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La Contessa del Lunedì

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 05/21/2018 - 09:46

- Limoni, acqua calda…
A noi un pentolino!
E sarà subito pronto
il canarino.
- Ubaldo mio, eccolo lì
o digeriamo così
o saranno guai…
Ma cosa gli è saltato in testa mai?
- Il conte Astolfo ha decisamente esagerato
mancava solo un piatto eschimese
e avrebbe del tutto completato
il giro del mondo del cibo ordinato.
- D’accordo offrire agli amici
invitarli al ristorante per farli felici
ma che esagerazione!
Che ci serva da lezione…
Il vero peccato
è tutto quello che è stato sprecato
lo avranno buttato!
- Già, niente doggy bag
per il cibo avanzato…
- Ahhhhhhhrrrrghhhh!
- Contessa!!! Che cosa le fa male?
Ha un crampo letale?
- Forse sì… No, è quasi passato.
- Accidenti a quello che abbiamo mangiato!
- Il crampo non era per quello…
era dritto nel cervello!
- Ah bene… Ora sviene?
- Ma no, accidenti agli inglesismi!
Non li sopporto!
 - Contessa, nessuno ne è mai morto…
- Invece qualcuno sta pensando
a vendicare questo torto!
La Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi)
ha indetto un concorso
contro lo spreco alimentare
per un nome italiano da trovare
che sostituisca quello inglese
della scatola in cartone riciclato
per il cibo in eccesso asportato.
Occorre fornire anche delle idee
per diffondere l’abitudine
che in molti altri Paesi
è già una consuetudine.
- Allora Contessa, sa che direi?
Che questo concorso è fatto per lei!

Perché ci vuole orecchio!

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 05/21/2018 - 09:44

Il matrimonio dell’anno è stato celebrato sabato a Londra tra il principe Harry e Meghan Markle. Tutto bene, gli sposi erano felici, ecc ecc. Peccato che in tempi di smartphone qualsiasi intoppo viene registrato, mandato sui social e diventa virale. Come il video di questo povero marinaio che durante la parata ha perso il ritmo della marcia e non è più riuscito a riprenderlo… e stava pure in prima fila, quando si dice la sfortuna!

La corsa più faticosa

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 05/21/2018 - 09:42

E’ la Red Bull 400 che quest’anno si è svolta a Ironwood nel Michigan. I concorrenti dovevano risalire il trampolino per il salto con gli sci alto 543 metri nel più breve tempo possibile.
E’ stata vinta da Ian Torchia, statunitense che è arrivato in cima in 4 minuti e 47 secondi.
E soprattutto ancora vivo.
(Fonte: Ansa)

L’esperimento del fagiolo

People For Planet - Lun, 05/21/2018 - 05:05

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Occhiali a basso costo: diventeremo tutti ciechi?

People For Planet - Lun, 05/21/2018 - 04:51

E’ la novità del momento. Spopolano in TV le pubblicità di occhiali a basso costo, meno di 20 euro, con lenti regolabili tramite una rotellina. Funzionano davvero? A giudicare dalle recensioni…

Assolutamente inutili. Soldi buttati. Non si vede nulla e in più sono immettibili… La plastiche tagliano!!!
Lasciate perdere assolutamente questo articolo. Non è paragonabile nemmeno al peggior giocattolo venduto dai cinesi . se indossati per più di 5 secondi oltre che a provocare vomito e mal di testa vi viene anche la diarrea
Non corrisponde a quello detto in pubblicità, è solo una patacca, solo plastica mal amalgamata, da non consigliare a nessuno
Articolo tutta plastica da cui non si vede nulla, ne da vicino ne da lontano,se non tutto offuscato. OSO DIRE UNA TRUFFA
Una schifezza incredibile. Non funzionano assolutamente. Niente a che vedere con quello che dicono in TV. Al limite della truffa secondi me

Sono alcuni dei commenti di chi ha acquistato su Amazon gli “Occhiali regolabili per vedere vicino e da lontano”, pubblicizzati anche in Tv dal distributore DMC Shop con il nome Perfect Vision.

“Perfect Vision è il primo binocolo e lenti di ingrandimento al mondo in forma di occhiali, dotati di lenti regolabili di alta qualità che si adattano alla capacità dell’occhio di mettere a fuoco gli oggetti.
Con una semplice rotellina potrai regolare le lenti.” Così si legge sul sito della Dmc Shop. Sono consigliati per la lettura, per guardare la TV, e sono “confortevoli per chi ha una presbiopia semplice”.

Sono sicuri o possono far male agli occhi?

Per rispondere abbiamo intervistato la Dottoressa Chiaretta Visconti, Medico oculista a Como.

“Intanto non sono occhiali veri e propri, sono più degli ingranditori, non dovrebbero essere nemmeno considerati occhiali, l’occhiale è quello che fa l’ottico. Questi sono degli ingranditori sostanzialmente, come avere una lente di ingrandimento in mano. Chiaramente se devi ingrandire una cosa per un secondo, tipo infilare il filo nell’ago, possono andare bene ma non vedo come possano essere utilizzati per una visione normale…”
Interrompo dicendo che la pubblicità li consiglia per guardare la Tv e leggere…
“Mamma mia! E’ una cosa che fa rabbrividire…”

Possono essere dannosi a lungo andare?
“Secondo me a lungo andare possono danneggiare… non sono lenti di qualità, le lenti di qualità le trovi nel negozio, neanche quelle che vendono al supermercato sono lenti di qualità. Poi questo effetto di messa a fuoco per ingrandire non può far bene alla visione perché la visione segue percorsi di accomodazione e convergenza che quelle lenti non rispettano.”

Parliamo degli occhiali che si vendono in farmacia e supermercati…
“Mmmm… Mmmm! Questi occhiali premontati, cioè che hanno una distanza interpupillare standard, che non è la mia, e non la tua, possono creare anche danni all’occhio perché sono lenti che non hanno una centratura ideale, a lungo andare possono creare affaticamento e disturbi, soprattutto per chi li compra per usarli poi al videoterminale. Pensando a questi casi rabbrividisco perché la qualità di queste lenti è bassissima: sono normalmente lenti in materiale plastico mentre gli ottici hanno l’obbligo di aver lenti di migliore qualità, con appositi filtri per la luce. In realtà questi “occhiali”, non dovrebbero essere chiamati occhiali, in quanto sono soltanto ausili di ingrandimento mentre l’occhiale vero e proprio è un’altra cosa: è quello che viene fatto dall’oculista e dall’ottico, centrato sul viso sulla persona, studiato apposta per chi lo indossa. Se così non è, non sono occhiali, sono ingranditori ottici.”

Come vanno usati questi “ingranditori ottici” che si possono comprare in farmacia e nei supermercati?
La dottoressa Visconti spiega che possono essere un supporto agli occhiali “buoni”. Vanno usati poco, al volo, non per lunghi tempi. Per leggere e guardare la tv servono gli occhiali veri, costruiti in modo personalizzato sul paziente. Per leggere un sms due secondi si possono infilare anche gli ingranditori ma poi vanno tolti immediatamente.

Ultima domanda: e gli occhiali da sole che si vendono nelle bancarelle?
“Eh… mannaggia. Allora, anche qui… una volta si diceva che il marchio CEE era una garanzia di qualità e della presenza degli appositi filtri che questi lenti colorate devono avere. Oggi CEE è diventato CE, China Export (Ride) e nessuno ha più la garanzia di come siano fatte queste lenti… Una lente scura che non ha i filtri giusti per le radiazioni ultraviolette ha un effetto collaterale importante: fa dilatare la pupilla perché l’occhio resta al buio, la pupilla quindi si dilata e l’occhio alla fine riceve più radiazioni ultraviolette rispetto a quelle che potrebbero colpirlo se non avesse l’occhiale.”

Fanno male allora?
“Certo, possono essere sicuramente dannosi”.

Concludiamo la chiacchierata con la dottoressa Visconti notando come l’Italia sia all’avanguardia nel settore ottico e oculistico, con centri specializzati di altissimo livello, e come sia un peccato tutto il discorso sulle lenti China Export…

Provando a riassumere in breve il punto di vista della dott. Visconti potremmo dire che ci vuole sempre un paio di occhiali fatti su misura da un ottico e si possono avere un paio di “ingranditori ottici” per l’utilizzo veloce, da battaglia.

Non bisogna invece scherzare con gli occhiali da sole: qui la bassa qualità, e in particolare la mancanza dei filtri che bloccano le radiazioni ultraviolette, comporta di esporre l’occhio a un maggiore assorbimento di queste radiazioni.

A questo punto è doveroso parlare di costi, che è l’aspetto che rende più appetibili gli occhiali che si trovano nei supermercati e nelle bancarelle. Parliamo di un range che va da 30 euro per gli occhiali a basso costo ai 300 euro per un paio di occhiali veri, fatti da un ottico.

Chi vi scrive, astigmatico, l’ultimo paio lo ha pagato 450 euro. Ma è una spesa detraibile nella dichiarazione dei redditi…

 

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Conservare e richiedere i documenti bancari è molto difficile

People For Planet - Lun, 05/21/2018 - 04:25

Contratti di apertura del conto corrente, contratti di affidamento e loro variazioni, fideiussioni e atti di pegno, estratti conto trimestrali, profilo di rischio: sono solo alcuni dei documenti che ciascun correntista dovrebbe conservare con cura.
Pero’, sulla base della mia esperienza di consulenza, rilevo che circa il 78% dei clienti di una banca non ritiene importante preservare e immagazzinare tali atti.
E ciò avviene sistematicamente per negligenza (peccato veniale) o per la endemica fiducia nella banca che viene percepita come ‘archivio’ personale che immagazzina i nostri atti che possiamo poi sempre richiedere nel momento del bisogno (peccato mortale).
Ed è proprio la percezione di quel momento, il momento in cui ne abbiamo bisogno, che viene individuato dalla banca come la circostanza in cui negare o rendere difficile, costosa, complessa la consegna della documentazione richiesta.
Perché la banca capisce che l’analisi di quei documenti da parte di professionisti specializzati nasconde tanti talloni di Achille. Quindi tante resistenze, tante menzogne, tante risposte semplicemente dilatorie per far stancare il cliente che viene indotto a desistere.
Gli intermediari finanziari, di regola, frappongono difficoltà di varia natura al rilascio delle copie della documentazione.
La più frequente delle resistenze delle banche, cogliendo un’interpretazione strutturalmente letterale della norma, fa riferimento al fatto che molto spesso le richieste avanzate dalla clientela presentano una qualche forma di genericità e non siano riferite a una ben circostanziata e individuata operazione; la richiesta ad esempio di copia del contratto e della documentazione di conto riferita a un periodo temporale specificato, veniva in precedenza talvolta disattesa adducendo appunto vizi di eccessiva genericità della richiesta stessa.

Quindi occorre essere precisi: “Mi occorre copia del contratto di conto corrente n°…………aperto in data ………
Ma non mancano anche motivazioni semplicemente paradossali e talvolta ridicole come la più volte ascoltata frase che quei documenti sono conservati in un «archivio che si trova in capo al mondo e che quindi risulta difficile reperirli». Menzogna.

Tutti i documenti sono reperibili in pochi minuti attraverso semplici interrogazioni al terminale oppure sono conservati all’ interno dei partitari presenti nelle stesse filiali dove viene effettuata la richiesta.
Ma la legge (e i professionisti seri) sono dalla parte del cliente. Vediamo perché.

I clienti di una banca, come è noto, possono richiedere agli istituti tutte le informazioni sulla quantità, qualità, finalità e logica adottata al trattamento, in relazione ai propri dati, così come previsto dagli art. 7, 8 e 10 D.Lgs. 196/2003.
Trattandosi in particolare di dati relativi ai rapporti bancari, i diritti degli interessati sono regolati e garantiti anche dall’articolo 119 comma 4 Tub: i clienti possono ottenere a proprie spese, entro congruo termine e comunque non oltre 90 giorni dalla richiesta, copia della documentazione relativa a una o più operazioni effettuate dalla banca.
Ma vediamo cosa intendiamo per «proprie spese» e «termine congruo».
In un momento di profonda crisi economica pretendere da un cliente anche 10 euro per singolo estratto conto significa adottare un comportamento estorsivo e usuraio.
Pertanto vi invitiamo a negoziare il prezzo di una fotocopia e, se proprio vi accorgete che tale determinazione (da parte della banca) a sostenere un prezzo fisso è irremovibile, azionate l’ormai famoso microregistratore (disponibile anche in qualsiasi telefono mobile), registrate tutta la conversazione e scriveteci.

Per quanto riguarda invece l’interpretazione dell’espressione «congruo (e comunque non superiore a 90 giorni)» al quale fa riferimento l’art. 119 Tub non va però confuso con il termine entro il quale i titolari del trattamento dei dati personali devono fornire riscontro alla richiesta da parte degli interessati, ai sensi degli artt. 7, 8 e 146 D.lgs. 196/2003.
Con la pronuncia 2 agosto 2013, n. 18555 la Cassazione ha infatti confermato che il riscontro alla richiesta dell’interessato, ai sensi dell’art. 7, della legge sulla privacy, deve essere fornito con la massima tempestività.
Con tale precisazione, la Corte consente di ritenere che il termine di 15 giorni previsto dall’art. 146 della legge sulla privacy, sia congruo anche per la consegna della documentazione bancaria, contenente le informazioni che l’interessato richiede: il che a sua volta consentirebbe un’interpretazione diversa, e più restrittiva, dell’Intervallo temporale indicato dall’articolo 119 Tub.

La conoscenza fa forza negoziale.

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Cosa diavolo è il Plogging?

People For Planet - Lun, 05/21/2018 - 04:08

E’ la nuova moda per far bene a se stessi e all’ambiente!

Si chiama Plogging (il nome deriva dall’unione tra “running” e “plocka upp”, “raccogliere” in svedese) e consiste nell’andare a correre armati di sacchetti e guanti per raccogliere i rifiuti. Il plogging è nato in Svezia poco più di un anno fa.

Tre i vantaggi: si corre che fa bene alla salute, ci si abbassa e rialza per raccogliere i rifiuti da terra e questo movimento aiuta a tonificare glutei e quadricipiti e si fa un favore all’ambiente riducendo la spazzatura buttata in giro.

Scrive Ultimavoce.it (https://www.ultimavoce.it/plogging-correre-raccogliendo-i-rifiuti/): “L’attività motoria unita all’impegno sociale e al sentirsi utili per il prossimo sarebbero la chiave del successo di questo nuovo acclamatissimo sport.”

La comunità svedese di riferimento è su Facebook https://www.facebook.com/plogga/ mentre su Instagram si può cercare l’hashtag #plogging.

L’idea non è nuovissima: nel 2014 a Louisville, nel Kentucky, Stati Uniti, sono state organizzate le “Trash Run”, che avevano lo stesso obiettivo.

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Che fine ha fatto l’orto urbano Ikea?

People For Planet - Lun, 05/21/2018 - 02:22

Il progetto era di Ikea e Space 10 e consisteva in una struttura assemblabile in legno per costruire un bellissimo orto urbano sferico/verticale, adatto a condomini e quartieri cittadini.

Qui una dettagliata descrizione, che fine ha fatto?

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Economia Circolare: lavorazione del ferro di recupero

People For Planet - Dom, 05/20/2018 - 10:15
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Gallery fotografica

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Musica maestro! Stand By Me

People For Planet - Dom, 05/20/2018 - 04:57

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Turismo spaziale: avremo uno spazioporto in Italia

People For Planet - Dom, 05/20/2018 - 04:15

6 febbraio 2018, ore 21,45 italiane: dalla piazzola 39A di Cape Canaveral decolla Falcon Heavy, il supermissile della Space X. Incollati a YouTube ci sono 2,3 milioni di utenti, che rendono il momento ancora più memorabile. Per la piattaforma di video sharing è uno dei live più visti di sempre, secondo soltanto al lancio nel vuoto di Felix Baumgartner. Tutto questo avvicina l’umanità ai racconti di fantascienza e ai sogni di ogni bambino, ma è davvero arrivato il momento di viaggiare nello spazio? Dove si è spinto il progresso? Quali progetti concreti sono in cantiere? E Marte è più vicino che mai? Di quali viaggi saranno protagonisti i primi turisti spaziali? Mettiamo i puntini sulle I, partendo proprio dal tanto acclamato test della Space X.

Falcon Heavy è oggi il razzo più grande del mondo ed è decollato dalla stessa base da cui partivano le missioni Apollo e lo stesso shuttle. Qualche minuto dopo il decollo, il razzo si è aperto svelandoci il suo contenuto, ormai lontano da Cape Canaveral e con la Terra a fare magnificamente da sfondo: ecco che appare una Tesla Roadster rossa “guidata” da Starman, un manichino in tuta spaziale. E’ in questo istante esatto, quando l’occhio della telecamera è puntato dritto sul manichino spaziale, che si alzano le note di “Life on Mars” di David Bowie. Simbolicamente, sul cruscotto della Tesla compare anche la scritta “Don’t Panic”, citazione dal libro “Guida galattica per autostoppisti”.

Tutto è compiuto. L’evento mediatico confezionato da Elon Musk e dalla sua Space X resterà scolpito nella storia. Sul Web il video del lancio rimbalza da un punto all’altro della Terra e conquista altre migliaia di utenti e click, giorno dopo giorno.

E se Starman fosse stato un essere umano?

Dove sta andando la Tesla rossa? Non avremo già prodotto un enorme rifiuto spaziale che vaga senza controllo?
Il sito Web WhereIsTheRoadster.com ci mostra in tempo reale il punto esatto in cui si trova la Tesla. Non atterrerà mai su Marte, sia chiaro. D’altra parte, non era affatto questo lo scopo della missione.
A luglio la Tesla supererà l’orbita del Pianeta Rosso, a novembre si troverà nel punto di massima distanza dal Sole, poi tornerà indietro, a settembre sarà vicina all’orbita della Terra, quindi si allontanerà ancora seguendo il medesimo tragitto per secoli. O almeno finché una serie di effetti modificheranno la sua traiettoria. Ad esempio, l’influenza di Giove potrebbe spedirla fuori dal Sistema Solare, senza comunque alcun pericolo per la Terra o altri pianeti.

Raggi cosmici e vento solare colpiranno senza tregua Starman e la sua auto, destinati a rimanere nello spazio per migliaia di anni e a subire un deterioramento inevitabile.
E se a bordo ci fosse stato un essere umano? Nella risposta a questa domanda si cela il nocciolo della questione: no, non è assolutamente possibile inviare un essere umano nello spazio in un semplice abitacolo così come la Space X ha seduto il manichino a bordo della Tesla. Abbiamo raccontato un meraviglioso esperimento che dimostra i progressi compiuti dalla scienza, ma le passeggiate su Marte sono ancora ipotesi lontane.

Turismo spaziale: (per ora) scordiamoci i resort

Di “turismo spaziale” si parla da moltissimo tempo, a sfidarsi per la conquista di altri mondi sono sostanzialmente due società: la già citata Space X di Elon Musk e la Virgin Galactic di Richard Branson, altro imprenditore osannato dalle folle. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Prima che qualcuno effettivamente metta piede su Marte – il pianeta che comunque pare essere più adatto alla “colonizzazione” – dovrà passare ancora molto tempo.
Quando si parla di “turismo spaziale” oggi in realtà non ci si riferisce a veri e propri viaggi come quelli che progettiamo sulla Terra. Spesso la fantasia viaggia più veloce dei razzi e induce erroneamente ad immaginare tour organizzati – costosissimi ma reali – in cui le persone effettivamente scendono da navicelle e vanno alla scoperta di luoghi inesplorati. Non c’è nulla di più lontano da ciò a cui si sta lavorando al momento. Lo sbarco su Marte con tanto di guida turistica è qualcosa di molto lontano; oggi si progettano per lo più voli suborbitali, che non consentono ancora di ipotizzare lo sviluppo di un turismo spaziale per le masse nel breve periodo né camminate su altri pianeti.
Ma viaggia veloce anche la fantasia di questi grandi magnati, ecco perché i loro progetti e i loro annunci fanno sognare. Ritornare un po’ bambini è lecito, ma poi occorre ritornare anche con i piedi per terra.

Per colonizzare Marte serve un razzo più potente

Il serbatoio progettato dalla Space X

“E allora costruiamolo!”, deve aver detto Elon Musk. Da poco sono state svelate le caratteristiche della nuova versione del razzo Big Falcon Rocket. Con questo mezzo l’uomo potrebbe sbarcare su Marte. Il condizionale è d’obbligo, nonostante le promesse da urlo. Il serbatoio in fibra di carbonio potrà ospitare oltre mille metri cubi di ossigeno liquido criogenico, il carburante che alimenterà il razzo; il motore Raptor sarà il più potente mai esistito; una serie di razzi propulsivi offrirà garanzie di sicurezza in una fase tanto critica come quella dell’atterraggio, quando a bordo il carico sarà maggiore rispetto ai test.
Questo razzo – la prima astronave interplanetaria – secondo Musk potrebbe rappresentare una salvezza per il genere umano in un futuro catastrofico , in cui non si esclude una terza guerra mondiale.

Paragonato al Saturn V, il razzo con cui la Nasa inviava i suoi astronauti sulla Luna, il BFR avrebbe una spinta di decollo maggiore, ma il vero vantaggio è che potrebbe essere utilizzato più volte, consentendo un notevole abbattimento di costi. Ogni lancio, una volta uscito il BFR, costerebbe 5-6 milioni di dollari, alla fine una piccola popolazione di umani vivrebbe su Marte o sulla Luna, dove sarebbero aperte alcune basi fisse. E quella piccola popolazione potrebbe far sopravvivere il genere umano se sulla Terra tutto andasse perduto. Per prima cosa, occorrerà però trovare acqua su Marte, avviare le estrazioni minerarie e costruire infrastrutture necessarie alla sopravvivenza.

I primi veri test dovrebbero avvenire già nel 2019, mentre nel 2024 potremmo assistere alla prima missione per colonizzare Marte, almeno secondo Musk, che a volte però pecca troppo di ottimismo. Basti pensare che il 2018 avrebbe dovuto essere l’anno in cui due turisti avrebbero fatto un giro attorno alla Luna a bordo di un razzo della Space X, comodamente collocati all’interno della capsula Dragon. Tutto rimandato.
Cerchiamo allora di essere realistici: a cosa porterà questa sperimentazione continua? E’ uno spreco di denaro? E’ solo una sfida tra imprenditori ambiziosi?
Un risvolto interessante è che gli stessi razzi attualmente in fase di costruzione potrebbero essere utilizzati per un trasporto più rapido delle persone sulla Terra. Basterebbero 39 minuti per volare da New York a Shangai, semplicemente utilizzando mezzi di trasporto che viaggiano fuori dall’atmosfera per la maggior parte del tempo e quindi non risentono di interferenza alcuna. Addio turbolenze!

Virgin Galactic: presto uno spazioporto in Italia

L’obiettivo di Richard Branson è dichiaratamente quello di portare nello spazio persone comuni, turisti, grazie a voli spaziali suborbitali e orbitali. Recentemente, la Virgin Galactic ha incassato un ottimo risultato nei test di planata della sua navicella Virgin Galactic VSS Unity. A febbraio, qualche giorno dopo l’impresa della Space X, nel deserto del Mojave in California è stato effettuato un test cruciale: una nave madre ha rilasciato la VVS a circa 50 mila piedi di altezza e ne è stato valutato l’atterraggio in termini di stabilità e performance. Nello stesso deserto 3 anni fa la Virgin Galactic aveva dovuto affrontare la morte di un pilota durante un volo di prova; sono seguiti una serie di rallentamenti, compreso quello nell’emissione da parte della Federal Aviation Administration di una licenza commerciale per l’azienda.

Virgin Galactic – gli ultimi test

I test sono funzionali a confezionare un’esperienza destinata a turisti. Ne potranno salire a bordo 6 in compagnia di 2 piloti. Per trascorrere 2 ore e mezza sulla VSS Unity si pagheranno 250 mila dollari, un prezzo destinato però a scendere dopo 5 anni. Compresi nel costo del biglietto, 6 minuti in assenza di gravità e la possibilità di vedere la curvatura della Terra dallo spazio.

La sperimentazione sui voli suborbitali coinvolge anche l’Italia: a dicembre 2016 la Altec, partecipata da ASI e Thales Alenia Space, e la Virgin Galactic hanno infatti siglato un protocollo di intesa per valutare le potenzialità di uno spazioporto italiano grazie al quale si potranno eseguire voli sperimentali suborbitali, addestramento astronauti e piloti, scopi didattici e turismo spaziale. In particolare, sarebbe utilizzato il sistema di volo spaziale Virgin Galactic, composto dallo spazioplano riutilizzabile Space Ship Two ed il suo velivolo vettore, WhiteKnight Two, vale a dire il mezzo che decolla da un aeroporto convenzionale e trasporta la SpaceShipTwo fino ad un’altezza di circa 15 mila metri, prima di rilasciare la navicella e consentirne l’accensione del motore a razzo che la porterà alla programmata quota operativa. Questo significa che l’Italia potrebbe a breve ospitare uno spazioporto, secondo gli annunci entro la fine di quest’anno saranno svelati i nomi dei siti candidati.

Ed ecco che torna il solito problema: cosa accade al corpo umano durante un viaggio suborbitale? Non sono molti finora i voli effettuati, di conseguenza è complicato ottenere dati certi e parametri da rispettare per evitare reazioni fatali. Si tratterebbe di persone comuni, dai fisici non allenati, che subirebbero accelerazioni pari a 6 volte il proprio peso corporeo, a cui si aggiunge poi l’assenza di gravità in una breve fase del viaggio. Possono aiutare le tute speciali e la posizione dei sedili, più reclinata rispetto al solito, ma di certezze ne trapelano poche, se non quella che sono coinvolti in questi progetti anche medici come quelli della nostra Aeronautica.

Ma non ci sono soltanto le grandi compagnie. Moltissimi scienziati sono al lavoro, come quelli che tentano di simulare sulla Terra le condizioni che l’uomo troverebbe su Marte. Nel deserto del Dhofar, in Oman, a febbraio un gruppo di oltre 200 scienziati di diverse nazioni ha testato i supporti tecnologici che sarebbero indispensabili, a partire da un tipo di tuta pesante ben 50 kg che consentirebbe però all’uomo di compiere anche gesti tanto comuni quanto indispensabili, come mangiare e pulirsi le labbra. La visiera è il fulcro di tutto, con uno schermo su cui vengono proiettati costantemente dati e informazioni rilevati grazie ai sensori posizionati sulla tuta in varie parti del corpo.

In copertina: Disegno di Armando Tondo

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Royal Wedding: la festa deve essere per tutti

People For Planet - Sab, 05/19/2018 - 04:42

Oggi è il grande giorno: il Royal Wedding del principe Harry, secondogenito di Carlo e Diana, con l’ex attrice americana Meghan Markle.
Anche chi di noi non legge i tabloid inglesi e guarda poco la colonnina dei gossip sui principali giornali italiani non avrà potuto fare a meno di venirne a conoscenza. Oltre alle notizie che ormai abbiamo letto tutti, ce n’è una passata un po’ più sotto traccia: il tema dei senzatetto di Windsor.

Nella cittadina se parla dall’inverno, con polemiche nate dopo che Simon Dudley, a capo dell’amministrazione locale, aveva detto che era necessario mandare via i senzatetto perché rovinavano l’atmosfera, facendo effettivamente una figuraccia e venendo criticato persino da Theresa May. Sulle prime quindi sembrava che gli homeless sarebbero rimasti al loro posto, ma anche il Time racconta che in queste ore la polizia sta cercando di farli spostare dalle zone vicino al Castello di Windsor.
Si aspetta l’arrivo in città di più di 100 mila persone, i controlli per la sicurezza sono rafforzati e la polizia ha spiegato che tutti verranno controllati e gli oggetti ingombranti non potranno essere portati in certe zone, quindi anche quelli appartenenti ai senzatetto.

Sembrerà una questione locale ma il National Audit Office ha sottolineato che la popolazione di senzatetto di Windsor è aumentata nettamente negli ultimi anni, così come è successo in tutto il Regno Unito: si parla di un aumento del 134% dal 2010. L’opposizione dà la colpa al partito conservatore, l’incremento sarebbe avvenuto dall’anno in cui hanno preso loro il potere e sarebbe legato ai forti tagli nella spesa pubblica.

Sembra una storia molto triste, ma il pragmatismo inglese ci viene incontro: l’organizzazione Homeless Our Concern della vicina cittadina di Slough è una di quelle che stanno cercando di gestire la situazione. Loro sono positivi: dicono che forse questa attenzione mediatica potrebbe aiutare a far conoscere il problema e aumentare l’impegno e le donazioni.
L’associazione ha sfruttato l’occasione e ha creato una “Lista Nozze alternativa su una piattaforma che consente alle persone di condividere le liste dei loro matrimoni. Si può contribuire comprando oggetti utili per aiutare i senzatetto, come libri, kit da barba e lavatrici. Dicono dall’organizzazione: “Harry e Meghan hanno detto che non vogliono regali ma preferiscono che le persone facciano beneficenza. L’abbiamo preso alla lettera. Perché loro non hanno bisogno di tostapane e asciugamani, mentre i nostri rifugi si!”.

Anche una associazione di Windsor, il Windsor Homeless Project, ha lanciato la campagna For Richer For Poorer, dove si possono acquistare gadget e memorabilia del Royal Wedding e si userà il ricavato per comprare vestiti, pasti e credito telefonico per chi ne ha bisogno.

Certo, tutti vorremmo vivere in un mondo dove non dovrebbe esserci bisogno di queste iniziative, ma intanto possiamo sfruttare tutte le occasioni possibili per avviare un cambiamento.

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Come fare l’orto sul balcone

People For Planet - Sab, 05/19/2018 - 04:07

Utili sempre in cucina e se coltivate da noi, ancora più buone!

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Quel che serve oggi è più passione. Noi sappiamo produrla. Chi è capace di venderla?

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/18/2018 - 17:43

Le coltellate ai professori, il disagio sociale, i suicidi, l’emarginazione, la crisi economica e politica…
La società è malata, la passione è l’unica cura possibile.
Negli ultimi decenni una frazione minoritaria della popolazione ha deciso di costruirsi una vita più appassionante e ha scoperto che è possibile riuscirci e addirittura trasmettere questa passione.
(...) Continua a leggere CACAO della Domenica

Royal Wedding: la festa deve essere per tutti

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/18/2018 - 17:24

Oggi è il giorno delle nozze del principe Harry con l’americana Meghan Markle: chissà che ne esca qualcosa di buono anche per i senzatetto della città di Windsor (...)
Continua a leggere clicca qui

Tell Me - Progetto Erasmus+

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/18/2018 - 17:21

Apertura del sipario sui prodotti e sui risultati del progetto Erasmus+ "TELL ME - Theatre for Education and Literacy Learning of Migrants in Europe"
TORINO - 25 maggio 2018 – dalle ore 11:00 alle ore 13:00
Sala Rossa, Università degli Studi di Torino - Campus Luigi Einaudi, Lungo Dora Siena 100 A

Presentazione organizzata nel contesto di "fierIDA 2018", seconda edizione della "Fiera Nazionale dell'Istruzione degli Adulti" che si svolge dal 24 al 26 maggio al Campus Luigi Einaudi.
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Una casa costruita in simil Lego (Video)

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/18/2018 - 13:12

Lo stesso principio dei Lego applicato all’edilizia in legno. Geniale!
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A Bovino il turismo è circolare

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/18/2018 - 13:11

Il turismo non è solo Firenze, Roma, Rimini o l’affollatissima Venezia assediata dalle meganavi: è possibile approdare anche ad altri modelli, lenti e più rispettosi di ambiente e territori.
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Contro i tumori del seno, di corsa: a Roma torna la “Race for the cure”

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/18/2018 - 13:10

Partecipare per contribuire alla lotta contro i tumori del seno (...)
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