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“Un bel paesaggio non basta”: nuova esposizione artistica nel cuore di Gela

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 07/15/2024 - 17:46

Nel cuore del centro storico di Gela, in particolare sul belvedere di via Morello, è stata inaugurata una nuova installazione permanente intitolata “Un bel paesaggio non basta“.

L’opera, donata dal Lions Club ITG Gela, si identifica come risultato finale di un laboratorio organizzato da Uè – Eventi Urbani a cura del Civico 111.

L’installazione, inaugurata lo scorso venerdì alla presenza di vari rappresentanti delle istituzioni locali e di coloro che hanno provveduto alla progettazione e realizzazione dell’opera, è stata realizzata dallo studio di architettura Puccio Collodoro che, grazie al supporto tecnico in cantiere dello Studio Dama Group, ha visto la realizzazione in circa 10 giorni grazie all’operato della SP Group Srl.

L’installazione, un salotto letterario che si affaccia su un panorama mozzafiato, è un esempio di rigenerazione volta ad abbellire il paesaggio urbano, che si incastona perfettamente con il blu del mare che si può osservare dal belvedere. La zona, già adornata da opere di street-art realizzate negli anni, va ad acquisire un nuovo valore e rinnovata bellezza.

Un’opera funzionale e non invasiva, ideale per chi ama ritagliarsi un momento di privacy lontano dal caos cittadino, magari per leggere un libro o ascoltare della musica contemplando l’infinità del mare.

La nostra città è uno scrigno che contiene infinita bellezza per storia, natura, archeologia – hanno dichiarato gli organizzatori-. Riqualificare e rigenerare è l’obiettivo che ci siamo posti fin dall’inizio di questo percorso. Ecco perché siamo felici di presentarvi l’installazione”

 

 

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Speciale Viggiano

CuoreBasilicata - Ven, 07/05/2024 - 21:53

Siamo giunti al terzo appuntamento dei nostri “speciali” alla riscoperta dei luoghi di Cuore Basilicata! Dopo Paterno e Marsico Nuovo è ora il turno di Viggiano. Non è semplice racchiudere e raccontare in poche righe un’anima, quella di Viggiano, così ricca di storia, arte, cultura, fede, tradizioni e innovazioni, ma cerchiamo di dare un piccolo spunto con l’aiuto delle amiche dell’Infopoint Turistico Viggiano, che ogni giorno si impegnano affinché tutto ciò possa essere vissuto in prima persona dai numerosi visitatori, attraverso visite guidate e itinerari studiati ad hoc.

Viggiano è nota come la Città di Maria, dell’Arpa e della Musica (proclamata dall’ Amministrazione comunale nel 2006), resta infatti fortemente legata alle proprie radici, al culto mariano e alla tradizione musicale popolare. Possiamo considerarlo il centro religioso più importante dell’intera regione, per la presenza del secolare culto della Madonna Nera, Patrona e Regina della Basilicata. Scaviamo più a fondo, nelle origini della sua antica storia, che inizia con una città distrutta. La statua della Madonna fu infatti venerata a lungo nella vicina Grumentum, fino alla sua distruzione, che portò così il clero a nascondere il simulacro sulla cima del Monte di Viggiano. La leggenda narra di alcuni pastori che, solo secoli dopo, si recarono sul monte dove scoprirono la statua, miracolosamente intatta! Si stabilì poi la tradizione di celebrare due volte l’anno la Madonna di Viggiano: la prima domenica di maggio, quando dal Santuario in Paese la statua viene trasferita sulla vetta del monte, e la prima domenica di settembre, quando dal monte ritorna in paese.  Simbolo dell’importanza del culto mariano può essere simboleggiato dal Monumento alla Madonna e ai Portatori,  la realizzazione artistica in bronzo più grande della Basilicata, opera dell’artista lucano Felice Lovisco, posta in un luogo strategico ad accogliere idealmente ogni visitatore di Viggiano.

A tal proposito, è d’obbligo la visita alla Basilica Pontificia, detta anche Santa Maria del Deposito, sede invernale della statua. La Basilica Pontificia di Viggiano è un capolavoro decorato in stile barocco che offre al visitatore la sensazione di immergersi in una dimensione spirituale avvolgente. Sulla parete destra della Basilica è possibile vedere una copia, in dimensioni ridotte, della statua bronzea di San Pietro custodita in Vaticano.

La Basilica è collocata in un luogo del paese che già di per sé offre uno scenario affascinante, suggestivo e incuriosisce per le sue particolarità e simbologie presenti; si tratta di Piazza Regina delle Genti Lucane. La piazza accoglie visitatori, turisti e fedeli in un’ambientazione di nuova realizzazione che ha l’intenzione di celebrare le peculiarità del borgo con degli elementi simbolici che richiamano gli aspetti salienti della storia della comunità locale. Le formelle di bronzo con i simboli araldici di tutti i comuni della Basilicata sono solo una delle meraviglie da scoprire, collocati su una bellissima e ampia terrazza che offre un affaccio sulla valle senza eguali!

Ci sono poi dei percorsi in cui la fede, il turismo e la natura camminano parallelamente: il Sentiero Piana Bonocore- Santuario, il Sentiero di S. Maria la Preta, ma soprattutto l’Antico Tratturo della Madonna Nera. Quest’ultimo è il frutto di un lavoro di recupero e ripristino di un tratto di percorso che le processioni di pellegrinaggio legate al culto della Madonna Nera hanno tracciato a piedi per secoli, fino al 1968, quando fu inaugurata la Strada Comunale Madonna di Viggiano. Lo scenario  bucolico è ideale per chi ama immergersi nella natura, regalando scenari nuovi ad ogni passo, attraversando ambienti naturali differenti a partire dalle sponde del torrente Alli, passando per il bosco, arrivando fino alla cima della montagna.

Continuando nel nostro percorso virtuale, trova sicuramente spazio un  piccolo gioiello architettonico nel centro storico, custode di una storia tutta da scoprire. La Chiesa della Buona Morte o Chiesa del Morticello, edificata nella seconda metà del XVIII sec, adibita a hospitalia (luogo per la cura degli infermi ad opera della Confraternita della Buona Morte). Nell’800 fu anche luogo di sepoltura, mentre nel ‘900 diventò oratorio parrocchiale e sala cinematografica fino al sisma del 1980, che ne decretò l’abbandono definitivo. Nel 2021 sono stati effettuati però alcuni lavori di riqualificazione della struttura, portando così l’ex Chiesa della buona Morte a diventare il , intitolato al fondatore della compagnia teatrale “La Fortuna”.

Una struttura che tra platea e galleria conta circa 90 posti a sedere e che racchiude sorprese inaspettate! I lavori di restauro, infatti, hanno portato alla luce antichi affreschi meravigliosi, tra cui spicca per particolare bellezza una rappresentazione del Giudizio Universale sulla cupola. L’attenzione ai dettagli, i richiami all’iconografia classica, la disposizione dei personaggi e l’utilizzo dei colori lo rendono un’opera che merita sicuramente di essere osservata dal vivo in tutto il suo fascino! La struttura ha già ospitato, in questi anni, diversi eventi di grande rilevanza culturale e si propone come importante luogo di condivisione per il futuro della comunità.

 

Viggiano brilla però anche per la ricca tradizione musicale, una tradizione che affonda le radici nella storia del paese, nell’antica attività dei musicanti girovaghi che, tra Settecento e Ottocento, esportarono la musica viggianese nel mondo. Questa emigrazione temporanea contribuì notevolmente al progresso economico, culturale e civile del paese, giocando un ruolo fondamentale per ciò che Viggiano è diventata nel tempo. Per mantenere vivo questo ricordo e rendergli omaggio, è stato realizzato il Monumento all’Arpista, statua bronzea a grandezza naturale commissionata nel 1958. Va menzionata certamente anche l’abilità dei liutai che, proprio a Viggiano, inventarono un particolare tipo di arpa, detta “arpicedda”, di dimensioni ridotte rispetto a quella classica e, quindi, trasportabile. Ancora oggi, dopo secoli, il legame di Viggiano con la musica è immutato, grazie alla presenza della Scuola Civica dell’Arpa Viggianese. Qui, infatti, si può imparare sin da piccoli a conoscere e suonare questo affascinante strumento. Proprio la scuola trova sede in un luogo suggestivo di per sé: Villa del Marchese, incantevole dimora storica ottocentesca circondata da un ampio parco-giardino verde e tranquillo, oggi conosciuta come Dimora della Musica. La dimora è stata interamente ristrutturata e ad oggi, oltre alla tradizionale scuola d’Arpa, accoglie un piccolo Museo della Musica e la sezione distaccata del Conservatorio Statale Gesualdo da Venosa di Potenza.

Per i più appassionati di musica sarà tappa obbligatoria il nuovo Orto Botanico o Giardino della Musica, che racconta la storia della liuteria attraverso gli esemplari floristici presenti e selezionati proprio per il loro utilizzo nella costruzione di importanti strumenti musicali, segno anche del legame col territorio e la natura, per raccontare una storia antica in chiave originale.  Sul punto più alto del paese poi, in posizione dominante rispetto all’intera vallata, sono visitabili i resti del Castello Medievale. Il punto di vista paesaggistico di eccellenza rende questa visita davvero entusiasmante!

Nelle sere d’estate non si può assolutamente perdere l’appuntamento con lo spettacolo della Fontana della Musica, che grazie al meraviglioso quartetto d’archi in bronzo, con giochi d’acqua a ritmo di musica, tra zampilli e colori, farà vivere momenti unici in un’atmosfera magica! Viggiano è tante cose, è fede, storia, natura, cultura ma anche sport, con la sua “Cittadella” in cui poter praticare diverse discipline, le piste della Montagna Grande per gli sport invernali, e gastronomia con i buonissimi ferricelli!

 

Fonte immagini: Infopoint Turistico Viggiano

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All’Architetto gelese Vincenzo Castellana il Premio internazionale Compasso d’Oro

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 06/27/2024 - 17:28

Un nuovo prestigioso riconoscimento arriva per Vincenzo Castellana, architetto gelese, designer e docente.

Un premio che arriva a conferma di una attività professionale, nell’ambito di un progetto coraggioso e lungimirante, nella categoria “Ricerca ed Innovazione per le Imprese

In particolare, riceve il premio nella qualità di art director per Orografie, brand design oriented fondato dall’imprenditrice Giorgia Bartolini che ritira il premio con Vincenzo Castellana.

Nella sezione Ricerca per le imprese il percorso progettuale ha puntato ad una innovazione di senso prima ancora che di prodotto. I nuovi riti di abitare che intercettano i bisogni latenti di un nuovo scenario dell’abitare tra analogico e digitale

Ed è proprio grazie alla condivisione di questa visione che in Orografie si è sviluppata quella cultura di innovazione che ha portato il prestigioso riconoscimento del Compasso d’Oro.

Il pensiero ibrido, focus su cui si fonda il brand, è stato avviato con lungimiranza prima del periodo Covid.

Già il primo briefing consegnato nel 2019 ai designer, insisteva sull’ibridazione dei comportamenti, che stavano trasformando le posture, le abitudini, l’utilizzo degli arredi.

Come dichiara lo stesso Castellana, «Il linguaggio degli oggetti si evolve e determina variazioni tipologiche e funzionali. I nuovi riti di abitare intercettano i bisogni latenti di un nuovo scenario dell’abitare, tra analogico e digitale.” Gli oggetti di Orografie si innestano in questo nuovo processo di significazione».

La riflessione del brand, come continua Vincenzo Castellana, professore in diverse prestigiose università italiane “è partita dalla ricerca scientifica e universitaria sul linguaggio delle cose, del modo cioè in cui vengono attribuiti significati agli oggetti che ci circondano e di come questi oggetti influenzano i nostri comportamenti

Ecco, quindi, che gli oggetti arrivano ad essere la materializzazione di significati simbolici e contesti culturali, ovvero ciò mediante cui ci definiamo.

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“From the sea”: l’opera dell’artista gelese Maurizio Russo esposta al Civico 111

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 06/27/2024 - 17:25

In occasione di “Abbiamo Tutto Manca il Resto”, quadriennale transdisciplinare diffusa dedicata alla Sicilia, l’artista gelese Maurizio Russo ha esposto l’opera intitolata “From the Sea” presso il Civico 111.

Maurizio Russo nasce a Vittoria il 11 maggio 1967, ma presto si traferisce a Gela dove, nel 1982, si diploma in elettronica con conseguimento di specializzazioni elettroniche. Ormai già da qualche anno si dedica attivamente all’attività artistica scultorie con il recupero di legni di mare spiaggiati, attività che gli ha permesso di partecipare ad eventi e mostre di carattere nazioni ed internazionali.

L’opera “From the Sea”, realizzata con legno di mare spiaggiato con base in marmo, canapa e luce di forma tonda, è stata pensata come punto di partenza per stimolare la riflessione sull’importanza del riciclo dei materiali naturali.

Fare arte con materiali riciclati naturali, infatti, è un modo ecologicamente responsabile per promuovere la sostenibilità e contrastare la produzione di rifiuti.

L’opera è stata realizzata con legni di mare, ritrovati nella foce del fiume Gela.

L’artista commenta così la sua opera: “La forma del legno che ho trovato assomiglia tanto ad un serpente marino che tende a mettersi in piedi; ho scelto di impreziosire la sua forma con una luce di forma tonda, pendolante nella parte alta della struttura, con base in marmo e corda in canapa. L’opera è stata creata con materiali naturali e forme che sono in grado di trasmettere sensazioni ed emozioni ai fruitori dell’arte.
La ricerca dei materiali sulle spiagge di sabbia dorata del Mediterraneo dimostra la mia attenzione per l’ambiente e la mia sensibilità artistica, che cercano di creare un connubio perfetto tra natura e cultura.
Le opere da me realizzate rappresentano la ricchezza della cultura e dell’arte, che si fonde con la natura circostante e con la storia millenaria della nostra isola e l’attenzione per i materiali naturali e il rispetto per l’ambiente che sono i valori che porto avanti nella mia arte, creando opere che evocano emozioni e sensazioni uniche
.”

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Speciale Marsico Nuovo

CuoreBasilicata - Mer, 06/19/2024 - 16:19

Prosegue il nostro viaggio nei territori di Cuore Basilicata, oggi tocca a Marsico Nuovo, che andiamo a conoscere meglio insieme al prezioso aiuto degli amici di Marsicuore. Porta d’ingresso della Val D’Agri, è stato insignito di recente con il titolo di città, poiché si distingue per importanza storica e artistica. Tre colli – Civita, Portello e Casale – e una grande storia tutta da scoprire!

Partiamo subito dalla collina più alta e più antica di Marsico Nuovo, quella della Civita, dove non possiamo non parlare della Chiesa di San Michele Arcangelo, la prima vera Cattedrale della città. In stile romanico, con tre navate, affrescata con dipinti risalenti al XII-XIII secolo che rappresentano il battesimo di Cristo. A partire dal 2006, inoltre,  la Chiesa di San Michele ospita il Museo di Arte Sacra ed è possibile ammirare diverse pregevoli opere d’arte, tra cui spicca su tutti “L’ultima cena” di Girolamo Todisco, un affresco meno famoso dell’omonimo di Leonardo, ma con caratteristiche altrettanto uniche. Risalente al XVI secolo, è stata ritrovata negli anni ’80 nel Convento di San Francesco, nascosta da una catasta di legna. L’affresco rimanda immediatamente a caratteristiche identitarie lucane, sia nelle fattezze dei personaggi che nei cibi raffigurati. La tavola è infatti imbandita con caciocavallo, pane, selvaggina e uova, a richiamare la tradizione locale.

Proseguendo possiamo trovare la Chiesa di San Gianuario, patrono della città, con una storia particolare. Qui fu collocato proprio il corpo del Santo, vescovo di Cartagine, martirizzato nel III secolo. Il ritrovamento delle sue reliquie avvenne in maniera singolare, grazie al sogno di Susanna, una donna marsicana, che indicò a Grimaldo (Vescovo di Marsico Nuovo) il luogo di sepoltura del Santo. Non vi è prova della data esatta della costruzione dell’edificio religioso, ma alla traslazione del corpo del santo, avvenuta nell’anno 853, ad accogliere le spoglie sarebbe stata proprio questa chiesa. Il portone della Chiesa di San Gianuario, con le sue colonne intarsiate, è un’opera maestosa che racconta la storia del Santo unita alla fede popolare, mentre all’interno si trovano tele del XVII e XVIII raffiguranti l’Ultima Cena, Santa Caterina e Santo Stefano. Gli importanti abiti antichi dei cardinali sono un ricordo dei giorni in cui il potere e la fede camminavano a braccetto. Sono inoltre presenti i manoscritti che contengono musiche e canti sacri che rimandano ancora una volta alle melodie che hanno riempito le chiese di Marsico Nuovo con canti celestiali in altri tempi, sin dal principio.

Passando invece alla collina mediana, Portello, ciò che cattura subito lo sguardo è il palazzo dei principi di Marsico, considerato uno degli esempi migliori dell’architettura rinascimentale lucana: Palazzo Pignatelli. Dalla sua imponente facciata con ben 20 finestre disposte su tre piani, ci si immette attraverso il portale di accesso nell’ingresso a volta, affrescato con lo stemma principesco dei Pignatelli. Sulla destra del cortile interno, è posizionato un pozzo rinascimentale, che riporta la data di costruzione del palazzo: 1572! Sulla sinistra del cortile, invece, due ordini di arcate nascondono uno scalone in pietra che porta ai piani superiori. Dopo numerose diatribe e lunghe vicende storiche, oggi è la sede del Comune.

Luogo di memoria ultrasecolare, ancorato però saldamente al presente, è la Farmacia Corleto. L’idea che la Farmacia diventasse un museo è stata da sempre presente, ma è stata solo recentemente realizzata; dal 6 agosto 2023 è infatti possibile visitare tutti i giorni questo particolare museo! La farmacia, nel suo utilizzo tradizionale, fu aperta al pubblico per la prima volta nel 1912 e poi chiusa nel 1968 dopo la morte del titolare. Tutto è  stato conservato con cura, scrupolosamente custodito, per poter vivere un vero e proprio viaggio nella memoria in maniera concreta, toccando veramente con mano oggi, i segni tangibili di un tempo ormai passato. Tra i tanti oggetti è possibile ammirare le ricette autografe, gli appunti del titolare, le etichette originali dei barattoli, il bilancino del farmacista, i manuali e la borsa da medico dell’epoca. Anche l’insegna esterna è quella del passato cosicché, anche dall’esterno, si abbia subito l’impressione  di trovarsi in un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato

Sulla collina più a sud, Casale, va certamente menzionata la “casa” del Parco dell’appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, all’interno dello storico Palazzo Manzoni, ex convento delle Benedettine. Dalla sua terrazza si gode di uno splendido panorama sulla Valle, una cartolina speciale da conservare vivida nella memoria.

Una tappa molto rilevante invece sul piano delle tradizioni e degli usi del passato, è l’Antico Lavatoio San Giovanni, una fontana di pietra che si trova nella zona da cui prende il nome, ai piedi del paese. Fu il principale lavatoio pubblico e fino ai primi anni ’60 veniva utilizzata in particolare per lavare gli intestini del maiale, i panni dei neonati, le lenzuola e il corredo delle spose, come voleva la tradizione.

Un’esperienza particolare, divertente e fuori dagli schemi, è passare dalla Big Bench…ma che cos’è? Le Big Bench Sono letteralmente delle grandi panchine, come indica il nome, così fuori misura che vi sembrerà di tornare bambini e di guardare tutto ciò che vi circonda da un’altra prospettiva! Nascono nel 2010 con un successo immediato! Le panchine sono diventate una grande attrazione turistica: su tutto il territorio nazionale se ne contano già 354! La prima in tutta la Val d’Agri è stata inaugurata proprio a Marsico Nuovo, in località Pergola. È stata strategicamente collocata in un luogo circondato dal verde, che  permette di godere di un panorama mozzafiato. Se ciò non bastasse a convincervi, c’è da aggiungere che è possibile collezionare il ricordo della visita con il passaporto da “panchinista”!

Se amate l’avventura, la geologia e le emozioni forti, con i suoi quasi 2 Km di sviluppo detiene il primato di grotta più lunga della Basilicata la Grotta di Castel di Lepre. Assolutamente da non perdere! Sin dalla sua scoperta, avvenuta nel 1968, viene frequentata da speleologi provenienti da tutta d’Italia e utilizzata come cavità adatta ai corsi di introduzione alla speleologia. L’atmosfera è fiabesca e, con suoi salti d’acqua, un fiume sotterraneo, un piccolo lago e una cascata, offre uno scenario di rara bellezza, unico nel suo genere! Il sito, pur essendo aperto al pubblico, richiede l’esperienza e l’accompagnamento di speleologi specializzati.

Marsico Nuovo ha poi quello che definiremmo un vero e proprio monumento naturale, che può vantare ben 490 anni!  È il castagno secolare di Camporotondo, che svetta rigoglioso a ridosso della strada, consentendo così a tutti i viaggiatori di raggiungerlo facilmente. Ha una circonferenza di 7,5 metri e un’altezza di circa 20 metri. I suoi rami formano una trama intricata e sinuosa, per ricadere poi verso il basso sfiorando il suolo, e il suo tronco presenta una cavità che può comodamente ospitare un paio di persone!

Questo è solo un piccolo assaggio di quello che possiamo trovare, perché tra natura, avventura, storia, arte e cultura, a Marsico Nuovo ce n’è davvero per tutti i gusti!

Vi aspettiamo per poter vivere tutto questo di persona!

 

 

Fonte immagini: Marsicuore

 

 

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É online QUALITÀ LUCANA 2024. Le iniziative segnalate da Cuore Basilicata

CuoreBasilicata - Lun, 06/17/2024 - 09:29

 

Da oggi le iniziative del territorio selezionate da Cuore Basilicata sono presenti in una pagina/vetrina del sito https://www.cuorebasilicata.it/qualita-lucana-2024/ che serve a segnalarle a tutti i visitatori.

Nell’immagine la vetrofania che viene consegnata alle iniziative selezionate

Qualità Lucana è un riconoscimento  che viene assegnato alle realtà che si distinguono nel campo dell’arte, della cultura, della produzione. Come negli anni precedenti le iniziative sono state selezionate dal team del progetto.

Quest’anno il riconoscimento è andato a 62 attività con diverse new entry e molte conferme rispetto all’ultima edizione.

 

Le categorie di Qualità Lucana 2024 sono:

  • acquisti
  • agriturismi
  • alberghi
  • bar
  • b&b
  • cultura
  • esperienze
  • ristoranti

 

Ricordiamo che l’assegnazione del riconoscimento è a titolo assolutamente gratuito e ai selezionati non è richiesto alcun onere.

 

Per informazioni: [email protected]

Puoi seguire Cuore Basilicata anche su:

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Stay tuned!

 

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Le 5 migliori ricette estive di Cuore Basilicata

CuoreBasilicata - Mar, 05/28/2024 - 22:23

Che voglia d’estate! Se anche voi non vedete l’ora di ammirarne i colori vibranti e gustarne i meravigliosi sapori, ecco le 5 ricette estive da non perdere, selezionate da Federico Poletta!

 

  •  Ciambotta

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: MEDIO          Tipologia: CONTORNO, RICETTA TRADIZIONALE

Link: vai alla ricetta

 

  •  Peperoni ripieni

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: CONTORNO, SECONDO PIATTO

Link: vai alla ricetta

 

  •  “Crapiata” materana

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: ZUPPA

Link: vai alla ricetta

 

  •  Fiori di zucca in pastella

Livello di difficoltà: BASSO       Costo: BASSO         Tipologia: CONTORNO, ANTIPASTO

Link: vai alla ricetta

 

  •  “Trisciddi” al ragù e canestrato di Moliterno I.G.P

Livello di difficoltà: MEDIO       Costo: MEDIO         Tipologia: PRIMO PIATTO

Link: vai alla ricetta

L’autore delle ricette

Le ricette sono state selezionate da Federico Poletta, giovane imprenditore che ha deciso di investire sul proprio territorio, la Val d’Agri. È il titolare di “Mea Terra”, un’azienda agricola e fattoria didattica situata a Grumento Nova, a poca distanza dall’importante sito archeologico di Grumentum e dal meraviglioso scenario naturalistico del Lago del Pertusillo. L’idea nasce da Federico con li prezioso supporto della sua famiglia. Mea Terra è una azienda agricola/fattoria didattica che si estende su circa 15 ettari, di cui dedicati a centro aziendale e il restante  ricoperto da boschi e coltivato in parte ad orticole. Il centro aziendale comprende  un’aula multifunzionale (per attività laboratoriali, compleanni ed eventi), una “casa museo” dedicata al mondo contadino lucano, un’ampia area pic-nic circondata da alberi monumentali e antichi tratturi, ricoveri con diverse specie animali (cavalli, asini, galline, oche, pavoni, uccelli esotici, lama…), un vigneto, un’area giochi per bambini.

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“Abbiamo Tutto Manca il Resto”: Gela protagonista della prima edizione della Quadriennale transdisciplinare diffusa dedicata alla Sicilia

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 05/27/2024 - 19:00

Il prossimo 22 giugno, Gela sarà protagonista di “Abbiamo Tutto, Manca il Resto”, prima edizione della Quadriennale transdisciplinare diffusa dedicata alla Sicilia e organizzata da Farm Cultural Park con il supporto di Di Stefano Dolciaria.

L’evento fa parte di un più ampio progetto iniziato lo scorso 12 maggio con l’opening dei

Padiglioni di “Abbiamo Tutto Manca il Resto” a Mazzarino e si svilupperà durante tutto il mese di giugno con tantissimi prestigiosi ospiti internazionali.

Non una semplice mostra, ma una quadriennale intergenerazionale e transdisciplinare dedicata alla Sicilia, “al suo tutto” e “a quello che non c’è” che con diversi padiglioni leggerà anche “con occhi esterni” il territorio e la scena artistica locale con l’ambizione di essere per tutti i talenti coinvolti, una piattaforma di promozione nazionale e internazionale.

Dal 20 al 22 giugno l’appuntamento tra Catania, Aragona, Favara e Gela

Dopo Mazzarino, l’appuntamento è per il weekend del 20-22 giugno per tre giorni di Odissea Sicilia tra Catania, Aragona, Favara e Gela. 

Giovedì 20 giugno presso la sede di Isola a Catania, dopo un confronto mattutino sul tema dell’inclusione, si festeggerà il compleanno di questa bellissima Comunità coordinata da Antonio Perdichizzi; 

Venerdì 21 giugno a mezzogiorno, l’appuntamento è ad Aragona, in collaborazione con il Comune di Aragona, per aprire l’Auditorium – opera pubblica incompiuta da circa trent’anni – e iniziare un processo partecipato per immaginare una nuova destinazione a servizio degli Aragonesi insieme a un super collettivo formato da Alterazioni Video, Analogique, Fosbury Architecture e il Dipartimento di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Palermo; sempre venerdì 21 giugno nel pomeriggio a Favara si festeggeranno i 14 anni di Farm e per l’opening di tutti i numerosi Padiglioni di “Abbiamo Tutto Manca il Resto” con oltre 40 artisti e progetti coinvolti.

Sabato 22 giugno a Gela alle 19, Ué – Eventi Urbani inaugurerà un Padiglione Off presso Civico 111, che vuole diventare in qualche modo un motore di trasformazione di pensiero per Gela.

Può una mostra diventare uno strumento di riflessione politica per la Sicilia?

L’artwork che veicola la comunicazione della quadriennale, realizzato da Loren Romano e Azzurra Messina, genera una riflessione che lascia spazio a libere interpretazioni. I coloratissimi esseri alieni realizzati con l’AI abitano i luoghi siciliani e suscitano quesiti negli occhi di chi li osserva.

Andrea Bartoli, fondatore di Farm Cultural Park, di fronte a questo lavoro creativo, si è chiesto: “chi sono questi personaggi? I nuovi abitanti della Sicilia tra un paio di millenni? O forse sono degli alieni, sono i nostri politici, o noi che abitiamo quest’isola? Sono rimasto conquistato da questo progetto di arte e comunicazione. Un progetto che ha l’ambizione di coinvolgere non solo artisti, ma anche designer, imprenditori sociali, videomakers, scenografici, fisici quantistici e giuristi creativi. L’obiettivo è quello di provare a far accadere delle cose attraverso una mostra diffusa nel tempo e nello spazio.”

Questa iniziativa, pertanto, è volta a generare una riflessione al fine di ideare dei progetti che non siano soltanto artistici, ma che suscitino delle piccole trasformazioni sociali.

Non a caso, il nome scelto per questo evento è stato preso in prestito dalla celebre citazione dell’artista siciliano Pino Caruso Abbiamo tutto, manca il resto”, che rappresenta un manifesto della Sicilia e della sua condizione.

Come dichiara Andrea Bartoli, “quest’isola che ha l’incanto, la bellezza, i luoghi, le persone, la storia, la tradizione, la commistione tra i popoli, ha una ricchezza millenaria ma a cui manca qualcosa. Quel qualcosa che porta da generazioni i nostri antenati a dire che dalla Sicilia bisogna andare via per riuscire a fare qualcosa. Questa mostra vuole mettere in discussione questi stereotipi, vuole cambiare la narrativa e il modo in cui dobbiamo raccontare ai nostri figli quello che è e può diventare la Sicilia.

“Abbiamo Tutto Manca il Resto” vuole diventare, pertanto, una piattaforma per esplorare le contraddizioni della Sicilia e un faro di cambiamento, dove idee audaci e visioni innovative si intrecciano per creare un’isola migliore.

Verranno, infatti, affrontati temi come quello della diaspora che sta spopolando la Sicilia con 560mila giovani andati via negli ultimi dieci anni; della migrazione, cercando di ripensare luoghi, politiche e pratiche di accoglienza; e delle opere pubbliche incompiute, per rigenerare ad Aragona un Auditorium incompiuto da trent’anni e costruire una proposta di legge da presentare in Parlamento.

Un evento internazionale, che ospiterà cinquanta studenti e professori di Architettura della Woodbury School of Architecture di Los Angeles e trenta giovani registi europei di Movimento Oficina de Cinema Colaborativo che durante il loro soggiorno faranno degli “istant movie” dedicati alla Sicilia.

Siete pronti per la prossima Odissea Sicilia dal 20 al 22 giugno?

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Inaugurata a Gela la prima libreria scolastica innovativa

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 05/27/2024 - 16:31

Grandi traguardi per la diffusione della cultura a Gela. Lo scorso 21 maggio, presso il Teatro Eschilo di Gela, è stata inaugurata la prima Biblioteca Scolastica Innovativa e digitale, con sede presso l’Istituto “Luigi Sturzo”.

La città ha, così, raggiunto un posto di spicco a livello nazionale nella prima rete di biblioteche digitali.

Alla presenza di docenti, studenti e genitori, l’evento dal titolo “Clicca e immergiti nel sapere” ha visto in qualità di relatori il giornalista Franco Infurna e l’autrice Giuliana Fraglica che, attraverso la loro esperienza, hanno approfondito il tema della comunicazione.

Strutturata in due sezioni, la biblioteca digitale dispone di testi didattici utili agli studenti, di romanzi e classici, fino ai periodici e ai quotidiani nazionali ed esteri.

Per consultarla, basterà scaricare un’app e scegliere il manuale desiderato.

Il dirigente Franco Ferrara ha dichiarato “Noi crediamo che sia un’opera utile per la scuola e l’intera comunità di Gela, viste le svariate tematiche messe a disposizione a titolo completamente gratuito. Abbiamo ritenuto importante fare un investimento di tipo culturale, volto a democraticizzare la cultura, poiché si tratta di uno strumento utile soprattutto ai ceti in difficolta, ma, più in generale, a tutti gli amanti della cultura e della letteratura.”

Il mondo digitale, se utilizzato correttamente, non può che rivelarsi uno strumento dal grande valore didattico ed inclusivo.

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Speciale Paterno

CuoreBasilicata - Mar, 05/21/2024 - 12:57

Ogni angolo di ognuno degli 11 paesi di Cuore Basilicata è un mondo da scoprire e valorizzare, con le sue particolarità che lo rendono unico. Spesso capita di avere quotidianamente numerose meraviglie e ricchezze sotto i propri occhi, senza però accorgersene realmente! Per questo motivo vogliamo addentrarci nei nostri territori, uno ad uno, per raccontarne l’identità e le caratteristiche! Iniziamo da Paterno, un Comune di giovane formazione, tuttavia con un’antica derivazione. Tra i punti di maggiore richiamo e interesse troviamo, ad esempio, la Chiesa Madre, il Parco fluviale dell’Agri e la Sorgente “Sorgitora” con l’Acquedotto dell’Agri.

Tra i luoghi di interesse carichi di valore storco e simbolico all’interno del centro abitato troviamo poi certamente Piazza Autonomia. Rappresenta iconicamente l’arena di tante battaglie e di tante conquiste della comunità paternese, tra cui spicca appunto la lotta per il riconoscimento dell’autonomia. Una battaglia, quella legata alla spinta autonomistica, che ha radici lontane e ben radicate, basti pensare che già a partire dai primi anni del 1920 si registrarono le prime insurrezioni dei cittadini, che raggiunsero il Municipio di Marsico Nuovo armati di forconi, per rivendicare l’autonomia comunale. Con l’arrivo istituzionale delle Regioni, nel 1970, si pose fine alla storica rivendicazione: nel 1973, infatti, Paterno si costituì in Comune autonomo ed acquisì la sua ambita ed agognata municipalità, che ha raggiunto il mezzo secolo lo scorso anno, con numerosi festeggiamenti!

Restando all’interno del paese, come non citare il Santuario della Madonna del Carmine o Ex Chiesa Madre di Paterno, intitolata inizialmente al Patrono S. Giovanni Evangelista, la cui parte più antica risale al 1742, ma fu ampliata e portata alle attuali dimensioni tra il 1792 e il 1796. La chiesa andò quasi completamente distrutta col disastroso terremoto del 1857, da cui rimase indenne però la cupola dell’abside che sovrastava il trono della Madonna del Carmelo, una statua lignea di pregevole fattura, di scuola napoletana, databile intorno ai primi del 1800. L’icona, per essere scampata alle rovine assolutamente integra, fu portata in processione per le vie del paese ed ebbe a compiersi il miracolo ancora vivo nella memoria storica: le violente scosse sismiche si arrestarono. Per il miracolo operato, la chiesa fu di fatto dedicata da quel momento alla Madonna del Carmelo.

Ad oggi, in seguito ai restauri, sono mantenuti stucchi e rilievi che decorano l’interno in stile barocchetto. È presente, inoltre, un bassorilievo raffigurante l’Ultima Cena ai piedi dell’altare in marmo, decorato invece con mosaici. Da menzionare assolutamente l’organo e la balaustra della cantoria del 1836, in legno decorato con interessanti cromie, interamente recuperate col restauro del 1984. Di tutt’altro stile, invece, l’attuale Chiesa Madre, dedicata a S. Giovanni Evangelista, più recente, che presenta una facciata lineare in stile moderno, così come moderni e luminosi sono anche gli interni, con pavimenti in marmo lucido.

Se guardiamo al territorio sotto l’aspetto naturalistico, invece, salta subito all’occhio come questa sia una terra ricca di risorgive e sorgenti d’acqua dolce di origine naturale. Il profondo legame storico e naturalistico che unisce Paterno all’acqua trova tracce indissolubili in testimonianze di varia natura. Fu proprio la ricchezza di queste sorgenti che portò alla realizzazione di un complesso in località Sorgitora, in cui spicca come opera colossale per la sua realizzazione, l’Acquedotto dell’Agri del 1937. Ha una portata di 7300 mc di acqua al giorno e una rete di circa 300 km, che garantisce una fornitura idropotabile a ben 29 centri della regione.

Strettamente connessa all’Acquedotto è la costruzione del Palazzo dell’Acquedotto (un caseggiato in stile razionalista, con una fontana in pietra da cui l’acqua sgorga attraverso bocche di leone) del Serbatoio dell’Acquedotto e di tante opere complementari che conservano le caratteristiche tipiche dell’architettura degli anni ‘30. Lungo il percorso che vede il fiume Agri attraversare il territorio di Paterno, resiste ancora memoria dell’epoca, soprattutto nel Ponte dell’Agri (chiamato anche ‘Ponte di Mussolini’) utilizzato all’epoca sia dagli agricoltori e dal bestiame, sia dai mezzi militari dell’esercito del Regime. La dimensione dell’opera nel suo complesso, per quei tempi, rappresentò per i 29 Comuni un’autentica conquista, anche sotto il punto di vista dell’igiene, della salute e del lavoro degli abitanti. Per un lungo tratto, inoltre, il percorso dell’acqua dalle sorgenti ai piedi di Viggiano, si sposa e si sovrappone con l’importante tratturo dell’ultra centenario o “via del pellegrinaggio alla Madonna Nera di Viggiano”.

Il fiume Agri ci rende testimonianza dello stanziamento dei primi popoli che l’abitarono in diversi punti, grazie al ritrovamento di utensili, vasi e grotte, rinvenuti proprio nell’alveo dell’Agri. Parti di queste popolazioni, invogliate dalla purezza delle acque, dal clima mite e dalla consistente pianura, si diressero a monte dell’attuale Paterno. Ad oggi il tratto di Agri nel territorio di Paterno rappresenta in Valle uno degli scenari più autentici di caratterizzazione paesaggistica naturale, potenzialità che punta a essere valorizzata con un progetto in via di implementazione. È in programma, infatti, di portare a maggiore definizione il vero e proprio parco fluviale. Sarà esteso e arricchito con zone di ristoro, parchi giochi, aree attrezzate per fitness e agganci con aree limitrofe attrezzate a verde contestualizzato. In adiacenza al Parco fluviale è in fase di rifacimento la pista ciclopedonale (1,5 km) e, in aggiunta, è stata da poco realizzata una postazione fissa di bike sharing, con 6 stalli per biciclette a pedalata assistita e colonnine di ricarica alimentate da impianto fotovoltaico autonomo. L’intento è quello di creare così un attrattore naturalistico articolato e moderno.

Questo è soltanto un piccolo assaggio, ma vi aspettiamo a Paterno per viverlo, scoprirlo  e ammirarlo con i vostri occhi!

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Al Teatro Eschilo di Gela la prima de Il Mistero di Winchester House

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 05/15/2024 - 17:53

Venerdì 17 maggio alle ore 21, il Teatro Eschilo di Gela ospiterà la prima assoluta del Mistero di Winchester House, pièce teatrale scritta e diretta da Franco Longo, direttore del teatro.

Liberamente ispirata al film La Vedova Winchester (2018), la pièce prende spunto da una storia realmente accaduta.

Sarah Winchester è la vedova di William, figlio del celebre inventore dell’omonimo fucile Oliver Fisher Winchester, e la madre di Annie, morta in tenera età. A causa di questi due lutti è convinta di essere maledetta dalle anime di tutte le persone morte proprio a causa dei fucili che la famiglia del marito produce. È così che su consiglio di una medium, Sarah fa costruire a San Jose in California una gigantesca magione, la Winchester House, con l’idea di ospitare queste anime.

La Winchester Mystery House, realmente esistente, è una delle costruzioni più bizzarre e allo stesso tempo longeve della Silicon Valley, la parte meridionale della San Francisco Bay Area, in California.

La casa è carica di elementi stravaganti e fedele alla volontà degli spiriti. Costituita da 160 stanze, la Mistery House vede la presenza di porte che si aprono contro pareti chiuse o la scala che finisce direttamente sul soffitto, senza portare da nessuna parte. Ma anche la presenza di ben 52 lucernari, 40 camere da letto e 47 camini, ben sei cucine, tre ascensori e due piani seminterrati. Oltre all’enorme quantità di bagni, se ne contano 13, ma con una sola doccia per l’intera e maestosa abitazione.

Ma torniamo alla storia.

Nel 1906 la società chiama il dottor Frederic Bolton con lo scopo di valutare la sanità mentale della donna; il Consiglio di amministrazione, infatti, non la ritiene sana di mente, quindi incapace di gestire gli affari societari. L’unica condizione è che il medico venga scelto da Sarah stessa.

Il Dottor Bolton è stato, quindi, selezionato poiché la sua storia è direttamente collegata ai fucili Winchester; sua moglie, una donna con problemi mentali, lo aveva colpito con quel fucile durante una discussione. Il dottore ha vissuto, così, uno stato di morte per tre minuti, per poi ritornare in vita, mentre la moglie, per il senso di colpa, è morta suicida. In questo avvenimento è nascosta la chiave per risolvere il mistero.

Franco Butera, sceneggiatore e regista della pièce, ritorna in scena dopo circa 10 anni per interpretare il Dottor Bolton. Dalla sua ricerca è nato questo lavoro, in seguito una selezione precisa degli interpreti della rappresentazione teatrale.

La pièce, oltre ad analizzare il legame tra la vita e la morte, vuole portare in scena un messaggio non presente nel film: l’uso indiscriminato delle armi negli Stati Uniti. Per Franco Butera, infatti, i fucili sono armi di morte, che non vanno utilizzate in maniera incondizionata e spietata. Un messaggio molto attuale nel difficile periodo storico che stiamo vivendo.

Pronti a vivere il mistero della Winchester House?

La prima vi aspetta al Teatro Eschilo di Gela venerdì 17 maggio alle 21:00, seguita da due repliche il 18 e il 20 maggio.

Facciamo il nostro in bocca al lupo a tutti gli attori!

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Anche la Val d’Agri presente all’EXPO 2024 del Made in Basilicata

CuoreBasilicata - Mer, 05/08/2024 - 12:46

Si è da poco conclusa, nella suggestiva cornice di Matera, la terza edizione di “Fucina Madre”, un progetto di valorizzazione e promozione turistica dell’APT Basilicata, che individua e mette insieme due attori principali: i luoghi dell’artigianato e del design come destinazione turistico-culturale e gli artigiani come veri e propri animatori, guide, “influencer” e promotori di un nuovo modello di turismo sostenibile. I visitatori, oltre a toccare con mano le creazioni artigianali, hanno avuto così la possibilità di incontrare da vicino gli artigiani e i designer e catapultarsi interamente nel loro mondo, grazie ai diversi eventi, alle visite guidate e ai laboratori organizzati in occasione della cinque giorni. Tra i numerosi partecipanti, provenienti da tutta la regione, troviamo Rocco Albano, unico rappresentante del territorio della Val d’Agri, che ci porta a conoscere la sua arte.

Partiamo dalle presentazioni

«Sono Rocco Albano, artigiano del settore pelletteria con la mia attività “Aris La Pelle” a  Villa d’Agri. Tutto ciò che facciamo è realizzato a mano, passo per passo, cucitura dopo cucitura, e su ognuna di esse c’è un po’ di Basilicata, che portiamo in giro sia a livello nazionale che internazionale! Siamo molto orgogliosi di far conoscere altrove la nostra terra e l’eccellenza dell’artigianalità italiana, il vero Made in Italy, che è ciò che contraddistingue ancora il nostro Paese!»

Questa presenza del territorio, come si ritrova poi nel prodotto finale, quindi in che modo il territorio influenza l’artigianalità?

«Innanzitutto, vorrei dire che chiaramente il mio non è un lavoro con vocazione artigianale lucana, in quanto la maestranza della lavorazione delle pelli non rientra nella tradizione storica del luogo, ma nasce innanzitutto dalla mia passione per la moda. Il territorio ci lega e si ritrova nel prodotto perché ci aiuta nella costante ricerca di nuove tendenze, con idee che nascono dall’osservazione e comprensione del nostro territorio e delle persone che ci circondano.»

C’è un esempio in particolare?

Il primo che mi viene in mente è un accessorio, lo zaino goccia! Creato ispirandoci a Matera, visto che il simbolo che la rappresenta è appunto la goccia. Abbiamo così realizzato questo particolare zaino antirapina a forma di goccia, ispirato dal territorio, molto identitario. Anche a livello di capispalla abbiamo qualche influenza diretta tra il territorio e la creazione, in questo caso derivata dalle nostre figure religiose, spaziando quindi dal sacro al profano!

Vista la cura, l’ispirazione e il tempo necessario alla realizzazione di queste creazioni, che ruolo e soprattutto che valore ha l’artigianalità al giorno d’oggi?

«In un momento storico particolare come quello che stiamo vivendo, di crisi economica ma anche sociale e d’identità, invitiamo sempre più le persone ad esprimersi per ciò che si è, essere unici e non omologarsi alla massa o ai canoni che questa società ci impone. Siamo un po’ sommersi da questo fast fashion, che attira per il prezzo ma che non garantisce qualità né unicità, senza parlare poi delle condizioni di lavoro presenti in questo tipo di industrie. Noi artigiani cerchiamo sempre più di invitare le nuove leve, il nuovo ricambio generazionale, crearsi un capo unico e lavorare su numeri limitati! Una giacca di pelle è oggi un oggetto di design, da tramandare perché è durevole negli anni, ma al momento la gente, nella maggior parte dei casi, vede solo il prezzo; siamo sempre e solo noi a dare il valore alle cose purtroppo. Oggi siamo un po’ succubi della società consumistica, che vuole acquisti di capi da usare poco e buttare subito, mentre la teoria che ci ha sempre premiati fino ad ora è quella di puntare ad acquistare prodotti buoni e duraturi nel tempo

Parlando di qualità e durata nel tempo, cosa possiamo dire sull’impatto ambientale e sulla sostenibilità delle sue creazioni?

«Sostenibilità oggi è un termine che si utilizza molto spesso ma a cui forse si dà poco valore. La pelle nasce originariamente come scarto alimentare, l’essere umano già secoli e secoli fa, anziché farla diventare rifiuto, ha iniziato questa trasformazione per poi utilizzarla col tempo nel settore moda. Quando si lavorano pelli ovine, caprine e bovine, le si concia con le tecniche regolamentari e si ottengono poi prodotti di pregiata fattura come accessori, calzature, borse e giacche, non si va ad impattare troppo sull’ambiente, come fanno invece i derivati del petrolio (per realizzare ecopelle, pelle vegana e simili) e, secondo me, è questa la vera sostenibilità. È sempre stato un prodotto naturale! Se davvero si parla di sostenibilità, bisogna fare meno confusione ed essere più chiari nel mandare messaggi. Invito tutti a dare più valore alle fibre naturali, non solo la pelle ma tutte le fibre utilizzate nell’abbigliamento, sia animali che vegetali, e non alle fibre sintetiche create dall’industria chimica.»

Sempre parlando di sostenibilità, la manifestazione si chiede anche se è possibile creare questo nuovo modello di turismo sostenibile attraverso l’artigianato, quindi creare dei punti di interesse che possano generare turismo. Che cosa ne pensa?

Sicuramente ogni artigiano che ha un’attività parte dalla propria identità territoriale. La prima cosa è dare valore alle radici da cui il lavoro viene concepito. Giocare sul nostro prodotto per veicolare un nuovo tipo di turismo ed esaltare il nostro territorio è, secondo me, un connubio perfetto, perché noi realizziamo e vendiamo un prodotto lucano e teniamo particolarmente al racconto di questa bellissima terra. Secondo me il progetto di Fucina Madre di associare la promozione del territorio con il saper fare di noi artigiani è molto interessante e funzionale, anzi, dovrebbero essere presenti più format di manifestazioni del genere perché legano la sapienza artigianale lucana e il territorio, in questo caso puntando su un luogo simbolo come Matera, che tutti hanno imparato a conoscere ed apprezzare e che al momento più ci rappresenta. Però ci tengo a dire che ogni angolo della Basilicata è bello e merita di essere scoperto, come la nostra Val d’Agri e ognuno dei 131 comuni nella nostra regione.

 Quali contenuti concreti avete portato e presentato al pubblico in questi giorni di manifestazione?

«Il nostro impegno quotidiano è quello di puntare sul futuro, sulla ricerca, sull‘innovazione per realizzare progetti prestigiosi e soprattutto per portare la qualità della moda italiana e dell’artigianalità lucana in tutto il mondo. Cerchiamo di divulgare tutto ciò con i nostri workshop, nel racconto di ogni dettaglio di mestieri e tradizioni, in un percorso che parte dalle mani di noi artigiani per arrivare fino alle mani dei clienti finali. Questo è il concetto che diffondiamo nei diversi laboratori, seminari e workshop durante la manifestazione.»

In conclusione, cosa rappresenta per lei e per il suo brand la partecipazione a questa edizione di Fucina Madre e che riscontro può avere nel futuro immediato e/o a lungo termine?

«Siccome siamo giunti alla terza edizione, posso dire che già le prime due hanno avuto un buon esito. Abbiamo avvicinato molte persone al concetto del prodotto artigianale, questo souvenir che lega la storia del passato a quella di oggi. Ritengo sia un ottimo modo per divulgare il nostro quotidiano e far conoscere i nostri prodotti con l’aiuto dell’APT, colonna portante che lega indissolubilmente la promozione del territorio ai prodotti che realizziamo. Cerchiamo così di continuare in questo progetto nato sei anni fa con gli stessi artieri. Siamo 40 artieri, artigiani della Lucania, designer e maker. Sicuramente si può crescere ancora di più, attuando piattaforme online per creare così una presenza costante tutto l’anno. C’è già un progetto in elaborazione, abbiamo parlato con la dottoressa Palmarosa Fuccella, e con il Direttore Generale Antonio Nicoletti, per poter far continuare questo format rappresentativo dell’artigianalità, concetto che oggi abbiamo difficoltà a far percepire alla vasta platea perché siamo circondati dal commerciale, con ben poco di artigianale. Per tutti questi motivi il bilancio della manifestazione è certamente positivo sotto tutti gli aspetti!»

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Il Circolo “ARCI Le Nuvole”: l’intervista alla Presidente Luciana Carfì, “operaia del cambiamento”

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 04/25/2024 - 10:51

Il Circolo ARCI “Le Nuvole” è un’associazione di promozione sociale che opera nel territorio di Gela per promuovere nuove forme di aggregazione tra le persone con l’obiettivo di favorire la partecipazione attiva dei cittadini di qualunque età, sesso o condizione sociale alla vita della comunità.

ARCI “Le Nuvole” promuove l’aggregazione, il protagonismo positivo ed il benessere delle persone e della comunità attraverso la promozione di diverse attività: nella struttura, infatti, sono presenti una ludoteca, delle aule studio per fornire supporto scolastico a bambini e adolescenti, una piccola sartoria sociale, spazi in cui si svolgono laboratori di scrittura e di cucina, oltre a un progetto di Open housing, per favorire l’accompagnamento alla casa e al lavoro, attraverso l’attivazione di tirocini formativi e successiva ricerca di impiego.

Negli anni, sono stati lanciati 42 progetti di micro-impresa e, grazie a una collaborazione con la BCC di Caltanissetta, sono nate nuove attività imprenditoriali sul territorio, dal negozio di videogiochi, alle piccole attività di artigianato.

Oggi, sono circa 15 gli educatori volontari che offrono il proprio servizio e aiuto alle persone che si recano presso la struttura.

Il Circolo si trova in un quartiere periferico della città, in via Maurizio Ascoli 30, luogo in cui abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Luciana Carfì, Presidente di “Arci Le Nuvole” che, ogni giorno da circa 30 anni, opera per il bene comune della città a fianco dei più deboli.

Luciana Carfì ci ha raccontato che, quando nel febbraio del 1995 un gruppo di giovani provenienti da varie esperienze sociali e culturali decise di iniziare questa avventura, Gela era una città che era appena uscita da una sanguinosa guerra di mafia. L’impegno associativo rappresentava per quei giovani uno strumento importante per contribuire al riscatto del territorio.

Fu proprio la prima Carovana Antimafia, promossa da ARCI Sicilia, a sancire la nascita del Circolo ARCI “Le Nuvole” e attraverso gli anni, i passaggi successivi della Carovana Antimafia hanno lasciato sul territorio progetti e proposte a sancire un modo nuovo di fare antimafia: non più solo testimonianza ma anche fatti concreti e cose reali e tangibili.

Così, negli anni, sono nati progetti e iniziative legate al mondo dell’infanzia, verso i giovani a rischio e laboratori artistico-espressivi aperti a tutti i giovani del territorio, alle scuole, ai gruppi, ai quartieri.

La prima sede dell’associazione si trovava presso il Convento dei Cappuccini di Gela; le prime attività erano rivolte principalmente ai bambini; Luciana Carfì ci ha narrato un aneddoto emblematico che lascia trasparire l’importanza della costruzione di luoghi di aggregazione e protagonismo positivo nei quartieri più difficili; durante i primi anni di attività, infatti, alcuni ragazzini si divertivano a gettare delle pietre contro la sede del Circolo; un giorno, venne chiesta loro la motivazione a monte di questo gesto; non c’era un vero e proprio perché ma, probabilmente, i ragazzi si erano sentiti esclusi. Quando, con stupore, gli adolescenti hanno compreso di avere il diritto di poter frequentare quel luogo, molti di loro hanno iniziato a recarsi presso quello spazio, trovando in esso un luogo di aggregazione che consentiva loro di ascoltare e cantare le canzoni napoletane alla radio.

Grazie all’ARCI Le Nuvole, 97 bambini su 110 sono stati portati fuori dagli istituti, ad alcune famiglie sono stati affiancati addirittura 3 operatori. Il percorso, difficile ma entusiasmante, ha formato una squadra di professionisti impegnati ovunque che ancora oggi operano per il bene della città.

Il Centro ospita una sala prove per gruppi musicali, una biblioteca con sala lettura, una sala proiezioni ed una sala giochi.  Vengono realizzate periodicamente mostre, serate musicali, presentazione di libri ed incontri con gli autori, reading letterari, performance artistiche di vario genere con un occhio di riguardo particolare per i giovani artisti locali e le varie forme di sperimentazione culturale. Nel corso dell’anno vengono inoltre organizzati per i soci laboratori musicali, teatrali e ludico-espressivi, corsi di strumenti musicali, di alfabetizzazione informatica, di lingue.

Tra i progetti promettenti in corso, c’è la produzione del primo olio di semi di girasole siciliano; la raccolta, lavorazione e trasformazione dell’olio è stata effettuata da giovani che hanno usufruito dei tirocini formativi all’interno del progetto di Open Housing, finanziato da Fondazione Con il Sud, con cui ARCI Le Nuvole collabora da tempo per creare nuove possibilità di lavoro e formazione sul territorio. Tutto ciò è frutto di un lavoro di squadra che rappresenta un valore aggiunto per questo ed altri progetti.

L’obiettivo di ARCI Le Nuvole è quello di costruire una rete comunitaria, tessere relazioni, generare senso di appartenenza. Luciana Carfì, che da circa trent’anni lavora e in questa direzione, ci ha comunicato che “non è un percorso semplice, perché la nostra comunità è basata sull’Io; invece, ci sarebbe tanto bisogno del “Noi”. L’individualismo non aiuta, in quanto ci sono molte persone sole che necessitano aiuto e supporto per combattere la solitudine che non rappresenta un ostacolo semplice da affrontare. Chi fa associazionismo fa una scelta precisa, che è quella di differenziarsi. Io cerco di stare dalla parte buona della vita”.

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Caporalato: a Gela nasce uno sportello di ascolto e orientamento legale

Gela Le Radici del Futuro - Sab, 04/13/2024 - 09:20

Oggi, sabato 13 aprile, alle ore 10, a Gela sarà inaugurato è uno sportello di ascolto e orientamento legale per combattere il caporalato.

Si tratta di uno dei presidi fissi previsto dal progetto InTRATTAabili, promosso da un ampio partenariato guidato da ARCI Basilicata, e di cui fanno parte anche ARCI Sicilia, l’Associazione i Girasoli di Mazzarino e il Comune di Pachino. Lo sportello si trova in via Maurizio Ascoli ed è gestito da ARCI Le Nuvole.

Il Circolo ARCI Le Nuvole” di Gela è un’associazione di promozione sociale che opera nel territorio di Gela per promuovere nuove forme di aggregazione tra le persone con l’obiettivo di favorire la partecipazione attiva dei cittadini di qualunque età, sesso o condizione sociale alla vita della comunità.

Luciana Carfì, presidente del Circolo ARCI Le Nuvole, ci ha parlato delle difficoltà che molte persone sono costrette ad affrontare in merito a condizioni lavorative non propriamente idonee. Non soltanto i migranti, ma anche tanti giovani e meno giovani che, pur di non abbandonare la propria terra natìa, si trovano costretti ad accettare proposte lavorative non propriamente ascrivibili all’ambito della legalità.

Se c’è una cosa che emerge forte è la grande solitudine delle famiglie che sono costrette ad affrontare da sole tutte le difficoltà sociali, abitative, lavorative. Si tratta spesso di persone isolate che vengono coinvolte in diverse attività, al fine di consentire loro di costruire legami, fare comunità ed evitare che ognuno si chiuda nelle proprie difficoltà. Così, attraverso l’associazione, possono in qualche modo trovare delle soluzioni ai loro problemi”, continua la Carfì.

L’inaugurazione dello sportello

Il progetto InTRATTAabili intende creare in Sicilia, Campania e Basilicata, un sistema integrato di transizione al lavoro dignitoso e di integrazione socio-economica per vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo impiegate nel settore agricolo e nell’ambito domestico e di cura alla persona.

Uno sportello fisso offrirà servizi di ascolto e orientamento legale, stabilendo la gravità della situazione di sfruttamento per decidere quali percorsi personalizzati attivare. Prevista anche la segnalazione attraverso il numero verde per titolari di protezione UNHCR, servizio gratuito nazionale gestito dal partner Arci APS, e l’attivazione di uno sportello donna.

Saranno realizzate anche attività di formazione, per operatori e beneficiari, su assessment sociale delle imprese del settore agri-food e supporto alle necessità pratiche di trasporto sicuro da e per i luoghi di lavoro e ricerca del lavoro.

Sarà inoltre favorita l’integrazione sociale e comunitaria dei beneficiari mediante attività sociali, ricreative e laboratoriali co-progettate.

Abbiamo fatto alcune domande in merito a questo bellissimo progetto a Giuseppe Montemagno, presidente di ARCI Sicilia.

Come nasce il partenariato Basilicata-Campania-Sicilia in merito alla questione del caporalato? Sono territori accomunati da percentuali simili in merito a questa tematica?

Il progetto InTRATTAbili si inserisce all’interno del lavoro costante che la rete associativa ARCI porta avanti in tutta Italia per tutelare i diritti delle persone meno garantite socialmente, migranti e non, lavoratrici e lavoratori spesso invisibili, sfruttati e costrette a vivere in condizioni di marginalità.  La scelta specifica di Basilicata, Campania e Sicilia è finalizzata a dare continuità ad una precedente esperienza progettuale (SIPLA Sud) in cui erano già state impegnati insieme alcuni dei partner di questo progetto. Sono territori dove il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento economico e sociale, soprattutto di persone straniere, è abbastanza diffuso in particolare nel settore agricolo ed in quello del lavoro domestico. Sono migliaia le persone impiegate in nero in alcune aree delle tre Regioni coinvolte, senza alcuna tutela, sottopagati e costrette a lavorare per molte ore in condizioni precarie. Non esistono cifre ufficiali, ma secondo una stima dell’ISTAT il lavoro irregolare in agricoltura è in costante crescita, raggiungendo percentuali superiori al 20%. Il progetto interviene in territori dove il lavoro agricolo stagionale e quello domestico è molto diffuso, come alcune aree delle provincie di Caserta, Potenza, Caltanissetta, Trapani e Siracusa.”

Ci sono dei dati che dimostrano che questo sia un problema del territorio? Quante persone sono in condizione di richiedere questo tipo di aiuto? Che platea un tale sportello può attivare e che impatto può generare? Perché proprio Gela?

Non esistono dati ufficiali ma negli ultimi anni, alcune operazioni delle forze dell’ordine hanno evidenziato come il fenomeno sia presente nelle campagne del nisseno e dell’agrigentino. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, i lavoratori per paghe esigue erano impegnati per 8 ore di lavoro al giorno, costretti a lavorare in assenza di condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Si tratta di persone costrette ad accettare tali condizioni di sfruttamento poiché in stato di bisogno, senza dimenticare che i “caporali” sono spesso persone che non disdegnano l’uso della violenza per intimidire le proprie vittime o costringere al silenzio chi si ribella. Ricordo il sacrificio di Adnan Siddique, ucciso nel 2020 a Caltanissetta perché aveva avuto il coraggio di denunciare una vera e propria organizzazione criminale finalizzata al caporalato composta da pakistani e italiani.

Il progetto InTRATTAbili interviene proprio a sostegno di queste persone con l’obiettivo di creare e potenziare un sistema integrato di transizione al lavoro dignitoso ed all’integrazione socio-economica, socializzazione ed integrazione comunitaria per lavoratori e lavoratrici vittime o potenziali vittime di sfruttamento. La provincia di Caltanissetta è uno dei territori interessati dalle attività del progetto. L’attivazione dello sportello a Gela va ad integrare quello già esistente nel capoluogo per potenziare i servizi a disposizione del territorio. Lo sportello è a disposizione di chiunque abbia necessità di avere una consulenza legale o di avere informazioni sulle norme che tutelano l’accesso al mondo del lavoro. Fondamentale sarà anche la collaborazione con le Istituzioni, i sindacati, le associazioni e chiunque sia impegnato a promuovere la legalità ed il rispetto della dignità delle persone. Le Reti sociali sono determinanti per rispondere in maniera puntuale ai bisogni delle persone più fragili. Per questo, come ARCI, mettiamo a disposizione del territorio i nostri servizi e nello stesso tempo ci affidiamo alle competenze degli altri soggetti della rete per offrire una risposta più precisa e puntuale a chi chiede aiuto. La scelta di Gela è strategica anche perché al centro di una vasta area territoriale che comprende anche parti delle provincie di Ragusa ed Agrigento.”

In che modo gli utenti saranno supportati? Avranno un supporto legale, interagiranno con mediatori culturali e avranno anche un sostegno di tipo psicologico?

Lo sportello sarà accessibile in presenza ed anche telefonicamente. Sulla base delle esigenze manifestate, gli utenti potranno accedere gratuitamente ad un percorso di informazione ed orientamento ai servizi, identificazione e contrasto di situazioni di sfruttamento e la consulenza legale. Si tratta di servizi individualizzati che prevedono l’intervento di professionisti con competenze specifiche nel campo della tutela legale e della mediazione culturale. Non è previsto invece dal progetto il sostegno psicologico, ma nei casi in cui fosse necessario, saranno coinvolti altri servizi territoriali promossi dall’ARCI o dagli altri soggetti della Rete.”

Il binomio lavoro/immigrazione rappresenta una questione complessa: in che modo si andrà a combattere il lavoro in nero e a favorire una reale integrazione, viste anche le attuali politiche sociali in atto in merito alla figura del migrante?

Quando si parla dei diritti delle persone non ci può essere distinzione di nazionalità. Per questo lo sportello è accessibile a tutte le persone che intendono chiedere un aiuto. È chiaro che la condizione delle persone migranti è decisamente più complicata. Intanto perché devono fare i conti con una legislazione che non li agevola nella costruzione di un percorso di vita adeguato alle proprie aspettative. L’accesso al mondo del lavoro ed ai diritti di cittadinanza non è semplice ed è ulteriormente complicato da chi utilizza il tema delle migrazioni per speculazioni politiche. Eppure, gli studi e le statistiche sul mercato del lavoro continuano a sottolineare l’urgenza di politiche di accesso che favoriscano l’arrivo di lavoratori stranieri. Di pari passo, andrebbero definite strategie di politiche sociali e culturali che favoriscano l’integrazione dei nuovi cittadini per costruire comunità aperte alle diversità, con politiche abitative e di sviluppo locale che siano in grado di rispondere ai nuovi bisogni e prospettare un futuro per le nuove generazioni.

Proprio a partire da questo approccio, il progetto InTRATTAbili prevede accanto al supporto lavorativo anche la realizzazione di eventi, attività ricreative, culturali, la messa a disposizione di spazi per l’aggregazione libera, la co-progettazione con gruppi anche informali del territorio di attività ed eventi. L’obiettivo è quello di favorire la conoscenza reciproca tra persone, per permettere di oltrepassare la definizione a volte stigmatizzante di “sfruttato” per consentire alle persone migranti e alle comunità “ospitanti” di instaurare un autentico dialogo privo di vittimizzazioni ed impliciti rapporti di forza.”

Donne: oltre al sostegno in merito allo sfruttamento lavorativo, è previsto anche un supporto riguardante eventuali violenze esercitate sul posto di lavoro?

Per le donne nello specifico, il progetto prevede servizi di ascolto, assistenza, orientamento e contrasto allo sfruttamento e alle loro necessità pratiche e strategiche, determinati nei contenuti insieme alle stesse donne attraverso l’ascolto e l’identificazione dei bisogni. Attraverso l’ascolto le donne saranno aiutate a identificare situazioni di violenza di genere, anche sul posto di lavoro, e potranno essere orientate verso servizi dedicati quali centri antiviolenza e servizi sanitari e di supporto psicologico.”

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Il film “Lo Sbarco” arriva anche in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 04/04/2024 - 22:02

Dopo aver vinto a Parigi ed essere stato selezionato in una serie di Festival europei che si terranno nel corso del 2024, il film Lo Sbarco, regia di Iacopo Patierno, varca i confini del continente europeo e arriva in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti.

In Nuova Zelanda è entrato nella selezione ufficiale del NZ Web Fest che si svolgerà ad Auckland dall’1 all’11 novembre.

Il NZ Web Fest (Auckland, Nuova Zelanda) è stato creato da Keith Barclay e Fiona Powell nel 2015 per celebrare le serie web e i contenuti video online. Nel corso degli anni, il festival è progressivamente cresciuto di importanza ed è entrato a far parte della ristretta cerchia dei festival promotori della Web Series World Cup, che ha avuto nel 2022 tra i finalisti la nostra web serie Italia Sicilia Gela

Negli Stati Uniti “Lo Sbarco” è stato selezionato e proiettato a Los Angeles nell’ambito del Royal Chance Film Festival.

Il Royal Chance Film Festival, fondato da Leah “LQ” Queen, dice il sito del Festival, “è un evento annuale dedicato alla promozione degli artisti indipendenti e alla presentazione di contenuti cinematografici e televisivi che colpiscono le menti, i cuori e le anime dei creativi globali. Deciso nella sua convinzione che gli artisti indipendenti privi di significativi sostegni verso Hollywood meritino le stesse opportunità delle loro controparti mainstream.”

Il docufilm “Lo Sbarco”, realizzato in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’operazione Husky, il nome in codice dato allo sbarco degli alleati in Sicilia, ha coinvolto le testimonianze di esperti, cittadini, testimoni dell’epoca e l’attiva partecipazione di studentesse e studenti dell’Istituto Morselli di Gela.

Sono felice che il film e il suo messaggio di pace arrivi anche nei Festival di altri continenti. Purtroppo, c’è chi continua a uccidere, penso che la pace sia ancora lontana e che tutti ci dobbiamo impegnare per essa” afferma il regista Iacopo Patierno.

“Lo Sbarco” segue un gruppo di studentesse e studenti in veste di esploratori della memoria e ricercatori di messaggi di pace. Si immergono nella città di Gela, in Sicilia, alla ricerca della memoria che conserva il tessuto cittadino riguardo all’operazione Husky, lo sbarco delle truppe alleate a Gela avvenuto il 10 luglio 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, un passaggio decisivo per la caduta del fascismo prima e del nazismo poi.

Attraverso le interviste effettuate a cittadine e cittadini, a testimoni dell’epoca, a esperti storici il film indaga il rapporto di quell’evento con i temi di pace e guerra; approfondisce l’impatto che la guerra ha avuto sulla città e sulle persone, sia a livello individuale che collettivo; riprende e registra ricordi e memorie preziosi.

Visitando i luoghi simbolo dei combattimenti nella piana di Gela e sul lungomare, gli esploratori della memoria provano ad immaginare come doveva essere vivere in quel contesto di guerra, impersonificano gli abitanti dell’epoca ed esprimono cosa potessero provare al momento dello sbarco.

Il film esamina anche come la memoria storica possa influenzare il futuro di una città e dei suoi abitanti, stimolare una riflessione sul tema della pace e della guerra al giorno d’oggi.

Quello che “Lo Sbarco” propone è un viaggio tra memoria storica e vita contemporanea; le strade e i molti luoghi nel perimetro adiacente alla città portano ancora i segni dei combattimenti del 1943. Le persone di Gela lo vivono come un evento lontano e ormai superato, irripetibile? Quali insegnamenti è possibile trovare da quell’evento al giorno d’oggi? È possibile trasmettere l’emozione e il senso di urgenza riguardo alla necessità di preservare la memoria storica e di lavorare per la pace?

“Lo Sbarco” è un film realizzato nell’ambito del progetto Gela Le Radici del Futuro, coordinato da Jacopo Fo e Bruno Patierno, con il sostegno di Eni e il patrocinio della città di Gela.

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L'articolo Il film “Lo Sbarco” arriva anche in Nuova Zelanda e negli Stati Uniti proviene da Gela Le radici del Futuro.

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