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Aggiornato: 35 min 24 sec fa

Quanto conosci l’ecologia?

Gio, 06/06/2019 - 21:30

Il condizionamento dell’ambiente da parte dell’attività umana sta creando sempre più stravolgimenti nei cicli naturali. L’ecologia è la scienza che si prende carico di studiare le interazioni tra i vari organismi e oggi più che in passato può fornire dati importantissimi. Tu quanto conosci l’ecologia?

Prova a scoprirlo con questo quiz e corolla di essere al corrente su cosa sta accadendo sul nostro pianeta: riscaldamento globaleinquinamento, condizionamento ambientale e dei cicli vitali. Una volta completato il seguente non sarà finita qui, perché altri quiz scientifici ti aspetto!

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[Fonte: THEDIFFERENTGROUP.COM]
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Alto Adriatico, dal mare recuperate 14 tonnellate di rifiuti in 10 mesi

Gio, 06/06/2019 - 18:45

Il progetto di ISPRA e marineria di Chioggia (VE) coinvolge imbarcazioni e pescatori, che separano il rifiuti dal pescato e li conferiscono a terra.

Sono oltre 14 le tonnellate di rifiuti raccolte nell’Alto Adriatico in soli 10 mesi da 6 barche della marineria di Chioggia, in provincia di Venezia, con l’iniziativa Fishing For Litter. L’azione fa parte del progetto ML-REPAIR (REducing and Preventing, an integrated Approach to Marine Litter Management in the Adriatic Sea). Di queste 14 tonnellate, un campione di più di una tonnellata è stato analizzato dai ricercatori dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per determinare tipologia, materiale e possibili fonti degli oggetti trovati, per un totale di più di 7000 oggetti.

Il “pescato”, se così si può definire, è soprattutto plastica, che rappresenta da sola il 66% in peso dei rifiuti analizzati, seguita da materiale misto (16%), gomma (10%), tessile (5%) e metallo (3%), mentre carta, legno lavorato e vetro non rappresentano insieme neanche l’1% del totale.

Si tratta principalmente di oggetti di uso comune, molti dei quali usa e getta, come bottiglie, buste di plastica, lattine e imballaggi alimentari. Una discreta percentuale, il 28%, è riconducibile ad attività di mitilicoltura, con le retine utilizzate per l’allevamento delle cozze. A incidere anche la pesca commerciale: il 22% in peso dei rifiuti è fatto di pezzi di rete e strutture in gomma utilizzate per proteggere la parte di rete a contatto con il fondo. Il 16% è costituito da oggetti riconducibili ad attività legate al mare e alla navigazione, come ad esempio cime, cavi, parabordi, boe e galleggianti. In misura minore gli strumenti legati alla piccola pesca, come le reti da posta, le nasse e trappole, che costituiscono lo 0,5% del totale analizzato.

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India, milioni di alberi piantati in 12 ore per salvare il pianeta

Gio, 06/06/2019 - 15:30

Alberi. Più di 1 milione e mezzo di volontari coinvolti piantano 6 milioni di alberi in appena 12 ore, una maratona ambientale che ha battuto tutti i record.  Sono state scelte appositamente 24 zone attorno al fiume per aumentare le loro chance di sopravvivenza.

Circa 1 milione e mezzo di persone sono state coinvolte l’anno scorso in un’enorme campagna di rinfoltimento delle foresta attorno al fiume Narmada, nello stato di Madhya Pradesh.

L’India ha accettato con l’accordo di Parigi di aggiungere almeno cinque milioni di ettari alle sue foreste entro il 2030, nell’ambito di una campagna globale per la lotta ai cambiamenti climatici. E come l’India tanti altri Paesi dovrebbero seguire il suo esempio, promuovere iniziative per ridurre le emissioni di carbonio che possano sensibilizzare e coinvolgere tutti al fine di contribuire alla tutela del nostro pianeta e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Una storia simile anche dal Brasile: Marito e moglie ripiantano 2 milioni di alberi e in 20 anni ridanno vita all’ecosistema di una foresta

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Antibiotico-resistenza: scoperto punto debole del batterio Pseudomonas aeruginosa

Gio, 06/06/2019 - 15:00

Un passo avanti nella lotta contro l’antibiotico-resistenza: è stato individuato uno dei meccanismi di resistenza agli antibiotici del batterio Pseudomonas aeruginosa, patogeno responsabile della maggior parte delle infezioni ospedaliere che può infettare diversi organi ed è difficile da debellare proprio perché fortemente resistente agli antibiotici (multi drug resistance).

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, è stato condotto dai Dipartimenti di Microbiologia dell’Università di Washington e dell’Università dell’Ohio in collaborazione con l’Istituto di cristallografia del Consiglio nazionale delle ricerche di Basovizza (Trieste) e ha portato alla scoperta del ruolo funzionale di una proteina che causa la persistenza delle infezioni: un risultato che apre la strada a nuove soluzioni di cura.

Cannule e cateteri aumentano il rischio di infezione

Questo batterio è la causa più comune di infezioni ospedaliere. Colpisce in particolare persone ospedalizzate ricoverate da più di una settimana con difese immunitarie o barriere fisiche (pelle o mucose) compromesse: “Pseudomonas aeruginosa può infettare sangue, pelle, ossa, orecchie, occhi, tratto urinario, valvole cardiache e polmoni, oltre alle ferite (come ustioni, lesioni o ferite da intervento chirurgico). L’utilizzo di dispositivi medici, come i cateteri inseriti in vescica o in vena, cannule per intubazione e ventilatori meccanici, aumenta il rischio di infezioni”, spiega Doriano Lamba, ricercatore dell’Istituto di cristallografia del Cnr, uno degli autori dello studio. Può inoltre comportare sepsi mortali in soggetti con gravi forme tumorali (leucemia) o immunodepressi (AIDS, soggetti trapiantati).

Emergenza mondiale

Le infezioni resistenti agli antibiotici e quindi non curabili rappresentano un’emergenza mondiale (guarda il video). Il nostro Paese, in particolare, fa registrare il primato a livello europeo per numero di morti: ogni anno in Ue muoiono per antibiotico-resistenza circa 33 mila persone, di cui quasi 11 mila solo nel nostro Paese.

Il biofilm protettivo

“Mediante un meccanismo di comunicazione chimica Pseudomonas aeruginosa è in grado di produrre aggregati multicellulari (biofilm) grazie ai quali acquista vantaggi biologici come la resistenza agli antibiotici”, spiega Lamba. Il team di ricercatori per la prima volta ha evidenziato il ruolo di una proteina, LecB, nella formazione e nell’organizzazione strutturale del biofilm del batterio e nella persistenza delle infezioni croniche polmonari. “È stata accertata la specificità dell’interazione di LecB con il polisaccaride extracellulare Psl che agisce da collante molecolare. Il complesso LecB-Psl è responsabile della formazione e dell’organizzazione del caratteristico biofilm, oltre che della regolazione dei fenomeni di adesione del batterio alla cellula ospite e della resistenza del batterio alla terapia antibiotica tradizionale”.

Nuove soluzioni di cura

Questo studio, conclude lo studioso del Cnr, “potrebbe spianare la strada al disegno e allo sviluppo di specifiche molecole dette ‘glicomimetici’, con potenziale impiego terapeutico nelle infezioni croniche, mirate all’inibizione selettiva dell’interazione LecB-Psl e alla conseguente disgregazione del biofilm”.

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Troppi satelliti in cielo, gli astronomi lanciano l’allarme

Gio, 06/06/2019 - 13:28

Fino a quest’anno, si legge in un comunicato dell’IAU, il numero dei satelliti in orbita bassa era inferiore ai 200 ma ora sta crescendo rapidamente, con progetti che mirano a lanciare decine di migliaia di dispositivi entro i prossimi anni

L’Unione Astronomica Internazionale (IAU) esprime preoccupazione per la crescente quantità di satelliti che orbitano attorno alla Terra, nella cosiddetta orbita bassa. Fino a quest’anno, si legge in un comunicato, il numero di questi satelliti era inferiore ai 200 ma ora sta crescendo rapidamente, con progetti che mirano a lanciare decine di migliaia di dispositivi orbitanti entro i prossimi pochi anni. L’organizzazione, che a tal proposito menziona in un Tweet molti dei soggetti coinvolti in progetti spaziali tra cui Iridium, Amazon, Facebook, Oneweb, Globalstar e Elon Musk con il suo progetto Starlink, sostiene il principio generale secondo cui un cielo “buio e silenzioso”, libero cioè da inquinamento luminoso ed elettromagnetico, non solo è fondamentale per lo studio e la comprensione dell’Universo, ma rappresenta anche una risorsa per l’umanità e per la protezione delle specie animali notturne.  

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‘My Sharona’ dei Knack, 40 anni fa la hit scritta per conquistare una ragazza

Gio, 06/06/2019 - 12:20

Usciva il 18 giugno 1979 il brano elettrico e divertente, una canzone pop con un riff imbattibile. In realtà tutto era iniziato grazie alla voce della band, Doug Fieger, e a un amore non corrisposto: quello per la giovanissima Sharona Alperin.

Ci sono band che hanno una storia lunga, artisti che scrivono centinaia di canzoni memorabili, e chi, con una straordinaria fiammata, scrive una sola, leggendaria, canzone. Ed è questo il caso dei Knack, che hanno scritto e interpretato My Sharona, quarant’anni fa, e per questo meritano uno spazio nella storia del rock. E di certo hanno già uno spazio nella memoria collettiva con un brano che non è mai andato fuori moda, un singolo perfetto, con un riff insuperabile e un ritmo che ti spinge a battere il piede senza sosta.

La canzone è stata croce e delizia per la band, ha reso i Knack sostanzialmente immortali ma ha cancellato allo stesso tempo tutto il resto che la band ha fatto, trasformandoli in una formazione ampiamente sottovalutata. Doug Fieger, il cantante, fondatore e leader del gruppo, era un autore dotato di un buonissimo talento e il resto della band era composto da musicisti di tutto rispetto, come Berton Averre, Prescott Niles e Bruce Gary. Si erano messi insieme a Los Angeles, nel 1977, dopo che Fieger, nativo di Detroit, aveva posto fine alla sua band precedente, The Sky, e aveva deciso di restare nella Città degli Angeli assieme alla fidanzata Judy Halpert. Fu tramite Judy che Fieger, venticinquenne, conobbe Sharona Alperin, una diciassettenne che lavorava in un negozio di abbigliamento in Beverly Grove. Sharona diventò una fan della band, iniziò a seguire tutti i concerti e Fieger si innamorò di lei, otto anni più giovane. Amore non corriposto, inizialmente, e di questo parla la canzone, nata da un riff scritto qualche tempo prima da Berton Averre. Fieger aveva il riff di Averre in testa, ma fu quando collegò la sua ossessione per Sharona Alperin a quelle poche note che la canzone prese forma, in meno di 45 minuti. “La provammo al volo nel suo appartamento”, raccontò Averre qualche tempo dopo, “e nella stanza accanto c’era la fidanzata di Doug. Fu piuttosto imbarazzante”.

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Emicrania, arriva la app per gestire il dolore e rilassarsi

Gio, 06/06/2019 - 10:28

Un’applicazione per smartphone potrebbe aiutare chi soffre di emicrania a stare meglio. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista npj Digital Medicine dagli  scienziati della NYU Langone Health e dell’Albert Einstein College of Medicine di New York (Usa), secondo cui l’utilizzo dell’app per almeno due volte a settimana potrebbe ridurre la frequenza con cui si viene colpiti dal mal di testa di circa quattro giorni al mese.

I ricercatori hanno sviluppato un’applicazione chiamata RELAXaHEAD che aiuta  i pazienti ad attuare la tecnica del “rilassamento muscolare progressivo”, una forma di terapia comportamentale che prevede di contrarre e poi rilassare i diversi gruppi muscolari, allo scopo di ridurre lo stress. Per verificarne l’efficacia, gli autori hanno chiesto a 51 pazienti dell’età media di 39 anni affetti da emicrania, di utilizzare l’app per 90 giorni e di scrivere ogni giorno la frequenza e la gravità con cui si presentava il mal di testa. L’applicazione registrava, invece, quanto spesso e per quanto tempo i volontari praticassero gli esercizi di rilassamento muscolare progressivo.

I partecipanti hanno sofferto di emicrania, in media, 13 giorni al mese (da 4 e 31). Inoltre, il 39% ha sperimentato ansia, mentre il 30% depressione. All’inizio dell’esperimento l’uso di RELAXaHEAD da parte dei volontari era elevato, ma è scesoal 51% dopo sei settimane e al 29% dopo tre mesi. Gli autori, che sospettavano la possibile riduzione graduale dell’utilizzo dell’app, hanno in programma d’individuare strategie per incrementarne l’impiego e per fare in modo che diventi parte delle loro pratiche cliniche.

Al termine della sperimentazione, è emerso che l’uso di RELAXaHEAD era associato a una riduzione degli episodi di emicrania. Chi l’aveva utilizzata per almeno due volte a settimana soffriva di mal di testa, in media, quattro giorni di meno al mese. Secondo gli autori, i risultati dimostrano che l’applicazione potrebbe essere impiegata, sotto la supervisione del medico, insieme alle terapie standard per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

“Il nostro studio fornisce la prova che i pazienti possono seguire una terapia comportamentale se è facilmente accessibile, se possono farlo nel loro tempo libero e se è conveniente – spiega Mia T. Minen, che ha diretto la ricerca -. I medici dovrebbero riconsiderare il loro approccio terapeutico all’emicrania perché molte delle terapie attuali, pur essendo le migliori a disposizione, non sono adatte a tutti gli stili di vita”.

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Trump fa davvero marcia indietro sul cambiamento climatico?

Gio, 06/06/2019 - 10:25

LA PRIMA VOLTA DI TRUMP: «CREDO VI SIA UN CAMBIAMENTO CLIMATICO» Colloquio con il principe Carlo sull’ambiente: «Lui vuole assicurarsi che le prossime generazioni abbiano un clima buono, il contrario di un disastro. E io sono d’accordo»

Donald Trump crede nei cambiamenti climatici. O meglio, così dice. “Credo che vi sia un cambiamento nel clima e ritengo che cambi nelle due direzioni“, ha affermato, intervenendo a Good Morning Britain su Itv. Citando il colloquio sul clima avuto la vigilia con il principe Carlo, Trump ha spiegato: “Avremmo dovuto fare una chiacchierata di un quarto d’ora ed è durata un’ora e mezza.E lui ha parlato per la maggior parte del tempo”.

Il principe, ha aggiunto, è veramente preso dal tema del cambiamento climatico”. “Credo che sia una grande cosa”. “Vuole assicurarsi che le prossime generazioni abbiano un clima buono, il contrario di un disastro. E io sono d’accordo”. [Fonte: AVVENIRE.IT ]

Dalla politica alla cittadinanza per salvare il clima

  • IL GREEN NEW DEAL, UNA SPERANZA PER GLI USA E PER IL PIANETA. Una soluzione rivoluzionaria presentata dalla parlamentare più giovane della storia statunitense. Nei prossimi tempi è probabile che sentiremo parlare spesso di Alexandria Ocasio-Cortez e del Green New Deal, che i media statunitensi per brevità chiamano GND. E, come spesso succede, ciò che prima accade negli USA poi arriva in Europa. Alexandria è una politica statunitense trentenne. È stata eletta al Congresso statunitense nel 2018 diventando, a 29 anni, la più giovane parlamentare nella storia statunitense.

Ocasio-Cortez è nata nel Bronx, da padre nato anche lui nel Bronx e madre nata a Porto Rico. Ocasio-Cortez sin dai tempi del liceo si è distinta, vincendo un premio nella Intel International Science and Engineering Fair con un progetto di microbiologia; a seguito di questo riconoscimento, le è stato dedicato un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez. […]

Ma ciò per cui sentiremo spesso parlare di Ocasio-Cortez è una sua risoluzione rivoluzionaria, il cosiddetto “Green New Deal” (GND), presentato da lei ufficialmente il 7 febbraio, volto a stimolare lo sviluppo dell‘economia verde e blu, la creazione di nuovi posti di lavoro e la riconversione dei lavoratori attualmente impiegati in settori non ecosostenibili. Il GND è rapidamente decollato, ottenendo numeri enormi nei sondaggi USA e “costringendo” i parlamentari democratici, anche a quelli vicini alle lobby del carbone, a dirsi almeno formalmente d’accordo.

Il GND descrive in dettaglio la catastrofe climatica in arrivo, dall’esposizione di 350 milioni di persone a un aumento dello stress da calore alla perdita di quasi tutte le barriere coralline del mondo. Richiede di mantenere l’innalzamento della temperatura a 1,5 ° C – lo standard approvato dal rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) di ottobre – e di arrivare a zero emissioni globali nette entro il 2050.

Riconosce che gli Stati Uniti sono responsabili di una quantità sproporzionata di emissioni e chiede agli Stati Uniti di essere un leader mondiale nell’azione per il clima oltre che il produttore numero uno della tecnologia verde: soddisfare le richieste di energia con energia rinnovabile e a emissioni zero. Continua a leggere [PEOPLEFORPLANET.IT – Bruno Patierno]

  • CONOSCETE LA TRUMP FOREST? Where ignorance grows treesPer contrastare la posizione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nei confronti dei cambiamenti climatici è nato dalla Nuova Zelanda il movimento “Trump Forest”.
Trump Forest

L’idea, nata nella mente di Daniel Price, Adrien Taylor e Jeff Willis, è di creare una nuova foresta globale, dedicata a Donald Trump, piantando nuovi alberi in tutto il mondo. Si può contribuire con una donazione in denaro che verrà poi trasformata in un albero, o direttamente piantando alberi e segnalandoli sulla piattaforma web https://trumpforest.com/.

Fino ad oggi sono stati messi a terra oltre un milione e centomila alberi. [Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT]

  • CAMBIAMENTI CLIMATICI, RESTANO MENO DI 20 ANNI PER SALVARE IL PIANETA. Effetti devastanti sulla salute. L’Istituto superiore di sanità avverte: saranno milioni i morti.

Vent’anni. Sicuramente non di più. Molto probabilmente meno. E’ questo il tempo che l’uomo ha a disposizione per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e dagli effetti che questi avranno sulla salute delle persone e dell’ambiente. L’allarme è stato lanciato dal presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Walter Ricciardi: “E’ questo il tempo che ci rimane per mettere in atto misure concrete. Fra 20 anni potrebbe già essere troppo tardi. Già oggi le morti in Europa legate ai cambiamenti climatici sono migliaia l’anno, ma saranno milioni nel prossimo futuro se non si agisce subito”.

Un olocausto a fuoco lento. Il pericolo concreto, spiega il presidente dell’ISS, è che le ondate di calore che nel 2003 hanno fatto 70 mila morti possano passare dal manifestarsi in periodi circoscritti dell’anno all’essere presenti in alcune parti del mondo per oltre 200 giorni l’anno, impedendo alle popolazioni di stare all’aria aperta per gran parte dei dodici mesi a causa dell’aumento delle temperature. Il problema è che i danni sulla salute dai cambiamenti climatici non sono visibili all’istante, e quindi non è facile sensibilizzare istituzioni e cittadini, ma sono devastanti. “L’Organizzazione mondiale della sanità parla di vari milioni di morti legate ai cambiamenti climatici e in Italia ben il 12% dei ricoveri pediatrici in ospedale sono connessi all’inquinamento. Si tratta, in un certo senso, di un olocausto a fuoco lento”, afferma Ricciardi. Continua a leggere [PEOPLEFORPLANET.IT – Miriam Cesta]

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In Cina un villaggio di pescatori abbandonato è inghiottito dalla natura

Gio, 06/06/2019 - 08:00

Shengsi, un arcipelago di circa 400 isole alla foce del fiume Yangtze in Cina, è in possesso di un segreto avvolto nel tempo: un villaggio di pescatori abbandonato che viene restituito alla natura. [Continua a leggere su KEBLOG.IT] Fonte: Rivelazioni.com

E lo sapete che esistono luoghi remoti, abitati e non, dove dall’esterno è difficile entrare? Ecco la classifica degli 11 luoghi più isolati del mondo!

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Barefoot: non siate timidi, camminare scalzi fa bene alla salute!

Gio, 06/06/2019 - 05:55

Chiamiamolo “barefoot”, chiamiamolo “gimnopodismo” se preferiamo un termine italiano, oppure non chiamiamolo affatto: ci sono individui in tutto il mondo che, ad un certo punto della vita, decidono di sbarazzarsi delle scarpe e, per brevi periodi del giorno o per intere giornate, camminano scalzi.

Tutto qui. Non si tratta di un vero e proprio movimento, non esistono vere regole se non quelle dettate dal buon senso e dal desiderio ancestrale di ritornare a contatto con la natura nell’ottica di trarre anche benefici per la salute.

I primi scalzisti

Pare che il barefooting sia nato in Nuova Zelanda e si sia poi diffuso negli Usa, per approdare quindi in Europa. In questo senso, si configura più come una moda, un’abitudine che conferisce originalità e attira sguardi. Camminare scarsi è sovversivo. Non a caso, molti artisti, cantanti e attori spesso decidono di salire sul palco o percorrere scalzi i red carpet.

Allo stesso modo, anche le persone comuni che camminano scalze per le vie cittadine vanno controcorrente, non c’è dubbio. Altrettanto chiaro è il motivo per cui una persona scalza attira su di sé tutti gli sguardi: trasgredisce regole comuni (ma precisiamo che non si tratta di una pratica illegale, ovviamente!).

Proprio gli sguardi e l’essere fuori dal comune genera un certo timore in chi decide per la prima volta di osare, di togliersi le scarpe e tentare questo nuovo tipo di interazione con il mondo esterno. La vergogna è un’emozione umana e naturale, per avviarsi a questa pratica è necessario sopirla progressivamente. I canoni della società, frutto di secoli di radicamento, prevalgono su molti scalzisti potenziali, ma il trucco per vincere la paura può essere quello di avvicinarsi progressivamente alla meta: per i più timidi esistono dei sandali ad hoc (strisce di cuoio senza suola), che danno agli altri l’impressione di indossare calzature vere e proprie, ma allo stesso tempo consentono all’individuo di sentirsi scalzo e di praticare il barefooting al riparo da occhiate indiscrete.

Le etichette sociali sono spesso un ostacolo enorme: ai barefooters è stata persino affibbiata quella di feticisti. A noi piace di più definirli bonariamente “stravaganti”, anche perché, una volta approfonditi i motivi alla base della loro scelta, ci sembra tutto piuttosto comprensibile e interessante.

Camminare scalzi fa bene alla salute

Su molti siti Web e gruppi che parlano dell’argomento ricorre una situazione tipo: immaginiamo di rientrare a casa, stanchi dopo una giornata intensa, e focalizziamoci sulla sensazione che proviamo nel preciso istante in cui ci togliamo le scarpe. Ecco, quello è uno dei motivi che potrebbe farci prendere in considerazione provare il barefooting. Oppure possiamo immaginare la sensazione che proviamo quando al mare passeggiamo sulla sabbia, o quando appoggiamo i piedi sull’erba del giardino. È piacevole, nessuno direbbe il contrario. Ma questo non basta a convincerci: uscire di casa senza scarpe è tutta un’altra storia!

Più convincenti sono sicuramente le spiegazioni che riguardano la sfera della salute. Le scarpe tolgono sensibilità ai nostri piedi e, pur essendo progettate e modellate per adattarsi non solo alla nostra forma ma anche ai nostri movimenti e all’equilibrio generale del corpo, ci portano a modificare la nostra postura. Tendono, in particolare, a spostare il nostro baricentro in avanti, con una conseguente modifica della distribuzione del peso sulla muscolatura del piede; siamo soprattutto noi, insomma, ad adattarci a qualcosa di non naturale e non viceversa. Camminare scalzi, al contrario, sollecita la muscolatura in modo naturale, ci permette di distribuire il peso in maniera corretta, consente una migliore circolazione sanguigna e favorisce la traspirazione.

E con l’estetica come la mettiamo? Tutti potremmo pensare che se camminassimo per ore scalzi per la città, sui marciapiedi ruvidi ad esempio, a lungo andare le nostre piante diventerebbero dure e callose. Non è così. Secondo quanto dicono gli esperti (o meglio, i camminatori scalzi convinti), il rischio è soltanto quello di provocarci qualche vescica per colpa della troppa impazienza di iniziare e di percorrere lunghi tragitti da un momento all’altro. Come per tutto, ci vuole allenamento. E non dimentichiamo un vantaggio importante: camminare scalzi fa bene all’umore e allevia lo stress.

Regole generali per diventare scalzisti: rischi e igiene

La prima regola, come dicevamo, è il buon senso. Un sentiero costellato di ciottoli acuminati non è certo il luogo ideale per prendere confidenza con questa pratica. Ma i marciapiedi attorno a casa possono rivelarsi un terreno ideale per cominciare, riassaporando il contatto con il suolo per brevi periodi di tempo.

Anche quando camminiamo con normali calzature ai piedi possiamo inciampare su buche e asperità del terreno, per lo stesso motivo se togliamo le scarpe dobbiamo fare attenzione. In questo senso, indossare scarpe o non indossarle non fa la differenza. I rischi potenziali che corre un barefooter sono facilmente intuibili: tagli e infezioni, ustioni o conseguenze del congelamento. È tutto evitabile con un po’ di attenzione e ponendosi in ascolto del proprio corpo. Giorno dopo giorno, l’esperienza arriverà in soccorso: gli scalzisti di vecchia data sanno riconoscere in tempo i pericoli e li aggirano. Non servono raccomandazioni per sapere che camminare su una spiaggia sotto il sole cocente non è l’ideale, la stessa regola vale a maggior ragione per chi ha desiderio di non inforcare ciabatte o infradito seguendo una scelta di vita.

Stesso ragionamento quando nevica: sappiamo che il ghiaccio è freddo, non occorre un test, e sappiamo anche che è scivoloso. Alcuni barefooters ormai si spingono oltre i propri limiti e spesso li superano, molte immagini mostrano persone che camminano scalze su percorsi che ci sembrano inaccessibili persino con le scarpe ai piedi. Con il tempo i piedi si abituano, diventano più spessi e ci si sente più sicuri di sé. I piedi degli scalzisti diventano via via più elastici, assolutamente non più callosi o esteticamente “brutti” di prima, al contrario di quanto si potrebbe immaginare.

Altro problema: quanto sporco si accumula sui piedi se usciamo senza scarpe? Molto, ovviamente, ma ciò non significa che sia un pericolo per la nostra salute. Se camminiamo in aree naturali sarà il fango o l’erba a sporcare i nostri piedi, ma in città? È utile sapere che il nero di cui i nostri piedi si tingeranno alla fine di una camminata sulle strade urbane deriva sì dalle emissioni prodotte dai veicoli, ma non è nocivo; non si tratta, per semplificare, delle polveri pericolosissime per la salute che riescono a penetrare fino ai nostri polmoni. I microbi in strada hanno vita breve, come spiegano dal Club dei Nati scalzi, a meno che non decidiamo di camminare nelle fogne… Insomma, una bella lavata e i nostri piedi torneranno come prima anche dopo aver percorso qualche chilometro in città.

L’alpinista scalzo

Alcune persone, appunto, sembrano nate per superare i propri limiti. C’è anche uno scalzista famoso tra loro, o “l’alpinista scalzo” come ormai è stato ribattezzato. Niente scarponi, nemmeno sul Kilimangiaro né sul monte Bianco, né durante la discesa dell’Etna con temperature al suolo attorno ai 600 gradi centigradi e nemmeno risalendo l’Aconcagua in Argentina a 7 mila metri e con 25 gradi sottozero. Antonio Peretti, o Tom Perry come tutti lo conoscono, è una leggenda. Anche il Dalai Lama e Papa Francesco hanno voluto incontrarlo. In tutto il mondo porta il suo messaggio di sostenibilità e lotta al degrado, all’inquinamento, ai rifiuti, e il suo invito a non sottovalutare le sfide – ambientali in primis – che il genere umano si trova di fronte per sopravvivere negli anni a venire.

50 buoni motivi per diventare scalzisti

The barefoot book – 50 great reasons to kick off your shoes è uno dei libri che potrebbero incoraggiare chi non osa fare il grande passo di togliersi le scarpe. Se non basta immaginare la sensazione dell’erba morbida sotto ai piedi, questo volume di Daniel Howell potrebbe essere d’aiuto. Nella descrizione che compare su Amazon, tra i buoni motivi citati vi sono le problematiche relative alla salute derivanti dalla nostra “addiction” (dipendenza, come fosse una droga) all’indossare calzature: funghi, batteri, ginocchia e schiena che gridano aiuto a causa della posizione scorretta che infliggiamo al nostro corpo per via delle scarpe. L’alternativa si chiama, appunto, barefoot. Per la maggior parte di noi nemmeno questo libro sarà convincente al punto da farci subito uscire di casa a fare un giro scalzi, ma sarà sicuramente una lettura interessante. Per il resto, se proprio uscire senza scarpe non rientra tra le nostre aspirazioni maggiori, possiamo comunque farlo al riparo delle mura domestiche. Il nostro corpo ne gioverà.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Le Ricette di Angela Labellarte: ovalini di patate con mandorle

Gio, 06/06/2019 - 05:22

Ingredienti per circa 20 pezzi

Patate 500 gr.
Parmigiano 1 cucchiaio (facoltativo)
Erbe aromatiche
Uova 2
Limone 1/2
Sale q.b.
Mandorle in scaglie 70 gr.
Pangrattato 50 gr.
Olio per friggere

Preparazione

Pelate le patate e tagliatele a pezzettoni. Cuocetele a vapore e schiacciatele con uno schiacciapatate.
Aggiungete alle patate le erbe aromatiche tritate, parmigiano, un uovo e un tuorlo, la buccia di mezzo limone e il sale.
Mescolate tutti gli ingredienti.
Formate dei piccoli ovetti con le mani e passateli prima nell’albume e poi nelle mandorle e pangrattato.
Friggeteli in olio bollente e asciugateli su carta assorbente.
Servite caldi con erbe aromatiche.

Foto di Angela Prati

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Le cinque serie tv da vedere a giugno (torna Black Mirror)

Mer, 06/05/2019 - 21:20

Giugno pieno di novità: in primis la quinta stagione della serie “distopica” per eccellenza. Poi Chernobyl e Little Big Lies, chi avrà il coraggio di andare al mare? Sfogliando nell’offerta globale di serie tv (streaming, satellite, digitale terrestre) ecco una selezione dei titoli migliori da non farsi scappare.

  1. Black Mirror – Quinta stagione – 7 giugno

Sono solo tre puntate ma c’è anche Miley Cyrus, l’ex Hanna Montana, quella che adesso è super-sexy e fa le linguacce. Per i cultori della serie è l’evento dell’anno. Il trailer è meraviglia allo stato puro. Su Netflix

2) Big Little Lies – Seconda stagione – 17 giugno

L’anno scorso hanno vinto tutto e meritatamente. Tornano Reese Witherspoon, Nicole Kidman, Laura Dern con una novità di non poco conto, l’ingresso di Maryl Streep. Il cast che già prima era pazzesco diventa ora davvero stellare. Si riparte dalla morte di Perry (Alexander Skarsgård). I fantasmi a volte ritornano. Su Sky Atlantic

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E per tutto l’anno… ecco le 5 serie tv e film per salvarsi l’anima!

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Vuoi un visto per gli USA? Devi dichiarare i tuoi profili social

Mer, 06/05/2019 - 18:30

La novità era già stata annunciata più di un anno fa, ma ora è giunto il momento di metterla in pratica: d’ora innanzi chi vorrà richiedere un visto per gli Stati Uniti dovrà indicare anche i propri profili social e non lesinare sui dettagli.

Per quasi tutti i tipi di visto (sono esclusi quelli diplomatici e pochi altri), Dipartimento di Stato vorrà sapere i nomi utente usati sui social network, gli indirizzi email e i numeri di telefono, e adopererà queste informazioni per garantire che il controllo sul richiedente sia il più approfondito possibile.

Queste informazioni sono infatti ritenute importanti per «rafforzare il processo di controllo delle richieste e la conferma della loro identità», al fine di garantire «la sicurezza nazionale».

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Giornata Mondiale dell’Ambiente

Mer, 06/05/2019 - 16:44

Non c’è quindi uno Stato al mondo, secondo questo report, che adotti pienamente le strategie per combattere in modo efficace il riscaldamento globale. L’Italia è al 23esimo posto, mentre gli Stati Uniti precipitano alla 59esima posizione per le politiche di deregulation ambientale volute da Trump.

Chi annuncia lo stato di “emergenza climatica” e chi non crede ancora al cambiamento climatico. Chi punta tutto sulle rinnovabili e chi ha dichiarato guerra alla plastica monouso: nel mondo ogni Paese deve fare i conti con inquinamento, riscaldamento globale e conseguenze dei cambiamenti climatici. Per tenere alta l’attenzione, è stata istituita dalle Nazioni Unite la Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebra oggi. Gli obiettivi dell’Unione Europea sono elencati nel quadro per il clima e l’energia 2030, che prevede una riduzione di almeno il 40% delle emissioni di gas serra entro 11 anni. Che poi i singoli Stati ci riescano, è tutto da vedere.

Gli sforzi concreti degli Stati nel contrastare il riscaldamento globale vengono valutati dal Climate Change Performance Index una classifica annuale che monitora le politiche ambientali di 57 paesi Paesi in base agli Accordi di Parigi, presentata al summit globale sul cambiamento climatico in Polonia (COP24). Quest’anno non sono stati assegnati i primi tre posti in graduatoria: non c’è quindi uno Stato al mondo, secondo questo report, che adotti pienamente le strategie per combattere in modo efficace il riscaldamento globale.

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Spagna, dona biscotti al dentifricio al mendicante: la condanna allo youtuber è esemplare

Mer, 06/05/2019 - 15:30

“Hai fame? Vuoi dei biscotti?”: così un giovane youtuber, in Spagna, nel 2015 ha offerto a un senzatetto una confezione di biscotti per realizzare un nuovo video per il suo canale: ma all’interno degli Oreo, al posto della classica crema bianca al latte, ha inserito del dentifricio.

Fonte: canale YouTube La Repubblica

Per questo “scherzo” è stato condannato adesso dal tribunale penale di Barcellona a 15 mesi di carcere, divieto di utilizzo di YouTube per almeno 5 anni e 20mila euro al mendicante come danni morali. [Continua a leggere su REPUBBLICA.IT ]

Si stima (anche se è un numero da considerarsi solo come ordine di grandezza) che 700 mila persone nell’Unione Europea non abbiano una casa e siano costrette a dormire per strada o in rifugi di emergenza, il 70% in più di 10 anni fa.

In Italia sono diverse le azioni di solidarietà da parte di Associazione e cittadini che, soprattutto nel periodo invernale, cercano di dare sollievo alle migliaia di persone che vivono senza fissa dimora. Esempi virtuosi sono quello di Napoli, dove sette amici di Somma Vesuviana hanno realizzato piccoli rifugi temporanei per proteggere i clochard dal freddo e l’esempio di Bologna, dove ha preso il via la buona azione di annodare una sciarpa a un albero per donarla ai senza tetto.

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Per salvare Alitalia il governo vuole usare i soldi destinati alla lotta al cambiamento climatico

Mer, 06/05/2019 - 15:00

Nelle bollette di luce e gas si trova una voce che serve a finanziare la CSAE (Cassa dei servizi energetici ambientali) che vale quasi il 25% della bolletta e non è legata ai consumi: riguarda tra l’altro il finanziamento per la messa in sicurezza delle vecchie centrali nucleari e gli incentivi alle rinnovabili per garantire la transizione energetica verso gli obiettivi di riduzione della CO2 fissati dall’Europa, oltre che rappresentare un “polmone” per calmierare i prezzi nei periodi in cui i costi energetici salgono.
La CSAE ha oggi un “tesoretto” di 900 milioni di Euro e il Governo vorrebbe prelevare da questi subito 650 milioni da destinare, anziché ai compiti previsti, al salvataggio di Alitalia, inserendo nello stesso tempo un meccanismo che preveda che costantemente i cittadini finanzino Alitalia con una quota di ciò che pagano per la luce e il gas.
L’allarme arriva direttamente dall’Autorità per l’Energia, Reti e Ambiente che dichiara l’inopportunità di tale decisione.
Il tutto a fronte di perdite che in Alitalia restano nell’ordine dei 150-160 milioni di euro l’anno a livello operativo e di oltre 400 milioni a livello netto.
Secondo stime del Codacons ad oggi Alitalia è costata, tra salvataggi, prestiti e altri interventi pubblici, 8,6 miliardi di euro solo negli ultimi dieci anni, un conto pari a quasi 400 euro a famiglia.
Di recente è stato formalizzato da parte del Governo sia il rinvio a tempo indeterminato della restituzione dell’ultimo prestito ponte da 900 milioni (la scadenza era al 30 giugno), sia la trasformazione di una parte di questa quota in azioni della nuova Alitalia.
900 milioni “prestati” per l’ennesima volta dallo Stato (e verosimilmente destinati a non essere più restituiti) e già in larga parte spesi da Alitalia per coprire le perdite.
Nel frattempo si ipotizza l’ennesimo rinvio della scadenza (ultima data fissata: 15 giugno) entro cui si dovrebbe definire chi saranno i nuovi soci di Alitalia.

Fonti:
affariitaliani.it, consumerismo.it, finanzaonline.it, radio24.ilsole24ore.com, repubblica.it

Fonte immagine: foto di pkozmin da Pixabay

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Risolto il mistero della galassia senza materia oscura

Mer, 06/05/2019 - 13:04

Era infatti stata classificata come una galassia senza materia oscura. Ma com’è possibile? Gli scienziati oggi hanno ricontrollato i dati del 2018 e sono riusciti a risolvere il mistero. Vediamo insieme perché una galassia ‘non può’ non avere materia oscura e cosa hanno scoperto.

Un gruppo di ricercatori dell’Instituto de Astrofísica de Canarias (IAC) ha chiarito un mistero del 2018 nel campo dell’astrofisica extragalattica che aveva sconvolto gli scienziati: la presunta esistenza di una galassia senza materia oscura. Ma com’è possibile? Vediamo insieme come gli scienziati abbiamo risolto il mistero della galassia senza materia oscura.

Perché la notizia fu uno choc. Per comprendere perché la notizia risulta sconvolgente dobbiamo fare un passo indietro. Le galassie prive di materia oscura sono impossibili da comprendere nel quadro dell’attuale teoria della formazione delle galassie, perché il ruolo della materia oscura è fondamentale nel causare il collasso del gas per formare le stelle, questo spiega perché la scoperta di una galassia senza materia oscura aveva sorpreso la scienza nel 2018.

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Elena Cornaro Piscopia, la prima donna laureata al mondo

Mer, 06/05/2019 - 12:15

Nacque il 5 giugno del 1646 a Venezia: ottenne una laurea in filosofia, nonostante all’epoca fosse proibito alle donne.

Elena Cornaro Piscopia è considerata la prima donna laureata al mondo, ed è celebrata oggi da un doodle di Google che ne ricorda la nascita, avvenuta il 5 giugno del 1646.

Elena Cornaro Piscopia nacque a Venezia da Giovan Battista Cornaro e Zanetta Boni. Fin da giovane mostrò doti notevoli per lo studio e la ricerca, che il padre cercò di indirizzare affidandola a insegnati prestigiosi: i teologi Giovanni Battista Fabris e Felice Rotondi, il latinista Giovanni Valier, il grecista Alvise Gradenigo e il rabbino Shemel Aboaf. Studiò anche lo spagnolo, il francese, l’arabo, l’aramaico, la matematica e l’astronomia, e imparò a suonare clavicembalo, clavicordo, arpa e violino. Prese inoltre lezioni di filosofia da Carlo Rinaldini, professore all’università di Padova e amico del padre.

Nonostante il padre la volesse far sposare, nel 1665 Elena Cornaro Piscopia decise di seguire la sua vocazione religiosa e farsi oblata benedettina: in questo modo, pur dovendo seguire la regola benedettina, riuscì a evitare la reclusione monastica e proseguire i propri studi.

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Fonte immagine copertina ILPOST.IT

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Chi dorme non piglia pesci! (Ma è in salute)

Mer, 06/05/2019 - 10:53

Quante ore è necessario dormire ogni notte per riposare bene? E i pisolini sono utili? Buon riposo con questa infografica!

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L’eutanasia a Noa, la 17enne olandese, riaccende i riflettori sul diritto di morire

Mer, 06/05/2019 - 10:28

EUTANASIA A 17 ANNI DOPO LO STUPRO, LA MORTE DI NOA POTHOVEN SCUOTE L’OLANDA. Dopo anni di sofferenze psichiche, la ragazza chiede e ottiene il suicidio assistito. È morta domenica nella sua casa. Su Instagram l’ultimo post: “Non cercate di convincermi che sto sbagliando, questa è la mia decisione ed è definitiva”. Una ragazza olandese di 17 anni, Noa Pothoven, ha chiesto e ottenuto l’eutanasia, legale nei Paesi Bassi, dopo anni di sofferenze psichiche seguite a diverse violenze sessuali subite a partire dall’età di 11 anni. La giovane è morta domenica in casa, ad Arnhem, con l’assistenza medica fornita da una clinica specializzata. […] Una testimonianza che rompe i codici del social network e costituisce un caso, considerata la giovane età e la natura della malattia di Noa. Il post si conclude con un appello: “Sono molto debole, non inviatemi messaggi perché non posso gestirli e non cercate di convincermi che sto sbagliando, questa è la mia decisione ed è definitiva”.[…]

Nel 2002 l’Olanda è stato il primo paese europeo ad avere una legge sul tema dell’eutanasia diretta e del suicidio assistito e, due anni più tardi, ad approvare il “protocollo di Groningen” sull’eutanasia infantile. Il testo prevede che la morte possa essere accordata a partire dai 12 anni di età, ma solo dopo che un medico abbia certificato che la sofferenza del paziente è insopportabile e senza via di uscita. Tra i 12 e i 16 anni è previsto il consenso dei genitori, quindi nel caso della 17enne Noa non era richiesto. Nel 2017, circa 6.585 persone hanno chiesto e ottenuto l’eutanasia in Olanda, circa il 4,4 per cento dei decessi totali nel Paese, secondo un comitato che si occupa di monitorare il fenomeno.  Continua a leggere [REPUBBLICA.IT – Benedetta Perilli ]

Cosa succede in Italia e nel mondo

  • EUTANASIA, COME FUNZIONA IN OLANDA E NEL RESTO D’EUROPA. La storia della 17enne Noa, che in Olandaha chiesto e ottenuto l’eutanasia, riaccende il dibattito sul fine vita. […]

Segue l’esempio dell’Olanda il Belgio, che nel 2003 introduce il suicidio assistito e nel 2016 lo estende ai minori. Più soft la legislazione del Lussemburgo che dal 2009 contempla l’eutanasia ma solo per gli adulti e solo per pazienti affetti da patologie considerate “senza via d’uscita”. 

– La vicina Svizzera prevede sia l’eutanasia attiva indiretta (assunzione di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita), sia quella passiva (interruzioni dei dispositivi di cura e di mantenimento in vita), sia il suicidio assistito. E’ il Paese a cui più frequentemente si appellano gli italiani in condizioni disperate che scelgono di essere aiutati a morire: la storia di Fabiano Antoniani – conosciuto da tutti come dj Fabo – è una delle tante ma forse la più nota per il clamore mediatico che ha suscitato. 

– Nel Regno Unito lo stop alle cure a certe condizioni è autorizzata dal 2002. Più recentemente è stato introdotto anche il concetto dell’aiuto al suicidio “per compassione” e dal 2010 le sanzioni sono meno dure che in passato. 

– La Svezia ha legalizzato l’eutanasia passiva nel 2010, che è tollerata anche in GermaniaFinlandia Austria su richiesta del paziente. Continua a leggere [QUOTIDIANO.NET]

  • EUTANASIA E TESTAMENTO BIOLOGICO: COSA PREVEDE IL NOSTRO ORDINAMENTO GIURIDICO. […]Come testimoniano vari casi avvenuti nel nostro Paese, l’eutanasia non è considerata una pratica legale dalla legge italiana. L’ordinamento giuridico, infatti, l’assimila all’omicidio volontario (perseguibile dall’art.575 del codice penale). Se c’è invece il consenso del soggetto affetto da malattia, si rientra nella fattispecie prevista dall’art.549, che disciplina l’omicidio del consenziente. Non è previsto nemmeno il suicidio assistito. La conseguenza per questi atti, sono diversi anni di carcere.

Solo nel caso in cui una persona sia tenuta in vita artificialmente da macchinari (e riversi in stato vegetativo), è prevista la possibilità che il giudice decida d’interrompere il presidio sanitario. Nel caso in cui l’individuo, in vita, non avrebbe mai acconsentito alla sospensione, non è possibile procedere. La conditio sine qua non, infatti, è sempre e comunque la volontà dell’interessato. Questo caso, ovviamente, non rientra nella definizione di eutanasia.

Il testamento biologico: Per meglio regolare quest’ultimo aspetto, il 14 dicembre 2017 è stata approvata in via definitiva la legge “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari”. Molti la conoscono come “testamento biologico”, e sancisce il diritto della persona a stabilire anticipatamente le sue volontà nel caso in cui si trovi nella posizione di non poterlo fare. Continua a leggere [QUIFINANZA.IT]

  • EUTANASIA: GLI ITALIANI CHE VANNO A MORIRE ALL’ESTERO. “Il trend sta aumentando vertiginosamente e ne siamo preoccupati: riceviamo una media di 90 telefonate settimanali di gente disperata. Nel 2015 in 50 sono partiti per la Svizzera senza fare ritorno, nel 2016 in 49, ma dal 1° gennaio del 2017 sono già in 67 spiega a Donna Moderna Emilio Coveri, presidente dell’associazione Exit Italiacon sede a Torino, che si batte per una legge che regolamenti la materia “altrimenti sempre più persone saranno costrette a partire per andare a morire in esilio lontano dagli affetti più cari”. 

Analoga situazione per l’Associazione Luca Coscioni, che riceve in media 2 contatti al giorno: “Dal 15 marzo sono 454 le richieste di informazioni non anonime che ci sono arrivate e che abbiamo inoltrato a Marco Cappato, perché metta in contatto i malati con le strutture in Svizzera” spiega a Donna Moderna Filomena Gallo, Segretario Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni. Solo i casi più eclatanti finiscono sotto i riflettori della cronaca, come quello di Irene o di Dj Fabo, per la cui morte ora proprio Marco Cappato è sotto processo per istigazione al suicidio. Un altro protagonista, suo malgrado, è stato Piergiorgio Welby, ricordato dal consiglio generale dell’Associazioneil 20 dicembre a Roma, a 11 anni esatti di distanza, con la campagna #LiberiFinoAllaFine. Continua a leggere [DONNAMODERNA.COM – Eleonora Lorusso]

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