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1-10 maggio: CORSO DI TEATRO CON DARIO FO E JACOPO FO

 

 

Tutti i giorni in diretta dalla Libera Università di Alcatraz dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 20.00 

 

 

Vuoi partecipare da casa? Scrivi in chat!

 

Ti sei perso qualche lezione? Puoi guardarla On demand!

 

 

 

Per 9 giorni parleremo di teatro e arte, di passione e emozioni, di empatia e comunicazione. Scriveremo pezzi teatrali, scriveremo canzoni, giocheremo con i rudimenti del mimo e della voce.
Un seminario rivolto ad attori, registi e appassionati durante il quale verranno affrontati gli aspetti fondamentali della scrittura e della rappresentazione di un testo teatrale.

Oltre al Premio Nobel Dario Fo parteciperanno come insegnanti:

Fabrizio De Giovanni e Maria Chiara Di Marco della Compagnia Itineraria Teatro.
Eleonora Albanese (pittura libera)
Imad Zebala (la forza della musica)
Mario Pirovano (recitazione)
Eleonora Dalbosco (voce)
Angelo Airaghi (Tai Chi)
Jacopo Fo (il racconto teatrale)

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Corso intensivo di Public Speaking per manager con Jacopo Fo

Dopo una prima edizione di grandissimo successo torna il Corso intensivo di Public Speaking per manager e imprenditori condotto da Jacopo Fo!
13-15 maggio 2016, alla Libera Università di Alcatraz!!!

PUBLIC SPEAKING con Jacopo Fo, seconda edizione!

Nell’era delle super tecnologie parlare è diventato lo strumento più originale, emozionante, coinvolgente. Non esiste nulla di più potente della comunicazione personale, diretta. Parlare dentro e fuori l’azienda è una necessità e un’opportunità capace di fare la differenza.

Il percorso formativo di un manager è basato sullo studio teorico e le esperienze pratiche, migliaia di ore dedicate alla crescita delle capacità imprenditoriali.
Pochissime ore vengono investite nello sviluppo della capacità di raccontare la propria visione.

CLICCA QUI PER MAGGIORI INFORMAZIONI, PROGRAMMA, COSTI

Gentile collettivo teatrale, videomaker e simili, vuoi collaborare con Alcatraz Channel?

La Compagnia Teatrale Fo Rame e la Libera Università di Alcatraz stanno sviluppando un canale YouTube a disposizione di chi vuole diffondere video di qualità.
Offriamo la nostra visibilità in rete e anche la possibilità di ottenere utili dalla pubblicazione dei video tramite le inserzioni di spot pubblicitari. Un modo per sviluppare maggiore sostenibilità economica per le autoproduzioni.
Ti interessa? Scrivi a alcatrazchannel@alcatraz.it
Inoltre ti proponiamo una serie di servizi che vanno dalla possibilità (che raggiungeremo tra breve) di fornire video on demand con piccoli pagamenti da parte degli spettatori, a quella di pubblicare, fin da subito, un banner pubblicitario su più di 500 siti web che si occupano di arte, sport e cultura, grazie ad un sistema gratuito e automatico di scambio banner (www.stradaalternativa.it).

Postini riciclati

In Finlandia le poste sono private e gestite da un’azienda che si chiama Posti Group. In tempi di email e messaggistica l’azienda era in grande crisi fino a che non ha pensato di offrire un servizio ulteriore. In pratica dal 17 maggio i finlandesi potranno chiedere a Posti di tagliare il prato al posto loro, una volta a settimana, per un costo massimo di 130 euro al mese.
Anu Punola, direttrice di Posti, ha spiegato: “L’idea di offrire un servizio per il taglio del prato è venuta ad alcuni nostri postini. Secondo noi molti clienti saranno felici di delegare a noi questo lavoro, a patto che facciamo in modo che per loro la cosa sia conveniente”.
Posti ha pensato di espandersi. Ci sono altri due programmi che potrebbero partire: uno riguarda l’assistenza agli anziani, l’altro una specie di servizio di vigilanza.
(Fonte: Il Post)

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Ci vorrebbe un amico

Gli amici sono un antidolorifico potente come la morfina. Lo dimostra uno studio pubblicato su Science Reports da un team di ricercatori dell’Università di Oxford: una ricca rete di amicizie infatti sembra aumentare la nostra soglia del dolore più o meno quanto la morfina. A dimostrarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports
“Le endorfine sono una parte fondamentale dei circuiti cerebrali del dolore/piacere, sono il nostro antidolorifico naturale, e stimolano sensazioni di piacere”, spiega Katerina Johnson, ricercatrice di Oxford che ha coordinato lo studio. “Una teoria, nota come Brain Opioid Theory of Social Attachment, ipotizza che le nostre interazioni sociali stimolino emozioni positive quando le endorfine si legano ai recettori cerebrali degli oppioidi. Sarebbe questo meccanismo che genera il piacere che proviamo quando vediamo ad esempio un caro amico”.

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A proposito dell’evoluzione, delle formiche e della cooperazione

di JacopoFo

Una buona notizia: nell’universo è potente la forza della cooperazione.
La sopraffazione ha i giorni contati?
Darwin scoprì il meccanismo evolutivo, concetto che ai suoi tempi veniva negato dai più. Dimostrare che la vita si fosse evoluta dai più piccoli organismi fino alle specie più evolute fu la sua grande impresa.
Ebbe però dei problemi a interpretare alcuni comportamenti animali in quanto privilegiò gli aspetti competitivi della vita sociale che erano allora noti. Lo giustifica il fatto che non disponeva degli strumenti e dei risultati delle ricerche che oggi ci permettono di conoscere l’esistenza di comportamenti determinanti per l’evoluzione che non sono improntati sulla competizione ma sulla cooperazione.

In particolare gli zoologi del tempo osservavano le scimmie convinti che i loro comportamenti rispecchiassero quelli umani.
Ad esempio, osservarono che lo spulciamento avviene seguendo una chiara gerarchia: i più forti del branco sono spulciati dai più deboli. Ne dedussero che esser spulciati fosse un lavoro svolto dalle scimmie di classe sociale inferiore, una specie di servaggio.
Oggi sappiamo che lo spulciamento offre vantaggi enormi per gli spulciatori: essi mangiano le pulci, che sono nutrienti, e inoltre assorbono gli anticorpi che il corpo dello spulciato ha elaborato (mangiando le pulci mangiano pure il sangue che esse hanno succhiato).
Cioè gli spulciati offrono cibo e medicine agli spulciatori. Quindi non c’è sottomissione ma aiuto.
I più forti del branco non spulciano i più deboli perché non ne trarrebbero vantaggio ma anzi rischierebbero di prendere malattie e quindi di non essere più una farmacia efficiente.
Però tutti spulciano i bambini che grazie al loro giovane organismo sono particolarmente rapidi a elaborare anticorpi.

Si è inoltre notato che scimmie come gli scimpanzé e soprattutto i Bonobo, che sono i nostri più vicini parenti dal punto di vista genetico sono naturalmente generose e antepongono gli interessi del gruppo a quelli individuali. Ad esempio, se 8 femmine Bonobo ricevono un biscotto e una nona Bonobo riceve una banana essa si rifiuterà di mangiarla perché non vuole essere diversa dalle altre
(ci sono molti esperimenti sulla generosità delle scimmie che si possono trovare in rete).
Da questa osservazioni alcuni ricercatori sono partiti per ipotizzare che l’essere umano sia ancor più altruista dei Bonobo e in effetti questa qualità è stata evidenziata con molti esperimenti con i bambini piccoli (poi alcuni si guastano).
Riane Eisler ha quindi ipotizzato che la capacità di cooperazione sia stata determinante per l’evoluzione umana e la causa dello sviluppo del linguaggio e della capacità umana di contrastare e soggiogare le altre specie viventi.

Sono inoltre stati trovati comportamenti molto strani in alcune colonie di topi che nutrivano individui disabili che via via arrivavano a ingrassare diventando enormi, dieci volte un topo normale. Ma non si è potuto trovare un qualche segno che indicasse che queste specie di topi regina avessero potere sulla colonia. Si cerca invece di comprendere in che modo i topi traggano vantaggio da queste creature all’ingrasso.

Recentemente osservando il mondo vegetale si è scoperto che vi sono molte piante simbiotiche. Apparentemente il vischio può sembrare una pianta che sfrutta la quercia riuscendo a manipolarla con segnali chimici e convincendola così di essere non un invasore ma un normale ramo della quercia stessa,  e così riesce a rubarle nutrimento. Ma oggi sappiamo che il vischio non danneggia la quercia che lo ospita e oltre a svolgere le funzioni dei normali rami (clorofilliana) offre alla pianta ospitante altri servizi.
Si è scoperto anche che i boschi si comportano come organismi cooperativi. Quando un albero viene attaccato da un parassita emette alcune molecole che attivano negli altri alberi tossine in grado di combattere il parassita. Alcune piante hanno più di mille segnali chimici con i quali inviano messaggi alle piante della stessa specie.

Ma l’idea della cooperazione come base della vita e suo punto di forza viene anche dall’osservazione che noi viviamo in alleanza con miliardi di batteri e noi stessi siamo cooperative cellulari che ospitano cellule di nostra madre e di nostra nonna e dei loro fratelli maggiori, così come la madre ingloba cellule dei figli che ha avuto nel ventre. Queste cellule hanno precisi compiti, ad esempio, intervengono nel proteggere la madre dai disturbi cardiaci (vedi articolo Internazionale su micronemesi).
Ma è anche interessante sapere che durante tutta l’evoluzione la cooperazione con altri esseri è stata elemento portante. Ad esempio, la placenta dei mammiferi si è formata grazie alla collaborazione di determinati virus il cui dna è stato assorbito dalle cellule che hanno così cambiato forma e qualità. Il 7% del dna umano è formato da cellule che hanno inglobato materiale genetico virale.

Margulis negli anni ’80, ha sfatato poi definitivamente il mito della cellula come organismo unitario e solitario, dimostrando che i mitocondri che essa contiene e che trasformano gli zuccheri in energia (funzione fondante per la cellula) esistevano prima della formazione della prima cellula. Quindi la cellula è una cooperativa!
Essa ha quindi rivisto la storia evolutiva mettendo in primo piano la pulsione alla collaborazione, e svalutando la posizione che Darwin dava alla competizione, che pur avendo un ruolo importante è secondaria rispetto sia alla cooperazione che all’attrazione sessuale e quindi alle capacità riproduttive (amore e cooperazione sono più importanti della guerra).

Un altro elemento che conferma questa idea è la teoria di Gaia. Nasce negli anni ’70 quando un gruppo di scienziati mette insieme diverse ricerche e dimostra che il pianeta Terra riesce ad aumentare la capacità di rifrazione dell’atmosfera  in modo tale da fermare più raggi durante le tempeste solari; così il pianeta  mantiene stabile la temperatura ammortizzando gli sbalzi del calore proveniente dal Sole. La cosa incredibile è che questo fenomeno avviene grazie alla collaborazione di un numero enorme di specie viventi. Quando le radiazioni solari sono troppo forti esplode il numero di alcuni batteri che aumentano così la quantità di minerali particolari che vengono demoliti. Questi minerali polverizzati vengono poi trasportati dalla pioggia nei fiumi e quindi in mare e scatenano il proliferare di una serie di microorganismi che a loro volte interagiscono con il plancton e con muschi, funghi, eccetera dando origine a una serie di processi organici e chimici che modificano la composizione dell’atmosfera terrestre. Questa teoria è oggi ancora discussa ma sono sempre di più gli scienziati che la sostengono e le prove che essi portano  suo sostegno.

Per quanto riguarda le formiche le più recenti ricerche hanno dimostrato che esse hanno una straordinaria capacità di azione collettiva. Nel video Sciami, disponibile su You Tube vediamo interi formicai agire all’unisono con una intelligenza incredibile. Grazie alla secrezione di determinati odori alcune formiche si coordinano. Nel caso di un’inondazione, ad esempio, sono alcune formiche “vigilanti” a lanciare il segnale chimico. Tutte le formiche escono dal formicaio, le operaie trasportano ognuna un uovo e si dispongono una vicina all’altra, le formiche guerriere, più grosse si mettono ognuna sopra due formiche operaie tenendole insieme. E sopra queste si dispone un altro strato di formiche guerriere che agganciano due formiche sotto di loro. E così via… Fino a creare una zattera compatta che galleggia sostenuta dalle uova. Aspettano quindi che il livello dell’acqua cresca fino a sommergere il formicaio e poi si lasciano trasportare dalla corrente. Quando l’acqua spinge la zattera ad alcuni centimetri dalla riva le formiche guerriere si spostano tenendo sempre unite le formiche operaie che galleggiano sulle uova, in questo modo formano una proboscide che esce dalla zattera e si attacca quindi alla riva, ancorando la zattera e permettendo a tutte le formiche di raggiungere la terra ferma.

Il comportamento delle formiche è determinato, a quanto pare, da un’intelligenza collettiva. Esse agiscono come fossero un organismo unitario che prende decisioni sulla base degli imput, dai segnali, lanciati da tutte le formiche nel loro insieme. La regina non decide di propria volontà quante uova dovrà far diventare operaie e quante guerriere (ci riesce tramite la secrezione di un ferormone). Essa reagisce in modo automatico ai segnali chimici che le altre formiche le trasmettono e che riguardano il clima esterno, la disponibilità di cibo, il numero di aggressioni subite dal formicaio. La regina non sa nulla del mondo esterno oltre a quello che le altre formiche le comunicano e non ha nessuna autonomia nelle scelte, la chimica dei messaggi le determina totalmente.
E in alcune specie di formiche pare siano addirittura particolari gruppi di operaie a determinare la direzione di sviluppo dei neonati con diverse diete alimentari.

Quindi molti credono che la visione della colonia di formiche come un luogo governato da gerarchie sociali sia errata. Essere la regina è solo una funzione, non comporta un vantaggio, la regina è una macchina da uova. Non fa altro dalla mattina alla sera, ma non segue un suo vantaggio individuale e ubbidisce completamente agli input genetici che la portano in effetti a svolgere in modo totale la sua funzione indispensabile per la salute del formicaio. È l’interesse collettivo che governa l’evoluzione e ha determinato il formarsi di regine, non un golpe.
Questa visione sarebbe avvalorata dal fatto che le formiche riescono a realizzare collettivamente imprese incredibili, coltivano funghi, piantano i semi di piante che sono per loro utili, allevano acari, insetti e bruchi (che mungono perché sono dotati di ghiandole che se massaggiate secernono una sostanza zuccherina).

Altre formiche depredano le riserve di cibo dei formicai vicini; altre ancora attaccano i formicai e ingannano le abitanti con odori particolari, uccidono la regina e la sostituiscono con la loro e quindi fanno accudire, dalle formiche operaie ingannate, le loro uova non facendo più nascere formiche locali. Alla fine tutte le formiche ospitanti si estinguono e loro passano a depredare un altro formicaio.
Altri gruppi di formiche si stabiliscono nei formicai altrui ma non li sterminano e garantendo lo sviluppo delle uova delle ospitanti si assicurano che vi siano formiche sufficienti per trovare cibo per tutti.  
Ma ci sono anche formiche che vivono come ospiti e cooperano al buon andamento del formicaio ospitante.
Ancora si sta studiando il rapporto di dare e avere tra queste specie simbiotiche ma non è detto che anche i bruchi che vengono munti non abbiano il loro vantaggio.
Ma tutte le nuove scoperte in questo come negli altri campi citati vanno ad ampliare la nostra conoscenza delle molteplici forme che l’evoluzione dà alla capacità di cooperazione delle specie viventi e del pianeta nel suo complesso.
Ed è da sperare che anche tra noi esseri umani ricominci a prevalere il senso della collettività.
Ne abbiamo bisogno.

Buon viaggio, Maestro Sartori

Saluto di Dario Fo a Donato Sartori
Il mio rapporto di amicizia con Donato Sartori risale a molti anni fa, agli inizi della mia carriera teatrale, lo incontrai al Piccolo Teatro e lui mi fece scoprire la complessità e l'intelligenza che rendono una maschera della commedia dell'arte non solo un capolavoro estetico ma anche una macchina espressiva.
Donato era un grande artista e un grande artigiano e contemporaneamente una persona umile, modesta, aperta, generosa, piena di vitalità e ironia, con la quale mi sono sempre trovato bene a lavorare. La sua arte ha arricchito il mio teatro e insieme abbiamo realizzato spettacoli e mostre.
Mi ricordo a Kopenaghen esponemmo insieme maschere, dipinti, elementi scenici, raccogliendo un tale successo che gli organizzatori dovettero contingentare gli ingressi all'esposizione. Si creò una coda lunghissima che scendeva lungo le scale del palazzo fino in strada.
E non è stato solo un collega, ma anche un amico. Quando dopo il sequestro di Franca nostro figlio Jacopo si trovò ad attraversare un momento difficile e rischiava proprio di sbarellare completamente, mi trovai a chiedermi cosa potessi fare per aiutarlo. Ero convinto che solo proponendogli di realizzare qualche cosa di concreto con le mani potevo aiutarlo ad uscire da quello stato di ossessione del dolore. E mi venne naturale rivolgermi a Donato e a Paola Sartori in cerca di aiuto. E Loro lo accettarono come studente e lo accolsero in casa come un figlio. E sicuramente quell'esperienza lo aiutò molto.
Una cosa vorrei aggiungere, quando ho letto sui giornali che Donato si era suicidato perché era depresso sono restato incredulo. Ci eravamo visti il 23 marzo a Verona all'inaugurazione dell'archivio museo, dove sono esposte anche le maschere di Donato. Avevamo parlato della possibilità di organizzare ancora una volta insieme una grande mostra per rendere visibile l'immensa, straordinaria raccolta di maschere di tutto il mondo che i Sartori hanno messo assieme. E non mi era sembrato per nulla depresso.
Ho telefonato a Paola e Sarah e loro mi hanno raccontato la verità. Ho scoperto così una cosa che Donato era riuscito a tenere nascosta a tutti: aveva un tumore terminale e gli restavano pochi giorni di vita. Non era depresso, semplicemente non voleva infliggere alla sua famiglia il dolore di una lenta agonia. Così ha preferito tagliare corto e togliere il disturbo. Suicidarsi è stato per lui non la conclusione di una incapacità di vivere ma un atto d'amore. E sicuramente non avrebbe scelto un modo così traumatico di morire se l'Italia fosse un paese civile che consentisse a chi non ce la fa piu' a vivere, di morire in modo indolore e assistito come accade in Svizzera.
In questo momento noi tutti stiamo salutando Donato e onorandolo per quel che è stato per noi e per quel che ha fatto. E io voglio aggiungere che desidero portare a termine il sogno che avevamo fatto insieme, sulla possibilità di allestire una grande mostra sulle maschere, magari proprio nello spazio museale di Verona.
Ciao Donato!

(...)

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La dura vita dei single

Siete lì che avete deciso di andare a mangiare qualcosa in santa pace, magari con un libro o anche solo immersi nei vostri pensieri. Ecco, se per caso vi trovate al Moomin Cafè di Tokyo può darsi che davanti a voi venga piazzato un pupazzo che sembra un ippopotamo che vi fissa con occhi vitrei e avrebbe la pretesa di farvi sentire meno soli.
Potete fare finta di non vederlo, ma lui continuerà a fissarvi.
(Fonte: Blitzquotidiano.it)

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Finché morte non vi separi e pure dopo

Uno studio appena pubblicato sulla rivista Psychological Science ha dimostrato che l'influenza di un coniuge continua a farsi sentire nell’altra metà della coppia anche dopo la sua morte, con la stessa intensità percepita tra coniugi entrambi viventi. E può contribuire significativamente al benessere quotidiano del vedovo o della vedova.
"Le persone che ci sono state vicino nel corso della nostra vita", spiega Kyle Bourassa, ricercatrice in psicologia alla University of Arizona e prima autrice del lavoro, "continuano a influenzare la nostra qualità della vita anche dopo la loro morte.
(Fonte: Ansa)

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Tatuaggi in preview

Si chiama Ink Hunter e arriva dall’Ucraina questa nuova app che permette in modo molto realistico di vedere in anteprima come sarà un tatuaggio sulla vostra pelle.
Per funzionare, Ink Hunter richiede solamente uno smartphone e una penna. Bastano tre linee di inchiostro tracciate sulla pelle, a formare una sorta di “square smile”, per delimitare il perimetro e le dimensioni del tatuaggio desiderato.
Basandosi sulla posizione dell’inchiostro, gli algoritmi di Ink Hunter adeguano il disegno, distorcendone la forma, fino ad adattarlo all’anatomia del punto prescelto. L’impressione di “indossare” il tatuaggio è estremamente realistica poiché tramite la fotocamera è possibile osservare su di sé il disegno in tempo reale e a diverse angolazioni.

(Fonte: Wired)

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