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7 segreti per far fiorire la tua orchidea tutto l’anno

People For Planet - Mar, 06/01/2021 - 15:00

Dal canale YouTube Lo so tutto quello che devi sapere sulle orchidee.

Un fiore spesso non facilissimo ma che può regalarci moltio se sappiamo come prendercene cura! Dall’esposizione, all’annaffiatura, quali sono i principali problemi… insomma una guida completa dedicata anche ai meno esperti!

Fonte: Lo so

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Pale eoliche o cacciatori? Ecco le principali cause di morte degli uccelli selvatici

People For Planet - Mar, 06/01/2021 - 11:00

Nessuna delle due. Secondo le indagini del Dipartimento di Pesca e Fauna Selvatica degli Stati Uniti, le pale eoliche non sono un serio pericolo per le popolazioni di uccelli residenti o in migrazione, e tanto meno i cacciatori. Lo studio evidenzia che le pale eoliche, pur rappresentando una delle cause di morte dell’avifauna selvatica, non sono le più incidenti ma anzi, il loro effetto è tra le ultime cause di morte per gli uccelli.

I gatti domestici o selvatici

La causa principale dei decessi è attribuita ai gatti, sia selvatici che domestici. Il dato dipende dalle notevoli abilità predatorie del gatto, ma soprattutto dalla sua eccezionale diffusione – in libertà – in tutte le città. A differenza ad esempio del cane, il gatto, anche quando è un animale domestico conserva tutte le caratteristiche predatorie della specie.

Le vetrate dei palazzi

Al secondo posto, come si nota dal grafico, ci sono le collisioni con i palazzi che sempre di più vengono ricoperti da vetri che confondono i pennuti, i quali impattano violentemente su di essi. Questo dato rispetto al primo, però, è di gran lunga inferiore come numeri di decessi provocati, così come quello degli impatti con autoveicoli. Un impatto inferiore, ma pur sempre significativo ce l’hanno i veleni – come i pesticidi usati in agricoltura. I pesticidi non sono, tra l’altro, solo la causa di decessi negli uccelli, ma anche tra gli impollinatori (api, insetti, farfalle ecc) e altri piccoli animali, oltre a causare un impatto diretto sull’uomo, consumatore finale dei prodotti trattati. In questa classifica seguono gli impatti con i fili delle linee elettriche e le folgorazioni in genere. Per ultimo, si collocano le collisioni con le turbine e le pale mosse dal vento.

Una delle peggiori specie invasive

“Già in un articolo apparso su “le Scienze” nel 2013 – spiega Giovanni Matranga, ornitologo e naturalista – il gatto domestico veniva descritto per quello che è: un predatore che gli esseri umani hanno introdotto in ogni angolo del pianeta e che attualmente è incluso nell’elenco delle 100 peggiori specie invasive del mondo. Secondo le stime, ha contribuito al 14% delle estinzioni di uccelli, mammiferi e rettili avvenute in epoca moderna e documentate dalla Lista Rossa dell’International Union for Conservation of Nature (IUCN)”.

La soluzione? Può essere l’utilizzo di un semplice e grazioso campanellino al collo del nostro amico gatto.

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I 7 alimenti che non possono mancare sulla nostra tavola in Estate

People For Planet - Mar, 06/01/2021 - 08:00

In questa infografica mostriamo quali cibi non devono assolutamente mancare sulle nostre tavole durante il caldo periodo estivo.

Clicca qui per vedere l’infografica più grande

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Nestlé: «La maggior parte dei prodotti non è salutare» | Londra, italiani fuorilegge? | Cosa non torna sulla strage

People For Planet - Mar, 06/01/2021 - 06:15

Corriere della Sera: Londra, italiani fuorilegge? C’è un mese per ottenere lo status per stranieri residenti;

Il Giornale: Ecco che cosa non torna sulla strage;

Il Manifesto: Disney, una fiaba senza lieto fine. Chiudono gli store;

Il Mattino: Mafia, il boss pentito Giovanni Brusca scarcerato dopo 25 anni: fine pena. È il responsabile della strage di Capaci;

Il Messaggero: Green pass Ue, al via da domani: ma l’Italia è in ritardo. Dai turisti prime disdette;

Ilsole24ore: Nestlé, un documento interno: «La maggior parte dei prodotti non è salutare»;

Il Fatto Quotidiano: Condanne per Ilva: 22 e 20 anni ai Riva, 21 ad Archinà. A Vendola 3 anni e mezzo. Lui: ‘Carneficina del diritto’. È accusato di aver fatto pressioni sul dg di Arpa Puglia;

La Repubblica: Il “progetto folle” di Erdogan: un nuovo canale per raddoppiare il Bosforo;

Leggo: Operaio di 50 anni muore in una fonderia nel bresciano: è precipitato in una botola;

Tgcom24: Terapie intensive giù al 12% | Via libera dell’Aifa a Pfizer per i 12-15enni, i pediatri: 2 mesi per vaccinare i ragazzi;

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Completa estinzione degli insetti in 100 anni

People For Planet - Lun, 05/31/2021 - 17:00

Tra circa 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più.

Soffermandosi sul titolo della notizia qualcuno potrà anche tirare un sospiro di sollievo e confondere la gravità della cosa con una bella notizia, ma la realtà dei fatti è decisamente preoccupante per l’ecosistema e la sopravvivenza dell’uomo.

Secondo una ricerca globale contenente 73 studi storici in materia, la popolazione mondiale degli insetti è a rischio estinzione. Nello studio, pubblicato sulla rivista Biological Censervation, si legge di un “catastrofico collasso degli ecosistemi della natura” e l’allarme dagli esperti non sembra aver bisogno di delucidazioni aggiuntive: tra circa 10 anni avremo un quarto in meno della popolazione di insetti, tra 50 anni metà in meno e tra 100 anni non ne avremo più. Tra i più colpiti in prima linea ci sono: lepidotteri, imenotteri e scarabei stercorari. Per quanto riguarda gli insetti acquatici, il rischio è maggiore per odonati, plecotteri, trichotteri ed epemerotteri.

I conti tornano se si pensa che la riduzione annua degli insetti, facendo una stima in un’ottica ottimistica, è pari al 2,5%. Un tasso di estinzione otto volte più veloce di quello di mammiferi, uccelli e rettili. Secondo il Wwf, dal 1970 ad oggi, per mano dell’uomo la fauna selvatica ha avuto una perdita di miliardi di esemplari.

Se mettessimo gli insetti tutti insieme su una bilancia, arriverebbero a pesare 17 volte più degli esseri umani, i quali, come già appurato costituiscono solo 0,01% della vita sulla Terra. Insomma, in termini di vita sulla Terra siamo insignificanti ma conti alla mano dalla nostra comparsa sul pianeta abbiamo provocato la scomparsa dell’83% di tutti i mammiferi selvatici, metà delle piante e gli insetti sono l’ultima certezza di una situazione che sta diventando irreversibile.

Le cause?

Agricoltura intensiva e urbanizzazione al primo posto. Secondo i ricercatori è necessario ripensare alle “attuali pratiche agricole, in particolare una seria riduzione dell’uso di pesticidi e la sua sostituzione con pratiche più sostenibili ed ecologiche. Inoltre, dovrebbero essere applicate tecnologie efficaci di bonifica, per pulire le acque inquinate sia in ambienti agricoli che urbani“. Inquinamento, pesticidi, fertilizzanti, erbicidi e così via… che inevitabilmente si vanno a sommare al progressivo cambiamento climatico e alle altrettanto inevitabili cause che ne conseguono.

Gli insetti hanno un valore ecologico importantissimo e ricoprono un ruolo fondamentale nella pulizia ed equilibrio dell’ambiente. «Se non fermiamo la moria di insetti andremo incontro a conseguenze catastrofiche per la nostra stessa esistenza» avverte il prof. Francisco Sánchez-Bayo, relatore dello studio. Fa eco Dave Goulson, dell’università britannica del Sussex: «Sono il cuore di ogni rete alimentare, controllano i parassiti e molto altro ancora. Amateli o detestali, noi umani non possiamo sopravvivere senza».

Allora cominciamo dalle nostre abitudini quotidiane per fare la nostra doverosa parte. Dall’acquisto del cibo a, mettendo le mani avanti in vista del ritorno del caldo e al conseguente invitabile ritorno di insetti, all’uso e abuso di spray, zampironi e quant’altro avvelena l’ambiente in cui viviamo.

Articolo del 13 Febbraio 2019

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Orto di giugno: cosa coltivare?

People For Planet - Lun, 05/31/2021 - 15:00

Che ortaggi si coltivano a Giugno? A che punto è l’orto a Giugno? Malattie e lavori da fare nell’orto? Proviamo a rispondere a tutte queste domande con il video dal canale YouTube di Matt The Farmer.

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Ilva, “È il giorno della ragione”. 20 e 22 anni di carcere ai proprietari

People For Planet - Lun, 05/31/2021 - 13:00

Ventidue anni a Fabio Riva e 20 a Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva di Taranto. Questa la sentenza della Corte d’Assise di Taranto per il processo che ha visto 47 imputati per reato di disastro ambientale. Il pm aveva chiesto 28 anni per entrambi. La Corte ha invece completamente assecondato le richieste dei pm disponendo la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per il reato di disastro ambientale imputato alla gestione Riva. La misura è stata letta questa mattina in aula dalla presidente Stefania D’Errico.

4 anni al direttore Adolfo Buffo

Tra i condannati spicca anche Adolfo Buffo, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto e attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia (ArcelorMittal), che è stato condannato a 4 anni. I pm ne avevano chiesti 20 anni perché tra le altre cose gli era stata contestata anche la responsabilità di due incidenti mortali. All’ex direttore del siderurgico, Luigi Capogrosso, sono stati dati 21 anni di reclusione (28 la richiesta) e 21 anni a Girolamo Archinà, ex consulente dei Riva per le relazioni istituzionali (28 la richiesta).

5 anni richiesti per Vendola

Il processo “Ambiente svenduto” nasce a seguito delle prove emerse di un inquinamento “devastante per l’ambiente e per la salute”, secondo la pubblica accusa, a seguito del quale furono sequestrati gli impianti dell’area e arrestati diversi personaggi a partire dal luglio 2012 , con richieste di 28 e 25 anni di carcere per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori; 28 anni per l’ex direttore Luigi Capogrosso; 20 anni per il dirigente Adolfo Buffo e per cinque ex “fiduciari aziendali”. Sollecitata la condanna a 5 anni per l’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Mille persone parte civile

Un migliaio le persone che si sono costituite parte civile, tra cui, era presente questa mattina, il consigliere comunale Vincenzo Fornaro, ex allevatore che subì l’abbattimento di circa 600 ovini contaminati dalla diossina. “È il giorno — ha detto — in cui si stabilirà dopo 13 anni chi ha ragione tra un manipolo di pazzi sognatori che continuano a immaginare un futuro diverso per questa città e chi resta industrialista convinto. Grazie a tutti quelli che in questi anni si sono battuti per arrivare a questo punto. Abbiamo fatto il massimo e continueremo a farlo”.

Ex-Ilva: una lunga storia irrisolta

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Carenza di proteine: quali sono le cause, i miti da sfatare e come rimediare

People For Planet - Lun, 05/31/2021 - 10:00

Quando si verificano carenze di proteine bisogna comprendere le cause per porre rimedio, molto spesso si è portati a seguire consigli non verificati che non risolvono il problema, ecco perché è importante sfatare alcuni miti.

Questo tipo di carenza si manifesta quando questa tipologia di nutrienti non riesce a soddisfare le richieste del metabolismo, anche se la soluzione più efficace è rappresentata dagli integratori naturali, come ad esempio, le proteine Whey, analizzare l’alimentazione quotidiana è indispensabile per risolvere il problema e porre rimedio.

Probabili cause della carenza di proteine

I fattori che possono determinare questo tipo di carenza sono tanti. Il problema può essere dovuto ad un apporto insufficiente di proteine derivante da una difficoltà di masticazione, scaturita da condizioni particolari come anoressia nervosa, tossicodipendenza o alcolismo, ma anche ad una dieta vegana o vegetariana non gestite correttamente.

Altri fattori riguardano alterazioni del processo digestivo dovute a un cattivo funzionamento dell’assorbimento alimentare, scaturito da patologie intestinali, infezioni, pancreatite, oppure a complicazioni del metabolismo, insufficienza renale o stato di gravidanza.

I miti da sfatare quando si parla di carenza di proteine

Una carenza di proteine si può verificare in qualsiasi soggetto che gestisca male l’alimentazione, come condizione di malnutrizione è diagnosticabile e non ha alcuna relazione con il catabolismo muscolare del culturismo o di qualsiasi attività sportiva. Questo è il primo mito da sfatare.

Nei casi (e rappresentano una percentuale molto vicina al 100%) in cui si verifica che il corpo non recuperi totalmente dopo un allenamento o addirittura i muscoli non crescano né aumentino di livello, non significa necessariamente avere una carenza di proteine. Probabilmente le cause di una mancata crescita riguardano la gestione sbagliata di allenamento ed esercizi, persino dei tempi di recupero.

Quando si verifica la carenza di proteine è dovuta a diversi fattori, di solito relativi al medio – lungo termine. Ecco perché non ha senso evitare gli alimenti proteici soltanto per alcuni giorni o settimane, come può accadere nel caso di chi soffre di gastrite acuta, infezioni gastrointestinali e altre patologie simili.

Chi pratica una dieta vegetariana o non mangia pesce e carne, non soffre necessariamente di carenza di proteine, ciò avviene solo con un’alimentazione sbagliata. Questo mito è fra i più falsi in circolazione, perché chi non assume i giusti nutrienti contenuti nella carne e nel pesce, può sempre sostituirli con alimenti come latte e derivati o uova, che contengono proteine in abbondanza. Anche un integratore naturale a base di proteine è una soluzione semplice da trovare ed estremamente efficace. Variare sempre gli alimenti e mangiare di tutto, significa raggiungere il fabbisogno necessario di proteine e altri nutrienti.

Anche per quanto riguarda le diete vegane, è possibile trovare nei legumi, olii, ortaggi e cereali, l’apporto di proteine necessario per il fabbisogno dell’organismo.

Come evitare la carenza di proteine?

Rivolgersi al medico di famiglia, a un nutrizionista o a un dietologo è sempre la soluzione migliore, soprattutto nei casi più complessi o gravi.

Nei casi in cui si pratica una dieta vegana, è fondamentale dare attenzione a qualsiasi tipo di legume: fagioli, soia, lenticchie, adzuki. Anche i semi oleosi come lino, mandorle, noci, chia e canapa, sono carichi di apporto proteico, stesso discorso per il grano saraceno e la quinoa.

Aumentare anche il consumo di ortaggi come spinaci, broccoli, funghi e cavoli è un ottimo modo per assumere le proteine essenziali.

I soggetti che mangiano tutti i cibi, devono includere nella dieta la giusta quantità di carne e soprattutto di pesce, che presenta diversi benefici nutrizionali oltre ad essere carico di proteine e omega 3 e 6.

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Il biomonitoraggio ambientale attraverso le api

People For Planet - Lun, 05/31/2021 - 08:00

Di Monia Tamburini

Le api e il miele
Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita: è una delle frasi più a effetto che popolano la rete e attribuite ad Albert Einstein (notizia poi smentita).
Chi sia l’autore di questa intuizione a noi può anche interessare poco… Ben altro rilievo ha invece la riflessione di quanto sia sottile il filo che ci unisce al mondo animale e di quanto si sottovalutino i segnali importanti che ci arrivano da esseri forti e allo stesso tempo delicati come le api.
Il risultato dell’attività delle api, il miele, ha una storia antichissima e le api “sociali” avrebbero un’età che va da 20 a 10 milioni di anni or sono. Un milione di anni fa compare l’uomo.
Le prime tracce che testimoniano l’uso del miele da parte dell’uomo, che probabilmente se ne cibava fin dalle origini, sono databili a circa 10mila anni fa su pitture rupestri scoperte in Spagna.
Al miele, così come all’ape, era attribuito un valore sacro e un’origine divina, come testimoniano diversi miti: quello di Zeus nutrito dal latte della capra Amaltea e di miele dalle figlie di Melisseo, di Dioniso allevato a miele da una ninfa, e di Aristeo, figlio di Apollo e della ninfa Cirene, che insegnò agli uomini l’arte dell’apicoltura.
Oggi il miele è una materia prima diventata insostituibile nell’alimentazione dello sportivo: tra le sostanze dolci è l’unico alimento che non subisce manipolazioni da parte dell’uomo, è fortemente caratterizzato da elementi naturali (api e piante) e ha il grande vantaggio di poter fornire all’organismo calorie prontamente disponibili.
Proprio per le sue modalità di produzione, il miele è un vero e proprio veicolo di monitoraggio del territorio: durante l’attività di bottinamento, vale a dire nella fase di raccolta del nettare che serve a produrre il miele, le api catturano e concentrano una miriade di molecole chimiche sospese nell’aria, disciolte nelle acque e radicate nel terreno e nelle piante. Grazie anche ad altre matrici, quali la cera e l’alveare come organismo collettivo, e per l’alta ricettività nei confronti delle variazioni dell’ecosistema in cui opera, l’ape è considerata il “bio indicatore per eccellenza” perfetta per biomonitorare l’ambiente.

Il biomonitoraggio
Il biomonitoraggio è uno strumento innovativo di controllo che può trovare varie applicazioni nel campo degli studi ambientali: permette infatti di rilevare gli effetti dell´inquinamento osservando organismi viventi e i loro parametri biologici attraverso lo studio di variazioni ecologiche dovute all´effetto di una o più sostanze inquinanti presenti nei vari comparti della biosfera.
Questi studi permettono di osservare eventuali modificazioni morfologiche, fisiologiche e genetiche sia a livello cellulare e di organismo, ma anche a livello di popolazione e di comunità.
Perché proprio le api e in particolare il loro prodotto d’eccellenza? Perché non tutti gli organismi sono adatti a essere impiegati come bioindicatori e le api – che già nel 1980 vennero definite “bioindicatori ideali” – per contro rispondono bene ai requisiti richiesti, tra cui la disponibilità d´informazioni biologiche e geografiche, la disponibilità di tecniche di campionamento affidabili e standardizzabili e i costi contenuti sia per il campionamento che per gli esami.
Da qualche anno la dottoressa Serena M. R. Tulini, della Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agroalimentari e Ambientali – Università degli Studi di Teramo, insieme al suo staff di aziende (Az. Agricola ApiLibere di Annalisa Casali; Api UniTe-Buzz Eco Scan; TerÁpia – MenteAlchemica) promuove un’importante attività di biomonitoraggio con le api: in particolare dal 2016, grazie alla sensibilità dell’azienda Ducati Motor Holding S.p.A., è attivo anche un progetto che, nell’ambito delle attività rivolte al controllo e contenimento delle emissioni tossiche, raccoglie i dati relativi allo stato di benessere di un’intera colonia di api.

Come funziona il biomonitoraggio attraverso le api?
Le famiglie di api si muovono entro circa 7 km di raggio rispetto al proprio alveare e sono circa 8000 i prelievi giornalieri dalle matrici ambientali (aria, acqua e suolo) che possono fornire dati qualitativi e quantitativi relativi alla salubrità o meno di un determinato ecosistema. A questi si aggiungono informazioni importanti riguardanti la combinazione e gli effetti sinergici degli inquinanti su ampio raggio.
La zona di studio del progetto di cui abbiamo detto sopra è costituita dal perimetro aziendale della sede produttiva Ducati di Borgo Panigale (Bologna): si tratta di un ambiente definito come area mista (urbana, industriale e agricola) per cui molto complessa, e questo ha permesso di indagare sulla presenza di pesticidi, metalli pesanti, cloruri, solfati e nitrati e altre classi tossicologiche. Si tratta di elementi che hanno la peculiarità di accumularsi e sedimentare all’interno degli organismi umani e animali: e allo stesso modo l’ape assorbe, cattura e raccoglie…
Il miele rappresenta la matrice di raccolta per il breve periodo mentre la cera viene utilizzata per le valutazioni di lungo periodo grazie alla sua natura lipidica che conserva a lungo nel tempo le sostanze inquinanti. Sulla base dei dati raccolti per tutto il periodo di monitoraggio i principi attivi ricercati (cioè quelli pericolosi per l’uomo) si sono rivelati essere quasi non percepibili (la soglia di rilevabilità e di 0,01 mg/kg). Gli alveari hanno prodotto circa 80 kg di miele e gli unici interventi dell’apicoltore (www.apilibere.itFacebook) sono stati di ordinaria profilassi.

Ciò nonostante ci sono stati due gravi episodi di mortalità registrati nel periodo tra giugno e settembre 2016: una distesa di api morte ha allarmato l’apicoltore. Sono stati raccolti quindi corpicini a campione e inviati in laboratorio per ricercarne la causa di morte, dove non sono stati evidenziati elementi tossici con valori rilevanti. Senonché anche nel periodo intorno alla metà di giugno 2017 si è assistito a un fenomeno simile: api morenti disorientate e scoordinate e api morte con ali aperte e ligula estroflessa, un classico scenario da intossicamento da glifosate. Perché non era stato rilevato in laboratorio? Perché la composizione chimica del glifosate non rientra nello studio delle classiche metodiche di analisi sui pesticidi per cui durante i prelievi di biomonitoraggio non sono state evidenziate anomalie Ma questo diserbante, che in effetti veniva utilizzato ciclicamente in azienda, è stato individuato come la causa principale di mortalità acuta e massiva delle api. Ovviamente è stato prontamente sostituito da un altro prodotto erbicida, e nelle ispezioni successive il tutto era rientrato nella norma.

Articolo del 17 Aprile 2018

Fonti:
– Ducati Motor Holding S.p.A.
– pH s.r.l. – Gruppo TÜV SÜD
– Az. Agricola Api Libere di Annalisa Casali (Codemondo-RE)
– Serena M.R. Tulini (Medico Veterinario SVETAP, Ricercatore presso Università degli Studi di Teramo)
www.arpae.it

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La potente fragilità dei giovani di Gaza | Salvini: gruppo unico del centrodestra nell’Europarlamento

People For Planet - Lun, 05/31/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Gli elefanti che vivono con vista sul traffico dell’Appia Antica: il circo è in crisi ma nessuno lo vede;

Il Giornale: L’incidente in Moto3, poi l’operazione. Non ce l’ha fatta Dupasquier;

Il Manifesto: Free style tra le bombe. La potente fragilità dei giovani di Gaza;

Il Mattino: Speranza: «Al chiuso ancora mascherine, terza dose del vaccino dal medico di base»;

Il Messaggero: Variante indiana, Sileri: «Non dobbiamo preoccuparci dell’aumento dei contagi in Gb»;

Ilsole24ore: I ragazzi in cammino di Bihac: gli eterni migranti della città che porta in Europa;

Il Fatto Quotidiano: Recovery plan, così gli immobiliaristi delle residenze universitarie faranno affari: lo Stato pagherà gli oneri. Loro potranno affittare anche ai turisti e ai manager;

La Repubblica: Tadini: “Mi dissero: arrangiati. In 15 giorni ho bloccato il freno 10 volte”. Verso altri indagati. Il gip: “Gli addetti potevano opporsi” | Il piccolo Eitan ricomincia a mangiare;

Leggo: Madre e figlia di 14 anni trovate impiccate. La lettera della donna al marito: «Ti chiedo perdono». L’uomo: «Avevamo litigato»;

Tgcom24: Salvini propone un gruppo unico del centrodestra nell’Europarlamento | Ma c’è lo stop di Tajani;

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Per le zanzare è una “questione di sangue”

People For Planet - Dom, 05/30/2021 - 17:00

Ma sono fastidiose e possono dare reazioni allergiche

E, poiché le zanzare sono in grado di trasmettere malattie, l’uomo ha messo a punto nel tempo diversi sistemi per difendersi da questi insetti. Ecco come funzionano repellenti e insetticidi anti zanzare compresi quelli biologici, che ci proteggono senza gravare sull’ambiente.

Le zanzare hanno bisogno del nostro sangue per nutrire le loro larve e farle crescere, per permettere loro di svilupparsi e diventare adulte. Le uniche a pungere sono le femmine, che sono le sole responsabili della deposizione delle uova e della loro cura: ogni volta che uccidiamo una zanzara, quindi, non facciamo altro che eliminare una madre di famiglia che sta solo cercando di procurarsi nutrimento per i suoi piccoli. Può suonare crudele, ma è proprio questo che accade.

Ecco tutti i sistemi anti-zanzare

Poiché però, oltre a essere fastidiose e a provocare reazioni allergiche in diverse persone, alcune specie possono risultare pericolose per l’uomo perché portatrici di malattie anche gravi come la malaria, per limitare il più possibile l’incontro con le zanzare l’uomo ha messo a punto nel tempo diversi sistemi: dalle barriere meccaniche come le zanzariere, all’uso di sostanze zanzaricide in grado di uccidere questi insetti, all’impiego di elettroemanatori anti zanzare per tenerle lontane.

Gli insetticidi chimici

Due sono le tipologie di sostanze zanzaricide chimiche in grado di eliminare le zanzare: quelle che agiscono sulle larve (larvicidi) – funzionano soprattutto per ingestione, ovvero vengono inserite nell’acqua in cui vivono le larve che, una volta filtrata, risulta letale – e quelle che agiscono sulle zanzare adulte (adulticidi) – che funzionano perlopiù per contatto, in seguito al quale la zanzara adulta muore. “I larvicidi funzionano in maniera molto mirata e bastano pochi grammi di prodotto per debellare interi focolai di zanzare – spiega Claudio Venturelli, entomologo dell’Ausl Romagna – mentre le sostanze adulticide per agire devono essere impiegate in grandi quantità, con spese economiche più alte e maggiore impatto sull’ambiente, senza contare la minore efficacia rispetto ai larvicidi”.

L’impatto sull’ambiente: oggi meglio di ieri

L’impatto sull’ambiente dovuto all’utilizzo di queste sostanze non è di poco conto, se si considera che soprattutto delle sostanze adulticide viene fatto un ampio uso a livello urbano per le disinfestazioni delle città, con utilizzo di grandi quantità di prodotti diverse volte all’anno, e in ambito agricolo per bonificare aree a rischio. “In passato gli insetticidi chimici prodotti erano tutti ad ampio spettro e dunque a maggior impatto sull’ambiente, come il famoso Ddt, il cui uso ha comportato la rarefazione di alcune specie di insetti non nocivi. Adesso la ricerca si sta specializzando nella messa a punto di insetticidi più selettivi, mirati all’eliminazione delle sole zanzare, ad esempio  mediante l’arresto del processo di crescita, a tutto vantaggio dell’ambiente”, spiega Venturelli.

Gli insetticidi anti zanzare biologici

Per debellare le zanzare senza nuocere all’ambiente basta utilizzare insetticidi biologici: “Attualmente sul mercato sono disponibili insetticidi biologici realizzati a partire da un batterio isolato da alcune larve di zanzara trovate morte in Israele. Sono molto selettivi perché in grado di uccidere solo le larve di zanzare e pochi altri insetti, e a bassissimo impatto sull’ambiente”.

I repellenti per tenere lontane le zanzare

Esistono diversi tipi di repellenti: alcuni si spalmano sulla pelle, altri si spruzzano sui vestiti. L’obiettivo comune è confondere l’olfatto delle zanzare, disincentivandole dall’avvicinarsi troppo alla nostra cute. “Il Deet (o dietiltoluamide o N-dietil-m-toluammide) è quello che funziona meglio. La molecola venne selezionata a metà dello scorso secolo prima per essere utilizzata per uso militare: venne impiegata in Vietnam e in Cambogia per evitare che i soldati venissero punti dalle zanzare del posto, portatrici di malaria. Ha un’ottima riuscita contro le zanzare e una bassa tossicità sulle persone, se ben utilizzata”, spiega Venturelli. “Un’altra sostanza repellente per le zanzare è l’icaridina, che insieme al Deet è la sostanza chimica anti-zanzare più diffusa nelle preparazioni in commercio. Poi ci sono diversi repellenti naturali a base di aromi estratti da piante (geraniolo, mentolo, citronella, basilico), ma meno persistenti”.

Zampironi e citronelle

Quanto ad altri due metodi molto utilizzati per tenere lontane le zanzare da giardini e portici, zampironi (così chiamati per via del cognome del farmacista italiano che li ideò nel 1800, detti anche “spirali fumogene”) e candele con varie profumazioni (prima tra tutte la citronella) sono molto utilizzate. “La loro efficacia, però, è limitata pochi metri nel raggio della combustione”, precisa Venturelli.

Dispositivi a ultrasuoni

Piuttosto diffusi sono poi i dispositivi a ultrasuoni calibrati per imitare il richiamo amoroso della zanzara maschio: risultano come repellenti per la zanzara femmina che, gravida e in cerca di sangue per nutrire la propria covata, cerca di sfuggire al maschio in cerca di attenzioni. Fino ad oggi sono stati messi in commercio diversi dispositivi, ma la loro efficacia sembra essere piuttosto limitata.

Forse non tutti sanno che… Curiosità sulla zanzara

Le larve di zanzara sono in grado di filtrare l’acqua stagnante e di renderla pulita, assorbendo alghe, funghi e batteri.

In Italia ci sono diversi tipi di zanzare e ognuna ha le sue ore preferite per pungere: la zanzara tigre (Aedes albopictus) preferisce agire nelle ore diurne, la Anopheles punge di notte, mentre la Culex pipiens (zanzara comune), che è quella più tipica del nostro Paese, punge sia di giorno che di notte.

Articolo del 13 Luglio 2018

INDICE articoli sul tema “Zanzare e Insetticidi”

Gli insetticidi sono velenosi!

Per le zanzare è una “questione di sangue”

Gli elettroemanatori contro le zanzare possono far male alla salute (non solo delle zanzare)

Repellenti anti-zanzare: attenzione agli effetti collaterali

Creme e spray anti-zanzare: gli errori da non commettere

Zanzare: miti da sfatare, consigli e curiosità

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10 modi per riusare i tappi di sughero

People For Planet - Dom, 05/30/2021 - 15:00

Riuso, riciclo e creatività! Dal canale YouTube Ariali un breve video da cui prendere spunto per realizzare simpatiche creazioni 100% ecologiche!

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Vivere a “rifiuti zero” con eleganza
Autoproduzione: coni d’incenso
La carta da cucina? Come risparmiare soldi (e il pianeta)

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Dopo 70 anni, i ghepardi torneranno in India

People For Planet - Dom, 05/30/2021 - 13:27

I ghepardi torneranno in India dopo 70 anni di assenza. Ad annunciarlo è stato Prakash Javadekar, ministro dell’Unione per l’ambiente, le foreste e il cambiamento climatico.

L’India ha smesso di essere un habitat per i ghepardi quando si sono estinti nel 1952. Si dice che le cause maggiori dell’estinzione dei ghepardi in India siano state l’eccessiva caccia, il traffico illegale e il calo della copertura forestale.

Attualmente, gli unici ghepardi sopravvissuti nel paese vivono negli zoo. Tuttavia, la fine del 2021 rappresenterà una data storica poiché, dopo 70 anni, il primo lotto di ghepardi sarà reintrodotto nel Paese dall’Africa.

La sopravvivenza della specie

Lo sforzo per reintrodurre i ghepardi in India è iniziato nel 2009, ma solo di recente è arrivato un cenno della Corte Suprema a perseguire l’obiettivo.

Si tratta di una decisione volta a favorire la sopravvivenza della specie classificata come “vulnerabile” dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn).

Infatti, la popolazione di ghepardi, ormai presenti solo in Africa, fatta eccezione per alcune decine di animali in Iran, ormai ammonta a circa 7.100 esemplari. Alla fine del diciannovesimo secolo erano 100mila.

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Come suicidarsi con gli elettroemanatori antizanzare

People For Planet - Dom, 05/30/2021 - 08:00

Gli elettroemanatori possono far male alla salute (non solo a quella delle zanzare). E, del resto, se tra le indicazioni del vape anti zanzare c’è scritto di “Areare il locale prima di soggiornarvi”, vuol dire che qualche problema c’è negli elettroemanatori anti-zanzara presenti in molte case.  Se cerchi di capire se il raid antizanzare fa male ed è tossico, o se vuoi sapere come funzionano le piastrine contro le zanzare e se provocano irritazioni e reazioni di tossicità non ti resta che leggere il post fino in alla fine.

La guerra perpetua tra la zanzara e l’uomo non conosce tregua

Tra i dispositivi per ridurre la presenza di zanzare dentro casa i più comuni sono gli elettroemanatori. Sia che le finestre siano dotate o meno di zanzariere, una delle soluzioni che il mercato offre e di cui spesso si fa uso nelle case consiste proprio nell’acquisto (dipende dalla grandezza dei locali) di uno o più elettroemanatori. Disponibili in diversi modelli e facilmente reperibili, possono avere ricarica liquida, a piastrine o a sabbia compressa, essere portatili, alimentati a batterie o a carica elettrica. Il loro funzionamento si basa sull’emanazione di sostanze repellenti per le zanzare che rendono l’ambiente poco idoneo al loro soggiorno. Gli elettroemanatori sono la soluzione più rapida per tentare di sconfiggere le zanzare, ma non dimenticare che esistono soluzioni per eliminare le zanzare in modo naturale, armi antizanzara naturali per condurre la tua personale lotta all’insetto più odiato dall’uomo. Il caffè sia in polvere che a chicchi è un ottimo repellente naturale per le zanzare.  Anche il basilico trasformato in olio essenziale tiene lontane le zanzare dalla tua pelle. Infine, pochi sanno che esistono alcuni insetticidi anti zanzare a base biologica.  Furono inventati e impiegati durante la guerra in Vietnam, per tenere lontane le zanzare dai soldati americani immersi nella giungla vietnamita durante quell’insensata guerra.

Insetticidi elettroemanatori. Leggere bene le istruzioni

Tornando agli insetticidi elettroemanatori, “questi dispositivi – spiega Francesco Castelli, docente di Malattie infettive all’Università di Brescia – funzionano, ma l’ambiente dopo il loro utilizzo va fatto ben areare prima di soggiornarvi nuovamente”. Oltre al ricambio d’aria completo dopo l’utilizzo, altre due regole riportate nelle istruzioni di questi dispositivi non andrebbero mai trasgredite: “Mantenere la finestra aperta mentre l’elettroemanatore è in funzione e non stazionare nell’ambiente con l’emanatore acceso e le finestre chiuse”, precisa l’esperto.

Tra gli effetti collaterali anche irritazioni e tossicità

I rischi per la nostra salute che possono derivare dall’uso di questi dispositivi non sono pochi. Alla lunga, spiega l’esperto, anche se utilizzati al meglio possono provocare effetti collaterali tra cui irritazione delle prime vie aeree (naso e gola) e dare reazioni di tossicità. Per questo non dobbiamo dimenticare, se proprio non possiamo fare a meno di usarli, di farlo seguendo sempre le istruzioni, spiega lo studioso. “Particolare attenzione deve essere posta anche alle dosi di repellente utilizzato in base alla grandezza del locale in cui l’elettroemanatore viene acceso, affinché non risulti irritante o tossico per gli abitanti della casa”.

Aprire le finestre fa bene e mantiene inalterato l’effetto repellente dell’elettroemenatore

Far cambiare l’aria nell’ambiente dopo aver tenuto acceso l’elettroemanatore è una misura a favore della nostra salute che non inficia l’efficacia del repellente: “Dopo aver areato il basso dosaggio di repellente che rimane nella stanza è sufficiente per risultare irritante per le zanzare, che non rientreranno. Poi, però, è bene chiudere le finestre”.

Articolo del 15 luglio 2018

INDICE articoli sul tema “Zanzare e Insetticidi”

Gli insetticidi sono velenosi!

Per le zanzare è una “questione di sangue”

Gli elettroemanatori contro le zanzare possono far male alla salute (non solo delle zanzare)

Repellenti anti-zanzare: attenzione agli effetti collaterali

Creme e spray anti-zanzare: gli errori da non commettere

Zanzare: miti da sfatare, consigli e curiosità

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Le regole dal 1 giugno | Canada: trovati i resti di 215 bimbi | Draghi potrà commissariare pure i ministri

People For Planet - Dom, 05/30/2021 - 06:25

Corriere della Sera: DOMANDE E RISPOSTE. Ristoranti aperti anche al chiuso, matrimoni senza green pass, bar: le regole dal 1 giugno. Il testo delle linee guida definitive: il pdf;

Il Giornale: Il Fisco batte cassa: segnatevi questa data;

Il Manifesto: Due omicidi del lavoro nel pavese. A maggio è già record di morti;

Il Mattino: Rapina un autogrill e muore investito in autostrada: tentava di fuggire a piedi;

Il Messaggero: Canada, choc nella comunità dei nativi: trovati i resti di 215 bimbi. «Su di loro abusi sessuali»;

Ilsole24ore: Cashback, avvisi ai «furbetti» dei micropagamenti. Lotteria scontrini, sale il montepremi;

Il Fatto Quotidiano: Semplificazioni, la cabina di regia di Draghi potrà commissariare pure i ministri. E una nuova “Unità per l’efficacia della regolazione” scriverà i disegni di legge;

La Repubblica: Figli sequestrati, torturati e umiliati in cambio di droga: madre denuncia e fa arrestare due rampolli del clan Spada;

Leggo: Mottarone, il direttore Perocchio: «Quella di usare i forchettoni è stata una scelta scellerata di Tadini» FOTO;

Tgcom24: Gb, tornano a crescere contagi e ricoveri | In Vietnam nuova variante mix indiana-inglese;

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Se l’inquinamento aumenta, la memoria invecchia

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 17:00

L’inquinamento dell’aria danneggia la memoria portando a un peggioramento delle sue capacità pari a 10 anni di invecchiamento. La notizia arriva da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Warwick Business School della Warwick University (Inghilterra).

La scoperta, spiegano Nattavudh Powdthavee e Andrew Oswald che hanno guidatolo studio, è coerente con precedenti risultati ottenuti da ricerche di laboratorio condotte su animali. Ma la nuova ricerca, i cui risultati verranno pubblicati sulla rivista Ecological Economics, è tra le prime a confermare lo stesso meccanismo negli esseri umani.

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Memoria “più vecchia” di 10 anni

I ricercatori hanno esaminato 34 mila cittadini inglesi provenienti da 318 diverse aree d’Inghilterra, da zone dove l’aria è più inquinata come Kensington e Islington, a quelle dove l’inquinamento atmosferico è ai minimi livelli, come il Devon e il West Somerset.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a un test standardizzato in cui è stato chiesto loro di ricordare 10 parole. Dopo aver aggiustato i risultati ottenuti rispetto ad altri fattori che potrebbero influire sullo stato della memoria di ciascun partecipante – tra cui età, salute, livello di istruzione, professione e ambiente socio-culturale di provenienza – i dati hanno messo in risalto che il peggioramento della qualità della memoria tra le aree d’Inghilterra in cui l’aria è più pulita e quelle in cui è più inquinata è equivalente alla perdita di memoria che si riscontra con 10 anni di invecchiamento. “Quando si tratta di ricordare un elenco di parole – spiega Oswald – un cinquantenne di Chelsea ottiene i medesimi risultati di un sessantenne di Plymouth”.

Biossido di azoto e PM10

In particolare memoria risulta essere significativamente peggiore in alcune zone in cui si rilevano alti livelli di biossido di azoto e di particolato atmosferico PM10, anche se, precisa lo studioso, “non siamo ancora sicuri di come agiscano in questo meccanismo il biossido di azoto e il particolato atmosferico”.

Articolo del 18 Ottobre 2019

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Dante poeta dell’ignoto

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 12:00

Fra le opere Immortali, intarsio della letteratura mondiale, la “Divina Commedia” non è facilmente riproducibile in figurazioni cinematografiche o teatrali. Lavori suggestivi sono stati eseguiti e raffinate iniziative ripopolano l’offerta culturale per i Settecento anni della morte di Dante, ma si tratta di attività che non affrontano l’intera rielaborazione delle pagine del Divino Poeta, pur traendone ispirazione, per le difficoltà oggettive di uno sforzo che risulterebbe ciclopico. L’annunciatore del sublime, l’incoronato di alloro e italiano Alighieri, va “cantato” per addentrarsi totalmente nel cuore di un’epopea sempiterna.

La “Divina Commedia” così intitolata, come riferiva anche lo studioso dantista Vittorio Sermonti, da un tipografo veneziano due secoli e mezzo dopo la scomparsa del sommo autore, fa erompere il suo invito maestoso ad essere interpretata, letta, evocata, per dischiudere, terzina per terzina, i sipari di un proscenio “umano troppo umano” (Dante l’aveva chiamata solo “Commedia”), i dubbi dilemmatici della ragione e della fede, l’imponenza dell’impronta lirica sbaragliata verso l’ignoto.

Claudio Carini, editore di “Recitar Leggendo” (www.recitarleggendo.it) dà voce al poema dantesco in un magistrale audiolibro che raccoglie integralmente le tre Cantiche dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso. Questa produzione dell’Editrice è giunta alla terza edizione ed è corredata di un Cd e dell’e-book. Romanzo teologico, visione estatica, manifesto allegorico, sacra scrittura, eresia, la Divina Commedia, appellata nei secoli come se si trattasse di un unico suono in due parole, mostra l’attitudine all’unione degli opposti in sintesi ineffabili: l’esegesi e l’ermeneutica più complesse ed erudite e i sedimenti spontanei di diffuse memorie popolari. Chi, infatti, non ha assaporato il favoloso inizio: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura….”?. L’audiolibro sa dare risalto al carattere più radicale di Dante, quello di essere voce della società umana, e stringe la consonanza patetica fra l’ascoltatore, che l’Alighieri fiorentino avrebbe voluto fosse tirocinante di verità, ed il testo.  

Le Celebrazioni Ravennati

Il Museo D’arte della città di Ravenna nell’allestimento della mostra dedicata ai Settecento anni di Dante, che si protrarrà fino al 9 gennaio 2022, fa ascoltare brani della “Divina Commedia” edita da “Recitar Leggendo” e Claudio Carini ha impresso le vibrazioni del vigore e dell’elegia danteschi nelle letture svolte all’Istituto Italiano di Cultura di Londra e nella Biblioteca dell’Istituto Italiano di Cultura di Praga. “Sono un attore da lungo tempo – spiega Carini che è stato socio fondatore del Teatro Stabile di innovazione Fontemaggiore di Perugia – e mi son sempre sentito i piedi saldamente appoggiati alle tavole del palcoscenico, anche nell’emissione della voce che doveva arrivare lontano fra gli spettatori.

Nel 2005, per la prima edizione della Divina Commedia in audiolibro, la lettura risentiva ancora di questa impostazione, ma nel corso degli anni la mia tecnica è mutata anche se, a mio parere, non c’è un modo “giusto” di leggere la Divina Commedia, che è materia estremamente difficile e delicata, ma un modo che può piacere o non piacere. Nell’ultima edizione, l’intonazione è sommessa, i volumi più bassi, per costituire un rapporto fra me, il microfono e l’ascoltatore che crei i circuiti di una percezione confidenziale. Una maggiore energia interpretativa è richiesta in alcuni punti, ad esempio il Canto XIX dell’Inferno in cui Dante condanna i Simoniaci e la corruzione del clero, mentre le sonorità si distendono nelle morbidezze auliche del Canto XXXIII del Paradiso quando la coscienza porta a compimento il suo pellegrinaggio giungendo nell’empireo dinanzi alla Mente di Dio. Dal punto di vista della musicalità, inoltre, i primi otto canti del Purgatorio sono considerati da molti critici i più belli”.

Dante e le donne

È coinvolgente immergersi, anche tramite l’ascolto in audiolibro, nella sensibilità fine e possente di Dante verso il genere femminile che diviene essenza trasfigurata di compassione e di grazia. Persino nella bufera infernale che scuote i lussuriosi del Canto V, suscita commozione il celeberrimo episodio di Francesca Malatesta, la sola a parlare con il Poeta, mentre l’amato Paolo, che le è accanto,tace. Dolcissima ed accorata è la figura di Pia Dè Tolomei nel Canto V del Purgatorio, ricordata in pochissimi versi impregnati di dolente nostalgia della condizione umana. Dama senese fu uccisa in Maremma dal marito, secondo gli antichi commentari, o per vendicare un’infedeltà o per la volontà di lui di passare ad altre nozze. Tale fatto di amore e di sangue ha ispirato anche i “Bruscelli” dei cantastorie toscani, rappresentazioni cantate della tradizione popolare e prevalentemente itineranti. Nel Canto III del Paradiso si staglia l’elevatissimo profilo di Piccarda Donati, nobile giovinetta strappata alla devozione del Convento dal fratello per motivi di convenienza politica ed obbligata a nozze forzate. È lei che spiega a Dante il grado delle beatitudini delle anime, precisando che ciascuno Spirito gode di ciò che è non conoscendo animosità e invidie terrene.

L’incontro con Piccarda avviene mentre Dante è in compagnia di Beatrice, la Bice Portinari che in gioventù lo ha infiammato d’amore, celebrata nella “Vita Nuova”, prima raccolta di liriche e prosa in cui il racconto autobiografico, il sogno, la visione si confondono per essere definitivamente trascesi nella “Commedia”. Beatrice è più della creatura amata, più dell’incarnazione suprema della poesia e di lei l’Aligheri si propone di dire “Quello che mai non fue detto d’alcuna” poiché l’amore non è soltanto frutto di nobiltà e rinnovamento interiore, ma è un sentire assoluto che si apre alla conoscenza di Dio. Laura Pierantoni, che collabora sul piano artistico ed organizzativo con “Recitar Leggendo”, aggiunge che “L’endecasillabo dantesco non è fatto per restarsene silenzioso, ma per vibrare sonoro e potente facendo risuonare le voci dei dannati dell’Inferno, dei penitenti del Purgatorio, delle anime beate del Paradiso, dando vita a quello che non è soltanto viaggio nell’aldilà ma un autentico percorso nell’animo umano”.

Dante poeta civile e l’Italia dei poeti

Nell’Ottocento Dante divenne un vessillo di ideali patriottici, basti pensare al “Discorso sul testo della Divina Commedia” di Ugo Foscolo in cui il poeta di Zante afferma che Alighieri gli è maestro “Non solo di lingua e poesia, ma di amore di patria senza adularla; di fortezza nell’esiglio perpetuo; di longanimità nelle imprese”. Foscolo insieme a Leopardi, Manzoni, Carducci, Pascoli, D’Annunzio, compare nell’audiolibro “L’Italia dei Poeti” pubblicato da “Recitar Leggendo” nel 2011, anno della celebrazione del 150° anniversario dell’unità d’Italia. L’opera, letta da Claudio Carini, contiene una scelta di testi curata da Margherita Rossi Cittadini che include brani delle Georgiche di Virgilio (la guida dantesca simbolica della ragione contrapposta alla fede) e la canzone politica “Italia mia” d Francesco Petrarca. L’ intento, che potrebbe sollecitare interesse didattico da parte degli insegnanti, è orientato a rivestire la poesia dell’espressione di valori civili. Il senso dell’Italia, presente molto prima della sua unità politica, attraversa i secoli e giunge fino ad oggi: la voce dei poeti, come documento e come testimonianza, costituisce un filo rosso dal mondo romano fino al Novecento.

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Alle Galápagos torna la tartaruga gigante.

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 09:19

L’Ecuador ha confermato che la tartaruga gigante, considerata estinta un secolo fa, è tornata. L’esemplare è stato trovato nel 2019 nelle isole Galápagos.

Il parco nazionale delle Galápagos sta preparando una spedizione per cercare altre tartarughe giganti nel tentativo di salvare la specie.

La tartaruga è stata trovata due anni fa sull’isola di Fernandina, una delle più giovani e incontaminate dell’arcipelago, durante una spedizione congiunta tra il Parco nazionale delle Galápagos e la Riserva delle Galápagos.

Gli scienziati dell’Università di Yale la hanno poi identificata come la specie Chelonoidis phantasticus, considerata estinta più di un secolo fa.

L’Università di Yale ha rivelato i risultati degli studi genetici e il rispettivo confronto del DNA che è stato effettuato con un campione estratto nel 1906“, ha affermato il Parco delle Galápagos in una nota.

Nelle isole Galápagos, che sono servite come base per la teoria dell’evoluzione delle specie dello scienziato britannico Charles Darwin nel XIX secolo, molte varietà di tartarughe convivono con fenicotteri, sule, albatri e cormorani.

Ospitano anche una grande quantità di flora e fauna in via di estinzione.

Si credeva si fosse estinto più di 100 anni fa! Ne abbiamo riconfermato l’esistenza”, ha scritto sul suo account Twitter il ministro dell’ambiente, Gustavo Manrique.

L’attuale popolazione di tartarughe giganti di varie specie è stimata in 60.000 esemplari, secondo i dati del parco nazionale delle Galápagos.

L’ultimo conosciuto della specie si chiamava “Lonesome George“, un maschio di tartaruga dell’isola Pinta, morto nel 2012 senza lasciare prole.

E oggi finalmente la buona notizia. Le tartarughe giganti sono tornate!

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Gaiola, l’ultimo paradiso sommerso (VIDEO)

People For Planet - Sab, 05/29/2021 - 08:00

Un’area marina protetta di circa 42 ettari che si estende dal Borgo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi. E’ stata istituita nel 2002 per proteggere la biodiversità e i reperti archeologici della zona.
https://www.areamarinaprotettagaiola.it/
Intervista alla Dott.ssa Paola Masucci del Centro Studi “Gaiola” Onlus.

Video del 22 marzo 2018

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