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Aggiornato: 44 min 11 sec fa

Israele ha bombardato un sito nucleare iraniano?

Lun, 07/06/2020 - 17:30

Come riferisce il francese Courrier International Teheran ha dato notizia giovedì 2 luglio di un “incidente” nel centro nucleare di Natanz, un complesso che ospita un importante impianto di arricchimento dell’uranio ma i giornali iraniani in genere non hanno dato rilievo alla notizia.

Per trovare traccia dell’accaduto bisogna far riferimento al giornale iraniano di ispirazione riformista Etemaadche ha dedicato la sua prima pagina alla foto dell’edificio bruciato presentato dalle autorità iraniane come il complesso nucleare danneggiato a Natanz,

Centrifughe per la produzione di uranio arricchito

Il complesso nucleare, secondo quanto riferiscono le autorità iraniane, era destinato all’assemblaggio di centrifughe avanzate per la produzione di uranio arricchito.

Consiglio di sicurezza iraniano: conosciamo le cause ma non possiamo divulgarle

“Le cause dell’incidente sono informazioni segrete riservate fino a nuovo avviso”, scrive Etemaad, citando la dichiarazione del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniana.

Il consiglio supremo di sicurezza ha diramato infatti un comunicato in cui afferma di aver trovato le vere ragioni dell’esplosione a Natanz dopo “indagini approfondite” ma che per “ragioni di sicurezza” non è possibile divulgarle.

Sabotaggio o bombardamento israeliano?

Nel suo articolo per Etemaad, la giornalista Sara Masoumi parla di teorie sollevate dai corrispondenti stranieri nel paese sull’origine di questa esplosione, incluso un possibile atto di sabotaggio israeliano o persino di “bombardamenti israeliani”, “senza poter affermare o negare “ nessuna di queste possibilità, sottolinea nel suo articolo.

“L’ultima goccia che farà traboccare il vaso”

La giornalista riepiloga anche la storia dell’accordo nucleare di Teheran raggiunto nel 2015 con gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Russia, la Cina e la Germania e il ritiro unilaterale dall’accordo del presidente americano Donald Trump nel maggio 2018. “Mentre per un anno da quando gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo nucleare, l’Iran ha continuato a onorare tutti i suoi impegni, nonostante la passività degli europei, questi ultimi eventi potrebbero essere l’ultima goccia che farà traboccare il vaso” scrive Sara Masoumi alludendo a una possibile uscita di Teheran dall’accordo.

“Se l’attacco alle strutture di Natanz si rivelerà vero, dobbiamo aspettarci che l’Iran reagisca e che nuove carte vengano messe sul tavolo da gioco del dossier nucleare iraniano”, scrive ancora, senza dare altri dettagli.

La foto dell’edificio bruciato a Natanz (Isfahan), documento del 5 luglio. FOTO / Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran / WANA (Agenzia di stampa dell’Asia occidentale)

I fantomatici “ghepardi delle patria”

Il 2 luglio, poche ore dopo la conferma da parte di Teheran dell ‘”incidente” sul sito nucleare di Natanz,il canale televisivo della BBC dedicato all’Iran, trasmesso da Londra in persiano, ha pubblicato una dichiarazione di un fantomatico gruppo, ghepardi della patria, che ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. La dichiarazione è stata inviata ai giornalisti poche ore prima che Teheran confermasse l’incidente.

I membri di questo gruppo completamente sconosciuto si presentano come elementi “attivi all’interno delle autorità di sicurezza iraniane” con l’obiettivo di “liberare” il popolo iraniano.

Altri venti di guerra?

Questo 5 luglio, il portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica (OIEA), Behrouz Kamalvandi, ha confermato che nel centro di Natanz “il danno subito è significativo sul piano finanziario” ma confermando che un nuovo sito “più grande e meglio attrezzato” lo sostituirà presto. “Si sta valutando quale sarà il luogo di costruzione del nuovo sito. Potrebbe essere situato nello stesso posto o, tenendo conto delle considerazioni relative al controllo antiaereo, potrebbe essere costruito altrove” ha detto Behrouz Kamalvandi.

Le sue dichiarazioni, e in particolare l’allusione a “considerazioni relative alla difesa aerea”, sembrano sostenere ulteriormente le voci che l’incidente di Natanz sia stato causato da un attacco aereo israeliano.

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Omaggio a Morricone: i 10 migliori western all’italiana

Lun, 07/06/2020 - 16:00

Il cinema western apparteneva agli americani fin dagli esordi del 1903. Negli anni Sessanta il Western in America viveva una profonda crisi d’identità. Forse fu il caso, certo ci fu genio,  ma tutto si deve a Sergio Leone, figlio di un regista del muto che firma con pseudonimo inglese un film che cambierà assetti produttivi italiani e immaginari collettivi dei ragazzi degli anni Sessanta. In tre lustri il cinema tricolore sforna almeno quattrocento titoli (stima per difetto, c’è chi sostiene che furono seicento) che formeranno maestranze, arricchiranno esercenti e distributori, lanceranno un nuovo star system conquistando i mercati di mezzo mondo. Snobbato dalla critica oggi il genere è rivalutato. Molti film erano brutti , alcuni decisamente cattivi, non mancarono i film buoni. Ho scelto i miei migliori dieci

PER UN PUGNO DI DOLLARI di Sergio Leone, 1964 

Un pomeriggio del 1963 il direttore della fotografia Enzo Barboni e il suo collega Stelvio Massi uscendo dal cinema Arlecchino a Roma incontrano Sergio Leone al caffè Rosati. Sono entusiasti della visione del film “L’ultimo samurai” di Akira Kurosawa. Perché non ne facciamo un western? Quasi una sorta di pazzia. Il maestro giapponese l’ha modellato da un romanzo di Dashiell Hammett (quello del Falcone Maltese). Leone sceneggia con Duccio Tessari e Fernando Di Leo. Imbroglio della produzione che non ha pagato i diritti. Si gira in Spagna. Il pistolero solitario che arriva in paese a dorso di un mulo è stato scelto in modo rocambolesco in America. Girava telefilm ed è lo sconosciuto Clint Eastwood, unico vero americano in una locandina che propone pseudonimi ad inganno compreso Ennio Morricone ribattezzato Don Savio. Lo straniero è un Arlecchino servitore di due bande. Il cattivo Ramon è un poco celebre Gianmaria Volontè. Il film rischia di essere vietato ai minori di 18 anni. Revisionato arriva quasi per miracolo in una sala di Firenze. Nasce un passaparola gigantesco che attrae masse spettatori. Un film costato 120 milioni incassa oltre due miliardi di lire dell’epoca e viene venduto in tutto il mondo. Una leggenda metropolitana sostiene che John Ford abbia coniugato il termine “Spaghetti western”. Certo il western era rinato tra Cinecittà e l’Almeria.   

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO di Sergio Leone, 1966 

Chiusura della trilogia del Dollaro. Il primo trattamento scritto da Age e Scarpelli prevedeva solo due protagonisti che cercano un tesoro in mezzo alla Guerra di Secessione. Leone comprende che “i due magnifici straccioni”  non bastano e riscrive adattando per tre. Ennio Morricone che sta già nei juke box grazie alle colonne sonore precedenti compone un capolavoro. Altrettanto il regista che con il montatore Nino Baragli inventano un duello finale a tre ribattezzato “triello” che entra nella storia del cinema per intensità emotiva e perfezione tecnica.  Da vedere a corollario il bellissimo documentario Netflix “Salvate Sad hill” in cui i fan del film recuperano dall’oblio il ricostruito cimitero in Spagna adoperato per il finale. 

GIÙ LA TESTA di Sergio Leone, 1971 

Il Sessantotto lungo italiano si era impossessato del Western spaghetti. Per idee egemoni e per il pubblico pagante che ogni sera andava a cinema dopo la riunione in sezione. Il film si apre con un citazione di Mao che inneggia alla violenza rivoluzionaria. Messico 1913. Fanno coppia antagonista un bandito messicano interpretato da Rod Steiger e un ex militante dell’Ira, grande esperto di esplosivi, magnificamente e con romanticismo decadente portato addosso da James Coburn. C’è anche un ottimo Romolo Valli. Leone era diventato una garanzia di successo e qualità. Giovani di sinistra che passeranno alla lotta armata prenderanno a riferimento del loro agire Sean Mallory. Nuova strepitosa colonna sonora di Morricone

DJANGO di Sergio Corbucci,1966 

Western che fa aumentare a dismisura il tasso di violenza e sadismo, primo vietato ai minori di 18 anni. Stravolgimento dei canoni di Leone. Secondo la definizione del regista il protagonista “non va a cavallo ma a piedi, si muove al freddo e non al caldo, combatte con la neve invece che con il sudore e con la polvere”. Trascina una bara in cui custodisce una micidiale mitragliatrice. Grande successo internazionale anche negli Stati Uniti e lancia Franco Nero come star internazionale. Ancora oggi in Africa chiamano gl’italiani Django. Idolatrato da Quentin Tarantino che cita ne “Le iene” la cruentissima scena del taglio dell’orecchio e ne fa un remake di grande successo con Di Caprio e cameo per Franco Nero. Un seguito ufficiale e un pugno di titoli che per motivi commerciali richiamano il personaggio nato per omaggiare la figura del musicista jazz Django Reinhardt. 

LO CHIAMAVANO TRINITÀ di E. B. Clucher, 1970 

Nessuno lo voleva produrre perché è un western senza morti ammazzati. Invece tutti vogliono vedere le gesta di Terence Hill e Bud Spencer che modulandosi sulle movenze da Stanlio e Ollio danno vita ad una delle più celebri coppie cinematografiche. Pseudonimo per il regista Barboni che dirige alla grande enormi scazzottature e schiaffoni in un film che cerca il comico invece della violenza e che trova grande identificazione del pubblico con le gesta di Trinità e Bambino ed incassa tre miliardi di lire. Tutti ricordano Trinità che si fa trasportare da una slitta con il suo cavallo. Ancora le suonerie telefoniche hanno il suadente tema di Pino Micalizzi. Nella trama ci sono anche i Mormoni da difendere dall’allevatore affarista interpretato da una star internazionale come Farley Granger. 

WEST AND SODA di Bruno Bozzetto, 1965 

Sconosciuto e dimenticato il primo film di Bozzetto è uno straordinario lavoro d’animazione quasi coevo di “Per un pugno di dollari”: senza violenza, con ecologismo ante litteram, dotato d’ironia malinconica muove l’eroe solitario, una fanciulla del West e gl’immancabili cattivi. Secondo Mereghetti: “È contemporaneamente parodia, omaggio e rilettura con squarci surreali del western più classico (da “Ombre rosse” a “Sfida infernale”)”. Bellissime le voci di Nando Gazzolo e Carletto Romano. Purtroppo non ha avuto epigoni. Da recuperare.

TEPEPA di Giulio Petroni, 1969 

Sottotitolo “Viva la Revolucion” a segnalare che durante l’Autunno caldo in Italia si stava dalle parti di Zapata. Scritto da Ivan Della Mea (cantautore militante di Lotta Continua) e supervisionato dal mestiere di Franco Salinas. Tepepa è il rivoluzionario che prosegue la rivoluzione di Francisco Madero. Fantastico Tomas Milian che si doppia in un particolarissimo italocubano che aggiunge freschezza all’antieroe sottoproletario figlio del tempo. Nei panni del cattivo colonnello una meraviglioso Orson Welles

VAMOS A MATAR COMPAÑEROS di Sergio Corbucci, 1970 

Franco Nero questa volta è uno svedese, Tomas Milian acconciato alla Guevara. Ancora una volta ci si arruola per la rivoluzione messicana guidata dall’incorruttibile professore interpretato da Fernando Rey, attore feticcio di Buñuel. Per il cattivo un vero americano affidato al cruento Jack Palance. Corbucci calca la sceneggiatura contro l’imperialismo americano molto alla sbarra per le vicende del Vietnam e dell’America latina. Anche qui ottima colonna sonora di Morricone. Unico film western sequestrato dalla magistratura per il profluvio di parolacce, subito dissequestrato. Le parolacce diventeranno una costante del successivo cinema popolare degli anni Settanta.

CORRI, UOMO CORRI di Sergio Sollima, 1969 

Secondo titolo di una trilogia di western politico che si deve ad uno dei migliori registi artigiani del cinema italiani.  Il personaggio di Tomas Milian è il peone “Cuchillo” già apparso ne “La resa dei conti” e che deve molte suggestioni ai successi di Sergio Leone. Qui il peone prende coscienza  politica contro l’occupante Asburgo grazie alla conoscenza in galera di un poeta idealista. Cuchillo diventerà un mito di riferimento per molti giovani di Lotta Continua che metteranno in pratica la politicizzazione dei detenuti nelle carceri italiane. 

I GIORNI DELL’IRA di Tonino Valeri, 1967 

Una trama classica che si deve al talento di Tonino Valeri. Psicologico e violento mette nei titoli due star del genere come Lee Van Cleef e Giuliano Gemma. Tratto da un romanzo americano mette a confronto lo spietato pistolero che entra in contatto con uno spazzino emarginato da tutti. Ma nella piccola città il pistolero di professione si dovrà molto pentire di aver insegnato a sparare al giovane Scott. Indimenticabile colonna sonora di Riz Ortolani, citata come omaggio di Tarantino in Kill Bill

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Andiamo a vivere tutti insieme? Il Cohousing (VIDEO)

Lun, 07/06/2020 - 15:00

Casa del Cuculo è il nome di una casa che si trova sulle colline romagnole, tra Forlì e Cesena. E’ abitata da tre famiglie che condividono pasti, aree comuni e tutte le attività della struttura (che è anche una cooperativa).

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Link di approfondimento: http://www.casadelcuculo.org/

Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

LEGGI ANCHE: Cosa devo fare per andare a vivere in cohousing?

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Covid-19, “Il virus circola nell’aria più del previsto”, la lettera shock di 239 scienziati all’Oms

Lun, 07/06/2020 - 14:32

Stare al chiuso anche a distanza superiore ai due metri non è sicuro e quindi per esempio uffici e ristoranti non possono basarsi sulla sola distanziazione per evitare l’uso della mascherina al chiuso. Lo sostiene una lettera di 239 scienziati di primo piano in 32 paesi indirizzata all’Oms. Rivelata in anteprima dal New York Times che richiede di rivedere drasticamente le proprie linee-guida sulle misure consigliate ai governi di tutto il pianeta per il contenimento del Covid-19.

Nello studio, che verrà pubblicato interamente la prossima settimana su una rivista scientifica specializzata, i ricercatori chiariscono un annoso dubbio sulla trasmissione del SARS-CoV-2. Il virus può viaggiare non solo sulle goccioline più grosse e pesanti (i cosiddetti “droplet”), come quelle di qualcuno che starnutisce, e che cadono a terra abbastanza velocemente nel raggio di 1-2 metri dal potenziale infetto, ma anche su quelle più piccole e leggere, che si formano anche semplicemente parlando e che sono in grado di viaggiare anche oltre i due metri. 

Questo significa che non basta la distanza interpersonale, e che in generale le mascherine andrebbero indossate sempre, in ogni caso, se ci si trova al chiuso, nonostante il distanziamento sociale. Lo studio chiarisce quindi la trasmissibilità aerobica della malattia, mentre l’Oms aveva più volte ribadito l’esatto contrario. Questo non deve generare panico,ma -spiegano gli esperti- è importante rivedere i sistemi di ventilazione nelle scuole, negli ospizi, nelle case e negli uffici per minimizzare la movimentazione dell’aria.

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La Banca Popolare di Bari sarà trasformata in spa

Lun, 07/06/2020 - 12:00

Alleluja! Siamo tutti contenti, anche io che la settimana scorsa ho ribadito il “sì” alla trasformazione, ma senza l’approvazione dei soci che hanno sottoscritto l’aumento di capitale nel 2014 e nel 2015. Per i motivi che potete leggere qui .

Ma quello che ci interessa oggi, e che era stato posto come ragionevole dubbio la settimana scorsa, riguarda la consapevolezza dei soci in merito ai “numeri” della banca.

Mi spiego meglio: i soci hanno letto la relazione illustrativa alla situazione patrimoniale della banca al 31 marzo 2020 fatta dai commissari ed inserita nel sito in una pagina di non facile reperibilità ?

E se pure lo avessero fatto avrebbero avuto le idee chiare sul futuro della banca ?

Proviamo a farlo semplificando i concetti.

La trasformazione in spa era necessaria perche’ la Banca Popolare di Bari, per effetto della sciagurata pregressa gestione, aveva azzerato il suo valore e due nuovi soci, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (in pratica tutte le altre banche del sistema) e Banca del Mezzogiorno-MedioCredito Centrale, per farla ripartire ci mettono dentro, come citato nella relazione, “un importo complessivo pari ad Euro 933.246.586 (novecentotrentatremilioniduecentoquarantaseimilacinquecentottantasei)”.

Sempre citando il contenuto della relazione, il punto di partenza del percorso di ricapitalizzazione è rappresentato dalla Situazione Patrimoniale della Banca al 31 marzo 2020, da cui emerge un valore del patrimonio netto negativo, per euro 346,8 milioni, che include il versamento del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (di seguito il “FITD”), in conto futuro aumento di capitale e irredimibile, effettuato il 31 dicembre 2019 per euro 310 milioni di euro – senza considerare quest’ultimo versamento il patrimonio netto risulterebbe pari a -656,75 milioni di euro.

L’emersione di un patrimonio netto negativo, con il conseguente sostanziale azzeramento del valore delle azioni della Banca, va ricondotta essenzialmente alla rilevazione contabile delle perdite maturate fino al 31 marzo 2020, pari 1.144 milioni di euro.

In altri termini, nonostante il FITD (e quindi le altre banche del sistema) avesse già versato a dicembre scorso 310 milioni di euro, la scellerata conduzione della banca nel periodo 1 gennaio 2019-30 marzo 2020 (ma il vero danno era stato determinato nel 2019, prima dell’arrivo dei commissari) aveva prodotto una perdita di 1.144 milioni di euro che determinava un patrimonio netto negativo di 346,8 milioni di euro.

Tradotto in soldoni significa che se i commissari domattina vendessero tutto l’attivo della banca (immobili, strutture, crediti, ecc), non riuscirebbero a pagare tutti i debiti (depositi di risparmio soprattutto) ma avrebbero bisogno di altri 346,8  milioni di euro per onorare tutti gli impegni.

Per cui con una immissione di nuovo capitale per 933, 2 milioni di euro, il patrimonio netto dovrebbe ritornare positivo di circa 586,4 milioni di euro.

A questo punto una domanda, parzialmente retorica, viene spontanea: se la banca nel 2020 producesse un altro risultato negativo, anche solo pari alla metà della perdita del 2019 (il che significherebbe un fenomenale recupero di circa 600 milioni di euro !!!), il patrimonio netto si azzererebbe di nuovo e ci sarebbe di nuovo bisogno di un aumento di capitale ?

Perché qualche dubbio sulla performance gestionale del nuovo management, per quanto iperefficiente possa essere, rimane.

Nessuno vorrebbe che la Banca Popolare di Bari, seguendo la storia delle ultime banche fallite, passasse da una malagestio (bilanci falsi, politiche commerciali violente, abusi sui clienti, corruzione, collusione ecc.) ad un governo inefficiente, ovvero quel tipo di direzione che da oltre un decennio non riesce più a fare ricavi e che produce (pochi) utili solo attraverso il contenimento dei costi, quel modello di amministrazione che non si è ancora accorto dell’arrivo della fintech e dei mostri (Yahoo, Amazon, Google, Facebook ecc.), quell’esempio di gerenza che ha perso completamente il capitale di fiducia dei clienti, quel prototipo di guida obsoleto e vecchio (che non è la stessa cosa).

Ma la storia degli ultimi dieci anni ci dice qualcosa di diverso.

Basta guardare l’andamento del FTSE ITALIA ALL SHARE BANKS, l’indice settoriale delle banche italiane quotate, per capire quanto le politiche gestionali dei banchieri nostrani abbiano inciso sulla capitalizzazione (il valore di mercato delle azioni in circolazione) complessiva del sistema.

A fine 2009 l’indice valeva circa 21.640 punti, oggi 7.014 punti. Il 67,5% di riduzione di valore!

Abbiamo sottoposto queste perplessità  ai commissari tramite il cortese ufficio stampa e la risposta, per quanto inizialmente formale ed imbarazzata, e’ stata laconica e precisa: “.…l’aumento di capitale ha ricoperto tutte le perdite ed e’ una ipotesi impossibile quella di andare di nuovo in negativo.”.

Amen

Mi faccio una bella scadenzatura ad un anno e vedremo quanto bravi sono stati i nuovi amministratori.

Fonte immagine copertina Il Qutodiano del Sud

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Come conservare il Lievito Madre durante le ferie?

Lun, 07/06/2020 - 10:00
Fonte: Chef Stefano Barbato

Dopo i tanti sacrifici per realizzare e mantenere in salute il lievito madre durante questi mesi nei quali abbiamo avuto più tempo per riavvicinarci alle tradizioni della cucina, adesso (finalmente!) è tempo di andare ferie...

Come fare per evitare di uccidere il nostro lievito e dover ricominciare tutto da capo? Dal canale YouTube del nostro Chef Stefano Barbato, ecco una soluzione per partire tranquilli e stasera via fino a 3 mesi di tempo. Cose serve:

  • 50 gr Lievito Madre,
  • 30 gr acqua,
  • 60 gr farina.

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Caregiver è donna

Lun, 07/06/2020 - 08:00

Sono infatti nove su dieci le italiane impegnate quotidianamente nel prendersi cura dei familiari con problemi di salute. Figli, partner, genitori e suoceri anziani, anche con disabilità, sia fisiche che mentali: una su tre se ne occupa senza alcun aiuto, circa la metà fa affidamento solo su collaborazioni saltuarie in famiglia e solo nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. E per le donne lavoratrici la situazione si complica ulteriormente, poiché solo una su quattro è agevolata dal punto di vista lavorativo con accesso a modalità flessibili come il part-time o il telelavoro.

Equilibrismo tra diversi ruoli

Il profilo dei caregivers italiani – o, meglio, delle caregivers italiane – arriva dall’indagine “Soprattutto donna! Valore e tutela del caregiver familiare” realizzata da Ipsos per Farmindustria, l’Associazione delle Imprese del farmaco aderente a Confindustria. Dall’indagine condotta su un campione di 800 donne italiane con più di 18 anni emerge che solo per il 14% delle intervistate il coinvolgimento come caregiver è nullo o quasi: per il restante 86% l’equilibrismo tra troppi ruoli e compiti – con diversi gradi di intensità – è una realtà quotidiana. Le necessità familiari che ruotano attorno alla sfera della salute risultano di competenza delle donne, che sono presenti al momento della prevenzione (66%), vegliano sul percorso terapeutico (65%), sono l’interlocutore privilegiato del medico nella fase della diagnosi (58%) e della terapia (59%).

Stress e stanchezza

Dell’impatto che l’impegno costante dell’essere caregiver può avere sulla qualità della vita e sulla salute delle si è occupata l’edizione 2018 del Libro Bianco “La salute della donna. Caregiving, salute e qualità della vita“, realizzato da Onda (l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) in collaborazione con Farmindustria. In cui si precisa e si spiega che, tra i molteplici impegni cui le donne devono già ottemperare tra la cura dei figli e della casa, ricoprire il ruolo di caregiver comporta un ulteriore carico di incombenze che può costituire una fonte importante di stress psicofisico. E che – semmai ci fosse necessità di specificarlo – per le donne che lavorano la situazione si complica ulteriormente, poiché tre su quattro non possono fare affidamento su alcuna facilitazione. “Il carico di lavoro che il caregiver si trova ad affrontare quotidianamente ha un forte impatto sulla salute psicofisica e sullo stile di vita”, si legge nel Libro Bianco. Chi assume questo ruolo si trova infatti a dover gestire la persona non più autonoma sotto ogni aspetto: da quello proprio dell’accudimento generale, a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e somministrare farmaci, intervenendo anche sui dosaggi dietro indicazioni del medico, fino a mansioni più specificatamente burocratiche. Mansioni che, spesso, si ripetono per tutto l’arco della giornata. E così accade – e sono casi tutt’altro che isolati – che, assorbito dal carico di impegni, il caregiver finisca per “trascurare la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono, rinunciando a sottoporsi a visite mediche, controlli ed esami e a seguire un’alimentazione corretta, e privandosi del giusto riposo notturno e di una regolare attività fisica”.

Rischio isolamento

Chi si occupa di un familiare malato, soprattutto se lo fa senza aiuto, rischia inoltre l’isolamento. “Il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano poi le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento, che si aggrava nei casi in cui il paziente accudito è affetto da patologie come demenze e disturbi psichici su cui a tutt’oggi pesa uno stigma sociale”.

Sindrome da burnout

Il carico di stress e di preoccupazioni continue possono inoltre agire come attivatori di diverse malattie, tra cui la depressione, e portare a un logoramento psicologico che, legato a un carico eccessivo di lavoro e agli altri problemi quotidiani e familiari, può sfociare nella sindrome da burnout (dall’inglese “bruciare completamente”), uno stato patologico di esaurimento emotivo, mentale e fisico che, se non gestito, può evolvere fino al suicidio.

Una risorsa per il sistema sanitario

“Il caregiving è donna. È la donna a tenere le fila del corretto stile di vita della famiglia e delle condizioni di salute di marito, figli e genitori. E ricopre un ruolo da ‘manager familiare’ fondamentale per il benessere e la cura di tutti  – afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -. Basti pensare al dialogo con il medico di famiglia o con gli specialisti, al corretto uso dei farmaci, all’aderenza terapeutica. Spesso le persone anziane non assumono farmaci come dovrebbero e questo porta a maggiori spese per il sistema sanitario nazionale per via delle maggiori ospedalizzazioni”. Un ruolo “grazie al quale abbiamo delle persone più in salute e meno ricoveri ospedalieri”, conclude Scaccabarozzi, che dovrebbe venire valorizzato con il giusto riconoscimento.

Italia indietro

Dello stesso avviso è Francesca Merzagora, presidente di Onda: “La donna è al centro del sistema salute, ma anche del processo di cura dei soggetti più fragili e ciò determina un carico assistenziale che impatta notevolmente sulla sua salute e sulla sua qualità della vita. Si tratta di un esercito di persone che attende un riconoscimento non solo economico, ma anche ‘affettivo’ per il ruolo che ricoprono. Il nostro Paese ad oggi è infatti uno dei pochi in cui questa figura non gode di sufficiente tutela”. “Il ruolo della caregiver nella nostra società è importante nell’ambito della famiglia e del lavoro ed è un ruolo che deve essere riconosciuto in qualche modo – precisa Adriana Bonifacino, presidente dell’associazione IncontraDonna e responsabile dell’Unità diagnostico-terapeutica di senologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma -. Essere caregiver comporta tempo, fatica e stress, come dimostrato da diverse pubblicazioni scientifiche, e quindi il supporto della società e delle istituzioni alla donna attraverso il welfare credo che oggi sia proprio dovuto, la donna lo merita”.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Timori per i nuovi focolai | Riforma Fisco, più controlli anti-evasione | Strage di pesci nel Milanese

Lun, 07/06/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Timori per i nuovi focolai: ecco la mappa ;

Il Giornale: Si muovono le portaerei Usa: sale la tensione nel Mar Cinese;

Il Manifesto: A Hong Kong, arriva l’uomo forte di Xi e scappano gli attivisti;

Il Mattino: Riforma Fisco, niente condoni e più controlli contro l’evasione: la bozza del piano di rilancio;

Il Messaggero: Assegni familiari 2020 aggiornati: ecco quanto spetta da luglio ai lavoratori dipendenti;

llsole24ore: Come se la passa Facebook dopo il boicottaggio pubblicitario di 750 grandi brand?;

Il Fatto Quotidiano: Stati popolari, gli invisibili si ritrovano a S. Giovanni. Rider, agricoli, operai: ‘Non siamo corpi da sfruttare’. Le voci dalla piazza: ‘Estate e inverno a 4 euro l’ora’;

La Repubblica: Oms: “Più di 200mila casi in 24 ore“. Stato d’emergenza in Israele. Trump festeggia il 4 luglio e attacca la Cina;

Leggo: Salvini contestato a Milano dal figlio di Selvaggia Lucarelli;

Tgcom24: Strage di pesci nel Milanese: cosa sta accadendo al fiume Olona?;

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Come si leggono le etichette alimentari? (VIDEO)

Dom, 07/05/2020 - 17:00

Cosa significano i numerini scritti sulle uova? Cosa bisogna guardare quando si legge un’etichetta alimentare? Lo abbiamo chiesto alla nutrizionista Dott. Chiara di Gianvittorio.
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Stop alle formiche con rimedi 100% naturali

Dom, 07/05/2020 - 16:00

Dal canale YouTube L’ Arca delle idee – Stefano Gullottatrappole e deterrenti naturali da conoscere ed usare al fine di eliminare definitivamente il problema delle formiche in casa, sui terrazzi ed in giardino”.

Valide alternative ai prodotti chimici che troviamo più comunemente in commercio e che spesso si rivelano dannosi per salute ed ambiente. I metodi consigliati nel video sono realizzati con prodotti che possiamo trovare facilmente a casa, come: aceto di vino/mele rosso o bianco, fondi di caffè, agrumi e varie spezie tra cui fiori di garofano, cannella, basilico, lavanda ecc.

Fonte: L’ Arca delle idee – Stefano Gullotta

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Lo Shock del Futuro (Video 2)

Dom, 07/05/2020 - 10:00

Roberto Paura, presidente dell’Italian Institute For the Future spiega che cos’è lo “Shock del Futuro” e perché per gli esseri umani e per la loro società è così importante anticipare e provare ad immaginare gli scenari della propria evoluzione per essere pronti al cambiamento ed evitare le situazioni più negative.

L’Italian Institute For the Future è un’organizzazione no – profit nata a Napoli nel 2013 che si occupa di anticipare il futuro. Abbiamo raccontato cos’è in questo video.

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Covid-19. I dati nel mondo. Rallenta in Europa ma non in Italia, cresce in Usa, genocidio in Brasile

Dom, 07/05/2020 - 09:00

La Johns Hopkins University raccoglie i dati di casi confermati e morti per coronavirus in tutti i paesi. Secondo i dati al 4 luglio sono gli Stati Uniti ad avere il più alto numero di casi accertati e di morti, l’Italia è decima per numero di casi (sorpassata questa settimana dal Messico) e quarta per numero di morti (rispetto all’Italia sono più i morti registrati negli Usa, in Brasile e nel Regno Unito).

Complessivamente nel mondo dall’inizio della pandemia si sono registrati 11.081.000 casi (1.274.000 in più rispetto nell’ultima settimana, dato in forte aumento rispetto alla settimana precedente) e 525.000 morti (31.000 in più rispetto a 7 giorni fa, dato in diminuzione rispetto alla settimana precedente).

Continua a diminuire il tasso di letalità

Ormai per l’ottava settimana consecutiva il confronto tra incremento di casi e di morti a livello mondiale conferma l’ipotesi che, mentre il virus continua a diffondersi, la sua letalità stia diminuendo. Il tasso di letalità dall’inizio della pandemia è stato del 4,7% sui casi accertati, nell’ultima settimana è sceso al 1,6%, con una drastica diminuzione anche rispetto alle ultime settimane (la settimana precdente era al 3,0%).

Negli Usa 327.000 casi nell’ultima settimana. Di più che tutti quelli dell’Italia dall’inizio della pandemia

Continua l’impressionante escalation di casi negli Usa, dove nell’arco di una settimana si è passati da 2.468.000 a 2.795.000. Nello stesso periodo il numero dei morti per Covid-19 in Usa è cresciuto da 125.000 a 129.000.

In una sola settimana gli Usa hanno avuto più casi che in Italia dall’inizio della pandemia.

Lo stato di New York da solo conta ad oggi oltre 32.000 morti ma per fortuna, almeno in questo stato, il numero di morti settimanali è fortemente rallentato. Resta altissimo nello stato di New York il numero dei ricoverati: 71.000

La pandemia rallenta in Europa, in Brasile 242.00 casi in una settimana.

Mentre nell’insieme dei paesi europei  si registra un complessivo rallentamento della diffusione del virus, continua l’esplosione in Brasile dove solo nell’ultima settimana si sono registrati 264.000 nuovi casi, ancora di più che nella settimana precedente, e 5.000 morti. Il Brasile è il paese con il numero di casi e di morti più alto al mondo dopo gli Usa, mentre il presidente brasiliano Bolsonaro continua a minimizzare la questione. E, nonostante l’escalation della pandemia, questa settimana in Brasile riaprirenno bar e ristoranti. Sono ormai in molti a sostenere che Bolsonaro si stia macchiando di un genocidio a carico in particolare delle popolazioni native del Brasile e degli abitanti delle favelas.

Oltre al Brasile, in Sud America sono particolarmente toccati dall’escalation del virus il Perù, il Messico e il Cile, tutti presenti nella triste classifica dei 10 paesi con il maggior numero di casi accertati.

Altro paese che segnala un preoccupante sviluppo della diffusione è l’India con 137.000 nuovi casi nell’ultima settimana, in ulteriore aumento rispetto alla settimana precedente quando i casi erano stati 114.000

Italia: la diffusione del coronavirus rallenta e si concentra in Lombardia.

In Italia il numero dei nuovi casi accertati tende a ridursi ed a concentrarsi in Lombardia.

Mentre la magistratura continua le sue indagini sulla Lombardia (le mancata zona rossa di Alzano, la riapertura dopo 3 ore del pronto soccorso senza precauzioni dopo che era stato registrato un caso di covid-19, la strage nelle Case di Riposo) è da segnalare che, sempre secondo i dati ufficiali, dei nuovi casi di positività al covid19 in Italia nell’ultima settimana circa il 65% sono stati riscontrati nella sola Lombardia. Come ha dichiarato ieri il prof. Galli virologo dell’Ospedale Sacco di Milano, i dati (solo numerici) forniti dalla regione non consentono di comprendere la natura dei casi accertati e l’esistenza o meno di focolai nel territorio.

I dati ufficiali per paese: casi accertati e morti

Di seguito i dati ufficiali dei 10 paesi con più casi accertati e più morti per covid19 in base alle statistiche ufficiali al 4 luglio.

I segni (+) e (-) indicano le variazioni nel ranking rispetto a 7 giorni fa.

Casi confermati

  • 2.795.000 Stati Uniti
  • 1.539.000 Brasile
  • 667.000 Russia
  • 648.000 India
  • 296.000 Perù (+)
  • 288.000 Cile (+)
  • 286.000 Regno Unito (-)
  • 251.000 Spagna
  • 245.000 Messico (+)
  • 241.000 Italia (-)

Morti

  • 129.000 Stati Uniti
  • 62.000 Brasile
  • 44.000 Regno Unito
  • 35.000 Italia
  • 30.000 Francia
  • 30.000 Messico (+)
  • 28.000 Spagna (-)
  • 19.000 India
  • 11.000 Iran
  • 10.000 Perù (+)

Foto di Marilia Castelli: San Paolo, Brasile. Proteste contro il presidente Bolsonaro

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Si può produrre l’acqua nel deserto?

Dom, 07/05/2020 - 08:00

Nel mondo c’è carenza d’acqua dolce: il 71% della superficie terrestre è coperta di acqua e per il 97,5% si tratta di acqua salata. In questa situazione 748 milioni di persone nel mondo (1 su 8) vivono senza accesso ad acqua potabile. 2,5 miliardi non hanno accesso a servizi igienico-sanitari. Le situazioni peggiori si trovano in Siria, Iraq, Yemen, Haiti, Sud Sudan, Africa occidentale (da notare che si tratta soprattutto di zone di guerra).
Qualche anno fa, presso la “Libera Università di Alcatraz”, abbiamo condotto una enorme ricerca, durata più di un anno, sulle ecotecnologie a basso costo che potrebbero in qualche modo aiutare le popolazioni di tutto il pianeta, soprattutto quelle che vivono in situazioni di emergenza e difficoltà. Ne è uscito un libro, in formato pdf, scaricabile gratuitamente, che abbiamo fantasiosamente chiamato “Ecotecnologie a basso costo per tutto il mondo”.
Una parte della ricerca è ovviamente dedicata alle ecotecnologie legate all’acqua. Per produrla, depurarla, usarla in agricoltura o per lavarsi le mani.

Ma si può creare l’acqua?
Sì, ad esempio catturando l’umidità dell’aria, presente ovunque nel mondo (sia l’aria che l’umidità!). Reti o cumuli di pietre possono catturare l’umidità del vento, condensarla in goccioline d’acqua che vengono poi convogliate e raccolte in contenitori oppure usate per mantenere umido un terreno ad uso agricolo.
Ne è un esempio è l’Orto dei Tu’rat, una tecnica antichissima che risale a circa 9.000 anni fa usata dagli abitanti della regione del Negev, a sud di Israele.
Cumuli di pietre calcaree disposti a forma di mezzaluna, opportunamente direzionati per captare i venti, condensano l’umidità che percola nel terreno. L’area dentro la mezzaluna è ottima per l’agricoltura.
Una tecnica analoga è quella del giardino Pantesco: l’albero viene circondato da un muretto a secco di pietre che catturano l’umidità mantenendo bagnato il terreno.

Più elaborato il Condensatore di Ziebold. Nel 1900 in Crimea furono rinvenuti 13 grandi tumuli con una superficie di 1000 mq per 30-40 m di altezza posti sulle cime delle colline. Queste costruzioni condensavano l’acqua e fornivano dai 500 ai 1000 litri di acqua al giorno (in condizioni ottimali). Friedrick Ziebold, che fece la scoperta, ricostruì il condensatore atmosferico in scala sulla cima di una collina a Feodosia (Teodosia) in Crimea, sul modello degli antichi pozzi ad aria scoperti nella zona. Il condensatore di Ziebold era un cumulo di ciottoli marini (da 10 a 40 cm. di diametro), dalla forma tronco-conica, con diametro alla base di 20 metri e 8 in alto per 6 metri d’altezza. La costruzione riuscì a produrre 360 litri d’acqua al giorno fino al 1915, quando cominciò a deteriorarsi.
Ultimo esempio sono le reti per catturare l’acqua contenuta nella rugiada. Si chiamano FogQuest, misurano 6×10 mt., possono produrre fino a 200 litri di acqua dolce al giorno e possono essere costruite con diversi materiali, anche di riciclo. Molto interessante il sito http://www.fogquest.org/.

Passando dagli antichi saperi alle nuove tecnologie, è da segnalare il progetto Savior Bud, un contenitore portatile per raccogliere l’acqua dalle foglie.
Da Architetturaedesign.it: “Prima di tutto bisogna trovare un albero a foglia larga ricco di foglie. Una volta individuato l’albero si applica Savior Bud all’estremità di un ramo, come se fosse una pinza gigante, circondando con cura le foglie della parte terminale del ramo. Una volta applicato Savior al ramo, questo funzionerà come specie di serra catturando l’umidità dalle foglie per trasformarla poi in acqua. In circa quattro ore infatti, le foglie avranno rilasciato un quantitativo di acqua pari al contenuto di una tazza di medie dimensioni.”
Purtroppo è rimasto solo un progetto.

E l’acqua del mare?
Altra fonte di acqua dolce è il mare (salato): tramite processi di dissalazione per evaporazione è possibile separare il sale dall’acqua, distillandola.
Un esempio a bassissimo costo è il Watercone. Si tratta di un cono (rovesciato) in PET dotato di un’apertura con tappo a vite sulla sommità e alla base una vaschetta di raccolta dell’acqua salmastra. Va esposto al sole per innescare il processo di evaporazione e dissalazione.
Sfruttando il medesimo principio ma aumentando le dimensioni si possono costruire vere e proprie “piramidi” in grado di dissalare l’acqua.

Un progetto si chiama per l’appunto WaterPyramid e secondo gli inventori con un’estensione esposta al sole di 600 mq si è in grado di produrre circa 1.250 litri di acqua dolce al giorno.

Il designer italiano Gabriele Diamanti è invece il progettista di Eliodomestico, un distillatore open source che grazie all’energia solare può fornire acqua potabile alle popolazioni dei Paesi in via di sviluppo. È un modo semplice per la produzione di acqua dolce partendo da acqua salata o salmastra. Il dispositivo è in grado di produrre 5 litri di acqua al giorno funzionando senza filtri né elettricità e con una manutenzione minima. La mattina si riempie una caldaia nera con acqua di mare facendo attenzione a stringere bene il tappo. Man mano che la temperatura e la pressione all’interno della caldaia aumentano, il vapore viene forzato a passare attraverso un tubo di collegamento che raccoglie l’acqua evaporata dal coperchio e che funge da condensatore trasformando l’acqua salata in dolce. In sostanza una caffettiera rovesciata.

Fonti:
Rapporto Oxfam “Savinglives: emergenza acqua” (2016)
http://www.architetturaedesign.it/index.php/2009/11/02/savior-bud-trasforma-umidita-in-acqua.htm
http://www.fogquest.org/
http://www.gabrielediamanti.com/projects/eliodomestico/
http://www.ecotecno.tv/ecotecnologie/ecotecnologie-per-tutti.html

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Centrodestra: “Conte via, torniamo al voto” |Smart working al 50% fino a dicembre | India, 23mila casi in 24h

Dom, 07/05/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Focolai ed emergenza contagi di ritorno: ecco le nuove ordinanze delle Regioni ;

Il Giornale: Centrodestra unito in piazza: “Conte via, torniamo al voto” Sul Cav: “Golpe giudiziario, senatore a vita”;

Il Manifesto: Stato d’emergenza sulla Viking «Dobbiamo sbarcare subito»;

Il Mattino: Inghilterra post lockdown, nel Super sabato lunghe code dai parrucchieri. Spagna, in quarantena 200 mila in Catalogna E la Sagrada Familia riapre dopo tre mesi per duemila operatori della sanità e delle forze dell’ordine ;

Il Messaggero: Virus, bimbo di un mese positivo vicino Roma. Contagiati anche due dipendenti Nazioni unite;

llsole24ore: Bollette, maggior tutela: cosa troveranno le famiglie nelle fatture di luce e gas a luglio – Affitti, la riduzione dei canoni si comunica online alle Entrate – Come cambia la domanda immobiliare dopo il virus;

Il Fatto Quotidiano:Meno tamponi, più contagi: solo 5 Regioni a zero casi. “Spegnere subito focolai, occhio a positivi importati”. Tre cluster familiari in Toscana: “I malati in albergo”;

La Repubblica: Dl Rilancio: in smart working al 50% fino a dicembre. Conte: “Ora tavolo riforma fisco”;

Leggo: Pianeta “nudo” scoperto anche grazie all’Osservatorio di Torino: si vede il nucleo ma gli scienziati non sanno perché;

Tgcom24: Catalogna, 200mila persone  in quarantena | Restrizioni  nei Balcani e in Australia | India, 23mila casi in 24 ore;

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Non esistono razze umane, ma un’unica orgia fin dalla notte dei tempi

Sab, 07/04/2020 - 17:00

Nuove scoperte stanno riscrivendo le nostre origini. Non solo veniamo tutti dall’Africa, siamo pure un mix di gruppi che si sono separati per centinaia di migliaia di anni, poi ri-incrociati, poi se ne sono andati in Cina, poi sono tornati in Africa e così via per un milione di anni. Poi sono arrivati i nostri antenati diretti, gli Homo Sapiens, che comunque hanno continuato a fare sesso con tutti quelli che incontravano e via così che siamo diventati più intelligenti e belli e sani.

Una grande notizia per chi disprezza il razzismo. Nuove scoperte stanno riscrivendo le nostre origini. Non solo veniamo tutti dall’Africa, siamo pure un mix di gruppi che si sono separati per centinaia di migliaia di anni, poi riincrociati, poi se ne sono andati in Cina, poi sono tornati in Africa e così via per un milione di anni. Poi sono arrivati i nostri antenati diretti, gli Homo Sapiens, che comunque hanno continuato a fare sesso con tutti quelli che incontravano e via così che siamo diventati più intelligenti e belli e sani. Non esistono razze umane, ma un’unica orgia fin dalla notte dei tempi. La purezza della razza è impossibile. La nostra forza è la ricchezza genetica, la biodiversità è la molla che ha governato lo sviluppo umano.

Pubblicato da Jacopo Fo su Martedì 30 giugno 2020 Fonte: Jacopo Fo

Non esistono razze umane, ma un’unica orgia fin dalla notte dei tempi. La purezza della razza è impossibile. La nostra forza è la ricchezza genetica, la biodiversità è la molla che ha governato lo sviluppo umano.

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Tony, 5 anni e senza gambe, cammina 10 chilometri e raccoglie 1 milione per l’ospedale

Sab, 07/04/2020 - 13:15

L’impresa di Tony Hudgell, il bimbo inglese di 5 anni che ha camminato per 10 chilometri, nonostante al posto delle gambe abbia delle protesi, per raccogliere fondi di beneficienza, è una storia che merita di essere raccontata. Il bambino, ispirato dal capitano Tom Moore, che a 99 anni si è messo a marciare per chilometri nel giardino di casa per mettere insieme il denaro necessario per la sanità nazionale alle prese con l’emergenza Coronavirus, ha deciso di devolvere il ricavato all’ospedale pediatrico di Londra che gli ha salvato la vita quando aveva solo un mese e 11 giorni di vita.

Il bimbo ha cominciato a camminare prefiggendosi di raccogliere 500 sterline tramite la raccolta fondi lanciata sul sito Just Giving, ma nel giro di poche settimane ha raggiunto oltre un milione di sterline. Una cifra incredibile, che andrà all’Evelina London Children’s Hospital di Lambeth, l’ospedale di Londra dove gli è stata eseguita l’amputazione che gli ha salvato la vita.

Tony ora vive con Paula e Mark, i suoi genitori adottivi, ma quando aveva poco più di un mese di vita, ha perso entrambe le gambe a causa degli abusi fisici subiti dai suoi genitori biologici, che si trovano ora in carcere. A causa delle ripetute lesioni, il bambino ha riportato sepsi e insufficienza multipla di organi, condizioni così gravi che, vista la tenera età, hanno reso necessaria l’amputazione di entrambi gli arti inferiori, dal ginocchio in giù.

Ricevute le protesi a gennaio scorso, Tony ha imparato a utilizzarle durante i mesi di lockdown. Poi, ad aprile è rimasto folgorato dal capitano Tom Moore, il veterano dell’esercito britannico diventato famoso per avere raccolto quasi 30 milioni di sterline per il sistema sanitario nazionale inglese duramente colpito dal Coronavirus, facendo 100 giri del giardino di casa prima dei cento anni, compiuti il 30 aprile. Lo sforzo del signor Moore ha spinto gli inglesi a lanciare una petizione all’indirizzo dell’Honours Committee, il comitato delle onorificenze del Regno Unito, per farlo cavaliere, ma che lo diventi o meno, non ha importanza. Un uomo di 100 anni ha ispirato un bambino di 5, entrambi, hanno dato un aiuto incredibile al sistema sanitario nel momento di maggior bisogno, questo è ciò che conta. A riprova che non è vero che andrà tutto bene, come non è vero che andrà tutto male. Andrà come è sempre andato, con incredibili storie nel mezzo.

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Studio Usa: i bambini sono più resistenti al Covid-19

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Remdesivir, l’antivirale per il trattamento del Covid-19 avrà un costo di 2.000 euro

Sab, 07/04/2020 - 12:00

L’antivirale sperimentale usato per il trattamento del Covid-19 sarà distribuito quest’estate negli Stati Uniti e a settembre nel resto del mondo. Il prezzo è stato appena annunciato dalla società biofarmaceutica Gilead, che ha il brevetto.

Un trattamento di cinque giorni costerà 2.076 euro

Per un trattamento di cinque giorni con remdesivir contro il Covid-19, il prezzo fissato dal laboratorio americano Gilead è di 2.340 dollari (2.076 euro). Secondo il New York Times, le autorità sanitarie Usa e la società biotecnologica hanno concordato “una distribuzione prioritaria agli americani e un prezzo fisso”.

Già usato per l’ebola

Remdesivir è un antivirale che è stato già usato per trattare la malattia da virus Ebola. Secondo i test clinici effettuati per il coronavirus, migliora le possibilità di sopravvivenza dei pazienti ventilati e riduce la loro degenza in ospedale. Da quando è stato autorizzato a trattare il Covid-19 a maggio negli Stati Uniti, il farmaco è stato distribuito a titolo sperimentale gratuitamente dal laboratorio agli ospedali americani.

Il primo farmaco contro Covid-19 autorizzato in Europa

In Europa, ricorda il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung , remdesivir è il primo farmaco contro il Covid-19 ad aver ottenuto l’autorizzazione dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) per essere commercializzato nell’Unione europea il 25 Giugno.

Il prezzo della singola dose è fissato a $ 390 o $ 2.340 per le dosi necessarie per un trattamento di cinque giorni.

Gilead ha affermato che il prezzo sarà lo stesso per tutti i paesi sviluppati tranne che per gli Stati Uniti, dove i pazienti con assicurazione privata pagheranno di più ($ 3.120), afferma il Wall Street Journal.

Un prezzo troppo alto

Si levano molte critiche al prezzo del farmaco. Secondo l’associazione americana dei consumatori Public Citizen, riporta il Financial Times, “Gilead ha quotato un farmaco di pubblica utilità ad un prezzo esorbitante”.

Gilead ribatte che il trattamento risparmierebbe in media $ 12.000 per paziente, grazie alla riduzione della degenza in ospedale. Secondo il CEO della casa biofarmaceutica,” al prezzo attuale di $ 390 per fiala, remdesivir può immediatamente generare risparmi netti per i sistemi sanitari. “

Prima l’America

Oltre alla controversia sul prezzo, l’altro fatto per così dire “insolito”, sottolinea il New YorkTimes, è che il trattamento sarà distribuito esclusivamente negli Stati Uniti fino a settembre e che “i pazienti americani riceveranno quasi tutta la produzione di Gilead, oltre 500.000 dosi che gli Usa si sono accaparrati quasi del tutto”.

“Questa politica prima gli Stati Uniti non ha casi precedenti con altri farmaci”, ha dichiarato al quotidiano newyorkese Rena Conti, economista della salute alla Boston University.

Quindi un farmaco che nasce con una doppia discriminante, una economica e una territoriale.

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Dal seme dell’albicocca alla pianta. Ecco come fare!

Sab, 07/04/2020 - 10:00

Dal canale YouTube plant world natura un giovanissimo talento già appassionato del mondo della natura, ci mostra come far germinare un seme di albicocca in pochissimi giorni!

Di stagione in questi mesi questo frutto è ricco di vitamine, sali minerali e fibre. Le albicocche sono preziose per la pelle e per gli occhi, dato che sono una fonte da non sottovalutare di vitamina A e di vitamina C.

Fonte: plant world natura

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Una corsa (a settimana) allunga la vita

Sab, 07/04/2020 - 08:00

Che correre faccia bene non è una novità: ormai è conoscenza acquisita che lo svolgimento dell’attività fisica sia uno degli strumenti, insieme a una sana alimentazione, per il mantenimento di una buona salute a ogni età. A confermarlo arriva ora un nuovo studio pubblicato online sul British Journal of Sports Medicine, da cui emerge che correre riduce il rischio di mortalità per qualsiasi causa.

Il bello è che per avere benefici dal jogging non è necessario versare litri di sudore: gli autori dello studio spiegano infatti che per avere effetti positivi è sufficiente una corsa di 25 minuti a settimana, anche a un’andatura leggera. Un obiettivo più che raggiungibile anche da chi lamenta di non avere mai tempo per l’attività fisica.

Esaminati 14 studi

Per giungere ai loro risultati i ricercatori hanno esaminato 14 studi condotti sull’associazione tra la pratica della corsa e il rischio di morte per tutte le cause, tra cui malattie cardiovascolari e tumori, per un totale di oltre 230 mila persone coinvolte la cui salute è stata monitorata per un periodo di tempo compreso tra un minimo di 5,5 e un massimo di 35 anni. Dai dati raccolti è emerso che, rispetto a chi non pratica la corsa, ogni quantitativo di jogging risulta associato a un rischio inferiore del 27% di morte per tutte le cause in entrambi i sessi. In particolare per quanto riguarda i decessi per malattie cardiovascolari e per cancro il rischio risulta ridotto rispettivamente del 30% e del 23%.

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Bastano piccole “dosi”

Per avere benefici non è necessario correre molte volte a settimana, né impegnarsi in corse lunghe: dalla ricerca risulta infatti che risultano associate a benefici per la salute e a una maggiore longevità anche piccole dosi di corsa – per esempio 25 minuti una volta a settimana – e tutt’altro che intense – effetti benefici sono stati registrati anche alla velocità di 8 km all’ora (che è l’andatura di una camminata a passo medio).

La quantità minima di corsa per ridurre il rischio di mortalità, 25 minuti a settimana, è molto meno dei 150 minuti di attività fisica complessivi settimanali consigliati agli adulti a livello internazionale per mantenersi in buona salute: «Questo fa sì che la corsa – suggeriscono gli autori – sia una buona opzione per coloro che non praticano attività fisica per mancanza di tempo».

Aumentare le quantità di corsa non migliora i benefici

Aumentare la quantità di jogging, invece, non migliora i benefici in quanto non risulta associato a una maggiore riduzione del rischio di morte. I ricercatori spiegano che praticare una breve e poco impegnativa sessione di corsa a settimana potrebbe essere una misura per il benessere e la longevità a costo zero, adatta anche a chi ha poco tempo, ai pigri e a chi non si sente tagliato per lo sport: «L’aumento della pratica della corsa, indipendentemente dalla ‘dose’ – scrivono gli autori dello studio – potrebbe portare a miglioramenti sostanziali in relazione alla salute della popolazione e alla longevità».

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Autostrade, no pedaggi nel weekend | Bergamo e Brescia capitali della Cultura 2023

Sab, 07/04/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Caos autostrade, stop pedaggi nel weekend. Oggi code per 20 km. Toti: intervengano i pm;

Il Giornale:Contro di me lotta armata Via maestra sono le elezioni” Berlusconi sul caso Esposito: “Giustizia come arma di lotta politica”. E poi: “Dopo i giallorossi unica strada sono le urne”;

Il Manifesto: Ocean Viking, due migranti tentano il suicidio;

Il Mattino: Coronavirus, Veneto a rischio e Zaia vara nuova ordinanza: «Prevederei il carcere»;

Il Messaggero: Bonus vacanze, boom di furbetti: «Tariffe più alte, spesa di 1.000 euro» Pronto protocollo per aiutare hotel;

llsole24ore: Lavoro irregolare per oltre un milione di famiglie: è l’Italia del Covid – Pa, in arrivo concorsi per 11mila posti – Test a Medicina, 13mila posti in palio;

Il Fatto Quotidiano: Ue, ‘frugali’ e sovranisti vogliono perdere altro tempo. Olanda: “Recovery? Non è necessario accordarsi il 17”. Visegrad: “Noi i migliori anti-Covid, ma penalizzati”;

La Repubblica: Coppia gay si bacia in stazione, aggrediti dal branco. C’è un sospettato;

Leggo: Meghan Markle e il principe Harry fanno i conti con le difficoltà economiche: «Dietro ai loro progetti ambiziosi sempre lo stesso errore»;

Tgcom24: Bergamo e Brescia nominate capitali della Cultura 2023: il riconoscimento dopo l’emergenza sanitaria;

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