Altre notizie dai nostri siti

La storia di Inanna (Seconda parte)

People For Planet - Sab, 08/10/2019 - 07:58

Un brano che inizialmente non venne inserito perché i rabbini dissero che non era il caso di mettere un brano del genere in un libro sacro.

Ci fu una rissa e 150 anni dopo ci fu un’insurrezione femminile perché quel pezzo veniva cantato nei matrimoni. La sacralità del matrimonio per il popolo veniva celebrata con questo canto d’amore delicatissimo per cui le donne volevano che fosse inserito nella Bibbia e costrinsero i rabbini a fare l’unica modifica che sia mai stata fatta sul Vecchio testamento.
Questa canzone è bellissima e c’è una stranezza per quanto riguarda il colore della pelle, infatti inizia con la fanciulla che parla e dice:
“Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar, (che erano nere, NdR)
come i padiglioni di Salma.
Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole”.
E’ un inizio stranissimo, sembra che sia di colore, non semplicemente abbronzata. Però il ritmo di questa poesia nella struttura è molto simile al precedente.
In un altro brano lei dice: tu sei dolce come lattuga cresciuta sul bordo del fiume, c’è questo gusto per i paragoni che è meraviglioso.
Tornando a Inanna, la cosa curiosa è che nel Gilgamesh, scritto 500 anni dopo, Inanna non è più una dea, non è più la donna meravigliosa che ha dato ricchezza e conoscenza all’umanità. E’ una poco di buono.
Che cosa è successo nel frattempo? La prima ondata di guerrieri allevatori si è civilizzata ma la società matriarcale si è diluita perché i conquistatori hanno portato la loro cultura, poi è arrivata un’altra ondata e un’altra ancora… il Gilgamesh viene scritto quando la cultura è completamente cambiata.
I meccanismi della storia si vedono in trasparenza negli scritti. Gilgamesh è questo grande eroe, un semidio, compie grandi imprese. Inanna lo vede e se ne innamora perché è bellissimo e fortissimo e gli chiede di stare con lui, colma di desiderio. Gilgamesh le risponde che non ci pensa nemmeno, qualunque cosa facesse per lei, da portarle il miele la mattina e i datteri la sera, lei lo avrebbe distrutto, come aveva fatto con tutti gli altri uomini che aveva avuto.
E la accusa addirittura di aver ucciso l’amante Dumuzi, quando invece lei era scesa nel mondo dei morti per andare a liberarlo.
Insomma, viene riletta la storia, Gilgamesh la accusa di essere una prostituta perché ha sedotto il povero dio delle acque rubandogli i suoi segreti, omette di dire che poi li ha regalati all’umanità.
Un chiaro esempio di fake news, di mistificazione, di distruzione dell’identità della dea perché non è più importante, ora c’è un dio, la società matriarcale è stata abbattuta. Ora abbiamo la società patriarcale che deve affermare che la dea, la Grande Madre, non conta niente. Quindi viene riscritta la storia e tutte le grandi imprese di Inanna i suoi sacrifici, i doni meravigliosi in favore dell’umanità le vengono rovesciate addosso.

Quante balle ci hanno raccontato su tutto.

Vedi la prima parte: La storia di Inanna

Categorie: Altri blog

La Juventus e il problema dell’eredità

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 15:00

Nel delirio della decisione della dirigenza della Juventus di vietare la trasferta del Napoli a Torino a tutti i nati in Campania – e nel successivo senso di impune sopraffazione che c’è nel dichiarare mendacemente che questo provvedimento fosse stato concordato con la Questura – abitano molti temi del nostro tempo. Di certo molti se ne discuteranno, più o meno sportivi. Qui, in poche righe, vorremmo toccarne uno generalmente poco affrontato circa il peso gigante e incompreso dell’eredità.

Nota della società
Precisazione circa la vendita dei biglietti per Juventus-Napoli del 31 agostohttps://t.co/gSkakHrLkh pic.twitter.com/1RLQpAPJrL

— JuventusFC (@juventusfc) August 8, 2019

I nostri tempi sono infatti, per certi versi più di altri, tempi di eredi. Di discendenze forti che resistono al tempo, di padri e della loro auctoritas che investono figli, di discendenti che vivono tale investitura con la meccanica che segue l’acquisizione di un ramo d’azienda piuttosto che col senso di chi si iscrive in un cammino, un movimento. Da questo mero passaggio di beni, gli eredi decidono piuttosto di ottenere un porto franco, una rassicurazione per il futuro. In questo la dirigenza della più blasonata e potente squadra di calcio italiana, impersonata dal suo presidente Andrea Agnelli, è uno specchio fedele e sofisticato di questa dinamica complessa e, specie nel nostro paese, banalizzata.

Comprendere cosa significhi ereditare il passato è infatti un lavoro titanico, un movimento costante che possiede una intrinseca tragicità che specie oggi si tende a svilire con qualche tema frivolo da rotocalco – nei tempi recenti in cui l’Italia si divideva tra anti e pro berlusconani, un tema così gigante fu relegato ad una misera e maldestra battaglia sulle tasse di successione. Il termine erede, come ricorda bene Massimo Cacciari, deriva dal latino heres, che ha in comune la sua radice con la parola greca kheros che significa deserto. L’erede è sostanzialmente colui che è spoglio. Più precisamente ancora, colui che dovrà lottare e gestire una mancanza, un lutto, una assenza – l’assenza del padre.

Aldilà di qualunque lagnoso rigurgito passatista – non si è mai stati meglio quando si stava peggio, con buona pace dei benpensanti – la Juventus, nella sua potente forza evocativa dei tempi che viviamo, mostra anche questo autentico vulnus che affligge una società che ha deciso di non fare i conti col passato: i figli ereditano, le schiatte si conservano nel tempo, eterne e apparentemente immutabili e la figliolanza si illude di poter accedere solo ai libri contabili ottenendo così una garanzia di stabilità per il futuro, un tetto sulla testa ben assestato, una posizione statica e certa. Decidere, rendendo quasi propria succursale la Questura, di scegliere una misura inutile prima ancora che evidentemente discriminatoria, è il tentativo di raccogliere ed aumentare la auctoritas paterna, di cui quella societaria della “casa Juventus” è simbolo, senza comprenderne il senso, ovvero senza abbracciarne l’angoscia che essa porta con sé.

I figli ereditano, dunque, ma immaginano di farlo più su Instagram che sui teatri shakespeariani. Le foglie degli alberi genealogici si improvvisano autoritari, magari col beneplacito dei consueti cortigiani che si affrettano a spiegare che vietare una partita sulla base del luogo di nascita è profondamente discriminatorio solo per le anime belle. Ma il delirio di queste misure è proprio la misura del delirio. I giovani rampanti, che hanno ottenuto dai padri per divino diritto di discendenza, non si domandano. E l’assenza di domande che l’erede, nel suo deserto, deve porsi, conduce ad un buio che va compreso e affrontato per evitare che esso ci inghiotta.

Se i campani potranno o meno comprare quei biglietti per una partita di calcio è quasi un tema secondario. Ma sarebbe sbagliato non capirne la portata. Non si tratta solo di undici ragazzi in mutande su di un prato erboso. Il calcio, come infatti dice qualcuno, rimane la più importante delle cose meno importanti. Da queste cose, che sono semi, nascono storie secolari – a volte luminose, a volte atroci.

Ultimora delle h. 14,00 del 09/08/19

Juventus-Napoli non sarà vietata ai nati in Campania.
Il club bianconero ha comunicato da poco le modalità per la vendita libera dei biglietti del big match di campionato del 31 agosto, decise in base alle disposizioni del gruppo operativo di sicurezza (Gos) riunitosi in data odierna.
Dopo le polemiche la restrizione riguardante i nati in Campania non appare più. (Adn Kronos)

Foto di Christian B. da Pixabay

Categorie: Altri blog

Perché lo scioglimento dell’Artico è un guaio anche per noi

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 09:52

Prima la buona notizia: l’ondata di calore che nelle scorse settimane ha soffocato l’Europa se n’è andata a cercare un po’ di fresco più a nord, concedendoci una tregua. Evviva. La cattiva notizia, tuttavia, è che ora è l’Artico a squagliarsi – letteralmente – per il caldo record di questi mesi.

In Groenlandia si registrano temperature fino a 10°C sopra la media stagionale, e nel solo mese di luglio si stima che siano andate perdute quasi 200 miliardi di tonnellate di ghiaccio, sufficienti a far alzare il livello dei mari di oltre mezzo millimetro. Da settimane in Alaska e in Siberia divampano invece violenti incendi che l’Organizzazione meteorologica mondiale ha definito “senza precedenti”. Secondo Greenpeace, le fiamme hanno mandato in fumo 4,3 milioni di ettari della foresta siberiana (un’area grande come Lombardia e Piemonte messi insieme), liberando nell’atmosfera terrestre 166 milioni di tonnellate di CO2.

Nel frattempo in Canada ha persino cominciato a scongelarsi il permafrost, il terreno ghiacciato dove da millenni sono intrappolate enormi riserve di gas metano, un potente gas serra che ora rischia di finire nell’atmosfera.

Continua a leggere su Wired.it

Categorie: Altri blog

La Costituzione Italiana, murales ad Aielli (AQ)

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 09:04

E’ collocata in modo che, leggendo il testo, la voce risulta naturalmente amplificata. Per farla sentire anche a chi non vuole ascoltarla…

La Costituzione Italiana, murales ad Aielli (AQ)

Qui sotto il video dell’inaugurazione

Categorie: Altri blog

Classici al Festival di Venezia: Tutto quello che si può vedere nella sezione restauri

People For Planet - Ven, 08/09/2019 - 07:00

Sono infatti sette anni che il direttore Alberto Barbera ha lanciato, curandone personalmente la scelta, “Venezia Classici”, sezione che presenta in anteprima mondiale una selezione dei migliori restauri di film classici realizzati nel corso dell’ultimo anno da cineteche, istituzioni culturali e produzioni di tutto il mondo. Una vera cuccagna per cinefili anziani e giovani. E sul versante under risulta azzeccata la formula che vede assegnare il premio per il miglior restauro da una giuria di 22 studenti, ognuno indicato dai docenti dei diversi corsi di cinema delle università italiane e dei Dams e presieduta da un senior che in questa edizione sarà la regista siciliana Costanza Quatriglio.

Che film giudicheranno in questa edizione? 

Partono le celebrazioni del centenario della nascita di Federico Fellini (la ricorrenza è nel prossimo gennaio) con il primo film del maestro “Lo sceicco bianco” e si annunciano anche preziose chicche provenienti dall’archivio del regista sulla sua presenza al Lido nel corso del tempo. Omaggio anche a Bernardo Bertolucci (due anni fa venne qui presentato il prezioso restauro di “Novecento” alla presenza di Gerard Depardieu) con la visione de “La comare secca”, suo esordio alla Mostra veneziana nel 1962, e “Strategia del ragno” tratto da un racconto di Borges e che affermò il pregio del regista emiliano nel 1970. Altro notevole esordio italiano scoperto alla Mostro del 1961 è “Tiro al piccione” che permetterà di ammirare il giovanile talento di Giuliano Montaldo. Da cultori invece la miniserie di Vittorio Cottafavi trasmessa nel 1981 dalla sperimentale Raitre e recitata in dialetto friulano sottotitolato. 

Omaggio anche per il più celebre regista portoghese di tutti i tempi: Manuel De Oliveira. Nessuno ha avuto il coraggio di restaurare le nove ore de “La scarpetta di raso”, film che a Venezia negli anni Ottanta mise in fuga anche i recensionisti per la sua lunghezza, sarà proiettato il più celebre “Manuela”. Ben altro ritmo e spettacolo con “Out of The Blue”, magnifica storia di drop out di Dennis Hopper che abbiamo ammirato nelle rassegne d’essai degli anni Ottanta. Grande evento per sua maestà Martin Scorsese, regista che si spende molto per il restauro di film, di cui si potrà godere “New York, New York” in una nuova copia 35mm appositamente stampata per la Mostra in occasione del centenario della United Artists. Al termine della proiezione di quest’intramontabile film, seguirà una master class del celebre produttore Irvin Winkler

Agli amanti di fantascienza segnaliamo il bianco e nero di uno dei cult del genere, “Radiazione Bx: distruzione uomo” di Jack Arnold, cui si deve il “Mostro della laguna nera” tornato in auge grazie ai successi de “La forma dell’acqua”.  Condivide bianco e nero anni Cinquanta anche “Estasi di un delitto” del periodo messicano di don Luis Buñuel. Vinse il Leone d’oro a Venezia nel 1960 il francese Cayatte di cui si potrà vedere il dimenticato “Passaggio sul Reno” .

Ben più nitido il ricordo e lo scandalo del film “Crash” del canadese David Cronenberg che ha personalmente curato il restauro di un film rimasto nell’immaginario collettivo del vecchio secolo. Per i cinefili appassionati di film iraniani da mettere crocetta ai cortometraggi anni Sessanta “La casa è nera” e “Le colline di Marlik” restaurati con la collaborazione della sempre meritoria Cineteca di Bologna. 

Per i film in bianco e nero completano la sezione Classici l’ungherese “Nella corrente” , il cubano “Morte di un burocrate” e dagli archivi anni Trenta della Cineteca di Praga un invitante “Estasi”. Per il colore invece il neozelandese “Mauri” restaurato dalla locale film commission e il sovietico “Viburno rosso”.

L’ultima perla è per gli appassionati del regista Jacques Tournier. Ma non è un noir. “L’ultimo Gaucho” è un western girato e ambientato nella Pampa Argentina.

Buona visione. I film classici sono sempre un usato sicuro

Categorie: Altri blog

Vita lunga e cuore in salute? Gli integratori alimentari non servono a nulla

People For Planet - Gio, 08/08/2019 - 15:00

È quanto emerge da uno nuovo studio della Johns Hopkins Medicine, che ha incrociato i dati di 277 ricerche. Gli autori consigliano: “Risparmiate i vostri soldi!”

La maggior parte degli integratori di minerali e vitamine in commercio non protegge da malattie cardiache e non sortisce effetti benefici sulla longevità. È questo l’esito a cui è giunto uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori della Johns Hopkins Medicine (Baltimora, Maryland) e pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Poco sale aiuta davvero

Per raggiungere i loro risultati gli studiosi hanno esaminato 277 studi clinici per un totale di quasi un milione di persone coinvolte. E hanno scoperto che, sebbene l’assunzione della maggior parte dei supplementi di vitamine e minerali non risulti associata a danni per la salute, benefici effettivi per l’uomo sembrerebbero dipendere solo da diete a basso contenuto di sale, che ridurrebbero il rischio di mortalità per tutte le cause nelle persone senza problemi di pressione e per problematiche cardiache nei soggetti ipertesi (con un livello di certezza delle evidenze riscontrate “moderato”, scrivono gli autori). Un piccolo aiuto per il cuore potrebbe derivare anche dall’assunzione di supplementi a base di acido folico e omega 3, rispettivamente contro l’ictus e contro infarto del miocardio e malattia coronarica (con livelli di certezza delle evidenze riscontrate definiti “scarsi” dagli stessi ricercatori),  mentre i supplementi che combinano calcio e vitamina D sembrano addirittura essere collegati a un aumentato rischio di ictus. Altri integratori alimentari, come la vitamina B6, la vitamina A, i multivitaminici, gli antiossidanti, i supplementi contenenti ferro e quelli dietetici (come quelli brucia-grassi) non hanno avuto effetti significativi sulla mortalità o sulle malattie cardiovascolari.

Safi Khan della West Virginia University, primo autore dello studio, precisa che «La nostra analisi veicola un semplice messaggio, ovvero che sebbene in alcuni casi l’assunzione di certi integratori possa avere un impatto sulla mortalità e sulla salute cardiovascolare, la stragrande maggioranza di multivitaminici, supplementi di minerali e simili non ha effetti misurabili sulla sopravvivenza o sulla riduzione del rischio di malattie cardiovascolari».

La grande illusione

Lo studio, sebbene sia stato condotto sulle abitudini degli statunitensi (il 52% degli americani prende quotidianamente almeno una vitamina o un altro integratore dietetico/nutrizionale), risulta molto interessante anche per noi: nel nostro Paese infatti il mercato degli integratori è in crescita: in Italia assumono integratori alimentari abitualmente più di 18 milioni di persone (tutti i giorni o qualche volta alla settimana) e più di 4 milioni qualche volta al mese, e il consumo risulta trasversale rispetto a genere, età, livello di scolarità, territorio di residenza, condizione economica (dati del Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali). Tutto questo nonostante siano sempre di più le ricerche, inclusa quest’ultima della Johns Hopkins, che non riescono a dimostrare benefici per la salute derivanti dall’assunzione della maggior parte di questi prodotti (leggi anche “Gli integratori alimentari: la grande illusione”).  

A fare la differenza è l’alimentazione

«La panacea come rimedio a tutti i mali che le persone continuano a cercare negli integratori alimentari non esiste», spiega l’autrice senior dello studio Erin Michos, cardiologa e professoressa associata di Medicina alla Johns Hopkins University School of Medicine. «Le persone dovrebbero concentrarsi sull’ottenere i giusti nutrienti per un cuore sano attraverso l’alimentazione, perché i dati mostrano sempre di più che la maggior parte degli adulti in salute non ha bisogno di assumere integratori».

Categorie: Altri blog

Giappone, in due anni pianta migliaia di fiori per la moglie cieca

People For Planet - Gio, 08/08/2019 - 11:09

Lo chiamano il ‘giardino dell’amore‘ e durante la fioritura attira oltre settemila visitatori al giorno. Una distesa di petali rosa che raccontano la storia dei signori Kuroki. Quando lei perse la vista, lui decise che se non avesse più potuto vedere il mondo, almeno ne avrebbe sentito il profumo, e ascoltato le voci.

Sposi dal 1956, la coppia ha vissuto tutta la vita nella propria fattoria a Shintomi, in Giappone, la stessa dove era stata celebrata trent’anni prima la semplice cerimonia di nozze. Dopo aver avuto due figli e aver lavorato duramente nei campi, a un passo dalla pensione e dai viaggi che da sempre sognavano, la signora Kuroki ha perso la vista a causa del diabete. A 52 anni si è chiusa dentro casa, depressa, spaventata.

Kuroki ha deciso che avrebbe combattuto contro la sua tristezza. L’idea gli è venuta dopo aver notato che alcune persone si fermavano per guardare il suo piccolo giardino di fiori rosa shibazakura, petali di muschio rosa. Se sua moglie non poteva vedere più il mondo, allora ne avrebbe sentito il profumo. Di fiori ne ha piantati altri, migliaia. Li ha innaffiati per anni, con cura, ogni giorno.

Il Giappone è famoso per la fioritura dei ciliegi in primavera ma nella prefettura di Miyazaki ora le persone accorrono per assistere a uno spettacolo floreale diverso, anche grazie alla storia d’amore che si nasconde dietro i petali. In due anni i visitatori sono aumentati, le loro voci, le visite, le domande. Gli odori si sono mischiati e la fattoria è diventata una delle attrazioni turistiche più frequentate della zona.

Continua a leggere su Repubblica.it

Categorie: Altri blog

Non solo Greta Thunberg ma anche Malala Yousafzai, Amika George e Emma González

People For Planet - Gio, 08/08/2019 - 07:00

Giovani donne, ragazze che talvolta non hanno ancora raggiunto la maggiore età ma che hanno ben chiaro l’obiettivo: essere protagoniste di un cambiamento a sostegno di tutti, a partire dagli ultimi. Sono le ragazze le vere protagoniste dell’impegno civile mondiale; spesso minorenni, diversissime per provenienza, estrazione sociale e mentalità, hanno in comune almeno due aspetti: la giovane età e lo spirito libero.

Malala Yousafzai

Classe 1997, nel 2014 Malala ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. È stata la persona più giovane a riceverlo. Per i talebani era invece “il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”, a causa del diario scritto all’età di 11 anni e fatto pubblicare anonimamente in cui la ragazza racconta la vita in Pakistan fra orrori e soprusi del regime talebano. Un giorno del 2012, tornando da scuola, un gruppo di uomini armati inviato dal regime sale sullo scuolabus che la stava riportando a casa e la colpisce alla testa. Tenace, sopravvive. Nel 2013 è invitata a tenere un discorso all’Onu. Si presenta con lo scialle di Benazir Bhutto (la prima donna a essere eletta primo ministro in un Paese islamico, il Pakistan) e incanta tutti parlando dell’importanza dell’istruzione quale veicolo di tutela e di riscatto per le bambine e i bambini nel mondo.

Amika George

Amika ha 20 anni quando nel 2018 legge un articolo che racconta di un’associazione benefica impegnata a fornire alle donne di diversi Paesi dell’Africa prodotti per il ciclo mestruale ma poi costretta a rientrare nel Regno Unito (dove Amika vive) a causa delle impossibilità economiche delle stesse donne ad acquistare i prodotti, sia pure a prezzi agevolati. È così che Amika avvia una petizione rivolta al Primo Ministro Theresa May in cui chiede di distribuire gratuitamente prodotti per il ciclo mestruale e pasti nelle mense delle scuole a tutte le ragazze che non se li possono permettere. In poche settimane la petizione raccoglie circa duecentomila dollari e dà vita al movimento #FreePeriods, protagonista di numerose proteste oltre che iniziative, come quella tenuta fuori da Downing Street, dove duemila persone hanno manifestato vestite di rosso.

Emma González

Nel febbraio 2018 un uomo armato entra in una scuola superiore della Florida nella città di Parkland e fredda 17 persone. Alcuni studenti riescono a salvarsi, tra loro c’è Emma González. Appena diciottenne, insieme ai suoi compagni, si fa promotrice della campagna contro la violenza legata alla diffusione delle armi Never Again MSD. Le occasioni di sensibilizzazione si moltiplicano e a marzo 2018, a Washington, a chiusa del suo discorso, Emma elenca i nomi dei compagni di scuola uccisi e sta in silenzio per quattro minuti, il tempo impiegato dall’attentatore per compiere la carneficina. Nello stesso mese, pochi giorni dopo il discorso, la Florida approva il Marjory Stoneman Douglas High School Public Safety Act che restringe i criteri e alza l’età consentita per entrare in possesso di un’arma dai 18 ai 21 anni.

Categorie: Altri blog

Olga, arrestata perché legge la Costituzione: è uno schiaffo a Putin

People For Planet - Mer, 08/07/2019 - 15:00

Simbolo delle proteste in Russia, il 27 luglio, durante l’ennesima manifestazione anti-Putin, l’attivista diciassettenne Olga Misik è stata arrestata per avere recitato in luogo pubblico gli articoli 3, 27 e 32 della carta costituzionale russa. L’articolo 31 prevede la libertà di assemblea, il 29 tutela libertà di parola, e l’articolo 3 definisce la sovranità del popolo.  

Con lei, stando all’ong Ovd-Info, la polizia avrebbe fermato almeno mille delle circa 3.500 persone che hanno partecipato alle manifestazioni organizzate dall’oppositore Alexei Navalny in vista del rinnovo del consiglio comunale moscovita fissato a settembre. «Se perdiamo ora, le elezioni cesseranno di esistere come strumento politico», ha dichiarato uno degli esponenti dell’opposizione arrestati Dmitry Gudkov. «Ciò di cui stiamo parlando è se è legale partecipare alla politica oggi in Russia, stiamo parlando del paese in cui vivremo». 

La stessa Olga, a un notiziario web di Riga, ha dichiarato di volere «solo ricordare alla polizia che siamo qui a scopo pacifico e senza armi, a differenza loro». «Non mi è venuto in mente prima che qualcuno al di fuori di loro potesse notarmi. Mi sono seduta a terra e ho iniziato a leggere i nostri diritti costituzionali, specificando che quello che sta succedendo qui è illegale», ha detto ancora la ragazza, che prima di essere arrestata ha aggiunto «Voglio una Russia libera, nella quale non avvengano azioni illegali. Nessuno deve avere paura della polizia e dei tribunali».

Un desiderio, quello di Olga e dei manifestanti, evidentemente intollerabile per un Paese illiberale come la Russia, dove i brogli elettorali avvengono talmente alla luce del sole che nel 2012 il conteggio finale dei votanti moscoviti era addirittura superiore degli aventi diritto. Proprio in vista del rinnovo del consiglio comunale di Mosca, le autorità hanno bloccato le sei liste indipendenti e arrestato tutti i candidati indipendenti per motivi che definire oscuri è un eufemismo. Come confermato anche dai cronisti dell’Afp, la polizia russa prima ha arrestato sul posto diverse decine di manifestanti poi ha fatto irruzione nelle case e nei quartieri generali dei cittadini sospetti di avere organizzato le proteste. L’intelletuale dissidente Alexej Navalny è stato incarcerato per 30 giorni con l’accusa di convocazione di «manifestazione illegale». 

Da ormai vent’anni in Russia ogni tentativo di opposizione deve scontrarsi con ostruzionismi, repressioni, processi sommari, avvelenamenti e uccisioni nell’indifferenza generale dell’opinione pubblica e dei governi europei, alle prese con le politiche clientelari che Putin tiene con alcuni, tra cui l’Italia. Durante la visita istituzionale a Roma lo scorso 3 luglio, una ventina di giorni prima delle manifestazioni a Mosca, il Presidente della Russia Vladimir Putin ha incontrato Papa Francesco, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e i due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Un’agenda piuttosto fitta di impegni che lascia pensare che Putin stia cercando nell’Italia – soprattutto in Salvini – un alleato europeo contro le sanzioni e, forse, un mediatore con gli Usa di Trump. 

È ormai nota la registrazione delle trattative che il collaboratore leghista Savoini teneva con gli oligarchi russi vicino a Putin: Savoini avrebbe promesso appalti petroliferi, in cambio i russi avrebbero offerto tangenti con le quali si presume che la Lega abbia finanziato la propria campagna elettorale. Soldi sporchi da parte di russi che «non sono ancora sulla lista rossa dell’Interpol, quindi non c’è da preoccuparsi», come ha detto Savoini in una intercettazione. Da una parte oligarchi sfuggiti all’Interpol che finanziano il partito oggi maggioritario in Italia, dall’altra cittadini comuni che inseguono la democrazia leggendo la costituzione nelle piazze, distribuendo giornali, volantini e adesivi e comunicando via Telegram. Davide contro il gigante Golia, ma stavolta Davide è una giovane ragazza che vive a 100 km di distanza dalla capitale e che da poco si è avvicinata alla politica, nonostante il padre, come molti russi, veda in Putin il fautore di una stabilità che dopo gli anni Novanta sembrava impossibile da raggiungere. Sul concetto di “possibilità” la generazione di Olga Misik, Greta Thunberg, Malala Yousafszai e Emma González ha però molto da dire. 

E un primo schiaffo di “possibilità” Putin se lo è preso.

Categorie: Altri blog

Aria più pulita in Italia: successo per le norme anti-inquinamento degli ultimi 40 anni

People For Planet - Mer, 08/07/2019 - 12:00

Le norme anti-inquinamento applicate in Italia negli ultimi 40 anni hanno reso il cielo più limpido, soprattutto nelle aree storicamente più inquinate, come le grandi città e la Pianura padana. In tempi di allarme sul cambiamento climatico, sullo scioglimento dei ghiacciai e sul consumo di plastica che ha già danneggiato oceani e fauna, uno studio dell’Università Statale di Milano e del Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr) fa emergere un risultato di segno positivo per il nostro Paese. Per la prima volta è stata analizzata la visibilità orizzontale dell’atmosfera, scoprendo che la frequenza dei giorni con visibilità sopra i 10 o i 20 chilometri è aumentata negli ultimi quattro decenni in tutto il territorio, e in particolare nelle aree più popolate e inquinate. Qui “i giorni con visibilità superiore ai 10 chilometri sono cresciuti fino all’80%, mentre negli anni ’80 erano meno del 50%”, sottolinea Maurizio Maugeri, docente di fisica dell’atmosfera all’Università di Milano.

Lo studio ha analizzato i dati raccolti tra il 1951 e il 2017 relativi a una variabile meteorologica che non era mai stata studiata in modo esaustivo in Italia, cioè la visibilità orizzontale in atmosfera, molto condizionata dall’inquinamento atmosferico e cruciale in diversi ambiti, come il traffico aereo. I risultati, pubblicati sulla rivista Atmospheric Environment, “confermano una trasformazione che è sotto gli occhi di tutti, ed è già evidente a chi presta un minimo di attenzione alla natura -, commenta Maugeri -. Faccio l’esempio della mia città, Saronno, che si trova a 30 chilometri dalle montagne: negli anni ’80 vedere le loro cime era considerato un evento, mentre oggi capita sempre più spesso”. Questi numeri secondo l’esperto rivelano “il grande successo che si è avuto in Italia sul fronte della lotta all’inquinamento atmosferico. Tuttavia, non dobbiamo scordare che si può e si deve fare di più per completare il percorso di risanamento”.

CONTINUA A LEGGERE SUL FATTO QUOTIDIANO

Categorie: Altri blog

Germania: gemiti e urla, è la stagione dell’amore dei ricci

People For Planet - Mer, 08/07/2019 - 11:00

Forse qualcuno rimpiangerà i tempi in cui minacciavano di estinguersi. Ora che ripopolano allegramente i giardini e i parchi della Germania, i ricci stanno causando una serie di allarmate telefonate alla polizia da chi scambia i loro versi per rumorosissimi gemiti da accoppiamento umano. Il picco si registra tra aprile e settembre, nella loro lunga stagione d’amore. L’ultimo caso è avvenuto qualche giorno fa ad Augusta, città natale del più grande castigatore di borghesi, Bertolt Brecht.

Nel bel mezzo della notte, un rumore sospetto che proveniva da un campetto sportivo ha buttato giù dal letto il guardiano, che insieme alla polizia ha ispezionato l’area e ha trovato la coppia di “visitatori con gli aculei”, come ha poi diligentemente scritto nel suo rapporto, che “stavano copulando”. Peraltro, la coppia ha continuato indisturbata la sua attività anche con i fari del campetto puntati contro e gli umani a un metro.

Continua a leggere su Repubblica.it

Foto di Alexas_Fotos da Pixabay

Categorie: Altri blog

I cosmetici devono stare in frigo quando fa caldo?

People For Planet - Mer, 08/07/2019 - 09:00

Un nuovo oggetto si aggira per il web: il mini-frigo per i cosmetici. Ma creme viso e corpo, trucchi e maschere devono stare al fresco, soprattutto quando fa caldo? E il mini-fridge diventa un oggetto indispensabile? Rispondono gli esperti

(…) Il fenomeno ha anche scatenato un dibattito sulla necessità di tenere in fresco alcuni prodotti cosmetici e dunque sull’utilità dello stesso frigo. O mini-frigo, ovvero un vero e proprio frigorifero in miniatura da tenere in bagno, su una mensola o su uno scaffale, bello anche da vedere perché solitamente proposto in colori pastello, a volte decorato o decorabile e con un prezzo ragionevole che si aggira dai 50 ai 100 dollari. Ma perché all’improvviso questi piccoli oggetti, banali se vogliamo, hanno ottenuto un’attenzione e un successo così enormi?

OCCORRE TENERE I PRODOTTI DI BELLEZZA AL FRESCO?

“La maggior parte dei prodotti sono testati sulla stabilità – ammette Ilona Safanova -. Ma un prodotto naturale per la cura della pelle è utile conservarlo in un ambiente più fresco rispetto a un bagno caldo e umido e lontano dalla luce del sole perché si ossida più facilmente. Ho pensato, perché non creare un frigorifero carino e facile da usare per chiunque possegga dei prodotti skin care? Raffreddare i prodotti è una tendenza, a sentire le community skin care in rete e quest’abitudine ha cambiato la mia vita. Adesso è parte della mia routine, non posso tornare indietro”. Certo, con un simile fatturato frutto della sua idea non sorgono dubbi al proposito. Ma la domanda rimane: occorre davvero refrigerare i prodotti di bellezza? Molto ha influito la crescita esponenziale del settore della bellezza naturale e biologica (valutata nel 2018 in 11,5 milioni di dollari con previsioni di crescita stimate in 23,6 milioni entro la fine del 2025) che ha portato un insieme di problemi relativi alla stabilità del prodotto, inclusi ossidazione, sicurezza e deterioramento. Ma c’è chi, nella comunità scientifica, non è proprio d’accordo con questo approccio e non ritiene indispensabile mettere in fresco i cosmetici.

Continua a leggere su D.REPUBBLICA.IT

Categorie: Altri blog

Gli occhi dolci dei cani? Sono frutto dell’evoluzione

People For Planet - Mer, 08/07/2019 - 07:00

Gli occhi assumono un’espressione triste e pensierosa, l’arcata sopracciliare si incurva, la testa si ritrae leggermente. Chiunque abbia mai avuto un cane lo sa: dopo averne combinata una delle sue, oppure per ottenere un po’ di cibo o coccole in più, il migliore amico dell’uomo guarda il padrone come per intenerirlo.

Ebbene, la proverbiale espressività degli occhi del nostro caro Fido (chi non ha mai sentito o utilizzato il modo di dire “faccia da cane bastonato”) sembra essere tutt’altro che casuale: un gruppo di ricercatori dell’università anglosassone di Portsmouth (Inghilterra), che da anni si occupa dell’argomento, ha messo in evidenza in un nuovo studio che l’espressione tenera degli occhi dei cani è frutto dell’evoluzione dell’anatomia dei muscoli degli occhi di questi animali, avvenuta per consentire loro di comunicare al meglio con gli esseri umani affinché questi ultimi si occupino in modo adeguato delle loro necessità.

Cani e lupi a confronto

Lo studio, guidato dalla psicologa comparativa Juliane Kaminski e pubblicato sulla rivista scientifica Pnas, è stato condotto grazie al contributo di esperti di anatomia di tre università statunitensi. I ricercatori hanno confrontato l’anatomia e il comportamento di cani e lupi, i loro parenti viventi più vicini, rilevando che la muscolatura facciale delle due specie è molto simile tranne che nei muscoli che si trovano nella parte superiore degli occhi: in questa area i cani presentano un piccolo muscolo, a differenza dei loro parenti selvatici, che permette di alzare in modo evidente la parte interna del sopracciglio. In questo modo gli occhi dei cani appaiono più grandi e infantili, e somigliano all’espressione del viso che fanno gli esseri umani quando sono tristi.

Il muscolo del sopracciglio

Nel lupo, invece, il muscolo che consente l’innalzamento del sopracciglio è un ammasso di fibre muscolari scarse e irregolari. Secondo Rui Diogo, esperto di anatomia della Howard University (Washington DC, Stati Uniti) e coautore dello studio, i risultati di questo studio sono sorprendenti «perché l’anatomia dei muscoli è generalmente molto lenta a cambiare nell’evoluzione, mentre in questo caso è accaduto molto velocemente, in poche decine di migliaia di anni». Come infatti spiega Bridget Waller, psicologa evolutiva dell’Università di Portsmouth, «dal punto di vista evolutivo cani e lupi hanno diviso i loro percorsi solo 33 mila anni fa».

Lo studio del comportamento

Kaminski e colleghi hanno quindi esaminato il comportamento di cani e lupi quando esposti al contatto con un essere umano, rilevando che i primi alzavano la parte interna delle sopracciglia con più intensità rispetto ai secondi. «I nostri risultati – conclude la studiosa – suggeriscono che questa maggiore espressività degli occhi dei cani può essere il risultato di preferenze inconsce degli uomini che hanno influenzato la selezione durante l’addomesticamento. Quando i cani fanno questa espressione, infatti, suscitano negli esseri umani un forte desiderio di accudimento».

Immagine di copertina Armando Tondo

Categorie: Altri blog

Le bottiglie di plastica esposte al calore eccessivo sono pericolose?

People For Planet - Mar, 08/06/2019 - 19:00

Le alte temperature contribuiscono a rompere i legami chimici della plastica, e le sostanze componenti possono trasferirsi alle bevande che si trovano all’interno

(…) “Più caldo fa, più le sostanze che si trovano nella plastica possono trasferirsi al cibo o all’acqua potabile” dice Rolf Halden, direttore del Center for Environmental Health Engineering al Biodesign Institute dell’università dell’Arizona.

La maggior parte degli oggetti di plastica rilasciano una piccola quantità di sostanze chimiche alle bevande o al cibo che contengono. Con l’aumentare della temperatura e del tempo, i legami chimici all’interno della plastica tendono a rompersi sempre più facilmente rendendo così più facile il passaggio delle sostanze. Secondo l’Fda (Food and Drug Administration, l’omologa statunitense dell’Efsa europea ndt) la quantità di sostanze chimiche è troppo esigua per causare problemi di salute, ma gli scienziati che studiano gli effetti a lungo termine di questa nostra corsa alla plastica dicono che la somma di tutte queste piccole dosi potrebbe dare, come risultato, qualcosa di grosso.

La maggior parte delle bottiglie di plastica che si trovano sugli scaffali del supermercato sono fatte di una plastica che si chiama polietilene teleftalato o PET. Lo si riconosce dal simbolo del riciclo con il numero uno e viene comunemente riciclato.

Uno studio condotto da scienziati dell’Arizona State University nel 2008 ha cercato di capire quanto il caldo accelerasse il rilascio dell’antimonio nelle bottiglie in PET. Secondo uno studio l’antimonio, utilizzato per realizzare la plastica, a dosi elevate può essere tossico. In condizioni di temperatura miti (intorno ai 20-21 gradi centigradi) i ricercatori hanno misurato la presenza di antimonio in una bottiglia d’acqua entro i livelli di sicurezza. Tuttavia più calda era la giornata, meno tempo serviva perché l’acqua si contaminasse.

Un’automobile d’estate può raggiungere anche i 65 gradi. In alcuni esperimenti ci sono voluti 38 giorni perché le bottiglie – scaldate a quella temperatura in laboratorio – mostrassero livelli di antimonio superiori alle raccomandazioni di sicurezza.

Come regola generale sì, è vero che il calore aiuta a rompere i legami chimici in oggetti di plastica come le bottiglie, e che queste sostanze possono trasferirsi alle bevande che si trovano all’interno” dice Julia Taylor, una scienziata che ha condotto diverse ricerche sulla plastica all’università del Missouri.

Nel 2014 alcuni scienziati trovarono sia antimonio che BPA (bisfenolo A), un altro composto tossico, in bottiglie d’acqua cinesi. Nel 2016 altri ricercatori trovarono alti livelli di antimonio in bottiglie d’acqua vendute in Messico. Entrambi gli studi testarono l’acqua in condizioni di temperatura che superavano i 65 gradi centigradi: il peggior scenario possibile.

Continua a leggere su NATIONALGEOGRAPHIC.IT

Categorie: Altri blog

Icardi, Dybala, i replicanti milionari che si ribellano al loro destino

People For Planet - Mar, 08/06/2019 - 16:00

E arrivò il giorno in cui l’ingranaggio capitalistico si inceppò. Persino nel calcio. Forse per un omaggio a Rutger Hauer, indimenticabile interprete di Blade Runner, morto pochi giorni fa. È arrivata l’estate in cui i replicanti del calcio, alcuni replicanti del calcio, hanno deciso di ribellarsi. Di non essere soltanto macchine da soldi e da plusvalenze. Anche perché di soldi ne guadagnano abbastanza, non ambiscono a mettere a bilancio plusvalenze su sé stessi.

A dar loro la caccia sono i blade runner del pallone. I Paratici, i Marotta, spalleggiati dai procuratori: figure su cui Ridley Scott potrebbe sbizzarrirsi. È l’estate della protesta dei miliardari, oggi milionari, che no, non se ne vogliono andare. Che non avvertono l’esigenza di lasciare la loro squadra. Stanno bene dove stanno. Come se camminassero sui pezzi di vetro.

Il re dei ribelli è ovviamente Mauro Icardi figura da romanzo del calcio italiano. Poco indagata. In tanti, troppi, si esercitano esclusivamente a formulare giudizi di vario tipo su di lui. Soprattutto in relazione alla sua compagna, la (presunta) famelica Wanda Nara che poi in realtà è una signora che ha cinque figli e forse un sesto in arrivo e che per lavoro cura gli interessi del marito calciatore. Icardi vuole rimanere all’Inter che però di lui non vuole più saperne. Chissà che cosa deve aver compiuto di così grave. Fatto sta che l’Inter lo ha messo fuori rosa. Ma lui resiste. Fa sapere che è disposto a restare fermo due anni. Ora sta per traslocare, a Milano. Il più forte centravanti della Serie A rischia di dedicarsi esclusivamente alla famiglia per due anni. Per una questione di principio. E di amore, aggiunge lei su Instagram. E di protesta, ci accodiamo noi. Perché anche i replicanti provano emozioni. Non sono solo strumenti per creare plusvalenze.

La voce dev’essere girata tra i replicanti. Ed è arrivata alla Juventus. Dove ci sono due altri esemplari di una specie simile. Gonzalo Higuain e soprattutto Paulo Dybala. Che si è chiuso in casa cinque giorni. E ha resistito. Ha sparato cifre pazzesche al Manchester United e ha fatto saltare lo scambio che la Juventus aveva apparecchiato: Lukaku a Torino e Paulo dove nacque la rivoluzione industriale appunto. E quindi il luddismo. Un luddismo dei ricchi, per carità. Dybala ha rotto i bilanci e sicuramente le uova nel paniere. «Non siamo oggetti. C’è un contratto e lo rispettiamo». Si sono invertiti i ruoli. Ora è il calciatore ad appellarsi al negozio giuridico. A voler rispettare i patti. A fermare l’ingranaggio all’arricchimento. Basta. Sei milioni, sette milioni all’anno posson bastare.

Rutger Hauer non c’è più. A chi si rivolgeranno ora i signori del calcio per fermare questa protesta?

Immagine di copertina di Armando Tondo

Categorie: Altri blog

«Il progetto di rinascita urbana più grande d’Europa»

People For Planet - Mar, 08/06/2019 - 09:00

Dopo 26 anni di discussioni, proteste e rinvii, mercoledì scorso si è sbloccato Madrid Nuevo Norte, un enorme e ambizioso progetto urbanistico che riguarda per lo più un pezzo di Chamartín, quartiere nord della capitale spagnola, dove si trova anche lo stadio Santiago Bernabeu del Real Madrid. Madrid Nuevo Norte, conosciuto anche con il nome Operación Chamartínè considerato dai suoi sostenitori «il progetto di rinascita urbana più grande d’Europa» e dovrebbe portare alla nascita di una specie di «piccola Manhattan».

Prevede la riqualificazione dell’intera area attorno alla stazione ferroviaria di Chamartín, oggi piuttosto periferica, la costruzione di più di 10mila nuove case, l’apertura di un grande distretto finanziario, il rafforzamento del trasporto pubblico e la creazione di nuovi negozi e spazi verdi.

Mercoledì Madrid Nuevo Norte ha ottenuto una prima approvazione nella Commissione urbanistica del comune di Madrid, con i voti favorevoli dei due partiti di governo – il Partito Popolare e Ciudadanos, di destra – e del partito che alle ultime elezioni ha preso più voti di tutti, Más Madrid, di sinistra. La votazione definitiva, il cui esito a questo punto è certo, si terrà lunedì 29 nel consiglio comunale di Madrid.

Continua a leggere su ILPOST.IT

Categorie: Altri blog