Altre notizie dai nostri siti

Caccia, Manifesto di Trieste: gli esperti italiani per una revisione della legge

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 13:00

Un manifesto per chiedere una modifica alla legge sulla caccia, inadeguata ai tempi. Tra i firmatari Franco Perco, zoologo naturalista specializzato in ungulati che si è spesso occupato dell’emergenza cinghiali, sparsi ormai da tempo fino al centro di Roma e ovunque in Italia. “L’attuale legge – ricorda a People for Planet – uscì nel 1992. Il suo apporto gestionale fu ed è tuttora modesto e appare oggi come un semplice compromesso al ribasso fra cacciatori liberisti e ambientalisti proibizionisti”. All’epoca, le indicazioni tecniche di indirizzo dell’Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina furono sistematicamente disattese, benché formalmente richieste dalla stessa legge 157.

La caccia come gestione

Per arrivare a questo manifesto, numerosi esperti hanno prima di tutto portato avanti un’accurata analisi di ciò che manca. “Il primo passo per una gestione venatoria sensata è sapere quanti sono i possibili animali che si vorrebbero cacciare”. Fare un censimento insomma. Il secondo passo è mettere in luce il fatto che la caccia debba, come altrove in Europa, essere considerata una forma di gestione della fauna, “un presupposto che è poi riassunto nella sezione principi del nostro Manifesto”. In questo modo, i cacciatori diventerebbero non solo dei regolatori delle popolazioni in soprannumero, come quella dei cinghiali, ma con i fondi derivati dalla loro attività si potrebbero fare progetti di recupero altrimenti impensabili. Sia chiaro, cacciatori formati al rispetto. Quelli in stile Perco, o Fulco Pratesi, famoso cacciatore fondatore del WWF. Un tipo di cacciatore che conosce bene quest’arte e la vive per quel che potenzialmente è sempre stata: il modo più sostenibile per mangiare carne.

Gli animali selvatici vanno regolati

Così più che di caccia è esatto parlare di gestione venatoria o GV: l’unione di caccia, censimenti, rendicontazioni, interventi sull’ambiente ecc. Una attività insomma che andrebbe completamente ripensata, e ripulita delle influenze ideologiche, per arrivare a concepirla come uno strumento utile, anzi indispensabile, per una buona gestione della fauna selvatica. “Per conservare la fauna è indispensabile poterla gestire: partiamo dal presupposto che le attività umane devono convivere pacificamente con le presenze di animali selvatici”, che dunque non devono provocare continui incidenti automobilistici, come avviene per i cinghiali, non devono azzerare i raccolti degli agricoltori, come può succedere un po’ con tutti gli ungulati, e non devono rappresentare un pericolo per l’uomo, come può avvenire per orsi o lupi.

“Vogliamo una buona gestione della caccia. A vantaggio di tutti, animalisti compresi”.

“Noi vorremmo che questo documento fosse discusso, emendato e anche corretto, ma che costituisca finalmente un apporto serio e non propagandistico a una gestione venatoria che sia basata su tecnica e scienza. Se no, la caccia può anche sparire e noi non la rimpiangeremo, perché se la “caccia” non è gestione è bene che scompaia”, continua Perco.

“Ma se lo è – e da qualche parte anche in Italia qualcosa di positivo si fa – è bene che lo si sappia e che si imitino, migliorandoli, quei pochi esempi che ci sono”.

Le 15 regole d’oro del manifesto

“Le prime tre potrebbero essere tradotte in norme, subito, senza nessun costo sociale o politico. Per questo sono al primo posto. Le successive puntano alla responsabilità, che si costruisce solo con piccole unità territoriali di gestione (comuni) e comunque tali che i cacciatori – gestori si conoscano fra di loro”, precisa Perco.

1. Obbligo di pubblicare annualmente tutti i dati relativi alla fauna oggetto di caccia, in un registro digitale pubblico, a libero accesso.

2. Normazione nazionale sulla filiera della carne di selvaggina cacciata, anche da un punto di vista fiscale e sanitario.

3. Definizione e istituzione della figura professionale del tecnico faunistico.

4. Definizione delle forme di utilizzo della fauna, non solo venatorie, e della relativa disciplina.

5. Abolizione dei ripopolamenti anche di quelli pronta caccia e impulso alle reintroduzioni.

6. Unità Territoriali di Gestione Venatoria (UTGV), sociali o private, su base comunale o sub comunale, federate in un Distretto Venatorio (ex ATC, CA).

7. Obbligo per ogni UTGV di dotarsi di un piano di gestione pluriennale.

8. Numero chiuso degli associati, basato esclusivamente sul massimo prelievo teorico sostenibile.

9. Associazione alle UTGV di cacciatori anche non residenti, ma sulla base di una graduatoria adeguatamente regolamentata.

10. Possibilità di ricevere un numero programmato di cacciatori ospiti.

11. Restituzione dei risultati della gestione mediante conferenze annuali indette dai Distretti Venatori.

12. Danni da fauna oggetto di caccia a carico dei Distretti Venatori.

13. Formazione dei cacciatori, su standard elevati e stabiliti per legge, erogata da soggetti accreditati.

14. Sorveglianza specializzata a cura dell’Ente Pubblico competente.

15. Revoca della gestione venatoria, nel caso di gravi manchevolezze.

Il gruppo che propone il Manifesto è formato dall’associazione RiVA (Rinascita Venatoria e Ambientale) della quale Franco Perco è presidente. Tra gli altri, specialisti ed esperti di gestione faunistica, tra i quali hanno aderito 7 docenti universitari. Tra i proponenti 5 gli esperti di gestione faunistica.

I PROMOTORI

Franco PERCO. Zoologo. Già direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Presidente RiVA

Stefano ASSIRELLI. Docente in politiche di sicurezza urbana e Consigliere RiVA.

Duccio BERZI. Dottore forestale e Tecnico faunistico.

Giulia CORSINI. Medico Veterinario.

Gianferruccio DAL CORNO. Medico Chirurgo e Consigliere RiVA.

Spartaco GIPPOLITI. Conservazionista e sistematico dei Mammiferi. IUCN/SSC Primate Specialist Group.

Pier Alessandro MAGRI. Dirigente d’azienda e Consigliere RiVA.

Giuliano MILANA. Naturalista. Tecnico faunistico.

Luigi SPAGNOLLI. Responsabile per la fauna selvatica della Provincia Autonoma di Bolzano, già direttore del Parco dello Stelvio.

Giovanni STARNONI. Dottore commercialista e Consigliere RiVA.

Paolo TOSI. Docente universitario presso l’Università di Trento e Consigliere RiVA.

Silvano TOSO. Già direttore dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Consigliere RiVA.

Ettore ZANON. Formatore e giornalista professionista. Consigliere RiVA.

Rinascita Venatoria e Ambientale (RiVA).

LE ADESIONI (Primo elenco)

Francesco Maria ANGELICI. Zoologo, sistematico, conservazionista. Docente universitario abilitato presso tutte le università nazionali.

Aldo DI BRITA. Dottore Forestale e Tecnico Faunistico.

Renzo BRUSCHI. Dirigente Prov. Federcaccia PR, già presidente ATC PR9.

Ivano CONFORTINI. Funzionario biologo, Regione del Veneto, U.O. Coordinamento gestione ittica e faunistico-venatoria Ambito Prealpino e Alpino-Sede territoriale di Verona.

Luciano CICOGNANI. Istruttore faunistico e presidente ARIF (Ass. Rilevatori Faunistici. Socio fondatore di

STERNA (Studi Ecologici Ricerca Natura e Ambiente).

Gianluca DALL’OLIO. Vicepresidente FACE (Federazione delle associazioni cacciatori Europei Brussels).

Stefano DE VITA. Ornitologo ed esperto in gestione faunistica.

Luca FADDA. Agrotecnico laureato. Tecnico Faunistico.

Mauro FERRI. Veterinario. Esperto faunistico e tecnico faunistico accreditato presso l’INFS.

Francesco LECIS. Naturalista, vicepresidente di AIN (Associazione Italiana Naturalisti), tecnico faunistico.

Raffaele LIACI PESSINA. Dottore agronomo, tecnico faunistico.

Adriano MARTINOLI. Docente universitario di Zoologia e Conservazione della Fauna, presso l’Università degli

Studi dell’Insubria.

Renato MASSA. Già docente universitario di zoologia presso l’Università di Milano.

Stefano MATTIOLI. Zoologo. IUCN Deer Specialist Group.

Pier Giuseppe MENEGUZ. Docente universitario presso l’Università di Torino.

Andrea MUSTONI. Responsabile Area Ricerca scientifica ed Educazione Ambientale. Parco Naturale Adamello Brenta.

Luca PEDROTTI. Coordinatore Scientifico Parco Nazionale delle Stelvio.

Paola PERESIN. Biologa.

Luca ROSSI. Docente universitario presso l’Università di Torino.

Aldo Giorgio SALVATORI. Presidente AIW (Associazione Italiana Wilderness).

SATA. Sorveglianza Ambientale e Tutela Animali. Onlus.

Massimo SCANDURA. Docente universitario associato presso l’università di Sassari dip. di medicina veterinaria.

Fioravante SERRANI. Dottore agronomo.

Renato SEMENZATO. Biologo.

Mario SPAGNESI. Già docente universitario associato, in zoologia, presso l’Università di Bologna e direttore

generale INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica).

Categorie: Altri blog

Bankitalia: “Il 60% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese”

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 12:00

Il Covid ha colpito duramente i consumi e potrebbe continuare ad influenzare la domanda dei beni, soprattutto quelli non durevoli. 
Infatti “Oltre il 60 per cento dei nuclei familiari” consultati nell’indagine della Banca d’Italia per misurare gli effetti della crisi Covid dichiara di avere difficoltà economiche ad arrivare alla fine del mese, 10 punti percentuali in più rispetto al periodo precedente la pandemia. “I maggiori problemi sono riferiti laddove il capofamiglia è un lavoratore autonomo (65 per cento degli intervistati in questa categoria ) . Poco meno del 40 per cento delle famiglie riporta che negli ultimi dodici mesi si è verificato che il reddito familiare non fosse sufficiente a coprire le spese”.

Continua a leggere su The Globalist

Categorie: Altri blog

Nasce l’Acqua Sarnella: “favorisce la naturale formazione di tumori”

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 09:00

Racchiusa in una bottiglia, l’acqua inquinata del Sarno fa un certo effetto anche tra coloro che di green hanno al massimo gli occhi. Mirabilia del marketing, sì, ma stavolta etico.

Quella dell’inquinamento delle acque del fiume Sarno è una storia lunga quanto l’inedia che per anni, decenni, ha preso in ostaggio il nostro Paese in materia di tutela dell’ambiente e della salute. Un tempo navigabile, grazie a un bacino particolarmente esteso a dispetto degli esigui 25 chilometri di lunghezza, il Sarno è oggi noto per contendersi annualmente il podio di fiume più inquinato d’Europa. Un primato che si traduce in tumori e malattie neuro-degenerative ai danni dei cittadini campani per via dei metalli pesanti che dal fiume arrivano a loro, banalmente, tramite gli impianti di irrigazione. Nel 2014 la Commissione europea, approvò un investimento di oltre 150 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per ripristinare e recuperare il bacino del Sarno, uno dei “grandi progetti” della Regione Campania mai portati a termine.

Foce del Sarno Come nasce Sarnella

Acqua Sarnella (qui la pagina ufficiale) è un progetto provocatorio di marketing etico promosso dall’Associazione Controcorrente in collaborazione con professionisti del mondo pubblicitario e della comunicazione quali Gianluca Sales e Fabrizio Pozza, ideatori della campagna, Aldo Padovano e Gaetano Del Mauro. Cittadini, per lo più giovani, che negli anni non si sono limitati a organizzare convegni, manifestazioni e incontri sul territorio e nelle scuole, ma attraverso un proprio gruppo-tecnico scientifico indipendente dalle logiche politiche hanno condotto attività di ricerca, analisi e studio.

Il concept alla base – riporta il sito ufficiale – è quello di “fare leva su dinamiche di umorismo consapevole, grottesco e d’impatto al fine di generare una più profonda consapevolezza nei cittadini, innescando una forte reazione emotiva“.

Dunque sensibilizzare e fare massa critica con gli strumenti a disposizione, creatività e acqua tumorale, un paradosso nel resto d’Italia, ma non in Campania, “una terra che vive e muore di ironia”.

Da virus ad antidoto, armati di una molotov d’acqua

Del resto la pandemia, tra contraddizioni e tragedie, ha fatto emergere la verità, tanto banale quanto a lungo nascosta: i veri virus siamo noi. E lo abbiamo capito guardando la natura riprendersi i suoi spazi, i suoi colori, i suoi ecosistemi. Persino il Sarno era tornato limpido. Poi, terminata la fase di lockdown, con la ripresa delle attività, specie quelle delle industrie conciarie posizionate a monte, la magia è finita, e tutto è tornato come prima.

C’è un fatto però: se è vero che i veri virus siamo noi, è altrettanto vero che siamo sempre noi, esseri umani, a fare da antidoto.

E come dicono gli ideatori di Sarnella, “questa bottiglia sarà la nostra molotov contro il disinteresse e l’immobilismo delle istituzioni politiche e giudiziarie“.

Chiamatela guerrilla marketing, se volete. A conti fatti è semplice e costituzionale diritto alla salute. Nient’altro.

Categorie: Altri blog

Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 08:00

Isabella Pratesi, direttrice WWF per la conservazione, è categorica nel negare diritti alla caccia: “Secondo i dati Lipu, in Italia ogni anno 8 milioni di uccelli sono uccisi illegalmente dai bracconieri: cioè cacciatori che infrangono le regole perché è ovviamente difficile controllarli. Secondo dati del Ministero dell’Ambiente, l’80% dei bracconieri non sono altro che possessori di licenza di caccia”.
E’ possibile ammettere la caccia per limitare popolazioni fuori controllo, e pericolose per gli habitat e la restante fauna, come i cinghiali? La sua risposta gira prima intorno alla necessità di prevenire emergenze come quella attuale, ma – dato che il danno è fatto e adesso tocca gestirlo – la sua posizione è tranciante: “Non si può ammettere la caccia al cinghiale per ridurne il numero. Prevenzione a parte, è possibile risolvere questo problema dando modo agli agricoltori di catturarli, allevarli e venderli per essere poi macellati”.

Chiediamo a Isabella Pratesi: “E’ vero che è merito dei cacciatori, del loro lavoro a vantaggio del recupero degli habitat, e del conseguente ripopolamento degli ungulati, se, in Italia, è tornato il lupo?”
“Sì, è vero” risponde aggiungendo: “Ma i metodi che applicano, anche se hanno avuto risvolti in parte positivi è sbagliato, e di fatto ha portato a una crescita eccessiva dei cinghiali: loro considerano positivo unicamente avere molte prede, e per farlo non hanno solo lavorato al recupero degli habitat, hanno anche foraggiato i cinghiali e, nonostante la pratica sia fuorilegge, continuano a farlo”.

Inoltre, mi spiega, senza un reale controllo, si cacciano anche specie protette e si continuano ad usare bossoli che spargono sostanze tossiche – nello specifico piombo – che va a disperdersi nelle acque, entrando nella catena alimentare anche umana.

Per questo la caccia è ritenuta inammissibile dall’ambientalismo, anche “perché rischiosa per l’incolumità delle persone, e dal punto di vista sanitario non sicura per i metodi di macellazione eseguiti”.

Articolo del 10 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Categorie: Altri blog

Floyd, a un anno dalla morte | Draghi sui migranti: “Dall’Ue serve risposta” | Il green pass in arrivo il 15 giugno

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 06:25

Corriere della Sera: George Floyd, a un anno dalla morte spari vicino al memoriale mentre il reporter è in diretta tv;

Il Giornale: “Il freno della funivia disinserito”: spunta la prova in una foto;

Il Manifesto: Licenziamenti, niente stop: Draghi dà ragione a Bonomi;

Il Mattino: Censura Fb e YouTube, è guerra con la Florida;

Il Messaggero: Eithan, il bimbo di 5 anni unico sopravvissuto: «Primi segnali di risveglio»;

Ilsole24ore: Vaccini, verso il liberi tutti con 20 milioni di dosi a giugno – I dati di oggi;

Il Fatto Quotidiano: La proposte della commissione Cartabia: priorità dei reati decisa dalla politica e appelli vietati per i pm. Prescrizione? ‘Riforma non urgente’. Poi ne propone 2;

La Repubblica: Draghi sui migranti: “Le immagini di quei bimbi morti sono inaccettabili. Dall’Ue serve risposta”;

Leggo: Sinisa Mihajlovic, “l’insulto choc” in diretta alla Partita del Cuore. Fan allibiti: «Lo ha detto davvero?»;

Tgcom24: Il green pass in arrivo il 15 giugno: l’Europa pronta a riaprire – Draghi rassicura sulle forniture vaccinali;

Categorie: Altri blog

Quando si può dire che è “negazionismo” e quando sono libertà personali

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 19:00

Non “negazionisti” solo per definizioni e recinti verbali che nulla hanno a che vedere con l’ampiezza del confronto democratico. Ai chiavistelli del “pensiero unico” l’on. Sara Cunial ha opposto nei giorni scorsi la riflessione ponderata di esperti giuristi convenuti per la conferenza stampa indetta come rappresentante dei Deputati del Gruppo Misto in una sala di Montecitorio. Gli ospiti hanno preso la parola per porre l’accento su questioni che dovrebbero accendere la discussione pubblica da oggi fino ai prossimi mesi, tenuto conto che il 31 luglio è la data fatidica che fissa il termine previsto per lo scadere dello stato di emergenza sanitaria. Costituzione, principio di legalità, diritti, dovrebbero, pertanto, collocarsi al centro del dibattito politico non come concetti accessori ed accantonabili.

L’avvocato Lillo Massimiliano Musso di Mille Avvocati per la Costituzione ha sottolineato: “Ci stiamo domandando fino a che punto si può arrivare nella restrizione delle libertà personali in nome di una tutela della salute pubblica accompagnata, però, da segnali inquietanti. Questo è l’argomento che offriamo alla valutazione dei cittadini, dal momento che il problema è originato da intenti che sono considerati buoni come la difesa dal contagio da Covid 19. Nessuno può, ovviamente, tifare per una malattia, ma ciò che vorremmo auspicare è la dimensione di una società plurale, aperta all’allargamento delle voci dei portatori di ragionamenti seri. Se le misure straordinarie diverranno permanenti, saremo di fronte ad una palese violazione dei valori costituzionali che informano l’ordinamento. La stessa disamina dell’art. 32 ci dice che la Repubblica tutela la salute come interesse della collettività ma anche come diritto dell’individuo che non può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Ma chi statuisce l’interesse collettivo? L’eccedenza della decretazione del potere esecutivo? Le prerogative democratiche dei singoli non possono essere schiacciate da una definizione d’interesse collettivo che rischia di rovesciare l’intera impalcatura della Carta fondamentale dello Stato”.

La griglia dei diritti costituzionali

La Costituzione repubblicana contiene l’impianto etico-giuridico che ha consegnato la formulazione dei diritti civili, economici e le garanzie delle libertà personali. L’avvocato Angelo Di Lorenzo, del Foro di Roma, autore del libro “La sovranità del diritto tiranno: l’illusione del lockdown”, ha passato in rassegna gli articoli della Costituzione che sono epicentro di un apparato valoriale saldamente orientato verso la salvaguardia delle regole democratiche.

“La sovranità appartiene al popolo – ha puntualizzato – come stabilisce l’art. 1 della Costituzione che sancisce il diritto al lavoro, ma tale diritto non è soltanto una posizione soggettiva, è il tratto somatico dell’assetto giuridico-istituzionale. L’art. 2 prosegue con il riconoscimento dei diritti inviolabili e l’art.3 al comma secondo fissa il compito per lo Stato della rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza”. Da tali enunciazioni di principio discende il confronto con l’orizzonte socio-economico e culturale degli ultimi 18 mesi: la chiusura e la crisi di interi settori d’impresa, delle attività artistiche e culturali (mentre l’art. 33 prevede che “L’arte e la Scienza sono libere”) l’obbligo di restare nelle case, il coprifuoco, le limitazioni della circolazione, in netto contrasto con l’art.13, secondo il quale nessuno può subire restrizioni della libertà personale se non per provvedimento dell’autorità giudiziaria. L’art. 16 prevede, inoltre, la libera circolazione sul territorio nazionale, disposizione quest’ultima di cui tenere conto a proposito dell’introduzione della certificazione verde per gli spostamenti. Altri caposaldi costituzionali sono il diritto di riunione pacifica e senz’armi di cui all’art.17, il diritto all’istruzione, art. 34, il diritto di libera manifestazione del pensiero individuato dall’art.21, valori che rischiano di essere compressi dalle esigenze dell’emergenza al prezzo, però, di una riduzione della sfera dei diritti dei cittadini non foriera di benessere democratico.

La gerarchia delle fonti del diritto 

L’avvocato Antonio De Notaristefani, del Foro di Napoli, è il Presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili e, intervenendo alla conferenza organizzata dall’on. Cunial, ha esordito: “E’ giusto domandarsi che cosa stia avvenendo. Mi occupo di diritto da una quarantina d’anni ed ho attraversato nell’arco della mia esperienza professionale il passaggio del bilanciamento dei criteri interpretativi dei valori costituzionali. Fino ad alcuni decenni fa riguardo all’art. 32 era radicato l’orientamento che considerava prevalente il fondamentale diritto alla salute. Lo scoppio del caso dellinquinamento dell’Ilva, le acciaierie di Taranto, ha posto il dilemma del confronto fra diritto al lavoro e diritto alla salute, nonostante i problemi oncologici palesemente acclarati fra i residenti della zona, anche bambini. La legge autorizzava la continuazione della produzione ed i magistrati hanno sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. Sullo sfondo c’erano 10mila famiglie che rischiavano di restare senza lavoro. L’attesa sentenza di cui fu relatore il notissimo costituzionalista Silvestri si è incentrata sulla regola del bilanciamento degli interessi sul presupposto che i diversi ambiti di diritto sostanziale devono poggiare sullo stesso piano secondo parametri di ragionevolezza e proporzionalità. In quest’ultimo anno e mezzo – ha proseguito De Notaristefani – ho il timore che gli stessi criteri non siano stati previsti per il Covid. È difficile mantenere la ragionevolezza in condizioni fortemente emergenziali, ma ho la sensazione che abbiamo inventato un diritto tiranno, destinato a prevalere sugli altri senza una razionalità equitativa. Dimentichiamo, soprattutto, il principio della gerarchia delle fonti e che nel nostro ordinamento la fonte del diritto di primo grado sovraordinata a tutte le altre è la Costituzione. Ciò richiede che l’esercizio dei poteri statali, la formulazione di ogni legge e regolamento, debbano essere mantenuti nell’alveo dello spirito costituzionale che è una sintesi giuridica equilibrata di diverse sensibilità politico-sociali e culturali. Se dopo il 31 luglio le norme emergenziali continueranno ad essere vigenti, i cittadini dovrebbero porsi il problema di un allarmante degenerazione degli istituti democratici nel nostro Paese”.

Categorie: Altri blog

Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un cacciatore

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 17:00

L’Ente Produttori Selvaggina ci ha contattato sostenendo di avere gli stessi interessi ambientalisti di People for Planet. Ma come? Un cacciatore vicino all’ambientalismo?

“I cacciatori sono stati i primi ambientalisti: lo era Fulco Pratesi, fondatore del Wwf, o Reinhold Messner, parlamentare europeo nei verdi”, mi dice Marco Franco Franolich, direttore nazionale dell’Ente. “La nostra associazione fu fondata nel 1936 per classificare gli utenti delle riserve reali di caccia. Tuteliamo il territorio anche per poter cacciare. Ci basiamo su ricerche scientifiche, con stime sempre accertate per poter pianificare piani di abbattimento. Abbiamo un conflitto di interesse? No, la nostra è passione, è cultura: è nel nostro interesse che la popolazione sia sana e si conservi”.
“Noi vorremmo mettere in piedi progetti relativi ad aziende agricole multifunzione, e cerchiamo l’aiuto e il sostegno dell’ambientalismo. Il nostro obiettivo è dare agli agricoltori una parte dei soldi ricavati dalla licenza dei cacciatori: questo li renderebbe meno nervosi di fronte alla crescita della fauna, per loro un grosso problema”, afferma Franolich.

Oggi in Italia 580mila cacciatori pagano una media di 425 euro l’anno per la licenza di caccia e le relative tasse. La somma – 255 milioni di euro l’anno – va dritta nelle casse delle Regioni o dello Stato e non viene investita in conservazione. “Noi siamo gli unici a impegnarci nel recupero dei territori, a fare bonifiche, a recuperare gli habitat anche applicando i metodi dell’agricoltura a perdere, e rimboschendo zone prima quasi desertiche e oggi rigogliose”, continua Franolich “Contiamo un totale di 42.779,68 ettari recuperati nell’ultimo triennio, recuperati dall’abbandono e dalla quasi assenza di fauna, operiamo in tutte le Regioni, con una concentrazione maggiore soprattutto nel nord e nel centro Italia. Il nostro lavoro ha portato all’aumento di ungulati, cinghiale, cervo e capriolo. Di conseguenza, lupo e cervo sono arrivati con le loro gambe”. Un risultato che anche gli ambientalisti ammettono, come pure l’impegno generale “di alcuni cacciatori” verso il recupero degli habitat, ma che non cambia l’idea generale che la caccia – e tutto il potenziale economico che porta con sé – non debba essere ammessa. La loro, è la prossima risposta che siamo pronti ad ascoltare.

Articolo del 8 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Categorie: Altri blog

Mangia un pomodoro al giorno e scopri perché fa bene

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 15:30

Come si legge dal canale YouTube IL LATO POSITIVO “Quale cibo è originario delle Ande sudamericane; un tempo si credeva fosse velenoso e ancora oggi viene scambiato per ortaggio quando in realtà è un frutto? Ok, supponendo che tu abbia letto il titolo di questo video prima di averlo cliccato, sai che sto parlando dei pomodori. Vuoi avere la pelle luminosa? Se stai cercando più vitamina C per aumentare i livelli di collagene, otterrai il 30% del tuo valore giornaliero in 1 solo pomodoro! Stai cercando di perdere peso? I pomodori ti daranno energia per alimentare il tuo corpo senza assumere calorie extra che si trasformeranno in grasso!”

Leggi anche:
Ecco perché il cibo trash ti consuma la pelle (e la vita)
Spesa al supermercato: 10 consigli utili
Ricetta ufficiale Aperol Spritz!

Categorie: Altri blog

Covid-19, ecco chi ha zero contagi in Italia

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 14:45

2.490 nuovi positivi nelle ultime 24 ore, su oltre 107mila tamponi effettuati, con un tasso di positività del 2,3%. Siamo in media ai livelli di fine settembre sul fronte contagi, ma a differenza di allora ci sono province a zero contagi, o quasi. Si tratta di Teramo (Abruzzo), Rieti (Lazio), Mantova (Lombardia), Fermo (Marche), Campobasso (Molise), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Sud della Sardegna e Trieste, Pordenone e Gorizia.

Le tre prossime regioni bianche

Ci sono solo 2 nuovi casi in tutto il Friuli Venezia Giulia, che, con il Molise e la Liguria, saranno le prossime zone bianche dal 7 di giugno.

Le province sotto i 5 contagi

Meno bene, ma comunque benissimo vanno altre province con un numero di contagi molto basso, tra 0 e 5: Matera in Basilicata, Catanzaro, Benevento, Isernia, Terni e Agrigento, Taranto, Crotone, Lodi, Udine, Belluno, Oristano, Nuoro, Trapani e Enna, Bari, Taranto, Asti, Pescara. Tre nella provincia di Potenza, L’Aquila, Como, Sassari, Lecco, Cosenza, Cuneo, Vercelli, Biella, Ascoli, Pesaro-Urbino, Varese.

Province con meno di 10 casi

Hanno registrato ieri meno di 10 casi: Massa Carrara (con 6 casi), Rovigo (6), Pavia (6), Imperia (6), Savona (6), Aosta (7), La Spezia (8), Chieti (9), Brindisi (9).

Le province con più contagi

Al contrario, le province che segnano un aumento maggiore dei casi di infezione in termini assoluti sono: Milano (268.587), Napoli (244.747), Roma (243.133) e Torino (192.469). In rapporto ai tamponi effettuati, le province che al momento hanno il dato peggiore sono Napoli (con +247 casi), Roma (+184), Palermo (124), Catania (142).

Categorie: Altri blog

Industria e ambiente: l’importanza del packaging ecosostenibile

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 09:00

L’inquinamento del pianeta Terra sta raggiungendo livelli troppo alti da poter essere sostenuti e lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali le sta riducendo al minimo minando così la qualità della vita, la biodiversità, la prosperità e la crescita economica.

L’elevata produzione di rifiuti non biodegradabili, vede oggi un problema per il loro smaltimento. Il pianeta deve a fare i conti con questa minaccia, causa di desertificazione e distruzione degli ecosistemi marini. Anche il settore dell‘industria influisce notevolmente sullo sfruttamento delle materie prime, sull’emissione di gas e produzione di rifiuti, per questo è necessario investire nelle aziende scegliendo l’ecosostenibilità.

Le aziende, durante questi ultimi anni, hanno avuto un risveglio morale e di coscienza, impegnandosi a rendere i loro marchi più green ricercando soluzioni innovative per confezionare i loro prodotti.

Il packaging viene considerato green quando non ha un forte impatto ambientale oppure può aiutare al ridurlo. Una delle scelte più frequenti delle industrie è quella di utilizzare materiali riciclati e vegetali per la fabbricazione dei packaging, riducendo così l’impatto dell’impronta del carbonio. Un’altra scelta è quella di produrre confezioni riutilizzabili in modo da allungarne la vita, in un’ottica che va contro il monouso. Da recenti scoperte è nato il packaging idrosolubile, ovvero una confezione che in appena 10 secondi si dissolve completamente in acqua senza lasciare tracce nell’ambiente, composta totalmente da materiali atossici e biodegradabili e sostituendo l’inchiostro classico con quello di soia.

L’esempio concreto di P&G

Il packaging, oggi, oltre che essere sicuro e accattivante, vuole ad assumere un ruolo sempre più etico, soddisfando le esigenze di una clientela sempre più sensibile al problema dell’inquinamento e dello sfruttamento del pianeta. Un esempio di come un’industria possa scegliere la strada dell’ecosostenibilità è dato dal gruppo industriale P&G.

Dal 2010 P&G si sta impegnando in uno sviluppo sostenibile, rendendo i suoi packaging eco friendly con confezioni in plastica riciclata, riducendo così il consumo di petrolio per la produzione di plastica vergine.

Una, tra le tante iniziative interessanti di questo gruppo, è la produzione di flaconi Ocean Plastic, questi flaconi vengono creati per il 10% della plastica raccolta dagli oceani, mentre per il 90% sono composti da plastica riciclata, ottenendo così flaconi 100% green e ripulendo i mari dall’inquinamento dell’uomo.

Dal 2019 P&G si è unito con altre 40 aziende per produrre plastiche innovative ed ecosostenibili, creando The Alliance to End Plastic Waste (Alleanza per porre fine ai rifiuti di plastica), con l’obiettivo, entro il 2030, di produrre il 90% dei packaging riciclabili.

Il ruolo fondamentale dei consumatori

Insieme alle aziende anche i consumatori finali nel tempo hanno cambiato le proprie abitudini scegliendo di appoggiare quelle aziende che si dimostrano più sensibili al tema sempre più scottante di inquinamento e ecosostenibilità.

Alcune ricerche indicano che le persone sono disposte ad acquistare un prodotto leggermente più costoso se ha un pack ecosostenibile.

Infatti l’altro ruolo importante nella catena dell’ecosostenibilita viene svolto proprio dal consumatore finale.

La maggioranza degli Italiani sa che le piccole azioni di tutti i giorni possono arrivare a fare la differenza a livello ambientale, per questo si impegnano a separare i rifiuti con la raccolta differenziata, evitare gli sprechi e acquistare prodotti con confezioni green.

Sono tanti i consumatori che scelgono di acquistare marchi green perché consapevoli di contribuire a proteggere la Terra e, insieme a questa, anche la vita stessa di ogni essere vivente che la popola, compresa quella dell’essere umano.

Categorie: Altri blog

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 08:00

Diverse regioni italiane lamentano da anni un problema più serio e complesso di quel che si possa pensare: la crescita smisurata degli ungulati, gli animali selvatici che dal bosco invadono i centri abitati, letteralmente, distruggono le colture e sono anche un pericolo per la sicurezza, come nel caso del cinghiale, un animale potenzialmente pericoloso, specie se sotto stress. Ma che soprattutto spazzola tutto ciò che trova, creando desertificazione e danni alla biodiversità. La sua presenza è ambigua dal punto di vista ambientalista perché appunto crea danni ingenti alla flora e al resto della fauna, oltreché alle colture, ma è anche una preziosa risorsa per il lupo, che non a caso negli ultimi anni si è moltiplicato felicemente nel nostro Paese, molto felicemente.

Nel frattempo, il cinghiale – un animale che non si esita a definire infestante – ha pensato bene di rifugiarsi tranquillo nelle aree protette, aumentando la sua sicurezza e i nostri grattacapo. Resta il fatto che le associazioni e le popolazioni sono in subbuglio, con gli agricoltori furiosi. In Basilicata ci sono state recenti manifestazioni e fortissime polemiche. In Abruzzo e nelle Marche si tenta di risolvere armando i cacciatori in braccata – cioè con l’ausilio di branchi di cani, metodo notoriamente dannoso per gli altri ungulati e vietato dall’Ispra nei Parchi – e organizzando “macelli” extra per vendere poi a ristoranti e alla grande distribuzione.
In Liguria, al contrario, la Regione ammette la caccia solo come estrema ratio, in casi di emergenza e pericolo diretto per le vite umane.

Dove sta la giusta reazione all’emergenza? Da cosa deriva questo caos dove ogni risposta sembra quella sbagliata? Se facciamo un confronto con il resto d’Europa, o del mondo, la caccia spesso non è solo una risposta a problemi simili a questo, ma una risorsa economica ingente, versata a favore dell’ambiente. Eppure i cacciatori da noi non suscitano la stessa fiducia, almeno tra gli ambientalisti, e non a torto. “L’80% degli illeciti è commesso durante la stagione venatoria, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente relativi al bracconaggio”, ci ha detto Isabella Pratesi del Wwf.
Quindi, come è regolata la caccia, e perché, da noi, non riesce a diventare un’alleata dell’ambientalismo? E noi cosa ne pensiamo? L’opinione pubblica sarebbe favorevole allo sdoganamento del fucile? Per rispondere, e capire cosa non va nei nostri cacciatori, ci siamo fatti un viaggio nel mondo dell’ambientalismo e della conservazione, ma soprattutto in quello della caccia. Scoprendo un mondo fatto di mille facce, ma che ha in comune un aspetto fondamentale: la mancanza di un coordinamento e una gestione razionale.

Articolo del 6 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

Categorie: Altri blog

Nasce QUALITA’ LUCANA – Selezionato da Cuore Basilicata

CuoreBasilicata - Lun, 05/24/2021 - 22:53

CuoreBasilicata.it, il progetto realizzato con il sostegno di Eni e il patrocinio di Comuni dell’Alta Val d’Agri, assegnerà il riconoscimento “QUALITA’ LUCANA – Selezionato da Cuore Basilicata” alle iniziative più meritevoli per il supporto che danno alla cultura, all’economia e all’immagine del territorio.

Prossimamente una persona del team di Cuore Basilicata consegnerà una vetrofania di cui si può vedere qui una immagine a imprese, associazioni, enti che secondo il team del progetto meritano questo riconoscimento.
I riconoscimenti “QUALITA’ LUCANA – Selezionato da Cuore Basilicata” che verranno assegnati ora sono per il 2021 e anno dopo anno saranno attribuiti alle organizzazioni ritenute più meritevoli per quell’anno.

Le attività selezionate saranno presenti da giugno in una pagina/vetrina del sito www.cuorebasilicata.it che farà conoscere le iniziative che otterranno questo riconoscimento a tutti i visitatori, italiani e non.
L’assegnazione del riconoscimento è a titolo assolutamente gratuito e ai destinatari non sarà chiesto alcun onere, né ora né in futuro.

Categorie: Altri blog

La “Carchiola”

CuoreBasilicata - Lun, 05/24/2021 - 18:10

Livello di difficoltà: BASSO     Costo: BASSO      Tipologia: CONTORNI

INGREDIENTI:

• 400 g di farina di mais
• acqua calda q.b.

 

PREPARAZIONE:
  1. Impastate la farina disposta a fontana versando poco per volta dell’acqua bollente;
  2. Riducete poi l’impasto ottenuto in una schiacciata di forma circolare, spessa almeno un 1 centimetro (o poco più a seconda del gusto);
  3. Si posa quindi su di una graticola e si cuoce sulla brace del focolare in pochi minuti, esponendo entrambi i lati e facendo attenzione a non bruciarla.

In assenza di un camino potete preparare la vostra carchiola in una padella antiaderente ben riscaldata.

CURIOSITÀ:

La “Carchiola” è una focaccia non lievitata a base di farina di mais bianco e acqua, preparata un tempo dai contadini durante i lunghi periodi di carestia. Le massaie in particolare lavoravano l’impasto mescolando la farina di mais con acqua calda e aiutandosi con la “rasula” (radimadia). Pronto l’impasto veniva steso e modellato in forma circolare ed infine cotto sulla brace del focolare con l’apposita “r’ ticula” ossia una graticola circolare ruotante su un perno. In molti casi la carchiola accompagnava zuppe (zuppa di fagioli cotti in pignata) e minestre di verdure spontanee.

Categorie: Altri blog

Come insegnare ai bambini a nuotare: i consigli dell’istruttore

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 15:00

Dal canale YouTube Nostro Figlio l’istruttore di nuoto Stephane Agliata spiega delle semplici regole da seguire per insegnare ai bambini a nuotare

Leggi anche:
10 Star Home, è “Carbon Positive” la prima casa ecologica d’Australia
Michele Dotti: la sua (straordinaria) casa ecologica
I cibi più ricchi di Vitamina D

Categorie: Altri blog

Basta teli di plastica tra le colture

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 14:00

I teli di plastica nera che isolano le piante nelle monocolture, per proteggerle, trattenere l’acqua e limitare la crescita di infestanti, hanno fatto il loro tempo. Degradandosi possono facilmente disperdersi nel terreno, e deve essere recuperato e smaltito al termine del ciclo colturale (cosa che nessuno può garantire avvenga in modo corretto).

Basta dispersione di plastiche

Adesso – tra gli altri – anche Novamont ha introdotto teli per pacciamatura in bioplastica MATER-BI, derivata per il 60% da materia prima rinnovabile. Biodegradabile e compostabile nel giro di pochi mesi, i teli in MATER-BI non necessitano di recupero e smaltimento, appunto, ma possono essere lasciati nel terreno dove vengono biodegradati dai microrganismi, contribuendo così alla riduzione della produzione di rifiuti e a preservare il suolo dall’inquinamento da plastiche e microplastiche.

Teli biodegradabili in una coltivazione di canapa

I teli devono essere conformi allo standard europeo EN 17033, e a partire da quest’anno devono essere costituiti da materie prime rinnovabili in misura pari o superiore al 60% e non devono contenere organismi geneticamente modificati.

Le nuove regole

Anche l’Europa, finalmente, almeno per l’agricoltura biologica, si sta muovendo in direzione della riduzione dell’utilizzo dei teli in plastica tradizionale. Il 23 marzo scorso la Commissione Europea ha rilasciato un Action Plan che riconosce il ruolo dei materiali biodegradabili e compostabili e bio-based come strumento di potenziale riduzione degli impatti e predispone la definizione dei criteri e dei principi d’uso di tali materiali.

Categorie: Altri blog

Leonardo DiCaprio dona 43 milioni di dollari per la salvaguardia delle Isole Galapagos

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 13:21

Leonardo DiCaprio ha donato 43 milioni di dollari per attuare ampie operazioni di conservazione degli ecosistemi nelle isole Galapagos.

L’iniziativa, in collaborazione con Re:wild, un’organizzazione fondata quest’anno da un gruppo di rinomati scienziati della conservazione e DiCaprio, la Direzione del Parco Nazionale delle Galápagos, la Island Conservation e le comunità locali, mira a ricostruire le intere Isole Galápagos, così come tutte gli arcipelaghi del Pacifico in America Latina.

Il progetto

Il progetto finanzierà diverse iniziative, compresi gli sforzi per ripristinare l‘isola Floreana, che ospita 54 specie minacciate, e reintrodurre 13 specie estinte localmente.

Il denaro servirà anche a finanziare un programma di riproduzione in cattività e altre attività per prevenire l’estinzione dell’iguana rosa e rafforzare le misure per proteggere le risorse marine delle Galapagos dall’impatto umano dell’ecoturismo.

DiCaprio ha detto:

Quando sono andato alle Isole Galápagos, ho incontrato Paula Castaño e altri eroi ambientali in Ecuador che lavoravano giorno dopo giorno per salvare uno dei luoghi più insostituibili del pianeta. In tutto il mondo, la natura selvaggia è in declino. Abbiamo degradato tre quarti dei luoghi selvaggi e portato oltre 1 milione di specie sull’orlo dell’estinzione. Più della metà delle restanti aree selvagge della Terra potrebbero scomparire nei prossimi decenni se non agiamo in modo deciso. Gli eroi ambientali di cui il pianeta ha bisogno sono già qui. Ora dobbiamo tutti raccogliere la sfida e unirci a loro”.

Marcelo Mata Guerrero, ministro dell’ambiente e dell’acqua in Ecuador, ha dichiarato:

Questi tipi di partnership che sfruttano le innovazioni tecniche, sociali e finanziarie, sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in tutto il mondo per ripristinare la salute del nostro pianeta. Con l’Ecuador come uno dei 17 paesi più ricchi di biodiversità del pianeta, abbiamo l’opportunità di dimostrare come si presenta un modello veramente efficace per la protezione e il ripristino della fauna selvatica e delle terre selvagge – che rappresentano il sistema immunitario del nostro pianeta, al fine di proteggere tutta la vita sulla Terra, comprese le persone, dagli effetti dei cambiamenti climatici e delle malattie emergenti”.

DiCaprio è un sostenitore di lunga data delle questioni ambientali globali e, nel corso degli anni, ha fornito più di 100 milioni di dollari in sovvenzioni a una varietà di programmi e progetti.

Ha anche elogiato l’attivista per il clima Greta Thunberg definendola una “leader dei nostri tempi” e si è rivolto alle Nazioni Unite sui pericoli dei cambiamenti climatici già nel 2014.

Forza Leonardo!

Leggi anche:
Africa: negli ultimi 100 anni è scomparso il 90% dei leoni

Perché è importante la biodiversità?

La difesa dell’ambiente entra nella Costituzione

Categorie: Altri blog

Allergie primaverili: cause e rimedi naturali

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 08:00

La stagione primaverile, contraddistinta dai suoi profumi e colori, per i meno fortunati è l’inizio di fastidiose giornate accompagnate da starnuti a causa dei pollini liberati dalle piante durante il periodo di fioritura.
L’allergia è un problema da non sottovalutare e che sembra essere in continua crescita, con il numero di persone colpite che aumenta di anno in anno. “I numeri parlano chiaro: nel 2025 quasi il 50% della popolazione europea soffrirà di una qualche allergia, mentre nel nostro Paese circa il 40% della popolazione dichiara già di soffrire di disturbi di questo tiporiporta AssosaluteAssociazione Nazionale farmaci di automedicazione – che fa parte di Federchimica.

A fronte di questi numeri la spiegazione (e previsione) futura non è troppo rassicurante: il cambiamento climatico e le alte temperature aumentano i livelli dei pollini.  A seguito di uno studio condotto dal team del professor Giorgio Walter Canonica, presidente SIAAIC Società Italiana Allergologia Asma Immunologia Clinica – e Direttore della clinica malattie respiratorie e allergologia dell’Università di Genova, è stato dimostrato che in 27 anni le giornate all’anno in cui la parietaria (pianta della famiglia dell’ortica) diffonde i suoi pollini è aumentato di 85 giorni. «Una maggior esposizione significa un peggioramento dei sintomi e un aumentato rischio di sensibilizzazione» – spiega Canonica. A ciò si aggiunga l’inquinamento outdoor e indoor che aumenta l’infiammazione delle mucose, indebolendole. Complice, oltre alla predisposizione genetica soggettiva, è anche il nostro stile di vita: “E’ lo scotto che dobbiamo pagare per aver introdotto norme e comportamenti che da una parte ci preservano da infezioni e malattie, ma dall’altra ci rendono più sensibili”, continua l’esperto. Trascorriamo molto più tempo al chiuso, in ambienti spesso poco areati e questi fattori aumentano la concentrazione di allergeni. “I bambini giocano molto poco all’aperto e quindi sono meno esposti alle sollecitazioni durante l’età dello sviluppo, e quindi sono più esposti allo sviluppo di allergie” – spiega ancora l’allergologo.

Quali sono i rimedi naturali contro le allergie?
Se si vuole provare una strada alternativa ai medicinali ci sono molti rimedi naturali che possono venire in soccorso. Premessa: dobbiamo conoscere con certezza l’elemento scatenante della nostra allergia e agire anche sulla prevenzione rendendo meno acuta la manifestazione della nostra allergia.

Quali cibi mi aiutano a combattere l’allergia?
Ricordiamo che gli antistaminici naturali non servono per curare le allergie, ma possono aiutare il corpo a moderare la sua reazione allergica.

Quali alimenti da evitare?
Vino, birra e bevande fermentate; formaggi stagionati, insaccati e cibi in scatola; tonno, sgombro, salmone, molluschi, crostacei, e frutti di mare in generale; pomodori, banana, fragole, fave e la frutta con il guscio (noci, nocciole e mandorle); cioccolato, cacao e caffè, che contengono infatti un tasso elevato di istamina.

Diversamente alimenti come come camomilla, tè verde e carote inibiscono il rilascio di istamina e possono quindi essere considerati antistaminici naturali. Tra i più comuni ricordiamo anche:

  • Aglio (allium sativum): ottimo rimedio per tenere sotto controllo gli allergeni e alcune cariche batteriche, ma sul quale bisogna fare attenzione. Le sue caratteristiche lo rendono utile per il controllo del livello di glicemia nel sangue, per cui il suo impiego dev’essere moderato in caso di soggetti diabetici o ipoglicemici.
  • Té verde: La quercetina, il pigmento che conferisce all’ uva nera e al tè verde il colore, blocca la produzione di istamina.
  • Vitamine: La vitamina D è molto utile per difendere l’apparato respiratorio, e per assumerla basta ingerire cibi come uova, burro, formaggi grassi, aringhe, sgombri e sardine. Comunque, anche le vitamine C ed E, contenute nella frutta e nella verdura, aiutano a rinforzare il sistema immunitario.
  • Il ginkgo biloba: Conosciuto per le sue virtù sulla memoria, può essere efficace anche per le allergie. Contiene alcune molecole efficaci contro le infiammazioni allergica chiamate FAP (fattore di attivazione piastrinica).

Articolo del 27 marzo 2019

Categorie: Altri blog

Le vittime del Mottarone | Vaccini anche in vacanza | Landini: “Si torna alle liberalizzazioni e al precariato”

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Altre tre ragazze pronte a denunciare le violenze del manager| La vittima: «Dopo il caffè ho perso i sensi»;

Il Giornale: Dosi, varianti, efficacia: “Tutta la verità sui vaccini”;

Il Manifesto: La Striscia ferita e distrutta aspetta il copione dell’ennesima ricostruzione;

Il Mattino: Manager arrestato a Milano, altre tre ragazze pronte a denunciarlo per violenza;

Il Messaggero: Tragedia sulla funivia del Mottarone. Cabina precipita nel vuoto, 14 vittime Morto un bambino ricoverato a Torino Perché il cavo ha ceduto? Foto Video;

Ilsole24ore: Smart working semplificato, arriva la proroga al 31 dicembre;

Il Fatto Quotidiano: Landini: “A un anno dalla pandemia si torna alle liberalizzazioni e al precariato. Una presa per il culo”;

La Repubblica: Aereo militare affianca volo Ryanair e lo dirotta su Minsk per arrestare un oppositore di Lukashenko. Ue: “Inammissibile”;

Leggo: Toto Cutugno: «Felice di passare il testimone ai Maneskin, bravi e originali»;

Tgcom24: Vaccini anche in vacanza: allo studio un’iscrizione temporanea alle Asl;

Categorie: Altri blog

Dal Giappone l’elisir di lunga vita

People For Planet - Dom, 05/23/2021 - 17:00

L’elisir di lunga vita sembrerebbe esser stato scoperto nella comune pianta giapponese Angelica Keiskei, più comunemente conosciuta con il nome di Ashitaba che tradotto significa foglia del domani, per la sua capacità di riprodurre il suo gambo e la foglia quasi quotidianamente.

Coltivata da oltre duemila anni, appartenente alla stessa famiglia delle carote, è da sempre utilizzata dal popolo del Sol Levante come pianta medicinale, alimento, energizzante, rigenerante: insomma, un superfood che oggi sembra godere di un’altra proprietà a tutti ambita: la capacità di rallentare l’invecchiamento. 

La scoperta, apparsa su Nature Communications, arriva dal team internazionale guidato da scienziati dell’istituto NAWI presso l’Università di Graz (Austria), in collaborazione con colleghi del Leibniz Research Institute for Environmental Medicine di Düsseldorf (Germania), dell’istituto INSERM di Parigi, dell’Università di Berlino e di altri centri e atenei europei.

Il team di ricercatori ha scoperto l’elisir di lunga vita analizzando le molecole antiossidanti racchiuse nelle foglie dell’Ashitaba riuscendo ad identificare un flavonoide che rallenta il decadimento cellulare. È stato scoperto che la molecola attiva il meccanismo di riciclaggio cellulare scoperto dal biologo giapponese Yoshinori Ohsumi e che gli è valso il Nobel per la medicina del 2016.

Il meccanismo scoperto da Ohsumi prende il nome di autofagia e prevede la rimozione e degradazione delle componenti danneggiate delle cellule, come proteine e organelli, per ottenere materie prime con cui costruire nuove molecole. Il cattivo funzionamento di questo meccanismo è all’origine sia di malattie molto diffuse, come infezioni, infiammazioni e tumori, sia di disturbi legati all’invecchiamento, a causa dell’accumulo di molecole tossiche nella cellula.

Grazie In test di laboratorio, la sostanza si è rivelata in grado di allungare la vita di lievito, vermi, moscerini della frutta di circa il 20% e è stato in grado di ridurre il declino cellulare associato all’età nelle cellule umane in coltura. Non solo, la molecola è stata sperimentata anche nei topi con problemi al cuore, soggetti a riduzione del flusso sanguigno (ischemia miocardica prolungata), e il trattamento ha avuto l’effetto di proteggere i tessuti. Il risultato, secondo gli autori, conferma il ruolo dell’autofagia nella protezione delle cellule e rappresenta un passo nell’identificazione di terapie anti-invecchiamento.

Una scoperta promettente che però necessita di ulteriori ricerche per determinare se questa è una valida strategia per la giovinezza eterna degli esseri umani.

Articolo del 20 febbraio 2019

Categorie: Altri blog