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Milano, una nonna fa 600 marmellate l’anno con la frutta avanzata della mensa

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 18:00

“Io, nonna Mariassunta, quando mi hanno chiesto di produrre marmellate, ho toccato il cielo con un dito, perché avrei potuto sbizzarrirmi in un’attività assolutamente adatta al mio modo di essere dove la fantasia è sovrana. Ho imparato a cercare nuove ricette su Internet, a correggerle, a sperimentare gusti nuovi. Ormai vi dedico molto tempo durante l’anno, e con immenso piacere. Credo che aiutare, in qualsiasi modo lo si faccia e per qualsiasi scopo, sia estremamente appagante sotto numerosi punti di vista. Una soddisfazione particolare? Quando a una vendita di Natale, è arrivato il Preside ormai in pensione. Mi si è avvicinato con un sorriso stupendo, mi ha fatto i complimenti e mi ha chiesto: “Posso abbracciarla?” Ho risposto: “Sicuramente!!! Quando mi ricapiterà una fortuna simile?”

Antispreco: avanti frutta

Una bella iniziativa antispreco promossa dalla Commissione Mensa del Comprensorio scolastico Giusti D’Assisi di Milano ha permesso il riciclo di pressoché tutta la frutta avanzata dai bambini, loro stessi protagonisti perché alla fine di ogni pasto sanno esattamente cosa fare. “La frutta che non vogliamo la portiamo via dalla mensa, e la mettiamo in grandi scatole all’ingresso. La maestra mi ha detto che una nonna ci fa le marmellate!”, mi racconta Caterina, 7 anni, seconda elementare.

L’impegno dei genitori della CM

“Tutto è nato dopo la grande fatica che la Commissione Mensa (CM) ha messo nell’ottenere da Milano Ristorazione (MiRi) frutta di alta qualità: bio, equosolidale e di stagione. A quel punto lo spreco l’abbiamo sentito ancora meno tollerabile – mi spiega Cecilia, mamma di due bambine e ideatrice del progetto, partito nel 2018 -. Non sprecare, certo, ma l’opportunità che abbiamo visto quando abbiamo trovato la disponibilità di una nonna a lavorare la frutta avanzata in marmellate era anche quella di raccogliere fondi per l’istituto per creare un laboratorio di educazione alimentare, un sogno nel cassetto di molte insegnanti e fortemente voluto anche dalla Commissione Mensa ”.

Fondi in beneficenza

Quest’anno le marmellate hanno rifornito anche alcune Brigate Volontarie per l’emergenza covid, nate durante il lockdown del 2020, tra cui la Brigata Lia che supporta 150 nuclei familiari in difficoltà a cui sono stati donati 350 kg di frutta rimasti inutilizzati dopo la chiusura improvvisa della scuola lo scorso marzo. Funziona così. Durante la settimana, bambini, maestre e genitori commissari mensa raccolgono l’eccesso, lo consegnano a Mariassunta, 72 anni, un passato da maestra, e lei con tanta passione sfodera i suoi pentoloni e riesce a creare fino a 600 vasetti di marmellata l’anno, 250 gr l’uno. “Le offriamo a contributo volontario ai genitori della scuola in occasione delle feste di Natale e, al momento, nella sede dell’Associazione Scolastica, la GPP, in una stanzetta della scuola adattata a vendere grembiuli e magliette per finanziare tanti progetti scolastici. Con i soldi delle marmellate, in particolare, abbiamo istituito un laboratorio di educazione alimentare, due anni fa, dove i bambini lavano e tagliano frutta e verdura, imparano l’essicazione e si cimentano a fare la pasta e il burro. Grazie ai fondi raccolti con la vendita delle marmellate abbiamo pagato la formazione agli insegnanti e i tavoli in acciaio da veri cuochi”.

Una volontà condivisa

Tutto è possibile anche grazie alla collaborazione di Milano Ristorazione e delle maestre dell’istituto, che organizzano la raccolta e il recupero della frutta. La maestra Patrizia ci racconta: “I miei allievi di quinta elementare a turno controllano, raccolgono e stoccano la frutta da elargire ai vari enti, e tutto questo rientra in pieno in quella disciplina denominata educazione civica”.

L’avanzo è stato particolarmente alto quest’inverno perché, a causa dell’emergenza sanitaria, è stato interrotto sia il progetto Siticibo sia il progetto frutta a merenda. Per limitare i contatti, cioè, quest’anno i bambini hanno portato da casa la merenda di metà mattina, che prima veniva servita da Miri e consisteva proprio nella frutta che adesso invece è servita dopo pranzo. “Facile che dopo primo e secondo i bambini avanzino la frutta, e tutto quello spreco, proprio, non potevamo sopportarlo”, continua Cecilia.

Mille modi per dire no alla spreco

A parte le marmellate e la collaborazione con le Brigate Covid, altre iniziative che già coinvolgono questa scuola sono il sacchetto “Io non spreco” con cui i bambini portano a casa gli avanzi della frutta della giornata, e il programma Siticibo della Fondazione Banco Alimentare Onlus, che recupera gli alimenti avanzati dalla refezione scolastica, e ancora integri, due volte alla settimana.

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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo l’esperto in conservazione

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 17:00

“E’ vero che i cacciatori, o almeno alcuni gruppi di cacciatori, partecipano oggi come pochi altri al ripopolamento degli spazi naturali in Italia, attraverso la cura e il recupero degli habitat, e vantano addirittura il merito del ritorno del lupo nel nostro Paese”. Afferma Spartaco Gippoliti è un noto conservazionista internazionale, tra l’altro membro dell’IUCN/SSC Primate Specialist Group.

“La caccia può e deve essere una risorsa come lo è altrove. La Spagna per esempio ha messo insieme un business talmente florido intorno allo stambecco iberico dei Pirenei, altrove addirittura estinto, e lì cacciato entro certi limiti all’interno di vaste riserve di caccia. Quando la Francia ha chiesto degli esemplari per riportarli sui Pirenei e tentare la stessa cosa ci sono state delle resistenze proprio per motivi economici.
Non è un caso se in Spagna esistono ancora relativamente floride popolazioni di avvoltoi, ad esempio, e la lince pardina è in ripresa. Guardiamo altrimenti al sistema americano o tedesco, dove la conservazione si fa di perfetto accordo con i cacciatori: per orsi, lupi e alci, anche in Canada, non c’è nessun conflitto tra ambientalismo e caccia, ma i veri problemi nascono dallo sfruttamento petrolifero, i gasdotti, il taglio del legname. Quello che dovremmo perseguire è un sistema dove non si segue né l’ottica del cacciatore – più ce ne sono, e di poche specie, meglio è – né l’ottica dell’ambientalista – dove la natura si intende come una divinità a priori, dalla quale bisogna escludere l’uomo e le sue esigenze: sicurezza e alimentazione (agricoltura e allevamento) in primis. Mi piacerebbe che a guidarci fossero le ricerche ecologiche – disciplina pressoché ignorata in Italia – e il rispetto per la biodiversità nel suo complesso”.

Ma perché sembra esserci un odio atavico nei confronti dei cacciatori, qualcosa che va oltre i problemi che innegabilmente creano e la mancanza di un coordinamento e una gestione della caccia? “La risposta è molto semplice e sta in un film di Walt Disney, Bambi, e, più in generale, in tutte le favole disneyane che lentamente, ma neanche troppo, hanno sublimato alcune specie animali a discapito di altre: animandole poi, cosa ancor peggiore, di caratteristiche umane”.
“Perché, potremmo chiederci allo stesso modo, il lupo fa paura e il cane no? A contare i morti e i feriti dovrebbe essere vero il contrario. Ma il cane lo conosciamo – è una creatura nostra – e il lupo solo attraverso qualche vecchia fiaba”. Allo stesso modo le idee che l’opinione pubblica si crea degli animali e della loro tutela è troppo spesso basata su vaghi principi etici trasportati nelle nostre menti dall’animazione americana, mentre il “cattivo” è sempre l’uomo con la carabina che spara al cerbiatto e quello buono il vecchio chino a coltivare la terra.

“Per arrivare a risultati concreti per l’ambiente, sarebbe importante trovare un punto di incontro tra ambientalisti e cacciatori – continua Gippoliti – . E’ chiaro che quando le risorse pubbliche sono limitate, la caccia deve essere sfruttata in questo senso: far pagare i cacciatori per eliminare gli animali in eccesso, o già molto adulti, e finanziare così la protezione dell’ambiente. Dobbiamo capire che oggi il vero problema per l’ambiente non è il cacciatore, quanto le trasformazioni su scala regionale degli ecosistemi. In questi tempi difficili per l’ambiente, in cui la Cina sta comprando l’Africa per sfamarsi, non è francamente rilevante se un cacciatore spara a un cinghiale o a un potamocero in Uganda”.

Articolo del 12 Maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

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Gita, pranzo fuori, pic-nic: ricette facili senza cottura

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 15:00

Come si legge dal canale YouTube di Life & Chiara: “Mille idee per gita, pranzo fuori e pic nic! Tante idee perfette per organizzare gite all’aperto, pranzi fuori e pic nic! “

Un’anticipazione…

Mini plumcake alle olive, cosa serve:

  • 3 uova
  • 100 ml di olio di semi di girasole
  • olive verdi a piacere
  • 250 g di farina
  • 50 g di parmigiano grattugiato
  • sale q.b.
  • 100 ml di latte
  • una bustina di lievito istantaneo per torte salate

Insalata di riso al barattolo , cosa serve:

  • 200 g di riso cotto
  • 80 g di pesto
  • 10 ovoline di mozzarella
  • 10-15 pomodorini
  • mix di verdurine q.b. (carote, pisellini, mais)
  • basilico fresco per decorare

Leggi anche:
Quando la musica si trasforma in zuppa di verdura
Limone: si può mangiare la buccia?
Come scegliere frutta e verdura al supermercato

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Caccia, Manifesto di Trieste: gli esperti italiani per una revisione della legge

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 13:00

Un manifesto per chiedere una modifica alla legge sulla caccia, inadeguata ai tempi. Tra i firmatari Franco Perco, zoologo naturalista specializzato in ungulati che si è spesso occupato dell’emergenza cinghiali, sparsi ormai da tempo fino al centro di Roma e ovunque in Italia. “L’attuale legge – ricorda a People for Planet – uscì nel 1992. Il suo apporto gestionale fu ed è tuttora modesto e appare oggi come un semplice compromesso al ribasso fra cacciatori liberisti e ambientalisti proibizionisti”. All’epoca, le indicazioni tecniche di indirizzo dell’Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina furono sistematicamente disattese, benché formalmente richieste dalla stessa legge 157.

La caccia come gestione

Per arrivare a questo manifesto, numerosi esperti hanno prima di tutto portato avanti un’accurata analisi di ciò che manca. “Il primo passo per una gestione venatoria sensata è sapere quanti sono i possibili animali che si vorrebbero cacciare”. Fare un censimento insomma. Il secondo passo è mettere in luce il fatto che la caccia debba, come altrove in Europa, essere considerata una forma di gestione della fauna, “un presupposto che è poi riassunto nella sezione principi del nostro Manifesto”. In questo modo, i cacciatori diventerebbero non solo dei regolatori delle popolazioni in soprannumero, come quella dei cinghiali, ma con i fondi derivati dalla loro attività si potrebbero fare progetti di recupero altrimenti impensabili. Sia chiaro, cacciatori formati al rispetto. Quelli in stile Perco, o Fulco Pratesi, famoso cacciatore fondatore del WWF. Un tipo di cacciatore che conosce bene quest’arte e la vive per quel che potenzialmente è sempre stata: il modo più sostenibile per mangiare carne.

Gli animali selvatici vanno regolati

Così più che di caccia è esatto parlare di gestione venatoria o GV: l’unione di caccia, censimenti, rendicontazioni, interventi sull’ambiente ecc. Una attività insomma che andrebbe completamente ripensata, e ripulita delle influenze ideologiche, per arrivare a concepirla come uno strumento utile, anzi indispensabile, per una buona gestione della fauna selvatica. “Per conservare la fauna è indispensabile poterla gestire: partiamo dal presupposto che le attività umane devono convivere pacificamente con le presenze di animali selvatici”, che dunque non devono provocare continui incidenti automobilistici, come avviene per i cinghiali, non devono azzerare i raccolti degli agricoltori, come può succedere un po’ con tutti gli ungulati, e non devono rappresentare un pericolo per l’uomo, come può avvenire per orsi o lupi.

“Vogliamo una buona gestione della caccia. A vantaggio di tutti, animalisti compresi”.

“Noi vorremmo che questo documento fosse discusso, emendato e anche corretto, ma che costituisca finalmente un apporto serio e non propagandistico a una gestione venatoria che sia basata su tecnica e scienza. Se no, la caccia può anche sparire e noi non la rimpiangeremo, perché se la “caccia” non è gestione è bene che scompaia”, continua Perco.

“Ma se lo è – e da qualche parte anche in Italia qualcosa di positivo si fa – è bene che lo si sappia e che si imitino, migliorandoli, quei pochi esempi che ci sono”.

Le 15 regole d’oro del manifesto

“Le prime tre potrebbero essere tradotte in norme, subito, senza nessun costo sociale o politico. Per questo sono al primo posto. Le successive puntano alla responsabilità, che si costruisce solo con piccole unità territoriali di gestione (comuni) e comunque tali che i cacciatori – gestori si conoscano fra di loro”, precisa Perco.

1. Obbligo di pubblicare annualmente tutti i dati relativi alla fauna oggetto di caccia, in un registro digitale pubblico, a libero accesso.

2. Normazione nazionale sulla filiera della carne di selvaggina cacciata, anche da un punto di vista fiscale e sanitario.

3. Definizione e istituzione della figura professionale del tecnico faunistico.

4. Definizione delle forme di utilizzo della fauna, non solo venatorie, e della relativa disciplina.

5. Abolizione dei ripopolamenti anche di quelli pronta caccia e impulso alle reintroduzioni.

6. Unità Territoriali di Gestione Venatoria (UTGV), sociali o private, su base comunale o sub comunale, federate in un Distretto Venatorio (ex ATC, CA).

7. Obbligo per ogni UTGV di dotarsi di un piano di gestione pluriennale.

8. Numero chiuso degli associati, basato esclusivamente sul massimo prelievo teorico sostenibile.

9. Associazione alle UTGV di cacciatori anche non residenti, ma sulla base di una graduatoria adeguatamente regolamentata.

10. Possibilità di ricevere un numero programmato di cacciatori ospiti.

11. Restituzione dei risultati della gestione mediante conferenze annuali indette dai Distretti Venatori.

12. Danni da fauna oggetto di caccia a carico dei Distretti Venatori.

13. Formazione dei cacciatori, su standard elevati e stabiliti per legge, erogata da soggetti accreditati.

14. Sorveglianza specializzata a cura dell’Ente Pubblico competente.

15. Revoca della gestione venatoria, nel caso di gravi manchevolezze.

Il gruppo che propone il Manifesto è formato dall’associazione RiVA (Rinascita Venatoria e Ambientale) della quale Franco Perco è presidente. Tra gli altri, specialisti ed esperti di gestione faunistica, tra i quali hanno aderito 7 docenti universitari. Tra i proponenti 5 gli esperti di gestione faunistica.

I PROMOTORI

Franco PERCO. Zoologo. Già direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Presidente RiVA

Stefano ASSIRELLI. Docente in politiche di sicurezza urbana e Consigliere RiVA.

Duccio BERZI. Dottore forestale e Tecnico faunistico.

Giulia CORSINI. Medico Veterinario.

Gianferruccio DAL CORNO. Medico Chirurgo e Consigliere RiVA.

Spartaco GIPPOLITI. Conservazionista e sistematico dei Mammiferi. IUCN/SSC Primate Specialist Group.

Pier Alessandro MAGRI. Dirigente d’azienda e Consigliere RiVA.

Giuliano MILANA. Naturalista. Tecnico faunistico.

Luigi SPAGNOLLI. Responsabile per la fauna selvatica della Provincia Autonoma di Bolzano, già direttore del Parco dello Stelvio.

Giovanni STARNONI. Dottore commercialista e Consigliere RiVA.

Paolo TOSI. Docente universitario presso l’Università di Trento e Consigliere RiVA.

Silvano TOSO. Già direttore dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Consigliere RiVA.

Ettore ZANON. Formatore e giornalista professionista. Consigliere RiVA.

Rinascita Venatoria e Ambientale (RiVA).

LE ADESIONI (Primo elenco)

Francesco Maria ANGELICI. Zoologo, sistematico, conservazionista. Docente universitario abilitato presso tutte le università nazionali.

Aldo DI BRITA. Dottore Forestale e Tecnico Faunistico.

Renzo BRUSCHI. Dirigente Prov. Federcaccia PR, già presidente ATC PR9.

Ivano CONFORTINI. Funzionario biologo, Regione del Veneto, U.O. Coordinamento gestione ittica e faunistico-venatoria Ambito Prealpino e Alpino-Sede territoriale di Verona.

Luciano CICOGNANI. Istruttore faunistico e presidente ARIF (Ass. Rilevatori Faunistici. Socio fondatore di

STERNA (Studi Ecologici Ricerca Natura e Ambiente).

Gianluca DALL’OLIO. Vicepresidente FACE (Federazione delle associazioni cacciatori Europei Brussels).

Stefano DE VITA. Ornitologo ed esperto in gestione faunistica.

Luca FADDA. Agrotecnico laureato. Tecnico Faunistico.

Mauro FERRI. Veterinario. Esperto faunistico e tecnico faunistico accreditato presso l’INFS.

Francesco LECIS. Naturalista, vicepresidente di AIN (Associazione Italiana Naturalisti), tecnico faunistico.

Raffaele LIACI PESSINA. Dottore agronomo, tecnico faunistico.

Adriano MARTINOLI. Docente universitario di Zoologia e Conservazione della Fauna, presso l’Università degli

Studi dell’Insubria.

Renato MASSA. Già docente universitario di zoologia presso l’Università di Milano.

Stefano MATTIOLI. Zoologo. IUCN Deer Specialist Group.

Pier Giuseppe MENEGUZ. Docente universitario presso l’Università di Torino.

Andrea MUSTONI. Responsabile Area Ricerca scientifica ed Educazione Ambientale. Parco Naturale Adamello Brenta.

Luca PEDROTTI. Coordinatore Scientifico Parco Nazionale delle Stelvio.

Paola PERESIN. Biologa.

Luca ROSSI. Docente universitario presso l’Università di Torino.

Aldo Giorgio SALVATORI. Presidente AIW (Associazione Italiana Wilderness).

SATA. Sorveglianza Ambientale e Tutela Animali. Onlus.

Massimo SCANDURA. Docente universitario associato presso l’università di Sassari dip. di medicina veterinaria.

Fioravante SERRANI. Dottore agronomo.

Renato SEMENZATO. Biologo.

Mario SPAGNESI. Già docente universitario associato, in zoologia, presso l’Università di Bologna e direttore

generale INFS (Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica).

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Bankitalia: “Il 60% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese”

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 12:00

Il Covid ha colpito duramente i consumi e potrebbe continuare ad influenzare la domanda dei beni, soprattutto quelli non durevoli. 
Infatti “Oltre il 60 per cento dei nuclei familiari” consultati nell’indagine della Banca d’Italia per misurare gli effetti della crisi Covid dichiara di avere difficoltà economiche ad arrivare alla fine del mese, 10 punti percentuali in più rispetto al periodo precedente la pandemia. “I maggiori problemi sono riferiti laddove il capofamiglia è un lavoratore autonomo (65 per cento degli intervistati in questa categoria ) . Poco meno del 40 per cento delle famiglie riporta che negli ultimi dodici mesi si è verificato che il reddito familiare non fosse sufficiente a coprire le spese”.

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Nasce l’Acqua Sarnella: “favorisce la naturale formazione di tumori”

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 09:00

Racchiusa in una bottiglia, l’acqua inquinata del Sarno fa un certo effetto anche tra coloro che di green hanno al massimo gli occhi. Mirabilia del marketing, sì, ma stavolta etico.

Quella dell’inquinamento delle acque del fiume Sarno è una storia lunga quanto l’inedia che per anni, decenni, ha preso in ostaggio il nostro Paese in materia di tutela dell’ambiente e della salute. Un tempo navigabile, grazie a un bacino particolarmente esteso a dispetto degli esigui 25 chilometri di lunghezza, il Sarno è oggi noto per contendersi annualmente il podio di fiume più inquinato d’Europa. Un primato che si traduce in tumori e malattie neuro-degenerative ai danni dei cittadini campani per via dei metalli pesanti che dal fiume arrivano a loro, banalmente, tramite gli impianti di irrigazione. Nel 2014 la Commissione europea, approvò un investimento di oltre 150 milioni di euro del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) per ripristinare e recuperare il bacino del Sarno, uno dei “grandi progetti” della Regione Campania mai portati a termine.

Foce del Sarno Come nasce Sarnella

Acqua Sarnella (qui la pagina ufficiale) è un progetto provocatorio di marketing etico promosso dall’Associazione Controcorrente in collaborazione con professionisti del mondo pubblicitario e della comunicazione quali Gianluca Sales e Fabrizio Pozza, ideatori della campagna, Aldo Padovano e Gaetano Del Mauro. Cittadini, per lo più giovani, che negli anni non si sono limitati a organizzare convegni, manifestazioni e incontri sul territorio e nelle scuole, ma attraverso un proprio gruppo-tecnico scientifico indipendente dalle logiche politiche hanno condotto attività di ricerca, analisi e studio.

Il concept alla base – riporta il sito ufficiale – è quello di “fare leva su dinamiche di umorismo consapevole, grottesco e d’impatto al fine di generare una più profonda consapevolezza nei cittadini, innescando una forte reazione emotiva“.

Dunque sensibilizzare e fare massa critica con gli strumenti a disposizione, creatività e acqua tumorale, un paradosso nel resto d’Italia, ma non in Campania, “una terra che vive e muore di ironia”.

Da virus ad antidoto, armati di una molotov d’acqua

Del resto la pandemia, tra contraddizioni e tragedie, ha fatto emergere la verità, tanto banale quanto a lungo nascosta: i veri virus siamo noi. E lo abbiamo capito guardando la natura riprendersi i suoi spazi, i suoi colori, i suoi ecosistemi. Persino il Sarno era tornato limpido. Poi, terminata la fase di lockdown, con la ripresa delle attività, specie quelle delle industrie conciarie posizionate a monte, la magia è finita, e tutto è tornato come prima.

C’è un fatto però: se è vero che i veri virus siamo noi, è altrettanto vero che siamo sempre noi, esseri umani, a fare da antidoto.

E come dicono gli ideatori di Sarnella, “questa bottiglia sarà la nostra molotov contro il disinteresse e l’immobilismo delle istituzioni politiche e giudiziarie“.

Chiamatela guerrilla marketing, se volete. A conti fatti è semplice e costituzionale diritto alla salute. Nient’altro.

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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 08:00

Isabella Pratesi, direttrice WWF per la conservazione, è categorica nel negare diritti alla caccia: “Secondo i dati Lipu, in Italia ogni anno 8 milioni di uccelli sono uccisi illegalmente dai bracconieri: cioè cacciatori che infrangono le regole perché è ovviamente difficile controllarli. Secondo dati del Ministero dell’Ambiente, l’80% dei bracconieri non sono altro che possessori di licenza di caccia”.
E’ possibile ammettere la caccia per limitare popolazioni fuori controllo, e pericolose per gli habitat e la restante fauna, come i cinghiali? La sua risposta gira prima intorno alla necessità di prevenire emergenze come quella attuale, ma – dato che il danno è fatto e adesso tocca gestirlo – la sua posizione è tranciante: “Non si può ammettere la caccia al cinghiale per ridurne il numero. Prevenzione a parte, è possibile risolvere questo problema dando modo agli agricoltori di catturarli, allevarli e venderli per essere poi macellati”.

Chiediamo a Isabella Pratesi: “E’ vero che è merito dei cacciatori, del loro lavoro a vantaggio del recupero degli habitat, e del conseguente ripopolamento degli ungulati, se, in Italia, è tornato il lupo?”
“Sì, è vero” risponde aggiungendo: “Ma i metodi che applicano, anche se hanno avuto risvolti in parte positivi è sbagliato, e di fatto ha portato a una crescita eccessiva dei cinghiali: loro considerano positivo unicamente avere molte prede, e per farlo non hanno solo lavorato al recupero degli habitat, hanno anche foraggiato i cinghiali e, nonostante la pratica sia fuorilegge, continuano a farlo”.

Inoltre, mi spiega, senza un reale controllo, si cacciano anche specie protette e si continuano ad usare bossoli che spargono sostanze tossiche – nello specifico piombo – che va a disperdersi nelle acque, entrando nella catena alimentare anche umana.

Per questo la caccia è ritenuta inammissibile dall’ambientalismo, anche “perché rischiosa per l’incolumità delle persone, e dal punto di vista sanitario non sicura per i metodi di macellazione eseguiti”.

Articolo del 10 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

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Floyd, a un anno dalla morte | Draghi sui migranti: “Dall’Ue serve risposta” | Il green pass in arrivo il 15 giugno

People For Planet - Mer, 05/26/2021 - 06:25

Corriere della Sera: George Floyd, a un anno dalla morte spari vicino al memoriale mentre il reporter è in diretta tv;

Il Giornale: “Il freno della funivia disinserito”: spunta la prova in una foto;

Il Manifesto: Licenziamenti, niente stop: Draghi dà ragione a Bonomi;

Il Mattino: Censura Fb e YouTube, è guerra con la Florida;

Il Messaggero: Eithan, il bimbo di 5 anni unico sopravvissuto: «Primi segnali di risveglio»;

Ilsole24ore: Vaccini, verso il liberi tutti con 20 milioni di dosi a giugno – I dati di oggi;

Il Fatto Quotidiano: La proposte della commissione Cartabia: priorità dei reati decisa dalla politica e appelli vietati per i pm. Prescrizione? ‘Riforma non urgente’. Poi ne propone 2;

La Repubblica: Draghi sui migranti: “Le immagini di quei bimbi morti sono inaccettabili. Dall’Ue serve risposta”;

Leggo: Sinisa Mihajlovic, “l’insulto choc” in diretta alla Partita del Cuore. Fan allibiti: «Lo ha detto davvero?»;

Tgcom24: Il green pass in arrivo il 15 giugno: l’Europa pronta a riaprire – Draghi rassicura sulle forniture vaccinali;

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Quando si può dire che è “negazionismo” e quando sono libertà personali

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 19:00

Non “negazionisti” solo per definizioni e recinti verbali che nulla hanno a che vedere con l’ampiezza del confronto democratico. Ai chiavistelli del “pensiero unico” l’on. Sara Cunial ha opposto nei giorni scorsi la riflessione ponderata di esperti giuristi convenuti per la conferenza stampa indetta come rappresentante dei Deputati del Gruppo Misto in una sala di Montecitorio. Gli ospiti hanno preso la parola per porre l’accento su questioni che dovrebbero accendere la discussione pubblica da oggi fino ai prossimi mesi, tenuto conto che il 31 luglio è la data fatidica che fissa il termine previsto per lo scadere dello stato di emergenza sanitaria. Costituzione, principio di legalità, diritti, dovrebbero, pertanto, collocarsi al centro del dibattito politico non come concetti accessori ed accantonabili.

L’avvocato Lillo Massimiliano Musso di Mille Avvocati per la Costituzione ha sottolineato: “Ci stiamo domandando fino a che punto si può arrivare nella restrizione delle libertà personali in nome di una tutela della salute pubblica accompagnata, però, da segnali inquietanti. Questo è l’argomento che offriamo alla valutazione dei cittadini, dal momento che il problema è originato da intenti che sono considerati buoni come la difesa dal contagio da Covid 19. Nessuno può, ovviamente, tifare per una malattia, ma ciò che vorremmo auspicare è la dimensione di una società plurale, aperta all’allargamento delle voci dei portatori di ragionamenti seri. Se le misure straordinarie diverranno permanenti, saremo di fronte ad una palese violazione dei valori costituzionali che informano l’ordinamento. La stessa disamina dell’art. 32 ci dice che la Repubblica tutela la salute come interesse della collettività ma anche come diritto dell’individuo che non può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. Ma chi statuisce l’interesse collettivo? L’eccedenza della decretazione del potere esecutivo? Le prerogative democratiche dei singoli non possono essere schiacciate da una definizione d’interesse collettivo che rischia di rovesciare l’intera impalcatura della Carta fondamentale dello Stato”.

La griglia dei diritti costituzionali

La Costituzione repubblicana contiene l’impianto etico-giuridico che ha consegnato la formulazione dei diritti civili, economici e le garanzie delle libertà personali. L’avvocato Angelo Di Lorenzo, del Foro di Roma, autore del libro “La sovranità del diritto tiranno: l’illusione del lockdown”, ha passato in rassegna gli articoli della Costituzione che sono epicentro di un apparato valoriale saldamente orientato verso la salvaguardia delle regole democratiche.

“La sovranità appartiene al popolo – ha puntualizzato – come stabilisce l’art. 1 della Costituzione che sancisce il diritto al lavoro, ma tale diritto non è soltanto una posizione soggettiva, è il tratto somatico dell’assetto giuridico-istituzionale. L’art. 2 prosegue con il riconoscimento dei diritti inviolabili e l’art.3 al comma secondo fissa il compito per lo Stato della rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza”. Da tali enunciazioni di principio discende il confronto con l’orizzonte socio-economico e culturale degli ultimi 18 mesi: la chiusura e la crisi di interi settori d’impresa, delle attività artistiche e culturali (mentre l’art. 33 prevede che “L’arte e la Scienza sono libere”) l’obbligo di restare nelle case, il coprifuoco, le limitazioni della circolazione, in netto contrasto con l’art.13, secondo il quale nessuno può subire restrizioni della libertà personale se non per provvedimento dell’autorità giudiziaria. L’art. 16 prevede, inoltre, la libera circolazione sul territorio nazionale, disposizione quest’ultima di cui tenere conto a proposito dell’introduzione della certificazione verde per gli spostamenti. Altri caposaldi costituzionali sono il diritto di riunione pacifica e senz’armi di cui all’art.17, il diritto all’istruzione, art. 34, il diritto di libera manifestazione del pensiero individuato dall’art.21, valori che rischiano di essere compressi dalle esigenze dell’emergenza al prezzo, però, di una riduzione della sfera dei diritti dei cittadini non foriera di benessere democratico.

La gerarchia delle fonti del diritto 

L’avvocato Antonio De Notaristefani, del Foro di Napoli, è il Presidente dell’Unione Nazionale delle Camere Civili e, intervenendo alla conferenza organizzata dall’on. Cunial, ha esordito: “E’ giusto domandarsi che cosa stia avvenendo. Mi occupo di diritto da una quarantina d’anni ed ho attraversato nell’arco della mia esperienza professionale il passaggio del bilanciamento dei criteri interpretativi dei valori costituzionali. Fino ad alcuni decenni fa riguardo all’art. 32 era radicato l’orientamento che considerava prevalente il fondamentale diritto alla salute. Lo scoppio del caso dellinquinamento dell’Ilva, le acciaierie di Taranto, ha posto il dilemma del confronto fra diritto al lavoro e diritto alla salute, nonostante i problemi oncologici palesemente acclarati fra i residenti della zona, anche bambini. La legge autorizzava la continuazione della produzione ed i magistrati hanno sollevato la questione di legittimità dinanzi alla Corte Costituzionale. Sullo sfondo c’erano 10mila famiglie che rischiavano di restare senza lavoro. L’attesa sentenza di cui fu relatore il notissimo costituzionalista Silvestri si è incentrata sulla regola del bilanciamento degli interessi sul presupposto che i diversi ambiti di diritto sostanziale devono poggiare sullo stesso piano secondo parametri di ragionevolezza e proporzionalità. In quest’ultimo anno e mezzo – ha proseguito De Notaristefani – ho il timore che gli stessi criteri non siano stati previsti per il Covid. È difficile mantenere la ragionevolezza in condizioni fortemente emergenziali, ma ho la sensazione che abbiamo inventato un diritto tiranno, destinato a prevalere sugli altri senza una razionalità equitativa. Dimentichiamo, soprattutto, il principio della gerarchia delle fonti e che nel nostro ordinamento la fonte del diritto di primo grado sovraordinata a tutte le altre è la Costituzione. Ciò richiede che l’esercizio dei poteri statali, la formulazione di ogni legge e regolamento, debbano essere mantenuti nell’alveo dello spirito costituzionale che è una sintesi giuridica equilibrata di diverse sensibilità politico-sociali e culturali. Se dopo il 31 luglio le norme emergenziali continueranno ad essere vigenti, i cittadini dovrebbero porsi il problema di un allarmante degenerazione degli istituti democratici nel nostro Paese”.

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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo un cacciatore

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 17:00

L’Ente Produttori Selvaggina ci ha contattato sostenendo di avere gli stessi interessi ambientalisti di People for Planet. Ma come? Un cacciatore vicino all’ambientalismo?

“I cacciatori sono stati i primi ambientalisti: lo era Fulco Pratesi, fondatore del Wwf, o Reinhold Messner, parlamentare europeo nei verdi”, mi dice Marco Franco Franolich, direttore nazionale dell’Ente. “La nostra associazione fu fondata nel 1936 per classificare gli utenti delle riserve reali di caccia. Tuteliamo il territorio anche per poter cacciare. Ci basiamo su ricerche scientifiche, con stime sempre accertate per poter pianificare piani di abbattimento. Abbiamo un conflitto di interesse? No, la nostra è passione, è cultura: è nel nostro interesse che la popolazione sia sana e si conservi”.
“Noi vorremmo mettere in piedi progetti relativi ad aziende agricole multifunzione, e cerchiamo l’aiuto e il sostegno dell’ambientalismo. Il nostro obiettivo è dare agli agricoltori una parte dei soldi ricavati dalla licenza dei cacciatori: questo li renderebbe meno nervosi di fronte alla crescita della fauna, per loro un grosso problema”, afferma Franolich.

Oggi in Italia 580mila cacciatori pagano una media di 425 euro l’anno per la licenza di caccia e le relative tasse. La somma – 255 milioni di euro l’anno – va dritta nelle casse delle Regioni o dello Stato e non viene investita in conservazione. “Noi siamo gli unici a impegnarci nel recupero dei territori, a fare bonifiche, a recuperare gli habitat anche applicando i metodi dell’agricoltura a perdere, e rimboschendo zone prima quasi desertiche e oggi rigogliose”, continua Franolich “Contiamo un totale di 42.779,68 ettari recuperati nell’ultimo triennio, recuperati dall’abbandono e dalla quasi assenza di fauna, operiamo in tutte le Regioni, con una concentrazione maggiore soprattutto nel nord e nel centro Italia. Il nostro lavoro ha portato all’aumento di ungulati, cinghiale, cervo e capriolo. Di conseguenza, lupo e cervo sono arrivati con le loro gambe”. Un risultato che anche gli ambientalisti ammettono, come pure l’impegno generale “di alcuni cacciatori” verso il recupero degli habitat, ma che non cambia l’idea generale che la caccia – e tutto il potenziale economico che porta con sé – non debba essere ammessa. La loro, è la prossima risposta che siamo pronti ad ascoltare.

Articolo del 8 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

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Mangia un pomodoro al giorno e scopri perché fa bene

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 15:30

Come si legge dal canale YouTube IL LATO POSITIVO “Quale cibo è originario delle Ande sudamericane; un tempo si credeva fosse velenoso e ancora oggi viene scambiato per ortaggio quando in realtà è un frutto? Ok, supponendo che tu abbia letto il titolo di questo video prima di averlo cliccato, sai che sto parlando dei pomodori. Vuoi avere la pelle luminosa? Se stai cercando più vitamina C per aumentare i livelli di collagene, otterrai il 30% del tuo valore giornaliero in 1 solo pomodoro! Stai cercando di perdere peso? I pomodori ti daranno energia per alimentare il tuo corpo senza assumere calorie extra che si trasformeranno in grasso!”

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Covid-19, ecco chi ha zero contagi in Italia

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 14:45

2.490 nuovi positivi nelle ultime 24 ore, su oltre 107mila tamponi effettuati, con un tasso di positività del 2,3%. Siamo in media ai livelli di fine settembre sul fronte contagi, ma a differenza di allora ci sono province a zero contagi, o quasi. Si tratta di Teramo (Abruzzo), Rieti (Lazio), Mantova (Lombardia), Fermo (Marche), Campobasso (Molise), Verbano-Cusio-Ossola (Piemonte), Sud della Sardegna e Trieste, Pordenone e Gorizia.

Le tre prossime regioni bianche

Ci sono solo 2 nuovi casi in tutto il Friuli Venezia Giulia, che, con il Molise e la Liguria, saranno le prossime zone bianche dal 7 di giugno.

Le province sotto i 5 contagi

Meno bene, ma comunque benissimo vanno altre province con un numero di contagi molto basso, tra 0 e 5: Matera in Basilicata, Catanzaro, Benevento, Isernia, Terni e Agrigento, Taranto, Crotone, Lodi, Udine, Belluno, Oristano, Nuoro, Trapani e Enna, Bari, Taranto, Asti, Pescara. Tre nella provincia di Potenza, L’Aquila, Como, Sassari, Lecco, Cosenza, Cuneo, Vercelli, Biella, Ascoli, Pesaro-Urbino, Varese.

Province con meno di 10 casi

Hanno registrato ieri meno di 10 casi: Massa Carrara (con 6 casi), Rovigo (6), Pavia (6), Imperia (6), Savona (6), Aosta (7), La Spezia (8), Chieti (9), Brindisi (9).

Le province con più contagi

Al contrario, le province che segnano un aumento maggiore dei casi di infezione in termini assoluti sono: Milano (268.587), Napoli (244.747), Roma (243.133) e Torino (192.469). In rapporto ai tamponi effettuati, le province che al momento hanno il dato peggiore sono Napoli (con +247 casi), Roma (+184), Palermo (124), Catania (142).

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Industria e ambiente: l’importanza del packaging ecosostenibile

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 09:00

L’inquinamento del pianeta Terra sta raggiungendo livelli troppo alti da poter essere sostenuti e lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali le sta riducendo al minimo minando così la qualità della vita, la biodiversità, la prosperità e la crescita economica.

L’elevata produzione di rifiuti non biodegradabili, vede oggi un problema per il loro smaltimento. Il pianeta deve a fare i conti con questa minaccia, causa di desertificazione e distruzione degli ecosistemi marini. Anche il settore dell‘industria influisce notevolmente sullo sfruttamento delle materie prime, sull’emissione di gas e produzione di rifiuti, per questo è necessario investire nelle aziende scegliendo l’ecosostenibilità.

Le aziende, durante questi ultimi anni, hanno avuto un risveglio morale e di coscienza, impegnandosi a rendere i loro marchi più green ricercando soluzioni innovative per confezionare i loro prodotti.

Il packaging viene considerato green quando non ha un forte impatto ambientale oppure può aiutare al ridurlo. Una delle scelte più frequenti delle industrie è quella di utilizzare materiali riciclati e vegetali per la fabbricazione dei packaging, riducendo così l’impatto dell’impronta del carbonio. Un’altra scelta è quella di produrre confezioni riutilizzabili in modo da allungarne la vita, in un’ottica che va contro il monouso. Da recenti scoperte è nato il packaging idrosolubile, ovvero una confezione che in appena 10 secondi si dissolve completamente in acqua senza lasciare tracce nell’ambiente, composta totalmente da materiali atossici e biodegradabili e sostituendo l’inchiostro classico con quello di soia.

L’esempio concreto di P&G

Il packaging, oggi, oltre che essere sicuro e accattivante, vuole ad assumere un ruolo sempre più etico, soddisfando le esigenze di una clientela sempre più sensibile al problema dell’inquinamento e dello sfruttamento del pianeta. Un esempio di come un’industria possa scegliere la strada dell’ecosostenibilità è dato dal gruppo industriale P&G.

Dal 2010 P&G si sta impegnando in uno sviluppo sostenibile, rendendo i suoi packaging eco friendly con confezioni in plastica riciclata, riducendo così il consumo di petrolio per la produzione di plastica vergine.

Una, tra le tante iniziative interessanti di questo gruppo, è la produzione di flaconi Ocean Plastic, questi flaconi vengono creati per il 10% della plastica raccolta dagli oceani, mentre per il 90% sono composti da plastica riciclata, ottenendo così flaconi 100% green e ripulendo i mari dall’inquinamento dell’uomo.

Dal 2019 P&G si è unito con altre 40 aziende per produrre plastiche innovative ed ecosostenibili, creando The Alliance to End Plastic Waste (Alleanza per porre fine ai rifiuti di plastica), con l’obiettivo, entro il 2030, di produrre il 90% dei packaging riciclabili.

Il ruolo fondamentale dei consumatori

Insieme alle aziende anche i consumatori finali nel tempo hanno cambiato le proprie abitudini scegliendo di appoggiare quelle aziende che si dimostrano più sensibili al tema sempre più scottante di inquinamento e ecosostenibilità.

Alcune ricerche indicano che le persone sono disposte ad acquistare un prodotto leggermente più costoso se ha un pack ecosostenibile.

Infatti l’altro ruolo importante nella catena dell’ecosostenibilita viene svolto proprio dal consumatore finale.

La maggioranza degli Italiani sa che le piccole azioni di tutti i giorni possono arrivare a fare la differenza a livello ambientale, per questo si impegnano a separare i rifiuti con la raccolta differenziata, evitare gli sprechi e acquistare prodotti con confezioni green.

Sono tanti i consumatori che scelgono di acquistare marchi green perché consapevoli di contribuire a proteggere la Terra e, insieme a questa, anche la vita stessa di ogni essere vivente che la popola, compresa quella dell’essere umano.

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Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

People For Planet - Mar, 05/25/2021 - 08:00

Diverse regioni italiane lamentano da anni un problema più serio e complesso di quel che si possa pensare: la crescita smisurata degli ungulati, gli animali selvatici che dal bosco invadono i centri abitati, letteralmente, distruggono le colture e sono anche un pericolo per la sicurezza, come nel caso del cinghiale, un animale potenzialmente pericoloso, specie se sotto stress. Ma che soprattutto spazzola tutto ciò che trova, creando desertificazione e danni alla biodiversità. La sua presenza è ambigua dal punto di vista ambientalista perché appunto crea danni ingenti alla flora e al resto della fauna, oltreché alle colture, ma è anche una preziosa risorsa per il lupo, che non a caso negli ultimi anni si è moltiplicato felicemente nel nostro Paese, molto felicemente.

Nel frattempo, il cinghiale – un animale che non si esita a definire infestante – ha pensato bene di rifugiarsi tranquillo nelle aree protette, aumentando la sua sicurezza e i nostri grattacapo. Resta il fatto che le associazioni e le popolazioni sono in subbuglio, con gli agricoltori furiosi. In Basilicata ci sono state recenti manifestazioni e fortissime polemiche. In Abruzzo e nelle Marche si tenta di risolvere armando i cacciatori in braccata – cioè con l’ausilio di branchi di cani, metodo notoriamente dannoso per gli altri ungulati e vietato dall’Ispra nei Parchi – e organizzando “macelli” extra per vendere poi a ristoranti e alla grande distribuzione.
In Liguria, al contrario, la Regione ammette la caccia solo come estrema ratio, in casi di emergenza e pericolo diretto per le vite umane.

Dove sta la giusta reazione all’emergenza? Da cosa deriva questo caos dove ogni risposta sembra quella sbagliata? Se facciamo un confronto con il resto d’Europa, o del mondo, la caccia spesso non è solo una risposta a problemi simili a questo, ma una risorsa economica ingente, versata a favore dell’ambiente. Eppure i cacciatori da noi non suscitano la stessa fiducia, almeno tra gli ambientalisti, e non a torto. “L’80% degli illeciti è commesso durante la stagione venatoria, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente relativi al bracconaggio”, ci ha detto Isabella Pratesi del Wwf.
Quindi, come è regolata la caccia, e perché, da noi, non riesce a diventare un’alleata dell’ambientalismo? E noi cosa ne pensiamo? L’opinione pubblica sarebbe favorevole allo sdoganamento del fucile? Per rispondere, e capire cosa non va nei nostri cacciatori, ci siamo fatti un viaggio nel mondo dell’ambientalismo e della conservazione, ma soprattutto in quello della caccia. Scoprendo un mondo fatto di mille facce, ma che ha in comune un aspetto fondamentale: la mancanza di un coordinamento e una gestione razionale.

Articolo del 6 maggio 2018

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza cinghiali: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Incontriamo un’associazione ambientalista, il WWF

Incontriamo un esperto di conservazione

Incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Caccia, agricoltori: “Diventiamo bracconieri per necessità!“

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Nasce QUALITA’ LUCANA – Selezionato da Cuore Basilicata

CuoreBasilicata - Lun, 05/24/2021 - 22:53

CuoreBasilicata.it, il progetto realizzato con il sostegno di Eni e il patrocinio di Comuni dell’Alta Val d’Agri, assegnerà il riconoscimento “QUALITA’ LUCANA – Selezionato da Cuore Basilicata” alle iniziative più meritevoli per il supporto che danno alla cultura, all’economia e all’immagine del territorio.

Prossimamente una persona del team di Cuore Basilicata consegnerà una vetrofania di cui si può vedere qui una immagine a imprese, associazioni, enti che secondo il team del progetto meritano questo riconoscimento.
I riconoscimenti “QUALITA’ LUCANA – Selezionato da Cuore Basilicata” che verranno assegnati ora sono per il 2021 e anno dopo anno saranno attribuiti alle organizzazioni ritenute più meritevoli per quell’anno.

Le attività selezionate saranno presenti da giugno in una pagina/vetrina del sito www.cuorebasilicata.it che farà conoscere le iniziative che otterranno questo riconoscimento a tutti i visitatori, italiani e non.
L’assegnazione del riconoscimento è a titolo assolutamente gratuito e ai destinatari non sarà chiesto alcun onere, né ora né in futuro.

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La “Carchiola”

CuoreBasilicata - Lun, 05/24/2021 - 18:10

Livello di difficoltà: BASSO     Costo: BASSO      Tipologia: CONTORNI

INGREDIENTI:

• 400 g di farina di mais
• acqua calda q.b.

 

PREPARAZIONE:
  1. Impastate la farina disposta a fontana versando poco per volta dell’acqua bollente;
  2. Riducete poi l’impasto ottenuto in una schiacciata di forma circolare, spessa almeno un 1 centimetro (o poco più a seconda del gusto);
  3. Si posa quindi su di una graticola e si cuoce sulla brace del focolare in pochi minuti, esponendo entrambi i lati e facendo attenzione a non bruciarla.

In assenza di un camino potete preparare la vostra carchiola in una padella antiaderente ben riscaldata.

CURIOSITÀ:

La “Carchiola” è una focaccia non lievitata a base di farina di mais bianco e acqua, preparata un tempo dai contadini durante i lunghi periodi di carestia. Le massaie in particolare lavoravano l’impasto mescolando la farina di mais con acqua calda e aiutandosi con la “rasula” (radimadia). Pronto l’impasto veniva steso e modellato in forma circolare ed infine cotto sulla brace del focolare con l’apposita “r’ ticula” ossia una graticola circolare ruotante su un perno. In molti casi la carchiola accompagnava zuppe (zuppa di fagioli cotti in pignata) e minestre di verdure spontanee.

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Come insegnare ai bambini a nuotare: i consigli dell’istruttore

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 15:00

Dal canale YouTube Nostro Figlio l’istruttore di nuoto Stephane Agliata spiega delle semplici regole da seguire per insegnare ai bambini a nuotare

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Basta teli di plastica tra le colture

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 14:00

I teli di plastica nera che isolano le piante nelle monocolture, per proteggerle, trattenere l’acqua e limitare la crescita di infestanti, hanno fatto il loro tempo. Degradandosi possono facilmente disperdersi nel terreno, e deve essere recuperato e smaltito al termine del ciclo colturale (cosa che nessuno può garantire avvenga in modo corretto).

Basta dispersione di plastiche

Adesso – tra gli altri – anche Novamont ha introdotto teli per pacciamatura in bioplastica MATER-BI, derivata per il 60% da materia prima rinnovabile. Biodegradabile e compostabile nel giro di pochi mesi, i teli in MATER-BI non necessitano di recupero e smaltimento, appunto, ma possono essere lasciati nel terreno dove vengono biodegradati dai microrganismi, contribuendo così alla riduzione della produzione di rifiuti e a preservare il suolo dall’inquinamento da plastiche e microplastiche.

Teli biodegradabili in una coltivazione di canapa

I teli devono essere conformi allo standard europeo EN 17033, e a partire da quest’anno devono essere costituiti da materie prime rinnovabili in misura pari o superiore al 60% e non devono contenere organismi geneticamente modificati.

Le nuove regole

Anche l’Europa, finalmente, almeno per l’agricoltura biologica, si sta muovendo in direzione della riduzione dell’utilizzo dei teli in plastica tradizionale. Il 23 marzo scorso la Commissione Europea ha rilasciato un Action Plan che riconosce il ruolo dei materiali biodegradabili e compostabili e bio-based come strumento di potenziale riduzione degli impatti e predispone la definizione dei criteri e dei principi d’uso di tali materiali.

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Leonardo DiCaprio dona 43 milioni di dollari per la salvaguardia delle Isole Galapagos

People For Planet - Lun, 05/24/2021 - 13:21

Leonardo DiCaprio ha donato 43 milioni di dollari per attuare ampie operazioni di conservazione degli ecosistemi nelle isole Galapagos.

L’iniziativa, in collaborazione con Re:wild, un’organizzazione fondata quest’anno da un gruppo di rinomati scienziati della conservazione e DiCaprio, la Direzione del Parco Nazionale delle Galápagos, la Island Conservation e le comunità locali, mira a ricostruire le intere Isole Galápagos, così come tutte gli arcipelaghi del Pacifico in America Latina.

Il progetto

Il progetto finanzierà diverse iniziative, compresi gli sforzi per ripristinare l‘isola Floreana, che ospita 54 specie minacciate, e reintrodurre 13 specie estinte localmente.

Il denaro servirà anche a finanziare un programma di riproduzione in cattività e altre attività per prevenire l’estinzione dell’iguana rosa e rafforzare le misure per proteggere le risorse marine delle Galapagos dall’impatto umano dell’ecoturismo.

DiCaprio ha detto:

Quando sono andato alle Isole Galápagos, ho incontrato Paula Castaño e altri eroi ambientali in Ecuador che lavoravano giorno dopo giorno per salvare uno dei luoghi più insostituibili del pianeta. In tutto il mondo, la natura selvaggia è in declino. Abbiamo degradato tre quarti dei luoghi selvaggi e portato oltre 1 milione di specie sull’orlo dell’estinzione. Più della metà delle restanti aree selvagge della Terra potrebbero scomparire nei prossimi decenni se non agiamo in modo deciso. Gli eroi ambientali di cui il pianeta ha bisogno sono già qui. Ora dobbiamo tutti raccogliere la sfida e unirci a loro”.

Marcelo Mata Guerrero, ministro dell’ambiente e dell’acqua in Ecuador, ha dichiarato:

Questi tipi di partnership che sfruttano le innovazioni tecniche, sociali e finanziarie, sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno in tutto il mondo per ripristinare la salute del nostro pianeta. Con l’Ecuador come uno dei 17 paesi più ricchi di biodiversità del pianeta, abbiamo l’opportunità di dimostrare come si presenta un modello veramente efficace per la protezione e il ripristino della fauna selvatica e delle terre selvagge – che rappresentano il sistema immunitario del nostro pianeta, al fine di proteggere tutta la vita sulla Terra, comprese le persone, dagli effetti dei cambiamenti climatici e delle malattie emergenti”.

DiCaprio è un sostenitore di lunga data delle questioni ambientali globali e, nel corso degli anni, ha fornito più di 100 milioni di dollari in sovvenzioni a una varietà di programmi e progetti.

Ha anche elogiato l’attivista per il clima Greta Thunberg definendola una “leader dei nostri tempi” e si è rivolto alle Nazioni Unite sui pericoli dei cambiamenti climatici già nel 2014.

Forza Leonardo!

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