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Aggiornato: 43 min 33 sec fa

Il Governo taglia la democrazia e Radio Radicale rischia di chiudere

Gio, 04/18/2019 - 10:15

Radio Radicale, la storica emittente nata nel 1976, oggi rischia di chiudere. Dal 1994 gode di una convenzione per la trasmissione delle sedute del Parlamento: «Radio Radicale riceve 10 milioni di finanziamento annui per la convenzione, che se non rinnovata scade a maggio, e quattro milioni per contributi pubblici all’editoria, di cui si sa già verranno a meno a partire dal gennaio del 2020», spiega Annarita Digiorgio.

Non poche le voci contrarie rispetto alla decisione del governo Lega- M5S: da Mariastella Gelmini a Stefano Parisi, da Renato Brunetta a Piero Fassino e Valeria Fedeli, sono tantissime le voci che, trasversalmente agli schieramenti, si sono espresse in difesa dell’emittente per il contributo dato in 25 anni alla libertà di informazione in Italia.

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Radio Radicale rischia la chiusura: “Governo non rinnoverà la convenzione”.È intenzione di questo governo (almeno mia e del Mise che abbiamo seguito il dossier) di non rinnovare la Convenzione con Radio Radicale per svolgere il servizio. […] Non rinnovare la convenzione per svolgere un servizio che Radio Radicale ha svolto per 25 anni senza alcun tipo di valutazione, come l’affidamento con una gara. Nessuno ce l’ha con Radio Radicale o né vuole la chiusura. Sta nella libertà del Governo farlo”. Così afferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Editoria, Vito Crimi. Negli ultimi vent’anni, secondo Crimi, “è stata rinnovata come una concessione. Esiste Rai Parlamento, un servizio pubblico, un canale istituzionale che trasmette le sedute parlamentari e delle commissioni“. Continua a leggere…

Fonte: ILGIORNALE.IT – Giorgia Baroncini

Radio Radicale, il bavaglio del governo sull’informazione libera. Una scelta “sciagurata”, la definisce Giuseppe Giulietti, presidente nazionale della Fnsi, perché colpisce le voci delle differenze. Per capirci: colpisce Radio Radicale, Il Manifesto, l’Avvenire, tanti giornali diocesani. Sono tagli destinati a diventare bavagli”. Ma Crimi non fa una piega. […]

Allora perché non ha il coraggio di indire la gara, visto che ne ha la competenza?”. Risponde la parlamentare del Pd Enza Bruno Bossio . La senatrice Valeria Fedeli, capogruppo Pd nella commissione Diritti umani, sottolinea come il governo si stia assumendo “la responsabilità politica di tagliare la democrazia nel nostro Paese”, mentre la dem Francesca Puglisi, fondatrice di Towanda e candidata alle europee, osserva in un tweet che “Sono le voci libere che danno fastidio ai pentafascisti“. Continua a leggere…

Fonte: DEMOCRATICA.COM – Giovanni Belfiori

Se ne va Bordin, la voce espressionista, rauca, gutturale e intelligente di Radio Radicale. Eh-émmm!… Mmmmmhhh… Ehe-he-heh…. grugniti, pause e sospiri espressionisti, ma sempre dosati con sapienza, con eleganza, con ironia e con stile, erano diventati la voce della carta stampata. Adesso ci mancheranno come l’aria. Sembrava che Massimo Bordin ci fosse da sempre e che potesse durare per sempre, dal momento che era una delle istituzioni informali di questo paese, del mondo della notizia, dei quotidiani cartacei che ogni mattina gli frusciavano tra le mani. Se ne va, Massimo Bordin, e con lui tutta la gamma di gutturali e di onomatopee che davano senso al giornalismo italiano (anche quando sembrava che non lo avesse). Continua a leggere…

Fonte: TPI.IT – Luca Telese

Fonte immagine copertina Fanpage

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Riattivate dopo la morte cellule del cervello di maiali

Gio, 04/18/2019 - 09:31

Circolazione del sangue e funzioni cellulari nel cervello di maiale sono state ripristinate ore dopo la morte, ma non l’attività elettrica associata alla coscienza. Il risultato, al quale Nature dedica la copertina, si deve al gruppo dell’Università di Yale guidato da Nenad Sestan. Ricadute possibili sulla possibilità di studiare più a fondo malattie neurodegenerative e sperimentare farmaci.

Dopo una prima fuga di notizie nel 2018, i risultati dell’esperimento indicano che il cervello dell’uomo e degli altri grandi mammiferi conserva la capacità, finora ritenuta impossibile, di ripristinare la funzione di alcune cellule e la circolazione sanguigna anche a ore di distanza da un arresto circolatorio. Alla ricerca, i cui primi autori sono Zvonimir Vrselja e Stefano G. Daniele, ha collaborato l’italiana Francesca Talpo, che lavora fra Yale e Università di Pavia. Per Sestan, in futuro la stessa tecnologia “potrebbe essere utilizzata per terapie contro i danni provocati dall’ictus”.

L’esperimento è stato condotto su 32 cervelli di maiale ottenuti da macelli con lo strumento chiamato BrainEx, progettato e finanziato nell’ambito della Brain Initiative promossa dagli statunitensi National Institutes of Health (Nih). Il dispositivo si basa su un sistema che, a temperatura ambiente, pompa nelle principali arterie del cervello una soluzione chiamata BEx perfusato, un sostituto del sangue basato su un mix di sostanze protettive, stabilizzanti e agenti di contrasto. Immersi nel dispositivo, che in sei ore ha ripristinato l’irrorazione in tutti i vasi sanguigni, i cervelli hanno mostrato sia la riduzione della morte cellulare, sia il ripristino di alcune funzioni cellulari, compresa la formazione di connessioni tra i neuroni (sinapsi).

Non è chiaro se tempi di perfusione più lunghi potranno ripristinare completamente l’attività cerebrale: per verificarlo saranno necessari ulteriori esperimenti. E’ stato invece dimostrato che mantenere l’irrorazione sanguigna e la vitalità di alcune cellule può aiutare a conservare gli organi più lungo. Nel caso del cervello umano, per esempio, ritarderebbe il processo di degradazione che distrugge le cellule e permetterebbe ricerche oggi impossibili perché le attuali tecniche di conservazione richiedono processi, come il congelamento, che alterano la struttura cellula in modo irreparabile.  

FONTE: ANSA.IT
FOTO: A sinistra le cellule del cervello di maiale dopo la morte, a destra dopo la perfusione (fonte: Stefano G. Daniele & Zvonimir Vrselja; Sestan Laboratory; Yale School of Medicine)

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Pavia, l’asfalto assorbe la luce del sole e si illumina di notte: la ciclabile è blu fluo

Gio, 04/18/2019 - 08:00

Una pista ciclabile a sud del fiume Ticino fruibile in completa sicurezza anche durante la notte grazie a un asfalto autoilluminante trattato con resine particolari che sono in grado di assorbire la luce del sole per poi restituirla nelle ore notturne: verrà presto realizzata a Pavia, precisamente tra via Cà Bella (nel quartiere di Borgo Ticino) e il vicino comune di Travacò Siccomario.

L’utilizzo di questo particolare metodo – ideato dal TPA Sp. z o.o., ovvero l’Istituto Tecnologie del Futuro di Pruszkow, in Polonia  – trasforma l’asfalto in un manto cangiante che passa dal blu al verde e consente di evitare il ricorso ai lampioni, rispettando così le indicazioni dell’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo), che ha vietato l’illuminazione tradizionale per garantire il rispetto dell’ambiente.

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Piantare alberi per la salute di tutti: persone e pianeta

Gio, 04/18/2019 - 06:21

È ormai a tutti noto che gli alberi e gli arbusti fungono da intercettatori di CO2, fissando il carbonio in modo anche permanente sotto forma di biomassa. L’entità degli scambi gassosi tra l’albero e l’atmosfera cambia a seconda dell’età e dello stato di salute dell’albero stesso, ma il bilancio netto globale di una macchia di vegetazione in equilibrio con l’ambiente circostante si può considerare stabile nel tempo. 

A questo riguardo, i boschi periurbani, i parchi cittadini e i giardini, fungendo da accumulatori di CO2, giocano un ruolo fondamentale nel combattere i livelli crescenti di anidride carbonica atmosferica. Non solo: le piante hanno un ruolo importante anche nell’intercettare le polveri sottili, il PM10 e il PM 2.5, particelle grandi quanto 1/5 della sezione di un capello, che hanno le maggiori ripercussioni sulla salute umana: se il primo viene intercettato dalle prime vie respiratorie, il secondo va a depositarsi nelle terminazioni polmonari e nelle arterie.

In un’intervista pubblicata sull’Independent, Thomas Crowther, giovanissimo professore presso il Global Ecosystem Ecology dell’ETH Zürich, e il suo gruppo di studio hanno spiegato che la possibilità di piantumare 1,2 milioni di miliardi di alberi in parchi, foreste e zone verdi abbandonate, avrebbe un impatto nel contrastare il cambiamento climatico superiore a qualsiasi altra misura adottata dall’essere umano: dalla costruzione di impianti fotovoltaici a quella di turbine eoliche.

In termini quantitativi, ridurrebbe la quantità di CO2 nell’atmosfera in quantità pari a quella emessa dagli esseri umani nell’arco di un decennio. Infatti, secondo questo gruppo di ricerca, la presenza degli attuali 3 milioni di miliardi di alberi riesce ad abbattere 400 gigatonnellate annue e se a questi fosse aggiunto un altro 1,2 milione di miliardi di alberi, verrebbe catturato un altro centinaio di gigatonnellate di CO2, pari alle emissioni causate dall’uomo nell’arco di un decennio.

«Così possiamo affrontare due delle maggiori sfide del nostro tempo: il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità ed è una cosa bellissima perché coinvolge chiunque – è opinione di professor Crowthe – Piantare alberi, letteralmente, rende le persone più felici nei contesti urbani, migliora la qualità dell’aria, quella dell’acqua, del cibo, l’ecosistema: è un qualcosa di tanto semplice quanto tangibile».

In Italia ogni abitante dispone in città di appena 31 metri quadrati di verde urbano, e la situazione peggiora per le metropoli del nord. Di fronte all’evidente cambiamento del clima in atto – sostiene la Coldiretti sull’argomento – non si può continuare a rincorrere le emergenze, ma bisogna intervenire in modo strutturale favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato che concorre a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi.

Una pianta adulta – spiega la Coldiretti – è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili e un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Particelle che, nell’arco di un anno, in Italia, secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente causano circa 80.000 morti premature.

È sempre della Codiretti uno studio recente, molto interessante, che si è concentrato sulle essenze e ha prodotto una classifica delle prime dieci piante mangia smog.  Al primo posto c’è l’Acero Riccio che raggiunge un’altezza di 20 metri, con un tronco slanciato e diritto e foglie di grandi dimensioni, fra i 10 e i 15 cm, con al termine una punta spesso ricurva da cui deriva l’appellativo di “riccio”: ogni esemplare è in grado di assorbire fino a 3.800 chili di CO2 in vent’anni e ha un’ottima capacità complessiva di mitigazione dell’inquinamento e di abbattimento delle isole di calore negli ambienti urbani. A pari merito, con 3.100 chili di CO2 aspirate dall’aria, ci sono poi la Betulla verrucosa, in grado di crescere sui terreni più difficili e il Cerro che può arrivare fino a 35 metri di altezza.

Il Ginkgo Biloba, un albero antichissimo le cui origini risalgono a 250 milioni di anni fa, oltre ad assorbire 2.800 chili di CO2 vanta anche un’alta capacità di barriera contro gas, polveri e afa e ha una forte adattabilità a tutti i terreni compresi quelli urbani. Fra gli alberi anti smog troviamo il Tiglio, il Bagolaro che è fra i più longevi, con radici profonde e salde come quelle dell’Olmo campestre. Il Frassino comune è un altro gigante verde che può arrivare a 40 metri mentre l’Ontano nero è il piccolino del gruppo con un’altezza media di 10 metri, ma che, nonostante le dimensioni ridotte, riesce a bloccare fino a 2.600 chili di CO2 e a garantire un forte assorbimento di inquinanti gassosi.

Secondo uno studio di “The Nature Conservancy”, svolto in quasi 300 città di tutto il mondo, un albero può ridurre il particolato nell’aria che lo circonda in una percentuale che va dal 7% al 24%; piantare alberi in città, realizzare orti urbani anche sopraelevati come la meravigliosa HighLane di New York, è il miglior investimento per un sindaco. Altri effetti benefici sono intuibili, ma oggi sono anche provati scientificamente: i ricercatori delle Università di York e Edimburgo hanno condotto uno studio, pubblicato sulla rivista International Journal of Environmental Research and Public Health, sugli effetti cognitivi che hanno vari contesti urbani sulle persone più anziane. Ad esempio camminare in città, attraversare piazzali circondati da palazzi o aree dalla vegetazione lussureggiante, modifica il nostro umore – in meglio nel secondo caso – e può arrivare secondo altri studi a ridurre significativamente anche il rischio di depressione.

Piantumare diffusamente, coltivare gli orti urbani è una attività che riqualifica interi quartieri, responsabilizza i cittadini, li rende orgogliosi e spesso fa aumentare anche il valore economico degli immobili. Coltivare la città vuol dire coltivarla ovunque sia possibile, riempiendo ogni spazio, anche il meno accogliente; l’“agritecture”, parola usata negli USA che coniuga agricoltura e architettura sostenibile, rende bene il concetto.

Per tutte queste ragioni sono importanti interventi massicci nelle città: sia da parte degli Amministratori per quanto riguarda gli spazi pubblici, ma anche le misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e terrazzi, anche condominiali, come il bonus verde del 36%, che favoriscono la crescita di spazi verdi privati. Misure necessarie e strategiche per la lotta italiana all’inquinamento, anche alla luce del provvedimento adottato dalla Commissione europea che il 17 maggio 2018 ha deferito l’Italia (insieme a Francia, Germania, Ungheria, Romania e Regno Unito) alla Corte di giustizia dell’Ue per mancato rispetto dei valori limite stabiliti per la qualità dell’aria e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento.

In particolare all’Italia è contestato il superamento per più di 35 giorni in un anno dei valori limite giornalieri delle polveri sottili con 50 microgrammi per metro cubo in 28 aree nel territorio nazionale in Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio, dove i valori limite giornalieri sono stati costantemente superati; situazione che, nelle grandi città, si sa, si ripete praticamente ogni anno soprattutto nel periodo invernale quando non piove.

La natura in città può quindi avere un ruolo importante in questa sfida, gli alberi devono far parte di un portafoglio di interventi volti a “pulire” l’aria urbana, anche se non possono e non devono sostituire altre strategie per rendere l’aria più sana. Devono essere usati insieme a queste.

Ci sono degli accorgimenti generali che devono essere considerati nelle valutazioni, oltre alla scelta delle essenze, li vediamo di seguito:

  • piantare vere e proprie barriere di vegetazione vicino alle fonti di inquinamento atmosferico;
  • usare tipologie di barriere moderatamente dense, le migliori per la rimozione degli inquinanti;
  • usare alberi, arbusti ed erba per la “cattura” a più livelli;
  • selezionare le piante opportunamente.

Per quanto riguarda quest’ultimo criterio, la selezione delle piante deve basarsi su questi punti  generali, ma essenziali:

  • Gli alberi sempreverdi possono rimuovere più inquinanti, tuttavia molte specie di conifere sono sensibili agli inquinanti comuni e la valutazione deve essere fatta caso per caso.
  • Selezionare piante con ramificazione e, quindi, chioma densa.
  • Le foglie con superfici pelose, resinose e ruvide catturano più particelle delle foglie lisce.
  • Le foglie più piccole sono generalmente collettori più efficienti delle foglie più grandi.
  • Le specie erbacee possono assorbire più inquinanti gassosi.
  • Usare più specie per mantenere o aumentare la biodiversità.
  • Utilizzare specie a vita lunga che richiedono una gestione minima.
  • Selezionare le specie con resistenza ai parassiti e alle malattie.
  • Selezionare le specie adatte al sito.
LA TOP TEN DELLE PIANTE ANTI SMOG IN TABELLA:
Fonte: Elaborazione Coldiretti su dati Cnr 
(Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Bologna

Altre Fonti:

http://www.rinnovabili.it/ambiente/cancellare-10-anni-emissioni-piantando-miliardi-alberi/

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/inquinamento-aria-con-soli-31-mq-di-verde-testa-torna-stop-citt%C3%A0

https://www.agi.it/blog-italia/new-botanics/orti_urbani_inquinamento_cambiamenti_climatici-4939096/post/2019-02-02/

http://www.georgofili.info/detail.aspx?id=1451

Ecco la prima top ten delle piante mangia smog https://it-it.facebook.com/arboricolturaurbana/
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Economia circolare: diamo i numeri! (Infografica)

Gio, 04/18/2019 - 03:40

Per realizzare questa infografica siamo partiti dai dati raccolti da Milena Gabanelli nel suo interessante Dataroom realizzato per Corriere.it e dedicato all’economia circolare e agli sprechi.

Clicca qui per vedere il Dataroom della Gabanelli

Clicca qui per vedere l’infografica più grande


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Nasce la “Rete delle Donne in Cammino”, network di camminatrici con l’anima green

Mer, 04/17/2019 - 19:00

Segni particolari? Sono belle. Ma soprattutto, felici. Saranno i paesaggi attraversati, sarà il profumo della libertà offerto dai sentieri, saranno le endorfine: sempre più donne in Italia, scoprono la bellezza dei cammini, del passo lento, della totale immersione nel “qui ed ora”.
Che percorrano la via Francigena o le altre antiche strade dell’Europa medievale, che attraversino boschi e colline o particolari angoli delle loro città, le donne hanno un approccio tutto loro al camminare: si aiutano e sostengono a vicenda, guardano la natura con amore e cercano soluzioni per proteggerla, pensano a come declinare alcuni percorsi con i propri bambini, fanno un viaggio (spesso lungo) interiore. «Anche in questo campo, le donne sono fonte di ispirazione, esempi di resilienza, passione, intraprendenza e determinazione», spiega Ilaria Canali, promotrice della Rete Nazionale delle Donne in Cammino.

Il nuovo network, che ha debuttato l’8 marzo a Milano, si propone di mettere insieme le energie delle donne impegnate nel mondo dei cammini e dell’ecologia, «per offrire un punto di riferimento a quante vogliono scoprire cosa sia il camminare e si preoccupano di lasciare un mondo migliore alle future generazioni», spiega Ilaria, Canali, che è impegnata anche professionalmente sui temi della comunicazione ambientale (ha collaborato per le principali realtà italiane nel campo, da Legambiente a Earth Day Italia fino a FederTrek). «Ho pensato: cosa succederebbe se le donne, che ormai sono pioniere nell’approccio verso l’economia verde, il turismo emozionale e nell’unire in modo polifonico nuove armonie anche nella semplice ideazione di un nuovo sentiero e di una camminata, potessero essere davvero rappresentate e partecipare nei contesti decisionali (e anche ai bandi di finanziamento per i progetti!) che direttamente o indirettamente si occupano dei cammini: enti, associazioni, federazioni, parchi, case editrici, stampa?».

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Cosa succede al nostro cervello quando Facebook, Instagram e Whatsapp smettono di funzionare

Mer, 04/17/2019 - 16:00

Nell’ultimo mese due breakdown dei server hanno messo al tappeto Facebook, Instagram e Whatsapp e i mezzi di comunicazione e condivisione più diffusi al mondo hanno smesso di funzionare contemporaneamente per ore.

Pensate a come vi siete sentiti quando ve ne siete accorti: crisi nera o senso di libertà?

I sentimenti sono contrastanti perché ci si trova davanti a un fenomeno che porta riflessioni profonde sul modo in cui viviamo. In altre parole, nelle ore di blocco ci si rende conto che senza questi mezzi siamo costretti a vivere la realtà del presente.

Vi spieghiamo cosa succede al cervello quando i maggiori social network smettono di funzionare.

La prima reazione è l’allarme

Si continuano ad aggiornare le varie pagine ma non succede niente.

La rotella di caricamento della conversazione con la migliore amica su Whatsapp continua a girare e intanto cominciamo a chiederci se a non funzionare sia il nostro telefono, il wifi di casa, la rete cellulare o le App.

Chiudi le App, disattivi il wifi, spegni e accendi la connessione dati e il telefono.

E poi adesso come potremo comunicare?

Insomma nel nostro cervello sta scattando l’allarme perché c’è qualcosa della nostra quotidianità che si è fermato e che non sappiamo come sostituire.

Crisi di astinenza

Se il tempo di blocco dei social è prolungato, potreste provare sintomi simili all’astinenza dalle sostanze stupefacenti. Nervosismo, irritazione, cattivo umore e quella sensazione legata al pensiero di perdersi qualcosa.

Ci si sente disconnessi dal resto del mondo e per questo isolati.

Cosa starà succedendo là fuori?

Quante volte avete provato a riaprire l’app per vedere se aveva ripreso a funzionare?

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6 in Ond@!

Mer, 04/17/2019 - 15:00

“L’utilizzo delle tecnologie nella didattica può rendere particolarmente profondo il percorso di apprendimento che uno studente fa ed è questa la ragione per cui abbiamo immaginato di utilizzare la radio”, ci spiega Linda Guarino, la formatrice che ha preso parte alla ideazione e realizzazione del progetto.
Su questa filosofia sta nascendo il progetto “Agrischool Radio”, una radio sul web creata e gestita dagli alunni delle scuole primarie della Val D’Agri.
Siamo andati a intervistare gli alunni della 3A dell’Istituto Omnicomprensivo di Marsicovetere, in provincia di Potenza.
Le classi dove vengono registrati i programmi, sono state insonorizzate dagli studenti stessi con materiali di recupero.

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Amazon, Alexa ci spia realmente?

Mer, 04/17/2019 - 15:00

Probabilmente ci abbiamo pensato qualche volta tutti noi: ma non è che gli assistenti virtuali con cui sempre più spesso ci interfacciamo, si spiano e ci ascoltano?

O, per meglio dire, i loro programmatori possono avere accesso alle nostre conversazioni?

Alla fine abbiamo liquidato in fretta la questione, pensando che dopotutto a chi potranno mai interessare le nostre questioni, ma  a quanto pare l’eventualità di essere spiati non è poi così tanto remota.

Stando a quanto scrive il Sole 24 Ore, riportando un’indiscrezione lanciata da Bloomberg, migliaia di persone verrebbero impiegate per rendere più efficiente l’assistenza Alexa che gira sui suoi altoparlanti Echo.

Bloomberg, nello specifico, racconta come la piattaforma di Jeff Bezos impieghi migliaia di persone in tutto il mondo per rendere più efficiente l’assistenza di Alexa sui dispositivi Echo. Per farlo, permette ad un team di ascoltare le conversazioni che gli utenti hanno con i propri assistenti, in modo da capire i bisogni e la soddisfazione.

I dipendenti sono obbligati a firmare un contratto che gli vieti di parlare del programma in pubblico, lavorano dalle 8 alle 9 ore al giorno e analizzano una media di 1000 registrazioni al giorno.

Amazon non memorizza nomi completi, indirizzi o codici cliente nelle sue registrazioni, ma questo poco importa perché sa benissimo che l’ID dell’account, lo username e il numero di serie dell’Echo sono necessariamente collegati ad una persona, dunque è facile per i dipendenti Amazon scoprire a quale utente appartiene la voce.

FONTE: BUSINESSANDTECH.COM

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L’azienda che assume solo ultracinquantenni rimasti senza lavoro per colpa della crisi

Mer, 04/17/2019 - 12:00

Da anni ormai quando si parla di precariato si parla di loro: i cinquantenni disoccupati, vere vittime di quella che dovrebbe essere la flessibilità del posto di lavoro, ma in realtà mette in ginocchio persone che restano disoccupate e non riescono a ricollocarsi. Ma in Toscana c’è un’azienda che ha fatto tesoro di questo tipo di problema e ha pensato bene di cercare di risolverlo.

La MrKelp, azienda ben avviata nel settore dei multiservizi, assume infatti solo cinquantenni reduci da precariato, fallimenti o disoccupazione: lavoratori rimasti senza lavoro perché la loro azienda ha chiuso o esternalizzato, o perché è fallita, o per qualsiasi altro motivo. Ne parla oggi il quotidiano La Nazione: un caso più unico che raro, che dimostra come sia possibile fare qualcosa per aiutare queste persone, spesso lavoratori specializzati utilissimi alla causa, ma ignorati e sacrificati sull’altare della precedenza ai giovani.

Finora sono una ventina le persone assunte dalla MrKelp, guidata da tre imprenditori, Alessandro Marzocca, Simone Orselli e Serena Profeti. Marzocca spiega: «Abbiamo optato per assunzioni che privilegiassero l’inserimento di donne e uomini che avessero perso il proprio lavoro per colpa della crisi – le sue parole a La Nazione – Vogliamo dare opportunità a persone sui cinquanta che si trovano in difficoltà, aiutandole a reinserirsi nel mondo del lavoro».

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Fonte immagine copertina LEGGO.IT

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Stop al dolore alla schiena con gli esercizi posturali

Mer, 04/17/2019 - 11:37

Questa settimana la nostra esperta di ginnastica posturale ci propone una manciata di esercizi di allungamento per sciogliere i muscoli e le articolazioni del bacino. Servono, infatti, a mobilizzare il tratto lombare e a prevenire dolori e contratture dovute a posture sbagliate. Gli esercizi proposti da Lorenza Dacò, laureata in Scienze motorie ed esperta di ginnastica posturale, vanno eseguiti ogni volta che vi sentite bloccate nella zona bassa della schiena. Bastano 3 minuti per stare molto, molto meglio!

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Emergenza morbillo: 1200 decessi in Madagascar e l’epidemia in corso negli USA

Mer, 04/17/2019 - 11:11

Il morbillo torna a far paura: nel primo trimestre del 2019 è stato registrato a livello mondiale un incremento dei contagi del +300% rispetto allo stesso periodo del 2018, come riferiscono i dati dell’OMSOrganizzazione Mondiale della Sanità.

Gravissima la situazione in Madagascar dove è scattato lo stato di emergenza, in allerta anche gli Stati Uniti dove a New York e in Michigan sono state imposte ordinanze straordinarie per arginare la grave epidemia di morbillo in corso.

Come fermare questa epidemia e come prevenire una delle malattie più contagiose del mondo?

Tweet WHO

Cosa si dice in Italia? Approfondiamo:

Oms: +300% casi morbillo nel mondo nel primo trimestre del 2019. I casi di morbillo nel mondo sono aumentati del 300% circa nel primo trimestre del 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. È quanto riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), citando dati preliminari, precisando che in Africa l’aumento si è attestato intorno al 700%.Al momento, nel 2019, 170 Paesi hanno segnalato 112.163 casi di morbillo all’Oms. L’anno scorso, nella stessa data, erano stati registrati 28.124 casi in 163 Paesi. Questo costituisce un aumento del 300% circa su scala mondiale“, ha riferito l’agenzia Onu, precisando che si tratta di cifre provvisorie e dunque ancora. “Questi dati sono provvisori e ancora incompleti, ma indicano un trend chiaro”, afferma l’Oms.  Continua a leggere…

Fonte: RAINEWS.IT

Madagascar: 1.200 morti per il morbillo. È salito a più di 1.200 morti il bilancio dell’epidemia di morbillo che dallo scorso ottobre ha colpito il Madagascar, dove sono saliti a oltre 115.000 i contagi registrati. Si tratta del più grande focolaio nella storia del Paese, dove solo il 58% delle persone è stato vaccinato contro il virus della malattia esantematica, mentre secondo gli esperti è necessaria una copertura tra il 90% e il 95% per evitare epidemie.

Alla fine del mese scorso l’Oms ha avviato una vaccinazione di massa contro il morbillo con l’obiettivo di immunizzare 7,2 milioni di bambini dai 6 mesi ai 9 anni.  Guarda il video…

Fonte: ANSA.IT

L’epidemia di morbillo iniziata a New York è arrivata in Michigan. […]Al momento a New York è in corso una grave epidemia di morbillo che ha colpito soprattutto la comunità degli ebrei ortodossi di Brooklyn e che secondo le autorità è scoppiata a causa di un bambino non vaccinato che era stato contagiato mentre si trovava in visita in Israele. Da allora si sono verificati più di 500 casi di morbillo. […] È una delle malattie più contagiose e nel 2017, l’ultimo anno per cui l’OMS ha una stima del genere, ha causato 110mila morti nel mondo. Anche quando non causa la morte di chi viene infettato, il morbillo può avere conseguenze gravi, come danni celebrali, cecità e perdita dell’udito. Continua a leggere…

Fonte: ILPOST.IT

Emergenza morbillo: cos’è, sintomi e come si cura. Il morbillo è una malattia infettiva e altamente contagiosa a causa di un virus. La pericolosità del morbillo è molto alta, tanto che in Italia, come in altri Paesi d’Europa è obbligatorio il vaccino. […] Il morbillo viene catalogato come una delle malattie più contagiose al mondo. Questa è causata dal morbillivirus, un virus appartenente al gruppo delle Paramixovidae. Il morbillo si trasmette per via aerea attraverso le gocce infette scatenate da starnuti o anche da colpi di tosse. La contagiosità della malattia avviene già nei due o tre giorni precedenti l’inizio dell’eruzione cutanea e si può protrarre dai 6 ai 7 giorni. Continua a leggere…

Fonte: ULTIMENEWS.NET – Tiziano di Cicco

Fonte immagine copertina Wired

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Pasqua, le uova ai bambini ricoverati nei reparti di pediatria dei principali ospedali italiani

Mer, 04/17/2019 - 09:50

ROMA – Milleduecentocinquanta uova di cioccolato per tutti i bambini ed i ragazzi ricoverati nei reparti di pediatria delle principali strutture sanitarie italiane: è il progetto solidale lanciato dai supermercati Pam Panoramanelle città di Parma, Genova, Padova, Torino, Treviso, Mestre e Siena.

La Pasqua solidale.  “Prestare particolare attenzione nei confronti di chi è in difficoltà fa parte del nostro DNA”,  spiega a Repubblica Mondo Solidale Fulvio Faletra, Direttore Customer Engagement Pam Panorama.  Con questa iniziativa si punta a portare negli ospedali, ai bambini costretti a stare lontani da casa, l’atmosfera festosa della Pasqua attraverso la consegna “in corsia” di 1.250 uova contenenti quaderni e oggetti di cancelleria. Inoltre, ad ogni struttura ospedaliera sarà donato un uovo di dieci chili.

Il calendario. Il progetto solidale ha preso avvio il 12 aprile dall’Ospedale dei Bambini Pietro Barilla di Parma per poi proseguire con l’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini di Genova, la Clinica di Oncoematologia Pediatrica di Padova – in collaborazione con Fondazione Città della Speranza -, il Dipartimento Salute della Donna e del Bambino di Padova – in collaborazione con Fondazione Salus Pueri -, l’Ospedale Pediatrico Regina Margherita di Torino, l’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, l’Ospedale dell’Angelo di Mestre, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese Le Scotte di Siena e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

FONTE: REPUBBLICA.IT

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In vacanza come in un quiz. Ecco il Trivial Pursuit Hotel

Mer, 04/17/2019 - 08:00

Che la cultura apra la mente è un dato di fatto. Molto presto, però, potrebbe spalancare anche le porte di un hotel di lusso. Diventando una sorta di moneta di scambio per vivere un soggiorno unico. Avete presente Trivial Pursuit, il famoso gioco da tavolo basato su domande di cultura generale? Ecco, per i suoi appassionati sta per arrivare la grande occasione, il momento di capitalizzare le serate passate attorno al temuto tabellone nel tentativo di rispondere a ogni sorta di quesito (a volte quasi impossibile), per riempire la famigerata ‘torta’ con i sei triangolini colorati (ognuno corrispondente a una materia diversa). Sta, infatti, per inaugurare il primo albergo interamente dedicato proprio a uno dei giochi di società tra i più venduti in assoluto (a fargli concorrenza poche altre icone del settore, come lo Scarabeo, il Monopoly o il Risiko). Un titolo che dal lontano 1979 – anno in cui lo idearono i due giornalisti canadesi Chris Haney e Scott Abbott – coinvolge ancora oggi milioni di persone in tutto il mondo.

Sarà ospitato dal Fresh Wind Spa Hotel, all’interno dello Svezhy Veter Country Hotel di Kurovo (Russia), un complesso alberghiero a 4 stelle immerso in una foresta, a una cinquantina di chilometri da Mosca: al Trivial Pursuit Hotel è stato riservato – come si può leggere sul sito ufficiale – un cottage su due piani con tre camere da letto, una sauna, un caminetto e un’area barbecue. Ma non sarà il classico albergo a tema. Nessuna stanza che ricordi il gioco in modo così evidente. Di quelli in giro se ne trovano a bizzeffe. Trivial, qui, sarà quasi solo nell’atmosfera. Una suggestione, ma ugualmente parte integrante della vacanza. Anzi, i “trivia” saranno i giudici che determineranno il tipo di trattamento riservato ai villeggianti. Sin dall’arrivo. La valuta con cui si pagherà il ‘conto’ e con cui verranno assegnate camere e servizi. 

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Fonte immagine copertina REPUBBLICA.IT

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Fukushima a 8 anni dal disastro

Mer, 04/17/2019 - 07:00

A otto anni dal disastro nucleare di Fukushima Daiichi il governo giapponese è ancora diviso sulla gestione dello smaltimento delle montagne di terreno contaminato dalle radiazioni. La promessa era di rimuovere il suolo superficiale contaminato e stoccarlo al di fuori della prefettura di Fukushima. Il “dove” rimane un problema, data la poca e comprensibile collaborazione delle prefetture circostanti.

Circa la ricollocazione degli abitanti evacuati nel 2011 da Litate, villaggio che dista 40 km  dai reattori distrutti, il governo non ha però non avuto dubbi. Ricollocarli nelle aree evacuate, dove l’ordine di evacuazione è stato rimosso già nello scorso 2017, dopo che nell’anno precedente, nel 2016, lo Stato aveva tagliato i sussidi economici che spettavano a ogni cittadino evacuato.

Mentre proseguono le misure di reinsediamento nelle aree circostanti ai reattori esplosi promosse dal governo, è notizia recente la cattura di un pesce con alti livelli di cesio reattivo, che si aggiunge alla lunga lista di contaminazioni e modificazioni genetiche fra gli animali dell’area. Il timore è che possano esserci perdite dalla centrale di Fukushima ancora oggi.

Foto di copertina: Fonte Newsweek

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Italia Sicilia Gela, web serie secondo episodio: Elisa

Mer, 04/17/2019 - 06:39

Gela: mare, sole e il calore delle persone. Tuffiamoci al Panama Beach di Gela, stabilimento balneare fondato da Elisa, la seconda protagonista della nostra webserie Italia Sicilia Gela.

“Siamo stati coraggiosi… ma ce l’abbiamo fatta! Il lavoro ce lo siamo inventato, ce lo siamo creato, perché abbiamo sfruttato le potenzialità che il territorio ci ha dato”.

Prossimo episodio 24 aprile 2019!

Per approfondire visita Gela Le Radici Del Futuro

INDICE EPISODI

Ep01 Don Lino
Ep02 Elisa
Ep03 Sandra (online dal 24 aprile 2019)
Ep04 Silvia (online dal 1 maggio 2019)
Ep05 Giuseppe (online dall’8 maggio 2019)
Ep06 Francesco (online dal 15 maggio 2019)
Ep 07 Tiberio, Dalila e Viola (online dal 22 maggio 2019)

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A Pisa la prima casa fatta di Canapa e calce

Mar, 04/16/2019 - 19:00

Dire addio a condizionatori e riscaldamento grazie all’isolamento termico della canapa. In provincia di Pisa sta nascendo la prima casa passiva in canapa e calce. Il cantiere è aperto e si trova a Cascina, in località San Prospero. La casa passiva in canapa garantirà il massimo risparmio energetico, tanto che non servirà nemmeno installare un impianto di riscaldamento. Inizia così un maggior distacco dalle fonti non rinnovabili?

La sua costruzione avverrà grazie ad un biocomposto in canapa e calce. Con l’aiuto della canapa si ha la garanzia di creare abitazioni ben isolate dal punto di vista termico e acustico. Tutto ciò grazie a materie prime il più possibile naturali e traspiranti. La speranza è che queste nuove applicazioni della canapa portino ad una riscoperta della sua coltivazione. Per decenni abbiamo accantonato la canapa e tutte le sue potenzialità.

Ora proprio la sua coltivazione potrebbe portare ad una rivoluzione dell’edilizia green. E magari gettare luce sugli altri possibili impieghi, con particolare riferimento al settore tessile, alimentare e ad una produzione di carta più sostenibile.La coltivazione della canapa purtroppo nei decenni passati ha attraversato un periodo di proibizionismo. Gli interessi economici si sono rivolti altrove. L’Italia era un Paese florido per quanto riguarda la produzione di canapa e ora sta riscoprendo questa risorsa.

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Fonte immagine copertina Equilibrium Bioedilizia

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Insalata in busta: 7 motivi per farne a meno

Mar, 04/16/2019 - 16:00

Lavata, tagliata, adagiata in un sacchetto bello gonfio, da aprire direttamente in tavola: l’insalata in busta sembra una comodità dei tempi moderni. Dietro questa croccantezza cosa si nasconde? Un pacco di problemi. L’etichetta ci da alcune informazioni, altre dobbiamo ricavarle da considerazioni o studi. Ecco allora sette buoni motivi per imparare farne a meno.

Quarta gamma. – L’insalata imbustata è uno dei cosiddetti “prodotti di quarta gamma”, già pronti cioè per il consumo. Prima di arrivare sugli scaffali dei supermercati questi ortaggi passano per un processo di lavaggio con abbondante acqua (e relativo spreco rispetto al più ecologico lavaggio casalingo). In genere nelle vasche viene aggiunta una soluzione a base di cloro, di cui però non è dato sapere né il grado di concentrazione, né il profilo chimico del cloro impiegato.

La legge prevede che la conservazione avvenga a temperature inferiori agli 8°C, ma spesso la realtà è che viene stoccata in celle frigorifere, in un clima inopportuno per gli ortaggi. Una volta che i camion trasferiscono le insalate nei punti vendita, questa condizione termica è ancor più difficile da mantenere, dato che i reparti frigo sono aperti e le confezioni più esterne risultano facilmente alterabili.

Una punturina di Gas – Sul retro della confezione tra slogan di “freschezza” e “naturali” metodi di coltivazione appare una strana dicitura: “confezionato in ATM (atmosfera protettiva)”. I prodotti ortofrutticoli subiscono ovviamente processi di ossidazione a contatto con l’aria; il classico annerimento e mollezza delle foglie. Per questo motivo l’industria alimentare ha creato un ingegnoso metodo per controllare l’atmosfera con cui viene a contatto l’insalata, sostituendo l’aria con gas da imballaggio, per aumentarne la conservazione.
La miscela gassosa utilizzata è a base di uno o più elementi: azoto, ossigeno e anidride carbonica (“gas d’imballaggio” regolamentati dalla Direttiva europea 95/2/CE). E anche in questo caso non è nota il metodo di produzione e la composizione dei composti chimici. Le confezioni risultano quindi belle gonfie per i gas. Talvolta contribuisce a questo effetto anche il processo fermentativo a opera batterica, che comporta però una più veloce degradazione del prodotto.

Breve scadenza – Una volta aperto il sacchetto, l’insalata dura non più di uno-due giorni, come da indicazione del produttore riportate in etichetta. L’ortaggio del mercato, al contrario, arriva brillantemente a una settimana. Può capitare anche di vederla deteriorata anche prima dell’apertura della confezione. Se all’interno c’è un liquido verdognolo-marrone mal odorante è il caso di buttarla via, perché potrebbe contenere batteri come la Salmonella, come raccomanda l’Istituto Superiore di Sanità. Per diminuire questo spreco è importante che l’insalata vada nel cassonetto dell’organico: solo così potrà tornare alla terra creando compost di qualità.

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Libia: «800.000 migranti in Italia e in Europa», l’allarme di al-Serray

Mar, 04/16/2019 - 15:24

Continuano gli scontri in Libia. Secondo le Nazioni Unite le vittime finora accertate sono 682, di cui 121 morti, mentre gli sfollati sarebbero 16mila. Gli scontri più violenti si sono avuti all’aeroporto di Mitinga, che è passato alle milizie del Generale Haftar.

La campagna militare su Tripoli lanciata il 4 Aprile dal Generale Khalifa Haftar, leader dell’Esercito nazionale libico (Lna), che non si è conclusa velocemente come annunciato. A rimetterci, stavolta, oltre ai migranti rinchiusi nei centri di detenzione, sono anche i cittadini libici residenti in Libia, e sono tanti. Tripoli ha più di 1 milione di abitanti, Misurata circa 400 mila, l’intera Tripolitania ne conta quasi 4 milioni. Circa 6 milioni di libici diventano potenziali rifugiati  sotto la tutela del diritto internazionale. Rifugiati che il Governo italiano non potrà rispedire indietro ripetendo che la Libia è “un porto sicuro”. Allarmismi a parte, quella che si prospetta è un’emergenza umanitaria che toccherà l’Europa ma soprattutto l’Italia. «Ottocentomila migranti pronti a invadere l’Italia e l’Europa»; a dirlo è il premier libico Fayez al-Serray, il cui messaggio è chiaro: l’Europa ci aiuti o scoppia un esodo.

Intorno alla Libia una scacchiera internazionale

Da un lato c’è il Generale Haftar, che tenta di unire il Paese, diviso in tribù, attraverso il proprio esercito; dall’altro, c’è Fayez al-Serraj, messo a capo del Governo di accordo nazionale dall’Onu nel 2015. Dietro queste figure, si muovono potenze internazionali. Se infatti per tutelare l’attuale Governo è intervenuta l’Onu, a rifornire di armi l’esercito di Haftar ci pensano Russia ed Egitto, a sostenerlo economicamente, invece, ci sono Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.

A intricare ulteriormente la scacchiera internazionale si aggiunge il conflitto di interessi tra Francia e Italia. Un cambio della guardia nel Paese aiuterebbe infatti la Francia a togliere il primato all’Italia nello sfruttamento del greggio libico, in gran parte appaltato ad aziende italiane.

Di sicuro la guerra in Libia ha creato un business, quello dei migranti. Che ci sia un legame tra traffico di migranti e milizie è stato confermato sia nei documenti delle Nazione Unite, sia nelle inchieste giornalistiche. Stando alle dichiarazioni di Federico Soda, dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim), riportate da Il Fatto quotidiano, nel Paese sono presenti 200 mila migranti. E tra questi, sottolinea l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, 58 mila sono rifugiati o richiedenti asilo, dunque l’invasione di migranti prospettata dal premier libico avrebbe numeri assai più ridotti.

I documenti ufficiali libici confermano la presenza di 35 centri disposti dal Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale. Di questi, i centri attualmente attivi,  sono circa 20. Molti centri infatti sono stati colpiti durante gli scontri, tra il 7 e il 14 aprile sono stati colpiti e resi irraggiungibili dalle agenzie Onu ben 7 centri.  

La posizione dell’Italia

In vista delle ormai prossime elezioni europee, è quasi certo che la questione libica diverrà materia da campagna elettorale. Si addosseranno colpe e responsabilità sulla Francia e si punterà a fare dell’aumento del numero dei profughi un regalo dell’Europa. Discorsi già sentiti. Al netto delle chiacchiere, però, che fare, nel concreto? Con ogni probabilità il Governo italiano  applicherà la legge alla lettera, e il diritto di asilo lo avranno solo i profughi con il passaporto libico. Gli altri, che dalla Libia stavano transitando per scappare da Paesi terzi, saranno i soliti di prima, poco cambierà se la Libia non sarà considerata porto sicuro. L’opinione pubblica è per i respingimenti, Salvini deve stare solo attento a rispettare le regole, del restante non si deve preoccupare troppo. Salvo che della sua coscienza, ovviamente.

foto: Adnkronos

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Nichel e allergia, i consigli del medico

Mar, 04/16/2019 - 15:00

La dottoressa Barcella (Villa Verde): “Lo contengono tanti alimenti”

Reggio Emilia, 14 aprile 2019 – E’ un metallo insidioso, contenuto in tanti oggetti di uso quotidiano nonché in molti alimenti insospettabili. Il nichel è l’allergeneresponsabile di fastidiose e frequenti forme di dermatiti allergiche da contatto (una sensibilizzazione del sistema immunitario). Cosa fare se si viene colpiti da questa patologia della pelle? Ne parliamo con la dottoressa Patrizia Barcella, allergologa di Villa Verde.

Quando il contatto con il nichel può provocare la dermatite?

«É necessario un contatto prolungato nel tempo. Un contatto momentaneo non comporta nulla. In questo senso ci sono vere e proprie dermatiti professionali che colpiscono determinate categorie di lavoratori».

Quali ad esempio?

«Operai metalmeccanici, cassieri che maneggiano monete tutto il giorno, sarti, parrucchiere, odontotecnici e altri. Tutti quei lavoratori cioè che vengono quotidianamente a contatto col metallo».

E al di là dell’ambito professionale?

«Coloro i quali vengono a contatto prolungato con oggetti che lo contengono».

Quali oggetti?

«Tantissimi. Grande attenzione va riservata ai cosmetici, alla bigiotteria (collanine, braccialetti, anelli), specie quella a bassa qualità, ai rivetti dei jeans. Ma il nichel è contenuto anche nell’argento e nell’oro bianco, nelle pile degli orologi e addirittura negli alimenti».

Tipo?

«Cereali, farine, legumi, frutta e verdura, carni, pesce, uova…».

Praticamente tutti…

«Sono moltissimi. Ad esempio ne contengono parecchio il tonno, i pomodori, il cioccolato, alcune qualità di frutta».

Come si manifesta la dermatite?

«Con piccole vescicole pruriginose che compaiono sulla pelle arrossata. Nelle forme cronicizzate sub-acute sono più frequenti eritemi e desquamazione».

Oltre agli sfoghi sulla pelle ci possono essere conseguenze più gravi?

«Il contatto col nichel può provocare una sindrome sistemica (Snas, ndr) e in questo caso si possono avere manifestazioni a livello gastrointestinale (crampi addominali, diarrea, meteorismo), orticaria, mal di testa. Spesso non si riesce ad effettuare una diagnosi corretta».

Come si effettua dunque la diagnosi?

«Si applica sulla pelle un cerotto dove sono testate tante sostanze con cui normalmente si viene a contatto e che si tiene per circa 48 ore».

La terapia?

«E’ una terapia orale desensibilizzante che consente di trattare sia la dermatite da contatto sia la Snas».

Al di là di questo, quanto conta lo stile di vita?

«Fare una dieta povera o priva di nichel è abbastanza difficile, ma è importantissimo».

Ci sono dei consigli pratici da seguire?

«Abolire i cibi in scatola, utilizzare tegami in teflon e vetro, non cucinare al cartoccio, evitare di avvolgere gli alimenti con la carta di alluminio, far scorrere l’acqua dal rubinetto e salare l’acqua per la pasta solo al momento dell’ebollizione. Ancora: usare guanti quando si usano sostanze candeggianti o detergenti. Utilizzare prodotti ‘nichel free’. Non usare bigiotteria di scarsa qualità. Esiste anche un sistema che testa gli oggetti per verificare la presenza di nichel».

Ci sono fattori predisponenti?

«Se si riuscisse a capire il perché viene avremmo risolto l’enigma dell’allergia».

FONTE: IL RESTO DEL CARLINO

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