Jacopo Fo

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Gli EcoShots di Jacopo Fo: il biogas

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 19:00

Cos’è il biogas e come si produce? Ce lo spiega Jacopo Fo: si tratta di una miscela di vari tipi di gas prodotta a partire dai rifiuti, vegetali in decomposizione, liquami zootecnici e fanghi di depurazione… Grazie al biogas, utilizziamo gli scarti della natura per creare energia.

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Mangiare lentamente fa bene alla salute

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 17:00

Secondo ricercatori della Kyushu University Graduate School of Medical Sciences di Fukuoka, Giappone, le persone che mangiano lentamente tendono a pesare meno. Rallentare quindi il ritmo con cui consumiamo un pasto potrebbe aiutare a mantenere il peso forma. Nello studio, pubblicato sulla rivista BMJ Open, sono stati esaminati i dati relativi a circa 60mila persone con diabete tipo 2 monitorate per 6 anni. Nelle visite di controllo venivano poste domande circa le abitudini alimentari, tra cui il tempo che impiegavano a mangiare.
I risultati hanno mostrato che chi consumava i pasti a una velocità normale aveva il 29% in meno di probabilità di essere obeso e rispetto a chi mangiava rapidamente; le persone che avevano l’abitudine di mangiare lentamente avevano addirittura il 42% di probabilità in meno.
Consumare i pasti masticando almeno per 30 secondi gli alimenti è utile proprio perché il senso di sazietà arriva prima di aver consumato troppo cibo. Inoltre così si migliora la digestione e si gustano al meglio le pietanze.

Articolo del 14 febbraio 2018

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“Glamour” il nuovo singolo di BLND targato Kroma Production

Gela Le Radici del Futuro - Ven, 05/14/2021 - 16:23

Amore, passione e incoscienza. “Glamour” è il titolo del nuovo singolo dell’Artista Siciliano BLND.
Il brano uscito sotto l’etichetta discografica Kroma Production, parla di un amore moderno, pieno di complicazioni, sbagli e litigi che trovano pace soltanto la notte, quando il giorno è ormai lontano e il suono del buio cancella ogni ricordo.

BLND è stato uno dei partecipanti dell’ultima edizione di “Amici di Maria De Filippi”, il talent di punta in Italia dedicato alle giovani promesse della musica, la sua partecipazione gli ha consentito di farsi notare dai grandi della musica, avendo anche la possibilità di farsi notare dal grande pubblico in una delle puntate di day-time.

La community di “Honiro Journal” ha definito il singolo “Fiori di loto” come miglior singolo di un artista emergente nel mese di Settembre 2020, mentre Andrea Damante lo ha definito il ‘’Bieber Italiano’’, descrivendolo come un ragazzo, giovane, talentuoso, bello e carismatico.

Come nasce “Glamour”?
“Avevo già iniziato a scrivere “Glamour” in una stanza di Hotel, dopo una lunga notte insonne” ci racconta BLND, “mi sono subito accorto che questo pezzo aveva un potenziale, così dopo qualche settimana insieme ai produttori musicali Erre & Angio abbiamo deciso di ultimarla”

Da dove nasce la passione per la musica e la scrittura?
“Durante il primo anno di Università ho iniziato a creare i miei primi lavori, così decisi di pubblicare subito il primo singolo da solista “Fiori di loto”, un brano che ha riscosso molto successo, tanto che ad oggi lo definisco uno dei miei pezzi più belli!”

Progetti futuri?
Sicuramente pubblicare un mio album, ma non è ancora tempo, spero di farlo al più presto.
Dopo “Glamour” usciranno nuovi singoli che stiamo già ultimando insieme alla mia squadra.
A breve ci saranno delle collaborazioni importanti, seguitemi sui miei account social Instagram, Facebook e Tik Tok.

Fonte: EDA Communication

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I 5 libri che non puoi non leggere

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 15:00

Cosa intendiamo quando parliamo di cultura? Cos’è la cultura? Qual è la differenza tra una persona più o meno colta?

Roberto Mercadini ci racconta come si costruisce, nel tempo, il fenomeno di una reta culturale tra le nozioni che assimiliamo e impariamo nella vita, e quanto, l’insieme delle esperienze sia importantissimo.

Roberto Mercadini

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L’industria dell’acqua minerale “è la prima causa di microplastiche nei fiumi”

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 12:00

Le aziende che imbottigliano acqua minerale sono tra le principali responsabili dell’inquinamento di microplastiche. Lo rivela uno studio condotto nel Regno Unito. Scaricando liquami e acque reflue non trattate nel sistema idrico, gli scienziati hanno collegato per la prima volta l’industria dell’acqua all’inquinamento da microplastica.

Lo studio inglese

I ricercatori dell’Università di Manchester hanno scoperto che la cattiva gestione delle acque reflue da parte delle società idriche è addirittura la principale fonte di inquinamento da microplastica per i fiumi del Regno Unito.

Un campione dell’acqua fiume Tame, Manchester, a valle di una di queste aziende, conteneva un inquinamento da microplastica doppia rispetto al campione più inquinato mai registrato al mondo.

“Infrante le normative”

Il documento, pubblicato su Nature Sustainability, afferma che le compagnie idriche sono responsabili di questi altissimi livelli di inquinamento del letto del fiume perché scaricano acque reflue e acque reflue non trattate nei fiumi durante periodi di siccità, massimizzando la concentrazione.

“I fiumi sono poi la principale fonte di microplastiche per gli oceani: per affrontare il problema globale della microplastica marina, dobbiamo limitare il loro input ai fiumi“, ha detto al Guardian il prof Jamie Woodward, a capo della ricerca.

Nessun trattamento

A regola, le acque reflue non trattate, che contengono acque reflue grezze e deflussi domestici e industriali, dovrebbero essere scaricate nei fiumi solo dagli impianti di trattamento delle acque reflue e dagli straripamenti fognari combinati durante le tempeste o le piogge estreme, quando il flusso dell’acqua aiuta a disperdere gli inquinanti a valle.

Dato comunque che il trattamento delle acque reflue rimuove circa il 90% delle microplastiche, la presenza di alti livelli di questi inquinanti sul letto del fiume suggerisce che le compagnie idriche sversano effluenti non filtrati durante periodi di siccità, infrangendo in questo modo le normative britanniche ed europee.

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Clima: la CO2 ha ridotto la stratosfera. A rischio le telecomunicazioni

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 10:35

L’attività dell’uomo e le emissioni di gas serra hanno ridotto di ben 400 metri lo spessore della stratosfera negli ultimi 40 anni. Se le emissioni non verranno significativamente tagliate, si perderà un altro chilometro entro il 2080. Il rischio più evidente? Sarebbe danneggiata l’operatività dei satelliti, il sistema Gps e le telecomunicazioni. Lo sostiene una ricerca internazionale condotta tra Germania, Austria, Spagna, Repubblica Ceca e Stati Uniti, e pubblicata sulla rivista Environmental Research Letters.

Perché succede

La stratosfera si trova fra i 20 e i 60 km dalla superficie terrestre. Sotto la stratosfera c’è la troposfera, in cui viviamo noi. Qui, l’anidride carbonica riscalda l’aria e la fa espandere spingendo verso l’alto il confine inferiore della stratosfera. Allo stesso tempo, i gas serra fanno raffreddare la stratosfera, e quindi la fanno restringere, perché assorbono calore e riducono la dispersione nello spazio del calore solare che arriva sulla terra.

Già spostato l’asse terrestre

La ricerca ha esaminato i dati dei satelliti dal 1980 ad oggi, ovvero da quando sono disponibili. La scoperta mostra il profondo impatto degli esseri umani sul pianeta. Nel mese di aprile, gli scienziati avevano già dimostrato che la crisi climatica ha spostato l’asse della Terra, così come il massiccio scioglimento dei ghiacciai sta ridistribuendo il peso del mondo in modi nuovi e dalle conseguenze sconosciute.

Lo studio è il primo a dimostrare i timori dei ricercatori, che sospettavano questo effetto. Un altro rischio legato a questo fenomeno sta nel fatto che lo strato di ozono che assorbe i raggi UV del sole si trova nella stratosfera.

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Un evento internazionale gratuito sui cambiamenti climatici e i processi di pace

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 09:45

Agency for Peacebuilding (AP), prima organizzazione italiana specializzata sulla pace, organizza il suo evento annuale sui vincoli tra i cambiamenti climatici, i conflitti e processi di pace il prossimo 18 e 19 maggio, con i principali esperti e organizzazioni del settore europei ed internazionali.

Giunto al suo terzo anno, il Forum si è ormai affermato come un importante incontro a livello europeo che promuove il dialogo sulle questioni e sfide chiave che la disciplina della costruzione della pace deve affrontare.

Quest’anno, in particolare, il Forum si occuperà di un tema di massima attualità, i cambiamenti climatici ed i collegamenti complessi e ancora sottovalutati tra clima, ambiente e conflitti violenti, grazie al patrocinio e alla collaborazione di istituzioni in prima linea nella ricerca e nella pratica della costruzione della pace, come, il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Università di Bologna, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, l’Istituto per gli Affari Internazionali (IAI), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, il Rotary Club Bologna Ovest Guglielmo Marconi, il Rotary Club Emilia Romagna.

I massimi esperti del settore invitati a dibattere esploreranno i meccanismi attraverso i quali i cambiamenti climatici interagiscono con le situazioni di conflitto potenziale o già esistente. Inoltre, si analizzeranno le opportunità che i cambiamenti climatici possono creare per migliorare le prospettive di pace, mentre il secondo giorno della conferenza sarà dedicato al Mediterraneo.

I processi di pace hanno dinamiche complesse e i professionisti del peacebuilding non hanno molte opportunità di riflettere sul loro lavoro e condividere la loro esperienza con colleghi professionisti o ricercatori”, spiega Bernardo Monzani, presidente di Agency for Peacebuilding, “il Forum mira a colmare questa lacuna, offrendo uno spazio di dialogo tra studiosi e professionisti del settore. L’evento, inoltre, vuole aprire la discussione a un pubblico più ampio di esperti di politica estera, attori rilevanti della società civile e pubblico informato.” conclude Monzani.

L’iscrizione è gratuita e l’evento sarà trasmesso online sulla piattaforma zoom. Programma e iscrizioni sono disponibili al seguente link: peacebuilding.eu

L’evento, che vuole coinvolgere tutti i partecipanti in un dibattito aperto e costruttivo, conterà con la presenza di relatori di fama internazionale come Grammenos Mastrojeni dell’Unione per il Mediaterraneo, Jüergen Scheffran, dell’Università di Amburgo, Marwa Daoudy della Georgetown University, Emiliano Alessandri, dell’OSCE o Mariko Peters, del Servizio per l’Azione Esterna dell’Unione Europea.

L’Agenzia per il Peacebuilding (AP) è un’organizzazione non-profit la cui missione è di promuovere le condizioni per risolvere i conflitti, per ridurre le violenze e per la costruzione di una pace duratura in Europa, nel suo vicinato, e nel Mondo.

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Sigle alimentari: cosa vuol dire Dop, Doc e Igp?

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 08:00

Dop, Doc, Igp… sono tantissime le sigle che leggiamo sulle etichette degli alimenti. Come possiamo orientarci nella marea di acronimi che arriva nelle nostre tavole? Innanzitutto bisogna sapere cosa significano e per questo trovate le principali sigle, con una breve spiegazione, nell’infografica “Dop? Doc?? Igp??? Cosa vogliono dire?“. Tutte, a prima vista, ci garantiscono qualcosa. Ma quali ci sono più utili nella scelta di un prodotto? Cosa dobbiamo controllare maggiormente? Quale sigla ci “garantisce di più”? Poiché il mondo delle sigle è molto ampio, concentriamoci al momento solo sulle indicazioni di origine, cioè le sigle che identificano una produzione e la associano a­­­ un territorio circoscritto. 

Tra le sigle associate all’origine geografica dei prodotti, quali sono quelle che ci danno più informazioni come consumatori?

Quale, quindi, è meglio cercare su una etichetta?
“Le principali sigle di riferimento in materia di indicazioni geografiche sono le DOP e le IGP. Sono entrambe riconosciute a livello europeo e sono soggette a un regime di tutela esclusivo. Nel senso che sono le uniche corroborate da un regime di controlli pubblici che deve venire garantito nell’intero mercato interno dell’Unione Europea“, spiega l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare internazionale e fondatore di Great Italian Food Trade e del sito Fare, che contiene anche informazioni sulle regolamentazioni dei prodotti alimentari. “Ciò premesso la DOP (Denominazione di Origine Protetta) è l’unica tra le indicazioni geografiche a garantire che l’intera produzione – a partire dalla fase agricola primaria – abbia avuto luogo in un territorio circoscritto. Questo significa, sostanzialmente, che quando noi scegliamo – ad esempio – un prosciutto Dop, sappiamo che anche il luogo di nascita e di allevamento del suino è quello precisamente definito nel territorio previsto dal disciplinare di quella Dop“. Ogni Dop per essere tale deve essere dotata di un disciplinare che regolamenta la produzione e anche la provenienza delle “materie prime” con cui si crea un prodotto alimentare lavorato.

“Le produzioni che si caratterizzano invece per la sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta), si distinguono rispetto alle Dop perché è sufficiente che una significativa parte del processo di produzione abbia avuto luogo nell’area del territorio identificato. Ad esempio: un salume IGP può avere questa denominazione perché lavorato in una determinata zona dell’Italia dove la sua produzione è caratteristica, ma può venire realizzato anche a partire da cosce di suini allevati e macellati in un altro Paese, laddove il disciplinare della relativa Igp lo consenta“.

Dop e Igp quindi sono i marchi di riferimento in Europa, ma vediamo anche molte etichette Doc, Docg, che riguardano i vini: “La denominazione Doc, Denominazione di Origine Controllata, per un vino è equivalente alla Dop di un prodotto alimentare e anche questa è riconosciuta a livello europeo. Anche la Docg, Denominazione di Origine Controllata e Garantita è riconosciuta a livello europeo e si applica ad un vino che può considerarsi una ulteriore selezione di qualità rispetto al vino Doc“, spiega l’avvocato.

Sono poi tanti altri i marchi che si trovano ancora sulle nostre tavole, ma i principali da “tenere d’occhio” sono questi, che hanno regole ferree stabilite nel disciplinare.

Cosa significa seguire un disciplinare? 

Spiega di nuovo Dongo: “La regola di base per accedere a una procedura di registrazione di una Dop o di una Igp è quella di dimostrare che si tratti di una produzione radicata sul territorio da decine di anni. Nel caso dell’Italia spesso si tratta produzioni radicate da secoli e secoli. I processi produttivi sono definiti nel disciplinare e vengono assoggettati ad apposite autorizzazioni, oltre ad essere sottoposti a controlli specifici. 

Il rispetto del disciplinare costituisce garanzia delle regole in esso previste, che in buona parte si basano sulla tradizione, ma il discorso della qualità è più ampio. Pensiamo che spesso molti disciplinari non considerano l’origine dei mangimi, né la loro natura ‘non-ogm’, con il paradosso che l’Italia è il primo produttore in Europa di soia ‘non ogm’ e tuttavia importa soia ogm per nutrire gli animali anche quelli a base di diverse produzioni Dop. Alcuni produttori aderiscono volontariamente a disciplinari o marchi che certificano ancora più nel dettaglio la qualità di un prodotto, facendo passi di ulteriore garanzia rispetto alla legge. Ma la questione è complessa e merita ulteriori approfondimenti. Il biologico, dal mio umile punto di vista, merita un apprezzamento per il minor impatto ambientale e le maggiori informazioni in etichetta per quanto riguarda l’origine delle materie prime agricole, la cui origine si può cogliere in un colpo d’occhio”. Nell’etichetta bio infatti viene indicata la provenienza da agricoltura Ue/non Ue e il luogo dove il prodotto è stato realizzato.

Tutti temi che approfondiremo al più presto, intanto un pezzetto di etichetta siamo riusciti a leggerla.

Altre info su

https://www.greatitalianfoodtrade.it/idee/ogm-tra-proclama-e-realtà-il-paradosso-italiano
https://www.greatitalianfoodtrade.it/progresso/biologico-reg-ue-2018-848.

Siti di riferimento:
https://www.foodagriculturerequirements.com/
https://www.greatitalianfoodtrade.it/
https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3338

Articolo del 27 agosto 2018

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Gaza: 57 morti | Bitcoin, perché fanno male all’ambiente | Aumentato del 250% il consumo di alcol in casa

People For Planet - Ven, 05/14/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Attacco cyber all’oleodotto Usa: «Pagati 5 milioni di riscatto agli hacker russi»;

Il Giornale: Shrinkflation al supermercato: cosa è e perché ci svuota il portafoglio;

Il Manifesto: Gaza sotto le bombe: 57 morti. Gli israeliani chiusi nei rifugi;

Il Mattino: Turismo e manifatturiero, aumentano le assunzioni: spiragli ripresa al Sud;

Il Messaggero: India, per la variante si temono 8 milioni di contagi al giorno: pericolo per Nepal e Africa;

Ilsole24ore: Israele: lanciati 3 razzi dal Libano. Gaza, autorità locali: oltre 100 vittime;

Il Fatto Quotidiano: Il processo Ruby ter non finisce mai. Anzi ricomincia. Da ottobre nuovi giudici per Berlusconi malato;

La Repubblica: Elon Musk rinuncia ai Bitcoin, ecco perché fanno male all’ambiente;

Leggo: Usa, per i vaccinati niente mascherine né distanziamento sociale;

Tgcom24: Iss: con la pandemia è aumentato del 250% il consumo di alcol in casa;

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Gli EcoShots di Jacopo Fo: la lavatrice

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 19:00

Perché scaldare l’acqua per lavare i panni, quando in tutte le case abbiamo già acqua calda in abbondanza? In questo video scopriamo perché la resistenza della lavatrice rappresenta uno spreco del quale si potrebbe benissimo fare a meno.

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Dalla cucina di Angela: la crema di finocchi

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 17:00

Ingredienti per 4 persone

Finocchi 600 gr.
Patate 200 gr.
Cipolla o scalogno 50 gr.
Olio extra vergine di oliva 4 cucchiai
Sale q.b.
Timo q.b.

Preparazione

Pulire, lavare e tagliare a pezzi i finocchi e le patate. Far rosolare le verdure per qualche minuto in un tegame con l’olio e lo scalogno tritato. Coprire con acqua e lasciar cuocere chiudendo il tegame con un coperchio per circa 30-40 minuti.

A cottura ultimata aggiungere alcune foglioline di timo e frullare con un frullatore a immersione. Servire la crema in ciotole da minestra accompagnando con crostini di pane e rametti di timo.

Tempo di preparazione: 30-40 minuti

Ricetta vegana: sì

Gluten free: sì

Ph: Angela Prati

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Sai riconoscere quando il tuo cane sta dicendoti “Ti voglio bene”?

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 15:00

Come si legge sul canale YouTube IL LATO POSITIVO “Come capire se il tuo cane è felice? Sapevi che i cani hanno in pratica la stessa struttura cerebrale che abbiamo noi nel produrre emozioni? Grazie a questa somiglianza, un cane può esprimere il suo affetto e il suo attaccamento verso di te in molti modi. Gli scienziati del dipartimento di etologia e biotecnologia dell’Università Azabu in Giappone, insieme a vari studiosi di altri atenei giapponesi, hanno studiato il modo con cui i cani dimostrano le loro connessioni emotive verso gli umani: ad esempio, guardandoli negli occhi! Questo contatto visivo aumenta, infatti, i livelli dell’ormone ossitocina sia nei cani, che negli umani.”

IL LATO POSITIVO

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Cambiamenti climatici e guerre, il legame è sempre più stretto

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 14:00

Nei primi 6 mesi del 2020, 9,8 milioni di persone in tutto il mondo sono state sfollate a causa dei cambiamenti climatici, rispetto ai 4,8 milioni di persone sfollate a causa dei conflitti. Secondo l’Ipsos ancora la maggior parte di noi ignora che le migrazioni sono dovute principalmente a motivi legati ai cambiamenti climatici, e quel che resta da scoprire è che anche buona parte dei conflitti scaturisce o si alimenta come conseguenza degli stravolgimenti del clima: ad esempio per l’accaparramento di risorse idriche contese.

“I processi di pace hanno dinamiche complesse e i professionisti del peacebuilding non hanno molte opportunità di riflettere sul loro lavoro e condividere la loro esperienze”, così Bernardo Monzani, presidente di Agency for Peacebuilding, prima organizzazione italiana specializzata sulla pace, presenta l’evento che anche quest’anno vuole approfondire i vincoli tra cambiamenti climatici, conflitti e processi di pace. L’appuntamento è il prossimo 18 e 19 maggio, a Bologna, con i principali esperti e organizzazioni del settore europei e internazionali.

“Il Forum mira a colmare questa lacuna, offrendo uno spazio di dialogo tra studiosi e professionisti del settore. L’evento, inoltre, vuole aprire la discussione a un pubblico più ampio di esperti di politica estera, attori rilevanti della società civile e pubblico”, prosegue Monzani.

Il Bologna Peacebuilding Forum è al suo terzo anno, ormai un importante incontro a livello europeo che promuove il dialogo sulle questioni e sfide chiave che la disciplina della costruzione della pace deve affrontare. Il tema della terza edizione è il collegamento complesso e sottovalutato tra clima, ambiente e conflitti violenti, grazie al patrocinio e alla collaborazione di istituzioni in prima linea nella ricerca e nella pratica della costruzione della pace, quali il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, l’Università di Bologna, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, l’Istituto per gli Affari Internazionali (IAI), l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), la Johns Hopkins School of Advanced International Studies, il Rotary Club Bologna Ovest Guglielmo Marconi, il Rotary Club Emilia Romagna. Media Partner, People for Planet.

I massimi esperti del settore invitati a dibattere esploreranno i meccanismi attraverso i quali i cambiamenti climatici interagiscono con le situazioni di conflitto potenziale o già esistente. Inoltre, si analizzeranno le opportunità che i cambiamenti climatici possono creare per migliorare le prospettive di pace, mentre il secondo giorno della conferenza sarà dedicato al Mediterraneo. L’iscrizione è gratuita e l’evento sarà trasmesso online sulla piattaforma zoom.

Programma e iscrizioni sono disponibili a questo link. Tra gli ospiti:

Grammenos Mastrojeni dell’Unione per il Mediaterraneo,

Jüergen Scheffran, dell’Università di Amburgo,

Marwa Daoudy della Georgetown University,

Emiliano Alessandri, dell’OSCE

Mariko Peters, del Servizio per l’Azione Esterna dell’Unione Europea.

L’Agenzia per il Peacebuilding (AP) è un’organizzazione non-profit la cui missione è promuovere le condizioni per risolvere i conflitti, per ridurre le violenze e per la costruzione di una pace duratura in Europa, nel suo vicinato, e nel Mondo.

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Africa: negli ultimi 100 anni è scomparso il 90% dei leoni

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 13:00

Degrado degli habitat naturali, sconvolgimento delle biodiversità ma soprattutto bracconaggio e commercio illegale. Oggi il leone africano (Panthera leo) sopravvive solo nel 10% del suo areale storico e in 100 anni i 200.000 esemplari sono diventati meno di 20.000 con un crollo pari al 90%. Non solo: il 56% dei leoni “sovravvissuti” alle avversità e alla mano dell’uomo vivono concentrati nei parchi africani.

Mentre in 26 paesi africani i leoni si sono già estinti, la situazione nei restanti 27 paesi è improntata al trend negativo. Oltre al bracconaggio, l’espansione della popolazione umana e delle relative attività tra cui l’allevamento del bestiame, ha fatto sì che ci sia una minore disponibilità di prede selvatiche e una sempre più stretta vicinanza tra leoni ed esseri umani, con tutte i rischi e le conseguenze negative che ne conseguono. In assenza di interventi e misure di mitigazione, la vicinanza uomo-leone si traduce in un aumento dei conflitti, aggravati anche dagli effetti del cambiamento climatico.

Un declino accelerato negli ultimi anni, come documenta dettagliatamente il Wwf che per questo ha lanciato il progetto “SOS Leone”, che contribuisce ad un programma globale per salvare i grandi felini del pianeta con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2050 il numero dei leoni che vivono in natura, invertendo una tendenza che rischia di portare ad una loro rapida e inesorabile scomparsa.

Fino al 23 maggio ogni donazione di 2 euro al 45585 con sms o chiamata da rete fissa, aiuterà il Wwf a fornire ai ranger l’equipaggiamento e le attrezzature per combattere la piaga del bracconaggio, a donare agli allevatori lampade solari che allontanano i leoni dalle loro mandrie, evitando così che vengano uccisi per vendetta. Con i fondi raccolti il Wwf si impegna a finanziare la ricerca sul campo per censire i nuclei superstiti dei leoni e collaborare con enti e aree protette per trovare le soluzioni più efficaci per salvare questa specie.

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Semi di Chia: buoni sì ma per tutti?

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 12:00

Chi è attento alla propria dieta li ha sicuramente sentiti nominare: i semi di Chia sono un alimento arrivato sulle nostre tavole in questi ultimi anni e subito ne sono state riconosciute le qualità benefiche. Ma fanno bene davvero a tutti?

I semi di Chia: cosa sono e come si usano

La Chia, il cui nome scientifico è Salvia Ispanica, è una pianta originaria del Centro America, che produce piccoli semi scuri utilizzati da sempre come alimento dalle popolazioni indigene, che li usavano anche nella panificazione.

Sulle nostre tavole hanno iniziato ad apparire soprattutto negli ultimi anni, quando la Commissione Europea ne ha autorizzato la diffusione, nel 2009 solo nei preparati e poi nel 2013 con il commercio al dettaglio del seme, che è un vero e proprio superfood se si va a guardare i valori nutrizionali.

I semi di Chia sono ricchi di vitamine, sali minerali come calcio, ferro, potassio e magnesio, oltre ad essere fonte di antiossidanti e contenere una grande quantità di acidi grassi Omega3 – i grassi “buoni” che aiutano a combattere il colesterolo – in quantità maggiori rispetto al pesce azzurro ed anche rispetto ad altri semi, tra cui quelli di lino, più conosciuti e utilizzati da noi europei.

“Si possono consumare in aggiunta a qualsiasi cibo perché non hanno un sapore particolarmente forte, oppure se ne può mettere un cucchiaio nello yogurt o in una bevanda. Tra le tante qualità, i semi sono anche una grande fonte di fibre e a contatto con l’acqua formano una sostanza gelatinosa che ha la funzione di migliorare la motilità dell’intestino”, spiega Roberta Sani, erborista, che specifica: “possono aiutare in una dieta varia e hanno un basso indice glicemico, quindi aumentano il senso di sazietà, ma vanno considerati come un alimento che apporta vari nutrienti al corpo e non come un integratore o la soluzione per dimagrire. Il fatto che a volte se ne parli come se fossero un farmaco forse non aiuta: sono un alimento che prima non si conosceva da noi e ha delle ottime qualità ma deve essere considerato e consumato come tale”.

Per molti ma non per tutti

Non sono un alimento per tutti, conferma il dottor Giuseppe Bellotti, biologo e nutrizionista: “I semi di Chia sono ottimi da tanti punti di vista, pensiamo solo al fatto che essendo privi di glutine possono essere usati anche da chi è intollerante. Ma per utilizzarli bisogna avere un intestino sano, perché sono molto ricchi di fibre e in un intestino con diverticolite, irritabile o infiammato possono contribuire ad aumentare l’infiammazione”. Continua il dottor Bellotti: “I semi a contatto con l’acqua formano una gelatina il cui volume è dieci volte tanto quello dei semi iniziali, fatta di fibre insolubili che devono essere smaltite, quindi aumenta di molto la massa fecale e la peristalsi. Se il nostro intestino funziona bene, le fibre vengono eliminate e questo può essere molto utile a chi soffre di stipsi. Chi ha altri tipi di problemi intestinali può invece aumentare le sue difficoltà”. Il dottore mette in guardia: “Spesso quando escono notizie su questi super-alimenti, appunto come la Chia, o le bacche di Goji, per un periodo se ne fa un uso smodato: come qualsiasi altro cibo, compresi frutta e verdura, non è detto che vada bene per tutti e nelle stesse quantità, dipende da molti fattori, dal corpo di ognuno, dal tipo di dieta che si segue tutti i giorni. Se si è in dubbio, meglio fare una domanda in più al proprio medico”, conclude Bellotti.
Secondo la dottoressa Manuela Pastore, dietista: “La porzione giornaliera media di semi di Chia è di circa 10-20 g, un cucchiaio al massimo, per una persona sana ma si raccomanda di chiedere il parere del medico prima di assumerli in quanto hanno effetti lassativi e possono causare ipotensione”.

Il consiglio da parte di entrambi gli esperti è chiaro: i semi di Chia sono utili ma in generale non bisogna lasciarsi prendere dalle mode e ascoltare il proprio corpo per capire se un alimento ci fa bene e in che quantità.

 

Fonti:

I testi delle autorizzazioni della Commissione Europea, dal sito ufficiale che raccoglie le leggi europee:

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX%3A32009D0827

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32013D0050

Cosa contengono i semi, da un articolo divulgativo sul sito dell’Istituto Humanitas:

https://www.humanitasalute.it/lo-sai-che/68365-lo-sai-semi-chia-ricchi-vitamina-c/

Le qualità dei semi in breve, dal sito Salute24 del Sole24Ore

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/17603?refresh_ce=1

 

In copertina: Fotomontaggio di Armando Tondo

Articolo del 17 Maggio 2018

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Napoli: vaccini Covid per clochard e migranti con codici fiscali temporanei

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 11:00

Vaccinare circa 1600 clochard rimasti esclusi dal piano vaccinale perché senza dimora e senza codice fiscale, questo il piano del Comune di Napoli in collaborazione con l’Unità di Crisi della Campania e un nutrito gruppo di associazioni e volontari, coordinati tramite l’assessorato al Lavoro, guidato da Giovanni Pagano.

L’Unità di Crisi della Campania ha cominciato a lavorare negli ultimi giorni, con le associazioni e la Croce Rossa che si sono resi disponibili a fare da “vettori” con i clochard e la fetta di popolazione più fragile rimasta finora esclusa dai piani pandemici tanto nazionali quanto regionali.


A Napoli ufficialmente sono circa 1.600 i clochard che vivono in città e di questi solo 370 sono ospitati nei centri di accoglienza. Il restante della popolazione vive in strada e non ha dunque la possibilità di iscriversi online alle prenotazioni di vaccino.

Proseguono le vaccinazioni anche nelle carceri. Nella giornata del 12 maggio, si è rimesso all’opera il track per le vaccinazioni itineranti dell’Asl Napoli 1 che ha fatto dosi al carcere di Scampia, mentre oggi, 13 maggio, farà tappa anche al carcere di Poggioreale: ai detenuti viene iniettato il Johnson, in dose unica. 

Anche stavolta, quanto a solidarietà, la città partenopea si mostra un passo avanti a molti.

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Le banche ed i millenials

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 10:00

Il credito, nel nostro paese, è classista e fortemente influenzato da pregiudizi di natura socio-demografica. Le banche, per la concessione di finanziamenti, utilizzano modelli che si appoggiano esclusivamente sui dati sociodemografici e delle centrali di rischio. Questi modelli conservativi svantaggiano determinate popolazioni o lavoratori che non hanno mai ottenuto prestiti in passato (come i lavoratori precari) o che non appartengono a classi più tradizionali (per esempio gli immigrati).

Autolesionismo puro visto che queste modalità di erogazione creditizia non permettono alle banche di incrociare i bisogni di una vasta popolazione di clienti e di produrre un reddito “diverso” dalla attività più remunerativa di una istituzione finanziaria, cioè concedere prestiti.

Per rivoluzionare il credito, allontanandosi dagli schemi convenzionali e produrre “nuovo” reddito, le banche dovrebbero allargare i loro orizzonti in termini di nuovi target di clientela, immaginando tipologie di utenti che rappresentino al meglio i trend odierni.

Mi sono chiesto: avete mai pensato al genitore under 45, allo studente indipendente che svolge lavori saltuari, ai giovani lavoratori nelle prime fasi di carriera che amano viaggiare, ai lavoratori precari e infine ai lavoratori avviati che necessitano però di piccoli prestiti? In altri termini, care banche, vi siete mai soffermate sulle esigenze dei “millenials”?

Una domanda che mi sono posto a seguito di una indagine effettuata mentre scrivevo il mio ultimo libro “Salviamoci” (Chiarelettere).

Perchè un dato è certo: il credito per i millennials non funziona.

I modelli convenzionali fanno affidamento prevalentemente sulle centrali di rischio, che fanno molta fatica su questo tipo di segmento perché composto da persone che generalmente sono alla loro prima richiesta di prestito, hanno una storia lavorativa giovane, oppure hanno viaggiato molto e si sono trasferiti da poco di nuovo sul territorio italiano.

Si tratta di generazioni di clienti abituate ad un consumo online, prevalentemente da smartphone ma soprattutto in maniera istantanea e paperless. Un consumo fatto di iniziativa (cerco sul web il prestito piu’ veloce e conveniente) e non di conformità (non aspettano la telefonata del consulente bancario).

Chi sara’ in grado di interfacciare un mercato potenziale che per il 2020 ha raggiunto i 2,3 miliardi di individui e che, per l’Italia, e’ di oltre 11 milioni di utenti?

Forse le banche tradizionali, ancora molto lontane da modelli di efficienza in termini di analisi del mercato, considerano ancora poco maturi gli appartenenti alla Generazione Y? Falso problema.

Considerato che i Millennials hanno un’età compresa tra i 18 e 34 anni, si può dire che la Generazione Y italiana è ormai cresciuta e sviluppata. Infatti più del 59% dei nativi digitali ha un’età compresa tra 25 e 34 anni, il 32% si colloca nella fascia 18 – 24 e solo l’8,5% ha meno di 18 anni.

La verità è un’altra.

Gli istituti finanziari del nostro paese, oggi, hanno accesso a dati organizzati in database vecchi e convenzionali. Si tratta delle solite informazioni quali data-credit history (la tua storia come debitore) e rating ottenuti in passato, documenti di identità, dati demografici, dati raccolti nei sondaggi pubblici e dati riguardo alle transazioni personali effettuate presso la banca di riferimento. La preistoria.

Urge innovare tecnologicamente le banche.

Sono poche e soprattutto di piccole dimensioni quelle che si stanno orientando al cambiamento per cui sussiste, allo stato, una profonda sperequazione, per questo target, tra domanda di prestiti e offerta di finanziamenti.

La ricerca mi ha permesso di imbattermi in una piattaforma di una banca, una piccola realtà in forte espansione, che ha deciso di utilizzare Cream, la nuova app ideata da Faire.ai, fintech creata da quattro giovani talenti e specializzata nell’automazione del credito al consumo.

Ho provato la versione demo della app con un millenials che, contrariamente alle mie sensazioni (appartengo alla generazione dei boomers), non si meravigliava affatto di tanta semplicità ed immediatezza, a conferma del fatto che quelli della generazione Y hanno una consapevolezza del tempo molto selettiva: non impiegherebbero mai le loro giornate per lunghe file agli sportelli o per la raccolta di  documenti o per aspettare una risposta dopo almeno 10 giorni.

Oltre questa scoperta, il buio. Le risposte ottenute dalla ricerca mi hanno confermato che il quadro è tragico per il sistema bancario tradizionale.

Chissà se le banche tradizionali si porranno mai domande in merito ai cambiamenti nelle abitudini dei consumi post pandemia?

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Clima, scoperto il caffè che reggerà al cambiamento. Ma è buono?

People For Planet - Gio, 05/13/2021 - 08:00

Sappiamo da tempo che le temperature più elevate che hanno già colpito il pianeta – gli ultimi 6 anni sono stati in assoluto i più caldi, progressivamente, di quelli mai registrati in assoluto sulla terra – rappresentano un problema per il caffè. L’arabica, la specie di caffè di alta qualità che fornisce la maggior parte dei chicchi che maciniamo a casa o assaporiamo nei bar, è a maggior rischio e finora non esisteva alcuna alternativa.

Uno studio pubblicato il mese scorso su Nature Plants adesso ha trovato la soluzione. “Trovare una specie di caffè che fiorisca a temperature più elevate e abbia un sapore eccellente è una scoperta scientifica che capita una volta nella vita: questa specie potrebbe essere essenziale per il futuro del caffè di alta qualità”, ha dichiarato, orgoglioso, l’autore dello studio, Aaron Davis.

Cosa succede

Sebbene esistano 124 specie di caffè, il 99% di quelle che beviamo proviene da due sole specie: Arabica e Robusta. L’Arabica, originaria degli altopiani dell’Etiopia e del Sud Sudan, è considerata la migliore, ma tempo è stata indicata come la più vulnerabile ai cambiamenti climatici. Richiede temperature medie annuali di circa 66 gradi ed è più suscettibile a una malattia fungina chiamata ruggine delle foglie. La Robusta, lo dice la parola stessa: può crescere nelle pianure tropicali dell’Africa a temperature medie annuali più elevate: fino a circa 73 gradi ed è anche capace di resistere a malattie quali la ruggine delle foglie. È però la qualità meno amata, in genere relegata al caffè istantaneo.

Nonostante questa scoperta, è inevitabile che la produzione di caffè diminuirà in futuro a causa sia di un aumento delle condizioni meteorologiche avverse che dell’aumento della siccità, e dunque è presumibile che il caffe costerà di più.

Come è avvenuta la scoperta

Nel dicembre del 2018, esperti dell’Università di Greenwich hanno condotto una spedizione in Sierra Leone per cercare un tipo di caffè – la C. stenophylla – che non era stato osservato in natura dal 1954. Si tratta di un caffè coltivato in Africa occidentale più di 100 anni fa, ma poi eliminato a favore della robusta, che aveva una resa più elevata. Alla fine, i ricercatori sono stati in grado di trovare prima una singola pianta, e poi un’intera popolazione del caffè “perduto”. Dopo una prima pubblicazione, l’anno scorso, su Frontiers in Plant Science, ora la conferma che esiste un ottimo potenziale commerciale per questo caffè.

Le caratteristiche

La pianta può crescere a una temperatura media di 76,8 gradi. Si tratta di 3,8 gradi in più rispetto al Robusta e di ben 10,8 gradi in più rispetto all’Arabica. Inoltre, pare che sia resistente alla siccità. È anche buono? Nessuno lo assaggia da oltre un secolo, a parte due recenti test, seguiti a questa scoperta. Campionato nell’estate del 2020 da un panel dell’Union Hand-Roasted Coffee di Londra, ha ottenuto un punteggio di 80,25: come e più dell’Arabica (il caffè deve guadagnare un punteggio superiore a 80 per essere considerato una specialità).

Testato anche da 15 esperti delle principali aziende di caffè, e dal CIRAD, il Centro francese di ricerca agricola per lo sviluppo internazionale, l’esito è stato altrettanto buono. L’81% degli esperti pensava che la nuova specie fosse Arabica, mentre il 47% pensava che ci fosse qualcosa di nuovo al riguardo. Hanno definito sapori tra cui la pesca, il ribes nero, il mandarino, il miele, il tè nero chiaro, il gelsomino, varie spezie, il cioccolato, il caramello, le noci e il sambuco.

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Gli EcoShots di Jacopo Fo: lo sciacquone risparmioso

People For Planet - Mer, 05/12/2021 - 19:00

Chi la fa, tiri l’acqua! Ma nel modo giusto… oggi è possibile risparmiare acqua anche in bagno. Doppia vaschetta, acqua di raccolta e trucchi artigianali.

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Perché tante coppie scelgono il “divorzio del sonno”?

People For Planet - Mer, 05/12/2021 - 17:00

Secondo un sondaggio, nel Regno Unito il 15% delle coppie dorme separata, ciascuna in un letto diverso: il c.d. divorzio del sonno.

Ne parla il britannico Daily Telegraph che, attraverso i risultati di un sondaggio, fa luce su una pratica poco conosciuta eppure molto diffusa. Una pratica di coppia che consiste nel separarsi al momento di andare a dormire. Nella stessa casa ma in letti separati, di solito anche in camere separate.

C’entra anche il Coronavirus, ma non solo

Alla diffusione del divorzio del sonno ha contribuito anche sicuramente l’epidemia di Covid-19 che impone l’allontanamento fisico nei casi in cui un componente della coppia sia a rischio o abbia contratto il virus.

L’attuale pandemia di Covid-19 fa riconoscere a tutti la necessità della distanza fisica, in particolare delle persone ritenute “a rischio”. Il Daily Telegraph fornisce l’esempio di Jenny e David, una coppia di trentenni che ha scelto di dormire separatamente. David ha continuato a incontrare i clienti come parte del suo lavoro di allenatore sportivo e non vuole esporre Jenny, incinta del loro primo figlio, a possibili contaminazioni. Questa logica ha anche portato molti operatori sanitari a scegliere il divorzio del sonno. Essendo in contatto quotidiano con i pazienti affetti da Covid-19 la scelta di allontanarsi dai loro partner è stata dettata dalla cautela

Ma il problema di salute non è l’unica ragione e neanche la più frequente per cui sempre più coppie scelgono di creare stanze separate.

Lo fanno anche la regina d’Inghilterra e Gwyneth Paltrow

Adottata dalla regina d’Inghilterra e dal duca di Edimburgo, ma anche dall’attrice americana Gwyneth Paltrow e da suo marito, la pratica del divorzio del sonno si sta diffondendo sempre di più.

Il 15% delle coppie dorme separatamente

Anche prima del Coronavirus la pratica era già più diffusa di quanto si possa pensare.

Un sondaggio condotto nel Regno Unito nel 2020, prima dell’inizio della pandemia, aveva rivelato che la pratica del divorzio del sonno era raddoppiata rispetto al 2010, essendo praticata dal 15% delle coppie.

I vantaggi del divorzio del sonno

Secondo gli specialisti intervistati dal quotidiano inglese l’importanza fisiologica del sonno dovrebbe incoraggiare tutti a prendere sul serio la questione. Il divorzio del sonno aiuta a difendersi da una serie di inconvenienti, a cominciare da quello più ovvio: il coniuge che russa, ma non solo.

Due partner non hanno sempre gli stessi orari per alzarsi e andare a letto, o non godono tutti e due di un sonno profondo.

Infine, ma non da ultimo, i fautori del divorzio del sonno invocano anche la necessità di avere uno spazio personale in cui potersi ritirare.

La tesi contraria al divorzio del sonno

Tuttavia, condividere lo stesso letto per la coppia ha una serie di significati profondi da non sottovalutare secondo la terapista Hilda Burke, intervistata dal quotidiano:

È a letto che le coppie possono avere conversazioni private e intime senza la presenza dei loro figli o di altre persone, questo momento privilegiato rischia di scomparire se i componenti della coppia dormono da soli”.

Aggiunge che gli stimoli sessuali sono generalmente generati dalla vicinanza fisica dei due coniugi. Se scelgono di non condividere lo stesso letto, devono pensare ad altre situazioni per ritrovarsi.

La questione resta aperta: il letto matrimoniale è destinato a diventare un residuo del passato?

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Immagine di Bruce Mars

Articolo del 30 Giugno 2020

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