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Tutto quello che le tv per bene non ti raccontano

Pensieri che uccidono (MUBARAK E L’IPOCRISIA)

C’è un’idea che ha fatto più morti della bomba atomica. Un’idea che è la madre di tutte le guerre:
IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI.
Grazie a questa brillante posizione filosofica l’Occidente Cristiano, capitanato dagli Stati Uniti, ha praticato per 60 anni una politica internazionale basata sull’appoggio di qualunque dittatore criminale che si dichiarasse anticomunista. E questo dopo che il colonialismo aveva fatto lo stesso per 5 secoli.
L’appoggio di Obama alla rivoluzione egiziana è il primo punto di rottura di questa logica: accettiamo il rischio che il popolo egiziano elegga rappresentanti che sono nemici degli Usa perché la libertà è un valore non trattabile e perché abbiamo fiducia nei popoli e nei percorsi che essi scelgono, convinti che l’essere umano abbia un inarrestabile desiderio di raggiungere l’eccellenza.
Quest’inversione di rotta della maggiore potenza imperialista, da sola vale l’elezione di Obama.
Il fatto che gli Usa abbiano scelto di non sostenere più i dittatori corrotti e torturatori determinerà l’implosione dei regimi dittatoriali, presumibilmente in breve tempo.
Il mondo gira pagina. E’ bellissimo!!!
(Gioite: è la prova che c’è un senso positivo nell’Universo, il mondo migliora lentamente ma continuamente)
Molto probabilmente siamo di fronte a quell’effetto domino che già abbiamo visto all’opera nel 1989, quando in una notte crollarono i presupposti che tenevano insieme l’impero russo. Nessuno sparò sui dimostranti che scalavano il muro di Berlino e i carri armati russi non invasero Berlino Est… Bastò questo per sciogliere uno degli imperi più autoritari e vasti della storia del mondo.
Per rendersi conto del cambiamento epocale che rappresenta la nuova posizione degli Usa, basti pensare ai comunicati del governo reazionario israeliano, che invitavano Europa e Usa a sostenere Mubarak perché sennò l’Egitto rischiava di cadere nelle mani dei fondamentalisti islamici…
Il fine giustifica i mezzi. Possiamo sostenere un assassino se ci serve a evitare un pericolo peggiore.
Una logica ingiusta e anche inefficace. Alla lunga questo modo di ragionare scatena un Vietnam…
E come dimenticare che l’estremismo islamico iraniano è stato causato da una dominazione dittatoriale dello Scià di Persia, foraggiato dagli Usa? Sono stati i sistematici massacri degli oppositori, anche i più moderati, a radicalizzare la rabbia e renderla folle!
E come dimenticare che Saddam Hussein e Osama Bin Laden sono stati per lunghissimo tempo criminali al soldo degli Usa in funzione anticomunista?
Chi pratica la filosofia del fine che giustifica i mezzi semina tempesta… Solleva pietroni che gli ricadranno sui piedi… E’ un modo di ragionare semplice che dà ghiotti risultati immediati e prepara disastri immensi a lungo termine. E’ una logica da ladri di galline.

Pensate se i soldi che gli Usa hanno speso per foraggiare Mubarak (si dice in giro che si tratti di 2 miliardi e mezzo di dollari all’anno) fossero invece stati investiti per sviluppare la formazione e le micro imprese in Egitto…

Comunque nonostante tutto il male fatto dall’Occidente al popolo egiziano c’è da sperare che non vedremo un’altra dittatura sanguinaria, sul modello iraniano, al potere nel paese delle piramidi.
I Fratelli Musulmani sono meno estremisti di quel che raccontano i media, la società egiziana e molto più moderna di quella iraniana del 1980 e poi c’è internet. E poi c’è Obama che, se è saggio, non si limiterà alle parole libertarie ma varerà un piano di aiuti al popolo egiziano che ammorbidisca questa fase di transizione con un po’ di benessere.
Se le migliaia di miliardi che l’Occidente spende in guerre e armi andassero a aiutare economicamente i popoli oppressi, il terrorismo sparirebbe nel giro di 12 mesi.

E vorrei notare che stiamo proprio entrando in una nuova era. Mai era accaduto che un impero immenso come quello sovietico implodesse causando solo qualche centinaio di morti. Morti terribili comunque ma imparagonabili al numero di vittime di qualunque rivoluzione  del passato… Ne fecero di più le 5 giornate di Milano nel 1800, con a disposizione armi di scarsissima qualità…

Le rivolte che stanno facendo nascere un nuovo Mondo Arabo sono costate moltissime orribili morti, troppe. Ma anche qui siamo di fronte a quantità per fortuna limitatissime.
E della rivolta egiziana restano immagini fuori dall’iconografia guerresca.
Una donna col burqa che urla nella grande piazza, chiedendo agli uomini di ribellarsi. Le si vedono solo gli occhi, urla e dopo pochi minuti intorno a lei si raduna una gran folla, Al Jazeera la filma e ritrasmette la sua immagine e migliaia di persone scendono in piazza, e così inizia la rivolta… C’è poi la foto di una donna anziana che bacia un poliziotto perplesso. E infine c’è l’immagine che ha dato il colpo di grazia al regime di Mubarak: Wael Ghonim, dirigente della divisione Marketing di Google per il Medio Oriente e il Nord Africa che dopo 10 giorni di prigione scoppia a piangere in diretta tv, appoggiando la testa sul tavolo, al ricordo degli orrori che ha subito e visto nel carcere della polizia segreta. Lui è scoppiato a piangere, poi s’è alzato e ha abbandonato la trasmissione. La presentatrice si è tolta il microfono ingarbugliandosi coi fili e s’è alzata anche lei, seguendo questo giovane uomo. Lei aveva il viso triste e in grande apprensione per lui. Credo che il popolo egiziano, la parte migliore del popolo, si sia identificata in quell’uomo che piangeva e in quella donna che si alzava liberandosi dai fili per seguirlo e soccorrerlo. E la gente s’è alzata, s’è liberata dai fili che la legavano alla paura e tutti, ovunque, sono scesi per strada.
L’Egitto è insorto in un grande momento di sensibilità umana.
Non credo che cadrà preda della violenza….
E Mubarak non ha potuto fare nient’altro che andarsene perché il popolo aveva capito che voleva ben altro che un vecchio senza cuore.
Grazie Egitto. Speriamo di raggiungerti.

Jacopo Fo


Fiat può aumentare gli stipendi a costo zero

Quest’estate c’è stata una giornata di caldo torrido in Germania e l’amministratore delegato di Volkswagen, Wolfgang Rasper, ha fatto arrivare un camioncino che ha distribuito gelati agli operai, all’uscita dallo stabilimento. Rasper ha spiegato questo gesto dicendo: “Vogliamo fermamente ottenere che le persone migliori lavorino qui. E vogliamo rendere il loro lavoro e la loro vita più piacevole. In questo modo li ricambiamo del duro lavoro che svolgono.”

Caro Marchionne, non mi ti immagino a preoccuparti perché i tuoi operai sono accaldati… E lasciami dire che è un errore. A volte un gesto premuroso costa poco e ha grandi effetti. Ma non è solo una questione di forma, gli operai tedeschi ricevono uno stipendio parecchio più alto di quelli italiani: un semplice addetto alla catena di montaggio (Volkswagen) porta a casa uno stipendio base di 2.756 euro lordi, pari a 19 euro all’ora sulla base di una settimana di 33 ore. Gli straordinari notturni comportano una maggiorazione del 45% mentre quelli pomeridiani del 30%. Un addetto alla manutenzione dei macchinari, anche qui remunerazione base, guadagna 3.300-3.500 euro al mese. Ma lo stipendio più alto non è l’unico vantaggio per i lavoratori tedeschi.

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Conclave ecologista e civico: il coraggio di osare il cambiamento

Riceviamo da Michele Dotti e volentieri pubblichiamo:

Abbiamo un sogno

Se dovessimo giudicare dalle esperienze del passato -sempre rigorosamente fallimentari- parrebbe quasi follia il semplice sognare di poter raccogliere in un percorso politico unitario tante esperienze diverse nate in seno alla società civile, nei mondi dell'ecologismo, del pacifismo, della solidarietà e della legalità. Non parliamo poi del tentare di farlo concretamente...

Ma come disse Albert Einstein: "Spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza."
Beh, questa volta gli sprovveduti potrebbero essere davvero tanti e la speranza è che possano finire per realizzarlo questo meraviglioso sogno.

Il sogno di avviare, insieme, un processo costituente per raggruppare tutti i soggetti che vogliono portare il respiro della società civile nelle rappresentanze e nei luoghi della decisione, superando i limiti dell'assurdo sistema partitico attuale, con una visione ecologista, civica, democratica e sociale costruita dal basso.

Dopo anni di drammatica frammentazione, negli ultimi mesi ci sono stati diversi appuntamenti importanti in varie città d’Italia che hanno portato centinaia di realtà a conoscersi e confrontarsi, gettando le basi per avviare un processo unitario aperto, inclusivo e partecipato.

"I tempi stanno cambiando", come cantava Bob Dylan e per cercare di fare sintesi di tutti questi percorsi è stato auto-convocato a Bologna per questo week-end (29 e 30 gennaio) un grande "Conclave ecologista e civico" intorno al quale gravitano grandi aspettative e speranze.

La sfida è quella di tracciare una via credibile per uscire dalla crisi, attraverso un progetto che offra una visione a medio e lungo termine di una società desiderabile, che punti alla qualità di vita, al rispetto dei diritti e della dignità di ogni persona e che veda nella sostenibilità ambientale una opportunità e non un problema.

Certo si tratta di una sfida enorme, ma come ha scritto Johann Wolfgang von Goethe: "Le idee ispirate dal coraggio sono come le pedine negli scacchi, possono essere mangiate ma anche dare avvio ad un gioco vincente."

Allora voglio augurare una buona partita a tutti noi!!!

Qui potete trovare maggiori informazioni sul Conclave.


Investimenti etici: 11 febbraio 2011. Ad Alcatraz per creare nuove imprese.

In questo momento caotico per l’Italia ci sembra importante dar vita a iniziative che creino speranza e che rispondano realmente ai bisogni della gente: lavoro e casa innanzi tutto.
Vogliamo creare nuove imprese che seguano il principio del capitalismo etico di cui parla Mohamad Yunus nel suo ultimo libro: “La fine della poverta'”.
Lo spettacolo agghiacciante della politica ci conferma nell’idea che solo un modo di pensare e affrontare i problemi in modo diverso possa innescare una rivoluzione culturale nel nostro Paese.
Cerchiamo investitori e professionisti che vogliano camminare con noi in questa direzione creando opportunita' che non esistono e al contempo salvaguardare il potere di acquisto del loro denaro oggi pesantemente minacciato da una situazione di drammatica instabilita'.
Le proposte che lanciamo sono due.
La prima riguarda la costituzione immediata di una S.p.a. blindata che per statuto ha l’unico scopo di acquistare un terreno e renderlo disponibile per la costruzione di un ecovillaggio, con interventi di sistemazione delle infrastrutture e di progettazione, vendendo poi gli appartamenti prima di iniziare la fase di costruzione.
La seconda proposta riguarda la creazione di un servizio che metta a disposizione le competenze di centinaia di professionisti aiutando così i cittadini ad affrontare problemi di  lavoro, diritti, formazione, salute, rendendo piu' semplice sfruttare appieno opportunita' che sono disponibili solo in teoria in mancanza delle “dritte” per coglierle.
Nel proseguo di questo articolo chiariro' meglio queste due proposte.
Prima pero' voglio raccontare la modalita' di questo incontro.
Innanzi tutto sara' possibile seguire le presentazioni e il dibattito che si svolgera' a Alcatraz, anche via web su http://www.alcatraz.it.
L’idea e' poi quella di creare un tipo di incontro nuovo, non discutiamo di politica ma di come realizzare concretamente e subito idee imprenditoriali innovative.
Negli Usa esistono da tempo convention che mettono in contatto persone che hanno idee con manager e investitori.
Ci si incontra, si ascoltano le proposte e alla fine chi e' interessato prende accordi operativi e si creano incubatori per i progetti che hanno trovato sostegno.
In Italia non esistono ambiti di questo tipo e si vede. La causa e' la mancanza di dinamismo imprenditoriale e il riproporsi ossessivo di vecchi schemi e vecchi gruppi economici. La scommessa e' notevole: esiste oggi un pubblico interessato concretamente a cambiare modalita', e fondare un sistema nuovo per dare vita a nuove tipologie di “affari”?

Oggi partiamo con due idee ma l’intenzione e' quella di progettare una serie di incontri di questo genere in futuro.

Detto questo passiamo a analizzare in modo piu' dettagliato le proposte che vogliamo far nascere l’11 febbraio.

Investire nella creazione di  ecovillaggi ad alta efficienza energetica, con possibilita' di condivisione di alcuni servizi, qualita' certificata degli immobili, possibilita' di autocostruzione.
E se iniziassimo a creare strumenti per difendere il valore dei nostri risparmi?
Dove li metti i tuoi risparmi?

Non e' elegante parlare di soldi.
Ma la questione del risparmio non possiamo far finta che non esista…
Tanto piu' che i soldi sono anche potere.
Quando metti il tuo denaro in un fondo di investimento o direttamente in azioni, finanzi le imprese che scegli.
E quando scegli di finanziare il mondo delle multinazionali metti anche a rischio i tuoi soldi, perche', come si e' visto negli ultimi anni, oltretutto il sistema e' taroccato.
Il capitalismo non si limita a pagare poco il lavoro di miliardi di persone e a spacciare prodotti di scarsa qualita' e svariate truffe e truffette commerciali. Ti frega anche i risparmi. In questi anni abbiamo assistito a veri massacri economici perpetrati ai danni dei piccoli e dei medi risparmiatori. A volte ci hanno rimesso le penne anche i pesci grossi… E’ un gioco al massacro…

E su questo fronte in Italia si potrebbe fare di piu'.

Particolarmente sarebbe utile in un momento difficile e rischioso come questo.

Chi ha qualche soldo da parte si trova di fronte a un grosso problema: dove metterli?
Ci sono poche alternative per chi non ha voglia di fare il bove nel parco buoi (come i finanzieri chiamano i piccoli risparmiatori, il parco buoi si foraggia nei tempi rosei e si macella appena va giu' il mercato).

In questo momento i prodotti sicuri (fondi etici o obbligazioni di stati con tripla A) pagano poco…

Sappiamo che nel mondo della finanza etica si sta pensando a prodotti di nuovo tipo. Imitando i tedeschi si potrebbero, ad esempio, costruire cooperative di risparmio che investano in eolico e fotovoltaico.
Qualche esperimento e' stato fatto anche in Italia (dal comune di Peccioli ad esempio) ma allo stato attuale non abbiamo la forza di lanciare un’operazione simile.
Mi viene allora la seguente idea: potremmo creare una societa' d’investimento che realizzi una sola impresa: costruire un ecovillaggio. Sarebbe il classico investimento ideale: mettere i soldi in un'attivita' che fa bene all’ambiente, alle persone che ci andranno ad abitare. Un’operazione non speculativa, con ricarichi moderati, che puo' mettere al sicuro il valore del denaro. Molto meglio che mettere i soldi in fondi di investimento classici che magari poi foraggiano le multinazionali piu' cattive del pianeta.
Il successo dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz (http://www.jacopofo.com/ecovillaggio-solare-ambiente) dimostra che esiste una grande domanda di case ecologiche, energeticamente efficienti, all’interno di complessi che offrono l’opportunita' di condividere alcuni spazi condominiali (piscina, sala multifunzionale, lavanderia ecc).
Inoltre in questo momento di crisi economica e' sempre piu' difficile acquistare un appartamento.
Credo che creare ecovillaggi potrebbe essere anche un modo di rendere possibile l'acquisto di una casa con pochi soldi e un finanziamento. Con Banca Etica stiamo lavorando a un progetto e ci siamo resi conto che si potrebbe realizzare una casa veramente economica. Ci stiamo lavorando.
Ma per sviluppare un progetto simile e' necessario che si crei un gruppo di finanziatori iniziali. Potremmo realizzare un ecovillaggio che in parte proponga case chiavi in mano e in parte case da autoscostruire.
Il momento e' propizio anche dal punto di vista dei prezzi.
Abbiamo trovato varie opportunita' che si presterebbero a un simile progetto in modo eccellente. 
Le cubature ci sono gia' (anche se sono praticamente ruderi) quindi non ci sono problemi autorizzativi, in questo caso progetti e pratiche si sbrigano in pochi mesi. 
Inoltre abbiamo gia' fatto una mole di lavoro enorme per l’Ecovillaggio Solare di Alcatraz (studi, progettazioni, preventivi, struttura societaria, modalita' di finanziamento).
L’ipotesi sulla quale vogliamo aprire la discussione e' la seguente: si costituisce una Spa bloccata, che puo' compiere solo quelle specifiche operazioni decise nel progetto approvato dall’assemblea. L’amministratore delegato ha poteri limitati alla realizzazione delle decisioni dell’assemblea, cioe' non ha il potere di decidere qualche tipo di investimento o spesa che non sia nell’elenco delle uscite preventivate.
Si tratta di comprare, realizzare la progettazione, chiedere le autorizzazioni per il restauro, sistemare le strade, portare acqua, luce e telefonia ad alta velocita', e vendere gli appartamenti prima di iniziare i lavori. Cioe' non cerchiamo persone che vogliano poi abitare in questo secondo ecovillaggio ma persone che vogliano finanziare il processo iniziale di realizzazione.
Quindi l’idea riguarda chi e' interessato a investire denaro, senza dover comprare una casa.
Se tutto va bene concludiamo l’operazione in 3 anni, forse meno. Ma potrebbe anche essere che i tempi si allunghino di parecchio... In ogni caso credo che il terreno e le case, quando si compra a prezzo di rudere, in aree non sopravvalutate, mantengano il loro valore rivalutato rispetto all’inflazione. Possono cadere i prezzi nel Chianti, dove in alcune zone si superano, per un rustico ristrutturato, i 5mila euro al metro, non dove si parte da prezzi che per un rudere sono di circa un decimo.
Se ci fosse un gruppo promotore di persone disposte a fondare questa societa' con quote a partire da qualche migliaio di euro, potremmo pensarci.

Nella discussione che si e' svolta nei giorni scorsi su Facebook alcuni hanno proposto di prevedere anche partecipazioni all’investimento rateali (100 euro al mese, ad esempio) e la possibilita' di investire in questo progetto non denaro ma lavoro. Mi sembrano ottime idee.
Evidentemente si tratta di un investimento a medio termine ma potrebbe sortire un buon risultato.

Quindi, come gia' facemmo quando si inizio' a discutere del fotovoltaico, propongo un sondaggio senza nessun impegno, si tratta solo di una manifestazione di interesse per ricevere eventualmente altre informazioni.
(Se, in linea di massima, ti puo' interessare costituire con noi una simile societa', manda una mail a jacopo@alcatraz.it.)

Investire per creare Mamma Service, il primo servizio globale di consulenza esistenziale e lavorativa che ti permette di affrontare la crescente complessita' del mondo e l’enorme mole delle opportunita' che oggi ti offre.
       
L’idea parte dalla constatazione che la nostra societa', viaggia verso una crescente complessita'. Continuamente il cittadino si trova di fronte a scelte complesse, dall’acquisto del cellulare al contratto per l’elettricita'. Per non parlare dei problemi tecnici, burocratici, legali e fiscali. E quante difficolta' si potrebbero superare piu' agevolmente se fosse semplice trovare professionisti affidabili, informazioni complete, contatti produttivi?
Le persone che vengono ad Alcatraz hanno negli anni costituito una rete informale capace di produrre proprio questo: informazioni, contatti, referenze, consigli, consulenze.
Ecco che nasce l’idea di un’organizzazione commerciale che seleziona competenze e le offre a prezzi convenienti.
Alcuni spezzoni di questa idea ci sono gia' e funzionano: esistono aziende che offrono decine di consulenti, puoi farti un’idea generale su un problema con una telefonata di mezz’ora, ottenere un parere scritto o uno studio di fattibilita'. C’e' chi offre un ufficio con segretaria che risponde al telefono col tassametro; un ufficio virtuale che ti prenota i biglietti per il teatro o l’aereo, sbriga le commissioni, spedisce la posta. C’e' chi offre un allenatore psicologico, un consulente filosofico, un corso di inglese al telefono o via Skype.
Ma a queste idee ne abbiamo aggiunte molte altre, compresi servizi materiali con persone in carne ed ossa (che all’inizio saranno disponibili solo in alcune citta'. Si tratta di creare un servizio globale capace di indirizzare l’utente verso le consulenze che gli servono cullandolo e supervisionando il suo percorso. Cioe' parlarci, ascoltarlo, capirlo. Tutte cose che sappiamo fare benissimo… Chiacchierare…
Ma ecco altre idee:
A Milano c’e' il marito in affitto (ti aggiusta veramente il lavandino e la tapparella e ti cambia le lampadine. E non ti chiede niente di complicato in cambio).
Ma potremmo anche creare servizi analoghi in altri settori: il Professore da Viaggio che ti fa il ripasso di architettura durante la mezz’ora che passi in pullman prima dell’esame, via telefono, il servizio Mamma d’Emergenza che ti mette in contatto con un pool di mamme esperte e all’occorrenza con un pediatra. Il servizio Un Papa' Presentabile per le Grandi Occasioni (ne abbiamo di sinistra, di destra e di centro). 
E poi un consulente finanziario che da' solo consigli, non ti propone nessun prodotto, pero' ti sa dire se paghi troppo di assicurazione o di commissione. Ti dice anche dove trovi l’auto al prezzo migliore e quali hanno un buon odore.
Poi c’e' Emergenza Burocratica, un aiuto e consulenti affidabili nei rapporti con la pubblica amministrazione, la giustizia, le tasse. Spesso se sai le leggi li freghi. E se si mette brutta c’e' il servizio: Mi Incateno per Te, vengo io e mi lego ai cancelli di qualunque entita' sub umana ti rompa i santissimi immotivatamente.
E ancora abbiamo pensato al servizio Sveglia allegra. Ti telefona Eleonora alle 6,30 e ti racconta 20 buone notizie del suo club di Ottimiste Estreme su Facebook. Se non basta veniamo in 20 a chiedere al tuo capoufficio che cosa gli rode. Due opzioni: gruppo allegro di claun, oppure vestiti da operai della Breda cattivi con le macchie di grasso e di sugo sulla tuta blu. Tremendi!
Consigli culinari, tutoraggio telefonico, Cuoca Fantasma a domicilio (c’e' ma non sapresti dire dove).
Proposte di itinerari di vacanza.
Segnalazione di libri, film, musica, eventi artistici.
Lettura di un racconto per farti addormentare meglio (o non farti dormire MAI PIU’).
Realizzazione di qualunque tipo di oggetto stampato, biglietto da visita, maglietta, pannello, carta da parati, fotomontaggio, formaggio, decorazione o altro.
Realizzazione della tua biografia nella quale fai veramente la figura della grandissima eminenza dell’eccelsita' totale. La biografia e' correlata con le foto di te che incontri il Dalai Lama, il Lama, il Papa, Barbara Streisand, Obama, Gandhi, lo Spettro dell’Opera. Abbiamo pronta anche l’edizione in inglese, bosniaco e cinese.
Animazione per feste e funerali (funerali claun, si muore una volta sola, divertitevi!).
Ci sono poi una serie di servizi improbabili ma divertenti che possono servire per far parlare i media dell’iniziativa: ad esempio l’Ingelositore a Noleggio, l’Amica da Shopping e la Baby Sitter per Neo Divorziati e (essenziale) dove noleggiare un cammello per una gita a Cesenatico.
Ovviamente alcuni servizi che potremmo proporre sono solo un gioco ottimo per far parlare i giornali di questa impresa… L’importante e' che passi l’informazione che esiste un nuovo servizio che aiuta i cittadini a affrontare i problemi quotidiani in modo efficiente, creativo e professionale.
Come cominciare
Il primo passo dell’impresa e' quello di attivare numero di telefono a pagamento, simile ai vari 1240 o 1288, dove una cortese persona ti da' informazioni di tutti i tipi. Le differenze sostanziali con i servizi di informazione gia' esistenti sono 2.
1) Mamma Service ti dice quali sono i ristoranti buoni secondo le migliori guide sul mercato, i servizi esistenti invece ti dicono generalmente solo quali soni i ristoranti che hanno pagato per essere segnalati, comunque ti danno informazioni senza fornirti nessuna delucidazione sulla qualita'. A me non interessa sapere quali ristoranti nel raggio di 5 km sono clienti di un servizio di informazioni, voglio sapere dove si mangia veramente bene. Mamma Service entra nel merito della qualita': ti racconta dei migliori prodotti per rapporto qualita' prezzo traendo queste informazioni dalla rete e da guide cartacee (utilizzeremo tutti i servizi come Ciao.com che raccolgono recensioni dei consumatori).
2) Mamma Service non si limita a fornirti numeri telefonici e indirizzi. I nostri operatori hanno a disposizione una banca dati indicizzata che spazia in tutti i campi: hai a disposizione ogni momento un operatore capace di fare una ricerca sul web in qualsiasi direzione e fornirti subito qualunque servizio che sia acquistabile via internet. E se il tuo problema e' piu' complesso (ad esempio una consulenza legale) il nostro operatore ti fornisce il prezzo di quel particolare servizio, offerto da uno dei professionisti selezionati. 
Nella costruzione di questo progetto abbiamo investito gia' parecchio lavoro: e' operativo ormai da un anno il sito www.adomandarisponde.it che offre un servizio di consulenze di avvocati, commercialisti, notai, ingegneri, architetti, tecnici, esperti di varie discipline capaci di realizzare pareri e ricerche di qualita'. Si tratta di un punto di partenza che puo' rivelarsi prezioso nella fase iniziale fornendo gia' una massa critica di competenze selezionate, verificate e organizzate.
Ovviamente per realizzare un simile progetto servono manager in grado di coordinare il tutto, persone capaci di costruire modalita' di verifica della qualita' dei servizi e sistemi di garanzia per i clienti.
Si tratta di costruire per gradi una macchina capace di mettere in rete e promuovere le competenze di un numero sufficiente di persone, dotandosi di ufficio stampa, promotori, sito web, mailing list, sistema di pagamento via web o via telefono.
E per farlo serve un capitale iniziale che abbiamo valutato in 400.000 euro. Ovviamente si tratta di un investimento con un livello di rischio molto piu' alto del progetto “S.p.a. Ecovillaggio” in quanto non si tratta di investire in immobili e migliorie degli stessi, puntando sull’aumento di valore legato alla rivalutazione del patrimonio. Qui si tratta di credere alla possibilita' di successo di un’impresa commerciale come Mamma Service, che deve poi fare i conti con la risposta del pubblico.
L’obiettivo e' ambizioso, con un costo di gestione minimo a regime di 50.000 euro al mese.

 


E se iniziassimo a creare strumenti per difendere il valore dei nostri risparmi?

Dove li metti i tuoi risparmi?

Non e' elegante parlare di soldi.
Ma la questione del risparmio non possiamo far finta che non esista…
Tanto piu' che i soldi sono anche potere.
Quando metti il tuo denaro in un fondo di investimento o direttamente in azioni, finanzi le imprese che scegli.

E quando scegli di finanziare il mondo delle multinazionali metti anche a rischio i tuoi soldi, perche', come si e' visto negli ultimi anni, oltretutto il sistema e' taroccato.
Il capitalismo non si limita a pagare poco il lavoro di miliardi di persone e a spacciare prodotti di scarsa qualita' e svariate truffe e truffette commerciali. Ti frega anche i risparmi. In questi anni abbiamo assistito a veri massacri economici perpetrati ai danni dei piccoli e dei medi risparmiatori. A volte ci hanno rimesso le penne anche i pesci grossi… E’ un gioco al massacro…
E su questo fronte in Italia si potrebbe fare di piu'.
Particolarmente sarebbe utile in un momento difficile e rischioso come questo.
Chi ha qualche soldo da parte si trova di fronte a un grosso problema: dove metterli?
Ci sono poche alternative per chi non ha voglia di fare il bove nel parco buoi (come i finanzieri chiamano i piccoli risparmiatori, il parco buoi si foraggia nei tempi rosei e si macella appena va giu' il mercato).
In questo momento i prodotti sicuri (fondi etici o obbligazioni di stati con tripla A) pagano poco…
Sappiamo che nel mondo della finanza etica si sta pensando a prodotti di nuovo tipo. Imitando i tedeschi si potrebbero ad esempio costruire cooperative di risparmio che investano in eolico e fotovoltaico. Qualche esperimento e' stato fatto anche in Italia (dal comune di Peccioli ad esempio) ma allo stato attuale non abbiamo la forza di lanciare un’operazione simile.
Mi viene allora la seguente idea: potremmo creare una societa' d’investimento che realizzi una sola impresa: costruire un ecovillaggio.
Sarebbe il classico investimento ideale: mettere i soldi in un’attivita' che fa bene all’ambiente, alle persone che ci andranno ad abitare. Un’operazione non speculativa, con ricarichi moderati, che puo' mettere al sicuro il valore del denaro. Molto meglio che mettere i soldi in fondi di investimento classici che magari poi foraggiano le multinazionali piu' cattive del pianeta.

Il successo dell’Ecovillaggio Solare di Alcatraz (http://www.jacopofo.com/ecovillaggio-solare-ambiente) dimostra che esiste una grande domanda di case ecologiche, energeticamente efficienti, all’interno di complessi che offrono l’opportunita' di condividere alcuni spazi condominiali (piscina, sala multifunzionale, lavanderia ecc).
Inoltre in questo momento di crisi economica e' sempre piu' difficile acquistare un appartamento.
Credo che creare ecovillaggi potrebbe essere anche un modo di rendere possibile l'acquisto di una casa con pochi soldi e un finanziamento. Con Banca Etica stiamo lavorando a un progetto e ci siamo resi conto che si potrebbe realizzare una casa veramente economica. Ci stiamo lavorando.
Ma per sviluppare un progetto simile e' necessario che si crei un gruppo di finanziatori iniziali. Potremmo realizzare un ecovillaggio che in parte proponga case chiavi in mano e in parte case da autoscostruire.
Il momento e' propizio anche dal punto di vista dei prezzi.
Abbiamo trovato varie opportunita' che si presterebbero a un simile progetto in modo eccellente.
Le cubature ci sono gia' (anche se sono praticamente ruderi) quindi non ci sono problemi autorizzativi, in questo caso progetti e pratiche si sbrigano in pochi mesi.
Inoltre abbiamo gia' fatto una mole di lavoro enorme per l’Ecovillaggio Solare di Alcatraz (studi, progettazioni, preventivi, struttura societaria, modalita' di finanziamento).

L’ipotesi sulla quale vogliamo aprire la discussione e' la seguente: si costituisce una Spa bloccata, che puo' compiere solo quelle specifiche operazioni decise nel progetto approvato dall’assemblea. L’amministratore delegato ha poteri limitati alla realizzazione delle decisioni dell’assemblea, cioe' non ha il potere di decidere qualche tipo di investimento o spesa che non sia nell’elenco delle uscite preventivate.
Si tratta di comprare, realizzare la progettazione, chiedere le autorizzazioni per il restauro, sistemare le strade, portare acqua, luce e telefonia ad alta velocita', e vendere gli appartamenti prima di iniziare i lavori. Cioe' non cerchiamo persone che vogliano poi abitare in questo secondo ecovillaggio ma persone che vogliano finanziare il processo iniziale di realizzazione.
Quindi l’idea riguarda chi e' interessato a investire denaro, senza dover comprare una casa.
Se tutto va bene concludiamo l’operazione in 3 anni, forse meno. Ma potrebbe anche essere che i tempi si allunghino di parecchio... In ogni caso credo che il terreno e le case, quando si compra a prezzo di rudere, in aree non sopravvalutate, mantengano il loro valore rivalutato rispetto all’inflazione. Possono cadere i prezzi nel Chianti, dove in alcune zone si superano, per un rustico ristrutturato, i 5mila euro al metro, non dove si parte da prezzi che per un rudere sono di circa un decimo.
Se ci fosse un gruppo promotore di persone disposte a fondare questa societa' con quote a partire da qualche migliaio di euro, potremmo pensarci.
Nella discussione che si e' svolta nei giorni scorsi su Facebook alcuni hanno proposto di prevedere anche partecipazioni all’investimento rateali (100 euro al mese, ad esempio) e la possibilita' di investire in questo progetto non denaro ma lavoro. Mi sembrano ottime idee.
Evidentemente si tratta di un investimento a medio termine ma potrebbe sortire un buon risultato.
Quindi, come gia' facemmo quando si inizio' a discutere del fotovoltaico, propongo un sondaggio senza nessun impegno, si tratta solo di una manifestazione di interesse per ricevere eventualmente altre informazioni.
Se, in linea di massima, ti puo' interessare costituire con noi una simile societa', manda una mail a jacopo@alcatraz.it.


Anch’io Black Bloc!

C’ero anch’io a lanciare i sassi alla polizia. E mi chiedo come abbia potuto succedere...

La mia storia e' stata un po’ particolare.
Non a tutti capita che ti rapiscono la mamma e la vedi tornare a casa coperta di sangue.
Sono cose che possono farti impazzire.
Ma, devo essere sincero, questo evento tragico incontro' un terreno fertile.
Io sono cresciuto con in testa i film western e la rivoluzione comunista. Armata. Due cose che si combinavano bene insieme.
A quei tempi non c’era quasi nessuno a sinistra che pensasse che si poteva cambiare il mondo senza affrontare e distruggere l’esercito dei padroni.
E devo anche confessare che non lasciai l’Armata Rossa perche' diventai pacifista. Quello accadde dopo.
E forse potrebbe essere utile a molti, che oggi stanno pensando che e' ora “di passare ai fatti” e procurarsi una pistola, sapere come ando'.
Mia madre fu rapita a marzo, passai un mese quasi sempre in casa per starle vicino. Intanto pensavo solo a uccidere. Era l’unico pensiero che avevo in testa. A aprile tornai a scuola. Diedi due ceffoni a un fascista, di fronte a tutti, in un corridoio.
Non avevo mai colpito qualcuno e devo dire che la sensazione fu disgustosa.
In quel periodo militavo nell’ala morbida dell’Autonomia Operaia, mi presentai a un leader dell’ala militarista e mi arruolai.
Così iniziai un anno di addestramento. Perche' non e' che ti mandano a sparare così alla cavolo.
Eravamo una trentina, la colonna studentesca dell’organizzazione. Durante gli scontri di piazza ci portavamo dietro centinaia di simpatizzanti ma il livello militare era composto da una decina di ragazzi. Eravamo divisi in operativo, logistico e informativo, avevamo nomi di battaglia, studiavamo diligentemente come si costruiscono armi rudimentali sui manuali dei Marines americani e dei tupamaros e come si usano quelle vere. Imparai che prima di un’azione non bisogna mangiare niente perche' se ti sparano nella pancia a stomaco pieno muori in 15 minuti per emorragia, se sei a digiuno forse arrivi all’ospedale ancora vivo. La cosa che mi stupisce di quegli anni era che ero proprio convinto che sarei morto in combattimento o che mi sarei fatto cento anni di prigione e non me ne importava nulla. Non vedevo nessuna alternativa. Ricevetti l’ordine di tagliarmi i capelli e di andare in giro con la giacca (la cravatta non era obbligatoria). Mia nonna era contenta di vedermi finalmente “vestito da cristiano in modo decente”.
C’erano lezioni anche su come comportarci se venivamo catturati. Era scontato che ci massacrassero per farci parlare. Il nostro addestratore era pragmatico, dava per scontato che tutti parlano, ma la consegna era di resistere 24 ore per dare tempo ai compagni di scappare.
Insomma, sembrava proprio una cosa seria.
I primi dubbi mi vennero quando prima di un’azione (dovevamo incendiare alcune auto di nemici del popolo) il mio gruppo decise di andare a mangiare una pizza. Una palese violazioni degli ordini.
Lo dissi. Mi risero in faccia. Poi, come accadeva il piu' delle volte, l’azione non si svolse perche' non riuscimmo a trovare le auto da bruciare. Un errore nelle informazioni che ci avevano dato.
Così arrivai a finire il tirocinio e a passare all’azione. E lì iniziai a capire che c’era qualche cosa che non funzionava. Ricevemmo l’ordine di bruciare una decina di automobili con bombe incendiarie a tempo. Fu un disastro perche' ci fornirono indirizzi sbagliati e timer che non funzionavano.
Poi ci fecero lavorare per un paio di mesi alla preparazione di un attentato incendiario contro una multinazionale. Ma i responsabili fecero un po’ di confusione e ci incaricarono di incendiare l’immenso parco auto dell’autonoleggio Avis che non c’entrava niente (GIURO!). Ci fermarono appena in tempo. E tanta grazia che non distruggemmo l’altra Avis, quella dei donatori di sangue…
Poi scoprii che una ragazza bellissima, alla quale facevo la corte, sapeva tutto quello che succedeva in tutti i gruppi armati di Milano perche' aveva rapporti intimi con alcuni capi militari.

Mi chiesi se era saggio iniziare la lotta armata in una situazione nella quale bastava che arrestassero una ragazza con tette fantastiche per decapitare le forze rivoluzionarie nel nord Italia.
Poi durante un’altra azione, fallita come al solito, Marco Barbone abbandono' una borsa con dentro 4 bottiglie molotov chimiche. Sulla borsa c’era scritto a caratteri cubitali MARCO BARBONE e di seguito il suo numero di telefono e indirizzo. Marco si diede alla latitanza per un paio di settimane. Ma nessun poliziotto busso' mai alla sua porta. Mi chiesi se potevo iniziare la lotta armata con gente che andava in azione con il proprio nome scritto ben in evidenza sulla borsa. Poi un altro compagno, durante una spesa proletaria, perse la carta d’identita' nel supermercato. Ci avevano fatto una lezione intera sul fatto di non andare in azione con nulla che ci potesse far identificare ma evidentemente lui quel giorno era assente. Ma gli ando' liscia. Si presento' alla cassa il giorno dopo chiedendo se avevano trovato una carta d’identita'. Gliela restituirono senza che nessuno facesse domande.
Un militante di un gruppo armato con il quale avevamo rapporti stretti, fu arrestato perche' a un posto di blocco consegno' ai poliziotti due patenti. Con due nomi diversi sopra. Quando seppi che un covo delle BR era stato scoperto perche' un brigatista era stato preso con un mazzo di chiavi con su scritto l’indirizzo esatto del deposito di armi iniziai a domandarmi che cosa stesse succedendo al cervello dei rivoluzionari.

A questo punto l’organizzazione ci chiese il battesimo del fuoco. Un’azione armi in pugno. Dovevamo sparare alle gambe al preside di un liceo. Era il Grande Salto per tutta l’organizzazione perche' fino a quel momento non era stato ancora sparato neppure un colpo. Quello era il passo che ci avrebbe rapidamente portati alla lotta clandestina. Io iniziavo ad avere un po’ di dubbi sulle reali possibilita' di un’accozzaglia di distratti totali di battere militarmente le Forze Armate Italiane.
E poi non mi andava di sparare a un povero preside. Quindi usai la mia influenza per convertire i proiettili con un po’ di vernice rossa. Lo scopo dell’azione era verificare la nostra capacita' militare quindi tutto sarebbe stato realizzato come un attacco armato, con tanto di finto scontro tra auto e successivo incendio per bloccare la strada, ma non avremmo sparato.
Arrivo' il giorno dell’ultima riunione, dopo mesi di preparativi e pedinamenti. Io intanto mi ero follemente innamorato di una ragazza e stavamo per partire per il Portogallo in Luna di miele. Intervenni nel mio ruolo di commissario politico della cellula operativa, ribadendo le ragioni che ci avevano fatto decidere l’azione e poi dissi: “Io mi sono innamorato e sto per partire, quindi non vorrei essere arrestato. Propongo di rimandare l’azione a settembre.” Mi aspettavo urla, accuse di tradimento, minacce. Invece tutti accettarono istantaneamente di rimandare. La cosa mi sconvolse. Ero pronto alla rissa e invece…
Così capii che con quei rivoluzionari non sarei riuscito a combinare niente.
Andai in Portogallo, lei mi lascio' per un brasiliano bellissimo incontrato lì, in una comune di Lisbona e io tornai in Italia con un ascesso devastante a un dente e la faccia gonfia in modo spaventoso.
A settembre io e l’altro responsabile degli studenti ci presentammo all’esecutivo nazionale della struttura  militare. Avevamo un piano. Non fu facile perche' il luogo dove si teneva la riunione era segreto. Avevi un appuntamento in un punto, passava una staffetta in moto e ti dava l’indirizzo finale. Meta' delle riunioni non si facevano perche' i delegati si perdevano.
Quando finalmente si riuscì a riunirsi intervenni dicendo: “Noi siamo 200. Mettiamo che riusciamo a diventare settemila. Loro hanno l’aviazione. Come facciamo a sconfiggerli?” Quel che si dice un intervento breve e incisivo.
Una domanda semplice.
Toni Negri mi rispose con il discorso piu' fumoso che abbia mai sentito. Parlo' un’ora e poi la riunione, che doveva decidere la nostra prima vera offensiva militare, fu rimandata.
La volta successiva fu l’altro rappresentante degli studenti a porre la stessa semplice domanda e Toni rispose con lo stesso discorso. Andammo avanti così fino a novembre, bloccando l’esecutivo e prendendo il tempo per organizzare l’uscita del grosso degli studenti medi dall’organizzazione. Uscimmo in 150. E anche la maggioranza degli operai se ne andarono.
Negli anni successivi i pochi che erano restati si divisero in piccole bande, alcune delle quali arrivarono a sparare e uccidere (Toni Negri, che in fin dei conti era un moderato, senza di noi che eravamo l’ala morbida, si trovo' in minoranza e fu esautorato dai durissimi). Tra i durissimi c’era Marco Barbone, che qualche anno dopo finira' per assassinare Valter Tobagi (che per inciso era un suo amico di famiglia, lo scelsero perche' ammazzarlo era piu' facile visto che sapevano tutto di lui…).
Dopo qualche anno alcuni dei duri vennero arrestati e si vide che non erano poi tanto duri. Parlarono e denunciarono 250 compagni.
Una bella mattina del 1979 uscì sul Corriere della Sera che anche io ero tra gli incriminati per banda armata, nonostante fossi uscito prima dell’inizio della guerriglia. Alle 9,30 del mattino ero dal mio avvocato, alle 10 stavo su un treno per Parigi, senza bagagli. Avevo pero' comprato un panettone. Si era sotto Natale e volevo darmi un’aria normale.
Restai latitante all’estero per un mese poi mi dovetti rassegnare al fatto che nessuno mi dava la caccia e rientrai in Italia.
Il mio processo duro' parecchi anni. Finii nella “branchia” chiamata Rosso3, che si occupava degli imputati di basso livello, quelli sfigati. Partii con 16 imputazioni che via via cascarono soprattutto perche' ero accusato di azioni che non erano mai state eseguite.
Sono le accuse migliori perche' e' facile difenderti.
Tanto per dare l’idea del casino che fecero i pentiti, all’udienza finale prima di me c’era un ragazzo che aveva ammesso 17 rapine in banca e che pero' rigettava l’accusa per la diciottesima avanzando la scusa che quel giorno era in una cella d’isolamento sotterranea del carcere le Nuove di Torino. Dopo di lui fu ascoltato un altro militante che aveva ammesso parecchi crimini ma rigettava l’imputazione per un assalto armato a una sede del Msi adducendo la scusa di essere stato, contemporaneamente, sotto anestesia per un intervento di peritonite presso l’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il giudice pote' solo constatare che c’erano stati alcuni errori.
Quando il giudice mi chiese se avevo qualche cosa da dire mi alzai per spiegare che la mia generazione aveva commesso molti errori e si era macchiata di crimini violenti. Ma avevamo un’attenuante: combattevamo per un mondo migliore. La causa della nostra rabbia erano coloro che avevano attaccato i nostri cortei sparando e uccidendo, che avevano messo le bombe, i ladri e i corrotti che stavano dissanguando l’Italia… Loro non venivano mai processati per i loro immensi crimini. Il mio avvocato mi faceva le boccacce per farmi stare zitto… Ma io dissi quel che che pensavo e che penso ancora. Fino al 1979 nessun manigoldo potente era mai finito in carcere…

Col tempo, grazie al processo e a una serie di racconti di compagni usciti di  prigione (a volte dopo 15 anni), scoprii alcune storie pazzesche su un paio di fatti.
Sapevo che quello che era il capo militare supremo di Rosso, Carlo Saronio, era stato ucciso, ma la controinformazione dell’Autonomia Operaia aveva sostenuto che erano stati i servizi segreti a ucciderlo. Poi venne fuori un’altra versione dei fatti: i rapitori erano dei malavitosi comunisti che avevano ricevuto l’ordine di rapirlo. A dare quest’ordine era stato il secondo capo militare supremo di Rosso. Tale Fioroni. Si disse che avevano usato troppo cloroformio e Saronio aveva avuto un infarto.
Fioroni poi fu catturato con in mano i soldi del riscatto, fu tra i piu' notevoli pentiti, per numero di incriminati. Denuncio' anche me. Non mi conosceva ma evidentemente nonostante la segretezza sapeva che, nel 1974, facevo ancora parte del gruppo. Essere figlio di persone famose in questi casi non e' un vantaggio… Gli avevano riferito che avevo dato fuoco a una serie di colonnine per dare l’allarme alla polizia che erano state sistemate in varie zone di Milano. Per mia fortuna anche questo attentato non era mai stato realizzato…
In realta' non era stato neppure progettato da noi…
Poi scoprii che alcuni sostenevano che questo Fioroni si trovasse sotto il traliccio sul quale morì Feltrinelli. Tutti ci eravamo chiesti come poteva Feltrinelli andare a piazzare una carica di esplosivo con la spoletta gia' innestata… va beh che erano tutti pazzi ma questo sembrava eccessivo. Altri parlavano di soldi e armi spariti dopo la morte dell’editore guerrigliero.
Incontrai anche militanti di altre organizzazioni armate, usciti dopo aver scontato pene dai dieci anni in su e chiesi loro di raccontare le loro storie. Volevo sapere se solo il nostro gruppo era pieno di distratti e criminali. Le storie che ho raccolto sono veramente incredibili e mostruose.
La piu' agghiacciante e' il racconto di quel che successe a Torino quando Prima Linea decise di ammazzare “qualche agente” per vendicare l’uccisione di quattro militanti che, secondo la controinformazione, erano stati giustiziati nel sonno (non so se fosse la verita'). Fattosta' che quattro guerriglieri si appostano, due in un bar e due di fronte, sono armati fino ai denti. Chiamano le forze dell’ordine dicendo che e' in corso una rissa. Arriva una macchina, 3 agenti entrano nel bar e vengono presi in mezzo da un fuoco intenso di due pistole, un fucile a canne mozze e una mitraglietta. Rispondono al fuoco svuotando i caricatori. Un pandemonio. Si sparano addosso per cinque minuti e nessuno dei contendenti viene colpito. Un proiettile vagante uccide pero' un povero ragazzo che passava di lì.
Per motivi di parita' sessuale avevano dato la mitraglietta all’unica ragazza del gruppo. Che sparando un’ultima raffica colpisce la gamba di un compagno, che peraltro pare fosse anche il suo fidanzato. Il che ha fatto sorgere varie congetture. 
Il nucleo si ritira trascinandosi dietro il ferito che perde sangue dalla gamba crivellata. Da una cabina telefonica chiamano il numero di emergenza per avere l’indirizzo del pronto soccorso clandestino. Risponde un dirigente di Prima Linea che a fatica ammette che hanno mentito: non esiste nessun pronto soccorso clandestino. Allora quelli del nucleo di fuoco dicono: “Ok, veniamo lì e vi ammazziamo tutti.” Il ferito intanto rischia di morire. Mentre loro si dirigono verso il covo della direzione, quelli cercano un medico per evitare di essere giustiziati come traditori bastardi. Riescono a contattare quelli di Rosso che il pronto soccorso mobile ce l’aveva veramente. Parte un’auto da Milano. Arrivano a Torino e improvvisano una sala operatoria. Hanno una macchina per le radiografie. Ma e' del tipo che usano i dentisti. Così devono fare 30 radiografie di 4 centimetri per 4 e attaccarle con il nastro adesivo per avere il quadro di tutta la gamba. Ovviamente sbagliano un paio di cose e il ferito poi restera' zoppo.

Negli anni scoprii anche che la nostra controinformazione raccontava parecchie balle. Ad esempio, Potere Operaio nel 1973, convinse tutti che i suoi militanti non erano colpevoli dell’incendio nel quale morirono i fratelli Stefano e Virgilio Mattei, Stefano era un bimbo di otto anni. Così, nel 1974, mi trovai a realizzare un libro a fumetti nel quale si sosteneva, tra l’altro, la versione di Potere Operaio, che fu accettata subito da tutto il Movimento (solo recentemente gli autori di quel crimine hanno confessato…).
Sarebbe stato per noi inconcepibile scoprire che dei compagni erano responsabili della morte di un bambino. Ma era proprio così.

Spero che queste storie possano far riflettere qualche giovane black bloc su quel che sta facendo.
Penso che in mezzo ai ragazzi che distruggono le vetrine e incendiano le auto oggi non ci siano solo provocatori… ci siano parecchi che agiscono in buona fede, convinti come lo eravamo noi, che passare alla violenza sia l’unico modo per reagire alle ingiustizie.
Raccontare qui le ragioni della scelta pacifista e dell’idea che con la violenza non si arriva mai a niente di buono sarebbe lungo (ho spiegato la mia conversione al pacifismo  in un libro uscito nel 1980: “Come fare il comunismo senza farsi male”)
E forse a un ragazzo che e' caduto nella trappola della via militare a un mondo migliore, questi racconti sull’idiozia dei violenti possono far sorgere dubbi piu' di qualunque discorso teorico.
Come ho detto la mia fede nella lotta armata inizio' a vacillare quando mi resi conto che ero circondato da dementi (e forse anch’io non ero troppo lucido).
Quel che capii e' che la violenza e' fisiologicamente legata alla stupidita' e alla disonesta'. Sono le persone peggiori quelle che hanno piu' probabilita' di fare carriera e arrivare ai vertici di un’organizzazione militare segreta. Il crimine e' ovviamente parente della violenza: si attraggono. Chi e' senza scrupoli e' spesso piu' bravo a menar le mani. E i piu' coraggiosi nelle battaglie sovente sono solo i piu' cretini e incoscienti.
Al di la' delle ragioni strategiche e morali la violenza e' sempre sbagliata perche' puoi star certo che gli stupidi, i mediocri e i criminali prendono il sopravvento.
Non c’e' modo di evitarlo. E’ la natura della guerra.
Racconti analoghi me li faceva mio nonno Felice Fo sulla Resistenza. Lui era tenente del Cnl e dopo il 25 aprile del 1945, aveva autonomamente deciso di formare una squadra di partigiani che andavano a bloccare le esecuzioni sommarie che alcuni partigiani veri criminali e alcuni criminali falsi partigiani, stavano organizzando per regolare conti in sospeso o semplicemente per appropriarsi di denaro e altri beni. Arrivavano nei paesi sul lago Maggiore e armi alla mano si facevano consegnare i prigionieri. Liberavano quelli che evidentemente erano solo vittime di un crimine e quelli che avevano qualche reale responsabilita' li portavano in carcere perche' fossero processati. Salvo' parecchi fascisti come prima aveva salvato parecchi ebrei, portandoli clandestinamente in svizzera approfittando del fatto che era ferroviere.
La banalita' del bene…
E credo che sia un peccato che siano pochi i libri scritti dai reduci della fallita rivoluzione comunista italiana che raccontano la verita' dell’orrenda stupidita' militarista.
Anche a molti che si sono sinceramente ravveduti scoccia raccontare quant’eravamo coglioni e tragicamente ridicoli.
Così tralasciano i particolari imbarazzanti.
Io quindici anni fa decisi di raccontare una storia di quegli anni ben diversa da quelle che circolano. Insieme a Sergio Parini scrivemmo “1968. C’era una volta la rivoluzione” per Feltrinelli.

Se quanto ti ho detto non ti ha convinto e decidi che la guerriglia e' l’unica via per salvare il mondo, ti chiedo almeno di prefiggerti di farla bene. Se vuoi evitare di trovarti con una decina di pentiti che ti accusano di parecchi reati scegli molto attentamente i tuoi compagni di lotta.
Se un cretino di offre una pistola riflettici: se e' pirla non puoi fidarti.
Quindi se una persona ti sta offrendo una pistola prima di accettare chiediti se e' tra le persone migliori che conosci.
Se ti rifiuti di prendere una pistola dalle mani di un pirla non diventerai mai un terrorista. E’ un sistema infallibile.

PS
Due anni fa i giornali hanno pubblicato i nomi dei criminali che hanno rapito e seviziato mia madre.
Sinceramente ho passato un giorno intero a chiedermi se era il caso di prendere la macchina e andare ad ammazzarli uno per uno. Poi ho deciso di non farlo. Non e' stato facile. Io non perdono niente, solo trovo che ucciderli non cambierebbe nulla, non risarcirebbe in nessun modo mia madre per quello che ha patito. Non le darebbe nessuna soddisfazione se io le consegnassi il cuore di quegli esseri. Mia madre ha bisogno di un figlio che l’abbracci. I proiettili non danno la serenita'.
Mai.
(La vendetta comunista e' una stronzata.)


Quale punizione per i terroristi?

Mia madre fu rapita, seviziata con tagli di lamette e sigarette spente sul corpo e violentata da un gruppo di fascisti armati. Oggi sappiamo chi erano questi criminali, ma non verranno mai puniti grazie alla prescrizione.
Sinceramente non mi interessa il fatto che non scontino nessuna pena per quello che hanno fatto. Non è una questione di perdono. Io non perdono proprio niente. Ma credo che la punizione sia compito di Dio o, se preferite, delle leggi di natura. E sono certo che gente di quel genere ha vissuto perdendo la cosa più preziosa: la possibilità di essere sensibili alla vita e all’amore. Chi si macchia di crimini orrendi per riuscirci deve uccidere la sensibilità al dolore altrui, ma così perde anche la capacità di provare empatia per altri esseri umani. Cosa può esserci di peggio che vivere afflitti dalla sordità emotiva?

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Il Servizio d’Ordine e' criminale?

Cosa succede quando gli studenti si organizzano militarmente? E’ un bene?
Troppi dei commenti ai miei articoli dei giorni scorsi sono intrisi di parole gravi. E’ indiscutibile che una grande fetta di giovani non ne puo' piu' di questa Italia corrotta che ruba il loro futuro. Hanno ragione. Hanno tutte le ragioni. Ed e' ovvio che di fronte a una polizia che picchia ci sia qualcuno che si stanchi di porgere l’altra guancia.
Siamo di fronte a un bivio storico per il movimento studentesco: bisogna scegliere se e come intraprendere la via violenta.

Io credo che a volte non bisogna solo decidere se un’azione sia giusta; bisogna anche valutare se con quell’azione si possono ottenere i risultati desiderati.

L’Anc di Nelson Mandela ad un certo punto della sua lotta contro il fascismo razzista sudafricano intraprese azioni violente ma ad un certo punto decise di interromperle perche' sarebbero state controproducenti e grazie a questa elasticita' di pensiero ottenne la parita' dei diritti per i neri.

In questo momento molti sostengono la necessita' di costruire un servizio d’ordine efficiente, che impedisca ai provocatori e alle frange violente di usare i cortei come palcoscenico e come protezione per le loro scorrerie a sfasciar vetrine.
Vorrei qui raccontare cosa successe nel 1969 quando il Movimento Studentesco di Milano di trovo' di fronte allo stesso problema.
Credo che la nostra storia possa offrire informazioni interessanti, utili per i giovani che oggi devono decidere che fare e come farlo.
E questo anche perche' pochi hanno raccontato cosa successe veramente.
Leggo ad esempio, con raccapriccio, sul Corriere, l’intervista a Mario Martucci, che era tra i capi dei Katanga, il servizio d’ordine del movimento studentesco.
In questa intervista Martucci, oggi passato a posizioni politiche centriste dopo un transito alla corte di Craxi, magnifica le capacita' dei Katanga nell’evitare sfasci di vetrine. Vero.
Ma Martucci tace su tutto il resto.
Per una serie di casi, mi trovai alla Statale di Milano quando venne annunciata la fondazione dei Katanga, che ancora non si chiamavano così.
I fasci avevano compiuto una serie di assalti e imboscate mandando all’ospedale molti compagni. Tramite il passaparola un centinaio di “compagni fidati” erano stati convocati in un’aula dell’Universita' Statale (Lettere). Un ragazzone fece un discorso molto breve. Disse grossomodo: i nostri compagni sono all’ospedale, uno e' gravissimo, qui non parleremo di  questo, siamo qui perche' dobbiamo vendicare i nostri compagni. E’ ora che il movimento risponda alla violenza e per inciso abbiamo deciso di strutturare un servizio d’ordine permanente, dobbiamo sapere su chi possiamo contare. Ora discutiamo di come farla pagare ai fascisti. Usciamo di qui e andiamo a fargli visita. Chi non se la sente esca subito.
Io avevo 14 anni e non me la sentivo proprio. Così mentre un compagno distribuiva spranghe a tutti i presenti, una sessantina, io e qualche altro e quasi tutte le ragazze ce ne uscimmo. Mi vergognavo tremendamente… Ma non avevo mai dato neppure uno schiaffo a qualcuno e non me la sentivo proprio di partecipare a un raid a bastonate.
Nella mia testa non passo' neanche il minimo dubbio sul fatto che comunque quei compagni stessero agendo giustamente. Avevamo subito pestaggi e assassinii e ad eccezione di qualche reazione spontanea durante le cariche della polizia non avevamo mai dato una risposta organizzata alla violenza del potere.
In effetti poi qualche perplessita' la sentii, nella mia coscienza, quando una compagna, con qualche anno piu' di me, che aveva partecipato al raid mi racconto' cos’era successo.
Era restata un po’ sconvolta anche lei… Erano arrivati da varie direzioni in San Babila, erano entrati contemporaneamente in due bar ritrovo dei fascisti, massacrando tutti gli avventori giovani, in sei o sette erano finiti in ospedale con varie fratture e commozioni craniche. Era un’azione di giustizia sommaria e non c’era modo di sapere che livello di responsabilita' avessero quei ragazzi presi a bastonate. Essere in quel bar era una prova sufficiente della loro colpevolezza?
La mia amica era restata scioccata anche dalle istruzioni che un pazzo dava in macchina mentre andavano in San Babila (percorrendo un lungo giro per arrivare dal lato opposto). I consigli vertevano sui punti da colpire per provocare danni permanenti senza uccidere: gomiti e ginocchia.
Mi chiesi se non fosse una cosa orribile. E decisi che quel modo di ragionare era mostruoso ma in fondo non lo condannai completamente… Erano “compagni che sbagliano” ma comunque erano compagni.
Non partecipai alla prima assemblea del servizio d’ordine al completo. Ma ne ebbi un racconto dettagliato. Si trovarono circa trecento compagni scelti tra i piu' validi e fidati. Erano presenti anche una ventina di ragazze tra le quali una mia amica che era veramente imponente. Il primo intervento lo fece Luca Cafiero, che era professore, eletto anni dopo al parlamento come indipendente nelle liste del PCI e ora filosofo. Inizio' dicendo: “Fin dai tempi delle rivolte degli Iloti contro l’aristocrazia ateniese, il sasso e' stata l’arma principale dei ribelli”.
Le prime azioni dei Katanga furono in effetti improntate sulla tradizione della falange greca.
Storico fu il primo assalto frontale contro la polizia qualche settimana dopo.
I Katanga attaccarono frontalmente le forze dell’ordine in ranghi serrati. Le scariche di pietre venivano lanciate contemporaneamente da ogni fila che ubbidiva alle grida del capocordone.
La polizia non era preparata a reggere la carica e il corpo a corpo con un quadrato compatto di uomini che permetteva a quelli della seconda e terza fila di lanciare pietre a distanza ravvicinata mentre gia' la prima fila iniziava a colpire con le spranghe. E mentre le spranghe delle seconda fila venivano a dar man forte a quelle della prima fila, la terza fila e la quarta continuavano a scagliare pietre.
Notevole fu poi la capacita' dei Katanga di ritirarsi subito dopo l’assalto devastante e disporsi dietro ai “Giornalisti Democratici”. In questo modo i poliziotti inferociti massacrarono i giornalisti. Il giorno dopo il Corriere della Sera uscì con articoli di fuoco contro le Forze dell’Ordine che scavalcarono a sinistra i volantini del movimento.
I Katanga si allenavano in palestra, avevano una disciplina impressionante, marciavano in formazione e difendevano i cortei in modo estremamente efficiente.
Le cose iniziarono a migliorare.
Salvo per il fatto che avevamo alzato il livello dello scontro e qualche compagno ci rimise la pelle.
Fui sconvolto vedendo Santarelli rantolare dopo che un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo lo colpì in pieno petto. Morì di lì a poco. Ma l’orrore che provai non mi fece venir dubbi sul percorso che stavamo seguendo: la polizia e i fascisti ci attaccavano quotidianamente e noi dovevamo difenderci. I Katanga erano quello che ci serviva. Ogni compagno che moriva ci rendeva piu' determinati a combattere.

Ma ben presto iniziarono le scissioni. E ogni gruppo che nasceva si costruiva il suo servizio d’ordine. Io entrai nel Gruppo Gramsci che aveva il servizio d’ordine piu' minuscolo e sfigato della citta'. Eravamo una ventina.
Poi successe che il Movimento Studentesco che era diventato anch’esso un “partito”, diretto da Capanna, perse alcune assemblee di facolta', cosa gravissima perche' permetteva ai vincitori di chiamarsi Movimento Studentesco di quella facolta'. Mentre quelli restati con Capanna rivendicavano l’esclusiva della sigla MS.
Dalla sconfitta in assemblea scaturirono accuse di brogli e cammellaggi e iniziarono le botte. Decine di feriti in tutta la citta'. Poi iniziarono i pestaggi nei licei. Al Berchet, dove studiavo, arrivarono in 4, all’ora di uscita, uno aveva una lista di nomi in mano. Chiesero: “Chi e' Minervini?” Minervini li guardo' perplesso: “Sono io.” Gli saltarono addosso con le chiavi inglesi e lo lasciarono per terra sanguinante. Non facemmo in tempo a reagire che erano gia' scappati a bordo di un maggiolino. 
Indiscutibilmente i Katanga erano molto abili.
Ma scatenarono una guerra che duro' mesi e che arrivo' a parossismi come l’assalto a Scienze presidiata da un migliaio di militanti armati di bastoni e pietre. I Katanga arrivarono in formazione da combattimento, disposti in quadrati composti da un centinaio di uomini ciascuno.
Solo l’intervento della polizia evito' una battaglia campale tra gli eserciti dell’estrema sinistra.
Poi ci fu il massacro dei militanti di Lotta Comunista, che diedero l’assalto alla Statale e furono picchiati selvaggiamente con scene di bassa macelleria.
Per un paio di anni i feriti a causa degli scontri tra compagni furono piu' del doppio di quelli causati da fascisti e polizia.
E molti episodi che vennero denunciati come aggressioni fasciste erano in realta' scontri tra compagni. E ci furono casi gravissimi che vennero nascosti. Ad esempio quando un dirigente trotschista si trovo' sotto casa una squadra di Katanga e reagì sparando.
Ovviamente questa lotta fratricida disgusto' molti e fu la causa principale di un allontanamento di massa dalla politica.
E fa un po’ senso che a distanza di 40 anni il Corriere della Sera pubblichi un’intervista nella quale l’ex comunista Marcucci si vanta sostanzialmente delle proprie gesta. E anzi racconta, con una punta di vanagloria, di quando fece mangiare a Gad Lerner una mozione che Gad aveva appena scritto. Martucci ricorda male, non eravamo al Berchet ma a Scienze, in aula magna, mi pare il giorno precedente alla marcia dei Katanga sulla facolta'.
E Gad non si rimangio' molto. Visto che c’eravamo anche noi a presidiare Scienze. E anzi le minacce di morte di Martucci furono tra le gocce che fecero traboccare il vaso e che portarono alla decisione di tutti i gruppi milanesi di coalizzarsi per fermare i Katanga. C’erano quelli di Architettura che avevano sbaragliato la polizia per un’intera notte, c’era Lotta Continua, che si portava dietro la Banda Bellini, duecento ragazzi delle periferie che si ritrovavano in una palestra di boxe, e c’erano Lotta Comunista e Avanguardia Operaia, piu' una decina di gruppi minori.
Io mi chiesi se sarei riuscito a picchiare un compagno.
Io facevo politica per cambiare il mondo ma mi rendevo conto che stavamo facendo ben altro.
Quel giorno ebbi la sensazione che fossimo arrivati alla fine del movimento.
Mi dissi che non avevo voglia di dare una sprangata a un compagno e mi ritirai nelle retrovie. Non sapevo che cosa avrei fatto se i Katanga avessero sfondato la prima linea e mi fossi trovato di fronte la carica delle falangi di Capanna.
Avevo una spranga in mano, nessuna voglia di usarla e una grande amarezza dentro. E benedissi la polizia quando arrivo' e si mise tra noi e i Katanga. E lo fece anche in modo incredibilmente pacifico. Peraltro nessuno aveva intenzione di attaccare la polizia: eravamo lì per picchiarci tra di noi.
Pochi dei giovani di allora hanno raccontato questa parte meschina della rivolta degli anni settanta. Ed e' un peccato. Se non si digerisce la propria storia si espongono i nostri figli al rischio di compiere gli stessi errori. Se i partigiani ci avessero raccontato anche la parte sporca della guerra di liberazione (ci fu anche questo) forse noi avremmo riflettuto un po’ di piu' prima di decidere che il migliore strumento a nostra disposizione per cambiare il mondo era un tondino di ferro lungo 50 centimetri.
Non dico che la rivolta studentesca fu solo una storia di servizi d’ordine. Dico che a un certo punto la logica della violenza riuscì a mettere in secondo piano, nei fatti, la nostra lotta per il cambiamento. Eravamo troppo impegnati a difenderci e contrattaccare militarmente per occuparci con energie sufficienti di costruire il nuovo.
La violenza non e' solo orribile. Possiede anche una straordinaria forza di accentrare su di se' le energie. Se inizi a praticare la violenza essa finisce per monopolizzare le tue migliori capacita'. E’ difficile combattere e pensare nello stesso momento.


Fan piu' danni i black bloc o Assange?

Il potere e' ingiusto e criminale. Siamo d’accordo. Ma come fai a colpirlo?

Non sto a dilungarmi sui motivi che spingono giustamente i giovani a scendere in piazza. Siamo pienamente d’accordo. Ma in questo momento molti stanno discutendo sull’uso della violenza e di questo vorrei parlare, perche' non siamo tutti d’accordo e sarebbe sciocco negare che molti pensano sia giunto il momento di “passare dalle parole ai fatti”. Questi ragazzi dicono: non ci ascoltano, spacchiamo tutto e vediamo se vanno avanti a far finta che non esistiamo.

La questione della violenza e' molto complessa. La nostra cultura ci porta a pensare che sia un buon sistema per affrontare i problemi. Una bella sberla puo' raddrizzare un figlio disubbidiente. Una bella rivoluzione armata puo' portare a una societa' giusta. Io non credo che la violenza possa portare qualche cosa di buono, anche se riconosco il diritto alla legittima difesa (che in quanto legittima difesa deve cessare non appena la minaccia lampante non e' piu' presente).

D’altra parte e' evidente che esiste un problema di sordita' del potere e di censura dei media, e che la violenza resta sempre un modo efficace per attirare l’attenzione. Ma bloccare il traffico, sfondare vetrine e danneggiare auto sono azioni che gettano discredito sul movimento e danno al potere scuse per picchiare piu' duro. Ci conviene? Cosa pensiamo sia ottenibile?

Sicuramente ci sono azioni di piazza che funzionano perche' contengono elementi di sensazionalismo e stupore, come salire pacificamente sopra la torre di Pisa o occupare i tetti delle universita'. E probabilmente la creativita' popolare potra' inventare altre forme di lotta dura, spettacolare e pacifica. Se non danneggi nessuno e ottieni il massimo della visibilita' hai vinto due volte. Se poi l’obiettivo e' mettere in difficolta' la Casta Furbastra che ci malgoverna, ci sono altri metodi molto potenti che per giunta non hanno controindicazioni rispetto all’opinione pubblica, anzi, ottengono l’effetto di rendere simpatico e affascinante il movimento ribelle.

Il mondo globalizzato di internet ci offre possibilita' inedite. Ci vuol poco a capire che azioni come quelle di Assange, che pubblica un milione di documenti segreti sulla rete, hanno una capacita' di colpire duramente il sistema di potere piu' di quanta ne abbiano i cortei. Certo, avere accesso ai file segreti del Pentagono non e' alla portata di tutti… Ma sarebbe un errore pensare che siano necessari grandi agenti segreti per creare grossi danni al sistema. Il potere e' talmente sicuro di se' che nasconde malamente le tracce dei suoi imbrogli.

Se gli studenti e i precari vogliono rispondere colpo su colpo all’imbarbarimento del sistema scolastico e della ricerca possono, ad esempio, iniziare a dare un’occhiata affilata ai bilanci delle universita', sono sicuro che basta leggerli per scoprire un po’ di magagne. Soprattutto nelle facolta' dove il rettore assume il figlio, la nuora, la zia e la cugina. Figuratevi se un tipo simile non fa anche la cresta sul riscaldamento e i rimborsi spese…

Oggi rendere semplicemente visibile l’intrallazzo e poi denunciare il tutto alla magistratura e' una sperimentata arma di guerra. Laddove i compagni hanno reso trasparente la casa del potere hanno inferto un duro colpo al sistema. E’ una tattica che sta funzionando per molti gruppi locali di difesa del territorio che la stanno usando come clava.

Noi a Santa Cristina l’abbiamo usata con successo per bloccare la costruzione di un’enorme porcilaia che avrebbe deturpato una valle meravigliosa. Sapevamo che e' difficile bloccare un progetto che ha dietro grossi interessi economici. Ci riunimmo con tutti gli abitanti della valle (dai neonati ai novantenni) e alle 6 e mezzo del mattino occupammo l’area pacificamente, bloccammo i camion e le ruspe che dovevano iniziare i lavori. E contemporaneamente ci mettemmo al lavoro con avvocati e ingegneri per verificare tutte le autorizzazioni. Non ci volle molto per scoprire un po’ di furbate illegali e nel giro di 48 ore la battaglia era vinta e ottenemmo pure il vincolo paesaggistico della valle.

Immaginate se mille studenti dedicassero qualche giorno di lavoro a spulciare i bilanci delle facolta', dei licei, dei centri di ricerca, verificare la congruita' legale dei concorsi… Immaginate se gli studenti entrassero nel merito dei bilanci pretendendo che si smetta di buttare ogni anno dalla finestra centinaia di milioni di euro perche' scuole e universita' sono sprovviste del piu' elementare isolamento termico e tutto e' improntato allo spreco. Immaginate se i ricercatori precari si mettessero a verificare quanto sono state pagate le attrezzature per la ricerca. Tutte informazione che si possono ottenere abbastanza facilmente…

Immaginatevi se qualcuno si dedicasse a lasciare in giro qualche registratorino, o a riprendere con un cellulare quei professori che fanno avances alle studentesse.

Sarebbe una guerriglia devastante…


I giovani hanno un futuro!

Parlare di Generazione Zero e' un crimine contro l’autostima dei ragazzi.
Non dite che non c’e' futuro.
Il futuro ve lo potete conquistare (senza ammazzare nessuno).

Vorrei commentare questa lettera inviata da una lettrice di Repubblica che si firma Martabcn, a Saviano.

“Caro Roberto. Le tue parole sono come sempre bellissime; ma questa volta, ahime', sterili. Ho 26 anni, due lauree e tanta voglia di fare. Sono arrabbiata, stufa, sconfortata. Non ho piu' ragione di credere che con "le buone" si ottenga qualcosa, non a questi livelli. Un anno fa mi sarei indignata per Roma, oggi no, oggi sono felice. Perche' e' vero che la violenza e' uno schifo, ma e' l'ultima risorsa di chi e' disperato. Uso questo termine non a caso: disperato e' colui senza speranza. E io sono cosi'. Io non ho futuro: ho 26 anni e non ne ho gia' piu' uno. Non potro' mai comprarmi una casa perche' non faro' mai un lavoro che mi permetta di accendere un mutuo, i miei genitori non possono aiutarmi economicamente e non so nemmeno se potro' mai comprarmi una macchina nuova. Se avro' dei figli non riusciro' a pagare le tasse per mandarli all'universita', e quando saro' vecchia non avro' pensione. Non ho piu' niente da perdere e come me tantissimi, troppi altri.”

Indiscutibilmente in queste parole ci sono alcune verita': i giovani si vedono depredati del loro futuro e questo spinge a una ribellione distruttiva. Saviano e tanti altri hanno cercato di spiegare in molti modi che seguendo questa via non si rafforza il Movimento ma lo si annega. E basterebbe andare a vedere cosa e' accaduto a noi negli anni ’70 per averne prova certa.
Cosi' come e' certo che l’attuale situazione economica esigera' il suo sanguinante tributo in termini di vite annullate, di reazioni popolari di rabbia cieca e di controreazioni del potere ancora piu' violente e selvagge.
Questo ci racconta il passato e l’unica speranza e' che si formi un argine culturale a questa follia: da una parte una classe di malfattori e speculatori butta sul lastrico milioni di persone e dall’altra monta la reazione violenta dettata dall’esasperazione. Oggi ci sono personaggi come Saviano che possono avere un grande peso nel convincere molti giovani a scegliere strumenti pacifici di lotta.
Ma credo che vi sia un altro punto essenziale che dobbiamo affrontare se vogliamo limitare questa tendenza a rispondere alla follia criminale del sistema con la violenza (o la depressione).
Si tratta di una questione essenziale che la sinistra non vuole affrontare a causa del vuoto culturale nel quale anch’essa nuota.
Questa ragazza di 26 anni, con 2 lauree, che scrive in modo pulito e elegante, ci dice: “Io non ho futuro”. E la sinistra applaude, alla ricerca di nuovi argomenti contro B.
Invece io vorrei dire a questa ragazza: sbagli a pensare che di non avere futuro! Sbagli di grosso. Hai accettato uno stato mentale disastroso. Se vuoi puoi convincerti di non avere speranze, ma ti fai un danno, butti via le possibilita' enormi che hai davanti.
Anche se al governo c’e' una masnada di filibustieri, anche se c’e' una crisi economica verticale causata da una cricca di speculatori criminali, anche se c’e' il nepotismo e si buttano per auto blu i soldi che servirebbe per la ricerca…
I progressisti dovrebbero dire a questa ragazza: “E’ vero, e' pieno di ingiustizie. E’ vero stanno spazzando via le conquiste di decenni di lotte. Ma non dire mai che non hai futuro perche' se lo dici sei morta.”
Vogliamo confrontare la situazione attuale che vivono i giovani con quella degli anni ’50? Che futuro avevano i ragazzi che partivano con le valige di cartone per lavorare nel Nord Europa trattati molto peggio di quanto lo siano oggi i senegalesi in Italia? Eppure quella generazione ha saputo lottare, non ha mai detto “non abbiamo futuro”. Il futuro se lo sono creato. Spesso riuscendo a costruirsi una casa e a mandare i figli a scuola. Una scuola che non ha saputo insegnare la passione e la professionalita'.
Come fa una persona giovane, che ha due gambe, due braccia e due lauree, un cellulare, un computer e un tetto sulla testa, a dire che non ha futuro?
Il futuro se lo stanno costruendo perfino i piu' poveri del pianeta, creando cooperative e autoimprese… 100 milioni di donne che vivevano in condizioni miserabili hanno ottenuto un prestito dal microcredito e hanno cambiato vita basandosi soltanto sul loro cervello e le loro capacita'.
Io non posso vedere invece questo scoramento, e non sopporto la politica di sinistra che per calcolo miope lo alimenta. Ancora non si e' compreso che B. poggia le proprie fondamenta morali su una cultura da sconfitti, vittimista e spaventata, che la maggioranza degli italiani ha assorbito succhiando il terrorismo dei telegionali e la prassi videomasturbatoria del dolore trasformato in spettacolo.
Questo vittimismo disperato e' poi dimostrazione della totale incapacita' di comprendere cosa stia succedendo oggi nel mondo. E’ come se la scuola e la tv avessero ipnotizzati questi giovani laureati imbottendogli la testa di informazioni deprimenti che gli impediscono di vedere la realta'.
E’ vero, negli ultimi 15 anni le prospettive per i giovani sono crollate. Ma questo non e' colpa di Berlusconi. Non TUTTO  e' colpa sua. La causa e' che il mondo sta cambiando e l’Italia non ha saputo stare al passo per un blocco mentale che ha generato tra l’altro anche B (che non e' il padre ma il figlio di questa situazione).
La societa' industriale globale sta facendo saltare il mercato del lavoro cosi' come lo conoscevamo. E disgraziatamente non c’e' modo di fermare questo processo. Possiamo pretendere degli ammortizzatori sociali veri in questa fase di transizione, ma non possiamo fermare l’economia mondiale anche se sarebbe bello poterlo fare.
Ma d’altra parte questo processo storico coincide con l’aprirsi di enormi possibilita' di creare un lavoro appassionante sul web. Lo sviluppo impetuoso dei social network, dei gruppi di acquisto, delle comunita' in rete, offre oggi a giovani, con due lauree, possibilita' di lavorare in settori che oltretutto hanno un grande impatto positivo sulla vita delle persone. Come si fa oggi a dire “non ho futuro” mentre il futuro stesso sta cambiando alla velocita' della luce?
Un giovane oggi ha un milione di volte le possibilita' di comunicare (e fare impresa) rispetto a 20 anni fa.
Ti bastano un’idea, un pc, una telecamera da 100 euro e un amico per arrivare a migliaia di persone.
Un settore dove, tra l’altro, c’e' una fame continua di giovani capaci di aggiornarsi.
In questo momento sono gia' alcuni milioni i giovani che lavorano in internet o per internet.
La realta' imprenditoriale che conosco e' quella di aziende che restano bloccate perche' non trovano gente capace di sviluppare un’applicazione per i cellulari, un progetto in 3D o un libro digitale. Cose che nessuna scuola ti insegna ma che puoi imparare da solo. Sul web trovi tutte le informazioni che ti servono.
E non si rende conto la sinistra che continuare a urlare “generazione futuro zero” e' un valido sistema per erodere speranza, autostima, determinazione e peggiorare le prospettive di questi ragazzi?
Non si rende conto che, oltretutto, se devo scegliere tra uno che mi dice: “Hai un futuro di cacca!” e uno che mi dice: “Va tutto bene, ce la puoi fare se ti impegni!” e' molto probabile che alla fine io voti per quello che mi vende un po’ di ottimismo?
Certo B. mente quando dice che tutto va bene. Ma lo battiamo solo se noi diciamo la cruda verita': “Sei in una situazione di merda, ma non arrenderti, uniamoci tutti insieme e costruiamo un futuro migliore! Ce la possiamo fare”.
Io ci credo nel futuro migliore. L’ho visto ascoltando le storie dei ragazzi di Bucarest che vivevano nei cunicoli sotterranei e insieme a Miloud sono diventati clown e giocolieri, e le storie dei Ragazzi di Scampia che sono diventati atleti o chef.
Ce la fa la gente che parte veramente svantaggiata, ce la possono anche fare quelli con due lauree.
Ho speranza.
In Italia non vedo soltanto gli scheletri e le ballerine di B. che danzano. Vedo anche tante persone di valore che costruiscono, ogni giorno, fuori dal Giardino Terrestre dei potenti, opportunita' per cambiare insieme agli altri.