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Dieta Macrobiotica: capiamola meglio

People For Planet - Dom, 05/23/2021 - 15:00

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare di dieta e filosofia macrobiotica. Ma in cosa consiste questa dieta? Ed è più o meno meno salutare per il nostro benessere?

La macrobiotica è prima di tutto una filosofia: il termine significa “lunga vita“, ed è stato coniato dal giapponese Nyoiti Sakurazawa, conosciuto anche come George Oshawa, che ha portato questa teoria alla conoscenza del mondo occidentale negli anni ’50. Come spiega anche la pagina dedicata al tema del dizionario di Medicina Treccani, la macrobiotica di fatto unisce molti principi filosofici e religiosi orientali, con attenzione anche alla dieta, alla salute e al rapporto con la natura, in contrasto con le filosofie consumiste del mondo occidentale, e contro l’uso di pesticidi e agenti chimici in agricoltura. Prevede consigli di comportamento alimentare come la masticazione lenta, l’utilizzo di determinati cibi in determinate circostanze e una predilezione per le sostanze non raffinate, cereali integrali, carne e pesce in quantità moderate.

In una intervista a La Stampa il professor Franco Berrino, ex direttore dell’Istituto nazionale dei Tumori di Milano, ha evidenziato come i principi fondamentali della dieta macrobiotica siano simili alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per una alimentazione sana che prevenga l’insorgere di malattie. Ma ha specificato che “integrale” non significa “integralista”: bisogna prestare attenzione.

“La dieta macrobiotica è una dieta corretta”, conferma il dottor Giuseppe Bellotti, biologo nutrizionista che abbiamo interpellato in proposito. Ha un grande apporto di fibre, ha un limitato apporto di grassi saturi e di grassi in generale, poca carne, poco pesce. Questa filosofia e questo tipo di dieta risente della situazione della società orientale in cui si è sviluppata e della disponibilità di alcuni tipi di cibi. Come d’altronde facevano i nostri nonni, che mangiavano la carne una volta alla settimana”.

“Si tratta di una dieta fondamentalmente equilibrata, tutto sommato abbastanza simile alla dieta Mediterranea, e che va valutata nel contesto in cui è nata”, aggiunge Bellotti. “Come filosofia, così come molte altre, è nata per far accettare alcuni comportamenti che altrimenti sarebbe difficile far accettare. Diciamo una alimentazione corretta con un espediente psicologico”.

Molte persone si avvicinano alla macrobiotica per stare meglio, spesso riuscendoci, anche solo per il fatto di aver regolarizzato la propria dieta, spiega il nutrizionista: “Noi abbiamo bisogno di carboidrati, grassi e proteine nelle giuste quantità. Quando una dieta ha un apporto proporzionato di tutti i nutrienti è una dieta corretta e ci farà stare bene”.

Decidere di seguire di punto in bianco una dieta – di qualsiasi tipo –  è però sbagliato: “Le variazioni repentine sono sempre sbagliate, il corpo ha bisogno di abituarsi, e poi attenzione: bisogna ricordarsi che nessuna dieta è miracolosa o ‘fa guarire’ da qualche malattia e soprattutto non esiste una dieta uguale per tutti”. Specifica Bellotti: “Il corpo di ognuno è diverso e quindi non esiste una dieta che va bene per tutti, che fa star bene tutti allo stesso modo”.

Articolo del 27 Giugno 2018

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Venti aziende producono il 55% dei rifiuti di plastica di tutto il mondo

People For Planet - Dom, 05/23/2021 - 10:00

Venti aziende sono responsabili della produzione di più della metà di tutti i rifiuti di plastica monouso nel mondo, alimentando la crisi climatica e creando una catastrofe ambientale, rivela una nuova ricerca.

Secondo una nuova analisi completa, tra le aziende globali responsabili del 55% dei rifiuti di imballaggi in plastica del mondo vi sono sia società statali che multinazionali, compresi i giganti del petrolio e del gas e le società chimiche.

I primi 20 produttori di plastica monouso al mondo

  • ExxonMobil contribuisce al 5,9% del totale dei rifiuti di plastica monouso
  • Dow 5,6%
  • Sinopec 5,3%
  • Indorama Ventures 4,6%
  • Saudi Aramco 4,3%
  • PetroChina 4%
  • LyondellBasell 3,9%
  • Reliance Industries 3,1%
  • Braskem 3%
  • Alpek SA de CV 2,3%
  • Borealis 2,2%
  • Lotte Chemical 2,1%
  • Ineos 2%
  • Total 1,9%
  • Jiangsu Hailun Petrolchimico 1,6%
  • Far Eastern New Century 1,6%
  • Formosa Plastics Corporation 1,6%
  • China Energy Investment Group 1,5%
  • PTT 1,5%
  • China Resources 1,3%

L’indice Plastic Waste Makers ha rivelato per la prima volta i nomi delle aziende che producono i polimeri che diventano oggetti di plastica usa e getta, dalle mascherine ai sacchetti e bottiglie di plastica, che alla fine della loro breve vita inquinano gli oceani o vengono bruciati o gettati in discarica.

Inoltre, il report rivela che l’Australia è in testa alla lista dei paesi per la generazione del maggior numero di rifiuti di plastica monouso su base pro capite, davanti a Stati Uniti, Corea del Sud e Gran Bretagna.

I peggiori inquinatori al mondo

ExxonMobil è il più grande inquinatore di rifiuti di plastica monouso al mondo, contribuendo con 5,9 milioni di tonnellate alla montagna di rifiuti globale.

La più grande azienda chimica del mondo, Dow, che ha sede negli Stati Uniti, ha creato 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, mentre l’impresa cinese di petrolio e gas, Sinopec, ha creato 5,3 milioni di tonnellate.

Undici delle società hanno sede in Asia, quattro in Europa, tre in Nord America, una in America Latina e una in Medio Oriente. La loro produzione di plastica è finanziata da banche leader, tra cui Barclays, HSBC, Bank of America, Citigroup e JPMorgan Chase.

Il report

Secondo il report, l’enorme impronta dei rifiuti di plastica delle prime 20 aziende globali ammonta a oltre la metà delle 130 milioni di tonnellate di plastica monouso gettate via nel 2019.

Le plastiche monouso sono prodotte quasi esclusivamente da combustibili fossili, determinando la crisi climatica e, poiché sono alcuni degli articoli più difficili da riciclare, finiscono per creare montagne di rifiuti globali.
Solo il 10% -15% della plastica monouso viene riciclata a livello globale ogni anno.

L’analisi fornisce uno sguardo senza precedenti sul piccolo numero di società petrolchimiche e sui loro finanziatori che generano quasi tutti i rifiuti di plastica monouso in tutto il mondo.

La piaga della plastica

La crisi dei rifiuti di plastica cresce ogni anno. Nei prossimi cinque anni, la capacità globale di produrre polimeri vergini per materie plastiche monouso potrebbe crescere di oltre il 30%.

Si prevede che entro il 2050 la plastica rappresenterà il 5-10% delle emissioni di gas serra.

Si prospetta una catastrofe ambientale: gran parte dei risultanti rifiuti di plastica monouso finiranno come materiale inquinante nei paesi in via di sviluppo con sistemi di gestione dei rifiuti scadenti“, hanno affermato gli autori del report.

Il rapporto afferma che l’industria della plastica in tutto il mondo è stata autorizzata a operare con una regolamentazione minima e una trasparenza limitata per decenni. “Queste aziende sono la fonte della crisi della plastica monouso: la loro produzione di nuovi polimeri” vergini “derivanti da materie prime quali petrolio, gas e carbone, perpetua l’economia della plastica“.

Il rapporto afferma che tutto ciò mina il passaggio a un’economia circolare, compresa la produzione di polimeri riciclati dai rifiuti di plastica, il riutilizzo della plastica e l’utilizzo di materiali sostitutivi. Nel 2019, solo il 2% della plastica monouso è stato realizzato con polimeri riciclati.

L’inquinamento da plastica è una delle minacce più gravi e critiche per il nostro pianeta“, ha affermato il dott. Andrew Forrest AO, presidente della Minderoo Foundation. “Le attuali prospettive sono destinate a peggiorare e semplicemente non possiamo permettere a questi produttori di materie plastiche derivate da combustibili fossili di continuare come hanno fatto, senza alcun controllo. Con i nostri oceani che soffocano e la plastica che ha un impatto sulla nostra salute, dobbiamo esigere un intervento deciso da parte dei produttori, dei governi e del mondo della finanza per interrompere il ciclo dell’inazione“.

Fonte: The Guardian

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Colmar, WWG e IULM: al via il progetto moda sostenibile

People For Planet - Dom, 05/23/2021 - 08:00

Negli ultimi mesi i temi dell’ecosostenibilità e della riduzione dello sfruttamento delle risorse limitate del pianeta stanno entrando in moltissimi campi. Anche tra i più “insospettabili”. Uno di questi è quello della moda, spesso lontano da certe sensibilità. In realtà, e stiamo per scoprirlo, il mondo del fashion si sta rivelando come uno dei più prolifici per le sperimentazioni di forme di economia circolare. E questo grazie a iniziative come quelle recentemente messe in campo da Colmar in collaborazione con WWG E IULM Milano.

Il progetto “Fieldwork”

A marzo 2021 la software house italiana WWG ha deciso di celebrare la sua collaborazione decennale con il marchio Colmar lanciando un progetto di open innovation volto a promuovere l’ecosostenibilità dei processi produttivi nel brand famoso per la produzione di piumini Colmar e abbigliamento sportswear. Terzo partner dell’iniziativa, gli studenti dell’Università IULM di Milano che frequentano il corso di laurea Magistrale in Strategic Communication.

Ai partecipanti al percorso, denominato “Fieldwork”, il compito di elaborare soluzioni e strategie comunicative per lo sviluppo sostenibile di Colmar abbigliamento da applicare direttamente nei processi produttivi. A fine maggio sono attesi i risultati di questa esperienza che la casa di moda adotterà per proseguire sulla strada della produzione responsabile.

Colmar è attiva già da anni in quest’ottica e sta lavorando per migliorare le sue strutture, l’impatto dei propri prodotti e il “peso” della sua produzione sull’ambiente. Basti pensare che nel 2018 l’azienda aveva lanciato un progetto che prevedeva l’utilizzo della tecnica Teflon EcoElitedi Chemours come finitura repellente prodotta al 60% da materiali a base vegetale di provenienza rinnovabile.

Oggi siamo arrivati addirittura al 90% ed è possibile visionare i capi sostenibili direttamente sul loro sito ufficiale Colmar.it oppure sull’ outlet dello shop online Zalando, altro marchio da sempre attento al rispetto dell’ambiente e delle sue risorse.

Il concetto di economia circolare nella moda

Ma ha davvero senso parlare di economia circolare nel campo della moda? La risposta è decisamente affermativa. Il settore del fashion è uno dei più inquinanti se considerato nell’assetto tradizionale. La filiera produttiva causa ingenti emissioni di CO2 ed elevati sprechi d’acqua. In più, per realizzare capi alla moda, si è sempre ricorsi a un uso di sostanze chimiche decisamente eccessivo a fronte delle possibilità offerte dall’ecosistema.

Una situazione che si è ulteriormente aggravata con l’arrivo del “fast fashion”, ovvero della continua produzione e ricambio di prodotti a basso costo e scarsa qualità che non ha fatto altro che aumentare gli accumuli di scarti e di invenduto. Residui che vengono puntualmente bruciati creando problemi anche all’inquinamento del suolo.

È proprio per queste problematiche che l’economia circolare può fare davvero la differenza nel mondo dell’abbigliamento.

Prima di proseguire nell’analisi delle iniziative già messe in atto dalle istituzioni e dai grandi nomi della moda è importante rinfrescare il concetto di economia circolare. Fino a oggi lo standard produttivo principale è stato quello lineare. “Prendi, produci, usa e getta” sono state le parole d’ordine delle aziende, Parole d’ordine che hanno drasticamente compromesso la salute del pianeta e che hanno generato una così grande quantità di rifiuti che oggi è quasi impossibile smaltire.

Solo per dare qualche numero. Nell’Unione Europea si producono ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, in Italia quasi 500 kg a persona, molti dei quali finiscono nelle spiagge.

L’economia circolare, invece, si basa sul concetto del “ripara-riusa e ricicla” e ha come obiettivi quelli di limitare sprechi e produzione di rifiuti e di ridurre lo sfruttamento delle materie prime. Entrare in quest’ottica significa creare prodotti che durano più a lungo nel tempo, fatti con materiali di riuso e che sfruttano ciò che è già stato creato e non ancora smaltito.

Ecco perché la mole di vestiti buttati e inutilizzati potrebbero diventare la più grande risorsa negli anni a venire.

Le iniziative di economia circolare nel campo del fashion

L’Italia si sta mettendo in luce come uno dei Paesi più virtuosi nel campo della moda sostenibile. Abbiamo già citato l’esempio del brand di abbigliamento. Colmar e delle sue nuove collezioni realizzate in materiali di riciclo e venduti a prezzi da outlet. Non è l’unico. Alcuni distretti produttivi a Prato e Biella hanno aderito alle indicazioni del Detox Protocol di Greenpeace e del ZHDC, protocolli incentrati sulla riduzione dello sfruttamento della chimica tossica nell’abbigliamento.

Sul fronte marchi si sono mossi anche altri grandi nomi. Zalando, uno dei più importanti e-commerce di moda, ha aderito recentemente alla Ellen MacArthur Foundation (EMF), ovvero l’organizzazione internazionale che sta promuovendo il concetto di economia circolare a livello globale. Una collaborazione che porterà l’azienda a estendere il periodo di vita di circa 50 milioni di prodotti entro il 2023.

Discorso molto simile anche per Giorgio Armani, vero e proprio guru del Made in Italy, che in questi anni si è esposto più volte a favore della circolarità.

Nel frattempo si muovono anche le istituzioni europee. La Finlandia, ad esempio, ha stabilito che entro il 2023 il riciclaggio dei tessili sarà obbligatorio. E quella del Paese Scandinavo è solo l’ultima di una serie di iniziative volte a rivoluzionare i modelli di business e a incentivare l’uso di materiali eco-compatibili.

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Congo, primi arresti in per l’omicidio di Attanasio | Centri estivi, le linee guida | Così il Fisco ci spia

People For Planet - Dom, 05/23/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Nuove cure, batteremo il virus: «Sarà come un raffreddore». In quanto tempo? Gli studi;

Il Giornale: “Controllati da 161 banche dati”: così il Fisco ci spia;

Il Manifesto: Subappalto libero, i sindacati pronti allo sciopero generale;

Il Mattino: Salmonella, è allerta negli Stati Uniti;

Il Messaggero: Centri estivi, le linee guida: mascherine, posate monouso e misurazione della temperatura;

Ilsole24ore: Cingolani: «Obiettivo decarbonizzare l’Italia entro il 2050» – La mappa – I vaccini;

Il Fatto Quotidiano: Il governo Draghi vuole grandi opere senza controlli. Pd: “Inaccettabile che si torni al massimo ribasso”. Libera: “Via criminogena, apre a mafie e corruzione”;

La Repubblica: Primi arresti in Congo per l’omicidio dell’ambasciatore Luca Attanasio;

Leggo: Milano, narcotizza studentessa 21enne e la violenta al finto stage: arrestato imprenditore. Nel telefono foto di altre 4 ragazze nude;

Tgcom24: Strage di Capaci, 29 anni dopo spunta un audio inedito di Falcone: “Qui si muore per queste cose”;

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Come combattere lo stress senza stressarsi (Infografica)

People For Planet - Sab, 05/22/2021 - 17:00

Sei troppo stanco? Al lavoro sei sempre sotto pressione? In famiglia non hai un minuto per te?
Aspetta, prima di assumere medicine prova a mettere in pratica qualche consiglio di questi.

Per visualizzare l’infografica più grande clicca qui

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Sorbetto al limone fatto in casa

People For Planet - Sab, 05/22/2021 - 15:00

Come preparare un gustoso sorbetto al limone fatto in casa? Dal canale YouTube di Andreaky una ricetta da provare! Cosa serve:

  • 500 ml. acqua
  • 200 gr. zucchero
  • 180 ml. succo di limone
  • 1 scorza di limone

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I cani sono in grado di rilevare la presenza di covid-19 con una precisione del 97%

People For Planet - Sab, 05/22/2021 - 10:00

I cani sono più bravi a rilevare il Covid-19 negli esseri umani rispetto a molti test di flusso laterale veloce (LFT), secondo uno studio francese che potrebbe vedere i cani più ampiamente utilizzati per lo screening di virus di massa in luoghi affollati, compresi gli aeroporti.

Lo studio, condotto a marzo e aprile dalla scuola veterinaria nazionale francese e dall’unità di ricerca clinica dell’ospedale Necker-Cochin di Parigi, ha dimostrato che i cani erano in grado di rilevare la presenza del virus con una precisione del 97%.

Lo studio ha rilevato che i cani erano precisi al 91% anche nell’identificare i campioni negativi. Una recente revisione di 64 studi ha rilevato che gli LFT identificano correttamente in media il 72% delle persone infettate dal virus che presentano sintomi e il 58% degli asintomatici.

Questi risultati sono una conferma scientifica della capacità dei cani di rilevare la firma olfattiva del Covid-19“, ha detto il consiglio dell’ospedale di Parigi, aggiungendo che lo è stato il primo di questo genere.

Si tratta di risultati eccellenti, paragonabili a quelli di un test PCR“, ha detto ad Agence-France Presse il prof. Jean-Marc Tréluyer. Tréluyer ha dichiarato che i cani non sostituiranno i test della reazione a catena della polimerasi (PCR), che sono significativamente più affidabili dei test LFT.

Ma, ha detto, “potrebbero aiutare a identificare quelle persone che dovrebbero sottoporsi a un test virale completo e – poiché la risposta dei cani è così rapida – facilitare i test di massa” in luoghi come aeroporti, stazioni ferroviarie e luoghi di concerti.

Nello studio francese, i ricercatori hanno raccolto campioni – tamponi di cotone pressati per due minuti sotto le ascelle dei partecipanti – da 335 persone di età compresa tra i sei e i 76 anni che si sono presentate per un test PCR presso i centri di analisi di Parigi.

I tamponi sono stati poi sigillati in barattoli e dati ad almeno due dei nove cani utilizzati nel processo – nessuno dei quali è entrato in contatto con i volontari – per essere annusati. Gli addestratori dei cani non sapevano in anticipo quali campioni fossero positivi.

I cani hanno rilevato il 97% delle 109 persone il cui test PCR si è successivamente rivelato positivo e il 91% di quelli il cui test PCR è risultato negativo.

Fonte: The Guardian

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Prostatite solidale

People For Planet - Sab, 05/22/2021 - 08:00

Hanno proposto l’acquisto di pastiglie galleggianti da buttare nel wc prima di iniziare a fare pipì.

Poi con il getto dell’urina bisogna cercare di colpire la pallina galleggiante che a contatto con l’acido urico diventa effervescente. Vinci se riesci a scioglierla completamente. Ho ordinato via web una confezione di queste palline prostatiche e sono veramente divertenti. Peccato che costino un botto.

Lo scopo dei medici inglesi non è in effetti quello di convincere milioni di maschi a svenarsi economicamente per rifornirsi di palline. L’idea era di lanciare un messaggio curioso e virale per far circolare l’idea di fondo che è rivoluzionaria.

Esiste una stretta relazione tra i disturbi alla prostata e quel che pensi mentre fai pipì: se stai mirando a qualche cosa mentre urini ci metti l’intenzione, quindi mobiliti la parte del cervello che controlla la minzione e impegni i muscoli della vescica per rendere più potente il getto e quindi alleni questi muscoli, li tonifichi, migliorando così la circolazione del sangue… Si tratta di una serie di azioni muscolari e mentali che cambiano “l’intenzione urinaria” il che riduce l’ipertrofia prostatica e il numero di volte che ti devi alzare di notte per fare pipì.

Non si tratta di ottenere la piena guarigione, certo, ma si ottiene un sensibile miglioramento.

Quindi cari maschi dateci dentro, si possono usare palline di carta igienica, mozziconi di sigarette, all’aperto si può allenarsi a pisciare più lontano (mai controvento!) oppure colpire un filo d’acqua che sgorga da un impianto dall’irrigazione. Qualunque bersaglio va bene.

Che la forza pisciante sia con te!

Condividi con noi le tue esperienze nella cura della prostatite postando il tuo racconto nello spazio dei commenti a questo articolo.

PS
Vedi i link qui sotto dove trovi esercizi utili anche per la prostatite
Emorroidi Solidali (respirazione corretta e rilassamento di lingua e labbra)
Cistite solidale (respirazione corretta e rilassamento mandibolare)
Muscoletti vaginali solidali (esercizi del pubococcigeo)

PPS
Una serie di malanni hanno spesso come causa primaria o concausa un uso errato della muscolatura. Contrazioni o collassamenti muscolari provocano cattiva circolazione e quindi cattiva nutrizione delle cellule e possono poi dare origine a infiammazioni e addirittura favorire l’instaurarsi di infezioni, danni articolari, crolli del derma eccetera.
Mal di schiena, mal di testa, cistiti, emorroidi, dolori mestruali, incontinenza dopo la menopausa, gastrite, sono tra i malanni che spesso vedono il modo di muoversi e respirare e la postura tra le cause scatenanti.

Articolo del 28 Gennaio 2019

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Disney chiude tutti i negozi in Italia | Variante indiana, primo caso in Campania | Burocrazia: cantieri più rapidi

People For Planet - Sab, 05/22/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Disney: «Chiudiamo tutti i negozi in Italia, 230 lavoratori a rischio»;

Il Giornale: Perché il (nuovo) virus H5N8 può minacciare la salute globale;

Il Manifesto: Israele e Hamas accettano il cessate il fuoco;

Il Mattino: Variante indiana, primo caso in Campania: donna in isolamento a Torre Annunziata;

Il Messaggero: Papa Francesco cambia regole al Sinodo: diventa più democratico e parte dal basso;

Ilsole24ore: Minimum tax, sì dell’Europa alla proposta Usa: verso accordo al G20 – Il piano Yellen;

Il Fatto Quotidiano: Brusaferro (Iss): “Stiamo monitorando la durata della copertura immunitaria e la diffusione delle varianti. Altri richiami del vaccino? È una ipotesi allo studio;

La Repubblica: Taglio alla burocrazia e cantieri più rapidi per spingere il Recovery. Allarme dei sindacati: rischio subappalti senza controlli;

Leggo: Denise Pipitone, svolta clamorosa a Quarto Grado: «Indagati Anna Corona e Beppe Della Chiave». Ipotesi sequestro di persona;

Tgcom24: IL VERTICE CON VON DER LEYEN E GLI ALTRI BIG MONDIALI Global Health Summit a Roma, Draghi: “L’Italia è favorevole alla sospensione temporanea dei brevetti dei vaccini”;

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Contrordine: la pasta non fa ingrassare

People For Planet - Ven, 05/21/2021 - 17:00

La cattiva fama dei carboidrati
Alzi la mano chi, almeno una volta, non si sia sentito dire: “se sei a dieta, devi ridurre il consumo di pasta“. Un mito da sfatare. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista BMJ Open da un gruppo di ricercatori  del St. Michael’s Hospital di Toronto (Canada) assolve infatti il piatto italiano per eccellenza dall’accusa di indurre un aumento di peso, e precisa anzi che, se consumata all’interno di una dieta a basso indice glicemico, può avere anche effetti dimagranti.

Il nuovo studio sui carboidrati sconfessa la cattiva fama di alimenti ingrassanti

A differenza della maggior parte dei carboidrati cosiddetti “raffinati”, che vengono rapidamente assorbiti nel flusso sanguigno, la pasta ha un basso indice glicemico e provoca quindi minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di alimenti che, invece, hanno un livello alto di questo indice. I ricercatori si sono quindi concentrati sul consumo di pasta, invece che di altri carboidrati, come parte di una dieta sana a basso indice glicemico. Dopo aver effettuato una revisione di tutti gli studi (randomizzati e controllati) condotti su questo argomento ne hanno identificati 32, per un totale di quasi 2448 persone coinvolte. Dall’incrocio di tutti i dati raccolti dalle varie ricerche esaminate è emerso che “la pasta non ha contribuito all’aumento di peso o all’aumento del grasso corporeo”. A parlarne è l’autore principale dell’articolo pubblicato su BMJ Open, John Sievenpiper, il quale spiega che, “contrariamente alle preoccupazioni, in realtà la nostra analisi ha mostrato effettivamente una piccola perdita di peso. Quindi forse la pasta può essere parte di una dieta sana, come ad esempio quella a basso indice glicemico”.

Tre porzioni di pasta a settimana

Le persone coinvolte nelle sperimentazioni cliniche hanno mangiato mediamente 3,3 porzioni di pasta (una porzione equivale a circa cento grammi di pasta cotta) alla settimana invece di altri carboidrati, perdendo circa mezzo chilogrammo in un periodo di tempo medio di 12 settimane. “Ora possiamo dire  con una certa sicurezza – ha concluso Sievenpiper – che la pasta non ha un effetto negativo sul peso corporeo quando viene consumata come parte di un regime alimentare sano”.

Dieta a basso indice glicemico

Attenzione, però: non è che adesso si può brandire la forchetta senza più timore di vedere salire l’ago della bilancia. I ricercatori, infatti, precisano che “la pasta nel contesto di modelli dietetici a basso indice glicemico non influenza negativamente l’adiposità e riduce anche il peso corporeo e l’indice di massa corporea rispetto ai regimi alimentari a più alto indice glicemico”. I risultati di questo studio, quindi, sono generalizzabili al consumo di pasta insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico e all’interno di un’alimentazione, in generale, a basso indice glicemico. E spiegano che ulteriori studi dovranno essere effettuati per valutare gli effetti del consumo di pasta nel contesto di altri modelli dietetici sani.

Foto: pasta © al62 – Fotolia.com

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Articolo del 13 aprile 2018

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Violenza, 9 bimbi su 1000 seguiti dai servizi sociali. Dieci volte di più i casi nascosti

People For Planet - Ven, 05/21/2021 - 16:00

Nove bambini su mille sono seguiti dai servizi sociali per maltrattamento, ma il “sommerso” è quasi 10 volte di più. È appena stata pubblicata la seconda Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia, condotta da Terre del Hommes e CISMAI per l’Autorità garante dell’infanzia e adolescenza, su dati 2018. Tuttavia la prevalenza del maltrattamento in realtà è molto più elevata: le indagini retrospettive sia nazionali che internazionali indicano che la stima dei bambini maltrattati non riconosciuti o non segnalati sia quasi dieci volte superiore. Per ogni bambino segnalato ai servizi sociali ci sono nove bambini che vivono un’esperienza di abuso senza che i servizi sanitari o le agenzie educative siano in grado di identificarli. Possiamo dire di essere di fronte a una pandemia dove la maggior parte degli ammalati sono nascosti e per la quale ancor oggi non abbiamo a disposizione un valido sistema di protezione e sostegno. Lo rende noto il Gruppo Maltrattamento dell’Associazione Culturale Pediatri (Acp).  

L’indagine TdH e Cismai

L’indagine ha raccolto i dati da 196 Comuni di tutta Italia e sono state considerate tutte le forma di abuso: patologia delle cure, violenza assistita, maltrattamento psicologico, maltrattamento fisico e abuso sessuale.

Il maltrattamento è nella stragrande maggioranza dei casi (91,4%) intra-familiare e la patologia delle cure e la violenza assistita sono le forme più frequenti di maltrattamento in età pediatrica.

Quali conseguenze per i bambini

I danni per questi bambini sono sempre gravi: danni cerebrali che si ripercuotono in età adulta con una invalidità sociale o lavorativa permanente e un frequente esito in malattie croniche come ipertensione arteriosa, cardiopatie, tumori e in una più breve aspettativa di vita. Anche il costo economico per tutta la comunità è importante ed è stimato in circa 13 miliardi di euro in Italia (0,84% del Pil), secondo una ricerca dell’Università Bocconi, Cismai e Terre des Hommes, con un incremento annuo di nuovi casi di poco meno di un miliardo di euro.

Le conoscenze scientifiche, la prevalenza e la gravità del fenomeno non richiedono una riflessione ma una azione per prevenire il maltrattamento e per ridurne la ricorrenza”, dice Paolo Siani, pediatra e parlamentare, Capo gruppo del PD in Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza. “É necessaria innanzitutto l’istituzione di un registro nazionale che raccolga tutte le segnalazioni e le prese in carico da parte dei servizi sociali: solo in questo modo possiamo conoscere la realtà, e di conseguenza progettare programmi mirati e dirigere in modo adeguato le risorse economiche da investire nella prevenzione”.

Di cosa abbiamo bisogno?

Gli operatori e i professionisti che sono a contatto con i bambini hanno inoltre urgente bisogno di una formazione obbligatoria e permanente: medici, infermieri, educatori, insegnanti devono seguire un percorso formativo definito a livello nazionale che preveda continui richiami nel tempo così come è in altre nazioni europee”, aggiunge Carla Berardi, pediatra e referente del Gruppo Maltrattamenti di Acp.

É dimostrato scientificamente che interventi di prevenzione sia primaria (ossia per tutta la popolazione) che secondaria (per famiglie a rischio) possono ridurre l’incidenza del maltrattamento. Questi interventi – dai programmi delle visite domiciliari agli interventi sulla promozione della genitorialità positiva – necessitano di un investimento in risorse umane e in strutture adeguate, e della collaborazione di più servizi, dalle agenzie educative ai servizi sociali e servizi sanitari”, continua Berardi.

La proposta di Legge 2801

Per la protezione del bambino inoltre devono essere realizzati interventi di protezione che al momento sono in essere solo in poche realtà. La costituzione di una rete che unisca le diverse strutture operanti sulla famiglia e sul bambino, in grado di intervenire in modo coordinato e competente su ogni diversa forma di maltrattamento e la costituzione di equipe multidisciplinari operanti in ogni provincia con la funzione di primo intervento diagnostico a supporto del professionista o dell’operatore in contatto quotidiano con i bambini. La proposta di legge 2801 di questa legislatura in tema di “Disposizioni per la prevenzione del maltrattamento dei minori” affronta già questo complesso modello di interventoe noi auspichiamo fortemente che possa essere approvata e diventi legge il prima possibile”, conclude Federica Zanetto, presidente Acp.

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Sport e alimentazione: i consigli della nutrizionista per l’attività fisica

People For Planet - Ven, 05/21/2021 - 15:00

Alcune domande alla La dr.ssa nutrizionista Sara Cordara:

  • come si fa ad aumentare la massa muscolare con la dieta?
  • Cosa mangiare prima di una prestazione sportiva?
  • Bere integratori mentre si fa sport è indicato?
  • Cosa mangiare dopo un allenamento?

E molto altri nel video di Pazienti:

Pazienti

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10 consigli per dormire bene e svegliarsi bene
L’insostenibile desiderio di cambiare
La creatività è un comportamento, di Stefano Scozzese

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A Milano 1.500 morti ogni anno a causa del biossido di azoto

People For Planet - Ven, 05/21/2021 - 09:00

Ogni anno a Milano circa 1.500 persone perdono la vita per l’esposizione a concentrazioni di biossido di azoto (NO2), che regolarmente supera la soglia di 20 µg/m3 indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a tutela della salute umana.

L’impegno della società civile

Il risultato emerge dai dati raccolti ed elaborati dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano e del Dipartimento di Epidemiologia del Sistema Sanitario della Regione Lazio, anche grazie all’impegno di centinaia di cittadini lombardi nel corso della campagna di scienza partecipata “NO2 No Grazie” condotta in collaborazione con Cittadini per l’aria. Il progetto è stato inserito nel nuovo rapporto “Public awareness and efforts to improve air quality in Europe” dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, quale esempio virtuoso di azione della società civile per migliorare la qualità dell’aria. Ora, come ha sottolineato Francesco Forastiere del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRIB) – è necessario “ridurre il numero delle auto circolanti e, di conseguenza, l’esposizione dei cittadini milanesi”.

“Pedonalizzazioni diventino interventi quotidiani”

L’impatto terribile dell’inquinante sulla popolazione di Milano risulta dall’incrocio della mappa ad alta risoluzione spaziale (50×50 metri) della diffusione dell’NO2 – elaborata grazie ad un modello di machine learning (Land Use Random Forest – LURF) e sviluppata grazie alle centinaia di campionatori posizionati dai cittadini – con gli open data di popolazione e decesso del Comune di Milano. “Nuove strade scolastiche, zone 30 e pedonalizzazioni devono diventare interventi all’ordine del giorno per garantire una migliore qualità dell’aria (e dunque della vita) ai cittadini”, ha detto Luca Boniardi del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano.

Il risultato finale è una mappa che rappresenta l’impatto sanitario delle concentrazioni di NO2, zona per zona, rappresentativa di un anno-tipo per la nostra città. La rappresentazione grafica della diffusione dell’NO2 evidenzia chiaramente e conferma che il traffico, e in particolare quello dei veicoli diesel, è la maggior causa delle concentrazioni di NO2 a Milano.

Limiti superati puntualmente

I ricercatori hanno anche elaborato la cosiddetta esposizione media della popolazione, che indica che essa è – mediamente – esposta a concentrazioni pari a 41,6 µg/m3, dunque più elevata del limite di legge (fissato a 40 µg/m3). “Limite che rappresenta tra l’altro un vecchio compromesso politico”, ha detto Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’Aria. “Milano sarà all’altezza delle grandi capitali internazionali solo quando chi la amministra saprà porre al centro delle politiche il diritto dei suoi cittadini di respirare aria pulita. Al Governo chiediamo con forza di incrementare le azioni del PNRR sulla ciclabilità e la mobilità dolce. I dati parlano chiaro: la mobilità urbana deve essere la priorità per il nostro Paese”.

L’87% dei cittadini lo chiede

Cade a fagiolo notare che recentemente, l’87% dei cittadini milanesi e romani ha chiesto più spazi verdi in città in un sondaggio europeo, YouGov, che ha preso come campione per l’Italia le città di Roma e Milano. L’indagine è stata commissionata dal neo movimento europeo Clean Cities, di cui fanno parte Legambiente e Kyoto Club, con l’obbiettivo di capire l’orientamento dell’opinione pubblica sulla mobilità nelle città post covid. Il dato dimostra fino a che punto i cittadini abbiano una visione più progressista e ambiziosa rispetto alla politica. Oltre i tre quarti degli intervistati (84%) ha chiesto autorità più attive nella protezione dall’inquinamento atmosferico. La percentuale più alta in Europa. Inoltre, quattro persone su cinque – l’80%: anche qui, più che in ogni altra città europea, dove la media è 69% – vorrebbero che le amministrazioni locali si impegnassero nel proteggere i bambini dall’inquinamento dell’aria.

La petizione per chiedere l’intervento dell’Ue

Ancora, più di chiunque altro coinvolto nel sondaggio, gli italiani (76%) vorrebbero una ripartizione più equa dello spazio pubblico tra auto, mezzi pubblici, ciclisti e pedoni. Gli intervistati hanno espresso un chiaro indirizzo anche rispetto alle auto. Infatti, i due terzi del campione (71%) ha affermato che, dopo il 2030, solo le auto a emissioni zero dovrebbero essere autorizzate a circolare nelle nostre città. Poco meno di due terzi (il 65%, sempre la percentuale più alta a livello europeo) sostengono l’importanza della chiusura delle strade nei pressi delle scuole.

Una petizione sta cercando di ricordare questi dati a Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione Europea.  A questo link è possibile firmare per lo “Stop alle auto diesel e benzina entro il 2030”, campagna promossa dalla campagna europea Clean Cities, con la quale tutte le associazioni ambientaliste europee chiedono di porre fine alla vendita di nuove auto a diesel, benzina e gas, compresi i veicoli ibridi.

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Una corsa (a settimana) allunga la vita

People For Planet - Ven, 05/21/2021 - 08:00

Che correre faccia bene non è una novità: ormai è conoscenza acquisita che lo svolgimento dell’attività fisica sia uno degli strumenti, insieme a una sana alimentazione, per il mantenimento di una buona salute a ogni età. A confermarlo arriva ora un nuovo studio pubblicato online sul British Journal of Sports Medicine, da cui emerge che correre riduce il rischio di mortalità per qualsiasi causa.

Il bello è che per avere benefici dal jogging non è necessario versare litri di sudore: gli autori dello studio spiegano infatti che per avere effetti positivi è sufficiente una corsa di 25 minuti a settimana, anche a un’andatura leggera. Un obiettivo più che raggiungibile anche da chi lamenta di non avere mai tempo per l’attività fisica.

Esaminati 14 studi

Per giungere ai loro risultati i ricercatori hanno esaminato 14 studi condotti sull’associazione tra la pratica della corsa e il rischio di morte per tutte le cause, tra cui malattie cardiovascolari e tumori, per un totale di oltre 230 mila persone coinvolte la cui salute è stata monitorata per un periodo di tempo compreso tra un minimo di 5,5 e un massimo di 35 anni. Dai dati raccolti è emerso che, rispetto a chi non pratica la corsa, ogni quantitativo di jogging risulta associato a un rischio inferiore del 27% di morte per tutte le cause in entrambi i sessi. In particolare per quanto riguarda i decessi per malattie cardiovascolari e per cancro il rischio risulta ridotto rispettivamente del 30% e del 23%.

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Bastano piccole “dosi”

Per avere benefici non è necessario correre molte volte a settimana, né impegnarsi in corse lunghe: dalla ricerca risulta infatti che risultano associate a benefici per la salute e a una maggiore longevità anche piccole dosi di corsa – per esempio 25 minuti una volta a settimana – e tutt’altro che intense – effetti benefici sono stati registrati anche alla velocità di 8 km all’ora (che è l’andatura di una camminata a passo medio).

La quantità minima di corsa per ridurre il rischio di mortalità, 25 minuti a settimana, è molto meno dei 150 minuti di attività fisica complessivi settimanali consigliati agli adulti a livello internazionale per mantenersi in buona salute: «Questo fa sì che la corsa – suggeriscono gli autori – sia una buona opzione per coloro che non praticano attività fisica per mancanza di tempo».

Aumentare le quantità di corsa non migliora i benefici

Aumentare la quantità di jogging, invece, non migliora i benefici in quanto non risulta associato a una maggiore riduzione del rischio di morte. I ricercatori spiegano che praticare una breve e poco impegnativa sessione di corsa a settimana potrebbe essere una misura per il benessere e la longevità a costo zero, adatta anche a chi ha poco tempo, ai pigri e a chi non si sente tagliato per lo sport: «L’aumento della pratica della corsa, indipendentemente dalla ‘dose’ – scrivono gli autori dello studio – potrebbe portare a miglioramenti sostanziali in relazione alla salute della popolazione e alla longevità».

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Articolo del 4 Luglio 2020

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Pensioni: fino a 170 euro in meno | Asta : dal cappello di Indiana Jones alla bacchetta di Harry Potter | Draghi: soddisfatto delle riaperture

People For Planet - Ven, 05/21/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Matrimoni, green pass e regole anti Covid: il protocollo per invitati, buffet, foto e balli. L’Italia verso zona bianca entro il 21 giugno;

Il Giornale: Bomba sulle pensioni: fino a 170 euro in meno;

Il Manifesto: Ceuta, al via espulsioni di massa dei migranti;

Il Mattino: La rivincita del Texas, zero morti in 24 ore;

Il Messaggero: DISGELO Antartide, si stacca il più grande iceberg del mondo: è vasto quanto il Molise Video;

Ilsole24ore: Sostegni bis, Draghi: aiuti da 40 miliardi, per i giovani più facile comprare casa;

Il Fatto Quotidiano: Omicidio Vassallo, l’antimafia riapre il caso. Il 5S Migliorino: “Avremmo dovuto farlo prima”;

La Repubblica: Usa, all’asta i cimeli di Hollywood: dal cappello di Indiana Jones alla bacchetta di Harry Potter;

Leggo: Ambulanza della morte, ergastolo al barelliere Garofalo: «Uccise tre persone iniettando aria nelle vene»;

Tgcom24: Draghi: sono soddisfatto per le riaperture graduali, grazie a vaccini | Tutte le misure;

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Pregiudizi su uomini, donne e gay

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 19:00

La nostra quotidianità è condizionata dai pregiudizi di genere molto di più di quel che pensiamo. È quasi “un’abitudine del pensiero” che l’uomo debba lavorare sodo, la donna debba essere sensibile, i gay siano ottimi stilisti e le lesbiche maschi mancati…

In questa puntata del Salotto Psicologico parliamo di genere, pregiudizi e sociologia in compagnia della Dott.ssa Ilaria Fontana psicoterapia Napoli, Jacopo Fo e la prof.ssa Fulvia Signani, psicologa e sociologa dell’università di Ferrara al Centro Universitario di Studi sulla Medicina di Genere. Regia di Doris Corsini.

Jacopo Fo
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Il pianista Alberto Ferro vincitore al George Enescu Festival

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 05/20/2021 - 17:33

Un altro importante riconoscimento per il giovane pianista Alberto Ferro, da molti considerato un’eccellenza gelese. Negli ultimi giorni, ai vari premi acquisiti si aggiunge quello per il “miglior giovane accompagnatore di una sonata per violino e pianoforte” al Concorso Internazionale di Violino ′′George Enescu ′. 

Il contest in questione si è svolto nella cornice del George Enescu Festival, tenutosi al Ateneul Român di Bucarest.

Durante l’esibizione, Ferro ha avuto l’onore di accompagnare il grande violinista Gennaro Cardaropoli, considerato uno dei più talentuosi musicisti italiani di oggi.

Ecco il video della pubblicazione, pubblicato dallo stesso Alberto Ferro nel suo profilo Facebook personale.

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Raro complesso termale in via Romagnoli. È vincolo archeologico.

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 05/20/2021 - 17:01

Un nuovo passo in avanti per la preservazione del patrimonio storico-culturale del nostro territorio. Dopo una procedura durata circa un anno, l’assessorato regionale dei beni culturali ha finalmente posto il vincolo archeologico sull’area ellenistica di via Ettore Romagnoli. 

Nello specifico, si tratterebbe di un complesso termale di grande rilevanza storica, che secondo le relazioni della Soprintendenza sarebbe da considerare una rarità in Sicilia, anche per via della sua pregevole decorazione musiva. Tale complesso sarebbe emerso nel 2013, durante delle indagini preventive su dei cantieri edilizi privati. A confermare l’importanza archeologica dell’area, anche il ritrovamento di un mosaico a ciottoli sul pavimento, che raffigurerebbe una figura femminile (probabilmente una Nereide) adagiata tra le spire di un mostro marino. Con un braccio, la donna cinge il mostro, mentre con l’altro sorregge un utensile non identificato. Ai tempi del ritrovamento, dell’impianto termale sarebbero emerse almeno sei vasche a semicupio, costituite in parte di terracotta e in parte in muratura.

Già nel 2011, in via Ettore Romagnoli sarebbero stati ritrovati oggetti di varia natura, tra cui una casa ellenistica con le canalette dell’acqua dell’epoca, di anfore, monete ed i muri di un’abitazione del IV – III sec. a. C.

Il fatto che l’area fosse stata fortemente urbanizzata nel corso del tempo aveva bloccato il proseguire degli scavi archeologici. Inoltre, ciò aveva anche precluso la possibilità di ricevere importanti finanziamenti regionali, come quelli del programma “Patto per il Sud”. Adesso, grazie alle azioni intraprese dalla Soprintendenza di Caltanissetta, diretta da Daniela Vullo, è stato formalizzato e completato l’iter burocratico con la Regione. 

Ciò significa che non potrà essere avviata alcuna attività, costruttiva e non, che possa danneggiare i reperti ritrovati sul sito. In tal modo, quanto scoperto verrà tutelato anche da eventuali atti vandalici.

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L’amore ai tempi di internet: nel 2037 più di un neonato su due sarà un “e-bebè”

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 17:00

Entro i prossimi 20 anni al massimo, più di un bambino su due sarà un “e-bebè“, ovvero nascerà da coppie che si sono conosciute online. A sostenerlo è un’indagine condotta dagli studenti dell’Imperial College Business School di Londra per conto del sito di incontri online eHarmony.

Oggi una coppia su tre si conosce online

Dal rapporto, che si chiama “Future of Dating“, emerge che già entro il 2030 quattro bambini nati su 10 saranno e-bebè. Attualmente secondo i dati raccolti il numero di coppie che si conosce online sono in crescita e rappresentano un terzo del totale.

Le proiezioni effettuate indicano il 2037 come l’anno del “cambiamento”, in cui le coppie che si sono  conosciute tramite siti di incontri saranno di più di quelle che hanno avuto il primo approccio alla nella vita reale.

Articolo del 5 dicembre 2020

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Sconfiggere il cancro costringendolo ad auto-eliminarsi: al vaglio una nuova tecnica

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 15:52

Sconfiggere il cancro con una tecnologia di terapia genica che spinge le cellule del cancro a produrre composti terapeutici in grado di distruggere la massa tumorale dal suo interno. In altre parole, sconfiggere il cancro costringendolo ad auto-eliminarsi.

La speranza è data da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università di Zurigo (Svizzera), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Divisione di Biologia e Ingegneria Biologica del California Institute of Technology (CALTECH), Stati Uniti.

I ricercatori, coordinati dal professor Andreas Plückthun, docente presso il Dipartimento di Biochimica dell’ateneo svizzero, hanno sviluppato questa tencnologia dopo aver modificato con l’ingegneria genetica un adenovirus, un comune patogeno che provoca il raffreddore, già utilizzato in diversi vaccini anti Covid (come il Vaxzevria di AstraZeneca, l’Ad26.COV2.S di Johnson & Johnson e lo Sputnik V del Gamalaeya Research di Mosca).

Una volta reso l’adenovirus una sorta di “navetta di trasporto” in grado di fornire i geni alle cellule tumorali, l’organismo del paziente di cancro può produrre agenti terapetici quali anticorpi, chitochine e diverse sostanze di segnalazione responsabili del processo di auto-eliminazione delle cellule cancerogene.

Una tecnologia tanto innovativa quanto light, perché permette di apportare farmaci direttamente e unicamente dove c’è bisogno, senza debilitare il resto del corpo né danneggiare organi e tessuti sani come di frequente avviene con la chemioterapia e la radioterapia.

I test, fa sapere le rivista scientifica PNAS in cui è stata pubblicata la ricerca, sono stati condotti in laboratorio su modelli animali, pertanto i risultati andranno confermati in seno alla sperimentazione clinica, ma l’attesa è tanta anche in virtù di un ulteriore aspetto positivo: la tecnologia sviluppata potrebbe risultare uno strumento efficace anche nel trattamento dei pazienti gravemente affetti da Covid-19.

Per una lettura integrale e in inglese della ricerca, intitolata “The SHREAD gene therapy platform for paracrine delivery improves tumor localization and intratumoral effects of a clinical antibody“, continua qui.

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