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Probiotici: sul web molte notizie su effetti curativi, ma poche evidenze scientifiche

People For Planet - Mer, 01/15/2020 - 14:25

Online circolano molte notizie sui probiotici e le loro presunte azioni curative, mentre le evidenze  scientifiche sono ancora poche. A parlarne in un articolo pubblicato sulla rivista Frontiers in Medicine sono Marie Neunez dell’università di Bruxelles (Belgio) e Pietro Ghezzi della Brighton and Sussex Medical School (RegnoUnito), che spiegano che da un’analisi del web da loro condotta emerge che su 150 siti web che parlano di probiotici la tipologia più frequente è quella dei siti “commerciali” (43%), seguiti dai siti che si occupano di “notizie” (31%).

Un modello diverso è stato osservato per le prime 10 pagine web restituite da Google, dove la tipologia più frequente era “portale della salute” (44%), seguito da siti web “commerciali” (22%). “Sebbene i siti che si occupano esclusivamente di salute e di notizie sembrino più affidabili – scrivono gli studiosi – le informazioni che forniscono potrebbero essere influenzate dall’interesse di sponsor privati. Si potrebbe presumere che i siti web governativi supportati da fonti pubbliche possano essere la fonte di informazioni più affidabile, ma sfortunatamente sono pochi e nessuno viene restituito tra i primi 10 nella ricerca di Google”.

Leggi anche: Problemi di ansia? Buona alimentazione e probiotici aiutano a contrastarla

Informazioni incomplete

I ricercatori spiegano che, nonostante siano oggetto di ricerca con risultati spesso promettenti, i probiotici non sono attualmente approvati per alcuna indicazione medica dalle autorità regolatorie su farmaci e integratori. E che le informazioni su questi prodotti disponibili online spesso sono incomplete perché, oltre che prive di riferimenti a studi scientifici, non specificano che i probiotici non sono farmaci e la maggior parte delle volte non menzionano gli effetti collaterali a cui si può andare incontro con la loro assunzione (solo il 25% delle pagine web precisa che possono esserci questi possibili effetti).

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Nasce il Green New Deal europeo con 7,5 miliardi

People For Planet - Mer, 01/15/2020 - 14:11

Lo ha annunciato il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans, al Parlamento Ue. I fondi nuovi sono solo 7,5 miliardi, che secondo la Commissione Ue daranno vita a 30-50 miliardi di investimenti pubblici, a cui si aggiungono fino a 45 miliardi dal vecchio programma di investimenti, e 25 in prestiti alle autorità locali. Nel frattempo, ieri Larry Fink, ceo di Black Rock, la maggior società al mondo di asset management, ha avvertito i manager della finanza: più sostenibilità o vi voteremo contro. Anche senza l’intervento della politica, dunque, qualcosa si muove.

In cosa consiste il Green New Deal europeo

Il Green Deal Europeo è un regolamento che istituisce il Meccanismo per la giusta transizione. Uno strumento finanziario, di complessivi 100 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private, cruciale per sostenere la decarbonizzazione delle regioni europee.

Soprattutto in quei Paesi, come la Polonia ad esempio, con un’economia dipendente dal carbone e da un’industria ad alta intensità energetica.
Un importante piano green ma che per Legambiente può essere migliorato a partire dai criteri per l’utilizzo di queste risorse.

«Ora si apre una nuova fase, nella quale rendere più chiari e rigorosi i criteri proposti per l’utilizzo di queste importanti risorse finanziarie – spiega Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente – escludendo qualsiasi sostegno alle fonti fossili, gas incluso. Solo in questo modo sarà possibile garantire il raggiungimento del loro obiettivo prioritario: la neutralità climatica. Queste risorse devono essere disponibili solo per quelle regioni che si impegnano per la completa decarbonizzazione delle loro economie e devono beneficiarne soprattutto le comunità ed i lavoratori colpiti dalla transizione. Pertanto, i Piani territoriali per la giusta transizione, previsti dal regolamento, devono accelerare l’abbandono di tutte le fonti fossili. Non solo del carbone, ma anche del gas. E investire solo nelle rinnovabili e nell’efficienza energetica».

Per Legambiente con queste risorse si creano le condizioni necessarie per un aumento al 65% dell’obiettivo europeo per il 2030 in coerenza con l’Accordo di Parigi.

«Al Governo italiano – aggiunge Zanchini – chiediamo di presentare un piano per la transizione in modo da garantire che queste risorse non vengano sprecate e vengano investite nelle bonifiche e rinconversione delle zone industriali inquinanti ad alta intensità energetica a partire da Taranto, il siracusano, Gela, Milazzo e delle aree produttive con presenza di centrali a carbone come Brindisi, La Spezia, Monfalcone, Civitavecchia, Porto Torres e il Sulcis. Fino ad oggi, purtroppo, la chiusura delle centrali a carbone ha visto presentare solo proposte di sostituzione con grandi centrali a gas e nulla altro. Non è questo il modo con cui si consente a questi territori di passare dalle fossili alle opportunità che oggi si possono aprire puntando su rinnovabili, rigenerazione urbana e economia circolare. In ognuna di queste aree si deve aprire un tavolo della transizione climatica per garantire davvero percorsi innovativi attraverso la partecipazione delle comunità e per arrivare a definire progetti di bonifica dei suoli, attesi da decenni, e di riconversione industriale possibili grazie alle risorse europee e al cofinanziamento nazionale e regionale che può consentire di mettere in campo risorse pari a quasi 10 miliardi di Euro».

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Hai un gatto? Allora sei ateo

People For Planet - Mer, 01/15/2020 - 12:16

I credenti praticanti, che vanno in chiesa più di una volta a settimana, hanno in media 1,4 mici rispetto ai non religiosi, che invece ne hanno in media 2. Lo rileva uno studio dell’Università dell’Oklahoma, che ha messo il dato in relazione al genere di interazione sociale tipica degli esseri umani. Secondo il ricercatore Samuel Perry, che ha condotto lo studio, gli atei trovano nei gatti ciò che i credenti trovano in Dio: la necessità di votarsi a qualcosa.

Come l’esperto ha spiegato a Times, i gatti sono animali incentrati su loro stessi, non cercano – al contrario dei cani – di compiacere i loro padroni, ma si pongono su un livello individualista di netta superiorità. I gatti vogliono essere e nei fatti spesso sono venerati dai loro padroni, mentre i cani, al contrario, adorano i loro “capi branco” umani e sarebbero loro fedeli a qualsiasi costo. I gatti regolano il rapporto decidendone loro i termini: quanto interagire, se e dove farsi accarezzare. I cani sono in genere proni ai desideri dei padroni.

“In un certo senso i gatti sono sostituti dell’interazione umana” – aggiunge Perry sul quotidiano britannico Daily Mail, e se andiamo in Chiesa siamo già abbastanza gratificati dal ritorno psicologico del rito sociale di gruppo. Lo studio, pubblicato sul Journal for the Scientific Study of Religion, sottolinea in definitiva che i gatti sono parificabili a ciò che si cerca in un dio, perché cercano affetto alle loro condizioni, e ciò ci permette di cercare di guadagnare il loro amore, necessità evidentemente fondamentale per l’animo umano, che in base al proprio vissuto decide semplicemente di soddisfare questo bisogno in modo laico (con i gatti) o clericale.

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La rivoluzione digitale che non c’è

People For Planet - Mer, 01/15/2020 - 09:59

Nell’ultimo Data Rom Milena Gabanelli (santa subito!) con Rita Querzè (cherubina subito!) ci racconta quanto perde lo Stato Italiano a non connettere tra di loro i vari apparati.

Gabanelli fa un esempio chiarissimo: se negli anni Sessanta furono le autostrade a trasformare il Paese rendendo agevoli i collegamenti oggi quando si parla di digitale siamo ancora al tempo delle mulattiere.

Secondo l’indice con cui la Commissione Europea misura la digitalizzazione dei 28 Stati membri, l’Italia occupa il 24° posto e questa inefficienza ci costa 30 miliardi l’anno (2 punti di Pil).

Le indispensabili autostrade digitali

L’anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr)
Avrebbe dovuto completarsi entro il 31 dicembre 2014, ma a ottobre 2016 solo un il Comune di Bagnacavallo era entrato nell’anagrafe.

Dopo una prima spesa di 23 milioni di euro, tre anni fa sono stati investiti altri 14 milioni e a oggi sono 5.300 i Comuni entrati nella piattaforma, con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli 8.000 Comuni e 60 milioni di cittadini entro il 2020.

A cosa serve l’Anpr?
Per esempio, spiega Gabanelli, senza l’anagrafe «È complicato controllare se chi chiede il reddito di cittadinanza è residente in Italia da dieci anni; mentre lo studente universitario a carico di genitori benestanti può tranquillamente dichiararsi single e usufruire di sconti e agevolazioni. Come è noto la tassazione dipende spesso dal nucleo familiare e l’Anagrafe nazionale della popolazione residente è uno strumento fondamentale per la lotta all’evasione fiscale

La banca dati delle prestazioni sociali
Una persona sotto la soglia della povertà può ricevere varie agevolazioni: dal Comune, dalla Regione e dell’Inps. Quello che non si sa è la somma di tutti questi contributi e la mancanza di controlli incrociati favorisce gli evasori a scapito di chi ha veramente bisogno.
«Parliamo di una spesa in prestazioni per 110 miliardi e in continua crescita: più 5% negli ultimi anni»

Banca dati della domanda/offerta di lavoro
I Centri per l’impiego hanno ognuno una loro banca dati che raccoglie le domande e le offerte di lavoro, queste banche dati non sono collegate tra di loro e quindi ogni Regione – e in alcuni casi – ogni Provincia ha una sua banca dati con le conseguenze che si possono facilmente immaginare: «Con una banca dati nazionale l’incrocio domanda/offerta sarebbe invece immediato

Il fascicolo sanitario elettronico
Logica vorrebbe che se una persona si ammala durante una vacanza in Sicilia ed è residente in Lombardia, il medico sia in grado di vedere immediatamente la storia clinica del paziente. E invece non funziona così, o almeno non dappertutto: il Fascicolo sanitario elettronico è stato istituito nel 2015: oggi lo hanno 13 milioni di cittadini e 12 Regioni possono condividere in totale o in parte i loro dati, non tutti ma abbastanza se non fosse che negli ospedali mancano gli applicativi per leggere il Fascicolo e quindi…

E così via, in un mondo sempre più digitale e connesso, la strada per lo Stato è ancora lunga.

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Foto di Gordon Johnson da Pixabay 

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Google Maps: percorsi senza barriere per chi si sposta in sedia a rotelle

People For Planet - Mer, 01/15/2020 - 07:00

Sasha Blair-Goldensohn è il Software Engineer che sta lavorando al progetto di integrazione su Google Maps dei percorsi privi di barriere architettoniche.

Ha racchiuso le sue riflessioni in un post pubblicato sul blog ufficiale di Google in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone disabili, il 3 dicembre.

«Se visitate una città e non vedete nessuno che si sposta su una sedia a rotelle non significa che non esistono persone con disabilità ma che quella città non è stata costruita tenendo conto che queste persone ne fanno parte», dice Sasha Blair-Goldensohn.

A scrivere il post è una delle 65 milioni di persone che nel mondo usano una sedia a rotelle. Non ci sono mezzi termini nelle sue parole: «Ogni giorno vedo il modo in cui le infrastrutture cittadine impediscono alle persone come me di essere attive, membri visibili della società».

Il 29 luglio del 2009, mentre fa il suo giretto mattutino a Central Park, Sasha Blair-Goldensohn viene colpito in testa dal ramo di un albero e si ritrova con la parte inferiore del corpo paralizzata. Da quel momento in poi, si rende conto ogni giorno di quanto sia complicato spostarsi “a bordo” di una sedia a rotelle: a New York meno di una stazione della metro su quattro è provvista di un accesso idoneo e tantissimi luoghi in cui un essere umano ha necessità di recarsi per vivere a pieno ritmo la propria esistenza, dai ristoranti alle scuole, sono off limits. Sono barriere architettoniche di cui non ci si rende conto finché non si smette di camminare sulle proprie gambe, ma anche finché non si mette al mondo un bambino e si inizia a usare un passeggino. Accade a New York, accade in Italia, accade in tutto il mondo.

Nel 2011 Sasha Blair-Goldensohn torna al lavoro. Ha dovuto cambiare il suo percorso da casa all’ufficio: non può prendere la metro come una volta. Ma inizia a condividere la sua esperienza quotidiana con i colleghi e si rende conto che sono in tanti a voler contribuire a cambiare le cose. Il team di lavoro, che oggi fa parte del progetto dedicato all’accessibilità su Maps, inizia a ragionarci nel tempo libero. Negli anni a seguire tutto prende forma ufficialmente e Sasha Blair-Goldensohn lavora insieme alle Local Guides di Google – una community di oltre 120 milioni di persone in tutto il mondo – che ha fornito informazioni a Maps rispondendo a domande del tipo «Questo posto ha un ingresso accessibile in sedia a rotelle?». Domande apparentemente banali, ma preziose a realizzare un data base con oltre 50 milioni di luoghi su Google Maps che riportano questo tipo di variabile nella propria descrizione.

Intanto, alcune Local Guides si sono fatte portavoce informali della causa in tutto il mondo, incentivando l’invio di informazioni sull’accessibilità da parte di altri utenti delle loro comunità.

A beneficiare di questo lavoro saranno tutti, non soltanto le persone con disabilità permanente. Pensiamo a chi ha una mobilità ridotta temporanea, ai genitori con il passeggino appunto, ma anche semplicemente a una persona qualsiasi che porti con sé un trolley. Di un sistema più inclusivo trarranno tutti un vantaggio, prima o poi, così come oggi stiamo tutti perdendo qualcosa se in giro per le città non vediamo molte persone in sedia a rotelle, scoraggiate da tragitti con troppi ostacoli.

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Mafia, quattro arresti per l’omicidio di un uomo freddato davanti alla figlia

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 15:00
I fatti

Catona, provincia di Reggio Calabria. Lo hanno freddato in strada davanti agli occhi della figlia, poi hanno lasciato l’arma sulla scena del crimine. Un messaggio eclatante, che doveva arrivare forte e chiaro a tutto il territorio calabrese: con quelli che non abbassano la testa, noi ci comportiamo così, da infami. È morto con due colpi di pistola calibro 7,65 Bruno Ielo, che non era un boss mafioso, ma soltanto un semplice e onesto tabaccaio, come hanno dichiarato la squadra mobile e la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Ielo non si era piegato alla cosca Tegano, che voleva fargli chiudere l’esercizio commerciale. Ieri lavorava troppo, senza pausa pranzo, il suo bar tabacchi faceva concorrenza alla rivendita di tabacchi di Franco Polimeni, cognato del boss Pasquale Tegano e suo braccio destro.

Ielo, ex carabiniere, non si era fatto intimorire dalle “ambasciate” che aveva ricevuto negli ultimi due anni: minacce, avvertimenti, segnali, fino ad agosto 2016, quando due sicari erano entrati con il casco addosso nella sua tabaccheria e gli avevano sparato in bocca. È morto il 25 maggio 2017, Bruno Ielo, sulla via Nazionale a Catona, a poche centinaia di metri da casa sua, a pochi metri da sua figlia.

L’operazione “Giù la testa” è scattata stamattina, 14 gennaio, all’alba. Franco Polimeni, già detenuto perché coinvolto in un’altra inchiesta antimafia, si è visto notificare l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Karin Catalano su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri e dei sostituti della Dda Stefano Musolino e Giovanni Gullo. Come mandante del delitto Ielo, Polimeni è accusato di omicidio aggravato dalle modalità mafiose assieme al complice Cosimo Scaramozzino e all’esecutore materiale Francesco Mario Dattilo.

Anche loro sono stati destinatari dell’ordinanza di arresto così come il quarto coinvolto, il siciliano Giuseppe Giaramita, a sua volta detenuto per un’altra accusa, tentato omicidio. 

«Mio padre era una persona ligia che non avrebbe accettato i soprusi da parte di chiunque – aveva detto la figlia di Ielo. – D’altronde qualcuno, parlando della morte di mio padre, mi ha detto, qualche tempo fa, che ha sbagliato a non andare a presentarsi dal malavitoso che controlla la zona nel momento in cui ci siamo trasferiti».

I dati 

E la mafia, che cosa è? In primo luogo un mucchio di merda, come disse Peppino Impastato. In secondo luogo una emergenza planetaria. Durante l’assemblea generale dell’Interpol, tenuta nel 2019 a Santiago del Cile, i rappresentanti delle polizie di tutto il mondo si sono trovate d’accordo nell’affermare che la ‘ndrangheta è oggi una delle mafie più potenti, influenti e invasive del pianeta. Dello stesso avviso il direttore centrale della Polizia criminale, il prefetto Vittorio Rizzi, che ha dichiarato: «La ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più estesa, ramificata e potente al mondo; presente in trenta Paesi di tutti i continenti, principale broker del mercato mondiale degli stupefacenti». Rizzi, a capo della delegazione italiana in Sudamerica, non ha dubbi: «Essa penetra e inquina il tessuto imprenditoriale e sociale delle realtà che aggredisce grazie all’investimento di flussi enormi di denaro provenienti dalle attività criminali».

Un mucchio di merda, infame, che inquina dallo Stretto di Messina alle Alpi. La pervasività delle ’ndrine è certificata da dati e fascicoli: soltanto nel 2019 sono state portate a termine 40 inchieste in tutta Italia. Oltre tre al mese, quasi un migliaio tra indagati e arrestati

Tra i 949 comuni sciolti per mafia dal 1991 ad oggi in Italia, ben 155 sono calabresi.

Non solo: le infiltrazioni di boss, picciotti e prestanomi negli enti pubblici territoriali hanno portato allo scioglimento di assemblee municipali anche in Piemonte (Leinì, Rivarolo Canavese e Bardonecchia), in Liguria (Lavagna), in Lombardia (Sedriano) e nell’altro teatro delle prossime elezioni regionali, l’Emilia Romagna (Brescello). Eppure per mesi qualcuno ci ha fatto credere che in Calabria il problema fosse Mimmo Lucano, scagionato dalla Cassazione in merito alle presunte irregolarità negli appalti del comune di Riace. Nessuna prova di frode o irregolarità, «non favorì matrimoni di comodo, cercò solo di aiutare Lemlem. Gli appalti assegnati con collegialità e con pareri di regolarità tecnica».

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Australian Open, la tennista sta male per l’inquinamento dell’aria

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 13:07

A Melbourne l’aria è talmente inquinata che la giovane tennista slovena Dalila Jakupovic ha avuto una crisi respiratoria durante la partita contro la svizzera Stefanie Vögele. È solo il primo giorno delle qualificazioni per gli Australian Open – che inizieranno il 20 gennaio – ma a quanto mostrano le immagini e i video in rete, non sembra ci siano le condizioni per giocare.

Nonostante un’altra partita sia stata cancellata, Tennis Australia non ha annullato del tutto le competizioni anche se i dati pubblicati dall’Autorità per la protezione dell’ambiente (EPA) hanno qualificato i livelli di inquinamento atmosferico come ufficialmente pericolosi, a Melbourne, da Melton a ovest a Dandenong, a sud-est e Macleod a nord.

Il problema è che dopo l’ondata di incendi che ha colpito il continente australiano, nei grandi centri abitati l’aria è la più inquinata di sempre e obbliga i cittadini a non uscire di casa o almeno a utilizzare mascherine usa e getta. Il disastro ambientaledovuto ai cambiamenti climatici, si riversa adesso tutto nell’aria che i medici hanno più volte segnalato essere altamente rischiosa per la salute delle persone. Addirittura sarebbe più inquinata dell’aria di Pechino.

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L’Australia non sarà più la stessa

Photo by Sam Wermut on Unsplash

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Latte materno, raddoppiate le donazioni nel Lazio. Ecco come diventare donatrici

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 12:17

Nel 2019 sono stati donati alla banca del latte umano dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, l’unica banca di questo genere in tutto il Lazio, 758 litri di latte materno, più del doppio rispetto al 2018.

La maggior parte del latte raccolto grazie alle 133 mamme donatrici è stata messa a disposizione di 229 neonati con particolari esigenze terapeutiche ricoverati nell’Ospedale pediatrico della Santa Sede, mentre circa 200 litri – ovvero il 25% del totale – sono stati consegnati ad altre terapie intensive neonatali della regione.

Latte materno alimento salvavita

Il latte materno una volta raccolto viene pastorizzato e conservato. Si tratta di un vero e proprio alimento salvavita destinato, in particolare, ai neonati pretermine o sottoposti a interventi chirurgici all’addome, ad alcuni cardiopatici, ai nefropatici o ai piccoli pazienti con gravi allergie alimentari.

Leggi la nostra inchiesta: Latte artificiale ai neonati: molti ospedali indicano alle mamme la marca da usare. Ma è illegale

Diventare donatrici

Ma come si diventa donatrici? A spiegarlo è Aiblud onlus, l’associazione italiana delle banche del latte umano donato. Possono diventare donatrici tutte le mamme:

  • in buona salute
  • con un corretto stile di vita
  • che allattano durante il primo anno di vita del proprio bambino e che producono una quantità di latte superiore alle necessità della propria prole
Come donare

Chi sceglie con sensibilità e responsabilità di offrire una quota del proprio latte alla banca può contattare la banca del latte umano donato più vicina (qui l’elenco completo) e sottoporsi a un semplice screening che consiste nella valutazione della storia clinica e nell’esecuzione di esami sierologici (epatite B, epatite C, infezione da HIV).

Il personale della banca sottopone inoltre alla potenziale donatrice un questionario per individuare le situazioni in cui la donazione è sconsigliata: a causa di particolari condizioni di salute o comportamenti della donna, infatti, può verificarsi il passaggio nel latte di agenti infettivi o tossici, e sebbene in alcune circostanze l’allattamento del proprio figlio possa essere comunque praticato, magari con qualche cautela, la donazione del latte è invece da evitare.

Chi non può donare

La selezione delle donatrici ha lo scopo di individuare le condizioni che controindicano la donazione, non solo nell’interesse del ricevente, ma anche della donatrice e del proprio figlio. L’idoneità della donatrice deve essere accertata da una figura medica mediante un’accurata anamnesi e valutazione dei dati clinici e sierologici. In particolare, non può diventare donatrice la donna:

  • che mette in atto comportamenti a rischio (uso di droghe o di determinati farmaci, fumo di sigaretta, abuso di alcolici e caffè, diete incongrue, ecc);
  • che è affetta da patologie acute o croniche;
  • che è sieropositiva per alcune infezioni virali (epatite B, C, infezione da HIV ecc),
  • che è stata trasfusa recentemente con sangue o emoderivati.

Leggi anche: Prescrizione di latte in formula in dimissione dall’ospedale: è capitato anche a te?

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“La costruzione da dietro”, con Rocco Siffredi

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 12:00

Tu chiamala, se vuoi, costruzione da dietro. È l’ultima – in realtà non recentissima – trovata del nuovo calcio. Un tempo, era uno sport in cui si fronteggiavano due squadre composte da undici giocatori e l’obiettivo era spedire il pallone nella porta avversaria. Ogni volta che il pallone entrava nella porta altrui, veniva assegnato un gol. C’è stato un tempo in cui, molto banalmente, le partite si misuravano esclusivamente in base ai gol segnati. Due a uno, tre a due, zero a zero. E chi vinceva, veniva elogiato. Chi perdeva, criticato o contestato o deriso, a seconda delle situazioni.

Poi, le cose sono cambiate. Da un lato l’opulenza dell’Occidente e dall’altro il crollo delle ideologie accompagnato da un occupazione sempre più precaria, hanno traslato nel campo calcistico la visione utopistica del mondo. In passato le masse si emozionavano, ribollivano, combattevano in nome di una parità salariale e di diritti, in nome della tanto agognata uguaglianza. Poi, messi di fronte a una sconfitta di cui tutti paghiamo le conseguenze – “C’è una lotta di classe, è vero, ma è la mia classe, la classe ricca, che sta facendo la guerra, e stiamo vincendo”, disse Warren Buffett – alcuni, per riuscire a trovare un motivo per alzarsi la mattina, hanno provato a trasferire l’ideologia nel calcio. La conquista dei mezzi di produzione è stata sostituita da una più accessibile conquista pallonara, ossia riuscire a fare calcisticamente gol passandosi continuamente il pallone fino a depositarlo in porta. Il socialismo sul campo di calcio. E il risultato andasse a farsi benedire. Prima il come, poi il quanto.

Pep Guardiola è stato il nuovo Che Guevara. Ovviamente Guardiola era ed è un uomo molto intelligente e quindi ha creato e utilizzato un modello di gioco del calcio che calzava su misura per i suoi giocatori. Il suo Barcellona ha vinto tutto. Aveva Messi ma non è Messi la spiegazione del successo del Barcellona. Non è solo Messi. La rivoluzione è avvenuta. Mentre un tempo venivano sfottuti coloro i quali avevano tanto tempo il pallone tra i piedi senza riuscire a tradurlo in gol – che resta qualcosa di molto prossimo all’atto sessuale – adesso i preliminari sono decisamente cresciuti di importanza nella gerarchia. Oggi vincere è considerato banalotto, quasi volgare. Soprattutto se il successo non è accompagnato da una serie di azioni che soddisfano gli appetiti rivoluzionari.

E uno di questi passaggi, che oggi sono considerati irrinunciabili, è “l’uscita da dietro” o “costruzione da dietro” o ancora “salida lavolpiana” dal nome del suo inventore Ricardo La Volpe. Niente più lancio in avanti che otto su dieci si conclude con la palla consegnata agli avversari, ma impostazione direttamente dalla propria metà campo, anzi dalla propria area di rigore. L’impostazione parte direttamente dal portiere. Oggi non conta più che il portiere sappia parare, oggi il portiere deve saper giocare con i piedi.

Un’ideologia è irrinunciabilmente utopistica, estrema, è la ricerca della perfezione. È icaresca, è la sfida a Dio. E poiché nel frattempo sono cambiati i parametri, poiché nel frattempo – come detto – il gol è diventato meno importante rispetto ai passaggi consecutivi che una singola squadra riesce a mettere in fila, Icaro si spinge sempre più su. E succede che il portiere del Napoli Ospina azzarda un dribbling su Immobile che ovviamente ruba la palla e va in porta. E il portiere della Roma Pau Lopez, invece di rinviare in Curva Sud, la appoggia al limite dell’area e finisce con Dybala che ruba palla e subisce un fallo da rigore. Ne troverete a decine di gol subiti in questo modo. Ma nessuno obietta più nulla. Sono contenti. Il semplice gol, la palla che gonfia la rete, è démodé, è per incolti. È roba da reazionari.

Oggi, senza costruzione da dietro non sei nessuno. Noi già immaginiamo locandine in tutte le città d’Italia del nuovo manifesto calcistico: “La costruzione da dietro”, con Rocco Siffredi.

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Il Pallone d’oro a Messi (senza sponsor, non sei nessuno)
La differenza sempre più sottile tra sport e marketing sportivo
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Foto di AnnRos da Pixabay

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C’era una volta una Piccola Farmacia Letteraria

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 10:58

AGGIORNAMENTO 14/01/2020
Elena Molini ha ora pubblicato anche un libro, edito da Mondadori, intitolato “La piccola Farmacia Letteraria“, che racconta la storia di questa avventura.
Noi l’abbiamo intervistata a maggio 2019, ecco cosa ci aveva detto:

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“Ho deciso di aprire la Farmacia Letteraria perché ho lavorato per anni in una libreria di catena e ho notato come le persone chiedessero quasi sempre consigli in base ai propri stati d’animo”. Ci spiega la fondatrice Elena Molini.

La Piccola Farmacia Letteraria di Firenze è una libreria delle emozioni. Buona visione (e buona lettura!).

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Lavori socialmente utili da chi percepisce il Reddito di Cittadinanza

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 10:22

La fase 2 del Reddito di Cittadinanza è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio scorso.

In pratica, i beneficiari del reddito di cittadinanza dovranno dare la loro disponibilità a svolgere gratuitamente attività “in ambito culturale, sociale, artistico, ambientale, formativo e di tutela dei beni comuni”.

Aiuto nella manutenzione del verde pubblico, assistenza agli anziani, accompagnamento agli scuola bus, supporto nell’organizzazione di manifestazioni  culturali e così via, sarà il Comune a decidere in quale ambito impiegare le persone che hanno firmato il patto per il lavoro.

In pratica, mentre sostengono i colloqui previsti dalla legge i percettori del reddito dovranno svolgere attività che aiutino la collettività attivate dai Comuni di residenza o da enti del terzo settore coinvolti nei progetti. Si tratta di un obbligo: coloro che rifiutassero i Puc perderebbero il diritto al reddito.

 Scrive il Fattoquotidiano.it: “In pratica, un ritorno con una nuova formula dei lavori socialmente utili, che furono introdotti per la prima volta nel 1993 per coloro che ricevano la cassa integrazione straordinaria e poi estesi anche ai lavoratori in mobilità e ai disoccupati di lunga durata con il pacchetto Treu del governo Prodi I.”

L’obbligo prevede un impegno che varia tra un minimo di 8 ore a un massimo di 16 ore settimanali e saranno favorite le propensioni individuali, i beneficiari potranno inserire le proprie preferenze in merito alle aree di intervento dei progetti.

Chi è esonerato dal Puc

La partecipazione è solo facoltativa per le persone occupate con un reddito superiore a 8.145 euro per lavoro dipendente e 4.800 euro per lavoro autonomo, per coloro che frequentano un corso di studi o di formazione, per i beneficiari della Pensione di cittadinanza, per gli over 65, per le persone con disabilità, per chi all’interno di un nucleo famigliare deve prendersi cura di minori o persone con disabilità grave o non autosufficienti.

Sono esonerate dall’obbligo anche le persone che lavorano già più di 20 ore settimanali, che svolgono tirocini, che non si trovano in condizioni di salute idonee (compresa la gravidanza).

Vedi anche:
Reddito cittadinanza: come spendono i soldi gli italiani e le prime rinunce
Reddito di cittadinanza, come funzionerà la card e dove fare domanda
Reddito di cittadinanza, come funziona in 10 punti chiave

Foto di Henning Westerkamp da Pixabay

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Ottime idee per intossicarti a pagamento

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 07:00

Se avete aspirazioni zen e vi piace meditare al “profumo” di incenso, pensateci due volte. I bastoncini di incenso, specialmente di bassa qualità – ma non solo – ardono, e dunque producono sostanze altamente tossiche e cancerogene come benzene e toluene, come anche il ministero della Salute ha ribadito più volte. Discorso simile per la candele. Ovviamente un conto è se abitate in una grande città inquinata, altro conto se li accendete in primavera magari durante una cena in terrazza, in piena campagna. Le emissioni di questi esotici bacchetti, o delle classiche candele, sono comunque sempre riconosciute come dannose, quindi valutate voi il caso: se e quando utilizzarle.

Anche in farmacia occhio alle truffe

«Mi è capitato poi di imbattermi in farmacia, in vendita sul bancone, di sedicenti spray utili per abbattere l’inquinamento domestico», mi racconta Ettore Guerriero, dell‘Istituto sull’Inquinamento atmosferico del Cnr-Iia. «Si tratta però di composti che, liberati in atmosfera, producono inquinamento aggiuntivo: una vera e propria truffa venduta per giunta in farmacia, da chi avrebbe titolo e dovere di migliorare e difendere la nostra salute». Moriremmo d’ingenuità, infatti, se pensassimo che tutto ciò che è in commercio venga controllato e sia quanto meno sicuro, almeno non dannoso: «Non è così. Troppo spesso non ci sono controlli e la gente pensa che profumare “faccia bene”. L’incenso è inquinamento puro, questi spray sono peggio ancora. I profumi per ambienti sono fatti da terpeni e loro destino è produrre particolato: vero e proprio smog fotochimico. Tra l’altro se in casa hai luci al neon o i comunissimi led, questi li attivano e fanno aumentare il particolato nell’aria».

Al bando le stufe al bioetanolo

Peggio del peggio, le cosiddette «stufe senza camino o stufe al bioetanolo, che sono micidiali ma la gente pensa che siccome è “bio” significa che fa bene. Si tratta invece di combustione di alcol e formaldeide che aumenta l’inquinamento di una stanza. Si salvano dai controlli perché si vendono formalmente come sistemi di abbellimento, mentre invece presentano anche un alto rischio di ritorno di fiamma e ustioni gravi. Andrebbero tolti dal commercio», conclude l’esperto. Ma, come noto da tempo, ogni stufa o caminetto rilascia alti livelli di particolato, anche quando sigillati: soprattutto all’esterno, inquinando d’inverno zone altrimenti libere da polveri sottili, come l’aperta campagna. Ma anche all’interno delle case, come spiegano in questo decalogo i ricercatori dell’Università Cattolica di Milano in un vasto studio che ha coinvolto numerose università italiane.

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Tutti i tipi di yoga (Infografica)

People For Planet - Mar, 01/14/2020 - 07:00

Ashtanga yoga, Bikram yoga, Hatha yoga, fino alla Kundalini. Respirazione, movimenti lenti, equilibrio fisico, flussi di energia. Come funziona la pratica dello Yoga?

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Sclerosi multipla, un caschetto riduce l’affaticamento

People For Planet - Lun, 01/13/2020 - 18:11

Contro l’affaticamento causato dalla sclerosi multipla arriva un nuovo trattamento non invasivo a base di segnali elettrici, personalizzabile e somministrabile anche a casa. Il dispositivo, un caschetto con elettrodi, è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche ed è in grado di compensare la distorsione comunicativa tra alcune regioni del cervello collegata all’affaticamento del paziente affetto da sclerosi multipla.

Cinque stimolazioni per 5 giorni, senza effetti collaterali

La somministrazione di 5 stimolazioni elettriche non invasive di 15 minuti al giorno per 5 giorni, applicabile anche a casa, può ridurre per mesi la spossatezza tipica della malattia senza causare effetti collaterali. «Da molti anni, coscienti che l’affaticamento nella sclerosi multipla conta su cure farmacologiche poco efficaci e spesso accompagnate da effetti collaterali anche gravi e che si accompagna ad alterazioni della comunicazione intracerebrale – spiega Franca Tecchio del Cnr-Istc, che ha supervisionato lo studio – abbiamo lavorato per contrastare questo sintomo inviando segnali al cervello. Abbiamo cioè adattato a questa condizione una neuromodulazione, una tecnica capace di modificare l’eccitabilità di alcune regioni cerebrali, che aveva reso persone sane più resistenti alla fatica».

Modifica l’attività di alcune regioni cerebrali

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista del gruppo Nature, Scientific Reports. Prima di tutto i ricercatori si sono concentrati sulla ricerca delle regioni cerebrali che nel paziente affetto da sclerosi multipla comunicano peggio al crescere della fatica, dopodiché hanno messo a punto un intervento di neuromodulazione per compensare la distorsione comunicativa rilevata attraverso lo sviluppo del caschetto personalizzabile per la somministrazione di stimolazioni elettriche transcraniche. E dopo cinque stimolazioni di 15 minuti al giorno, spiega Tecchio, «molti pazienti si sono sentiti più in forze».

Lo studio della neurodinamica

I ricercatori hanno indagato la dinamica dell’attività elettrica dei neuroni cerebrali (neurodinamica), scoprendo che si altera al crescere della fatica soprattutto nelle regioni cerebrali coinvolte nelle rappresentazioni delle sensazioni da tutto il corpo. Hanno quindi misurato le variazioni dell’organizzazione delle regioni cerebrali coinvolte nell’affaticamento. «Abbiamo anche studiato il comportamento delle regioni del cervello dedicate al controllo dei movimenti della mano destra e di quella sinistra e alle percezioni tattili e propriocettive delle due mani. Ci siamo così accorti che dopo il trattamento di stimolazione elettrica non invasiva la neurodinamica della regione somatosensoriale si era normalizzata, e risultava più bilanciata la comunicazione tra le regioni motorie omologhe destre e sinistre. Queste migliorie di comunicazione intracerebrale spiegavano quasi la metà, il 48%, del miglioramento dell’affaticamento», continua la studiosa.

Ristabilire la comunicazione intracerebrale

«Possiamo quindi affermare – conclude Tecchio – che una elettroceutica (il campo della medicina bioelettronica in cui si fa uso di stimolazioni elettriche per influire e modificare le funzioni del corpo umano, ndr) non invasiva e personalizzata sulle specifiche caratteristiche anatomo-funzionali delle regioni compromesse può essere efficace contro la fatica. Parte dell’efficacia nasce dal ristabilire la comunicazione intra-cerebrale che era tanto più alterata al crescere della fatica».

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Acqua potabile, nano-fogli di grafene catturano nuovi contaminanti

People For Planet - Lun, 01/13/2020 - 18:11

È un materiale avente uno spessore equivalente alle dimensioni di un solo atomo di carbonio, con la resistenza teorica del diamante e la flessibilità della plastica: grazie a dei nano-fogli di questo speciale materiale la cui scoperta è valsa il Nobel per la fisica nel 2010, il grafene, ora è possibile rimuovere dall’acqua potabile sostanze inquinanti che non vengono eliminate dai trattamenti convenzionali. Messi a punto da un gruppo di ricercatori italo-svedese, i sottilissimi fogli depuratori possono inoltre essere recuperati dopo l’uso, lavati con un solvente specifico per rimuovere i contaminanti raccolti ed essere impiegati di nuovo.

I ricercatori dell’Istituto per la sintesi organica e fotoreattività e dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi del Consiglio nazionale delle ricerche hanno lavorato in collaborazione con la svedese Chalmers University di Goteborg, e gli studi effettuati sono valsi loro la pubblicazione sulla rivista Nanoscale. A spiegare come funziona la nuova tecnologia che impiega il grafene per potenziare le membrane filtranti polimeriche per la depurazione dell’acqua sono Manuela Melucci e Vincenzo Palermo dell’Istituto per la sintesi organica e fotoreattività, coordinatori del team di ricercatori che ha svolto la ricerca nell’ambito del progetto europeo Graphene Flagship:

Grafene e polisulfone

«Combinando fogli di ossido di grafene con membrane di polisulfone (materiale termoplastico ad elevata robustezza, ndr) e derivati», spiegano i due ricercatori, «abbiamo realizzato filtri capaci di catturare contaminanti organici, molecole costituenti principi attivi di farmaci, cosmetici o detergenti che spesso non sono eliminati dai trattamenti convenzionali e che possono quindi contaminare le acque della rete idrica».

Capacità di filtraggio tre volte superiore

La capacità di filtraggio del nuovo materiale a base di ossido di grafene e polisulfone e derivati è stata testata dai ricercatori su campioni di acque contaminate con sostanze come la rodamina, colorante molto usato in campo tessile e farmaceutico, l’antibiotico ofloxacina e l’antinfiammatorio diclofenac. «Queste molecole fanno parte dei cosiddetti “inquinanti emergenti” – farmaci, pesticidi, detergenti e fragranze varie – individuati recentemente nelle acque potabili e oggetto di attenzione per i possibili rischi per la salute e l’ambiente. Le misurazioni hanno confermato che le performance di filtraggio delle membrane di polisulfone addizionato con ossido di grafene superano di oltre tre volte quelle del materiale standard contenente solo polisulfone».

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In Kenya il primo impianto a energia solare che trasforma l’acqua dell’oceano in acqua potabile

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La spesa mista fa risparmiare uno stipendio all’anno

People For Planet - Lun, 01/13/2020 - 15:00

Dal 1997 a oggi ogni famiglia dedica il 18,4% del proprio reddito alla spesa alimentare.

Anni fa – decenni fa – chi faceva la spesa andava in vari negozi: dal macellaio, dal droghiere e dal fruttivendolo. Poi sono arrivati i supermercati dove si trova tutto.

L’arrivo dei discount – e della crisi economica – ci ha permesso di scegliere prodotti non di marca a prezzi contenuti, qualche volta a discapito della qualità.

Oggi la tendenza ci riporta un po’ all’antico: molti italiani si affidano a una spesa “mista” che preveda le varie tipologie di prodotti.

Ma dove conviene acquistare? In quali supermercati è meglio comperare prodotti di marca, prodotti discount o prodotti a marchio commerciale (con il logo della catena di negozi)?

Una interessante inchiesta di Altroconsumo ha preso in esame i supermercati dividendoli tra quelli dove c’è la possibilità di comperare tutte le tipologie di prodotti- quella che viene chiamata “spesa mista”, quelli dove si trovano solo prodotti di marca e quelli dove il miglior prezzo è dato dai prodotti a marchio commerciale.

Come abbiamo detto, la maggior parte dei consumatori preferisce la spesa mista e in questo caso la catena più conveniente, secondo l’indagine è Famila Superstore (con un punteggio di 100) seguito da Auchan e Ipercoop. Il peggiore Carrefour Market.

Per quanto riguarda i prodotti di marca i più convenienti si trovano da Esselunga, Famila Superstore ed Esselunga Superstore, il peggiore Carrefour Market.

Mentre per i prodotti a marchio commerciale la migliore scelta è Conad, Iper e Famila e la peggiore è Esselunga.

Per i discount “puri” la classifica vede al primo posto a pari merito Aldi ed Eurospin.

Fare la spesa in modo consapevole può far risparmiare fino a 1200 euro l’anno, meditiamo, gente, meditiamo.

Vedi anche:
Fare la spesa: perché non possiamo evitare i sacchetti di plastica?
Trovano una lista della spesa di 384 anni fa: ecco di cosa si aveva bisogno nel 1600
Prodotti sfusi a domicilio, è boom

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

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Addio a Giovanni Custodero, il “guerriero sorridente” stanco di soffrire

People For Planet - Lun, 01/13/2020 - 12:30

Ha voluto trascorrere le vacanze natalizie con i familiari e gli amici più stretti. Poi il giorno dell’Epifania, al termine dei giorni di festa, ha scelto la sedazione profonda per alleviare i dolori della malattia che lo aveva colpito quattro anni fa, diventati troppo forti. Nella notte tra sabato e domenica il suo cuore ha smesso di battere. Si svolgerà oggi pomeriggio alle 15 nella chiesa di Santa Maria del Carmine in piazza della Concordia a Pezze di Greco, frazione del comune di Fasano (Brindisi), il funerale di Giovanni Custodero, il giovane 27enne, ex portiere di calcio a cinque, che da quattro anni lottava contro un sarcoma osseo.

Il “guerriero sorridente”

Un dolore alla caviglia sinistra nel 2015, mentre giocava a calcio. Il dolore che non se ne va. La diagnosi nel 2016: una rara forma di sarcoma osseo in stadio avanzato che, dopo avergli causato l’amputazione della gamba sinistra, si è ripresentato aggredendo femori, clavicola sinistra e cranio e lo aveva costretto ad altri interventi chirurgici e sedute di radioterapia. Nonostante tutto, per 4 anni Giovanni aveva condiviso sui social la sua “battaglia a viso aperto” contro il tumore senza perdere mai il sorriso e la speranza, cercando di essere un esempio positivo. Per questo per tutti resterà “il guerriero sorridente“.

Poco prima di Natale, però, la stanchezza e i dolori erano sempre maggiori. «Ci sono voluti quasi 4 anni, 6 interventi, diversi cicli di radioterapia su più punti del mio corpo per abbattere il mio fisico – aveva scritto il giovane su Facebook il 21 dicembre 2019 -. È ormai un mese che sono bloccato dentro il mio letto ed ora sono all’estremo delle mie forze e non per questo ho deciso di fermarmi (non sarebbe da me), ma continuerò nel mio percorso senza mai mollare. Non augurerei questa sofferenza neanche al mio peggior nemico, ma qualcuno doveva pur beccarsela. Ho deciso di scrivere questo post perché da molto non sono sui social e non rispondo a messaggi privati, perché credo sia più giusto dedicare questo tempo alle persone più importanti della mia vita (non che voi non lo siate, perché avete fatto tanto per me, ma è giusto che abbia delle priorità). Spero che capiate».

La battaglia finale

Poi il sei gennaio il suo ultimo post su Facebook: «Ebbene si, eccoci arrivati alla battaglia finale, siamo io e lui, uno dinanzi all’altro… ed io lo guardo in faccia… capisco che è forte dell’energia con la quale l’ho nutrito in questi anni, mentre io sono ormai stanco. Ho deciso di trascorrere le feste lontano dai social ma accanto alle persone per me più importanti. Però, ora che le feste sono finite, ed insieme a loro anche l’ultimo granello di forza che mi restava, ho deciso che non posso continuare a far prevalere il dolore fisico e la sofferenza su ciò che il destino ha in serbo per me. Da domani sarò sedato e potrò alleviare il mio malessere. Spero di essere stato d’aiuto a molte persone. Per questo voglio per l’ultima volta ringraziarvi per ciò che siete stati, siete e sarete sempre: la mia forza».

Cos’è la sedazione profonda

Da non confondere con l’eutanasia o il suicidio assistito, la sedazione palliativa continua profonda non porta alla morte del paziente: ha il solo scopo di ridurre o abolire la percezione del dolore provato dalla persona. Quest’ultima viene addormentata fino all’eventuale perdita di coscienza, pur rimanendo in grado di respirare autonomamente. La somministrazione di questo tipo di sedazione viene effettuata tramite infusione continua di un farmaco che consente di ottenere una riduzione intenzionale della vigilanza ed è praticata in accordo con il paziente da un medico anestesista.

Sul letto di Giovanni la scritta “sorridi e il mondo sorriderà con te”. Buon riposo, Giovanni. Sorridi anche ora, ovunque tu sia.

Foto presa dal profilo Facebook di Giovanni Custodero

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Banche: che si lecchino le loro ferite!

People For Planet - Lun, 01/13/2020 - 12:00

La Divina Commedia è sempre attuale. Ma gli ultimi capitoli non sono stati scritti da Dante ma dalla storia (e dalla cronaca) e riguardano i nostri banchieri, peccatori condannati, in base alla legge del contrappasso, a scontare una pena simile alla colpa.

Cos’è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi

È quanto sta avvenendo negli ultimi anni per le banche che hanno dovuto aderire obbligatoriamente al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.
Ricordiamo che il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) è un consorzio di diritto privato, disciplinato dal Decreto Legislativo 24 marzo 2011, n.49, che ha recepito la Direttiva 2009/14/CE, supervisionato dalla Banca d’Italia, cui devono obbligatoriamente aderire tutte le banche italiane aventi come forma societaria la Società per Azioni, e le banche extracomunitarie (che hanno filiali in Italia) che non aderiscano a sistemi di garanzia equivalenti.
Non vi devono aderire le banche di Credito Cooperativo, che devono però dar conto al Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo, regolato dalla stessa normativa e con funzioni analoghe.

La finalità del Fondo è di tutelare i risparmi (non gli investimenti) dei clienti di banche che dovessero trovarsi in situazioni di insolvenza, quindi depositi in conto corrente, conti di deposito, certificati di deposito nominativi, libretti di risparmio nominativo e assegni circolari, garantiti in caso di fallimento dell’istituto di credito fino a 100.000 euro.
Azioni, obbligazioni, pronti conto termine emessi dalla banca in liquidazione coatta, non rientrano nell’oggetto della tutela offerta dal FITD.
Nessuna scelta, nessuna opzione. Se un tuo collega, caro banchiere, ha gestito male (eufemismo) la sua banca, tu sei costretto a pagare le sue inefficienze!
Il meccanismo del consorzio prevede infatti che le banche versino i loro contributi soltanto in caso di necessità (“ex post”) a chiamata entro 48 ore. L’impegno oscilla tra lo 0,4% e lo 0,8% dei fondi rimborsabili (la massa totale dei depositi presenti nelle filiali degli istituti italiani) di tutte le consorziate.

Ridurre al minimo l’intervento dello Stato

In questi giorni ho sentito i direttori generali di due piccole banche che smadonnavano per dover assicurare la sopravvivenza di Banca Popolare di Bari con un contributo di circa 100.000 euro ciascuno. E si tratta di due piccole banche sane ed efficienti.
Immaginate quanto possa pesare nel conto economico di grandi banche in difficoltà il salvataggio di una consorella in default?
Milioni di euro che mettono in pericolo la vita della stessa banca soccorrente!
E se, tra le varie misure più volte proposte, si pensasse di regolamentare un settore praticamente devastato anche aumentando la quota di partecipazione delle banche al Fondo e riducendo al minimo l’intervento dello Stato?
In tal modo aumenterebbero le pene all’interno del girone dantesco.

La legge del contrappasso rappresenterebbe una sorta di “mano invisibile”, grazie alla quale, in una economia liberista, la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe a se stessi e all’interesse dell’intero settore tentando di riequilibrarlo attraverso organi di controllo ricettivi agli input che vengono da quei manager che oggi bestemmiano turco perché efficienti, liberi, indipendenti e creditori nei confronti di Bankitalia che ha, invece, chiuso più di un occhio, ad esempio nella individuazione dei requisiti di onorabilità, nei confronti della mala gestione della maggior parte dei banchieri.

Ribadiamo che il mercato non deve più essere il luogo dove si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite. Se una banca è fuori mercato, allora fatela salvare dalle altre banche. Altrimenti che fallisca! La prossima volta si eviterà di gestirla in maniera scorretta, spavalda e clientelare. Lo Stato non può fare tutto, né può continuare a essere il padre generoso che salva i suoi figli spericolati e scapestrati. È arrivato il momento di far capire che stare sul mercato è una cosa seria e richiede correttezza, professionalità e onestà.

Perché poi lo Stato siamo noi che pagheremo le tasse per salvare quelle catapecchie che sono ormai diventate le banche del nostro paese.

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Il 76% delle persone fa pipì sotto la doccia

People For Planet - Lun, 01/13/2020 - 11:18

Il 76% della gente che ti circonda, più o meno, ha fatto pipì sotto la doccia. Quello che tempo fa era un suggerimento per risparmiare l’acqua dello sciacquone (tantissima se ne spreca, ma la si può risparmiare anche in questo altro modo) e dunque sostenere l’ambiente, deve essere piaciuto, perché secondo un sondaggio di ShowertoYou.co.uk, che ha coinvolto mille persone, è capitato un po’ a tutti di farla nel più completo dei relax. Del resto lo diceva già oltre 30 anni fa Fulco Pratesi, fondatore del Wwf: fare pipì sotto la doccia è un atto politico.

Il 53% fa la doccia ogni giorno

Dalla ricerca è anche emerso che il 53% delle persone si doccia ogni giorno: abitudine non proprio sostenibile per l’ambiente, ma dubbia anche dal punto di vista della salute della pelle. Il 25% si fa la doccia ogni 1-3 giorni, mentre il 22% aspetta 4-6 giorni tra una doccia e l’altra.

Il 25% non si lava le mani in bagno

Si lava i denti due volte al giorno solo il 61% degli intervistati, mentre il 29% confessa di non lavare via il make up prima di andare a letto. Un buon 25% – addirittura – non si lava le mani dopo aver usato la toilette: dato che stride con l’elevata percentuale di persone che sente il bisogno di lavarsi completamente ogni giorno.

Infine, si allontana sempre più la vecchia abitudine di fare il bagno al posto della doccia: usa questa possibilità solo l’11% degli intervistati.

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2020 anno internazionale della salute delle piante

People For Planet - Lun, 01/13/2020 - 11:17

Un anno all’insegna della biodiversità e della tutela degli ecosistemi. La FAO ha proclamato il 2020 “Anno internazionale della Salute delle Piante” per aumentare la consapevolezza verso i problemi legati al mondo vegetale e garantire la tutela della nostra salute e di quella del pianeta, affinché la comunità internazionale riconosca l’importanza del mondo vegetale, della sua e della nostra salute.

Le piante costituiscono l’80% del cibo che mangiamo e producono il 98% dell’ossigeno che respiriamo. Malgrado questo fino al 40% delle coltivazioni mondiali viene distrutto da malattie e parassiti,

«Come per la salute umana o animale, anche per le piante prevenire è meglio che curare», ha sottolineato Qu Dongyu, Direttore Generale della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) a margine della riunione del Consiglio dell’Agenzia delle Nazioni Unite ed è soprattutto più economico.

Sul sito web dedicato a quest’iniziativa sono disponibili consigli e suggerimenti su ciò che ognuno di noi può fare.

Tra le tante iniziative dal 4 al 6 giugno si terrà a Torino il “Festival Plant Health” con conferenze, spettacoli, mostre dedicate alla salute delle piante e dell’ambiente.

Per quest’anno abbiate una particolare cura della salute del vostro pothus, ve ne sarà grato.

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