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Una medicina finta è meglio di una sbagliata!

People For Planet - Lun, 06/21/2021 - 08:00

“La sperimentazione scientifica ci dice che l’effetto delle medicine dipende in parte dalla suggestione. Anche le medicine finte hanno infatti effetti positivi su una percentuale considerevole di malati.

Ovviamente si parla di malanni non gravi. D’altra parte molti medici prescrivono medicine anche prima di essere certi della malattia da curare. Il che provoca migliaia di errori terapeutici che a volte hanno effetti gravemente nocivi.

Jacopo Fo – People For Planet

Il sistema sanitario tedesco sanziona i medici che prescrivono cure senza avere analisi e accertamenti che permettano una diagnosi ragionevolmente sicura. L’80% dei medici quindi prescrive medicamenti placebo in attesa di accertamenti clinici. Queste cure finte non danno rischi e spesso procurano benefici.”

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Varsavia, il sindaco alla marcia dell’uguaglianza | Elezioni Francia: oltre 66% di astensione | Caso Saman, dov’è sepolta

People For Planet - Lun, 06/21/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Stop mascherina all’aperto: sulla data del via libera inciderà il numero dei vaccinati;

Il Giornale: Gualtieri a Roma, Lepore a Bologna: ma è polemica sulle primarie;

Il Manifesto: Varsavia arcobaleno, il sindaco in testa alla marcia dell’uguaglianza;

Il Mattino: Catasto e successioni, ecco le semplificazioni;

Il Messaggero: Balzo variante indiana: c’è il test per riconoscerla. Secondo il Financial Times in Italia è già al 20%;

Ilsole24ore: Euro 2020, Italia vincente e il brand vola: superati i 100 milioni di ricavi;

La Repubblica: Coppia in barca speronata e uccisa da motoscafo. Indagati due turisti tedeschi |;

Il Fatto Quotidiano: Elezioni regionali in Francia: crolla l’affluenza, oltre 66% di astensione. Il partito di Le Pen non sfonda;

Leggo: Si sposano e dopo il ricevimento si regalano il vaccino in abiti da cerimonia;

Tgcom24: Caso Saman, il fratello avrebbe rivelato il luogo dove è sepolta la giovane pakistana

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Con la pandemia, i consumatori italiani hanno acquisito maggiore consapevolezza ambientale

People For Planet - Dom, 06/20/2021 - 19:00
  • Il nuovo studio di Pro Carton è stato condotto 11 Paesi europei su 7.051 persone, incluse 1.005 in Italia
  • L’88% dei giovani italiani e inglesi è disposto a pagare di più per amore del pianeta, preceduti soltanto dai coetanei spagnoli (91%) e tedeschi (89%)
  • Il 25% degli intervistati italiani ha affermato che i retailer non fanno abbastanza per introdurre packaging rispettosi dell’ambiente, la percentuale più bassa tra i Paesi europei

Secondo un’indagine commissionata *da Pro Carton, associazione europea dei produttori di cartoncino e cartone, condotta su 7.000 cittadini europei, i consumatori italiani (54%) e quelli inglesi (50%) hanno acquisito maggiore consapevolezza ambientale durante la pandemia, rispetto a spagnoli, tedeschi e francesi che si attestano sotto il 50%.

In Italia, quasi 4 consumatori su 5 (78%) dichiarano di essere disposti a pagare di più per packaging sostenibili. Analizzando meglio il dato per fasce d’età, si scopre che i giovani adulti (22-28 anni) si classificano sopra gli over-65 nei fatti: l’88% dei giovani italiani pagherebbe volentieri di più per un packaging a più basso impatto ambientale, rispetto al 66% degli over-65, nonostante questi ultimi abbiano maggiori capacità di spesa. I giovani italiani si mostrano quindi ancora più attenti nei confronti del pianeta, superati solo dai coetanei spagnoli (91%) e tedeschi (89%).

Solo il 25% degli intervistati italiani ha affermato che i retailer non fanno abbastanza per introdurre packaging rispettosi dell’ambiente, la percentuale più bassa tra i Paesi europei. Tuttavia, quasi tutti gli adulti europei ritengono che amministrazioni (96%) e brand (96%) dovrebbero fare molto di più per tutelare l’ambiente.

Ai consumatori sono state poste domande anche su comportamenti efficaci per combattere il cambiamento climatico: in Italia 1 consumatore su 4 (27%) pensa che piantare alberi sia una soluzione valida; il 25% ritiene che si debba riciclare di più e meglio; mentre il 24% vorrebbe aumentare l’utilizzo di materiale rinnovabile. Lo stesso pensiero accomuna i consumatori inglesi, francesi e tedeschi, diversamente dagli spagnoli che mettono al primo posto il riciclo (28%), seguito dall’uso di materiali rinnovabili (23%) e piantare più alberi (22%).

Tony Hitchin, General Manager Pro Carton, ha commentato: “Siamo felici, ma anche sorpresi, di vedere come i consumatori siano disposti a rimanere fedeli ai loro principi ambientali. Il cartoncino si è confermato il materiale migliore per il packaging, con meno di uno su dieci consumatori che preferisce la plastica: i risultati dell’indagine non potrebbero essere più chiari. I consumatori chiedono ai brand packaging più sostenibili, e il cartoncino lo è sia a livello economico che ambientale. Date le sue proprietà, il cartoncino è la scelta perfetta: è realizzato con risorse rinnovabili, è riciclabile e biodegradabile, non impatta sulle foreste, tant’è che quelle europee crescono quanto un’area di 1.500 campi da calcio!”

*L’indagine è stata commissionata da Pro Carton e condotta da Perspectus Global, agenzia indipendente e internazionale di ricerca e insight.
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Thailandia: parchi nazionali chiusi ogni anno per proteggere gli animali

People For Planet - Dom, 06/20/2021 - 17:00

Durante i circa due mesi di lockdown che hanno costretto il mondo a mettersi in pausa e a ritornare agli antichi ritmi lenti, la natura è rifiorita anche nei luoghi più angusti e cementificati e gli animali si sono ripresi i loro spazi, passeggiando liberi nelle piazze delle città o riappropriandosi della loro casa. Ricordate la storia dei due panda che si sono accoppiati dopo 10 anni e lontanti dagli occhi indiscreti dei turisti o l’Himalaya visibile anche a 200 Km di distanza?

Insomma, l’interruzione forzata ha costretto noi uomini a fare i conti con noi stessi e  le nostre azioni, concedendo un respiro di sollievo a Madre Terra.

Questa rinascita temporanea non ha lasciato indifferente nessuno tanto che in Thailandia, il Dipartimento dei Parchi Nazionali e della conservazione della fauna selvatica e delle piante (DNP), ha annunciato la volontà di chiudere ogni anno per circa due mesi i parchi nazionali per consentire agli animali di riprodursi e vivere secondo i propri ritmi naturali, lontani dalla presenza umana e dall’invadente voyeurismo turistico.

Secondo il Bangkok Post, da quando i 25 parchi nazionali sono stati chiusi il 25 marzo 2020, sono stati avvistati tantissimi animali selvatici nei parchi nazionali di tutto il Paese.

L’assenza di turisti ha condotto al recupero della fauna selvatica“, ha dichiarato la direttrice generale della DNP Thanya Netithammakun, aggiungendo che gli animali sembravano essere in pace e nelle giuste condizioni per riprodursi.

L’impatto del cambiamento radicale esercitato sulle nostre abitudini e imposto dalla diffusione del coronavirus, ha generato un cambio di visione per alcuni, ma la strada da fare affinché i diritti di tutti gli esseri viventi vengano rispettati è ancora lunga.

Tuttavia, la scelta di un cambio di rotta rappresenta uno spiraglio di luce affinché il mondo diventi davvero un posto più equo, vivibile e sostenibile.

Salvaguardiamo gli animali, salviamo il Pianeta.

Articolo del 16 giugno 2020

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Primo Episodio | Andrea

Gela Le Radici del Futuro - Dom, 06/20/2021 - 16:41

Primo episodio, terza stagione Italia Sicilia Gela.
Andrea Tandurella: tra mountain bike e pianeta tartarughe, divertirsi nella natura.
Una vita capace di lasciare un segno a chi incontra sul proprio cammino, che si caratterizza per l’amore per la natura e la passione per lo sport. Un connubio

L'articolo Primo Episodio | Andrea proviene da Gela Le radici del Futuro.

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Profumatore ambiente fai da te, economico e naturale!

People For Planet - Dom, 06/20/2021 - 15:00

Stai cercando un modo naturale, economico e efficace per profumare la tua casa? Sei nel posto giusto! Dal canale YouTube di Martina Rodini, un’idea per portare negli ambienti della nostra abitazione una ventata di freschezza, rendendoli più accoglienti e gradevoli.

Se i profumatori per ambiente in commercio non ti convincono perché generalmente realizzati con sostanze chimiche dannose alla salute, e spesso anche costosi, allora perché non provi a realizzarlo tu con prodotti naturali e facilmente reperibili? Cosa serve:

  • 100 ml di alcol alimentare (o vodka!);
  • da 65 a 85 gocce di olio essenziale (a scelta secondo il nostro gusto);
  • 5/6 bastoncini in bamboo (quelli per gli spiedini);
  • contenitore in vetro.
Fonte: Martina Rodini

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Inaugurato il murales realizzato dagli studenti dell’Istituto Comprensivo di Sarconi

CuoreBasilicata - Dom, 06/20/2021 - 14:09

Il “valore della cultura come prodotto della lettura”. Questo è il messaggio dell’opera decorativa realizzata dai ragazzi delle classi Secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo di Sarconi. Un murales inaugurato nell’aula magna dell’istituto che “narra” di un “albero su cui nascono libri e una giovane donna che si perde nelle loro letture; giovani ragazzi portati in cielo da mongolfiere di libri e altri che planano gioiosi aiutati da questi che disperdono nel cielo lettere che volteggiano leggere”. Inoltre “il ponte Cavour” in bella mostra, elemento identificativo del paese.

 

“Leggere non solo fa vivere tutte le vite raccontate nei libri ma è lo strumento – spigano i docenti – necessario per la formazione umana, è specchio ed espressione destinata a formare le future donne e uomini di questa società che saranno la voce e la vita del futuro. I ragazzi vogliono così salutare tutti con la frase di Malala Yousafzai: “Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo”.

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Ammalarsi è uno shock

People For Planet - Dom, 06/20/2021 - 10:00

Ammalarsi è veramente uno shock non solo fisico, ma anche psicologico. Improvvisamente cambiano le priorità e i programmi e tutte le proprie energie sono impegnate per uscirne.

Come contenere le emozioni di quei momenti? Cosa succede al nostro equilibrio psicofisico? Come aiutare la nostra resilienza? E cosa succede ai familiari?

Jacopo Fo

Parliamone in questa puntato del Salotto Psicologico in compagnia della Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli, Jacopo Fo e con la psicologa Di troppo Amore. Dott.ssa Ameya Gabriella Canovi. Regia di Doris Corsini.

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Boom di carne vegetale negli Usa (sì, c’entra il Coronavirus)

People For Planet - Dom, 06/20/2021 - 08:00

Carne vegetale: nell’era post Covid smetteremo di usare animali come cibo?

Elizabeth Warren, avversaria Dem di Donald Trump nella corsa alle presidenziali, a inizio maggio ha detto che avrebbe sostenuto la proposta di legge del collega Cory Booker per bloccare la nascita di nuove mega-fattorie e nuovi allevamenti intensivi, puntando a eliminarli del tutto entro il 2040. 

Giusto un mese prima, Pat Brown, il boss di Impossible Foods, fra i leader mondiali nella produzione della cosiddetta fake-meat, l’alternativa vegetale alla carne, forte dell’iniezione di mezzo miliardo di dollari nelle casse dell’azienda, aveva annunciato: “raddoppieremo la produzione anno dopo anno per i prossimi 15 anni, ed entro il 2035 smetteremo di usare gli animali come cibo”.

Nel bel mezzo della pandemia, due annunci, entrambi provenienti dall’area progressista, entrambi con l’obiettivo di superare un monopolio americano inossidabile, quello degli allevamenti intensivi e delle mega fattorie. 

Che cosa sono i Cafo?

Gli americani li chiamano CAFO (Concentrated Animal Feeding Operation), sono le mega fattorie con allevamenti intensivi. Secondo il ministero dell’Agricoltura statunitense attualmente solo negli USA ce ne sono oltre 20.000, ognuno ospita almeno 1.000 “unità animali” corrispondenti a 1.000 mucche, oppure 2.500 maiali, oppure 125.000 polli. Sono luoghi in cui i diritti degli animali vengono spazzati via, così come i diritti dell’ambiente: i Cafo inquinano tantissimo, secondo la FAO sono responsabili di circa il 20% dei gas serra

I colpo di grazia dato dal Coronavirus agli allevamenti intensivi

I CAFO sono ingranaggi fondamentali di una macchina gigantesca in mano a pochi colossi: un bell’articolo della New York Review of Books ha ricordato che oggi 4 aziende producono l’80% della carne di manzo consumata in America e altre 4 macellano quasi il 60% dei maiali. Una macchina con ritmi di automatizzazione inimmaginabili: 175 polli disossati al minuto. Una macchina de-umanizzante, oltre ogni limite: poiché i lavoratori non hanno nemmeno il tempo di andare al bagno, alcuni indossano il pannolone. 

Una macchina in mano a pochi, che da quei pochi dipende. Se si fermano quelle aziende, si ferma tutto: “Si sta spezzando la catena di distribuzione del cibo”, ha scritto in una lettera aperta pubblicata dal New York Times a fine aprile il presidente della Tyson Foods, un gigante da oltre 100.000 dipendenti. 13mila lavoratori, solo a metà maggio, sono stati piegati dal coronavirus, una cinquantina di loro, morti. 

Gli effetti ci sono già stati: l’industria alimentare tradizionale fatica a rifornire i supermercati e perde quote di mercato da settimane.
13mila lavoratori, solo a metà maggio, sono stati piegati dal coronavirus, una cinquantina di loro, morti.

La grande chance dell’industria della carne vegetale 

L’industria che produce alternative a base vegetale ai cibi di origine animale, prospera: da marzo 2019 a marzo 2020, gli acquisti negli Usa della cosiddetta “non carne” e di latti come quello d’avena sono aumentati rispettivamente del 280 e del 477%; fra aprile e maggio gli incrementi sono stati compresi fra il 35 e il 55% rispetto al periodo fra gennaio e febbraio (entrambe le analisi sono Nielsen) e Impossible e Beyond Meat, l’altro marchio celebre fra quelli attivi nel settore delle alt-meat, hanno assunto nuovi dipendenti, aumentato gli stipendi, aumentato i turni di lavoro. Il motivo? Perché sono aumentati gli incassi. (Si veda Plant-Based ‘Meats’ Catch On in the Pandemic).

Fare di necessità virtù

Il diabete, l’ipertensione e altri disturbi di questo tipo hanno portato alle forme più gravi della Covid-19: secondo l’americano CDC, il Center for Disease Control, il 49% delle persone finite in ospedale per la pandemia soffriva di ipertensione, il 48% era sovrappeso e il 28% aveva il diabete. Cosa succede? Succede che nell’America degli hamburger, vista l’impossibilità di recarsi al fast food, vista la scarsità della carne negli scaffali dei supermarket, viste le statistiche mediche, le abitudini alimentari stanno cambiando. Effetti collaterali insperati.

Articolo del 16 Giugno 2020

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Immunizzato oltre il 25% degli italiani | Narcos e mafie battono gli USA | Febbre del topo, cos’è

People For Planet - Dom, 06/20/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Niente più mascherine all’aperto: ecco il piano del governo per un luglio «libero»;

Il Giornale: Lo schiaffo italiano che fa arrabbiare la Francia;

Il Manifesto: La grande fuga dall’Afghanistan dei senza rifugio;

Il Mattino: Bonus cultura, 500 euro per chi ha fatto 18 anni;

Il Messaggero: Febbre del topo, cos’è l’infezione che ha contagiato oltre 200 persone in Slovenia: sintomi e cura;

Ilsole24ore: Immunizzato oltre il 25% degli italiani – Vaccini – Vaccini nel mondo;

La Repubblica: Cinquant’anni di guerra alla droga. Ma narcos e mafie hanno battuto gli Stati Uniti;

Il Fatto Quotidiano: Orban vuol indebolire Eurocamera: “Stati devono poterla bloccare”. Sassoli: “Non ama la democrazia”;

Leggo: Omicidio Desireè Mariottini, la sentenza: tutti condannati, in due all’ergastolo. La rabbia della mamma: «Non ho avuto giustizia»;

Tgcom24: “Ok al richiamo AstraZeneca agli under 60 che rifiutano vaccinazione eterologa”;

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8 italiani su 10 a luglio scelgono di fare le vacanze in Italia

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 19:00

Grazie alla campagna vaccinale che procede spedita e alle rigide misure di contenimento dei mesi scorsi, l’Italia sta lentamente tornando alla normalità e di conseguenza sono in tanti a voler evadere e concedersi un po’ di libertà, scegliendo di partire già nel mese di luglio.

È quello che si evince anche dall’incredibile aumento di ricerche e di prenotazioni di parcheggi per le vacanze che ha registrato rispetto al mese di giugno Parclick l’azienda leader in Europa nella prenotazione di parcheggi online, con un 300% rispetto a un 180%. E sembra davvero che ci sia una grande voglia di vacanze, visto che le prenotazioni attuali per il mese di luglio sono addirittura un 30% in più rispetto a luglio 2019, l’ultimo anno in cui è stato possibile viaggiare normalmente senza restrizioni o preoccupazioni. 

Ora che gli italiani sembrano finalmente più incoraggiati a partire, le destinazioni nazionali sono le più gettonate, molto di più di quelle internazionali, con otto su dieci che preferiscono rimanere in Italia e solo due che scelgono l’estero. In generale, c’è una tendenza durante il mese di luglio a viaggiare in auto; il 73% sceglierà questo mezzo di trasporto rispetto ad altri per spostarsi lungo distanze relativamente brevi, prediligendo gli hotel per l’alloggio (62%) rispetto alle case di famiglia o agli appartamenti. Le destinazioni balneari (64%) sono la scelta prediletta rispetto alle città (20%) e alla montagna (16%). L’Emilia-Romagna è stata la regione più ricercata su Parclick seguita nella top ten da Toscana, Veneto, Campania, Puglia, Lazio, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Sicilia e Liguria. 

Le regioni italiane più ricercate per le vacanze di luglio:
  1. Emilia-Romagna
  2. Toscana
  3. Veneto
  4. Campania
  5. Puglia
  6. Lazio
  7. Sicilia
  8. Lombardia
  9. Trentino-Alto Adige
  10. Liguria
  11. Marche
  12. Sardegna
  13. Piemonte
  14. Calabria
  15. Abruzzo
  16. Umbria
  17. Friuli-Venezia Giulia
  18. Basilicata
  19. Valle d’Aosta
  20. Molise.

Niccolò Mariotti, Direttore Commerciale di Parclick Italia ha commentato:“Sembra che gli italiani siano sempre più impazienti di rilassarsi e godersi qualche giorno di vacanza. L’auto è la scelta preferita come mezzo di trasporto per coloro che vogliono raggiungere le principali destinazioni di vacanza nel nostro paese, soprattutto quelle di mare. Crediamo fermamente nella ripresa del turismo per questa estate e incoraggiamo tutti gli italiani a godersi questa meritata vacanza dopo la forza dimostrata durante gli ultimi mesi della pandemia”.

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Superstizioni e scaramanzie a tavola (Infografica)

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 17:00

Il cibo ha un altissimo valore simbolico, sia nella preparazione che nel consumo, e a esso sono legate tradizioni e credenze. Scopriamone alcune in questa infografica.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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4 lavoretti da fare con la pasta cruda

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 15:00

Diamo spazio alla nostra creatività con dei lavoretti semplici da fare con i nostri bambini!

Dal canale YouTube Vivi con Letizia alcuni spunti su come passare del tempo utilizzando diversi formati di pasta cruda che possiamo facilmente trovare nella nostra cucina!

Fonte: Vivi con Letizia

Cosa serve

Per il primo lavoretto:

  • Cartoncino;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Spugnetta;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli;
  • Pennarello colore a scelta
  • Spago;

Per il secondo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Timbro in silicone o una buona mano nel disegno!
  • Pennarello colore a scelta;
  • Spago;

Per il terzo lavoretto:

  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli
  • Cartoncino;
  • Righello;
  • Pennarello colore a scelta;

Per il quarto lavoretto:

  • Barattolo metallo;
  • Pasta di diverse forme e misure;
  • Colori acrilici;
  • Pennelli.

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Mi hai ferito é tutta colpa tua!

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 10:00

La coppia é un ecosistema fatto di equilibri e squilibri in cui i partner sono co-creatori di tutto ciò che accade, cose gioiose e cose tristi.

Entrambi con il proprio temperamento, parole e azioni contribuiscono a determinare il clima di coppia. Potrà sembrare strano, ma anche il non fare nulla, il silenzio e l’accettare tutto, sono azioni che possono avere un peso decisivo esattamente come provocare, mortificare, giudicare.

Jacopo Fo

Approfondiamo questo tema delicato con il Salotto Psicologico a cura di Ilaria Fontana, psicologa e psicoterapeuta umanistico integrata e Jacopo Fo. Regia di Doris Corsini.

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Ma chi l’ha detto che non si può sfamare il mondo rispettando l’ambiente?

People For Planet - Sab, 06/19/2021 - 08:00

Farm to Fork”. Lo scopo dichiarato nel documento preliminare a quest’ultima, presentato a fine maggio, è di avviare la transizione verso un sistema agro-alimentare più sostenibile.

Biodiversità e fertilità: la rigenerazione dei suoli e l’agricoltura biologica

In particolare tra gli obiettivi c’è il ruolo positivo attribuito all’agricoltura biologica con l’impegno al raggiungimento del 25% della superficie agricola europea (SAU) in biologico e il 10% delle aree agricole destinate a infrastrutture verdi per la conservazione della natura, in coerenza con l’altra importante Strategia 2030 per la Biodiversità e sottolineando la dipendenza dell’agricoltura dalla tutela della biodiversità.

La biodiversità e la fertilità dei suoli, come il ruolo dell’agricoltura biologica, avranno quindi attraverso questi documenti e i conseguenti investimenti e norme, anche da parte dell’Unione, il riconoscimento di obiettivo primario per lo sviluppo socioeconomico, per il contrasto al crescente inquinamento diffuso di molte aree agricole e anche al rischio desertificazione che è ormai una minaccia in tutti i continenti, non solo in quelli dal clima arido e secco.

La desertificazione minaccia anche l’Italia

In Italia è a rischio desertificazione oltre il 20% del territorio nazionale, il 40% di questo è nel Sud del Paese, ma anche la pianura padana è tra questi territori. La desertificazione di origine umana deriva da più attività e comportamenti: da un lato lo sfruttamento agricolo intensivo, l’urbanizzazione, l’allevamento intensivo ed estensivo; dall’altro la deforestazione, gli incendi, e soprattutto l’inquinamento, anche derivanti dai pesticidi. I suoli diventano poveri di sostanze fertili, di tutto quell’ecosistema di organismi e microorganismi (batteri, lombrichi, funghi, ecc.) necessari a fissare l’azoto atmosferico e di formare la simbiosi con le piante che la biodiversità garantisce.

Oggi l’agricoltura solo estrattiva che non si basa su un approccio anche rigenerativo, non produce qualità e valore, ma lo toglie solo all’ambiente. Inquinamento e perdita di fertilità del terreno, oltre ad essere improduttivi, possono farci ammalare e creare un clima più favorevole allo sviluppo di virus.

Rigenerare i suoli, primo passo per la sostenibilità

Sono le parole anche dell’amministratore delegato di Novamont e Presidente del Kyoto Club, Catia Bastioli: “La cura della Terra è il primo passo essenziale della svolta nello sviluppo, non solo tecnologico, del mondo moderno”. E la rigenerazione dei suoli, con filiere tecnologiche e integrate in grado di rigenerare continuamente il capitale naturale in maniera circolare, è alla base di questo necessario modello.

E dunque largo ai progetti di recupero dell’organico come compost di qualità, progetti di “biogas farms” con recupero del biogas dalle colture e uso di digestato come fertilizzante (il cosiddetto “Biogas fatto bene”), spazio ai bioerbicidi o alle tecniche meccaniche o bioplastiche per togliere gli infestanti, rotazioni colturali più lunghe, pascolamento animale controllato anche all’interno delle colture di pieno campo, agricoltura di precisione per la riduzione degli sprechi (monitoraggi, sensori, telerilevamento, metodi satellitari), fino al semplice riuso interno all’azienda delle deiezioni di allevamento, come principio base della circolarità. Questi punti hanno come conseguenza un aumento della biodiversità microbica del suolo e il progressivo consolidamento della sua struttura, aumentandone la capacità di infiltrazione e ritenzione di acqua e la stabilità della sostanza organica oltre ai molteplici ecoservizi simbiotici alle piante. Ovvero rigenerano un terreno mentre esso, coi suoi cicli di fermo e ripartenza, produce.

Ma il biologico e queste tecniche possono davvero sfamare il mondo?

Un tema molto usato dai detrattori dell’agricoltura biologica è quello dell’impossibilità di riuscire a produrre cibo per tutta la popolazione mondiale, in continua crescita, con sistemi rispettosi dell’ambiente e in totale assenza di pesticidi sintetici.

Ma è vero che non esistono alternative da offrire al mondo intero se si vuole supportare la crescente domanda di alimenti, mangimi e fibre? Possibile che le strategie europee si muovano in queste direzioni senza essere supportate da dati concreti? Possibile che non si possa pensare a modelli agricoli più vasti che, come il biologico, non depredino la terra delle sue risorse lasciandola povera e inquinata? Che per mangiare tutti non ci sia alternativa ad una alimentazione con cibo di minore qualità o spazzatura?

Dati che provengono dagli ultimi studi di modellistica a livello planetario pubblicati nel Dicembre 2017 su Nature dicono che i valori di diminuzione delle produttività ad ettaro in seguito all’adozione dell’agricoltura biologica sono stimabili in una misura compresa tra l’8 e il 25% (Muller et al., 2017).

È comunque necessario riflettere su un aspetto più generale. Si tende a considerare la questione sotto il profilo dell’uso degli spazi senza guardare alla dimensione del tempo. Comparare le diverse gestioni, convenzionale e biologica, in termini di produttività o di resa economica e stilare giudizi sulla base di un bilancio contabile “per ettaro e per anno” significa perdere di vista uno dei motivi di fondo che giustificano oggi la scelta di pratiche conservative: evitare all’ambiente impatti di sempre più difficile reversibilità nella prospettiva di lungo periodo. In questo senso, il solo confronto in redditività del prodotto o in superficie necessaria resta un esercizio parziale poiché si tralascia di mettere a bilancio la possibilità di sostenere le produzioni nel tempo, diminuendo progressivamente l’input di risorse o i danni ambientali e sociali. Per questo, anche se l’agricoltura biologica non dovesse mai riuscire a equiparare i ricavi su base annua di quella convenzionale e se la qualità dei prodotti non risultasse migliore, la sua attuazione resterebbe un compromesso che ha una contropartita di natura ecologica il cui valore va misurato con ben altro metro e giudicato, a livello scientifico e politico, con i modelli predittivi opportuni.

L’agricoltura integrata non è un’alternativa al biologico

Parlando di alternative possibili al biologico, i suoi detrattori sostengono che “l’alternativa c’è ed è già in campo: è l’agricoltura integrata, degli imprenditori che innovano, che integrano tutti gli strumenti di protezione delle colture (agronomici, fisici, biologici, chimici) secondo uno schema razionale per produrre quanto più possibile con le risorse disponibili usate nel modo più efficiente possibile”.

Il metodo di produzione integrata non è però un metodo particolare adottato da un gruppo di agricoltori innovatori. La produzione integrata, in vigore dal 1 gennaio 2014, è il metodo di riferimento scelto dall’Unione Europea come standard per realizzare il livello minimo di sicurezza di utilizzo dei pesticidi in agricoltura, in seguito ai numerosi problemi causati dal loro uso eccessivo e irrazionale nell’agricoltura convenzionale. Ogni anno il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo pubblica “Linee guida nazionali per la produzione integrata delle colture” in applicazione della Direttiva n. 128/09/UE relativa all’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. Sulla base di queste linee tutti gli agricoltori, quelli più innovatori e quelli meno innovatori, sono obbligati ad adottare il metodo di produzione integrata.

Il biologico tiene conto dei costi non conteggiati (ambientali, sociali) ed è più produttivo in condizioni estreme

La lunga sperimentazione di enti di ricerca come quella dei Farming System Trials (FST) in corso da oltre 40 anni da parte del Rodale Institute negli USA ha evidenziato un netto incremento del carbonio organico nei terreni e un forte incremento della capacità del suolo di infiltrare acqua e mantenerla disponibile alla crescita delle piante nei periodi di siccità climatica. Oltre a mostrare come in confronti diretti non si riscontrino differenze significative di rese tra le gestioni convenzionali e quelle biologiche, si evidenzia che le seconde possano produrre addirittura rese maggiori (fino al 40 % in più) nelle annate in cui lo stress idrico in difetto e in eccesso (siccità o inondazioni) presenta i maggiori impatti e, quindi, come mostrino maggiore resistenza agli eventi estremi causati dai cambiamenti climatici. Le presunte maggiori emissioni dovute ad una più ampia superficie necessaria all’agricoltura biologica per la stessa quantità di prodotto della convenzionale, ottenute anche con deforestazione non tengono conto del calo di fertilità dei suoli coltivati con tecniche convenzionali, già pericolosamente in atto oggi. Nello stesso studio gli autori ammettono infatti che in suoli convenzionali intensivamente fertilizzati con concimi minerali le emissioni per ettaro sono comunque maggiori che in suoli condotti con regime biologico e che il loro rapporto non prende in considerazione tutti gli altri servizi ecosistemici il cui beneficio andrebbe calcolato separatamente.

Altri studi confermano che l’attuazione delle buone pratiche legate al biologico o biodinamico ha portato, in 18 anni, all’aumento della sostanza organica dall’1,7 al 6,1% fino alla profondità di 35 cm dei terreni considerati. Il risultato è stato ottenuto partendo da suoli prima gestiti in maniera convenzionale. In altre parole, se gli stessi termini di agricoltura conservativa, agricoltura biologica ecc. hanno il proprio significato, è perché rappresentano un itinerario di tipo rigenerativo che porta alla correzione di una situazione di partenza che, per definizione, è identificata come compromessa. Per questo, confrontare le gestioni convenzionale e biologica per verificare quale delle due sia migliore sotto il profilo ambientale e della rigenerazione dei suoli è come aver scambiato due corridori in una gara, mentre è certamente più corretto un approccio diverso, che veda i due sistemi non confrontabili sotto questi aspetti ma invece come un punto di partenza e quello di arrivo.

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Perché pensi di non valere niente?

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 19:00

Quante volte mettiamo in dubbio le nostre capacità, dubitiamo di poter affrontare le difficoltà, ci critichiamo per le scelte prese e ci troviamo tutti i difetti possibili.

L’ autosvalutazione è un nemico della fiducia in sé stessi.

Jacopo Fo

Vediamo da dove viene e come tenerla sotto controllo con il Salotto Psicologico a cura della Dott. Ilaria Fontana psicoterapia Napoli e Jacopo Fo. Regia di Doris Corsini.

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Come saranno le città dopo il Covid?

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 17:00

Come potranno essere le città del futuro? Dopo questi mesi che ci hanno costretto a viverle in un’altra maniera, abbiamo capito se i centri abitati dovranno mettere in atto dei cambiamenti per essere più vivibili? Lo abbiamo chiesto a Marco Boschini, coordinatore dell’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, una rete di Enti locali nata nel 2005, che oggi conta 130 Comuni aderenti, e che “opera a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri Territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti”. I sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali aderenti all’associazione Comuni Virtuosi hanno mandato una lettera al premier Conte con le loro proposte e nei prossimi giorni dovrebbero avere un incontro con il Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano.

Marco Boschini, come vedete voi questo post – lockdown? Nulla sarà più come prima come ci hanno detto?

“Purtroppo temiamo che questa situazione drammatica che abbiamo vissuto non stia diventando un’occasione per azzerare tutto e ripartire immaginando un futuro diverso e sostenibile, come invece si pensava all’inizio. Però la crisi economica che si prospetta non deve diventare un alibi per accantonare ancora una volta quell’idea di città e quindi di comunità sostenibile, magari dicendoci che siccome c’è la crisi ‘adesso non c’è tempo’. Siamo già passati dal ‘cambierà tutto’, ‘saremo tutti migliori’ al ‘non rompeteci con l’ambiente perché adesso dobbiamo ricominciare a produrre per creare posti di lavoro’. Tra questi due estremi noi vogliamo ragionare in un’ottica di via di mezzo. Per questo abbiamo scritto una lettera al Presidente del Consiglio nella quale abbiamo cercato di riassumere le nostre proposte per le città del futuro che non sono nient’altro che una sintesi di tutto il lavoro che portiamo avanti da 15 anni e che vediamo come urgenti, da amministratori che operano direttamente sul territorio e che spesso sono il primo tramite tra lo Stato e i cittadini.

Quali sono i punti più urgenti su cui ci si deve concentrare per il futuro?

“Il primo e secondo me più importante è quello che richiama un po’ anche l’enciclica di Papa Francesco, cioè che una città sostenibile deve essere sostenibile non solo dal punto di vista ambientale ed ecologico ma anche e soprattutto dal punto di vista umano e sociale. Il che significa che deve essere una città accogliente, che non accelera ancora, ma anzi rallenta per prendere la velocità degli ultimi. Perché è solo in questo modo che la città diventa realmente sostenibile: andando alla velocità degli ultimi”.

“E poi ovviamente la città sostenibile è una città che si dà gli strumenti e quindi la visione per sottrarsi dal ricatto dell’economia fossile. Il che significa cambiare radicalmente l’approccio dal punto di vista della gestione dell’energia, della mobilità, della pianificazione urbanistica, ma anche della gestione dei rifiuti e degli stili di vita e delle politiche di inclusione di partecipazione attiva dei cittadini.

Ormai noi come Comuni Virtuosi abbiamo raccolto in questi in questi anni tutta una serie di esperienze che poi sono si sono affinate di fatto nel “copiarsi” l’un l’altro e che dimostrano che costruire un modello diverso è possibile perché c’è qualcuno che in piccolo lo sta già facendo. Dalla somma di queste esperienze viene fuori un modello che sta in piedi non solo da un punto di vista ambientale, ma anche da un punto di vista economico”.

Quindi si parte da un progetto di città che ripensi l’uso dell’energia?

“Banalmente fare un’operazione di riqualificazione energetica degli edifici pubblici o privati, di un’industria o di un’abitazione, fa risparmiare in bolletta energetica – quindi una minor spesa – ma produce anche lavoro territorialmente distribuito, quindi occupazione sostenibile”.

Al premier Conte abbiamo chiesto di avere il coraggio di mettere al centro degli investimenti dei programmi e delle politiche che non puntino sempre sulle solite cose. In questi giorni abbiamo sentito parlare di nuovo del ponte sullo Stretto: siamo alla follia! Bisogna immettere soldi sulle cose che contano, che ripetiamo da anni: combattere il dissesto idrogeologico, puntare alla riqualificazione energetica, mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati, potenziare le politiche di economia circolare, di riduzione alla fonte della produzione dei rifiuti, di mobilità sostenibile con investimenti veri per fare in modo che il trasporto pubblico funzioni e sia concorrenziale all’auto privata”.

C’è un esempio di qualche ‘buona pratica’ che è nata in questo periodo ‘del Covid’ e che può essere portata avanti anche da altri Comuni o città?

Molti nostri comuni si sono concentrati su un bisogno totalmente dimenticato e omesso dalla politica nazionale: il bisogno di socialità dei bambini e dei ragazzi. Faccio l’esempio del comune di Biccari in provincia di Foggia che già da almeno tre settimane ha attivato la scuola nel bosco, cioè ha cercato di fare in modo che in massima sicurezza i ragazzi e i bambini potessero in un qualche modo ricominciare a vedersi.

L’Italia sarà praticamente l’ultimo Paese in Europa a riaprire le scuole e questo è un clamoroso autogol rispetto a un Paese che voglia guardare al futuro. L’esperienza di un piccolissimo comune nella provincia foggiana è la dimostrazione che a livello di comunità locali i nostri sindaci e le nostre amministrazioni comunali mettono in campo quello che la politica nazionale spesso non mette: la fantasia, il senso pratico, la voglia di rispondere agli effettivi bisogni dei cittadini che vivono in quelle comunità. Quello che manca è una cabina di regia a livello nazionale che incontri la voglia di mettersi in gioco da parte gli amministratori locali mettendoci anche risorse”.

In pratica: le piccole cose, i piccoli investimenti, non sono poi così ‘piccoli’…

“Nella comunicazione che abbiamo mandato al Presidente del Consiglio abbiamo detto: invece di continuare a spendere soldi immaginando di far ripartire l’economia con il solito elenco infinito di grandi opere perché non cominciamo a sfruttare questi mesi per fare una grande operazione di riqualificazione, di messa in sicurezza e di riapertura dei plessi scolastici, anche nei piccoli e piccolissimi comuni, per fare in modo che le classi possano riaprire con numeri contenuti in sicurezza? Ovviamente dando ai Comuni le risorse e il personale perché ci si possa organizzare e, a seconda del comune, le lezioni magari potranno essere fatte non solo in classe ma anche in biblioteca, in un museo, all’aperto….come stanno facendo anche altri Paesi che hanno un clima anche meno favorevole del nostro.

Certamente dal nostro punto di vista la soluzione non può essere mettere dei bambini nei banchi chiusi dentro cabine di plexiglas, perché di traumi psicologici in questi mesi ne hanno già avuti abbastanza, evitiamo ulteriori stupidaggini”.

In questo periodo la cosa che si nota di più è il bisogno di stare all’aria aperta che sentono le persone, dopo il lockdown.

“Credo che la cosa più potente tra tutti quegli strumenti di cambiamento possibile sia la bicicletta, e in parte qualche cosa si sta facendo. Spero che si sfrutti l’opportunità: ci sono degli incentivi in questo momento e sono stati accolti bene dalla popolazione.

Io dico sempre che la bici è come una matita che ridisegna le città, perché se tu metti la bicicletta in luoghi dove adesso ci sono le macchine, quei luoghi diventano immediatamente più vivibili, meno rumorosi, meno inquinati e più sicuri. Quindi spero che questa occasione drammatica possa essere davvero sfruttata, dal piccolo borgo alla grande metropoli, per rivoluzionare la scala gerarchica del modo in cui facciamo muovere i nostri cittadini, mettendo in alto sulla scala gerarchica i piedi e le bici, che soprattutto in città si dimostrano decisamente concorrenziali alle auto, anche soltanto guardando alla velocità di spostamento. Questo è un momento buono per gli amministratori che vogliono provare a puntare sulla bicicletta, perché i cittadini stanno provando a spostarsi in bici, hanno paura di prendere i mezzi, e se agiamo per tempo possiamo evitare che tutti ripieghino sull’auto, con il rischio che poi si occupi più spazio, aumenti il traffico e l’inquinamento”.

Se volete leggere nel dettaglio le proposte dei Comuni Virtuosi a Conte

Eccone un estratto:

Le nostre proposte

Questa pandemia ha reso evidente quanto sia importante investire nella sanità pubblica potenziando le reti territoriali dei servizi, mettendo i sindaci (massima autorità sanitaria locale) nelle condizioni di conoscere la situazione legata ai contagi, riaffermando la centralità della sanità pubblica come bene comune fondamentale.

L’emergenza sanitaria ha colpito duramente il sistema educativo e il modello di servizi alla persona che negli anni abbiamo faticosamente costruito. I più giovani e i più anziani hanno pagato il prezzo più caro della crisi: la scuola e le strutture di cura si sono rivelati i luoghi più vulnerabili. Alla luce della necessità di un distanziamento fisico, il dibattito e le problematiche che dovevamo affrontare fino a poche settimane fa sono stati letteralmente rivoluzionati e superati. Oggi è necessario un ripensamento degli spazi educativi e di cura, che puntino a progetti diffusi sui territori, che valorizzino anche per esempio esperienze a contatto con la natura, come il progetto di uno dei nostri comuni: la scuola nel bosco. Più in generale la conciliazione dei tempi di cura e di lavoro e l’acquisizione di competenze sono una priorità. Occorre quindi ridefinire un’idea di welfare che rimetta al centro le famiglie, con i bisogni prima di tutto ma anche con le potenzialità e le risorse che possono mettere a disposizione del sistema di cura. Infine, l’attivazione di tanti progetti di smartworking ha rimesso al centro la necessità di armonizzare i tempi di vita e di lavoro e di acquisizione di competenze di care givers.

Occorre cambiare modello di sviluppo. Non possiamo più tornare al mondo com’era un giorno prima del lockdown. Serve un salto di qualità, che nelle comunità locali significa investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria di scuole ed edifici pubblici, nell’ottica di una messa in sicurezza e di una riconversione energetica. Serve investire nella cura del territorio, e negli interventi di prevenzione contro il dissesto idrogeologico. Serve intervenire per consentire ai comuni di ampliare l’offerta abitativa residenziale pubblica. Serve portare almeno una biblioteca in tutti i comuni italiani, dando valore alle specificità culturali, storiche e turistiche dei nostri borghi e paesi, al fine di ingenerare un circolo virtuoso tra investimenti, occupazione lavorativa e competitività imprenditoriale. Serve un piano straordinario di riforestazione urbana. Così come occorre ripensare la mobilità nell’ottica di una radicale conversione ecologica: percorsi ciclopedonali sicuri, potenziamento trasporto pubblico locali, incentivi per l’uso della bicicletta anche per i borghi e i paesi, non solo per le città.

Dobbiamo dotare di specifiche risorse straordinarie gli Enti locali più colpiti dalla pandemia affinché continuino con efficacia a garantire servizi ai cittadini, con particolare attenzione alle categorie più fragili e deboli.

Si chiede la semplificazione legata alla burocrazia e a tutte le procedure per operare con la massima celerità e prontezza, per velocizzare le opere più importanti e gli interventi necessari, tramite uno snellimento ed una sburocratizzazione di tutti i procedimenti amministrativi.

Chiediamo di istituire un fondo speciale per i Comuni di almeno 5 miliardi ed un fondo straordinario per i comuni che patiscono una riduzione dei flussi turistici da questa emergenza, prevedendo modalità di assegnazione che tengano conto non solo della popolazione residente ma anche dell’incidenza in termini di contagio del Coronavirus e della localizzazione geografica sul territorio, favorendo i comuni nelle aree interne e di montagna.

Occorre conferire ai Sindaci i poteri necessari per operare con la massima celerità e prontezza per velocizzare le opere più importanti e la ripartenza.

Siamo per nuova idea di federalismo, lontano dalle sirene che negli ultimi anni hanno avvelenato un tema caro agli italiani sin dall’800. Durante questi mesi di emergenza, abbiamo dovuto interpretare in continuazione norme provenienti da Stato e Regioni (che hanno passato molto tempo a litigare tra loro spiacevolmente). Lo abbiamo fatto da soli. Per molti cittadini siamo stati l’unica presenza dello Stato vicino a loro. Dobbiamo ripartire da qua, togliere alcune rappresentanze territoriali ormai superate, ridare ruolo ai Comuni e, nel caso delle aree interne, alle Comunità Montane.

Dobbiamo superare la burocrazia. Abbiamo dimostrato che si lavora bene anche con meno vincoli burocratici inutili. Tenere ciò che serve per lavorare in maniera trasparente, e togliere il resto.

Creiamo un’alleanza delle montagne italiane, ed in generale, delle aree interne. Durante queste settimane ci siamo sentiti molte volte, per capire come agire, con paesi lontanissimi tra loro, ma che vivono situazioni molto simili.

Le nostre priorità sono quelle che consentiranno alla gente di restare a vivere nelle nostre comunità. Accanto al diritto di ciascuno di poter migrare per raggiungere la propria felicità, c’è spesso il racconto di non essere riusciti ad avere gli strumenti nel paese per realizzarsi. Dobbiamo cercare di colmare questo gap, puntando su infrastruttura digitale, ambiente, socialee, soprattutto educazione e bambini. Una serie di misure per incentivare ed agevolare il ritorno ai luoghi dell’emigrazione, perché oggi è possibile, ed è anche utile, sia alle città che ai borghi, e quindi all’Italia.

Chiediamo di sostenere le produzioni agroalimentari locali, biologiche e sostenibili e le realtà commerciali di vicinato.

In questi mesi c’è un intero pezzo di società che sembriamo aver dimenticato dal dibattito pubblico e dalle possibili soluzioni per restituire loro il vivere insieme: i bambini e i ragazzi. Occorre curare la funzione educativa della comunità in relazione alla responsabilità che ciascun individuo ha nella protezione della collettività ed in particolare della sua parte fragile.

Per questo abbiamo chiesto un piano straordinario di investimenti sul patrimonio edilizio scolastico, in modo da ripensare gli spazi e le modalità di gestione delle lezioni alla ripresa della didattica, pensando a modelli come le scuole nel bosco, le lezioni all’aperto, ecc. Servono a questo proposito linee guida chiare il più velocemente possibile, per consentirci di intervenire sugli edifici e creare le condizioni di sicurezza per alunni e personale.

Il mondo della cultura è uno tra i più colpiti. Occorre ripensare al più presto, insieme agli operatori culturali, la programmazione di rassegne, manifestazioni, festival, immaginando nuove modalità di incontro pubblico e condiviso, prevedendo al contempo risorse sufficienti a garantire un reddito a tutti gli operatori del settore, che sarà uno degli ultimi a ripartire.

E’ necessario ripensare profondamente gli spazi pubblici, avendo finalmente il coraggio di rivoluzionare il sistema della mobilità nel nostro Paese. Convertire tutte le risorse previste dal Governo centrale e dalle Regioni per un grande piano di interventi legati alla mobilità sostenibile, rilanciando il ruolo della bicicletta come punto di riferimento per la nostra convivenza con il virus all’interno degli spazi urbani, e del trasporto pubblico locale.

Caro Presidente, dobbiamo fare squadra, non come slogan ma come preciso impegno programmatico. Rilanciare il Paese dalla prospettiva dei paesi, che non sono il luogo del passato, ma un luogo di anticipo. I nostri borghi non chiedono di essere semplicemente abitati, ma abilitati. Armonizzando i tempi delle città, rallentando per prendere così la velocità degli ultimi, che questa crisi rischia di moltiplicare in un circolo vizioso che ci vedrà rincorrere le emergenze, più che programmare un futuro altro. A meno che non si riesca sul serio a mettere in campo una rivoluzione culturale all’altezza di questo tempo drammatico. Possiamo farcela, se lo faremo insieme.

Articolo del 23 Giugno 2020

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Il pesce che vive fino a 100 anni e si riproduce verso i 50

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 14:56

Uno studio francese ha dimostrato che il celacanto, un pesce gigante e misterioso sopravvissuto dai tempi dei dinosauri, può vivere anche 100 anni.

Una gravidanza di 5 anni

Le femmine di questa specie, del resto, non raggiungono la maturità sessuale fin verso la fine dei 50 anni, secondo lo studio pubblicato ieri sulla rivista Current Biology. I celacanti maschi sono sessualmente maturi tra i 40 ei 69 anni. La cosa forse più strana e unica in questi animali è che la gravidanza del pesce dura circa cinque anni. Pesci come questo, che si muovono lentamente e crescono a un ritmo molto lento, fino a raggiungere le dimensioni di un essere umano, sono soprannominati “fossili viventi”. I celacanti esistono da 400 milioni di anni, ma si pensavano estinti. Nel 1938 sono stati trovati invece al largo del Sudafrica e fino ad oggi gli scienziati pensavano che i vivessero al massimo 20 anni.

La scoperta

Ora, applicando una tecnica standard per la datazione del pesce commerciale, i ricercatori francesi hanno calcolato che in realtà vivono quasi un secolo.

I celacanti sono in pericolo d’estinzione, e agli scienziati è consentito studiare solo esemplari già catturati e morti.

Come si calcola l’età dei pesci

In passato, gli scienziati calcolavano l’età dei pesci celacanti contando le grandi linee sul dorso, e applicando una scala specifica. Con questo studio si è visto che linee più piccole potevano essere viste solo usando la luce polarizzata, una tecnica utilizzata per calcolare l’età dei pesci commerciali.

La luce polarizzata ha rivelato così cinque linee più piccole per ogni linea grande. I ricercatori hanno concluso che le linee più piccole erano meglio correlate a un anno di età del celacanto e ciò indicava che il loro esemplare più vecchio aveva 84 anni.

Con la stessa tecnica, si è poi studiata l’età di due embrioni e si è calcolato che il più grande aveva cinque anni e il più giovane nove. Quindi, si è ipotizzato che la gravidanza nei celacanti dura almeno cinque anni.

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Estate, ecco i libri per bambini da mettere in valigia

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 11:45

Quali libri mettere in valigia per le sere d’estate? Il Premio nazionale Nati per Leggere, giunto alla sua XII edizione, anche quest’anno ha lavorato a sostegno delle eccellenze editoriali dedicate ai più piccoli. Diffusi oggi i finalisti per i libri nelle categorie 6-18 mesi, 18-36 mesi e 3-6 anni per la sezione Nascere con i libri.

FASCIA D’ETÀ 06-18 MESI

Fiori di Hervé Tullet, Franco Cosimo Panini editore. Fantastici, bizzarri, coloratissimi, i fiori del cartonato a fisarmonica di Tullet offrono al bebè una festa di esperienze sensoriali, tattili e visive – fondamentali nell’approccio al mondo per un bambino piccolo. Creando giochi di luce e di riflessi grazie agli inserti di acetato colorato e allo specchio finale, stimola la visione di forme e di colori e permette al bambino di acquisire famigliarità con le immagini bidimensionali dei libri.

La mia giornata di Raffaella Castagna, Lapis. Il massimo contrasto cromatico tra bianco e nero, oltre all’inserimento del colore giallo, rendono il cartonato visivamente leggibile al bambino piccolo e al contempo graficamente elegante. I cursori incuriosiscono il lettore nel dipanarsi delle immagini che rappresentano i diversi momenti della giornata di un bebè.

FASCIA D’ETÀ 18-36 MESI

Cosa dice piccolo coccodrillo di Eva Montanari, Babalibri. Piccolo coccodrillo si sveglia, fa colazione, va a scuola e gioca: il susseguirsi delle azioni di un’intera giornata è narrato attraverso una serie di onomatopee che favoriscono la lettura e lo scambio reciproco tra adulto e bambino. Metafora sonora di una giornata da bambino, dal risveglio al ritorno a casa con la mamma. Smack smack.

La torta è troppo in alto di Susanne Strasser, Terre di mezzo. Le immagini ben delineate e al contempo eleganti accompagnano un testo il cui andamento ripetitivo e cumulativo conquista i bambini, mentre invitano a cogliere con gli occhi i dettagli che le parole non raccontano, e sorprendono con il colpo di scena finale.

Tutti a nanna di Iris de Moüy, Fatatrac. Un carosello di animali della savana ribelli e recalcitranti al sonno viene raffigurato con tratti decisi e colori saturi in un formato orizzontale che esalta le caratteristiche figurative e il procedere narrativo in una semplice, lieve e scanzonata “storia della buonanotte”.

FASCIA D’ETÀ 3-6 ANNI

Domenica di Fleur Oury, Edt-Giralangolo. Giocato su due livelli, realistico e fantastico, il libro narra una meravigliosa storia in cui un segreto è celato oltre la siepe del giardino della nonna. Le coloratissime illustrazioni illuminano la storia, le assegnano quella dimensione misteriosa che si addice alle autentiche avventure: accendono la nostra mente e deliziano gli occhi.

In 4 tempi di Bernadette Gervais, L’Ippocampo. Come di fronte ad una finestra, il lettore esplora con sottile meraviglia ogni pagina, scoprendo una serie di intervalli temporali dalla qualità omogenea e insieme variabile. Immagini realistiche e dettagliate si accompagnano a un breve testo e a un layout che esaltano la qualità visiva e il procedere delle sequenze… in 4 tempi.

Piccolo in città di Sydney Smith, Orecchio Acerbo. Intenso e poetico, il libro conquista per la capacità di rendere da un lato il senso di spaesamento e disorientamento che un cucciolo (che sia un animale o un piccolo d’uomo poco importa) può provare in una città, e subito dopo il senso di sollievo nel tornare a casa, il luogo in cui sentirsi accolto e al sicuro. Le immagini rendono magnificamente la percezione sincopata della città e al contempo la bellezza del paesaggio urbano.

Il Premio Nazionale Nati per Leggere istituito dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Città di Torino, la Fondazione Circolo dei lettori, il Salone Internazionale del Libro di Torino, il Coordinamento nazionale Nati per Leggere e la rivista LiBeR, promuove la lettura condivisa con bambini in età prescolare all’interno della famiglia, degli asili nido, delle scuole dell’infanzia e delle biblioteche.

La giuria della XII edizione del Premio è stata presieduta da Angela Dal Gobbo,esperta di illustrazione e letteratura per l’infanzia, membro dell’Osservatorio editoriale NpL.Insieme alla Presidente altri undici membri con professionalità e competenze trasversali (la Vicepresidente Katia Rossi, Domenico Bartolini, Marnie Campagnaro, Stefania Lanari, Flavia Manente, Maria Teresa Martinengo, Fernanda Melideo, Patrizia Musco, Caterina Ramonda, Giuseppina Rio, Elena Scotti) sono stati chiamati a esprimere la propria valutazione su una rosa di 180 libri candidati.

Idea creativa: come riciclare i vecchi libri

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Buttate via i libri tristi o angoscianti: viva Benni e Jerome!

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Come costruire un pollaio fai da te e consigli utili sulle galline

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 10:00

Il gusto delle uova fresche appena raccolte e la voglia di mangiare più sano ti ha spinto a voler costruire un pollaio? Questa è solo una delle motivazione per cui potremmo desiderare di avere delle galline vicino a casa!

Dal canale YouTube Bosco di Ogigia scopriamo insieme la progettazione e costruzione di un pollaio fai da te in permacultura con materiali riciclati, e tutti i consigli utili per tenere in salute le nostre amiche galline.

Fonte: Bosco di Ogigia

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