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Cultura | Natura | Gusto
Aggiornato: 2 ore 30 min fa

Speciale Viggiano

Ven, 07/05/2024 - 21:53

Siamo giunti al terzo appuntamento dei nostri “speciali” alla riscoperta dei luoghi di Cuore Basilicata! Dopo Paterno e Marsico Nuovo è ora il turno di Viggiano. Non è semplice racchiudere e raccontare in poche righe un’anima, quella di Viggiano, così ricca di storia, arte, cultura, fede, tradizioni e innovazioni, ma cerchiamo di dare un piccolo spunto con l’aiuto delle amiche dell’Infopoint Turistico Viggiano, che ogni giorno si impegnano affinché tutto ciò possa essere vissuto in prima persona dai numerosi visitatori, attraverso visite guidate e itinerari studiati ad hoc.

Viggiano è nota come la Città di Maria, dell’Arpa e della Musica (proclamata dall’ Amministrazione comunale nel 2006), resta infatti fortemente legata alle proprie radici, al culto mariano e alla tradizione musicale popolare. Possiamo considerarlo il centro religioso più importante dell’intera regione, per la presenza del secolare culto della Madonna Nera, Patrona e Regina della Basilicata. Scaviamo più a fondo, nelle origini della sua antica storia, che inizia con una città distrutta. La statua della Madonna fu infatti venerata a lungo nella vicina Grumentum, fino alla sua distruzione, che portò così il clero a nascondere il simulacro sulla cima del Monte di Viggiano. La leggenda narra di alcuni pastori che, solo secoli dopo, si recarono sul monte dove scoprirono la statua, miracolosamente intatta! Si stabilì poi la tradizione di celebrare due volte l’anno la Madonna di Viggiano: la prima domenica di maggio, quando dal Santuario in Paese la statua viene trasferita sulla vetta del monte, e la prima domenica di settembre, quando dal monte ritorna in paese.  Simbolo dell’importanza del culto mariano può essere simboleggiato dal Monumento alla Madonna e ai Portatori,  la realizzazione artistica in bronzo più grande della Basilicata, opera dell’artista lucano Felice Lovisco, posta in un luogo strategico ad accogliere idealmente ogni visitatore di Viggiano.

A tal proposito, è d’obbligo la visita alla Basilica Pontificia, detta anche Santa Maria del Deposito, sede invernale della statua. La Basilica Pontificia di Viggiano è un capolavoro decorato in stile barocco che offre al visitatore la sensazione di immergersi in una dimensione spirituale avvolgente. Sulla parete destra della Basilica è possibile vedere una copia, in dimensioni ridotte, della statua bronzea di San Pietro custodita in Vaticano.

La Basilica è collocata in un luogo del paese che già di per sé offre uno scenario affascinante, suggestivo e incuriosisce per le sue particolarità e simbologie presenti; si tratta di Piazza Regina delle Genti Lucane. La piazza accoglie visitatori, turisti e fedeli in un’ambientazione di nuova realizzazione che ha l’intenzione di celebrare le peculiarità del borgo con degli elementi simbolici che richiamano gli aspetti salienti della storia della comunità locale. Le formelle di bronzo con i simboli araldici di tutti i comuni della Basilicata sono solo una delle meraviglie da scoprire, collocati su una bellissima e ampia terrazza che offre un affaccio sulla valle senza eguali!

Ci sono poi dei percorsi in cui la fede, il turismo e la natura camminano parallelamente: il Sentiero Piana Bonocore- Santuario, il Sentiero di S. Maria la Preta, ma soprattutto l’Antico Tratturo della Madonna Nera. Quest’ultimo è il frutto di un lavoro di recupero e ripristino di un tratto di percorso che le processioni di pellegrinaggio legate al culto della Madonna Nera hanno tracciato a piedi per secoli, fino al 1968, quando fu inaugurata la Strada Comunale Madonna di Viggiano. Lo scenario  bucolico è ideale per chi ama immergersi nella natura, regalando scenari nuovi ad ogni passo, attraversando ambienti naturali differenti a partire dalle sponde del torrente Alli, passando per il bosco, arrivando fino alla cima della montagna.

Continuando nel nostro percorso virtuale, trova sicuramente spazio un  piccolo gioiello architettonico nel centro storico, custode di una storia tutta da scoprire. La Chiesa della Buona Morte o Chiesa del Morticello, edificata nella seconda metà del XVIII sec, adibita a hospitalia (luogo per la cura degli infermi ad opera della Confraternita della Buona Morte). Nell’800 fu anche luogo di sepoltura, mentre nel ‘900 diventò oratorio parrocchiale e sala cinematografica fino al sisma del 1980, che ne decretò l’abbandono definitivo. Nel 2021 sono stati effettuati però alcuni lavori di riqualificazione della struttura, portando così l’ex Chiesa della buona Morte a diventare il , intitolato al fondatore della compagnia teatrale “La Fortuna”.

Una struttura che tra platea e galleria conta circa 90 posti a sedere e che racchiude sorprese inaspettate! I lavori di restauro, infatti, hanno portato alla luce antichi affreschi meravigliosi, tra cui spicca per particolare bellezza una rappresentazione del Giudizio Universale sulla cupola. L’attenzione ai dettagli, i richiami all’iconografia classica, la disposizione dei personaggi e l’utilizzo dei colori lo rendono un’opera che merita sicuramente di essere osservata dal vivo in tutto il suo fascino! La struttura ha già ospitato, in questi anni, diversi eventi di grande rilevanza culturale e si propone come importante luogo di condivisione per il futuro della comunità.

 

Viggiano brilla però anche per la ricca tradizione musicale, una tradizione che affonda le radici nella storia del paese, nell’antica attività dei musicanti girovaghi che, tra Settecento e Ottocento, esportarono la musica viggianese nel mondo. Questa emigrazione temporanea contribuì notevolmente al progresso economico, culturale e civile del paese, giocando un ruolo fondamentale per ciò che Viggiano è diventata nel tempo. Per mantenere vivo questo ricordo e rendergli omaggio, è stato realizzato il Monumento all’Arpista, statua bronzea a grandezza naturale commissionata nel 1958. Va menzionata certamente anche l’abilità dei liutai che, proprio a Viggiano, inventarono un particolare tipo di arpa, detta “arpicedda”, di dimensioni ridotte rispetto a quella classica e, quindi, trasportabile. Ancora oggi, dopo secoli, il legame di Viggiano con la musica è immutato, grazie alla presenza della Scuola Civica dell’Arpa Viggianese. Qui, infatti, si può imparare sin da piccoli a conoscere e suonare questo affascinante strumento. Proprio la scuola trova sede in un luogo suggestivo di per sé: Villa del Marchese, incantevole dimora storica ottocentesca circondata da un ampio parco-giardino verde e tranquillo, oggi conosciuta come Dimora della Musica. La dimora è stata interamente ristrutturata e ad oggi, oltre alla tradizionale scuola d’Arpa, accoglie un piccolo Museo della Musica e la sezione distaccata del Conservatorio Statale Gesualdo da Venosa di Potenza.

Per i più appassionati di musica sarà tappa obbligatoria il nuovo Orto Botanico o Giardino della Musica, che racconta la storia della liuteria attraverso gli esemplari floristici presenti e selezionati proprio per il loro utilizzo nella costruzione di importanti strumenti musicali, segno anche del legame col territorio e la natura, per raccontare una storia antica in chiave originale.  Sul punto più alto del paese poi, in posizione dominante rispetto all’intera vallata, sono visitabili i resti del Castello Medievale. Il punto di vista paesaggistico di eccellenza rende questa visita davvero entusiasmante!

Nelle sere d’estate non si può assolutamente perdere l’appuntamento con lo spettacolo della Fontana della Musica, che grazie al meraviglioso quartetto d’archi in bronzo, con giochi d’acqua a ritmo di musica, tra zampilli e colori, farà vivere momenti unici in un’atmosfera magica! Viggiano è tante cose, è fede, storia, natura, cultura ma anche sport, con la sua “Cittadella” in cui poter praticare diverse discipline, le piste della Montagna Grande per gli sport invernali, e gastronomia con i buonissimi ferricelli!

 

Fonte immagini: Infopoint Turistico Viggiano

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Speciale Marsico Nuovo

Mer, 06/19/2024 - 16:19

Prosegue il nostro viaggio nei territori di Cuore Basilicata, oggi tocca a Marsico Nuovo, che andiamo a conoscere meglio insieme al prezioso aiuto degli amici di Marsicuore. Porta d’ingresso della Val D’Agri, è stato insignito di recente con il titolo di città, poiché si distingue per importanza storica e artistica. Tre colli – Civita, Portello e Casale – e una grande storia tutta da scoprire!

Partiamo subito dalla collina più alta e più antica di Marsico Nuovo, quella della Civita, dove non possiamo non parlare della Chiesa di San Michele Arcangelo, la prima vera Cattedrale della città. In stile romanico, con tre navate, affrescata con dipinti risalenti al XII-XIII secolo che rappresentano il battesimo di Cristo. A partire dal 2006, inoltre,  la Chiesa di San Michele ospita il Museo di Arte Sacra ed è possibile ammirare diverse pregevoli opere d’arte, tra cui spicca su tutti “L’ultima cena” di Girolamo Todisco, un affresco meno famoso dell’omonimo di Leonardo, ma con caratteristiche altrettanto uniche. Risalente al XVI secolo, è stata ritrovata negli anni ’80 nel Convento di San Francesco, nascosta da una catasta di legna. L’affresco rimanda immediatamente a caratteristiche identitarie lucane, sia nelle fattezze dei personaggi che nei cibi raffigurati. La tavola è infatti imbandita con caciocavallo, pane, selvaggina e uova, a richiamare la tradizione locale.

Proseguendo possiamo trovare la Chiesa di San Gianuario, patrono della città, con una storia particolare. Qui fu collocato proprio il corpo del Santo, vescovo di Cartagine, martirizzato nel III secolo. Il ritrovamento delle sue reliquie avvenne in maniera singolare, grazie al sogno di Susanna, una donna marsicana, che indicò a Grimaldo (Vescovo di Marsico Nuovo) il luogo di sepoltura del Santo. Non vi è prova della data esatta della costruzione dell’edificio religioso, ma alla traslazione del corpo del santo, avvenuta nell’anno 853, ad accogliere le spoglie sarebbe stata proprio questa chiesa. Il portone della Chiesa di San Gianuario, con le sue colonne intarsiate, è un’opera maestosa che racconta la storia del Santo unita alla fede popolare, mentre all’interno si trovano tele del XVII e XVIII raffiguranti l’Ultima Cena, Santa Caterina e Santo Stefano. Gli importanti abiti antichi dei cardinali sono un ricordo dei giorni in cui il potere e la fede camminavano a braccetto. Sono inoltre presenti i manoscritti che contengono musiche e canti sacri che rimandano ancora una volta alle melodie che hanno riempito le chiese di Marsico Nuovo con canti celestiali in altri tempi, sin dal principio.

Passando invece alla collina mediana, Portello, ciò che cattura subito lo sguardo è il palazzo dei principi di Marsico, considerato uno degli esempi migliori dell’architettura rinascimentale lucana: Palazzo Pignatelli. Dalla sua imponente facciata con ben 20 finestre disposte su tre piani, ci si immette attraverso il portale di accesso nell’ingresso a volta, affrescato con lo stemma principesco dei Pignatelli. Sulla destra del cortile interno, è posizionato un pozzo rinascimentale, che riporta la data di costruzione del palazzo: 1572! Sulla sinistra del cortile, invece, due ordini di arcate nascondono uno scalone in pietra che porta ai piani superiori. Dopo numerose diatribe e lunghe vicende storiche, oggi è la sede del Comune.

Luogo di memoria ultrasecolare, ancorato però saldamente al presente, è la Farmacia Corleto. L’idea che la Farmacia diventasse un museo è stata da sempre presente, ma è stata solo recentemente realizzata; dal 6 agosto 2023 è infatti possibile visitare tutti i giorni questo particolare museo! La farmacia, nel suo utilizzo tradizionale, fu aperta al pubblico per la prima volta nel 1912 e poi chiusa nel 1968 dopo la morte del titolare. Tutto è  stato conservato con cura, scrupolosamente custodito, per poter vivere un vero e proprio viaggio nella memoria in maniera concreta, toccando veramente con mano oggi, i segni tangibili di un tempo ormai passato. Tra i tanti oggetti è possibile ammirare le ricette autografe, gli appunti del titolare, le etichette originali dei barattoli, il bilancino del farmacista, i manuali e la borsa da medico dell’epoca. Anche l’insegna esterna è quella del passato cosicché, anche dall’esterno, si abbia subito l’impressione  di trovarsi in un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato

Sulla collina più a sud, Casale, va certamente menzionata la “casa” del Parco dell’appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, all’interno dello storico Palazzo Manzoni, ex convento delle Benedettine. Dalla sua terrazza si gode di uno splendido panorama sulla Valle, una cartolina speciale da conservare vivida nella memoria.

Una tappa molto rilevante invece sul piano delle tradizioni e degli usi del passato, è l’Antico Lavatoio San Giovanni, una fontana di pietra che si trova nella zona da cui prende il nome, ai piedi del paese. Fu il principale lavatoio pubblico e fino ai primi anni ’60 veniva utilizzata in particolare per lavare gli intestini del maiale, i panni dei neonati, le lenzuola e il corredo delle spose, come voleva la tradizione.

Un’esperienza particolare, divertente e fuori dagli schemi, è passare dalla Big Bench…ma che cos’è? Le Big Bench Sono letteralmente delle grandi panchine, come indica il nome, così fuori misura che vi sembrerà di tornare bambini e di guardare tutto ciò che vi circonda da un’altra prospettiva! Nascono nel 2010 con un successo immediato! Le panchine sono diventate una grande attrazione turistica: su tutto il territorio nazionale se ne contano già 354! La prima in tutta la Val d’Agri è stata inaugurata proprio a Marsico Nuovo, in località Pergola. È stata strategicamente collocata in un luogo circondato dal verde, che  permette di godere di un panorama mozzafiato. Se ciò non bastasse a convincervi, c’è da aggiungere che è possibile collezionare il ricordo della visita con il passaporto da “panchinista”!

Se amate l’avventura, la geologia e le emozioni forti, con i suoi quasi 2 Km di sviluppo detiene il primato di grotta più lunga della Basilicata la Grotta di Castel di Lepre. Assolutamente da non perdere! Sin dalla sua scoperta, avvenuta nel 1968, viene frequentata da speleologi provenienti da tutta d’Italia e utilizzata come cavità adatta ai corsi di introduzione alla speleologia. L’atmosfera è fiabesca e, con suoi salti d’acqua, un fiume sotterraneo, un piccolo lago e una cascata, offre uno scenario di rara bellezza, unico nel suo genere! Il sito, pur essendo aperto al pubblico, richiede l’esperienza e l’accompagnamento di speleologi specializzati.

Marsico Nuovo ha poi quello che definiremmo un vero e proprio monumento naturale, che può vantare ben 490 anni!  È il castagno secolare di Camporotondo, che svetta rigoglioso a ridosso della strada, consentendo così a tutti i viaggiatori di raggiungerlo facilmente. Ha una circonferenza di 7,5 metri e un’altezza di circa 20 metri. I suoi rami formano una trama intricata e sinuosa, per ricadere poi verso il basso sfiorando il suolo, e il suo tronco presenta una cavità che può comodamente ospitare un paio di persone!

Questo è solo un piccolo assaggio di quello che possiamo trovare, perché tra natura, avventura, storia, arte e cultura, a Marsico Nuovo ce n’è davvero per tutti i gusti!

Vi aspettiamo per poter vivere tutto questo di persona!

 

 

Fonte immagini: Marsicuore

 

 

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É online QUALITÀ LUCANA 2024. Le iniziative segnalate da Cuore Basilicata

Lun, 06/17/2024 - 09:29

 

Da oggi le iniziative del territorio selezionate da Cuore Basilicata sono presenti in una pagina/vetrina del sito https://www.cuorebasilicata.it/qualita-lucana-2024/ che serve a segnalarle a tutti i visitatori.

Nell’immagine la vetrofania che viene consegnata alle iniziative selezionate

Qualità Lucana è un riconoscimento  che viene assegnato alle realtà che si distinguono nel campo dell’arte, della cultura, della produzione. Come negli anni precedenti le iniziative sono state selezionate dal team del progetto.

Quest’anno il riconoscimento è andato a 62 attività con diverse new entry e molte conferme rispetto all’ultima edizione.

 

Le categorie di Qualità Lucana 2024 sono:

  • acquisti
  • agriturismi
  • alberghi
  • bar
  • b&b
  • cultura
  • esperienze
  • ristoranti

 

Ricordiamo che l’assegnazione del riconoscimento è a titolo assolutamente gratuito e ai selezionati non è richiesto alcun onere.

 

Per informazioni: [email protected]

Puoi seguire Cuore Basilicata anche su:

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Stay tuned!

 

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Le 5 migliori ricette estive di Cuore Basilicata

Mar, 05/28/2024 - 22:23

Che voglia d’estate! Se anche voi non vedete l’ora di ammirarne i colori vibranti e gustarne i meravigliosi sapori, ecco le 5 ricette estive da non perdere, selezionate da Federico Poletta!

 

  •  Ciambotta

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: MEDIO          Tipologia: CONTORNO, RICETTA TRADIZIONALE

Link: vai alla ricetta

 

  •  Peperoni ripieni

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: CONTORNO, SECONDO PIATTO

Link: vai alla ricetta

 

  •  “Crapiata” materana

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: ZUPPA

Link: vai alla ricetta

 

  •  Fiori di zucca in pastella

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: CONTORNO, ANTIPASTO

Link: vai alla ricetta

 

  •  “Trisciddi” al ragù e canestrato di Moliterno I.G.P

Livello di difficoltà: MEDIO       Costo: MEDIO         Tipologia: PRIMO PIATTO

Link: vai alla ricetta

L’autore delle ricette

Le ricette sono state selezionate da Federico Poletta, giovane imprenditore che ha deciso di investire sul proprio territorio, la Val d’Agri. È il titolare di “Mea Terra”, un’azienda agricola e fattoria didattica situata a Grumento Nova, a poca distanza dall’importante sito archeologico di Grumentum e dal meraviglioso scenario naturalistico del Lago del Pertusillo. L’idea nasce da Federico con li prezioso supporto della sua famiglia. Mea Terra è una azienda agricola/fattoria didattica che si estende su circa 15 ettari, di cui dedicati a centro aziendale e il restante  ricoperto da boschi e coltivato in parte ad orticole. Il centro aziendale comprende  un’aula multifunzionale (per attività laboratoriali, compleanni ed eventi), una “casa museo” dedicata al mondo contadino lucano, un’ampia area pic-nic circondata da alberi monumentali e antichi tratturi, ricoveri con diverse specie animali (cavalli, asini, galline, oche, pavoni, uccelli esotici, lama…), un vigneto, un’area giochi per bambini.

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Speciale Paterno

Mar, 05/21/2024 - 12:57

Ogni angolo di ognuno degli 11 paesi di Cuore Basilicata è un mondo da scoprire e valorizzare, con le sue particolarità che lo rendono unico. Spesso capita di avere quotidianamente numerose meraviglie e ricchezze sotto i propri occhi, senza però accorgersene realmente! Per questo motivo vogliamo addentrarci nei nostri territori, uno ad uno, per raccontarne l’identità e le caratteristiche! Iniziamo da Paterno, un Comune di giovane formazione, tuttavia con un’antica derivazione. Tra i punti di maggiore richiamo e interesse troviamo, ad esempio, la Chiesa Madre, il Parco fluviale dell’Agri e la Sorgente “Sorgitora” con l’Acquedotto dell’Agri.

Tra i luoghi di interesse carichi di valore storco e simbolico all’interno del centro abitato troviamo poi certamente Piazza Autonomia. Rappresenta iconicamente l’arena di tante battaglie e di tante conquiste della comunità paternese, tra cui spicca appunto la lotta per il riconoscimento dell’autonomia. Una battaglia, quella legata alla spinta autonomistica, che ha radici lontane e ben radicate, basti pensare che già a partire dai primi anni del 1920 si registrarono le prime insurrezioni dei cittadini, che raggiunsero il Municipio di Marsico Nuovo armati di forconi, per rivendicare l’autonomia comunale. Con l’arrivo istituzionale delle Regioni, nel 1970, si pose fine alla storica rivendicazione: nel 1973, infatti, Paterno si costituì in Comune autonomo ed acquisì la sua ambita ed agognata municipalità, che ha raggiunto il mezzo secolo lo scorso anno, con numerosi festeggiamenti!

Restando all’interno del paese, come non citare il Santuario della Madonna del Carmine o Ex Chiesa Madre di Paterno, intitolata inizialmente al Patrono S. Giovanni Evangelista, la cui parte più antica risale al 1742, ma fu ampliata e portata alle attuali dimensioni tra il 1792 e il 1796. La chiesa andò quasi completamente distrutta col disastroso terremoto del 1857, da cui rimase indenne però la cupola dell’abside che sovrastava il trono della Madonna del Carmelo, una statua lignea di pregevole fattura, di scuola napoletana, databile intorno ai primi del 1800. L’icona, per essere scampata alle rovine assolutamente integra, fu portata in processione per le vie del paese ed ebbe a compiersi il miracolo ancora vivo nella memoria storica: le violente scosse sismiche si arrestarono. Per il miracolo operato, la chiesa fu di fatto dedicata da quel momento alla Madonna del Carmelo.

Ad oggi, in seguito ai restauri, sono mantenuti stucchi e rilievi che decorano l’interno in stile barocchetto. È presente, inoltre, un bassorilievo raffigurante l’Ultima Cena ai piedi dell’altare in marmo, decorato invece con mosaici. Da menzionare assolutamente l’organo e la balaustra della cantoria del 1836, in legno decorato con interessanti cromie, interamente recuperate col restauro del 1984. Di tutt’altro stile, invece, l’attuale Chiesa Madre, dedicata a S. Giovanni Evangelista, più recente, che presenta una facciata lineare in stile moderno, così come moderni e luminosi sono anche gli interni, con pavimenti in marmo lucido.

Se guardiamo al territorio sotto l’aspetto naturalistico, invece, salta subito all’occhio come questa sia una terra ricca di risorgive e sorgenti d’acqua dolce di origine naturale. Il profondo legame storico e naturalistico che unisce Paterno all’acqua trova tracce indissolubili in testimonianze di varia natura. Fu proprio la ricchezza di queste sorgenti che portò alla realizzazione di un complesso in località Sorgitora, in cui spicca come opera colossale per la sua realizzazione, l’Acquedotto dell’Agri del 1937. Ha una portata di 7300 mc di acqua al giorno e una rete di circa 300 km, che garantisce una fornitura idropotabile a ben 29 centri della regione.

Strettamente connessa all’Acquedotto è la costruzione del Palazzo dell’Acquedotto (un caseggiato in stile razionalista, con una fontana in pietra da cui l’acqua sgorga attraverso bocche di leone) del Serbatoio dell’Acquedotto e di tante opere complementari che conservano le caratteristiche tipiche dell’architettura degli anni ‘30. Lungo il percorso che vede il fiume Agri attraversare il territorio di Paterno, resiste ancora memoria dell’epoca, soprattutto nel Ponte dell’Agri (chiamato anche ‘Ponte di Mussolini’) utilizzato all’epoca sia dagli agricoltori e dal bestiame, sia dai mezzi militari dell’esercito del Regime. La dimensione dell’opera nel suo complesso, per quei tempi, rappresentò per i 29 Comuni un’autentica conquista, anche sotto il punto di vista dell’igiene, della salute e del lavoro degli abitanti. Per un lungo tratto, inoltre, il percorso dell’acqua dalle sorgenti ai piedi di Viggiano, si sposa e si sovrappone con l’importante tratturo dell’ultra centenario o “via del pellegrinaggio alla Madonna Nera di Viggiano”.

Il fiume Agri ci rende testimonianza dello stanziamento dei primi popoli che l’abitarono in diversi punti, grazie al ritrovamento di utensili, vasi e grotte, rinvenuti proprio nell’alveo dell’Agri. Parti di queste popolazioni, invogliate dalla purezza delle acque, dal clima mite e dalla consistente pianura, si diressero a monte dell’attuale Paterno. Ad oggi il tratto di Agri nel territorio di Paterno rappresenta in Valle uno degli scenari più autentici di caratterizzazione paesaggistica naturale, potenzialità che punta a essere valorizzata con un progetto in via di implementazione. È in programma, infatti, di portare a maggiore definizione il vero e proprio parco fluviale. Sarà esteso e arricchito con zone di ristoro, parchi giochi, aree attrezzate per fitness e agganci con aree limitrofe attrezzate a verde contestualizzato. In adiacenza al Parco fluviale è in fase di rifacimento la pista ciclopedonale (1,5 km) e, in aggiunta, è stata da poco realizzata una postazione fissa di bike sharing, con 6 stalli per biciclette a pedalata assistita e colonnine di ricarica alimentate da impianto fotovoltaico autonomo. L’intento è quello di creare così un attrattore naturalistico articolato e moderno.

Questo è soltanto un piccolo assaggio, ma vi aspettiamo a Paterno per viverlo, scoprirlo  e ammirarlo con i vostri occhi!

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Anche la Val d’Agri presente all’EXPO 2024 del Made in Basilicata

Mer, 05/08/2024 - 12:46

Si è da poco conclusa, nella suggestiva cornice di Matera, la terza edizione di “Fucina Madre”, un progetto di valorizzazione e promozione turistica dell’APT Basilicata, che individua e mette insieme due attori principali: i luoghi dell’artigianato e del design come destinazione turistico-culturale e gli artigiani come veri e propri animatori, guide, “influencer” e promotori di un nuovo modello di turismo sostenibile. I visitatori, oltre a toccare con mano le creazioni artigianali, hanno avuto così la possibilità di incontrare da vicino gli artigiani e i designer e catapultarsi interamente nel loro mondo, grazie ai diversi eventi, alle visite guidate e ai laboratori organizzati in occasione della cinque giorni. Tra i numerosi partecipanti, provenienti da tutta la regione, troviamo Rocco Albano, unico rappresentante del territorio della Val d’Agri, che ci porta a conoscere la sua arte.

Partiamo dalle presentazioni

«Sono Rocco Albano, artigiano del settore pelletteria con la mia attività “Aris La Pelle” a  Villa d’Agri. Tutto ciò che facciamo è realizzato a mano, passo per passo, cucitura dopo cucitura, e su ognuna di esse c’è un po’ di Basilicata, che portiamo in giro sia a livello nazionale che internazionale! Siamo molto orgogliosi di far conoscere altrove la nostra terra e l’eccellenza dell’artigianalità italiana, il vero Made in Italy, che è ciò che contraddistingue ancora il nostro Paese!»

Questa presenza del territorio, come si ritrova poi nel prodotto finale, quindi in che modo il territorio influenza l’artigianalità?

«Innanzitutto, vorrei dire che chiaramente il mio non è un lavoro con vocazione artigianale lucana, in quanto la maestranza della lavorazione delle pelli non rientra nella tradizione storica del luogo, ma nasce innanzitutto dalla mia passione per la moda. Il territorio ci lega e si ritrova nel prodotto perché ci aiuta nella costante ricerca di nuove tendenze, con idee che nascono dall’osservazione e comprensione del nostro territorio e delle persone che ci circondano.»

C’è un esempio in particolare?

Il primo che mi viene in mente è un accessorio, lo zaino goccia! Creato ispirandoci a Matera, visto che il simbolo che la rappresenta è appunto la goccia. Abbiamo così realizzato questo particolare zaino antirapina a forma di goccia, ispirato dal territorio, molto identitario. Anche a livello di capispalla abbiamo qualche influenza diretta tra il territorio e la creazione, in questo caso derivata dalle nostre figure religiose, spaziando quindi dal sacro al profano!

Vista la cura, l’ispirazione e il tempo necessario alla realizzazione di queste creazioni, che ruolo e soprattutto che valore ha l’artigianalità al giorno d’oggi?

«In un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo, di crisi economica ma anche sociale e d’identità, invitiamo sempre più le persone ad esprimersi per ciò che si è, essere unici e non omologarsi alla massa o ai canoni che questa società ci impone. Siamo un po’ sommersi da questo fast fashion, che attira per il prezzo ma che non garantisce qualità né unicità, senza parlare poi delle condizioni di lavoro presenti in questo tipo di industrie. Noi artigiani cerchiamo sempre più di invitare le nuove leve, il nuovo ricambio generazionale, crearsi un capo unico e lavorare su numeri limitati! Una giacca di pelle è oggi un oggetto di design, da tramandare perché è durevole negli anni, ma al momento la gente, nella maggior parte dei casi, vede solo il prezzo; siamo sempre e solo noi a dare il valore alle cose purtroppo. Oggi siamo un po’ succubi della società consumistica, che vuole acquisti di capi da usare poco e buttare subito, mentre la teoria che ci ha sempre premiati fino ad ora è quella di puntare ad acquistare prodotti buoni e duraturi nel tempo

Parlando di qualità e durata nel tempo, cosa possiamo dire sull’impatto ambientale e sulla sostenibilità delle sue creazioni?

«Sostenibilità oggi è un termine che si utilizza molto spesso ma a cui forse si dà poco valore. La pelle nasce originariamente come scarto alimentare, l’essere umano già secoli e secoli fa, anziché farla diventare rifiuto, ha iniziato questa trasformazione per poi utilizzarla col tempo nel settore moda. Quando si lavorano pelli ovine, caprine e bovine, le si concia con le tecniche regolamentari e si ottengono poi prodotti di pregiata fattura come accessori, calzature, borse e giacche, non si va ad impattare troppo sull’ambiente, come fanno invece i derivati del petrolio (per realizzare ecopelle, pelle vegana e simili) e, secondo me, è questa la vera sostenibilità. È sempre stato un prodotto naturale! Se davvero si parla di sostenibilità, bisogna fare meno confusione ed essere più chiari nel mandare messaggi. Invito tutti a dare più valore alle fibre naturali, non solo la pelle ma tutte le fibre utilizzate nell’abbigliamento, sia animali che vegetali, e non alle fibre sintetiche create dall’industria chimica.»

Sempre parlando di sostenibilità, la manifestazione si chiede anche se è possibile creare questo nuovo modello di turismo sostenibile attraverso l’artigianato, quindi creare dei punti di interesse che possano generare turismo. Che cosa ne pensa?

Sicuramente ogni artigiano che ha un’attività parte dalla propria identità territoriale. La prima cosa è dare valore alle radici da cui il lavoro viene concepito. Giocare sul nostro prodotto per veicolare un nuovo tipo di turismo ed esaltare il nostro territorio è, secondo me, un connubio perfetto, perché noi realizziamo e vendiamo un prodotto lucano e teniamo particolarmente al racconto di questa bellissima terra. Secondo me il progetto di Fucina Madre di associare la promozione del territorio con il saper fare di noi artigiani è molto interessante e funzionale, anzi, dovrebbero essere presenti più format di manifestazioni del genere perché legano la sapienza artigianale lucana e il territorio, in questo caso puntando su un luogo simbolo come Matera, che tutti hanno imparato a conoscere ed apprezzare e che al momento più ci rappresenta. Però ci tengo a dire che ogni angolo della Basilicata è bello e merita di essere scoperto, come la nostra Val d’Agri e ognuno dei 131 comuni nella nostra regione.

 Quali contenuti concreti avete portato e presentato al pubblico in questi giorni di manifestazione?

«Il nostro impegno quotidiano è quello di puntare sul futuro, sulla ricerca, sull‘innovazione per realizzare progetti prestigiosi e soprattutto per portare la qualità della moda italiana e dell’artigianalità lucana in tutto il mondo. Cerchiamo di divulgare tutto ciò con i nostri workshop, nel racconto di ogni dettaglio di mestieri e tradizioni, in un percorso che parte dalle mani di noi artigiani per arrivare fino alle mani dei clienti finali. Questo è il concetto che diffondiamo nei diversi laboratori, seminari e workshop durante la manifestazione.»

In conclusione, cosa rappresenta per lei e per il suo brand la partecipazione a questa edizione di Fucina Madre e che riscontro può avere nel futuro immediato e/o a lungo termine?

«Siccome siamo giunti alla terza edizione, posso dire che già le prime due hanno avuto un buon esito. Abbiamo avvicinato molte persone al concetto del prodotto artigianale, questo souvenir che lega la storia del passato a quella di oggi. Ritengo sia un ottimo modo per divulgare il nostro quotidiano e far conoscere i nostri prodotti con l’aiuto dell’APT, colonna portante che lega indissolubilmente la promozione del territorio ai prodotti che realizziamo. Cerchiamo così di continuare in questo progetto nato sei anni fa con gli stessi artieri. Siamo 40 artieri, artigiani della Lucania, designer e maker. Sicuramente si può crescere ancora di più, attuando piattaforme online per creare così una presenza costante tutto l’anno. C’è già un progetto in elaborazione, abbiamo parlato con la dottoressa Palmarosa Fuccella, e con il Direttore Generale Antonio Nicoletti, per poter far continuare questo format rappresentativo dell’artigianalità, concetto che oggi abbiamo difficoltà a far percepire alla vasta platea perché siamo circondati dal commerciale, con ben poco di artigianale. Per tutti questi motivi il bilancio della manifestazione è certamente positivo sotto tutti gli aspetti!»

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