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Natale senza glitter per diminuire le microplastiche

Mer, 12/18/2019 - 07:00

Natale opaco e senza glitter quest’anno. Una delle più grandi catene inglesi di vendita al dettaglio e online, la Mark & Spencer ha deciso di eliminare ogni singola presenza di glitter ( i brillantini) dalle decorazioni dei negozi, dai prodotti e dagli impacchi natalizi. Combattere le microplastiche e incoraggiare i consumatori al riciclaggio? Lo stanno facendo bene.
I glitter contengono microplastiche, particelle piccolissime di plastica non riciclabile che vengono trasportate dal vento e dalle correnti e finiscono in ogni parte del mondo, dai mari alle vette delle montagne, fino agli stomaci di pesci (che a causa di questa dieta a base di plastica non crescono), animali ed esseri umani. In un’università australiana è stato calcolato che ogni settimana ingeriamo 5 grammi di microplastica con acqua e cibi. Come mangiare una carta di credito. Le iniziative e petizioni in attivo sono tantissime, ma la strada è ancora lunga.

Fondata a Leeds nel 1884 da Michael Marks e Thomas Spencer, più che una catena di negozi, la Marks & Spencerè un colosso: multinazionale britannica con sede a Londra, quotata nella Borsa di Londra nell’indice FTSE 100, la prima compagnia legata alla vendita dettaglio ad avere ottenuto già nel 1998 un risultato ante imposte superiore a 1 miliardo di sterline. Specializzata nella vendita al dettaglio di prodotti per l’abbigliamento, accessori e alimentari di lusso, la Marks & Spencer plc, meglio conosciuta come M&S, ha 852 negozi nel Regno Unito, 52 in India, 48 in Egitto, 37 in Russia, 27 in Grecia, 17 in Irlanda, 14 in Francia, 11 in Polonia, 6 in Finlandia e Ungheria e 5 in Spagna.

L’azienda inglese non è però l’unica a essersi impegnata a eliminare l’uso dei glitter dai loro prodotti. Waitrose, una delle più importanti catene di supermercati britannici, ufficialmente ha dichiarato che metterà al bando i glitter a partire dal Natale 2020, sostituendoli con alternative biodegradabili. Nella stessa direzione si sta muovendo Aldi, catena internazionale di supermarket con punti vendita presenti anche in Italia.

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Tobin Tax, mercato libero energia, educazione finanziaria nelle scuole

Mar, 12/17/2019 - 16:00

Non solo la liberalizzazione della Cannabis light, di cui abbiamo già parlato qui: anche altri sono gli interventi, in fase di approvazione della legge di bilancio al Senato, che sono stati stralciati dal maximendamento alla manovra.

Tobin Tax

Si tratta di un’imposta sulle transazioni finanziarie, che prevede una tassazione differente a seconda dell’operazione finanziaria che viene effettuata (trasferimento di azioni, operazioni sui derivati e il c.d. trading ad alta frequenza, vale a dire commercio con elaboratori in grado di effettuare operazioni in pochi millesimi di secondo).
Concepita nel lontano 1972 dal Premio Nobel per l’Economia James Tobin, è stata introdotta da pochi anni in alcuni Paesi europei con requisiti e aliquote diverse.
L’imposta avrebbe dovuto avere un incremento dello 0,04% ma ad avviso degli operatori il meccanismo, così come oggi congegnato, rischiava di produrre effetti finanziari nulli se non negativi: vero o no che sia, anche in forza di questa levata di scudi l’intervento è uscito dalla manovra.

Mercato libero dell’energia

La fine del mercato tutelato dell’energia avrebbe dovuto slittare al gennaio 2022. E invece l’intervento è stato dichiarato inammissibile e pertanto stralciato dalla manovra di bilancio. Con l’effetto che già a partire dal 1. luglio 2020 verrà meno la tutela della tariffa base determinata ogni tre mesi dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas.
Al momento sono circa 18 milioni gli utenti del settore elettrico e 10 milioni quelli del settore gas che si troveranno in balìa di un mercato fortemente concorrenziale, non sempre agevole da comprendere e dunque non automaticamente più conveniente, anzi.

Gli altri “stralci”

Il Sole 24 ore offre una perfetta sintesi di cosa altro è saltato: tra i tanti piccoli interventi ricordiamo qui le norme per introdurre l’educazione finanziaria ed economica nelle scuole, quelle per l’informatizzazione dell’Inail e delle banche di credito cooperativo.

Introdotte invece, dopo l’approvazione in Commissione Bilancio, le modifiche alla plastic tax, che scende a 45 centesimi al chilo e scatta a luglio, e la tassazione del tetrapack, mentre restano fuori la plastica riciclata, e i dispositivi medici.

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Famiglie del Congo denunciano Apple, Google e gli altri colossi del tech

Mar, 12/17/2019 - 15:00

Diciassette genitori della Repubblica democratica del Congo hanno fatto causa ad AppleGoogleDellMicrosoft Tesla accusandole di essere complici nella morte e nella mutilazione di bambini costretti a estrarre cobalto nelle miniere in condizioni pericolose, illegali, inaccettabili.

A riportare la notizia è il «The Guardian», che riferisce l’eccezionalità del caso, è infatti è la prima volta che un’azione legale del genere viene mossa contro i colossi mondiali del tech. Davide contro Golia.

La causa è stata presentata a Washington dall’ong locale International Rights Advocates esponendo le richieste delle famiglie che chiedono danni e ulteriori indennizzi per una serie di reati quali lavoro forzato, ingiusto arricchimento, supervisione negligente, imposizione intenzionale di stress emotivo. 

La denuncia ha carattere eccezionale per un’altra novità: è la prima volta, infatti, che si esplicitano le corresponsabilità delle società minerarie locali come Glencore, incoraggiate dalle compagnie tecnologiche a massimizzare i profitti calpestando diritti sindacali, diritti dell’infanzia, e diritti umani. 

Uno sfruttamento del lavoro minorile alla base della crescita esponenziale dei mercati dei cellulari, tablet, e dispositivi elettronici, tutti alimentati a batterie al litio, per le quali è indispensabile il cobalto. Baby minatori che per due dollari al giorno lavorano fino a 14 ore al giorno in tunnel pericolanti, in condizioni disumane. 

Nonostante le promesse per un futuro cobalt free, per produrre le batterie al litio serve ancora il cobalto, e la situazione, specie con la domanda delle auto elettriche in continua crescita, esige una risoluzione urgente. Il 50% del cobalto mondiale viene estratto in Congo per conto di multinazionali, (tra cui le citate Apple, Sony, Microsoft, eccetera) che nonostante i richiami dell’ONU non controllano la propria filiera, al contrario, giocano con le imprese locali al rimpallo delle responsabilità, complice, uno Stato instabile e in preda alla corruzione. 

Oggi la Repubblica democratica del Congo attraversa una delicata fase post-elettorale in cui il neo eletto presidente Felix Tshisekedi fa scambi sottobanco con l’ex dittatore Kabila, confermando i sospetti di chi parla di golpe elettorale a danno del candidato Martin Fayulu, arrestato più volte in passato perché inviso al regime dell’ex presidente Kabila, durato 18 anni. Nella zona orientale del Paese, dove il morbillo ha fatto più vittime dell’Ebola, i terroristi, composti da ugandesi e congolesi, continuano ad attaccare i civili. L’ultimo attacco risale a pochi giorni fa. Le autorità hanno confermato che durante la notte del 15 dicembre sospetti miliziani islamici hanno ucciso almeno 22 persone. Attacchi simili hanno ucciso almeno 179 civili, da quando l’esercito congolese, lo scorso 30 ottobre, ha lanciato un’offensiva contro le forze alleate democratiche (ADF), un gruppo islamista ugandese attivo nel Congo orientale. Massacri notturni dettati dalla brama assoggettare le zone più ricche di minerali che si trovano, appunto, nelle zone orientali. Si stima che 160 gruppi ribelli con oltre 20.000 combattenti siano attivi nella parte orientale della RDC, la religione è un pretesto, come sempre, in gioco c’è il controllo delle risorse naturali della regione.

Tra questi c’è l’ADF, originario dell’Uganda, responsabile del massacro di migliaia di persone, inclusi i peacekeeper delle Nazioni Unite. Una instabilità politica che, come da prassi, spiana la strada agli investitori esteri, da anni in competizione per il monopolio delle batterie a litio, Cina in primis. 

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Chicza, il chewing gum che non c’era

Mar, 12/17/2019 - 11:35

I chewing gum sono fatti di vera e propria plastica. Per la precisione si tratta di un polimero derivato dal petrolio, mentre ciò che li rende elastici è il polisobutene, un lubrificante dannoso per l’ambiente non biodegradabile e altamente inquinante, unito a biossidi usati come coloranti, edulcoranti chimici usati come dolcificanti. Il problema ambientale riguarda anche le cicche sparse come chiazze nere sui marciapiedi, piazze e strade, mentre il costo per la rimozione è pari a dieci volte il costo del prodotto. Lo ha raccontato tra gli altri un film, uscito qualche anno fa al Festival CinemAmbiente di Torino.

Un’idea dal Messico

Un’idea alternativa arriva dal Messico, dove i chicleros messicani hanno riportato in auge il chicle Maya (Gomma 100% naturale) creando il loro chewing-gum Chicza. Fatto di lattice naturale estratto dagli alberi, bollito fino a renderlo elastico, Chicza rispetta il ritmo naturale degli alberi: la raccolta del lattice avviene solo ogni sei-sette anni, per dare loro il tempo di ricostruire la parte danneggiata. L’area di raccolta del lattice, quasi 1,3 milioni di ettari di foresta nello Yucatan, è stata certificata FSC (Forest Stewardship Council) per la gestione ragionata delle risorse naturali.

Il risultato è un’eccezione nel mondo altamente chimico del chewing gum: una pasta composta al 40% di gomma bio, profumata con essenze naturali di frutta, erbe e spezie, naturalmente biodegradabile. Mentre un classico chewing gum richiede diversi anni per scomparire ed è molto difficile rimuoverne il bitume, Chicza si decompone in poche settimane, come una foglia morta. Se ingerito, è un nutrimento per gli animali. Non è pericoloso per i cani, perché non contiene xilitolo.

Pluripremiati, vegan e molto altro

Premiati a Londra nel 2009 alla fiera del biologico, in soli 6 anni e mezzo Chicza ha ricevuto altri 26 riconoscimenti in Italia e all’estero.

Oltre alla certificazione biologica e biodegradabile al 100%, Chicza è anche senza glutine, senza lattosio, vegan e kosher.

Oltre a proteggere la nostra salute e l’ambiente, a contribuire attivamente al decoro urbano e alla salvaguardia degli animali, Chicza sostiene il lavoro delle comunità rurali del Messico.

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Vissani e le donne alla riscossa

Mar, 12/17/2019 - 10:35

Lo chef Gianfranco Vissani ha dato il meglio di sé in un’intervista a Radio Radio. Parlando del ruolo delle donne in cucina è stato lapidario: «Non ce la fanno fisicamente, io quelle che ho le metto in pasticceria». Le mette in pasticceria perché ci sono i “pentolini” e quindi non devono sollevare carichi pesanti: «Non ci sono più le tedesche e loro hanno due cosce che sembrano due tamburelli».

Decisamente misogino il cuoco. E allora invece di rispondere con rabbia, il sito di Puntarella Rossa ha deciso di fare un calendario di donne chef che invece di essere in deshabillé come vuole la peggiore tradizione sollevano pentoloni, enormi zucche e si misurano con microscopici pentolini. E dicono a Vissani, con un misto di orgoglio e di ironia: We can do it!.

E sono bellissime.

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Manovra di bilancio: stop all’emendamento sulla cannabis light

Mar, 12/17/2019 - 10:28

L’emendamento alla manovra di Bilancio che prometteva di dare il via libera alla vendita di cannabis light è stato bloccato. Approvato dalla Commissione Bilancio del Senato appena 4 giorni fa, è stato stralciato dopo che la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha comunicato la sua inammissibilità in quanto estraneo alla materia in discussione.

La richiesta della Lega

Il provvedimento che porta la firma dei senatori Loredana De Petris e Paola Nugnes (Liberi e Uguali), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Partito democratico) e di Francesco Mollame e Matteo Mantero (Movimento 5 Stelle) prevedeva che la canapa industriale con un contenuto di Thc non superiore allo 0,5% non venisse più considerata come una sostanza stupefacente e quindi che potesse esserne liberalizzata la produzione e la vendita. Lo stralcio per “estraneità di materia” è arrivato dopo una richiesta della Lega.

La petizione

Su Change.org il prode Fabio Roggiolani ha lanciato una petizione con lo stralcio dell’emendamento. A rischio ci sono 12mila posti di lavoro.

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Purificatori d’aria indoor. “Acquistarli è inutile. Se non dannoso”

Mar, 12/17/2019 - 07:00

«Non si è sviluppato nulla: mi sembra importante essere trasparenti e sottolineare che per come è attualmente la tecnologia dei purificatori d’aria, acquistarli è assolutamente inutile, se non dannoso» Angelo Manenti, del CSM, Centro Sicurezza e Medicina del Lavoro, da molti anni fa ricerca sui filtri per purificare l’aria.

Non usa giri di parole per commentare la possibilità di acquistare uno di quei gingilli anche molto costosi che il mercato offre a chi si preoccupa del pesante inquinamento atmosferico a cui siamo sottoposti, soprattutto in alcune parti d’Italia (ma anche il resto non se la passa bene). Ne avevamo già diffusamente parlato un anno fa, con conclusioni simili: la tecnologia ancora non c’è.

«Le cose non sono cambiate – conferma anche Ettore Guerriero, esperto di inquinamento del Cnr, che per lavoro testa l’efficacia di sistemi di purificazione indoor – e ad oggi azionare in casa alcuni tipi di purificatore d’aria può aggravare la situazione. Queste macchine sostanzialmente funzionano con un ventilatore e un filtro, e quindi trattengono le particelle. Ma lì proliferano i batteri e si possono presentare problemi gravissimi come salmonelle e legionelle. I filtri in fibra di carbone attivo (presente in alcuni dei purificatori più sofisticati, ndr) fermano i composti organici più grandi ma non i più piccoli. Non fermano la formaldeide, ad esempio, che tra gli inquinanti indoor è il più pericoloso. Se è vero che fermano composti più grandi come benzene o toluene, tuttavia questi esauriscono molto velocemente il filtro, e se ad esempio usi una vernice, in poche ore hai saturato il filtro. Consideriamo che questi filtri sono molto costosi e si raccomanda infatti di cambiarli una volta l’anno: cosa assolutamente insufficiente».

«Ci sono poi dubbi sul fatto che le fibre di carbonio attivo possano essere addirittura molto dannose, assimilabili alle fibre di amianto in particolari condizioni», continua Guerriero. Ipotesi che la ricerca sta ancora vagliando.

Infine, se per ovviare alla proliferazione dei batteri si usano sistemi fotocatalitici, ovvero raggi UV che uccidono i batteri, «il problema è che possono creare composti molto più tossici degli originali, ancora una volta. Prendiamo un solvente organico: andando a ossidare (con lampada uv o scarica elettrica) si arriva a composti ossigenati spesso più tossici del prodotto di partenza. Una lampada può addirittura produrre formaldeide: abbatto i Voc (Volatile Organic Compounds), a favore di sostanze più tossiche», conclude Guerriero.

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Contro la malinconia natalizia evitare i dolci

Lun, 12/16/2019 - 16:00

Mangiare dolci a Natale potrebbe acuire la sensazione di malinconia mista a depressione che diverse persone già sperimentano durante queste particolari festività. A sostenerlo è uno studio pubblicato sulla rivista Medical Hypotheses da un gruppo di ricercatori dell’Università del Kansas (Stati Uniti), secondo i quali mangiare quantità eccessive di zuccheri aggiunti – cosa altamente probabile durante le feste natalizie, soprattutto per l’elevato consumo di dolci – può innescare processi metabolici, infiammatori e neurobiologici che a loro volta possono favorire lo scatenarsi di sintomi depressivi innescando quello che è stato ribattezzato l'”effetto Grinch“, dal nome del personaggio fantastico che odia il Natale.

Attenzione ai troppi zuccheri

I ricercatori spiegano che durante le festività l’alto consumo di zucchero potrebbe provocare – insieme alla diminuzione delle ore di luce tipiche del periodo e ai corrispondenti cambiamenti nei modelli di sonno – una “tempesta perfetta” che influisce negativamente sul benessere mentale.

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Depressione e zuccheri, circolo vizioso

Il problema riguarda in particolare quelle persone – circa una su tre – che, pur non soffrendo di depressione, manifestano in inverno – complice soprattutto la ridotta esposizione alla luce solare che comporta cambiamenti nei ritmi del sonno – sintomi depressivi vari come malumore, spossatezza, irritabilità e tristezza. Il problema è che sono proprio questi sintomi – spiega Stephen Ilardi, professore associato di psicologia clinica dell’Università del Kansas e autore dello studio – a spingere al consumo maggiore di dolci e caramelle, perché l’effetto immediato cui danno vita è quello di indurre il buonumore, in una sorta di effetto drogante. “Ma a dosi elevate possono avere una paradossale conseguenza a lungo termine peggiorando l’umore, riducendo il benessere psicologico, aumentando l’infiammazione all’interno dell’organismo e causando un aumento di peso”, in una sorta di circolo vizioso, aumentando il rischio di sviluppare la depressione: “Circa la metà delle persone che soffre di depressione – conclude lo studioso – mostra infatti elevati livelli di infiammazione nell’organismo”.

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Pellet: gli scienziati li condannano, l’Italia continua a incentivarli

Lun, 12/16/2019 - 15:16

Davanti al carbonio il mondo ha fallito. È un’evidenza, alla chiusura della COP25, durante la quale, nonostante 2 giorni extra di lavori, non si è trovato l’accordo tra le potenze mondiali proprio su mercato e tagli alle emissioni di carbonio. Mentre si fa strada nella comunità internazionale la delusione per l’esito della conferenza ONU che si è chiusa venerdì, il gruppo di scienziati di Sandbag avverte sui rischi di una virata totale sull’utilizzo del pellet (combustibile ricavato dagli scarti di segatura) come materiale sostitutivo del carbone per produrre energia.

Secondo gli esperti del clima, i principali progetti di combustione di biomassa in Europa richiederanno da soli 36 milioni di tonnellate di pellet di legno ogni anno, pari all’intera produzione globale attuale di pellet di legno. Ciò richiederebbe l’abbattimento di foreste di 2.700 km quadrati ogni anno, l’equivalente di metà della Foresta Nera in Germania. Il disastro ambientale che ne consegue è dietro l’angolo, dunque. Ma non solo, le conversioni di biomassa pianificate – con Finlandia, Germania e Paesi Bassi in testa – emetterebbero 67 milioni tonnellate di CO2 nell’atmosfera.

I parametri UE considerano la biomassa (i pellet) un’alternativa rinnovabile a emissioni zero, senza considerare che invece portano nella direzione della deforestazione. Anche l’Italia si avvale di questo materiale. Un bonus del 50% o del 65% per le stufe a pellet, è indicato nella legge di Bilancio 2020: un grosso incentivo quindi al loro utilizzo.

Alex Mason, dell’ufficio UE del WWF, ha affermato che bruciare le foreste è “letteralmente l’opposto di ciò che dovremmo fare” per aiutare ad affrontare la crisi climatica, “come hanno sottolineato già 800 scienziati l’anno scorso, la conversione delle centrali a carbone in biomassa avrà l’effetto di aumentare le emissioni per decenni, se non per secoli. Questo nuovo rapporto è ancora una prova in più che l’UE deve utilizzare il nuovo Green Deal per fissare le norme sulla bioenergia dell’Unione prima di procurare ulteriori danni”.

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Foto: Pellets by elblogdelaenergia/Flickr

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Sardine: il giorno dopo

Lun, 12/16/2019 - 15:00

Lo striscione esposto allo SpinTime, il centro sociale occupato all’Esquilino – lo stesso dove l’elemosiniere del Papa riallacciò la corrente nel maggio scorso –  parla chiaro: “Sardine ribelli, orizzonti comuni“.

Sono 160 i ragazzi che si sono incontrati per la prima volta dal “vivo” per ascoltare quanto uscito dai tavoli regionali e per cercare di mettere insieme una linea comune che tenga conto anche delle esigenze dei vari territori.

E proprio nei territori si ritorna, dopo la manifestazione a Roma che ha riempito Piazza San Giovanni, i bolognesi tornano in Emilia Romagna per altri flash mob in vista delle regionali di fine gennaio.

Mattia Sartori, il frontman delle Sardine però frena gli entusiasmi di chi chiede di schierarsi apertamente per il candidato Pd Stefano Bonaccini: «Non ci candideremo. Come comportarsi alle urne? Non indichiamo chi votare». Ovvio comunque che il movimento guarda a sinistra e con la sinistra cerca di confrontarsi ma con pazienza, con tutta la pazienza «che occorrerà per dare un’identità politica a questo fenomeno».

Alcuni obiettivi però sembrano essere già molto chiari: innanzitutto tornare nelle piazze, poi superare il 25% dei consensi per avere la possibilità di poter aprire un dialogo con le altre forze politiche: non tutte, anzi forse solo una: il Pd.

E con il Pd la discussione partirà dai decreti sicurezza che le Sardine vogliono abrogare: a loro risponde Giuseppe Conte: «La richiesta delle Sardine sui decreti sicurezza le abbiamo già ascoltate. Tra i punti del programma di governo c’era l’impegno a raccogliere le raccomandazioni del presidente Mattarella per ritornare a quella che era la versione originale del secondo decreto, per come era uscita dal Consiglio dei ministri».

L’assemblea continua per tutto il giorno, ma siccome non si vive di sola politica, a pranzo lasagne al forno e patate arrosto e siccome non si vive di solo cibo, anche un concerto di melodie pop siriane della violoncellista Leila Shirvani e della sorella pianista Sara.

Un comunicato apparso sul profilo social a fine giornata poi racconta:  

«Per riassumere in una parola cosa è successo nel primo “congresso” delle Sardine basta una parola. Che passa dall’ascolto, dall’empatia, dalla non violenza, dall’accettazione delle diversità. E da un obiettivo comune, tornare sui territori subito. Continuare a presentare un’alternativa alla bestia del sovranismo e alle facili promesse del pensiero semplice. Continueremo a difendere la complessità. E lo faremo in maniera semplice, gratuita, creativa. L’obiettivo delle persone che vedete in questa foto non è decidere o comandare. Ma coinvolgere. Se lo vorrete ci rivedremo presto. Basterà accettare ancora una volta l’invito. Basterà uscire dal mondo digitale. Basterà decidere chi volete ascoltare».

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Ottimizzare gli investimenti: la regola n. 2

Lun, 12/16/2019 - 12:00

Il “constant mix”, visto la settimana scorsa, da solo non basta.

Nel processo di controllo dei propri investimenti, anche il risparmiatore alle prime armi deve approfittare del “mix in caduta”.

Di cosa si tratta?

Il monitoraggio dei portafogli va fatto cogliendo le opportunità che il mercato offre lungo il percorso di investimento. Se applicate il constant mix in automatico a determinate scadenze (almeno ogni dodici mesi, come già visto la settimana scorsa), il mix in caduta si attiva ogni qualvolta un vostro asset subisce un calo importante (nel caso dell’azionario, superiore al 30%; nel caso dell’obbligazionario, superiore al 10%) riequilibrando il portafoglio secondo la regola del constant mix di cui sopra, o in alternativa investendo nuove risorse (nel rispetto dei vostri obiettivi e del profilo di rischio, naturalmente).

Spieghiamo il perché

Abbiamo detto a più riprese che l’economia globale cresce sempre e che noi, investendo in strumenti efficienti, siamo in grado di incorporare questa crescita. Ma abbiamo anche sottolineato che i mercati finanziari non crescono in modo costante e lineare, perché nel breve periodo sono condizionati da fattori emotivi e speculativi che generano oscillazioni incontrollabili.

Ogni volta che il mercato crolla abbiamo un’opportunità unica di acquisto

È un po’ come durante i saldi, ma su prodotti di lusso: chi si farebbe sfuggire l’occasione di acquistare a metà prezzo una Mercedes, un iPhone, una borsa di Louis Vuitton o un Rolex?

Ebbene sì: quando crolla la Borsa abbiamo l’occasione unica di comprare a metà prezzo le azioni di tutte queste aziende, quindi perché non farlo?

Se non lo fate è perché il vostro sguardo non è rivolto lontano, all’orizzonte temporale giusto, ma è concentrato sul breve periodo, sulla piccola tragedia che state vivendo in quel momento. Vi impantanate a rimuginare che state momentaneamente perdendo il 30-40%! È solo questione di prospettiva.

Mi direte: «E come faccio a seguire i mercati in caduta? Non ho tempo e competenze per poterlo fare!»

Non lo accetto piu. Si tratta dei vostri soldi e un minimo di attenzione dovere averlo.

La soluzione smart c’e’ !

In questo i media contribuiscono parecchio a spaventarvi.

Se per almeno una settimana sentite al telegiornale o nei talk televisivi o leggete sul giornale commenti del tipo: «La Borsa sta crollando», «I mercati non reagiscono» e altre frasi a effetto negativo, allora è il momento di sedersi al tavolo con il vostro consulente e verificare se è il caso di approfittare del mix in caduta.

E comunque è venuto il momento di non fare l’italiano figlio di Guicciardini perché dietro quelle notizie ci potrebbe essere anche l’opportunità per il vostro investimento.

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Senza scarpe vince tre ori

Lun, 12/16/2019 - 10:06

Corre tanto veloce Rhea, così veloce che ha vinto i 400 metri, gli 800 e i 1500 metri nei campionati  studenteschi.

Tre ori che non farebbero notizia se non fosse che Rhea ha gareggiato praticamente scalza. Ha fasciato i piedi con dei cerotti e poi ci ha disegnato sopra con un pennarello il logo della Nike.

Non è la solita storia di miseria, anche se probabilmente la famiglia della piccola non può permettersi le scarpette chiodate per la corsa in pista, ma Rhea dichiara che proprio non le vuole quelle scarpette lì, che preferisce correre scalza e che il bendaggio le è stato imposto dall’allenatore, sennò non voleva nemmeno quello.

Probabilmente la verità sta, come al solito nel mezzo, comunque la storia di Rhea è diventata virale e tantissimi si sono attivati per comperare le scarpette a tutta la squadra.

Vedremo se le metterà nelle prossime gare.

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Ciclisti e runners, vestiti ipertecnologici per aumentare la sicurezza

Lun, 12/16/2019 - 07:00

Sono capi di abbigliamento comodi da indossare, sicuri, e allo stesso tempo dotati di sistemi elettronici, ottici e sensoristici, in grado di rilevare condizioni dell’ambiente esterno come luminosità, umidità, qualità dell’aria e temperatura. L’obiettivo è garantire la massima sicurezza di chi li veste: adatti per ciclisti e runners, potranno essere utilizzati anche in determinati ambienti di lavoro poiché potranno ad esempio segnalare l’accesso in zone pericolose. La produzione di questi speciali capi di abbigliamento è l’obiettivo del progetto WE LIGHT (WEarable LIGHTing for smart apparels) finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, che vede tra i partner l’ENEA (Agenzia Nazionale per l’Efficienza Energetica), l’Università di Modena e Reggio Emilia, il Consiglio nazionale delle ricerche, l’Istituto nazionale di fisica nucleare e il Laboratorio di ricerca industriale e trasferimento tecnologico in Meccatronica, Biomedicale e ICT MIST E-R.

Raccolgono dati su prestazioni atletiche e qualità dell’aria

Questi capi d’abbigliamento “smart” sono progettati per essere integrati con sistemi microelettronici e sensori incapsulati che consentiranno sia di attivare fibre ottiche e LED per aumentare la visibilità di chi li indossa al variare della luminosità, sia di acquisire i dati delle prestazioni atletiche e della qualità dell’aria. Un’applicazione sul proprio smartphone consentirà quindi di raccogliere i dati delle proprie performance fisiche e di consultare un archivio open source – e quindi realizzato e condiviso da tutti gli utenti – sulla qualità dell’aria, da cui si potranno estrapolare informazioni sulle aree più o meno “green” in base ai livelli di inquinamento rilevati nei vari percorsi effettuati.

Maggiore sicurezza negli ambienti di lavoro

Non solo per ciclisti e runners. Come spiega Sergio Petronilli del Laboratorio Cross Technologies per Distretti Urbani e Industriali dell’ENEA che si occupa della progettazione e della realizzazione degli inserti che fungeranno da contenitore per i sensori e i componenti elettronici, «i vestiti accessoriati con questi dispositivi intelligenti potranno essere funzionali e utili anche in altri settori della moda o negli ambienti di lavoro, poiché potranno ad esempio segnalare l’accesso in zone pericolose tramite l’attivazione automatica di fibre ottiche o LED anche in relazione alle condizioni dell’ambiente esterno come luminosità, umidità e temperatura».

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Guarda l’infografica: Dispositivi indossabili e sicurezza sul lavoro

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Riscaldamento: il centralizzato conviene! Ecco 10 regole per risparmiare sui termosifoni

Dom, 12/15/2019 - 07:00

Come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termosifoni? La prima sorpresa di questo decalogo è che il riscaldamento condominiale fa risparmiare: «Da quando sono state introdotte le valvole termostatiche», spiega Ettore Guerriero, dell‘Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr-Iia, «è sensibilmente più conveniente il riscaldamento centralizzato, mentre l’autonomo ormai conviene solo per le seconde case». Cade dunque il pregiudizio che sia economicamente ed ecologicamente vantaggioso il riscaldamento autonomo.

Ma come usare le valvole per ottenere questo vantaggio?

1) Abbassandole al massimo quando usciamo al mattino, o se lasciamo la casa per un week end o una vacanza, per poi rialzarle al ritorno, abbattiamo molto il costo dei consumi e ci resta solo il costo della manutenzione della caldaia, diviso tra i condomini. Questa è la situazione ideale – spiega Guerriero – perché la caldaia comune non deve partire da zero ad ogni accensione: mantiene un regime fisso perché nel condominio ci sarà sempre qualcuno che tiene acceso, e dunque la caldaia consuma di meno perché ha sempre un minimo di utilizzo. Al contrario, se sei autonomo e ti stacchi, oltre al costo iniziale della caldaia e alla sua costosa manutenzione (che attenzione: è obbligatoria, proprio perché non farla ci fa consumare, e spendere, di più) le poche accensioni richiedono uno sforzo maggiore, e alla lunga rendono poco conveniente il rendimento.

2) Come conseguenza, è sbagliato lasciare le valvole a un regime basso (diciamo al punto 1) se la casa rimane vuota anche solo mezza giornata. «Conviene spegnere del tutto: si risparmia di più e la casa si riscalderà velocemente una volta rialzate le valvole: si tratta di aspettare poche decine di minuti. Lasciando al 2, invece, va a finire che paghiamo anche per la normale dispersione di calore dai muri e dalle finestre mentre non ci siamo. Fare tutto questo comporta «un risparmio sensibile: se si usa il riscaldamento dalle 7 di sera in poi, e al mattino, conviene comunque il condominiale perché il rendimento dell’autonomo è sempre inferiore. Questa è una diretta conseguenza dell’obbligo delle valvole, perché si calcolano solo le calorie consumate».

Le regole di buon senso generale

3) Usiamo una centralina intelligente, che imposti una temperatura fissa per l’appartamento, o, meglio, per la zona giorno e la zona notte, in modo da non dover fare la spola da termosifone a termosifone: cosa che alla lunga, per pigrizia, poi non si fa.

4) Apriamo sempre le imposte al mattino, lasciando che la luce entri in tutte le stanze, aprendo tapparelle e tende: la luce naturale aiuta a riscaldare l’appartamento. Facciamo prendere aria alla casa nelle ore più calde della giornata, se possibile, e per non più di 15 minuti. Non copriamo i termosifoni con i panni umidi o con mensole che non siano almeno a 30 centimetri di distanza.

5) Schermiamo sempre invece le finestre con tapparelle e tende durante la notte: piccolo trucco che evita buona parte della dispersione.

Le regole dell’Enea

Manutenzione impianti: altra regola base per capire come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termosifoni. «È la regola numero uno in termini di sicurezza, risparmio e attenzione all’ambiente – scrive l’Enea – tra le sue regole per risparmiare sul riscaldamento –. Un impianto consuma e inquina meno quando è regolato correttamente, con filtri puliti e senza incrostazioni di calcare».

2) Controllo temperatura ambienti
Si deve «controllare la temperatura degli ambienti», perché una casa con temperature oltre i 22 gradi non è solo contro la legge, ma è anche «uno spreco», che notoriamente «nuoce alla salute». (Le alte temperature interne influiscono sugli aspetti della salute umana, con le prove più evidenti sulle malattie respiratorie, gestione del diabete e sintomi schizofrenici e demenza di base, come ha riportato di recente l’Associazione Culturale Pediatri sulla propria pagina Facebook). La normativa prevede una temperatura fino a 22 gradi, ma 19 gradi sono sufficienti a garantire il comfort necessario. «Ogni grado in più – spiega l’Enea – comporta consumi di energia significativi, con conseguente aggravio in bolletta».

3) Ore di accensione
«In un’abitazione efficiente, il calore che le strutture accumulano quando l’impianto è in funzione garantisce un sufficiente grado di comfort anche nel periodo di spegnimento. Il tempo massimo di accensione giornaliero varia per legge a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia: da un massimo di 14 ore giornaliere per gli impianti in zona E (nord e zone montane) alle 8 ore della zona B (fasce costiere del Sud Italia)».

4) Un aiutino ai Termosifoni
«È opportuno – scrive l’Enea – inserire un pannello riflettente tra parete e termosifone, specie nei casi in cui il calorifero è incassato nella parete riducendone spessore e grado di isolamento. Anche un semplice foglio di carta stagnola contribuisce a ridurre le dispersioni verso l’esterno» e dunque a compiere un piccolo passo avanti e capire come risparmiare sul riscaldamento di caloriferi e termisifoni.

5) Check up dell’immobile
Chiaro che un cappotto alle mura e le finestre con doppi vetri e ben isolate possono fare la parte del leone. Fate valutare da un tecnico il grado di efficienza dell’immobile, per capire gli interventi più convenienti per contenere consumi e costi. Allo stesso modo, è sempre opportuno valutare la sostituzione della vecchia caldaia con nuovi generatori di calore dal rendimento più elevato. Anche per questo la normativa prevede che le nuove caldaie installate siano “a condensazione” o “a pompe di calore ad alta efficienza”. Sono disponibili anche caldaie abbinate a impianti solari termici per scaldare l’acqua e fotovoltaici per produrre energia elettrica. Tra l’altro, anche per questi interventi è possibile usufruire degli sgravi fiscali del 50 e del 65%.

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Prescrizioni illegali di latte in formula

Sab, 12/14/2019 - 19:10

Molti ospedali italiani al momento delle dimissioni post-parto di mamma e bimbo prescrivono latte in polvere per neonati indicando una specifica marca. E così molte neomamme tornano a casa con in braccio il piccolo e, in mano, il libretto di dimissioni – o in alternativa una sorta di “ricetta” – con l’indicazione di quale latte artificiale (tecnicamente: latte in formula) utilizzare per alimentare il nuovo arrivato nel caso in cui non avessero latte o il loro latte non fosse sufficiente. Una condotta illegale che ormai va avanti da diversi anni.

Ecco tutti gli articoli della nostra inchiesta sulle prescrizioni illegali di latte artificiale:

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Il barone ribelle

Sab, 12/14/2019 - 12:00

Serafino Amabile Guastella, il barone ribelle di Chiaramonte (Ragusa), è l’uomo che nel 1800 scoprì che la poesia popolare era meglio di gran parte della poesia “colta”. Leggendo un suo libro mio padre trovò la storia della Nascita del giullare , un pezzo fondamentale di Mistero Buffo.
Qui di seguito il mio intervento al convegno a Chiaramonte, meravigliosa cittadina con 8mila abitanti e 9 musei. E anche un olio sopraffino. Quasi buono come quello di Alcatraz… è anche il paradiso degli amanti del maiale.

Cosa c’entra mio padre con Serafino Amabile Guastella?
Era il 1969 e venni qui vicino, a Siracusa, con i miei genitori per uno spettacolo, dopo molte contestazioni venne loro negato il teatro e quindi Dario e Franca finirono per recitare in una villa privata e quando uscirono gli spettatori trovarono le automobili danneggiate da un gruppo di fascisti che spaccarono i vetri, macchiarono le carrozzerie ecc. Insomma, era un periodo, il 69, molto vivace.

Quell’anno mio padre aveva appena debuttato con il Mistero Buffo e qual era l’idea fondamentale che lo muoveva insieme a un gruppo di ricercatori? Che la cultura accademica, quella dei signori avesse rubato la cultura del popolo.

Dario qualche anno prima aveva realizzato Ci ragiono e canto,  uno spettacolo con un gruppo di cantanti popolari, tra cui Rosa Balestrieri, una grandissima cantante siciliana, e aveva dimostrato che le canzoni popolari non derivavano dalla copiatura da parte del popolo della musica che facevano i ricchi, ma al contrario: questi ritmi nascevano dal lavoro, servivano per coordinare, per far lavorare assieme le persone.
La tarantella la cantavano i cordari che dovevano incrociare le funi per fare le gomene e perché il lavoro risultasse perfetto avevano bisogno di una musica che desse loro il ritmo.  E i battipali della laguna di Venezia ne avevano un altro e le mondine che continuavano a chinarsi per diserbare o piantare il riso avevano un altro ritmo ancora.

Da questa idea era nato Mistero Buffo.  Erano i giullari ad aver inventato la Commedia dell’Arte, avevano inventato una cultura che poi gli aristocratici, gli intellettuali di corte avevano rapinato.

Dario Fo proprio a Siracusa trova i testi di Guastella e ne resta stupito perché quest’uomo già nel 1800 aveva capito tutto questo, e inoltre trova un testo in siciliano che diventerà una colonna di Mistero Buffo: La nascita del giullare.

È una storia meravigliosa: è la storia di un contadino. Un brutto giorno il signore della zona arriva nella sua casa coi soldati e gli ruba tutto, violentano e uccidono la moglie, uccidono i figli, gli bruciano la casa. Il contadino è disperato, distrutto dal dolore sta per impiccarsi.

Ha già messo la corda su una trave, è già su un ceppo di legno e sta per buttarsi per morire quando in quel momento arriva Gesù. E gli dice: «Non devi ucciderti, devi andare per il mondo a raccontare quello che ti hanno fatto questi ricchi bastardi». Il contadino risponde: «Io cosa posso fare? Non so parlare, già quando ho davanti tre persone che mi ascoltano mi ingarbuglio, non sono capace».

Allora Gesù gli sorride, gli si avvicina, lo bacia sulle labbra e questo contadino sente un’energia pazzesca che gli esplode sulle labbra, sulla lingua, nel cervello e capisce che può raccontare grazie a questo miracolo.

E questo è stato il timone della vita di mio padre e di mia madre che hanno reagito alle tremende violenze subite raccontando. Franca ebbe il coraggio di andare a raccontare in teatro e in televisione lo stupro e le torture che aveva subito quando fu rapita da un gruppo degli agenti dei servizi segreti dello Stato Italiano – perché fu questo che fu scoperto.

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Cosa hanno in comune il disegno della mosca nel water e il messaggio al bancomat? Sono due “nudge”

Sab, 12/14/2019 - 07:00
Le spinte gentili

Qualche esempio? Da quello famoso della mosca disegnata negli orinatoi dell’aeroporto di Amsterdam – che “migliora la mira” (e la pulizia) fino all’80% – al messaggio che compare dopo aver fatto un prelievo di contanti al bancomat: “Stampare la ricevuta?”, da un lato un SÌ, dall’altro un NO, con l’immagine di un globo terrestre verdazzurro e la didascalia “Scelta ecologica”.

E se la disposizione delle merci all’interno dei supermercati, con la verdura all’ingresso e i superalcolici al termine delle corsie, è strategia ormai disvelata, più sottili sono altre “architetture delle scelte” (termine tecnico per indicare le diverse modalità con cui vengono presentate le opzioni a chi prende una decisione): diversamente dal cartello “Vietato fumare”, il messaggio “In questo locale le persone non fumano” fa leva su un desiderio di omologazione; salire le “scale pianoforte” della stazione metro Odenplan a Stoccolma è molto più divertente che prendere le scale mobili (e fa fare un po’ di moto); per ridurre il consumo di carne nelle mense non servono raccomandazioni plateali o disincentivi economici, è sufficiente raddoppiare le opzioni vegetariane nel menu, creando piatti belli e colorati.

Il “paternalismo liberale”

A riprova della rilevanza che possono avere sui nostri comportamenti – e di conseguenza sull’economia e le politiche economiche – le modalità con cui determinati messaggi vengono veicolati, lo studio dell’attività di nudging ha valso, nel 2017, il Nobel per l’economia al suo ideatore, Richard H. Thaler. E negli ultimi anni la spinta verso comportamenti virtuosi ha attirato anche alcuni governi, interessati per esempio a far sì che più cittadini paghino le tasse (Singapore), o donino gli organi (Gran Bretagna e Austria), o tengano uno stile di vita più sano.

Gli scopi sono lodevoli ma le modalità hanno trovato anche detrattori: si parla infatti anche di “paternalismo liberale” in un’accezione non sempre positiva, perché può sottintendere la presenza di un controllo nascosto e di un’intromissione da parte della politica e dell’economia all’interno del processo decisionale del singolo individuo, convinto, nel proprio agire, di decidere cosa sia meglio per sé e non consapevole di essere strumento per fini più “alti”.

Le scienze comportamentali

Le pratiche suggerite dal nudging, inoltre, non sono rimaste indifferenti agli scienziati che studiano le discipline comportamentali, interessati a comprendere quali siano le modalità di pensiero che spingono gli individui a una scelta piuttosto che a un’altra.

Nasce così la distinzione tra “pensiero veloce” e “pensiero lento”: il primo porta a scelte immediate e veloci, il secondo, più razionale e riflessivo, si attiva quando poniamo attenzione a quanto stiamo facendo. Nella nostra quotidianità siamo istintivamente portati ad agire con meno “fatica” possibile… ed è proprio facendo leva sulle nostre risposte cognitive automatiche – e non su quelle razionali e ragionate, più faticose – che vengono azionati a livello individuale quei meccanismi positivi resi funzionali al benessere della collettività.

Malgrado i “buoni fini”, tuttavia, alcuni pensatori sottolineano l’importanza di porre le persone nelle condizioni di scegliere più consapevolmente, fornendo loro più elementi di giudizio e tempo sufficiente per operare la scelta: la combinazione di “pensiero lento” e “veloce” potrebbe rendere quasi automatiche scelte semplici e lasciare il tempo per ponderare decisioni più complesse.

Fonti:
http://www.treccani.it/magazine/chiasmo/diritto_e_societa/Rivoluzione/rivoluzione_sgss_nudge.html
https://www.economiacomportamentale.it/2019/02/06/letica-del-nudge-un-opportunita-low-cost-in-mano-ai-governi/
https://www.economiacomportamentale.it/2017/06/17/nudge-cose-la-spinta-gentile/
http://scienzaconlapancia-padova.blogautore.repubblica.it/2018/04/03/nudge/
https://www.focus.it/comportamento/psicologia/nudge-teoria-scelte-definizione-esempi
http://orizzonti.tv/nudge-cose-cosa-significa-leducazione-finanziaria/

Immagine di WissensDürster – Wikipedia

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Mamma in Blu: alternative ecologiche agli assorbenti (Video)

Sab, 12/14/2019 - 07:00

Alcune donne definiscono gli assorbenti lavabili un “prodotto medievale”, ed è vero, ma quelli moderni non hanno nulla a che vedere con quelli del Medioevo

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Tampon tax, Iva al 5% solo per gli assorbenti biodegradabili (ma introvabili)
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I 10 migliori film del decennio 2010-2019

Ven, 12/13/2019 - 15:00

La macchina del cinema in questo decennio ha subito trasformazioni tecniche e antropologiche incredibili. Si fruiscono i film in modo molto differente dal Novecento. Le piattaforme sono diventate centrali nel sistema distributivo. L’avvento del digitale ha modificato percezioni, estetiche, grammatica, sintassi, storia e geografia del cinema. È tempo di classifiche per i migliori film del decennio. Questi sono i miei, molto condizionati da quello che ho visto, fruito e analizzato. Per questo tre film sono italiani tra cui il primo. Un decennio molto condizionato dalla scuola messicana che ha conquistato Hollywood, dall’avvento planetario di Netflix e Sky e dagli outsider che non mancano.  Perché il cinema non muore mai…

LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino, 2013

Un grande Gatsby de noantri. Forse più autentico e più cupo ma dotato di autoironia italiana per combattere il depressismo imperante, un continuo “chiagni e fotti” illuminato divinamente da Bigazzi e raccontato da morbide carrellate in dolby che rifanno bene il cinema italiano come racconto internazionale. Elogio del rimpianto intinto in una sana cattiveria. Campi e controcampi attorno a un unico libro di successo e il fantasma di Moravia. Jep Gambardella attualizza “La Dolce vita” a Roma al tempo del postmoderno con notti bianche senza fine e senza sosta di un flaneur del disincanto che primeggia per cinismo. Cardinali che recitano ricette, poeti che restano muti, sante gestite da manager, badanti di grande umanità, umanità varia sparpagliata in set bellissimi, decor, vestiti, installazioni che completano al meglio lo spettacolo. Colonna sonora di alto livello.  Paolo Sorrentino è il nostro principale regista internazionale. Premio Oscar

BIRDMAN 2014 di Alejandro Gonzalez Inarritu, 2014  

E poi entri in una sala e vedi un film che ti fa tornare a casa contento per il fatto che in giro c’è ancora ottimo cinema che comprende come va il mondo con un unico piano sequenza (anche se tecnicamente è stato costruito con un artificio per farlo sembrare tale). Straordinari attori che fanno il verso a se stessi. E quelli dell’Academy hanno votato convinti per chi processa la Hollywood degli effetti speciali e della trame generaliste assegnandogli l’Oscar per miglior film, regia, fotografia, sceneggiatura. La stella decaduta del cinema prova con il teatro a convincere critica e pubblico che lui resta il migliore. Il suo ruolo da supereroe lo angoscia e lo assedia. Buona riflessione sull’incidenza dei social network nella vita planetaria delle persone.

LA FORMA DELL’ACQUA di Guillermo Del Toro, 2017

La scuola messicana conquista il tetto del mondo rileggendo anche la fantascienza e il valore della diversità. Ispirato da “Il mostro della laguna nera” classico di genere. Ambientato nel 1962 ai tempi della guerra fredda. La protagonista è una donna muta che lavora alle pulizie in un laboratorio scientifico del governo dove viene portata la creatura mostruosa che commuove per sensibilità e per le torture a cui viene sottoposto. Personaggi delineati alla perfezione non solo per i protagonisti ma anche per il cattivo, lo scienziato che si mette dalla parte del bene, Zelda la collega della protagonista. Omaggio al cinema novecentesco con citazioni e sala cinematografica che è ai margini della vicenda. L’amore trionfa in forme acquatiche inattese. Effetti speciali perfetti e incastonati al servizio della trama. Quattro premi Oscar e un Leone d’oro

THE IRISHMAN di Martin Scorsese, 2019

La dimostrazione che il cinema è vivo, grande, ancora potente come un atleta e che le sue storie accompagnano la Storia del mondo. Una cricca di italoamericani cresciuta nelle mille luci soffuse di New York tra omicidi e sballati fuori di testa riflette sulla vita e la morte. I mafiosi con le loro turpi vicende in mezzo alla Storia d’America da Patton ai Kennedy fino a Nixon. Quei bravi ragazzi sono uomini anziani che le tecniche digitali miste a pellicole invecchiano e ringiovaniscono girovagando nel Tempo del film che scorre per 210 minuti attraverso decenni come il grande cinema sa fare quando al comando c’è un grande autore. Montato divinamente, sceneggiato con precisione balzacchiana e dialoghi rutilanti, illuminato da una fotografia caravaggesca che si affida a movimenti di macchina sinuosi e controcampi che valorizzano un manuale di recitazione a futura memoria per coloro che verranno ad ammirare ricostruzioni d’epoca perfette.

JOKER di Todd Philipps, 2019

Prendi Gotham City e trasformala nella New York metatemporale assediata da degrado e violenza. Poi immagina l’umanità del cattivo dei supereroi per farne un campione del dolore ai tempi dell’odio diffuso che si ribella a tutto ciò che lo circonda. Ha scritto Sergio Marini: “È potente. È disturbante. È magnifico. È terribile. È il primo film tratto da un fumetto a vincere un festival prestigioso come quello di Venezia”. L’interpretazione di Joaquin Phoenix è destinata a entrare nella storia del cinema per l’intensità con cui ha saputo costruire un personaggio complesso e autentico. Ispirato anche dai grandi film di Scorsese. La discesa negli inferi della follia di un attore comico magnificamente vestito nei suoi abiti di scena. E la sua maschera è stata avvisata nelle manifestazioni di piazza della globalizzazione in crisi. 

PARASITE di Bong Joon-Ho, 2019

Dall’emergente Corea un film che mescola alla perfezione diversi generi e che da Est ci fa comprendere come il mondo sia uguale nelle sue profonde diversità regolate dal digitale e da barriere sociali spesso invalicabili. Una poetica molto originale di un regista bravissimo mette a confronto tra loro due case e due famiglie in una sceneggiatura perfetta che si concede divagazioni splatter, atmosfere da commedia, dialoghi degni di Woody Allen. Ha scritto Giovanni Bogani “La lotta di classe raccontata senza slogan, bandiere, ideologie, operai, picchetti. La lotta di classe raccontata con classe”. I ricchi gentili perché ricchi. i poveri affamati di consumo e di agi perché poveri. Attori bravissimi. Palma d’oro a Cannes

IL CAPITALE UMANO di Paolo Virzì, 2014  

Un colpo di fucile al cuore dell’italiano medio. Il miglior Virzì di sempre si allontana da Livorno e diventa regista internazionale. La contemporaneità della crisi globale in tricolore arricchita da tocchi che spaziano tra Hitchcock e i fratelli Coen. Quattro episodi nell’arco di sei mesi e una notte che cambia la vita di tutti. Un cast in forma magica che scolpisce talento per grandi attori e attrici. Dietro un disegnatore matto c’è sempre una piccola città ignobile nel villaggio globale. Denari neri dietro quello che appare. Padri che hanno mangiato i sogni dei figli, drop out belve come i capitalisti, donne dal cuore puro, razza padrona che ha distrutto l’Italia. Nel Paese dove i teatri diventano condomini della speculazione finanziaria le amicizie sono solo apparenze e fiere delle atrocità. 

ROMA di Alfonso Cuaròn, 2018

Nei film del XXI secolo c’è ancora spazio per amare film in bianco e nero al tempo del digitale. L’autore messicano di turno questa volta racconta le vicende del proprio Paese. Gli anni Settanta ai tempi delle strage in piazza viste attraverso una famiglia altolocata del quartiere omonimo del titolo. La famiglia, la casa e il quartiere sono quelle di Cuaròn.  Un regista da blockbuster hollywoodiani si prende il lusso artistico dei virtuosismi d’autore e piani sequenza mirabili. Come in molti migliori film del decennio anche qui c’è il trionfo degli ultimi, di chi rassetta, la periferia del mondo. Tre linee narrative raccontano il Messico dell’epoca, la famiglia borghese e la vera protagonista, l’india Cleo interpretata da una sorprendente attrice esordiente. Oscar per la fotografia e Leone d’Oro a Venezia

HABEMUS PAPAM di Nanni Moretti, 2011

In eguale classifica tematica gli autorevoli ma un po’ decaduti “Cahiers du Cinema” oltre a mettere in cima una serie tv mettono tra i loro preferiti “Mia madre” del loro sempre amato Nanni italiano. Mi permetto di dissentire preferendogli un film profetico e meglio compiuto dedicato agli smarrimenti e alle nuove strade della Chiesa cattolica. Il nuovo Papa eletto è pieno di dubbi, Le ansie lo attanagliano. C’è bisogno di ricorrere alla psicologia per salvare il Sacro e la tradizioni. Moretti davanti e dietro la macchina da presa offre il meglio mescolando riflessione seria con umorismo forbito. Ha scritto Federico Pontiggia “È cinema puro, il film a più alto tasso cinematografico di Moretti: movimenti di macchina ambiziosi, una direzione d’attori che evangelicamente fa degli ultimi (per pose) i primi e una regia totale, che mixa humour e riflessione, dubbio ed esistenza, singolo e collettività, libero arbitrio e istituzione, Vita e Sistema”.

DIO ESISTE E VIVE A BRUXELLES di Jaco van Dormel, 2015

Un regista belga che in un ventennio ha girato solo quattro film notevoli, nel suo ultimo mescola riso e pianto in una commedia corrosiva che riscrive il Nuovo Testamento. Echi di Buñuel e di Pasolini ma rivisti in forma originale e attuale. Dio vive in un piccolo appartamento a Bruxelles assieme alla figlia Ea che maltratta regolarmente e che non è mai uscita da casa. La giovane, stanca dei continui soprusi, decide di scappare e seguire l’esempio del fratello maggiore, Gesù. Non prima però di aver rivelato via SMS a tutti gli uomini la data della loro morte e aver manomesso il computer del padre. Stroncato ferocemente dalla critica cattolica. Lo trovo, invece, in perfetta linea con il papato di Bergoglio.  

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Sesso ascellare, sesso stellare

Ven, 12/13/2019 - 13:26

C’è chi è feticista del piede e chi dell’ascella, che in quanto a odori nulla hanno da rimproverare ai più tradizionali luoghi del piacere. E infatti proprio l’odore forte è un potente eccitante, mentre la zona è erogena a tutti gli effetti.

Come è diventato trend topic

Fatto sta che il trending topic che ha sconvolto Twitter (di risate) – sesso ascellare (o mascalagnia) – è da sempre un must have del piacere, ma mai così di moda come adesso.

Twitter si è scatenato nel fare ironia su se stesso e il sesso ascellare

Tutto è nato da una trasmissione radio in cui la sessuologa Rosamaria Spina ha spiegato: «tutte le pratiche legate al sesso con penetrazione sono in forte calo fra i giovani». Si preferiscono pratiche alternative come il sesso orale o la masturbazione reciproca, il frotterismo (strusciarsi su oggetti o indumenti) e infine la penetrazione dell’ascella.

Una parafilia minore

Considerata un «parafilia minore», il sesso ascellare sta spaccando. Si fa tentando una penetrazione nell’incavo ascellare, «come se simulasse una vagina», e si giustifica dal fatto che le ascelle sono ricche di feromoni «che implementano l’eccitazione». Si può far sesso ascellare anche solo leccandola, come un preliminare tra il serio e il faceto. Del resto, l’ambiente è umido, «simile a quello vaginale, ma non ha tutte quelle implicazioni che ha la vagina, è vista in modo ‘meno minaccioso’ ma altrettanto eccitante e piacevole», spiega la sessuologa.

Il giochino dell’ascella può dunque non esser altro che un modo gentile di avvicinarsi al sesso per gli inesperti, i giovanissimi appunto, che nell’amore come dappertutto, giustamente iniziano per tentativi.

Altra immagine ironica tratta da Twitter a commento del trend topic “sesso ascellare”, tratta dall’Adamo ed Eva di Giobbe Covatta

Se la cosa vi sta incuriosendo, vi farà piacere vedere, al cinema questo week end, il film Ritratto della giovane in fiamme, amore lesbo e sublime con sesso ascellare, perla tra le perle di quel genere di erotismo che si nutre soprattutto di fantasia e sensi.

Ecco insomma svelato il segreto dello charme dei francesi, prosegue la lunga lista dei commenti su Twitter, dediti all’amore per antonomasia, popolo bello e godereccio, e che non a caso ama mostrarsi in giro con un lungo pane a forma fallica stretto sotto l’ascella, preferibilmente senza incartamento, o il più succinto possibile.

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