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Aggiornato: 2 ore 48 min fa

Il pane dei detenuti di Opera è più buono

Sab, 04/03/2021 - 08:00

Scambiamo due parole con la cooperativa IN_OPERA che coinvolge i detenuti del carcere di Opera, e con l’associazione Antigone, che dei detenuti monitora i diritti.

«I luoghi li fanno le persone». A dirlo è Pierluigi Mapelli, che insieme alla figlia Elisa fa parte del comitato operativo di IN_OPERA, cooperativa sociale al fianco dei detenuti del carcere di Opera in provincia di Milano nella lavorazione del pane, che a detta di tutti è buono, molto. Cristian, Beppe, Davide, Antonio, Armando, Angelo, Maurizio, Bishoy, Sebastiano, Aksel, Massimiliano, Andrea, questi alcuni dei nomi degli uomini che fanno del carcere di Opera un luogo in cui le persone scontano la pena senza perdere la dignità di persone. «Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa», scriveva nel Settecento Cesare Beccaria. Da quando è nata, la cooperativa IN_OPERA ha formato e dato un lavoro a 27 persone, 27 detenuti, alcuni tornati liberi, altri in affidamento, altri ancora in semi-libertà. 

«Lasciatemi riposare, sono appena entrato in pensione» ha risposto Pierluigi agli amici che nel 2013 gli hanno proposto di dare vita al progetto IN_OPERA; poi però ci ha ripensato, ed è stato un bene. Da 7 anni, insieme alla figlia, lavora e rifornisce il territorio milanese di pan tranvai, filoni rustici e ciambelle facendo lavorare i detenuti, grazie anche alla lungimiranza del direttore del carcere, Silvio di Gregorio, convinto che far riscoprire alle persone detenute la propria autostima sia “determinante”.

«Chi lavora, nel 90% non delinque più» ci dice Pierluigi, e ribadisce quanto valore abbia per un detenuto potere uscire dalla struttura per mantenere saldo il legame con la società nella quale un giorno dovrà reinserirsi. «Se un detenuto esce e mi accompagna in panetteria sono felice, perché se ascolta da sé la signora Maria che si lamenta della bruciatura della crosta, realizza a pieno il lavoro che sta facendo e capisce che il pane che produce non è qualcosa di astratto, ma di concreto, che piace o non piace alla signora Maria».

E dalla Regione c’è supporto?

«Non manca; certo, la nostra ambizione sarebbe riuscire a dare delle soluzioni di continuità ai detenuti anche dopo che escono dal carcere, vedremo, siamo fiduciosi, in Regione ci sono persone sensibili sul tema».

Il percorso dell’individuo ‘socialmente pericoloso’ è spesso una via di non ritorno nella società, che, anche quando si dice cattolica, anziché porgere l’altra guancia, preferisce avere un Caino a disposizione.

I dati forniti dal Ministero della Giustizia e aggiornati al 31 dicembre 2017 offrono un quadro complessivo dei detenuti divisi per tipologia di reato: 7.106 detenuti per ‘Associazione di stampo mafioso’ (416bis), 19.793 per ‘TU stupefacenti’, 9.951 per ‘Legge armi’, 3.061 per ‘Ordine pubblico’, 32,336 ‘Contro il patrimonio’, 703 per ‘Prostituzione’, 8.027 ‘Contro la Pubblica amministrazione’, 1.514 per ‘Incolumità pubblica’, 4.646 per ‘Fede pubblica’, 104 per ‘Moralità pubblica’, 2.624 ‘Contro la famiglia’, 23.000 ‘Contro la persona’, 145 ‘Contro la personalità dello Stato’, 6.795 ‘Contro l’amministrazione della giustizia’, 849 per ‘Economia pubblica’, 3.961 per ‘Contravvenzioni’, 1.668 per TU immigrazione, 1.065 ‘Contro il sentimento e la pietà dei defunti’, 2.705 per ‘Altri reati’.

Le formulazioni delle misure alternative non possono prescindere dalla messa in circolo dei dati del Ministero della Giustizia, tuttavia, dice Claudio Sarzotti dell’Associazione Antigone, «bisogna prendere con cautela tutti i numeri e piuttosto interpretarli come indicazioni tendenziali nella consapevolezza dei limiti metodologici che ci sono rispetto allo studio delle carceri e in particolare dei fenomeni di recidiva. Nessuno studio prende in conto delle variabili, i dati si limitano a fotografare la realtà».

Antigone è nata alla fine degli anni Ottanta nel solco della omonima rivista voluta da Stefano Rodotà, Rossana Rossanda, Massimo Cacciari e altre figure portatrici di un attivismo civico divenuto oggi quasi mitologico.

In fasi storiche di populismo penale e di urlata ‘tolleranza zero’, associazioni come Antigone diventano osservatori, spazi di denuncia, corpi intermedi in grado di promuovere piccoli e grandi progetti che tutelano l’individuo dentro il carcere, e lo aiutano, una volta fuori, a districarsi tra i mille cavilli burocratici e pratici che una detenzione irrimediabilmente porta con sé, come spiegato in una guida, che il detenuto in procinto di tornare libero può consultare e scaricare qui.

Se valutare la recidiva è difficile, perché in carcere ci finiscono persone che hanno commesso più reati e il reingresso non è necessariamente conseguenza della recidiva, valutare la dignità dell’individuo è facile: è sempre, in ogni caso, inviolabile.

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Alitalia a fine corsa | Bonus vacanze 2021: come richiederlo | Capitol Hill, nuovo assalto

Sab, 04/03/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Report, la Russia farà entrare l’Ema negli stabilimenti dove si fabbrica il vaccino Sputnik V;

Il Giornale: Attenzione, l’Imu si fa in 7. Cosa cambia per chi paga;

Il Manifesto: «Green New Deal», sotto il verde spunta la lobby fossile;

Il Mattino: Walter Biot chiede di essere ascoltato, Mosca preoccupata;

Il Messaggero: Bonus vacanze 2021: come richiederlo, a chi spetta e come spenderlo;

Ilsole24ore: Alitalia a fine corsa: accordo Ue o aerei a terra per fine mese – A Fiumicino aumentano i voli Covid tested ma il tampone ora si paga;

Il Fatto Quotidiano: America sospesa per il processo Floyd, intanto aumentano le aggressioni degli asiatici;

La Repubblica: La pedopornografia online fa una vittima ogni tre ore. Inchiesta sull’orrore che rimuoviamo e su come difendere i nostri figli;

Leggo: Capitol Hill, nuovo assalto: poliziotto e aggressore morti, un altro agente ferito dall’auto che ha forzato il blocco Foto;

Tgcom24: Ucciso un 45enne a Bari, 17enne confessa: “Mi sono difesa, voleva ammazzare me e mia madre”;

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Sesso, Amore e Estasi

Ven, 04/02/2021 - 19:00

Un altro modo di concepire (e di fare) l’amore ma anche il sesso.

Cominciamo dalle basi: mentre faccio l’amore, che cosa devo fare? Nella mia testa cosa succede, cosa vede quello che sta accadendo?

Potrebbe sembrare una domanda demenziale ma, sappiamo benissimo, che spesso i nostri pensieri/preoccupazioni possono interferire con le nostre emozioni. Come è riuscire ad immergersi completamente nelle sensazioni?

Con Jacopo Fo una riflessione su questo argomento a volte ancora tabù e a volte ancora così sconosciuto.

Buon ascolto!

Jacopo Fo
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Cuba ci salverà? L’isola ha già due vaccini in fase Tre e i brevetti sono pubblici al 100%

Ven, 04/02/2021 - 14:00

Sono passati 20 anni dalle straordinarie mobilitazioni contro la globalizzazione neoliberista di Napoli (Global Forum) e Genova (G8). Chi era in piazza rifiutava quel modello di globalizzazione perché metteva davanti a tutto il profitto a discapito dell’umanità, sia dal punto di vista ambientale, lavorativo che del diritto alla salute.

Vent’anni dopo ci ritroviamo nel mezzo di una pandemia mondiale e solo i vaccini sembrano poterci portare fuori da questo incubo, quelli che alcuni virologi accampati nelle dirette televisive hanno definito la nostra cavalleria. C’è un problema: questa cavalleria è brevettata e decide a chi distribuire il suo aiuto a seconda della migliore offerta. Le grandi multinazionali del farmaco, dopo aver usufruito di ingenti quantità di denaro pubblico per creare dei vaccini che potessero debellare il virus, decidono a chi vendere le dosi prodotte. Le responsabilità sono anche di chi ha firmato alcuni contratti e di chi ha creduto di poter scendere a patti con gente che ha dimostrato in più di un’occasione di avere pochissimi scrupoli. Inoltre la corsa ai vaccini non riguarda solo la nostra salute e la nobile causa di debellare una malattia nuova e complessa, ma nasconde una guerra geopolitica che è sotto gli occhi di tutti.

Astrazeneca è un vaccino a forte matrice inglese e Boris Johnson, campione della Brexit, ha puntato tutta la sua credibilità politica su una campagna vaccinale rapida e che porti fuori la Gran Bretagna dalla pandemia prima dei suoi vicini europei: una sorta di autarchia vaccinale. Lo Sputnik è l’arma della diplomazia russa sia per entrare ancora di più nell’economia del vecchio continente, ma anche per rinsaldare vecchie amicizie, ad esempio fornendo fiale ad Hamas nella striscia di Gaza. Si potrebbe continuare citando l’accordo tra Cina e Messico, il grande vicino degli Stati Uniti, per produrre e somministrare uno dei vaccini cinesi prodotti dalla Sinovac.

Possiamo permetterci di vaccinare l’intera Europa e lasciare senza coperture il resto del mondo?

Non dare la possibilità di produrre i vaccini ai paesi più poveri o chi non ha contribuito alla ricerca è un problema nodale sia dell’attuale situazione che dei possibili scenari futuri. Non lasciare libera la produzione oltre ad essere eticamente vergognoso perché si parla pur sempre di vite umane, è anche miope da parte di Europa e Stati Uniti, in quanto le varianti del virus sono sempre in agguato. Non riuscire a vaccinare l’Africa o l’Asia ci espone a continue mutazioni del Covid-19 dagli effetti che non  possiamo prevedere. Pochissime voci si sono alzate chiedendo di rendere pubblica la produzione dei vaccini e gratuita la loro distribuzione. Per ora esistono dosi per circa 1,5% della popolazione mondiale.

Oxfam ed Emergency denunciano che a febbraio del 2021 i paesi poveri non hanno praticamente fatto partire le campagne vaccinali. Ad esempio la Guinea ha potuto vaccinare, ad oggi, cinquantacinque persone. Per adesso l’Onu e la UE hanno solo chiacchierato di riserve di vaccini per i paesi più poveri, ma nei fatti hanno dimostrato una miopia e una mancanza di visione politica preoccupante proprio rispetto alla diffusione delle varianti che possono essere fermate solo attraverso una vaccinazione mondiale di massa.

Ci si può affidare alle multinazionali del farmaco?

La salute è un diritto individuale, ma è anche un bene comune. Sessantasette associazioni italiane hanno chiesto una moratoria sui brevetti che potrebbe essere già un piccolo passo in avanti, anche se il problema rimane lo strapotere delle multinazionali e il fallimento dell’idea stessa di Europa, come unione di stati che perseguivano l’estensione dei diritti in tutto il mondo.

Nel 1997 in Sudafrica si contavano circa centomila morti all’anno di aids e circa tre milioni di infettati. Il presidente Nelson Mandela promulgò il Medical Act che prevedeva l’esproprio dei brevetti per la produzione di farmaci generici salvavita contro l’HIV. L’industria farmaceutica si rivoltò contro di lui e soprattutto contro le migliaia e migliaia di persone che avrebbe continuare a vivere senza che loro ne traessero profitto. Trentanove case farmaceutiche intentarono una causa contro il governo sudafricano che dovette ritirare il provvedimento e giungere a un accordo al ribasso.

Cuba e i suoi cinque candidati vaccinali, nonostante l’embargo lungo sessant’anni.

Chi da anni non si fida del sistema economico vigente e delle sue promessa è l’isola di Cuba che in tempi record è riuscita a produrre cinque candidati vaccinali per il Covid-19. Due di loro il Soberana 2 e Abdala hanno iniziato la fase tre di sperimentazione. Il vaccino italiano Reithera è ancora in fase due. Non sono state poche le difficoltà per i ricercatori che lavorano a Cuba, non ultimo l’embargo che da anni colpisce l’isola e i suoi abitanti e che limita, ad esempio, l’utilizzo di macchinari e reagenti. È stato grazie agli accordi che gli istituti di ricerca cubani hanno stretto negli anni che si è riusciti ad arrivare a questo risultato. Il vaccino cubano è l’unico con il brevetto pubblico al 100%, è l’unico che non parteciperà alla guerra geopolitica in corso per assicurarsi i profitti del post pandemia.

In Italia è stata anche lanciata una campagna per aiutare la ricerca cubana nello sviluppo dei vari vaccini in sperimentazione, uno dei ricercatori che lavora con l’Istituto Finlay, l’istituto nazionale dei vaccini de L’Havana, è il palermitano Fabrizio Chiodo.

L’ambasciatore di Cuba in Italia, Josè Carlos Rodriguez Ruiz, ha dichiarato che la sua nazione è pronta a produrre circa cento milioni di dosi entro il 2021 che verranno distribuite in tutto il mondo. Cuba conta circa nove milioni di abitanti. Oltre al fatto che il vaccino cubano sarà interamente pubblico, che non avrà un brevetto per chi non potrà pagarlo, l’altra differenza che salta subito agli occhi e che i medici e ricercatori che lavorano a Cuba o che hanno stretto relazioni con il paese centroamericano si sono subito messi in moto per trovare una soluzione che potesse essere condivisa con il mondo senza pensare al profitto.

Il 18 marzo 2021 è apparso su Lancet un appello che chiede di liberare le licenze per i vaccini per uscire dalla crisi covid. I ricercatori sostengono che a fronte del finanziamento pubblico di circa quattro miliardi di dollari versati nelle casse delle case farmaceutiche, gli Stati non sono riusciti a condizionarne le politiche commerciali, e sarebbe ora di farlo. Si richiede  anche di bloccare i brevetti e costringere Big Pharma ha condividere le scoperte fatte rispetto al Covid-19. La mancanza di radicalità nelle scelte degli Stati rallenta il processo di guarigione del mondo e la lentezza in questi casi significa altri malati e altri morti.

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Con gli occhi di Andrej Rublev

Ven, 04/02/2021 - 12:00

Nulla più che la pubblicità permette di capire in che società viviamo.

La pubblicità è uno specchio spietato del modo di vivere, con la pretesa di indirizzarlo in certe direzioni, saggiandone le consistenze, per poi subito abbandonarle quando si scoprono improduttive.

Alla base ci sono due concezioni indissolubili. Uno: lo spettatore è un cliente consumatore e non un cittadino. Due: il Mercato ne è la religione, con i suoi riti, le sue formule magiche (gli indici di borsa ad esempio), i suoi comandamenti, che però non si fissano immutabili nel tempo ma cambiano velocemente a seconda del vento che tira.

Mai come in questi tempi di pandemia si è sentita pronunciare ad ogni piè sospinto pubblicitario la parola sostenibilità, parola feticcio, un mantra che non si sa cosa contenga ma che promette una parvenza di futuro, che vorrebbe infondere sicurezza, molto gettonato infatti anche nelle forme pubblicitarie della politica.

La sostenibilità ha superato in presenza perfino i gettonatissimi attributi bionaturale, ecologico.

La pandemia ha generato una sorta di sovranismo provinciale, un restringersi e contarsi e contrarsi nel proprio orticello, mai tanta Italia e italiano hanno accompagnato merci e prodotti, come marchio di garanzia, di contrada, di paese, di comune e di regione, con i governatori o i sindaci che sempre più assomigliano a dei piccoli potentati, antagonisti gli uni agli altri, rispolverando antiche mai sopite tradizioni campanilistiche di un paese mai divenuto davvero nazione.

Come ai tempi delle invasioni barbariche, ci si rinserra nel contado, ci si isola dal mondo, affidandosi interamente al Principe di turno che saprà alzare i cancelli dei ponti levatoi prima che il nemico entri tra le mura.

Non sono tempi per offrire ponti (quelli che ci sono crollano per incuria) ma per innalzare muri (chiudendo confini, vietando vaccini a paesi stranieri, requisendo scorte).

I telegiornali ormai sono un inno alla siringa, mai visti tanti aghi iniettati in spalle o braccia, ossessivamente, anch’esse forme pubblicitarie che spingono al consumo dei vaccini, a fomentare scampoli di fiducia in un popolo stressato.

Vorrei in particolare soffermarmi su una pubblicità che mostra un bambino che si costruisce una casetta assemblando pezzi diversi di cartone, la colora e poi la trascina con una corda per mostrarla ai genitori.

La madre lo prende in braccio e stupita di fonte alla creazione del suo piccolo dice: “che bella, chissà quanto vale?”. Subito dopo arriva la voce suadente (sono sempre voci calde e vagamente erotizzanti sia che vendano auto sia che promuovono cioccolata, coi profumi poi siamo all’orgasmo) che induce la coppia di genitori a sfogliare le promozioni di una immobiliare che al volo dice quanto vale ogni singola casa del pianeta Italia. 

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Le 5 regole da rispettare per una vacanza in camper

Ven, 04/02/2021 - 09:00

Maximotorhome super attrezzato oppure un compatto, e di tendenza, camper van? Al pari di una barca a vela, il camper offre tutto ciò che serve per viaggiare e abitare: dal soggiorno alla cucina, da comodi letti, talvolta anche in vere e proprie camere separate, a bagni comodi e funzionali, dotati naturalmente di doccia con acqua calda. E molti hanno anche un garage, dove alloggiare le inseparabili biciclette o le più moderne e-bike. L’Italia è uno dei più importanti produttori di camper del mondo: una filiera che coinvolge oltre 7.000 addetti e genera un fatturato annuo di quasi 1 miliardo di euro, con una produzione nel 2020 di circa 20.000 autocaravan di cui l’80% destinato all’esportazione. E mai come in questi tempi di isolamento pandemico il camper ha rispolverato il suo fascino.

Il camper si guida come un’auto

Ci sono modelli e dotazioni di ogni tipo, da quelli vintage a quelli di ultimissima generazione, ogni coppia o gruppo di viaggiatori può scegliere quello che ha le caratteristiche indispensabili per un’esperienza di vacanza indimenticabile. Il primo consiglio è quello di noleggiare un mezzo da un professionista autorizzato, per essere certi di avere un veicolo soggetto a manutenzione, che può viaggiare in piena sicurezza ed evitare ogni rischio che potrebbe compromettere la vacanza. È da tenere sempre presente che il camper è un autoveicolo e come tale viaggia su strada. Tuttavia  la parte abitativa, al pari di una casa, ha a che fare con impianti elettrici, idraulici e del gas.  Oggi il camper si guida come un’automobile. Il servosterzo, l’airbag, l’abs, i freni a disco, l’ESP, garantiscono elevati standard di sicurezza e di comfort in marcia. La maggior parte degli autocaravan sono immatricolati entro i 35 quintali, quindi si possono condurre con la normale patente di tipo “B”. Abituarsi alle dimensioni non è difficile: basta farsi aiutare da qualcuno durante le manovre e ricordarsi che spesso le altezze superano i tre metri.

Il boom del 2020: +30%

La quasi totalità dei concessionari di camper in Italia sono rappresentati da Assocamp, l’Associazione Nazionale Operatori Veicoli Ricreazionali e Articoli per il Campeggio. Nel 2020, Assocamp ha stimato che il numero di viaggiatori che hanno trascorso le proprie vacanze all’aria aperta per la prima volta è volato a +30%. In relazione a questo dato, è da considerare l’aumento delle vendite dei mezzi ricreazionali di nuova immatricolazione che ha visto una crescita rispetto all’anno precedente del +7,44%, ma soprattutto va messo in relazione alle vendite dell’usato che per alcuni affiliati ha toccato punte anche del +50% (sul dato 2019).  Questo aumento esponenziale di viaggiatori neofiti ha coinvolto anche il noleggio, naturalmente. E, viste le premesse sanitarie, il 2021 potrebbe non essere da meno. A patto che, chi viaggia in camper, lo faccia in sicurezza.

Una vacanza ecologica

Camper e caravan (o per dirla alla francese, la roulotte) rispondono perfettamente alle esigenze di sicurezza che abbiamo ormai conosciuto in questa nuova normalità: garantiscono il distanziamento dalle persone, assicurano la condivisione di spazi e la vicinanza solo ai propri congiunti, permettono un’autonomia completa – frigorifero, aria condizionata, wc e docce calde a bordo, in primis – anche in luoghi isolati. Secondo alcuni studi, camper e caravan rappresentano una soluzione di vacanza che ha una sostenibilità maggiore del binomio macchina + hotel (Istituto Heidelberg per l’Energia e la Ricerca Ambientale (Ifeu) e Dipartimento DESTeC dell’Università di Pisa guidato dal prof. Paolo Fiamma), valutata molto (quasi dieci volte) più inquinante, in termini di emissioni di CO2.

Le 5 regole per viaggiare al meglio

In ogni caso trattandosi di un mezzo su quattroruote che viaggia su strade pubbliche e sosta in spazi camping o in parcheggi attrezzati, non va dimenticato che chi lo conduce (ma anche chi lo noleggia) è sottoposto a regole e normative che garantiscano la sicurezza di entrambe le parti. Gli affiliati Assocamp presenti in tutta Italia mettono a disposizione un parco camper sottoposto a controlli periodici severi, con copertura assicurativa attiva anche in caso di incidenti all’estero (con rimpatrio, pernottamento e mezzo sostitutivo), sanificazione professionale prima della consegna, assistenza in caso di criticità e supporto fino a regolare fatturazione a chiusura del servizio. Il turismo all’aria aperta, in Italia, secondo gli ultimi dati disponibili elaborati da CISET (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) nel 2017 ha generato circa 56 milioni di pernottamenti in campeggi e aree di sosta per un fatturato complessivo intorno ai 2,6 miliardi di euro. Numeri che fanno di questo fenomeno una fetta molto interessante del rilancio economico del Paese.

1)    DOCUMENTI IN ORDINE

Verificare sempre che la propria patente sia valida, portare con sé tutto quanto sottoscritto e consegnato dal concessionario: il contratto di noleggio con dati completi, RC e carta di circolazione, assicurazione, che indichino espressamente che si tratta di veicolo “in locazione senza conducente” come previsto dal Codice della strada (art.84) e carte d’identità o passaporti regolari per tutti gli occupanti, soprattutto se si varcano confini esteri. All’atto del ritiro del veicolo verificare insieme al noleggiatore che tutto quanto riportato sul contratto sia veritiero, dalle dotazioni ad eventuali danni nell’abitacolo e nella carrozzeria.

2)  ITINERARI E TAPPE

I concessionari affiliati Assocamp sono una fonte inesauribile di consigli su destinazioni e aree di sosta sia in Italia che all’estero. Offrono sempre spunti interessanti per provare nuove esperienze e visitare luoghi insoliti. È comunque sempre bene, in anticipo, recuperare una guida o scaricare una app (ce ne sono molte, anche a seconda della destinazione) sui luoghi che si è deciso di esplorare. Aiutano sempre velocemente ad individuare i servizi, i camping e i parcheggi dedicati ai camper sia in mezzo alla natura che nelle città.

3)  SICUREZZA E ANIMALI

In movimento, i passeggeri in camper devono stare seduti con le cinture allacciate e i bambini assolutamente ben posizionati e assicurati ai seggiolini a norma di legge. Così come gli sportelli devono essere chiusi correttamente e i bagagli correttamente riposti in armadi e gavoni. Su camper a noleggio, possono essere consentiti gli animali di piccola e media taglia ma questa possibilità va verificata con il centro di noleggio, che provvederà ad eseguire un’igienizzazione apposita anti-allergie alla riconsegna del mezzo.

 4)   TANTO RELAX

Il camper non è solo un mezzo di trasporto ma una vera e propria esperienza in ogni stagione. Per viverla al meglio, Assocamp suggerisce a tutti i viaggiatori di godere della libertà di poter viaggiare portandosi solo l’essenziale – gli spazi sono ridotti, anche il bagaglio lo deve essere, e meno male – e trascorrere il tempo in camper, quando non si esplorano i dintorni, condividendo passatempi come giochi in scatola, libri, disegni o comunque evitando di spenderlo con tablet e pc. Il viaggio in camper è un’esperienza totale, meglio godersela appieno.

5)    MEGLIO SOSTE ORGANIZZATE

Il Codice della Strada consente la sosta dell’autocaravan laddove questa sia consentita alle autovetture (art.185), purché non si aprano finestrini, gradini elettrici, non ci siano oggetti al di fuori del mezzo. Molti quindi viaggiano davvero in libertà alla scoperta del territorio. Ciononostante, ai neofiti consigliamo di appoggiarsi a strutture organizzate come i campeggi e le aree di sosta attrezzate, dove oltre ai servizi, avranno sempre la certezza di incontrare qualcuno più esperto di loro per condividere preziosi e utili consigli di utilizzo.

La quarantena in camper a 1700 metri di un giovane torinese

Si licenziano, costruiscono un camper hi-tech e partono per il giro del mondo

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Indovina chi viene a pranzo

Ven, 04/02/2021 - 08:00

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Il cortometraggio di CuoreBasilicataIndovina chi viene a pranzo” è un progetto realizzato in collaborazione con gli studenti dell’Istituto Agrario di Marsicovetere (Potenza) assieme a coetanei extracomunitari ospitati in un centro di accoglienza limitrofo.

Regia di Gianluca Rame
Sceneggiatura di Antonella Marinelli
Coordinamento generale di Bruno Patierno

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Conte vuole rifondare il Movimento 5 Stelle | Apple compie 45 anni | Vaccinati ma muoiono di Covid

Ven, 04/02/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Papa Francesco a sorpresa celebra messa a casa del cardinale Becciu (travolto dallo scandalo di Londra);

Il Giornale: Vaccinati ma muoiono di Covid. Uno strano caso per 6 pazienti;

Il Manifesto: TUNISIA «Via i rifiuti italiani, non siamo una discarica»;

Il Mattino: Apple compie 45 anni: il futuro è green;

Il Messaggero: Vendita assorbenti vietata dopo le 18. Studentessa denuncia: «Io in imbarazzo»;

Ilsole24ore: Le dieci aziende in corsa per costruire la filiera dei vaccini italiani;

Il Fatto Quotidiano: Il piano di Conte per rifondare il Movimento 5 Stelle. “Nuova carta di principi e valori per identità chiara. Regole contro le correnti, trasparenza su voto digitale”;

La Repubblica: E l’Italia prenota l’estate in anticipo. Nelle case al mare è già tutto esaurito;

Leggo: Mattia Fogarin trovato morto, il 21enne era scomparso da Padova 10 giorni fa: «Ho fatto qualcosa di irreparabile»;

Tgcom24: Incontro Salvini-Orban: “A Budapest per costruire qualcosa di longevo, più Europa nella difesa dei confini”;

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Come fare l’uovo di Pasqua senza stampo

Gio, 04/01/2021 - 20:30

Dal canale YouTube La Cucina Italiana, il pasticcere Emanuele Frigerio, ci mostra un metodo utile e divertente per preparare a casa un uovo di cioccolato per Pasqua, senza bisogno di utilizzare lo stampo.

Avrete bisogno solo di un… palloncino!

La Cucina Italiana

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Allergie: quali cibi peggiorano le reazioni immunitarie?
10 consigli per dormire bene e svegliarsi bene
La creatività è un comportamento, di Stefano Scozzese

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Cabo Delgado, Mozambico: la popolazione è sotto attacco, aiutiamola

Gio, 04/01/2021 - 18:30

 Nella provincia di Cabo Delgado, nell’estremo nord del Mozambico, oltre 700.000 persone hanno lasciato le loro case, in fuga dalle violenze di gruppi armati radicalizzati in arrivo da altri Paesi africani, e hanno trovato rifugio nell’area di Pemba e dei villaggi circostanti. Hanno lasciato alle loro spalle 2.500 persone uccise negli ultimi mesi, molti casi di stupro, decapitazioni perfino di bambini, villaggi distrutti anche dagli attacchi aerei indiscriminati dei contractor del Sudafrica ingaggiati dal governo mozambicano. Al centro delle violenze il controllo di una delle zone più ricche di gas al mondo.

Il racconto del personale di Medici con l’Africa

Come racconta il personale di Medici con l’Africa Cuamm presente in zona, a Pemba molti hanno accolto parenti e amici nelle proprie case, sono nati campi rifugiati prima nei centri abitati e poi in nuove aree separate, ma mancano medicine, cibo, dispositivi di protezione contro il Covid-19, mentre aumentano i casi di diarrea e colera.

Medici con l’Africa Cuamm è presente dal 2014 nella zona di Cabo Delgado, per occuparsi di salute materno-infantile. Negli ultimi mesi ha sviluppato un intervento per rispondere anche ai bisogni degli sfollati, come spiega Santana Garcias, assistente di progetto nella zona:

«Stiamo costruendo una rete di attivisti, molto spesso selezionati proprio tra i rifugiati. La priorità è fare prevenzione contro la diarrea, il colera e il Covid-19, oltre che assicurare visite pre-natali e parto assistito alle donne incinte, che sono numerose anche tra i nuovi arrivati. Il colera è la malattia più preoccupante ora, insieme a malaria e malnutrizione infantile. Stiamo insistendo con la gente perché si rifornisca di acqua solo dalle cisterne che arrivano ogni giorno nel campo, ma molto spesso le famiglie la raccolgono da fonti che potrebbero essere contaminate, aumentando il rischio di colera».

Come già sperimentato nella gestione di altre crisi umanitarie simili, Medici con l’Africa Cuamm vuole portare assistenza sanitaria sia ai rifugiati che alla popolazione residente, perché in un sistema sanitario sotto pressione per l’arrivo di centinaia di migliaia di nuove persone, è importante rafforzare i servizi sanitari locali pensando al benessere di tutti. Per questo Medici con l’Africa Cuamm ha costruito nuovi punti di salute nei campi e sta rafforzando il sistema di riferimento tra campi e centri di salute esterni per i casi gravi.

Come possiamo aiutare

Noi al Mozambico e a Cabo Delgado in particolare siamo profondamente legati. E’ anche per questo che ti chiediamo, se puoi, di aiutare la popolazione, in particolare le mamme e i bambini.

Per esempio, bastano 15 euro per offrire una visita neonatale, 30 euro per acqua e cibo per 2 settimane per una mamma in attesa, 40 euro per assicurare un parto sicuro.

Trovi tutto spiegato qui

Foto di Bruno Patierno La storia del Mozambico, tra colonialismo e terrorismo finanziato dai governi razzisti.

Il Mozambico ha subito la dominazione portoghese fin dagli inizi del 1500 e dopo la II Guerra Mondiale è diventato ufficialmente colonia d’oltremare.
Nel 1962 vari gruppi di liberazione si uniscono nel FRELIMO (Fronte de Libertaçao de Moçambico) e nel 1964 inizia la Guerra di Liberazione, a partire dalla provincia più povera e più a nord: Cabo Delgado.
Dopo più di dieci anni di guerra viene dichiarata la pace, il 25 giugno del 1975 viene proclamata l’Indipendenza del Mozambico.
Nel 1977 il FRELIMO diventa un partito politico marxista sotto la guida del generale Samora Machel, padre del moderno Mozambico e primo Presidente del Mozambico libero.

Agli inizi degli anni ’80 cominciano una serie di attacchi terroristici a scuole, mezzi di trasporto e presidi medici. Il Paese diventa scenario di una violenta guerra civile che provocherà circa un milione di morti, di cui il 95% civili.
Questa guerra ha visto contrapposti l’esercito regolare mozambicano e gruppi di guerriglieri riuniti sotto la sigla del RENAMO, gruppo di resistenza anti-comunista finanziato dai governi razzisti di Rodhesia e Sud Africa e dal governo degli Stati Uniti. Il RENAMO, comandato da soldati mercenari e banditi comuni ha seminato terrore e morte nei villaggi del Paese, distruggendo vite umane, flora e fauna.

Il Mozambico e l’Italia

Il conflitto finisce nel 1992 con gli Accordi di Roma, mediati dal Governo italiano e dalla Comunità di Sant’Egidio.

A partire da allora la relazione tra Italia e Mozambico si è rafforzata, anche grazie alle  iniziative di assistenza e educazione sanitaria  realizzate tra gli altri da “Cuamm-Medici con l’Africa” con il sostegno anche di Eni Foundation.

Il progetto “Il Teatro Fa Bene”

E’ in questo contesto che nasce il progetto “Il teatro fa bene”, coordinato nel 2015-2017 da chi scrive assieme ad un bellissimo gruppo di persone, parte mozambicani e parte italiani (tra questi ultimi anche Jacopo FoIacopo Patierno, Simone Canova, Tiziana Freti, Mario Pirovano), realizzato assieme a Medici con l’Africa Cuamm e Eni Foundation.

Un progetto, Il Teatro Fa Bene, che ha promosso la salute materno infantile attraverso una pièce teatrale, scritta da Jacopo Fo seguendo i canoni della commedia dell’arte e recitata da attori amatoriali mozambicani formati nel corso di stage alla Libera Università di Alcatraz. La commedia è stata portata in tournée nei villaggi di Cabo Delgado raggiungendo oltre 5.000 spettatori e da quella esperienza sono nati, per ampliarne la diffusione, anche un film – Wiwanana – ed una web serie con la regia di Iacopo Patierno  che puoi vedere qui.

Il Teatro fa bene

E se vuoi saperne di più sulla storia di quel progetto, puoi  scaricare qui il libro che la racconta http://www.ilteatrofabene.it/il-teatro-fa-bene-libro/

Ecco, noi siamo molto affezionati al Mozambico e a Cabo Delgado. Grazie per il tuo aiuto.

Foto di Bruno Patierno

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Il TANA – Terranova Arte Natura ha bisogno di aiuto

Gio, 04/01/2021 - 16:30
TANA Terranova Arte Natura

Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 2021, il versante est della collina sovrastante la residenza Tana, nella Frazione Terranova del comune di Arpaise, da cui prende il nome, è caduto, trascinando parte di un bosco secolare sull’officina/laboratorio e su parte della casa, sede della residenza d’arte e tutela ambientale, provocando danni ingenti ai tetti, al muro perimetrale e ai giardini terrazzati.

Nelle settimane precedenti i titolari hanno lottato strenuamente per evitare straripamenti e smottamenti, dovuti ad una bomba d’acqua che si è abbattuta su tutta la zona del Sannio Beneventano (in 2 giorni è caduta la quantità d’acqua di un anno intero!).
Per fortuna o per caso sono vivi e possono raccontare un dramma evitato

Dopo i primi momenti di sconforto, si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a rimuovere i detriti, i grossi tronchi e rami crollati sui tetti, con il pronto intervento dei Vigili del fuoco e poi con l’aiuto di un gruppo di amici e vicini del TANA , che hanno subito offerto il proprio concreto sostegno e che ringraziamo di cuore.

Con la consulenza di un geologo, è stato stimato complessivamente l’ammontare dei danni subiti e valutato i lavori più urgenti e necessari alla messa in sicurezza del pendio, del muro di cinta, della casa e dell’officina/laboratorio, che devono essere avviati al più presto.

E’ iniziato già il lavoro urgente di rimozione dei primi detriti crollati dal pendio sulla casa e sull’officina/laboratorio.
Ma, per scongiurare ulteriori crolli o danni strutturali è URGENTE proteggere le strutture e il muro di cinta, in previsione di ulteriori piogge, rimuovendo tutto il terreno, le grosse pietre, i tronchi e i detriti caduti.
Cui si spera di far seguire la FASE 2, che prevede la messa in sicurezza del pendio franato, la regimazione delle acque superficiali e la palificazione dei terrazzamenti (costo previsto 30.000 euro), azioni necessarie per la messa in sicurezza del luogo. 

Infine si avvierebbe la FASE 3 (20.000euro) che prevede il necessario lavoro di consolidamento del muro perimetrale, che ha subìto dissesti, durante la frana, mediante la realizzazione di contrafforti di cemento armato, nonché l’impermeabilizzazione e copertura del tetto della casa, colpito dai tronchi crollati.

Per questo motivo Marco Papa e Tiziana De Tora chiedono a tutti sostegno concreto. Sostenendo il TANA si supporteranno i lavori di messa in sicurezza, la ricostruzione delle strutture danneggiate, e ci darete una mano a riprendere quanto prima anche tutti i progetti culturali e di tutela ambientale, che erano programmati e purtroppo sono al momento sospesi

Cosa è TANA Terranova Arte Natura

E’ l’idea di Marco Papa e Tiziana De Tora, attivisti, ambientalisti, dopo anni vissuti insieme all’estero, hanno scelto di fare down-shifting, tornando alle proprie radici e al paese di origine della famiglia di Marco, e fondando il TANA Terranova Arte Natura, oasi di tutela ed educazione ambientale attraverso le arti, sita nel Sannio beneventano.

Il TANA, come descritto da Marco è “ Luogo – non luogo, dove l’ospite qualunque trova forza e sguardo lungo (che sia asparago o sia fungo, che sia volpe o sia poiana), pace e assetto creativo. Un polo dove fare, creare, partecipare. Un’isola responsabile, nella quale l’esistente è preesistente e persistente. L’uomo passa, annusa, sente, cerca e lascia la memoria del suo tempo. Nulla è sprecato! Un luogo di rispetto, dove il devo schiaccia il voglio, dove l’albero da spoglio rende alchemico lo spazio. Acqua, ossigeno, riserva. Accortezza e discrezione. Nel rifugio migrazione. Area di sosta, di ripresa, di ricarica. Residenza d’artista, officina, orto didattico, area socio-sperimentale. Ciò che avviene lascia memoria. Per chi ancora non è venuto”.

Con l’associazione Artstudio’93, da diversi anni svolgono laboratori di tutela ambientale e cura di giardini e parchi, progetti socio-culturali, e formazione dei giovani, e sono ideatori e curatori dell’evento internazionale Happy Earth Days , giunto alla sesta edizione, dedicato alla Giornata mondiale della Terra.

Marco e Tiziana, inoltre, come ambasciatori Rebirth/Terzo Paradiso hanno fatto loro e intrecciato a livello associativo e soprattutto personale i principi del segno-simbolo di Michelangelo Pistoletto, con progetti partecipati, che hanno avuto luogo sia al TANA che in importanti Musei, come il Madre di Napoli e il Macro di Roma. Sono stati anche protagonisti di un’impresa sostenibile in bicicletta, “Pedalando per il Terzo Paradiso“, lungo la Ciclabile del Reno, per portare i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 ONU .

ArtStudio’93 è un’associazione culturale senza scopo di lucro, ideata e fondata nel 1993 dall’artista Gianni De Tora, e ripresa da Marco e Tiziana, con Maria Stefania Farina , per promuovere e diffondere l’arte in tutte le sue declinazioni. ArtStudio’93 intende sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche di attualità attraverso la promozione di eventi di arte totale , nonché di numerose attività didattiche. In particolare, ha l’obiettivo di tutelare, promuovere e valorizzare i beni di interesse artistico, storico e paesaggistico , mediante attività di carattere socio-culturale, per sollecitare la partecipazione popolare, l’impegno civile e sociale dei cittadini .

La raccolta fondi per SOSTENERE TANA – Terranova Arte Natura

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Io invalida accudita da mio padre (84 anni) e scavalcata dai “panchinari” del vaccino

Gio, 04/01/2021 - 14:04

Da un lato ci sono i “panchinari” del vaccino. Dall’altro c’è la vita reale di chi non ha santi in paradiso.

“Al momento della nascita mi mancava l’ossigeno”. Tania Comisso, 48 anni, è nata con la tetrapesi spastica con atetosi, sta su una sedia a rotelle e vive con il padre Carlo, 83 anni e a sua volta portatore di moltissime patologie. Non fragili, fragilissimi, eppure invisibili sia per l’Asl sia per la Regione. Da un anno non escono di casa per paura di contrarre il Covid-19 che per loro sarebbe fatale.

Non rientrando tra le malattie e le categorie di invalidità previste, non essendo mai stata curata in una struttura pubblica che possa metterla in lista sulla base di una cartella clinica o un registro, Tania è come se fosse una qualsiasi quarantenne in salute e rischia di vaccinarsi alla fine del 2021.

“Cerco di stare tranquillo perché quando perdo la pazienza e mi arrabbio il il tremore aumenta”, dice Carlo, affetto, tra le varie cose, dal Morbo di Parkinson. La somministrazione della prima dosa gli era stata fissata il 22 aprile, la seconda il 13 maggio. Ieri un sms lo ha avvisato di avere anticipato al 4 aprile la vaccinazione. E Tania? Niente. Per smuovere la situazione, il 12 marzo Carlo ha scritto al Presidente di Regione Stefano Bonacci una lettera. Risposte? Nessuna.

Lettera inviata al Presidente di Regione Stefano Bonaccini

Carlo è a tutti gli effetti il caregiver di sua figlia, sebbene la parola, dice, “non significhi nulla né ha una valenza legale. Io mi dedico tutti i giorni, 24 ore su 24, a mia figlia, invalida al 100% dalla nascita, non so se questo sia fare il caregiver, e non so se il signor Scanzi faccia altrettanto coni suoi genitori”.

“Avrei preferito che Andrea Scanzi facesse la battaglia per i disabili anziché farsi vaccinare lui. Si fa vaccinare per dar l’esempio agli altri! Ma porca miseria, aiutasse me a far valere i miei diritti! Se Scanzi si fosse presentato all’appuntamento con una persona anziana oppure con un ragazzo disabile da far vaccinare al suo posto sarebbe stato un bel gesto forte“, gli fa eco Tania. Lo sarebbe stato, sì.

* Vuoi raccontarci la tua storia? Scrivi a redazione@peopleforplanet.it

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Come funziona una coppetta mestruale?

Gio, 04/01/2021 - 12:30

Con Alessia PoliandriMamma in blu, vediamo nella pratica come si usa questo oggetto, sfatando anche falsi miti e paure spesso sollevate dal mondo femminile.

People For Planet

Con un po di “art attack” tra gli oggetti domestici andiamo a vedere l’uso nelle attività più quotidiane e i vantaggi che ne derivano sia in termini ecologici che di benessere fisico ed economici.

Se vuoi saperne di più, o vuoi raccontare la tua esperienza ecologica con la coppetta mestruale o hai qualche dubbio/domanda a riguardo puoi contattare Alessia direttamente su Facebook al suo blog personale: Green Routine by Mamma in Blu

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Finanziare una start up: quanta confusione e quanti pregiudizi

Gio, 04/01/2021 - 10:30

Finanziare una start-up nel nostro paese attraverso il classico sistema bancario? Meglio pensare ad un viaggio sulla luna. Ottenere un aiuto finanziario da parte del sistema bancario è una delle esperienze più difficili e logoranti per una attività in fase di avvio. Meglio pensare, nel mentre il sistema bancario tenta di rinnovarsi, ad altri canali dove qualcosa si muove.

Però dobbiamo dapprima chiarirci le idee su cosa sia una start-up.

Perché si fa un po’ di confusione. Soprattutto tra start-up e scale-up

Una start-up è un’organizzazione di recente creazione con un progetto di business model e un potenziale tale da poter espandersi velocemente e che quindi, mira a diventare una grande impresa con un business model ripetibile. Non ha ancora ufficialmente avviato l’attività di impresa.

La Scale up rispetto ad una comune Startup non è altro che una società innovativa con un business model avanzato e un prodotto già affermato sul mercato. Si tratta in sostanza di una Start up che ha già attraversato tutte le fasi dello sviluppo e che può proiettarsi verso una crescita già sperimentata.

A supportare le imprese appena nate o nate da pochi mesi (start up) e quindi per definizione non quotate, sono invece i cosiddetti business angel. Sono manager o imprenditori che amano investire personalmente in progetti di nuovi business da soli oppure organizzati in network. In genere si tratta di investimenti da qualche decina di migliaia di euro per progetto e non superano i 100-150 mila euro). Spesso il business angel non investe soltanto capitali, ma anche il proprio tempo al progetto, che quindi in genere riguarda un settore che il business angel conosce bene, per esperienze lavorative presenti o passate.

Negli ultimi anni spesso in Italia i network di angeli hanno iniziato a investire nelle start up nelle cosiddette operazioni in seed al fianco dei fondi di venture capital che, di norma, entrano in una fase un poco più avanzata, quando esiste già un prodotto o un servizio sul mercato. In altri termini finanziano le scale up.

I principali network di angeli italiani sono Italian Angels for Growth (IAG) e IBAN (Italian Business Angels Network). In questa fascia si collocano anche le piattaforme di equity crowdfunding, che raccolgono capitali tra investitori privati e non e di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane.

Sempre nelle prime fasi di sviluppo delle startup ci sono altri due soggetti che possono fare la differenza.

Si tratta degli incubatori e degli acceleratori d’impresa. In entrambi i casi si tratta di soggetti che supportano le startup offrendo loro una vasta gamma di servizi di supporto che includono spazi fisici, attività per lo sviluppo del business e opportunità di integrazione e networking. In genere, però, gli incubatori supportano i team che stanno per fondare una startup, cioè non hanno ancora ufficialmente avviato un’impresa, o che sono in una fase molto precoce, mentre gli acceleratori affiancano solitamente startup in una fase un poco più avanzata e che quindi possono affrontare un percorso di accelerazione e crescita attraverso uno specifico programma.

Una volta portato sul mercato il prodotto/servizio e dimostrato soprattutto che per quel prodotto o servizio un mercato esiste, ecco allora che gli interlocutori delle startup cambiano e più frequentemente diventano soggetti strutturati, cioè fondi di venture capital, che a loro volta possono comunque avere approcci di investimento diversi a seconda delle fasi del ciclo di vita delle startup che vanno a prediligere e quindi a seconda delle dimensioni dei singoli investimenti che sono pronti a sostenere.

Tra gli operatori di venture capital si distinguono quindi quelli di “seed” capital, che cioè supportano le startup nelle loro prime fasi di vita e quelli di “scaleup“, che supportano cioè le startup che ormai hanno raggiunto dimensioni più grandi e hanno quindi bisogno di capitali più importanti per scalare di dimensione.

I fondi di venture capital seguono le stesse logiche dei fondi di private equity, con la differenza che gli investimenti sono molto più rischiosi, perché la mortalità delle aziende sulle quali i venture scommettono è molto elevata. Per contro, le aziende che invece hanno successo, hanno facilmente tassi di crescita esponenziali e quindi un rendimento molto elevato per gli investitori, che in questo modo si ripagano anche degli investimenti fallimentari.

Una delle principali preoccupazioni degli imprenditori del nostro paese, di fronte alla opportunità di capitalizzare la propria azienda, è quella di perdere il controllo della stessa e di diluire la propria quota di partecipazione fino ad essere, pian pianino, buttati fuori dalla compagine sociale attraverso successivi aumenti di capitale che l’imprenditore non potrà sostenere.

E’ un falso problema, un pregiudizio che bisogna chiarire perché rappresenta un grande freno per lo sviluppo della nostra imprenditoria.

I fondi di venture capital non comprano mai l’intero capitale delle startup target, perché i fondatori delle startup sono la vera ricchezza dell’azienda, essendo coloro che hanno avuto l’idea e hanno la visione di dove vogliono arrivare. Per preservare la governance, a fronte di investimenti di capitale importanti rispetto al valore attuale della startup, spesso alle quote o azioni dei fondatori vengono assegnati diritti di voto plurimo. I fondi di venture, però, hanno le stesse logiche dei fondi di private equity anche nell’approccio alla cosiddetta exit, cioè al momento del disinvestimento: un fondo ha sempre una durata limitata di vita e in quella vita deve poter disinvestire e portare a casa un guadagno.

Certo, più un fondo è in grado di seguire l’investimento di venture capital di successo e più evidentemente può guadagnare dall’aumento di valore esponenziale dell’investimento. I fondi di venture italiani sono ancora di dimensioni piccole rispetto ai principali fondi europei o del resto del mondo, ma alcuni campioni si stanno distinguendo e si stanno dimostrando in grado di seguire le proprie partecipate in round successivi, coinvolgendo anche grandi fondi internazionali, a dimostrare che il mercato sta davvero prendendo una sua consistenza.

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Ddl Zan. Cosa è e perché Fedez merita 10 e lode

Gio, 04/01/2021 - 09:00

Non serve altro che ascoltare per capire perché la risposta di Fedez al sabotaggio in parlamento del Ddl Zan merita 10 e lode.

Rabbia e sdegno

“Questa mattina mi sveglio con le dichiarazioni del senatore Pillon che ci spiega il concetto di priorità. Bene parliamone”. Attacca il cantante e influencer milanese sulla sua pagina Instagram. Fedez inizia così il suo intervento a mezzo social sul dibattito relativo al disegno di legge Zan, che vuole fornire strumenti giuridici contro le discriminazioni sessuali, l’omofobia, la disparità di genere e l’abilismo, la discriminazione nei confronti di persone con disabilità. Le parole seguono la presa di posizione di Elodie, che si era già schierata apertamente a favore del Ddl e contro il comportamento in aula della Lega, che ha di fatto impedito il diritto democratico alla discussione in aula.

Il Ddl Zan è “il disegno di legge che attua nuove misure di prevenzione e di contrasto contro la discriminazioni di violenza basate su sesso, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, dando più diritti a chi non ne ha: easy”, ha continuato Fedez.

La priorità è come state gestendo l’epidemia in Lombardia?

“In sostanza, Pillon ha osteggiato la legge perché “darebbe il via agli uteri in affitto”. Peccato che non si parla di uteri in affitto, nel Ddl Zan, nota Fedez. Pillon taglio corto dicendo che non è una priorità per il Paese? “Ma scusi, Pillon, lei ha basato una carriera su questi temi. È diventato famoso per il Family Day e oggi si toglie dal dibattito così? Entriamo nel dibattito e parliamo davvero di priorità. Potremmo parlare anche di altre priorità: parliamo di come la Lega sta gestendo l’emergenza da Coronavirus in Lombardia? O di quando mi ha definito “personaggio blasfemo” per il mio Gesù cristo tatuato sulla pancia. Quelle erano priorità?”, ha concluso il rapper accennando anche allo scarso senso civico e di responsabilità dei rappresentanti della Lega, che spesso e volentieri si sono mostrati in pubblico senza mascherina, in piena pandemia.

AstraZeneca cambia nome il “Vaxzevria” e Twitter impazzisce

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Covid-19, contrordine: “Sì da subito agli antinfiammatori”

Gio, 04/01/2021 - 08:00

Lo chiamano già metodo Mario Negri, e sta forse riscrivendo le raccomandazioni per gestire a casa i primi sintomi di covid-19. Il protocollo elaborato lo scorso novembre dall’Istituto Mario Negri per il trattamento a domicilio dei pazienti covid contiene molte novità rispetto alle raccomandazioni dell’Istituto della Sanità (Iss) ed è in pieno contrasto con le raccomandazioni dell’Aifa, già condannate dai medici di base.

Prima di aspettare il tampone

Secondo lo studio in fase di pubblicazione, partito dal prestigioso Istituto di ricerca diretto da Giuseppe Remuzzi, all’insorgere dei primi sintomi, senza aspettare l’esito del tampone, viene suggerito l’uso dell’Aspirina al posto della Tachipirina, e in caso di dolori si suggerisce l’Aulinuno di quei fans dai quali – secondo le prime indicazioni, poi smentite – era necessario stare alla larga per ridurre il rischio complicazioni in caso di covid. Ancora, nei casi gestiti a casa dai medici di famiglia e considerati più seri, si sdogana adesso anche l’utilizzo del cortisone, che durante la prima ondata di un anno fa, era stato anch’esso assolutamente sconsigliato.

La nuova teoria si basa sul presupposto che sia possibile contrastare la moltiplicazione del virus, se si interviene in questo modo nei primissimi giorni di contagio: quei 7-10 giorni decisivi per stabilire poi l’esito della malattia ed evitare complicanze. E sembra funzionare.

Studio su 500 pazienti gestiti a casa

La sperimentazione è avvenuta per mezzo di una trentina di medici di famiglia che l’avevano testato su 500 pazienti. È partita da Fredy Suter, primario di Malattie infettive al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, e coordinata dall’istituto di ricerca del Mario Negri. Lo studio mette a confronto novanta pazienti che hanno seguito questo nuovo protocollo, con altri novanta – comparabili per età, sesso e presenza di altre patologie – trattati invece con i regimi terapeutici precedenti.

Pochissime ospedalizzazioni

Il risultato è che nel gruppo del metodo Mario Negri solo due pazienti su 90 (2,2%) sono finiti in ospedale, contro i 13 su 90 (14,4%) dell’altro gruppo. I giorni complessivi trascorsi in ospedale sono 44 contro 481, e, di conseguenza, crollano anche i costi: 28mila euro contro 296.

Quasi nessuna differenza invece nei sintomi meno gravi del covid, ma comunque destabilizzanti, come la febbre e i dolori muscolari e articolari.

Notevole invece il recupero, nei pazienti trattati con il nuovo metodo, per quanto riguarda i segni più leggeri della malattia, come la perdita dell’olfatto e l’affaticamento, che persistono molto meno: nel 23 per cento contro il 73%

Covid-19, TAR: “No alle linee guida AIFA per i malati lievi”.

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Niente giallo fino al 30 aprile | Biden lancia Piano infrastrutture da 2mila miliardi | Lombardia, Fontana di nuovo indagato

Gio, 04/01/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Militare arrestato per spionaggio, i colleghi: «La figlia malata e tanti dossier tra le mani» Mosca: reagire, smorzare o prender tempo?;

Il Giornale: Niente giallo fino al 30 aprile. Arriva il nuovo decreto Draghi;

Il Manifesto: La lotta dei riders affonda Deliveroo alla borsa di Londra;

Il Mattino: Coppie gay, è legale l’adozione all’estero;

Il Messaggero: Bonus bici, detrazioni insieme alle spese mediche per i disabili Come funziona e come richiederlo;

Ilsole24ore: Biden lancia Piano infrastrutture da 2mila miliardi. Il presidente: «Creerà milioni di posti di lavoro»;

Il Fatto Quotidiano: Autoriciclaggio e false dichiarazioni sui soldi offshore: Lombardia, il presidente Fontana di nuovo indagato;

La Repubblica: Incidente in un impianto di Baltimora: rovinati 15 milioni di dosi di vaccino Johnson & Johnson;

Leggo: Denise Pipitone, Chi l’ha visto: la ragazza russa farà il test del Dna. La mamma: «Restiamo coi piedi per terra» VIDEO La somiglianza con i genitori FOTO;

Tgcom24: Tutta la Francia diventa rossa | Scuole chiuse | Coprifuoco alle 19;

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Harry e Meghan contro tutti

Mer, 03/31/2021 - 19:30

Anche i principi soffrono, una storia di suocere, cognate, fratelli e conflitti a corte. Diversità, razzismo, solitudine, cultura famigliare, difficoltà di comunicazione con l’aggiunta del gossip sui media.

Ne parliamo nel consueto appuntamento con il “Salotto Psicologico” della Dott.ssa Ilaria Fontana psicoterapia Napoli e Jacopo Fo. Regia di Doris Corsini.

Jacopo Fo

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Boom di richieste di cannabis light

Mer, 03/31/2021 - 18:00

(Da Legal Weed) – Il secondo lockdown italiano e il protrarsi di una situazione di incertezza e limitazioni alle libertà personali stanno incidendo profondamente sul benessere psicofisico della popolazione. A confermarlo non solo i recenti articoli accademici pubblicati sulle principali riviste come ‘The Lancet Psychiatry’ che ha osservato i mutamenti nei comportamenti nel primo trimestre 2020, ma anche ricerche più recenti. Una su tutte è la pubblicazione di Davide Fortin, ricercatore all’Università Sorbona di Parigi e collaboratore di MPG Consulting, che ha raccolto moltissimi dati tramite un sondaggio al quale hanno risposto più di 8mila persone e che sta analizzando le evoluzioni del mercato e il cambio nei paradigmi del consumo di cannabis light dal lockdown di marzo 2020 in poi.

Come confermano gli andamenti d’acquisto registrati da Legal Weed, il mercato è in evoluzione e il “fattore lockdown” incide profondamente. Dalla prima settimana di marzo del 2020, alla prima settimana di marzo del 2021, infatti, l’incremento del fatturato italiano dell’azienda si è attestato al +76%. Tutto questo nel momento in cui, in Commissione Giustizia, si discute della modifica del testo unico sugli stupefacenti con due leggi opposte: una proposta da Riccardo Magi di Più Europa/Radicali, che legalizzerebbe la coltivazione domestica di cannabis ad uso personale, e l’altra della Lega, che va nella direzione opposta aumentando le pene e prevedendo l’arresto obbligatorio, in caso di flagranza, senza più considerare la lieve entità.

Queste ipotesi di evoluzione normativa si inseriscono in un contesto di progressivo consolidamento e crescita del mercato nazionale e comunitario, come rilevato anche da Fortin. Attualmente si stima un mercato, comprensivo del consumo domestico e del prodotto che viene esportato, che si attesta intorno ai 200 milioni di euro tra infiorescenze (almeno 150 milioni) e prodotti a base di CBD. Ma il potenziale è enormemente maggiore, afferma Fortin: “Con una base di consumatori stabile si potrebbe arrivare ad un mercato di 4/500 milioni di euro nel giro di poco tempo se arriveranno le opportune regolamentazioni per l’inalazione in Italia e in Europa, e quelle per garantire la salubrità del prodotto e l’indicazione corretta dei principi attivi contenuti”.

Un mercato e una base consumatori che si consolida e che, secondo gli ultimi dati registrati da Legal Weed, si sta modificando rispetto all’età media degli acquirenti che sta salendo e rispetto al genere con boom di richieste da parte di donne over 35 che rappresentano un nuovo bacino d’utenza.

Sulle motivazioni di questo aumento rilevante di richieste di cannabis light, ovvero senza principio attivo psicotropo THC, la ricerca di Fortin ha evidenziato che i giovani tra i 18 e i 22 anni provano il prodotto, anche se i maggiori consumatori sono gli over 30, anche perché hanno più potere di acquisto, con una spesa media, per i consumatori regolari, di 50 euro al mese. Ma è un prodotto usato anche dagli anziani: in Italia fino ai 70 anni e in Francia anche gli ottantenni, una differenza che può essere data dal fatto che in Francia si fa molta fatica a reperire cannabis medicinale in farmacia”.

Infine, sui motivi per cui viene utilizzata la cannabis light, si osserva che un largo uso esiste anche per sostituire altre sostanze: uno su due la compra per sostituire la cannabis con THC, nella maggior parte dei casi perché durante la pandemia non riuscivano ad acquistarla, e per ridurre l’uso. Poi viene usata in sostituzione del tabacco (una persona su dieci) e anche per ridurre bevande alcoliche o farmaci come gli antinfiammatori, analgesici, rilassanti e sonniferi, e infine sostanze come eroina e derivati dell’oppio.

Conclude Fortin: “Poi c’è la fetta, sempre di un consumatore su cinque, che sceglie la light o i prodotti a base di CBD, semplicemente per il proprio benessere, che è una parte destinata ad aumentare con il crescere delle evidenze scientifiche dell’efficacia del CBD”.

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Milano senza club e festival è ancora Milano? Lettera aperta

Mer, 03/31/2021 - 16:24

Riceviamo e diffondiamo questa lettera aperta dei Live Club Milanesi.


I Live Club e i Festival di Milano sono ancora chiusi dopo oltre un anno di fermo.
Un lungo periodo in cui non ci sono stati incontri, confronti, approfondimenti specifici, né un progetto condiviso su modalità e tempi di recupero e ripresa. Proposte che sarebbero dovute arrivare da parte dell’Assessorato alla Cultura, responsabile di un settore centrale per la socialità e la collettività di una comunità, un’istituzione che, ancora di più in questo momento, dovrebbe essere un riferimento.

Abbiamo ascoltato dichiarazioni rispetto a quanto sia importante avere una città viva, di gente e non di pietre; abbiamo ricevuto telefonate rammaricate successive all’ennesima chiusura definitiva; tuttavia non sono stati messi in campo nessun vero impegno o idea concreta. Nel frattempo, a quasi un anno dalla pubblicazione dei risultati, i fondi di emergenza promessi e deliberati attraverso il Fondo di Mutuo Soccorso non sono ancora arrivati.

In questo scenario per noi drammatico, l’unica proposta, improvvisa e calata dall’alto, è quella di “Milano, Che Spettacolo!”: un progetto che prevede l’assegnazione di un hub, in cui tutte le realtà cittadine, di musica e non, possano accedere per produrre spettacoli, con tempistiche irreali e senza un indirizzo artistico chiaro. Un progetto confuso, che sminuisce la nostra professionalità, che taglia le gambe agli spazi esistenti e che, per di più, disperde economie vitali per la sopravvivenza dei luoghi della cultura e dell’intrattenimento.

Questa proposta, che potrebbe apparire “utile” nelle sue intenzioni, in realtà non affronta, risolve e considera il sistema di produzione dei Live Club esistenti. Un sistema fatto di lavoratori, investimenti, strutture faticosamente create negli anni, che in parte abbiamo perso negli ultimi mesi a seguito delle chiusure (Circolo Ohibò, Spazio Ligera, Serraglio, Blues House e altri). Gli spazi che sono sopravvissuti finora, a maggior ragione essendo in numero limitato, andrebbero coinvolti e ascoltati: per comprenderne problematiche, esigenze e differenze, per trovare soluzioni che li possano sostenere tutti, con proposte coordinate, per un confronto, purtroppo a oggi inesistente.

Sentiamo ogni giorno il peso delle nostre attività ferme da oltre un anno, con strutture onerose da tenere in vita e lavoratori a casa, che non sanno quando e se riusciranno a tornare al loro mestiere. Queste risorse possono essere lo strumento per dare sostegno a tante realtà oggi in difficoltà, realizzando una progettualità che rimanga viva anche una volta superato questo periodo.

Chiediamo al Sindaco Sala, all’Assessorato alla Cultura e all’Amministrazione della Città di fermare queste iniziative estemporanee: proponiamo loro un cambio di passo e di modalità per affrontare questa emergenza che sta mettendo a rischio gli spazi e tutti gli operatori culturali. Non meritiamo di perdere altri luoghi e altri spazi culturali, non possiamo permettercelo come comunità milanese. Chiediamo pertanto un appuntamento di confronto vero, verticale sul nostro settore e senza decisioni già prese, ma che serva ad identificare – col nostro supporto – soluzioni davvero efficaci.

In ordine alfabetico i live club e le venue estive di Milano e Città Metropolitana che hanno sottoscritto la lettera:

Alcatraz

Apollo Club

Biko Milano

Carroponte

Circolo Magnolia

Fabrique

Gate Milano

Germi

Legend Club

Live Club

Lorenzini District

Magazzini Generali

Rocket

Rock’N’Roll Club Rho

Santeria

Social Music City

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