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Aggiornato: 3 min 53 sec fa

Ecologia fai da te: detersivo per lavastoviglie al limone

Mar, 05/19/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Natural Remedies “Hai finito il detersivo per lavastoviglie e non sai cosa usare? Oppure hai deciso di utilizzare solo prodotti rispettosi della salute tua e del Pianeta? Ecco qui la soluzione. Nel video di oggi vedremo come preparare un detersivo naturale per lavastoviglie, capace di pulire perfettamente i piatti ma che non contenga sostanze nocive. La ricetta prevede di utilizzare i limoni in quanto ricchi di acido citrico dall’azione pulente, antibatterica e anticalcare“. Cosa serve:

  • 4 limoni;
  • 800 ml di acqua;
  • 200 gr di sale marino grosso;
  • 100 ml di aceto bianco.
Fonte: Natural Remedies

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Mascherine di comunità: come sceglierle, come sanificarle

Mar, 05/19/2020 - 08:50

Si tratta di mascherine in tessuto non tessuto (tnt) o di stoffa che possono essere acquistate o realizzate in casa, monouso o lavabili. Non sono però dispositivi medici, ma misure igieniche che hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella comunità. Ormai sul mercato se ne trovano di diversi tipi e colori, e il rischio di incappare in qualche prodotto fasullo c’è. Dunque come sceglierle?  

Una lista di consigli su come scegliere le mascherine di comunità e su come lavarle (nel caso siano riutilizzabili) è stata stilata da Vincenzo Pezzi (Dipartimento di Farmacia, scienze della salute e della nutrizione) e Gerardo Catapano (Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica e gestionale) del gruppo di Lavoro Mask Test dell’Università della Calabria.

Le informazioni in etichetta

Tanto per iniziare, quando acquistiamo le mascherine di comunità dobbiamo assicurarci che siano inserite in confezioni sigillate. L’etichetta deve testimoniare che sono state prodotte ai sensi dell’articolo 16 comma 2 del decreto legge 18/2020, e deve riportare altre informazioni tra cui:

  • composizione dei tessuti usati
  • data di scadenza
  • istruzioni per l’utilizzo

Leggi anche: Covid-19, mascherine “di comunità”: cosa sono, come si usano

Come sanificarle

Se sulla confezione è indicato che sono riutilizzabili è possibile lavarle, altrimenti devono essere considerate disposivi monouso e quindi vanno eliminate dopo l’utilizzo. Se, invece, sono riutilizzabili, vanno lavate seguendo le istruzioni del produttore (tipo di detersivo, temperatura di lavaggio) che dovrà indicare anche il numero di lavaggi massimo consentito.

Lavarle prima del primo utilizzo

Lavarle prima di utilizzarle per la prima volta è opportuno, a meno che non siano presenti diverse indicazioni in etichetta, dal momento che le aziende produttrici non sono tenute a controllarne la carica microbica all’uscita dalla fabbrica.

I bambini posso utilizzarle?

Per i bambini è preferibile l’uso di mascherine a marchio “CE” o autorizzate dall’Istituto superiore di sanità. Nel caso in cui si decida di farle usare anche ai bambini, evitare disegni a stampa o troppo colorati che potrebbero contenere sostanze tossiche.

Per approfondire guarda il video: https://youtu.be/PQj-eInoRas

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Come si reinventano edifici e città dopo il Covid-19

Mar, 05/19/2020 - 08:00

Il Covid-19 avrà un impatto duraturo sulla progettazione degli edifici e delle città? E se la risposta è sì, cosa dovrà essere progettato in maniera diversa? Le soluzioni saranno in linea con una progettazione green?

Questo si chiedono i progettisti in questo momento, e su questo in tanti stanno già lavorando, perché se è vero che per alcuni mesi abbiamo adattato spazi di vita e di lavoro, adesso non sappiamo se queste modifiche, queste nuove modalità, troveranno uno spazio che sia a lungo termine, nella costruzione degli edifici e degli spazi cittadini e soprattutto nel modo di costruire più “salutare” e di minor impatto per l’ambiente: nella bioarchitettura.

Sfruttare la pandemia per ripensare tutto in chiave green e salute

Città ed edifici, ce lo racconta la storia, sono sempre stati plasmati dalle malattie. Oggi una nuova trasformazione degli spazi vitali si intravede all’orizzonte e sta ai progettisti, e a tutti noi fruitori di questi spazi, l’onere di trasformare la crisi in opportunità. L’emergenza sanitaria può essere un’occasione unica per cambiare in meglio i nostri stili di vita, per agire sullo spazio abitativo, che ha bisogno di un ripensamento e di un alleggerimento, secondo processi di riduzione della densificazione e di dotazione di spazi privati all’aperto, come un sano ritorno alle tipologie del passato con cortili, giardini, terrazze, ecc.

Ma è anche un’occasione per dare la giusta importanza allo spazio pubblico, e non solo per la dimensione connessa al distanziamento sociale, perché è vitale sia per l’emergenza climatica (permeabilità dei suoli e drenaggio, soluzioni per ridurre l’isola di calore e per la compensazione della CO2, ecc) che per la prevenzione sismica e la sicurezza generale delle città, specie dei centri storici ad alta densità edilizia senza vie di fuga.

Le nostre città, le case che non abbiamo mai frequentato tanto come nei giorni passati, gli uffici, le piazze, i centri culturali, i luoghi di aggregazione, secondo molti progettisti non saranno più gli stessi dopo la pandemia perché il modo di abitare e di pensare di miliardi di persone è radicalmente cambiato in un arco temporale di poche settimane.

È quanto sostiene anche Fabrizio Tucci, professore ordinario di progettazione ambientale alla Sapienza di Roma e coordinatore del gruppo internazionale di esperti del Green City Network: “Gli spazi fisici sono espressione della gente. Se le abitudini e le esigenze delle persone mutano, cambiano anche gli spazi. Inevitabilmente. E viceversa, se noi progettisti indirizziamo opportunamente tale cambiamento possiamo incidere profondamente su un miglioramento della vita delle persone e dell’ambiente“.

Cosa si modificherà in maniera più evidente

Di certo, almeno in un primo momento, verranno messe da parte modalità di lavoro come il coworking e rivalutati gli spazi condivisi per lavorare, poi dovremo vedere se i nuovi principi entreranno stabilmente nelle modalità progettuali. E di conseguenza gli uffici open space e i laboratori di aziende con spazi ridotti e difficilmente separabili saranno fin d’ora ripensati, per trovare soluzioni alternative e più sicure per gestire il presente, ma anche perché si possa essere pronti, scongiurando che riaccada, ad altre crisi analoghe. Dovrà cambiare anche la progettazione dei sistemi di ventilazione e privilegiati i materiali che sono più “inospitali” per virus e batteri.

Per quanto riguarda le abitazioni basta vedere oggi le fotografie e i video che provengono dalle nostre case, con noi che lavoriamo, i nostri figli che studiano, che proviamo a rilassarci, che siamo in casa ma vogliamo fare un po’ di movimento, per farci capire che la costruzione teorica dell’alloggio funzionalista e della corrispondenza tra stanza e attività, nel post pandemia, non va più bene. Il nostro spazio domestico in due mesi è diventato lo spazio unico per tutti coloro che vi abitano e per fare tutto. Ma quali spazi interni ed esterni subiranno le maggiori trasformazioni?

I progettisti dicono che saranno gli spazi intermedi (tra la casa e l’esterno), la progettazione indoor e la casa, gli uffici anti-virus, lo spazio urbano per la convivialità, il mix funzionale e l’ipervicinanza di quartiere.

Spazi intermedi tra la residenza e la città

È già da tempo che la progettazione ambientale punta sugli spazi intermedi: cortili, corti, logge, giardini e terrazze condominiali, balconi, “finestre sulla città”, veri e propri filtri, valvole di decompressione tra interno ed esterno. Stanno assumendo e assumeranno sempre più nuove funzioni: potranno diventare nuovi luoghi di aggregazione e socializzazione, di sport e movimento fisico, e addirittura accogliere forme innovative di spettacolo. La faccia green dello spazio semi-privato può trasformare quelli che erano luoghi di passaggio o addirittura non-luoghi in tetti verdi, in piccoli orti urbani, in superfici per la raccolta dell’acqua o per l’auto produzione di energia pulita, in polmoni verdi da legare al tessuto connettivo cittadino per la mitigazione microclimatica e il contrasto a CO2 e polveri sottili.

La casa e la progettazione indoor

Le case hanno assunto moltissime funzioni alle quali rispondere con forme adeguate: lavoro, studio, e-commerce, palestra, ricreazione nel tempo libero. Le camere da letto, i soggiorni, le cucine dovranno potersi trasformare, in certi orari, in uffici o luoghi d’istruzione a distanza, in palestre, o in punti d’incontro virtuale. Se non è possibile avere più spazi, allora serve un’architettura modulabile, per ingrandire o ridurre uno spazio con tecnologie leggere, meglio se facilmente montabili e smontabili. Un’abitazione aperta, flessibile e modulabile consente di destinare lo spazio a usi completamente differenti e anche contemporanei in uno stesso ambiente. E sarà probabilmente anche il tempo per nuovi spazi comuni negli edifici: servizi ai piani terra, smart working per le famiglie del condominio, e-learning per i giovani, attraverso un’implementazione di spazi e volumi sugli involucri o in elevazione, anche dove il consumo di suolo non può incrementare.

Tra le priorità del nuovo modo di progettare ci deve essere anche la qualità dell’aria che respiriamo e quella dei materiali che ci circondano. Secondo lo studio virologico statunitense del National Institute of Health pubblicato sul New England Journal of Medicine, in una stanza a 21°C e con il 40% di umidità relativa il Coronavirus resiste tre ore nell’aria e fino a tre giorni sul polipropilene, uno dei polimeri plastici più impiegati al mondo. Sull’acciaio inossidabile sopravvive 2-3 giorni, sul cartoncino quasi uno. I materiali e i sistemi di ventilazione naturale che già avevano trovato buone strade per la progettazione secondo i principi di bioarchitettura ora dovranno essere studiati e scelti per ottemperare anche alle esigenze di contenimento dei virus.

Uffici anti-virus

Anche il mondo del lavoro non sarà più lo stesso. A partire dalle modifiche agli spazi, anche qui per renderli il più possibile modulabili e separabili (divisori, pareti ripiegabili), le porte potrebbero aprirsi automaticamente, evitando di toccare maniglie, agli ascensori potremo dire a voce il piano senza premere i pulsanti esterni e interni. Una volta raggiunto il piano, entreremo in stanze ricche di divisori e scrivanie ben distanziate: gli affollati open space cui siamo abituati dovrebbero scomparire. Più spazi e più barriere anti-virus. Negli Stati Uniti si stanno testando percorsi a senso unico all’interno degli uffici che consentiranno di mantenere sempre le persone a una distanza di sei piedi (circa un metro e 80 centimetri); si chiamano: Six feet offices, qui è possibile vedere il video di promo.

Possono comprendere inoltre pulizie più frequenti, tessuti e materiali con proprietà antimicrobiche, sistemi di ventilazione amplificati e persino l’aggiunta di luci UV che si accendono di notte per disinfettare l’ufficio in profondità.

Gli uffici chiaramente non spariranno, perché gli esseri umani hanno bisogno di comunicare ed interfacciarsi, ma le aziende che riusciranno a stare al passo ristrutturando non solo gli ambienti ma anche il modo di pensare e lavorare saranno anche quelle che potranno avere i migliori talenti. Dando la possibilità di scegliere come lavorare e dove lavorare, potranno attrarre più delle altre le migliori competenze, che spesso non sono sensibili solo alla remunerazione, ma anche a questo tipo di disponibilità e opportunità.

Lo spazio esterno ripensato anche per la convivialità

Più spazi all’aperto per lo stare insieme, a mangiare, a bere, a prendere un caffè, perché la componente tecnologica di una aumentata connessione andrà bilanciata con un adeguato tempo da trascorrere con amici, famiglia, per le interazioni umane in genere, di cui non possiamo fare a meno. E quindi ripensare lo spazio esterno pubblico, in modo da conciliare le esigenze di distanziamento sociale con la routine di centri urbani congestionati, a vantaggio anche di quei settori più toccati dalla crisi, i locali pubblici. Per esempio privilegiando all’aperto, isole per la convivialità e gastronomiche dislocate nel tessuto urbano e meglio se integrate nel verde urbano. Questo non è solo un discorso che riguarda le concessioni da parte dei Comuni, ma è un vero e proprio ripensamento del modo di progettare questi spazi e la mobilità, prima di tutto, e poi anche i locali nel loro interno.

Mix funzionale e ipervicinanza di quartiere

Secondo i ricercatori del Green City Network i luoghi di aggregazione e le grandi arterie infrastrutturali si sono svuotati e non torneranno più affollati come prima, ed è il pensiero dello stesso Fabrizio Tucci: “Il peso della città si è spostato su uno spazio residenziale diventato plurifunzionale, su una nuova rete di servizi più a portata di mano e su un tessuto connettivo che si espande attorno alle abitazioni; un tessuto che va riqualificato”.

L’obiettivo dovrebbe essere realizzare quella mixité funzionale che la progettazione ambientale promuove da anni, ovvero che, nel raggio di 300 metri dalla propria abitazione, si dovrebbe poter accedere a tutto ciò che serve per la vita quotidiana: scuole, negozi, servizi e spazi pubblici, ristorazione, verde urbano. La città diventerebbe una costellazione di eco quartieri all’interno dei quali non sarebbe più necessario utilizzare auto o altri mezzi a motore e gli spostamenti verso il centro cittadino e verso altri luoghi di aggregazione e di lavoro a scala urbana sarebbero molto meno frequenti. La qualità della vita aumenterebbe e anche quella dell’ambiente e i vantaggi sarebbero molteplici: abbattimento delle polveri sottili e della CO2, spazi liberati dalle auto, rinverditi e trasformati, più salute e benessere.

Per approfondire:
http://www.amatelarchitettura.com/category/sviluppo-urbano/
https://www.ingenio-web.it/26278-meno-spazi-in-condivisione-piu-smart-working-ecco-come-cambia-lufficio-dopo-il-coronavirus
https://www.repubblica.it/dossier/ambiente/green/2020/04/21/news/piu_spazi_e_piu_parchi_urbani_gli_architetti_reinventano_le_citta_dopo_il_covid_19-254514238/

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Virus: 100 Stati chiedono inchiesta | Nei bar pochi clienti “ancora paura” | Turismo: “pronti a giugno”

Mar, 05/19/2020 - 06:25

Il Mattino: Napoli, è guarito Sabato: il paziente 1 del Covid center dell’ospedale del mare. ​​Coronavirus, in Italia 99 morti e 2.150 guariti nelle ultime 24 ore: i nuovi casi sono solo 451. In Campania altri tre decessi e i totale dei positivi sale a 4.695 con 2.623 già guariti. Campania verso l’azzeramento dei casi il 3 giugno: in Lombardia a fine agosto;

Il Messaggero: Virus, 100 Paesi chiedono inchiesta. Xi: dalla Cina 2 mld di aiuti al mondo. Oms: «Nei bambini e negli adolscenti infiammazione multi-organo» Scontro sulla partecipazione di Taiwan all’Oms;

La Repubblica: Il sistema sanitario del Brasile è al collasso. “Tra 14 giorni niente più posti per i malati”;

Il Manifesto: Istituzioni assenti, i rom lasciati soli nei loro «campi»;

Il Sole 24 Ore: Entusiasmo su ripartenza e vaccino, l’Europa corre. Piazza Affari +3,26% – BTp-Italia anti-Covid: raccolti oltre 4 miliardi – Condizioni favorevoli – Consob, ok vendite allo scoperto;

Corriere della Sera: Macron-Merkel, via a un recovery fund da 500 miliardi. E primo sì al debito comune. Palazzo Chigi: «Buon punto di partenza»;

Il Giornale: ‘La Fase 2? Sarà una guerra…’ È già sciopero anti-Conte. La ripartenza a metà dei commercianti. L’ira di chi ha un’attività: “Adesso siamo noi le vittime”;

Leggo: Fase 2, bar aperti ma pochi clienti: «C’è ancora clima di paura. Troppa confusione su linee guida»;

Il Fatto Quotidiano: Fca e il caso dei sei miliardi garantiti dallo Stato. Ministro: “Conflitto d’interessi non è solo Berlusconi”. Renzi sta con Elkann, Calenda: ‘Vi siete appecoronati’;

Tgcom24: TURISMO, COORDINAMENTO UE O BLACK LIST? Germania: vacanze in Italia e Spagna? Ne dobbiamo parlare | Di Maio: a giugno Italia pronta ad accogliere.

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I progetti di potenziamento della sanità pubblica italiana

Lun, 05/18/2020 - 19:00

Il recente decreto del governo prevede importanti investimenti in sanità. Questa somma dovrebbe servire per il raddoppio dei luoghi di terapia intensiva e lo sviluppo dell’assistenza domiciliare, un sistema studiato per non farsi trovare (nuovamente) impreparati di fronte ad un’altra possibile crisi epidemica futura.

3,5 miliardi per la sanità

Con 31.900 persone morte fino al 18 maggio (il terzo bilancio delle vittime più alto del mondo), stiamo pagando un prezzo pesante per la pandemia. Oggi la pressione sugli ospedali è diminuita considerevolmente, ma, al fine di rafforzare la capacità del paese di reagire al coronavirus, il governo ha annunciato il 15 maggio un piano che prevede di investire 3,25 miliardi di euro. euro per il sistema sanitario. L’insieme di misure che dovrebbero “rafforzare il nostro sistema in modo profondo e duraturo”, nelle parole del Ministro della Salute Roberto Speranza, in una intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano.

6.000 posti in più per la terapia intensiva

Ma l’obiettivo del decreto è anche quello di porre rimedio a un’altra debolezza del sistema italiano, che è emersa durante il picco dell’epidemia: il numero limitato di posti in terapia intensiva che dovrebbero passare dai circa 5.200 (prima del coronavirus) a più di 11.000, un numero più che doppio.

Assistenza domiciliare e ossimetri

“Con l’introduzione del nuovo decreto, l’assistenza domiciliare interesserà ora il 6,7% degli italiani con più di 65 anni, rispetto al solo 4 % di oggi. Questa nuova percentuale sarà superiore alla media dei paesi OCSE” annuncia il ministro che continua “Il monitoraggio dei pazienti a casa sarà reso più efficiente grazie agli ossimetri che verranno forniti ai pazienti. Questi strumenti -che misurano la quantità di ossigeno circolante nel sangue- identificheranno immediatamente un deterioramento dello stato di salute di una persona e quindi ne consentiranno il ricovero tempestivo”.

Potenziamento della medicina di comunità

Tra le misura adottate la previsione che le regioni saranno ora in grado di firmare contratti di affitto con strutture alberghiere per ospitare persone in quarantena che non necessitano di ricovero ospedaliero (una proposta lanciata a marzo da People For Planet).

Il decreto inoltre indica anche che saranno reclutati 9.600 nuovi “infermieri di quartiere”

Queste misure indicano chiaramente che l’esecutivo vuole rafforzare la “medicina comunitaria” che è stata una grande debolezza nella lotta contro il coronavirus in Italia.

Inoltre verranno assegnate 4.200 borse di studio aggiuntive per specializzazioni mediche.

Il rafforzamento del sistema sanitario ci sarà davvero? Il precedente dell’AIDS

Per il Corriere della Sera, queste misure “colmano le lacune storiche che, negli ultimi anni, avevano indebolito il sistema sanitario nazionale”. Ma questi cambiamenti saranno davvero di natura strutturale? “Negli anni ’90, l’emergenza dell’AIDS aveva spinto il governo a finanziare centinaia di posti aggiuntivi in unità di malattie infettive“, ricorda il quotidiano “Poi, quando sono stati scoperti i trattamenti, questi letti sono stati smantellati. La conclusione sarà la stessa questa volta? ”

La questione irrisolta delle competenze tra stato e regioni

Resta irrisolta, né poteva essere risolta con un decreto, la questione forse principale: l’inadeguatezza di un sistema basato sull’autonomia regionale e l’ambiguità nella responsabilità tra stato e regioni in campo sanitario che ha mostrato tutti i suoi limiti.

Basti ricordare fra i tanti l’indecoroso episodio dello scaricabarile tra stato e regione Lombardia, quando nessuno dei due si è voluto prendere la responsabilità di dichiarare Alzano Lombardo zona rossa, giocando appunto sull’ambiguità delle competenze, con gli effetti devastanti che ne sono derivati.

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Dal Messico alla Cina: bloccato traffico illegale di tartarughe ammassate in casse di legno

Lun, 05/18/2020 - 16:41

Nonostante molti credessero che la pandemia avesse generato un cambio di valori nella nostra società, il profitto personale sembra essere ancora una delle priorità nella vita di molte persone.

Così, lo scorso 12 maggio, presso l’aeroporto di Città del Messico è stato bloccato un carico sospetto diretto in Cina; l’assenza di una valida documentazione sull’esportazione di fauna selvatica, ha permesso alle autorità aeroportuali e alla Procura federale per la protezione dell’ambiente (PROFEPA) di individuare e bloccare un traffico illegale di taratrughe di acqua dolce.

Pagina Facebook PROFEPA

Ben 15.053 esemplari di tartarughe sono stati trovati ammassati l’uno sull’altro, costipati in casse di legno, senza cibo e in condizioni igieniche inadeguate.
Una volta confermata l’illegalità del trasporto, le autorità si sono trovate di fronte uno spettacolo disumano: soltanto 14.793 esemplari sono sopravvissuti all’interno delle “scatole della morte”, mentre i restanti 260 hanno perso la vita.

Salvaguardiamo gli animali

La tipologia di tartarughe rinvenute risulta essere una specie soggetta a protezione speciale e in pericolo d’estinzione. Per questo motivo, le tartarughe sono state trasferite in una struttura a Los Reyes, con l’obiettivo di farle tornare in forma, dando loro cibo e acqua, necessaria al loro sostentamento.

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Smog nelle città in calo del 75%

Lun, 05/18/2020 - 15:00

Lo studio mette un punto sulla questione. In questi mesi abbiamo letto notizie contraddittorie sulla questione emissioni e polveri sottili nelle città, alcuni smentivano categoricamente che lo smog fosse notevolmente diminuito, anzi. E invece: “Le riduzioni vanno dall’8% di Berlino, in Germania, un’area urbana ricca di vegetazione, al 75% nel centro della città di Heraklion in Grecia“, spiega all’agenzia Dire il professor Dario Papale, direttore dell’Icos Ecosystem Thematic Centre e responsabile scientifico per le attività Icos alla fondazione Cmcc – Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici.

“Le città europee incluse nello studio – continua Papale – sono Basilea in Svizzera, Berlino in Germania, Firenze e Pesaro in Italia, Helsinki in Finlandia, Heraklion in Grecia e Londra nel Regno Unito. In tutte le città si è rilevata una chiara connessione temporale tra le restrizioni e la riduzione delle emissioni, la cui entità varia in base alle caratteristiche delle aree campionate e alla rigidità delle restrizioni messe in atto.
Per le osservazioni locali, gli scienziati usano in tutto il mondo una tecnica chiamata ‘eddy covariance‘, in cui lo scambio di anidride carbonica tra l’atmosfera e un particolare ecosistema viene misurato da apparecchiature installate in torri che sovrastano l’area interessata e la sua vegetazione.

Ciò consente di vedere i cambiamenti nelle emissioni quasi in tempo reale. La torre di Heraklion ha registrato la più grande riduzione, trovandosi in una zona caratterizzata da fitte attività commerciali e intenso traffico stradale, entrambi completamente fermi durante il blocco. A Pesaro, uno stop quasi completo del traffico ha ridotto le emissioni di co2 fino a un terzo. In altre città, come Firenze, Basilea e Helsinki, la riduzione delle emissioni derivata da una riduzione del traffico e delle attività economiche è stata in parte controbilanciata dall’aumento del riscaldamento domestico e del metabolismo umano”.

“In alcuni casi (Firenze, Londra e Heraklion) le emissioni hanno iniziato a diminuire anche qualche tempo prima dell’attuazione del blocco ufficiale, quando le persone hanno risposto alle raccomandazioni di ridurre il più possibile i viaggi e lavorare da casa – sottolinea Papale – questo è un ottimo esempio di collaborazione tra scienziati di diversi Paesi, supportato dalle autorità locali che ci consentono di raccogliere queste misurazioni, molto importanti per monitorare l’andamento delle emissioni nelle prossime settimane e mesi, quando le auto private saranno probabilmente preferite ai trasporti pubblici per evitare gli affollamenti. Ciò potrebbe causare una rapida crescita delle emissioni che potrebbe persino superare quelle del periodo di pre-blocco”.

In sintesi: nelle aree più congestionate di traffico e aree commerciali si è dimostrato un calo di emissioni nocive e polveri sottili decisamente significativo. Sebbene questa riduzione non sia abbastanza forte da essere visibile a livello globale nell’atmosfera, è invece osservabile su scala locale.

Ora la ricerca prosegue studiando i dati che arrivano dalle torri cittadine per avere un quadro più completo e permettere di valutare le soluzioni a un problema che riguarda il 55% della popolazione mondiale che vive nella grandi aree urbane.

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Foto di shbs da Pixabay

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Fase2: i drappi neri sui locali di Sanremo

Lun, 05/18/2020 - 14:31

Praticamente questa è la seconda morte (…) la morte di questi tipi di locali. Noi con quelle norme che ci sono state imposte abbiamo una capienza di 5/6 persone all’interno (…) e 7 dipendi. Mi dica lei con 6 persone in sala e 7 dipendenti come fare ad andare avanti?

Sanremo – Giovedì 14 maggio a mezzogiorno in punto, molti gestori delle attività commerciali (bar, ristoranti, discoteche e stabilimenti balneari), di uniscono nella protesta #cosinonapro. Una manifestazione che si identifica nell’esposizione fuori dai locali di drappi neri.

Fonte: La Stampa

La protesta, promossa dalla Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), si rivolge direttamente al Governo manifestando il malcontento dei gestori di pubblici esercizi per mancanza di regole chiare da parte del Governo per la riapertura dal 18 maggio, la mancanza di aiuti e i ritardi nell’erogazione della maggioranza delle casse integrazioni in deroga.

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Maizena+Acqua: il composto liquido/solido allo stesso momento!

Lun, 05/18/2020 - 13:00

Un esperimento che vi lascerà senza parole, adatto a tutte le generazioni, perché non si smette mai di imparare (e di stupirsi!). Ci serve:

  • farina di maizena (amido di mais);
  • acqua,
  • un contenitore e un cucchiaio!
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Se avete provato (o visto) l’esperimento condotto da Jacopo Fo vi starete sicuramente chiedendo il perché di questa reazione! L’unione della farina di maizena con l’acqua crea quello che si definisce “fluido non newtoniano“, cioè una tipologia di fluido la cui viscosità varia a seconda dello sforzo di taglio che viene applicato.

In parole semplici… quando le loro molecole vengono sottoposte a un forte stress, tendono a rafforzare i legami che le tengono unite e, quindi, il composto assume una consistenza quasi solida. Al contrario, in condizioni di “quiete” (cioè se non lo pasticciate troppo), il liquido non subisce variazioni rimanendo tale! Divertente vero?

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Yoga demenziale con Jacopo Fo: DIVENTARE DIO IN 10 MOSSE

Lun, 05/18/2020 - 12:00

E’ una disciplina che ha scelto, come maestri spirituali, la gioia e il piacere. Via i sensi di colpa che ci bloccano, via le paure che ci paralizzano e ci avvelenano la vita: dentro di noi abbiamo tante energie belle, lucide e sane. Impariamo a liberarle per poi poter godere a fondo dei piaceri spirituali come di quelli fisici.

Lo Yoga demenziale, messo a punto da Jacopo Fo, accoppia il meglio della civiltà occidentale (un sano laicismo, il rigore della sperimentazione, il training autogeno) con quello delle civiltà orientali (la meditazione trascendentale, le arti marziali, le tecniche yoga). Perché tutta la saggezza dei due mondi può essere riassunta in una gigantesca risata.

L’obiettivo? Raccontare cose semplici in modo semplice per risultati semplici. Come ci racconta Jacopo Fo “l’idea è che, se io sperimento e ascolto quello che succede, poi posso trarre le mie conclusione ed ottenere con questi esercizi dei vantaggi elementari”.

Lezione n°22 – Diventare Dio in 10 mosse

Pillole di Yoga Demenziale N.22: DIVENTARE DIO IN 10 MOSSE!

Prenditi l’ultima pillola di Yoga Demenziale che ti fa bene!Indirizzo seminario Zen Occidentalehttp://www.campusdelcambiamento.it/landing/zen-occidentale/

Pubblicato da Jacopo Fo su Martedì 7 aprile 2020

Lezione n°22 – Discussione su Diventare Dio in 10 mosse

Discussioni sulle Pillole di Yoga demenziale N.22: Diventare Dio in 10 mosse!

Indirizzo seminario Zen Occidentalehttp://www.campusdelcambiamento.it/landing/zen-occidentale/

Pubblicato da Jacopo Fo su Martedì 7 aprile 2020

Yoga Demenziale – Guarda tutti i video!

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Il prete che benedice con la pistola ad acqua è un meme meraviglioso

Lun, 05/18/2020 - 11:45

Tim Pelc, sacerdote di Detroit negli Stati Uniti, non ha avuto dubbi. Per benedire a distanza di sicurezza, usiamo una pistola ad acqua. Inutile dire che la rete è impazzina e i meme si sprecano. Le foto risalgono a un mese fa, al periodo di Pasqua, ma sono state notate solo adesso.

Da Twitter “Un’idea utile e divertente”

“Ho anche ricevuto alcune chiamate dal Vaticano – ha detto Pelc a Buzzfeed News – è stato un modo per continuare un’antica tradizione e mi sembra che alle persone sia piaciuta l’idea. L’idea originale era di fare qualcosa per i bambini della parrocchia: quindi ho pensato, cosa possiamo ancora fare per osservare tutti le regole di distanza sociale? Secondo me le foto sono diventate virali perché non solo sono divertenti, ma anche perché hanno dato un po’ di ottimismo a tutti coloro che provano un senso di angoscia durante la pandemia di coronavirus“.

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L’invito a un atto di amore si è trasformato nel più eccitante appello a un atto di onanismo

Lun, 05/18/2020 - 11:30

È come aver dato un bazooka nelle mani di un serial killer. Questo è l’effetto sul sistema bancario del decreto liquidità dopo 60 giorni dalle dichiarazioni del premier Conte (“soldi a pioggia a tutti in 48/72 ore”) al cui confronto, così come evidenziato anche da una indagine del Guardian, le invettive populiste degli ex leader dei paesi del Patto di Varsavia sono passi del Vangelo

Pensavo di aver visto e vissuto dall’interno la parte peggiore della storia del nostro sistema bancario. L’ho raccontata nei mie libri e nei miei articoli. Ma non ero mai stato all’esterno. Non ero mai stato uno di voi. Non ero mai stato un semplice cliente di una banca. In questi mesi segnati dalla pandemia, oltre ad aver ascoltato tanti di voi, ho provato sulla mia pelle cosa significhi per la nostra salute (fisica e psichica) confrontarsi con gli “estremismi” di un sistema ormai obsoleto, che sta portando all’esaurimento nervoso milioni di utenti.

Le trappole e i vincoli ostruzionistici creati dal sistema bancario, è vero, sono stati agevolati dalla vaghezza e imprecisione del dettato legislativo. Ma le banche non aspettavano altro. Perché la loro è una cultura non orientata alla customer satisfaction.

Nonostante i paradossali spot pubblicitari, basati sul claim “oggi vi siamo più vicini di ieri”, che girano in questi giorni per le tv, siamo di fronte alla ennesima dimostrazione di una casta che, nella stragrande maggioranza dei casi, adotta comportamenti e atteggiamenti che potrebbero infrangere anche la pazienza di Giobbe. I bancari (la maggior parte di essi) sono stati messi in condizione di continuare a fare, ancora più di prima, … “i bancari”, quelli che godono dei loro deliri di onnipotenza, della loro arroganza, delle loro inefficienze e dei loro paradossi che spesso sono tra il drammatico e il grottesco.

Io non sto parlando di comportamenti illegittimi e scorretti che fortunatamente sono limitati.

Parlo di modalità relazionale, di approccio nei confronti di chi entra (quando riesce ad entrare) in contatto con un dipendente di un istituto di credito. Parlo anche della capacità di saper dire un “no” preoccupandosi di accontentare il cliente.

Il dramma più comune è la richiesta di documentazione ridondante con effetto moltiplicatore di firme e moduli spesso inutili e non richiesti dal decreto legislativo. Un esempio? In alcuni casi è stato addirittura richiesto il DURC (documento unico di regolarità contributiva) aggiornato che ovviamente non può dimostrare la “regolarità contributiva” perché nel frattempo la nostra macchina statale non ha aggiornato le evidenze relative alle facilitazioni concesse a Marzo (esonero dal pagamento dei contributi)!!!

Per non parlare della tendenza dei bancari di prendere tempo con risposte evasive e rimpalli di responsabilità che, alla fine, si trasforma nella classica frase archetipo della loro arroganza relazionale: “così ha deciso la nostra direzione centrale”.

Oggi le comiche” (programma televisivo antologico degli anni 70 dedicato ai film comici) al riguardo era un dramma shakespeariano.

Ma sapete perché si stanno comportando così? Perché, oltre al virus culturale di sentirsi appagati di fronte ad un cliente insoddisfatto, stanno per andare incontro al momento più drammatico della loro storia. Nei prossimi 12-18 mesi molte banche vivranno il loro default e l’unica arma per difendersi in questo momento è quella, nonostante la garanzia statale, di non erogare credito e, nel prossimo futuro, di attuare una stretta creditizia (chiedere la restituzione di quanto prestato ante Covid19).

Come difenderci da questo tsunami in arrivo?

Ne parleremo la settimana prossima

Photo by Nick Pampoukidis 

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Diventare bellissimi con il biolifting (Video)

Lun, 05/18/2020 - 11:00

Il viso e il corpo iniziano a “decadere”, a invecchiare, quando i muscoli profondi iniziano a perdere tonicità. Allenando questi muscoli con semplici esercizi di movimento rallentato si può ritrovare elasticità e cancellare le rughe.
Buona visione e buon biolifting!

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Gli effetti del lockdown sulla salute psichica dei bambini: al via studio italiano

Lun, 05/18/2020 - 10:20

Valutare l’effetto sulla salute psichica dei bambini e dei ragazzi italiani del confinamento sociale dovuto alle misure di contenimento anti-Covid-19, in termini di comparsa di sintomi ansioso-depressivi, e la possibile correlazione tra un’aumentata esposizione ai dispositivi elettronici e l’insorgenza di sintomi psicosomatici e/o di disturbi emotivi e psicologici. È questo l’obiettivo dello studio ideato da Salvatore Oliva, giovane pediatra e neo-ricercatore del Dipartimento Materno Infantile e Scienze Urologiche dell’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con Giusy Russo, specializzanda in pediatria e collaboratrice di Oliva, e Antonio Di Mauro, pediatra e dottore di ricerca presso l’Università di Bari.

L’idea all’origine del progetto

Bambini e ragazzi a causa delle regole restrittive stabilite dal lockdown a inizio marzo si sono ritrovati chiusi nelle loro case senza la possibilità di andare a scuola, hanno dovuto interrompere le attività sportive e sono stati privati dell’interazione con i propri coetanei e del contatto con la natura. Inoltre il maggior numero di ore trascorse in casa, insieme all’esigenza dell’utilizzo di pc e simili per lo svolgimento della didattica a distanza, hanno per molti di loro notevolmente aumentato l’esposizione ai dispositivi digitali.

Può partecipare allo studio chi ha un figlio minore di 18 anni

Da queste considerazioni è nata l’idea di studiare gli effetti delle misure di distanziamento sociale sulla psiche dei bambini e dei ragazzi italiani. Il progetto è sostenuto anche da MedicalFacts.it, il sito fondato dal virologo Roberto Burioni. Allo studio può partecipare chiunque abbia almeno un figlio minore di 18 anni rispondendo a un questionario anonimo, semplice e rapido, raggiungibile al link www.capiamoibambini.github.io/.

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“Riccardino”, il nuovo romanzo postumo di Andrea Camilleri

Lun, 05/18/2020 - 10:15

Antonio Manzini legge l’incipit dell’ultima avventura di Montalbano in anteprima al Salone del Libro Extra

In questo video potete vedere come inizia l’ultimo, atteso romanzo di Andrea Camilleri con le avventure del commissario Montalbano, che lo scrittore – scomparso il 17 luglio dell’anno scorso – ha voluto che uscisse postumo e che Sellerio pubblicherà entro l’anno. Il titolo sarà “Riccardino”.

A leggere il primo capitolo in anteprima il 16 maggio è Antonio Manzini, amico e “allievo” di Camilleri, in occasione del Salone del Libro Extra, la maratona di dirette streaming che ha sostituito quest’anno il Salone vero e proprio, con collegamenti con scrittori e personaggi da tutto il mondo.

Fonte: YouTube Salone del Libro

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Idea riciclo: decoriamo delle tazze con smalto per unghie!

Lun, 05/18/2020 - 10:00

Se anche noi vostri armadietti si sono accumulati degli smalti non più utilizzabili perché quasi secchi, passati di moda oppure perché nel tempo avete optato per un look più nature… non buttateli via! Diamo una seconda vita a questi colori decorando una tazza! Ottima idea per decorare la casa con un oggetto creativo, ma anche un’idea regalo niente male. Cosa serve:

  • Vecchi smalti;
  • Acqua calda;
  • Stuzzicadenti;
  • Una bacinella.
Fonte: Come fare con Barbara

Come fare se il vostro smalto si è indurito: bastano poche gocce di alcool denaturato per farlo ritornare come nuovo. Aiutatevi con un contagocce per versarle all’interno della boccetta e agitate bene.

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Fase 2, oggi l’Italia riparte. Ma alcune attività sono ancora in lockdown

Lun, 05/18/2020 - 08:00

Finalmente è arrivata la “vera” fase 2, anche definita la “fase 2 della fase 2“, ovvero la tanto attesa riapertura del Paese a una vita “normale” di cui molto si è parlato in queste ultime settimane. Se una timida ripartenza era già stata inaugurata due settimane fa, a partire dal 4 maggio, con l’allentamento di alcuni divieti imposti dal lockdown, le molte attività che riaprono i battenti oggi faranno davvero riassaporare il gusto della normalità: rialzeranno le saracinesche infatti bar e ristoranti, i negozi di generi non alimentari, centri commerciali e outlet, parrucchieri e centri estetici, musei, stabilimenti balneari. Il ritorno alla vita normale sembra davvero sempre più vicino, sebbene per evitare il diffondersi del contagio del nuovo coronavirus (Sars-Cov-2) dovranno – ovviamente – essere rispettate le direttive contenute nel decreto legge 33/2020 approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro della Salute Roberto Speranza, e le Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche e Produttive stabilite dalla Conferenza delle Regioni e delle province autonome.  

Ci sono però alcune attività che devono ancora attendere per ripartire. Vediamo le principali.

Spostamenti vietati tra Regioni

Se gli spostamenti all’interno della medesima regione sono consentiti e non più monitorati, gli spostamenti tra Regioni rimangono invece vietati (salvo i casi di lavoro, salute e urgenza) fino al 2 giugno. Stesso discorso per gli spostamenti verso i Paesi dell’Unione Europea: non sono consentiti fino al 2 giugno, poi saranno aperti con le stesse indicazioni di quelli interregionali.

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Ancora chiusi centri benessere, piscine e palestre

Saracinesche ancora abbassate per i centri benessere: mentre i parrucchieri e i centri estetici oggi riaprono i loro saloni, sebbene con l’obbligatorietà degli appuntamenti e del rispetto delle misure igieniche indicate nelle Linee guida, restano invece chiusi i centri benessere e quelli termali (con l’eccezione delle attività che rientrano nei livelli essenziali di assistenza).

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Sbarrate ancora le porte anche dei centri culturali e sociali.

Per tornare in piscina e in palestra bisognerà attendere ancora una settimana. Nelle piscine sarà d’obbligo disinfettare sdraio, lettini e ombrelloni a ogni cambio di persona o nucleo familiare e in vasca non si dovrà superare la densità di affollamento di “7 mq di superficie a persona”. Stesso spazio dovrà essere garantito nelle aree solarium.

Teatro e cinema dal 15 giugno

Gli spettacoli nei teatri, sale da concerto e cinema potranno riprendere dal 15 giugno con posti a sedere preassegnati e distanziati nel rispetto della distanza di un metro tra le persone. Viene indicato un numero massimo di 1000 persone per spettacoli all’aperto e di 200 persone per spettacoli al chiuso, per singola sala. E’ prevista anche la misurazione della temperatura ad artisti e pubblico e il divieto di partecipazione per chi ha più di 37,5 gradi di febbre; uso obbligatorio della mascherina e niente vendita di cibo.

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In chiesa da oggi, ma in moschea dal 25

Da oggi si torna in chiesa e nelle sinagoghe, sempre mantenendo il distanziamento fisico e con la mascherina, mentre per andare in moschea si dovrà aspettare il 25 maggio e ognuno dovrà portarsi il tappetino da casa e compiere le abluzioni previste al proprio domicilio.

Le Linee guida delle Regioni

Rimangono vietati gli assembramenti di persone nei luoghi pubblici e in quelli aperti al pubblico.

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Conte firma il decreto | Vaccino: 1000 euro per dose | Immunologo: “Usare la bici per spostarsi”

Lun, 05/18/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Conte firma il decreto: cosa si può fare dal 18 maggio. Riaperture, date e regole decise dalle Regioni – il testo De Luca si sfila: “Roma scarica scelte sui governatori”;

Tgcom24: De Luca non firma l’intesa Stato-Regioni: “La Campania non riapre | Liberi tutti dal 3 giugno? Deciderò alla vigilia”;

Il Giornale: Vaccino, mille euro per dose. Il conto (salato) per l’Italia. Se non saprà giocare d’anticipo e partecipare alla partita globale, l’Italia rischia di dover sborsare oltre 50 miliardi;

Il Messaggero: Negativi al tampone ma la tac rivela polmonite: misteriosi casi a Taranto. Fase 2 senza il vaccino, Conte: «Rischio calcolato, ma possiamo richiudere» Fase 2, i dubbi degli scienziati: «Un metro? Può non bastare, le misure non sono adeguate» Via Monti di Creta prima strada “Covid free” di Roma: test a tappeto a residenti e commercianti;

Il Mattino: Parchi giochi per bambini, le regole: «Un adulto ogni 5 bimbi»;

Leggo: Calcio, Conte: «In questo momento non ci sono garanzie di sicurezza per riprendere campionato»;

Corriere della Sera: I consigli dell’immunologo: «Il caffè? Meglio prenderlo all’aperto e per spostarci usiamo la bici»;

La Repubblica: “Una linea telefonica antisuicidio per gli imprenditori in crisi da coronavirus“;

Il Manifesto: Prestito Fca, ora anche a destra tutti chiedono che torni in Italia;

Il Sole 24 Ore: Riparte la Bundesliga, triplicata l’audience tv. In Russia 9.709 nuovi casi – Come funziona la “travel bubble” dei Paesi baltici.

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Rafa Benítez: «La mia esperienza del covid-19 tra Cina e Europa»

Dom, 05/17/2020 - 18:00

Rafa Benítez, uno dei più famosi allenatori di calcio al mondo (ha allenato anche Inter, Liverpool, Napoli, Real Madrid) ora allena in Cina e sul suo blog racconta la sua esperienza nel periodo della pandemia a cavallo tra Asia e Europa.

Di seguito la traduzione di ampi stralci della sua testimonianza con alcune immagini che la accompagnano; il testo integrale in spagnolo è su http://www.rafabenitez.com/web/in/blog/difficult-times/135/

«Non è quello che ti succede ma come reagisci che conta»

Qualche tempo fa ho letto una frase, penso di Epitteto, un filosofo greco, che uso frequentemente e può essere perfettamente applicata in questo caso: “Non è quello che ti succede, ma come reagisci che conta”. Per questo motivo dobbiamo recuperare qualcosa che è stato perso in questa società e che potrebbe aiutare a prendere decisioni migliori di fronte a qualsiasi tipo di problema: rispetto verso i nostri anziani, verso quelli con più esperienza, con valori e principi, che oggi a volte manca.

Scriverò di ciò che so, di ciò che ho visto e vissuto. Con il vantaggio di avere molti amici in Italia e famiglia in Spagna e in Inghilterra, mentre allo stesso tempo lavoro in Cina, penso di poter dare un punto di vista personale allargato su questo problema e la sua risposta.

Il virus SARS si è diffuso in Asia nel 2003 e ciò ha aiutato paesi come la Cina, la Corea del Sud, la Nuova Zelanda e l’Australia a reagire potenzialmente più rapidamente e in modo coordinato rispetto ad altri paesi di fronte al COVID-19.

Abbiamo iniziato la prima metà della pre-stagione con il nostro team, Dalian Pro, a Xiamen (Cina) a metà gennaio. Quando abbiamo terminato questa prima fase, la Cina aveva già iniziato ad adottare misure per contenere COVID-19: le misure sanitarie che tutti conosciamo ora (lavarsi le mani con acqua e sapone, allontanamento sociale, prendere la temperatura, ecc.), nonché la quarantena della popolazione per regioni per ridurre il rischio di contagio.

Prima di unirmi alla squadra per la seconda parte della pre-stagione in Spagna, sono andato a trovare la mia famiglia a Liverpool e già in quel momento, quando ho lasciato la Cina alla fine di gennaio, ho dovuto indossare una maschera, occhiali, guanti e gel antibatterico, come raccomandato. Quando sono arrivato in Inghilterra, mi sono tenuto a una certa distanza con i miei familiari e, mentre la conoscenza della diffusione del virus continuava ad arrivare, abbiamo chiamato mia figlia che era in Italia per farla tornare in Inghilterra. Per fortuna, siamo riusciti a farlo prima che tutti i confini fossero chiusi.

All’inizio di febbraio, i miei giocatori e io siamo stati in grado di viaggiare dalla Cina alla Spagna, poco prima della chiusura dei confini e degli aeroporti

Ancora una volta, i protocolli di prevenzione del virus dal primo momento sono stati cruciali per garantire che non vi fossero problemi all’interno del team. Più avanti spiegherò in dettaglio cosa abbiamo fatto giorno per giorno.

Non potevo vedere la mia famiglia a Madrid a causa dei crescenti casi di COVID-19 in città ed era un rischio per tutti quelli che mi circondavano, quindi ho deciso di non andare e di non dare il permesso ai miei giocatori di muoversi.

Nuova Zelanda e Corea del Sud

Se abbiamo una cosa che abbonda in questo periodo di quarantena e blocco è il tempo. Uso un po’ di questo tempo per guardare i canali televisivi di diversi paesi e ho guardato un canale dalla Corea del Sud, imparando come hanno affrontato e continuano ad affrontare questa pandemia, così come le reazioni di paesi come la Nuova Zelanda, che sembra che abbiano avuto successo nel controllare il virus. Penso che sia sempre saggio prendere nota del successo degli altri per imparare.

Possiamo analizzare ciò che hanno fatto rispetto ai paesi con maggiori problemi quando si è trattato di controllare il virus, come ad esempio: indicazioni molto chiare dall’inizio, chiusura o limitazione dei movimenti, mettere in quarantena tutti coloro che sono arrivati nel paese, mettere in quarantena la popolazione prima che il numero di quelli infetti dal virus aumentasse troppo, test di massa dall’inizio e monitoraggio di quelli che erano stati infettati e quelli con cui erano stati in contatto per testarli al più presto, controllando le temperature, maschere, guanti, occhiali protettivi, gel antibatterico e lavarsi costantemente le mani con acqua e sapone mantenendo le distanze sociali e disinfettando frequentemente le aree comuni.

Utilizzano, per solidarietà, le mascherine, ad esempio, più per proteggere gli altri che se stessi. Dall’arrivo negli aeroporti prendono la temperatura delle persone fino a tre volte, in arrivo nella zona di transito e mentre parti. Disinfettano i sedili, i muri, le fontane dell’aeroporto, qualsiasi cosa possa ospitare il virus, controllano la temperatura con le termocamere prima di entrare negli edifici e hanno un’app software che monitora coloro che sono infetti.

Gli esperti di questi paesi riconoscono che i test iniziali, con il successivo monitoraggio di quelli infetti, e il blocco precoce, sono stati fondamentali per controllare la diffusione del virus e per fornire più tempo di reazione al sistema sanitario del paese.

Hong Kong e Cina

Ho letto che in Cina e ad Hong Kong in alcuni luoghi usano i raggi ultravioletti per disinfettare camere da letto, sale operatorie e persino autobus pubblici, che vengono inseriti in una sorta di “tunnel di disinfezione”, lasciandoli disinfettati in pochi minuti.

I protocolli sono abbastanza chiari e molto simili.  All’arrivo sono stato messo in quarantena, mi è stato applicato un braccialetto con un codice a barre che attivi e poi ti “monitora” durante i 14 giorni in cui sei isolato. In questo periodo, il cibo e tutto ciò che puoi desiderare era lasciato alla tua porta e quindi non avevi alcun contatto diretto con il personale dell’hotel.

Dopo la quarantena, quando sono andato in alcuni ristoranti, hanno il controllo della temperatura quando entri e devi disinfettare le mani con gel antibatterico; in altri ristoranti mi hanno dato un sacchetto di carta per mettere la mia maschera dentro; altri avevano piccole tende tra i singoli tavoli, con i camerieri che mantenevano sempre una certa distanza e indossavano maschere.

Quando si prendono ascensori o scale mobili, spesso si trova qualcuno che disinfetta i pulsanti o i corrimano.

Quando lasci il ristorante, ti disinfetti di nuovo le mani. Se possono, provano a usare pochi soldi fisici e invece utilizzano una carta o il famoso WeChat sul telefono, che usano per pagare scansionando un codice a barre.

Quando eravamo in Spagna, ci hanno detto che le maschere erano utili solo per coloro che avevano il virus in modo che non lo diffondessero. Ora le mascherine sono obbligatorie in molti paesi, a conferma della mancanza di informazioni che si è avuta all’inizio.

Un giorno, camminando per la strada in Cina, ho visto una grande fila di persone (circa 100 di loro). Mi sono avvicinato e sono rimasto scioccato: stavano distribuendo maschere gratis, circa 50 a ogni persona. Ho pensato alle difficoltà che ci sono in Europa per ottenere queste maschere anche a per i medici.

Il nostro protocollo con il team prevedeva il rilevamento della temperatura due volte al giorno e la disinfezione delle mani ogni volta che dovevamo incontrarci per mangiare. Eravamo in un’area separata dell’hotel per gli altri ospiti e non ci era permesso di lasciare le strutture.

Mentre eravamo in Spagna, dove all’epoca c’erano pochi casi, in Cina i protocolli venivano seguiti in tutte le città. Mi hanno parlato di un dipendente che aveva una leggera febbre in uno dei controlli e quindi lo hanno messo sotto osservazione, disinfettando il suo ufficio da cima a fondo.

La quarantena delle squadre di calcio in Cina

Se è utile come esempio di come potrebbe essere una quarantena con una squadra di calcio, vi racconto la nostra esperienza in Cina. Quando siamo tornati dall’Europa, la prima cosa che abbiamo fatto è stata dare a ogni giocatore la propria stanza in albergo, isolata. Ci chiamarono per fare un test e da quel momento, né noi né lo staff che rimase con noi tutto il tempo ha lasciato le proprie camere per i successivi 14 giorni. Il cibo ci veniva portato nei famosi piccoli contenitori Tupperware e in sacchetti, con posate di plastica, tutte usa e getta, e gli impiegati venivano sempre per portare il cibo protetto con guanti, maschere, occhiali protettivi e tute speciali.

Fortunatamente,  nessuno è risultato positivo e quando alla fine dei 14 giorni tutti sono stati nuovamente testati e i risultati sono stati ancora negativi, ci hanno dato una “carta verde” in modo da poterla mostrare in qualsiasi struttura per dimostrare che non hai il virus.

Una volta terminata la quarantena, l’uso delle maschere è normale in Cina per muoversi per le strade, il gel antibatterico è ovunque, lavarsi le mani con acqua e sapone è una cosa costante e mantenere il set di “distanza sociale” è qualcosa a cui aderire senza dover pensarci due volte. Devo dire che nelle città estremamente popolate non è facile, ma la maggior parte degli adulti capisce le regole da seguire, è più difficile per i giovani (forse perché a differenza delle generazioni più anziane non hanno vissuto situazioni simili, la loro è mancanza di esperienza). L’esperienza, come ho detto all’inizio, spesso aiuta quando si tratta di prendere decisioni importanti.

Restiamo sicuri

Insomma, dobbiamo ovviamente essere tutti consapevoli delle difficoltà dei tempi in cui viviamo e il ritorno alla normalità dovrà essere fatto a poco a poco, con responsabilità e buon senso, pensando a quelli che abbiamo vicino a noi e a noi stessi. Tentare, ove possibile, di evitare rischi e di non far rischiare chi ci è vicino. Restiamo sicuri.

Immagine: Rafa Benítez, fonte Wikipedia

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“Democratizzare il lavoro, demercificazione, risanamento ambientale”

Dom, 05/17/2020 - 13:54

Questo documento, Democratizing Work, è uscito in simultanea in 25 lingue su 39 testate internazionali, tra cui El Comercio, Boston GlobeGuardian, Gazeta Wyborcza, La Folha de São Paulo, The Wire, Cumhuriyet, Le SoirLe Monde, Die Zeit, Publico, El Diario, Le Temps. In Italia gli autori hanno scelto per la sua prima uscita il manifesto.

Il documento è stato firmato da oltre 3.000 accademici e ricercatori di più di 650 università del mondo. Lo riportiamo integralmente

La lista completa con tutti i firmatari è su democratizingwork.org dove è possibile firmarlo

Chi lavora è molto di più che una semplice risorsa. Questa è una delle lezioni principali che dobbiamo imparare dalla crisi in corso.

Curare i malati; fare consegne di cibo, medicine e altri beni essenziali; smaltire i rifiuti; riempire gli scaffali e far funzionare le casse dei supermercati: le persone che hanno reso possibile continuare con la vita durante la pandemia di Covid-19 sono la prova vivente che il lavoro non può essere ridotto a una mera merce.

La salute delle persone e la cura di chi è più vulnerabile non possono essere governati unicamente dalle leggi di mercato. Se affidiamo questi compiti esclusivamente al mercato, corriamo il rischio di esacerbare le diseguaglianze e di mettere a repentaglio le vite delle persone più svantaggiate.

Come evitare che succeda questo? Implicando chi lavora nelle decisioni relative alle loro vite e al loro futuro nel luogo di lavoro. Democratizzando le imprese. De-mercificando il lavoro. Garantendo a tutti un impiego utile.

Dinanzi al rischio spaventoso della pandemia e del collasso ambientale, optare per questi cambiamenti strategici ci permetterebbe non solo di assicurare la dignità di tutti i cittadini ma anche di riunire le forze collettive necessarie per poter preservare la vita sul nostro pianeta.

Democratizzazione

Ogni mattina, donne e uomini si svegliano e vanno a lavorare per chi tra di noi può restare in casa in quarantena. La dignità del loro lavoro non ha bisogno di altra spiegazione se non quella contenuta nel termine di «lavoratore essenziale». Questo termine mette alla luce un fatto importante che il capitalismo ha sempre cercato di rendere invisibile, spingendoci a pensare alle persone come «risorse umane».

Gli esseri umani non sono una risorsa tra le altre. Senza persone che vogliano investire il proprio lavoro non ci sarebbero produzione né servizi.

Ogni mattina, si svegliano anche donne e uomini che, confinati in casa, si danno da fare per le imprese e ditte per le quali lavorano a distanza.

Sono la dimostrazione che si sbaglia chi crede che senza supervisione non ci si possa fidare che i lavoratori si impegnino, che questi richiedano sorveglianza e disciplina esterna continua. Sono la dimostrazione, giorno e notte, che i lavoratori non sono solo una delle tante parti in gioco all’interno delle aziende: al contrario, sono loro la chiave per il successo dei datori di lavoro. Sono il nucleo costituente delle aziende; nonostante ciò, sono esclusi dalla partecipazione nella gestione dei luoghi di lavoro – un diritto, quest´ultimo, monopolizzato dagli investitori di capitale.

Se ci chiediamo come le aziende e la società intera possono riconoscere il contributo dei lavoratori in tempo di crisi, la risposta è: democrazia.

Certamente bisogna ridurre le enormi diseguaglianze salariali e assicurare che aumentino i redditi più bassi; ma questo non basta.

Come, dopo le due Guerre Mondiali, si è riconosciuto il contributo innegabile delle donne alla società dando loro il diritto al voto, così oggi appare ingiustificato negare l’emancipazione di chi investe il suo lavoro e il riconoscimento dei suoi diritti di cittadinanza all’interno delle imprese.

In Europa, la rappresentanza dei lavoratori sul luogo di lavoro esiste già a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, attraverso i Consigli di Lavoro. Ma questi organi rappresentativi, nel migliore dei casi, hanno scarsa voce in capitolo nella gestione delle imprese, dove sono sempre subordinati alle decisioni dei direttori esecutivi scelti dagli azionisti.

Questi Consigli non sono stati in grado di frenare o rallentare la spinta verso l’accumulazione del capitale, con effetti disastrosi per l’ambiente.

Questi organi dovrebbero avere diritti simili ai Consigli di Amministrazione e i dirigenti aziendali dovrebbero avere l´obbligo di ottenere sempre un doppio consenso: sia da parte degli organi che rappresentano i lavoratori che da quelli che rappresentano gli azionisti.

In Germania, Olanda e nei paesi scandinavi, vari tipi di co-gestione (Mitbestimmung) si sono stabiliti progressivamente dopo la Seconda Guerra Mondiale e hanno rappresentato un passo cruciale ma insufficiente verso la creazione di una vera e propria cittadinanza all’interno dell’impresa.

Perfino negli Stati Uniti, dove le organizzazioni di lavoratori e sindacali sono state pesantemente indebolite, si alzano voci a favore del riconoscimento del diritto degli investitori di lavoro di eleggere rappresentanti con una maggioranza qualificata all’interno dei consigli di amministrazione.

Questioni come la scelta di un amministratore delegato, le strategie principali e la distribuzione dei profitti sono troppo importanti per essere lasciate interamente nelle mani degli azionisti.

Chi investe il proprio lavoro – ovvero, la propria mente e il proprio corpo, la propria salute o anche la propria vita – deve godere del diritto collettivo di appoggiare o respingere queste decisioni.

De-mercificazione

Questa crisi ci insegna anche che è sbagliato trattare il lavoro come mera merce e lasciare le scelte che incidono più profondamente sulle nostre comunità in mano interamente ai meccanismi di mercato.

Da tempo le politiche di lavoro e di approvvigionamento nel campo sanitario sono state guidate dalla semplice analisi costi-benefici; la crisi della pandemia ci rivela come questo criterio ci abbia spinto a fare errori.

Alcuni bisogni fondamentali e collettivi devono essere sottratti al criterio dell’analisi costi-benefici, come ci ricordano il numero crescente di morti di Covid in tutto il mondo. Chi sostiene il contrario ci mette in pericolo.

Quando sono in gioco la salute e la nostra vita sul pianeta, ragionare in termini di costi e benefici è indifendibile.

La de-mercificazione del lavoro significa proteggere alcuni settori dalla legge del cosiddetto «libero mercato»; significa inoltre assicurare che tutti abbiano accesso al lavoro e alla dignità che conferisce.

Una possibile maniera per realizzare questo obiettivo è la creazione di una Garanzia di Impiego. L’articolo 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani afferma che ogni persona ha diritto al lavoro.

Una Garanzia di Impiego non solo offrirebbe a ogni cittadino la possibilità di lavorare e vivere con dignità, ma rinforzerebbe anche la nostra capacità collettiva di far fronte alle tante sfide sociali e ambientali che ci troviamo davanti.

Una Garanzia di Impiego permetterebbe ai governi, in collaborazione con le comunità locali, di creare lavoro degno e al contempo di contribuire agli sforzi per evitare il collasso ambientale.

Davanti alla crescita della disoccupazione in tutto il mondo, i programmi per garantire l´impiego posso giocare un ruolo fondamentale per assicurare la stabilità sociale, economica e ambientale delle nostre società democratiche.

Un tale programma deve essere adottato dall’Unione Europea come parte del suo Green Deal; al fine di assicurarlo, bisogna ridefinire la missione della Banca Centrale Europea, in modo che quest´ultima possa finanziarlo.

Questo programma offrirebbe una soluzione anti-ciclica alla disoccupazione massiccia che sta per colpirci e sarà d’importanza fondamentale per la prosperità europea.

Risanamento ambientale

La nostra reazione alla crisi attuale non deve essere ingenua come lo fu quella alla crisi economica del 2008. Allora si adottò un piano di salvataggio senza condizioni che incrementò il debito pubblico senza pretendere nulla in cambio da parte del settore privato.

Se i nostri governi si impegnano per salvare le imprese nella crisi attuale, anche queste ultime devono fare la loro parte, accettando alcune condizioni fondamentali della democrazia.

I nostri governi, in nome delle società democratiche dai quali vengono scelti e alle quali devono rispondere, e in nome dell’obbligo che tutti abbiamo di assicurare l´abitabilità del nostro pianeta, devono appoggiare le imprese a condizione che queste adottino delle nuove pratiche, attendendosi a requisiti ambientali esigenti e introducendo strutture interne di governo democratico.

Imprese governate democraticamente – all’interno delle quali avrà uguale peso, nelle decisioni strategiche, la voce di chi investe il suo lavoro e di chi investe capitale – saranno capaci di guidare la transizione dalla distruzione al risanamento e rigenerazione ambientali.

Abbiamo avuto fin troppo tempo per costatare cosa succede, nel sistema corrente, quando il lavoro, il pianeta e i guadagni si scontrano: il lavoro e il pianeta ne escono perdenti.

Sappiamo, grazie alle ricerche del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Cambridge, che «cambiamenti di progettazione realizzabili» possono ridurre il consumo globale di energia del 73%. Ma questi cambiamenti richiedono l’impiego di molta forza lavoro e per metterli in atto sono necessarie scelte che nell’immediato risultano costose.

Finché le imprese saranno gestite con l’obiettivo di massimizzare il profitto in un mondo in cui l’energia è a basso costo, perché mai verrebbero adottati questi cambiamenti?

Nonostante le sfide che questa transizione comporta, imprese sociali e aziende cooperative, guidate da obiettivi che tengono in conto tanto considerazioni finanziarie quanto sociali e ambientali e che danno spazio alla democrazia interna, hanno già dimostrato il loro potenziale come agenti dei cambiamenti desiderati.

Non illudiamoci: gli investitori di capitale, potendo scegliere, non si cureranno della dignità degli investitori di lavoro e non si faranno carico di combattere la catastrofe ambientale.

È possibile scegliere un’altra strada.

Democratizziamo le imprese; de-mercifichiamo il lavoro; smettiamo di trattare le persone come risorse in modo da potere impegnarci insieme per sostenere la vita sul nostro pianeta.

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L’appello, tradotto in 25 lingue, è stato firmato da oltre 3.000 accademici e importanti ricercatori di oltre 650 università di tutto il mondo.

Tradotto in italiano da Serena Olsaretti (ICREA-Universitat Pompeu Fabra), Riccardo Spotorno (Universitat Pompeu Fabra), Laura Cementeri (CNRS–Centre d’étude des Mouvements Sociaux (EHESS)

PRIMI FIRMATARI

  1. Isabelle Ferreras (University of Louvain/FNRS-Harvard LWP)
  2. Julie Battilana (Harvard University)
  3. Dominique Méda (University of Paris Dauphine PLS)
  4. Julia Cagé (Sciences Po-Paris)
  5. Lisa Herzog (University of Groningen)
  6. Sara Lafuente Hernandez (University of Brussels-ETUI)
  7. Hélène Landemore (Yale University)
  8. Pavlina Tcherneva (Bard College-Levy Institute)
  9. Serena Olsaretti (ICREA – Universitat Pompeu Fabra)
  10. Lea Ypi (London School of Economics)
  11. Massimo Maoret (IESE Business School)
  12. Laura Cementeri, (CNRS – Centre d’étude des Mouvements Sociaux (EHESS))
  13. Elizabeth Anderson (University of Michigan)
  14. Philippe Askénazy (CNRS-Paris School of Economics)
  15. Aurélien Barrau (CNRS et Université Grenoble-Alpes)
  16. Neil Brenner (Harvard University)
  17. Craig Calhoun (Arizona State University)
  18. Ha-Joon Chang (University of Cambridge)
  19. Erica Chenoweth (Harvard University)
  20. Joshua Cohen (Apple University, Berkeley, Boston Review)
  21. Christophe Dejours (CNAM)
  22. Olivier De Schutter (UCLouvain, UN Special Rapporteur on extreme poverty and human rights)
  23. Nancy Fraser (The New School for Social Research, NYC)
  24. Archon Fung (Harvard University)
  25. Javati Ghosh (Jawaharlal Nehru University)
  26. Stephen Gliessman (UC Santa Cruz)
  27. Stefan Gosepath (Freie Universität Berlin)
  28. Hans R. Herren (Millennium Institute)
  29. Axel Honneth (Columbia University)
  30. Eva Illouz (EHESS, Paris)
  31. Tim Jackson (University of Surrey)
  32. Sanford Jacoby (UCLA)
  33. Rahel Jäggi (Humboldt University)
  34. Pierre-Benoit Joly (INRA – National Institute of Agronomical Research, France)
  35. Michele Lamont (Harvard university)
  36. Lawrence Lessig (Harvard University)
  37. David Marsden (London School of Economics)
  38. Chantal Mouffe (University of Westminster)
  39. Jan-Werner Müller (Princeton University)
  40. Susan Neiman (Einstein Forum)
  41. Thomas Piketty (EHESS-Paris School of Economics)
  42. Michel Pimbert (Coventry University, Executive Director of Centre for Agroecology, Water and Resilience)
  43. Raj Patel (University of Texas)
  44. Katharina Pistor (Columbia University)
  45. Dani Rodrik (Harvard University)
  46. Hartmunt Rosa (Max-Weber-Kolleg, Erfut)
  47. Benjamin Sachs (Harvard University)
  48. Saskia Sassen (Columbia University)
  49. Debra Satz (Stanford University)
  50. Pablo Servigne PhD (in-Terre-dependent researcher)
  51. William Sewell (University of Chicago)
  52. Susan Silbey (MIT)
  53. Margaret Somers (University of Michigan)
  54. George Steinmetz (University of Michigan)
  55. Laurent Thévenot (EHESS)
  56. Nadia Urbinati (Columbia University)
  57. Jean-Pascal van Ypersele (UCLouvain)
  58. Judy Wajcman (London School of Economics)
  59. Lisa Wedeen (The University of Chicago)
  60. Gabriel Zucman (UC Berkeley)

e più di 3.000 studiosi da più di 650 università del pianeta… 

Immagine di Frank McKenna

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