Altre notizie dai nostri siti

I 10 migliori film di Clint Eastwood

People For Planet - Sab, 06/05/2021 - 17:00

Ha da poco compiuto novant’anni questo magnifico patriarca del cinema mondiale che non ha smesso di armeggiare con la macchina da presa regalandoci storie incredibili raccontate con estetica tagliente. Una magnifica cavalcata avventurosa quella di questo figlio dell’America più profonda che dopo una formazione di esercito e sport (carriere che gli serviranno molto in futuro come i suoi studi e la passione per la musica) per poi approdare alla recitazione con piccoli ruoli che lo condurranno per questioni economiche ad indossare anche quello del pistolero in pessimi b-movie western e in serie televisive di una certa notorietà.

La ruota della fortuna inizia a girare quando Sergio Leone cerca il protagonista del suo primo western tratto da una storia di Kurosawa. La foto è quella di Clint. Contattato in America tramite il suo agente, l’attore si mostra scettico ma il conio Kurosawa lo intriga: pochi anni prima “I magnifici sette” tratto da “I sette samurai” dello stesso regista è stato un successo clamoroso. E poi un film western girato in Europa non sarà neanche visto nelle sale americane, vale la pena rischiare. L’incontro con Leone è noto per il suo successo commerciale e la clamorosa affermazione dello “straniero senza nome” che comunque riceve sberleffi dalla critica. La trilogia del Dollaro leonina catapulta Eastwood nell’olimpo delle star e presto lo farà passare dietro la macchina da presa ereditando molto dalla lezione di Sergio Leone ma costruendo nel tempo una magnifica narrazione filmica che si abbevera della lezione di molti classici americani contaminandoli di personale contemporaneità.

Arriverà a firmare capolavori immensi e film dotati di cifra autoriale non perdendo il vizio di recitare.

Pur nella brevità di questa nota non si può dimenticare che Eastwood nel corso degli anni Settanta fu bollato genericamente come fascista per l’interpretazione dei suoi commissari violenti e per le sue idee repubblicane ma libertarie. Su questo aspetto rimando a quanto scritto in un esauriente analisi nel suo blog dal critico eretico di lungo corso Valerio Caprara che ben ricostruisce quella ormai dimenticata querelle di altri tempi.

Le regole d’ingaggio di questa rubrica invece si limitano a dover scegliere i migliori dieci titoli di un regista che ne ha girato 41 e che è giusto ricordare che ne ha anche interpretati ben 71 con protagonisti spesso antieroi spigolosi e angolari. Una vita nel cinema partendo dal basso e raggiungendo il massimo successo ma sempre restando saldo nei suoi principi morali e artistici mai svenduti alle logiche del mercato.

MILLION DOLLAR BABY, 2004

Frankie Gunn il protagonista è interpretato dallo stesso regista. Morgan Freeman narra invece la vicenda di un uomo solitario che vive gestendo una palestra e alleando pugili. La sua filosofia della boxe non ha scorciatoie. Un magnifico perdente americano che legge Yates in gaelico e scrive ogni settimana una lettera ad una figlia che non risponde mai come in certi romanzi di Garcia Marquez. Non manca di andare a messa per mettere sulla graticola un prete disegnato alla perfezione. Insegue un titolo mondiale ma le crudezze della vita non gli permettono di vincere. Arriva una donna interpretata da una magnifica Hilary Swank a capovolgere la situazione. La crisalide Maggie diventerà la farfalla Macushla che con un accappatoio verde e il quadrifoglio d’Irlanda regalatole dal suo allenatore sfiderà per il titolo mondiale a Las Vegas la cruentissima Billie The Blue Blear interpretata da una vera campionessa di kickboxing.

Un capolavoro fotografato in chiaroscuro, montato come solo i film di boxe sanno essere. Le uniche luci vive sono quelle dei ring e degli ospedali. La California è un tratto di spiaggia, un ritorno a casa di notte in autobus. Il resto è mitologia da palestra. Con personaggi minori che dal bordo ring mostrano con humor e verità che è quaggiù che qualcuno ci ama. Se finisce male, ma hai vinto un milione di dollari, quei serpenti dei tuoi parenti che ti hanno lasciato ai margini del mondo andranno prima a Disneyland e poi verranno a succhiarti il sangue. Quattro Oscar, due al grande Clint da regista. Meritava anche quello da attore.

GLI SPIETATI, 1992

L’epica del western diventa cronaca di ordinaria quotidianità violenta e spietata in una rivisitazione del genere che ne consegna alla storia del cinema l’ultimo grande titolo del Novecento.

William Munny è un pistolero (interpretato dallo stesso Clint) che ha messo le armi da parte preferendo diventare allevatore per amore di moglie e figli. Ma la consorte è morta, tutto va in malora e la chiamata di un giovane incapace cacciatore di taglie che cerca soci per vendicare a pagamento una prostituta sfregiata in un bordello riapre le antiche consuetudini per confrontarsi con il Male dell’oggi. Munny recupera il suo antico sodale black (ancora una volta il magnifico Morgan Freeman) e si parte per far giustizia. Ma quel tema è competenza di uno spietato sceriffo (un monumentale Gene Hackman) che detta le regole in maniera spietata e personale. Ma Munny che nella sua vecchia carriera non ha risparmiato neanche donne e bambini saprà regolare i conti.

Non è più tempo di eroi e il crepuscolo cinematografico del genere si tinge d’autorevole capolavoro aurorale con una storia che convince per essenzialità, ritmo dello spettacolo, emozioni e come scrive Mereghetti: “il film non è più solo avventura ma angosciata riflessione sul Tempo e sulla Storia”.

Definitiva consacrazione per Eastwood come autore anche ad Hollywood che omaggia film e regista con quattro Oscar.

GRAN TORINO, 2008

Anche in questo film Clint sta dietro e davanti la macchina da presa. E’ Walt Kowalski, stesso cognome del protagonista di “Un Tram chiamato desiderio” ma è anche vedovo come ne “Gli spietati

Un veterano della guerra di Corea ed ex operaio metalmeccanico che non sopporta gli asiatici che ronzano nel suo cortile. Il suo quotidiano da difendere sono l’automobile che dà il titolo al film, le lattine di birre, il suo cane, un amico barbiere. L’epoca dell’odio raccontata con grande maestria e con ruoli rovesciati come solo un maestro del cinema sa fare trasformando il patriota razzista in un magnifico antieroe amato da chi cerca il senso comune della vita. Sentenzia bene Morandini: “Fa capire che la piccolezza umana può essere una grandezza. Fa aspettare lo spettatore con una sorta di suspence per poi sorprenderlo nel finale”. Meritava l’Oscar ha trovato il consenso nel pubblico.

I PONTI DI MADISON COUNTY, 1995

Il cinema da duri di Eastwood lo sa essere anche con una trama da film d’amore che si annovera tra i migliori di tutti i tempi. Clint questa volta veste i panni di un celebre fotografo del National Geografic, Robert Kincaid, in linea con altri suoi personaggi solitari e romantici, che per lavoro finisce nell’America rurale e incontra la passione sentimentale dell’affascinante Francesca (una superba Meryl Streep) sposata con figli. Qualcosa di veramente stravolgente che appassiona qualunque spettatore per autenticità di racconto e sapiente controllo del meccanismo cinematografico. Come sostiene Cesare Catà che ha presentato di recente ad Ascoli il film all’ultima edizione di Cinesophia dedicata a Clint Eastwood: “Sostanzialmente, I Ponti di Madison County racconta dell’immane tragedia di incontrare il grande amore della nostra vita nel momento sbagliato, quando le circostanze ce lo rendono impraticabile”. Un finale memorabile rende il film indimenticabile. Bellissimo, struggente, si rivede sempre con la stessa emozione.

MYSTIC RIVER, 2003

Un neonoir originalissimo per trama e svolgimento tratto da un libro che offre le fondamenta ad un’ottima sceneggiatura da gran film di Eastwood.

Antefatto di partenza nel 1975 a Boston. Tre ragazzi giocano ad hockey in strada. Passa un’automobile con un prete e un poliziotto e vengono redarguiti. Solo uno di loro, Dave, viene costretto a salire con i due adulti. Ricompare mesi dopo e nessuno saprà cosa è accaduto. Passa un quarto di secolo due amici sono vicini di casa, il terzo è diventato un detective di polizia. Dave continua a mantenere il suo segreto. Un omicidio apre una magnifica sciarada che metterà i tre protagonisti a confronto per quello che erano da ragazzi e per come si sono trasformati da adulti.

Regia magnifica condotta con gran rigore senza mai propendere verso nessuno dei personaggi ritratti per intrigare lo spettatore. Il fiume è una splendida metafora, il finale è assolutamente perfetto. Attori magnifici. Oscar per Sean Penn e Tim Robbins.

LETTERE DA IWO JIMA, 2006

Una delle più cruente battaglie della Seconda Guerra Mondiale vista dal punto di vista giapponese speculare al coevo “Flags of our fathers” dove sempre Eastwood raccontava gli americani senza retorica ma anzi demolendo le propaganda della celebre foto che innalza la bandiera per santificare la carneficina e scrutarne il loro privato.

Qui si parte da lettere di soldati rinvenute da archeologi per entrare nella psiche di soldati giapponesi consapevoli di dover essere sconfitti. Non è un film classicamente antimilitarista ma omaggia i morti di entrambi gli eserciti con grande pietà umana. Nei cunicoli ci sono i giapponesi, i marines sono in campo lungo. I flashback ci mostrano un ex fornaio che vorrebbe poter vedere la sua neonata, un campione d’equitazione, un poliziotto idealista. Su tutti si staglia la figura del generale, uomo di grande cultura che ha vissuto in Canada e conosce molto bene gli americani. Film oscuro e raffinato anche grazie ad una preziosa fotografia che ha riscritto il modo di girare l’orrore della guerra.

UN MONDO PERFETTO, 1993

Il sogno americano del mito kennediano distrutto da vite non illustri ma pesanti come montagne.
Kevin Kostner è un evaso che deve raggiungere l’Alaska per saldare i conti esistenziali e prende in ostaggio un bambino. Il capo dei rangers è Clint in persona (variante produttiva dell’ultimo momento) ma il ruolo è quello anticonformista e da antieroe che gli calza a pennello.

C’è una criminologa che conosce l’incrocio di vita tra evaso e ranger. Il bambino vive in una famiglia di Testimoni di Geova e grazie all’evaso scopre per la prima volta le gioie del luna park, dello zucchero filato e di Halloween che la mamma gli aveva sempre proibito.

Il presidente Kennedy sta per arrivare a Dallas e il capo dei ranger ha un bus attrezzato per garantirne la sicurezza ma sarà dirottato per rincorrere l’evaso e il bambino. Una sceneggiatura precisa come un orologio svizzero con i colpi di scena giusti. Secondo Morandini: “troppo classico nel suo rigore etico per poter aspirare alla futile gloria dei premi Oscar e ai primi posti nella classifica degli incassi”.

BIRD, 1988

Clint Eastwood è una grande appassionato ed esperto di jazz, pianista e nella sua filmografia non mancano belle digressioni musicali come “Honkytonk man”. Altra cifra di Clint sono i biopic ed eccolo quindi cimentarsi con la vita eccesiva per genio e sregolatezza di Charlie Parker detto “Bird” sassofonista principe del Bebop che ha lasciato un segno indelebile in almeno tre generazioni di appassionati.

In pieni anni Ottanta non si contavano i contrari all’operazione per pregiudizio ideologico contro il bianco conservatore che non può raccontare la musica nera di un eroinomane. Clint invece a partire dal protagonista punta bene su Forest Whitaker che trionferà a Cannes vincendo la Palma d’oro ma anche il Gran Prix tecnico per la qualità della colonna sonora raddoppiata con l’Oscar per il sonoro. Bird infatti è un film biografico scomposto che grazie ai flashback ricostruisce divinamente le atmosfere di un’epoca e la musica del tempo nuovo che cambiava il corso della storia. Una sublime suite cinematografica che omaggia il più celebre antieroe del jazz della modernità.

IL CAVALIERE PALLIDO, 1985

Un cavaliere solitario e di poche parole ma con toni predicatori difende una comunità di cercatori di pepite vessati da uno speculatore che assolda tagliagole per poterli mandare via. Clint dirige il film e lo interpreta ispirandosi per trama e ispirazione ad un classico degli anni Cinquanta come “Cavaliere della valle solitaria”. Un punto di svolta nella concezione western del regista che va ad esaltare anche una personale lettura anarcoecologista del mondo. Ma c’è anche molto mestiere e tecnica cinematografica nello straordinario duello finale e nella sequenza iniziale. Il protagonista un “uomo senza nome” richiama Leone ma l’opera comincia ormai ad avere un’estetica tipicamente eastwoodiana. Maggior incasso americano per un western negli anni Ottanta.

AMERICAN SNIPER, 2014

Questa volta il biopic è per un cecchino realmente esistito e di non poco valore. Chris Kyle è un tiratore scelto dei Navy Seal. Un texano cresciuto ad armi e rodeo e che crede in Dio e Nazione. Conosce Taya e la sposa.
Lo attende la guerra in Iraq con le sfide all’oltranzismo di Al Qaeda e del suo omologo “Il macellaio”. Ma il rapporto con la famiglia diventa complesso e difficile. Ogni colpo un ucciso. Un mito e una leggenda che perde i pezzi della sua psiche. Quando torna a casa ritrova sé stesso dedicandosi ai reduci di guerra abbandonati da tutti ma il destino reale che Eastwood racconta sa essere imprevedibilmente beffardo.

Tratto dalla biografia di Kyle il progetto piaceva a Spieberg ma è per fortuna diventato un film di Eastwood che con chirurgica precisione ci mostra la polvere, il sudore, il sangue della guerra moderna edulcorata dai media. Per le accuse di propaganda fascista americana rivolgetevi a qualcun altro. Neanche le commento. Un grande piccolo film.

Categorie: Altri blog

Avere vent’anni e suicidarsi perché “nero”: la straziante lettera di Seid Visin

People For Planet - Sab, 06/05/2021 - 12:40

Sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosità. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. Ovunque io vada, ovunque io sia, sento sulle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”.

Un ragazzo di ven’tanni si è suicidato e leggere una sua lettera inviata agli amici stretti e alla psicoterapeuta da cui era in cura fa male. Si chiamava Seid Visin, era nato in Etiopia e successivamente era stato adottato da una famiglia italiana. Aveva giocato nelle Giovanili del Milan e del Benevento. Per un po’ era stato seguito anche da Mino Raiola. Poi aveva deciso di tornare a Nocera Inferiore per conseguire il diploma al liceo scientifico, abbandonando così il sogno del calcio professionistico. Lì è stato trovato ieri, 4 giugno, morto nella sua abitazione.

“Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perché troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche come responsabile perché molti giovani italiani non trovassero lavoro. Dentro di me è cambiato qualcosa. Come se mi vergognassi di essere nero“.

La discriminazione razziale esiste e si manifesta in tutti gli ambiti della vita, sia nel mondo reale che in quello virtuale, tanto sul piano istituzionale quanto su quello individuale e collettivo. Razzismo strutturale, di cui talvolta non si ha nemmeno coscienza e di cui sono permeati anche i più insospettabili.

Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente Vita”.

Che cos’è l’antirazzismo? Come si decostruisce il razzismo strutturale? Come mobilitarsi per assicurare la giustizia razziale? Cosa si avrebbe potuto fare perché Seid Visin non si suicidasse? E cosa si sarebbe dovuto non fare perché Musa Balde, il migrante di 23 anni che si è tolto la vita impiccandosi nel Cpr (Centro per il Rimpatrio) il 27 maggio scorso? Non pestarlo in strada come hanno fatto in gruppo dei ragazzi italiani, ad esempio. Ma non basta. Quello che noi tutti, ciascuno nel proprio spaccato di vita, sta facendo per una convivenza tra pari, esseri umani, tutti, non basta.

Categorie: Altri blog

Dal seme della ciliegia alla pianta. Ecco come fare!

People For Planet - Sab, 06/05/2021 - 12:00

È arrivata la stagione delle ciliegie, frutto ricco di proprietà e tra i più amati! Chi ne è veramente ghiotto se lo sarà già domandato: è possibile far crescere una pianta di ciliegio direttamente dal seme? La risposta è sì!

Dal canale YouTube L’Arca delle idee – Stefano Gullotta ecco il video tutorial che spiega bene come far crescere una pianta con pochi e semplici passaggi. Da dove iniziare? Mangiando le ciliegie!

Leggi anche:
Come fare un aquilone (che vola!) con carta velina
Come fare girandole (che girano!) di carta
6 creazioni originali (e utili!) con i sassi

Categorie: Altri blog

Ventisette anni senza Massimo Troisi

People For Planet - Sab, 06/05/2021 - 11:15

L’attore, sceneggiatore e regista napoletano, che tanto ci ha fatto ridere e pensare, ci lasciava 27 anni fa (il 4 giugno 1994), a soli 41 anni. Vogliamo ricordarci di lui con la celebre scena tratta dal film “Non ci resta che piangere”, con Roberto Benigni, molto in tema in tempi di chiusure di confini e Regioni…

Fonte: Youtube

Leggi anche:
Massimo Troisi avrebbe compiuto 67 anni
Le 10 migliori Commedie all’italiana di sempre

Categorie: Altri blog

L’Unhcr contro la Danimarca | Facebook, Trump sospeso per 2 anni | Laureati italiani sono tra i meno pagati d’EU

People For Planet - Sab, 06/05/2021 - 06:25

Corriere della Sera: I FONDI PER LAVORO E FAMIGLIE – Sì al decreto Recovery: via libera a 24mila assunzioni, dagli ingegneri ai programmatori;

Il Giornale: Chiesto il rinvio a giudizio per Ciro Grillo e i suoi amici;

Il Manifesto: L’Unhcr contro la Danimarca per la legge che esternalizza i rifugiati;

Il Mattino: Crollo campanile di Accumoli: tutti assolti i sette imputati, sotto le macerie quattro morti;

Il Messaggero: Assegno unico, da 30 a 217,8 euro a figlio in base all’Isee: ecco chi ne ha diritto;

Ilsole24ore: Facebook, Donald Trump sospeso per due anni – La mappa – Vaccini;

La Repubblica: Locatelli: “La svolta c’è. E se saremo prudenti il Covid non tornerà”

Il Fatto Quotidiano: La politica si indigna per Brusca e tace sui non pentiti che a breve potrebbero uscire. Cartabia non ha nulla da dire? Ecco perché il silenzio dei mafiosi è d’oro;

Leggo: I laureati italiani sono tra i meno pagati d’Europa, i dati sugli stipendi: ecco perché aumentano i ‘cervelli in fuga’;

Tgcom24: Cuneo, due operai cadono in una cisterna: morti durante i soccorsi;

Categorie: Altri blog

Giornata Mondiale dell’Ambiente, l’evento Cesvi per comprendere e agire

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 18:51

Per la Giornata mondiale dell’ambiente, Fondazione Cesvi invita tutti a un incontro digitale, con la partecipazione di esperti e giovani attivisti, per fare il punto sulla lotta al cambiamento climatico e alle disuguaglianze globali: dall’esperienza di partecipazione ai negoziati internazionali. Un appuntamento che punta a formare e dare spunti d’ispirazione al più vasto pubblico possibile.

Sabato 5 giugno alle 10

L’evento online “Nuove narrazioni sul clima: l’impegno di giovani e associazioni tra negoziati e lotta alle disuguaglianze” sarà trasmesso sui canali Facebook e YouTube della Fondazione sabato 5 giugno dalle 10 alle 11.

L’evento si inserisce tra le iniziative del calendarioAll4climate promosso dalMinistero della Transizione Ecologica e nasce dalla collaborazione traFondazione Cesvi, Italian Climate Network, Agenzia di stampa giovanile e Water Grabbing Observatory.All’incontro – moderato dalla giornalista e divulgatrice ambientale Simona Re – parteciperanno Piero Pelizzaro, chief resilience officer del Comune di Milano; Roberta Pisani dell’Agenzia di stampa giovanile; Lylen Albani, desk officer Italia di Fondazione Cesvi; Giulia Persico di Italian Climate Network; Marirosa Iannelli, presidente di Water Grabbing Observatory e Gloria Zavatta, presidente di Fondazione Cesvi.

Clima e disuguaglianze

Sarà un’occasione di confronto e scambio di idee sul tema della lotta al cambiamento climatico e alle disuguaglianze globali e coinvolgerà il Gruppo Giovani  del progetto 1Planet4All di Fondazione Cesvi – co-finanziato dall’Unione Europea grazie al programma DEAR (Development Education and Awareness Raising) – che ha l’obiettivo di stimolare l’empowerment e l’attivazione dei giovani per la creazione di comunità più sostenibili, inclusive e climate smart. La Fondazione, attraverso questo progetto, dà l’opportunità ai giovani di partecipare a campagne di comunicazione, call to action, eventi e dibattiti, con la possibilità di scambio di esperienze e buone pratiche, lasciandosi ispirare da esperti e attivisti sul tema del cambiamento climatico e dell’impegno giovanile.Per prendere parte al Gruppo Giovani 1Planet4All o per ricevere maggiori informazioni in merito, basta compilare il form dedicato sul sito 1planet4all.it

Un modello nuovo

“Il cambiamento climatico – sottolinea la presidente di Cesvi, Gloria Zavatta – non è solo una minaccia per tutti, ma è anche profondamente ingiusto, perché colpisce soprattutto i Paesi più fragili. Diventa, quindi, urgente per i governi dei Paesi ad alto reddito non solo attivarsi in modo più deciso per una riduzione delle emissioni, ma anche per azioni concrete di supporto destinate alle comunità a Sud del Mondo. È necessario lavorare a un nuovo modello di sviluppo che includa una serie di azioni sia locali che globali tra cui la riforestazione, l’agricoltura sostenibile, l’aumento della resilienza delle comunità più colpite, l’educazione ambientale e l’empowering giovanile. Dobbiamo agire ora, perché non c’è più tempo”.

Dalla Somalia all’Amazzonia

Fondazione Cesvi, da anni è impegnata in azioni volte a uno sviluppo sostenibile per raggiungere gli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030. Presente in diversi Paesi come Somalia, Zimbabwe, Myanmar, Palestina e Haiti, Cesvi promuove la gestione sostenibile delle risorse e dei rifiuti e opera per migliorare la capacità di resilienza delle comunità. Interviene, inoltre, nei contesti colpiti da catastrofi naturali, garantendo acqua pulita e nutrizione, alloggio sicuro e accesso ai servizi igienici di base. La Fondazione opera anche nella regione di Madre de Dios, in Amazzonia, per migliorare le condizioni di vita delle comunità native e per assicurare la protezione e la conservazione degli ecosistemi e delle loro ricchezze, supportando le associazioni di raccoglitori e diffondendo pratiche agroforestali che preservino l’integrità boschiva (sono già stati riforestati 20.760 ettari). L’intervento di Fondazione Cesvi vede come protagonista la noce amazzonica, un albero secolare che cattura enormi quantità di C02, considerata anche un “Super Alimento” grazie alle sue proprietà nutrizionali.

Categorie: Altri blog

Cina: Gli elefanti invadono una metropoli (Video)

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 15:45

Quindici pachidermi sono scesi nella metropoli di Kunming, 7 milioni di abitanti. La mandria selvatica ha percorso 500 chilometri dall’anno scorso, dopo aver lasciato una riserva nel Sud-Ovest del Paese. 

Non sono chiari i motivi per cui il gruppo composto da sei femmine, tre maschi, tre giovani e tre cuccioli, ha lasciato le foreste dirigendosi verso Nord. Forse la perdita dell’habitat, come suggerisce questo video di una emittente locale, che mostra anche come si è cercato di riportarli nella giusta direzione attirandoli con frutti di ananas.

LEGGI ANCHE:

Per fermare la prossima pandemia, il Brasile sta vaccinando le scimmie

Categorie: Altri blog

Disastro Rinnovabili: Italia affossata da schermaglie politiche e da un certo ambientalismo

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 13:45

Mentre a parole tutti vogliono le fonti rinnovabili d’energia, il settore va sempre peggio (e allontana i nuovi, potenziali, investitori). Andiamo addirittura malissimo se confrontati agli altri Paesi europei. L’Italia nel 2020 ha una potenza installata che è diminuita del 35%, mentre a livello globale il mercato delle rinnovabili è in grandissima espansione. Sono i dati del Renewable Energy Report 2021, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management Politecnico di Milano: “La nuova potenza da rinnovabili installata nel nostro Paese nel 2020 è stata di 784 MW, il 35,4% in meno (427 MW) rispetto al 2019, a causa soprattutto del calo dei nuovi impianti eolici, precipitati del 79% dai 413 MW del 2019 agli appena 85 MW del 2020. Come sempre, lo scorso anno è stato il fotovoltaico a guidare la classifica delle installazioni con 625 MW, mentre l’idroelettrico si è fermato a 66 MW e le biomasse a 8 MW”.

Siamo il fanalino d’Europa

In Europa, spiega il rapporto, il fotovoltaico e l’eolico hanno superato la soglia rispettivamente dei 160 e 200 GW in poco più di un decennio in un percorso verso la decarbonizzazione al 2050 che sta catalizzando l’interesse del mondo industriale e finanziario. Non si può dire lo stesso per l’Italia, andata in stallo nel 2018. “Il calo del mercato nel nostro Paese è stato più forte che altrove, dimostrando le fragilità del sistema” commenta Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy&Strategy Group.

Troppa burocrazia, troppo “Nimby”

Sono due “i nodi” che, secondo il rapporto, frenano la crescita in Italia e sono connessi al quadro normativo e regolatorio che oltre a rallentare lo sviluppo del mercato hanno un impatto di costo non trascurabile, perché le lungaggini autorizzative spingono ad avere meno impianti concorrenti nelle aste, e porta con sé difficoltà di pianificazione, valutazione e monitoraggio. E poco e male hanno fatto le modifiche introdotto a questo scopo, spiegano dal Politecnico.

Guarda un po’, il quinto bando del Gse (Gestore dei servizi energetici), lo scorso maggio, per assegnare incentivi a centrali elettriche pulite per 2.461 megawatt di potenza, è andato praticamente deserto. Svanito l’88% delle offerte per incentivi alle rinnovabili, mentre il bando precedente aveva allocato un già modesto 25% di offerte di incentivi a solare, eolico e altre tecnologie rinnovabili. Peggio perfino del drammatico bando precedente, attribuendo aiuti ad appena 297,7 megawatt di richieste.

Il problema – scrive Jacopo Giliberto su Il Sole 24 Ore – è che “le autorizzazioni per gli impianti alimentati da energie rinnovabili (eolico, solare, idroelettrico, biometano e così via) sono lentissime e spesso non arrivano, contestate dai comitati di ambientalisti per la tutela del paesaggio e dell’habitat”.

Il caso Sicilia

Prendiamo un caso che in questi giorni sta infuocando i media siciliani. La Regione ha dato parere favorevole a un mega impianto fotovoltaico di 67,421 MWp, che dovrebbe sorgere nei pressi del comune di Canicattini Bagni e comprendere anche parte del territorio di Siracusa e Noto. Lo ha fatto perché le società proponenti hanno risposto a tutti i severi requisiti in fatto di tutela paesaggistica e archeologica, di rispetto ambientale della flora e della fauna. Del resto, si tratta di un impianto solare – dunque orizzontale e invisibile – che sorgerebbe in terreni privati, circondati dal verde, dentro ai quali si manterrebbe, tra l’altro, pastorizia e piccoli allevamenti di api, con infrastrutture infisse nel terreno per solo un metro, senza nessun tipo di cementificazione, tranquillamente asportabili senza danno alcuno, e con una licenza di 25 anni.

Il parere favorevole rispetto dell’assessorato regionale al Territorio e Ambiente all’impatto ambientale era stato pubblicato lo scorso 21 maggio sulla Gazzetta Ufficiale della Regione. Ma la ferma contrarietà manifestata dai tre Comuni nel cui territorio dovrebbe sorgere il mega-impianto non si placa: comuni, guarda caso, con amministrazioni politiche differenti dall’amministrazione regionale. Del resto, siamo specialisti nel prendere di pancia l’elettorato, sfruttando il fatto che si tratta di una novità per il territorio e i suoi abitanti.

Schermaglie locali, effetto nazionale

“Se il presidente della Regione, Musumeci, ritiene di dover decidere lui da Palermo, il modello di sviluppo dei territori se ne assuma la responsabilità davanti ai cittadini”, ha commentato il vice presidente di AnciSicilia, Paolo Amenta.

Ai sindaci, si sono accodate alcune associazioni: Legambiente Siracusa e Slow food. Che riconoscono l’importanza delle rinnovabili nel tentativo di transizione in atto, ma poco importa: “Nella fase di transizione energetica a cui andiamo incontro la diffusione sempre maggiore delle energie rinnovabili è la condizione principale per decarbonizzare l’economia e per lottare contro la crisi climatica in atto. Per dismettere le fonti fossili e raggiungere gli obiettivi stabiliti dagli accordi internazionali previsti entro il 2030, abbiamo bisogno di attuare misure coraggiose e praticabili in tutti i settori, in modo da ridurre i fabbisogni di energie fossili, attraverso l’efficienza energetica e lo sviluppo di impianti da fonti rinnovabili in ogni territorio. Il mega impianto fotovoltaico a terra che dovrebbe sorgere in località Cavadonna, alle porte del comune di Canicattini Bagni, per il quale l’assessorato regionale al Territorio e ambiente ha espresso parere positivo sulla valutazione di impatto ambientale e sulla valutazione di incidenza ambientale, non c’entra nulla con tutto questo”, hanno fatto sapere in una nota congiunta. Anche Europa Verde è contraria.

La risposta degli investitori

Arriva oggi la risposta di GIS – Gruppo Impianti Solari – Associazione nata per iniziativa di un gruppo di aziende attive negli impianti di energia fotovoltaica, compreso Lindo srl, alla base del progetto siciliano. ”La preoccupazione per qualcosa di nuovo nel proprio territorio è legittima – scrive GIS – e per questo riteniamo utile fornire elementi tecnici, per comprendere il progetto, la sua etica e il suo ruolo per l’interesse pubblico.

Le accuse di “speculare”

“L’investimento, quando proviene da fondi istituzionali regolati da organi di vigilanza del tutto trasparenti come in questo caso, non è speculativo, ma volto a realizzare iniziative di economia reale a beneficio dei territori coinvolti”. Significa, in poche parole, che non si tratta di una speculazione finanziaria, per esempio su azioni di borsa, che farebbe comunque nulla di male, ma di un investimento concreto, infrastrutturale, creando posti di lavoro e indotto nel territorio.   

“Per quanto riguarda l’altro aspetto fondamentale – prosegue la nota di GIS -, ovvero l’impatto sul territorio, è giusto far notare che il progetto coinvolge terreni privati, totalmente privi di vincoli archeologici, paesaggistici, urbanistici ai sensi del vigente PTPR. Si tratta di terreni non coltivati da anni, classificati come di basso valore agricolo in quanto ricchi di materiale roccioso e inadatti a forme di coltivazione ordinaria o di eccellenza, o a utilizzo a fini turistici. Pertanto, sono terreni sui quali la legge nazionale e regionale autorizza l’installazione di impianti FER”.

Comunque sia, il lavoro burocratico per chi vuole investire in sostenibilità è stato lungo e faticoso: “Esaminato il progetto, gli Enti hanno indicato le modifiche, misure di mitigazione e prescrizioni rigidissime (tutte consultabili all’interno della documentazione progettuale e autorizzativa), in modo che l’impatto sia sostanzialmente annullato”. Infine, “oltre ai pareri favorevoli dell’Area Valutazione Impatto Ambientale, della Commissione Tecnica, della Regione, della Soprintendenza e di numerose altre amministrazioni territoriali e nazionali, anche il Comune di Noto ha dato parere positivo e un Sindaco ha dato formale apprezzamento al progetto una volta che ha avuto modo di studiarne l’effettivo contenuto”.

Un documentato miglioramento

“Nel progetto in analisi, tra gli interventi di mitigazione è previsto che l’intero perimetro venga circondato da alberi e piante autoctone, rendendo l’impianto invisibile dai punti di osservazione pubblica e rimboscando un’area al momento povera di vegetazione.

Inoltre, come in molti lavori delle nostre associate, il progetto Lindo prevede accordi con pastori locali, affinché le aree del progetto vengano usate come pascolo, e con apicoltori, per creare isole ecologicamente protette per le arnie. Questi impieghi migliorano la fertilità e la biodiversità dell’ambiente circostante e mantengono un forte legame con le attività tipiche della zona.

Infine, quando un impianto giunge al termine del ciclo vita, deve essere dismesso con l’obbligo di riportare l’area allo stato naturale precedente, cosa garantita da fideiussione”.

LEGGI ANCHE:

Covid-19, investire nelle rinnovabili significa triplicare l’occupazione

Categorie: Altri blog

Geranio (l’antizanzare naturale), come coltivarlo e fare talee

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 10:00

Tra i molti rimedi naturali che possiamo mettere in pratica per tenere lontane le zanzare, le piante del geranio, sono sicuramente uno dei metodi migliori!

Facile da reperire e da coltivare, la pianta del geranio è conosciuta più per le sue qualità decorative, grazie alle generose fioriture che arrivano tra i mesi di maggio e ottobre. Ma forse non tutti sanno che, tra le specie di geranio, il Pelargonium odoratissimum, conosciuto anche come geranio odoroso, ha la caratteristica di emanare dalle sue foglie un profumo pungente di limone e citronella, potente repellente naturale contro le zanzare e i moscerini.

Dal canale YouTube Portale del Verde ecco come realizzare delle talee da una pianta madre e come prendersi cura di questa pianta.

Fonte: Portale del Verde

I mesi di marzo e aprile sono i più indicati per compiere la taleazione, ma si può procedere anche in quelli estivi.

Leggi anche:
Come moltiplicare le piante grasse? È semplice!
Ortica: come usarla in cucina e nell’orto
Detersivo lavatrice fai da te ecologico con foglie di edera

Categorie: Altri blog

Man Kind Man in prima mondiale al Biografilm Festival

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 08:00

L’8 giugno alle 18.30 al Biografilm Festival di Bologna, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani,  sarà proiettato in prima mondiale “Man Kind Man”,  Tre uomini, due tartarughe e un mondo da condividere. Il regista Iacopo Patierno sarà presente in sala.

Il film sarà anche visibile online dall’8 all’11 giugno al LINK

Due tartarughe marine Caretta Caretta, ritrovate spiaggiate sul litorale laziale, sono trasportate d’urgenza all’ospedale delle tartarughe marine di Portici Anton Dohrn. Mentre le due tartarughe vengono curate, Luca raccoglie sabbia nel golfo di Napoli e cerca di pulirla dalla terra lasciata da una gara di motocross, la sabbia è la materia con cui realizza i suoi quadri. Una pagaia entra nelle acque cristalline del fiume Sarno: è Aniello che spinge il suo kayak verso i primi scarichi abusivi. Franco contempla il mare e raccoglie due petali di plastica trovati in spiaggia per il suo originale museo. E’ tutto vero o sono i sogni delle due tartarughe?

Guarda QUI il trailer del film

Info sul film, dossier e poster alla pagina: www.iacopopatierno.com/man-kind-man

Man Kind Man è prodotto da Jacopo Fo Film (Gruppo Atlantide), in collaborazione con Rai Cinema e Fondazione Film Commission Campania; con il contributo di Regione Campania; con il patrocinio di Stazione Zoologica Anton Dohrn, Area Marina Protetta Punta Campanella, Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, Ente Nazionale Protezione Animali.

Categorie: Altri blog

Sri Lanka, la nave dei veleni affonda dopo 12 giorni | Oms rinomina le varianti con l’alfabeto greco | Economia è sempre più no-cash

People For Planet - Ven, 06/04/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Sri Lanka, la nave dei veleni affonda dopo 12 giorni di incendio: «Disastro»|Video|Foto;

Il Giornale: Letta ci ricasca: “Serve la manodopera dei migranti. Pochi italiani”;

Il Manifesto: Commissione Ue: le incognite della ripresa italiana nell’economia post-pandemica;

Il Mattino: Varianti inglese e indiana addio, Oms le rinomina con l’alfabeto greco;

Il Messaggero: Schianto tra furgone e tir sull’A21: cinque operai morti sulla bretella autostradale;

Ilsole24ore: Dai bitcoin ai pagamenti via smartphone, l’economia è sempre più no-cash;

Il Fatto Quotidiano: Dai messaggi di Schaeuble a Draghi agli avvertimenti di Dombrovskis: in Ue riparte la battaglia sul debito. Economista: “Sostenibilità? È politica, non finanza”;

La Repubblica: Servizi, Marco Mancini lascia. In pensione a luglio la spia dei segreti di Stato;

Leggo: Giù dal balcone di un hotel a Ibiza, morti un ragazzo e una 21enne italiana: «Forse femminicidio»;

Tgcom24: Tornano i voli supersonici: l’annuncio di United Airlines a quasi 20 anni dall’ultimo viaggio del Concorde;

Categorie: Altri blog

Monopattino elettrico: qual è il suo reale impatto ambientale?

People For Planet - Gio, 06/03/2021 - 17:00

Negli ultimi mesi, in molte grandi città italiane, sono apparsi i primi monopattini elettrici, anche grazie all’introduzione di nuovi servizi di noleggio.

Questo nuovo mezzo di trasporto, regala la possibilità di muoversi comodamente su 2 ruote grazie all’elettricità, che, come sappiamo, è normalmente meno inquinante della benzina o di altri combustibili fossili.

Come sempre, quando si parla di impatto ambientale, prima di dire se una particolare tecnologia è più ecologica di un’altra, dobbiamo provare a rispondere a qualche domanda:

  • Esiste un tipo di inquinamento nascosto generato dai monopattini elettrici? Per esempio, durante la loro produzione o mentre sono alimentati con l’elettricità?
  • Quali sono i reali benefici aggiuntivi che derivano dal loro utilizzo rispetto ad altre tecnologie già esistenti?
  • Quanto dura un monopattino elettrico? Come viene riciclato alla fine del suo ciclo di vita?
  • Rispetto ad altri mezzi di trasporto già esistenti, i monopattini elettrici sono più ecologici?

Il dibattito su quale sia il mezzo di trasporto più ecologico è stato molto controverso, soprattutto negli ultimi anni, con la recente crescita della quota di mercato globale delle auto elettriche.

Alcuni accusano le auto elettriche di essere in realtà più inquinanti delle convenzionali auto a combustibile fossile, puntando il dito contro la produzione e il mancato riciclaggio delle batterie agli ioni di litio. Altri si concentrano invece sulla produzione di elettricità che principalmente avviene attraverso fonti inquinanti come petrolio e carbone.

Molti esperti affermano che l’auto elettrica è più ecologica perché riduce le emissioni durante la fase di utilizzo, soprattutto se la rete elettrica è basata su energie rinnovabili. Oggi, con il moltiplicarsi degli studi scientifici sull’argomento, siamo quasi certi che l’auto elettrica è più rispettosa dell’ambiente rispetto quella a gasolio o benzina.

Tali considerazioni per i monopattini elettrici sono più complicate da farsi, poiché il fenomeno è piuttosto recente e poche sono ad oggi le ricerche che hanno fatto luce su questo aspetto.

Il ciclo di vita

Come per tutti i mezzi di trasporto, se si vuole misurare l’impatto ambientale, è necessario analizzare le 4 fasi principali del ciclo di vita del monopattino elettrico.

Le prime 2 sono le fasi di costruzione del monopattino e la fase di produzione dell’energia, cioè quanto è inquinante l’energia che permette di guidare tale veicolo. Poi bisogna analizzare la fase di utilizzo del monopattino, cioè quando viene guidato, la fase di manutenzione, e la fine della vita del veicolo, cioè come viene mantenuto e riciclato o come viene rottamato quando non funziona più. In ognuna di queste fasi, ci sono diversi impatti ambientali.

Nella fase di produzione, dobbiamo tenere conto di tutta l’energia consumata per estrarre le materie prime, trasformarle e assemblarle. Questa fase merita particolare attenzione, poiché come per tutti i dispositivi elettronici, bisogna considerare la batteria, che è il componente più inquinante.

Per quanto riguarda la fase di produzione dell’energia, anche in questo caso, i monopattini elettrici hanno problemi simili a quelli delle auto elettriche. Se l’elettricità è prodotta in modo ecologico (energia rinnovabile o decarbonata), allora l’impatto ambientale di questa fase sarà minore. D’altra parte, se è prodotta da combustibili fossili che bruciano (come il carbone, il petrolio o il gas), l’impatto ecologico e soprattutto la quantità di gas serra rilasciati, aumenta.

Successivamente, si guarda alla fase di utilizzo, che è cruciale, poiché è quella dove tali veicoli ottengono un reale vantaggio sui mezzi di trasporto a combustibile fossile. Infatti, durante la guida, i veicoli elettrici non emettono CO2 o altre sostanze inquinanti.

Un altro aspetto importante è rappresentato dal riciclaggio, poiché i monopattini elettrici sono fatti di materiali particolari e potenzialmente inquinanti, menzione speciale va fatta per le batterie ricaricabili, l’elemento più complesso da smaltire al momento.

Quando il monopattino e davvero ecologico

Possiamo affermare come il monopattino elettrico sia un mezzo di trasporto ecologico, solo nella misura in cui venga utilizzato in sostituzione dell’auto e per almeno 2 anni (macinando molti chilometri). Solo così, infatti, si potrà ridurre l’attuale impatto che ha la produzione (pari al 50%) sull’impronta di carbonio dell’intero ciclo di vita di un monopattino elettrico.

Nella maggior parte dei casi, purtroppo, l’utilizzo di un monopattino elettrico non sostituisce l’alternativa più inquinante. A quanto pare, coloro che generalmente viaggiano in auto, non rinunciano ai loro veicoli e non li sostituiscono con i monopattini elettrici; inoltre, esistono già alternative migliori per percorrere lunghe distanze, come il trasporto pubblico o la bicicletta.

La realtà racconta che molte volte i monopattini elettrici sostituiscono altri mezzi di trasporto più ecologici, come la bicicletta, le passeggiate a piedi, gli autobus o le metropolitane; e poiché emettono più CO2 di queste diverse modalità di trasporto, i monopattini elettrici tendono oggi ad aumentare la Carbon footprint globale.

In sintesi, i monopattini elettrici sono ecologicamente rilevanti solo quando sostituiscono mezzi di trasporto più inquinanti come le automobili, uno scenario ad oggi molto improbabile, considerando anche le infrastrutture delle nostre città.

Se vogliamo che i monopattini elettrici si inseriscano realmente in un sistema di mobilità e di trasporto sostenibile, dobbiamo prima di tutto allungare la loro durata e utilizzarli in modo coscienzioso e attento affinché durino più a lungo.

Non acquistiamo un monopattino elettrico se intendiamo usarlo per sostituire i viaggi che già facciamo con i mezzi pubblici, gli spostamenti a piedi o la bicicletta.

Esistono probabilmente alcuni scenari in cui può avere un senso utilizzare i monopattini elettrici, soprattutto per le persone che utilizzano diversi mezzi di trasporto per arrivare a destinazione, ma questo certo non è il caso della maggior parte degli utenti. In uno scenario in cui il trasporto pubblico funziona in modo efficiente ed è il metodo principale di muoversi in una città che non privilegia le auto, l’uso dei monopattini elettrici può avere un senso.

Ad oggi, la maggior parte delle città italiane è ancora orientata all’auto, anche se qualche segnale incoraggiante è già arrivato, facendo capire che c’è la volontà da parte delle istituzioni di cambiare in fretta le cose.

Leggi anche:
Parola d’ordine: micro mobilità
Bici contromano e “case” per ciclisti. Regole anche per i monopattini
Marche, la destinazione dell’anno (in bici)

Categorie: Altri blog

5 azioni facili e veloci per cambiare il mondo!

People For Planet - Gio, 06/03/2021 - 16:00

Dal canale YouTube di Olga Federico 5 consigli, che possiamo mettere in pratica tutti iniziando da adesso, per salvaguardare la salute del nostro pianeta.

Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo (e dobbiamo) fare molto. Ogni singola nostra azione inoltre può influenzare la comunità, dando un esempio positivo alle persone che ci conoscono e creando così un circolo di buone azioni. Iniziamo a smettere di lamentarci e a fare di più!

Spoiler: sul n°4 consiglio, non per scelta ma per obbligo, ci siamo già arrivati fortunatamente!

Fonte: Olga Federico

Leggi anche:
10 modi per fermare le microplastiche (Infografica)
Le migliori App contro gli sprechi di cibo (Infografica)
La microplastica? La beviamo tutti i giorni

Categorie: Altri blog

Petrolio: Biden ferma le trivellazioni in una riserva naturale dell’Alaska

People For Planet - Gio, 06/03/2021 - 14:50

Joe Biden sospende le perforazioni petrolifere nell’Arctic National Wildlife Refuge, il più grande rifugio faunistico americano, 78 mila kmq di area naturale protetta nella zona nord-orientale dell’Alaska, riserva di specie a rischio come orsi polari, caribù e lupi. Si mette in pausa, così, la scelta fatta dal suo predecessore Donald Trump negli ultimi giorni del suo mandato per sfruttare le risorse dell’Artico anche in una zona protetta.

I repubblicani contro

Festeggiano ambientalisti e tribù artiche, mentre naturalmente protestano i repubblicani: “Questa azione ostacola l’economia dell’Alaska e a mette a rischio la nostra sicurezza energetica”, ha accusato Lisa Murkowski, che nel Senato rappresenta l’Alaska.

Una scelta di dubbio vantaggio

“Joe Biden crede che i tesori nazionali dell’America siano la base culturale ed economica del nostro Paese”, ha risposto Gina McCarthy, consigliera della Casa Bianca per il clima, spiegando che la decisione punta a evitare di “cambiare per sempre il carattere di questo posto speciale”.

La scelta di Trump appariva comunque dubbia anche dal solo punto di vista economico. I costi di estrazione in una zona remota senza strade o infrastrutture sono infatti altissimi e diverse banche americane si erano rifiutate di finanziare le esplorazioni temendo l’effetto sull’opinione pubblica.

“Clima priorità assoluta!” Biden più ambizioso di Obama

Categorie: Altri blog

Ue boccia proroga blocco dei licenziamenti:”Controproducente per il mercato del lavoro”

People For Planet - Gio, 06/03/2021 - 12:12

Aumenterebbe le discriminazioni tra lavoratori, penalizzando i precari, i contratti a tempo determinato e gli interinali, questo il verdetto dell’Unione europea sulla proroga del blocco dei licenziamenti discussa a lungo dal Governo Draghi. In un documento stilato dalla Commissione Ue si legge che “più a lungo è in vigore e più rischia di essere controproducente perché ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro alle esigenze aziendali”.

Il blocco dei licenziamenti prorogato sarebbe insomma una “misura controproducente per il mercato del lavoro” in quanto da “un confronto con l’evoluzione del mercato del lavoro in altri Stati membri che non hanno introdotto tale misura suggerisce che il blocco dei licenziamenti non è stato particolarmente efficace”.

Una bocciatura che sigilla la decisione già presa dal premier Mario Draghi sulla scia di Confindustria: Il blocco dei licenziamenti scadrà il prossimo 30 giugno, fatta eccezione per alcune categorie di lavoratori, per i quali il blocco decade il prossimo ottobre 2021.

Contrari allo sblocco la Sinistra italiana di Nicola Fratoianni e il PD di Enrico Letta, che aveva chiesto a Matteo Salvini un incontro per condividere una linea di prolungamento del divieto di licenziare i lavoratori dei settori i più colpiti dall’emergenza sanitaria. Il segretario della Lega si era mostrato aperto al dialogo, salvo poi ritrattare. Una ritrattare parzialmente: “Salvini in 4 giorni ha detto 4 cose diverse. Sulla pelle dei lavoratori non dirò mai una cosa tirata per i capelli. Su questi temi la serietà è la cosa più importante di tutte”. 

Categorie: Altri blog

Per parlare della legge “salvasuicidi” occorrono i suicidi ?

People For Planet - Gio, 06/03/2021 - 10:00

Se si chiama “legge salva-suicidi” un motivo ci sarà. Solo che se ne parla unicamente quando i suicidi sono già avvenuti. Sembra che la lobby bancaria controlli un certo tipo di informazione.

Forse per i motivi ben illustrati nell’inchiesta di Nicola Borzi su Il Fatto Quotidiano che, con riferimento all’elevato indebitamento bancario degli editori, sottolinea che “piu’ gli editori sono indebitati, più sono vulnerabili rispetto alle banche creditrici”.

Sicuramente perchè, come riferitomi per il mio libro Salviamoci da un top manager che ha voluto mantenere l’anonimato, in una primaria banca italiana (che fa quindi tendenza) il 68% (!!!) dei mutui erogati tra il 2005 ed il 2015 era stato concesso non rispettando i limiti del reddito minimo necessario (detto «cash flow operativo») che chi richiede un prestito dovrebbe avere.

Tali limiti attengono ad un criterio di calcolo adottato dalle banche più o meno standardizzato, secondo il quale l’ammontare annuo delle rate non deve essere superiore al 30-35 per cento del reddito disponibile.

Se si superano questi limiti potremmo essere di fronte ad mutuatario “sovraindebitato” che, secondo la legge, è un cittadino che vive una situazione di perdurante squilibrio tra i suoi debiti e il suo patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte; squilibrio che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni.

Quel 68% di mutuatari in difficoltà potrebbe quindi appellarsi a questa legge che riguarda il cosiddetto «sovraindebitamento», spesso diretta conseguenza del sovrafinanziamento di cui abbiamo parlato nelle settimane precedenti.

Il dato di “quella banca” è un benchmark perché la crisi economica, che produce i suoi effetti in particolare sulla vulnerabilità finanziaria delle famiglie e delle imprese, ha evidenziato per tutto il sistema creditizio la criticità dei fenomeni di sovraindebitamento e, in generale, dell’insolvenza.

Tralaltro la legge nasce per effetto della situazione economica che si è venuta a creare dopo la crisi del 2008 che ha fornito al legislatore forti impulsi per colmare il deficit normativo vigente nel nostro paese riguardo il problema del sovraindebitamento di tutti quei soggetti esclusi dall’ambito di applicazione delle procedure di ripianamento del debito previste dalla legge fallimentare.

Così, nel 2012, anche l’Italia si è finalmente dotata di una disciplina legislativa volta a favorire la composizione delle crisi e delle insolvenze.

La legge «Salva suicidi» ha introdotto misure strutturali dedicate a quei soggetti non fallibili che, anche a causa di emergenze economiche, vengano a trovarsi in una situazione di grave squilibrio patrimoniale e finanziario, riconoscendo loro l’opportunità, in presenza di determinate condizioni, di avere rimessi i propri debiti per ripartire da zero e di riacquistare un ruolo attivo nell’economia senza restare schiacciati dal carico dell’indebitamento preesistente.

Con il Decreto Ristori del dicembre scorso la stessa legge è stata riformata e migliorata, dando la possibilità al debitore di cancellare i debiti senza esborso di denaro, purché dimostri la sua meritevolezza e l’effettiva mancanza di alcun bene o capitale da poter offrire.

 In pratica il debitore insolvente o il consumatore sovraindebitato che intendano tentare la sistemazione della propria situazione debitoria possono rivolgersi a un Organismo di composizione della crisi da sovraindebitamento (Occ), ente terzo imparziale e indipendente appositamente istituito, di composizione della crisi o, in alternativa, al tribunale territorialmente competente.

In particolare, la legge prevede che, al fine di porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento, sia consentito al debitore di concludere un accordo con i creditori che possa prevedere una soddisfazione parziale del debito o anche una dilazione del pagamento.

Ha fatto storia, in merito, la sentenza del 2015 del Tribunale di Busto Arsizio, il cui giudice delegato per l’omologazione del piano del consumatore tagliò addirittura oltre l’80 per cento del debito con Equitalia (da 86.000 a 11.000 euro) di una donna in cassa integrazione. Ma il giudice dell’esecuzione, prendendo atto di quanto disposto dal giudice delegato, il giorno stesso della vendita dell’immobile della consumatrice vessata ha sospeso la procedura esecutiva, sino all’udienza fissata per l’omologazione del piano del consumatore previsto dalla legge sul sovraindebitamento.

Ma anche il Tribunale di Trani con un recente provvedimento (2020) ha accolto la procedura di liquidazione del patrimonio di due coniugi falcidiando i debiti di oltre il 50%

A questo punto vi starete chiedendo: «Ma se non ho i soldi per onorare il mutuo, come posso pagare le parcelle di un professionista per farmi assistere in queste procedure?».

Ci sono professionisti che, lo prevede la stessa legge, si fanno pagare nell’ambito del riparto previsto dal piano del consumatore solo al termine dell’azione di tutela e alla condizione di aver ottenuto un risultato positivo. Basta informarsi

Categorie: Altri blog

Vitamina D, il segreto del benessere

People For Planet - Gio, 06/03/2021 - 08:00

La vitamina D è una vitamina molto particolare, che a differenza delle altre funziona come un ormone, e ogni singola cellula del nostro corpo ha dei recettori dedicati. Questa preziosa vitamina tra l’altro regola la quantità di calcio nel sangue, e migliora il suo assorbimento. È dunque vitale per rinforzare le ossa a ogni età, e specialmente nei bambini e negli anziani. Un recente studio ha inoltre verificato che aiuta anche a prevenire l’asma causata dall’inquinamento atmosferico, mentre sono noti i suoi influssi sull’umore. La vitamina D si trova in pochissimi alimenti, ma è prodotta naturalmente dal corpo, che estrae la vitamina D dal colesterolo se la luce colpisce direttamente la pelle almeno mezz’ora al giorno. La luce che filtra attraverso le finestre è invece inutile allo scopo. 

A causa di uno stile di vita sedentario o comunque sempre circoscritto al chiuso di casa, scuola, auto o palestra, si stima che circa la metà della popolazione mondiale ne assuma o ne produca troppo poca, mentre un miliardo di persone ne è gravemente carente. 

I sintomi più comuni sono stanchezza, malattie frequenti, dolori agli arti e alla schiena, depressione, perdita di capelli.

Se dell’assunzione di integratori non è bene fare un’abitudine, visti gli effetti collaterali anche molto gravi a cui sono associati (ne abbiamo parlato anche su People For Planet), si può tener conto di alcuni fattori. Prima di tutto il tempo di esposizione minimo di mezz’ora varia a seconda dell’inquinamento dell’aria, naturalmente dalla latitudine in cui viviamo e dunque dalla media di giornate soleggiate, e anche dalla quantità di melanina nel nostro corpo: più siamo scuri di carnagione e meno vitamina D assorbiamo. Allo stesso modo lavorano le creme solari, bloccando i raggi solari e dunque anche questo effetto positivo sul nostro organismo (comunque è giusto usarle in estate, oppure dopo una mezz’ora di esposizione diretta negli altri periodi dell’anno). 

Se siamo costretti a uscire poco, possiamo aiutarci con l’alimentazione: il pesce grasso come il salmone e il tonno, l’uovo e l’olio di fegato di merluzzo sono tutti ricchi di questa vitamina. Tra le alternative vegetariane ci sono i funghi, gli spinaci, la soia.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

Articolo scritto il 3 luglio 2020

Categorie: Altri blog

Dagli ingredienti al packaging, la cosmetica è sempre più green

People For Planet - Mer, 06/02/2021 - 17:00
Quali scarti vengono recuperati e perché?

Un importante fronte di sviluppo della ricerca in cosmetica si muove verso l’estrazione di principi attivi di qualità a partire dagli scarti di altre produzioni. È la biocircolarità, principio alla base dell’economia circolare per le sue importanti ricadute sia sull’impatto ambientale che sulla riduzione dei costi.

Gli scarti che vengono recuperati in cosmesi hanno origine perlopiù da produzioni agroalimentari o agricole, ed essendo materiali di scarto (gli esperti in materia parlano di “materia prima seconda”, in quanto viene recuperata), il loro costo è nettamente inferiore a quello della materia prima. Il risparmio non si verifica solo per chi acquista gli scarti, che costano meno rispetto alle materie prime, ma anche per le aziende che li forniscono, dal momento che evitano i costi di smaltimento, spesso significativi date le quantità in gioco. Scarti farmaceutici o di altri settori industriali trovano invece difficile applicazione nel settore della cosmetica, che non ama la chimica.

Scarti agroalimentari miniera di principi attivi

Gli scarti agroalimentari sono una vera miniera per la produzione di cosmetici: in alcuni casi, infatti, hanno concentrazioni e disponibilità di principi attivi anche maggiore rispetto alle materie non di scarto. I principi attivi più ricercati per la produzione di cosmetici sono antiossidanti, idratanti, antinfiammatori, nutrienti, leviganti, sbiancanti e olii essenziali; una volta estratti devono essere trattati e purificati per renderli utilizzabili e ne viene testata l’assenza di inquinanti (metalli pesanti, pesticidi, residui di fertilizzanti o altri contaminanti ambientali), esattamente come avviene per le materie prime non seconde.

Anche l’imballaggio è green

La ricerca e l’introduzione di materie prime biologiche nei prodotti cosmetici, derivata da una maggiore attenzione da parte del consumatore verso prodotti più naturali e maggiormente compatibili con la natura e con la pelle, ha preso il via circa 20 anni fa. Questa virata verso la produzione di prodotti efficaci, ma con una presenza sempre maggiore di ingredienti organici, meglio se biologici, ha portato a cambiamenti e innovazioni importanti tra cui la possibilità, che è di questi ultimi anni, di estrarre principi attivi dagli scarti di altre produzioni. Ultimamente, poi, la svolta  “green” della cosmetica è arrivata anche al packaging, che è sempre più riciclabile in ogni suo componente. 

Tanti vantaggi

Le aziende che producono cosmetici a partire dagli scarti del settore agroalimentare spiegano che i principi attivi estratti dalle materie di scarto sono efficaci tanto quanto quelli ricavati dalle materie prime. Gli scarti non sono solo caratterizzati da un’elevata concentrazione di determinate molecole bioattive: sono anche più vantaggiosi in termini economici ed estremamente più biosostenibili rispetto alle più conosciute materie prime. Per fare un esempio: l’estratto derivato dai carciofi non utilizzabili a scopo alimentare perché presentano imperfezioni – e quindi non immettibili sul mercato – permette di ottenere lo stesso tipo di molecole che si otterrebbero dai carciofi non di scarto, ma a costi decisamente inferiori.

Scarti di agrumi, caffè e frutta secca

La lista degli scarti utilizzabili in cosmesi per le particolari proprietà dei principi attivi estraibili è in continua evoluzione e comprende gli scarti degli agrumi, le cui bucce sono ricche di olii essenziali, gli scarti derivanti dalla raffinazione degli oli di riso, sesamo e girasole e gli scarti della lavorazione della frutta secca e dei chicchi di caffè, ricchi di antiossidanti. E poiché la ricerca a livello internazionale è molto attiva su questo fronte, è probabile che questa lista si ampli parecchio nel giro di poco tempo.

Costi di smaltimento molto alti

Gli scarti provenienti dai comparti agricolo e agroalimentare sono significativi dal punto di vista quantitativo e hanno costi di smaltimento molto alti: questo fa sì che il loro riutilizzo da parte delle aziende che producono cosmetici inneschi un percorso virtuoso per tutta la filiera. Per rendersi conto delle quantità da smaltire, basta sapere che secondo il Gruppo Ricicla Di.Pro.Ve (Dipartimento produzione vegetale, Facoltà di Agraria) dell’Università di Milano in Italia ogni anno si producono 12 milioni di tonnellate di scarti dall’industria agroalimentare. Di questi, la frazione organica arriva a 9 milioni. Secondo i dati dell’Istituto di scienze e tecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Istm Cnr), di questa frazione circa 135 mila tonnellate di scarti derivano dalla lavorazione del pomodoro da industria (buccette, semi), 1,5 milioni di tonnellate dall’uva da vino (buccette, semi, graspi), 0,1 milioni di tonnellate dal riso, 0,7 milioni di tonnellate dagli agrumi.

In alcune aziende è già realtà

Tra le aziende italiane che hanno già linee di prodotti con ingredienti recuperati dallo scarto agroalimentare c’è Arterra Bioscience, azienda biotech con sede a Napoli che già da diversi anni produce principi attivi utilizzabili in cosmetica derivanti da scarti agricoli: in particolare dalle vinacce, dalle acque di vegetazione derivanti dalla spremitura delle olive e dalle bucce dei pomodori.

Dermosfera dal 2017 produce, in collaborazione con l’Università di Bologna, una linea cosmetica, RHEA, in cui vengono utilizzati scarti alimentari di origine vegetale come per esempio l’estratto di pomodoro e l’estratto di rucola.

Utilizza invece lo scarto della raffinazione dell’olio di riso Venice Cosmetica, laboratorio cosmetico dal 1976. Il gammaorizanolo contenuto nel riso è un filtro solare naturale impiegato nelle creme da giorno anti-età per combattere i radicali liberi.

Leggi anche:
Scegliere le migliori creme solari è possibile!
Tutta la plastica che si risparmia con lo shampoo solido. E non solo

Categorie: Altri blog

Soluzioni fai da te: via le macchie di vino rosso con prodotti naturali

People For Planet - Mer, 06/02/2021 - 15:00

A chi non è mai capitato di rovesciare su una candida tovaglia bianca un calice di vino rosso, e perché no, magari anche facendo finire delle insidiose goccioline anche sulla nostra camicia e/o di qualche commensale accanto? Che imbarazzo!

E come togliere queste macchie in modo naturale? Dal canale YouTube EcomarketBio possiamo dire addio anche alle macchie di vino rosso più ostinate! Ecco 3 bio-rimedi, gli alleati che troveremo in questo video sono:

  • Sale grosso;
  • Aceto bianco;
  • Alcol;
  • Bicarbonato di sodio.
Fonte: EcomarketBio

Leggi anche:
Detersivo piatti fai da te ecologico
Come pulire casa con rimedi 100% ecologici
Zero Waste: 10 spunti per ridurre i rifiuti in cucina

Categorie: Altri blog

Sri Lanka, in atto il peggior disastro marino della storia

People For Planet - Mer, 06/02/2021 - 11:34

Il peggior disastro ambientale mai avvenuto in mare. Questa la conseguenza per la nave mercantile che trasportava tonnellate di sostanze chimiche e che sta affondando, al largo della costa occidentale dello Sri Lanka. 

L’emergenza non è di oggi. Dal 20 maggio le autorità tentato di spegnere un incendio scoppiato sulla gigantesca nave– la MV X-Press Pearl – che trasporta 1.486 container, fra cui 25 tonnellate di acido nitrico e altri prodotti chimici e cosmetici. Container in fiamme carichi di sostanze chimiche sono già caduti in mare e tonnellate di pellet in plastica hanno inondato la costa dell’isola e le zone vicine, importantissime per la pesca.

“Ormai è troppo tardi”

“La società di salvataggio coinvolta sta cercando di rimorchiare la nave in alto mare prima che affondi, per ridurre l’inquinamento marino, ma la parte posteriore della nave è già andata alla deriva”, ha detto alla BBC Indika Silva, il portavoce della Marina dello Sri Lanka.

Il tratto costiero di cui parliamo, vicino alla città di Negombo, vantava alcune tra le spiagge più incontaminate al mondo, ma è già stato raggiunto da petrolio e detriti. Il governo ha fatto sapere che sono state prese misure di prevenzione di emergenza per proteggere la laguna e le aree circostanti per contenere i danni da eventuali detriti o in caso di fuoriuscita di petrolio, ma al momento non si conosce l’efficacia di queste misure.

Honduras: da paradiso a discarica: l’onda di rifiuti nel mare dei Caraibi

Categorie: Altri blog