mortalità aumenta dove mancano le strutture di cura

A guardare i primi dati sulla mortalità emerge infatti che questi variano molto da regione a regione, e i tassi sono più alti nelle regioni dove sono scarse o assenti le strutture di cura. Tutto questo mette in evidenza, spiega Dalla Ragione, “che non si muore di anoressia e bulimia, ma si muore per non aver potuto accedere alle cure“.

Articolo del 1 giugno 2020

Guarda l’infografica: I moderni disturbi alimentari

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In Tunisia ci sarà un cimitero per i migranti morti nel Mediterraneo

People For Planet - Mar, 06/08/2021 - 16:00

E’ stato inaugurato oggi, 8 giugno, a Zarzis, cittadina portuale nel sud della Tunisia, Le Jardin de l’Afrique, un ‘Cimitero degli sconosciuti’ dedicato ai migranti annegati durante le traversate del Mediterraneo a bordo di barconi partiti dalle coste della Libia o dalla Tunisia.

L’ideatore, creatore e finanziatore del progetto è l’artista algerino Rachid Koraïchi, il quale ha dichiarato che questo luogo sacro “sarà un paradiso in terra”, per quelle migliaia di persone che sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Rachid Koraïchi ha dichiarato: ““Il mio è un regalo alla memoria di queste persone, eroi assoluti, morti in mare per colpa dell’Occidente sfruttatore che costringe milioni di persone a mettersi in cammino”.

I senza nome del Mediterraneo

I senza nome del Mediterraneo sono corpi senza identità, che hanno perso la vita durante la transizione acquatica verso una supposta libertà. La grande maggioranza dei morti è stata ripescata dal Mediterraneo circondata dai rottami del loro gommone.

Le Jardin de l’Afrique

Negli scorsi anni, un volontario della Mezzaluna Rossa aveva allestito un piccolo cimitero a Zarzis, con decine di cadaveri sepolti nella terra arida, ma nulla di più, a causa della mancanza di aiuti e fondi da parte delle autorità tunisine.

Nel 2018, però, qualcosa è cambiato. Koraïchi ha spiegato: “Mia figlia vive a Londra e lavora per un’organizzazione internazionale. Un giorno mi ha fatto conoscere quel cimitero di Zarzis e da quel momento ho voluto saperne di più. Ero scioccato, non potevo accettare che i corpi delle persone morte in mare potessero essere sepolti in quel luogo.Volevo fare qualcosa per aiutare i volontari e migliorare il cimitero. Da qui è nata l’idea di creare Le Jardin de l’Afrique. La crisi sanitaria globale ha rallentato tutto, si è perso tempo, ma tra pochi giorni, finalmente, apriremo la struttura”.

 Mentre il precedente cimitero di Zarzis era a miglia dal centro della città, la struttura di Koraïchi è molto più vicina al vivace centro e ospita già da 60 a 70 cadaveri, con una capacità massima di 800.

Chi è Rachid Koraïchi

Koraïchi, 74 anni, è un artista, scultore, incisore e ceramista di fama mondiale emigrato dall’Algeria a Parigi all’età di 21 anni per sfuggire al drammatico periodo post-coloniale nella sua terra natale. Il progetto è stato interamente autofinanziato attraverso la vendita delle sue opere.

Una volta aperto il cimitero, Koraïchi prevede di lasciarne la gestione nelle mani della nuova Associazione Jardin de l’Afrique, guidata dal presidente della Mezzaluna Rossa di Zarzis e Medenine, il dottor Mongi Slim.

Onorare in morti per aiutare i vivi

Koraïchi ha aggiunto: “Non volevo creare un normale luogo sacro dove seppellire i corpi, ma piuttosto qualcosa per onorare la memoria delle vittime e soprattutto che potesse dare l’opportunità alle famiglie dei morti di ritrovarne le tracce“.

Pertanto, da ogni corpo, prima della sepoltura, verrà estratto il DNA. “Questo ci permetterà di lasciare una traccia vivente di ogni cadavere“, ha affermato Koraïchi. “Ciò consentirà di lasciare una traccia viva di ogni defunto, dal concetto di umanità all’opportunità di rimettere in collegamento le famiglie dei morti. Consentire il recupero dei resti di una persona cara su cui piangere ha un valore inestimabile. Le vittime del mare non possono restare per sempre sconosciute. Onorare i morti significa poter aiutare i vivi, ecco come si perpetua il concetto di umanità”.

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Capone & BungtBangt: esce “Io Sono…” il nuovo singolo inedito

People For Planet - Mar, 06/08/2021 - 15:00

In occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, promossa il 5 giugno dall’ONU, esce “Io Sono…” il nuovo singolo inedito di Capone & BungtBangt.

Il brano annuncia il ritorno sulla scena discografica di una delle band più originali del panorama musicale nazionale ed internazionale che in due settimane ha superato 130 mila streaming su Spotify.

Io sono…” è il nuovo inedito del gruppo musicale Capone & BungtBangt capitanato da Maurizio Capone e viene supportato dal videoclip del regista FRE’. La band e il regista hanno pensato di sottolineare il contrasto tra la “leggerezza/positività” e la “drammaticità” del tema ambiente e aspira a sensibilizzare tutti, specie i più giovani, su un argomento importante per il nostro futuro che vive risvolti drammatici.

Il brano, pubblicato dalla label italo americana Hammer Music, anticipa il sesto album che verrà pubblicato nel 2022.

“Io sono…” viene pubblcata in concomitanza con la celebrazione del World Environment Day, giornata istituita dall’Onu per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente umano del 1972 per incoraggiare a livello mondiale la consapevolezza e l’azione per tutelare il nostro ambiente.“Io sono…” è una canzone solare e gioiosa volutamente scritta per trasmettere positività in un momento nel quale c’è un gran desiderio di tornare alla vita normale. Capone, con la collaborazione di Lello Savonardo cantautore e docente di Comunicazione presso l’Università Federico ll di Napoli, scrive un testo sulla bellezza della natura e sulla gioia di viverla a pieno, tutti insieme e con amore.  Sonorità reggae e ritmiche jungle per mettere in relazione la giungla naturale  e selvaggia con la giungla del caos metropolitano alla ricerca dell’armonia tra dimensioni diverse che devono assolutamente cercare il modo di vivere sullo stesso pianeta.

La capacità di scrivere belle canzoni si unisce all’arte di far suonare strumenti impossibili ed ecosostenibili, questa caratteristica ha permesso a Capone & BungtBangt di essere ancora dei pionieri nell’ambito della “Musica Green” . Oltre a Capone con i suoi innumerevoli strumenti riciclati, uno su tutti la scopa elettrica, la band è composta da Mr. Paradais al basso da ponte e scatolophon basso, Horùs al tubolophon e percussaglie e Maestro Zannella alla buatteria. Artisti a tutto tondo, performer, strumentisti, sound designer ed ecologisti convinti.
Questa grande vitalità è alla base della collaborazione con l’etichetta italoamericana Hammer Music e Rosso di Sera Records le quali hanno deciso di investire sul progetto sposando l’idea e dare massima visibilità nazionale ed internazionale alla band. Del resto la musica di Capone & BungtBangt non è nuova ai palcoscenici internazionali con esperienze in classifica e rotazione radiofonica in Canada e Stati Uniti ma anche coi concerti in Giappone, Europa e Africa.

Capone & BungtBangt saranno protagonisti al prestigioso Campania Teatro Festival 2021 e realizzeranno un doppio spettacolo live dal titolo “Come suona il caos” con la regia di Raffaele Florio.
Questi gli appuntamenti:
19 giugno Anfiteatro di Avella (AV) 
24 giugno Piazza Umberto l, Montesarchio (BN)

Ascolta anche Le Mani Nel Sole, canzone di Capone Bungt&Bangt è a sostegno di Fridays For Future

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Moliterno: il sito di Murgia Sant’Angelo è stato dichiarato di interesse culturale

CuoreBasilicata - Mar, 06/08/2021 - 12:40

Con decreto della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Basilicata è stato dichiarato di interesse culturale

Un’importante risultato quello raggiunto dal comune di Moliterno, nell’ambito della valorizzazione, tutela e promozione del territorio e delle sue potenzialità.  “Il sito di Murgia Sant’Angelo con decreto della Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Basilicata è stato dichiarato – ha riferito con soddisfazioni il sindaco, Antonio Rubino –  sito di interesse culturale particolarmente importante di tipo archeologico”. Per il primo cittadino

“Una notizia importantissima – ha esultato Rubino –  che pone Moliterno sempre più al centro della rete dei beni culturali e del turismo culturale e naturalistico”. “Qui oltre 3 mila anni fa dei pastori itineranti – ha evidenziato il sindaco –  fissarono un primo insediamento abitativo sulle rotte della transumanza, i reperti archeologici ci dicono che già migliaia di anni fa si lavorava il latte e si faceva il formaggio. Questo spettacolo – ha aggiunto l’amministratore –  della natura è la scultura delle nostre radici, questa ostinata bellezza è incisa nella nostra identità. Un impegno mantenuto che ora dovrà portare nuovi frutti”.

 

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