People For Planet

Abbonamento a feed People For Planet People For Planet
Aggiornato: 59 min 53 sec fa

Bellezza genera ricchezza: street art, svago e riqualificazione salvano le città

Ven, 07/26/2019 - 05:27

Non servono dati scientifici a dimostrarlo, eppure alcuni ricercatori l’hanno dimostrato andando oltre le semplici sensazioni. Città – piccole e grandi – in cui la bellezza viene messa al primo posto da amministratori locali e gruppi di cittadini riescono ad attirare investitori, produrre lavoro e, non da ultimo, invogliano le persone a trasferirsi. Bellezza genera ricchezza, insomma. Ma sarebbe un errore pensare che la bellezza sia soltanto frutto di investimenti virtuosi da parte di sindaci illuminati; riportare bellezza nelle periferie o in aree potenzialmente destinate al degrado ha aiutato in molti casi a risollevare le sorti, anche economiche, di quelle aree e di chi le popola.

Il legame tra bellezza, turismo, occupazione, ricchezza: lo studio

Lo studio in questione è quello di Gerald A. Carlino della Federal Reserve Bank di Philadelphia e di Albert Saiz del Massachusetts Institute of Technology, che si sono concentrati sugli anni dal 1990 al 2012 e hanno misurato l’attrattività di alcune città attraverso parametri molto moderni: l’afflusso di turisti e le foto scattate ai punti di interesse. Il primo dato è stato fornito dalla società di consulenza D.K. Shifflet & Associates, mentre le immagini sono quelle raccolte dall’app Panoramio.

È stato analizzato il legame tra bellezza e indicatori di crescita ed è stato appurato che esiste una connessione concreta tra crescita economica e della popolazione e tutto quanto possa rendere gradevole una città (parchi, ristoranti, gallerie d’arte e musei, scorci panoramici, edifici storici e così via).

Se questa conclusione può sembrare banale, i due ricercatori hanno anche identificato il cosiddetto “Central Recreational District”, vale a dire la zona delle città che tende maggiormente ad attirare nuovi residenti. In particolare, città con il doppio di zone fotografate rispetto ad altre riescono ad attirare fino al 10% di nuovi residenti e di opportunità lavorative in più. Se si (ri)costruiscono nelle città zone gradevoli e punti vitali si producono effetti come la rivalutazione del patrimonio immobiliare al rialzo.

Se vogliamo ridurre tutto a un’equazione più comprensibile, le città con più luoghi fotografabili attirano più turisti, più residenti, più lavoro e più ricchezza.

Bellezza è riqualificazione, bellezza è street art

A volte la bellezza è davanti ai nostri occhi da secoli, altre volte la bellezza non nasce dal nulla e va creata. Gli scorci tanto fotografati e apprezzati individuati dai ricercatori non sono soltanto opere d’arte o edifici storici. Prendiamo come esempio l’High Line di New York, un parco pubblico realizzato sulla ex rotaia soprelevata su cui viaggiavano i treni merci nel West Side di Manhattan e che ora è un luogo privilegiato per immergersi nel verde, nell’arte e nel design. In questo caso, come in molti altri in giro per il mondo, la riqualificazione e il recupero di aree dismesse sono una calamita che permette di rendere ancora più ricche e vitali di prima zone che altrimenti diventerebbero poco sicure, oltre che poco attrattive.

Lo studio evidenzia anche che investire in svago e attrazioni porta a un aumento dei turisti e dei guadagni degli esercizi commerciali che ruotano attorno al loro passaggio; ovviamente, si moltiplicano anche le opportunità lavorative nel turismo. Pensare città gradevoli e investire per ottenerle è complicato, ma si traduce in crescita economica e risurrezione urbana.

Ci sono ovviamente anche alcuni svantaggi di cui tenere conto: se a seguito della riqualificazione acquistare una casa o pagare un affitto in certe zone diventa insostenibile, il rischio è quello di creare involontariamente nuove periferie in cui i più poveri si ritrovano ghettizzati. Ed è proprio in questo frangente che si scoprono gli amministratori più attenti a immaginare progetti virtuosi su tutto il territorio che possano coinvolgere i residenti in termini lavorativi e possano via via espandere la bellezza fino alle periferie.

L’altro tasto dolente è che non sempre le città, soprattutto quelle piccole, hanno abbastanza denaro da investire in opere di riqualificazione. Spesso si attendono gli investimenti dei privati, sperando che arrivino in fretta, e le soluzioni faticano a palesarsi. A volte arrivano in soccorso gli artisti.

Alcune opere tra quelle che vi mostriamo sono gettonatissime tra i turisti e si guadagnano senza fatica gli scatti più apprezzati sui social.

Clet, lo street artist dei cartelli stradali Fonte: https://www.facebook.com/CLET-108974755823172/ La street art a Roma I graffiti stradali di Roadsworth per la mobilità sostenibile

Halmstad Arena, Svezia, 2015 – Fonte: www.roadsworth.com

Attraversamenti pedonali creativi Chongqing, China – Fonte: The Guardian La street art colombiana che ha salvato Medellin dal degrado

Fonte: https://inspiredbymaps.com/exploring-comuna-13-medellin-street-art/

Milano e il progetto Cler: le saracinesche diventano tele contro i vandali La street art di Pao

Fonte: www.paopao.it

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Categorie: Altri blog

La rete 5G è un pericolo per la salute umana? I rischi, l’allarmismo e le bufale

Gio, 07/25/2019 - 21:00

Anche se manca ancora una risposta da parte della comunità scientifica, non ci sono indizi tali da far preoccupare. Chi fa terrorismo sul 5G, invece, spesso sconfina nella pseudoscienza o ha un tornaconto personale.

La prossima generazione della rete mobile, quella che abiliterà la Internet of things e aumenterà ulteriormente la velocità di trasferimento dei dati, è nella fase iniziale della sperimentazione sul territorio. Prima negli Stati Uniti, poi via via in tutto il mondo, con l’Italia inclusa già nel corso del 2018. Nel prossimo triennio, insomma, se tutto procede secondo le attese assisteremo all’arrivo della rete 5G su larga scala.

Come spesso accade al momento dell’introduzione di una nuova tecnologia, insieme all’entusiasmo per il salto generazionale, e per i benefici in termini di applicazioni quotidiane, nasce anche qualche timore legato alla sicurezza e ai potenziali rischi per la salute umana. Così, tra chi invoca il principio di precauzione per un sistema di telecomunicazione – si dice – non ancora adeguatamente testato, chi grida al complotto pilotato dalle multinazionali e chi tenta di riportare la discussione su un piano razionalebasandosi sui risultati scientifici, il quadro che emerge è piuttosto caotico.

Creare inutili allarmismi probabilmente è sbagliato tanto quanto bollare tutte le obiezioni al 5G come semplici bufale campate per aria. La doverosa premessa è che a oggi non ci sono prove, e nemmeno indizi significativi, di danni alla salute umana causati dalla rete mobile di ultima generazione. Tuttavia, se da un lato gli scienziati sono già in grado di escludere (sulla base delle conoscenze assodate sull’interazione tra uomo e onde elettromagnetiche) effetti devastanti e scenari apocalittici, è altrettanto vero che al momento la letteratura scientifica sull’argomento è piuttosto scarnae, dato che si tratta di una tecnologia recente, mancano del tutto studi sugli effetti a lungo termine eseguiti su popolazioni vaste.

Le argomentazioni degli scettici
Il primo elemento ricordato da chi alimenta i timori per la rete 5G è la frequenza delle onde elettromagnetiche impiegate, più elevata rispetto alle tecnologie precedenti e che arriva fino alle decine di gigahertz (GHz), ossia corrispondenti a lunghezze d’onda dell’ordine del millimetro o poco inferiori. Dato che ciascun fotone trasporta energia in quantità direttamente proporzionale alla propria frequenza, qualcuno ne approfitta per prevedere dei non-meglio-specificati effetti biologici avversi.

Accanto a questo, le onde impiegate dal 5G hanno una minore capacità rispetto alle tecnologie precedenti di penetrare attraverso l’aria, la vegetazione e le pareti degli edifici, richiedendo dunque una più elevata densità urbana di micro-antenne che agiscano da ripetitori. Ciò porterebbe le persone a vivere a pochi metri da un ripetitore, e questa vicinanza sembra motivo di forti preoccupazioni nonché di lotte di quartiere per installare le antenne più lontano possibile dalla propria abitazione

Continua a leggere su WIRED.IT

Categorie: Altri blog

Idroelettrico solare: al via il primo fv galleggiante delle Filippine

Gio, 07/25/2019 - 16:00

Inaugurato nel bacino dell’impianto idroelettrico di Luzon il primo impianto solare galleggiante del Paese: 200 kW di potenza che potrebbero essere ampliati in futuro

Mix idroelettrico solare per il primo progetto fotovoltaico galleggiante delle Filippine. L’impianto pilota da200 kW è stato inaugurato in questi giorni nel bacino di una centrale idroelettrica (già operativa) nell’isola di Luzon, dove rimarrà per i prossimi 10 mesi a scopo di test. Il progetto nasce dalla partnership tra la norvegese Ocean Sun e la cinese GCL System Integration, fornitore di moduli in silicio.

Il primo ha realizzato la struttura: un’unità galleggiante dotata di meccanismo di fissaggio unico per i pannelli solari, che consente un buon contatto termico con il corpo idrico. I moduli di GCL-SI sono stati adattati direttamente sulla membra non permeabile dell’impianto, il cui design le permette di resistere a stress meccanici ed esposizione al sole.

Continua a leggere su RINNOVABILI.IT

Categorie: Altri blog

Il primo mutamento climatico globale

Gio, 07/25/2019 - 13:00

È la conclusione di due studi dell’Università di Berna: per la prima volta è stato ricostruito l’evoluzione del clima degli ultimi 2 millenni, a livello mondiale e si può dire con certezza che non si sono mai verificate contemporaneamente fluttuazioni climatiche in tutto il mondo. Inoltre la velocità del fenomeno non è mai stata tanto elevata.

Ricercatori bernesi hanno sfatato una delle argomentazioni più comuni contro la responsabilità umana degli attuali cambiamenti climatici, ossia che tali mutamenti ci siano sempre stati.

Gli scienziati osservano che l’attuale aumento della temperatura non è limitato a livello regionale, ma è globale ed è molto più repentino rispetto alle epoche precedenti. Due studi effettuati dal team di Raphael Neukom – si legge in un comunicato dell’università della capitale – hanno rilevato che negli ultimi due millenni non si sono mai verificate contemporaneamente fluttuazioni climatiche in tutto il mondo. Inoltre la velocità del fenomeno non è mai stata tanto elevata.

In un commento di accompagnamento agli studi – pubblicati nella riviste scientifiche “Nature” e “Nature Geoscience” – il professore di geografia Scott George dell’università del Minnesota riassume: “La massima comune che il clima cambia sempre è certamente corretta. Ma, anche se risaliamo ai primi giorni dell’impero romano, non possiamo rilevare alcun evento che sia vicino all’intensità e alla vastità del riscaldamento degli ultimi decenni”. Inoltre “il clima odierno si distingue per la sincronia globale” dell’evoluzione del fenomeno.

CONTINUA SU SWISSINFO.CH

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Categorie: Altri blog

Luciano De Crescenzo ci ha lasciato una settimana fa, provvisoriamente

Gio, 07/25/2019 - 12:00

Luciano De Crescenzo ci ha lasciato (provvisoriamente, direbbe lui) una settimana fa. Lo ricordiamo attraverso 10 frasi che ci raccontano la sua affettuosa visione del mondo e dell’umanità e ci fanno capire perché in tanti gli hanno voluto e gli vogliono bene.

“La vita potrebbe essere divisa in tre fasi: Rivoluzione, Riflessione e Televisione. Si comincia con il voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali.”

“Oggi il settanta per cento dell’umanità muore ancora di fame e il trenta per cento fa la dieta.” 

“Adesso i delinquenti sembrano tanti solo perché è aumentata l’informazione. Una volta ce n’erano di più, ma nessuno ne sapeva niente. Pensate che fino a pochi anni fa tutti quelli che uscivano per strada erano costretti ad andare in giro con le spade.”

“La maggior parte degli uomini, a seconda dell’età, sopporta la propria esistenza, o indugiando nei ricordi del passato, o aggrappandosi al futuro. Pochi esseri superiori riescono a vivere immergendosi nel presente.” 

“Chi possiede delle certezze d’acciaio è convinto di sapere tutto, e dunque inaridisce la propria conoscenza”

“Siamo angeli con un’ala sola, solo restando abbracciati possiamo volare.” 

“I vecchi che posseggono il senso dell’umorismo hanno diritto al trenta percento di sconto sull’età.”

“Se un giorno, in trattoria, vi capitasse di vedere un gruppo di giovani, seduti al tavolo accanto, che si sganascia dal ridere per battute che, onestamente, a voi non fanno nemmeno sorridere, non vi stupite: non stanno ridendo delle battute, ma di un’intera vita trascorsa insieme.”

“I napoletani sono un popolo pieno di devozione cristiana, ma non hanno mai veramente abbandonato le tradizioni pagane. Sono sempre rimasti un po’ politeisti. È proprio l’idea di Dio, del Dio che è uno, che noi napoletani facciamo fatica a digerire. Prendete i protestanti, quelli appena hanno un guaio, anche piccolissimo, dicono subito: “My God”. Noi non diciamo mai “Mio Dio”, preferiamo rivolgerci a qualcuno di più preciso, per questo invochiamo i santi. In certi casi particolari, si sceglie di rivolgersi alle anime del purgatorio. Qui qualcuno può obiettare: e perché non a quelle del paradiso, non sono più influenti, più introdotte? Ma il punto è proprio questo e i napoletani lo sanno. Le anime del paradiso se ne fottono, ormai vivono la loro estasi celeste, hanno raggiunto l’obiettivo e di quello che succede quaggiù non gliene importa niente. Invece le anime del purgatorio lottano ancora, hanno bisogno delle preghiere. E allora nasce lo scambio, la convenienza reciproca.”

“Anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli.”

Fonte Immagine: Wikipedia

Categorie: Altri blog

Dietologo, dietista o nutrizionista, ecco i percorsi formativi per diventarlo

Gio, 07/25/2019 - 09:51

L’attenzione verso una sana alimentazione è sempre più diffusa tra la popolazione del nostro paese. Non per questo, però, tutte le persone sanno regolarsi bene nella scelta della giusta dieta alimentare. Per questo motivo sono sempre più diffuse le professioni di dietista, dietologo e nutrizionista, figure professionali spesso confuse tra loro; in realtà si tratta di tre diverse professioni con un differente percorso formativo.

Il Dietista è una figura sempre più diffusa che si occupa di elaborare le diete prescritte dal medico, collabora con varie figure professionali per quanto riguarda i disturbi alimentari e svolge anche attività didattico-educative. Per diventare Dietista è necessario seguire un corso di laurea triennale attivato presso varie facoltà italiane.

Il Biologo Nutrizionista è un professionista esperto di Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione che si occupa di consulenza alimentare e nutrizionale ed elabora diete o profili nutrizionali, sia per persone in condizioni fisiologiche ottimali, sia per individui che, invece, presentano patologie, sempre in stretta collaborazione con il medico.

Per svolgere la professione di Biologo della Nutrizione è obbligatoria l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi (Sezione A),  con la relativa sezione. Per ottenerla è necessario sostenere e superare il relativo Esame di Stato. Per essere ammesso all’Esame di Stato è necessario essere in possesso di una delle seguenti Lauree Specialistiche e/o Magistrali

CONTINUA SU PERUGIATODAY.IT
Foto di mohamed Hassan da Pixabay 

Categorie: Altri blog

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 10

Gio, 07/25/2019 - 09:29
Categorie: Altri blog

Parliamo di robot, robotica e biorobotica

Gio, 07/25/2019 - 08:34

Primo di tre video con una lunga intervista a Maria Grazia Carrozza, Professore Ordinario alla Scuola Superiore Sant’Anna ed esperta di biorobotica.
Nella nostra vita ci sono più robot e più robotica di quanto crediamo…

flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_326"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/326/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/326/output/Robotica-1.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/326/Robotica-1.mp4' } ] } })

Categorie: Altri blog

La nuova vita del Rifugio Torino: così l’hi-tech porta in vetta la sostenibilità

Gio, 07/25/2019 - 08:00

Nel cuore delle Alpi la conversione della struttura nata nei primi anni Cinquanta che con pannelli solari, riciclo delle acque e raccolta differenziata dai suoi tremila (e passa) metri punta ancora più in alto nella gestione delle rinnovabili.

Le nuove tecnologie legate alla sostenibilità ambientale formano una cordata perfetta sul massiccio del Monte Bianco. A 3375 metri di altitudine il Rifugio Torino a Punta Helbronner è un modello su scala internazionale di gestione delle risorse e di buone pratiche in alta montagna. Un rifugio alpino con una lunga storia alle spalle che risale ai primi anni Cinquanta, quando nei pressi del colle del Gigante venne edificato il rifugio nuovo di proprietà delle sezioni del Club Alpino Italiano di Torino e Aosta.

E che oggi, dopo aver attraversato diverse fasi, si presenta radicalmente rinnovato con una struttura all’avanguardia collegata all’avveniristica funivia Skyway Monte Bianco che dalla stazione di partenza di Pontal d’Entrèves, a Courmayeur, conduce velocemente alla stazione intermedia del Pavillon du Mont Fréty a 2173 metri e poi fino all’ultima a Punta Helbronner, a 3466 metri. Poco sotto la stazione di arrivo, che ospita una terrazza panoramica con vista a 360 gradi sul Bianco, sull’Aiguille Noire, sul Dente del Gigante e le Grandes Jorasses, si trova il Torino. Un rifugio tecno-ecologico.

“La facciata dell’edificio esposta a sud è stata dotata di ventotto pannelli fotovoltaici – ci spiega Armando Chanoine, gestore e guida alpina di Courmayeur, mentre percorriamo il tunnel pedonale completamente scavato nella montagna che funge da raccordo per 150 metri tra Punta Helbronner e il Torino – essi ci consentono il riscaldamento dei due grandi stanzoni destinati agli alpinisti e alle guide alpine. L’intera struttura è inoltre attrezzata con un sistema di recupero dell’acqua piovana e di produzione dallo scioglimento della neve: attraverso dei cavi riscaldanti posti nelle grondaie e nelle falde del vecchio rifugio, l’acqua viene trasportata in vasche di accumulo fino al rifugio nuovo e usata, dopo la filtrazione, per usi legati alla cucina”.

Continua a leggere su REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Tutta la plastica che si risparmia con lo shampoo solido. E non solo

Gio, 07/25/2019 - 07:00

In un colpo solo dunque si può risparmiare e non danneggiare l’ambiente. Come viene segnalato al sito realsimple.com, con un camion pieno di shampoo solidi puoi lavarti i capelli quanto con quindici camion pieni di shampoo liquidi.  Per fare un esempio ancora più chiaro sulla durata: con circa 250 grammi di shampoo solido è possibile lavarsi i capelli per ben 80 volte.

E dato che i detriti di plastica rappresentano oltre il 65-95% dell’inquinamento marino, lo shampoo solido – senza più necessità di packaging plastico – diventa ancora di più una scommessa su cui puntare per la salvaguardia dell’ambiente.

Nel 2017 Lush, uno dei maggiori produttori dei macaron formato shampoo, ha venduto 1,1 milioni di Shampoo Bars solo negli Stati Uniti, risparmiando una quantità come 3 milioni di bottiglie di plastica da smaltire.

Il suo aspetto può sembrare quello di un comune saponetta, ma nella realtà i due prodotti non sono per niente uguali. Mentre il comune sapone viene preparato con grassi e soda caustica disciolta in acqua con un ph basico e quindi non adatto al lavaggio dei capelli, lo shampoo solido è preparato, in genere, con tensioattivi solidi ricavati dall’olio di cocco che gli conferiscono un ph meno basico e quindi idoneo alla detersione dei capelli. Ai tensioattivi solidi vengono aggiunti in genere acqua, oli e burro vegetale nutriente e oli essenziali.

Essendo un prodotto amico dell’ambiente, per i motivi detti, come principio non deve contenere ingredienti dannosi né per i capelli né per il cuoio capelluto, come il Laurilsolfato di Sodio (SLS), presente molto spesso negli shampoo tradizionali, e non deve essere testato sugli animali. Per cui è sempre bene controllare in ogni caso l’ INCI, come per tutti gli altri prodotti cosmetici o detergenti.

Si trova certamente nei negozi specializzati in prodotti biologici e naturali, in erboristeria, nei negozi che propongono prodotti cosmetici preparati in modo naturale o comodamente online, anche perché sono ormai tantissimi brand che lo producono. Piccolo, comodo, pratico e poco costoso: i panetti di shampoo solido sono l’ideale quando si viaggia, perché durano a lungo, pesano pochissimo e possono stare nel bagaglio a mano.

Ma i capelli saranno altrettanto puliti? Il potere lavante, per chi lo ha provato, sembra essere il medesimo, anche se all’inizio il passaggio può non soddisfare in pieno. Ciò è dovuto al fatto che utilizzando prima prodotti tradizionali, e quindi con parabeni, coloranti, siliconi, i capelli hanno bisogno di tempo per riacquistare un equilibrio. Per questo motivo, al primo lavaggio i capelli potrebbero risultare secchi o stopposi, ma la situazione migliora con il tempo e le chiome tornano ad essere brillanti nel giro di poco.

Per l’uso è possibile strofinarlo tra le mani con un po’ di acqua oppure ancora riempire una bacinella con acqua tiepida, poi immergere il sapone e i capelli, in modo da farli bagnare e insaponare contemporaneamente. Dopo averli sciacquati c’è chi opta per fare un ultimo passaggio usando aceto o limone (da risciacquare) o un comune balsamo per evitare i nodi.

Per conservarlo, non avendo imballaggio e per evitare che si deteriori, basta lasciarlo asciugare su un piano aerato e poi riporlo in un contenitore riciclabile, come un semplice portasapone.

Altre fonti:

https://www.greenme.it/consumare/cosmesi/28385-shampoo-solido
https://www.elle.com/it/bellezza-beauty/capelli/a21944696/shampoo-solido-funziona/

Photo by Drew Coffman on Unsplash

Categorie: Altri blog

La sopravvivenza dei gorilla di montagna dipende da noi

Mer, 07/24/2019 - 21:00

Il racconto di un incontro unico e di un modo per contribuire alla conservazione della specie.

Si dice che i primati abbiano negli occhi lo sguardo degli uomini. Eppure, se vi siete mai trovati vis-à-vis con un gorilla, saprete che siamo noi ad aver ereditato il loro sguardo, ad avere il privilegio di serbare tanta naturale intensità negli occhi. I gorilla delle montagne dell’Uganda conservano una gentile fierezza che non ci appartiene. I loro occhi raccontano di come gli uomini li hanno derubati, di come hanno travalicato i confini della loro casa mettendo a repentaglio l’intera loro sopravvivenza. Neanche quando si osservano nervosi, lanciarsi cavalcando verso i turisti con urla furiose, è possibile veder svanire la potente dignità dai loro occhi. Con la loro carica vogliono spaventare senza aggredire, comunicare che è ora di difendere la propria sicurezza. Il loro monito impone che il nostro tempo è scaduto, ci avverte che siamo rimasti in casa loro già abbastanza.

Ne sono rimasti mille

Per decenni gli uomini hanno invaso con i loro insediamenti i territori abitati dai gorilla, li hanno sfruttati, trasformati in terreni agricoli o di allevamento, e questi animali, per trovare un habitat sicuro dove vivere e riprodursi sono stati costretti ad aree sempre più ristrette. Il gorilla di montagna (gorilla beringei beringei) è una sottospecie del gorilla di pianura dell’Africa orientale, e sopravvive sulla Terra in due luoghi solamente: la catena di vulcani Virunga, sul triplice confine tra Ruanda, Uganda e la Repubblica Democratica del Congo, e all’interno del parco nazionale di Bwindi in Uganda (Bwindi impenetrable forest). Questi luoghi ospitano due gruppi isolati di gorilla di montagna: poco più di 600 gorilla Virunga e altri 400 esemplari nel Bwindi. Oggi, infatti, insieme contano circa mille gorilla. Per questo, per anni, sono stati categorizzati dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), come specie a rischio critico di estinzione.

Continua a leggere su LIFEGATE.IT

Categorie: Altri blog

Belluno, vacanza gratis sulle Dolomiti per chi riesce a spegnere computer e telefonino

Mer, 07/24/2019 - 16:00

Si chiama ‘Recharge in Nature in the Heart of the Dolomites‘ il concorso, promosso da Dolomiti Maadness, che mette in palio una vacanza gratis sulle Dolomiti del Veneto per chi rinuncia al telefono ed è disposto a vivere immerso nella natura.

Cinque giorni disconnessi dal mondo per rigenerare corpo e mente, ma anche per aiutare il territorio. Le persone selezionate, infatti, verranno coinvolti anche in piccole attività di volontariato con i residenti attraverso le quali parteciperanno alla rinascita di quella terra, gravemente colpita durante l’autunno dalla tempesta Vaia.

Continua a leggere e guarda il video su REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Roma come Istanbul: «Più ricicli, più viaggi»

Mer, 07/24/2019 - 15:00

Scatta la campagna Atac che a Roma consentirà ai viaggiatori di ottenere un bonus per l’acquisto dei biglietti tramite app a fronte del conferimento in apposite macchine di bottiglie in plastica o Pet da avviare al riciclo.

La nuova campagna green della municipalizzata romana si chiama “+Ricicli +Viaggi” e si estenderà in via sperimentale per 12 mesi. Coinvolgerà in particolare i viaggiatori che fruiscono del servizio B+. Il Coripet – Consorzio per il Riciclo del PET – ha installato tre macchine nelle stazioni di Cipro Metro A, Piramide Metro B e San Giovanni Metro C, mentre i partner MyCicero e Tabnet hanno sviluppato il sistema e finanzieranno i bonus erogati tramite app.

Il meccanismo è molto semplice: i viaggiatori inseriscono le proprie bottiglie da riciclare nella macchina e riceveranno 5 centesimi a bottiglia (valore attuale fissato per la fase di lancio dell’iniziativa). Il corrispettivo viene erogato sotto forma di cashback e incrementa il portafoglio virtuale dell’app da cui poi è possibile acquistare i titoli di viaggio (Bit 100 minuti, 24/48/72h e abbonamento mensile). Questo “gruzzolo” si può accumulare senza limite e si scala, dunque, durante la fase di acquisto dei biglietti a partire dai 5 minuti successivi al conferimento delle bottiglie. Tutte le bottiglie raccolte nelle tre fermate, torneranno ad essere nuove bottiglie.

Lo stesso esperimento in Turchia e Thailandia

Non si tratta del primo esperimento simile: segnaliamo il caso di Istanbul e quello di Surabaya, la seconda città dell’Indonesia in ordine di grandezza. A Istanbul i viaggiatori possono conferire nei contenitori bottiglie di plastica e lattine di alluminio. Una bottiglia di plastica da mezzo litro permette di ricevere in cambio 3 centesimi turchi, una lattina 9 centesimi. Un biglietto costa 2,6 lire turche. L’importo viene accreditato sulla card per l’acquisto dei titoli di viaggio. In Indonesia le bottiglie si possono consegnare alle stazioni e si paga direttamente. Un biglietto della durata di circa 2 ore costa 10 contenitori in plastica o 5 bottiglie, in base alla grandezza.

Perché un vantaggio economico è la leva più efficace

Le immagini degli animali marini uccisi dalla plastica che riversiamo a tonnellate nei fiumi, nei mari e negli oceani di tutto il mondo fanno riflettere e sono un pugno nello stomaco. Ci spingono a compiere scelte intelligenti, ad evitare l’utilizzo della plastica il più possibile. Ma poi ci ritroviamo a lottare con packaging abominevoli e, a volte, anche con la scomodità di portare avanti una raccolta differenziata efficace. In certi casi è complicatissimo evitare di avere a che fare con la plastica. “Cono o coppetta?”: se fosse sempre così facile scegliere ci libereremmo dalla plastica in tempi rapidissimi. Ma così non è.

Così ci ritroviamo a differenziare, che comunque male non è, visto che la plastica ha il vantaggio di poter essere riciclata e riutilizzata un’infinità di volte. Fermo restando, dunque, che la scelta migliore sarebbe sempre quella di non consumare plastica inutile, soprattutto quella usa e getta che è frutto di decine di anni di consumismo sfrenato e disattento, molte persone faticano ancora a trovare nella mente una molla che li spinga a riciclare sempre e comunque. Pigrizia, forse. La comunicazione sull’importanza del riciclo ormai è martellante, tutti siamo a conoscenza di quanto il nostro Pianeta sarebbe migliore se nel nostro piccolo ci impegnassimo di più. I dati sulla differenziata in Italia sono incoraggianti, ma la percezione è spesso quella di un impegno senza un ritorno immediato. Sì, contribuisce a rendere la Terra per i nostri figli un luogo più ospitale, gli animali marini ringrazieranno… ma cosa cambia se per una volta buttiamo una bottiglia di plastica nel contenitore dell’indifferenziato? Purtroppo non tutti hanno recepito l’importanza di ogni singolo gesto, non tutti si sentono responsabili delle proprie scelte di acquisto e non tutti hanno i sensi di colpa. Ecco perché un vantaggio economico può essere utile.

Non solo. Chiedere ai cittadini di conferire la plastica in una macchina e dar loro in cambio un biglietto per l’utilizzo dei mezzi pubblici si traduce in altre due opere di sensibilizzazione: si spingono le persone a preferire bus e metro rispetto alle auto e si spingono gli utenti a preferire il canale mobile per l’acquisto dei biglietti. O almeno si spera.

Categorie: Altri blog

Niente più sigarette entro il 2030

Mer, 07/24/2019 - 13:00

Niente più fumatori entro il 2030, questo uno degli ambiziosi obiettivi riportati nel Libro Verde pubblicato dal governo inglese, che sta adottando tutta una serie di misure per riuscire nell’intento. Il fumo in Inghilterra è infatti una delle principali cause di malattie prevenibili e di morte prematura, come sottolinea un rapporto del governo.

Basti pensare che circa la metà dei fumatori perde in media 10 anni di vita e nel 2016 si sono contati circa 78.000 decessi dovuti proprio al fumo, vale a dire il 16% di tutti i decessi del Regno Unito. Tuttavia rispetto agli anni passati si è già avuto un notevole miglioramento e l’obiettivo, come premesso, è quello di ridurre ulteriormente i fumatori, arrivando a una società senza fumo entro il 2030. Secondo il governo, passo dopo passo, l’intento verrà raggiunto, anche perché i fumatori stanno diminuendo anno dopo anno, come dichiarato dal rapporto:

“Il tasso di fumo degli adulti in Inghilterra continua a diminuire di anno in anno ed è ora a un livello record. Nel 2017, il 14,9% delle persone in Inghilterra di età pari o superiore a 18 anni fumava, pari a 6,1 milioni di persone. Se questa tendenza continua, si ridurrà tra l’8,5% e l’11,7% entro il 2023. PHE chiede che il piano a lungo termine del SSN si impegni a raggiungere una società senza fumo entro il 2030 con una prevalenza per adulti del 5% o meno.

CONTINUA SU GREENME.IT

foto: Foto di Martin Büdenbender da Pixabay 

Categorie: Altri blog

Bollette energia, si potrebbe risparmiare fino al 20%

Mer, 07/24/2019 - 10:36

Elettricità Futura, Energia Libera, Utilitalia e AIGET – associazioni rappresentative del settore elettrico – in una lettera inviata al Governo hanno richiamato l’attenzione sul tema Oneri di Sistema (componenti fisse presenti nella bolletta dell’energia elettrica a copertura delle attività di interesse generale per il sistema elettrico), proponendo un’esclusione di tali importi dalle bollette e una loro fiscalizzazione che consentirebbe di “alleggerire” la bolletta del cliente finale di oltre il 20%.

n questo modo, attraverso una più lineare ed equa corrispondenza tra quanto consumato e quanto pagato, il consumatore, attore centrale nel processo di transizione energetica, sarebbe in grado di comprendere meglio gli effetti dei propri comportamenti in un’ottica di efficienza energetica.

In particolare, la proposta delineata dagli operatori suggerisce l’avvio di un percorso graduale, date le criticità presenti per una immediata fiscalizzazione degli Oneri, che affida a un soggetto pubblico Terzo la responsabilità della gestione del gettito degli Oneri di sistema.

Una soluzione che garantisce una maggiore equità fiscale, in quanto la copertura di tali oneri si calcolerebbe in base al reddito e non ai consumi elettrici e che scongiura la ricaduta generalizzata degli Oneri non riscossi sulla collettività, come attualmente avviene, in quanto attribuirebbe al soggetto Terzo il recupero delle morosità dai soggetti che la generano.

CONTINUA SU HELPCONSUMATORI.IT

Foto di Michael Schwarzenberger da Pixabay

Categorie: Altri blog

Raffaele Cantone dà le dimissioni dall’Autorità Nazionale Anticorruzione

Mer, 07/24/2019 - 10:30

Raffaele Cantone lascia l’Anac. Dopo oltre cinque anni alla presidenza dell’Anticorruzione, lo annuncia lui stesso in una lettera sul sito dell’Autorità. «Sento che un ciclo – si legge nel testo – si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo».

La scelta era nell’aria già da febbraio, quando People For Planet aveva pubblicato questo articolo.

I mesi trascorsi da allora, anziché ridurre le distanze tra Cantone e il Governo, le hanno ulteriormente divaricate, con il Governo impegnato a studiare una serie di misure che riducono le garanzie anticorruzione e anticriminalità organizzata nell’aggiudicazione degli appalti.

Le dimissioni di Cantone rappresentano un duro colpo per l’Anticorruzione, organismo grazie al quale l’Italia era risalita in cinque anni dal sessantanovesimo al cinquantatreesimo posto nel Corruption Perception Index.

Fonte Immagine: L’Espresso

Categorie: Altri blog

Brutti, sporchi e cattivi: puntata 9

Mer, 07/24/2019 - 09:29
Categorie: Altri blog

Come se la passa la città che ha rimpiazzato i mezzi pubblici con Uber

Mer, 07/24/2019 - 08:00

Innisfil è una piccola città di circa 40mila abitanti della provincia dell’Ontario, in Canada, nata su un’ex area rurale non molto distante da Toronto che ha visto una rapida espansione demografica nel corso degli ultimi anni. Un paio di anni fa l’amministrazione cittadina si è trovata ad affrontare un problema non semplice per una città alle prese con la crescita improvvisa dei suoi abitanti: come fare a garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente e mantenere al tempo stesso i costi contenuti?

L’opzione principale sul tavolo era l’investimento su tre nuove linee di autobus, che però sarebbero costate all’incirca un milione di dollari canadesi all’anno (poco meno di 700mila euro): una cifra che in quel momento la città non poteva permettersi. Si decise così di provare con qualcosa di completamente diverso, che avrebbe potuto costituire un risparmio per le casse cittadine: affidarsi completamente a Uber, la società conosciuta soprattutto per il suo servizio a metà tra i taxi e il noleggio di auto con autista, che mette in collegamento autisti e passeggeri tramite un’app.

«Volevamo mettere in contatto tutti gli autisti della città con quelli che hanno bisogno di passaggi: abbiamo pensato che potesse essere la base per tutto il nostro sistema di trasporti, e dato che Uber lo faceva già, ci è sembrata la soluzione più sensata», ha detto al Guardian Paul Pentikainen, che si occupa della pianificazione urbana di Innisfil. Due anni fa è stata così avviata una collaborazione con Uber, e da allora chiunque usi l’app mentre si trova in città può scegliere l’opzione Innisfil Transit per viaggiare con un’auto di Uber a prezzi ridotti.

Continua a leggere su ILPOST.IT

Categorie: Altri blog

La prima auto tutta biodegradabile

Mer, 07/24/2019 - 07:00

Il peso della vettura è di soli 360 chilogrammi. Una city car che non inquina e che è facile da smaltire a fine delle sue corse.

È la prima auto ad “economia circolare” al mondo e si chiama Noah: una due posti elettrica (20CV) realizzata con materiali bio compositi ed è anche la quinta autovettura realizzata dalla University of Technology di Eindhoven, nei Paesi Bassi.  

Per quanto riguarda i materiali: telaio e scocca sono composti da barbabietola da zucchero e lino, inglobati da due pannelli rigidi di fibra vegetale a struttura a nido d’ape. Per la carrozzeria è stata utilizzata una speciale bio resina mentre le ruote, i cristalli elettrici e le batterie al litio sono riciclati.

Passiamo agli interni: è piccola ma ha sedute comode, i freni sono di ultima generazione e la plancia di strumentazione è essenziale. Non sono presenti molti optional, perché, come sottolineato dai progettisti, sono stati sacrificati in nome dell’efficienza del progetto.

Il motore elettrico è alimentato da sei batterie modulari estraibili, per far spazio ad accumulatori di nuova generazione, quando saranno disponibili. Le portiere sono immaginate col sistema di lettura dei codici a barre (NFC) in modo che il car sharing possa diventare una delle opzioni di utilizzo.

Il progetto prevede la richiesta dell’omologazione stradale, ma l’obiettivo del progetto è soprattutto una sfida: la dimostrazione che, nel futuro, sarà possibile produrre un’auto davvero “sostenibile”. Il gruppo TU/Ecomotive, in tal senso, sta già portando avanti dei contatti con i grossi gruppi automobilistici.

L’unità elettrica dovrebbe garantire una velocità massima di 100-110 km/h, mentre l’autonomia dichiarata con un pieno è di 200-250 km.

Vedi il video di presentazione di Noah!

https://www.youtube.com/watch?v=lTWFFvMhHKI

Altre fonti:
https://www.repubblica.it/motori/sezioni/ambiente/2019/05/17/news/noah_la_prima_auto_elettrica_bio_dell_economia_circolare-226293033/
https://www.veicolielettricinews.it/noah-lauto-elettrica-100-green-fa-tappa-a-milano/
http://motori.quotidiano.net/autoecologiche/noah-lauto-elettrica-fatta-materiali-ecosostenibili.htm

Fonte immagine: www.ed.nl

Categorie: Altri blog

Sei pazienti con Parkinson sfidano a nuoto lo Stretto

Mar, 07/23/2019 - 21:00

Saranno 30, di cui 6 parkinsoniani, gli atleti che lunedì 29 luglio attraverseranno a nuoto lo Stretto di Messina, sfidando gli oltre 3,5 km di mare che separano Punta Faro, in Sicilia, da Cannitello, in Calabria.

L’iniziativa #SwimForParkinson rientra nell’ambito del progetto ‘Un mare da Vivere… senza Barriere’, promosso dall’associazione L’Aquilone Onlus di Messina, ed è patrocinata dall’Accademia per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disordini del Movimento (Limpe-Dismov). “Lo stress associato alla malattia, sia in fase iniziale che avanzata, influenzano la qualità della vita dei pazienti con Parkinson e dei caregiver”, spiega Pietro Cortelli, presidente della Fondazione Limpe per il Parkinson Onlus e ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna.

“In particolar modo – aggiunge – i disturbi dell’affettività e della sfera cognitiva, ansia e depressione contribuiscono al deterioramento della qualità di vita. Per questo è necessario, per quanto possibile, anche mantenere i propri interessi e fare molto sport. Il nuoto, ad esempio, porta dei benefici fisici, ma anche mentali”.

Continua a leggere su ANSA.IT

Categorie: Altri blog