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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo l’ambientalista-cacciatore

Le Buone Notizie di Cacao - Lun, 05/14/2018 - 12:28

Ultima puntata dell’inchiesta di People For Planet sul mondo della caccia.
Franco Perco – già direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini (2010-2016) – ambientalista da una vita, ha cofondato il WWF di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. A lui si deve ad esempio la reintroduzione dei caprioli e cervi nel parco nazionale D’Abruzzo. E’ un cacciatore.
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TELL ME fra migranti, rifugiati e insegnanti

Comitato Nobel Disabili Onlus - Lun, 05/14/2018 - 11:45

Ancora un Workshop in Italia e due corsi in Portogallo e Svezia

Nazzareno Vasapollo, il Project Manager, interpreta il senso del titolo del progetto TELL ME.

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I mesi di marzo, aprile e maggio hanno visto l'intensificarsi delle attività formative previste dal progetto TELL ME che avevano come finalità la sperimentazione delle metodologie costituite durante il progetto per l'alfabetizzazione linguistica e matematica dei migranti.

3 marzo – 4 maggio 2018, Torino (I)
Il workshop "Theatre as a Tool in the Mathematical Literacy" tenuto presso il Centro per l'Istruzione degli Adulti ha coinvolto 10 docenti del CPIA1 di Torino il cui feedback è stato prezioso per affinare strumenti e metodi TELL ME per la matematica.

23-25 marzo 2018, Fundão (P) e 5-8 aprile 2018, Örkelljunga (S)
Ricercatori e docenti TELL ME provenienti dai tre paesi partner si sono ritrovati per due corsi rivolti a migranti e rifugiati che hanno avuto luogo in Portogallo (Corso di Teatro per l'Alfabetizzazione Linguistica) e Svezia (Corso di Teatro per l'Alfabetizzazione matematica).
Anche questi corsi hanno avuto lo scopo di testare sui gruppi target le metodologie TELL ME prima di varare la loro versione definitiva.

LA PIATTAFORMA SOCIAL ONLINE
Procede anche la promozione di un prodotto molto importante del progetto: la TellMe Social Platform online in https://social.tellmeproject.com
Uno strumento che si pone l'obiettivo di implementare una rete europea che connetta le esperienze di coloro che operano nell'ambito delle formazione rivolta a rifugiati, richiedenti asilo e immigrati, con il fine di creare nuove collaborazioni, nuove idee e nuovi progetti con particolar riguardo all'alfabetizzazione della fascia adulta.

STAY TUNED!!!

web site: www.tellmeproject.com
Social Platform: https://social.tellmeproject.com
Facebook: https://www.facebook.com/tellmeproject/
Twitter: https://twitter.com/Tell_Me_Project

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Iraq: la guerra è finita solo in tv!

People For Planet - Lun, 05/14/2018 - 10:38

E adesso ci dicono che “la situazione si è normalizzata dopo la sconfitta dell’Isis”. Hanno fatto perfino le elezioni… L‘Iraq rinasce… Attentati a parte…

Che vergogna.

Mi ricorda le parole del Poeta, quando dice: “Dalla tua bocca sgambettano scarafaggi malati di dissenteria!”

Basterebbe uscire dalla capitale e andare verso nord, passando di villaggio in villaggio, per rendersi conto di quanto sono bugiardi i telegiornali.

Continuamente ti trovi la strada sbarrata da un posto di blocco. E per passare devi pagare un dazio, dare qualche cosa. Ci sono le truppe regolari, la polizia, le milizie iraniane, filo-russe, saudite, filo-turche, e anche avanzi degli eserciti cristiani, mercenari e se incontri l’unico mafioso vero, siciliano, con il mitra più grande di lui, ti sembra il più civile di tutti, un filosofo della guerra. Italiani brava gente.

E ogni notte uno dei signori della guerra che controlla una brigata o un battaglione, decide di far fuori una famiglia, di depredare un villaggio, di bruciare qualche cosa. Sullo sfondo passano migliaia di camion che portano il petrolio iracheno, clandestinamente, in Iran, in Turchia, in Siria. Petrolio, opere d’arte e qualunque cosa questa terra abbia ancora da farsi rubare. E a ogni posto di blocco si contratta con il bandito di quartiere, di villaggio, col signore del ponte, col razziatore locale.

L’Iraq era un paese ricco, moderno, laico. Lo hanno distrutto fisicamente con migliaia di bombe, lo hanno contaminato con i proiettili all’uranio impoverito, hanno chiamato mercenari da tutto il mondo “per rimettere ordine”… È stato come armare coi bazooka la ‘ndrangheta, il cartello di Medellin e gli Skorpios di Chicago dopo aver sciolto l’esercito e la polizia.

Uno scenario medioevale con un popolo ridotto al terrore, alla tolleranza dell’ignobile. Uno stillicidio di omicidi e violenze di ogni tipo. Ma questi imbecilli dei media guardano e sentenziano: “Questa è solo malavita locale”. E non si rendono neanche conto delle balle putride che raccontano. Vedere l’Iraq sul monitor in un hotel del quartiere occidentale blindato è difficile. D’altronde mica tutti nascono eroi…

Così nessuno vede che in mezzo a quel canaio, a far la parte del pesce grosso, ci sono il fior fiore dei cattivi Usa e Inglesi.

In effetti il problema dell’Iraq è la malavita… Magari non proprio locale… E in Afghanistan è uguale. Quando sono arrivati i liberatori a difendere la democrazia producevano meno del 5% dell’oppio mondiale (perché i Talebani sono stronzi ma ce l’hanno con gli spacciatori).

Ora, secondo i dati Usa, vi si produce più del 90% dell’oppio mondiale. E chi se lo compra? Dove finisce? Siamo certi che neanche un grammo arrivi negli Usa?!?!

Mi piacerebbe tanto fare oggi un dibattito televisivo con quelli che 15 anni fa dicevano che era giusto andare a combattere il terrorismo in Afghanistan e Iraq, e quelli che l’altro ieri gridavano che l’intervento in Libia era necessario…

Un milione di morti dopo (forse molti di più) con un’intera area del mondo devastata, con una dose di dolore talmente grande che non puoi neanche contarla, con una guerra che ha cambiato nome ma continua… dimmi ancora che era indispensabile. Dimmelo!!! Dimmelo!!!

Dimmi che hanno vinto i buoni!

E poi vai a letto a dormire senza pensare che corri il rischio che il tuo Dio ci sia veramente e che decida che sei indegno.

E tu lo sai che il tuo Dio non è quello misericordioso.

Perché tu, quello misericordioso non l’hai mai pregato.

 

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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo l’ambientalista-cacciatore

People For Planet - Lun, 05/14/2018 - 04:00

Franco Perco – già direttore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini (2010-2016) – ambientalista da una vita, ha cofondato il WWF di Trieste e del Friuli Venezia Giulia. A lui si deve ad esempio la reintroduzione dei caprioli e cervi nel parco nazionale D’Abruzzo. E’ un cacciatore.

“La caccia ha senso nel momento in cui non distrugge tutto – dice – ma conserva le specie cacciate. La legge però non è adeguata a questo scopo. La legge ‘cornice’ 157 è un compromesso del 1992 tra ambientalisti e cacciatori, dove i cacciatori hanno perseguito soprattutto l’obiettivo di avere molte specie da cacciare e poche regole, mentre gli ambientalisti quello di limitare i periodi e le specie di caccia. Risultato: una legge inadeguata che non prevede, come sarebbe d’obbligo, di conoscere l’entità del patrimonio faunistico: non c’è obbligo di censimenti ed è un errore clamoroso. Inoltre, il numero di cacciatori ammessi è troppo alto, e non corrispondente alla fauna prelevabile”. La legge pone un tetto al numero animali uccelli migratori cacciabili, ma non al numero di cacciatori: questo crea un evidente frustrazione, in qualche modo invogliando a infrangere le regole.

Un altro grosso problema sono le zone di caccia, i cosiddetti ATC, o Ambiti Territoriali di Caccia. Sono proprietà private o pubbliche che dovrebbero essere gestite insieme da cacciatori e agricoltori (60%) ambientalisti (20%) e rappresentanti dei Comuni coinvolti (20%). Ma sono nei fatti composti da soli cacciatori (o quasi), che lavorano per l’esclusivo bene della categoria e senza controlli: “Hanno estensioni a volte enormi e questo non consente una loro gestione efficace – continua Perco – I cacciatori dovrebbero essere organizzati in piccoli gruppi, e gestire un piccolo ATC che possano sentir loro e rispettare”.
Oggi in definitiva lo Stato ha lasciato le briglie sciolte alle Regioni, che a loro volta hanno passato la palla agli ATC e la situazione ha tecnicamente milioni di difetti. “Per dirne un altro: secondo l’articolo 842 del codice civile, un proprietario terriero non può impedire a un cacciatore con i documenti in regola di entrare nel suo fondo per cacciare. La proprietà del fondo è insomma svincolata dai diritti di caccia, e questo è contrario a tutto il resto d’Europa”.

Arriviamo al dunque: come si controlla, oggi, il sovrappopolamento, ad esempio l’attuale emergenza di cinghiali? “Come tendenza non si fa nulla per rimediare al problema sovrappopolamento – risponde Perco -. I cacciatori sono felici dell’abbondanza di selvaggina, gli ambientalisti preferiscono invece aspettare che il sistema imploda sperando che porti con sé tutti i cacciatori, mentre lo Stato, o le Regioni, come detto, spesso non controllano neppure che gli ATC siano almeno due per provincia, cosa che nei fatti non sempre succede, e che è contro la legge”.

Perco è un cacciatore, ma non difende affatto la categoria: “Le valli venete sono un caso clamoroso. Sono zone da pesca con un livello dell’acqua ottimale per l’allevamento del pesce. Ma ormai ci si pesca di meno: molto più proficuo affittare ai cacciatori le botti che usano come appostamenti per sparare alle anatre, attirate da anatre domestiche o da ‘stampi’ (finte anatre in plastica)”. Una botte affittata può rendere fino a 50mila euro all’anno e comportare abbattimenti mostruosi di anatre selvatiche, fino a 200 esemplari al giorno per cacciatore. Senza un reale controllo, si possono abbattere anche specie protette, e si continuano a usare munizioni che spargono sostanze tossiche – il piombo – che va a disperdersi nelle acque, entrando nella catena alimentare. Ecco chiarito perché l’ambientalismo preferisce far catturare i cinghiali con trappole e recinti, e tende a favorire addirittura l’agricoltura, e gli allevamenti, piuttosto che ammettere la caccia, anche selettiva.

Tuttavia, alcune Aziende Faunistico Venatorie fanno spesso un lavoro prezioso. “Le parlo di Miemo, in Toscana, una tenuta che conosco bene. Era una zona abbandonata, in cui la zootecnia aveva distrutto tutto il bosco -, racconta Perco – Poi per motivi economici la gente era scappata. La proprietà venne rilevata da un privato (Ugo Baldacci) che partì con l’idea di riqualificare faunisticamente zone marginali producendo selvaggina, ungulati per la precisione. Iniziò a ripiantare il bosco, fece coltivazioni a perdere, aprì la macchia, piantò essenze con frutti e introdusse anche alcune specie: il muflone, il capriolo e il cinghiale. Poi il lupo e il cervo sono arrivati da soli. Oggi il territorio è mantenuto anche paesaggisticamente e contiene felicemente questi ungulati, oltre a molte altre specie, comprese alcune protette”.

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza ungulati: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

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La roulette russa della Carte Revolving

People For Planet - Lun, 05/14/2018 - 02:50

Sì perché l’ennesimo risultato della crisi economica è il collocamento di massa da parte del sistema bancario (soprattutto per il tramite dello loro società di credito al consumo) della carta di credito revolving, un nuovo tipo di prestito, facile da ottenere e per questo molto più caro che permette di comprare oggi e pagare in rate mensili, invece che a saldo il mese successivo come si fa con le carte di credito tradizionali.
Gli avvoltoi hanno pensato bene di buttarsi sul cadavere del cittadino esasperato e impoverito dalla recessione che, impossibilitato a pagare quanto acquistato anche a un mese dalla data di spesa, è costretto a dilazionare su un periodo di tempo molto piu lungo (a rate mensili) la restituzione.
Un fido insomma, semplice da ottenere ma con dei tassi di interesse pesanti, sostanzialmente usurai.
La Banca d’Italia per il trimestre gennaio-marzo 2018 ha rilevato, per le carte revolving, un tasso medio effettivo globale su base annua (taeg) del 16,1488% (!!!) , con un tasso soglia usura del 24,1488% (il tasso oltre il quale scatta l’usura), il più alto in assoluto rispetto a tutte le altre tipologie di finanziamenti: un prestito personale si aggira intorno al 10% di tasso medio, con un tasso soglia del 17% circa.
Numeri succulenti per banche e finanziarie che magari il prestito non lo danno ma la revolving spesso la spediscono direttamente a casa.
Grazie mamma Bankitalia, grazie di cuore per aver innalzato la soglia usura quasi al 25 % ed evitato di far accusare (e condannare) banche e finanziarie che possono applicare anche prezzi fino a circa il 24%. Come se applicare il 24% piuttosto che il 25% salvasse l’etica e la coscienza di strozzini e truffatori. Ma questa è l’Italia dove il controllore (Bankitalia) è governato dai controllati.

Un meccanismo semplice: il cliente ha a disposizione una somma di denaro da utilizzare a piacere, in un’unica volta o in più occasioni, che può restituire con comodi rimborsi mensili.
Quando la usa, la sua disponibilità diminuisce, ma si ripristina automaticamente a ogni rimborso di rata. Ogni rata comprende una quota capitale e una quota interessi. La quota capitale va a ripristinare il credito disponibile.
Così il suo credito non si esaurisce e lui puoi contare sempre su una riserva di denaro che è come una droga per chi deve affrontare con difficoltà le ordinarie spese quotidiane.
La “ricostituzione” continua del credito disponibile con rimborsi minimi mensili (mediamente tra il 3% e il 5% della linea di credito concessa) e gli eventuali nuovi utilizzi comportano una durata non predeterminata del finanziamento ma la rata non cambia.
I venditori-squali delle banche te la spiegano come se fosse l’affare della vita: avere a disposizione sempre una sorta di “salvadanaio” che si riempiva man mano che ripagavi la rata mensile. Quanto sono bravi i bancari a modificare le leggi macroeconomiche: trasformare il credito in risparmio a usura. Keynes li perdonerà.
Questo tipo di carte nasconde un meccanismo perverso di moltiplicazione dei tassi d’interesse per cui sembra che non si finisca mai di pagare. Soprattutto perché la banca e la finanziaria non fanno il computo del debito residuo e poi perché sulle carte di credito revolving il tasso viene applicato a livello mensile e non annuale.
Inevitabile, dunque, che la situazione possa sfuggire di mano al cliente. L’Antitrust ha attivato un numero verde (800.16.66.61) a cui far riferimento per le pratiche commerciali scorrette in cui rientrano anche i tassi applicati sulle revolving.

Altroconsumo – che qualche anno aveva diffidato un gruppo di istituti (Accord Italia, Agos, American Express Italia, Carrefour servizi finanziari, Cartasì, Compass, Consel, Ducato, Findomestic, Unicredit Family FinancingBank) che rilasciavano queste carte ‘cappio’ per le clausole vessatorie nascoste nei contratti – ha predisposto sul suo sito un servizio per calcolare il reale costo del pagamento rateale con una revolving.
Qualche multinazionale è stata pure multata ma voi pensate che le banche e le finanziarie non mettano in bilancio un accantonamento (che incide forse dello 0,5% dei guadagni) a fronte di tanto grasso che cola?
Fino a che trovano polli da spennare, che non si rendono conto della trappola in cui cadono, della spirale senza fine di pagamenti imposti prima di poter sancire la chiusura del debito, perché fermarsi?

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Mal di gola con le placche? Non sempre servono gli antibiotici

People For Planet - Dom, 05/13/2018 - 04:22

Il mal di gola con le placche non si deve curare con gli antibiotici se, prima, non ci si è sottoposti a un tampone per verificare la presenza dello streptococco beta emolitico di gruppo A. Solo se ci si è sottoposti al tampone, e solo se il risultato è positivo, si può procedere con l’assunzione degli antibiotici. A spiegarlo sono i medici dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che spiegano che, in ogni caso, in caso di mal di gola va sempre evitato il “fai da te” ed è bene invece affidarsi ai consigli del pediatra.

Evitare terapie inutili

Le precisazioni in merito a mal di gola e uso di antibiotici arrivano dalle pagine di “A scuola di salute“, il magazine digitale realizzato dall’Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell’Adolescente: sebbene la presenza di materiale biancastro sulle tonsille possa essere indizio di un mal di gola di origine batterica che necessita di antibiotici per essere curato, “le placche non sono sinonimo di streptococco e possono comparire anche in occasione di infezioni virali come, ad esempio, la mononucleosi”, contro le quali gli antibiotici non svolgono alcun effetto. Di conseguenza, ribadiscono gli esperti, “se ci sono placche sulle tonsille non bisogna mai iniziare la terapia antibiotica senza prima aver verificato la presenza dello streptococco con un tampone”. Il rischio, altrimenti, è di assumere farmaci senza motivo.

I mal di gola di origine batterica

Il mal di gola, spiegano i medici del Bambin Gesù, nella maggioranza dei casi ha origine virale e non necessita di alcun trattamento. Le uniche faringotonsilliti che richiedono terapia antibiotica sono quelle di origine batterica, causate dallo streptococco beta emolitico di gruppo A (SBEGA).  L’antibiotico di scelta è sempre l’amoxicillina, da assumere per bocca per 10 giorni. “La terapia antibiotica deve iniziare entro 9 giorni dal manifestarsi del mal di gola, ma non prima di aver eseguito il cosiddetto tampone, l’esame microbiologico del cavo faringeo”.

Come si esegue il tampone

Il tampone che rileva l’eventuale presenza dello streptococco beta emolitico di gruppo A viene effettuato sfregando energicamente tamponi simili a grandi cotton-fioc all’interno della gola, precisamente sull’orofaringe e sulla superficie di entrambe le tonsille.

Le infezioni da streptococco

Lo streptococco è un batterio di forma sferoidale (cocco) di cui esistono vari tipi, molti dei quali non provocano malattie. Altri, invece, proprio come accade nel caso dello streptococco beta emolitico di gruppo A, possono causare infezioni anche gravi tra cui faringotonsilliti, otiti, meningiti, polmoniti, endocarditi (infezioni della cavità interne o delle valvole del cuore). Anche la scarlattina, la malattia reumatica e la glomerulonefrite (infiammazione dei glomeruli renali, le strutture del rene deputate alla filtrazione del sangue) sono causate dallo streptococco beta emolitico di gruppo A: in tutti questi casi è  invece fondamentale sottoporsi a terapia antibiotica in grado di debellare il batterio responsabile dell’infezione (sempre dopo essersi consultati con il medico).

La malattia reumatica

La malattia reumatica è una complicazione che può insorgere dopo un’infezione da streptococco beta emolitico di gruppo A. E’ una malattia infiammatoria acuta che colpisce soprattutto soggetti di età compresa tra i 5 e i 15 anni, mentre è molto rara al di sotto dei 3 anni. Si manifesta con febbre, dolori e gonfiori articolari e può interessare anche il cuore, colpendo le valvole cardiache e il sistema nervoso centrale, causando movimenti involontari soprattutto degli arti (la corea di Sydenham, comunemente nota come “Ballo di San Vito”).

Come utilizzare gli antibiotici

I medici del Bambin Gesù ribadiscono l’importanza di una corretta assunzione degli antibiotici ricordando alcune semplici regole (che valgono per i bambini, ma funzionano anche per gli adulti):

  • assumerli soltanto su prescrizione medica;
  • usarli solo per curare le infezioni causate da batteri;
  • rispettare il dosaggio prescritto dal medico;
  • consultare il medico di fiducia o il pediatra in caso di errori nell’assunzione (in particolare il sovradosaggio)

E ricordare che gli antibiotici non sono efficaci contro le infezioni causate da virus come i normali raffreddori o l’influenza  e non prevengono eventuali sovrainfezioni batteriche.

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Mangiare sano: poco sale ma iodato!

People For Planet - Dom, 05/13/2018 - 04:21

People For Planet lo ha chiesto a persone comuni e agli esperti del CAPE, Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini, e dell’AME, Associazione Medici Endocrinologi.

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Buona festa della mamma con lo smartfon!

Le Buone Notizie di Cacao - Sab, 05/12/2018 - 11:33

Domani è la festa della mamma, e un pensiero va alle mamme nate nell’era analogica, alle prese con questa nuova, folle era digitale. Un omaggio poco serio a tutte loro.
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Johan Padan alla descoverta de le Americhe

Le Buone Notizie di Cacao - Sab, 05/12/2018 - 11:30

Carissimi,
oggi per il Maggio dei Libri è in offerta a 1 euro il Dvd più libro di Johan Padan alla descoverta de le Americhe
Questo straordinario monologo ricostruisce la storia della scoperta dell’America dalla parte degli Indios, conquistati ma mai del tutto vinti dai colonizzatori spagnoli

(...) Continua a leggere CACAO del Sabato

Buona festa della mamma con lo smartfon!

People For Planet - Sab, 05/12/2018 - 04:34

Domani è la festa della mamma. Nel mandare un augurio a tutte, un pensiero va sempre alle nostre rispettive genitrici. Molto probabilmente gli auguri glieli manderemo via messaggio sul cellulare, via chat. Sempre ammesso che li vedano.

Chi ha madri sulla sessantina ha capito già dove andiamo a parare: su quell’amabile crogiuolo di insensatezze che sono i dialoghi con le nostre mamme fatte sui nuovi supporti tecnologici. Perchè la mamma-tipo di quelli della mia generazione è in pensione o vicina alla pensione, è figlia del boom degli anni 50 e 60, ha studiato e si è emancipata e il cellulare ce l’ha e lo vuole usare. Purtroppo per noi.

Intendiamoci, molte mamme utilizzano o hanno utilizzato queste nuove tecnologie per lavoro e magari sono anche più capaci di noi ad usarle. Ma molte altre hanno cominciato ad usare il computer e soprattutto lo smartphone per forza, e lo fanno in un modo tutto loro. È  diventata ormai un simbolo per tutti la mamma del fumettista Zerocalcare, che chiama il figlio per avvisarlo che “non c’è più Google” o che “è sparita la F dalla tastiera”.

Ma rimaniamo in particolare sul dialogo su smartphone che avviene con le nostre mamme e genera una serie di mostri. Un giorno gli scienziati identificheranno alcune tipologie di madri che usano lo smartphone, ne possiamo anticipare alcune, con alcuni consigli:

  • La madre 2.0 “impegnata”: è convinta di saper padroneggiare le chat come Mark Zuckerberg ed è ancor più convinta dell’utilità e della necessità di chattare col mondo, tanto che vi subisserà di quelle che una volta si chiamavano “catene di S. Antonio”, messaggi “da mandare subito a tutti i vostri contatti” relativi a ogni tipo di emergenza. Condivide con urgenza la preghiera contro la guerra, la segnalazione della truffa, la notizia fake, le foto dei gattini. Inutile cercare di convincerla a smettere, lasciatele inoltrare tutto, la sua coscienza si sentirà sollevata.
  • La madre 2.0 “ludica”: anche questa tipologia fa ricorso a frequenti messaggi massivi, ma qui la categoria gattini e “buongiornissimo” va per la maggiore. Vale come sopra, anche se qui la probabilità che un giorno vi condivida un potentissimo virus che vi resetta anche il microonde è leggermente più alta.
  • La madre 1.0: generalmente in pensione, utilizza lo smartphone per necessità di comunicazione con i membri più stretti della famiglia. Utilizzandolo meno, è anche meno pratica. I suoi messaggi risentono ancora dell’influenza di una guerra mai vinta contro il T9 o l’autocorrect e i membri più giovani della famiglia hanno ormai una Stele di Rosetta che gli permette di capire almeno le parti fondamentali del discorso.
  • La madre 0.0, detta anche Nokia 3310: ha lasciato il vecchio telefonino perchè si è suicidato, altrimenti avrebbe continuato ad usare quello. Usa lo smartphone ma solo per strette necessità, si connette solo con il wi-fi di casa e proprio per questo spesso il suo telefono è, appunto, a casa. Mentre lei è fuori. E voi siete con una gomma bucata in autostrada.

Le tipologie allo studio sono molteplici, esistono pagine sui social seguite da milioni di persone che raccolgono gaffes  e dialoghi fantastici, che si declinano anche con varianti regionali.

 

Un pensiero affettuoso va a tutte loro e anche a noi: uno studio di Save the Children pubblicato proprio in questi giorni racconta come le donne italiane debbano essere “equilibriste” per conciliare vita e lavoro e diventino madri in età sempre più avanzata, in cima alla classifica europea per “vecchiaia”.

Chissà tra qualche anno quanto sarà cambiata ancora la tecnologia, quanto saremo vecchie noi e quanto faremo fatica a starle dietro, e quanto faremo ridere i nostri figli.

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Quale Bike Sharing scelgo a Torino?

People For Planet - Sab, 05/12/2018 - 04:08

Cosa significa “free floating” o senza rastrelliere?
La nuova frontiera del bike sharing anche in Italia è il “free floating”, il flusso libero, senza stazioni di prelievo o di parcheggio. Puoi lasciare la bicicletta dove vuoi, basta che non intralci il traffico.

Per vedere l’infografica più grande clicca qui

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Inchiesta sulla Caccia: incontriamo l’esperto in conservazione

People For Planet - Sab, 05/12/2018 - 03:45

“E’ vero che i cacciatori, o almeno alcuni gruppi di cacciatori, partecipano oggi come pochi altri al ripopolamento degli spazi naturali in Italia, attraverso la cura e il recupero degli habitat, e vantano addirittura il merito del ritorno del lupo nel nostro Paese”. Afferma Spartaco Gippoliti è un noto conservazionista internazionale, tra l’altro membro dell’IUCN/SSC Primate Specialist Group.

“La caccia può e deve essere una risorsa come lo è altrove. La Spagna per esempio ha messo insieme un business talmente florido intorno allo stambecco iberico dei Pirenei, altrove addirittura estinto, e lì cacciato entro certi limiti all’interno di vaste riserve di caccia. Quando la Francia ha chiesto degli esemplari per riportarli sui Pirenei e tentare la stessa cosa ci sono state delle resistenze proprio per motivi economici.
Non è un caso se in Spagna esistono ancora relativamente floride popolazioni di avvoltoi, ad esempio, e la lince pardina è in ripresa. Guardiamo altrimenti al sistema americano o tedesco, dove la conservazione si fa di perfetto accordo con i cacciatori: per orsi, lupi e alci, anche in Canada, non c’è nessun conflitto tra ambientalismo e caccia, ma i veri problemi nascono dallo sfruttamento petrolifero, i gasdotti, il taglio del legname. Quello che dovremmo perseguire è un sistema dove non si segue né l’ottica del cacciatore – più ce ne sono, e di poche specie, meglio è – né l’ottica dell’ambientalista – dove la natura si intende come una divinità a priori, dalla quale bisogna escludere l’uomo e le sue esigenze: sicurezza e alimentazione (agricoltura e allevamento) in primis. Mi piacerebbe che a guidarci fossero le ricerche ecologiche – disciplina pressoché ignorata in Italia – e il rispetto per la biodiversità nel suo complesso”.

Ma perché sembra esserci un odio atavico nei confronti dei cacciatori, qualcosa che va oltre i problemi che innegabilmente creano e la mancanza di un coordinamento e una gestione della caccia? “La risposta è molto semplice e sta in un film di Walt Disney, Bambi, e, più in generale, in tutte le favole disneyane che lentamente, ma neanche troppo, hanno sublimato alcune specie animali a discapito di altre: animandole poi, cosa ancor peggiore, di caratteristiche umane”.
“Perché, potremmo chiederci allo stesso modo, il lupo fa paura e il cane no? A contare i morti e i feriti dovrebbe essere vero il contrario. Ma il cane lo conosciamo – è una creatura nostra – e il lupo solo attraverso qualche vecchia fiaba”. Allo stesso modo le idee che l’opinione pubblica si crea degli animali e della loro tutela è troppo spesso basata su vaghi principi etici trasportati nelle nostre menti dall’animazione americana, mentre il “cattivo” è sempre l’uomo con la carabina che spara al cerbiatto e quello buono il vecchio chino a coltivare la terra.

“Per arrivare a risultati concreti per l’ambiente, sarebbe importante trovare un punto di incontro tra ambientalisti e cacciatori – continua Gippoliti – . E’ chiaro che quando le risorse pubbliche sono limitate, la caccia deve essere sfruttata in questo senso: far pagare i cacciatori per eliminare gli animali in eccesso, o già molto adulti, e finanziare così la protezione dell’ambiente. Dobbiamo capire che oggi il vero problema per l’ambiente non è il cacciatore, quanto le trasformazioni su scala regionale degli ecosistemi. In questi tempi difficili per l’ambiente, in cui la Cina sta comprando l’Africa per sfamarsi, non è francamente rilevante se un cacciatore spara a un cinghiale o a un potamocero in Umbria”.

INDICE INCHIESTA CACCIA

Emergenza ungulati: aprire la caccia o non aprire la caccia?

Incontriamo un cacciatore

Prossima puntata il 14 maggio 2018

Foto: Lince pardina (Lynx pardinus) sdraiata su una roccia in Spagna – Foto di ramonsub.hotmail.com

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Il Pino più antico d’Europa

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/11/2018 - 12:24

Si trova in Calabria, nel parco del Pollino, si chiama Italus e ha 1230 anni. Il luogo esatto è mantenuto segreto per evitare l’invasione dei turisti ma vi basti sapere che sta a 2000 metri d’altezza al confine con la Basilicata. E’ alto più di 10 metri e il tronco ha un diametro di 160 centimetri. Non molto grande, in fondo, vista l’età, e allora cresce ancora, perché lo spirito è giovane.
(Fonte: Repubblica)

Le invenzioni più utilmente inutili del mondo (VIDEO)

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/11/2018 - 12:23

Ci vuole del genio per pensare a queste cose...
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Leucemia: una cura innovativa salva mamma e bimbo in grembo

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/11/2018 - 12:21

Una storia a lieto fine di cui fa bene sentir parlare.
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Lo scrittore ha preso un brutto voto

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/11/2018 - 12:20

Il figlio di Ian McEwan doveva fare un tema su un libro del padre.
E già così è un bel casino, dice lo scrittore: “Povero ragazzo. Immaginate. Costretto a leggere un mio libro”. E infatti, Greg, il ragazzo, chiede aiuto e McEwan padre gli spiega bene tutto: trama, personaggi, senso del libro ecc. Greg fa il compito affidato ma l’insegnante non è d’accordo con l’analisi del libro e gli rifila una C, equivalente a una risicata sufficienza.
Tutto questo avvalora la tesi che non sempre chi scrive capisce quel che sta raccontando.
(Fonte: Corriere.it)

Sconto riciclo (io riciclo, tu paghi!)

Le Buone Notizie di Cacao - Ven, 05/11/2018 - 12:19

Il Ricicla Point di Flero (Brescia) è un eco-compattatore e rilascia buoni sconto in cambio di bottiglie di plastica, flaconi e lattine. Primo del genere nella provincia, è posizionato di fronte alla scuola elementare, mangia le bottiglie, e permette di risparmiare sugli acquisti in oltre 20 punti vendita del territorio aderenti all'iniziativa. La macchina offre anche la possibilità di accumulare gli sconti sulla propria tessera sanitaria, per spenderli in un secondo momento.
(Fonte Il Giornale di Brescia, segnalata da Davide Calabria, grazie!)

Leucemia: una cura innovativa salva mamma e bimbo in grembo

People For Planet - Ven, 05/11/2018 - 04:15

All’inizio del sesto mese di gravidanza una giovane futura mamma ha scoperto di avere la leucemia, ma grazie a una cura innovativa è stata salvata insieme al suo bimbo. Il piccolo è nato lo scorso 23 aprile al Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo e gode di ottima salute, così come la sua mamma che dovrà continuare le cure per assicurarsi di debellare definitivamente la malattia.

La diagnosi di leucemia

Il trattamento innovativo a cui è stata sottoposta la giovane mamma è stato impiegato per la prima volta in Italia su una donna in così precoce stato di gravidanza. E’ Renato Venezia, Direttore dell’Unità operativa semplice di Medicina Prenatale del Policlinico e docente di Ginecologia ed Ostetricia all’Università di Palermo, a raccontare l’accaduto. “La paziente è venuta alla nostra osservazione alla 23° settimana per la presenza di petecchie emorragiche cutanee agli arti inferiori, presto propagate in tutto il corpo. I valori ematochimici al ricovero evidenziavano una riduzione del numero di piastrine e del fibrinogeno. Una consulenza con i colleghi dell’ematologia ha poi permesso la diagnosi di leucemia”.

Nessuna complicanza in gravidanza

La futura mamma, continua Venezia, “ha portato avanti la gravidanza con coraggio e determinazione nonostante la diagnosi di leucemia. È stata sottoposta a stretto monitoraggio ostetrico con controlli ecografici ogni 15 giorni. La crescita fetale è andata avanti regolarmente e non sono state mai riscontrate alterazioni della conformazione morfologica del bambino. La gravidanza è andata avanti senza complicanze fino alla 35,4 settimana, epoca in cui si è deciso di procedere al taglio cesareo poiché la paziente era precesarizzata ed essendo già stata raggiunta un maturità fetale soddisfacente e una buona stima del peso fetale”. E così il 23 aprile è venuto alla luce un bambino in salute di 2,310 chili e in perfette condizioni di salute, che non ha necessitato di cure intensive neonatali.

Risultato eccezionale

Secondo Sergio Siragusa, docente di Ematologia e Direttore dell’Unità operativa di Ematologia del Policlinico di Palermo, “l’eccezionale risultato ottenuto è il risultato di una interazione ‘vera’ tra più settori specialistici, e mostra che nei nostri ospedali possiamo gestire pazienti complessi. E dimostra, soprattutto, che c’è un’ematologia che funziona; un’ematologia che non è solo quella del Policlinico di Palermo ma quella italiana”.

Nuove terapie con farmaci mirati

L’importanza di questo caso 11apre la strada a un nuovo modo di affrontare i tumori nell’ambito ematologico. “Strada che stiamo già percorrendo da alcuni anni – continua Siragusa – curando la malattia con farmaci ‘mirati al target’, e quindi non chemioterapici tradizionali (non fanno perdere i capelli, non si vomita, ecc.), che curano o ‘cronicizzano’ le neoplasie ematologiche. Stiamo trasformando patologie tumorali inguaribili e incurabili in tumori cronici, sempre più guaribili ma sicuramente decisamente curabili. E da oggi, anche per le donne gravide. Talvolta si legge nei quotidiani che le donne incinte, eroicamente, rifiutano la chemioterapia per portare avanti la gravidanza, riducendo pertanto al minimo le probabilità della loro guarigione. Nel caso della leucemia acuta promielocitica, fortunatamente, non è più così”.

 

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