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I vestiti ecologici di Vigga

Mer, 07/25/2018 - 09:21

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L’eclissi lunare totale più lunga del secolo

Mer, 07/25/2018 - 09:18

Venerdì 27 luglio potremo assistere in Italia a un’eclissi totale di Luna. Il fenomeno inizierà intorno alle 19 di sera, quando ci sarà ancora il Sole a illuminare il cielo, ma raggiungerà comunque il suo picco dopo le 22, quando sarà buio a sufficienza per osservarlo al meglio.
Anche se sono spesso riprese dai media con grande enfasi, le eclissi lunari sono un fenomeno piuttosto frequente: se ne registrano in media tre ogni due anni, ma non mancano i periodi in cui ne avvengono tre in un solo anno, considerando sia quelle parziali sia quelle totali.
Questo non deve comunque intaccare il vostro improvviso entusiasmo per la Luna: negli ultimi anni le eclissi visibili dall’Italia sono state poco frequenti e inoltre quella di venerdì sarà la più lunga di tutto il Ventunesimo secolo.

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Perché sono andato in Parlamento a incontrare deputati e senatori

Mer, 07/25/2018 - 02:49

La mia idea è che le cose migliorano se le persone si parlano e se le idee più concrete circolano. Per questo da anni collaboriamo con tutti quelli che hanno voglia di progresso a prescindere dalle appartenenze politiche. Sembrerà strano ma anche in un momento di polemiche furiose tra i progressisti stiamo riuscendo, come in passato, a creare momenti di dialogo che mettono assieme ambiti di collaborazione che paiono impossibili: ad esempio hanno aderito alla nostra proposta “3 Leggi Facili” militanti e parlamentari di M5S, Pd e Leu (impossibile ma vero, siamo un contingente pacifista di interposizione!!!)

Da 20 anni giriamo i comuni di tutti i colori proponendo forme di risparmio energetico. A Padova con l’allora Sindaco Zanonato del Pd, abbiamo tagliato 1 milione e mezzo di euro all’anno sostituendo illuminazione pubblica e riscaldamenti, era il 2007, 9 anni prima che le lampadine dei lampioni venissero sostituite a Milano, Roma, Torino e Firenze. Pensate se questo progetto, realizzato dall’ingegner Maurizio Fauri, fosse stato adottato subito dopo il successo di Padova… Si sarebbero risparmiati centinaia di milioni all’anno! Ma allora la politica aveva altro da pensare…

In questi anni abbiamo lavorato per il risparmio energetico di una quarantina di altri piccoli comuni amministrati da Pd, Si, M5S e perfino con ex comunisti passati alla Lega. Un lavoro lento, ancor oggi dopo 11 anni che abbiamo dimostrato cosa si potesse fare ci sono migliaia di comuni che continuano a buttare i soldi dalla finestra con le vecchie, antiche, lampadine…

Al Senato ho avuto due incontri molto importanti: uno con i parlamentari M5S delle Commissioni Sanità di Camera e Senato, per portare la nostra proposta di legge sui farmaci sfusi (ne parlo nell’articolo che verrà pubblicato domani). Questo intervento è stato possibile grazie alla senatrice Mariolina Castellone che si è dimostrata tra le prime persone aperte al dialogo.

L’altro incontro è stato con il senatore Gianni Pietro Girotto, che da anni partecipa come relatore anche al nostro Festival Ecofuturo e grazie al quale in passato abbiamo organizzato incontri con senatori e deputati del M5S, Pd, Sinistra Italiana, e che ora è diventato Presidente della Commissione Commercio, Industria, Turismo. L’obiettivo dell’incontro è stato presentare un’idea semplice per rilanciare l’appoggio alle startup innovative.

Dando vita a People for Planet abbiamo promesso di raccontarti non solo quel che è successo ma anche che cosa stiamo facendo succedere.

Una dichiarazione altisonante.

E anche una proposta che speriamo coinvolga sempre più persone.

Quel che proponiamo è un modo diverso di impegnarsi per migliorare la situazione italiana.

Da quando mia madre era al Senato (2007) abbiamo lavorato per individuare leggi facili e utili che fosse realmente possibile far approvare in tempi rapidi.

La situazione è difficile, l’Italia è spaccata in 3 fazioni politiche, è inutile cercare di ottenere riforme epocali, nessuno ha in parlamento la forza di farle approvare. È invece possibile vincere piccole battaglie che a volte possono portare a grandi risultati e magari dare forza e fiducia a chi lotta per il progresso.

È la strategia dei piccoli passi, la strategia dello Shangai, il gioco nel quale devi spostare per prime le bacchette più facili da muovere (ho scoperto che questo gioco si chiama anche Mikado, nome giapponese).

La battaglia per ottenere la limitazione dei vitalizi è di certo importante per il principio etico che contiene ma in termini di risultati di denaro sono al massimo 150 milioni di euro risparmiati. La nostra proposta di adottare la vendita dei farmaci nella quantità esatta prescritta dal medico porterebbe, secondo le stime più prudenti, a un risparmio di 500 milioni di euro. In Germania, Usa, Francia e Spagna già lo fanno, perché non dovremmo imitarli?

Un’altra proposta è istituire un’Autorità che vigili in via preventiva sui contratti “di massa” (telefonia, banche, assicurazioni, gas e luce eccetera), eviterebbe 300 mila cause civili e darebbe garanzie ai cittadini che firmano  questi contratti pieni di clausole imposte dalle compagnie. Anche qui un risparmio superiore a quello ottenuto con i vitalizi.

Nella lotta alle ludopatie abbiamo già ottenuto un successo perché, grazie alla campagna che da tempo sosteniamo in molti, il “Decreto Dignità” (già approvato e ora in fase di conversione) contiene finalmente il divieto della pubblicità per il gioco d’azzardo…

In questo momento stiamo cercando idee per altre proposte da portare avanti e stiamo cercando in ogni direzione alleati.

Per questo stiamo prendendo contatti con esponenti di varie forze politiche e progettiamo una serie di convegni tematici con i parlamentari. Parlare, spiegare, far conoscere, un modo per fare lobbying trasparente.

LEGGI ANCHE:

Apriamo il dibattito sull’effetto positivo dell’uso dei placebo sui conti e la salute

Sanità: come tagliare i costi coinvolgendo gli studenti in campagne di informazione sanitaria

 

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La strana voglia di punire degli italiani spiegata da Cesare Beccaria, un ragazzo

Mer, 07/25/2018 - 02:15

Quando nel 1764 fece pubblicare Dei delitti e delle pene Cesare Beccaria era un giovane marchese di 26 anni. Quando Matteo Salvini e Giorgia Meloni scrivono di castrazione chimica e di abolizione del reato della tortura ne hanno qualcuno in più.

Il libretto, messo dalla Chiesa all’Indice nel 1766, è tra le cose di cui gli italiani dovrebbero andare maggiormente orgogliosi, più della pizza.

L’abolizione della pena di morte, l’ispirazione egualitaria secondo cui alla radice del crimine c’è la disuguaglianza economica e sociale e i principi laici che disciplinano il diritto di punire da parte dello Stato in Italia, in Europa e nel mondo sono stati possibili (anche) grazie al libro scritto da un ragazzo ventiseienne. Un ragazzo, come Federico Aldrovandi o Stefano Cucchi, per intenderci.

Nella stesura di Dei delitti e delle pene, Beccaria si fece aiutare dai fratelli Verri e dagli amici dell’Accademia dei Pugni, una società di persone che riunivano i propri intelletti a Milano, in Via Monte Napoleone, per fare metaforicamente “a pugni” con le arretratezze e i soprusi che caratterizzavano la società in cui vivevano.

La politica è per stessa sua natura linguistica, violenta: l’avversario politico va “battuto”, i governi “cadono”, i candidati “lottano”, e la “battaglia” politica non si ferma al termine della campagna elettorale, ma prosegue anche in assenza di una “opposizione” forte da mettere a tacere. La comunicazione di un politico risulta quanto più efficace quanto più scientemente violenta, e ciò tradisce un certo isterismo collettivo, dove sono spesso gli emarginati e i più colpiti da questa o da quella crisi a pretendere un’autorità minacciosa, potente, con cui possano identificarsi.

Il fatto di cronaca avvenuto ieri in Stazione Centrale a Milano e che ha per protagonista Massimiliano Codoro, leghista e candidato non eletto con il centrodestra alle ultime consultazioni politiche, pone l’accento su un ulteriore fenomeno sempre più frequente: la confusione tra il diritto a difendersi (con il placet dello Stato) e il diritto a esercitare un’autorità al posto dello Stato. Massimiliano Codoro ha estratto la pistola dopo che la molestia sarebbe avvenuta, dunque non per evitare la molestia in atto, ma per punirla a posteriori.

Scriveva Beccaria:

È evidente che il fine delle pene non è di tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso”.

E aggiungeva che lo Stato, avvalendosi di un “corpo” e “ben lungi di agire per passione, è il tranquillo moderatore delle passioni particolari”, deve decidere l’entità e i modi della pena seguendo come unico criterio “l’utile sociale”.

Sono passati due secoli ma ancora si assiste, sia pure attraverso i social network, alla legittimazione dell’esercizio di una violenza legalizzata e promossa come necessaria.

La castrazione chimica invocata da Matteo Salvini non ha alcun effetto sulla psicologia di una persona che si macchia del reato di aggressione o di violenza sessuale. Chi esercita o reitera un’aggressione sessuale lo fa indipendentemente dall’efficienza del proprio organo sessuale. Imporre la castrazione chimica obbligatoria per chi commette reati sessuali sarebbe dunque una pena che non segue l’“utile sociale”.

Un’altra posizione che sta facendo molto discutere è quella di Giorgia Meloni, che ha recentemente postato su Facebook la seguente frase: “Abolire il reato di  tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro”. A rendere sottilmente ambigua la frase della leader di Fratelli d’Italia è la doppia natura del concetto stesso di diritto. Il diritto dovrebbe essere contemporaneamente lo strumento per proteggere i cittadini dall’arbitrio dell’autorità e il mezzo con cui l’autorità cerca di proteggere se stessa nel suo esercizio. Una condizione non facile da raggiungere, ma necessaria, perché, come diceva il grande Montesquieu citato da Beccaria, “ogni pena che non derivi dall’assoluta necessità è tirannica”.

Soltanto in uno Stato garante e con un governo solido può esserci un diritto di punire esercitato legalmente e al riparo da “passioni particolari” senza calpestare il contratto sociale che ogni cittadino, più o meno consapevolmente, stipula con i suoi simili, in quanto, come scritto in Dei delitti e delle pene:

Fu la necessità che costrinse gli uomini a cedere parte della propria libertà […] ciascuno non ne vuole mettere nel pubblico deposito che la minima porzion possibile, quella sola che basti ad indurre gli altri a difenderlo. L’aggregato di queste minimi porzioni possibili forma il diritto di punire; tutto il di più è abuso e non giustizia”.

Parole di Cesare Beccaria, un ragazzo.

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Emilia 4, l’auto solare dell’università di Bologna vince l’American Solar Challenge

Mar, 07/24/2018 - 08:34

Emilia 4, l’auto solare progettata e costruita dall’Università di Bologna, ha trionfato nell’American Solar Challenge, la competizione riservata a veicoli solari sviluppati dalle università di tutto il mondo.
Nata da un progetto di ricerca industriale finanziato dalla Regione Emilia-Romagna grazie ai Fondi europei – Por Fesr 2014-2020, Emilia 4 è stata sviluppata e costruita interamente in Emilia-Romagna dall’Università di Bologna e dal team di Onda Solare, con il coinvolgimento del CIRI Meccanica Avanzata e Materiali e il CIRI Aeronautica e il sostegno di diverse aziende e centri di ricerca, tra cui il Centro di super calcolo del Cineca e Scm Group.
Il lavoro di progettazione, che ha coinvolto una sessantina di persone, è durato due anni, mentre la fase di costruzione è stata portata a termine in meno di un anno.

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Su People For Planet avevamo già parlato di Emilia 4, clicca qui

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In Italia il consumo di suolo non si ferma. E così il cemento si mangia il bel Paese.

Mar, 07/24/2018 - 04:57

La presentazione dell’edizione 2018 del Rapporto realizzato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale  (ISPRA) e dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), tenutasi a Palazzo Montecitorio il 17 luglio, ha messo in evidenza un trend italiano tutt’altro che incoraggiante: un consumo di suolo ad oltranza che in Italia continua ad aumentare anche nel 2017, nonostante la crisi economica e i tentativi da parte di Istituzioni e Associazioni di sensibilizzare sul tema di territorio e ambiente.

Il Rapporto ha come obiettivo quello di restituire una fotografia completa e aggiornata del territorio e di fornire una valutazione delle dinamiche di cambiamento della copertura del suolo e della crescita urbana, anche a livello locale, e delle conseguenze sull’ambiente, sul paesaggio, sulle risorse naturali e sul sistema economico. Andiamo a vedere alcuni dei dati emersi:

Il cemento, durante lo scorso anno, ha sottratto alla natura 2 metri quadrati al secondo, che equivalgono a 15 ettari al giorno, per una superficie totale di 52 km quadrati all’anno: un dato, stabile in tutta Italia, ma in crescita nel Nord-Est. È come se avessimo costruito un’intera piazza Navona ogni due ore. In termini economici la sfrenata urbanizzazione rappresenta per il Paese una perdita superiore ai 2 miliardi di euro l’anno.

La rapida e costante trasformazione innescata da nuove infrastrutture e cantieri (che da soli coprono più di 3.000 ettari) non sembra trovare nessun tipo di limitazione sconfinando anche in aree protette e zone a rischio idrogeologico, arrivando a invadere addirittura le aree vincolate per la tutela del paesaggio come coste, laghi, fiumi, montagne e vulcani. I numeri, ancora una volta, ci sorprendono negativamente: la stima è di 74.554 ettari di territorio consumato all’interno delle nostre aree protette. In termini percentuali emerge che: il 24% del territorio trasformato è soggetto a vincoli paesaggistici, il 6% a rischio frana, il 32% ad alto rischio sismico e l’1,6% protetto. Il territorio più minacciato è quello delle coste e dei bacini idrici dove il cemento ricopre oltre 350 mila ettari, circa l’8% della loro estensione totale.

Maglia nera delle trasformazioni sul suolo 2017 va al Parco nazionale dei Monti Sibillini, con oltre 24 ettari di territorio consumato, seguito da quello del Gran Sasso e Monti della Laga, con altri 24 ettari di territorio impermeabilizzati da costruzioni ed opere successive ai recenti fenomeni sismici del Centro Italia. I parchi nazionali del Vesuvio, dell’Arcipelago di La Maddalena e del Circeo sono invece le aree tutelate con le maggiori percentuali di cementificazione.

Si continua quindi a ricoprire irreversibilmente aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, strade, infrastrutture e insediamenti commerciali. A livello nazionale il consumo di suolo è passato dal 2,7% stimato per gli anni ’50 al 7,65% del 2017 segnando una crescita percentuale del 180%.

“È nostro dovere seguire le trasformazioni del territorio, risorsa non rinnovabile e vitale per il nostro benessere e per l’economia – ha dichiarato il Presidente ISPRA e SNPA Stefano Laporta – senza interventi normativi efficaci, il consumo di suolo non si fermerà”.

Ma esistono soluzioni a questo fenomeno che sembrerebbe non risparmiare nulla? Sembrerebbe di sì ma manca la volontà. C’è il disegno di legge del 2016 “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato” che però, dopo che ci sono voluti tre anni e tre mesi per l’approvazione della Camera a Montecitorio, è ancora oggi bloccato al Senato. Il provvedimento mira ad introdurre incentivi alla rigenerazione urbana, al riuso degli edifici sfitti e delle aree dismesse, introducendo maggiore tutela delle aree agricole e soprattutto un obiettivo di zero consumo di suolo netto al 2050.

Noi aspettiamo…

 

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Sanità: come tagliare i costi coinvolgendo gli studenti in campagne di informazione sanitaria

Mar, 07/24/2018 - 02:08

Nell’incontro che ho avuto con alcuni senatori e onorevoli membri delle Commissioni Sanità di Camera e Senato aderenti al M5S (ve ne racconto meglio nell’articolo in uscita domani) abbiamo parlato anche della possibilità di ridurre i costi e migliorare la salute lanciando campagne di informazione.

E a questo proposito abbiamo anche discusso sulla possibilità di ridurre i costi coinvolgendo gli studenti.

Premesso che secondo molti studi le campagne sulla salute hanno sempre risultati in termini di riduzione dei costi molto superiori alla spesa per le campagne stesse (prevenire è meglio che curare) ho proposto l’idea di chiedere agli studenti di diventare attivisti dell’informazione sulle buone pratiche sanitarie.

In questa direzione abbiamo realizzato esperienze con risultati esaltanti. All’interno di un progetto di Alternanza Scuola Lavoro abbiamo coinvolto 383 studenti di Gela ottenendo che ognuno di loro realizzasse un suo blog sulla sua passione. L’obiettivo era cambiare l’immagine di Gela sul web.

A marzo se cercavi su Google/immagini la parola Gela, uscivano per lo più, come prime, immagini di auto bruciate, negozi devastati, armi sequestrate e foto segnaletiche di pregiudicati. Cioè non ti veniva in mente di andare a Gela. A inizio giugno, in soli 3 mesi siamo arrivati a poter festeggiare il fatto che non c’è più su Google, tra le prime, una sola immagine negativa (anche in questo caso un piccolo cambiamento, un grande risultato: si veda anche Gela, la città con la più alta densità di blogger grazie al progetto 383 Blog per Gela). Non è cambiata Gela, è cambiata la percezione che l’utente di Google ha di Gela. I giovani blogger hanno portato in risalto ciò che di buono Gela può offrire.

Un progetto analogo lo abbiamo sviluppato sul lago di Iseo con i ragazzi del liceo scientifico di Lovere. Durante un laboratorio creativo ad Alcatraz abbiamo elaborato l’idea di sviluppare la costruzione di un’isola di bottiglie di plastica riciclate che depuri l’acqua del lago. Un sistema da tempo sperimentato negli Usa. Anche questo progetto è iniziato a marzo e in questo momento i ragazzi hanno già trovato i 10mila euro necessari e stanno costruendo l’isola, il varo è previsto per settembre! (puoi vedere qui il progetto e il video-diario della costruzione).

In questo momento stiamo cercando aziende disposte a finanziare la realizzazione di progetti simili in altri 10 laghi italiani e abbiamo già ricevuto qualche segnale di interesse…

Questo per dimostrare che si può fare! Gli studenti hanno grandi potenzialità, e sono capaci di sviluppare grandi iniziative se si propone loro obiettivi concreti che hanno veramente peso nella realtà e non solo un apprendimento teorico. Misurarsi con risultati importanti genera passione e la passione è uno straordinario lievito delle capacità oltre che medicina sociale. E per inciso in questo tipo di iniziative abbiamo sempre verificato che molti degli ultimi della classe cambiano punto di vista sull’importanza dello studio. Il coinvolgimento funziona meglio dei brutti voti!

Quindi affidare a gruppi di studenti campagne di informazione sanitaria, sostenendoli ovviamente con adeguate azioni di formazione e supporto, potrebbe essere un sistema veramente efficace perché permetterebbe di raggiungere le famiglie 10 volte meglio di qualsiasi comunicazione televisiva. Sono gli studenti stessi a portare il messaggio alle proprie famiglie, parliamo di marketing “casa per casa”!

E quest’azione porterebbe anche a riempire di senso l’Alternanza Scuola Lavoro che è un’ottima idea ma è stata troppo spesso gestita male, proponendo agli studenti percorsi per nulla appassionanti e gratificanti, quando non completamente inutili.

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La scarpa che “cresce” per i bimbi africani

Lun, 07/23/2018 - 09:35

Un’idea semplice e rivoluzionaria. The Shoe that Grows è una scarpa per bambini che cresce assieme a loro. Si adatta al piede e può durare cinque anni. Un’innovazione nata per aiutare le famiglie in difficoltà nei paesi in via di sviluppo, per permettere ai più piccoli di non andare in giro con calzature di fortuna o addirittura scalzi, con il rischio di incappare in pericolosi parassiti. “Sono oltre 1,5 miliardi le persone che soffrono di malattie trasmesse dal suolo, in tutto il mondo. Senza scarpe, i bambini sono particolarmente vulnerabili…

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Un’altra spiaggia è possibile

Lun, 07/23/2018 - 09:25

A Paestum (Salerno), in Cilento, la struttura balneare Dum Dum Republic si è schierata in difesa degli oceani e delle spiagge: 20.000 cannucce in meno sono state sostituite negli ultimi due mesi dal maccherone zito, un tipo di pasta cava all’interno che si presta all’uopo, negli ultimi due mesi. Lo stabilimento stesso, si è fatto promotore di una campagna virale #ZeroCannucce, iniziativa che si inserisce nel più ampio e lungimirante progetto di Turismo Sostenibile #PlasticFree.

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Zanzare: miti da sfatare, consigli e curiosità

Lun, 07/23/2018 - 02:57

Alcuni accorgimenti che vengono utilizzati per ridurre la presenza di questi insetti nelle nostre case non sono altro che frutto di leggende metropolitane e non hanno alcuna efficacia reale. Ecco alcuni miti da sfatare:

* Mettere il rame nei sottovasi delle piante per rendere l’ambiente inospitale alle larve di zanzara non serve a nulla, spiega Claudio Venturelli, entomologo dell’Ausl Romagna: “Il rame rende l’acqua inospitale per le larve di zanzara solo nella proporzione di almeno 20 grammi di rame in un litro d’acqua. E non deve essere ossidato, quindi va cambiato molto spesso: solo con questi accorgimenti funziona, altrimenti è inutile”.

* Coltivare piante aromatiche sul balcone come basilico, lavanda e menta può effettivamente allontanare le zanzare per via dell’odore che queste piante emanano, “ma l’acqua che ristagna nel sottovaso, invece, ne aumenta la presenza perché fa da serbatoio: in sostanza, la spesa è maggiore dell’impresa”.

* Le casette per i pipistrelli (bat box) che in molti giardini vengono messe per offrire ospitalità a questi piccoli mammiferi alati ghiotti di zanzare nella speranza che ripuliscano l’aria circostante da questi insetti, in realtà ha efficacia molto limitata.

I consigli anti-zanzare dell’entomologo

Alcuni comportamenti facili da mettere in pratica possono invece aiutare davvero a tenere lontane le zanzare.

* Tanto per iniziare, “la prevenzione è la prima arma: svuotare i sottovasi delle piante quando si riempiono di acqua può aiutare a evitare l’instaurarsi di covi di larve”, spiega Venturelli. Anziché togliere l’acqua nei sottovasi, operazione che per piante molto pesanti può risultare difficile, “si può riempire il sottovaso di sabbia o ghiaia che evitano il formarsi del ristagno d’acqua, rendendo l’ambiente inospitale per le zanzare senza nuocere alle piante, che attraverso le radici possano continuare ad assorbire l’acqua di cui hanno bisogno”.

* Oltre all’uso di zanzariere, che può risultare molto efficace e non ha alcun effetto collaterale sull’ambiente e sulla salute, anche l’uso di condizionatori e di ventilatori può essere di aiuto contro le zanzare perché le correnti d’aria che si creano le disorientano nel volo e confondono l’odore della pelle umana da cui sono attratte.

Curiosità

* Da due zanzare che nascono in aprile, se hanno sangue per nutrirsi e acqua a sufficienza per sopravvivere, a fine ottobre hanno dato vita a circa 10 generazioni di zanzare”, spiega Venturelli. “Considerando che in media ogni 10 giorni possono nascere 2500 milioni di miliardi di zanzare, in sei mesi tutte le zanzare insieme arrivano a pesare 83 milioni di tonnellate, e se le mettessimo in fila indiana sarebbero in grado di coprire la distanza terra-luna 65 milioni e 400 mila volte”. Il calcolo, riportato nel libro “Questione di Culex” (De Agostini) scritto da Claudio Venturelli e Marina Marazza con prefazione e capitolo di Dario Fo, “è ovviamente ipotetico,  poiché non tiene conto delle zanzare vittime di predazione, malattie e disinfestazioni”, precisa Venturelli.

* La bistecca scottona contiene il 16% di sostanza proteica rispetto al suo peso: le zanzare hanno invece ben il 48% di sostanza proteica rispetto al loro peso (chissà se in futuro sarà possibile consumare bistecche di zanzare come nuova fonte di approvvigionamento proteico!)

* E’ vero che le zanzare scelgono le loro prede in base all’odore: in particolare sono attratte dal sentore del sudore, che contiene acido lattico, e sono in grado di intercettarlo a 70 m di distanza. Mentre non è vero che alcune persone sono bersagli prediletti delle zanzare, mentre altre sono pressoché indenni dalle punture. “Chi suda di più in genere viene punto di più, ma chi pensa di non essere vittima delle zanzare in realtà dà il suo contributo in sangue a mamma zanzara senza però manifestare la reazione allergica (ponfi e prurito) che, invece, compare in chi si sente perseguitato da questi insetti”.

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Apriamo il dibattito sull’effetto positivo dell’uso dei placebo sui conti e la salute

Lun, 07/23/2018 - 02:47

In Germania quando un medico non ha ancora i risultati degli accertamenti clinici e delle analisi, 8 volte su 10 non prescrive una medicina, proprio perché non ha gli elementi di diagnosi. In questi casi i medici prescrivono medicine placebo, cioè sostanze che non hanno nessun effetto “medico”. Nelle farmacie sono in vendita pillole di tutti i colori, creme, gocce, supposte, tutte placebo (e c’è scritto sulla confezione). L’uso del placebo dà comunque al malato una risposta psicologica e quindi effetti positivi sulla salute; e si è dimostrato che anche se il paziente sa di assumere un placebo c’è comunque un effetto positivo: il gesto di curarsi, incredibile ma vero, funziona!  Qui vedi la ricerca diretta da Kevin Fontaine, presidente del Dipartimento di Health Behavior alla Scuola di salute pubblica dell’Università dell’Alabama a Birmingham: Placebos without Deception: A Randomized Controlled Trial in Irritable Bowel Syndrome, mentre qui si può leggere un articolo sull’effetto placebo in generale.

Le non medicine danno risultati positivi in molti casi; ma soprattutto si riduce il rischio di contrarre malanni causati da medicine sbagliate perché prescritte prima di conoscere il risultato delle analisi.

Se si convincessero i medici italiani ad adottare questa strategia otterremmo un enorme risparmio sui farmaci (i placebo hanno un costo irrisorio) e meno danni alla salute per errori di diagnosi.

In questo caso però non si tratta di riuscire a far approvare una legge. Non si può imporre la prescrizione del placebo anche perché in alcuni casi, quando il medico ha raggiunto una certa certezza anche in assenza di analisi, è giusto prescrivere medicine vere.

Per ottenere l’aumento sensibile dell’impiego del placebo in Italia sarebbe sufficiente che il ministero della Sanità esprimesse un incoraggiamento presso l’Ordine dei Medci chiedendo una maggiore diffusione dell’informazione sui risultati positivi ottenuti seguendo questa procedura in Germania e in altri Paesi; una campagna di informazione rivolta ai cittadini che evidenziasse i rischi ai quali ci si espone assumendo farmaci prima di avere una ragionevole sicurezza sulla diagnosi in quanto non ci sono ancora accertamenti clinici. Si tratta cioè di sviluppare un’azione culturale. Il denaro speso per una campagna di informazione sarebbe sicuramente ripagato 100 volte.

Nei prossimi articoli racconterò dell’incontro con le commissioni Sanità e di come tagliare i costi coinvolgendo gli studenti in campagne di informazione sanitaria.

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“Gli esseri umani hanno creato il problema e la mia macchina per ripulire gli oceani lo risolverà”

Lun, 07/23/2018 - 02:27

 

La prima macchina per ripulire gli oceani, progettata da Boyan Slat, sarà operativa da luglio e avrà come primo obiettivo l’isola di spazzatura nel Pacifico. Il sogno di Boyan Slat, il giovane che a soli 18 anni ha progettato la prima macchina per pulire gli oceani dalla plastica, sta per diventare realtà. È tutto pronto al lancio, che avverrà nell’estate 2018 e che avrà come primo obiettivo la Great Pacific Garbage Patch, l’enorme isola di spazzatura situata nell’oceano Pacifico, contenente circa 100 milioni di tonnellate di detriti. Si tratta del primo tentativo di contrastare l’accumulo di immondizia, fin dalla sua scoperta nel 1997.

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At last but not the least, i rendimenti

Lun, 07/23/2018 - 02:05

I dati messi a disposizione dalle autorità di vigilanza e controllo (fonte: ultima relazione Covip) certificano che i lavoratori che hanno aderito alla previdenza complementare dovrebbero ritenersi soddisfatti, in quanto, a prescindere dalla forma opzionata tra le tre, tutte battono la rivalutazione del Tfr lasciato in azienda. E’ anche vero però che il 23,5% degli iscritti alla previdenza complementare nel 2017 non ha effettuato contribuzioni perché probabilmente è rimasto intrappolato dalle promesse dei venditori aggressivi e ora, benché non possa uscire dal fondo, si guarda bene dal versare altri soldi

Questo è sufficiente per capire che, per quanto riguarda Fpa e Pip, è arduo consigliare quali preferire, perché la struttura di offerta della previdenza complementare è costituita da 415 forme pensionistiche: 35 fondi negoziali, 43 aperti, 77 piani individuali pensionistici (PIP), 259 preesistenti, oltre ancora a FONDINPS! I costi medi nazionali dei Fpa, comparabili grazie all’Isc (Indicatore sintetico dei costi), oscillano tra lo 0,47% e l’ 1,72% annui, a seconda dei comparti prescelti, mentre quelli dei Pip stanno tra l’1,87% e il 2,71%.

La forbice è molto alta; dietro a questi dati medi, non deve però sfuggire che esistono comunque comparti di Fpa più cari di quelli dei Pip. Verificare i costi è doveroso, però questi vanno poi coniugati con i rendimenti. Prodotti poco costosi e poco performanti, peggio ancora molto costosi e poco redditizi, si alternano ad altri mediamente costosi e ben performanti. Va altresì sottolineato che i fondi pensione sono strumenti di investimento tipicamente di lungo periodo (pluridecennali). Correttamente innescano dei meccanismi di inversione dei costi all’aumento dell’importo sotto gestione, così gli aderenti coerenti avranno ulteriori vantaggi derivanti dalle economie di scala.

A fare il resto della differenza sono quindi elementi quali l’expertise gestionale, la consistenza delle masse, il miglior rapporto rischio/rendimento, la capacità di innovazione, la dimostrazione di sapersi adeguare velocemente ai cambiamenti di mercato, normativi, fiscali e operativi.

Per i giovani lavoratori l’adesione alla previdenza complementare dovrebbe essere imprescindibile ma ,cosi come indicato nel rapporto Covip, “rimangono ai margini del sistema di previdenza complementare”. Probabilmente gli intermediari (banche e compagnie di assicurazione) fanno ancora fatica a consolidare un rapporto di fiducia con chi deve legarsi le mani per 40 anni circa. Una conferma e’ rappresentata anche dal fatto che, sempre dati Covip 2017, le prestazioni pensionistiche erogate alla fine dei piani sono state distribuite in capitale (mi prendo tutto alla scadenza del piano) in 2,6 miliardi e in rendita ( mi prendo una pensione mensile per tutta la vita) per circa 700 milioni di euro. Della serie: prendo i soldi e scappo altro che pensione di scorta!

E una domanda in termini di tecniche di vendita dovremmo pur porcela visto che in Italia a fine 2017 risultano iscritti 7,6 milioni di risparmiatori. Sono tutti consapevoli? Hanno tutti maturato e metabolizzato la decisione in autonomia e senza alcuna pressione?

Unico consiglio: per ridurre gli errori, maturare conoscenza partecipata, ottenere di più… è utile affidarsi a professionisti seri, di provata esperienza, indipendenti o che rappresentano società storiche, con unica vocazione la gestione professionale del risparmio.

 

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Alstom: il treno a idrogeno vince il GreenTec Mobility Award. Presto in Italia?

Dom, 07/22/2018 - 02:18

Si chiama Coradia iLint ed è un treno regionale alimentato da una cella combustibile che trasforma l’idrogeno in energia elettrica. Realizzato da Alstom, è il primo nel suo genere e si è da poco aggiudicato un GreenTec Award nella categoria Mobility by Schaeffler. Sarà su rotaia in Germania entro quest’anno.

Ma anche in Italia c’è aria di novità. In Toscana i treni di Alstom potrebbero viaggiare sulle linee Siena-Chiusi e Siena-Empoli – non elettrificate – grazie a un bando della Regione a cui Alstom aveva risposto e che potrebbe comunque vedere protagonisti anche altri big della mobilità. Tutto dipende però anche dal cofinanziamento da parte dell’Ue nel quale spera la Regione, ma per avere notizie concrete su questo fronte occorre attendere il bando del 2019.

Unica emissione in atmosfera: vapore

Il Coradia iLint presenta vari vantaggi dal punto di vista ambientale e non solo. Da un lato, infatti, consente un risparmio notevole in termini di emissioni – l’unica emissione è il vapore – dall’altro lato è prezioso per agevolare gli spostamenti su linee ferroviarie non elettrificate come sostituto dei convogli diesel. Nel caso tedesco, stiamo parlando del 40% della rete. Inoltre, come sottolineano da Alstom, questo mezzo di trasporto viaggia ai massimi livelli di silenziosità possibili.
E non si tratta di un prototipo: il Coradia iLint entrerà in servizio regolare sulla tratta Cuxhaven-Bremervörde in Bassa Sassonia, proprio nel 2018.
Ai GreenTec Awards è stato premiato in particolare il nuovo modo di concepire la mobilità a zero emissioni in un ambito – l’ingegneria e il trasporto ferroviario – in cui si trasportano carichi massicci, considerando anche che il progetto Coradia iLint dimostra la volontà di agire su una prospettiva di decarbonizzazione di lungo periodo e grazie a una produzione in serie.
Ogni treno regionale di questo tipo più viaggiare fino a 140 km/h con un’autonomia di 600/800 km per ogni rifornimento. A bordo, possono salire fino a 300 passeggeri.

VIDEO:

 

I treni regionali Alstom per gli italiani

Alstom è impegnata anche sul fronte italiano, dove è presente dagli anni Novanta. Tra i vari incarichi, nel 2012 si è aggiudicata la gara pubblica di Trenitalia per 70 nuovi treni regionali Coradia Meridian e qualche mese fa si è aggiudicata anche 4 contratti per circa 330 milioni di euro sempre da Trenitalia per la fornitura di 54 treni regionali Coradia Stream destinati alle regioni Abruzzo (4 treni), Liguria (15 treni), Marche (4 treni) e Veneto (31 treni). Tutto questo come parte dell’accordo quadro firmato nell’agosto 2016. Si tratta dei treni ribattezzati “Pop”, che si aggiungono ai 47 già ordinati dalla Regione Emilia Romagna nel 2016.

Sono convogli pensati per viaggiare su linee regionali e per collegare più città. Sono ad unità elettrica multipla (EMU) che raggiunge una velocità massima di 160 km/h nella versione regionale. Possono prendere posto seduti oltre 300 passeggeri e l’accesso è stato pensato “a raso” del marciapiede per essere più agevole per tutti, compresi i passeggeri con difficoltà motorie. Sono treni progettati per essere ecologici e riciclabili al 95%. A seconda delle stagioni, inoltre, questi treni presentano interni modificabili e adattabili: ad esempio è possibile aggiungere rastrelliere per le biciclette o per gli sci, connessione Wi-Fi, distributori di bibite e snack, aree multimediali e zone di lavoro o relax. Possibile anche un servizio avanzato di infotainment, audio e video e un servizio di video sorveglianza “live” per garantire la massima sicurezza a bordo. Tutto è stato pensato in Italia: lo sviluppo del progetto, la produzione e la certificazione fanno capo al sito di Alstom di Savigliano (CN), la progettazione e la produzione dei sistemi di trazione e altri componenti allo stabilimento di Sesto San Giovanni (MI) e i sistemi di segnalamento di bordo al sito di Bologna.

In copertina: Disegno di Armando Tondo

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Pesticidi: ambiente e salute ancora a rischio

Dom, 07/22/2018 - 02:07

ISPRA – l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero dell’ambiente – ha presentato oggi i risultati delle periodiche analisi sui pesticidi delle acque italiane, con riferimento al biennio 2015-2016. Il quadro che emerge è allarmante per ambiente e salute umana.

Nella sola agricoltura si utilizzano in Italia 130.000 tonnellate all’anno di pesticidi, mentre non si hanno dati sui biocidi utilizzati per altri usi (ad esempio lungo i binari ferroviari).

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E’ nato prima il pane o l’agricoltura?

Sab, 07/21/2018 - 02:56
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Copenaghen, dell’Università di Cambridge e dello University College di Londra, ha pubblicato un articolo in cui si racconta di una scoperta che va contro quello che eravamo abituati a immaginare riguardo alla nascita dell’agricoltura, alla coltivazione dei cereali e al loro uso per preparare prodotti come il pane. Questi ricercatori, infatti, hanno trovato, in un sito archeologico denominato Shubayqa 1, in Giordania, i resti di quella che poteva essere paragonata a una sorta di focaccia, risalenti a circa 14 mila anni fa.    Il pane sarebbe il più antico finora noto: “Il pane a forma di focaccia trovato a Shubayqa 1 è la prima prova della produzione di pane finora scoperta, e dimostra che la cottura è stata inventata prima che avessimo la coltivazione delle piante”, ha detto Tobias Richter, dell’Università di Copenaghen, che ha diretto la ricerca, come riporta il sito Le Scienze. “E’ possibile che la produzione precoce di pane a base di cereali selvatici sia stata una delle forze trainanti della successiva rivoluzione agricola, quando i cereali selvatici furono coltivati per fornire fonti di cibo più convenienti”.   Questo sostanzialmente significa che al tempo si erano già comprese le proprietà di alcuni cereali, che venivano raccolti nella loro forma selvatica e successivamente lavorati e poi cotti per produrre un alimento che si era già capito che fosse molto nutriente. Nel sito archeologico sono stati trovati anche diversi oggetti che dimostrano come la popolazione che abitava quel luogo fosse in grado di svolgere tutti i passaggi della lavorazione. Probabilmente questa idea ha portato poi i nostri antenati a cercare di produrre più facilmente e in maggior quantità i semi che gli servivano per la panificazione, e quindi hanno iniziato a pensare a forme di coltivazione. La fame aguzza l’ingegno e i nostri antenati contadini/panettieri hanno avuto un’idea che si è rivelata geniale.

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