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Video tutorial ricetta: sciroppo alla menta

People For Planet - Mer, 06/10/2020 - 10:00

Chi ha una pianta di menta, in vaso o in terra, sicuramente saprà quanto, nei periodi più caldi, questa profumatissima pianta officinale possa risultare infestante!

Se vogliamo estirpare l’eccesso di questa pianta, ma senza buttarla via, dal canale YouTube Mar una ricetta rinfrescante ottima per le giornate più calde: lo sciroppo di menta naturale, buono da solo o da provare sul gelato. Cosa serve:

  • 500 g di acqua;
  • 250 g di zucchero;
  • 60 g foglie di menta,
  • succo di mezzo limone.
Fonte: Mar

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Contro i “soldi sporchi” arriva una petizione online per eliminare l’uso del contante

People For Planet - Mer, 06/10/2020 - 07:52

Il gruppo si chiama “Eroi Fiscali” e su Change.org ha lanciato una petizione per smettere di usare i contanti così da interrompere “traffici di ladri, truffatori, rapinatori”, far emergere l’evasione e “mettere in circolo grandi liquidità nascoste”.

Tra i primi firmatari troviamo: il magistrato Alfonso Sabella, esperto investigatore antimafia, il deputato di Leu Nicola Fratoianni e l’ex parlamentare e vicepresidente della Camera Pierluigi Castagnetti.

Soldi sporchi

Lo sono letteralmente – secondo l’Università di Oxford su ogni banconota bivaccano 26mila batteri di 300 specie diverse – e metaforicamente: “I soldi possono essere anche molto sporchi dentro: di droga, di sangue, di estorsioni e disonestà. Sono quelli che le mafie devono riciclare, sono quelli di ladri, truffatori, rapinatori” si legge nella petizione: “Parliamo di oltre centodieci miliardi di euro all’anno, quasi duemila euro sottratti a ogni Italiano”.

Eliminare il contante permetterebbe quindi di prendere i classici due piccioni con una fava: salviamo l’igiene e combattiamo malavita ed evasione.

Nel comunicato della petizione online si legge: “I nuovi sistemi contactless e l’uso dello smartphone come strumento di pagamento rendono possibile evitare qualsiasi contatto fisico; sarà estremamente facile, anche per persone poco avvezze al digitale, fare qualsiasi pagamento, col vantaggio che non subiremo più furti.  Se sai fare una telefonata, sei in grado di pagare il giornale ed il caffè senza usare contanti.
La prima banconota italiana è del 1746 e oggi possiamo diventare, orgogliosamente, il primo grande Paese senza soldi sporchi”.

Qui la petizione che è stata firmata già da quasi 25mila persone.

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Foto di Pijon da Pixabay

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Italia Sicilia Gela, seconda stagione, episodio 1: Giusy

People For Planet - Mer, 06/10/2020 - 07:00

Bentornati a Gela! Nuovo ciclo di sette puntate per scoprire questo territorio attraverso le sue tradizioni gastronomiche ed eccellenze alimentari.

Si inizia con Giusy Caci che ci racconta la tradizionale Cena di San Giuseppe, dove si offre cibo ai bisognosi.
“Vorrei che Gela fosse un piatto che tutti vogliono gustare”.

Prossimo episodio: 13 giugno! Clicca qui per vedere tutti gli episodi della webserie
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In disco no a tango, latino e liscio | Shtayeh: “pronti a proclamare Stato Palestina” |Palazzo Spada con Mimmo Lucano

People For Planet - Mer, 06/10/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Conte convocato dalla commissione sul caso Regeni. Palazzotto: “Le navi vendute all’Egitto? È una scelta che tradisce un po’ le promesse fatte alla famiglia”;

Tgcom24: Morì cadendo dal balcone a Palma di Maiorca, in appello assolti i due accusati di tentato stupro – La rabbia del padre;

Il Sole 24 Ore: Allarme World Bank: crisi epocale, in recessione anche gli Emergenti – Come è andata l’economia nei Paesi che hanno evitato il lockdown?;

Il Mattino: Lacrime e cori gospel per l’addio a Floyd. Biden: «È ora di giustizia razziale» | Video – Altri due afroamericani uccisi dalla polizia George Floyd, negli Usa oltre 1.300 persone morte per mano della polizia;

Corriere della Sera: La lettera di Macron e Merkel alla Ue: «Prepararsi alla prossima pandemia»  Francia e Covid, indagine sul governo; 

La Repubblica:Se Israele annette i nostri territori noi dichiareremo lo Stato di Palestina“. Il premier palestinese Mohammed Shtayeh annuncia la risposta poltica dell’Anp nell’eventualità che il governo Netanyahu vada avanti con il progetto di estendere il controllo su aree contese;

Il Giornale: Si surriscaldano i super ghiacci.Adesso Putin rischia parecchio;

Leggo: Roma, gli amici di Mattia ridisegnano le strisce pedonali su cui è stato investito il loro amico. Roma, travolto sulle strisce, gli amici del 14enne: «L’ha sbalzato per 20 metri e si è fermato perché l’auto era distrutta» Mattia, le ultime parole della mamma: «Resta con me, non mi lasciare». Gli amici: «Una scena straziante»;

Il Messaggero: Cinema e teatri, un metro di distanza: le linee guida In disco vietati i balli latino,  tango e liscio;

Il Manifesto: Riace, un modello «encomiabile». Palazzo Spada dà ragione a Mimmo Lucano.

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Primo Episodio | Giusy

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 06/09/2020 - 22:35

Bentornati a Gela! Nuovo ciclo di sette puntate per scoprire questo territorio attraverso le sue tradizioni gastronomiche ed eccellenze alimentari.
Si inizia con Giusy Caci che ci racconta la tradizionale Cena di San Giuseppe, dove si offre cibo ai bisognosi. (https://www.gelaleradicidelfuturo.com/feste-e-tradizioni/cene-di-san-giuseppe/)
“Vorrei che Gela fosse un piatto che tutti vogliono gustare”.

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Italia Sicilia Gela: il trailer della seconda stagione

Gela Le Radici del Futuro - Mar, 06/09/2020 - 22:27

Regia di Iacopo Patierno e prodotta all’interno del progetto Gela Le Radici Del Futuro da Jacopo Fo srl – Gruppo Atlantide con il sostegno di Eni, anche la seconda stagione della webserie Italia Sicilia Gela si articola in 7 episodi, tutti visibili gratuitamente e disponibili anche sottotitolati in inglese.

Nella prima stagione abbiamo iniziato a conoscere le meraviglie di Gela, un territorio ricco di storia e con un potenziale turistico enorme.
Oltre a tutto questo a Gela si mangia benissimo!

E’ proprio al cibo, alle tradizioni gastronomiche di Gela, alle eccellenze alimentari e a chi le produce è dedicato il secondo ciclo di puntate della web serie Italia Sicilia Gela.

La cena di San Giuseppe raccontata da Giusy, il carciofo violetto raccontato da Cristian, il pane di Michael, la ricotta di Emanuele e Giuseppe… e non possiamo svelarvi tutto!!!

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Sua Maestà l’Auto

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 18:00

In Italia si sta facendo strada una proposta, formulata in un emendamento al d.l. Rilancio a firma di parlamentari di alcune forze della maggioranza (PD, Italia Viva, Liberi e Uguali), che mira a sostenere l’acquisto di auto anche a benzina o diesel. La questione di cui ci siamo già occupati resta di attualità perché in questo periodo si sta perfezionando la legge.

Incentivi a auto a benzina e diesel

La proposta è di un bonus di 4.000 euro per chi acquista un’auto Euro 6 (anche benzina o diesel) e rottama un veicolo più vecchio di dieci anni o di 2.000 euro senza rottamazione, in linea con quanto aveva proposto nelle scorse settimane l’Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri).

Anche chi acquisterà un veicolo usato avrebbe diritto a un bonus di 1000 euro a patto che l’auto comprata sia almeno un’Euro 5 e ne venga rottamata una Euro 0,1,2,3.

Il ministro: aiutare a vendere l’invenduto

Il ministro Patuanelli ha detto che è una misura necessaria perché in questi mesi di lockdown c’è stata una forte riduzione degli acquisti di auto e bisogna aiutare l’industria del settore che ha nei suoi depositi migliaia di auto invendute.

Nel frattempo in Germania…

La Germania ha limitato gli incentivi alle sole auto elettriche, ha varato un piano di rilancio economico che comprende un incentivo di 6.000 euro per chi acquista un veicolo elettrico con un prezzo di listino inferiore a 40.000 euro. Nessun incentivo invece per chi sceglie un’auto a benzina o diesel.

L’andamento del mercato a maggio. Crescono gli acquisti di ibride e elettriche

In effetti secondo i dati UNRAE di maggio c’è stato un dimezzamento delle vendite complessive di auto nuove rispetto allo stesso mese del 2019.

Ma mentre le auto “tradizionali” hanno una fortissima flessione, crescono invece in maniera impetuosa nello stesso mese le vendite di auto ibride (+18%) e ancor più di auto elettriche (+54%).

Ancora una volta i cittadini sembrano dimostrarsi più attenti alle tematiche ambientali degli esponenti politici.

Un prestito di 6 miliardi a FCA garantito dallo stato (cioè da noi)

Nel frattempo, continuano le polemiche per la richiesta di Fiat Chrysler Automobile (FCA) di un prestito garantito dallo stato per 6,3 miliardi di euro “per salvare posti di lavoro dei 50.000 dipendenti italiani”, un argomento di cui ci siamo già occupati.

In pratica il prestito verrebbe fatto dalle banche e lo stato italiano (cioè noi) “firmerebbe” una garanzia per cui se per qualsiasi ragione FCA non fosse in grado di restituire i soldi sarebbe lo stato (cioè noi) a restituirli alle banche creditrici. Da più parti sono state sollevate obiezioni perché gli aiuti andrebbero a un gruppo la cui sede principale è in Olanda e la sede fiscale nel Regno Unito.

Le tasse sui profitti di conseguenza non sono pagate in Italia.

Inoltre per il prossimo anno è già programmato un dividendo di 5,5 miliardi a seguito della fusione con PSA e molti non capiscono perché, viste le dimensioni del dividendo, FCA non possa attingere da lì.

Gli impegni che lo stato italiano sembra voler chiedere a FCA sono molto esigui e si limitano alla richiesta di non distribuire utili nel 2020. Mancano impegni più concreti come ad esempio un maggiore orientamento della casa di produzione verso le auto ibride ed elettriche, settore su cui accusa un enorme ritardo.

Prestito a FCA: cosa ne pensano i lettori di People For Planet

Tra i lettori che ci hanno scritto sul tema, le opinioni sono nella larga maggioranza per il no, almeno non a queste condizioni.

Ad esempio Anna Garbari scrive:

Mi affido a quelle che sembrano ragionevoli richieste di garanzia per ricevere un prestito dallo Stato Italiano. Che la sede dei conti risieda in Italia e che vi siano garanzie sulla continuità degli investimenti di questa azienda in Italia, visto che è solo con il lavoro di chi paga le tasse che lo Stato Italiano riuscirebbe (non so come) a pagare il debito in caso che l’azienda Fiat non riuscisse a rendere questo “prestito”.

E Giacomo Lanza ci invia dalla Germania dove vive:

Secondo me ci sono diversi motivi per non farlo. La FCA e altre aziende non hanno diritto a prestiti garantiti dallo Stato finché non siano soddisfatte le seguenti condizioni:

  • spostare la sede fiscale in Italia e pagare le tasse in Italia;
  • annullare la distribuzione dei dividendi agli azionisti fino alla completa restituzione dei prestiti;
  • ridurre lo stipendio di tutti i manager fino a una soglia ragionevole (es. 5 volte lo stipendio di un operaio), per sempre;
  • riconvertire la produzione secondo criteri ecologici (forse difficile per un’azienda automobilistica…)

Sarebbe bello che questa e simili raccolte di opinioni potessero diventare una forma di democrazia partecipativa ed effettuare una pressione sulla politica e sulle imprese (una sorta di lobbysmo positivo).

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The Gigantic Change: il bellissimo corto animato per un futuro (ancora) possibile

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 16:30

E’ ancora possibile scrivere una storia dai risvolti positivi e immaginare un futuro in cui la convivenza tra tutte le creature terrestri sia possibile?

Riscaldamento globale, scioglimento dei ghiacciai, scomparsa degli ecosistemi, estinzione degli animali, cementificazione selvaggia, egoismo sfrenato, inquinamento, invasione della plastica: un mondo nuovo è ancora immaginabile?

Madre Terra è ferita: siamo giunti a un punto di non ritorno ma il cambiamento è ancora possibile.

Il cambiamento inizia con te

E’ questo lo scenario in cui ci catapulta il corto animato The Gigantic Change, realizzato da Extinction Rebellion e Passion Pictures e doppiato da Whoopi Goldberg.

Si tratta di una storia semplice: una bambina chiede alla nonna di raccontarle una favola con lieto fine.

La nonnina, doppiata dall’attrice premio Oscar, sembra essere rassegnata e inizia a narrare la storia di un mondo grigio, sull’orlo della distruzione e del collasso, corrotto dall’avidità degli uomini, le cui azioni becere ne stanno spazzando via la bellezza. Un pianeta morente, lasciato appassire nell’indifferenza totale: un mondo popolato da mostri di cemento e affogato da migliaia di rifiuti di plastica.

Ma ecco che subentra la speranza incarnata dalla bambina che, con la sua innocenza non intaccata dalla corruzione e dalla rassegnazione generata dall’esperienza, inizia a immaginare un nuovo mondo, in cui ogni individuo inizi ad assumere responsabilità nei confronti dell’altro.

Un mondo a colori è, quindi, possibile, abbracciando stili di vita più sostenibili, prendendosi cura delle creature viventi, cooperando per ricostruire in armonia e abbracciando politiche green.

Alla fine del corto, la bambina chiede alla nonna se le persone abbiano davvero tentato di imboccare la via del cambiamento e il messaggio finale racchiude una luce di speranza.

Il progetto “The Gigantic Change” ha un sito dedicato, in cui vengono elencate una serie di pratiche da intraprendere per abbracciare un cambiamento radicale, partendo dal basso e dalle piccole scelte quotidiane.

Il film mostra che il cambiamento è una scelta e che un futuro più roseo è a portata di mano. Ma non c’è più tempo da perdere, il momento per agire è adesso:
Il clima e l’emergenza ecologica possono essere la più grande sfida mai affrontata dall’umanità, ma ricorda, come ha sottolineato l’ex capo delle Nazioni Unite per il clima Christiana Figueres, ‘impossibile non è un dato di fatto, ma un atteggiamento’.
Quindi creiamo il futuro che desideriamo e creiamolo insieme velocemente
.”

Se continueremo su questo cammino, infatti, entro il 2050 nel mondo ci saranno circa 1 miliardo di sfollati e più di un milione specie animali sarà estinta, a causa delle azioni umane.

E’ questo il mondo che vogliamo?

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Covid-19, Oms: gli asintomatici non sono un rischio reale

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 16:00

“E’ molto raro che una persona asintomatica possa trasmettere il coronavirus“. Direi che a questo punto, oltre a suscitare stupore, le parole della dottoressa Maria Van Kerkhove, a capo del team tecnico anti-Covid-19 dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanita (Who) gettano ombre sull’affidabilità dell’ente. Sarebbe troppo lungo descrivere qui le inversioni a U registrate finora dal punto di riferimento sanitario internazionale in tema di coronavirus. Ma basti citare la prolungata avversione all’uso delle mascherine, solo ieri rinnegata. L’esageratamente tardivo segnale di freno ai guanti, ora ritenuti addirittura dannosi per la salute dall’Oms.

Una svolta clamorosa

Durante il briefing di ieri con la stampa, l’Agenzia dell’Onu, che come il resto del mondo scientifico (Svezia a parte) ha praticamente basato l’allarme pandemia – e l’uso diffuso delle mascherine, ad esempio – sul fatto che i contagi si diffondano da persone senza sintomi di malattia, ora cambia idea. Del tutto. E neppure con la sensazione di dover portare particolari chiarimenti a riguardo. L’esperta dell’Oms ha detto solo che analizzando i dati di diversi Paesi che stanno seguendo “casi asintomatici” è emerso che questi non “hanno trasmesso il virus”. Punto.

“Solo una parte degli asintomatici non è contagiosa”

Gli esperti chiamati finora a commentare la notizia, naturalmente, protestano. Qui quantomeno c’è un profondo gap comunicativo. Secondo Federico Perno, direttore Medicina Laboratorio Ospedale Niguarda, sentito da Repubblica, le parole di Van Kerkhove vanno interpretate. Un po’ come si fa con gli oracoli. “I dati della letteratura – ha spiegato Perno – ci dicono che una persona può infettare le altre se la carica virale è tale da poterle contagiare. Lo si è nella fase pre-sintomatica, ma questo però non accade nel giorno 0, nella fase iniziale. C’è poi la fase asintomatica post guarigione, quando il tampone è positivo. Secondo un recente studio coreano anche in questa fase non si è contagiosi. Ci sono inoltre le persone asintomatiche che non si ammalano. Su questi pazienti si sa poco perché non ci sono dati, ma anche loro sono poco contagiosi. Quindi c’è una parte delle persone che non hanno i sintomi della malattia che non sono contagiose“.

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Italia in svendita: così acquistano dall’estero approfittando del Covid-19

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 15:30

È questo lo scenario tracciato e andato in onda ieri in tv durante un servizio di Report, Rai 3.

Insieme a Veneziasottolinea Report – “Firenze è la città italiana che più ha svenduto la sua anima per assecondare i capricci dei turisti, a partire dai più facoltosi. Ma i tempi in cui Firenze era semplicemente in vendita sono ormai passati. Con Covid-19 è arrivato il momento dei saldi. E così proliferano iniziative come quella degli israeliani di Webuyhotel73.com, che dichiarano apertamente di voler “approfittare della crisi”. 

Proprio così, nessuna remora, tutto dichiarato nella home page del sito:

Home page del sito israeliano www.webuyhotel73.com

Che tristezza vedere il patrimonio culturale italiano svenduto a predatori stranieri che approfittano degli effetti della crisi del Covid per fare acquisizioni a basso costo. Investitori da bollare non perché stranieri, ma perché senza scrupoli, interessati a privatizzare i patrimoni collettivi in resort per miliardari e “boutique hotel“.

Lo Stato, dov’è?

In Spagna alcuni palazzi sono stati ristrutturati, valorizzati e resi Hotel Statali (Paradores). In questo modo sono rimasti pubblici e hanno solo riconvertito la loro funzione. In Italia siamo pieni di palazzi che stanno andando in rovina e che, riconvertiti, potrebbero avere nuova vita. Finora questo non è accaduto perché si è preferito puntare al turismo facile, che al di là dei proclami, vale non più del 15% del PIL nazionale. Una deriva iniziata con il bisogno dei Comuni di monetizzare tramite le tasse di soggiorno (Firenze e Venezia in testa, ma anche Napoli) che hanno dato città e borghi letteralmente in mano a multinazionali come Airbnb con sedi fiscali all’estero.

Una stretta su bed&breakfast e Airbnb

Per adeguare i regimi fiscali di chi affitta le abitazioni a quelli delle imprese, e così tutelare i centri storici, il progetto è già al vaglio del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. I primi firmatari della proposta di legge passata alla Camera ai primi di febbraio 2020 sono stati, non a caso, la fiorentina del Pd, Rosa Maria Di Giorgi e il collega veneziano dei dem Nicola Pellicani. L’aspetto ridicolo, anzi, grottesco, è che a dirsi subito contrari sono stati quelli della Lega, quelli con in bocca h24 la parola “Italia” in frasi roboanti del tipo “difendiamo l’Italia, difendiamo il Made in Italy”. “La nostra linea è quella di governare il fenomeno del turismo senza burocratizzare all’eccesso le piccole realtà recettive come vorrebbe fare il Pd”, ha detto il deputato leghista Edoardo Ziello, senza nemmeno riservarsi di leggere prima il testo, come hanno fatto Fratelli d’Italia M5s. Strano molto l’amore che certi politici dicono di avere per l’Italia.

Intendiamoci, che l’italiano medio sia attaccato al patrimonio culturale del suo Paese senza conoscerlo lo testimonia il successo della bufala per cui l’Italia avrebbe l’80% del patrimonio artistico mondiale. Abbiamo il più alto numero di siti UNESCO (55), gran parte dei quali di natura artistico-culturale, certo, ma ciò non si traduce nell’80% su scala mondiale, altrimenti al resto del mondo sarebbero toccate le briciole, cosa che, fortunatamente, non è, anzi siamo spinti a scoprire bellezze in ogni angolo del pianeta, sapendo bene di trovarle. 

Detto ciò, è vero che l’Italia non ha un turismo solo stagionale, proprio in virtù del suo patrimonio artistico, enogastronomico e manifatturiero – pensiamo alla moda nella città Milano, visitata anche per quello – ma la storia di poter vivere solo di turismo è pura fantascienza. Piaccia o no, i settori trainanti, oggi, sono la ricerca, le nuove tecnologie, e il settore green. Ecco perché dobbiamo assolutamente spendere bene i soldi che arriveranno dall’Europa, non bruciarli in piccole forme di assistenzialismo senza prospettive, e riconfigurare il turismo, a partire dal settore più fragile, quello immobiliare.

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Covid-19, Lavoro: via la responsabilità penale dell’azienda in caso di contagio

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 14:10

Uno “scudo penale Covid” per le aziende, ovvero: basta con la minaccia di assegnare la responsabilità penale al datore di lavoro, nel caso in cui un dipendente dovesse ammalarsi di covid. L’idea è inclusa nell’opera della task force di esperti guidata da Vittorio Colao, che sta cercando di delineare misure per sostenere il rilancio economico dell’Italia nei prossimi due anni, a seguito della crisi determinatasi con l’epidemia da Covid-19.

Chi è Colao e cosa vuole

Il comitato di esperti voluto dal governo e guidato dal manager Vittorio Colao – dirigente d’azienda italiano, amministratore delegato di Vodafone dal 2008 al 2018 – ha consegnato alla presidenza del Consiglio un documento di 121 pagine intitolato “Iniziative per il rilancio – Italia 2020-2022”, e che è stato ribattezzato “piano Colao”. È un elenco di 102 proposte che saranno ora prese in esame dal governo.

Perché cambiare

Si tratta di un’ipotesi caldeggiata da più parti: assegnare al datore di lavoro la “colpa” penale del contagio di un dipendente era una misura comoda, ma che va modificata. Incentivava sicuramente l’impresa a rispettare le norme di sicurezza (sanificazione periodica, utilizzo di dpi come mascherine, distanze di sicurezza tra dipendenti…) a prescindere da eventuali controlli, e riusciva anche a convincere i datori di lavoro a prolungare al massimo – ove possibile – lo smart working. Tuttavia, si tratta di una misura ingiusta, perché nessuno potrebbe dimostrare che un dipendente si sia ammalato in fabbrica, in ufficio o al bancone del bar, se è vero come è vero che in questo momento è ammissibile non solo andare a far la spesa, ma addirittura manifestare in piazza, fare un aperitivo in compagnia e spostarsi in tutta Italia e oltre.

Un freno alla ripartenza

Senza contare il fatto che il possibile riconoscimento quale infortunio sul lavoro del contagio da Covid-19, si legge nel rapporto Colao, “pone un problema di eventuale responsabilità penale del datore di lavoro che, in molti casi, si può trasformare in un freno per la ripresa delle attività. D’altro canto, per il lavoratore che è esposto al rischio di contagio per il tragitto che deve fare per andare al lavoro e per il permanere a lungo nel luogo di lavoro, magari a contatto con il pubblico, il trattamento del contagio quale infortunio garantisce un livello di tutela, per sé ed i propri famigliari, ben maggiore del trattamento di semplice malattia. Si tratta quindi di individuare una soluzione di compromesso che salvaguardi le due esigenze”.

Minimizzare l’aumento del costo del lavoro: soprattutto smart

Quello che sembrerebbe giusto fare – ma serve valutare se ci sono i fondi – è far pagare meno tasse al datore di lavoro, ovvero abbassare il costo del lavoro. Un’esigenza che l’Italia ha da tanti anni, ma che adesso diventa stringente. Le misure necessarie per rispettare i protocolli di sicurezza, anche il solo principio di distanziamento, ovviamente “comporta un aumento del costo del lavoro (indennità di turni, maggiorazioni per lavoro festivo), cosi come gli eventuali straordinari necessari per recuperare le produzioni perdute. Si tratta di intervenire, in via temporanea, per evitare o minimizzare questo aumento del costo del lavoro, senza incidere sulle maggiorazioni spettanti da contratto ai lavoratori”. Si potrebbe poi pensare di salvare capra e cavoli e incentivare in modo particolare la scelta del lavoro smart: ovvero, se tu, datore di lavoro, acconsenti a proseguire con il lavoro agile, avrai un ulteriore sgravio fiscale. Questo ridurrebbe il traffico di persone e il rischio per tutti.

Rispettare i protocolli di sicurezza azzera la responsabilità penale

Il rapporto Colao suggerisce poi che la certa applicazione delle norme di sicurezza da parte dell’impresa, la liberi dalle responsabilità. “Per quanto attiene al rischio di responsabilità penale, questo è fortemente ridotto laddove si preveda che l’adozione, e di poi l’osservanza, dei protocolli di sicurezza, predisposti dalle parti sociali (da quello nazionale del 24 aprile 2020, a quelli specificativi settoriali, ed eventualmente integrativi territoriali), costituisce adempimento integrale dell’obbligo di sicurezza di cui all’art. 2087 del codice civile.
Si evidenzia che essendo la materia della sicurezza sul lavoro, intesa come contenuto dell’obbligo di sicurezza, e quella relativa ai contratti, di competenza Statale esclusiva, è la legislazione nazionale che deve prevedere questo meccanismo, a garanzia dell’uniformità su tutto il territorio nazionale di una disciplina prevenzionale; … il datore che adempie all’obbligo di sicurezza, nei termini di cui sopra, non andrebbe incontro né a responsabilità civile né a responsabilità penale, pur in presenza di un eventuale riconoscimento da parte dell’Inail dell’infortunio su lavoro da contagio Covid-19″.

Infortunio neutro per l’azienda

“Peraltro si è già previsto che gli infortuni da contagio Covid-19 non vengano contabilizzati per l’azienda ai fini dell’andamento infortunistico, e quindi non hanno conseguenze sul piano dei premi assicurativi. Quindi il riconoscimento dell’infortunio sarebbe neutro per l’azienda”; … per quanto riguarda l’aumento del costo del lavoro per le misure organizzative, o recupero di produzione, si tratterebbe di introdurre una defiscalizzazione temporanea delle maggiorazioni, previste dai contratti collettivi, per indennità di turni aggiuntivi e lavoro festivo o notturno, introdotte per adottare i protocolli di sicurezza ed attuare il distanziamento. Così come anche per quegli straordinari richiesti per recuperare la produzione persa in questi mesi di blocco”.

Sostenere le spese extra delle aziende, riducendo le tasse

“Per quanto riguarda l’aumento del costo del lavoro per le misure organizzative, o recupero di produzione, si tratterebbe di introdurre una defiscalizzazione temporanea delle maggiorazioni, previste dai contratti collettivi, per indennità di turni aggiuntivi e lavoro festivo o notturno, introdotte per adottare i protocolli di sicurezza ed attuare il distanziamento. Così come anche per quegli straordinari richiesti per recuperare la produzione persa in questi mesi di blocco”.

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La famiglia Regeni tradita dal Governo

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 13:00

«Le navi e le armi che venderemo ad Al Sisi serviranno a perpetuare le violazioni dei diritti umani contro le quali abbiamo sempre combattuto».

E con questa frase dei genitori di Giulio Regeni potremmo chiudere l’articolo.

Meno di un anno fa, a ottobre, il Ministro degli Esteri del Conte 2, Luigi Di Maio, diceva a Paola e Claudio Regeni: «Per l’Italia è arrivato il momento di cambiare passo e atteggiamento nei rapporti con l’Egitto. Lo stallo con l’Egitto non è più tollerabile. Per noi la verità sull’omicidio di Giulio è una priorità che non può subire alcuna deroga».

Più che un cambiamento di passo ora sembra una giravolta: il governo ha dato il via libera alla vendita all’Egitto di due fregate Fremm, importanti navi militari costruite in Italia da Fincantieri.
Scrive Giuliano Foschini su Repubblica: “Una vendita delicatissima perché quelle navi erano destinate alla Marina militare italiana che, già nei mesi scorsi, aveva fatto trapelare tutto il suo disappunto per l’operazione. Delicatissima perché certifica un nuovo strettissimo legame politico e commerciale tra l’Italia il governo del Cairo, che mai in questi quattro anni ha collaborato per trovare i nomi dei sequestratori, torturatori e assassini di Giulio Regeni. E che il 7 febbraio ha arrestato lo studente egiziano dell’università di Bologna, Patrick Zaki. Che, ancora oggi, tiene in carcere”.

E sembra non sia finita qui, oltre alle due fregate un accordo prevede la vendita all’Egitto anche di pattugliatori navali, cacciabombardieri e aerei addestratori M346. Insomma, il governo egiziano è un ottimo cliente dell’industria bellica italiana.

“Ci sentiamo traditi. Ma anche offesi e indignati dall’uso che si fa di Giulio” dice ancora la famiglia Regeni. “Perché ogni volta che si chiude un accordo commerciale con l’Egitto, ogni volta che si certifica che quello di Al Sisi è un governo amico, tirano in ballo il nome di Giulio come a volersi lavare la coscienza. No, così non ci stiamo più”.

Verità per Giulio Regeni e libertà per Patrick, e un po’ di etica in più, signori del Governo. Pecunia olet, eccome.

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Murales in copertina a opera dell’artista Laika, comparso a Roma, in Via Salaria, a pochi passi dall’ambasciata egiziana.

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Ecobonus, voglio ristrutturare casa gratis con il 110% e comprare un’auto. Lo fai con me?

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 12:30

L’Ecobonus e il Sisma Bonus sono una grande opportunità. Lo Stato ti offre uno sconto fiscale maggiore di quanto spendi e questo sconto fiscale è cedibile. Il che vuol dire che, mettendosi d’accordo con la ditta che fa i lavori o con una banca, puoi ristrutturare senza spendere un euro. In parole povere il 10% in più di quanto spendi serve per pagare il costo del denaro anticipato.

Molti non ci credono ma non sarebbe la prima volta: nel 2007 un finanziamento simile del governo Prodi permise a più di 400mila famiglie e piccole imprese di realizzare un impianto fotovoltaico a costo zero. Noi di Alcatraz organizzammo un gruppo d’acquisto e costruimmo più di 450 impianti gratis.

Ovviamente non si tratta di un’operazione semplice ed è importante avere tecnici affidabili per evitare le trappole. È un’occasione enorme che muoverà molto denaro e ci saranno furbi che cercheranno di approfittarne.

Innanzitutto quindi stiamo cercando di informare le persone sul funzionamento di questi bonus. Informarsi è il primo passo.

Con Maurizio Fauri, docente di Ingegneria presso l’Università di Trento e con Giancarlo Merlino, dottore commercialista, che ci aiutarono per il fotovoltaico, abbiamo realizzato una videoconferenza.

Oggi, in attesa dei decreti attuativi, alcuni aspetti non sono ancora definiti, ma intanto è importante capire come funziona la procedura e sapere che i lavori che verranno finanziati con la detrazione fiscale cedibile dovranno essere fatturati dopo il 1° luglio, così ci si organizza per tempo.

Da questa videoconferenza è emerso l’interesse di molti per la creazione di un gruppo d’acquisto: ogni privato agisce in modo indipendente ma il gruppo d’acquisto concorda collettivamente con imprese e banche le modalità dei contratti e le condizioni economiche.

Durante la diretta abbiamo già risposto a decine di domande: i dubbi e i casi particolari sono parecchi. Abbiamo anche organizzato un sistema di consulenza a distanza per rispondere a domande più complesse per le quali i nostri commercialisti e ingegneri devono vedere la documentazione per capire esattamente la situazione. Se hai domande o hai interesse ad avere informazioni sugli sviluppi di questo progetto puoi scrivere a redazione@peopleforplanet.it.

Un gruppo d’acquisto anche per l’auto

Ormai devo anche cambiare la mia auto e ho pensato che se la compro insieme ad altri tutti insieme possiamo spuntare sconti notevoli. Ho scritto su Fb che se c’erano 100 persone interessate a comprare un’auto a gas, ibrida o elettrica, si poteva fare; mi hanno risposto in più di 200. Adesso si tratta di vedere che condizioni riusciamo a spuntare con le case produttrici; poi le persone decideranno se interessa. L’indirizzo al quale puoi scrivere per avere tutte le informazioni è sempre redazione@peopleforplanet.it.

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Foto di 272447 da Pixabay

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Guanti e mascherine hanno fatto la loro comparsa in mare

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 12:00

Ora il Mediterraneo si sta “arricchendo” di un nuovo genere di rifiuti: mascherine e guanti abbandonati che finiscono poi nel mare. La video – denuncia dell’associazione ambientalista Opération Mer Propre

Fonte: Operation Mer Propre

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Oms: contro il Covid-19 no ai guanti usa e getta. Meglio lavarsi (bene) le mani

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 10:03

“Quando fai spesa al supermercato proteggiti dal rischio di infezione da Covid-19 assicurandoti che le tue mani siano pulite e mantenendo la distanza fisica di almeno un metro dalle altre persone”. Sono questi i due consigli divulgati dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalla Fao (Food agricolture organization, l’agenzia delle Nazione Unite per l’accrescimento dei livelli di produttività agricola e il miglioramento della vita delle popolazioni rurali), in occasione della World food safety day 2020 che si è celebrata venerdì scorso (guarda qui). Dall’infografica pubblicata emerge che per proteggersi dal Covid-19 nei luoghi pubblici come i supermercati oltre al distanziamento fisico è raccomandabile l’installazione di distributori di gel igienizzanti per le mani, proprio per garantire un buon livello di pulizia.

L’uso dei guanti non viene citato

Dell’uso dei guanti usa e getta come misura precauzionale anti-Covid-19 neanche l’ombra. Già da tempo l’Oms aveva evidenziato in un apposito poster datato 9 marzo 2020 come indossare guanti monouso nella vita di tutti i giorni non sia una misura efficace di prevenzione contro il nuovo coronavirus, ma che lo sia invece “lavare regolarmente le mani”. L’igiene delle mani offre infatti “una protezione migliore dal contagio da Covid-19 rispetto all’indossare i guanti, poiché questi ultimi possono contaminarsi con il virus e se mentre vengono indossati ci si tocca il viso (naso, occhi, bocca), la contaminazione può passare dai guanti al viso, infettandoci”.

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Il problema non sono i guanti, ma l’uso scorretto che se ne fa

Il problema non è indossare i guanti in sé, che potrebbero costituire se ben utilizzati una barriera in più tra il nostro corpo e l’eventuale contatto con il virus. Il problema è l’uso che si fa dei guanti monouso – che siano in lattice, vinile o nitrile – spesso scorretto soprattutto quando affidato ai “non addetti ai lavori”, ovvero a individui comuni (e non sono pochi neanche i casi di utilizzo sbagliato da parte di personale esperto, come mostrano alcuni video comparsi nel web durante le settimane dell’epidemia da cui emerge che anche in ospedale medici e paramedici possano incappare in errori nell’utilizzarli e nel toglierli).

Falso senso di sicurezza

Diversi virologi ed infettivologi lo ripetono da settimane: indossare guanti monouso può indurre le persone a pensare che sia sufficiente per proteggersi dal virus infondendo un falso senso di sicurezza che porta a comportarsi in modo poco accorto. Chi porta i guanti spesso usa infatti le mani in modo meno oculato di quanto farebbe se non li indossasse, aumentando il rischio di esposizione alla contaminazione. Piuttosto costosi e in questo periodo di difficile reperibilità, i guanti usa e getta vengono poi spesso utilizzati in modo ripetuto, anche per più giorni, facendo sì che questi dispositivi di protezione diventino dei veri e propri ricettacoli di sporcizia.

I guanti monouso non sostituiscono l’igiene delle mani

A chi dei guanti usa e getta non vuole proprio farne a meno, gli esperti spiegano che anche indossando questi dispositivi è importante continuare a eseguire una frequente igienizzazione delle mani, lavandole con acqua e sapone o – quando non è possibile – con le soluzioni disinfettanti apposite (preparati idroalcolici, ad esempio) attualmente in commercio.

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Ricetta fai da te: spray per il corpo super rinfrescante

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 10:00

Un ottimo rimedio naturale da potarsi sempre nella borsa per difendersi dalla calura dei mesi estivi. Dal canale YouTube Natural Remedies, ecco come realizzare facilmente uno spray super rinfrescante 100% naturale. Cosa serve:

  • 4/5 foglie di basilico;
  • 1 cucchiaio di foglie di te verde;
  • Olio essenziale di menta piperita (in alternativa possiamo usare altre essenze rinfrescanti come per esempio la lavanda);
  • Olio di semi di vinacciolo (in alternativa, i migliori sostituti dell’olio di vinaccioli sono: l’olio d’oliva, l’olio di canola, l’olio di cocco, l’olio di mais, l’olio di sesamo, l’olio di cartamo e l’olio di girasole, che hanno un alto punto di fumo simile);
  • Contenitore spray.

Per un effetto antizanzare puoi aggiungere aggiungere due gocce di olio essenziali di eucalipto o geranio. (Due rimedi naturali fai da te contro le zanzare).

Fonte: Natural Remedies

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Si chiama Jackfruit e sa di porchetta, giubilo tra i vegani

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 08:00

Arriva dall’India ed è già molto diffuso in tutto il sudest asiatico, l’Australia, il Brasile e in alcuni paesi dell’Africa.

L’Artocarpus heterophyllus Lam – questo il nome scientifico – è il frutto più grande che cresce sugli alberi in natura, in italiano si chiama “giaca” e appartiene ad una pianta tropicale della famiglia delle Moracee.

Di forma ovale, pesa in media 30 chili con un diametro di 40 centimetri ma può arrivare anche a pesare 50 chili per una lunghezza di oltre un metro. La buccia è verde e la polpa gialla, ha semi grossi e carnosi che possono essere consumati solo se cotti mentre la polpa si può mangiare sia cotta che cruda.

La polpa cruda ha il sapore di un misto tra ananas, mela e mango, dolce e fresca e se la si cuoce ha un inconfondibile sapere di porchetta.

Oltre alle molte proteine contiene vitamina C, potassio, ferro e calcio, si può lavorare come il tofu o ridurlo in farina. Potete immaginare i molteplici usi che se ne può fare in cucina ma non solo: può essere utilizzato anche come tintura per capelli e come colla naturale.

In Italia è ancora di difficile reperibilità perché il prodotto fresco tende a marcire velocemente, lo si trova in scatola oppure in chips.

Non ci sono controindicazioni al suo consumo, però magari state lontano dagli alberi dove cresce, se vi cade un frutto in testa vi fa malissimo.

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Foto di Liliane Mey da Pixabay

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Biden supera Trump |Fase3, task force di Colao: turismo, cultura e tecnologia… e sanatoria per soldi in nero

People For Planet - Mar, 06/09/2020 - 06:25

Il Fatto Quotidiano: Il piano della task force di Colao consegnato a Conte. “Digitalizzazione dello Stato, rivoluzione verde e parità di genere i tre assi per trasformare l’Italia”;

Tgcom24: Ecco l’Italia 2.0 della task force di Colao “Puntare su turismo, cultura e hi-tech”  Sanatorie per evasori e una “mano” al 5g;

Il Sole 24 Ore: L’economia italiana vista dall’Istat: stima Pil 2020 -8,3%, nel 2021 +4,6%;

Il Mattino: Reddito di emergenza, quanto vale l’assegno: per 8 su 10 è di 640 euro. Fisco, giù terza aliquota Irpef e nuove detrazioni: la riforma allo studio Reddito di cittadinanza, chi sono i beneficiari che possono chiedere l’integrazione;

Corriere della Sera: Più di 3.000 italiani non possono sbarcare per colpa della pandemia Videoappello; 

La Repubblica: Coronavirus nel mondo, Oms: “Bene in Europa, ma a livello globale la situazione si aggrava“. Austria: a breve riapertura con l’Italia;

Il Giornale: Il flop della nave-quarantena;

Leggo: Azzolina, il videomessaggio per l’ultimo giorno di scuola: «Mai pensato a ragazzi chiusi in gabbie»;

Il Messaggero: Biden surclassa Trump nei sondaggi: il presidente Usa abbandonato dalle elettrici donne Riapre New York – Floyd, Minneapolis smantella il dipartimento di polizia Floyd, chi c’è dietro alle proteste? Le fake news (e qualche verità) su Soros, i russi e Trump;

Il Manifesto: In Libano torna la protesta, con scontri. E nel mirino ora c’è Hezbollah.

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