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Nutella: la felicità in un vasetto?

Mer, 02/06/2019 - 00:17

Nutella mon amour. Per lei gli altezzosi francesi si sono presi a cazzotti fra le corsie dei supermercati della catena Intermarché della Loira. Vasetti da 950 grammi scontati al 70% sono stati in grado di riportare in un lampo il fronte franco-italico ai tempi del Sacro Romano Impero a dispetto della lista di ingredienti del contenuto al loro interno, dove primeggia lo zucchero seguito dall’olio di palma

La chiamano crema di nocciole ma di nocciole è fatta solo al 13%.  L’impatto che ha sull’ambiente l’olio di palma, la pericolosità dello zucchero trattato per la salute, i dubbi mai stanati circa i conservanti, tutte cose già dette, ripetute, assimilate, tutte cose inutili. A nulla valgono le oltre 60 creme spalmabili, il cui valore commerciale, dati Nielsen relativi al 2018 alla mano, si attesta sui 363 milioni di euro con risultati notevoli in termini di qualità e genuinità, come rileva Il Fatto Alimentare.

A niente valgono gli sforzi di queste sfortunate e però volenterose creme, 1000% di nocciole se potessero, niente, l’italico palato e quello internazionale mondiale hanno deciso diversamente. 

Sic transit gloria mundi sospira la Nutella dall’alto del podio che in media assicura alla Ferrero un fatturato di 1,7 miliardi, pari a circa il 20% dei ricavi totali dell’azienda partita dal laboratorio di una pasticceria delle Langhe, in Piemonte. 

72 anni fa Pietro Ferrero vendette il suo primo panetto di Pasta Giandujot,  300 kg di nocciole, zucchero e poco cacao, ché ai tempi ne circolava poco. Il nome nasceva come omaggio alla celebre maschera di carnevale torinese e il prodotto era pensato per essere tagliato alla stregua del pane. Un prodotto dal senso domestico, dunque, fin dalla sua comparsa, ribadito poi nel 1951, quando fece il suo ingresso la Supercrema, la conserva vegetale che, a dispetto del nome altisonante, come del resto ogni cosa negli anni Cinquanta, compariva sugli scaffali in un modesto e tradizionale vasetto di vetro, al pari delle conserve della nonna. E qui si annida forse una delle malìe meglio riuscite nella storia del marketing alimentare. L’idea che la gioia possa stare in un modesto vasetto, di volta in volta rinnovato, colorato, ornato, customizzato, certo, ma pur sempre vasetto. E che il vasetto sia alla portata di chiunque, chiunque, perché poche cose sono trasversali rispetto a tutte le possibili distinzioni sociali, culturali ed economiche come quel vasetto. 

E il naufragar m’è dolce in questo vasetto canta la casalinga di Voghera, l’imprenditore, il giapponese in visita o meno in Italia.

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Un’intervista ad Alex Zanotelli

Mar, 02/05/2019 - 12:58

L’intervista è stata rilasciata a Giorgio Simonetti il 27 gennaio presso il  centro culturale Aldo Moro di Cordenons.

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Viva i corridoi umanitari

Mar, 02/05/2019 - 09:55

Consentendo l’ingresso di rifugiati umanitari in Italia, contribuiscono all’integrazione e a togliere persone vulnerabili dai viaggi sui barconi. Ma i numeri contenuti non consentono di implementare il modello su larga scala. Ecco perché servono soluzioni alternative.

Si è detto, a sinistra come a destra, che siano i canali migliori per consentire l’immigrazione regolare. Lo stesso Matteo Salvini ha dichiarato di approvarli e di ritenerli la strada da percorrere per accogliere rifugiati in maniera sicura e legale nel nostro paese, contrariamente ai barconi in partenza dalla Libia.

Sono i corridoi umanitari, quei protocolli che consentono ai rifugiati di entrare in Italia in maniera protetta, a bordo di regolari voli di linea, evitando di mettersi nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Rivolti specificatamente a persone che soffrono di particolari vulnerabilità politiche, fisiche o sociali (a differenza dei programmi Onu, che prevedono un ricollocamento di gruppi consistenti di rifugiati in un paese terzo – di solito confinante – senza particolare selezione), costituiscono un canale sicuro di accesso in Italia e di integrazione controllata e assistita sul territorio.

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Il calcio e le pay-tv, tra i pirati e Alessandro Bonan

Mar, 02/05/2019 - 01:19
Quattro milioni di pirati

Non sono tempi felici per il calcio a pagamento in tv. Ormai hanno raggiunto cadenza settimanale gli articoli giornalistici sul livello di pirateria del nostro Paese. L’ultimo, in ordine di tempo, a parlarne è stato Matteo Mammì intervistato da Repubblica. Ci sono diversi livelli di lettura per comprendere chi è Mammì. È ex direttore sport della programmazione produzione Sky. È il fidanzato di Diletta Leotta. E, soprattutto diremmo noi, è il nipote di cotanto ministro delle Poste e Telecomunicazioni, l’autore della legge televisiva più discussa della Repubblica italiana. Prima Repubblica in purezza.

Matteo Mammì, come altri, si è lamentato del numero di persone che ormai guarda il calcio senza pagare. I cosiddetti pirati. Qualche settimana fa il Sole 24 Ore sdoganò il termine pezzotto che a Napoli – ma a questo punto anche altrove – viene usato per indicare il modo per essere abbonato alle Pay tv senza pagare le Pay tv. «Più di due milioni di case hanno abbonamenti irregolari, in tutto più di 4 milioni di italiani usufruiscono live di uno spettacolo a cui non hanno diritto. È una cifra al ribasso».

Il mistero Dazn

Gli utenti, in questo caso anche lettori, ribattono che Sky ha ridotto il proprio parco partite senza ridurre il costo dell’abbonamento. Non trasmette più tutte le partite della Serie A. Non trasmette più il campionato spagnolo. In compenso, ha l’esclusiva della Europa League. Sono due mondi che non si incontreranno mai. Da un lato gli imprenditori del settore e dall’altro i consumatori che usufruiscono del prodotto senza pagarlo. In taluni casi adducendo come motivazione il prezzo spropositato dell’abbonamento; in altri lo scarso servizio offerto, come nel caso di Dazn cui gli italiani si sono rapidamente arresi. Guardare una partita su Dazn equivale a entrare in una dimensione spazio-temporale diversa e soprattutto differente per ciascuno. In un’abitazione la partita è al 60esimo, in un’altra al 62esimo, in un’altra ancora è al 57esimo. Nessuno sa nulla. Nessuno protesta. È tutto normale.

Mammì ha detto anche altro. Ha detto che il tempo delle vacche grasse dei diritti tv sta finendo: «Ci sono nuovi equilibri, diversi modi e piattaforme per accedere al calcio. Dallo streaming ai cellulari, il business va differenziato, la banda larga è in espansione. Nessuno sta più 3-4 ore davanti alla tv, la vita offre molto altro». “La vita offre molto altro” è una frase su cui varrebbe la pena organizzare un convegno. Andrebbe aggiunto che il campionato italiano di calcio viene vinto da sette anni, quasi otto, sempre dalla stessa squadra. È diventato un campionato assimilabile a quello della Croazia dove la Dinamo Zagabria ha vinto undici edizioni consecutive. E, prima della dodicesima, ha concesso un giro al Rijeka. Al momento, la lotta scudetto sembra non esistere. Così come quella per il secondo posto. Il campionato italiano è un film di cui sai già il finale, non ti resta che valutare la fotografia, i costumi, quella roba lì.

Difficile risultare più antipatici di Ilaria

Un motivo per guardare le pay-tv che si occupano di calcio in questo spazio, però, vogliamo trovarlo. E lo abbiamo trovato in Alessandro Bonan, volto televisivo di Sky Sport. È vero che Bonan è partito da un considerevole vantaggio: è l’uomo scelto per sostituire Ilaria D’Amico che risultava simpatica come quei pizzicotti che le signore di un tempo amavano dare ai bambini delle loro amiche. Sorvoliamo per carità di Patria sull’imparzialità.

Ma Bonan è riuscito a fare qualcosa in più. Ha il raro dono della leggerezza in un mondo che si prende tremendamente sul serio. Leggero – ma non frivolo – eppure sul pezzo. Si capisce che di calcio ne sa, ha seguito, ha studiato, ricorda. E cerca sempre il lato umano della vicenda, che sia una polemica oppure un elogio per un gol fantastico. Riesce da anni a portare avanti una trasmissione fondamentalmente senza contenitore: “Calciomercato”. Sì, aggiornano lo spettatore sulle trattative ma col tono di chi vuole trasmetterti sempre lo stesso concetto: “state calmi che sempre di pallone si tratta”. Non ci sono quei toni gravi, quelle considerazioni profonde, come se si stesse discutendo dei destini del mondo. E in fondo ci piace pensare che quando socchiude gli occhi, Bonan non stia facendo esercizio di miopia ma guardi lì, nell’infinito, qualcosa di molto lontano: un mondo dove il pallone non c’è.

 

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Paniere Istat 2019: come sono cambiati i consumi degli italiani

Mar, 02/05/2019 - 01:09

Ogni anno l’IstatIstituto Nazionale di Statistica rivede l’elenco dei prodotti che compongono il paniere, strumento aggiornato annualmente e costituito da un elenco di beni e servizi, divisi per categoria merceologica, che rappresentano quelli prevalentemente acquistati dal complesso delle famiglie. Per quanto concerne l’anno corrente si contano 1524 prodotti (+18 rispetto al 2018) raggruppati in 914 prodotti e 411 aggregati.

Il paniere in sostanza rispecchia le abitudini delle famiglie italiane e il suo aggiornamento tiene conto dei cambiamenti emersi nelle abitudini di spesa delle famiglie, dell’evoluzione di norme e classificazioni e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati.

Cos’è cambiato nel 2019: gli ingressi

Come si legge sul sito ufficiale, per quanto riguarda l’ingresso di prodotti che hanno acquisito maggiore rilevanza nella spesa delle famiglie, sono da segnalare: tra i beni alimentari, Frutti di bosco e Zenzero; nei trasporti, Bicicletta elettrica e Scooter sharing. Entra inoltre nel paniere la Cuffia con microfono (tra gli apparecchi audiovisivi, fotografici e informatici), l’Hoverboard (tra gli articoli sportivi) e la web TV (nell’ambito degli abbonamenti alla pay tv).

Ad arricchire la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati, entrano nel paniere Tavolo, Sedia e Mobile da esterno (tra i mobili da giardino), Pannoloni e Traversa salvaletto (tra gli altri prodotti medicali); i prezzi dell’Energia elettrica del mercato libero affiancano quelli del regime di maggior tutela nel contribuire alla stima dell’inflazione.

Le uscite

La tecnologia è in continuo sviluppo ed è sempre più diffusa, a conferma di questo trend è sufficiente considerare le uscite dal paniere 2019. Troviamo infatti elementi che appartengono ormai al passato, come il Supporto digitale da registrare (cd e dvd vergini) “i cui valori di spesa si sono fortemente ridotti così da renderlo non più rappresentativo dei consumi degli Italiani“ spiega lo stesso Istituto di statistica. Fuori anche la Lampadina a risparmio energetico che risulta sostituita nelle decisioni di acquisto delle famiglie dalla più moderna lampadina a led, già presente nel paniere dei prezzi al consumo.

 Qui l’infografica

Rilevamento dei prezzi, le fonti

Nel complesso, le quotazioni di prezzo usate ogni mese per stimare l’inflazione sono circa 6.000.000 e hanno una pluralità di fonti: 458.000 sono raccolte sul territorio dagli uffici comunali di statistica e 238.000 direttamente dall’Istat; oltre 5.200.000 tramite scanner data; più di 86.000 arrivano dalla base dati dei prezzi dei carburanti del ministero dello sviluppo economico.

Nel 2019, 79 comuni contribuiscono alla stima dell’inflazione per il paniere completo (come nel 2018); la copertura territoriale dell’indagine è pari all’83,2% in termini di popolazione provinciale. La copertura territoriale sale al 92,3% se si considera un sottoinsieme di prodotti (tariffe locali e alcuni servizi), il cui peso sul paniere nic è del 6,3%, per i quali altri 15 comuni effettuano la rilevazione dei prezzi.

 

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Caregiver è donna

Mar, 02/05/2019 - 01:04

Sono infatti nove su dieci le italiane impegnate quotidianamente nel prendersi cura dei familiari con problemi di salute. Figli, partner, genitori e suoceri anziani, anche con disabilità, sia fisiche che mentali: una su tre se ne occupa senza alcun aiuto, circa la metà fa affidamento solo su collaborazioni saltuarie in famiglia e solo nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. E per le donne lavoratrici la situazione si complica ulteriormente, poiché solo una su quattro è agevolata dal punto di vista lavorativo con accesso a modalità flessibili come il part-time o il telelavoro.

Equilibrismo tra diversi ruoli

Il profilo dei caregivers italiani – o, meglio, delle caregivers italiane – arriva dall’indagine “Soprattutto donna! Valore e tutela del caregiver familiare” realizzata da Ipsos per Farmindustria, l’Associazione delle Imprese del farmaco aderente a Confindustria. Dall’indagine condotta su un campione di 800 donne italiane con più di 18 anni emerge che solo per il 14% delle intervistate il coinvolgimento come caregiver è nullo o quasi: per il restante 86% l’equilibrismo tra troppi ruoli e compiti – con diversi gradi di intensità – è una realtà quotidiana. Le necessità familiari che ruotano attorno alla sfera della salute risultano di competenza delle donne, che sono presenti al momento della prevenzione (66%), vegliano sul percorso terapeutico (65%), sono l’interlocutore privilegiato del medico nella fase della diagnosi (58%) e della terapia (59%).

Stress e stanchezza

Dell’impatto che l’impegno costante dell’essere caregiver può avere sulla qualità della vita e sulla salute delle si è occupata l’edizione 2018 del Libro Bianco “La salute della donna. Caregiving, salute e qualità della vita“, realizzato da Onda (l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) in collaborazione con Farmindustria. In cui si precisa e si spiega che, tra i molteplici impegni cui le donne devono già ottemperare tra la cura dei figli e della casa, ricoprire il ruolo di caregiver comporta un ulteriore carico di incombenze che può costituire una fonte importante di stress psicofisico. E che – semmai ci fosse necessità di specificarlo – per le donne che lavorano la situazione si complica ulteriormente, poiché tre su quattro non possono fare affidamento su alcuna facilitazione. “Il carico di lavoro che il caregiver si trova ad affrontare quotidianamente ha un forte impatto sulla salute psicofisica e sullo stile di vita”, si legge nel Libro Bianco. Chi assume questo ruolo si trova infatti a dover gestire la persona non più autonoma sotto ogni aspetto: da quello proprio dell’accudimento generale, a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e somministrare farmaci, intervenendo anche sui dosaggi dietro indicazioni del medico, fino a mansioni più specificatamente burocratiche. Mansioni che, spesso, si ripetono per tutto l’arco della giornata. E così accade – e sono casi tutt’altro che isolati – che, assorbito dal carico di impegni, il caregiver finisca per “trascurare la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono, rinunciando a sottoporsi a visite mediche, controlli ed esami e a seguire un’alimentazione corretta, e privandosi del giusto riposo notturno e di una regolare attività fisica”.

Rischio isolamento

Chi si occupa di un familiare malato, soprattutto se lo fa senza aiuto, rischia inoltre l’isolamento. “Il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano poi le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento, che si aggrava nei casi in cui il paziente accudito è affetto da patologie come demenze e disturbi psichici su cui a tutt’oggi pesa uno stigma sociale”.

Sindrome da burnout

Il carico di stress e di preoccupazioni continue possono inoltre agire come attivatori di diverse malattie, tra cui la depressione, e portare a un logoramento psicologico che, legato a un carico eccessivo di lavoro e agli altri problemi quotidiani e familiari, può sfociare nella sindrome da burnout (dall’inglese “bruciare completamente”), uno stato patologico di esaurimento emotivo, mentale e fisico che, se non gestito, può evolvere fino al suicidio.

Una risorsa per il sistema sanitario

“Il caregiving è donna. È la donna a tenere le fila del corretto stile di vita della famiglia e delle condizioni di salute di marito, figli e genitori. E ricopre un ruolo da ‘manager familiare’ fondamentale per il benessere e la cura di tutti  – afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria -. Basti pensare al dialogo con il medico di famiglia o con gli specialisti, al corretto uso dei farmaci, all’aderenza terapeutica. Spesso le persone anziane non assumono farmaci come dovrebbero e questo porta a maggiori spese per il sistema sanitario nazionale per via delle maggiori ospedalizzazioni”. Un ruolo “grazie al quale abbiamo delle persone più in salute e meno ricoveri ospedalieri”, conclude Scaccabarozzi, che dovrebbe venire valorizzato con il giusto riconoscimento.

Italia indietro

Dello stesso avviso è Francesca Merzagora, presidente di Onda: “La donna è al centro del sistema salute, ma anche del processo di cura dei soggetti più fragili e ciò determina un carico assistenziale che impatta notevolmente sulla sua salute e sulla sua qualità della vita. Si tratta di un esercito di persone che attende un riconoscimento non solo economico, ma anche ‘affettivo’ per il ruolo che ricoprono. Il nostro Paese ad oggi è infatti uno dei pochi in cui questa figura non gode di sufficiente tutela”. “Il ruolo della caregiver nella nostra società è importante nell’ambito della famiglia e del lavoro ed è un ruolo che deve essere riconosciuto in qualche modo – precisa Adriana Bonifacino, presidente dell’associazione IncontraDonna e responsabile dell’Unità diagnostico-terapeutica di senologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma -. Essere caregiver comporta tempo, fatica e stress, come dimostrato da diverse pubblicazioni scientifiche, e quindi il supporto della società e delle istituzioni alla donna attraverso il welfare credo che oggi sia proprio dovuto, la donna lo merita”.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Stampe d’Arte di Dario Fo

Lun, 02/04/2019 - 15:58

La vendita di queste stampe di Dario Fo, ispirate alla sua carriera artistica e teatrale, finanzia il “Comitato Un Nobel per i disabili”, una Onlus fondata da Dario Fo e Franca Rame il 28 settembre 1998 per devolvere a favore del mondo della disabilità il denaro del premio Nobel per la letteratura vinto nel 1997 (1.650.000.000 di lire).
Pur trattandosi di una cifra considerevole ci si accorse fin da subito che sarebbe servito di più, molto di più. In Italia i disabili sono più di sette milioni e spesso le Istituzioni non sono in grado di garantire loro una assistenza adeguata.
La vendita di queste stampe permette al Comitato di continuare il suo lavoro: fino ad oggi sono stati donati 39 pulmini Volkswagen attrezzati, ad altrettante associazioni, oltre a medicine, computer, carrozzine e ausili necessari per affrontare la vita di tutti i giorni.

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Sgranatore di melograno

Lun, 02/04/2019 - 15:55

Un sistema semplice, ma allo stesso tempo innovativo, per sgranare i melograni in pochi secondi. Avrai così il melograno pronto da spremere con l’estrattore.
Le plastiche sono BPA free, esenti da sostanze tossiche.

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Mi sono fatto prendere la mano

Lun, 02/04/2019 - 15:50

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Libri per nutrire l’anima e tonificare i muscoli

Lun, 02/04/2019 - 12:53

Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcìa Màrquez
«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

 

Teresa Batista stanca di guerra di Jorge Amado
“L’allegria è una pianta capricciosa, difficile da coltivare, che fa poca ombra, che dura poco e che richiede cure costanti e terreno concimato, né secco né umido, né esposto ai venti, insomma una coltivazione che viene a costar cara.”

 

 

 

 

Per chi suona la campana di Ernest Hemingway
“Nessun uomo è un’Isola, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente, una parte della Terra.”

 

 

 

 

 

Il Falcone Maltese di Dashel Hammet
Una mattina si presenta nell’ufficio dell’investigatore privato Sam Spade, a San Francisco, una giovane donna. Dice di chiamarsi Wonderly e di avere un grosso problema. La ragazza è davvero una meraviglia, almeno secondo il parere di Effie Perine, la segretaria di Sam Spade. Miss Wonderly ha 22 anni, è alta, magra ma non troppo, un bel seno, gambe lunghe e sottili, così come le braccia.

 

 

Il grande sonno di Raymond Chandler
“- Come lo vuole il Brandy?
– Nel bicchiere.”

 

 

 

 

 

Il Socio di John Grisham
Mitchell McDeere, dopo essersi laureato all’Università di Harvard dibattendosi tra le ristrettezze economiche, accetta di entrare a far parte, dietro un lauto stipendio, di uno studio legale molto florido ma semisconosciuto a Memphis, dove si trasferisce insieme alla moglie Abby. Lo studio però nasconde molti segreti ai nuovi associati.

 

 

 

Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson e M. Fillioley
“L’un per cento circa dei disturbi elettrostatici è dovuto a questo antico residuo del Big Bang. La prossima volta che non vedete niente sullo schermo, invece di lamentarvi, ricordate che state assistendo alla nascita dell’universo.”

 

 

 

 

Lo zen e l’arte della manutenzione della motociclettadi Robert Maynard Pirsig Li
“Se non ti diverti a urlare, su una moto in corsa non fai grandi conversazioni. Invece passi il tempo a percepire le cose e a meditarci sopra. Su quello che vedi, su quello che senti, sull’umore del tempo e i ricordi, sulla macchina che cavalchi e la campagna che ti circonda, pensando a tuo piacimento, senza nulla che t’incalzi, senza…”

 

 

La Lunga Marcia. Conversazioni con Chu Teh di Agnes Smedley
Da una serie di conversazioni con il leggendario comandante dell’Esercito popolare di liberazione cinese, la giornalista americana Agnes Smedley ha ricostruito la vita e i tempi di Chu Teh, dal crollo della dinastia Manciù alla vittoria della rivoluzione cinese.

 

 

 

Una ballata del mare salato di Hugo Pratt
“Sono l’Oceano Pacifico e sono il più grande di tutti. Mi chiamano così da tanto tempo, ma non è vero che sono sempre calmo. A volte mi secco e allora do una spazzolata a tutto e a tutti. Oggi ad esempio mi sono appena calmato dall’ultima arrabbiatura. Ieri devo aver spolverato via tre o quattro isole e altrettanti gusci di noce che gli uomini chiamano navi…”

 

 

Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov
“Seguimi lettore! Chi ha detto che non c’è al mondo un amore vero, fedele, eterno? Gli taglino la lingua malefica a quel bugiardo! Seguimi lettore e io ti mostrerò un simile amore! No, si ingannava il maestro quando all’ospedale, verso mezzanotte diceva con amarezza a Ivanuska che essa l’aveva dimenticato. Questo non poteva accadere. Lei naturalmente non l’aveva dimenticato…”

 

 

Huckleberry Finn di Mark Twain
Huckleberry era cordialmente detestato e temuto da tutte le madri del paese, perché era un fannullone, un fuorilegge, volgare e cattivo – e perché tutti i loro figli lo ammiravano da morire, e per divertirsi cercavano la sua compagnia proibita, e avrebbero tanto voluto avere il coraggio di essere come lui. […] Huckleberry indossava sempre abiti smessi, da adulto: un perenne e svolazzante trionfo di stracci.

 

 

Manoscritto ritrovato a Saragozzadi Jan Potocki e R. Caillois
Una “avvertenza” in apertura del romanzo informa del ritrovamento di un manoscritto scritto in spagnolo e successivamente tradotto in francese dall’autore del ritrovamento (il francese è in effetti la lingua in cui il polacco Potocki scrisse il romanzo). Il “manoscritto” altro non è che il romanzo che inizia subito dopo, ambientato in Spagna, suddiviso in sessantasei giornate, il cui protagonista e narratore in prima persona è Alfonso van Worden.

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Reddito di cittadinanza, come funzionerà la card e dove fare domanda

Lun, 02/04/2019 - 09:30

Una normale carta bancaria, del tutto simile a una ricaricabile. Gialla, con i numeri a rilievo e il logo delle Poste. Le ultime indiscrezioni raccontano così la nuova Card sulla quale saranno accreditati i fondi del reddito di cittadinanza. Sarà assegnata al titolare che richiederà il reddito di cittadinanza, ma non avrà sopra il nome e soprattutto si mimetizzerà con le altre normali carte di credito per rispetto della privacy.

Al debutto arriva anche il nuovo sito (www.redditodicittadinanza.gov.it), che sarà attivato da subito e per il primo mese servirà solo a fornire informazioni.
Successivamente, dal 6 marzo, diventerà il portale sul quale sarà possibile richiedere telematicamente il reddito di cittadinanza, uno sportello virtuale al quale si affiancheranno quelli reali di Poste e Caf. Prima sarà necessario richiedere l’Isee.

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Il ricambio generazionale e il patto di famiglia: non si muore di solo banca!

Lun, 02/04/2019 - 01:55

Un recente studio di Confindustria riporta che su ottantamila imprenditori che ogni anno in Italia affrontano la successione generazionale «appena un quarto supera il primo passaggio, il 14 per cento non supera il secondo mentre al terzo rimane in piedi solo il 5 per cento delle imprese». E il 63 per cento delle aziende che superano il passaggio generazionale «non va oltre il quinto anno di vita». In sostanza circa trentamila aziende lasciano il mercato per motivi che «non sono legati alla crisi o alle contingenze ma a due pilastri della parte umana del capitalismo. La capacità intrinseca di fare business e di governare l’azienda».

Insomma, non è sempre detto che l’azienda di famiglia, soprattutto se piccola, sia in grado di creare valore. La maggior parte di quelle trentamila inserite nello studio di Confindustria «cessano l’attività per cause non legate a ragioni legali e neanche fiscali ma per cattiva gestione delle informazioni e delle comunicazioni all’interno del nucleo, per il mancato rispetto dei ruoli di amministratore, azionista e manager, per una scarsa regolamentazione dell’ingresso e del trattamento dei famigliari in azienda». Senza contare che il 68 per cento degli imprenditori manifesta l’intenzione di affidare in blocco l’azienda a un parente. In genere stretto. Indipendentemente dalle capacità.

Il tema del passaggio generazionale è molto sentito nel nostro paese ma viene affrontato come quelle malattie tanto temute che per fasulla scaramanzia non si vogliono curare. Il rapporto nucleo famigliare-impresa-management è un equilibrio complesso tra business e sentimento che il piccolo imprenditore «capo-famiglia» preferisce emotivamente non affrontare.

L’unico rimedio si chiama prevenzione: capacità di preparare, anche attraverso un programma di coaching e tutoring, l’avvicendamento nella gestione.

Inoltre, questo tipo di impresa dovrebbe passare il più possibile da una condizione di gestione da «padre-padrone», autonoma e poco incline al confronto, a una situazione ove sia presente un team di governance. Bisogna iniziare a separare i ruoli di azionista/socio (o comunque di chi ci mette il capitale) da quelli di consigliere e di manager. Spesso, nei casi di piccole società più evolute, la questione si risolve solo “formalmente” includendo nei consigli di amministrazione amici di famiglia (di solito avvocati o commercialisti), il che genera un fenomeno di complacency ovvero di conferma dei giudizi e spesso dei pregiudizi. L’esatto opposto di quanto riesce ad apportare un consigliere indipendente che ha meno vincoli per valutare un nuovo management, le dinamiche relazionali tra tutti gli attori in campo, analizzare i flussi di informazioni e creare un sistema di controllo in grado di resistere ai cambi generazionali. Ovviamente situazioni così delicate come la cessione di un’azienda da un padre ai figli non è una passeggiata e non ha mai un esito certo perché a fare la differenza sarà sempre la qualità umana dei proprietari come dei manager. Occorre però, ripetiamo, affidarsi a studi di consulenza specializzati con largo anticipo rispetto alle scadenze naturali, di per se imprevedibili. Quasi sempre, di punto in bianco, non è in gioco solo la continuità dell’azienda, ma contemporaneamente anche il patrimonio e la convivenza familiare, il rapporto di fiducia instaurato con i manager-parenti, il giudizio sulla “nuova generazione” e, soprattutto le responsabilità future della proprietà. Pertanto per chi non ha saputo o voluto anticipare il problema, relegandolo invece tra le cose che sono destinate ad avvenire “naturalmente” e che non necessitano particolare attenzione o, peggio ancora, nell’area dei fatti che producono sensazioni sgradevoli e che è meglio dimenticare in fretta per concentrarsi su cose più piacevoli, il risveglio è dei più amari.

A monte si possono anche impostare strumenti di vincolo e di ottimizzazione.

Uno su tutti, il «patto legale della famiglia» che garantisca il ricambio generazionale e la continuità d’impresa. La finalità è quella di assicurare, fissando regole precise, continuità nella gestione delle imprese, attraverso: l’individuazione di uno o più discendenti (figli, nipoti) dell’imprenditore ritenuti idonei alla gestione; il trasferimento a esso dell’azienda o delle partecipazioni (quando l’impresa è svolta attraverso una struttura societaria); la liquidazione dei diritti economici dei legittimari ai quali non viene assegnata l’azienda o non vengono assegnate le partecipazioni. In altri termini, un accordo tra l’imprenditore e gli eredi legittimi che stabilisca le regole future, dalla gestione di potenziali conflitti alle retribuzioni dei membri di famiglia impegnati nell’impresa. E pure le regole fiscali: dall’erogazione dei dividendi all’eventuale istituzione di trust o fondazioni.

Senza dimenticare l’ipotesi di prendere in considerazione l’apertura del capitale a fondi e realtà estranee all’entourage. In Italia fare entrare capitali freschi nell’azienda di famiglia era visto fino a qualche tempo fa come una diminutio sociale. Oggi per fortuna qualcosa sta cambiando. A differenza del mondo anglosassone, l’imprenditore italiano medio ritiene un valore aggiunto trascorrere il maggior numero possibile di ore al giorno in azienda per identificarsi con essa. Osservare le mosse del capitale anche da fuori aiuta invece a creare quel giusto distacco che rende la governance più efficace e il terreno della successione generazionale più fertile.

Ma qui ci scontriamo con la logica professionale del commercialista tuttologo che sulla scena occupano la buca del suggeritore e che, pur fiutando aria di default, non entrano direttamente sul tema ma allestiscono e vendono servizi-tampone o progetti-ponte.

Il ruolo del commercialista non appare ancora pronto ad affrontare, tranne casi eccezionali (significa statisticamente una percentuale bassissima del totale degli iscritti all’ordine), il fenomeno della successione in azienda.

Il consulente deve essere autorevole e meritare la piena fiducia dell’imprenditore e della famiglia comprendendo le diverse esigenze della famiglia e dell’impresa e gli equilibri in gioco. E fin qui ci siamo.

Ma il passaggio generazionale non ha regole e soluzioni standardizzate e precostituite. Occorre gestire e coordinare aspetti eterogenei (organizzazione aziendale, esperienza manageriale, ecc.) in una soluzione personalizzata e armoniosa.

E qui si evidenziano i limiti della categoria

Non se ne risenta l’ordine dei commercialisti. Confrontarsi con le differenze non significa voler eliminare quelle differenze.

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Mobilità, Granelli: «A Milano 5 auto dei vigili solo per fotografare le auto in divieto»

Dom, 02/03/2019 - 23:25

È una delle città più inquinate della pianura padana, a sua volta la zona più inquinata d’Europa, con il maggior numero di morti conseguenza di infarti e tumori ascrivibili ad alti livelli di inquinanti nell’aria. Eppure, rispetto a altre capitali europee, gli sforzi di Milano per migliorare sembrano ridicoli, quasi in mala fede. Le piste ciclabili. Iniziamo da qui. Sono poche, non collegate tra loro, mancano di manutenzione ordinaria e straordinaria, e, soprattutto, non sono rispettate. Ci parcheggiano sopra le auto, comprese quelle dei vigili e del carico-scarico, ci passeggiano le mamme col passeggino, e alle volte sembrano disegnate per uccidere i ciclisti, più che per sostenerli: ciclisti che invece sono, e meritano di essere considerati, super-eroi dell’epoca moderna. Disposti a rischiare la vita per l’ideale di una città delle persone, e non solo delle macchine. Una città dove anche i bambini possano tornare a usare la strada e dove tutti possano respirare senza il rischio di un sensibile taglio all’aspettativa di vita. Ne abbiamo parlato con l’assessore alla mobilità di Milano, Marco Granelli, durante il nostro ultimo Party for Planet.

«Per quanto riguarda i parcheggi selvaggi sulle piste ciclabili, abbiamo aumentato i controlli sui divieti di sosta con un sistema mutuato da Amsterdam. Ci saranno 5 auto dei vigili urbani sempre in giro per la città a fotografare le targhe di chi parcheggia in divieto, anche sulle ciclabili».

Sembrano poche 5 auto, per tutta Milano.

«Amsterdam ne ha 10…»

Ma è molto più piccola di Milano…

«Abbiamo perfezionato il progetto per l’area B, per cui i vecchi diesel non potranno più entrare in città».

Cosa stimate di guadagnare da questo, in termini di emissioni risparmiate? 

«Un 11% in meno di polveri sottili, e NOx [ossidi di azoto e le loro miscele]. Inoltre stiamo potenziando il trasporto pubblico, con l’avvio della M4, linea della metropolitana di Milano in costruzione che prevede il collegamento della città da est, con capolinea Linate Aeroporto, a sud-ovest, attestandosi al capolinea di San Cristoforo. Partirà entro il 2021, con nuove fermate nei due anni successivi (completamento entro il 2023). In più c’è il prolungamento della M1 e della M5 verso Monza: progetto appena finanziato. Del resto la percorrenza è aumentata del 10% dal 2011 a oggi. I viaggiatori sono aumentati del 6,4% solo nell’ultimo anno. Per questo la riforma che vogliamo, con un biglietto unico per tutta la città metropolitana, permetterà di abbassare il costo dell’abbonamento e avere dunque più utenti. Perché questo? Sappiamo che oggi il 46% delle auto in circolazione viene da fuori Milano, dove non a caso il trasporto pubblico è meno efficiente e costa di più. La nostra riforma punta ad abbassare il costo e migliorare l’offerta per chi viene da fuori Milano: andando quindi a cercare nuovi utenti dei mezzi pubblici tra chi oggi li può usare meno. Fino a che punto? Oggi mediamente una famiglia di 4 persone che abita fuori Milano spende in abbonamenti 1.085 euro l’anno: con questa riforma scenderanno a 850. Ancora, potenzieremo il bike-sharing».

C’è però da rilevare – parlando di bici e metro – che Milano ancora non sfrutta l’inter-modalità… la possibilità “chiave” di portarsi la bici sui mezzi, specie sulla metro, e dunque rendere non solo possibile, ma anche facile, usare la bici per spostarsi ovunque, anche su “lunghe” distanze, ovvero per attraversare la città. Al momento, purtroppo, Milano consente di portare la bici in orari abbondantemente fuori l’orario di punta. Cioè solo entro le 7 del mattino e prima delle 16 del pomeriggio. Davvero troppo poco: se è vero che il traffico cittadino è composto prevalentemente da chi va e torna dal lavoro, è impossibile pensare di aumentare i ciclisti tra i lavoratori, se questi non hanno accesso alla metro proprio negli orari di punta. Come già avviene all’estero.

«Dipende dal fatto che non abbiamo al momento la possibilità di aumentare i vagoni, e dunque abbiamo un affollamento nelle metro che non consente di ammettere le biciclette anche negli orari di punta. Però, grazie a un cambio dei sistemi di segnalamento, negli orari di punta riusciremo a breve a potenziare i vagoni, facendo passare un treno non più ogni 210 secondi come succede adesso, ma ogni 90. Per la metro 1 è già così. Per la 2 abbiamo stanziato 400 milioni con questo obiettivo, che raggiungeremo tra 3 anni. Dopo il potenziamento del numero di treni, le bici si potranno portare sempre».

Aspetteremo con ansia questo momento. E i tram?

«Al momento solo 4 tram lo consentono. Ma per implementare il numero dei ciclisti, aprendo anche le porte dei mezzi pubblici, puntiamo sulla diffusione della bici pieghevole, che si può già adesso usare sempre. Abbiamo stanziato 20mila euro per finanziare il 50% dell’acquisto di una bici pieghevole per chi ha un Isee fino a 20mila euro».

Non credo che la bici pieghevole sia la risposta: un mezzo comunque inevitabilmente più piccolo e meno prestante, meno veloce, se pur comodo da trasportare, non può valere quel che costa (mediamente sopra i 150 euro, compresi gli incentivi). Ma comunque. Perché crede che a Milano ci siano così pochi ciclisti?

«Stanno aumentando. Pensiamo di passare dal 6% di oggi al 20% in dieci anni. Un’indagine sul bike sharing parla di 4 milioni di utilizzi l’anno, che è un buon aumento. A frenare l’uso della bici ci sono poi soprattutto i furti, e per questo abbiamo da poco lanciato una piattaforma per registrare il proprio mezzo in accordo con la polizia per una gestione unica della piattaforma per contrastare il fenomeno dei furti».

Speriamo che funzioni… Resta il fatto che paragonando Milano a città come Oslo, che da quest’anno mette al bando tutte le auto dal centro, ma anche Parigi (obiettivo del governo francese è vietare la vendita di nuovi veicoli a combustione interna entro il 2040) o Londra (che ha appena lanciato la prima Ultra Low Emission Zone al mondo) , Milano, che avrebbe più gravi motivi per fare lo stesso, ha invece politiche piuttosto pavide, o comunque insufficienti a fronteggiare il problema, visti anche i continui sforamenti dei già generosi limiti di legge. Per non parlare poi di Amsterdam o Copenhagen…

«L’area C ha ridotto del 30% l’uso dell’auto in città. L’area B porterà un ulteriore taglio alle emissioni, unita a quanto si farà sul trasporto pubblico e le ciclabili. Inoltre aumenteremo le soste a pagamento: e questo è fondamentale per disincentivare l’uso dell’auto. Libereremo l’occupazione dello spazio pubblico, recuperando aree pedonali anche in periferia, non solo in centro. Ne abbiamo appena inaugurate due, in piazza Dergano a nord e Angilberto a sud, che sono andate bene, e ne apriremo altre 4 a primavera e altre 4 in autunno: questo nell’ottica di togliere spazio alle auto per dare spazio alle persone, alla vita. E’ un progetto che portiamo avanti assieme alla fondazione Bloomberg per ripensare lo spazio urbano. Abbiamo poi il progetto car-free, per bloccare al traffico la strada di fronte alle scuole negli orari di ingresso e uscita, in modo da disincentivare i genitori all’uso dell’auto. Abbiamo inaugurato la cosa da pochissimo in via Quarenghi, siamo a 10-12 scuole per ora, e puntiamo ad aumentare».

Qualcosa di bellissimo da vedere, devo dire: una marea di bimbi e genitori affollano la strada al mattino, e per poche manciate di minuti sembra che la faccia delle nostre città potrebbe essere diversa. Anche la pedonalizzazione è estremamente utile in un Paese che fa della (anti) cultura dell’auto una (anti) cultura diffusa: basti confrontare il nostro parco auto con quello di tutti gli altri Paesi europei.

«A Milano oggi siamo a 5,2 auto ogni 10 abitanti, contro una media nazionale del 6,5. Il nostro obiettivo in 10 anni è arrivare a 4 auto ogni 10 abitanti».

Investirete in nuove piste ciclabili? Penso soprattutto ai collegamenti, e alla manutenzione.

«Assolutamente sì. Ci sono progetti pronti per la zona del Cimitero Monumentale, via Cenisio e fino a piazzale Clotilde. La fine di viale Certosa avrà un raccordo fino a Gallarate. Oggi abbiamo 215 km di piste, e arriveremo a 300 per l’inizio del 2021. Ci sono 10 progetti in opera, il primo dei quali, questa settimana, porterà una pista ininterrotta da Conciliazione, via Amendola, e fino a Lotto. Abbiamo destinato a questo 30 milioni. C’è poi un progetto sperimentale per il quale abbiamo ricevuto il nulla osta dal Ministero, e faremo ciclabili solo in segnaletica: in sostanza la bici passa tra il marciapiede e la fila di auto parcheggiate. Questo permetterà ad esempio di completare punti come il cavalcavia Bussa [emblema milanese della politica anti-ciclabilità, ndr], dove al momento la ciclabile finisce nel nulla. Al momento questo sistema è attivo in via Comacchio in modo sperimentale, faremo poi in via Quadrio e fino a via Cenisio in primavera».

Passiamo all’altro grande tema che incide sulla qualità dell’aria milanese: il riscaldamento.

«Le case popolari di proprietà del Comune – circa 30mila appartamenti – dal prossimo inverno non saranno più riscaldate con caldaie a gasolio, ma a metano, grazie a un investimento di 30 milioni di euro. Il Bando Be2  (22 milioni di euro) incentiverà il cambio caldaia anche tra i privati, come pure la coibentazione per aumentare l’efficienza termica e minimizzare la dispersione di calore dalle case. Ricordiamo che metà del patrimonio edilizio di Milano è in classe G: la peggiore da questo punto di vista. Se tutti cambiassero, arriveremmo a un -50% di consumo di carburante. L’idea, sostenuta dall’Unione europea, è quella di coinvolgere gli istituti bancari per abbassare il tasso di interesse di chi ha un mutuo sulla casa, se procede a ristrutturarla pensando anche alla coibentazione».

Tutto bellissimo. Peccato però che chi frequenta gli edifici pubblici – le scuole, gli ospedali o gli uffici del Comune – possa – ancora nel 2019 – esperire un’anacronistica temperatura primaverile all’interno degli stessi anche a gennaio. Negli ospedali e nelle scuole si vive in maglietta tutto l’anno. Questo non le sembra… pazzesco?

«Vogliamo lavorarci. Cerchiamo meccanismi per rivedere le temperature medie negli edifici pubblici e aumentare la coibentazione e ridurre i consumi».

Cosa ne pensa invece dei negozi a porte spalancate, con riscaldamento o condizionamento a tutta forza?

«Stiamo lavorando a un regolamento che contiene anche questo divieto. Serve una legge regionale che noi, al contrario ad esempio dell’Emilia Romagna, non abbiamo ottenuto dalla regione Lombardia. Di conseguenza a marzo porteremo in Consiglio comunale la proposta, in modo che per il prossimo inverno sarà parte del Regolamento comunale, assieme al divieto alle caldaie a gasolio dal primo ottobre 2023».

Una postilla sulle pizzerie. I forni a legna in città soffocate dalle polveri sottili sono – notoriamente – un lusso che non possiamo permetterci. Londra, tanto per citarne una, ha proibito le pizzerie a legna a meno che non abbiano filtri molto costosi e molto efficienti. Invece, Milano…

«Ne siamo consapevoli e stiamo valutando come operare. Vorremmo mettere anche questo nel prossimo regolamento: l’obbligo di filtri ai forni delle pizzerie per abbattere una fonte non trascurabile di polveri sottili».

Tutto fa, nel tentativo di migliorare l’aria che sa di bruciato anche quando nessuno appicca un incendio a un deposito di rifiuti nell’unica città europea d’Italia. Marco Granelli sembra crederci, e noi ci crediamo insieme a lui, anche quando, salutandomi, mi ha ringraziato per lo “stimolo”, la sollecitudine data. Perché purtroppo, anche quando la politica lavora per il bene comune in modo così evidente, anche allora non può esagerare, non può disturbare troppo l’interesse di chi si vede toccato nei privilegi raggiunti: si tratti del milanese che parcheggia (da sempre) sulle aiuole delle strade, e vive impunito, o si tratti dei commercianti ambulanti che manifestano ogni settimana sotto il Comune, contro l’area B.

Per questo motivo abbiamo pensato di aumentare il nostro livello di sollecitudine: il tema è importante, ed è urgente. Ma lo riconosciamo anche come molto difficile.

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Con “Illuminismo adesso” Steven Pinker “inverte la prospettiva”.

Dom, 02/03/2019 - 15:00
Al posto di quella che chiama la diffusa “lugubre valutazione dello stato del mondo”, il docente di psicologia ad Harvard ci invita a considerare i molti aspetti positivi dell’epoca in cui viviamo. Basta partire da un modo di guardare diverso, basato, appunto, su illuminismo, scienza, ragione e progresso: “mai come ora necessitano di una difesa appassionata”. I loro doni? Cibo e acqua per moltissimi se non per tutti, medicine, figli che non vengono mandati in guerra, critici dei potenti che rimangono liberi. Come massimizzare libertà, amore e conoscenza? Con l’umanesimo, nato in italia nel XIV secolo e che proietta fin qui la sua luce benefica. Basta vederla. I RACCONTI DI CORRADO AUGIAS
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Nonostante tutto, per fortuna è nata Alyia.

Dom, 02/03/2019 - 11:26

La giovane nigeriana è stata messa su un treno per Lecce da sola al nono mese di gravidanza senza documentazione sanitaria. I medici: ” E’ nata Aliya, ma siamo increduli”

Aliya è nata venerdì, all’ospedale di Galatina in provincia di Lecce e, per fortuna, sta bene. Ma i medici che hanno fatto partorire la sua giovane mamma, Faitha, 20 anni appena, non riuscivano a credere che una donna, con una gravidanza oltre termine, sia stata messa su un treno da sola, senza alcuna documentazione sanitaria, e mandata ad affrontare un viaggio in cui avrebbe potuto verificarsi in qualsiasi momento un’emergenza.

 

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L’arte di accatastare la legna e i suoi risvolti anti stress ed eco-compatibili

Dom, 02/03/2019 - 01:44

E se appoggiata ai muri perimetrali può anche contribuire all’effetto cappotto termico dell’edificio e a migliorarne la traspirabilità. Ma anche, se non proprio uno stile di vita, può essere un modo per fare arte ed evitare lo stress.

Le cataste sono solitamente costituite da pezzi di legno tagliati pressoché uguali, disposti gli uni sugli altri, con il duplice scopo di accumularli ordinatamente per poi prenderli e bruciarli e di facilitarne l’essiccazione. La legna appena tagliata, infatti, necessita di un periodo di stagionatura prima di essere bruciata, nel quale deve perdere gran parte della sua umidità. La legna ben conservata e asciutta, con un’umidità residua di circa il 20%, è quella che brucia infatti in modo ottimale.

Il modo migliore di conservarla è all’aperto, ce lo dicono i nostri avi che hanno accatastato legna sotto coperture agricole o sotto le tettoie per secoli, perché in luoghi chiusi come cantine o garage non vi è una buona circolazione d’aria. All’esterno, grazie al sole e al vento, si essiccherà più in fretta.

Lo stoccaggio può avvenire in diversi modi, in cataste protette o sotto uno spiovente lungo un muro della casa (meglio se esposto a sud). Quest’ultima soluzione è utilizzata da sempre nei paesi nordici ed è anche quella migliore, un po’ per l’effetto artistico che ne deriva, ma anche ai fini della coibentazione della parete stessa.

Se addossata alla parete esterna di casa, la gronda può proteggerla dalla pioggia, è facile da raggiungere in inverno e, nel suo piccolo, funge anche da isolante contro la dispersione termica durante la stagione fredda e protegge i muri dall’eccessivo calore nella stagione calda. Un rivestimento di un muro perimetrale esterno di un edificio con ceppi di legno accatastati in maniera ordinata infatti ha come dicevamo un effetto “cappotto termico” sulla parete stessa, con proprietà forse meno marcate rispetto ad altri materiali specifici e meno ecologici, ma comunque con proprietà isolanti da rumori (fono assorbenza) e da sbalzi termici (minore conducibilità termica), nonché con una migliore traspirabilità e salubrità complessiva.

I vantaggi di creare cataste lungo muri perimetrali, per chi usa legna da ardere per riscaldarsi e ha quindi necessità di accatastare la legna nei pressi dell’abitazione, sono dunque molti.

Per far circolare l’aria anche nella parte più interna della catasta ed evitare ristagno di umidità questa non deve essere mai troppo spessa, per contro una pila sottile di legna potrebbe dare origine a problemi di stabilità. Ci sono quindi larghezze ed altezze ottimali da considerare. Il luogo di stoccaggio dovrebbe avere le dimensioni per poter contenere senza problemi una scorta di legna per un periodo da uno a due anni. In questo modo, anche la legna fresca che si aggiungerà avrà il tempo sufficiente per essiccarsi. La legna per il caminetto che ha già raggiunto un buon grado di essiccazione può essere conservata anche internamente, anzi sarebbe meglio: la legna fredda infatti brucia male.

Una pila di legna, tuttavia, può anche essere considerata sotto un punto di vista non meramente utilitaristico o di confort abitativo. La legna ben impilata può essere piacevole da vedere per tutto il tempo che intercorre dalla sua sistemazione fino al suo utilizzo finale; ci sono moltissimi esempi di realizzazioni esterne ed interne ad abitazioni, a ristoranti, ecc. dove sono state  costruite pile di legna artistiche coniugando l’efficienza con l’estetica. Nell’interior design intere pareti possono essere rivestite o addirittura composte di ciocchi o cataste di legno.

 

Tali soluzioni, in particolari realizzazioni architettoniche, hanno assolto anche al compito di “sorreggere”, e quindi sono state pensate – per esempio all’interno di strutture metalliche – come elementi strutturali.

Non si tratta -in questi casi- di vecchie baite di montagna, ma piuttosto di progetti molto moderni, affascinanti e minimali.

La cura nel taglio e nella sovrapposizione, si sa, si tramanda di generazione in generazione nei paesini montanari e nelle foreste ma ci sono, tra questi, luoghi dove si può effettivamente affermare “accatastata ad arte”. A Mezzano, piccolo borgo del Trentino, nell’area delle Pale di San Martino, grazie al progetto “Cataste e Canzei”, ad ogni angolo si vedono cumuli di legna aggregati in modo da comporre sculture e figure geometriche.

Vengono così celebrate le secolari cataste di legna, dette in dialetto “canzei”, incaricando artisti di realizzare installazioni tra le viuzze, piazze e case. Allegri rivestimenti di legno su case in pietra, con tanto di bucature in cui inserire piante e angoli definiti da tronchi orizzontali, sono esempi tradizionali di accatastamento, ma in questo paese non mancano opere più originali fatte coi tronchi: volti, immagini sacre, paesaggi o forme geometriche che sembrano rotolare da un ballatoio sulla tettoia sottostante o a terra!

Impilare la legna in maniera corretta e ordinata protegge la parete e dunque la casa, fa asciugare correttamente la legna prima di bruciarla ed è anche bello da vedere, ma anche da realizzare. Uno scrittore scandinavo, Lars Mytting, racconta in un manuale il metodo norvegese per tagliare, accatastare e scaldarsi con la legna. Non è solo un manuale pratico, “Norvegian Wood” è un saggio e un racconto antropologico al contempo, una vera e propria lezione di vita, un invito a riprenderci il nostro tempo e ridargli il giusto valore, ricco di consigli su come riscoprire la pazienza e il rispetto per la natura che ci circonda.

In un mondo sempre più veloce e metropolitano, tra cemento e smartphone, fermarsi a contemplare e praticare l’antica arte del legno può essere un’inattesa via di fuga ed un anti stress. Mytting ci racconta come si scelgono gli alberi, come si tagliano, come si accatasta la legna e come la si mette da parte per farla asciugare e poi, alla fine, bruciare. Ma mentre parla di taglialegna, di motoseghe e di camini, giunge ad una vera e propria meditazione sull’istinto di sopravvivenza e sul rapporto tra uomo e natura, fatto di tempi lunghi e silenzi.

Il motto di Mytting, che è un po’ il cuore del suo scrivere, suona così: «Incidere sulla qualità della giornata, ecco la più sublime delle arti».

Non sulla qualità della vita, che sarebbe troppo anche per un tagliatore di alberi, un accatastatore di tronchi, un segatore di ciocchi, ma sulla qualità della giornata sì: accatastando la legna si può fare.

 

Fonti:

https://www.architetturaecosostenibile.it/materiali/legno/arte-accatastare-legna-186
http://myinteriordesign.it/arredare-con-le-cataste-di-legna/
https://www.lafeltrinelli.it/libri/lars-mytting/norwegian-wood-metodo-scandinavo-tagliare/9788851140649
https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/10/12/lo-strano-caso-del-bestseller-per-taglialegna34.html?refresh_ce

Splendide cataste nel borgo di Mezzano!

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Siamo andati al Festival della Felicità Interna Lorda

Dom, 02/03/2019 - 01:16

Il tema centrale di questa edizione è stato il Tempo.
Il PIL (Prodotto Interno Lordo) è certamente importante ma non sarebbe necessario anche considerare il FIL, la Felicità Interna Lorda? Cos’è il Capitale umano e quanto conta? Quanto conta il nostro Tempo?

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Piste ciclabili solari

Sab, 02/02/2019 - 14:00

Sono passati oltre quattro anni dalla inaugurazione della prima pista ciclabile solare in Europa che collega Krommenie e Wormerveer, due sobborghi di Amsterdam (vedi post), che anche il nostro paese potrebbe avere il suo primo manto ciclabile a Villasiumis nei pressi di Cagliari, famosa per la sua spiaggia.

Si tratta di una delle iniziative previste nell’ambito del progetto STRATUS, acronimo di “STRategie Ambientali per un TUrismo Sostenibile), lanciato quest’anno e finalizzato a rinforzare la competitività internazionale delle micro, piccole e medie imprese della filiera del turismo sostenibile (marino e balneare), in Sardegna, in Liguria e nella regione francese PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra). e che prevede l’integrazione di pannelli solari nel manto della futura pista ciclabile del Comune di Villasimius.

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La messa iniziata 96 giorni fa per proteggere una famiglia di migranti armeni è terminata

Sab, 02/02/2019 - 07:37

La messa iniziata 96 giorni fa in una chiesta protestante dell’Aia, nei Paesi Bassi, è infine terminata. La messa era stata organizzata dalla chiesa per proteggere una famiglia di immigrati armeni che rischiava di essere espulsa dal paese e la cui richiesta di asilo era stata rifiutata in terzo grado di giudizio. Centinaia di sacerdoti e volontari si erano alternati per settimane per sfruttare un’antica legge olandese che impedisce alla polizia di interrompere una funzione religiosa. Questa settimana, però, la chiesa ha interrotto la messa: il governo olandese ha infatti deciso di ritirare il decreto di espulsione e ha garantito alla famiglia armena che le sarà permesso rimanere nei Paesi Bassi.

La famiglia, che si trova nei Paesi Bassi dal 2010, è formata da una coppia, Sasun e Anousche Tamrazyan, e da tre figli: Hayarpi (21 anni), Warduhi (19) e Seyran (15). Sasun Tamrazyan ha detto di non poter ritornare in Armenia a causa delle minacce di morte ricevute per il suo attivismo politico. Nelle scorse settimane il caso dei Tamrazyan era finito sui giornali di mezzo mondo, ma fino a pochi giorni fa il governo olandese non aveva ceduto, sostenendo che non avrebbe rivalutato casi singoli di richieste di protezione umanitaria.

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Condividendo dati e informazioni si può sconfiggere la fame nel mondo. Parola di Godan

Sab, 02/02/2019 - 01:30

L’iniziativa è nata a seguito del G8 nel 2012 e ha raggiunto enormi traguardi grazie alla condivisione di dati e informazioni: “un diritto che ogni contribuente dovrebbe pretendere dal proprio governo”.

In Sudafrica i pescatori usano un’app che mostra loro come identificare l’altezza delle onde, in modo da sapere quando è il momento giusto, e sicuro, per pescare. A fine giornata, riportano nella stessa app la quantità di pesce catturato e le spese sostenute, per generare un rendiconto finanziario mensile che, per la prima volta nella loro vita, ha permesso loro di accedere al credito bancario.

In Olanda, con la stessa app, gli agricoltori sono stati in grado di individuare per tempo pericolose infestazioni che avrebbero causato gravi danni alle colture, grazie a una tecnologia via satellite diffusa tramite smartphone. In questo modo sono stati evitati vasti contagi, e di conseguenza anche l’uso massiccio di pesticidi.

In Ghana, migliaia di allevatori ricevono allo stesso modo consigli correlati all’andamento dei prezzi del mercato locale, e allerte meteo preziose per il loro bestiame. Il risultato è stato un aumento del 15/30% dei profitti in un anno. Poco dopo, lo stesso approccio si è esteso a 16 Paesi africani, a beneficio di oltre 350mila allevatori.

Tutto questo (ben raccontato nella pluripremiata serie Open Water) e molto altro è possibile grazie agli sforzi di Godan (Global Open Data for Agriculture & Nutrition) un’iniziativa nata dal G8 del 2012 per rispondere alle esigenze nutrizionali di una crescente popolazione mondiale. In poche parole, Godan – che ha sede nel Regno Unito, in Olanda e Italia – punta a migliorare resa ed efficienza nella produzione alimentare globale, di un piccolo orto come di una grande azienda, grazie alla diffusione delle informazioni disponibili: la magia degli open data. “Un diritto di tutti i cittadini che pagano le tasse”, ci tiene a sottolineare André Laperrière, ceo di Godan, “e che dobbiamo imparare a pretendere”.

Il maggior successo di Godan è stato raggiunto nel 2017, quando Laperrière è stato invitato a parlare sul tema dal governo kenyano. La conseguenza è stata che 16 Paesi africani hanno firmato l’impegno (noto come Dichiarazione di Nairobi) a condividere dati e informazioni e a lavorare insieme a favore di un’agricoltura più semplice e accessibile, più sicura e fruttuosa.

Nel mondo, Godan lavora tra l’altro anche in Cina, Messico e Usa: “Attualmente lavoriamo con oltre 850 partner nel mondo, in 110 Paesi, e il numero di alleanze strette è in rapido aumento”. Questo dipende anche dal fatto che i cambiamenti climatici alterano le normali condizioni ambientali, in certi casi in modo drammatico, e sapere come fare a fronteggiarli è sempre più urgente, anche in agricoltura. Secondo i dati Noaa, il National Climatic Data Centre, il 2018 si colloca al quarto posto tra gli anni più bollenti a livello planetario, con una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo, superato solo, nell’ordine, dal 2016 che si classifica al primo posto, dal 2017 e dal 2015. Un disastro.

Oggi circa 800 milioni di persone nel mondo non hanno accesso a una quantità di cibo sufficiente a vivere in modo sano. Gli open data sono uno strumento chiave per migliorare l’efficienza delle amministrazioni, creare opportunità per la crescita economica e migliorare il welfare sociale”, afferma Laperrière.

Il nostro obiettivo è far sparire la fame nel mondo” continua il capo di Godan. “ Milioni di morti oggi potrebbero essere evitate grazie alla tecnologia. Quel che è più importante, ciò che ancora manca per raggiungere questo obiettivo non è tanto qualcosa di “tecnico”, quanto di culturale: la sfida principale per arrivare a condividere i dati è che chi li possiede superi il “fattore paura” che sempre si associa alla condivisione. Il nostro obiettivo è superare tutto questo entro il 2030“.

André Laperrière, ceo di GODAN

Cosa possiamo fare, nel frattempo, per aiutare Godan? “Beh innanzitutto diffondere conoscenza sull’importanza dell’accessibilità agli open data” conclude Laperrière. “Condividerli è un dovere per i governi, e noi cittadini dobbiamo essere consapevoli che è un nostro diritto pretenderli. Allo stesso modo, sfruttare questi dati pone anche una responsabilità circa il loro utilizzo, rispettando le regole sulla privacy degli individui. In generale, serve pressione sui governi affinché la diffusione degli open data diventi un tema rilevante nell’agenda politica di ogni Paese”.

 

 

 

 

Immagine di copertina: Armando Tondo

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