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Raro complesso termale in via Romagnoli. È vincolo archeologico.

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 05/20/2021 - 17:01

Un nuovo passo in avanti per la preservazione del patrimonio storico-culturale del nostro territorio. Dopo una procedura durata circa un anno, l’assessorato regionale dei beni culturali ha finalmente posto il vincolo archeologico sull’area ellenistica di via Ettore Romagnoli. 

Nello specifico, si tratterebbe di un complesso termale di grande rilevanza storica, che secondo le relazioni della Soprintendenza sarebbe da considerare una rarità in Sicilia, anche per via della sua pregevole decorazione musiva. Tale complesso sarebbe emerso nel 2013, durante delle indagini preventive su dei cantieri edilizi privati. A confermare l’importanza archeologica dell’area, anche il ritrovamento di un mosaico a ciottoli sul pavimento, che raffigurerebbe una figura femminile (probabilmente una Nereide) adagiata tra le spire di un mostro marino. Con un braccio, la donna cinge il mostro, mentre con l’altro sorregge un utensile non identificato. Ai tempi del ritrovamento, dell’impianto termale sarebbero emerse almeno sei vasche a semicupio, costituite in parte di terracotta e in parte in muratura.

Già nel 2011, in via Ettore Romagnoli sarebbero stati ritrovati oggetti di varia natura, tra cui una casa ellenistica con le canalette dell’acqua dell’epoca, di anfore, monete ed i muri di un’abitazione del IV – III sec. a. C.

Il fatto che l’area fosse stata fortemente urbanizzata nel corso del tempo aveva bloccato il proseguire degli scavi archeologici. Inoltre, ciò aveva anche precluso la possibilità di ricevere importanti finanziamenti regionali, come quelli del programma “Patto per il Sud”. Adesso, grazie alle azioni intraprese dalla Soprintendenza di Caltanissetta, diretta da Daniela Vullo, è stato formalizzato e completato l’iter burocratico con la Regione. 

Ciò significa che non potrà essere avviata alcuna attività, costruttiva e non, che possa danneggiare i reperti ritrovati sul sito. In tal modo, quanto scoperto verrà tutelato anche da eventuali atti vandalici.

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L’amore ai tempi di internet: nel 2037 più di un neonato su due sarà un “e-bebè”

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 17:00

Entro i prossimi 20 anni al massimo, più di un bambino su due sarà un “e-bebè“, ovvero nascerà da coppie che si sono conosciute online. A sostenerlo è un’indagine condotta dagli studenti dell’Imperial College Business School di Londra per conto del sito di incontri online eHarmony.

Oggi una coppia su tre si conosce online

Dal rapporto, che si chiama “Future of Dating“, emerge che già entro il 2030 quattro bambini nati su 10 saranno e-bebè. Attualmente secondo i dati raccolti il numero di coppie che si conosce online sono in crescita e rappresentano un terzo del totale.

Le proiezioni effettuate indicano il 2037 come l’anno del “cambiamento”, in cui le coppie che si sono  conosciute tramite siti di incontri saranno di più di quelle che hanno avuto il primo approccio alla nella vita reale.

Articolo del 5 dicembre 2020

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Sconfiggere il cancro costringendolo ad auto-eliminarsi: al vaglio una nuova tecnica

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 15:52

Sconfiggere il cancro con una tecnologia di terapia genica che spinge le cellule del cancro a produrre composti terapeutici in grado di distruggere la massa tumorale dal suo interno. In altre parole, sconfiggere il cancro costringendolo ad auto-eliminarsi.

La speranza è data da un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Università di Zurigo (Svizzera), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Divisione di Biologia e Ingegneria Biologica del California Institute of Technology (CALTECH), Stati Uniti.

I ricercatori, coordinati dal professor Andreas Plückthun, docente presso il Dipartimento di Biochimica dell’ateneo svizzero, hanno sviluppato questa tencnologia dopo aver modificato con l’ingegneria genetica un adenovirus, un comune patogeno che provoca il raffreddore, già utilizzato in diversi vaccini anti Covid (come il Vaxzevria di AstraZeneca, l’Ad26.COV2.S di Johnson & Johnson e lo Sputnik V del Gamalaeya Research di Mosca).

Una volta reso l’adenovirus una sorta di “navetta di trasporto” in grado di fornire i geni alle cellule tumorali, l’organismo del paziente di cancro può produrre agenti terapetici quali anticorpi, chitochine e diverse sostanze di segnalazione responsabili del processo di auto-eliminazione delle cellule cancerogene.

Una tecnologia tanto innovativa quanto light, perché permette di apportare farmaci direttamente e unicamente dove c’è bisogno, senza debilitare il resto del corpo né danneggiare organi e tessuti sani come di frequente avviene con la chemioterapia e la radioterapia.

I test, fa sapere le rivista scientifica PNAS in cui è stata pubblicata la ricerca, sono stati condotti in laboratorio su modelli animali, pertanto i risultati andranno confermati in seno alla sperimentazione clinica, ma l’attesa è tanta anche in virtù di un ulteriore aspetto positivo: la tecnologia sviluppata potrebbe risultare uno strumento efficace anche nel trattamento dei pazienti gravemente affetti da Covid-19.

Per una lettura integrale e in inglese della ricerca, intitolata “The SHREAD gene therapy platform for paracrine delivery improves tumor localization and intratumoral effects of a clinical antibody“, continua qui.

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Nasce il riconoscimento “Selezionato da Gela le Radici del Futuro”

Gela Le Radici del Futuro - Gio, 05/20/2021 - 14:35

GelaleRadicidelFuturo, il progetto realizzato con il sostegno di Eni e il patrocinio del Comune di Gela, assegnerà il riconoscimento “Selezionato da Gela le Radici del Futuro” alle iniziative di Gela più meritevoli per il supporto che danno alla cultura, all’economia e all’immagine della città.

Prossimamente una persona del team di GelaleRadicidelFuturo consegnerà una vetrofania di cui si può vedere qui una immagine a imprese, associazioni, enti che secondo il team del progetto meritano questo riconoscimento.

 

I riconoscimenti “Selezionato da Gela le Radici del Futuro” che verranno assegnati ora sono per il 2021 e anno dopo anno saranno attribuiti alle organizzazioni ritenute più meritevoli per quell’anno. Le attività selezionate saranno presenti da giugno in una pagina/vetrina del sito www.gelaleradicidelfuturo.itche farà conoscere le iniziative che otterranno questo riconoscimento a tutti i visitatori, italiani e non. L’assegnazione del riconoscimento è a titolo assolutamente gratuito e ai destinatari non sarà chiesto alcun onere, né ora né in futuro.
Jacopo Fo e Bruno Patierno
Coordinatori del progetto GelaleRadicidelFuturo

info@gelaleradicidelfuturo.it

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Covid-19, Brusaferro (Iss): “Molto probabile la terza dose di vaccino”. Crollo dei casi

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 13:00

“Sarà molto probabile una terza dose dei vaccini”, lo ha detto al Messaggero Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, in un’intervista in cui ha aggiunto: “La situazione è in costante miglioramento, la combinazione delle misure di distanziamento sociale con la progressiva crescita della vaccinazione ci ha dato questo risultato. Già tre Regioni hanno numeri da fascia bianca ed è prevedibile che, settimana dopo settimana, se ne aggiungeranno altre. Dobbiamo però monitorare le varianti”.

Mai abbassare la guardia

“Importantissimo, laddove è raccomandato, continuare a usare la mascherina. Procedendo in questo modo possiamo riconquistare sempre nuovi livelli di libertà. Siamo ancora in una fase di transizione “.

I nuovi, meravigliosi, dati Gimbe

Scende in picchiata – intanto – la curva dei nuovi casi di covid-19 in Italia, con un calo di oltre il 30% in una sola settimana. Lo dicono i dati della Fondazione Gimbe nella settimana 12-18 maggio. E sempre più netta è la riduzione della pressione sulle strutture sanitarie, che riflette l’effetto dei vaccini sulle categorie più a rischio: in 6 settimane sono diminuiti del 60% i ricoveri in ospedale e del 55% quelli in terapia intensiva.

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Post-Pandemia: le lobby controllano le informazione per salvarci

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Post-Pandemia: le lobby controllano le informazione per salvarci

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 10:00

Gli italiani sembrano non avere piena cognizione di uno scenario che, allo stato attuale, sembra inverosimile.

  1. Da un mese all’altro milioni di famiglie, quasi senza reddito, potrebbero non essere più in grado di rimborsare i mutui per la casa o i prestiti per l’acquisto dell’auto.

Secondo i dati della Banca d’Italia, al 15 gennaio 2020 gli istituti di credito hanno ricevuto oltre 2,7 milioni di domande di moratoria su mutui e prestiti, per un valore complessivo di circa 300 miliardi di euro.

  • Potremmo ritrovarci nelle condizioni di non riuscire a pagare le tasse e le cartelle fiscali.

Sono oltre 9 milioni le cartelle congelate dall’8 marzo 2020 fino al 30 aprile 2021. Vanno ad alimentare un magazzino di residuo ancora da recuperare di circa 130 milioni di cartelle, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivo. I contribuenti, sia persone giuridiche che persone fisiche, con debiti sono complessivamente circa 21 milioni. Per un valore di 1000 miliardi di euro di crediti non riscossi.

  • Molte attività commerciali stanno già scomparendo e le piccole e medie imprese non sempre riusciranno a costituire tesoreria sufficiente per ripartire. Migliaia di aziende rischieranno la bancarotta e gli imprenditori che hanno rilasciato garanzie personali (fideiussioni) potranno perdere gli immobili acquistati con tanti sacrifici.

Secondo le ultime stime, in Italia si contano 5 milioni di piccole e medie imprese (Pmi). Nel 2020, a causa dell’effetto combinato del Covid e del crollo dei consumi, ne sono scomparse circa 300.000, quasi tutte (l’85 per cento) appartenenti al segmento delle piccole attività e situate prevalentemente al Sud, a cui si aggiungono 200.000 lavoratori autonomi, ovvero quei soggetti titolari di partita Iva, operanti senza alcun tipo di organizzazione societaria. Il rischio che l’escalation dei contagi da coronavirus, pur in assenza di un vero lockdown nazionale, possa essere devastante in futuro per imprese e lavoro viene sottolineato dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro nell’indagine Crisi, emergenza e lavoro nelle Pmi: secondo lo studio, due imprese su dieci di quelle tuttora in attività potrebbero chiudere nel 2021. Stiamo parlando del 20 per cento del tessuto produttivo di un paese come l’Italia, che si regge proprio sulla piccola e media impresa.

  • Nei bilanci delle banche, questa drammatica situazione si tradurrà in prestiti non pagati, crediti inesigibili, fallimenti e pignoramenti. Aumenteranno vertiginosamente i «crediti deteriorati». La stretta creditizia sarà quattro volte più dura di quella vissuta dopo la crisi del 2008.

Banca Ifis ha stimato, sulla base dei bilanci provvisori degli istituti di credito, che l’ammontare complessivo dei Npl nel 2020 avrebbe raggiunto quota 338 miliardi di euro (+5 per cento sul 2019). Nel 2021 le esposizioni deteriorate potrebbero salire fino a 385 miliardi, con un incremento ulteriore nel 2022.

Numeri che fanno rabbrividire ma che gli italiani sembrano non aver ancora metabolizzato.

Perché gli aiuti istituzionali e un approccio di stand-by mentale, all’insegna del «mal comune, mezzo gaudio», non permettono al momento di prendere piena coscienza delle reali conseguenze della pandemia e del blocco dell’economia.

L’incertezza regna sovrana, alimentando un sensibile calo della fiducia che, a sua volta, induce a diffusi atteggiamenti di rigetto che intaccano la resilienza e la facoltà di reagire da soli.

È ormai chiaro quanto sperare ed insistere su promesse politiche demagogiche renda in realtà più difficile e tardivo qualunque processo di gestione autonoma, razionale ed efficace della crisi.

Cosa possiamo fare, allora, rispetto al futuro che ci aspetta?

Per difendersi e reagire esiste un solo modo: anticipare i tempi ed agire di iniziativa.

Cosa possiamo fare NOI per salvarci?

La ricerca effettuata per la stesura del mio ultimo libro “Salviamoci!” (Chiarelettere), basata su dati riservati provenienti da fonti interne alle banche e dagli studi di stimati professionisti, conferma che gli strumenti esistono nella legislazione del nostro paese.

Ma pochi ne parlano. Perché se utilizzati metterebbero in ginocchio alcune lobby del nostro paese.

Volete un esempio?

Una delle leggi che tutelano i mutuatari è relativa al cosiddetto «sovrafinanziamento», cioè l’erogazione di un importo eccedente i limiti di prudenza di una banca, che si deve appunto tutelare da un’eventuale insolvenza del mutuatario. L’art.38 del Testo Unico Bancario, emanato con decreto legislativo nel 1993 e confermato dalla delibera del CICR (Comitato Interministeriale del Credito e del Risparmio nel 1995, ha stabilito che «il credito fondiario ha per oggetto la concessione, da parte di banche, di finanziamenti a medio e lungo termine,  per l’acquisto della prima casa ad uso abitativo, garantiti da ipoteca di primo grado su immobili» e che «l’ammontare massimo del finanziamento di credito fondiario è pari all’80 per cento del valore dei beni ipotecati o del costo delle opere da eseguire sugli stessi».

Facciamola più semplice: ho ricevuto un mutuo di 100.000 euro per l’acquisto della mia prima casa del valore di 90.000 euro.

In tal caso non sono state rispettate le direttive perchè avrei dovuto avere, in base al valore dell’immobile, un mutuo di 72.000 euro (80% di 90.000)

La legge dice che, in questo caso, il mutuo e’ nullo!

In altri termini, chi ha sottoscritto un mutuo fondiario, con un sovrafinanziamento della banca, potrebbe non ripagare più il finanziamento stesso.

Sapete perchè non se ne parla?

Perché le banche sono piene, zeppe di mutui sovrafinanziati.

Un top manager di una primaria banca italiana, che ha voluto mantenere l’anonimato, ci ha fornito una statistica da cui emerge che il 65% dei mutui erogati tra il 2004 ed il 2015 e’ sovrafinanziato!

Chiaro ora?

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C’è una sola pianta che cresce in tutte le aree del mondo…

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 08:00

L’orzo è in grado di interpretare le condizioni ambientali in cui si trova e di adeguare il proprio ciclo vitale a diversi habitat. Il merito è di alcuni geni, che “leggono” il territorio e consentono l’adattamento.   Il merito è di alcuni geni che controllano i meccanismi di lettura del territorio e di adattamento: sono questi a far sì che l’orzo sia l’unica pianta tra le specie coltivate in grado di crescere in tutte le aree agricole del mondo, dall’Islanda alla Lapponia, passando per il Tibet a oltre 4000 metri di quota, fino ad arrivare a nord del Circolo polare artico e ai confini del deserto mediorientale, in aree con una piovosità inferiore a 250mm l’anno. La scoperta, che arriva da uno studio pubblicato su The Plant Journal, rappresenta un passo fondamentale per studiare e selezionare varietà della coltura adatte ai cambiamenti climatici e garantire i futuri fabbisogni di cibo.

È la coltura più resiliente

Il riconoscimento di “coltura più resiliente” all’orzo – pianta molto diffusa in Europa, in tutta l’area mediterranea e in Italia, dove è utilizzata sia per l’alimentazione animale che per la produzione della birra – arriva da un gruppo internazionale di 27 ricercatori tra cui alcuni italiani dell’Università degli Studi di Milano, del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e del Parco Tecnologico Padano (PTP) Science Park.

Esaminate oltre 400 varietà

Gli studiosi sono riusciti a identificare i geni che rendono l’orzo estremamente adattabile a habitat enormemente diversi tra loro analizzando il genoma di circa 400 varietà della coltura provenienti da più di 70 Paesi. I dati genomici raccolti, spiega Laura Rossini del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali della Statale di Milano, che ha coordinato il lavoro di sequenziamento in collaborazione con il PTP, «rappresentano una risorsa unica per future ricerche sulla risposta dell’orzo agli stress. Per esempio, potranno essere impiegati per studiare la resistenza alle malattie o alla ridotta disponibilità di acqua, così da applicare queste conoscenze per ottenere varietà migliorate».

Non teme i cambiamenti climatici

«Comprendere la straordinaria capacità di adattamento dell’orzo è fondamentale, di fronte ai cambiamenti climatici in atto, per selezionare le piante da coltivare nei prossimi anni – spiega Luigi Cattivelli, direttore del Centro di ricerca Genomica e Bioinformatica del CREA -. Il clima sta cambiando e l’agricoltura globale deve rispondere alla sfida con piante che cambino di conseguenza, per garantire i fabbisogni di cibo e di altri prodotti di origine agricola».

Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Articolo del 7 ottobre 2019

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Vitalizi ai condannati | Sardegna, per entrare tampone o vaccino | Quanto inquina una mascherina?

People For Planet - Gio, 05/20/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Sardegna in zona gialla, ma per entrare servono un tampone o il vaccino. La linea dura di Solinas;

Il Giornale: La Juve si prende la Coppa Italia;

Il Manifesto: Il diritto di difendere il popolo palestinese;

Il Mattino: rina, badante anti-camorra: il suo video con il cellulare incastra il clan Giuliano;

Il Messaggero: Il Reddito di emergenza prorogato di 4 mesi: ecco a chi spetta Foto;

Ilsole24ore: Il Bitcoin crolla e tocca il minimo a 30.600 dollari. In aprile era a 64.000;

Il Fatto Quotidiano: Vitalizi ai condannati, chi sono gli ex 5 Stelle per il sì. Conte: quel voto mina il rapporto istituzioni-cittadini. Così i giornali hanno scelto il silenzio sulla notizia;

La Repubblica: Quanto inquina una mascherina? Tra autopulenti e riutilizzabili ecco i modelli del futuro;

Leggo: Vaccino anti Covid, ci sarà anche una terza dose. Locatelli: «Ecco quando andrà fatta»;

Tgcom24: Franco Battiato, la vera storia dei gesuiti euclidei vestiti come bonzi alla corte degli imperatori Ming;

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Associazioni e imprese locali riqualificano i siti archeologici

Gela Le Radici del Futuro - Mer, 05/19/2021 - 19:12

Sempre più, in questi giorni, gli esempi di cittadinanza attiva per tutelare i beni archeologici. Come riportato dal quotidiano La Sicilia, l’operazione di volontariato stavolta arriva dal sommozzatore Francesco Cassarino, in rappresentanza dell’associazione e gruppo subacqueo BC Sicilia. In questi giorni, in accordo con il Parco Archeologico e la Soprintendenza dei Beni Culturali di Caltanissetta, il sub si sta ad operando assieme ad altri volontari per pulire i siti archeologici di maggior interesse e prevenire così possibili incendi che potrebbero arrivare con le forti ondate di calore. 

Noto per aver scoperto i lingotti di oricalco, Cassarino ha più volte partecipato come volontario alle indagini archeologiche guidate dalla Soprintendenza del Mare. In campo con lui anche il fratello Rocco e le imprese locali Medi Group e Pesarini Nunzio che hanno dato in prestito i loro escavatori. Le prime opere di pulizia sono partite dall’acropoli, dove stanno realizzando dei corridoi tagliafuoco oltre ad eliminare i rami secchi della vegetazione, facilmente infiammabili. Dalla prossima settimana i due fratelli e le due ditte svolgeranno le operazioni di pulizia nella vasta area di Bosco Littorio

Non si tratta dell’unica squadra di volontari che si è interessata alla riqualificazione del sito dell’acropoli. Lo scorso 24 aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, anche l’associazione culturale Cambiamenti ha manifestato interesse verso la medesima area, e ha esteso l’invito a tutti i cittadini interessati a contribuire. Il progetto è quello di trasformare questi terreni in veri e propri terreni verdi, là dove vi verrà costruito il Museo del Mare

Questi esempi di volontariato ci dimostrano che per rendere una città funzionante, prima ancora delle azioni di un’amministrazione efficiente, ci vuole cura e responsabilità da parte degli abitanti verso il loro territorio.

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Mamme che fanno piangere i figli per avere più like su Tic Tok

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 19:00

Che schifo.

Un trend che fa rabbrividire. Siamo di fronte ad un grave problema mentale, non solo per chi crea questi contenuti ma anche per chi mette like e ride di ciò che viene pubblicato. Siamo nel pieno di un’emergenza proprio sulla visione della vita, sul senso dell’esistenza, sul significato della parola amore, genitori… ed è un fenomeno globale.

L’intrattenimento è diventato vedere qualcosa di tremendo in una situazione di dolere. Ma non vi sembra che la maggior parte della popolazione mondiale abbia bisogno di qualcosa di diverso da questo gusto sadico?

Jacopo Fo
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La difesa dell’ambiente entra nella Costituzione

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 17:45

Approvato dalla Commissione Affari costituzionali del Senato il disegno di legge di modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione per inserire la tutela ambientale e la responsabilità verso le future generazioni nella Carta fondamentale.

I commenti del Pd

“E’ un cambiamento epocale, un successo al quale il Partito Democratico ha dato un contributo fondamentale. Un obiettivo raggiunto non solo per noi ma per le future generazioni, che assume un valore ancora più rilevante nel corso di una pandemia che farà da spartiacque nel nostro stile di vita e nel momento in cui l’Unione europea assume obiettivi ancora più ambiziosi nel contrasto ai cambiamenti climatici”, il commento dei senatori del Pd Simona Malpezzi, presidente dei senatori dem, Dario Parrini, presidente della Commissione Affari costituzionale, Andrea Ferrazzi, capogruppo dem in Commissione Ambiente e Valeria Valente, capogruppo dem in Commissione Affari costituzionali.

Anche M5S e Lega allineati

In questo modo, la nostra costituzione si allinea a quella di quasi tutti gli Stati europei. “Adesso l’obiettivo è quello di calendarizzare al più presto questa riforma per l’aula, affinché si possa procedere in maniera più spedita possibile all’approvazione definitiva di questa riforma, che farà dell’ecologia, della tutela della biodiversità e degli ecosistemi il pilastro di ogni strategia per lo sviluppo ed il progresso del Paese”, hanno aggiunto esponenti del MoVimento 5 Stelle in commissione affari costituzionali al Senato.

Tutti vogliono la loro parte di questa bella torta, e anche i senatori della Lega in commissione Affari Costituzionali – Luigi Augussori (capogruppo), Roberto Calderoli, Ugo Grassi, Daisy Pirovano e Alessandra Riccardi – hanno sottolineato la propria adesione: “Difendere l’ecosistema e la natura che ci circonda è una missione da compiere per garantire alle future generazioni un ambiente sano e rigoglioso. Grazie alla volontà della Lega si è aperto sul tema un dibattito costruttivo e scevro da ideologie, che ha portato all’approvazione di un testo su cui c’è stata la positiva convergenza di tutte le forze di maggioranza. Siamo favorevoli alla difesa degli animali e dell’ambiente ed orgogliosi che il nostro contributo sia stato determinante per indirizzare l’azione della maggioranza su questo provvedimento, per il quale attendiamo fiduciosi il vaglio del Parlamento. L’auspicio è che questo metodo di lavoro, improntato al dialogo senza barricate ed estremismi, possa ripetersi perché permette di fare sintesi e lavorare nell’interesse del Paese”. La speranza è che l’eventuale approvazione – a questo punto molto probabile – non si limiti ad arricchire un testo pieno di buoni propositi.

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Non solo mediterranea: anche la dieta giapponese fa bene alla salute

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 17:00

Per quanto riguarda i benefici sortiti sulla salute, la dieta giapponese risulta efficace quanto quella mediterranea. La notizia arriva dall’incontro “Dieta giapponese e prevenzione oncologica“, tenutosi a Roma, da cui è emerso che tra i principali effetti positivi dell’alimentazione del Sol Levante c’è anche una più alta aspettativa di vita (79 anni per la dieta mediterranea e 85 anni per quella giapponese).

In particolare l’analisi della prevenzione del rischio di determinate malattie ha messo in evidenza che entrambi i regimi alimentari hanno tassi di riduzione di rischio di determinate malattie: per l’ictus è del 25% per la dieta mediterranea e del 22% per quella giapponese; per i tumori è del 35% per la mediterranea e del 27% per quella del Sol Levante, per il Morbo di Parkinson è del 46% per la mediterranea e del 50% per quella nipponica.

L’alimentazione tipica del Giappone sarebbe protettiva specialmente contro il rischio di tumore alla prostata. Secondo i dati presentati nel corso dell’incontro il tumore alla prostata ha un’incidenza maggiore nei Paesi occidentali (è del 40% negli Stati Uniti, ad esempio), mentre in Giappone i numeri si attestano intorno al 10%. I benefici deriverebbero dal consumo della soia e in particolare da una molecola che viene prodotta dall’intestino quando digerisce la soia, che sembrerebbe capace di inibire l’azione di un ormone maschile collegato allo sviluppo dell’ipertrofia prostatica e del tumore.

Leggi anche: Dieta mediterranea contro l’Alzheimer: al via progetto “Smartfood”

Articolo del 9 ottobre 2019

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Ceuta: Gli sbarchi sono sintomi di tragedie, non cause

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 15:30

Circa 8 mila migranti – tra cui adolescenti, donne e bambini – in meno di due giorni a Ceuta, enclave spagnola in Marocco. Quasi tutti i migranti avrebbero raggiunto Ceuta a nuoto o a piedi. E un altro naufragio al largo di Sfax, sulla spiaggia di Tarajal, in Tunisia, con almeno 50 morti e 24 dispersi.

Una crisi migratoria decisa a tavolino, o quasi

Secondo i giornali spagnoli, il governo marocchino avrebbe allentato i controlli alle frontiere come ritorsione dopo la decisione di Madrid di accogliere nel paese per cure mediche Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario, il movimento nazionalista che da oltre 40 anni chiede al governo centrale marocchino l’indipendenza del territorio del Sahara Occidentale. A questo, si aggiunge il dubbio che il Marocco “usi” i flussi migratori verso la Spagna per ottenere denaro da parte dell’Ue e della Spagna in particolare in cambio di cooperazione. Dubbio più che legittimo, visto che già è successo in passato.

Salvataggi ma anche lacrimogeni

Alla crisi migratoria il governo spagnolo ha risposto schierando militari nei punti critici, 200 addetti tra poliziotti e agenti della Guardia Civil inviati in rinforzo. ″È una grave crisi per la Spagna e per l’Europa”, ha detto il premier Pedro Sánchez prima di volare personalmente a Ceuta per una visita d’urgenza insieme al ministro dell’Interno Fernando Grande -Marlaska, assicurando che il Paese avrebbe agito “con fermezza di fronte a qualsiasi sfida e circostanza”. Sarebbero circa 2.700 i migranti già espulsi e rimpatriati. Circa mille, invece, sarebbero i minori per ora scortati nel Centro di permanenza temporanea degli immigrati della città autonoma che si affaccia sul Mediterraneo. Juan Jesus Vivas, presidente-sindaco di Ceuta, a radio Cadena Ser, ha parlato di “invasione”.

Secondo El Pais, il flusso di arrivi iniziato martedì 18 maggio è diminuito, ma via mare continuano ad arrivare persone, spesso con sintomi di ipotermia, denuncia il quotidiano spagnolo.

Se da un lato la fotografia di Juan Francisco, l’agente del Gruppo Speciale di Attività Subacquee della Guardia Civil (GEAS) di stanza a Ceuta ritratto con in braccio un bambino di appena due mesi, salvato per miracolo dall’annegamento, ha fatto il giro del mondo, dall’altro, media indipendenti denunciano l’utilizzo di lacrimogeni da parte dell’esercito.

Sintomi, non cause

Tragedie, che di emergenziale non hanno più nulla, dal momento che si ripetono sempre uguali a sé stesse, da anni. E se di emergenze si vuole parlare, che si abbia l’onestà intellettuale di non definirle imprevedibili: Guerre, land grabbing, colonialismo economico e conseguente sfruttamento delle risorse del territori, disastri ecologici, dovuti sia all’aumento demografico sia allo sviluppo senza regole del neoliberismo, persecuzioni e pandemie, non solo da Covid-19, sono le cause principali delle migrazioni. Cause che sono strettamente legate tra di loro. Cause che vanno analizzate, seguite e capite tanto quanto gli sbarchi, che delle tragedie sono i sintomi avvertiti dalla nostra cara e vecchia e sonnacchiosa Europa. Non le cause.

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Niente scuse! La tua felicità dipende da te! La parola a Massimiliano Sechi

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 15:00

Dal TEDx Talks una storia straordinaria raccontata da una persona che ci insegna il valore della vita e la forza che spesso non sappiamo di avere dentro.

TEDx Talks

“La tua felicità dipende da te. Per qualcuno può sembrare scontato, per qualcuno ridicolo, per altri spaventoso. Ciò che viviamo è il riflesso di ciò in cui crediamo, ma soprattutto il risultato di ciò che facciamo. Capita spesso di ritrovarsi a chiedersi che senso abbiano avuto tutte le esperienze che abbiamo vissuto, specialmente quelle difficili da superare, ma se guardassimo la nostra esistenza da un’altra prospettiva ci potremmo rendere conto che niente è accaduto per caso. Tutto è connesso, da prima della nostra nascita, a dopo la nostra morte. Per vedere tutto questo, bisogna voler essere davvero protagonisti della propria vita. Senza scuse.”

Massimiliano Sechi nasce nel 1986 con una grave malformazione, chiamata focomelia, che impedisce il completo sviluppo degli arti inferiori e superiori. In quel momento inizia la storia di un ragazzo che come tanti fa di tutto per essere felice, ma che deve scontrarsi con gli sguardi delle persone, il pietismo, il bullismo, il proprio handicap e soprattutto con la paura di essere giudicato inferiore e non all’altezza. Max tenta allora di dimostrare alle persone di essere normale, di essere come loro, di poter raggiungere grandi traguardi e che non c’è alcun motivo di provare pena per lui. Oggi dedica le proprie giornate ad aiutare le persone a capire che indipendentemente da dove parti – se hai ben chiaro dove vuoi arrivare, se decidi di non avere scuse e capisci l’importanza di essere davvero te stesso – c’è sempre un buon motivo per essere felici. Il vero successo si nasconde dietro la tua felicità, ed è determinato da quanto ciò che fai è allineato con ciò che sei.

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L’insostenibile desiderio di cambiare
I cambiamenti climatici producono più nuovi sfollati delle guerre

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Gaza, cartoline dall’inferno e il coraggio di dire #NotInOurNames

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 12:00

Il diritto di esistere. La legalità internazionale. Muoiono sotto le bombe israeliane, nell’inerzia complice della comunità internazionale. Muoiono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini

A Gaza muore l’umanità. Il diritto di esistere. La legalità internazionale. Muoiono sotto le bombe israeliane, nell’inerzia complice della comunità internazionale. Muoiono i più indifesi tra gli indifesi: i bambini. Ma la stampa mainstream misura i tunnel di Hamas distrutti dai bombardamenti israeliani, narra dell’”aggressione” subita da Israele, ma della gente di Gaza non interessa. Per fortuna, c’è chi si ribella a questa vergogna mediatica e cerca, come può, di dar voce a chi cerca di sopravvivere nell’inferno di Gaza. Globalist prova a darne conto, giorno per giorno. Cosa stia subendo in questi giorni di guerra la popolazione della Striscia, lo racconta questa lettera del l direttivo di Salaam Ragazzi dell’Olivo-Milano. La lettera e le drammatiche testimonianze in essa raccolte è del 17 maggio.

La vita sotto le bombe

“Care/i amiche e amici di Salaam, stiamo seguendo con molta preoccupazione ​ quanto sta succedendo in tuttala Palestina, di cui ​ certamente siete tutte/i a conoscenza. In particolare siamo molto angosciati per i nostri amici del REC , i 103 bambini/e affidati, le loro famigli e tutta la popolazione di Gaza, sottoposta , ancora una volta, ai tremendi e devastanti bombardamenti daparte dell’esercito ​ israeliano. Cerchiamo di stare in contatto (quando si riesce..) con il direttore e altri operatori del REC i quali ci hanno detto che per ora loro e le loro famiglie stanno “bene”, cioè sono salvi; purtroppo non possono allontanarsi da casa per andare a visitare le famiglie dei bambini affidati, per cui , al momento, non possiamo avere loro notizie. I racconti dei nostri amici del REC sono tremendi; le zone maggiormente bombardate, oltre a Gaza City, sono proprio quelle a Nord della striscia (vicino al confine con Israele), dove si trovano loro e i nostri bambini affidati (nel campo profughi di Jabalia e nei villaggi circostanti). I bambini sono spaventatissimi e non sanno più come gestirli; dormono a terra vicino ai muri o sul terrazzo d’uscita della casa, oppure escono in strada, ma non sanno mai cosa sia meglio fare…non c’è nessun posto sicuro dove andare, dove fuggire. Ci salutano, ogni volta, non sapendo se domani saranno ancora vivi…

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Clima e pace, “Urgente mettere in circolo conoscenze e tecnologie”

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 09:00

“Tante cose stanno contribuendo ad attenuare una dinamica che potrebbe divenire dirompente, dai negoziati sul clima agli avanzamenti tecnologici che stanno rendendo profittevole – non solo efficace – adottare modi di produzione e consumo ecologici. La cosa più urgente da fare però resta quella di mettere in circolo le conoscenze e anche le tecnologie adatte a contrastare l’influenza dei cambiamenti climatici sulle guerre. Quelle restano appannaggio dei Paesi con più mezzi”, lo ha detto a People for Planet Emiliano Alessandri dell’OSCE, nel corso del Bologna Peacebuilding Forum.

Per il clima, contro la guerra

“Sempre di più, i sostegni allo sviluppo andranno anche concepiti da un punto di vista ecologico, e il nesso clima-conflitti dovrà diventare ancora più centrale alle strategie messe in campo dalle organizzazioni internazionali così come dalle singole nazioni nelle proprie iniziative legate alla promozione della sicurezza internazionale”, continua Alessandri. Il Bologna Peacebuilding Forum è organizzato dall’Agency for Peacebuilding in collaborazione con la John Hopkins University SAIS di Bologna e la rete di ricerca New-Med dell’Istituto Affari Internazionali (IAI), in corso il 18 e 19 maggio (Puoi partecipare cliccando qui). L’edizione di quest’anno è dedicata allo studio delle interconnessioni tra clima, ambiente e conflitti.

Paesi arabi, Asia e bacino del Nilo

“Il clima è quasi sempre una con-causa o un fattore di aggravamento di tensioni esistenti. Non dovremmo attendere scenari estremi – tanto meno catastrofici – per agire. Il cambiamento climatico – attraverso la riduzione delle aree rurali fertili e la pressione sulle fonti idriche – sta già contribuendo attivamente a inasprire tensioni in atto tra popoli e società umane. È stato ampiamente dimostrato che l’insicurezza alimentare legata a eventi climatici che hanno alterato le produzioni agricole abbia – nell’area del Mediterraneo – inasprito bisogni sociali poi sfociati in tensioni domestiche e internazionali come la ‘Primavera Araba’ – foriera poi di svariati conflitti veri e propri. La competizione per le acque dolci ha già causato conflitti in Asia Centrale e rischia di scatenarne altri in Africa, nel bacino del Nilo, giusto per citare due casi.

Il paradosso delle strategie per il clima

La crescita dei conflitti esacerbati dai cambiamenti climatici sarà significativa per due motivi, assicura l’esperto, uno dei quali spesso trascurato. “Vi saranno conflitti causati più o meno direttamente da fattori legati al cambiamento climatico. E vi saranno conflitti legati paradossalmente alle strategie messe in atto dagli Stati per ovviare alle sfide poste dal cambiamento climatico. Si pensi ad esempio alla corsa alle energie come il gas naturale – una dinamica legata alla differenziazione energetica che però rischia di scatenare conflitti attorno ai giacimenti emersi nel Mediterraneo orientale”.

La bomba migranti

Anche i Paesi più sviluppati saranno e sono a rischio. “Certo, avranno molti più strumenti per affrontare le sfide climatiche, ma diventeranno ancora di più un magnete per ampi movimenti umani, principalmente dal Sud del pianeta. I Paesi sviluppati poi saranno sottoposti a sfide a più livelli, proprio perché più strutturate e complesse le loro società. Lo si è già visto con la pandemia – i paesi ‘ricchi’ sono stati in grado di mobilitare più risorse che quelli ‘poveri’ ma le loro società hanno subito un duro colpo perché molte più attività e abitudini sono state messe a repentaglio. Le sfide climatiche avranno effetti simili: le società più complesse e moderne avranno più mezzi per affrontarli ma molte più dinamiche si incepperanno. Si pensi all’impatto dell’innalzamento dei livelli del mare su Paesi densamente popolati e ad alta concentrazione urbana, rispetto allo stesso effetto su Paesi più arretrati ma anche con economie più semplici”, conclude Alessandri.

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Il cambiamento climatico si combatte anche a tavola

People For Planet - Mer, 05/19/2021 - 08:00

No agli imballaggi, privilegiare i prodotti sfusi e di stagione, quando possibile acquistare “alla spina“, bere acqua di rubinetto anziché di bottiglia, scegliere saponi ecologici per l’igiene personale e della casa: sono alcuni dei suggerimenti che arrivano dall’app contro lo spreco alimentare Too Good To Go, che ha raccolto dieci consigli per combattere il cambiamento climatico tra le mura domestiche. Perché la spesa e l’alimentazione hanno un ruolo importante nel ridurre l’inquinamento: basti pensare che gli sprechi di cibo costituiscono l’8% delle emissioni di anidride carbonica.

Un problema attuale più che mai, se si considera che la temperatura media europea di giugno 2019 è stata la più alta mai registrata a livello globale, con uno 0,1ºC  in più rispetto al valore più elevato annunciato nel 2016.

Ecco cosa possiamo fare nel nostro piccolo, tutti i giorni:

1. Acquistare prodotti di stagione. Seguire il ciclo naturale e stagionale degli alimenti permette di evitare l’inquinamento dovuto al trasporto dei prodotti dall’estero, nonché l’eventuale uso di fertilizzanti e prodotti chimici.

2. Comprare a km zero. Preferire i prodotti a chilometro zero o a miglio zero (se si parla di quelli ittici) è una buona pratica nei confronti dell’ambiente, oltre che un incentivo a supporto dell’economia locale e delle proprie tasche: i trasporti via terra, aria o mare hanno infatti un elevato impatto sull’inquinamento e influiscono anche in termini economici.

3. Ridurre gli imballaggi e privilegiare prodotti alla spina. La maggior parte dei prodotti in commercio, anche verdure e frutta, è avvolta in confezioni di plastica, polistirolo o carta, spesso del tutto inutili. Prediligere prodotti alla spina (o sfusi) è uno dei primi passi da compiere in termini di salvaguardia ambientale, poiché consente anche di moderare le quantità e di acquistare solo ciò di cui si ha realmente bisogno.

4. Preferire l’acqua del rubinetto a quella in bottiglia. In Italia ogni anno vengono utilizzate tra i 7,2 e gli 8,4 miliardi di bottiglie di plastica (dossier Legambiente). È fondamentale quindi limitare il consumo di acqua in bottiglia utilizzando quella di rubinetto, potabile in quasi tutte le città italiane. Si può valutare anche l’utilizzo di un depuratore che, collegato direttamente alla rete idrica, purifichi l’acqua prima che arrivi nel bicchiere. Dove possibile, andrebbe valutata l’ipotesi di usare bottiglie di vetro e riempirle alla fonte ogni volta che serve. Per quando si è fuori casa, infine, portare con sé una borraccia al posto delle bottigliette di plastica.

5. Occhio allo spreco. Prima di considerare un prodotto non più buono, verificarne la freschezza. Un esempio sono le uova. Per scoprire se possono ancora essere mangiate basta seguire il vecchio metodo del bicchiere d’acqua, in cui l’uovo va immerso: se va a fondo poggiandosi su un lato è ancora fresco, mentre se rimane dritto va consumato il prima possibile. Se invece galleggia non può più essere consumato.

6. Scarti e avanzi possono essere utilizzati per preparare ricette originali. Le bucce di patate, ben lavate, possono essere fritte, mentre le foglie di ravanelli, normalmente scartate, possono essere utilizzate per creare un pesto. Non buttare mai il pane secco, che può essere grattugiato. Altre belle idee si trovano in questo video.

7. Raccogliere in modo differenziato gli scarti organici. Gli scarti organici vanno differenziati correttamente per poterli avviare alla trasformazione in compost, fertilizzante naturale che restituisce sostanza organica alla terra, adatto anche per l’orto e le piante di casa, e in biometano.

8. Fare la spesa con le shopper riutilizzabili. Non dimenticare di fare i propri acquisti con– le buste per la spesa riutilizzabili, possibilmente di stoffa.

9. Per l’igiene personale e delle stoviglie utilizzare prodotti ecologici. Esistono in commercio molti saponi e detersivi ecologici, di facile reperibilità: per fare la nostra parte nei confronti dell’ambiente basta solo fare la scelta giusta.

10. Salvare cibo fresco invenduto. Per contribuire alla lotta contro lo spreco, l’app Too Good To Go ha creato le Magic Box, grazie alla quale bar e ristoranti possono mettere in vendita il cibo invenduto a fine giornata a prezzi ridotti. I consumatori non devono far altro che geolocalizzarsi, cercare i locali aderenti, ordinare la propria Magic Box, pagarla tramite l’app e andarla a ritirare nella fascia oraria specificata per scoprire cosa c’è dentro.

Foto di LEEROY Agency da Pixabay

Articolo del 4 luglio 2019

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Marsicovetere: i bambini dell’Istituto Omnicomprensivo di Marsicovetere designati “Ambasciatori per la Terra 2021”

CuoreBasilicata - Mar, 05/18/2021 - 21:18

Ambasciatore per la Terra 2021” è il premio acquisito dai bambini della Scuola dell’infanzia dell’Istituto Omnicomprensivo di Marsicovetere  che ha partecipato alla VII edizione del Contest “Io Ci Tengo”, avvenuta nell’ambito del Festival dell’Educazione alla Sostenibilità che si svolge ogni anno in occasione dell’Earth Day Italia.

Il Festival dell’Educazione alla Sostenibilità ogni anno coinvolge migliaia di bambini e ragazzi di molti istituti scolastici del territorio nazionale. Nato nel 2017 nell’ambito dell’Earth Day, Giornata Mondiale della Terra, divulga nelle scuole i temi della sostenibilità ambientale, della protezione e del rispetto dell’ambiente, dell’urgenza della tutela del Pianeta, obiettivi fulcro dell’Agenda 2030. L’Earth Day è giunto quest’anno alla 51esima edizione mobilitando fino a 1 miliardo di persone, per dare voce all’importanza della cura del Pianeta.

Realizzato con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione, Università, Ricerca (MIUR), frutto di un protocollo sottoscritto tra le parti dal titolo “Realizzazione di iniziative volte a promuovere le celebrazioni italiane dell’Earth Day”, il Festival attraverso il coinvolgimento delle componenti della società – dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura – porta gli obiettivi dell’Agenda 2030 al centro di progetti, spazi di condivisione e di confronto, attività laboratoriali.

Il Contest #IoCiTengo ha coinvolto i ragazzi mediante la realizzazione di progetti in forma di video, reportage, lavori artistici che sono stati divulgati sulla piattaforma web #OnePeopleOnePlanet nella maratona conclusiva, che si tiene ogni anno il 22 aprile. La giornata è stata trasmessa in diretta sui diversi canali social dedicati e su RaiPlay. In questa occasione i bambini ed i ragazzi, direttamente dalla propria classe o in Dad, hanno partecipato ad una manifestazione collettiva commentando, chiedendo chiarimenti e facendo domande di approfondimento agli esperti coinvolti.

 

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Manteca

CuoreBasilicata - Mar, 05/18/2021 - 19:20

Un cuore cremoso di finissimo burro racchiuso in un involucro a pasta filata, simile ad un caciocavallo. E’ la manteca, conosciuta anche come “burrino” o “butirro”, un vero gioiello della produzione casearia del Sud Italia. Questo formaggio è oggi riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (P.A.T.) della Basilicata.

Cenni storici

Il nome manteca deriva dallo spagnolo “mantequilla” ovvero “burro”, derivante a sua volta da “mantica”, un termine latino che indicava la bisaccia utilizzata dagli arabi per contenere il burro. La manteca nasce probabilmente dall’esigenza di conservare il burro data l’impossibilità di refrigerazione nei tempi passati. Il burro, in effetti, sigillato all’interno della pasta filata, rimaneva isolato dall’aria e quindi poteva essere conservato per un periodo di tempo più lungo, acquistando anzi ulteriore sapore.

Come e dove si produce

Il siero residuo della lavorazione della pasta filata (solitamente i residui della lavorazione del caciocavallo podolico) viene centrifugato e la pasta così ottenuta, attraverso il processo della zangolatura, si trasforma in burro. Manualmente al burro viene conferita una forma sferica e poi lasciato raffreddare e consolidare in acqua fredda, in attesa del rivestimento con la pasta filata. Questa, in genere, si lascia maturare dal giorno precedente in modo da risultare fibrosa e, una volta filata, si avvolge intorno alla noce di burro. Il prodotto ottenuto viene raffreddato in acqua corrente e passato in salamoia, dove vi rimane per circa 4-5 ore. La manteca viene infine lasciata asciugare ed eventualmente stagionare per un minimo di 2 mesi in locali freschi e ben aerati.

L’areale di produzione comprende le regioni del Sud Italia.

Caratteristiche del prodotto finito

Ha forma più o meno piriforme, con caratteristica testina al di sotto della quale si realizza una legatura con rafia. Esteriormente si presenta con crosta sottile, liscia e uniforme, il colore è giallo tenue o bianco avorio ma a maturità raggiunta assume il caratteristico giallo paglierino. La pasta non possiede occhiature, è morbida, pastosa e racchiude al suo interno una sfera di burro dal sapore dolce e leggermente aromatico.

Abbinamenti e utilizzo in cucina

La manteca si taglia in senso trasversale così da ottenere fette rotonde che consentono di gustare nello stesso momento sia l’involucro esterno che il cuore cremoso di burro. La sola parte burrosa può essere spalmata su del pane caldo abbrustolito.
Per l’abbinamento si consigliano vini rossi freschi e giovani.

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“Ciaudedda”

CuoreBasilicata - Mar, 05/18/2021 - 19:13

 

 

Livello di difficoltà: MEDIO        Costo: BASSO         Tipologia: SECONDI PIATTI, CONTORNI

 

INGREDIENTI:

• 3 carciofi
• 300 g di fave
• 1 cipolla
• 100 g di pancetta
• 1 limone
• 200 g di patate
• olio extravergine di oliva q.b.
• sale e pepe q.b.

PREPARAZIONE:

Pulite innanzitutto i carciofi eliminando le punte e le foglie esterne, quindi tagliateli in 4 parti. Poi versateli in un piatto con acqua e il limone: la soluzione acidula eviterà che i carciofi puliti si anneriscano.
Intanto sbucciate e lavate le patate, poi riducetele a tocchetti. Tagliate la cipolla e la pancetta a dadini.
In una padella fate soffriggere per qualche minuto l’olio con la pancetta e la cipolla.
Quando sarà ben dorata la cipolla aggiungete le fave, le patate e i carciofi; salate e pepate a piacere, dopodiché aggiungete qualche bicchiere d’acqua. Coprite il tutto con il coperchio e fate cuocere per circa 45 minuti.
Appena pronta toglieremo la ciaudedda dal fuoco e lasceremo riposare per qualche minuto prima di servire.

CURIOSITÀ:

La ciaudedda è una ricetta lucana dal sapore decisamente primaverile, conosce diverse varianti in alcune regioni del sud e centro Italia (“vignarola” romana). Il termine deriverebbe da “cialdella” ovvero la fetta di pane abbrustolito che, secondo la tradizione locale, doveva sempre accompagnare il piatto.

 

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