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Aggiornato: 2 ore 29 min fa

Roma, la prima scuola plastic free della Capitale

Ven, 07/26/2019 - 16:00

Plastica addio, a Roma la scuola di Via del Baccano ha siglato un “accordo” con Marevivo e questo istituto è diventato il primo senza plastica della capitale!

Scuola Plastic Free: a Roma gli studenti dicono addio alla plastica

L’importanza di eliminare la plastica dalla nostra vita per salvaguardare il nostro pianeta è ormai cosa nota. Da quando Greta Thunberg, con la sua giovane età e il suo spirito coraggioso ha riacceso i riflettori sul problema dell’inquinamento nel mondo, sono sempre di più le persone e le realtà che stanno facendo il possibile per eliminare la plastica, soprattutto quella monouso dalla vita di tutti i giorni. Così anche nel mondo della scuola si cerca di camminare in questa direzione e a Roma è arrivata la prima scuola totalmente plastic free della Capitale. 

Marevivo, basta plastica nelle scuole: la firma con l’istituto di via del Baccano

Ovunque sentiamo parlare dell’importanza di smettere di usare la plastica o almeno di riciclarla. Jovanotti nei concerti cerca di spingere non solo al riciclaggio, ma anche a uno stile di vita plastic free, stessa cosa fa anche Sky in ogni suo programma sponsorizzando l’importanza di non inquinare perché i nostri mari e oceani sono sempre di più invasi da plastica. Continua a leggere su SCUOLAZOO.COM

Foto immagine MAREVIVO

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La Stasi siamo noi

Ven, 07/26/2019 - 15:00

«Ciò che non è riuscito alla STASI decenni fa – soleva dirmi un amico originario di Berlino Est – è riuscito ai social network oggi». Quale meccanismo psicologico nella cultura di massa sia stato ribaltato o portato in corto circuito è forse ancora difficile da appurare. Ma la sensazione è quella di trovarsi dall’altra parte dello specchio, rispetto agli anni della Guerra Fredda, in uno scenario parzialmente invertito ma sostanzialmente immutato.

I tempi che viviamo stanno sancendo, probabilmente, non soltanto l’irrilevanza della cronaca ma addirittura la sua portata tossica. È infatti una grave sottovalutazione ritenere che le notizie, che oggi navigano soprattutto online, siano state semplicemente soppiantate dalla rete. Nell’ansia di colmare una distanza per sua stessa definizione irriducibile dalle varie incarnazioni dei social, il giornalismo di cronaca si è mutato in una malattia mortale per la società reale. Non esiste, infatti, una porzione di notizie che possano considerarsi fake e dunque non esiste una lotta a questi tipi di raggiri che abbia concrete possibilità di trionfare.

Le notizie sono infatti, nella loro totalità, omogeneamente ed esclusivamente fasulle nel momento stesso in cui circolano in rete, perché l’istantaneità di quanto esiste in qualunque piattaforma online ha dimostrato – e continuamente dimostra – che osservare un fenomeno senza mantenere un millimetro di distanza da esso, ma assicurandosi di essere ad esso costantemente contemporaneo, non fa altro che creare mostri nelle menti di chi legge, osserva o ascolta.

Ha scritto qualche anno fa (paradossalmente su un social) il geniale comico britannico Ricky Gervais che Twitter è straordinario: «È come poter leggere e scrivere messaggi sui muri di ogni cesso del pianeta stando comodamente seduti a casa».

Negli anni della Cortina di ferro i servizi preposti al controllo delle vite delle persone erano, per l’appunto, segreti. Quei muri e quei bagni pubblici dovevano setacciarli. Mantenevano la loro natura occulta con la giustificazione intellettuale di servire un bene supremo – la sicurezza nazionale o una terra promessa ideologica. Gli apparati governativi dovevano costringere gli individui, ad Occidente come ad Oriente, ad aderire ad una visione escatologica dell’esistenza attraverso una propaganda serrata.

I social network hanno ribaltato questo paradigma con la velocità di un giocatore delle tre carte che sosta col suo banchetto all’entrata della stazione centrale: è stata azzerata qualunque dottrina sul destino ultimo dell’universo, collassando ogni approccio fideistico alla realtà in una successione di istanti indipendenti e isolati. Allo stesso tempo, si è fatta una leva enorme sull’istinto narcisista dei singoli individui, raggirati dall’illusione della gratuità. Colui che un tempo la STASI pedinava e condannava su delazione va oggi sua sponte a cedere ogni propria informazione a uno o più sconosciuti. Uomini e donne hanno creduto di trovare nei social media l’avverarsi di un sistema in cui potessero mostrare le proprie molteplici personalità senza alcun costo per il singolo individuo; un sistema che moltissimi – politica, mondo degli affari, istituzioni culturali, informazione – hanno ritenuto conveniente ribattezzare, di volta in volta, in democrazia diretta, democrazia dal basso, trasparenza.

I servizi segreti si basavano sulla necessità strumentale di un disegno intelligente, di un avvenire vicino a compiersi che giustificasse il costo da pagare nell’oggi. I social media hanno annullato il tempo come variabile e hanno sancito che nessun costo va addebitato ai singoli. I primi ideologizzavano qualunque singola azione individuandone il costo e l’utilità collettiva nell’ottica del domani luminoso. I secondi cambiano la natura dei cittadini in utenti e quella di democrazia in insieme di servizi. Entrambi hanno mentito, ovviamente.

La storia ci dice che tra le leggi ineluttabili dell’esistenza ne esistono infatti almeno due che è bene non dimenticare. La prima stabilisce che nulla è gratuito al mondo. Men che meno una nostra scelta, tanto che non ne esiste una che non richieda il pagamento di un prezzo. La seconda è che nulla che sosti ad un palmo di naso da noi ci è chiaramente visibile. Se i giornali perdono, come è storicamente accaduto, la loro missione di racconto da remoto – nel tempo e nello spazio – allora è meglio sostare al di fuori da qualunque flusso di notizie. Il timore dell’isolamento che ne conseguirà è la vera Makarov puntata alla nostra tempia. Ma è, come ogni notizia, falsa. Sembra esistere, ma non è.

Dovendo scegliere, meglio preferire quella con la s minuscola. La stasi. Piuttosto, scovare un luogo mentale o dell’animo dal quale creare una prospettiva possibile sulle cose e le persone, prima di ripartire e cambiarla, con un po’ di calma. Con qualche ironia. Anche con qualche solitudine. Magari rileggere i classici che, come le Cariatidi dell’Eretteo, sono lontani, immobili e sorridenti. Oltre che eternamente sexy.

Immagine: Screenshot proveniente dal film Le vite degli altri – Fonte Wikipedia

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Sono tornati i cinema all’aperto. Anche con bus itineranti

Ven, 07/26/2019 - 13:00

Torneranno i cinema all’aperto e i riti dell’estate
Le gonne molto corte
Tornerà Fellini e dopo un giorno
Farà un film soltanto per noi

Raphael Gualazzi “L’estate di John Wayne

I ragazzi del cinema America di Roma hanno qualcosa di mitologico. Nell’era della proiezione individuale incollata a uno smartphone, a Roma hanno rilanciato (“alla grandissima” direbbe il taxista di Propaganda live) la  proiezione estiva di film ingaggiando una lotta vincente che gli è valsa il riconoscimento pubblico da parte delle istituzioni e di molte personalità del cinema italiano e internazionale.  

Pratiche invise ai violenti protagonisti del triste pestaggio ai danni di ragazzi che indossavano magliette del Cinema America e che hanno invece contribuito ad allargare il consenso sociale a favore di questi bravi giovanotti della Roma contemporanea. 

Era il 2012 quando un gruppo di amici ventenni salvava dalla demolizione il Cinema America di Trastevere, fondando l’associazione “Piccolo Cinema America”, oggi “Piccolo America”, e iniziava a far rivivere Roma con grandi arene estive gratuite. Da San Cosimato fino a Ostia nasce “Il Cinema in Piazza”.

Tutti i grandi giornali del mondo hanno raccontato la loro storia e i ragazzi con giusto orgoglio espongono in bella vista sul loro sito la citazione del New York Times che recita: “The youth of the Cinema America are doing something important for the Rome e for the Italy”.

E ora da una nuova loro idea è nata un’iniziativa che attraverso il cinema itinerante apre schermi nella bella stagione in paesi di provincia adoperando un bus attrezzato.

Infatti un entusiasta governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, al lancio della kermesse ha dichiarato: «Con “CinemaCotral” l’obiettivo è portare il cinema dove il cinema non c’è con un bus Cotral, mezzo anche rappresentativo della rigenerazione dell’amministrazione regionale a cui abbiamo lavorato in questi anni». 

Con la direzione artistica di “Alice nella città” dallo scorso 20 luglio al prossimo 6 agosto in 8 comuni delle 5 province laziali è stato ideato un programma dedicato a grandi storie ambientate lungo la strada, viaggi indimenticabili, capaci di cambiare per sempre la vita di chi li affronta.  

Film come  “Basilicata coast to coast” o “Visage village” di Agnes Varda saranno visti nelle arene  gratuite itineranti che ospiteranno nelle piazze anche cinema indipendente, cult d’autore e grandi classici per tutte le età. Presentazioni speciali e incontri introdurranno ogni data e coinvolgeranno anche le associazioni di giovani presenti sul territorio.

Sono belle pratiche queste che accrescono il senso della proiezione quando ritorna fenomeno collettivo. La profezia di Gualazzi nel Lazio è realtà. Impegniamoci a farla diventare buona pratica nazionale ma tenendo presente il monito di Pierfrancesco Favino che invitato a presentare una proiezione e ricevendo in omaggio la maglietta del cinema America davanti ad un folto pubblico ha detto: 

«È inutile che faccia finta di essere come voi ragazzi. Io non sono come voi. Se penso di essere come voi vi tolgo la libertà necessaria di essere diversi,  migliori di me… Io posso mettere questa maglietta ma rivendico la vostra differenza rispetto a me, perché voi siete e sarete fortunatamente diversi e migliori». 

Qui il programma di Cinecotral 

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 11

Ven, 07/26/2019 - 09:29
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Punture di insetti e morsi di animali: consigli

Ven, 07/26/2019 - 08:55

Dai ragni alle zecche, dalle zanzare alle pulci, dalle cimici agli imenotteri, passando per le meduse e le tracine, fino ad arrivare alle vipere. Al mare come in montagna, in Italia come in Paesi esotici, in estate sono sempre più frequenti le punture di insetti e i morsi di animali che, se non curati correttamente, possono rappresentare un rischio per la salute. L’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) fornisce, quindi, alcune raccomandazioni utili per affrontare incontri (non proprio desiderati) con insetti e altri animali.

“Eruzioni cutanee, reazioni allergiche, e manifestazioni neurologiche come meningoencefaliti sono tutte gravi complicanze che possono presentarsi a seguito di punture di insetti o morsi di animali – ha commentato la Professoressa Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia -. In ciascun caso, la prima cosa da fare è quella di mantenere la calma: l’agitazione, infatti, accelera il battito cardiaco contribuendo ad una dispersione più veloce del veleno dell’animale in questione. Se non si è correttamente informati, dunque, evitare manovre da ‘manuale di sopravvivenza’ e consultare il medico. Opportuno evidenziare, poi, come il medico debba essere immediatamente contattato nel caso in cui vi siano manifestazioni respiratorie o calo pressorio. In questi casi, un intervento tempestivo può salvare la vita”.

Qui di seguito le raccomandazioni di WAIDID per affrontare brutti con insetti e altri animali

RAGNI
Sebbene il 98-99% dei loro morsi sia innocuo, nei casi restanti il morso comporta ferite necrotiche, tossicità sistemica e, più di rado, la morte. Se la lesione non causa sintomi troppo intensi, per limitare i disagi si possono attuare delle semplici manovre di pronto soccorso (es. applicazione di ghiaccio, riposo e sollevamento dell’arto). Nel caso in cui si sviluppi una reazione più grave (allergia o tossicità sistemica), è consigliabile richiedere l’intervento medico immediato. In Italia, le specie il cui morso è di importanza medica per l’uomo sono principalmente tre: Il Loxosceles rufescens, comunemente chiamato “ragno violino” per via di una macchia scura presente sul dorso a forma di violino (Sardegna, Sicilia e isole minori); Lycosa tarentula, o tarantola, ragno ricoperto di peli neri e marroni (si trova nel centro e sud italia); Latrodectus mactans, conosciuto anche come “vedova nera”(soprattutto nel Nord America) .

ZECCHE
La caratteristica della zecca è quella di inserirsi sottopelle. Per questo la prima cosa da fare è procedere con la sua rimozione attraverso una procedura ben precisa. E’ opportuno afferrare la zecca con una pinzetta dalle punte sottili. Il movimento volto ad estrarre il parassita non dovrà essere deciso, bensì continuo e rotatorio. In alcuni casi, potrebbe rimanere comunque qualche traccia della zecca che andrebbe rimossa, in tempi brevi, mediante un ago sterile. Una volta eliminata, è opportuno disinfettare l’area interessata dal morso e tenerla sotto costante osservazione per un mese. La puntura di zecca può trasmettere all’uomo malattie molto pericolose. Un esempio ne sono la malattia di Lyme (diffusa in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige) e la meningoencefalite da zecche (diffusa in Veneto e, in generale, nell’Europa settentrionale e centro orientale).

ZANZARA TIGRE
Nel nostro Paese Aedes albopictus (zanzara tigre, caratterizzata dal corpo nero a bande trasversali bianche sulle zampe e sull’addome), attiva al mattino presto e al tramonto da marzo fino all’inizio di dicembre, è vettore di malattie come la febbre di Chikungunya e la Dengue, che possono manifestarsi con sintomi simil-influenzali o con manifestazioni neurologiche. La terapia è esclusivamente sintomatica.

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Foto di Elsemargriet da Pixabay

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I videogiochi online possono creare dipendenza?

Ven, 07/26/2019 - 08:38

Oltre che di videogiochi si parla anche di automazione, etica e autonomia. Quali sono poi le prospettive future del settore?

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I cani obesi sono più irritabili, in Italia sono 5 milioni

Ven, 07/26/2019 - 08:00

I cani obesi sono più irritabili. E’ emerso da un recente studio scientifico britannico condotto per Channel 4 su più di 11.000 cani di 80 razze. “È la più ampia indagine sull’atteggiamento dei proprietari nei confronti del comportamento canino legato al benessere, in base alla quale il 50% dei cani è affetto da sovrappeso od obesità”, spiega il comportamentalista Vieri Timosci, meglio noto come Dr.Dog nell’ambito di una campagna di prodotti alimentari mirata a risolvere il problema del sovrappeso e dell’obesità nei cani.

In Italia – prosegue Dr.Dog – quasi cinque milioni di cani hanno un serio problema di peso e quindi di salute, e perciò di comportamenti molto negativi e problematici. E gli stessi proprietari di cani in sovrappeso od obesi hanno riferito che tali comportamenti indesiderati avevano più probabilità di compromettere la salute rispetto a cani con un buon peso forma”.

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FridaysForFuture a Ecofuturo 2019

Ven, 07/26/2019 - 07:11

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Cacciatori di zanzare (Trailer)

Ven, 07/26/2019 - 06:26

L’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con Eni, sta studiando i virus trasmissibili dalle zanzare nella Repubblica Democratica del Congo. Un nome su tutti: la malaria.

Di seguito un trailer del video che pubblicheremo domani!

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Bellezza genera ricchezza: street art, svago e riqualificazione salvano le città

Ven, 07/26/2019 - 05:27

Non servono dati scientifici a dimostrarlo, eppure alcuni ricercatori l’hanno dimostrato andando oltre le semplici sensazioni. Città – piccole e grandi – in cui la bellezza viene messa al primo posto da amministratori locali e gruppi di cittadini riescono ad attirare investitori, produrre lavoro e, non da ultimo, invogliano le persone a trasferirsi. Bellezza genera ricchezza, insomma. Ma sarebbe un errore pensare che la bellezza sia soltanto frutto di investimenti virtuosi da parte di sindaci illuminati; riportare bellezza nelle periferie o in aree potenzialmente destinate al degrado ha aiutato in molti casi a risollevare le sorti, anche economiche, di quelle aree e di chi le popola.

Il legame tra bellezza, turismo, occupazione, ricchezza: lo studio

Lo studio in questione è quello di Gerald A. Carlino della Federal Reserve Bank di Philadelphia e di Albert Saiz del Massachusetts Institute of Technology, che si sono concentrati sugli anni dal 1990 al 2012 e hanno misurato l’attrattività di alcune città attraverso parametri molto moderni: l’afflusso di turisti e le foto scattate ai punti di interesse. Il primo dato è stato fornito dalla società di consulenza D.K. Shifflet & Associates, mentre le immagini sono quelle raccolte dall’app Panoramio.

È stato analizzato il legame tra bellezza e indicatori di crescita ed è stato appurato che esiste una connessione concreta tra crescita economica e della popolazione e tutto quanto possa rendere gradevole una città (parchi, ristoranti, gallerie d’arte e musei, scorci panoramici, edifici storici e così via).

Se questa conclusione può sembrare banale, i due ricercatori hanno anche identificato il cosiddetto “Central Recreational District”, vale a dire la zona delle città che tende maggiormente ad attirare nuovi residenti. In particolare, città con il doppio di zone fotografate rispetto ad altre riescono ad attirare fino al 10% di nuovi residenti e di opportunità lavorative in più. Se si (ri)costruiscono nelle città zone gradevoli e punti vitali si producono effetti come la rivalutazione del patrimonio immobiliare al rialzo.

Se vogliamo ridurre tutto a un’equazione più comprensibile, le città con più luoghi fotografabili attirano più turisti, più residenti, più lavoro e più ricchezza.

Bellezza è riqualificazione, bellezza è street art

A volte la bellezza è davanti ai nostri occhi da secoli, altre volte la bellezza non nasce dal nulla e va creata. Gli scorci tanto fotografati e apprezzati individuati dai ricercatori non sono soltanto opere d’arte o edifici storici. Prendiamo come esempio l’High Line di New York, un parco pubblico realizzato sulla ex rotaia soprelevata su cui viaggiavano i treni merci nel West Side di Manhattan e che ora è un luogo privilegiato per immergersi nel verde, nell’arte e nel design. In questo caso, come in molti altri in giro per il mondo, la riqualificazione e il recupero di aree dismesse sono una calamita che permette di rendere ancora più ricche e vitali di prima zone che altrimenti diventerebbero poco sicure, oltre che poco attrattive.

Lo studio evidenzia anche che investire in svago e attrazioni porta a un aumento dei turisti e dei guadagni degli esercizi commerciali che ruotano attorno al loro passaggio; ovviamente, si moltiplicano anche le opportunità lavorative nel turismo. Pensare città gradevoli e investire per ottenerle è complicato, ma si traduce in crescita economica e risurrezione urbana.

Ci sono ovviamente anche alcuni svantaggi di cui tenere conto: se a seguito della riqualificazione acquistare una casa o pagare un affitto in certe zone diventa insostenibile, il rischio è quello di creare involontariamente nuove periferie in cui i più poveri si ritrovano ghettizzati. Ed è proprio in questo frangente che si scoprono gli amministratori più attenti a immaginare progetti virtuosi su tutto il territorio che possano coinvolgere i residenti in termini lavorativi e possano via via espandere la bellezza fino alle periferie.

L’altro tasto dolente è che non sempre le città, soprattutto quelle piccole, hanno abbastanza denaro da investire in opere di riqualificazione. Spesso si attendono gli investimenti dei privati, sperando che arrivino in fretta, e le soluzioni faticano a palesarsi. A volte arrivano in soccorso gli artisti.

Alcune opere tra quelle che vi mostriamo sono gettonatissime tra i turisti e si guadagnano senza fatica gli scatti più apprezzati sui social.

Clet, lo street artist dei cartelli stradali Fonte: https://www.facebook.com/CLET-108974755823172/ La street art a Roma I graffiti stradali di Roadsworth per la mobilità sostenibile

Halmstad Arena, Svezia, 2015 – Fonte: www.roadsworth.com

Attraversamenti pedonali creativi Chongqing, China – Fonte: The Guardian La street art colombiana che ha salvato Medellin dal degrado

Fonte: https://inspiredbymaps.com/exploring-comuna-13-medellin-street-art/

Milano e il progetto Cler: le saracinesche diventano tele contro i vandali La street art di Pao

Fonte: www.paopao.it

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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La rete 5G è un pericolo per la salute umana? I rischi, l’allarmismo e le bufale

Gio, 07/25/2019 - 21:00

Anche se manca ancora una risposta da parte della comunità scientifica, non ci sono indizi tali da far preoccupare. Chi fa terrorismo sul 5G, invece, spesso sconfina nella pseudoscienza o ha un tornaconto personale.

La prossima generazione della rete mobile, quella che abiliterà la Internet of things e aumenterà ulteriormente la velocità di trasferimento dei dati, è nella fase iniziale della sperimentazione sul territorio. Prima negli Stati Uniti, poi via via in tutto il mondo, con l’Italia inclusa già nel corso del 2018. Nel prossimo triennio, insomma, se tutto procede secondo le attese assisteremo all’arrivo della rete 5G su larga scala.

Come spesso accade al momento dell’introduzione di una nuova tecnologia, insieme all’entusiasmo per il salto generazionale, e per i benefici in termini di applicazioni quotidiane, nasce anche qualche timore legato alla sicurezza e ai potenziali rischi per la salute umana. Così, tra chi invoca il principio di precauzione per un sistema di telecomunicazione – si dice – non ancora adeguatamente testato, chi grida al complotto pilotato dalle multinazionali e chi tenta di riportare la discussione su un piano razionalebasandosi sui risultati scientifici, il quadro che emerge è piuttosto caotico.

Creare inutili allarmismi probabilmente è sbagliato tanto quanto bollare tutte le obiezioni al 5G come semplici bufale campate per aria. La doverosa premessa è che a oggi non ci sono prove, e nemmeno indizi significativi, di danni alla salute umana causati dalla rete mobile di ultima generazione. Tuttavia, se da un lato gli scienziati sono già in grado di escludere (sulla base delle conoscenze assodate sull’interazione tra uomo e onde elettromagnetiche) effetti devastanti e scenari apocalittici, è altrettanto vero che al momento la letteratura scientifica sull’argomento è piuttosto scarnae, dato che si tratta di una tecnologia recente, mancano del tutto studi sugli effetti a lungo termine eseguiti su popolazioni vaste.

Le argomentazioni degli scettici
Il primo elemento ricordato da chi alimenta i timori per la rete 5G è la frequenza delle onde elettromagnetiche impiegate, più elevata rispetto alle tecnologie precedenti e che arriva fino alle decine di gigahertz (GHz), ossia corrispondenti a lunghezze d’onda dell’ordine del millimetro o poco inferiori. Dato che ciascun fotone trasporta energia in quantità direttamente proporzionale alla propria frequenza, qualcuno ne approfitta per prevedere dei non-meglio-specificati effetti biologici avversi.

Accanto a questo, le onde impiegate dal 5G hanno una minore capacità rispetto alle tecnologie precedenti di penetrare attraverso l’aria, la vegetazione e le pareti degli edifici, richiedendo dunque una più elevata densità urbana di micro-antenne che agiscano da ripetitori. Ciò porterebbe le persone a vivere a pochi metri da un ripetitore, e questa vicinanza sembra motivo di forti preoccupazioni nonché di lotte di quartiere per installare le antenne più lontano possibile dalla propria abitazione

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Idroelettrico solare: al via il primo fv galleggiante delle Filippine

Gio, 07/25/2019 - 16:00

Inaugurato nel bacino dell’impianto idroelettrico di Luzon il primo impianto solare galleggiante del Paese: 200 kW di potenza che potrebbero essere ampliati in futuro

Mix idroelettrico solare per il primo progetto fotovoltaico galleggiante delle Filippine. L’impianto pilota da200 kW è stato inaugurato in questi giorni nel bacino di una centrale idroelettrica (già operativa) nell’isola di Luzon, dove rimarrà per i prossimi 10 mesi a scopo di test. Il progetto nasce dalla partnership tra la norvegese Ocean Sun e la cinese GCL System Integration, fornitore di moduli in silicio.

Il primo ha realizzato la struttura: un’unità galleggiante dotata di meccanismo di fissaggio unico per i pannelli solari, che consente un buon contatto termico con il corpo idrico. I moduli di GCL-SI sono stati adattati direttamente sulla membra non permeabile dell’impianto, il cui design le permette di resistere a stress meccanici ed esposizione al sole.

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Il primo mutamento climatico globale

Gio, 07/25/2019 - 13:00

È la conclusione di due studi dell’Università di Berna: per la prima volta è stato ricostruito l’evoluzione del clima degli ultimi 2 millenni, a livello mondiale e si può dire con certezza che non si sono mai verificate contemporaneamente fluttuazioni climatiche in tutto il mondo. Inoltre la velocità del fenomeno non è mai stata tanto elevata.

Ricercatori bernesi hanno sfatato una delle argomentazioni più comuni contro la responsabilità umana degli attuali cambiamenti climatici, ossia che tali mutamenti ci siano sempre stati.

Gli scienziati osservano che l’attuale aumento della temperatura non è limitato a livello regionale, ma è globale ed è molto più repentino rispetto alle epoche precedenti. Due studi effettuati dal team di Raphael Neukom – si legge in un comunicato dell’università della capitale – hanno rilevato che negli ultimi due millenni non si sono mai verificate contemporaneamente fluttuazioni climatiche in tutto il mondo. Inoltre la velocità del fenomeno non è mai stata tanto elevata.

In un commento di accompagnamento agli studi – pubblicati nella riviste scientifiche “Nature” e “Nature Geoscience” – il professore di geografia Scott George dell’università del Minnesota riassume: “La massima comune che il clima cambia sempre è certamente corretta. Ma, anche se risaliamo ai primi giorni dell’impero romano, non possiamo rilevare alcun evento che sia vicino all’intensità e alla vastità del riscaldamento degli ultimi decenni”. Inoltre “il clima odierno si distingue per la sincronia globale” dell’evoluzione del fenomeno.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Luciano De Crescenzo ci ha lasciato una settimana fa, provvisoriamente

Gio, 07/25/2019 - 12:00

Luciano De Crescenzo ci ha lasciato (provvisoriamente, direbbe lui) una settimana fa. Lo ricordiamo attraverso 10 frasi che ci raccontano la sua affettuosa visione del mondo e dell’umanità e ci fanno capire perché in tanti gli hanno voluto e gli vogliono bene.

“La vita potrebbe essere divisa in tre fasi: Rivoluzione, Riflessione e Televisione. Si comincia con il voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali.”

“Oggi il settanta per cento dell’umanità muore ancora di fame e il trenta per cento fa la dieta.” 

“Adesso i delinquenti sembrano tanti solo perché è aumentata l’informazione. Una volta ce n’erano di più, ma nessuno ne sapeva niente. Pensate che fino a pochi anni fa tutti quelli che uscivano per strada erano costretti ad andare in giro con le spade.”

“La maggior parte degli uomini, a seconda dell’età, sopporta la propria esistenza, o indugiando nei ricordi del passato, o aggrappandosi al futuro. Pochi esseri superiori riescono a vivere immergendosi nel presente.” 

“Chi possiede delle certezze d’acciaio è convinto di sapere tutto, e dunque inaridisce la propria conoscenza”

“Siamo angeli con un’ala sola, solo restando abbracciati possiamo volare.” 

“I vecchi che posseggono il senso dell’umorismo hanno diritto al trenta percento di sconto sull’età.”

“Se un giorno, in trattoria, vi capitasse di vedere un gruppo di giovani, seduti al tavolo accanto, che si sganascia dal ridere per battute che, onestamente, a voi non fanno nemmeno sorridere, non vi stupite: non stanno ridendo delle battute, ma di un’intera vita trascorsa insieme.”

“I napoletani sono un popolo pieno di devozione cristiana, ma non hanno mai veramente abbandonato le tradizioni pagane. Sono sempre rimasti un po’ politeisti. È proprio l’idea di Dio, del Dio che è uno, che noi napoletani facciamo fatica a digerire. Prendete i protestanti, quelli appena hanno un guaio, anche piccolissimo, dicono subito: “My God”. Noi non diciamo mai “Mio Dio”, preferiamo rivolgerci a qualcuno di più preciso, per questo invochiamo i santi. In certi casi particolari, si sceglie di rivolgersi alle anime del purgatorio. Qui qualcuno può obiettare: e perché non a quelle del paradiso, non sono più influenti, più introdotte? Ma il punto è proprio questo e i napoletani lo sanno. Le anime del paradiso se ne fottono, ormai vivono la loro estasi celeste, hanno raggiunto l’obiettivo e di quello che succede quaggiù non gliene importa niente. Invece le anime del purgatorio lottano ancora, hanno bisogno delle preghiere. E allora nasce lo scambio, la convenienza reciproca.”

“Anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli.”

Fonte Immagine: Wikipedia

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Dietologo, dietista o nutrizionista, ecco i percorsi formativi per diventarlo

Gio, 07/25/2019 - 09:51

L’attenzione verso una sana alimentazione è sempre più diffusa tra la popolazione del nostro paese. Non per questo, però, tutte le persone sanno regolarsi bene nella scelta della giusta dieta alimentare. Per questo motivo sono sempre più diffuse le professioni di dietista, dietologo e nutrizionista, figure professionali spesso confuse tra loro; in realtà si tratta di tre diverse professioni con un differente percorso formativo.

Il Dietista è una figura sempre più diffusa che si occupa di elaborare le diete prescritte dal medico, collabora con varie figure professionali per quanto riguarda i disturbi alimentari e svolge anche attività didattico-educative. Per diventare Dietista è necessario seguire un corso di laurea triennale attivato presso varie facoltà italiane.

Il Biologo Nutrizionista è un professionista esperto di Scienze dell’Alimentazione e della Nutrizione che si occupa di consulenza alimentare e nutrizionale ed elabora diete o profili nutrizionali, sia per persone in condizioni fisiologiche ottimali, sia per individui che, invece, presentano patologie, sempre in stretta collaborazione con il medico.

Per svolgere la professione di Biologo della Nutrizione è obbligatoria l’iscrizione all’Ordine Nazionale dei Biologi (Sezione A),  con la relativa sezione. Per ottenerla è necessario sostenere e superare il relativo Esame di Stato. Per essere ammesso all’Esame di Stato è necessario essere in possesso di una delle seguenti Lauree Specialistiche e/o Magistrali

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Foto di mohamed Hassan da Pixabay 

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Brutti, sporchi e cattivi: puntata 10

Gio, 07/25/2019 - 09:29
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Parliamo di robot, robotica e biorobotica

Gio, 07/25/2019 - 08:34

Primo di tre video con una lunga intervista a Maria Grazia Carrozza, Professore Ordinario alla Scuola Superiore Sant’Anna ed esperta di biorobotica.
Nella nostra vita ci sono più robot e più robotica di quanto crediamo…

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La nuova vita del Rifugio Torino: così l’hi-tech porta in vetta la sostenibilità

Gio, 07/25/2019 - 08:00

Nel cuore delle Alpi la conversione della struttura nata nei primi anni Cinquanta che con pannelli solari, riciclo delle acque e raccolta differenziata dai suoi tremila (e passa) metri punta ancora più in alto nella gestione delle rinnovabili.

Le nuove tecnologie legate alla sostenibilità ambientale formano una cordata perfetta sul massiccio del Monte Bianco. A 3375 metri di altitudine il Rifugio Torino a Punta Helbronner è un modello su scala internazionale di gestione delle risorse e di buone pratiche in alta montagna. Un rifugio alpino con una lunga storia alle spalle che risale ai primi anni Cinquanta, quando nei pressi del colle del Gigante venne edificato il rifugio nuovo di proprietà delle sezioni del Club Alpino Italiano di Torino e Aosta.

E che oggi, dopo aver attraversato diverse fasi, si presenta radicalmente rinnovato con una struttura all’avanguardia collegata all’avveniristica funivia Skyway Monte Bianco che dalla stazione di partenza di Pontal d’Entrèves, a Courmayeur, conduce velocemente alla stazione intermedia del Pavillon du Mont Fréty a 2173 metri e poi fino all’ultima a Punta Helbronner, a 3466 metri. Poco sotto la stazione di arrivo, che ospita una terrazza panoramica con vista a 360 gradi sul Bianco, sull’Aiguille Noire, sul Dente del Gigante e le Grandes Jorasses, si trova il Torino. Un rifugio tecno-ecologico.

“La facciata dell’edificio esposta a sud è stata dotata di ventotto pannelli fotovoltaici – ci spiega Armando Chanoine, gestore e guida alpina di Courmayeur, mentre percorriamo il tunnel pedonale completamente scavato nella montagna che funge da raccordo per 150 metri tra Punta Helbronner e il Torino – essi ci consentono il riscaldamento dei due grandi stanzoni destinati agli alpinisti e alle guide alpine. L’intera struttura è inoltre attrezzata con un sistema di recupero dell’acqua piovana e di produzione dallo scioglimento della neve: attraverso dei cavi riscaldanti posti nelle grondaie e nelle falde del vecchio rifugio, l’acqua viene trasportata in vasche di accumulo fino al rifugio nuovo e usata, dopo la filtrazione, per usi legati alla cucina”.

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Tutta la plastica che si risparmia con lo shampoo solido. E non solo

Gio, 07/25/2019 - 07:00

In un colpo solo dunque si può risparmiare e non danneggiare l’ambiente. Come viene segnalato al sito realsimple.com, con un camion pieno di shampoo solidi puoi lavarti i capelli quanto con quindici camion pieni di shampoo liquidi.  Per fare un esempio ancora più chiaro sulla durata: con circa 250 grammi di shampoo solido è possibile lavarsi i capelli per ben 80 volte.

E dato che i detriti di plastica rappresentano oltre il 65-95% dell’inquinamento marino, lo shampoo solido – senza più necessità di packaging plastico – diventa ancora di più una scommessa su cui puntare per la salvaguardia dell’ambiente.

Nel 2017 Lush, uno dei maggiori produttori dei macaron formato shampoo, ha venduto 1,1 milioni di Shampoo Bars solo negli Stati Uniti, risparmiando una quantità come 3 milioni di bottiglie di plastica da smaltire.

Il suo aspetto può sembrare quello di un comune saponetta, ma nella realtà i due prodotti non sono per niente uguali. Mentre il comune sapone viene preparato con grassi e soda caustica disciolta in acqua con un ph basico e quindi non adatto al lavaggio dei capelli, lo shampoo solido è preparato, in genere, con tensioattivi solidi ricavati dall’olio di cocco che gli conferiscono un ph meno basico e quindi idoneo alla detersione dei capelli. Ai tensioattivi solidi vengono aggiunti in genere acqua, oli e burro vegetale nutriente e oli essenziali.

Essendo un prodotto amico dell’ambiente, per i motivi detti, come principio non deve contenere ingredienti dannosi né per i capelli né per il cuoio capelluto, come il Laurilsolfato di Sodio (SLS), presente molto spesso negli shampoo tradizionali, e non deve essere testato sugli animali. Per cui è sempre bene controllare in ogni caso l’ INCI, come per tutti gli altri prodotti cosmetici o detergenti.

Si trova certamente nei negozi specializzati in prodotti biologici e naturali, in erboristeria, nei negozi che propongono prodotti cosmetici preparati in modo naturale o comodamente online, anche perché sono ormai tantissimi brand che lo producono. Piccolo, comodo, pratico e poco costoso: i panetti di shampoo solido sono l’ideale quando si viaggia, perché durano a lungo, pesano pochissimo e possono stare nel bagaglio a mano.

Ma i capelli saranno altrettanto puliti? Il potere lavante, per chi lo ha provato, sembra essere il medesimo, anche se all’inizio il passaggio può non soddisfare in pieno. Ciò è dovuto al fatto che utilizzando prima prodotti tradizionali, e quindi con parabeni, coloranti, siliconi, i capelli hanno bisogno di tempo per riacquistare un equilibrio. Per questo motivo, al primo lavaggio i capelli potrebbero risultare secchi o stopposi, ma la situazione migliora con il tempo e le chiome tornano ad essere brillanti nel giro di poco.

Per l’uso è possibile strofinarlo tra le mani con un po’ di acqua oppure ancora riempire una bacinella con acqua tiepida, poi immergere il sapone e i capelli, in modo da farli bagnare e insaponare contemporaneamente. Dopo averli sciacquati c’è chi opta per fare un ultimo passaggio usando aceto o limone (da risciacquare) o un comune balsamo per evitare i nodi.

Per conservarlo, non avendo imballaggio e per evitare che si deteriori, basta lasciarlo asciugare su un piano aerato e poi riporlo in un contenitore riciclabile, come un semplice portasapone.

Altre fonti:

https://www.greenme.it/consumare/cosmesi/28385-shampoo-solido
https://www.elle.com/it/bellezza-beauty/capelli/a21944696/shampoo-solido-funziona/

Photo by Drew Coffman on Unsplash

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La sopravvivenza dei gorilla di montagna dipende da noi

Mer, 07/24/2019 - 21:00

Il racconto di un incontro unico e di un modo per contribuire alla conservazione della specie.

Si dice che i primati abbiano negli occhi lo sguardo degli uomini. Eppure, se vi siete mai trovati vis-à-vis con un gorilla, saprete che siamo noi ad aver ereditato il loro sguardo, ad avere il privilegio di serbare tanta naturale intensità negli occhi. I gorilla delle montagne dell’Uganda conservano una gentile fierezza che non ci appartiene. I loro occhi raccontano di come gli uomini li hanno derubati, di come hanno travalicato i confini della loro casa mettendo a repentaglio l’intera loro sopravvivenza. Neanche quando si osservano nervosi, lanciarsi cavalcando verso i turisti con urla furiose, è possibile veder svanire la potente dignità dai loro occhi. Con la loro carica vogliono spaventare senza aggredire, comunicare che è ora di difendere la propria sicurezza. Il loro monito impone che il nostro tempo è scaduto, ci avverte che siamo rimasti in casa loro già abbastanza.

Ne sono rimasti mille

Per decenni gli uomini hanno invaso con i loro insediamenti i territori abitati dai gorilla, li hanno sfruttati, trasformati in terreni agricoli o di allevamento, e questi animali, per trovare un habitat sicuro dove vivere e riprodursi sono stati costretti ad aree sempre più ristrette. Il gorilla di montagna (gorilla beringei beringei) è una sottospecie del gorilla di pianura dell’Africa orientale, e sopravvive sulla Terra in due luoghi solamente: la catena di vulcani Virunga, sul triplice confine tra Ruanda, Uganda e la Repubblica Democratica del Congo, e all’interno del parco nazionale di Bwindi in Uganda (Bwindi impenetrable forest). Questi luoghi ospitano due gruppi isolati di gorilla di montagna: poco più di 600 gorilla Virunga e altri 400 esemplari nel Bwindi. Oggi, infatti, insieme contano circa mille gorilla. Per questo, per anni, sono stati categorizzati dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), come specie a rischio critico di estinzione.

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