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Legalizzare la cannabis nuoce al mercato nero (seconda puntata): l’esperimento nello stato di Washington

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 15:00

Legalizzare la cannabis nuoce al mercato illegale, che si vede soppiantato da quello legale. È questa la conclusione a cui è giunto uno studio pubblicato sulla rivista Addiction dai ricercatori dell’Università di Puget Sound di Tacoma e dell’Università di Washington (Stati Uniti), secondo cui nello stato di Washington la legalizzazione della cannabis avvenuta nel 2012 ha comportato una diminuzione dell’acquisto della sostanza dal mercato nero.

Studio su duecentomila persone

Guidato dal chimico Dan Burgard, direttore del dipartimento di Chimica dell’Università di Puget Sound, il team di ricerca ha analizzato i campioni di acque di scarico di due impianti fognari che servono una comunità di duecentomila persone nello stato di Washington raccolti tra il 2013 e il 2016, ovvero dopo la legalizzazione della cannabis.

Leggi la nostra inchiesta: Canapa light, ecco come è nato il fenomeno dell’erba che non “sballa”

I dati dalle acque di scarico

I dati raccolti dai campioni di acque reflue, scrivono i ricercatori, possono essere molto utili nello studio del consumo di sostanze utilizzate, sia legali che illegali: in alcuni casi addirittura la concentrazione dei metaboliti (i composti prodotti dall’organismo nel corso dei processi metabolici che vengono espulsi tramite l’urina o le feci) rilevati può essere utilizzata per calcolare a posteriori il numero effettivo di dosi di un farmaco utilizzato in una particolare area.

Cresce il consumo di cannabis legale

Finanziata in parte dal National Institute on Drug Abuse, l’ente di ricerca governativo degli Stati Uniti sul consumo di droghe, la ricerca sull’assunzione di cannabis legale nello Stato di Washington si è basata sulle analisi di 387 campioni di acque reflue raccolti in altrettanti giorni nell’arco di tre anni, dalle quali è emerso che il THC-COOH (il metabolita del THC, il principio psicoattivo della cannabis) presente nelle acque di scarico aumentava del 9% ogni trimestre. I ricercatori spiegano che, se da una parte le persone consumavano più cannabis, dall’altra preferivano acquistarla dai rivenditori legali: durante lo stesso periodo infatti le vendite della canapa legale hanno conosciuto un incremento di vendite del 60-70% ogni tre mesi. «Questi risultati – spiega Burgard – suggeriscono che molti utenti sono passati dal mercato illegale a quello legale».

La lotta al mercato nero

Secondo i ricercatori i risultati da loro ottenuti suggeriscono che la legalizzazione ha raggiunto uno dei suoi obiettivi principali, ovvero ridurre gli approvvigionamenti dal mercato nero. «Questo progetto è stato ideato per aiutare a comprendere come le vendite di cannabis per uso ricreativo per adulti influiscano sul consumo totale all’interno di una popolazione – afferma Caleb Banta-Green, ricercatore dell’Università di Washington e coautore dello studio – Riteniamo che questo potrebbe rappresentare uno strumento prezioso per i responsabili delle politiche locali, statali, nazionali e internazionali che si porranno il problema della legalizzazione della cannabis».

Immagine di copertina: Disegno di Armando Tondo

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Hans Christian Gram, chi era il medico che ha scoperto i segreti dei batteri

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 14:00

Copenaghen, 13 settembre 2019 – Oggi Google celebra, col suo doodle, la nascita di Hans Joachim Christian Gram,  medico, patologo e farmacologo danese nato il 13 settembre 1853 e morto il 14 novembre 1938.

Gram studiò botanica all’Università di Copenaghen e fu assistente di Japetus Steenstrup. Il suo interesse verso le piante lo portò allo studio della farmacologia ed all’uso del microscopio.
Nel 1878 intraprese gli studi medici e si laureò nel 1883. Tra il 1878 e il 1885 viaggiò in diverse università europee. Nel 1891, Gram divenne lettore in farmacologia, e lo stesso anno fu nominato professore all’Università di Copenaghen. Nel 1900 diede le dimissioni dalla cattedra di farmacologia per assumere quella di Medicina Interna. Insegnò fino al 1923, quando si ritirò in pensione.

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È morto Charlie Cole, uno dei fotografi del “Tank Man” di piazza Tienanmen

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 11:00

È morto a 64 anni Charlie Cole, uno dei fotografi che il 5 giugno del 1989 a Pechino immortalarono il cosiddetto tank man, l’uomo di cui non si conosce l’identità che durante le proteste di Piazza Tienanmen ostacolò pacificamente i carri armati dell’esercito. Cole era nato in Texas, Stati Uniti, nel 1955 e da circa 15 anni viveva a a Bali, in Indonesia, dove è morto. La foto di Cole fu realizzata con un teleobiettivo dal balcone di un hotel, e fu in seguito pubblicata su Newsweek: grazie a quella foto, Cole nel 1990 vinse il World Press Photo, il più importante premio del più importante concorso di fotogiornalismo al mondo. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.ITÈ morto Charlie Cole, uno dei fotografi delle proteste di piazza Tienanmen del 1989)

Dalla stampa nazionale:

Pechino, primavera del 1989: dal 15 aprile intellettuali, studenti e semplici operai manifestano contro la tirannide comunista. Il 4 maggio sono addirittura in 100mila a marciare per le strade della Capitale chiedendo più libertà per i media e un dialogo tra la direzione del Partito e la società civile. La rivolta viene repressa nel sangue. Il 5 Giugno 1989, un uomo solo e disarmato si mise in mezzo alla strada e ingaggiò i carri armati. Teneva una busta nella mano sinistra e la giacca nella mano destra. Appena i carri armati giunsero allo stop il ragazzo sembrò volerli scacciare. In risposta, i carri armati provarono a girargli intorno, ma il ragazzo li bloccò più volte, mettendosi di fronte a loro ripetutamente, adoperando la resistenza passiva. Diverse sono le versioni su cosa si siano detti, tra le quali “Perché siete qui? La mia città è nel caos per colpa vostra”; “Arretrate, giratevi e smettetela di uccidere la mia gente”. (Fonte:LE PILLOLE )

ARRESTI E CENSURE: COSÌ IN CINA IL REGIME CANCELLA IL RICORDO DI TIENANMEN – Se le più avanzate app cinesi ci mettono la bellezza di una settimana per aggiornare i loro sistemi, qualche sospetto viene. Se lo fanno tutte insieme, i sospetti crescono. E se lo fanno proprio a cavallo del 4 giugno, la data innominabile per il Partito comunista cinese, il giorno del 1989 in cui i suoi leader mandarono l’esercito a sparare sulla folla di Piazza Tienanmen, i sospetti toccano il massimo. (…) il sospetto è che questa sia l’ultima frontiera del buco nero informativo creato dal governo cinese attorno alla strage di Tiananmen. Un vortice da cui quest’anno, trentesimo delicatissimo anniversario, non deve scappare neppure una scintilla di verità. Così insieme alle “consuete” misure di sicurezza, attivisti e testimoni della strage come le “madri di Tiananmen” tenuti agli arresti domiciliari o spediti in “vacanza” lontano da Pechino, eventi pubblici vietati, controlli di polizia rafforzati, le autorità sembrano dedicare una attenzione ossessiva alla Rete.

In parte stringendo le maglie della grande muraglia digitale, come è stato fatto con le versioni non cinesi di Wikipedia, rese inaccessibili già da aprile. In parte spingendo le stesse piattaforme ad auto censurarsi, come impongono le nuove e più stringenti regole sulla sicurezza informatica volute da Xi Jinping. Infine affidandosi a un esercito di censori in carne e ossa, che per l’occasione viene rafforzato di effettivi. Il controllo del discorso online non è certo una novità. Continua a leggere (Fonte: REPUBBLICA.IT di Filippo Santelli)

NON ABBIAMO MAI SAPUTO CHI FOSSE IL MANIFESTANTE DI PIAZZA TIENANMEN – (…) Il giovane che fermò il carro armato è oggi conosciuto come “Tank Man” (uomo del carro armato), o come “ribelle sconosciuto”. Non si sa che fine abbia fatto, anche perché non si sa chi furono le persone che lo portarono fuori dall’inquadratura di quel pugno di filmati che hanno documentato il suo gesto e lo hanno reso un simbolo di coraggio universalmente riconosciuto. Dal filmato sembrano altri manifestanti che vogliono metterlo al sicuro, ma alcuni reporter scrissero che erano agenti di polizia. Nel 1999 un ex collaboratore del presidente statunitense Richard Nixon disse che il giovane era stato fucilato un paio di settimane dopo le proteste. Storici e giornalisti che hanno cercato tra i documenti disponibili del Partito Comunista cinese, e che hanno intervistato funzionari e dirigenti governativi, hanno però riportato una versione diversa: il governo non riuscì mai a identificare e arrestare l’uomo. Ne sono nate ovviamente varie teorie, alcune pienamente complottiste: c’è chi ha scritto per esempio che si sia rifugiato a Taiwan, e che viva ancora lì.

(…) Nonostante siano diventate così iconiche, però, le immagini del “ribelle sconosciuto” non sembrano molto conosciute in Cina. Recentemente il ricercatore dell’università olandese di Utrecht Rutger van der Hoeven ha condotto una ricerca su 239 utenti di internet cinesi: un campione piccolo e poco rappresentativo, ma che dice pur sempre qualcosa. Ha scoperto che soltanto il 37 per cento di loro riconosceva la foto del “Tank Man”, contro il 49 per cento riscontrato tra utenti stranieri. Soltanto un intervistato su sei ha associato le immagini alle proteste di piazza Tienanmen. Continua a leggere (Fonte: ILPOST.IT)

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Lo spreco dei medicinali si può ridurre, e tanto, se tutti i farmacisti si decidono a collaborare

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 10:00

Un milione e 300mila italiani consumano più di dieci medicine al giorno. Assurdo. Come il fatto che solo a Verona ogni anno finiscono nella spazzatura 320mila chili di farmaci non scaduti. Che cosa possono fare i farmacisti.

SPRECO DI FARMACI IN ITALIA

Lo spreco dei farmaci invade le nostre case, ogni giorno. E si consuma, puntuale come un orologio, nel triangolo dei nostri errori di consumatori, della scarsa collaborazione di medici e farmacisti, in qualche tendenza a favorire acquisti compulsivi da parte dell’industria farmaceutica.

Uno spreco di soldi, tanti soldi, privati e pubblici: ma innanzitutto, e prima a ancora, un grave spreco di salute, in quanto tanti e troppi farmaci non hanno mai fatto bene a nessuno. Per capirlo bene basta scolpirsi in testa un numero: 1 milione e 300mila italiani consumano, ogni giorno, più di 10 medicine a testa. Vi sembra possibile? Non è evidente che dietro queste cifre ci sia qualcosa che non torni, anche per la nostra salute?

SPRECO DI MEDICINALI IN ITALIA

Ogni anno gettiamo nel cestino della spazzatura, in media, un chilo di medicinali. Confezioni integre e mai aperte, acquistate con compulsione e finite negli armadietti fino alla scadenza: infatti il 40 per cento dei farmaci conservati dalle famiglie italiane ha superato il limite di validità. È inservibile. Molto spesso i farmaci li auto-prescriviamo, anche laddove è indispensabile l’autorizzazione dei medici, e li auto-sospendiamo, come se potessimo decidere in autonomia le nostre cure, anche le più delicate: si calcola che su 16 milioni di ipertesi solo la metà accettano le cure per il periodo necessario (di solito molto lungo), mentre gli altri 8 milioni li prendono per due-tre mesi e poi li buttano. Le pillole che più sprechiamo, secondo i dati dell’Agenzia nazionale del farmaco, sono gli antibiotici, e a seguire gli analgesici, gli sciroppi, i farmaci per l’ipertensione e per lo scompenso cardiaco, gli antiaggreganti e gli anticoagulanti. Tutte medicine costose.

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“La carne ‘vegan’? Ha troppo sale aggiunto”.

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 09:14

La fama di essere tout court benefici per la salute si infrange spesso leggendo l’elenco degli ingredineti: se paragoniamo la versione “vegan” di molti alimenti industriali venduti nei supermercati con quella dei cibi “tradizionali” scopriamo che, i primi, spesso contengono più sale, grassi e zuccheri aggiunti. Lo abbiamo dimostrato con un confronto sul numero di giugno 2019 (“Ecco cosa finisce nel cibo vegan“) e ora arriva una conferma autorevole. Una ricerca commissionata dalla Heart Foundation e dal Dipartimento Sanità e condotta dal George Institute for Global Health di Melbourne, ha analizzato un gran numero di prodotti alternativi alla carne (hamburger, falafel, salsicce a base di tofu, soia e cereali) e i risultati non sembrano lasciare molti dubbi: molti sono sono ricchi di sale aggiunto, il cui alto consumo è legato all’ipertensione. Ad esempio gli autori della ricerca hanno accertato che 100 grammi di bacon “vegetale” contenevano circa 2 grammi di sale, un terzo del consumo giornaliero raccomandato, mentre una marca di tortini di carne “vegetale” conteneva metà del consumo raccomandato. “Il più alto contenuto medio di sale – scrive la responsabile dello studio, la nutrizionista di salute pubblica Clare Farrand – è stato misurato nel bacon senza carne, seguito dai falafel e dalle salsicce a base di tofu”.

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Champagne per Alberto Barbera

People For Planet - Ven, 09/13/2019 - 07:00

Un trionfo l’ultima edizione della Mostra del cinema di Venezia che porta la firma, il genio, la dedizione e la passione del direttore Alberto Barbera.

Premi, numero di spettatori e abbonati, presenze di star italiane e soprattutto straniere, attenzione mediatica internazionale sono il riscontro di un cinefilo sabaudo di provincia  (è nato a Biella) che aveva sognato di fare l’attore e che da critico impegnato non ha mai guardato al luogo comune paludato e al pregiudizio avendo il merito di portare sul tetto del mondo il più antico festival del cinema del mondo sollevandolo da naturali decadenze.

Il verdetto finale ha avuto apprezzamento quasi unanime. La Coppa Volpi al maschile a Luca Marinelli inorgoglisce gl’italiani, quella al femminile ad Ariane Ascaride è un riconoscimento alla carriera (tutti e due gli attori nel loro ringraziamento parlano di migranti con bile dei sovranisti), il premio della giuria a Roman Polansky nonostante il dissenso iniziale della presidente di giuria Lucrecia Martel e quello a Franco Maresco dimostrano che sullo schermo c’è posto per l’eresia sia se racconti Dreyfuss sia che racconti la mafia in forma non politicamente corretta. 

Ma è il Leone d’Oro a “Joker” che induce a leggere una Mostra in sintonia con il pubblico del nuovo tempo. L’antagonista di Batman in nuova lettura esistenziale e scenica dimostra la capacità di mettere sul podio più alto un film di genere e proveniente dal fumetto. Ancora una volta Alberto Barbera sa raccogliere il meglio che produce l’industria americana e la offre ad una giuria competente che offre il suo verdetto che spesso è in sintonia con la notte degli Oscar.

È accaduto nelle due precedenti edizioni con la scuola messicana migrata oltre confine, quando a Venezia trionfano “Roma” di Alfonso Cuaron e “La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro, film che hanno sommato ben sette statuette dopo gli applausi al Lido. Da aggiungere i film d’apertura del 2013 e del 2018 “Gravity” e “La la land” finiti sul podio più alto dell’Academy a dimostrazione del fiuto di Barbera, che frequentando America e Los Angeles riesce a cogliere la trasformazione dinamica e progressiva del cinema del nuovo secolo. Ora la scaramanzia che nella settima arte ha il suo peso dice che “Venezia porta bene ai film che concorrono all’Oscar” e quindi tutti puntano ad una conferma anche per “Joker”.

Alberto Barbera ha fidelizzato un pubblico per il festival. La controprova nei numeri: i dati parziali dicono che “Venezia 76” ha registrato il tutto esaurito degli abbonamenti e dei biglietti vendibili già al 14 agosto, con oltre centomila presenze. In più c’è un aumento consistente delle presenze giovanili rispetto agli altri anni che si uniscono a chi può spendere 1600 euro di carnet. Presenze generali aumentate del 15 per cento rispetto a “Venezia 75” e del 23 in confronto a quelle di due anni fa. Sono stati 1500 gli accrediti rilasciati alla stampa estera e che contribuiscono non poco alla fortificazione del brand Italia. 

Alberto Barbera lavora molto sulla presenza di star e talenti alla Mostra. Recuperati gli americani bypassando la coincidenza con Toronto, la pattuglia degli ospiti è organizzata con scientifica attrazione verso una delle componenti indispensabili per il successo del cinema. Da Brad Pitt, tanto per dire, a Pedro Almodovar si soddisfano tutti i gusti e tutte le esigenze. E con azzardo sfrontato Barbera fa arrivare anche i Ferragnez, cosciente che, se pur Mereghetti scrive che il documentario è ingiudicabile, l’attenzione mediatica delle masse che mai andrebbero a Venezia è assicurata. 

Per aver successo bisogna governare il dissenso. Poca cosa quello di Valeria Golino schifata dall’invito all’influencer. Ben più seria la questione se è Variety che ti accusa con occhio “metoo” di selezionare poche registe a Venezia. Ma Barbera a schiena dritta oppone che un film si sceglie per valore e non per genere.

Alberto Barbera che invita i film Netflix  mentre il suo collega di Cannes, Thierry Frémaux, continua a difendere l’ortodossia perdendo occasioni e regalando punti a Venezia sempre più smart e postmoderna. Barbera attento alle serie e le serie (successone per il nuovo Papa di Sorrentino e “Zero, zero, zero” di Sollima-Saviano). Certo c’è da fare sul versante Mercato ma dategli tempo e forse anche su quel versante vedremo risultati.

Barbera che tutela i Classici con una sezione di degno rispetto, l’agitatore che fece palestra nell’Aiace d’essai e  che si schernisce quando rammenti di aver studiato sulla sua antologia scritta con Turigliatto mescola tutto per il suo cocktail di successo. Biografo, critico e amico di Mohsen Makhmalbaforganizzatore di rassegne su Kjarostami al Museo del Cinema di Torino da lui diretto per 12 anni, che si sommano ai 9 del Festival di Torino nella sua formula giovane e a un curriculum infinito di quello che era il giovane critico della Gazzetta del Popolo, quotidiano antagonista della blasonata Stampa di Agnelli.

Per reggere la fatica prende vitamine tedesche che lo accompagnano alla collezione di smoking d’ordinanza griffati e che indossa con eleganza. Sceglie Alessandra Mastronardi come madrina e all’annuncio diventa tendenza su twitter.

Non ne sbaglia una Alberto Barbera. Cameriere, champagne.  

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Tumore al polmone: non tutti i fumatori corrono lo stesso rischio

People For Planet - Gio, 09/12/2019 - 15:00

Un nuovo screening messo a punto dall’Istituto Tumori di Milano apre la strada alla prevenzione.

Più di 20 sigarette al giorno per 30 anni, ma il rischio di sviluppare un tumore al polmone non è lo stesso per tutti i forti fumatori. A sostenerlo è l’Istituto nazionale dei tumori di Milano (Int) che per la prima volta ha dimostrato come il rischio di incorrere in questa forma tumorale non sia il medesimo per tutti i forti fumatori e ha messo a punto uno screening per la diagnosi precoce di questa neoplasia rivolto alla popolazione ad alto rischio.

Diagnosi precoce per soggetti ad alto rischio

Attualmente non esiste uno screening per la diagnosi precoce del carcinoma polmonare rivolto alla popolazione ad alto rischio. Ciò comporta un ritardo nell’individuazione della malattia che spesso avviene quando il tumore è già in fase avanzata, determinando una minore aspettativa di vita: secondo i dati del 2018 raccolti da Airtum (Associazione italiana dei registri tumori) e Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è oggi pari al 15,8%. «Il nostro studio – spiegano gli autori – rappresenta una svolta perché scardina l’idea che non sia possibile effettuare una diagnosi precoce del carcinoma polmonare. Al contrario, prova che è possibile stabilire in anticipo chi ha maggiori probabilità di sviluppare la malattia e di conseguenza consente di definire il calendario dei controlli e le eventuali misure preventive da adottare». Supportato da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, lo studio è stato presentato a Barcellona lunedì scorso in occasione della 20° Conferenza mondiale dell’International Association for the study of lung center (Iaslc).

Tac spirale e analisi del sangue

Tac spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e test microRNA eseguito attraverso il semplice prelievo di un campione di sangue: sono questi i due esami che, in combinazione, rappresentano lo strumento diagnostico innovativo che per la prima volta può cambiare il destino di forti fumatori e soggetti ad alto rischio di sviluppo del carcinoma polmonare, aprendo la strada alla prevenzione personalizzata.

Venti o trenta sigarette al giorno per 30 anni

Lo studio, chiamato bioMILD, è stato condotto su circa quattromila persone arruolate all’inizio del 2013. Il 70% dei partecipanti era costituito da forti fumatori (cioè consumatori in media ogni giorno di un pacchetto da 20 sigarette) per 30 anni, con un’età superiore ai 55 anni. Il restante 30% comprendeva soggetti di 50-55 anni, fumatori di 30 sigarette al giorno, sempre da almeno 30 anni. Tutti sono stati sottoposti alla combinazione LDCT/test microRNA (piccolissime molecole che vengono rilasciate precocemente dall’organo aggredito dal tumore e dal sistema immunitario).

Basso, medio e alto rischio

I risultati hanno messo in evidenza tre tipologie molto differenti di rischio: il 58% dei partecipanti è risultato negativo a entrambi i controlli ed è stato quindi classificato a rischio basso di sviluppare il tumore al polmone; il 37% è risultato positivo a uno dei due esami ed è stato classificato a rischio medio; il restante 5% ha avuto entrambi i valori positivi, ed è stato quindi classificato ad alto rischio. «La nostra ipotesi di partenza era che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse omogeneo, cioè il medesimo per tutti – spiega Ugo Pastorino, direttore della Struttura complessa di Chirurgia toracica dell’Int e tra gli autori dello studio -. I risultati ci hanno dato ragione perché sulla base degli esiti della Tac e del test microRNA siamo stati in grado per la prima volta di profilare il rischio di malattia e di definire che, a parità di esposizione, il rischio biologico è diverso».

Programmi di prevenzione personalizzati

I vantaggi che si ottengono con questa nuova strategia di screening precoce sono diversi. «In base alla fascia di rischio vengono messi a punto programmi di prevenzione personalizzati – spiega Pastorino -. È ad esempio possibile stabilire chi non necessita di cure immediate ma solo di un controllo annuale, e questo ci permette di evitare interventi che sarebbero inutili, a tutto vantaggio del paziente. Ed è possibile ridurre il numero di Tac di controllo, dal momento che chi è a rischio basso viene visitato a distanza di tre anni».

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Il professor Guido Kroemer indica la strada della longevità: mangiare di meno

People For Planet - Gio, 09/12/2019 - 15:00

Il biologo cellulare, 58 anni, ha scoperto le «cellule spazzine»: la riduzione delle calorie assunte quotidianamente attiva meccanismi che degradano le proteine alterate e quindi mantengono l’organismo più in salute

Era in aeroporto a Parigi quando ha ricevuto la chiamata da Palazzo Lombardia, sede della Regione: la ricerca che lo impegna da due decenni gli è valsa un riconoscimento da 1 milione di euro. Al biologo cellulare Guido Kroemer è andato il Premio Internazionale «Lombardia è Ricerca», che da tre anni individua la migliore scoperta scientifica nell’ambito delle Scienze della vita. E promuove lo scambio tra i più accreditati ricercatori internazionali e i centri di eccellenza lombardi. Mangiare meno permette di vivere più a lungo e in salute: la scoperta di Kroemer ora ci spiega perché.

Nato in Germania nel 1961, di nazionalità austriaca e spagnola, professore alla Facoltà di Medicina dell’Università di Paris Descartes e direttore del team di ricerca «Apoptosis, Cancer and Immunity» del French Medical Research Council, Kroemer ha scoperto nella restrizione calorica (in grado di indurre l’autofagia) un fattore chiave per la longevità. Il tema del premio quest’anno era l’healty aging: in un Paese come l’Italia, dove l’aspettativa di vita ha raggiunto gli 80,8 anni per gli uomini e gli 85,2 per le donne, garantire una vecchiaia in salute dev’essere una priorità, dal punto di vista sociale oltreché economico.

«Sono lusingato di ricevere questo premio — dice Kroemer —. Il mio laboratorio lavora da oltre 14 anni sul concetto dell’invecchiamento e sui meccanismi che possono rallentarlo. Era il 2005 quando abbiamo pubblicato il primo lavoro dimostrando che l’autofagia può proteggere le cellule dalla tossicità, ad esempio della chemioterapia».

Continua a leggere su MILANO.CORRIERE.IT di Stefania Chiale

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Brasile: 500 mila api morte in 3 mesi

People For Planet - Gio, 09/12/2019 - 11:02
Fonte: OHGA

Dalla stampa nazionale:

Il Brasile non deve “solo” fare i conti con i vasti incendi che stanno riducendo in cenere centinaia di ettari di foresta amazzonica e con la crescente deforestazione, che potrebbe presto trasformare la foresta pluviale più grande del pianeta in un’arida savana. Tra dicembre 2018 e febbraio 2019 oltre 500 milioni di api (Apis mellifera) sono infatti state trovate morte da apicoltori in quattro stati del Brasile. Lo ha riferito un’inchiesta condotta da due agenzie di giornalismo investigativo, Agência Pública e Repórter Brasil. Con circa 400 milioni di api morte, lo stato del Rio Grande do Sul, il principale produttore di miele del Brasile, è stato il più colpito, seguono lo stato di Santa Catarina, lo stato del Mato Grosso do Sul e lo stato di San Paolo.

Perché sono morte le api – La rapidità con cui intere colonie di api sono morte ha fatto inizialmente pensare alla sindrome dello spopolamento degli alveari (Ssa), fenomeno non ancora pienamente compreso che dal 2006 ha causato la morte di milioni di insetti tra Stati Uniti ed Europa. I sintomi sono tuttavia diversi e la causa sembra essere solo una: i pesticidi. Continua a leggere (Fonte:LIFEGATE.IT – In Brasile mezzo miliardo di api sono morte in soli 3 mesi di Lorenzo Brenna)

Api sempre più in pericolo. Come aiutarle

  •  (…) No pesticidi. Sono la prima causa della scomparsa di questa specie animale, che sta rischiando l’estinzione.
  • I fiori salva api. Si possono piantare in giardini, orti e balconi, fiori “amici delle api”, dove possono trovare polline e nettare per nutrirsi. Potete aiutare le api con Calendula, lupinella, facelia, borragine, timo, grano saraceno, girasoli, malva, tagete, finocchio annuale, rosmarino, aneto, pastinaca, coriandolo…
  • La casetta per le api. Potete anche provare a costruire un rifugio per api selvatiche in fuga da pesticidi. In un luogo tranquillo, vicino a fiori come papaveri, fiordaliso o bocche di leone, ottimi nutrimenti per piccole api, costruite una cornice esterna in legno, e all’interno mettete ceppi di quercia o faccio, dove avrete già fatto piccoli fori. Oppure, va bene anche un mattone cavo, Aggiungete piccoli rametti e canne di bambù. Sarà il loro rifugio.
  • Sii wild. Lascia qualche spazio del tuo giardino “selvaggio” e disordinato. Vari tipi di fiori, erba un po’ alta, faranno felici gli insetti e anche gli animali domestici (e te, che dovrai stressarti meno per curarlo)
  • Pronto soccorso per api. Se trovate un’ape in difficoltà, potete aiutarla a ristorarsi dandole dell’acqua con un po’ di zucchero o miele (cercate di non farla affogare in una bacinella però).
  • Un punto ristoro per gli insetti. Anche le api hanno sete e devono bere. Lasciate una bacinella d’acqua per gli insettini di passaggio.
  • Cosa fare quando fa freddo. Per aiutare le api in inverno e autunno, potete coltivare fiori invernali su cui amano svolazzare, ad esempio la vedovina maggiore. Il piccolo abbeveratoio è utile anche in inverno. Una bacinella piccola con acqua e zucchero, aiuterà gli insetti vagabondi intontiti dal gelo a rimettersi in sesto. Continua a leggere (Fonte: INFORMACIBO.IT  di Alessandra Favaro)

La moria di api in Italia è dovuta a un fattore in particolare: la violazione della legge che vieta l’uso dei pesticidi sui campi fioriti. Cosa potrebbe frenare la moria di queste e di altri insetti fondamentali per la sopravvivenza degli ecosistemi? Prima di tutto controlli più stringenti e norme più severe (e realmente applicate).

Secondo i maggiori esperti del settore, i principali fattori che minacciano diverse specie di insetti, tra cui api e pronobi (impollinatori selvatici) sono quattro: il cambiamento del loro habitat, ovvero il cambiamento legato alle attività umane come l’urbanizzazione, l’industria e l’agricoltura intensiva; l’inquinamento; gli agenti biologici (come le nuove malattie introdotte da specie invasive); infine i cambiamenti climatici.

(…)Ma restringendo il campo al nostro Paese, quali sono i pericoli più gravi per gli insetti, e le api in particolare? «Certamente il cambiamento dell’habitat, ma soprattutto l’agricoltura intensiva a monocoltura – cioè la coltivazione su enormi distese di una sola coltura, che magari non è fonte di sostentamento per le api e quindi le esclude dall’intera area, poi, non da ultimo, i pesticidi» risponde Mutinelli.

 «C’è bisogno di regolamentare l’utilizzo dei pesticidi in termini ad esempio di orario, in modo che interferiscano meno con le api, programmando gli interventi nelle ore serali o notturne». Ma spesso le regole già presenti non sono applicate o rispettate, e l’infrazione viene raramente sanzionata (quando la sanzione è prevista).  Continua a leggere (Fonte: PEOPLEFORPLANET.IT – L’estinzione degli insetti?di Michela Dell’Amico)

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Cronaca del giorno in cui si estinsero i dinosauri: il killer non fu (solo) l’asteroide

People For Planet - Gio, 09/12/2019 - 10:08

Incendi, tsunami e aria resa irrespirabile da nubi di zolfo che oscurarono i raggi solari causando un raffreddamento globale. Era questo il pianeta Terra dopo essere stato colpito, 66 milioni di anni fa, da un asteroide. Un luogo inospitale che spazzò via molte creature viventi, a partire dai dinosauri. La conferma è arrivata da “Il primo giorno del Cenozoico”, lo studio coordinato da Sean Gulick, dell’università del Texas ad Austin, pubblicato sulla rivista dell’Accademia Americana delle Scienze (Pnas). I geologi hanno per la prima volta analizzato le rocce sul sito d’impatto dell’asteroide grazie alla perforazione del cratere di Chicxulub, sepolto fra il mare e la terraferma sotto la penisola dello Yucatan. Analizzando le carote di materiali prelevati dal cratere, scavando i tra i 500 e i 1.300 metri di profondità, è stato possibile ricostruire lo scenario e risalire a quanto accaduto entro le prime 24 ore dall’evento che ha condannato a morte il 75% della vita del pianeta.

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Svezia, le aziende impongono un’ora di sport obbligatorio ai dipendenti: “Chi non la fa, se ne può andare”

People For Planet - Gio, 09/12/2019 - 10:00

Fisici scolpiti, pancia piatta, gambe slanciate: in Svezia, il popolo è conosciuto in tutto il mondo per essere particolarmente allenato e in forma, e sempre più aziende obbligano i dipendenti a fare un’ora di sport al giorno mentre sono a lavoro.

Secondo un sondaggio di Eurobarometro, il 70 per cento degli svedesi svolge attività fisica almeno una volta alla settimana. Ma la maggior parte di questi si allena durante le ore lavorative.

Le aziende stanno imponendo infatti ai propri dipendenti di fare attività fisica per il bene dell’azienda stessa.

Una di queste è Bjorn Borg, il brand di abbigliamento sportivo fondato dall’omonimo tennista svedese.

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Benessere e salute: la menopausa

People For Planet - Gio, 09/12/2019 - 08:16

Come affrontare, in modo naturale, le tempeste ormonali dovute alla menopausa: il caldo, l’ansia, l’insonnia

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Attenzione: arriva la signora Parthenope!

People For Planet - Gio, 09/12/2019 - 07:00

Con la Signora Parthenope siamo andati a pulire Piazza del Plebiscito a Napoli ed è stato molto divertente!

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Dalla Germania un tettuccio fotovoltaico che promette 10 km di autonomia al giorno

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 15:00

Il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ha sviluppato una nuova soluzione con celle fotovoltaiche ravvicinate e invisibili

Si parla sempre più di fotovoltaico sulle automobili, ovviamente come ausilio alla ricarica di batterie di auto ibride ed elettriche. Sono diversi i progetti in fase avanzata di auto che utilizzano i pannelli come fonte energetica ausiliaria, come la Sion di Sono Motors, o come la Lightyear One, che abbiamo visto dal vivo durante la sua prima ricarica solare.

Ora il Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems (ISE) ha sviluppato una soluzione che può essere adattata ad ogni auto, per integrare celle fotovoltaiche nel tettuccio. L’istituto dichiara una potenza di 210 W per metro quadro, che sarebbe l’equivalente di 10 km al giorno di autonomia elettrica, considerando le radiazioni solari di Friburgo (dove ha sede l’istituto) e un consumo della vettura pari a 17 kWh per 100 km.

La particolarità del nuovo tettuccio è anche la possibilità di nasconderlo alla vista grazie a un procedimento che hanno chiamato Morpho-Color, ovvero una patina che può essere realizzata in qualsiasi colore, che nasconde le celle solari ma non ne altera la resa.

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Vecchie mummie e seguaci di Mussolini. il Conte 2 visto dall’estero

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 15:00
AGENCE FRANCE PRESS (Francia)

Dopo un dibattito alla Camera dei deputati che si è svolto in un’atmosfera di partita di calcio con urla e fischi degli avversari del Governo, principalmente i rappresentanti della Lega, la situazione al Senato non è stata diversa.
Nel suo discorso programmatico, Conte ha promesso di impegnare l’Italia in “una nuova era di riforme”.
Matteo Salvini ha accusato il signor Conte di essere “inchiodato alla sua sedia” di capo del governo “come una vecchia mummia della prima repubblica”. “Sei la minoranza nel paese (…) puoi fuggire per alcuni mesi, ma non all’infinito”, ha continuato, riferendosi alle elezioni regionali che si terranno nei prossimi mesi in Italia. Salvini ha continuato in attacchi personali contro Mr. Conte, accusandolo di aver presentato un proprio CV “abbellito”.
Senza mai nominare il lombardo, Conte ha denunciato nella sua risposta “l’arroganza di colui che rivendicava il pieno potere”, come il dittatore Benito Mussolini.

CENITAL (Argentina)

Da un governo di ultradestra a un governo di centrosinistra, con lo stesso capo del Governo. Il nuovo governo italiano sarà guidato dallo stesso primo ministro, Giuseppe Conte, ma con un cambio di timone.
Secondo quanto affermato da Conte, il nuovo governo avrà come priorità il progresso dell’agenda verde, il rafforzamento dei diritti sociali, una nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei legislatori e l’alleviamento delle misure contro gli immigrati. L’Italia ha fatto notizia nell’ultimo anno a causa del suo ostacolo al salvataggio di migranti impedendo alle ONG di sbarcarli nel territorio italiano nonostante fossero bloccati nel mezzo del Mediterraneo senza acqua e cibo.
Con i 169 voti a favore del Senato oggi, Conte continuerà nella stessa posizione di primo ministro ma con un diverso orientamento. L’inversione di tendenza nella condotta dell’avvocato 55enne è una buona notizia per gran parte dei membri dell’Unione europea poiché il premier ha rivendicato la sua adesione al blocco NATO e ha avvertito che avrà un tono più moderato, differenziandosi da Salvini che aveva generato più di un mal di testa per i funzionari dell’UE.

THE GUARDIAN (Gran Bretagna)

I senatori appoggiano il nuovo governo amico dell’UE dopo la crisi provocata da Salvini. Giuseppe Conte sta cercando di cambiare pagina dopo il crollo dell’alleanza tra M5S e la Lega. Il voto ha seguito un acceso dibattito durante il quale i senatori dei partiti dell’opposizione hanno urlato insulti contro Conte.
Salvini, che è stato vice premier sotto Conte per 14 mesi: “Non so cosa sia successo, cosa hanno promesso a Conte. È un uomo allineato al potere, senza dignità.
Conte in riferimento a Salvini: “Non vedo dignità nel tuo volto. Attribuire i propri difetti agli altri è il modo più lineare per evitare le responsabilità della vita, un modo sicuro, ma non il migliore, per salvare la propria leadership”.
Molte sfide attendono il nuovo Governo. La scorsa settimana le parti hanno pubblicato un programma in 26 punti destinato a sostenere il governo. In cima alla lista c’è l’impegno a utilizzare il prossimo budget per aiutare a stimolare la crescita economica, ma anche la promessa di non mettere in pericolo le finanze pubbliche.
L’Italia ha il secondo più grande debito nell’UE in proporzione alla produzione economica e il programma richiederà una maggiore flessibilità da Bruxelles per superare la “rigidità eccessiva” delle norme di bilancio esistenti.
Molti analisti hanno messo in dubbio che la nuova coalizione possa durare a lungo. Altri sostengono invece che la prospettiva che Salvini possa formare un governo di estrema destra con Fratelli d’Italia, un partito con un lignaggio neofascista, terrà unita la coalizione. Secondo i sondaggi, la Lega è ancora la più grande forza in Italia nonostante abbia perso parte della sua popolarità nelle ultime settimane.

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La vittima può picchiare i suoi persecutori? Può “non essere reato”

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 11:02

Dare un pugno a un bullo può “non essere reato”: una sentenza che farà discutere quella emessa dalla Corte di Cassazione col verdetto 22541. A scanso di equivoci va subito tuttavia chiarito che gli ermellini non vogliono in qualche modo legittimare le vittime di bullismo a difendersi da sé, ma sottolineare come l’orientamento dei giudici debba essere “sensibile” verso gli adolescenti vittime di bullismo che hanno reazioni aggressive dopo essere state lasciate sole “dalla scuola e dalle istituzioni” e che non hanno avuto sostegno pubblico e sociale.

Nel merito la Cassazione ha accolto il ricorso dei genitori di un adolescente calabrese che era stato condannato a risarcire un bullo a cui aveva fatto saltare un dente con un pugno.

La reazione della vittima è da capire – afferma la Cassazione – poiché l’adolescente che era stato vittima di bullismo per molto tempo“. Il giudice, in questi casi, non può limitarsi a condannare la violenta reazione con la quale il ragazzo ha rotto denti e labbro al suo persecutore, ma va inserita nel contesto.” (Fonte: TODAY.IT – Bullismo, la vittima può picchiare i suoi persecutori? Cosa dice la sentenza)

Dalla stampa nazionale:

Più del 50% degli 11-17enni riferisce di essere rimasto vittima, nei precedenti 12 mesi, di un qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento. È quanto emerge da una rilevazione  effettuata dall’Istat sui fenomeni del bullismo e del cyberbullismo, i cui risultati sono stati illustrati oggi dal presidente dell’Istituto nazionale di statistica Gian Carlo Blangiardo nel corso di un’audizione presso la Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Una percentuale significativa, quasi uno su cinque (19,8%), dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese. In circa la metà di questi casi (9,1%), si tratta di una ripetizione degli atti decisamente asfissiante, una o più volte a settimana. Le ragazze presentano una percentuale di vittimizzazione superiore rispetto ai ragazzi. Più bulli al Nord Le differenze sono sostanziali a livello territoriale: le azioni vessatorie sono più frequenti nel Nord del Paese, dove le vittime di atti di bullismo rappresentano il 23% degli 11-17enni (24,5% nel Nord-est, 21,9% nel Nord-ovest). Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), oltre il 57% dei ragazzi al Nord ha subìto qualche prepotenza nel corso dell’anno precedente l’intervista, contro una quota inferiore al 50% nelle regioni centrali e in quelle meridionali. Continua a leggere (Fonte:RAINEWS.IT Bullismo: vittima un adolescente su due, più colpite le ragazze)

  • BULLISMO A SCUOLA, CONSIGLI PER GESTIRLO – Con l’inizio della scuola, oltre agli effetti positivi sulla socialità e sull’apprendimento, ritornano anche eventuali problematiche connesse alla vita tra i banchi: una di queste è, appunto, il bullismo. L’American Academy of Pediatrics (AAP) ha voluto identificare e divulgare una serie di consigli per gestire situazioni di bullismo a scuola nel modo più corretto possibile, per garantire la salute e la sicurezza di bambini e ragazzi.

 Purtroppo nell’ambito della vita scolastica ci possono essere varie forme di bullismo o di cyberbullismo, che si verificano quando un bambino attacca ripetutamente un altro bambino. Inoltre, il bullismo può essere fisico, verbale o sociale ed episodi ad esso legati possono manifestarsi a scuola, nel parco giochi, sullo scuolabus, nel quartiere, su Internet o mediante dispositivi mobili come i telefoni cellulari. Ma, per fortuna, ci sono molti modi per affrontare e gestire il bullismo, soprattutto se si verifica a scuola.  

Ecco, dunque, come comportarsi se ci si accorge che il proprio bambino è preso di mira dai bulli

  1. Avvisate i funzionari scolastici dei problemi e lavorate con loro sulle soluzioni.
  2. Insegnate a vostro figlio a sentirsi a proprio agio nel chiedere aiuto a un adulto di fiducia. Chiedetegli di identificare preventivamente la persona cui può chiedere aiuto.
  3. Riconoscete la natura grave del bullismo e i sentimenti di vostro figlio in relazione all’essere vittima di bulli. Continua a leggere (Fonte: NOSTROFIGLIO.IT  di Sara De Giorgi)

VESTITO DA BATMAN ACCOMPAGNA A SCUOLA UNA BIMBA VITTIMA DI BULLISMO – Mentre la nemesi di Batman, a Milano, seminava il panico in metropolitana con un uomo alquanto ubriaco vestito da Joker, all’altro capo del mondo il Crociato Incappucciato dava dimostrazione di tutte le migliori qualità di un vero supereroe. Jack Asbury, un uomo del posto che spesso veste i panni del Cavaliere Oscuro e conosciuto come The Batman of Spring Hill, si è precipitato a difendere una bambina di 3 anni di Crystal River vittima di bullismo.

La madre della bambina, accortasi che la figlioletta era tornata da scuola con vari lividi e con un occhio nero, ha scoperto che la bambina era stata picchiata da alcuni compagni di classe.

Rivoltasi immediatamente al dirigente della scuola materna al quale ha denunciato l’accaduto, la donna ha purtroppo dovuto assistere all’atteggiamento noncurante della direzione scolastica che non ha preso nessun provvedimento per questi atti di bullismo. Continua a leggere (Fonte: JUSTNERD.IT di Salvatore Miccoli)

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Ecco Rev Ocean, lo yacht più grande del mondo nato per salvare il pianeta

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 10:00

Si chiama Rev Ocean ed è lungo quasi 183 metri: è quasi pronto lo yacht più grande del mondo e porterà sul mare 55 scienzati e 35 membri dell’equipaggio per studiare la salute dei nostri mari. Costruito da Fincantieri nel cantiere Vard di Tulcea, in Romania, è la nave di ricerca e spedizione più avanzata del mondo.

Fonte: REV Ocean

Una volta perfezionata in Norvegia, l’imbarcazione sarà attrezzata per lo svolgimento di missioni che coprono l’intero sistema marino: raccoglierà dati sull’impatto delle emissioni di anidride carbonica sull’oceano, l’inquinamento da plastica e la pesca sostenibile con reti da traino scientifiche, sistemi sonar, laboratori, auditorium e aule scolastiche. 

Continua a leggere e guarda il video su REPUBBLICA.IT

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La vita sotto il turbante: dalle detenute alle pazienti, la solidarietà è di moda

People For Planet - Mer, 09/11/2019 - 07:00

La vita sotto il turbante è il frutto della collaborazione tra l’associazione Go5-per mano con le donne, onlus che si dedica alle pazienti del reparto di Ginecologia Oncologica dell’Istituto dei Tumori di Milano, e il brand Sartoria SanVittore nato dall’esperienza della Cooperativa sociale Alice nel carcere di San Vittore a Milano dove ai detenuti viene data la possibilità di un riscatto sociale attraverso il lavoro.

Obiettivo di La vita sotto il turbante? Creare turbanti e copricapi sartoriali per le donne che si sottopongono a cure oncologiche. Tutto nasce quando nel 2018 la stilista Rosita Onofri disegna un modello di copricapo pensato per le pazienti del reparto di Ginecologia oncologica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Sulla base del modello disegnato, le detenute di San Vittore si sono poi messe all’opera realizzandolo in tessuti naturali declinati in stoffe pregiate e tinte provenienti da Marocco, India e Mauritania, il tutto nel pieno rispetto dell’artigianato locale e internazionale.

L’iniziativa si è meritata il patrocinio della Camera penale di Milano e del Comune: il primo cittadino della città, Beppe Sala, era infatti presente alla cerimonia di debutto di Una vita sotto il turbante tenutasi a metà giugno nella Sala Alessi di Palazzo Marino.  

Una solidarietà, quella tra pazienti oncologiche e donne detenute, sancita da un mutuo scambio: le donne detenute contribuiscono a far sentire sicure e belle le pazienti, le quali, a loro volta, acquistando i turbanti, sostengono la ricerca scientifica per la diagnosi precoce del tumore ovarico.

Creare circoli virtuosi è del resto il tratto distintivo della cooperativa sociale Alice, che non a caso ha ricevuto il Premio Europeo Donna Terziarioindetto da Confcommercio Milano e destinato alle imprenditrici che si sono maggiormente distinte per la loro attività. La menzione speciale, però, è per Luisa Della Morte, responsabile della Cooperativa Alice. È lei che per prima ha creduto nell’importanza di formare e dare lavoro all’interno del carcere di San Vittore.

E credere, ultimamente, non è impresa da poco.

Immagine di copertina: fonte Repubblica.it

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Lo smartphone etico attento alle persone e al pianeta

People For Planet - Mar, 09/10/2019 - 15:00

È giunto ormai alla terza incarnazione il Fairphone, dispositivo che si autodefinisce «il telefono che si cura delle persone e del pianeta».

L’omonima azienda che lo produce si premura di adottare un comportamento strettamente “etico” sia per quanto riguarda il trattamento dei lavoratori che partecipano alla filiera produttiva sia per quanto riguarda i materiali adoperati, che sono in buona parte riciclati e tutti sostenibili.

Tale filosofia interessa anche la progettazione: il risultato è uno smartphone modulare, in cui le parti che dovessero danneggiarsi possono essere sostituite facilmente senza dover cambiare l’intero telefono.

Il Fairphone 3 debutta a distanza di poco più di quattro anni dal suo predecessore, e si presenta come uno smartphone dual SIM di fascia media.

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Versare l’acqua radioattiva di Fukushima nel Pacifico

People For Planet - Mar, 09/10/2019 - 14:20

Pronti a versare l’acqua radioattiva della centrale nucleare di Fukushima nell’Oceano Pacifico. Preoccupano le dichiarazioni del ministro dell’Ambiente giapponese Yoshiaki Harada sulla sorte dell’enorme quantitativo di acqua venuta a contatto con il combustibile sfuggito ai tre reattori nucleari danneggiati durante il disastro nucleare, secondo solo a quello di Chernobyl.  

Dopo il sisma del marzo 2011 che causò lo tsunami e il danneggiamento dei reattori nucleari, la società Tokyo Electric Power ha preso in carico la gestione della centrale nucleare, stoccando all’interno di 900 serbatoi un milione di tonnellate di acqua radioattiva, ma non ha più spazio per immagazzinarne altra. “L’unica soluzione è quella di versarla in mare e diluirla”, ha detto il ministro durante una conferenza stampa a Tokyo. 

L’annuncio ha destato preoccupazioni tali nell’opinione pubblica da spingere il segretario di gabinetto giapponese Yoshihide Suga a indire una seconda conferenza stampa, in cui ha precisato che i commenti di Harada sono “la sua personale opinione”. La situazione rimane ferma, con il governo che attende un rapporto degli esperti e la Tepco in attesa di istruzioni governative sottolinea: “Lo spazio per immagazzinare l’acqua termineràdefinitivamente entro il 2022”.

Fino a poco tempo fa, la Tepco dichiarava che l’unico elemento radioattivo presente nell’acqua contenuta nei serbatoi era il trizio, la cui pericolosità si manifesterebbe solo in grandi quantità. Poi, a settembre 2018, qualcosa cambiò e la società ammise che l’acqua stoccata necessita effettivamente di ulteriori trattamenti di purificazione, prima di poter essere rilasciata nell’Oceano. 

“Se il processo di decontaminazione è in grado di rimuovere gran parte delle impurità radioattive eccetto il trizio, secondo gli esperti sicuro solo in piccole dosi – dichiarò il portavoce della Tepco – recenti studi hanno rivelato che oltre l’80% delle 920mila tonnellate di acqua accatastata nei grossi recipienti racchiude un ammontare di sostanze radioattive che eccedono i limiti consentiti dalla legge per la salvaguardia dell’ambiente”. 

Lo stesso portavoce ammise che i livelli di stronzio 90 trovati in 65mila tonnellate di acqua passata attraverso il sistema di depurazione superavano di 100 volte i livelli consentiti dalla legge. Secondo il quotidiano britannico si tratta di una veritàdi cui operatore e governo erano giàa conoscenza da tempo. The Telegraph riporta, infatti, alcuni documenti consultati che dimostrano come questo sistema non abbia affatto eliminato altri elementi radioattivi, tra cui iodio, rutenio, rodio, antimonio, tellurio, cobalto e anche lo stronzio. Nessun commento né da Hitachi, né dal governo giapponese.

Sulla trasparenza dell’operatore Tepco e del governo giapponese sono molti gli aspetti che non tornano. Già nel 2018, il quotidiano britannico The Telegraph aveva diffuso un’inchiesta in cui si citavano documenti ufficiali che dimostravano che non solo il governo era da tempo a conoscenza della bomba a orologeria rappresentata dall’acqua radioattiva, ma che a causa di alcune falle, oltre allo stronzio, il sistema di depurazione non ha eliminato altri elementi radioattivi, tra cui iodio, rutenio, rodio, antimonio, tellurio e cobalto.

Dopo il disastro, con il sostegno del governo, la Tepco prima iniziò a pompare milioni di litri di acqua nei reattori per mantenerli freschi, poi prese a destinare 160 tonnellate di acqua al giorno al combustibile fuso della centrale, creando nei serbatoi un mix sospetto tra l’acqua pompata per raffreddare i reattori e quella sotterranea che scorre dentro i reattorinel suo corso, dalle colline intorno alla centrale verso l’Oceano. Già nel 2015, tra le proteste dei pescatori che lavorano nella prefettura di Fukushima, la Tepco aveva iniziato a versare in mare acque provenienti dalla falda radioattiva e più volte, anche a seguito delle pressioni dei residenti locali, delle organizzazioni ambientaliste, ma soprattutto della Corea del Sud e del Taiwan, che temono che l’acqua contaminata arrivi sulle loro coste, il governo giapponese ha provato a mostrarsi estraneo al piano di versare acqua contaminata nell’Oceano. 

Certo alcuni episodi  – come la gestione dei 52mila sfollati, ai quali il governo giapponese tagliò i sussidi finanziari già nel 2016, prima della divulgazione dei dati che invitavano gli evacuati a tornare nelle aree non più soggette a livelli pericolosi di radiazione  – tutto fanno intendere meno che trasparenza. 

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