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Draghi cancella il cashback come chiesto da Fratelli d’Italia e Banca Centrale

People For Planet - Mar, 06/29/2021 - 09:36

Stop al cashback di Stato che prevedeva la restituzione di un massimo di 150 euro semestrali e di 1.500 euro per i 100mila maggiori utilizzatori di carte che saranno premiati con il “SuperCashback”. Un sistema che in questi ultimi sei mesi ha permesso a circa 5,89 milioni di persone di accumulare rimborsi sulle proprie spese e ha fatto sì che molti esercenti si dotassero, finalmente, pos per il pagamento elettronico e tracciabile.

A chiedere di cancellare il cashback nelle scorse settimane era stato Fratelli d’Italia, con una mozione presentata al Senato inizialmente respinta da Palazzo Madama. Non poche critiche erano giunte anche dalla Banca Centrale. Oggi arriva lo stop totale, come desiderato dal partito di Giorgia Meloni e dalla banca europea.

Secondo le stime e i numeri registrati sull’app IO utilizzata per il monitoraggio, le transazioni elaborate fino a oggi sono circa 720 milioni e più di 7,85 milioni gli utenti che hanno effettuato pagamenti validi ai fini di ottenere il rimborso. Lo scontrino medio di chi ha acquistato partecipando al Cashback di Stato era di 35,6 euro. Il governo Conte lo aveva finanziato fino al giugno del 2022.

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Michele Dotti: la ricetta dell’infelicità (VIDEO)

People For Planet - Mar, 06/29/2021 - 08:00
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Articolo del 31 Luglio 2020

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Licenziamenti, via il blocco | Caserta, “torture, lesioni e depistaggi” in carcere | Green pass, nuove regole per le varianti?

People For Planet - Mar, 06/29/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Green pass, nuove regole per le varianti? Ipotesi di ottenerlo solo dopo la seconda dose. Lombardia, la variante Delta cresce: è al 6%;

Il Giornale: Trovata morta la 16enne scomparsa. Sul corpo ferite da arma da taglio;

Il Manifesto: Gibilterra, sì all’aborto ma non molto;

Il Mattino: Conte e le diversità di vedute con Grillo «Non faccio prestanome di leader ombra, nel Movimento ambiguità che lo frenano»;

Il Messaggero: I transgender possono scegliere dove andare al bagno: studente vince la battaglia negli Stati Uniti;

Ilsole24ore: Facebook, due cause antitrust respinte. Il titolo festeggia i mille miliardi;

La Repubblica: Licenziamenti, via il blocco: resterà solo per tessile e settori collegati. Stop al cashback per il 2021: niente più premi sulla spesa digitale;

Il Fatto Quotidiano: Caserta, “torture, lesioni e depistaggi”: 52 misure contro agenti penitenziaria. Gip: “Fu una mattanza”. La chat: “Abbattiamo i vitelli”;

Leggo: Smartwatch addio, nasce la nuova t-shirt intelligente con il 5G incorporato;

Tgcom24: Allarme della polizia postale: WhatsApp con falso messaggio sul Green pass;

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Come rispettare l’ambiente anche in vacanza

People For Planet - Lun, 06/28/2021 - 19:00

Si chiama Junker e, grazie alla geolocalizzazione, consente di avere sempre a portata di smartphone tutte le regole per una differenziata perfetta, in base alle regole del Comune in cui ci si trova. Si scarica gratuitamente e per l’estate ha lanciato una campagna per essere davvero green al mare, al museo, in campeggio, nelle città d’arte o in albergo.

Con le riaperture e l’arrivo dell’estate, gli italiani tornano a viaggiare! Qualunque sia la meta, l’importante è non mandare in vacanza il senso civico e tenere sempre alta l’attenzione nei confronti dell’ambiente. È vero però che, quando ci si sposta, rispettare le buone abitudini in tema di raccolta differenziata non è sempre facile: bidoni di colori diversi, imballaggi compositi e norme che cambiano da un Comune all’altro mettono in crisi anche i più esperti. Per essere certi di svolgere una raccolta differenziata senza errori, ma soprattutto senza stress, oggi basta scaricare un’app. Si chiama Junker, è disponibile gratuitamente per IOS e Android ed è un’innovazione unica nel suo genere. Un’eccellenza italiana della tecnologia al servizio della sostenibilità, recentemente entrata a far parte della Ellen MacArthur Foundation Community.

Junker è semplice e allo stesso tempo geniale. Il suo “tesoro” è un database di 1,6 milioni di prodotti, grazie al quale l’app consente di ricavare le informazioni per separare tutti i rifiuti. Basta inquadrare il codice a barre o, se si tratta di un prodotto sfuso, scattare una foto. Al resto pensa il sistema che, lavorando come un assistente personale intelligente, riconosce l’oggetto e risponde inviando, in tempo reale, tutte le informazioni sulla composizione del prodotto e le corrette modalità di conferimento in base al Comune in cui ci si trova. Grazie alla geolocalizzazione infatti Junker è in grado di fornire sempre le indicazioni perfette per rispettare le regole del territorio che ci ospita. 

L’impegno per un mondo più sostenibile è però fatto di tante, piccole scelte quotidiane. E per condividere in modo ancora più virale le buone pratiche da adottare in vacanza e nel tempo libero, il team di Junker ha lanciato una campagna di comunicazione social, dedicata a tutti coloro che aspirano a essere “Turisti sostenibili”. Basta quindi seguire la zebra – che è la mascotte dell’app – per essere accompagnati tutta l’estate da articoli e post pieni di consigli concreti per essere attenti all’ambiente anche al mare, al museo, in campeggio, nelle città d’arte o in albergo.

Crediamo fortemente che ognuno di noi debba fare la propria parte per la salvaguardia del pianeta” sottolineano i fondatori di Junker. “Non è necessario fare rinunce mortificanti: anche dei piccoli gesti, moltiplicati per ciascuno di noi, hanno collettivamente un effetto positivo sulla società e sull’ambiente”. 

Lo sapevate ad esempio che per ogni chilo in meno di rifiuti indifferenziati si risparmiano 3 kg di Co2 equivalente? Questo vuol dire che differenziare di più e meglio i propri scarti significa, tra l’altro, contribuire attivamente a combattere il cambiamento climatico.  È stato calcolato che l’utilizzo di Junker produce 414 kg di Co2 eq in meno l’anno per cittadino: come 2.435 km in auto in meno! “Ecco perché – proseguono i fondatori – ci siamo impegnati così duramente per creare un’app basata solo su informazioni validate, fruibile in tutti i territori e soprattutto da tutti i cittadini”

Junker è infatti tradotta in 10 lingue e accessibile anche alle persone con disabilità visiva.  I nativi digitali la usano quotidianamente senza difficoltà, così come gli anziani. Oltre 1,7 milioni di italiani l’hanno scaricata sul proprio smartphone. E più di 1000 Comuni, da Bolzano a Caltanissetta, da Torino a Cagliari, hanno aderito al network di Junker, per migliorare la qualità della propria raccolta differenziata, ma anche aiutare i propri cittadini e i turisti a produrre meno rifiuti.

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Area fitness outdoor dinanzi al playground. Via ai lavori.

Gela Le Radici del Futuro - Lun, 06/28/2021 - 18:39

La rotonda est di Macchitella si rinnova e diventa sempre più un punto di svago per Gela e i suoi abitanti. Dinanzi al playground, sono stati avviati i lavori per l’allestimento di un’area fitness outdoor dove gli sportivi potranno allenarsi. Il progetto era già stato approvato a marzo di quest’anno e, oltre alla creazione dell’area stessa, si pone l’obiettivo di fare di essa un piccolo polmone verde.

Da diverso tempo, la zona interessata costituisce un punto di ritrovo per i giovani, grazie all’inserimento dei due campetti da basket e alle attività commerciali presenti sugli stabilimenti balneari. Inoltre, nel corso degli ultimi anni ha ospitato festival e rassegne di stampo nazionale e internazionale. Proprio per questi motivi, enti e associazioni si sono impegnati in opere di riqualificazione, per renderla maggiormente fruibile a passanti e turisti.

La nuova palestra green prevede cinque postazioni collegate da un percorso, all’interno delle quali vi verranno collocate delle attrezzature idonee e certificate per permettere ad atleti, bambini e famiglie di svolgere attività fisica. Il finanziamento complessivo che permette di realizzare questo nuovo spazio ammonta a 67 mila euro.

Un progetto che stavolta vede attiva l’amministrazione locale impegnata nei settori ambiente, sport e sviluppo economico. Al tempo stesso, la giunta sta pensando a come ampliare il percorso della pista ciclabile per collegarlo all’area fitness.

Il termine dei lavori è previsto entro un paio di settimane, anche lo spazio verrà ampliato ulteriormente e con nuove attrezzature entro il prossimo anno.

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Il Giappone vuole ridurre la settimana lavorativa a 4 giorni

People For Planet - Lun, 06/28/2021 - 16:58

ll Giappone, noto per la sua rigida cultura del lavoro, vuole ridurre la settimana lavorativa a 4 giorni.

La pandemia di coronavirus, e il suo devastante impatto economico globale, ha riportato a discutere sulla riduzione della settimana lavorativa e i suoi possibili benefici.

La raccomandazione che le aziende adottino una settimana lavorativa più corta ha lo scopo di supportare i dipendenti che desiderano migliorare la propria istruzione, prendersi cura dei membri della famiglia o semplicemente uscire, spendere soldi e persino incontrare altri, stimolare il tasso di natalità, che in Giappone è piuttosto basso, e ridurre il fenomeno del “karoshi”, termine coniato negli anni Settanta che indica la “morte per troppo lavoro.”

Nel proporre settimane di quattro giorni, il Giappone si è unito alla Spagna, che sta lanciando un esperimento di tre anni, a livello nazionale, di settimana lavorativa di 32 ore.

In seguito alla pandemia, di fronte a una carenza di manodopera, un massiccio periodo di dimissioni, oltre a più di un anno di lavoro da casa e una maggiore flessibilità per molti lavoratori, molti esperti in tutto il mondo, hanno affermato che c’è una possibilità di cambiamento.

I giovani chiedono di più dal loro ambiente di lavoro di una semplice busta paga“, ha dichiarato al Washington Post Robert Bird, professore di diritto commerciale all’Università del Connecticut.

Vogliono lavorare con qualcuno che crede nei loro valori e l’espressione di una settimana lavorativa di quattro giorni invia un segnale che l’azienda si preoccupa dell’equilibrio tra lavoro e vita privata in modo significativo“.

Nonostante sia stato dimostrato che la produttività non è collegata al numero di ore di lavoro, anzi aumenta se i datori di lavoro considerano i propri dipendenti come esseri umani, la maggior parte dei Paesi è ancora lontana da un cambiamento così drastico. Molti datori di lavoro giapponesi sono preoccupati che la produttività diminuisca e molti lavoratori temono tagli salariali, secondo quanto riportato dal Japan Times.

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Idea creativa: treccina colorata per l’estate!

People For Planet - Lun, 06/28/2021 - 15:00

Dal canale YouTube MyCrazyWorld un video che ci insegna passo passo come realizzare una (o più) treccina colorata in autonomia sui nostri capelli.

Un’idea alternativa per rendere più vivace la nostra estate!

Fonte: MyCrazyWorld

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Clima: piantare alberi è veramente la risposta?

People For Planet - Lun, 06/28/2021 - 08:00

Ci sono petizioni e richieste di ogni tipo, e anche azioni spontanee o governative. Piantare alberi è un mantra perché sembra una soluzione relativamente semplice a un problema largamente diffuso e invece piuttosto complicato: i cambiamenti climatici che ci minacciano sempre più da vicino. Lo ha sostenuto Greta Thunberg, la giovane attivista svedese ha fatto un film a favore delle foreste. Il Guardian, che ha lanciato la campagna Natural Climate Solutions, per piantare alberi e rigenerare foreste. Il governo britannico, ma anche quello pakistano, etiope, indiano, hanno fatto enormi sforzi in questo senso e anche noi di People For planet abbiamo fortemente sostenuto la causa. Le compagnie aeree e tutte le industrie fortemente inquinanti che ci tengono a mostrarsi rispettose offrono programmi di “compensazione” delle emissioni inquinanti: piantando alberi e seguendo il calcolo delle emissioni assorbite per dichiararsi “a impatto zero”.

Un mantra da sinistra a destra

Persino il giornale di destra Daily Mail ha lanciato una campagna in tal senso: addirittura il Presidente Trump ha detto lo scorso febbraio che vuole piantare “un miliardo di alberi” per sostenere l’ambiente. A questo punto a qualcuno deve essere venuto il dubbio e numerose ricerche, e contro-campagne, stanno cercando adesso di sfatare un mito.

Nessuno nega l’importanza degli alberi, ma…

Sia chiaro: proteggere le foreste esistenti è fondamentale per il clima e per la biodiversità. Piantare nuovi alberi è anch’essa una cosa buona: si protegge il terreno, si assorbono inquinanti, si raffresca il suolo e si previene la desertificazione. È però da chiarire – hanno precisato gli esperti – che questa non sarà la nostra salvezza ed è proprio una questione di matematica. Ad esempio, quel famoso miliardo di alberi promesso da Trump deriva da una ricerca che affermava che mille miliardi di alberi sarebbero capaci di assorbire un quarto dell’anidride carbonica attualmente nell’aria. Ma l’analisi è stata poi criticata e definita da alcuni studi inaffidabile: gli alberi, da soli, non cambieranno il corso delle cose.

Cosa sta cambiando, e come frenarlo

L’anidride carbonica in atmosfera sta riscaldando il pianeta, sciogliendo i ghiacciai, innalzando i livelli dei mari e provocando fenomeni meteorologici estremi. L’unica soluzione possibile è minimizzare queste emissioni: consumando meno, risparmiando energia, e sostituendo i consumi da fonti fossili con quelli da fonti rinnovabili. Fermare la deforestazione – specie quando avviene attraverso gli incendi – è parte di questo progetto. Ma una parte non sufficiente.

Un banale errore di calcolo

Rispetto alle pur numerose ricerche che sostengono l’eccezionale capacità degli alberi di trattenere anidride carbonica, recentemente altri studi – uno pubblicato da Science lo scorso ottobre – hanno smentito questo “miracolo” spiegando che banali errori di calcolo hanno sovrastimato quella quantità. Il mese scorso gli autori di uno dei più quotati studi a sostegno della tesi degli alberi hanno pubblicamente fatto ammenda, ammettendo i loro errori. Oltre a errori di calcolo, hanno riconosciuto che dire, come avevano sostenuto, che piantare alberi è la soluzione più efficace contro il cambiamento climatico è una affermazione eccessiva. Non è più importante che ridurre le emissioni di gas e mantenere l’ecosistema esistente.

Articolo del 22 Giugno 2020

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Variante Delta: «Cauti anche i vaccinati» | Cashback, chiude con quasi 9 mln di registrazioni | Ustica, la verità

People For Planet - Lun, 06/28/2021 - 06:25

Corriere della Sera: I tifosi olandesi invadono in massa le strade di Budapest, balli e canti senza distanziamento e senza mascherina;

Il Giornale: Coronavirus, Bettel positivo: era al vertice Ue insieme a Draghi;

Il Manifesto: Ustica, ora tutta la verità;

Il Mattino: Aiko prima imperatrice dal lontano 1762: il Giappone prepara la svolta. Sulla scia di Leonor e Caterina Amalia;

Il Messaggero: Bonus vacanze, niente proroghe: non piace a famiglie e agenzie di viaggio. Non spesi quasi 500 milioni;

Ilsole24ore: Cashback, con quasi 9 milioni di registrazioni si chiude il 1° semestre 2021;

La Repubblica: Variante Delta, tremila ragazzi in quarantena per il maxi focolaio a Maiorca: 850 i positivi;

Il Fatto Quotidiano: Ponte Morandi, ecco le mail della strage annunciata. Nelle riunioni del 2017 il dirigente Aspi consapevole del rischio crollo: “Se famo male, va de sotto” – Audio;

Leggo: Variante Delta, in Romagna scoperta una nuova mutazione: «Cauti anche i vaccinati» Il rave party con 700 no mask;

Tgcom24: Figliuolo fa mea culpa: “Su AstraZeneca si poteva comunicare meglio” | Focolaio a Maiorca, 850 studenti positivi;

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L’Italia, com’era. Firenze casa madre

People For Planet - Dom, 06/27/2021 - 19:00

Firenze si affaccia sul Novecento già bella e fatta nelle sue linee essenziali, le stesse della città di oggi. Gran parte discende da quanto fu realizzato dal 1865 in poi per Firenze Capitale. Anche se è rimasta capitale del Regno il tempo di un batter d’occhio, dal 1865 al 1871, proprio per quei sei anni fu sottoposta a profonde operazioni di risanamento urbanistico e sociale che la caratterizzeranno negli anni a venire.

Se ci si fa caso, questo periodo di fatto coincide con l’inizio delle attività degli Alinari, la cui avventura partì ufficialmente nel 1852, quando Leopoldo, primo di tre fratelli, aprì un piccolo laboratorio per stampare e vendere fotografie su carta salata. Fu subito successo, accresciuto negli anni. Entrati nel frattempo a far parte dell’impresa gli altri due fratelli, Giuseppe, con mansioni di fotografo, e Romualdo con compiti amministrativi, nel periodo di Firenze Capitale la sala di posa Alinari divenne un luogo molto frequentata dall’élite cittadina, perché lì si eseguivano i ritratti dei più noti personaggi della società italiana e internazionale dell’epoca. La fotografia si era rivelata uno strumento molto efficace di comunicazione, per far conoscere il volto delle persone che stavano facendo la storia d’Italia.

Firenze e gli Alinari entrarono subito in simbiosi, in un binomio di straordinario valore storico, come se un destino comune avesse deciso che per scrivere e rappresentare le pagine di un periodo molto importante della storia della città e dell’Italia unita l’una, Firenze, non potesse fare a meno degli altri, gli Alinari.

Immaginando di volare sopra Firenze e guardare, nello stesso istante, con un occhio la città del 1900 e con l’altro quella del 2021, le due visioni di fatto coincidono. Piazza della Repubblica è la stessa, piazzale Michelangelo, piazza Beccaria, piazza della Libertà, i viali di circonvallazione idem. Sono piazze e strade accomunate da un particolare: sono state tutte realizzate prima che scoccasse il Novecento. Lo stesso per i due mercati cittadini più noti e frequentati ancora oggi. Il mercato di San Lorenzo è del 1874, quello di Sant’Ambrogio del 1873. O anche per la Sinagoga, la cui cupola verde rame – dopo quella del Brunelleschi – è l’altro punto celebre del panorama cittadino, realizzata nel 1882.

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Pornografia online: bisogna parlarne ai ragazzi

People For Planet - Dom, 06/27/2021 - 17:00

Il Governo della Nuova Zelanda ha realizzato uno spot molto divertente per far comprendere ai genitori la necessità di affrontare il tema della pornografia online e per comunicare l’esistenza di un sito dedicato ai problemi in cui bambini e ragazzi possono imbattersi navigando su Internet.

Nel video, una coppia di attori di film a luci rosse suona alla porta di una mamma che sta facendo colazione: “Buongiorno, siamo qui perchè suo figlio Matt ci ha appena visto online. Volevamo dirgli che quello che succede nei nostri film non ha a che fare con la vita vera”, dice l’attrice, che speicfica che in effetti nei film non si fa cenno nemmeno ai temi del consenso. L’attore replica:”si, infatti, io non mi comporto così nella vita vera”.

La mamma capisce, prende fiato e decide di parlare con il figlio delle differenze tra quello che vede online e le relazioni reali.

La campagna di spot ne ha anche altri dedicati al bullismo e ai contenuti pericolosi online.

Fonte: YouTube campagna KeepItRealOnline

Articolo del 12 Giugno 2020

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Secondo Episodio | Evelyn

Gela Le Radici del Futuro - Dom, 06/27/2021 - 15:34

Evelyn Trainito: divertirsi ballando e insegnando a ballare.
Ballerina professionista e insegnante di danza, Evelyn originaria di Gela, da sempre appassionata di ballo si è specializzata nel tempo nelle danze caraibiche.

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Ricetta fai da te: spray per il corpo super rinfrescante

People For Planet - Dom, 06/27/2021 - 15:00

Un ottimo rimedio naturale da potarsi sempre nella borsa per difendersi dalla calura dei mesi estivi. Dal canale YouTube Natural Remedies, ecco come realizzare facilmente uno spray super rinfrescante 100% naturale. Cosa serve:

  • 4/5 foglie di basilico;
  • 1 cucchiaio di foglie di te verde;
  • Olio essenziale di menta piperita (in alternativa possiamo usare altre essenze rinfrescanti come per esempio la lavanda);
  • Olio di semi di vinacciolo (in alternativa, i migliori sostituti dell’olio di vinaccioli sono: l’olio d’oliva, l’olio di canola, l’olio di cocco, l’olio di mais, l’olio di sesamo, l’olio di cartamo e l’olio di girasole, che hanno un alto punto di fumo simile);
  • Contenitore spray.

Per un effetto antizanzare puoi aggiungere aggiungere due gocce di olio essenziali di eucalipto o geranio. (Due rimedi naturali fai da te contro le zanzare).

Fonte: Natural Remedies

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Si chiama Jackfruit e sa di porchetta, giubilo tra i vegani

People For Planet - Dom, 06/27/2021 - 08:00

Arriva dall’India ed è già molto diffuso in tutto il sudest asiatico, l’Australia, il Brasile e in alcuni paesi dell’Africa.

L’Artocarpus heterophyllus Lam – questo il nome scientifico – è il frutto più grande che cresce sugli alberi in natura, in italiano si chiama “giaca” e appartiene ad una pianta tropicale della famiglia delle Moracee.

Di forma ovale, pesa in media 30 chili con un diametro di 40 centimetri ma può arrivare anche a pesare 50 chili per una lunghezza di oltre un metro. La buccia è verde e la polpa gialla, ha semi grossi e carnosi che possono essere consumati solo se cotti mentre la polpa si può mangiare sia cotta che cruda.

La polpa cruda ha il sapore di un misto tra ananas, mela e mango, dolce e fresca e se la si cuoce ha un inconfondibile sapere di porchetta.

Oltre alle molte proteine contiene vitamina C, potassio, ferro e calcio, si può lavorare come il tofu o ridurlo in farina. Potete immaginare i molteplici usi che se ne può fare in cucina ma non solo: può essere utilizzato anche come tintura per capelli e come colla naturale.

In Italia è ancora di difficile reperibilità perché il prodotto fresco tende a marcire velocemente, lo si trova in scatola oppure in chips.

Non ci sono controindicazioni al suo consumo, però magari state lontano dagli alberi dove cresce, se vi cade un frutto in testa vi fa malissimo.

Articolo del 9 giugno 2020

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Foto di Liliane Mey da Pixabay

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Backstage – Parliamo di Morgan, Alias Marco Castoldi

People For Planet - Sab, 06/26/2021 - 19:00

Vorrei poter dire che conosco Morgan.

Ma non è così. Della sua vita privata conosco solo quel poco che si trova sui diversi siti che parlano di lui.

So che c’è stato un padre che lo ha severamente condizionato negli studi musicali, poi morto suicida, del quale conserva ricordi dolorosi.

So che ha una madre – che ho conosciuto personalmente – , maestra di scuola elementare che lo adora e con la quale ha un rapporto di grande affetto.

So che c’è una sorella, che ha pochi anni più di lui, laureata in filosofia, musicista e poetessa. Che, come musicista, ha collaborato con lui.

I miei “so” si fermano qui.

Vorrei poter dire che sono amico di Morgan.

Ma non so a che profondità arrivi questa amicizia.

In realtà io vedo in lui quasi un figlio: ha 26 anni meno di me.

Non so cosa lui veda in me.

Però succedono cose strane. Capita che, di notte, lui si metta al pianoforte, suoni delle cose e poi me le manda su WhatsApp. L’ultima volta – qualche mese fa – era Bach: la Suite inglese in la minore BWV 807.

Quando è successo il disastro del sequestro, messa all’asta e vendita della casa si è inalberato, e voi capite l’eufemismo.

Io mi sono trovato lì – con pochi suoi amici -, la mattina dello sgombero coatto, ad occupare quella casa. Che, alla mia età, occupare case fa anche ridere. Ma forse è amicizia.

Sbattuto fuori, ha lanciato una petizione, nel tentativo di rientrarne in possesso. Petizione che ha suscitato reazioni differenti, anche in conseguenza di un travisamento del significato di quella richiesta. Tipo: ci sono artisti ben più meritevoli e con vizi meno costosi, che non hanno avuto alcuna sponda e sono finiti con le pezze al culo senza piangere miseria.

Chi ha saputo mettere a fuoco esattamente la questione è stato Sergio StaIno:

“L’appello chiede di riconoscere all’abitazione di Morgan il valore di laboratorio artistico, alla pari di qualunque piccola azienda od officina. La legge garantisce a chi è colpito da condanne per insolvenza di mantenere l’uso degli spazi lavorativi e degli strumenti correlati. Norma tendente a far sì che il condannato non solo possa continuare a vivere del suo lavoro ma possa anche nel tempo ripagare il debito accumulato. Tutto qui. I ricavati dalle sue opere, dai suoi concerti, dalle sue trasmissioni televisive vengano pure taglieggiati secondo la legge per ripagare il debito contratto ma non togliamogli la possibilità di continuare a lavorare e creare”.

Conosco Marco Castoldi, lui sì. E so che questa vicenda continua ad angustiarlo e a tormentarlo in maniera drammatica.

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Vivisezione o non vivisezione: questo è il problema

People For Planet - Sab, 06/26/2021 - 17:00

La sperimentazione animale è talmente radicata nella nostra cultura da rappresentare quasi un valore, un punto fermo, un dogma per molti, specie in ambito biomedico e farmacologico. Anche se a conti fatti solo una minoranza, quella più informata e consapevole, dispone delle nozioni necessarie per poter esprimere un parere originale e non omologato sull’argomento.

Può essere utile, allora, cercare di tracciare una sintetica visione d’insieme di un fenomeno complesso come quello della vivisezione, per stimolare nel lettore un pensiero critico sull’impiego degli animali nella ricerca.

Terminologia

Le ricerche compiute sugli animali a fini scientifici vengono definite “sperimentazione animale” o “vivisezione”.
Solitamente i ricercatori, gli uomini (e le donne) di scienza, prediligono il termine “sperimentazione”, più neutrale e meno cruento, motivando tale propensione lessicale con il fatto che non tutte le ricerche sugli animali richiedono la loro dissezione da vivi. Chi ama gli animali, al contrario, reputa il termine “vivisezione” più realistico e centrato, poiché ritiene che ogni indagine realizzata sulla pelle degli animali provochi in loro sofferenza, umiliazioni, stress, danni anche permanenti e un dolore fisico-spirituale molto simile a quello che si avverte quando un bisturi sventra le carni vive. Superfluo aggiungere che ricercatori e scienziati reputano talmente diffamatorio l’appellativo “vivisettore” da aver fatto ricorso in Corte di Cassazione per ottenere giustizia.

La ricerca di base analizza “i processi biologici e i meccanismi alla base delle malattie”. La ricerca applicata ha, invece, il compito di trasferire le conoscenze mutuate dalla ricerca di base alla “diagnosi, prevenzione e cura delle malattie” dall’animale all’uomo.

Cenni storici

La sperimentazione sugli animali parte da molto lontano, come spiegano gli autori Ray e Jean Swingle Greek nel testo “Sacred cows and golden geese” (Mucche sacre e oche d’oro).
Il primo vivisettore della storia si chiamava Galeno Claudio di Pergamo (129-200 d.c.). Galeno era un medico molto famoso nella Grecia e nella Roma antiche. Ad un certo punto della sua carriera, non potendo più effettuare le autopsie sui corpi umani, messe al bando dalla Chiesa in quanto immorali e non pago di incidere animali morti in privato, iniziò a dissezionare animali vivi in pubblico. Di fatto, giungendo a più di una conclusione scientifica errata.
Successivamente, la sperimentazione animale è passata in secondo piano, dal momento che si è scelto di approfondire i meccanismi dell’anatomia umana. Finché, verso la metà del XIX secolo, il fisiologo francese Claude Bernard (1813-1878) non l’ha rispolverata, traendo ispirazione proprio dall’eredità galenica.

Nel 1859, il naturalista inglese Charles Darwin (1809-1892), con la modernissima teoria sull’evoluzione della specie, ha dimostrato che “gli animali non sono brutte copie degli umani” e, di conseguenza, non rappresentano per loro un buon modello di studio.

Ma la vivisezione, malgrado le critiche, dal XIX secolo in poi, è tornata in auge. Fino a quando, a inizio ‘900, è stata accettata dalla comunità scientifica per i test sui nuovi farmaci. Nel 1938, tale pratica è divenuta obbligatoria negli Stati Uniti prima. In seguito, nel resto del mondo.

Campi di applicazione

Come già accennato, la sperimentazione animale vanta innumerevoli campi di applicazione. Infatti, non riguarda soltanto la sfera farmacologica (che, fino a qualche anno fa, rappresentava meno del 50% del totale dei settori coinvolti). Gli animali vengono impiegati per la ricerca di base, per lo studio delle malattie negli umani, per sviluppare apparecchiature, per la didattica. Per testare il grado di tossicità di sostanze chimiche (plastica, vernici, etc.), prodotti che riguardano l’igiene della casa, cosmetici, additivi alimentari, pesticidi in agricoltura. Persino per il pet-food, cioè il cibo per gli animali domestici, e per implementare l’industria bellica.

Normativa recente

L’Unione Europea, negli ultimi anni, ha varato una serie di leggi a favore del benessere degli animali e, in determinate aree di intervento, sono venuti meno l’obbligo e la necessità di utilizzarli.

La Direttiva n. 15/2013 sulla libera circolazione delle merci ha imposto il divieto totale nella UE di testare, sugli animali, cosmetici (prodotti finiti), singoli ingredienti, combinazioni di ingredienti e di commercializzare cosmetici, singoli ingredienti o combinazioni di ingredienti già testati su animali in paesi extra-UE. Ma poiché alcune sostanze chimiche sono presenti anche in merci non cosmetiche e altre cosmetiche sono assoggettate al regime dei farmaci, è possibile che i prodotti di bellezza continuino comunque ad essere inquinati dagli effetti della sperimentazione animale. Allo stesso modo, le aziende in regola nella UE, oltre i confini dell’Unione possono continuare a sperimentare e a vendere.

La Direttiva n. 63/2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici, da una parte ha impostato pericolosamente al ribasso alcune procedure comuni riferite alla ricerca tradizionale, dall’altra ha spalancato le porte alle “misure per evitare duplicazioni” e agli “approcci alternativi”. Ovvero ha incoraggiato la ricerca non animale, promosso lo sviluppo e la validazione di approcci alternativi efficaci, prescritto che venga impiegato il minor numero possibile di animali e che le procedure siano poco dolorose.

In Italia, il DL 26/2014 ha recepito in senso restrittivo la Direttiva Europea, nella parte delle procedure comuni per la ricerca tradizionale. Le modifiche sono notevoli, almeno sulla carta. Per quanto riguarda i campi di applicazione, ad es, viene fatto divieto di utilizzare nel nostro Paese gli animali in ambito bellico e nella didattica, per testare sostanze che inducono dipendenza (droghe, alcool, tabacco), così come vengono interdetti gli xenotrapianti, ovvero i trapianti di organi di specie diverse. Ma ancor oggi l’attuazione di queste modifiche è soggetta alla sospensione delle deroghe (ultima scadenza 31/12/2020) e, soprattutto, risente di forti pressioni: Unione Europea – che vorrebbe multarci per lo sgarro – politica e una parte del mondo accademico e scientifico.

Statistiche

Per valutare i risultati raggiunti dall’applicazione della Direttiva n. 63/2020, lo scorso 5 febbraio la Commissione Europea ha pubblicato la Relazione 2019 sulle statistiche relative all’uso degli animali a fini scientifici negli Stati membri dell’UE nel periodo 2015-2017.

In base a quanto emerso, sembra che l’utilizzo degli animali da laboratorio sia in lieve flessione. Ma le cifre sono da capogiro. Come riporta l’ANSA, abbiamo “quasi 10 milioni di animali utilizzati ogni anno nella ricerca di base e applicata, nei test e per la didattica, con oltre un milione di procedure (circa l’11% del totale) con un livello di sofferenza animale “grave”, il più alto e non alleviabile. E altri 12,6 milioni di animali allevati per mantenere le colonie di animali geneticamente modificati e/o soppressi per esubero e fornitura di tessuti”. Per un totale di circa 22 milioni. L’Italia è al 5° posto per il numero di animali impiegati (dopo Inghilterra, Germania, Francia, Spagna). In 5 Stati membri non vengono eseguite ispezioni senza preavviso, in 9 non si raggiungono neanche i requisiti minimi richiesti.

I contro del dibattito

I fautori del metodo tradizionale, che sostengono la validità della ricerca animale, non sono disposti a rinunciare alla segretezza dei laboratori, ai bisturi, alle gabbie, agli animali e al loro sacrificio, poiché considerano tutto ciò indispensabile per il benessere della collettività. Forti di un passato storico costellato di esperimenti, pubblici riconoscimenti, onori e glorie. Anche i più moderati affermano che, in ogni caso, la ricerca tradizionale potrà avvalersi di metodi integrativi e alternativi, ma non sarà mai del tutto rimpiazzata dai modelli sostitutivi.

Il dibattito, in corso da anni, tra sostenitori e nemici della vivisezione, si fonda su 3 elementi portanti: etico, scientifico ed economico.
Dal punto di vista etico, l’obiezione principale alla ricerca tradizionale riguarda la condizione degli animali negli stabulari (i luoghi in cui vengono tenuti gli animali utilizzati per gli esperimenti), gli usi e gli abusi che subiscono ogni giorno. Se le cavie fossero oggetti, ovviamente, nessuno porrebbe limiti al lavoro dei ricercatori. Ma gli animali non sono oggetti. Lo sa bene chi li ama e desidera proteggerli. Erano al corrente di questa verità anche i firmatari del Trattato di Lisbona, quando il 13 dicembre 2007 li hanno riconosciuti, dal punto di vista giuridico, “esseri senzienti”. Non ci sono controlli e protocolli, motivi di reddito e profitto, che tengano. Pertanto, la sperimentazione non animale sembra l’unica soluzione possibile.

Dal punto di vista scientifico, l’obiezione chiave riguarda la scarsa predittività dei modelli animali utilizzati e riversati sull’uomo, dal momento che il corredo genetico è unico e irripetibile per ogni specie. Le reazioni sono variabili. Il margine di errore è alto. I rischi per l’uomo rilevanti, anche se non abbastanza pubblicizzati. Come dimostra una ricerca LAV del 2016, nella prima fase di sperimentazione (quella sugli animali, a cui seguono i retest sull’uomo) “su 100 sostanze sicure negli animali, 92 non passano le prove cliniche e 4 vengono ritirate per gravi reazioni avverse e di 3000 trattamenti medici solo l’11% si è dimostrato efficace e il 98% è una copia di quelli vecchi”.

Dal punto di vista economico, la ricerca tradizionale è certamente più lunga e costosa di quella non animale e smuove un giro d’affari ragguardevole. Già nel 2014 il prof. Thomas Hartung, della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, tra il 2002 e il 2008 a capo dell’Ecvam, Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi della Commissione Europea, affermava che i metodi alternativi, appunto, sono più convenienti, più efficaci in termini di risultati e più veloci.

“Basterebbe un dato – spiegava Hartung al “Corriere.it” – fra il 2005 e il 2008 in tutta l’UE il ricorso alla sperimentazione animale nell’industria farmaceutica è calato motu proprio del 25%. Ogni volta che le aziende possono passare ai metodi alternativi, semplicemente lo fanno”.

Il giro d’affari, dunque, potrebbe riguardare non solo il mercato della vivisezione, ma il mercato dello sfruttamento degli animali in genere, Qualora venga espugnato il baluardo della ricerca scientifica, in un planetario effetto domino, è ipotizzabile che possa crollare la fortezza economica che sopravvive grazie alla sperimentazione, al commercio della carne e dei prodotti di origine animale e a tutto ciò che, in qualche modo, si ricollega agli animali in termini di profitto non etico.

Metodi di ricerca sostitutivi e alternativi

La sperimentazione alternativa si fonda sul principio delle 3R: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione), Replacement (Rimpiazzamento). Il Raffinamento riguarda il perfezionamento delle tecniche sperimentali, eseguite sugli animali, per limitare le loro sofferenze. La Riduzione riguarda la riduzione, appunto, del numero degli animali impiegati e l’incremento delle informazioni ottenute. Il Rimpiazzamento si riferisce alla totale assenza di animali e all’esclusivo utilizzo della ricerca non animale.

I modelli di ricerca sostitutivi si suddividono in 2 macroaree: ricostruzione di organi in laboratorio partendo da cellule isolate e uso dei computer.

Nella prima macroarea confluiscono: colture di cellule e di tessuti umani, microcircuiti con cellule umane, realizzazione di organi bioartificiali.

Nella seconda: modelli informatici, modelli matematici computerizzati, tecniche non invasive per immagini, simulazioni computerizzate.

Oltre all’utilizzo di microchip a DNA, microorganismi, analisi chimiche, indagini statistiche (quali ad es. l’epidemiologia e la metanalisi) e altro ancora. Ai test in vitro è richiesto un iter validazione, di durata variabile.

Lo strano caso dei macachi di Parma

Il caso dei 6 macachi di Parma, contestato dalle associazioni animaliste, oggetto sia di disputa legale che di negoziati tra le stesse e il Ministero della Salute, è emblematico. Racchiude in sé tutte le contraddizioni e i punti salienti del dibattito in corso. Descrive gli interessi in gioco e mostra le violenze che subiscono gli animali trascinati, contro la propria volontà, nell’arena della vivisezione.

Lo scorso anno, il progetto di ricerca “Lightup-Turning the cortically blind brain to see”, ha ottenuto un finanziamento di quasi 2 milioni di euro dall’European Research Council, per la metà provenienti da fondi UE. Il protocollo del progetto, a cura dell’Università di Torino in collaborazione con l’Università di Parma (che, per inciso, ha messo a disposizione gli stabulari) dispone che 6 macachi Rhesus (forse parenti di quelli che anni fa prestarono il nome al gruppo sanguigno umano Rh), vengano accecati in laboratorio. Per testare chirurgicamente tecniche di ripristino del nervo ottico. Le fasi sono distinte: un periodo di addestramento, che ha già avuto luogo. L’impianto di una corona di pesanti viti sulla testa dei macachi (non sappiamo con certezza se sia già stato eseguito). L’asportazione chirurgica del nervo ottico. Cecità clinica indotta. Al termine, soppressione obbligatoria.

Supplizio infernale, cinque anni di esperimenti e di reclusione all’interno di gabbie asettiche e claustrofobiche per le vittime. Un bel gruzzolo di stipendi per il personale coinvolto. Punteggi di merito per i ricercatori, i quali, a detta delle associazioni animaliste che seguono il caso, non sembrano possedere neanche adeguate competenze tecniche.

Obiettivo dell’impresa: trasferire le conoscenze acquisite, dal modello animale dei macachi a soggetti umani affetti da “blindsight” e che, dunque, hanno già perso la vista per cause naturali (ictus, danni cerebrali). Mentre, in contemporanea, volontari umani affetti dallo stesso tipo di cecità, si prestano a testare in prima persona tecniche di indagine non invasive. Ecco, credere che tra le pieghe di questa vicenda si celi il principio di necessità, è un atto di fede, un dogma.

Un gioco di sguardi

La nostra breve panoramica sulla sperimentazione animale e sulla vivisezione si conclude qui. Con un gioco di sguardi.
Lo sguardo del ricercatore tradizionale che vede riflesso nell’animale da laboratorio il progresso dell’umanità, della scienza e, forse, della propria carriera accademica. Lo sguardo del ricercatore che sperimenta modelli alternativi, proiettato verso un futuro etico e consapevole. Lo sguardo dell’animalista, che scorge nel ricercatore tradizionale il riflesso della ferocia umana e negli animali l’alito divino. Lo sguardo degli animali rinchiusi negli stabulari e di milioni di animali sfruttati, sofferenti, sanguinanti, traditi, umiliati, violentati, uccisi, che supplicano e chiedono aiuto al mondo.

Articolo del 8 giugno 2020

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Video tutorial ricetta: sciroppo alla menta

People For Planet - Sab, 06/26/2021 - 15:00

Chi ha una pianta di menta, in vaso o in terra, sicuramente saprà quanto, nei periodi più caldi, questa profumatissima pianta officinale possa risultare infestante!

Se vogliamo estirpare l’eccesso di questa pianta, ma senza buttarla via, dal canale YouTube Mar una ricetta rinfrescante ottima per le giornate più calde: lo sciroppo di menta naturale, buono da solo o da provare sul gelato. Cosa serve:

  • 500 g di acqua;
  • 250 g di zucchero;
  • 60 g foglie di menta,
  • succo di mezzo limone.
Fonte: Mar

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Il nuovo pneumatico all season in casa Pirelli, il migliore della sua categoria

People For Planet - Sab, 06/26/2021 - 11:00

Pirelli ha creato il nuovo Cinturato All Seaseon SF2: attualmente il pneumatico più sicuro e più silenzioso in confronto ai competitor.

Una vera e propria rivoluzione, che si colloca direttamente in vetta alla categoria all season.
Le prestazioni certificate da TÜV e Dekra ne garantiscono l’altissima qualità. Le prestazioni invernali non solo non vanno a intaccare quelle estive, ma riescono addirittura a migliorarle, sfatando l’ormai vecchio mito dell’impossibilità di ottenere un’eccellenza completa.

L’innovazione del Cinturato All Season SF2
Paolo Brivio, figura di punta nella direzione Ricerca e Sviluppo Pirelli, ha dichiarato che l’obiettivo nel progettare il Cinturato All Season SF2 era il miglioramento a 360 gradi di tutte le prestazioni.
Per realizzare questo l’unica strada percorribile era quella dell’innovazione: lo sviluppo di nuove tecnologie tali da consentire al pneumatico di adattarsi a numerosissime situazioni.

In Pirelli innovazione è andare oltre il concetto di performance balance ed è proprio ciò la chiave per il successo.
Il nuovo modello di pneumatico vanta, tra le altre cose, un aumento del 50% del chilometraggio, una maggiore capacità di prevenire il fenomeno dell’aquaplaning, un incremento di comfort, capacità di frenata e resistenza al rotolamento.
Il risultato finale è un vero gioiello in termini di sostenibilità e sicurezza, questa innovazione dello pneumatico è possibile visionarla ed apprezzarla consultando la pagina dedicata.

Il segreto è quindi la grande capacità adattiva, che rende il nuovo pneumatico capace di trasformarsi in base alla stagione.
Per ottenere tale eccellente risultato, i due elementi chiamati maggiormente in causa sono stati il disegno e la mescola.

Mentre nei mesi più caldi è necessaria una mescola compatta, che però perderebbe di prestazioni nei freddi mesi invernali. Questi due estremi hanno sempre portato grattacapi nella fabbricazione di nuovi pneumatici, fino a oggi.
Il Cinturato All Season SF2 riesce a raggiungere entrambi i picchi di eccellenza di prestazione: controllo, guidabilità e aderenza su asciutto e bagnato nei mesi estivi; piena sicurezza sull’asfalto freddo o bagnato nei mesi invernali.

L’azienda garantisce la possibilità di guidare in sicurezza in tutte le stagioni, senza alcuna preoccupazione, grazie anche alla copertura da garanzia salva pneumatico, in caso di foratura o danno accidentale.
La tecnologia Pirelli Seal Inside e Runflat, disponibile a discrezione del cliente, consente infatti di viaggiare anche a seguito di questi spiacevoli inconvenienti.
Le specifiche Elect sono inoltre pensate per adattarsi ai veicoli elettrici e a quelli ibridi plug-in.

La capacità di frenata
La capacità di frenata è senza ombra di dubbio uno dei nodi cruciali in merito alla sicurezza.

Nella creazione del nuovo pneumatico all season, Pirelli si è rivolta a Dekra per confrontare il prodotto con tutti i vari competitor.
Il risultato ha fatto emergere che il Cinturato All Season SF2 è in assoluto il primo nelle prestazioni di frenata su asciutto. Oltre ciò, anche la guidabilità e la frenata sulla neve raggiungono i migliori risultati, così come su bagnato.

Una vera garanzia di sicurezza su strada, considerando anche l’elevata capacità di evacuare l’acqua, scongiurando il rischio di aquaplaning.

Come se non bastasse, a ulteriore prova di eccellenza, TÜV SÜD ha assegnato al pneumatico il Performance Mark.

La sostenibilità
Il nuovo pneumatico all season di Pirelli vanta un’anima decisamente sostenibile, che presenta tre grandi qualità:

  • Il rotolamento vede una bassa resistenza, certificata da Dekra come la più inferiore di tutta la categoria. In questo modo viene emesso meno CO2 e il carburante consumato è meno rispetto al passato.
  • Il vantaggio dato dal miglioramento al rotolamento comporta anche una minore emissione di rumore.
  • Il notevole aumento del chilometraggio allunga la vita del pneumatico, riducendo di conseguenza la quantità di quelli che devono essere smaltiti a fine vita.


Il risultato è il valore di rolling resistance in etichetta della gomma, che raggiunge la B.

Nella realtà che stiamo vivendo, dove l’attenzione all’ambiente è diventata fondamentale, risulta importante una soluzione che limiti il più possibile l’impatto personale.

Le prestazioni sulla neve

Nel nome del Cinturato All Season SF2, SF sta per Snow Flake. Questo lascia intendere l’attenzione che Pirelli ha dato alla giuda in condizioni di neve: la presenza di lamelle e il disegno direzionale richiamano le caratteristiche classiche del battistrada del pneumatico invernale.

In particolare le lamelle sono in grado di creare uno spigolo su cui la neve si aggrappa incastrandosi alla gomma e facendo dunque attrito per garantire un’ottima tenuta anche in frenata.
A tutto ciò è stato aggiunto un incavo continuo al centro, per migliorarne ulteriormente le prestazioni.

Ciò si unisce alla marcatura 3PMSF e ai simboli M+S, indicatori di performance certificate dai test in linea con la normativa europea in tema di circolazione durante l’inverno.

Gli ulteriori vantaggi del Cinturato All Season SF2
La tecnologia Seal Inside permette di proseguire la propria marcia anche in caso di foratura fino a 4 mm, senza perdite d’aria.
Questo è possibile grazie all’azione del mastice sigillante posto all’interno del pneumatico, che va ad avvolgere il corpo estraneo. Quando questo viene estratto, lo stesso mastice sigilla il foro.

Il Self-Supporting Run Flat in caso di foratura consente di continuare a guidare anche dopo una repentina perdita di pressione delle gomme, proseguendo in sicurezza fino a 80 km a velocità massima di 80 km/h.

Il nuovo pneumatico all season di casa Pirelli è quindi un vero e proprio must-have per chi non ama effettuare un cambio di gomme stagionale e deve affrontare soprattutto inverni innevati.
Una vera e propria garanzia di tenuta e sicurezza su strada che al momento resta ancora al top della sua categoria.

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