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Ritaglia gli animilli!

People For Planet - Gio, 04/02/2020 - 06:30
Aprile, dolce dormire

Aprile, dolce dormire,
è bello sognare, è bello poltrire,
è bello osservare la mosca ronzare,
mentre si è lì, un po’ a sonnecchiare.

La rondine torna, è indaffarata,
invece io son qui, addormentata
e sogno e poltrisco,
nessun testo finisco.

E’ dolce poltrire
ma poi… chi mi aiuta a finire?
Aprile, sei un bel monellaccio,
ci provo, ma non ce la faccio:

sei più forte di me…
La biro dov’è?
Boh? Non la trovo!
Ora dormo di nuovo.

Cantiamo insieme

Mamma Maria

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Inps, cassa integrazione e misure Coronavirus. UE: da modello Svezia ai nudi della Francia

People For Planet - Gio, 04/02/2020 - 06:15

Il Messaggero: Conte: «Misure prorogate al 13 aprile. Non possiamo allentare la stretta. Fase 2 sarà convivenza con il virus»;

Il Giornale: Coronavirus, quasi 3mila nuovi positivi. ​727 morti in un giorno;

Il Mattino: Virus, l’esperto di pandemie: «La malattia continuerà a circolare per tutta l’estate»;

Il Manifesto: Gli imprenditori vedono nero. Pressing per ripartire in fretta;

Leggo: Sito Inps di nuovo accessibile ma rallentato. Avrà orari diversi: «Dalle 8 alle 16 i patronati, poi i cittadini» 100 domande al secondo;

Corriere della Sera: Come ottenere 1.400 euro di anticipo della cassa integrazione – Attenti agli intoppi;

Il Fatto Quotidiano: Cia: “Da Pechino dati falsi su casi e vittime”. Cina teme ondata di contagi: 600mila isolati. Germania proroga le misure fino al 19 aprile;

Repubblica: Perché la Svezia ha scelto di lasciare tutto aperto;

Il Sole 24 Ore: Perché il virus in Africa è una bomba a orologeria per Apple, Samsung, Microsoft e Bmw;

Tgcom24: Gli infermieri francesi nudi per protesta Foto;

Fonte immagine: Tgcom24

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Covid-19: il governo cambi strategia. Tamponi mirati e isolamento selettivo!

People For Planet - Gio, 04/02/2020 - 06:00
Modello italiano, modello coreano

60 milioni di italiani agli arresti domiciliari sono una sofferenza e un disagio enormi e un costo economico spaventoso. Un prezzo che stiamo pagando mentre la situazione coreana è totalmente diversa.

All’inizio della pandemia in effetti il governo non aveva altre possibilità vista la situazione della Sanità dopo decenni di mal governo e spreco organizzato e il ritardo della rivoluzione digitale.

Ma ora, non adottare misure di contrasto intelligente alla diffusione del virus sarebbe autolesionismo. E restiamo basiti apprendendo che la regione Lombardia il 30 marzo ha effettuato solo 3659mila test virali per il coronavirus, il 29 erano stati circa il doppio! Invece di aumentare i tamponi si diminuiscono! Una decisione che non siamo proprio in grado di comprendere.

Già diversi giorni fa abbiamo raccontato come hanno fronteggiato i contagi in Corea. Invece di mettere in quarantena 50 milioni di cittadini hanno fatto tamponi a tappeto a tutte le persone a rischio, hanno individuato gli infetti, anche asintomatici. Poi, grazie ai tracciati degli spostamenti forniti dai tabulati dei cellulari, hanno individuato i luoghi dove sono stati e le persone con le quali sono entrati in contatto, hanno fatto i tamponi anche a loro e poi hanno messo in quarantena solo le persone positive. Infine hanno monitorato chi aveva l’obbligo di restare a casa grazie all’impiego di una task force, seguendo i loro cellulari e chiamandoli al telefono. Quindi hanno messo in quarantena solo le persone che potevano diffondere il contagio e non TUTTI i coreani! E i risultati si sono visti: il diffondersi della pandemia è stato drasticamente ridotto con costi umani ed economici enormemente inferiori a quelli che stiamo pagando in Italia.

L’anailisi del premio Nobel Paul Romer

Il premio Nobel per l’economia Paul Romer ha realizzato uno studio che fornisce una proiezione del diffondersi dell’epidemia con tamponi mirati, individuazione delle persone a rischio e quarantena selettiva e una proiezione in caso di quarantena generalizzata, il tutto corredato da grafici animati e di facile comprensione (qui la traduzione!).

Stefano Feltri ha pubblicato sul Fatto Quotidiano un’analisi dettagliata della questione sottolineando che oltretutto l’approccio dei test generalizzati e della quarantena selettiva offra anche immensi risparmi in termini economici. (Coronavirus, per me va cambiato approccio. La pandemia si può fermare con meno di 1 miliardo e più test)

Cambiare strategia

Tutti questi elementi ci convincono che sia necessario e urgente che il governo e le regioni cambino strategia! Subito! Attrezzare laboratori in grado di aumentare la capacità di analizzare i tamponi è urgente perché può salvare moltissime vite umane! Si è riusciti a raddoppiare a tempo di record il numero di respiratori e di posti nelle terapie intensive, quindi possiamo affrontare la sfida di aumentare drasticamente il numero dei test e creare un task force che lavori per ricostruire i contatti che hanno avuto le persone contagiate.

Cambiare il paradigma è essenziale e urgente. Sarà possibile? Sì, se saremo in tanti a sostenere questa necessità. Facciamo quindi appello a tutti perché si crei una mobilitazione a favore di questa svolta. In questo momento molto probabilmente anche tu sei in detenzione domestica, innocente, il tempo non ti manca, usa la rete per farti sentire!

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Foto di Stefan Dawson per Unsplash

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Testare le persone e isolamento mirato: come salvare più vite (e l’economia)

People For Planet - Gio, 04/02/2020 - 06:00

Paul Romer, Premio Nobel dell’economia 2018, ha pubblicato questa analisi sul blog dello Stigler Center presso la Booth School of Business dell’Università di Chicago. Di seguito la traduzione di ampi stralci, la versione integrale in inglese completa di grafici è consultabile a questo indirizzo.

Test mirati o isolamento di massa?

Scrive Romer:

Per comprendere gli effetti che una strategia di test mirati potrebbe avere sul corso della pandemia, ho costruito un modello semplice per simulare e visualizzare gli effetti di diverse politiche per affrontare il virus.

Se contrapponiamo una politica non specifica di distanza sociale (isolamento di massa) con una politica di frequenti test mirati per contenere il virus, quanto più dirompente è la politica non specifica? 
Risposta: molto più dirompente. 

Ciò che mostrano le simulazioni è che se usiamo un sistema di test mirati per determinare chi va messo in isolamento, la frazione della popolazione che deve essere confinata e isolata è enormemente più piccola.

Sono necessari test frequenti e a ogni persona coinvolta nei test questo viene ripetuto dopo due settimane circa.

L’isolamento basato sui risultati dei test richiede un’interruzione molto minore dei normali schemi di blocco di massa dell’interazione sociale.

Un’economia può sopravvivere con il 10 percento della popolazione in isolamento. Non può sopravvivere quando il 50 percento della popolazione è isolata.

Non è difficile capire perché il targeting dell’isolamento in base ai risultati dei test riduca il numero totale di persone isolate. Ciò che conta per il controllo dell’infezione è il numero di persone infette che isola.

Se le persone sono isolate a caso, devi isolare molto più persone per ottenere lo stesso risultato.

Strategie asiatiche ed europee

I risultati dell’analisi di Paul Romer sembrano confortare la strategia adottata in alcuni Paesi asiatici (Cina, Corea del Sud, Giappone, di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi) rispetto a quelle adottate da molti paesi europei tra cui l’Italia.

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Islanda, il paese dove si fanno più test anti-coronavirus al mondo

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 19:00
Un approccio integrato

Secondo quanto si ricava dai reportage dei media internazionali e dalle informazioni fornite dal governo islandese sul proprio sito, le autorità islandesi stanno adottando misure rigorose per limitare la diffusione della malattia Covid-19 nel paese. L’attenzione maggiore è stata rivolta ai test, alla tracciabilità dei contatti e alla quarantena di individui considerati probabili portatori. Inoltre, sono state messe in atto misure molto rigide per diverse settimane per proteggere i gruppi considerati più vulnerabili dalle infezioni, nonché misure per ridurre al minimo il rischio di infezione negli istituti medici.

La più alta percentuale di test al mondo

Secondo i numeri pubblicati dal governo mercoledì 25 marzo, un totale di 11.727 individui sono stati testati per il virus che causa Covid-19; data la numerosità della popolazione islandese è la percentuale più alta al mondo rispetto al numero dei residenti, come se in Italia fossero stati fatti 2 milioni di tamponi anziché cinquecentomila come è attualmente

I target dei test

I test sono stati eseguiti su due diversi gruppi.

Un totale di 5.564 test sono stati eseguiti dall’ospedale dell’Università Nazionale d’Islanda a Reykjavík, principalmente su soggetti sintomatici o che si ritiene abbiano contratto il virus a causa della vicinanza di individui infetti o di altri motivi. Di questi 5.564 test, 4.879 sono stati negativi e 685 positivi.

Sono stati effettuati in totale 6.163 test sulla popolazione generale, individui a cui non era stato ordinato di mettersi in quarantena e generalmente asintomatici o che presentavano sintomi lievi. Di questi 6.163 test, 6.111 sono stati negativi e 52 positivi.

I test capillari hanno consentito di limitare le morti a 2

La campagna di test capillari e mirati sta dando i suoi effetti. Ad oggi, in Islanda, un totale di 737 sono stati diagnosticati con Covid-19; 68 persone sono guarite. Sono morte due persone a cui era stato diagnosticato il Covid-19, uno è un turista, l’altro un islandese. 15 sono attualmente ricoverati in ospedale e 2 in terapia intensiva. Di quelli attualmente identificati come infetti, 23 hanno più di 70 anni, la fascia di età più a rischio.

Restrizioni alle riunioni ma niente “state a casa”

A partire da mezzanotte di lunedì 23 marzo, in Islanda è entrato in vigore un divieto di raduno di 20 o più persone. Queste misure sono state messe in atto in seguito alle raccomandazioni dell’epidemiologo capo al ministero della sanità retto dalla ministra Svandís Svavarsdóttir. Il divieto resterà in vigore fino al 12 aprile 2020. Dal 16 marzo era in vigore un precedente limite di 100 persone.

Inoltre, le persone devono assicurarsi di mantenere una distanza di almeno due metri tra loro. Gli istituti universitari e di istruzione secondaria, dove è prassi la formazione a distanza, sono chiusi dal 16 marzo ma le scuole elementari e gli asili rimangono aperti con misure specifiche istituite per limitare il rischio di infezione.

La comunicazione ai cittadini già dall’inizio di febbraio

Le autorità islandesi sono intervenute sin dall’inizio di febbraio con una campagna pubblica molto visibile che enfatizza la consapevolezza delle abitudini personali che riducono il rischio di trasmissione, come il lavaggio delle mani e il distanziamento nelle interazioni sociali. Ogni giorno dal 27 febbraio alle 14 si svolge una conferenza stampa che illustra ai media le evoluzioni della situazione.

Photo by Michael Held

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L’arte nelle epidemie

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 18:00

Vi proponiamo alcune opere tra le più significative che raccontano la paura dell’umanità di fronte alle emergenze.

Il Trionfo della Morte di Bruegel

Pieter Bruegel il Vecchio dipinge questo famosissimo quadro nel 1562 circa. Si tratta di un olio su tavola di 117 x 162 cm.

Nel quadro troviamo tutti i temi iconografici medievali: la danza macabra, i cavalieri dell’Apocalisse, la resurrezione dei defunti. Evidenti anche i riferimenti alle opere di Bosch come la descrizione del supplizio degli orgogliosi.

L’opera mostra il trionfo della morte sulle cose del mondo, simboleggiato da un grande esercito di scheletri che devastano la Terra. Sullo sfondo appare un paesaggio brullo in cui si svolgono ancora scene di distruzione. In primo piano, la Morte di fronte ai suoi eserciti su un cavallo rossastro, distrugge il mondo dei vivi, che vengono condotti in una grande bara, senza speranza di salvezza. Tutte le classi sociali sono incluse nella composizione, senza potere o devozione che possano salvarle.

Attualmente il dipinto è conservato al Museo del Prado di Madrid.

L’affresco di Palazzo Sclafani a Palermo

Il Trionfo della Morte è anche il titolo di questo straordinario affresco (600×642 cm) quattrocentesco di autore ignoto che originariamente si trovava sul muro a sud di Palazzo Sclafani a Palermo.

Nel 1944, miracolosamente sopravvissuto alle bombe della Seconda Guerra Mondiale, l’affresco è stato diviso in quattro porzioni e riposizionato alla Galleria Nazionale di Palazzo Abatellis dove si trova tuttora.

Così ne scrive Gesualdo Bufalino in Diceria dell’untore: “Fuggimmo, ce ne andammo senza meta, evademmo in tassì dal gomitolo di straducce, scansando, non si sa mai, quel che restava di Palazzo Sclàfani, e l’affresco che parlava di noi, se era sopravvissuto alle bombe, con l’amazzone senza naso, armata di frecce, galoppante in trionfo su un’ecatombe d’illustri e d’oscuri”.
Si pensa che quest’opera sia valsa da ispirazione per la realizzazione della Guernica di Picasso.

L’abito del medico della peste

In questo disegno del 1656 ecco rappresentato l’abito del medico della peste.

L’abito era costituito da una sorta di tonaca nera lunga fino alle caviglie, un paio di guanti, un paio di scarpe, un bastone, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco dove erano contenute essenze aromatiche quali fiori secchi, lavanda, timo, mirra, ambra, foglie di menta, canfora, chiodi di garofano, aglio e, quasi sempre, spugne imbevute di aceto e paglia, che agivano da filtro.

Così lo racconta un poeta del XVII secolo
«Come si vede nell’immagine,
a Roma i medici compaiono
quando sono chiamati presso i loro pazienti
nei luoghi colpiti dalla peste.
I loro cappelli e mantelli, di foggia nuova,
sono in tela cerata nera.
Le loro maschere hanno lenti di vetro
i loro becchi sono imbottiti di antidoti.
L’aria malsana non può far loro alcun male,
né li mette in allarme.
Il bastone nella mano serve a mostrare
la nobiltà del loro mestiere, ovunque vadano.»

L’uso di questo abito – comprensibilmente non molto amato dalla popolazione – cadde in disuso nel XVIII secolo.

Arnold Böcklin, Peste, 1898

Pittore, disegnatore, scultore e grafico svizzero, Arnold Böcklin è uno dei maggiori esponenti del simbolismo tedesco.

La peste è un dipinto a tempera (149 x 104 cm) oggi in mostra al Kunstmuseum di Basilea. È un esempio dell’ossessione dell’artista per gli incubi di guerrapestilenza e morte. Il dipinto mostra la Cavalcata della Morte su una creatura alata simile a un pipistrello, che viaggia per la strada di una città medievale.

La peste è resa principalmente usando sfumature di verde pallido, un colore spesso associato alla decomposizione.

La Famiglia, Egon Shiele, 1918

Si tratta di uno degli ultimi quadri del pittore e incisore austriaco.

La figura maschile del dipinto è la raffigurazione dello stesso Egon Schiele, che si rappresenta in un autoritratto proiettato nel futuro perché la moglie dell’autore, al momento del dipinto, era incinta.

Inizialmente il titolo di questo dipinto era Coppia accovacciata, dopo la morte della moglie Edith, incinta di sei mesi, e di Schiele, entrambi morti nel 1918 di febbre spagnola, al quadro venne conferito il titolo La famiglia.

Keith Haring, Ignorance = Fear, 1989

La grande paura prima del coronavirus è stata rappresentata dall’Aids. In quest’opera Keith Haring mette in guardia dall’ignoranza che genera la paura, da questa il silenzio e la morte.

Il quadro fu realizzato prima che l’autore venisse a conoscenza di aver contratto l’Hiv che nel 1990 lo uccise a soli 31 anni.

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Covid-19: Medici, da eroi a nemici da denunciare

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 15:19

A fronte di attese troppo lunghe, perché il proprio caro non è stato intubato, perché forse non è stato curato adeguatamente: cresce il numero dei medici denunciati per inadempienza a fronte dei morti per covid-19. Filippo Anelli, presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, riporta di avvocati che addirittura lo suggeriscono ai loro assistiti.

In una lettera indirizzata ad Andrea Mascherin, presidente del Consiglio Nazionale Forense, Anelli ha espresso l’amarezza di professionisti che, in un periodo come questo, avrebbero bisogno di più tutela a livello sanitario come lavorativo: mancano protezioni adeguate e tante vittime del Coronavirus sono gli stessi dipendenti ospedalieri.

Sciacalli?

“Sembra quasi si voglia trarre profitto da una situazione drammatica”, scrivono i medici, a fronte addirittura di pubblicità che invitano a sporgere denuncia in caso di sospetti sull’operato dei medici, con sconti e promozioni che invitano i parenti – presumibilmente disperati – ad attaccare chi ha tentato di salvarli.

Scene isteriche e atteggiamenti ostili

“Gli operatori sanitari avrebbero bisogno di indennità che non stiamo ricevendo – aggiunge Luigi Toma, infettivologo I.F.O. (Istituti Fisioterapici Ospedalieri) -. Ci sono i fondi per gli straordinari ma sono poca cosa. Non voglio farne una questione di denaro ma almeno un riconoscimento morale sarebbe molto apprezzato. Mi riferisco a tutti gli episodi di avversione che ci stanno colpendo. Siamo medici per aiutare gli altri e non meritiamo un atteggiamento ostile se ad esempio c’è la fila al pronto soccorso”.

Una amnistia per questo momento

“Tutti lavorano a testa bassa, si fanno miracoli e vorremmo continuare a occuparci esclusivamente dei pazienti da salvare, senza passare il tempo a fare le fotocopie delle cartelle cliniche. Vediamo il pericolo di conseguenze isteriche e di una guerra legale, fioccheranno denunce, temo. La mia idea, oltre ai balconi che vanno bene, è che si preveda per gli operatori sanitari in situazione di guerra una sorta di amnistia» ha detto il cardiologo Stefano Carugo, professore universitario e presidente lombardo della società di cardiologia e direttore del dipartimento cardiorespiratorio dell’Asst “Santi Paolo e Carlo” di Milano.

Le inadempienze sono strutturali

È probabile oltreché possibile che il nostro Paese non stia fornendo una risposta adeguata alla pandemia in atto. Lo ha sottolineato anche uno studio di Harvard, che invita altri Stati ad agire diversamente da noi, sia per le scelte fatte dalla politica, sia per le scelte fatte dai singoli ospedali. Ma la colpa non è certo dei medici.

Solo un paragone…

La Germania – tanto per fare un paragone – sta affrontando il coronavirus forte di 28mila posti letto in terapia intensiva, più di 5 volte i nostri numeri. Quelli di un Paese che una volta aveva un fiore all’occhiello – anzi due: scuola e sanità – e che poi ci ha rinunciato. La Germania spende 3.600 euro l’anno a tedesco, per l’assistenza sanitaria: l’Italia 1.800. Oggi non si possono non chiamare eroi i medici e gli infermieri – ma anche i cassieri e i netturbini – che senza o con scarse protezioni lavorano ben oltre le loro responsabilità, ovvero rischiando la vita per un sistema che, ahi-loro, ha reso così difficile far bene il loro lavoro.

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“Sopravvivi tre settimane senza cibo, tre secondi senza speranza”

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 12:00
“Se sei preparato avrai meno paura”

La tv svedese di stato ha intervistato Lars e Lena Wilderäng, la coppia ha scritto un libro su come prepararsi a una crisi sociale poco prima che scoppiasse l’epidemia di Covid-19. Lars è uno scrittore, Lena è una prepper, con questa espressione “si indicano persone che si preparano attivamente per le emergenze, future o eventuali, comprese possibili interruzioni o profondi mutamenti dell’ordine sociale o politico, su scale che vanno dal locale a quella internazionale” (Wikipedia)

La coppia pensa che la preparazione aiuti a creare meno paura, dal momento che hai un maggiore controllo sulla situazione.

“La paura si basa sull’ignoranza, su ciò che non si conosce. Se hai il controllo della situazione preparandoti praticamente e mentalmente, allora hai meno paura. È più facile avere paura se non si ha alcun controllo,” afferma Lars Wilderäng.

Tre secondi senza speranza

Nel loro libro “Sei preparato?” (non disponibile in italiano) Lars e Lena affermano che l’essere umano può sopravvivere per tre settimane senza cibo, tre giorni senza acqua, tre ore senza protezione contro il freddo e tre minuti senza ossigeno ma solo tre secondi senza speranza.

“Senza speranza, non importa quanto cibo in scatola hai. Pertanto, si devono trovare modi per mantenere la speranza. Quindi, se pensi che le persone dovrebbero restare a casa per un certo numero di settimane, ciò pone una serie di sfide su come mantenere alto l’umore e su come e cosa fare”, dice Lars Wilderäng.

Lena ha vissuto il crollo dell’Unione Sovietica

L’interesse di Lena Wilderäng per la preparazione alle catastrofi stava già crescendo dall’infanzia. Fino all’età di 13 anni l’Unione Sovietica prima e la Russia poi sono state la sua casa. Lì ha imparato a perfezionare la gestione dei beni, a curare sé stessa e non dare nulla per scontato.

“Dopo tutto – racconta – ho vissuto l’intero disastro sociale di un paese scomparso, l’Unione Sovietica, e a un certo punto nulla ha funzionato più. Il denaro non valeva nulla, non c’erano beni. C’era un sacco di violenza e un sistema di giustizia in tilt”.

In mare su una piccola barca o chiusi in casa

Ma è stato quando Lena Wilderäng ha iniziato con avventure estreme che ha realizzato l’importanza delle conoscenze pratiche.

“Ho navigato in tutto il mondo su una piccola barca senza frigo o congelatore o doccia e solo una cosa come una vela che dura un mese. Devi avere conoscenze molteplici per sistemare tutto a bordo, dall’elettricità alle acque reflue e devi essere in grado di cucinare ciò che peschi tu stesso o proteggere le labbra dalla secchezza da salsedine.”

“È un peccato che serva una crisi per iniziare con la preparazione personale, ma la parte positiva di tutto ciò è che le persone apprendono velocemente” continua Lena Wilderäng.

In effetti l’esperienza “state a casa” che stiamo vivendo mette in luce quanto la maggioranza degli esseri umani poco sappia su come fare a sopravvivere con i propri mezzi e le proprie conoscenze, abituati come siamo nella società contemporanea alla interdipendenza anche per le cose pratiche.

Questa esperienza può diventare uno stimolo utile per diventare un po’ prepper.

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Covid-19: Proposta per un’Azione di Comunità Solidale per tutti gli Italiani all’estero

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 11:31

Il sito Emi-News pubblica una proposta presentata al Ministero degli Esteri affinché si intraprendano azioni concrete per i cittadini italiani all’estero, perché nessuno si debba sentire abbandonato e lontano dal proprio Paese. La riportiamo anche sulle nostre pagine.

Luca Di Nicola aveva 19 anni

C’è un italiano, giovanissimo, morto a Londra per sospetto coronavirus. E il suo caso è sempre più misterioso. Luca Di Nicola aveva 19 anni ed era originario di Nereto, in provincia di Teramo. Da qualche anno viveva a Enfield Town, periferia nord di Londra, insieme alla madre Clarissa e al compagno di quest’ultima, Vincenzo. Faceva l’aiuto-cuoco.

C’è qualcosa di più invisibile anche di un virus

La solitudine e l’isolamento che si possono sentire in un paese sei uno straniero o peggio un untore. Bisogna infatti orientarsi in una situazione legislativa che in tempi di emergenza è confusa e in evoluzione, non aiutata dalle comunicazioni non sempre uniformi dei media.

L’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova anche e soprattutto lo stato psicologico degli italiani all’estero, che spesso non conoscono bene la lingua del Paese dove si trovano, non hanno una rete familiare vicino e la lontananza peggiora lo stato d’animo aumentando la paura del se ci sarà più un futuro insieme.

Cosa dice la Farnesina

Dal sito della Farnesina: “il rientro è un’urgenza assoluta. È quindi, per esempio, consentito il rientro dei cittadini italiani o degli stranieri residenti in Italia che si trovano all’estero in via temporanea (per turismo, affari o altro). E’ ugualmente consentito il rientro in Italia dei cittadini italiani costretti a lasciare definitivamente il Paese estero dove lavoravano o studiavano, perché, ad esempio, sono stati licenziati, hanno perso la casa, il loro corso di studi è stato definitivamente interrotto.” (Fonte: https://www.esteri.it/mae/it/ministero/normativaonline/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti/focus-cittadini-italiani-in-rientro-dall-estero-e-cittadini-stranieri-in-italia.html – data: 28/03/2020)

Non c’è una scelta più giusta a priori, tra il rientrare in Italia e restare nel paese dove si vive e lavora e pesano una serie di fattori, privilegi, eventualità, garanzie sanitarie, rischi concreti o meno.

Sicuramente l’assenza dello Stato italiano pesa, pesa la mancanza di una rete di protezione sociale nei confronti dei cittadini italiani che non sono potuti partire.

Cosa si chiede:

la creazione di un’Azione di Comunità Solidale all’interno della comunità italiana all’estero creata dalla Farnesina

Obiettivi della Azione della Comunità Solidale

  1. Creazione di un network che metta in relazione i cittadini italiani con i medici italiani presenti nei diversi Paesi per offrire sostegno ed eventuali consigli per come comportarsi con i servizi nazionali sanitari nei diversi paesi
  2. Attivazione di un numero verde nei vari Paesi gestito dalla Farnesina a supporto di quanti non possono rientrare;
  3. Richiesta ai vari Paesi di essere informati in tempo reale in caso di ricoveri di cittadini italiani per covid19

Molti Italiani che non rientrano tra i casi consentiti dalla Farnesina per il rimpatrio hanno diritto di voto e in quei casi vengono interpellati. Uno Stato dovrebbe garantire la sua presenza anche in questi casi.

ALESSANDRA BALDUCCINI
COSTANZA BOCCARDI

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Sai respirare nel modo corretto?

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 11:00

“La respirazione è una parte fondamentale dello Yoga. Imparare come si respira, è uno dei primi passi per comprendere come il nostro corpo e la nostra mente siano strettamente connessi. Comprendere quindi come si può respirare al meglio è fondamentale per rimanere focalizzati nella pratica come nella vita di tutti i giorni”. Dal canale ufficiale YouTube di La Scimmia Yoga

Fonte: La Scimmia Yoga

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Pasqua a casa: misure di contenimento prolungate fino al 13 aprile

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 10:54

Il ministro della Salute Roberto Speranza nel corso dell’informativa al Senato ha dichiarato: «I dati migliorano ma sarebbe un errore cadere in facili ottimismi. L’allarme non è cessato e per questo è importante mantenere fino al 13 aprile tutte le misure di limitazioni economiche e sociali e degli spostamenti individuali.

I numeri ci dicono che siamo sulla strada giusta, ma attenzione a non commettere errori adesso e a non indulgere a facili ottimismi che possono vanificare sforzi e sacrifici, non confondiamo i primi segnali positivi con cessato allarme. Finché non avremo trovato un vaccino la battaglia contro il virus non sarà vinta. Intanto il nostro obiettivo è riportare il valore di trasmissione del contagio al di sotto di 1. Le misure di allentamento andranno graduate per far ripartire l’economia e la nostra libertà personale»

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Foto di Free-Photos da Pixabay

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Dimenticati dal governo: dai terremotati ai migranti di Rosarno | Maturità: nessun bocciato |Privacy: la causa contro Zoom

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 08:16

Il Messaggero: Il coronavirus ha raggiunto il picco
L’esperto: «Durerà fino a luglio»;

Il Mattino: Coronavirus, Imperial College: la chiusura totale in Italia ha salvato almeno 38.000 vite;

Il Sole 24 Ore: Negli Usa 3.500 vittime, più dell’11 settembre. Ministri finanze di Germania e Olanda: pronti a solidarietà europea ma no a coronabond. Africa, colpiti 48 Paesi su 54 ;

Leggo: Luca Di Nicola, italiano morto a Londra a 19 anni: è risultato positivo al Covid-19. La rabbia del sindaco: «In Italia si sarebbe salvato»;

Tgcom24: Viminale: ok a passeggiata genitore-figli | Le Regioni: così a rischio gli sforzi fatti;

Il Fatto Quotidiano: Coronavirus, proposta di legge M5s Campania: “Da taglio stipendi 250.000 euro al mese per chi si è impoverito”;

Il Giornale: Quei terremotati chiusi in casette temporanee: “Dimenticati dal governo”;

Il Manifesto: I dimenticati di Rosarno tra paura e non lavoro;

Repubblica: Nessuno sarà bocciato e per la maturità solo un maxi colloquio;

Corriere della Sera: Videochiamate, la causa contro Zoom: «Privacy violata, dati a Facebook».

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Lettera dalla Svezia

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 07:00

La situazione qui è molto strana. A essere onesti le cose non vanno normalmente. Tutto è così silenzioso, molti lavorano da casa e ci sono poche persone in giro, per strada, sui treni e così via. Fa un po’ strano, sembra che qualcosa di soprannaturale stia per avvenire. Eppure, le scuole sono aperte – soprattutto perché molti genitori lavorano a tempo pieno e il governo ha paura a bloccare l’economia. Forse hanno paura anche del fatto che, se chiudono le scuole, i nonni finirebbero a occuparsi dei bambini, e si contagerebbero.

Per ovvie ragioni, tutti sono paranoici rispetto ai raffreddori. E questo è un grosso problema per me, che ho praticamente sempre e da sempre il raffreddore, che si aggrava in questa stagione con l’allergia ai pollini. Mi sento costantemente in colpa e credo di aver sviluppato un disturbo psicosomatico perché, non appena entro in contatto con qualcuno, inizio a tossire e il mio naso cola.  

Sono rimasta a casa in confinamento volontario per un paio di settimane, perché avevo tosse e mal di gola. Ieri stavo meglio e sono andata io a prendere i bambini, il mio grande dalla scuola elementare e il piccolo Elias alla materna. Esattamente nel momento in cui ho iniziato a parlare con la maestra di Elias sono stata presa da un attacco di tosse e tiravo su col naso in continuazione. Identica situazione poco dopo, nella scuola di Alex, tanto che sono rimasta muta, sguardo basso, completamente concentrata nel tentativo di imbrogliare la forza di gravità e fermare il mio naso.

Rispetto alle scelte del nostro governo, non so davvero cosa pensare. Io e Liam ne discutiamo ogni sera, ma non arriviamo da nessuna parte né capiamo che tipo di rischio stiamo correndo. Vero: la Svezia è diversa dall’Italia. È meno densamente popolata, e le persone anziane tendono a vivere da sole, quindi sono forse più facili da isolare. Gli svedesi sono sicuramente meno socievoli rispetto ai britannici o agli italiani. Non vanno al pub, poco anche in bar e ristoranti, tendono a socializzare in casa. Dall’altro lato però, ci sembra assurdo che viaggiare da e per Stoccolma sia ancora possibile, quando ormai ci sono così tanti casi anche da noi. Pffff… Non lo so. Liam lavora da casa perché hanno chiuso le università. Ma i bimbi vanno a scuola: siamo preoccupati per Elias, perché è asmatico ed eravamo in ospedale per una polmonite appena prima di Natale. Però si dice che i bimbi siano a minor rischio, anche se asmatici, ne sai qualcosa? (Correggimi se sbaglio, davvero non sono sicura che sia così). Alexander va alla scuola dell’obbligo, quindi anche se tenessi a casa Elias, potrebbe contagiarlo il fratello grande. E io? Io se non vado al lavoro mi licenziano.

C’è solo una cosa che mi fa cadere le braccia. La totale fiducia che hanno tutti rispetto all’autorità. Sono come bambini con la mamma: quasi tutti si fidano ciecamente e fanno esattamente quel che viene detto. Mettere in dubbio le cose, e creare problemi non è proprio nello stile svedese. (Ah, dovresti vedere lo standard giornalistico qui: sono senza speranza!) Non ricordo più quante persone mi hanno detto che “in Svezia non c’è molta corruzione”. Ah! Ci saranno anche tante cose buone in Svezia (e ce ne sono, è vero!) ma questo è un aspetto che mi fa impazzire.

Comunque sia…spero tanto che da te le cose migliorino presto. Mi rendo conto che non posso immaginare cosa state vivendo a Milano. Immagino che vivrai alla giornata. Mi solleva sapere che state tutti bene, anche se è probabile che il tuo umore e la tua testa non se la passino al meglio. Stiamo invecchiando mia cara, io e Liam siamo proprio una coppia di mezza età ormai. Ogni tanto immagino di trasferirmi a vivere in un camper, nel mezzo di una campagna isolata, e passare i miei giorni con gli stivali di gomma, a occuparmi delle mie api e dei miei cavoli, mentre do da mangiare alle galline. E alle capre! Ti ho mai detto che adoro le capre?

Vabbè, meglio che vada. Ti abbraccio forte. State attentissimi e scrivimi presto!

Charlotte xxx

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Colora l’animillo e mandaci una foto!

People For Planet - Mer, 04/01/2020 - 06:30

Jacopo Fo disegna da sempre questi strani animaletti, ma ogni tanto si dimentica di colorarli, puoi aiutarlo? Se vuoi stampalo, coloralo, dagli un nome e poi mandaci una foto a redazione@peopleforplanet.it, Nei prossimi giorni lo pubblicheremo in questa rubrica e appena finita la quarantena te ne manderemo uno tutto per te!

Come mi chiamo?
La soluzione dell’indovinello di ieri

Sto tra l’erba e vicino al fosso,
Non mi scotto mai ma ho il fuoco addosso.
Chi sono?
(Soluzione: La Lucciola)

La poesia dei colori sbagliati

C’era una volta
un bimbo che disegnò
dei fenicotteri blu.

Vivevano sulle sponde
di un grande lago rosa
circondato da gialle savane.

In alto, sul cielo sempre più verde,
un sole amico enorme e bianco disegnò
che tutto abbracciava
gli uccelli, le acque e le lontane montagne.

Quando ebbe finito, dati gli ultimi tocchi
s’alzò dal banco impaziente
e portò il suo capolavoro al maestro.

Lui lo guardò a lungo, poi
lo mostrò al resto della classe
e chiese: “Che voto gli dareste?”

I compagni ridacchiarono
e dissero “zero, maestro, zero!
I colori sono tutti sbagliati!”

E il maestro rispose: “No bambini
si merita un bel dieci, invece
perché ha saputo guardare il mondo
anche con gli occhi della sua fantasia”.

Cantiamo insieme

Pippi calzelunghe

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Perché l’approccio svedese al coronavirus è così diverso dagli altri

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 23:00

Una panoramica della situazione e delle prospettive della scelta svedese che, in controtendenza, lascia quasi tutto aperto, attraverso la traduzione di ampi stralci tratti da Forbes, dal Guardian e dalla tv di stato svedese

La vita quasi come sempre

L’inviato in Svezia della rivista Forbes ricorda che mentre la Danimarca e la Norvegia hanno chiuso i loro confini e imposto rigide normative ai loro residenti, la Svezia ha fatto relativamente poco. Grandi eventi come l’inizio della stagione calcistica svedese sono rinviati e le università sono chiuse, ma per il resto la vita di tutti i giorni continua.

Il corrispondente dalla Svezia del Guardian racconta: All’aperto, le coppie passeggiano a braccetto sotto il sole primaverile; le terrazze dei caffè di Malmö vivono un’attività vivace. Questo fine settimana, sulla spiaggia e sui parchi circostanti a Sibbarp, ci sono stati picnic e barbecue; lo skate park e il parco giochi adiacenti erano strapieni. Nessuno indossava una mascherina.

Fotografia di Bruno Patierno

La pandemia globale ha chiuso le economie europee e ha confinato nelle loro case milioni di persone in tutto il continente. Ma qui rimangono aperte scuole, palestre e negozi, così come i confini. Bar e ristoranti continuano a servire clienti, e treni e autobus stanno ancora trasportando persone in tutto il paese. Chi vuole può anche andare al cinema.

La scelta del governo svedese

I media svedesi non stanno certamente ignorando la crisi, con la quantità di COVID-19 che avanza con lo stesso passo della Danimarca e della Norvegia. Ma esci per le strade a Stoccolma e fai fatica a vedere differenze rispetto a prima dell’arrivo del virus. 

Il primo ministro Stefan Löfven ha chiesto a tutti i cittadini di evitare viaggi non indispensabili e raccomandato di stare a casa a coloro che si sentono male o hanno più di 70 anni, ma finora non ha messo in atto molte delle severe misure di emergenza osservate negli altri paesi. “Noi adulti dobbiamo essere esattamente questo: adulti. Non diffondere panico o voci. Nessuno è solo in questa crisi, ma ogni persona ha una grande responsabilità“, ha detto durante un recente discorso televisivo.

L’autoregolamentazione dei privati

Nonostante il governo abbia scelto di non applicare restrizioni, molti locali stanno prendendo in mano la situazione. La società di trasporto pubblico di Stoccolma ha riportato un calo del 50% nel numero di passeggeri la scorsa settimana.

L’autrice e fotografa Lola Akinmade Åkerström gestisce il sito web Slow Travel Stoccolma. Descrive l’umore nella capitale svedese come tranquillo: “Sebbene le scuole siano aperte, molti genitori tengono i loro figli a casa. Inoltre, molte aziende di Stoccolma hanno deciso autonomamente di chiudere gli uffici e passare al lavoro a distanza.”

La scienza e la strategia svedese

Mentre il Primo Ministro ha attirato critiche da molti per questa posizione, in realtà sono i dati delle autorità sanitarie a guidare il governo. In un articolo su  The Conversation, due professori dell’Università di Lund hanno spiegato che sono stati utilizzati i risultati delle simulazioni dei dati: “Da queste simulazioni, è chiaro che il governo svedese prevede molti meno ricoveri per 100.000 abitanti di quelli previsti in altri paesi, tra cui Norvegia, Danimarca e Regno Unito “

Tuttavia, quando si analizzano i dati attraverso i modelli britannici, il numero di decessi previsti per la Svezia è molto più elevato. “La ragione sembra essere nel fatto che le autorità svedesi credono che ci siano molte persone infette senza sintomi e che, di coloro che manifestano sintomi, solo uno su cinque richiederà il ricovero in ospedale”, hanno detto i professori.

Il consenso dell’opinione pubblica

Nonostante questa confusa differenza nei risultati del modello, Karin Pettersson del quotidiano svedese Aftonbldet ha affermato che esiste un “sostegno abbastanza ampio” per l’approccio svedese: “Il sostegno per i socialdemocratici al governo è aumentato e le persone hanno una grande fiducia nell’Istituto di sanità pubblica “.

La strategia sta funzionando?

Secondo il briefing quotidiano dell’Istituto svedese di sanità pubblica del 30 marzo, il numero di casi positivi di COVID-19 nel paese ha superato i 4.000. Il numero è molto simile al tasso di infezione in Norvegia dove sono in atto severe misure di distanziamento sociale ma in Svezia la popolazione è il doppio.

Tuttavia, la fotografa Akinmade Åkerström afferma che esiste una semplice ragione per il numero relativamente basso di infezioni: “Pochissime persone sono sottoposte a test, quindi è impossibile conoscere la vera diffusione della malattia“.

Mentre i numeri delle infezioni sono difficili da confrontare, la differenza nel tasso di mortalità è più netta. Al 30 marzo, 146 persone con COVID-19 sono morte in Svezia. In Norvegia, quel numero è di 32.

Due giorni fa, Karin Tegmark Wisell dell’agenzia di sanità pubblica svedese ha dichiarato in un’intervista radiofonica che era “troppo presto per dire” se l’approccio svedese stia riscuotendo successo. Ha affermato che il più alto tasso di mortalità in Svezia (rispetto a Norvegia e Finlandia) è dovuto al fatto che “il virus ha raggiunto più le persone a maggior rischio”.

Lo scorso fine settimana sono state bandite le riunioni pubbliche di oltre 50 persone, un primo segno che l’aumento del tasso di mortalità potrebbe portare a un approccio più rigoroso da parte delle autorità svedesi.

La solitudine svedese può contenere l’infezione?

Circa il 40 percento della popolazione svedese vive in famiglie monofamiliari e, secondo il regista italosvedese Erik Gandini, intervistato dalla tv di stato svedese, gli svedesi hanno una visione dell’indipendenza diversa dal resto del mondo. Qualcosa che potrebbe influenzare la diffusione dell’infezione? La sua tesi è che gli svedesi hanno una relazione unica con la solitudine e l’indipendenza, che può facilitare quando la distanza sociale diventa la nuova norma.

Ma il modello svedese funzionerà?

Una petizione firmata da oltre 2.000 medici, scienziati e professori la scorsa settimana – incluso il presidente della Nobel Foundation, il Prof. Carl-Henrik Heldin – ha invitato il governo a introdurre misure di contenimento più rigorose. “Non stiamo testando abbastanza, non stiamo monitorando, non stiamo isolando abbastanza – abbiamo lasciato andare il virus”, ha detto la prof.ssa Cecilia Söderberg-Nauclér, ricercatrice di immunologia virale presso l’Istituto Karolinska. “Ci stanno portando alla catastrofe.”

Parole forti, ma una storia di 300 anni di amministrazione pubblica efficiente e trasparente e alti livelli di fiducia negli esperti e nei funzionari di governo hanno fatto sì che i cittadini siano inclini a credere a ciò che viene loro detto e che chi li guida abbia a cuore i loro migliori interessi.

“Sono fiducioso che i medici che lavorano con il governo sappiano cosa stanno facendo, suppongo che siamo ben preparati”, ha dichiarato Robert Andersson, 50 anni, un responsabile del reparto IT che vive a Södermalm, Stoccolma. “Questa isteria che i media stanno lanciando è molto più pericolosa del virus stesso.”

Simon Strand, 30 anni, consulente aziendale a Östermalm, Stoccolma, è d’accordo. “Non c’è motivo di credere che le autorità non stiano prestando attenzione”, ha detto.

Anders Tegnell, il principale epidemiologo svedese, che sta guidando la gestione della crisi da parte del governo, sostiene una strategia di mitigazione: consentire al virus di diffondersi lentamente senza schiacciare il sistema sanitario e senza ricorrere a restrizioni draconiane. Basta non chiamarla “immunità di gregge“, una frase che Tegnell e le autorità hanno costantemente rifiutato di usare.

Dice molto sulla trasparenza e la responsabilità che gli svedesi si aspettano da personaggi pubblici la circostanza che Tegnell rimanga così accessibile ai media. Rispetto alle critiche alla risposta della Svezia all’aumento di Covid-19, ha il tono leggermente esasperato di un uomo stanco di ripetere l’ovvio quando gli viene chiesto cosa pensi della crescente preoccupazione e gli si avanzi la richiesta di una quarantena di tutta la città di Stoccolma, visto il recente picco dei casi nella capitale. 

“Sì, c’è stato un aumento ma finora non è traumatico. Certo, stiamo entrando in una fase dell’epidemia in cui vedremo molti più casi nelle prossime settimane, più persone in terapia intensiva, ma è proprio come qualsiasi altro paese, nessun paese da nessuna parte è stato in grado di rallentare la diffusione. “

I vicini dell’UE più vicini alla Svezia – danesi, finlandesi e norvegesi – hanno accettato una strategia di blocco, chiudendo scuole, luoghi di lavoro e frontiere settimane fa. “Il problema con questo approccio è che stressi il sistema”, ha detto Tegnell. “Non è possibile mantenere un blocco  per mesi, è impossibile.”

Ma una situazione del genere può diventare inevitabile. “Il governo pensa di non poterlo fermare, quindi hanno deciso di far morire le persone“, ha detto l’immunologa Söderberg-Nauclér. “Non vogliono ascoltare i dati scientifici che vengono loro presentati. Si fidano ciecamente dell’Agenzia di sanità pubblica ma i dati che hanno sono deboli – persino imbarazzanti. Stiamo assistendo a segnali di un tasso di raddoppio più elevato rispetto all’Italia, Stoccolma avrà presto una grave carenza di terapia intensiva e non capiscono che a quel punto sarà troppo tardi per agireTutto questo è molto pericoloso.”

Tegnell replica: “Non ci sono prove del fatto che fare di più in questa fase possa fare la differenza. È molto meglio introdurre misure rigorose a intervalli molto specifici e mantenerle in esecuzione il meno tempo possibile. “

Mentre c’è una costante rivalutazione della situazione, Tegnell afferma che la Svezia ha la crisi sotto controllo. “Riteniamo di disporre già delle misure di contrasto più importanti. Certo, potremmo dover fare di più, ma non ora.”

Immagine di cover: Fotografia di Bruno Patierno

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Covid 19, via libera del ministero dell’Interno alle passeggiate con i bambini

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 19:33

Passeggiare con i bambini per consentire loro di prendere un po’ d’aria fuori dalle mura domestiche è consentito. A patto, però, che i bambini siano minorenni, che siano accompagnati da una sola persona, che non ci si allontani da casa e che si rispetti il divieto di assembramento rimanendo ad almeno un metro di distanza da ogni altra persona che potrebbe eventualmente essere incontrata. A precisarlo è una circolare (scaricabile qui) che riguarda anche l’accompagnamento di anziani e inabili, firmata questo pomeriggio dal capo di gabinetto del ministro dell’Interno.

Leggi anche: Covid-19, i genitori chiedono un’ora d’aria per i bambini. Ma gli esperti si dividono

La circolare, che ha come oggetto “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale. Divieto di assembramento e spostamenti di persone fisiche. Chiarimenti”, spiega che “per quanto riguarda gli spostamenti di persone fisiche, è da intendersi consentito, ad un solo genitore, camminare con i propri figli minori in quanto tale attività può essere ricondotta alle attività motorie all’aperto, purché in prossimità della propria abitazione. La stessa attività può essere svolta, inoltre, nell’ambito di spostamenti motivati da situazioni di necessità o per motivi di salute”. La circolare inoltre precisa che “resta non consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto ed accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici” e che “in ogni caso tutti gli spostamenti sono soggetti al divieto generale di assembramento e, quindi, all’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza minima di un metro da ogni altra persona”.

Accompagnamento anziani e disabili

Nella circolare si effettuano precisazioni anche per quanto riguarda anziani e inabili: “Potranno essere, altresì, consentiti spostamenti nei pressi della propria abitazione giustificati da esigenze di accompagnamento di anziani o inabili da parte di persone che ne curano l’assistenza, in ragione della riconducibilità dei medesimi spostamenti a motivazioni di necessità o di salute”.

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Covid-19: rallenta a Parma, grazie a mascherine e hotel per i medici

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 18:47

Il direttore del Pronto soccorso di Parma, Francesco Scioscioli, racconta il progressivo miglioramento della situazione contagi e ricoveri e sottolinea la buona normalità che ha interessato il suo ospedale. Un’eccezione, purtroppo.

Dottore come sta andando?

«Il Pronto Soccorso non è certo “svuotato” come hanno raccontato alcuni giornali, non volevo certo suscitare entusiasmi nel video che abbiamo diffuso per confermare un calo degli accessi. Sicuramente infatti da qualche giorno la situazione è migliorata rispetto alla follia che abbiamo vissuto: il pronto soccorso ora è più vivibile. Confermo che questa è la diretta conseguenza delle misure governative: stanno funzionando, non abbassiamo la guardia proprio adesso. Manteniamo altissima l’attenzione e non cambiamo di una virgola tutte le precauzioni che abbiamo preso a livello individuale e collettivo.»

Come mai nei Comuni vicini non si nota ancora un miglioramento?

«Sono stato per fortuna contraddetto dai numeri emersi stamani: anche Piacenza e Reggio Emilia registrano una diminuzione degli accessi.»

Perché con ritardo, secondo lei?

«Credo che Parma e Piacenza abbiano sofferto il picco della pandemia quando ancora le misure di contenimento decise a livello nazionale – quindi la chiusura delle attività lavorative e il confinamento nelle case – non erano state introdotte. I Comuni vicini, invece, hanno avuto il picco più tardi, quindi ne stanno uscendo con un lieve ritardo, ma non hanno vissuto un dramma grave come il nostro proprio perché il loro picco è stato ammorbidito da misure di contenimento straordinarie.»

Che secondo lei dovranno durare ancora quanto?

«Almeno altre 2 o 3 settimane dal momento in cui i contagi iniziano a scendere.»

Cosa consiglia ai suoi colleghi medici che ancora si trovano nell’occhio del ciclone?

«Di non mollare. Sono stati giorni terribili, alcuni di noi si sono ammalati, abbiamo serrato i ranghi. Non mollate. Dopo sue settimane di linea dura i benefici arrivano.»

C’è chi ha suggerito di non far tornare a casa i medici, per limitare la possibilità di contagiare i familiari. Sarebbe giusto?

«Sì, è un discorso sensato. Noi a Parma avevamo la possibilità di scegliere e nel caso di vivere separati dalle nostre famiglie. Ad esempio nel mio caso non c’è bisogno. Mia figlia abita lontano e con mia moglie dormiamo in stanze separate per le ore in cui condividiamo lo stesso tetto, durante la notte. Ma chi voleva – ad esempio un mio collega che ha due bimbi molto piccoli – poteva utilizzare strutture alberghiere attrezzate allo scopo, che hanno ospitato sia i colleghi giunti in supporto da fuori, sia chi appunto voleva distanziarsi per precauzione dalla propria famiglia.»

Avete sofferto della mancanza di mascherine o guanti?

«No, per fortuna. So che ci sono stati problemi di approvvigionamento – specialmente ho letto in Lombardia, stando al racconto di alcuni colleghi – ma noi non siamo stati toccati dal problema, non siamo mai rimasti senza protezioni.»

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Cucina green, arrivano le pellicole “intelligenti”

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 17:00

Non sono solo pellicole alimentari biodegradabili e compostabili al 100%, che già di per sé rappresentano un notevole passo in avanti per ridurre l’impatto sull’ambiente rispetto a quello causato dalle pellicole da cucina attualmente utilizzate. Sono anche “intelligenti” le nuove pellicole green sviluppate dai ricercatori del Centro Ricerche dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico) di Brindisi in collaborazione con l’Università del Salento: sono infatti in grado di cambiare colore quando il cibo con cui sono in contatto si sta deteriorando e capaci di prolungare la scadenza degli alimenti.

«Oltre ad essere biodegradabili e compostabili e a svolgere la tradizionale funzione di contenimento e protezione degli alimenti, queste pellicole sono in grado di fornire una risposta specifica all’ambiente con cui il film contenitivo viene in contatto», spiega Claudia Massaro, ricercatrice del Centro Enea di Brindisi.

Bioplastiche intelligenti: segnalano il deterioramento del prodotto…

Le bioplastiche sono ricavate dalla trasformazione degli zuccheri contenuti nel mais e nelle barbabietole. Grazie all’aggiunta di olio di cardanolo (derivato dall’anacardo) e di una molecola come la porfirina, queste bioplastiche presentano spiccate proprietà antiossidanti e antifungine in grado di “segnalare” il deterioramento del prodotto alimentare che avvolgono (reagendo con l’atmosfera interna della confezione, cambiano colore a seconda dell’ambiente più o meno acido che viene a crearsi, diventando indicatori dello stato di conservazione del prodotto).

…e ne prolungano la scadenza

Non solo: utilizzando ossido di zinco e alluminio le bioplastiche possono anche essere trasformate in biopellicole dalle proprietà antimicrobiche, adatte per prolungare la scadenza degli alimenti che avvolgono.

Non solo packaging alimentare

Aggiungendo alle bioplastiche additivi provenienti dagli scarti di lavorazione dei settori agroalimentari tipici del territorio (lino, canapa, scarti di vegetazione olearia e di lavorazione del caffè) i ricercatori Enea hanno realizzato nuovi materiali, anch’essi green, dotati di proprietà meccaniche e di resistenza al fuoco utili per applicazioni nell’arredamento e negli interni dei mezzi di trasporto come auto, treni e aerei.

Sostenibilità ed economia circolare

«Siamo impegnati da anni nella sfida per la sostenibilità, in linea con i principi della valorizzazione delle risorse locali e dell’economia circolare», continua Massaro. E con la produzione delle bioplastiche e dei biocompositi è stato compiuto un importante passo in avanti. «Le bioplastiche e i biocompositi che abbiamo messo a punto hanno caratteristiche chimico-fisiche in grado di sostituire completamente le plastiche di origine fossile in molteplici applicazioni», spiega la studiosa. Una capacità non da poco quella delle bioplastiche e dei biocompositi di poter sostituire la plastica in diverse occasioni, considerando che queste pellicole “green” «a fine vita subiscono un processo di degradazione che produce sostanze innocue o addirittura utili, come i fertilizzanti».

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Covid-19, come si riconosce la tosse?

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 16:30

Francesca Polverino, pneumologa e docente di medicina presso l’Universita dell’Arizona (Tucson, Arizona, USA) e Harvard University (Boston, USA), ci scioglie qualche dubbio rispetto ai primi sintomi di coronavirus, o covid-19, e ci parla del rischio sud Italia.

La tosse da coronavirus ha caratteristiche particolari?

La tosse è quella che si vede nelle fibrosi polmonari o polmoniti atipiche. Non è specifica. Quello che è peculiare nell’infezione da covid è l’andamento temporale. Ci sono prodromi che durano 10 giorni e poi un peggioramento repentino: questo è caratteristico. Ci sono pochi sintomi e poi inizia una febbre che può variare da poche linee a febbre più alta, si perde il gusto e l’olfatto, può esserci diarrea, cefalea frontale e mancanza di respiro a riposo o dopo aver fatto solo pochi gradini e un semplice raffreddore. Ricordiamoci che la famiglia del coronavirus attacca prevalentemente il cavo naso-faringeo.

Se non c’è febbre, ma ho un po’ di tosse, potrei essere positivo?

In teoria no. Ma oggi in Italia chiunque è sospetto. Chi ha solo tosse potrebbe essere malato di covid: anche perché la stragrande maggioranza è addirittura asintomatica.

Gira un giochino che dice di trattenere il respiro per 10 secondi. Se riusciamo a farlo senza scoppiare a tossire vuol dire che i nostri polmoni se la cavano bene e non abbiamo covid…

Sono metodi fai da te non del tutto peregrini. Visto il numero limitato di medici sul territorio e in mancanza di personale si può ricorrere a questi metodi. Che non sono certo perfetti, ma sono misure d’emergenza. Ha un senso, ma non è metodo oggettivo. Rende chiaro se ci sono difficoltà a respirare.

Visto che non siamo particolarmente ligi alle regole, visto che non abbiamo uno stato militare a imporci il confinamento, la data di giugno come ipotesi per la fine di questa situazione e il ritorno alla normalità è verosimile?

Il picco si raggiungerà in punti diversi del mondo in momenti diversi. Al Nord Italia siamo al culmine e tra circa una settimana i contagi scenderanno. Al Sud non si sa, ma ci si aspetta un picco nelle prossime settimane. Noi, negli Usa, stiamo salendo, e tra 3/4 settimane ci sarà il picco: perché noi abbiamo preso misure più blande e tardive dell’Italia. In Italia dipende dal rispetto delle regole dei singoli.

Perché è importante indossare la mascherina?

Stare a distanza di un metro scientificamente è una baggianata: le gocce vanno ben oltre mentre si parla o si tossisce. A livello scientifico non ha senso. Arriviamo tranquillamente a 2 metri. Per questo è fondamentale l’uso della mascherina, considerato anche che appunto molti malati non sanno di esserlo perché sono asintomatici. Siamo tutti infetti fino a prova contraria e gli asintomatici infettano come i sintomatici.

Quanto tempo serve per avere effetti dal confinamento?

Il lockdown, se tutti lo rispettano, dà risultati dopo un mese. Seguendo queste regole:
1) Attenzione particolare va posta all’igiene delle mani.
2) Non uscire di casa
3) Farsi portare la spesa, farla lasciare fuori dalla porta, spruzzarla con alcol.
Questo fin dove possibile, è ciò che dovremmo fare.

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Coronavirus, la rabbia dei sindaci contro chi esce di casa

People For Planet - Mar, 03/31/2020 - 14:00

I sindaci italiani hanno usato tutti i mezzi per far seguire le normative per lottare contro il Coronavirus, un mix di quelli più “convincenti”

Fonte: Corriere della Sera

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