Altre notizie dai nostri siti

Facebook Instagram TikTok YouTube Twitter Jacopo fo english version blog

 

RESTIAMO IN CONTATTO!

PER CONOSCERE GLI ULTIMI AGGIORNAMENTI VISITA LA MIA PAGINA FACEBOOK

 

Speciale Marsico Nuovo

CuoreBasilicata - Mer, 06/19/2024 - 16:19

Prosegue il nostro viaggio nei territori di Cuore Basilicata, oggi tocca a Marsico Nuovo, che andiamo a conoscere meglio insieme al prezioso aiuto degli amici di Marsicuore. Porta d’ingresso della Val D’Agri, è stato insignito di recente con il titolo di città, poiché si distingue per importanza storica e artistica. Tre colli – Civita, Portello e Casale – e una grande storia tutta da scoprire!

Partiamo subito dalla collina più alta e più antica di Marsico Nuovo, quella della Civita, dove non possiamo non parlare della Chiesa di San Michele Arcangelo, la prima vera Cattedrale della città. In stile romanico, con tre navate, affrescata con dipinti risalenti al XII-XIII secolo che rappresentano il battesimo di Cristo. A partire dal 2006, inoltre,  la Chiesa di San Michele ospita il Museo di Arte Sacra ed è possibile ammirare diverse pregevoli opere d’arte, tra cui spicca su tutti “L’ultima cena” di Girolamo Todisco, un affresco meno famoso dell’omonimo di Leonardo, ma con caratteristiche altrettanto uniche. Risalente al XVI secolo, è stata ritrovata negli anni ’80 nel Convento di San Francesco, nascosta da una catasta di legna. L’affresco rimanda immediatamente a caratteristiche identitarie lucane, sia nelle fattezze dei personaggi che nei cibi raffigurati. La tavola è infatti imbandita con caciocavallo, pane, selvaggina e uova, a richiamare la tradizione locale.

Proseguendo possiamo trovare la Chiesa di San Gianuario, patrono della città, con una storia particolare. Qui fu collocato proprio il corpo del Santo, vescovo di Cartagine, martirizzato nel III secolo. Il ritrovamento delle sue reliquie avvenne in maniera singolare, grazie al sogno di Susanna, una donna marsicana, che indicò a Grimaldo (Vescovo di Marsico Nuovo) il luogo di sepoltura del Santo. Non vi è prova della data esatta della costruzione dell’edificio religioso, ma alla traslazione del corpo del santo, avvenuta nell’anno 853, ad accogliere le spoglie sarebbe stata proprio questa chiesa. Il portone della Chiesa di San Gianuario, con le sue colonne intarsiate, è un’opera maestosa che racconta la storia del Santo unita alla fede popolare, mentre all’interno si trovano tele del XVII e XVIII raffiguranti l’Ultima Cena, Santa Caterina e Santo Stefano. Gli importanti abiti antichi dei cardinali sono un ricordo dei giorni in cui il potere e la fede camminavano a braccetto. Sono inoltre presenti i manoscritti che contengono musiche e canti sacri che rimandano ancora una volta alle melodie che hanno riempito le chiese di Marsico Nuovo con canti celestiali in altri tempi, sin dal principio.

Passando invece alla collina mediana, Portello, ciò che cattura subito lo sguardo è il palazzo dei principi di Marsico, considerato uno degli esempi migliori dell’architettura rinascimentale lucana: Palazzo Pignatelli. Dalla sua imponente facciata con ben 20 finestre disposte su tre piani, ci si immette attraverso il portale di accesso nell’ingresso a volta, affrescato con lo stemma principesco dei Pignatelli. Sulla destra del cortile interno, è posizionato un pozzo rinascimentale, che riporta la data di costruzione del palazzo: 1572! Sulla sinistra del cortile, invece, due ordini di arcate nascondono uno scalone in pietra che porta ai piani superiori. Dopo numerose diatribe e lunghe vicende storiche, oggi è la sede del Comune.

Luogo di memoria ultrasecolare, ancorato però saldamente al presente, è la Farmacia Corleto. L’idea che la Farmacia diventasse un museo è stata da sempre presente, ma è stata solo recentemente realizzata; dal 6 agosto 2023 è infatti possibile visitare tutti i giorni questo particolare museo! La farmacia, nel suo utilizzo tradizionale, fu aperta al pubblico per la prima volta nel 1912 e poi chiusa nel 1968 dopo la morte del titolare. Tutto è  stato conservato con cura, scrupolosamente custodito, per poter vivere un vero e proprio viaggio nella memoria in maniera concreta, toccando veramente con mano oggi, i segni tangibili di un tempo ormai passato. Tra i tanti oggetti è possibile ammirare le ricette autografe, gli appunti del titolare, le etichette originali dei barattoli, il bilancino del farmacista, i manuali e la borsa da medico dell’epoca. Anche l’insegna esterna è quella del passato cosicché, anche dall’esterno, si abbia subito l’impressione  di trovarsi in un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato

Sulla collina più a sud, Casale, va certamente menzionata la “casa” del Parco dell’appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, all’interno dello storico Palazzo Manzoni, ex convento delle Benedettine. Dalla sua terrazza si gode di uno splendido panorama sulla Valle, una cartolina speciale da conservare vivida nella memoria.

Una tappa molto rilevante invece sul piano delle tradizioni e degli usi del passato, è l’Antico Lavatoio San Giovanni, una fontana di pietra che si trova nella zona da cui prende il nome, ai piedi del paese. Fu il principale lavatoio pubblico e fino ai primi anni ’60 veniva utilizzata in particolare per lavare gli intestini del maiale, i panni dei neonati, le lenzuola e il corredo delle spose, come voleva la tradizione.

Un’esperienza particolare, divertente e fuori dagli schemi, è passare dalla Big Bench…ma che cos’è? Le Big Bench Sono letteralmente delle grandi panchine, come indica il nome, così fuori misura che vi sembrerà di tornare bambini e di guardare tutto ciò che vi circonda da un’altra prospettiva! Nascono nel 2010 con un successo immediato! Le panchine sono diventate una grande attrazione turistica: su tutto il territorio nazionale se ne contano già 354! La prima in tutta la Val d’Agri è stata inaugurata proprio a Marsico Nuovo, in località Pergola. È stata strategicamente collocata in un luogo circondato dal verde, che  permette di godere di un panorama mozzafiato. Se ciò non bastasse a convincervi, c’è da aggiungere che è possibile collezionare il ricordo della visita con il passaporto da “panchinista”!

Se amate l’avventura, la geologia e le emozioni forti, con i suoi quasi 2 Km di sviluppo detiene il primato di grotta più lunga della Basilicata la Grotta di Castel di Lepre. Assolutamente da non perdere! Sin dalla sua scoperta, avvenuta nel 1968, viene frequentata da speleologi provenienti da tutta d’Italia e utilizzata come cavità adatta ai corsi di introduzione alla speleologia. L’atmosfera è fiabesca e, con suoi salti d’acqua, un fiume sotterraneo, un piccolo lago e una cascata, offre uno scenario di rara bellezza, unico nel suo genere! Il sito, pur essendo aperto al pubblico, richiede l’esperienza e l’accompagnamento di speleologi specializzati.

Marsico Nuovo ha poi quello che definiremmo un vero e proprio monumento naturale, che può vantare ben 490 anni!  È il castagno secolare di Camporotondo, che svetta rigoglioso a ridosso della strada, consentendo così a tutti i viaggiatori di raggiungerlo facilmente. Ha una circonferenza di 7,5 metri e un’altezza di circa 20 metri. I suoi rami formano una trama intricata e sinuosa, per ricadere poi verso il basso sfiorando il suolo, e il suo tronco presenta una cavità che può comodamente ospitare un paio di persone!

Questo è solo un piccolo assaggio di quello che possiamo trovare, perché tra natura, avventura, storia, arte e cultura, a Marsico Nuovo ce n’è davvero per tutti i gusti!

Vi aspettiamo per poter vivere tutto questo di persona!

 

 

Fonte immagini: Marsicuore

 

 

Categorie: Altri blog

É online QUALITÀ LUCANA 2024. Le iniziative segnalate da Cuore Basilicata

CuoreBasilicata - Lun, 06/17/2024 - 09:29

 

Da oggi le iniziative del territorio selezionate da Cuore Basilicata sono presenti in una pagina/vetrina del sito https://www.cuorebasilicata.it/qualita-lucana-2024/ che serve a segnalarle a tutti i visitatori.

Nell’immagine la vetrofania che viene consegnata alle iniziative selezionate

Qualità Lucana è un riconoscimento  che viene assegnato alle realtà che si distinguono nel campo dell’arte, della cultura, della produzione. Come negli anni precedenti le iniziative sono state selezionate dal team del progetto.

Quest’anno il riconoscimento è andato a 62 attività con diverse new entry e molte conferme rispetto all’ultima edizione.

 

Le categorie di Qualità Lucana 2024 sono:

  • acquisti
  • agriturismi
  • alberghi
  • bar
  • b&b
  • cultura
  • esperienze
  • ristoranti

 

Ricordiamo che l’assegnazione del riconoscimento è a titolo assolutamente gratuito e ai selezionati non è richiesto alcun onere.

 

Per informazioni: [email protected]

Puoi seguire Cuore Basilicata anche su:

Facebook Instagram YouTube

Stay tuned!

 

Categorie: Altri blog

Le 5 migliori ricette estive di Cuore Basilicata

CuoreBasilicata - Mar, 05/28/2024 - 22:23

Che voglia d’estate! Se anche voi non vedete l’ora di ammirarne i colori vibranti e gustarne i meravigliosi sapori, ecco le 5 ricette estive da non perdere, selezionate da Federico Poletta!

 

  •  Ciambotta

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: MEDIO          Tipologia: CONTORNO, RICETTA TRADIZIONALE

Link: vai alla ricetta

 

  •  Peperoni ripieni

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: CONTORNO, SECONDO PIATTO

Link: vai alla ricetta

 

  •  “Crapiata” materana

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: ZUPPA

Link: vai alla ricetta

 

  •  Fiori di zucca in pastella

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: CONTORNO, ANTIPASTO

Link: vai alla ricetta

 

  •  “Trisciddi” al ragù e canestrato di Moliterno I.G.P

Livello di difficoltà: MEDIO       Costo: MEDIO         Tipologia: PRIMO PIATTO

Link: vai alla ricetta

L’autore delle ricette

Le ricette sono state selezionate da Federico Poletta, giovane imprenditore che ha deciso di investire sul proprio territorio, la Val d’Agri. È il titolare di “Mea Terra”, un’azienda agricola e fattoria didattica situata a Grumento Nova, a poca distanza dall’importante sito archeologico di Grumentum e dal meraviglioso scenario naturalistico del Lago del Pertusillo. L’idea nasce da Federico con li prezioso supporto della sua famiglia. Mea Terra è una azienda agricola/fattoria didattica che si estende su circa 15 ettari, di cui dedicati a centro aziendale e il restante  ricoperto da boschi e coltivato in parte ad orticole. Il centro aziendale comprende  un’aula multifunzionale (per attività laboratoriali, compleanni ed eventi), una “casa museo” dedicata al mondo contadino lucano, un’ampia area pic-nic circondata da alberi monumentali e antichi tratturi, ricoveri con diverse specie animali (cavalli, asini, galline, oche, pavoni, uccelli esotici, lama…), un vigneto, un’area giochi per bambini.

Categorie: Altri blog

“Abbiamo Tutto Manca il Resto”: Gela protagonista della prima edizione della Quadriennale transdisciplinare diffusa dedicata alla Sicilia

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 05/27/2024 - 19:00

Il prossimo 22 giugno, Gela sarà protagonista di “Abbiamo Tutto, Manca il Resto”, prima edizione della Quadriennale transdisciplinare diffusa dedicata alla Sicilia e organizzata da Farm Cultural Park con il supporto di Di Stefano Dolciaria.

L’evento fa parte di un più ampio progetto iniziato lo scorso 12 maggio con l’opening dei

Padiglioni di “Abbiamo Tutto Manca il Resto” a Mazzarino e si svilupperà durante tutto il mese di giugno con tantissimi prestigiosi ospiti internazionali.

Non una semplice mostra, ma una quadriennale intergenerazionale e transdisciplinare dedicata alla Sicilia, “al suo tutto” e “a quello che non c’è” che con diversi padiglioni leggerà anche “con occhi esterni” il territorio e la scena artistica locale con l’ambizione di essere per tutti i talenti coinvolti, una piattaforma di promozione nazionale e internazionale.

Dal 20 al 22 giugno l’appuntamento tra Catania, Aragona, Favara e Gela

Dopo Mazzarino, l’appuntamento è per il weekend del 20-22 giugno per tre giorni di Odissea Sicilia tra Catania, Aragona, Favara e Gela. 

Giovedì 20 giugno presso la sede di Isola a Catania, dopo un confronto mattutino sul tema dell’inclusione, si festeggerà il compleanno di questa bellissima Comunità coordinata da Antonio Perdichizzi; 

Venerdì 21 giugno a mezzogiorno, l’appuntamento è ad Aragona, in collaborazione con il Comune di Aragona, per aprire l’Auditorium – opera pubblica incompiuta da circa trent’anni – e iniziare un processo partecipato per immaginare una nuova destinazione a servizio degli Aragonesi insieme a un super collettivo formato da Alterazioni Video, Analogique, Fosbury Architecture e il Dipartimento di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Palermo; sempre venerdì 21 giugno nel pomeriggio a Favara si festeggeranno i 14 anni di Farm e per l’opening di tutti i numerosi Padiglioni di “Abbiamo Tutto Manca il Resto” con oltre 40 artisti e progetti coinvolti.

Sabato 22 giugno a Gela alle 19, Ué – Eventi Urbani inaugurerà un Padiglione Off presso Civico 111, che vuole diventare in qualche modo un motore di trasformazione di pensiero per Gela.

Può una mostra diventare uno strumento di riflessione politica per la Sicilia?

L’artwork che veicola la comunicazione della quadriennale, realizzato da Loren Romano e Azzurra Messina, genera una riflessione che lascia spazio a libere interpretazioni. I coloratissimi esseri alieni realizzati con l’AI abitano i luoghi siciliani e suscitano quesiti negli occhi di chi li osserva.

Andrea Bartoli, fondatore di Farm Cultural Park, di fronte a questo lavoro creativo, si è chiesto: “chi sono questi personaggi? I nuovi abitanti della Sicilia tra un paio di millenni? O forse sono degli alieni, sono i nostri politici, o noi che abitiamo quest’isola? Sono rimasto conquistato da questo progetto di arte e comunicazione. Un progetto che ha l’ambizione di coinvolgere non solo artisti, ma anche designer, imprenditori sociali, videomakers, scenografici, fisici quantistici e giuristi creativi. L’obiettivo è quello di provare a far accadere delle cose attraverso una mostra diffusa nel tempo e nello spazio.”

Questa iniziativa, pertanto, è volta a generare una riflessione al fine di ideare dei progetti che non siano soltanto artistici, ma che suscitino delle piccole trasformazioni sociali.

Non a caso, il nome scelto per questo evento è stato preso in prestito dalla celebre citazione dell’artista siciliano Pino Caruso Abbiamo tutto, manca il resto”, che rappresenta un manifesto della Sicilia e della sua condizione.

Come dichiara Andrea Bartoli, “quest’isola che ha l’incanto, la bellezza, i luoghi, le persone, la storia, la tradizione, la commistione tra i popoli, ha una ricchezza millenaria ma a cui manca qualcosa. Quel qualcosa che porta da generazioni i nostri antenati a dire che dalla Sicilia bisogna andare via per riuscire a fare qualcosa. Questa mostra vuole mettere in discussione questi stereotipi, vuole cambiare la narrativa e il modo in cui dobbiamo raccontare ai nostri figli quello che è e può diventare la Sicilia.

“Abbiamo Tutto Manca il Resto” vuole diventare, pertanto, una piattaforma per esplorare le contraddizioni della Sicilia e un faro di cambiamento, dove idee audaci e visioni innovative si intrecciano per creare un’isola migliore.

Verranno, infatti, affrontati temi come quello della diaspora che sta spopolando la Sicilia con 560mila giovani andati via negli ultimi dieci anni; della migrazione, cercando di ripensare luoghi, politiche e pratiche di accoglienza; e delle opere pubbliche incompiute, per rigenerare ad Aragona un Auditorium incompiuto da trent’anni e costruire una proposta di legge da presentare in Parlamento.

Un evento internazionale, che ospiterà cinquanta studenti e professori di Architettura della Woodbury School of Architecture di Los Angeles e trenta giovani registi europei di Movimento Oficina de Cinema Colaborativo che durante il loro soggiorno faranno degli “istant movie” dedicati alla Sicilia.

Siete pronti per la prossima Odissea Sicilia dal 20 al 22 giugno?

L'articolo “Abbiamo Tutto Manca il Resto”: Gela protagonista della prima edizione della Quadriennale transdisciplinare diffusa dedicata alla Sicilia proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

Inaugurata a Gela la prima libreria scolastica innovativa

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 05/27/2024 - 16:31

Grandi traguardi per la diffusione della cultura a Gela. Lo scorso 21 maggio, presso il Teatro Eschilo di Gela, è stata inaugurata la prima Biblioteca Scolastica Innovativa e digitale, con sede presso l’Istituto “Luigi Sturzo”.

La città ha, così, raggiunto un posto di spicco a livello nazionale nella prima rete di biblioteche digitali.

Alla presenza di docenti, studenti e genitori, l’evento dal titolo “Clicca e immergiti nel sapere” ha visto in qualità di relatori il giornalista Franco Infurna e l’autrice Giuliana Fraglica che, attraverso la loro esperienza, hanno approfondito il tema della comunicazione.

Strutturata in due sezioni, la biblioteca digitale dispone di testi didattici utili agli studenti, di romanzi e classici, fino ai periodici e ai quotidiani nazionali ed esteri.

Per consultarla, basterà scaricare un’app e scegliere il manuale desiderato.

Il dirigente Franco Ferrara ha dichiarato “Noi crediamo che sia un’opera utile per la scuola e l’intera comunità di Gela, viste le svariate tematiche messe a disposizione a titolo completamente gratuito. Abbiamo ritenuto importante fare un investimento di tipo culturale, volto a democraticizzare la cultura, poiché si tratta di uno strumento utile soprattutto ai ceti in difficolta, ma, più in generale, a tutti gli amanti della cultura e della letteratura.”

Il mondo digitale, se utilizzato correttamente, non può che rivelarsi uno strumento dal grande valore didattico ed inclusivo.

L'articolo Inaugurata a Gela la prima libreria scolastica innovativa proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

Speciale Paterno

CuoreBasilicata - Mar, 05/21/2024 - 12:57

Ogni angolo di ognuno degli 11 paesi di Cuore Basilicata è un mondo da scoprire e valorizzare, con le sue particolarità che lo rendono unico. Spesso capita di avere quotidianamente numerose meraviglie e ricchezze sotto i propri occhi, senza però accorgersene realmente! Per questo motivo vogliamo addentrarci nei nostri territori, uno ad uno, per raccontarne l’identità e le caratteristiche! Iniziamo da Paterno, un Comune di giovane formazione, tuttavia con un’antica derivazione. Tra i punti di maggiore richiamo e interesse troviamo, ad esempio, la Chiesa Madre, il Parco fluviale dell’Agri e la Sorgente “Sorgitora” con l’Acquedotto dell’Agri.

Tra i luoghi di interesse carichi di valore storco e simbolico all’interno del centro abitato troviamo poi certamente Piazza Autonomia. Rappresenta iconicamente l’arena di tante battaglie e di tante conquiste della comunità paternese, tra cui spicca appunto la lotta per il riconoscimento dell’autonomia. Una battaglia, quella legata alla spinta autonomistica, che ha radici lontane e ben radicate, basti pensare che già a partire dai primi anni del 1920 si registrarono le prime insurrezioni dei cittadini, che raggiunsero il Municipio di Marsico Nuovo armati di forconi, per rivendicare l’autonomia comunale. Con l’arrivo istituzionale delle Regioni, nel 1970, si pose fine alla storica rivendicazione: nel 1973, infatti, Paterno si costituì in Comune autonomo ed acquisì la sua ambita ed agognata municipalità, che ha raggiunto il mezzo secolo lo scorso anno, con numerosi festeggiamenti!

Restando all’interno del paese, come non citare il Santuario della Madonna del Carmine o Ex Chiesa Madre di Paterno, intitolata inizialmente al Patrono S. Giovanni Evangelista, la cui parte più antica risale al 1742, ma fu ampliata e portata alle attuali dimensioni tra il 1792 e il 1796. La chiesa andò quasi completamente distrutta col disastroso terremoto del 1857, da cui rimase indenne però la cupola dell’abside che sovrastava il trono della Madonna del Carmelo, una statua lignea di pregevole fattura, di scuola napoletana, databile intorno ai primi del 1800. L’icona, per essere scampata alle rovine assolutamente integra, fu portata in processione per le vie del paese ed ebbe a compiersi il miracolo ancora vivo nella memoria storica: le violente scosse sismiche si arrestarono. Per il miracolo operato, la chiesa fu di fatto dedicata da quel momento alla Madonna del Carmelo.

Ad oggi, in seguito ai restauri, sono mantenuti stucchi e rilievi che decorano l’interno in stile barocchetto. È presente, inoltre, un bassorilievo raffigurante l’Ultima Cena ai piedi dell’altare in marmo, decorato invece con mosaici. Da menzionare assolutamente l’organo e la balaustra della cantoria del 1836, in legno decorato con interessanti cromie, interamente recuperate col restauro del 1984. Di tutt’altro stile, invece, l’attuale Chiesa Madre, dedicata a S. Giovanni Evangelista, più recente, che presenta una facciata lineare in stile moderno, così come moderni e luminosi sono anche gli interni, con pavimenti in marmo lucido.

Se guardiamo al territorio sotto l’aspetto naturalistico, invece, salta subito all’occhio come questa sia una terra ricca di risorgive e sorgenti d’acqua dolce di origine naturale. Il profondo legame storico e naturalistico che unisce Paterno all’acqua trova tracce indissolubili in testimonianze di varia natura. Fu proprio la ricchezza di queste sorgenti che portò alla realizzazione di un complesso in località Sorgitora, in cui spicca come opera colossale per la sua realizzazione, l’Acquedotto dell’Agri del 1937. Ha una portata di 7300 mc di acqua al giorno e una rete di circa 300 km, che garantisce una fornitura idropotabile a ben 29 centri della regione.

Strettamente connessa all’Acquedotto è la costruzione del Palazzo dell’Acquedotto (un caseggiato in stile razionalista, con una fontana in pietra da cui l’acqua sgorga attraverso bocche di leone) del Serbatoio dell’Acquedotto e di tante opere complementari che conservano le caratteristiche tipiche dell’architettura degli anni ‘30. Lungo il percorso che vede il fiume Agri attraversare il territorio di Paterno, resiste ancora memoria dell’epoca, soprattutto nel Ponte dell’Agri (chiamato anche ‘Ponte di Mussolini’) utilizzato all’epoca sia dagli agricoltori e dal bestiame, sia dai mezzi militari dell’esercito del Regime. La dimensione dell’opera nel suo complesso, per quei tempi, rappresentò per i 29 Comuni un’autentica conquista, anche sotto il punto di vista dell’igiene, della salute e del lavoro degli abitanti. Per un lungo tratto, inoltre, il percorso dell’acqua dalle sorgenti ai piedi di Viggiano, si sposa e si sovrappone con l’importante tratturo dell’ultra centenario o “via del pellegrinaggio alla Madonna Nera di Viggiano”.

Il fiume Agri ci rende testimonianza dello stanziamento dei primi popoli che l’abitarono in diversi punti, grazie al ritrovamento di utensili, vasi e grotte, rinvenuti proprio nell’alveo dell’Agri. Parti di queste popolazioni, invogliate dalla purezza delle acque, dal clima mite e dalla consistente pianura, si diressero a monte dell’attuale Paterno. Ad oggi il tratto di Agri nel territorio di Paterno rappresenta in Valle uno degli scenari più autentici di caratterizzazione paesaggistica naturale, potenzialità che punta a essere valorizzata con un progetto in via di implementazione. È in programma, infatti, di portare a maggiore definizione il vero e proprio parco fluviale. Sarà esteso e arricchito con zone di ristoro, parchi giochi, aree attrezzate per fitness e agganci con aree limitrofe attrezzate a verde contestualizzato. In adiacenza al Parco fluviale è in fase di rifacimento la pista ciclopedonale (1,5 km) e, in aggiunta, è stata da poco realizzata una postazione fissa di bike sharing, con 6 stalli per biciclette a pedalata assistita e colonnine di ricarica alimentate da impianto fotovoltaico autonomo. L’intento è quello di creare così un attrattore naturalistico articolato e moderno.

Questo è soltanto un piccolo assaggio, ma vi aspettiamo a Paterno per viverlo, scoprirlo  e ammirarlo con i vostri occhi!

Categorie: Altri blog

Al Teatro Eschilo di Gela la prima de Il Mistero di Winchester House

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 05/15/2024 - 17:53

Venerdì 17 maggio alle ore 21, il Teatro Eschilo di Gela ospiterà la prima assoluta del Mistero di Winchester House, pièce teatrale scritta e diretta da Franco Longo, direttore del teatro.

Liberamente ispirata al film La Vedova Winchester (2018), la pièce prende spunto da una storia realmente accaduta.

Sarah Winchester è la vedova di William, figlio del celebre inventore dell’omonimo fucile Oliver Fisher Winchester, e la madre di Annie, morta in tenera età. A causa di questi due lutti è convinta di essere maledetta dalle anime di tutte le persone morte proprio a causa dei fucili che la famiglia del marito produce. È così che su consiglio di una medium, Sarah fa costruire a San Jose in California una gigantesca magione, la Winchester House, con l’idea di ospitare queste anime.

La Winchester Mystery House, realmente esistente, è una delle costruzioni più bizzarre e allo stesso tempo longeve della Silicon Valley, la parte meridionale della San Francisco Bay Area, in California.

La casa è carica di elementi stravaganti e fedele alla volontà degli spiriti. Costituita da 160 stanze, la Mistery House vede la presenza di porte che si aprono contro pareti chiuse o la scala che finisce direttamente sul soffitto, senza portare da nessuna parte. Ma anche la presenza di ben 52 lucernari, 40 camere da letto e 47 camini, ben sei cucine, tre ascensori e due piani seminterrati. Oltre all’enorme quantità di bagni, se ne contano 13, ma con una sola doccia per l’intera e maestosa abitazione.

Ma torniamo alla storia.

Nel 1906 la società chiama il dottor Frederic Bolton con lo scopo di valutare la sanità mentale della donna; il Consiglio di amministrazione, infatti, non la ritiene sana di mente, quindi incapace di gestire gli affari societari. L’unica condizione è che il medico venga scelto da Sarah stessa.

Il Dottor Bolton è stato, quindi, selezionato poiché la sua storia è direttamente collegata ai fucili Winchester; sua moglie, una donna con problemi mentali, lo aveva colpito con quel fucile durante una discussione. Il dottore ha vissuto, così, uno stato di morte per tre minuti, per poi ritornare in vita, mentre la moglie, per il senso di colpa, è morta suicida. In questo avvenimento è nascosta la chiave per risolvere il mistero.

Franco Butera, sceneggiatore e regista della pièce, ritorna in scena dopo circa 10 anni per interpretare il Dottor Bolton. Dalla sua ricerca è nato questo lavoro, in seguito una selezione precisa degli interpreti della rappresentazione teatrale.

La pièce, oltre ad analizzare il legame tra la vita e la morte, vuole portare in scena un messaggio non presente nel film: l’uso indiscriminato delle armi negli Stati Uniti. Per Franco Butera, infatti, i fucili sono armi di morte, che non vanno utilizzate in maniera incondizionata e spietata. Un messaggio molto attuale nel difficile periodo storico che stiamo vivendo.

Pronti a vivere il mistero della Winchester House?

La prima vi aspetta al Teatro Eschilo di Gela venerdì 17 maggio alle 21:00, seguita da due repliche il 18 e il 20 maggio.

Facciamo il nostro in bocca al lupo a tutti gli attori!

L'articolo Al Teatro Eschilo di Gela la prima de Il Mistero di Winchester House proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

Anche la Val d’Agri presente all’EXPO 2024 del Made in Basilicata

CuoreBasilicata - Mer, 05/08/2024 - 12:46

Si è da poco conclusa, nella suggestiva cornice di Matera, la terza edizione di “Fucina Madre”, un progetto di valorizzazione e promozione turistica dell’APT Basilicata, che individua e mette insieme due attori principali: i luoghi dell’artigianato e del design come destinazione turistico-culturale e gli artigiani come veri e propri animatori, guide, “influencer” e promotori di un nuovo modello di turismo sostenibile. I visitatori, oltre a toccare con mano le creazioni artigianali, hanno avuto così la possibilità di incontrare da vicino gli artigiani e i designer e catapultarsi interamente nel loro mondo, grazie ai diversi eventi, alle visite guidate e ai laboratori organizzati in occasione della cinque giorni. Tra i numerosi partecipanti, provenienti da tutta la regione, troviamo Rocco Albano, unico rappresentante del territorio della Val d’Agri, che ci porta a conoscere la sua arte.

Partiamo dalle presentazioni

«Sono Rocco Albano, artigiano del settore pelletteria con la mia attività “Aris La Pelle” a  Villa d’Agri. Tutto ciò che facciamo è realizzato a mano, passo per passo, cucitura dopo cucitura, e su ognuna di esse c’è un po’ di Basilicata, che portiamo in giro sia a livello nazionale che internazionale! Siamo molto orgogliosi di far conoscere altrove la nostra terra e l’eccellenza dell’artigianalità italiana, il vero Made in Italy, che è ciò che contraddistingue ancora il nostro Paese!»

Questa presenza del territorio, come si ritrova poi nel prodotto finale, quindi in che modo il territorio influenza l’artigianalità?

«Innanzitutto, vorrei dire che chiaramente il mio non è un lavoro con vocazione artigianale lucana, in quanto la maestranza della lavorazione delle pelli non rientra nella tradizione storica del luogo, ma nasce innanzitutto dalla mia passione per la moda. Il territorio ci lega e si ritrova nel prodotto perché ci aiuta nella costante ricerca di nuove tendenze, con idee che nascono dall’osservazione e comprensione del nostro territorio e delle persone che ci circondano.»

C’è un esempio in particolare?

Il primo che mi viene in mente è un accessorio, lo zaino goccia! Creato ispirandoci a Matera, visto che il simbolo che la rappresenta è appunto la goccia. Abbiamo così realizzato questo particolare zaino antirapina a forma di goccia, ispirato dal territorio, molto identitario. Anche a livello di capispalla abbiamo qualche influenza diretta tra il territorio e la creazione, in questo caso derivata dalle nostre figure religiose, spaziando quindi dal sacro al profano!

Vista la cura, l’ispirazione e il tempo necessario alla realizzazione di queste creazioni, che ruolo e soprattutto che valore ha l’artigianalità al giorno d’oggi?

«In un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo, di crisi economica ma anche sociale e d’identità, invitiamo sempre più le persone ad esprimersi per ciò che si è, essere unici e non omologarsi alla massa o ai canoni che questa società ci impone. Siamo un po’ sommersi da questo fast fashion, che attira per il prezzo ma che non garantisce qualità né unicità, senza parlare poi delle condizioni di lavoro presenti in questo tipo di industrie. Noi artigiani cerchiamo sempre più di invitare le nuove leve, il nuovo ricambio generazionale, crearsi un capo unico e lavorare su numeri limitati! Una giacca di pelle è oggi un oggetto di design, da tramandare perché è durevole negli anni, ma al momento la gente, nella maggior parte dei casi, vede solo il prezzo; siamo sempre e solo noi a dare il valore alle cose purtroppo. Oggi siamo un po’ succubi della società consumistica, che vuole acquisti di capi da usare poco e buttare subito, mentre la teoria che ci ha sempre premiati fino ad ora è quella di puntare ad acquistare prodotti buoni e duraturi nel tempo

Parlando di qualità e durata nel tempo, cosa possiamo dire sull’impatto ambientale e sulla sostenibilità delle sue creazioni?

«Sostenibilità oggi è un termine che si utilizza molto spesso ma a cui forse si dà poco valore. La pelle nasce originariamente come scarto alimentare, l’essere umano già secoli e secoli fa, anziché farla diventare rifiuto, ha iniziato questa trasformazione per poi utilizzarla col tempo nel settore moda. Quando si lavorano pelli ovine, caprine e bovine, le si concia con le tecniche regolamentari e si ottengono poi prodotti di pregiata fattura come accessori, calzature, borse e giacche, non si va ad impattare troppo sull’ambiente, come fanno invece i derivati del petrolio (per realizzare ecopelle, pelle vegana e simili) e, secondo me, è questa la vera sostenibilità. È sempre stato un prodotto naturale! Se davvero si parla di sostenibilità, bisogna fare meno confusione ed essere più chiari nel mandare messaggi. Invito tutti a dare più valore alle fibre naturali, non solo la pelle ma tutte le fibre utilizzate nell’abbigliamento, sia animali che vegetali, e non alle fibre sintetiche create dall’industria chimica.»

Sempre parlando di sostenibilità, la manifestazione si chiede anche se è possibile creare questo nuovo modello di turismo sostenibile attraverso l’artigianato, quindi creare dei punti di interesse che possano generare turismo. Che cosa ne pensa?

Sicuramente ogni artigiano che ha un’attività parte dalla propria identità territoriale. La prima cosa è dare valore alle radici da cui il lavoro viene concepito. Giocare sul nostro prodotto per veicolare un nuovo tipo di turismo ed esaltare il nostro territorio è, secondo me, un connubio perfetto, perché noi realizziamo e vendiamo un prodotto lucano e teniamo particolarmente al racconto di questa bellissima terra. Secondo me il progetto di Fucina Madre di associare la promozione del territorio con il saper fare di noi artigiani è molto interessante e funzionale, anzi, dovrebbero essere presenti più format di manifestazioni del genere perché legano la sapienza artigianale lucana e il territorio, in questo caso puntando su un luogo simbolo come Matera, che tutti hanno imparato a conoscere ed apprezzare e che al momento più ci rappresenta. Però ci tengo a dire che ogni angolo della Basilicata è bello e merita di essere scoperto, come la nostra Val d’Agri e ognuno dei 131 comuni nella nostra regione.

 Quali contenuti concreti avete portato e presentato al pubblico in questi giorni di manifestazione?

«Il nostro impegno quotidiano è quello di puntare sul futuro, sulla ricerca, sull‘innovazione per realizzare progetti prestigiosi e soprattutto per portare la qualità della moda italiana e dell’artigianalità lucana in tutto il mondo. Cerchiamo di divulgare tutto ciò con i nostri workshop, nel racconto di ogni dettaglio di mestieri e tradizioni, in un percorso che parte dalle mani di noi artigiani per arrivare fino alle mani dei clienti finali. Questo è il concetto che diffondiamo nei diversi laboratori, seminari e workshop durante la manifestazione.»

In conclusione, cosa rappresenta per lei e per il suo brand la partecipazione a questa edizione di Fucina Madre e che riscontro può avere nel futuro immediato e/o a lungo termine?

«Siccome siamo giunti alla terza edizione, posso dire che già le prime due hanno avuto un buon esito. Abbiamo avvicinato molte persone al concetto del prodotto artigianale, questo souvenir che lega la storia del passato a quella di oggi. Ritengo sia un ottimo modo per divulgare il nostro quotidiano e far conoscere i nostri prodotti con l’aiuto dell’APT, colonna portante che lega indissolubilmente la promozione del territorio ai prodotti che realizziamo. Cerchiamo così di continuare in questo progetto nato sei anni fa con gli stessi artieri. Siamo 40 artieri, artigiani della Lucania, designer e maker. Sicuramente si può crescere ancora di più, attuando piattaforme online per creare così una presenza costante tutto l’anno. C’è già un progetto in elaborazione, abbiamo parlato con la dottoressa Palmarosa Fuccella, e con il Direttore Generale Antonio Nicoletti, per poter far continuare questo format rappresentativo dell’artigianalità, concetto che oggi abbiamo difficoltà a far percepire alla vasta platea perché siamo circondati dal commerciale, con ben poco di artigianale. Per tutti questi motivi il bilancio della manifestazione è certamente positivo sotto tutti gli aspetti!»

Categorie: Altri blog

Il Circolo “ARCI Le Nuvole”: l’intervista alla Presidente Luciana Carfì, “operaia del cambiamento”

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 04/25/2024 - 10:51

Il Circolo ARCI “Le Nuvole” è un’associazione di promozione sociale che opera nel territorio di Gela per promuovere nuove forme di aggregazione tra le persone con l’obiettivo di favorire la partecipazione attiva dei cittadini di qualunque età, sesso o condizione sociale alla vita della comunità.

ARCI “Le Nuvole” promuove l’aggregazione, il protagonismo positivo ed il benessere delle persone e della comunità attraverso la promozione di diverse attività: nella struttura, infatti, sono presenti una ludoteca, delle aule studio per fornire supporto scolastico a bambini e adolescenti, una piccola sartoria sociale, spazi in cui si svolgono laboratori di scrittura e di cucina, oltre a un progetto di Open housing, per favorire l’accompagnamento alla casa e al lavoro, attraverso l’attivazione di tirocini formativi e successiva ricerca di impiego.

Negli anni, sono stati lanciati 42 progetti di micro-impresa e, grazie a una collaborazione con la BCC di Caltanissetta, sono nate nuove attività imprenditoriali sul territorio, dal negozio di videogiochi, alle piccole attività di artigianato.

Oggi, sono circa 15 gli educatori volontari che offrono il proprio servizio e aiuto alle persone che si recano presso la struttura.

Il Circolo si trova in un quartiere periferico della città, in via Maurizio Ascoli 30, luogo in cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Luciana Carfì, Presidente di “Arci Le Nuvole” che, ogni giorno da circa 30 anni, opera per il bene comune della città a fianco dei più deboli.

Luciana Carfì ci ha raccontato che, quando nel febbraio del 1995 un gruppo di giovani provenienti da varie esperienze sociali e culturali decise di iniziare questa avventura, Gela era una città che era appena uscita da una sanguinosa guerra di mafia. L’impegno associativo rappresentava per quei giovani uno strumento importante per contribuire al riscatto del territorio.

Fu proprio la prima Carovana Antimafia, promossa da ARCI Sicilia, a sancire la nascita del Circolo ARCI “Le Nuvole” e attraverso gli anni, i passaggi successivi della Carovana Antimafia hanno lasciato sul territorio progetti e proposte a sancire un modo nuovo di fare antimafia: non più solo testimonianza ma anche fatti concreti e cose reali e tangibili.

Così, negli anni, sono nati progetti e iniziative legate al mondo dell’infanzia, verso i giovani a rischio e laboratori artistico-espressivi aperti a tutti i giovani del territorio, alle scuole, ai gruppi, ai quartieri.

La prima sede dell’associazione si trovava presso il Convento dei Cappuccini di Gela; le prime attività erano rivolte principalmente ai bambini; Luciana Carfì ci ha narrato un aneddoto emblematico che lascia trasparire l’importanza della costruzione di luoghi di aggregazione e protagonismo positivo nei quartieri più difficili; durante i primi anni di attività, infatti, alcuni ragazzini si divertivano a gettare delle pietre contro la sede del Circolo; un giorno, venne chiesta loro la motivazione a monte di questo gesto; non c’era un vero e proprio perché ma, probabilmente, i ragazzi si erano sentiti esclusi. Quando, con stupore, gli adolescenti hanno compreso di avere il diritto di poter frequentare quel luogo, molti di loro hanno iniziato a recarsi presso quello spazio, trovando in esso un luogo di aggregazione che consentiva loro di ascoltare e cantare le canzoni napoletane alla radio.

Grazie all’ARCI Le Nuvole, 97 bambini su 110 sono stati portati fuori dagli istituti, ad alcune famiglie sono stati affiancati addirittura 3 operatori. Il percorso, difficile ma entusiasmante, ha formato una squadra di professionisti impegnati ovunque che ancora oggi operano per il bene della città.

Il Centro ospita una sala prove per gruppi musicali, una biblioteca con sala lettura, una sala proiezioni ed una sala giochi.  Vengono realizzate periodicamente mostre, serate musicali, presentazione di libri ed incontri con gli autori, reading letterari, performance artistiche di vario genere con un occhio di riguardo particolare per i giovani artisti locali e le varie forme di sperimentazione culturale. Nel corso dell’anno vengono inoltre organizzati per i soci laboratori musicali, teatrali e ludico-espressivi, corsi di strumenti musicali, di alfabetizzazione informatica, di lingue.

Tra i progetti promettenti in corso, c’è la produzione del primo olio di semi di girasole siciliano; la raccolta, lavorazione e trasformazione dell’olio è stata effettuata da giovani che hanno usufruito dei tirocini formativi all’interno del progetto di Open Housing, finanziato da Fondazione Con il Sud, con cui ARCI Le Nuvole collabora da tempo per creare nuove possibilità di lavoro e formazione sul territorio. Tutto ciò è frutto di un lavoro di squadra che rappresenta un valore aggiunto per questo ed altri progetti.

L’obiettivo di ARCI Le Nuvole è quello di costruire una rete comunitaria, tessere relazioni, generare senso di appartenenza. Luciana Carfì, che da circa trent’anni lavora e in questa direzione, ci ha comunicato che “non è un percorso semplice, perché la nostra comunità è basata sull’Io; invece, ci sarebbe tanto bisogno del “Noi”. L’individualismo non aiuta, in quanto ci sono molte persone sole che necessitano aiuto e supporto per combattere la solitudine che non rappresenta un ostacolo semplice da affrontare. Chi fa associazionismo fa una scelta precisa, che è quella di differenziarsi. Io cerco di stare dalla parte buona della vita”.

L'articolo Il Circolo “ARCI Le Nuvole”: l’intervista alla Presidente Luciana Carfì, “operaia del cambiamento” proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

Caporalato: a Gela nasce uno sportello di ascolto e orientamento legale

Gela Le Radici del Futuro - Sab, 04/13/2024 - 09:20

Oggi, sabato 13 aprile, alle ore 10, a Gela sarà inaugurato è uno sportello di ascolto e orientamento legale per combattere il caporalato.

Si tratta di uno dei presidi fissi previsto dal progetto InTRATTAabili, promosso da un ampio partenariato guidato da ARCI Basilicata, e di cui fanno parte anche ARCI Sicilia, l’Associazione i Girasoli di Mazzarino e il Comune di Pachino. Lo sportello si trova in via Maurizio Ascoli ed è gestito da ARCI Le Nuvole.

Il Circolo ARCI Le Nuvole” di Gela è un’associazione di promozione sociale che opera nel territorio di Gela per promuovere nuove forme di aggregazione tra le persone con l’obiettivo di favorire la partecipazione attiva dei cittadini di qualunque età, sesso o condizione sociale alla vita della comunità.

Luciana Carfì, presidente del Circolo ARCI Le Nuvole, ci ha parlato delle difficoltà che molte persone sono costrette ad affrontare in merito a condizioni lavorative non propriamente idonee. Non soltanto i migranti, ma anche tanti giovani e meno giovani che, pur di non abbandonare la propria terra natìa, si trovano costretti ad accettare proposte lavorative non propriamente ascrivibili all’ambito della legalità.

Se c’è una cosa che emerge forte è la grande solitudine delle famiglie che sono costrette ad affrontare da sole tutte le difficoltà sociali, abitative, lavorative. Si tratta spesso di persone isolate che vengono coinvolte in diverse attività, al fine di consentire loro di costruire legami, fare comunità ed evitare che ognuno si chiuda nelle proprie difficoltà. Così, attraverso l’associazione, possono in qualche modo trovare delle soluzioni ai loro problemi”, continua la Carfì.

L’inaugurazione dello sportello

Il progetto InTRATTAabili intende creare in Sicilia, Campania e Basilicata, un sistema integrato di transizione al lavoro dignitoso e di integrazione socio-economica per vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo impiegate nel settore agricolo e nell’ambito domestico e di cura alla persona.

Uno sportello fisso offrirà servizi di ascolto e orientamento legale, stabilendo la gravità della situazione di sfruttamento per decidere quali percorsi personalizzati attivare. Prevista anche la segnalazione attraverso il numero verde per titolari di protezione UNHCR, servizio gratuito nazionale gestito dal partner Arci APS, e l’attivazione di uno sportello donna.

Saranno realizzate anche attività di formazione, per operatori e beneficiari, su assessment sociale delle imprese del settore agri-food e supporto alle necessità pratiche di trasporto sicuro da e per i luoghi di lavoro e ricerca del lavoro.

Sarà inoltre favorita l’integrazione sociale e comunitaria dei beneficiari mediante attività sociali, ricreative e laboratoriali co-progettate.

Abbiamo fatto alcune domande in merito a questo bellissimo progetto a Giuseppe Montemagno, presidente di ARCI Sicilia.

Come nasce il partenariato Basilicata-Campania-Sicilia in merito alla questione del caporalato? Sono territori accomunati da percentuali simili in merito a questa tematica?

Il progetto InTRATTAbili si inserisce all’interno del lavoro costante che la rete associativa ARCI porta avanti in tutta Italia per tutelare i diritti delle persone meno garantite socialmente, migranti e non, lavoratrici e lavoratori spesso invisibili, sfruttati e costrette a vivere in condizioni di marginalità.  La scelta specifica di Basilicata, Campania e Sicilia è finalizzata a dare continuità ad una precedente esperienza progettuale (SIPLA Sud) in cui erano già state impegnati insieme alcuni dei partner di questo progetto. Sono territori dove il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento economico e sociale, soprattutto di persone straniere, è abbastanza diffuso in particolare nel settore agricolo ed in quello del lavoro domestico. Sono migliaia le persone impiegate in nero in alcune aree delle tre Regioni coinvolte, senza alcuna tutela, sottopagati e costrette a lavorare per molte ore in condizioni precarie. Non esistono cifre ufficiali, ma secondo una stima dell’ISTAT il lavoro irregolare in agricoltura è in costante crescita, raggiungendo percentuali superiori al 20%. Il progetto interviene in territori dove il lavoro agricolo stagionale e quello domestico è molto diffuso, come alcune aree delle provincie di Caserta, Potenza, Caltanissetta, Trapani e Siracusa.”

Ci sono dei dati che dimostrano che questo sia un problema del territorio? Quante persone sono in condizione di richiedere questo tipo di aiuto? Che platea un tale sportello può attivare e che impatto può generare? Perché proprio Gela?

Non esistono dati ufficiali ma negli ultimi anni, alcune operazioni delle forze dell’ordine hanno evidenziato come il fenomeno sia presente nelle campagne del nisseno e dell’agrigentino. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, i lavoratori per paghe esigue erano impegnati per 8 ore di lavoro al giorno, costretti a lavorare in assenza di condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Si tratta di persone costrette ad accettare tali condizioni di sfruttamento poiché in stato di bisogno, senza dimenticare che i “caporali” sono spesso persone che non disdegnano l’uso della violenza per intimidire le proprie vittime o costringere al silenzio chi si ribella. Ricordo il sacrificio di Adnan Siddique, ucciso nel 2020 a Caltanissetta perché aveva avuto il coraggio di denunciare una vera e propria organizzazione criminale finalizzata al caporalato composta da pakistani e italiani.

Il progetto InTRATTAbili interviene proprio a sostegno di queste persone con l’obiettivo di creare e potenziare un sistema integrato di transizione al lavoro dignitoso ed all’integrazione socio-economica, socializzazione ed integrazione comunitaria per lavoratori e lavoratrici vittime o potenziali vittime di sfruttamento. La provincia di Caltanissetta è uno dei territori interessati dalle attività del progetto. L’attivazione dello sportello a Gela va ad integrare quello già esistente nel capoluogo per potenziare i servizi a disposizione del territorio. Lo sportello è a disposizione di chiunque abbia necessità di avere una consulenza legale o di avere informazioni sulle norme che tutelano l’accesso al mondo del lavoro. Fondamentale sarà anche la collaborazione con le Istituzioni, i sindacati, le associazioni e chiunque sia impegnato a promuovere la legalità ed il rispetto della dignità delle persone. Le Reti sociali sono determinanti per rispondere in maniera puntuale ai bisogni delle persone più fragili. Per questo, come ARCI, mettiamo a disposizione del territorio i nostri servizi e nello stesso tempo ci affidiamo alle competenze degli altri soggetti della rete per offrire una risposta più precisa e puntuale a chi chiede aiuto. La scelta di Gela è strategica anche perché al centro di una vasta area territoriale che comprende anche parti delle provincie di Ragusa ed Agrigento.”

In che modo gli utenti saranno supportati? Avranno un supporto legale, interagiranno con mediatori culturali e avranno anche un sostegno di tipo psicologico?

Lo sportello sarà accessibile in presenza ed anche telefonicamente. Sulla base delle esigenze manifestate, gli utenti potranno accedere gratuitamente ad un percorso di informazione ed orientamento ai servizi, identificazione e contrasto di situazioni di sfruttamento e la consulenza legale. Si tratta di servizi individualizzati che prevedono l’intervento di professionisti con competenze specifiche nel campo della tutela legale e della mediazione culturale. Non è previsto invece dal progetto il sostegno psicologico, ma nei casi in cui fosse necessario, saranno coinvolti altri servizi territoriali promossi dall’ARCI o dagli altri soggetti della Rete.”

Il binomio lavoro/immigrazione rappresenta una questione complessa: in che modo si andrà a combattere il lavoro in nero e a favorire una reale integrazione, viste anche le attuali politiche sociali in atto in merito alla figura del migrante?

Quando si parla dei diritti delle persone non ci può essere distinzione di nazionalità. Per questo lo sportello è accessibile a tutte le persone che intendono chiedere un aiuto. È chiaro che la condizione delle persone migranti è decisamente più complicata. Intanto perché devono fare i conti con una legislazione che non li agevola nella costruzione di un percorso di vita adeguato alle proprie aspettative. L’accesso al mondo del lavoro ed ai diritti di cittadinanza non è semplice ed è ulteriormente complicato da chi utilizza il tema delle migrazioni per speculazioni politiche. Eppure, gli studi e le statistiche sul mercato del lavoro continuano a sottolineare l’urgenza di politiche di accesso che favoriscano l’arrivo di lavoratori stranieri. Di pari passo, andrebbero definite strategie di politiche sociali e culturali che favoriscano l’integrazione dei nuovi cittadini per costruire comunità aperte alle diversità, con politiche abitative e di sviluppo locale che siano in grado di rispondere ai nuovi bisogni e prospettare un futuro per le nuove generazioni.

Proprio a partire da questo approccio, il progetto InTRATTAbili prevede accanto al supporto lavorativo anche la realizzazione di eventi, attività ricreative, culturali, la messa a disposizione di spazi per l’aggregazione libera, la co-progettazione con gruppi anche informali del territorio di attività ed eventi. L’obiettivo è quello di favorire la conoscenza reciproca tra persone, per permettere di oltrepassare la definizione a volte stigmatizzante di “sfruttato” per consentire alle persone migranti e alle comunità “ospitanti” di instaurare un autentico dialogo privo di vittimizzazioni ed impliciti rapporti di forza.”

Donne: oltre al sostegno in merito allo sfruttamento lavorativo, è previsto anche un supporto riguardante eventuali violenze esercitate sul posto di lavoro?

Per le donne nello specifico, il progetto prevede servizi di ascolto, assistenza, orientamento e contrasto allo sfruttamento e alle loro necessità pratiche e strategiche, determinati nei contenuti insieme alle stesse donne attraverso l’ascolto e l’identificazione dei bisogni. Attraverso l’ascolto le donne saranno aiutate a identificare situazioni di violenza di genere, anche sul posto di lavoro, e potranno essere orientate verso servizi dedicati quali centri antiviolenza e servizi sanitari e di supporto psicologico.”

L'articolo Caporalato: a Gela nasce uno sportello di ascolto e orientamento legale proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

Il film “Lo Sbarco” arriva anche in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 04/04/2024 - 22:02

Dopo aver vinto a Parigi ed essere stato selezionato in una serie di Festival europei che si terranno nel corso del 2024, il film Lo Sbarco, regia di Iacopo Patierno, varca i confini del continente europeo e arriva in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti.

In Nuova Zelanda è entrato nella selezione ufficiale del NZ Web Fest che si svolgerà ad Auckland dall’1 all’11 novembre.

Il NZ Web Fest (Auckland, Nuova Zelanda) è stato creato da Keith Barclay e Fiona Powell nel 2015 per celebrare le serie web e i contenuti video online. Nel corso degli anni, il festival è progressivamente cresciuto di importanza ed è entrato a far parte della ristretta cerchia dei festival promotori della Web Series World Cup, che ha avuto nel 2022 tra i finalisti la nostra web serie Italia Sicilia Gela

Negli Stati Uniti “Lo Sbarco” è stato selezionato e proiettato a Los Angeles nell’ambito del Royal Chance Film Festival.

Il Royal Chance Film Festival, fondato da Leah “LQ” Queen, dice il sito del Festival, “è un evento annuale dedicato alla promozione degli artisti indipendenti e alla presentazione di contenuti cinematografici e televisivi che colpiscono le menti, i cuori e le anime dei creativi globali. Deciso nella sua convinzione che gli artisti indipendenti privi di significativi sostegni verso Hollywood meritino le stesse opportunità delle loro controparti mainstream.”

Il docufilm “Lo Sbarco”, realizzato in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’operazione Husky, il nome in codice dato allo sbarco degli alleati in Sicilia, ha coinvolto le testimonianze di esperti, cittadini, testimoni dell’epoca e l’attiva partecipazione di studentesse e studenti dell’Istituto Morselli di Gela.

Sono felice che il film e il suo messaggio di pace arrivi anche nei Festival di altri continenti. Purtroppo, c’è chi continua a uccidere, penso che la pace sia ancora lontana e che tutti ci dobbiamo impegnare per essa” afferma il regista Iacopo Patierno.

“Lo Sbarco” segue un gruppo di studentesse e studenti in veste di esploratori della memoria e ricercatori di messaggi di pace. Si immergono nella città di Gela, in Sicilia, alla ricerca della memoria che conserva il tessuto cittadino riguardo all’operazione Husky, lo sbarco delle truppe alleate a Gela avvenuto il 10 luglio 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, un passaggio decisivo per la caduta del fascismo prima e del nazismo poi.

Attraverso le interviste effettuate a cittadine e cittadini, a testimoni dell’epoca, a esperti storici il film indaga il rapporto di quell’evento con i temi di pace e guerra; approfondisce l’impatto che la guerra ha avuto sulla città e sulle persone, sia a livello individuale che collettivo; riprende e registra ricordi e memorie preziosi.

Visitando i luoghi simbolo dei combattimenti nella piana di Gela e sul lungomare, gli esploratori della memoria provano ad immaginare come doveva essere vivere in quel contesto di guerra, impersonificano gli abitanti dell’epoca ed esprimono cosa potessero provare al momento dello sbarco.

Il film esamina anche come la memoria storica possa influenzare il futuro di una città e dei suoi abitanti, stimolare una riflessione sul tema della pace e della guerra al giorno d’oggi.

Quello che “Lo Sbarco” propone è un viaggio tra memoria storica e vita contemporanea; le strade e i molti luoghi nel perimetro adiacente alla città portano ancora i segni dei combattimenti del 1943. Le persone di Gela lo vivono come un evento lontano e ormai superato, irripetibile? Quali insegnamenti è possibile trovare da quell’evento al giorno d’oggi? È possibile trasmettere l’emozione e il senso di urgenza riguardo alla necessità di preservare la memoria storica e di lavorare per la pace?

“Lo Sbarco” è un film realizzato nell’ambito del progetto Gela Le Radici del Futuro, coordinato da Jacopo Fo e Bruno Patierno, con il sostegno di Eni e il patrocinio della città di Gela.

Per info:
[email protected]

E’ possibile seguire il progetto anche su Facebook, Instagram, YouTube.

 

L'articolo Il film “Lo Sbarco” arriva anche in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

A Gela e Sciacca il convegno internazionale del Lions Città Murate

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 03/27/2024 - 17:49

Dal 25 al 28 aprile, Gela e Sciacca ospiteranno il 20esimo Congresso Internazionale del Lions Città Murate. Un ottimo risultato perseguito e ottenuto anche grazie agli sforzi dell’ing Franco Butera, Vicepresidente internazionale della Fondazione, di origini Gelesi.

Si tratta di un momento importante, non solo per discutere sui metodi di preservazione delle città murate, ma anche un’iniziativa interessante per il rilancio dell’immagine della città. Si prevede, infatti, una imponente partecipazione di soci provenienti da San Marino, Malta, Francia ed Emirati Arabi.

Tanti saranno i professionisti presenti durante i 4 giorni del Congresso; Gela si è preparata ad accogliere personalità internazionali per un evento molto promettente per rilanciare il turismo nella città.

La storia della Fondazione Lions Città Murate

Nell’anno 2003, anziché andare alla ricerca di uno sterile gemellaggio destinato fatalmente all’usura del tempo, il presidente pro-tempore, Franco Ghio, propone al Club la creazione di una Associazione Internazionale che raggruppi i Clubs che vivono e lavorano in città ancora circondate da antiche mura allo scopo di promuovere la conoscenza reciproca fra le stesse, di studiarne la storia, e di proporre soluzioni ai problemi che la cinta muraria comporta, sia in fatto di vivibilità, che di viabilità oltreché di manutenzione e di illuminazione

E così, nel mese di giugno 2004, viene indetto a Lucca il 1° Congresso Internazionale al quale prendono parte i Clubs delle città di Avignone, Carcassonne, Malta, San Marino e Avila oltre, ovviamente, a Lucca.

Il successo è subito notevole poiché vi partecipano 110 delegati in rappresentanza di 7 Lions Club e di 5 nazioni europee. Tali Clubs costituiscono il gruppo storico dei soci fondatori dell’Associazione.

Quest’anno, il Convegno tratterà molti argomenti riguardanti l’archeologia, la storia e l’economia politica, attraverso interventi di vati esperti del settore, oltre a visite guidate all’area archeologica di Agrigento, alle mura di Gela e Sciacca, e ai musei presenti nelle città.

Il tutto, sarà accompagnato anche da un tasting di tutte le specialità enogastronomiche locali.

Franco Butera, Vicepresidente Internazionale della Fondazione, si dichiara molto soddisfatto di questo traguardo, considerando che Gela e Sciacca sono riuscite a ospitare il 20esimo Congresso su 260 club internazionali.

Consulta il programma completo al seguente link:

25-26-27-28 APRILE – XX CONGRESSO Gela e Sciacca (Sicilia) PROGRAMMA PLAN

L'articolo A Gela e Sciacca il convegno internazionale del Lions Città Murate proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

Le 5 migliori ricette di Cuore Basilicata per la primavera

CuoreBasilicata - Ven, 03/22/2024 - 17:09

La primavera è già nell’aria! Per portarla anche a tavola, ecco la selezione delle 5 migliori ricette del periodo, selezionate e spiegate da Federico Poletta.

 

  •  Scarcedda

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: MEDIO          Tipologia: RICETTA PASQUALE, RUSTICO

Link: vai alla ricetta

 

  • Fave e cicoria selvatica

Livello di difficoltà: BASSO        Costo: BASSO          Tipologia:  SECONDI PIATTI, CONTORNI

Link: vai alla ricetta

 

  • Ciaudedda

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: BASSO          Tipologia: SECONDI PIATTI, CONTORNI

Link: vai alla ricetta

 

  • Pzzat’la” calvellese

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: MEDIO          Tipologia: RICETTA PASQUALE, RUSTICO

Link: vai alla ricetta

 

  • Zeppole di San Giuseppe

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: MEDIO          Tipologia:  DOLCI TRADIZIONALI

Link: vai alla ricetta

 

L’autore delle ricette

Le ricette sono state selezionate da Federico Poletta, giovane imprenditore che ha deciso di investire sul proprio territorio, la Val d’Agri. È il titolare di “Mea Terra”, un’azienda agricola e fattoria didattica situata a Grumento Nova, a poca distanza dall’importante sito archeologico di Grumentum e dal meraviglioso scenario naturalistico del Lago del Pertusillo. L’idea nasce da Federico con li prezioso supporto della sua famiglia. Mea Terra è una azienda agricola/fattoria didattica che si estende su circa 15 ettari, di cui dedicati a centro aziendale e il restante  ricoperto da boschi e coltivato in parte ad orticole. Il centro aziendale comprende  un’aula multifunzionale (per attività laboratoriali, compleanni ed eventi), una “casa museo” dedicata al mondo contadino lucano, un’ampia area pic-nic circondata da alberi monumentali e antichi tratturi, ricoveri con diverse specie animali (cavalli, asini, galline, oche, pavoni, uccelli esotici, lama…), un vigneto, un’area giochi per bambini.

Categorie: Altri blog

A Viggiano la Rassegna Nazionale di musiche e canti folklorici e etnici

CuoreBasilicata - Mer, 03/20/2024 - 15:11

Si è tenuta a Viggiano, organizzata dal Gruppo Folk “Lu Chicchirichì” in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e con la Federazione Italiana Tradizioni Popolari, la manifestazione “Madri e Padri del Folklore” e “Rassegna di musiche e canti folklorici ed etnici“, una due giorni che si inserisce all’interno di un contesto di valorizzazione e riscoperta della tradizione musicale etnica e popolare. Il folklore, spesso guardato con distacco e come anacronistico e lontano dalla realtà, torna invece ad assumere il suo significato più autentico, ovvero quello di raccontare la storia e l’identità di un popolo. Lo fa nella cornice di Viggiano,  paese che può vantare un’importantissima tradizione musicale. Il sindaco Cicala ha espresso soddisfazione e orgoglio, credendo fermamente che solo attraverso la conoscenza e la riscoperta delle tradizioni popolari sarà possibile porre solide basi per il futuro della comunità. A raccontarci questa bellissima esperienza vissuta è Rocco Nigro, del Gruppo Folk “Lu Chicchirichì”.

 

Come filo conduttore dei diversi eventi della manifestazione abbiamo il folklore: quale ruolo possiamo attribuirgli oggigiorno, in particolare nella realtà di Viggiano ?

«Se in passato il ruolo del gruppo folk è stato soprattutto conservare e preservare la “storia del popolo”, se non addirittura recuperarla, oggi il mondo del folklore si pone l’obiettivo di valorizzare e quasi riabilitare quella che a tutti gli effetti è cultura: la cultura popolare. Per farlo, la F.I.T.P. (Federazione Italiana Tradizioni Popolari) ricorre al supporto della consulta scientifica, organo composto da antropologi, etnomusicologi e altri esperti delle tematiche in questione, pronti a supportare e consigliare i gruppi affiliati. Inoltre, in occorrenza delle manifestazioni di carattere nazionale, la federazione organizza seminari tematici. Senza contare il valore sociale di un’associazione come quella del gruppo folk di Viggiano,  che mette insieme persone di ogni estrazione ed età, dai 3 anni agli 80 e oltre, in cui ognuno può giovare della presenza, delle esperienze o delle abilità dell’altro.»

 

Qual è l’origine di queste due giornate e a chi dobbiamo la loro organizzazione?

«La “Rassegna di musiche e canti folklorici ed etnici” è una delle tre manifestazioni di carattere nazionale che la F.I.T.P. organizza annualmente (insieme a “Il fanciullo e il folklore” e “Italia e Regioni”), di volta in volta in luoghi diversi in giro per l’Italia. Mai nessuna di queste importanti manifestazioni si è tenuta in Basilicata. È stato quindi un grande onore poter ospitare questa due giorni, dopo aver fatto un’ottima impressione alla giunta nazionale (tenutasi nel nostro paese in occasione del 50esimo anniversario dalla nascita del gruppo folk viggianese Lu Chicchirichì, nel 2023). In tal senso, fondamentale è stato il supporto dell’amministrazione comunale, che ha creduto nell’iniziativa formalizzando la volontà di ospitare l’evento, e l’impegno del presidente del gruppo folk Giuliano Ierardi, assessore nazionale per la F.I.T.P.»

 

Chi sono stati i partecipanti?

«Alla manifestazione potevano partecipare gruppi iscritti alla Federazione provenienti da tutta Italia. Sono arrivati a Viggiano gruppi dalla Lombardia, dal Molise, dal Lazio, dalla Calabria, dalla Sicilia e ovviamente dalla Basilicata (Lavello e Calvello). Da qualche anno a questa parte, alla categoria “musiche e canti folklorici” si è aggiunta la categoria “musiche e canti etnici”».

 

 Abbiamo visto che la due giorni si è svolta seguendo un ricco e fitto programma, che non prevedeva solamente la rassegna musicale: vogliamo entrare nel dettaglio?

«Da diversi anni ormai, alla “Rassegna di musiche e canti folklorici e etnici” si è affiancata la serata di gala “Madri e Padri del Folklore”. Un riconoscimento assegnato a personalità benemerite della FITP, solitamente persone che hanno speso molto tempo nella riscoperta, salvaguardia, studio e valorizzazione della cultura e delle tradizioni popolari. È stato stupendo vedere il teatro gremito e penso lo sia stato per tutti i 9 premiati, ma soprattutto per Giuseppe Stella, per tutti Peppe, membro storico de “Lu Chicchirichì”, musicista e co-autore di molte canzoni, che ha ricevuto questo prezioso riconoscimento proprio nel teatro del suo paese, alla presenza della sua famiglia e dei suoi amici. »

 

La prima giornata si è svolta l’8 marzo, giornata particolarmente significativa e non casuale. Quali eventi del programma sono stati pensati  in relazione alla figura femminile?

«Dal momento che la serata si è svolta in concomitanza della Giornata Internazionale della Donna, si è scelto di accompagnare la cerimonia con eventi di arte, cultura e spettacolo rappresentativi di Viggiano e del territorio lucano, ma eseguiti e dedicati alla figura femminile. Per l’occasione, infatti, i presenti hanno potuto godere del duo femminile di arpa del gruppo folk Lu Chicchirichì e del coro femminile che ha eseguito due brani nazionali di pura emancipazione: “La lega (sebben che siamo donne)” e “Bella Ciao delle Mondine”. Ma non ci si è fermati a questo: è stato, inoltre, indetto un concorso poi presentato come mostra fotografica dal titolo “Donne. Tradizioni e antichi saperi”, che contava 19 foto in gara, più altre 15 fuori gara.»

 

 

Quali sono stati altri momenti particolarmente significativi in questa due giorni?

«Non c’è manifestazione senza seminario-dibattito, e sarebbe stato impossibile a Viggiano, città di Maria, non affrontare il tema del sacro. Sabato mattina, infatti, presso il teatro comunale F. Miggiano, si è tenuto l’incontro dal tema “Canti di devozione. Percorsi tra etnomusicologia e religiosità popolare”. Dopo i saluti del presidente Ierardi, è stata proprio la più alta carica nazionale – il presidente Gerardo Bonifati – a moderare gli interventi della Prof.ssa Fulvia Caruso (presidente della consulta scientifica e docente di Etnomusicologia presso l’Università di Pavia), del Prof. Enzo Vinicio Alliegro (docente di Discipline Demo-etnoantropologiche del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università degli Studi “Federico II” di Napoli) e del Prof. Nicola Di Lecce (studioso di Demo-etnoantropologia ed etnomusicologo). Ospiti tra il pubblico anche diversi ragazzi delle scuole: una classe dell’Istituto Comprensivo, una del Liceo Classico e una del Liceo Psicopedagogico, che prontamente hanno risposto all’invito del presidente Ierardi. Al termine del seminario, per i componenti dei gruppi arrivati da tutta Italia è stato possibile visitare il centro storico di Viggiano, accompagnati dalle operatrici del progetto Viggiano Turismo

Come si è conclusa la rassegna?

«Il premio per la miglior canzone folkloristica è stato assegnato dalla giuria al gruppo siciliano “I figli dell’Etna”. La serata ha continuato a regalarci grandi soddisfazioni quando a Egidio Tucci, ciaramella e zampogna degli Amarimai, è stato conferito il premio Santino Merrino” come miglior musicista, per la categoria musica etnica; il gruppo “Kantara” di Marsico Nuovo, si è aggiudicato il premio assoluto come miglior canzone etnica

 

Qual è stata la partecipazione riscontrata nelle manifestazioni?

«Visto il numero di partecipanti e di spettatori, la serata si è svolta presso il Palavejanum Pietro Mennea. Siamo molto soddisfatti della partecipazione che c’è stata, abbiamo avuto il piacere di ospitare la giunta della FITP quasi al completo, a dimostrazione della fiducia e della stima di tutto il movimento nei confronti del gruppo folk viggianese, sempre presente alle manifestazioni nazionali, e dell’ottimo lavoro svolto dal presidente Ierardi. Per quanto riguarda il pubblico, non avevamo molti dubbi: Viggiano e la Val d’Agri riservano sempre grande affetto alle manifestazioni folkloristiche, prova ne sono le piazze sempre piene per i vari festival estivi. Sorprendente è stata la partecipazione dei gruppi musicali, ben 9 gruppi folkloristici e 6 gruppi etnici, per un totale di 15 brani: numeri mai raggiunti nelle precedenti edizioni!»

 

Alla luce di tutto ciò che è stato detto, due bellissime giornate all’insegna della musica e della cultura che sicuramente hanno lasciato un segno. Quale insegnamento va tratto da questo evento, come messaggio da trasmettere?

«Siamo estremamente felici di aver dato la possibilità ad artisti della val d’Agri e della Basilicata di confrontarsi con realtà provenienti da tutta Italia e di essere valutati da una giuria composta da elementi preparati e qualificati: ciò dà ancora più valore ai riconoscimenti ottenuti. Alla fine di entrambe le serate non sono mancati momenti di convivialità tra tutti i partecipanti al suono di organetti, fisarmoniche e tamburelli, tutti in un’unica orchestra: si è finiti per passare da una canzone all’altra, da un capo all’altro dell’Italia. Momenti di vero confronto e scambio, dove in pochi istanti la diversità diventa ricchezza e integrazione. Quei momenti che più ci piace vivere e ricordare, aspettando nuove occasioni per incontrarci e crearne altri».

Categorie: Altri blog

“Italia Sicilia Gela” approda su Amazon Prime Video

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 03/18/2024 - 12:43

La piattaforma Amazon Prime ha scelto di distribuire a livello internazionale, al di fuori dell’Italia, la web serie Italia Sicilia Gela. Un nuovo successo per la web serie e una nuova opportunità per vederla per il pubblico internazionale.

In Italia Italia Sicilia Gela è visibile gratuitamente sul sito gelaleradicidelfuturo.it. Qui il link per vedere le tre stagioni

Italia Sicilia Gela Stagione 1

Italia Sicilia Gela Stagione 2

Italia Sicilia Gela Stagione 3

Realizzata con la regia di Iacopo Patierno e prodotta all’interno del progetto Gela Le Radici Del Futuro realizzato da Jacopo Fo srl  (Gruppo Atlantide), coordinamento di Jacopo Fo e di Bruno Patierno, con il sostegno di Eni e il patrocinio della città di Gela,

La webserie si è articolata nell’arco di 3 stagioni in 21 episodi, ciascuno dedicato alla storia di un cittadino di Gela: da Don Lino, parroco e fondatore della Casa della Misericordia per aiutare i più deboli, a Sandra, kitesurfer; da Silvia, esperta di immersioni subacquee, a Giuseppe, archeologo… Ognuno dei protagonisti della web serie offre uno sguardo diverso sulla città di Gela e ci aiuta a scoprirne meraviglie, difficoltà, prospettive…

Nella web serie Gela assurge a simbolo e metafora di una regione, la Sicilia, e di un Paese, l’Italia, in possesso di enormi potenzialità e di altrettanto grandi contraddizioni.

Italia Sicilia Gela, con 7 primi premi e 36 selezioni ufficiali in altrettanti festival internazionali è tutt’ora la web serie italiana che ha ricevuto più riconoscimenti. Nel 2022 Italia Sicilia Gela è stata anche selezionata tra le finaliste della “Web Series World Cup”. Dal 2015, anno di nascita della Web Series World Cup, è stata la prima volta per una web serie italiana.

Abbiamo chiesto al regista, Iacopo Patierno, a cosa attribuisce le ragioni di questo straordinario successo.

“Nel corso di questa esperienza – ci ha detto Iacopo – ho avuto modo di conoscere bellissime persone, ciascuna portatrice di storie di vita affascinanti, vissute con passione per la propria terra e il proprio lavoro, seppure spesso attraverso difficoltà e problemi. Credo che il successo della web serie sia dovuto al fatto che si avverte la verità: sono persone vere, di grande umanità, così come sono vere le loro storie. Ciò consente allo spettatore di immedesimarsi nei personaggi e nelle loro vite. La web serie restituisce una visione della città di Gela al di fuori dei soliti stereotipi, dando di essa una luce nuova. Non bisogna dimenticare poi che Gela a livello internazionale è una città molto conosciuta anche perché è stata teatro dello sbarco alleato durante la Seconda guerra mondiale e quindi anche per questo le storie che la riguardano sollevano attenzione e curiosità.”

Finora la web serie è stata vista nel mondo da oltre 2.600.000 spettatori.

L'articolo “Italia Sicilia Gela” approda su Amazon Prime Video proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog

Il Parco Appennino Lucano patrocina Cuore Basilicata.

CuoreBasilicata - Lun, 03/18/2024 - 12:24

Il Parco Appennino Lucano Val dìAgri –  Lagronegrese ha deciso di dare il suo patrocinio a Cuore Basilicata.

E’ un nuovo riconoscimento che segue i patrocini già ricevuti dai Comuni di Calvello, Grumento Nova, Marsico Nuovo, Marsicovetere, Moliterno, Montemurro, Paterno, Spinoso, Tramutola.

Un riconoscimento che ci onora perché  attesta il lavoro che stiamo svolgendo, assieme agli Enti, alle Scuole, alle Associazioni per promuovere l’arte, la cultura, la storia, la natura, le produzioni del territorio.

Alcuni dati del progetto:

  • oltre 600.000 pagine dei siti e dei social di Cuore Basilicata viste dal 2020 ad oggi
  • Oltre 3.000 articoli, video, post, notizie pubblicati
  • quasi 10.000 follower tra Facebook e Instagram
  • premio “Green To Movie Award” nell’ambito del Festival del Cinema di Venezia al film Due Ma Non Due; premio al “Roma Short Film Festival” e al “Tuscany Film Festival” alla prima stagione della web serie Cuori Lucani, regia di Iacopo Patierno
  • 3 itinerari di visita rispettivamente per giovani. famiglie, amanti dell’arte e della cultura realizzati e presentati a oltre 100 Tour Operator e Agenzie di Viaggio italiani e stranieri

Per Cuore Basilicata il patrocinio ricevuto dal Parco Appennino Lucano è un ulteriore stimolo a guardare ad una prospettiva che abbracci la valorizzazione dell’Alta Val D’Agri nel contesto più ampio del Parco dell’Appennino Lucano, un territorio spesso mediaticamente sottoesposto rispetto a quanto è in grado di offrire.

Dell’importanza della comunicazione per il Parco abbiamo parlato con Rosita Gerardi, Presidente del Parco Appennino Lucano, in una sua pausa tra  incontri con gli studenti, riunioni per risolvere l’emergenza cinghiali, la partecipazione in rappresentanza del Parco a Fiere del Turismo…

“Il Parco è e va vissuto non come un vincolo ma come una opportunità di sviluppo ecosostenibile per tutto il territorio, con possibili importanti ricadute anche economiche – ci ha detto Rosita Gerardi –  Stiamo lavorando a far conoscere questa immagine del Parco che lo riposiziona nella percezione collettiva, anche per questo abbiamo scelto lo slogan “Il Parco c’è”, per segnalare l’attiva presenza e la vicinanza del Parco a tutte le comunità locali. E per far conoscere le tante iniziative in corso e i programmi del Parco stiamo organizzando una serie di incontri di confronto con i  territori, con i giovani e con le diverse categorie produttive. E’ mia ferma convinzione che il Parco possa svolgere bene la sua funzione solo a condizione che ottenga la partecipazione attiva e il contributo di idee di tutti i soggetti interessati ed è per questo nostro dovere e interesse coinvolgerli.

Nel frattempo stiamo realizzando materiali di comunicazione e gadget da diffondere per far conoscere la realtà del Parco.

Ben vengano quindi le iniziative come Cuore Basilicata che danno voce ai territori e li fanno conoscere anche al di fuori dei loro confini. E’ questa la ragione per cui abbiamo ritenuto il Progetto meritevole del patrocinio”.

Il progetto Cuore Basilicata (cuorebasilicata.it) è realizzato da Jacopo Fo srl (Gruppo Atlantide) con il sostegno di Eni e il patrocinio di Comuni dell’area.

 Puoi seguire Cuore Basilicata anche su:

Facebook Instagram YouTube

Stay tuned!

Categorie: Altri blog

Montemurro nominata “città dell’olio”

CuoreBasilicata - Sab, 03/09/2024 - 16:06

Avete mai sentito dire “fino come l’olio di Montemurro”? In val d’Agri, e non solo, è un modo per indicare l’alta qualità di qualcosa o di qualcuno. Per attestare quest’eccellenza, il Comune di Montemurro ha aderito all’Associazione Nazionale Città dell’Olio, che ha come finalità quella di promuovere e tutelare il paesaggio olivicolo. Grazie a questo importante passo, Montemurro è diventata ufficialmente una tra le “città dell’olio”, portando avanti politiche e azioni di sviluppo legate all’olio, alla sua produzione, e alle azioni turistiche collegate. Il Sindaco Senatro Di Leo ci spiega l’iter che ha portato a questo traguardo e che cosa comporterà.

Qual è il ruolo che l’olio e la sua filiera rivestono a Montemurro?

«Montemurro ad oggi è conosciuto non tanto per i quantitativi di produzione di olio, ma per la sua qualità. In epoche precedenti era un paese pieno di frantoi, di cui al momento se ne conservano tre principali: il frantoio Dimase, in comodato d’uso gratuito al Comune, il frantoio Lacorazza e il frantoio Carrazza che sono ancora in buono stato di conservazione. Già solo da questo possiamo quindi capire che la tradizione olivicola è antichissima e rivestiva allora ancor più di ora un ruolo centrale

 

 

Quali sono stati gli interventi recenti per dare risalto a questa risorsa?

«Come amministrazione, in questi dieci anni, ci siamo impegnati a garantire la valorizzazione dell’antico frantoio Dimase, allestito con tecnologie multimediali per illustrare il funzionamento degli antichi processi produttivi, grazie al supporto dell’Ibam (Istituto Beni  Archeologici e Monumentali) e al contributo del dottor Antonio Monte. Abbiamo inoltre provveduto ad approvare in diverse occasioni, bandi per la piantumazione di nuove piante di olivo e per il recupero degli uliveti abbandonati. Negli ultimi anni abbiamo anche rivalorizzato la sagra dell’olio. A questo proposito occorre dire che Montemurro si caratterizza nella valle anche per la presenza della Fondazione Leonardo Sinisgalli e per l’attività della Scuola del Graffito Polistrato di Montemurro. Ci tenevamo però ad aggiungere qualcosa che fosse ancora più identitario per tutti i cittadini di Montemurro, semplicemente perché  l’arte, la cultura, la poesia a volte possono essere viste come qualcosa di elitario a cui non tutti si avvicinano. L’olio è qualcosa di più identitario e tradizionale per i  Montemurresi, questo è il motivo per cui ci siamo indirizzati verso questo ambito. Aggiungo poi che mio padre ha trasmesso a me questa passione in particolare e ritengo importante che ognuno possa portare qualcosa che lo appassiona e che sente propria.»

 

 

Cosa vi ha spinto a entrare a far parte dell’associazione e quando è iniziato questo percorso?

«Venendo a conoscenza delle attività di questa associazione, ho subito pensato che facesse proprio al caso nostro, poiché in linea con la strada che avevamo già iniziato ad intraprendere, allargandosi a livello nazionale e con attività che servono a promuovere un po’ tutto il turismo legato all’olio, l’attuazione di strategie di comunicazione e di marketing, l’organizzazione di  eventi sul tema e la diffusione la storia dell’olivicoltura. Abbiamo aderito istituzionalmente nel mese di ottobre, dopodiché  siamo stati accettati e il 9 dicembre è avvenuta la consegna della bandiera di appartenenza all’associazione e, contestualmente, la sottoscrizione di un protocollo d’intesa tra l’Associazione Nazionale Città dell’Olio e l’Unpli Basilicata, con la presenza del Presidente della Pro Loco di Montemurro Rosario Busiello, il Presidente Nazionale dell’Associazione Città dell’Olio Michele Sonnessa, il Coordinatore regionale dell’Associazione Città dell’Olio della Basilicata Pasquale Di Matteo, il Presidente UNPLI Basilicata Vito Sabia, il Presidente UNPLI Nazionale Antonino La Spina e l’Assessore Regionale alle Politiche agricole, alimentari e forestali della Basilicata Alessandro Galella»

Quali sono i risultati ottenuti in questo primo periodo e quali invece gli obiettivi futuri ?

«Ovviamente far sì che Montemurro entri a pieno in un circuito nazionale, con tutto ciò che comporta; ho partecipato all’assemblea dei soci a Siena e si è parlato di tante iniziative che verranno messe in campo e che ci permetteranno di continuare a far conoscere il nostro prodotto al meglio. Già l’attenzione mediatica dopo i diversi richiami da parte della stampa e tv hanno dato diversi frutti, riscontrati in numerose chiamate in più per informazioni sulla possibilità di acquisto del nostro olio. Sono previste anche diverse attività per spiegare l’importanza dell’olio ai ragazzi della scuola,  da aprile a giugno vogliamo realizzare la merenda tra gli ulivi e ad ottobre proporremo la camminata tra gli ulivi. Qui a Montemurro purtroppo al momento non abbiamo un ristorante, ma ci sarebbero molte iniziative legate all’enogastronomia da poter attuare. Stare in questo circuito ci permetterà ovviamente di cogliere gli spunti e le indicazioni che l’associazione, molto attiva, suggerisce (tra cui quelli citati poco fa). Noi mettiamo a disposizione tutto quello che c’è nella nostra piccola comunità, per cercare di utilizzare la visibilità che l’associazione offre, soprattutto ai fini turistici. Da qui ai prossimi anni bisognerà puntare certamente all’apertura di un punto di ristoro e credo che, al di là delle amministrazioni che seguiranno, Montemurro abbia una grande opportunità di sviluppo in questo ambito, che deve e può sfruttare al meglio.»

Categorie: Altri blog

R.E.A.D, la lettura come terapia

CuoreBasilicata - Ven, 03/01/2024 - 17:02

Nella Bibliomediateca G. Racioppi di Moliterno è stato presentato il progetto R.E.A.D. Raccontare Esistenze Abbattere Distanze, candidato al bando “Lettura per tutti” e arrivato secondo in graduatoria. L’idea, che sarà sviluppata grazie al finanziamento del Centro per il libro e la lettura, trae spunto dalle recenti ricerche sul potere terapeutico della lettura, andando a creare momenti dedicati alla lettura ad alta voce che fungano da “palestra per il cervello”. Momenti che assumeranno un ruolo importante nella vita dei soggetti convolti, in cui poter dare spazio alla condivisione, ai sentimenti e ai ricordi, oltre che alla lettura in sé. Il progetto sarà sperimentato per la prima volta in Basilicata; a raccontarcelo è Rosita Forastiere, che ha seguito le fasi del progetto dal principio con l’associazione ArtePollino.

Come nasce l’idea di questo particolare progetto?

«L’idea è nata dal dialogo tra due associazioni: ArtePollino (di Latronico) e Sotto il Castello (di Tito). Siamo due realtà molto impegnate nella gestione delle rispettive biblioteche comunali e nella promozione della lettura con diverse fasce di età. In particolare, ci dedichiamo molto ai bambini e alla letteratura per l’infanzia. Dal confronto è emersa piano piano l’idea di iniziare a progettare interventi per una fascia di popolazione, quella anziana, sempre più numerosa nei nostri paesi e in particolare per chi soffre di demenza senile. Si tratta di persone il più delle volte escluse dalla vita sociale e culturale, insieme ai loro parenti e caregiver. Abbiamo iniziato a ragionare su come fare per continuare a far sentire queste persone parte della comunità attraverso la lettura ad alta voce, che da tempo pratichiamo in quanto strumento di crescita e condivisione. Ci siamo documentate, abbiamo cercato, letto, studiato e abbiamo scoperto che esistono alcuni studi sul potere terapeutico della lettura ad alta voce su forme lievi e moderate di demenza.»

Come avverrà la sua realizzazione pratica e quali luoghi saranno utilizzati?

«Abbiamo coinvolto alcuni soggetti pubblici e privati interessati al tema: i Comuni, prima di tutto, e le cooperative sociali che lavorano con gli anziani. L’idea è di portare la lettura lì dove queste persone vivono: RSA, case di cura, di riposo ma anche a domicilio e, ove possibile, creare momenti di incontro e di lettura in biblioteca. Saranno per questo acquistati dei libri e saranno organizzati dei momenti laboratoriali.»

Insieme alle due APS già menzionate, chi sono i partner del progetto?

«Il progetto sarà realizzato in diversi Comuni: Moliterno, Latronico, Tito, San Chirico Raparo, Potenza, Matera e Rotonda. Numerosi sono dunque i soggetti coinvolti: Comune di Moliterno (capofila),  Comune di Latronico,  Comune di Tito, Comune di Rotonda, ArtePollino APS (Latronico), Sotto il Castello APS (Tito), Cooperativa Sociale Il Sicomoro (Matera), Cooperativa Sociale Il Girasole (Moliterno) e Cooperativa Sociale Rete Telematica (Potenza).»

Qual è l’obiettivo perseguito e quali i risultati concreti che vi aspettate di ottenere?

«L’obiettivo principale è riconoscere concretamente il diritto di leggere a tutti, anche a chi è affetto da una forma di decadimento cognitivo, e fare in modo che queste persone possano ricevere quotidianamente e costantemente delle letture per migliorare il loro benessere mentale e sociale. Questa condizione, come sappiamo, può durare a lungo e il più delle volte fagocita l’intera famiglia. A queste persone, ai loro caregiver, bisogna dare la possibilità di continuare a sentirsi parte della società. È un progetto sperimentale ed è per questo che abbiamo scelto di attuarlo in un territorio ampio, insieme a realtà che lavorano nel settore, con l’auspicio di poterlo replicare in altre aree della regione.»

Come Comune capofila, Moliterno ricoprirà certamente un ruolo centrale nel progetto. A questo proposito il sindaco Antonio Rubino ha affermato che è importante comprendere come la cultura e le attività culturali non siano inutili in una comunità, ma vadano invece ad agire in maniera incisiva sulla qualità della vita e sulla vita stessa delle persone. «Questo progetto dà opportunità per i giovani e chi vuole impegnarsi, crea occasioni, momenti di cura e miglioramento dell’esistenza delle persone fragili. Un momento, quindi, di incontro tra generazioni, di creazione di relazioni, di miglioramento dell’inclusione sociale e anche e soprattutto un esperimento molto importante dal punto di vista medico-scientifico per valutare la lettura terapeutica. Infine, un altro elemento fondamentale è quello della rete tra Comuni, lavorare insieme, avere partenariati con cooperative e associazioni creando rete tra i territori della Basilicata.»

 

Fonte immagini: ArtePollino

Categorie: Altri blog

Da Gela a Tokyo e Milano: il brand “J’Essentia” di Jennifer Puzzo conquista il mercato internazionale della moda

Gela Le Radici del Futuro - Ven, 03/01/2024 - 16:49

Da Gela al mondo: il talento creativo della gelese Jennifer Puzzo, creatrice del brand J’Essentia, conquista il mercato della moda internazionale.

Artista, Designer e imprenditrice olistica, Francesca Jennifer Puzzo è una donna poliedrica che ha fatto della sua profonda curiosità per il noto e l’invisibile un vero e proprio viaggio alchemico.

La Sicilia, sua terra natìa, è stata punto di partenza e di ritorno dal mondo. Il viaggio parte da Gela, e prosegue prima a Milano e poi a Dublino, per poi proseguire in Sicilia dove l’artista nel 2020 fonda il suo luxury atelier J’ESSENTIA, con la missione di sublimare e diffondere la bellezza dell’arte, della natura e dell’anima attraverso la creazione di dipinti da indossare come accessori e abbigliamento, da vivere e “ascoltare” nelle proprie case o studi professionali, musei e gallerie internazionali, boutique hotel, saloni di bellezza e hairstyle, librerie e negozi esperienziali.

L’atelier alchemico olistico J’ESSENTIA s’ispira all’antica saggezza alchemica e mira a fornire una serie di strumenti per il benessere dell’anima: ogni oggetto, di design o di moda, ha una precisa funzione energetica e può essere utilizzato come strumento nel proprio percorso di crescita interiore.

 

Con il lancio dell’e-commerce e la presenza sui principali marketplaces internazionali, il concept dell’atelier J’ESSENTIA è divenuto una realtà di successo mondiale grazie alla vendita nei mercati esteri e alla presenza nei principali musei europei.

J’ESSENTIA CONQUISTA TOKYO E MILANO

Grazie alla sua unicità, in un incontro creativo tra qualità e arte, il brand di Jennifer Puzzo ha ottenuto vari riconoscimenti sui mercati internazionali.

Dal 6 all’8 febbraio, J’Essentia ha rappresentato l’eccellenza del Made in Italy a “MODA ITALIA E SHOES”, evento tenutosi a Tokyo dal 6 all’8 febbraio.

Durante questa iniziativa, è stata presentata la collezione Autunno-Inverno 24-25 di accessori, scarpe e abbigliamento donna e uomo. La collezione, ispirata al concetto della scacchiera e alle righe Black&White, si propone come una metafora di vita e di “art to wear”.

J’ESSENTIA ha partecipato anche alla Fashion Week di Milano in occasione di “WHITE Milano”. La manifestazione, tenutasi dal 22 al 25 febbraio presso Superstudio in Via Tortona, si è inserita nell’ambito del tema “Women…Magical Creatures”.

La collezione FW24-25 di J’ESSENTIA, intitolata “Geometrie Metaforiche in Bianco e Nero”, unisce in modo impeccabile Arte e Moda, trasformando la scacchiera in una sinfonia metaforica innovativa che intreccia l’estetica della vita con la profondità strategica degli scacchi.

Le linee Black&White, evocative di una scacchiera, narrano l’essenza della dualità e delle scelte, creando un’armoniosa fusione di tonalità contrastanti. Questa rappresentazione visiva suggerisce che la vita possa essere interpretata come un gioco strategico senza rinunciare alla profondità concettuale.

La palette cromatica classica, composta da bianco e nero, permea l’intera collezione, unendo l’essenza dell’artista alle tendenze contemporanee e comunicando un messaggio di modernità e minimalismo.

La nuova collezione Autunno-Inverno 2024-25 è un’esperienza artistica che fonde l’universo della moda con l’espressione personale e unica di Francesca Jennifer Puzzo. In un contesto tridimensionale di una scacchiera, la donna J’ESSENTIA emerge come punto focale, indossando abiti che combinano l’eleganza classica con un tocco contemporaneo.

J’ESSENTIA esplora la femminilità moderna con una visione che abbraccia la forza, la sicurezza e l’indipendenza della donna, creando un total look ricco di dettagli. La collezione comprende preziosi foulard in seta, borse gioiello in raso imperiale o pelle saffiano, eleganti calzature e sneaker, offrendo accessori pensati per esprimere personalità ed eleganza.

La novità della nuova FW24-25 è rappresentata anche dalla nuova proposta per l’uomo, che riprende gli stessi elementi distintivi della moda femminile, offrendo così una proposta completa e sofisticata per entrambi i generi.

L'articolo Da Gela a Tokyo e Milano: il brand “J’Essentia” di Jennifer Puzzo conquista il mercato internazionale della moda proviene da Gela Le radici del Futuro.

Categorie: Altri blog