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Aggiornato: 46 min 5 sec fa

Clima, la Groenlandia si scioglie 7 volte più velocemente. “I leader non hanno il senso del panico”

Mer, 12/11/2019 - 12:19

Per i leader dei paesi ricchi “non c’è paniconon c’è un senso di emergenza” nell’affrontare il problema del cambiamento climatico e di conseguenza “non c’è urgenza” di intervenire. Queste le parole dell’attivista svedese Greta Thunberg, stamane alla COP25 in corso a Madrid. E in effetti, i dati sulla situazione dello scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia, raccolti dalla collaborazione internazionale IMBIE (Ice Sheet Mass Balance Intercomparison), a cui ha partecipato anche l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), oltre che ESA (European Space Agency) e NASA (National Aeronautics and Space Administration), confermano quanto la situazione climatica e ambientale sia preoccupante.

ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo a una velocità 7 volte più elevata rispetto agli anni ’90 e la causa è solo una: il riscaldamento globale. Le conseguenze saranno devastanti per 40 milioni di persone, a rischio inondazione entro il 2100. Dal 1992 a oggi, la Groenlandia ha perso 3.800 miliardi di tonnellate di ghiaccio, provocando l’innalzamento del livello dei mari di oltre 1 cm. Se nel 1990 erano 33 miliardi le tonnellate l’anno che si scioglievano per le alte temperature, nell’ultimo decennio queste sono salite a quota 254 miliardi di tonnellate. In particolare il 2011 è stato l’anno in cui si è registrata la massima velocità di scioglimento dei ghiacciai, pari a 335 miliardi di tonnellate l’anno, 10 volte il tasso di scioglimento del 1990.

Secondo il ricercatore INGV Daniele Melini, “I nuovi risultati dimostrano chiaramente che lo scioglimento dei ghiacciai della Groenlandia procede a un ritmo più veloce del previsto, corrispondente allo scenario più pessimistico elaborato dall’IPCC, cui corrisponderebbe un aumento globale del livello del mare di ulteriori 7 cm entro il 2100”. L’intero studio è pubblicato sulla rivista Nature.

Leggi anche:
Quanto si stanno sciogliendo davvero i ghiacciai della Groenlandia?
Emergenza climatica, Italia tra i paesi a rischio: 20mila morti dal 1999
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Photo by William Bossen on Unsplash

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Da Milano a un piccolo paese abruzzese, l’albero di Natale è green

Mer, 12/11/2019 - 11:52

Dalla città di Milano fino ad arrivare a un paesino abruzzese di neanche 800 abitanti, Schiavi di Abruzzo in provincia di Chieti, passando per la città di Formia in provincia di Latina, l’albero di Natale è green.

Forse – e ce lo auguriamo – in giro per l’Italia ci saranno altri esempi di alberi e di addobbi di Natale sostenibili e rispettosi per l’ambiente, ma questi tre sono sicuramente buoni esempi, ognuno a modo suo.

L’abero di Natale con i giocattoli inutilizzati di Schiavi d’Abruzzo

A Schiavi d’Abruzzo, i bambini che abitano il paesino abruzzese di neanche 800 abitanti in provincia di Chieti hanno devoluto per la realizzazione dell’albero di Natale nella centrale piazza Caduti d’Ungheria i loro giocattoli ormai inutilizzati. La maggior parte della struttura, alta più di quattro metri, «è stata realizzata riciclando giocattoli che non vengono usati più», ha spiegato il vicesindaco Maurizio Pinnella. Il risultato è un’installazione colorata e originale, virtuoso esempio di riuso di oggetti destinati alla discarica.

A Latina addobbi alimentati a energia solare

A Formia, in provincia di Latina, l’albero di Natale in piazza Marconi è illuminato a energia solare. La conifera di oltre trenta metri è infatti stata addobbata con luci a led alimentate da una batteria collegata a piccoli pannelli a energia solare posti sul palazzo comunale, che alimenta anche le luci poste intorno alle aiuole della piazza.

A Milano illuminazioni a basso consumo energetico

La città di Milano ha detto addio al classico abete utilizzando come albero di Natale una struttura in metallo a basso impatto ambientale alimentata da oltre 80 mila luci a led a basso consumo energetico. Alto 37 metri, l’albero di Natale è visitabile dall’interno e circondato da abeti che verranno poi ripiantati.

Mandaci le tue foto!

Se nella tua città è stato realizzato un albero di Natale a basso impatto ambientale, o ne hai fatto uno in casa tua, mandaci una foto a redazione@peopleforplanet.it.

Partecipa alla nostra campagna #PaintYourGreenChristmas

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Un Presepe particolare

Mer, 12/11/2019 - 10:50

Una famiglia divisa: Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù sono chiusi in tre gabbie distinte. La foto postata da Karen Clark Ristine, ministro di culto della Chiesa metodista unita californiana che conta più di 70 milioni di fedeli è diventata virale in pochi minuti e ha fatto il giro del mondo.

Ad accompagnare la foto un messaggio: «In un periodo in cui le famiglie dei rifugiati cercano asilo ai nostri confini e si separano l’uno dall’altro, pensiamo alla famiglia dei rifugiati più conosciuta al mondo: Gesù, Maria e Giuseppe, la Santa Famiglia. Poco dopo la nascita di Gesù, Giuseppe e Maria furono costretti a scappare con il loro giovane figlio da Nazareth in Egitto per sfuggire a re Erode, un tiranno».

E continua: «Immaginate che Giuseppe e Maria si siano separati alla frontiera e Gesù – non più grande di due anni – sia stato tolto alla madre e imprigionato in un centro di detenzione di frontiera, come è successo negli ultimi tre anni a più di 5.500 bambini. Nella Natività di questo Natale della Chiesa metodista unita di Claremont, la Sacra Famiglia prende il posto delle migliaia di famiglie senza nome separate ai nostri confini. Gesù è cresciuto per insegnarci a donare gentilezza, misericordia e accoglienza a tutte le persone».

Cambiamo prospettiva?

A proposito di migranti, ieri un insegnante ha postato su Twitter:
Un’alunna in un tema sull’immigrazione: «Se un africano ha bisogno di aiuto e lo chiede a noi, allora dovremmo sentirci onorati perché poteva scegliere chiunque ed invece è venuto proprio a noi…»

Come cambio di prospettiva non è male.

Vedi anche:
L’app che aiuta i migranti, fatta dai migranti
Ambiente, migranti, scuola: le ricette dei «giovani saggi» per cambiare il mondo

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Le innovazioni tecnologiche del futuro (Infografica)

Mer, 12/11/2019 - 07:15

Si è svolta a Roma dal 18 al 20 ottobre 2019 la 7.ma edizione del Maker Faire, ormai diventata una delle maggiori fiere mondiali dell’innovazione tecnologica. Un vero e proprio sguardo verso il futuro.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

Guarda anche:
Energia: un mare di innovazione
Le tecnologie del futuro (Infografica)
Le ecotecnologie prossime venture che cambieranno il Mondo

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Il Teatro di Camelot: attori professionisti con disabilità

Mer, 12/11/2019 - 07:00
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Elisa Caldironi e Alberto Canepa sono l’anima e il cuore del Teatro di Camelot, una compagnia teatrale di attori professioni, che occupa persone con disabilità.

Come tutti i grandi attori quando li incontri sembrano una coppia tranquilla, di mezza età, lui con tanti capelli candidi un po’ sparati in tutte le direzioni, lei parla con uno spiccato accento bolognese e voce calma e musicale. Poi li vedi in scena e cambia tutto, perdono una ventina d’anni a testa e con la loro compagnia ti fanno ridere tantissimo, pensare, emozionarti. E ti dimentichi che gli attori in scena sono ragazzi con la sindrome di Down e con altre disabilità anche gravi. Vedi solo attori straordinari.
È la magia del teatro, bellezza.

Il Teatro di Camelot é il frutto di un costante lavoro di ricerca e sperimentazione che non si limita a vane concettualizzazioni sull’arte e la disabilità ma che mette in pratica, proprio per il piacere di fare, l’arte teatrale con la disabilità a vantaggio di tutti.

Come scrivono sul loro sito: “Lavoriamo per trasmettere la nostra passione alla gente senza esclusioni o discriminazioni, per cercare di dare quell’occasione di evasione dalla routine di cui tutti abbiamo bisogno e che proprio l’ARTE deve riuscire a mettere in atto.
La nostra linea guida è l’idea che attraverso lo spazio creativo si possa dare risalto a ciò che spesso viene messo in disparte, nascosto perché considerato non adatto alla scena, mentre per noi proprio nello spazio creativo del teatro ognuno va bene così come è, unico e necessario con le sue differenze e le sue caratteristiche peculiari.
Anzi proprio la diversità è un valore aggiunto che attraverso l’arte può dare linfa vitale allo spettacolo.
Lo spettacolo ha molti linguaggi e ogni attore può essere portatore di un linguaggio specifico e speciale che arricchisce e mette in luce nuovi aspetti artistici scaturiti specificatamente dalla diversità di ciascun soggetto”.

Anzelon – l’eco di Mistero Buffo

Sabato 30 novembre la compagnia ha messo in scena No Drama. Circus! Uno spettacolo che segna l’inizio del progetto Anzelòn – l’eco di Mistero Buffo, che rientra fra le iniziative promosse dalla Compagnia Teatrale Fo Rame per il cinquantenario della prima rappresentazione di Mistero Buffo e che per un anno esplorerà la città di Bologna con gli occhi di tanti artisti, più o meno irregolari, attraverso spettacoli, concerti, workshop, mostre, laboratori e conferenze.

In un commento allo spettacolo lasciato nella pagina Facebook della compagnia, Michela Vitali scrive: “Stasera in scena circensi e attori in un’armonia di colori che sapientemente fonde risate, sarcasmo e quel giusto tocco d’amarezza partendo dall’apatia politica denunciata da Brecht, alla meravigliosa e non rispettata costituzione italiana. Per sfidare il sistema e andare oltre la percezione che ognuno di noi ha di ‘comune abilità’… Perché il mondo è di tutti e per ognuno di noi, per ognuno di noi, c’è un posto inviolabile”.

Allora, grazie a Elisa e Alberto e agli attori Loveth Airueghian, Rossella Belvedere, Mario Bombardini, Chiara Buganè, Marco Cellie, Ilaria Grillo, Guido Guidoni, Alberto Montanari, Giovanna Rosso e Maria Cristina Zanini.

Video di Mattia Mariuccini

Leggi anche:
Fare gli attori in teatro: intervista a Mario Pirovano
Il teatro e la lotta
Il Teatro Fa Bene presenta: Wiwanana!

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Se «Libero» è libero di pubblicare è anche grazie a Nilde Iotti, bacioni

Mar, 12/10/2019 - 15:00

Un esercizio spaccone di potere, avallato da un’idea limitata e limitante della donna, perché è sempre una questione di potere, diceva bene Michel Foucault. 

In meno di 3 righe «Libero» è riuscito a insultare e umiliare:
– una donna in particolare,
– le donne in generale,
– l’Emilia Romagna e i suoi abitanti,
– l’ordine dei giornalisti.

Tocca ammettere che ci vuole un certo talento. L’insulso articolo a firma di tale Giorgio Carbone apparso in prima pagina su «Libero» il 5 dicembre in occasione dei vent’anni dalla scomparsa di Nilde Iotti finirà sulla scrivania di un giudiceI nomi Giorgio Carbone e «Libero» probabilmente finiranno nel dimenticatoio, quello di Nilde Iotti rimarrà dov’è: nella storia. E se vale ancora il principio per cui la consacrazione passa dallo share televisivo, la serata di giovedì lo ha confermato, la docufiction sulla sua vita ha raccolto 3.684.000 spettatori davanti a Rai1, con picchi fino a 4,8 milioni e uno share del 15,2%. Nilde – Libero: 1 – 0.

Nilde Iotti, staffetta partigiana in gioventù, comunista, Madre Costituente, una delle ventuno donne che parteciparono all’Assemblea Costituente nel 1946, segretaria dell’Unione donne italiane, prima donna nella storia d’Italia alla presidenza della Camera dei deputati, incarico che detenne per ben tre legislature tra il 1979 e il 1992, il più lungo mandato come presidente della Camera dall’istituzione della Repubblica. 

Senza il suo contributo, questo Paese non sarebbe quello che è pur nelle difficili intemperie, democratico, e i giornalisti non godrebbero della libertà di stampa di cui abusano oggi, con i risultati che vediamo. Nonostante ciò, o forse ben sapendolo, «Libero» ha tentato di restituire Nilde l’emiliana prosperosa, Nilde l’amante raccomandata di Togliatti, Nilde la comunista promiscua e rovina famiglia, Nilde la brava in cucina e a letto. Immensa, incalcolabile, materna tenerezza.

«Quello fatto da “Libero” è un atto vile, villano, che non vogliamo passi inosservato. La Fondazione si è già appellata all’Ordine Nazionale dei Giornalisti per chiedere un’azione disciplinare», ha detto tempestivamente Livia Turco, presidente della Fondazione Iotti, e l’intervento dell’Ordine è arrivato, categorico, certo, ma tempestivo come il treno delle 3:27 che arriva alle 3:25, ma del giorno sbagliato

A scendere in campo sono stati il presidente dell’Odg, Carlo Verna, e il segretario del Consiglio nazione, Guido D’Ubaldo: «Il riferimento fatto a una grande statista, prima donna in Italia a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato, è volgare e infanga con cinismo e allusioni becere tutte le donne italiane, non solo la prestigiosa figura di Nilde Iotti. Abbiamo già provveduto a segnalare al Collegio di Disciplina territoriale competente questo nuovo infortunio del quotidiano milanese».

Le avvocate bolognesi Cathy La Torre e Rita Nanetti hanno redatto un esposto che presenteranno alla magistratura per chiedere se le parole usate sul quotidiano «Libero» costituiscano un reato di diffamazione contro le donne emiliane. «È un esposto a cui potranno partecipare tutte le donne emiliane che vorranno», sottolinea Cathy La Torre via FacebookLe firme saranno raccolte su tutto il territorio, si inizia lunedì 16 dicembre alle 18.30 nella Casa delle Donne di via del Piombo 5, a Bologna. «Dopo l’appuntamento dell’associazione Orlando – Centro delle donne di Bologna – ce ne sarà uno al Pratello» prosegue La Torre, e aggiunge: 

«Chiedo a tutte le emiliane di dimostrare a quella gente chi sono davvero le donne emiliane. Firmiamo, sottoscriviamo e non consentiamo più a nessuno di essere trattate in questo modo. Un invito che estendo anche alla candidata Lucia Borgonzoni. E che spero che accetti. Perché viene prima la dignità, poi l’appartenenza politica».

Già, verrà mai prima la dignità sull’accusa di promiscuità con cui si tenta di delegittimare le donne? Un trattamento che non risparmia nessuna di noi, dalla massima statista alla panettiera, dalla madre di famiglia alla single, dalla prosperosa all’androgina, ripetiamolo, un esercizio spaccone di potere avallato da un’idea limitata e limitante della donna, perché è sempre una questione di potere. Ognuno si prenda un giorno, il proprio giorno. Siamo in molti, con un po’ di fortuna dovremmo riuscire a coprire tutti i giorni dell’anno. Una difesa della dignità delle donne a rotazione, come si faceva una volta con i campi per renderli ricettivi, generosi. A partire da oggi. 

Leggi anche: https://www.peopleforplanet.it/elogio-6-luoghi-comuni-sulle-donne-laiuto-giacomo-stuart-john-berger-altri-uomini/

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Giornata dei Diritti degli Animali, in Italia il 90% degli allevamenti è intensivo

Mar, 12/10/2019 - 14:29

La giornata dei diritti degli animali, quest’anno, non poteva che essere celebrata innanzitutto a Madrid, dov’è in corso la COP25, la conferenza Onu sul clima a cui partecipano quasi 200 paesi. Il tema è focale per la riflessione mondiale sull’emergenza climatica, visto il peso crescente degli allevamenti sull’impatto ambientale (bio e non). Per questo sono scesi a Puerta del Sol, nel cuore della capitale spagnola, oltre 500 attivisti, in occasione della manifestazione organizzata da Animal Equity, per protestare contro gli allevamenti intensivi, per l’ambiente, la salute e le condizioni stesse degli animali.

L’inchiesta di Rooney Mara

Recentemente, l’attrice americana Rooney Mara, attivista per i diritti degli animali, ha condotto un’inchiesta sotto copertura sulle condizioni in cui versano due allevamenti inglesi di maiali e polli. In collaborazione con l’organizzazione internazionale Animal Equity, Mara ha filmato e fotografato oltre 3 mila maiali in gabbia e più di 50 mila polli ammassati gli uni sugli altri, subendo sofferenze estreme. Dall’inchiesta emerge che i polli devono vivere e svilupparsi così rapidamente che il loro corpo non è in grado di reggere il ritmo, perciò sono soggetti continuamente ad attacchi di cuoreinsufficienza agli organi interni e deformità di zampe e altre parti del corpo. Le scrofe, invece, non possono allattare i piccoli perché rinchiuse in gabbie così piccole che rischiano di schiacciarli alla nascita.

In Italia

Ogni anno in Italia vengono macellati più di 500 milioni di polli e più di 8 milioni di maiali, il 90% dei quali da allevamenti intensivi. Recentemente Ciwf Italia Onlus ha lanciato l’allarme per l’utilizzo spropositato degli antibiotici negli allevamenti: da noi oltre il 90% degli antibiotici destinati agli allevamenti sono usati per l’uso di massa nei mangimi o nell’acqua, a differenza di paesi come Svezia e Islanda dove più del 90% è usato per trattamenti individuali. Il che ha effetti diretti sulla salute, come dimostra lo studio condotto dall’Ecdc (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie) e pubblicato su The Lancet, secondo cui l’Italia ha il più alto numero di morti causate da infezioni resistenti agli antibiotici in Ue, 10.700 contro 33 mila in tutta l’Unione Europea.

Leggi anche:
End The Cage Age: basta gabbie negli allevamenti europei!
Pellicce, anche la Slovacchia vieta le pellicce. L’Italia tace

Photo by Idella Maeland on Unsplash

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Sanità, per i precari e gli idonei non vincitori si sbloccano la assunzioni

Mar, 12/10/2019 - 10:25

Estenderà i termini della legge Madia al comparto sanitario, consentendo a medici, infermieri e tecnici di uscire dalla precarietà. Su proposta del ministro della Salute Roberto Speranza nel pacchetto di emendamenti alla manovra che è stato depositato in commissione Bilancio al Senato è stato inserito un emendamento contenente due misure per fronteggiare le carenze di organico per il comparto sanitario: la proroga delle norme per la stabilizzazione dei precari del Servizio sanitario nazionale fino al 2022 e lo scorrimento delle graduatorie in sanità per l’assunzione anche degli idonei non vincitori.  

Leggi anche: Assunzioni in sanità, Speranza: nel 2020 si potrà spendere fino a 300 milioni in più

Un passo in avanti per il settore sanitario contro la precarietà del lavoro e per combattere la carenza di personale che arriva dopo l’approvazione di un emendamento grazie al quale nel 2020 per le assunzioni nel settore sanitario si potranno utilizzare fino a 300 milioni di euro, ovvero fino a sei volte di più dei fondi disponibili nel 2019.

«Battersi contro la precarietà del lavoro è sempre giusto. Lo è ancora di più se si parla di persone che ogni giorno si prendono cura di noi», ha scritto il ministro su Facebook. 

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Non ti preoccupare, non accadrà

Mar, 12/10/2019 - 09:58

Uno studio della Penn State University, pubblicato sulla rivista Behaviour Therapy ha dimostrato che ci preoccupiamo per niente, o quasi.

La preoccupazione è insita nell’animo umano, stare all’erta o comunque immaginare che possa accadere qualcosa di spiacevole ci permette di fare attenzione ai pericoli, prevenirli ed evitarli.

Ciò detto l’importante è non esagerare, se vi svegliate di notte immaginando i peggio scenari per la vostra vita o anche solo per il giorno dopo, in quel caso si tratta di ansia generalizzata che portata all’eccesso è addirittura diagnosticata come disturbo.

Lo studio ha preso in esame 29 persone che questo disturbo d’ansia che per un mese hanno tenuto un diario delle loro preoccupazioni e l’eventuale realizzarsi delle stesse.
Nel 91% dei casi le ansie si sono rivelate inconsistenti e anche nel caso in cui si sono tradotte in realtà erano molto meno gravi di quanto immaginato.

E in Italia?

Il Rapporto Censis 2019 sulla situazione sociale del Paese, dice che lo stato d’animo dominante tra il 65% degli italiani è l’incertezza. Negli ultimi tre anni il consumo di ansiolitici e sedativi nel nostro Paese è aumentato del 23,1% per un totale di oltre 4 milioni di persone a significare che essere pessimisti e ansiosi costa molto, in tutti i sensi.

Insomma, tranquillizziamoci: il cielo non ci cadrà sulla testa, almeno non domani.

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Foto di Pete Linforth da Pixabay

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Assunzioni in sanità, Speranza: nel 2020 fino a 300 milioni in più

Mar, 12/10/2019 - 07:00

Il prossimo anno per assumere personale nel settore sanitario ci saranno a disposizione fino a 300 milioni in più rispetto al 2019. Il merito è di un emendamento approvato nel decreto legge fiscale. A dichiararlo è il ministro della Salute Roberto Speranza: «Fino a ieri – ha scritto il ministro il 2 dicembre scorso in un post su Facebook – il tetto alla spesa per il personale poteva crescere del 5% rispetto alla quota incrementale del fondo sanitario. Oggi con l’emendamento approvato nel decreto fiscale si sale fino al 15%. Concretamente, nel 2019 si poteva spendere per il personale fino al 5% su 1 miliardo in più di fondo. Nel 2020 si arriva al 15% sui 2 miliardi in più previsti dalla manovra. Questo significa che le risorse che si potranno usare nel 2020 per combattere la carenza di personale sono sei volte in più rispetto al 2019».

La nuova norma rappresenta una delle misure messe in campo dal ministro della Salute per risolvere il problema della carenza di personale sanitario che affligge il nostro Paese. «Finalmente sarà più facile assumere donne e uomini nel nostro Servizio Sanitario Nazionale – ha dichiarato il ministro -. È un passo avanti importante».

La carenza di personale nei pronto soccorso

Tra i reparti in cui la carenza di personale è maggiore ci sono i pronto soccorso. Attualmente sono oltre duemila i medici che mancano nelle sale d’emergenza e urgenza italiane ed entro il 2025 il numero è destinato a raddoppiare: secondo i dati ANAAO-Assomed, il sindacato più rappresentativo dei medici e dei dirigenti del Sistema sanitario nazionale, entro il prossimo quinquennio è infatti prevista la mancanza di 4422 medici nell’area dell’emergenza-urgenza, di cui 800 solo in Campania e 550 nel Lazio.

Il ricorso ai medici con partita Iva

Per tamponare l’emergenza del sotto organico nelle sale d’emergenza-urgenza, gli ospedali fanno ricorso ai medici con partita Iva: medici libero professionisti chiamati a svolgere turni in strutture di volta in volta diverse e che affrontano ogni sorta di problematica lavorando a prestazione, pagati a ore, senza diritto a malattie, ferie e permessi di alcun tipo. «Il loro numero è cresciuto molto negli ultimi anni perché in questo modo le aziende sanitarie aggirano il blocco delle assunzioni», spiega Carlo Palermo, segretario di ANAAO-Assomed. Quanti siano esattamente non è dato sapere perché «non esiste un censimento nazionale, ma sono migliaia in tutta Italia, soprattutto in Piemonte, Lazio, Veneto, Campania e Sicilia».

Le (troppe) criticità

Una situazione, quella dei medici che esercitano la libera professione a chiamata nei pronto soccorso, che comporta non poche criticità. Tanto per iniziare, spiega Palermo, «non hanno una qualifica specifica per svolgere la funzione. Inoltre, visto il rapporto di lavoro non stabile è impossibile controllarne i turni accumulati, cosa che si traduce in una mancanza di sicurezza per se stessi e per gli altri. Infine, proprio perché chiamati di giorno in giorno in posti diversi, hanno più difficoltà a conoscere in modo approfondito l’ambiente di lavoro e le procedure».

Non possono accedere ai concorsi per la stabilizzazione

Oltre al danno – lavorare a chiamata in strutture sempre differenti e senza alcuna garanzia – per i medici che lavorano nei pronto soccorso a partita Iva al si aggiunge anche la beffa: spesso hanno infatti accumulato anni e anni di esperienza nell’area dell’emergenza-urgenza, ma non possono accedere ai concorsi per la stabilizzazione perché non sono specialisti. «Per questi medici – conclude Palermo – chiediamo al Governo di trovare delle forme di assunzione a tempo determinato, con iscrizione alla scuola di specializzazione, nell’ambito delle quote di contratti aggiuntivi finanziati dalle Regioni». 

Leggi anche: I farmaci da banco ci costano fino a sei volte di più che in altri Paesi europei. Perché?

Povertà sanitaria: quattro milioni di italiani non hanno i soldi per curarsi

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Dove vanno gli insetti d’inverno? (Fotogallery)

Mar, 12/10/2019 - 06:00
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Le api si stringono insieme in piccoli gruppi all’interno dell’alveare. In caso di freddo eccezionale, gli insetti possono reagire facendo vibrare le ali e aumentando così la temperatura all’interno dell’alveare. Il consumo di fino a 30 chili di miele immagazzinato durante i mesi invernali rende tutto questo possibile. L’energia termica viene prodotta dall’ossidazione del miele, e fatta circolare in tutto l’alveare proprio da questo sventagliare delle (solite) api operaie. Gli insetti che restano inattivi durante l’inverno arrestano temporaneamente la loro crescita, ma mantengono un tasso metabolico abbastanza elevato da mantenerli in vita. Questa condizione dormiente è chiamata diapausa. In confronto, i vertebrati che vanno in letargo hanno un’attività minore ma in qualche modo continuano a crescere, aggiungendo tessuti ai loro corpi. Le api, lo ricordiamo, sono animali in forte declino, come del resto molte altre specie di insetti.

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Le api si stringono insieme in piccoli gruppi all\u2019interno dell\u2019alveare. In caso di freddo eccezionale, gli insetti possono reagire facendo vibrare le ali e aumentando cos\u00ec la temperatura all\u2019interno dell\u2019alveare. Il consumo di fino a 30 chili di miele immagazzinato durante i mesi invernali rende tutto questo possibile. L\u2019energia termica viene prodotta dall\u2019ossidazione del miele, e fatta circolare in tutto l\u2019alveare proprio da questo sventagliare delle (solite) api operaie. Gli insetti che restano inattivi durante l\u2019inverno arrestano temporaneamente la loro crescita, ma mantengono un tasso metabolico abbastanza elevato da mantenerli in vita. Questa condizione dormiente \u00e8 chiamata diapausa. In confronto, i vertebrati che vanno in letargo hanno un\u2019attivit\u00e0 minore ma in qualche modo continuano a crescere, aggiungendo tessuti ai loro corpi. Le api, lo ricordiamo, sono animali in forte declino, come del resto molte altre specie di insetti.<\/p>","link":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/lestinzione-degli-insetti\/","link_target":"_self","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/boris-smokrovic-gr7zkoznhxu-unsplash-1-1024x682.jpg","ratio":1.501466275659824045618506715982221066951751708984375},{"id":"2","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","file":"akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1100,"height":825,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":300},"webview":{"0":1100,"1":825,"2":2,"3":"width=\"1100\" height=\"825\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"7","likes":"0"},"title":"La Mantide religiosa","description":"

La maggior parte degli insetti, spiace dirlo, \u00e8 stagionale, cio\u00e8 muore con l\u2019arrivo dell\u2019inverno, ma non prima di aver seppellito al riparo dal gelo il futuro della specie, ovvero le uova della nuova generazione che si schiuderanno in primavera. Sottoterra, dentro a un tronco marcio ma anche in luoghi ben pi\u00f9 strani. Le mantidi religiose ad esempio non seppelliscono le loro uova, ma le proteggono all\u2019interno di una massa spumeggiante chiamata ootheca, fissata a un ramoscello o a un gambo. Inizialmente sembra mousse per capelli, poi si indurisce e si mimetizza. Funziona come gli isolamenti in schiuma delle case, che regolano la temperatura, impedendo il congelamento fino alla primavera.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/akshay-patial-_-8gmv6l0-4-unsplash-1.jpg","ratio":1.3333333333333332593184650249895639717578887939453125},{"id":"3","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","file":"justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":640,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":250},"webview":{"0":1024,"1":640,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"640\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"0","likes":"0"},"title":"Le Farfalle monarca","description":"

Altri insetti evitano del tutto l\u2019inverno migrando verso le zone pi\u00f9 calde, come gli uccelli. Le farfalle monarca sono famose per questo perch\u00e9 la loro migrazione le porta dagli Stati Uniti settentrionali e addirittura dal Canada fino alle montagne del Messico. A primavera fanno ritorno. <\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/justin-docanto-q-i_sxorsqw-unsplash-1-1024x640.jpg","ratio":1.600000000000000088817841970012523233890533447265625},{"id":"5","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","file":"maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":682,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":266},"webview":{"0":1024,"1":682,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"682\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"2","likes":"0"},"title":"Le Formiche","description":"

Le formiche mangiano molto a fine estate e per tutto l\u2019autunno per accumulare grasso. Poi entrano nelle loro case sotterranee, lunghi cunicoli scavati nel suolo, chiudono bene l\u2019ingresso della tana (che spesso ha un mucchietto di terra accumulata sopra, non vi sar\u00e0 difficile distinguerle tra le foglie), dove si ibernano fino a primavera. Alcune specie preferiscono scavare il nido sotto a dei sassi, altri ricoprono il nido stessi con stecchi foglie e aghi alti oltre un metro. Se trovate le formiche in casa, cercate metodi naturali per allontanarle: i pesticidi sono molto dannosi.<\/p>","link":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/gli-insetticidi-sono-velenosi\/","link_target":"_self","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/maksim-shutov-wvebgokp4le-unsplash-1-1024x682.jpg","ratio":1.501466275659824045618506715982221066951751708984375},{"id":"6","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/mecp.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_mecp.jpg","file":"mecp.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1023,"height":614,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":240},"webview":{"0":1023,"1":614,"2":2,"3":"width=\"1023\" height=\"614\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"Mecpteri","description":"

Questi insignificanti insetti alati, di medie dimensioni, con colori modesti ed esoscheletro poco consistente, a met\u00e0 tra una mosca e uno scorpione, imparentata con la pulce, mangia muschio e rimane tranquillamente attiva nel freddo e nella neve.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/mecp.jpg","ratio":1.666123778501628738268891538609750568866729736328125},{"id":"7","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","file":"photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":680,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":265},"webview":{"0":1024,"1":680,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"680\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"La Libellula skimmer","description":"

Questo insetto vince la palma di tutte le migrazioni, compiendo un viaggio che la porta dall\u2019Africa orientale all\u2019India e ritorno: oltre 11.000 miglia, cio\u00e8 quasi 18mila km In generale, se raccogli una larva d\u2019inverno, il calore delle tue mani pu\u00f2 ucciderla. Gli insetti che passano l\u2019inverno in bozzoli aspettando la primavera per schiudersi, non hanno paura delle basse temperature.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/photostockeditor-enzwokd1dkm-unsplash-1-1024x680.jpg","ratio":1.5058823529411764496899195364676415920257568359375},{"id":"8","image":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/webview\/wetasi-1-1024x576.jpg","thumb":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/thumbs\/thumbs_wetasi-1-1024x576.jpg","file":"wetasi-1-1024x576.jpg","meta":{"aperture":false,"credit":false,"camera":false,"caption":false,"created_timestamp":false,"copyright":false,"focal_length":false,"iso":false,"shutter_speed":false,"flash":false,"title":false,"keywords":false,"width":1024,"height":576,"saved":true,"thumbnail":{"width":400,"height":225},"webview":{"0":1024,"1":576,"2":2,"3":"width=\"1024\" height=\"576\"","bits":8,"channels":3,"mime":"image\/jpeg"},"views":"1","likes":"0"},"title":"Le Wetas della Nuova Zelanda","description":"

Il nome riguarda un gruppo di circa 70 specie di insetti nelle famiglie Anostostomatidae e Rhaphidophoridae, endemiche della Nuova Zelanda. Sono giganteschi grilli incapaci di volare e alcuni sono tra gli insetti pi\u00f9 pesanti del mondo. Sopravvivono a temperature bassissime grazie a una superpotenza segreta: hanno una sorta di antigelo nel sangue. Si possono tranquillamente lasciare nel freezer senza far loro alcun danno, per poi tornare in vita quando li scongeli.<\/p>","link":"","link_target":"","download":"https:\/\/www.peopleforplanet.it\/wp-content\/flagallery\/animali-inverno\/wetasi-1-1024x576.jpg","ratio":1.77777777777777767909128669998608529567718505859375}]}; var container = $('#FlaGallery_sc1_1'); container.photomania(settings, content); window.FlaGallery_sc1_1 = container.data('photomania'); });

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50 anni dalla strage di Piazza Fontana a Milano

Lun, 12/09/2019 - 15:00

Sono le 16.37 di un venerdì di metà dicembre. Dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano scoppia una bomba che uccide: Carlo Garavaglia, Gerolamo Papetti, Mario Pasi, Giulio China, Eugenio Corsini, Carlo Gaiani, Luigi Perego. Oreste Sangalli, Pietro Dendena, Carlo Silva, Paolo Gerli, Luigi Meloni, Giovanni Arnoldi, Attilio Valè. Calogero Galatioto e Angelo Scaglia muoiono nei giorni seguenti alla strage, per le ferite riportate.

I feriti saranno 88 solo a Milano. Le bombe che sarebbero dovute scoppiare quel giorno erano 5 in tutto: una era stata piazzata in un’altra banca: la Comit a Milano e rimase inesplosa, altre tre scoppieranno a Roma senza fare gravi danni a persone e cose e portando il conto dei feriti a 105.

Per chi in quegli anni era troppo giovane per ricordare e per chi non c’era riportiamo un brano tratto da C’era una volta la rivoluzione. Il Sessantotto e i dieci anni che sconvolsero il mondo scritto da Jacopo Fo e Sergio Parini per Chiarelettere.

Scrive Sergio Parini:

La strage è di Stato

“L’inverno a Milano è una cosa seria. Fa un freddo boia e viene buio alle tre del pomeriggio. Io nel ’69 ero ancora  in terza media e facevo i doppi turni al pomeriggio. In una scuola di fortuna, perché nella mia il terzo piano era crollato di botto sul secondo, facendo accartocciare l’edificio. Per fortuna era successo di domenica, a scuola chiusa, se no non ero qui a raccontarlo.

Insomma, quel 12 dicembre io sono lì alle sei del pomeriggio alla fermata del tram 23 per tornarmene a casa. E fa un freddo cane, appunto. Il 23 faceva un giro un po’ fesso. Io lo prendevo vicino a Porta Venezia. Poi faceva un pezzo di circonvallazione, fino a porta Vittoria, dove piegava verso il Palazzo di Giustizia (lì scendevo) per terminare in piazza Fontana. Ma quel giorno, non si decide ad arrivare. Dopo un quarto d’ora, niente. Dopo mezz’ora, idem. Dopo tre quarti d’ora, semicongelato, mi decido a chiedere a un passante: «Scusi, lei sa perché il tram tarda tanto?». E quello, cupo come le grotte di Postumia: «Ma come, non lo sai? C’è stata un’esplosione in piazza Fontana, è tutto bloccato. Forse una caldaia, ma si parla anche di una bomba. Pare che ci siano dei morti».

A passo di corsa mi precipito a casa, dove mio fratello e i miei genitori sono pronti coi cappotti. Piazza Fontana è lì a cinque minuti. Quando arriviamo, ci sono già migliaia di milanesi attoniti. La Banca nazionale dell’Agricoltura è tutta transennata. Vista da fuori, sembra non sia successo nulla. È solo grigia. Di un grigio che fa male. Ma dentro, ci dicono, c’è un grosso foro. E intorno, 16 morti e decine di feriti. Non ci sono dubbi:

È una bomba!

Subito iniziano a girare le voci: è colpa della sinistra, di quei maledetti studenti, degli operai che nelle fabbriche chiedono la luna. Io, fermo lì in piazza abbracciato ai miei genitori, non ci credo granché. E loro nemmeno. La sinistra non ha mai fatto queste cose. E poi viene troppo a puntino: un massacro per fermare la rivolta operaia e studentesca.
Subito vengono arrestati gli anarchici. Il giorno dopo i giornali hanno a tutta pagina la foto del mostro: Pietro Valpreda, ballerino e anarchico, è accusato della strage. Il 16, Giuseppe Pinelli (anarchico pure lui) vola da una finestra della Questura al termine di un interrogatorio condotto, pare, dal commissario Luigi Calabresi (che verrà assassinato nel 1972). Per il Movimento non ci sono dubbi: Pinelli è stato assassinato, la strage è di Stato. È l’inizio della strategia della tensione. Altre stragi seguiranno: Brescia, l’Italicus, sino alla grande mattanza della stazione di Bologna nel 1980. Loro erano pronti a tutto pur di fermarci. “Loro” sono: i servizi segreti, una buona fetta dello Stato e dei suoi apparati, i fascisti, la P2 ecc.

Ma tutto questo, quel 12 dicembre del ’69, è solo futuro. Io sto lì, a piangere nel freddo e nel grigio di piazza Fontana, e penso: cazzo, adesso ci faranno un culo così, io non sono ancora al liceo e già questi bastardi stanno trasformando la festa in tragedia”.

I colpevoli impuniti

“Basta con la retorica dei misteri d’Italia” scrive Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano: “La strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 è stata compiuta dal gruppo fascista e filonazista Ordine nuovo, ben conosciuto e ben collegato con servizi segreti e apparati dello Stato, oltre che con strutture d’intelligence Usa. I responsabili dell’attentato sono Franco Freda e Giovanni Ventura, come afferma una sentenza della Cassazione del 2005, anche se non possono più essere processati e condannati perché definitivamente assolti per lo stesso reato nel 1987. L’unico di cui è stata riconosciuta processualmente la responsabilità è Carlo Digilio, militante di Ordine nuovo e informatore dei servizi Usa con il nome di ‘Erodoto’, che ha confessato il suo ruolo nella preparazione degli attentati del 12 dicembre e indicato – seppur con elementi non ritenuti sufficienti a condannare – i suoi complici”.

Leggi anche:
Libri: C’era una volta la Rivoluzione
Gli articoli di Sergio Parini

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Germania: “Nazi? E io non ti stringo la mano”

Lun, 12/09/2019 - 13:00

Katja Wolf – questo il nome della prima cittadina di Eisenach, nella Germania centrale – si è rifiutata di stringere la mano ai rappresentanti di due partiti di estrema destra eletti in Consiglio Comunale.

Il fatto – dettagliatamente raccontato in un’intervista rilasciata dalla stessa Wolf a Der Spiegel – ha suscitato scalpore perché la procedura del piccolo Land turingio prevede che gli eletti al Consiglio Comunale si insedino in forza della stretta di mano del sindaco. E ora Patrick Wieschke, il capogruppo del Partito Nazionaldemocratico tedesco (NPD-Partei, un partito nazionalista di estrema destra) ha citato in giudizio la sindaca, chiedendo al Tribunale amministrativo che venga obbligata a stringere la mano a lui e ai tre nuovi consiglieri del suo partito.

Un gesto non solo politico

«Una stretta di mano, se è prevista dalla legge, può diventare un atto politico. Ma ancor prima è un gesto fortemente simbolico, ci si guarda negli occhi, indica rispetto reciproco», afferma la Bürgermaisterin, che aggiunge: «Non voglio toccare certe persone, figuriamoci in un contesto ufficiale. Per questo non ho mai dato la mano a Wieschke – e spero che nessun tribunale mi costringerà a farlo. Non vorrei farne una questione di principio ma in realtà questo gesto lo diventa se si tratta di avere un contatto fisico. Perché il mio corpo è mio

Immagine: Wikimedia

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Natale, il 78% degli italiani mangerà responsabilmente

Lun, 12/09/2019 - 12:30

Le tavole di Natale del 78% degli italiani saranno all’insegna della sostenibilità ambientale, secondo lo studio European Food Responsibility Study, realizzato da Ibm e Morning Consult. Etica e responsabilità nei giorni di festa, dunque: la maggioranza delle persone che hanno partecipato al sondaggio preferisce piatti preparati con prodotti alimentari “essenziali”. In particolare, gli italiani scelgono prodotti sostenibili per avere benefici per la salute (36%) e per contribuire al benessere degli animali (23%).

L’analisi è stata condotta in Italia, Spagna e Regno Unito con l’obiettivo di rilevare conoscenza, abitudini e sensibilità ambientale e alimentare dei consumatori, specialmente a Natale. In generale l’88% degli italiani è attento alla provenienza etica e responsabile degli alimenti. Il 63% non è scoraggiato da prezzi più alti se è certificato dall’etichetta che i prodotti alimentari provengono da una filiera responsabile.

Attenzione anche alla riduzione degli sprechi alimentari per il 75% degli italiani, di cui il 53% acquista da catene distributive che adottano iniziative per ridurne gli effetti, in particolare vengono scelti prodotti con etichette bio e non Ogm. 9 su 10 degli intervistati si dicono a favore della tracciabilità degli alimenti attraverso la blockchain. Infine, oltre l’80% dei consumatori ha espresso “preoccupazione per il degrado del suolo” e più della metà dichiara di essere disponibile a pagare di più per prodotti alimentari coltivati in terreni sostenibili.

Leggi anche:
5 trucchi per rispettare i buoni propositi per l’anno nuovo
Ristorante solidale: a Natale si ripropone il “piatto sospeso”
Mandorle e datteri: i benefici della frutta secca a Natale

Foto di stef54 da Pixabay

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Per investire bene è necessario saper controllare e controllarsi

Lun, 12/09/2019 - 12:00

L’ultimo passo del processo di investimento analizzato su queste colonne nelle ultime settimane è di sicuro quello più difficile da rispettare per un investitore inesperto: controllare e controllarsi.

È semplice da spiegare ma complicato da seguire, perché a determinare le scelte, ormai lo sapete, non è la ragione ma l’istinto, la paura, l’euforia.

Sapete anche che i comportamenti irrazionali talvolta rischiano di compromettere non solo i risparmi degli investitori, ma anche i loro obiettivi di vita. Per evitare di cadere nei soliti errori, proviamo a ragionare su alcuni comportamenti da adottare per migliorare la gestione del portafoglio e dare vita a un’efficace politica di controllo (o monitoraggio).

In particolare, dovreste osservare tre semplici regole:

1. Garantire un «constant mix» o peso costante.

2. Approfittare del mix in caduta.

3. Inserire il pilota automatico.

Questa settimana ci concentreremo sul «constant mix», una regola semplice ma utilissima e molto efficace per monitorare un investimento nel lungo periodo  In pratica, a intervalli di tempo definiti (almeno di dodici mesi) si può intervenire sul portafoglio per mantenere costante il peso dei differenti asset all’interno del portafoglio.

Il constant mix presenta due vantaggi:

1. Mantiene inalterati i livelli di rischio.

2. Consente di avere un approccio razionale: applicato con costanza, infatti, permette di alleggerire (vendere) asset rischiosi dopo fasi di elevata crescita e di investire (acquistare) negli stessi quando scendono pesantemente. Cosa non da poco, se consideriamo che tutte le ricerche dimostrano come l’emotività degli investitori li porti a scappare quando i mercati scendono, e a investire solo dopo avere osservato con lo specchietto retrovisore che da alcuni anni quell’asset è cresciuto.

Per esempio, se investite il 50% dei vostri risparmi in azioni e l’altro 50% in obbligazioni, nel tempo questi due asset avranno un rendimento diverso (data la loro differente natura) che potrebbe portare a sbilanciare il portafoglio verso rischi che non volevate assumervi.

Nel caso rappresentato nella prossima tabella, l’azionario passa da 50% a 90%, con un’incidenza sul nuovo portafoglio complessivo del 60% (90/150%) e non più del 50%. Pertanto è opportuno riequilibrare il portafoglio nel rispetto dei rischi che ci si era ripromessi di assumere, trasferendo il 15% dalle azioni (che diventano 75%) alle obbligazioni (che si riducono a 75%), in modo da riavere la composizione originaria 50%-50%.

La stessa regola vale anche in caso di performance negativa. Come si nota dalla tabella successiva, un calo importante dell’azionario (da 50% a 30%) e un aumento dell’obbligazionario (da 50% a 56%) alterano pesantemente la struttura di portafoglio: l’azionario in questo caso peserà solo per il 34% (30/86%) e non come da intenzione iniziale per il 50%. In questa ipotesi è bene aumentare la quota azionaria da 30% a 43% attingendo dall’asset obbligazionario, che scenderà da 56% a 43%, in modo da ritornare alla composizione originaria 50%-50%.

Ma il controllo non finisce qui. Alla prossima

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Povertà sanitaria: mezzo milione di italiani non ha soldi per comprare le medicine

Lun, 12/09/2019 - 11:59

In Italia 473 mila persone non possono acquistare farmaci di cui necessitano per ragioni economiche e una famiglia su 5 rinuncia alle cure perché non riesce a sostenerne le spese. I dati arrivano dal 7° Rapporto “Donare per curare: Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci” promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria di Banco Farmaceutico, da cui emerge anche che, quanto alle spese per il dentista, i meno abbienti possono spendere solo 2,19 euro al mese contro i 31,16 euro del resto della popolazione.

In difficoltà non solo gli indigenti

Le difficoltà nell’affrontare le spese in campo sanitario non riguardano solo le persone che vivono in uno stato di indigenza: più di 12 milioni e mezzo di italiani ha dovuto rinunciare, almeno una volta nel corso dell’anno, ad accertamenti periodici di controllo preventivo (dentista, mammografia, pap-test, ecc).

Leggi anche: Povertà sanitaria: quattro milioni di italiani non hanno i soldi per curarsi

Poca prevenzione

Dal rapporto emerge che i poveri spendono più soldi in farmaci perché fanno meno prevenzione: ogni persona spende, in media, 816 euro l’anno per curarsi, mentre chi versa in difficoltà economiche solo 128. Allo stesso tempo, però, proprio perché possono investire meno in prevenzione, le famiglie con difficoltà economiche spendono per i farmaci non coperti dal Servizio sanitario nazionale il 62,5% del proprio budget sanitario, contro il 42% delle famiglie non povere.

Guarda il nostro video: I farmaci da banco in Italia costano fino a 16 volte di più che negli altri Paesi UE

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All’estero i farmaci da banco costano molto meno che in Italia

Lun, 12/09/2019 - 07:00
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I farmaci da banco in Italia costano di più che nel resto d’Europa. Con differenze a scapito delle tasche degli italiani in alcuni casi sostanziali.

Per conoscere meglio queste differenze di prezzo con il resto d’Europa siamo andati a fare acquisti in Francia, Germania, Regno Unito e Olanda. Ed è emerso che la variabilità dei costi è notevole: in Italia per la stessa molecola arriviamo a pagare anche fino a 16 volte di più

Uno dei farmaci da banco il cui costo nel nostro Paese risulta maggiorato è il paracetamolo generico, per acquistare il quale arriviamo a pagare quasi 10 volte di più rispetto a Regno Unito e Olanda. Per quanto riguarda il paracetamolo la differenza nei prezzi è molto evidente anche nel caso dei marchi leader di mercato (la Tachipirina ci costa il triplo rispetto al medesimo farmaco acquistato Olanda e Regno Unito). La differenza massima di prezzo che abbiamo riscontrato riguarda l‘ibuprofene generico, che in Italia paghiamo fino a 16 volte di più rispetto al Regno Unito.

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L’app che aiuta i migranti, fatta dai migranti

Lun, 12/09/2019 - 07:00

Per conoscere l’app Mygrants bisogna prima conoscere Chris Richmond Nzi, classe 1985, originario della Costa D’Avorio.

Dopo aver studiato diritto internazionale in Svizzera e aver superato un concorso per un posto in Commissione Europea, entra a far parte dell’Agenzia Frontex, dove si occupa di analizzare i dati per prevedere i flussi migratori verso i confini dell’Unione europea.

“La vera frontiera è qui”, dice parlando della sua scelta di stabilirsi in Italia.

Proprio mentre lavora per Frontex e conosce le storie di queste persone inizia a pensare a Mygrants, un’app per aiutarli a trovare un impiego.

L’applicazione nasce nel 2016. Attraverso un percorso di “microlearning”, brevi quiz disponibili in italiano, francese e inglese, l’iscritto inizia a conoscere i suoi diritti e doveri e come funziona il mondo del lavoro. In base a questi quiz il software mette in luce le caratteristiche e le abilità degli iscritti e incrocia i dati con le domande di lavoro delle aziende. Per alcuni il percorso di microlearning è più veloce, come il caso di un tunisino che faceva il lavapiatti e che invece si rivelò essere un ottimo programmatore informatico e oggi ha un contratto a tempo indeterminato, per altri è più lento e servono più lezioni di formazione.

Qualche numero (novembre 2019): 70mila iscritti, 8mila profili di alto livello (cioè con già una formazione professionale), 1.370 persone già inserite nel mondo del lavoro.
L’app stessa sta dando lavoro a 12 persone.

Da Linkiesta.it: “Ci sono traduttori, meccatronici, elettrotecnici, ingegneri informatici, e poi camerieri e magazzinieri. Fino ad oggi l’87 per cento dei tirocini promossi dalla app sono stati trasformati, alla scadenza, in contratti a tempo determinato o indeterminato”.

Quanto costa alla Stato trovare un lavoro per gli immigrati?

Spiega Chris su Vita.it : “Ogni giorno il Governo italiano spende di media 9 milioni di Euro per la gestione globale delle strutture di accoglienza per quello che riguarda l’ordinaria amministrazione e 630.000 Euro al giorno soltanto per la formazione e l’inserimento lavorativo degli immigrati. Questa è la spesa. Il ritorno sull’investimento è che dei titolari di uno status solo il 2,4% trovano occupazione professionale per più di 6 mesi”.

Facendo invece lavorare un’app come Mygrants il costo della formazione potrebbe scendere fino a 87.000€ al giorno.

Qui una lunga intervista a Chris Richmond Nzi

Per approfondire:
Mygrants: a Bologna la startup che trasforma il fenomeno migratorio in opportunità per migranti e comunità ospitanti
Mygrants, l’app che aiuta i migranti a trovare lavoro

Leggi anche:
Perché tutti vogliono salvare queste profughe?
Indovina chi viene a cena?

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Trame Antiracket a Lamezia Terme (Video)

Lun, 12/09/2019 - 06:22

Racket: “organizzazione illegale che impone, con la violenza, le minacce e il ricatto, la propria protezione su determinati settori di attività, esigendo compensi notevoli e anche assumendo il controllo delle attività stesse”. Questa la definizione dell’Enciclopedia Treccani.

Noi siamo andati a Lamezia Terme a parlarne con la Fondazione Trame flowplayer.conf.analytics = "UA-11693000-17"; flowplayer.conf.container = "#player_370"; p = flowplayer(flowplayer.conf.container, { splash: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/370/output/thumb.jpg', aspectRatio: "16:9", key: '$995340359991288', clip: { sources: [ { type: 'application/x-mpegurl', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/370/output/Trame-antiracket-lamezia-terme.mp4_master.m3u8' }, { type: 'video/mp4', src: 'https://cdn.peopleforplanet.it/v/video/370/Trame-antiracket-lamezia-terme.mp4' } ] } })

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Gli strani casi dell’animo umano: “Quelle che… per l’ennesima volta si iscrivono in palestra”

Dom, 12/08/2019 - 11:00

È lunedì e, come da contratto, è il momento dei buoni propositi. 
Oggi, poi, davvero ottimi. Ho deciso di concedermi un gesto plateale: l’iscrizione in palestra.
Entro, lo faccio.

È tenera la ragazza al bancone. Vuole pormi domande attinenti, nella speranza di indicarmi il pacchetto più adatto alle mie esigenze. Mi sono iscritta, ok, sette mesi più uno in omaggio. Quello in omaggio significa che l’attività la fate voi e a beneficiarne è il mio corpo? Difficile. In ogni caso, che altro vuoi sapere?

«I tuoi obiettivi» – mi dice.
Cosa?
«Sì, i tuoi obiettivi!»
Beh, venire in palestra. È per questo che mi sono iscritta, no?
«Sì, ma venire in palestra perché?»
Ma infatti: perché?

Mi guarda. Non ho l’aria di una che debba dimagrire a tutti i costi. Ma ogni donna ha la sensazione di avere un difetto orribile su cui è impossibile passar sopra; quel dettaglio che vedi soltanto tu ma, nella tua paranoia, sicuramente, anche chiunque dovesse approcciarsi al tuo corpo non fissandoti propriamente negli occhi. 

Insiste: allora, «quali sono i tuoi obiettivi?»
La osservo in silenzio. L’ho già detto, no? Venire in palestra nel senso di venirci davvero, ragazza mia. Credi di essere la prima che illudo? Mi iscrivo pressoché ogni anno, ma questa volta…

Si arrende, rinuncia a cose tipo tonificare, camminare, nuotare, autostop e scrive su un pezzo di carta col mio nome: “venirci davvero”. Brava.
Ma, attenzione, non le basta. Sfodera un questionario, insiste: «Qual è il tuo rapporto con lo sport
“Ottimo. Guardo almeno 4 o 5 partite a settimana”.
E con questo considero chiuso l’argomento. 

Lo sa lei, lo so io, lo sapete anche voi. Non durerà. 

Ci chiamano “le coccinelle”. Perché di solito ci palesiamo in primavera, spinte dall’ansia per la prova costume. Io però sono una professionista: lo faccio prima, in vista del nuovo anno.

E per dimostrare al mondo che faccio sul serio, decido di “fare sala” una mezzora, eroica e determinata. Per non incorrere in gaffes eccessive, cerco di rubare con gli occhi da chi è già qui. Parto, inizio, cammino. Sembro potercela fare. In ogni caso non c’è partita con la mia vicina di tapis roulant, Vanda, 64 anni.

Sembra simpatica. Quando ho le cuffiette con la musica a palla nelle orecchie, muove le labbra come se mi stesse dicendo qualcosa. Vinco il testa a testa con lei di misura. Ed è stata fortunata: già immaginavo di doverle far cadere gli occhiali per guadagnare metri preziosi. Meglio così per tutti.
Nello spogliatoio incontro due signore di circa 80 anni che hanno l’aria di venire qui da tanto. E’ bello chiacchierare con qualcuno che ti capisce. Per esempio, abbiamo gli stessi dolori cervicali.

Magari, con un po’, di coraggio chiederò loro di svelarmi come facciano ad allenarsi con continuità. Perché orgogliose del loro lavoro, sembrano non avere affatto quel difetto fisico micro-macro-scopico su cui da giovani entriamo in paranoia: no, sembrano davvero perfette. Magnifiche e felici così.

Image by Pete Linforth from Pixabay

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