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Scienziati russi pubblicano la “musica” emessa dalle stelle di neutroni

Mar, 04/23/2019 - 14:59

Hanno origine dall’esplosione di una supernova ed emettono radiazioni molto intense a brevi e regolari intervalli di tempo.

L’Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) ha pubblicato su YouTube un video con la “musica” emessa dalle pulsar, stelle di neutroni a rotazione rapida.Le Pulsar sono stelle di neutroni che girano, sono estremamente dense e derivano dall’esplosione di una supernova. Emettono radiazioni molto intense a brevi e regolari intervalli di tempo.Gli esperti di Roscosmos hanno tradotto in onde sonore i segnali radio di pulsar che sono distanti. “Traducendo la frequenza dei segnali in onde sonore si può ottenere della musica. La sequenza sonora si basa sui dati del telescopio spaziale Spectrum-R del progetto Radioastron”, spiega l’Agenzia.Nel video si possono sentire i suoni delle pulsar B0329 + 54, B0525-21 e altri.

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Invece di fare classici selfie, questa donna “muore” nei luoghi più famosi del mondo

Mar, 04/23/2019 - 12:00

L’artista Stephanie Leigh Rose ha ideato un modo per rendere originali le sue foto di viaggio. Non più i soliti selfie perfetti di fronte ai monumentipiù conosciuti del mondo ma simpatiche immagini in cui Stephanie “muore”. O per meglio dire, finge di essere morta. Nelle immagini si vede la donna sdraiata prona a terra, con i capelli sparsi, di volta in volta, su una roccia, in un torrente oppure in mezzo alla gente. Istantanee umoristiche da interpretare come meglio si ritiene.

L’artista non imposta nulla o usa oggetti di scena, le immagini sono completamente reali. Del suo lavoro dice: “Le immagini che gli spettatori vedono sono il 25% di quelle utilizzabili, ecco perché uno scatto di STEFDIES è l’opposto di un selfie: un selfie ha condizioni controllate, illuminazione specifica, trucco, capelli, guardaroba, un’agenda ed è focalizzato sulla personalità individuale, è un’immagine distorta e manipolata per ottenere un risultato desiderato, STEFDIES è l’esatto opposto. Ho una sola possibilità di ottenere lo scatto, se non succede, c’est la vie”.

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Salvini, Luca Morisi e la comunicazione politica che funziona sugli italiani

Mar, 04/23/2019 - 11:06

È bufera sulla foto postata da Luca Morisi, l’uomo dietro ai social di Matteo Salvini, che immortala il ministro Salvini che imbraccia un mitra. La didascalia di accompagnamento fa da cornice al messaggio di pace divulgato proprio nel giorno di Pasqua: «Vogliono fermarci ma noi siamo armati e dotati di elmetto». Un messaggio fatto circolare proprio mentre la Lega è oggetto degli attacchi dal M5s oltre che al centro di polemiche il caso del sottosegretario del Carroccio, Armando Siri, indagato per corruzione, e tipicamente in linea con l’attenta strategia di comunicazione postmoderna tipica del partito. Luca Morisi,  spin doctor del ministro a cui tutti gli italiani pagano lo stipendio per occuparsi della comunicazione istituzionale, è al centro della polemica e accusato di promuovere una propaganda elettorale basata sull’odio, l’intolleranza, la gratuita istigazione allo scontro armato. Mentre sui social l’hashtag #licenzialucamorisi è ai primi posti, no tarda la replica del leader della lega: “Se la sinistra polemizza su questo, vuol dire che lavoriamo bene”. E intanto per Facebook, solito a oscurare contenuti sensibili arrivando spesso al paradossale, questo post non viola gli standard.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Salvini con il mitra: dove ci può portare quella foto.Luca Morisi, spin doctor di Salvini e consulente del governo, nel giorno di Pasqua ha pubblicato su Facebook la foto del ministro dell’Interno che imbraccia un mitra. Ha espressamente scritto che loro, i seguaci del Capitano, sono armati. Ha in sostanza scritto che da qui al 26 maggio, ogni arma (letteralmente) sarà lecita per fronteggiare gli “attacchi” e il “fango” che la Lega e Salvini dovessero “subire”. Gli attacchi sono le inchieste della magistratura e il fango sono le legittime critiche dell’opposizione democratica; ma anche il fuoco amico: non solo quello pentastellato, ma anche, e soprattutto, quello leghista. […]Quella di Morisi è stata un’evidente istigazione a delinquere, reato che i giuristi definiscono di pericolo concreto. Se l’alter ego social del ministro dell’Interno – colui il quale è al vertice della Polizia di Stato ed esercita quindi il monopolio della forza – minaccia magistratura e oppositori di ritorsioni armate, quindi di morte, il pericolo è concreto per definizione Continua a leggere…

Fonte: REPUBBLICA.IT – Roberto Saviano

Chi è Luca Morisi, il guru del web che ha postato la foto di Salvini con il mitra.Classe 1973, Luca Morisi ha unito i suoi destini a quelli di Salvini dal 2013, da quando è diventato responsabile della comunicazione e social media strategist dell’allora neosegretario del Carroccio. […]È grazie a Morisi, inventore per Salvini del soprannome “Il Capitano”, che il profilo Facebook del leader leghista è diventato il più seguito tra i leader politici, con oltre 3,5 milioni di “mi piace” (erano 2 milioni prima delle elezioni del 4 marzo 2018). Per incrementare i contatti, lo “spin doctor” di Salvini si inventò prima delle politiche 2018 il format “Vinci Salvini”: un vero e proprio concorso per militanti e aficionados. Continua a leggere…

Fonte: ILSOLE24ORE.COM – Andrea Marini

Perché Facebook non ha potuto rimuovere il post di Morisi con Salvini e il mitra. Lo spiega Cristian Raimo, scrittore e assessore di sinistra in un municipio di Roma, che giorni fa ha pubblicato un provocatorio endorsment per il ministro dell’Interno. “Il post di Luca Morisi? Un esempio tipico di comunicazione postmoderna. In questo lui è molto bravo. Sia chiaro, una comunicazione dedicata al male totale…”. Professor Raimo, cosa pensa del messaggio lanciato da Morisi che potrebbe incitare anche all’uso delle armi? “In realtà nella sua comunicazione di impronta postmoderna, la comunicazione della Lega non vuole comunicare niente, ma esprime principalmente la simulazione di una logica. Nel post di Morisi di ieri ci sono dei messaggi contraddittori che però disegnano un unicum che porta a reazioni diverse. Di irritazione, di contrarietà, di dubbio. Ma alla fine resta il senso di un’ambivalenza perché non si capisce fino in fondo se si tratti di un messaggio provocatorio oppure di un messaggio per sostenere certe posizioni sulle armi”. Continua a leggere…

Fonte: AGI.IT – Alberto Ferrigolo

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CuoreBasilicata COTTO&LUCANO: pizza rustica Scarcedda

Mar, 04/23/2019 - 10:36

INGREDIENTI

Per l’impasto:

500 g di farina
6 uova intere più un tuorlo a parte
6 cucchiai di strutto
Un pizzico di sale

Per il ripieno:

2 uova sode
1 soppressata locale
500 g di toma fresca
125 g di formaggio pecorino stagionato
5 uova

PREPARAZIONE

Iniziate a preparare l’impasto setacciando la farina e disponendola a fontana. Nel centro della fontana ponete 6 uova intere e un tuorlo, aggiungendo un pizzico di sale e 6 cucchiai di strutto.
Lavorate l’impasto finché non diventa omogeneo.
Dividete in due parti non uguali il panetto, creando con il matterello due sfoglie, delle quali la più grande verrà utilizzata per la base.
Per quanto riguarda il ripieno, tagliate a cubetti la soppressata lucana, le uova sode e la toma. Infine, unite al composto il formaggio e le uova e mescolate il tutto.
A questo punto, ungete con lo strutto una teglia e adagiatevi la sfoglia più grande. Versatevi il ripieno e ricoprite con la sfoglia rimasta.
Con molta cura, fate aderire per bene i bordi delle sfoglie, dopodiché prendete il tuorlo d’uovo (precedentemente sbattuto) e usatelo per spennellare l’intera superficie della torta.
Per concludere, affinché la “cazzola” non si gonfi in cottura, bucherellate la sfoglia in più punti con i rebbi di una forchetta.
Cuocete la torta lucana in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti.
Una volta sfornata, fatela raffreddare leggermente e servitela a fette.

Leggi su CuoreBasilicata una curiosità sulla Scarcedda

Ricetta a cura di Federico Poletta, Gruppo di Animazione Territoriale CuoreBasilicata

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Dieta, perché affidarsi a un nutrizionista?

Mar, 04/23/2019 - 09:55

Quando si tratta di diete, le soluzioni fai da te o saltare i pasti principali della giornata non sono di certo le scelte più adeguate per la nostra salute. Affidarsi, invece, a un nutrizionista rende più facilmente raggiungibili i nostri obiettivi

Quando si parla di alimentazione e di peso è opportuno seguire delle diete correte per il nostro organismo. Viviamo nell’epoca delle diete fai da te, spesso, questo modo di fare, porta ad intraprendere azioni deleterie per il nostro organismo. Un’alimentazione corretta dovrebbe recare beneficio e non danni fisici. Al fine di raggiungere e mantenere la salute fisica, al corpo deve essere dato il giusto nutrimento tramite una dieta equilibrata, da accompagnare con regolare esercizio fisico. Un corpo che non gode di una buona salute fisica equivale ad uno stile di vita malsano, con conseguente stanchezza costante, lentezza e apatia generale, che può diffondersi al lavoro, nelle relazioni familiari e in molti altri settori della vita. Prendersi cura della salute fisica è un ottimo primo passo per aver cura di altri aspetti della propria vita.

La nutrizione è soggettiva. Essa deve essere adattata alla persona, in base al sesso, all’obbiettivo che vuole raggiungere, allo stile di vita e cosi via. Spesso, può essere difficile capire di quali alimenti il nostro corpo ha bisogno per rimanere in buona salute e raggiungere l’equilibrio perfetto. Le quantità elevate di alcuni alimenti, come il grasso e carboidrati, hanno un effetto negativo sul corpo, ma, allo stesso tempo, privarlo di queste sostanze può essere problematico. Un nutrizionista può fornire un programma di dieta ed esercizio fisico completo adattato ai propri obiettivi. Sia che si vuole perdere peso, acquistare massa muscolare, avere un supporto per uno sport di resistenza o solo favorire la concentrazione mentale, un nutrizionista può aiutarti a raggiungere più velocemente gli obbiettivi in modo sano e senza recare danni al tuo corpo. Il nutrizionista accompagna il paziente in un percorso di rieducazione e consapevolezza alimentare, insegnando lo stile di vita attivo più adatto ad ognuno. È importante sottolineare che egli deve essere un medico o un biologo. Il problema dell’abusivismo nel campo della dietologia è presente in Italia da molti anni e contribuisce alla grande confusione che c’è in materia. A volte, anche in centri di estetica, palestre, erboristerie o farmacie vengono dati consigli nutrizionali con grande libertà e fantasia. A questo proposito, sembra scontato dire che affidarsi a dei medici specialisti per la perdita di peso risulta fondamentale, raggiungendo dei risultati poco alla volta ma che non danneggino il nostro organismo, e che siano efficaci e duraturi nel tempo.“

FONTE: TRIESTEPRIMA.IT

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Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore

Mar, 04/23/2019 - 06:00

Il 23 aprile ogni anno si celebra in più di 100 Paesi la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, istituita nel 1996 dall’UNESCO e festeggiata con iniziative, eventi e progetti volti a promuovere la lettura, le attività editoriali e l’importanza della proprietà intellettuale protetta dal copyright.

Le origini – L’idea di una giornata dedicata al libro nacque per la prima volta in Catalogna, promossa dallo scrittore valenziano Vincent Clavel Andrés. Fu re Alfonso XIII, il 6 febbraio 1926, a istituire una Giornata del libro spagnolo celebrata in tutta la nazione, inizialmente fissata nella data del 7 ottobre e successivamente spostata al 23 aprile, giorno della festa del patrono della Catalogna San Giorgio. In questa giornata, è tradizione in Spagna che gli uomini regalino alle proprie donne una rosa, sicché divenne consuetudine tra i librai catalani dare in omaggio una rosa ai clienti per ogni libro comprato. Divenuta festa internazionale nel 1996 per volontà dell’Unesco, la Giornata Mondiale del Libro si celebra in una data di grande importanza per il mondo delle lettere, in quanto proprio il 23 aprile morirono tre grandi scrittori, lo spagnolo Miguel de Cervantes, l’inglese William Shakespeare e l’Inca Garcilaso de la Vega.

L’idea di una giornata dedicata al libro nacque per la prima volta in Catalogna, promossa dallo scrittore valenziano Vincent Clavel Andrés. Fu re Alfonso XIII, il 6 febbraio 1926, a istituire una Giornata del libro spagnolo celebrata in tutta la nazione, inizialmente fissata nella data del 7 ottobre e successivamente spostata al 23 aprile, giorno della festa del patrono della Catalogna San Giorgio. In questa giornata, è tradizione in Spagna che gli uomini regalino alle proprie donne una rosa, sicché divenne consuetudine tra i librai catalani dare in omaggio una rosa ai clienti per ogni libro comprato. Divenuta festa internazionale nel 1996 per volontà dell’Unesco, la Giornata Mondiale del Libro si celebra in una data di grande importanza per il mondo delle lettere, in quanto proprio il 23 aprile morirono tre grandi scrittori, lo spagnolo Miguel de Cervantes, l’inglese William Shakespeare e l’Inca Garcilaso de la Vega.

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L’imballaggio che nutre i pesci

Mar, 04/23/2019 - 02:23

Come risolvere l’immane problema della plastica dispersa in mare? Non comprandola, o riducendola al minimo. Per quel che resta, un’azienda americana ha trovato una soluzione qualche anno fa, e il sogno continua. La Saltwater Brewery, fabbrica di birra con sede in Florida, ha ideato un imballaggio per lattine – quegli anelli di plastica che così spesso abbiamo visto torturare la fauna marina – con un materiale non solo biodegradabile, ma anche commestibile, e soprattutto prodotto con gli scarti della produzione, quindi senza consumo di suolo, acqua e materie prime come invece spesso succede per la produzione di materiali semplicemente biodegradabili. Da allora ha iniziato una serie di collaborazioni con enti e organizzazioni, per ampliare il progetto.

«Invece di uccidere gli animali, il nostro imballaggio fornirà loro cibo», ha spiegato Chris Gove, co-fondatore dell’azienda che lavora al confezionamento dei suoi prodotti con questi nuovi “anelli”. «Si tratta di un grande investimento per una piccola fabbrica di birra, e siamo sostenuti da pescatori, surfisti e persone che amano il mare.» Chissà che altri, più grandi, produttori non prendano l’esempio da questa idea.

Gli anelli sono a base di scarti di grano e orzo, sottoprodotti naturali del processo di produzione della birra, e sono completamente sicuri e commestibili. L’innovazione è interessante anche dal punto di vista economico, oltreché ambientale, perché permette di produrre qualcosa utilizzando materiale altrimenti destinato al macero. Se non viene mangiato prima, questo imballaggio inizia a sciogliersi in acqua nel giro di due ore, e scompare completamente in due o tre mesi. Se abbandonati in spiaggia, si decompongono in un tempo simile.

L’imballaggio per il momento ha un costo un po’ più alto degli imballaggi di plastica. Ma come ha affermato Marco Vega, co-fondatore della ditta: «se i consumatori saranno soddisfatti penseremo a una nuova tecnologia per una distribuzione di massa, a un prezzo inferiore. Se la maggior parte dei produttori di birra artigianale e delle grandi aziende di birra adotteranno questa tecnologia, il costo di produzione cadrà e diventerà molto competitiva».

Per il momento siamo poco oltre l’idea, ma è già un inizio: circa 50 birrifici artigianali avrebbero contattato la Saltwater Brewery per adottare questo imballaggio ecologico per le loro produzioni,  ed è interessato anche il colosso Carlsberg.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Mensole, librerie, porta oggetti: tante idee per il riciclo creativo delle videocassette

Lun, 04/22/2019 - 16:00

RICICLO CREATIVO VIDEOCASSETTE. A tutti sarà capitato di trovare in casa delle vecchie videocassette che, essendo ormai obsolete e dunque totalmente inutilizzate, affollano inutilmente gli scaffali delle librerie, impolverandosi.

COME RIUTILIZZARE LE VIDEOCASSETTE. Eppure non è necessario disfarsene perché anche i vecchi VHS con la loro custodie e il nastro interno possono trasformarsi, con un pizzico di estro e di manualità, in oggetti utili e belli da vedere, nel segno del risparmio creativo. Vediamo tutte le possibilità:

  • Impilando e unendo tra loro le videocassette (è necessario in questo caso recuperarne un numero cospicuo) si possono creare dei bellissimi tavolini dall’aria decisamente futuristica, da posizionare dovunque ve ne sia necessità.
  • Se sigillate tra loro, le videocassette formano un’estrosa libreria che può raggiungere l’altezza desiderata a seconda del numero di VHS recuperati, oppure anche dei porta ombrelli dal sapore contemporaneo.
  • Bella l’idea delle mensole a cubo o dei comodini ultramoderni, che si accostano ad ogni tipo di arredamento o quella dei moderni vasetti porta erbette aromatiche da tenere in cucina sul piano di lavoro, che si ottengono svitando la parte superiore della videocassetta per riempirla di terriccio nel quale sarà immersa la piantina.
  • Con i nastri delle videocassette si possono decorare borse, abiti, fare ghirlande per la porta di casa, rivestire cestini porta oggetti e porta gioielli.

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Il caso di Morpurgo: istigazione al suicidio da parte delle banche?

Lun, 04/22/2019 - 15:05

Prima di compiere l’estremo gesto ha lasciato una lettera, un messaggio d’addio alla sua famiglia e un atto di accusa forte contro le banche e gli amministratori pubblici che gli hanno negato ogni possibilità.

Di seguito un frammento di quanto scritto:

Mi rivolgo dunque ai responsabili, assolutamente irresponsabili, degli istituti di credito, ma anche ai pubblici Amministratori ed a chi, abusando del suo infimo potere, si arroga il diritto, tralignando la verità, di divertirsi giocando con la necessità, le ansie, le emozioni del prossimo, senza capacitarsi (FORSE) che il suo divertimento può essere recepito tragicamente da chi lo subisce, ed ancora a coloro che subiscono questa iniqua situazione avvolti nella loro assordante apatia ed indifferenza o, peggio, a coloro che la aggravano con la loro cinica e supponente cupidigia”.

C’è da restare increduli. Devastati dalla crudeltà delle parole, del gesto e dell’atteggiamento troppo spesso caratterizzante degli istituti di credito. Un comportamento falso e intimidatorio, spietato, amorale.

Ti stringono la mano con la destra mentre mantengono nella sinistra una pietra, al minimo gesto di mancata sottomissione ti colpiscono.

Una stretta di mano che perde il sapore del segno di pace per diventare un pugno di mosche, la nobiltà di un gesto dissipata nel dna dei bancari/banchieri, formati ed allenati nella mancanza di stima e rispetto nei clienti, plasmati nella “forma” di una deontologia etica in sostanza vuota.

Il lato oscuro della vicenda di Senigallia sta nel capire che gli istituti di credito sono governati da dirigenze e operatori consapevoli di interpretare e applicare in maniera particolare e atipica la moralità.

Abitudine costruita che traspare dal loro linguaggio atto a mettere da parte qualsiasi possibilità di una discussione etica.

Non esiste il giusto o sbagliato, ciò che è corretto o ciò che è scorretto; esiste solo ciò che porta profitto o che può portare ostacoli legali, se c’è una strada per mettere d’accordo i due elementi la si prende e la si porta a compimento, non c’è nulla che li può fermare, nemmeno una vita, nemmeno una morte.

Stiamo parlando di un sistema intriso di amoralità, non esiste l’immoralità, perché quest’ultima presuppone concetti come il bene e il male e il perseguirli o meno, in banca tali concetti non entrano nei processi di valutazione.

In questa mentalità malata chi svolge il proprio lavoro nel migliore dei modi è colui che riesce a non farsi influenzare dalle emozioni che può riscontrare nella disperazione sulla faccia di un cliente e lasciarla dilagare, permettere che questa si impossessi di lui, che lo consumi.

Nel mondo reale questa è istigazione o aiuto al suicidio, reato previsto dal codice penale italiano tramite l’articolo 580: chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni. Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.

E se fossero accusati di istigazione al suicidio?

I banchieri in questione e gli amministratori pubblici hanno commesso un reato. Non danzo tra il serio e il faceto, se fossi un pubblico ministero li porterei a processo se solo ciò che è sancito come illecito da parte della giustizia civile trovasse per la lobby bancaria un responsabile che paghi la pena. Mi chiedo perché non funziona così.

Sapevano perfettamente ciò a cui Riccardo avrebbe potuto pensare, ciò che avrebbe potuto mettere in atto per la mancanza di vie d’uscita e se ne sono fregati, ne hanno agevolato in qualche modo l’esecuzione. C’è chiara responsabilità dell’istigatore, dovrebbero pagarla per far si che l’estremo gesto di un imprenditore possa finalmente “risvegliare coscienze intorpidite ed animi accecati”.

Foto di Goran Horvat

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Pasquetta, tra sacro e profano, ecco perché si festeggia

Lun, 04/22/2019 - 06:00


Il lunedì dell’Angelo – detto anche lunedì di Pasqua o Pasquetta – è nel calendario liturgico il giorno dopo la Pasqua. Prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro. Popolarmente si usa maggiormente il termine Pasquetta. Il Vangelo, infatti, racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamarne il corpo. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.” (Mc 16,1-7). E aggiunse: “Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”, ed esse si precipitarono a raccontare l’accaduto agli altri.

La tradizione ha spostato questi fatti dalla mattina di Pasqua al giorno successivo – lunedì appunto – forse perché i Vangeli indicano “il giorno dopo la Pasqua”, anche se evidentemente quella a cui si allude è la Pasqua ebraica, che cadeva di sabato. L’espressione “lunedì dell’Angelo”, diffusa in Italia, è tradizionale e non appartiene al calendario liturgico della Chiesa cattolica. Il lunedì di Pasqua è stato introdotto dallo Stato italiano come festività civile nel dopoguerra ed è festivo in diversi Paesi; il suo scopo è di allungare la festa della Pasqua, analogamente al 26 dicembre, indomani di Natale, o al Lunedì di Pentecoste, giorno festivo quasi in tutta Europa.

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Bari: incentivi a chi va in bicicletta

Lun, 04/22/2019 - 02:56

Siamo andati in giro per le strade di Bari a chiedere alle persone cosa ne pensassero dei nuovi incentivi che il Comune di Bari ha stanziato per chi va in bicicletta.
Ecco cosa ci hanno detto e cosa farebbero per migliorare la mobilità su due ruote a Bari.

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Tutto elettrico il TPL (trasporto pubblico locale) di Milano

Lun, 04/22/2019 - 02:22

Il processo di trasformazione è cominciato nel 2017, anno nel quale  sono state stabilite le linee guida di un piano che l’anno prossimo vivrà il momento chiave di svolta .

Dal 2020, infatti, l’azienda del trasporto pubblico milanese acquisterà solo ed esclusivamente mezzi elettrici; alla fine del 2030 il diesel sarà scomparso dalla flotta dell’azienda, che per quella data sarà composta solo ed esclusivamente da 1.200 bus elettrici, al netto dei tram e delle metropolitane, nate elettriche.

Quindi cambieranno anche i depositi: saranno riconvertiti quelli esistenti, mentre saranno costruite ex-novo tre strutture innovative. L’obiettivo finale è quello di avere una configurazione dei depositi, per i mezzi su gomma urbani, totalmente elettrica, con la realizzazione di tre nuovi hub full electric. Ed è già stato avviato un studio per un concept eco-sostenibile, estremamente all’avanguardia, in collaborazione con il Politecnico di Milano.  Allo stesso tempo, i depositi esistenti che ospitano oggi la flotta su gomma saranno convertiti al full electric con l’installazione di sistemi di ricarica per accogliere i nuovi mezzi.

Tutto ciò si tradurrà in un consumo di 30 milioni litri/anno in meno di gasolio e nella mancata emissione di 75 mila tonnellate/anno di CO2.

Ma non sarà necessario aspettare il 2030 per iniziare a vedere qualche risultato.

Nel 2020, ATM vedrà una riduzione del consumo di gasolio pari a circa 6 milioni litri/anno e una corrispondente minor emissione di CO2 pari a circa 15 mila tonnellate/anno per i mezzi su gomma, grazie al fatto che a fine del 2020, infatti, la flotta sarà già dotata di 200 bus elettrici e 270 bus ibridi. Oggi sono già stati acquistati 25 bus elettrici che percorrono le strade di Milano, mentre a inizio 2019 22 nuovi bus ibridi – dei 270 previsti – sono stati messi in linea. Ora la flotta bus è composta per circa il 97% da mezzi diesel, mentre dal 2020 il diesel sarà al 60%, il 25% sarà ibrido e circa il 15% elettrico. Nel 2028 la flotta su gomma sarà al 100% sostenibile (80%) full electric e (20%) ibridi e nel 2030 la flotta su gomma sarà al 100% totalmente elettrica.

Si tratta di un investimento di oltre 2 miliardi di euro, con il 70% delle risorse complessive dedicate a investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale. Con questa mossa di ATM sul trasporto pubblico a Milano si apre una partita fondamentale sulla sostenibilità per tutto il trasporto pubblico nazionale.

Diventa indifendibile, infatti, la prospettiva scelta da molti altri comuni in Italia di continuare a investire sui combustibili fossili con l’acquisto di mezzi diesel.

Ci si potrebbe chiedere se la questione delle emissioni dovute al mix energetico nazionale nella produzione d’elettricità nazionale, per due terzi fossile, non potrebbe rendere in parte vani gli sforzi della municipalizzata… La risposta è negativa, perchè l’azienda ha aggiudicato di recente la gara per la fornitura di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, certificata “Energia Verde” con garanzia di origine, quindi i mezzi elettrici saranno completamente a emissioni zero.

ATM non ha pensato solo a ciò che muove. È stato avviato, infatti, il programma di sostituzione delle lampade tradizionali con quelle a tecnologia a led in tutte le stazioni della metropolitana, il che porterà a una riduzione di 200 tonnellate di CO2/anno.

Dal 2018 cinque stazioni della metropolitana, San Babila, Duomo M1, Cordusio, Cadorna M1 e M2, sono già illuminate a Led.

In copertina: Foto ATM.it

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“Il Teatro fa Bene” alla Fondazione Feltrinelli martedì 23 aprile

Lun, 04/22/2019 - 02:02

All’incontro si parlerà dell’esperienza di www.ilteatrofabene.it, ospiti il direttore creativo del Gruppo Atlantide Jacopo Fo e il regista dell’omonima pluripremiata web serie, Iacopo Patierno. Nel corso dell’incontro sarà proiettata anche una puntata della web serie.

Tema centrale dell’incontro riguarda l’interrogarsi se la nostra sia davvero la “società del benessere” come spesso ci viene detto facendo coincidere benessere con alti livelli di consumi. Se possa esistere il benessere solo in una piccola parte del globo mentre nel resto del mondo ci sono problemi molto seri di fame e malattie. Se possiamo trovare delle risposte positive e ragionevoli a fenomeni che vengono proposti come ineluttabili.

In questo tema si inserisce “Il Teatro Fa Bene“, una piccola esperienza dal punto di vista quantitativo ma dal forte valore esemplare: usare l’arte, il teatro, per fare divulgazione di buone pratiche sanitarie (nella circostanza, la salute materna e infantile nei villaggi del Mozambico) non “per” le persone di quei luoghi ma “con” le persone di quei luoghi.

Vi aspettiamo!

Per maggiori informazioni clicca qui

23-04-2019 ore 18:30
Luogo: Fondazione Giangiacomo Feltrinelli – Viale Pasubio 5, Milano
Ingresso libero e gratuito fino esaurimento posti
Non è prevista prenotazione, pertanto si consiglia al pubblico di raggiungere la sede con 15 minuti di anticipo.

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Pietro Bartolo racconta

Dom, 04/21/2019 - 18:17

Generalmente non mi espongo su questi fatti, perché non sono informata a modo, ma questa cosa ve la devo troppo raccontare.

#MoreMed2019

Mi reco molto assonnata al congresso più inflazionato della mia carriera universitaria, conscia che probabilmente mi addormenterò nelle file alte dell’aula magna. Mi siedo, leggo la scaletta, la seconda voce è “sanità pubblica e immigrazione: il diritto fondamentale alla tutela della salute”. Inevitabilmente penso “e che do bali”. Accendo Pokémon Go, che sono sopra una palestra della squadra blu. Mi accingo a conquistarla per i rossi. Comincia a parlare il tale Dottor Pietro Bartolo, che io non so chi sia. Non me ne curo. Ero lì che tentavo di catturare un bulbasaur e sento la sua voce in sottofondo: non parla di epidemiologia, di eziologia, non si concentra sui dati statistici di chissà quale sindrome di lallallà. Parla di persone. Continua a dire “persone come noi”. Decido di ascoltare lui con un orecchio e bulbasaur con l’altro. Bartolo racconta che sta lì, a Lampedusa, ha curato 350mila persone, che c’è una cosa che odia, cioè fare l’ispezione cadaverica. Che molti non hanno più le impronte digitali. E lui deve prelevare dita, coste, orecchie. Lo racconta: “Le donne? Sono tutte state violentate. TUTTE. Arrivano spesso incinte. Quelle che non sono incinte non lo sono non perché non sono state violentate, non lo sono perché i trafficanti hanno somministrato loro in dosi discutibili un cocktail estroprogestinico, così da essere violentate davanti a tutti, per umiliarle. Senza rischi, che le donne incinte sul mercato della prostituzione non fruttano”. Mi perplimo.

Ma non era un congresso ad argomento clinico? Dove sono le terapie? Perché la voce di un internista non mi sta annoiando con la metanalisi sull’utilizzo della sticazzitina tetrasolfata? Decido di mollare bulbasaur, un secondino, poi torno Bulba, devo capire cosa sta dicendo questo qua.

“Su questi barconi gli uomini si mettono tutti sul bordo, come una catena umana, per proteggere le donne, i bambini e gli anziani all’interno, dal freddo e dall’acqua. Sono famiglie. Famiglie come le nostre”.

Mostra una foto, vista e rivista, ma lui non è retorico, non è formale. È fuori da ogni schema politically correct, fuori da ogni comfort zone.

“Una notte mi hanno chiamato: erano sbarcati due gommoni, dovevo andare a prestare soccorso. Ho visitato tutti, non avevano le malattie che qualcuno dice essere portate qui da loro. Avevano le malattie che potrebbe avere chiunque. Che si curano con terapie banali. Innocue. Alcuni. Altri sono stati scuoiati vivi, per farli diventare bianchi. Questo ragazzo ad esempio”, mostra un’altra foto, tutt’altro che vista e rivista. Un giovane, che avrà avuto 15/16 anni, affettato dal ginocchio alla caviglia.
Mi dimentico dei Pokémon.
“Lui è sopravvissuto agli esperimenti immondi che gli hanno fatto. Suo fratello, invece, non ce l’ha fatta. Lui è morto per essere stato scuoiato vivo”.
Metto il cellulare in tasca.
“Qualcuno mi dice di andare a guardare nella stiva, che non sarà un bello spettacolo. Così scendo, mi sembrava di camminare su dei cuscini. Accendo la torcia del mio telefono e mi trovo questo..”
Mostra un’altra foto.
Sembrava una fossa comune. Corpi ammassati come barattoli di uomini senza vita.
“Questa foto non è finta. L’ho fatta io. Ma non ve la mostrano nei telegiornali. Sono morti li, di asfissia. Quando li abbiamo puliti ho trovato alcuni di loro con pezzi di legno conficcati nelle mani, con le dita rotte. Cercavano di uscire. Avevano detto loro che siccome erano giovani, forti e agili rispetto agli altri, avrebbero fatto il viaggio nella stiva e poi, con facilità, sarebbero usciti a prendere aria presto. E invece no. Quando l’aria ha cominciato a mancare, hanno provato ad uscire dalla botola sul ponte, ma sono stati spinti giù a calci, a colpi in testa. Sapeste quanti ne ho trovati con fratture del cranio, dei denti. Sono uscito a vomitare e a piangere. Sapeste quanto ho pianto in 28 anni di servizio, voi non potete immaginare”.

Ora non c’è nessuno in aula magna che non trattenga il fiato, in silenzio.

“Ma ci sono anche cose belle, cose che ti fanno andare avanti. Una ragazza. Era in ipotermia profonda, in arresto cardiocircolatorio. Era morta. Non avevamo niente. Ho cominciato a massaggiarla. Per molto tempo. E all’improvviso l’ho ripresa. Aveva edema, di tutto. È stata ricoverata 40 giorni. Kebrat era il suo nome. È il suo nome. Vive in Svezia. È venuta a trovarmi dopo anni. Era incinta” ci mostra la foto del loro abbraccio.

“… Si perché la gente non capisce. C’è qualcuno che ha parlato di razza pura. Ma la razza pura è soggetta a più malattie. Noi contaminandoci diventiamo più forti, più resistenti. E l’economia? Queste persone, lavorando, hanno portato miliardi nelle casse dell’Europa. E io aggiungo che ci hanno arricchito con tante culture. A Lampedusa abbiamo tutti i cognomi del mondo e viviamo benissimo. Ci sono razze migliori di altre, dicono. Si, rispondo io. Loro sono migliori. Migliori di voi che asserite questo”.

Fa partire un video e descrive:”Questo è un parto su una barca. La donna era in condizioni pietose, sdraiata per terra. Ho chiesto ai ragazzi un filo da pesca, per tagliare il cordone. Ma loro giustamente mi hanno risposto “non siamo pescatori”. Mi hanno dato un coltello da cucina. Quella donna non ha detto bau. Mi sono tolto il laccio delle scarpe per chiudere il cordone ombelicale, vedete? Lei mi ringraziava, era nera, nera come il carbone. Suo figlio invece era bianchissimo. Si perché loro sono bianchi quando nascono, poi si inscuriscono dopo una decina di giorni. E che problema c’è, dico io, se nascono bianchi e poi diventano neri? Ha chiamato suo figlio Pietro. Quanti Pietri ci sono in giro!”.

Sorridiamo tutti.

“Quest’altra donna, invece, è arrivata in condizioni vergognose, era stata violentata, paralizzata dalla vita in giù… Era incinta. Le si erano rotte le acque 48 ore prima. Ma sulla barca non aveva avuto lo spazio per aprire le gambe. Usciva liquido amniotico, verde, grande sofferenza fetale. Con lei una bambina, anche lei violentata, aveva 4 anni. Aveva un rotolo di soldi nascosto nella vagina. E si prendeva cura della sua mamma. Tanto che quando cercavo di mettere le flebo alla mamma lei mi aggrediva. Chissà cosa aveva visto. Le ho dato dei biscotti. Lei non li ha mangiati. Li ha sbriciolati e ci imboccava la mamma. Alla fine le ho dato un giocattolo. Perché ci arrivano una montagna di giocattoli, perché la gente buona c’è. Ma quella bimba non l’ha voluto. Non era più una bambina ormai.”

Foto successiva.
“Questa foto invece ha fatto il giro del mondo. Lei è Favour. Hanno chiamato da tutto il mondo per adottarla. Lei è arrivata sola. Ha perso tutti: il suo fratellino, il suo papà. La sua mamma prima di morire per quella che io chiamo la malattia dei gommoni, che ti uccide per le ustioni della benzina e degli agenti tossici, l’ha lasciata ad un’altra donna, che nemmeno conosceva, chiedendole di portarla in salvo. E questa donna, prima di morire della stessa sorte, me l’ha portata. Ma non immaginate quanti bambini, invece, non ce l’hanno fatta. Una volta mi sono trovato davanti a centinaia di sacchi di colori diversi, alcuni della Finanza, alcuni della polizia. Dovevo riconoscerli tutti. Speravo che nel primo non ci fosse un bambino. E invece c’era proprio un bambino. Era vestito a festa. Con un pantaloncino rosso, le scarpette. Perché le loro mamme fanno così. Vogliono farci vedere che i loro bambini sono come i nostri, uguali”.

Ci mostra un altro video. Dei sommozzatori estraggono da una barca in fondo al mare dei corpi esanimi. “Non sono manichini” ci dice.

Il video prosegue.
Un uomo tira fuori dall’acqua un corpicino. Piccolo. Senza vita. Indossava un pantaloncino rosso. “Quel bambino è il mio incubo. Io non lo scorderò mai”.

Non riesco più a trattenere le lacrime. E il rumore di tutti coloro che, alternandosi in aula, come me, hanno dovuto soffiarsi il naso.

“E questo è il risultato” ci mostra l’ennesima foto. “368 morti. Ma 367 bare. Si. Perché in una c’è una mamma, arrivata morta, col suo bambino ancora attaccato al cordone ombelicale. Sono arrivati insieme. Non abbiamo voluto separarli, volevamo che rimanessero insieme, per l’eternità”.

Penso che possa bastare così. E questo è un estratto. Si, perché il Dottor Bartolo ha parlato per un’ora. Gli altri relatori hanno lasciato a lui il loro tempo. Nessuno ha osato interromperlo. E quando ha finito tutti noi, studenti, medici e professori, ci siamo alzati in piedi e abbiamo applaudito, per lunghi minuti. E basta. Lui non ha bisogno di aiuto, “non venite a Lampedusa ad aiutarci, ce l’abbiamo sempre fatta da soli noi lampedusani. Se non siete medici, se non sapete fare nulla e volete aiutare, andate a raccontare quello che avete sentito qui, fate sapere cosa succede a coloro che dicono che c’è l’invasione. Ma che invasione!”.

E io non mi espongo, perché non so le cose a modo. Ma una cosa la so. E cioè che questo è vergognoso, inumano, vomitevole. E non mi importa assolutamente nulla del perché sei venuto qui, se sei o no regolare, se scappi dalla guerra o se vieni a cercare fortuna: arrivare così, non è umano. E meriti le nostre cure. Meriti un abbraccio. Meriti rispetto. Come, e forse più, di ogni altro uomo.

#fuocoammare

Virginia Di Vivo – Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Modena

Dr. Pietro Bartolo – IV Edizione Congresso Studentesco MoReMED

"Facevo il medico. Non bastava.Facevo il medico e lo scrittore. Non bastava. Facevo il medico, lo scrittore, il regista. Non bastava ancora.Allora mi sono messo in viaggio per raccontare la verità ai ragazzi e son venuto qui". Ha scelto il Congresso Studentesco MoReMED il Dott. Pietro Bartolo, Dirigente Medico del presidio Sanitario di Lampedusa , per raccontare la vita dei migranti sull'isola. Di tutta risposta, gli oltre 800 giovani spettatori presenti al MoReMED, primo Congresso in Italia organizzato e rivolto a studenti di medicina, ha ringraziato il Dott. Bartolo per la preziosa testimonianza, con una sentita standing ovation di diversi minuti, che ha commosso lo stesso Bartolo.

Pubblicato da Congresso Studentesco MoReMED su Martedì 16 aprile 2019

Fonte immagine copertina: Lifegate

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Perché a Pasqua si mangia la colomba?

Dom, 04/21/2019 - 16:00

Il menù di Pasqua è ricco di ricette, dolci e ingredienti della tradizione: uno di questi è la colomba, che ha un significato storico ben preciso e antico.

La colomba è uno dei cibi simbolo del periodo pasquale, ormai da molti anni dolce tipico della tradizione italiana la cui origine risalirebbe addirittura all’epoca longobarda: secondo la leggenda, durante l’assedio di Pavia nel VI secolo fu offerto al re Albonio un pane dolce a forma di colomba in segno di pace.

In realtà, le origini di questo dolce della tradizione pasquale dall’impasto simile al Panettone natalizio sono decisamente più recenti e più precisamente vanno ricercate nell’Italia degli anni 30, quando il pubblicitario Dino Villani pensò di lanciare sul mercato un dolce da proporre nel periodo di Pasqua. a allora, la colomba è diventata sempre più un simbolo delle tradizioni pasquali per eccellenza assieme all’uovo di cioccolato: anche per quest’ultimo c’è una storia ben precisa da raccontare, che potrete trovare nell’articolo dedicato al Perchè a Pasqua si regala l’uovo di cioccolato?

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Fonte immagine copertina UnaDonna

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Le uova di Pasqua assurde in giro per il mondo

Dom, 04/21/2019 - 09:00

Doveva succedere prima o poi, anche le uova di Pasqua assurde hanno fatto la loro comparsa in giro per il mondo, tra abbinamenti alcolici, forme assurde e qualche tocco artistico inaspettato. Del resto, se ci sono artigiani che si danno da fare per mettere assieme il miglior cioccolato crudo per delle uova, c’è anche chi preferisce la strada della «sorpresa estetica» stravagante, basta guardare qua sotto.

1. Le uova avocado

Sembra che non ci sia passione più sfrenata nel mondo del cibo di quella che ha investito l’avocado. Lo si trova ovunque nei nostri supermercati, nascono bar interamente dedicati a questo frutto e se ne coltivano versioni in miniatura per ridurre gli sprechi. L’ultimo arrivato è un uovo di Pasqua 100% cioccolato belga, con un cuore colorato naturalmente di verde a imitare l’avocado e al centro, al posto del seme, una sfera croccante.

2. Gin tonic nell’uovo

Tra le uova di Pasqua assurde quella al cioccolato bianco e gin tonic tutto sommato non ci dispiace nemmeno così tanto. Sappiamo che la confettura è già diventata realtà, era solo questione di tempo prima che contagiasse un altro dolce. Ed eccolo qui, in tutto il suo alcolico splendore.

3. Creazione d’artista

C’è tantissimo da scoprire nel mondo del cioccolato artigianale, dove solitamente la Pasqua si trasforma nell’occasione perfetta per sbizzarrirsi con il design di uova sorprendenti. Ecco allora questa scultura commestibile, fatto con il 70% di cioccolato nero colombiano e una forma a goccia unica nel suo genere.

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Buona Pasqua!

Dom, 04/21/2019 - 06:24

Buona Pasqua a Mimmo Lucano, sperando che la primavera infonda un po’ di buon senso a magistrati e politici così che ci si possa continuare a vantare del Progetto Riace in tutta Europa e nel mondo.

Buona Pasqua ai migranti ancora schiavi in Libia. L’orrore che state vivendo dovrebbe scuotere le coscienze di tutti gli esseri umani.

Buona Pasqua ai rom romani, innocenti protagonisti di una brutta Italia che calpesta il pane e che alimenta una guerra tra poveri che conviene solo a un potere becero.

Buona Pasqua al titolista del quotidiano libero che giovedì 18 aprile ha definito Greta una «eco-talebana». Magari mangiando una pastiera potrebbe rinsavire e diventare più buono. È capitato a tanti di essere folgorati sulla via di Damasco, magari capita anche a lui, noi siamo disposti a pagargli il biglietto del viaggio. Poi in Siria in questo momento la situazione è un po’ pesante e forse vedendo i disastri della guerra potrà capire che i nemici sono altri, non certo una quindicenne che chiede un po’ di attenzione al clima.

Buona Pasqua agli aderenti di Forza Nuova perché studino un po’ di storia. E si facciano crescere i capelli.

Buona Pasqua alle donne che erano a Verona per la contromanifestazione durante il congresso della famiglia, colorate, divertenti, determinate a ribadire il vecchio slogan degli anni ’70: il corpo è mio e lo gestisco io.

Buona Pasqua al senatore Pillon, sperando che incontri l’amore, quello vero, magari con un camionista senegalese che gli dimostri che l’amore non ha limiti di sesso, di età e di nazionalità.

Buona Pasqua a tutti gli studenti del mondo che hanno capito, più di tanti potenti, quali sono le priorità del nostro Pianeta. E lo dicono, lo gridano da tutte le piazze.

Buona Pasqua a quanti, eroi invisibili dedicano il loro tempo ad aiutare gli altri, siano esseri umani o animali. E sono tanti, ma proprio tanti, tanti, tanti.

Buona Pasqua agli artisti che ci spiegano il mondo.

E infine, buona Pasqua a voi, che ci leggete dalle pagine di People For Planet!

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Pasquetta a minimo impatto: 10 consigli per un eco-picnic

Sab, 04/20/2019 - 16:00

Tempo permettendo la giornata di Pasquetta si caratterizza par la classica gita fuori porta molto spesso accompagnata da un bel picnic. Che la vostra uscita sia al parco vicino casa, in un bosco o al mare la prima cosa che dovete portare con voi anche in questa occasione è il rispetto per l’ambiente che vi circonda. Ecco quindi qualche consiglio per rendere la vostra gita sostenibile ed eco-friendly.

Pranzo al sacco come trasportarlo?

No alle classiche e ormai fuori moda buste di plastica. Per portare con voi il vostro pranzo al sacco potete optare per un cestino di vimini oppure per una borsa di stoffa porta pranzo, in commercio se ne trovano di molti tipi come quella (presente nel nostro catalogo) che una volta aperta si trasforma in una pratica tovaglietta, in questo modo potrete mangiare quando e dove volete. Ma se proprio non potete rinunciare alle buste che siamo almeno compostabili, in questo modo potrete utilizzarle non solo per portare con voi cibo e stoviglie ma anche per raccogliere i rifiuti organici per poi conferire tutto nella raccolta dell’umido.

Cibo

Ammettiamolo per quanto a Pasqua siamo stati attenti a non sprecare il cibo qualcosa è comunque avanzato, cosa fare? Nessun problema, usate il cibo non consumato per organizzare il vostro picnic di Pasquetta. Potete preparare degli ottimi panini con le pietanze avanzate oppure sul web potrete trovare numerose ricette per riciclare gli avanzi e trasformali in nuovi piatti appetitosi. Ma se dopo i bagordi pasquali si vuole optare per una scelta più light prediligete ad esempio frutta e verdura di stagione possibilmente di produzione locale.

Come confezionare il cibo?

Partiamo dai panini e dite addio alla classica pellicola usa e getta sicuramente poco rispettosa dell’ambiente. Conoscete il Boc’n’ roll Eco?  Si tratta di tovagliette porta panino con apertura a strappo, naturalmente riutilizzabili e lavabili in lavatrice. Possono essere usate qualunque sia il formato del panino o della merenda e una volta aperte si trasformano in pratiche tovagliette. E per cibi più elaborati? Anche qui la soluzione eco-friendly è obbligatoria: potete scegliere innanzitutto contenitori in vetro riutilizzabili, se invece preferite il monouso vi consigliamo i contenitori in PLA ideali per cibi freddi oppure per l’asporto di cibi caldi i contenitori realizzati in bagassa, una fibra pressata di canna da zucchero.

Stoviglie monouso ecosostenibili

Non vi va di portare con voi piatti, bicchieri e posate da casa? Allora l’unica alternativa praticabile è quella delle stoviglie 100% biodegradabili e compostabili queste, una volta utilizzate, vanno conferite nella raccolta dell’organico insieme a cibo e carta sporca. Se siete molte persone, in commercio potrete trovare anche i kit così da avere un ulteriore risparmio economico, un bene per l’ambiente ma anche per le vostre tasche.

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Sony e il movimento #Metoo

Sab, 04/20/2019 - 15:00

Come riporta la redazione di The Wall Street Journal, sulla spinta del movimento #MeTooi vertici di Sony avrebbero deciso di dire basta ai contenuti espliciti nei videogiochi con nuova e più stringente regolamentazione per lo sviluppo e la pubblicazione di titoli sulle proprie piattaforme.

L’iniziativa promossa dal colosso tecnologico giapponese nasce con lo scopo di limitare, e rimuovere nei casi più “sensibili”, la presenza di contenuti sessualmente esplicitiall’interno dei videogiochi PlayStation 4 commercializzati in Europa, Nord America e nei territori asiatici.

Stando a quanto dichiarato da un portavoce di Sony, tale misura ha l’obiettivo di aiutare gli sviluppatori nella creazione di videogiochi adatti ad un pubblico eterogeneo e offrire contenuti bilanciati sulla piattaforma, senza precluderne l’accesso alle generazioni più giovani a causa di un eventuale rating 18+ o Mature.

A determinare questo cambio nella regolamentazione sui contenuti sessualmente espliciti, secondo quanto sottolineato dalla redazione del Wall Street Journal, sarebbero stati l’ascesa del movimento #MeToo e la conseguente preoccupazione, per Sony, che tale fenomeno potesse porre l’azienda nipponica al centro di contestazioni e azioni legalida parte di singoli e di organizzazioni non profit a tutela dei consumatori.

FONTE: EVERYEYE

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Come compiere miracoli e altre cose facili da fare

Sab, 04/20/2019 - 12:00

Leggi qui la prima parte

Ora ti invito a fare un sospiro di sollievo perché a questo punto non cercherò di venderti il mio super sistema, più intelligente di tutti gli altri, che guarirà il mondo.

Dopo molti anni di studio e di sperimentazione tutte le caratteristiche di questo Stato Positivo della Mente le ho potute descrivere in un breve testo: Come evitare rapine e fucilazioni e trovare l’amore 
Sostanzialmente possiamo dire che esiste una non meglio identificata ATTITUDINE/INTENZIONE che riusciamo a sintetizzare in alcuni luminosi momenti della nostra vita e che ha molto a che fare con l’idea che ho di me, la disponibilità ad ascoltare le sensazioni che vivo, la passione per qualche forma d’arte, amicizia o amore e il modo che ho di raccontare a me stesso, nel segreto della mia mente, quello che mi succede e quello che faccio. Si tratta di un discorso utile e interessante culturalmente ma che non riesce a descrivere COME una persona possa arrivare a immedesimarsi in questo stato mentale.
Nessuno riesce a insegnare come ottenere una mente che irradia salute.
Decine di migliaia di persone ci si son provate, nessuno ci è riuscito. Gesù c’era quasi ma poi l’hanno crocifisso.

Vorrei quindi proporti un possibile diverso punto di vista sulla questione. Magari riusciamo ad aggirare il problema, che è sempre meglio che affrontarlo a testate.

Io credo che tutte le terapie che mirano a focalizzare in modo positivo la mente di un gran numero di persone riescano in concreto a farlo in pochissimi casi semplicemente perché sono poche le persone che hanno sufficiente determinazione, disponibilità al cambiamento, fiducia in sé stessi e strumenti culturali adatti a creare una visione di sé stessi fuori dagli schemi dominanti.

Allora perché non proviamo a rovesciare l’approccio?
Non proponiamo nessun sistema per cambiare la qualità dei pensieri perché ne sappiamo troppo poco e quel poco è pure difficile da comunicare. Cerchiamo piuttosto di informare le persone sulle potenzialità di questo cambiamento. E invece di dire cosa fare per ottenerlo potremmo dedicarci a un tema sul quale ne sappiamo di più: come NON RIUSCIRE a ottenerlo.
Infatti se ancora non siamo in grado di capire cosa esattamente fa una persona che riesce a mobilitare le proprie risorse mentali ed emotive, sappiamo di certo cosa fanno le persone che sicuramente NON ci riusciranno mai.
Sono anni che lavoro su questo argomento e nel libro Lo Yoga Demenziale racconto i pezzetti di atteggiamenti e modalità negative che sono riuscito a individuare.
Ma ora mi sono reso conto che tutti questi sistemi per ottenere di NON riuscire a mobilitare le proprie risorse mentali sono sostanzialmente 2.

Il primo trucco per fallire certamente è essere convinti che sia necessario fallire, soffrire e procurarsi esperienze veramente sgradevoli.
Se una persona desidera soffrire ininterrottamente ha vari modi di concretizzare la sua aspirazione. E la maggioranza dei sistemi per soffrire sono gratuiti e disponibili 24 ore su 24.
Inoltre soffrire è facile. Tutti sono capaci di sentire dolori anche di dimensioni enormi, senza sforzo.
Uno dei sistemi più semplici e che non sporca in giro, è dedicarsi a visualizzare intensamente tutte le cose orrende che accadono in questo mondo ogni minuto: guerre, fame, miseria, ingiustizia, criminalità, riduzione in schiavitù. Quando questa pratica ti viene a noia puoi dedicarti a immaginare tutti le malattie più disgustose e gli incidenti più dolorosi che possono sterminare da un momento all’altro tutte le persone che ami. Successivamente puoi dedicarti con passione a immaginare le malattie che posso aggredire il tuo corpo facendone scempio fino a portarti a un’agonia lunga e dolorosa.
Se ti applichi con costanza e impegno a queste 3 pratiche mentali ti posso garantire che avrai una vita dolorosa e triste. E probabilmente non sopravvivrai a lungo. E non ti verrà mai da ridere.

Se voglio migliorare il mio stato mentale in modo consistente posso innanzi tutto decidere che merito di vivere il meglio possibile e ho diritto di provare piacere.
Ma come ho detto la maggioranza delle persone vuole stare male e ci riesce. Anche qui non voglio dire che solo chi vuol soffrire soffre. Soffre a volte anche chi non vuole. Ma chi vuole soffrire comunque soffre in modo più soddisfatto, perché in fondo ha realizzato il suo sogno.
C’è chi sogna di far sesso con la Schiffer e chi sogna di avere una gamba maciullata.

Il secondo (e ultimo) essenziale e infallibile sistema per NON attivare mai la propria mente creativa e guaritrice è essere convinti di possedere un cervello straordinariamente intelligente e una memoria infallibile.
Quando finalmente sei pienamente convinto di aver ragione sempre, sei veramente nella merda.
Al contrario la verità è che la mente mente continuamente.
Se avesse detto la verità non si sarebbe chiamata mente, si sarebbe chiamata sincera.
È incredibile la misura delle ricadute negative di questo semplice errore percettivo. Potremmo dire che qualunque stupidaggine e qualunque abominio compiuto negli ultimi 10mila anni ha dietro questo errore di valutazione, questa presunzione sulle capacità di discernimento dell’Umanità in generale e dei singoli cervelli umani in particolare.
È un argomento che non si studia a scuola.
Anzi a scuola ci rimpinzano di bugie sulla storia umana.
È un fatto che moltissime grandi battaglie sono state vinte per sbaglio. E gran parte delle scoperte scientifiche sono frutto di un errore.

Prima di passare a descrivere come l’idea di essere intelligenti sia più micidiale degli spagnoli alla conquista delle Americhe, vorrei far notare un particolare che ci permette di comprendere meglio il rapporto mente/corpo.
Il pensiero positivo, così come viene oggi per lo più proposto, si basa proprio sulla presunzione di umana intelligenza. L’idea sostanziale è che noi si sia tanto intelligenti (e mentalmente potenti) che il semplice cambiamento di umore, da pessimista a ottimista, possa generare immediati cambiamenti metabolici. E chi sei? Mandrake?
È invece proprio questa presunzione di potere e intelligenza ad impedire a queste persone di entrare nello stato creativo e guaritore.
Se io continuo a ripetere: “Io posso determinare il mio futuro, io posso guarire il mio corpo” sono completamente fuori strada. In queste frasi c’è un’autoaffermazione stolida e fideistica sulle proprie capacità che non ha senso, e questo la mente positiva lo sente e non si fa vedere!
Per accendere la mente positiva devi dire qualche cosa che sia veramente vero e onesto. Non puoi mentire con te.
La verità, lo sappiamo tutti, è che siamo barchette di carta buttate nell’oceano. E non abbiamo nessun controllo su quel che ci succede.
Quindi affermare: “Io mi guarirò!” è stupido quanto inutile.
Mille e mille testimonianze ci raccontano che chi sperimenta guarigioni improbabili è innanzi tutto una persona che ha un atteggiamento di accettazione della realtà della vita, una persona che sa arrendersi all’inevitabilità della morte, ma che, nonostante questo, non punta il proprio sguardo verso la morte ma verso la vita e il desiderio.
È una persona che dice a sé stessa: “Io desidero con tutto me stesso di vivere pienamente”.
Spero che tu colga la sottile ma enorme differenza tra affermare: “Io guarirò” e affermare: “Io desidero vivere pienamente”.
La prima affermazione è una fumosa dichiarazione di potenza. Mentre io desidero vivere è una verità assoluta sulla quale possiamo mettere la forza di tutte le nostre identità, riuscendo a unire le diverse e contradditore “anime” che ci animano.

E ora occupiamoci dell’osso più grosso: la nostra mente è un falsario seriale.
Se hai dubbi te li metto subito in fuga: ti è capitato di cercare un libro che hai sotto il naso e non vederlo?
Hai mai cercato ripetutamente le chiavi di casa in tasca e ovunque in giro per la casa per poi scoprire che erano in tasca?
Hai mai verificato che un tuo ricordo a proposito di un fatto o di un posto fosse completamente sbagliato?
In libreria ci sono centinaia di libri divulgativi che trattano di falsi ricordi, illusioni percettive, qui pro quo.
Milioni di risse sanguinose sono nate perché qualcuno ha capito Roma per toma, oppure ha detto realmente Roma convinto di dire toma.
Milioni di morti, feriti, divorzi, amicizie spezzate, semplicemente perché non ci rendiamo conto con sufficiente precisione di cosa vediamo, sentiamo e diciamo.
E sono numerosi i casi di persone che hanno mandato in galera un aggressore, giurando e spergiurando di averlo riconosciuto senza la minima ombra di dubbio… E poi, anni dopo, queste stesse persone si rendono conto, di fronte a prove inequivocabili, di essersi sbagliate…
L’assurdo della convinzione umana di essere efficienti e mentalmente stabili è che resiste alla continua prova dei fatti… E quando ti fai male cosa dici: “Mi sono fatto male per sbaglio”… Come se esistesse qualcuno che abbia colpito volontariamente quanto violentemente con il gomito uno spigolo…
L’aspetto benevolo di questa dolorosa questione è che tutti gli errori umani vengono compiuti sempre per lo stesso identico motivo. In un universo di incertezze su questo punto possiamo scommetterci.
La madre di tutti gli sbagli si nasconde all’interno di un innocuo meccanismo operativo. Un cazzo di stringa di informazioni inscritta nel tuo programma operativo.
Il disastro sta proprio nel fatto che questo programma operativo è stato scritto, grazie a milioni di anni di esperienza, ai tempi in cui eravamo ricoperti di peli e i più alti non superavano i 20 centimetri. Cioè eravamo una specie di topi e vivevamo in mezzo a dinosauri immensi che se ti cagavano addosso eri morto.

Il problema essenziale del nostro cervello è che deve essere capace di riconoscere alla svelta quello che succede intorno a noi.
Per fare questo usiamo costantemente degli schemi di identificazione che non prendono in considerazione quello che vediamo ma solo quei particolari che possono essere utili a identificare quel che guardiamo.
In un solo millesimo di secondo siamo capaci di distinguere una grossa pietra da una tigre inferocita.
La capacità fondamentale della nostra mente è quella di selezionare le informazioni utili e buttare via le altre.
Se hai dubbi guardati qualche spettacolo di giochi di prestigio o un video sulle illusioni ottiche.
Questo difetto inoltre è tragicamente incentivato dal fatto che la nostra mente gode ogni volta che identifica qualche cosa.
Guardi una sedia e se capisci alla svelta che è una sedia entra in azione l’ufficio premi e onorificenze della tua mente che ti dà subito uno zuccherino, una piccola scarica di endorfine e dopamine, droghe che il nostro corpo produce in modo legale e che ci danno sensazioni molto gradevoli.
Così quando qualcuno ci chiede: “Come possiamo uscire dalla crisi economica?” Noi rispondiamo il più velocemente possibile. E poi ci godiamo la soddisfazione chimica di essere stati velocissimi. Ma un conto è distinguere una pietra da una tigre, un conto avere un progetto realistico su come far calare lo spread e aumentare gli investimenti.
La soluzione di questo problema (ho una mente stupida) è altrettanto semplice: renditi conto che il tuo cervello non è in grado di elaborare la complessità dei problemi.

Quindi ragiona con calma.

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