Gela Le Radici del Futuro

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Aggiornato: 1 ora 1 min fa

Venerdì Santo

Gio, 04/18/2019 - 22:47

Di tutta la settimana Santa è soprattutto il Venerdì Santo il giorno più sentito,

il vero e proprio fulcro della tradizione popolare.

In questo giorno i cristiani commemorano la Passione e la crocifissione di Gesù Cristo.

Per la Chiesa Cattolica il Venerdì santo è il giorno della morte di Gesù, non si celebreranno messe né suoneranno le campane. Esse suoneranno il giovedì per l’ultima volta e riprenderanno solo a mezzanotte durante la Veglia Pasquale in segno dell’annuncio dei Cristiani della resurrezione del Signore.

Il Venerdì viene svolta dal popolo una vera e propria Via Crucis, che ripercorre quella del nostro “Salvatore”.

Durante la mattina il Cristo, opera del 1700 interamente fatta in cuoio e cartapesta, viene portato fuori dalla Chiesa Madre fino alla Piazza del Calvario, in processione, ripercorrendo tutte le stazioni della Via Crucis.

Al Calvario ne viene mimata la crocifissione alle 12:00

Alle 15:00 si svolge la Via crucis cittadina ai piedi del calvario, tradizionalmente preparata dai giovani delle parrocchie cittadine.

Al tramonto del venerdì si assiste alla “deposizione della croce”: il simulacro viene schiodato e consegnato al sacerdote prima e ai marinai poi che, secondo l’usanza gelese, lo trasporteranno  dentro l’urna, in processione in spalla fino in Chiesa Madre senza mai poggiarlo a terra .

La figura dei marinai richiama sia il mestiere della maggior parte degli apostoli che

che al ruolo di Gela nell’antichità quale città non solo di agricoltura ma anche di mare.

Al termine della giornata il sacerdote toglie le ostie consacrate dal sepolcro che verrà lasciato aperto e vuoto per ricordare quando, “durante la notte del passaggio dell’Angelo della Morte, i Giudei si attivarono affinché nemmeno una briciola di lievito si trovasse nelle loro case.” Le ostie vengono consacrate nuovamente soltanto la notte di Pasqua.

Si ringrazia il corrieredigela.com per le foto

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La settimana Santa a Gela

Gio, 04/18/2019 - 22:34

La Pasqua è la principale solennità cristiana che rappresenta la resurrezione dell’uomo dopo la morte.

A Gela, in particolare, è una festa religiosa vissuta intensamente, che coinvolge non solo le comunità ecclesiastiche o i più religiosi ma l’intera popolazione.

Le tradizioni sono tramandate di generazione in generazione.

La settimana santa si apre con la Domenica delle palme, durante la quale i fedeli in Chiesa Madre, celebrano, con i tradizionali rami di ulivo e palme intrecciate benedetti durante la messa, l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. Questa è l’unica domenica di Quaresima in cui il sacerdote è vestito di rosso.

Il Mercoledì Santo ricorda il processo di condanna a morte di Gesù: le statue del Cristo e dell’Addolorata sono portate nella Chiesa del Rosario dove i cittadini si recano per il rito del “Bacio dei piedi”. La processione è accompagnata dalle litanie, antichi canti struggenti delle “Lamentazioni”e cori bassi.

Il Giovedì Santo è il giorno della “Lavanda dei piedi”.

Si ricorda l’Ultima cena in cui Gesù si china umilmente a lavare i piedi ai suoi discepoli ricordandoci di essere semplici e umili coi nostri fratelli in ogni momento.

Le statue sacre vengono portate per le vie del centro storico Federiciano, fino in Chiesa madre, dove vengono infine deposte.

Le chiese della città rimangono aperte fino a notte tarda.

Ogni chiesa prepara il sepolcro in svariati modi. Tradizionalmente si soleva deporre, il giorno del mercoledì delle ceneri del grano su uno strato di bambagia su cui veniva lasciato  germogliare, al buio e al caldo.

Una volta pronto e legato con dei nastri rossi, veniva quindi posizionato sugli altari per simboleggiare l’uscita alla luce del Cristo.

Anticamente anche le campane delle chiese venivano legate per sottolineare che non avrebbero più suonato fino alla mezzanotte del sabato santo. Vengono spente tutte le luci nelle chiese ad eccezione di quella del sepolcro.

Il Venerdì Santo si ricorda la passione, la crocifissione e la morte di Gesù. Le statue in processione sono portate fuori dalla Chiesa Madre fino al Calvario. La processione è accompagnata dalle “Litanìe” delle donne addolorate. Poi giunti al Calvario, il Cristo è spogliato e messo in croce e l’Addolorata vien posta accanto a Gesù. I fedeli si raccolgono in preghiera in religioso silenzio.

La sera la statua di Gesù viene portata in spalla dai marinai gelesi, seguita dall’Addolorata, per tutto il centro storico fino a giungere in Chiesa Madre e vi fa rientro alle 22.30.

Il Sabato Santo è il giorno in cui la Chiesa ci invita ad aspettare con la Madre di Gesù, la Resurrezione.

Già dalle prime ore del mattino i fedeli si recano in Chiesa Madre per il funerale del Signore e per la sua sepoltura.

Intorno alle 11:00 il simulacro viene estratto dall’urna e riposto sotto l’altare dove verrà coperto. Poi, l’Addolorata viene posta sopra lo stesso altare. La sera si celebra nelle chiese la Veglia Pasquale che culmina a mezzanotte con l’esaltazione della resurrezione di Gesù.

La Domenica di Pasqua è il culmine dei festeggiamenti.

Si ringraziano il corrireredigela.com e gelacittadimare.it per le foto.

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Secondo Episodio | Elisa

Mer, 04/17/2019 - 00:17

Iniziamo a scoprire la città di Gela Gela: mare, sole e il calore delle persone. Tuffiamoci al Panama Beach di Gela, stabilimento balneare fondato da Elisa, la seconda protagonista della nostra webserie Italia Sicilia Gela. “Siamo stati coraggiosi… ma ce l’abbiamo fatta! Il lavoro ce lo siamo inventato, ce lo siamo creato, perché abbiamo sfruttato le potenzialità che il territorio ci ha dato”. Prossimo episodio 24 aprile 2019!

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Il tradizionale pranzo di Pasqua

Mar, 04/16/2019 - 20:42

Anche a Pasqua non manca il tradizionale pranzo in famiglia.

Sono tante le varianti in diverse parti d’Italia ma vediamo quali piatti si portano solitamente sulle nostre tavole, in Sicilia e a Gela in particolare.

Per il primo si predilige la pasta al forno col sugo di carne.

Immancabile come secondo invece, è l’agnello pasquale: agnello al forno con rosmarino accompagnato da gustosissime patate al forno come contorno.

Poi ci sono i carciofi e uova sode con ancora le bucce che i bambini più piccoli si divertono a dipingere con svariante fantasie e colori, i giorni precedenti la Pasqua, e per finire, sono i dolci a fare da padroni.

A parte le classiche uova di cioccolato finissimo fondente, al cioccolato bianco o al latte e nocciole, e alla soffice colomba pasquale (anche questa di diversi tipi a seconda dei gusti: cioccolato, crema o classica con canditi mandorle e glassa) anche per quest’occasione la regina dei dolci è la bellissima cassata siciliana alla ricotta e tanti altri dolci con le mandorle come l’agnello in pasta reale ripieno di pasta di pistacchio

Ma a Gela c’è un dolce molto particolare che ancora le nostre nonne amano esibire a tavola il giorno di Pasqua.

Stiamo parlando del pupu cu l’ovu.

Il nome è dovuto al fatto che in origine questo dolce aveva la forma di un pupazzo ma ci sono anche altre forme come la  colombina o  il cestino.

U pupu cu l’ovu è il dolce tipico gelese simbolo della Pasqua. E’ un dolce di pastafrolla ricoperto di glassa e codine colorate che contiene al suo interno un uovo sodo simbolo di nascita e rinascita di Cristo e dell’uomo. I contadini di un tempo usavano preparalo e donarlo nel giorno di Pasqua. Oggi viene preparto durante la Settimana Santa.

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Gela, il 17 aprile la presentazione degli incentivi per il rilancio dell’area di crisi

Ven, 04/12/2019 - 15:40

Mercoledì 17 aprile 2019 alle ore 9.30 è in programma a Gela (Caltanissetta) un incontro sul rilancio dell’area di crisi industriale.

Presso la Pinacoteca del Comune, gli esperti di Invitalia incontreranno le imprese interessate a investire con il supporto delle agevolazioni della Legge 181.

Per richiedere un appuntamento è necessario scaricare l’apposito modulo, compilarlo e inviarlo entro il 16 aprile all’indirizzo rilanciogela@invitalia.it.

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Agon Eschilo: 11° edizione della gara di greco antico

Mer, 04/10/2019 - 22:01

E’ proprio a Gela che si svolge l’unica gara nazionale di greco antico in cui studenti provenienti da tutti i licei classici d’Italia e Sicilia, si sfidano a suon di versi nella traduzione di una delle sette tragedie di Eschilo: il più grande tragediografo che visse ad Eleusi e morì a Gela nel 456 a.C.
Ormai da numerosi anni il Liceo classico Eschilo di Gela, diretto da Gioacchino Pellitteri, con la sponsorizzazione di Eni, organizza l’Agòn Eschileo, importante manifestazione culturale giunta già alla sua undicesima edizione e che si svolge con cadenza biennale.
L’Agòn accoglie quest’anno ben 25 studenti da tutte le regioni d’Italia, dal 9 al 13 aprile per aggiudicarsi il premio ambito.
L’apertura della manifestazione si è svolta nell’aula magna della scuola giorno 9 aprile, giornata in cui gli alunni in gara hanno avuto modo di conoscere gli insegnanti di greco che compongono la commissione esaminatrice, la referente del progetto, alcuni studenti e le famiglie gelesi ospitanti.
Stamattina ha avuto ufficialmente inizio la gara, alle ore 8.30, presso la biblioteca “Nicolò Di Fede” del Liceo. Quest’anno gli studenti si sono cimentati per ben 6 ore nella traduzione dal greco all’italiano di un passo tratto dalla tragedia di Eschilo “ I Persiani”.
Il programma del soggiorno degli ospiti prevede anche spettacoli, conferenze, visite guidate che faranno scoprire i tesori della nostra città, culla dell’antica Grecia, e dei luoghi significativi della Sicilia.
Sabato prossimo, alle 9,30, la cerimonia di premiazione dei vincitori di «Agòn 2019» al teatro Eschilo di Gela.
Di seguito la trama dell’opera “ I Persiani”:
“La tragedia è ambientata a Susa, la residenza del re di Persia, dove Atossa, madre del regnante Serse, ed i dignitari di corte attendono con ansia l’esito della battaglia di Salamina (480 a.C.).
In un’atmosfera cupa e colma di presagi funesti, la regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. Non appena la regina finisce di narrare del sogno, arriva un messaggero, che porta l’annuncio della totale disfatta dei Persiani. La battaglia viene raccontata accuratamente, dapprima con la descrizione delle flotte,[1] poi con l’analisi della fasi dello scontro e infine con il quadro desolante delle navi distrutte in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto.
Lamenti e pianti riempiono la scena fino alla comparsa del defunto padre di Serse, Dario, marito di Atossa. Lo spettro dà una spiegazione etica alla disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la hýbris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio, nell’aver osato cercare di conquistare il Mar Egeo con la sua flotta.
Arriva infine il diretto interessato, lo stesso re Serse, sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a quello del coro, in un canto luttuoso che chiude la tragedia.”

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Agon Eschileo : 11° edizione della gara di greco antico

Mer, 04/10/2019 - 21:11

E’ proprio a Gela che si svolge l’unica gara nazionale di greco antico in cui studenti provenienti da tutti i licei classici d’Italia e Sicilia, si sfidano a suon di versi nella traduzione di una delle sette tragedie di Eschilo: il più grande tragediografo che visse ad Eleusi e morì a Gela nel 456 a.C.
Ormai da numerosi anni il Liceo classico Eschilo di Gela, diretto da Gioacchino Pellitteri,con la sponsorizzazione di Eni, organizza l’Agòn Eschileo, importante manifestazione culturale giunta già alla sua undicesima edizione e che si svolge con cadenza biennale.
L’Agòn accoglie quest’anno ben 25 studenti da tutte le regioni d’Italia, dal 9 al 13 aprile per aggiudicarsi il premio ambito.
L’apertura della manifestazione si è svolta nell’aula magna della scuola giorno 9 aprile, giornata in cui gli alunni in gara hanno avuto modo di conoscere gli insegnanti di greco che compongono la commissione esaminatrice, la referente del progetto, alcuni studenti e le famiglie gelesi ospitanti.
Stamattina ha avuto ufficialmente inizio la gara, alle ore 8.30, presso la biblioteca “Nicolò Di Fede” del Liceo. Quest’anno gli studenti si sono cimentati per ben 6 ore nella traduzione dal greco all’italiano di un passo tratto dalla tragedia di Eschilo “ I Persiani”.
Il programma del soggiorno degli ospiti prevede anche spettacoli, conferenze, visite guidate che faranno scoprire i tesori della nostra città, culla dell’antica Grecia, e dei luoghi significativi della Sicilia.
Sabato prossimo, alle 9,30, la cerimonia di premiazione dei vincitori di «Agòn 2019» al teatro Eschilo di Gela.
Di seguito la trama dell’opera “ I Persiani”:
“La tragedia è ambientata a Susa, la residenza del re di Persia, dove Atossa, madre del regnante Serse, ed i dignitari di corte attendono con ansia l’esito della battaglia di Salamina (480 a.C.).
In un’atmosfera cupa e colma di presagi funesti, la regina racconta un sogno angoscioso fatto quella notte. Non appena la regina finisce di narrare del sogno, arriva un messaggero, che porta l’annuncio della totale disfatta dei Persiani. La battaglia viene raccontata accuratamente, dapprima con la descrizione delle flotte,[1] poi con l’analisi della fasi dello scontro e infine con il quadro desolante delle navi distrutte in mare e dei soldati superstiti privi di aiuto.
Lamenti e pianti riempiono la scena fino alla comparsa del defunto padre di Serse, Dario, marito di Atossa. Lo spettro dà una spiegazione etica alla disfatta militare, giudicandola la giusta punizione per la hýbris (tracotanza) di cui si è macchiato il figlio, nell’aver osato cercare di conquistare il Mar Egeo con la sua flotta.
Arriva infine il diretto interessato, lo stesso re Serse, sconfitto e distrutto, che unisce il proprio lamento di disperazione a quello del coro, in un canto luttuoso che chiude la tragedia.”

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Primo Episodio | Don Lino Di Dio

Mer, 04/10/2019 - 08:00

Prima (di sette) puntate della web serie “Italia Sicilia Gela” di Iacopo Patierno, creata all’interno del progetto “Gela Le Radici del Futuro”.
Si racconta la storia di Don Pasquale (Lino) Di Dio, rettore della Chiesa di Sant’Agostino di Gela, amatissimo in città, una vera e propria istituzione.
Grazie al suo lavoro a Gela è nata la Casa della Misericordia, un luogo di riparo per i poveri che oggi assiste e ascolta centinaia di persone.
“Io Gela la vedo come una mamma invecchiata, con tante rughe che abbiamo prodotto noi figli…”
Prossimo episodio 17 aprile 2019!

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La Gela che cambia diventa una web serie

Mar, 04/09/2019 - 19:36

Una città e un territorio di grandi contraddizioni. Ricco di storia e di cultura, uno dei principali siti archeologi del Mediterraneo, con radici che risalgono a 2.700 anni fa, poco valorizzato rispetto a ciò che può offrire.
Tanti gelesi scelgono oggi di tornare o di restare, attaccati alla propria terra, per poter valorizzare e diffondere i lati positivi e la voglia di cambiamento di un territorio che è ospitale e ricco di risorse. È proprio attraverso i loro racconti che sarà possibile conoscere una Gela diversa da quella dell’immaginario collettivo con la web serie Italia Sicilia Gela. L’iniziativa fa parte del progetto di valorizzazione del territorio Gela le Radici del Futuro.

Realizzata grazie al sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela, la web serie è prodotta da Jacopo Fo srl del Gruppo Atlantide e vede alla regia Iacopo Patierno. “Vogliamo far vedere e sostenere le forze positive che esistono nella città” ha dichiarato Jacopo Fo. Il progetto racconta in 7 episodi Gela attraverso la voce e le testimonianze di altrettanti protagonisti. Insieme danno uno spaccato della città siciliana diverso da quello conosciuto dalle cronache, rivelando assieme ai suoi problemi le straordinarie bellezze e potenzialità che racchiude. Una storia che parla di una città in particolare, ma che ben rappresenta simbolicamente la Sicilia nel suo insieme e tutta l’Italia, combattuta tra difficoltà ed enormi opportunità.

Da qui il nome della web serie: Italia Sicilia Gela, appunto. “Raccontare Gela è raccontare il nostro Paese” dichiara Iacopo Patierno “lavorando al progetto ho scoperto lati della città che mi hanno meravigliato, a cominciare dall’ospitalità dei gelesi davvero speciale, fa sentire subito a casa. Poi la ricchezza di una città poco conosciuta, dall’archeologia alla bellezza della costa e del suo lungomare”. La prima stagione della web serie Italia Sicilia Gela è stata presentata in anteprima al Teatro Eschilo di Gela e sarà proposta ai festival nazionali e internazionali. Sarà possibile seguirla su www.gelaleradicidelfuturo.it dove compariranno a partire del 10 aprile a cadenza settimanale i 7 episodi nella versione in italiano e dall’11 di aprile con i sottotitoli in inglese per il pubblico internazionale.

In tutto sono tre le stagioni previste della web serie, che si concluderà nel 2020. Offrirà nel suo insieme una visione completa del centro nisseno, evidenziando le trasformazioni sociale in atto, gli aspetti gastronomici e l’immenso patrimonio archeologico. E lancia un messaggio agli stessi gelesi, loro stessi artefici del cambiamento.

fonte articolo: repubblica.it

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Italia Sicilia Gela – sogni, speranze e contraddizioni.

Sab, 03/30/2019 - 12:08

Devo ammetterlo: ieri sera avevo un po’ di timore. Ho partecipato alla premiére della web series Italia Sicilia Gela tenutasi al Teatro Eschilo. Un progetto realizzato da Jacopo Fo srl, che ha ricevuto il sostegno di Eni, patrocinao del Comune di Gela. Sette episodi, sette personaggi che raccontano la vita in città e si raccontano. Prossimamente sarà disponibile sul sito di Gela: Le radici del futuro. A presentare vi è proprio Jacopo Fo, che accenna a quanto non sia stato semplice selezionare i protagonisti.

Da una prima visione del trailer ero abbastanza convinta si trattasse di un prodotto dal taglio qualitativamente azzeccato in termini di regia, montaggio, audio e fotografia.

Il clima emotivo che ha sempre inondato Gela non è mai stato dei più miti. Spesso l’atmosfera si è mostrata turbolenta e incostante. Quello che infatti speravo era che non si trattasse di un tentativo disperato di riabilitare la reputazione di questo territorio attraverso racconti stucchevoli e, per certi versi, ipocriti. Temevo di ritrovarmi di fronte a una serie di sviolinate al mare e di commenti sul perché non bisognerebbe mai lasciare questa città di sole, cuore, amore, per poi essere smentiti dalla realtà dei fatti precedenti e successivi alle riprese di questa docu-serie.

Ma fortunatamente, il regista Iacopo Patierno è stato bravo nel deludere le mie non troppo alte aspettative, tanto che adesso posso permettermi di recensirla.

Se avessi delle competenze registiche e dovessi girare un film sul mio luogo d’origine, cercherei di darvi un taglio malinconico e al contempo di speranza, concentrandomi sui sogni e i conflitti personali dei vari personaggi. Italia Sicilia Gela sposa su vari punti questa mia visione.

Con nonchalance, già dal primo episodio l’attenzione è posta sui personaggi che raccontano di sé, accennano alle loro vite e descrivono i sentimenti (spesso contrastanti) che nutrono per la città. Senza mai andare troppo oltre, in circa venti minuti ad episodio, si cerca di cogliere l’essenziale, cercando di offrire qualche pillola di ottimismo, ma senza tralasciare le problematiche che attanagliano Gela e si insidiano in chi la vive. Traspare in qualche modo anche una bellezza collaterale, che non risulta mai sfacciata. Un profondo dissidio interiore è il sentimento che s’impossessa del cuore e dell’animo di moltissimi gelesi.

Sette persone comuni cercano di descrivere con leggerezza questa realtà, e tra questi vi è gente che si è spesa in prima persona e ne ha viste di cotte e di crude. Si chiede loro di descrivere la città come una persona. Gela è come una mamma che ti abbraccia e ti protegge. Come un fidanzato che ami ma con cui hai un rapporto conflittuale. Come una ragazza che cerca la sua strada. E non solo.

Si chiede ai protagonisti di confessare i propri sogni, e mi stupisce sentire esprimere anche i desideri più ingenui.

La narrazione è un crescendo per lo spettatore, la cui attenzione aumenta al proseguire degli episodi. Non tutte gli aspetti negativi vengono citati, ma non ce n’è bisogno, basta semplicemente sottintenderli. La chicca sono le rare immagini d’archivio che ci mostrano i bagni di sangue degli anni più bui e violenti, quando la mafia sembrava dominare tiranna. Ed è qui che ci ricordiamo d’un tratto che abbiamo superato tempi ben peggiori in cui i morti per strada non facevano più notizia. Gela avrebbe ancora il potenziale per migliorare, se solo gli abitanti volessero migliorare sé stessi.

Infine, ci ricorda l’importanza del sorriso di un bambino, perché ai bambini bastano i loro occhi per colorare le mura spoglie che li circondano.

fonte articolo: cosenostrenews.it

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Italia Sicilia Gela’, web serie prodotta da Jacopo Fo

Sab, 03/30/2019 - 09:23

A via la prima di “Italia Sicilia Gela”, la web serie diretta dal giovane regista campano Iacopo Patierno prodotta da Jacopo Fo nell’ambito del progetto “Gela le radici del futuro”.
Il battesimo ufficiale si è tenuto al teatro Eschilo della cittadina nissena. Dopo la proiezione, un talk tra pubblico e protagonisti ha chiuso la serata.
La web serie è stata realizzata grazie al contributo di Eni e ha come mission quella di raccontare una Gela diversa da quella dell’immaginario collettivo.

La web serie, che si articolerà in tre stagioni da sette episodi ciascuna, ruota attorno a storie di uomini e donne, che ciascuno nel loro campo, stanno contribuendo a diffondere un’immagine diversa della cittadina nissena. Il format è quello delle interviste nelle quali ciascuno racconta la propria esperienza.
Nella prima stagione, che sarà disponibile sul web a partire dal prossimo mese di aprile, si raccontano le storie di un giovane sacerdote che per volontà di Papa Francesco apre a Gela la “casa della Misericordia”, un centro al servizio dei meno abbienti.

Fonte Articolo: adnkronos.com

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2700 anni di storia per gli alunni della Capuana

Mar, 03/19/2019 - 21:27

Da parecchi anni la scuola  IV CIRCOLO L. CAPUANA  ha inteso darsi una identità precisa che viene sintetizzata in un motto : “la scuola per il territorio”

Amare, valorizzare il proprio territorio e saper interagire con culture diverse per una sempre e maggiore consapevolezza europea, sono le finalità progettuali della nostra scuola, che hanno retto l’azione didattica di questi anni.

Elemento imprescindibile è, pertanto la conoscenza del territorio e delle sue specifiche caratterizzazioni paesaggistiche, artistiche, culturali e tradizionali.

Diventa fondamentale sviluppare nei bambini la ricerca, la conoscenza e la tutela  de proprio territorio, soprattutto in funzione di una rivalutazione del patrimonio della nostra città.

Una maggiore partecipazione permetterà di tenere vivi quei luoghi e quel patrimonio storico-culturale locale rendendo più appetibile la fruizione del territorio.

L’idea che sta alla base è quella di coniugare l’interesse a valorizzare e far conoscere ai più piccoli, non solo i beni monumentali ma anche le tradizioni e gli usi, puntando sulla formazione e informazione dei piccoli per far vivere la città di Gela in maniera viva e partecipata, al fine di poter condividere emozioni che rappresentano la storia di una civiltà.

Tutto questo si incontra nell’ambito del progetto PON “Ghelas  2700 anni di storia” con il modulo formativo “stupor mundi” avviato dalle insegnanti Gambino e Condorelli già dal mese di febbraio 2019, con un altro progetto che promuove ciò che di meraviglioso offre il nostro territorio, nato dalla collaborazione con il gruppo Atlantide di Jacopo Fo SRL con il quale si è stipulato un accordo di collaborazione che vede coinvolte le figure che operano all’interno dei due progetti.

In tale collaborazione si condivideranno materiali utilizzati dagli alunni, prodotti e altri esistenti nel sito internet “Gela le radici del futuro” che è stato presentato agli alunni in modo professionale da i collaboratori del progetto.

Si creeranno per tanto, con gli alunni di tale progetto, attività laboratoriali, digitali e artistici, creando un connubio tra storia, arte e nuove tecnologie.

Tale progetto è finalizzato a promuovere negli alunni una cultura al turismo non solo per far conoscere agli altri il nostro territorio, ma per far credere alle nuove generazioni che il turismo è un attività importante, fondamentale e unica  per il rilancio e lo sviluppo della nostra città.

 Concetta Condorelli

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La WebSerie di Gela le Radici del Futuro

Ven, 03/15/2019 - 13:32

La web serie “ITALIA SICILIA GELA” racconta in 7 episodi Gela, una delle città più contraddittorie d’Italia, attraverso la voce di altrettanti protagonisti che ne danno uno spaccato inconsueto rispetto alla percezione che se ne ha comunemente, rivelando assieme ai suoi problemi le straordinarie bellezze e potenzialità che racchiude. Una storia che parla di una città in particolare, Gela, ma ben rappresenta simbolicamente la Sicilia nel suo insieme e tutta l’Italia, combattuta tra difficoltà ed enormi opportunità.
Da qui il nome della web serie: Italia Sicilia Gela.
La web serie è stata realizzata da Jacopo Fo srl (Gruppo Atlantide) con la regia di Iacopo Patierno, il sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela.
PROIEZIONE Venerdì 29 Marzo 2019 ore 21.00 Teatro Eschilo – GELA INGRESSO GRATUITO

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Festa San Giuseppe

Gio, 03/14/2019 - 15:07

SAN GIUSEPPE: Storia, religione ed elenco delle attività a Gela

25 altari in città per la festa religiosa

In Italia la Festa di San Giuseppe coincide con la Festa del Papà (19 Marzo), una ricorrenza molto importante per i bambini (e per i grandi) che per l’occasione dedicano poesie e filastrocche all’amato babbo.

Nei paesi cattolici come l’Italia si associa la Festa del Papà a quella di San Giuseppe poiché è considerato il padre dei poveri, derelitti, degli orfani e dei bisognosi: il Patrono della famiglia.

I primi a celebrare la festa di San Giuseppe furono i monaci benedettini nel 1030, seguiti dai servi di Maria nel 1324 e dai francescani nel 1399, la festa divenne poi canonica per la Chiesa Cattolica nel 1621 grazie a Papa Gregorio XV.

Nella nostra città di Gela, la festa che omaggia questo Santo è molto sentita dai cittadini.

In occasione della festa del Patrono della famiglia, si susseguono una serie di ricchi eventi religiosi e non durante le due giornate del 18 e 19 Marzo.

Di seguito l’elenco delle attività organizzate nella Chiesa di S. Agostino.

il 18 marzo:

* la tavolata dei Pani di San Giuseppe, nel salone;

*Celebrazione Eucaristica ore 18.00 con la partecipazione dei fedeli della parrocchia di S. Giuseppe di Birkikara –Malta;

*18.45 nel salone: Conferenza “Gela celebra San Giuseppe” a cura del Rotaract club di Gela;

*“S.messa dei papà” presieduta dal nostro Vescovo Monsignor Rosario Gitana alle 20.30 ( la chiesa rimarrà aperta fino alle ore 2.00).

Il 19 Marzo:

*ore 8.30 celebrazione eucaristica;

*ore 10.30 Santa messa dei Patriarchi;

*ore 17.00 Oratorio S. Francesco: inizio del primo torneo di calcio “ San Giuseppe”;

*ore 18.00 solenne celebrazione eucaristica con distribuzione del pane benedetto di S. Giuseppe.

La festa di San Giuseppe a Gela non è solo caratterizzata dall’aspetto religioso ( la santa messa dedicata alle famiglie) ma soprattutto dall’aspetto popolare e folkloristico con la preparazione delle “ Cene” colme di buon cibo.

A Gela quest’anno saranno ben 25 le cene di San Giuseppe allestite da parte di privati cittadini ma anche d’ istituti religiosi e dell’Rsa Caposoprano.

Qui di seguito l’elenco:

Stefania Tuberosa via Juvara 33

Maganuco Concetta Irene, via Modigliani 44
Greco Francesca via Pavia 36
Cammalleri Salvatore via Tiziano 15
Tuberosa Stefania via Juvara 33
Ratto Nicola via Perugione 17/a
Pappalardo Vincenzo via Legnano 245
Napolitano Crocifisso via Margi 14
Pagano Teresa- Mendola Salvatore via Ara Pacis 6
Palumbo Grazia via Niccolini 5
Prodi Rosa- Giannone Elisabetta via haiti 3
Arizzi Gaetano via Buscemi 186
Fam. Sciascia Eva corso S. Aldisio 10
Ferrigno Grazia via Cesare Augusto 2
Fam. Ciaramella-Pacia via Puglia 45
Cascino Angela via Livorno 225
Istituto don Minozzi via Europa 54
Rsa Caposoprano via Francia 4
Parrocchia San Francesco d’Assisi
Parrocchia Santa Maria di Betlemme
Parrocchia San Sebastiano Martire
Parrocchia Maria delle Grazie
Parrocchia San Domenico Savio
Parrocchia San Rocco
Parrocchia San Francesco di Paola, Piccola casa della Misericordia
Chiesa Sant’Agostino

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Cene di San Giuseppe

Mer, 03/13/2019 - 13:03

La Cena di San Giuseppe in città è una ricorrenza molto importante per le famiglie gelesi.

Festa celebrata il 19 marzo, questo Santo è il patrono della famiglia, dei poveri e dei bisognosi.

Solitamente è preparata da fedeli per devozione o da chi vuol ringraziare Gesù Cristo per una Grazia ricevuta, preparando delle grandi tavolate (le cosiddette Cene), offrendo cibo a gente bisognosa e povera del quartiere che rappresenteranno proprio Gesù, Giuseppe e Maria.

Già dai primi di gennaio cominciano i preparativi: si gira casa per casa andando a chiedere offerte, il cui ricavato servirà per comprare gli alimenti necessari per “apparecchiare” le grandi tavole.

Poi, qualche settimana prima del 19, parenti amici ed il vicinato si impegnano ad allestire le  tavolate, cominciando dal montare l’impalcatura di legno che formerà dei gradini, da 5 a 7, tutti rivestiti da bianche tovaglie di lino decorate e ricamate, poi fiori e decorazioni variopinte.

Sullo sfondo, fa da cornice un lenzuolo bianco.

All’apice dell’altare viene posto un quadro rappresentante la Sacra Famiglia.

Negli altri scalini sono riposti doni e pietanze semplici che al termine della festa, saranno offerte alla Sacra Famiglia.

I doni più caratteristici e simbolici delle tavolate sono certamente” i “pani i San Giuseppe”.

Questi sono lavorati con grande maestrìa, cura e attenzione e se ne trovano in tantissime forme, ognuna delle quali ha un significato simbolico- religioso:

– le forme di bastone, serra, martello e la scala,  rappresentano gli arnesi di lavoro di San Giuseppe;

– Il cuore, la luna, la stella e la palma sono dedicati alla Vergine Maria;

– il galletto, la mano, il sole, la croce, e il cestino sono invece dedicati a Gesù Bambino.

Ma troviamo anche piatti caratteristici come “baccalà”, “polpette di riso “frutta e verdure che simboleggiano l’arrivo della primavera ;“frittate agli asparagi”,  uva passa, vari tipi di biscotti e dolci come “torrone”,”cicirieddi”,”mastazzola”, “ pignulata” “ cannoli” “ sfinci”; primizie ortaggi e fiori profumati.

Ecco che è così pronto “a tavulata di li vicchiareddi “ o dei “ povereddi”: una meraviglioso quadro colorato e decorato abilmente.

Per segnalare alla gente che in quel quartiere è stata allestita una tavolata per S. Giuseppe, sono riposte delle palme (da sempre simbolo di pace) esterne all’abitazione che ospita la Cena ma anche nei dintorni della zona.

Le cene sono visitabili da mezzogiorno del 18 marzo, si riceveranno ceci, fave o pane in segno d’abbondanza. In serata ci saranno canti e balli in strada.

Nella notte si recitano delle tradizionali preghiere fino ad aspettare “la palummeddra” intorno la mezzanotte, che simboleggia nella tradizione gelese lo Spirito Santo, benedicendo la cena.

Il giorno di San Giuseppe, dopo aver partecipato alla Messa nella Chiesa di Sant’Agostino (conosciuta come Chiesa di San Giuseppe), i tre personaggi che rappresentano Giuseppe, Maria e Gesù, verranno portati dalla famiglia devota alla cena.

Qui, a mezzogiorno la famiglia bisognosa busserà davanti la porta della Cena per tre volte.

Le prime due volte Giuseppe bussa alla porta, chiede ospitalità ma nessuno gli aprirà.

La terza volta, la porta si aprirà con un applauso e un grido: “ Viva Gesù Giuseppe e Maria”.

A questo punto la sacra famiglia entra e potrà mangiare tutto ciò che gli viene offerto: pasta fatta in casa con legumi, pesce fritto, uovo sodo, frutta e dolce.

Infine tutti i prodotti della cena e i soldi raccolti vengono distribuiti alle tre persone bisognose.

Ai fedeli che partecipano viene offerta una tradizionale pasta con i legumi o altro cibo per ringraziare tutti della collaborazione data.

Si ringrazia la pagina facebook ”Gela mille colori “  per le foto

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Cicogna bianca: racconto di un gradito ritorno alla Piana di Gela

Mar, 03/12/2019 - 21:54

Nel silenzio della pianura siciliana, tra innumerevoli sfumature di colori dei variegati campi, un bisbiglio si sentiva appena: “Coppia A arrivata, coppia B in cova …

Ero assieme ai volontari della LIPU Niscemi, impegnati nel censimento delle coppie di Cicogna bianca appena arrivate in Sicilia.

Fermi sul bordo del sentiero, osservavamo con il cannocchiale la serie di tralicci elettrici alle cui sommità spiccavano i voluminosi nidi degli anni passati, ancora fermi e intatti, stabili ed evidenti.

Un’auto si era fermata a pochi metri ed erano scesi due signori dall’aria incuriosita.

-Guardate le cicogne? Fantastico!–

Erano due agricoltori, proprietari dei terreni in cui erano posizionati i tralicci.

Mi accorsi che i signori erano molto interessati a conoscere le abitudini delle cicogne e si mostravano sensibili riguardo alle minacce e alle problematiche del territorio. Uno di loro era fiero di accogliere nella sua campagna turisti provenienti da ogni parte della Sicilia, arrivati lì per  godersi “in prima fila” lo spettacolo delle cicogne, simbolo della nascita e della felicità.

L’altro raccontava dei suoi sforzi per mantenere il laghetto artificiale pieno d’acqua nei mesi estivi: sapeva che le cicogne andavano lì per dissetarsi e cacciavano ratti e arvicole nei dintorni: “La Cicogna è mia alleata”, disse fiero.

Poi, uno dei due disse all’altro: – Piuttosto, tu quanti nidi di cicogna hai nel tuo terreno?-

– Quattro!- Rispose con molta sicurezza, certo di non essere smentito.

– Solo quattro? Da me 8 nidi e forse quest’anno ci sarà pure il nono!-  Ribadì il primo.

– Il prossimo anno ti batterò! – replicò e, rivolgendosi a me – Piuttosto, mi dai qualche consiglio per far occupare altri tralicci? Cosa devo fare?-

Dispensando consigli e salutando i due gentili agricoltori , ricordai agli altri volontari che, negli anni Novanta, la prima coppia di cicogne nella Piana era stata accolta con una raffica di piombo, da gente ignorante e senza scrupolo.

Se ci si crede, le cose cambiano.

di Manuel Andrea Zafarana, delegato LIPU Niscemi

FOCUS SULLA CICOGNA BIANCA

In Sicilia è presente la più grande popolazione di Cicogna bianca d’Italia: circa 80 le coppie nidificanti, principalmente nella Piana di Gela e nella Piana di Catania, ma anche nelle Province di Siracusa, Agrigento, Trapani e Palermo. La prime due coppie hanno nidificato nel 1992 a Lentini, dopo quasi 500 anni di assenza dalla Sicilia.

LE MINACCE

La Cicogna bianca ha un grande nemico in Sicilia: linee elettriche non isolate e non adeguate alle norme più recenti, rischiano di uccidere decine di giovani e adulti ogni anno. I volontari della LIPU di Niscemi seguono da anni la nidificazione della Cicogna bianca nella Piana di Gela e, durante i monitoraggi, hanno riscontrato la tendenza di questi animali ad alimentarsi nella vicina discarica di Timpazzo.

Proprio lì, il monitoraggio ha portato al ritrovamento di più di 100 uccelli morti folgorati, tra cui poiane, ghiandaie marine, cicogne bianche e nibbi bruni! Il numero di animali morti è allarmante se si paragona ai dati presenti in letteratura. Bisogna agire!

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L’oro bianco di gela

Mar, 03/12/2019 - 18:53

Una vasta distesa di batuffoli bianchi, …così dovevano apparire, le campagne della piana di Gela, nei torridi pomeriggi estivi degli anni ’60 .

Si, negli anni Sessanta nelle campagne tra Gela e Licata, si coltivava ‘l’oro bianco di Sicilia’, ovvero il cotone. Oggi questa fibra non viene più coltivata, ma appartiene alla storia del paese.

Questa fibra resistente, coltivata in molte regioni del mondo, proviene dal Gossypium, pianta arbustiva della famiglia delle Malvaceae. In Sicilia, la fioritura avveniva in estate, mentre l’apertura delle capsule, caratterizzava generalmente la fine del mese di agosto e tutto il mese di settembre. Il periodo della raccolta è dunque proprio quello in cui i fiori, diventando gialli, si aprono lasciando intravedere i fiocchi custoditi nella capsula. Questa fibra naturale, tra le più conosciute al mondo, venne probabilmente portata nel bacino del Mediterraneo, dall’Asia Minore.

Furono gli Arabi ad introdurla; ad essi si deve infatti la coniazione del toponimo ‘qutun’, e l’uso dei numerosi strumenti che venivano utilizzati per la sgranatura e la lavorazione manuale della bambagia, che per lungo tempo e per tutto il Novecento, fu parte delle numerose specie a reddito dell’intera Isola.

In questi anni, sono state avviate politiche di sperimentazione per la reintroduzione della coltivazione del cotone, tre sono i siti, che sono stati individuati per la coltivazione sperimentale (uno nella Piana di Catania e 2 in quella di Gela) sono state seminate 15 varietà diverse di cotone – per verificare quella più adatta alla produzione siciliana, in termini di resa e di qualità della fibra.

Al termine del periodo sperimentale si inizierà ad introdurre la coltura del cotone che, una volta filato, verrà commercializzato come  “Made in Sicilia” con un’importante razionalizzazione dei costi di produzione e di vendita. L’obiettivo è quello di fare sistema tra l’agricoltura ed industria per arrivare a creare occupazione ed un prodotto di buona qualità a prezzi definiti.

A gela, anni, il campo sperimentale-dimostrativo di coltivazione del cotone in contrada Rinazzi , ha avuto una durata di tre anni e si è concluso con un raccolto record. Sono stati raccolti oltre 50 quintali per ettaro, un risultato giudicato positivo dall’università del Mediterraneo di Reggio Calabria che ha coordinato il progetto triennale in collaborazione con l’ente sviluppo agricolo e di ricercatori e tecnici dell’ateneo di Catania.

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Parco tematico Gela in Miniatura

Mer, 02/20/2019 - 17:42

Gela in Miniatura nasce “nella convinzione che investire nell’educazione e nella conoscenza costituisce uno dei presupposti essenziali per assicurare la crescita civile e democratica e il progresso economico e sociale del nostro paese”. Si tratta di un grande parco sito in Cont.da Piano Notaro dove è presente uno spazio culturale aperto ai giovani. Un vero e proprio laboratorio dove costruire percorsi culturali e di conoscenza.

Inaugurato nel maggio del 2018, il parco nasce dall’idea di imprenditore gelese affiancato dal G.A.Geloi. Ad oggi sono più di mille i visitatori che hanno goduto di questo piccolo angolo di paradiso immerso nella città.

Nei percorsi proposti vi è quello dedicato alla storia di Gela, con la realizzazione di opere in scala dei monumenti storici principali, come ad esempio la Colonna Dorica, la Torre di Manfria, la Statua di Cerere (meglio conosciuta come Fimmina Nura), etc; passeggiando tra i monumenti sapientemente riprodotti in scala 1:4, 1:2, 1:1  da un artista locale, è possibile conoscere la storia di Gela e i personaggi che l’hanno portata all’antico splendore con la possibilità di toccare con mano la loro storia!

Il giardino di oltre 10000 mq ospita poi, Il percorso naturalistico che permette la visita dell’orto botanico dove si trovano ulivi secolari, piante autoctone, piante tropicali e piante aromatiche.

Nasce dunque un nuovo spazio culturale rivolto principalmente ai bambini, vera risorsa del futuro della nostra città.

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“U mucciareddru”

Gio, 02/07/2019 - 11:04

La rubrica dedicata ai giochi di una volta nasce con l’intento di far conoscere ai più giovani come, i propri genitori, trascorrevano piacevoli giornate, ricorrendo a giochi semplici che, ahimè, rischiano di perdersi nella memoria.

Quando gli smartphone o i tablet non erano ancora nati, i ragazzi trascorrevano ore e ore per le strade, in compagnia di combriccole di amici, all’insegna del sano divertimento.

Si ricorreva a giochi semplici, giochi realizzati con materiale povero, giochi scaturiti dalla fervida fantasia.

Ci si divertiva così, all’aperto, senza spendere soldi, senza distinzione di ceti, socializzando tutti, dando sfogo a tutte le irrequietezze e ricercando quella libertà che nelle case non si poteva certamente avere.

Sarebbe auspicabile far conoscere ai ragazzi di oggi i giochi semplici del passato, e poter far rivivere così le emozioni dei vecchi e sani giochi di una volta!

Correte a nascondervi…oggi “iucammu ‘o mucciareddru”

Il gioco del “mucciareddru”, chiamato da noi anche “ u iocu do surciu” è probabilmente il gioco a cui tutti nella nostra infanzia abbiamo partecipato.

Era un gioco praticato sia dai bambini sia dalle bambine, che spesso si ritrovavano a giocare assieme.

Gioco che forse è il più famoso tra i giochi di gruppo di tanti anni fa.

Il gioco veniva svolto all’aperto e si sceglieva un’area che offrisse la possibilità di trovare ottimi “nascondigli”.

Il numero dei giocatori doveva essere almeno di 3, ma spesso ci si ritrovava in ben più numerosi.

Una conta iniziale, indicava il giocatore che doveva stare “sotto”.

Poggiando la testa contro il muro o un albero, e ovviamente rimanendo a occhi chiusi, iniziava a contare ad alta voce, mentre tutti gli altri correvano alla ricerca del proprio nascondiglio.

Finita la conta gridava “via” in modo che tutti gli altri potessero sentirlo, e iniziava così la ricerca dei compagni di gioco.

Ricordo ancora la mia trepidazione quando, dal mio nascondiglio, riuscivo a scrutare chi era alla nostra ricerca e, appena il momento era più propizio, scattavo per andare a battere con la mano esclamando: “libera per me”!

Quando invece, si veniva scoperti, il cercatore di turno, si precipitava a battere nel muro esclamando “visto” !, seguito dal nome di chi veniva individuato.

L’ultimo giocatore a non essere individuato, aveva la possibilità di raggiungere il “muro” e scegliere se salvare solo se stesso o liberare tutti gli altri compagni esclamando in tal caso “libera per tutti”!

In questo modo, chi aveva effettuato la “conta” era nuovamente “sotto”.

Le ore passate a “iucari ‘o surciu” trascorrevano  velocemente senza quasi accorgercene e, solo al calare del sole, ci rendevamo conto che era l’ora di rientrare a casa.

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21 a scalare

Gio, 02/07/2019 - 10:59

La rubrica dedicata ai giochi di una volta nasce con l’intento di far conoscere ai più giovani come, i propri genitori, trascorrevano piacevoli giornate, ricorrendo a giochi semplici che, ahimè, rischiano di perdersi nella memoria.

Quando gli smartphone o i tablet non erano ancora nati, i ragazzi trascorrevano ore e ore per le strade, in compagnia di combriccole di amici, all’insegna del sano divertimento.

Si ricorreva a giochi semplici, giochi realizzati con materiale povero, giochi scaturiti dalla fervida fantasia.

Ci si divertiva così, all’aperto, senza spendere soldi, senza distinzione di ceti, socializzando tutti, dando sfogo a tutte le irrequietezze e ricercando quella libertà che nelle case non si poteva certamente avere.

Sarebbe auspicabile far conoscere ai ragazzi di oggi i giochi semplici del passato, e poter far rivivere così le emozioni dei vecchi e sani giochi di una volta!

Prendete il pallone… “iucammu ‘o 21 a scalari”

Quante volte da bambino assieme agli altri miei compagni di giochi c’è capitato di sentirci gridare dietro da adulti scocciati per le pallonate alle loro porte: “vu tagghiu su palluni”!

Il pallone, senza ombra di dubbio, è stato il fido compagno di giochi della nostra infanzia.

Chi non ricorda il mitico “Super tele” cosi leggero che ad ogni tiro di una certa potenza, prendeva delle traiettorie impensabili, oppure il “Tango” il pallone di cuoio per eccellenza che rappresentava per il bambino che lo possedeva motivo di vanto.

Tra i tanti giochi che si potevano effettuare con il pallone, ricordo con piacere il “21 a scalare”.

Ci si ritrovava in strada e si sceglieva una “porta” che, spesso, corrispondeva a una saracinesca di un garage, o nell’assenza di essa, si tracciava sul muro con una pietra o gessetto l’ipotetica porta.

La “conta” iniziale, stabiliva chi doveva finire in porta.

Ogni giocatore iniziava con un punteggio di 21, mentre, il portiere, partiva con un punteggio un po’ più alto, in genere 22 o 23.

I giocatori dovevano eseguire dei passaggi a volo con il pallone e, dopo il primo passaggio, si poteva tirare in porta.

Ad ogni goal effettuato il punteggio di colui che al momento si trovava in porta, decresceva di un punteggio variabile, a seconda di come si “subiva” il goal.

Il classico goal di piatto faceva diminuire il punteggio di 1 punto, il colpo di testa di 2 e così via…chi riusciva ad effettuare un goal in rovesciata vedeva addirittura diminuire il punteggio del portiere di ben 6 punti.

Il giocatore che effettuava un tiro, parato però dal portiere, non finiva in porta e poteva continuare il gioco.

Finiva invece in porta, solo il giocatore che effettuava un tiro “fuori”.

Se a gioco iniziato un giocatore voleva unirsi, poteva farlo, con l’unica regola di andare direttamente in porta.

Chi stava in porta e si faceva segnare diversi goal veniva man mano eliminato non appena il punteggio scendeva sotto lo zero. Vinceva il gioco, chi arrivava, a seguito delle eliminazioni, ad avere il punteggio più alto.

Nostro malgrado, certe volte, il gioco veniva interrotto, dall’ingresso in “campo” di casalinghe agguerrite “armate” di bastone che, poverine, erano stanche di sentire le nostre urla e le “pallonate” che talvolta finivano contro le loro finestre.

In questi casi si recuperava velocemente il “fido” pallone e si scappava a “gambe levate”!

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