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Come si respira in città? Te lo dice il vaso intelligente!

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 19:00

Dal 2018 i ragazzi di Wiseair sono una delle start up italiane più premiate. Hanno inventato un vaso da giardino, una fioriera, “smart”, intelligente, capace grazie a un sensore di monitorare la qualità dell’aria. Chiunque potrà avere un vaso Wiseair sul proprio balcone e sapere che aria sta respirando in quel momento e in quella specifica zona.
Un grande grande progetto.
Nel video interviste a Carlo Alberto Gaetaniello e Paolo Barbato, creatori e fondatori di Wiseair e Valentina Scozia, Wiseair Ambassador.

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Pallina portachiavi a “pugno di scimmia” fai da te!

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 17:00

Con i consigli passo passo di 10 MINUTI PER provate anche voi a realizzare in poche mosse questo particolarissimo portachiavi a forma di pallina. Cose serve:

  • Corda lunga almeno 130 cm

Se riuscite a prenderci la mano potete farlo con una cima più sottile magari colorata.

Fonte: 10 MINUTI PER

Leggi anche:
5 cose di cui non hai bisogno nel tuo armadio
7 esperimenti facilissimi da fare con i bambini
Come accendere e gestire un fuoco outdoor

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Otto buoni motivi per chiudere le case di riposo per anziani

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 15:00

Peter Jansenn, gerontologo di fama internazionale, scrive sul giornale belga di lingua fiamminga De Standaard un j’accuse ben argomentato contro le case di riposo per anziani indicando la necessità di chiuderle. Di seguito la traduzione di ampi stralci del suo articolo.

Chiudere le case di riposo.

Dal XVIII secolo abbiamo fatto una campagna per l’abolizione della schiavitù. Poi alcuni hanno chiesto l’abolizione della pena di morte. Oggi altri denunciano la prostituzione, la tratta di esseri umani, la sofferenza degli animali. Cosa hanno in comune questi “abolizionisti”? L’indignazione contro l’ingiustizia.

La crisi del coronavirus ci ha mostrato che è giunto il momento per una nuova lotta: ci sono almeno otto buoni motivi per chiudere definitivamente le case di riposo.

1. Sono luoghi adatti al diffondersi delle malattie.

Il coronavirus ha colpito molto pesantemente anche il Belgio e anche qui la stragrande maggioranza delle vittime sono residenti in case di riposo. Questa situazione si spiega in particolare con una scarsa preparazione, misure prese troppo tardi e una mancanza di risorse materiali e umane. Il motivo principale, però, è da ricercare altrove: non è stato possibile applicare le misure cautelari in questi luoghi dove i residenti vivono in promiscuità. Si è cercato di isolarli nelle loro stanze ma questo metodo, invivibile quanto disumano, non è sostenibile a lungo termine.

2. Gli anziani non ci vogliono andare

Tutti i sondaggi mostrano che i nostri anziani non vogliono essere inseriti in una casa di riposo e preferiscono restare a casa. Tuttavia il più delle volte sono le famiglie a prendere la decisione, per mancanza di un’opzione migliore.

Con adeguati investimenti in cure preventive e servizi di assistenza domiciliare, potremmo offrire loro una seconda valida opzione. Tanto più che i baby boomer, una generazione per natura più “esigente”, saranno probabilmente meno inclini ad accettare il loro destino rispetto ai membri, forse più docili e concilianti, della “generazione silenziosa”.

3. Forniscono cure mediche d’altri tempi

L’invecchiamento della popolazione sta sconvolgendo il mondo medico. La maggior parte delle malattie non è più acuta, ma cronica. Si pensi a problemi cardiovascolari, diabete, cancro, obesità, depressione, demenza. L’assistenza primaria integrata (che può essere fornita a casa, in piccoli centri o in ambulatori privati) e la prevenzione stanno prendendo il posto delle cure residenziali fornite in ospedale. Le malattie croniche sono malattie lente, che richiedono un approccio preventivo restrittivo, simile a quello adottato contro il Covid-19.

Intervenendo strutturalmente a livello di ambiente e comportamento, è possibile, attraverso uno stile di vita sano (smettere di fumare, mangiare sano, esercizio fisico e assenza di sovrappeso), evitare fino all’80% delle malattie croniche.

Invece una casa di riposo è un ambiente favorevole alla perdita di autonomia e all’assunzione di malattie e favorisce anche la vulnerabilità a virus mortali.

4.Sono il contrario dei principi della gerontologia

L’obiettivo della gerontologia è permettere che l’invecchiamento avvenga in buone condizioni di salute. Questa scienza si basa su due principi fondamentali: autonomia e attività. In altre parole, per rimanere in salute negli anni, dobbiamo mantenere la nostra indipendenza e rimanere attivi. Un’assistenza di buona qualità deve contribuire a questo duplice obiettivo. In una casa di riposo si perde praticamente ogni autonomia, al punto che queste strutture diventano profezie autodistruttive. Promuovono esattamente ciò che dovrebbero evitare: dipendenza, malattia, abbandono.

5. Violano i diritti umani

I diritti umani sono universali e non hanno limiti di età. I residenti delle case di cura hanno quindi diritto alla libertà, alla dignità, al rispetto della vita privata e della casa e ad una buona assistenza sanitaria. Coronavirus o no.

Johan Leman, ex direttore e fondatore del Center for Equal Opportunities and the Fight against Racism, ora Unia, teme che la dipendenza dalle cure possa portare ad abusi (immobilizzazione) e trattamenti crudeli, inumani e degradanti (obbligo di indossare i pannolini). In un articolo pubblicato da De Standaard, chiede l’istituzione di una Commissione per i diritti degli anziani, che assicuri il rispetto dei diritti umani nelle case di riposo. Questo organismo sarebbe responsabile della gestione dei reclami, del dare voce alle vittime e della lotta alla discriminazione.

6. Ci dividono

Le case di riposo isolano gli anziani dal resto della società, il che conferma e rafforza l’immagine negativa della vecchiaia. L’esclusione degli anziani è come tutte le altre forme di esclusione: è un meccanismo di difesa e diniego che sostiene lo status quo. Proiettiamo sugli altri ciò che ci ispira disagio o paura e finiamo per bandirli dalla nostra vita. Alimentando gli stereotipi e l’immagine distorta di decrepitezza che di solito è incollata agli anziani, le case di cura promuovono la segregazione generazionale.

7. Sono obsolete

Il XIX e il XX secolo sono stati il periodo di massimo splendore dei conventi, delle caserme, dei complessi industriali, dei convitti. C’era la tendenza a rispondere ai problemi sociali e societari creando grandi istituzioni “normative”: asili per i poveri, orfanotrofi, riformatori e manicomi. E naturalmente c’erano già gli “ospizi”.

Ad eccezione di questi ultimi tutti gli esempi che ho citato, che i sociologi chiamano “istituzioni totali”, sono scomparsi e sono stati sostituiti da soluzioni più adeguate. In effetti, raggruppare i problemi insieme non significa risolverli. Anzi. Queste “istituzioni totali” hanno fatto il loro tempo perché non solo alimentano i problemi, ma soprattutto ne creano di nuovi. Anche le carceri, prototipo di un’istituzione totale, vengono gradualmente sostituite da centri di detenzione più piccoli.

8. Sono troppo costose e lo saranno sempre di più

L’assistenza agli anziani costa un sacco di soldi. E’ meglio investire le risorse a nostra disposizione nelle persone che nel mattone,  vale a dire nello sviluppo di cure ambulatoriali piuttosto che in strutture residenziali d’altri tempi. Tanto più che la visione e l’approccio attuali presto non saranno più sostenibili.

Infatti domani avremmo bisogno del doppio delle case di cura. Anche se immaginiamo di avere abbastanza soldi per finanziarle, non troveremo mai abbastanza personale per farle funzionare. Per questo dobbiamo spostare il cursore da curativo a preventivo: questo eviterà malattie e dipendenza dalle cure.

Chiudiamo le case di riposo.

Foto di Eberard Grasssteiger: “Mia mamma e la sua protettrice, le adoro”

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Combatte l’ansia e migliora la memoria: 5 motivi per apprezzare il silenzio

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 08:00

In estate e soprattutto in vacanza aumenta la voglia di socializzare e divertirsi. Ecco allora che, complici il bel tempo e le temperature calde, ci si lascia trasportare da cene all’aperto con gli amici, tra chiacchiere e musica, a tutto vantaggio del buonumore e del benessere mentale (del resto, i benefici della socializzazione sulla salute del cervello sono noti da tempo: gli anziani che hanno una regolare vita sociale, ad esempio, corrono minori rischi di incappare nel declino cognitivo).

Eppure, se si vuole favorire la propria salute psichica è importante imparare ad apprezzare il silenzio. Intendiamoci: nulla contro il ritrovarsi con gli amici tra una risata e l’altra (non può che far bene). Ma i neuroscienziati che hanno preso parte a ICONS (International conference on the neurophysiology of silence), la prima conferenza internazionale sulla neurofisiologia del silenzio, per avere una buona salute mentale invitano a riscoprire il silenzio. Una situazione ambientale troppo spesso sottovalutata che, invece, porta diversi vantaggi tra cui la riduzione dell’ansia e il miglioramento della memoria.

Cinque in particolare sono le ragioni emerse durante il convegno ICONS – organizzato in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma e l’Haifa University di Israele dalla Fondazione Patrizio Paoletti, da vent’anni impegnata nella ricerca neuroscientifica e psicopedagogica – per “allenarsi” al silenzio.

1. Migliora la memoria

Secondo uno studio diretto da Imke Kirste della statunitense Duke University, due ore di silenzio al giorno solleciterebbero lo sviluppo dell’ippocampo, la regione del cervello collegata alla formazione della memoria. Il silenzio, inoltre, aiuta a concentrarsi e rimanendo concentrati la nostra memoria guadagna punti giorno dopo giorno.

2. Riduce l’ansia

L’effetto anti-ansia è stato spiegato Adam Hanley, ricercatore all’Università dello Utah (Usa), che ha condotto tre studi sperimentali volti a indagare gli effetti su corpo e mente derivanti dal silenzio indotto dalla meditazione. Il risultato? Alcuni gruppi di persone in procinto di sottoporsi a interventi chirurgici hanno riportato sollievo dal dolore, riduzione del desiderio di antidolorifici e livelli più bassi di ansia.

3. Potenzia l’immaginazione

Il silenzio è un grande alleato dell’immaginazione: basti pensare a quando dopo un input sonoro come una canzone, che poi si interrompe improvvisamente, spesso si continui lo stesso a cantarla tra sé e sé. L’apparente mancanza di input, dunque, sembra essere essa stessa un input, che consente alla nostra mente di “ricavarsi lo spazio giusto per fare le sue cose, per tessere ciò che siamo”, spiegano i ricercatori.

4. Aumenta la capacità di elaborare le emozioni altrui

Olga Capirci, ricercatrice dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), ha presentato uno studio secondo cui l’assenza dei suoni consente alle persone sorde di percepire ed elaborare in modo più profondo le emozioni degli altri. Osservare in silenzio le persone mettendo da parte l’opportunità di comunicare verbalmente – ha spiegato la studiosa – può dunque aiutarci a comprendere meglio le emozioni che passano dalle espressioni dei volti, spesso influenzate dalle parole.

5. Facilita l’ascolto di se stessi

Infine nel corso del convegno Moshe Bar, neuroscienziato di fama internazionale, ha spiegato che il silenzio ha anche il merito di renderci più presenti a noi stessi e a quello che ci circonda: “Attraverso la meditazione e il silenzio è possibile godere delle piccole cose che sono intorno a noi e che molto spesso si danno per scontate”, mentre al contrario i rumori “ci allontanano dalla conoscenza di noi stessi”.

Photo by Kristina Flour on Unsplash

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Casalinghe, arriva il bonus | La Juve si affida a Pirlo | Covid, seconda ondata in Ue: +2.300 casi in Francia

People For Planet - Dom, 08/09/2020 - 06:25

Corriere della Sera: La dj Viviana Parisi è morta: è suo il cadavere trovato a Caronia. Si cerca il figlio Gioele;

Il Giornale: La Juventus si affida a Pirlo;

Il Manifesto: Sea-Watch: «Gli Stati ignorano le richieste di aiuto, per questo torniamo in mare»;

Il Mattino: Napoli, la 15enne Maya investita e uccisa:«Semafori nuovi ma spenti nella piazza» Napoli: due ragazze investite da una Smart in piazza Carlo III. Muore una 15enne, ferita l’amica di 14 anni Maya e l’amore per il calcio: «Dedicami un gol» Conducente indagato per omicidio stradale;

Il Messaggero: Casalinghe, arriva il bonus: «Corsi per potenziarsi» Stanziati 3 milioni per il 2020;

llsole24ore: Licenziamenti, sgravi, contratti: così cambiano (ancora) le regole sul lavoro – Tasse a rate, bonus 110%, lo Stato dentro Ilva – Conte: interventi per 100 miliardi – Mercato del lavoro, così il Covid ha allargato le diseguaglianze;

Il Fatto Quotidiano: Seconda ondata in Ue: +2.300 casi in Francia: Parigi, torna la mascherina. Allarme Spagna. In Italia calano i nuovi contagi: 347 in 24 ore;

La Repubblica: Gualtieri: “Non solo bonus, il nostro decreto punta su lavoro e investimenti”;

Leggo: Caos a Beirut, assalto ai ministeri. Agente ucciso, 238 feriti Foto Video «L’esplosione è stata un incidente»;

Tgcom24: CORONAVIRUS: NEGLI USA OLTRE 5 MILIONI DI CASI, IN BRASILE 100MILA MORTI;

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ReFoodgees e Roma Salva Cibo

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 17:00

Roma Salvacibo si occupa di recuperare i prodotti freschi invenduti nel Nuovo Mercato Esquilino di Roma e ridistribuirlo gratuitamente a chi ne ha bisogno. È solo una delle modalità per cercare di ridurre lo spreco di cibo in Italia

Quanto cibo sprechiamo in Italia?

In Italia si butta nella spazzatura cibo per circa l’1% del Pil. Di fronte a questo dato, il progetto realizzato dal lavoro dei ReFoodgees, la squadra di ragazze e ragazzi che si occupa di girare banco per banco e raccogliere il cibo invenduto, assume un’importanza relativa di tutto rispetto.

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4 ricette facili per i picnic!

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 15:00

Sfiziose, divertenti e alla portata di tutti! Dal canale YouTube di GialloZafferan scopriamo passo passo come trasformare un pic nic fuori porta in un’esperienza golosa! Che ricette faremo:

  • Pizza muffin: golosi fagottini di pasta di pizza farciti con passata di pomodoro e mozzarella: facili e veloci da preparare, perfetti come pranzo al sacco per grandi e piccini!
  • Pasta al pesto di rucola e pomodorini: una pasta fredda originale e saporita, condita con un pesto di rucola aromatizzato al limone e resa ancora più preziosa da una pioggia di pomodorini.
  • Torta salata di melanzane: semplice e saporita e perfetta anche per i vegetariani.
  • Torta di mele a raggi, una torta di mele semplice che si prepara in poche mosse… tutte nel mixer!
Fonte: GialloZafferano

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Covid-19, cibo: cambiare le abitudini di tutta la famiglia si può
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Tutti chef ma non sentono i sapori

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 10:00

La cucina è diventata passione nazionale come mai prima. Ma sembra che sia molto diffuso un grave danno al senso del gusto: troppe persone sono deliziate dall’impiattamento e non fanno caso a quel che mangiano.

Così ti capita, aiméh spesso, di assaggiare dei gamberi che hanno un retrogusto di ammoniaca e acido fenico. L’altro giorno me ne hanno serviti decorati da gocce di aceto balsamico, marmellata di lamponi, mousse di zenzero e carote, lacrime di crema di vaniglia e insalatina in germoglio. Ma c’era un po’ di ammoniaca di tropo! Rimando indietro il piatto e mi guardo intorno. Nel tavolo vicino al mio un signore stà divorando gamberi e esclama: “Sono fantastici!” Beato lui. E magari insieme ai gamberi mal congelati sta bevendo del vino da 50 euro a bottiglia… Se prendeva del vino da 2 euro era uguale, tanto il sapore non sa cos’è…

Ho conosciuto un ristoratore che si vantava di mettere uno spumante da poco nelle bottiglie di champagne… Diceva che non se n’era mai accorto nessuno. E mi viene in mente quell’avventurista di Veronelli… Si racconta che durante una degustazione blasonata servì a 5 grandi someliér un calice di vino da tetrapak insieme a calici di vini pregiati. Nessuno si accorse dell’inganno

In un ristorante romano, pieno di opere d’arte costose, mi servono del pesce in una terrina di argilla grezza, appoggiata sopra un piatto di maiolica, posto su un secondo grandissimo piatto. Una nuvola si innalza dal cibo e mi investe: il secondo piatto è pieno di ghiaccio secco per fare l’effetto fumo. Cioè non so se ti rendi conto?!? Un effetto teatrale… Ma come faccio a gioire del profumo della coda di rospo se respiro i vapori del ghiaccio secco? Mi alzo, pago e me ne vado. Uscendo mi guardo intorno e vedo gente molto ben vestita, che si esalta ingurgitando piatti altrettanto fantasiosi che peraltro costano parecchio. Contenti loro…

Mi preoccupa questo fatto che persone che avrebbero i mezzi per gustare il meglio della vita siano interessati alla forma più che alla sostanza del piacere. È una malattia sociale e culturale grave. E non è una novità…

Ma oggi c’è Instagram… Un bel piatto lo puoi fotografare e far bella figura coi tuoi follower. Il sapore invece non lo puoi pubblicare. Ma vivere il piacere è un’altra cosa. Mi si può rispondere che anche Instagram dà piacere. È vero. Ma è un altro tipo di piacere: il godimento dei sensi nutre l’anima. Il godimento dei follower, la soddisfazione estetica che ti dà il lusso esteriore è solo mentale e al massimo nutre l’ego e le sue nevrosi narcisistiche.

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Crolla la calotta di ghiaccio: era l’ultima intatta rimasta in Canada

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 09:30
Un disastro annunciato

Non bastava il petrolio nell’Artico, dopo la rottura di una cisterna di un impianto del gigante dei metalli Norilsk Nickel, con Vladimir Putin che viene a sapere dell’accaduto tramite i social, ora si è aggiunto un ulteriore tassello all’emergenza artica. La Milne Ice Shelf, l’ultima piattaforma di ghiaccio completamente intatta nell’Artico canadese è crollata a causa delle alte temperature. In soli due giorni ha perso oltre il 40% della sua superficie, e così si è staccata dalla barriera di ghiaccio di Ellesmere, creando un’isola di ghiaccio di circa 80 chilometri quadrati.

Questa era la più grande piattaforma di ghiaccio rimasta intatta, e si è sostanzialmente disintegrata“, ha detto Luke Copland, un glaciologo dell’Università di Ottawa, che faceva parte del gruppo di ricerca che studiava la piattaforma di ghiaccio Milne.

A dispetto di quel che si dice degli scienziati ‘catastrofisti’, in questo caso le previsioni erano state fin troppo ottimistiche: nel 2017, il direttore del National Snow and Ice Data Center, Mark Serreze, aveva previsto la perdita della piattaforma entro cinque anni. Sono bastati tre anni.

Satellite animation, from July 30 to August 4, shows the collapse of the last fully intact #iceshelf in #Canada. The Milne Ice Shelf, located on #EllesmereIsland in #Nunavut, has now reduced in area by ~43%. #MilneIceIsland #seaice #Arctic #earthrightnow #glacier pic.twitter.com/jjs1gawoxA

— ECCC Canadian Ice Service (@ECCC_CIS) August 4, 2020 + 5° rispetto alla media estiva degli ultimi tre decenni

L’Artico si è riscaldato al doppio del tasso globale negli ultimi 30 anni, a causa di un processo noto come amplificazione dell’Artico. Inizialmente il fenomeno ha intaccato le piattaforme di ghiaccio più piccole, che possono sciogliersi rapidamente, poi, negli anni, le superfici coinvolte si sono fatte via via più grandi. Quest’anno, le temperature nella regione polare sono state estremamente calde, registrando temperature record, incendi e fenomeni non meno preoccupanti in Siberia, dove il cratere di Batagaika, noto anche come “la Porta dell’Inferno”, non accenna a fermarsi: situato nell’area della Siberia orientale, dove si trovano i monti Čerskij, rappresenta una delle tante conseguenze del riscaldamento globale e dello scioglimento del permafrost, il ghiaccio siberiano. 

Ora preoccupa la “Porta dell’Inferno” in Siberia

La struttura ha iniziato a formarsi negli Anni ’60, quando parte di una foresta fu abbattuta, esponendo il permafrost al sole. Il processo in atto prende il nome di prende il nome di termocarsismo, un processo che si verifica quando strati superiori della superficie terrestre sono distrutti dallo scongelamento e collassano su se stessi. “Una volta attivato – ha spiegato al giornale russo Vechérnyaya MoskváVladimir Syvorotkin, geologo e ricercatore della Facoltà di Geologia dell’Università statale di Mosca – è un processo molto difficile da fermare. Il permafrost è una formazione tenera, che soffre le temperature estive come la deforestazione”.

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Gli strani casi dell’animo umano: “La vicina di ombrellone, grande intellettuale impegnata”

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 08:00

Come i topi, dopo aver mangiato una bustina di veleno, per dire. 
In teoria non è l’immagine più adatta a descrivere una domenica di vacanza al mare, ma – si sa – la fauna locale è quella che è. Puoi evitare di scegliere la postazione a fianco alla famiglia con bambini, scantonare i gruppi numerosi di adolescenti. Ma se lei – la vicina di ombrellone – ha voglia di socializzare, sei finita. 

Stringe una rivista patinata tra le dita, mi guarda, sorride. Sono sua.

Dice “tu mi vedi così, ma io sono una impegnata
Rispondo “ma così come?”
Dice “così … fica!
Ah” annuisco quasi scusandomi “certo”.

In realtà – ci tiene a spiegarsi – io sui Social faccio un sacco di sensibilizzazione”.
Accidenti… – ma di che cacchio parla? – tipo?

Tipo questa cosa dei gay… (con tante iiiiii, “questa cosa” dei gay) …questa per esempio è importante. Bisogna stare attenti a quelli meno fortunati di noi
Beh, meno fortunati perché con meno diritti” – chiarisco io, di corsa, al posto suo.

E poi ti ricordi quando c’è stata quella cosa della Grecia… (con tante aaaa, “quella cosa” della Greciaaaa) …quella per esempio era grave. Però lì mica fanno come noi che decidono tutto i governi, loro hanno fatto un referendum. Allora in realtà sono più civili di noi
Più civili? Ma è la Grecia… cioè, lo sai dov’è la Grecia” – lo ammetto, mi sto scaldando, come se non facesse già abbastanza caldo di suo.

Risponde “Certo, sono stata a Mykonos. Comunque si prende l’aereo: non è mica dietro l’angolo!

Ecco. “E poi, c’è questa cosa degli immigrati” – aggiungo io, appuntandomi mentalmente che con la Psic dovremo affrontare questo mio evidente desiderio di morte. “Questa cosa degli immigrati”, aggiungo, dimenticando di trascinare tante iiiiiii

Esatto!” – fa lei entusiasta – “questo è un problema difficile. Perché vogliono venire in Europa, ma non c’è spazio dove metterli; però scappano dalla povertà e dalla guerra” 

Non è cattiva, alla fine. Quindi potrei anche prendere la palla al balzo, alzarmi dal lettino e correre in una direzione a caso, lontanissima, paga della conversazione; invece no, qualcosa di maligno, dentro, mi spinge ad infierire. 

Certo, se la Grecia, al tempo, avesse deciso di uscire dall’Europa…” – faccio.

Si zittisce. Ci riflette. L’ipotesi che la Grecia, uscendo dall’Europa avrebbe potuto far spazio all’immigrazione proveniente dall’Africa la sorprende. Non vuole lasciarsi andare a conclusioni affrettate. Riflessiva, prende tempo.

Poi rilancia su un terreno già battuto, dove si sente più sicura.

Dice “Eh… certo, il giorno del gay pride abbiamo messo tutti le foto colorate; ma se ti dovesse tornare a casa un figlio con un uomo per mano, che faresti?”

Rispondo “Intanto direi «Caspita, ho un figlio!» E poi l’abbraccerei“.

Eh?” – (Ma perché mi metto a fare la surreale con lei?) 

Spiego. “Non ho figli. Ho 41 anni e non ho figli. Si, lo ammetto, ho un gatto. Ma questa è un’altra storia. E poi dovresti vederlo quanto è carino quando rincorre le mosche… …si ok, è un’altra storia”. (Altro punto da vedere con la Psic).

E perché all’età tua – ALL’ETA’ TUA??? – non hai un figlio?”

Non ho un figlio perché non è facile trovare una persona con cui decidere che sia una buona idea farlo. Una persona di cui fidarsi, con cui condividere, con cui combattere le battaglie della vita e ridere. Costruire, smontare, ricostruire. Divertirsi, festeggiare, una persona da proteggere e con cui sentirsi al sicuro. Una persona da amare, insomma. 

Quindi, sì. Se ‘mio figlio’ tornasse a casa mano nella mano con un ragazzo e mi dicesse «noi ci amiamo», io getterei loro le braccia al collo. E sarei felice”.

Vabbé – fa annoiata lei – questo è un po’ di qualunquismo. Ma in fondo, al di là di tutto, l’importante è che se ne parli”

Gioco – partita – incontro. Ha vinto lei.

Foto di Terri Cnudde da Pixabay

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Disastro aereo in India | Trump chiude TikTok | Lavoro, il Covid ha allargato le diseguaglianze

People For Planet - Sab, 08/08/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Disastro aereo in India, le prime immagini dopo l’impatto sulla pista ;

Il Giornale: Virus, Speranza accusa i giovani per i contagi ;

Il Manifesto: In Germania preoccupano i mille nuovi casi in un giorno;

Il Mattino: Trump chiude TikTok: è guerra con la Cina;

Il Messaggero: Esplosione a Beirut, l’ipotesi bomba Hezbollah: non c’erano nostri arsenali ;

llsole24ore: Mercato del lavoro, così il Covid ha allargato le diseguaglianze;

Il Fatto Quotidiano: Incompetenza e omissioni, in Sicilia la gestione dei rifiuti sembra la “Disneyland” della mafia;

La Repubblica: Decreto Agosto: entrano anche la cig per AirItaly e il fondo casalinghe. Raddoppia la quota esentasse del welfare aziende;

Leggo: Vaccino anti-Covid, dal 24 agosto la sperimentazione allo Spallanzani. Zingaretti: «Test su 90 volontari»;

Tgcom24: Salerno, perde una gamba per salvare la vita all’amica: via alla racconta fondi per pagarle le spese mediche;

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In vino Ghelas: buona la prima!

Gela Le Radici del Futuro - Ven, 08/07/2020 - 20:21

Tantissimi i calici sollevati e immensa la soddisfazione e la gratitudine, già dal primo brindisi. Ieri sera, 6 agosto 2020, si è tenuto il primo appuntamento della rassegna enogastronomica “In vino Ghelas”, organizzata dall’associazione culturale Cambiamenti. Lo splendido spazio tra via Morello e via Pisa è stato addobbato di luci e arricchito con buona musica, eseguita dalla console di Emilio Grimaldi e dalla tromba del jazzista Alessandro Lo Chiano. Centinaia le persone accorse, che con soli 10 euro hanno potuto sorseggiare quanti più calici possibili e gustare un ottimo aperitivo.

Sin dalle ore 19:00 il successo è stato assicurato, nonostante il vago disagio nel dover rispettare il distanziamento sociale previsto dalle norme ministeriali anti-Covid. Tutto è andato liscio comunque e l’evento si è protratto per diverse ore. A fare da cornice alla via anche delle proiezioni multimediali di alcuni monumenti e reperti, concesse dal Direttore Gattuso.

Nel corso della serata è stato possibile degustare vini locali, prodotti dalla cantina Catalano Viticoltori. L’evento è stato supportato dal comune di Gela e dall’Assessore allo Sport, Turismo, Cultura ed Eventi Cristian Malluzzo. Numerosi anche gli sponsor che ne hanno resa possibile l’organizzazione.

Ciò ha dimostrato come investire su eventi di cultura, intrattenimento e degustazione di prodotti locali sia un passo essenziale per rendere più viva la città e la società che contiene, e favoreggiare così la nostra economia.

“In vino Ghelas” tornerà ogni giovedì fino al 27 agosto. Presente alla serata di apertura anche il Sindaco Lucio Greco.

 

 

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Un gioiello, un’Avventura di latta

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 17:00

In Via Tribunali 188 a Napoli si trova il Laboratorio l’Avventura di Latta dove ragazzi italiani e immigrati creano gioielli, vasi, lampade lavorando metalli poveri e di riciclo.

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Il Giappone tassa le buste di plastica: decisione storica

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 11:00

Il Giappone è la patria del packaging, al punto che è tra i primi paesi al mondo ad avere introdotto confezioni monoporzione di frutta già sbucciata. Basti pensare che su 540 miliardi di sacchetti di plastica usati ogni anno nel mondo, i giapponesi ne usano circa 30 miliardi. Secondo un report del 2018 delle Nazioni Unite, per lo spreco di plastica sarebbero secondi solo agli Stati Uniti.

Per contrastare questa tendenza, il governo ha deciso di introdurre una tassa dai 3 ai 5 yen per ogni busta utilizzata, come già fatto in precedenza negli Usa e nel Regno Unito. Una decisione storica a detta dei sociologi e degli antropologi: in Giappone la predilezione per la plastica ha radici culturali, gli involucri, infatti, darebbero un’impressione di maggiore pulizia e rappresenterebbero un segno di cura nei confronti del cliente.

La tassa sulla plastica è già in vigore in altri paesi, soprattutto in Europa: Belgio, Estonia, Finlandia, Lettonia, Slovenia, Paesi Bassi e Danimarca, dove i prodotti imballati in plastica. riciclabile costano 1 euro in più.

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Guida ai nodi più usati nell’alpinismo

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 10:00

Con il video di gardaoutdoor una lezione video con la Guida Alpina Demis Centi, dove andremo a vedere una serie di nodi, tra i più usati durante le scalate su roccia e ghiaccio.

Attenzione! Questo video ha un fine puramente divulgativo/informativo. Se non siete pratici, non intraprendete escursioni in solitaria senza l’ausilio di un esperto.

Fonte: gardaoutdoor

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Anche gli animali fanno il distanziamento sociale

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 09:00

Il distanziamento sociale ci pesa. Incontrarci e resistere a bracci e abbracci. Tenere la bocca e il naso coperti anche quando fa caldo, proprio quando vogliamo parlare, proprio quando vorremmo commentare, e ci tocca escludere, così, buona parte della mimica che pensiamo indispensabile a farci capire. Addirittura, siamo stati confinati in casa, uscendo stile marines solo per avere accesso ai generi di prima necessità. Abbiamo compianto lo sviluppo sociale mancato per i nostri bambini e ragazzi, e ci siamo stupiti di aver resistito e di resistere a tutto questo: quante innaturalezze ci ha imposto la ragione! Invece, a sorpresa, una bella indagine del sito Treehugger ci svela che eravamo solo noi umani a ignorare l’utilità dell’isolamento come metodo preventivo per la diffusione delle malattie e dunque utile al bene della società, della colonia. Formiche, api e topi, scimmie e primati, (ma anche i pipistrelli), tutti gli animali più intrinsecamente sociali che conosciamo sono in grado di identificare l’arrivo di patologie contagiose, e di cambiare il loro comportamento e le loro abitudini per ridurre il rischio di infezione.

Le rane, la rivelazione

Fino alla fine degli anni ’90 nessuno avrebbe osato pensare che gli animali non umani potessero riconoscere una malattia e agire in modo coordinato per ridurre il rischio di infezione in un gruppo. Se abbiamo cambiato idea lo dobbiamo prima di tutto a una ricerca sulle rane americane, i cui girini – addirittura i girini – sono incredibilmente abili nello schivare una pericolosa infezione fungina. I girini sono infatti in grado di rilevare l’infezione da Candida humicola negli altri girini, e mettono in atto una strategia di isolamento ben precisa per limitare il contagio.

Formiche. Anche il “super organismo” si divide

Una colonia di formiche è considerata un “superorganismo”, in cui orde di individui lavorano insieme come parte di un’entità più grande. Ebbene, perfino loro eccellono nel distanziamento sociale e in altri metodi di controllo delle malattie: è sorprendente sia la loro capacità di identificare i patogeni, che quella di neutralizzarli. Le formiche Lasius niger, comuni nei nostri giardini, adattano rapidamente la loro routine quando si presenta un’infezione fungina. Le colonie includono sempre sia formiche “infermiere” che formiche “foraggiatrici”, le prime stanno a casa a prendersi cura dei giovani, le seconde sono nate per avventurarsi fuori in cerca di cibo per tutti. Quest’ultimo gruppo a volte raccoglie agenti patogeni assieme al cibo, e quando succede, infermieri e foraggeri rispondono rapidamente: prima che le formiche infette si ammalino. Lo sostiene uno studio pubblicato sulla rivista Science, in cui i ricercatori hanno esposto una colonia alle spore di un fungo, il Metarhizium brunneum. Entro un giorno dall’esposizione, i foraggeri infetti hanno iniziato a trascorrere molto più tempo fuori dal nido, limitando al minimo il loro contatto con altri membri della colonia. I foraggeri non infetti hanno ridotto anche loro il contatto sociale, se pur in maniera minore; mentre le formiche nutrici hanno iniziato a spostare le covate più in profondità nel nido.

I ricercatori non hanno capito come le formiche sapessero di essere infette, ma l’ipotesi più accreditata è che abbiano rilevato le spore sul loro corpo, come riferisce il New Scientist.

Pensiamo come sarebbe andata diversamente la nostra storia e la nostra economia se, a un giorno dall’identificazione dei primissimi focolai, in Cina, tutto il mondo avesse adottato strategia di difesa senza aspettare che il virus ci arrivasse in casa.

Le api e le loro larve

Api e vespe vivono in comunità e colonie strettamente condivise, organizzano il lavoro in modo cooperativo, proprio come le formiche e gli esseri umani. Le api da miele, uno dei più famosi tra tutti gli insetti sociali, possono finire vittime di una notevole quantità di batteri, virus, funghi e parassiti.

Una di queste è la peste americana, che le api riconoscono dall’odore. Le larve infette, in particolare, emanano un mix di due feromoni che, appena percepito, innesca un comportamento igienico preciso: tutte le larve malate vengono rimosse dall’alveare. Lo ha stabilito uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

Grandi scimmie: più di noi, usano gli occhi

Come noi, le grandi scimmie sono creature fortemente visive. Anche se non riescono a fiutare un’infezione, come possono fare api o girini, o come sappiamo riescono a fare anche i cani, usano la vista per proteggere la propria salute. Per esempio, prendiamo i gorilla delle pianure occidentali. Vivono in gruppi sociali in cui solo le femmine possono migrare portando con sé, in alcuni casi, nuove malattie. Quando le femmine decidono di lasciare un gruppo per unirsi a un nuovo gruppo, però, valutano bene l’aspetto esteriore dei nuovi compagni. Allo stesso modo, può succedere che decidano di andarsene perché il proprio gruppo ha segni di malattie – ad esempio ulcere sui volti. In quel caso è probabile che un gruppo di maschi sia abbandonato a favore di gruppi più sani. Questo significa che i gorilla hanno compreso che la malattia è contagiosa, e hanno imparato a riconoscere i suoi sintomi osservandosi a vicenda.

Gli scimpanzé

Jane Goodall negli anni ’60 fece un’osservazione simili rispetto agli scimpanzé: possono ostracizzare un membro della loro truppa che ha la poliomielite, una malattia virale che può portare alla paralisi. È noto che gli scimpanzè sani evitano o addirittura attaccano gli scimpanzé parzialmente paralizzati dalla poliomielite. In caso di guarigione, poi, i soggetti vengono riammessi nel gruppo.

Il topo: sua maestà l’altruista

Quella dei topi domestici è l’unica società conosciuta in cui non è il gruppo ad allontanarsi dai malati ma è sempre e solo il malato a isolarsi, mentre tutta la comunità non modifica in alcun modo il proprio rapporto con lui. In uno studio del 2016, i ricercatori hanno esaminato un focolaio di malattia appositamente indotto tra i topi in un fienile in Svizzera. Tutti i topi sono stati identificati e monitorati via radio, consentendo ai ricercatori di sapere come hanno risposto sia i topi malati che quelli sani.

Ebbene, i topi sani non hanno evitato in alcun modo i topi malati, interagendo invece con loro come se nulla fosse diverso. “È stato il topo malato che si è rimosso dal gruppo”, ha detto la relatrice dello studio, Patricia Lopes, biologa dell’Università di Zurigo. Un cambiamento comportamentale forse non del tutto intenzionale – forse il topo malato si è sentito più stanco del solito – ma invece, pare, soprattutto una strategia adattiva, poiché ha contribuito a proteggere i parenti del topo malato dall’infezione.

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Overland, vivere in viaggio

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 08:00

I viaggi Overland sono ormai popolarissimi, c’è persino chi dedica la propria vita a spostarsi di continente in continente a bordo di mezzi modificati per adattarsi a condizioni climatiche e situazioni estreme. Si moltiplicano i consigli online per chi volesse intraprendere un viaggio alla ricerca dell’autenticità, del contatto con l’essenza vera delle terre attraversate e dei popoli che le abitano, ma attenzione: viaggiare senza meta e ritrovarsi in mezzo a terre selvagge è un sogno comune, ma non è uno stile di vita alla portata di tutti. Allestire un mezzo e prepararsi alla partenza è fattibile, ma se non siete del tutto sicuri di sapervela cavare meglio rivolgersi a un tour operator specializzato.

Cosa sono i viaggi Overland

Avventura e contatto diretto con le popolazioni locali sono sicuramente i due tratti principali di questo tipo di viaggi, che si snodano, letteralmente, “over land – via terra”. Impossibile non notare i veicoli a bordo dei quali ci si sposta, veicoli attrezzati per il fuoristrada e allestiti per trasportare anche un numero elevato di persone garantendo sempre a bordo la quantità di carburante necessaria, acqua e cibo a sufficienza per percorrere aree incontaminate e selvagge. Tutti i partecipanti solitamente si occupano di una serie di attività, dalla cucina alla preparazione del campo. Nel caso di viaggi organizzati, risulta indispensabile il supporto delle guide locali che potranno svelare i segreti delle aree attraversate, in un viaggio all’insegna del rispetto e della sostenibilità estrema. Parlare di viaggi-avventura sarebbe restrittivo, così come va sfatato il luogo comune secondo cui i viaggiatori sarebbero del tutto isolati; al contrario, è fondamentale, anche quando si parte senza l’aiuto di un’agenzia, tessere una buona rete di contatti di appoggio prima della partenza e magari seguire anche i blog di coloro che già hanno sperimentato lo stesso itinerario, vera fonte di informazioni spesso non rintracciabili sui canali mainstream. Dove si dorme? A volte in tenda, a volte a bordo, se i mezzi lo permettono, altre volte in hotel scelti sempre con un occhio di riguardo per gli aspetti green. Il rispetto per l’ambiente, per le persone e per i compagni di viaggio è la regola d’oro per chi intraprende questi viaggi. Tutto questo se ci si rivolge a un tour operator ma ci sono anche moltissimi temerari che partono senza affidare l’organizzazione a terzi e, da soli, allestiscono il proprio mezzo e pianificano la rotta. È il loro modo di abitare la Terra, sentendosi a casa sempre, seppur viaggiando.

Le spedizioni di Beppe Tenti e la Rai

A rendere ancora più popolare questo genere di viaggi ha sicuramente contribuito la figura di Beppe Tenti, classe 1936, celebre per le sue spedizioni da un capo all’altro della Terra, spesso accanto a Reinhold Messner e a bordo di veicoli speciali, come le tre Fiat Panda e il mezzo Iveco che lo portarono a ripercorrere la via della Seta da Venezia a Pechino. E poi la riedizione del Raid Pechino-Parigi del 1907 dopo 80 anni, a bordo della stessa auto Itala che aveva vinto allora.

Nel 1967 Tenti fonda il tour operator e l’agenzia viaggi che oggi portano il nome di Adventure Overland, che propone pacchetti diversificati, tutti all’insegna dell’avventura, della sostenibilità e dell’immersione nella natura, ma senza disdegnare le sistemazioni in resort. Intanto, la sua fama è cresciuta negli anni anche grazie alla Rai, che dal 1996 decise di trasmettere “Overland”, programma dedicato proprio a viaggi alternativi su strade inaccessibili, prima su simbolici camion arancioni, poi anche su mezzi di trasporto alternativi, dalle auto d’epoca alle biciclette, fino a quelli elettrici.

Fare una vacanza vs viaggiare

Staccare la spina, rilassarsi, concedersi un momento per allontanarsi dalla routine, visitare città, musei, spa, o magari anche percorrere chilometri in mezzo alla natura fino al prossimo hotel: questo è andare in vacanza. Molto diverso è viaggiare, intraprendere una vita da viaggiatori, cambiare stile di vita. Lo spiegano bene sul loro sito stepsover.com Simone Monticelli e Lucia Gambelli, due tra i tanti avventurieri che hanno deciso di percorrere le rotte meno note del Pianeta: “Viaggiare è una sfida. Viaggiare significa fare rinunce per contenere il proprio budget. Viaggiare significa procacciarsi il budget. A volte è frustrante, a volte stancante. Il concetto chiave è che viaggiare significa uscire dalla propria zona di comfort, abbandonare ciò che ci fa sentire al sicuro, correre rischi a tempo pieno privandosi del senso di sicurezza dato dalle certezze tipiche della vita che vive chi attende una vacanza. Non è sempre divertente. Non è sempre rilassante. Ma cavolo! È memorabile e molto spesso cambia la vita in modo positivo”.

Simone e Lucia non nascondono gli svantaggi: discutere per ore con tassisti, casellanti, poliziotti, doganieri o parcheggiatori per evitare di essere derubati durante il viaggio, fermarsi a dormire nel parcheggio delle stazioni di servizio perché ormai è sera, rischiare intossicazioni alimentari e doversi fermare per giorni nel letto del proprio camper. Si vive nell’incertezza di cosa riserverà la giornata dopo, ma si incontrano persone interessanti con cui si condivide l’esperienza stessa del viaggio, si fa amicizia, si impara moltissimo su culture e modi di vivere diversi. “Si impara tanto anche su se stessi quando si viaggia, si capisce di cosa si è capaci, come si reagisce, cosa si ama e cosa si odia, cosa ispira ognuno di noi, cosa ci fa arrabbiare. In altre parole viaggiando si capisce chi si è veramente”, scrivono.

Come prepararsi per un viaggio Overland

Non tutti possono partire per un simile viaggio, ammettiamolo. Il primo consiglio che traiamo dalle parole di Simone e Lucia è l’invito alla concretezza. Se credete di farcela, però, iniziate dalle basi: vi serve un mezzo di trasporto Overland. Esistono in commercio tantissimi accessori costosi per allestirne uno, ma non fatevi prendere la mano, acquistate equipaggiamento davvero utile. Niente gadget, insomma. I soldi vi serviranno durante il viaggio.

Dove volete andare? Quali sono i vostri limiti?

Partire per fare il giro del mondo è molto diverso dal partire per un weekend in Inghilterra, così come partire per l’Inghilterra è diverso dal partire per il Sahara. E valutate i limiti in gioco, sia del veicolo che del pilota. Tutti i veicoli si possono allestire per un viaggio Overland, ma occorre valutare se il tipo di veicolo che avete a disposizione sia adatto per la rotta che intendete intraprendere e se il pilota è davvero così competente come immagina.

Modifiche utili o modifiche da copertina?

Molte modifiche tra quelle proposte da blogger o trasmissioni tv si focalizzano più sull’apparenza del veicolo che sulla loro utilità in relazione al viaggio che dovrà affrontare. Le modifiche inutili sono quelle che non aumentano affidabilità, sicurezza e comodità, ma allo stesso tempo risultano costose e si traducono in uno sperpero di denaro del tutto irragionevole.

Davvero le modifiche servono?
“Il primo insegnamento che abbiamo appreso durante anni di viaggi in moto, auto e camion è stato che più il veicolo viene mantenuto standard rispetto a ciò che aveva pensato il suo costruttore e meno problemi si avranno durante il viaggio”, sottolineano Simone e Lucia. È complicato trovare ricambi nelle officine se molti pezzi originali vengono sostituiti. E consideriamo che non stiamo parlando dell’officina sotto casa ma di un’officina di un altro Paese in cui molto probabilmente farete fatica a comunicare.

Attenzione al peso del veicolo

Si pensa a caricare attrezzatura ma ci si scorda che questo significa portare il veicolo verso il peso massimo immaginato dal costruttore. Consumo di carburante e velocità ne risentiranno, così come il telaio. Attenzione, quindi, ad attrezzi da campeggio, casse di alluminio, vestiti, cibo, attrezzi vari, carburante, acqua e a tutte le modifiche e le aggiunte che avete fatto prima di partire (paraurti rinforzati, verricelli, portapacchi). Ricordate poi che i pesi vanno bilanciati per non diminuire la stabilità del veicolo: “Mantenere il centro di gravità più basso possibile; ripartire il peso quanto più possibile equamente tra l’asse anteriore e quello posteriore; bilanciare equamente il peso verso il centro del veicolo” sono i consigli di Simone e Lucia.

Pneumatici e motore

Affidatevi alle marche note, tenendo conto del terreno che dovrete affrontare: fango, sterrati, asfalto, neve. Evitate di elaborare il motore. Imparate a utilizzare il vostro veicolo per quello che è sfruttandolo al massimo e non riducendo il tutto a quanto dovete premere l’acceleratore. A meno che non siate piloti esperti è molto più probabile che il vero limite siate voi piuttosto che il veicolo stesso”, consigliano ancora Simone e Lucia. Attenzione anche a dov’è montata la ruota di scorta: se è sotto al telaio cambiate posizione, meglio agganciarla posteriormente, anche per poterla recuperare in maniera rapida in condizioni estreme.

Impianti elettrici e carburante

Ricordate di tenere separati l’impianto elettrico del veicolo e quello che darà energia ai vari servizi, dalla ricarica dei vostri device al riscaldamento. Validissime le soluzioni green, come i pannelli solari, per caricare la batteria aggiuntiva destinata a questo secondo scopo. Avrete poi bisogno di una buona riserva di carburante, o di accumulare taniche là dove potrete comprarle a costo minore. Simone e Lucia suggeriscono una pompa di travaso che vada a spostare il carburante dal serbatoio secondario al principale quando necessario.

Fate pratica!

Non penserete mica di partire senza una minima dose di pratica? Questi veicoli non si guidano facilmente e non bastano i tutorial postati online. Investite del tempo prima di partire per fare esperienza, basta qualche weekend per rendersi conto del vostro livello di sicurezza al volante e della vostra effettiva competenza.

Ancora su stepsover.com ma anche su altri siti Web aperti dagli amanti dei viaggi all’insegna dell’avventura troverete molti altri consigli approfonditi su come allestire il vostro veicolo e come prepararvi alla partenza. Se invece i viaggi senza programma in mezzo alla natura vi affascinano ma non avete abbastanza esperienza e non siete certi di cavarvela, il consiglio è quello di rimandare ed evitare un fai-da-te dannoso; meglio rivolgersi ai tanti tour operator che si trovano facilmente con una breve ricerca in rete e che sapranno offrirvi pacchetti personalizzati dedicati agli amanti dei tragitti Overland, e soprattutto la certezza di far ritorno a casa.

Quanto costa?

Se a frenarvi sono i timori per i costi non correte a comprare tutti i biglietti della lotteria! Pensate piuttosto a Simone e Lucia, che si sono rimboccati le maniche, hanno costruito la loro casa a quattro ruote – “Valentino” – mentre ancora lavoravano in ufficio, hanno iniziato a pubblicare libri e a vendere i loro beni superflui: alla fine sono in viaggio da mesi e hanno superato la “paura di fallire” che ci accomuna tutti. Dove prendono i soldi? Portano avanti un progetto che riguarda le loro passioni, dai libri alle fotografie, e che fino alla partenza non avevano mai avuto il tempo di coltivare. E, quando si accorgono di spendere troppo, si fermano in un bel posto, si godono la gente e la natura, e continuano a coltivare quel progetto, vivendo con pochissimo.

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“Più 85mila docenti a tempo indeterminato” | Sgravi fiscali per chi assume al Sud | Beirut: italiana tra le vittime

People For Planet - Ven, 08/07/2020 - 06:25

Corriere della Sera: Il decreto d’agosto: sgravi fiscali per chi assume al Sud, ma salta il bonus ristoranti ;

Il Giornale: 20 migranti positivi a Matera “Alcuni fuggiti dalla struttura”;

Il Manifesto: GERMANIA Torna l’allarme: mille nuovi casi in un giorno;

Il Mattino: Valle d’Aosta, ghiacciaio a rischio crollo: via tutti;

Il Messaggero: Via libera a superbonus casa e sismabonus 110%: Patuanelli firma i decreti attuativi ;

llsole24ore: Cos’è l’Open Innovation e perché può salvare le imprese italiane dalla crisi;

Il Fatto Quotidiano: Trend dei contagi in aumento, l’indice Rt oltre quota 1. I dati del giorno: 402 casi. Iss: “Trasmissione diffusa”;

La Repubblica: Azzolina annuncia: “Assumeremo 85mila docenti a tempo indeterminato”;

Leggo: Verbali Cts desecretati, «gli esperti suggerirono lockdown solo al Nord». Ma il Governo scelse di chiudere l’Italia Il decalogo col ‘giorno tipo’ dei bambini;

Tgcom24: Beirut, tra le vittime della strage c’è un’italiana di 92 anni | Dieci connazionali con ferite lievi;

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Che farina c’è nel tuo sacco?

People For Planet - Gio, 08/06/2020 - 17:00

Da qualche tempo l’Associazione Sportiva Tennis & Squash di Vado Ligure, Savona, ha affiancato alle attività sportive anche laboratori didattici sull’alimentazione e in particolare sulle farine. Integrali, biologiche, raffinate, tipo, 1, tipo 2, tipo 0, tipo 00, che differenze ci sono?

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