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Speciale Ecomondo 2018: mobilità sostenibile e rifiuti (Photogallery)

Ven, 01/25/2019 - 01:48

Scooter elettrici, cargo-bike, furgoncini ecologici, oggi è possibile raccogliere i rifiuti nelle città e nelle periferie in modo sostenibile e a basso impatto ambientale. Questi mezzi presentati a Ecomondo 2018 di Rimini lo dimostrano.

Foto di Angela Prati e Amando Tondo.

Secondo speciale fotografico dalla Fiera Ecomondo di Rimini, dove decine di aziende e start up esponevano le loro invenzioni per rendere il mondo un posto un po’ più pulito. Grande show dell’aspiraplastica, una genialata!

Foto di Angela Prati e Amando Tondo.

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Migranti e rifugiati: curarli conviene

Ven, 01/25/2019 - 01:45

Se non si vuole farlo per ragioni umanitarie, si potrebbe pensare al risvolto meramente utilitaristico: curare i rifugiati e i migranti conviene ai Paesi che li ospitano in termini di salute pubblica e di prosperità economica. A sostenere questa tesi sono due grandi studi: uno realizzato dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’Oms (l’Organizzazione mondiale dalla sanità), e l’altro condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, che riporta la più completa rassegna dei dati disponibili su migrazione e salute a livello mondiale.

Tempo di migrazioni

“La migrazione è il problema che definisce il nostro tempo – spiega Ibrahim Abubakar dell’UCL Institute for Global Health, primo autore dello studio condotto dalla UCL-Lancet Commission on Migration and Health, di cui è presidente -. Il modo in cui il mondo affronta gli spostamenti degli esseri umani da un Paese all’altro avrà conseguenze sulla salute pubblica e sulla coesione sociale per decenni a venire”.

Miti da sfatare

Abubakar spiega che, attualmente, i discorsi populisti che vengono divulgati in diversi Paesi demonizzano gli individui che ritengono che rifugiati e migranti debbano beneficiare di assistenza sociale e servizi sanitari attraverso la divulgazione di falsi miti, pervasivi e dannosi tanto per i singoli individui quanto per l’intera società, tra cui quelli secondo cui i migranti siano portatori di malattie e/o rappresentino un eccessivo onere per i servizi sanitari dei Paesi che li ospitano. “Interrogarsi se i migranti ‘meritino’ oppure no di ricevere assistenza sanitaria sulla base di credenze inaccurate supporta pratiche di esclusione che danneggiano prima di tutto la salute delle singole persone, e in seconda battuta la salute di intere società e di conseguenza le loro economie”, afferma lo studioso.

L’integrazione sanitaria conviene

Al contrario, i sistemi sanitari nazionali dovrebbero prevedere l’integrazione al loro interno delle popolazioni migranti: “La creazione di sistemi sanitari che integrino le popolazioni migranti avvantaggerà intere comunità, con un migliore accesso alla salute per tutti e vantaggi positivi per le popolazioni locali. Non farlo potrebbe essere più costoso per le economie nazionali, la sicurezza sanitaria e la salute globale rispetto ai modesti investimenti richiesti per proteggere il diritto alla salute dei migranti e garantire che possano essere membri produttivi della società”, conclude lo studioso.

Lo studio dell’Oms

Dal canto suo il report dell’Oms, che interessa i 53 Paesi dell’area europea dell’Organizzazione mondiale della sanità, parla chiaro a partire dal titolo: “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health (2018)”, ovvero: non può esserci salute pubblica se non viene garantita la salute ai rifugiati e ai migranti.

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La cannella: una spezia bella, buona e brava

Ven, 01/25/2019 - 01:43

In bastoncini, in polvere, estratta e anche in compresse, nella torta di mele, oppure nelle tisane con il miele o nella cioccolata, la cannella con il suo sapore dolce e rinfrescante è proprio una grande coccola, sa di inverno, di chiacchierate con gli amici, di comfort food.

Innanzi tutto diciamo che si tratta della corteccia e dei rami di alberi della famiglia della Lauraceae. La più pregiata arriva dallo Sri Lanka – Cinnamomum zeylanicum – mentre quella cinese – Cinnamomum Cassia – è meno pregiata e contiene una maggior quantitativo di cumarina, sostanza lievemente tossica.

Gli antichi Romani la assumevano come afrodisiaco, in Egitto veniva utilizzata per imbalsamare le salme grazie al suo potere antimicotico. In tempi moderni è apprezzata nei casi di raffreddore e mal di gola per la sua azione antisettica.

E fa anche dimagrire? Per la sua capacità di imitare l’attività dell’insulina, alcuni studi si sono concentrati sul suo eventuale utilizzo nella terapia naturale del diabete di tipo 2. In questo caso i risultati non sono definitivi, essendosi concentrati su piccoli campioni. In particolare uno studio pubblicato da Publimed nel 2015 afferma nelle sue conclusioni che: “La cannella ha il potenziale per essere un’utile terapia aggiuntiva nella disciplina della medicina integrativa nella gestione del diabete di tipo 2. Attualmente le prove sono inconcludenti e sono necessarie prove a lungo termine volte a stabilire l’efficacia e la sicurezza della cannella. Tuttavia, un alto contenuto di cumarina di Cinnamomum Cassia – quella prodotta in Cina, NdR – è una preoccupazione, ma il Cinnamomum zeylanicum – dallo Sri Lanka – con il suo basso contenuto di cumarina sarebbe un sostituto più sicuro”.

Ma, se anche sul suo utilizzo nella terapia del diabete permangono ancora dubbi, le sue  particolari caratteristiche la possono rendere essere interessante nelle diete ipocaloriche dimagranti.
La cannella aiuta infatti il processo digestivo stimolando la secrezione dei succhi gastrici e quindi limita la formazione di fermentazioni che determinano il gonfiore alla pancia.

Inoltre regola la glicemia e l’insulina abbassando l’indice glicemico degli alimenti, favorendo l’azione dell’insulina nelle cellule adipose e muscolari e riducendo così l’accumulo di zuccheri e quindi il grasso, soprattutto addominale. Ecco perché in molti articoli trovate che la cannella viene anche consigliata per diminuire la circonferenza della vita e del bacino.

Questo non significa che la cannella possa sostituire una dieta equilibrata o una sana attività fisica… ma aiuta.

E se tutto questo non bastasse la cannella possiede proprietà termogeniche. Come il peperoncino, aumenta il calore corporeo e alza il metabolismo: di conseguenza se ne prendiamo di più, bruciamo più grassi e dimagriamo. Aggiungere un po’ di cannella agli spuntini di metà mattina o di metà pomeriggio aiuta anche ad aumentare il senso di sazietà e diminuisce la voglia di mangiare alimenti dolci.

E c’è di più: la cannella migliora il sistema immunitario, combatte, come abbiamo già detto, le affezioni dell’apparato respiratorio, favorisce la digestione ed è un antisettico naturale, contribuisce ad abbassare il livelli del colesterolo “cattivo”, allevia i dolori mestruali.

Attenti però a non esagerare: la dose massima consigliabile è di un cucchiaino da caffè al giorno ed è controindicata, specie quella cinese per la presenza di cumarina, a chi assume farmaci anticoagulanti; inoltre il sovradosaggio è dannoso per chi ha problemi al fegato o ai reni. Per i diabetici già in cura con farmaci ipoglicemizzanti come la Metformina è meglio consultare il proprio medico prima di inserire la cannella nella dieta giornaliera. Lo stesso dicasi per le donne in gravidanza o durante allattamento.

Come per tutte le spezie ci vuole un pizzico di attenzione, ma quanto è buona la cannella…

Fonti:

https://www.viversano.net/alimentazione/dieta-e-salute/cannella-per-dimagrire/
https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/19793-cannella-brucia-grassi
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24019277
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/14633804
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24716174
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26475130
https://www.nature.com/srep/

 

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I murales contro il degrado di Ballarò

Gio, 01/24/2019 - 16:37

PALERMO – Ad un tratto l’artista sull’impalcatura ha un dubbio: “ma santa Rosalia la devo mostrare con i capelli corti come intendo raffigurarla io, oppure lunghi come mi suggerisce una donna che sta osservando da qui sotto la nascita del dipinto?”. Dilemma di artista quello di Igor Scalisi Palminteri che insieme ad Alessandro Bazan, Andrea Buglisi, Angelo Crazyone, Fulvio Di Piazza ha realizzato l’estate scorsa alcuni murales nei quartiere Ballarò e Albergheria a Palermo.

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Quello che siamo diventati

Gio, 01/24/2019 - 10:14

Ci nascondiamo dietro le analisi, i numeri, i confini, le responsabilità altrui, i decreti. E mentre noi ci nascondiamo bambini, donne e uomini annegano in mare o vengono condannati per strada a spogliarsi della loro dignità.

Siamo arroganti e bugiardi perché ci raccontiamo che tutto questo dipende solo da e con un’irresponsabilità disumana continuiamo a non volere considerare i motivi per cui si trovano su quei barconi o sotto un mucchio di cartoni negli angoli delle nostre città. In un gioco al massacro dove responsabilità, risposte, visioni politiche si sacrificano sull’altare della propaganda elettorale non facciamo altro che sciorinare litanie che recitano come siamo bravi a contenere gli sbarchi, a negare ogni decenza e a denunciare che, chi si affida a chi noi non ci affideremmo mai, lo fa solo perché vuole vivere.

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Cosa devo fare per andare a vivere in cohousing?

Gio, 01/24/2019 - 01:40

Vivere insieme è un’idea che piace a molti ma come fare? Come funziona il cohousing? A chi bisogna rivolgersi?

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

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Lino Banfi, proteggi l’Itèlia dall’innominèto

Gio, 01/24/2019 - 01:08

Non era riuscito nemmeno lo stesso Banfi a farsi odiare, quando a marzo 2013, ospite a Un giorno da pecora in onda su Radio2, si schierò così: “Berlusconi ? Io gli vorrò sempre bene e lo voterò sempre, anche se un giorno ammazza 122 persone”. Anche alle ultime elezioni ha votato Berlusconi? E Luigi di Maio ne è a conoscenza? E però, e però, bisogna distinguere l’uomo dall’artista, sempre, o si rischia di essere reazionari liberticidi, così come bisogna sempre separare la carica di rappresentante, in questo caso UNESCO, dall’oggetto rappresentato. Riprendano respiro gli indignati, il fatto che Banfi rappresenti il governo italiano alla commissione UNESCO non significa ovviamente che Banfi diventi patrimonio UNESCO. E poi, con l’aria oscurantista che da qualche tempo tira in Italia, è coerente che a rappresentarci sia un attore comico anziché un ingegnere aerospaziale. Corno di bue, latte scremèto, proteggi l’Itèlia dall’innominèto, bene così.

Ciò detto, la nomina ha stupito tutti, compreso l’attore di Andria. Quando il ministro dei beni culturali Bonisoli lo ha contattato per informarlo che era stato scelto come rappresentante dell’Italia presso la commissione UNESCO, ha candidamente ammesso di avere reagito dicendo “che c’entro io con la cultura?” Non a caso, la “c” di UNESCO sta per “cultura”. Poi, in un’intervista seguente, Pasquale  Zagabria, questo il nome all’anagrafe, ha aggiunto di essere stato informato soltanto il giorno prima, e di “non avere ancora capito di cosa si tratti”.

Ma arriviamo alla svolta, alla presa di coscienza. “Ho capito perché mi hanno chiamato […] Perché in queste commissioni ci sono persone che hanno studiato, plurilaureati, conoscono bene la geografia […] tutte cose che io non so”. Lino Banfi non sa, ma vuole portare il sorriso. “Anche nei posti più seri”.

A disturbare, anzi, a dispiacere non è la lodevole intenzione – sorridiamo, vivaddio, sorridiamo! – ma piuttosto l’equazione nemmeno troppo velata per cui se uno ha studiato non è capace di sorridere. L’idea che il sapere, la cultura, la sete di conoscenza debbano indossare necessariamente l’abito più grigio e mai farsi vedere in bermuda e maglietta. Gli adepti dell’antiaccademismo tanto in voga di questi tempi e tanto numerosi fra gli elettori di Lega e Movimento5stelle se ne facciano una ragione: persino Carlo Emilio Gadda, noto come “l’ingegnere in blu”, aveva senso dell’umorismo. No, umorismo non fa per forza il paio con sovranismo. Così come l’azione di “portare un sorriso” non esclude l’affrontare con rigore le questioni serie.

Dal palco l’interprete di Fracchia la belva umana ha poi sottolineato di non volere essere assimilato al reddito di cittadinanza perché non ne sa niente; e a tal proposito, con tutta l’oratoria un po’ modesta un po’ bonaria di cui è capace, ha detto di avere assicurato “al governo”che il suo discorso sarebbe durato 10 minuti in meno, “… Così avete tempo di parlare di cose vostre”.

Quindi, facendo 2+2, nella percezione del nostro amatissimo attore, l’Unesco non è né una cosa seria né un incarico politico. “Il reddito di cittadinanza è una cosa troppo importante”, e lui, Banfi, ha infine aggiunto che non è tenuto a parlarne “perché fa l’attore”. Unesco sta per Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Senza pregiudizi: individuare il rappresentante dell’Italia nella figura di un signore di 82 anni con all’attivo film e b-movie dove ha interpretato MAGISTRALMENTE un maschio alfa bruttino, sfigato, poi tramutatosi negli anni in un nonnetto mansueto, non solo è legittimo, ma a suo modo paradossale, certo, è molto divertente.

Meno divertente è che agli analisti e agli esperti di comunicazione dell’attuale governo, dati e algoritmi alla mano, sia risultato conveniente annunciare la nomina di Lino Banfi proprio nei giorni in cui il “draft del reddito di cittadinanza” (così lo chiama Stefano Buffagni, portavoce alla Camera dei Deputati) è in corso d’opera. Ma quella è un’altra storia. Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio.

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Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

Gio, 01/24/2019 - 01:06

Ingredienti per 4 persone:

500 gr di farina per pizza
300 ml di acqua
2 uova
50 gr di provolone piccante
50 gr di olive nere
5 filetti di sarda o acciughe
30 gr di caciocavallo grattugiato o grana
lievito 10g
sale e origano q.b.
olio extra vergine di oliva q.b.
1\2 cucchiaino di zucchero

Procedimento:

Unire la farina con olio e un cucchiaino scarso di zucchero.
Lo zucchero serve per agevolare la lievitazione.

Aggiungere il lievito di birra sciolto precedentemente in poca acqua tiepida e mescolare.

Versare a poco a poco l’acqua rimanente, sempre tiepida, e impastare energicamente, fino a ottenere un impasto morbido e soffice.

Un consiglio è di aggiungere il sale, quasi alla fine della lavorazione dell’impasto, poiché andrebbe a inficiare la lievitazione.

A questo punto lasciatela lievitare per almeno due ore, coprendola con un canovaccio e ponendola in un luogo riparato da correnti d’aria.

Trascorso il tempo della lievitazione disporre l’impasto in una teglia precedentemente oleata.

Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

Stendetela accuratamente, aiutandovi, se necessario, con le mani leggermente unte di olio, per evitare che l’impasto si attacchi alle mani e anche per facilitare la stesura.

Lasciatela lievitare ulteriormente per circa un’ora.

Trascorso il tempo della seconda lievitazione, possiamo procedere a condire la “scacciata” con gli ingredienti necessari.

Aggiungere i filetti di sarda o acciuga tagliati in piccoli pezzi e le olive nere denocciolate.

Aggiungere anche l’aglio sminuzzato e il provolone a pezzetti.

Versare dell’olio evo e con l’aiuto di una forchetta, punzecchiare la “scacciata” in modo uniforme.

Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

Mettere in forno già preriscaldato a una temperatura di 200° per circa venti minuti.

Estrarla dal forno e irrorate la “scacciata” con le uova sbattute, formaggio e origano.

Rimettetela nuovamente in forno per altri dieci o quindici minuti.

Sfornatela non appena sarà di un bel colore dorato.

Tagliatela a pezzetti e servitela ben calda!

Ricette della cucina di Gela: A scacciata ‘ca sarda

ALTRE FOTO DELLA RICETTA: https://www.gelaleradicidelfuturo.com/ricette-tipiche/a-scacciata-ca-sarda/

 

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Caffè: il 60% delle varietà selvatiche è a rischio estinzione

Mer, 01/23/2019 - 15:41

La ridotta biodiversità nuocerebbe anche alle piantagioni commerciali.

La maggior parte delle varietà selvatiche di caffè potrebbe andare definitivamente perduta nei prossimi decenni, a causa di un mix letale di cause di cui fanno parte deforestazione, cambiamenti climatici e parassitosi.
La sentenza che arriva da uno studio appena pubblicato su Science Advances getta un’ombra di preoccupazione anche sulle piantagioni commerciali, oggi dominate da due specie prevalenti: arabica (Coffea arabica) e robusta (Coffea canephora). La prima è sensibile alle alte temperature, la seconda all’aridità del suolo. Le 124 varietà di piante selvatiche del caffè potrebbero aiutare i coltivatori a potenziare la resistenza verso l’uno o l’altro tratto, ma con meno specie a disposizione, anche le opzioni per rafforzare arabica e robusta contro le condizioni ostili diminuirebbero.

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Dopo i 50 anni, chi è soddisfatto della propria vita è anche più in salute

Mer, 01/23/2019 - 09:35

Ecco come aumentare il benessere fisico e mentale anche in età avanzata.

LA PERCEZIONE che la propria vita sia piena di obiettivi e ricca di attività appaganti può essere il motore di un migliore stato di salute e benessere psico-fisico, soprattutto da adulti e da anziani. A mostrarlo è un vasto studio condotto da due ricercatori inglesi, che hanno studiato gli aspetti e i comportamenti che fanno sentire le persone con più di 50 anni realizzate e felici. I ricercatori hanno osservato che chi è più soddisfatto ha anche una forma fisica migliore e un più basso rischio di incorrere in patologie, come la depressione e il dolore cronico. La ricerca è pubblicata su Proceedings of the National Academy of Science.

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Benvenuti alla Locanda dei Girasoli!

Mer, 01/23/2019 - 01:36

Nel 1999, per dare una possibilità di lavoro al figlio con Sindrome di Down, due genitori hanno fondato “La Locanda dei Girasoli”, un ristorante-pizzeria che oggi dà lavoro a 10 ragazzi, 9 con Sindrome di Down e 1 con Sindrome dell’X Fragile.
Un progetto straordinario di fondamentale importanza per questi ragazzi, purtroppo ancora oggi discriminati dal mondo del lavoro.
Se siete di Roma, se passate da Roma, fermatevi a cena!
Intervista a Ugo Minghini, Direttore della Locanda dei Girasoli.

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Indirizzo: Via dei Sulpici, 117H, 00174 Roma
http://www.lalocandadeigirasoli.it/

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Milano è l’unica città italiana nel consorzio europeo MOBiLus

Mer, 01/23/2019 - 01:23

È Milano l’unica città italiana che andrà ad affiancare Amsterdam, Barcellona, Copenaghen, Eindhoven, Amburgo, Helmond, Helsinki, Istanbul, Monaco, Praga, Stoccolma e Tel Aviv nel consorzio MOBiLus, nato per sviluppare idee e modelli che possano migliorare la mobilità urbana in termini di sostenibilità, efficienza e inclusione sociale.

Il Comune di Milano, con Amat e la Fondazione Politecnico, guiderà l’innovazione tecnologica per il futuro delle città nell’ambito di Mobility for Liveable Urban Spaces, entrando nella lista dei 48 partner che l’Unione europea, tramite EIT (Istituto europeo di innovazione tecnologica) ha riconosciuto come player per l’attuazione delle politiche di mobilità urbana del futuro.

Si tratta infatti della KIC Urban Mobility dell’Istituto europeo di innovazione tecnologica EIT, i cui primi risultati sono attesi per il 2020. Sono disponibili 1,6 miliardi di euro per creare nuovi spazi urbani nelle città europee, favorire la mobilità integrata e incrementare la competitività dei mercati europei. MOBiLus non è l’unico progetto finanziato dall’Ue, andrà infatti a sommarsi a Sharing Cities, OpenAgri, CLEVER cities e alle idee che queste iniziative si propongono di lanciare attorno ai temi della rigenerazione urbana, delle smart cities e delle politiche di innovazione imprenditoriale, che il Comune di Milano sta già portando avanti.

Il consorzio avrà sede a Barcellona e si propone di attuare progetti destinati al miglioramento della mobilità sul lungo periodo, sempre con un’occhio di riguardo per la tecnologia e l’applicazione delle soluzioni innovative più all’avanguardia disponibili sul mercato.

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Parlare di Africa e CFA mentre gli africani muoiono in Libia e in mare

Mer, 01/23/2019 - 01:10

Chissà se con la frase sul franco CFA, la moneta africana, Luigi di Maio volesse strizzare l’occhio ai gilet jaunes centrafricani, quelli che a fine 2018 hanno manifestato nella capitale Bangui per l’abolizione del CFA, oppure volesse semplicemente incrinare ulteriormente i già pessimi rapporti tra Italia e Francia Nel dubbio, di Maio è in buona compagnia, quasi all’unisono infatti la scorsa domenica Giorgia Meloni, ospite da Massimo Giletti, e Alessandro di Battista, in trasmissione da Fabio Fazio, hanno sventolato banconote CFA con fare grave e accusatorio. Colpa del CFA e del sistema neocoloniale francese se gli africani tentano la traversata del Mediterraneo e ci muoiono affogati. Meloni, di Battista, Salvini e di Maio hanno scoperto il colonialismo francese, il passaggio successivo sarà accorgersi che proprio negli stessi giorni il primo ministro etiope era in Italia. La rivoluzione copernicana a piccoli passetti.

Il franco CFA (che da principio stava per franc des colonies françaises d’Afrique) è stato introdotto il giorno di Natale 1945 dal generale De Gaulle ed è rimasto in vigore anche dopo l’indipendenza delle colonie. Oggi, tramite la banca centrale a Dakar, lo adottano 8 Paesi dell’Africa Occidentale (Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guina-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo), e insieme alla banca centrale a Yaoundè invece è utilizzato in 6 Paesi dell’Africa Centrale (Camerun, Repubblica centrafricana, Congo, Gabon, Guinea equatoriale e Ciad). I Paesi dell’Africa Occidetale  stanno registrando tassi di crescita tra il 3% e il 5% da anni, costantemente,quelli della parte centrale stanno riscontrando più difficoltà. Nel mentre, il Sudan è in rivolta dallo scorso 19 dicembre scorso, tutto è iniziato con l’aumento del prezzo del pane. In Zimbabwe si protesta contro l’aumento dei prezzi del carburante. Sudan e Zimbabwe hanno l’economia in ginocchio. Non usano il CFA.

Entro il 2020 i capi di Stato della CEDEAO (comunità economica dell’Africa occidentale) vorrebbero raggiungere un punto comune e trovare il nome  e il simbolo della nuova moneta unica che dovrebbe sostituire il franco CFA, a sua volta simbolo di un’Africa colonizzata e depredata delle sue risorse dall’Europa e principalmente dalla Francia, che in Africa, quanto a colonialismo, insieme al Belgio si è data un gran da fare.

Basta demagogia anti-francese”, aveva detto rivolgendosi ai leader africani il Presidente Macron lo scorso luglio 2017 durante il vertice G5 Sahel di Bamako, in Mali:

Se non si è felici nella “zona franco”, la si lascia e si crea la propria moneta come hanno fatto in Mauritania e in Madagascar. Se invece si rimane, bisogna smetterla con le dichiarazioni demagogiche, che fanno del franco CFA il capro espiatorio dei vostri fallimenti politici ed economici, e della Francia la fonte dei vostri problemi.

Al solito, delicatissimo. Su una cosa ha però ragione, la demagogia che ormai spopola sulle bocche dei sovranisti, e di chi, anziché preoccuparsi e capire cose più semplici, come ad esempio che lo spread non è un aperitivo, si fa prendere la mano dall’esotismo e semplifica la questione africana con l’equazione CFA= sbarchi, risolvendo così la seccante responsabilità nei confronti dei morti in mare.

Il primo Paese africano ad avere adottato il franco CFA è stato la Costa d’Avorio, che però è soltanto ottavo nella lista dei Paesi di origine da cui arrivano più migranti in Italia. In tutto il 2018 le persone in Italia che provengono dai Paesi africani che adottano il CFA sono state meno di 2.000. A dirlo è l’elenco stilato dal ministro dell’Interno italiano e aggiornato a dicembre 2018, non il sito di una ONLUS terzomondista.

“La nave Sierra Leone” ha twittato il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, scambiando uno Stato per una nave, “sotto coordinamento libico, sta iniziando a prendere a bordo i 100 #migranti dal gommone”. Persone ridotte ad hashtag. “Tutto si svolge secondo le convenzioni internazionali, i naufraghi andranno a Tripoli”. Notevole variatio stilistica, stavolta “naufraghi”, tutto, pur di non chiamarle persone. “Seguo con attenzione, nella speranza che l’operazione si concluda senza problemi”.

Tutto non si sta affatto svolgendo secondo le convenzioni internazionali, dal momento che in Libia non c’è nessun porto sicuro, e alle persone “salvate” su indicazione della Guardia Costiera libica dal mercantile che batte bandiera della Sierra Leone è stato detto che sarebbero state portate in Italia, non rimandate in Libia, nel posto dal quale erano fuggite per sfuggire alla detenzione illegale e abominevole a cui sono costrette.

Di internazionale per ora c’è soltanto la vergogna. Di convenzionale, l’ostinazione con la quale si cerca di eluderla.  Per chi volesse distrarsi un attimo dalla boria, questa sì, ultra-colonialista, di credere di sapere cosa sia meglio per l’economia degli Stati africani e conoscere l’esito del “salvataggio” delle persone a bordo del mercantile Lady Sham, qui gli aggiornamenti di Alarm Phone, l’associazione umanitaria che raccoglie gli S.O.S. dei naufraghi nel Mediterraneo.

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Le mestruazioni sono ancora un tabù. E il congedo mestruale pure

Mer, 01/23/2019 - 01:02

Mestruazioni. Ciclo. Flusso mestruale. “Cose”. Mestruo. Menorrea. Assorbenti. Tamponi. Coppette mestruali. Queste parole per molti possono ancora essere motivo di imbarazzo… e qui stiamo per parlare proprio di tutto questo.

In Italia è fermo in Parlamento un disegno di legge che approverebbe il cosiddetto “congedo mestruale”, a cui in altri Paesi le donne possono già far ricorso quando i dolori si fanno insopportabili e non siamo più soltanto in presenza di un ciclo mestruale doloroso ma di una patologia invalidante – riconosciuta da un medico – che impedisce alle donne di compiere le mansioni lavorative come di consueto.

L’argomento per qualcuno ancora è un tabù e le mestruazioni sono un evento da tenere nascosto: non però in tutti i Paesi, anche se “a casa nostra” preferiamo ancora coprire l’imbarazzo con l’ironia, e convincerci che anche “in quei giorni” tutte possono andare al lavoro e persino fare la ruota con disinvoltura, senza alcun fastidio.

Il congedo mestruale è chiuso in un cassetto del Parlamento

 In Parlamento è ancora fermo un disegno di legge che potrebbe risolvere a molte donne quel problema mensile ricorrente che tecnicamente va sotto il nome di “dismenorrea” e si manifesta con una serie di dolori fisici acuti e forti che si protraggono durante tutto l’arco del ciclo e costringono spesso ad assenze dal lavoro.

Che si tratti di una patologia invalidante non c’è dubbio, almeno per le donne che ne subiscono le conseguenze ogni mese. La legge sul congedo mestruale però non vede ancora la luce.

La dismenorrea si manifesta con dolori mestruali acuti, sordi e costanti, che si manifestano sotto forma di mal di pancia, crampi, nausea, stipsi o diarrea, in alcuni casi vomito.

Sulla proposta di legge n. 3791 del 27 aprile 2016 – che porta la firma di Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato – si leggono i dati di diffusione della dismenorrea: “dal 60 per cento al 90 per cento delle donne soffre durante il ciclo mestruale e questo causa tassi dal 13 per cento al 51 per cento di assenteismo a scuola e dal 5 per cento al 15 per cento di assenteismo nel lavoro”.

Le donne finora non hanno avuto altra alternativa se non quella di restare a casa a riposo. Altrove però, nel mondo, Paesi o aziende singole particolarmente illuminate stanno iniziando a riconoscere la dismenorrea come una patologia invalidante per la quale alle donne spetta una maggiore tutela. La proposta di legge italiana prevede per le lavoratrici con contratti di lavoro subordinato o parasubordinato, a tempo pieno o parziale, a tempo indeterminato o determinato o a progetto, 3 giorni di permesso speciale al mese con contribuzione piena e indennità pari al 100 per cento della retribuzione giornaliera.
A certificare l’effettiva dismenorrea è chiamato il medico specialista, che dovrà emettere un documento con validità annuale da presentare all’azienda.

La proposta resta comunque ancora ferma e, arrivati ormai al 2019, ancora ci si ostina a minimizzare i “dolori da ciclo” e a ridicolizzarli. Pare che siano state anche molte donne – comprese sindacaliste e femministe dichiarate – a criticare la proposta di legge, quasi fosse una vanificazione delle lotte per la parità dei sessi.

Una riflessione sulla quale soffermarsi è invece quella di chi teme che una simile legge possa essere alla lunga dannosa per le lavoratrici italiane, che già risentono dell’eterna disparità tra uomini e donne in termini di accesso al lavoro e di salari. Quale convenienza avrebbero i datori di lavoro ad assumere donne, che già un giorno potrebbero annunciare una gravidanza, se hanno anche il diritto di assentarsi una volta al mese?

Il caso di Bristol è famoso, ma poche aziende illuminate lo imitano

Senza alcuna legge a imporlo, qualche anno fa un’azienda di Bristol, la Coexist, era diventata famosa proprio per aver concesso spontaneamente 3 giorni di permesso speciale alle donne, che così non devono dare spiegazioni per i loro cali di prestazioni, né soprattutto ricorrere ai giorni di malattia. L’idea di concedere quei giorni è nata in maniera semplice, per seguire e assecondare i ritmi biologici, con il risultato di avere al rientro donne più produttive, in grado non soltanto di recuperare il lavoro dei 3 giorni precedenti ma addirittura di raddoppiarlo. Ne avevamo parlato molto anche noi italiani, ma poi tutto si è spento.

L’idea della Coexist ha alcuni precedenti: la Nike ha inserito il congedo mestruale nel proprio codice di condotta sin dal 2007 e in Giappone alcune aziende avevano adottato il «seirikyuuka», cioè il congedo, addirittura nel 1947 e un anno dopo la stessa pratica era stata introdotta in Indonesia. Più recentemente, il congedo per le donne che soffrono di dismenorrea è stato adottato anche in Sud Corea (nel 2001) e a Taiwan (nel 2013). In Oriente esiste infatti la credenza che se le donne non si riposano nei giorni del ciclo avranno poi numerose difficoltà durante il parto: il permesso, dunque, è vissuto come una forma di protezione della natività.

L’Italia potrebbe essere all’avanguardia in questo, forse davvero temiamo che si riveli un’arma a doppio taglio per le donne, oppure le mestruazioni sono ancora un tabù e ci convinciamo che basti un assorbente della marca giusta a far sentire “Libera e felice… come una farfalla!”. Come se nulla fosse, insomma. Come se le mestruazioni scomparissero.

Ne discutiamo molto noi donne, tra di noi, anche in luoghi pubblici, ma poi ci passiamo gli assorbenti nel momento del bisogno come fossero dosi di cocaina, con sguardi di complicità e sempre con l’intento di restare al riparo da occhi indiscreti. Anche noi a volte ci imbarazziamo come se ancora fosse un peccato da nascondere.

E i maschietti che fanno? L’ironia dilagante sull’argomento ci mostra una tendenza piuttosto diffusa degli uomini ad ignorare la questione così come la differenza tra assorbenti, assorbenti interni e coppette mestruali. La Tampax ci ha basato uno spot intero.

In Italia ha fatto clamore l’ammissione di Federica Pellegrini dopo la sciagurata finale di Rio 2016, quando diede la colpa alla pillola e a un errore nel calcolo dell’arrivo del ciclo. In quell’occasione “Federicadiceva il presidente del Coni Giovanni Malagòha sdoganato un tema che per le donne, a livelli elevatissimi di prestazione e agonismo, qualcuna non considera oppure sottovaluta, ma esiste“.

Insomma, ammettiamo che il ciclo fa perdere le finali, ma al lavoro ancora si fa finta che la dismenorrea non sia invalidante e la legge non aiuta le donne.

Contro i dolori mestruali sono nati persino assorbenti alla marijuana, venduti dall’azienda Foria in California e Colorado. Sfruttare le proprietà antidolorifiche e rilassanti della cannabis per avere sollievo è un’idea antica. Serve però una prescrizione medica che autorizzi all’acquisto della marijuana terapeutica.

Riduzione dell’iva o Tampon Tax anti-inquinamento?

In molti Paesi del mondo le donne hanno iniziato a chiedere un taglio ai costi degli assorbenti, che di fatto sono una tassa mensile alla quale si può rimediare soltanto scegliendo soluzioni come la coppetta mestruale o simili. Non beni di lusso, ma beni di consumo: questo chiedono le donne. Nel 2016 l’Onorevole Pippo Civati ha depositato una proposta di legge mai discussa per ridurre l’aliquota sugli assorbenti (la cosiddetta “Tampon Tax) dal 22% al 4%.

Sui social network è scattata anche una protesta più estrema, calco di quelle hippy che rivendicavano la libertà femminile. Si chiama “Freebleeding” e consiste semplicemente nel non utilizzare assorbenti, senza preoccupazioni per vestiti sporchi e critiche. Paladina di questa battaglia, la maratoneta Usa Kiran Gandhi, che ha corso la maratona di Londra nei suoi “giorni no” senza alcun assorbente, cercando non tanto il clamore sui social quanto di ricordare come in certi Paesi il ciclo sia ancora visto come una malattia e le donne non siano affatto informate a dovere.

Ma c’è un altro problema: gli assorbenti inquinano molto. Le donne potrebbero scegliere le coppette mestruali o biancheria intima assorbente, ma il costo iniziale è elevato e queste alternative presentano – soprattutto per le donne che passano gran parte della giornata fuori casa – anche una praticità ridotta per via del lavaggio o della sostituzione dopo un certo numero di ore. I due interessi sembrano dunque confliggere. Intanto la Commissione Ue, che ha varato da poco la nuova normativa per il bando della plastica monouso, ha inserito gli assorbenti igienici tra i prodotti che necessiteranno di “un’etichetta chiara e standardizzata che indica come devono essere smaltiti, il loro impatto negativo sull’ambiente e la presenza di plastica”.

In copertina: Immagine di Armando Tondo

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La casa Made in Italy che si costruisce in 6 ore e resiste ai terremoti

Mer, 01/23/2019 - 01:01

Si costruisce in 6 ore ed è fatta per resistere ai terremoti: M.A.DI. (acronimo di Modulo Abitativo Dispiegabile) in collaborazione con Arealegno ha realizzato un sistema costruttivo che usa la tecnica del dispiegamento (in sostanza è smontabile e ripiegabile su se stessa) in campo edile per edifici ad uso residenziale che, oltre a essere utilizzabile in ambiti fieristici, sportivi e similari, può essere una soluzione di pronto intervento in aree soggette o colpite da calamità naturali.

Il progetto nasce dall’architetto italiano Renato Vidal, che ha pensato a un modello unico di casa che potesse rispondere alle varie esigenze e che fosse costruibile in 6 ore, personalizzabile, trasportabile, resistente a venti fino a 400 km/h, a prova di terremoti, personalizzabile, e che si prestasse ad essere anche una abitazione permanente.

Una rivoluzione green, perché queste case, non necessitando di fondazioni, anziché consumare il territorio e deturpare l’ambiente entrano in sinergia con esso, anche grazie ai pannelli solari – che possono essere commissionati dall’acquirente – per una completa autonomia energetica.

La casa Madi, successo italiano nel mercato internazionale, a causa delle falde del tetto a 60 gradi  con cui è stata progettata, sta però riscontrando difficoltà proprio in Italia, perché i regolamenti riguardanti la pendenza dei tetti delle case non sono uniformi. Progresso e burocrazia non vanno sempre di pari passo.

In copertina: un esempio di “casa MADI”

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Apre il primo rubbish café: si potrà pagare con la spazzatura

Mar, 01/22/2019 - 13:24

Il primo rubbish café ha aperto i battenti nella centralissima Covent Garden a Londra. Un locale di tendenza come un altro, se non fosse che quella che per molti è solo spazzatura qui ha più valore del denaro.

Come funziona
L’idea alla base è tanto semplice da sembrare quasi impossibile: i clienti scelgono tra le opzioni del menù – tutte servite rigorosamente plastic free – e anziché metter mano al portafogli pagano la consumazione con pezzi di plastica portati da casa, a patto che questi possano essere riciclati. Spetta poi ai titolari dell’esercizio il compito di raccogliere la plastica e rivenderla.

CONTINUA SU RIVISTANATURA.COM

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Riace Premio Nobel per la Pace: la campagna si conclude il 30 Gennaio

Mar, 01/22/2019 - 09:59

Si concluderà il 30 gennaio la raccolta di firme di persone, personalità, istituzioni ed associazioni per proporre la candidatura di Riace e del suo modello di accoglienza a Premio Nobel per la Pace 2019.

Possono sottoscrivere la richiesta, che sarà inoltrata al Comitato per l’assegnazione dei premi Nobel:

– i singoli cittadini, tramite il link

https://drive.google.com/open?id=1mBGI0d5DsfOgMG3g2FR_sfAha1At1G68maqySAWsXW0

– le associazioni, tramite il link

https://drive.google.com/open?id=1XAMQJQAbP0mEgkqvBmIbXQWqfcAQClwSsXMNGuyfP-0

– i docenti universitari (anche in pensione) devono utilizzare il link

https://goo.gl/forms/FUPzMH7okIvcOzkm1

– i parlamentari o ex parlamentari devono utilizzare il link

https://docs.google.com/forms/d/1mP_3RHhvWXYe8EfE-_9w6i0Seo8Gl-q07OuQrMvq108/edit

LA RICHIESTA DEVE ESSERE SOTTOSCRITTA E INVIATA ENTRO IL 30 GENNAIO 2019

È importante che tutti coloro che condividono l’iniziativa estendano il messaggio alla loro rete di contatti.

Di seguito il testo dell’appello diffuso dalla rete di associazioni proponenti.

NOBEL PER LA PACE A RIACE

Siamo una rete di organizzazioni della società civile, NGO e Comuni che vogliono promuovere una Campagna a favore dell’assegnazione del premio Nobel per la pace 2019 a Riace, il piccolo Comune calabrese che invece di rinchiudere i rifugiati in campi profughi li ha integrati nella sua vita di tutti i giorni.

Riace è conosciuta in tutta Europa per il suo modello innovativo di accoglienza e di inclusione dei rifugiati che ha ridato vita ad un territorio quasi spopolato a causa dell’emigrazione e della endemica mancanza di lavoro. Le case abbandonate sono state restaurate utilizzando fondi regionali, sono stati aperti numerosi laboratori artigianali e sono state avviate molte altre attività che hanno creato lavoro sia per i rifugiati che per i residenti.

Nel 2018 il Sindaco di Riace, Domenico Lucano, è stato arrestato, poi rilasciato, sospeso dalla carica e infine esiliato dal Comune con un provvedimento di divieto di dimora per “impedire la reiterazione del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Un provvedimento che rappresenta un gesto politico preceduto dal blocco nel 2016 dell’erogazione dei fondi destinati al programma di accoglienza e inserimento degli immigrati, che lasciò Riace in condizioni precarie.

Gli atti giudiziari intrapresi nei confronti del Sindaco Lucano appaiono essere un chiaro tentativo di porre fine ad una esperienza che contrasta chiaramente con le attività dei Governi che si oppongono all’accoglienza e all’inclusione dei rifugiati e mostrano tolleranza in casi di attività fraudolente messe in atto nei centri di accoglienza di tutta Italia e in una Regione dove il crimine organizzato – non di rado – opera impunemente.

Supportare la nomina del Comune di Riace per il Nobel della pace è un atto di impegno civile e un orizzonte di convivenza per la stessa Europa.

Grazie, il Comitato promotore:
RECOSOL; MUNICIPIO VIII ROMA; COMUNITÀ DI BASE SAN PAOLO; LEFT; ARCI ROMA, COMUNI VIRTUOSI; CISDA; NOI SIAMO CHIESA; ISDEE, FESTIVAL “ROMA INCONTRA IL MONDO” 2019

Tratto da PRESSENZA.COM

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#10yearchallenge: dal tormentone social com’è cambiato il pianeta in 10 anni

Mar, 01/22/2019 - 02:15

Un nuovo tormentone basato sui ricordi e sui cambiamenti che sono avvenuti negli ultimi dieci anni, dal 2009 fino al 2019, che chiede di postare foto sui propri account social del decennio passato

La sfida è stata accolta da tutti, influencer, vip e non… difficile contare i post pubblicati con l’hashtag #10yearchallenge oppure #howhardhasaginghityouchallenge (che sarebbe anche il secondo nome della challenge). In pochi non hanno resistito a condividere la propria foto profilo con i propri amici e conoscenti, ma c’è anche chi ha saputo utilizzare questo gioco per spostare l’attenzione dall’ironia degli anni che passano e le rughe che avanzano a un problema decisamente più grande: l’ambiente.

Com’era il nostro pianeta 10 anni fa? Dall’Antartide, all’Amazzonia passando per la Syria. Una galleria fotografica direttamente dal web decisamente preoccupante.

 

 

Di questo passo, vogliamo provare a scommettere sui risultati del prossimo tormentone #10yearchallenge?

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Federer e Lindsey Vonn, la lotta tra la perfezione e l’inesorabilità del tempo

Mar, 01/22/2019 - 01:58
«Il mio corpo dice basta»

«Il mio corpo dice basta» è una delle frasi più potenti che un atleta possa pronunciare. Lo ha fatto l’altra mattina Lindsey Vonn a Cortina al termine del SuperG. L’americana non è riuscita a tenere la linea, è uscita. «Il mio corpo non mi consente più di fare quello che vorrei». Ha 34 anni, Lindsey Vonn. Ha vinto quattro Coppe del mondo, una medaglia d’oro olimpica. Nessuna ha vinto più gare di lei: 82. La prima nel 2004, quindici anni fa, a Lake Louis. Ovviamente in discesa libera. Un mito dello sci. Che ha battuto il record di successi che apparteneva a un’altra leggenda dello sci: Annemarie Moser-Proell. Il record dell’austriaca, 62 vittorie, ha resistito 35 anni.

Poi è arrivata Lindsey. Atleta contemporanea. Straordinaria, bella, capace di costruire un’azienda sul suo nome e sul suo essere una fuoriclasse. Ma anche per lei il tempo passa. Inesorabile. «Se smetto, non è per mancanza di motivazione o passione, è fondamentalmente per mancanza di cartilagine». Il corpo sa come ci si dovrebbe piegare sul curvone preso a oltre cento chilometri orari ma il corpo non risponde più.

E sia per lei che per i suoi appassionati è una coltellata. Ai grandi atleti, ai fuoriclasse non solo ci si affeziona, ma ci si abitua. A quell’idea di perfezione rinchiusa momentaneamente in un corpo comunque imperfetto. A quella temporanea sensazione di riuscire ad avvicinarsi al divino, di rappresentarlo. Temporanea, appunto. A un certo punto determinate condizioni non ci sono più. Non bastano il talento, l’allenamento, la tenacia, la forza mentale. Il fisico si ribella. E nella foresta, in questo caso una pista da sci, spuntano altri giovani leonesse che sono più feroci di te. Capitò anche all’immenso Ingemar Stenmark che proseguì fin quando ne ebbe la forza: l’ultimo gigante lo vinse nel 1989. Andò via sereno: aveva trovato il suo erede, era italiano: si chiamava Alberto Tomba. 

Roger the King

E l’erede lo ha trovato un altro leone molto rispettato nella foresta. Somiglia sempre di più a The King il grande pilota, ormai sul viale del tramonto, di Cars. Nel film, Saetta McQueen lo spinge al traguardo per evitargli l’onta di non concludere la sua ultima gara. Nel tennis non è possibile. Anche perché un cattivo non c’è. Se non il tempo che scorre inesorabile. E Roger Federer ha dovuto ancora una volta arrendersi all’idea di vincere il centesimo titolo della sua carriera. Agli Australian Open ha perso in quattro set agli ottavi di finale dal greco Tsitsipas che al termine del match era quasi dispiaciuto per aver battuto quella leggenda vivente che è stato ed è ovviamente anche il suo idolo. «Lo studio da quando avevo 7 anni». Il greco ne ha 20, Roger 37. Da tempo, ha abituato sé stesso e i suoi tantissimi fan all’idea che un giorno possa prendere quella racchetta e appenderla al chiodo. Ma ogni volta ha spostato quel giorno di una settimana.

Da anni, non è più in lotta solo contro gli avversari. Ma, appunto, contro l’inesorabilità di Kronos. Sappiamo già chi vincerà, ma Federer di arrendersi non ha voglia. Anche stavolta, come già capitato tante altre volte, stanno e stiamo scrivendo del suo addio, del suo crepuscolo. Eppure Federer è sopravvissuto a Nadal, a Djokovic. E magari riuscirà ancora a infliggere una delusione ai ragazzini terribili della nuova generazione. Ha vinto venti titoli dello Slam, nessuno come lui. Un altro grande, John McEnroe, ha parlato alla tv di cambio della guardia. E il vecchio leone, nella risposta, ha mostrato di non essere ancora pronto: “John è sempre davanti al microfono, parla molto. È una storia che sento da dieci anni. Non mi pare che abbia detto nulla di nuovo». Il cervello di Roger non vuole saperne di dire basta. Il corpo non lo sappiamo.

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Il latte fa male? Non è vero, è solo l’ennesima bufala del web

Mar, 01/22/2019 - 01:30

… e sottolinea i benefici derivanti dal consumo di questo alimento e dei suoi derivati.

Non è vero che acidifica il sangue, mettendo a rischio la salute delle ossa. Non è vero che fa ingrassare né che accresce i livelli di colesterolo, così come non è vero che predispone allo sviluppo di tumori. Tra le tante vittime delle “bufale alimentari” sul web c’è anche il latte vaccino: in rete circolano articoli e post secondo i quali il consumo di questo alimento nuocerebbe alla salute. Ma si tratta di falsi miti che il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), principale ente di ricerca italiano dedicato alle filiere agroalimentari, ha voluto sfatare con una giornata dedicata all’argomento.

Anche Valeria Del Balzo, biologa nutrizionista della Società italiana di scienza dell’alimentazione, intervistata da Peopleforplanet, smentisce le chiacchiere che circolano in rete su latte e derivati e sottolinea i benefici derivanti dal loro consumo: “Latte e derivati, se consumati secondo le raccomandazioni nutrizionali, contribuiscono a fornire macro e micro-nutrienti essenziali durante tutto l’arco di vita. Non ci sono evidenze scientifiche che attestino che il loro consumo sia nocivo”, consigliandone l’assunzione all’interno di una dieta varia e bilanciata secondo le raccomandazioni dei Larn, i Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana.

Diversi benefici

“Tanto per iniziare il latte contiene molta acqua, ed è quindi un alimento molto idratante – spiega l’esperta-. A fronte di poche calorie, ha una densità nutrizionale elevata: contiene proteine animali di alta qualità biologica che forniscono all’organismo  amminoacidi essenziali e diversi micronutrienti tra cui spicca in particolare il calcio, che è altamente biodisponibile e, quindi, viene assorbito dal nostro organismo in quantità elevata rispetto al calcio contenuto negli alimenti di origine vegetale (cicoria, cime di rapa, rucola, lattuga). Completano il profilo nutrizionale le vitamine A e D e gli acidi grassi a catena corta, alcuni dei quali sono particolarmente importanti perché contribuiscono al mantenimento del microbiota intestinale, proteggendo da diverse malattie come obesità, diabete di tipo 2, dislipidemie e tumori, tutte condizioni che hanno in comune lo squilibrio della flora batterica intestinale che, in un meccanismo a cascata, comporta infiammazioni che vanno ad alterare il sistema immunitario favorendo l’insorgere di queste patologie. Altre sostanze presenti nel latte, i peptidi, hanno poi varie azioni protettive nei confronti del nostro organismo, pur se non nutrizionali, preservando ad esempio dal rischio cardiovascolare e dall’invecchiamento grazie alla prevenzione della formazione di radicali liberi nelle cellule”. Il consumo di yogurt e di prodotti caseari, spiega l’esperta, è consigliato anche a chi è intollerante al lattosio, con l’accortezza di scegliere, tra le diverse proposte in commercio, prodotti privi di questa sostanza.

Importante per le ossa

Le porzioni raccomandate dai Larn è di 250 grammi al giorno tra latte e yogurt. “Questa quantità garantisce un ottimo apporto di calcio fondamentale per proteggere le ossa, e aiuta almeno fino ai primi 30 anni di vita a garantire un buon metabolismo dell’osso e raggiungere la cosiddetta ‘massima densità ossea individuale’, in grado di proteggere le ossa dall’osteoporosi in età adulta”, spiega Del Balzo. “Ma possono essere consigliate anche porzioni maggiori, ad esempio negli sportivi o in soggetti con particolari necessità di fabbisogno energetico”.

Non è vero che acidifica il sangue

Una teoria che circola nel web è che il consumo di latte e latticini provochi una perdita di calcio dalle ossa in seguito all’acidificazione del sangue, contribuendo allo sviluppo dell’osteoporosi. “Questa affermazione non ha alcun fondamento scientifico. Per acidificare il sangue e mettere in funzione questo processo significa che si è in una condizione di patologia. Nessun alimento da solo può arrivare a innescare questo meccanismo”, spiega Del Balzo.

Nessun allarme per il contenuto di grassi

Per quanto riguarda i grassi del latte, il loro contenuto è relativamente basso (circa 3,6 % nel latte intero, 1,8% in quello parzialmente scremato) e “alcuni di essi svolgono un ruolo positivo per il nostro organismo, perché forniscono energia e contribuiscono al mantenimento in salute del microbiota intestinale, preservando l’organismo da numerose malattie, soprattutto se si scelgono latte scremato e prodotti caseari fermentati e a basso contenuto di grassi. Molto limitato è poi il contributo del consumo di latte all’apporto totale di colesterolo alimentare. Più attenzione va posta ai formaggi, limitandone le quantità”. 

Formaggi due volte a settimana

Se per quanto riguarda il latte e lo yogurt la quantità consigliata per il consumo è di 250 grammi cumulativi al giorno, per i formaggi si parla di porzioni da 100 grammi se freschi, o da 50 grammi se stagionati, due volte a settimana.

Latte e rischio tumorale

Un altro mito da sfatare è il collegamento tra consumo di latte e aumento del rischio di sviluppo di tumori. “L’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, interpellata al riguardo ha affermato che non c’è un legame scientificamente dimostrato tra i fattori di crescita tumorali e l’assunzione di latte”, spiega Del Balzo. Al contrario, si legge in un documento del Crea, “è stato osservato un effetto protettivo per il tumore del colon-retto, mentre esistono solo prove limitate riguardo l’associazione tra un consumo molto alto di latte e derivati, superiore a 400 grammi al giorno, e l’aumento del rischio di sviluppare il tumore della prostata”.

 

 

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