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Scooter e miniscooter elettrici più venduti in Italia nel 2019

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 18:00

Gli scooter elettrici stanno aumentando le vendite segnando, nel 2019, un incremento del 2,31% rispetto all’anno precedente.
Secondo quando dichiarato dall’Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) il settore dove l’elettrico primeggia è sugli scooter con velocità inferiore ai 45 km/h.

Vediamo quali sono i modelli più venduti.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Che fine ha fatto Greta Thunberg?

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 17:39

…hanno soltanto virtualizzato la loro protesta.

Molti di voi si saranno chiesti che fine abbia fatto la giovane attivista svedese Greta Thunberg, che sembra essere stata eclissata dall’attenzione mediatica rivolta al Coronavirus.

Greta non è affatto scomparsa e, dopo una breve assenza dovuta a un’influenza i cui sintomi sembravano molto simili a quelli del Covid-19, l’attivista ambientale, ritornata in piena salute, ha impugnato di nuovo il suo scettro di paladina del clima.

Sui suoi canali social, la 17enne svedese continua a essere la portavoce del movimento dei Fridays For Future che da ben 85 settimane, ogni venerdì, porta avanti una protesta per chiedere un cambiamento immediato in materia di politiche ambientali a livello globale.

Neanche ora che le scuole sono chiuse e mezzo mondo è in quarantena, il movimento intende arrestarsi ed è per questo motivo che i Fridays For Future hanno reso la loro lotta virtuale. Ognuno può partecipare al #DigitalStrike pubblicando una foto di un cartellone sui social utilizzando l’hashtag #ClimateStrikeOnline.

La crisi che sta attraversando il mondo non oscurerà di certo la crisi climatica in atto da tempo ma è proprio in momenti come questi che bisogna acquisire la consapevolezza che il cambiamento è necessario e che bisogna assolutamente ripensare al nostro modo di stare sul Pianeta Terra.

Così piccola da smuovere le coscienze

Nonostante la sua giovane età, Greta è un personaggio molto influente in tutto il mondo. Per questo motivo a dicembre 2019 TIME l’ha nominata Persona dell’anno e il magazine Rolling Stone l’ha messa in copertina del numero speciale che la rivista dedica alla crisi climatica, con un’illustrazione di Shepard Faireym, in arte Obey.

Stephen Rodrick è il giornalista che l’ha intervistata definendola “l’adolescente con una volontà di ferro che dice la verità”, mettendo in evidenza anche il suo lato fragile, di cui la stessa Thunberg ammette l’esistenza: “Sono molto piccola e molto emotiva e questi attributi non vengono spesso associati all’essere considerata una persona forte. Tuttavia penso che la debolezza, in qualche modo, sia necessaria, poiché non dobbiamo alzare per forza la voce, non dobbiamo per forza impossessarci degli spazi altrui né guadagnare più soldi di tutti.. dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri”.

Greta può essere considerata un simbolo, non solo nella lotta ai cambiamenti climatici, ma anche nella diffusione di concetti universali come la solidarietà, la responsabilità nei confronti dell’altro e del mondo e la cooperazione per favorire il bene comune, al fine di costruire un futuro migliore.

Grazie Greta, piccola piccola eppure così grande da smuovere le coscienze del mondo intero e diventare il punto di riferimento di milioni di giovani ambientalisti a livello globale.

Fonte immagine: Il Mattino

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A Napoli arrivano tra gli applausi dei cittadini i Tir con i moduli per il Covid Center

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 17:33

A Napoli sono arrivati i moduli prefabbricati per il Covid Center che a regime offrirà 72 nuovi posti di terapia intensiva alla periferia della città, nei pressi dell’Ospedale del Mare. I moduli sono passati in città tra gli applausi dei cittadini affacciati ai balconi, trasportati da una colonna di 57 tir partiti da Padova. Sono stati acquistati dalla regione Campania 2 settimane fa.

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Covid-19, i medici “Troppo tardi ora per le mascherine”

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 16:30

I medici che combattono il coronavirus in Italia hanno paura e si domandano chi sarà il prossimo a morire di coronavirus, o covid-19. Scrive il Mirror: “Da febbraio 80 medici e 21 infermieri hanno perso la vita in Italia dopo aver contratto il coronavirus. Due infermiere si sono tolte la vita”.

Un medico bresciano su Mirror

Il personale medico in Italia fatica a continuare, spiega il giornale britannico, che riporta l’intervista di Sky News al professor Francesco Castelli, direttore dell’Unità Malattie Infettive agli Ospedali Civili di Brescia, in Lombardia, e che ha descritto l’impatto psicologico del suo lavoro.

Meno personale, meno pazienti curati

“Ci chiediamo: chi sarà il prossimo?, ha detto Castelli, e questo ovviamente è psicologicamente impegnativo perché, oltreché colleghi, siamo anche amici”. Il sindaco di Brescia, dove 300 tra medici e infermieri si sono già infettati in ospedale, ha chiesto un supporto, dato che molti letti in terapia intensiva ora rimangono vuoti a causa della mancanza di personale in grado di prendersi cura dei pazienti.

In Lombardia una carenza più grave

Tutta la Lombardia soffre la cronica mancanza di sistemi di protezione individuale: mascherine, camici e occhiali. Al contrario, altre regioni quali ad esempio l’Emilia Romagna non lamentano tali mancanze, ed hanno, guarda caso, visto per primi un calo nei contagi, sia nel personale medico che nella popolazione.

“Ormai è tardi”

La situazione sta migliorando? “Sì, ma ormai è tardi – mi risponde Luigi Toma, infettivologo a Milano. Sì, finalmente qualche protezione è arrivata, ma direi che visti i numeri dei contagi tra personale sanitario siamo ben oltre il troppo tardi. Tra l’altro mascherine e camici non sono ancora arrivati a tutti: molti medici di base o di medicina generale ancora lavorano con le mascherine contate”.

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Germania: vi sveliamo le bufale sui facili sussidi e sui debiti di guerra

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 15:00

Oltre ai lutti, l’emergenza Covid-19 sta provocando gravi effetti economici. Da qualche giorno circolano fake news e propagande sul debito di guerra della Germania, che suonano più o meno così:

Mentre l’Italia ha bisogno di aiuti finanziari, la Germania, che non ha ancora pagato per i crimini di guerra tedeschi, regala 5mila euro sui conti bancari dei suoi cittadini colpiti dall’emergenza Covid-19.

Ma è davvero così? Facciamo una verifica.

“Non è tutto oro ciò che luccica, ma nemmeno fango”: la testimonianza di Anna

La burocrazia amica, quella che racconta la comunità locale di artisti e freelance e che – nonostante qualche difficoltà iniziale – fa arrivare sul c/c degli interessati denaro sonante in pochissimi giorni”. Titolava così Repubblica, sei giorni fa, facendo un impietoso confronto con l’Inps durante le 48 ore di blackout, perché a noi italiani un po’ piace fare la parte degli ultimi della classe.

Nata e cresciuta in provincia di Venezia, da nove anni Anna vive in Germania dove lavora come educatrice, sia in veste di libera professionista, sia come dipendente parastatale. Le abbiamo chiesto se anche a lei fossero piovuti soldi, e, indovinate? No.

Veniamo ora a un’altra storia, meno recente ma ancora attuale: quella sui crimini nazisti e sui debiti che Berlino deve a molte famiglie italiane.

I crimini di guerra nazisti: un debito da saldare

In un convegno tenutosi in Senato il 7 marzo 2019, si è spiegato che i debiti per i crimini di guerra tedeschi non sono mai stati pagati. Al convegno hanno partecipato Liliana Segre, il presidente emerito della Corte costituzionale Giuseppe Tesauro, il presidente di sezione della Cassazione Domenico Gallo, il professor Tullio Scovazzi dell’Università Milano-Bicocca e il magistrato Luca Baiada. 

Promotrice del convegno, è stata la Fondazione per la critica sociale, un “laboratorio autonomo di ricerca teorica e storica intorno ai temi dell’attualità di una prospettiva socialista nel mondo contemporaneo” che dal 2014 si occupa di divulgazioni, pubblicazioni, seminari e, appunto, convegni. 

Il video del convegno è questo: 

Con una nota ufficiale, ieri, 6 aprile 2020, la Fondazione per la critica sociale ha ribadito: 

“Il debito tedesco per i crimini in Italia (decine di migliaia di morti nelle stragi, deportazione di 650.000 militari, deportazione e lavoro forzato di civili) non è stato mai estinto né condonato. I commenti secondo cui le norme e i patti internazionali sarebbero definitivamente favorevoli alla Germania, e i crediti ormai sarebbero inesigibili, sono fake news. Con i patti postbellici fu concessa a Berlino una moratoria, non ci fu una rinuncia, e dopo la riunificazione tedesca quel beneficio non è più valido. La Germania è ancora debitrice (…) Non c’è stata giustizia penale su questi crimini, i tedeschi colpevoli non sono mai stati consegnati all’Italia; ma i risarcimenti restano dovuti. L’esistenza e la realizzabilità dei crediti è stata ribadita in Cassazione, ultimamente nel 2019. C’è una decisione della Corte internazionale di giustizia del 2012 favorevole alla Germania, ma è stata superata dalla Corte costituzionale nel 2014, e comunque anche la Corte dell’Aia ha riconosciuto il debito tedesco e ha suggerito nuove trattative”. 

Dunque, sì, molte famiglie colpite dai crimini fra il 1943 e il 1945 sono in credito con la Germania, ma no, ciò “non può essere confuso con la questione delle aperture finanziarie in favore dell’Italia, che riguardano il sostegno sociale nell’emergenza e il futuro dell’Unione europea. Le autorità devono attivarsi per i diritti dei cittadini e per un’Europa fondata sulla giustizia, l’antifascismo e la solidarietà”.

È il caso di dirlo, anche se l’erba del vicino sembra sempre più verde, sempre erba rimane, e le recinzioni ai giardini, forse, in momenti di emergenza, è bene toglierle, per fare spazio a una Unione Europea degna di questo nome.

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“Pzzat’la” calvellese

CuoreBasilicata - Mar, 04/07/2020 - 14:59
Livello di difficoltà: MEDIOCosto: MEDIOTipologia: RICETTA PASQUALE, RUSTICOINGREDIENTI

Per la pasta:

  • 2 kg di farina di grano duro
  • 8 uova
  • 1 cucchiaio raso di sale
  • 1 bustina di lievito secco (sciolto nel latte)
  • 100 g di strutto

Per il ripieno:

  • 1 kg di toma
  • 400 g in totale di formaggi stagionati (vaccino, grana, cacioricotta, pecorino)
  • 5 uova (da aggiungere ½ bicchiere di latte
  • rosso d’uovo q.b.
  • salsiccia stagionata q.b.
PREPARAZIONE

Iniziate a preparare l’impasto setacciando la farina e disponendola a fontana. Nel centro della fontana inserite le uova, aggiungendo poi un pizzico di sale e lo strutto. Lavorate l’impasto finché non diventa liscio e omogeneo.

Per quanto riguarda il ripieno, tagliate a cubetti la salsiccia e la toma. Sbattete le uova ed aggiungetevi mezzo bicchiere di latte. Infine, unite al composto il mix di formaggi, la toma e la salsiccia. Mescolate per bene il tutto.

A questo punto stendete l’impasto fino ad 1 cm circa di spessore. Ponete il vostro ripieno su una metà della sfoglia e richiudete a mo’ di calzone, sigillando bene i bordi. Spennellate con del rosso d’uovo e bucherellate con una forchetta l’intera superfice della pzzat’la.

Ungete con lo strutto una teglia e adagiatevi il calzone.

Cuocete in forno per una ventina di minuti a 250 gradi.

CURIOSITÀ

La “pzzat’la” è una pizza rustica tipica del comune di Calvello, preparata in particolare durante il periodo pasquale.

Esiste anche una variante dolce, nella quale l’impasto salato viene sostituito con: 1 kg di farina, 200 g di zucchero, 100 g di strutto, 1 busta di lievito secco, 4 uova intere e latte q.b. A prescindere dall’impasto dolce o salato il ripieno rimane inalterato.

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Totò e Peppino scrivono alla Merkel

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 14:00

Dalla pagina Facebook Doppiaggio a Livello un simpatico video che speriamo arrivi in Germania! Come si legge dagli autori: “Ci siamo permessi di scomodare Totò e Peppino, ridoppiando la Scena comica per eccellenza.
P.S. In realtà sono loro che ce lo hanno chiesto in sogno…
Sta di fatto che questa è la loro lettera aperta alla cancelliera Angela Merkel. Speriamo che le arrivi!”

Testo di Ciro Fiengo, Francesco Pasquariello e Paco Rapillo

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La Federazione dei medici lombarda: Disastro Lombardia

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 12:53

La Federazione dei Medici della Lombardia, in una lettera firmata da tutti i componenti eletti nelle varie province, ha inviato una comunicazione alla Regione in cui segnala gli errori commessi dalle autorità regionali e indica una serie di accorgimenti per moderare gli effetti della pandemia. Di seguito riportiamo il testo della lettera

Assenza di strategie nella gestione del territorio

La Federazione Regionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Lombardia, riunita in data 05/04/2020, ha preso in esame la situazione relativa all’epidemia da COVID19 in corso.
Non è questo il momento dell’analisi delle responsabilità, ma la presa d’atto degli errori occorsi nella prima fase dell’epidemia può risultare utile alle autorità competenti per un aggiustamento dell’impostazione strategica, essenziale per affrontare le prossime e impegnative fasi.
Ricordiamo in generale come, a fronte di un ottimo intervento sul potenziamento delle terapie intensive e semi intensive, per altro in larga misura reso possibile dall’impegno e dal sacrificio dei medici e degli altri professionisti sanitari, sia risultata evidente l’assenza di strategie relative alla gestione del territorio. Ricordiamo, a titolo di esempio non esaustivo:

Mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia

La mancanza di dati sull’esatta diffusione dell’epidemia, legata all’esecuzione di tamponi solo ai pazienti ricoverati e alla diagnosi di morte attribuita solo ai deceduti in ospedale. I dati sono sempre stati presentati come “numero degli infetti” e come “numero dei deceduti” e la mortalità calcolata è quella relativa ai pazienti ricoverati, mentre il mondo si chiede le ragioni dell’alta mortalità registrata in Italia, senza rendersi conto che si tratta solo dell’errata impostazione della raccolta dati, che sottostima enormemente il numero dei malati e discretamente il numero dei deceduti.

Mancata chiusura delle aree a rischio

L’incertezza nella chiusura di alcune aree a rischio. (E qui il riferimento è evidentemente alla mancata chiusura come zona rossa da parte della regione dell’area di Alzano Lombardo, a differenza di quanto hanno fatto altre regioni, come ad esempio la regione Emilia per il paese di Medicina, senza aspettare la decisione del governo nazionale. N.d.R.)

La tragedia dei centri anziani

La gestione confusa della realtà delle RSA e dei centri diurni per anziani, che ha prodotto diffusione del contagio e un triste bilancio in termini di vite umane (nella sola provincia di Bergamo 600 morti su 6000 ospiti in un mese

Mancata fornitura di protezioni ai medici

La mancata fornitura di protezioni individuali ai medici del territorio (MMG, PLS, CA e medici delle RSA) e al restante personale sanitario. Questo ha determinato la morte di numerosi colleghi, la malattia di numerosissimi di essi e la probabile e involontaria diffusione del contagio, specie nelle prime fasi dell’epidemia.

Pochi tamponi e test

La pressoché totale assenza delle attività di igiene pubblica (isolamenti dei contatti, tamponi sul territorio a malati e contatti, ecc…)  La mancata esecuzione dei tamponi agli operatori sanitari del territorio e in alcune realtà delle strutture ospedaliere pubbliche e private, con ulteriore rischio di diffusione del contagio.

Pazienti non ricoverati

Il mancato governo del territorio ha determinato la saturazione dei posti letto ospedalieri con la necessità di trattenere sul territorio pazienti che, in altre circostanze, avrebbero dovuto essere messi in sicurezza mediante ricovero.

Situazione disastrosa in Lombardia

La situazione disastrosa in cui si è venuta a trovare la nostra Regione, anche rispetto a realtà regionali viciniori, può essere in larga parte attribuita all’interpretazione della situazione solo nel senso di un’emergenza intensivologica, quando in realtà si trattava di un’emergenza di sanità pubblica.

Sanità pubblica depotenziata in Lombardia

La sanità pubblica e la medicina territoriale sono state da molti anni trascurate e depotenziate nella nostra Regione.

Le proposte dei medici per limitare i danni

La situazione al momento risulta difficile da recuperare, ma si vogliono riportare di seguito alcune indicazioni, che potrebbero, se attuate, contribuire alla limitazione dei danni, specie nel momento di una ripresa graduale delle attività, prevedibile nel medio-lungo termine.

Per quanto riguarda gli operatori sanitari la proposta è di sottoporre tutti a test rapido immunologico, una volta ufficialmente validato, e, in caso di riscontro di presenza anticorpale (IgG e/o IgM), sottoporre il soggetto a tampone diagnostico. In caso di positività in assenza di sintomi potrebbe essere da valutare la possibilità, in casi estremi con l’attribuzione di specifiche responsabilità e procedure, di un’attività solo in ambiente COVID, sempre con protezioni individuali adeguate. Il test immunologico andrebbe ripetuto con periodicità da definire negli operatori sanitari risultati negativi.

Per quanto riguarda le attività non sanitarie sembra raccomandabile un’estesa effettuazione di test rapidi immunologici per discriminare i soggetti che non hanno avuto contatto con il virus, soggetti che si possono riavviare al lavoro. Per i soggetti nei quali si rileva la presenza di immunoglobuline (IgG o IgM) sembra indicata l’esecuzione del tampone diagnostico. In tal senso si raccomanda di potenziare al massimo tale attività diagnostica e di procedere prima ad indagare i soggetti che risultano urgente riammettere al lavoro, in quanto addetti ad attività ritenute di prioritario interesse, in funzione della disponibilità di tamponi.

La ripresa del lavoro dovrebbe essere subordinata all’effettuazione del test immunologico rapido di screening, non risultando in letteratura alcun termine temporale valido per la quarantena post malattia, anche se decorsa in forma paucisintomatica.

È evidente come tale procedura comporti un rilevante impiego di risorse, soprattutto umane, ed è altresì evidente come la stessa, al momento, sia l’unica atta a consentire la ripresa dell’attività lavorativa in relativa sicurezza.
A tale scopo Regione Lombardia dovrà mettere in campo tutte le risorse umane ed economiche disponibili.
Naturalmente quanto sopra dovrà essere accompagnato dall’uso costante, per tutta la popolazione e in particolare nei luoghi di lavoro, di idonei comportamenti e protezioni.

Una ripresa graduale, senza imprudenze

La ripresa potrà quindi essere solo graduale, prudente e con tempi dettati dalla necessità di mettere in campo le risorse sopracitate. È superfluo segnalare come qualsiasi imprudenza potrebbe determinare un disastro di proporzioni difficili da immaginare e come le misure di isolamento sociale siano da potenziare e applicare con assoluto rigore.

Da ultimo, la FROMCeO lombarda ha preso in considerazione la questione, sollevata da molti colleghi, della mancanza di protocolli di terapia sul territorio. Il problema è stato in gran parte determinato anche dalla esigenza di trattare a domicilio pazienti che ordinariamente sarebbero stati inviati in ospedale, ma che non hanno potuto essere accolti per saturazione dei posti letto. FROMCeO raccomanda ai colleghi di non affidarsi a protocolli estemporanei non validati e ad attenersi alle indicazioni di AIFA e di Regione, utilizzando la massima cautela.

Nell’esprimere le considerazioni di cui sopra, FROMCeO ritiene di svolgere le proprie funzioni di organo sussidiario dello Stato ed esprime disponibilità ad un confronto costante con le Istituzioni preposte alla gestione dell’emergenza. Spiace rimarcare come tale collaborazione, più volte offerta, non sia ad oggi stata presa in considerazione.

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Funny applications

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 11:00

Per i bambini, si sa, andare a mangiare fuori è sempre una festa. Ma anche andare sulle giostre non è male. I ricercatori Eni sono riusciti a mettere insieme questi due divertimenti, grazie alla tecnologia che trasforma l’olio di cottura usato in carburante.

Funny Applications

Funny Applications: una serie di video dove i bambini sono protagonisti di invenzioni che utilizzano le tecnologie disponibili, dal solare al riciclo. Qui uno dei video, gli altri sono disponibili qui > Funny Applications video

Leggi anche: Il fotovoltaico a film sottile: sarà la tecnologia del futuro?

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Dona il suo salvadanaio all’ospedale per ringraziare medici e infermieri

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 10:58

La notizia è riportata dal Tgcom24: Matilde, una bambina di 9 anni di Terni ha regalato il suo salvadanaio con i soldi regalati negli anni dai parenti all’Ospedale della sua città come contributo a chi sta combattendo contro il coronavirus. Sul barattolo ha scritto: “Grazie per quello che fate”.

Doris, un’amica sarta che sta cucendo da settimane mascherine che distribuisce ovunque stamattina nella sua pagina Facebook ha scritto: “Bussa alla porta del laboratorio ed entra con qualcosa in mano: «Doris, di te mi fido, gestiscili come va fatto al meglio» e mi consegna una busta con 500 euro!
Ecco!
Ecco perché vale la pena di darsi da fare.
Ecco perché proseguo anche se sono sfinita.
Ecco perché non bisogna mollare!
Ci sono persone come lui: non è ricco, non ‘gliene avanza’, è uno di noi, un volontario di Croce Rossa, un pensionato, una persona comunissima, che mi consegna quelli che potrebbero essere i suoi risparmi di qualche mese e mi dice di farne quello che ritengo opportuno, perché adesso ne hanno più bisogno altri e io so come fare a farglieli avere.”

E a raccontare le centinaia di iniziative da parte di associazioni non si finisce più: una per tutte, in provincia di Modena, a Ravarino, Alwahda, l’associazione di cultura e religione islamica ha donato 1.100 euro alla Protezione Civile.

Ecco, solo tre esempi dei tanti, per fortuna, di persone che non pensano che lo Stato sia una “mucca da mungere”.

E poi ci sono i grandi Brand che si stanno attrezzando per rispondere alle richieste di camici e mascherine – e probabilmente anche per impiegare i propri dipendenti in un momento in cui i negozi sono chiusi – dopo Armani anche Prada ha deciso di riconvertire lo stabilimento di Montone, in provincia di Perugia, dove lavorano circa 200 operai alla produzione di 110mila mascherine per il personale medico della Toscana.

Un balletto?

E siccome non si vive di sole mascherine, a Bari i volontari della Croce Rossa ballano per i bimbi ricoverati in ospedale sulle note di Baby Shark.

Volete unirvi a loro?

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Foto di Steve Buissinne da Pixabay

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Riciclo green: costruire un vaso di fiori (o ortaggi) con una cassetta di legno

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 10:00

Se sei amante del fai da te e ti piace sperimentarti sempre in nuove creazioni (a costo quasi zero!) allora questa idea fa per te.

Creiamo, a partire da una cassetta di legno che trovi tranquillamente come scarto di un mercato o supermercato, una vaso si fiori o per coltivare ortaggi sul balcone. Idea è adatta anche per interno! Cosa ci serve:

  • Cassetta di legno;
  • Sacco vuoto di terra;
  • Forbici;
  • Argilla;
  • Terra;
  • Puntatrice (non indispensabile);
  • Semi o pianta/talea.

Il video dal canale YouTube FioriPiuBelli :

Fonte: FioriPiuBelli

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Boris Johnson peggiora | Covid, oltre 1,3 milioni nel mondo | Italia: braccianti o catena alimentare a rischio

People For Planet - Mar, 04/07/2020 - 06:25

Il Sole 24 Ore:  I casi nel mondo sono più di 1,3 milioni. Bce: acquistati 30 miliardi di bond in 5 giorni. New York pensa alle fosse comuni – Brasile, voci (smentite) di golpe – Anche il Giappone in emergenza;

Il Manifesto: Boris Johnson ricoverato in terapia intensiva;

Repubblica: In Francia record di morti in un giorno: 833 i deceduti. Austria allenta stretta: negozi aperti dal 14;

Il giornale: Anche l’Olanda adesso trema: il Paese corre verso il contagio;

Tgcom24: In Italia diminuiscono i nuovi contagi ma aumentano i morti: sono 636, crescono anche i guariti | Lombardia: dati in lento miglioramento, anche a Milano | Cts: “Non ridurre il livello d’allarme”;

Il Fatto Quotidiano: Coronavirus, Bellanova: “Abbiamo bisogno di immigrati in agricoltura o funzionamento della catena alimentare sarà a rischio”;

Il Mattino: Coronavirus, il virologo: «Al mare con la mascherina, mesi per baci e abbracci»;

Leggo: Coronavirus, Conte: «Stanziati 400 miliardi per l’economia. No al Mes, sì agli Eurobond: dopo Pasqua la ripartenza»;

Corriere della Sera: Coronavirus: da Bankitalia donazioni per 9,5 milioni di euro;

Il Messaggero: Scuola, la maturità 2020 sarà online. Tutti promossi Scarica decreto legge Salta l’esame di terza media.

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Wuhan riaprirà dopo 75 giorni

People For Planet - Lun, 04/06/2020 - 19:30
Riapre Wuhan

Wuhan, l’epicentro da cui si pensa sia partita la pandemia mondiale, è stata messa sotto blocco completo il 23 gennaio nel tentativo di arginare la diffusione del virus ed è stata lodata dalle autorità nazionali e dai media cinesi come una “città eroica” per i sacrifici fatti dai suoi 11 milioni di cittadini.

Alle persone è stato gradualmente permesso di viaggiare dentro e fuori da Wuhan in condizioni rigorose. La quarantena in città dovrebbe essere ufficialmente revocata mercoledì 8 aprile. Lo riferisce l’agenzia AP.

La commemorazione dei caduti per il virus

Con il suono delle sirene e le bandiere a mezz’asta, la Cina ha tenuto un momento di riflessione nazionale di tre minuti sabato per onorare coloro che sono morti a causa del coronavirus, in particolare i martiri del servizio medico che sono caduti mentre combattevano quello che è diventata una pandemia globale.

Le commemorazioni hanno avuto luogo in tutte le principali città e sono state particolarmente toccanti a Wuhan, la città industriale dove il virus è stato rilevato per la prima volta a dicembre.

I clacson di automobili, treni e navi si sono unite a quello che l’agenzia di stampa Xinhua, l’agenzia ufficiale cinese, ha chiamato “lamento del dolore” per tre minuti.

A Pechino, il presidente Xi Jinping ha passato il momento di riflessione sabato alla guida di altri alti funzionari, tutti vestiti con abiti neri con garofani bianchi, mentre si inchinavano davanti a una bandiera a mezz’asta nel complesso militare di Zhongnanhai.

La Cina ha vissuto momenti di silenzio simili in passato, spesso per contrassegnare le atrocità dell’era della Seconda Guerra Mondiale da parte del Giappone, ma raramente su scala nazionale.

83.000 casi e 3.200 decessi

La Cina ha registrato ufficialmente 83.000 casi e oltre 3.200 decessi, sebbene tali cifre siano generalmente considerate sottostimate a causa della mancanza di test e della riluttanza delle autorità a riportare l’entità.

La commemorazione arriva in coincidenza con la tradizionale ricorrenza di Qingming, momento in cui i cinesi visitano le tombe dei loro antenati. I funzionari hanno vietato tali osservanze quest’anno per evitare grandi raduni che potrebbero contribuire alla temuta seconda ondata di infezioni.

Li Wenliang

Più di 3.000 operatori sanitari hanno contratto covid-19 e il governo dice che 14 sono morti per la malattia.

Tra di loro c’era il Dr. Li Wenliang che è stato minacciato di punizione dalla polizia dopo che per primo, inascoltato, aveva resa nota la notizia dell’epidemia. Solo dopo la sua morte, vittima del coronavirus contratto dai suoi pazienti,  è stato “riabilitato” ed è stato inserito nell’elenco dei “martiri” nazionali.

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Foto Reuters: Squadre di sanificazione all’opera in un teatro di Wuhan

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In grande crisi la filiera alimentare del fresco

People For Planet - Lun, 04/06/2020 - 16:00

L’isolamento in casa, la distanza sociale, l’impossibilità di fare la spesa tutti i giorni stanno cambiando le abitudini alimentari degli italiani.

Questo cambiamento e la chiusura di alberghi e ristoranti hanno messo in crisi la filiera alimentare per quanto riguarda il prodotto fresco, come frutta e verdura – definiti di “quarta gamma” – che hanno subìto un calo di fatturato tra il 30 e il 50 per cento nelle ultime settimane.

Questo dato però è in controtendenza con il fatturato generale della grande distribuzione, compresi i discount che secondo i dati delle rilevazioni Nielsen hanno conosciuto incrementi di vendita a due cifre percentuali rispetto alle stesse settimane del 2019.

Dalla terra alla tavola

L’insalata che comperiamo al supermercato è stata raccolta da qualcuno, e in questo periodo quel qualcuno è spesso un bracciante immigrato, pagato – pochissimo – in nero.

E se c’è chi si lamenta dalla mancanza dei braccianti per la raccolta, per chi sfrutta i migranti la storia è diversa:

«Nessuno ci ha detto nulla e io continuo ad andare a lavorare tutti i giorni con la mia bicicletta perché ho bisogno di soldi per vivere. Se salto anche solo una settimana vado in crisi e con me anche a mia famiglia in India. Poi ho saputo da amici che si può andare a lavorare in campagna. Se non vado, il padrone mi sostituisce con un altro lavoratore, tanto lavoro a nero e sostituirmi è facile», afferma Kuldip, primo bracciante indiano che lavora nella campagna in provincia di Latina.

Gli invisibili

Nessuno ha detto a queste persone che non possono rinnovare il permesso di soggiorno perché gli uffici sono chiusi, nessuno ha spiegato come comportarsi per evitare il contagio da coronavirus: «Stiamo provvedendo noi, come lavoratori indiani, ad avvertire i nostri connazionali sulle azioni preventive da adottare per evitare il contagio da coronavirus», afferma Harbhajan, lavoratore indiano della provincia di Latina, da anni in prima fila contro lo sfruttamento e il caporalato in un’intervista a comune-info.net. Ogni giorno Harbhajan gira e pubblica sui social un video con le raccomandazioni per evitare il contagio.

Secondo il padrone di Puppu, altro bracciante indiano, le precauzioni sono inutili «Tanto state all’aria aperta e non vi succede nulla». Bontà sua.

Aste al ribasso, sempre più al ribasso

Finita la raccolta, ecco che la frutta e la verdura devono essere vendute, e cosa succede al momento di definire il prezzo?

In un articolo molto dettagliato pubblicato su Internazionale.it i giornalisti Fabio Ciconte e Stefano Liberti denunciano che “Eurospin – la principale catena italiana di discount – ha lanciato una serie di aste al ribasso per aggiudicarsi beni alimentari al minor costo possibile. Rucola, insalata mista, spinaci, spinacini: sono venti le referenze della “quarta gamma” – insalate e verdure in busta – che l’insegna ha comprato in questo mese di crisi, imponendo prezzi di vendita bassissimi ai fornitori già in affanno”.

“Per capire l’entità dei ribassi in questione” spiega l’articolo “è utile fare un esempio: una busta d’insalata mista da 200 grammi, oggetto di un’asta qualche settimana fa, partiva da una base di 48 centesimi. Secondo le nostre fonti Eurospin se l’è aggiudicata per poco più di 30 centesimi, con un taglio di circa il 30 per cento. Una differenza rilevante, se pensiamo che si tratta di una commessa per un totale di 200mila pezzi. Un bel risparmio per Eurospin, un salasso per il produttore agricolo che afferma: ‘Per vivere benino noi dovremmo venderla a 50 centesimi, che è il prezzo pagato dalle altre catene di supermercati. Dentro quella busta c’è il costo della materia prima, il processo industriale, gli imballaggi, la manodopera e perfino il trasporto, che è a carico nostro’.”

In un’intervista a un sito di settore del 2018 i responsabili della catena avevano sostenuto che “le aste online possono mettere in difficoltà alcuni operatori, produttori o agricoltori, ma noi dobbiamo fare l’interesse del consumatore”.

Oggi Eurospin respinge le accuse di aver fatto acquisti al ribasso: «Dalla metà dello scorso anno», afferma il responsabile marketing, «L’insegna non fa più uso di aste al doppio ribasso, aste a rilancio, aste al buio e di qualsiasi altro strumento che preveda rilanci telematici in diretta, sui prodotti alimentari». Magari è vero, ma allora c’è qualcosa che non quadra.

Riassumendo: il settore del fresco alimentare è in crisi, gli agricoltori che lavorano onestamente sono in grande difficoltà per la mancanza dei bracciati e per le richieste della grande distribuzione e dei discount. Secondo voi: chi approfitterà di questa situazione?

Oggi la ministra dell’agricoltura Bellanova ha lanciato un appello dai microfoni di Radio Capital: «Dobbiamo garantire condizioni di lavoro nei campi di assoluta sicurezza. E sottrarre alla mafia i lavoratori in nero».

E ha aggiunto «C ‘è un forte deficit di manodopera, bisogna mettere anche loro in condizioni di lavorare in modo regolare anche perché se certi processi non li governa lo Stato, ci pensa la mafia. Dobbiamo fare i conti con la realtà».

Facciamoli in fretta, per favore.

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Covid-19 e 5G, incendiate le antenne in Uk

People For Planet - Lun, 04/06/2020 - 14:00

Il panico ha gravemente preso il sopravvento e questo è preoccupante per la gestione del coronavirus, o covid-19, ma soprattutto per l’ordine pubblico. Spinti dalla paura avanzata da ridicole fake news, che sostengono un legame tra la propagazione del coronavirus e la rete internet 5G, nel Regno Unito sono state incendiate alcune torri radio.
A pagarne le conseguenze ovviamente solo le persone che adesso risultano inabilitate ad accedere alla rete, cosa particolarmente grave in momento delicato come questo. Un portavoce di Vodafone ha confermato questa mattina che nelle città di Birmingham e Liverpool sono state incendiate quattro antenne 5G. Una delle antenne di Birmingham, tra l’altro, non era neppure ancora mai entrata in funzione.

Governo Uk ai ripari

Oliver Dowden, Segretario della Cultura britannico, ha quindi dovuto avviare uno stretto colloquio con i principali social network, da Facebook a WhatsApp, per capire come è possibile contrastare la diffusione di queste bufale e, di conseguenza, questi gravi casi di vandalismo. Ad alimentare il fenomeno hanno contribuito alcune celebrità e persone influenti in UK: tra questi la cantante Anne-Marie e l’attrice Amanda Holden.

Dove è partita la bufala

Sono stati molti gli irresponsabili influencer che hanno condiviso con milioni di follower la teoria che il 5G abbia fatto nascere e diffondere il coronavirus.
Su Facebook vive e prospera addirittura un gruppo FB chiamato “anti-5G”. Il tenore delle affermazioni totalmente deliranti lo racchiude il post dell’utente Ben Mackie, che tra i primi, a inizio marzo, ha collegato il 5G al coronavirus, affermando che in realtà non si tratta di un virus. «Stanno cercando di spaventarci con un falso virus quando le torri per il 5G vengono costruite in tutto il mondo». Ha poi spiegato che sarebbe stato il cofondatore di Microsoft, Bill Gates, a inventare tale tecnologia e che è un tentativo per diminuire la popolazione mondiale. Addirittura, secondo questo utente, i vaccini attualmente in fase di sviluppo contro il coronavirus sono in realtà dei chip che verranno impiantati nelle persone.

Insomma, qualcosa che ci risulta perfino imbarazzante provare a smentire, essendo una serie di affermazioni del tutto ridicole. Se però volete andare bene a fondo alla faccenda, e cercate una risposta puntuale a tutte le farneticazioni che si trovano in rete, potete consultare le risposte dell’Internationa Fact Checking Network.

Il 5G fa male?

Tutto questo non ha ovviamente nulla a che fare con l’ipotesi che segnali wifi, segnali radio, 5G e molto altro possano nuocere alla salute. Noi stessi tempo fa ci siamo occupati dei rischi sanitari legati allo sviluppo del 5G, valutando anche altre vecchie bufale che lo hanno riguardato. Ma la sicurezza di questa nuova tecnologia – lo ribadiamo – può essere meglio controllata proprio se esclusa da timori assurdi come quello che l’associa a una pandemia virale.

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Sai capire il «banchese»?

People For Planet - Lun, 04/06/2020 - 12:00

Criptico, talvolta subdolo, è utilizzato dal popolo dei banchieri/bancari per confondere i cittadini italiani che, comunque, hanno la corresponsabilità di essere gli ultimi in Europa in termini di cultura ed educazione finanziaria.

Consapevoli di non essere capiti

Una miscela esplosiva che spesso viene sottovalutata anche dai media che riportano frasi, dichiarazioni e interviste di addetti ai lavori nella piena consapevolezza che non solo non saranno capite dai lettori ma probabilmente anche da chi le pubblica senza le opportune didascalie e i relativi “sottotitoli”.

Prendiamo ad esempio l’intervista rilasciata da Antonio Patuelli, presidente dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) per il Dubbio.

Cosa ha voluto dire? Quali messaggi ha lanciato?

Cercheremo di decriptarli. In sostanza si tratta di 7.500 battute utilizzate per affermare solo due concetti. Il resto è fuffa.

Garanzie e “merito del credito”

Innanzitutto Patuelli ha ribadito che la crisi post-pandemia sarà finanziata con una iniezione di liquidità che le banche metteranno in circolo solo dietro garanzia “piena” dello Stato. In altri termini se il governo ha deciso di aiutare anche chi, secondo gli schemi bancari, non è meritevole di credito deve assumersi l’onere di restituire quanto ottenuto dal singolo cittadino (lavoratore autonomo o dipendente) o dalla impresa “a prima chiamata”, cioè dietro semplice richiesta della banca anche dopo il mancato pagamento di una sola rata di rimborso del prestito.

Solo per inciso occorre ricordare che il “merito del credito” attualmente stabilito dal sistema bancario secondo l’accordo interbancario di Basilea, è abbastanza rigido e prevede che un cittadino o impresa non possa accedere ad alcun finanziamento anche se non ha pagato una sola rata del prestito ottenuto per pagare il materasso acquistato da Mastrota in tv!

Mes o coronabond?

In secondo luogo Patuelli esprime la sua opinione sulla classica domanda che in questi giorni si sta ponendo una percentuale molto bassa del popolo italiano: Mes o euro(corona)bond?
Da dove prenderanno i soldi i paesi dell’Eurozona per sostenere le misure straordinarie di sostegno dovute alla pandemia?

Domanda a cui abbiamo già risposto la settimana scorsa

Ad ogni modo Patuelli, ex politico che oggi fa il banchiere, da una sua affermazione (“ …se un privato fa i debiti, non può scaricarli sulla comunità. Vale anche per gli Stati…”) lascia percepire che il suo orientamento è pro MES.

Vi meravigliate?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Covid-19, positiva una tigre

People For Planet - Lun, 04/06/2020 - 10:57

Mentre gli Usa contano un nuovo record di morti – 1200 ieri – e le strade di New York appaiono spettralmente deserte, arriva la notizia di una tigre positiva nello zoo della Grande Mela. Altri sette felini mostrano sintomi abbastanza seri del virus. Lo ha fatto sapere ieri sera il Dipartimento dell’Agricoltura americano. “Si tratta del primo animale selvatico malato con certezza”, ha detto Paul Calle, a capo dei veterinari della struttura newyorkese. Si ritiene che l’animale si sia ammalato da un custode positivo – ma asintomatico – al covid-19, o coronavirus. Lo zoo è chiuso ai visitatori dallo scorso 16 marzo.

Tutti i felini sembrano particolarmente sensibili a covid-19

Finora, come noto, si aveva notizia di ammalati solo tra gli animali da compagnia: due cani a Hong Kong e un gatto in Belgio. Mentre uno studio cinese pubblicato da Nature ha stabilito che il virus contagia i gatti, che una volta infetti possono infettare altri gatti, mentre invece non contagia cani, galline e maiali. Questo naturalmente non significa che gli animali domestici sono in grado di contagiare l’uomo: per capire questo punto serviranno altri studi. Ma significa che l’uomo può infettare gli animali, e che dunque serve cautela in questo senso, al fine di limitare la propagazione del virus.

Anche le scimmie sotto la lente

La tigre newyorkese, che ha sviluppato una tosse secca verso la fine di marzo, è stata sottoposta a tampone il 2 aprile. Altre due tigri e un leone hanno sintomi piuttosto avanzati, ma non sono ancora stati testati. Gli zoo stanno cercando di proteggere questi animali – in particolare i felini e tutte le grandi scimmie. Come ha sottolineato lo zoo di New York: “Probabilmente ci sono altri casi asintomatici, ed è importante condividere informazioni per aumentare le misure di sicurezza”, anche al fine di proteggere specie animali che ormai sopravvivono solo o quasi in cattività. “Il Coronavirus potrebbe diventare presto un problema serio per il futuro di queste specie”.

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Prevenzione Covid-19: la spesa divisa per sesso

People For Planet - Lun, 04/06/2020 - 10:49

Il sindaco Gianmaria Cerea ha deciso che da oggi a Canonica d’Adda la spesa si farà a giorni alterni dividendo i cittadini a seconda del sesso: agli uomini è permesso andare al supermercato il lunedì, mercoledì, venerdì e domenica, mentre alle donne sono riservati il martedì, giovedì e sabato.

Perché? Non si sa, e la domanda rischia di non farci dormire la notte.
Il sindaco sa qualcosa che noi non sappiamo?
Si sono verificati casi di promiscuità sessuale davanti al banco dei surgelati?
C’entrano in qualche modo i poteri forti?

Non si sa, l’ordinanza è stata pubblicata senza spiegazione.

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Foto di OpenIcons da Pixabay

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4 usi alternativi delle mollette di legno

People For Planet - Lun, 04/06/2020 - 10:00

Come usare le mollette di legno in maniera originale e divertente, per dare un tocco unico alla nostra casa!

Dal web il video tutorial Creativo su come riutilizzare le mollette di legno:

Fonte: Creativo

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