Dario Fo e Franca Rame: la nostra storia (IN PRIMA SERATA!)

Dario Fo e Franca Rame: la nostra storia (IN PRIMA SERATA!)

Siamo stati promossi in prima serata!!! La seconda puntata del documentario “Dario Fo e Franca Rame: la nostra storia” andrà in onda lunedì 20 febbraio su Rai5 alle 21:15 e non più alle 22.
Con la seconda puntata inizia il racconto vero e proprio della vita di Dario e Franca. Una vita in teatro quella di Franca che recita, per la prima volta, a sei giorni di vita in braccio alla mamma. E Dario cresciuto a Porto Valtravaglia ascoltando le storie dei soffiatori di vetro e dei pescatori. Rivedremo Dario che recita “Storia della tigre e altre storie” e Franca in un lungo brano di “Sesso? Grazie, tanto per gradire”.
Da non perdere il racconto di Jacopo delle marachelle che combinavano i fratelli Fo.
Per vedere Rai5 sul web http://www.raiplay.it/dirette/rai5

 

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15 anni fa la favola di Steven Bradbury (per non dimenticare che bisogna crederci!)

Il 16 febbraio 2002 a Salt Lake City si svolge la giornata del pattinaggio su ghiaccio short track alle Olimpiadi invernali. Fra i concorrenti l’australiano Steven Bradbury, classe 1973, sfavorito.
Esce subito dalla gara dei 1.500 mt. Nei quarti di finale dei 1000 mt arriva terzo, sarebbe fuori, ma la giuria squalifica il secondo arrivato e ripesca Steven.
Semifinale: i tre favoriti cadono, uno squalificato. Steven, ultimo, accede alla finale!
Finale: Steven è dietro a tutti, in ritardo, ma all’ultima curva i quattro in testa si trascinano per terra uno con l’altro.
Steven Bradbury vince il primo oro olimpico per l’Australia nello short track. E diventa una leggenda!!!
Qui il video della sua impresa

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La bellezza è fondamentale, qualunque cosa tu fai è arte

 

Pubblichiamo oggi la seconda parte dell’intervento di Jacopo Fo al Convegno “Le Chiavi Mentali per accendere l’Autoimprenditorialità” organizzato da ScintillaeMattone a Trieste il 16/10/2015

Alla fine della prima parte di questo intervento ho parlato di passione, del fatto di godere nel fare ciò che stiamo facendo… Beh, credo che la disciplina venga da sé, se la disciplina è auto-imposta per passione.
Mi rendo conto di avere un grande privilegio: mi alzo la mattina e mi dico: “Cosa faccio oggi? Mah... non lo so, non lo so!” Cosa faccio stamattina? Cosa faccio nel pomeriggio? Non lo so.
Ho iniziato a scrivere un romanzo e poi ho scritto un manuale, poi un altro libro, poi un altro libro ancora, e poi a un certo punto mia madre ha iniziato a dirmi:  “Ma sei davvero un indisciplinato! Devi darti una regolata...” E io sono andato avanti così: quando ho iniziato a scrivere il decimo libro, solo allora sono riuscito a finire il primo. Al momento ho pubblicato quarantacinque libri, ma ne ho altri dieci in cantiere, che non ho ancora pubblicati semplicemente perché ne sto scrivendo troppi! Sì, a mia madre a un certo punto ho dovuto ammettere che ero un po’ fuori di testa… ma non si può dire che io non fossi costante; quindi indisciplinato ma costante! Cioè un altro uomo.

Secondo me dobbiamo capire che siamo tutti “umani”, siamo tutti un po’ “malati di mente”, e se pensate di essere persone ragionevoli fatevi un serio esame di coscienza: forse siete venuti qui pensando di essere persone intelligenti… però sono stronzate: che l’essere umano è l’essere più intelligente degli animali è una balla! L’essere umano è il meno rincoglionito degli animali e voi non siete persone intelligenti che, per esempio, non fanno mai confusione… ma non posso nemmeno pensare abbiate una laurea in psicologia.
Quante volte vi è successo di arrivare a casa e mettere le mani in tasca, cercate le chiavi di casa, non ci sono, mettete le mani in tasca. Non ci sono, mettete le mani in tasca, non ci sono, non ci sono, mettete le mani in tasca, ci sono! Fanculo! Dov’erano?  E guardate che questo può succedere anche a livello Fiat, cioè cercano le chiavi di casa, chiavi che hanno delle proporzioni galattiche e non le vedono… ma dove sono le chiavi di casa? Quando dicono che Marchionne è un grande imprenditore… ma và! Lui si è perso un finanziamento al 100% per i pannelli fotovoltaici con gli interessi passivi, sono venuti dalla Cina per fare gli impianti in Italia, Marchionne non ha fatto nemmeno un impianto fotovoltaico con un pannelllino. C’aveva km di ettari di stabilimenti, cazzone, non trovava le chiavi di casa. C’aveva i miliardi e non c’aveva i soldi per pagare gli operai, povera bestia… Montezemolo ha aperto la Ferrari con i pannelli fotovoltaici che quando Marchionne l’ha capito… com’è avere uno stabilimento tutto pieno di pannelli fotovoltaici gratis?!?

Ultima storia: come si fa ad avere la motivazione? Perché dovreste fare impresa?
E’ sufficiente che voi siate enormemente interessati ai soldi e a tutto quello che possano comprare i soldi? Sì!
Ci sono poi altre persone che sono riuscite ad avere successo travolti da una stragrande ansia di possesso: l’ansia di possesso, è una cosa semplice adesso ve la spiego…
Il fatto di essere il figlio di Dario Fo mi ha portato talvolta a incontrare gente molto lontana da me: in una strana occasione, una festa, ero assieme ad alcune persone che non conoscevo, e così, a un certo punto mi sono trovato in chiacchiere con uno che aveva fatto soldi a palate. Il tipo era arrivato lì con due top model e per una serie di casualità eravamo ancora lì alle due di notte, io e lui. Questo si vantava della sua vita, dei suoi successi, ecc. Aveva lavorato come un pazzo, schiacciato teste, “accoltellato” amici, si era drogato… e intanto beveva whisky, e mi raccontava questa storia… e beveva whisky… un terzo, un quarto, e ancora… A un certo punto ha abbassato un po’ la voce e dice “Ho sentito che hai scritto dei libri sul sesso…” Ora, siccome si ricorda solo che ho scritto sul sesso, ritiene che le persone possano raccontarmi proprio i lori cazzi privati… vabbè. Comunque mi guarda e dice: “Jacopo, ma sa che io quando mi trovo lì, con queste top model, io benedico l’eiaculazione precoce … è un sollievo…” Capite? Una vita distrutta! Ha fatto di tutto, si è sporcato le mani per arrivare dove voleva… e per cosa? Per non arrivare a “dover” fare sesso e non avere neppure soddisfazione, che è tutt’altra cosa.
Ecco, penso che sia fondamentale guardare la propria vita, guardare le vite degli altri, guardare cosa succede… Su questo mi interrogo sempre: penso alla mia famiglia in cui mi hanno fatto vedere come si può vivere altrimenti da sempre. La mia motivazione è sempre stata l’interesse per gli altri, l’interesse per la società: fin da piccolo sono stato abituato a guardare gli altri, in particolare quelli che vivono in condizioni terribili. E’ una cosa che non ho dovuto imparare, l’idea che vivo in un mondo che devo contribuire a migliorare è una cosa per me ovvia … Poi diciamo pure che io, in particolare, ho interiorizzato cose molto forti, nel senso che il rapimento di mia madre e quello che ha subìto mi ha dato una tale incazzatura che continuo a sublimarla in quello che faccio. Io non posso non fare quello che faccio perché c’ho una cosa dentro che devo sciogliere.
Ovviamente non vi auguro che vi succeda qualcosa di terribile! Quello che vi auguro – ed è questo il motivo per cui sono sceso nel personale – è di scoprire qualche cosa dentro di voi che vi dia fuoco, che vi renda impossibile il non impegnarvi nella vostra vita.
Forse non lo sapete, non ve l’ho detto: dobbiamo morire tutti! Pensate… trovarsi nel momento in cui capisci che stai per morire e scoprire che prima della tua vita hai avuto miliardi di anni in cui non esistevi, e poi ci saranno miliardi di anni in cui non esisterai, c’hai un piccolo tempo in cui sei vivo… e non hai fatto un cazzo! Questo secondo me è inferno. E un sacco di gente di questo inferno se ne accorge soltanto quando gli dicono: ”Sei in fin di vita”, o anche quando dei bastardi passano sulla tua vita col carro armato… Se tutto va bene, la maggior parte delle persone è abituata a non fermarsi un attimo, a non chiedersi “che cazzo sto facendo della mia vita?” Vi auguro di avere quel momento, non che vi capiti una disgrazia ma che vi fermiate a chiedervi che cazzo state facendo della vostra vita. Guardate che il vero piacere è in questo, tanto più se uno poi non ha un dramma.

Si è parlato poi del gruppo: ragazzi, il gruppo è una cosa strepitosa.
Quella dei neuroni a specchio è una scoperta italiana: quando vedo una persona che sorride o che è triste, nel mio cervello si muovono le stesse parti, gli stessi neuroni che si attivano e che io utilizzo quando rido, quando sono felice e quando corro. L’egoismo, il vedere solo sé stessi, è una malattia fisiologica. Lo stupratore è incapace di piacere sessuale, questo sarebbe un lungo discorso da fare. Molti non sanno neppure che il maschio non può essere completamente frigido, si chiama adenia, ci sono i test medici, ma non c’è scritto sui manuali di sessuologia.
Allora una persona che non gode del piacere degli altri, che non soffre del dolore degli altri, è un amputato emotivo. E’ una delle cose più dolorose e tragiche che possano succedere nella vita di una persona. Lavorare in un gruppo è l’allenamento dei neuroni a specchio.
All’inizio degli anni novanta Giacomo Rizzolatti e l’equipe da lui coordinata scoprono che dopo trentun minuti che un gruppo fa qualcosa insieme - cantare, ballare, protestare, anche pregare e andare in chiesa, eccetera eccetera – si verifica una sincronizzazione delle onde celebrali che scatena una sorta di piccola estasi. Questo è il lavoro di gruppo. Come si fa ad avere il lavoro di gruppo? Bisogna divertirsi. Brainstorming, non è come capire una partita a briscola, brainstorming non è un gruppo di persone che dice cose intelligenti, il brainstorming è un gruppo di persone che dicono cose stupide, quello dice una cosa stupida, quell’altro dice una cosa imbecille, quell’altro dice una cretinata pazzesca, però dopo un po’, il giorno dopo - perché a prima vista le idee geniali non si vedono - il giorno dopo viene fuori l’idea geniale. Il giorno dopo, perché ci devi dormire sopra, alla fase creativa, fantastica… Quindi: fase creativa-fantastica, dormire, rielaborazione, setaccio, sintesi.

Fallire: questo è un bel problema.
Allora: io vengo da una scuola di sconfitta in sconfitta fino alla vittoria finale.
Mio padre mi ha detto pochissime cose, ma veramente pochissime, perché nella mia famiglia si diceva “guarda come si fa”. E a questo proposito un altro grande maestro nella mia vita è stato il mio vicino di casa, un contadino: arriva sul campo, si mette a potar l’olivo, io lo guardo. Dopo un’ora e mezzo che pota - si chiamava Ildebrando Gaggiotti, un supereroe – gli chiedo:” Ilde, mi dici come si fa a potare?” e lui mi risponde in umbro stretto: “N’vedi?!?”… ”Non vedi?!?”, che cazzo ti devo dire, guarda! ... E questa secondo me è una grande scuola di apprendimento!
Bene, parlavo del fallimento: accettare il fallimento è durissimo, ci si mette a piangere, si sta delle ore nel letto, si hanno crisi di panico e poi ci si rende conto che la situazione di merda nella quale si è finiti può girarsi da qualche altra parte, si trova un qualcosa che fa sì che quella situazione abbia la stessa importanza di un cotton fioc… Se poi hai un gruppo, ne parli con loro, con loro ti chiedi “come facciamo?” e magari ritorni a vedere.

Resta una domanda a cui io non ho risposta: ”Perché tanta gente rinuncia a vivere”. La grossa scommessa di questa grandiosa iniziativa è avere disoccupati disposti a fare qualche cosa. Perché io, Paolo Baiocchi e tanta gente ci proviamo da anni. Abbiamo fatto dei corsi per diventare naturopata complementare, una cosa bellissima, oppure per riuscire a imparare a fare le applicazioni per smartphone, che è una cosa che sanno fare in quattro sostanzialmente, gratuiti, compreso di soggiorno a Alcatraz per nove lunghi anni… cazzo! Abbiamo finito con otto allievi, abbiamo iniziato con quaranta e finito con otto; con i migliori insegnanti sul mercato, forse a qualcuno sarà successo qualcosa di grave, avrà avuto dei lutti, ma molti semplicemente hanno mollato. Allora qui c’è un problema per il quale io non ho risposta, se qualcuno di voi trova la risposta, bene, io spero che questa scuola sia un modo per trovare un metodo. Però ragazzi si cambia il mondo, si cambia il mondo perché noi abbiamo milioni di autostrade davanti e dobbiamo solo riuscire a percorrerle … O meglio, chi l’ha capito, l’ha capito, ma sennò è come essere niente, ed essere niente in questo caso è di una tristezza mostruosa

Faccio un esempio finale: “Voi avete i piedi così?” (jacopo mostra l’immagine del piede con tutte le dita uguali e l’indice più lungo), “ Oppure avete i piedi così?” (fa vedere il disegno del piede con le dita a scalare dall’alluce al mignolo). Io trentasei anni fa scopro che ho i piedi così (ripropone il disegno del piede con le dita a scalare), guardo le mie scarpe e dico: “Sono sbagliate”.
Le scarpe sono fatte così (si leva una scarpa e la mostra al pubblico). Allora vado da un’azienda di scarpe e dico: “Cazzo! Avete sbagliato a a fare le scarpe”, questi mi trattano malissimo, a malapena hanno guardato le mie scarpe e mi hanno dato del cretino… Ho occasione di andare in Danimarca e scopro un marchio di scarpe, la Jaco … Jacoform, mio fratello di sangue! (Il pubblico ride). Questa ditta produce scarpe pensate per la forma dei nostri piedi e sono ormai trentacinque anni che acquisto e indosso le scarpe della Jacoform. Di recente anche altre aziende si sono finalmente decise a produrre questo tipo di scarpe. Ma mi spiegate perché il genere umano accetta tutta una serie di malattie, di mal di testa, mal di schiena, calli, piedi deformati, cose orrende… ?!? Perché fa troppa scena la scarpa brutta!

Grazie a tutti! Ciao!”


Prodotti Bio ed Ecologici: alcuni miti da sfatare

Carissimi,
oggi ritorniamo a parlarvi di Mamma Chimica.
Intanto congratulazioni a Sara per la bellissima intervista sul sito di mammeonline che potete leggere qui.
Questa settimana vi proponiamo un brano dal libro scritto da Fabrizio Zago, chimico industriale, l’ideatore del Biodizionario e un’autorità nel campo della cosmesi e detergenza ecobio, nonché consulente per Ecolabel.
E in più è pure simpatico, butta via!

“Molte volte mi chiedo a cosa servano i detergenti BIO mentre mi spiego benissimo perché esistano quelli ECO.
La domanda è semplice e come tutte le domande semplici prevede una risposta del tipo “perché non ci ho pensato prima?”. Ecco, io vorrei che riflettessimo tutti assieme, su questa domanda: “Ma a un pavimento cosa interessa: essere lavato con l’aloe vera o l’olio essenziale di rosmarino?” Possiamo rivolgere la stessa domanda anche a una finestra o alla carrozzeria dell’automobile. La risposta che otterremo è la stessa: non gliene può importare di meno. (...)

(continua)

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C’è Luisa?

Un’idea semplice e geniale per proteggere le donne dalle molestie nei locali pubblici arriva dalla Germania. Basta che la ragazza che si sente minacciata si rivolga al personale del locale dicendo “Ist Luisa da?” che significa “C’è Luisa?” e immediatamente viene accompagnata in un luogo sicuro, oppure le viene chiamato un taxi o in casi più gravi la polizia.
L’idea è di Frauen-Notruf Münster, associazione contro la violenza sulle donne di Münster ed è stata pubblicizzata attraverso locandine nei bagni femminili dei locali.
Una sorta di Safeword contro i deficienti.
(Fonte: berlinocacioepepemagazine.com)

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Le mani che parlano a Treviso

Si chiama così Talking hands, il progetto che si sta attuando a Treviso negli spazi del Centro Sociale Django. 15 richiedenti asilo lavorano in un laboratorio dove vengono realizzate case giochi per bambini. La prima collezione si chiama Rifùgiati e sono coloratissime casette, dei rifugi per i giochi dei bambini. Racconta Fabrizio Urettini, organizzatore del progetto: “Usiamo materiali di riciclo che vengono valorizzati grazie a texture caratteristiche dei paesi d’origine di chi lavora nel laboratorio: sono loro stessi a immaginarle e realizzarle. Le hanno reinterpretate in chiave contemporanea dando vita così a delle micro architetture domestiche, delle tane che esprimono il naturale bisogno dei piccoli di crearsi un rifugio”.
(Fonte: Vita.it)

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