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Aggiornato: 2 ore 44 min fa

I regali di Babbo Natale per le banche

Lun, 12/03/2018 - 01:19

Babbo Natale è già arrivato per le banche. Regali e doni inaccettabili da parte del governo giallo-verde per gli istituti di credito. Nulla di diverso rispetto al passato. Mentre il nostro paese è infatti attraversato da una tempesta politica, economica e finanziaria, il presunto “governo del cambiamento” sembra essere invece fedele ai principi del “difendere l’indifendibile” enunciati dall’economista Walter Block che da quarant’anni a questa parte ha deciso, nella sua concezione libertaria, di proteggere le figure, i comportamenti e le pratiche più discusse e considerate immorali.

L’ultimo regalo alla indifendibile casta bancaria è la modifica alla legge di bilancio approvata dal Parlamento la settimana scorsa per l’introduzione di un doppio scudo protettivo per le banche non quotate.

Il primo riguarda la concessione di una deroga del rispetto dei principi contabili internazionali (Ifsr9) che prevedono, al fine di tutelare il risparmio depositato dai cittadini, prudenziali e precalcolati accantonamenti per i crediti deteriorati e deteriorabili. Con questo emendamento invece le piccole banche, quelle maggiormente esposte al rischio della valutazione creditizia soggettiva e personalizzata, avranno la libertà di poter contabilizzare le perdite sui crediti (deteriorati e deteriorabili) con criteri “alla italiana” nascondendo praticamente ai cittadini e agli analisti la riduzione, secondo quanto riportato da BankItalia, di circa 47 (!!!)  punti di CET1, l’indice che ci dice con quali risorse, pronte per l’uso (dette anche primarie), l’istituto oggetto di valutazione riesce a garantire i prestiti concessi ai clienti e i rischi rappresentati dai crediti deteriorati, cioè non restituiti.

Il secondo “regalo” riguarda invece la sterilizzazione dell’effetto spread (oltre 300) sul patrimonio delle banche non quotate che, essendo piene titoli di Stato, vedono fortemente ridursi il valore degli attivi di bilancio.

Ovviamente BankItalia ha dato il suo ok. Si aspetta solo la conferma da parte della BCE che non dovrebbe tardare ad arrivare visto che per la Germania questi privilegi sono stati già approvati.

Ad ogni modo, in entrambi i casi si sta legittimando il falso in bilancio delle banche!

Per consentire alla banche di presentarsi con il vestito (bilancio) delle grandi occasioni, si consente alle stesse di acquistare l’abito al mercato del falso.

E allora, se proprio non riuscite a scontentare la lobby finanziaria, consentite, per par conditio, anche alle aziende (soprattutto piccole imprese) di rivalutare in bilancio le poste dell’attivo (immobili, partecipazioni, marchi, brevetti, disponibilità, ecc.) senza alcuna tassazione.

Altrimenti non meravigliamoci poi della piccola evasione fiscale delle piccole imprese.

Perché, in realtà, nei libri di Block “l’indifendibile” è la libertà degli esseri umani, considerata come valore assoluto anche quando porta a conseguenze che moralmente non approviamo.

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Eicma 2018: la bici elettrica è uno sballo!

Lun, 12/03/2018 - 01:11

Innovazione ed ecologia, sono queste le caratteristiche principali delle biciclette a pedalata assistita, meglio conosciute come E-Bike, grandi protagoniste dell’edizione 2018 dell’Eicma, l’Esposizione internazionale del ciclo e motociclo di Milano (6-11 novembre). Sono adatte a tutti, divertenti, da provare.

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Il Bicicletterario – Parole in Bicicletta

Dom, 12/02/2018 - 03:55

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

“Sperando di fare cosa gradita, vi invio questo messaggio per segnalarvi la V edizione de Il Bicicletterario – Parole in Bicicletta, l’unico premio letterario per poesia e narrativa interamente dedicato alla bicicletta e al suo splendido mondo!
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti (sezioni per bambini, ragazzi e adulti). Per tutte le informazioni circa il bando (e non solo!), vi invito a visitare il nostro sito, restando comunque disponibile per qualsiasi chiarimento http://bicicletterario.blogspot.com/.
Questo è, invece, il nostro video-spot di presentazione

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Kekka Mekkanica

Dom, 12/02/2018 - 01:01
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A Natale famolo strano!

Sab, 12/01/2018 - 10:36

Hai creato o visto decorazioni e addobbi natalizi strani e bizzarri? Brutti? Bellissimi?
Mandaci la foto o un breve video, il migliore (a nostro insindacabile giudizio) vince un fine settimana gratuito (soggiorno per 2 notti per due persone + pasti) alla Libera Università di Alcatraz a Gubbio, in Umbria, nel periodo di Pasqua.

Per partecipare “A Natale famolo strano!” invia il tuo materiale a redazione@peopleforplanet.it. Hai tempo da oggi fino al 6 gennaio 2019.

Pubblicheremo le foto e i video migliori  durante le feste. Il vincitore assoluto sarà annunciato sui nostri social subito dopo la Befana! Segui tutti gli sviluppi sulla pagina di PeopleForPlanet.

Avvertenza
“A Natale famolo strano” non è soggetto alla disciplina prevista dal D.P.R. 430/2001 in quanto ha oggetto la produzione di opere per le quali il conferimento del premio rappresenta il riconoscimento di merito personale o un titolo di incoraggiamento nell’interesse della collettività (art. 6, comma 1, lettera a), D.P.R. 430/2001). Per quanto non espressamente previsto da questo regolamento, il concorso è regolato dal Codice civile.

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La Terra è piatta! E non solo…

Sab, 12/01/2018 - 09:00

Mister X indossa una maschera perché ha paura delle conseguenze delle sue rivelazioni. Poi annuncia: “Tutti noi siamo stati ingannati fin dal primo giorno, il nostro pianeta Terra non è una sfera, non è tonda: è piatta”.
Terrapiattisti nel mondo sono migliaia e sono cresciuti a dismisura negli ultimi anni sul web in America e in Europa. Il servizio di Gaston Zama li racconta, partendo dal loro convegno italiano ad Agerola, sulla Costiera Amalfitana.

VEDI QUI IL SERVIZIO

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Lettera aperta la sindaco di Porto Empedocle Ida Carmina

Sab, 12/01/2018 - 01:29

Gentile Sindaco,
mi rivolgo a lei per proporle di valorizzare in senso artistico la galleria sovrastante la super strada “Asse Urbano” (vedi foto). La magnificenza in stile simil egizio mi ha ispirato questa decorazione che potrebbe essere una occasione di promozione artistico-culturale della vostra bella città in tutto il mondo, oltre che un esempio di riciclaggio etico.
Trasformiamo gli incompiuti in esempi di bellezza! E potrebbe essere anche un modo di denunciare lo scempio causato dalla mala politica che l’ha preceduta.
Se tale decisione fosse presa People For Planet, la rivista della quale sono fondatore insieme e Bruno Patierno, sarebbe lieta di appoggiare con ogni mezzo (lecito) la ribellione al brutto di Porto Empedocle.

Sperando che la mia proposta possa trovare consenso presso la vostra città Le auguro buon lavoro

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Caro Governo, te li dò io gli 11 miliardi che ti mancano!

Sab, 12/01/2018 - 01:03

Riassumendo in due parole, la manovra del governo scatena le ire europee perché prevede un indebitamento dello 0,6% del pil in più del previsto.

Il pil Italiano nel 2017 è di 1.716 miliardi di euro. Lo 0,6% del pil sul quale si litiga sarebbero 10,2 miliardi di euro. Il pil nel 2018 è un po’ aumentato (circa dell’1,1%) quindi diciamo che la questione gira intorno a 11 miliardi di euro di indebitamento in più.

Servirebbe quindi che, mentre si preparano le Grandi Riforme, si riesca e mettere in campo un miglioramento, appunto, di 11 miliardi. Basterebbe aumentare un po’ il pil e tutto andrebbe a posto. Oppure potremmo ridurre un po’ le spese.

Il bello della situazione è che possiamo farlo alla svelta se riusciamo ad aumentare di un capello l’efficienza del sistema. Il ragionamento è semplice: intanto che si progettano le Grandi Riforme possiamo riuscire a far funzionare un po’ meglio quel che c’è? Ad esempio, il grande giurista Cassese ha dichiarato in tv che abbiamo 150 miliardi di euro stanziati dallo Stato e dall’UE che non si riesce a spendere e che rischiamo di perdere. Se riuscissimo a spenderne il 20% in più del previsto sarebbero già 30 miliardi di aumento del pil. Lo stato potrebbe incassare più soldi dalle tasse se finalmente si finisse di attuare la digitalizzazione dei dati, e fossero incrociate le informazioni del catasto, bancarie, societarie con le dichiarazioni dei redditi. È quasi tutto pronto ma ancora nessuno è riuscito a schiacciare il pulsantino che fa partire il sistema… Li incassiamo altri 5 miliardi?

E se si riuscisse ad abbassare del 5% il peso della burocrazia sulle piccole e medie imprese quanti investimenti si muoverebbero? La burocrazia è una tassa nascosta del 10%… Una decina di miliardi di pil li guadagneremmo?

I centri di assistenza per i disoccupati non funzionano. Non esiste neanche un censimento nazionale dei posti di lavoro disponibili e certi centri per l’impiego non sono neanche collegati. Se prima della grande riforma del sistema dell’assistenza ai disoccupati li colleghiamo riusciamo a ottenere un aumento dell’efficienza dell’1%? Quanto fa in pil?

E se facciamo come in Germania, Usa e Francia dove in farmacia ti danno le medicine nel numero esatto prescritto dal medico, è vero che risparmiamo almeno 2 miliardi di euro all’anno (è una campagna che da mesi ha lanciato www.peopleforplanet.it)?

E se si lanciasse una campagna di informazione che spiega che antibiotici e radiografie è meglio consumarli il meno possibile, quanti malati in meno per eccesso di antibiotici e raggi avremmo? Quanto si risparmierebbe?

E se organizziamo un sistema di sostegno alle nuove imprese con tutoraggio e formazione è vero che potremmo aumentare almeno dell’1% il numero delle imprese che sopravvivono?

E quanto risparmierebbe lo Stato se fosse finalmente reso operativo per tutte le spese della pubblica amministrazione un prezzario unico nazionale?

Fai le somme, caro Governo, e vedi che la rissa con l’UE dipende solo dal fatto che non si è messo mano ai piccoli miglioramenti ma solo al Grande Cambiamento. Ma non si è mai visto nella storia del mondo che un Grande Cambiamento avvenisse senza la realizzazione di tanti piccoli cambiamenti.

Oggi invece assistiamo a iniziative buone solo a suonare il trombone e la grancassa e che mirano alla parte irosa e disinformata degli italiani. C’è un solo modo di cambiare e andare nella giusta via: dimostrare agli italiani che apprezzano i fatti concreti una capacità artigianale di mettere assieme tanti piccoli miglioramenti che si possono realizzare realmente, ottimizzando e puntando sulle molte esperienze positive messe in campo da tanti dipartimenti dello stato che funzionano.

* * *

Una prima versione di questo articolo è comparsa su www.ilfattoquotidiano.it e ha già ricevuto oltre 3.800 condivisioni su facebook.

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Noi, cacciatori di plastica sull’isola del tesoro

Ven, 11/30/2018 - 09:44

ROATAN (HONDURAS). Scaviamo da due ore senza sosta e viene fuori solo plastica. Sembra un pozzo senza fondo, eppure è la riva di un paradiso: una spiaggia turchese dei Caraibi, in Honduras, sull’isola di Roatan.
Leggenda vuole che qui il famigerato pirata Henry Morgan nascose i suoi dobloni, ma oggi la sabbia nasconde un altro “tesoro”: migliaia di tappi, bottigliette, monouso, infradito di gomma, gambe di Barbie, teste di pupazzi, contenitori, un mappamondo. Sopra e sotto, è sconsolante.
Al nostro fianco, Chris Jordan, fotografo che ha mostrato al Pianeta i danni della plastica inghiottita dagli albatros, sembra quasi arrendersi. «Basta, ce n’è troppa», esclama mentre un paguro ai suoi piedi si trascina a fatica nel tappo di un dentifricio.

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L’orto vuole l’uomo… vivo!

Ven, 11/30/2018 - 03:09

A Firenze, grazie agli orti biottivi della Cooperativa Semele è possibile coltivare frutta e verdure ricche di sostanze nutritive anche per chi non ha spazio a disposizione vicino a casa. Ogni famiglia riceve una cassetta di ortaggi alla settimana, con una media di 6 kg di prodotti ogni 7 giorni. Il tutto di stagione e a km zero.

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Video di Martina De Polo e Francesco Saverio Valentino

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Violenza sulle donne: approvato il disegno di legge “codice rosso”

Ven, 11/30/2018 - 01:47

Corsia preferenziale per le denunce, attuazione in tempi rapidi di provvedimenti protettivi e indagini più rapide in caso di violenza sulle donne. E’ stato approvato dal Consiglio dei Ministri il cosiddetto “Codice rosso antiviolenza“, un disegno di legge per la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere che apporta alcune modifiche al Codice di procedura penale, introducendo nuove disposizioni.

Maggiori tutele

L’obiettivo dell’intervento, che porta le firme dei ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno, è garantire maggiore tutela alle vittime: le denunce di maltrattamento, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni commessi in contesti familiari o di convivenza saranno quindi comunicate dalla polizia giudiziaria direttamente al pubblico ministero, e viene garantito il diritto della vittima di essere ascoltata dal pm entro tre giorni.

Non solo. Il nuovo disegno di legge assicura anche la rapidità dell’adozione degli interventi cautelari o di prevenzione al fine di preservare l’incolumità delle vittime di violenza, attuando in tempi rapidi provvedimenti “protettivi o di non avvicinamento”.

Formazione specifica per le forze dell’ordine

Tra le altre novità presenti nel Codice rosso antiviolenza, viene resa obbligatoria la formazione specifica per gli operatori di polizia, dell’arma dei carabinieri e del corpo di polizia penitenziaria affinché acquisiscano le cognizioni necessarie a trattare i casi di violenza domestica e di genere.

I numeri della violenza di genere

Secondo l’Istat, che per la prima volta ha svolto l’indagine sui servizi offerti dai Centri antiviolenza in collaborazione con il Dipartimento per le Pari opportunità, le regioni e il Consiglio nazionale delle ricerche, in Italia le donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza nel 2017 sono state 49.152, vale a dire 135 al giorno. Numeri spaventosi. E, molto probabilmente, sono dati sottostimati perché c’è molto “sommerso”: non tutte le donne che subiscono soprusi, infatti, hanno la forza di denunciare.

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I tifosi della Stella Rossa mi hanno ricordato la bellezza del calcio

Gio, 11/29/2018 - 18:44
Come nei sogni di bambino

Il calcio come lo ricordavo. Il calcio come nei sogni di bambino. I novanta minuti di tifo incessante dei tifosi della Stella Rossa mi hanno riempito il cuore e fatto tornare alla mente perché, da piccolo, mi innamorai perdutamente dello stadio con i suoi tamburi, le sue bandiere, le sue figure di varia umanità le cui emozioni dipendevano da quel che accadeva sull’abbagliante prato verde.

La diversità rispetto al campionato

La Champions è il pass per un ambiente esclusivo dove poter ammirare le squadre più forti del mondo, calciatori straordinari che altrimenti vedresti soltanto in televisione. Ma anche tifoserie di altri Paesi, che continuano a vivere il calcio come tu lo hai scolpito nella memoria – forse distorta – di piccolo appassionato. La diversità è innanzitutto fisica. Ai tifosi delle squadre ospiti, al San Paolo, è giustamente concesso la parte superiore di quella che un tempo era la Tribuna laterale. Non sono stipati sotto, quasi invisibili, come avviene nelle partite di campionato (quando alle tifoserie avversarie è permesso di venire in trasferta a Napoli). Con le bandiere e i tifosi avversari allo stadio, usciamo dalla dimensione di ghetto che ormai ha assunto il calcio italiano, dove il confronto con l’avversario non è mai arricchimento ma esclusivamente scontro e scambio di nefandezze. Ed è stato bello ieri, per tutta la giornata, attraversa Napoli e sentire parlare in serbo.

La prima tifoseria avversaria che mi colpi fu quella del Bayern, nel lontano 2011, in quella che resta la Champions più bella mai disputata dal Napoli. Riempirono le gradinate con le loro bandiere, le loro sciarpe e i loro cori. Mesi dopo, li vidi invadere pacificamente Madrid dopo aver vinto ai rigori la semifinale col Real. E pensai: chissà cosa sarebbe successo in Italia, a Napoli come altrove. Dopo aver vinto i rigori, tifosi avversari festeggiare nella piazza più importante della città avversaria. Lo scorso anno mi piacquero i tifosi del Besiktas. Ma ieri sera quelli della Stella Rossa mi hanno proprio aperto il cuore. Mi hanno riportato all’età di  sei-sette anni, quando era impossibile guardare il campo perché lo spettacolo sugli spalti era decisamente più affascinante.

Non c’è paragone con le tifoserie italiane

Ultimi in classifica nel girone di Champions – torneo che non giocavano da 27 anni -, al seguito della loro squadra che aveva poche speranze di vincere e che sul campo ha preso tre gol di cui il primo dopo dieci minuti. Nulla ha intaccato la loro performance. Tamburi (tra l’altro suonati anche con cambi di ritmo), bandiere, canti, cori. Canti stentorei, quasi mai nenie autoreferenziali come quelle che oggi si ascoltano negli stadi italiani. C’era gioia nel loro tifo, non c’era rancore, non c’era spirito di rivendicazione (che pure non manca da quelle parti). Hanno mortificato il tifo del San Paolo, lo avrebbero fatto in qualsiasi stadio d’Italia. Il silenzio li colpiva giusto nel momento del gol subito, come se fosse una stilettata. La certificazione che la partita la seguivano eccome. Un secondo dopo, erano di nuovo a cantare a suonare e a saltare. E nel secondo tempo, oltre al gol confezionato da Hamsik e Mertens, l’aspetto più emozionante è stata Bella Ciao intonata in serbo per cinque minuti buoni, se non di più. Hanno idee politiche ben definite, come tutti sanno.

Con una tifoseria così, è impossibile non dare in campo tutto quello che hai. Se non lo facessi, ti sentiresti un ladro. A fine partita, i napoletani sono andati via. Il San Paolo è rimasto vuoto. Loro, come da disposizioni della polizia, dovevano rimanere lì. Hanno continuato a cantare, dopo aver perso 3-1 e le residue speranze di passare il turno. E regalato l’ultima chicca: “Bandiera rossa” in serbo. Sarei rimasto per ore ad ascoltarli. 

Se torno a nascere, nasco tifoso della Stella Rossa.

(Su gentile concessione de ilnapolista © – riproduzione riservata)

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L’Unesco ha deciso: il reggae diventa ‘patrimonio dell’umanità’

Gio, 11/29/2018 - 10:15

La musica reggae, il cui groove ha trovato la fama mondiale grazie a Bob Marley, ha conquistato un posto nella lista dei tesori culturali globali delle Nazioni Unite. L’Unesco ha infatti aggiunto il genere musicale originario della Giamaica alla sua lista di patrimoni mondiali immateriali dell’umanità, ritenuto quindi degno di protezione e promozione.

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Paesi Bassi: messa no stop per evitare l’espulsione di una famiglia armena

Gio, 11/29/2018 - 08:38

Una messa infinita, ma soprattutto un escamotage legale per evitare che una famiglia armena di cinque persone venga espulsa dopo che le autorità hanno rifiutato la loro richiesta di asilo, nonostante i cinque vivano in Olanda da nove anni.

In base alla legge olandese la polizia non può interrompere una funzione religiosa. Motivo per cui preti e fedeli provenienti da tutto il paese si alternano giorno e notte per continuare a celebrare la funzione e impedire alle autorità di avvicinarsi.

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I falsi amici della raccolta differenziata (gli errori più comuni)

Gio, 11/29/2018 - 02:26

Il cristallo, il polistirolo, i fazzoletti in che contenitori della raccolta differenziata dei rifiuti vanno gettati?
C’è addirittura un’app che ci può aiutare…

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

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Transizione ecologica: perché il tifo va a Macron e non ai gilet gialli

Gio, 11/29/2018 - 01:41

29″Comprendo le paure dei cittadini ma non cedo alle violenze. Abbiamo fatto troppo poco sul clima”. Con queste parole il Presidente francese Macron ha presentato il suo piano per l’energia che prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022, il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e pulite e la riduzione del 50%  entro il 2035 della quota di energia nucleare, che l’Italia importa a caro prezzo. La traduzione suona più o meno così: “gilet gialli, fatevi da parte, ché qui deve passare la transizione ecologica”.

C’è chi pensa che Macron stia facendo il lavoro sporco di cui la Francia aveva bisogno ma che nessuno era pronto a sostenere. È sceso in politica, ha preso i voti promettendo di cambiare le cose, lo sta facendo. Senza guardare in faccia nessuno, conscio che tale condotta gli varrà il congedo dalla carriera politica a fine mandato. Altri, più maliziosi, sottolineano che l’indice di impopolarità del Presidente è compromesso da tempo, perciò tira dritto, perché non ha nulla da perdere. Vero, solo in parte però. Macron non ha nulla da perdere, ma il proposito di imporre una tassazione sulle emissioni di CO2 di 56€ per tonnellata entro il 2020 e di 100€ per tonnellata entro il 2030 lo aveva annunciato già nel 2015, quando aveva eccome qualcosa da perdere. La decisione del governo francese di alzare le imposte nette (imposte/sussidi) di benzina e gasolio, nata per ridurre le emissioni di CO2 in un’ottica tanto nazionale quanto sovranazionale di salvaguardia del pianeta, è stata accolta con frustrazione dai cittadini francesi, già esasperati dall’aumento dell’IVA e della disoccupazione.

La vicenda, per chi se la fosse persa, è riassumibile così: il ministro dell’ecologia francese – il nuovo, perché il vecchio ministro si è dimesso, come hanno fatto il ministro dello sport e quello degli interni, che però, avendo puntando alla carica di sindaco di Lione, lo aveva dichiarato a suo tempo – ha varato una legge di stampo ‘ecologico’. Sulla base della teoria per cui se si aumenta il prezzo del carburante si accelera il passaggio alle auto ibride ed elettriche, la Francia ha aumentato di colpo la tassa sui carburanti di circa il 20%, e ora il prezzo del gasolio, che si aggirava sui 1,30 Euro al litro, è circa 1,55 Euro – cifra irrisoria rispetto all’Italia, dove ancora si attende il taglio sulle accise promesso da Matteo Salvini durante la campagna elettorale.

I francesi, specie quelli con redditi bassi e residenti fuori dalle grandi città, costretti a dipendere dalle automobili, si sono piuttosto arrabbiati, hanno indossato simbolicamente i gilet gialli – i gilet jaunes messi dagli automobilisti in caso di pericolo – e dato il via all’inferno. Impressionante il bilancio della manifestazione che lo scorso 17 Novembre ha coinvolto 287.710 persone e circa 5.000 agenti di polizia (in molti casi apertamente schierati a favore dei manifestanti): 355 persone interrogate, 157 arrestate. 409 feriti, di cui 14 in gravi condizioni. 1 morto.

A giudicare dai numeri, una transizione ecologica poco sociale quella avviata da Macron, che proprio su questo punto ribadisce via Twitter:

“Rifiuto che la transizione ecologica accentui la diseguaglianza tra i territori, questa è la paura espressa da molti dei nostri concittadini negli ultimi giorni, di essere lasciati indietro. Posso capire e condividere questa paura, ma sarà fatto di tutto per sostenere socialmente questa transizione, così che l’ecologia sia un’ecologia popolare”.

Se le previsioni del governo francese si riveleranno fondate, gli effetti positivi si vedranno sulla lunga distanza, con grande merito di Macron, che dimostrerebbe di avere capito che la morte della politica coincide con il pensare alle proprie elezioni. Quali saranno le soluzioni inclusive per compensare gli effetti negativi che la carbon tax riversa soprattutto sulle fasce economicamente più fragili, è tutto da vedere.

Perché la green economy smetta di essere un sogno per ricchi col vizietto del salotto, è necessario che le politiche ambientali si accompagnino a manovre sociali se possibile ancora più complesse, che sappiano creare lavoro e imprese intorno ai nuovi settori dell’economia, garantendo un ritorno economico a tutti, anche a quelli che oggi, a buon diritto, indossano gilet gialli.  L’unico modo che ha Macron di sedare queste persone è garantire loro degli indumenti verdi con proteggersi durante la ‘transizione’. È in difesa loro, dei gilet gialli, che il tifo va a Macron.

 

Foto di Xavier Leoty

 

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Transizione ecologica: perché il tifo va a Macron e non ai gilet gialli

Gio, 11/29/2018 - 01:19

“Comprendo le paure dei cittadini ma non cedo alle violenze. Abbiamo fatto troppo poco sul clima”. Con queste parole il Presidente francese Macron ha presentato il suo piano per l’energia che prevede la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2022, il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e pulite e la riduzione del 50%  entro il 2035 della quota di energia nucleare, che l’Italia importa a caro prezzo. La traduzione suona più o meno così: “gilet gialli, fatevi da parte, ché qui deve passare la transizione ecologica”.

C’è chi pensa che Macron stia facendo il lavoro sporco di cui la Francia aveva bisogno ma che nessuno era pronto a sostenere. È sceso in politica, ha preso i voti promettendo di cambiare le cose, lo sta facendo. Senza guardare in faccia nessuno, conscio che tale condotta gli varrà il congedo dalla carriera politica a fine mandato. Altri, più maliziosi, sottolineano che l’indice di impopolarità del Presidente è compromesso da tempo, perciò tira dritto, perché non ha nulla da perdere. Vero, solo in parte però. Macron non ha nulla da perdere, ma il proposito di imporre una tassazione sulle emissioni di CO2 di 56€ per tonnellata entro il 2020 e di 100€ per tonnellata entro il 2030 lo aveva annunciato già nel 2015, quando aveva eccome qualcosa da perdere. La decisione del governo francese di alzare le imposte nette (imposte/sussidi) di benzina e gasolio, nata per ridurre le emissioni di CO2 in un’ottica tanto nazionale quanto sovranazionale di salvaguardia del pianeta, è stata accolta con frustrazione dai cittadini francesi, già esasperati dall’aumento dell’IVA e della disoccupazione.

La vicenda, per chi se la fosse persa, è riassumibile così: il ministro dell’ecologia francese – il nuovo, perché il vecchio ministro si è dimesso, come hanno fatto il ministro dello sport e quello degli interni, che però, avendo puntando alla carica di sindaco di Lione, lo aveva dichiarato a suo tempo – ha varato una legge di stampo ‘ecologico’. Sulla base della teoriaper cui se si aumenta il prezzo del carburante si accelera il passaggio alle auto ibride ed elettriche, la Francia ha aumentato di colpo la tassa sui carburanti di circa il 20%, e ora il prezzo del gasolio, che si aggirava sui 1,30 Euro al litro, è circa 1,55 Euro – cifra irrisoria rispetto all’Italia, dove ancora si attende il taglio sulle accise promesso da Matteo Salvini durante la campagna elettorale.

I francesi, specie quelli con redditi bassi e residenti fuori dalle grandi città, costretti a dipendere dalle automobili, si sono piuttosto arrabbiati, hanno indossato simbolicamente i gilet gialli – i gilet jaunes messi dagli automobilisti in caso di pericolo – e dato il via all’inferno. Impressionante il bilancio della manifestazione che lo scorso 17 Novembre ha coinvolto 287.710 persone e circa 5.000 agenti di polizia (in molti casi apertamente schierati a favore dei manifestanti): 355 persone interrogate, 157 arrestate. 409 feriti, di cui 14 in gravi condizioni. 1 morto.

A giudicare dai numeri, una transizione ecologica poco sociale quella avviata da Macron, che proprio su questo punto ribadisce via Twitter:

“Rifiuto che la transizione ecologica accentui la diseguaglianza tra i territori, questa è la paura espressa da molti dei nostri concittadini negli ultimi giorni, di essere lasciati indietro. Posso capire e condividere questa paura, ma sarà fatto di tutto per sostenere socialmente questa transizione, così che l’ecologia sia un’ecologia popolare”.

Se le previsioni del governo francese si riveleranno fondate, gli effetti positivi si vedranno sulla lunga distanza, con grande merito di Macron, che dimostrerebbe di avere capito che la morte della politica coincide con il pensare alle proprie elezioni. Quali saranno le soluzioni inclusive per compensare gli effetti negativi che la carbon tax riversa soprattutto sulle fasce economicamente più fragili, è tutto da vedere.

Perché la green economy smetta di essere un sogno per ricchi col vizietto del salotto, è necessario che le politiche ambientali si accompagnino a manovre sociali se possibile ancora più complesse, che sappiano creare lavoro e imprese intorno ai nuovi settori dell’economia, garantendo un ritorno economico a tutti, anche a quelli che oggi, a buon diritto, indossano gilet gialli.  L’unico modo che ha Macron di sedare queste persone è garantire loro degli indumenti verdi con proteggersi durante la ‘transizione’. È in difesa loro, dei gilet gialli, che il tifo va a Macron.

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Diesel, la sua fine è inevitabile. Ma non per le ragioni che ci raccontano

Mer, 11/28/2018 - 09:08

In effetti, ci sono ben altri motivi che spingono verso l’eliminazione del diesel per i veicoli privati e hanno a che vedere con il mercato internazionale del petrolio. Non è una cosa che si legge sui giornali o si sente dire in tv, ma la storia sta venendo fuori e ora provo a spiegarvi come stanno le cose, basandomi principalmente su uno studio recente di Antonio Turiel, a sua volta basato sui dati della Joint Oil Data Initiative (Jodi).

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Regali solidali: Medici con l’Africa- CUAMM

Mer, 11/28/2018 - 08:00

Fai un regalo solidale che vale doppio: sarà un pensiero gradito per chi lo riceverà e un aiuto concreto per una mamma e il suo bambino in Africa. Scegliendo uno dei nostri gadget solidali, supporterai il programma “Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni”.

E sono bellissimi!

Vedi qui tutti i regali solidali

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