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Aggiornato: 18 ore 42 min fa

Qualità della vita: Milano al top ma secondo quali criteri?

18 ore 42 min fa

E’ di questi giorni la tradizionale classifica del Sole 24 Ore che decreta la città con la migliore qualità della vita. E quest’anno a sorpresa vince Milano.

Al secondo posto Bolzano e al terzo Aosta. L’ultima è Vibo Valentia e nelle posizioni finali molte sono province del Sud.

La notizia probabilmente lascerà perplessi molti. C’è da chiedersi su che basi, con che criteri venga fissata questa classifica. Il dossier del Sole 24 ore inquadra la questione del benessere tramite 42 indicatori riferiti al 2017 e suddivisi in 6 macroaree: ricchezza e consumi, affari e lavoro, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero, ambiente e servizi, demografia e società.

Milano è prima per i depositi bancari procapite e consumi medi in beni durevoli, è la migliore SmartCity, è solo seconda per il prezzo medio delle case anche se è ultima per il costo degli affitti (nel senso che sono i più cari di Italia). Se il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è al 69,5% è anche vero che Milano è una delle città meno sicure d’Italia – seconda solo a Napoli per le rapine.

Insomma, se volete scegliere dove andare a vivere vi conviene vedere le aree tematiche una per una. Se Milano spicca per ricchezza e consumi con il pil procapite più alto, è Bolzano la migliore per affari e finanza con al secondo posto Ascoli Piceno. Grosseto registra il maggior numero di imprese registrate.

Vi interessano ambiente e servizi? Meglio andare a Trieste mentre Ferrara e Ravenna spiccano per avere i tribunali più rapidi. Volete vedere gente giovane intorno a voi? La città migliore è Napoli dove nascono più bambini.

Per cultura e tempo libero primeggiano Rimini, Firenze e Roma.

E la qualità dell’aria? Non si sa, non pervenuta: probabilmente c’era troppa nebbia, o era smog? Perché – lo ricordiamo – Milano è una delle città più inquinate d’Europa

Le classifiche sono sempre un po’ parziali e tagliate un po’ con l’accetta… non conosciamo le aree verdi di ogni città, quante biciclette e conseguentemente quante sono le piste ciclabili, la qualità e il numero degli asili nido, e perché no, la quantità di sorrisi prodotta al giorno e così via.

Il concetto di “qualità della vita” forse è diverso per ognuno di noi, prendiamo queste notizie come una delle decine di resoconti di fine anno.

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Come spiegare ai parenti che essere single non significa essere ‘soli’. Anche a Natale

Lun, 12/17/2018 - 14:28

Essere single quando arriva il Natale può essere una seccatura. Soprattutto quando tutti gli altri ospiti di una tavolata sono felicemente (o meno felicemente) accoppiati. Sono in molti infatti, quando ci si presenta soli al tavolo delle feste, a ritenersi in diritto di fare molte domande, spesso rivolte alle donne. “Ma quando lo trovi un fidanzato?”, “Ma hai intenzione di rimanere zitella?”, sono solo due degli esempi più eclatanti. Ma c’è un modo per non rimanerci male? Lo abbiamo chiesto alla psicoterapeuta Antonella Puzella.

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Il decreto sicurezza non è retroattivo

Lun, 12/17/2018 - 11:23

Le circolari che impongono ai titolari di protezione umanitaria di lasciare i centri di accoglienza in seguito al varo del rovinoso decreto Salvini sono illegittime, perché non possono avere in alcun modo valore retroattivo. Lo ricordano l’Associazione per gli Studi giuridici sull’immigrazione e le altre che hanno inviato una lettera ai “distratti” funzionari di Potenza affinché le intempestive misure di allontanamento siano revocate. Intanto, il Parlamento Europeo a Strasburgo ha dato il suo via libera (con la maggioranza assoluta) a favore della proposta di introdurre i visti umanitari europei, al fine di tentare almeno di ridurre il numero delle morti in mare.

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Dieta mediterranea contro l’Alzheimer: al via progetto “Smartfood”

Lun, 12/17/2018 - 01:57

Prevenire l’Alzheimer con un’alimentazione mediterranea varia ed equilibrata, “condita” con un po’ di movimento fisico e qualche attività sociale. E’ questa l’idea all’origine del progetto Smartfood, dedicato agli ultra 65enni: capire se un intervento mirato a insegnare i principi di un corretto stile di vita basato sulla dieta mediterranea (che comprende al suo interno attività fisica e convivialità) possa portare a modifiche dal punto di vista cognitivo, neurologico e metabolico, prevenendo l’insorgenza del morbo di Alzheimer, la forma più comune di demenza degenerativa.

L’importanza dell’alimentazione

Il progetto, tutto italiano, è stato ideato dall’Irccs Fatebenefratelli di Brescia in collaborazione con il Centro Internazionale per lo Studio della Composizione Corporea (Icans) e l’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Se oggi, spiegano i ricercatori, ancora non esiste purtroppo una cura per questa demenza, l’alimentazione rappresenta un importante fattore di prevenzione. “Molto si gioca sul cibo“, spiega Giuliano Binetti, responsabile dell’Unità di macro attività ambulatoriale ad alta complessità assistenziale (Mac) del Fatebenefratelli. “Le tematiche nutrizionali sono diventate di estremo interesse nella fisiopatologia neurologica: è assodato che la dieta può influenzare la funzionalità e l’integrità del sistema nervoso in vari modi. Un deficit o un eccesso di specifici nutrienti, vitamine o metalli hanno un rapporto causale ben definito con numerose patologie neurologiche, così come specifici difetti metabolici sottesi ad alcune patologie neurologiche possono richiedere uno specifico trattamento nutrizionale. Alcune patologie a larghissima diffusione e dalle cause incerte, come la malattia di Alzheimer, sono molto probabilmente influenzate dall’apporto di alcuni alimenti contenenti nutrienti in grado di agire sia modificando i processi fisiopatologici responsabili della neurodegenerazione, sia avendo proprietà pro-cognitive”.

Il progetto

L’approccio innovativo di Smartfood è quello di promuovere congiuntamente il consumo di cibi sani, in accordo con le linee della dieta mediterranea, e di incoraggiare l’attività fisica e sociale dell’anziano. Scopo del progetto è anche quello di valutare la fattibilità di un intervento multidisciplinare riguardo la dieta e lo stile di vita (abitudini alimentari, attività fisica, partecipazione ad attività sociali e culturali) nella popolazione anziana senza problemi di declino cognitivo.

Per accedere al programma 

Per accedere al programma di ricerca, che avrà una durata di due anni, si deve avere un’età tra 65 e 80 anni ed essere in normali condizioni di salute. Per maggiori informazioni per la partecipazione al progetto contattare la dottoressa Silvia Fostinelli, sfostinelli@fatebenefratelli.eu

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Anatocismo: attenzione ai moduli che sottoscrivete tra fine anno e l’inizio del nuovo

Lun, 12/17/2018 - 01:51

La settimana scorsa abbiamo il tema dell’anatocismo bancario e siamo stati chiari su un punto: l’anatocismo, nonostante l’introduzione delle nuove norme con decorrenza primo ottobre 2016, non è scomparso. Infatti ciò che cambia è solo il meccanismo di calcolo degli interessi (debitori) sugli interessi, che non avviene più con una periodicità trimestrale bensì annuale, così come accade per gli interessi creditori.
Non solo. Gli interessi calcolati alla fine dell’anno solare, per esempio su uno scoperto di conto corrente, si potranno riscuotere non prima del primo marzo dell’anno successivo. Entro questa data il correntista ha due possibilità:

1. Pagare l’ammontare degli interessi passivi. In questo caso il problema dell’anatocismo non si pone e gli interessi si continuano a calcolare sul capitale originale;

2. Decidere di non pagare gli interessi passivi, ma di farseli addebitare sul conto corrente. In questo caso occorre che il correntista manifesti per iscritto questa sua volontà alla banca. A questo punto gli interessi passivi maturati fino al 31 dicembre dell’anno precedente andranno ad aggiungersi al capitale e sulla somma risultante andranno a essere calcolati nuovi interessi. E dunque ritorno dell’anatocismo.

Si evince quindi che non è obbligatorio sottoscrivere alcuna clausola che autorizzi la banca “preventivamente” all’addebito delle competenze, perché la legge non prevede questo obbligo. Infatti, l’articolo 120 del Testo unico bancario, recentemente modificato, consente la possibilità al correntista-cliente di concedere tale autorizzazione, ma non lo obbliga, né prevede conseguenze nel caso l’autorizzazione sia negata, anzi. L’autorizzazione semmai è finalizzata a far conseguire agli istituti di credito quanto la legge espressamente vieta.

Però la lettura di alcuni del moduli offerti ai correntisti offre una rappresentazione della realtà in termini diversi, dipingendo fosche conseguenze nel caso di mancata autorizzazione. Il solito meschino linguaggio subdolo e terroristico. Ciò che ci scandalizza infatti, semmai ci fosse ancora qualcosa che disgusta, è il vocabolario utilizzato dagli istituti di credito che, ogni anno, di questi tempi (e fino al febbraio dell’anno successivo) sottopongono ai loro correntisti dei moduli autorizzanti quanto specificato al punto 2).

Penso in particolare a una comunicazione di un primario istituto di credito dell’anno scorso in cui si leggeva: «Cosa succede se non autorizza la banca ad addebitare? L’addebito in conto degli interessi debitori comporta alcune conseguenze di cui essere consapevoli: infatti qualora il pagamento degli interessi non avvenga puntualmente al primo marzo, la banca potrà calcolare interessi di mora in ragione di ritardato pagamento. Inoltre, il mancato o ritardato pagamento può essere oggetto di segnalazione, in base all’importo e alle caratteristiche della posizione debitoria, nella centrale rischi di Banca d’Italia e/o nei sistemi di informazioni creditizie cui la banca aderisce».
È evidente che la lettura del testo qui riportato induce a valutazioni che possono essere fuorvianti per il cliente, il quale è indotto a credere di dover pagare interessi di mora già dal primo marzo e di essere pregiudicato da una segnalazione in Centrale rischi. Nulla di più lontano dal vero. A tale proposito viene in soccorso la legge, in particolare gli articoli 119 e 120 del Testo unico bancario.

Secondo quanto è stabilito nella nuova disciplina l’addebito degli interessi è possibile solo dal momento in cui tali poste (gli interessi calcolati dalla banca) divengono esigibili. La formulazione dell’articolo 120 chiarisce che gli interessi sono esigibili dal primo marzo dell’anno successivo a quando sono maturati. Ma ciò non è sufficiente. Infatti affinché gli interessi siano “esigibili” in concreto è necessaria una sorta di approvazione, quantomeno in forma di silenzio assenso, da parte del correntista-cliente. L’articolo 119 chiarisce che l’estratto conto si intende approvato «in mancanza di opposizione scritta da parte del cliente, trascorsi 60 giorni dal ricevimento».
È dunque chiaro che affinché gli interessi siano concretamente “esigibili” è necessario che il correntista-cliente sia informato, tramite estratto conto, da parte della banca circa il loro concreto ammontare, e solo in mancanza di contestazione nei 60 giorni dalla comunicazione (che, ricordiamo, arriva nei primi 20 giorni del mese di gennaio e quindi sempre successiva al 31/12 di ogni anno) effettuata dalla banca, questi possano essere pretesi in pagamento. In altri termini solo allo scadere dei 60 giorni (e in data successiva al primo marzo) possono essere addebitati in conto capitale.
Al contrario, in presenza di autorizzazione “preventiva”, gli interessi sono esigibili fin da subito. Allo stesso modo occorre computare il termine per la decorrenza degli interessi di mora. Infatti la mora è dovuta solo all’esito del mancato pagamento degli interessi corrispettivi e più in generale delle competenze. In sintesi, in caso di mancata sottoscrizione del modulo non si verificano le nefaste conseguenze prospettate nella comunicazione, mentre l’autorizzazione anticipa i tempi di esigibilità e di capitalizzazione degli interessi.

L’autorizzazione “preventiva” agevola la banca, che non deve preoccuparsi di effettuare le comunicazioni previste per legge nei termini che la legge stessa pone. Perché la banca è preventivamente autorizzata dal cliente già dal 31/12 di ogni anno all’addebito degli interessi in conto capitale. Inoltre è opportuno sapere che tali “autorizzazioni” non costituiscono “adeguamento” alla nuova disciplina dettata dall’articolo 120, ma, come chiarito, rappresentano piuttosto un escamotage finalizzato a consentire quello che la legge espressamente vieta. Tale precisazione è doverosa perché come si evince dalla formulazione di un’altra “autorizzazione”, essa è presentata come una sorta di adeguamento alla nuova normativa (art. 120) in virtù della quale sono previste delle modifiche contrattuali.
Ebbene tali modifiche contrattuali non costituiscono un adeguamento alla legge, e soprattutto contengono ulteriori tutele per l’istituto di credito che si salvaguarda rispetto al pagamento degli interessi maturati laddove non vi siano le disponibilità o la capienza sull’apertura di credito.
A questo proposito è interessante rilevare quanto si e’ letto in un altro modulo: «La banca ha diritto di utilizzare, ai fini dell’estinzione del debito di interessi, i fondi nella disponibilità del cliente presenti sul conto su altri rapporti allo stesso intestati o cointestati. Il cliente autorizza altresì espressamente la banca a impiegare le somme accreditate e accreditabili a qualsiasi titolo sul conto o su altri rapporti intestati o contestati al cliente per il pagamento degli interessi debitori divenuti esigibili e non addebitati ai sensi del comma precedente».

Ebbene, con la sottoscrizione di tale clausola il cliente autorizza la banca che abbia calcolato gli interessi debitori ad attingere su altri conti intestati al cliente stesso o cointestati con altri soggetti. In tal modo la banca può legittimamente attingere a tutti i rapporti che facciano capo a un cliente prelevando gli importi di competenze maturate, tutelandosi preventivamente rispetto a un futuro ed eventuale “insoluto” degli interessi calcolati.
È giusto pertanto, prima di sottoscrivere qualsiasi documento afferente le modifiche ex art. 120, leggere tutte le clausole che costituiscono oggetto di modifica del rapporto, essendo consapevoli del fatto che l’autorizzazione in parola non costituisce adeguamento alla legge né obbligo di legge, e che la stessa non arreca alcun concreto beneficio. Anzi.

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Come condurre una vita anticapitalista in un mondo capitalista

Lun, 12/17/2018 - 01:07

In questo periodo natalizio siamo invasi da pubblicità di profumi costosissimi, macchine per caffè espresso a cui non si può fare a meno se si vuole andare in paradiso, auto di lusso e panettoni, tanti tantissimi panettoni per vivere un’esistenza felice.

Va in controtendenza una lunga inchiesta pubblicata sul Guardian dove John Harris ha chiesto ai lettori di inviare alla redazione esempi di vita non capitalista nel mondo moderno.

Harris inserisce nel prologo all’articolo che racconta i suggerimenti più significativi una frase di Rebecca Solnit tratta del libro Hope in the Dark: “Le nostre interazioni e impegni verso la vita familiare, le amicizie, le avventure, l’appartenenza al sociale, spirituale e politico sono essenzialmente non capitaliste o addirittura anticapitalistiche, piene di cose che facciamo gratuitamente, per amore e per principio”.

Se ancora sentite di non fare abbastanza per andare in controtendenza a un mondo che chiede di consumare sempre di più leggete qui sotto, magari c’è qualche buona idea che non avevamo ancora preso in considerazione.

Qui di seguito alcuni esempi di buone pratiche che aiutano l’economia familiare e le relazioni.

Freecycle

Libero riciclo in libero scambio. Io ho qualcosa che non serve più a me e che serve a un altro. Mi connetto e metto a disposizione il bene che qualcun altro verrà a prendere. In Inghilterra la rete Freegle accoglie 2,5 milioni di membri.

Sono decine le pagine Facebook di “Vendo, scambio, offro” oppure l’ancora più esplicita “Te lo regalo se te lo vieni a prendere” che raccolgono le offerte in molte città italiane.

In Germania si può anche fare senza Internet. Scrive il Guardian: “Chris Everitt vive a Berlino. ‘Si chiama Sperrmüll, se hai oggetti domestici che non vuoi più, puoi lasciarli sulla strada. Le persone possono prenderli, e se sono ancora lì il giorno dopo vengono raccolti come rifiuti. Abbiamo un vicolo coperto vicino alla nostra strada principale dove la gente lascia le cose: libri, mobili, vestiti, soprammobili e persino cibo. Se vedi qualcosa di utile, puoi semplicemente prenderlo e quando hai qualcosa che non ti serve puoi metterlo lì. Entro poche ore se ne andrà e diventerà parte della vita di qualcun altro.”

Fai da te

“Non compro più vestiti”, dice Clea Whitley, 33 anni, da Londra. “Ho passato gli ultimi 11 mesi a imparare come realizzarli da solo. Compro il tessuto – fibre organiche e naturali il più possibile, e solo da piccoli commercianti indipendenti – e modelli di abbigliamento, ma compro solo ciò di cui ho bisogno, e così non c’è il pericolo che lavoro minorile, sostanze chimiche tossiche o crudeltà sugli animali siano coinvolti. Se sembra troppo impegnativo, puoi sempre ridurre il volume dei vestiti che possiedi”.
Su YouTube sono decine i tutorial che insegnano a cucire, lavorare a maglia o all’uncinetto, o bricolage in genere, basta solo un po’ di pazienza e la voglia di imparare.

Smetti di comprare sapone, balsamo, detersivi

Una soluzione non del tutto semplice ma perché non provare? Noi abbiamo i consigli di Mammachimica!

E rinunciare alle banche?

Kevin McCarron scrive al Guardian: “Ho tenuto i miei soldi fuori dalle banche sin dalla metà degli anni ’80. Conservo i miei soldi solo nelle cooperative di credito”. E subito pensiamo alla scomodità di non avere il Bancomat, per esempio. In Inghilterra decine di cooperative di credito offrono una carta di pagamento chiamata Engage, che funziona anche con Google Pay. Qualche lettore ci sa dire se una cosa del genere c’è anche in Italia?

Lascia la palestra

Un laureato di sociologia di 23 anni che vive a Salford scrive: “Una volta ho avuto un abbonamento alla palestra: 25 sterline al mese per respirare aria calda che puzzava di sudore e ascoltare musica pop estremamente rumorosa… E in più mi sentivo sotto pressione per ottenere il peso e la forma del corpo “ideali” anche per colpa dei macchinari della palestra che mi conteggiavano le calorie, il livello di sforzo e la velocità.

Ora mi piace fare jogging nel parco, dove posso stare in un ambiente tranquillo. Mi concedo il tempo di respirare e godere della natura mentre mi alleno, in quello che credo sia un modo molto più sano e produttivo. Non ci sono specchi che ti mostrino quanto sei “buono” o “cattivo”, e nessuna misura di produttività, che può permettere a qualcuno di mettersi a terra o pompare il proprio ego”.

Organizza un laboratorio di biciclette collettivo

“Come volontario, ho gestito un seminario sulla bicicletta della comunità, aiutando le persone a riparare le loro biciclette”, ha affermato un lettore del Guardian abitante nell’Essex. “Abbiamo creato una squadra di volontari locali e aperto il seminario due volte alla settimana per tutto l’anno. Chiunque può entrare e noi li aiuteremo a usare gli strumenti giusti e a risolvere qualsiasi tipo di problema.”
Un ottimo modo anche per fare nuove amicizie!

Fai volontariato

E qui si apre un mondo: ci sono ovunque associazioni di volontariato per moltissimi bisogni. Avete imparato a lavorare a maglia con i tutorial di YouTube come dicevamo in precedenza? Ok, ci sono associazioni che raccolgono sciarpe, berretti o coperte da regalare ai poveri. Siete bravissimi con i computer? Ci sono associazioni che cercano volontari per insegnare a usare un computer ad anziani e immigrati. Siete degli chef in famiglia? Potete cucinare nelle mense per gli indigenti… Nessuna di queste cose? Ok, potete fare compagnia e piccoli lavoretti alle persone anziane della vostra città.
Grazie ai neuroni a specchio poi ci si accorge che vedere una persona sorridere grazie a noi ci rende sorridenti a nostra volta, Insomma, siate egoisti con l’altruismo!

Vai online, quindi visita la biblioteca

“Cerca libri su Amazon, leggi le recensioni e poi passa al sito web della biblioteca pubblica per effettuare una prenotazione online per una sterlina”, consiglia Kath, da Oxford al giornalista inglese.

Ovviamente la biblioteca deve avere un sito con le prenotazioni on line ma comunque il suggerimento è valido: andare in biblioteca permette di risparmiare e conoscere altri lettori accaniti e scambiarsi opinioni interessanti. E poi da cosa nasce cosa…

Gli orti sono la risposta a quasi tutto

“Mantenersi in forma coltivando l’orto non comporta alcuna spesa per la palestra”, racconta un insegnante d’arte in pensione. “Il prodotto in eccesso viene distribuito alle persone mentre camminiamo verso casa dopo la raccolta. In estate siamo autosufficienti per quanto riguarda gli ortaggi, e in inverno abbiamo abbastanza patate e cipolle da usare fino a marzo. In autunno, le confetture e il chutney sono fatti e distribuiti ad amici e aiutanti”.

In Italia gli orti urbani sono una realtà in molte città e, secondo uno studio di ricercatori dell’Arizona State University pubblicato sulla rivista Earth’s Future se tutte le città del mondo avviassero progetti di agricoltura urbana si potrebbe arrivare a coltivare 100-180 milioni di tonnellate di cibo all’anno, circa il 10% della produzione mondiale di legumi, radici, tuberi e colture orticole.

Non gettare il cibo

“Sono volontario per Manchester FoodCycle”, afferma Jo Harvey, 42 anni. “Una volta alla settimana raccogliamo cibo in eccedenza da negozi e supermercati locali, poi la sera facciamo un pasto di tre portate con gli ingredienti, gratis per chiunque si presenti. Usiamo una cucina e una sala locali gratuitamente, il pasto è cucinato da volontari e il cibo è gratuito in quanto altrimenti sarebbe gettato via.”

Nove italiani su 10 si rammaricano e ammettono i loro sensi di colpa per il cibo gettato. Quattro italiani su 5 giudicano un’assurdità irresponsabile buttare il cibo ancora buono e 4 su 10 dichiarano di aver ridotto gli sprechi nell’ultimo anno.

Come fare allora? Applicando il foodsharing, per esempio, come abbiamo raccontato in questo articolo o quando abbiamo parlato dei foodbusters.

Acquista in modo selettivo

“Ho scelto attivamente di non acquistare da alcune aziende per diversi anni”, dice un lettore anonimo al Guardian: “Non utilizzo società le cui attività fiscali sono sospette o che ritengo dominino settori di attività che potrebbero essere aperti ad altri. E uso i negozi locali il più spesso possibile. ”

Non guidare

“Non ho mai guidato un’auto e non ho mai mirato a farlo”, dice Sara Gaynor. “Decisi dal 1988, dopo aver vissuto a Copenaghen, che non avrei mai fatto parte della cultura automobilistica e tutto ciò che ne consegue: benzina, inquinamento, ingorghi stradali, supporto alle industrie automobilistiche, petrolifere e pubblicitarie. Uso la bicicletta per andare al lavoro. Faccio i miei acquisti sempre in bici, i miei figli sono cresciuti viaggiando in bicicletta e con i mezzi pubblici.

Usa il tuo telecomando TV

E infine il consiglio di un lettore molto saggio: “Dovresti sempre avere l’energia quando arrivi a casa per goderti la serata”, dice. Quindi cerchiamo di lavorare meno e per non essere indotti in tentazione lo stesso lettore consiglia: “Abbassa il suono della tv quando tramettono la pubblicità”.

 

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Economia Circolare: come si riciclano i Raee

Dom, 12/16/2018 - 01:43

Come si smaltisce correttamente e si ricicla il tuo vecchio smartphone?
Siamo entrati in un centro di raccolta e riciclaggio dei Raee (Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Non tutto quello che sembra un rifiuto è in realtà un rifiuto…
Interviste a Massimo Comunello, Area Commerciale SEA Servizi Ecologici Ambientali, e Giuseppe Ziliani, Amministratore SEA Servizi Ecologici Ambientali.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

Per approfondire leggi anche Rifiuti elettronici: cos’è il Decreto 1 contro 0
https://www.peopleforplanet.it/tag/raee/

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Ghiaccio da record (negativo)

Dom, 12/16/2018 - 01:25

In un certo senso non è nemmeno più una notizia: anche questo 2018 che si sta per concludere ha battuto tutti i record di temperature elevate nella regione artica. Più caldo di quest’anno è stato solo il 2016 ed entrambi stanno in un quinquennio dove le temperature dell’aria hanno superato tutti i record precedenti dal 1900.
Lo dice – per l’ennesima volta – il report dell’ente americano per le ricerche sull’atmosfera e gli oceani (Noaa), che dal 2006 stila un rapporto annuale sulla situazione del riscaldamento dell’Artico.
La novità (anche se annunciata) è che al continuo aumento delle temperature si stanno associando fenomeni che per gli stessi scienziati definiscono imprevedibili.
I ricercatori hanno messo in evidenza alcuni punti fondamentali:

• Dal punto di vista della temperatura dell’aria superficiale si conferma il riscaldamento di quella nell’Artico al doppio della velocità rispetto al resto del globo.
• Nella parte terrestre, il riscaldamento atmosferico ha generato di riflesso la tendenza al declino del manto nevoso, lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, l’aumento della portata estiva dei fiumi e l’espansione e l’inverdimento della vegetazione della tundra artica.
• Nonostante l’aumento della vegetazione disponibile per il pascolo, le popolazioni di caribù e renne selvatiche attraverso la tundra artica sono diminuite di quasi il 50% negli ultimi due decenni. Questo per una serie di interazioni complesse, che, semplificando, coinvolgono il tipo di vegetali di cui si cibano, i periodi di siccità e i periodi con condizioni climatiche avverse che non permettono la normale riproduzione.
• Nel 2018 il ghiaccio del mare artico è rimasto più “giovane”, più sottile e ha coperto meno aree rispetto al passato. Le 12 ampiezze minori rilevate nella registrazione satellitare si sono verificate negli ultimi 12 anni.
• Le osservazioni pan-artiche suggeriscono un declino a lungo termine dei ghiacci marini costieri terrestri da quando le misurazioni sono iniziate negli anni ’70, influenzando tutto ciò che è legato a questo ambiente, comprese le attività produttive e umane.
• Nella regione del Mare di Bering, i livelli di produzione di composti della Co2 nel 2018 erano a volte superiori del 500% rispetto ai livelli normali.
• Il riscaldamento dell‘Oceano Artico porta anche un’espansione delle proliferazioni delle alghe tossiche nocive che minacciano la catena alimentare.
• La contaminazione da microplastica è in aumento nell’Artico, rappresentando una minaccia per gli uccelli e la vita marina che può ingerire i detriti.

Per approfondire questo elenco il sito del Noaa è ricco di informazioni e grafiche. Purtroppo raccontano tutte la stessa notizia, che si ripete negli anni, e che noi umani non abbiamo evidentemente ancora preso sul serio.

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Le ricette di Natale: Composta di mele cotogne

Sab, 12/15/2018 - 08:31

Ingredienti

Mele cotogne 1250 gr (pulite)
Zucchero 600 gr
Acqua 50 ml

 

Preparazione

Lavate e asciugate le mele cotogne, tagliatele a pezzi eliminando il torsolo.
Mettete le mele in una pentola in acciaio con il fondo spesso, copritele di zucchero, aggiungete l’acqua e cuocetele per 30 minuti a fuoco basso, mescolando solo quando lo zucchero si sarà sciolto.
Frullate con un frullatore a immersione e mettete la composta in vasetti di vetro con chiusura ermetica.
Sterilizzate i vasetti in una pentola con acqua per 20 minuti dal momento dell’ebollizione.
Toglieteli dal fuoco e lasciate raffreddare.

 

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Il primo Flash Mob dei Pink Bloc

Ven, 12/14/2018 - 14:59
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Dopo la conferenza stampa di presentazione i Pink Bloc di Peopleforplanet, guidati dal Comandante Pinkerton (Jacopo Fo), hanno dato vita alla prima azione artistica di protesta danzante. Ad essere toccate le Ferrovie dello Stato colpevoli di trattar male i viaggiatori vessandoli con disservizi e scelte al limite della follia.
Leggi qui tutta l’inchiesta di People For Planet sull’argomento https://www.peopleforplanet.it/tag/ferrovie/
Qui tutti gli articoli sui Pink Bloc 
https://www.peopleforplanet.it/tag/pink-bloc/

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Le piante che accendono la luce. Le ha attivate a Pontedera l’Iit

Ven, 12/14/2018 - 09:33

Fa buio, accendiamo le piante. Basta collegare una presa elettrica alla base del fusto per accendere dieci lampadine a led: l’equivalente di 150 volt. Barbara Mazzolai e il suo allievo tedesco Fabian Meder se ne sono accorti quasi per caso nella sede di Pontedera dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit). Proprio nel laboratorio vicino Pisa Mazzolai coordina il Center for Micro-Bio Robotics, che studia robot ispirati alla natura. “Per caso ci siamo accorti che picchiettando su una foglia di oleandro si genera energia elettrica all’interno della pianta” racconta la ricercatrice. Queste correnti erano state notate in passato, ma il loro perché resta un mistero, così come il meccanismo esatto di trasmissione. “Abbiamo proceduto per tentativi, battendo sulle foglie di oleandro alla ricerca del materiale e della frequenza migliori” racconta ancora Mazzolai.

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Festività natalizie “green”? E’ possibile, ecco come

Ven, 12/14/2018 - 01:22

Luci sui balconi, addobbi dentro le case e nelle vetrine dei negozi, cene di auguri. Il Natale è una festa molto amata sia dagli adulti che dai bambini ma che, tra un festeggiamento e l’altro, ha purtroppo un importante impatto sull’inquinamento. Perché tra avanzi di cibo che finiscono nella pattumiera, buste e carte regalo consumate in quantità e decorazioni in plastica usa e getta, il conto che si ritrova a pagare l’ambiente rischia di essere eccessivo.

Ecco allora qualche consiglio per vivere le festività natalizie nel rispetto dell’ambiente. Gli accorgimenti per rendere le festività natalizie più sostenibili, dagli addobbi, ai regali, fino al cenone arrivano da Road to green 2020, associazione no profit nata sull’onda dell’Expo 2015 di Milano “il cui scopo – si legge sul sito dell’associazione – è far crescere la cultura ‘green’ in Italia, per rendere la vita umana più sostenibile per il pianeta e per garantire un futuro migliore alle generazioni che verranno”.

Tre consigli per regali sostenibili

Per fare i regali di Natale date sfogo alla creatività: lavori a maglia o all’uncinetto, biscotti, marmellate o qualsiasi cosa sapete fare con le vostre mani. Potete cimentarvi anche nel riciclo creativo: sul web ci sono moltissimi tutorial che spiegano come trasformare materiale di scarto in splendidi oggetti ornamentali (alcune idee le abbiamo descritte qui). In questo modo, nel fare il regalo state anche donando il vostro tempo.

Se volete regalare abiti, sceglieteli in tessuti naturali e non trattati con agenti chimici tossici. Molte aziende vantano certificazioni ambientali che possono orientare le scelte. Se, invece, volete regalare dei cesti, meglio optare per quelli equo-solidali.

Incartate i regali con buste riutilizzabili o con carta riciclata e riciclabile.

Fare la spesa “intelligente”

Fate attenzione al carrello della spesa: fate sempre una lista di ciò di cui avete realmente bisogno, evitando di comprare cose in eccesso. Se anche in questo modo il cenone e il pranzo di Natale lasceranno molti avanzi in frigo, non gettateli nella spazzatura: invitate amici e parenti oppure condivideteli con chi ne ha bisogno, donandoli ad esempio alle associazioni che si occupano di chi è in difficoltà.

Privilegiate alimenti locali e stagionali, provenienti preferibilmente da agricoltura biologica.

Alcune specie animali, come il tonno rosso e l’anguilla, negli ultimi anni hanno visto ridursi notevolmente il numero degli esemplari, e sono considerati a rischio di estinzione. Meglio scegliere altro per i nostri pranzi e le nostre cene.

Decorazioni green

A Natale ci si può sbizzarrire con le decorazioni per la casa e la tavola. Ma non necessariamente devono essere un peso per l’ambiente: al posto delle vetrofanie in plastica, ad esempio, si può optare per addobbi da appendere alle finestre in materiali come legno, carta o lana. Evitare l’uso di decorazioni usa e getta.

Quanto alle luci, cercate di non eccedere troppo con i consumi energetici, scegliendo quando possibile lampadine a LED che consentono un risparmio energetico, e ricordate di spegnere le luci di albero e presepe di notte e quando non siete in casa.

Per le cene e i pranzi, evitate di usare stoviglie usa e getta. Se proprio non se ne può fare a meno, optare per alternative più ecologiche e compostabili rispetto a quelle di plastica, come quelle realizzate a partire dagli scarti delle mele.

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Solo il populismo (di sinistra) ci salverà

Gio, 12/13/2018 - 14:41

Un libro di Chantal Mouffe spiega come – nel momento in cui sta crollando il Sistema tecnocratico e postdemocratico – l’unico modo per contrastare l’avanzata delle destre xenofobe sia abbracciare le ragioni populistiche: una via, in antitesi sia ai liberali del centrosinistra che alla sinistra marginale e rivoluzionaria, che recuperi un “riformismo radicale” e la democratizzazione delle istituzioni. L’obiettivo è essere maggioranza nel Paese.

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I Pink Bloc sono arrivati!

Gio, 12/13/2018 - 10:42

 

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La dieta antinfiammatoria per l’intestino

Gio, 12/13/2018 - 09:00

Che tipo di dieta seguire se si è affetti da una malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI)? È forse una delle domande che le persone colpite da malattia di Crohn o da rettocolite ulcerosa e i loro familiari si pongono più frequentemente. In realtà, non ci sono studi che dimostrano che uno o più alimenti possano peggiorare o addirittura causare queste malattie, ma non c’è dubbio che esista una correlazione tra la dieta e alcuni sintomi comuni. Ma quali sono i cibi da evitare? Nasce per rispondere a questi interrogativi il nuovo libro La Dieta Antinfiammatoria per l’Intestino (Giunti Demetra) di Silvio Danese, responsabile del Centro Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali dell’ospedale Humanitas di Milano. Una vera e propria guida scientifica per offrire diversi consigli nutrizionali che possano contribuire ad alleviare le MICI, malattie che colpiscono circa 200.000 persone in Italia.

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Le ricette di Natale: la Giardiniera

Gio, 12/13/2018 - 08:00

Ingredienti

Cavolfiore 300 gr
Cipolle rosse 200 gr
Peperoni 400 gr
Carote 500 gr
Sedano 5 coste
Aceto 1 l
Vino bianco 500 ml
Acqua 500 ml
Sale grosso 1 cucchiaio
Zucchero 4 cucchiai
Chiodi di garofano 4
Olio Extra Vergine d’Oliva (per coprire)

Vasetti

 

Preparazione

Lavate e tagliate a pezzettoni le verdure.
Mettete sul fuoco una pentola con aceto, vino, acqua, sale e zucchero e portare a ebollizione.
Iniziate a cuocere le carote, dopo 5 minuti aggiungete il sedano, dopo altri 10 minuti il cavolfiore, dopo altri 5 minuti i peperoni e le cipolle e cuocete il tutto per altri 10 minuti. Scolate le verdure e lasciatele raffreddare in una teglia con fori o in uno scolpasta.
Riempite i vasi in vetro con chiusura ermetica con la giardiniera e coprite di olio extra vergine d’oliva aggiungendo i chiodi di garofano (uno o due se i vasetti sono piccoli, al massimo 3 o 4 se il vasetto è grande).
Chiudete i barattoli e nell’etichetta scrivete gli ingredienti e la data di confezionamento.

N.B. Se non consumate in breve tempo la giardiniera vi consigliamo di sterilizzare i barattoli prima di riempirli.

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Pink Bloc: combattono meglio dei Gilet Gialli

Gio, 12/13/2018 - 01:40

In cima alla lista delle vittorie che vogliamo ottenere c’è la necessità di bloccare la pubblicità dei disinfettanti domestici che invita le mamme che amano veramente i loro bimbi a sterminare i batteri. Si tratta di una pubblicità evidentemente ingannevole. Su Peopleforplanet.it abbiamo pubblicato una serie di articoli che dimostrano che disinfettare le abitazioni è demenziale perché la nostra salute dipende in gran parte dalla difesa costituita dai batteri buoni che ci combattono virus e batteri patogeni.

Non è una questione da poco, i danni causati dall’igiene paranoica sono realmente gravi e danneggiano pesantemente i bambini causando varie forme di infezioni e allergie e mettendo in crisi il sistema immunitario: questo infatti si trova a non essere più sostenuto dai miliardi di batteri simbiotici che vivono nella nostra casa, sui nostri vestiti e sulla nostra pelle e che sono la nostra prima linea di difesa.

Un esposto al Gran Giurì della Pubblicità può bloccare questa informazione perversa anche perché la maggiore produttrice di questi disinfettanti suicidi, la multinazionale Unilever, contemporaneamente al Lisoform pubblicizza il dentifricio Zendium, sostenendo che nella bocca vivono 100 miliardi di batteri buoni, numerosi come le stelle del cielo, che ci proteggono; e ci dicono che grazie agli enzimi che lo Zendium contiene, aumentano i batteri eubiotici e migliora la salute della nostra bocca.

Siamo di fronte a un evidente caso di schizofrenia industriale!

Il metodo che proponiamo per raggiungere questo risultato si basa innanzi tutto su una serie di flashmob di fronte alle sedi delle multinazionali che spacciano questi disinfettanti come buoni e giusti. Azioni comiche. E qui entrano in gioco i Pink Bloc: un’orda di uomini pelosi in tutù che danzano l’amore cosmico sulle note delle sonate romantiche di Chopin!

L’idea è che se una campagna divertente mette sotto i riflettori della comunicazione questo assurdo totale e contemporaneamente viene consegnato un esposto al Gran Giurì della Pubblicità, questo sarà costretto a sanzionare immediatamente questa pubblicità devastante per la salute.

È una tattica che abbiamo già sperimentato con successo. Il Gran Giurì della Pubblicità è un istituto indipendente e efficiente capace di agire con tempestività, ma si muove solo sulla base di esposti dei cittadini. E ovviamente se un cittadino in tutù rosa si presenta con un esposto sostenuto da migliaia di condivisioni di un video l’effetto si amplifica.

E contemporaneamente possiamo rafforzare ulteriormente l’azione andando a sollecitare la ministro della Sanità Giulia Grillo, incatenandoci nudi di fronte agli ospedali e compiendo tutte le azioni morbide e divertenti che ci verranno in mente.
Azioni stupefacenti su cambiamenti condivisibili da tutte le persone di buon senso.
Risultati che possono sembrare piccoli ma in realtà cambiano concretamente la qualità della vita di migliaia di persone.

Spieghiamo alla gente che usare questi disinfettanti è folle e cerchiamo di convincere le multinazionali che possono guadagnare anche senza diffondere notizie false e tendenziose.

Hai voglia di darci una mano? Vuoi diventare anche tu Pink Bloc (come i Black Bloc ma più gentili)?

Dietro questa idea ci sta un bel tomo di filosofia pratica. Il mondo è cambiato e un gruppo di maschiacci in tutù possono fare la differenza perché fanno ridere. E se fai ridere il web ti ascolta.

La nostra ispirazione è The Pink Tutù Man, Bob Carey, l’eroico omone sovrappeso e peloso che per far ridere la moglie ammalata si è fatto fotografare in tutù in mezzo mondo.

Abbiamo pensato che anche il Sistema è ammalato (schizofrenia) e che magari facendolo ridere potevamo ottenere qualche cambiamento positivo.
A questo proposito è illuminante il docufilm Corporation che mostra come alcune decisioni devastanti delle multinazionali non sono prese per crudeltà mentale ma per stupidità e routine. Come dice Carlo Cipolla, eccelso economista, la stupidità fa più danni del crimine.

Noi siamo per la filosofia Shangai: partiamo spostando le bacchette più facili da muovere. Vogliamo occuparci di assurdità facili da battere con azioni stupefacenti.

I problemi dell’Italia non si risolvono partendo dai grandi cambiamenti, che richiedono tempi lunghi, ma iniziando dall’eliminazione delle piccole assurdità sulle quali è più facile smuovere l’opinione pubblica e trovare alleati.

I grandi cambiamenti non si ottengono se non si è capaci di concretizzare quelli piccoli.

I piccoli cambiamenti sono fondamentali perché danno la forza e la fiducia per impegnarsi sulle grandi riforme.

La nostra proposta è quella di organizzare piccole azioni divertenti che riescano a rendere visibili le schizofrenie del Sistema. Vogliamo farlo utilizzando la morbidezza e il potere del gioco.

È una logica che oggi pochi comprendono ma non ci serve mobilitare milioni di persone, oggi internet ci dà la possibilità di raggiungere il grande pubblico con video virali.
Abbiamo già progettato una serie di azioni concrete, ne lanceremo una ogni settimana istituendo un appuntamento: i Pink Bloc del giovedì.

Ogni azione comica sarà supportata da azioni legali, esposti al Gran Giurì della Pubblicità, esposti ai ministeri o alle autorità competenti.

Se questo discorso ti convince ti chiediamo di sostenerci: perché la nostra azione abbia successo ci serve innanzi tutto creare un gruppo di volontari che sostengano sul web questa campagna.

E ci serve modificare l’intelligenza di un gruppo di Cacciatori di Demenzialità Sociale.

Ti chiediamo di aiutarci ad individuare altri bersagli facili.

Ad esempio stiamo raccogliendo esempi di applicazioni per smartphone che in modo subdolo inducono gli utenti, che spesso sono bambini, ad accettare che la app frughi tra le loro foto, i testi, gli spostamenti. E questa è una pratica che evidentemente va contro i più elementari diritti alla privacy.

Allora: ci stai?

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