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Aggiornato: 1 ora 40 min fa

Il futuro dello smart working è la settimana di 4 giorni

Dom, 09/30/2018 - 02:58

Smart work è una parola inglese che tutti abbiamo incontrato prima o poi leggendo un articolo di giornale, guardando il telegiornale oppure avendolo sperimentato in prima persona sul luogo di lavoro. Stando alla definizione del Ministero del Lavoro lo smart work(ing) o “lavoro agile” secondo la traduzione italiana permette a chi lo sottoscrive di lavorare in modo flessibile e di non essere fisicamente in azienda durante una parte dell’orario lavorativo, dato che la tecnologia oramai permette di svolgere moltissime attività “in remoto” tramite le funzionalità dei nostri laptop, tablet oppure smartphone.

L’ultima novità nell’ambito lavorativo sembra andare in una direzione simile ma ancora più smart e agile. Secondo quanto riportato da CNBC, infatti, il futuro del mondo del lavoro sarà sempre di più caratterizzato da una settimana a 4 giorni lavorativi anziché 5 (ma pagati come se fossero 5) chiamata 4-day work week.

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In piazza con i Sentinelli, “in rosso come Aylan”

Dom, 09/30/2018 - 02:04

“Il 30 saremo in piazza per raccontare un clima preparato e alimentato in Italia e in Europa, che ha portato una deriva razzista, sessista, omofoba e antisemita. Da anni si seminano e si fomentano, nel nostro paese, odio e rancore. Ora però la violenza verbale e fisica pare senza precedenti. Parleremo in Piazza del Duomo, a Milano, di diritti faticosamente conquistati e di quelli ancora negati, di libertà, di nuovi cittadini e di tutte le famiglie. Della donne, delle persone di tutti gli orientamenti sessuali, politici e religiosi. Parleremo del nostro presente, fatto di esperienze concrete di integrazione e solidarietà, di diversità e mescolanze. Ricorderemo che la Resistenza ha la dote di non invecchiare mai, nell’80esimo dell’emanazione delle leggi razziste della dittatura fascista, e lo faremo in contemporanea ad altre città italiane ed europee in luoghi simbolici”.
Così Paola Pandolfi, fondatrice dei Sentinelli, assieme a un’altra quindicina di appassionati di Costituzione e diritti, presenta la manifestazione che oggi alle 15 partirà da Piazza Duomo a Milano e in concomitanza in altre città d’Europa, tra cui Parigi, Londra e Berlino, ma anche Catania e Sassari. Tutti, rigorosamente, in rosso, per mantenere alta l’idea lanciata da Libera di “un’emorragia di umanità”. Ma anche perché “i migranti spesso vestono di rosso i loro figli per renderli più visibili in caso di naufragio, come rossa era la maglietta di Aylan”, il bimbo affogato nel 2015 forse non del tutto inutilmente.

“Siamo un movimento laico e antifascista, nato per aggregazione spontanea nell’epoca in cui in Parlamento si discuteva di unioni civili, ci piace dire che siamo nati tra il serio e il faceto in una calda domenica d’ottobre milanese. Innamorati persi della laicità dello Stato, sempre con un plus di ironia”.

Perché partecipare?
Paola non ha dubbi. “Partecipo perché gli intolleranti sono oggi molto più visibili, pericolosi, sovversivi. Manipolano le notizie per alimentare un clima anti-democratico, mefitico per il nostro Paese e per la libertà. Ma non sono la maggioranza: hanno solo un’ampia visibilità. Per questo è fondamentale metterci la faccia per dire: io non ci sto, il Paese che voglio lasciare alle nuove generazioni è un altro, non voglio arrendermi alla barbarie del sopruso”.

Che la manifestazione abbia un respiro europeo non è un caso. “Sull’Europa in generale soffia forte il vento del sovranismo nazionalista e delle destre estreme. In particolare penso all’Italia, all’Ungheria, all’Austria. Ma guardo anche preoccupata alla Svezia, dove la maggioranza socialdemocratica, che ha portato diritti avanzati nel Paese e un welfare invidiabile, ha ceduto il passo alle ultime elezioni”.

E in Italia, quali segnali noti? 
“Mi hanno colpito diversi fatti, di diversa gravità ma sempre sintomo di una situazione di emergenza democratica in cui ci troviamo, perché le parole sono pietre e armano la mano. Penso agli spari sugli stranieri a Macerata; al tentativo di incendiare la casa di una coppia di giovani uomini a Verona, colpevoli solo di amarsi; al pestaggio di un ragazzo a Milano in attesa dei mezzi, poiché il suo atteggiamento è stato ritenuto indice di omosessualità, e quindi da punire… Penso alle continue aggressioni verbali sessiste a cui sono sottoposte le donne nelle loro uscite mediatiche, indice di quel clima che di fatto alimenta poi la violenza nei loro confronti, agli attacchi organizzati sui social alle pagine di chi si occupa di argomenti antifascisti antirazzisti, per far chiudere voci non allineate con l’intolleranza. All’utilizzo dell’immagine di Anna Frank sulla curva della Lazio come insulto verso la tifoseria avversa, così come in altre curve (la veronese per esempio). Potrei continuare per ore, perché purtroppo ogni giorno ci sono più episodi su queste tematiche. Vorrei solo sottolineare che tutto questo ha un legame diretto, e più volte evidenziato, con l’atteggiamento della politica. Da lì parte la negazione del fatto che si possa avere un’opinione diversa, si creano fake news e si mistifica tutto ciò che non è allineato. Il fatto di voler tornare indietro su diritti acquisiti, le dichiarazioni di voler abolire le unioni civili, ma penso anche al decreto allo studio sulle separazioni, all’incredibile vicenda della nave Diciotti… La cosa più pericolosa è la legittimazione del clima d’odio e di sopraffazione, la creazione di nemici a cui attribuire le colpe dei problemi dell’Italia, solo perché non si è in grado di dare una risposta”.

In piazza ci saranno esempi concreti di integrazione, portati come testimonianza. Ma anche diverse persone che hanno subito aggressioni di vario tipo, per testimoniare insieme a loro che la violenza non è una soluzione e che siamo tutti uniti nel contrastarla.

121mila contatti Facebook, oltre 12mila follower su Twitter, 7mila su Instagram dove sono sbarcati da poco.
La realtà dei Sentinelli è la storia di un successo enorme, anche social. Ma come è nata? “Il nome è stato scelto per caso, come presa in giro scherzosa delle “sentinelle in piedi” che protestavano in formazione schierata, direi quasi militarmente, leggendo testi vari, per impedire l’approvazione della legge che poi ha portato alle unioni civili. Io nella vita lavoro, sono un medico veterinario, ho due figlie, un compagno e sono consigliere comunale. Tutti noi Sentinelli ci dividiamo i compiti e dedichiamo alla causa il tempo che si riesce a ritagliare… Il nostro obiettivo? Ovviamente vogliamo cambiare il mondo! (ride, ndr)… E per farlo iniziamo con l’ottenere più diritti. Il bello dei diritti è che se qualcuno ne conquista uno nuovo… non li toglie agli altri che già li avevano. I diritti, come l’amore, si moltiplicano e non dividono. Il nostro metodo per ottenerli è appunto la leggerezza, unità alla trasversalità… anche interna: siamo in 30, abbiamo 40 visioni diverse e a volte ce lo diciamo vivacemente. Ma ci piace lavorare per ciò che ci unisce, trovando una mediazione su ciò che ci divide. Penso che abbiamo ottenuto attenzione per le nostre tematiche, alimentato un dibattito che era asfittico in questo paese, con tutte le opportunità che ci dà il fatto di non essere legati a una formazione politica particolare.

Il nostro successo, soprattutto su Facebook, ci lascia esterrefatti, perché gestiamo la pagina senza esperti, lo facciamo a turno, a seconda di quello che ci stimola. Questo fa capire perché la nostra pagina è costantemente sotto attacco nel tentativo di farla chiudere, perché questi numeri impensieriscono chi vorrebbe trasformare l’Italia in un Paese dal pensiero unico”.

E difatti lo stesso Facebook che segna il successo dei sentinelli, è anche fonte di forte preoccupazione. Il social ha rimosso il  simbolo dei Sentinelli senza motivo, e il portavoce ha subito recentemente pesantissime minacce rivolte a lui e alla sua famiglia. “Purtroppo è così. Riceviamo quotidianamente minacce da parte di fake sulla nostra pagina e in particolare, nei mesi passati, è stato preso a bersaglio il nostro portavoce con minacce e scritte intimidatorie”.

“A luglio la nostra pagina è stata chiusa, così come stata chiusa la pagina dell’osservatore sulle destre e una pagina di un Anpi provinciale”.

“Succede perché le segnalazioni su Facebook portano a sospensione dell’account prima ancora che venga effettuato un controllo per sincerarsi che effettivamente il contenuto pubblicato non sia idoneo. Questo era successo a noi. Di fatto vengono bloccati anche gli amministratori, i loro profili privati. Molto spesso Facebook tiene aperte pagine che inneggiano al razzismo, all’intolleranza, alla xenofobia e al sessismo; e anche quando vengono segnalate vengono identificate come idonee. È invece frequente veder chiudere pagine che si occupano di denunciarle”.

“C’è poi il fenomeno dei troll che si autorigenerano continuamente e su cui tutti noi dobbiamo prestare molta attenzione. Loro pubblicano contenuti non idonei per poi segnalarsi da soli e far chiudere la pagina. Ci sono poi anche le bufale, che vengono messe in rete per screditare chi sbugiarda i creatori di fake news, persone pagate per creare bufale che vengono rilanciate da pagine apposite e poi riprese dai singoli per alimentare l’odio. Come la bufala della migrante naufragata con lo smalto sulle mani, per intenderci. Noi continuiamo comunque, nonostante tutto, a vivere i social come un’opportunità per fare la nostra parte e sensibilizzare sulle nostre tematiche, sperando di rendere questo mondo più tollerante e civilmente avanzato”.

E di fatti questa manifestazione, che I Sentinelli stanno ideando da luglio, ha tantissimi riconoscimenti pubblici: si è mobilitato il mondo dello spettacolo, del giornalismo, delle associazioni non governative, dell’attivismo: basta dare un occhi ai messaggi pubblici lasciati proprio sulla loro bacheca Facebook. “Siamo molto emozionati di riuscire a portare in piazza le loro istanze, che sono il bello di questo Paese: ancora generoso nonostante le apparenze”.

 

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La microplastica? La beviamo tutti i giorni

Sab, 09/29/2018 - 04:28

Sono frammenti di plastica inferiori ai 2 millimetri. Per quanto piccoli e non visibili a occhio nudo, contaminano le nostre tavole inquinando bibite e alimenti: se diverse ricerche hanno ormai constatato la presenza di microplastiche all’interno di diversi cibi (molluschi, pesci e crostacei, ma anche il sale marino), un controllo eseguito su 18 bottiglie di bibite tra le più vendute nei supermercati (cole, tè freddi, gassose, aranciate e acque toniche) ha messo in evidenza “una contaminazione al di là delle aspettative: la presenza di microplastiche non ha risparmiato alcun prodotto, tutte e 18 le bottiglie sono risultate contaminate, con valori che vanno da un minimo di 0,89 microparticelle per litro (mpp/l) a un massimo di 18,89 mpp/l”. La notizia arriva da un’inchiesta della rivista “Il Salvagente“, mensile leader nei test di laboratorio contro le truffe ai consumatori, che ha fatto eseguire le analisi nei laboratori del Gruppo Maurizi, società che opera nel campo della sicurezza alimentare, ambientale e dei luoghi di lavoro.

Nella catena alimentare
“In tutti i campioni sono stati trovate microplastiche – spiega Daniela Maurizi, amministratore delegato del Gruppo Maurizi – a conferma del fatto che l’inquinamento ambientale ha scalato le montagne fino a entrare nella catena alimentare, contaminando quello che mangiamo e beviamo”.

Tema attuale
Le ricerche internazionali sull’accumulo di microplastiche in alimenti e bevande sono molte, il tema è ormai all’attenzione di tutti e piuttosto scottante: c’è infatti da capire se e quanto queste microparticelle di plastica siano effettivamente dannose e che rischi possa comportare il loro accumulo nell’organismo.

Per approfondire: Leggi il nostro dossier sulle microplastiche

Importante il contributo di tutti
E mentre la consapevolezza sul problema aumenta, tanto che il parlamento europeo ha chiesto il divieto totale della presenza di microplastiche in cosmetici e prodotti per la pulizia e la messa al bando delle plastiche non riciclabili nè compostabili entro il 2020, sarebbe bene cercare, ognuno nel proprio piccolo, di ridurre al minimo l’uso di questo materiale nella vita quotidiana, ad esempio scegliendo di acquistare prodotti privi di imballaggio, utilizzando buste per la spesa biodegradabili ed evitando l’uso di plastiche “usa e getta”. E ricordando di differenziare i rifiuti.

La petizione del Wwf Italia
Contro l’uso di plastiche usa e getta il Wwf Italia ha lanciato una petizione on-line – change.org/plasticfree: “Abbiamo 7.500 buoni motivi (tanti sono i km di costa italiani) per chiedere di tutelare i nostri mari dall’inquinamento da plastica – si legge nella petizione del Wwf Italia -. Il 95% dei rifiuti del Mar Mediterraneo è composto da plastica, con impatti devastanti su specie e habitat. […] Nel Mediterraneo sono 134 le specie vittime di ingestione da plastica, tra cui tutte le specie di tartaruga marina, che scambiano i sacchetti di plastica per prede”.

Verremo sommersi?
Quanto alla raccolta differenziata, a livello mondiale si deve ancora fare molto. Secondo uno studio pubblicato nel luglio 2017 su Science Advances la quantità di plastica prodotta fino a oggi è di 8 miliardi e 300 milioni di tonnellate, ovvero un peso pari, per capirci, a quello di poco meno di un miliardo e mezzo di elefanti. Ma a essere sconcertante non è tanto la quantità di plastica prodotta – che pure è tutt’altro che rassicurante per il benessere del pianeta – ma, come spiegano gli autori dello studio, il fatto che solo 2 miliardi del totale della plastica prodotta è ancora utilizzato, mentre gli altri 6,3 miliardi di tonnellate sono già diventati “scarto” e, di questi, solo il 9% è stato riciclato. Il 12% è stato incenerito, mentre il rimanente 79% è finito nell’ambiente terrestre e marino.

Filtri anti-microfibre
Contro l’inquinamento da microplastiche possono aiutare anche i filtri per lavatrici anti-microfibre: firma la proposta di legge di People for planet

 

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20 designers rivoluzionano il tavolo

Sab, 09/29/2018 - 02:50

 

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In Olanda la pista ciclabile fatta con gli scarti della plastica

Sab, 09/29/2018 - 02:12

CINQUECENTOMILA bottigliette riciclate in 30 metri di pista su cui pedalare. Si chiama PlasticRoad la prima ciclabile realizzata con uno dei materiali più inquinanti della Terra recuperato e riusato. Per il 70% è fatta di quella stessa plastica che ormai ha invaso terra e oceani con 8,3 miliardi di tonnellate di rifiuti. La ciclabile “sostenibile” è stata inaugurata a Zwolle, nel Paese delle due ruote, dove è stata installata in poco tempo grazie alla sua struttura modulare.

A presentare il progetto pilota, prova su strada, i due creatori Anne Koudtaal e Simon Jorritsma, che a nome dell’azienda di infrastrutture stradali Kws ne hanno illustrato lo sviluppo dal 2013 a oggi. “Un grande passo verso la sostenibilità”, hanno dichiarato soddisfatti.
I moduli, cavi all’interno così da poter ospitare il passaggio di tubi o sensori che controllino lo stato e la temperatura della superficie – sono stati studiati per avere una durata tre volte tanto quella di una pista ciclabile tradizionale. Anche il peso del materiale stesso, risulta quattro volte più leggero di quello che viene in genere utilizzato per rivestire percorsi ciclabili.

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Se denunci ti licenzio

Ven, 09/28/2018 - 04:04

Molti di noi hanno visto il film “Erin Brockovich – Forte come la verità” in cui una intrepida Julia Roberts riesce a sconfiggere una multinazionale colpevole di aver intossicato una intera comunità.

Ora la cronaca ci propone un nuovo caso, questa volta reale. E, per ora, senza lieto fine.

Micaela Quintavalle, autista dell’Atac di Roma, ha denunciato i disservizi dell’azienda, famosa soprattutto perché gli autobus si incendiano con una frequenza record. Micaela ha fatto emergere che gli incendi non sono dovuti al caso né a gruppi di fantomatici sabotatori bensì alla cattiva manutenzione, all’utilizzo di pezzi di ricambio non adatti… e che gli autisti che segnalano le cause dei guasti sono mobbizzati dall’azienda.

Micaela per questo è stata prima sospesa dall’Atac per 128 giorni e poi licenziata “per aver danneggiato l’immagine e l’onorabilità dell’azienda”. Come i romani ben sanno, danneggiare l’immagine e l’onorabilità dell’Atac è impossibile, è già a livelli infimi. E questo episodio ne è un’ulteriore conferma: anziché far fronte alle magagne si licenzia chi le denuncia.

Magari qualcuno potrebbe pensare che Micaela abbia esagerato o che non abbia visto bene. Non è così: i periti nominati dalla Procura della Repubblica di Roma hanno dichiarato che gli incendi degli automezzi dell’Atac sono provocati dall’utilizzo di pezzi di ricambio non compatibili. Proprio come Micaela ha denunciato.

Ora aspettiamo con fiducia che un giudice (che magari ha visto Erin Brockovic) si ispiri al film e faccia trionfare la giustizia. Serve un segnale perché non resti impunito chi dice “se denunci ti licenzio”.

Fonte imm: TgCom24

Approfondimento
Denunciò a Le Iene i rischi dei bus Atac: licenziata l’autista | VIDEO

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Mille camion a idrogeno sulle strade della Svizzera

Ven, 09/28/2018 - 02:08

Gli autocarri rappresentano un problema in termini di inquinamento. La maggior parte dei camion in circolazione è infatti alimentata a diesel. In questo contesto, l’alternativa elettrica costituisce un mercato interessante.

Ma per far avanzare i mezzi pesanti con l’energia elettrica, due scuole si affrontano. Il gruppo sudcoreano Hyundai e il costruttore giapponese Toyota fanno parte dei rari fabbricanti automobilistici a scommettere sull’idrogeno nella corsa mondiale verso veicoli meno inquinanti.

I modelli a idrogeno funzionano grazie alle cosiddette pile a combustibile, capaci di generare elettricità combinando l’idrogeno all’ossigeno. Il vantaggio dell’idrogeno, rispetto agli idrocarburi, è che non comporta emissioni di CO2 o di sostanze nocive. Dai tubi di scarico esce soltanto vapore acqueo.

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Nadia Toffa risponde alle polemiche sui social

Gio, 09/27/2018 - 04:19

Nadia Toffa, l’inviata de Le Iene, ha appena pubblicato un libro: Fiorire d’inverno. La mia storia, dove racconta la sua esperienza con il cancro.
Il popolo dei social si è scatenato, in particolare su una frase che la stessa ha postato su Instagram dove dice: “In questo libro vi spiego come sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità”.
E’ questa – più che il libro in sé, che probabilmente in pochi hanno letto – la frase che ha suscitato indignazione sui social, insieme a un’altra affermazione: “Se ci sono riuscita io può sconfiggerlo chiunque”.
Alle critiche la giornalista risponde così su Instagram in un post ripreso dal Messaggero di Roma:

«Gli webeti proprio perché ebeti continuano a ridere della parola dono – scrive – Non ho mai sostenuto di essere fortunata ad avere il cancro. Sono pazza secondo voi? Probabilmente chi non capisce e ride per fortuna sua non è mai entrato in un reparto di oncologia pediatrica. I Bambini lì sorridono e ridono non perché felici né perché si sentono fortunati di avere il cancro ma perché hanno spirito di sopravvivenza e sanno che la vita continua nonostante la malattia e così i loro genitori che sono con loro a sostenerli ogni giorno cercando di portargli allegria. Sono scemi? O si sono trovati in quella situazione e cercano di sopravvivere? Chiedetevelo davvero! Il cancro è un dono per loro? Avessero potuto scegliere cosa avrebbero deciso per i loro figli? Quel destino infame? Ne sono felici? O provano solo a essere sereni per dare coraggio ai loro piccoli? Tra l’altro sono gli stessi psicologi e medici a dire che un atteggiamento positivo aiuta. Motivo per cui esiste la clownterapia». E ancora: «Fin dall’esordio della mia malattia ho sostenuto che l’unica speranza che abbiamo contro il tumore è la medicina. Con radio e chemio…..uniche cure esistenti….Magari con la forza di volontà si potesse guarire…. non è ovviamente così ma di certo un atteggiamento positivo aiuta e questo lo dice la scienza non la sottoscritta. Dunque imparate a non giudicare e fatevi un giro negli ospedali o a casa dei malati oncologici. Non c’è un funerale in corso perché le persone sono ancora vive e sono felici di esserlo e così le persone che li assistono ovviamente, con dolore e strazio ma con resilienza. Non credo sia difficile provare a immedesimarsi. Provateci anche per poco. Fate uno sforzo su. Forse forse riuscite a capire. Sono stata in zone di guerra…in Iraq per la precisione e dove esplodono le bombe i bambini giocano a pallone. E le mamme preparano il te. La vita è più forte e sono convinta che quei bambini che giocano non offendono i soldati e nemmeno quelle mamme che preparano da mangiare ai loro figli».

La questione è veramente delicata e spinosa
Allora, iniziamo a dire che il cancro non è un dono, è una maledetta sfiga e stop. E’ una tragedia per le famiglie, un dolore immenso, un guaio grosso, e trovate voi tutti i sinonimi del caso.
Ognuno però lo vive come può e come sa, come se la può “aggiustare” meglio. Possiamo decidere di essere vittime delle nostre malattie, non solo del tumore, oppure prendere in mano la situazione, farla nostra e combattere per stare meglio, per contraddire la diagnosi tremenda che ci è stata gettata addosso come una mannaia.
Come quella di Nadia Toffa, potete leggere decine di testimonianze di persone che hanno combattuto e vinto, le chiamano “guarigioni miracolose” perché non spiegabili dalla scienza medica ufficiale, c’è chi guarisce con la preghiera, chi mangiando solo cereali, chi assumendo dosi massicce di vitamina C e gli esempi sono migliaia e i più disparati. Cosa guarisce queste persone? E chi lo sa.
La connessione mente-corpo ormai è cosa acclarata, la stessa American Cancer Society ha dichiarato che emozioni e sentimenti sono una parte importante nel far fronte a una diagnosi di cancro. E’ risaputo che conta moltissimo anche l’atteggiamento di medici e parenti. Un medico che dà fiducia, parenti che mostrano serenità e positività aiutano tantissimo un paziente in genere spaventato dalla malattia. Una sorta di effetto placebo? Sì, probabilmente, e sappiamo anche che il placebo può essere potentissimo.
Nel 1999 presentammo all’allora Ministro della Salute Rosy Bindi una petizione popolare che chiedeva di rendere obbligatorio un esame di barzellette alla facoltà di medicina perché molti studi confermavano che un medico triste deprime i pazienti con esiti disastrosi sulla terapia.
Questo, ovviamente, non significa che bisogna abbandonare le terapie convenzionali per dedicarsi a quelle alternative. Ma la consapevolezza e l’attiva partecipazione del malato e della famiglia al percorso terapeutico anche supportato da un buon atteggiamento mentale è fondamentale per aggiungere un punto a favore della salute. E, ripetiamo, ormai è una questione acclarata anche dalla scienza medica convenzionale.

Se ci sono riuscita io…
E allora quelli che non ci sono riusciti cosa sono? Colpevoli? E’ la prima reazione che ci viene in mente a una frase del genere. Sì, una frase proprio infelice. Perché tocca un tasto decisamente dolente, una malainterpretazione della psicosomatica o del pensiero positivo tout court.
Il pensiero distorto dice: tutte le malattie sono piscosomatiche e allora se penso positivo non mi ammalerò.
Fosse così semplice gli ospedali sarebbero vuoti e il ministero della Salute regalerebbe i soldi all’Inps. Purtroppo non funziona, o meglio, è molto più complicato di così.
Volersi bene, dare più importanza a quello che di positivo ci accade, ridere, frequentare gli amici, mangiare sano, fare movimento, dedicarsi alle proprie passioni… tutto questo insieme ad altre mille cose fanno quello che chiamiamo “salute” e malgrado questo probabilmente moriremmo anche noi. E il sentirci in colpa probabilmente è quello che ci farà sentire peggio.
Nel 1999 Patch Adams, il medico sciamano, venne ad Alcatraz, dove si teneva il Festival della Comicoterapia. Allora di clown da corsia si parlava appena e l’idea che il ridere fosse fondamentale per i pazienti era una nebulosa teoria new age.
Una giornalista fece un’intervista a Patch e continuava a chiedergli: “Quanti bambini ha guarito con la comicoterapia?” Lui rispose: “Non lo so, ma so che quando sono vicino a loro e li faccio ridere, racconto loro una storia, ecco, durante quell’ora i bambini non sentono dolore”.

La qualità della nostra vita forse dà un senso a tutto. Come diceva Marcello Marchesi: L’importante è che la morte ci trovi vivi.

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Eccellenze nella mobilità sostenibile in Europa (Infografica)

Gio, 09/27/2018 - 03:58

A Copenhagen una persona su due va a lavorare in bicicletta. A Budapest ci sono oltre 300 km di piste ciclabili, ad Amburgo 1.700!
Scopri alcuni straordinari esempi di mobilità sostenibile in Europa.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

 

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Capelli secchi e spenti? Curali con il miele

Gio, 09/27/2018 - 02:54

Se vuoi prenderti cura di te in modo naturale, tra i tanti prodotti per capelli da tenere in doccia, meglio non dimenticarsi del miele. Il miele è un elemento prezioso perché agisce direttamente sul cuoio capelluto e sui capelli per nutrirli e purificarli.
Il miele, è vero, è una sostanza appiccicosa ed è difficile immaginare che svolga un’azione purificante, eppure è perfetto per eliminare le cellule morte della pelle che tendono a ostruire i follicoli piliferi e impediscono la crescita del capello aumentando la possibilità di avere infiammazioni cutanee.

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Carta, ecco quanto guadagnano i Comuni dal riciclo (un sacco di soldi…)

Gio, 09/27/2018 - 02:46

Leader in Europa. Tra i non molti indicatori che vedono l’Italia primeggiare nel continente in un periodo di crisi come questo c’è un dato che ci può rendere orgogliosi: ogni minuto nel nostro Paese si riciclano 10 tonnellate di macero di carta e cartone.
Un numero che ci porta in vetta alla classifica di questa buona pratica, che parte dalla raccolta differenziata e che si traduce in concreto in tonnellate di anidride carbonica non emesse nell’atmosfera.
La filiera del riciclo della carta fa bene all’ambiente e produce lavoro», sottolinea Carlo Montalbetti, direttore generale di Comieco, il Consorzio nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi a base cellulosica.
La seconda buona notizia che emerge dal rapporto annuale del consorzio è che si sta riducendo il divario della raccolta tra Nord e Sud.

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Le ricette di Angela Labellarte: cupola di pescespada con salsa allo zafferano

Gio, 09/27/2018 - 02:28

Ingredienti per 4/6 persone:

Carpaccio di pesce spada affumicato: 150 gr circa
Patate: 1 kg
Succo di ½ limone
Dragoncello: 1 cucchiaio
Olio EVO: 5 cucchiai
Sale: q.b.

Per la salsa
Olio EVO: 4 cucchiai
Farina: 2 cucchiai
Succo di ½ limone
Zafferano: qualche pistillo (0,1 gr)
Acqua: 200 ml
Sale: q.b.

Preparazione
Cuocere a vapore le patate e schiacciarle con uno schiacciapatate. Aggingere olio, sale, dragoncello tritato e il succo di mezzo limone e mescolare bene. Foderare una ciotola di 18 cm di diametro con la pellicola trasparente. Disporre le fettine di pescespada tutto intorno ai bordi e alla sommità della ciotola a formare una cupola e riempire poi con il composto di patate.

Per la salsa mettere in un pentolino l’olio, la farina, lo zafferano e mescolare. Aggiungere il succo di limone e l’acqua e mettere sul fuoco fino a ebollizione, ottenendo così una salsa morbida.

Disporre la cupola di pescespada e patate su un piatto di portata e aggiungere con un cucchiaio la salsa intorno. Decorare con fiori e fogli di dragoncello.

Photo Angela Prati

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Come pubblicare il tuo libro (terza e ultima parte)

Gio, 09/27/2018 - 02:14
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Festival internazionale della Robotica al via

Mer, 09/26/2018 - 02:49

“Non temete: automi semplificano la vita”

Medicina, chirurgia, industria, ma anche agricoltura, veterinaria, economia, etica, filosofia e giurisprudenza. Sono tanti i campi che coinvolgono o interessano lo sviluppo della robotica. Un futuro che è già realtà. C’è il robot che aiuta il chirurgo in sala operatoria, ma anche quello che consente di restaurare le opere d’arte, il robot direttore d’orchestra e, presto, anche quello che porterà la spesa a casa. Innovazioni e sperimentazioni che saranno al centro della seconda edizione del Festival internazionale della Robotica, in programma a Pisa da giovedì al 3 ottobre.
Una scommessa vinta dal professor Franco Mosca, un passato da pioniere dei trapianti e un presente da presidente della Fondazione Arpa, motore e anima del Festival. Ed è proprio grazie a questo mago del bisturi che Pisa si sta affermando nel mondo come Robot Town, la città dei robot.

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Ricostruire Comunità

Mer, 09/26/2018 - 02:35

“Noi interveniamo dopo la primissima fase dell’emergenza – dice Virginia, giovane geologa di origini spagnole – dopo il momento degli aiuti di prima necessità. Dopo che è passata l’ubriacatura delle donazioni, del paternalismo, della propaganda governativa. Dopo. Quando si comincia a dimenticare che oltre 80 mila abitazioni sono state danneggiate, di cui 22 mila in modo irreparabile, che migliaia di persone e famiglie sono rimaste senza casa, sussistenza, piegate dagli eventi, impaurite”.

A sei mesi dal drammatico sisma del 7-8 settembre 2017 che ha investito il Chiapas (e gli stati di Oaxaca e Tabasco), un gruppo eterogeneo di saperi professionali, quasi esclusivamente al femminile, si autoconvoca, sparge la voce, raccoglie adesioni e si costituisce in collettivo. Si chiama Bioreconstruye México Chiapas e, assieme ad altre associazioni, fa parte di un’ampia piattaforma di mobilitazione civile impegnata nella ricostruzione post-terremoto.

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Pellicce animali vietate a Los Angeles e scomparse dalle passerelle di Londra

Mer, 09/26/2018 - 02:17

Lo scorso 18 settembre 2018 il City Council di Los Angeles ha approvato il divieto di commercio e di produzione di prodotti di pellicceria. A partire dal 2020 nella città di Los Angeles, che con i suoi 15.620.000 abitanti su 6.299 di kmq di estensione urbana è la quarta città più grande del mondo, sarà vietato produrre, vendere e acquistare prodotti di pellicceria.

Prima della “città degli angeli” un’altra importante metropoli aveva già detto stop al commercio di pellicce, San Francisco, dove lo scorso marzo 2018 il consiglio dei supervisori municipali ha votato all’unanimità il bando di commercializzare pellicce, che entrerà in vigore a gennaio 2019.

La svolta, oltre a rappresentare per la città che deve il proprio nome al santo protettore degli animali un curioso caso di nomen omen, si inserisce in un cambiamento etico e animal-friendly ben più grande che riguarda l’intera California dove, grazie a una norma voluta dal governatore democratico Jerry Brown, a partire dal 2019 si potranno adottare cani, gatti e conigli solo provenienti da rifugi, cliniche veterinarie e associazioni animaliste. La compravendita di questi animali allevati in negozi – spesso vere e proprie puppy mills, “fabbriche di cuccioli”-  sarà proibita per legge, pena una sanzione di 500 dollari.

Buone nuove anche dal mondo della moda

La fashion week londinese appena conclusasi è stata completamente fur-free. Nessun prodotto di pellicceria è comparso sulle passerelle di Londra per le collezioni Primavera-Estate 2019 (sembra incredibile, ma sì, non si contano i designer che negli anni hanno proposto accessori in pelliccia a ornamento di chemisier, bikini e infradito). Una svolta ecosostenibile e cruelty-free senza precedenti quella di Londra, a testimonianza di una sempre crescente attenzione da parte dei consumatori e dell’opinione pubblica, che svolgono ruoli decisivi in un mercato fluttuante come quello della moda.

“Questo risultato sottolinea una tendenza che abbiamo già testimoniato negli anni passati, con sempre più case di moda desiderose di utilizzare materiali alternativi alle pellicce”, ha fatto sapere lo Chief Executive del British Fashion Council, Caroline Rush, tramite il quotidiano The Guardian.

Del resto, come già aveva ammesso Giorgio Armani nel 2016, quando, in accordo con Fur Free Alliance, decise di eliminare dalle proprie creazioni le pellicce animali: “il progresso tecnologico raggiunto in questi anni permette di avere a disposizione valide alternative che rendono inutile il ricorso a pratiche crudeli nei confronti degli animali”.

Ed è anche a fronte dell’alta qualità offerta dai materiali alternativi che la presidente dell’organizzazione no-profit in difesa degli animali Humane Society International, Kitty Block, ha lanciato una petizione online per chiedere al marchio Prada di sostituire le pellicce vere con materiali cruelty-free, seguendo l’esempio di altri nomi internazionali della moda come Vivienne Westwood, Stella McCartney, Armani, Gucci, Versace, Burberry, Micheal Kors, Hugo Boss, Donna Karan, e altri.

Prada, che ha chiuso il 2017 con un fatturato di 3,057 miliardi di euro, in calo del 3,6% sul 2016, tramite il proprio ufficio stampa si è difeso ribadendo che vigila sui fornitori, che le pellicce rappresentano meno dello 0,1% della produzione e che queste non compaiono nell’advertising ufficiale di Prada.

Non si è fatta attendere Pamela Anderson, da anni al fianco di Peta Usa, l’organizzazione no-profit a sostegno degli animali a cui la celebre attrice ha più volte prestato voce e volto in campagne di sensibilizzazione su vari temi legati alla sostenibilità. Pamela Anderson ha scritto una lettera aperta a Miuccia Prada dove fa notare che “una riduzione ‘graduale’ non è di consolazione per gli animali” e che “la pelliccia prodotta ‘eticamente’ è paragonabile a un omicidio misericordioso: non esiste”.  In attesa di conoscere gli sviluppi della vicenda, conforta constatare che all’interno di dibattiti accesi e di lotte anche violente, dove troppo spesso i protagonisti, da ambo le parti, si autoassolvono, giustificando la propria violenza in nome di questo ideale o di quella necessità, gli esiti possono dipendere da azioni di networking e da scambi civili, ma non perciò meno testardi ed efficaci.

Intanto in Italia è in attesa di essere inserita nel calendario dei lavori delle commissioni parlamentari la proposta di legge di vietare almeno l’allevamento di animali per la produzione di pellicce, fortemente voluta dall’Onorevole Michela Brambilla di Forza Italia, ma anche dall’Onorevole Chiara Gagnarli del Movimento 5stelle e dalla Senatrice Loredana De Petris di Liberi e Uguali.

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Barikamà: uno yogurt che fa bene al mondo

Mar, 09/25/2018 - 04:24

Barikamà, che in lingua Bambarà significa Resistente, è un “progetto di micro reddito gestito da ragazzi Africani: dallo sfruttamento nelle campagne, all’autogestione del lavoro e l’inserimento sociale” si legge sul loro sito internet.
Producono e distribuiscono a domicilio yogurt e ortaggi di altissima qualità. People for Planet è andato a conoscere questa realtà.

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Link di approfondimento: http://barikama.altervista.org/

 

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Salva mare, presto una legge nazionale avrà come esempio i “pescatori spazzini” di Livorno

Mar, 09/25/2018 - 02:59

La sperimentazione toscana che vede protagonisti i “pescatori spazzini” di Livorno, in grado di liberare il mare da oltre 16 quintali di rifiuti pescati con le loro reti in quattro mesi, sta facendo scuola a livello nazionale. Intervenendo su Radio 24 – a Si può fare, il buongiorno del week end sulla radio de Il Sole 24 Ore –, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha confermato che verrà presentata a breve una legge sul tema.
«Sì, confermo che vogliamo cogliere l’esperienza toscana per farne una legge nazionale – ha dichiarato Costa – A me piacerebbe che si chiamasse Salva mare, giocando anche sulle parole, perché c’è mare ma anche amare, quindi si parla anche di amare il mare. Io la legge la deposito entro la prima settimana di ottobre, poi ovviamente deve passare per il Parlamento».

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Sconti sui preservativi per incentivarne l’acquisto

Mar, 09/25/2018 - 02:58

Mentre in Italia il tema del sesso è ancora largamente considerato un tabù, è in arrivo una proposta di legge sul “sesso sicuro” che mira ad abbassare l’Iva dal 22% al 10% sui preservativi.

L’obiettivo è quello di incentivarne l’uso soprattutto tra i più giovani così da prevenire la trasmissione di malattie e infezioni sessualmente trasmissibili.

La proposta arriva dal Movimento 5 Stelle, in particolare dal senatore Gaspare Antonio Marinello che riporta l’attenzione sul tema dichiarando che «le malattie e le infezioni sessualmente trasmissibili rappresentano ancora un’emergenza sanitaria, ma se ne parla, purtroppo, ancora troppo poco. L’uso del preservativo rappresenta l’unico metodo di prevenzione e il prezzo in Italia continua ad essere molto elevato a causa anche dell’Iva al 22%».

Ed è proprio così: la piaga delle malattie sessualmente trasmissibili non accenna ad arrestarsi. Sesso e infezioni vanno, purtroppo, sempre più a braccetto e, secondo le ultime ricerche, le Mst (Malattie Sessualmente Trasmesse) sono in costante aumento. La sifilide, ad esempio, in Italia è cresciuta del 400% dal 2000 e un picco di nuove infezioni di HIV si registra anche tra gli over 50. La gonorrea, invece, ha visto quasi raddoppiare i casi in Europa. Tra i più colpiti sono i giovani tra i 15 e 24 anni, che rappresentano la fascia di età molto più esposta allo sviluppo di queste patologie, oltre che più a rischio di gravidanze non desiderate.

Cosa prevede la proposta di legge? Attualmente in discussione sulla piattaforma Rousseau, è costituita da due articoli, che riportano l’attenzione su: “Disposizioni in materia di riduzione dell’aliquota Iva sui profilattici maschili e femminili”.  L’obiettivo è quello di abbassare il prezzo dei preservativi per incrementarne la vendita e conseguentemente innalzare il livello di prevenzione, diminuendo così notevolmente la percentuale di infezioni.

Un ddl snello e deciso, una misura per i giovani che ormai si avvicinano sempre più precocemente alla sessualità» precisa il Senatore Marinello.  Il trend allarmante è registrato anche nella “sintesi” di presentazione della proposta di legge dove, con riferimento agli ultimi dati diffusi dal Censis, è specificato che il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi, mentre la quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. Inoltre, la distinzione tra contraccezione e prevenzione non è sempre chiara tra i giovani: il 70,7%, infatti, usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione. Numeri che rappresentano in parte la diretta conseguenza della mancanza di qualsiasi forma di educazione alla sessualità nelle scuole, e in particolare del tabù che continua a limitare l’uso del profilattico, unico metodo per prevenire tutte le malattie a trasmissione sessuale.

Il costo di questa iniziativa è stimato intorno ai 50 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019. La cifra corrispondente verrà trovata “mediante riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2019-2021, nell’ambito del programma ‘Fondi di riserva e speciali’ della missione ‘Fondi da ripartire’ dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze”.

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Le tentazioni del dottor Velasco che fa il gesto dell’ombrello agli arbitri

Mar, 09/25/2018 - 02:33

Sarebbe piaciuta da morire a Federico Fellini la sfuriata post-partita dell’altra sera di Julio Velasco. Che al termine della partita di pallavolo vinta ai Mondiali dalla sua Argentina contro la Polonia, si è lasciato andare a un’esultanza che potremmo definire esuberante, con quattro gesti dell’ombrello ripetuti all’indirizzo degli arbitri. L’uomo che per circa vent’anni ha impartito lezioni di sportività agli italiani, saltava sul parquet e mandava a quel paese i direttori di gara. Come in un qualsiasi settore di uno stadio.

Antonio Mazzuolo

Fellini avrebbe riso compiaciuto e ci piace immaginare che avrebbe ripensato al suo Antonio Mazzuolo, il personaggio che lui e Flaiano (con Tullio Pinelli) avevano tratteggiato per un episodio del film Boccaccio70: “Le tentazioni del dottor Antonio”. L’integerrimo moralista che vuole censurare un mega manifesto pubblicitario da cui la giunonica Anita Ekberg invita a bere più latte. Immagine che diventa via via un’ossessione per l’ambasciatore del puritanesimo. Finirà con il dottor Antonio aggrappato al cartellone, ormai preda di deliri e perdutamente innamorato di Anitona. Prima che un’ambulanza passi a recuperarlo.

Icona della sportività

Ci è tornato in mente guardando quella scena di Julio Velasco, l’uomo che in Italia ha rappresentato un’icona della sportività. L’argentino creò la pallavolo italiana, la prima fortissima Nazionale di volley che vinse tutto tranne le Olimpiadi che restarono una maledizioni per il commissario tecnico argentino. Un formidabile allenatore. Ma Velasco è riuscito a lasciare il segno anche fuori da un campo di pallavolo. Conquistò tutti con le sue lezioni di sport e di vita. Sin dai remoti tempi del Maurizio Costanzo Show. Ha tenuto nel corso degli anni migliaia di lezioni nelle scuole e nelle aziende contro la cultura degli alibi, sull’importanza del sacrificio per raggiungere i risultati, sull’importanza dell’accettazione del verdetto del campo.

Vederlo lì, al centro del parquet, agitarsi come un indemoniato e ripetere il gesto dell’ombrello una, due, tre, quattro volte, è stato come rivedere il dottor Antonio dopo aver perduto ogni freno inibitore e provare in ogni modo ad amare la virtuale Anitona.

La forza dello sport

Ovviamente può capitare a tutti. È la forza dello sport. E della vita che ti prende e ti trascina, anche se hai costruito gran parte della tua esistenza su principi opposti. Nel post-partita Velasco non si è tirato indietro e ha spiegato la sua reazione: «Gli arbitri sono stati “un sacco” di tempo a parlare al microfono fra loro, sembrava che ci fosse da fare una votazione. L’arbitro fischia o così o cosà ed è finita. Non è possibile questo. E non è possibile che l’allenatore della Polonia tutte le partite faccia le stesse cose, che contesti tutti i palloni finché riesce a far cambiare la decisione e allora questa volta mi sono arrabbiato molto perché va bene tutto, però…».
Pare che abbia esclamato: “Questo non è sport”. È stato squalificato e l’ultima partita la sua Argentina l’ha giocata senza di lui.

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