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L’importanza della familiarità nei team di lavoro delle piccole imprese nei periodi di crisi

People For Planet - 3 ore 12 min fa

In un momento di grande incertezza economica e di profonda crisi, le piccole imprese stanno sviluppando una propensione al turnover dei dipendenti mai vista in precedenza.

Un malessere gestionale che incide fortemente sulla perfomance reddituale.

Quello che so, per esperienza professionale e per le ricerche effettuate sull’argomento, è che in molti casi le persone che hanno collaborato in passato, poi, nei momenti di difficoltà,  lavorano meglio insieme di quelle che non lo hanno mai fatto. Significa capire che coltivare la familiarità nei momenti di depressione economica è nell’interesse della piccola impresa, perché i team con buona familiarità, proprio nei periodi di crisi, hanno performance migliori.

La maggior parte delle piccole organizzazioni farebbero bene a tenere nella loro cassetta degli attrezzi questo semplice ma potente principio da utilizzare nelle fasi di crisi.

Qualche tempo fa ho incontrato un chirurgo ortopedico noto come l’Henry Ford dei trapianti di ginocchio che mi chiedeva una consulenza in merito alla valutazione della efficienza del suo team in un determinato periodo di crisi. Dall’analisi effettuata emergeva che mentre la maggior parte dei chirurghi impiegava una o due ore per sostituire un ginocchio, questo dottore completava regolarmente la procedura in venti minuti.

Cosa contribuiva, aldila’ di altri aspetti tecnici e professionali, particolarmente alla sua velocità?

A differenza della maggioranza dei suoi colleghi, il cui staff di infermieri e anestesisti cambiava di continuo, quel chirurgo aveva un team in cui  vi erano infermieri che lavorano con lui anche da 18 anni.

Ciò gli permetteva di sostenere che ben pochi dei suoi metodi di lavoro sarebbero stati praticabili in periodi di sostanziale e generale sconforto senza la dimestichezza che deriva dal lavorare ogni giorno con le stesse persone.

I piccoli imprenditori sono intuitivamente consapevoli del fatto che la familiarità di un team di lavoro (l’esperienza e consuetudine che le persone accumulano lavorando insieme) può influenzare la performance.

Ma poi si lasciano prendere dalle tensioni della crisi, non riescono a quantificarne i benefici, ed i danni che producono sono molto più profondi di quanto non creda la maggior parte di loro che possono e devono sfruttare di più il fattore familiarità,  specialmente in un momento in cui i team di lavoro sono costantemente creati, smantellati e riorganizzati.

Per raggiungere quest’obiettivo bisogna superare due ostacoli:

  • molti piccoli imprenditori credono, spesso mossi dall’istinto, troppo nell’utilità di mescolare i gruppi di lavoro per evitare la stagnazione, già di per se’ imperante nelle fasi di recessione economica, e garantire freschezza di pensiero;
  •  realtà come costi, necessità di sviluppo, limiti di mobilità e i rapporti di “politica interna” (le piccole imprese sono prevalentemente a conduzione familiare) spesso ostacolano la creazione di un clima di familiarità durante una congiuntura sfavorevole.

Sto cercando di dire quanto e come la performance aumenti con la familiarità di un team, specialmente nei casi in cui il lavoro in una piccola impresa si articoli nei periodi di crisi su più progetti contemporaneamente dando vita ai cosiddetti team “fluidi”, ovvero frequentemente formati e ricombinati.

Ma perché la familiarità in una piccola impresa determina un effetto così forte?

Ci sono quattro fattori primari responsabili:

  1. Coordinare le attività. I team composti da poli-specialisti (in una piccola impresa si diventa necessariamente esperti di tutti i processi) sono famosi per la loro incapacità di portare a termine le cose perché tra i membri spesso si genera cattiva comunicazione, conflitto e confusione.  La familiarità può aiutare un gruppo a rimuovere questo ostacolo: una volta che un team ha imparato come e quando comunicare su un progetto, può applicare il progetto ai progetti successivi.
  2. Reagire al cambiamento. Ai team, durante le fasi di recessione, viene sempre più spesso richiesto di cambiare direzione a metà di un progetto per via della pressione della concorrenza o di spostamenti nelle preferenze dei consumatori. Questo genera stress e richiede flessibilità. La familiarità genera piattaforme emotive condivise sulle quali un gruppo può appoggiarsi per andare incontro a questo tipo di richieste.
  3. Integrare conoscenze per innovare. Le soluzioni innovative (necessarie per uscire dalla crisi) nascono  tipicamente dalla combinazione di conoscenze pregresse. Perché questo avvenga in un team, i membri non solo devono scambiarsi informazioni specifiche, ma anche integrare quelle informazioni isolate. La familiarità aiuta i membri di un gruppo a scambiarsi informazioni e a comunicare con efficacia, aumentando la probabilità di integrazione delle conoscenze e quindi di soluzioni innovative.
  4. La concorrenza non puo’ rubare valore. Le organizzazioni costruiscono vantaggi competitivi quando creano capacità che i loro concorrenti non riescono a replicare. I team dotati di familiarità sono una chiave di questo tipo di vantaggio, perché il concorrente non può replicare le capacità di un gruppo portandosi via un solo membro. La performance di ogni membro di un gruppo dipende da quella degli altri.

Si badi bene, pero’, che questo non significa che i dipendenti che si conoscono meglio debbano essere sempre messi a lavorare insieme. Di contro nelle fasi in cui non c’è crisi occorre favorire l’apertura all’inconsueto e all’insolito. Perché il rischio è quello della stagnazione e della fissità che sappiamo bene non è mai generativa né produttiva. Rischia di automatizzare e di conseguenza disumanizzare il processo. Qualunque esso sia.

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Scusi, lei è un Androide?

People For Planet - 5 ore 12 min fa

Secondo uno studio pubblicato da  Ian Pearson, futurologo, fondatore di futurizon.com e consulente di molte delle maggiori multinazionali planetarie, il numero di robot/androidi aumenterà nei prossimi 30 anni dagli attuali 57 milioni a 9,4 miliardi, superando così il numero degli umani.

Foto: Ian Pearson

Per Pearson ci avviciniamo a grandi passi verso un pianeta popolato da androidi capaci di svolgere le funzioni che siamo abituati siano svolte dalle persone. Del resto, a conforto della sua visione, gli esempi già attuali non mancano. Uno tra i tanti: già oggi Pepper, androide costruito in Giappone, parla 19 lingue e guida i parenti degli ammalati nei corridoi dell’ospedale AZ Damiaan di Ostenda, in Belgio.

Foto: Pepper

Un sondaggio condotto nel Regno Unito ci dice che il 71% delle persone ha paura dello sviluppo delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale, il 59% crede che i robot siano una minaccia per l’umanità. Si teme che l’automazione di milioni di posti di lavoro possa provocare una crescita smisurata della disoccupazione, l’aumento della disuguaglianza e una riduzione dei salari, facendo scomparire molte figure professionali.

Sono timori fondati? Cosa ci aspetta? Riusciremo ad utilizzare la tecnologia a vantaggio della collettività, creando più ricchezza e benessere diffusi, oppure ci sarà un ulteriore impoverimento di massa e ancora più ricchezza concentrata in poche mani?

Vediamo cosa ne pensa Pearson, in una intervista rilasciata al sito spagnolo nobbot.com

Come sarà il mondo nel 2050 se pensiamo alla tecnologia e al modo in cui interagiamo con essa?

Penso che il principale progresso sarà l’apparizione di ciò che chiamo il superumano, un essere dotato di intelligenza artificiale collegata al cervello. Questo cambierà tutto. Non saremo uguali ad oggi perché i coefficienti di intelligenza saliranno alle stelle. Questo, ovviamente, porrà sfide gigantesche come ad esempio l’accesso delle persone all’intelligenza artificiale: sarà per pochi o per tutti? Inoltre appariranno nuovi rischi da cui proteggerci, come i batteri intelligenti dotati di componenti elettronici. Ci saranno anche spie microscopiche che atterreranno sulla nostra pelle e avranno accesso a qualsiasi cosa stiamo pensando. È una immagine piuttosto allarmante ma realistica.

– Lei sostiene che i robot svolgeranno un ruolo essenziale nella società. Che tipo di robot vedremo e che mansioni svolgeranno?

Naturalmente, ci saranno molte varietà di robot industriali, ma anche molti progettati per la casa o gli uffici. Ci saranno dai semplici robot agli androidi supportati dall’intelligenza artificiale collegati tra loro nel cloud che saranno in grado di fare quasi qualsiasi tipo di lavoro. Uno dei più importanti sarà prendersi cura di noi, dandoci compagnia, amicizia e, perché no, sesso. Gli androidi avranno elevate capacità emotive. E non avranno bisogno dell’intervento di essere umani per comportarsi come esseri umani.

Foto: Harmony, il primo sex-robot

I robot saranno una minaccia per l’occupazione, come spesso viene suggerito oggi?

Non li vedo come una minaccia ma come un modo di crescere. Alcuni lavori scompariranno, ma altri verranno creati. L’importante è vedere che più la tecnologia avanza, più è probabile che le persone si concentrino sul loro lato umano. Vedremo molte persone avere tempo per sviluppare abilità legate alle arti e ai mestieri. Alcuni sceglieranno di aiutare la società e altri semplicemente si rivolgeranno ai loro hobby. Un’economia in rapida crescita basata sull’automazione consentirà un reddito generoso per tutti.

Faremo ciò che ci piace e avremo abbastanza soldi per vivere comodamente. Se l’automazione si occupa di tutte le cose noiose, le persone potranno divertirsi. Alcuni lavori saranno mantenuti, come quelli relativi all’attenzione personale o quelli in cui l’interazione con gli altri è essenziale. Probabilmente, i robot possono anche farli, ma la gente preferirà trattare con un essere umano. Lavori come infermieri, insegnanti, artigiani, artisti o atleti sopravviveranno probabilmente perché preferiremo che siano eseguiti da esseri umani.

Pensa che gli androidi, o i proprietari degli androidi, per essere più precisi, dovrebbero pagare le tasse o la sicurezza sociale, come suggeriscono alcuni analisti ed economisti oggi?

Certo, dobbiamo assicurarci che tutti abbiano abbastanza per mantenere uno standard di vita decente. Bisognerà ridefinire la questione delle tasse e dello stato sociale. Sono a favore di un reddito di base universale, che è qualcosa che guadagna seguaci molto rapidamente. Le aziende devono restituire alla società ciò che la società ha dato loro. In questo modo, credo che nel 2050 saremo in grado di pagare a ciascuno dei cittadini di un paese un reddito di base equivalente al salario medio di oggi.

Lei ha detto che in futuro avremo il nostro corpo carico di microchip. Cosa faranno questi microchip per noi?

Penso che la maggior parte dell’elettronica che porteremo con noi sarà al di sotto della nostra pelle. Chiamo questa cosa “pelle attiva”. Negli strati più profondi, i dispositivi elettronici saranno in grado di controllare la composizione del sangue e l’attività dei nervi. Negli strati più superficiali, useremo dispositivi destinati a funzioni temporanee che scompariranno dopo una o due settimane. Inoltre, nel 2050, ci sarà un’elettronica che si collegherà con la parte più profonda del cervello, trasformando l’intelligenza artificiale in un’estensione della nostra testa.

Foto: Due “androidi” della serie Westworld

-Kaspersky, il fondatore della russa Kaspersky Lab Zao, specializzata in sicurezza informatica, ha messo in guardia sui rischi, anche fisici, di hacking di queste tecnologie. Quali sono le minacce a cui ci esponiamo in questa età bionica?

In effetti non dovremmo ospitare dispositivi non sicuri nei nostri corpi, e soprattutto nelle nostre menti. Altrimenti gli hacker sarebbero in grado in futuro di controllare il nostro corpo e trasformarlo in uno zombie. Ecco perché penso che continueremo ad aver bisogno di buoni specialisti della sicurezza.

Quale sarà l’aspettativa di vita nel 2050 e come si evolveranno le malattie. Il cancro sarà una malattia debellata entro quella data?

Nessuno lo sa davvero, ma alcuni scienziati pensano che raggiungeremo una aspettativa di vita tra i 120 e i 130 anni. Ma non importa molto quanto tempo il tuo corpo vive se sei in grado di connettere la tua mente al cloud. Perché quando il tuo corpo muore, il 99% della tua mente potrebbe essere nella rete. Quindi puoi comprare un androide, usarlo come un corpo di riserva, andare al tuo funerale e poi andare avanti con la tua vita. Credo anche che malattie come il cancro o il morbo di Alzheimer un giorno saranno completamente guarite.

Le informazioni sul genoma sono la chiave per salvare vite umane in futuro e combattere le malattie legate all’invecchiamento?

Le informazioni genetiche saranno importanti, ma lo sarà anche per l’inquinamento, lo stile di vita o la dieta. La tecnologia ci aiuterà a combattere le malattie, ma dovremo continuare a prenderci cura di noi stessi.

Ha anche detto che gli incidenti stradali e gli ingorghi nelle città un giorno saranno un ricordo del passato. Quando metteremo fine a questi problemi e come?

Con buoni sistemi di intelligenza artificiale le auto potranno muoversi a distanza di millimetri l’una dall’altra, il che aumenterà la capacità delle strade fino a 15 volte. In questo modo risolveremo la congestione del traffico in molte aree. E se ciò non bastasse, le auto senza conducente di prossima generazione saranno guidate elettromagneticamente da un’infrastruttura intelligente.

Come sarà l’educazione nel 2050?

Ci saranno diversi modi per accedere ai contenuti: immersione attraverso la realtà virtuale, educazione convenzionale o attraverso l’uso di dispositivi nanotecnologici. Ma se vogliamo accedere alla conoscenza senza sforzo, avremo bisogno di sistemi di intelligenza artificiale che fungano da intermediari e filtrino i contenuti del cloud, secondo i nostri gusti.

Sin qui l’intervista a Ian Pearson. Bisogna dire che il mestiere del futurologo è tra i più fortunati. Quando arriverà il momento, delle previsioni (siano essere giuste o sbagliate) nessuno si ricorderà più.

 

Foto di copertina: Sean Young nel ruolo di Rachael in Blade Runner, 1982, regia di Ridley Scott, distribuito da Warner Bros

 

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Addio alle monete da 1 e 2 cent | Pandemia, diminuiti gli sprechi alimentari | La zootecnica alimenta la crisi climatica;

People For Planet - 6 ore 47 min fa

Corriere della Sera: Addio alle monetine da 1 e 2 cent: la Ue valuta se eliminarle da fine 2021;

Il Giornale: Pensioni, ora arrivano le mini-penalità annue: come evitare lo scalone;

Il Manifesto: L’anticapitalismo diventa tabù nelle scuole inglesi;

Il Mattino: La zootecnica alimenta la crisi climatica;

Il Messaggero: L’Oms: rischio 2 milioni di morti. Spagna prima per contagi in Ue Gb, in vigore super multe;

Ilsole24ore: Cashback, per la restituzione del 10% servono 50 operazioni a semestre – Il piano anti-contanti- Riforma fiscale, spunta il tetto al 2% per le detrazioni dei redditi medio-alti;

Il Fatto Quotidiano: Un focolaio al Genoa: 14 positivi tra calciatori e staff. Dati – In un giorno 1.494 nuovi casi e 51mila tamponi. Lo studio: “Meno morti col vaccino antinfluenzale”;

La Repubblica: Le mascherine? Funzionano come il vaccino. Parola di scienziato;

Leggo: Fidanzati uccisi a Lecce, arrestato il presunto omicida: è un 21enne ex coinquilino di Daniele;

Tgcom24: Durante la pandemia più di un italiano su due ha diminuito gli sprechi alimentari;

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Trasformare le foglie autunnali in gioielli e decorazioni fai da te

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 19:00

Cosa serve:

  • Foglie autunnali;
  • Bicarbonato / Candeggina;
  • Colla vinilica.
Sagace

Dal canale YouTube Sagace, come funziona:

1.) Portate l’acqua ad ebollizione in una pentola, aggiungete il bicarbonato e fate cuocere le foglie per 3 ore.

2.) Scolate l’acqua e raccogliete le foglie in un setaccio. Risciacquate le foglie con acqua corrente.

3.) Quindi fate cuocere le foglie per 20 minuti in una miscela di acqua e candeggina.

4.) Scolate nuovamente l’acqua e raccogliete le foglie in un setaccio. Sciacquatele sotto l’acqua fredda, strofinate delicatamente il lato esterno per pulirle da residui.

5.) Ultimo passaggio, ma non meno importante, spalmate un po’ di colla vinilica sulle foglie autunnali ormai sbiancate.

Ora potete utilizzare le foglie autunnali quasi trasparenti per creare diversi gioielli e decorazioni fai da te. Sono originalissime idee regalo se le usate come ciondoli per le collane, o incorniciate come soprammobile, come mostra il video. Scatenate la vostra creatività!

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Arvaia, i cittadini coltivatori biologici (Video)

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 18:00

Arvaia si può riassumere così: agricoltura biologica e a chilometro zero, praticata da cittadini che poi si dividono i frutti (e gli ortaggi) del loro lavoro. Cibo sano “che sai da dove viene”.
Ah, siamo a Bologna.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Grazie al Codacons, Chiara Ferragni è di nuovo TT

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 15:43

C’è qualcosa che lega il Codacons ai Ferragnez, e non è nulla di buono. La Associazione di Consumatori ha denunciato l’influencer per blasfemia e per “offesa al sentimento religioso”, dopo la diffusione di un’immagine in cui appare raffigurata come una Madonna. In un post, la stessa Ferragni annunciava la collaborazione con Vanity Fair che ha portato all’effige tanto insolente, secondo il Codacons, non nuovo a certi attacchi. L’ultima volta, la coppia più bella d’Italia era stata additata per la raccolta fondi da destinare alla realizzazione di una terapia intensiva a Milano.

Sembra una trovata per TT

La cosa è talmente divertente che forse nasconde un accordo (sono ironica) tra le due categorie dell’animo, tra i due contendenti. Senza offesa per la musa che non nascondo di apprezzare, questa “opera” d’arte era un tantino limitata, diciamo destinata a colpire poco. E allora meno male che c’è il Codacons! La questione è infatti divenuta istantaneamente Trending Topic (TT, tema rilevante) su Twitter, con vasto sfoggio di battute e indignazione, anche giustificata, per una denuncia davvero d’altri tempi.

Chi è che sfrutta la religione?

La scusa per l’attacco all’immagine, che – a corredo di un’intervista per Vanity Fair – incolla il volto di Chiara Ferragni alla Madonna con bambino di Giovanni Battista Salvi, il Sassoferrato, è quella di sfruttare la religione a scopo commerciale, “essendo noto come la Ferragni sia una vera e propria macchina da soldi finalizzata a vendere prodotti, sponsorizzare marchi commerciali e indurre i suoi follower all’acquisto di questo o quel bene”. E giù risate.

Il mondo ama Chiara Ferragni (e anche io)

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Covid-19, “Portare la mascherina può aumentare le difese come un mini-vaccino”

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 11:40

È al momento l’arma più efficace contro il covid-19, ma i meriti della Signora Mascherina potrebbero non finire qui. Un team di ricercatori in un articolo sul BMJ ha presentato la teoria che le mascherine potrebbero contribuire a immunizzare la popolazione contro il coronavirus, un po’ come un vaccino. Ne parla qui il New York Times. La teoria è al momento niente più di un’idea del mondo scientifico, che andrà poi chiaramente dimostrata. Ma è stata formulata così: schermando l’ingresso del virus, ma permettendo a qualche particella virale di passare e penetrare nelle vie respiratorie di chi la indossa, la mascherina evita il contagio e allo stesso tempo stimola le difese al coronavirus, attivando quindi un processo di immunizzazione contro il Sars-CoV-2, anche se la cosa potrebbe provocare un’infezione senza sintomi.

Un motivo in più per indossarla

Secondo il team di esperti, portare la mascherina a livello universale potrebbe aiutare a ridurre la gravità del virus, garantendo asintomaticità a una percentuale crescente delle nuove infezioni. Come scrive Monica Gandhi, infettivologa della University of California di San Francisco: “Con le mascherine puoi aumentare il tasso di infezioni asintomatiche, e magari questo potrebbe diventare un modo per inoculare in maniera sicura il virus nella popolazione”.

Gli studi

Per ora alcuni studi su animali hanno dimostrato che inoculare piccole dosi di coronavirus provoca una malattia blanda, non grave, ha spiegato Gandhi, e alcune evidenze epidemiologiche (ad esempio nei focolai sulle navi da crociera, luoghi affollati in cui tutti indossavano le mascherine) mostrano che l’uso di questo dpi in presenza di soggetti positivi al virus può favorire dei focolai prevalentemente asintomatici. Un altro studio sui criceti ha scoperto che i roditori con una mascherina chirurgica sulla gabbia avevano meno probabilità di ammalarsi di covid nonostante la gabbia confinante ospitasse criceti infetti. Se si ammalavano, sviluppavano solo forme lievi.

L’Oms tesse le lodi dell’Italia per come ha affrontato l’epidemia da Covid-19

Scuola, Milano: mio figlio è in isolamento

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V Festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare a Bologna e on line

Comitato Nobel Disabili Onlus - Lun, 09/28/2020 - 11:34

Siamo alla quinta edizione del Festival dell'Arte Irregolare e dell'Outsider Art, un Festival itinerante che per il 2020 vede Bologna come città ospitante.

Quest'anno la manifestazione che celebra gli artisti dalla creatività "differente" che non trovano spazio nei normali canali espositivi si terrà soprattutto online.

Dal 2 al 4 ottobre chi si collegherà al sito www.festivalarteirregolare.it potrà seguire tutto il Festival comodamente da casa: potrà ammirare la Mostra che non c'è. Quattro itinerari nell'arte irregolare, seguire gli interventi dei maggiori esperti di Outsider Art come Giorgio Bedoni ed Eva Di Stefano; seguire Francesca Renda che ci accompagna nelle vie del Pratello, storico quartiere di Bologna, alla scoperta dell'artista outisider Roberto Mastai; emozionarsi con lo spettacolo del Teatro di Camelot che ripercorre la storia del Primo miracolo di Gesù Bambino del Mistero Buffo di Dario Fo.
Gli atelier più famosi ci mostreranno il loro lavoro  e i loro artisti e discuteremo insieme del futuro dell'arte in questi tempi di relazioni sospese in due conversazioni condotte da Simona Olivieri, architetto e artista terapista, attraverso una piattaforma webinar.

Un Festival atipico come atipico è questo anno ma non per questo meno intenso, alla scoperta dell'arte e della bellezza nascosta per far conoscere e diffondere le opere di coloro che a pieno diritto devono essere considerati artisti, artisti che esprimono la loro sensibilità in modo spontaneo, senza filtri concettuali, senza interessi per la fama o per il mercato.

Il progetto Arte irregolare vuole essere uno stimolo per produrre un reale cambiamento nella vita della persona e più in generale un cambiamento culturale che riguarda tutti noi quando parliamo di salute e in particolare della salute mentale. Conosciamo il potere dell’arte, della bellezza e delle passioni, perché lo abbiamo vissuto anche personalmente, soprattutto nei momenti di difficoltà.

Il progetto muove dal fare, comporta impegno pratico, capacità organizzativa e ricerca di soluzioni, confronto tra pensieri differenti. Le tante tappe di questo progetto sono occasioni in cui ogni artista e ogni operatore si è sentito coinvolto e ha dato il meglio di sé.

Per far conoscere quest'arte fantastica che fa bene a chi la fa e anche a chi la riceve.

Per sostenere il Festival abbiamo aperto una raccolta fondi su Eppela, per sostenerci e condividere si può andare sulla pagina del progetto. GRAZIE!

Il Festival è organizzato da il Nuovo Comitato il Nobel per i Disabili di Franca Rame, Dario e Jacopo Fo e vede come partner a sostegno moltissime realtà del mondo outsider, nonché il patrocinio del Comune di Bologna, dell’Ausl e dell’Università di Bologna.

Per info e documentazione vedi www.festivalarteirregolare.it
Contatti: Gabriella Canova 075/9229776 – 3389793657
e-mail: gabriella@comitatonobeldisabili.it
FB: https://www.facebook.com/FestivalOutsiderArt
Instagram: https://www.instagram.com/outsiderart2020/
Twitter: https://twitter.com/FestivalOutsid1

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5 bugie sul Superbonus Casa 110%

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 10:00
5 bugie sul Superbonus Casa 110%

Diffidate dagli imbroglioni che raccontano un sacco di fregnacce!Per spiegare meglio in cosa consiste l'ecobonus 110% abbiamo creato un corso online con ingegneri e commercialisti. Per maggiori info https://www.alcatraz.it/110-sfumature-di-ecobonus/

Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 24 settembre 2020 Jacopo Fo

Per spiegare meglio in cosa consiste l’ecobonus 110% abbiamo creato un corso online con ingegneri e commercialisti.

Per maggiori info https://www.alcatraz.it/110-sfumature-di-ecobonus/

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Papa Francesco scatenato: condonare il debito dei Paesi poveri e chiudere i paradisi fiscali

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 08:00

Un appello alla solidarietà umana ma anche un manifesto strategico su guerre, salute, lavoro e giustizia sociale. Grazie Papa! E sono particolarmente contento che il Papa stia dando visibilità alla battaglia che da decenni si sta conducendo contro i paradisi fiscali, strumento fondamentale in mano a evasori fiscali, politici corrotti, dittatori e mafie mondiali. Una battaglia che ha portato a grandi risultati, oggi ad esempio la maggioranza dei paradisi fiscali si sono impegnati a fornire i dati dei conti correnti di cittadini italiani (su richiesta); ma c’è ancora molto da fare per decapitare questo sistema di sostegno ai furbi e ai criminali.

Chi se la piglia con i migranti non si rende conto o non vuole rendersi conto che l’Italia perde ogni anno più di 100 miliardi tra evasione e elusione fiscale (i grandi gruppi multinazionali fanno i soldi in Italia e poi pagano tasse ridicole!). Prendersela con i migranti è facile…Da anni aspettiamo che l’Italia faccia una battaglia vera e dura anche contro i paradisi fiscali interni all’Unione Europea… Ma è mai possibile? Facciamo l’unione con chi guadagna aiutando chi non rispetta le nostre leggi! Che cavolo di unione è?!?Una follia!!!

Ecco un breve stralcio dal discorso del Papa:
“…E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6]”.“…«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10].”

Qui sotto il testo integrale in VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO IN OCCASIONE DELLA 75.ma SESSIONE DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE
25 settembre 2020
Signor Presidente,
La pace sia con voi! Saluto cordialmente lei, signor presidente, e tutte le delegazioni che partecipano a questa significativa settantacinquesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In particolare, estendo i miei saluti al segretario generale, il signor António Guterres, ai Capi di Stato e di Governo partecipanti, e a tutti coloro che stanno seguendo il dibattito generale. Il settantacinquesimo anniversario dell’ONU è un’occasione per ribadire il desiderio della Santa Sede che questa organizzazione sia un vero segno e strumento di unità tra gli Stati e di servizio all’intera famiglia umana[1]. Attualmente il nostro mondo è colpito dalla pandemia di Covid-19, che ha portato alla perdita di molte vite. Questa crisi sta cambiando il nostro stile di vita, sta mettendo in discussione i nostri sistemi economici, sanitari e sociali e sta mostrando la nostra fragilità come creature. La pandemia ci chiama, infatti, «a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta. […]: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è»[2]. Può rappresentare un’opportunità reale per la conversione, la trasformazione, per ripensare il nostro stile di vita e i nostri sistemi economici e sociali, che stanno aumentando le distanze tra poveri e ricchi, a seguito di un’ingiusta ripartizione delle risorse. Ma può anche essere una possibilità per una «ritirata difensiva» con caratteristiche individualistiche ed elitarie. Ci troviamo quindi di fronte alla scelta tra uno dei due cammini possibili: uno conduce al rafforzamento del multilateralismo, espressione di una rinnovata corresponsabilità mondiale, di una solidarietà fondata sulla giustizia e sul compimento della pace e l’unità della famiglia umana, progetto di Dio per il mondo; l’altro predilige gli atteggiamenti di autosufficienza, il nazionalismo, il protezionismo, l’individualismo e l’isolamento, escludendo i più poveri, i più vulnerabili, gli abitanti delle periferie esistenziali. E certamente recherà danno alla comunità intera, essendo autolesionismo per tutti. E questo non deve prevalere.

La pandemia ha messo in evidenza l’urgente necessità di promuovere la salute pubblica e di realizzare il diritto di ogni persona alle cure mediche di base[3]. Pertanto, rinnovo l’appello ai responsabili politici e al settore privato affinché adottino le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati. E se bisogna privilegiare qualcuno, che sia il più povero, il più vulnerabile, chi generalmente viene discriminato perché non ha né potere né risorse economiche. La crisi attuale ci ha anche dimostrato che la solidarietà non può essere una parola o una promessa vana. Inoltre, ci mostra l’importanza di evitare la tentazione di superare i nostri limiti naturali. «La libertà umana è capace di limitare la tecnica, di orientarla e porla al servizio di un altro tipo di progresso più sano, più umano, più sociale, più integrale»[4]. Dovremmo anche tener conto di tutti questi aspetti nei dibattiti sul complesso tema dell’intelligenza artificiale (IA). Tenendo presente questo, penso anche agli effetti sul lavoro, settore destabilizzato da un mercato occupazionale sempre più guidato dall’incertezza e dalla «robotizzazione» generalizzata. È particolarmente necessario trovare nuove forme di lavoro che siano davvero capaci di soddisfare il potenziale umano e che al tempo stesso affermino la nostra dignità. Per garantire un lavoro dignitoso occorre cambiare il paradigma economico dominante che cerca solo di aumentare gli utili delle imprese. L’offerta di lavoro a più persone dovrebbe essere uno dei principali obiettivi di ogni imprenditore, uno dei criteri di successo dell’attività produttiva. Il progresso tecnologico è utile e necessario purché serva a far sì che il lavoro delle persone sia più dignitoso, più sicuro, meno gravoso e spossante. E tutto ciò richiede un cambio di rotta, e per questo abbiamo già le risorse e abbiamo i mezzi culturali e tecnologici, e abbiamo la coscienza sociale. Tuttavia, questo cambiamento ha bisogno di un contesto etico più forte, capace di superare «la tanto diffusa e incoscientemente consolidata “cultura dello scarto”»[5].

All’origine di questa cultura dello scarto c’è una grande mancanza di rispetto per la dignità umana, una promozione ideologica con visioni riduzioniste della persona, una negazione dell’universalità dei suoi diritti fondamentali, e un desiderio di potere e controllo assoluti che domina la società moderna di oggi. Chiamiamolo per nome: anche questo è un attentato contro l’umanità. Di fatto, è doloroso vedere quanti diritti fondamentali continuano a essere impunemente violati. L’elenco di queste violazioni è molto lungo e ci rimanda la terribile immagine di un’umanità violata, ferita, priva di dignità, di libertà e di possibilità di sviluppo. In questa immagine, anche i credenti religiosi continuano a subire ogni sorta di persecuzione, compreso il genocidio dovuto alle loro credenze. Tra i credenti religiosi anche noi cristiani siamo vittime: quanti soffrono in tutto il mondo, a volte costretti a fuggire dalle proprie terre ancestrali, isolati dalla loro ricca storia e dalla loro cultura.

Dobbiamo però anche ammettere che le crisi umanitarie sono diventate lo status quo, dove i diritti alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale non sono garantiti. Di fatto, i conflitti in tutto il mondo mostrano che l’uso di armi esplosive, soprattutto in aree popolate, ha un impatto umanitario drammatico a lungo termine. In tal senso, le armi convenzionali stanno diventando sempre meno «convenzionali» e sempre più «armi di distruzione di massa», abbattendo città, scuole, ospedali, siti religiosi e infrastrutture e servizi di base per la popolazione. Per di più, molti si vedono costretti ad abbandonare le loro case. Spesso, i rifugiati, i migranti e gli sfollati interni nei paesi di origine, transito e destinazione, soffrono abbandonati, senza opportunità di migliorare la loro situazione nella vita o nella loro famiglia. Fatto ancor più grave, in migliaia vengono intercettati in mare e rispediti con la forza in campi di detenzione dove sopportano torture e abusi. Molti sono vittime della tratta, della schiavitù sessuale o del lavoro forzato, sfruttati in compiti umilianti, senza un salario equo. Tutto ciò è intollerabile, ma oggi è una realtà che molti ignorano intenzionalmente!

I tanti sforzi internazionali importanti per rispondere a queste crisi iniziano con una grande promessa, tra questi i due Patti Globali sui rifugiati e sulla migrazione, ma molti non hanno il sostegno politico necessario per avere successo. Altri falliscono perché i singoli Stati eludono le loro responsabilità e i loro impegni. Ciononostante, la crisi attuale è un’opportunità: è un’opportunità per l’ONU, è un’opportunità per generare una società più fraterna e compassionevole. Ciò include il riconsiderare il ruolo delle istituzioni economiche e finanziarie, come quelle di Bretton-Woods, che devono rispondere al rapido aumento delle disuguaglianze tra i super ricchi e i permanentemente poveri. Un modello economico che promuova la sussidiarietà, sostenga lo sviluppo economico a livello locale e investa nell’istruzione e nelle infrastrutture a beneficio delle comunità locali, fornirà la base per il successo economico stesso e, al contempo, per il rinnovamento della comunità e della nazione in generale. E qui rinnovo il mio appello affinché «in considerazione delle circostanze […] si mettano in condizione tutti gli Stati, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui bilanci di quelli più poveri»[6].La comunità internazionale deve sforzarsi di porre fine alle ingiustizie economiche. «Quando gli organismi multilaterali di credito forniscono consulenza alle diverse nazioni, risulta importante tener presenti i concetti elevati della giustizia fiscale, i bilanci pubblici responsabili del loro indebitamento e, soprattutto, una promozione effettiva, e che li renda protagonisti, dei più poveri nella trama sociale»[7].

Abbiamo la responsabilità di fornire assistenza per lo sviluppo alle nazioni povere e la riduzione del debito per le nazioni molto indebitate[8].«Una nuova etica presuppone l’essere consapevoli della necessità che tutti s’impegnino a lavorare insieme per chiudere i rifugi fiscali, evitare le evasioni e il riciclaggio di denaro che derubano la società, come anche per dire alle nazioni l’importanza di difendere la giustizia e il bene comune al di sopra degli interessi delle imprese e delle multinazionali più potenti»[9]. Questo è il tempo propizio per rinnovare l’architettura finanziaria internazionale[10]. Signor Presidente, Ricordo l’occasione che ho avuto cinque anni fa di rivolgermi all’Assemblea Generale nel suo settantesimo anniversario. La mia visita ha avuto luogo in un periodo di un multilateralismo veramente dinamico, un momento promettente e di grande speranza, immediatamente prima dell’adozione dell’Agenda 2030. Pochi mesi dopo, è stato anche firmato l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Tuttavia, dobbiamo onestamente ammettere che, sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, la scarsa capacità della comunità internazionale a mantenere le promesse fatte cinque anni fa mi porta a ribadire che «dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli»[11].Penso anche alla pericolosa situazione nell’Amazzonia e alle sue popolazioni indigene. Questo ci ricorda che la crisi ambientale è indissolubilmente legata a una crisi sociale e che la cura dell’ambiente esige un approccio integrale per combattere la povertà e l’esclusione[12]. Certamente è un passo positivo che la sensibilità ecologica integrale e il desiderio di azione sia cresciuti. «Non dobbiamo porre sulle prossime generazioni il fardello di farsi carico dei problemi causati da quelle precedenti. […] dobbiamo domandarci seriamente se c’è la volontà politica di destinare con onestà, responsabilità e coraggio più risorse umane, finanziarie e tecnologiche per mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico, nonché per aiutare le popolazioni più povere e vulnerabili che ne sono maggiormente colpite»[13]. La Santa Sede continuerà a svolgere il suo ruolo. Come segno concreto della cura della nostra casa comune, di recente ho ratificato l’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal[14].

Signor Presidente,Non possiamo ignorare le conseguenze devastanti della crisi del Covid-19 sui bambini, compresi i minori migranti e rifugiati non accompagnati. Anche la violenza contro i bambini, includendo l’orribile flagello dell’abuso infantile e la pornografia, è drammaticamente aumentata. Inoltre, milioni di bambini non possono tornare a scuola. In molte parti del mondo questa situazione minaccia un incremento del lavoro minorile, lo sfruttamento, gli abusi e la malnutrizione. Purtroppo, i paesi e le istituzioni internazionali stanno anche promuovendo l’aborto come uno dei cosiddetti «servizi essenziali» nella risposta umanitaria. È triste vedere quanto sia diventato semplice e conveniente, per alcuni, negare l’esistenza di vita come soluzione a problemi che possono e devono essere risolti sia per la madre sia per il bambino non nato. Imploro pertanto le autorità civili affinché prestino particolare attenzione ai bambini a cui vengono negati i loro diritti e la loro dignità fondamentali, in particolare il loro diritto alla vita e all’educazione. Non posso fare a meno di ricordare l’appello della giovane coraggiosa Malala Yousafzai, che cinque anni fa nell’Assemblea Generale ci ha ricordato che «un bambino, un maestro, un libro e una penna possono cambiare il mondo». I primi educatori del bambino sono sua madre e suo padre, la famiglia che la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani descrive come «il nucleo naturale e fondamentale della società»[15]. Troppo spesso la famiglia è vittima di colonialismi ideologici che la rendono vulnerabile e finiscono col provocare in molti dei suoi membri, specialmente nei più indifesi — bambini e anziani — un senso di sradicamento e di orfanità. La disintegrazione della famiglia riecheggia nella frammentazione sociale che impedisce l’impegno per affrontare nemici comuni. È tempo di rivedere e d’impegnarci nuovamente con i nostri obiettivi. E uno di questi obiettivi è la promozione della donna. Quest’anno ricorre il venticinquesimo anniversario della Conferenza di Pechino sulla Donna. A tutti i livelli della società le donne svolgono un ruolo importante, con il loro contributo unico, prendendo le redini con grande coraggio al servizio del bene comune. Tuttavia, molte donne rimangono indietro: vittime della schiavitù, della tratta, della violenza e dello sfruttamento e di trattamenti umilianti. A loro e a quelle che vivono lontano dalle loro famiglie esprimo la mia vicinanza fraterna, e al tempo stesso richiedo maggiore determinazione e impegno nella lotta contro queste pratiche perverse che denigrano non solo le donne, ma tutta l’umanità che, con il suo silenzio e la mancanza di azioni concrete, diventa complice.

Signor Presidente, Dobbiamo chiederci se le principali minacce alla pace e alla sicurezza, come la povertà, le epidemie e il terrorismo, tra le altre, possono essere affrontate efficacemente quando la corsa agli armamenti, comprese le armi nucleari, continua a sprecare risorse preziose che sarebbe meglio utilizzare a beneficio dello sviluppo integrale dei popoli e per proteggere l’ambiente naturale. È necessario spezzare il clima di sfiducia esistente. Stiamo assistendo a un’erosione del multilateralismo che risulta ancora più grave alla luce della crescita di nuove forme di tecnologia militare[16], come sono i sistemi letali di armi autonome (LAWS), che stanno alterando in modo irreversibile la natura della guerra, separandola ancor di più dall’azione umana.Dobbiamo smantellare le logiche perverse che attribuiscono al possesso di armi la sicurezza personale e sociale. Tali logiche servono solo ad aumentare i profitti dell’industria bellica, alimentando un clima di sfiducia e di paura tra le persone e i popoli. E in particolare, la «deterrenza nucleare» fomenta uno spirito di paura basata sulla minaccia di un reciproco annientamento, che finisce coll’avvelenare le relazioni tra i popoli e ostacolare il dialogo[17]. Perciò è tanto importante appoggiare i principali strumenti giuridici internazionali di disarmo nucleare, non proliferazione e messa al bando. La Santa Sede auspica che la prossima Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari (TNP) si traduca in azioni concrete conformi alla nostra intenzione congiunta «di porre termine, il più presto possibile, alla corsa agli armamenti nucleari e di prendere misure efficaci sulla via del disarmo nucleare»[18].Inoltre, il nostro mondo in conflitto ha bisogno che l’ONU diventi un laboratorio per la pace sempre più efficace, il che richiede che i membri del Consiglio di Sicurezza, soprattutto quelli Permanenti, agiscano con maggiore unità e determinazione. A tale proposito, la recente adozione del cessate il fuoco globale durante la crisi attuale, è una misura molto nobile, che richiede la buona volontà di tutti per la sua applicazione costante. E ribadisco anche l’importanza di ridurre le sanzioni internazionali che rendono difficile agli Stati fornire un sostegno adeguato alle loro popolazioni. 

Signor Presidente, Da una crisi non si esce uguali: o ne usciamo migliori o peggiori. Perciò, in questo momento critico, il nostro dovere è di ripensare il futuro della nostra casa comune e del nostro progetto comune. È un compito complesso, che richiede onestà e coerenza nel dialogo, al fine di migliorare il multilateralismo e la cooperazione tra gli Stati. Questa crisi sottolinea ulteriormente i limiti della nostra autosufficienza e comune fragilità e ci induce a dichiarare esplicitamente come vogliamo uscirne: migliori o peggiori. Perché, ripeto, da una crisi non si esce uguali: o ne usciamo migliori o ne usciamo peggiori. La pandemia ci ha dimostrato che non possiamo vivere senza l’altro, o peggio ancora, l’uno contro l’altro. Le Nazioni Unite sono state create per unire le nazioni, per avvicinarle, come un ponte tra i popoli; usiamolo per trasformare la sfida che stiamo affrontando in una opportunità per costruire insieme, ancora una volta, il futuro che vogliamo. E che Dio ci benedica tutti! Grazie signor Presidente.

 NOTE
[1] Discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, 25 settembre 2015, Benedetto XVI, Discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, 18 aprile 2008.[2] Meditazione durante il momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia, 27 marzo 2020.[3] Cfr. Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, articolo 25.1.[4] Lettera Enciclica Laudato si’, n.112.[5] Discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, 25 settembre 2015.[6] Messaggio Urbi et Orbi12 aprile 2020.[7] Discorso ai partecipanti al seminario «Nuove forme di solidarietà», 5 febbraio 2020.[8] Cfr. Ibid.[9] Ibid.
[10] CfrIbid.
[11] Discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, 25 settembre 2015.[12] Cfr. Lettera Enciclica Laudato si’, n. 139.[13] Messaggio ai partecipanti al XXV sessione della Conferenza degli Stati Parte della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico1° dicembre 2019.[14] Cfr. Messaggio alla XXXI Riunione delle Parti al Protocollo di Montreal, 7 novembre 2019.[15] Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, articolo 16.3.[16] Cfr. Discorso sulle armi nucleari, Parco dell’epicentro della bomba atomica, Nagasaki, 24 novembre 2019[17] Cfr. ibid.[18] Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari, preambolo.
FONTE
http://www.vatican.va/content/francesco/it/messages/pont-messages/2020/documents/papa-francesco_20200925_videomessaggio-onu.html

Fonte immagine: IlFattoQuotidiano.it

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Trump: “Per anni non ha pagato le tasse” | Covid, a Napoli assalto ai supermercati | Denuncia a Chiara Ferragni per blasfemia

People For Planet - Lun, 09/28/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Trump, il New York Times pubblica le sue dichiarazioni dei redditi: «Per anni non ha pagato le tasse»;

Il Giornale: Denunciati e liberi di uccidere “Perché non erano in cella”;

Il Manifesto: «La scuola ha riaperto dimezzata, colpito il diritto allo studio»;

Il Mattino: Covid, nuovo assalto ai supermercati: a Napoli torna la paura del lockdown;

Il Messaggero: Pensioni, uscita a 64 anni e sconto di due a chi fa lavori pesanti: ecco il dopo quota 100;

Ilsole24ore: Perché la decarbonizzazione è la chiave per la ripresa;

Il Fatto Quotidiano:Riaprire la trattativa entro tre giorni o è revoca”: Autostrade, l’ultimatum del governo ad Atlantia;

La Repubblica: Azerbaijan e Armenia sull’orlo della guerra: almeno 23 vittime;

Leggo: Chiara Ferragni come la Madonna, il Codacons la denuncia per «blasfemia e offesa al sentimento religioso»;

Tgcom24: Stanchi, depressi e spaventati: l’identikit di chi ha superato il Covid;

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Biocosì: il biopackaging intelligente

People For Planet - Dom, 09/27/2020 - 17:00

Intervista a Massimo Iannetta, agronomo e responsabile della Divisione “Biotecnologie e Agroindustria” di Enea, che ci presenta un progetto di valorizzazione degli scarti alimentari. Si tratta di sottoprodotti contenenti molecole di grande interesse per la cosmetica, la nutrizione, fino allo sviluppo di nuovi materiali per gli imballaggi, ad esempio.

Sapete che si può ricavare un imballaggio per il formaggio dagli scarti di lavorazione del formaggio stesso? Il progetto si chiama Biocosì flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_378"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/378/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/378/output/Enea-biocosi.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/378/Enea-biocosi.mp4' } ] } })

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“Sei sporca o sei tutta nera?”: chi controlla i testi scolastici?

People For Planet - Dom, 09/27/2020 - 13:05

Dopo il caso del libro dove in un dialogo illustrato un bambino di colore dice “Io vuole imparare italiano bene”, stavolta a finire al centro della polemica è una vignetta in cui un bambino chiede a una sua coetanea di colore: “Sei sporca o sei tutta nera?”. Il libro è di Ardea Editore, dal titolo ‘Rossofuoco‘, è del 1996, poi ristampato da Giunti, e ora riportato nel libro di Ardea Editore rivolto alle prime tre classi della scuola primaria.

A denunciare il caso, Marwa Mahmoud, consigliera comunale di Reggio Emilia e presidente della commissione consiliare Diritti umani e pari opportunità:

“Una narrativa inferiorizzante che accosta la pelle nera alla sporcizia è inaccettabile! È giunta l’ora di fare seriamente i conti con il colonialismo mai rielaborato e la percezione interiorizzata che ciò che nero è inferiore e male. La scuola oggi ha un ruolo ancora più rilevante che nei decenni passati, ha il dovere di educare alle diversità e alla ricchezza che da esse ne deriva”.

Sul caso è intervenuta Giulia Selmi, vicepresidente della Rete nazionale Educare alle differenze, che ha posto l’accento sui retaggi storici che ancora gravano nell’editoria scolastica (il cui mercato è il più redditizio del settore e rappresenta una fonte di guadagno sicura per ogni editore):

“L’editoria scolastica italiana sconta ancora dei retaggi stereotipici piuttosto spinti, e non ci stupisce che ci sia un libro di primaria dove il bambino straniero è rappresentato come illetterato, incapace di parlare l’italiano e con un’eredità coloniale ancora forte. Fa parte, purtroppo, di una parte di identità della scuola italiana. Non di tutta, ma sicuramente di una parte”.

Chi controlla i libri? Nessuno, o meglio, il settore dell’editoria scolastica si è finora autoregolamentato attraverso il Codice di autoregolamentazione Pari Opportunità nei Libri di Testo (POLITE) dell’Associazione Italiana Editori, realizzato in accordo con il Ministero dell’Istruzione, ma evidentemente non basta. Una autoregolamentazione che evidentemente non basta, a giudicare dalle “sviste” razziste e sessiste che ancora circolano tra i i libri scolastici, dove ci si imbatte in modelli e stereotipi talvolta anacronistici, con padri che lavorano e guadagnano ricchezze:

E “supermamme” con il rossetto e le mani in pasta intente a fare tortelli:

Una visione smaccatamente dualista, anacronistica, che non tiene conto degli sforzi di una società civile che non senza fatica e ritardi sta cercando di raggiungere parità di genere e integrazione tra le culture che non si limitino a sostare qualche ora nei pianerottoli del dibattito pubblico, ma perdurino, permeando ogni aspetto del vivere quotidiano. Parità salariale, sociale, familiare. Integrazione, rispetto reciproco, apertura alle diversità. In due parole, equità sociale.

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Le dispersioni termiche negli edifici

People For Planet - Dom, 09/27/2020 - 08:00

Il patrimonio edilizio italiano non è efficiente, sprechiamo energia d’inverno per scaldarci e d’estate lasciamo che il calore penetri in casa. Colpa delle dispersioni termiche degli edifici e delle case che abitiamo. 

“Tutti in classe A” La radiografia energetica e il calcolo della trasmittanza degli edifici in Italia

Nel 2014 Legambiente ha presentato i risultati della campagna “Tutti in classe A”, una radiografia energetica degli edifici italiani, da Bolzano a Catania. Ancora oggi è la più aggiornata “fotografia” dell’efficienza termica delle case italiane. Legambiente ha eseguito 500 analisi termografiche sia su edifici di vecchia costruzione sia su abitazioni nuove, rivelando le dispersioni termiche.

Nella foto un esempio. A sinistra un edificio di Bolzano senza dispersioni termiche: la colorazione è uniforme su tutta la facciata. A destra un condominio di Potenza con molte variazioni di colore e quindi molte dispersioni termiche.

Si noti come le zone più gialle, quelle che catturano il calore dall’interno e lo trasmettono all’esterno, corrispondono a solai, infissi, pilastri, tutti elementi strutturali dell’edificio. Tecnicamente vengono detti “ponti termici”.
Legambiente fa sapere che “la spesa annua delle famiglie per il riscaldamento e raffrescamento delle abitazioni varia tra i 1.500 e i 2.000 euro all’anno. Può essere ridotta fino al 50% con interventi di efficienza energetica negli edifici e con impianti che possono rendere più confortevoli sia d’inverno che d’estate le case in cui viviamo.”

Quali sono stati i risultati di “Tutti in classe A”?

Scrive Legambiente nel rapporto finale: “Il primo campo di analisi delle termografie ha riguardato gli edifici di recente costruzione realizzati nel periodo post direttiva europea 2002, che aveva già indicato con chiarezza la direzione di innovazione che si voleva promuovere nel settore.

Dunque, quando erano chiari tutti i riferimenti in materia di risparmio energetico e isolamento degli edifici per chi aveva la responsabilità di progettare e costruire. Inoltre gli edifici costruiti in questi anni hanno beneficiato di una fase di crescita straordinaria degli immobili e di una lievitazione dei prezzi, case costruite nel momento del boom edilizio, vendute spesso a cifre superiori a 3/4000 euro al metro quadro, e che quindi avrebbero facilmente permesso di ripagare qualsiasi tipo di intervento di isolamento delle pareti. Gli edifici analizzati costruiti in questo periodo che mostrano, purtroppo, evidenti criticità di efficienza energetica. Su quasi tutti gli edifici (anche per alcuni che si promuovono come “biocase” o “a basso consumo energetico”) si ravvisano, attraverso le termografie, ricorrenti problemi di efficienza energetica degli edifici, con in evidenza gli elementi disperdenti e la distribuzione di temperature superficiali estremamente eterogenee, soprattutto fra tamponature e strutture portanti in cemento armato.”

E gli edifici più vecchi?

Gli edifici costruiti nel secondo dopoguerra rappresentano senza dubbio un importante campo dove intervenire per ripensare alla qualità delle abitazioni e abbattere i consumi energetici: degli edifici costruiti tra il 1946 e il 1991 – che rappresentano i tre quarti dell’edilizia in Italia – si stima che ad essere in condizioni pessime o mediocri sia almeno il 30%. Spiega Legambiente: “Le termografie effettuate su edifici ad uso residenziale e direzionale, costruiti fra gli anni cinquanta e i primi anni novanta, mostrano comportamenti termici che ci potevamo aspettare perché costruiti spesso di fretta, con materiali scadenti e poca attenzione al risparmio energetico. In alcuni casi, il deterioramento dei materiali e l’assenza di manutenzione di fabbricati e impianti vanno ad accentuare i problemi di inerzia termica degli involucri, con ponti termici che delineano con precisione i telai portanti delle strutture, i caloriferi interni sottostanti le finestre e collettori montanti degli impianti per il riscaldamento invernale.”

Buono invece il comportamento delle case in classe energetica A: “Le termografie effettuate su edifici certificati in “classe A” a Bolzano, Firenze, Udine, Perugia, Bari e in altre città italiane sono chiarissime, e proprio confrontandole con strutture groviera permettono di toccare con mano i vantaggi di una edilizia di qualità, in grado di realizzare edifici cosiddetti a Energia Zero e a bassa trasmittanza.”

Come faccio a sapere se la mia casa ha dispersioni termiche?

Questo è uno dei nodi del problema. Per anni i cittadini italiani hanno avuto forti difficoltà a conoscere il consumo energetico e di riscaldamento dell’abitazione in cui vivono. Nel nord Europa l’informazione viaggia capillarmente attraverso associazioni che spesso vedono la partecipazione dello Stato o delle Regioni; in Italia invece i diritti e gli obblighi sanciti dalle direttive europee e dalle leggi nazionali – che obbligano a calcolare i consumi energetici delle abitazioni (attraverso le certificazioni) e a renderlo disponibile per le famiglie – sono rimasti a lungo carta bianca, e solo ultimamente si sta diffondendo una nuova coscienza che vede le certificazioni come un atto non meramente formale ma come uno strumento fondamentale per avere informazioni preziose su eventuali interventi che potrebbero ridurre i consumi e le bollette. A proprie spese si può far realizzare una perizia termografica da un’azienda specializzata, costo da 500 a 1.000 euro a seconda superficie commerciale della struttura.

Quali le soluzioni?

Uno degli interventi di ristrutturazione green degli edifici che meglio permettono di evitare dispersioni è il cosiddetto “cappotto termico” (o isolamento a cappotto): si tratta di strati di materiali diversi a bassa conduttività termica (pannelli di fibre di legno incollate e pressate, pannelli di impasti di fibre di canapa e calce, sughero…) che vengono applicati sulle facciate esterne dell’edificio coibentandolo. E’ possibile anche il cappotto interno ma è molto meno appetibile, in quanto toglie spazio agli ambienti.

Il cappotto termico si può fare sia su edifici in costruzione sia su case in ristrutturazione, con tagli dei consumi energetici che possono arrivare anche al 40-50%. E’ anche un ottimo isolamento acustico.

In commercio ci sono molte diverse proposte per facciate, tetti, diversi materiali e diverse tecniche di messa in posa. Quattro i fattori importanti da tenere presente; lo spessore del cappotto: maggiore spessore, maggiore potere isolante. La “conducibilità termica” (la cui sigla è “lambda”): più piccola è, più il materiale coibenta. Lo “sfasamento termico”, il tempo (in ore) impiegato dal calore per passare attraverso il cappotto e raggiungere l’interno dell’abitazione. Infine la “resistenza di diffusione al vapore”: tanto più piccolo è questo valore, tanto più il materiale è traspirante.
Stabiliti questi parametri la scelta dei materiali per il cappotto termico deve anche tenere conto dell’atossicità, della durevolezza e della resistenza al fuoco.

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Quota 100 non sarà rinnovata | Willy: “Cuore, polmoni e fegato spappolati” | Salvini, febbre e cortisone

People For Planet - Dom, 09/27/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Conte: «Quota 100 non sarà rinnovata» Come cambieranno le pensioni? Le ipotesi;

Il Giornale: Semaforo, adesso cambia tutto. Ma così si rischiano più multe;

Il Manifesto: Oggi la protesta a Roma: “Alla scuola va la priorità del mondo che verrà”;

Il Mattino: Irpinia, la città ricostruita ma vuota: 40 anni dopo i giovani preferiscono partire;

Il Messaggero: Tridico si alza lo stipendio, è bufera L’Inps: «L’aumento non è retroattivo» Centrodestra: dimissioni subito Video;

Ilsole24ore: Perché l’Italia è in vantaggio su Spagna e Francia. E come capire i contagi in autunno;

Il Fatto Quotidiano: Stretta sui pub, Boris delira: “Niente mascherina, siamo inglesi e per la libertà”;

La Repubblica: Cts: “Non ci sono le condizioni per ulteriori aperture degli stadi“;

Leggo: Omicidio Willy, l’autopsia choc: «Cuore, polmoni e fegato spappolati»;

Tgcom24: Salvini tra febbre e flebo di cortisone, poi il chiarimento: “Test al Covid negativo”;

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Mamma In Blu: le borracce riutilizzabili in acciaio

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 17:00

Continuano i video consigli di Alessia, alias Mamma in Blu. Qual è l’alternativa alla bottigliette in plastica per l’acqua? La borraccia riutilizzabile!

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Guarda anche:
Mamma in Blu: alternative ecologiche agli assorbenti (Video)
People For Planet contro la plastica

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Marmellata di uva | Ricetta facile fatta in casa

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 10:00

Dal canale YouTube La Cucina e Le Idee Di Luisa: CONSERVE: QUELLE UTILI PER L’ INVERNO E QUELLE TANTO AMATE PER MILLE UTILIZZI.

La Cucina e Le Idee Di Luisa

“Faccio una bella marmellata di uva bianca, un classico in questo periodo e facilissima da fare Munirsi di uva fresca e magari casereccia, vale anche quella comprata in supermercato nel caso… puliamola bene e togliamo i noccioli. Fatto questo lavoro un po impegnativo possiamo iniziare a mettere in una pentola grande l’ uva con lo zucchero ed il succo di un limone. Il gioco è quasi fatto, mettiamo sul fuoco e facciamo cuocere circa 15 minuti dal bollore a fuoco medio (importante è che si asciughi parte del liquido)… a questo punto frulliamo con frullatore a immersione (facendo sempre cuocere).

Dopo aver frullato bene, facciamo cuocere ancora per altri 15 minuti (fiamma sempre media) mescolando spesso Spegniamo e invasiamo in barattoli sterilizzati e lasciamo raffreddare con barattolo all’ incontrario Pronta da gustare e utilizzare tutto l’anno.

Tempo di preparazione circa 20 minuti.

Tempo di cottura totale 45 minuti circa

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Una casa di gusci d’uovo

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 08:00

È brevettato dalla natura per conservare e sviluppare ciò che c’è di più prezioso: la vita. E per noi che usiamo le uova per una moltitudine d’utilizzi, alimentari e non, consideravamo fino a poco tempo fa il loro guscio, perfetto e puro, un rifiuto.

Ora possiamo parlarne al passato, perché Calchèra San Giorgio, azienda trentina che studia e produce materiali edili per il restauro monumentale e artistico e per la ristrutturazione di edifici storici, ha deciso di riusare il guscio d’uovo come materia prima seconda (cioè ottenuta da scarti di lavorazione o da materiali derivati dal riciclaggio dei rifiuti), dandogli una nuova vita, usandolo nell’edilizia e nella conservazione dell’arte e della storia. Vediamo qualche dato sulle uova: potrebbero risultare sorprendenti!

Ogni anno in Italia si producono 13 miliardi di uova, che per il 90% sono utilizzate nell’alimentare. Il restante 10% è rappresentato dal guscio e dalla membrana interna che pesano, in termini assoluti, 6,5 grammi per uovo. Questa piccola quantità, moltiplicata per 13 miliardi, crea oltre 84.500 tonnellate di residui, utilizzati al 26,6% come fertilizzante, al 21,1% come mangimi animali, il 15,8% in altri utilizzi, mentre il 36,5% è smaltito in discarica, dopo essere stato sottoposto a una costosa sterilizzazione, come inerte.

L’immenso cemento ottenuto dalla miscela dal carbonato di calcio delle uova e dall’argilla

I gusci d’uovo sono composti da carbonato di calcio (CaCO3) al 99%, percentuale molto più elevata di quella dei materiali d’origine minerale; ciò significa che anche utilizzando solo quelli destinati alla discarica, il loro riciclo ogni anno potrebbe fornire 31.600 tonnellate di questo materiale. E si tenga conto che, sul fronte dell’approvvigionamento delle uova, l’Italia è autosufficiente: il 94,8% è infatti di produzione nazionale.
E torniamo allora al nostro carbonato di calcio, che è il componente fondamentale della calce. Il cemento ottenuto dalla frantumazione dei gusci d’uovo miscelati con l’argilla dà ottimi risultati.

Molto interessante è il processo di cottura dell’argilla con i gusci d’uovo, dal momento che le alte temperature provvedono anche alla loro sterilizzazione permettendo il risparmio di questo specifico costo. Inoltre la produzione e l’utilizzo della calce derivata dai gusci d’uovo è a emissioni zero, dato che la CO2 emessa durante il processo di calcinazione è ricatturata e fissata al suo interno durante il successivo indurimento nel corso della messa in opera.

L’utilizzo dei gusci di uova in edilizia ha anche un altro vantaggio: contribuire a salvare le montagne dallo sventramento delle cave. Le cave attive in Italia, secondo Legambiente, sono circa 5.500, dalle quali si estraggono ogni anno 120,2 milioni di metri cubi di materie prime per l’edilizia, dei quali 31,6 milioni di metri cubi sono di calcare. Evitare di aprire anche una sola altra montagna grazie al guscio dell’uovo trasformato in calce e cemento, oltre a ridurre i rifiuti e aiutare il clima, preserverebbe il paesaggio.

Fonti:
http://www.calcherasangiorgio.it/
https://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/legambiente-presenta-rapporto-cave-2017-3-miliardi-di-euro-di-fatturato-4700-ca
https://www.unaitalia.com/settore-uova/

Fotomontaggio di Armando Tondo

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Reddito di cittadinanza scaduto a 400 mila | Covid frena in Italia e corre in EU | 15enne si dà fuoco in cortile

People For Planet - Sab, 09/26/2020 - 06:25

Corriere della Sera: «Indice Rt 0.95, progressivo peggioramento dell’epidemia in Italia»| La mappa. Nelle ultime 24 ore 1.912 casi e 20 morti;

Il Giornale: Il Cav ancora positivo al Covid;

Il Manifesto: Reddito scaduto a 400 mila: finora è costato 9 miliardi di euro. Reddito di cittadinanza Reddito di cittadinanza, denunciati a Napoli 24 furbetti Gualtieri, al G7 dati sanitari ed economici Italia incoraggianti;

Il Mattino: Attentato nell’ex sede Charlie Hebdo: quattro feriti gravi, fermati sette sospetti;

Il Messaggero: Reddito scaduto a 400 mila:finora è costato 9 miliardi di euro. Reddito di cittadinanza Reddito di cittadinanza, denunciati a Napoli 24 furbetti Gualtieri, al G7 dati sanitari ed economici Italia incoraggianti;

llsole24ore: L’epidemia frena in Italia e corre in Europa: perché è un vantaggio da non sprecare;

Il Fatto Quotidiano: Gran Bretagna, “nell’80% dei casi violato l’isolamento. Anche se sanno di avere sintomi non restano in casa”. E in Francia le sindache protestano per le restrizioni;

La Repubblica: In Spagna oltre 12mila nuovi casi, 6.700 in Gb, la Francia supera i 500 mila contagiati;

Leggo: 15enne si dà fuoco in cortile: è gravissimo. Il papà si è lanciato nel fuoco per salvarlo;

Tgcom24: Coronavirus, Conte all’Onu: “Pandemia sia l’opportunità per un nuovo inizio” | Guarda il video;

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