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Aggiornato: 1 ora 21 min fa

EcoFuturo Tv: ottava puntata

Ven, 06/14/2019 - 15:56

In questo episodio Licia Colò ci parla di mobilità sostenibile; il professor Valerio Rossi Albertini ci presenta i vantaggi del freno magnetico; un servizio sul progetto Restart che in Sicilia punta al recupero delle persone svantaggiate attraverso il recupero delle terre; Jacopo Fo ci parla, illustrandolo con la sua penna, di risparmio energetico nell’illuminazione pubblica; un estratto del film “Sogni Comuni” realizzato dall’Associazione Comuni Virtuosi; Lucia Cuffaro ci spiega come autoprodurre una pizza senza glutine dalla farine di ceci; un servizio di Italia Che Cambia su Exe, il primo Data Center ecologico in Italia; Michele Dotti ci invita a riflettere sull’informazione, risolvendo il cubo di Rubik bendato in soli 10 secondi; un servizio su PEF, fornitore di energia da fonti rinnovabili; Sergio Ferraris ci accompagna in una riflessione sulla mobilità sostenibile; Fabio Roggiolani analizza i vantaggi delle ecotecnologie presentate in questa puntata.

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Feeling Felt

Ven, 06/14/2019 - 15:55

Feeling Felt è il brand di design ecosostenibile che unisce la qualità Made in Italy all’ecosostenibilità dei materiali innovativi a basso impatto ambientale, riciclati e riciclabili.

Dopo un anno di sperimentazioni e di ricerche, la startup ha lanciato la sua prima linea urban, che comprende zaini, custodie per laptop e portachiavi. Le 5 varianti colore dei modelli sono ispirate a 5 razze animali a rischio di estinzione a causa dell’inquinamento da plastica.

Una volta giunti a fine vita, i prodotti Feeling Felt vengono raccolti dalla stessa azienda, per essere riciclati e rigenerati in nuovi tessuti”, ha affermato Francesca Cruañes Rossini, CEO di Feeling Felt, in occasione del loro intervento sulla Circular Economy durante la Milano Design Week.

Feeling Felt nasce da una passione per il design e la creatività, ma soprattutto dalla voglia di prendere parte attivamente alla lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento da plastica.

L’obiettivo di Feeling Felt è quello di creare una valida alternativa d’acquisto, nel pieno rispetto del Pianeta, affrontando proattivamente un problema che non è più possibile ignorare. La prima collezione di prodotti è realizzata con feltro ricavato al 100% dal riciclo di bottiglie di plastica ed ecopelle vegetale riciclabile. Ogni zaino prodotto rimette in circolo circa 10 bottiglie di plastica. Ogni custodia, sette.

La collezione è già disponibile su Kickstarter.

DISCLAIMER
La sezione “Consigli per gli acquisti” ospita tramite il metodo dell’affiliazione prodotti ritenuti validi da People For Planet e che pensiamo possano risultare interessanti anche per i nostri utenti. Per questo servizio People For Planet riceve un compenso in denaro dalle imprese presenti nella sezione senza che questo comporti maggiorazioni di prezzo per l’utente che acquisti.

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I mozziconi di sigaretta sono la più grande fonte di inquinamento degli oceani

Ven, 06/14/2019 - 15:30

Quando si parla di lotta all’inquinamento si sentono spesso nominare bottiglie di plastica, cannucce, buste per la spesa… ma sapete qual è il rifiuto che vanta più unità disperse in natura? Si tratta dei mozziconi di sigaretta, derivanti dai 5,5 miliardi di sigarette che gli uomini fumano ogni anno nel mondo.

Consideriamo, per avere un’idea, che una singola associazione di volontari, la Ocean Conservancyha raccolto negli ultimi 30 anni circa 60 milioni di mozziconi sulle spiagge di tutto il mondo. Ma cosa succede ai filtri che non abbiamo la fortuna di raccogliere?

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Vivi la tua estate, che poi magari muori

Ven, 06/14/2019 - 14:34

L’estate ha bisogno del giusto rullo di tamburi che le faccia da prodromo e quest’anno mi auguro glielo fornisca la canzone di Romina Falconi commissionata dalla Taffo – la prima, cantante fuori contesto con la giusta dose di voglia di divertimento e il coraggio per reclamarla, ha raccontato in passato, con ironia e disincanto, la verità che nessuno vuole conoscere sul sesso; la seconda è una agenzia di pompe funebri atipica, celebre per il suo marketing originalissimo e la sua presenza costante sui social media.

La canzone della bella stagione si intitola “Magari muori”, cammina senza paura sul filo sottile della ambiguità, lo spazio artistico della nostra vita dove accadono le cose migliori, oscillando tra un austero memento mori e una più pragmatica speranza che l’ascoltatore se ne vada presto al creatore. In mezzo c’è tutto ciò che conta. C’è la musica con il ballo e il sudore che gli sono necessari. C’è l’audacia irrinunciabile (Dille che l’ami anche se è impegnata / cos’è mai una rissa di fronte alla vita) che va ricordata ad una nazione che si infatua degli smidollati scambiandoli per furbi, che nei licei insegna il multiforme ingegno di Ulisse, con i suoi trucchi e i suoi viaggi, ma sorvola sempre sullo scontro finale e cruento contro i Proci, senza il quale non esisterebbe alcuna Odissea.

È emblematico che a celebrare la vita, in un mondo imbottito di associazioni pro-life a difesa delle istituzioni, sia il connubio tra una cantante di porn groove e una società di becchini, due estremi entrambi invisi alla società. Il meglio di quanto ci accade nel tempo che ci è dato vivere si muove in questo intervallo che intercorre tra la scoperta e la sperimentazione senza remore del proprio corpo (che la canzone ci invita a restituire al cielo usurato, in segno di gradimento) e la presa di coscienza dell’invalicabilità della fine dell’esistenza. In questa terra di mezzo è richiesto padroneggiare l’ironia che serve a renderci sorridenti lungo il nostro cammino, a cantare intensamente per un tempo non più lungo di una stagione soleggiata, col ghigno che Camus immaginava sulla faccia del mitico e sorridente Sisifo mentre scalava la vetta del suo nuovo ed eterno supplizio.

Poi c’è l’odio che, difronte alla prospettiva comune di una cassa zincata che galleggia sotto il cielo agostano, assume un valore quasi lirico. Sui banchi di scuola ci hanno immersi troppo a lungo nei concilianti romanzi manzoniani e troppo brevemente nei meravigliosi versi di Archiloco, il poeta greco che cantò le notti di sesso cocente con la sua promessa Neobule e compose poi contro di lei straordinarie invettive, mentre le insidiava senza vergogna la sorella minore. Sulla bara fluttuante che ci attende tutti è concesso odiare i violenti, nel tempo che ci rimane prima di sostare sotto un cipresso.

Scrisse un giorno Christopher Hitchens nel suo Consigli a un giovane ribelle: «Guàrdati dall’irrazionale, per quanto seduttivo. Rifuggi dal “trascendente” e da tutti quelli che invitano a subordinarti o annientare te stesso. Diffida della compassione; preferisci la dignità per te e per gli altri. Non aver paura di essere considerato arrogante o egoista. Immàginati tutti gli esperti come se fossero mammiferi. Non essere mai spettatore dell’ingiustizia o della stupidità. Cerca la discussione e la disputa per il piacere che ti dànno; la tomba ti offrirà un sacco di tempo per tacere».

E goditi la vita. Che poi magari muori.

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10 accessori fatti con materiale di riciclo per aiutare l’ambiente

Ven, 06/14/2019 - 12:00

Dalle infradito in sughero recuperato dai tappi alla borraccia fatta di carta riciclata fino ad arrivare ai taccuini composti di sterco di panda, ecco 10 oggetti ecosostenibili che danno nuova vita alla spazzatura.

  1. La prima scarpa impermeabile realizzata con plastica riciclata

Si chiama Via ed è la prima scarpa totalmente impermeabile realizzata con plastica riciclata, recuperata dagli oceani. Ogni scarpa contiene circa 30 grammi di plastica di recupero. A lanciare questo prodotto bello e buono (è il caso di dirlo) è stato Via Lab Design, un team di designer e ingegneri statunitensi che è riuscito a mettere a punto una membrana speciale. Realizzata grazie alla nanotecnologia, è in grado di bloccare totalmente la penetrazione dell’acqua (e della sporcizia in generale). Anche immergendo i piedi nell’acqua, con queste scarpe non entrerà nemmeno una goccia di umidità. E nonostante siano waterproof al 100%, le scarpe Via garantiscono una buona aerazione del piede grazie ai materiali traspiranti di cui è composta la tomaia. Il modello attualmente in vendita è disponibile in due colorazioni, grigio chiaro e grigio scuro. Ma chi volesse altre nuance, sappia che è partita da poco la raccolta fondi su Kickstarter per produrre anche la versione in beige (in pre-order a 99 dollari).

Fonte immagine: CORRIERE.IT

2) Lo zaino fatto di materiali di recupero degli interni di auto

Il Continew Backpack è lo zaino da cui è partita la vera e propria mission della startup omonima, la Continew. Una missione virtuosa che consiste nel produrre zaini (e adesso anche borse, borselli, portafogli etc.) partendo da un materiale di recupero derivato dagli interni delle automobili in disuso. Tessuto tecnico, pellame e rifiniture varie provengono quindi dagli abitacoli delle auto abbandonate in discarica, immettendo i prodotti firmati Continew in un ciclo (e riciclo) virtuoso. Perfino gli airbag delle auto diventano preziosa materia prima per gli zaini e le borse di questo marchio inglese che ha provato a imporsi sul mercato l’anno scorso, lanciando una raccolta fondi su Kickstarter, e oggi è già una realtà commerciale solida. Prezzo: 253 sterline.

Fonte immagine: CORRIERE.IT

3) La carta fatta con le feci di panda

Carta riciclata non significa solo carta che proviene da altra carta già utilizzata. Ci sono tanti modi per riciclare la carta e uno tra i più bizzarri è quello di produrla a partire dalle feci animali. Si tratta di una pratica antichissima dello Sri Lanka, inizialmente riguardante solo lo sterco degli elefanti. Ma in realtà tante altre feci sono particolarmente adatte per essere impiegate nel processo che porta ad avere un foglio bianco su cui scrivere. L’importante è che l’animale in questione sia erbivoro e non carnivoro, non tanto per la qualità della carta ma piuttosto per l’odore che potrebbe emanare. A intendersi parecchio di “carta fecale” è il marchio thailandese PooPooPaper, un brand di “alternative paper” che ricicla diverse tipologie di sterco per impiegarle nella produzione di carta. C’è la Cow PooPooPaper (fatta a partire dalle feci della mucca), la varietà Horse (di cavallo), Donkey (di asino), Moose (alce americano) e di tanti altri mammiferi erbivori, elefante compreso ovviamente. Tra le varietà di PooPooPaper più curiose, c’è quella in cui si trovano tracce di bambù, ossia quella prodotta a partire dallo sterco di panda. Tutte le carte composte di materia fecale animale vengono prodotte al 25% con normale carta di scarto e al 75% con lo sterco. Un sistema anti-odore brevettato permette di utilizzare senza storcere il naso taccuini, bloc-notes e diari del genere anche a chi ha un olfatto sopraffino perché il cattivo odore tipico delle feci viene completamente eliminato. Prezzo di un taccuino di Panda PooPooPaper: 10 dollari.

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Dalle Filippine la legge più green di sempre: piantare alberi per laurearsi

Ven, 06/14/2019 - 11:46

[Fonte:  Filippine, il ricatto più ‘green’ al mondo approvato dal governo. “Vuoi laurearti? Pianta 10 alberi”]

Approfondiamo con la stampa nazionale:

Gli studenti delle Filippine, per potersi laureare, dovranno piantare almeno 10 alberi dalle elementari fino all’università. Nel paese asiatico è stata appena approvata una nuova legge che potrebbe portare alla piantumazione di 525 miliardi di alberi in una generazione.

Il firmatario di questa norma a tutela dell’ambiente è il leader del partito Magdalo, Gary Alejano, che ha spiegato così le sue ragioni: “Con oltre 12 milioni di studenti delle elementari, quasi 5  milioni di studenti che si diplomano e quasi 500.000 che si laureano ogni anno, questa iniziativa, se attuata correttamente, garantirà che almeno 175 milioni di nuovi alberi vengano piantati ogni anno”.

I nuovi alberi saranno piantati in determinate aree urbane, foreste, aree protette e campi militari. Per quanto riguarda la scelta delle piante, questa si baserà su parametri come località, clima e topografia dell’area. Verrà data preferenza a quelle indigene. Continua a leggere [Fonte: TPI.IT “Vuoi laurearti? Prima devi piantare 10 alberi”: nuova legge approvata in filippine a tutela dell’ambiente. Di Beatrice Tomasini

RIFORESTARE IL MONDO – Riforestazione: è questa la parola d’ordine che si mette in campo di fronte ai problemi legati al cambiamento climatico e alla deforestazione per motivi economici che affligge buona parte del Pianeta. Si tratta anche di una pratica che sta prendendo piede nelle attività di utilizzo della biomassa, come l’uso della legna da ardere, l’estrazione della polpa di cellulosa per la carta e altre attività che prevedono lo sfruttamento del legno.

In Svezia, per esempio, dove vi sono imponenti foreste utilizzate a livello industriale, la legge impone la piantumazione di tre alberi ogni volta che se ne abbatte uno; in Italia, grazie a misure di protezione che vanno avanti da decenni, nell’ultimo secolo la superficie boschiva è raddoppiata (dati Ispra) e il 33% del nostro territorio è coperto da boschi. Si tratta di un quadro positivo che coinvolge anche altri paesi industrializzati e che tuttavia non è ancora sufficiente a invertire la tendenza inversa a livello mondiale: la diminuzione dei territori boschivi interessa quattro miliardi di ettari di foreste: nel solo 2016 sono stati abbattuti 29,7 milioni di ettari di foreste (quanto tutto il territorio italiano) con gravi effetti sulla biodiversità, sui cambiamenti climatici (le foreste sono uno dei grandi “sequestratori” di CO2 dall’atmosfera), e sull’inquinamento anche a livello locale (le piante sono in grado, in parte, di assorbirlo e renderlo innocuo). A livello mondiale la deforestazione avanza e uno studio del 2017 sulla rivista Science Advances ha verificato che, solo tra il 2000 e il 2013, la superficie delle foreste primarie è diminuita del 7,2% in tutto il Pianeta. Continua a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET “Riforestare il mondo”. Di Sergio Ferraris ]

LE EMISSIONI CI STANNO UCCIDENDO: LA SUPERPIANTA MANGIA-CO2 CI SALVERÀ? Piante più efficienti per arginare i cambiamenti climatici. La maggior parte delle strategie volte ad arginare i cambiamenti climatici e a diminuire le emissioni nocive sottintende una modifica dei comportamenti umani che li renda più sostenibili e rispettosi del Pianeta. Secondo i ricercatori del Salk Institute for Biological Studies (California) è possibile però farci dare un aiuto anche dalla stessa natura che stiamo distruggendo. In particolare, una Superpianta con una particolare efficacia di assorbimento della Co2 potrebbe essere un formidabile asso nella manica.

Effettivamente è un paradosso: l’essere umano genera CO2, distrugge foreste millenarie, devasta interi ecosistemi, pone a rischio la sua stessa specie e poi cerca un supporto nelle piante per rimediare! Al Salk Institute la chiamano “Ideal Plant” e la sua azione andrebbe comunque a sommarsi alle altre strategie di mitigazione che intanto dovremo necessariamente mettere in atto. Insomma, non basterà certo una Superpianta a rimediare a decenni di danni…
I ricercatori sono partiti dal fatto che le piante assorbono CO2 e la immagazzinano; una parte finisce nel terreno, dove resta per millenni. Ma ormai la quantità di Co2 che riversiamo nell’atmosfera è troppa perché ci sia una compensazione, la Terra è satura. Perché allora non immaginare piante in grado di assorbire più CO2 e di immagazzinarla per altri secoli?

Dal Salk Institute, il biologo Wolfgang Busch spiega così quella che potrebbe sembrare una forzatura: «Non stiamo provando a far fare alla piante qualcosa che già non fanno, stiamo solo tentando di migliorarne l’efficienza per poterle utilizzare allo scopo di arginare i cambiamenti climatici». Così è nata la Harnessing Plants Initiative, che ha come scopo quello di creare “ideal plants” che hanno bisogno di meno fertilizzanti, producono frutti per sfamare il mondo e intanto ci aiutano a immagazzinare la CO2 nel profondo del terreno. Continua a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET Le emissioni ci stanno uccidendo: la Superpianta mangia-CO2 ci salverà? Di Anna Tita Gallo]

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ReFoodgees e Roma Salva Cibo

Ven, 06/14/2019 - 10:43

Roma Salvacibo si occupa di recuperare i prodotti freschi invenduti nel Nuovo Mercato Esquilino di Roma e ridistribuirlo gratuitamente a chi ne ha bisogno, questo grazie al lavoro dei ReFoodgees, la squadra di ragazze e ragazzi che si occupa di girare banco per banco e raccogliere la merce.
Quanto cibo sprechiamo in Italia? Leggi qui https://www.peopleforplanet.it/tag/spreco-cibo/

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Quasi due milioni di persone in Italia usano il Car Sharing

Ven, 06/14/2019 - 07:30

Nell’anno appena passato 1 milione e 800 mila italiani si sono iscritti a un servizio di car sharing, e i numeri continuano a salire. Lo ha reso noto Aniasa, l’Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio e Servizi Automobilistici, nel suo ultimo rapporto. I numeri sono relativi al 2018 e segnalano una sempre maggior propensione degli italiani a non acquistare un’auto di proprietà ma a scegliere varie tipologie di noleggio.

Il car sharing

Un capitolo del rapporto è dedicato al car sharing, un settore ormai consolidato e in crescita. Rispetto al 2017, a fronte di una flotta di auto disponibili rimasta stabile a 6.600 unità, il numero di noleggi è salito di circa il 27%. Milano e Roma si confermano le città in cui viene utilizzata maggiormente l’auto condivisa con 9,5 milioni di noleggi, oltre l’80% del totale.

Le auto in sharing vengono usate dai quasi due milioni di italiani che hanno deciso di scegliere questo modo di muoversi sia per lavoro che per esigenze private, in tutti gli orari della giornata, anche se c’è un picco nell’orario di punta della sera.

L’utilizzatore medio è uomo (63% del totale, ma l’utenza femminile è in aumento) e ha poco più di 35 anni.

L’impatto sull’ambiente

Aniasa commenta così l’impatto sull’ambiente di questi numeri: «Le vetture in locazione (tutte Euro 6) oggi possono contare su emissioni decisamente ridotte rispetto a quelle del parco circolante nazionale, tra i più anziani d’Europa: meno della metà (se a benzina) e due terzi (se diesel) in meno di monossido di carbonio, il 50% in meno di ossido di azoto e -70% di emissioni di idrocarburi incombusti».

Si può fare di più

L’associazione di settore lancia però anche un avvertimento: «I dati testimoniano l’inarrestabile evoluzione della mobilità italiana con il graduale passaggio dalla proprietà all’uso dei veicoli», dichiara il Presidente ANIASA – Massimiliano Archiapatti «anche se il clima di incertezza economica e il quadro politico degli ultimi mesi stanno rallentando questa spinta innovativa». L’associazione apprezza la volontà di aggiornare il codice della strada, ma critica le politiche fiscali e di assicurazione che non agevolano chi vuole passare – in generale – a un’auto a noleggio, e questo vale anche per le aziende.

«Lascia particolarmente delusi la recente richiesta alla UE di tenere fermo al 40% per altri tre anni il regime di detraibilità dell’IVA per le auto aziendali. Una nuova beffa per le aziende italiane, che si devono misurare ogni giorno con i concorrenti europei, agevolati da una detraibilità del 100%, oltre che da una maggiore deducibilità dei costi di mobilità», conclude Archiapatti.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Come la soia è diventata un problema ambientale globale

Ven, 06/14/2019 - 07:15

Il mercato mondiale della soia mette in pericolo l’ambiente, e ora anche i dazi di Trump complicano la situazione: i numeri del problema delle colture di soia in Amazzonia e nel Cerrado brasiliano

Agricoltura, e silvicoltura sono i responsabili di un quarto delle emissioni di gas serra prodotte dall’uomo. L’anno scorso, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) ha chiarito che le emissioni nette di gas serra antropogeniche dovranno diminuire del 25% entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro il 2070, se l’umanità vuole evitare che la temperatura globale superi i 2°C. Sorprendentemente, per farlo dovrà anche limitare il consumo di soia. La coltura è il secondo driver agricolo di deforestazione, dietro all’allevamento del bestiame.

Di recente anche consumatori e investitori si stanno interrogando sul reale impatto della soia sulla deforestazione.

Utilizzata principalmente per la produzione di mangimi e olio da cucina e biodiesel, la sua produzione è in gran parte concentrata nelle regioni del Sud America, dove le piantagioni hanno invaso alcuni tra gli ecosistemi più a rischio. Più di un milione di chilometri quadrati di terreni agricoli in tutto il mondo sono occupati da colture di soia. Secondo dati Wwf, Stati Uniti, Brasile e Argentina producono l’80% della soia a livello mondiale e la domanda è aumentata di 15 volte rispetto agli anni Cinquanta. La Cina è lo stato che importa più soia nel mondo e la domanda continua ad aumentare.

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Semafori intelligenti per la città del futuro

Gio, 06/13/2019 - 21:30

I pulsanti pedonali per l’attraversamento stradale sono destinati ad essere un ricordo del passato. Nei casi in cui siano realmente funzionanti e non solo “bottoni placebo”, potrebbero presto lasciare il porto ai semafori intelligenti dell’Università Tecnologica di Graz. Qui infatti un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Computer Graphics and Vision ha sviluppato un innovativo sistema di telecamere interconnesse, che riconosce l’intenzione dei pedoni di attraversare la strada, facendo scattare automaticamente il verde.

Frutto di un progetto di ricerca durato tre anni in collaborazione col Dipartimento Comunale 33 di Vienna, i nuovi semafori intelligenti sono in grado di rilevare tutte le persone all’interno di un’area di 8×5 metri e usando algoritmi di apprendimento sviluppati a partire da modelli di movimento globali e dati registrati, possono anticiparne le mosse.

Il prodotto può sembrare molto semplice – affermano gli scienziati – ma ha richiesto parecchio impegno, soprattutto per via della molteplicità dei requisiti. L’hardware necessitava di dimensioni piuttosto grandi, proporzionali alla potenza desiderata, ma allo stesso tempo doveva essere il più piccolo possibile, abbastanza da poter essere applicato a un semaforo. Il software, invece, ha richiesto accuratezza ed efficienza. 

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Le famiglie alternative, immaginate e disegnate da Richard Scarry 60 anni fa

Gio, 06/13/2019 - 18:45

Il verme Zigo Zago, il sergente Multa, il gatto Sandrino, il maiale Sansovino, l’ippopotama Hilda Hippo. A molti di voi, soprattutto a chi è nato tra gli anni Settanta e Novanta, questi nomi ricorderanno qualcosa, faranno venire in mente le grandi pagine di libri pieni di animali di ogni specie e grandezza. Li creò l’immaginazione di Richard Scarry (1919-1994), uno dei più noti autori e illustratori di libri per bambini al mondo, un americano del Massachusetts trasferitosi poi in Svizzera, a Gstaad, che si fece conoscere proprio per aver dato vita e illustrato quella serie di personaggi molto buffi e particolari, “antropomorfizzati”, che guidano automobili, che fanno incidenti, che lavorano e indossano i vestiti come se fossero degli uomini.

La sua serie più nota ha come protagonisti gli abitanti della città di Sgobbonia (Busytown nella versione originale inglese) da cui vennero poi realizzati dei cartoni animati – “Il fantastico mondo di Richard Scarry“- e molte delle sue illustrazioni contengono anche disegni precisi di meccanismi complessi, come le manovre di una barca a vela o di un aereo da combattimento.

Scarry, morto venticinque anni fa quasi ottantenne, “non sarebbe mai andato al Congresso mondiale sulla famiglia di Verona” – spiega all’HuffPost suo figlio, Huck Scarry, durante la 56/a edizione della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna (che quest’anno ha ben 1.442 editori provenienti da 80 Paesi del mondo) – perché è stato il primo a scrivere (e a mostrare ai bambini) di famiglie alternative, a parlare e a mostrare la diversità come normalità, indipendentemente dal sesso, dalla razza o dalla religione. Nei suoi libri, tutti pubblicati in Italia da Mondadori (sono più di di duecento milioni le copie vendute nel mondo), fu tra i primi a mostrare un animale maschio con abiti femminili o un animale femmina vestita da uomo o con colori come il blu, all’epoca (ma per alcuni ancora oggi), ritenuto tipicamente maschile e fu il primo a mostrare personaggi poco comuni in racconti per bambini.

ndr – People For Planet

Un esempio sono i clochard, da lui chiamati “hobo”, che poi significa vagabondi: un lupo, un babbuino e una iena chiamati Lupokod, Lem Babbù e Jenaluna (Wolfgang Wolf, Benny Baboon e Harry Hyena). “Sono sempre allegri e spiritosi, aggiunge Huck, hanno un innato talento per combinare pasticci, ma in un’occasione sono addirittura degni di emulare Armstrong, Aldrin e Collins in un viaggio sulla Luna”. Le storie di Richard Scarry – che ai più ricorderanno, pur essendo molto diverse, quelle di Beatrix Potter – hanno un intento che è sempre istruttivo e colpiscono perché non c’è la morale, ma a predominare è sempre l’umorismo, l’ironia e la ricchezza delle illustrazioni.

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Fonte immagine copertina HUFFINGTONPOST.IT

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Le 7 erbe drenanti per sgonfiare la pancia

Gio, 06/13/2019 - 15:30

Il problema della pancia gonfia, particolarmente diffuso tra le donne, può avere diversi fattori causali alla base. Tra questi è possibile ricordare la presenza di aria a livello della pancia e dell’intestino, ma anche le variazioni ormonali che sopraggiungono in concomitanza dell’arrivo del ciclo.

Da ricordare è anche la disbiosi intestinale, condizione che si palesa quando la flora intestinale non è più efficiente. In questi casi, è molto utile agire partendo dall’alimentazione, scegliendo cibi in grado di favorire il drenaggio dei liquidi. La natura ci offre diverse erbe utili al proposito, scopriamone 7!

LA SALVIA – Erba aromatica tra le più utilizzate in cucina, la salvia è anche un efficacissimo drenante. Per iniziare a vedere risultati, si consiglia di consumarla due volte al giorno in tisana sotto forma di decotto. In più, fa molto bene anche alla digestione, dal momento che è in grado di stimolare i succhi gastrici.

L’ANICE, o erba del Re Sole, è un ottimo rimedio naturale a cui fare riferimento nei casi in cui la pancia è gonfia per via di problemi di digestione. Ideale per eliminare il gonfiore dopo un pasto abbondante, prevede una particolare attenzione alle quantità, che devono essere gestite considerando la situazione della singola persona. Per questo, è opportuno chiedere consiglio al proprio erborista di fiducia.

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Arriva “Tumorial”, la prima web serie che aiuta gli adolescenti ad affrontare il cancro

Gio, 06/13/2019 - 15:00

Sono adolescenti e, come tutti i ragazzi della loro età si innamorano e si lasciano, sono incerti e allo stesso tempo prepotenti, allegri ma spesso pensierosi. La contraddizione fa parte della loro età e l’aver sofferto di un tumore non ha intaccato la loro energia vitale. Solo quelli che hanno già affrontato la diagnosi e il percorso di cura sanno cosa raccontare a chi si ritrova nella stessa situazione, dopo di loro. È di questa condivisione di esperienze che parla “Tumorial”: una serie che racconta quanto della malattia oncologica non è stato ancora detto. Soprattutto dell’impatto, dei segni e delle cicatrici che può lasciare sui pazienti più giovani.

Arriva “Tumorial”, la prima web serie che aiuta gli adolescenti ad affrontare il cancro Incoraggiare i coetanei

La nuova web serie, realizzata dai pazienti adolescenti del Progetto Giovani della Pediatria Oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), è disponibile su Youtube. Dei ventiquattro video-tutorial di cui è composta, 10 sono già in rete da lunedì  e altri 14 saranno online a partire da settembre: raccontano con il linguaggio della quotidianità le esperienze e le situazioni più comuni vissute dai giovani pazienti di più lunga data con l’obiettivo di incoraggiare e supportare i coetanei appena arrivati in reparto, fragili e frastornati dalla diagnosi ricevuta da poco. Diverse le tematiche trattate, come il rapporto con i genitori, la sessualità, la scuola, la perdita dei capelli.

Un approccio innovativo

I video-tutorial realizzati dal Progetto Giovani rappresentano un approccio innovativo di comunicazione nell’ambito della malattia oncologica. “Tumorial rappresenta uno strumento estremamente utile nell’ambito del percorso di cura – sottolinea Andrea Ferrari, responsabile del Progetto Giovani dell’Istituto -. La malattia arriva nella loro vita come uno tsunami e solo un coetaneo che sta vivendo la stessa esperienza può capirlo in pieno e trovare le parole giuste per parlarne”. 

Oltre un anno di lavoro

I video sono il frutto di oltre un anno di lavoro. Alla realizzazione dei video hanno collaborato 47 ragazzi tra i 14 e i 25 anni – 26 dei quali attualmente in cura presso il reparto di Pediatria Oncologica e 21 che hanno invece concluso il percorso terapeutico – che si sono confrontati sulle varie tematiche. Insieme hanno anche deciso chi di loro sarebbe apparso in ogni tutorial. “Ho incontrato ogni settimana i ragazzi del Progetto Giovani – sottolinea Valerio Rocco Orlando, artista e regista che ha realizzato i video -. Insieme a loro e al team di medici ed educatori ci siamo confrontati a livello collettivo sui singoli temi. La produzione dei video è diventata dunque un laboratorio di idee aperto, in cui tutti hanno dato il proprio contributo. Tra di noi si è instaurato un grande rapporto di fiducia: solo così è stato possibile sovrapporre il mio sguardo al loro, lasciandoli però autori delle proprie storie”.

Carenza di studi clinici per gli adolescenti

Ogni anno in Italia si ammalano di un tumore pediatrico 800 adolescenti tra i 15 e i 18 anni e in oltre otto casi su dieci sono vivi a cinque anni dalla diagnosi. La ricerca ha portato innegabili miglioramenti, ma c’è un problema che permane da anni: ancora oggi, spesso sono trattati con protocolli per adulti a causa della carenza di studi clinici formulati ad hoc. “Il nostro Progetto Giovani, dedicato ai ragazzi tra i 15 e i 25 anni – conclude Ferrari – è nato proprio con l’obiettivo di cercare di superare gli ostacoli che possono inficiare la qualità delle cure e la qualità di vita degli adolescenti e dei giovani adulti malati di tumore”. 

Per seguire la nuova serie Tumorial e saperne di più sul Progetto Giovani:

https://www.facebook.com/ilprogettogiovani/

https://www.youtube.com/channel/UCR0EVeYMAjgJlN95tSc_iPA

www.ilprogettogiovani.it

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Come abbronzarsi in modo naturale: gli alimenti che favoriscono la tintarella

Gio, 06/13/2019 - 12:15

Cocomero, melone, albicocche, carote, pomodori: sono tanti gli alimenti contenenti betacarotene e vitamina A, sostanze in grado di stimolare la produzione di melanina, responsabile della tintarella. Ecco quali sono tutti gli altri e le regole per esporsi al sole senza rischi.

COME ABBRONZARSI IN MODO NATURALE

Per alcuni le vacanze sono già iniziate, per altri cominceranno nei prossimi giorni e tutti noi non vediamo l’ora di recarci in spiaggia a prendere il sole. Attenzione però a non esagerare con la tintarella: troppo sole può far male alla nostra salute.

Evitate pertanto le ore più calde della giornata e usate sempre una crema solare priva di parabeni e formulata con ingredienti naturali che rispettano non solo la pelle ma anche la natura e gli organismi acquatici come pesci e molluschi: una volta a contatto con il mare, la crema solare tende infatti a disperdersi in acqua, e soprattutto evitate le preparazioni abbronzanti fai da te.

ALIMENTI CHE FAVORISCONO L’ABBRONZATURA

Sapete inoltre che è possibile ottenere un’abbronzatura dorata, in maniera naturale, attraverso la giusta alimentazione e l’assunzione di alcuni alimenti ricchi di proprietà nutritive che favoriscono la tintarella?

Cocomero, melone, albicocche, carote, pomodori e in generale tutta la frutta e la verdura di colore arancione o rosso, sono alimenti contenenti betacarotene e vitamina A, sostanze in grado di stimolare la produzione di melanina, responsabile della tintarella.

CIBI PER ABBRONZARSI VELOCEMENTE

Per un’abbronzatura perfetta è quindi importante inserire questi alimenti nella vostra dieta e bere tanta acqua in modo da mantenere la pelle sempre ben idratata.

Gli alimenti ricchi di vitamina C tra cui i kiwi sono invece in grado di combattere l’invecchiamento della pelle mentre i cibi contenenti Omega 3 permettono di tenere lontano il rischio di eritemi e irritazioni cutanee: via libera quindi a salmone, avocado e noci.

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Per fare il legno ci vuole l’albero, cantava Sergio Endrigo

Gio, 06/13/2019 - 11:57

Con 640 lattine di birra in alluminio si può fare il cerchione di un’auto, anche se è consigliabile non guidare dopo 640 lattine di birra…
Con 4 pallets di legno si fa un tavolo, una scrivania, con 30 un armadio! E’ l’economia circolare, baby!

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Torna il Festival di Yulin e si riaccendono le polemiche

Gio, 06/13/2019 - 11:37

Con il solstizio d’estate, il 21 giugno, torna il Festival di Yulin conosciuto anche come Dog Meat Festival, ovvero il festival della carne di cane.

Si svolge a Yulin, città sita nella Regione Autonoma di Guangxi Zhuang, in Cina, che arriva a sfiorare poco più di 5.000.000 di abitanti e dove, ogni anno, con l’arrivo dell’estate, per dieci giorni consecutivi vengono barbaramente uccisi, secondo le associazioni animaliste, intorno ai 10mila cani e gatti.

In Cina mangiare carne di cane è una tradizione consolidata da secoli e socialmente accettata, la sua commercializzazione è soggetta a regole e norme sanitarie per la tutela sia del consumatore che dell’animale. Nonostante questo, il Festival di Yulin riesce ad indignare gli stessi cinesi, oltre ad avere un forte impatto a livello internazionale: annualmente attivisti per i diritti degli animali provenienti da tutto il mondo si battono per mettervi fine, tanto che lo scorso anno sono stati liberati più di mille cani.

In diversi Paesi del mondo il cane è considerato al pari di una mucca e quindi, a differenza delle abitudini che si sono sviluppate negli anni in occidente, non è considerato animale da compagnia. Indignarsi quindi per il consumo di cane sarebbe ipocrita se pensiamo a tutte le sagre a base di carne che annualmente sono promosse nella sola Italia. Ma la forte indignazione nasce dalla barbarie cui sono sottoposti questi animali nel corso del festival. Continua a leggere [Fonte PEOPLEFORPLANET – Claudia Faverio]

Approfondiamo con la stampa nazionale:

“DA BAMBINO UCCISERO IL MIO CANE PER CUCINARLO, VI SPIEGO PERCHÉ IN CINA MANGIANO I CANI”. Tony, un giovane attivista cinese, spiega perché i cinesi mangiano i cani. […]Mangiare cani non è molto strano in Cina, ma non lo farò mai. Ho scritto molti articoli in cinese e in inglese, per chiedere alle persone di smettere di far male o mangiare cani e gatti. Penserete che i  cinesi siano selvaggi e cattivi, giusto? Mangiano cani e gatti carini. Ora che sono cresciuto, conosco i motivi.

Carne di cane Cina – Anche se molti cinesi oggi sono ricchi, erano molto poveri 20 o 30 anni fa. Si trattava della popolazione più numerosa del mondo e molti di loro non avevano cibo.

Quindi mangiavano qualsiasi cosa si trovasse in natura. Non solo manzo, maiale, pesce, ma anche cani, gatti, serpenti, cavalli, scimmie, rane, topi, volpi e persino cavallette. […] Quindi i cani sono solo una specie di carne. Non sono considerati come una specie specifica per alcune persone. Ora potreste avere una domanda: Tutti i cinesi mangiano carne? Un proverbio cinese dice “再穷不杀看门狗、再饿不吃耕地牛” “子不嫌母丑,狗不嫌家贫”, che significa che non importa quanto sei povero, non dovresti uccidere il tuo cane, e il tuo cane non ti abbandonerà mai, proprio come i figli non pensano mai che la loro madre sia brutta, anche quando invecchia.

Ma in Cina ci sono oltre 1.5 miliardi di persone. Alcuni stranieri scoprono che 10mila persone mangiano i cani, pubblicano la scoperta su tutti i social media, la trasmettono in TV, la diffondono sul blog, aumentano la consapevolezza, tengono una campagna pubblica, ne parlano a chiunque e a chiunque. Presto la maggior parte delle persone nel tuo paese crede che ogni cinese abusa e mangi i cani. Continua a leggere [Fonte: TPI.IT – Jidong Wu

DAVIDE, L’ITALIANO CHE SALVA I CANI DAL FESTIVAL CINESE DI YULIN: “LI STAVANO PER BOLLIRE VIVI”

[Fonte: FANPAGE.IT]

TUTTI AMANO I CANI MA NESSUNO LI ADOTTA. Il rapporto sul randagismo 2019 della LAV: il numero dei cani nei rifugi continua ad aumentare. La LAV, Lega Anti Vivisezione, ha realizzato per il terzo anno consecutivo uno studio sul randagismo in Italia, con alcuni risultati positivi ma altri piuttosto sconfortanti, ad esempio il numero dei cani detenuti nei canili rifugio è cresciuto del 9,26% in un solo anno.
Per realizzare queste statistiche la LAV ha chiesto alle Regioni e alle Province Autonome di indicare quante strutture di accoglienza per cani e gatti fossero presenti sul loro territorio, quanti cani, dopo essere stati catturati, fossero stati restituiti al proprietario, quanti fossero quelli presenti nei canili rifugio, il numero delle colonie feline, delle sterilizzazioni effettuate e quello delle adozioni. Dall’analisi dei dati forniti “è emerso un quadro che conferma una situazione tutt’altro che positiva”, spiega la Onlus nel comunicato stampa che accompagna lo studio.

Innanzitutto il Paese risulta in pratica diviso in due per quanto riguarda il numero di cani randagi: nel Centro-Nord Italia (ad eccezione del Lazio) il randagismo è contenuto, mentre al Sud e nelle Isole il numero dei cani randagi è ancora rilevante.

A livello nazionale cresce il numero dei cani nei rifugi, con un aumento, come dicevamo, di poco meno del 10 percento in un anno. Degli 114.866 cani nei canili italiani, ben il 72% (82.342) si trova nelle strutture del Mezzogiorno, scrive la Lav. Continua a leggere [Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT – Margherita Aina]

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Ecofuturo Festival 2019: a Padova dal 25 al 29 giugno!

Gio, 06/13/2019 - 10:35

La sesta edizione di EcoFuturo si avvicina…

Vi aspettiamo dal 25 al 29 giugno al Fenice Green Energy Park di Padova!

Programma dettagliato su www.ecofuturo.eu

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Le Ricette di Angela Labellarte: mousse di fragole

Gio, 06/13/2019 - 08:38

Ingredienti per 4 coppette

Fragole 500 gr.
Mascarpone 250 gr.
Panna fresca 250 ml.
Zucchero a velo 100 gr.
Cioccolato in scaglie per decorare
Rum mezza tazzina da caffè
Biscotti sbriciolati 4
Rose per decorare

Preparazione

Lavate le fragole, tagliatele a cubetti e mescolatele con lo zucchero.
Frullate la metà delle fragole con un frullatore ad immersione.
Con l’utilizzo di una planetaria mescolate il mascarpone con il purè di fragole, il rum e la panna liquida fino ad ottenere una crema densa.
In un bicchiere basso sbriciolate un biscotto, versate due cucchiai delle rimanenti fragole a cubetti e la mousse di fragole.
Decorate con fragole, scaglie di cioccolato e petali di rosa.

Foto di Angela Prati

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Insegniamo l’empatia nelle scuole italiane (come avviene in Danimarca)

Gio, 06/13/2019 - 08:00

Empatia scuola Danimarca – Pensate se di questi tempi a scuola si insegnasse l’empatia. In Danimarca è materia scolastica dal 1993, un’ora a settimana. Roba da non crederci.  L’ora di empatia (detta Klassen Tid) insegna ai bambini a superare i problemi in modo collettivo e non individuale. Insegna che la felicità non è nulla se paragonata alla gioia collettiva.

Nelle scuole danesi in quell’ora tutti i bambini raccontano le proprie fragilità e ragionano insieme. E, se ci pensate, sarebbe una rivoluzione profumata insegnare fin da piccoli quanto conta che nessuno rimanga indietro, che nessuno rimanga mai solo e soprattutto che in fondo ognuno di noi combatte una battaglia personale che andrebbe sempre rispettata e trattata con cura, gentilezza e l’impegno di essere comunità.

Un’ora di empatia a settimana (che da noi servirebbe anche agli adulti, mica solo ai bambini) potrebbe servire, per esempio, a toglierci dalla testa l’idea che le fragilità altrui sono ostacoli alla nostra felicità e a capire che, invece, nascondono semplicemente talenti strozzati, incapaci di toccare il cielo con un dito perché nati con un nodo alla gola.

Continua a leggere su TPI.IT

Foto di falco da Pixabay

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Insieme FUNZIONA!

Gio, 06/13/2019 - 08:00

Da Explora, il Museo dei Bambini di Roma, presentiamo “Insieme Funziona”, un progetto scolastico per promuovere l’inclusione, aprirsi alle diversità e combattere il bullismo. Partecipano San Donato Milanese, Gela, Roma, Taranto e Livorno.

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Per approfondire

Link al progetto: http://insiemefunziona.eniscuola.net/

Scarica il Romanzo collettivo prodotto dai bambini

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