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Ora le PMI possono “noleggiare” energia green

Ven, 03/19/2021 - 17:00

A volte per le PMI italiane è difficile poter pensare alla transizione energetica, per i costi e la burocrazia a cui devono andare incontro nel caso volessero installare un impianto fotovoltaico o di cogenerazione. Diventare energeticamente indipendenti costa, e dare una mano all’ambiente può essere oltremodo difficile. A loro ha pensato la PMI Noleggio Energia, realtà innovativa specializzata nel noleggio alle piccole e medie imprese italiane di beni di produzione energia da fonti rinnovabili (fotovoltaico in primis), che ha lanciato il 12 febbraio scorso un equity crowdfunding proprio con l’obiettivo di noleggiare impianti di efficientamento energetico “chiavi in mano”. 

L’ingresso di AB

Tra, l’altro, una quota importante di questo crowdfunding è stata recentemente sottoscritta da AB, multinazionale bresciana leader nel settore della valorizzazione energetica da fonti rinnovabili, che sta allargando il proprio raggio d’azione dalla cogenerazione alla produzione di biogas e biometano, e fino al fotovoltaico appunto. L’ obiettivo di entrambe le realtà è quello di accelerare verso la transizione energetica supportando, in modo diretto, un serio processo di efficientamento delle piccole e medie imprese desiderose di noleggiare un impianto che li renda energeticamente efficienti e, magari, indipendenti.

Cooperazione win-win

 “Andare incontro sia alle esigenze delle PMI e sia alla necessità di una maggiore sostenibilità ambientale, utilizzando anche strumenti innovativi come il crowdfunding, ci ha dato la possibilità di pensare in modi più ampi alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, per finanziare iniziative a valenza sia economica che di sostenibilità– afferma Angelo Baronchelli, Presidente di AB. Oltre alla collaborazione commerciale già esistente, riteniamo strategico un investimento che è sicuramente win-win per entrambe le realtà: Noleggio Energia potrà contare sulla nostra esperienza per il noleggio di impianti di cogenerazione, biogas, biometano e trattamento dell’aria, mentre per noi di AB l’opportunità è quella di ampliare gli investimenti nel campo degli impianti per la valorizzazione energetica, integrandoli anche agli impianti fotovoltaici.” 

La Casa Passiva di Cuggiono, Milano (Video)

Fotovoltaico: come approfittare del Superbonus 110%

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Covid-19, “Speranza, Draghi e Basile si vaccinino con AstraZeneca”

Ven, 03/19/2021 - 16:00

Dopo le sospensioni, le infinite polemiche e l’ok dell’Ema, ripartono oggi – con tanti, troppi giorni di ritardo accumulato – le somministrazioni a tappeto di questo siero in tutta Italia. Ma la gente si farà vaccinare? Facile prevedere che una buona parte delle persone prenotate non si presenterà.

Operazione fiducia

Sarebbe importantissimo se le autorità, come il ministro Speranza, il premier Draghi o il presidente dell’Aifa si vaccinassero con AstraZeneca, un gesto convincente per la popolazione”, propone lucido come sempre Silvio Garattini, direttore dell’Istituto farmacologico Mario Negri. L’idea è presa dal premier britannico Boris Johnson, cui oggi sarà somministrato il vaccino anglo-svedese. Il tenace autore della Brexit non poteva del resto sottrarsi, dopo che i conservatori inglesi avevano accusato l’Europa di sospendere AZ come ritorsione contro la scissione britannica. Fatto sta che – sia come sia – questo pare ad oggi l’unico possibile modo (e per di più semplicissimo) per convincere anche gli italiani a vaccinarsi contro il covid: che politici e ministri si mettano in prima fila per il vaccino AstraZeneca. Zero parole, ma fatti.

Chi rifiuta Astrazeneca va in coda

Pare meno convincente invece l’idea di mettere ultimi in lista quelli che dovessero rifiutare AstraZeneca. Sembrerebbe un invito a rimandare, nel dubbio. Tanto c’è tempo… e nuove provviste degli altri vaccini arriveranno (si presume). Dunque, se si ammette la possibilità di aspettare quelli “migliori”, si ammette la possibilità di considerarli più sicuri. Allora ogni singolo individuo può scegliere e valutare in autonomia la validità di un vaccino, pur senza competenze specifiche? Nonostante abbiano tutti le stesse autorizzazioni? Pur vivendo in uno stato pandemico che sta azzerando le coscienze e mettendo in ginocchio intere categorie economiche? Veramente, in queste condizioni, il singolo può decidere per sé e di conseguenza per tutti gli altri, per la comunità che dipende dalle sue scelte?

Sì, esatto. Dopo il pronunciamento dell’Ema, chi rinuncia a un vaccino considerato sicuro scorrerà a fine lista oppure, peggio ancora, potrà scegliere quale vaccino ricevere. Nella prima ipotesi, la più probabile, chi non si presenta o non fa domanda potrebbe essere vaccinato tra vari mesi, lasciando un buco nella classe, nel reparto o nel supermercato in cui lavora. 

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Gli estrogeni salvano le donne dal COVID-19

Ven, 03/19/2021 - 13:45

(Da ilgazzettino.it) – Gli estrogeni proteggono le donne dalle forme più severe di COVID-19. Ecco un altro grande punto a favore degli ormoni amici delle donne, che le aiutano a difendersi molto meglio anche da questo virus insidioso e inquietante.

I fatti

Il 70% circa delle vittime del COVID-19 sono uomini, il 30% donne. La vulnerabilità delle donne all’infezione aggressiva è minima in età fertile, quando i livelli di estrogeni sono elevati. Sale dopo la menopausa, tra i 50 e i 60 anni, quando i livelli estrogeni diventano minimi e peggiora ulteriormente nelle decadi successive. La vulnerabilità a infezioni aggressive e fatali aumenta quanto più i livelli di estrogeni sono bassi.

Ecco l’ottima notizia

Nuovi studi dimostrano che le donne in Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) dopo la menopausa, con buoni livelli di estrogeni, hanno un sistema immunitario più adeguato per affrontare l’infezione da COVID-19 con il giusto dispiego di forze. Non inadeguato, né eccessivo: la tempesta citochinica, nelle donne in post menopausa che fanno la TOS non si verifica o è di modesta entità. L’infezione decorre in modo più blando e con pochi esiti fatali.

Lo studio

Uno studio condotto dai medici di famiglia inglesi (General Practitioners, GP), su 5451 morti da COVID ha dimostrato che il fatto di assumere la TOS riduceva i rischi di un’infezione fatale di ben il 78%. Un altro studio, condotto in ben 17 Paesi, ha dimostrato che le donne in TOS hanno il 50% in meno di probabilità di morire di COVID-19. Cambia l’entità del beneficio tra studi diversi, ma l’effetto protettivo della TOS resta indiscutibile.

Inoltre, molti medici hanno notato che il trattare con TOS donne in post-menopausa che hanno un’infezione persistente modifica in modo favorevole il decorso della malattia. Le signore trattate stanno meglio in tempi più rapidi. Da ginecologa con l’87% di donne in TOS a lungo termine (contro il 5% della media nazionale) ritengo giusto precisare che il beneficio, che ho riscontrato anche in molte mie pazienti (“Sì, ho preso il COVID- ma proprio leggero…”) ha una spiegazione articolata.

Anzitutto, la maggioranza delle donne che fanno la TOS ha una migliore assunzione di responsabilità personale nei confronti della propria salute. Sono in genere attente a condividere attivamente col proprio ginecologo/a un progetto di longevità in salute accurato e ben seguito. Hanno stili di vita più sani delle donne che non la fanno: tendono ad essere normopeso, o di poco sovrappeso, e NON sono aumentate di un grammo durante il lock-down. Di converso, le donne che non fanno TOS sono mediamente più obese, più spesso diabetiche. Molte sono aumentate di peso (fino a 6-8 chili) durante il lock-down.

Obesità e diabete

Cosa c’entra? Dirà qualcuno. C’entra moltissimo: il diabete è il fattore di rischio più potente per COVID-fatali, più ancora dell’avere una broncopneumopatia ostruttiva, in entrambi i sessi. L’obesità, con l’associata sindrome metabolica, è fattore di rischio per il diabete. Invece la TOS rallenta la comparsa e la progressione del diabete, con dati noti da tempo.

Importante: le donne in TOS tendono a fare attività fisica regolare: altro potente fattore di protezione perché tiene bassa l’infiammazione di fondo tipica della menopausa (non trattata) e dell’invecchiamento. In più, essendo ben seguite, hanno livelli più adeguati di vitamina D, altro potente fattore di protezione anti-COVID. In genere, siccome il fumo controindica la TOS, o non fumano o riducono al minimo le sigarette, con un ulteriore vantaggio per la salute dei polmoni.

In sintesi: stili di vita sani e perseveranti e una TOS ben fatta costituiscono uno scudo potente ed efficace contro le forme aggressive e fatali di COVID. Una barriera individuale formidabile, una ricchezza di salute per la donna che fa la TOS ma anche per la società. Dico ricchezza di salute perché una TOS appropriata, iniziata al momento della menopausa, riduce le malattie cardiovascolari, inclusi infarto e ictus, l’osteoporosi e la sarcopenia, il deterioramento cognitivo fino alla demenza e il Parkinson, l’atrofia urogenitale. E perfino il COVID-fatale.

Quante donne non sarebbero morte se fossero state in TOS? Perché continuiamo a demonizzarla? Buone notizie anche sul fronte della contraccezione: lo Zoe Covid Symptom Study ha dimostrato che le donne che fanno contraccezione ormonale (pillola, cerotto o anello vaginale) hanno meno probabilità di contrarre il virus. Qualche buona riflessione andrebbe fatta, non vi pare?

Fonte: ilgazzettino.it

Dott.ssa Alessandra Graziottin, specialista in Ginecologia e ostetricia e Oncologia – www.alessandragraziottin.it

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Covid-19, gatto positivo alla variante inglese

Ven, 03/19/2021 - 11:05

Un gatto maschio di 8 anni che vive nel novarese è il primo caso, in Italia, di variante inglese in un felino. Lo ha identificato l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte Liguria e Valle d’Aosta in una famiglia contagiata.

I gatti vittima del contagio ma non diffusori

I sintomi sono comparsi nel gatto una decina di giorni dopo l’isolamento domiciliare dei suoi familiari. “La positività del gatto non deve generare allarmi – sottolinea Bartolomeo Griglio, responsabile della Prevenzione della Regione Piemonte -. A causa della malattia dei loro proprietari, gli animali d’affezione si ritrovano a vivere in ambienti a forte circolazione virale. Non è dunque inatteso che anch’essi possano contrarre l’infezione, ma non esiste evidenza scientifica sul fatto che giochino un ruolo nella diffusione del Covid-19. Il contagio interumano rimane la principale via di diffusione della malattia”.

Il gatto sta guarendo

Sia l’animale che i suoi proprietari sono ora in via di guarigione. Sul piano della gestione sanitaria degli animali di pazienti infatti, la raccomandazione generale è di adottare comportamenti utili a ridurre quanto più possibile l’esposizione degli animali al contagio.

Gli animali non trasmettono il virus

“L’Iss afferma che allo stato attuale non esistono evidenze che gli animali da compagnia svolgano un ruolo epidemiologico nella diffusione all’uomo di Sars-CoV-2. Semmai è vero il contrario – ricorda l’Oipa, l’Organizzazione internazionale protezione animali – I nostri animali possono contrarre l’infezione attraverso il contatto con persone infette e sviluppare occasionalmente la malattia. Pertanto, occorre adottare misure precauzionali in casa anche per gli animali, attraverso regole generali di igiene personale, degli animali, degli ambienti e soprattutto adottando comportamenti idonei da parte di chi li accudisce”.

Il Covid, aggiunge la nota, “può colpire occasionalmente gli animali, ma solo in quanto contagiati dall’uomo. Lo si è visto anche diffondersi nei mattatoi e negli allevamenti di animali da pelliccia, dove il virus è arrivato dagli operatori e dove di fatto possono riprodursi contesti simili ai cosiddetti ‘mercati umidi’ cinesi, laddove si è originata la pandemia, contesti dove scorre il sangue e dove gli animali sono detenuti in scarse condizioni igieniche”, ricorda il presidente dell’Oipa, Massimo Comparotto sottolineando che “questa epidemia dovrebbe insegnare al mondo un maggior rispetto per la vita animale”.

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La lunga storia dei rifiuti

Ven, 03/19/2021 - 10:00

Dal canale YouTube Rinnovabili_energie la storia dei rifiuti dalla preistoria ad oggi.

Un video adatto anche ai più piccoli per capire di più su com’è cambiato l’approccio ai rifiuti durante i secoli. Dalla preistoria, all’antica Roma sino ad arrivare ai giorni nostri…

Rinnovabili_energie

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L’uovo di colombo spiegato da Jacopo Fo

Ven, 03/19/2021 - 08:00
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Curiosità: l’Uovo di Colombo è un aneddoto popolare diffuso come modo di dire in diverse lingue per designare una soluzione insospettatamente semplice a un problema apparentemente impossibile.

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Spagna, sì a eutanasia | Francia: al 3° lockdown | Green pass, per viaggiare | Arriva il condono di Draghi

Ven, 03/19/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Francia: da domani 3° lockdown a Parigi e in 15 dipartimenti ma le scuole restano aperte;

Il Giornale: Tensione tra Stati Uniti e Iran. La mossa per evitare la guerra;

Il Manifesto: L’ambasciatore cinese in Italia: «La transizione ecologica accomuna Pechino e Roma»;

Il Mattino: Green pass, ecco il certificato per tornare a viaggiare: come funziona, quando arriverà;

Il Messaggero: Il caso Israele. Arnon Shahar: «Siamo fuori e torniamo ai concerti. L’Italia? Il contagio salirà»;

Ilsole24ore: Cashback, addio o stop al superpremio: le ipotesi in campo per il restyling – Nel 2020 senza contanti un acquisto su tre;

Il Fatto Quotidiano: Arriva il condono di Draghi: cancella anche le cartelle ancora recuperabili. Guerra (Mef) al Fatto.it: “Stralciare solo quelle inesigibili”;

La Repubblica: AstraZeneca, sì dell’Ema: “Sicuro ed efficace” Domani riprendono le vaccinazioni in Italia;

Leggo: Il sindaco Sala: «San Siro? Tutto fermo finché l’Inter non chiarirà». Il club: «Parole offensive»;

Tgcom24: La Spagna legalizza l’eutanasia: settimo Paese al mondo | Sanchez: “Nazione più giusta, libera e umana”;

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I 10 migliori film di Woody Allen

Gio, 03/18/2021 - 18:00

Woody Allen è un genio assoluto del cinema che con puntualità cronometrica ogni anno si presenta ai suoi numerosi estimatori (più europei che americani) con un nuovo titolo di una filmografia giunta alle soglie dei 50 film. Negli ultimi tempi grazie al politicamente corretto del Me too e ad accuse di molestie sessuali in verità mai provate in nessun tribunale, Allen subisce un ostracismo americano da Inquisizione che non riesce comunque a fermare la sua prolifica creatività. Anche la sua recente autobiografia “A proposito di niente” è stata rifiutata da numerosi editori internazionali, mentre in Italia la meritoria “Nave di Teseo” l’ha pubblicato in formato digitale causa coronavirus, e sarà nelle librerie appena riapriranno.

Appartengo a quella tribù cosmopolita che ha incontrato Allen da giovane rubricandolo all’inizio come semplice comico e poi ha accompagnato la propria esistenza ai suoi film.

Gli voglio bene perché i miei amici come quelli dei suoi film sembrano un cast di Fellini. Grazie al suo cinema abbiamo amato e sofferto Cechov, disquisito di pene (organo maschile) e arte, perché del sesso abbiamo sempre voluto sapere tutto. L’agnosticismo guardando il suo cinema sullo schermo ci ha fatto riflettere anche su Dio e in particolare sul punitivo Dio ebraico, ma abbiamo anche riconosciuto il piagnucoloso, l’ipocondriaco, il fifone che alligna in noi. Lo riconosciamo anche quando partecipiamo a un party, passeggiamo in un parco o andiamo a una cena con due coppie di amici intellettuali. La psicanalisi è diventata domestica per noi pur non avendo mai pagato un analista. Io che amo vivere nel suo cinema mi assumo la responsabilità di scegliere i suoi migliori dieci film, avvertendovi che manca al primo posto in lista il capolavoro “Manhattan” piazzato la settimana scorsa nella top ten dedicato alla Hollywood degli anni Settanta. 

IO & ANNIE (1977)

Primo film della maturità del regista e capolavoro assoluto della sua filmografia, secondo solo a “Manhattan”. Autobiografismo in forma di film dedicato nel titolo alla protagonista (“Annie Hall”) interpretata da Diane Keaton, compagna del regista in quel periodo. Come accade nella trama i due cercano vanamente come coppia di rimanere assieme anche nella vita dopo un intenso rapporto.
Allen è anche attore e interpreta Alvy Singer, comico ebreo televisivo, mostrandone la sua carriera, il progressismo politico e la vita introversa newyorchese segnata da ottimo umorismo ebraico condito da vitale pessimismo. Lei è l’opposto essendo protestante e californiana tendente al conservatore. Un racconto autentico della società dello spettacolo che sferza i modi di vivere di New York e Los Angeles ma anche il trionfo dell’imbranato intellettuale che con autoironia dipinge i miti americani. Affaristi, attori in cerca di successo, psicanalisti danarosi, intellettuali ossessionati dalla mode culturali formano il circo alleniano. C’è spazio anche per il solipsismo e la paura della morte. Dialoghi fulminanti che si citano addosso. Cameo di Mc Luhan nella parte di se stesso nella godibilissima scena in fila in un cinema. Quattro Oscar (miglior film, sceneggiatura, regia e interprete femminile). Non compreso da tutta la critica all’uscita. Scrisse del film Grazzini sul Corriere: “semina spilli arrugginiti e stupidelli sotto le vigne dell’assurdo poetico”, al contrario di Morandini che lo presenta come “un capolavoro dell’allenismo: caldo, spiritoso, ironico, delizioso”.

ZELIG (1983)

Geniale rappresentazione filmica di un’idea culturale e filosofica che si avvicina al Candido di Voltaire ma con un’originalità propriamente alleniana. Un finto documentario degli anni Trenta mescola alla perfezione le scene girate con filmati d’epoca dove tecniche d’avanguardia introducono il personaggio di Leonard Zelig, interpretato da Allen, sorta di camaleonte che assume le sambianze di chi gli si avvicina. Il bianco e nero poco nitido rafforza la rappresentività di una trama spesso sostenuta dalla voce fuori campo. La compagna dell’epoca Mia Farrow interpreta una psicanalista che se ne innamora e lo tira fuori dai guai che attira la sua istrionica condizione. Gli intellettuali Saul Bellow, Bruno Bettheleim, Susan Sontag rilasciano finte interviste sul caso Zelig. Il film ha avuto un forte impatto sulla cultura di massa al punto che in psichiatria è stata rubricata una sindrome di Zelig riferita alle persone affette da camaleontismo condizionate dall’ambiente in cui vivono. Anche ristoranti, pub, trasmissioni televisive di successo, cooperative culturali mettono nello loro insegne il titolo del film. Un’opera cinematografica che con divertimento e il solito umorismo ebraico autoironico fotografa le comunicazioni di massa, il totalitarismo, il fordismo in conflitto con l’individuo.

HANNAH E LE SUE SORELLE (1986)

Una sinfonia cinematografica che alterna le molteplici trame su musiche di Bach, aree pucciniane, e vecchie canzoni che creano il filo conduttore delle diverse storie in una scansione temporale scandita da tre feste del Giorno del Ringraziamento nel giro di due anni. L’Io ipertrofico di Allen si scinde in sei personaggi (Hannah, Elliot, Lee, Holly, Frederick, l’architetto). Al rapporto drammatico si aggiunge il sentimentale e sulla scena appare, a poco a poco, la figura del narratore. Allen, in mezzo ad un cast memorabile garantisce umorismo da sorriso con un personaggio che ha paura di avere un tumore al cervello. Grande lezione cechoviana a Manhattan con costruzione perfetta di strepitosi personaggi femminili in felice antagonismo con quelli maschili. Si parlerà di nuovo realismo alleniano. La casa di Hannah è quella vera di Mia Farrow. Tre Oscar per miglior sceneggiatura, e agli attori non protagonisti Michela Caine e Dianne Wiest. Lo avrebbe anche meritato la fotografia di Carlo Di Palma.

MATCH POINT (2006)

Un thriller dal sapore hitchcockiano per impostazione (lo richiama anche l’ambientazione londinese) ma girato e soprattutto scritto con autorevolezza alleniana. La trama gira attorno alla vicenda di un giovane povero irlandese, bello e sicuro di sè, insegnante di tennis che ha la possibilità di dare lezioni ai membri della famiglia Hewitt, nobili e ricchi, che sin da subito lo accolgono nel loro giro di amici. Un’attricetta inevitabilmente americana mette tutto in discussione con un gioco delle coppie di straordinaria geometria e l’omicidio compare sotto rete. Rivisitazione di Dostojevskji con trionfo del delitto perfetto senza castigo che esalterà non poco la critica nei confronti a distanza. Una splendida Scarlett Johansson svetta in un cast tutto inglese. Inizia la fase apolide di Allen che causa fondi produce all’estero valorizzando location cineturistiche. Colonna sonora basata sulla musica lirica cantata dal grande Enrico Caruso.

LA ROSA PURPUREA DEL CAIRO (1985 )

Il Pirandello dei sei personaggi in cerca di autore diventa forma filmica compiuta nella storia di una barista ai tempi della grande crisi post 1929 che trova la sua felicità al cinema e vive una magnifica storia con un attore che esce dal film ed entra nella sua vita reale. Secondo film in cui Allen non è attore (il primo era stato il bergmaniano poco riuscito “Interiors”).  L’illusione consolatoria del cinema rappresentata con una leggerezza perfetta ricostrisce magnificamente in bianco e nero il film seguendo la traccia di Buster Keaton. La rivolta del personaggio che mette paura ai produttori è una delle migliori metafore dei conflitti tra arte e industria.  Grande esegesi antropologica sul vedere il cinema in una sala. Secondo NewsweekLa rosa purpurea del Cairo è una delle più astute, allegre e insieme tristi esplorazioni del cinema come macchina dei sogni e strumento di fuga dalla realtà”. Infatti finisce con la derelitta protagonista che va a vedere un film di Fred e Ginger.

RADIO DAYS (1987)

Il romanzo di formazione del bambino Allen attorno alla radio diventa racconto memoriale di un’epoca e di una generazione ma anche della working class e in particolare a New York. Commentatori sportivi, star dello spettacolo, la Guerra dei Mondi di Orson Welles si intersecano e fanno da contraltare alla vita povera ma  esilarante della famiglia ebrea di Woody.
Cast di enorme valore (unica volta di Mia Farrow e Diane Keaton in uno stesso film di Allen) con indovinate scenografie d’epoca e fotografia illuminante di Di Palma. Ben 43 motivi musicali scandiscono l’età d’oro della radio con hit di grandi nomi quali Bing Crosby, Glenn Miller, Carmen Miranda. Bellissimo il finale sui tetti di Times Square il Capodanno del 1944 con tutte le star radiofoniche che percepiscono che il mondo sta per cambiare. Per Tullio Kezich il film è una sorta di fratello americano dell’Amarcord di Fellini.

PRENDI I SOLDI E SCAPPA (1969)

L’esplosivo vero esordio (l’opera prima era un film giapponese cui aveva recuperato le scene mancanti mettendoci la firma) di un comico scatenato che ha già molto sceneggiato e dimostra di saper fare cinema dietro e davanti la macchina da presa. Originalissimo per struttura, sintassi e recitazione egocentrica. Il giovane Allen con molto mestiere rovescia gli stilemi del noir gangsteristico e carcerario a racconta la storia di un aspirante criminale disadattato che fallisce tutte le sue rapine e la racconta in prima persona nella peregrinazione dei diversi penitenziari. Si ride tantissimo per gag memorabili che mettono insieme dialoghi fulminanti e comicità visiva molto diretta. Le idee erano ben chiare dall’inizio. 

OMBRE E NEBBIA (1991)

Originalissima deviazione della filmografia alleniana con un cast che schiera Madonna, Jodie Foster, Mia Farrow, John Malkovich. Uno strangolatore seriale terrorizza un’intera cittadina ed è ricercato da una gruppo di vigilanti volontari che hanno a cuore la sicurezza del proprio villaggio. Allen torna ad essere giullare diretto interpretando il libraio Max Kleinman cooptato nelle ronde e capace soltanto di incappare in un guaio dietro l’altro fino ad invaghirsi del circo e della sua magia eterna con evidente omaggio felliniano. Ambientazione mitteleuropea negli anni Venti e sublime fotografia in bianco e nero che alterna toni espressionistici a quelli fiabeschi con tocchi di musica di Kurt Weill per 90 minuti di grande cinema alleniano.

CRIMINI E MISFATTI (1989)

Fratello stretto di “Match Point” ma costruito in modo molto diverso con l’incastro di due storie divise in parallelo e raccordate da una sola scena. Racconta di un oculista perseguitato e ricattato dall’amante e di un cineasta (interpretato dallo stesso Allen) depresso dal suo mestiere e che non sopporta il successo di una star televisiva molto immorale. Il crimine sta dietro l’angolo ad interrogare i protagonisti dei misfatti. Anche questa volta il delitto paga e i cattivi non saranno puniti. Apologo divertente nelle trovate e nelle citazioni di vecchi film. E’ un titolo alleniano che secondo Mereghetti trova la sua parola chiave nella cecità: “L’uomo non sa più vedere né se stesso né il cinema e anche Dio sembra aver distolto il suo sguardo dai mortali”.

MIDNIGHT IN PARIS (2011)

Allen adora Parigi. E in questo film le regala un’apertura che fa il paio a quella di Manhattan. Woody ogni anno vi trascorre il Natale ed è una sorta di sua città ideale dove rincorre i miti delle stagioni passate dalla Storia che, come in molti di noi, rievocano il rammarico di non aver vissuto altre epoche che immaginiamo felici. Uno sceneggiatore americano in vacanza con la fidanzata e i suoi genitori invadenti una notte entra in un locale e si trava catapultato nel clima di Fiesta degli anni Venti incontrando Bunuel, Picasso, Hemingway, Scott Fitzgerald e tutta l’allegra brigata intellettuale che con divertente gioco filmico porta e riflettere sul presente che ha bisogno sempre di rifugiarsi nel passato. Infatti Degas rimpiange il Rinascimento. Premio Oscar per la migliore sceneggiatura originale.

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Giornata Mondiale del Riciclo 2021

Gio, 03/18/2021 - 14:00

Grazie al riciclo degli imballaggi cellulosici, risparmiate oltre 1 milione di tonnellate di emissioni di CO2 nel 2019.

(Fonte: Comieco) Il 18 marzo è la Giornata Mondiale del Riciclo, ricorrenza dedicata a celebrare l’importanza della corretta differenziazione dei rifiuti per lo sviluppo di un’economia circolare, che valorizzi appieno le risorse e tuteli il futuro del pianeta, sulla quale basare la ripresa post pandemia.

Un obiettivo possibile attraverso l’impegno di istituzioni e governi, ma per raggiungere il quale sono indispensabili anche le buone pratiche sostenibili che fanno parte della nostra quotidianità, ancora più importanti nei momenti difficili come l’anno appena trascorso. Tra queste, spicca senza dubbio la raccolta differenziata, alla quale gli italiani hanno dimostrato di saper guardare con rinnovata responsabilità e attenzione.

Secondo un recente studio Astra Ricerche commissionata da Comieco il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica, infatti, per 9 italiani su 10 la raccolta differenziata di carta e cartone è un’abitudine quotidiana irrinunciabile, che si è ulteriormente consolidata proprio durante la pandemia. Questo risultato si innesta in un sistema già ampiamente efficiente, che vede l’Italia ai primi posti in Europa con un tasso di riciclo degli imballaggi in carta e cartone che nel 2019 si è attestato all’81%  – ben oltre gli obiettivi di riciclo previsti al 2025 (75%) e vicino all’85% fissato dall’UE per il 2030 – e la raccolta differenziata urbana di carta e cartone che ha raggiunto i 3,5 milioni di tonnellate.

Una tale quantità di materiali cellulosici correttamente differenziati certifica l’affidabilità del sistema di recupero e riciclo in Italia, che ha saputo reggere anche durante i mesi più difficili della pandemia. Risorse preziose in grado di alimentare ulteriormente la circolarità della filiera cartaria che già oggi basa il 57% della produzione nazionale sull’utilizzo delle fibre di riciclo. Nel 2019, se si considera solo il riciclo degli imballaggi in carta e cartone, il settore ha risparmiato più di un milione di tonnellate di materia prima vergine, evitando emissioni di CO2 in atmosfera per quasi 1,1 milioni di tonnellate*” – commenta Carlo Montalbetti, Direttore Generale di Comieco.

Con l’obiettivo di sensibilizzare sull’importanza della raccolta differenziata e far conoscere il funzionamento della filiera del riciclo di carta e cartone, Comieco organizza la Paper Week, una settimana di eventi digitali in programma dal 12 al 18 aprile prossimi. Il calendario degli appuntamenti include iniziative divulgative dedicate al grande pubblico – tra cui spicca la prima edizione interamente virtuale e interattiva di RicicloAperto, l’ormai consueto “porte aperte” della filiera del riciclo della carta che in 20 anni ha coinvolto oltre 300.000 studenti in tutta Italia e che, oggi, porta il “ciclo del riciclo” di carta e cartone nelle case di tutti gli Italiani – accanto a momenti di approfondimento e dibattito rivolti a stakeholder e pubblici specializzati.

Il programma completo e tutti i dettagli di partecipazione saranno presto disponibili sul sito di Comieco.

*fonte: Green Economy Report CONAI

Fare la differenza attraverso semplici gesti

Sono poche e semplici le regole per differenziare carta e cartone in modo corretto: ognuno di noi, rispettandole, può apportare un prezioso aiuto e contribuire al raggiungimento di risultati collettivi importanti.

1.         Ogni rifiuto al suo posto! Carta e cartone da riciclare vanno collocati all’interno degli appositi contenitori; 

2.         Si chiama “carta”, va bene? Non sempre! Materiali come la carta oleata, ad esempio, non vanno con la carta. Così come la carta stagnola…

3.         E il sacchetto in cui tengo la carta da buttare? Se è di plastica, non va con la carta!

4.         Solo carta e cartone puliti. Gli imballaggi con residui di cibo, o sostanze chimiche/velenose, non vanno con carta e cartone

5.         I fazzoletti di carta? Nemmeno loro vanno con la carta perché, anche se puliti, sono anti spappolo e difficili da trattare

6.         Diventa rompiscatole! Scatole e scatoloni vanno appiattiti e compressi per ridurne il volume

7.         E gli scontrini? Non vanno gettati con la carta perché sono fatti con carte termiche che generano problemi nel riciclo

8.         Niente scotch! Tutti i pacchi o gli scatoloni vanno ripuliti da nastro adesivo o parti metalliche

9.         Dubbi sui cartoni per liquidi? Questi imballaggi si riciclano con la carta ma ogni Comune ha la sua modalità di raccolta. Informati sul corretto conferimento nella tua zona

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Boom per gli audiolibri, ma quanto è importante l’interprete?

Gio, 03/18/2021 - 12:00

Gli audiolibri ci sono da anni, ma in effetti tra promozioni e isolamento, stanno vivendo un momento particolarmente fortunato. In realtà già a fine 2019 erano 4,08 milioni gli italiani che già li ascoltavano, segnando un decisivo +28,3% rispetto all’anno precedente. Pur non avendo un dato disponibile ad oggi, è facile immaginare come le settimane di reclusione casalinga abbiano dato un’ulteriore slancio al mercato di questi prodotti culturali. Un ruolo importante lo ha giocato Audible, leader nella produzione di contenuti audio entertainment di qualità (audiolibri e podcast), che ha lanciato l’iniziativa #ACASACONAUDIBLE, mettendo a disposizione di tutti gli italiani centinaia di titoli gratis. Per gli appassionati della saga, è da poco disponibile anche Harry Potter e la Pietra filosofale, letto da Francesco Pannofino. Tra i titoli disponibili si segnalano anche i candidati al Premio Strega 2020 La misura del tempo di Gianrico Carofiglio (letto dallo stesso autore) e Il Colibrìdi Sandro Veronesi (letto da Fabrizio Gifuni). Una vasta scelta c’è anche sulla più grande biblioteca di audiolibri italiana, ovvero la raccolta di Ad Alta Voce, il programma di Radio3 sempre disponibile su Rai Play Radio. Su Storytel, con 100mila titoli disponibili online e offline, è stato poi esteso il periodo di prova gratuito da 14 a 30 giorni. Insomma, per tutti coloro che hanno non riescono a leggere fino in fondo un libro durante questi giorni difficili, vengono in soccorso gli audiolibri, una forma di cultura a metà strada tra lettura e performance teatrale.

Maurizio Pellegrini

Attore, cantante e regista teatrale, attualmente direttore artistico di Epos Teatro, presta da anni la sua voce a programmi radiofonici e alla lettura ad alta voce di numerosi testi letterari. Le sue interpretazioni variano dalle letture corali parte del progetto AutoreVole: audiodrammi in teatro disponibili su Audible, come Igiene dell’assassino di Amélie Nothomb, alle opere di Fredrik Sjöberg come L’arte della fuga o Il re dell’uvetta, reperibili su Storytel.

Se è pur vero che il titolo e l’autore del libro decretano la scelta dell’audiolibro da ascoltare, è la capacità del lettore e quindi dell’attore ad assicurarne la prosecuzione nell’ascolto. Che ne pensi, Maurizio?

«Sono d’accordo, questo lavoro devono farlo le persone che lavorano nel campo. Purtroppo capita che quando qualcosa va di moda la tendenza è quella di improvvisarsi, in questo caso, interpreti. Mai come in questo periodo si vedono sorgere tante case di produzione di audiolibri, e c’è anche chi legge gratuitamente e carica i propri video su piattaforme gratuite. Poi per carità ognuno ha i suoi gusti. Ma il ruolo di un interprete e di un attore è fondamentale per decretare il successo di un audiolibro. Molte case di produzione hanno a disposizione un nutrito corpus di titoli grazie a cui è possibile scoprire e appassionarsi all’interprete. È un’esperienza in più che manca a quella della lettura in sé. Per come funziona oggi il mondo dell’audiolibro, la novità sta proprio nella possibilità di innamorarsi di altri autori e scoprire la letteratura attraverso la voce dell’interprete».

Su Storytel ci sono molti titoli di letteratura scandinava letti da te, come mai?

«Sì, me ne hanno commissionati parecchi perché riesco a leggere bene gli accenti. Ho la fortuna di avere un’amica norvegese a cui chiedo spesso consiglio».

Su Audible invece ci sono titoli come Igiene dell’assassino che vengono letti da più attori, secondo te è più difficile leggere con altri?

«Dipende sempre dai casi, Igiene dell’assassino non nasce propriamente come audiolibro, ma come spettacolo pensato per la radiofonia. Il vero maestro in questo campo è Sergio Ferrentino, con cui lavoro da oltre 10 anni, che nel 2012 ha fondato a Milano Fonderia Mercury, una casa di produzione radiofonica specializzata proprio nell’adattamento di grandi opere letterarie o nella commissione di nuove opere per la radio. La registrazione che puoi acquistare su Audible è stata fatta in diretta, non proprio una passeggiata: eravamo sei attori, tra cui anche il grande doppiatore Dario Penne, e abbiamo registrato tutto live, inizialmente per una passata edizione di Bookcity, poi in giro per i teatri d’Italia. Quello che fa Sergio Ferrentino è la vera contaminazione tra teatro e radio, andiamo nei teatri d’Italia dove sul palco ci sono leggii, rumori, regista, mentre il pubblico in sala viene dotato di radiocuffia e assiste alla registrazione in diretta dell’opera».

In quanto tempo registri un audiolibro?

«Naturalmente dipende da quanto è lungo il libro. Diciamo che per 200-220 pagine di lettura ci metto almeno 4 turni di registrazione, ovvero circa 12-15 ore. Ma poi c’è tutto il lavoro di postproduzione del fonico da aggiungere. Purtroppo spesso non c’è abbastanza tempo di prepararsi a dovere, teoricamente bisognerebbe leggere tutto il libro prima, cosa che accade raramente, perciò la bravura sta nel dare senso già alla prima lettura, cosa a cui sono abituato grazie all’esperienza in radio».

Come immagini il tuo ascoltatore? Ce l’hai in mente? Non puoi vedere le prime file come quando ti esibisci sul palco…

«Non è semplice, non c’è il riscontro immediato come con il pubblico, a teatro vedi se il signore in prima fila si è addormentato o è attento. Quando sono in cuffia però immagino sempre di leggere concretamente a qualcuno e di essere il più chiaro possibile. Non è solo dire le frasi in modo pulito, anzi spesso è meglio sporcarle, interpretare per dare davvero il senso del testo. Non è sempre facile, ci sono scrittori che scrivono affinché la cosa venga detta, altri molto più verbosi, che amano i periodi lunghi, molto più complessi per l’interprete. Bisogna cercare questa qualità del dire quanto è stato pensato per essere letto. Tra il letto e il detto c’è molta differenza».

A parte quelli letti da te, se ti vengono in mente, hai degli audiolibri che consiglieresti per le performance degli attori che li leggono?

«Io amo Paolo Poli da sempre, ho comprato tutto quello che è stato letto da lui, ho avuto anche il piacere di conoscerlo di persona e lo porto sempre nel cuore. Lui ha sempre portato la grande letteratura a teatro, la libertà e l’importanza della parola è la sua grande lezione».

È una partita a due tra l’autore del libro e il lettore, il libro che ti piacerebbe leggere?

«Considerato che mi pagano a ore, ti direi l’enciclopedia! A parte gli scherzi, sono innamorato della letteratura russa, leggerei tutto indistintamente».

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Equity crowdfunding, non solo debito per le piccole imprese che vogliono crescere

Gio, 03/18/2021 - 10:00

L’Equity crowdfunding, una opportunità per le piccole imprese che vogliono capitalizzarsi (e per i risparmiatori che vogliono rischiare).

Non solo debito

Le piccole imprese possono crescere anche acquisendo capitale da terzi sul web evitando l’intermediazione delle banche. E’ vero, finora sono circa 500 le campagne che hanno finanziato l’aumento di capitale delle piccole imprese ma la crescita annua è esponenziale.

Stiamo parlando dell’equity crowdfunding, la raccolta di capitali da parte di aziende utilizzando una piattaforma web.

A fronte dei circa 12 milioni di euro in tutto il 2017, distribuiti su 50 campagne, le piattaforme di equity crowdfunding in Italia a fine 2020, come riferisce crowdfundingbuzz.it, avevano raccolto complessivamente 103 milioni di euro, ovvero il +57% rispetto ai 65 milioni raccolti nel 2019.

La crescita delle campagne finanziate è stata invece meno verticale rispetto a quella della raccolta: 159 rispetto alle 139 del 2019 (+14%). Di conseguenza è aumentata radicalmente la raccolta media di ciascuna campagna: 648 mila euro contro 472 mila del 2019.

Ma se c’e’ qualcuno che raccoglie, l’altra faccia della medaglia riguarda chi decide di fornire quei capitali. Si tratta, infatti, di una forma di investimento che consente alla “folla” di investitori (crowd) di finanziare startup innovative e piccole e medie imprese (sia innovative sia non) attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese (equity).

Investimento ad alto rischio

Investire in aziende attraverso l’equity crowdfunding significa puntare su imprese che si ritiene abbiano il potenziale per crescere e imporsi sui mercati. Si investono soldi in cambio di una parte delle quote del loro capitale, il che significa diventarne soci. Se un’impresa in cui si è investito ha successo, le azioni che si possiedono avranno un valore più elevato di quello che si è pagato e se ne può quindi ricavarne un profitto vendendole, oppure si può scegliere di incassare i dividendi. D’altra parte, se l’iniziativa non ha successo – come peraltro succede a molte startup – si rischia di perdere tutto o almeno parte dell’investimento. Bisogna sempre ricordare che è un investimento ad alto rischio.

L’importo medio di investimento per ciascun investitore nelle singole campagne è di circa 4.000 euro. In ogni caso il numero degli investitori privati che si stanno avvicinando all’asset class sta aumentando, anche aiutati dal fatto che finalmente è possibile condurre tutte le pratiche online.

Il valore medio del target di raccolta per ogni emittente è di circa 250.000 euro, mediamente viene offerto in cambio il 13,5% del capitale.

Tra Nord e Sud

Fra le imprese emittenti continuano a prevalere le startup innovative, l’84,6% del totale, ma aumenta l’incidenza delle PMI innovative (8,4%) ed iniziano a comparire anche “normali” le PMI (5,1%). Come sempre gli imprenditori del Sud continuano a stare indietro, immaginando per la loro sopravvivenza (non crescita) opportunità di finanziamento che appartengono ad un mondo che non esiste più.

La grande maggioranza delle imprese capitalizzate opera, infatti, in Lombardia (seguono Lazio e Piemonte) e nel settore dell’ICT. Gli obiettivi principali per la raccolta di capitale sono investimenti nel marketing / brand (nel 59% dei casi) e nello sviluppo della piattaforma tecnologica (37%).

In media ogni campagna riceve il sostegno di 65,9 investitori. È ancora scarsa la partecipazione di investitori istituzionali di emanazione bancaria, incubatori certificati e fondazioni.

Finora, nessuna delle società finanziate è andata in default o è scomparsa. In compenso, diverse società emittenti hanno realizzato più round di raccolta, a multipli crescenti, con conseguente rivalutazione degli investimenti realizzati nei primi round. Su questa base, l’Italian Equity Crowdfunding Index ideato dall’Osservatorio calcola un apprezzamento complessivo del valore di portafoglio pari circa al 17% ! Vi ricordate l’equazione alto rischio= alto rendimento, basso rischio= basso rendimento?

L’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo una normativa sul settore

Nel 2012 il cosiddetto Decreto Crescita bis ha introdotto gli articoli 50-quinquies e 100-ter nel Testo Unico della Finanza che disciplinano, rispettivamente, la “Gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up innovative” e le “Offerte attraverso portali per la raccolta di capitali” e ha delegato la Consob ad adottare le relative disposizioni di attuazione. Consob così ha emesso una prima versione del Regolamento nel luglio 2013. Successive modifiche normative hanno permesso in prima battuta anche alle PMI innovative, e poi a tutte le PMI, di raccogliere capitali sulle piattaforme di equity crowdfunding. Nel gennaio 2018 Consob ha pubblicato il nuovo Regolamento, che ha recepito le ultime modifiche legislative.

In sintesi possono accedere all’equity crowdfunding:
  1. microimprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato (oppure un totale di bilancio) inferiore a 2 milioni di euro;
  2. piccole imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato (oppure un totale di bilancio) inferiore a 10 milioni di euro;
  3. medie imprese con meno di 250 dipendenti e un fatturato non superiore a 50 milioni (oppure un totale di bilancio non superiore a 43 milioni di euro).

Ma bisogna considerare che la Consob vigila sulle piattaforme in sé e non sulle informazioni pubblicate dalle aziende per cui è fondamentale sceglierle con attenzione facendosi indirizzare da un Cfo (anche temporary manager) esperto del settore.

Le piattaforme autorizzate da Consob oggi sono 26, ma quelle davvero attive sono una decina.

La nuova finanza per le micro-piccole imprese esiste. Gli imprenditori lo sanno?

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Giornata Nazionale per le vittime covid-19, in onda il documentario ‘Ritorno in Apnea’

Gio, 03/18/2021 - 08:00

Un’esperienza che nel tempo si fa sempre meno giornalistica e più personale. Tra il dolore, il trauma collettivo e la ricerca di un senso. Sarà in onda stasera, 18 marzo – Giornata nazionale per le vittime di covid-19 – ‘Ritorno in apnea’  documentario trasmesso da Tv2000 in seconda serata.

Seimila morti in due mesi

“In provincia di Bergamo, tra marzo e aprile del 2020 sono morte seimila persone a causa del Coronavirus, il doppio di quelle che risultano dai dati ufficiali – spiega la regista Anna Maria Selini. Duemila le vittime nelle sole residenze per anziani”. Giornalista bergamasca che ormai da anni vive a Roma, Selini per lunghe settimane non ha potuto tornare nella provincia più flagellata dalla prima ondata di Coronavirus, tra luoghi e persone a lei care e direttamente colpite. Quando finalmente riesce a tornare a casa, vuole capire e raccontare il momento difficile che la sua terra sta attraversando. Il documentario è stato girato fra marzo e maggio del 2020.

I carri funebri militari

“Me ne sono andata da Bergamo – spiega Anna Maria Selini – quando avevo diciotto anni, passando da Bologna, Madrid e ormai da nove anni Roma. La mia famiglia invece è sempre rimasta a Bergamo, in provincia. La mia è una zona di fabbriche, fabbriche e ville è il paesaggio che si incontra per lunghi tratti d’autostrada. Un paesaggio di cui non ho mai sentito la mancanza, fino al 18 marzo del 2020, la notte in cui un ragazzo napoletano ha diffuso una foto destinata a diventare il simbolo del Coronavirus nel mondo. Decine di mezzi militari che, nel silenzio delle vie deserte per il lockdown, scortavano le vittime del virus fuori Bergamo, perché in tutta la provincia non si sapeva letteralmente dove cremarle. Quella notte ho pianto e forse non mi sono mai sentita così legata alla mia terra”.

Dalla Palestina alla bergamasca

“Erano giorni – racconta la regista bergamasca – che raccoglievo racconti di amici e parenti terrorizzati, anche quelli di solito più freddi e razionali. Mio fratello era stato contagiato e ricoverato in ospedale, e a me sembrava di impazzire stando lontana. Così, tempo di rispolverare la telecamera usata per l’ultima volta nella Striscia di Gaza, ho deciso di partire. Sono specializzata in aree di crisi, ma mai avrei immaginato che casa mia un giorno lo sarebbe diventata”.

“Per tre mesi – spiega Anna Maria Selini – ho percorso su è giù la bergamasca, in particolare la Valseriana, epicentro del contagio, cercando prima di tutto di capire quello che è successo: in due mesi sono morte seimila persone, l’equivalente di due piccoli paesi rasi al suolo. Ho raccolto le testimonianze di chi è stato in prima linea, chi nelle retrovie, chi ha perso parenti o ha temuto di morire”.

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Covid: picco in Campania e Lombardia da metà aprile | Ema: “pochi casi” | Crolla l’export di cibo italiano nel Regno Unito

Gio, 03/18/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Biden: «Putin assassino, pagherà per le sue interferenze». Mosca richiama ambasciatore. Interessi Usa nel mondo: mappa interattiva;

Il Giornale: Un sottomarino russo in mare: ora è allarme davanti all’Italia;

Il Manifesto: L’Ema rassicura: i casi sono pochi, ma l’analisi continua;

Il Mattino: Coronavirus, l’algoritmo prevede il picco in Campania e Lombardia da metà aprile;

Il Messaggero: Abusi in Vaticano, il racconto choc della presunta vittima: «Molestie persino dentro San Pietro»;

Ilsole24ore: Brexit, Ue apre procedura legale contro Gb per violazione accordi su Irlanda Nord – Crolla l’export di cibo italiano nel Regno Unito;

Il Fatto Quotidiano: Blocco licenziamenti, Landini (Cgil): “Governo faccia sforzo, proroga oltre estate sia per tutti”;

La Repubblica: Tanzania, morto il presidente che negava il Covid: è giallo sulla fine di John Magufuli;

Leggo: Gianmarco Pozzi, per la sua morte spunta un super testimone. E c’è l’ombra dei fratelli Bianchi;

Tgcom24: Primi embrioni umani sintetici ottenuti da cellule staminali modificate;

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Mario Pirovano recita una filastrocca di Roberto Piumini sul Coronavirus

Mer, 03/17/2021 - 18:00

Che cos’è che in aria vola? C’è qualcosa che non so? Come mai non si va scuola? Ora ne parliamo un po’…

People For Planet

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Arrestate Enrico Deaglio! Ha fatto fuori il compagno Ivan!

Mer, 03/17/2021 - 15:30

C’è stato un tempo in cui noi comunisti eravamo convinti che fosse stato il compagno Ivan a salvare il maggior numero di ebrei dalle camere a gas. Poi arriva Deaglio con il suo libro La banalità del bene, e ci racconta la storia di un fascista che riesce a evitare che migliaia di ebrei vengano deportati. E lo fa dimostrando un’incredibile capacità di inventiva.

La storia

Nel 1944 si trova a Budapest e spacciandosi per un funzionario spagnolo e imbrogliando i nazisti tedeschi e ungheresi riesce a strappare loro persone che già si trovano sui treni della morte. Raccoglie ebrei in fuga, li nasconde in case sicure e nonostante non abbia denaro riesce a procurare loro cibo organizzando una rete clandestina di aiuti. Poi inizia a falsificare documenti e lasciapassare dell’ambasciata spagnola organizzando la fuga di queste persone. Riesce così a farli scappare. E questo lo fa un fascista della prima ora, uno che è andato volontario a combattere in Spagna contro i repubblicani.

Non so se rendo l’idea dello shock che ebbe il libro di Deaglio su gente come me: ma come, i fascisti non sono tutti cattivi? Non sono tutti marci? Scoprire che le qualità migliori dell’essere umano possono trovarsi anche in un fascista era per noi inconcepibile! Ma come potevamo non credere a quello che aveva scritto il compagno Deaglio? Immagina lo stupore, lo sconcerto, lo stravolgimento che provammo leggendo come Giorgio Perlasca riesce a strappare due ragazzini dalle mani dei nazisti: “C’era una fila che veniva avanti e in mezzo vidi due gemelli. Io avevo la Buik della legazione con tanto di bandiera spagnola sul parafango. Quei due ragazzi mi colpirono. Erano bruni, con i riccioli. Li presi dalla fila e li sbattei dentro la macchina. Gridavo “Queste due persone sono protette dal governo di Spagna!”. Si avvicinò un maggiore tedesco, che li voleva riprendere. Io lo fermai e gli dissi “Lei non può farlo! Questa macchina è territorio spagnolo!”. Lui estrasse la pistola e ci fu un parapiglia. Mi agitava la pistola sotto la faccia, e disse: “Mi renda quei due ragazzi, lei sta disturbando il mio lavoro”. Io gli dissi: “E lei, questo lo chiama lavoro?”. Arrivò un colonnello che con la mano fece segno al maggiore di desistere. Poi si voltò verso di me e mi disse, con calma: “Li tenga. Verrà il loro momento. Verrà anche per loro”. Così li tenemmo. Ce l’avevamo fatta. Quando i tedeschi si allontanarono, Wallenberg, sottovoce, mi fece: “Lei ha capito chi era quello?”. “No”, dissi io. “Quello è Eichmann“.

Enrico Deaglio, medico e compagno

Credo che per Deaglio non sia stato facile scrivere questo libro. Ma lui con la sua aria di persona seria e distinta è sempre stato uno fuori dalle regole. Quando lavoravo al quotidiano Lotta Continua mi impressionava il modo pacato, gentile e molto efficace con il quale dirigeva quell’orda di estremisti. Mi capitava di arrivare molto presto al giornale, superavo i compagni del servizio d’ordine che vigilavano alla porta, salivo la scala e mi trovavo nell’enorme open space della redazione, dove Deaglio era in una situazione piuttosto particolare: un compagno stava steso sopra un tavolo con la maglietta alzata mentre Enrico lo palpeggiava. Ma non era sesso. È che Deaglio è pure medico e prima di iniziare a impostare il quotidiano visitava i compagni, prescriveva accertamenti e medicine. Curava la gestione del quotidiano e pure la salute dei compagni. Gran brava persona!

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Realizziamo un bigliettino per la festa del papà

Mer, 03/17/2021 - 13:30

Dal canale YouTube di Irene Urru realizziamo insieme un simpatico biglietto per la festa del papà. Un modo del tutto personale e originale per festeggiare insieme questa ricorrenza. Cosa serve:

  • 1 cartoncino A4 per creare la camicia gr.150
  • 1 foglio per creare dal cravatta grammatura fine 11×11
  • colla a stic
  • forbici
  • matita
  • righello
  • taglierino

Buon lavoro!

Irene Urru

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Spazio: l’ISS scarica il più grande deposito di immondizia mai visto

Mer, 03/17/2021 - 11:30

Quasi tre tonnellate di rifiuti rilasciate nello spazio. Mette tristezza la notizia che la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) abbia scaricato in orbita il più grande cesto d’immondizia mai prodotto, e della peggior specie: si tratta di 48 vecchie batterie al nichel-idrogeno, utilizzate per alimentare la stazione in precedenza, e dal peso di ben 2,9 tonnellate. La Nasa ha spiegato che i rifiuti resteranno in orbita per almeno due-quattro anni prima di entrare nell’atmosfera. Quindi, se tutto va bene, la spazzatura espulsa dalla ISS brucerà nell’atmosfera.

Come funziona

Il programma spaziale giapponese utilizza gli H-II Transfer Vehicles (HTV) per inviare rifornimenti alla ISS. Una volta raggiunto il suo obiettivo, il veicolo brucia al rientro nell’atmosfera. Successivamente, i pezzi rimanenti finiscono nell’Oceano Pacifico senza danni. Allo stesso modo, questa spedizione di immondizia dovrebbe bruciarsi durante l’entrata sulla Terra.

Il problema dei rifiuti spaziali

Tuttavia la questione dei rifiuti nello spazio resta aperta. Satelliti in disuso e vecchi razzi si incrociano frequentemente e pericolosamente molto spesso. I detriti e le schegge che una collisione potrebbe provocare possono viaggiare nel vuoto a una velocità di decine di migliaia di chilometri. Proiettili vaganti, che potrebbero danneggiare altri satelliti funzionanti o mettere in pericolo gli astronauti. E, seppur raramente, alcuni rottami possono anche precipitare sulla Terra. Oggi, anche l’atmosfera terrestre è inquinata da milioni di detriti, prodotti dall’esplorazione spaziale e dalle attività dell’uomo. “Un problema di interesse globale che minaccia l’uso continuato, a beneficio dell’umanità, dello Spazio vicino alla Terra” ha fatto sapere l’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, che qualche giorno fa, insieme all’Onu, ha lanciato una campagna di sensibilizzazione.

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Covid-19, ISS: “Le varianti cambiano le regole di sicurezza”. Distanze di 2 metri, ma ok alle mascherine di comunità

Mer, 03/17/2021 - 09:55

La variante inglese è ormai di fatto il ceppo dominante di covid-19 anche in Italia, con oltre il 50% dei casi di infezione a livello nazionale, e altre e meno conosciute varianti si affacciano. Per questo, l’ISS diffonde più adeguate – e severe – regole di contenimento. Il distanziamento fisico passa da 1 a 2 metri, quando possibile, e si dispone la quarantena anche per i vaccinati, se sono stati ‘contatto stretto’ con contagiati, a prescindere dal fatto che abbiano ricevuto una o due dosi di vaccino. Previsti poi test ‘multi-geni’ per identificare le mutazioni. Le nuove raccomandazioni sono contenute nel rapporto redatto da InailIssAifa e Ministero della Salute.

Distanziamento al primo posto

Il distanziamento fisico è il punto più importante in questa lotta alla pandemia, lo sappiamo bene. E di fronte a varianti dall’aumentata contagiosità, non si può fare altro che allontanarsi di più, “fino a due metri, laddove possibile, e specie in tutte le situazioni in cui venga rimossa la protezione respiratoria come, ad esempio, in occasione del consumo di bevande e cibo”.

Mascherine: tutto come prima

“Non è indicato modificare le misure di prevenzione e protezione basate sull’uso delle mascherine e sull’igiene delle mani; al contrario, si ritiene necessaria una applicazione estremamente attenta e rigorosa di queste misure”. Quindi non c’è nulla che deve spingerci a preferire le mascherine chirurgiche o addirittura FP2 o addirittura la doppia mascherina. Quel che serve è applicare con rigore le stesse regole di prima, ancora talvolta ignorate: mai portare la mascherina sotto il naso, mai toccarla se non per metterla e toglierla, prendendola dagli elastici. Ricordiamo qui le vecchie raccomandazioni spiegate dall’ISS a People for Planet, con le indicazioni anche su quale mascherina usare e quando. 

I vaccinati

Si evidenzia che anche chi è vaccinato contro Sars-CoV-2, dopo un’esposizione ad alto rischio con un caso Covid “deve adottare le stesse indicazioni preventive valide per una persona non sottoposta a vaccinazione, a prescindere dal tipo di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione”. Il vaccinato considerato ‘contatto stretto’ deve osservare, purché sempre asintomatico, 10 giorni di quarantena dall’ultima esposizione con un test antigenico (veloce) o molecolare negativo al decimo giorno o 14 giorni dall’ultima esposizione. I contatti stretti di un caso di Covid-19, invece, possono essere vaccinati ma “dovrebbero terminare la quarantena di 10-14 giorni prima di potere essere sottoposti a vaccinazione”.

I tamponi

Per garantire la diagnosi d’infezione sostenuta da varianti virali con mutazioni nella proteina Spike “i test diagnostici molecolari real-time PCR devono essere multi-target”, ovvero capaci di rilevare più geni del virus e non solo il gene spike (S) che potrebbe dare risultati negativi in caso di variante.

Chi ha avuto il covid-19

Le persone con pregressa infezione da Sars-CoV-2 confermata da test molecolare, indipendentemente se con Covid-19 sintomatico o meno, “dovrebbero essere vaccinate”. “È possibile considerare la somministrazione di un’unica dose purché la vaccinazione venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dall’infezione e entro i 6 mesi dalla stessa”. Fanno eccezione le persone con condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria a trattamenti farmacologici, che, anche se con pregressa infezione da Sars-CoV-2, “devono essere vaccinate quanto prima e con un ciclo vaccinale di due dosi”. Anche i soggetti vaccinati, avverte inoltre il Rapporto, “seppur con rischio ridotto, possono andare incontro a infezione da Sars-CoV-2 poiché nessun vaccino è efficace al 100% e la risposta immunitaria alla vaccinazione può variare da soggetto a soggetto. Inoltre, la durata della protezione non è stata ancora definita”. Il rischio di reinfezione da Sars-CoV-2, si sottolinea, è stato valutato in uno studio multicentrico condotto su oltre 6.600 operatori sanitari nel Regno Unito. I risultati mostrano che “nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 la probabilità di reinfezione sintomatica o asintomatica è ridotta dell’83%”. Inoltre, nei soggetti con pregressa infezione da Sars-CoV-2 “la durata dell’effetto protettivo dell’infezione precedente ha una mediana di 5 mesi”.

Le attenzioni di chi si vaccina

Una persona, si spiega nel documento, “può infettarsi nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione, in quanto l’organismo necessita di un tempo minimo per sviluppare una completa risposta immunitaria protettiva. Nella maggioranza della popolazione vaccinata, la prima dose di vaccino evoca un’iniziale risposta immunitaria che conferisce una protezione solo parziale”. Questa inizia, a seconda del tipo di vaccino, per quelli a mRNA dopo circa 2 settimane dalla prima dose, mentre per il vaccino AstraZeneca la protezione inizia da circa 3 settimane dopo la somministrazione della prima dose. Per tutti i vaccini al momento in uso in Italia “è necessaria la somministrazione della seconda dose di vaccino al fine di ottenere una protezione ottimale”. 

Una persona, al momento della vaccinazione, chiarisce inoltre il rapporto, “potrebbe essersi già infettata con SARS-CoV-2 e trovarsi senza saperlo in fase di incubazione. In questi casi, l’infezione può manifestarsi dopo la vaccinazione e prima dello sviluppo di una risposta protettiva completa”. Il Ministero della Salute raccomanda di sequenziare i campioni positivi di individui vaccinati anti-COVID-19 al fine di verificare l’eventuale occorrenza di un’infezione da nuova variante virale.

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Tunisia nuova terra dei fuochi: Così esportiamo il Made in Italy peggiore

Mer, 03/17/2021 - 09:00

Paese che vai, terra dei fuochi che trovi. Migliaia di rifiuti speciali spediti dalla Campania alla Tunisia come rifiuti normali di plastica con codice 191212. Un’inchiesta che vede imputate la società privata italiana SRA di Polla, nel Vallo di Diano campano in provincia di Salerno, operante nello stoccaggio di rifiuti e la società tunisina iSOREPLAST, titolare di licenza di attività di selezione, recupero e riciclaggio dei rifiuti di plastica. Un lotto di rifiuti sequestrato per il quale la parte tunisina avrebbe dovuto ricevere 150 dinari, circa 45 euro, per tonnellata. Le tonnellate previste: 120mila, per un fatturato complessivo di quasi 5 milioni di euro, in sfregio alla legislazione tunisina, alle convenzioni internazionali – Accordo di Basilea e Convenzione di Bamako in testa – e alla salute dell’ambiente, che non conosce nazionalità né dogana ma è di tutti.

Durante l’estate, nell’ambito di un’ispezione nel magazzino della società fornitrice, è stata riscontrata la prima infrazione in relazione a un errore di attribuzione del codice di identificazione. Nonostante ciò, la SOREPLAST ha continuato a importare rifiuti speciali spacciati per rifiuti di plastica, facendo recapitare nel porto di Sousse altri 212 nuovi container.

Un’attività malavitosa non di poco conto che ha già portato all’arresto preventivo del ministro dell’ambiente tunisino, Mustafa Aroui, e all’arresto 12 persone operanti nel suo gabinetto e nelle dogane tunisine, tutti soggetti definiti “pericolosi” per il paese.

Ad oggi i rifiuti sequestrati sono rimasti in Tunisia e il problema dello smaltimento rimane: come, chi si sbarazzerà dei rifiuti? perché se da un lato dovrebbero tornare in Italia, dall’altro è necessario che qualcuno, dall’Italia, si faccia carico della questione, a partire dalla modifica del codice di attribuzione, errato. Ma nel “belpaese”, tanto a livello ministeriale, quanto a livello regionale, la politica tace, fatta eccezione per la consigliera regionale in quota M5S Marì Muscarà, che durante un evento online ha detto:

“Quello che faccio io dovrebbe essere la normalità, e per cambiare le cose è necessario che nessuno sia lasciato solo: finché è un solo giornalista, un solo politico, un solo individuo a occuparsene e non la collettività, il problema non si risolve e chi agisce rischia. Non deve essere una questione di coraggio, ma di normalità”.

Come smaltire legalmente e velocemente i rifiuti tossici bloccati in Tunisia e fermare il business delle ecomafie in Africa, nuova terra dei fuochi, è un impegno che riguarda non soltanto la Regione e il Governo ma l’Europa intera, anche e soprattutto alla luce degli impegni “green” che si è data in relazione al Recovery Fund e al Green New Deal europeo.

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Life Agricolture: patti green tra agricoltori e istituzioni contro il cambiamento climatico

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I grandi classici del giallo (Infografica)

Mer, 03/17/2021 - 08:00

Da Edgar Allan Poe a George Simenon, passando, ovviamente, per Agatha Christie. Chi sono i più grandi autori che hanno fatto la storia di questo genere letterario?

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