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Ue: -19% di generazione elettrica da carbone nel primo semestre del 2019

People For Planet - Sab, 08/31/2019 - 15:00

Secondo il report del think tank Sandbag, il consumo dell’oro nero per la generazione elettrica sarebbe in forte calo quasi ovunque in Europa, sostituito sempre più da fonti rinnovabili e gas naturale.

La generazione elettrica alimentata a carbone in Europa è calata del 19% nei primi 6 mesi del 2019: secondo i dati forniti dal think thank londinese Sandbag, il consumo dell’oro nero per produrre elettricità in Europa avrebbe visto un vero e proprio crollo verticale spinto soprattutto dalla grande produzione di energia garantita da fonti rinnovabili e gas naturale.

Secondo il documento elaborato da Sandbag sulla base dei dati ENTSO-E, l’elettricità generata dalla combustione di carbone ha fornito circa 50 TWh in meno tra gennaio e giugno 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. Al contempo, le rinnovabili (fotovoltaico ed eolico su tutte) e il gas naturale hanno immesso in rete ciascuna  circa 30 TWh in più rispetto ai primi 6 mesi dello scorso anno.

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L’Indonesia vuole chiudere l’isola di Komodo ai turisti

People For Planet - Sab, 08/31/2019 - 10:00

Dal prossimo gennaio, per almeno un anno e per consentire ai famosi draghi e alle loro prede di ripopolarla

Il governo dell’Indonesia vuole chiudere ai turisti a partire dal prossimo gennaio l’isola di Komodo, habitat dei leggendari draghi di Komodo, le lucertole giganti simili a dinosauri che attraggono ogni anno decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo. La decisione sembra definitiva: pur non essendo ancora stata annunciata ufficialmente nei dettagli, ne hanno parlato diversi politici locali, spiegandone le ragioni. È stata presa per provare a ridurre il bracconaggio, favorendo il ripopolamento dei draghi di Komodo e delle loro prede abituali come cervi, cinghiali e bufali.

La chiusura dell’isola, nei piani del governo, dovrebbe essere temporanea e potrebbe durare anche solo un anno: ma interromperà comunque quello che da qualche decennio è diventato uno dei principali mezzi di sostentamento per gli abitanti dell’isola. Si stima che ogni anno oltre 175mila turisti visitino il Komodo National Park, l’area protetta che si estende per circa 1.700 chilometri quadrati tra l’isola di Komodo e quelle di Sumbawa e Flores. Il governo progetta di ricollocare le circa duemila persone che vivono sull’isola, e sono in corso trattative con i leader delle comunità locali per decidere dove trasferirle: l’iniziativa ha però incontrato molta opposizione tra gli abitanti dell’isola, comprensibilmente.

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Il teatro e la lotta

People For Planet - Sab, 08/31/2019 - 07:00

Buonasera!

Non è garantito che la genetica assicuri anche di essere intelligenti… quindi voi avete questo grosso dubbio, che io capisco: sono solo un cretino figlio di Dario Fo e Franca Rame oppure no?
Quello che posso provare a mettervi a disposizione è una serie di cose che mi hanno insegnato, non si tratta tanto di informazioni quanto di un metodo.
Quello che sono, nel bene e nel male, è il risultato di un trattamento che tradizionalmente veniva messo in atto nelle famiglie degli attori. Se nelle famiglie dei clown e degli acrobati mettono i bambini nelle altalene a tre mesi di vita così che riescano a fare il triplo salto mortale prestissimo, la scuola che ho subito io, e in un certo senso non potevo farne a meno, è molto diversa dal percorso che solitamente si crede debba fare un attore. Io sono cresciuto in un sistema di bottega.
Mio padre e mia madre non mi hanno mai fatto una sola lezione di teatro.
Ho smesso di studiare a 17 anni perché non ero in grado di seguire il percorso scolastico che mi veniva proposto e quindi l’alternativa era: o continuare a studiare o mettersi a lavorare.
Ho scelto il lavoro e mio padre mi disse: “Mi servono venti maschere tra tre mesi per il prossimo spettacolo” e io timidamente risposi: “Ma non so fare le maschere, esimio genitore” e mio padre: “Va beh, impari. Vai ad Abano dal mio amico Donato Sartori e lui ti spiega come si fa”.
Quindi mi spediscono ad Abano Terme, arrivo in questo immenso capannone pieno di ogni tipo di scultura, oggetti da tutte le parti del mondo – se vi capita di passare di lì andate a vedere la casa di Donato Sartori, lui è morto ma la famiglia continua la tradizione: è uno dei più bei musei di maschere che esistano in Europa – … e dopo tre mesi ho consegnato a mio padre le venti maschere.
Non perché fossi particolarmente bravo ma perché, secondo me, la forza di questo metodo è che non è contemplato il fallimento: devi fare 20 maschere. Punto. Se fra tre mesi sei ancora vivo devi aver fatto venti maschere sennò vuol dire che sei morto.
E’ stato fatto un esperimento: le maestre di una classe di quinta elementare sono andate a parlare con i professori della prima media raccontando loro una frottola pazzesca. In pratica hanno detto a questi professori: “Vi arriverà una classe stranissima, noi pensavamo che fossero una manica di deficienti e invece sono dei geni. Noi li trattavamo come dei bambini normali e questi rispondevano in modo incredibile. Ci abbiamo messo un paio d’anni a capire questa cosa, quindi vi avvisiamo che vi arriverà questa classe unica nella storia della nostra esperienza scolastica”. I professori della scuola media dicono “Ok” e dopo tre anni questa classe che era stata selezionata per la sua assoluta mediocrità era diventata la migliore, i ragazzi avevano ottimi risultati e rispondevano ai test in maniera spettacolare.
Se nella vostra famiglia vi hanno sempre detto: “Non correre che cadi” sono cavoli amari, nel senso che vi hanno fatto una violenza mostruosa: i bambini devo correre e devono cadere. E quando cadono bisogna dire loro: “Wow! Sei ancora vivo! Incredibile! Sei stato proprio bravo!”
E questo è stato il metodo della mia famiglia. Si dava per scontato che io sapessi fare alcune cose. E alcune erano da Telefono Azzurro: a 11 anni attraversavo l’Italia in treno da solo. Per esempio: andavo da Milano a Roma, prendevo poi il taxi e arrivavo a teatro dai miei. Era considerato normale e a mia figlia in nessun caso avrei fatto fare una cosa del genere. Ma erano altri tempi e funzionava così.
La mia prima audizione la feci quando avevo circa 23 anni. La commedia prevedeva i personaggi della moglie, del marito e il figlio, tra l’altro pure drogato. I miei genitori mi chiesero di provare a recitare la parte del figlio, avevo l’età giusta. Feci il provino e mi presero, io non ero molto contento, speravo che mi bocciassero. E così sono fuggito e sono andato a vivere in campagna.
Negli anni poi mi sono messo a fare teatro, prima clandestinamente indossando delle maschere, nessuno sapeva che ero io. Mettetevi nei miei panni: provare a fare l’attore con due mostri sacri del genere in casa… me la facevo sotto, come si dice in linguaggio forbito.
Arrivato ai 40 anni ormai recitavo da qualche tempo in vari posti e per la prima volta ho debuttato in un teatro vero, con le poltrone rosse, il palcoscenico e mio padre ha pensato bene che doveva venire a incoraggiarmi. E lì mi ha impartito l’unica lezione di teatro che vi passo perché vi può essere utile. Mi disse: “Prima di uno spettacolo fatti una passeggiata. Le serate dove ho recitato meglio sono state quelle in cui non avevo molta voglia, in platea non c’era nessuno che volessi particolarmente impressionare ma siccome sono un professionista ho comunque cercato di dare il meglio e mi sono accorto che proprio in quelle occasioni ho recitato meglio che in altre serate dove magari mi ero applicato di più. E poi ricordati che quando sali sul palcoscenico quelli che hai davanti sono degli amici perché si sono messi il cappotto e sono usciti di casa per venire a vederti”. Fine. Un corso di teatro decisamente rapido.
Per carità, è importante conoscere la storia del teatro ecc. ed è anche importante sapere che c’è un muro e che non c’è nessuno al mondo che può insegnarvi a sfondarlo. O avete voglia di farlo, avete la determinazione e il divertimento per abbatterlo, oppure non ce la farete.
Non ho niente contro la scuola e l’insegnamento. Gli ultimi 37 anni li ho dedicati a fare una scuola, una libera Università. Visto che non ero nemmeno diplomato al liceo ho dovuto fare una scuola Libera per diventarne rettore e realizzare così il mio sogno. Quindi sono a favore dell’insegnamento, insegno da 37 anni. Bisognerebbe chiarire che l’insegnamento è fondamentale e utilissimo ma poi c’è una parte che devi fare tu. E quella non te la può insegnare nessuno. Puoi stare a vedere per tanto tempo come fanno quelli che ne sono capaci. Spero che voi andiate a teatro a vedere molti spettacoli perché quello è il modo per imparare. Se ne avete la possibilità andate a vedere le prove di uno spettacolo, si impara molto di più.
In alcune puntate della serie su Rai5 che raccontano la storia dei miei genitori gli ultimi cinque minuti sono dedicati ai corsi di teatro di Dario e Franca, e lì vedete le correzioni. Ed è molto interessante vedere quando mio padre o mia madre dicono: “No, così non va bene…”. Si impara più dagli errori propri o degli altri che dalle cose giuste.
Ciò detto, mi rendo conto che sono stato molto facilitato dal fatto che la mia famiglia ha fatto il teatro più semplice che esista. Molti comici fanno le imitazioni, per esempio, e quello è molto difficile. Lo stile della Commedia dell’Arte, che mi padre definiva “epico”, è invece facilissimo perché tutti voi, o almeno gran parte, siete in grado di raccontare a qualcuno una storia, qualcosa che vi è successo, in maniera che si capisca e che sia interessante.
Quello che si fa in questo tipo di teatro è soltanto questo: raccontare una storia esattamente come la si racconterebbe a un amico con poche variazioni, perché ovviamente se si parla a una persona a un metro da noi si ha un certo tipo di approccio che cambia se si parla a cinquanta persone. Il meccanismo però è lo stesso.
Su YouTube potete trovare il nostro Alcatraz Channel: lì c’è una serie di video di persone a cui abbiamo chiesto di raccontare un episodio divertente della propria vita. Sono una quarantina di video realizzati dagli allievi di un corso di teatro.
E’ molto interessante vedere la diversità tra un racconto e l’altro. Del teatro “ufficiale” italiano mi dà molto fastidio vedere che recitano tutti alla stessa maniera. Se invece andiamo a vedere come la gente racconta nella vita reale dei fatti che ha vissuto, si scopre che lo sa fare in maniera più semplice, quando si racconta di qualcosa che ci è realmente successa ecco che la recitazione è più spontanea.
Mia madre viene da questa scuola e ha molto influenzato mio padre perché lei faceva parte di una famiglia di attori girovaghi della fine dell’800 e stavano sul palcoscenico come se stessero al caffè, raccontavano storie e se dovevano pensare a come recitare il discorso della madre al figlio che parte, lo recitavano immaginando che lì ci fosse il figlio che stava realmente partendo, era tutto improvvisato, non avevano testi scritti.
Quello che io ho fatto in teatro è stato raccontare semplicemente delle cose che mi erano realmente successe. Durante i corsi ad Alcatraz cercavo di raccontarle in modo divertente e quelle più divertenti le ho cucite insieme e così ho fatto il primo spettacolo e poi un secondo, un terzo, un quarto. Quello che rende semplice questo lavoro è che racconto la verità. E il pubblico sente che non sto recitando, sto raccontando cosa mi è successo, nessuna tecnica di recitazione.
Questa è stata una rottura enorme negli anni ‘50/’60.
Figuratevi che mia madre fece un film con Renato Rascel dal titolo Rascel Fifì – se lo andate a vedere troverete mio padre biondo che fa il gangster sciupafemmine, la cosa più improbabile che si possa immaginare, povera creatura –  e fu doppiata da un’altra attrice perché la produzione disse che non sapeva recitare perché l’impostazione ai tempi prevedeva che le attrici recitassero con il “birignao”. Cosa che nessuno nella vita normalmente usa se non quelle che lo fanno di mestiere e che anche quando vanno a casa usano il birignao per dire: “Il bambino ha fatto la popò…” 

(continua)

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Difendere il territorio e dare lavoro con la canapa

People For Planet - Ven, 08/30/2019 - 15:00

Da associazione di salvaguardia ambientale e tutela del territorio a produttori di canapa: la società cooperativa Lucanapa è il risultato della passione per la natura di un gruppo di giovani lucani sparsi tra Potenza e provincia, con un rifugio, l’Acqua del faggio, come quartiere generale nel bel mezzo di un bosco a Bella, nella zona nord-occidentale dell’Appennino Lucano.

Solo negli ultimi sedici anni sono scomparsi circa 30mila lucani e i residenti in Basilicata sono passati da 599mila nel 2000 a 570mila nel 2016. In una terra dove i giovani scompaiono, questo gruppo di trentenni, alcuni dei quali con curriculum accademici da far impallidire qualunque professore, hanno deciso di restare. Coltivano canapa e danno lavoro alla piccola impresa locale grazie a filiere corte ed efficienti. I piedi, neanche a dirlo, ben radicati a terra. Li abbiamo intervistati.

Verrebbe da chiedere perché proprio la canapa.

“Perché è una coltura estremamente sostenibile che si adatta al territorio, migliorandone frutti e caratteristiche. La canapa è solo uno strumento, si può implementare lo sviluppo di sistemi economici sostenibili, con filiera corta e controllata a garanzia di prodotti di qualità, come con il farro, si può creare turismo green intorno alla canapa, si può fare moltissimo con la canapa, perciò diciamo che è uno strumento e non un fine”.

Come siete finiti a diventare un’associazione di produttori?

“Proprio con l’Associazione Lucanapa, nel 2012 abbiamo introdotto un disciplinare di produzione molto rigido, che vieta l’uso di ogni tipo di concime chimico, diserbante, eccetera. Fin da subito abbiamo voluto lavorare con la canapa trattandola come qualcosa di biologicamente naturale da dover tutelare oltre che lavorare. E siccome vogliamo che anche i produttori che ci riforniscono facciano altrettanto, li formiamo e li assistiamo durante tutte le fasi di produzione, nel pieno rispetto di un’etica condivisa. La cooperativa invece si occupa di ricavare semilavorati e prodotti finiti da immettere sul mercato”.

Di quante filiere si compone la vostra produzione?

“Da subito ci siamo dedicati al frutto della pianta, il seme, dal quale si ottengono olio e farina dalle caratteristiche nutraceutiche (un neologismo che indica proprietà sia nutritive che farmaceutiche – n.d.r.), in grado di rendere gli alimenti veri e propri farmaci naturali. L’olio di canapa è ricco di omega 3, omega 6, e vitamina E, è un potente antiossidante naturale. La filiera cosmetica fa il paio con quella alimentare per quanto riguarda l’olio di canapa. Ora stiamo avviando un’ulteriore filiera legata all’utilizzo del fusto, concepita in modo che si spostino i macchinari e non le materie prime. Vogliamo diffondere un know-how sul territorio e dare la possibilità ai produttori di scegliere se fornire semilavorati o materie prime. Tutte le nostre filiere coinvolgono realtà artigianali e imprese locali”.

Quindi date lavoro agli imprenditori con la canapa.

“L’idea è proprio quella di creare un networking virtuoso e capace di risollevare le sorti di una regione afflitta dalla disoccupazione e dell’emigrazione come la Basilicata”.

Effettuate lavorazioni biologiche?

“I laboratori Lucanapa sono certificati per effettuare anche lavorazioni bio, proprio in questi giorni abbiamo completato l’iter. Purtroppo sul mercato si trovano prodotti certificati bio, non italiani, non europei, a prezzi bassissimi, da grande distribuzione, che vengono ricavati attraverso l’utilizzo di solventi e suoli di cui non si conoscono le proprietà organolettiche”.

Spiegatevi meglio.

“La pianta della canapa fa parte dei cosiddetti bioaccumulatori. È in grado cioè di immagazzinare i metalli pesanti. Osservare il principio di precauzione e non coltivare in zone a rischio metalli pesanti o anche solo sospette di rischio è una regola che qualunque coltivatore, specie di canapa, dovrebbe attenersi”.

Veniamo alla legge italiana, non sembra molto chiara.

“La legge riguardo all’uso della canapa in realtà è molto chiara, sono però necessari chiarimenti sul piano della comunicazione che permettano uno sviluppo sereno delle filiere, e i raggiungimenti degli obiettivi della legge. L’attuale governo sta alimentando disinformazione e confusione che non rendono illegale il lavoro di chi coltiva e vende canapa naturale, ma di certo lo mortificano e lo svantaggiano anche sotto il profilo economico. Rispetto agli altri paesi europei e mondiali, che stanno ottenendo ottimi risultati sia dal punto di vista finanziario che di sviluppo economico, l’Italia performa meno e come al solito fa un passo avanti e due indietro. Noi con Lucanapa abbiamo fatto il passo avanti. Fake news e superficialità varie hanno penalizzato il settore. Ora tocca alla politica dare le direttive per normalizzare nuovi mercati e nuovi modi di consumo”.

Immagine di copertina: Fonte Lucanapa.com

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Questa startup permette di acquistare il proprio fotovoltaico con soli 39 euro

People For Planet - Ven, 08/30/2019 - 15:00

Enyway mette a disposizione porzioni di un impianto fotovoltaico per produrre e consumare energia rinnovabile a prezzo di mercato. Senza intermediari.

È la rivoluzione di cui si parla da tempo: la democratizzazione dell’energia. Ovvero poter acquistare direttamente piccole porzioni di un impianto solare e usufruire dell’energia rinnovabile da questo prodotta, senza intermediari. E diventare un prosumer – produttore e consumatore – senza dover necessariamente comprare ed installare un impianto fotovoltaico. Per ora il servizio esiste solo in Germania, dove la startup Enyway è la prima ad offrire ai consumatori l’opportunità di acquistare la superficie di una scatola da pizza di impianto fotovoltaico per soli 39 euro.

Come funziona il sistema proposto da Enyway

La giovane società, nata nel 2017, lo scorso novembre ha lanciato un crowdfunding per realizzare un impianto di 8mila metri quadrati nei pressi di Hecklingen, una città della Sassonia-Anhalt. Chiunque poteva partecipare e i pacchetti acquistabili andavano da un minimo di 39 euro per la superficie di impianto solare pari ad una scatola per la pizza, fino ai 299 per superfici più grandi. “Il (cliente) medio può ora partecipare attivamente alla transizione energetica”, ha detto il manager di Enyway Heiko von Tschieschwitz, che quasi 20 anni fa ha fondato il primo e oggi più grande fornitore di energia verde della Germania. 

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Il Green New Deal approda in Europa

People For Planet - Ven, 08/30/2019 - 11:20

Il movimento nato per affrontare le grandi sfide dell’ambiente invita il Parlamento Europeo a un cambio di rotta. E parte dall’Italia

(…) Ispirato al “New Deal” di Franklin D. Roosevelt, questo piano richiede alla Banca di Investimento Europea di impiegare ogni anno il 5% del PIL dell’Unione Europea a favore della transizione ecologica, spingendo le risorse europee inutilizzate verso i servizi pubblici, facendo in modo che questa non pesi sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Si tratta di una cifra pari approssimativamente a 500 miliardi di euro ogni anno; gli investimenti che verranno fatti saranno diretti tramite un’agenzia pubblica trasversale che coinvolgerà autorità regionali e municipali, le cui decisioni saranno, inoltre, supportate da assemblee di cittadini.

Questo è l’unico modo di assicurare che i fondi pubblici siano spesi laddove più necessario. E rappresenta la chiave per sbloccare il pieno potenziale delle nostre democrazie in modo duraturo. Il gruppo italiano chiede ai nuovi europarlamentari italiani di appoggiare questa proposta. Continua a leggere (Fonte:Il Green New Deal approda in Europa – LASTAMPA.IT)

Dalla stampa nazionale:

Oggi sappiamo bene cosa dobbiamo fare ma a livello politico non stiamo agendo con velocità sufficiente per la paura di cambiare, fatalismo, proteggere interessi particolari o a causa di falsi miti riguardo le reali possibilità di cambiamento. Ciò è alla base della frustrazione e dello sciopero pacifico di migliaia di giovani in Europa e nel mondo. Oggi abbiamo già le tecnologie e la finanza per accelerare la trasformazione, manca però quella volontà politica per impiegare le tecnologie su scala e modificare i flussi finanziari, privati e pubblici, per finanziare la trasformazione.

In particolare l’Italia soffre di un grave deficit politico nella lotta al cambiamento climatico. Per troppi anni la classe politica dominante ha ignorato e non capito la portata epocale della sfida e delle opportunità del cambiamento climatico, relegandolo sistematicamente in secondo piano e raramente trattato come priorità politica. Ciò è ancora più paradossale per un paese come l’Italia che è tra i più esposti in Europa agli impatti estremi del clima, non solo per le implicazioni economiche e di sicurezza che ne derivano, ma anche perché la nostra identità e patrimonio culturale sono intimamente legate alla stabilità e regolarità del clima. 

L’iniziativa Clima Europa vuole contribuire a colmare questo deficit attraverso una chiamata alla responsabilità politica e all’azione per il clima partendo dall’orizzonte minimo di riferimento: l’Europa. Continua a leggere (Fonte: Ecco Clima Europa, per un Green New Deal europeo LASTAMPA.IT di Luca Bergamaschi)

IL GREEN NEW DEAL, UNA SPERANZA PER GLI USA E PER IL PIANETA. Una soluzione rivoluzionaria presentata dalla parlamentare più giovane della storia statunitense. (…) Alexandria Ocasio-Cortez, la stella nascente della politica USA. Alexandria è una politica statunitense trentenne. È stata eletta al Congresso statunitense nel 2018 diventando, a 29 anni, la più giovane parlamentare nella storia statunitense.

Ocasio-Cortez è nata nel Bronx, da padre nato anche lui nel Bronx e madre nata a Porto Rico. Ocasio-Cortez sin dai tempi del liceo si è distinta, vincendo un premio nella Intel International Science and Engineering Fair con un progetto di microbiologia; a seguito di questo riconoscimento, le è stato dedicato un asteroide, 23238 Ocasio-Cortez. (…)Ma ciò per cui sentiremo spesso parlare di Ocasio-Cortez è una sua risoluzione rivoluzionaria, il cosiddetto “Green New Deal” (GND), presentato da lei ufficialmente il 7 febbraio, volto a stimolare lo sviluppo dell‘economia verde e blu, la creazione di nuovi posti di lavoro e la riconversione dei lavoratori attualmente impiegati in settori non ecosostenibili.

Il GND è rapidamente decollato, ottenendo numeri enormi nei sondaggi USA e “costringendo” i parlamentari democratici, anche a quelli vicini alle lobby del carbone, a dirsi almeno formalmente d’accordo.

Riconosce che gli Stati Uniti sono responsabili di una quantità sproporzionata di emissioni e chiede agli Stati Uniti di essere un leader mondiale nell’azione per il clima oltre che il produttore numero uno della tecnologia verde: soddisfare le richieste di energia con energia rinnovabile e a emissioni zero. Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT di Bruno Patierno)

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Antibiotici: cala l’uso (-30% in sei anni) dei farmaci negli allevamenti italiani

People For Planet - Ven, 08/30/2019 - 09:13

Assalzoo (alimenti zootecnici): «l’intera filiera è impegnata per ridurre utilizzo del medicinale veterinario».

Diminuisce in Italia l’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti zootecnici. Secondo l’ultimo rapporto della Direzione salutesicurezza alimentare della Commissione UE, si registra una riduzione sostanziale del 30% dell’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti italiani dal 2010 al 2016 (Final Overview Report “Measures to Tackle Antimicrobial Resistance through the Prundent Use of Antimicrobials in Animals”). La Commissione segnala che le vendite di antibiotici negli allevamenti italianirestano elevate” rispetto alla maggior parte degli altri paesi europei, ma il rapporto il rapporto indica diversi elementi positivi, come i progetti pilota che hanno portato a una drastica riduzione nell’uso degli antimicrobici senza compromettere la produttività e la salute degli animali e il software per il monitoraggio volontario negli allevamenti sviluppato dell’Associazione nazionale dei medici veterinari.

Positivo il giudizio di Carni sostenibili: «la carne che arriva sulle nostre tavole è sicura – afferma Giuseppe Pulinapresidente dell’associazione -. La somministrazione di antibiotici con scopi auxinici, cioè per favorire la crescitaè vietata in Europa dal 2006. L’approccio europeo è tra i più severi al mondo, poiché ne vieta ogni uso diverso da quello terapeutico. L’uso degli antibiotici deve avvenire sotto stretta sorveglianza e su prescrizione di un medico veterinario. Inoltre, dettagliatamente regolamentato nella scelta dei principi attivi, nei cicli di trattamento e nella loro registrazione, nel rispetto rigoroso dei tempi di sospensione al fine di evitare la presenza di residui nelle carni. Non solo, nel corso degli ultimi anni in Italia sono stati avviati programmi volti ad affrontare il problema dell’antibioticoresistenza, ai quali si aggiungono nuove disposizioni normative volte al miglioramento dei sistemi di controllo dei farmaci utilizzati in allevamento. Prima fra tutte la ricetta elettronica, la cui applicazione è iniziata a partire da aprile 2019».

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Samsung lancia un’app per aiutare i suoi utenti a rendere il mondo più sostenibile (foto)

People For Planet - Ven, 08/30/2019 - 09:00

Samsung annuncia di voler aumentare il suo impegno nei confronti dell’ambiente e più in generale per rendere il mondo un posto migliore attraverso il supporto agli Obiettivi di sviluppo sostenibile stilati dalle Nazioni Unite. Si tratta di 17 obiettivi che mirano a risolvere un’ampia gamma di problematiche riguardanti lo sviluppo economico e sociale, come povertà, fame, salute, istruzione, cambiamento climatico, uguaglianza di genere, ecc. e che hanno preso il posto dei forse più noti Obiettivi del millennio.

Per aumentare il livello di consapevolezza e impegno da parte dei suoi utenti Samsung ha quindi creato un’app dove potersi informare sui 17 obiettivi e dare il proprio contributo alla causa che si sente più vicina o importante. Una volta scaricata e aperta, l’applicazione mostra gli obiettivi in forma grafica: ognuno è accompagnato da una spiegazione sul suo significato, dati statici a supporto e tutte le informazioni necessarie per comprendere la problematica.

Continua a leggere androidworld.it di Roberto Artigiani

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Paura e libertà mezzo secolo dopo

People For Planet - Ven, 08/30/2019 - 06:57

Un film che non aveva un soggetto preciso e s’ispirava a “Il sorpasso” di Dino Risi. Wim Wenders, giovane, quando lo vede ne scrive una recensione molto appassionata: “È un film politico perché è un bel film, perché è bello il paese percorso da due coraggiosi motociclisti; perché sono belle e serene le immagini che il film offre di questo paese; perché è bella la musica che accompagna il film”. Se ne ricorderà molto bene realizzando il suo “Nel corso del tempo” dove i due protagonisti sul sidecar che attraversano la Germania sono epigoni di “Capitan America” e Billy, hippy sballoni che vendono cocaina per acquistare due chopper per andare dalla California a New Orleans e vedere il Carnevale nell’anno della scoperta della Luna e delle proteste per il Vietnam.

A mezzo secolo dall’uscita la meritoria Cineteca di Bologna dal prossimo 9 settembre rimanda nelle sale italiane, nella versione restaurata, un film epocale e fondamentale che ha reso indimenticabili i due protagonisti: Peter Fonda e Dennis Hopper. Sono loro che sceneggiano e producono un film indipendente che nessuno aveva previsto potesse seppellire la vecchia Hollywood generandone una tutta nuova che aveva vitale bisogno di portare al cinema chi si riconosceva nei valori di pace, amore e libertà o che era solo curioso di capire come stesse cambiando il mondo.

Costato niente, incassò milioni trionfando a Cannes come opera prima. Le foto dei protagonisti nei panni di se stessi circondati da ragazze sulla spiaggia della Croisette finiscono sui giornali di tutto il mondo. Hopper firmava la regia e un certo Jack Nicholson che voleva abbandonare la carriera di attore per darsi alla regia grazie al personaggio di George Hanson diventerà una delle più celebri star della New Hollywood degli anni Settanta per arrivare ai giorni nostri.

Road movie per antonomasia, lisergico e alternativo, è il primo film che mette in scena la droga con realismo staccandosi delle narrazioni precedenti dove chi si drogava era spesso un assassino o un farabutto. I due cowboy hippy sono eroi positivi che contestano il sogno americano diventando vittime sacrificali dei fascisti dell’epoca appostati a un ciglio di strada. Non c’è lieto fine in Easy Rider. Dopo una lunga cavalcata nel sogno e nel piacere ritrovi quella dura realtà che milioni di giovani in tutto il mondo volevano sovvertire.

Non si era mai prodotto in quel modo. Ma è stato anche girato e montato scegliendo una colonna sonora indimenticabile che ne aumenterà vertiginosamente i guadagni.

Peter Fonda è morto da poco tempo. Per tutti coloro che avevano amato il suo personaggio e il contesto familiare artistico era l’epigono del sogno e della libertà. Sui social è emersa l’aderenza di quei giovani che nel corso del tempo, nelle loro camerette, avevano sul muro il poster del film o le immagini seppiate dei due eroi a cavallo del chopper. In tanti ci siamo identificati in Wyatt, Bill, George. Non erano assolutamente violenti ma sono avversati in tutto il film con odio dall’uomo medio americano.

Per chi voglia rivederlo o giovane alla prima visione (come t’invidiamo, perdonaci lo spoiler) risulterà gustoso metterlo in relazione con la vicina uscita del 18 settembre di “C’era una volta a… Hollywood” di Quentin Tarantino che nell’ultimo suo film ha raccontato la Los Angeles del 1969 quando si modificarono industria del cinema e modo di vivere. Il gioco di specchi e di rimandi dell’osannato regista cinefilo vi risulterà molto intrigante.

Easy Rider, che in Italia uscì con il titolo allungato “Libertà e paura”, continua a far paura. Infatti mantiene un anacronistico visto di censura che ne vieta la visione ai minori di 18 anni. Che dire? La lotta continua.

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Pagare treni, bus e parcheggi da un’unica app

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 19:00

Se volessimo semplicemente tradurre dall’inglese, Mobility as a service (Maas) significa “mobilità come servizio” e già questa definizione ci svela molto di quanto stiamo per trattare. Il trasporto non è più inteso come una serie di soluzioni personali che portano l’individuo a costruire la propria soluzione di viaggio, ma come soluzioni messe a sistema e fruite come servizio più globale. Sembra complicato, in realtà Mobility as a service si riferisce all’esistenza di un unico gateway – potremmo immaginarlo come un punto di accesso unico, un’app – che racchiude tutte le soluzioni possibili di mobilità da un punto A a un punto B e consente all’utente di pagare per singolo viaggio o con un abbonamento senza uscire da questo spazio virtuale. Ancora più concretamente, sotto la definizione di Mobility as a service ci sono quelle piattaforme digitali che aggregano tutti i mezzi presenti sul territorio e permettono ai cittadini di pianificare i propri spostamenti e come pagarli (singolo viaggio, mensilmente e così via). Sembra molto semplice, appunto, ma nella vita quotidiana, quando il nostro viaggio implica l’utilizzo di più mezzi di trasporto, dobbiamo quasi sempre comprare i biglietti singolarmente, verificando coincidenze e perdendo tanto, tantissimo, tempo. Le grandi città però stanno tentando di semplificarci la vita.

Siemens Mobility e l’esperimento di Andorra

Siemens Mobility, HaCon e eos.uptrade sono al lavoro per creare una piattaforma di mobilità intermodale per Forces Elèctriques d’Andorra (FEDA), la società incaricata dal governo e dai sette consigli di Andorra per realizzare il progetto. L’app dovrebbe essere pronta per il download in autunno con una prima versione. Andrà ad integrare diverse modalità di trasporto in tutto il Paese e al suo interno il viaggiatore troverà autobus pubblici, bike sharing, caricabatterie per veicoli elettrici, parcheggi per auto. Si pagherà senza uscire dall’app, che consentirà quindi una pianificazione dal primo all’ultimo miglio e promuoverà scelte di mobilità sostenibile. Sarà anche uno strumento di raccolta dati, che consentirà alle amministrazioni di conoscere quali mezzi vengono utilizzati di più e valutare eventuali inefficienze.

In corso a Torino i test su nuove piattaforme di Maas

A Torino è stato approvato a marzo un progetto di sperimentazione che vedrà coinvolti un centinaio di cittadini torinesi, selezionati attraverso un bando sulla base del coefficiente Isee e privilegiando chi ha deciso di rottamare la propria auto senza sostituirla con una nuova o chi vive in zone dove sono in programma politiche per disincentivare l’utilizzo del mezzo privato. A loro vengono consegnati buoni di mobilità da utilizzare per spostarsi in città con servizi di trasporto a basso impatto ambientale, sostenibili e in condivisione.
L’idea è proprio quella di passare al Maas come nuovo modello di mobilità, che appunto implica un passaggio da un paradigma di proprietà personale dei mezzi di trasporto individuali a uno di fruizione condivisa. Come dicevamo, il presupposto è che si concretizzi l’integrazione tra i servizi di mobilità disponibili, pubblici e privati.

Ma l’attenzione di Torino verso la Maas non inizia oggi. La sperimentazione è già iniziata da tempo: lo scorso anno i dipendenti della General Motors hanno iniziato a testare questo tipo di mobilità intermodale. Per pianificare i propri viaggi e pagarli è stata messa a punto una piattaforma tecnologica da Urbi, startup che fa capo a Telepass e partner di Torino nel progetto europeo IMove.

L’app Atm come strumento di Maas

Basta un’app a concretizzare la completa integrazione dei mezzi in un unico spazio in cui l’utente può pianificare rapidamente i propri spostamenti? Sì, basta un’app, ma occorre un’app costruita in maniera efficace.

L’Atm di Milano con il suo sito Web e la relativa app progressivamente si sono evoluti per raggiungere questo obiettivo. I vari aggiornamenti hanno portato alla situazione attuale, in cui l’utente che definisce un punto A e un punto B come luoghi di partenza e arrivo, riesce a scoprire cliccando sulle varie icone i mezzi e i servizi a disposizione, dalle postazioni di BikeMi e SHAR’Ngo ai parcheggi di corrispondenza in cui lasciare eventualmente la propria auto, visualizzando a colpo d’occhio anche i confini dell’Area C e le fermate della metropolitana. È possibile da mobile acquistare biglietti con carta di credito, conservarli nella propria area riservata e, una volta convalidati, visualizzarne il tempo residuo sulla home page. L’area riservata è accessibile anche tramite impronta digitale e per chi utilizza PayPal è possibile attivare l’opzione del pagamento rapido. Possibile anche l’acquisto dei biglietti via SMS senza registrazione e con addebito diretto su credito telefonico. Per entrare e uscire dalla metropolitana i tornelli attrezzati vanno aperti utilizzando il QR code che compare sul biglietto dopo la convalida

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Il verde ci rende più felici: si vede anche dai tweet

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 15:00

Un’analisi americana sul linguaggio usato su Twitter rivela come i cinquettii digitati inviati dal parco, grande o piccolo che sia, riflettono il nostro buon umore

In mezzo agli alberi anche i nostri cinguettii suonano più allegri. Al canto degli uccellini, già di per sé querulo, vanno ad aggiungersi i tweet che spediamo con tutt’altro umore quando ci troviamo nel verde all’aria aperta. Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Università del Vermont dopo aver spulciato la cronologia di 4.688 mila utenti per studiare il contenuto dei post spediti dai giardini geolocalizzati nell’area di San Francisco, in California (Usa), tra maggio e agosto del 2016. Un perimetro affatto casuale, visto che vanta oltre 220 siti green per un totale di ben 3.400 acri.

I tweet spediti dal parco, non importa se un piccolo playground o una riserva come il Golden Gate Bridge Park, sono risultati ben più gioiosi della media, con effetti benefici durati anche fino a quattro ore. L’uso di immagini satellitari ha poi permesso ai ricercatori di valutare anche la densità della vegetazione per scoprire che più fitta era, più felici risultavano i tweet spediti da laggiù.

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Greta Thunberg arriva a New York tra approvazioni e attacchi

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 15:00
Fonte: La Repubblica

Dalla stampa nazionale:

“TERRA!”, GRETA FESTEGGIA L’ARRIVO A NY DOPO LA BURRASCA. (…) Nelle due settimane trascorse sulla ‘Malizia II‘, la sedicenne svedese ha tenuto una sorta di diario di bordo virtuale, tenendo informati i follower sulle condizioni del mare e sullo stato di salute suo e dell’equipaggio. Si è mostrata sempre entusiasta e determinata, nonostante alcuni brutti momenti. Durante il tredicesimo giorno, infatti, l’imbarcazione si è imbattuta in una forte burrasca , i cui venti hanno modificato leggermente la rotta e costretto tutti i partecipanti a ripararsi. In un video, Greta ha parlato di “condizioni difficili”, mostrando il cielo nero e le onde altissime che arrivavano a superare l’imbarcazione. La scelta di arrivare a New York via mare, dove parteciperà al vertice dell’azione per il clima delle Nazioni Unite il 23 settembre, viene dal desiderio di Greta di ridurre le emissioni di viaggio, che in un volo aereo sarebbero state eccessivo. Continua a leggere (Fonte ADNKRONOS.COM)

GRETA THUNBERG, FINE OSCENA. “ATTENTA ALL’EFFETTO PAPEETE, ORA…”. CLAMOROSO IN ITALIA: CHI LA SCARICA. Anche Massimo Gramellini, forse, si è stancato di Greta Thunberg. La 16enne eco-paladina social ha terminato il suo viaggio a vela insieme a Pierre Casiraghia bordo del Malizia sbarcando a Manhattan. Ha informato via Twitter i suoi supporter di ogni minima variazione di vento, cavalloni e correnti. La missione per “sensibilizzare il pianeta sui rischi dei cambiamenti climatici“, secondo l’editorialista del Corriere della Sera, rischia però di correre un altro, più banale e prosaico rischio: “l’effetto Papeete”. 

“Ti abbiamo osannata e difesa”, sembra allargare le braccia Gramellini nel suo Caffè. Ma anche basta. “Capisco che sei abituata a misurare tutto ciò che ti riguarda con il metro dell’eccezionalità – scrive a Greta -. Ma non stai solcando mari ignoti, né scoprendo continenti riemersi. Stai solo andando a New York in barca a vela. Attenta all’effetto Papeete, Greta. Basta un attimo. Basta sentirsi al centro dell’universo e circondarsi di laudatori adoranti per perdere il contatto con la realtà e ritrovarsi, al risveglio, in minoranza persino con sé stessi”. Continua a leggere (Fonte: LIBEROQUOTIDIANO.IT)

  • NON SOLO GRETA THUNBERG MA ANCHE MALALA YOUSAFZAI, AMIKA GEORGE E EMMA GONZÁLEZ. A distinguersi sul fronte delle battaglie civili sempre più ragazze

Giovani donne, ragazze che talvolta non hanno ancora raggiunto la maggiore età ma che hanno ben chiaro l’obiettivo: essere protagoniste di un cambiamento a sostegno di tutti, a partire dagli ultimi. Sono le ragazze le vere protagoniste dell’impegno civile mondiale; spesso minorenni, diversissime per provenienza, estrazione sociale e mentalità, hanno in comune almeno due aspetti: la giovane età e lo spirito libero. Ieri abbiamo raccontato la storia recentissima, quella di Olga, oggi ricordiamo:

Malala Yousafzai – Classe 1997, nel 2014 Malala ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. È stata la persona più giovane a riceverlo. Per i talebani era invece “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”, a causa del diario scritto all’età di 11 anni e fatto pubblicare anonimamente in cui la ragazza racconta la vita in Pakistan fra orrori e soprusi del regime talebano. Un giorno del 2012, tornando da scuola, un gruppo di uomini armati inviato dal regime sale sullo scuolabus che la stava riportando a casa e la colpisce alla testa. Tenace, sopravvive. Nel 2013 è invitata a tenere un discorso all’Onu. Si presenta con lo scialle di Benazir Bhutto (la prima donna a essere eletta primo ministro in un Paese islamico, il Pakistan) e incanta tutti parlando dell’importanza dell’istruzione quale veicolo di tutela e di riscatto per le bambine e i bambini nel mondo.

Amika George – Amika ha 20 anni quando nel 2018 legge un articolo che racconta di un’associazione benefica impegnata a fornire alle donne di diversi Paesi dell’Africa prodotti per il ciclo mestruale ma poi costretta a rientrare nel Regno Unito (dove Amika vive) a causa delle impossibilità economiche delle stesse donne ad acquistare i prodotti, sia pure a prezzi agevolati. Continua a leggere (Fonte PEOPLEFORPLANET.IT di Stela Xhunga)

Fonte immagine BBC

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Salute, sul web attenzione a false promesse delle acque minerali

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 14:00

Roma, 28 ago. (askanews) – L’uso massiccio del web marketing rende molto più difficile il monitoraggio delle indicazioni nutrizionali e sulla salute utilizzate nelle campagne pubblicitarie. Questo vale anche per le acque minerali che spesso promettono e vantano effetti benefici senza che questi siano supportati da alcuno studio scientifico che comprovi quanto dichiarato.

Uno studio, condotto dal gruppo di ricerca dell’Unità di Biostatistica, Epidemiologia e Sanità Pubblica dell’Università di Padova coordinato dal prof. Dario Gregori, con il contributo dell’Istituto Superiore di Sanità, e appena pubblicato sulla prestigiosa rivista “International Journal of Environmental Research and Public Health” ha esaminato in profondità i contenuti dei siti web per le acque in bottiglia prodotte in Italia.

La ricerca – spiega l’Università di Padova – era volta a valutare se vengono segnalate indicazioni nutrizionali e sanitarie associate al consumo dell’acqua in bottiglia, quali tipi di indicazioni nutrizionali e sanitarie sono segnalate più frequentemente, e se le indicazioni sui possibili effetti benefici associate al consumo possano essere ritenute appropriate in base alle attuali indicazioni normative, che richiedono, come principio generale, l’essere supportate da adeguate evidenze scientifiche.

Nello studio i ricercatori hanno condotto una rassegna del contenuto del sito web delle 253 acque in bottiglia prodotte in Italia e riportate nella relazione annuale di Bevitalia 2016-2017. Per ogni marca sono state esaminate le indicazioni relative alle proprietà preventive, curative o terapeutiche dell’acqua segnalata.

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“La politica italiana in tutto il suo splendore”

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 10:01
EL PAIS (Spagna)

Il Movimento 5 stelle (M5S) e il Partito Democratico (PD) hanno comunicato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il loro accordo per cercare di formare un nuovo governo di coalizione. Matteo Salvini, grande perdente di questa crisi, ha richiesto la convocazione delle elezioni. Ma fino all’ultimo minuto ha cercato di convincere l’M5S a invertire e recuperare l’alleanza.

La politica italiana in tutto il suo splendore

Gli ultimi 15 giorni hanno mostrato in tutto il suo splendore l’entusiasmante politica italiana. Matteo Salvini, l’uomo che ha dominato la scena istituzionale e dei media, il genio dei social network, ha dinamizzato tutta il suo capitale politico rompendo il governo mentre camminava in costume da bagno con un mojito in mano sulle spiagge italiane. Matteo Renzi e Beppe Grillo, due grandi nemici, hanno firmato una tregua che ha condotto a un accordo governativo, impensabile settimane fa. E Giuseppe Conte, un avvocato sconosciuto che è arrivato per una carambola alla Presidenza del Consiglio dei Ministri nel giugno 2018, ritornerà in carica.

Il ruolo di Conte

Il Primo Ministro uscente, grazie all’accordo comunicato questo mercoledì al Presidente della Repubblica, avrà ora qualche giorno di tempo per negoziare con entrambe le formazioni un team governativo che soddisfi il PD e l’M5S ma sia in grado di affrontare un autunno complicato con la nuova legge di bilancio e raddrizzi le relazioni con l’UE.

Conte, sopravvissuto in carica, è già uno dei grandi vincitori di questa burrascosa estate. Se Conte ritornerà primo ministro, entrerà nella storia della politica italiana assieme a quei primi ministri che hanno guidato diversi governi. Lontano da Giulio Andreotti (sette volte) o Silvio Berlusconi (quattro), il suo successo rimane comunque insolito per un uomo con una carriera politica inesistente che ha dovuto fin qui limitarsi a soddisfare gli ordini di Salvini e Di Maio durante il suo primo mandato. Fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato a EL PAÍS che Conte non vuole ripetere il ruolo ricoperto nel precedente Esecutivo e cercherà una maggiore partecipazione al processo decisionale. Soprattutto nella scelta della squadra che lo circonderà, cosa che non è accaduta nell’ultima occasione quando ha dovuto accettare le imposizioni della Lega e dell’M5S.

BBC (Gran Bretagna)

I leader del Partito Democratico di centrosinistra (PD) e del populista Movimento Cinque Stelle hanno deciso di formare un governo di coalizione. Hanno convenuto che Giuseppe Conte rimanga come Primo Ministro. Il nuovo governo si proporrà di durare fino alle prossime elezioni programmate nel 2023.

I due partiti, tradizionalmente forti rivali, hanno tenuto colloqui serrati a seguito del crollo del precedente governo di coalizione.

Come siamo arrivati ​​qui?

Il sig. Conte si è dimesso da Primo Ministro in modo drammatico la scorsa settimana. La sua decisione è arrivata dopo che Matteo Salvini, il leader del partito sovranista della Lega, ha presentato una mozione di sfiducia contro di lui. Durante il suo discorso di dimissioni del 20 agosto, Conte ha lanciato un attacco violento contro Salvini, accusandolo di essere “irresponsabile”.

Un duro colpo per Salvini

Questo accordo di coalizione rappresenta una grave battuta d’arresto per il leader della Lega Matteo Salvini. Per 14 mesi è stato la figura dominante nella politica italiana. Ma una parte del potere non era abbastanza per lui: voleva un potere assoluto. Salvini ha fatto cadere il governo la scorsa settimana nella speranza di vincere una potenziale elezione a sorpresa. Ma ora si scopre che la sua scommessa aveva un difetto fatale. Il leader del Partito della Lega non pensava alla possibilità che i suoi avversari si unissero per fermarlo.

Ma Stop Salvini non basta

cheUn obiettivo comune – Stop Salvini – ora lega insieme il Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico nella loro nuova coalizione. Ma affinché questa amministrazione duri, le due parti potrebbero aver bisogno di trovare un terreno più comune della reciproca sfiducia nei confronti di un solo uomo. La loro coalizione sarà tormentata e inseguita ad ogni passo dall’uomo che hanno inviato all’improvviso all’opposizione.

NEW YORK TIMES  (Usa)

Il nuovo governo prende forma in Italia, mettendo da parte Salvini e l’estrema destra. Mercoledì sera PD e M5S, i partiti politici storicamente sempre in guerra tra loro, hanno stretto un accordo per formare un nuovo governo che si oppone a Matteo Salvini, il leader dell’estrema destra che ha dominato la politica del paese per più di un anno e ha minacciato di riorientare drasticamente il posto dell’Italia in Europa.

Il sollievo dell’Europa

L’improvvisa inversione di tendenza nella politica italiana è stata un sollievo per l’establishment europeo dopo 14 mesi di provocazioni euroscettiche, repressioni anti-migranti e violazioni delle regole finanziarie del blocco UE.

Un matrimonio di convenienza

Ma la nuova coalizione, un altro matrimonio di convenienza tra nemici politici giurati, potrebbe rivelarsi non più stabile, o meno combattuto, di quello che sostituisce.

Include ancora una forte dose di populismo che ha alimentato le preoccupazioni per l’Italia, gravata da un debito enorme e una crescita zero, con un clima politico precario per gli investitori stranieri e un luogo inospitale per la sua gioventù italiana ambiziosa e di talento.

L’improbabile unione del Movimento Cinque Stelle e del Partito Democratico, nemici feroci fino a pochi giorni fa, deve poco ad una visione condivisa e molto agli antichi motori della politica italiana: vendetta, opportunità e interessi di parte.

Il ruolo di Salvini e la reazione M5S

Soprattutto, è nato dopo una notevole estensione dell’influenza del ministro degli interni italiano e di gran lunga il politico più popolare nel paese, il signor Salvini. Il leader del partito della Lega anti-migranti di estrema destra aveva cercato di consolidare il suo crescente sostegno pubblico staccando la spina della coalizione con M5S. Ha chiesto elezioni anticipate e ha chiesto agli italiani di dargli pieno potere.

Ma le elezioni avrebbero rappresentato un’enorme minaccia per M5S, il cui sostegno tra gli elettori è stato dimezzato durante i 14 mesi al governo con la Lega. Feriti dal tradimento di Salvini i leader dei Cinque Stelle hanno aperto colloqui con il Partito Democratico, che solo pochi giorni prima indicavano come il partito di mafiosi, élite corrotte e rapitori di bambini.

Di Maio: “ringrazio la Lega”

“Oggi abbiamo detto al presidente che esiste un accordo politico con il Partito Democratico”, ha detto mercoledì sera Luigi Di Maio, leader politico del Movimento Cinque Stelle. Ha aggiunto che Salvini aveva unilateralmente “staccato la spina” dalla loro alleanza e poi, in uno sforzo disperato per tornare al potere, aveva offerto a Di Maio la posizione di primo ministro in un nuovo governo. Di Maio ha dichiarato di aver rifiutato la proposta del suo ex compagno di coalizione. “Ringrazio la Lega per l’offerta, con gratitudine e sincerità”, ha detto.

LIBERATION (Francia)

Quasi tre settimane dopo lo scioglimento della maggioranza precedente, l’M5S e il Partito Democratico hanno raggiunto un accordo per governare il Paese con Giuseppe Conte come Primo Ministro.

Conte e le maggioranze alternative

Quando era ancora a capo di una coalizione di M5S e Lega, lo scorso luglio Giuseppe Conte ha assicurato che “andare in Parlamento per cercare maggioranze alternative … è pura fantasia”. Eppure è a lui che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, darà un mandato per verificare la possibilità di formare il nuovo governo a capo di un’alleanza che riunisce la sinistra e l’M5S.

I sondaggi

Secondo un sondaggio pubblicato mercoledì sul Corriere della Sera, solo il 21% degli italiani (48% degli elettori M5S e il 51% di quelli del PD) era a favore di questa soluzione: dopo lo scioglimento della maggioranza tra M5S e Lega un terzo degli italiani (33%) avrebbe preferito tornare alle urne. Ma la paura delle elezioni anticipate con l’estrema destra in agguato, la paura per molti parlamentari uscenti di non essere rieletti e la difficile situazione economica del paese hanno spinto i democratici e le truppe di Beppe Grillo a trovare un accordo.

Gli attivisti M5S voteranno su una piattaforma controversa

Luigi Di Maio, il leader del movimento populista, ha deciso di condizionare la formazione del nuovo governo al consenso della maggioranza degli attivisti M5S che voteranno con Rousseau, la controversa piattaforma digitale che dovrebbe garantire la vita democratica all’interno del movimento: “Entro la prossima settimana, i nostri attivisti avranno l’ultima parola ” ha promesso.

Gestita da una società creata da Gianroberto Casaleggio (il co-fondatore della M5S), la piattaforma non fornisce, secondo chi la critica, alcuna garanzia di regolarità. L’anno scorso l’accordo con la Lega è stato approvato dal 94% degli iscritti. In diverse occasioni, gli hacker sono entrati nel portale digitale per dimostrare la sua fragilità. Ieri anche un deputato a Cinque Stelle, Floria Frate, era preoccupato per la procedura: “Collegare la formazione del governo Conte al risultato di un voto su una piattaforma gestita da una società privata, senza alcuna garanzia di trasparenza, è una scelta assurda “. 

“Il voto su Rousseau? Ognuno ha le proprie procedure “, ha affermato Andrea Marcucci, leader del gruppo parlamentare democratico.

DIARIO DE NOTICIAS (Portogallo)

Accordo governativo in Italia con Salvini all’opposizione. Il Partito Democratico si arrende alla richiesta del Movimento 5 Stelle di mantenere Giuseppe Conte come primo ministro e nasce una coalizione tra ex nemici. La mossa di Salvini per il voto anticipato fallisce. Ma ci sono ancora procedure e ostacoli da superare.

Il ruolo di Matteo Renzi

L’idea di un’alleanza PD-M5E, i due partiti più votati alle elezioni del marzo 2018, è stata lanciata dall’ex primo ministro Matteo Renzi e ha come minimo comune denominatore l’approvazione di una riforma che ridurrà il numero di parlamentari e un bilancio 2020 che impedirebbe un aumento dell’IVA dal 22% al 25%.

Da allora, il programma è stato arricchito con proposte di entrambe le parti che convergono sul rilancio della crescita economica, con particolare attenzione ai più bisognosi e all’ambiente. “Prima il programma, poi i nomi”, ha detto il leader 5 Stelle Luigi Di Maio. 

Gli incarichi di governo

Per quanto riguarda gli incarichi in gioco, il PD, che ha ceduto alla nomina di Conte, vorrà nominare un vice primo ministro. E poiché Conte è stato scelto dai 5 Stelle, non vuole un secondo vice primo ministro, una mossa volta a rimuovere il potere e la visibilità dal leader 5 Stelle e attuale vice primo ministro Luigi Di Maio.

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Da casa a scuola (o all’università) e ritorno: in Campania gli studenti viaggiano gratis

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 10:00

Il titolo di viaggio, con valenza annuale, potrà essere usato nei giorni feriali per il tragitto che porta dall’abitazione al luogo di studio.

MUOVERSI GRATUITAMENTE a bordo dei mezzi pubblici tra casa e scuola o università: se siete campani, studiate e avete tra gli 11 e i 26 anni, questa opportunità è tutta vostra grazie alla campagna per gli abbonamenti gratuiti dedicata agli studenti di Unico Campania, il consorzio che si occupa della gestione della tariffazione per il trasporto pubblico locale nella Regione.

L’agevolazione è diventata permanente grazie a fondi regionali e risorse POR Campania FSE 2014-2020 e sarà attiva anche per i prossimi anni, dando la possibilità agli studenti campani di abbonarsi gratuitamente ai mezzi pubblici per coprire il percorso tra casa e scuola o università. Nel 2018 circa 120mila ragazzi ne hanno usufruito e il progetto ha permesso a una famiglia con due figli a carico di risparmiare fino a 800 euro all’anno.

(…) Per presentare la domanda e ottenere l’abbonamento gratuito è necessario avere tra gli 11 e i 26 anni compiuti; essere iscritti a una scuola secondaria di primo e secondo grado (medie e superiori) o all’università; presentare una certificazione ISEE non superiore a 35.000 euro; 

Continua a leggere su REPUBBLICA.IT di Sara Ficocelli

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Scoperto cranio fossile più antico degli Australopitechi

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 09:26

Pubblicato su Nature, il risultato è stato possibile grazie a un grande contributo italiano si deve a due studi guidati da Yohannes Haile-Selassie del Cleveland Museum of Natural History

Ottenuto il ritratto in 3D dell’antenato della nostra bisnonna Lucy: possibile grazie a un grande contributo italiano, costringe a rivedere le conoscenze sui progenitori dell’uomo. Messo a punto sulla base del cranio appartenuto a un ominide di 3,8 milioni di anni fa, indica che la sua specie e quella di Lucy hanno convissuto per 100mila anni. 

Pubblicato su Nature, il risultato si deve a due studi internazionali guidati da Yohannes Haile-Selassie del Cleveland Museum of Natural History, con la ricostruzione in 3D realizzata in Italia, nel laboratorio di Osteoarcheologia e Paleoantropologia dell’Università di Bologna, da Stefano Benazzi, originario di Faenza (Ravenna) e Antonino Vazzana, che da Reggio Calabria si è trasferito in Emilia Romagna per laurea e dottorato.

“Il fossile è stato scansionato con la microtomografia negli Usa, presso la Pennsylvania State University, e sulla base di questi dati abbiamo ottenuto la ricostruzione virtuale del cranio completo” spiega all’ANSA Benazzi, che dirige il laboratorio bolognese. Questo, aggiunge, “ha permesso di osservare alcuni dettagli che non si potevano evincere dal fossile originale ed è stato sorprendente constatare di essere di fronte al primo cranio completo di Australopithecus anamensis, ovvero la specie più antica del genere Australopithecus”.

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La terra cura sé stessa: un’isola di pomice risanerà la barriera corallina

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 07:00

La Grande Barriera Corallina riceverà un rifornimento di nuovo corallo da una “zattera” di pomice, delle dimensioni di oltre 20.000 campi da calcio, ora in viaggio verso l’Australia a seguito di un’eruzione vulcanica sottomarina vicino a Tonga.

Il professor Scott Bryan, geologo della QUT (Queensland University of Technology), studierà i campioni di pomice recuperati dai marinai di passaggio poco dopo l’eruzione mentre la zattera di pomice, che è già grande più di 150 kmq, raggiungerà le coste australiane in circa sette o otto mesi, portando con sé miliardi di organismi marini che vi si attaccheranno lungo la strada.

Ogni pezzo di pomice è un veicolo per rafting. È una casa e un veicolo per gli organismi marini per attaccarsi e fare l’autostop attraverso l’oceano profondo per arrivare in Australia.

“Questa è una delle rocce più recenti sul nostro pianeta, essendo vecchia di pochi giorni. La pomice proviene da un’eruzione a cui nessuno ha veramente assistito” dice il professor Bryan della QUT. “Questo è un potenziale meccanismo per rifornire la Grande Barriera Corallina, porterà nuovi coralli sani e altri abitanti nella barriera”, ha detto il professor Bryan.

La pomice proviene da un vulcano sottomarino senza nome ma scoperto solo di recente, le immagini satellitari rivelano abbia eruttato probabilmente il 7 agosto. La pomice si forma quando la lava fusa e schiumosa si raffredda rapidamente e forma una roccia leggera ricca di bolle che può galleggiare nell’acqua.

Il primo rapporto sulla pomice è arrivato quando la coppia australiana Michael Hoult e Larissa Brill di SailSurfROAM, in navigazione con il loro catamarano alle Figi, hanno incontrato la roccia vulcanica che galleggiava sulla superficie dell’oceano.

Foto: Michael Hoult, di SailSurfROAM, con una pietra di pomice. E’ lui che ha raccontato dell’eruzione.

“Siamo entrati in una chiazza di macerie di roccia composta da pietre pomici di dimensioni microscopiche fino alla dimensione di un pallone da basket”, ha detto la coppia. “Le onde sono state respinte fino quasi a calmarsi e la barca è stata rallentata a 1 nodo. La chiazza di pietre di pomice si vedeva a perdita d’occhio al chiaro di luna e alla luce dei nostri riflettori.”

I marinai australiani hanno segnalato il ritrovamento delle rocce e da allora hanno lavorato con il professor Bryan nel fornire campioni e dettagli del loro incontro.

“Al momento la pomice è nuda e sterile, ma nelle prossime settimane inizierà ad ospitare degli organismi”, ha detto il professor Bryan. “Quindi cresceranno e si diversificheranno, finendo qui in Australia. Sarà in grado di raccogliere i coralli e altri organismi di costruzione della barriera e poi portarli nella Grande Barriera Corallina”, ha detto il professor Bryan.

Fonte: https://www.qut.edu.au/news?id=150228

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Lo spinnamento degli squali: una barbarie da eliminare

People For Planet - Gio, 08/29/2019 - 07:00

La strage di squali, torturati e uccisi tramite l’arte barbara dello spinnamento, o finning, è l’emblema di quanto sia approssimativa la nostra conoscenza del mondo naturale. L’immaginario collettivo, quando parliamo di animali, spesso si basa su una cinematografia del tutto ingiusta. È il caso de “Lo Squalo” di Steven Spielberg, del 1975. Pensato come prototipo del blockbuster estivo, la sua uscita è stata poi considerata un momento di svolta nella storia del cinema. Vinse 3 premi Oscar, e addirittura è spesso citato come uno dei film migliori di sempre. Fu seguito da tre sequel, e da infiniti thriller copia. Quel che è peggio, nel 2001 “Lo squalo” venne selezionato dalla Biblioteca del Congresso per la Conservazione nel National Film Registry degli Stati Uniti, essendo considerato “culturalmente, storicamente o esteticamente significativo”.

Dal punto di vista di un conservazionista, tuttavia, “Lo Squalo” ha fatto danni immani, un po’ come la storia di Cappuccetto Rosso ha fatto con il lupo, o Bambi ha determinato – per il verso contrario – con i cerbiatti, emblema della bontà assoluta (ma oggi vanamente combattuti dagli agricoltori, vista la crescita esponenziale del loro numero in molte zone d’Italia: leggi qui per saperne di più).

Tornando agli squali, per ragioni sommariamente riconducibili al capolavoro di Spielberg, l’opinione pubblica e la politica hanno a lungo considerato lo squalo un nemico da combattere. Ma nessun animale è inutile, e tantomeno esiste una specie dannosa. Animali molto più pericolosi dello squalo sono la zanzara, o l’ippopotamo: e lo sapremmo, se il paffutto predatore non fosse stato scelto per rappresentare la tenerezza nella campagna pubblicitaria di una nota marca di pannolini.

E così, quando parte degli ambientalisti ha cercato di smuovere le acque a favore degli squali, ha trovato un muro.

Gli squali sono decimati per varie ragioni, tra le quali la prelibata zuppa di pinna di squalo, celebre in Asia e in tutte le China Town del mondo. Tuttavia per produrre questa ricetta, per un animale che non viene altrimenti considerato dall’uomo una fonte di sostentamento, si pratica il cosiddetto spinnamento: si pesca l’animale, gli si taglia la pinna da vivo, e lo si rilascia in mare, dove soffoca perché ovviamente non riesce più a nuotare.

Secondo le Nazioni Unite, ogni anno circa 73 milioni di squali vengono uccisi solo per le loro pinne. Il ministro della pesca canadese, Jonathan Wilkinson ha quindi fatto sapere: “Lo spinnamento degli squali è una pratica distruttiva che contribuisce al declino del numero degli squali e rappresenta un’attiva minaccia agli ecosistemi oceanici”.

Il Canada, che vanta una enorme comunità di origine asiatica e cinese, è ora il primo Paese tra i membri del G7 a vietare il commercio di pinne di squalo. Aveva vietato lo spinnamento nelle sue acque territoriali, a partire già dal 1994, ma fino ad oggi aveva permesso l’importazione delle pinne, restando comunque uno dei principali mercati di destinazione di questo prodotto, dopo l’Asia.

È chiaro che a minacciare le varie specie di squalo non è tanto questo fenomeno, quanto la pesca intensiva e i cambiamenti climatici, ed è pur vero che non sempre la produzione di pinne di squalo avviene con i metodi disumani dello spinnamento. Tuttavia questa è la pratica più frequente, e una presa di posizione come quella canadese non serve solo ad arginare un fenomeno crudele, e a fermare il declino delle specie di squalo, oggi a rischio, ma soprattutto a gettare luce su una specie animale affascinante e cruciale per l’ecosistema marino. Proprio come tutte le altre.

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Bangladesh, sentenza storica: l’Alta Corte abolisce la parola ‘vergine’ dai moduli di nozze

People For Planet - Mer, 08/28/2019 - 19:00

La parola sarà sostituita con “non sposata”. Le altre due opzioni nel modulo, “vedova” e “divorziata”, rimangono invariate. Il tribunale ha dichiarato che anche gli sposi da quando la legge entrerà in vigore, dovranno dichiarare il proprio stato civile: “Enorme passo avanti per i diritti delle donne”

Le donne in Bangladesh non saranno più obbligate a dichiarare il proprio stato di verginità nei moduli di registrazione del matrimonio.

La Corte suprema del Bangladesh ha stabilito che la parola “vergine” sarà sostituita con “non sposata”. Le altre due opzioni nel modulo,  “vedova” e “divorziata”, rimangono invariate. Separatamente, il tribunale ha dichiarato che anche gli sposi da quando la legge entrerà in vigore, dovranno dichiarare il proprio stato civile. Si tratta di una sentenza storica.

Nello specifico, la Corte ha affermato che la parola di lingua bengali “kumari”, che sottintende non sposata ma significa ‘vergine’, sarà sostituita da “obibahita”, inequivocabilmente ‘donna non sposata’. 

 Le modifiche dovrebbero entrare in vigore a ottobre, quando il verdetto della corte sarà pubblicato ufficialmente.

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Memoria Futura, IV Festival dell’OUTSIDER ART e dell’ARTE IRREGOLARE

People For Planet - Mer, 08/28/2019 - 16:05

Un progetto innovativo giunto alla sua 4a edizione per far conoscere e apprezzare artisti che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali.

http://arteirregolare.comitatonobeldisabili.it/

Quest’anno il Festival si svolgerà a Verona il 4, 5 e 6 ottobre, coinvolgendo vari punti della città con un programma che prevede mostre, convegni, spettacoli teatrali e musicali, proiezioni, spazi espositivi, performance e laboratori dove sarà possibile incontrare le esperienze più significative a livello nazionale nel campo dell’arte outsider e dell’arte  irregolare.

Memoria Futura per ricordare l’importanza della dimensione storica dell’arte outsider e allo stesso tempo sottolineare la sua proiezione progettuale perché il Festival è uno spazio per immaginare nuove prospettive estetiche e veicolare importanti contenuti culturali e sociali attraverso la bellezza.
Grazie al contributo di atelier, esperti, operatori ed artisti il Festival abbraccia differenti ambiti di interesse ed è accessibile a un pubblico vasto che comprende chi si approccia per la prima volta all’arte outsider e chi invece se ne occupa a vario titolo.

Qui l’elenco degli atelier partecipanti

Qui la presentazione dell’evento

Qui l’elenco dei relatori che interverranno

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