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Il Girotondo del Piccolo Principe

People For Planet - Dom, 03/29/2020 - 07:30
L’indovinello di oggi

Tu mi pianti ma io non cresco. Chi sono?

La soluzione dell’indovinello di ieri

Qual è lo sport che tiene più caldo?
(La soluzione: il Golf)

Girotondo

Poesia di Antoine de Saint-Exupéry
(da Il Piccolo Principe)

Vorrei con tutti i bambini del mondo
far un allegro e bel girotondo,
vorrei poter dar contento la mano
a chi è vicino e a chi è lontano.
E sempre insieme cantare,
prima di mettersi a studiare.
Ci vuol poco per stare in allegria
tutti quanti in compagnia.
Ci vuol poco per essere felici
e dappertutto avere tanti amici.

Cantiamo insieme

La Lumaca Elisabetta

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Foto di Gordon Johnson da Pixabay 

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Covid-19: da Milano 3 domande su cui vorremmo delle risposte

People For Planet - Dom, 03/29/2020 - 05:00

Siamo tutti consapevoli che quando si affronta un’emergenza non è il caso di fare polemiche ma di lavorare tutti nella stessa direzione, come i cittadini italiani del resto stanno facendo e continueranno a fare.

Sappiamo anche che quando l’emergenza sarà finita avremo il diritto/dovere di analizzare con attenzione perché siamo finiti in questa tragedia collettiva, cosa si dovrà fare perché non si ripeta e, perché no, se e di chi sono le responsabilità. Alcune cose sono già chiare da ora:

  •  bisogna ritornare ad uno Stato sociale che investa sugli aspetti essenziali e strategici (salute, ricerca, formazione). Tanto per citare solo un numero, secondo i dati Ocse, nel 2017 l’Italia poteva contare di 2,6 posti letto ICU totali ogni 1.000 abitanti, classificandosi al 19° posto su 23 paesi europei. E da allora la situazione è peggiorata… e risalire la china, al di là dell’emergenza, sarà necessario ma non breve.
  • …e disinvesta in settori non strategici (primo tra tutti le spese militari, lo Stato spende  500 euro all’anno dei soldi di ogni cittadino compresi i neonati, lo sapevi?). A proposito, l’indicazione dell’industria delle armi come “essenziale” contenuta al punto h) del DPCM non risulta modificata quindi le fabbriche di armi sono ancora aperte? Sembra proprio di sì! Il governo ha concesso ai produttori di armamenti di decidere autonomamente quali produzioni tenere aperte e quali no. Lo si legge nella comunicazione inviata alla “Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza” (AIAD) a firma del Ministro della Difesa Guerini e del Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli. 

Ci sono però cose che pensiamo forse si potrebbero fare subito per migliorare la situazione attuale e che ci permettiamo di suggerire alle autorità competenti.

1) Si possono requisire provvisoriamente le cliniche private per aiutare gli ospedali pubblici?

In Spagna già lo hanno fatto e giungono notizie che si accingono a farlo anche Svezia e Irlanda. Le cliniche private potrebbero diventare il luogo di ricovero di tutti i degenti afflitti dalle altre patologie, liberando i reparti degli ospedali pubblici che si potrebbero dedicare con più respiro alla questione coronavirus. Inoltre si separerebbero gli affetti da Covid-19 dagli altri malati e si ridurrebbe il problema del contagio negli ospedali (vedi tra gli altri il reportage del NYT da Bergamo)

2) Si possono requisire gli alberghi vuoti per ospitare gli anziani delle casa di riposo?

È ormai noto purtroppo che le case di riposo sono diventati luoghi di mattanza degli anziani ricoverati, si sentono appelli perché le famiglie li riportino a casa ma ovviamente questo spesso non è possibile, inoltre non sembra dal punto di vista della diffusione del virus una grande idea. Perché non utilizzare gli alberghi vuoti in questo periodo? Perché non utilizzarli anche per gli homeless, costretti per strada con il rischio di infettare sé e gli altri?

3) Si possono avere informazioni più chiare dalle autorità che ci aiutino a conoscere la situazione?

Non si tratta di soddisfare una curiosità ma di rispondere al diritto/dovere di ogni cittadino, in questa fase, di essere informato per poter partecipare attivamente alla gestione della crisi con numeri affidabili e analisi non abborracciate. Ascoltiamo con stupore il Presidente della Regione Lombardia Fontana dichiarare un giorno “sono molto preoccupato” dopo aver detto il giorno prima “la situazione sta migliorando” e il giorno dopo ripetere che sta andando meglio. Affidare queste valutazioni a chi ne capisce non sarebbe meglio? Siamo sorpresi che il Comune di Milano non comunichi il numero dei morti in città (ripeto, non sappiamo quante persone siano morte per coronavirus a Milano) e che il Sindaco Sala suggerisca di fornire i numeri del contagio non una volta al giorno ma ogni 3 o 4, quindi meno informazione, non di più. Esattamente l’opposto di quello che serve, non siamo mica persone incapaci a cui nascondere la realtà: si può avere una informazione accurata e di qualità?

Leggi anche:
Gli strani numeri del coronavirus nelle Regioni
Socchiudi Italia
Parchi chiusi e fabbriche di armi aperte
Covid-19: «Quando finirà? A giugno, ma…» Esclusivo: parla l’infettivologo

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Ore 12.00: 5 minuti di silenzio

People For Planet - Dom, 03/29/2020 - 00:05

Di lui abbiamo già raccontato: il «Poeta al telefono» lo abbiamo definito, perché più di due settimane fa ha pubblicato su Facebook il messaggio «Se qualcuno vuole chiamarmi al telefono per farsi due chiacchiere, sono a disposizione tutte le mattine dalle nove a mezzogiorno»

Un pensiero collettivo

E qualche giorno Franco Arminio ha lanciato un appello: oggi, domenica 29 marzo, a mezzogiorno spegniamo tutti i nostri cellulari, le televisioni e le radio, chiudiamo i nostri computer, e per 5 minuti osserviamo il silenzio.

Il silenzio come gesto simbolico di vicinanza a chi ha perso i propri cari senza poterli salutare, senza poter dire loro addio, e a chi è morto senza il saluto della sua comunità: «Abbiamo bisogno di un pensiero collettivo dedicato a tutte le persone che stanno morendo in questi giorni senza funerale», scrive sulla sua pagina Facebook.

Il suo appello è stato raccolto da tanti, tra i quali il capogruppo del Movimento cinque stelle alla Camera, Davide Crippa, che il 25 marzo a Montecitorio lo ha fatto suo, chiedendo l’adesione a tutto il Paese. Hanno risposto inoltre numerosi sindaci, l’associazione Borghi autentici, e tante associazioni di volontariato e culturali (tra cui Lucania Film Festival).

5 minuti di silenzio…

… durante i quali fare ciò che ci viene meglio. «Non saranno cinque minuti banali; – scrive Arminio – partecipare a un rito collettivo, anche se a casa propria, è un bel gesto di salute morale e credo sia interesse di chi ci governa, a livello centrale e locale, avere una popolazione coesa e attenta, rispettosa delle regole e vicina al dolore di chi ha perso i suoi cari.
Restare umani è un compito che non contrasta con quello di rimanere sani

Preghiera per i morti

Per celebrare la solennità di questo momento, Arminio ha scritto una poesia; ve la proponiamo.

Noi lo sappiamo che quando si muore
accade una cosa che dura un tempo infinito
e non possiamo accompagnare nessuno in questo tempo,
vuoto o pieno che sia.
Si resta qui sempre un poco stupiti
dal morire: si va a guardare chi è morto
stamattina sperando che non sia vero
e invece il morto è lì, morto come prima.
Vivere è pregare anche quando poco ci pensiamo,
preghiamo in pizzeria, durante un amplesso,
mentre ci allacciamo le scarpe, preghiamo
la vita di restare vita e di darci quel soffio
di tempo che non è il morire.
Noi preghiamo sempre
pure quando litighiamo, quando
portiamo rancore agli innocenti.
Non c’è nessuna vita al mondo
che non abbia un senso, un dono.
Il caso è azzurro e non è detto che la morte
sia nera. È solo la più strana
la più indecifrabile delle nostre gioie,
vediamo solo che comincia col silenzio,
un silenzio fermo da cui non esce niente,
un silenzio sigillato per sempre,
un silenzio che non si lascia scuotere.
Pregare per i morti
è quello che facciamo sempre,
senza saperlo, senza sapere
che forse noi stessi siamo
la preghiera che fanno i morti.
I vivi escono dal canto di chi non c’è,
dalla sguardo di chi non vede.

Fonte: https://www.facebook.com/franco.arminio.1

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Endometriosi: patologia cronica e invalidante. Ma solo per gli stadi più gravi

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 17:00

È una patologia tutta al femminile, poco conosciuta ma molto invalidante. Interessa circa 3 milioni di donne in Italia, ma il numero è quasi sicuramente sottostimato: questa cifra corrisponde infatti alle diagnosi effettuate e non tiene conto di tutte le donne che soffrono della malattia senza esserne consapevoli. La diagnosi di endometriosi è infatti purtroppo difficile da effettuare, e il più delle volte arriva dopo diversi anni dal momento in cui la paziente si rivolge ai medici per la prima volta: il ritardo diagnostico oggi è calcolato mediamente intorno ai 7 anni. Ecco perché il consiglio è di indirizzarsi, sin da subito, a centri specializzati: perché per questa malattia non esiste cura, e ottenere una diagnosi nel minor tempo possibile è fondamentale per scongiurare danni importanti a carico di organi vitali, migliorare la qualità di vita e prevenire l’infertilità, che è una delle conseguenze di questa patologia.

La marcia mondiale

Per far conoscere questa patologia oggi, 28 marzo, si sarebbe dovuta tenere la settima edizione della marcia mondiale contro l’Endometriosi, una camminata solidale per informare, sensibilizzare e creare consapevolezza. La manifestazione, come tutti gli altri eventi sportivi e di aggregazione, è però stata rimandata a data da destinarsi come misura cautelativa contro la diffusione del Covid-19.

Cos’è l’endometriosi

L’endometriosi è una patologia cronica che può interessare la donna già dalla prima mestruazione (menarca) e accompagnarla fino alla menopausa. È causata dalla presenza dell’endometrio (la mucosa che riveste la cavità uterina) in aree dove non dovrebbe essere presente. L’endometrio situato laddove non dovrebbe essere presente prende il nome di endometrio ectopico o tessuto endometriale ectopico.

Esistono due tipologie di endometriosi: l'”endometriosi interna“, che si verifica quando l’endometrio va a collocarsi in porzioni dell’utero non appropriate, ad esempio nel miometrio (che è lo strato muscolare della parete dell’utero compreso fra il perimetrio, che è lo strato connettivo più esterno, e l’endometrio stesso, che è il rivestimento più interno della cavità uterina), e l'”endometriosi esterna” o “endometriosi propriamente detta”, che si verifica quando il tessuto endometriale è presente al di fuori dell’utero e può andare a invadere gli organi pelvici (tube di Falloppio, ovaie, retto, vescica, ecc.) oppure strutture anatomiche al di fuori del bacino (vagina, vulva, polmoni, reni, ecc.).

Quante donne interessa

In Italia sono affette da endometriosi il 10-15% delle donne in età riproduttiva. Spesso è causa di infertilità, tanto che la patologia interessa circa il 30-50% delle donne con problemi di fertilità o che hanno difficoltà a concepire. Interessa soprattutto le donne nella fascia di età compresa tra i 25 e i 35 anni, ma può comparire anche in ragazze più giovani. La familiarità incide molto: le donne che hanno la madre o una sorella affette da endometriosi hanno un rischio di sviluppare la patologia sette volte maggiore.

Una malattia invalidante

Le donne con endometriosi soffrono di dolore mestruale, dolore durante i rapporti sessuali, dolore alla minzione e alla defecazione, a volte accompagnato dalla comparsa di sangue nelle urine o nelle feci. Il dolore può essere cronico e persistente e generalmente i sintomi si aggravano durante il periodo mestruale. Alcune donne lamentano stanchezza e colpi di calore che possono accentuarsi nel periodo mestruale, oltre a fenomeni depressivi.

Patologia cronica e invalidante (ma non sempre)

Nonostante sia una malattia che impatta notevolmente sulla qualità della vita, l’endometriosi è inserita nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti esclusivamente negli stadi clinici più avanzati (“moderato o III grado” e “grave o IV grado”) e il servizio sanitario nazionale riconosce esclusivamente a queste pazienti il diritto a usufruire in esenzione di alcune prestazioni specialistiche di controllo. A oggi si stimano circa 300.000 esenzioni (su 3 milioni di diagnosi complessive).

I campanelli d’allarme

Sin dalla più giovane età è molto importante sapere che i dolori mestruali e durante i rapporti sessuali non sono normali e non devono essere tenuti nascosti, rivolgendosi ai medici di medicina generale e ai ginecologi operanti sul territorio.

Leggi anche:
Endometriosi, vi spiego cos’è. E vi racconto la mia storia

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Messico: «Se sei ricco, sei a rischio per il coronavirus. Se sei povero no»

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 17:00
Conviene essere poveri

Secondo quanto riportano i media messicani il governatore di Puebla Miguel Barbosa ha dichiarato in una conferenza stampa che i poveri sono “immuni” a Covid-19, dato che i ricchi costituiscono la maggior parte di quelli infetti.

Ha affermato che dei 38 casi confermati di Covid-19 a Puebla, la maggior parte erano “persone benestanti”: «La maggior parte di quanti sono infetti sono persone benestanti, eh? Se sei ricco, sei a rischio. Se sei povero, no. Noi poveri siamo immuni”.

Il ragionamento di Barbosa per il virus che preferiva ospiti più ricchi era “perché viaggiano”.

Il suo messaggio era chiaramente volto a incoraggiare le persone meno abbienti a continuare a lavorare e a non disertare le fabbriche.

Dopo le polemiche che ne sono nate, la sua amministrazione ha eliminato dai social e dal suo sito Web il frammento di video che conteneva la sua dichiarazione ma la mossa non è riuscita impedire che l’affermazione si diffondesse su Internet e un certo numero di agenzie di stampa ha pubblicato il filmato integrale della conferenza stampa.

Per quanto riguarda lo status di Barbosa come uno dei “poveri”, la sua dichiarazione dei redditi suggerirebbe che non è tra questi. Possiede due case, una delle quali è valutata in 10 milioni di pesos (US $ 430.000) e tre veicoli con un valore stimato di oltre 2,5 milioni di pesos.

Il governatore ha anche dichiarato che i suoi incontri con gruppi di cittadini sono ancora programmati. “Continuerò fino a quando non avrò il coronavirus e poi continuerò anche dopo”, ha detto.

Il suggerimento del presidente messicano: «vivi la vita come al solito»

I commenti alle affermazioni del governatore di Puebla hanno suscitato polemiche in un Paese in cui quasi la metà della popolazione è povera e la maggioranza ha un lavoro nero.

Comunque riflettono la risposta quasi infastidita di molti politici messicani verso Covid-19, che minaccia di rovinare l’agenda del governo.

Il presidente del paese, Andrés Manuel López Obrador ha risposto con ottimismo alla crisi. Martedì ha detto ai giornalisti che il Messico avrebbe superato il “peggio” entro un mese.

López Obrador ha resistito a misure più rigide, come la quarantena e la chiusura dei confini, sostenendo che i poveri messicani non sono in grado di permettersi di non lavorare.

Il suo consiglio ai messicani è stato: “Vivi la vita come al solito”.

Secondo gli esperti il Messico è entrato nella seconda fase della pandemia di coronavirus e ne è iniziata la diffusione nella comunità. Finora ci sono stati sei morti nel paese su circa 500 casi accertati.

Covid-19 ha segnato un momento difficile per il Messico. L’economia è crollata nel 2019 e le previsioni per il 2020 indicavano una continua stagnazione anche prima della pandemia. López Obrador è salito al potere con una stragrande maggioranza nel 2018, ma recenti sondaggi suggeriscono che la sua popolarità sia in declino. Un sondaggio ha mostrato per la prima volta una valutazione di approvazione inferiore al 50%.

Gli analisti affermano che la pandemia è solo la più recente in una serie di crisi nel Paese, tra cui esplosioni di violenza dei trafficanti di droga e la crescente furia di parte dell’opinione pubblica per la sistematica violenza sulle donne.

Immagine di Ronald Cuyan

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Il Covid-19 ci racconta che anche la Terra è ammalata

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 13:10

Un lungo articolo di Alberto Castagnola, economista e ambientalista, pubblicato da Comune-info.net  cerca di fare il punto sul perché il Covid-19 è un segnale da cogliere per cambiare rotta.

Deforestazione, inquinamento, polveri sottili, distruzione degli habitat animali stanno creando un forte disequilibrio tra uomo e natura e lì cominciano i guai seri.

Scrive il giornalista: “Dal 1940 centinaia di virus patogeni sono apparsi o riapparsi in aree in cui spesso non si erano mai visti prima, come quello dell’immunodeficienza umana (HIV), dell’Ebola in Africa occidentale, dello Zika nel continente americano.

“Circa il 60% è di origine animale, e due terzi provengono da animali selvatici. Quando sono al loro interno non sono dannosi. Il problema nasce quando con la deforestazione, l’urbanizzazione e l’industrializzazione diamo a questi microbi i mezzi per arrivare fino al corpo umano e adattarsi”.

L’inquinamento aiuta i virus

Castagnola si avvale di uno studio SIMA, Università di Bologna, Università di Bari, “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione”.

 Lo studio cita una serie di situazioni in paesi diversi dove è stata analizzata questa correlazione e poi fornisce alcuni esempi di recenti verificatisi in Italia durante la pandemia di coronavirus. Sono stati raccolti per ogni provincia italiana i dati relativi alla presenza di particolato e i dati relativi ai casi di infetti da Covid-19 nei mesi di febbraio e marzo 2020 e dal loro confronto emerge “una correlazione diretta tra il numero di casi e lo stato dell’inquinamento da PM10 dei territori”.

Possiamo guarire il Pianeta?

“E’ sicuramente troppo presto per formulare proposte basate su analisi lucide” scrive Castagnola “Ma si possono indicare delle prime idee, sotto un profilo più istituzionale ed economico, che emergono dai dati qui presentati e che devono quindi in ogni caso essere riviste e rielaborate in termini scientifici, tecnici e professionali”.

Sono molte le indicazioni date dall’articolo, tutte fattibili con un po’ di buon senso, la prima fra tutte è il rendersi conto che la pandemia da coronavirus non è un caso.

Qui per leggere il lungo e leggibilissimo articolo di Alberto Castagnola.

Leggi anche:
Origine del Covid-19: Perché le relazioni uomo-animale devono cambiare
Covid-19: lo smog collegato alla mortalità in Lombardia
Pesci a Venezia e delfini a Cagliari: la natura non è in quarantena, anzi
Covid-19, l’origine in smog, clima, deforestazione

Foto di skeeze da Pixabay

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Quanto della tua salute dipende da come fai lavorare il cervello?

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 11:00

Quarant’anni fa, vicino a Wuxi, Cina, seduto su una panchina dalla quale si poteva ammirare lo splendido lago e un’assurda piscina con falso colonnato greco, costruita da un inglese con grave turbe psichiche, ascoltavo un amico neurologo, che mi raccontava la storia di un suo strano paziente.

Quest’uomo soffriva di una grave malattia degenerativa della muscolatura. Ma aveva stupito i medici perché, nonostante il malanno, continuava a camminare e a muoversi, vent’anni dopo la manifestazione iniziale del male. Quel che affascinava il medico era che quest’uomo era riuscito a contrastare la malattia allenando muscoli “secondari” in modo da mantenere la mobilità. Camminava in modo un po’ inconsueto, ma camminava.

Quel discorso non si svolgeva per caso a Wuxi, entrambi eravamo incuriositi dal gran numero di anziani che all’alba se ne stavano immobili, in posizioni strane, nelle piazze e nei parchi, a volte in gruppi molto numerosi. Se restavi a osservarli ti rendevi conto che non erano del tutto immobili. Si muovevano ma molto, molto lentamente. Solo tempo dopo scoprii che stavano eseguendo i movimenti del Tai Ci, una specie di yoga cinese là praticato spesso in modo diverso da quel che poi vidi fare in Italia. La differenza sta proprio nell’estrema lentezza che sfiora l’immobilità. Il sospetto del neurologo era che esistesse un nesso tra quel che il suo paziente faceva per contrastare la degenerazione muscolare e queste tecniche di movimento praticate con grande soddisfazione in Cina soprattutto dagli anziani per mantenere il corpo elastico e lenire problemi di artrite, cattiva circolazione, pressione alta. Una tecnica antichissima inizialmente adottata dai guerrieri per velocizzare la guarigione di ferite e contusioni attivando il potere rigenerativo dell’ascolto e dell’aumento del nutrimento portato dal sangue alle cellule attraverso il miglioramento della circolazione sanguigna capillare (e forse anche grazie ad altri meccanismi dei quali parleremo in seguito).

Mi appassionai a questa disciplina e iniziai a praticarla da autodidatta scoprendo che il movimento rallentato determina una serie di reazioni nel corpo molto interessanti. Muovendo una parte del corpo al rallentatore si ottiene entro un minuto o poco più una sensazione di caldo, o di aumento di peso o di formicolìo. Queste sensazioni dipendono dal fatto che il movimento rallentato provoca la tonificazione muscolare, le contratture si sciolgono e quindi il sangue scorre meglio nei capillari, dando la sensazione di caldo… Tempo dopo seguii un corso di Ci Cung (una specie di Tai Ci) con un maestro cinese che insisteva su un punto: perché il movimento sia efficace, mentre lo fai devi ascoltare la sensazione che ti procura e visualizzare i movimenti mentre li esegui.

L’approccio al benessere proposto dal Tai Ci è molto originale

Potremmo definirlo un sistema “mentale” ma esso non assomiglia a quel che comunemente definiamo “l’aspetto mentale di una malattia”. Non è incentrato sui meccanismi psicologici o psicanalitici, non tira in ballo il complesso di Edipo e la depressione… Ma non è neppure un sistema che si occupa del corpo e dei muscoli attraverso il semplice allenamento.

L’ambito di azione riguarda il modo in cui la mente interagisce con il movimento. Il movimento rallentato è efficace perché per ottenerlo DEVI entrare in uno stato di ascolto del tuo corpo molto particolare. In questo stato di coscienza induci non solo la tonificazione della muscolatura irrazionale (altrimenti detta profonda oppure emotiva), cambi anche il modo in cui la mente ascolta le sensazioni. Questo cambiamento aumenta notevolmente la tua capacità di ascolto: è come se tu alzassi il volume delle sensazioni che il tuo corpo vive. L’ascolto delle sensazioni nella nostra cultura non è considerato essenziale per il benessere.

Si tratta di uno strumento di autocura potente.

Ascoltare in modo rilassato le sensazioni dentro di te dà beneficio innanzi tutto perché, come ormai molte scuole di pensiero propongono, se la mente ascolta il corpo si facilita la capacità del corpo di autocurarsi. L’ascolto aiuta il nostro incredibile sistema di autoregolazione fisiologica a “individuare” squilibri e disfunzioni e quindi correggerle. L’idea è che le sensazioni interne permettano ai diversi “dipartimenti” del nostro organismo di segnalare al “sistema di controllo centrale” che cosa non va; se una persona non ascolta le sensazioni non permette che i messaggi che esse contengono raggiungano la mente e che la mente possa decodificarli, effettuare una diagnosi del problema e quindi attivare una risposta adeguata (ad esempio secernendo ormoni utili all’uopo).

Questo discorso per molti occidentali è privo di sostanza e sono rari i medici che contemplano questo approccio con gli assistiti, siano essi terapeuti regolari o alternativi.

In questi 40 anni mi sono dedicato a esplorare questo territorio e ho scoperto parecchie cose interessanti.

Ad esempio, un’antica tecnica che si basa sul pensare un movimento, visualizzarlo, senza compierlo realmente. Se mi fa male il gomito non è il caso di muoverlo né velocemente né lentamente. Ma posso ottenere gli stessi effetti che mi procura il movimento rallentato anche soltanto pensando di muoverlo: sento che il mio gomito si scalda! (E quindi ho migliorato la circolazione).

Si tratta di un meccanismo curioso che ha forse a che fare con i neuroni specchio. Quando guardo una persona compiere un’azione (sorridere, correre ecc) si attivano nella mia mente le stesse zone che si attiverebbero se fossi io a compiere quell’azione. E questo vale sia a livello muscolare che emotivo: le persone che sono tranquille e soddisfatte “trasmettono” un senso di tranquillità e soddisfazione.

Questo è lo sconfinato terreno delle emozioni e dell’empatia che solo recentemente la scienza ha iniziato a esplorare (ricordo il poderoso lavoro svolto fin dagli anni ’80 dal dottor Ruggeri e dalla dottoressa Fabrizio docenti all’Università La Sapienza di Roma).

Non ho elementi scientifici per dire quanto ascoltare le sensazioni e visualizzare i movimenti sia efficace dal punto di vista clinico. Sicuramente si tratta di un’esplorazione del SÉ che mi ha arricchito e che mi ha dato benefici dal punto di vista fisico. Ben mi guardo qui da proporre queste esplorazione come un medicamento miracoloso, credo piuttosto che si tratti di una interessante pratica che può essere di supporto e completamento per terapie specifiche. Ma i confini dell’efficacia della pratica dell’autoascolto e della visualizzazione non sono ancora stati segnati…

N.B.: Propriocezione è la parola tecnica che indica l’ascolto di sé, l’hanno inventata perché nella nostra lingua non vi è una parola che indica l’ascolto del proprio corpo e questo la dice lunga sulla censura che la nostra cultura pratica sulle percezioni e quindi sull’ascolto delle sensazioni emotive… A scuola ci hanno insegnato che i sensi sono 5, ma a medicina insegnano che sono 6…

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Foto di Gianni Crestani da Pixabay

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Creare un acchiappasogni fai da te (video)

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 10:00

L’acchiappasogni è uno strumento che trova le sue origini nelle tribù indigene Cheyenne e Lakota. Nelle tribù indiane e americane l’acchiappasogni veniva posto fuori dalle tende come elemento di distinzione, riconoscimento sociale e per informare riguardo alla professione praticata.

Ogni oggetto si differenziava nei colori, nelle piume e per la disposizione delle “perline” all’interno della trama di fili, elementi che variavano a seconda di chi doveva rappresentare.

L’acchiappasogni nella cultura occidentale: oggi si attribuisce a questo oggetto la capacità di allontanare gli incubi e favorire un sonno sereno. Si pensa siano dotati di particolari poteri e influenze magiche in grado far avverare i sogni lieti e aiutare la crescita spirituale del possessore.

L’acchiappasogni classico è composto da:

  • un cerchio esterno in legno flessibile che rappresenta il ciclo della vita e l’universo;
  • una rete con perline, che trattiene i sogni negativi i quali svaniscono con le prime luci del mattino lasciando i sogni positivi liberi di fluire;
  • le piume, che secondo la leggenda Cheyenne simboleggiano l’aria e il volo degli uccelli.

Ecco come realizzare il tuo acchiappasogni a casa, il video di Naki:

Fonte: Naki

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Esiste un vaccino per il Coronavirus?

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 09:00

Intervista a Michelangelo “Butac” Coltelli, fondatore di “Bufale un tanto al chilo” che ci svela altre fake news che girano in rete sul Covid-19.

Per vedere la prima parte clicca qui

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Tutte le notizie sul Covid-19

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Coronavirus: muoiono anche i giovanissimi. Il Papa prega nella piazza vuota e Mattarella sprona UE

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 07:15

Corriere della Sera: Papa Francesco prega nella piazza vuota «Dio, non lasciarci nella tempesta» Foto – Un’immagine che entrerà nella Storia;

Tgcom24: Oltre 25mila vittime nel mondo, più di 100mila casi negli Usa;

Repubblica : Spagna, 769 morti in 24 ore. Francia prolunga chiusura fino a 15 aprile. Oms: allarme per Africa;

Il Giornale: (Italia ndr.) 969 morti in un giorno. È il bilancio peggiore dall’inizio dell’epidemia;

Il Messaggero: Muoiono anche i giovani, è allarme Francia in lutto per la 16enne Julie – Londra, Chloe perde la vita a 21 anni;

Il Manifesto: Il bazooka di Mattarella: «L’Europa capisca o è tardi»;

Il Fatto Quotidiano: Il fuorionda (Mattarella) – Il gesto della mano tra i capelli: “Il ciuffetto? Eh… non vado dal barbiere neanche io”;

Il Mattino: Il Covid-19 era in Italia da gennaio, prima che emergessero i casi di Codogno;

Leggo: Scuole chiuse per coronavirus, quando si riapre? Il ministro Azzolina: «Si andrà oltre il 3 aprile»;

Il Sole 24 Ore: Borse, venerdì negativo ma settimana di rimbalzi: Milano +7%, Wall Street +13% – Bce alle banche: niente cedole fino a ottobre – Quanto hanno guadagnato i ribassisti.

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La sveglia è birichina!

People For Planet - Sab, 03/28/2020 - 06:30
L’indovinello di oggi

Qual è lo sport che tiene più caldo?
(La soluzione domani)

La soluzione dell’indovinello di ieri

Al mattino tutti mi abbandonano ma di notte dormono sempre con me. 
(Soluzione: il letto)

Amico albero

Le mie radici scendono giù
sotto la terra sempre di più.
Mi prendo l’acqua, mi nutro da qui
e resto fermo, fermo così!

Guarda il mio fusto che mi sostiene,
quant’è robusto, sto proprio bene!
È tutto legno, tocca anche tu,
sopra è la chioma, guarda lassù.

Nato da un fiore, che poi è un frutto
dal frutto al seme e questo è tutto.
Il seme piantato mi ha dato la vita
e sono un albero, è una storia infinita!

(D. Olioso)

Cantiamo insieme

La sveglia birichina

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Foto di Sarah Richter da Pixabay

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Il NYT: «Bergamo, il cuore nero dell’epidemia di coronavirus più mortale del mondo»

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 20:00

Il NYT pubblica una serie di testimonianze tra cittadini e operatori sanitari che raccontano il dramma che stanno vivendo. Di seguito la traduzione di ampi stralci dell’articolo di Fabio Bucciarelli (immagini) e Jason Horowitz (testo)

La “partita zero”

Le strade di Bergamo sono vuote. Come in tutta Italia, le persone possono uscire di casa solo per cibo, medicine e lavoro. I negozi e le scuole sono chiusi. Non c’è più chiacchiericcio negli angoli o nei bar.

Ma ciò che non si ferma sono le sirene

“A questo punto, tutto ciò che senti a Bergamo sono le sirene”, ha detto Michela Travelli. Ancora il 7 marzo, suo padre, Claudio Travelli, 60 anni, guidava un camion per la consegna di cibo in tutto il nord Italia. Il giorno successivo ha sviluppato febbre e sintomi simil-influenzali. Sua moglie aveva avuto la febbre negli ultimi giorni, e così ha chiamato il medico di famiglia, che gli ha detto di prendere un comune farmaco per ridurre la febbre e riposare.

Per gran parte del mese precedente, le autorità italiane avevano inviato messaggi contrastanti sul virus.

Il 19 febbraio, circa 40.000 persone di Bergamo hanno viaggiato fino a Milano per assistere a una partita di calcio di Champions League tra l’Atalanta e la squadra spagnola del Valencia. (Il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, questa settimana ha definito la partita “un forte acceleratore di contagio”.) Il signor Travelli e sua moglie non hanno preso sul serio la minaccia del virus allora, ha detto la figlia, “perché non era segnalato come una cosa grave. “

La storia del signor Travelli

Dopo di allora il signor Travelli ha accusato sintomi influenzali che il suo medico curante gli ha suggerito di curare con i soliti farmaci.

Ma il signor Travelli non riusciva a combattere la febbre.

Venerdì 13 marzo ha avvertito una pressione insopportabile sul petto e ha sofferto di problemi di respirazione. La sua temperatura è aumentata e la famiglia ha chiamato un’ambulanza. La squadra dell’ambulanza lo ha trovato con bassi livelli di ossigeno nel sangue ma, seguendo i consigli degli ospedali di Bergamo, gli ha raccomandato di rimanere a casa. «Hanno detto: ‘Abbiamo visto di peggio, e gli ospedali sono come le trincee di una guerra’», racconta ora la figlia.

Un altro giorno a casa ha portato a una notte di colpi di tosse e febbre. Domenica, il signor Travelli si è svegliato piangendo, dicendo: “Sono malato. Non ce la faccio più” racconta ancora la figlia.

Questa volta, all’arrivo dell’ambulanza, le sue figlie, entrambe con indosso guanti e maschere, hanno impacchettato una borsa con due paia di pigiami, una bottiglia d’acqua, un cellulare e un caricabatterie. I suoi livelli di ossigeno erano ancora scesi.

Gli operatori della Croce Rossa lo hanno portato via in ambulanza.

Travelli è finito nel vicino ospedale Humanitas Gavazzeni, dove, dopo un falso test negativo, è risultato positivo al virus. È ancora vivo.

“Papi, sei stato fortunato perché hai trovato un letto, ora devi combattere, combattere, combattere”, gli ha detto sua figlia Michela in una telefonata, la loro ultima prima che fosse dotato di un casco per facilitare il respiro. “Era spaventato”, ha detto. “Pensava di morire.”

Nel frattempo, la signora Travelli ha dichiarato di essere stata messa in quarantena e di aver perso il senso del gusto per il cibo, una lamentela frequente tra le persone senza sintomi ma che hanno avuto uno stretto rapporto con portatori del virus.

La quotidianità dell’equipaggio di un’ambulanza

L’equipaggio dell’ambulanza che aveva trasportato il signor Travelli aveva iniziato presto quella mattina.
Alle 7.30 del mattino si erano incontrati i tre volontari della Croce Rossa per assicurarsi che l’ambulanza fosse certificata come pulita e rifornita di ossigeno. Si erano spruzzati l’un l’altro i disinfettanti e avevano disinfettato i loro cellulari.
Dopo la sanificazione, la signora Vallati e i suoi colleghi aspettano che suoni un allarme nella loro sede. Non ci vuole mai molto.
Indistinguibili l’uno dall’altro nelle bianche tute indossate sulle loro uniformi rosse, i membri dell’equipaggio entrano nelle case con le bombole di ossigeno.

Uno dei maggiori pericoli per i pazienti con coronavirus è l’ipossiemia, cioè  l’ossigeno nel sangue basso. Le letture normali sono comprese tra 95 e 100 e i medici si preoccupano quando il numero scende al di sotto di 90.

La signora Vallati ha detto di aver trovato pazienti con coronavirus con letture di 50. Le loro labbra sono blu. Le loro punte delle dita diventano viola. Prendono respiri rapidi e superficiali e usano i muscoli dello stomaco per tirare l’aria. I loro polmoni sono troppo deboli.
In molti degli appartamenti che visitano, i pazienti stringono piccoli serbatoi di ossigeno che vengono acquistati con una prescrizione medica da parte dei membri della famiglia. Si sdraiano nel letto accanto a loro. Mangiano con loro al tavolo della cucina. Guardano la tv assieme e li contagiano sui loro divani.

Il 16 marzo Antonio Amato si sedette sulla lettiga tenendo in mano la sua bombola d’ossigeno mentre i suoi figli, distanziati per paura del contagio, lo salutavano con la mano dall’altra parte della stanza.

Sabato scorso la signora Vallati si è trovata nella camera da letto di un uomo di 90 anni. Ha chiesto alle sue due nipoti se avesse avuto contatti con qualcuno che aveva il coronavirus. Sì, dissero, il figlio dell’uomo, il padre, che era morto mercoledì. La nonna, le dissero, era stata portata via venerdì ed era in condizioni critiche.

In un altro recente tour nella Val Seriana altamente infetta, ha detto Vallati, hanno preso una donna di circa 80 anni. Il marito ha chiesto di baciarla. Ma la signora Vallati gli ha detto che non poteva, perché il rischio di contagio era troppo alto.

Il virus e gli ospedali

Mentre alcuni di quelli sospettati di infezione vengono portati negli ospedali, gli stessi ospedali non sono luoghi sicuri. I medici bergamaschi hanno scoperto per la prima volta il coronavirus presso l’ospedale Pesenti Fenaroli di Alzano Lombardo. A quel punto, dicono, era già presente da tempo, mascherato da polmonite ordinaria, e ha infettato altri pazienti, medici e infermieri. La gente lo ha portato fuori dall’ospedale e in città, fuori città e nella provincia. I giovani lo hanno passato ai loro genitori e nonni. Si è diffuso in sale da bingo e nei bar.

Il sindaco di Bergamo, Gori, ha parlato di come le infezioni stiano devastando la sua città e messo in ginocchio il sistema sanitario. I medici stimano che 70.000 persone nella provincia abbiano il virus. Bergamo ha dovuto inviare 400 salme in altre province, regioni e paesi perché lì non c’è posto per loro.

“Se dobbiamo identificare una scintilla del virus “, ha detto il sindaco, “è stato l’ospedale”.

La denuncia dei medici di Bergamo

Un gruppo di medici di un ospedale di Bergamo ha scritto in una rivista medica associata al New England Journal of Medicine che “stiamo imparando che gli ospedali potrebbero essere i principali portatori di Covid-19” e “poiché sono rapidamente popolati da pazienti infetti, facilitano la trasmissione a pazienti non infetti. “

Le ambulanze e il loro personale vengono infettati, hanno detto, ma forse gli equipaggi non mostrano sintomi e diffondono ulteriormente il virus. Di conseguenza, i medici hanno sollecitato l’assistenza domiciliare e le cliniche mobili per evitare di portare le persone in ospedale se non assolutamente necessario.

L’ossigeno scorre ovunque negli ospedali lombardi e gli operai spingono costantemente carrelli di attrezzature nei corridoi. All’esterno è parcheggiata un’autocisterna piena di ossigeno. I pazienti vengono stipati accanto agli armadietti di alimentazione e nei corridoi.

I morti e le esequie

Tante persone stanno morendo così rapidamente che le camere mortuarie dell’ospedale e le pompe funebri non riescono a tenere il passo. “Accogliamo persone decedute dalla mattina alla sera, uno dopo l’altro, costantemente”, ha detto Vanda Piccioli, che gestisce una delle ultime onoranze funebri rimaste aperte. Altri hanno chiuso a causa di impiegati malati, alcuni in terapia intensiva.

La signora Piccioli racconta che un membro del suo staff è morto di virus domenica. Ha pensato di chiudere ma poi ha deciso che avevano la responsabilità di andare avanti, anche con il terrore costante di infezione e il trauma emotivo.

Ha detto che il suo staff ha spostato quotidianamente 60 corpi infetti, dagli ospedali Papa Giovanni e Alzano, dalle cliniche, dalle case di cura e dagli appartamenti. “È difficile per noi ottenere maschere e guanti”, ha detto. “Siamo una categoria nell’ombra”.

Il servizio completo è disponibile del New York Times è disponibile a questo indirizzo

Nella foto: Bergamo – Immagine di Mattia Bericchia

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Il Mater-Bi biodegradabile per la pacciamatura biologica

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 18:00

Questa certificazione ha lo scopo di poter garantire a tutti gli agricoltori e utilizzatori professionali prodotti, come i teli per la pacciamatura, ovvero per ricoprire i terreni intorno alle coltivazioni, che, oltre a rispettare la normativa vigente sui mezzi tecnici ammissibili in agricoltura biologica, siano compatibili con l’ambiente e rispondano a requisiti tecnici ed etici di sostenibilità.

Cos’è la pacciamatura

La pacciamatura è la pratica agronomica con cui è possibile prevenire la crescita delle erbe infestanti, isolare le radici delle piante dalle basse temperature e anche evitare l’evaporazione acquea troppo veloce; viene in genere realizzata ricoprendo il suolo libero attorno alle colture con materiale naturale o plastico.

Rispetto alle soluzioni naturali, il materiale plastico realizza una copertura maggiore rispetto agli sbalzi termici stagionali e agli infestanti, ma ovviamente deve essere poi rimosso e costituisce un rifiuto.

I teli in Mater-Bi di Novamont che hanno ottenuto la certificazione AIAB sono dunque utilizzabili per le coltivazioni biologiche e non devono essere rimossi alla fine del loro impiego. È stato sperimentato, con ottimi risultati agronomici, che il telo è utilizzabile in diverse condizioni ambientali e su colture con cicli diversi; inoltre, grazie alla biodegradabilità in suolo ad opera dei microorganismi naturalmente presenti, non necessita di essere recuperato e smaltito al termine del ciclo colturale.

Quali altri vantaggi ambientali hanno questi teli

Inoltre, Novamont, AIAB e Bioagricert (organismo di controllo e certificazione delle produzioni biologiche) hanno messo a punto uno standard specifico che prevede che i teli per la pacciamatura per l’agricoltura biologica abbiano il massimo contenuto di materia prima rinnovabile, che siano derivati da fonti naturali rinnovabili e NON OGM.

Questo significa che il materiale e il telo non devono contenere tracce di DNA ricombinante, e che le materie prime devono essere caratterizzate da opportune attestazioni NON OGM che garantiscano la totale biodegradabilità in suolo, in conformità con lo standard europeo di riferimento UNI EN17033: questo standard implica la verifica degli aspetti rilevanti d’uso e di fine vita (valutazione di come può essere riutilizzato, rimpiegato o riciclato come rifiuto) e l’assenza di qualunque effetto tossico per l’ambiente.

I quantitativi di plastica evitati e la preservazione del suolo

In Europa vengono utilizzate annualmente circa 85.000 tonnellate di teli plastici per pacciamatu­ra per una superficie totale di 460.000 ettari. I teli per pacciamatura in plastica tradizionale (non biodegradabile) oltre a dover venire rimossi dal campo al termine del ciclo di coltivazio­ne, si trovano spesso contaminati da residui colturali che possono incremen­tare il peso del 65% rispetto al telo nuovo.

Rimuovendo il telo vengono rimossi anche terreno e sostanza organica (SOM) con­tenuta nel suolo; stimando che una percentuale pari all’1,2 % di sostanza organica venga rimossa con questa operazione in un anno, si arriva ad una quantità di 1.800 tonnellate di SOM rimossa ogni anno. Scegliere di utilizzare i teli agricoli biodegradabili in suolo significa anche contrastarne il degrado, ed evitare la contaminazione con plastiche non biodegradabili.

«I suoli sono una risorsa non rinnovabile sempre più fragile e minacciata da una gestione insostenibile, dall’inquinamento e dalla progressiva desertificazione. Per contrastare questo fenomeno, la nostra ricerca da sempre ha lavorato allo sviluppo di prodotti che contribuiscano a preservare la fertilità e la funzionalità del suolo”, ha dichiarato Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont.

Infine, i teli di pacciamatura certificati biodegradabili in suolo in MATER-BI possono essere considerati uno strumento per rispondere agli obiettivi dello sviluppo sostenibile (OOS/SDGs – Sustainable Development Goals) delineati dalle Nazioni Unite per il territorio, l’ambiente e la società quando impiegati nelle tecniche di coltivazione.

Altre fonti:
LaStampa.it
Novamont.com

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Perché la benedizione “Urbi et Orbi” di Papa Francesco è un atto unico nella storia

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 17:02

C’è grandissima attesa tra i fedeli, e non, di tutto il mondo per l’appuntamento di preghiera universale di oggi, venerdì 27 marzo 2020 ore 18.00, proposto direttamente da Papa Francesco in occasione dell’Angelus e ribadito, in seguito, all’udienza generale di mercoledì 25 marzo.

Dal sagrato di una piazza San Pietro vuota di fedeli, Papa Francesco, presiederà un momento di preghiera della durata di circa un’ora e mezza al cui termine impartirà la benedizione ‘Urbi et Orbi‘, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria.

Nei pressi del cancello centrale della Basilica vaticana saranno collocati: l’immagine della Salus Populi Romani e il crocifisso di legno del XV secolo conservato a San Marcello al Corso, “miracolosamente” scampato a un incendio che distrusse la chiesa nel 1519 e portato poi in processione nel 1522 per invocare la fine di una pestilenza che colpì Roma.

Cos’è la benedizione “Urbi et Orbi”?

La benedizione in questione è un atto che nessun altro vescovo può realizzare e che il Papa impartisce solo in tre occasioni: alla sua elezione al soglio pontificio, a Natale e a Pasqua. Per questo, ad oggi, possiamo affermare che quanto accadrà sarà un atto senza precedenti, unico nella storia. 

Secondo tradizione teologica cattolica, la benedizione “Urbi et Orbi”, locuzione latina che significa “a Roma e al mondo“, concede la remissione delle pene dei peccati già perdonati, ovvero un’indulgenza plenaria in base alle condizioni stabilite dal Diritto Canonico ed esplicitate dal Catechismo.

Tutti i fedeli sono invitati ad unirsi spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. L’evento sarà trasmesso in diretta mondovisione su Rai Uno e Tv2000 (canale 28 Dtt e 157 Sky) e potrà essere seguito in più lingue sulla Radio Vaticana.

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Sospese le guerre per pandemia

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 16:34

Trovare il lato positivo di questa pandemia è veramente difficile ma questo lo è senz’altro: proclamato il cessate il fuoco in diversi Paesi in guerra come Filippine, Camerun, Yemen e Siria.

Sicuramente non ci sperava nemmeno Antonio Guterres quando lunedì scorso aveva lanciato un appello affinché fosse proclamato un cessate il fuoco mondiale per proteggere i civili dal covid-19.

E invece scrive Repubblica: “In un Paese in guerra dopo l’altro, le diverse fazioni ribelli e gli eserciti governativi contro cui combattono sono giunti a un accordo di pace temporanea per difendersi da un’altra aggressione, più subdola e potenzialmente altrettanto mortifera, quella della pandemia virale”.

E adesso speriamo che finita l’urgenza da coronavirus questi Paesi si accorgano che la pace è meglio.

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Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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Covid-19, Boris Johnson positivo, tutta Westminster in allerta

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 15:03

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, è positivo al test del coronavirus e mostra “sintomi lievi”. In un video pubblicato su Twitter, Johnson ha confermato di aver sviluppato “febbre e tosse persistente” nelle ultime 24 ore. Johnson, 55 anni, ha spiegato di essere in isolamento e di lavorare da casa. La notizia colpisce particolarmente non solo per l’alto numero di contagiati all’interno del Parlamento Uk, che probabilmente saliranno visto che Johnson era presente fino a due giorni fa, ma soprattutto per la scarsa importanza che il leader aveva dato alla pandemia in un primo momento, annunciando addirittura che nessuna misura di contenimento sarebbe stata presa, con la storica frase: “Abituiamoci a perdere i nostri cari”.

Tutta Westminster colpita

Boris Johnson è stato in stretto contatto con il team di medici e ricercatori che gestiscono l’emergenza coronavirus assieme al governo fino a poche ore fa. Giovedì della scorsa settimana, il primo ministro era apparso in una conferenza stampa su un podio, sicuramente più vicino di due metri da altre persone di importanza cruciale in questo momento: lo scienziato Sir Patrick Vallance e il direttore medico Chris Whitty. Se Jonson dovesse aggravarsi, è già pronto a succedergli il segretario agli affari esteri Dominic Raab. Tempo fa, Nadine Dorries, il ministro della sanità, aveva confermato di essere positiva a Covid-19 e da quel momento tutto il distretto di Westminster, non solo il Parlamento, è divenuto un focolaio della malattia, con vari parlamentari e funzionari di Whitehall che si sono auto-isolati.

Positiva anche Angela Rayner

Angela Rayner, portavoce dei Labour, la favorita tra i candidati a prossimo vice leader del partito, ha fatto sapere di essersi sentita male qualche ora fa, durante la notte, e che “è andata gradualmente peggiorando”. Anche lei soffre per ora di una forme lieve e ha deciso di autoisolarsi.

La Spagna registra un nuovo record

La Spagna intanto ha registrato un nuovo record di morti in un giorno. 769 morti solo nelle ultime 24 ore portano il bilancio delle vittime a 4.858. Il record precedente era 738, tra martedì e mercoledì scorsi. Il Paese ha ora 64.059 casi confermati rispetto ai 56.188 ieri.

Il governo spagnolo ritira i kit di test del coronavirus

Il governo spagnolo ha ritirato dall’uso 9mila kit di test di coronavirus di fabbricazione cinese dopo che è emerso che avevano un tasso di rilevamento accurato di appena il 30%.

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Covid-19: smart working e compiti a casa vi stressano? Fatevi una risata

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 14:00

Tra smart working da svolgere con la famiglia al completo tra le mura domestiche e gli impegni della didattica a distanza dei figli che spesso richiedono l’intervento dei genitori, sono tanti gli italiani che rischiano, ogni giorno, di non riuscire a ottemperare a tutti gli impegni prefissati. Si aggiunga a questo l’ansia per la paura del contagio da Covid-19 e l’incertezza per quello che ci riserva il futuro, ed ecco che il 63% degli italiani – secondo lo ‘stressometro‘ realizzato ogni settimana dall’Istituto Piepoli per conto del Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi – si definisce molto o abbastanza stressato. Un dato ancor più significativo considerando che il 43% degli intervistati denuncia un livello “massimo” di stress.

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Una risata vi ricaricherà

In riferimento alle difficoltà a organizzare la vita quotidiana tra lavoro da casa e scuole chiuse, sociologi, pedagoghi e psicologi spiegano che “non è possibile svolgere molteplici ruoli tutti allo stesso tempo, e non deve essere assolutamente così”.

A parlare sono gli esperti del Forum Prevenzione di Bolzano che da anni si occupa di sensibilizzare, informare e mettere a punto progetti in diverse aree tra cui dipendenze, promozione della salute, violenza, famiglia e disturbi alimentari. “Se qualcosa va storto – spiegano – allora rideteci su insieme. Questo aiuta a ricaricare le batterie”. È possibile riuscirci se i genitori abbassano le aspettative su loro stessi, ma anche sui propri bambini: “La situazione è eccezionale e le famiglie possono tranquillamente ribadirlo anche in casa. Ora si tratta di allentare la pressione e abbassare le aspettative”.

Compiti a casa: in giusta misura e personalizzati

Quanto ai compiti a casa assegnati tramite la didattica a distanza, gli insegnanti – concludono gli esperti del Forum – devono considerare che i genitori “non possono assumersi interamente il ruolo di insegnanti. I compiti per casa dovrebbero essere dati in giusta misura e, se necessario, dovrebbe essere presa in considerazione la situazione individuale delle famiglie. Lavorare a tempo pieno e assistere i bambini 24 ore su 24 non funziona”.

In foto un’immagine del film “Happy Family” del 2010 diretto da Gabriele Salvatores

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I tipi da quarantena, secondo Casa Surace

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 14:00

Non importa che tipo sei, l’importante è che stai a casa! Il video di Casa Surace.

Casa Surace

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«Non permettere a nessuno di chiamarti “eroe”»

People For Planet - Ven, 03/27/2020 - 13:00

Pubblichiamo la lettera aperta scritta da un medico e indirizzata ai propri colleghi attraverso Facebook.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché chi ti chiama eroe in tempo di guerra è lo stesso che in tempo di pace ha svilito, mortificato, dissacrato la professione medica.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché chi lo fa ha la passione per gli “slogan”… isterici e riduttivi. E la “malasanità” è uno slogan, uno dei meglio riusciti. 

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché non si trasforma una categoria di professionisti, con i loro diritti e i loro doveri, con le loro famiglie, con esigenze sovrapponibili a quelle di ogni altro lavoratore, in un improbabile esercito di martiri o missionari.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché ti stanno usando. Senza contegno e senza pudore. Lo fanno per stendere un’elegante, efficace cortina sulle loro enormi responsabilità: quella di averti tolto i mezzi per lavorare ieri, e quella di mandarti oggi in guerra senza le armi.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché dalla glorificazione mediatica all’accusa di codardia il passo è brevissimo. E quando, per investitura universale, diventi un eroe, non puoi più lagnarti se ti manca la mascherina.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché ti stanno usando anche certi tuoi colleghi… Gli “esperti”. Loro non hanno il tempo di stare in corsia come te: sono sempre in TV, sui giornali, sui social, a dire tutto e il contrario di tutto, pur di promuovere la loro immagine, il loro nome o l’ultimo libro pubblicato in tempi record sull’argomento… Lo fanno a nome della categoria, autoproclamandosi rappresentazione mediatica di quell’eroismo che, seppure esistesse, non li riguarderebbe.

Non permettere a nessuno di chiamarti eroe.
Perché vivi in un paese che si nutre di sensazionalismo, e, nell’emergenza, arriva puntualmente a considerare l’eroismo obbligatorio. E poi ti impone la scelta: martirio sul campo o gogna mediatico-giudiziaria.

Non farlo. Non cadere nel tranello… 

Non è obbligatorio essere eroi. E non è neppure necessario. Basterebbe che ognuno – medico, paziente, politico, giornalista, giudice, avvocato – consapevole di essere un uomo (fatto di competenze, ma anche di debolezze, di paure, di limiti e di sacrifici), tentasse di fare il proprio dovere e non si sottraesse al proprio destino e alle proprie responsabilità.

È esattamente quello che noi MEDICI facciamo tutti i giorni, silenziosamente, da molto prima della pandemia. Da sempre. 
La pandemia, per noi, è soltanto l’occasione di insegnarlo a tutti gli altri. Non perdiamola.

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