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Aggiornato: 1 ora 51 min fa

2070: quando su Facebook i morti supereranno i vivi

Lun, 05/06/2019 - 16:00

La data: 2070. Quell’anno i vivi su Facebook diventeranno una minoranza. Il profilo delle persone decedute, con i loro commenti, le foto, i video, saranno più numerosi di quelli che ancora camminano sulla Terra. Ecco la previsione dell’Oxford Internet Institute (Oii), parte dell’Università di Oxford. Partendo dai dati anagrafici dei profili del 2018, almeno 1,4 miliardi di utenti moriranno con buona probabilità entro il 2100. E in questo scenario, i morti potrebbero superare il numero dei vivi fra 50 anni. Se il più grande social network al mondo continua ad espandersi ai tassi attuali, il numero di profili di persone decedute potrebbe raggiungere i 4,9 miliardi prima della fine del secolo.

“Numeri che portano a chidersi chi avrà diritto di accesso a tutti questi dati e come dovrebbero essere gestiti nell’interesse delle famiglie e degli amici del defunto. Ma anche su come e a chi si consentirà l’uso per fini di ricerca storica”, spiega nella ricerca Carl Öhman, coautore dello studio intitolato Are the dead taking over Facebook? A Big Data approach to the future of death online. Non si tratta quindi solo di commemorazione e diritto dei famigliari, ma anche accesso ai profili di chi non c’è più per fini accademici. Il ché presenta qualche problema, almeno allo stato attuale, considerando che le normative in merito cambiano di Paese in Paese e che Facebook non brilla per trasparenza.

“Mai prima d’ora nella storia è stato riunito un così vasto archivio di comportamenti e cultura umana in un unico luogo”, sottolinea David Watson, l’altro ricercatore dell’Oii. “Il controllo di questo archivio sarà, in un certo senso, il controllo della nostra storia. È quindi importante garantire che l’accesso a questi dati non sia limitato a una singola impresa a fini di lucro. È anche importante assicurarsi che le generazioni future possano utilizzare la nostra eredità digitale per comprendere la loro storia”.

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Da un buco nero getti di materia in tutte le direzioni

Lun, 05/06/2019 - 15:00

Oscilla come una trottola a 8.000 anni luce dalla Terra. E’ un buco nero ‘esuberante’: emette getti di materia in piu’ direzioni, quasi alla velocita’ della luce e con regolarita’. Come un orologio cosmico. Le variazioni nel tempo di questi getti sono state osservate per la prima volta dal gruppo del Centro internazionale per la ricerca in radioastronomia (Icrar), coordinato da James Miller-Jones, dell’Universita’ australiana Curtin. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature, apre la strada alla comprensione dell’evoluzione dei buchi neri. Fra gli autori della ricerca l’italianoTomaso Belloni, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Brera. 

I ricercatori hanno studiato il sistema binario V404 Cygni, formato da una stella in orbita intorno a un buco nero. Le osservazioni sono state fatte dal Very Long Baseline Array (Vlba), una rete di 10 antenne negli Usa che si comporta come un unico grande radiotelescopio.
“E’ la prima volta che vediamo un getto di materia di un buco nero cambiare direzione in poche ore”, ha detto all’ANSA Belloni. “E’ un sistema brillante con una massa 12 volte il Sole, individuato nel 1989. Dopo un periodo dormiente – ha aggiunto – nel 2015 e’ tornato a brillare emettendo lampi di luce improvvisi e intensi, probabilmente perche’ ha ripreso a divorare la stella compagna. In questo modo e’ stato possibile studiarlo, e capire che ha oscillazioni regolari come un orologio. Dovute – ha rilevato – allo spazio-tempo che viene trascinato attorno al buco nero, come previsto dalla teoria della relativita’ generale. Mentre cio’ accade, la parte interna del disco di accrescimento formato dalla materia che cade nel buco nero oscilla come una trottola”.

Secondo Belloni queste osservazioni potranno “aiutare a capire i principi fisici che, poco prima di raggiungere il punto di non ritorno dato dal cosiddetto orizzonte degli eventi, permettono alla materia di sfuggire al buco nero sotto forma di getti proiettati nel cosmo quasi alla velocita’ della luce. Informazioni preziose – ha concluso – per capire come funzionano i buchi neri”.

FONTE: ANSA.IT

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Il Sole24Ore fa diventare primo della classe chi conosce i parenti del preside

Lun, 05/06/2019 - 15:00

Certo, è un quotidiano che ultimamente ha attraversato (e sta vivendo) momenti difficili ma che, da sempre, è formalmente sostenitore di un giornalismo libero e della libertà d’espressione non influenzabile da soggetti terzi.

Eppure c’è qualcosa che non torna, un caso che va sceverato per arrivare a una comprensione certa.

In uno degli ultimi articoli del famoso quotidiano, il più diffuso nel proprio settore e il quinto assoluto in Italia, potete leggere “Quale scuola manageriale sta guidando le banche italiane?”.

Un tema interessante che molto ci dice sul management attuale del sistema bancario italiano.

A conti fatti ne esce che in futuro ai vertici potremmo trovare una generazione di manager che arriverà dal Fin-Tech (e non potremmo non essere d’accordo), ma, al momento quegli stessi vertici sono dominati dalle scuole Intesa e Unicredit, dagli uomini che si sono fatti le ossa in quegli istituti.

Intesa e Unicredit dominus, che hanno raccolto l’eredità lasciata dagli ex-Mc Kinsey Passera e Profumo.

E, c’è di più, se Unicredit nello scorso decennio sembrava prevalere sulla sua rivale, ad oggi, Intesa si dimostra avanti, basta leggere i nomi alla guida delle top banks italiane.
Si può addirittura parlare di una intesizzazione dei vertici del sistema bancario, ma, attenzione, Unicredit non è lontana (vi avevo parlato di un’unicreditizzazione), la sfida è destinata a continuare.

Per chi non ha mai abitato quel sistema potrebbe sembrare che tutto fili liscio, ma non è proprio così, c’è qualche ostacolo.
Sembra che passano per eroi del sistema quelli che il sistema hanno contribuito ad affossarlo.

E, allora, viene lecito domandarsi “Siamo di fronte ad un endorsement, quasi al limite del pubblicitario, il che sarebbe davvero grave visto i protagonisti e la compartecipazione nel consolidamento di una lobby, oppure si vuole semplicemente instaurare un dubbio?”.

Conviene sperare nella seconda alternativa fiduciosi in un’informazione che stimoli le persone a riflettere e che porti a quei cambiamenti raggiungibili solo attraverso una formazione differente.

Dico questo perché se lasciamo da parte Intesa e ci focalizziamo su Unicredit, possiamo notare che dove c’è una banca fallita o prossima al default, arriva una manager ex Unicredit, quelli fatti dimissionare da Mustier, coloro che nel 2016 avevano portato il titolo della banca ai minimi di 1,7 euro rispetto ai 43 del 2007. Tutto ciò non renderebbe affatto la scuola di Gae Aulenti un esempio da decantare.
Affatto, perché quei manager tutti ex-Unicredit, e possiamo fare i nomi di Roberto Nicastro, Roberto Bertola, Felice Delle Femmine, Gabriele Piccini, Paolo Fiorentino, Andrea Soro, Marina Natale, li troviamo coinvolti rispettivamente in Etruria-Chieti-Ferrara-Marche, Etruria, CariChieti-Banca Popolare di Torre del Greco (crac Deiulemar), Banca Popolare di Vincenza, Carige, Sga.

Ripeto, tutte banche già fallite o vicine al default, questo non lascia qualche dubbio come il fatto che questi manager cadano sempre in piedi?

Lascia perplessi il fatto che gli scandali e i crac non portano ad allontanamenti o ad una critica forte, nessuno li tocca, anzi. E in più, nonostante tutto nessuno premia il merito e nessuno lo menziona.

Perché i vertici si intesizzano e unicreditizzano senza mai prendere in considerazione dei manager semplicemente efficienti, magari che vengono da piccole banche ma che ottengono ottimi risultati?

Di come e quanto premiare il merito ci riempie la bocca ma l’eccellenza non è mai premiata, l’eccellenza è data a chi spetta per status. Chi è bravo non può dimostrarlo, perché le posizioni sono assegnate dai pluridecorati che assegnano le poltrone dalle cabine di pilotaggio delle segrete stanze.

La meritocrazia non è uguali opportunità per tutti, non siamo utopistici, ma almeno buone opportunità per milioni, dare opportunità a chi non ne avrebbe invece che accentuare lo scarto, suggellandolo in una competizione che toglie qualsiasi disputa. Chi vince viene premiato, chi perde soccombe, legittimando eticamente la disuguaglianza.

L’ipocrisia del potere vede prevalere uno status quo gattopardesco, lo vede trionfare e osannare, a danno dell’efficienza dello stesso sistema che controllano e degli individui.

All’informazione il compito di rinnovare il dubbio.

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Trieste, la prima agenzia funebre per animali

Lun, 05/06/2019 - 12:00

L’ultimo saluto ora lo si fa anche per l’amico a quattro zampe. A Trieste da ieri è nato “Ponte dell’Arcobaleno” il servizio di onoranze funebri per animali domestici. Nessun cane, gatto, serpente o criceto sarà dimenticato ma potrà essere ricordato per sempre. Ad avere questa idea è Lorenzo Cerbone, un imprenditore edile che da qualche anno ha preso in gestione l’ex municipalizzata Onoranze e Trasporti Funebri. “Io e i miei collaboratori – spiega Cerbone – siamo appassionati di animali. Abbiamo tutti un cane o un gatto e abbiamo pensato che non potevamo non occuparci di loro anche nel momento più triste. Chiamare un’agenzia funebre per un essere umano è obbligatorio ma per un animale è un atto di volontà che nasce da un amore incondizionato per l’animale al punto da volerlo ricordare ogni giorno grazie ad un’urna”.

Un ramo d’impresa che nasce anche da un’indagine di mercato: a Trieste emerge che una famiglia su quattro ha un cane. L’anagrafe canina conta oltre 20mila iscrizioni. Un vero e proprio business che ad oggi non ha alcun concorrente. Nella pratica l’agenzia “Ponte dell’Arcobaleno” è aperta 365 giorni l’anno 24 ore su 24 ed è dotata di un numero verde gratuito. Dal momento in cui il cliente chiama per il proprio animale scatta un servizio puntuale e professionale. L’agenzia si reca a “casa” del defunto a quattro zampe e se non è già presente uno di famiglia chiama un veterinario che certifica la morte dell’animale. Il passaggio successivo è il trasporto che viene effettuato con un mezzo certificato dall’Asl. Il “povero” gatto o cane viene portato al forno crematorio di San Giorgio di Nogaro, dove è possibile fare la cremazione per animali.

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Napoli in piazza con Noemi e contro la Camorra

Lun, 05/06/2019 - 10:57

Una manifestazione nata con l’intento di protestare contro una Camorra che agisce sempre più indisturbata in tutto il capoluogo campano e che, pur di raggiungere un obiettivo, che sia anche un agguato ad un pregiudicato, non guarda in faccia a nessuno, tantomeno ad una bimba di 4 anni che passeggia per strada mano nella mano alla nonna. La manifestazione di oggi, intitolata DisarmiAmo Napoli è nata proprio per questo, per lottare contro un male che affligge una città dal patrimoni storico e culturale immenso. Tantissime le persone presenti oggi in piazza Nazionale per mostrare il desiderio di riprendersi la città.

Tra i presenti anche il figlio di un boss- In prima linea nella manifestazione c’era anche Antonio Piccirillo, figlio di Rosario Piccirillo camorrista, che si è detto stufo della situazione. “I nostri padri ci hanno reso la vita difficile, quasi impossibile. Sono stanco di sentirmi ‘figlio di’, io sono Antonio Piccirillo e voglio una vita sana per i miei figli con dei valori veri e autentici” ha raccontato, e poi ha lanciato il suo messaggio, chiedendo a quelli come lui di non nascondersi anche se “la natura ci impone di voler bene ai nostri padri, ma i nostri genitori non servono a niente. Chi fa soffrire la propria famiglia non può essere reputato un buon genitore”. [Fonte – THESOCIALPOST.IT]

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Il discorso di Antonio Piccirillo, il figlio del boss, alla manifestazione “DisarmiAmo Napoli”

Fonte: IL VAPORETTO

Chi è Antonio Piccirillo, il figlio del boss che è sceso in strada per dire no alla Camorra. Antonio Piccirillo è il figlio di un boss della camorra, Rosario Piccirillo, detto o’Biondo e capo del clan Piccirillo, attivo a Napoli, in particolare nella zona di Chiaia e San Ferdinando. Domenica 5 maggio Antonio Piccirillo ha partecipato al corteo contro la camorra e la violenza organizzato a Napoli dopo la sparatoria dei due giorni prima in cui è rimasta gravemente ferita una bambina di 5 anni, Noemi. “Sono Antonio Piccirillo, figlio di Rosario Piccirillo, che purtroppo ha fatto delle scelte sbagliate nella vita: è un camorrista, almeno così hanno detto i giudici, i giornali le istituzioni”, ha detto.

“Voglio lanciare un messaggio a noi, figli di queste persone: amate sempre i vostri padri, ma dissociatevi assolutamente dai loro stili di vita, perché sono stili di vita che non pagano”.

“Se noi figli non faremo dei passi in avanti nel positivo rimarremo fossilizzati in questa cultura priva di etica e che non paga”, ha proseguito Piccirillo. “C’è gente che pensa che la Camorra 50 anni fa era meglio di oggi: ha sempre fatto schifo, è sempre stata ignobile”. Continua a leggere…[Fonte: TPI.IT –  Enrico Mingori]

Napoli, ecco come hanno colpito la piccola Noemi: il killer ripreso dalle telecamere. Napolisotto choc dopo l’agguato nel quale è stata coinvolta una bambina di appena 3 anni. Mentre tutta la città si stringe intorno al dolore della famiglia di Noemi, intanto le indagini proseguono e spunta un video che riprenderebbe l’autore della sparatoria. Dai frame dei video delle telecamere di sorveglianza si nota un uomo alto, robusto, con una giacca nera con cappuccio che si muove con fare impacciato. Quell’uomo ha fatto fuoco contro Salvatore Nurcaro, il 31enne che lotta contro la morte dopo essere stato raggiunto da colpi al torace e alla gola mentre era al bar Elite, sito in piazza Nazionale. Il killer ha agito da solo: è sceso dallo scooter con il quale era arrivato, si è avvicinato a Salvatore Nurcaro ed ha iniziato a fare fuoco. Continua e leggere… [Fonte: LEGGO.IT – Alessia Strinati]

Fonte immagine copertina Napoli Repubblica

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Scoperto un nuovo metodo che può far morire il cancro di fame

Lun, 05/06/2019 - 09:16

UNA dieta che riesce a tenere sotto controllo la glicemia, associata ai farmaci, può favorire un meccanismo biomolecolare che può “far morire di fame” le cellule tumorali. A scoprirlo un gruppo di ricercatori coordinati da Saverio Minucci, direttore del Programma nuovi farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia e professore Ordinario di Patologia generale dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il gruppo di Marco Foiani, Direttore Scientifico dell’IFOM e Professore Ordinario di Biologia Molecolare dell’Università degli Studi di Milano.

I risultati della ricerca, sostenuta da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, appaiono oggi sulla prestigiosa rivista scientifica Cancer Cell. Si tratta di una nuova strategia per combattere il cancro attaccando il suo metabolismo alterato. I ricercatori hanno scoperto che una dieta che porti a un abbassamento della glicemia, associata alla somministrazione di metformina, innesca una reazione a catena che, coinvolgendo la proteina PP2A, porta alla morte delle cellule tumorali. La metformina è un farmaco ben noto e ampiamente utilizzato contro il diabete di tipo II.

A breve altri studi clinici

Nello studio sono stati già coinvolti altri centri che avvieranno a breve studi clinici. Nella sperimentazione clinica dovrà essere confermata la tollerabilità della combinazione e inoltre in via preliminare si dovrà valutare l’efficacia della combinazione di una dieta ipoglicemica e metformina per fermare la progressione del tumore, in aggiunta a terapie già in uso come la chemioterapia. Studi precedenti hanno già dimostrato che i pazienti in terapia chemioterapica tollerano bene sia la riduzione glicemica, sia l’assunzione di metformina.

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Tesla prova a rilanciare il fotovoltaico tagliando i prezzi del 38%

Lun, 05/06/2019 - 07:00

Tesla taglierà i costi di vendita di moduli fotovoltaici e altre attrezzature solari del 38% rispetto alla media degli altri operatori nel mercato USA secondo un’anticipazione riportata dal NY Times. L’abbattimento dei costi dovrebbe provenire dalla razionalizzazione del processo d’installazione e vendita: agli utenti verrà chiesto di ordinare online i pannelli interagendo nella fase di progettazione con gli esperti di Tesla.

Secondo il direttore del comparto fotovoltaico di Tesla, Sanjay Shah, il ritardo nel settore dell’azienda fondata da Elon Musk riguarda l’eccessiva complessità di vendita dei prodotti: per ovviare a queste difficoltà, Shah ha annunciato che Tesla offrirà sistemi per l’incremento massimo di 4 kW (ovvero 12 moduli) e chiederà agli utenti di inviare immagini relative agli impianti elettrici domestici (contatori, scatole di interruttori e altre apparecchiature) così da evitare i sopralluoghi degli esperti Tesla.

La nuova strategia dovrebbe portare gli utenti a pagare tra 1,75 e 1,99 dollari per watt, a seconda del luogo d’abitazione, molto meno rispetto ai 2,85 dollari per watt (cui aggiungere 1 dollaro per autorizzazioni e sopralluoghi) spesi in media dagli utenti che installano moduli fotovoltaici secondo la Solar Energy Industries Association.

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Jacopo Fo interpreta Dante della Garbatella infurentito

Dom, 05/05/2019 - 19:00

Il secondo sfogo di Dante er più infurentito!

Pubblicato da Jacopo Fo su Giovedì 2 maggio 2019

Il secondo sfogo di Dante er più infurentito!

Jacopo Fo interpreta un nuovo personaggio creato da lui, Dante della Garbatella infurentito, un uomo apparentemente ruvido e ignorante che però spesso dice cose che molti pensano.

Guarda anche Jacopo Fo interpreta Dante della Garbatella infurentito – Parte Prima

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Almeno 700 mila senzatetto in Europa

Dom, 05/05/2019 - 16:00

Il 2020 è alle porte ma l’obiettivo che l’Europa si era posta circa la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale sembra definitivamente irraggiungibile. A fine novembre in occasione dell’apertura del tredicesimo Vertice del G20, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si congratulava con gli stati membri per i ben ventidue trimestri consecutivi di crescita economica. La Quarta panoramica sull’esclusione abitativa in Europa di Feantsa e Fondazione Abbé Pierre mostra invece un’altra faccia dell’Europa: quella di chi è rimasto indietro. Proprio nel 2018 abbiamo capito che qualsiasi sforzo sarà vano per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo posti per il 2020: solo il 2017 ha registrato una leggera diminuzione del numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale rispetto al 2008.


Almeno 700 mila senzatetto
Si stima (anche se è un numero da considerarsi solo come ordine di grandezza) che 700 mila persone nell’Unione Europea non abbiano una casa e siano costrette a dormire per strada o in rifugi di emergenza, il 70% in più di 10 anni fa.
Il rapporto mostra un lato buio e ancora poco discusso in sede politica dell’esclusione sociale. Basti pensare che i dati più recenti che riguardano l’Italia sono dati Istat aggiornati al 2014. Secondo la rilevazione di cinque anni fa, si contavano 50 mila persone in un solo mese che avevano hanno richiesto assistenza di base da uno dei 768 fornitori di servizi, il 6% in più rispetto al 2011. In Italia esiste dal 1985 la fio.PSD– Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora (che ha collaborato al rapporto) che lavora nell’ambito della grave emarginazione adulta e delle persone senza dimora, cercando anche di mapparla, ma rimane un’attività molto difficile, data la fluidità del fenomeno.


Povertà abitativa in crescita per i poveri
Nella categoria detta “Housing exclusion” che potremmo tradurre con “povertà abitativa” rientrano anche le persone che pur avendo una casa, vivono in situazioni di profondo disagio sociale, in case non riscaldate, non salubri, sovraffollate, perché non sono in grado di sostenere i costi di alloggio. Nel complesso le famiglie hanno speso per la casa mediamente il 24,2% della propria spesa totale, con un incremento di 1,5 punti rispetto al 2007. Tuttavia i costi legati all’abitazione sono in costante crescita in particolare per le famiglie povere. Nel 2017 il 10,4% della popolazione totale dell’Unione europea ha speso oltre il 40% del proprio reddito familiare per le spese abitative, percentuale che fra le famiglie povere sale al 38% (+0,8 punti rispetto al 2010) . La proporzione di famiglie non povere sovraccariche di costi per la casa nello stesso periodo è diminuita invece di 0,7 punti percentuali.

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10 centesimi per ogni bottiglia di plastica riciclata

Dom, 05/05/2019 - 14:00

Fare la raccolta differenziata da oggi conviene ancor di più. La novità arriva anche in Sardegna, dove si sta avviando la formula particolare per cui ogni bottiglia di plastica vale dieci centesimi. I buoni risparmio possono essere accumulati in un portafoglio virtuale accessibile con QR Code e spesi in una serie di esercizi commerciali, ma anche a teatro e nei ristoranti aderenti all’iniziativa.

In Italia in tutto ci sono 14 postazioni e a promuovere l’iniziativa è FareRaccolta, che permette di avere vantaggi economici ai cittadini in cambio di una corretta raccolta differenziata.

Le città che hanno scelto di adottare la formula vanno da Trento a Rimini, passando per Milano e San Benedetto del Tronto. 412.500 pezzi raccolti per un totale di oltre 12 tonnellate di Pet.

Ora la formula di FareRaccolta arriva anche a Guspini, poco più di 12mila abitanti nella provincia del Medio Campidano. Qui è nata la prima postazione in cui sarà possibile riciclare le bottiglie di plastica ricevendo indietro il bonus. L’obiettivo dell’iniziativa promossa da “FareRaccolta” è quello di aumentare così il conferimento intelligente dei rifiuti, garantendo anche un risparmio sulla gestione e promuovere l’abbattimento delle emissioni di Co2.

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Imprese e diritti umani, ancora un ossimoro

Dom, 05/05/2019 - 10:00

L’attività economica, soprattutto in un regime di economia di mercato, spesso va in conflitto con i diritti sociali e con la tutela ambientale. In alcuni casi impatta persino sui diritti umani, minacciando il diritto all’esistenza di intere comunità, soprattutto nel caso di grandi investimenti: attivisti minacciati o uccisi, spostamento forzato delle persone, inquinamento ambientale.

A livello istituzionale sono iniziati alcuni percorsi per provare ad affrontare e risolvere situazioni come queste. Ma se è evidente il punto di partenza, non è ancora chiaro quale sarà l’approdo. Ne abbiamo parlato con Marta Bordignon, presidente di Human Rights International Corner.

Rapporto sui Diritti Globali: Imprese, diritti umani, responsabilità sociale delle imprese: ormai da molti anni si sta ragionando di sostenibilità anche per ciò che riguarda le aziende. Che convergenze e divergenze ci sono tra questi concetti così collegati?

Marta Bordignon: Il tema imprese e diritti umani, così come quello della responsabilità sociale, pur avendo diversi aspetti in comune sono nati e si sono sviluppati a partire da esigenze e concetti diversi. La responsabilità sociale d’impresa, infatti, nasce intorno agli anni Sessanta del XX secolo e si sviluppa a partire dal concetto, basato sulla totale volontarietà, che le imprese debbano occuparsi dell’impatto ambientale e sociale della loro attività. Imprese e diritti umani, invece, è una tematica emersa all’interno della Comunità Internazionale già da alcuni decenni, ma ha ricevuto una particolare attenzione solo dal 2011, anno in cui il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha adottato i Principi Guida sul tema (UN Guiding Principles on Business and Human Rights). Anche se entrambi questi concetti si fondano sulla totale volontarietà da parte di tutti gli stakeholdercoinvolti, e in particolar modo delle imprese, di proteggere e rispettare i diritti umani dal possibile impatto negativo dell’attività dei privati, negli ultimi anni si è assistito sicuramente a un’evoluzione in senso più vincolante, anche grazie alla sempre maggiore attenzione da parte dei governi e di alcune organizzazioni internazionali sul tema della sostenibilità, dell’ambiente, e più in generale dei diritti umani.

RDG: Esistono diversi processi internazionali che focalizzano l’impatto ambientale e sociale delle pratiche di impresa? Quali sono e come si stanno sviluppando?

MB: A livello di fonti giuridiche, oltre ai già citati Principi Guida delle Nazioni Unite, esistono altri strumenti legislativi, seppur non vincolanti, a livello internazionale che sono ormai considerati come parte integrante delle fonti internazionali del sistema Imprese e Diritti Umani. Tra questi possiamo ricordare: il Global Compact delle Nazioni Unite – voluto nel 1999 dall’allora Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan; le Linee Guida per le Imprese Multinazionali dell’OCSE – aggiornate con l’inserimento di un capitolo specifico sui diritti umani proprio nel 2011; alcune tra le convenzioni più rilevanti dell’ILO – le otto cosiddette Core Conventions; infine, alcuni standard internazionali, come la ISO 26000 che fornisce linee guida proprio sulla Responsabilità Sociale d’Impresa.

In merito, invece, a processi internazionali in atto, nel 2014 l’Ecuador, con il supporto del Sud Africa e di altri Stati emergenti, ha proposto l’apertura dei negoziati di un trattato internazionale in materia di imprese e diritti umani, sempre in ambito Nazioni Unite. Attualmente, è disponibile una prima bozza redatta dal governo ecuadoriano e che verrà discussa nella quarta sessione plenaria del gruppo di lavoro intergovernativo (Open-ended Interngovernmental Working Group, IGWG) che si riunisce ormai da quattro anni ogni ottobre a Ginevra.

Ovviamente, le critiche, soprattutto la parte dei Paesi occidentali dove hanno sede la maggior parte delle imprese multinazionali del mondo, non mancano, con particolare riferimento ad alcuni aspetti che dovranno necessariamente essere affrontati durante la negoziazione, quali ad esempio la dimensione extraterritoriale della responsabilità delle imprese, l’accesso alla giustizia per le vittime e le fonti dei diritti umani rilevanti.

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Risolvere il problema della povertà si può: date retta alle donne

Dom, 05/05/2019 - 07:33

Businnes Insider pubblica una lunga intervista a Melinda Gates con un titolo senz’altro accattivante: “Melinda Gates ha una soluzione sorprendentemente semplice al problema della povertà”.

Francamente non crediamo che sia poi così semplice, ma andiamo per ordine: il problema di base è la povertà, fonte e causa di tutti i problemi; e fin qui ci siamo, la soluzione? La parità di genere, dare più potere alle donne.

Melinda e Bill Gates hanno investito 45 miliardi di dollari nella loro fondazione, attiva nella ricerca medica, nella lotta all’AIDS e alla malaria, nel miglioramento delle condizioni di vita nel terzo mondo e nell’educazione. Oggi è la più grande fondazione del mondo, anche se rispetto alle sue modalità di intervento si alzano alcune voci critiche come viene rilevato in questo articolo di Repubblica.

Rimane comunque il fatto che  non possiamo liquidare le frasi della signora Gates come ovvietà, vale la pena di approfondire.

Nell’intervista Melinda Gates racconta di come ha impostato la sua quotidianità e di come ha “esportato” la vita della sua famiglia come modello per il mondo.

Lo so cosa state pensando: vuoi mettere la vita dei Gates – Bill è tra i dieci uomini più ricchi del mondo – con quella di una famiglia sudafricana? C’è da farsi venire uno sclero mondiale solo a pensare al confronto. Giusto, all’inizio l’ho pensato anche io.

Proviamo però a fare un esercizio di comprensione evitando la pratica ormai troppo in uso di NON leggere gli articoli fino in fondo.

Melinda ha capito una cosa secondo me fondamentale: il micro può diventare macro. O meglio: le dinamiche di una famiglia consapevole delle proprie responsabilità nei confronti del mondo e della progenie sono paragonabili alle dinamiche mondiali.

I Gates hanno tre figli, e anche nella famiglia più ricca del mondo il problema del lavoro “non retribuito” della madre e moglie rispetto al marito e ai figli si è imposto.

E lei se ne è accorta un bel giorno quando ha realizzato che dopo cena lei restava a sistemare la cucina da sola, i figli e il marito, pur aiutandola a lavare i piatti, se ne andavano dalla stanza circa 15 minuti prima di lei, che si fermava a sistemare le ultime cose.

Dopo un po’ questa cosa le è stata stretta, la faceva infuriare: perché tutti andavano nelle loro stanze lasciandola a finire di sistemare? Una bella sera si rivolge a tutti e dichiara: «Ok, da stasera nessuno esce dalla cucina se non esco anche io». Risolto il problema.

Poi rimane il mistero di come mai i Gates non abbiano stuoli di domestici che sistemano la cucina al posto loro, d’altra parte è molto educativo insegnare ai figli che i piatti non si trovano puliti per magia dell’elfo domestico Dobby.   

Un altro episodio è ancora più significativo: i Gates decidono di mandare i figli in una scuola non proprio vicino a casa e  bisogna accompagnarli:

«Quando la nostra figlia maggiore, Jenn, stava iniziando l’asilo, entrambi concordavamo sulla scuola che pensavamo dovesse frequentare a lungo termine. Era un bel viaggio per arrivarci, lontano da casa nostra. E sostenevo che ci avrebbero aspettato troppi anni di guida per accompagnarla. Che forse dovevamo almeno aspettare e metterla in quella scuola quando era un po’ più grande.
Bill era davvero irremovibile e pensava che avrebbe dovuto iniziare subito. E mi disse: ‘La accompagnerò io’.
E gli dissi: ‘Guiderai?’ Significava partire dalla nostra casa, andare dove era la sua scuola, e poi tornare indietro a casa nostra e arrivare a Microsoft. Quindi un pendolarismo abbastanza intenso. Iniziò a farlo due volte a settimana.
Alcune settimane dopo l’inizio dell’anno scolastico, alcune altre mamme si avvicinarono a me e mi dissero: ‘Ehi, hai visto cosa sta cambiando in classe?’
E dissi: ‘Vedo altri papà che lasciano i bambini’.
E loro: ‘Sì, siamo andate a casa e abbiamo detto ai nostri mariti: Se Bill Gates, che è il Ceo di Microsoft, può accompagnare sua figlia a scuola, anche tu puoi!»

Eccola qui: la filosofia Shangai, come la chiama Jacopo Fo: piccoli passi che cambiano il modo di stare al mondo, di pensare. Come nel gioco dei bastoncini: spostare un legnetto alla volta fino a che non si tolgono tutti. Senza grandi proclami, piccole azioni che rivoluzionano il modo di pensare.

E la dimostrazione che dare più potere alle donne funziona ce lo ha dimostrato Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace 2006, nel suo libro “Il Banchiere dei poveri”.

Scrive Vincenzo Imperatore su People For Planet: «La sua Grameen Bank ha dato dignità e speranza a milioni di poveri oltre che uno schiaffo morale alla Banca mondiale. Yunus […] ha istituzionalizzato i piccoli prestiti che hanno consentito, come dice la motivazione del premio Nobel, “di creare sviluppo economico e sociale dal basso”.»

Come racconta Cristina Nadotti su la Repubblica, «Yunus e i suoi collaboratori hanno cominciato battendo a piedi centinaia di villaggi del poverissimo Bangladesh, concedendo in prestito pochi dollari alle comunità, somme minime che servivano per avviare progetti imprenditoriali. Un’azione che ha avviato anche un circolo virtuoso, con ricadute sull’emancipazione femminile, poiché Yunus ha fatto leva sulle donne per creare cooperative e promuovere il coinvolgimento di ampi strati della popolazione».
La Grameen Bank oggi ha oltre 1.084 filiali e ci lavorano 12.500 persone. I clienti in 37 mila villaggi sono 2 milioni e 100 mila, per il 94% donne.
Il sistema non è in perdita: il 98% dei prestiti viene restituito. E allora vuol dire che funziona.

Funziona sì: i poveri i debiti li pagano, e non in 80 anni.

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Una caloria non è sempre una caloria

Sab, 05/04/2019 - 18:00

Quando Peter Wilson incominciò a scrivere per l’Economist il suo articolo dedicato alle calorie, non sapeva che alla fine si sarebbe ritrovato a pesare 13 kg di meno. Non so se si è trattato di un lavoro stressante ma sicuramente è il tema che ha trattato ad averlo reso più consapevole e a portarlo a modificare le sue abitudini alimentari. L’argomento del suo pezzo era su quell’unità di misura che in tanti teniamo bene in considerazione, soprattutto se facciamo parte della grande categoria di persone che non sono perfettamente in linea e che avrebbero bisogno di perdere qualche chilo, pressati da problemi di salute o semplicemente dalla più classica delle motivazioni: la fatidica prova costume che si avvicina a grandi passi.

Abbiamo tutti un amico che mangia tanto e non ingrassa…

Partiamo da un dogma, quello che dice: “Una caloria è una caloria”. In effetti, bruciando in un calorimetro la stessa quantità di carboidrati o di proteine si ottiene sempre quello stesso valore di 4 calorie per grammo, ma l’organismo umano è qualcosa di molto più complesso. Lo sappiamo per esperienza: abbiamo tutti un amico che mangia tantissimo e non ingrassa di un etto. Le differenze vanno dal patrimonio genetico al metabolismo, il tipo di microbiota che vive nell’intestino, e anche quanto l’intestino è lungo (più è lungo e meglio assimila). E poi ci sono l’età, lo stile di vita, il livello di stress… insomma, per tantissimi motivi la caloria resta una per qualcuno e si riduce per altri.

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Una rivoluzione ci salverà

Sab, 05/04/2019 - 16:00

Non è “l’inerzia” dei governi il nostro principale nemico per i cambiamenti climatici, ma il fatto che sia loro che noi continuiamo a bombardare il pianeta con ciò che provoca la catastrofe. Alcuni passi per cambiare strada subito.

Nella ricorrenza, troppo spesso puramente formale, della Giornata della Terra, possiamo considerare un grosso passo avanti il fatto che il movimento ormai mondiale Friday for future, cresciuto intorno alle comparse mediatiche di Greta Thunberg, insieme al più recente Extinction Rebellion, hanno posto all’ordine del giorno del pubblico – in gran parte tenuto all’oscuro da media, politici e accademia della gravità e dell’urgenza del problema, soprattutto in Italia – il tema dei cambiamenti climatici, ormai prossimi a una deriva irreversibile e catastrofica per la vita umana sul nostro pianeta. Una specie di “lettera scarlatta” del nostro tempo che, come quella del racconto di Poe, non riusciamo a vedere proprio perché ce l’abbiamo davanti a noi.

Non c’è più tempo”: mancano pochi anni al punto di non ritorno: dodici per gli scienziati dell’IPCC, solo cinque per James Anderson che analizza l’evoluzione dei ghiacci sulla Terra. L’umanità tutta, i suoi governi, il suo establishment, i suoi membri arrivano completamente impreparati a questa scadenza, nota da decenni. Non è “l’inerzia” dei governi il nostro principale nemico, bensì il fatto che sia loro che noi continuiamo a bombardare il pianeta con tutte le cose che ci stanno portando alla catastrofe. Invece dovremmo tutti considerarci in guerra: non “contro il clima”, ma contro le cose che facciamo o subiamo tutti i giorni. Ma per andare in guerra occorre riconvertire in tempi rapidi sia la produzione che il nostro stile di vita, dotandoci da subito delle armi necessarie a combatterla e vincerla. Lo avevano fatto in tempi strettissimi tutte le potenze impegnate nella Seconda guerra mondiale. Lo si può e deve fare anche adesso, con una mobilitazione generale.

In mezzo a tante cose giuste Greta fa un errore, più volte ripreso dai suoi giovani seguaci: “I politici sanno che cosa bisogna fare, ma non lo fanno”. Non è vero; i politici non sanno assolutamente che cosa fare, non ci hanno mai veramente pensato (pensano ad altro, al PIL, alla crescita, alle grandi opere e ai grandi eventi, al loro elettorato, alle tangenti) perché i problemi da affrontare sono troppo grandi per loro; per questo preferiscono nascondere la testa sotto la sabbia.

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Fonte immagine copertina Diritti Globali

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Quello che mangi non è un salmone

Sab, 05/04/2019 - 14:00

Viaggio nel cuore degli allevamenti di salmone del nord Europa, dove la carne viene colorata, il maltrattamento animale è regola e gli ecosistemi a rischio. Primo fra tutti, quello del salmone selvaggio, sempre più a rischio estinzione.

Vestfirðir, Islanda. «Il salmone che mangi, in realtà, non è arancione».Sorride sotto la barba, Mikael Frödin, mentre lo guardi con la faccia di chi ha appena scoperto che Babbo Natale non esiste. Condividiamo il sedile posteriore di un minivan che sobbalza lungo una strada di asfalto nero tra la neve e il mare. Siamo nella regione del Vestfirðir islandese, all’estremità nord occidentale dell’Islanda, tra l’indice e il medio della mano di terra che sembra allungarsi verso la Groenlandia, quasi a volerla toccare. «Qui a volte arrivano gli orsi polari a nuoto – aveva raccontato poco prima Fridleifur Gudmundsson detto Frid, professione avvocato e attivista, che è seduto sul sedile anteriore -. Ce li ritroviamo esausti e traumatizzati sulla riva e li riportiamo indietro».

Ci troviamo in Islanda, nel Vestfirðir, sul minivan, perché Patagonia, azienda americana produttrice di abbigliamento tecnico, l’archetipo delle benefit corporation, imprese che mettono il loro impatto sociale e ambientale accanto ai profitti , ha prodotto un documentario chiamato Artifishal, sull’allevamento intensivo dei salmoni e sulla scomparsa del pesce selvaggio dalle acque del pianeta. Contestualmente, è stata lanciata anche una petizione che chiede ai governi e ai membri del parlamento di Islanda, Scozia, Irlanda e Norvegia di fermare la devastazione della fauna ittica selvaggia e degli ecosistemi in cui vive causata dagli allevamenti in mare aperto dei salmoni e di impedire la concessione di ogni nuova licenza d’allevamento. Primo firmatario di questa petizione è il North Atlantic Salmon Fund Iceland di cui Frid è portavoce perché proprio l’Islanda, in queste settimane, sta votando per liberalizzare le licenze all’allevamento intensivo di salmoni in mare aperto. E non è un caso che la première assoluta del film abbia luogo proprio in Islanda.

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Quanta acqua deve bere mio figlio?

Sab, 05/04/2019 - 10:38

Qual è la quantità di acqua che deve bere un bambino al giorno? Ce lo saremo chiesto tutti almeno una volta di fronte al netto rifiuto di nostro figlio di bere un sano bicchiere di “oro blu”. A rispondere ai nostri dubbi ci ha pensato ancora una volta l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che nel nuovo numero di  A scuola di salute’  ha messo a punto una guida alle diverse bevande disponibili e i consigli per assumere liquidi in modo corretto nelle varie fasi della crescita. Iniziamo dalle quantità: anche in questo caso i bambini non sono tutti uguali e la quantità di acqua varia a seconda della fascia di età.

La quantità di liquidi di cui si ha bisogno varia in relazione all’età, alle condizioni di salute, all’attività fisica e al regime alimentare. Si comincia a bere con il latte materno, alimento chefornisce i nutrienti necessari per una buona crescita e un normale sviluppo. E’ composto per circa l’87% di acqua e da una proporzioneben bilanciata di proteine, grassi e carboidrati. E’ facilmente digeribile e soddisfa tutti i fabbisogni alimentari del bambino nei primi 6 mesi di vita. In questo periodo è indicato come alimento esclusivo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalle più importanti società scientifiche per la nutrizione. Nel secondo semestre l’offerta di latte materno viene integrata con altri alimenti ed è raccomandata anche durante il secondo anno di vita ed oltre.

Quando la mamma non può allattare, nei primi 6 mesi di vita l’alternativa è il latte ‘di formula’ utilizzate tra i 6 mesi e il primo anno di vita, mentre il latte ‘di crescita’ è destinato ai bambini da 1 a 3 anni di età.

Solo dopo il primo anno di vita, così come indicato nelle linee guida del Ministero della Salute, i bambini possono cominciare ad assumere il latte vaccino che contiene i macronutrienti principali (proteine, grassi e carboidrati) in una giusta proporzione. Ai bambini è consigliata l’assunzione di latte intero, per un limite massimo di 400 ml al giorno, in modo da evitare un eccessivo apporto di proteine, associato all’insorgenza dell’obesità infantile. In caso di intolleranza al lattosio sono disponibili latti ‘ad alta digeribilità’, delattosato o ‘latte HD’, che ne consentono l’assunzione.

Gli esperti del Bambino Gesù propongono un viaggio tra i ‘latti alternativi’ e le bevande vegetali, invitando ad un consumo prudente. I ‘latti alternativi si ottengono dalla mungitura di diversi mammiferi (capra, cammello, cavallo, asino, cervo): il consiglio è di non proporli nel primo anno di vita né ai bambini sani né a quelli con particolari patologie (allergia alla proteine del latte vaccino, intolleranza al lattosio, problematiche gastrointestinali). Le bevande vegetali, invece,sono estratti a base acquosa di legumi, semi oleosi o cereali che simulano il latte materno e vaccino per aspetto e consistenza. 

Dal momento in cui il bambino comincia a mangiare cibi solidi, dovrà iniziare a bere anche acqua. Privilegiando quella di rubinetto, è possibile scegliere anche acque minerali imbottigliate alla sorgente senza trattamenti e caratterizzate dalla presenza di sali minerali che conferiscono particolari proprietà benefiche. La quantità di acqua da bere durante la giornata per ottenere un bilancio ottimale tra “entrate” e uscite”, dipende da molti fattori. Mediamente si va dagli 800 ml tra i 6 i 12 mesi ai 2 litri dell’età adulta

FONTE: ILSALVAGENTE.IT

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La moda che fa bene all’ambiente: eco-tessuti e tinte da scarti agricoli

Sab, 05/04/2019 - 10:00

Colorare vestiti e accessori utilizzando tinte 100% naturali realizzate con gli scarti agricoli. La moda che fa bene all’ambiente crea tessuti partendo dalle foglie del carciofo bianco, dalle tuniche delle cipolle ramate, dalle scorze del melograno fino ai ricci del castagno, passando dai residui di potatura del ciliegio e dell’ulivo. Il comparto green pieno di casi di eccellenza presentati nella sede della Cia è protagonista dell’iniziativa di Donne in Campo Cia-Agricoltori italiani e Ispra. E sono grandissime le potenzialità della filiera tessile ecologica, se si considera che la produzione mondiale di indumenti è destinata a crescere del 63% entro il 2030.

La metà degli italiani disposto a pagare il 25% in più per capi ecofriendly
E risulta che il 55% degli italiani è disposto a pagare di più fino al 25% per capi di abbigliamento ecofriendly. «In linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile – spiegano Donne in Campo di Cia e Ispra – bisogna costruire nuovi sistemi di produzione a minore impatto ambientale». Pochi lo sanno ma oggi la produzione di una maglietta richiede in media 2.700 litri d’acqua, genera elevate emissioni di CO2 e utilizza soprattutto fibre e coloranti di sintesi. Le tinture naturali collegate all’uso di fibre vegetali e animali, dalla lana alla seta, dal lino alla canapa, possono essere un valido aiuto ai problemi crescenti di dermatiti allergiche da contatto dovute ai coloranti sintetici. «Recuperando piante e scarti di coltivazione a uso tintorio – spiegano le organizzatrici – si contribuisce a riqualificare aree dismesse o degradate e a consolidare territori tutelando al contempo biodiversità e paesaggio».

Tavoli di filiera a sostegno della produzione certificata di fibre naturali
Con l’occasione Pina Terenzi, presidente nazionale Donne in Campo di Cia-Agricoltori Italiani ha chiesto «di avviare con il Mipaaft e i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, in collaborazione con l’Ispra, un percorso condiviso e partecipato per la costituzione di tavoli di filiera a sostegno della produzione certificata di fibre naturali per la produzione di agri-tessuti».

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Oriana Fallaci ha ragione? L’islam può conquistarci?

Sab, 05/04/2019 - 07:00

Oriana Fallaci era una famosa giornalista morta nel 2006.

Sconvolta dall’attacco alle Twin Tower dell’11 settembre 2001 aveva dedicato gli ultimi anni della sua vita scrivendo vari articoli e libri dove attaccava ferocemente l’Islam e scatenando un acceso dibattito. Famosa fu la risposta di Tiziano Terzani al suo libro La rabbia e l’orgoglio
Jacopo Fo all’epoca scrisse un istant book cercando di capire le motivazioni della “rabbia” di Oriana Fallaci e raccontando il suo punto di vista.
Ve lo riportiamo qui perché è ancora di strettissima attualità.

Oriana Fallaci ha ragione?

L’islam può conquistarci?

Si può fermare il terrorismo?

Possiamo esportare la democrazia?

Gli ultimi libri della Fallaci hanno venduto molto e hanno diffuso paura. Gli intellettuali di sinistra li hanno liquidati come l’ennesima opera razzista e guerrafondaia della giornalista.

Si è cercato di demolire il lavoro della Fallaci con quattro frasi fatte senza capire perché centinaia di migliaia di persone leggono i suoi libri e le diano ragione.

Ho letto il libro La rabbia e l’orgoglio e mi sono accorto che questa scrittrice ha una qualità che non trovo in moti giornalisti omologati presso gli uffici reclutamento della sinistra: è viva. È incazzata, è emozionata, è combattiva. Tutte qualità che cozzano con l’autoreplicarsi del pensiero unico. Lei non sta con Matrix, sta con i ribelli. Poi dice anche cose che non condivido assolutamente ma le afferma in un’ondata di vita, urlando contro tutti (destra, sinistra, intellettuali e popolo).  

Detto questo vorrei iniziare ad analizzare le tesi della signora Fallaci.
Innanzi tutto devo dire che condivido con lei molte cose, e capisco perché persone oneste e intelligenti concordino con quello che lei dice. Questo non vuol dire che condivida tutto. Ma quando leggo un libro non voglio che abbia le mie idee, voglio che contenga delle idee.
Tanto per iniziare la Fallaci dice una cosa di importanza assoluta per i destini dell’umanità: dice che viviamo un momento di crisi spaventosa dell’Occidente che tutti fanno finta di non vedere. Quello che sostiene la giornalista è che a furia di patteggiamenti e inciuci, la classe politica e l’autorità religiosa hanno annacquato la nostra morale, hanno lasciato che la nostra società fosse corrotta a livelli che quasi eguagliano quelli dei tempi del crollo dell’Impero Romano, almeno per quanto concerne l’alienazione dal senso della vita.  

Un altro punto delle tesi della Fallaci che condivido riguarda l’origine della corruzione politica e morale. Questo obbrobrio nasce da una cultura della violenza e della prevaricazione. Da sempre destra e sinistra si sono alleate quando c’era da mazziare i ribelli, i non conformisti, quelli che volevano cercare altre vie. Nel nostro sistema puoi essere di sinistra, di destra, apolitico ma non puoi cercare altre strade, uscire dalla dicotomia destra-sinistra.

E, attenzione, destra e sinistra, da sempre hanno usato mezzi simili: massacrava Stalin, massacrava Hitler.

Ognuno ha sempre visto i peccati degli avversari e ha sempre nascosto le porcherie che facevano i suoi alleati. La destra difendeva i torturatori greci e spagnoli o argentini, la sinistra difendeva i torturatori russi, cinesi o cubani.

Disonestà culturale. Questo è il primo nemico della Fallaci. E le va dato atto che ha avuto il coraggio di dirlo, di chiamarsi fuori dal grande sistema delle due parrocchie.

Oriana Fallaci racconta di essere stata “linciata moralmente” da entrambi gli schieramenti. Non ho difficoltà a crederle. Che cosa orribile. Si insulta una donna per le sue idee. E sappiamo benissimo di che razza di volgarità sono capaci tanti “compagni”.

Mi ricordo quando sul giornale Cuore, settimanale di resistenza umana, al primo posto tra i sogni del popolo della sinistra, si classificò “violentare Irene Pivetti” e la cosa sembrava spiritosa. Un po’ di persone, tra cui il sottoscritto, si incazzarono e fecero notare che l’ideologia della punizione sessuale di una donna per le sue idee non era una cosa molto civile e progressista. Tolsero la Pivetti dalla classifica. Ma non tolsero certo il fascismo dalle loro teste. È gente che ama il linguaggio violento, l’insulto…

Persone che non amano capire e discutere.

La Fallaci è stata attaccata in modo ingiurioso e becero, in modo incivile. Quindi, la prima cosa che mi sento di fare è di prendere le sue difese.

Secondariamente noto che il primo motivo per cui è stata massacrata è che se la prende con il potere, con la logica ottusa dei potenti. Ora è chiaro che questa gente “di potere” sta portando il mondo alla rovina e che se le persone di buona volontà non fanno nulla per fermarli ci troveremo veramente molto male in un futuro estremamente prossimo.

Il secondo bersaglio della Fallaci, dopo l’ottusità dei potenti, è l’islamizzazione del mondo. E anche su questo punto sono d’accordo: non voglio l’islamizzazione del mondo.  

Vivere in uno stato teocratico non è tra i miei obiettivi esistenziali. Non mi interessa se la teocrazia poi sia cattolica, buddista o islamica.  

Ha ragione la Fallaci quando resta inorridita da un certo atteggiamento di sostegno a gruppi musulmani da parte della sinistra. Non capisco proprio come si sia potuto difendere Arafat, notoriamente violento, a capo di un regime corrotto e autoritario che non rispetta i diritti umani di nessuno e che fa di tutto per mantenere in vita tradizioni millenarie di segregazione delle donne, eccetera. Con questo non voglio dar ragione a Israele che sta conducendo una politica muscolare e violenta contro il popolo palestinese, incapace di riconoscere i torti che questi hanno subito e di riconoscerne i diritti.  

Ma dovrebbe essere chiaro a tutti che se un popolo vuole liberarsi dal giogo di un dominatore deve per prima cosa liberare le proprie donne. Proprio la resistenza di molti atteggiamenti maschilisti è un’enorme palla al piede del popolo palestinese. Il non voler liberare le energie culturali e lavorative delle donne contribuisce all’incapacità di creare uno sviluppo economico e culturale abbastanza forte da divenire uno strumento di liberazione nazionale. Io credo, come la Fallaci, che sia stato orribile tollerare tanto a lungo (in Italia!) che alcune etnie musulmane potessero amputare la clitoride alle figlie femmine senza incappare in nessuna punizione e, per giunta, potendo disporre di medici della Asl che, gratuitamente, compivano questo abominio. E dobbiamo ringraziare Berlusconi se ha trasformato l’amputazione della clitoride in un reato e ha così vietato che le Asl infliggano a nostre spese questa mostruosità. La sinistra ha per anni promesso che sarebbe intervenuta contro questo orrore ma non lo ha mai fato. Berlusconi lo ha fatto. Il che non vuol dire che io sia un seguace di Berlusconi. Sono stato uno dei pochi scrittori italiani che ha scelto di abbandonare la Mondadori per non aver a che fare con i berluscones. Ed è stata una scelta pagata a caro prezzo. Quando fai un dispetto a uno come Berlusconi scopri quanto può essere potente l’ostracismo da tv, giornali, librerie e teatri, inflitto a chi rifiuta l’inciucio. Ho visto crollare in poche settimane gli inviti televisivi, gli ingaggi per gli spettacoli, le segnalazioni dei giornali, le vendite in libreria. Quindi ho cocenti motivi anche pecuniari per trovare Silvio profondamente antipatico. Ma questo non può convincermi a non dire che ha compiuto un gesto di civiltà mettendo fuori legge la clitoridectomia. L’inciviltà e la tracotanza degli avversari politici non possono essere giustificazione per l’abbandono dell’etica civile. Ed è etico congratularsi con gli avversari quando compiono azioni giuste. Sennò decidiamo che la politica è una sottospecie della tifoseria da stadio e che l’arbitro è sempre cornuto se fischia un rigore alla tua squadra.

E trovo assurdo che l’Italia non sia riuscita per anni ad arrestare o espellere definitivamente migliaia di extracomunitari che si erano macchiati di crimini nel nostro Paese. Trovo assurda la pretesa di alcune associazioni islamiche di dover rispettare in Europa non le leggi europee ma i costumi islamici.

Come laico, come libertario, come pacifista aborro alcuni precetti islamici che riguardano la possibilità di picchiare la moglie, di ripudiarla, di tenerla soggiogata. Aborro la guerra santa e la conversione degli infedeli. Aborro i regimi dittatoriali che dominano quasi tutti i popoli dell’Islam. Aborro la brutalità delle pene fisiche inflitte per legge, e l’uso generalizzato della tortura, la tolleranza verso lo stupro e ogni forma di violenza sulle donne…

Fino a qui tutto quello che dice la Fallaci è Vangelo per me. E il fatto che così poche persone abbiano avuto il coraggio e la forza di far sentire queste opinioni credo che spieghi (in parte) la sua rabbia e il suo successo.

Il pericolo islamico è la più grande minaccia?

Chiariti i punti sui quali sono d’accordo con Oriana Fallaci vorrei cercare di capire qual è il centro del suo modo di vedere il mondo e quindi del suo messaggio.

Non è complicato perché lo dice chiaramente: l’Occidente è minacciato da una subdola invasione islamica basata sul numero incredibile di figli che questi esagerati sfornano. L’arma islamica per eccellenza è quella demografica. Attraverso questa vogliono arrivare a creare l’Eurislam, colonizzarci, imporci la loro legge e il velo obbligatorio, anche alle svedesi. Perché, dice Oriana, l’Islam tende a imporre le sue leggi, nel momento in cui diventa egemone non tollera ragazze con l’ombelico scoperto, non tollera critica, non tollera diversità. Non è democratico. Noi tolleriamo che loro girino con il fazzoletto in testa… Prova ad andare a Teheran in minigonna… L’Islam non tollera comportamenti diversi nei non islamici, li considerano comunque crimini anche se non lo sono per chi li compie.

E in effetti non è equo che un islamico voglia venire qui e vestirsi col velo e quando io vado a casa sua non posso mettermi la minigonna perché sennò si offende… Non è un atteggiamento di parità reciproca…

La Fallaci cita addirittura dichiarazioni di intellettuali islamici che teorizzano questa colonizzazione… Oriana sostiene che il pericolo islamico e la disgregazione etica dell’Occidente possano portarci alla completa rovina economica e all’annientamento dei grandi valori di libertà e democrazia faticosamente conseguiti dopo secoli di sofferenze e traversie.  

Lei vede l’Occidente come una sorta di Impero Romano all’inizio del suo crollo. Si è esaurita la spinta propulsiva, culturale e spirituale, che ci ha fatti primeggiare nel mondo e ora stiamo cedendo il passo alle orde barbariche. E conclude il suo discorso scrivendo che solo uno scatto di dignità e volontà può salvare la nostra società.

Sono d’accordo che l’Occidente sia in gravissimo pericolo e che questo sia dovuto al crollo etico…  

Non sono invece d’accordo quando dice che il primo pericolo per l’Occidente è l’Islam. Sinceramente credo che anche se esistesse una possibilità di colonizzazione culturale ed economica, quella islamica avrebbe bisogno di una ventina d’anni per acquisire una forza tale da incidere profondamente sulla nostra cultura e sulle nostre istituzioni democratiche.

Trovo miope mettere la minaccia islamica al primo posto: corriamo rischi ben più gravi e immediati.

Se entro venti anni l’Occidente non troverà una dimensione culturale diversa saremo colpiti in modo drammatico da criminalità, inquinamento, malattie mentali, droghe legali e illegali, disastri climatici, guerre e terrorismo. Un tale disastro che l’Occidente opulento sarà solo un ricordo. Se non sapremo cambiare la musica tra 20 anni non ci sarà nessuna Europa da conquistare… 

Nè peraltro esisterà un Islam che possa conquistare qualche cosa…

Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito a una serie di disastri finanziari in un crescendo esponenziale.

Molte persone non si rendono conto del fatto che grazie alla crisi tutti siamo stati derubati dalla più grande rapina della storia: le banche di tutto il mondo si sono coalizzate con una casta di politici infami, i grandi media, e schiere di influenti economisti e analisti sono riuscite a realizzare qualche cosa che è talmente grande che stentiamo a farcene un’idea.

Reagan fu eletto negli anni ’80 con i soldi dei banchieri e iniziò un’opera di smantellamento dei sistemi di controllo sui prestiti bancari. Erano leggi varate dopo la crisi del 1929 per evitare nuovi disastri. I Bush e Clinton hanno continuato la sua opera. L’esempio Usa è stato seguito dalla maggioranza degli stati industrializzati. In Italia, grazie a Silvio, siamo arrivati a depenalizzare il reato di falso in bilancio. Immagina come ci hanno sguazzato le banche! Aggiungi che da noi la manipolazione del mercato finanziario (insider trading) è un reato tipo divieto di sosta e fatti un quadro di quel che è successo…

Il risultato di questa deregolamentazione selvaggia e bastarda è stato il fatto che le banche hanno prestato sempre più denaro agli amici degli amici e hanno alimentato bolle speculative prestando denaro anche a persone che non avevano possibilità di restituirlo. E anche su questi prestiti facili hanno lucrato girando il rischio su risparmiatori ignari.

Sarebbe interessante riuscire a fare la somma di tutto il denaro che è stato rubato scientemente. Dovremmo sommare una serie infinita di fallimenti astuti, dalla Enron alla Parmalat, e aggiungere i miliardi che la maggioranza degli Stati ha dovuto sborsare per evitare che il crollo di tutte le banche facesse saltare il sistema economico mondiale riportandoci al medioevo.

Parliamo di parecchie MIGLIAIA DI MILIARDI!!!

Questa grande rapina ha impoverito violentemente il mondo.

In Italia i lavoratori hanno visto allontanarsi paurosamente l’età per andare in pensione, migliaia di aziende sane sono fallite perché le banche non hanno rinnovato i prestiti perché i soldi se li erano ciucciati tutti. Aziende solvibili si sono trovate a fallire perché le banche da un giorno all’altro hanno chiesto la restituzione di fidi o perché si sono rifiutate di finanziare operazioni di cassa elementari e con rischi minimi. Quante persone hanno perso il lavoro grazie a questa macelleria finanziaria?

E che dire del fatto che in Italia e in Grecia, è addirittura diminuita l’aspettativa di vita?

Ma anche l’aumento della povertà, la rinuncia a cure mediche, l’abbandono scolastico sono eventi connessi al fatto che se la lobby dei prestiti facili inizia a rubare sistematicamente i soldi, poi l’economia delle famiglie soffre.

Questa semplice osservazione dovrebbe provocare un piccolo dubbio tra i sostenitori della signora Fallaci.

La crisi finanziaria scoppiata nel 2007 non ha nessun rapporto con l’Islam. Non c’entra nulla di nulla con la shaaria, con il velo e con i musulmani che fanno troppi figli. E per inciso proprio a causa della crisi economica abbiamo visto diminuire sensibilmente il numero di figli in Europa… Quindi, per favore, non diciamo che è l’Islam il nostro primo nemico.

È assolutamente urgente e inderogabile una riforma dell’economia mondiale che renda impossibile alle lobby criminali di fregare i soldi della gente e degli Stati.

Allo stato attuale poco è stato fatto. Ma una cosa importante la si è realizzata e mi dà speranza: si è dato un colpo mortale al segreto bancario internazionale. Ancora oggi questa battaglia contro i paradisi fiscali non si è conclusa. Ne sopravvivono ancora 34, erano 102. Oggi per i ladri finanziari, per la criminalità e per il terrorismo è più difficile, molto più difficile, nascondere i soldi.

Potrebbe essere sufficiente questo per declassare al secondo posto il pericolo islamico. Ma anche il secondo posto è occupato da fenomeno ben più grave che miete decine di migliaia di morti ogni anno.

Ormai da tempo perfino gli studi del Pentagono hanno certificato che se entro dieci anni non cambia radicalmente il nostro modello economico avverrà il disastro. L’inquinamento oltrepasserà la soglia del non ritorno e la catastrofe ecologica non sarà più un’eventualità, sarà un fatto certificato da milioni di morti. Solo in Italia l’inquinamento urbano fa almeno 60mila morti all’anno. E cito le statistiche più prudenti. I morti da inquinamento urbano sono in tutto il mondo più di 3 milioni. E questi dati non provengono dagli studi di quegli estremisti verdi del Wwf ma dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Basterebbe questa osservazione, che nessuno confuta più ormai, a farci capire che l’Islam, anche se fosse un vero pericolo non sarebbe neppure al secondo posto. Abbiamo un problema da affrontare immediatamente. Stiamo precipitando dentro un aereo in fiamme. La questione se poi domani il vicino di casa cercherà di rubarci le finestre è, momentaneamente, secondaria. Prima devo trovare il modo di non morire subito: l’aereo in fiamme non aspetta. Continua a precipitare con la caparbietà di un ferro da stiro.

Una persona attenta alle cose del mondo potrebbe poi rendersi conto che non solo il sistema ecologico è al collasso, ma pure il sistema dei valori (e la Fallaci lo scrive).

Quando la quantità di psicofarmaci consumati dalla popolazione occidentale aumenta del 500% in pochi anni, forse bisogna chiedersi se non ci sia qualche grave problema. In Occidente la metà della popolazione soffre di disturbi psichici, stati ansiosi e depressivi, schizofrenia, crisi di panico… L’Occidente patisce una spaventosa, mortale crisi di amore per la vita, le scuole non riescono a insegnare la passione, le strutture sanitarie e sociali non riescono a curare i malati di mente e i depressi.

Questa situazione è causa di fallimenti matrimoniali ed economici, suicidi, malattie, incapacità di lavorare e una quantità spaventosa di dolore che alimenta il pessimismo.

Abbiamo di fronte la necessità impellente di una grande rivoluzione culturale.

Ma sono in pochi a vedere l’urgenza di questa questione. Pochi si rendono conto che è assurdo che gli insegnanti siano così mal pagati! Educare i nostri figli è un compito centrale, prioritario per il benessere delle famiglie e la floridità della nazione. Come possiamo ottenere la migliore educazione possibile per i nostri figli e contemporaneamente pagare gli insegnanti una miseria? Ma i sindacati degli insegnanti dovrebbero chiedere oltre a stipendi più dignitosi anche il cambiamento dei regolamenti che disciplinano il rapporto tra insegnanti e Stato.

Come è possibile che mi sia trovato di fronte uno che era un pedofilo conclamato, con 5 denunce a carico, un’altra era una cocainomane che iniziava i discorsi da metà perché l’altra metà se l’era già detta in testa mentre arrivava a scuola.. Giuro! Ai colloqui non si capiva proprio cosa volesse dire. Un altro era un alcolizzato. E poi abbiamo avuto un genio di insegnante di inglese che oltre a non sapere l’inglese dava insufficiente a mia figlia perché pronunciava correttamente le parole. Parliamo di una piccola percentuale di insegnanti. Le mie figlie nel loro percorso scolastico hanno avuto almeno 30 insegnanti, per la maggioranza persone splendide, preparate e professionali, dotate di grande umanità. Alcuni professori erano addirittura eccezionali e sono riusciti veramente a trasmettere passione e cultura.

Che su 30 insegnanti ci siano 4 teste di cavolo non vuol dire che il corpo insegnante non meriti. Vuol dire che loro per primi devono battersi per buttar fuori questi cialtroni e questi malati psichici che non dovrebbero avere nessun contatto con i nostri figli. Invece la classe insegnante non mette questo tra i propri obiettivi principali.

Io e altri genitori abbiamo cercato di ottenere l’allontanamento di questi poveretti dall’insegnamento ma non c’è stato niente da fare. Di fronte alla critica che l’insegnante di inglese non sapeva l’inglese, la preside mi ha risposto che non ci poteva fare niente. Ma come? Ma questo ha preso un’abilitazione truccando le carte! Deve rifare l’esame, cazzo!

Probabilmente le mie figlie non sono state fortunatissime e e altri studenti incontrano meno insegnanti bacati. Ma comunque è una possibilità che non dovrebbe esistere e quando si verifica dovrebbero esserci strumenti certi e rapidi per far fuori chi non è all’altezza di insegnare.

Questo è solo un esempio di quel che dovremmo fare e non viene fatto per fare crescere la nostra cultura e per diffondere la passione per il lavoro, l’arte, la solidarietà.

Un lavoro immenso, urgentissimo, vitale. Persino insigni economisti sono arrivati a capire che la cultura, intesa come acquisizione di senso della vita, è fondamentale anche dal punto di vista economico ed è centrale anche nella lotta contro il crimine e la corruzione.

Le nostre prigioni

Un’altra questione urgente legata alla cultura è quella della criminalità.Le carceri riescono solo a punire, non assolvono al compito di rieducare. I detenuti che seguono programmi di rieducazione e formazione professionale tornano a delinquere in meno del 10% dei casi. Quelli che non seguono nessun programma educativo tornano a delinquere in più dell’80% dei casi. Investire nella dissuasione culturale al crimine sarebbe addirittura economicamente vantaggioso perché dare la caccia ai criminali costa più che rieducarli. Ma solo una piccola parte dei detenuti in tutto il mondo hanno la possibilità di seguire percorsi di reinserimento sociale.

So che questo discorso irrita molti. Ma non dobbiamo confondere il lassismo repressivo con la rieducazione.

Il sistema italiano è pazzesco. I criminali finiscono difficilmente in galera grazie a un modo cavilloso di intendere la legge che domina i tribunali, e grazie a leggi pensate in Parlamento per essere aggirate. Inoltre il sistema giudiziario è dominato da un perdonismo demenziale.

Così uno degli assassini del Circeo si trova a beneficiare di permessi di lavoro fuori dal carcere e poi stupra, tortura e uccide altre due donne, madre e figlia.

Ma vogliamo capire che chi compie certi orribili reati è irrecuperabile?!? Va tenuto dentro a vita perché il suo cervello è rotto. Non ci può essere nessuna fine pena. Gli va reso impossibile nuocere ancora. Non può essere che basta il certificato di uno psicologo che dice che negli ultimi 10 anni non ha ammazzato nessuno per farlo andare in giro libero. Non ha ammazzato nessuno perché stava chiuso in cella e lì deve restare.

Altro discorso è rendere le carceri un luogo civile. Far vivere i carcerati in modo inumano, ammassati nelle celle, impossibilitati a qualsiasi attività lavorativa, sociale o culturale, è una stronzata pazzesca. Esistono leggi edilizie che prevedono spazi vitali minimi, condizioni igieniche irrinunciabili per qualsiasi struttura abitativa. Le carceri non rispettano le leggi edilizie che qualunque cittadino deve osservare. Lo Stato non rispetta le sue leggi! Come è possibile?

Se lo Stato tratta i detenuti con brutalità e totale assenza di rispetto delle sue stesse leggi è chiaro che i detenuti che finita la pena escono, sono assetati di vendetta e quindi più pericolosi. La vogliamo piantare di alimentare la violenza criminale?

Salute

In Italia gli omicidi sono calati dai 1800 e più degli anni ’80 a meno di 500 all’anno. Il numero dei morti causati dall’insensibilità agli antibiotici dovuta a consumi eccessivi di questa miracolosa medicina sono migliaia. In Europa i decessi dono più di 20mila ogni anno e noi siamo in testa alla classifica. Gli omicidi compiuti da islamici ogni anno in Italia non arrivano a 50.

Il che vuol dire che l’abuso degli antibiotici da solo fa enormemente più morti della criminalità islamica.

Ed è anche una minaccia ben più pericolosa dell’Islam.

Questo abuso di antibiotici è oltre l’incredibile. Infatti l’abuso di antibiotici ha proprio l’effetto di selezionare ceppi batterici resistenti agli antibiotici. Secondo i ricercatori più prudenti l’umanità sta giocando a vedere se riesce a venir fuori una bella peste di nuovo tipo con dei batteri-barracuda che quando vedono gli antibiotici se li fanno in salmì… C’è scritto su tutti i testi di medicina che gli antibiotici vanno dati il minimo possibile perché se si esagera si finisce per selezionare nuovi ceppi batterici. Ma se ne fregano. Anzi hanno scoperto che è conveniente che la gente si ammazzi di antibiotici così loro ne devono inventare sempre di nuovi e più potenti… E ci guadagnano di più. Gli epidemiologi hanno provato a far osservare che così facendo aumentiamo la probabilità di ottenere mutazioni in grado di sterminare i due quinti dell’umanità in una settimana… Macchissenefrega!

Vogliamo parlare del pericolo costituito dal cocktail di cibi pieni di diserbanti e funghicidi, latte e carne agli antibiotici, vaccini contraffatti?

Criminali

E non dimentichiamo il crimine… Ogni anno centinaia di migliaia di persone vengono uccise perché si oppongono a una delle Mafie del mondo. Milioni di persone sono tenute in schiavitù da questi criminali organizzati. Essi controllano il crimine sotto ogni forma, accumulano quantità di denaro colossali e con queste si infiltrano nella vita economica e politica. Oggi intere nazioni sono in mano a questi criminali e l’economia mondiale è influenzata dalle loro scelte politiche e finanziarie… Hanno uomini seduti in parecchi consigli di amministrazione delle grandi multinazionali e alcuni dei migliori analisti di mercato sono sul loro libro paga. Insomma sono d’accordo con la Fallaci quando dice che l’Islam è un grosso problema per l’Occidente ma sinceramente credo che moriremo prima per qualche cos’altro… Ma visto che mi interessa aprire un dialogo con chi sostiene la Fallaci, perché le sostengono ormai tante persone culturalmente oneste, voglio provare a prendere per buona l’ipotesi che realmente il pericolo della colonizzazione Islamica sia oggi il più grave.

Mamma li turchi!!!

Facciamo finta per un attimo che non esistano più la rapina finanziaria, l’inquinamento, il crimine, la minaccia di una pandemia, la mancanza di passione per la vita. Immaginiamo che il mondo per salvarsi dovesse per prima cosa eliminare il pericolo islamico. Come si fa? La Fallaci non lo dice. Lancia un appello a una generica resistenza civile, a una sollevazione di etica e orgoglio. Ma credo che anche lei si rendesse conto che proponeva un po’ poco. Affermare con orgoglio che il Cristianesimo con il suo messaggio d’amore e tolleranza ci ha permesso di essere  i primi a concepire la democrazia e a cercare di realizzarla non ci proteggerà dalla sopraffazione culturale… Ma la Fallaci sembra soddisfatta di aver lanciato il suo grido di dolore. In realtà, lei lo dice chiaramente, non ha fiducia nell’umanità, nella possibilità di creare un mondo migliore. Oriana ne vede la totale decadenza, si lamenta per quel che osserva, si lamenta per essere stata trattata per anni come una Cassandra ma in fondo in questo ruolo ci si trova bene perché il suo libro indica il male ma non indica la soluzione. E allora vorrei invitare lettori della Fallaci a cercare una via d’uscita. Credo che ne valga la pena. Se veramente non c’è nessuna speranza a che servirebbe leggere libri che ce lo dicono? Poter dire “io lo sapevo che andava a finire così” non è una gran consolazione quando la tua nazione diventa una dependance dei possedimenti del Principe di Alessandria d’Egitto.  Davanti alle difficoltà a me piace, invece, esercitarmi a scorgere un modo per superarle, se è possibile… E allora vediamo… Facciamo finta che io sono la Fallaci, e per una serie di casi fortuiti divento presidente dell’Unione Europea. E voglio bloccare l’avanzata dell’Islam antifemminista. Qual è la mia prima mossa? Credo che si converrà che mettersi sulla difensiva, trincerarsi sui sacri confini dell’Occidente sarebbe una mossa perdente. Il nostro primo scopo deve essere quello di stroncare il male alla radice. E la radice del male islamico è il suo disprezzo per la donna e il suo culto della forza. Soltanto se ci sarà un grande cambiamento nell’Islam, solo se tutti i popoli islamici saranno governati democraticamente da autorità che rispettano la libertà e i diritti umani, solo se alle donne verrà realmente riconosciuta uguale dignità e potere potremo essere certi che non vi sia più alcun pericolo islamico. Ma non potremo mai ottenere niente di questo se non escogitiamo un sistema molto efficace per agire.
E per prima cosa dobbiamo capire la storia dell’Islam. La signora Fallaci, giustamente, racconta che è da secoli, a partire dal 600 dopo Cristo, che i Musulmani ci invadono. È nella loro natura aggredire altri popoli, sono strutturalmente imperialisti e sono stati capaci di crimini inumani. Vero. Ma da dove viene questa loro aggressività? Non fu certo Maometto a trasformare un popolo pacifico in una falange di guerrieri assetati di sangue. Le religioni possono solo plasmare una materia culturale latente. E se osserviamo serenamente la storia degli ultimi millenni non vedo proprio come si possa dire che i popoli Occidentali siano stati in qualche modo più pacifici, umani o civili dei popoli che oggi chiamiamo islamici.

Ora se andiamo all’origine del popolo arabo scopriamo una cosa strabiliante per molti. 6500 anni fa, 4500 anni prima della nascita di Cristo, le pianure del Po, del Danubio, del Tigri e del Nilo erano abitate da pacifiche popolazioni di pescatori contadini. Gli archeologi ci dicono che non costruivano mura né palazzi, né tombe sfarzose per i loro capi. Erano popolazioni pacifiche e non avevano re o generali “di nascita” né grandi differenze sociali. Ma non erano primitivi, conoscevano l’arte di costruire case con camini e porte munite di cardini, costruivano vasi raffinatissimi e statue e furono capaci di trasformare centinaia di chilometri quadrati di paludi in campi rigogliosi, scavando canali ed erigendo dighe e terrapieni. Poi, 3500 anni prima di Cristo, 5500 anni fa, arrivarono le orde di allevatori nomadi provenienti dalle steppe euroasiatiche. A causa del freddo delle terre dove avevano vissuto per millenni la loro pelle si era schiarita e a volte erano biondi con gli occhi azzurri… La vita con gli armenti, sempre minacciati da belve, malattie e ladri, li aveva resi feroci e individualisti, la scoperta dell’arco e della doma del cavallo li aveva trasformati in invincibili predatori. Sono questi i guerrieri che portarono la guerra nelle pacifiche valli del Nord Africa e del Medio Oriente e dell’Europa. Ma questi invasori, signora, appartenevano tutti a uno stesso ceppo culturale e genetico, come ci dimostrano le ricerche sul DNA di Cavalli Sforza e il fatto che le nostre lingue (l’arabo, il greco, il latino l’inglese) hanno la stessa origine e si chiamano appunto “lingue Indoeuropee”. Le differenze tra la cultura Islamica, quella Ebraica e quella Cristiana dipendono da un fatto soltanto: la diversa stratificazione delle invasioni che si sono succedute nei millenni. Le prime ondate portarono gli invasori a fondersi con i vinti e a subire una contaminazione culturale più o meno marcata. Poi queste prime aristocrazie furono sopraffatte da successive migrazioni di guerrieri allevatori provenienti sempre dalle immense steppe euroasiatiche… In realtà la storia degli ultimi 5500 anni è la storia di queste invasioni. Erano guerrieri nomadi delle steppe i primi faraoni, i generali Hittiti, gli aristocratici Ateniesi, i patrizi Romani, i principi Galli, e anche i figli di Visnù che colonizzarono l’India e gli Han che colonizzarono la Cina e i Mongoli che conquistarono l’Islam e mezza Europa nel Medioevo.

Lo so che a guardare un tedesco e un iraniano a prima vista sembrano molto diversi, ma come ci spiega Cavalli Sforza, bastano poche migliaia di anni per schiarirsi la pelle e farsi venire gli occhi azzurri se si vive al freddo e al gelo. Ugualmente, in un tempo relativamente breve, ti diventano scuri i capelli e la pelle se vivi in luoghi assolati. Sotto la pelle lo sciassì genetico è praticamente identico. E anche le strutture culturali. Antichi romani, greci e Indù non ebbero niente da invidiare agli arabi per quanto riguarda la capacità di essere brutali in guerra, stupratori, padroni assoluti delle loro donne e dei figli considerati oggetti. Così come la struttura sociale basata su un’aristocrazia feroce e ingiusta che tiene in stato di semi schiavitù una parte dei vinti, e l’altra parte in schiavitù completa. Un sistema basato sulle caste, sangue blu, principi e vassalli…E Dei crudeli che imponevano ogni sorta di divieto, soprattutto sessuale.  Nel 100 avanti Cristo le donne adultere a Roma venivano strozzate, sepolte vive a Atene e lapidate in Palestina o in Pakistan. Anzi per molti versi le donne erano molto più rispettate in Egitto e in Iraq che a Roma o Atene. Tanto che Erodoto, scrittore e viaggiatore (un giornalista, diremmo oggi) ci ha lasciato resoconti scandalizzati per l’atteggiamento e il comportamento sessuale delle donne Babilonesi…

Tanto che da allora in Europa si sparse il vezzo di dire “è una Babilonia” per intendere che è un bordello. Infatti, in mezzo a quel mare di culture patriarcali sessiste, resistevano in Iraq ancora delle enclavi culturali all’interno delle quali erano forti gli elementi delle più antiche culture matriarcali.  Per qualche incongruità della storia gli invasori patriarcali non riuscirono mai a cancellare del tutto la cultura dei vinti. L’amore per la vita, la sacralità del sesso e del ridere, la santità della donna non furono mai completamente  cancellate. Babilonia (come Sparta, la Germania del Nord Est, la Danimarca, i Paesi Baschi, Creta, Troia, l’Egitto, restarono a lungo influenzate dalle tradizioni culturali matriarcali, con le Dee Madri e la verginità delle donne nubili giudicata come uno stato di malattia. A Babilonia, ancora ai tempi di Erodoto, le donne dovevano andare al tempio della Dea e far l’amore con uno straniero prima di sposarsi. Avevano conservato il culto del meticciato: erano convinti che incrociando le etnie i figli nascessero più sani e più belli; il ché effettivamente è vero!

Da sempre i figli concepiti con gli extracomunitari hanno una maggiore ricchezza genetica e quindi sono più sani e forti e arricchiranno il sangue del Clan. Quindi a Babilonia sposare una donna già gravida di uno straniero era una ricchezza, non un disonore.  Erodoto, da buon patriarcale guerriero al 100%, non poteva credere ai suoi occhi, per lui non esisteva nulla di più sacro della verginità della moglie, nulla di più prezioso della sua fedeltà. E queste cornificano i mariti alla vigilia delle nozze!!! Orrore! Questi pazzi lasciavano che le loro donne si sedessero lungo il viale del tempio della Dea Madre e aspettassero che uno straniero gettasse loro una moneta simbolica che esse poi regalavano al tempio.
Erodoto ci racconta inorridito che poi si accoppiavano con questi stranieri proprio lì, in un boschetto dietro al tempio della Dea Madre. Il Bosco Sacro dell’Amore. E tutte le donne facevano questo, perfino le figlie dei nobili e le principesse. Nessuna donna avrebbe rinunciato a quel sacro servizio. Nessun uomo avrebbe infamato il proprio onore sposando una femmina vergine. Neppure un Re.

Erodoto si sentiva grossomodo come si potrebbe sentire oggi un fondamentalista pachistano a Stoccolma. Ma alla lunga, le invasioni patriarcali che si sovrapposero nei secoli, sgominarono quasi completamente i costumi matriarcali un po’ dovunque.

Dopo aver distrutto i templi di Knosso, bruciarono Troia, abbatterono il tempio della Dea di Babilonia, corruppero l’animo degli Spartani, domarono i Cretesi. E crebbero figli educandoli al culto della rapina e della sopraffazione.  

E qui sta l’origine dello scontro delle civiltà. Il problema risiede in queste origini guerriere e maschiliste. L’Occidente Ebraico-Cristiano e l’Islam Arabo sono diramazioni dello stesso male, mutazioni di una millenaria infezione della mente umana. Non tutti sanno che l’Islam riconosce come suo testo sacro, a fianco del Corano, una versione della Bibbia presa di sana pianta dalla tradizione ebraica. E non a caso, alla fine, cristiani, ebrei e musulmani hanno sedimentato la propria identità culturale intorno a un unico racconto degli inizi dell’umanità, quello che è contenuto nel libro biblico della Genesi, che a sua volta deriva dall’antico patrimonio di miti comune alle tribù di allevatori guerrieri sovrapposti ai miti dei popoli matriarcali soggiogati.  Leggete la Genesi: inizia con un Dio Padre che scaccia le sue creature e va avanti con Caino che uccide Abele, poi c’è Abramo che sta per sgozzare il figlio per ordine del Signore, Mosé fa passare a fil di spada 2.500 ebrei che ha sorpreso ad adorare il toro, simbolo matriarcale e finisce con Dio che odia talmente gli esseri umani che ha creato che li annega tutti col Diluvio Universale ad eccezione di Noè… Cioè, non è certo una lettura pacifista… La storia del Mediterraneo è la storia delle guerre tra i pastori guerrieri e i pescatori contadini.

La storia del Mediterraneo è la storia delle migrazioni guerriere. Iniziano i mercanti semiti, poi gli invasori Dori che conquistarono la Grecia e poi la magnifica Creta. Poi attaccano i Troiani, poi sono i Persiani a attaccare i greci. Intanto i Romani, cugini dei Dori, spodestano i post-matriarcali etruschi e poi si gettano contro i Cartaginesi, di origine mediorientale sterminandoli e arrivano a dominare tutto il Mediterraneo spingendosi per terra fino a Alessandria d’Egitto.

La caratteristica comune a tutti gli invasori, allevatori guerrieri, era la brutalità che andava oltre il sadismo più malato.

I Romani quando presero Cartagine e la distrussero definitivamente, uccisero 500mila tra uomini donne e bambini. Non ne uccisero di più solo perché non ce n’erano più. Erano finiti. E potremmo proseguire per ore narrando come Giulio Cesare sterminò gli Eburoni, nobile popolo gallico, fino all’ultimo bambino. E se ne vantò nel suo De Bello Gallico, raccogliendo il plauso dei concittadini. Traiano si dilettò a massacrare al Colosseo quarantamila prigionieri di guerra, in un mese di spettacoli sanguinosi che avevano lo scopo di allietare un popolo privo di ogni senso di pietà. Giusto per restare in tema cristiano potremmo ricordare come i crociati diretti in Palestina si siano fermati a sterminare gli abitanti di Costantinopoli ammazzandoli a decine di migliaia dimenticandosi che erano loro stessi cristiani.  Poi ci fu il massacro di tutti gli abitanti di Gerusalemme. I testimoni raccontano che i vescovi cristiani benedirono i crociati vittoriosi immersi nel sangue fino alle ginocchia.

Il cristianesimo può vantare secoli di torture e roghi autorizzati dai religiosi, guerre fratricide spietate… E se nella tratta degli schiavi ebbero come alleati spesso i razziatori arabi, non si può certo imputare a questi quel centinaio di milioni che morirono durante il trasporto in America e durante la schiavitù.

E se anche secoli di persecuzione degli ebrei non sono una prerogativa solo cristiana gli arabi furono dei buoni samaritani a confronto dei tedeschi, dei russi o degli italiani. È, comunque, un vanto tutto europeo è il massacro di decine di milioni di nativi americani e di centinaia di migliaia di aborigeni australiani. Siam riusciti a cancellare dalla faccia della terra decine di popoli. Di tasmaniani in Tasmania non ne è sopravvissuto neanche uno!

La stessa sorte è toccata a molte etnie americane.

Per non parlare dei quasi cento milioni di morti che costarono le due guerre mondiali e le decine di milioni di morti sotto Stalin.  E che dire delle centinaia di migliaia di persone uccise nei campi di concentramento dei golpisti sud americani, i desaparecidos, le scuole di tortura della Cia. Credo che se ci mettiamo a contare i morti e gli orrori a noi cristiani non ci batte nessuno. Gli islamici non hanno mai bruciato centinaia di migliaia di eretici e streghe, non hanno mai soggiogato interi continenti provocando direttamente o indirettamente il decesso del 90% degli abitanti, non hanno mai organizzato campi di sterminio su scala industriale, non hanno mai organizzato guerre mondiali, non hanno mai buttato le bombe atomiche e sono più di duecento anni che non hanno modo di colonizzare un bel niente perché ci siamo presi tutto noi.

Recentemente alcuni intellettuali arabi si sono interrogati molto francamente sul rapporto tra terrorismo e Islam. E sono arrivati a dire che deve esistere certamente un rapporto che va capito e studiato. Infatti è indiscutibile che la maggioranza degli atti terroristici compiuti negli ultimi venticinque anni sia stato opera di credenti islamici. Ma del resto anche più del 90% dei morti causati dai terroristi sono di religione islamica e il 90% degli attacchi si svolgono in paesi a maggioranza islamica.

Comunque io credo che anche noi cristiani dovremmo interrogarci sul rapporto tra imperialismo, sterminio e cristianesimo, visto che, da sempre, noi cristiani siamo i più fanatici organizzatori di olocausti. Gli Islamici sono più terroristi di noi cristiani che però li battiamo alla grande quando si tratta di escogitare un sistema per eliminare milioni di persone molto rapidamente e con costi contenuti. E forse chiamiamo terrorismo la lotta di gente che non ha grandi mezzi militari…

Sharon ha la bomba atomica, armi di produzione statunitense, missili e quant’altro. Molti palestinesi hanno solo la loro vita. E allora quella di Sharon si chiama guerra mentre quella dei palestinesi si chiama terrorismo. Basta solo intenderci sulle parole. Ma al di là delle parole non esiste differenza sostanziale tra la violenza del blocco cristiano e quella del blocco islamico come non ne esisteva tra blocco statunitense e blocco sovietico. E non è un caso che una volta che blocco statunitense e islam uniti hanno vinto l’impero sovietico poi hanno iniziato a litigare. E gli islamici quindi sono diventati i cattivi.

C’è da chiedersi se la nostra cultura non abbia bisogno di un po’ più di pietà cristiana e amore per la pace… Il sospetto che ci serva sempre avere un nemico… Non riusciamo ancora a liberarci del retaggio millenario della guerra.

Le culture che si basano sul sistema patriarcale e sull’oppressione della donna e della sessualità è impossibile rinunciare allo scontro e al tentativo di dominare il mondo.

Sgombrato il campo dalla supposizione errata che l’Islam sia strutturalmente più violento del Cristianesimo ci resta comunque il problema di cosa fare per fermare la minaccia islamica, visto che abbiamo ipotizzato, al fine di condurre questo dialogo, che realmente ci sia e sia il pericolo numero uno.

Credo che per salvarci dall’Islam innanzi tutto dovremmo capire come funziona il modo di ragionare di 600 milioni di islamici che, appunto, vivono sotto regimi più o meno dittatoriali. È importante capire come ragionano. La Fallaci stessa ha scritto che la democrazia non si esporta con le armi e per questo lei era contraria alla guerra in Iraq. E questo fa indubbiamente onore alla sua saggezza visto che molti sono ancora convinti che il modo migliore di modernizzare i popoli sia andare a casa loro in tenuta da combattimento. Inoltre ha scritto che solo se un popolo ha maturato un desiderio insaziabile di democrazia può ottenerla. E anche questo lo condivido appieno. È musica per le mie orecchie. Ma la ricetta che, forse ironicamente, ha proposto per la crisi in Iraq (lasciarli bollire nel loro brodo dittatoriale finchè non avessero la coscienza necessaria per liberarsene) non mi sembra una soluzione accettabile anche se filosoficamente dignitosa.

Perciò vorrei provare a mettermi nei panni di un islamico soggiogato da una dittatura fascista, per capire quale sarebbe il mio punto di vista sul mondo e spero tu voglia seguirmi in questo esperimento. Eh sì perché, mentre una gran massa di europei è assillata dalla minaccia islamica, loro, gli islamici, vivono un’ansia speculare. Perché appena un musulmano si accorge che è sottomesso con la forza a un regime corrotto ha generalmente anche la capacità di notare che questo regime è al potere grazie all’appoggio politico e militare di Usa, Gran Bretagna o Francia.

Uniche eccezioni la Libia, la Siria e l’Iran che a tortura violazioni dei diritti, umani e corruzione hanno poco da invidiare ai paesi arabi alleati del blocco occidentale. E il nostro islamico si accorge pure che le ricchezze del suo paese finiscono in gran parte in mano alle multinazionali occidentali. E generalmente intuisce che questo neocolonialismo viene dopo qualche centinaio di anni di colonialismo aperto e violento. Per due secoli questi popoli sono stati derubati dall’Occidente in modo selvaggio.  Quindi se mi trovassi ad avere un grande potere e volessi fermare la minaccia islamica, per prima cosa mi occuperei di smettere di appoggiare governi dittatoriali e di addestrare i loro poliziotti musulmani alle più raffinate tecniche di tortura.  

I talebani afgani e Saddam non fanno eccezione a quanto detto visto che entrambi andarono al potere grazie all’appoggio economico e militare degli Usa. I cristiani sostennero Saddam in tutte le sue imprese più criminali come la guerra contro l’Iran e l’uso di gas su militari e civili. E non si fecero certo scrupoli per il fatto che Saddam praticasse la tortura su scala industriale. E Bin Laden era finanziato dalla Cia quando serviva contro i russi. E l’Isis pure prese soldi dall’occidente quando si voleva abbattere il dittatore siriano amico dei russi…

Non si può fare finta di non avere responsabilità nella situazione disastrosa nella quale vivono la maggioranza degli islamici.

Quando dico questo mi sento a volte rispondere che queste storie di colonialismo sono ormai vecchie e che non si può risalire ad Adamo ed Eva ogni volta. Ma qui non è questione di storie vecchie. L’Isis è stata finanziata l’altro ieri, la Libia è stata gettata nel caos dai Francesi che finanziavano bande di delinquenti comuni non è storia antica. Parliamo delle cause immediatamente precedenti il disastro attuale. Non avremmo un flusso spaventoso di gente in fuga dal Afghanistan, Iraq, Siria e Libia se non avessimo costruito noi occidentali un colossale devastazione!

E la stessa lobby finanziaria che ha depredato il mondo con le truffe bancarie sta guadagnando trilioni di euro con la vendita di armi e i piani di ricostruzione dei paesi demoliti a suon di bombe: intere città da ricostruire.

Io credo che la prima grande opera che l’Occidente deve realizzare se vuole fermare la minaccia islamica sia quella di smettere di sostenere la corruzione, la criminalità, la dittatura nei paesi islamici. E potrebbe anche smettere di derubarli.

Ma anche così, ne convengo, non otterremo molto. Anche se io fossi il Presidente degli Stati Uniti non potrei, a questo punto, schioccare le dita e trasformare i governi dittatoriali che ho allattato per decenni in democrazie. Come abbiamo detto la democrazia non si esporta, ogni popolo deve far crescere dentro di sé la sua democrazia. Ma già smettere di tramare sarebbe un buon segnale. Perché deve essere chiaro che la questione islamica è costituita da una serie di fenomeni interconnessi.
Come abbiamo detto i paesi arabi rappresentano il cuore della questione islamica. E sono ricchissimi grazie al petrolio. L’Occidente ha sempre preferito che i prezzi del greggio restassero al di sotto del prezzo dell’acqua minerale all’ingrosso. E non lo dico tanto per dire. Un barile di petrolio sono 147 litri e poco più. Vai a vedere quanto costa oggi un barile, dividi per 147 e vedi se riesci a comprare un litro di acqua minerale per quel prezzo.

E per portare avanti questa rapina l’Occidente cristiano ha pensato bene di appoggiare un’elite patriarcale di allevatori guerrieri animata dal più totale disprezzo per la donna e la democrazia. Nei Paesi arabi i cittadini dovrebbero essere tutti benestanti e serviti meglio degli Svizzeri, vista la quantità di miliardi di dollari che gli Stati arabi guadagnano col petrolio. Invece questi soldi servono per i capricci di questi capi tribali che si comprano automobili, aerei, vasche d’oro massiccio e prostitute da ventimila euro a notte mentre il loro popolo patisce la fame, l’ignoranza e la mancanza di tutto quanto è necessario.
Non è che ci siamo comportati così male solo con  gli islamici. Anche in Africa e in Sud America abbiamo brillato per il sostegno ai peggiori criminali: Bokassa, quello che teneva gli oppositori politici fatti a pezzi in frigo e li offriva impanati agli ospiti era appoggiato dagli Stati Uniti. Così come Amin Dada… Quello che faceva a pezzi personalmente gli studenti. Lui non li mangiava, si limitava a sezionarli. E non dimentichiamo che quando il Cile, tramite libere elezioni, ha eletto Allende come presidente, gli Usa hanno finanziato e protetto un colpo di stato costato decine di migliaia di morti e torturati, Era l’11 settembre di molti anni fa.

Chiunque viva nel Terzo Mondo e abbia un minimo di cervello lo capisce subito che gli occidentali gli hanno fregato qualche cosa. Gli basta guardare una soap opera in tv per vedere che il suo stile di vita fa schifo rispetto a quello del più straccione degli uomini bianchi. Persino la miseria nel Terzo Mondo ha una misura imparagonabile alla nostra.

Se noi cristiani volessimo fare qualche cosa di buono potremmo smettere di comprare petrolio dai Paesi dove gli sceicchi si rubano tutto.
E come si fa? La nostra economia si fermerebbe istantaneamente. Il loro petrolio ci è necessario. E’ proprio vero? Oggi il petrolio è veramente indispensabile? In Brasile vanno in auto da trent’anni usando alcol al posto della benzina, basta una piccola modifica. E i diesel possono andare a olio vegetale. E la Germania ha dimostrato che si possono produrre milioni di kilowatt con il sole, le onde e il vento e farci andare le automobili. E ha dimostrato anche che si possono tagliare del 50% i consumi di combustibili per il riscaldamento. Basta isolare le case termicamente. E non costa neanche tanto. Il consumo medio di calore in Germania è di 80 chilocalorie a metro quadrato, in Italia più del doppio. E in Italia fa mediamente molto ma molto meno freddo che in Germania…Volete paragonare Catania con Amburgo? Se negli ultimi trent’anni gli italiani avessero isolato le loro case termicamente oggi avrebbero risparmiato tanto denaro quanto vale la casa che abitano. Invece ogni famiglia italiana ha buttato dalla finestra il valore della propria casa perché non ha capito cosa volesse dire “isolamento termico“. E nessun governo a mai cercato di spiegarglielo. E poi ormai le tecnologie fotovoltaiche e basate sull’idrogeno sono arrivate a tali livelli di efficienza che non è più una questione di invenzioni ma di volontà politica. Il prezzo del chilowatt da vento e sole, in situazioni ottimali, è già al di sotto del costo del chilowatt ricavato bruciando carbone. Si tratta di un sorpasso epocale perché il carbone era fino a ieri il combustibile meno costoso.

Se l’Occidente avesse realmente una botta di orgoglio e buon senso una cosa concreta potrebbe farla: tagliare il consumo di petrolio. E comprare il petrolio che continua a essere indispensabile solo da governi che usano concretamente il denaro ricavato per far crescere il livello economico e culturale dei loro cittadini. E nessuno di questi sceicchi sarebbe disposto a rinunciare ai soldi del petrolio. Davanti a una simile scelta preferirebbero trasformare i loro paesi in democrazie e perdere un po’ di potere piuttosto che perdere tutto…

E cosa succede se un popolo esce dalla povertà?

Appena si sparge un po’ di benessere, succede quel che già è successo altrove: il crollo delle nascite. Negli anni ’60 si calcolò che se le nascite fossero continuate ai ritmi di allora entro il 2000 avremmo superato i 10 miliardi. Pareva impossibile che si potessero convincere milioni di indiani e cinesi a smettere di fare figli come conigli. Oggi Cina e India si pongono il problema di organizzare campagne in favore di nuove nascite perché non c’è più incremento e si teme di entrare in una fase recessiva. È successo prima in Europa e in America, poi in Giappone, Australia e sta succedendo in Sud America. Appena la popolazione raggiunge un certo benessere e le donne acquisiscono più libertà (fenomeni collegati) il numero delle nascite crolla. E se crolla il numero delle nascite e si raggiunge il benessere in tutto il mondo gli islamici non hanno più motivo di venire a islamizzare l’Europa. Ed ecco che non c’è più nessun pericolo islamico.

Ma l’Occidente Cristiano ha a disposizione un’altra potente leva per disinnescare la questione islamica, fermare il terrorismo, favorire i regimi democratici e aiutare l’economia dei popoli arabi: la solidarietà.

In uno scatto d’orgoglio potremmo comprendere che la ricchezza dell’Occidente è figlia di secoli di rapine e che è ora che si inizi a restituire. Alcuni ricercatori hanno tentato di calcolare quanto oro e argento sia stato rubato dagli spagnoli in Sud America. Una cifra colossale alla quale potremmo aggiungere gli interessi di secoli… Il risultato del calcolo sarebbe una cifra con cui si potrebbe comprare mezza Europa. Cosa succederebbe se gli occidentali decidessero di indennizzare i discendenti dei 180 milioni di schiavi fatti morire di stenti e delle centinaia di milioni che hanno servito in catene per quasi 400 anni?

E che dire di tutto il petrolio che ci siamo portati via per un prezzo ridicolo? E quanto the, quante banane, quanto caffè, cacao, diamanti, tungsteno, rame, stagno… Allora converrebbe che quando Senegalesi, Marocchini, Colombiani, Cingalesi arrivano a casa nostra per lavorare si mostrasse loro un minimo di civiltà. Se si importa manodopera straniera si deve anche provvederle un tetto e condizioni di lavoro e di vita equi…

Quando gli italiani erano poveri come gli albanesi, e forse di più, andarono in America, in Germania, in Inghilterra e furono trattati a pesci in faccia. Negli Usa, modestamente, poi ci siamo vendicati creando la famosa Malavita di Little Italy. Per questo dovremmo sapere per esperienza che non conviene far incazzare gli immigrati. E dovremmo preoccuparci di organizzare in modo razionale l’immigrazione della manodopera che ci è necessaria… Ma questo oggi non avviene. Io ne ho fatto l’esperienza diretta, come responsabile della Libera Università di Alcatraz mi sono trovato a far venire in Italia un cuoco cingalese. Sei mesi di problemi, difficoltà assurde, telefonate alla questura, all’ambasciata, al ministero… Se voglio assumere un immigrato illegale lo pago un quarto e ce l’ho al lavoro domani mattina. E chi mi sa dire per quale ragione politica, economica o di sicurezza si fanno stare gli extracomunitari a far la coda per notti intere davanti agli uffici preposti a sbrigare le pratiche per il permesso di soggiorno? Non potremmo mettere qualche impiegato in più? E non dovremmo permettere che gli immigrati sprechino il loro tempo a fare code allucinanti anche perché abbiamo bisogno che studino. Dobbiamo innalzare il livello culturale, la conoscenza e la capacità di impresa di tutti gli extracomunitari che arrivano in modo che l’esperienza nel nostro paese li convinca della superiorità della democrazia, dell’istruzione laica, dell’assistenza medica gratuita. Se noi li accoglieremo come fratelli e daremo loro le nostre conoscenze migliori essi diventeranno più interessati a tornare a casa e creare imprese e costruire la democrazia. E anche a noi farebbe bene capire che ci possono insegnare molto perché sono i depositari di una cultura antica e raffinata. Ma ho il dubbio che la loro permanenza in Italia, costellata di abusi, disonestà e razzismo, li faccia tornare a casa ancora più convinti che l’Occidente è Satana e va schiacciato nel sangue.

L’altro fronte della solidarietà si gioca direttamente nei paesi più poveri. Per fortuna già molti italiani sono impegnati ai quattro angoli del mondo nell’aiuto a donne, bambini e infermi e riescono addirittura a dimostrare che esistono anche cristiani timorati di Dio. Bisogna certo aumentare questo impegno ma la solidarietà dell’Occidente dovrebbe fare un passetto in più. L’Occidente dovrebbe fare sua l’idea di rapporti umani basati sulla semplice equità.

C’è una realtà arida e invisibile che viene taciuta. Esiste una rete di iniquità che avvolge il mondo ed è basata su una serie stupidissima di leggi e leggine, accordi commerciali e regolamenti…Tutte scartoffie apparentemente insignificanti, testi che disquisiscono burocraticamente  sulla misura delle banane. E solo se li si legge molto attentamente si scopre che queste curiose classificazioni poi determinano quali siano le banane che possono essere importate. Capisce, signora, siamo al delirio. Decidono per legge la forma delle banane. E stabiliscono perciò che i contadini della tal zona dell’Africa sono fuori norma e non possono più venderci le loro buonissime banane perché manca un centimetro… Io credo che resteremmo stupiti da quel che succederebbe se tutti i paesi del mondo potessero semplicemente vendere i loro prodotti in condizioni paritarie senza che le lobby e le multinazionali cristiane possano truccare le carte. Grazie a un mare di astuzie commerciali milioni di contadini sono ogni giorno rovinati. Altri milioni sono rovinati dal fatto che la globalizzazione è truccata. Ad esempio l’agricoltura italiana è super finanziata dall’Unione Europea il che permette ai grossi gruppi italiani di vendere sui mercati africani pomodori già lessati e imbarattolati a un prezzo inferiore di quello che riescono a fare i contadini locali. Anche perché questi agricoltori non ricevono nessun sussidio e la loro agricoltura è tecnicamente arretrata.

Questa a casa mia si chiama concorrenza sleale. E quei contadini come fanno a sopravvivere? Non ce la fanno. Vanno a fare i disoccupati in città e le loro mogli si prostituiscono. Negli ultimi venti anni decine di milioni di coltivatori di sono stati poi rovinati da un gioco che vuole riuscire a concentrare tutta la produzioni da esportare nelle mani delle multinazionali. I monopolisti del caffè non fanno guerre. Sono gente più morbida. Loro strozzano il mercato.

E che dire dei pescherecci europei e cinesi che depredano le coste africane con la pesca a strascico che da noi è illegale? Anche li ci sono migliaia di pescatori che non ce la fanno a sopravvivere e che devono emigrare!

Le sembra logico? Le sembra lungimirante? Come può succedere? Imbrogli, inventati da gente che ha studiato a Oxford.

E dove vuoi che cerchi di andare tutta questa gente che il nostro sistema economico ha mandato sul lastrico? Vogliono venire nella ricca Europa! E attenzione: non sono tutti islamici. Quando si parla dei numeri spaventosi dell’immigrazione islamica si dovrebbe ricordare che la stragrande maggioranza degli immigrati in Italia viene dall’est Europa e sono tutti cristiani. E gli immigrati dai paesi musulmani sono in gran parte cristiani che se ne vanno proprio perché non sopportano le dittature islamiste!

E se tutti i motivi che ho fin qui elencato non bastassero a convincere che la signora Fallaci sbaglia, aggiungerei ancora qualche parola sulla criminalità. Spero che avrai ancora la pazienza di seguire il mio ragionamento.  

Perché i governi e i partiti non affrontano realmente il problema della criminalità? Non parlo soltanto dei piccoli crimini e del fatto che non esiste un’iniziativa preventiva e repressiva concreta contro la piccola criminalità. Cosa si fa contro la grande criminalità, le mille cosche che si spartiscono il commercio di droga, il gioco d’azzardo, la prostituzione, il traffico d’armi, di rifiuti tossici e di prodotti con i marchi contraffatti? Non leggo mai molto a proposito del costo umano spaventoso che queste multinazionali del crimine infliggono all’Umanità. A confronto della criminalità internazionale Bin Laden era un foruncoletto. Parliamo di una macro-sanguisuga che ogni giorno in tutto il mondo ruba, uccide, ricatta, corrompe, riduce alla schiavitù e rovina vite umane con la prostituzione, la droga, il gioco d’azzardo e ogni sorta di nefandezza. Negli ultimi vent’anni in tutto il mondo migliaia di organizzazioni criminali si sono evolute dal livello “banditi da strada” e sono arrivate a controllare pacchetti di aziende, imprese, banche, partiti, governi. E credo converrai con me che la mafia russa, cinese, giapponese, colombiana sono sicuramente composte dalla gente peggiore che si possa immaginare. Non credo che si dica uno sproposito parlando di un esercito di milioni di soldati del demonio pronti a tutto ventiquattrore su ventiquattro. Aboliamo del tutto il segreto bancario e i paradisi fiscali e otterremo di tagliare loro la testa e lasciare contemporaneamente i terroristi nella vera difficoltà di trovare i soldi per finanziare i massacri. Questo mi aspetterei che qualche illuminato politico dicesse! Ma la crisi dell’etica e la mancanza di orgoglio rendono i nostri politici vilmente inetti su questo come su altri fronti.

Ma i cittadini non se la prendono come dovrebbero per questo stato di cose. Al massimo qualche manifestazione di sostegno a un commerciante che si è difeso da un bandito. Non ci si incavolo altrettanto perché lo Stato e L’UE non reagiscono come dovrebbero al crimine.

E pochi sanno quanto ci costa questa follia: le mafie fatturano 120 miliardi, 60 i falsificatori di marchi, 80 i truffatori (e la truffa in Italia è punita in modo ridicolo!!!), aggiungiamo furti e rapine, altri 700 milioni… Non pochi certo ma è curioso osservare che le truffe costano agli italiani 90 volte di più delle truffe che sono punite all’acqua di rose.

È da notare comunque che furti e rapine sono diminuiti in Italia dal 2011 al 2016.

Se la Fallaci fosse ancora viva e io potessi parlarle le direi:  “Signora, credo che potrebbe convenire che le mie idee siano accettabili quanto le sue e vi sono punti che possiamo certamente condividere. E questo credo sia il senso di una serena conversazione. Anche perché, cara signora, io e lei, ne converrà, siamo solo piccole mosche sul sedere della storia. Sinceramente, nonostante le nostre divergenze, credo che se dipendesse da me e da lei un accordo lo troveremmo di certo. Ma, come lei ha brillantemente detto, siamo nel bel mezzo di una crisi dell’etica e di una scomparsa dell’orgoglio. Orgoglio: ecco una parola che la cultura di sinistra ha cancellato. Usarla nel titolo del suo libro certamente è stato un piccolo vezzo di perfidia,  che ho apprezzato. Dovremmo proprio riscoprire l’Orgoglio. Ma, dopo che la signorina Loon ha masturbato un maiale durante un reality show inglese, lei capisce, l’orgoglio scarseggia.. E se i musulmani vomitano solo pensando a quello che ha fatto la signorina Loon per un pugno di audience, sinceramente li capisco. Anche perché il nostro sistema oltre a indurre giovani donne di bell’aspetto a fare sesso con animali sporcaccioni uccide ogni anno 10 milioni di esseri umani di fame e, contemporaneamente, butta dalla finestra la metà del cibo prodotto sul pianeta. Lo dicono le ricerche realizzate del Rocky Montain Institute, come a dire i consulenti della Ford e della General Motors, non delle femministe viscerali…

Detto questo non so proprio che altro possiamo fare oltre a starcene qui a chiacchierare io e lei, sul senso della vita. Di certo non riceveremo nessun incarico ufficiale plenipotenziario. Ci toccherà continuare a guardare questo sfacelo di terrore e osservare che servirebbe un po’ di questo orgoglio molto più di quanto ci serva il petrolio. Ma signora, le chiedo sinceramente, lei conosce un modo per convincere i cristiani a cambiare direzione? Perché è questa la questione.

Noi che abbiamo bazzicato i marxisti in gioventù sappiamo bene che un simile scatto d’orgoglio avrebbe bisogno di un cambiamento epocale, del modo stesso di vivere e lavorare. Un cambiamento tale che possa indurre nell’uomo e nella donna un salto di qualità mentale. In effetti signora, nelle notti nelle quali sono ottimista e non mi pento di aver messo al mondo altri esseri umani, spero che questo cambiamento sia già avvenuto. L’invenzione tecnologica che ha cambiato la vita quotidiana degli esseri umani esiste: è il computer.  Per migliaia di anni l’essere umano non ha avuto la prova certa dei suoi errori. Alla fine contavano i risultati. A volte i pensieri sbagliati portavano a risultati giusti. A volta pensieri giusti avevano  effetti disastrosi. La stupidità umana perciò, fino ad oggi, è restata velata. Ognuno di noi aveva pochi mezzi per scoprire quanto fosse fesso. Il computer invece ci mette ogni giorno davanti alla nostra incapacità di ragionare con coerenza. Al computer non interessa se tu protesti perché ha cancellato tutto il tuo lavoro che non avevi salvato prima di schiacciare il tasto “distruggi!”. Urla quanto vuoi. Il computer non ti sente neanche.

E prima o poi, se proprio non sei scemo, riesci a capire che devi stare un po’ più attento e ragionare assicurandoti di aver prima acceso il cervello. Forse il computer sta facendo sì che la mente umana stia realmente cambiando dentro, lentamente, con la velocità di uno scanner. Il buon senso sta avanzando via via che milioni di esseri umani giungono a vedere con i propri occhi che è vero che, se non fai una copia dell’hard disk, prima o poi piangi perché ti è saltato tutto e ti si è cancellato il romanzo che avrebbe venduto un milione di copie e avevi finito di scriverlo giusto ieri, cazzo!

La mente umana sta finalmente imparando a pensare? Verrebbe da dire di no.  Ma forse questo fenomeno sta accadendo sotto i nostri occhi senza che si riesca a vederlo. Forse il vecchio mostro culturale patriarcale è sfatto, anche se da lontano pare integro. Forse concetti come Cristianesimo o Islam sono stati disintegrati e noi vediamo soltanto il loro ologramma. Forse tra breve comprenderemo che Dio è un mistero e che limitarne la natura codificandola significa non accettare l’immensità del mistero della divinità. Lo scriveva un grande gesuita: De Mello. La chiesa l’ha messo all’indice. Ma avevano messo all’indice anche il rock & roll e adesso lo suonano in Vaticano… Chissà. Speriamo, signora. Speriamo che il computer sia capace di resettarci il cervello. E magari anche l’anima. Speriamo che sia la medicina giusta. Speriamo che faccia effetto in fretta.

In caso contrario, non dovesse esserci un salto di qualità nei cervelli, allora, signora, ci sarà solo da osservare come fa una civiltà quando crolla. E non crolleremo solo noi, crolleranno l’Islam, la Cina, l’India e il Giappone. A lei e a me, resterà solo la magra soddisfazione di poter dire: “l’avevamo detto”. E non se la prenda, signora, per tutti quegli stronzi (me lo lasci dire) che l’attaccano in modo volgare senza entrare nel merito di quel che lei realmente afferma. Alla fine sono feroci con lei più di quanto sarebbero con i veri colpevoli. Non sopportano che lei dica quel che moltissimi pensano, non sopportano che lei venda tanti libri. Ma soprattutto non sopportano che lei abbia veramente vissuto. E questo è un fatto che niente può cambiare: lei signora ha vissuto pienamente, vivendo con tutta se stessa, traguardo che pochi raggiungono. E non le si può imputare nessun crimine, nessuna colpa, al massimo si può non condividere qualche sua idea… Tanto di cappello, signora. Continui così, alla faccia dei falsi vivi.

La saluto porgendole i miei migliori auguri

Jacopo Fo

P.S.: Dimenticavo di porre anche una critica che sento però doverosa.  E non sarebbe segno di vera stima tacerla.  In alcuni passi dei suoi libri ho percepito una sorta di disprezzo verso le capacità culturali dell’Islam. Una certa ironia verso alcuni intellettuali sinistrorsi che vogliono addebitare tutte le scoperte scientifiche all’Islam. Ora concordo con lei che a volte si  esagera a voler dare agli arabi meriti che non hanno. Ma fuori dal furore polemico credo che sia sotto gli occhi di qualunque orecchiante di storia che l’Europa fino al 1600 ha dato al mondo ben poco in quanto a tecnologia e scienza. Il teorema di Pitagora era noto agli indiani mille anni prima, la cultura greca rubò tutto a egiziani e persiani. I romani furono svezzati dagli etruschi di provenienza proto semitica e dai greci. E non furono certo i frati benedettini a salvare la cultura romana e greca e a tradurre i testi arabi ma gli ebrei. Ma comunque fino al 1600 tutto, dalla polvere da sparo, alla bussola, dalla chirurgia all’arte della classificazione delle piante, alla metallurgia, all’uso dei mulini a vento e ad acqua, delle lenti e delle pompe, tutto, viene da Oriente. O direttamente dagli arabi o dai cinesi attraverso di loro. Sicuramente avrà letto le descrizioni inorridite che i chirurghi arabi davano degli interventi dei medici dei crociati medioevali, compiuti senza nessun criterio e con un esito mortale nella maggioranza dei casi. Fino al 1600 perfino la medicina dei Calusa/Seminole della Florida era più avanzata di quella europea. Per non parlare degli indiani dell’India… Ma se queste considerazioni non bastassero a convincerla vorrei aggiungere un’osservazione di tipo pratico che spero non potrà rifiutare.  Signora, non conviene mai, in nessun caso, soffiare sul fuoco del demonio. Lei forse non si rende conto che getta le sue parole, che hanno dentro un peso, un’etica, una meditazione e un’ironia, a cani feroci che le sbranano senza sentirne il sapore. Signora lei viene fraintesa. Milioni di suoi lettori succhiano un veleno che lei non ha infilato nelle sillabe ma che loro sono in grado di estrarre sublimando la sua sintassi. Ecco, credo, signora mi permetta di dire, che noi che usiamo la penna abbiamo il bisogno di spargere nei nostri scritti antidoti efficaci al possibile stravolgimento del senso delle nostre parole. Dobbiamo intingere la penna nel calamaio della pace perché il mondo ha il viso torbido e la mente febbricitante. Guai, signora, a stuzzicare per incuria la bestia volgare del razzismo. Siamo tutti fratelli e sorelle, signora. E conosco almeno cento marocchini che sarebbero disposti a morire per proteggere lei o me, o chiunque altro. Perché c’è tanto dolore nel mondo, signora, e lei lo sa meglio di me. Ma c’è anche tanto amore, e le colonne del cielo si reggono sulle spalle di persone che vedono la sacralità della vita e la rispettano. Quindi, signora, vorrei che lei, nel suo prossimo libro scrivesse un piccolo semplice labirinto filosofico in grado di disperdere le nuvole orrende dell’arroganza razzista. Qualche cosa tipo:

Amo gli arabi. Amo i mussulmani. Amo le loro canzoni e come sorridono ai loro bambini. Amo la loro cucina e come danzano. Amo la loro sincerità e il loro coraggio. Li amo perché viviamo sulla stessa terra, ci bagniamo nella stessa acqua e a ogni respiro io prendo dentro di me la stessa aria che hanno respirato per migliaia di anni arabi, indiani, americani, africani e australiani. E vediamo lo stesso sole e la stessa luna e forse il nostro Dio non è poi così diverso. E questo mondo sarà un posto meraviglioso dove vivere quando avremo scacciato la guerra dai nostri cuori. Forse arriverà un giorno nel quale nessuno penserà più che esista qualche cosa che valga più della pace. Io sono tra quelli che ancora sperano. Se coltivi l’idea della superiorità o della vendetta non potrai mai essere d’accordo con neppure una delle  mie parole. Perché quel che scrivo con l’inchiostro della pace perde ogni senso se è letto con gli occhiali della guerra.

P.P.S.: Un’ultima questione. La tortura. Lei che ha sperimentato gli effetti devastanti di questo orrore non potrà non convenire con me che sia agghiacciante questo continuo palese ricorso alla violenza più bruta e a pratiche di umiliazione a carattere religioso come costringere un credente a orinare sul Corano. Siamo di fronte a una legalizzazione delle violazioni più feroci dei diritti umani. È ormai assodata l’esistenza di carceri extralegali ad Abu Graib come in Romania e in molti paesi arabi (paghiamo dei musulmani per torturare per conto nostro altri musulmani… Molto etico…). E nessuno cerca neppure di negare i sequestri extralegali compiuti dalle forze speciali Usa in mezzo mondo. E addirittura assistiamo allo spettacolo degradante della legalizzazione della tortura quando è utilizzata all’interno di un interrogatorio “moderatamente violento” contro prigionieri sospettati di terrorismo…  Ha idea che cosa stia succedendo in pratica? Penso che possa immaginarlo… Orrore puro, signora, orrore puro. E certamente  può scorgere gli effetti di questo orrore. Gli effetti devastanti sulla nostra stessa cultura perché la tortura è un abuso contro l’anima, una contaminazione del male assoluto, E ha pensato agli effetti devastanti che questa pratica massiccia della tortura ha sull’idea che i musulmani e tutti i popoli del terzo mondo, hanno di noi. Al di là dell’etica e della morale, signora, anche restando al semplice ragionamento sul vantaggio, non conviene mai, MAI, vivere in un mondo dove cinque miliardi di persone sono convinte che sei tu il porco assassino.

Signora, mettersi contro a cinque miliardi di esseri umani non conviene mai…  Puta caso che s’incazzino veramente…

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La resilienza degli alberi che si rifiutano di morire

Ven, 05/03/2019 - 19:00

Gli alberi stanno sulla Terra da circa 370 milioni di anni. Un tempo talmente enorme da non essere neanche realmente quantificabile, che si avvicina all’infinito più di quanto siamo in grado di percepire.

Gli alberi sono i veri abitanti del nostro pianeta e non li rispettiamo mai abbastanza.Eppure hanno una resilienza, uno spirito di sopravvivenza e di adattamento invidiabile, che dovremmo prendere ad esempio per superare le difficoltà quotidiane.

Nella galleria qui sopra, compilata da Bored Panda, potete vedere un bel po’ di esempi di come gli alberi, nel tempo, si adattino a tutto, anche al terreno che manca sotto le loro radici, all’asfalto, alle case, alle cadute e agli oggetti che intralciano il loro cammino verso l’alto, come chiamati da una forza più grande di loro, alla ricerca del Sole e della pioggia, non importa a quale costo.

Vedendo queste foto e la tenacia degli alberi, vi ricordiamo ancora una volta che il cambiamento climatico, il consumo smodato del suolo e delle risorse non rinnovabili, sono argomenti pericolosamente d’attualità, che necessitano più sforzi da parte di tutti per tornare a far vivere la Terra.

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L’acqua e la guerra contro i popoli

Ven, 05/03/2019 - 16:00

Sappiamo da tempo che il rifiuto di garantire a tutti l’accesso alla fonte della vita, di privatizzarne o militarizzarne la gestione, così come l’avvelenamento delle falde acquifere, sono armi essenziali e strategiche della guerra di tutti gli Stati contro tutti i popoli. Quel che forse non conosciamo bene e non teniamo sempre presente è la dimensione generalizzata di questa offensiva contro l’esistenza stessa de los de abajo. Raúl Zibechi cita qui alcune situazioni dell’América Latina dove la situazione si fa sempre più drammatica, sebbene, proprio in quella regione, la gestione comunitaria dell’acqua sia una tradizione consolidata e tutt’altro che marginale, soprattutto nelle zone dov’è più forte la presenza delle popolazioni indigene. Spetta comunque a loro e, più in generale, ai movimenti antisistemici, precisa Zibechi, garantire il diritto all’acqua, di fronte alla collusione tra Stati e imprese monopolistiche per fare sempre più dell’acqua un grande business del presente e del futuro.

Nessuno si sorprenderà se diciamo che l’acqua viene utilizzata come arma di guerra contro i popoli. Il caso della Striscia di Gaza parla da sé. Tuttavia, non abbiamo ancora idea dell’entità del fenomeno, perché siamo abituati a considerare che i casi più noti siano piuttosto delle eccezioni. Niente di più sbagliato.

Milioni di persone sono prive di acqua nelle grandi città dell’América Latina, in particolare a São Paulo e a Città del Messico. Non ci sono cifre chiare sui problemi di approvvigionamento, ma è certo che l’acqua è sempre più contaminata, scarsa e, di conseguenza, viene militarizzata dagli Stati. Il cambiamento climatico e la crescente disuguaglianza  giocano contro i settori popolari che sono i più colpiti dalla crisi nella fornitura di acqua potabile di qualità.

In El Salvador, il 90 per cento dell’acqua è contaminata, piena di sostanze chimiche come il glifosato, come evidenzia un recente studio. In Uruguay, un paese che aveva una buona qualità dell’acqua e dei servizi in generale,quest’estate le spiagge pullulavano di cianobatteri a causa dell’eccessivo uso di glifosato nelle coltivazioni di soia transgenica. Il risultato è che le famiglie di classe media possono comprare i filtri a carboni attivi per purificare l’acqua (da 200 a 500 dollari al pezzo), mentre i settori popolari la consumano contaminata.

In Brasile l’Agenzia Nazionale delle Acque [Agência Nacional de Águas, ANA] ha appena reso pubblico che in 15 anni ci saranno 55 milioni di abitanti delle aree urbane a rischio idrico, il che impone la realizzazione di opere milionarie per le quali non c’è un budget.  Nel 2016 c’erano 812 municipi (sui 5000 complessivi del paese) che erano riforniti con camion-cisterna, sempre sorvegliati dai militari per il rischio di assalti. L’agenzia riconosce che anche se si realizzassero le opere programmate, ci saranno ugualmente milioni di persone senza accesso all’acqua.

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