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Binge drinking: ubriacarsi alla velocità della luce fa male

Gio, 10/03/2019 - 10:40

Sebbene tra i ragazzi sia in diminuzione il consumo giornaliero di alcol, l’assunzione di bevande alcoliche fuori dai pasti risulta in crescita e sale la percentuale di giovani che beve alcol in modo smodato fino a ubriacarsi, fenomeno noto come binge drinking.

Diminuisce il consumo giornaliero di alcol, ma aumenta quello fuori dai pasti e il ricorso al binge drinking, pratica pericolosa per la salute che consiste nell’assunzione di dosi elevate di alcolici in un breve lasso di tempo finalizzata al rapido raggiungimento dell’ubriachezza. Il tema “alcol e giovani” nel nostro Paese può attualmente essere visto come una medaglia con due facce molto diverse tra loro che, se da un lato mostra un dato positivo grazie alla diminuzione del consumo giornaliero di bevande alcoliche, dall’altro mette invece in risalto due dati negativi: l’aumento dell’ingestione di alcol al di fuori dei pasti e la crescita del fenomeno del binge drinking, l’ubriacatura veloce. I dati arrivano dal Report 2016 sul Consumo di alcol in Italia dell’Istat, l’Istituto nazionale di statistica.

Giovani e adolescenti: eccessi frequenti

In particolare, dal Report emerge che il consumo di alcolici tra gli adolescenti – sia quello giornaliero (peraltro molto contenuto), sia quello occasionale (seppure con un andamento oscillante negli ultimi anni) – è diminuito sensibilmente, passando dal 29% al 20,4%, sebbene nel consumo di alcol le fasce d’età a eccedere più frequentemente sia proprio quella degli adolescenti di 11-17 anni (22,9% maschi e 17,9% femmine) seguita da quella dei giovani di 18-24 anni (22,8% maschi e 12,2% femmine), preceduta solo dagli ultrasessantacinquenni (36,2% uomini e 8,3% donne).

Alcolici fuori pasto: consumo massimo intorno ai 29 anni

L’abitudine di assumere bevande alcoliche fuori pasto frequentemente (ovvero almeno una volta a settimana) riguarda soprattutto i giovani di 18-34 anni, con un’incidenza fra i ragazzi più che doppia rispetto alle ragazze. In particolare considerando l’andamento per età, la quota di consumo almeno settimanale di alcol fuori pasto sale fino al raggiungimento della fascia di età 25-29 anni, per poi scendere progressivamente nelle classi di età immediatamente successive.

Il binge drinking

Secondo i nuovi Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti (LARN), si parla di binge drinking quando si assumono oltre 6 unità alcoliche (UA) in un’unica occasione. Una unità alcolica corrisponde a circa 12 grammi di etanolo, che sono contenuti in un bicchiere piccolo (125 ml) di vino a media gradazione, in una lattina o bottiglia di birra (330 ml) di media gradazione o in una dose da bar (40 ml) di superalcolico. La popolazione giovane di 18-24 anni, rileva l’Istat, è quella più a rischio per il binge drinking, frequente soprattutto durante momenti di socializzazione, come dichiara il 17% dei ragazzi (21,8% dei maschi e 11,7% delle femmine), e in particolare tra i 16 e 17 anni questa pratica raggiunge livelli superiori a quelli medi della popolazione.

Il luoghi del binge drinking

Il Rapporto 2016 dell’Istat ha anche indagato quali sono i luoghi in cui più spesso i giovani si lasciano andare al binge drinking: per adolescenti e giovani fino a 24 anni i posti preferiti risultano essere le discoteche e, in generale, i locali “night”, mentre le persone un po’ più grandi (24-44 anni) mostrano di preferire i bar, i pub o le birrerie. Per quanto riguarda il luogo in cui è avvenuto più frequentemente l’ultimo episodio di binge drinking, nell’ordine si trovano: casa di amici o parenti (39,3%); bar, pub o birreria (29,4%); ristorante, pizzeria, osteria (27,5%); casa propria (25,1%); discoteca/night (13,0%); all’aperto o in strada (5,3%) e altri luoghi (2,7%), come ad esempio posti di degustazione o vinoforum .

Chi va in discoteca consuma più alcol

Alcuni comportamenti non moderati nel consumo di alcolici risultano più diffusi tra chi frequenta abitualmente (più di 12 volte nell’anno) discoteche e luoghi in cui si balla. “Pur non potendo affermare che il consumo di bevande alcoliche avviene necessariamente nel momento in cui ci si trova in discoteca o in altri luoghi in cui si balla – si legge nel Rapporto Istat – si osserva che alla frequentazione assidua di questi luoghi nel tempo libero (12 o più volte all’anno) si associa un’abitudine maggiore al bere in modo non moderato”. E il fenomeno riguarda soprattutto i giovani e gli adulti fino a 44 anni. In particolare, poi, “tra i giovani di 18-24 anni di sesso maschile che vanno abitualmente in discoteca, il 38,4% ha l’abitudine al binge drinking (contro il 10% di quelli che non ci vanno) e il 24,4% delle donne (contro il 3,2%). Anche la quota dei giovanissimi di 11-17 anni con l’abitudine al binge drinking (3,5%) sale tra chi frequenta le discoteche e raggiunge il 18,9% tra chi le frequenta maggiormente”.

Le bevande alcoliche preferite

Tra gli adolescenti di 11-17 anni e i giovani (fino a 44 anni) ai primi posti si trovano birra e aperitivi, amari e superalcolici, e all’ultimo posto il vino. Ma sono forti le differenze di genere: gli uomini scelgono soprattutto la birra, le giovani fino a 24 anni invece aperitivi, amari e super alcolici.

L’esempio dei genitori conta

Il consumo non moderato di alcol dei genitori influenza il comportamento dei figli: ha infatti abitudini alcoliche non moderate il 30,5% degli 11- 24enni che vivono in famiglie dove almeno un genitore ha un consumo di alcol eccedente, mentre la percentuale scende al 16,2% tra i giovani con genitori che non bevono o bevono in maniera moderata.

Indispensabili monitoraggio e prevenzione

Nonostante alcuni segnali positivi come la diminuzione del consumo giornaliero di alcol tra i giovani, “si osservano ormai da tempo modalità di consumo rischiose per la salute che vanno monitorate – si legge nel documento elaborato dall’istituto superiore di sanità in base ai dati Istat in occasione dell’Alcohol prevention day 2017. “L’attenzione va posta specialmente su consumo di alcol in età precoce, consumo occasionale e al di fuori dai pasti e consumo quotidiano non moderato e binge drinking”. Tra le strategie che dovranno essere poste in atto nel futuro per ridurre il consumo di alcolici, conclude il documento, “è necessario monitorare il comportamento di gruppi specifici di popolazione più a rischio, come i giovani”, e “informarli ed educarli a un consumo moderato non legato alle mode, superando l’ignoranza e i falsi miti legati alla socializzazione e al successo. Senza dimenticare di puntare sulla prevenzione a partire dalla famiglia, “perché molti comportamenti scorretti vengono appresi anche tra le mura domestiche”.

Immagine di copertina: fotomontaggio di Armando Tondo, luglio 2018

Leggi anche: Alcol e giovani, gli esperti avvertono: il binge drinking può portare alla dipendenza

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Facebook prepara la svolta: via i «Like» dai post

Gio, 10/03/2019 - 10:00

La scelta, analogamente a quanto fatto già con Instagram, rivela le intenzioni della piattaforma: salvaguardare il benessere degli utenti, liberandoli dall’ossessione dei «Mi piace»

Facebook come Instagram: like nascosti

Prima Instagram e adesso anche Facebook: le due aziende, che fanno capo a Mark Zuckerberg, infatti, stanno entrambe testando uno strumento che nasconde il numero dei like ricevuti. Da venerdì 27 settembre, anche la piattaforma più anziana ha scelto questa via, ma per il momento solo in Australia. Questo il commento di un portavoce a TechCrunch: «Like, reazioni, visualizzazioni dei video saranno rese private. Durante questa fase raccoglieremo dei feedback per capire se questi cambiamenti possano rendere migliore l’esperienza degli utenti».

Se questo strumento, infatti, consentisse un maggior benessere agli utilizzatori australiani della piattaforma, senza compromettere le loro interazioni, Facebook potrebbe valutare l’espansione del test in altri Paesi. La scelta del social network nello specifico impedisce, a chi naviga nella home page, di vedere quanti mi piace abbia ricevuto un post, anche se in realtà, come rivelato da TechCrunch, un utente potrebbe cliccare all’interno del contenuto postato e vedere comunque chi abbia lasciato un like o una reazione.

In caso di post popolare, sarebbe difficile contarli tutti, ma diversamente sarebbe semplice individuare chi abbia interagito con quanto è stato postato. Il proprietario del profilo, invece, continuerebbe a visualizzare le informazioni e il conteggio come se nulla fosse cambiato.

Continua a leggere su CORRIERE.IT di di Davide Urietti

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Piante e habitat in pericolo di estinzione (Infografica)

Gio, 10/03/2019 - 08:01

Negli ultimi 250 anni si sono estinte 571 specie di piante, il doppio delle specie animali scomparse. Un problema che riguarda anche l’Italia, patrimonio di specie che non si trovano in nessuna altra parte del mondo.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Fare gli attori in teatro: intervista a Mario Pirovano

Gio, 10/03/2019 - 07:05

Gli inizi, Dario Fo e Franca Rame, fino a oggi, dove in occasione del 50.mo di Mistero Buffo, Mario Pirovano debutterà al Piccolo Teatro Grassi di Milano, dall’8 al 20 ottobre.

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Leggi anche:
Il teatro e la lotta

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L’autoironia di Greta Thunberg: condivide la parodia death metal del suo discorso all’Onu

Mer, 10/02/2019 - 19:00

“Ho chiuso con questa storia del clima, d’ora in avanti farò solo death metal”. Ci scherza su Greta Thunberg, condividendo una parodia virale sul web: il suo recente discorso tenuto all’Onu, segnato da lacrime di rabbia, trasformato in un pezzo death metal svedese. Il video è opera dello YouTuber John Mollusk

Fonte REPUBBLICA.IT

Fonte immagine: EURONEWS

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Il modo migliore per arrivare al Convegno Pillole di Ecofuturo? In Sharengo!

Mer, 10/02/2019 - 16:00

Sulle strade delle nostre città si sta sempre più affermando la sharing mobility,  modalità innovativa che consente di spostarsi da un luogo all’altro condividendo con altri utenti mezzi, spazi e percorsi per muoversi in modo più efficiente, rapido e rispettoso dell’ambiente. Una generale trasformazione del comportamento degli individui che, progressivamente, tendono a preferire l’accesso temporaneo ai servizi di mobilità piuttosto che utilizzare il proprio mezzo di trasporto, fino a non possederlo affatto. 

Secondo l’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility promosso dal Ministero dell’Ambiente al 31 dicembre 2018, sono 5,2 milioni solo in Italia gli utenti della sharing mobility,  di cui iscritti ai servizi di carsharing 1 milione e 860 mila. Rispetto a quest’ultimo servizio si registra tra il 2017 e il 2018  un incremento del 37% nei servizi station-based e un più 27% sul flusso libero. A questo link puoi scaricare il 3° Rapporto sulla Sharing Mobility

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Crocefisso sì, crocefisso no?

Mer, 10/02/2019 - 15:00
(Fonte: FANPAGE.IT)

Dalla stampa nazionale:

Sono sgomento di fronte a questo vespaio mediatico. Il tema non è all’ordine del giorno, non è una priorità, neanche lontanamente”. Così il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, torna a parlare del crocifisso nelle aule scolastiche durante un’intervista a Radio Capital. “Io credo in una scuola laica – spiega -. Invece di parlare del fatto che il Ministero sta lavorando per l’edilizia scolastica o che sta aiutando le amministrazioni, si discute di quello che io ho detto sul crocifisso. Questo Paese ha bisogno di un cambio di mentalità“.

Da una parte l’inevitabile presa di posizione della Chiesa e l’alzata di scudi del centrodestra, dall’altra la difesa del ministro Fioramonti e il tentativo di mettere la parola fine alla bufera da parte del Movimento 5 Stelle. Si chiude, tra un mare di polemiche, una giornata segnata dalla questione del crocifisso nelle scuole, sollevata dopi le parole del titolare del Miur che, in un’intervista radiofonica, aveva detto di essere “per una scuola laica”. Continua a leggere (Fonte: ANSA.IT)

(…) I dubbi della Chiesa – Per Pennisi:Quella di Fioramonti non mi sembra una proposta molto popolare. E non credo che l’istruzione possa migliorare togliendo il crocifisso. Per la gente è un simbolo importante”. L’arcivescovo ricorda la sentenza del 2006 del Consiglio di Stato per la quale il crocifisso deve restare in aula. E spiega che per il Consiglio di Stato, “il crocifisso non è soltanto un simbolo religioso ma anche un simbolo della cultura italiana, un valore di una sofferenza portata per amore e che non può creare fastidio a nessuno”.

Sulle stesse posizioni anche Fratelli d’Italia. “Ricordiamo al ministro che, pur rispettando tutte le religioni, qui – ha sottolineato Paola Frassinetti, deputato di Fdi e vicepresidente della commissione Cultura della Camera – siamo in Italia ed è giusto che nelle aule ci sia il Crocifisso. I fedeli di altre religioni devono per prima cosa rispettare i simboli della nostra fede, altrimenti, se ne sono infastiditi, nessuno li obbliga a rimanere qua”. Lapidario il leader leghista Matteo Salvini su Twitter: “Prima l’idea di tassare merendine e bibite, adesso l’idea di togliere i crocifissi dalle aule: ma questo è un ministro o un comico?“. A Salvini la posizione di Pennisi non va giù: “Ma come, signor vescovo, con tutto il rispetto: un ministro della Pubblica istruzione che dice di togliere i crocifissi dalle scuole sbaglia non perché è un errore culturale, perché è un atto di arroganza e ignoranza; lo attacca perché sarebbe fare un favore a Salvini. Ringrazio le tante suore, i tanti preti che mi hanno detto vai avanti, non mollare. Ma ti pare che debba essere io a difendere la fede, i valori? Io sono un peccatore”.

I cattolici dem – E contro l’idea di Fioramonti si schiera anche l’ex ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni, oggi nella direzione nazionale Pd: “So bene la fatica che si affronta a inizio anno scolastico in Viale Trastevere. Il ministro, di questi tempi, è sotto pressione: vive, se posso usare questo termine, un piccolo calvario. L’elenco delle urgenze sarebbe troppo lungo.Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT di Paolo Rodari)

La sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo – Nel 2011 sul tema si era espressa con una sentenza definitiva la Corte europea dei diritti dell’uomo, sancendo che il crocefisso poteva restare nelle aule delle scuole pubbliche italiane. La Corte aveva assolto l’Italia dall’accusa di violazione dei diritti umani perché, secondo i giudici, non esistono elementi che provino l’influenza sugli alunni dell’esposizione del crocifisso in classe.

La replica dell’Uaar – Le dichiarazioni di Fioramonti sono invece piaciute all’Uaar, l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti. “È un bel cambio di passo, soprattutto se pensiamo ai rosari cui ci aveva abituato l’ex vicepresidente del Consiglio. Ora speriamo che alle parole seguano i fatti”, ha detto il segretario Roberto Grendene.

“Quella per una scuola pubblica senza simboli religiosi – ha aggiunto Grendene – è una campagna che la nostra associazione porta avanti da decenni, nella convinzione che la presenza del crocifisso costituisca un’inammissibile privilegio per la religione cattolica e soprattutto che le pareti delle aule scolastiche debbano essere interamente dedicate all’istruzione e all’apprendimento, senza condizionamenti. Le dichiarazioni del ministro sono peraltro totalmente in linea con le risultanze di un confronto che abbiamo aperto sui nostri social giusto un anno fa, quando abbiamo chiesto quali immagini, frasi e simboli si vorrebbero vedere esposti al posto del crocifisso sulle pareti delle aule scolastiche: a spuntarla era stata proprio la Costituzione e in particolare l’articolo 34 della nostra carta fondamentale, quello che recita che ‘La scuola è aperta a tutti’. Continua a leggere (Fonte: TODAY.IT )

Foto di Pete Linforth da Pixabay

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“Lilt for women campagna nastro rosa 2019”

Mer, 10/02/2019 - 10:01

Ha preso il via ufficialmente ieri, martedì primo ottobre, la campagna nazionale “LILT For Women Campagna Nastro Rosa 2019”, giunta alla ventisettesima edizione, promossa dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute, che pone al centro dell’intero mese di ottobre la prevenzione del cancro al seno, mediante visite senologiche e iniziative di sensibilizzazione. Testimonial di questa edizione 2019 è Belen Rodriguez, lo slogan scelto è “La prevenzione non ha età”, mentre l’hashtag ufficiale rimane #vivilrosa.

Per le visite senologiche gratuite, la LILT di Catania mette a disposizione i propri ambulatori nei quali i medici specialisti volontari dell’associazione eseguiranno le visite, daranno consigli, distribuiranno opuscoli informativi e insegneranno alle donne più giovani l’autopalpazione. All’edizione 2019 collabora la Breast unit dell’ospedale “Cannizzaro” di Catania. Le modalità di prenotazione delle visite sono specificate sul sito della Lilt etnea www.legatumoricatania.it. Con uno sforzo eccezionale, l’associazione ha previsto un numero massimo di 250 visite, raggiunte le quali non sarà più possibile prenotarsi; per motivi organizzativi il termine ultimo di prenotazione è fissato in sabato 5 ottobre.

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Bologna, il vescovo Zuppi lancia il tortellino al pollo per i musulmani

Mer, 10/02/2019 - 10:00

Alla festa di San Petronio venerdì verrà offerta anche la versione “accogliente” senza maiale. La Lega: “Un’offesa, erano meglio i tortelloni”. Il programma delle celebrazioni per il patrono della città.

E’ una bestemmia culinaria: il sacro tortellino col ripieno di pollo anziché maiale. Un po’ come condirlo col ragù, abbinamento considerato sotto le due torri altrettanto blasfemo dagli ortodossi della cucina tradizionale.

In questo caso ad “offendere” il Dio dei fornelli è proprio l’arcivescovo romano di Bologna Matteo Maria Zuppi, che verrà creato cardinale sabato 5 in San Pietro da Papa Francesco: si chiama “tortellino dell’accoglienza” perché lo potranno gustare tutti, anche chi, per motivi religiosi, non mangia la carne di maiale.

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Indovina chi viene a pranzo

Mer, 10/02/2019 - 08:11

Il cortometraggio di CuoreBasilicataIndovina chi viene a pranzo” è un progetto realizzato in collaborazione con gli studenti dell’Istituto Agrario di Marsicovetere (Potenza) assieme a coetanei extracomunitari ospitati in un centro di accoglienza limitrofo.

Regia di Gianluca Rame
Sceneggiatura di Antonella Marinelli
Coordinamento generale di Bruno Patierno

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I farmaci da banco ci costano fino a sei volte di più che in altri Paesi europei. Perché?

Mer, 10/02/2019 - 07:00

Generici poco competitivi, mancata rimborsabilità, confezioni piccole. In Italia diversi medicinali da automedicazione e senza obbligo di prescrizione hanno prezzi maggiorati rispetto al resto d’Europa.

INDICE
In Italia paghiamo i farmaci da banco fino a 6 volte di più
Come è possibile che questo accada?
Paracetamolo e Ibuprofene a confronto
Aiutaci a far conoscere questa notizia e a raccogliere informazioni!
Lettera aperta al Ministro della Salute e agli esponenti di tutti i partiti

In Italia paghiamo i farmaci da banco fino a 6 volte di più

Il signor Bruno è in Francia in vacanza e, nonostante i ritmi rilassati e l’uso degli occhiali da sole, i suoi occhi si arrossano e prudono. Così entra in una farmacia per comprare le lacrime artificiali, fidate compagne nella vita di tutti i giorni: senza, i suoi occhi proprio non collaborano. Il farmacista gli dà un flacone al costo di 1,50 euro. La cosa lo meraviglia: in Italia costano molto di più, in farmacia da 7 euro in su. Allora mostra al farmacista una confezione vuota che ha con sé e gli chiede gentilmente di controllare se il prodotto che gli sta vendendo è effettivamente analogo. Il farmacista controlla la composizione e gli dice, non senza stupore dopo aver visto il prezzo italiano, che sono effettivamente lo stesso prodotto. Poi ipotizza, per giustificare l’evidente differenza di prezzo, che forse la confezione italiana contiene più liquido: e invece a uno sguardo più attento emerge il contrario: il flacone italiano, oltre a essere molto più costoso, è anche più piccolo. Bruno paga ed esce. Mette le lacrime artificiali e i suoi occhi subito ringraziano. E insieme a loro anche il portafogli, perché ha speso un quinto di quello che avrebbe pagato in Italia.

Il nostro amico Bruno per questa volta ha risparmiato, ma non appena tornerà in Italia dovrà acquistare le lacrime artificiali allo stesso prezzo di sempre, pari cioè ad almeno cinque volte il prezzo che pagherebbe in Francia.

In Italia i farmaci da banco costano di più che nel resto d’Europa. E la differenza di prezzo che i cittadini pagano è, soprattutto in alcuni casi, sostanziale: fino a sei volte di più, secondo un’indagine condotta dall’associazione per la tutela e difesa dei consumatori Altroconsumo.

Come è possibile che questo accada?

Perché paghiamo così tanto di più? A cosa è dovuto questa maggiorazione dei prezzi, in alcuni casi esorbitante, considerando ad esempio che un fattore come l’Iva per questi prodotti in Italia è pari al 10%, mentre nel Regno Unito e in Germania, dove i farmaci da banco costano in media molto meno che da noi, è molto più alta (20% e 19% rispettivamente)?

In attesa che qualcuno ci spieghi come mai tutto ciò accade, possiamo fare delle ipotesi.

La prima riguarda la mancata rimborsabilità (salvo rare eccezioni) dei farmaci venduti senza ricetta, mentre la definizione di un rimborso come avviene per i farmaci in fascia A potrebbe fungere da stimolo allo Stato a far abbassare i prezzi, visto che almeno in parte dovrebbe pagarli al posto dei cittadini (che è quello che accade in Francia e Germania, dove i farmaci da banco possono essere in parte rimborsati nel caso in cui vengano prescritti dal medico).

La seconda riguarda il fatto che nel nostro Paese i generici (come ibuprofene e paracetamolo) sono pochi e poco competitivi, e la forza di alcuni marchi (come Moment e Tachipirina) che trainano le vendite permette di mantenere il prezzo alto anche dei farmaci con brevetto ormai scaduto, che finiscono per costare poco meno del medicinale di marca. C’è poi da dire che il sovrapprezzo dipende in parte, almeno per quanto riguarda i farmaci in compresse, anche dalla minore grandezza delle confezioni rispetto agli altri Paesi europei, il che contribuisce a far lievitare il costo finale.

Non si può poi non considerare che a incidere sul prezzo finale dei farmaci da banco sia anche il costo delle ditte distributrici che portano i medicinali dalle aziende produttrici ai punti vendita, dal momento che viene distribuito in questa modalità il 57% dei farmaci senza obbligo di ricetta.

Paracetamolo e ibuprofene a confronto

Dall’indagine – in cui sono stati confrontati i prezzi applicati in Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Francia, Olanda, Germania e Regno Unito a 15 medicinali senza obbligo di prescrizione – risulta una variabilità notevole dei costi. Per la stessa molecola l’Italia non è quasi mai il paese meno caro, anzi spesso è proprio il più costoso. Ad esempio il paracetamolo generico da noi costa il quintuplo che in Belgio, Olanda, Spagna e Regno Unito: 16 centesimi contro 3 per una compressa da 500 mg. Mentre per l’ibuprofene arriviamo a sborsare sei volte il prezzo che si paga in Olanda: 29 centesimi contro 5 per una compressa da 200mg. Quanto all’Imodium, in Italia una capsula da 2mg costa in media 83 centesimi contro i 23 della Francia, quindi più del triplo.

Considerando che nel 2017 in Italia sono stati spesi per farmaci senza obbligo di prescrizione quasi due miliardi e mezzo di euro per un totale di 278 milioni di confezioni, quanto si potrebbe risparmiare se i prezzi fossero allineati a quelli dei Paesi europei in cui i costi sono più bassi?

Aiutaci a far conoscere questa notizia e a raccogliere altre informazioni!

Inviaci i tuoi commenti, diffondi la notizia, aiutaci a raccogliere altre informazioni.
Se ti trovi (o sei stato) all’estero aiutaci a raccogliere altre informazioni sui prezzi dei medicinali senza obbligo di prescrizione medica!

Presta attenzione in particolare al costo del paracetamolo generico, dell’antipiretico leader di mercato a base di paracetamolo (che in Italia è la Tachipirina, ma che nei vari Paesi è conosciuta con nomi differenti), dell’ibuprofene generico e dell’Imodium (loperamide cloridrato, conosciuto all’estero spesso con lo stesso nome). Mandaci foto e/o testimonianze all’indirizzo redazione@peopleforplanet.it.

Ogni segnalazione è preziosa!
La redazione di People for planet invierà una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza e agli esponenti di tutti i partiti chiedendo che intervenga adottando le misure necessarie per mettere fine a questa situazione.

Lettera aperta al Ministro della Salute e agli esponenti di tutti i partiti

Egregio Ministro, egregi esponenti politici,
come evidenziato dal nostro articolo: “I farmaci da banco ci costano fino a sei volte di più che in altri Paesi europei. Perché?”, pubblicato oggi 2 ottobre, in Italia si evidenzia una situazione anomala a grave danno dei cittadini italiani.

Tra l’altro il minor costo si registra in Paesi come Germania e Regno Unito dove il reddito pro-capite non è certo inferiore a quello italiano e l’Iva sui farmaci da banco è superiore!

I cittadini italiani spendono ogni anno circa 2 miliardi e mezzo per l’acquisto di farmaci senza obbligo di prescrizione: quanto potrebbero risparmiare se i prezzi fossero allineati a quelli dei Paesi europei in cui i costi sono più bassi?

Per questo chiediamo a Lei, On. Roberto Speranza, da poco investito della funzione di Ministro della Salute, di farci conoscere se e quali provvedimenti il Ministero della Salute intenda adottare e con quali tempi per ovviare a questa situazione. Saremo lieti di dare diffusione alla Sua risposta.

E chiediamo agli esponenti politici di tutti i partiti di sostenere la campagna per la riduzione del costo dei farmaci da banco che avviamo oggi.

Grazie
La redazione di People For Planet

Leggi anche:
Sanità: alcune Regioni italiane risparmiano il 67% sull’acquisto dei farmaci, altre no, perché?!? Intervista al Ministro Giulia Grillo

Povertà sanitaria: quattro milioni di italiani non hanno i soldi per curarsi

Farmaci sfusi per ridurre gli sprechi

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Harrison Ford dona 18 milioni $ per l’Amazzonia

Mar, 10/01/2019 - 16:00

Ci sono tanti attori a Hollywood che sostengono la causa ambientale. Ricordiamo Leonardo di Caprio che oltre ad aver fatto donazioni ha prodotto documentari molto significativi sull’argomento.

Alla lista si è appena aggiunto Harrison Ford, convinto sostenitore delle lotte ambientaliste. In passato, l’interprete di Indiana Jones aveva già realizzato un documentario sui cambiamenti climatici e l’inquinamento, intitolato: Years of Living Dangerously e si era occupato del disboscamento dell’Indonesia per far posto alle coltivazioni del famigerato olio di palma.

L’attore americano ha adesso deciso di donare 18 milioni di euro per l’Amazzonia e fa parte di un gruppo di grandi donatori che si è mobilitato per il Vertice ONU per il clima, tenutosi pochi giorni fa a New York.

Continua a leggere su R101.IT

Fonte immagine MASHABLE

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Enrico Letta: «Dare diritto di voto ai sedicenni»

Mar, 10/01/2019 - 15:20

Enrico Letta ha riproposto, vedi caso proprio a ridosso delle manifestazioni delle migliaia di ragazze e ragazzi scesi in piazza per il Friday For Future, l’abbassamento dell’età per il diritto di voto a 16 anni.

L’ex premier ha così giustificato la proposta

«Si tratta di un modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo: vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi. Il momento opportuno è adesso, perché con questa maggioranza si può fare».

A ben vedere i sedicenni di oggi sono coloro che godranno di più del futuro e il concetto che possano contribuire a deciderne le sorti, nel bene e nel male, è in fondo pacifico. Che l’Italia sia un Paese di vecchi e per vecchi, è altrettanto pacifico. Sembra ieri che Silvio Berlusconi prometteva dentiere gratis in campagna elettorale.

Si vota per decidere il futuro, non il passato

Perché mai dovrebbe votare chi statisticamente un futuro non ce l’ha e non chi, invece, lo ha irrimediabilmente compromesso? Dunque, almeno in linea teorica, per dirla con Adriano Sofri, «l’obiettivo è in genere del tutto condivisibile, tanto più in una società come la nostra che tende a protrarre sine die l’età minore e a infantilizzare sine die la maggior età». 

Non si tocchi il suffragio universale

Sono in molti, non solo giovani, a pensare che  superata l’età media si debba raccogliere i frutti di ciò che si è seminato anziché esercitare potere sulla vita di chi verrà. Senza contare la polemica contro il suffragio universale che periodicamente fa levare anche fior di intellettuali e giornalisti al grido di “introdurre l’esame per acquisire il diritto di voto”. Tutta gente che ha scordato che se oggi donne e uomini maggiorenni possono votare è anche grazie ad analfabeti che avevano a cuore la libertà di tutti e hanno dato la vita perché chiunque potesse goderne. 

Quel che stupisce della vicenda non è tanto che Enrico Letta proponga di estendere il diritto di voto ai sedicenni, ma che il Movimento 5 Stelle, lo stesso che ha governato con la Lega affossando il debito pubblico, accolga la proposta favorevolmente. E sì che i numeri, quelli urgenti, cui dedicarsi non sono anagrafici: 29 miliardi di nuove spese, 15 miliardi di nuovo debito, 23 miliardi solo per evitare l’aumento dell’Iva per via delle Quote 100 altrui. 

Leggi anche: A chi piace l’idea di far votare i 16enni

L’opposizione non si oppone

Dall’opposizione, a danni compiuti, Matteo Salvini, oltre a dirsi favorevole alla proposta di Letta, pare abbia scoperto la bellezza delle manifestazioni, le stesse che con il Decreto sicurezza ha tentato di rendere quanto più inagibili: 

«Viavai di ragazzi che scendono in piazza, la Lega vorrebbe dargli anche il diritto di voto a 16 anni. Speriamo che qualche ministro non li prenda in giro. Ripresenteremo come Lega la proposta di legge per abbassare a 16 anni il diritto di voto, perché ormai i ragazzi e le ragazze oggi sono informati, svegli, partecipi». Viva le epifanie tardive. 

Lo stesso Enrico Letta, da parte sua, evidentemente dimentica che se la situazione è disastrosa è anche a causa sua. Già, perché le manovre per scongiurare a l’aumento dell’Iva previsto dalle clausole che i governi passati hanno messo a salvaguardia risalgono ai governi Letta, Renzi, Gentiloni e Conte Uno. Tutte manovre rivelatesi sempre troppo ottimistiche rispetto alle previsioni. Tutte manovre che incideranno sul futuro dei sedicenni che oggi si tenta di comprare con forme di assistenzialismo spiccio e proposte di estensione di voto. 

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