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Vuoi soldi in prestito dalle banche? Chiediti prima a che fine

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 08:00

Tutti vogliono soldi in prestito dalle banche. Piccoli, medi e grandi imprenditori, nessuno è escluso, bussano alle porte degli istituti di credito per evitare il default.

Ecco il punto. La finalità della destinazione dei finanziamenti, come si dice in “banchese”, non è lo sviluppo ma la sopravvivenza.

Vi è in Italia, infatti, una opinione diffusa che la carenza di credito sia oggi uno dei più gravi vincoli alla crescita economica del Paese. In certe sue varianti estreme, questa linea di pensiero arriva ad argomentare che l’attuale recessione e addirittura l’intera crisi finanziaria, siano dovute a una contrazione del credito.

Non vi scandalizzate se vi dico che la verità è esattamente all’opposto. La crisi che stiamo vivendo e che vivremo nei prossimi mesi è nata dall’eccesso di credito, non dalla sua carenza. E la pandemia non è la causa principale. La pandemia ha solo accelerato un processo che in Italia pre-esiste alla crisi di una ventina di anni, e che è semmai aggravata, o quantomeno perpetuata, da un eccesso di dipendenza dal credito bancario. L’Italia, all’interno della crisi globale, soprattutto nel settore delle PMI, soffre di una sua specifica incapacità di generare sviluppo e l’assenza di credito è solo un capo espiatorio assai in voga.

Tutte le esperienze professionali che ho vissuto negli ultimi trenta anni confermano un punto: non è l’espansione del credito il motore dello sviluppo, meno che mai l’espansione del credito indifferenziata, o peggio, a sostegno di tutte le imprese in crisi.

Più credito uguale meno sviluppo: ecco il paradosso che sembra emergere dalle osservazioni fatte in tutti questi anni.

La responsabilità del sistema bancario – mica poteva mancare – si evidenzia in 3 punti:

1. Innanzitutto, l’espansione del credito non è il solo e neanche il principale motore dello sviluppo economico: le banche possono (e devono) contribuire allo sviluppo in molti altri modi, anche più importanti del credito, come il collocamento dei mini bond.

2. In secondo luogo, l’espansione indifferenziata del credito sarebbe oggi addirittura dannosa, dato che il 50-60% del credito è attualmente allocato a imprese e settori in crisi strutturale; è cruciale ai fini dello sviluppo economico che i nuovi flussi di credito siano allocati alle imprese con le maggiori prospettive di crescita.

3. Infine, al di là della riallocazione e/o espansione del credito, il contributo del sistema bancario alla sopravvivenza delle imprese dovrebbe consistere nella capacità di rispondere alle diverse situazioni competitive presenti nel nostro tessuto economico, con strumenti differenziati. Perché sostanzialmente nel nostro paese, in questo momento, abbiamo un gruppo assai numeroso di imprese stagnanti e già in forte crisi finanziaria che richiede strumenti di ristrutturazione e gestione della crisi che rimpiazzino l’attuale utilizzo del credito come palliativo. All’estremo opposto, troviamo un gruppo piccolo ma importantissimo di imprese in forte crescita e molto solide, che invece richiede di essere sostenuto con una gamma assai ampia di strumenti a supporto dello sviluppo, all’interno dei quali il credito è solo una piccola parte.

Ma non è solo colpa delle banche

Prodromico al credito dovrebbero esservi piani di sviluppo chiari e sostenibili, sostenuti da una dote adeguata di capitale di rischio che non è da confondere, tipico lapsus del piccolo imprenditore, con il patrimonio personale a garanzia delle linee di credito. Una azienda ben capitalizzata può sostenere piani di sviluppo; un imprenditore con un soddisfacente quadro B (immobili) della dichiarazione dei redditi non produce sviluppo.

Non solo, ma a valle dovrebbero esservi anche forme di advisory finanziario, anche presenti in azienda sotto forma di temporary manager, rivolte a definire il pacchetto di supporto più appropriato per i piani di investimento aziendale, o addirittura forme di advisory che entrino nel merito degli stessi progetti (es. aiutando a valutare l’attrattività relativa di potenziali nuovi mercati).

Photo by Maryna Yazbeck on Unsplash

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70 milioni per eolico e fotovoltaico | Varato ufficialmente il Green pass | Nuovo stop ai licenziamenti sempre più lontano

People For Planet - Ven, 06/18/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Il governo vara ufficialmente il Green pass. Come funziona e dove si scarica, da oggi;

Il Giornale: Il fratello di Saman ha tentato la fuga dalla comunità;

Il Manifesto: «Interessi, non fiducia» Tra le due potenze scoppia la pace fredda;

Il Mattino: Diminuiscono i contagi, ospedali vuoti: Campania in zona bianca da lunedì;

Il Messaggero: Assegno unico, al via le domande per il periodo ​dal 1° luglio 2021 al 30 giugno 2022;

Ilsole24ore: Iran, verso la presidenza a Raisi in un voto sospeso fra Covid e voglia di astensione;

La Repubblica: Un nuovo stop ai licenziamenti sempre più lontano: dal primo luglio almeno 70mila posti di lavoro a rischio per edilizia e manifattura;

Il Fatto Quotidiano: Recovery, 70 milioni per eolico e fotovoltaico offshore a Ravenna. “Prime risorse per il progetto che ha come partner la Saipem”;

Leggo: Denise Pipitone, svolta a Vita in Diretta. Alberto Matano: «Abbiamo scoperto la bugia. Gli alibi vengono smontati…»;

Tgcom24: Luana D’Orazio, la perizia: il quadro elettrico sarebbe stato manomesso;

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FRIGO VUOTO… O NO?

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 19:00

Se hai appena traslocato, devi gestire un figlio adolescente e una newco appena nata  (il primo impegno più complesso del secondo, decisamente) può capitare che non trovi, letteralmente, il tempo di fare la spesa

Per me Deliveroo non è la soluzione: sono di una generazione per la quale per “cenare”  bisogna prima  “cucinare per la cena”. Oppure si va al ristorante.. Devo dirlo, non mi piace godere del servizio di poveri cristi sottopagati. E’ vero: se non fossero sottopagati probabilmente non sarebbero pagati affatto, ma Deliveroo & company potrebbero decidere di fare (un po’) meno quattrini, e trattare più umanamente chi quei quattrini glieli fa fare. Ma questo è un altro discorso.

Dicevamo: una cena da allestire, con un adolescente che mangia come un toro in calore, e la spesa che non ho avuto il tempo di fare. Allora? 

Allora apri il frigo, guardi la dispensa, e capisci che devi arrangiarti e usare un sacco di fantasia. 

Vedi una cipolla, nello scomparto in basso a destra, e nel piccolo scaffale sulla porta del frigo un uovo che occhieggia, solo come Siddharta nel deserto. Prendi anche quello, ma un uovo solo non basta per una frittata. E allora? 

Noti (si, il bisogno di cibo rende lucidissimi) una bottiglia di latte che sembra vuota. No! Un fondo di latte c’è!!! 

Allora prendi anche quella, e mentre lo fai  ti ricordi che nella dispensa dovrebbe esserci un po’ di farina

Allora rosoli metà cipolla, versi nella padella l’uovo sbattuto insieme al mezzo bicchiere di latte e a due cucchiai di farina integrale (quelli trovati in dispensa). La frittata è fatta.

Ok.  Ma questo è, diciamo cosi, il secondo. E il primo? (ti chiedi mentre il figliuolo domanda, un filo innervosito: “ Pà, allora cosa si mangia stasera?”).

Mi viene in soccorso la cultura nazionale: In Italia si mangia pastasciutta. E  una mezza busta di fusilli Rummo casa  Giammarco può metterli a disposizione. Ok. 

Ma conditi con cosa? Torno a guardare il frigo come si consulta l’Oracolo di Delfi e, reso occhiuto dalla fame, noto in posizione defilata un tubo di pasta di acciughe, che avrei gettato da mò (se avessi avuto tempo di farlo).

 In realtà quel tubo, se lo lisci e lo strizzi come fosse la caviglia della tua amante feticista qualcosa produce ancora, e quel qualcosa lo metti a rosolare con quello che è rimasto della cipolla di cui sopra, insieme a una manciata di prezzemolo morente che era in un vaso, sul balcone.

Poi mi ricordo che in una busta di carta ho conservato vecchie fette di pane: ne faccio pan grattato, lo tosto un attimo e lo metto da parte per spolverarci la pasta, come fosse parmigiano (“che cos’è il genio?: Fantasia, intuizione e velocità di esecuzione” Amici Miei, Mario Monicelli).

 La cena è servita. E Il figliuolo a fine pasto commenta: “però, papi…!”

Vi risparmio i menu dei due giorni successivi, prima di riuscire  alfine a fare il benedetto “spesone all’Esselunga” (non sono in Rai e quindi posso citare tutti i marchi che voglio). 

Ma lo schema di gioco è stato il medesimo e io e mio figlio ci siamo nutriti, anche con una certa soddisfazione. 

Questa sturiellètt, mi rendo conto, non è particolarmente glamour, ma qualche dritta me l’ha data (e ve l’ho raccontata  per condividerne con voi la morale). 

Noi sprechiamo un botto di cibo e  un sacco di soldi, e  ci perdiamo pure qualche bella gratificazione. 

Mi spiego meglio: 
  1. se avessi avuto tempo di fare la spesa quasi tutto quello che ho cucinato in quei giorni sarebbe rimasto in frigo, e poco dopo finito nella spazzatura. 
  2. In quei giorni, per ragioni di forza maggiore, non ho speso cento euro (almeno..) al super. 
  3. Ma ho mangiato, bene, e forse più sano del solito.
P.S.

Quando ho sistemato lo spesone il frigo l’ho trovato vuoto. Ragazzi, credetemi, COMPLETAMENTE VUOTO, come quando me lo avevano installato. 

In quei giorni bui penso di aver ricettato come una massaia abruzzese di una famiglia povera nel basso medioevo. 

Non è stato banale, ma ho capito cose vuol dire restituire al cibo il valore che merita e mi sono ricordato di nonna Amalia, che mi mollava un ceffone se posavo una pagnotta al contrario (cocciaecùlo, diciamo a Sulmona).

Se dopo questa lettura vi sentirete un po’ pirla mentre pensate di salvare il pianeta,  ordinando una costata di manzo “morto felice” a km 0 invece che rivedendo radicalmente il vostro stile di consumo, io, un pirla come voi, ho raggiunto il mio scopo.  

E adesso scusate che devo andare, il super chiude fra mezz’ora.

Foto di Dev Benjamin

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Covid-19, da oggi si può avere la Certificazione verde

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 18:24

Sul sito dedicato www.dgc.gov.it, è già possibile compilare il documento digitale che rende più semplice l’accesso ad eventi e strutture in Italia e che faciliterà dal 1° luglio gli spostamenti in Europa. Il documento gratuito, in formato digitale e stampabile, che facilita nel nostro Paese la partecipazione a fiere, concerti, gare sportive, feste e cerimonie religiose o civili, l’accesso alle residenze sanitarie assistenziali e lo spostamento in entrata e in uscita da territori eventualmente classificati in “zona rossa” o “zona arancione” è da oggi realtà.

Come funziona

La certificazione – frutto del lavoro congiunto di Ministero della Salute, Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, in collaborazione con la Struttura Commissariale per l’emergenza covid-19 e con il supporto del partner tecnologico Sogei – contiene un QR Code che ne verifica autenticità e validità. Il documento attesta una delle seguenti condizioni: la vaccinazione contro il Covid-19, l’esito negativo di un tampone antigenico o molecolare effettuato nelle ultime 48 ore o la guarigione dall’infezione. A tutela dei dati personali, il QR Code della certificazione andrà mostrato soltanto al personale preposto per legge ai controlli.

Il via libera il 28 giugno

Con l’attivazione della piattaforma nazionale realizzata e gestita da Sogei, a partire da giovedì 17 giugno, i cittadini potranno iniziare a ricevere le notifiche via email o sms con l’avviso che la certificazione è disponibile e un codice per scaricarla su pc, tablet o smartphone. L’invio dei messaggi e lo sblocco delle attivazioni proseguiranno per tutto il mese di giugno, e sarà pienamente operativo dal 28 giugno, in tempo per l’attivazione del pass europeo prevista per il 1° luglio.

La Certificazione verde COVID-19 si potrà visualizzare, scaricare e stampare su diversi canali digitali:

•          sul sito dedicato www.dgc.gov.it

•          sul sito del Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale www.fascicolosanitario.gov.it/fascicoli-regionali

•          sull’App Immuni

•          e presto sull’App IO

Come trovare supporto

In caso di difficoltà, o indisponibilità, nell’uso di strumenti digitali, saranno coinvolti medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacisti che hanno accesso al sistema Tessera Sanitaria. Dal 1° luglio la Certificazione verde COVID-19 sarà valida come Eu digital COVID certificate e renderà più semplice viaggiare da e per tutti i Paesi dell’Unione europea e dell’area Schengen.

Per tutte le informazioni è disponibile il sito www.dgc.gov.it

e il Numero Verde della App Immuni 800.91.24.91, attivo tutti i giorni dalle ore 8 alle ore 20

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Consulenti finanziari: le commissioni sul risparmio gestito sono pari all’inflazione dell’Afghanistan

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 17:00

E diventa incomprensibile quando si traduce in “banchese“, il linguaggio dei bancari/banchieri o, ancora peggio, in operazione di vetrina per i professori da tastiera, tra cui anche i consulenti finanziari che, influenzati da un leggero (!!!) conflitto di interessi, cercano di confondere le prede.

L’obiettivo che mi pongo ogni volta che scrivo di questi argomenti è la comprensione anche da parte di mia figlia Alessandra di 18 anni. È chiaro per Alessandra? Lo ha capito Alessandra?

Su queste basi ritorno su un tema gia’ analizzato la settimana scorsa e che riguarda la resistenza attiva manifestata da banche e reti di fronte alla decisione dei risparmiatori di tenere le loro disponibilità “liquide” sui conti correnti e sui depositi a risparmio.

La “resistenza attiva” si manifesta in due modi

Il primo atto di opposizione, molto più diretto e trasparente, si rivela, come ha fatto Fineco, sotto forma di “inviti” a tutti i correntisti inattivi (privi cioè di contratti di finanziamento o investimento) con oltre 100.000 euro sul conto, ad effettuare operazioni di investimento su prodotti diversi dai conti correnti.

Ma se entro due mesi dalla comunicazione, il cliente decide di non voler investire in prodotti finanziari, allora Fineco, ne ha diritto, rescinde il contratto.

Il secondo, molto piu’ subdolo e fantasioso, riguarda invece l’applicazione sui conti correnti di una “commissione di giacenza” in luogo dei tassi negativi che, in Italia, sarebbe resa inefficace dal Codice Civile che nel “Capo XVI – Del conto corrente” all’art. 1825 prevede che “…….sulle rimesse decorrono gli interessi nella misura stabilita dal contratto o dagli usi ovvero, in mancanza, in quella legale”.

In pratica si stabilisce che ciascun deposito costituisce un credito idoneo a produrre interessi che si suppongono non negativi.

Ebbene di fronte a questo scenario i consulenti finanziari camuffati da filantropi sostengono una tesi molto affascinante.

Piuttosto che definire il ruolo (ma vuoi essere un risparmiatore o un investitore?), ritengono, appunto, di convincere i risparmiatori con la favola della spinta inflattiva post pandemica che potrebbe erodere il valore delle disponibilità liquide.

Semplifichiamo il loro ragionamento: se oggi a Milano con 50 euro mangi due pizze al ristorante, domani, continuando a tenere quei 50 euro sul conto, dovrai andare a cena da solo. Meglio quindi investirli in “qualcosa” che ti permetta di conservare il valore delle due pizze.

Ragionamento che non farebbe una piega se non fosse che i consulenti benefattori dimentichino di far vedere tutto il film fermandosi solo all’ultima scena.

Innanzitutto si tratta di una liquidità prodottasi per effetto della riduzione delle spese durante il lockdown e che sconta l’incertezza del momento per una visione di piu’ lungo termine.

Come faro’ a pagare domani le tasse congelate? Come paghero’ tra tre mesi le rate del mutuo che ha beneficiato della moratoria?

Inoltre ricordiamo che oggi in Italia l’inflazione oscilla tra il 1,2% e il 1,3% come variazione annuale e per il 2022 e’ prevista una crescita nell’UE del 1,5%.

Ora volete sapere quante e quali commissioni paga un risparmiatore che dovrebbe investire in prodotti del risparmio gestito (fondi, polizze, ecc), quelli prevalentemente offerti in alternativa al risparmio inattivo, e di cui non hanno la piena consapevolezza visto che molti costi sono addebitati direttamente sul valore della quota del fondo?

Abbiamo verificato un po’ di prospetti informativi di questi prodotti finanziari ed abbiamo trovato:  

  • Commissioni di sottoscrizione
  • Commissioni di gestione
  • Commissioni a tunnel di uscita
  • Commissioni di performance
  • Commissioni di copertura
  • Commissioni di negoziazione
  • Commissioni di switch
  • Spese di revisione: le spese dovute alla società che rivede il bilancio annuale dei fondi;
  • Spese di pubblicazione del valore della quota, in quanto la legge prevede che la quota venga pubblicata su un giornale con ampia diffusione;
  • Compenso per la banca depositaria: costi collegati al deposito dei titoli presso una banca;
  • Spese legali e giudiziarie: tutte le spese collegate all’istituzione o modifiche legali legate al fondo;
  • Commissioni di distribuzione: commissioni pagate al distributore del fondo.
  • Costi di liquidità (cash drag)

Vi assicuro che sarebbe meglio andare in Afghanistan dove l’inflazione è solo al +5%!!

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7 modi per utilizzare i calzini, ma non ai piedi!

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 15:00

Riuso e riciclo con creatività! Come si legge dal canale YouTube SagaceCalze e calzini sono stati creati per coprire i piedi, ma praticamente in ogni cassetto ci sono dei calzini spaiati che cercano invano i propri partner. Ma questo non è un buon motivo per abbandonarli. Oggi vi mostriamo 7 trucchi fai da te di riciclo calzini, che non solo danno nuova vita ai calzini spaiati, ma che spesso sono la soluzione a fastidiosi problemi della vita quotidiana.

Fonte: Sagace

Leggi anche:
Idea utile per riusare calzini (e non solo!) spaiati
Come fare le “Boxer Braids”
Si è rotto l’ombrello? Facciamo una shopping bag!

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I sindacati si riprendono le piazze e vincono contro i big della logistica

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 09:00

Dopo 10 giorni ininterrotti di sciopero, il Sindacato Italiano Cobas ha vinto la sua prima battaglia per il miglioramento delle condizioni dei lavoratori che operano nel settore della logistica Piacenza.

È stato firmato un accordo tra le parti e le aziende (CEVA, C&M Book Logistics e il consorzio GSL le più grandi) hanno recepito in toto le richieste dei lavoratori. Eccole riassunte in quattro punti:

  • Garanzia occupazionale per le persone spostate momentaneamente nel sito Mondadori, qualora dovesse chiudere torneranno nel magazzino principale.
  • Nessun licenziamento in ragione dei nuovi macchinari.
  • Riconoscimento dal 1 giugno 2021 di un ticket mensa di 5,29 euro.
  • Apertura di un confronto sul riconoscimento dell’integrazione al 100% della malattia.

Richieste di buon senso, persino banali, come quella relativa al fatto (scoperta tolemaica?) che sì, anche i lavoratori della logistica si ammalano. Eppure fino a poche settimane, pochi giorni fa, queste legittime richieste non erano state ancora ascoltate. Un “passo da giganti, ottenuto grazie alla forza e alla determinazione degli operai e al senso di abnegazione dei responsabili sindacali che con loro hanno trascorso una settimana in presidio” scrive a mezzo stampa il Sindacato Cobas, l’unico ad avere perseguito la via dello sciopero, che sarebbe stata invece osteggiata dagli altri sindacati, CIGL e CISL, a partire dai loro dirigenti:

“Ci chiediamo come si sentono ora quei dirigenti di CGIL e CISL che per anni hanno calunniato il S.I.Cobas e invitato i loro iscritti a non scioperare, ora che proprio questi iscritti beneficeranno delle conquiste ottenute da noi! Siamo sicuri che molti li saluteranno e li lasceranno a riflettere sul quanto sia stupido stare sempre dalla parte del padrone!”

Domani, 18 giugno, ci sarà lo sciopero generale della logistica proclamato già da tempo dal SiCobas, sul quale hanno fatto convergenza l’Adl-Cobas, ma anche USB e CUB, le altre due grandi sigle del sindacalismo di base.

(foto SiCobas via Facebook)

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Taci, la lampadina ti ascolta!

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 08:00

Un team di ricercatori israeliani ha scoperto un sistema per “spiare” le conversazioni a distanza grazie alle vibrazioni delle lampadine presenti nell’ambiente dove le persone parlano.

Per Lamphone basta una lampadina, ma appesa

Il sistema, chiamato Lamphone consente di decrittare il contenuto di una conversazione anche a 25 metri di distanza.

“Tutti i suoni in una stanza possono essere rilevati senza hackerare nulla e senza nascondere un dispositivo sul posto. Devi solo avere nel tuo campo visivo una lampadina sospesa con il filo alla plafoniera”, ha spiegato Ben Nassi, direttore della ricerca, alla rivista Wired. Ha anche chiarito che questa tecnica “non funziona nel caso di una lampadina direttamente attaccata al soffitto o montata su una lampada da tavolo”.

Il video che spiega come funziona

Qui il video che spiega il funzionamento di Lamphone preparato da Ben Nassi con il suo team di ricercatori israeliani.

Ascoltare i Beatles e Trump trasmessi a casa degli altri

“Quando le onde sonore raggiungono una lampadina, la sua superficie vibra,” spiega Nassi. “Il risultato è uno sfarfallio debole della luce emessa, che se invisibile ad occhio nudo può essere rilevato da appositi sensori.” Questi sfarfallii vengono misurati e convertiti in un segnale elettrico, che a sua volta si trasforma in informazioni digitali che un programma informatico ad hoc decodifica eliminando il rumore di fondo.

Il risultato è abbastanza preciso da consentire ai ricercatori di identificare la canzone Let it Be dei Beatles o Clocks dei Coldplay o di trascrivere un estratto del discorso di Donald Trump trasmessi nella stanza osservata a distanza.

Chiudete le tende!

Gli autori di questo studio, che affermano di essere stati i primi ad essere sorpresi dal risultato, affermano che cercano di pubblicizzare la loro scoperta per incoraggiare le istituzioni e le organizzazioni a proteggersi da questo tipo di spionaggio.

Insomma, se avete delle cose riservate da dirvi è meglio chiudere le tende!

Articolo del 21 Giugno 2020

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Francia: «Stop mascherina all’esterno» | Ue e Usa, stop ai dazi | Roma, allarme bomba in centro

People For Planet - Gio, 06/17/2021 - 06:25

Corriere della Sera: Mascherine, la Francia decide di anticipare tutti: «All’esterno non si mettono più»;

Il Giornale: L’Italia è una “macchina da guerra”: la Svizzera finisce ko;

Il Manifesto: I sindacati si riprendono le piazze: no ai licenziamenti;

Il Mattino: Ue e Usa, stop ai dazi: ok al «made in Italy»;

Il Messaggero: Londra cambia strategia: «Convivere con il Covid, altra ondata in autunno»;

Ilsole24ore: La Fed resta paziente ma anticipa il prossimo rialzo dei tassi – La giornata di Borsa;

La Repubblica: Roma, allarme bomba in centro: scoperto ordigno artigianale su un’auto. “Non è esploso perché qualcosa non ha funzionato” Video;

Il Fatto Quotidiano: Usa e Russia divisi su cybersicurezza. Ma si apre uno “spiraglio di fiducia”. Putin: “Biden preparato, non è Trump”. L’americano: “No a una nuova guerra fredda”;

Leggo: Strage del Mottarone, spunta il video dell’impatto: la cabina si impenna e torna indietro;

Tgcom24: INGANNATA CON UN MESSAGGIO – Saman, sms “trappola” inviato dalla madre per farla tornare a casa: “Stiamo morendo, faremo come vuoi”;

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Grumento Nova: al via le iniziative presso la Fattoria Didattica “La Selva dei Briganti”

CuoreBasilicata - Mer, 06/16/2021 - 19:05

“Vacanze in fattoria. Il campo estivo che insegna la natura ai bambini” è il leit – motivo delle tante attività che hanno preso il via presso la fattoria didattica “La Selva dei Briganti”. Dal lunedì al venerdì per i più piccoli (dai 4 anni in su) sono previste giornate ricche tra escursioni, laboratori didattici, sport, cultura e tanto divertimento.

“La Selva dei Briganti” è il luogo ideale dove bambini e ragazzi possono avere un’esperienza diretta con gli animali della fattoria. Divertendosi, e lavorando in prima persona, imparano a prendersi cura degli animali.

Questo contatto diretto, aumenta, in questi piccoli fattori, la fiducia nelle loro capacità mettendo in risalto il rispetto per gli animali e per l’ambiente. Tra le varie proposte gli itinerari didattici che hanno come obiettivo l’esperienza vissuta in prima persona oltre a sensibilizzare i ragazzi al mondo agricolo, comprendere l’importanza di una corretta alimentazione e favorire momenti di socializzazione in ambienti e situazioni nuove.

 

 

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Lo Stato lascia che le mega aziende ti riempiano di piccole fregature!

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 19:00

Tempo fa alcune aziende telefoniche si misero d’accordo e iniziarono a fatturare ai clienti ogni 28 giorni invece che una volta al mese. Cosa vuoi che siano due giorni?!? Ma alla fine dell’anno invece di pagare 12 canoni mensili ne pagavi 13. Le associazioni consumatori fecero fuoco e fiamme e la furbata fu bloccata. Poi molti consumatori aderirono ad azioni legali di gruppo (Class Action) per riavere il denaro pagato in più. Ma molti non si sono presi la briga e ci hanno rimesso e basta. E le aziende colpevoli se la sono cavata con una multa ridicola, rispetto al volume di denaro incassato illecitamente.

Quattordici anni fa, quando mia madre era al Senato, presentammo un pacchetto di “10 leggi facili per cambiare l’Italia” con la consulenza di Marco Marchetti, avvocato a Perugia. Una legge proponeva la possibilità di organizzare anche in Italia Class Action sul modello Usa. L’altra legge riguardava l’istituzione di una autority che verificasse la correttezza dei “contratti di massa”, cioè di quei contratti standard che le grandi aziende propongono a un gran numero di persone, su beni o servizi indispensabili (comunicazione, energia, trasporti, eccetera).

Leggi l’articolo completo su Il Fatto Quotidiano

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Foodinsider pubblica la classifica delle mense scolastiche. “Sempre più usa e getta, cibo processato e carne rossa”

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 18:00

Le mense scolastiche sono un’occasione unica di fare educazione alimentare, perché nessuno può convincere i più piccoli a conoscere e apprezzare i cibi sani quanto la spinta indotta dal gruppo-classe, guidato da insegnanti sensibili al tema. “Inoltre, il pasto di mezzogiorno rappresenta il 40% del cibo assunto giornalmente da un bambino: chiaro quanto sia importante la sua qualità e varietà”, spiega Claudia Paltrinieri, presidente di Foodinsider, che ha presentato questa mattina il 6° rating sulle mense scolastiche italiane. L’alimentazione è sempre più un tema fondamentale, e merita rispetto, legato com’è alla salute e all’ambiente: invece la situazione è in costante peggioramento.

Fano, Cremona, Parma, Jesi

Conoscere le mense italiane e valutarle è l’obiettivo di questa classifica che, in collaborazione con Slow Food Italia, ha “lo scopo di promuovere e rendere visibili quei modelli di mensa che non hanno l’obiettivo di saziare, ma di nutrire, educare, creare sviluppo economico e sociale nel rispetto dell’ambiente”, ha spiegato Paltrinieri. Tra le mense più virtuose troviamo sul podio Fano, al primo posto; Cremona e Parma seconde a pari merito; e Jesi, terza.

Queste mense si distinguono per la biodiversità dei piatti, per l’equilibrio della dieta, la capacità di elaborare ricette e la qualità delle materie prime, in gran parte biologiche, ma anche per la varietà di pesce, anche fresco, come a Jesi, che propone alici, cefalo, triglia, gallinella sgombro, sugarello e molo, in base al pescato del giorno.

Le altre virtuose

Sale Bologna che entra nella top ten, ma scende Macerata che ha iniziato a chiudere alcune (‘in via sperimentale’) cucine interne alle scuole, suscitando grande disappunto dei genitori. Siracusa sale di 12 posizioni riscattandosi dalla maglia nera dello scorso anno. In quest’anno scolastico alcune mense non sono mai partite, altre hanno lavorato pochissimi giorni e altre hanno ridotto il numero di pasti perché sono stati riformulati gli orari e diminuiti i rientri.

Cibi processati e carne rossa

La cattiva notizia che emerge dall’indagine è che sono sempre di più i menu che offrono cibi processati e ultraprocessati, passando dalla percentuale del 75,5% dello scorso anno all’81,5% di quest’anno. Un dato che va di pari passo con l’aumento della frequenza di carni rosse, con Terni che detiene il record di 10 proposte su 20 giorni di mensa. “Le mense diventano sempre più una collezione di piatti veloci che hanno l’obiettivo di saziare, come pasta in bianco, pizza, bastoncini, hamburger, crocchette, formaggio spalmabile, yogurt e budino”, continua Paltrinieri.

Troppe proteine

Si continuano a trovare menu squilibrati con pasti iperproteici dati dalla la somma di più proteine, vegetali e animali come: pasta e fagioli, frittata e piselli (Grosseto) oppure pasta e ceci, rollé di tacchino e piselli prosciuttati (Lecce) che propongono un pasto che va ben oltre il valore nutrizionale consigliato per bambini. Poche le mense che, di fronte a una dilagante povertà alimentare, che colpisce oggi in Italia più di un bambino su 10, ha utilizzato il servizio di ristorazione scolastica per far fronte in maniera strutturale alla fragilità delle famiglie: Belluno e Latina hanno dirottato la cucina della mensa scolastica per produrre piatti per la mensa dei poveri, mentre Cremona e Bergamo hanno risposto ampliando il numero di gratuità e bonus per consentire l’accesso a tutti al servizio mensa.

Sempre più usa e getta

Diminuiscono le mense che somministrano il pasto con stoviglie lavabili, scendendo dal 65% al 59%. Un dato peggiorativo che significa tanto usa e getta sia in refettorio che in classe, soluzione che non va nella direzione della sostenibilità come indicato invece dal Ministero dell’Ambiente con i CAM che richiedono di somministrare il pasto con stoviglie in ceramica.

“Questa è la mensa che i genitori non hanno potuto vedere perché l’alibi del covid 19 li ha tenuti fuori dalle ispezioni (la possibilità che ogni genitore dovrebbe avere di entrare a far parte della Commissione Mensa della scuola ed entrare periodicamente per assaggiare i pasti, ndr): solo il 7,9% del nostro panel di genitori ha dichiarato di aver potuto fare ispezioni con regolarità, il 17% solo poche ispezioni, e il 75,1% non è stato autorizzato a entrare a scuola per adempiere all’attività ispettiva”, continua Paltrinieri.

La “scusa” covid

Si allarga la forbice tra la mensa resiliente, che nonostante le difficoltà organizzative dovute al consumo del pasto in classe, ha investito per migliorare o mantenere alto lo standard qualitativo del servizio, rispetto a quelle mense dove il servizio è equiparabile a una sorta “di fast food a scuola”, dove si è approfittato nel cogliere alla lettera l’indicazione di questa estate del CTS di ‘semplificazione’ del pasto, arrivando persino a Siena a sospendere la somministrazione dell’acqua.

“Le istituzioni, da parte loro, possono giocare un ruolo fondamentale se si sviluppa un sistema premiante capace di sostenere quei Comuni che hanno cuochi competenti e cucine, offrono opportunità di impiego, promuovono il consumo di prodotti biologici, e, attraverso la mensa, sostengono lo sviluppo sostenibile del territorio e intervengono in maniera sistematica a supporto delle famiglie vulnerabili”, conclude Paltrinieri.

Metodo d’indagine

L’indagine valuta l’equilibrio e l’impatto sull’ambiente di una cinquantina di menu scolastici italiani rappresentativi del 28% circa del panorama della ristorazione scolastica a livello nazionale. Per l’indagine è stato adottato l’impianto del questionario Menu a punti sviluppato dall’Asl2 di Milano. I parametri del questionario si basano sulle Linee Guida della Ristorazione Scolastica, sulle Raccomandazioni dell’OMS, le indicazioni della IARC e i Criteri Ambientali Minimi (CAM). Foodinsider raccogliere i dati del questionario, li verifica e li sottoporre all’attenzione delle Amministrazioni coinvolte, o all’operatore sanitario a cui compete l’approvazione del menù, o ai fornitori del servizio, affinché possano integrare o correggere eventuali informazioni.

La valutazione evidenzia un punteggio complessivo e punteggi specifici per diversi parametri. In cima alla classifica si trovano i menù che hanno ottenuto un punteggio più alto e, sulla carta, risultano essere equilibrati e in linea anche con le Raccomandazioni dell’OMS e con le indicazioni dei CAM.

L’indagine mira a rilevare la frequenza, la qualità degli alimenti e l’impatto sull’ambiente dei menu offerti dalle mense scolastiche, e lascia agli operatori sanitari la facoltà di esprimere osservazioni in merito. I dati attingono da informazioni pubblicate dai Comuni all’interno della tabella dietetica e delle informazioni ricevute via email dal personale amministrativo dei vari Comuni coinvolti nel panel. Per il conteggio della carne si è tenuto conto sia di quella rossa (seguendo le indicazioni dell’OMS quindi considerando la carne di vitello tra quelle meno raccomandate e quindi contandola all’interno delle carni rosse), che di quella bianca (pollo, tacchino e coniglio) e degli insaccati, ancora ampiamente presenti nelle mense scolastiche italiane, sebbene siano stati inseriti nella lista OMS dei prodotti cancerogeni dal 2015.

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I migliori 10 film di Pietro Germi

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 17:00

Pietro Germi è un regista troppo dimenticato e che nel corso della sua carriera subì costante contrasto ideologico per la sua cultura laica e riformista che vide l’avversione della critica comunista e cattolica per il dibattito sulle idee e i contenuti mettendo da parte l’innegabile talento tecnico e autoriale.

Formatosi come attore al Centro Sperimentale di Cinematografia saprà farsi valere come interprete di alcuni suoi film ma quella lezione sarà anche molto utile come regista nel dirigere la recitazione dei suoi interpreti e anche nel sapere valorizzare i suoi caratteristi (si pensi all’impiego costante di Saro Urzì tra i tanti che impreziosiscono i suoi lavori).

Aiuto di Blasetti che ne forma i fondamentali è un esponente atipico del Neorealismo che adopera come corrente di successo per costruire un’estetica poggiata saldamente sulla lezione del cinema americano classico. Da John Ford trae ispirazione per i suoi primi lavori che hanno il ritmo del western e dell’epica popolare. Elabora e fonda anche la Commedia all’Italiana in modo estremamente originale raggiungendo grandi successi di pubblico e riconoscimenti con premi internazionali.

Aveva anche scritto e ideato con ambientazione bolognese “Amici miei” ma la malattia che lo conduce alla morte costringe a cederne il progetto all’amico Mario Monicelli che lo omaggia nei titoli di testa con l’epigrafe: “Un film di Pietro Germi”.

Questi i miei migliori dieci di un regista popolare che merita di essere ancora visto e anche studiato.

UN MALEDETTO IMBROGLIO, 1959

Un autentico capolavoro avvincente e strabiliante dalla prima sequenza all’ultima di un giallo poliziesco a forti tinte noir.

Tratto da “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” il romanzo di maggior successo di Gadda. Pietro Germi se ne impossessa personalizzandolo e dando vita anche ad un serrato dibattito critico sulle affinità e divergenze tra libro e film. L’azione viene spostata nella contemporaneità ma la critica al fascismo presente nel romanzo rimane, non scompare. Germi è anche interprete, e che interprete, del protagonista, il commissario Ingravallo antieroe solitario scomodo ai superiori, sbirro deduttivo, ha una donna che non incontra mai, vive in pensione e non sopporta i comportamenti ambigui. Tutto ruota attorno ad un condominio di piazza Farnese dove prima un furto e poi un omicidio focalizzano le indagini su un’ampia fauna corrotta dal denaro. Quasi tutti hanno scheletri negli armadi. Montato divinamente e fotografato in chiaroscuro “Un maledetto imbroglio” è denso di colpi di scena degni di Hitchcock. Unendo ritmi comici e drammatici il plot del film ha connotati realisti quali l’antagonismo italico tra polizia e carabinieri e fornisce un affresco sociale romano illuminante della società in transizione tra dopoguerra e boom economico mescolando ambienti borghesi e popolari affidandone i ruoli positivi ai principali personaggi femminili. Cast stellare con particolari meriti per Claudio Gora, Claudia Cardinale, Nino Castelnuovo, Saro Urzì e Franco Fabrizi che sarà condannato a interpretare per sempre il ruolo del malamente senza scrupoli. Germi scrive anche il testo della bellissima canzone “Sinnò me moro” musicata da Carlo Rustichelli e cantata dalla figlia sedicenne Alida Chelli. Il primo film giallo italiano. Forse il migliore.

DIVORZIO ALL’ITALIANA, 1961

Germi va in Sicilia e passa al comico creando il topos che darà vita al fortunato genere della Commedia all’italiana. Tratto da un romanzo drammatico di Giovanni Arpino anche in questo caso Germi si impossessa della trama letteraria per plasmare un’originalissima satira contro i costumi più arretrati della Sicilia più profonda che negano alla donna i più elementari diritti civili e persino umani. Il film è un profondo j’accuse laico in forma di sberleffo contro un’Italia che non concede l’istituzione del divorzio e che prevedeva ancora nel suo codice penale indecenti attenuanti per il delitto d’onore.

Il protagonista è uno straordinario Marcello Mastroianni che con il personaggio del barone Ferdinando Cefalù detto Fefè disegna uno dei migliori ritratti della sua vasta galleria. Il film scopre anche la sedicenne stupenda Stefania Sandrelli e annovera il ruolo grottesco di Daniela Rocca e le belle interpretazioni di Leopoldo Trieste e Lando Buzzanca.

Omaggio socioantropologico alla “Dolce vita” di Fellini con tutti i maschi del paese arrapati di vedere il film. Palma d’oro a Cannes e Oscar per la migliore sceneggiatura. Un film che ha segnato un’epoca.

SEDOTTA E ABBANDONATA, 1964

Pietro Germi resta in Sicilia e con molti attori del precedente film, Sandrelli in testa, insieme ad Age e Scarpelli mena nuovi fendenti satirici contro l’ossessivo tema maschilista dell’onore in un periodo che fa assurgere agli onori della cronaca la giovane siciliana Franca Viola che aveva rifiutato la pratica del matrimonio riparatore. La commedia demolisce anche questa volta l’arretratezza del pater familias, le leggi obsolete e anche la magistratura e i carabinieri. Film femminista ante litteram tutto schierato verso l’altra metà del cielo. I personaggi sono disegnati con caricaturale affetto ma con corrosiva critica in cartoline perfettamente riuscite. Strabiliante il ruolo e l’interpretazione di Saro Urzì (Palma d’oro a Cannes) nei panni del padre della ragazza del titolo che offre un magnifico monumento alla condanna della famiglia patriarcale. Ha scritto Morandini: “Germi non è mai stato così pungente e sferzante, con un stile poi da lasciar a bocca aperta. Un capolavoro della commedia all’italiana”.

IL FERROVIERE, 1956

Pietro Germi da un soggetto autobiografico ricava la trama di un film di straordinario successo popolare che molto poggia anche sulla sua interpretazione di Andrea Marcocci affiancato dall’inseparabile Urzì. Un macchinista che alza il gomito, ha problemi in famiglia assediata dai nuovi costumi e che sarà degradato di mansione per un segnale non visto per lo stress psicologico causato da un suicida che si era buttato sotto la sua locomotiva. I compagni di lavoro gli voltano le spalle e non lo sostengono. Marcocci si chiude in sè stesso e in occasione di uno sciopero non aderisce.

Tra due giorni di Natale si svolge questa sorta di ballata postneorealista che ha momenti di grande cinema alla Renoir nelle scene dei treni in corsa e che ha una capacità di lettura molto profonda della trasformazione della classe operaia anche se Germi pigia sul pedale di certo deamicismo da libro Cuore. La critica comunista più blasonata versò curaro contro il film che invece andò benissimo negli incassi. Nel 1990 è stata ritrovata una lettera privata scritta a Togliatti da tre illustri intellettuali comunisti, Antonello Trombadori, Carlo Salinari e Paolo Spriano che chiedevano al segretario del Pci di incontrare il regista, socialdemocratico militante ma autore di un film “pervaso da ogni parte di sincero spirito socialista”.

IL CAMMINO DELLA SPERANZA, 1950

Quando gli emigranti eravamo noi italiani. Un on the road che parte dalla Sicilia con un gruppo di uomini e donne che in seguito alla crisi della zolfara del paese attraversano la penisola tra insidie e pericoli per raggiungere la Francia e trovare lavoro e dignità. Esodo quasi fordiano alla “Uomini e topi” con il protagonismo epico di Raf Vallone che sul set incontra Elena Varzi che diventerà la compagna della sua vita. Il crumiraggio e il senso della classe si scontrano tra le contraddizioni degli umili. Fellini tra gli sceneggiatori. C’è scarsa memoria sulla polemica nata dal fatto che la Commissione ministeriale negasse le agevolazioni fiscali per il danno d’immagine verso l’Italia dipinta come un paese d’emigranti. Dato inoppugnabile e che grazie ad una forte mobilitazione fece accedere il film alla premialità. Nel film si ascolta per la prima volta la popolare canzone siciliana “Vitti na crozza” musicata su un testo ascoltato da un minatore siciliano. Orso d’argento al Festival di Berlino.

SIGNORE & SIGNORI, 1966

Terzo anello dedicato ai temi della famiglia e al comune senso del pudore con intelligente risalita dell’Italia per permettere al genovese Germi di aggredire con la satira l’opulenta e bigotta provincia veneta che si arricchisce con il boom economico.
Un gruppo di commercianti e professionisti della media borghesia, dietro un’impeccabile facciata di perbenismo, nasconde una fitta trama di tradimenti reciproci. Sceneggiano di nuovo Age e Scarpelli che lavorano alla grande sull’idea originaria del soggetto di Flaiano ma c’è anche Vincenzoni che non citata mette alla berlina l’ambientazione della sua Treviso con le corna di coppie democristiane che mescolano la messa con l’alcova. Un moralismo becero fratello delle arcaicità siciliane non compreso da molta critica tricolore. Non sfugge invece ai giurati di Cannes che gli assegnano la Palma d’oro ex aequo con “Un uomo e una donna” di Lelouch.

IN NOME DELLA LEGGE, 1949

Il primo approdo siciliano di Germi che mette sullo schermo per la prima volta la mafia con una sorta di western che raccoglie al meglio le visioni e la regia di un maestro come John Ford. Il miglior critico e biografo di Germi, l’ottimo Mario Sesti, ha analizzato con certosino puntiglio gli innumerevoli punti di contatto e citazioni con i classici del genere a partire dalla recitazione del protagonista Massimo Girotti che sembra rifare l’Henry Fonda di Sfida infernale “negli sguardi fissi e muti, quasi ipnotici, con i quali sfida i suoi nemici nel bar tabacchi”.
Tratto da un romanzo autobiografico di un pretore, Germi con ritmo dello spettacolo plasma un integerrimo magistrato che da Palermo giunge in provincia e affronta gl’interessi della cosca locale e del latifondista mentre lui è sostenuto solo da un carabiniere leale e da un ragazzo. Tutto l’ambiente lo avversa. Lettura sociologica perfetta tra gli interessi di massari e baroni che vessano il popolo complice e omertoso. Uno spin-off del cinema civile alla Damiani e alla Petri degli anni Sessanta. Il pentito di mafia Tommaso Buscetta in un celebre libro intervista ha detto che il protagonista del film gli ricordava Giovanni Falcone.

IL BRIGANTE DI TACCA DEL LUPO, 1952

Il brigantaggio e l’Unità ancora come un western con Amadeo Nazzari addobbato da John Wayne per una trama tratta da un romanzo di Bacchelli che ben metabolizza in chiave popolare la difficoltà degli ultimi schiacciati tra esercito sabaudo e ribelli meridionali.

Non attendibile sul piano storico il film racconta vicende lucane girate in set calabresi con scenari molto ben scelti e con un ritmo spettacolare che non fa mancare l’arrivano i nostri finale trasformando l’Aspromonte in una sorta di Monument Valley per un Sud western ancora poco indagato. Infarcito da melò, duello rusticano e vendetta d’onore contro il brigante fellone e un onore delle armi da parte dei piemontesi agli sconfitti che rende tutto molto cinematografico e spettacolare.

ALFREDO ALFREDO, 1972

Nel suo ultimo film Germi riprende i temi della commedia per continuare a sostenere ancora la campagna del divorzio che era arrivata allo scontro frontale. Richiama Stefania Sandrelli farmacista grottesca e tiranna (l’esatto opposto del suo film d’esordio) ma pesca il jolly produttivo di avere come protagonista Dustin Hoffman fresco reduce del successo del “Piccolo grande uomo” che ripropone i tic timidi de “Il laureato” ben facendosi guidare da Germi per il suo bancario inetto marchigiano che troverà riscatto nell’incontro libertario con Carla Gravina. Ricco di trovate in una sceneggiatura funambolica ne esce un film divertente molto apprezzato dal pubblico e come al solito molto avversato dalla critica paludata che voleva solo impegno e non poteva capacitarsi del finale molto aperto.

SERAFINO, 1968

Riuscita pochade agreste dai sapori boccacceschi con il protagonista nei panni di un moderno Bertoldo di montagna. Lui è uno straordinario Adriano Celentano bocciato al primo provino da Germi per voler interpretare il personaggio troppo alla Celentano da Clan. Recepite le indicazioni del regista Celentano non la sbaglia e disegna uno dei suoi migliori personaggi con canzone omonima che diventa un grande successo come il film campione d’incassi della stagione della grande rivolta operaia e studentesca registrando al botteghino tre miliardi di lire quando un biglietto ne costava circa duecento. Una favola agrodolce nell’ennesimo sottogenere di una grande maestro artigiano che conosceva la macchina cinema in ogni suo possibile dettaglio.

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Dipendenti spiati: pene e multa da un milione a Ikea France

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 15:45

Un un milione di euro di multa e pene detentive con la condizionale per aver fatto spiare diverse centinaia di dipendenti fra il 2009 e il 2012. Il tribunale di Versailles ha riconosciuto colpevoli di “ricettazione di dati personali in modo fraudolento” la filiale francese Ikea e uno dei suoi ex presidenti.

Scampato il reato di “sorveglianza di massa”

Un risultato che però non ha soddisfatto del tutto l’accusa, che si aspettava condanne e pene più pesanti. Ad alleggerire gli imputati è stata l’esclusione in via giudiziaria dell’imputazione più grave per cui erano stati accusati, ovvero la “sorveglianza di massa”.

Un avvocato dei sindacati costituitisi parte civile, Solene Debarre, ha espresso la speranza che il verdetto “farà tremare alcune aziende“, precisando che “un milione di euro non è molto per Ikea, ma è un simbolo”.

Di tutti gli imputati solo uno ha ammesso davanti ai giudici il reato.

L’ammissione del dirigente

Tra gli indagati e imputati solo uno ha ammesso il reato, si tratta del dirigente responsabile della gestione del rischio all’epoca dello spionaggio, Jean-Francois Paris, il quale ha ammesso davanti ai giudici francesi che per le attività illecite di spionaggio dei dipendenti venivano stanziati budget dedicati da 530.000 a 630.000 euro l’anno. Il signor Paris, ha affermato che il suo dipartimento era responsabile della gestione dell’operazione su ordine dell’ex Ceo di Ikea France Jean-Louis Baillot. Paris è stato multato di 10.000 euro e condannato a 18 mesi con sospensione della pena. Baillot, che ha negato di aver ordinato un’operazione di spionaggio, è stato invece multato di 50.000 euro e condannato a due anni con sospensione della pena.

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9 idee grandiose per viziare i nostri amici a quattro zampe

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 15:00

Come si legge dal canale YouTube Sagace: I nostri animali domestici sono i nostri amici più fedeli e meritano di essere adorati e coccolati come dei re! Oggi abbiamo raccolto per voi 9 idee regalo fai da te per far felici il vostri amici a quattro zampe!”

Nel video tutorial andremo a vedere come realizzare:

  • Gelato per cani;
  • 3 idee creative per i gatti;
  • Ciondolo per collare;
  • Distributore di cibo per cani;
  • Cuccia per cani;
  • Torta di compleanno per cani;
  • Portachiavi da parete.
Fonte: Sagace

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Secondo compleanno in cella per Patrick Zaki. Ecco come sostenerne la scarcerazione

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 11:00

Secondo compleanno dietro le sbarre per Patrick Zaki, che oggi tristemente compie 30 anni. Il 2 giugno scorso, il Tribunale egiziano ha prolungato la sua detenzione di altri 45 giorni. Bologna, intanto, per tentare di mantenere accese le luci sul suo studente egiziano, lo scorso 11 gennaio gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Zaki frequentava il master europeo in studi di genere ‘Gemma’.

Una mostra per lui

L’Unibo ha costituito un’unità di crisi per risolvere il caso due giorni dopo l’arresto del ragazzo, il 9 febbraio del 2020. Al momento sono due le iniziative a cui partecipa a nome di Patrick, entrambe dedicate all’arte, alla creatività e all’impegno per la difesa della libertà di parola e di espressione. Nel pomeriggio, a porta Saragozza verrà inaugurata la mostra ‘Patrick patrimonio dell’umanità’: una sfilata lunga 1.500 metri, fino all’arco del Meloncello, dove verranno affissi 50 striscioni, realizzati dal fumettista e attivista Gianluca Costantini, dedicati alle storie di prigionieri di coscienza privati della libertà in 13 Paesi.

Parteciperanno il sindaco Virginio Merola, l’assessore alla Cultura Matteo Lepore, la coordinatrice del master ‘Gemma’, Rita Monticelli, il prorettore dell’Unibo, Mirko Degli Esposti, il portavoce di Amnesty International Italia, Riccado Noury e Mattia Santori del movimento 6000 sardine. 

Un libro in uscita

Il 30 giugno, invece, verrà pubblicato il libro ‘A carte scoperte’: un lavoro dedicato a Patrick realizzato dagli studenti del master in Editoria cartacea e digitale dell’Unibo. L’opera, che sarà acquistabile sul sito della casa editrice Bononia University Press, raccoglie ventidue interviste ad altrettanti scrittori e scrittrici italiani. Da Giuseppe Culicchia a Helena Janeczek, da Antonio Scurati a Simona Vinci. Un viaggio letterario che, come ricorda l’Università di Bologna, vuole “contribuire a mantenere alta l’attenzione su caso dello studente egiziano, ribadendo la forza della libertà di opinione”.

Social e petizioni

Bologna è sempre stata in prima fila nel chiedere con forza la liberazione dello studente. Al corteo del 17 febbraio del 2020, erano scese in piazza 5mila persone per manifestare solidarietà e chiederne la scarcerazione. Ma è ancora possibile sostenere Patrick Zaki anche aderendo alla petizione su change.org, lanciata l’8 febbraio 2020, che chiede al Governo di concedere la cittadinanza italiana a Zaki ‘per meriti speciali’. La richiesta ha già raggiunto le 269mila firme: una delle petizioni più firmate della piattaforma. Allo stesso modo, enorme successo per l’altra petizione che ne chiede direttamente la scarcerazione.

Ieri, inoltre, la rete di attivisti ‘Patrick libero’ ha condiviso un post su Facebook in cui si riportano le parole in arabo dello studente. È un audio registrato prima della detenzione, nel quale lo studente riflette sulla violenza di genere che pervade la società. Una voce che arriva da lontano, ma che ricorda la sua volontà di restare aggrappato alla vita e di continuare a immaginare un futuro diverso. Libertà di espressione significa anche questo.   

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Ciao, io sono Mohamed e vengo dal Ciad

People For Planet - Mer, 06/16/2021 - 08:00

Mohamed Alì Saleh, classe 1988, è arrivato in Italia nel 2011 a bordo di una barca che non si sapeva dove stava andando…
231 persone e non ti potevi muovere perché non c’era spazio, se ti alzavi pre sgranchirti le gambe qualcuno prendeva il tuo posto.

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Articolo del 21 Giugno 2020

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Truffe: abbonati alla rivista della Polizia, non ti faranno più le multe!

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 19:00

Una quarantina di anni fa scrissi a proposito della pubblicità che offriva gli occhialini che ti facevano vedere le donne nude. Una truffa evidente che è andata avanti per decenni e che non mi risulta mai repressa ma forse caduta in disuso per il successivo mancato superamento del limite di credibilità.

Venti anni fa denunciai alla polizia il tentativo di truffarmi di un sedicente poliziotto che mi voleva vendere l’abbonamento al mensile della polizia; avrei anche ricevuto in omaggio l’autoadesivo da appiccicare sull’auto, l’uomo al telefono mi spiegò che se ero amico della polizia, la stradale non mi dava più le multe. Io feci finta di accettare, mi feci mandare l’indirizzo per il vaglia e poi andai in questura offrendomi anche di pagare così che potessero seguire la traccia dei soldi. Mi ringraziarono ma non credo che sia successo niente.

Dopo un paio di anni denunciai chi mi voleva vendere l’abbonamento alla rivista dei finanzieri, ottimo per ammorbidire le ispezioni. Feci un’altra denuncia spiegando che questo tipo di truffa avrebbe dovuto far imbestialire le Forze dell’Ordine: il fatto che si usasse il loro nome per truffare i cittadini era un insulto alla loro immagine!

Non successe nulla e neppure ci furono reazioni quando denunciai il tentativo di rifilarmi la rivista degli amici dei carabinieri, che mi garantiva l’immunità da qualunque indagine e anche dal pericolo di contrarre lo scorbuto e la pesta bubbonica.

Mia madre una volta provò a incastrare un tale che vendeva in tv orologi di gran marca a prezzi ridicoli. Li comprò e appurò che non funzionavano neanche.

Leggi l’articolo completo su Il Fatto Quotidiano

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Il pesce in via d’estinzione che puoi trovare nel piatto

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 17:00

Vuoi cucinare sano, buono e sostenibile? A parte la nostra Angela Labellarte, vi suggeriamo il blog Ecocucina, dove Lisa Casali, scienziata ambientale ed esperta di cucina sostenibile, ha lanciato tra le altre cose anche un progetto insieme a WWF Italia con lo scopo di tutelare le risorse ittiche che popolano i mari della nostra penisola. Anche quanto si tratta di specie a rischio, infatti, possiamo tranquillamente trovarle sui banchi del supermercato o al ristorante.

L’iniziativa #iocambiomenù vuole sensibilizzare gli chef, i ristoratori e il grande pubblico sull’importanza di effettuare scelte sostenibili anche in cucina, in particolar modo per quanto riguarda il benessere degli habitat marini. E soprattutto oggi che l’epidemia di covid-19 ha semi distrutto l’industria dei piccoli pescherecci: quelli più sostenibili.

Una situazione molto seria

Il 78% degli stock ittici del Mediterraneo è infatti sovrasfruttato, mentre a livello mondiale sono sempre di più le specie sottoposte a una forte pressione di pesca o ormai estinte (basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali sono sovrapescati, mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità).

Approvvigionarsi di pesce sostenibile del Mediterraneo è ancora possibile, ma occorre prestare maggiore attenzione alle scelte che si fanno. 

Che fare

In generale:

  1. prediligere specie meno comuni, di provenienza locale, pescate dalla piccola pesca artigianale;
  2. fare attenzione ad acquistare pesce adulto (rispettare le taglie minime) che ha quindi già avuto il tempo di riprodursi;
  3. leggere sempre l’etichetta recante le indicazioni di provenienza e metodo di cattura, previste per legge;
  4. quando disponibile, scegliere pesce con certificazione di pesca o acquacoltura sostenibile.
Quali pesci evitare?

Nel dettaglio, alcune specie andrebbero assolutamente evitate almeno fino a quando le condizioni degli stock ittici monitorati non saranno tornate a livelli di normalità. Queste le cinque ritenute più a rischio:

Anguilla (Anguilla anguilla)
Ufficialmente in via di estinzione, l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) l’ha inserita nella Lista Rossa delle specie in via di estinzione già da alcuni anni e WWF la consiglia come “da evitare” nella seafood guide pescesostenibile.wwf.it.

Cernia bruna (Epinephelus marginatus)
Specie vulnerabile da diversi anni, soffre la forte pressione della pesca anche perché non è possibile allevarla.

Pesce spada (Xiphias gladius)
La popolazione di pesce spada è in declino in tutto il mondo, in particolare nel Mediterraneo a causa della sovrapesca e non è possibile allevarli. Eppure resta uno dei piatti più scelti e cucinati d’estate come d’inverno.

Rana Pescatrice (Lophius piscatorius)
Le rane pescatrici sono pescate a strascico con frequenti catture accidentali di specie a rischio. Non è possibile allevarle e ci sono scarse informazioni sullo stato reale degli stock.

Verdesca (Prionace glauca)
Simile al pescespada per aspetto e sapore è spesso la sostituta con la quale i consumatori vengono frodati. Ma è anch’essa a rischio, oltre al fatto che il tipo di pesca che la caratterizza porta alla cattura accidentale di specie a rischio anche maggiore.

Articolo del 28 Giugno 2020

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Milano, focolaio variante delta a Città Studi: “Colpito anche un vaccinato”

People For Planet - Mar, 06/15/2021 - 15:08

A Milano preoccupa molto la variante indiana – oggi si dice variante delta – che si è diffusa in città a seguito di un focolaio nella palestra Virgin di Città Studi, dove i contagi sono arrivati al momento a 12 . Perché preoccupa tanto? Ad esempio perché tra i positivi c’è anche un vaccinato (che aveva fatto anche il richiamo ed aveva completato il ciclo vaccinale). La dimostrazione, se fosse necessario, che il vaccino non ci immunizza ma ci allontana dalle complicazioni, motivo per cui anche dopo la seconda dose di vaccino è importante mantenere le distanze e indossare la mascherina. Un contagiato è ricoverato in ospedale.

81 varianti delta accertate in Lombardia

La Lombardia conta al momento 81 casi di variante delta e la cosa preoccupa non poco anche considerati i dati che hanno reso “bianca” la Regione e dunque allargato, e di moltissimo, regole e atteggiamento dei singoli. E questo a fronte del fatto che le varianti possono aumentare il contagio e abbassare le barriere offerte dal vaccino.

La presenza degli altri ceppi

La variante inglese, ormai autoctona in Lombardia, resta la più presente, con 11.373 casi, a cui seguono la brasiliana (283) e la sudafricana (79). Ce ne sono poi 786 con varianti non VOC (Variants Of Concern), varianti che non mostrano aumento della trasmissibilità, malattia più grave e ridotta efficacia di trattamenti o vaccini, e 4.036 di wild-type, ovvero il virus originale, isolato a suo tempo a Wuhan, in Cina.

I vaccini proteggono dalle varianti?

I primi studi ci dicono che la doppia dose protegge bene dal rischio di ospedalizzazione e morte, anche se in maniera lievemente inferiore. I dati inglesi ci dicono anche che la delta (indiana) è circa il 60% più contagiosa della alfa (inglese), che a sua volta era il 50% più contagiosa del ceppo originario, quindi una variante molto trasmissibile, e che ha la potenzialità di aumentare il ricorso all’ospedale del doppio. Secondo un vasto studio pubblicato ieri su Lancet su una popolazione tra gli over 65 anni vaccinata al 91,7% con una dose e del 88,8% con due dosi, i positivi complessivi alla delta sono stati 7.723. Di questi, il 35,5% è andato in ospedale, ma il 70% dei casi Delta si è verificato in persone non vaccinate. I casi di Delta hanno riguardato tutte le età, ma in particolare la fascia 5-9 anni. Il rischio di finire in ospedale con la variante è stato stimato di 2 volte superiore ed è confermato che altre patologie sottostanti aumentino questa probabilità. L’efficacia dei vaccini contro le infezioni è stata stimata del 79% per Pfizer con la variante delta (il 92% sulla alfa) e del 60% per AstraZeneca con la delta e del 73% con la alfa.

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