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Aggiornato: 1 ora 1 min fa

Oslo, prima città senza auto. Vietate anche le elettriche

Sab, 02/02/2019 - 01:03

Se l’intento è quello di eliminare dalle città lo smog dovuto alle emissioni delle automobili è chiaro che il miglior risultato lo si potrebbe ottenere con un divieto totale di circolazione dei veicoli, senza deroghe né ztl di qualsiasi tipo. E proprio questo è accaduto ad Oslo, dove dall’inizio dell’anno nel centro storico nessuna auto può circolare. Nessuna eccezione.

È un primato in Europa, già programmato 3 anni fa, quando la decisione che ora è entrata in vigore è stata presa. Nel frattempo la città è stata trasformata perché potesse diventare più green e più vivibile: i parcheggi, non più indispensabili, hanno lasciato spazio alle piste ciclabili, mentre il trasporto pubblico è stato potenziato e ha beneficiato di più finanziamenti. Naturalmente, se in centro non è possibile entrare con l’auto, i cittadini sono spinti verso l’utilizzo di altri mezzi, che garantiscono spostamenti più verdi e meno stressanti.

Nemmeno le auto elettriche possono circolare, la nuova Oslo è totalmente “car free”. Nel corso degli anni il numero dei parcheggi si è ridotto notevolmente, nell’ottica di scoraggiare chiunque avesse una smania irrefrenabile di recarsi in centro in auto, senza ovviamente eliminare gli stalli dedicati ai disabili.

Vi ricorda qualcosa? Certo, suona molto danese come idea. A Copenaghen già negli anni Sessanta si immaginava una città diversa e si è iniziato a rendere una serie di zone del tutto pedonali.

Ma il caso di Oslo è una vera perla perché stiamo parlando di una città in cui le biciclette non sono storicamente nel dna degli abitanti. Anzi, da quando al largo delle coste norvegesi sono stati scoperti giacimenti petroliferi, i cittadini hanno acquistato sempre più automobili. Intanto, cresceva l’urbanizzazione, crescevano gli spostamenti e cresceva lo smog. Secondo le stime, la popolazione aumenterà del 30% entro il 2040, con un conseguente aumento nelle città di vetture private e di traffico. Ai norvegesi, in ogni caso, piacciono molto le auto elettriche, tanto che lo scorso anno hanno rappresentato un terzo del totale di vetture vendute nel Paese: è il record mondiale.

L’inversione di rotta recente di Oslo è ancora più drastica. Dal 2015 la sindaca Marianne Borgen (Partito della Sinistra Socialista) ha sostanzialmente deciso che non si possono condannare i cittadini a morire di inquinamento e ha puntato tutto sul costringere in maniera indiretta le persone a munirsi di bici (per l’acquisto di quelle elettriche per giunta vengono erogati incentivi) e a sfruttare le decine di km di piste ciclabili esistenti. All’inizio, quando si parlava “semplicemente” di vietare il centro storico alle auto erano scoppiate le proteste; in questo modo è diventato meno conveniente spostarsi in auto visto che si rischia di non trovare parcheggio, perdere tempo e innervosirsi.

Missione compiuta.

Prossimo obiettivo: Oslo, già nominata Green Capital 2019 dalla Commissione Ue (si v. il video https://youtu.be/9s-lC1vjumE), punta ora a triplicare la percentuale di spostamenti in bici dal 6% al 18% entro il 2020.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Party For Planet: è stato un grande successo!

Ven, 02/01/2019 - 23:39

Diretta Facebook del Party For Planet

La neve caduta su Milano non ha spaventato le quasi 200 persone che hanno affollato la Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame per assistere al Party for Planet, l’evento ideato per coinvolgere supporter, lettori, amici ed ospiti speciali e festeggiare sotto lo stesso tetto il primo anno di vita di People for Planet, il magazine digitale del Gruppo Atlantide.

Ad aprire la serata è stato Jacopo Fo, direttore creativo di People for Planet, con un personale ricordo di Dario Fo e Franca Rame e della loro attività alla Palazzina Liberty, che oggi ne porta il nome: “I miei genitori arrivarono ad occupare la Palazzina Liberty perché non c’era uno spazio disponibile in cui poter recitare. La Palazzina a quel tempo era un ex mercato comunale ormai abbandonato. I miei genitori diedero appuntamento al mondo della rivolta di quegli anni e, alla fine, la porta fu sfondata. La prima cosa da fare fu pulire. Furono portati fuori 15 camion di immondizia grazie a tanti volontari. E poi altri volontari e tanti artigiani iniziarono a restaurare gli interni per rendere di nuovo agibile la Palazzina. Alla fine dei lavori – ricorda Jacopo Fo – in questo ‘teatro militante’ entravano fino a 800 persone. In primavera ed estate gli spettacoli si facevano anche all’aperto, dove oggi ci sono gli alberi. Ed è proprio qui, alla Palazzina Liberty, che furono girati gli spettacoli del ritorno di Dario Fo e Franca Rame in tv”.

A traghettare il pubblico verso il primo dibattito della serata è stata un’ospite speciale, l’attrice Lucia Vasini, che ha portato in anteprima sul palco del Party for Planet un brano dello spettacolo “Mistero Buffo – Le parti femminili“. Un vero regalo di compleanno per il magazine e per tutti i presenti.
La questione della qualità dell’aria è un tema sul quale i cittadini sono particolarmente sensibili, scelto non a caso come filo conduttore del primo dibattito, moderato da Sergio Parini, direttore editoriale di People for Planet. Abbiamo voluto fare il punto della situazione prendendo spunto dai dati ufficiali e, grazie ai nostri divulgatori e a parole semplici, abbiamo finalmente capito a fondo cosa sia l’inquinamento dell’aria e le conseguenze sulla salute.
Perché siamo così preoccupati dei veicoli che circolano nelle nostre città? Quella contro lo smog è la “più grande battaglia che si sta combattendo sul Pianeta”, dice Valerio Rossi Albertini. Ma quando parliamo di “polveri sottili” cosa intendiamo? E come vengono generate dal motore di un’auto? Il fisico del Cnr lo spiega grazie ad una delle sue celebri dimostrazioni pratiche, e aggiunge: “Non solo abbiamo 50 mila vittime legate alle polveri sottile, ma a fronte di ogni decesso abbiamo 10 nuovi casi di malati cronici a carico del sistema sanitario nazionale. Può davvero non interessarci?”.

Non solo smog. I milanesi lo scorso anno hanno dovuto fronteggiare la preoccupazione dovuta all’odore di “plastica bruciata” che si è sprigionato durante gli incendi divampati nei depositi di rifiuti di Novate e della Bovisasca. Avevamo ospitato su People for Planet il racconto di Anita Panizza, una mamma milanese, che è tornata a parlarne per noi sul palco del Party for Planet e ancora oggi si chiede: “Ma cosa abbiamo respirato davvero in quei giorni?”.

Ci sono anche cittadini che si mobilitano ogni giorno, ad esempio misurando l’inquinamento come ha fatto l’Associazione Cittadini per l’Aria Onlus con la sua ciclostaffetta. I dati sull’inquinamento dell’aria a Milano sono stati presentati al Comune, che intanto, qualche giorno dopo, si apprestava ad annunciare il varo di Area B. Una mossa apprezzabile ma non sufficiente, secondo l’associazione. “Abbiamo impugnato per il secondo anno di seguito il piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria”, spiega Anna Girometta, elencando i prossimi obiettivi.

L’Area B scatterà a Milano il prossimo 25 febbraio e sarà la Ztl più grande d’Italia. Come affronta l’inquinamento una grande città? “Area B è grande quanto l’intera città, con l’idea che possa allargarsi ad altri Comuni. Un sistema di telecamere ‘selezionerà’ i veicoli tramite lettura della targa, per i più inquinanti scatteranno le sanzioni – spiega l’assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Marco Granelli – In Lombardia dal 1 ottobre i diesel che producono la maggior parte del pm10 da combustione non possono viaggiare, ma non bastano i controlli delle pattuglie. E la stessa delibera della Regione ha troppe eccezioni, il quadro normativo va migliorato. Ecco perché abbiamo pensato ad un tipo di Area B con telecamere. L’obiettivo è quello di innescare un processo di cambiamento in cittadini, imprese e mercato. Ma non dimentichiamo l’inquinamento dell’aria provocato dal riscaldamento degli edifici; il Comune di Milano ha iniziato a cambiare le caldaie nelle case popolari. 22 milioni di euro sono stati poi stanziati per i privati che vogliono cambiare le caldaie e attuare opere nei propri edifici per farli passare da Classe G a livelli migliori. Il costo sociale dell’inquinamento è enorme, ma non è denaro che il cittadino vede uscire direttamente dal portafoglio; dobbiamo agire perché le misure incidano sui singoli comportamenti”.

Altra esperienza virtuosa, quella della Provincia di Trento, dove nel 2017 è stato varato il Piano della mobilità elettrica. Il professor Maurizio Fauri spaventa la platea: “Il 2018 sarà l’anno più caldo di sempre. Ad agosto di ogni hanno abbiamo già consumato tutte le risorse disponibili che la Terra ci offre”. Le auto elettriche ci possono aiutare? “Alimentare un’auto elettrica costa un terzo in meno di quelle a combustione interna… e se siete in coda in mezzo al traffico a quale delle due preferite stare dietro?”. La Provincia di Trento ha pensato di incentivare interventi perché tutti possano ricaricare il proprio veicolo a casa, nei luoghi di lavoro e presso le strutture ricettive, in modo da azzerare l’”ansia di ricarica”. “Ma non basta sostituire un’auto con un’altra, va cambiata la mentalità, vanno cambiate le abitudini delle persone e il loro modo di affrontare il problema”, conclude Fauri.

Le auto si possono però anche trasformare, come spiega Gaetano La Legname di Mobility r-Evolution: “Quanti di voi sapevano che in Italia esiste la possibilità di trasformare con un kit di retrofit una vecchia auto in un’auto elettrica? E costa meno di un terzo rispetto ad un veicolo nuovo. Non solo, parliamo di un mercato potenziale di 500 mln di euro all’anno”.

A chiudere il primo dibattito, i fondatori della startup Wiseair, Paolo Barbato e Andrea Torrone, creatori del vaso smart connesso ad Internet capace di monitorare la qualità dell’aria, di cui un prototipo è stato messo in opera anche alla Palazzina Liberty durante la serata. Così raccontano la loro invenzione: “L’inquinamento non solo ci fa male ma rende i cittadini meno felici. C’è un’evidenza scientifica. A Milano le centraline dell’Arpa sono poche, la zona Ovest è scoperta ad esempio, quindi è impossibile un monitoraggio capillare. Servono più sensori, migliaia, nelle nostre città per misurare la concentrazione di particolato. Le fioriere e i vasi sono infrastrutture non utilizzate… e se ogni vaso diventasse un sensore?”.

Nella seconda parte della serata People for Planet ha deciso di lasciare il microfono ai protagonisti delle storie raccontate nel corso del suo primo anno online.
Massimo Moretti di WASP, azienda leader nel settore della stampa 3D, ha raccontato il progetto di stampa in 3D di una casa realizzata in terra e paglia.

Aninga di Music of the Plants ha portato sul palco il magico suono delle piante grazie ad un dispositivo in grado di registrarne la resistenza elettrica e trasformarla in musica.

Pietro Basile de Il Balzo Associazione di Solidarietà Familiare ci ha raccontato l’attività nel campo della disabilità e del disagio minorile e, in particolare, la realtà del Bar Balzo di Milano, dove ragazzi con disabilità cognitive sperimentano l’approccio al lavoro, e quella di “Io Balzo da Solo”, dove invece si mettono alla prova con l’abitare da soli.

Adriana Santanocito, per presentare la sua Orange Fiber è partita da un dato di fatto: la domanda di tessuti cellulosici è in aumento. Sono tessuti ricavati soprattutto dal legno, ma è chiaro che non possiamo continuare ad abbattere alberi. L’alternativa è italiana, catanese, e si chiama Orange Fiber: filato ricavato dai sottoprodotti dell’industria di trasformazione agrumicola. Il risultato è un tessuto unico al mondo, venduto ai brand di moda, che già può vantare la collaborazione unica con Salvatore Ferragamo.

Marco Abbro ha descritto BIOlogic, il primo Bio FabLab del Sud Italia, dove è stato creato un altro tessuto particolarissimo e 100% naturale, Scoby Skin, ricavato dalla cellulosa estratta dal tè Kombucha. Anche in questo caso, si tratta di una validissima alternativa all’abbattimento di alberi per ricavare cellulosa.

Infine, Suami Rocha di Bamboo Bicycle Club, impresa sociale nata a Londra nel 2012 ed esportata a Brescia con l’obiettivo di insegnare alle persone a costruire la propria bicicletta in bambù, promuovendo così la mobilità sostenibile. Perché proprio il bambù? Perché permette di realizzare forme perfette, è flessibile, ha proprietà smorzanti, non necessita di saldature e a parità di peso è più forte dell’acciaio. Inoltre, è anche molto gradevole alla vista, oltre che sostenibile.

A chiudere la serata la band campana Capone & BungtBangt con il suo sound inconfondibile. Tutti gli strumenti utilizzati nelle performance del gruppo sono autocostruiti partendo da oggetti riciclati che, in questo modo, acquisiscono una nuova vita e diventano strumenti musicali di inestimabile pregio. Impossibile, quindi, limitarsi ad ascoltare senza guardare come, grazie a quest’arte del riciclo e a sapienti mani, si ridona valore ad oggetti che ne sembrano ormai privi.

E questo primo anno di People for Planet è solo l’inizio di una grande avventura.
Dice Jacopo Fo: “Siamo in un momento in cui le persone sono spaventate, minacciate dalla crisi economica e spiazzate dai nuovi mezzi di comunicazione. Quando abbiamo creato People for Planet abbiamo voluto immaginare qualcosa di diverso e abbiamo deciso di impegnarci non solo nel fare buona informazione, ma anche nel far succedere cose molto semplici, quasi banali, che possono però cambiare la realtà. Con l’aiuto di tutti”.

Buon compleanno People for Planet!

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Prescrizioni illegali di latte artificiale: cosa ne pensa il ministero della Salute?

Ven, 02/01/2019 - 23:12

Da quando abbiamo pubblicato la nostra inchiesta sul latte artificiale ci siamo attivati su vari fronti. Abbiamo chiesto un appuntamento alla ministra della Salute Grillo per conoscere il suo parere sulla questione. Lo staff della ministra, pur avendoci fatto sapere di aver ricevuto la comunicazione con la richiesta di un incontro, non ci ha però contattato per fissare un appuntamento e non ha dato riscontro alle nostre successive sollecitazioni. Nella convinzione che l’argomento sia di suo interesse, rimaniamo fiduciosi che riusciremo ad incontrarla.

Intanto abbiamo attivato un gruppo di avvocati esperti in materia per capire se e come si può agire per vie legali.

Cosa abbiamo scoperto

Abbiamo riscontrato che in alcuni ospedali consegnano alle neomamme in dimissione dopo il parto, insieme alle informazioni sanitarie del neonato, anche l’indicazione di quale marca di latte artificiale per neonati utilizzare. In alcune strutture la prescrizione viene effettuata direttamente sul libretto sanitario del bimbo che viene consegnato al momento delle dimissioni, mentre in altre viene fatta su un foglio (che non sempre riporta l’intestazione della struttura ospedaliera) che viene poi infilato tra le pagine del libretto sanitario.

Un comportamento vietato dalla legge

Tutto questo, però, è illegale: il Decreto 09 aprile 2009 , n. 82, infatti, all’articolo 10 precisa che “la pubblicità degli alimenti per lattanti è vietata in qualunque modo, in qualunque forma e attraverso qualsiasi canale, compresi gli ospedali, i consultori familiari, gli asili nido, gli studi medici, nonché convegni, congressi, stand ed esposizioni”, e all’art. 14 specifica che “le lettere di dimissione per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno”.

Non abbiamo nulla contro il latte in formula

Vogliamo precisare che non abbiamo nulla contro il latte in formula. Quello che ci preme sottolineare è l’illegalità del comportamento di molte strutture che ancora oggi, nonostante la legge parli chiaro, continuano indisturbate a promuovere l’uso della formula specificandone la marca.

Ringraziamo tutti i lettori che ci hanno inviato le loro testimonianze e, qualora aveste altro da raccontarci sull’argomento, scriveteci a redazione@peopleforplanet.it.

Photo by rawpixel on Unsplash

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Party For Planet in diretta web!

Ven, 02/01/2019 - 16:30
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La «falla» delle compagnie aeree

Ven, 02/01/2019 - 14:29

Come trovare la tariffa più conveniente? L’indagine del Corriere su centinaia di combinazioni

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Perché non parlate dei problemi degli italiani?

Ven, 02/01/2019 - 12:49

Accoglienza agli immigrati, i terremotati, i gay, lo scioglimento dei ghiacciai… Come parlare di un problema quando chi ascolta o legge chiede un’attribuzione differente delle priorità? Ci provano i The Jackal nell’ultimo video che risponde al quesito del momento: “Perché non parlate dei problemi degli italiani?”. Perché rispondere a un problema con un altro problema non risolverà nessun problema. DA REPUBBLICA.IT

 

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Empatia… che magia!

Ven, 02/01/2019 - 10:25

Michele Dotti ci spiega cos’è l’empatia

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Alberi invece di lapidi

Ven, 02/01/2019 - 01:47

Sovraffollamento, grattacieli di loculi, mancanza di spazio: la questione dei cimiteri italiani è cronicamente in crisi.

Ne scriveva anni fa anche Jacopo Fo nel suo blog su Il Fatto Quotidiano: “In tutte le nazioni normali i cimiteri sono grandi appezzamenti di terreno dove si scavano le buche per seppellire le bare. In Italia è obbligatorio costruire un’enorme scatola di cemento armato, con una recinzione muraria alta due metri tutto intorno. E questa struttura di cemento è obbligatoriamente dotata di sofisticati sistemi di drenaggio. Poi lo spropositato scatolone di cemento viene riempito di terra e poi le buche vengono scavate lì. Ovviamente questo moltiplica per 10mila volte i costi per la costruzione di un cimitero rispetto al resto del mondo, visto che gli altri non costruiscono nulla, scavano solo dei buchi nella sacra terra.
Il costo di produzione di un metro quadrato di cimitero è così talmente oneroso che sono stati inventati i loculi disposti a più piani, per ammortizzare le spese”.

L’argomento è spinoso, a parlare di cimiteri, di morte si rischia di passare per menagramo.

A cercare di risolvere il problema però ci stanno pensando gli ecologisti che sempre più spesso chiedono che gli eventi della loro vita siano “green”. Anche il funerale e la sepoltura.
Una soluzione in armonia con la natura potrebbe arrivare da due designer italiani: Anna Citelli e Raoul Bretzel che hanno ideato la Capsula Mundi.

Si tratta di un contenitore biodegradabile a forma di uovo dove si può inserire il caro estinto in posizione fetale o le sue ceneri, e che viene messo a dimora in terra, dove viene poi piantato un alberello, magari a scelta del defunto che ne sarà il fertilizzante.
Potremmo dire ai nipoti: “La vedi quella quercia? È la nonna Amelia! Mentre quel ciliegio laggiù è lo zio Ettore”. Immaginatevi che meraviglia: un bosco rigoglioso al posto di lapidi di marmo con scritte improbabili.

Mentre aspettiamo che venga rivista la legge che regola la normativa cimiteriale, risalente al regio decreto del 27 luglio 1934, possiamo pensare a non sprecare dell’ottimo legno per la bara. Ci sono già in commercio feretri in cartone e urne in mais, in legno naturale privo di vernici, o realizzati con lastre di cellulosa ricavate da fibre naturali recuperate e rigenerate, nonché cortame di legno giuntato a pettine. Una soluzione quest’ultima pensata per contrastare il depauperamento forestale.

Come spiegano i titolari di un’agenzia di pompe funebri a Milano: “Da un metro cubo di legno si ricavano 5 – 6 bare tradizionali contro le 30 – 35 nel caso di bara ecologica in fibra vergine. Per le bare tradizionali, il legname complessivo necessario per il fabbisogno della regione europea corrisponde a circa 7 km quadrati all’anno. Ipotizzando circa 7 milioni di decessi nel periodo indicato, il tempo necessario per la riforestazione è di almeno 50 anni, occupando un territorio di 300.000 km quadrati. Tale superficie, che andrà deforestata, è pari a quella dell’intero stato italiano”.

Nel caso della cremazione poi è importante anche il risparmio energetico che una sepoltura ecologica offre rispetto a quella tradizionale. Una bara in legno verniciato brucia in un’ora e mezza mentre quella in cellulosa in un’ora. Moltiplicate per il numero di cremazioni all’anno in Italia e il numero di ore di esercizio risparmiate diventa impressionante: 33mila equivalenti a 22mila cremazioni in meno. Per non parlare dell’inquinamento provocato dalle vernici disperse nell’ambiente.

Meglio, molto meglio un albero. Io vorrei un bel castagno, e voi?

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Il rapporto “Cambia la Terra 2018” e i passi avanti della legge sul biologico

Ven, 02/01/2019 - 01:23

È stata approvata alla Camera in dicembre la nuova legge sull’agricoltura biologica. Il testo ha trovato l’accordo di tutte le forze politiche (solo Forza Italia non ha votato) ed ora dovrà passare all’esame del Senato.

La legge sul biologico

Il testo aggiorna le nostre norme sulle produzioni biologiche e le armonizza con il quadro europeo, riconosce che la produzione di tipo biologico è improntata alla salvaguardia delle risorse naturali e predispone la promozione del settore, anche in termini di valorizzazione delle produzioni, di accesso al mercato, di sviluppo di distretti biologici e di formazione professionale.

Si prevede poi un perfezionamento dell’etichettatura che dovrebbe evidenziare meglio il bio italiano, e un piano per il reperimento delle sementi biologiche.

La soddisfazione di associazioni e agricoltori

“In un momento in cui i consumatori chiedono al sistema di certificazione del biologico maggiori garanzie di integrità – ha dichiarato il presidente di Federbio Paolo Carnemolla a commento dell’approvazione, come riporta il quotidiano La Repubblica  – l’istituzione di un logo nazionale è un primo passo importante per sviluppare un sistema di tracciabilità e controllo più efficace; la norma, attesa da tre legislature, prevede l’integrazione di azioni di promozione istituzionale dei prodotti biologici che fino a ora sono mancate, intensificando così anche le verifiche sui prodotti importati dai Paesi fuori dall’Unione Europea”.

Anche le associazioni di categoria degli agricoltori hanno commentato positivamente. La Cia, Confederazione Italiana Agricoltori, in una nota ha commentato positivamente e “auspica che ora il Senato recepisca il testo in tempi rapidi. Si tratta di un passo avanti rispetto a un metodo produttivo in cui l’Italia è leader in Europa e seconda, a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti. Oggi il biologico vale 3,5 miliardi di euro nel nostro Paese, interessa 8 consumatori su 10 e coinvolge quasi 76 mila aziende su 2 milioni circa di ettari coltivati”.

Il rapporto “Cambia La Terra 2018”

Proprio pochi mesi fa Federbio, insieme a Isde- Medici per l’ambiente, Legambiente, Lipu e WWF hanno pubblicato il rapporto “Cambia la Terra 2018”, per portare l’attenzione proprio sul biologico. La politica agricola comunitaria sovvenziona per il 97,7% l’agricoltura convenzionale”. – denunciano nel rapporto – “Al biologico, invece, che in Italia rappresenta il 14,5% della Superficie Agricola Utilizzata, vanno le briciole: su un totale di fondi europei e italiani per l’agricoltura di circa 62,5 miliardi, riceve solo 1,8 miliardi”. Nel rapporto si evidenziano anche altri numeri importanti sui pesticidi: “Mentre il consumo di principio attivo nella UE è mediamente di 3,8 chili per ettaro, in Italia si arriva a 5,7 chili per ettaro: in 10 anni – dal 2006 al 2016 – si è registrato un aumento della spesa del 50% per i pesticidi e del 35% per i concimi. E l’agricoltura intensiva, la monocoltura, l’uso di diserbanti e concimi chimici sono tra gli elementi che più impoveriscono il terreno, riducendo la materia organica, la concentrazione di microrganismi e quindi la fertilità”.

Nel rapporto si raccolgono anche riferimenti agli studi portati avanti dall’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change, la task force di climatologi organizzata dall’Onu. Nel testo pubblicato dal rapporto “Cambia la terra” Ippc ritiene che  “siano proprio il modello agricolo e alimentare oggi imperante e l’uso attuale di suolo e foreste a essere responsabili del 24% del rilascio dei gas climalteranti. Una conseguenza che potrebbe essere evitata scegliendo la strada dell’agroecologia: secondo i dati pubblicati dal Rodale Institute nel 2011, i sistemi di agricoltura biologica utilizzano il 45% in meno di energia rispetto a quelli convenzionali e producono il 40% in meno di gas serra rispetto all’agricoltura basata su metodi convenzionali”, suggeriscono gli autori del rapporto.

Immagine di copertina: Armando Tondo

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Milano città più vivibile: qui lo smog uccide con eleganza

Ven, 02/01/2019 - 01:17

Che criteri hanno utilizzato quelli che hanno realizzato questa graduatoria, nella quale la capitale della Lombardia primeggia su Bolzano e Aosta?
Probabilmente i criteri esistenziali di Lord Fener, il cattivo di Guerre Stellari che gira con il respiratore a motore.

E sono incredibili i molti cittadini milanesi che intervistati per strada gongolano per la nuova posizione in classifica, affermando che “qui si vive bene!” Un’intervistata, nella piazzetta in mezzo ai grattaceli del quartiere Isola, aggiunge: “Basta guardarsi attorno!”

Eh sì, perché Milano adesso c’ha pure i grattaceli, come New York, e sono meta adorata dai turisti e dai milanesi stessi.

Inorridisco. Stiamo parlando di una grave lesione estetica! Una lobotomizzazione del senso del bello. Probabilmente effetto delle troppe patatine fritte con l’olio industriale ottenuto con i solventi derivati dalla benzina.

Io mi aspettavo che ci fossero cortei di protesa per questa classifica, e magari anche qualche contestazione dura per una situazione sanitaria che è sempre orrida.

E pensare che insieme al mio papà, quando ebbe l’idea assurda di candidarsi sindaco, ci si era tanto impegnati per progettare un grande parco verde al posto di quei cazzi di cemento. C’era anche un progetto per dare veramente un taglio all’inquinamento. Mio padre perse le primarie del Pd con un misero 25% dei voti (tra i compagni) figuriamoci quanti milanesi lo avrebbero votato.

Ma cosa volete che capisca di estetica gente che giudica Milano un luogo vivibile, con lo smog che sfora un giorno sì e un giorno no i generosi limiti di sicurezza…
Che peraltro le centraline sono una truffa perché prendono l’aria a 3 metri d’altezza, mica al livello delle carrozzine dei neonati.

E se dici che lo smog costa migliaia di milanesi morti all’anno e almeno 4 anni di vita per tutti, ti guardano male.

Se poi incontri un milanese di quelli che se accendi una sigaretta ti lancia occhiate come se fossi il demonio e gli dici che sta facendo fumare al neonato l’equivalente di 11 sigarette al giorno, allora si incazza.

Idem il vegano tutto bio che se vede una Coca Cola ha le convulsioni.

E non è che restino a Milano solo quelli che sono costretti per ragioni di lavoro o di famiglia. Conosco parecchie persone che potrebbero andarsene e lavorare via web e restano nella megalopoli proprio perché gli piace, gli dà gusto quel suono incessante giorno e notte…

Ho provato a parlare con amici milanesi della situazione tragica della città, ti dicono che non è vero. Ho sentito dei comunisti dichiarare che i grattaceli sono arte moderna, griffe della metropoli… E che i figli è meglio allevarli con un po’ di smog, si rafforzano, mentre quelli che crescono in campagna con l’aria pura, sono rimbesuiti dalla clorofilla…

L’ossigeno è pericoloso!

La maggioranza dei milanesi perde ogni giorno ore a causa di un traffico assurdo, ingorghi, semafori, una rottura di palle che affrontano stoici.

“Ma vuoi mettere l’offerta culturale che c’è qui? Siamo al centro del mondo!”

Si potrebbe osservare che c’è mondo e mondo… Va beh… Contenti voi…

Capisco chi decide che a conti fatti gli piace più Milano delle colline incontaminate, ma almeno incazzati e vai ad assediare il Comune…

PS: E vogliamo parlare della povertà, delle baraccopoli e dei 2500 esseri umani che vivono per strada?

No, non ne parliamo che mi va di traverso il traffico.

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30 gennaio 1945: 74 anni fa le donne italiane conquistavano il diritto al voto

Gio, 01/31/2019 - 12:08

30 gennaio 1945: allora fu mosso il primo passo verso il suffragio femminile. Quel giorno di 74 anni fa, il Consiglio dei ministri deliberò la “concessione” del diritto di elettorato attivo e passivo, che avrebbe poi portato al Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio dello stesso anno. “Estensione alle donne del diritto di voto”, si intitolava, con buona esclusione, però, delle minori di 21 anni e delle prostitute.

CONTINUA SU GREENME.IT

 

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La bellezza elle energie rinnovabili

Gio, 01/31/2019 - 08:21

Il convegno di Firenze su “LA BELLEZZA DELLE ENERGIE RINNOVABILI” organizzato da GIGA ed Ecofuturo, con la collaborazione del Coordinamento FREE e il sostegno di Rete Geotermica. L’appuntamento si è svolto il 18 gennaio 2019

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Le ricette di Angela Labellarte: Finocchi alla pizzaiola

Gio, 01/31/2019 - 08:19

Ingredienti per 4 persone

Finocchi 2

Pomodorini 4

Origano q.b.

Cipolla piccola 1

Aglio ½ spicchio

Olio 6 cucchiai

Sale q.b.

 

Preparazione
Pulite i finocchi, lavateli e tagliateli a fette.
Tritate la cipolla e l’aglio, fateli rosolare in una padella con l’olio, aggiungete i finocchi e mescolate. Aggiungete i pomodori tagliati a dadini, una spolverata di origano e il sale. Coprite con un coperchio, abbassate la fiamma e cuocete per dieci minuti circa.
Servite su un piatto di portata e decorate con un po’ di barbetta dei finocchi.

 

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Casetta Rossa: spazio pubblico per l’autogoverno

Gio, 01/31/2019 - 01:26

Roma, quartiere Garbatella, viaggio alla scoperta de “La Casetta Rossa”, un centro culturale, di integrazione sociale, di condivisione, di formazione. C’è il forno pop (popolare), il pasto sospeso, i corsi di italiano per extracomunitari e la giornata in cui tutti si parla una lingua straniera.
Probabilmente un posto unico al mondo!
Intervista a Luciano Ummarino.

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Per maggiori informazioni http://casettarossa.org/

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Xylella: non passa l’emendamento che prevedeva il carcere fino a 5 anni

Gio, 01/31/2019 - 01:13

È saltato l’emendamento al “Decreto semplificazioni” riguardo alla misura fitosanitaria che prevedeva l’obbligo di distruzione delle piante affette da Xylella, pena la reclusione da 1 a 5 anni in carcere. Emendamento in disaccordo con la Costituzione: questo il dubbio sollevato dal Presidente Sergio Mattarella; un “film horror”, il commento di Beppe Grillo.

La stretta del governo per porre fine alla diffusione della malattia che da tempo affligge gli ulivi del Sud Italia, in particolare della Puglia, non era piaciuta del tutto nemmeno a Michele Emiliano, il presidente della Regione Puglia:

In linea del tutto teorica, la violazione delle norme che mirano a limitare una fitopatia di questa gravità può anche comportare l’applicazione di sanzioni penali. Certo, è una scelta molto forte che andrebbe giustificata con una specifica volontà di insubordinazione che non mi pare di avere verificato in questo caso nei pugliesi.

Sull’esempio francese dei gilet gialli, i cittadini di Bari hanno dato il via al movimento dei gilet arancioni che chiedono a gran voce risorse immediate e adeguate per un Fondo di Solidarietà in grado di fare fronte alla situazione e modifiche ai decreti approvati. oro richieste sono nette: fondi immediati e modifiche ai decreti.

Il 25 gennaio si è tenuto il primo incontro fra i gilet arancioni e i parlamentari pugliesi, i quali, rispetto al tema delle gelate, hanno garantito l’impegno a sostenere l’emendamento al Dl semplificazione approdato lunedì al Senato. Quanto al problema xylella, i gilet arancioni hanno fatto sapere che nei prossimi giorni,  non oltre la prossima settimana, renderanno note le molte osservazioni in merito agli interventi per aziende e frantoi, alla riconversione e al rilancio produttivo, ai reimpianti, e alle garanzie a sostegno dei lavoratori e delle aziende. Il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio, anche a seguito dei 3000 manifestanti scesi in piazza a Bari il 7 Gennaio con indosso il gilet arancione a bordo di un trattore, ha fatto sapere che proprio oggi, 31 gennaio, farà visita alla città.

La Xylella è un batterio della famiglia delle Xanthomonadaceae e  si distingue per l’alta variabilità genetica e fenotipica, l’insieme delle caratteristiche osservabili con cui si manifesta sono infatti svariate. Al momento si conoscono quattro sottospecie e colpiscono circa 150 diverse piante. Fastidiosa, questo il nome della Xylella che ha colpito 8000 ettari e 770.000 piante di ulivo in Puglia, dove è stata registrata per la prima volta nell’ottobre del 2012. Stando ai dati riportati da Coldiretti, sono 1,2 miliardi i danni provocati dalla diffusione della Xylella.

I meccanismi di diffusione del batterio della Xylella e i motivi di contagio fra le piante rimangono in parte oscuri. Nel comune di Monte Argentario è stata rilevato un focolaio di Xylella fastidiosa appartenente alla sottospecie Muliplex, del tutto estranea alla Xylella presente sul territorio pugliese, ma già riscontrata in Francia, specie nelle Regioni della Corsica, della Provenza, delle Alpi e in Costa Azzurra, e sparsamente individuata anche in Spagna. Si ipotizza che il batterio che da anni devasta gli ulivi pugliesi provenga dalla Costa Rica e che sia stato introdotto in Salento mediante le rotte commerciali di Rotterdam.

Quello della Xylella è soltanto una delle tante emergenze di carattere fitosanitario sparse fra i Paesi europei, a riprova, ancora una volta, di quanto si abbia bisogno di una Unione Europea unita e coesa al fine di proteggere le frontiere, anziché da uomini che sfuggono dai lager libici, da insetti e malattie aliene in grado, loro sì, di mandare in malora interi comparti dell’economia nazionale.

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Jacopo Fo racconta la sua vita a favore dei più deboli

Mer, 01/30/2019 - 12:56

Ho intervistato per la prima volta Jacopo Fo nell’ottobre scorso per parlare del Comitato Nobel per i Disabili, una organizzazione non lucrativa di utilità sociale fondata da Dario Fo, Franca Rame e dallo stesso Jacopo per aiutare le persone portatrici di disabilità mentali o fisiche. “Prendersi cura dell’altro, prendersi cura di sè” era il titolo della mostra di cui abbiamo parlato in occasione del terzo festival dell’Outsider Art e dell’Arte Irregolare. Con me c’era il collega Luca Faccio, il blogger de “Il Fatto Quotidiano”, che fa parte dei volontari che sostengono il Comitato. Luca per anni è stato amico di casa Fo e in particolare di Franca Rame, che apprezzava il suo blog e gli aveva chiesto di darle una mano, cosa che continua a fare anche oggi per sostenere le persone in difficoltà. Con Jacopo è facile parlare. Da uomo libero qual è, non mi fissa un appuntamento, ma si limita a dire: “Chiamami quando vuoi. In tarda mattinata va sempre bene”. Non c’è dubbio che anche lui abbia respirato da sempre l’aria della libertà. Basta pensare che i suoi genitori se ne erano andati dalla RAI perché avevano osato parlare di vittime del lavoro, quando ancora in pochi se ne occupavano. Per questo motivo l’ANMIL è entrata nella vita di Dario Fo, qualche anno prima che morisse, assegnandogli a Piacenza un premio per la sua vicinanza agli scopi dell’Associazione. E proprio da qui ho ripreso il discorso con il figlio Jacopo.

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Terapia della dolcezza: a Treviso il laboratorio di pasticceria per ragazzi autistici

Mer, 01/30/2019 - 09:34

Farina, uova, zucchero. E una mamma coraggiosa. Questa è la ricetta, vincente a mani basse, di “Addolciamo l’autismo“, un laboratorio di pasticceria a Mogliano Veneto, in provincia di Treviso, al cui interno si sfornano biscotti, ma soprattutto umanità, calore, affetto. E si spalancano le porte al mondo per mostrare le infinite possibilità di questi ragazzi speciali. Un antidoto contro l’indifferenza del mondo e i pregiudizi di chi dello spettro autistico pensa di sapere tutto.

Tutto iniziò con Alberto. “Addolciamo l’autismo nasce perché prima di tutto io sono una mamma”. A parlare è Stefania Ruggiero, oggi presidente dell’Angsa Treviso (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), pugliese di nascita e veneta d’adozione che dopo la nascita del primo figlio e con l’avanzare poi della sua crescita si è trovata davanti al dilemma che affligge la maggior parte dei genitori di soggetti disabili dal punto di vista psichico: come rendergli la vita più piena, come farlo essere il più felice possibile. E soprattutto proteggersi e prepararsi al “che ne sarà dopo di noi?”. “Quando Alberto era più piccolo (oggi ha 20 anni, ndr) ho cercato di capire quali fossero le sue attitudini. Non volevo parcheggiarlo in un liceo che non gli avrebbe dato un vero futuro. Allora l’ho messo al mio fianco quando preparavo i dolci, in casa, e ho notato in lui un’attitudine. Allora insieme a mio marito abbiamo deciso per l’alberghiero. Tutto è nato da lì”.

 

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I 7 migliori libri di fantascienza

Mer, 01/30/2019 - 08:09

   

1 – Paria dei cieli di Isaac Asimov

2 – Neanche gli dei di Isaac Asimov.

Asimov è un pazzo scatenato. Ha scritto una cinquantina di romanzi. Alla fine è riuscito a cucirli tutti assieme, una storia lunga 50 romanzi. Un caso unico. Li ho letti tutti. Coprono un arco temporale di decine di migliaia di anni dai primi robot (c’è il film di Robin William sul robot che riesce a farsi riconoscere come essere umano e pur di riuscirci accetta di morire. L’uomo Bicentenario) alla nascita e al crollo dell’Impero Galattico. Se hai un anno che non sai cosa fare è un modo delizioso per impegnarlo.
Nell’ultimo libro scopri alcuni segreti che stavano dietro gli altri. Come ci sia riuscito a collegare tutto è magico. È Asimov che inventa le 3 leggi della robotica che oggi sono alla base della ricerca sull’intelligenza artificiale: un’auto a guida autonoma si può trovare a dover decidere se far morire il passeggero o investire 5 passanti… Lui era un fisico nucleare…
Questi due romanzi sono i più riusciti e avvincenti.

3 – L’uomo in fuga di Richard Bachman (pseudonimo di Stephen King)
È stato il primo romanzo di fantascienza che ho letto. Iniziai a leggerlo e non smisi fino a quando non lo finii. Il tutto avvenne durante le 27 ore di aereo e scali per raggiungere la Cina nel 1974. Dopodiché ho letto alcune centinaia di libri di fantascienza.
Credo che sia anche l’unico non horror scritto da King.
Un uomo disperato partecipa a una gara dalla quale solo un concorrente uscirà vivo. Tema poi copiato da un corteo di scrittori. Su questa storia hanno fatto anche parecchi film. Nessuno eguaglia il romanzo.

4 – Il mondo della foresta di Ursula K. Le Guin
Sono uno dei pochi a sostenerlo ma trovo che sia indecente che il film Avatar sia copiato da questo romanzo senza che sia stato riconosciuto il merito alla Le Guin. Tra il film e il romanzo ci sono differenze di trama ma la struttura della storia, le ambientazioni e le idee di fondo sono le stesse. Nel romanzo c’è il rapporto simbiotico di questi nativi di un altro mondo che vivono su alberi immensi. Quando tornano a casa devono farsi riconoscere dall’albero sennò rischiano di essere colpiti da spine velenose che la pianta emette contro gli sconosciuti. Gli ospiti mangiano i frutti della pianta e questo li rende riconoscibili, ma prima di salire sull’albero devono mettersi in comunicazione empatica per farsi riconoscere. Ursula K. Le Guin inventa una parola che definisce questa azione: EMFOLIARE. Questa idea di un’azione mentale per entrare in sintonia l’ho trovata molto affascinante anche perché credo che tra gli esseri umani sia necessario fare qualche cosa del genere per entrare in sintonia.

5 – Il mondo del non-A di A. E. van Vogt
Un romanzo filosofico. Descrive la ribellione di un gruppo di umani contro il sistema dittatoriale Aristotelico. Si tratta di un romanzo d’azione avvincente che riesce ad indagare senza annoiare una questione filosofica fondamentale: Aristotele sbagliava! Il senso della vita non sta nella pura efficienza della cultura utilitaristica. Serve ben altro per rendere decente vivere. Noi stiamo con Platone.

6 – Venere nella conchiglia di Kilgore Trout

 

 

 

 

 

7 – Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams

 

 

 

 

Questi sono i miei preferiti, e i vostri? Se volete raccontarci quali secondo voi sono i migliori libri di fantascienza scrivetelo qui sotto nei commenti, grazie!

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Alimentazione sana: ecco le sette fake news …

Mer, 01/30/2019 - 01:57

La frutta va mangiata lontano dai pasti. Consumare carboidrati a cena fa ingrassare. Bere l’acqua del rubinetto fa venire i calcoli ai reni. In fatto di alimentazione si sentono ogni giorno informazioni di diverso tipo e, complice il web, le notizie – vere o false che siano – fanno presto a rimbalzare da un sito all’altro, creando vere e proprie credenze popolari.

Poiché mangiare in modo corretto è molto importante per rimanere in buona salute, l’Istituto superiore di sanità (Iss) – l’organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale che sotto la vigilanza del ministero della Salute svolge funzioni di ricerca, sperimentazione, controllo, consulenza, documentazione e formazione in materia di salute pubblica – ha stanato e smentito alcune “bufale alimentari“. Eccone sette.

1. Consumare carboidrati a cena fa ingrassare

Falso. Una credenza tanto diffusa quanto errata è quella di evitare di consumare i carboidrati a cena (per esempio un bel piatto di pasta) perché in questo momento della giornata fanno ingrassare. “Si tratta di una errata convinzione – si legge sul sito dell’Iss – Non conta infatti in che momento della giornata si mangino carboidrati, ma piuttosto quanti se ne introducono quotidianamente e di quante calorie totali si compone la nostra dieta”. Il rischio dell’aumento di peso non sussiste se i carboidrati vengono consumati in porzioni adeguate al proprio fisico, all’età e all’attività fisica.

2. La frutta va consumata lontano dai pasti

Falso. Si sente spesso dire che mangiare frutta a fine pasto non sia una buona abitudine. I motivi che alimentano questa credenza sono diversi: tra tutti, spicca la motivazione legata al gonfiore che deriverebbe dal fatto che il consumo di frutta come conclusione del pranzo o della cena rallenti il transito del cibo attraverso il tratto gastrointestinale, dando vita a processi di fermentazione del cibo introdotto e conseguente accumulo di gas nell’intestino. Questa situazione si verifica soprattutto in persone che soffrono di disturbi intestinali: nei soggetti senza queste problematiche, invece, mangiare un frutto a fine pasto apporta diversi benefici, tra cui l’aumento del senso di sazietà.

3. Se hai bisogno di ferro, mangia spinaci

Falso. A differenza di ciò che comunemente si crede, gli spinaci non sono una buona fonte di ferro per l’organismo. Gran parte del ferro in essi contenuto è inutilizzabile dall’organismo perché presente insieme a sostanze che ne inibiscono l’assorbimento nell’intestino. La credenza popolare che gli spinaci siano un’ottima fonte di ferro è, probabilmente, dovuta in parte alla larga diffusione mediatica che hanno avuto alcune pubblicità e alcuni cartoni animati. Il consumo di spinaci, comunque, va sempre raccomandato perché sono una buona fonte di vitamine, acido folico e cellulosa.

4. Mangiare gli agrumi di sera fa male

Falso. Secondo un antico proverbio è cosa buona mangiare l’arancia – e gli agrumi in generale – al mattino, mentre è meno consigliato consumare questi frutti di pomeriggio o, peggio, di sera, perché renderebbero difficile la digestione. L’Istituto superiore di sanità spiega però che nessuna prova scientifica dimostra che l’arancia – e gli agrumi in genere – siano da consumare in specifici momenti della giornata, né che possano influenzare in modo negativo la digestione per individui in salute. Il succo d’arancia va invece consumato con molta moderazione da chi soffre di reflusso gastroesofageo, perché potrebbe provocare un peggioramento della sintomatologia.

5. Il kamut è un cereale antico

Falso. Il “Kamut” non è il nome di un cereale antico, ma il marchio commerciale che la società Kamut International ha posto su una varietà di frumento che negli Stati Uniti è stata registrata con la sigla QK-77 e che viene coltivata e venduta in regime di monopolio in tutto il mondo.

6. L’acqua del rubinetto fa venire i calcoli

Falso. Nessuna evidenza scientifica giustifica il consiglio molto diffuso di utilizzare acque leggere o moderatamente oligominerali in sostituzione dell’acqua del rubinetto per evitare la formazione di calcoli ai reni. È una falsa convinzione pensare che la concentrazione di calcio presente nell’acqua potabile di casa possa favorire la formazione di calcoli renali.

7. La cipolla assorbe i microbi

Falso. Le cipolle sono spesso usate come rimedio naturale contro tosse e raffreddore, soprattutto per i bambini: si pensa che posizionando accanto ai lettini alcune fette di cipolla, queste sarebbero in grado di attirare i microbi, risolvendo il raffreddore. In realtà la cipolla può aiutare a liberare il naso, anche in caso di raffreddore, perché induce la lacrimazione, e quindi facilita l’espulsione del muco che ristagna nelle cavità nasali, ma la sua azione anti-raffreddore non va oltre questa funzione.

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La Germania vuole eliminare le centrali a carbone entro il 2038

Mer, 01/30/2019 - 01:52

Sabato 26 gennaio 2019, dopo mesi di contrasti e una discussione che ha superato le 20 ore, la EnergiewendeCommissione tedesca per la transizione energetica (composta da 28 membri in rappresentanza delle regioni minerarie, aziende di utility, scienziati e ambientalisti) chiude il suo attesissimo rapporto dichiarando di aver raggiunto un accordo che, benché non abbia vincoli legali, ha trovato consenso e sostegno nella maggioranza del parlamento e fa sperare in un fedele cambiamento di rotta del governo.

La Germania, quarta economia mondiale e primo paese europeo per consumo di carbone, decide di dare il suo contributo e segno decisivo per contrastare il riscaldamento globale: «L’uso del carbone in Germania terminerà nel 2038. Nel 2032 sarà effettuata un’altra verifica sulla possibilità di smettere di usare il carbone un po’ prima, nel 2035. Pertanto, vogliamo sottolineare che all’inizio degli anni 2030, la situazione dovrebbe essere valutata, ed è possibile che un certo sviluppo del mercato renda possibile una fine anticipata, ma ora è impossibile concretizzare [il piano] e fare previsioni», dichiara Ronald Pofalla, presidente della Commissione speciale nominata dal governo tedesco, alla presentazione del rapporto finale della Commissione.

Come la Germania abbandonerà il carbone?

La strategia tedesca prevede un percorso di uscita a tappe: cominciando dalla chiusura entro il 2022 di 12,5 GW di carbone, che rappresenta circa un terzo della produzione totale, compresi 3 GW di lignite (carbone fossile più inquinante del carbone nero). Altre fabbriche la cui produzione ammonta a 6GW di lignite e 7GW saranno fermate entro il 2030, con un rimanente di soltanto 17 gigawatt di elettricità prodotti a carbone. La Germania dovrebbe così porre fine al carbone al più tardi nel 2038, anche se nel 2032 ci sarà un riesame per valutare la possibilità di anticiparla al 2035; il costo totale stimato su 20 anni di questa transizione è di circa 40 miliardi di euro.

«L’implementazione dell’accordo porrà la Germania ancora una volta tra i sostenitori internazionali della protezione del clima», ha dichiarato Ronald Pofalla «La Germania può mostrare che può rimanere una nazione altamente industrializzata mentre protegge il clima».

Non mancano però le proteste delle associazioni ambientaliste, che hanno dichiarato la necessità (e il dovere) di un’eliminazione graduale più accelerata in grado di ridurre il consumo di carbone entro il 2030 se si vuole avere la possibilità di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi centigradi.

«La Germania ha finalmente deciso di accelerare e unirsi alla maggior parte degli Stati europei, fissando una data di uscita dal carbone, assicurando supporto ai lavoratori, e merita un plauso per questo», commenta Jennifer Morgan, Direttrice Esecutiva di Greenpeace International. «Ma l’aver fissato questo passo al 2038 – aggiunge – non permetterà alla stessa Germania o ad altri Stati di mettersi al riparo dai pericolosi impatti dei cambiamenti climatici, né di rispettare gli obiettivi dell’accordo di Parigi. Settimana dopo settimana raccogliamo sempre più testimonianze sulla crescita di fenomeni legati al clima che cambia, come incendi, violente bufere e altri eventi estremi. Questo dovrebbe spingere gli Stati ad aumentare le ambizioni e decidere più rapidamente e con maggiore incisività».

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