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Bonus babysitting, a chi spetta, quanto ammonta e come richiederlo

Mer, 05/20/2020 - 16:00

L’8 marzo scorso è stato il giorno della chiusura di tutte le scuole italiane in lockdown; da allora tutti i bambini sono rimasti a casa, chi poteva accudirli lo ha fatto, magari tra riunioni e mail da scrivere se in modalità smart working. Chi lavorava in un servizio essenziale ha invece dovuto continuare a portarli dai nonni, oppure utilizzare la soluzione dei babysitter. La ripresa graduale delle attività, e in questi giorni a maggior ragione con la riapertura di tutte, pone più che mai la questione e, in considerazione che le categorie più fragili erano e restano i nonni, la soluzione per tanti ricadrà nuovamente sul babysitting.

Si tratta di una soluzione, in questo momento, probabilmente ben accetta, se non sperata, anche da parte dei bambini che possono vivere positivamente l’arrivo di una/un babysitter: una persona diversa dai genitori, da frequentare dopo tanta reclusione, finalmente un/una nuova compagno/a di giochi e chiacchiere.

Risorse ad hoc per accedere a queste soluzioni erano quantomai necessarie, e un modo per avere sollievo da tante spese, senza troppe difficoltà per accedervi, speriamo che sia dunque il nuovo bonus baby sitting, già istituito con il “Cura Italia” e ora ampliato come tetto (raddoppiato) e modificato in alcuni contenuti dal Decreto “Rilancio“. Chi ha già beneficiato dei fondi istituiti con il Cura Italia, i 600 € previsti, però ne avrà a disposizione ancora 600 € e non oltre, lo stesso vale per chi lavora nel comparto sanità, se avrà già beneficiato dei mille euro non potrà averne che altri 1.000 e non 2.000 €.

Le novità

L’assegno sarà spendibile anche per usufruire di servizi educativi territoriali, servizi della prima infanzia e nei centri ricreativi e può essere usato per pagare i nonni, o altri parenti, che aiutano nella gestione dei figli: l’importante è che si segua la procedura del Libretto Famiglia. Di seguito i contenuti principali e le istruzioni per richiederlo.

A chi spetta

Ai genitori o affidatari per i servizi di assistenza e sorveglianza dei minori:

  • fino a 12 anni (alla data del 5 marzo);
  • senza limiti di età, se disabili gravi.
Da quando e quanto

Per servizi resi dal 5 marzo nei periodi di chiusura dei servizi scolastici.

Fino a 1.200 euro se:

  • dipendenti del settore privato;
  • iscritti in via esclusiva alla Gestione separata (art. 2, c. 26, l. 335/1995);
  • autonomi iscritti all’INPS (Artigiani, Commercianti e Coltivatori diretti, coloni e mezzadri);
  • autonomi iscritti alle casse professionali.

Fino a 2.000 euro, per:

  • medici;
  • infermieri;
  • tecnici di laboratorio biomedico, di radiologia medica;
  • operatori sociosanitari;
  • personale dei comparti sicurezza, difesa, soccorso pubblico.

L’altro genitore non deve essere beneficiario di altre forme di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa (ad esempio, NASPI, CIGO, indennità di mobilità, ecc.), non deve essere disoccupato o non lavoratore ma può essere in Smart Working (Lavoro Agile).

Quando inviare la domanda

La domanda si può inviare dal 1 aprile 2020, per servizi resi dal 5 marzo nei periodi di chiusura dei servizi scolastici.  Il Bonus per servizi di Baby sitting è però alternativo al congedo parentale previsto dal D.L. 18/2020.

Come accedere

Dalla Home page del portale Inps www.inps.it, per inserire la domanda occorre autenticarsi inserendo Codice fiscale e in alternativa:

  • SPID
  • PIN dispositivo o CNS o Cie
  • PIN semplificato (primi 8 caratteri del PIN – Messaggio n. 1381 del 26/3/2020)

In caso di invio domanda con PIN semplificato, per procedere alla definizione della domanda e all’appropriazione telematica del Bonus nel servizio Libretto-Famiglia, è necessario acquisire il PIN dispositivo.

Invio della domanda

Sono richiesti:

  • i dati anagrafici del genitore richiedente, del figlio e dell’altro genitore;
  • l’indicazione dell’attività svolta dal genitore richiedente e dell’importo richiesto (multipli di 10 euro).

In caso di affido del minore e in caso di figlio disabile vanno inseriti i relativi allegati (Provvedimento o sentenza di affido, Verbale sanitario ante 2010 o Sentenza che riconosce la disabilità).

L’esito della domanda è comunicato via sms/email/PEC con assegnazione del bonus richiesto tramite il servizio Prestazioni di lavoro occasionale – Libretto – Famiglia.

Per fruire del Bonus l’utilizzatore dovrà effettuare i seguenti passaggi del servizio online Libretto – Famiglia:

  1. registrazione del genitore come utilizzatore del Libretto famiglia e della persona incaricata come prestatore del servizio;
  2. appropriazione del Bonus Baby sitting
  3. inserimento delle comunicazioni delle prestazioni lavorative svolte per l’attività di baby sitting.
Appropriazione telematica del bonus, cosa significa

Una volta ottenuto, si dovrà procedere all’appropriazione telematica del bonus per l’acquisto dei servizi di baby-sitting entro e “non oltre 15 giorni solari dalla ricevuta comunicazione di accoglimento della domanda” (ovvero, tramite sms, e-mail o Pec). In sostanza, il genitore che ha superato tutti gli ostacoli, prima ha fatto la domanda, poi ha aspettato che venisse accettata, poi ha aperto il portafoglio elettronico, deve infine appropriarsi dei soldi. Da ricordare bene perchè: questi infatti non arrivano in automatico ma il genitore deve cliccare su “appropriazione” nel proprio “libretto di famiglia” entro 15 giorni altrimenti rischia di perderlo.  

A questo link il Tutorial guidato, messo a punto da INPS, per accedere ai fondi (la procedura è la stessa del Cura Italia ma le cifre vanno considerate raddoppiate).

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“Non voglio speculare”. A 17 anni rifiuta 8 milioni di dollari per il suo sito sul Covid

Mer, 05/20/2020 - 15:43

17 anni, mente geniale e uno spiccato senso di quello che definiamo “bene comune“: vi presentiamo Avi Schiffmann il ragazzo minorenne di Mercer Island, stato di Washington, che sta facendo parlare di sé (in positivo!).

Sono decine di migliaia i ricercatori che in tutto il mondo stanno studiando il Coronavirus in tutte le sue forme: dalla prevenzione alla cura. Avi, insieme al socio Daniel Conlon, ha saputo dare al mondo della scienza un contributo non indifferente realizzando il sito ncov2019.live.it per il trattamento in tempo reale dei casi legati al Covid-19. Il portale web di puro servizio per il pubblico oggi arriva a contare ben circa 30 milioni di visitatori al giorno.

Oltre al suo talento quello che ci stupisce è anche il cuore d’oro di Avi. Infatti, di fronte all’offerta di acquisto del suo sito per l’ammontare di 8 milioni di dollari (l’equivalente di circa 7 milioni e 300 mila euro) Avi ha prontamente rifiutato dimostrando il valore che la solidarietà ha sopra al denaro.

Non voglio approfittarne, non voglio speculare su una tragedia,  molti mi dicono che me ne pentirò, ma ho altro in mente ” ha dichiarato il ragazzo  “Ho solo 17 anni, non mi servono 8 milioni di dollari”.

Avi aveva già in precedenza rifiutato ingenti investimenti pubblicitari e, per mantenere la sua autonomia, persegue nella scelta di non inserire banner pubblicitari su ncov2019 «Niente pop-up che rovinano l’esperienza, né voglio essere obbligato contrattualmente a tenere aggiornato il sito o a effettuare cambiamenti con cui non sono d’accordo»  ha spiegato il ragazzo. Sul sito è presente solo una parte di sottoscrizione su base volontaria per il visitatore chiamata “Buy me a coffe” (comprami un caffè) dove l’utente può decidere di effettuare una donazione.

Come funziona il portale ncov2019.live.it  

Strumento utile, intuitivo e di facile consultazione attinge direttamente ai dati ufficiali, in primo luogo quelli dell’OMSOrganizzazione Mondiale della Sanità e quelli messi a disposizione dai singoli Stati, ovviamente aggiornatissimi in tempo reale.

Nel sito sono presenti praticamente tutti gli Stati che hanno affrontato (e stanno affrontato)  l’emergenza del Coronavirus, completi dei numero dei contagi e guariti. Le informazioni, per facilitare la comprensione all’utente, sono poi rielaborati in tabelle di spiegazione e di analisi. Troviamo anche una sezione dedicata a fake news che, purtroppo, anche in questa spiacevole occasione di pandemia mondiale non hanno mancato di dilagare creando confusione e, alle volte, anche vero e proprio panico.

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Giornata mondiale delle api: cosa possiamo fare per salvarle?

Mer, 05/20/2020 - 12:45

I cittadini chiedono all’Europa politiche agricole comuni a tutela degli impollinatori.

Perché dobbiamo salvare le api?

Oggi, 20 maggio, si celebra la terza Giornata Mondiale delle Api, istituita da una Risoluzione dell’ONU per sensibilizzare cittadini e amministrazioni sull’importanza di questi insetti.

Le api, infatti, sono indispensabili per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi, tutelare la biodiversità e garantire la sicurezza alimentare di tutte le specie, inclusa la nostra.

Purtroppo le popolazioni di api stanno velocemente diminuendo a causa delle conseguenze dei cambiamenti climatici, della riduzione di biodiversità nelle aree agricole e dell’uso massiccio di pesticidi nell’agricoltura industriale. Tutti questi fattori possono provocare la morte diretta delle api o rendere le api più vulnerabili all’attacco di parassiti e malattie.

Quali sarebbero le conseguenze se le api dovessero sparire? In primo luogo avremmo una netta diminuzione della produzione di miele, ma soprattutto ci troveremmo a dover affrontare le ripercussioni sulle altre specie vegetali e animali e, chiaramente, avremmo una riduzione drastica di alimenti.

Se ogni giorno riusciamo a mettere sulle nostre tavole frutta, verdura e cereali dobbiamo infatti ringraziare soprattutto le api, oltre a farfalle e altri insetti impollinatori, che svolgono l’importante compito di fecondare numerose specie di piante, tra cui molte usate per la nostra alimentazione.

La diminuzione di offerta si tradurrebbe in un aumento generale dei prezzi di alcuni generi alimentari, mettendo a rischio le fasce di popolazione più deboli e le aziende agricole più piccole, mentre la diminuzione di biodiversità porterebbe a un ulteriore peggioramento della crisi climatica.

La Giornata Mondiale delle Api nasce proprio per questo: per ricordarci quanto è importante tutelare la salute delle api, per il bene di tutti.

Cosa può fare ognuno di noi per salvare le api

Come abbiamo visto, le api sono fondamentali per la salute del Pianeta e per la nostra, ma purtroppo sono fortemente minacciate dai nostri stili di vita.

In occasione della Giornata Mondiale delle Api, l’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) ha rilanciato la campagna “Save Bees and Farmers! Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano“.

Si tratta di un’iniziativa popolare sostenuta da FederBio, Legambiente, Lipu, WWF, Medici per l’ambiente e numerose altre associazioni, grazie alla quale i cittadini possono rivolgersi direttamente all’Unione Europea per chiedere l’adozione di politiche agricole rispettose dell’ambiente e della salute delle api e in grado di garantire un futuro alle prossime generazioni.

La proposta che verrà portata all’attenzione della Commissione Europea include l’eliminazione dei pesticidi entro il 2035, il ripristino di ecosistemi naturali in zone agricole e l’introduzione di misure a sostegno degli agricoltori durante la transizione.

L’obiettivo è quello di rivedere completamente l’attuale modello agricolo intensivo, che fino a oggi ha puntato sull’uso di pesticidi per incrementare le rese.

Un modo diverso per coltivare è infatti possibile e le rese potrebbero aumentare ad esempio grazie a prati fioriti e siepi tra i campi coltivati che arricchirebbero il paesaggio, aiuterebbero api e altri impollinatori e favorirebbero l’equilibrio naturale, senza dover ricorrere sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e per la nostra salute.

Perché la proposta possa arrivare in Europa, occorre raggiungere un milione di adesioni in almeno sette Paesi europei: tutti noi possiamo contribuire attraverso una semplice firma.

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Il Ministro Costa vuole costruire una casa per le api su tutti gli edifici della Pubblica Amministrazione

Mer, 05/20/2020 - 12:31

Questa mattina, in occasione della Giornata mondiale delle api, il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa si è recato presso la sede dei Carabinieri del Cufaa (Comando Unità Forestale Ambientale Agrolimentare) a Roma per visitare le arnie situate sui tetti dell’edificio.

Il Ministro ha lanciato, così, una proposta: costruire una casa per le api sui tetti di tutti gli edifici della Pubblica Amministrazione:
La mia proposta – ha spiegato il ministro – è di far posizionare sui tetti degli edifici della pubblica amministrazione delle arnie con questi preziosi insetti impollinatori, che sono anche straordinarie sentinelle dell’ambiente“. Analizzando la qualità del miele prodotto dalle api, infatti, è possibile rilevare numerosi indicatori di qualità ambientale.

Il ministro ha visitato le arnie del progetto “Apincittà” che i Carabinieri forestali portano avanti insieme alla Federazione Italiana Api. In occasione di questa ricorrenza mondiale per salvare le api dall’estinzione, il ministro Costa vuole “ricordare quanto questi insetti siano fondamentali per la nostra vita e per l’ecosistema. L’impollinazione è un servizio ecosistemico importante che va assolutamente preservato, in linea con le iniziative Ue a favore degli impollinatori. In questa settimana della natura che quest’anno abbiamo voluto lanciare, vogliamo tenere alta l’attenzione sulla tutela della biodiversità in tutte le sue sfaccettature, dal turismo sostenibile nei parchi alla conservazione delle api e delle tartarughe, per stimolare gli italiani a riscoprire la natura e la sua magica bellezza. La sua valorizzazione è fondamentale in questo momento di ripresa post-Covid, in cui il ritorno alla normalità passa anche attraverso l’immersione nel verde“.

“No bees, no future”

Le api, piccoli insetti impollinatori gialli e neri, sono fondamentali per l’esistenza degli interi ecosistemi naturali e agrari.

#SaveTheBees
Greenbees (Greenpeace)

La loro sopravvivenza è, però, a rischio, a causa dell’eccessivo uso di pesticidi e della diffusione di virus e parassiti, oltre che per i cambiamenti climatici. Come si legge in un articolo dell’ANSA, circa il 40% degli apoidei selvatici (la superfamiglia di insetti che comprende anche le api da miele) è minacciato di estinzione mentre il 30% delle farfalle è in declino continuo da almeno trent’anni.
Se le api si estinguessero e smettessero di impollinare, l’equilibrio di interi ecosistemi verrebbe stravolto con conseguenze catastrofiche: gran parte del cibo di cui ci nutriamo non crescerebbe più e molte specie vegetali scomparirebbero. Infatti, delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione globale di cibo, 71 sono collegate al lavoro di impollinazione delle api.

Salvaguardiamo le api per salvare il Pianeta

Gli apicoltori italiani danno un grande aiuto per preservare l’esistenza delle api e, con esse, la conservazione di ecosistemi rurali e urbani: “gli apicoltori censiti in Italia sono circa 60.000, detengono un patrimonio di alveari in continua crescita che, nonostante le numerose avversità, nel 2019 ha raggiunto 1.800.000 alveari, capaci di generare 2 miliardi di Euro di valore della produzione delle colture di interesse agro-alimentare e dei servizi eco-sistemici”, si legge in un comunicato stampa della Federazione Apicoltori Italiani.

Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo dare un contributo: smettere di recidere i fiori selvatici, che sono sbocciati nella nostra penisola durante il lockdown, e piantarne altri, così da dare una speranza alle api e invadere la nostra penisola con mille sfumature di colori e odori.

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Il Decreto Rilancio è ufficiale: da oggi i bonus sono realtà

Mer, 05/20/2020 - 09:07

Il decreto Rilancio con tutte le attesissime misure per la ripresa dell’economia italiana di cui si parla da giorni è finalmente operativo, con i suoi bonus, agevolazioni e permessi. Il decreto legge 34/2020 (“Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”) è stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ieri, 19 maggio.
Molte norme sono immediatamente operative (per esempio ulteriori proroghe per i versamenti fiscali, sospensione dell’Irap per le aziende, ecc). mentre per altre si dovranno attendere i decreti di attuazione (sembra 98!) che daranno le indicazioni operative.

Tante novità

Il pacchetto di misure – 55 miliardi di indebitamento e 155 miliardi di saldo netto da finanziare – finanzia nuovi interventi per famiglie, lavoratori e aziende. In due-tre giorni arriveranno i 600 euro per i 4 milioni di lavoratori autonomi assegnatari, ha spiegato il ministro dell’ Economia Roberto Gualtieri, mentre già da oggi è possibile richiedere ad esempio i 1.200 euro per il bonus baby sitter o per i centri estivi per i figli. Partono a giugno invece i contributi a fondo perduto per le imprese e la terza tranche fino a 1.000 euro per gli autonomi.

Reddito di emergenza per le famiglie

Le famiglie in difficoltà economica a causa dell’emergenza Covid-19, non coperte dagli altri sussidi, possono richiedere all’Inps, entro giugno, da 400 a 800 euro, a seconda del numero di componenti del nucleo familiare. Il denaro a cui si ha diritto arriverà per 2 volte, ognuna pari all’ammontare riconosciuto. È necessario avere la residenza in Italia e un reddito familiare ad aprile 2020 inferiore a una soglia di Rem spettante. Isee inferiore a 15mila euro. Bisogna rientrare in un patrimonio mobiliare familiare inferiore a 10mila euro nel 2019, accresciuto di 5mila euro per ogni componente successivo al primo, fino a un massimo di 20mila euro.

Lavoro agevolato per i genitori

Si conferma che i genitori dipendenti del settore privato con almeno un figlio minore di 14 anni hanno diritto a svolgere il lavoro agile da remoto fino al termine dello stato di emergenza. Ma: nel nucleo familiare non deve esserci un altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito. E nel nucleo familiare non deve esserci un genitore non lavoratore. Dunque, se non si usufruisce di sostegni economici, hanno diritto al lavoro da casa anche entrambi i genitori lavoratori.

I congedi parentali (con stipendio pari al 50% della retribuzione) sono aumentati fino a un massimo di 30 giorni per lavoratori dipendenti del settore privato con figli di età sotto (o di età pari a) i 12 anni. In alternativa, i genitori possono cumulare il bonus baby sitter da 600 euro del Dl Cura Italia, che diventa così di 1.200 euro per chi non l’ha ancora ottenuto. Il budget può essere speso anche per i centri estivi e i servizi integrativi all’infanzia.

Bonus vacanze fino a 500 euro

Il bonus per tentare di sostenere il turismo è di 500 euro per le famiglie dai 3 componenti in su; 300 per una coppia e 150 per un single. Si può usare per alberghi e bed&breakfast da luglio e fino al 31 dicembre 2020, ma serve un Isee fino a 40mila euro.

Fisco in parte sospeso e via al bonus ristrutturazione

Rinviate al 1° settembre le notifiche delle cartelle esattoriali e la consegna di 8,5 milioni di atti di accertamento. Parte il superbonus del 110% per i lavori di riqualificazione energetica e antisismica e per interventi connessi relativi all’installazione di impianti fotovoltaici e colonnine per la ricarica di veicoli elettrici, che garantiscano “il miglioramento di almeno due classi energetiche da dimostrare mediante l’attestato di prestazione energetica (Ape)”. Si ottiene così la detrazione del 110% delle spese sostenute tra il 1° luglio 2020 e il 31 dicembre 2021. Lo sconto fiscale per lavori è riconosciuto anche per le “seconde case”, a patto però che non siano villette unifamiliari.

Cancellazione Irap estesa

Cancellata la rata di giugno dell’Irap (saldo e acconto) a tutte le imprese fino a 250 milioni di euro di fatturato e ai lavoratori autonomi con un pari volume di compensi. Cancellati i vincoli previsti in un primo momento, e che limitavano il beneficio alle imprese che avessero subito una perdita di almeno il 33% nel fatturato. Nel dettaglio, si è esentati dal pagamento del saldo Irap dovuto per il 2019 e della prima rata, pari al 40%, dell’acconto dell’Irap dovuta per il 2020. Rimane l’obbligo di versamento degli acconti per il periodo di imposta 2019.

Bonus mobilità leggera

Da oggi al via anche il bonus che copre il 60% della spesa – per un rimborso massimo di 500 euro –  per acquistare ovunque (dunque anche “fuori zona”) bici, e-bike (pedalata assistita) e monopattini elettrici, ma anche segway, hoverboard e monowheel oppure abbonamenti a servizi di sharing purché non di veicoli inquinanti come le auto. Tutto questo vale per gli acquisti fino al 31 dicembre 2020 (salvo esaurimento dei fondi, arrivati ora a 120 milioni). Serve essere residenti maggiorenni di Città metropolitane e nei Comuni con più di 50mila abitanti. Questo bonus può essere richiesto per una sola volta. Previste anche riduzioni tariffarie per gli abbonamenti annuali, ordinari e integrati per i mezzi pubblici.

Dipendenti illicenziabili e proroga alla cassa integrazione

Prorogato lo stop ai licenziamenti economici ma anche per motivo oggettivo – individuali e collettivi – per altri tre mesi. Dal 23 febbraio al 31 agosto 2020, i datori di lavoro possono invece utilizzare la cassa integrazione per l’emergenza Covid-19 per una durata di 9 settimane, e dopo aver esaurito il periodo concesso potranno ottenere ulteriori 5 settimane. Utilizzate tutte le 14 settimane, dal 1 settembre al 31 ottobre potranno chiedere ulteriori quattro settimane di trattamento. Per i settori del turismo, fiere, congressi e spettacolo le 4 settimane si possono utilizzare anche prima del 1 settembre. Diventa più veloce la procedura per la Cassa in deroga: il datore di lavoro potrà rivolgersi direttamente all’Inps (e non più anche alla Regione) per ottenere un anticipo dell’assegno del 40 per cento in 15 giorni. Riconosciuti ai liberi professionisti  (titolari di partita Iva) mille euro per il mese di maggio, se dimostrano di aver perso almeno il 33% del reddito nel secondo bimestre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 e ai Co.Co.Co che hanno cessato il proprio rapporto di lavoro.

Colf e badanti, 500 euro

500 euro di indennità mensile per i lavoratori domestici, con uno o più contratti di lavoro, per i mesi di aprile e maggio 2020, che alla data del 23 febbraio 2020 lavoravano per una durata complessiva di almeno 10 ore settimanali. Esclusi i lavoratori domestici conviventi con il datore di lavoro, o che avevano già beneficiato di altre indennità con il Dl Cura Italia.

Reddito di cittadinanza

Chi beneficiava del reddito di cittadinanza può stipulare contratti a termine, fino a 30 giorni, rinnovabili per 30 giorni, per un ammontare retributivo massimo di 2mila euro con datori di lavoro del settore agricolo, senza veder ridotti i propri benefici.

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Se sapessi davvero quanto costa mantenere un’auto… la venderesti

Mer, 05/20/2020 - 08:30

Chi possiede un’auto sottostima spesso i costi totali che sostiene. Se però ne prendesse atto, o se le cifre reali fossero fornite in maniera più trasparente, molto probabilmente si sbarazzerebbe di quell’automobile e sceglierebbe un tipo di mobilità più sostenibile, a partire dal trasporto pubblico.

Le auto private sono responsabili per circa l’11% delle emissioni di CO2 mondiali. Inquinano di più rispetto agli altri mezzi di trasporto. Inoltre, sappiamo bene che le fonti fossili ne alimentano la maggior parte e questo genera inquinamento dell’aria. In aggiunta, le auto sono la causa di traffico e incidenti. Notizie ben note, così come sono noti i tentativi di molte città di ridurre le emissioni agendo proprio sulla mobilità. In Ue dal 2021 in poi l’obiettivo medio di riduzione delle emissioni delle auto nuove sarà del 25% (da 130 gr di CO2/km del periodo 2015-19 si passerà a 95; attualmente la media è di 120 sulla base di dati del 2018 diffusi da Nature); i singoli Paesi intanto si impegnano ognuno con misure proprie, le città anche. Oslo ha diminuito il numero di parcheggi disponibili per disincentivare l’utilizzo delle auto, altre città puntano sull’elettrificazione della flotta dei mezzi pubblici o sulla progettazione di nuove piste ciclabili e tratti esclusivamente pedonali.

La cattiva notizia però è che oltre il 99% delle nuove auto vendute a livello mondiale sono ancora alimentate da fonti fossili. E tra il 2000 e il 2017 in Europa le auto di proprietà sono cresciute del 25%. La domanda di veicoli cresce, dunque. I motivi sono vari: le persone hanno guadagnato abbastanza da permetterselo, oppure il luogo di lavoro si è allontanato o non è raggiungibile comodamente con i mezzi pubblici. Perché non scelgono un’auto elettrica? Una delle risposte è abbastanza prevedibile: l’ansia per la mancanza di un’infrastruttura di ricarica capillare alla fine scoraggia all’acquisto.

Possedere un’auto è davvero così eccitante?

In realtà l’automobile non è più per tutti uno status symbol come lo era nei decenni passati. I Millennials e la Generation X ad esempio hanno del tutto messo da parte il mito del possesso di un’auto da esibire. Le persone decidono di acquistare un’auto a seguito di considerazioni tutt’altro che deprecabili. Tra i parametri fondamentali di scelta sicuramente figurano i costi totali derivanti dal possesso di un’auto, che tuttavia vengono sempre sottostimati. Un altro elemento da considerare è la scarsa attrattiva dei mezzi alternativi: trasporto pubblico, car sharing, auto elettriche, bicicletta… e gambe!

Un’indagine su 6 mila cittadini tedeschi si è focalizzata proprio sui costi percepiti e sulla modifica del comportamento di acquisto nel caso la consapevolezza sui costi reali aumentasse. Questi i risultati:
– i costi vengono sottostimati di circa il 50%;
– avere informazioni sui costi reali renderebbe le persone disponibili a pagare il 22% in più circa il biglietto per salire su un mezzo di trasporto pubblico;
– informare le persone ridurrebbe il possesso di auto fino al 37% e ridurrebbe le relative emissioni del 23%.

In particolare, secondo la stessa indagine, i consumatori in media sottostimano i costi totali legati al possesso di un veicolo di 221 euro al mese, vale a dire del 52% dei costi reali. In pratica il costo totale reale è il doppio di quanto le persone pensano.
Sono stati anche analizzati i costi principali: carburante, svalutazione, riparazioni, tasse e assicurazione. In media, gli intervistati sono arrivati molto vicini alle cifre reali spese in carburante, ma hanno sottostimato le altre spese consistenti.

E se le persone riuscissero a calcolare perfettamente quanto costa un’auto?

La piena consapevolezza sui costi reali del possesso di un’auto si tradurrebbe, come dicevamo, in una scomparsa di circa il 37% dei veicoli sulle strade tedesche (quasi 176,6 milioni). Una riduzione simile porterebbe a vantaggi visibili in termini di traffico e qualità dell’aria. Le emissioni di CO2 si ridurrebbero ogni anno di circa 37 milioni di tonnellate, il 4,3% del totale in Germania e il 23% del totale delle emissioni connesse al settore trasporti. Vale la pena di sottolineare che, anche se più persone facessero ricorso al trasporto pubblico, le emissioni di questo settore non andrebbero ad aumentare di molto, anche perché comunque le emissioni pro capite per km sono notevolmente minori nel caso il cittadino scelga di viaggiare sui mezzi pubblici e non su un’automobile. Inoltre, è ipotizzabile che, se le persone acquistassero meno auto, il loro prezzo aumenterebbe e questo si tradurrebbe in un’ulteriore riduzione del loro numero sulle strade (di circa il 9%). Alla fine in Germania circolerebbero 4 milioni di auto in meno.
La crescita della domanda per il settore dei mezzi pubblici sarebbe invece dell’8-12%, mentre quella dei veicoli elettrici addirittura di circa il 73%.

Ma non è così semplice…

È inimmaginabile che una diffusione efficace di informazioni martellanti sui reali costi faccia scattare un’improvvisa presa di consapevolezza. Ma è assolutamente plausibile ritenere che ridurre il gap tra costi stimati e costi reali possa portare ad una lenta transizione dai veicoli tradizionali a veicoli meno inquinanti o al trasporto pubblico. Gli studiosi che si sono occupati dell’indagine propongono che le auto, al momento della vendita, riportino sui documenti di immatricolazioni anche questo tipo di informazioni.
Un ragionamento simile vale per le auto ma anche per altri beni che costano molto e dovrebbero durare a lungo, come frigoriferi o condizionatori. In Usa, Cina e Giappone inizia già a muoversi qualcosa in questo senso.
Anche le case automobilistiche che propongono veicoli a basso impatto ambientale e il trasporto pubblico, tuttavia, dovrebbero fare la loro parte, informando meglio sul tema dei costi.
Ma occorrerebbe identificare aziende indipendenti che certifichino quei costi, per evitare che vengano manipolati.
Da dove partire, dunque? Da una bella campagna di marketing, ad esempio. Una campagna contro l’acquisto di nuove auto inquinanti che faccia leva, oltre che sulle emissioni, sui costi che acquistare e mantenere un’auto davvero comporta.

Puoi consultare l’indagine completa, tabelle e conclusioni dettagliate qui

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Covid-19: nei Paesi Bassi via libera al “compagno di sesso” durante il lockdown

Mer, 05/20/2020 - 08:00

Nei Paesi Bassi è possibile per chi non ha un partner fisso avere un “compagno di letto” durante il lockdown dovuto all’epidemia da Covid-19. A patto che la situazione venga gestita in modo responsabile da entrambi, si può scegliere un “seksbuddy” (sex buddy) con cui incontrarsi durante la quarantena.

Sì alle visite in casa, ma a distanza

Il consiglio arriva in via ufficiale dal Dutch National Institute for Public Health and the Environment, l’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente, dopo le critiche sollevate dai singles perché secondo le regole in vigore stabilite a partire dal 23 marzo per il lockdown olandese, chi si reca in visita in casa d’altri deve mantenere una distanza di almeno 1,5 metri dagli abitanti dello stabile.

Raggiungere accordi “reciprocamente soddisfacenti”

Così l’Istituto ha suggerito a coloro che non hanno un partner sessuale fisso di raggiungere accordi “reciprocamente soddisfacenti” con individui affini, ammettendo che “ha senso che i singles possano desiderare di avere contatti fisici“.

Il tutto è possibile, precisa l’Istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente, solo se la situazione viene gestita responsabilmente da entrambi i partner: “Incontra sempre la stessa persona per avere un contatto fisico o sessuale a condizione che tu sia libero da malattia – dice l’Istituto – e prendi accordi su quante altre persone vedete entrambi, poiché più soggetti incontrate, maggiore è la possibilità di diffondere il coronavirus“.

Autoerotismo in caso di sintomi

L’Istituto dispensa consigli anche per chi ha una relazione fissa con qualcuno con infezione da nuovo coronavirus o che ha sintomi riconducibili alla malattia: “Non fare sesso con il tuo partner se è a rischio infezione”, ammonisce. In quest’ultimo caso, precisa, meglio “darsi all’autoerotismo o al sesso ‘a distanza’, ad esempio masturbandosi insieme”.

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Guarda il video: Racconti del lockdown nel mondo

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Dl Rilancio: Mattarella ha firmato | Risalgono i contagi | Serie A, il via è più vicino

Mer, 05/20/2020 - 06:25

Il Sole 24 Ore: Dl Rilancio: Mattarella ha firmato, stasera in Gazzetta. Dal bonus casa alla proroga della Cig: le misure per famiglie e aziende – Il testo del decreto – Come trovare lo sconto sulle tasse locali – Video / Superbonus 110%, come funziona;

Tgcom24: In Italia aumentano i nuovi positivi, metà in Lombardia | Tornano a salire i decessi;

Il Messaggero: Zaia: troppa movida, chiudo spiagge bar e ristoranti se riparte il contagio. Boccia: «No mobilità per chi rischia»;

Corriere della Sera: Scontro sugli aiuti Ue: sono quattro i Paesi ostili. Conte parla con Merkel e Macron. L’idea, a sorpresa, del fisco comune;

Il Fatto Quotidiano: Sfiducia a Bonafede, alle 9,30 il dibattito in Senato. Delrio avverte i renziani: “Se passa, crisi di governo”. Di Maio: “L’esecutivo è solido e in Aula lo dimostrerà;

Il Mattino: Raggi pronta al bis:«In tanti me lo chiedono»;

La Repubblica: Serie A, il via è più vicino: sì ad allenamenti di gruppo. Spadafora: “Il 28 maggio decideremo sul campionato“. Uefa Alle federazioni più tempo per decidere come far ripartire i tornei;

Il Giornale: Il caffè? Ora si paga il doppio: tutte le stangate della Fase 2  ;

Il Manifesto: Agnelli tasse zero: dividendi gratis e «giochi fiscali»;

Leggo: Jacopo Bacis, morto a otto anni caduto dal terzo piano. Ipotesi choc: «Giocava a un videogame di realtà virtuale».

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Anziani: “Continuare il lockdown e non vedere i nipoti”

Mar, 05/19/2020 - 18:30

Il governo italiano ha esposto le regole della fase 2, descrivendo ciò che è ammesso o non ammesso in sostanza per una sola categoria di persone: gli adulti in salute.

Anziani e bambini, di cui ci occuperemo a breve, non hanno avuto dettagli pensati per loro.

Abbiamo chiesto a Giuseppe Paolisso, geriatra e ricercatore all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, già membro dell’ISS e presidente della Società di Geriatria Italiana, cosa consiglierebbe a un ultra 70enne residente nelle aeree a maggior rischio e in quelle invece dove il virus ha avuto e continua ad avere una diffusione piuttosto scarsa. Chiaro che la cosa vale anche per persone più giovani, se hanno patologie pregresse.

Zone a minor rischio: “Mascherina ‘fresca’ e niente nipoti”

«L’anziano esca con il massimo rispetto dei criteri di sicurezza: mascherina sempre, sempre a distanza di sicurezza di 1,5 metri o meglio 2 dalle altre persone e, dato che andiamo verso l’estate, non uscire mai nelle ore di massimo assolamento», perché indossare una mascherina quando fa caldo è roba poco piacevole per tutti, può diventare pericolosa per un anziano.
Come gestire gli incontri con i parenti? «Serve molta cautela. Mai assembramenti, mai pranzi o cene tutti insieme, visite ristrette e in spazi adeguati: all’aperto o in locali ventilati. Tutti devono rispettare le distanze e indossare mascherine chirurgiche ‘fresche’», ovvero nuove: le mascherine chirurgiche come ha spiegato l’Iss a People for Planet danno la massima protezione a noi e agli altri, ma funzionano solo per 4 ore e non possono mai essere riutilizzate.
Tutto questo perché i positivi asintomatici in circolazione si stimano essere ancora molti e sono un rischio grave per gli anziani. «I bambini vanno tenuti lontani dagli anziani a mio parere ancora per un po’, valutando l’andamento dei contagi. Si sa che i bambini hanno pochissima sintomatologia, in più non sono testati né con tamponi né con test sierologici. È una questione, mi rendo conto, difficile da accettare. Ma se mi chiedete un parere è questo che mi sento di raccomandare, anche nelle zone a minor rischio».  

Zone a maggior rischio: “Mai uscire”

Nelle zone d’Italia ancora a maggior rischio, quelle alle quali è stato permesso riaprire più per motivazioni economiche e sociali che per una reale risoluzione del problema, come ad esempio la Lombardia e il Piemonte, «gli anziani farebbero bene a stare ancora a casa, perché il rischio è ancora troppo elevato. La spesa si dovrebbe trovare il modo di farla portare ad altri, limitando sempre gli ingressi in casa a persone note e accorte». Non uscire è un’ottima scelta, in questo caso, ma se non ce la facciamo più a restare in casa, siamo a rischio depressione o vogliamo sgranchirci le gambe (cosa molto importante, l’esercizio fisico, che anche in età avanzata mantiene basse le infezioni e alto l’umore e la salute: qui esempi di esercizi da fare in casa secondo la SIGG) «possiamo uscire per una passeggiata al mattino presto, diciamo fino alle 9, e la sera dopo le 7. No assoluto ai centri commerciali o ad ogni altra zona di assembramento.»

Cosa potremmo fare in più?

«La mancanza di compagnia è pericolosa come il virus: si può morire di solitudine», continua Paolisso. Un aspetto importante ma difficilissimo adesso. Il consiglio è quello di aiutare fin dove possibile gli anziani a digitalizzarsi, per parlare e vedere i famigliari via tablet, telefono o pc. Vanno educati a questo, e il governo potrebbe pensare anche a corsi di alfabetizzazione dedicata. In alternativa – come si sta facendo spesso all’estero ma non da noi – si potrebbero organizzare linee telefoniche dedicate, con personale qualificato, a tener compagnia agli anziani. In molti hanno notato infatti – compresa una vasta indagine americana – che paradossalmente la realtà è che gli anziani escono più spesso degli altri, proprio in cerca di compagnia

Rischio malnutrizione

«Accertiamoci che i nostri cari mangino cose fresche e varie. Se vivono da soli, in un momento di disagio, potrebbero essere tentati di non alimentarsi adeguatamente, anche per problemi di natura socio-economica o paura a uscire. Può anche succedere che i badanti abbiano paura di uscire e facciano una spesa frettolosa. Nel medio termine questo può riflettersi in una seria malnutrizione anche con gravi conseguenze».

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“Non ha senso proprio gnente se nun puoi stare con la gente”

Mar, 05/19/2020 - 18:12

Lettera al Padreterno letta da Paola Cortellesi

Paola Cortellesi ha postato sulla sua pagina Instagram un video dove recita una poesia in romanesco intitolata “Lettera al Padreterno”. «Della mia amica S, donna straordinaria che ogni giorno si prende cura degli altri e ogni tanto regala poesie».

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Della mia amica S, donna straordinaria che ogni giorno si prende cura degli altri e ogni tanto regala poesie.

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Fonte: Instagram paolacortellesireal

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La fine di Covid-19? A metà agosto

Mar, 05/19/2020 - 18:07

Le regioni italiane saranno libere da contagi Covid-19 in periodi diversi, alcune già dai prossimi giorni, altre – come la Lombardia – dovranno aspettare agosto. Secondo le proiezioni dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni italiane, usciranno per prime dal contagio da Sars-CoV-2, ovvero riusciranno nell’intento di registrare zero nuovi casi, le due Province autonome di Bolzano e Trento, il 21 e 22 maggio. Allo stesso tempo sarà liberata dal virus la Calabria (22 maggio), l’Umbria (23 maggio), la Sardegna (24), la Basilicata (26) e la Valle d’Aosta (29).

Dubbi sul Molise

Si azzereranno i casi il primo giugno in Abruzzo, il 3 in Puglia e Campania, il 6 in Sicilia e Toscana, il 9 in Veneto, il 12 in Friuli Venezia Giulia e il 17 nel Lazio. Poi Emilia-Romagna (22), Marche (23), Liguria (24) e Piemonte (26). Mentre per il Molise, che ha sperimentato un andamento dei contagi molto particolare, tanto che la curva dei nuovi contagi è pressoché parallela all’asse orizzontale, pare per via di un affollato matrimonio Rom, è al momento “impossibile avanzare ipotesi”.

Lombardia ultima

Male, sempre male la “Lombardia, regione dalla quale sono partiti i primi contagi da Covid-19, per la quale secondo i dati attuali l’azzeramento dei nuovi casi non avverrebbe prima del 13 agosto“.

Tutto nelle nostre mani

Questa stima, che naturalmente dipenderà dal comportamento dei singoli, è stata fatta ipotizzando “un mantenimento della mobilità sociale a livelli estremamente contenuti, e sarà necessario rivederla alla luce dell’ultimo Dpcm che approva misure finalizzate all’attenuazione sostanziale di queste limitazioni”, hanno precisato gli esperti dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio e ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, e da Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio.

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La semina della speranza (VIDEO)

Mar, 05/19/2020 - 17:45

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Haidar El Ali: l’uomo che sta salvando il Senegal dalla deforestazione

Mar, 05/19/2020 - 16:05

Haidar El Ali è un ecologista senegalese, nominato ministro dell’ambiente nell’aprile del 2012 e divenuto ministro della pesca l’anno successivo. È anche presidente del Partito Verde senegalese.

La sua missione è quella di salvare il Senegal  dalla deforestazione e dallo sfruttamento selvaggio di terra e acque, al fine di preservare il corretto funzionamento di tutti gli ecosistemi. Haidar El Ali ha dedicato gran parte della sua vita alla causa ambientale, cercando di smuovere le coscienze sull’importanza di piantare alberi per salvare interi territori e popolazioni.

Con l’aiuto della popolazione locale, il militante ambientale El Ali ha condotto un programma, in collaborazione con l’associazione Oceanium, che ha permesso di piantare 152 milioni di gemme di mangrovie nel delta del Casamance, nel sud del Senegal, negli ultimi dieci anni.

Questo progetto di riforestazione è diventato uno dei più grandi al mondo nel suo genere con l’obiettivo di rimediare alla costruzione di strade che, negli anni, hanno deviato il corso del fiume, provocando danni non solo a flora e fauna, ma anche alle coltivazioni di riso circostanti.

L’ex Ministro dell’Ambiente del Senegal, afferma che le mangrovie sono fondamentali per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici, oltre a contribuire all’economia locale e a mantenere in equilibrio tutti gli ecosistemi:

Ogni volta che piantiamo un albero, il tempo necessario alla sua crescita è tempo perso: se avessimo iniziato 10 anni prima, ora avremmo avuto una foresta”, commenta in un video della BBC.

Combattere la deforestazione e la pesca eccessiva

L’obiettivo di El Ali è combattere la deforestazione e la pesca eccessiva, che rappresentano una vera minaccia alla sopravvivenza delle mangrovie:

I controlli qui sono pochissimi. Non c’è più tempo da perdere, poiché da questa foresta dipende la nostra vita. La foresta di mangrovie rappresenta un ecosistema formidabile che attrae la pioggia. Inoltre, è scientificamente provato che il fango che si forma alla base di questa foresta pluviale cattura il metano e le foglie delle mangrovie assorbono CO2; questo è il modo migliore per combattere il climate change (…) Io ho dei figli e voglio trasmettere loro l’amore che mi spinge a fare tutto ciò e vorrei lasciare loro in eredità un mondo sano e bello, non vorrei assolutamente offrire loro un futuro cupo che lascia dietro di sé soltanto distruzione. L’umanità è in grado di comprendere ciò? Non credo affatto.”

C’è ancora speranza per un mondo corrotto dalle azioni degli egoismi umani?

Fonte: BBC

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Il “Bazooka” dell’Unione Europea per battere la crisi economica provocata da Covid-19

Mar, 05/19/2020 - 15:00

Parigi e Berlino hanno proposto lunedì 18 maggio la creazione di un fondo di stimolo per aiutare l’Unione europea a superare la storica crisi causata dal coronavirus, attraverso un meccanismo senza precedenti per la condivisione del debito europeo, i “Recovery Fund” che sarebbero un analogo con nome diverso dei Coronabond invocati da alcuni paesi (Francia, Spagna, Italia) che finora hanno trovato l’avversione di alcuni paesi del nord Europa (Olanda, Finlandia, Austria).

Tra i contrari finora era annoverata anche la Germania. Per la stampa internazionale questa iniziativa segna la rottura di un tabù tedesco sul debito e la speranza di rilanciare il progetto europeo.

Un segno di ottimismo in mezzo alla tempesta

È un segno di ottimismo nel mezzo della tempesta. La cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron “hanno tracciato  i contorni della loro visione comune dell’Europa per la ripresa dalla crisi economica e sanitaria, attraverso la creazione di un fondo di recupero di 500 miliardi di euro sotto forma di vera solidarietà con i paesi più colpiti dalla crisi” riferisce il quotidiano belga Le Soir.

“Come i soldi dati da papà ai figli in difficoltà”

In una dichiarazione congiunta pubblicata lunedì, Parigi e Berlino propongono che questo sostegno sia finanziato da prestiti della Commissione sui mercati “per conto dell’UE”. Il denaro verrà quindi trasferito come “spesa di bilancio” nei paesi europei e “nei settori e nelle regioni più colpiti”. Durante una conferenza stampa con Angela Merkel, Emmanuel Macron ha chiarito che questi non sarebbero “prestiti” ma “dotazioni” dirette ai paesi più colpiti. Come scriveva Enzo Imperatore su questo giornale con una metafora sarebbero i soldi dati da papà ai figli in difficoltà anziché un prestito ricevuto dal suocero…

Un grande passo verso un’Europa più unificata

“Questa audace iniziativa da parte di Francia e Germania è un tentativo di sbloccare la situazione di stallo tra la Commissione europea e il suo presidente, Ursula von der Leyen, che finora hanno lottato per trovare un piano di risanamento europeo in grado di raggiungere il consenso”, ricorda il New York Times. “Se gli altri paesi membri accetteranno il piano franco-tedesco, questo segnerà un grande passo verso un’Europa più unificata e sarà un segno che la pandemia potrebbe avere l’effetto di stringere l’Unione anziché farla esplodere”.

La catastrofe è stata “necessaria per rilanciare l’UE”

“Senza una crisi, non ci sarebbe stato alcun cambiamento: una catastrofe era necessaria per dimostrare all’UE che la sua esistenza era in pericolo” scrive il giornale tedesco Süddeutsche Zeitung. “Per Berlino e Parigi c’è bisogno di dire basta alle estenuanti trattative, è arrivato il momento di agire. La formazione di due campi contrapposti Nord e nel Sud sta paralizzando l’Europa. Emmanuel Macron e Angela Merkel non potevano più continuare a nascondersi dietro Roma o L’Aia”. Parigi e Berlino “hanno cambiato la situazione: la loro potente alleanza mette sotto pressione gli altri membri dell’Unione Europea”.

Gli altri punti della proposta: Green new deal e sovranità sanitaria e economica

Il Sole24Ore segnala che l’istituzione del fondo rientra in un programma in quattro punti.” Gli altri tre sono: recupero della sovranità sanitaria, intesa come lo sviluppo dell’industria Ue nel settore medicale e di un vaccino europeo, oltre a una task force comunitaria; la transizione ecologica e informatica, mantenendo la rotta del Green new deal comunitario e accelerando sulle reti di quinta generazione; sovranità economica della Ue, declinata come una riforma delle leggi sulla concorrenza europee”.

Partita ancora aperta

Se l’accordo franco-tedesco segna “un importante passo avanti”, deve ancora essere “approvato da tutti i membri dell’UE, un processo che si preannuncia tortuoso”, osserva Politico.eu. ” Alcuni paesi come Austria, Paesi Bassi e Finlandia, che condividono una tradizione di parsimonia con la Germania, probabilmente si opporranno al piano”.

Immagine di Randy Colas

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“Paga 50 euro un caffè”. Storie di solidarietà all’italiana

Mar, 05/19/2020 - 12:47

Lunedì 18 maggio, primo giorno di riapertura degli esercizi commerciali dopo il serrato lockdown. Un primo tentativo di ritorno al quotidiano, tra le non poche difficoltà di ripartenza. Un giorno che, tra i sorrisi incerti di chi è ancora titubante tra la paura del contagio non ancora scomparsa e l’incertezza economica, ha saputo renderci spettatori di toccanti storie solidali.

Marsala  – Siamo al bar “Moon”, quando un cliente abituale, che preferisce rimanere nell’anonimato, consuma il suo primo caffè espresso amaro e lo paga con una banconota da 50 euro: «Tieni pure il resto. Siete rimasti chiusi 50 giorni. È il minimo che io possa fare». Un gesto di estrema empatia verso il suo bar di fiducia, un sostegno economico ma anche morale per contribuire a una ripartenza come prima dell’8 marzo.

 L’uomo, di professione poliziotto e da sempre impegnato nel sociale, al gesto automatico della cassiera di rendere i 49 euro e 20 centesimi di resto ha rifiutato generosamente riferendo: Sono una persona fortunata – si è schermito -. Ho uno stipendio da dipendente pubblico che è pagato dalle tasse che anche tu versi, a domani».

Fonte: Facebook

Cagliari – Analoga vicenda è successa nel capoluogo sardo. Ci troviamo allo “Shabby Shine”, dove la riapertura con servizio al tavolo ha saputo sorprendere le titolari Jessica e Cinzia. La prima sorpresa è stata proprio in orario di apertura, alle 6.30 di mattino, quando una cliente abituale ha lasciato una letterina con il messaggio di supportoQuesto è il mio piccolo sostegno, come se nei mesi di marzo e aprile mi fossi presa un caffè al giorno”. Le belle parole sono state accompagnate da 70 euro per pagare quei caffè che abitualmente avrebbe preso (uno al giorno) durante i giorni in cui lo Shabby Shine non ha potuto aprire al pubblico.

Poco dopo, un’altra cliente affezionata, ha lasciato 50 euro per la colazione accompagnati sempre da un bigliettino di supporto alle ragazze. “Come non commuoversi“, scrivono le titolari, “arriva una tua cara amica e cliente da 5 anni e ti poggia sul banco questo: ha pagato tutti i caffè che non ha preso in questi mesi. Grazie di cuore”.  

Gesti emozionanti non sono mancati anche dagli altri clienti che hanno supportato con cifre minori l’esercizio commerciale che, tra limitazioni per il distanziamento sociale e le spese da sostenere, si è fatto coraggio decidendo comunque di aprire.

Vicini a tutti i proprietari di attività che stanno lentamente riaprendo dopo il lungo periodo di chiusura, siamo contenti di apprendere che questo lockdown ha saputo renderci anche più empatici e generosi. Lo abbiamo detto molte volte: ce la faremo!

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Voliamo basso: 3 miliardi (ancora) per Alitalia e solo la metà alla scuola

Mar, 05/19/2020 - 11:41

A costo di fare i conti della serva, è legittimo chiedersi se quei soldi, anziché usarli per salvare ancora Alitalia e a recuperare un fallimento del passato, non si potessero investire nell’istruzione dei giovani, per avere, magari un domani, una classe dirigente migliore di quella odierna.

3 miliardi per salvare Alitalia, che passa allo Stato

Tre miliardi di euro per il 2020, l’equivalente del fatturato 2019 di Alitalia. È questa la cifra stanziata per costituire la nuova newco della nuova Alitalia, Alitalia Tai, nuova perché sarà interamente controllata dal ministero dell’Economia o da una società a partecipazione pubblica, anche indiretta, maggioritaria. Una compagnia aerea di Stato, cui è stato garantito un contratto di servizio di 5 anni per lo svolgimento delle attività afferenti a servizi pubblici essenziali di rilevanza sociale, come ad esempio il rimpatrio dei cittadini italiani bloccati all’estero durante l’emergenza Covid19, e la continuità territoriale, vale a dire i collegamenti della penisola con le isole Sardegna e Sicilia. Tre miliardi per salvare (ancora) Alitalia, solo la metà alla scuola.

Un confronto mortificante e offensivo” dice Giordano Masini, coordinatore della segreteria di Più Europa – “Alitalia non doveva nemmeno figurare nei decreti per il sostegno all’economia, dal momento che si trova in stato fallimentare per demeriti propri, non certo per colpa del Covid-19”. Eppure, sottolinea Masini “è la seconda volta in pochi mesi che il governo chiede ai cittadini italiani di buttare soldi in quel pozzo senza fondo, questa volta per creare una compagnia pubblica della quale nessuno sente il bisogno e che continuerà a pesare sulla nostre spalle ben oltre il capitale iniziale di ben tre miliardi di cui leggiamo oggi nel decreto”. 

La scuola è un diritto, ma pure un investimento (che però vale meno di Alitalia)

Un miliardo e 450 milioni in due anni sono le risorse stanziate a favore del comparto scolastico dal “decreto rilancio” approvato dal consiglio dei ministri per affrontare l’emergenza coronavirus e coprire diversi settori, quali: 

Maturità

Quaranta milioni per organizzare l’esame di maturità (in presenza) degli studenti, sanificare le strutture scolastiche, e dare la possibilità di “utilizzare, ove necessario, dispositivi di protezione individuale da parte degli studenti e del personale scolastico durante le attività in presenze”.

Nuovi docenti

Sono 16mila gli euro che serviranno per assumere 8mila nuovi docenti tramite il concorso ordinario e altri 8mila tramite il concorso straordinario.

Scuole paritarie

Previsti 65 milioni di euro per le scuole paritarie dell’infanzia, a gestione pubblica o privata, a copertura del mancato versamento delle rette scolastiche. Nella fascia 0-6 anni, sono previsti 80 milioni per coprire le mancate rette (65 milioni) e aumentare il fondo regionale (15 milioni).

Didattica a distanza

In arrivo 331 milioni per l’acquisto di dispositivi digitali e connettività, l’adozione di misure di sicurezza, di protezione e di assistenza medica, e per l’adattamento degli spazi in vista del rientro.

Fondo per l’emergenza COVID-19

Nel complesso, a ciascun istituto dovrebbero arrivare in media 40mila euro (su 8.300 scuole nel Paese). A lato, è stato previsto un “Fondo per l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, con 400 milioni nel 2020 e di 600 milioni nel 2021, esclusivamente destinato a misure extra di contenimento del rischio epidemiologico.

Lo Stato reinveste nella ricerca dopo anni di tagli

Altri 290 milioni andranno poi all’università, con 62 milioni per gli studenti che non hanno accesso a strumenti adatti alla didattica telematica, 165 milioni per il diritto allo studio, 8 milioni per le scuole di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica (Afam), 40 milioni per rifinanziare il fondo integrativo statale per le borse di studio, 200 milioni di euro, più altri 50 milioni per l’assunzione di ricercatori negli enti pubblici di ricerca nel 2021 e una rimpolpata al Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica (FIRST), che riceve ulteriori 250 milioni di euro nel 2021, e altri 300 milioni nel 2022.

Le promesse del Governo Conte I e la Lega che diceva no

Già il Governo Conte I aveva promesso di riportare i finanziamenti delle università ai livelli del 2009 di circa 7,5 miliardi. Avevano anche promesso di aumentare il FOE (Fondo Ordinario per il finanziamento degli Enti e Istituzioni di ricerca), un fondo più piccolo, destinato agli istituti di ricerca, che dal 2013 subisce costantemente tagli.

Promesse piccole, modeste, in un’Italia che fino al 2019, cioè l’altro ieri, investiva solo l’1,33% del PIL contro una media europea del 2,03 (fonte Eurostat) e il numero dei ricercatori era, ed è ancora, inferiore in rapporto alla popolazione (4,73% contro la media del 7,40 fra i Paesi dell’eurozona, dati OECD). Promesse che l’ex Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti aveva cercato di attuare, salvo trovare ostracismo, specie tra la quota Lega del Governo di allora, poco incline alla ricerca.

Ora, finalmente, qualcosa si muove, ma fa sorridere, amaramente, che sia stato il Coronavirus a dare la spinta.

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Parma resta capitale della cultura anche per il 2021

Mar, 05/19/2020 - 10:30

Nel Decreto Rilancio Parma rimane capitale della cultura anche per il 2021. Come rimangono a Tokyo le Olimpiadi – che si chiameranno sempre Tokyo 2020 per evitare di rifare tutto il merchandising – Parma può spostare gli eventi e le iniziative programmate per quest’anno all’autunno 2020 e all’anno prossimo.

L’assessore parmense Michele Guerra ha affermato: «Il concetto di prolungamento è importante perché significa che Parma 2020 non si ferma, ma diventa Parma 2020 – 2021; abbiamo la possibilità di riorganizzare e ripartire. Con prudenza e attenzione lavoriamo per riorganizzare il programma e portare a compimento ciò che non abbiamo potuto realizzare quest’anno».

Per il 2023 si candidano insieme Bergamo e Brescia, tra le città più colpite dal coronavirus. Superati i campanilismi storici, le due città lombarde uniscono le forze per un obiettivo comune: trasformare l’esperienza della pandemia in un’opportunità.

Per il 2022 il Ministero avverte che l’assegnazione del 2022 avverrà tra le candidature già avviate per la Capitale 2021.

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Ciao Maestro Bosso, e grazie di tutto

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Ecologia fai da te: detersivo per lavastoviglie al limone

Mar, 05/19/2020 - 10:00

Dal canale YouTube Natural Remedies “Hai finito il detersivo per lavastoviglie e non sai cosa usare? Oppure hai deciso di utilizzare solo prodotti rispettosi della salute tua e del Pianeta? Ecco qui la soluzione. Nel video di oggi vedremo come preparare un detersivo naturale per lavastoviglie, capace di pulire perfettamente i piatti ma che non contenga sostanze nocive. La ricetta prevede di utilizzare i limoni in quanto ricchi di acido citrico dall’azione pulente, antibatterica e anticalcare“. Cosa serve:

  • 4 limoni;
  • 800 ml di acqua;
  • 200 gr di sale marino grosso;
  • 100 ml di aceto bianco.
Fonte: Natural Remedies

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Mascherine di comunità: come sceglierle, come sanificarle

Mar, 05/19/2020 - 08:50

Si tratta di mascherine in tessuto non tessuto (tnt) o di stoffa che possono essere acquistate o realizzate in casa, monouso o lavabili. Non sono però dispositivi medici, ma misure igieniche che hanno lo scopo di ridurre la circolazione del virus nella comunità. Ormai sul mercato se ne trovano di diversi tipi e colori, e il rischio di incappare in qualche prodotto fasullo c’è. Dunque come sceglierle?  

Una lista di consigli su come scegliere le mascherine di comunità e su come lavarle (nel caso siano riutilizzabili) è stata stilata da Vincenzo Pezzi (Dipartimento di Farmacia, scienze della salute e della nutrizione) e Gerardo Catapano (Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica e gestionale) del gruppo di Lavoro Mask Test dell’Università della Calabria.

Le informazioni in etichetta

Tanto per iniziare, quando acquistiamo le mascherine di comunità dobbiamo assicurarci che siano inserite in confezioni sigillate. L’etichetta deve testimoniare che sono state prodotte ai sensi dell’articolo 16 comma 2 del decreto legge 18/2020, e deve riportare altre informazioni tra cui:

  • composizione dei tessuti usati
  • data di scadenza
  • istruzioni per l’utilizzo

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Come sanificarle

Se sulla confezione è indicato che sono riutilizzabili è possibile lavarle, altrimenti devono essere considerate disposivi monouso e quindi vanno eliminate dopo l’utilizzo. Se, invece, sono riutilizzabili, vanno lavate seguendo le istruzioni del produttore (tipo di detersivo, temperatura di lavaggio) che dovrà indicare anche il numero di lavaggi massimo consentito.

Lavarle prima del primo utilizzo

Lavarle prima di utilizzarle per la prima volta è opportuno, a meno che non siano presenti diverse indicazioni in etichetta, dal momento che le aziende produttrici non sono tenute a controllarne la carica microbica all’uscita dalla fabbrica.

I bambini posso utilizzarle?

Per i bambini è preferibile l’uso di mascherine a marchio “CE” o autorizzate dall’Istituto superiore di sanità. Nel caso in cui si decida di farle usare anche ai bambini, evitare disegni a stampa o troppo colorati che potrebbero contenere sostanze tossiche.

Per approfondire guarda il video: https://youtu.be/PQj-eInoRas

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Come si reinventano edifici e città dopo il Covid-19

Mar, 05/19/2020 - 08:00

Il Covid-19 avrà un impatto duraturo sulla progettazione degli edifici e delle città? E se la risposta è sì, cosa dovrà essere progettato in maniera diversa? Le soluzioni saranno in linea con una progettazione green?

Questo si chiedono i progettisti in questo momento, e su questo in tanti stanno già lavorando, perché se è vero che per alcuni mesi abbiamo adattato spazi di vita e di lavoro, adesso non sappiamo se queste modifiche, queste nuove modalità, troveranno uno spazio che sia a lungo termine, nella costruzione degli edifici e degli spazi cittadini e soprattutto nel modo di costruire più “salutare” e di minor impatto per l’ambiente: nella bioarchitettura.

Sfruttare la pandemia per ripensare tutto in chiave green e salute

Città ed edifici, ce lo racconta la storia, sono sempre stati plasmati dalle malattie. Oggi una nuova trasformazione degli spazi vitali si intravede all’orizzonte e sta ai progettisti, e a tutti noi fruitori di questi spazi, l’onere di trasformare la crisi in opportunità. L’emergenza sanitaria può essere un’occasione unica per cambiare in meglio i nostri stili di vita, per agire sullo spazio abitativo, che ha bisogno di un ripensamento e di un alleggerimento, secondo processi di riduzione della densificazione e di dotazione di spazi privati all’aperto, come un sano ritorno alle tipologie del passato con cortili, giardini, terrazze, ecc.

Ma è anche un’occasione per dare la giusta importanza allo spazio pubblico, e non solo per la dimensione connessa al distanziamento sociale, perché è vitale sia per l’emergenza climatica (permeabilità dei suoli e drenaggio, soluzioni per ridurre l’isola di calore e per la compensazione della CO2, ecc) che per la prevenzione sismica e la sicurezza generale delle città, specie dei centri storici ad alta densità edilizia senza vie di fuga.

Le nostre città, le case che non abbiamo mai frequentato tanto come nei giorni passati, gli uffici, le piazze, i centri culturali, i luoghi di aggregazione, secondo molti progettisti non saranno più gli stessi dopo la pandemia perché il modo di abitare e di pensare di miliardi di persone è radicalmente cambiato in un arco temporale di poche settimane.

È quanto sostiene anche Fabrizio Tucci, professore ordinario di progettazione ambientale alla Sapienza di Roma e coordinatore del gruppo internazionale di esperti del Green City Network: “Gli spazi fisici sono espressione della gente. Se le abitudini e le esigenze delle persone mutano, cambiano anche gli spazi. Inevitabilmente. E viceversa, se noi progettisti indirizziamo opportunamente tale cambiamento possiamo incidere profondamente su un miglioramento della vita delle persone e dell’ambiente“.

Cosa si modificherà in maniera più evidente

Di certo, almeno in un primo momento, verranno messe da parte modalità di lavoro come il coworking e rivalutati gli spazi condivisi per lavorare, poi dovremo vedere se i nuovi principi entreranno stabilmente nelle modalità progettuali. E di conseguenza gli uffici open space e i laboratori di aziende con spazi ridotti e difficilmente separabili saranno fin d’ora ripensati, per trovare soluzioni alternative e più sicure per gestire il presente, ma anche perché si possa essere pronti, scongiurando che riaccada, ad altre crisi analoghe. Dovrà cambiare anche la progettazione dei sistemi di ventilazione e privilegiati i materiali che sono più “inospitali” per virus e batteri.

Per quanto riguarda le abitazioni basta vedere oggi le fotografie e i video che provengono dalle nostre case, con noi che lavoriamo, i nostri figli che studiano, che proviamo a rilassarci, che siamo in casa ma vogliamo fare un po’ di movimento, per farci capire che la costruzione teorica dell’alloggio funzionalista e della corrispondenza tra stanza e attività, nel post pandemia, non va più bene. Il nostro spazio domestico in due mesi è diventato lo spazio unico per tutti coloro che vi abitano e per fare tutto. Ma quali spazi interni ed esterni subiranno le maggiori trasformazioni?

I progettisti dicono che saranno gli spazi intermedi (tra la casa e l’esterno), la progettazione indoor e la casa, gli uffici anti-virus, lo spazio urbano per la convivialità, il mix funzionale e l’ipervicinanza di quartiere.

Spazi intermedi tra la residenza e la città

È già da tempo che la progettazione ambientale punta sugli spazi intermedi: cortili, corti, logge, giardini e terrazze condominiali, balconi, “finestre sulla città”, veri e propri filtri, valvole di decompressione tra interno ed esterno. Stanno assumendo e assumeranno sempre più nuove funzioni: potranno diventare nuovi luoghi di aggregazione e socializzazione, di sport e movimento fisico, e addirittura accogliere forme innovative di spettacolo. La faccia green dello spazio semi-privato può trasformare quelli che erano luoghi di passaggio o addirittura non-luoghi in tetti verdi, in piccoli orti urbani, in superfici per la raccolta dell’acqua o per l’auto produzione di energia pulita, in polmoni verdi da legare al tessuto connettivo cittadino per la mitigazione microclimatica e il contrasto a CO2 e polveri sottili.

La casa e la progettazione indoor

Le case hanno assunto moltissime funzioni alle quali rispondere con forme adeguate: lavoro, studio, e-commerce, palestra, ricreazione nel tempo libero. Le camere da letto, i soggiorni, le cucine dovranno potersi trasformare, in certi orari, in uffici o luoghi d’istruzione a distanza, in palestre, o in punti d’incontro virtuale. Se non è possibile avere più spazi, allora serve un’architettura modulabile, per ingrandire o ridurre uno spazio con tecnologie leggere, meglio se facilmente montabili e smontabili. Un’abitazione aperta, flessibile e modulabile consente di destinare lo spazio a usi completamente differenti e anche contemporanei in uno stesso ambiente. E sarà probabilmente anche il tempo per nuovi spazi comuni negli edifici: servizi ai piani terra, smart working per le famiglie del condominio, e-learning per i giovani, attraverso un’implementazione di spazi e volumi sugli involucri o in elevazione, anche dove il consumo di suolo non può incrementare.

Tra le priorità del nuovo modo di progettare ci deve essere anche la qualità dell’aria che respiriamo e quella dei materiali che ci circondano. Secondo lo studio virologico statunitense del National Institute of Health pubblicato sul New England Journal of Medicine, in una stanza a 21°C e con il 40% di umidità relativa il Coronavirus resiste tre ore nell’aria e fino a tre giorni sul polipropilene, uno dei polimeri plastici più impiegati al mondo. Sull’acciaio inossidabile sopravvive 2-3 giorni, sul cartoncino quasi uno. I materiali e i sistemi di ventilazione naturale che già avevano trovato buone strade per la progettazione secondo i principi di bioarchitettura ora dovranno essere studiati e scelti per ottemperare anche alle esigenze di contenimento dei virus.

Uffici anti-virus

Anche il mondo del lavoro non sarà più lo stesso. A partire dalle modifiche agli spazi, anche qui per renderli il più possibile modulabili e separabili (divisori, pareti ripiegabili), le porte potrebbero aprirsi automaticamente, evitando di toccare maniglie, agli ascensori potremo dire a voce il piano senza premere i pulsanti esterni e interni. Una volta raggiunto il piano, entreremo in stanze ricche di divisori e scrivanie ben distanziate: gli affollati open space cui siamo abituati dovrebbero scomparire. Più spazi e più barriere anti-virus. Negli Stati Uniti si stanno testando percorsi a senso unico all’interno degli uffici che consentiranno di mantenere sempre le persone a una distanza di sei piedi (circa un metro e 80 centimetri); si chiamano: Six feet offices, qui è possibile vedere il video di promo.

Possono comprendere inoltre pulizie più frequenti, tessuti e materiali con proprietà antimicrobiche, sistemi di ventilazione amplificati e persino l’aggiunta di luci UV che si accendono di notte per disinfettare l’ufficio in profondità.

Gli uffici chiaramente non spariranno, perché gli esseri umani hanno bisogno di comunicare ed interfacciarsi, ma le aziende che riusciranno a stare al passo ristrutturando non solo gli ambienti ma anche il modo di pensare e lavorare saranno anche quelle che potranno avere i migliori talenti. Dando la possibilità di scegliere come lavorare e dove lavorare, potranno attrarre più delle altre le migliori competenze, che spesso non sono sensibili solo alla remunerazione, ma anche a questo tipo di disponibilità e opportunità.

Lo spazio esterno ripensato anche per la convivialità

Più spazi all’aperto per lo stare insieme, a mangiare, a bere, a prendere un caffè, perché la componente tecnologica di una aumentata connessione andrà bilanciata con un adeguato tempo da trascorrere con amici, famiglia, per le interazioni umane in genere, di cui non possiamo fare a meno. E quindi ripensare lo spazio esterno pubblico, in modo da conciliare le esigenze di distanziamento sociale con la routine di centri urbani congestionati, a vantaggio anche di quei settori più toccati dalla crisi, i locali pubblici. Per esempio privilegiando all’aperto, isole per la convivialità e gastronomiche dislocate nel tessuto urbano e meglio se integrate nel verde urbano. Questo non è solo un discorso che riguarda le concessioni da parte dei Comuni, ma è un vero e proprio ripensamento del modo di progettare questi spazi e la mobilità, prima di tutto, e poi anche i locali nel loro interno.

Mix funzionale e ipervicinanza di quartiere

Secondo i ricercatori del Green City Network i luoghi di aggregazione e le grandi arterie infrastrutturali si sono svuotati e non torneranno più affollati come prima, ed è il pensiero dello stesso Fabrizio Tucci: “Il peso della città si è spostato su uno spazio residenziale diventato plurifunzionale, su una nuova rete di servizi più a portata di mano e su un tessuto connettivo che si espande attorno alle abitazioni; un tessuto che va riqualificato”.

L’obiettivo dovrebbe essere realizzare quella mixité funzionale che la progettazione ambientale promuove da anni, ovvero che, nel raggio di 300 metri dalla propria abitazione, si dovrebbe poter accedere a tutto ciò che serve per la vita quotidiana: scuole, negozi, servizi e spazi pubblici, ristorazione, verde urbano. La città diventerebbe una costellazione di eco quartieri all’interno dei quali non sarebbe più necessario utilizzare auto o altri mezzi a motore e gli spostamenti verso il centro cittadino e verso altri luoghi di aggregazione e di lavoro a scala urbana sarebbero molto meno frequenti. La qualità della vita aumenterebbe e anche quella dell’ambiente e i vantaggi sarebbero molteplici: abbattimento delle polveri sottili e della CO2, spazi liberati dalle auto, rinverditi e trasformati, più salute e benessere.

Per approfondire:
http://www.amatelarchitettura.com/category/sviluppo-urbano/
https://www.ingenio-web.it/26278-meno-spazi-in-condivisione-piu-smart-working-ecco-come-cambia-lufficio-dopo-il-coronavirus
https://www.repubblica.it/dossier/ambiente/green/2020/04/21/news/piu_spazi_e_piu_parchi_urbani_gli_architetti_reinventano_le_citta_dopo_il_covid_19-254514238/

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