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Milano senza club e festival è ancora Milano? Lettera aperta

Mer, 03/31/2021 - 16:24

Riceviamo e diffondiamo questa lettera aperta dei Live Club Milanesi.


I Live Club e i Festival di Milano sono ancora chiusi dopo oltre un anno di fermo.
Un lungo periodo in cui non ci sono stati incontri, confronti, approfondimenti specifici, né un progetto condiviso su modalità e tempi di recupero e ripresa. Proposte che sarebbero dovute arrivare da parte dell’Assessorato alla Cultura, responsabile di un settore centrale per la socialità e la collettività di una comunità, un’istituzione che, ancora di più in questo momento, dovrebbe essere un riferimento.

Abbiamo ascoltato dichiarazioni rispetto a quanto sia importante avere una città viva, di gente e non di pietre; abbiamo ricevuto telefonate rammaricate successive all’ennesima chiusura definitiva; tuttavia non sono stati messi in campo nessun vero impegno o idea concreta. Nel frattempo, a quasi un anno dalla pubblicazione dei risultati, i fondi di emergenza promessi e deliberati attraverso il Fondo di Mutuo Soccorso non sono ancora arrivati.

In questo scenario per noi drammatico, l’unica proposta, improvvisa e calata dall’alto, è quella di “Milano, Che Spettacolo!”: un progetto che prevede l’assegnazione di un hub, in cui tutte le realtà cittadine, di musica e non, possano accedere per produrre spettacoli, con tempistiche irreali e senza un indirizzo artistico chiaro. Un progetto confuso, che sminuisce la nostra professionalità, che taglia le gambe agli spazi esistenti e che, per di più, disperde economie vitali per la sopravvivenza dei luoghi della cultura e dell’intrattenimento.

Questa proposta, che potrebbe apparire “utile” nelle sue intenzioni, in realtà non affronta, risolve e considera il sistema di produzione dei Live Club esistenti. Un sistema fatto di lavoratori, investimenti, strutture faticosamente create negli anni, che in parte abbiamo perso negli ultimi mesi a seguito delle chiusure (Circolo Ohibò, Spazio Ligera, Serraglio, Blues House e altri). Gli spazi che sono sopravvissuti finora, a maggior ragione essendo in numero limitato, andrebbero coinvolti e ascoltati: per comprenderne problematiche, esigenze e differenze, per trovare soluzioni che li possano sostenere tutti, con proposte coordinate, per un confronto, purtroppo a oggi inesistente.

Sentiamo ogni giorno il peso delle nostre attività ferme da oltre un anno, con strutture onerose da tenere in vita e lavoratori a casa, che non sanno quando e se riusciranno a tornare al loro mestiere. Queste risorse possono essere lo strumento per dare sostegno a tante realtà oggi in difficoltà, realizzando una progettualità che rimanga viva anche una volta superato questo periodo.

Chiediamo al Sindaco Sala, all’Assessorato alla Cultura e all’Amministrazione della Città di fermare queste iniziative estemporanee: proponiamo loro un cambio di passo e di modalità per affrontare questa emergenza che sta mettendo a rischio gli spazi e tutti gli operatori culturali. Non meritiamo di perdere altri luoghi e altri spazi culturali, non possiamo permettercelo come comunità milanese. Chiediamo pertanto un appuntamento di confronto vero, verticale sul nostro settore e senza decisioni già prese, ma che serva ad identificare – col nostro supporto – soluzioni davvero efficaci.

In ordine alfabetico i live club e le venue estive di Milano e Città Metropolitana che hanno sottoscritto la lettera:

Alcatraz

Apollo Club

Biko Milano

Carroponte

Circolo Magnolia

Fabrique

Gate Milano

Germi

Legend Club

Live Club

Lorenzini District

Magazzini Generali

Rocket

Rock’N’Roll Club Rho

Santeria

Social Music City

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Pasqua: idea menu vegano

Mer, 03/31/2021 - 15:00

Come si legge sul canale YouTube di Cucina Botanica: Se avete amici o parenti vegani, e non sapete cosa cucinare per Pasqua, questo video è perfetto per voi. E se siete vegani voi stessi, ancora meglio! Oggi vi svelo come fare un figurone.

Nel video vedremo:

  • APERITIVO: bruschette con hummus di ceci e crema di avocado.
  • ANTIPASTO: Insalata di patate e fagiolini su letto di pesto alla genovese.
  • PRIMO: linguine al pesto di piselli con pangrattato ai pomodori secchi e olive.
  • SECONDO: Polpette di ceci alle erbe con sugo alle verdure.
  • DOLCE: Torta di carote e nocciole con crema di cioccolato fondente.
Cucina Botanica

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“Odio gli uomini” di Pauline Harmange: il pamphlet femminista diventato caso letterario

Mer, 03/31/2021 - 12:30

Ha attirato l’attenzione sin da subito “Odio gli uomini” di Pauline Harmange, recentemente pubblicato in Italia da Garzanti, divenendo a tutti gli effetti un caso editoriale prima in Francia e poi nel resto del mondo. Questo piccolo pamphlet di appena 98 pagine fa parlare di sé dallo scorso autunno, quando, poco dopo la sua pubblicazione, il funzionario del ministero francese delle Pari Opportunità Ralph Zurmély minacciò l’editore Monstrograph di denunciarlo per incitamento all’odio sulla base del genere, se non ne avesse ritirato tutte le (pochissime) copie dal mercato. Successivamente, da tale posizione prese esplicitamente le distanze il ministero delle Pari Opportunità stesso, addossando a Zurmély tutta la responsabilità delle sue dichiarazioni. Questo episodio ha giovato molto alla fama della giovane autrice, blogger e attivista, fino a quel momento sconosciuta ai media, e della sua prima opera, tradotta in 17 paesi.

Odiare gli uomini come paradigma di libertà

Sin da bambine viene inculcata alle donne la necessità di piacere agli uomini, i loro pareri hanno sempre più importanza e, sempre di più nella crescita, la loro figura diventa imprescindibile per la realizzazione femminile. Tant’è che generalmente una donna single e senza figli dopo una certa età, ancora oggi, viene stigmatizzata nello stereotipo della “zitella”. Le donne, per essere accettate nella società patriarcale, devono dunque costantemente allinearsi a modelli che generano spesso insicurezza e insoddisfazione personale, dall’essere belle e sexy per gli occhi maschili, all’essere madri amorevoli pronte a farsi carico delle necessità di tutta la famiglia. Questa esigenza di costante allineamento fa sì che le donne spesso non si sentano all’altezza di determinate situazioni, perché a loro viene richiesto sempre il massimo, quando agli uomini spesso basta fare il minimo.

Pauline Harmange (fonte: Facebook)

È dunque nella misandria che Harmange concentra la sua rivendicazione femminista: “la misandria nasce dall’ira e se ne nutre”, ma come attestano le reazioni che ha suscitato la sua di rabbia, spesso le donne non hanno diritto di essere arrabbiate con gli uomini, né tantomeno di odiarli apertamente. Nel diritto all’ostilità aperta verso gli uomini, Harmange ravvede la piena liberazione delle donne dall’influenza degli uomini e quindi la loro realizzazione, alla larga dai giudizi maschili.

Nel suo libro, Harmange focalizza la sua attenzione anche sul contraltare della misandria, ovvero la misoginia. Se la misoginia è “misurabile” con il numero di vittime di femminicidi, stupri e violenze domestiche e, soprattutto, è socialmente accettata, l’odio delle donne verso gli uomini fa indignare molto, ma allo stesso tempo non è sinonimo di violenza o di usurpazione ma di separazione e liberazione dagli schemi maschili.  “L’accusa di misandria è un meccanismo di silenziamento” scrive Harmange nell’introduzione.

La sorellanza per ribaltare la società patriarcale

Ma soprattutto, il libro di Harmange è un invito alla sorellanza politica, culturale e sociale, come arma di affermazione delle proprie idee e della propria indipendenza, utile a combattere tutti quei meccanismi di ricerca dell’apprezzamento maschile attuati dalle donne stesse per sentirsi accettate. “È la nostra rabbia che costringe gli uomini ad assumersi la responsabilità delle loro azioni e imprime slancio a tutte le nostre rivoluzioni”. La causa femminista è una causa di sole donne e pertanto sono le donne che devono alimentare e sostenere le proprie battaglie, senza avere paura di essere apostrofate come isteriche o streghe. Solo le donne, per l’autrice, possono sostenere le rivendicazioni femministe, nessun uomo, neanche con le migliori intenzioni potrebbe riuscirci fino in fondo, proprio per via della società patriarcale in cui siamo immersi che ripropone sempre gli stessi schemi.

“Odio gli uomini” di Pauline Harmange è in fondo una mano tesa, un atto di sorellanza, nei confronti di tutte le donne che lo leggeranno.

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L’epopea dell’innocente in Heidi

Mer, 03/31/2021 - 10:00

Una piccola epopea dell’innocenza. Di un eroismo a misura di infante è rivelativo “Heidi”, il famoso romanzo della scrittrice svizzera Johanna Spyri, pubblicato nel 1880, annoverabile nella letteratura per ragazzi, testo che ha conosciuto molteplici trasposizioni cinematografiche e la fortunatissima versione del cartoon televisivo.

 “Recitar Leggendo” ne ha ricavato un delizioso audiolibro che riarmonizza la freschezza della penna della Spyri e accompagna, attraverso l’ascolto del libro parlato, verso un vivido discioglimento immaginativo degli scenari descritti: le cime imponenti delle Alpi svizzere fra alpeggi, caprette, baite ed abeti, genziane blu e rose di cisto. In tali distese soffia il vento di Foehn, quello definito “mangianeve”, tipico delle regioni alpine (e non solo) capace, al suo passaggio, di rendere l’aria più tersa e di rasserenare il cielo.

Il cuore della tenerissima protagonista dalle inconfondibili gote rosse, contiene il segreto di questo vento che sbaraglia le ombre, i grumi degli egoismi, le difficoltà, la pesantezza dei dispiaceri. Heidi è un’orfana che viene affidata, dalla sorella della mamma, al nonno, da tutti conosciuto come lo “Zio dell’Alpe”, un uomo di circa settant’anni colpito da oscure maldicenze e che si è isolato sui monti. La bimba ha cinque anni ma dimostra una saggezza sorprendente, disarmante e salvifica. È povera ma impregnata della beatitudine dell’incoscienza della sua condizione che la rende ricca di entusiasmo, generosità, stupore per la bellezza della vita. Rappresenta molto di più di una pargoletta, è una creatura mitologica, una fata, un archetipo o un’energia primigenia che nell’inconscio collettivo ci pone di fronte alla figura dell’innocente che ama sognare e sperare ed ha un’incrollabile fiducia nel mondo. Somiglia anche all’essere riposto in qualche parte latente di noi da ritrovare nelle fiabe, che estrae da sé comportamenti puri e genuini e vede il buono in tutto ciò che incontra.   

Il sentiero della formazione

L’impervio viottolo di montagna sul quale Heidi procede a mano della zia Dede per raggiungere il nonno, il primo quadro del libro, può risultare metaforico degli sforzi del cammino per il riconoscimento di sé e l’opera della scrittrice svizzera è, per questo, ascrivibile fra i romanzi di formazione. La minuscola prima donna in erba mostra fin dall’inizio la pienezza del suo profilo, sceglie con impeto la sintonia con i prati, le montagne, la natura, insieme al suo amico undicenne, il pastorello Peter. Quando la piccola dovrà raggiungere la città, Francoforte, e abiterà nella casa di un’agiata famiglia, finirà con il perdere gravemente le forze e verrà disposto il suo rientro all’alpeggio. Il soggiorno a Francoforte sarà, però, servito a far stringere un profondissimo legame d’amicizia con Clara Sesemann, bambina poliomielitica.  “Heidi” è anche il libro dei miracoli che accadono per vincoli d’amore e in esso è chiaramente dominante un’impronta cristiano-luterana secondo la quale in ogni casa, dalla più abbiente alla più sperduta e priva di mezzi, sono disponibili volumi delle Sacre Scritture e si leggono i Salmi. I gusti più laici, però, potrebbero ugualmente trovare pieghe accattivanti nella narrazione quali, ad esempio, l’insegnamento dello sparviero che grida volando fra i picchi rocciosi. “Lo sparviero grida – spiega il nonno ad Heidi mettendo in parole il roboante canto – perché si prende gioco delle persone di quaggiù che vivono tutte insieme nei villaggi e si arrabbiano l’una con l’altra. Se ognuno andasse per la sua strada e salisse quassù come faccio io, le cose andrebbero meglio!”.

Che cosa è un audiolibro

Che cosa sia un audiolibro lo dice con ferma convinzione proprio Heidi che dalla famiglia Sesemann ha imparato a riconoscere le lettere dell’alfabeto e a leggere. “Da quelle lettere nere – ci fa comprendere l’Autrice – uscivano delle persone, delle cose, che prendevano vita nelle storie commoventi….quando (Heidi) leggeva ad alta voce le storie sembravano ancora più belle e comprensibili”. L’attrice, cantante, musicista, Laura Pierantoni nella lettura dell’audiolibro di Recitar Leggendo, fa risalire le convessità del racconto in una policromia di registri vocali. Le tonalità più cristalline sono quelle di Heidi subito pronte a gonfiarsi o iscurirsi assumendo l’esatta misura delle figure maschili: il nonno, Peter, il Signor Sesemann, il Dottore, il fedele maggiordomo Sebastian. Oppure l’interpretazione vocale s’arriccia nelle increspature dell’impettita e sprezzante signorina Rottenmeier, governante di casa Sesemann e antagonista di Heidi, ma s’ammorbidisce nella fragilità di Clara e si dilata nella doppia maternità delle due nonne, quella poverissima ed affranta di Peter e quella facoltosa e magnanima di Clara. L’ascolto si allaccia ad un’onda sonora che amalgama tutte le voci in un insieme vario ed unitario e scandisce la tensione dialogica dei personaggi che si protendono l’uno verso l’altro in dinamiche di accordo e conflitto, rabbia, perdono, sorriso.

Ascolti transgenerazionali

“Heidi” con la sua formula di meraviglia e leggerezza è un audiolibro per ragazzi, ma anche per adulti che sappiano cogliere sullo sfondo storico di fine Ottocento connotato da analfabetismo, occupazione minorile, morti sul lavoro (il padre di Heidi era un carpentiere ucciso da una trave) il bisogno di costituire un mondo più giusto in cui vincono non le sopraffazioni ma le buone relazioni. Questa storia dai cieli tersi e ventosi vorrebbe far uscire dalle nebbie i contrasti dell’ego per ricondurli al nitore di un’alterità pacificata. Qualcosa che è spiegato con semplice evidenza nella parte finale in cui si afferma: “Chiunque faccia qualcosa di cattivo pensando che nessuno se ne accorgerà, commette sempre un errore…Dio risveglia subito il piccolo guardiano che ha messo dentro di noi alla nostra nascita che sta lì e dorme tranquillamente finché una persona non compie una cattiveria. Il piccolo guardiano ha un pungolo in mano che continua a punzecchiare in modo che il malfattore non abbia più un momento di pace”. L’ultimo capitolo è, infatti, intitolato “Arrivederci” non a caso, ma per dare significato a nuove possibilità di incontro rinsaldate intorno al vero senso delle cose che è fatto di amicizia, solidarietà, unità.

Daniela Muraca

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AstraZeneca cambia nome il “Vaxzevria” e Twitter impazzisce

Mer, 03/31/2021 - 08:47

AstraZeneca ora si chiama “Vaxzevria”. Il vaccino anti-covid-19 che tanto rumore ha prodotto, ha visto approvare il cambio di denominazione dall’Ema il 25 marzo scorso, a seguito della richiesta del gruppo farmaceutico anglo-svedese che lo ha prodotto, spiega l’agenzia europea del farmaco, in cui è stato pubblicato anche il nuovo bugiardino del farmaco.

Mentre Twitter impazzisce per scherzarci sopra, alludendo al cambio di immagine che la scelta porta con sé, l’azienda sostiene che finora il vaccino non aveva un vero e proprio nome, e che “dare un nome a un farmaco nuovo è una consuetudine. Un processo che avviene in maniera separata dall’approvazione normativa e regolatoria del farmaco stesso”. “La sigla ‘Covid-19 AstraZeneca vaccine’, non era il nome del farmaco. Ora ha un nome che come prassi è stato registrato”, conclude l’azienda. 

Come cambia il foglietto illustrativo

Tra gli effetti collaterali, vengono aggiunti i rarissimi casi di trombosi. Nel foglietto illustrativo del vaccino, infatti, relativamente agli effetti collaterali, si legge:

“È stata osservata molto raramente una combinazione di trombosi e trombocitopenia, in alcuni casi accompagnata da sanguinamento, in seguito alla vaccinazione con Vaxzevria. Ciò include casi severi che si presentano come trombosi venosa, inclusi siti insoliti come trombosi del seno venoso cerebrale, trombosi della vena mesenterica e trombosi arteriosa, concomitante con trombocitopenia. La maggior parte di questi casi si è verificata entro i primi 7-14 giorni successivi alla vaccinazione e si è verificata in donne di età inferiore a 55 anni. Tuttavia ciò potrebbe riflettere l’aumento dell’uso del vaccino in questa popolazione. Alcuni casi hanno avuto esito fatale. Gli operatori sanitari devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi di tromboembolia e/o trombocitopenia. I soggetti vaccinati devono essere istruiti a consultare immediatamente un medico se sviluppano sintomi quali respiro affannoso, dolore toracico, gonfiore alle gambe, dolore addominale persistente dopo la vaccinazione. Inoltre, chiunque manifesti sintomi neurologici tra cui cefalea severa o persistente o visione offuscata dopo la vaccinazione oppure ecchimosi (petecchie) in una sede diversa da quella della vaccinazione dopo alcuni giorni, deve consultare immediatamente un medico”.

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Vaccini, spinta sulle Borse | Ocse spinge la patrimoniale | Ecco quanto inquina la Pasqua tradizionale

Mer, 03/31/2021 - 06:25

Corriere della Sera: «AstraZeneca solo a chi ha più di 60 anni» Il cambio di linea della Germania;

Il Giornale: L’Ocse spinge la patrimoniale “Tassate i capitali dei ricchi”;

Il Manifesto: Floyd, alla sbarra c’è il razzismo di Stato;

Il Mattino: Draghi e la moglie si sono vaccinati: prima dose di AstraZeneca a Roma;

Il Messaggero: Obbligo mascherina ovunque (spiaggia compresa) anche per chi è vaccinato: la Spagna fa da apripista Foto;

Ilsole24ore: La scommessa su ripresa e vaccini spinge le Borse, Milano +0,8% – Fmi alza le stime per l’Italia- Il crac di Archegos getta un’ombra su Wall Street;

Il Fatto Quotidiano: Uova di cioccolato e strage di agnelli: ecco quanto inquina la Pasqua tradizionale;

La Repubblica: Vaccini in farmacia: ecco dove, come, quando e chi potrà farli;

Leggo: Denise Pipitone è ancora viva e in Russia? Una ragazza in tv cerca la mamma: «Io rapita da bimba» FOTO;

Tgcom24: L’assegno unico per i figli è legge: via libera del Senato con 227 Sì | Video;

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Allergie: quali cibi peggiorano le reazioni immunitarie?

Mar, 03/30/2021 - 21:00

Come si legge dal canale YouTube Benessere: La primavera è un periodo difficile per chi soffre di allergie ai pollini. Con le fioriture in corso, il sistema immunitario si attiva e si è particolarmente ricettivi anche ad alcuni cibi che contengono molecole simili a quelle di graminacee e betulle.

Si chiama cross reaction (reazione crociata) e coinvolge anche altre tipologie di allergie quali: pelo di cane e gatto, polvere, piume. Il fisico reagisce con i sintomi tipici dell’allergia: riniti, prurito al palato, congiuntivite, eritema, orticaria, ma anche diarrea e vomito. I cibi da evitare sono tanti, scopriamo le reazioni crociate con l’aiuto della Dott.ssa Federica Legrenzi. Intervista, riprese e montaggio di Silvia Valenti.

Benessere

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Come racconteremo la pandemia tra anni

Mar, 03/30/2021 - 15:00

Voglio cominciare dal respiro. Improvvisamente, un certo giorno, respirare era diventato pericoloso. Fino a quel momento ognuno poteva respirare come voleva. Da quel giorno in poi, tossire, starnutire o respirare diventò pericoloso, perché attraverso il respiro si poteva veicolare, far girare delle particelle invisibili che entravano dentro il naso e poi dentro i polmoni e ti facevano ammalare. Questa era una cosa nuovissima. Non era mai esistita o forse era esistita tanti tanti anni prima e nessuno se ne ricordava più.

C’erano state altre malattie di questo tipo, ma questa volta cominciarono a dire che per essere più sicuri di questo respiro, bisognava mettersi delle maschere, delle mascherine, delle cose sulla bocca e sul naso per impedire di infettare gli altri. Questa cosa fu molto strana, all’inizio in molti non ci credevano, non tutti si misero a usarla. Dissero anche di usare i guanti, di lavare molte volte le mani e dissero tante cose per far capire che il pericolo c’era, anche se all’inizio non si riusciva bene a capire quanto fosse grave questo pericolo. Ci volle un po’ di tempo e poi si cominciò a capire che i più colpiti erano gli anziani, le persone più vecchie, perché avevano quello che chiamavano un sistema immunitario più debole. Questo sistema immunitario non si capiva bene che cos’era. È una cosa che abbiamo dentro e che si dovrebbe rinforzare vivendo bene sostanzialmente, mangiando bene, respirando bene, stando bene spiritualmente, in amicizia con gli altri. La mascherina l’avevamo già vista, c’erano delle immagini di documentari in Cina dove pare che questo virus avesse cominciato a girare, ma c’era l’idea che questo virus fosse così lontano, in Cina, figurati quando sarebbe arrivato da noi. Invece quando arrivò fu una catastrofe!

A Pechino avevamo già visto gente che girava con le mascherine, in realtà se guardiamo i bollettini meteorologici delle nostre città dovremmo girare sempre con le mascherine. Oramai sono molto inquinate, si respirano sempre polveri molto sottili, che non si vedono e le respiri, ma non muori subito, ci vuole tempo per immagazzinare questo veleno. Invece questa cosa nuova si chiamava “coronavirus”… con questa parola “corona” legata ai principi e ai re alle regine, alle principesse delle favole. Questo coronavirus era una cosa molto presente, concreta, ne moriva la gente. Alcuni morivano e altri no e questo era incredibile. C’erano persone che neanche sapevano di averla quella malattia e quindi erano più pericolose perché giravano e infettavano le altre. Siamo cominciati a entrare dentro una faccenda  di numeri,  ogni giorno stavamo a guardare quanti ne morivano e quanti erano infettati, quanti erano quelli che non lo erano più. E cominciavano a diventare degli eroi persone che fino a quel momento non lo erano mai stati: i medici e gli infermieri.

Avevamo visto un sacco di serie televisive negli anni Ottanta e Novanta sui medici, storie di medici in corsia, ma non eravamo stati preparati a vedere questi medici come fossero in trincea, come se fossimo in guerra. E infatti molti di loro purtroppo ci hanno lasciato la vita per difenderci, perché lì negli ospedali cominciò ad accumularsi tutta questa malattia in eccesso. Entravano lettighe e lettighe e autoambulanze. Entravano autoambulanze e uscivano casse da morto purtroppo perché è una malattia veramente brutta in cui si muore respirando male, non riuscendo a respirare muori dentro un casco di plastica che hai addosso e muori da solo, non puoi più contattare nessuno, sei infettivo, è una malattia che ti isola dagli altri. Questo succedeva anche nella gente perché regnava la paura di incontrare gli altri, per non essere infettati; ci dissero che era meglio stare in casa.

Infatti cominciarono a chiudere tutte le attività dove le persone si riunivano di più, le fabbriche, i posti di riunione, tutto… questo si chiamò ‘lockdown’ e fu lungo lungo e terribile perché le persone stando in casa cominciavano a restringere tutto il loro modo di vivere, anche gli spazi, non tutte le case sono grandi, ci sono case di quaranta metri quadri, con due genitori e quattro figli, come hanno fatto? Eppure ce la facevano e poi uscivano sul balcone e gridavano “tutto tornerà come prima, ce la faremo”.

C’era una grande speranza di farcela, questa speranza poi ha cominciato ad affievolirsi e in televisione gli epidemiologici, i virologi, tutte persone mai state fino ad allora in televisione, divennero delle star. Ogni trasmissione ne aveva uno. Spesso raccontavano cose che non erano in sintonia con quello che raccontavano gli altri, erano scienziati, persone cui dare fede, fiducia. Ma ad esempio ce ne fu uno, un idiota, che disse a un certo punto che l’epidemia non c’era più, che il virus non c’era più. Questo generava confusione nelle persone. Quando le persone hanno paura succede che cominciano a pensare al maleficio, devono trovare un nemico da qualche parte, un capro espiatorio. Siccome il nemico non si può trovare qui perché è invisibile e non è chiaro chi lo porta, non ci sono dei portatori, non ci sono persone particolari per il colore della pelle o per una particolare etnia che ci portano il virus, ce lo siamo portati da soli, è nelle nostre città. Questa cosa iniziò a generare superstizioni, si sono cominciate a formare gruppi di persone che di fronte alla paura del virus, negavano che il virus ci fosse. Quindi la gente ha iniziato a distinguersi in negazionisti, la gente che negava il virus, positivi, quelli che avevano contratto il virus, asintomatici… nuovi nomi per definire gruppi di persone.

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Covid-19, viaggi all’estero: quarantena al ritorno, ma solo di 5 giorni

Mar, 03/30/2021 - 12:05

Ieri le tante polemiche seguite al fatto che, durante le vacanze di Pasqua, l’Italia resta per buona parte serrata mentre rimane possibile viaggiare all’estero, previo tampone e senza quarantena, in numerosi paesi (vedi quali). Oggi, il ministro della Salute Roberto Speranza firmerà un’ordinanza che dispone, per arrivi e rientri da Paesi dell’Unione Europea, un tampone in partenza, quarantena di 5 giorni e ulteriore tampone alla fine dei 5 giorni. 

Tre milioni di vaccinati ad oggi

Secondo un report di Palazzo Chigi, il numero di persone immunizzate con il vaccino ha raggiunto ad oggi quota 3.037.122, mentre sono 9.658.927 le somministrazioni totali pari all’85,8% di quelle finora distribuite alle regioni pari a 11.247.180. Sono i dati aggiornati sui vaccinati in Italia dove è stata superata la soglia dei tre milioni di persone che hanno ricevuto la seconda dose.

Covid-19, Pasqua: chiuse le regioni ma aeroporti aperti. Dove si può viaggiare (da turisti)?

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Fauci: lotta a Covid fallisce senza vaccinare nei Paesi poveri

Mar, 03/30/2021 - 11:00

Poco importa se gli Stati Uniti, Israele, la Germania o il Giappone termineranno in tempi record le rispettive campagne nazionali di vaccinazione anti-Covid: i Paesi sviluppati rischiano comunque di ripiombare nell’emergenza pandemica se quelli più poveri, circa il 60% della popolazione mondiale, resteranno senza accesso ai vaccini. A lanciare l’allarme questa volta è l’autorevole Council on Foreign Relations (CFR) think tank americano specializzato in studi sulle relazioni internazionali, nel corso di una panel discussion sulla pandemia a un anno dalla sua esplosione. Un evento trasmesso via podcast che ha visto il super consigliere della Casa Bianca, Antony Fauci, confrontarsi col delegato speciale dell’Unione Africana per la mobilitazione del sostegno internazionale contro il Covid-19, Tidjane Thiam e col numero uno del CFR, Richard Haass, uno degli intellettuali più ascoltati Oltreoceano.

Il primo “anniversario” della pandemia sulla carta coincide con un sostanziale successo della campagna americana di vaccinazione ma questo non dovrebbe, a detta di Fauci, far tirare un sospiro di sollievo agli Usa perché “finche’ la maggioranza della popolazione mondiale non avrà accesso ai vaccini, le varianti del Covid avranno facile presa nei paesi ricchi come in quelli poveri”.

In realtà, ha spiegato l’immunologo, gli Usa e altri Paesi sviluppati (Ue inclusa) dove le campagne vaccinali stanno dando buoni risultati, non sono neppure vicini al traguardo finche’ nel mondo, soprattutto nella sua parte più povera, ci saranno oltre 100 milioni di contagi e quindi il virus continuerà a replicarsi e a innescare una moltitudine di mutazioni. Fauci ha quindi ribadito che sulle coste Usa sono già arrivate almeno due varianti di Covid-19: quella inglese che, a suo avviso, “diventerà il ceppo dominante negli Stati Uniti entro la fine di marzo” e quella sudafricana che “è meno presente ma più preoccupante, perché più violenta della variante inglese”.

E, ancora, “non importa dove si manifestino, le varianti del Coronavirus continueranno a viaggiare e a minacciare tutto il mondo, anche i paesi coperti da vaccino”. Quello inoculato in Usa, ha continuato Fauci, sta funzionando molto bene contro la variante britannica, “ma nel caso della variante sudafricana ha dimostrato di avere una capacità di controllo considerevolmente inferiore”.

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Covid-19, cibo: cambiare le abitudini di tutta la famiglia si può

Mar, 03/30/2021 - 09:00

Se c’è una cosa positiva in questa pandemia, è che la maggior parte di noi ha più tempo da dedicare alla famiglia, più tempo da dedicare al cibo, che oltre a una forma di consolazione e sicurezza (nessuno di noi, diciamolo, ha mai avuto la dispensa tanto colma) è ancor più di prima una forma di amore e conoscenza. Attraverso la preparazione del cibo distendiamo i nervi, intratteniamo i bambini e – cosa non del tutto consapevole – prepariamo il nostro futuro.

Secondo uno studio sulle abitudini alimentari dei bambini americani, tra quelli al mondo più dipendenti dal cibo spazzatura, fatto di alimenti preparati industrialmente e bibite gasate, hanno significativamente migliorato le loro abitudini alimentari nell’ultimo secolo. Oltre la metà dei bambini e ragazzi tra i 2 e i 19 anni mangia male, ben sotto le attuali raccomandazioni. È una buona notizia perché nel 1999, quando lo studio ebbe inizio, la percentuale era del 77%. Oggi siamo al 56%.

Come sta l’Europa? Male, e l’Italia peggio che mai al suo interno. I bambini italiani sono i più grassi d’Europa, al pari dei coetanei greci (35%, 1 su 3) secondo un ormai celebre studio pubblicato da Jama Pediatrics. I dati Istat mostrano che il 25,2% dei bambini e ragazzi italiani è clinicamente obeso. E un bambino obeso a sei anni ha più del 50% di probabilità di essere un adulto obeso. Se cambiare è possibile sempre, il futuro di peso e salute si stabilisce nel primo anno di vita, tra due e sei anni e in pubertà. Altrimenti, la condanna è a malattie non trasmissibili come diabete, malattie cardiovascolari e metaboliche e cancro, fin da una giovane età. Lo dice l’Oms, che recentemente ha nuovamente sollecitato l’adozione di misure di contrasto e facilitazioni anche fiscali per i comportamenti salutari.

Conoscere ciò che ci fa bene

Ovviamente prima di iniziare dobbiamo studiare. Oggi è facile, ci sono molte fonti accreditate, media e libri che parlano e profusamente di alimentazione sana. Sappiamo i fondamentali: tante verdure e di tanti colori, cereali integrali o semi-integrali e il più possibile vari (orzo, riso, grano, grano saraceno, mais…), legumi in ogni genere e salsa, frutta, poca carne e poco pesce, pochissima carne rossa, zero salumi, dolci solo all’occasione (domenica, compleanno…). Stigmatizzati o quasi tutti gli alimenti ricchi di zucchero: bibite gasate, succhi, yogurt alla “frutta”, dolci, gelati. Tra questi, da eliminare quelli confezionati e industriali.

Cucinare insieme

Il primo passo per amare la buona cucina è conoscerla. Armatevi di pazienza e chiamate i figli ai fornelli, responsabilizzateli e fate nascere in loro il fuoco sacro degli chef. Una frittata, un ragù e una passata di verdure saranno molto più buoni se li hanno cucinati loro.

Date il buon esempio

Lo so, è stressante. Potete mantenere le vostre cattive abitudini – se proprio ci tenete – dopo l’ora della nanna. Ma di fronte ai piccoli addentate una mela, non un salame. “Tutte le società scientifiche pediatriche sottolineano come sia importante che la famiglia adotti uno stile di vita sano per promuovere nei bambini un comportamento analogo”, sottolinea Stefania Manetti, pediatra Acp, in questo interessante lavoro sul tema.

Verdure sul divano

I bambini stanno guardando la televisione e chiedono uno snack? Non pensate a grissini o biscotti, ma a spicchi di finocchio, mele a pezzetti, carote. La fantasia vi aiuta: è in commercio il tempera-carote oppure è possibile comporre un piattino che forma una faccia. Ma aiuta molto anche l’assenza di scelta: siate decisi e non cedete alle lamentele.

Il segreto sta nel dirlo bene

“Comunicare il problema è una tappa fondamentale nella cura di ogni malattia. Una buona comunicazione permette di creare consapevolezza positiva, ovvero motivazione a curarsi. Su una malattia stigmatizzata come l’obesità, la comunicazione è una sfida: richiede un atteggiamento non solo “non-giudicante”, sia da parte dei medici che dei genitori o degli insegnanti, ma addirittura “de-colpevolizzante” per avere un effetto motivante piuttosto che deridente. Per realizzarla, occorre essere convinti che la responsabilità principale dell’obesità sia genetica, ambientale e sociale, e non personale. La “colpa” riduce il valore della persona, la fa sentire diversa e isolata. Si manifesta come “vergogna” che paralizza, riducendo motivazione e fiducia nel cambiamento, porta alla rinuncia alla cura o al suo fallimento. La buona comunicazione nasce da una buona relazione empatica e può aumentare la motivazione e l’autoefficacia della famiglia”, scrive Rita Tanas, pediatra esperta in tematiche legate all’alimentazione, in uno studio pubblicato sulla rivista Quaderni dell’Associazione Culturale Pediatri.

Giochiamo con i colori

Diamo ai bambini l’opportunità di scegliere tra cibi sani: “A cena prepariamo l’insalata o gli spinaci?”. “È a volte una grande tentazione, ma bisogna evitare di offrire cibo come compenso a un buon comportamento o di limitarlo in caso di cattivo comportamento” aggiunge Mainetti come uno dei tanti trucchi utili a educare la famiglia, prima dei bambini, a una alimentazione sana. In particolare, premiare un buon voto con un gelato è molto pericoloso: nella mente del bimbo collega le emozioni al cibo, l’essere amati e gratificati da chi amiamo al sapore dolcissimo. Potrebbe essere il primo passo verso un senso distorto del concetto di alimentarsi.

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Ecosia, cambia motore di ricerca e pianta alberi

Mar, 03/30/2021 - 08:22

Non farà miracoli, ma spesso l’ambientalismo è anche questione di sensibilizzazione. Così, volendo dare un forte segnale in più, è possibile scegliere come motore di ricerca per il nostro device Ecosia, che funziona più o meno come Google (lo abbiamo testato), ma dichiara di donare l’80% dei proventi relativi alle pubblicità online che contiene a sostegno di programmi di riforestazione in varie parti del mondo. Aprendolo in questo momento si legge che sono 122,5 milioni gli alberi piantati dai suoi utenti dalla fondazione, avvenuta nel 2009. Fino al 2015, la società ha collaborato con The Nature Conservancy, che gestisce il programma Plant a Billion Trees, impegnato a favore della riforestazione della foresta atlantica brasiliana. Dal 2015 in poi l’impegno di Ecosia supporta invece diversi partner in Burkina Faso.  

Dall’Europa con amore

L’europea Ecosia (nata in Germania) nell’ultimo anno ha avuto un’impennata di popolarità – e di download delle sue app ed estensioni per browser – dopo femonemi drammatici come gli incendi nell’Amaziona di Bolsonaro o in Australia. In alcuni casi i fondi vengono utilizzati per salvaguardare gli habitat di alcune specie animali, in altri per contrastare il cambiamento climatico, in altri ancora per dare nuove fonti di sostentamento economico a comunità che ne hanno bisogno.

Cosa devi sapere sul web e l’ambiente

Come tutte le attività umane che richiedono energia elettrica, anche usare internet ha un impatto sull’ambiente. Per alimentare i suoi server nel 2015, ad esempio, la sola Google ne ha consumata quanto l’intera città San Francisco e la produzione di elettricità è una delle principali fonti di emissioni di gas serra.

Ecosia dice di avere 15 milioni di utenti (quelli dichiarati da Google sono circa 4 miliardi). È stato fondato da Christian Kroll, imprenditore tedesco, e funziona grazie a Bing, il motore di ricerca di Microsoft (stando a quel che dichiarano i due colossi, Google avrebbe raggiunto la neutralità carbonica nel 2007 e lo scorso autunno ha annunciato di aver rimosso dall’atmosfera l’equivalente della quantità di anidride carbonica emessa da quando esiste. Microsoft da parte sua si è impegnata a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2030 e a rimuovere dall’atmosfera l’equivalente della quantità di anidride carbonica che ha emesso a partire dalla sua fondazione – nel 1975 – entro il 2050). Questo è teoricamente l’unico punto a sfavore di Ecosia.

Come funziona

Per ogni click su un annuncio di Ecosia, si ottengono alcuni centesimi di euro, per un acquisto da quegli stessi link si ottiene una percentuale che va dall’1 e il 15 per cento. “Certamente anche se non clicchi mai sugli annunci, contribuisci comunque al movimento per piantare gli alberi facendo aumentare il numero degli utenti di Ecosia”, spiega il blog del motore di ricerca, “e più utenti attivi mensili abbiamo, più diventiamo rilevanti per gli inserzionisti”, più alberi pianteremo.

Una maggiore privacy

Altro punto a favore di Ecosia è che navigando dal suo motore non vengono creati profili degli utenti e ogni settimana si rendono anonimi tutti i dati sulle ricerche fatte, a differenza di Google. Si può anche scegliere di impedirgli di tenere qualsiasi tipo di traccia.

Google Maps: percorsi senza barriere per chi si sposta in sedia a rotelle

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Londra: 0 decessi | «Johnson & Johnson» in Italia dal 16 aprile | Firmata l’intesa: vaccino anche in farmacia

Mar, 03/30/2021 - 07:25

Corriere della Sera: Dosi «Johnson & Johnson» in Italia dal 16 aprile»|Il primo monodose: come funziona;

Il Giornale: Si può andare all’estero ma non fuori la regione: la “follia” delle vacanze;

Il Manifesto: Tabù pensioni: rischio di tornare alla Fornero;

Il Mattino: Guerra al Covid, Fauci snobba Trump: «Ecco la mia migliore decisione»;

Il Messaggero: Mascherine, la truffa delle Ffp2 certificate: una su 10 non funziona D’Amato: «Sbagliato ordinarle dall’estero»;

Ilsole24ore: Assegno unico per i figli da luglio. Ecco quanto vale e chi ne ha diritto – Emergenza demografica e Covid: in un anno sparita una città come Firenze;

Il Fatto Quotidiano: “L’Italia deve accelerare nella lotta alla corruzione. Servono leggi sul conflitto d’interessi, sui rapporti tra politica e lobby. E un codice di condotta al Senato”;

La Repubblica: Firmata l’intesa: vaccino anche in farmacia. Dal 19 aprile Johnson&Johnson in Italia (previste 7,3 milioni di dosi nel secondo trimestre);

Leggo: Maddalena, morta di overdose a Roma. Il fratello: «Era geniale e fragile, non ha superato l’addio del padre eroe» Era la figlia di Carlo Urbani, il medico che scoprì la Sars;

Tgcom24: “Effetto vaccino” a Londra: zero decessi, è la prima volta in sei mesi;

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Allevamenti intensivi: “Sono il paradiso dei virus”

Lun, 03/29/2021 - 20:15

Nell’agosto 2010 la pandemia H1N1, la prima pandemia del XXI secolo, l’influenza suina, è stata dichiarata finita e da quel momento il virus ha continuato a circolare nell’uomo solo come influenza stagionale. Ma pochi mesi fa uno studio peer reviewed realizzato su 18 mila campioni provenienti da 2.500 allevamenti di suini in Europa ha scoperto che i virus influenzali dei maiali, che erano passati all’uomo, stanno ritornando nei maiali e si stanno ricombinando con altri virus già presenti nella popolazione suina.

Abbiamo in giro nuovi virus con nuove caratteristiche genetiche dovute alla combinazione di virus influenzali già circolanti tra i suini con virus umani che li reinfettano e questo li rende molto, molto pericolosi, perché questi virus sono pre-adattati all’uomo e ora possono ricombinarsi ulteriormente con altri virus influenzali aviari. Ciò può portare alla formazione di un nuovo virus che è così già adattato all’uomo che facilmente può attaccarlo”. A parlare a PresaDiretta, intervistato da Lisa Iotti, è Martin Schwemmle, professore di virologia dell’Università di Friburgo.

Nella puntata “SARS-CoV-2 anatomia di un complotto” in onda lunedì 29 marzo alle 21.20 su Rai3, si parla dell’equilibrio tra uomo e natura ormai spezzato e di come gli allevamenti intensivi rischiano di diventare delle bombe a orologeria e moltiplicatori di nuovi virus.

I suini si stanno comportando come un grande bacino di nuovi virus influenzali che potrebbero un domani passare a noi e causare una potenziale nuova pandemia. “La parola chiave qui è riassortimento – spiega Schwemmle – cioè quando due virus si scambiano il genoma. E’ questo che è rischioso perché questi virus, questi nuovi mix sono molto ben adatti agli uomini e possono propagarsi velocemente”.

Ogni giorno – precisa il virologo – ci sono nuove combinazioni di virus. E quindi non possiamo proprio stare tranquilli. Il virus pandemico della spagnola del 1918 era anch’esso un H1N1”. Gli allevamenti intensivi diventano così moltiplicatori dei virus. Per Schwemmle “Il paradiso per questi virus”.

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Gli occhi dolci dei cani? Sono frutto dell’evoluzione

Lun, 03/29/2021 - 19:00

Gli occhi assumono un’espressione triste e pensierosa, l’arcata sopracciliare si incurva, la testa si ritrae leggermente. Chiunque abbia mai avuto un cane lo sa: dopo averne combinata una delle sue, oppure per ottenere un po’ di cibo o coccole in più, il migliore amico dell’uomo guarda il padrone come per intenerirlo.

Ebbene, la proverbiale espressività degli occhi del nostro caro Fido (chi non ha mai sentito o utilizzato il modo di dire “faccia da cane bastonato”) sembra essere tutt’altro che casuale: un gruppo di ricercatori dell’università anglosassone di Portsmouth (Inghilterra), che da anni si occupa dell’argomento, ha messo in evidenza in un nuovo studio che l’espressione tenera degli occhi dei cani è frutto dell’evoluzione dell’anatomia dei muscoli degli occhi di questi animali, avvenuta per consentire loro di comunicare al meglio con gli esseri umani affinché questi ultimi si occupino in modo adeguato delle loro necessità.

Cani e lupi a confronto

Lo studio, guidato dalla psicologa comparativa Juliane Kaminski e pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, è stato condotto grazie al contributo di esperti di anatomia di tre università statunitensi. I ricercatori hanno confrontato l’anatomia e il comportamento di cani e lupi, i loro parenti viventi più vicini, rilevando che la muscolatura facciale delle due specie è molto simile tranne che nei muscoli che si trovano nella parte superiore degli occhi: in questa area i cani presentano un piccolo muscolo, a differenza dei loro parenti selvatici, che permette di alzare in modo evidente la parte interna del sopracciglio. In questo modo gli occhi dei cani appaiono più grandi e infantili, e somigliano all’espressione del viso che fanno gli esseri umani quando sono tristi.

Il muscolo del sopracciglio

Nel lupo, invece, il muscolo che consente l’innalzamento del sopracciglio è un ammasso di fibre muscolari scarse e irregolari. Secondo Rui Diogo, esperto di anatomia della Howard University (Washington DC, Stati Uniti) e coautore dello studio, i risultati di questo studio sono sorprendenti «perché l’anatomia dei muscoli è generalmente molto lenta a cambiare nell’evoluzione, mentre in questo caso è accaduto molto velocemente, in poche decine di migliaia di anni». Come infatti spiega Bridget Waller, psicologa evolutiva dell’Università di Portsmouth, «dal punto di vista evolutivo cani e lupi hanno diviso i loro percorsi solo 33 mila anni fa».

Lo studio del comportamento

Kaminski e colleghi hanno quindi esaminato il comportamento di cani e lupi quando esposti al contatto con un essere umano, rilevando che i primi alzavano la parte interna delle sopracciglia con più intensità rispetto ai secondi. «I nostri risultati – conclude la studiosa – suggeriscono che questa maggiore espressività degli occhi dei cani può essere il risultato di preferenze inconsce degli uomini che hanno influenzato la selezione durante l’addomesticamento. Quando i cani fanno questa espressione, infatti, suscitano negli esseri umani un forte desiderio di accudimento».

Immagine di copertina Armando Tondo

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Covid-19, Pasqua: chiuse le regioni ma aeroporti aperti. Dove si può viaggiare (da turisti)?

Lun, 03/29/2021 - 17:53

È scoppiata la polemica su questo punto, ma in pochi ricordano che era così anche a Natale. Non si poteva andare dalla mamma, soprattutto se abita in una regione diversa e rossa, ma si poteva volare alle Canarie, famose tra l’altro per il loro clima perennemente temperato. Ma l’elenco (vedi sotto) dei Paesi che aprono ai turisti senza quarantena, ma con un solo tampone, è ormai lungo.

Nessun senso logico

Quindi, se anche a Pasqua sarà impossibile andare persino nelle seconde case vuote, in alcune regioni che hanno imposto delle limitazioni ulteriori, come la Valle d’Aosta e la Toscana, ad esempio, o men che meno in albergo al mare, si potranno invece raggiungere le località turistiche di mezzo mondo. Il settore turistico italiano, già provato dalla crisi sanitaria, non l’ha presa molto bene. Ad alzare la voce, e a non far passare nuovamente questa contraddizione, ci ha pensato Bernabò Bocca, 57 anni, torinese, presidente di Federalberghi: “Mentre hotel e ristoranti restano chiusi si consente agli italiani di partire per le Canarie o per le crociere nel Mediterraneo”.

Viaggiare per turismo si può?

Il Viminale ha infatti chiarito in una nota, e sottolineato nelle Faq del governo, che gli spostamenti finalizzati a raggiungere il luogo di partenza (come gli aeroporti) sono ammessi purché si viaggi “muniti di autocertificazione”, e vale anche in zona rossa. Insomma, tutto lascia pensare che i viaggi da e verso l’estero siano di fatto consentiti.

Ad oggi, sono questi i Paesi in cui al momento è autorizzato viaggiare anche per fini turistici. Sono quelli inclusi nell’elenco C del Dpcm 2 marzo 2021. Sono Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca (incluse isole Faer Oer e Groenlandia), Estonia, Finlandia, Francia (inclusi Guadalupa, Martinica, Guyana, Riunione, Mayotte ed esclusi altri territori situati al di fuori del continente europeo), Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi (esclusi territori situati al di fuori del continente europeo), Polonia, Portogallo (incluse Azzorre e Madeira), Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna (inclusi territori nel continente africano), Svezia, Ungheria, Islanda, Norvegia, Liechtenstein, Svizzera, Andorra, Principato di Monaco.

Il murales mangia-smog conquista l’Europa (e le scuole di Milano)

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MareVivo: “Urge una cabina di regia per il mare”

Lun, 03/29/2021 - 16:26

Un’occasione irripetibile: inserire nel Comitato Interministeriale alla Presidenza del Consiglio per la Transizione Ecologica (CITE), una consulta che metta insieme i dicasteri che hanno competenza sui temi del mare.

La lettera al premier

Marevivo lo ha chiesto con una lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, lo ha fatto presente in Commissione Ambiente al Senato durante le audizioni sul PNRR e inoltre è stato presentato a firma dell’On Paola Deiana un emendamento al DL sul riordino delle attribuzioni dei ministeri.

Il nostro tesoro

L’Italia, con i suoi 8000 kilometri di coste, 32 aree marine protette, 9 arcipelaghi, 27 isole minori, oltre 500 tra porti e approdi  e un’economia legata al mare che contribuisce per il 3% al Pil del Paese, senza contare al benessere fisico e mentale per chi frequenta o vive in quei luoghi, non possiede un ministero che gestisca questo immenso patrimonio.

Manca una politica integrata

Dalla dismissione del dicastero della Marina Mercantile i temi legati al mare (es. pesca, trasporti, difesa, turismo, conservazione del patrimonio naturale) sono stati divisi tra sette ministeri e non esiste più una politica forte ed integrata.

La necessità di salvaguardare il mare è solo episodica: vedi l’attacco ai Faraglioni di Capri smantellati dai pescatori di frodo di datteri di mare. L’arresto dei colpevoli, grazie alla costanza e alla professionalità della Guardia di Finanza, ha fatto notizia per qualche giorno ma poi, come già successo in passato, tutto è già stato dimenticato.

Una richiesta pendente dal 1988

Marevivo nel 1988 chiese al ministro della Marina Mercantile Giovanni Prandini il divieto a questa devastante pesca: in Ministro in soli tre mesi emanò un decreto di proibizione della pesca del dattero di mare con severe sanzioni che fu poi integrato con la proibizione alla detenzione e all’importazione.

Dopo circa 40 anni di lotte contro la distruzione del mare, Marevivo rimarca con sgomento che la legge non basta e che l’attacco all’integrità del mare continua: manca attenzione da parte della politica.

Una transizione senza mare

Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che dovrebbe portare alla transizione ecologica il mare è assente, come lo è nei 6 obiettivi del Comitato interministeriale in via di costituzione alla Presidenza del Consiglio per la Transizione Ecologica. Siamo ancora un paese che non ama il mare, che lo vede solo come un fornitore di risorse (inclusi i datteri) o di ricavo economico a scopo turistico.

L’Unione Europea ci chiede di dare centralità all’ambiente, e ci offre le risorse per farlo, e, in Italia, parlare di ambiente senza parlare di mare è impossibile. Constatiamo, invece, come sia ogni volta necessario richiamare l’importanza di questi argomenti che, puntualmente, vengono dimenticati. Siamo felici che i nostri appelli siano ascoltati, ma è triste dover continuare a doverne fare perché senza appelli il valore del mare non viene riconosciuto.

Mille crimini, presto dimenticati

L’ambiente, e il mare, non rientrano mai nelle priorità strategiche del nostro paese. Ci si accorge della loro importanza solo in occasione di disastri o di crimini come quello contro i Faraglioni di Capri.

Marevivo chiede attenzione politica e mediatica a questi temi, un’attenzione che non debba essere continuamente sollecitata. Occorre pianificare la transizione ecologica su solide basi ecologiche: le tecnologie non bastano, se non sono progettate in base a specifiche che considerino i possibili impatti sull’ambiente. Puntualmente, ogni soluzione tecnologica ha portato altri problemi ambientali, risolti con ulteriori proposte tecnologiche che hanno creato altri problemi.

Il rinnovamento parta dalla politica

Marevivo chiede che la transizione ecologica si fondi su un profondo rinnovamento culturale che riconosca il valore assoluto dell’ambiente. Non ci possono essere umani sani e economie sane in ambienti malati.

L’indignazione per l’attentato alla salute del mare non si deve limitare a eventi episodici come quello caprese, ma deve diventare trasversale ad ogni nostro sentire politico e sociale.

Cari politici non ci deludete, le energie del mondo del mare sono tante e aspettano un segnale concreto. Il mare se lo merita e anche noi. Avanti tutta!

Covid-19, Ispra: “Nel mare più mascherine che meduse”. In arrivo 11 milioni di dpi per le scuole

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Paire, il tennista che ha deciso di fare schifo per fregare le “bolle” e godersi la vita

Lun, 03/29/2021 - 15:00

Il francese che ha regalato il terzo turno a Miami a Musetti, ha un piano: perde apposta, non si allena, incassa il gettone dei tornei e va in piscina. Tutto per non restare chiuso nel lockdown di Parigi.

C’è un uomo di nero vestito, estremamente barbuto, che alza le braccia al cielo anche se ha vinto l’avversario. L’altro, quello che pure saltella felice di aver vinto – perché lui ha vinto davvero – è Lorenzo Musetti. Sul campo più scalcagnato del Masters 1000 di Miami Benoit Paire – che veste in total black una shirt da bancarella, non una griffe non uno sponsor – ha appena regalato il terzo turno al giovane talento italiano, con una raffica di doppi falli, errori improbabili, palle corte senza senso, volée da quarta categoria. Senza tradire un’emozione che non fosse l’evidente urgenza di farsi una doccia, incremarsi e passare le successive ore al sole della Florida, a bordo piscina con un Moscow Mule. Facciamo due.

Al netto del risultato sportivo tricolore, di cui troverete ampia cronaca nelle ultime pagine dei quotidiani sportivi di domani, la notizia – anzi, quell’affascinante romanzo ambulante d’un francese – è Benoit Paire. Il tennista che ha deciso di fare schifo per godersi la vita. Surfando sulle regole, e la buona creanza. E di spiattellarlo in faccia a tutti, ad ogni occasione possibile. Con la sobrietà di un Kyrgios in piena crisi ormonale.

Il surrealismo del contorno introduce la perfezione di questa storia di sport impazzito per la pandemia (con tutti i prodromi del caso). Miami è uno dei principali tornei del mondo, inferiore per grado solo ai Gran Slam. Quel campo inquadrato a fatica da un grandangolo ha una striminzita tribunetta spoglia, tre panche che si reggono sui tubi Innocenti, il computer ha sostituito i giudici di linea, per cui l’arbitro, i due contendenti e qualche annoiato coach di parte italiana sono gli unici testimoni dal vivo di quello strazio di partita. A vederlo in tv, potrebbe essere un qualunque Open di Fraccazzopoli sul Mincio, con 200 euro e una mortadella per montepremi. E invece Paire è il numero 33 del mondo, ha un corposo curriculum su Wikipedia che però non traduce l’insistenza con cui ha bruciato un talento cristallino tra perturbazioni mentali e incostanza patologica. Appena un paio di settimane prima s’è fatto eliminare a Buenos Aires sputando su una riga (di questi tempi è come sparare sulla folla) mentre malediceva tre generazioni di avi dell’arbitro, per poi immortalarsi in discoteca senza mascherina a bersi i compensi del torneo.

Il suo è un copione, dichiarato a mezzo stampa senza pudore. Ha un piano, Benoit Paire: “uscire dalla bolla ogni volta che posso”. Giocare i primi turni dei migliori tornei del mondo, senza allenarsi; incassare il gettone; godersi il viaggio e la bella vita finché il Covid permette; ripartire daccapo la settimana successiva. Perché, dice, in Francia gli toccherebbe un pallosissimo lockdown. Ma scherziamo? Lui è uno che in carriera ha guadagnato 8 milioni di dollari, e non ci tocca manco la fatica di verificare perché proprio ci tiene a rinfacciarcelo, sui social. Così:

La didascalia, non fosse abbastanza chiara, dice:

“Alla fine vale la pena fare schifo”

Dal suo punto vista sì. E l’ha spiegato meglio, a Marca, appena eliminato al primo turno ad Acapulco:

Ho perso al primo turno, molto meglio. Posso uscire dalla bolla velocemente e approfittarne per arrivare qualche giorno prima a Miami. Voglio andare in spiaggia e in piscina. Il tennis non è la mia priorità per ora. L’unica cosa a cui penso è uscire dalla bolla. Questo è l’unico obiettivo che ho in ogni torneo. In campo non sono contento“.

“Per chi ama il tennis e basta, chi ha solo questo in mente e si allena 24 ore su 24, bolla o non bolla non cambia nulla, sono felici. Ma chi ama la vita, la libertà, andare al ristorante e sfruttare al meglio le cose che la vita ti offre, beh è in difficoltà. Gael (Monfils) era davvero triste in Australia”.

Paire, è vero, non è l’unico caso. Il Guardian la settimana scorsa ha dedicato un editoriale al tennis depresso. Notoriamente il più solitario di tutti gli sport, il tennis è anche per definizione transnazionale. In un momento in cui ogni viaggio si traduce in restrizioni, quarantena, differenti regole e legislazioni, i giocatori sono costretti ormai a vivere un’iperrealtà lavorativa straniante: si spostano, se riescono, ma solo per rimbalzare da una bolla ad un’altra. Camera d’hotel, pasti in camera, allenamento in un campo vuoto, partita in uno stadio vuoto. Sempre così. Un giorno della marmotta avvilita, condiviso con lo staff ridotto all’osso, quasi mai i familiari.

Ma Paire è il primo caso conclamato di bolla scoppiata, in tutti i sensi. Ha studiato il sistema, e – dal suo punto di vista deviato – l’ha battuto.

Arrivo, prendo i soldi e me ne vado al prossimo torneo: faccio il mio lavoro. La cosa sorprendente del tour in corso è che ci sono molti vantaggi se perdi. Se vinci un ATP 250, non intaschi più di 30.000 euro. Io, perdendo al primo turno, vinco 10.000 euro. Perché lottare come un matto per vincere?”.

La chiave che rende questo meccanismo realizzabile, almeno nel breve periodo, è nascosta nella perversione delle regole attuali, modificate per evitare che il calendario 2020 sconquassato dal Covid rivoluzionasse eccessivamente, e senza merito, il ranking. Paire può attualmente contare in classifica su 1173 punti, di cui 1128 conquistati prima della pandemia. E’ uno di quelli che sta maggiormente usufruendo del congelamento del ranking. In pratica può continuare a perdere in libertà, col posto nei grandi tornei garantito dalla sua classifica sospesa.

Perde, guadagna, perde, guadagna. Un ciclo continuo. Nel frattempo ha ridotto al minimo le spese: non ha allenatore, non ha preparatore atletico, viaggia da solo. Non gli servirebbero comunque, perché tanto, tra una partita di torneo e l’altra non s’allena. Non gliene frega più niente.

“Sto meglio qui che in Francia, dove sei rinchiuso in casa dalle sei di sera. Non tocco racchetta, se non direttamente in torneo. Inutile pagare qualcuno nel tour, in questo momento. Sono solo, non ho niente. Non sono allenato, non sono pronto per giocare grandi partite. È diventata questa la mia vita. Ma non è la mia vita, e non continuerò così a lungo”.

Nel frattempo fa schifo. E se la gode.

A firma di Mario Piccirillo

Pubblicato su autorizzazione de ilNapolista.it. Riproduzione riservata a il Napolista

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Instagram progetta un’app per i bambini fino a 13 anni

Lun, 03/29/2021 - 12:54

I dirigenti di Instagram stanno progettando di creare una versione della popolare app per la condivisione di foto che potrà essere utilizzata dai bambini di età inferiore ai 13 anni, secondo quanto trapelato da un post aziendale interno ottenuto da BuzzFeed News.

Vishal Shah, vicepresidente di Instagram, ha annunciato su un forum dei dipendenti interni di essere entusiasta di lanciare una nuova versione di Instagram For Kids che consentirà alle persone sotto i 13 anni di utilizzare in sicurezza Instagram per la prima volta.

La normativa europea del Gdpr, infatti, fissa a 14 anni l’età minima per poter accettare le regole sul trattamento dei dati personali e dunque la possibilità di aprire un account social.

L’annuncio interno è arrivato due giorni dopo che Instagram ha dichiarato di dover fare di più per proteggere i suoi utenti più giovani. In seguito alle critiche pubbliche sugli abusi, il bullismo o la predazione subiti dagli adolescenti sull’app, la società ha pubblicato un post sul blog intitolato “Continuare a rendere Instagram più sicuro per i membri più giovani della nostra comunità“.

Quel post non fa menzione dell’intenzione di Instagram di costruire un prodotto per bambini di età inferiore ai 13 anni, ma afferma: “Chiediamo a tutti di avere almeno 13 anni per utilizzare Instagram e abbiamo chiesto ai nuovi utenti di fornire la loro età quando creano un account

L’annuncio pone le basi per il modo in cui Facebook – la cui famiglia di prodotti viene utilizzata da 3,3 miliardi di persone ogni mese – prevede di espandere la propria base di utenti. Sebbene varie leggi limitino il modo in cui le aziende possono creare prodotti e rivolgersi ai bambini, Instagram vede chiaramente i minori di 13 anni come un segmento di crescita promettente, in particolare a causa della popolarità dell’app tra gli adolescenti.

In una breve intervista a BuzzFeed News, Adam Mosseri, capo di Instagram e coordinatore del progetto, ha dichiarato che l’azienda è consapevole del fatto che “sempre più bambini” vogliono utilizzare applicazione come Instagram e che verificare la loro età spesso è una grande sfida. “Parte della soluzione – ha aggiunto – è creare una versione di Instagram per giovani o ragazzi in cui i genitori abbiano trasparenza o controllo. È una delle cose che stiamo esplorando”, pur non avendo ancora un piano dettagliato.

Instagram For Kids proteggerà davvero la privacy dei bambini?

Per Priya Kumar, dottoranda presso l’Università del Maryland che studia come i social media influenzano le famiglie, ha dichiarato che

Dal punto di vista della privacy, stai solo legittimando le interazioni dei bambini che vengono monetizzate nello stesso modo in cui lo sono tutti gli adulti che utilizzano queste piattaforme”.

Kumar ha affermato che i bambini che utilizzano YouTube Kids spesso migrano alla piattaforma principale di YouTube, il che è un vantaggio per l’azienda e preoccupante per i genitori. “Solo perché hai una piattaforma per bambini, non significa che i bambini rimarranno lì“, ha detto.

Lo sviluppo di un prodotto Instagram per bambini segue il lancio nel 2017 di Messenger Kids, un prodotto Facebook rivolto a bambini di età compresa tra 6 e 12 anni.

Dopo il lancio del prodotto, un gruppo di oltre 95 sostenitori della salute dei bambini ha inviato una lettera al CEO di Facebook Mark Zuckerberg, chiedendogli di interrompere il prodotto e citando la ricerca secondo cui “l’uso eccessivo di dispositivi digitali e social media è dannoso per bambini e adolescenti, il che rende molto probabile che questa nuova app metta a repentaglio lo sviluppo sano dei bambini“.

Un dato di fatto è che gli utenti di Instagram devono già affrontare problemi di bullismo e molestie. Un sondaggio del 2017 condotto da Ditch the Label, un’organizzazione no profit anti-bullismo, ha rilevato che il 42% delle persone di età compresa tra 12 e 20 anni ha subito cyberbullismo su Instagram, la percentuale più alta di qualsiasi piattaforma analizzata. Circa due anni dopo, Instagram ha annunciato funzionalità volte a combattere bullismo e abusi.

Ma questo nuovo social contribuirà davvero a proteggere i bambini? Non sarebbe meglio consentire una socializzazione più sana e concreta? E davvero bambini e adolescenti si “accontenteranno” di un nuovo social network creato appositamente per loro senza tentare di accedere alle versioni standard?

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Rimedi naturali contro allergia al polline

Lun, 03/29/2021 - 11:00

Come si legge dal canale YouTube Farmacia Di Nardo Labrozzi: sei allergico al polline ma non vuoi ricorrere all’uso di farmaci? Ribes nero, olio di perilla e Manganese fanno al caso tuo. Infatti grazie alla loro capacità di svolgere un’azione antinfiammatoria e antistaminica naturale rappresentano degli ottimi rimedi.

Farmacia Di Nardo Labrozzi

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