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Aggiornato: 20 min 16 sec fa

Biologico e Biodinamico non sono sinonimi di “medioevo”

Ven, 06/28/2019 - 07:20

È più diffusa di quanto si pensi l’opinione che l’agricoltura biologica e quella biodinamica siano  pratiche che non fanno uso di tecnologia, un po’ arretrate tecnologicamente e distanti da un’agricoltura produttiva.

Ma non è così, le tecniche più moderne dell’agricoltura di precisione che prevedono anche l’impiego di droni, ma non solo, sono utilizzate sempre più diffusamente in agricoltura biologica e biodinamica perché ritenute davvero utili anche con questi metodi.

Vediamo anzitutto di capire quali siano le differenze di base tra biologico e biodinamico: il disciplinare biodinamico risulta più rigoroso rispetto a quello biologico poichè il numero di sostanze ammesse nel primo è inferiore a quello previsto nell’altro. Inoltre, il biodinamico prevede ulteriori limitazioni per diverse pratiche tra le quali la sterilizzazione e solarizzazione dei suoli e i diserbi che non siano meccanici: sono bandite pratiche come il pirodiserbo (la disinfestazione mediante il fuoco), la vaporizzazione e l’uso di sostanze erbicide anche naturali.

È inoltre vietato l’impiego di rame per quasi tutte le colture: viene ammesso in deroga solo in viticoltura e frutticoltura, ma in quantità ridotta del 50% rispetto al valore massimo consentito nei disciplinari europei del biologico.

Ma nonostante ciò le aziende che applicano il metodo biodinamico, già nel 2017, in Italia, non sono pochissime: sono circa 4.500, mentre quelle che seguono fedelmente gli standard e hanno acquisito il marchio Demeter sono 419 (48 imprese di distribuzione, 64 di trasformazione e 307 aziende agricole). La superficie complessiva è di quasi 10 mila ettari (9.640) mentre la superficie media aziendale è di 34 ettari.

Non è un mercato grande, indubbiamente le tecniche e la certificazione Demeter sono molto selettive, ma c’è da notare che esiste una differenza significativa tra i risultati dei fatturati medi per ettaro tra tre metodi agricoli, quello convenzionale, quello biologico e quello biodinamico: infatti il fatturato medio per ettaro di un’azienda biodinamica certificata Demeter è pari a 13.309 euro, valore di gran lunga superiore sia a quello di un’azienda biologica, 2.441 euro, che a quello di un’azienda convenzionale, 3.207 euro.

Un risultato che non stupisce più di tanto gli addetti del settore perchè imputabile alla maggiore specializzazione delle aziende biodinamiche in comparti agricoli ad alto valore aggiunto, quali viticoltura, frutticoltura e orticoltura.

Tra queste aziende, biologiche, biodinamiche e altamente avanzate per le tecnologie che utilizzano, c’è il Podere Forte, situato nel cuore della Valdorcia, nel sud della provincia di Siena, e nato nel 1997 da un imprenditore, Pasquale Forte, che ha prestato fin dall’inizio dell’attività molta attenzione al rispetto per la terra, per gli ecosistemi naturali, per chi vi lavora ed anche alle tecnologie da applicare come supporto.

L’azienda si estende su un terreno collinare di circa 200 ettari, di cui 22 destinati a vigneto, 18 a oliveto, 100 a seminativo e 60 a bosco ed è gestita seguendo il metodo biodinamico con 30 dipendenti che durante la stagione estiva diventano 60. La conversione al biodinamico, con il supporto operativo della sezione toscana dell’Associazione per l’agricoltura biodinamica, inizia nel 2007 e si conclude con la certificazione Demeter nel 2011. Tutti i prodotti dell’azienda sono certificati biologico e biodinamico (Demeter): si praticano con rigore tutte le lavorazioni prescritte dai protocolli dell’agricoltura biodinamica, dai cumuli ai sovesci, dalle rotazioni ai trattamenti con i preparati 500 e 501.

La biodinamica è stata scelta come metodo agricolo nel Podere Forte perché il suo approccio porta a guardare il mondo come un sistema complesso in cui l’uomo fa parte con un compito specifico, quello di non utilizzare e sfruttare per il suo vantaggio, ma lavorare in modo da apportare miglioramenti al sistema stesso. 

È proprio qui che si trova il nesso, il legame e la spinta forte che l’innovazione tecnologica può  dare a questo tipo di agricoltura, e anche al biologico: migliorie per aumentare prodotti di qualità e produzioni amiche dell’ambiente. Non ci sono limiti alle innovazioni che si possono apportare, la tecnologia è un supporto importantissimo per i metodi biologici e biodinamici: perchè è una reale agricoltura di precisione quella che osserva e analizza ogni singolo evento che coinvolge i campi.

«Quando grandina si feriscono gli acini e quindi spruzziamo a secco, talvolta anche manualmente, farina di zeolite che funge da cicatrizzante – spiega in un’intervista Forte – Se è piovuto e la pianta ha ricevuto troppa acqua utilizziamo la valeriana, come calmante del vigore. Bisogna sapere quando e come intervenire. Abbiamo utilizzato un piccolo aereo per fotografare i nostri terreni creando delle mappe di vigore utili a comprendere se ci sono degli stati di stress e da cosa dipendono: grazie a queste mappe abbiamo capito come intervenire per esempio su un filare che entrava in competizione con gli apparati radicali di due alberi posti a monte. È bastato inserire una barriera che deviasse le radici degli alberi, per tornare a vedere prosperare il vitigno».

E la tecnologia viene in aiuto anche per evitare i dannosi effetti dovuti al compattamento del suolo tutelandone l’humus: alcuni interventi come i trattamenti anticrittogamici di rame e zolfo sui vigneti, vengono fatti utilizzando droni, in modo anche da ridurre le quantità impiegate e mirare gli interventi solo dove necessario.

Oltre al vino, 60mila bottiglie vendute per il 60% in Europa, Sud est asiatico, Usa e Canada e all’olio (circa 10mila bottiglie all’anno), l’azienda produce anche miele di trifoglio alessandrino (recentemente classificato al 1° posto del Concorso Nazionale “Roberto Franci 2018” di Montalcino), pasta dai grani antichi (Senatore Cappelli, Timilia e Russello), carne chianina Dop, grazie a 12 fattrici allevate in azienda e carne di cinta senese, razza suina pregiata allevata allo stato brado.

Al Podere Forte c’è  un giardino botanico di piante officinali con una ricca collezione di varietà di salvia ed un grande orto che produce gli ortaggi utilizzati nell’Osteria Perillà di Rocca d’Orcia, un borgo prossimo al Podere che rischiava di rimanere disabitato, ma che Pasquale Forte ha voluto recuperare in un progetto di animazione territoriale più ampio, con, oltre al ristorante, un albergo diffuso, ormai prossimo all’apertura.

Altre fonti:
https://terraevita.edagricole.it/biologico/biodinamica-arretrata-arrivano-droni-e-agricoltura-di-precisione/
https://terraevita.edagricole.it/biologico/aziende-biodinamiche-fra-le-piu-virtuose-nel-bioreport-2017-2018/
https://demeter.it/chi-siamo/
http://www.podereforte.it/

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Onu: rischiamo un apartheid climatico

Gio, 06/27/2019 - 19:00

Il pianeta rischia un “apartheid climatico”, in cui i ricchi hanno i mezzi per sfuggire alla fame “mentre il resto del mondo è lasciato a soffrire“. E’ l’allarme di Philip Alston, relatore speciale dell’Onu sull’estrema povertà. Il funzionario ha presentato ieri un rapporto al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, di cui danno notizia oggi Bbc e Guardian. L’esperto ha criticato le misure adottate dagli organismi delle Nazioni Unite come “palesemente inadeguate” e che non salveranno la Terra dal “disastro imminente”. Continua a leggere [Fonte: ANSA.IT]

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Salento, fenicotteri all’alba: tutte le tonalità dell’eleganza Galleria fotografica

Gio, 06/27/2019 - 17:00

I fenicotteri rosa fanno oramai parte del paesaggio della Salina dei Monaci di Torre Colimena, zona protetta nell’ultimo lembo della provincia di Taranto. Se ne contano a decine stanziare per mesi a pochi passi dal mare.

E dalla luce dell’alba a quella del tramonto, Carlo Bizzini, insegnante modenese in pensione e fotografo naturalista per passione, li immortala con i suoi scatti, che raccontano poesia e bellezza di questo spettacolo della natura. Guarda la gallery completa [Fonte: BARI.REPUBBLICA.IT di Gino Martina]

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Malattie rare: è online la mappa dei centri specializzati

Gio, 06/27/2019 - 15:00

Una mappa per la ricerca dei centri specializzati per la cura delle malattie rare, patologie la cui prevalenza non supera i 5 casi su 10 mila individui: l’ha messa a punto www.doveecomemicuro.it, portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane che dal 2013 rappresenta un punto di riferimento per le persone per la scelta del centro in cui curarsi.

La nuova sezione del portale

La nuova sezione del portale è nata sulla spinta delle richieste arrivate dai cittadini: “Negli ultimi 6 anni, da quando è nato il portale, ne abbiamo raccolte centinaia. Perciò è stato creato un gruppo di lavoro per cercare di tradurre, in linea con la tradizione del portale, concetti complessi in un linguaggio di facile comprensione – spiega Walter Ricciardi, professore ordinario di igiene e medicina preventiva all’Università Cattolica di Roma, presidente eletto della World Federation of Public Health Associations e coordinatore del comitato scientifico di Dove e Come Mi Curo -. All’elenco di malattie rare censite sono stati associati i rispettivi centri di riferimento con la specifica se, per una determinata patologia, trattano bambini, adulti o entrambi. Il tipo di assistenza, infatti, cambia a seconda che il paziente sia pediatrico o adulto”.

“Schedate” novemila malattie rare

Attualmente sono oltre 9 mila le malattie rare per cui è stata creata una scheda con diverse informazioni per orientare il paziente. I dati utilizzati per la realizzazione delle schede, continua Ricciardi, “provengono tutti da fonti assolutamente affidabili: l’Istituto Superiore di Sanità – Centro nazionale malattie rare, il ministero della Salute, Orpha.net, Orphadata, i portali delle strutture sanitarie, i siti web delle Reti Europee di Riferimento (ERN) e la Federazione Italiana Malattie Rare UNIAMO”.

L’importanza dei centri

Per i pazienti poter contare su un centro e non solo su un singolo medico può fare la differenza, spiega Annalisa Scopinaro, presidente della Federazione Italiana Malattie Rare UNIAMO, per diversi motivi: “Perché un centro consente di affrontare l’approccio alla malattia rara in una logica multidisciplinare. Perché rispetto al singolo medico offre maggiore garanzia di continuità assistenziale: se per qualsiasi ragione il punto di riferimento del singolo specialista dovesse venire meno, assicura il necessario passaggio di consegne. E infine perché il centro è anche portato a fare rete con i servizi presenti sul territorio, un aspetto fondamentale visto che la persona affetta da malattia rara ha bisogno di essere seguita, oltre che sul piano della salute, anche su quello socio-assistenziale e riabilitativo”. 

Come trovare la struttura di riferimento attraverso il portale

Per individuare il centro di riferimento attraverso il portale si deve digitare all’interno del “cerca” in homepage il nome di una malattia rara, ad esempio “Sindrome 3C”, oppure un suo sinonimo come “Displasia cranio-cerebello-cardiaca”. Nella pagina dei risultati compariranno le strutture in ordine alfabetico o di vicinanza (se l’utente attiva la geolocalizzazione).

Per filtrare ulteriormente i risultati è possibile spuntare la casella relativa alla certificazione Rete Europea di Riferimento (ERN) nella colonna a sinistra. Passando col cursore sul relativo simbolo ERN, situato sotto il nome di ciascun ospedale, compare una finestra pop-up in cui sono specificati gli ambiti per i quali quel centro rappresenta un punto di riferimento. Cliccando sul nome della struttura, invece, si apre la pagina ad essa dedicata.


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Gli Stati Uniti in crociera inquinano i porti di tutto il mondo

Gio, 06/27/2019 - 12:15

314 le navi da crociera nel mondo. Fatturano miliardi ed inquinano i nostri porti. Pesanti gli impatti sulla salute

Alcuni anni fa, il governo di Madrid decise di lanciare una nuova campagna pubblicitaria per incentivare i turisti a visitare la Spagna. Stendendo loro un «tappeto blu», dallo slogan scelto dalle autorità iberiche. Seguito da un invito ancor più chiaro: «La visita della Spagna comincia dai suoi porti».

Da allora, in Spagna sono saliti a 28 gli scali abilitati per accogliere navi da crociera. A partire da quello di Barcellona, che soltanto nel 2017 ha accolto 2,7 milioni di turisti sbarcati dai mastodonti di Costa, MSC & co.. Si tratta del primo scalo europeo in termini di arrivi, seguito da Civitavecchia, Palma di Maiorca, Marsiglia e Venezia.

Un settore in continua crescita

La ragione della scelta di Madrid è legata certamente alla conformazione del territorio spagnolo. Ma non solo: quello delle crociere è un settore in gigantesca espansione. Che quasi non ha sentito la crisi. Una manna economica dunque, che però pone numerosi problemi sul piano ambientale.

Il valore del comparto delle navi da crociera è monitorato dalla Cruise Lines International Association (CLIA). Secondo la quale l’impatto economico diretto del settore è stato di 19,7 miliardi di euro nel 2017. Per il 2015 sono stati diffuse informazioni più dettagliate. Il valore, all’epoca, era stato di 16,9 miliardi di euro: comprendeva i 4,6 miliardi di euro provenienti dalla costruzione di nuove navi. Altri 6,9 miliardiarrivavano dall’organizzazione delle crociere (forniture, assicurazioni, promozione, vendite, carburante). Quindi 23,8 miliardi dalle spese di passeggeri e membri degli equipaggi a bordo e nei porti di scalo. E infine 1,55 miliardi dai salari e contributi pagati per i dipendenti naviganti e a terra delle compagnie. Questi ultimi sono circa 67mila in Europa: 5.500 impiegati nei servizi amministrativi e 61.500 a bordo delle navi. Ma salgono ad oltre 400mila considerano anche chi lavora indirettamente per il settore.

La CLIA indica poi in 41 miliardi di euro l’impatto comprensivo europeo dell’indotto (a livello globale è di oltre il triplo). Buona parte finisce nelle tasche di tre nazioni: Italia, Regno Unito e Germania. Si tratta, d’altra parte, di tre Paesi che toccano tutti i segmenti d’attività: dalle costruzioni navali alle forniture, dai servizi amministrativi all’accoglienza dei turisti. La cui provenienza è fortemente concentrata negli Stati Uniti.

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Milano Pride: il Festival Mix

Gio, 06/27/2019 - 12:00

“La prima volta fu rivolta”. Con questo motto si è aperta la Pride Week 2019, in programma a Milano dal 21 al 30 giugno e che culminerà nella parata del Milano Pride, sabato 29 giugno. Il motto di quest’anno commemora i 50 anni dai moti di Stonewall, quando, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 1969, gli avventori del bar Stonewall Inn di New York City si rivoltarono contro l’ennesima incursione della polizia nel locale, dando così inizio al movimento di liberazione della comunità LGBTI+.

Love Riot: il Festival Mix

Come è ormai tradizione, la Pride Week è stata aperta dal Festival Mix Milano, la più grande rassegna cinematografica LGBTI+ italiana, giunta alla sua 33a edizione e tenutasi dal 20 al 23 giugno presso il Piccolo Teatro. In linea con il tema del Milano Pride di quest’anno, anche il Festival Mix Milano ha eccezionalmente rinunciato al suo motto “More Love” e lo ha sostituito con “Love Riot”, in omaggio agli Stonewall riots, le rivolte di Stonewall.

Un festival al femminile

Tra i 60 film in concorso e i suoi ospiti speciali, il Festival Mix Milano ha visto le donne protagoniste di questa 33a edizione. Donne, d’altronde, furono le protagoniste dei moti di Stonewall – donne lesbiche e donne trans, come Stormé DeLarverie e Sylvia Rivera. Donne lesbiche sono le protagoniste di Carmen y Loladi Arantxa Echevarría, storia d’amore di due giovani gitane che si scontrano con una cultura tradizionalista e patriarcale alla periferia di Madrid: il film, prima di approdare al Festival Mix Milano, è stato presentato con successo al Festival di Cannes 2018 e arriverà nelle sale italiane il prossimo 27 giugno.

Fra le tante anteprime italiane di questa edizione del Festival Mix Milano c’è stato anche XY Chelsea di Tim Travers Hawkins, su Chelsea Manning, l’ex militare statunitense per sette anni incarcerata a causa del suo coinvolgimento in WikiLeaks e che, nata Bradley Edward, iniziò proprio in carcere il suo percorso di transizione al genere femminile.

Natalia Aspesi e Letizia Battaglia ospiti del festival

Non solo donne lesbiche e donne trans: il festival ha celebrato anche donne eterosessuali e cisgenere (vale a dire, non trans) forti, libere, che hanno pensato e vissuto con autonomia e indipendenza di giudizio. Donne come Natalia Aspesi, che a partire dagli anni Novanta, quando l’omosessualità era in gran parte ancora un tabù, nella sua rubrica Questioni di cuore su Il venerdì di Repubblica ha osato parlare di amori omosessuali. Per questo, nel corso della serata d’inaugurazione del Festival Mix Milano, Natalia Aspesi ha ricevuto da Ambra Angiolini il premio “More Love”.

(Video del premio a Natalia Aspesi)

Ospite, assieme a Nando dalla Chiesa, della seconda serata del Festival è stata Letizia Battaglia, che è stata presente alla proiezione di Shooting the Mafia di Kim Longinotto. Il documentario ripercorre gli amori e la carriera di Letizia Battaglia, prima fotogiornalista donna del quotidiano L’Ora di Palermo, oggi ottantaquattrenne: alternata al ricordo dei diversi uomini che nei vari decenni furono vicini alla fotografa, nella vita e nella professione, è la drammatica cronaca dei delitti di mafia, che Battaglia fece conoscere all’Italia e al mondo attraverso le sue fotografie.

Altri premi sono stati dati, nel corso del Festival, all’attrice Giuliana De Sio, che ha ricevuto il premio “Queen of Comedy”, e alla cantante Nina Zilli, incoronata “Queen of Music” nella serata conclusiva del Festival.

I vincitori

Protagonista del 33° Festival Mix Milano è stato anche il pubblico, che ha partecipato numeroso alle proiezioni e alle presentazioni dei libri (toccando il record di 12.000 spettatori) e ha ballato sulle note di artisti e dj sul sagrato del Teatro Strehler, trasformato per tre giorni in una discoteca all’aperto. Pubblico protagonista anche nelle votazioni, tramite l’applicazione del festival, attraverso la quale ha premiato il film Benjamin, del comico inglese Simon Amstell.

A tre giurie è spettato poi il compito di scegliere i film vincitori delle tre categorie in concorso. Vincitore della categoria “Cortometraggi” è risultato Projekt Baby di Johannes Pico Geertsen, mentre per la categoria “Documentari” la giuria ha premiato come miglior film Cassandro, the Exotico di Marie Losier, sul messicano Cassandro, wrestler e omosessuale, che per anni si è travestito da donna per combattere i pregiudizi della cultura machista della lucha libre. Il film ha anche vinto il premio di LaF, che lo trasmetterà sul suo canale. Per la categoria “Lungometraggi”, la giuria, presieduta da Michela Murgia, ha proclamato vincitore il film kenyota Rafiki di Wanuri Kahiu, che ha incontrato forte opposizione in patria, dove l’omosessualità è reato. Il film, una storia d’amore fra due donne, si è aggiudicato anche il premio Cultweek.

Menzione speciale, invece, per il lungometraggio Greta del brasiliano Armando Praça, che ha vinto anche il Premio Cielo Festival Mix, guadagnandosi così la trasmissione sul canale Cielo. Ambientato in Brasile, Greta tratta di persone sole ed emarginate: come Pedro, un anziano infermiere gay che inizia una relazione con il più giovane Jean, ricoverato in ospedale ma in stato di fermo per omicidio. Benché sia il progetto di anni di lavoro, il film è uscito adesso nel Brasile del presidente Bolsonaro, nel nuovo corso che ha invertito il percorso di libertà e uguaglianza della comunità LGBTI+.

Inversioni di rotta, episodi di intolleranza nella cronaca quotidiana, libertà messe in discussione, persone coraggiose che portano avanti le proprie idee e il proprio lavoro… i film del Festival fanno pensare che la rivolta, iniziata cinquant’anni fa, deve continuare.

Guarda anche il Video su Facebook

Entusiasmo, #MoreLove e #LoveRiot al 33° Festival MIX Milano di Cinema GayLesbico e Queer Culture!

Pubblicato da Festival MIX Milano su Lunedì 24 giugno 2019

Fonte Immagine: http://festivalmixmilano.com/festival/

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Riso: quante varietà esistono

Gio, 06/27/2019 - 11:48

Le varietà del riso esistenti al mondo sono notevoli, basta pensare che ne sono registrate oltre 140.000, si avete letto bene, 140mila se poi pensiamo che solo il riso Basmati ne conta quasi 90 varietà ecco come si arriva a questo numero.

Le principali varietà di riso disponibili sul nostro mercato sono:

Arborio.

riso superfino con chicchi grandi quasi del tutto bianchi. Ottimo per gli arancini. Ma va benissimo anche per le minestre, o insalate fredde visto il caldo estivo in arrivo. Il tempo di cottura va dai 16 ai 18 minuti..

Baldo

Anche il baldo è un riso superfino. Il chicco ha una lunghezza di circa 7 millimetri, ideale per risotti minestre, torte salate, sformati e paella e ottimo per il riso alla cantonese.

Balilla

È il riso italiano per antonomasia, con chicchi, piccoli e rotondi, perfetti per quei piatti che necessitano una doppia cottura come timballi di verdure e supplì, in pasticceria è usato per budini e bavaresi.

Basmati

Con chicchi affusolati che si allungano in cottura. Ha un forte aroma di legno e sandalo. Questo tipo di riso di origine orientale ottimo per cotture alla creola, al vapore o per semplici lessature.

CONTINUA SU SENZALINEA.IT

Foto di Evita Ochel da Pixabay

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Sea-Watch una storia assurda con cui un giorno faremo i conti

Gio, 06/27/2019 - 11:18

Dalla stampa nazionale:

  • SEA-WATCH 3 È DAVANTI AL PORTO DOPO AVER IGNORATO L’ALT DELLA FINANZA. ORA LA CAPITANA CAROLA RISCHIA 15 ANNI DI CARCERE. L’accusa è favoreggiamento immigrazione clandestina e rifiuto di obbedienza a nave da guerra. Salvini minaccia, “se continuerà il disinteresse della Ue”, di non identificare i migranti, “così saranno liberi di andare in giro per l’Europa”. E Palazzo Chigi annuncia di voler “verificare la condotta omissiva dell’Olanda”, paese di cui batte bandiera l’imbarcazione. […] Sono ore drammatiche nello specchio di mare antistante Lampedusa.  Una motovedetta della Guardia di finanza ha intimato l’alt alla Sea-Watch 3, entrata in acque italiane alle due meno dieci, ma la nave dopo quattordici giorni in mezzo al mare col suo carico di migranti disperati e stremati,  non si è fermata e ha continuato dritto. A tre miglia dal porto si è fermata e due motovedette della finanza e guardia costiera l’hanno avvicinata e gli ufficiali sono saliti a bordo chiedendo documenti.

E in serata interviene Palazzo Chigi: Prima del Consiglio dei Ministri, il Presidente del Consiglio Conte, il Ministro degli Interni e Vicepresidente Salvini e il Ministro degli Esteri Moavero Milanesi hanno avuto un confronto di aggiornamento sul caso Sea Watch 3 e alla fine hanno “concordato di proseguire nelle iniziative formali volte a verificare l’eventuale  condotta omissiva del governo Olandese”,  di cui l’imbarcazione carica di migranti batte bandiera. Continua a leggere [Fonte: REPUBBLICA di Alessandra Ziniti]

  • SEA WATCH, LA COMANDANTE UNA ‘SBRUFFONCELLA’? GLI ITALIANI NON LA PENSANO TUTTI COME SALVINI. Diritto e diritti. Sapete quanti secoli ci sono voluti per costruire una civiltà giuridica? E quanti ce ne sono voluti per scollare chi fa le leggi da chi le applica; per ottenere quell’impersonalità che consente ad uno Stato di diritto di funzionare? Tanti. E sapete quanto può volerci oggi per cancellare queste conquiste? Un tweet. O uno status su Facebook.

Matteo Salvini, un ministro eletto, non capo di una dinastia in una monarchia assoluta, definisce in una diretta streaming da un profilo personale su questioni istituzionali “sbruffoncella” la capitana di Sea Watch e sbrodola una sequenza di epiteti e di minacce, queste sì, da sbruffone: è arrivato forse il momento di preoccuparsi. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO di Massimiliano Sfregola)

  • CHI È LA CAPITANA DELLA SEA WATCH. Si chiama Carola Rackete, è tedesca, ha 31 anni e il diploma da ufficiale nautico da quando ne aveva 23. Dopo 15 giorni trascorsi al largo di Lampedusa per via del blocco imposto dal governo italiano, Carola Rackete, capitana della nave Sea Watch con a bordo 42 migranti, ha deciso ieri di entrare nelle acque territoriali italiane. Nella notte tra martedì e mercoledì ha oltrepassato il confine marittimo e adesso si trova poco fuori dal porto di Lampedusa, pronta ad attraccare e subire le conseguenze della sua decisione: il sequestro della nave e una multa che potrebbe arrivare fino a 50 mila euro.
SeaWatch

Rackete – che ha 31 anni ed è ufficiale di navigazione da quando ne aveva 23 – conosceva bene i rischi della sua decisione. Negli ultimi anni ha avuto sei esperienze diverse come ufficiale su altrettante imbarcazioni, due di queste al Polo Nord; ha fatto la guida turistica nel parco naturale dei vulcani in Kamchatka, nella Federazione Russa, e aiutato a curare uccelli e piccoli mammiferi per un’associazione francese. Dal 2016 è imbarcata sulla Sea Watch, dove ha guidato gommoni di soccorso e svolto l’incarico di coordinatore di missione prima di diventare capitana della nave: il primo incarico da comandante di una carriera cominciata molto presto (oggi però ricorda sempre che a bordo della Sea Watch ci sono anche altri membri dell’equipaggio, tra cui dieci donne). Continua a leggere (Fonte: ILPOST.IT)

  • SEA WATCH, VERRÀ UN GIORNO IN CUI QUESTA STORIA CI SEMBRERÀ DAVVERO ASSURDA. Verrà un giorno in cui la luce ritornerà a illuminare le nostre povere menti, il paesaggio attorno a noi diventerà finalmente leggibile e via via che le nebbie si scioglieranno, forse capiremmo in quale buio eravamo precipitati. Verrà un giorno in cui si racconterà una storia talmente assurda da risultare incredibile: quella di un paese ricco, di sessanta milioni di abitanti, dove ogni giorno si sprecano tonnellate di cibo, si consumano montagne di carburante in modo spesso inutile, dove si spendono milioni di euro per inviare immagini del proprio piatto pieno a qualche amico, che sta pranzando e che non riesce a dare un minimo di accoglienza a una quarantina di persone.

Verrà un giorno in cui dovremo abbassare lo sguardo, tutti, per avere tradito quegli ideali che avrebbero dovuto fare dell’Europa Unita una terra di solidarietà, democrazia, uguaglianza. Che una Corte a Strasburgo, lontana più di mille chilometri da Lampedusa,ha deciso che la situazione su quella nave non era grave, non abbastanza. Poi quei giudici saranno andati a cena, con le loro famiglie. Avevano fatto rispettare la legge. Tutto a posto. Continua a leggere (Fonte: ILFATTOQUOTIDIANO di Marco Aime)

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EcoFuturo 2019: terzo giorno

Gio, 06/27/2019 - 11:08

Sessione del mattino (L’era del Biometano e la CO2 rinnovabile)

L’ERA DEL BIOMETANO E LA CO2 RINNOVABILE

Ecco la sessione in diretta streaming della terza giornata del festival di Ecofuturo da Padova, "L’ERA DEL BIOMETANO E LA CO2 RINNOVABILE" L’agricoltura bioenergetica per riconvertire i trasporti e produrre CO2 rinnovabile.

Pubblicato da EcoFuturo Festival su Giovedì 27 giugno 2019
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Il giro del lago in 250 giorni sulla eco-zattera

Gio, 06/27/2019 - 08:00

L’isola che non c’era è pronta a salpare verso nuovi lidi. Leco-zattera messa a punto dagli studenti del liceo Decio Celeri di Lovere, inaugurata ad ottobre dello scorso anno al Circolo nautico Bersaglio di Costa Volpino, è finalmente pronta ad attraversare il lago d’Iseo, toccando 16 paesi in poco più di 250 giorni. L’isolotto – che galleggia grazie ad uno «scafo» realizzato con 30 mila bottiglie di plastica riciclata, e che trasporta un impianto di fitodepurazione delle acque – partirà da Lovere il 28 settembre per chiudere il tour a Castro l’8 giugno del 2020.

L’idea è nata per caso durante un laboratorio creativo con Jacopo Fo alla Libera Università di Alcatraz, e si è trasformata in pochi giorni in un vero progetto, studiato nei minimi particolari.

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Per il caldo torrido i consumi energetici arriveranno a +58% nei prossimi 30 anni

Mer, 06/26/2019 - 21:15

Meglio abituarci, considerando che le ondate saranno sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale. Arriveremo ad avere 75 giorni in più di caldo. Per lavorare e contrastare la calura la domanda di energia crescerà, e con essa la bolletta energetica. Un nuovo studio traccia un quadro per nulla rassicurante.

È arrivata l’estate e con essa una nuova ondata di caldo estremo. Si prevedono massime fino a 40 gradi, e non solo al sud. Il caldo rovente rende difficile stare in coda alle poste, spostare scatoloni in un capannone industriale, o semplicemente stare seduti in ufficio. E prepariamoci, perché in un pianeta febbricitante per il clima che si sta scaldando il disagio crescerà. Con il disagio, che si traduce in un impatto sulla salute, aumenterà anche la richiesta di energia per rinfrescare i nostri spazi, dagli ambienti di lavoro ai servizi pubblici.

Secondo un nuovo studio presentato sulla rivista Nature Communications, nel caso di un riscaldamento importante del clima nei prossimi trent’anni la domanda di energia legata al clima aumenterà del 25-58% a seconda della regione del pianeta. Se invece ci assestassimo su un riscaldamento moderato, ovvero se attuassimo le politiche proposte per ridurre le emissioni come richiesto negli accordi di Parigi (2015), l’aumento della domanda di energià sarà più contenuto, intorno all’11-27%.

Si tratta di un aumento che si somma a quello già previsto per la crescita della popolazione e della economia. Secondo la ricerca, la prima a valutare la domanda energetica in funzione del cambiamento climatico a livello globale, il fabbisogno energetico aumenterà soprattutto nelle regioni tropicali e in quelle meridionali degli Stati Uniti, dell’Europa, e della Cina. I maggiori cambiamenti sono dovuti all’elettricità necessaria per il condizionamento dell’aria, soprattutto nell’industria e nei servizi pubblici.

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Immagine rogeriomda


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Metalli pesanti e pesticidi nei pomodori: analizzate 12 marche, è “allarme rosso”

Mer, 06/26/2019 - 17:00

Un approfondimento dedicato al pomodoro: focus su 12 marchi, per verificare la presenza di metalli pesanti e pesticidi tramite test oggettivi e indipendenti

Ne consumiamo mediamente 9 chili ogni anno con picchi importanti nei 3 mesi estivi, che corrispondono anche al periodo di raccolta delle varietà più acquistate: è il pomodoro, uno degli ortaggi simbolo dell’identità culinaria del nostro Paese. Alcune tipologie e in particolare quelle da mensa, diverse dalle varietà destinate all’industria delle conserve e delle passate, vengono coltivate tutto l’anno anche all’interno delle serre in modo da garantire un prodotto da insalata in tutte le stagioni; si tratta generalmente di un prodotto da consumare rigorosamente fresco, buccia compresa, al quale si richiede il più alto grado di pulizia possibile“: lo spiega in una nota “Il Salvagente”, mensile da sempre attivo nella tutela dei consumatori, che ha deciso di dedicare il nuovo numero della rivista proprio all’ortaggio, portandone in laboratorio 12 tipologie di marchi differenti al fine di verificare la presenza di metalli pesanti e pesticidi tramite test oggettivi e indipendenti.

Le varietà finite sotto la lente di ingrandimento, si spiega, “sono i pomodorini a grappolo, ciliegino, Pachino e marzanino, tutti reperiti a Roma, e di origine italiana ad eccezione di 3 campioni che provengono dalla Spagna, acquistati presso Lidl, Eurospin ed Esselunga.
Contrariamente a quanto evidenziato dall’inchiesta di aprile sulle insalate in busta, ricche di cadmio con valori vicini alla soglia massima consentita, la situazione dei pomodori è decisamente migliore: il limite di legge è di 0,05 mg/kg, e solo due dei prodotti analizzati ne portano la traccia, seppure dieci volte al di sotto del limite.

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Qui in pochi nuotammo…

Mer, 06/26/2019 - 15:00

Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Che razza di esseri umani è questa? Quale patria così barbara permette simili usanze? Ci negano il rifugio sulla terraferma; ci dichiarano guerra; ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano, dovreste temere almeno gli Dei che non dimenticano il bene e il male che fate!

Eneide, Virgilio.
Orazione di Enea alla Regina di Cartagine

Dedicato alla Sea Watch.

Immagine di copertina: Ivan Konstantinovič Ajvazovskij – La nona onda – 1850

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Se ogni villetta avesse pannelli solari potremmo chiudere 10 centrali elettriche

Mer, 06/26/2019 - 12:25

Se tutte le villette degli italiani si dotassero di un pannello solare sul tetto, avremmo tanta energia da coprire fino al 13,5% dell’intero fabbisogno nazionale e potremmo chiudere 10 centrali elettriche che funzionano a carbone o a gas. Sono questi i risultati di un’analisi condotta dalla società Evolvere per conto di Panorama. I conti sono presto fatti: in Italia ci sono 8,9 milioni di abitazioni mono o bifamiliari che potrebbero ospitare pannelli fotovoltaici sul tetto e ipotizzando che ogni impianto eroghi, in condizioni ottimali, 4 kilowatt e che lavori per 1.200 ore all’anno, si arriva a una produzione di 43 milioni di megawattora, cioè 43 terawattora. Oggi una grande centrale termoelettrica produce 4 terawattora all’anno e quindi con i pannelli solari si coprirebbe l’equivalente di oltre 10 centrali elettriche tradizionali e il 65% del fabbisogno domestico di energia elettrica.

Un bel risultato, no? Che farebbe ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e consentirebbe di chiudere immediatamente le centrali a carbone. Peccato che le famiglie italiane non sembrino particolarmente interessate all’energia solare: poca informazione, troppa burocrazia, costi alti sono gli ostacoli, veri o presunti, che tengono lontani i possibili acquirenti di pannelli solari.

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EcoFuturo 2019: secondo giorno

Mer, 06/26/2019 - 11:09

Sessione del mattino (Nuove figure professionali e scenari di sviluppo del crowdfunding in Italia)

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Morire cercando un futuro migliore: la salvezza negata dagli Stati Uniti

Mer, 06/26/2019 - 10:35

Due migranti, un padre e la figlia di due anni, annegati nel fiume Rio Grande mentre cercavano di attraversare il confine: è la foto shock che in queste ore sta scuotendo gli Usa. […]Le vittime sono il salvadoregno Oscar Alberto Martinez e la figlioletta Angie Valeria.

I loro corpi, ritrovati lunedì con i due migranti che sarebbero annegati nella giornata precedente, sono stati trasportati sulla sponda sud del fiume Rio Grande dalla corrente. Intanto, sempre nei pressi dello stesso fiume, gli agenti federali Usa che vigilano sulle frontiere hanno comunicato di aver trovato nella giornata di martedì 25 giugno quattro migranti morti. Si tratta di una giovane donna, di due bambini e di un neonato.

Secondo quanto affermato dalle autorità, i quattro sarebbero deceduti per disidratazione ed esposizione all’eccessivo caldo.Questi ultimi fatti di cronaca hanno inevitabilmente riacceso la polemiche politica.

Fonte: tpi.it

Anche Beto O’Rourke, aspirante candidato democratico alle presidenziali del 2020, ha espresso il suo disappunto su Twitter affermando che “Trump è responsabile per queste morti”. Continua a leggere [Fonte: TPI – Migranti: padre e figlia annegati. La foto shock che indigna gli Usa di Niccolò Di Francesco]

Panoramica dalla stampa nazionale:

  • IL DISCORSO DI TRUMP SUL MURO CON IL MESSICO

Nella sera di martedì 8 gennaio (in Italia erano le prime ore del 9 gennaio) il presidente statunitense Donald Trump ha pronunciato il suo primo discorso alla nazione dallo Studio Ovale della Casa Bianca, chiedendo al Congresso i fondi necessari per costruire un muro lungo il confine con il Messico. Il muro al confine era stato la più famosa e importante promessa di Trump durante la campagna elettorale del 2016, ma all’epoca garantiva che sarebbe stato pagato dal Messico. Il discorso era stato annunciato in seguito all’impossibilità di trovare un accordo con i Democratici, che ora controllano la Camera, sullo stanziamento di fondi per costruire la barriera che secondo Trump dovrebbe ostacolare l’immigrazione illegale, ma che per moltissimi esperti – anche conservatori – non migliorerebbe molto la situazione a fronte di una spesa di svariati miliardi di dollari. Continua a leggere [Fonte: ILPOST.IT]

  • MESSICO: FORE (UNICEF), “CIRCA 15MILA BAMBINI E GIOVANI ARRIVATI NEI PRIMI QUATTRO MESI DEL 2019”. “Circa 15.500 bambini e giovani migranti sono stati registrati dalle autorità messicane per la migrazione nei primi quattro mesi dell’anno, 130 al giorno, secondo le ultime stime dell’Istituto nazionale per le migrazioni. Questa cifra rappresenta un aumento di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”. Lo dichiara il direttore generale dell’Unicef, Henrietta Fore, dopo tre giorni di missione in Messico. “La maggior parte di questi bambini e giovani provengono da Honduras, Guatemala ed El Salvador, paesi dove il tasso di omicidi adolescenziali è tra i più alti al mondo”, osserva Fore. Che evidenzia anche come il Messico accolga da tempo anche i migranti che sono stati rimpatriati dagli Stati Uniti. “Se non si affrontano le cause profonde di questi flussi migratori, è improbabile che la situazione cambierà”. Nel corso della sua missione, il direttore generale dell’Unicef ha riferito di aver incontrato persone che “aspettavano che la loro domanda di asilo negli Stati Uniti fosse esaminata”,altri sono stati arrestati mentre cercavano di entrare negli Stati Uniti”, “altri ancora hanno vissuto per la maggior parte della loro vita negli Stati Uniti, ma sono stati rimpatriati e ora devono affrontare un futuro incerto”. Continua a leggere [Fonte: AGENSIR.IT]
  • VI RICORDATE IL PICCOLO AYLAN? ECCO LA VERITÀ. La lettera della zia del piccolo bimbo siriano annegato in Turchia alla deputata Usa Gabbard, recentemente in visita in Siria
Fonte: amykins

Nel settembre del 2015 la sua immagine fece il giro del mondo. Ovviamente per i media mainstream stava scappando con la sua famiglia per sfuggire, sì dall’ISIS, ma sopratutto dal feroce regime di Assad. Un altra “prova” per intensificare la guerra alla Siria. Ora, Tima Kurdi, la zia del bambino, rinfrancata dalla visita della parlamentare statunitense Tulsi Gabbard in Siria e dal suo incontro con Assad, ha pubblicato sulla pagina Facebook di Tulsi Gabbard un messaggio.
Ve lo riproponiamo tradotto in lingua italiana. Difficilmente troverà spazio sui liberi giornali nostrani:  

“Sono la zia di Alan Kurdi, il bambino siriano tragicamente annegato il 2 settembre 2015. L’immagine devastante del corpo senza vita del mio nipote di 2 anni, disteso a faccia in giù sulla spiaggia in Turchia, era su tutti i giornali in tutto il mondo . Due settimane fa, tornata a casa dal lavoro, mio marito mi ha mostrato un video di Tulsi Gabbard in visita al mio paese di origine, la Siria. Le cose che stava dicendo sulla politica degli Stati Uniti, dei paesi del Golfo, dell’Occidente (che vogliono imporre un cambio di regime al mio paese, che finanziano gruppi “ribelli” e terroristi, che hanno distrutto il mio paese costringendo la gente a fuggire) sono vere. Il messaggio di Tulsi era esattamente quello che ho cercato di dire per anni, ma che nessuno vuole ascoltare.Continua a leggere [Fonte: LANTIDIPLOMATICO.IT]

Immagine copertina: LASTAMPA

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Depressione, nuovo studio smentisce legame con la genetica

Mer, 06/26/2019 - 09:07

Un nuovo studio ha smentito il legame tra la genetica e la depressione. Non vi sarebbe nessun collegamento scientifico e statisticamente rilevante tra il disturbo psicologico e i 18 geni che le ricerche negli ultimi decenni hanno correlato alla depressione.
Per giungere a questa conclusione, i ricercatori del Colorado hanno preso in esame le informazioni di 620.000 persone raccolte in un’enorme banca di biodati.

Lo studio nel dettaglio

Per compiere la ricerca “No Support for Historical Candidate Gene or Candidate Gene-by-Interaction Hypotheses for Major Depression Across Multiple Large Samples”, pubblicata sulla rivista American Journal of Psychiatric, gli esperti hanno studiato il genoma di un campione composto da individui provenienti da differenti popolazioni.
Si tratta di uno studio unico nel suo genere in quanto nessuna ricerca in precedenza si era mai concentrata su un campione così ampio e variegato.
Analizzando tutti i dati a disposizione, gli esperti sono giunti alla conclusione che non vi sarebbe alcuna correlazione scientifica provata tra la depressione e i geni che precedenti ricerche avevano associato ai disturbi depressivi.
“Siamo lontani dalla conoscenza di rapporti certi tra genetica e depressione mentre l’ambiente sembra giocare il ruolo fondamentale”, spiega lo psichiatra Massimo Cozza, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Roma 2. “Alla luce di questo studio, ancora più importante è un lavoro di prevenzione sui determinanti ambientali, psicologi, relazionali, sociali ed economici”.

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Foto di Anemone123 da Pixabay 

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Il global warming sta cambiando il gusto del vino

Mer, 06/26/2019 - 08:00

Negli ultimi anni ho scritto molto di global warming e degli effetti già tangibili e potenziali sulla viticoltura italiana e internazionale ma in questi giorni in cui non si parla d’altro che delle tematiche ambientali, grazie alla vera e propria crociata portata avanti dalla sedicenne attivista svedese Greta Thunberg, non potevo che tornare a porre l’attenzione su alcuni degli aspetti legati al surriscaldamento globale. Partirò riprendendo un discorso avviato qualche anno fa in questo wine blog, grazie allo studio di una nota ricercatrice che neanche a farlo a posta viene proprio dalla Svezia ed è, quindi, conterranea della giovanissima Greta Thunberg.

“Per colpa dei cambiamenti climatici il vino potrebbe non avere più lo stesso sapore!”

Sono queste le parole della professoressa Kimberly Nicholas, docente della Lund University (in Svezia), che hanno sconvolto l’opinione enoica qualche anno fa, ma che continuano a far riflettere sulla situazione a breve e lungo termine non solo della componente agronomica del produzione di vino mondiale, ma anche degli aspetti prettamente enologici e gustativi. Secondo la professoressa K. Nicholas, infatti, le componenti gustative del vino ed in particolare di quello prodotto con vitigni come Chardonnay e Pinot Nero (lo studio è stato improntato specificatamente su questi due varietali di riferimento in quanto tra i più diffusi al mondo e utilizzati sia per la vinificazione “ferma” che per la spumantizzazione) stanno già assumendo connotazioni differenti a causa dell’innalzamento delle temperature. Sempre secondo lo studio della professoressa svedese, le nazioni più “a rischio” sono proprio quelle mediterranee come Italia e Spagna, nonché la vicina Francia, in quanto in queste aree climatiche l’uva sta arrivando a maturazione sempre più velocemente e i viticoltori fanno fatica a riconoscere quale sia il momento migliore per la vendemmia per via di un gap sempre più ampio fra maturazione fenolica e tecnologica.

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Cervello e 4 sensi: gli ospedali a cui rivolgersi

Mer, 06/26/2019 - 07:35

Riceve gli stimoli e i segnali dall’ambiente esterno, li immagazzina e li elabora in modo tale da fornire una risposta adeguata. Funziona come una macchina altamente complessa, e altrettanto articolati sono i disturbi e le malattie che possono interessarlo. Le aree specialistiche che attengono alla cura del cervello sono diverse: neurologia, neurochirurgia, riabilitazione neurologica, neurologia d’urgenza, psicologia e psichiatria.

In stretta collaborazione col cervello lavorano gli occhi: questi raccolgono infatti la luce proveniente dall’esterno che, entrando attraverso la pupilla, arriva al cristallino che la trasmette alla retina; quest’ultima tramite il nervo ottico invia i messaggi al cervello, che trasforma gli impulsi in immagini. L’anatomia dell’occhio, così come il procedimento che consente la visione, sono molto complessi: per questo l’organo della vista può essere affetto da diverse problematiche, di cui si occupa la branca dell’oculistica.

Il distretto testa-collo è poi molto importante perché raggruppa gli organi responsabili di 4 dei 5 sensi: oltre la vista, anche l’udito, l’olfatto e il gusto hanno origine in organi e formazioni anatomiche collocate in questa parte del corpo. L’area specialistica che si occupa di prevenire, diagnosticare e curare le patologie che riguardano orecchie, naso e gola è l’otorinolaringoiatria.

Per sapere quali sono in Italia i migliori ospedali a cui rivolgersi per problematiche relative al cervello, agli occhi e al distretto anatomico naso-bocca-gola abbiamo realizzato tre distinte classifiche dopo aver consultato il portale www.doveecomemicuro.it, motore di ricerca sulla salute a cui i cittadini possono far riferimento per mettere in fila le strutture migliori.

Valutazioni istituzionali e parametri dettagliati

Nello stilare le classifiche delle strutture sanitarie d’eccellenza alle quali rivolgersi per curare per una certa patologia, oppure per sottoporsi a una visita specialistica o a un determinato intervento chirurgico, il portale incrocia diverse informazioni (più di 800 mila) e si basa su valutazioni istituzionali (come quelle effettuate dal Programma nazionale valutazione esiti realizzato dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali per conto del ministero della Salute), di certificazioni provenienti da fonti scientificamente accreditate (tra cui il Centro Nazionale Trapianti e il Breast Center Certification), e su parametri dettagliati (numero dei ricoveri, tassi di mortalità, casi in cui è stato necessario un secondo intervento, ecc).

La classifica dei migliori centri in ambito neurologico

Oltre che delle valutazioni effettuate dal Programma Nazionale Esiti (PNE), precisiamo che la classifica dei centri per la cura dell’ambito neurologico che vi proponiamo tiene conto anche delle valutazioni effettuate dagli utenti dell’area specialistica (e per questo può subire variazioni anche frequenti). 

1. Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

2. Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, Ospedale privato equiparato pubblico

  • via Don Sempreboni, 5 – 37024 Negrar (VR)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 045 6013111
  • sito web https://www.sacrocuore.it/
  • aree specialistiche: neurologia, neurologia d’urgenza e stroke unit, riabilitazione neurologica, unità spinale

3. IRCSS San Raffaele Pisana, IRCCS privato accreditato Ssn

4. Ospedale di Brunico, Ospedale a gestione diretta

5. Ospedale B. Ramazzini di Carpi, Ospedale a gestione diretta

  • via G. Molinari – 41012 Carpi (MO)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 059 659111
  • sito web: http://www.ausl.mo.it/home
  • aree specialistiche:  neurologia, neurologia d’urgenza e stroke unit, psichiatria e psicologia, riabilitazione neurologica

La classifica dei migliori centri che si occupano di oculistica

La classifica dei primi 5 centri d’eccellenza in ambito oculistico che vi proponiamo è stata stilata – precisiamo – sulla base delle valutazioni effettuate dagli utenti dell’area specialistica. 

1. Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

2. Casa di Cura Giovanni XXIII, casa di cura privata accreditata Ssn

  • via Giovanni XXIII, 7 – 31050 Monastier di Treviso (TV)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0422 8961
  • sito web https://www.giovanni23.it/

3. Casa di Cura Villa Serena di Città Sant’Angelo, casa di cura privata accreditata Ssn

  • viale L. Petruzzi, 42 – 65013 Città Sant’Angelo (PE)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 085 95901
  • sito web https://www.villaserena.it/

4. Clinica Sedes Sapientiae, casa di cura privata

5. Ospedale San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, ospedale privato equiparato pubblico

La classifica dei migliori centri che si occupano di orecchie, naso e gola

La classifica dei primi 5 centri d’eccellenza che si occupano di otorinolaringoiatria (orecchie-naso-gola) che vi proponiamo è stata stilata – precisiamo – in base alle valutazioni effettuate dagli utenti dell’area specialistica. 

 1. IRCCS Neuromed, azienda ospedaliera universitaria integrata Ssn

  • via Atinense, 18 – 86077 Pozzilli (IS)
  • per info e prenotazioni chiamare il numero 0865 929 600
  • sito web http://www.neuromed.it/

2. Istituto Nazionale Tumori Regina Elena, azienda ospedaliera universitaria integrata Ssn

3. Ospedale Mater Salutis, Ospedale a gestione diretta

4. Ospedale degli Infermi di Rivoli, ospedale a gestione diretta

5. Santa Maria Nuova, ospedale a gestione diretta

Immagine di copertina: Photo by Rhett Wesley on Unsplash

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L’industria della bioplastica va alla grande: 685 milioni di fatturato nel 2018

Mar, 06/25/2019 - 21:15

Aumentano produzione e aziende, nonostante la piaga dei sacchetti illegali. Versari, presidente Assobioplastiche: “Ci aspettiamo che la direttiva SUP sia recepita tenendo conto dei singoli contesti nazionali e dei relativi sistemi di gestione rifiuti”

È un fatturato in crescita: il 26% in più, circa 685 milioni di euro di fatturato in più nel 2018, una produzione che vede un incremento del 21%, pari a 88.500 tonnellate, un aumento degli addetti dedicati e di aziende del 4%. Insomma, i dati del quinto rapporto annuale di Assobioplastiche parlano di una crescita costante per l’industria delle bioplastiche.

La crescita degli ultimi anni è evidente: basti pensare che dai 143 operatori del 2012 si è arrivati ai 252 del 2018. E proprio considerando questi risultati e i potenziali nuovi entranti è ragionevole prevedere un incremento progressivo del numero di imprese attive nel settore.

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