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Dario Fo: dal disegno alla scena a Crotone, 23 febbraio - 18 marzo

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 02/19/2018 - 11:17

Venerdì 23 febbraio dalle ore 17:30 alle ore 20:30
Museo e Giardini di Pitagora - Via Giovanni Falcone, 88900 Crotone
Voluta dal Comune di Crotone e dal Consorzio Jobel si inaugurerà il prossimo 23 Febbraio, ore 17.30, presso il Museo e Giardini di Pitagora, la Mostra “Dario Fo.
Dal disegno alla scena”, curata da Melissa Acquesta e dalla Compagnia Teatrale Dario Fo e Franca Rame.
Happening museale e laboratori gratuiti (a cura di Fabbrica delle Arti)

La Contessa del Lunedì

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 02/19/2018 - 11:15

“- Ubaldo! Che fai???!
- Bevo acqua allo zenzero
mica faccio guai:
combatto i radicali liberi
depuro, brucio grassi
regolo glicemia e colesterolo
a piccoli passi.
- Ma inquini!
- Prego?
Questa non me la spiego…
- Indovina un po’ cos’è che mi cruccia?
- L’acqua? La radice di zenzero fresca?
- Ma certo che no! E’ quella cannuccia!
Non ne avrai mica comprata un’intera confezione?
- Assolutamente no! Ne possiedo solo una
da collezione.
Databile precisamente all’ottantasei
primo milkshake con una lei…
Ma che le prende?
- E’ che ho appena saputo
di cose tremende!
Si sa la plastica che fine fa
che il monouso in generale proprio non va
ma che le cannucce si infilino nelle narici
delle tartarughe marine…
ecco, mi ha fatto particolare impressione
e pure a questo voglio fare attenzione.
Tra i primi cinque rifiuti
che si trovano sulle coste
ci sono loro belle esposte.
Ma ora in Inghilterra
c’è la “Straw Wars”:
la campagna dei pub
che gli fanno la guerra.
Se ci pensi in un bicchiere
te ne portano anche tre…
ma perché?!
Da noi Marevivo rilancia la cosa
basta cannucce di plastica che fanno bei danni:
la usi venti minuti e poi te la ritrovi
per cinquecento anni…
- Contessa, ad essere onesto
mi ha reso il mio tè
del tutto indigesto…
- Mi spiace
ma lui non c’entra niente
è solo il come lo si assume
da render differente
e detto con il cuore
non cambia il sapore.”

La Contessa

Un Dna variegato

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 02/19/2018 - 11:14

Gli italiani hanno il Dna più ricco e variegato d’Europa. Lo afferma la ricerca di un gruppo dell'Università Sapienza di Roma guidata dall'antropologo Giovanni Destro Bisol, in collaborazione con le Università di Bologna, Cagliari e Pisa, e pubblicata sul Journal of Anthropological Sciences che ha preso in considerazione 57 popolazioni del nostro Paese.
Per esempio, comparando la comunità germanofona di Sappada (nel Veneto settentrionale) con il suo gruppo vicinale del Cadore, o quella di Benetutti in Sardegna con la Sardegna settentrionale, l'insieme delle differenze genetiche calcolate è di 7-30 volte maggiore rispetto a quelle che si osservano tra coppie di popolazioni europee geograficamente 20 volte più distanti (come portoghesi e ungheresi oppure spagnoli e romeni).
(Fonte: Il Giornale)

Datemi un Segway e vi trasporterò il mondo!

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 02/19/2018 - 11:13

Gong, 55 anni, sfreccia alla massima velocità per la campagna di Fujian, in Cina. Porta un bastone con su appese due ceste colme di verdure che va a vendere nei villaggi.
Fino a due anni fa percorreva chilometri a piedi poi suo figlio le ha comperato un segway e la sua vita è cambiata. Prima per spostarsi impiegava tre ore, ora fa tutto in 40 minuti e può portare fino a 60 chili di verdure.
Dimezzata la fatica, raddoppiato il guadagno, che volere di più?
(Fonte: Repubblica.it)

Utilizzate il car sharing?

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 02/19/2018 - 11:12

In queste due infografiche offriamo una panoramica dei servizi di car sharing offerti dalle città di Roma e Milano. Qual è il più conveniente?
Clicca qui

Come si mantiene in forma Jury Chechi?

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 02/19/2018 - 11:11

Cristina Merlino di 3GoodNews intervista il ginnasta Jury Chechi, meglio noto come “Il Signore degli anelli”, sui segreti per mantenersi in forma.
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Per questa bistecca di vitello nessun animale è stato ucciso

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 02/19/2018 - 11:06

Il regime alimentare vegano prevede l’eliminazione dalla propria dieta di tutti gli alimenti di origine animale. Esistono macellerie vegane?
L’ultimo Rapporto Eurispes 2018 afferma che i vegetariani e i vegani in Italia sono il 7% della popolazione dai 18 anni in su.
Ciò detto, da qualche anno il settore dell’industria alimentare che offre prodotti Vegan ha visto l’impennarsi dei fatturati. In molti supermercati troviamo interi scaffali che espongono prodotti vegani.
La prima macelleria vegana nasce negli Usa, a Minneapolis. Nel 2015 due fratelli, Aubury e Kale Walch, grazie a un crowdfunding su Kickstarter hanno raccolto 60mila dollari con cui hanno aperto la loro macelleria dove vendono mortadella, salsicce, bacon, formaggi, affettati, ecc. Tutto rigorosamente di origine vegetale.
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ai medici in sala parto: andate piano!

People For Planet - Lun, 02/19/2018 - 10:23

L’Oms ha rivisto le sue stesse direttive che stabilivano che la puerpera avrebbe corso dei rischi se la cervice uterina non si dilatava di un centimetro l’ora nella prima fase del travaglio. Questo porta, nel caso in cui la dilatazione non sia così marcata, all’uso di farmaci come l’ossitocina e di ricorso troppo frequente al taglio cesareo anche quando non indispensabile.
Aggiungete poi che molto spesso si tende ad accelerare il parto anche in funzione dell’organizzazione del personale ospedaliero, quindi per motivi che nulla hanno a che fare con la madre o il nascituro. In Italia i cesarei sono passati dal 10% degli anni ‘80 al 37,5% del 2014.
Ora l’Oms chiede ai medici di rispettare le partorienti consentendo loro di decidere come e quando partorire, considerando che ogni donna è unica. E soprattutto di non aver fretta.
“Se la madre e il bambino sono in buone condizioni, non c’è alcuna ragione di accelerare il parto”, ha detto la dottoressa Princess Nothemba Simelela, responsabile del settore Famiglia, donne, bambini e adolescenti dell’Organizzazione.
In particolare le direttive precisano la necessità di assicurare il rispetto per le partorienti e di consentire di poter decidere in merito alla gestione del dolore, alle posizioni da tenere durante il parto… insomma anche l’Oms si adegua alla logica del buon senso.

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Caravaggio e i pittori del 600 agli Uffizi di Firenze

People For Planet - Lun, 02/19/2018 - 10:09

Aprono oggi, lunedì 19 febbraio, con ingresso gratuito, le 8 nuove sale degli Uffizi di Firenze dedicate a Caravaggio e altri pittori del Seicento come Cecco Bravo, Artemisia Gentileschi, Otto Marseus, Gherardo delle Notti, Velazquez, Rembrandt, Van Dyck e Rubens.
Sarà il Direttore degli Uffizi Eike Schmidt, a partire dalle ore 11.30, a fare da guida e illustrare ai visitatori i nuovi allestimenti.
Per maggiori informazioni https://www.uffizi.it/

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Profilo di rischio: se non c’è un Decreto allora facciamo una class action virtuale

People For Planet - Lun, 02/19/2018 - 04:57

Sono passati 4 anni circa dalla uscita del mio IO SO E HO LE PROVE (Chiarelettere) che scoperchio’ il pentolone della malafinanza. Da allora sono andate in default parecchie banche, sono stati traditi e azzerati centinaia di migliaia di risparmiatori, ho scritto altri due libri (IO VI ACCUSO e SACCO BANCARIO sempre per Chiarelettere) sulla gangbank, e’ stata rafforzata la tutela del risparmiatore con la introduzione della direttiva comunitaria MIFID2 (esisteva gia’ la MIFID1), e’ stata istituita una Commissione bicamerale di inchiesta sulle banche in crisi che ha certificato tra l’altro anche la inefficienza (!!!) di Bankitalia e Consob ma… il risultato non e’ cambiato!
Non e’ stato ancora estirpato il male incurabile del sistema bancario: la revisione da parte delle banche del profilo di rischio dei risparmiatori. Un check-up generale, magari imposto agli istituti di credito da un decreto ad hoc, di quello che considero la “madre” di tutte le truffe bancari.
In attesa pero’ di una legislazione al riguardo, se proprio vogliamo renderci conto di come hanno lavorato (e probabilmente lavorano) le banche per noi clienti allora, nella prima puntata della nostra rubrica, lanciamo una ‘virtuale’ class action: tutti in banca a chiedere di verificare (ed eventualmente modificare) il «proprio profilo di rischio».
L’obiettivo è di eliminare dalle mani delle banche lo strumento che consente alle stesse di proporre e vendere al cliente i prodotti che “loro” (le banche) vogliono collocare, e quindi di tutelarsi con un paracadute da utilizzare in caso di eventuali contestazioni
Ma che cosa è il profilo di rischio?
La direttiva comunitaria sui servizi di investimento, entrata in vigore nel 2007 e nota come Mifid (Market in financial instruments directive), richiede che le banche, per qualsiasi cliente e per qualsiasi offerta di prodotti, debbano obbligatoriamente valutare «l’adeguatezza e l’appropriatezza del prodotto o servizio offerto e venduto ai clienti».
A tal fine, la nuova normativa stabilisce che ciascuna banca proceda obbligatoriamente a una classificazione dei propri clienti in base alle caratteristiche degli stessi e alla competenza in materia finanziaria e ne tracci quindi un «profilo di rischio o profilo finanziario»
Il profilo di rischio è una vera e propria fotografia dell’investitore fatta attraverso un questionario detto Test di appropriatezza o di adeguatezza (vedi allegato) che assolve la funzione di raccogliere e documentare i dati ottenuti o forniti dal cliente alla banca.
Per il tipo e la quantità di informazioni, il test è graduato e modulato sulla base di un crescente «grado di rischio» che viene riconosciuto al prodotto finanziario che si intende offrire o vendere.
Ma perché questa precauzione? Cosa e’ successo negli ultimi anni nelle banche italiane?
La cronaca e la magistratura ci hanno confermato che il Test di adeguatezza (e quindi il corrispondente profilo di rischio) in numerosi casi non era ( e non e’) la fotografia dell’investitore ma quella che la banca, spesso surrettiziamente, produce per il cliente, predisponendo il test già precompilato con la «baffatura» nelle caselle «convenienti» per l’Istituto di credito e sottoponendolo poi alla firma del cliente, tra le centinaia di carte che solitamente vengono prodotte.
Della serie: decidiamo noi banche che ne sai tu di un titolo di Stato, di una obbligazione strutturata, di una azione o, addirittura, di uno strumento derivato
In tal modo gli istituti di credito si sono precostituiti la «giustificazione giuridica», l’alibi per poter collocare e vendere prodotti ad alto rischio tipo obbligazioni Parmalat, Cirio, Lehman Brothers, polizze assicurative, diamanti, swap sui tassi di interesse, nonché obbligazioni subordinate e azioni di banche a seguito degli aumenti di capitale dalle stesse deliberati! Cioe’ tutta quella spazzatura che il cliente inconsapevole non avrebbe mai acquistato !
Ma cosa deve fare il cliente ? A tal proposito forniamo un To do in tre punti che può cambiare, rivoluzionare, stravolgere il rapporto tra banca e cliente. Tre consigli per difendersi:

  • Andare in banca e chiedere di verificare il proprio «profilo di rischio»
  • Se il cliente si accorge che non è il suo «profilo di rischio», la sua “fotografia” di risparmiatore, ne chiede (e ottiene) la modifica, adeguandolo alle sue effettive caratteristiche di investitore.
  • A questo punto la banca si trova nell’impossibilità di offrire e vendere, in futuro, prodotti che il cliente non avrebbe mai voluto acquistare.

Quindi muoviamoci, reagiamo, mobilitiamoci.
In questo Paese siamo sempre più abituati a pensare che la responsabilità dello status quo sia ………..di qualcun altro. Molto spesso il cambiamento passa attraverso di noi. Altrimenti non lamentiamoci.

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Vincenzo Imperatore e la rubrica BancoMatto

People For Planet - Lun, 02/19/2018 - 04:46

Chi è Vincenzo Imperatore

Vincenzo Imperatore (Napoli, 24 Febbraio 1963) è un consulente di direzione e autore di libri di saggistica. È laureato con il massimo dei voti in Economia e Commercio. Dopo un master in Business Administration a Roma ha vissuto 22 anni come manager di importanti banche nelle piazze più importanti del meridione. Nel 2009 diventa Presidente della Onlus “United Colours of Futsal”, nata con la finalità di favorire, attraverso lo sport, l’integrazione e il ridimensionamento del disagio sociale di ragazzi inseriti in contesti “difficili” e di giovani extracomunitari. Nel 2012 sceglie la strada della libera professione e fonda InMindConsulting, società di consulenza aziendale che tra le altre attività assiste i propri clienti nelle ristrutturazioni dei debiti bancari.
Il 16 ottobre 2014 pubblica il suo primo libro, “Io so e ho le prove” (Chiarelettere), attraverso il quale per la prima volta un ex manager bancario offre la sua testimonianza per svelare i segreti, le strategie e i maneggi delle banche a danno del correntista. La diffusione del testo ha provocato un forte riscontro mediatico e attenzione da parte della opinione pubblica fino a diventarne una omonima pièce teatrale scritta e diretta dal drammaturgo Giovanni Meola.
Il 16 ottobre 2015 pubblica il suo secondo libro, “Io vi accuso” (Chiarelettere), una guida per le famiglie e le piccole imprese vessate dalle banche, raccontato attraverso casi, storie e testimonianze.
Nell’ottobre 2017 pubblica “Il sacco bancario” (Chiarelettere), una inchiesta sugli scandali delle “segrete stanze” raccontate per la prima volta da testimonianze inedite di top manager del settore bancario.
Giornalista pubblicista, collabora con quotidiani e riviste specializzate e conduce un programma radiofonico di informazione finanziaria.

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Per questa bistecca di vitello nessun animale è stato ucciso

People For Planet - Lun, 02/19/2018 - 04:03

L’ultimo Rapporto Eurispes 2018 afferma che i vegetariani e i vegani in Italia sono il 7% della popolazione dai 18 anni in su.

Ciò detto, da qualche anno il settore dell’industria alimentare che offre prodotti Vegan ha visto l’impennarsi dei fatturati. In molti supermercati troviamo interi scaffali che espongono prodotti vegani.
La prima macelleria vegana nasce negli Usa, a Minneapolis. Nel 2015 due fratelli, Aubury e Kale Walch, grazie a un crowdfunding su Kickstarter hanno raccolto 60mila dollari con cui hanno aperto la loro macelleria dove vendono mortadella, salsicce, bacon, formaggi, affettati, ecc. Tutto rigorosamente di origine vegetale.
I fratelli americani ammettono che pur essendo vegani convinti avevano nostalgia del sapore della carne e quindi hanno unito l’etica al gusto e oplà! le salsicce sono a base di glutine, brodo vegetale, fagioli e pomodorini secchi, erbe e spezie.

In Italia la prima macelleria vegana è stata aperta a Bari, dalla signora Porzia Milella, moglie di Mimì, titolare di una storica macelleria. Visto che la clientela diminuiva la signora Porzia ha pensato bene di aggiungere agli hamburger classici anche quelli vegetariani a base di tofu con l’aggiunta di pomodoro, spinaci, zucca e spezie.
La signora Porzia afferma che aver aggiunto alla loro produzione salsicce, hamburger e polpette vegetariane ha aumentato la clientela soprattutto quella più giovane.

La stessa scelta è stata fatta da una grande macelleria di Rimini, la Guidi & Casali che ha visto impennarsi il fatturato dopo l’aggiunta d prodotti vegan e vegetariani nel loro bancone.
Una scelta più radicale invece è quella della macelleria/rosticceria Gorilla Bianco di Querceta, in provincia di Lucca, che ha definitivamente abbandonato la carne per diventare una gastronomia- ristorante esclusivamente vegan.

Un’altra macelleria-gastronomia vegana è stata aperta a Rovigo da Valentina Scorzina, ex nutrizionista. Seitan e tofu la fanno da padrone nelle sue preparazione che assomigliano ai prodotti a base di carne.
Un’altra ancora la troviamo al Vomero, Napoli, ed è quella di Gennaro Gagliano.
A Montemurlo , in provincia di Prato, patria della mortadella IGp, un’ex macelleria si è convertita a salumificio vegano producendo insaccati rigorosamente vegan e gluten free.
In bottega dove prima pendevano dai ganci prosciutti e bistecche ora sono appesi salami e mortadelle fatti con patate, barbabietole, ortaggi e amidi tutto prodotto in casa come spiega il titolare Fabio Messana: «A differenza degli altri insaccati veg che si trovano sul mercato, quelli che noi produciamo sono realizzati artigianalmente, nello stesso modo e con gli stessi macchinari con cui vengono preparati gli insaccati di carne. Impastiamo patate, barbabietole e amidi utilizzando budelli in fibra vegetale anziché animale. Insaporiamo i nostri prodotti con spezie, come il finocchio o il macis e li facciamo stagionare anche un mese, in modo che si abbia una fermentazione simile a quella classica. Inoltre, a differenza dei prodotti che sono sul mercato, i nostri sono tutti assolutamente senza glutine. L’unica differenza col salume tradizionale la fa l’assenza della carne, poi la lavorazione è davvero identica».
Insomma, si fa un po’ di necessità virtù. Siamo certi che offrire prodotti vegan ai propri clienti è senz’altro una scelta etica da parte dei macellai, è anche vero che i consumi di carne in Italia sono diminuiti sensibilmente negli ultimi anni.
Nel rapporto 2017 di Vegan Italia si dimostra un calo del 5,8% per le carni rosse e suine, del 5,3 per i salumi e 3,2 per i prodotti caseari.
Cresce il consumo di frutta e verdura e di alimenti vegani, del 9% il consumo di latte vegetale, del 20% del biologico.
Secondo la Lav, basterebbe rinunciare ad una bistecca da 500 gr una volta a settimana per salvare 910 metri quadrati di foresta e risparmiare 390 chilogrammi di cereali e 403.000 litri d’acqua.

E il gusto? Questo lo lasciamo dire a voi, che ne dite della mortadella vegana? E’ ottima con uno sfilatino di pane caldo?

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Chimica verde: cos’è e di cosa si occupa

People For Planet - Lun, 02/19/2018 - 03:41

Da diversi anni l’attenzione all’ambiente e al pianeta – e gli studi, che con sempre più precisione prevedono l’esaurimento entro pochi decenni delle risorse da idrocarburi – hanno indotto anche le grandi multinazionali del petrolio e le aziende che utilizzavano i combustibili fossili per la produzione di beni a guardare altrove, e quindi a studiare sistemi di produzione e a commercializzare prodotti che non inquinino, siano biodegradabili e sostenibili.

Anche perché si è ormai capito che usare alcune sostanze molto inquinanti non conviene non solo dal punto di vista ambientale ma nemmeno da quello economico perché lo smaltimento dei rifiuti diventa troppo costoso. E poiché la chimica è quella scienza che studia la materia e la sua trasformazione, si capisce quanto sia importante – proprio come scienza in sé – nello studio non solo del tipo di sostanze impiegate, ma anche della gestione dei processi.

E più nello specifico: cos’è la chimica verde?
Secondo la IUPAC, l’Unione Internazionale di Chimica Pura e Applicata – un’organizzazione non governativa a cui aderiscono molte nazioni, compresa l’Italia per il tramite del Consiglio Nazionale delle Ricerche – per chimica verde si intende: “L’invenzione, la progettazione e l’uso di prodotti chimici e processi per ridurre o eliminare l’uso e la produzione di sostanze pericolose”. Una definizione sostanzialmente analoga a quella adottata dall’Epa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, che identifica 12 punti chiave che si possono leggere sul sito ufficiale: tra gli altri, prevenire la produzione di rifiuti piuttosto che trattarli dopo che sono stati prodotti; ridurre al minimo la tossicità delle sostanze chimiche utilizzate; usare ogni volta che sia possibile materie prime rinnovabili.
Si parla di chimica verde, ad esempio, per le bioplastiche o i biolubrificanti.

Per capire meglio ancora l’ambito di applicazione della chimica verde partiamo da una domanda: una particella di sodio è identica a un’altra particella di sodio?
Per un chimico tradizionale una molecola è uguale a un’altra, per un chimico verde no. Da dove arriva quella molecola? Quanta energia si è consumata per produrla? Queste sono le prime domande che il chimico verde si pone; e subito dopo: come posso produrre la stessa molecola usando le risorse rinnovabili del territorio, energia rinnovabile, scarti agricoli, e quant’altro arrivi dall’ambiente e all’ambiente possa tornare?

La chimica verde NON si occupa di alimenti ma di tutto il resto. Degli scarti alimentari per esempio. L’industria alimentare produce una grande quantità di rifiuti, solo il 40% del vegetale viene utilizzato, il resto è scarto e quello scarto può diventare un’opportunità per decine di altre applicazioni. I polisaccaridi estratti dai residui di lavorazione possono essere usati come leganti nella preparazione di biofilm, che sono biodegradabili, biocompatibili e non tossici. E quindi adattissimi alla conservazione e al packaging degli alimenti anche perché agiscono da barriera selettiva nei confronti dell’umidità e della perossidazione lipidica, principale causa dell’irrancidimento dei grassi alimentari.

E tutto questo grazie alla chimica! O meglio, alla Chimica Verde! Ve ne racconteremo delle belle, restate connessi!

 

Disegno di Jacopo Fo – gennaio 2018

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Cuffie che traducono tutte le lingue del mondo? Un sogno… ma forse presto una realtà!

People For Planet - Lun, 02/19/2018 - 03:03

Esiste nella realtà una tecnologia simile e funzionante?

No, o meglio sì ma con riserve sul loro buon funzionamento.

Due le tecnologie al momento disponibili: gli auricolari Pilot Translating Earpiece dell’azienda Waverly Labs e quelli Pixel Buds di Google.

Delle Pilot Translating Earpiece la vendita dei primi esemplari è iniziata a fine dicembre 2017, sono prodotte da una startup con sede a New York e al momento in cui scriviamo hanno un costo di 249 dollari, un’offerta lancio a fronte dei 299 dollari di listino.

Lo studio ha richiesto 4 anni di ricerca e sviluppo e la campagna di crowdfunding su Indiegogo ha raccolto più di 4 milioni di dollari. Il primo modello dovrebbe garantire la traduzione simultanea di cinque lingue: inglese, francese, italiano, spagnolo e portoghese. Nell’autunno del 2018 è previsto l’inserimento di tedesco, greco, danese, svedese, cinese mandarino, hindi, giapponese e arabo.

Le cuffiette funzionano solo se usate da entrambe le persone che stanno dialogando e richiede uno smartphone connesso alla rete dove si selezionano le lingue usate.

Attenderemo di leggere le impressioni da chi le proverà. La prima sembra essere molto incoraggiante.

Le Google Pixel Buds sono auricolari bluetooth che, integrati con gli strumenti di Google, possono essere utilizzati anche come “traduttori”.

Scrive Luca Zaninello su Androidpit.it: “E’ da ormai più di un mese che ho il piacere di poter utilizzare il primo paio di cuffie prodotto da Google dotate di Assistant. Queste cuffie promettono di farvi utilizzare l’assistente vocale in maniera più immediata e di aiutarvi a parlare lingue che non conoscete.”

In realtà siamo ancora lontani dalla traduzione in tempo reale che ci si aspetterebbe: perché il meccanismo funzioni è anzitutto necessario installare sul proprio smartphone un’apposita app, Pixel2; quando poi si pronuncia la frase da tradurre, questa viene gestita in modo simile al Google Translate: le parole così tradotte arrivano allo smartphone che le legge inviandole alle cuffie via bluetooth.

Questo video, con oltre un milione di visualizzazioni, conferma i limiti delle Google Pixel Buds: ma lo scorso dicembre l’autorevole Wired.co.uk è stato davvero impietoso e qui titola: “I Pixel Buds di Google non sono solo inadeguati, sono assolutamente inutili”. Aspettiamo comunque le prossime recensioni.

Intanto l’autorevole Tech Crunch ha sperimentato con successo un auricolare che traduce il cinese parlato in inglese e viceversa in tempo quasi reale e ha intervistato Wells Tu, la cui azienda TimeKettle ha realizzato questo prototipo a Shenzhen, la megalopoli dove la Foxconn fabbrica gli iPhone per Apple. Ora vuole finanziare la produzione delle cuffiette iniziando un crowdfunding.

Insomma, la strada per una traduzione simultanea alla Star Trek è ancora lunga ma ogni invenzione è partita con piccoli passi: ne siamo certi, fra qualche anno potremo senz’altro parlare con il mondo… e soprattutto capire quello che stiamo dicendo.

 

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Come sarà la casa del futuro?

People For Planet - Dom, 02/18/2018 - 04:52

Un mix di tecnologie per la cattura dell’energia solare e la produzione di energia elettrica, dai pannelli fotovoltaici organici ai concentratori solari luminescenti.
Intervista a Luca Longo.

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VERONA: 24 febbraio 2018 - Apertura definitiva degli spazi del Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo

FrancaRame.it - Sab, 02/17/2018 - 09:44

Comunicato Stampa, 16/02/2018

Siamo felici di poter finalmente annunciare l’apertura definitiva degli spazi del MusALab - Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo!

Per l’occasione la Compagnia Teatrale Fo Rame, gli Archivi di Stato di Verona e il MIBACT invitano tutti i curiosi e gli appassionati a partecipare alla giornata di inaugurazione intitolata “La Necessità dell’arte oggi” in programma per sabato 24 febbraio 2018. Alle ore 11.30, presso gli Archivi di Stato in via Santa Teresa 12, si terrà la conferenza stampa (aperta a tutti) e in seguito Jacopo Fo accompagnerà i presenti nella visita delle sale espositive del MusALab, dove la Compagnia Teatrale sta allestendo un nuovo percorso espositivo dedicato alla storia di Franca Rame e Dario Fo.

La giornata proseguirà nel pomeriggio, dalle ore 15.00, presso il Teatro Ristori, che già negli anni ’60 ospitava gli spettacoli della coppia d’arte, dove verrà dato spazio ai giovani allievi delle scuole e dell’Accademia che, a conclusione del percorso di studio svolto nell’ultimo anno in collaborazione con MusALab, esporranno all’interno dei foyer del teatro gli elaborati artistici che hanno prodotto e alle ore 17.00 ci regaleranno una performance di teatro, danza, musica e parole ispirata all’opera di Dario Fo e Franca Rame. La giornata si concluderà, sempre al Teatro Ristori, con un intervento di Jacopo Fo.

Presto pubblicheremo il Comunicato Stampa completo di tutte le informazioni e il programma dettagliato delle iniziative organizzate per l’occasione.

Per maggiori informazioni: 


Compagnia Teatrale Fo Rame – Ufficio Stampa
Mattea Fo: info@francarame.it ; telefono: 3456308663

MusALab Franca Rame Dario Fo
Dott.ssa Mariateresa Pizza: archivioctfr@francarame.it ; telefono: 3477050135

Archivio di Stato di Verona 

Dir. Dott. Roberto Mazzei: as-vr@beniculturali.it ; telefono 045-594580

Argomento: MusAlab - Museo Archivio LaboratorioAnno: 2018
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VERONA: 24 febbraio 2018 - Apertura definitiva degli spazi del Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo

Il blog di Dario Fo - Sab, 02/17/2018 - 09:42

Comunicato Stampa, 16/02/2018

Siamo felici di poter finalmente annunciare l’apertura definitiva degli spazi del MusALab - Museo Archivio Laboratorio Franca Rame Dario Fo!

Per l’occasione la Compagnia Teatrale Fo Rame, gli Archivi di Stato di Verona e il MIBACT invitano tutti i curiosi e gli appassionati a partecipare alla giornata di inaugurazione intitolata “La Necessità dell’arte oggi” in programma per sabato 24 febbraio 2018. Alle ore 11.30, presso gli Archivi di Stato in via Santa Teresa 12, si terrà la conferenza stampa (aperta a tutti) e in seguito Jacopo Fo accompagnerà i presenti nella visita delle sale espositive del MusALab, dove la Compagnia Teatrale sta allestendo un nuovo percorso espositivo dedicato alla storia di Franca Rame e Dario Fo.

La giornata proseguirà nel pomeriggio, dalle ore 15.00, presso il Teatro Ristori, che già negli anni ’60 ospitava gli spettacoli della coppia d’arte, dove verrà dato spazio ai giovani allievi delle scuole e dell’Accademia che, a conclusione del percorso di studio svolto nell’ultimo anno in collaborazione con MusALab, esporranno all’interno dei foyer del teatro gli elaborati artistici che hanno prodotto e alle ore 17.00 ci regaleranno una performance di teatro, danza, musica e parole ispirata all’opera di Dario Fo e Franca Rame. La giornata si concluderà, sempre al Teatro Ristori, con un intervento di Jacopo Fo.

Presto pubblicheremo il Comunicato Stampa completo di tutte le informazioni e il programma dettagliato delle iniziative organizzate per l’occasione.

Per maggiori informazioni: 


Compagnia Teatrale Fo Rame – Ufficio Stampa
Mattea Fo: info@francarame.it ; telefono: 3456308663

MusALab Franca Rame Dario Fo
Dott.ssa Mariateresa Pizza: archivioctfr@francarame.it ; telefono: 3477050135

Archivio di Stato di Verona 

Dir. Dott. Roberto Mazzei: as-vr@beniculturali.it ; telefono 045-594580

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Oriana Fallaci ha ragione? Quinta puntata

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 02/16/2018 - 17:12

E cosa succede se un popolo esce dalla povertà?
Appena si sparge un po' di benessere, succede quel che già è successo altrove: il crollo delle nascite.

Negli anni '60 si calcolò che se le nascite fossero continuate ai ritmi di allora entro il 2000 avremmo superato i 10 miliardi. Pareva impossibile che si potessero convincere milioni di indiani e cinesi a smettere di fare figli come conigli.

(..) Continua a leggere CACAO della Domenica.

Tell Me!

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 02/16/2018 - 15:41

Procede spedito il progetto transnazionale di alfabetizzazione dei migranti attraverso il teatro. Dal 21 al 27 febbraio sono in programma due workshop a Gubbio con due spettacoli in diretta Facebook
Il progetto “TELL ME – Theatre for Education and Literacy Learning of Migrants in Europe” ha come obiettivo specifico quello di costituire nuove linee guida metodologiche, che diventino un riferimento europeo, sull’utilizzo del teatro per l’alfabetizzazione linguistica e matematica dei migranti, favorendone così l’inserimento sociale e professionale.

(..) Continua a leggere CACAO del Sabato.

Lavori nel no profit e vuoi realizzare un Business Sociale?

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 02/16/2018 - 14:51

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IMPRESA SOCIALE: DAL NO PROFIT AL SOCIAL BUSINESS
6 marzo 2018, ore 16.00 ― Sala Santa Chiara, Via Tornetta 7, Perugia
Il Master in Impresa Sociale propone di dare agli attori del mondo no-profit gli strumenti per orientare la propria azione all’interno della Riforma del Terzo Settore. Intende aumentare le conoscenze teoriche e le competenze pratiche per identificare le diverse opzioni (natura giuridica, tipologie di contratti, accesso a finanziamenti e bandi) che permettano di strutturare l’impresa nel modo più adeguato al raggiungimento dei propri obiettivi sociali ed economici.

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